Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Sunday, June 22, 2003

L'ECO DI BERGAMO 21 06 03

Calusco, raccolta di firme contro la variante sud
CALUSCO D'ADDA A partire da oggi il «Comitato per la difesa delle aree verdi di Calusco e Solza», sorto di recente
per contrastare la realizzazione della variante sud di Calusco, avvierà una raccolta di firme per rafforzare le proteste
dei cittadini che vogliono conservare un ambiente vivibile.
Il comitato sarà presente oggi al piazzale del mercato e dei supermercati «Brianzoli» di Calusco. Le firme saranno
raccolte anche presso il centro sportivo di Solza. Sempre a Solza la petizione proseguirà anche domani in piazza
della chiesa e al centro sportivo. Domenica prossima toccherà nuovamente a Calusco: le firme saranno raccolte
sulla piazza davanti alla parrocchiale e sul piazzale San Francesco d'Assisi a Baccanello.
Oltre alla raccolta di firme il Comitato ha in programma di informare la popolazione dei due comuni su quanto sta
avvenendo nel territorio e aprire una discussione pubblica per trovare soluzioni alternative al problema del traffico
pesante che circola nella zona. In questi giorni è stato distribuito a tutte le famiglie di Calusco e Solza un volantino.
Il sindaco di Calusco Rinaldo Colleoni mette per? in evidenza il fatto che il Comitato, prima di distribuire un
volantino, avrebbe dovuto chiedere un incontro ufficiale con l'Amministrazione: «Il Comune – spiega il primo
cittadino – deve avere una visione ampia delle problematiche esistenti e salvaguardare i diritti di tutti. Non si pu?
tollerare un traffico continuo e sempre in aumento senza far niente. Una strada alternativa diventa necessaria. La
prevista circonvallazione sud di Calusco non sconvolgerà l'area residenziale della "Torre", in quanto avrà un
percorso più lontano da come è previsto nell'ipotesi del progetto di fattibilità che è stato reso pubblico. Inoltre, per i
residenti di via Dante sono previste ulteriori protezioni: verrà realizzato un sottopasso e la strada sarà nascosta
all'impatto visivo. Sono interventi che fungono da protezione contro il rumore e l'inquinamento».
«La realizzazione della variante sud del paese – prosegue il sindaco – potrà apportare sensibili benefici sia agli
utenti del trasporto, garantendo notevoli risparmi di tempo, sia all'ambiente e al territorio dei comuni di Calusco e
Solza, limitando l'inquinamento acustico e le emissioni di sostanze inquinanti».
Angelo Monzani

Wednesday, June 11, 2003

L'ECO DI BERGAMO 10 06 03

Cava sul Monte Giglio, salva la cresta
I sindaci: una barriera naturale. L'Italcementi: presto il nuovo progetto rivisto

Al centro la cava Italcementi, nella parte Nord l'area del monte Giglio interessata alla nuova escavazione
CALUSCO «Siamo in grado di presentare a breve un progetto rivisto su quanto emerso dalle considerazioni fatte dai tre sindaci di Calusco, Carvico e Villa d'Adda sul problema dello sfruttamento della "cresta collinare" che attualmente nasconde e mitiga l'impatto visivo della cava del monte Giglio. L'Italcementi sta prendendo in considerazione l'aspetto evidenziato dai Comuni e nell'arco di qualche settimana verrà presentata un'alternativa che salvaguardi gli interessi della cementeria e della popolazione».
Così l'Italcementi interviene sul progetto relativo allo sfruttamento della cava del monte Giglio che interessa Calusco, Carvico e Villa d'Adda. Un progetto che all'inizio del 2002 aveva creato preoccupazione nei tre Comuni, poiché era previsto un abbassamento della «cresta» di cava verso nord-ovest di circa una trentina di metri. Abbassamento che invece non avverrà perché verrà studiata un'altra soluzione.
L'ulteriore escavazione da parte dello stabilimento dell'Italcementi avrebbe messo in mostra il cantiere della cava e creato problemi di rumorosità e polvere, nonché qualche tremolio, per lo scoppio delle mine, nelle abitazioni di Carvico e Villa d'Adda, oggi protette da questa «cresta» verde.
Per meglio capire quanto sta avvenendo in questi giorni è bene ritornare all'inizio del 2002 quando i tre Comuni vennero a conoscenza del progetto di sfruttamento della cava sul monte Giglio da parte dell'Italcementi. La cementeria, all'inizio dell'anno scorso, ha presentato alla Regione Lombardia uno studio di impatto ambientale (Sia) che prevede di poter continuare lo sfruttamento della cava per altri settant'anni.
«In realtà - spiegano i tecnici dell'Italcementi - il progetto prevede 70 anni non di autorizzazione a cavare perché la Regione rilascia permessi di massimo vent'anni, ma i settant'anni rappresentano il fine ultimo per il recupero ambientale di tutta l'area della cava».
Successivamente al Pirellone, l'Italcementi ha presentato la valutazione di impatto ambientale (Via) e gli uffici regionali hanno valutato fattibile e positivo lo studio, che illustra gli intendimenti dello sfruttamento e come verrà sistemata definitivamente l'area del monte Giglio al termine dell'escavazione.
«Come Amministrazione comunale - commenta Lino Corti, vicesindaco di Calusco, nonché assessore all'Ambiente - siamo intervenuti subito alla conferenza dei servizi tenuta nella primavera del 2002 sostenendo il concetto che lo sfruttamento elaborato dall'Italcementi con il "Sia", sia per quantità sia per sviluppo e durata della cava, non era assolutamente condivisibile soprattutto perché l'ambito di cui si parla insiste su una zona circondata da tre comuni, i cui centri abitativi sono abbastanza vicini all'attività d'escavazione, con problemi di polvere, rumori, scoppi di mine e altro. Inoltre, uno dei punti importanti che ci ha trovato in disaccordo è l'ipotesi di allargare il perimetro di escavazione attuale fino a inserire le creste della collina, che attualmente sono una specie di barriera naturale entro la quale si nasconde l'attività di cava. Assieme alle Amministrazioni comunali di Carvico e di Villa d'Adda ci siamo rivolti alla Provincia di Bergamo, cercando di costruire una tavola rotonda con l'Italcementi al fine di trovare un accordo per ridimensionare il progetto presentato in Regione».
Attualmente i tre Comuni interessati sono supportati da un gruppo di esperti in materia di cave e ingegneria mineraria, che stanno predisponendo un'ipotesi alternativa al progetto dell'Italcementi. Nel contempo questi tecnici si sono incontrati con quelli della cementeria, mettendo a confronto le proprie posizioni. Da quanto si sta prospettando, le riunioni tra i tre sindaci e l'Italcementi e gli incontri tra i tecnici stanno producendo un'auspicabile soluzione, che tenga conto delle esigenze industriali e di quelle ambientali.
Angelo Monzani

Tuesday, June 03, 2003

L'ECO DI BERGAMO 31 05 03

«Inceneritore, Stato diffidato». «Non è vero»
Dalmine, botta e risposta Legambiente-Regione su una presunta decisione della Commissione europea

L'inceneritore di Dalmine è già in funzione da un anno
DALMINE L'Europa contro l'inceneritore di Dalmine? Un comunicato diffuso ieri dalla sede regionale di Legambiente afferma che la Direzione generale dell'Ambiente della Commissione europea avrebbe deciso «la diffida e la messa in mora dello Stato Italiano per la mancata effettuazione della procedura di Via (valutazione di impatto ambientale) per l'inceneritore della Rea spa di Dalmine». A farne le spese dovrebbero essere – secondo il comunicato di Legambiente – la Regione Lombardia, che aveva concesso nel 1998 il proprio parere favorevole all'impianto, e il ministero dell'Ambiente che avrebbe dovuto obbligare l'istituzione regionale a una Via, oltre naturalmente all'azienda che da un anno ha messo in funzione l'inceneritore.
Dai sindaci di Dalmine, Osio Sopra, Osio Sotto, Levate, Lallio, Bonate Sotto, Filago, Comun Nuovo, Verdello e Zanica – che non condividono le autorizzazioni all'inceneritore – non si ottengono dichiarazioni: gli amministratori si riservano di chiarire la situazione nei prossimi giorni. È certo che dal 1998-99 i Comuni sono in attesa di una sentenza d'appello del Consiglio di Stato dopo i ricorsi allora rigettati dal Tar sulla questione inceneritore e Via.
Ma dalla direzione generale Risorse idriche e ai Servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia, facente capo all'omonimo assessorato che sovrintende anche alle iniziative di smaltimento e trattamento rifiuti, arriva una secca smentita al comunicato di Legambiente: «Non è vero che l'Unione europea ha messo in mora lo Stato italiano per la mancata Via. È in corso una verifica da parte dell'Ue, su richiesta del Comune di Dalmine, non ancora conclusa, per la quale la Regione dovrà formulare le proprie valutazioni entro metà giugno nelle quali sosterremo la regolarità delle procedure seguite per l'inceneritore. I problemi e i successivi ricorsi degli amministratori locali – ha aggiunto inoltre la segreteria dell'assessorato – nacquero fondamentalmente dal fatto che le normative europee che prevedevano la Via non erano ancora state recepite con chiarezza dalla legislazione italiana, che attualmente sulla questione è stata definita».
Dal canto suo Legambiente insiste e, con toni molto duri, chiede alla Regione la «sospensione delle autorizzazioni per la Rea». Il direttore della Rea, Giuseppe De Beni – che fa sapere di non aver ancora ricevuto nessun documento ufficiale in merito alla presunta decisione della Commissione europea – non vuole nemmeno esprimersi in merito al comunicato di Legambiente: «Posso solo dire che l'inceneritore della Rea è attivo da un anno, funziona benissimo ed è l'impianto di base di trattamento e smaltimento rifiuti di tutta la provincia di Bergamo. Il livello di emissioni nell'aria è abbondantemente al di sotto di quello previsto per la concessione di autorizzazioni».
Ieri sera Ezio Locatelli, consigliere regionale di Rifondazione comunista, ha comunicato per i prossimi giorni «una mozione per chiedere l'immediata cessazione dell'attività di smaltimento dell'inceneritore di Dalmine».
Armando Di Landro

Saturday, May 31, 2003

IL CORRIERE DELLA SERA 30 05 03


L’IMPIANTO CONTESTATO
Legambiente: «Sull’inceneritore di Dalmine arriva la condanna dell’Europa»


DALMINE (Bergamo) - Un nuovo capitolo nella lunga storia dell’inceneritore di Dalmine che, in funzione dal 2002, divide però da anni - sin da quando, nel ’96, ne fu proposta la costruzione - ambientalisti, Regione ed amministrazioni locali. Con un comunicato, ieri Legambiente ha diffuso la notizia di una diffida e della messa in mora dello Stato italiano decise dalla Direzione generale dell’Ambiente della Comunità Europea «per la mancata valutazione di impatto ambientale nell’autorizzazione dell’impianto». «L’accusa dell’Europa - ha detto il presidente lombardo di Legambiente Andrea Poggio -conferma che nella nostra regione spesso si costruiscono impianti di smaltimento con troppa leggerezza». Secondo gli ambientalisti, a ben guardare , il forno (in grado di bruciare 400 tonellate al giorno di rifiuti) non sarebbe stato neppure necessario: «fatica a trovare la spazzatura da bruciare nel bacino di utenza della provincia di Bergamo, tanto che alcune settimane fa ha smaltito rifiuti di Milano. Per questo - conclude Poggio, vista la presa di posizione della Ue, chiediamo a Regione, Provincia e Comune di Dalmine di revocare l’autorizzazione». La stessa richiesta viene dal gruppo di Rifondazione in Regione.
«Siamo rimasti piuttosto sorpresi - è la replica, dalla Regione, di Paolo Alli, direttore generale dell’assessorato alle Risorse Idriche e ai Servizi di Pubblica utilità -. La procedura di infrazione, in seguito all’esposto presentato a Strasburgo da alcuni comuni e dagli ambientalisti è in corso, ma è ben lungi dalla conclusione. Noi abbiamo tempo ancora fino alla metà di giugno per inviare le nostre deduzioni, poi ci sarà un altro passaggio in commissione. Solo alla fine di queste valutazioni sulla regolarità della procedura seguita nella realizzazione dell’impianto ci sarà una decisione. E solo allora - conclude il direttore generale - ci sarà un’eventuale messa in mora. Ma siamo certo di aver fatto le cose secondo le norme».

L. Gu.
IL GIORNO 30 05 03

Stop all'impianto fuorilegge»


DALMINE — La Direzione generale dell'Ambiente dell'Unione Europea ha diffidato e messo in mora lo Stato italiano per la mancata valutazione di impatto ambientale (Via) nell'autorizzazione dell'impianto di incenerimento rifiuti di Dalmine. La notizia è stata resa nota ieri ed ha provocato la dura presa di posizione di Legambiente Lombardia, che parlando di «impianto fuorilegge» ha chiesto la revoca dell'autorizzazione e lo stop all'inceneritore.
L'impianto è stato realizzato dalla società Rea Spa del Gruppo Radici, secondo la quale le tecnologie utilizzate offrono ampie garanzie. La società aveva anche fatto realizzare dai suoi tecnici uno studio di compatibilità ambientale. «Una presenza così delicata per il territorio e per la salute dei cittadini come quella di un inceneritore - replica Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia - va valutata e autorizzata con attenzione e nel pieno rispetto delle norme vigenti, senza scorciatoie. Se così non avviene, le responsabilità sono gravi e ricadono in pieno sugli enti preposti ad assicurare la piena regolarità delle procedure. E' per questo che chiediamo alla Regione, alla provincia di Bergamo e al comune di Dalmine la revoca immediata dell'autorizzazione e la sospensione del funzionamento dell'impianto fino a che non sarà effettuata la procedura di Via».
Secondo Legambiente, poi, la sentenza (che precede una sanzione pecuniaria) è anche un severo monito a tutti quelli che chiedono la costruzione di nuovi inceneritori «di cui la Lombardia non ha per altro alcun bisogno».
L'impianto di Dalmine è entrato in funzione a pieno regime nel 2002, dopo anni di battaglie e opposizioni del comune, delle amministrazioni locali confinanti e degli ambientalisti. Tutto invano, fino alla diffida dell'Unione Europea, in risposta a un ricorso presentato dallo stesso comune di Dalmine e dai comuni vicini.

di Marco Rota


Friday, May 30, 2003

Milano, 29 maggio 2003 Comunicato Stampa LEGAMBIENTE LOMBARDIA

Rifiuti

L'EUROPA SANZIONA L'ITALIA: L'INCENERITORE DI DALMINE E' FUORI LEGGE

Legambiente: "chiediamo a Regione, Provincia e comune di Dalmine la revoca dell'autorizzazione e la sospensione dell'impianto "

Poggio: "La diffida sia da monito a quanti chiedono nuovi e inutili forni in lombardia"

La Direzione generale dell'Ambiente della Commissione Europea ha diffidato e messo in mora lo Stato italiano per la mancata valutazione di impatto ambientale nell'autorizzazione dell'impianto di incenerimento rifiuti di Dalmine. "L'accusa dell'Europa conferma ancora una volta che nella nostra regione spesso si costruiscono impianti per lo smaltimento dei rifiuti con troppe leggerezze - commenta Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia -. Una presenza così delicata per il territorio e per la salute dei cittadini come quella di un inceneritore va valutata e autorizzata con attenzione e nel pieno rispetto delle norme vigenti, senza scorciatoie. Se così non avviene, le responsabilità sono gravi e ricadono in pieno sugli enti preposti ad assicurare la piena regolarità delle procedure. E' per questo che chiediamo alla Regione, alla provincia di Bergamo e al comune di Dalmine la revoca immediata dell'autorizzazione e la sospensione del funzionamento dell'impianto fino a che non sarà effettuata la procedura di VIA".

L'impianto di Dalmine è entrato in funzione a pieno regime nel 2002, dopo anni di battaglie e opposizioni del Comune, delle amministrazioni locali confinanti e degli ambientalisti (vedi scheda cronologia allegata). Tutto invano, fino alla diffida dell'Unione Europea dei giorni scorsi in risposta a un ricorso presentato dallo stesso comune di Dalmine e dai Comuni vicini. Con un potenziale di 400 tonnellate al giorno, l'inceneritore oggi fatica a trovare rifiuti nel bacino di utenza della provincia di Bergamo, quello per cui è stato costruito, tanto che alcune settimane fa ha smaltito anche quelli di Milano. E' la dimostrazione che le motivazioni alla base dell'autorizzazione circa l'utilità per il territorio provinciale si sono rivelate false.

Secondo Legambiente, poi, la sentenza è anche un severo monito a tutti quelli che chiedono la costruzione di nuovi inceneritori, di cui la Lombardia non ha per altro alcun bisogno. La situazione nella nostra regione è paradossale: si autorizzano nuovi impianti che poi hanno difficoltà a reperire rifiuti da bruciare. Una scelta che va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi fissati dalla Commissione Europea che pone al centro delle politiche dei rifiuti la prevenzione e la differenziazione. Dopo il grande exploit iniziale la Lombardia sul fronte differenziazione si sta arenando. E' ancora leader in Italia ma il vantaggio si sta riducendo. Per le politiche di prevenzione, malgrado l'Europa le indichi come priorità numero uno, la produzione di rifiuti continua a crescere a un ritmo ben superiore rispetto alla crescita del PIL.

L'Ufficio Stampa 02 45475777 - 349 5768894 - 349 8785861





CRONOLOGIA Inceneritore di Dalmine

La storia dell’impianto per il trattamento, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti urbani di Sabbio inizia nel 1996 quando, il 10 ottobre, la società REA S.p.A. con sede in Bergamo, presenta una richiesta per la sua costruzione.

L'autorizzazione ai lavori viene approvata dall’amministrazione comunale di Dalmine il 7 febbraio 1997. Si dichiarano contrari al progetto cittadini di Dalmine e dei comuni limitrofi che si costituiscono in comitati. Vengono organizzate manifestazioni e iniziative di protesta, oltre a una raccolta di firme.

Le Amministrazioni dei comuni di Levate, Lallio, Osio Sopra, Osio Sotto, Bonate Sotto, Filago, Comun Nuovo, Verdello e Zanica, dopo aver tentato invano di essere coinvolte, per la rilevanza provinciale della questione dello smaltimento dei rifiuti, approvano una serie di mozioni contrarie alla costruzione dell’impianto (in molti casi all'unanimità).

Cinque mesi dopo, l’autorizzazione a procedere con il termodistruttore della REA viene sancita anche dalla Provincia di Bergamo con l'inserimento nella revisione del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti (mai divenuto operativo in quanto la Regione Lombardia non l’ha mai preso in considerazione). Le amministrazioni dei comuni vicini producono una voluminosa e dettagliata serie di osservazioni al piano provinciale dell’amministrazione leghista (osservazioni che saranno bocciate senza venire prese in considerazione nel merito).

La Regione Lombardia approva l’impianto REA, con una delibera ad hoc del 21 gennaio 1998, considerandolo “Impianto a tecnologia innovativa” quindi realizzabile al di fuori della pianificazione provinciale.

Nel 1998, contro l'autorizzazione al "Progetto REA", vengono presentati al TAR quattro ricorsi che vengono rigettati dal tribunale senza essere presi in considerazione nel merito. La motivazione, molto discutibile, fa riferimento al fatto che il ricorso sarebbe stato depositato oltre i termini stabiliti.

Le amministrazioni dei comuni limitrofi si appellano quindi al Consiglio di Stato ed il ricorso è tuttora in attesa di giudizio.

Il 5 luglio 1999 il Ministero dell'Ambiente, nella persona del direttore generale Maria Rosa Vittadini, in risposta ad una nota inviata dal Comune di Levate e di altri Comuni della zona, chiede informazioni e spiegazioni alla Regione Lombardia, precisando che : "avendo l'impianto una potenzialità di 400 tonnellate al giorno... come tale è da sottoporre obbligatoriamente a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) regionale". E concludeva dicendo: "Dalla documentazione si evince una situazione di notevole inquinamento atmosferico che richiede un'attenta valutazione di impatto ambientale per i progetti di nuovi impianti. Si invita pertanto codesta Regione a voler cortesemente relazionare allo scrivente sull'iter autorizzatorio adottato e ad attivare tutte le necessarie iniziative per assicurare il pieno rispetto del citato DPR e, comunque, della direttiva in materia di valutazione di impatto ambientale".

La Regione risponde al Ministero dieci giorni dopo - il 15 luglio 1999 - spiegando i criteri seguiti e sottolineando che la procedura adottata si avvale di uno studio di compatibilità ambientale (realizzato dai tecnici REA) contenente pressoché integralmente gli elementi previsti a riguardo, che la procedura garantisce forme di pubblicità e di partecipazione quanto meno analoghe a quanto stabilito.

La posizione del Ministero dell'Ambiente viene tuttavia confermata e ribadita ulteriormente in una comunicazione alla Regione ed alla Provincia di Bergamo - sempre firmata dalla dott.sa Vittadini - che, tra l'altro, dice: "Fermo restando quanto sopra osservato, è altresì necessario evidenziare che, dalla delibera concernente l'approvazione del progetto e il rilascio dell'autorizzazione, emerge l'assenza di qualsivoglia riferimento al parere di compatibilità ambientale e alla sua relativa acquisizione. Così stando le cose è indubbio che la citata delibera di approvazione del progetto omette completamente gli adempimenti in materia di Valutazione di Impatto Ambientale, peraltro obbligatoria nel caso in esame. Alla luce di quanto osservato, questo Servizio è dell'avviso che la procedura di "autorizzazione" debba essere adeguatamente rivista, previa procedura di Valutazione di Impatto Ambientale da espletarsi secondo le norme regionali vigenti."

A seguito di questo parere, il Comune di Dalmine il 6 aprile 2000 invia agli Enti pubblici interessati una diffida formale ad adottare tutti i provvedimenti del caso, e un invito alla società REA affinché si astenesse "dall'effettuare ogni intervento costruttivo ed impiantistico che si ponga contro le vigenti disposizioni legislative."

Nello stesso periodo i consigli comunali di Dalmine, Levate, Lallio, Osio Sopra, Osio Sotto, Bonate Sotto, Brembate Sotto, Treviolo, Verdello e Zanica approvano una mozione con la quale si invita l'amministrazione provinciale di Bergamo "…a rendersi garante degli interessi di tutti i cittadini; ad analizzare e approfondire le reali necessità di smaltimento della provincia di Bergamo; a revisionare il Piano provinciale dei rifiuti; a sospendere qualsiasi tipo di assenso e di autorizzazione anche per quelle procedure semplificate previste dal "decreto Ronchi" e a richiedere alla Regione Lombardia di sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale i due impianti: quello di Dalmine e quello di Bergamo (via Goltara).

Sempre nel febbraio 2000 l'amministrazione comunale di Dalmine dà incarico a un epidemiologo di studiare la situazione, con particolare riferimento ai possibili riflessi sulla salute delle persone che abitano il territorio.

A questo punto, visto che le richieste in sede locale, regionale e nazionale non hanno avuto ancora alcun esito, il comune di Dalmine decide di ricorrere a un organo superiore territorialmente, la “Direzione generale dell'Ambiente della Comunità Europea”, per chiedere, così è detto testualmente nel documento inoltrato alla Comunità Europea il 28 luglio scorso, "…che codesta Direzione generale per l'Ambiente intervenga presso la Regione Lombardia della Repubblica Italiana, la Provincia di Bergamo e l'autorità giurisdizionale adita (Tribunale Amministrativo Regionale di Milano) e, occorrendo, si sostituisca agli organi competenti per far si che l'impianto autorizzato venga sottoposto ad azione di verifica tecnica e tutto il procedimento amministrativo sia sottoposto a valutazione di impatto ambientale…".

Il 27 ottobre 2000 il Ministero dell'Ambiente nuovamente scrive : “…. Questo servizio ritiene che non siano state adeguatamente ottemperate nella forma e nella sostanza le disposizioni comunitarie così come recepite dalle norme nazionali vigenti in materia di V.I.A. Si diffida pertanto codesta Regione ad voler porre in atto con la massima urgenza la necessaria procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale di cui al DPR 12/4/1996 ……..”

Il 13 settembre 2001 il Ministero dell'Ambiente interviene nuovamente dando alla REA 30 giorni di tempo per avviare la procedura di VIA minacciando il ricorso ai poteri sostitutivi. Il Ministero comunica anche l’inevitabile sanzione da parte della Commissione europea per il mancato rispetto delle procedure di autorizzazione.




Il neo ministro dell'Ambiente Matteoli opera una pesante ristrutturazione cambiando di quasi tutti i funzionari del ministero. La dott.sa Vittadini, che aveva seguito la vicenda, viene costretta alle dimissioni (non per questa vicenda n.d.r.).




Maggio 2003 - la Direzione generale dell'Ambiente della Commissione Europea diffida e mette in mora lo Stato italiano per la mancata effettuazione della procedura di VIA.







L'ECO DI BERGAMO 30 05 03


«Inceneritore, Stato diffidato». «Non è vero»
Dalmine, botta e risposta Legambiente-Regione su una presunta decisione della Commissione europea

L'inceneritore di Dalmine è già in funzione da un anno
DALMINE L'Europa contro l'inceneritore di Dalmine? Un comunicato diffuso ieri dalla sede regionale di Legambiente afferma che la Direzione generale dell'Ambiente della Commissione europea avrebbe deciso «la diffida e la messa in mora dello Stato Italiano per la mancata effettuazione della procedura di Via (valutazione di impatto ambientale) per l'inceneritore della Rea spa di Dalmine». A farne le spese dovrebbero essere – secondo il comunicato di Legambiente – la Regione Lombardia, che aveva concesso nel 1998 il proprio parere favorevole all'impianto, e il ministero dell'Ambiente che avrebbe dovuto obbligare l'istituzione regionale a una Via, oltre naturalmente all'azienda che da un anno ha messo in funzione l'inceneritore.
Dai sindaci di Dalmine, Osio Sopra, Osio Sotto, Levate, Lallio, Bonate Sotto, Filago, Comun Nuovo, Verdello e Zanica – che non condividono le autorizzazioni all'inceneritore – non si ottengono dichiarazioni: gli amministratori si riservano di chiarire la situazione nei prossimi giorni. È certo che dal 1998-99 i Comuni sono in attesa di una sentenza d'appello del Consiglio di Stato dopo i ricorsi allora rigettati dal Tar sulla questione inceneritore e Via.
Ma dalla direzione generale Risorse idriche e ai Servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia, facente capo all'omonimo assessorato che sovrintende anche alle iniziative di smaltimento e trattamento rifiuti, arriva una secca smentita al comunicato di Legambiente: «Non è vero che l'Unione europea ha messo in mora lo Stato italiano per la mancata Via. È in corso una verifica da parte dell'Ue, su richiesta del Comune di Dalmine, non ancora conclusa, per la quale la Regione dovrà formulare le proprie valutazioni entro metà giugno nelle quali sosterremo la regolarità delle procedure seguite per l'inceneritore. I problemi e i successivi ricorsi degli amministratori locali – ha aggiunto inoltre la segreteria dell'assessorato – nacquero fondamentalmente dal fatto che le normative europee che prevedevano la Via non erano ancora state recepite con chiarezza dalla legislazione italiana, che attualmente sulla questione è stata definita».
Dal canto suo Legambiente insiste e, con toni molto duri, chiede alla Regione la «sospensione delle autorizzazioni per la Rea». Il direttore della Rea, Giuseppe De Beni – che fa sapere di non aver ancora ricevuto nessun documento ufficiale in merito alla presunta decisione della Commissione europea – non vuole nemmeno esprimersi in merito al comunicato di Legambiente: «Posso solo dire che l'inceneritore della Rea è attivo da un anno, funziona benissimo ed è l'impianto di base di trattamento e smaltimento rifiuti di tutta la provincia di Bergamo. Il livello di emissioni nell'aria è abbondantemente al di sotto di quello previsto per la concessione di autorizzazioni».
Ieri sera Ezio Locatelli, consigliere regionale di Rifondazione comunista, ha comunicato per i prossimi giorni «una mozione per chiedere l'immediata cessazione dell'attività di smaltimento dell'inceneritore di Dalmine».
Armando Di Landro

Tuesday, May 20, 2003

L'ECO DI BERGAMO 20 05 03








«Non vogliamo il traffico di Calusco»
A Solza comitato contro il progetto della tangenziale. In vista raccolta di firme

La zona della Rivierasca dove si intende realizzare la rotatoria che collegherà la nuova tangenziale sud di Calusco d'Adda
SOLZA Un comitato e una raccolta di firme di cittadini di Solza e Calusco per contrastare la realizzazione della tangenziale sud di Calusco d'Adda. Questa la decisione emersa dall'incontro nella sala civica di via Roma a Solza, indetto dall'Amministrazione comunale per presentare le tre ipotesi di tracciato della nuova tangenziale sud di Calusco, che però interessa anche il territorio di Solza.
A presentare i tre possibili tracciati viabilistici ai numerosi cittadini intervenuti è stato il sindaco Pierangelo Manzoni, che ha fatto un breve riepilogo.
«Tutto nasce dalla convenzione tra il Comune di Calusco e l'Italcementi, relativa alla ristrutturazione della cementeria – ha detto il sindaco di Solza –. In quella convenzione l'Italcementi promette di contribuire alla realizzazione di una strada a sud di Calusco, che tolga il traffico pesante dalla centralissima via Marconi. Il tracciato viario interessa pure il territorio di Solza, dove dovrebbe passare. Da qui iniziano i contatti fino all'attuale studio di fattibilità, che ha predisposto tre tracciati».
Il tracciato della nuova tangenziale sud ha inizio poco dopo il ponte San Michele, collegando la via Marconi con la tangenziale con una prima rotatoria, passa quindi sotto il nuovo impianto dell'Italcementi collegando la fabbrica con un'altra rotatoria; il tracciato prosegue con un'altra rotonda per comunicare con il centro di Calusco e quindi passa accanto alla località Torre di Calusco. Qui si sviluppano le tre ipotesi del tracciato: una alta, ossia sul territorio di Calusco con rotatoria finale nel comune di Solza; una a metà tra i due territori comunali, passando in galleria e parte in trincea per terminare con la rotatoria nel comune di Solza; la terza ipotesi invece si dilunga sulla via Roma di Solza, con una parte in trincea, e termina con la solita rotatoria al cavalcavia della ferrovia.
Il sindaco Manzoni ha affermato che la tangenziale di Calusco è «devastante per il territorio di Solza», mentre avvantaggia Calusco in quanto toglie circa il 30 per cento di traffico pesante dalla via Marconi, che taglia in due il paese. Molti sono stati gli interventi del pubblico che si è detto contrario alla tangenziale.
Alla riunione erano presenti anche diverse persone di Calusco che abitano nelle vie interessate dal tracciato della tangenziale e hanno espresso a loro volta contrarietà all'opera.
In sala c'era pure l'assessore ai Lavori pubblici di Calusco, Ernesto Mazzoleni, che ha preso la parola per spiegare le ragioni di questa strada ricordando che dove oggi si progetta la tangenziale anni fa era prevista la Pedemontana.
Dopo discussioni, interventi e proposte, l'assemblea pubblica si è conclusa con la decisione di procedere alla raccolta delle firme per verificare quante sono le persone contrarie alla tangenziale sia del comune di Solza sia di quello di Calusco ed usarle per fare pressione sugli enti preposti. Inoltre, si darà vita a un comitato che deciderà quali iniziative di protesta intraprendere per manifestare il dissenso dei cittadini che non vogliono la tangenziale.
Questa sera alle 20.30 nel centro sociale di Solza è prevista una riunione di quanti hanno dato la loro disponibilità ad iniziative per contrastare la tangenziale sud di Calusco.
Di fronte a questa mobilitazione Rinaldo Colleoni, sindaco di Calusco, non è rimasto indifferente e spiega: «Giorni fa ho chiesto un incontro con il sindaco di Solza per discutere ufficialmente il tema della tangenziale sud di Calusco, in modo da chiarire e definire le nostre posizioni. Ci riserviamo per ora di ufficializzare la nostra posizione soltanto dopo questo incontro, nel quale esamineremo lo studio definitivo delle ipotesi progettuali di fattibilità che la società Polinomia di Milano ci ha fatto in merito alla tangenziale sud. Quindi mi sembra corretto dare una risposta ufficiale sulla questione soltanto dopo l'incontro».
Angelo Monzani

Wednesday, May 14, 2003

L'ECO DI BERGAMO 14 05 03






L'Isola studia il piano territoriale
PRESEZZO Gli amministratori dei Comuni dell'Isola e di Cisano, Pontida e Barzana hanno iniziato ad analizzare il Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp). La prima riunione si è svolta nella sala consiliare del Comune di Presezzo: Piergiorgio Tosetti ed Ezio Motta, responsabili del progetto preliminare hanno illustrato le proposte contenute nel piano. All'incontro erano presenti l'assessore provinciale al Territorio Felice Sonzogni, il coordinatore del gruppo che ha redatto il piano, Giuliano Lorenzi, il consigliere provinciale e sindaco di Carvico, Livio Mazzola (componente l'ufficio di presidenza della conferenza dei sindaci per lo studio del Ptcp presieduto da Giuseppe Longhi), sindaci, assessori e tecnici dei paesi dell'Isola e di parte della Val San Martino.
Nella riunione sono stati illustrati i contenuti, gli obiettivi generali del Ptcp e le linee generali provinciali relative al sistema delle aree urbanistiche sovraccomunali, tutela del suolo e regimazione delle acque, paesaggio e ambiente, infrastrutture stradali, organizzazione del territorio e sistemi insediativi. Nell'illustrazione i tecnici hanno focalizzato le proposte per i comuni dell'Isola che nell'immediato futuro sarà interessato da infrastrutture viarie e ferroviarie interprovinciali e regionali come il completamento dell'asse interurbano e della variante Villa d'Adda-Carvico, la Pedemontana con l'interconnessione alla Brebemi, la quarta corsia sull'A4, la dorsale dell'Isola, la riqualificazione della linea ferroviaria Bergamo-Ponte San Pietro-Carnate, il raccordo ferroviario merci dell'Isola a binario unico, il nuovo tracciato di Gronda Nord (tratta Carnate-Filago-Levate-Verdello).
L'approfondimento continuerà in altre tre riunioni a tema coordinate da Livio Mazzola: stasera alle 20,45, nella sala consiliare di Calusco, il tema è «Ambiente, paesaggio, risorse naturali»; mercoledì 21, a Chignolo, sarà «Idrologia e idraulica» e giovedì 29, a Suisio, «Infrastrutture e mobilità». A inizio giugno ci sarà la riunione dei sindaci dell'Isola, per formalizzare le proposte di modifica al Ptcp che saranno discusse poi nell'assemblea generale dei sindaci di tutta la Bergamasca a fine giugno. Entro luglio il Ptcp dovrebbe essere adottato dal Consiglio provinciale.
In questi mesi la Comunità dell'Isola, con la collaborazione dell'architetto Margherita Fiorina, ha esaminato le tematiche relative a paesaggio e ambiente che diventeranno proposte per la Conferenza dei sindaci. Sono previste altre riunioni di studio su tutte le problematiche del piano alle quali sono invitati gli amministratori dell'Isola.
Remo Traina
L'ECO DI BERGAMO 14 05 03




Sette auto ogni dieci abitanti. Come a Milano
Il traffico produce il 10% dell'inquinamento provinciale. Elevata anche la densità abitativa: 300%
DALMINE Un quadro completo sulla situazione ambientale di 16 comuni bergamaschi, una fotografia sullo stato di aria, acqua, suolo, inquinamento acustico: è la Rsa – Relazione sullo stato dell'ambiente – la prima per comuni della Bergamasca, presentata a Dalmine da Vittorio Biondi, dell'Istituto per l'Ambiente di Milano, a sindaci, amministratori e cittadini dell'area.
I comuni interessati sono Boltiere, Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco d'Adda, Carvico, Ciserano, Dalmine (Comune capofila), Filago, Levate, Madone, Presezzo, Osio Sopra, Osio Sotto, Solza, Verdellino e Verdello. La relazione è stata consegnata a tutti gli amministratori che avranno un mese di tempo per integrarla con ulteriori dati ed estrapolarne i punti significativi, per poi tracciare le prime linee d'azione per uno sviluppo sostenibile. La stesura della Rsa è stata individuata come necessità dai 16 comuni che da tempo si sono uniti nel processo di Agenda 21 locale (un progetto finanziato dal ministero dell'Ambiente), volto a individuare le maggiori problematiche ambientali della zona, un cui primo importante passaggio può essere considerato proprio la presentazione della Rsa.
L'Istituto per l'ambiente ha raccolto e catalogato tutti i dati già esistenti sul territorio, in schemi che mettono in evidenza i vari parametri del rapporto tra la presenza dell'uomo e il territorio e in indicatori che qualificano la situazione ambientale generale.

Densità abitativa
e motorizzazione
I sedici comuni coprono poco più del 3 per cento del territorio provinciale, ma hanno rispetto all'intera bergamasca una percentuale di densità abitativa elevata: circa il 300 per cento con 1.114 abitanti per chilometro quadrato e il picco a Presezzo di 2.123.
La densità abitativa è cresciuta costantemente negli ultimi quarant'anni e, in particolare, nell'area degli otto comuni di Dalmine-Zingonia più che nella provincia. Alla densità abitativa si collega l'indice di motorizzazione, cioè il rapporto tra veicoli e abitanti. Un rapporto che è risultato uno dei più elevati d'Italia, con uno 0,70 (cioè sette veicoli ogni dieci abitanti): superiore alla media provinciale che si assesta a 0,54. La buona infrastrutturazione dell'area interessata dallo studio vive infatti una situazione di congestionamento, soprattutto per quanto riguarda le strade.

Alta presenza
di industrie
L'area dei sedici comuni è quindi una zona fortemente «antropizzata». Vale a dire che si tratta di un'area in cui l'azione dell'uomo ha inciso fortemente sullo sviluppo del territorio e dove la presenza delle industrie fa registrare una percentuale alta di occupazione delle aree. Gli insediamenti produttivi coprono il 9 per cento della superficie territoriale dei 16 comuni. A Verdellino, col 19,22 %, si registra il picco, un primato al quale fanno seguito Filago, col 18,33, e di Dalmine col 18,21. Allo stesso tempo tuttavia, c'è da mettere in evidenza una certa sensibilità da parte delle aziende: un buon numero di industriali, infatti, sottopone i propri prodotti e i propri processi produttivi a controlli e certificazioni di diverso tipo. E proprio a Dalmine, nel Polo tecnologico della Bergamasca, ha trovato sede l'Istituto italiano plastici che rilascia certificati di controllo per le aziende.

Il consumo
di energia
Un'alta densità abitativa e una notevole presenza di aziende porta anche a un consumo di energia. Per quanto riguarda quella utilizzata dagli abitanti, il consumo di elettricità è di 14,9 megawatt ora per abitante. Un dato che risulta superiore a quello provinciale che è di 6,21 megawatt ora. Questo il quadro che deriva in sostanza dal rapporto tra uomo e territorio in un'area caratterizzata dal bacino del Brembo e da un paesaggio naturale in molti punti ancora da valorizzare. La Relazione scende nello specifico elencando infatti tutti gli indicatori che vanno presi in considerazione per quanto riguarda la qualità dell'ambiente.
«Non è possibile elencare i dati come se si trattasse di un'area compatta e omogenea – ha sottolineato Vittorio Biondi – c'è comunque stato il tentativo di tracciare delle linee comuni che gli amministratori potranno utilizzare unitariamente».

La qualità
dell'ambiente
ARIA La situazione risulta particolarmente critica per quel che riguarda le emissioni dei veicoli da trasporto. Complessivamente il traffico dell'area è responsabile di circa il 10% di tutte le emissioni atmosferiche della provincia di Bergamo. Se non destano particolare preoccupazione le emissioni inquinanti classiche, come il biossido di azoto o il monossido di carbonio, è invece critica la presenza di pm10 e polveri totali sospese. Il rapporto tra traffico e polveri sospese è ben noto ad alcuni sindaci dell'Agenda 21 locale, soprattutto della zona di Dalmine, impegnati negli inverni scorsi a mettere in campo diversi blocchi del traffico. Un indice importante di biodiversità, come la presenza di licheni, evidenzia risultati che vanno da una qualità dell'aria media nei comuni di Carvico, Calusco e Presezzo ad un alto livello di alterazione per l'area Dalmine-Zingonia.

ACQUA Il fiume Brembo è caratterizzato da una situazione di inquinamento contenuto mentre per altri punti del paesaggio naturale, come per il torrente Tordo, la situazione è particolarmente critica. Le acque sotterranee sono di qualità molto variabile, a causa della presenza di atrazina in alcuni pozzi. Vi sono casi di impatto dell'azione dell'uomo sulle acque molto ridotto e casi di forte alterazione delle caratteristiche idrochimiche.

SUOLO Il territorio si presenta con aspetti molto variabili. Si va dalle zone ad alta densità industriale ad aree di paesaggio naturale apprezzabile lungo il corso dei fiumi Brembo e Adda. Il rischio territoriale principale è quello idrogeologico, con percentuali di superficie del territorio che rischiano esondazioni massime a Presezzo e Bonate Sotto, quasi al 20%. Le aree protette vincolate di tutti i sedici comuni sono poche, relative a porzioni del Parco Adda Nord, a Calusco, Bottanuco e Solza. Diversi comuni dell'area Dalmine-Zingonia hanno già avviato l'iter per l'istituzione del Parco del Brembo. Da segnalare inoltre ad Osio Sotto il Bosco dell'Itala, circa 12mila metri quadrati, che potrebbe rientrare nel parco del fiume. Oltre alla superficie occupata dalle industrie vanno segnalate le aree dimesse e la presenza di cave attive: queste ultime occupano l'1,74% del territorio e sono concentrate nei comuni di Bottanuco, Calusco, Dalmine, Ciserano e Osio Sopra. Secondo la relazione è scarsa la rilevanza di aree dismesse, individuate in base a dati regionali nei comuni di Calusco, Osio Sotto e Presezzo, dovuta soprattutto alla capacità di ricambio delle presenze produttive. I Comuni dell'area spiccano per una buona percentuale di raccolta differenziata, quasi il 52% dei rifiuti urbani totali.

Inquinamento
acustico
L'inquinamento acustico è naturalmente alto nelle zone con forte densità di traffico, quindi sulle principali arterie stradali: A4, le ex statali 525, 470 (Dalmine-Villa d'Almè) e 42 per quel che riguarda Verdello, Verdellino e Levate. C'è assenza di dati invece per quanto riguarda il rumore ferroviario. Su tale punto il sindaco di Verdellino si è proposto di aggiungere alla Rsa uno studio effettuato in merito al raddoppio della linea Bergamo-Treviglio sul rumore provocato dalla ferrovia. Emerge dalla relazione il quadro di una zona che sta prendendo fermamente atto negli ultimi anni del forte sviluppo industriale al quale sono seguiti l'alta densità abitativa e, molto spesso, uno scarso rispetto per il territorio. Una zona che deve far fronte alla criticità dell'aria – soprattutto a Dalmine, Osio Sopra, Osio Sotto, Levate, Verdello, Verdellino, Boltiere e Ciserano – e, in generale, a un inquinamento acustico diffuso, mettendo in campo: la valorizzazione delle aree naturali presenti, il contenimento dei livelli di polveri nell'aria e la creazione di nuove aree verdi urbane.
Armando Di Landro
L'ECO DI BERGAMO 14 05 03


I sindaci: «Una fotografia utile per lo sviluppo sostenibile»
DALMINE I sindaci hanno apprezzato i contenuti della prima «Relazione sullo stato dell'ambiente» – Rsa – dell'Agenda 21 locale, che interessa 16 comuni bergamaschi: Boltiere, Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco d'Adda, Carvico, Ciserano, Dalmine (Comune capofila), Filago, Levate, Madone, Presezzo, Osio Sopra, Osio Sotto, Solza, Verdellino e Verdello.
Già da tempo gli enti locali dell'area hanno avviato il processo di Agenda 21, per la messa in campo di politiche volte a migliorare il proprio territorio, a contenere l'inquinamento. La Rsa potrà essere analizzata dagli amministratori che dovranno poi passare a una fase operativa di Agenda 21, tentando di imporre una svolta a uno sviluppo spesso poco rispettoso del loro territorio. «La relazione è un primo risultato del processo di Agenda 21 – afferma Francesca Bruschi, sindaco di Dalmine – è un documento importante che dà molti dati rilevanti per il nostro territorio, un quadro sull'ambiente da diversi punti di vista. Dovremo saperlo utilizzare per decidere azioni di concerto». Si sente già l'esigenza tra gli amministratori di capire come si potrà utilizzare la Rsa relativamente a possibili interventi sul territorio.
«Bisognerà fare poche scelte, ma mirate – sottolinea Angelo Arnoldi, sindaco di Boltiere – puntando sulla prevenzione come elemento di fondo per la riqualificazione del territorio. È giusto parlare di sviluppo sostenibile dell'ambiente, ma bisogna aggiungere che la crescita economica deve essere anche compatibile col nostro tessuto sociale».
«La Rsa è stata presentata a grandi linee – spiega Anna Bonzi, assessore all'Ecologia di Carvico – nostro dovere sarà scendere nei particolari e compiere un'analisi approfondita. Dovremo saperne cogliere spunti concreti per i nostri comuni».
Secondo Giovanni Bacis, primo cittadino di Verdellino, «deve essere chiaro che nuove infrastrutture e nuovi insediamenti potranno sorgere sull'area interessata dallo studio solo se da subito compatibili con un territorio nel quale non è possibile un ulteriore sviluppo non rispettoso della realtà circostante». In linea con queste affermazioni Piergiorgio Gregori, sindaco di Osio Sopra: «Si tratta di capire come mettere in atto una certa equità e compensazione per il nostro territorio. Se è vero che certi dati indicano una criticità soprattutto per la qualità dell'aria, i futuri interventi dovranno tenerne conto». L'assessore all'Ecologia di Osio Sotto, Angela Ceresoli, si sofferma su un altro aspetto «Non bisogna dimenticare che diversi progetti sono già in atto. Oltre al parco del Brembo inizieranno nell'area di Zingonia corsi di "mobility manager", figure per la mobilità sostenibile che siano da stimolo per un maggior utilizzo della bicicletta, per la promozione della condivisione delle auto per recarsi al lavoro ad esempio» poi aggiunge «per realizzare determinati progetti ci vorranno anche adeguati finanziamenti e l'occasione che si presenta all'area Dalmine-Zingonia con l'inserimento nel "Libro azzurro regionale" è fondamentale e da non perdere». Anche per il vicesindaco di Calusco, Lino Corti, è il tempo dell'azione senza dimenticare che i comuni hanno già comunque messo in campo interessanti iniziative: «I tetti fotovoltaici a Solza e Calusco sono dei fatti concreti, i parchi locali di interesse sovracomunale, come quello del Monte Canto e Bedesco, o del Brembo lo sono altrettanto. Come cittadino mi aspetterei che le amministrazioni locali avessero meno paura di spendere proprie risorse di bilancio per l'ambiente».
A. D. L.

Tuesday, May 13, 2003

MERATEONLINE 12 05 03



Mauro Tivolesi e Uniti per Robbiate:
”Ambaraba ci cì co cò, il mio voto a chi lo do?”
Territorio, viabilità e sociale sono i capisaldi del programma di Mauro Tivolesi, candidato sindaco di “Uniti per Robbiate”. Nato nel 1961 in Svizzera e trasferitosi a pochi anni in Abruzzo con la famiglia per poi stabilirsi in Brianza solo una decina di anni fa in pochi credevano realmente che sarebbe sceso in campo con una propria lista, nonostante da mesi lo avesse annunciato. Inizialmente guardato con sufficienza dagli altri tre contendenti alla carica più alta del comune e considerato avversario di poco conto, con l’avvicinarsi del 25 maggio e della consultazione popolare, in paese i tradizionali esponenti di partito che hanno dato vita alle altre compagini elettorali cominciano a temere che possa sottrarre voti utili per determinare il vincitore.




“Ambaraba, ci cì co cò, tre civette sul comò, il mio voto a chi lo do?…O puoi scegliere Uniti per Robbiate” campeggia, con tono canzonatorio, sui suoi manifesti elettorali che non hanno mancato di suscitare polemiche. “Quest’anno, a differenza di ciò che accadeva in altri tempi – spiega lo stesso Tivolesi - , la scelta del sindaco e degli altri consiglieri risulta quanto mai ardua e confusa. Vista la fumosità delle scelte, vista l’ambiguità delle proposte, vista l`impossibilità di riferimenti chiari, la scelta, se non vi fossero alternative, sarebbe affidarsi al caso, alla conta dei bambini. Uniti Per Robbiate è l`alternativa. Per questo diciamo che votarci è legittima difesa e che un voto per noi è un voto per se stessi”. “Da alcuni mesi stiamo assistendo ad una aggressione senza precedenti del territorio del nostro paese e dei paesi limitrofi. La torre Italcementi a Calusco D’Adda, il pozzo petrolifero Agip a Paderno d’Adda, il nuovo insediamento industriale in Via Milano a Robbiate – illustra Tivolesi - portano non solo alla distruzione dei nostri beni più preziosi quali il territorio ed il paesaggio e alla conseguente perdita del suo valore, ma aggravano ulteriormente problemi come l’inquinamento, il traffico e la sovrappopolazione che già da anni hanno raggiunto livelli insopportabili. E’ necessario iniziare al più presto una politica volta alla conservazione delle aree ancora agricole e a uno sviluppo sostenibile”. Per questo secondo il candidato di Uniti per Robbiate bisogna attuare anche un piano di viabilità che tenga conto delle differenti esigenze dei cittadini e consenta il decongestionamento delle strade attraverso una politica che incentivi l’uso dei mezzi pubblici e dei mezzi privati non inquinanti. Soprattutto però occorre tornare a pensare ai cittadini, giovani e anziani: “Quale futuro può esserci per una società che non investe sui giovani? Quale futuro può esserci per una società che non considera gli anziani come una risorsa? Scarseggiano i luoghi di aggregazione per il tempo libero.carenti le strutture e le iniziative per gli anziani bisognosi”. Ma nel programma di Tivolesi rientrano anche i commercianti, la grande distribuzioni, le associazioni di volontariato… “Mi sono subito innamorato di questa terra – nonostante le mie origini – e non posso sopportare di vederla saccheggiata e di assistere alla lenta ma inesorabile trasformazione in un quartiere territorio”.




Thursday, May 08, 2003

DOCUMENTO DISTIBUITO DURANTE LA "FESTA REGIONALE DELL'ADDA" 09 /11 MAGGIO 2003

COSA NE PENSATE DELLA NUOVA CEMENTERIA DI CALUSCO ?

1992 Presentazione progetti e Concessione Edilizia.

Trascorrono 10 anni senza osservazioni o ripensamenti.

2001 Inizio effettivo dei lavori.

2002 La nuova cementeria è una realtà.

 E' scaduto il tempo per le recriminazioni, mentre è utile riflettere sul comportamento di colpevole inerzia dell'Amministrazione Comunale insolvente nel pretendere la V.I.A. o come minimo la Dichiarazione di Compatibilità Ambientale e nel redigere la Classificazione Acustica del Territorio.

 Ora è più utile pensare:

1) Al futuro assetto dell'area.
2) Al controllo costante sulle emissioni atmosferiche ed acustiche nel rispetto delle leggi di Settore e del Piano Regionale della Qualità dell'Aria.
3) All'adeguamento della direttiva CE del complesso produttivo IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control).
4) Alla dimostrazione che la nuova cementeria migliori il disagio sanitario della popolazione da anni succube della situazione.

 Lo strumento c'è: l'Autorizzazione Integrata Ambientale prevista dal D.Lgs. 4/08/1999 n° 372, procedura, in corso di perfezionamento legislativo, che verifica il livello di protezione ambientale del sito nel suo complesso.

 Chiediamo all'Italcementi Group di dare l'esempio nello svolgere la suddetta procedura e nel rendere conto (accountability) della propria responsabilità sociale verso il territorio in cui opera.





Wednesday, April 16, 2003

LA PROVINCIA PAVESE 16 04 03



L'Italcementi disponibile a non bruciare più le gomme
Il sindaco di Broni: «E' un ottimo risultato mio e di questa amministrazione»

MiriamPaola Agili

BRONI. L'Italcementi «offre la disponibilità a congelare l'autorizzazione regionale a bruciare gomme».
Questo il risultato dell'incontro di giovedì mattina in Prefettura tra Comune di Broni, Italcementi, Arpa, Asl e Provincia. Di fatto, l'Italcementi non ha mai svolto l'attività di bruciatura delle gomme che la delibera regionale le permetteva; questa decisione assunta dall'Italcementi, lascia capire che l'azienda utilizzerà altre sostanze combustibili come ad esempio le farine animali. E a questo proposito, era persente all'incontro anche il subcommissario nazionale per la Bse, Antonino DiSalvo che, nel sottolineare come l'emergenza Bse stia rientrando, ha anche annunciato l'invio di documentazione che rendiconterà della situazione italiana in materia di smaltimento delle farine animali.
Un passo avanti accolto con profonda soddisfazione dal sindaco Elisabetta Troysi già nel corso della riunione e che è stato ribadito ieri nell'incontro tenuto in Municipio con la stampa. «Ritengo di aver assolto il mandato che mi era stato affidato dalla mozione votata a febbraio in consiglio comunale - ha esordito il sindaco Troysi -. Ho sottoposto questo verbale il risultato raggiunto a tutti i capigruppo stamattina. Si sono dichiarati tutti soddisfatti. E' un ottimo risultato mio e di questa amministrazione e con il quale si è dimostrato ancora una volta come con il dialogo possa sempre permettere di raggiungere obiettivi utili a tutti, cittadini per primi».
Il sindaco Troysi spiega inoltre che questo obiettivo è rilevante anche per l'abbattimento dell'So2 e che l'azienda intende al più presto attivare anche un desolfuratore per abbattere anche l'No2. «Al termine del trasloco della sede municipale - prosegue la Troysi - avvieremo anche un tavolo tecnico per aggiornare il Protocollo e fare il punto della situazione. Inoltre il mio obiettivo quest'anno è attuare il punto D del Protocollo e quindi effettuare un monitoraggio dell'aria con l'intervento di un laboratorio chimico dell'Università di Pavia che effettuerà anzitutto uno studio di fattibilità dell'intervento». Una procedura che permetterà di monitorare l'aria per rilevare tutti i tipi di inquinanti presenti. «Saranno quattro centraline posizionate in luoghi strategici scelti dal nostro laboratorio e confronteremo i dati con quelli già forniti dall'Asl - spiega il sindaco Troysi -. Desidero sia chiaro che il nostro risultato odierno è un altro tassello importante di quel cammino comune verso una crescita e il miglioramento delle condizioni di vita dei nostri cittadini. E' mia intenzione, anche come assessore, di rendere questa città la più vivibile possibile perché non la si pensi più come l'anticamera dell'inferno».

Tuesday, April 15, 2003

L'ECO DI BERGAMO 15 04 03

Il piano territoriale prevede cinque interporti
Oltre a Montello, centri intermodali a Treviglio, Verdello, Chignolo e Cortenuova

I collegamenti con tram veloce e di tipo metropolitano previsti nel piano territoriale di coordinamento provinciale
Eccolo, dunque, il progetto preliminare del piano territoriale di coordinamento provinciale: quattro cd-rom che contengono indirizzi e finalità, quadro normativo di riferimento e le tematiche, vale a dire suolo e acque, paesaggio e ambiente, infrastrutture della mobilità, organizzazione del territorio e sistemi insediativi. Con tanto di cartografia puntuale. Come ha precisato il presidente della Provincia, Valerio Bettoni, nella presentazione ufficiale ad amministratori pubblici, associazioni, enti e categorie «è stato messo a punto con buon senso e realismo, esattamente quello che ci aspettiamo da chi lo analizzerà e valuterà».
L'illustrazione di ieri ha messo a fuoco i tantissimi e corposi elementi che compongono il piano che vuole essere la strategia, la base di riferimento su cui sviluppare il futuro della terra orobica. Quei tantissimi elementi, che nell'arco dei prossimi quattro mesi verranno esaminati e spiegati nel dettaglio, vuoi agli amministratori delle singole aree, vuoi alle categorie economiche e sociali, vuoi ai consiglieri provinciali.
Intanto sono emerse alcune scelte che ancora non erano note, ma che interessano l'intera Bergamasca. La prima riguarda i centri intermodali, quelli per l'interscambio delle merci dalla gomma alla rotaia. Fino a ieri, anche se erano state lanciate altre proposte, si parlava solo dell'interporto di Montello. Ora il piano territoriale di coordinamento provinciale punta su Montello più quattro, vale a dire quattro nuovi centri intermodali. Che troverebbero localizzazione a Treviglio, Cortenuova, Verdello, Chignolo d'Isola. Località che, nell'arco degli anni, erano in parte già state proposte e poi scartate, come Verdello e Cortenuova. Invece Chignolo d'Isola e Treviglio sono veri e propri outsider. Il punto è, ha spiegato il dirigente del settore territorio in via Tasso, Giuliano Lorenzi, che queste aree vengono considerate funzionali sia per il passaggio dell'alta velocità che per la presenza di reti logistiche. L'attenzione al ferro, al potenziamento della rete ferroviaria e al ripristino e rafforzamento di quella tramviaria, è certamente uno dei punti qualificanti del piano territoriale che, come ha ben precisato uno dei collaboratori dello staff dell'assessore Felice Sonzogni, Lelio Pagani «ha l'ambizioso obiettivo della qualità. Vuole cioè lasciare segni di qualità alle future generazioni».
E l'attenzione al paesaggio e all'ambiente fanno parte di questa ambizione, un'ambizione che ben si lega alla promozione del trasporto pubblico e in particolare di quello su rotaia. Vediamo dunque, nel complesso, come si snoderà il sistema del tram veloce collegato alle linee ferroviarie con un servizio di tipo metropolitano. Due le linee del tram veloce: la «uno» della Valseriana per la quale si prevede l'estensione fino a Vertova; la «due», della Valbrembana, che arriverà fino a San Pellegrino Terme.
Quattro invece le tratte delle linee e delle Ferrovie dello Stato con servizio di tipo metropolitano: lungo la linea Lecco-Ponte San Pietro-Bergamo, la tratta Cisano-Mapello-Ponte San Pietro-Bergamo; lungo la Carnate-Ponte San Pietro-Bergamo, la tratta Calusco-Terno-Ponte San Pietro-Bergamo; lungo la Bergamo-Rovato, la tratta Grumello-Montello-Albano-Seriate-Bergamo. Come si può vedere i tre percorsi possono costituire un diretto collegamento che attraversa la Bergamasca da ovest a est. L'ultimo percorso, lungo la Bergamo-Treviglio, comprende il tragitto Bergamo-Verdello-Treviglio.
La provincia è servita, ma anche la città potrà contare su collegamenti rapidi al sistema metro-tramviario. In particolare sulla linea che va dalla stazione al nuovo ospedale (con possibilità di estensione ulteriore verso Curno e Ponte San Pietro), e la linea che collega la stazione all'aeroporto di Orio al Serio (con possibilità di estensione al collegamento dei centri della pianura di sud-est). Ma c'è di più, spiega l'assessore Sonzogni: «Questi tragitti toccano e mettono in collegamento tutte le scuole superiori della provincia, gli ospedali e i presidi sanitari».
Le altre sfaccettature del progetto, messe a punto tra gli altri da Ezio Motta e Piergiorgio Tosetti, verranno illustrate nei singoli incontri con le parti e con i Comuni. Agli amministratori comunali e a quelli delle Comunità montane si è rivolto Giuseppe Longhi, presidente della Conferenza dei sindaci, annunciando che le osservazioni e le proposte verranno esaminate con serietà e, se possibile, saranno accolte: «Ma - ha aggiunto Longhi - vi invito ad affrontare il piano con uno sguardo ampio, che superi la dimensione comunale».
Rosella del Castello

Italcementi: Egitto e India le aree più interessanti
«Difficile un'acquisizione in Iraq». Tra pochi mesi la risposta per il via libera alla centrale di Villa di Serio
Dopo i forti investimenti degli ultimi anni, il 2003 si profila come un anno di consolidamento per il gruppo Italcementi. «La riduzione dell'indebitamento (giunto a fine 2002 a 2.086 milioni di euro NdR) è uno degli obiettivi - ha dichiarato durante l'assemblea dei soci di ieri mattina il consigliere delegato Giampiero Pesenti - Questo vuol dire che dovremo prestare attenzione alle spese, anche nelle acquisizioni. Ma non vuol dire che non verificheremo le opportunità che eventualmente si possano presentare se daranno la possibilità di creare valore».
In quest'ottica sono indicate due «priorità» sul piano geografico. Le linee di sviluppo puntano sull'Egitto, dove il gruppo è presente con una quota intorno al 40% in Suez Cement, e in India («Le nostre due cementerie sono poche per poter dire di essere veramente presenti in un Paese tanto grande» - ha puntualizzato Pesenti). La ricostruzione dell'Iraq potrebbe essere interessante «se ci sarà un'evoluzione politica interna e internazionale che faccia intravedere opportunità in quel Paese». Quello iracheno non è un mercato al quale finora ha mai guardato l'Italcementi. «Abbiamo guardato anche in tempi recenti all'Iran, ma le condizioni politiche rendono difficili le operazioni» ha precisato Pesenti. Del resto nell'area c'è sovrapproduzione sia da parte della Turchia, che potrebbe fornire il Nord, sia da parte dell'area del Mar Rosso (Arabia ed Egitto) che potrebbero arrivare via mare al Sud.
Il tema dell'Opa
La crescita all'esterno, in ogni caso, è preferita ad operazioni finanziarie per la crescita della quota in Ciments Français, dove peraltro il controllo è stato portato al 73,7%, al quale si affianca la quota di quasi l'11,5% detenuto da Mediobanca. Rispondendo a domande di azionisti, dopo avere precisato che non è in programma la conversione di azioni di risparmio Italcementi in azioni ordinarie, Pesenti ha sottolineato che per Ciments Français «un'Offerta pubblica d'acquisto si potrebbe fare, se l'operazione portasse valore e questo dipende dal prezzo». Riguardo all'indicazione di 59 euro, questo «è un prezzo troppo alto», secondo Pesenti. «Nel 2001 Mediobanca ha emesso un prestito obbligazionario di 5 anni al 2,5% convertibile in azioni Ciments français - ha ricordato Pesenti - In quell'occasione, ci aveva interpellato, ma la proposta di un prezzo di 62 euro, non mi è parsa conveniente». La proposta avanzata da un'azionista relativamente a un Offerta pubblica di scambio con azioni Italcementi. Pesenti ha osservato che in questo modo non si inciderebbe sull'indebitamento, ma l'operazione non sarebbe comunque semplice dal punto di vista tecnico.
Questione energia
In assemblea il condirettore generale Carlo Pesenti ha illustrato anche la politica del gruppo alla ricerca di combustibili alternativi. Nel 2001 la cementeria di Rezzato è stata la prima in Italia ad utilizzare farine animali, derivanti dalle carcasse dei bovini colpiti dalla Bse (il morbo della mucca pazza). ai quali se ne sono aggiunti l'anno scorso altri quattro. Un sesto impianto, quello di Broni, potrebbe essere realizzato entro quest'anno La modifica degli impianti ha comportato investimenti per circa 600mila euro ciascuno, di fatto ormai già ripagati. «Il beneficio stimato a fine 2002 è di circa 3 milioni di euro, tra contributo statale e minor costo rispetto ai combustibili fossili - ha detto Carlo Pesenti - Gli impianti hanno bruciato circa 50mila tonnellate di farine animali e a regime arriveranno a una percentuale di sostituzione dei combustibili tradizionali del 13-15%. Il problema piuttosto è che ora la disponibilità di farine animali è ridotta rispetto a prima». In altri due cementifici del gruppo sono in corso investimenti per l'utilizzo di altri combustibili alternativi (in particolare i pneumatici triturati) che porteranno un beneficio annuo di circa 450mila euro. «La temperatura raggiunta dai forni dei cementifici permette l'eliminazione di questi prodotti senza residui - ha aggiunto il direttore generale Rodolfo Gabrielli - L'Italia è peraltro in ritardo rispetto alla Francia e al Belgio nell'utilizzo dei combustibili alternativi».
Sul fronte dell'energia intanto prosegue anche la ricerca di fonti «tradizionali». «All'interno del gruppo c'è un costo dell'energia più alto che in Italia solo in Turchia, India e Marocco - ha commentato Giampiero Pesenti - Avevamo presentato diversi anni fa dei progetti per lo sviluppo dell'energia idroelettrica che sono stati bloccati. E l'energia idroelettrica sarebbe la principale fonte di energia rinnovabile disponibile in Italia». Attualmente la produzione idroelettrica del gruppo si attesta sui 250 gigawattore all'anno: attraverso interventi sulle condotte e sulle turbine è previsto un aumento della produzione del 15%. L'Italcementi ha poi in corso lo sviluppo di Italgen (che attualmente fornisce il 30% dell'energia necessaria al gruppo), con sette progetti per una produzione teorica di 4.000 megawatt. «Ci stiamo concentrando soprattutto sui progetti che stanno avanzano molto bene, come Villa di Serio, e bene come Matera, Colleferro e Modugno - ha spiegato Carlo Pesenti - Siamo ormai alle strette ed entro pochi mesi dovremmo avere le risposte».
Sviluppi interessanti sono attesi anche dall'attività di «e-business» sviluppata da Bravo Solution, società che si occupa di aste on line. «Avviata nel giugno 2000, Bravo Solution è già arrivata a transazioni per 500 milioni di euro che hanno portato risparmi medi del 12% ai clienti - ha detto Danielli - Ci viene attribuita una quota di mercato superiore al 50 per cento. Analoghe esperienze sono state avviate in Francia e in Spagna e mostrano la stessa tendenza di crescita registrata in Italia: questo è molto confortante. Pensiamo che la società possa arrivare all'utile d'esercizio nel corso del 2004».
Il piano Calusco
Nel corso dell'assemblea è stato ricordato anche l'investimento effettuato a Calusco: 115 milioni già spesi nel 2002 (cogliendo i benefici fiscali della Tremonti-bis) e altri 40 milioni da investire in futuro per il tunnel sotteraneo di collegamento alle cave. «Sono in corso i test di performance - ha spiegato Carlo Pesenti -. Gli investimenti permetteranno un aumento della produzione del 20%, a 1,2 milioni di tonnellate. Questo sarà utile in un momento favorevole del settore nel Nord Italia». Il riferimento è ai progetti statali per lo sviluppo delle infrastrutture che stanno per prendere il via in Piemonte (anche per i Giochi olimpici invernali) e in Lombardia.
Stefano Ravaschio

Sunday, April 13, 2003

MERATEONLINE
11 / 4 / 2003

Il primo cittadino Rinaldo Colleoni ha inviato uno scritto ai vertici del colosso bergamasco per
sollecitarli a risolvere i problemi di inquinamento acustico

Il sindaco di Calusco d’Adda sfida l’Italcementi: “Basta rumore o faccio spegnere i nuovi impianti

Se la situazione non cambierà in breve tempo potrebbe chiedere di spegnere in nuovi impianti e
rimettere in funzione la nuova linea di produzione





Per ora è solo un invito, un avvertimento. Ma se i responsabili della Italcementi non correranno presto ai
ripari, l’appello potrebbe trasformarsi in un ordine, senza possibilità di replica. Il primo cittadino di
Calusco d’Adda Rinaldo Colleoni ha inviato una lettera ai vertici del colosso industriale bergamasco
sollecitandoli a prendere provvedimenti per porre fine al continuo e fastidioso rumore prodotto dalla
nuova linea di produzione che tanto disagio sta creando ai cittadini, soprattutto di Paderno. A causa di
ritardi nella fornitura di particolari pannelli fonoassorbenti infatti gli abitanti della sponda lecchese del
fiume non riescono più a chiudere occhio la notte. Formali proteste e lamentele ormai non si contano più
e il tempo della pazienza sembra destinato ad esaurirsi rapidamente perché anche altri comuni della
provincia di Bergamo si stanno mobilitando ed esercitano pressioni continue per risolvere l’incresciosa
situazione. “Ho pronto un documento – ha dichiarato lo stesso primo cittadino – con cui chiedo alla
Italcementi di accelerare l’installazione dei sistemi anti-rumore. Non è escluso che se la società non sarà
in grado di mantenere le promesse possa domandare di fermare la nuova linea di produzione che
sembra l’origine del rumore e di attivare ancora i vecchi impianti che non hanno mai causato problemi
simili. I responsabili dell’azienda dal canto loro hanno chiesto pubblicamente scusa dei disguidi e hanno
ammesso di aver incontrato alcune difficoltà, ma non è possibile continuare a soprassedere”.




L’Amministrazione di Calusco del resto è già stata troppo indulgente e in tutti i modi ha cercato di
andare incontro alle esigenze della società leader nella produzione di cemento che ha anticipato che il
periodo di rodaggio degli impianti – che comprendono anche due altiforni che svettano per 120 metri e
che sono in grado di raggiungere temperature 1.400° - proseguirà sino alla fine di maggio, mentre in
realtà avrebbe dovuto terminare lo scorso febbraio prima e a metà aprile poi. “Devo gestire una
situazione difficile – ha commentato ancora Colleoni – Da una parte molte persone, soprattutto da
Paderno si lamentano del rumore e dell’impatto visivo, dall’altra l’Italcementi ha assicurato che i nuovi
impianti garantiranno un notevole risparmio energetico e soprattutto abbatteranno sensibilmente
l’inquinamento energetico. In questa fase di avvio e messa a punto delle strutture appena costruite non è
possibile essere fiscali e qualche disagio è comprensibile”. Scaduti i termini per il collaudo però i
controlli saranno inflessibili: “Entro quindici giorni – ha assicurato il sindaco – verranno effettuate le
prove per verificare che l’immissione di polveri inquinanti non superino i parametri previsti per legge; lo
stesso vale per l’inquinamento acustico e luminoso”. Il calvario per chi vive all’ombra delle due torri
sembra dunque destinato a finire presto, salvo ulteriori proroghe o disguidi. Il tempo delle rassicurazioni
sta però scadendo e ogni giorno sorgono nuovi dubbi tra quanti sono costretti a sopportare rumore, luci
a intermittenza e paesaggi deturpati senza alcun beneficio in cambio. Perché – ad esempio – le due torri
“sputano” gas solo di notte sino alle sette di mattina e durante il giorno non un filo di fumo fuoriesce
dagli altiforni?


D.D.S.


11 aprile 2003

Buongiorno,
perche` il mostro sputa fumo fino alle 7 del mattino e poi smette? E poi perche` se la
insonorizzazione non e` terminata il sig. sindaco di Calusco non gli impone lo stop ,
sino a quando i lavori sono terminati?
Grazie e buongiorno
Sonia


http://calusco.blogspot.com


Articoli Correlati:
(c)www.merateonline.it
Il primo giornale digitale
della provincia di Lecco
Scritto il 11/4/2003 alle 19.13


Thursday, April 10, 2003

V.I.A. Regionale: scheda di sintesi per l'informazione al pubblico

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Coltivazione di cave di marna e calcare "Monte Giglio" e "Colle Pedrino" site nei Comuni di Calusco d'Adda, Carvico, Villa d'Adda, Palazzago e Caprino Bergamasco (BG).
Proponente: ITALCEMENTI S.p.A.

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Anagrafica del progetto

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Sintesi non tecnica dello studio

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Fasi della procedura

Deposito SIA

Istruttoria

Rapporto istruttorio

Pronuncia di compatibilità ambientale


http://62.101.84.222/silvia/
IL GIORNO 10 04 03

Paderno, rinvio
per il caso Agip

PADERNO D'ADDA - Ancora preoccupazioni per i cittadini e le amministrazioni comunali che si erano opposte alla richiesta, avanzata dall'Agip, di installare un pozzo per la ricerca di idrocarburi. Il Tar, ha infatti rinviato a novembre la decisione sul ricorso che l'Eni aveva presentato contro la decisione del Ministero dell'Ambiente, di negare l'autorizzazione al progetto di ricerca denominato "Sernovella 1". I legali dell'Eni ritengono infatti che a decidere avrebbe dovuto essere la Regione

LA PROVINCIA DI LECCO 05 04 03



paderno
l’azienda non dispone ancora di tutti i pannelli fonoassorbenti necessari
italcementi, fracasso per due mesi

paderno (l. pe) cattive notizie per i padernesi: dovranno convivere con i rumori notturni provocati dalle «torri gemelle» dell’italcementi di calusco ancora per una ventina di giorni, se tutto va bene. e’ la novità, molto brutta, emersa dalla riunione di mercoledì sera tenutasi presso il municipio di calusco d’adda per fare il punto della situazione sull’avvio dei mulini di macinatura del crudo realizzati negli ultimi due anni dalla multinazionale del cemento. vi hanno partecipato i sindaci dell’isola bergamasca (calusco, solza, medolago, carvico), del milanese (cornate) e soprattutto l’assessore all’ecologia di paderno valter motta. l’italcementi ha avviato il collaudo dei mulini senza avere tutti i pannelli fonoassorbenti necessari: ne mancano ben 350 metri quadrati ed è questo che fa sentire i rumori a tutti gli abitanti di paderno, che restano svegli di notte, disturbati dal rotolio dei sassi e dalla frantumazione. dovrebbero arrivare, se tutto va bene, entro pasqua, ma l’italcementi ha già chiesto per la terza volta una deroga al termine del collaudo. era fissato per il 15 marzo, è stato spostato al 15 aprile ed ora slitta alla fine di maggio. nella peggiore delle ipotesi i rumori proseguiranno ancora per due mesi. l’assessore motta ha usato parole durissime contro il «mostro» di calusco, ed ha contestato l’avvio dell’impianto senza che le pannellature anti rumore fossero installate completamente. «la popolazione di paderno rifiuta completamente quelle due torri. sembrano cape canaveral con tutte le luci che le inondano di sera». attualmente i mulini triturano il carbone e macinano il crudo per in futuro produrre klinter e viene alimentato con coke di petrolio. le preoccupazioni prima di tutto il rumore prodotto adesso, ed in futuro l’inquinamento atmosferico e luminoso. le torri rientrano nel raggio di dieci chilometri dall’osservatorio astronomico di merate e la legge antinquinamento luminoso della regione pone limiti restrittivi all’emissione luminosa. in futuro l’alimentazione dei mulini potrebbe cambiare, la tecnologia permette la trasformazione in forni inceneritori: anche questo preoc cupa.

Monday, April 07, 2003

L'ECO DI BERGAMO 06 04 03

Ritardo nei nuovi reparti all'Italcementi di Calusco
CALUSCO Vanno aggiornate le previsioni fatte sulla messa in servizio della nuova linea di cottura della cementeria Italcementi di Calusco e dei reparti connessi: l'impianto non inizierࠡ funzionare a metࠡprile ma alla fine di maggio, per problemi sorti nella messa a punto degli impianti.
Ƞquanto emerso da un incontro tenuto nella sala consiliare del Comune di Calusco mercoled젳era, a cui hanno partecipato il sindaco Rinaldo Colleoni e l'assessore all'Ambiente ed ecologia Lino Corti, il responsabile del servizio ecologico dell'Italcementi Stefano Gardi, il funzionario dell'Arpa Giacomo Gallinari, i sindaci Pierangelo Manzoni (Solza) e Clara Ghisleni (Suisio), gli assessori all'Ambiente ed ecologia Oreste Biffi (Terno d'Isola) e Anna Bonzi (Carvico), Luigi Esposito (Solza), Valerio Valvassori (Medolago), Walter Motta (Paderno) e Giancarlo Cereda (Verderio Inferiore).
Il responsabile del servizio ecologico dell'Italcementi ha illustrato le caratteristiche della nuova cementeria: La nuova linea e i nuovi impianti di abbattimento ha detto Stefano Gardi consentono una riduzione delle emissioni tra il 50 e l'80 per cento rispetto agli standard e alle normative a cui era soggetto il vecchio impianto .
Il funzionario dell'Arpa Gallinari, ha spiegato che la Regione ha imposto limitazioni pi⥳trittive agli impianti. Ƞseguito quindi un vivace dibattito, da cui 蠥merso che la popolazione di Solza e di Paderno sente rumori durante la notte, causati dalla mancanza di circa 350 metri quadrati di pannelli fonoassorbenti che devono insonorizzare i molini per la macinazione del carbone. C'蠵n ritardo nella consegna dei pannelli ha ammesso Stefano Gardi ma sicuramente tutto verr࠳istemato entro la metࠤi aprile . Il sindaco di Suisio ha fatto presente che alla sera, in paese, si avverte anche odore di bruciato, mentre il sindaco di Solza ha sottolineato la mancanza di comunicazioni ed informazioni da parte della cementeria, chiedendo se la struttura potrࠥssere usata come inceneritore.
Gli assessori all'Ecologia di Terno d'Isola e di Medolago, invece, hanno auspicato che si attui una continua vigilanza, con maggiori controlli e monitoraggi sulle emissioni. In questa fase, il gruppo di lavoro istituito dal sindaco di Calusco deve vigilare e diramare le dovute informazioni agli altri paesi. All'incontro i sindaci e gli assessori hanno anche chiesto all'Italcementi quale materiale verrࠢruciato per far funzionare il forno, e se questo potrࠤivenire un inceneritore: Oggi viene usato il combustibile convenzionale, ovvero il coke di petrolio ha detto Stefano Gardi ma per il futuro non si esclude un combustibile alternativo. Ma occorre comunque essere autorizzati .
Angelo Monzani

Friday, April 04, 2003

L'ECO DI BERGAMO 04 04 03

Solza dice no alla tangenziale di Calusco
Il sindaco: nessun vantaggio per la viabilità, aumenterà invece l'inquinamento
CALUSCO «Esprimiamo la nostra contrarietà a questo progetto viario» dice il sindaco di Solza Pierangelo Manzoni dopo aver esaminato la prima parte dello studio di fattibilità relativo alla Rivierasca nella zona di confine tra Calusco e Solza. Il lavoro è stato commissionato dal Comune di Calusco allo studio Polinomia di Milano, in quanto richiesto dagli amministratori di Solza per conoscere l'impatto del traffico sulla prevista tangenziale sud. A breve, invece, verrà consegnata la seconda parte dello studio relativo alla futura situazione con la presenza della variante sud. La nuova arteria viabilistica prevista nel prg a sud del territorio, per Calusco è divenuta oggi una necessità per dirottare chi transita nella centrale via Marconi.
Per concretizzare il progetto, il cui tracciato termina su parte del territorio di Solza, l'Amministrazione di Calusco nel maggio 1998 e nel marzo 1999 chiese alla Provincia un parere e una partecipazione attiva. «Il Comune di Solza – spiega il sindaco di Calusco Rinaldo Colleoni – manifestò però le proprie riserve sull'utilità della strada. Rinviò quindi il suo giudizio definitivo a uno studio di fattibilità del traffico».
Ora sono stati resi noti i primi risultati dello studio: «Nei tre punti di ingresso e uscita del paese di Calusco, il traffico giornaliero di attraversamento della via Marconi è di quasi 17mila veicoli equivalenti, sulla Rivierasca quasi 27mila, mentre in direzione di Carvico oltre 30mila, con flussi preferenziali sulle direttrici Carvico-Paderno e Rivierasca-Carvico. La variante porterebbe un beneficio per la centralissima via Marconi, che si alleggerirebbe di tutto il traffico pesante del cementificio (680 camion al giorno) e di circa il 30 percento del flusso complessivo. In particolare si prevede che buona parte del traffico tipicamente locale si orienterà verso la nuova arteria. Ulteriori alleggerimenti alla via Marconi, potranno derivare dalla sua trasformazione in strada comunale».
Il Comune di Solza ha espresso le prime considerazioni sui risultati. Dice il sindaco: «Lo studio rafforza con dati tecnici i nostri dubbi. Le simulazioni dei flussi di traffico indicano che sulla nuova strada confluirebbero i mezzi pesanti diretti al cementificio e agli altri insediamenti industriali e una parte, la meno importante, di veicoli leggeri diretti al ponte di Paderno. La riduzione del traffico lungo la via Marconi di Calusco sarebbe del 30 percento. Perché preponderante rimarrebbe il traffico verso Carvico che non scenderebbe verso Solza per risalire di nuovo nell'ultimo tratto della Rivierasca. Nessun vantaggio quindi per la viabilità dell'Isola e in particolare per la Rivierasca già congestionata. Per contro vanno considerati gli elementi negativi legati all'inquinamento acustico, ambientale e atmosferico. Per queste motivazioni non possiamo fare altro che esprimere la nostra contrarietà al progetto».
Ora la parola passa al secondo studio nel quale si prevede la presenza della variante sud, anche se Solza ha già emesso il suo verdetto sulla probabile concessione del proprio territorio per la tangenziale.
Angelo Monzani
MERATEONLINE 03 04 03

La nuova produzione è partita senza pannelli fonoassorbenti



Il “mostro di Calusco”
spaventa i sindaci
della Valle dell’Adda



Per ora gli altiforni funzionano solo con il petrolio
ma non si esclude il ricorso ad altri combustibili








La riunione avrebbe dovuto rassenerare gli animi e placare le polemiche ma sindaci e assessori che vi hanno preso parte hanno probabilmente abbandonato il Municipio di Calusco d’Adda con più dubbi di quanti ne avevano all`arrivo in merito alla bontà dei nuovi impianti Italcementi. Le dichiarazioni dei vertici del colosso bergamasco sulla mancata installazione di alcune barriere fonoassorbenti che però non ha impedito di avviare la nuova linea di produzione e soprattutto circa la possibilità di bruciare combustibili diversi dal petrolio hanno creato sconcerto tra i rappresentanti delle Amministrazioni di Paderno, Verderio Inferiore, Solza, Terno d’Isola, Medolago, Suisio e Carvico invitati mercoledì sera dal primo cittadino Rinaldo Colleoni per incontrare il responsabile del servizio ecologia e dello stabilimento Italcementi di Calusco, il dottor Stefano Gardi e l’ingegner Orello Bertoletti. I due infatti hanno confermato che i rumori che di notte tengono svegli i cittadini di Paderno e di Solza sono provocati dalla mancata installazione di 350 mq di pannelli fonoassorbenti a causa dei ritardi di consegna delle forniture. I responsabili dell`azienda hanno spiegato che si sono cercate soluzioni temporanee, che evidentemente però non sono servite a nulla. La mancanza delle barriere acustiche non ha impedito ai titolari dell’attività di avviare la messa in funzione degli impianti, creando non pochi disagi a quanti abitano a ridosso delle due grosse torri. Se i cittadini di Paderno e Solza devono convivere con i rumori notturni, non va del resto certo meglio a quelli di Suisio che invece devono fare i conti con un forte odore di bruciato dovuto al vento che spinge i gas di scarico dei comignoli alti 120 metri proprio sopra di loro. Brutte notizie sono state date anche sul combustibile che verrà utilizzato per alimentare gli altiforni. Per ora è stato concesso solo il permesso di ricorrere unicamente a cock di petrolio, ma non è escluso che in futuro venga bruciato altro materiale per portare la temperatura sino a 1.400°. Il timore è che l’impianto si trasformi così in un inceneritore vero e proprio in grado di accogliere rifiuti di qualsiasi tipo, sebbene i filtri dovrebbero ridurre le emissioni tossiche. Durante l’assembla è stato anche annunciato che gli impianti non entreranno a regime prima degli inizi di giugno, mentre la tabella di marcia prevedeva come termine ultimo metà aprile. Ciò comporterà inevitabilmente più inquinamento atmosferico, perché sino a quando le sofisticate apparecchiature non saranno rodate le immissioni nocive riusciranno a passare le barriere dei filtri. E’ anche per questo che il dottor Giacomo Gallinari dell’Arpa di Bergamo ha chiesto che vengano ulteriormente ridotti gli ossidi di azoto. “La gente – ha commentato l’agguerrito assessore all’Ecologia di Paderno Walter Motta – percepisce le due torri con incredibile impatto emotivo e ha paura. I nuovi impianti della Italcementi deturpano il paesaggio sia di giorno, sia di notte e da Paderno sembra di vivere vicino a Cape Canaveral”. “Sono fiducioso – ha invece ribadito il sindaco di Calusco Colleoni - che i miglioramenti a livello ambientale siano quelli previsti”.



Wednesday, April 02, 2003

MERATEONLINE 01 04 03


I primi cittadini della valle dell’Adda si incontreranno mercoledì sera a Calusco
per valutare la messa in funzione dei due altiforni del colosso bergamasco



Paderno, Robbiate, Imbersago e Verderio
in assemblea per chiedere garanzie
sui nuovi impianti Italcementi





Mercoledì sera i sindaci di Paderno d’Adda, Robbiate, Imbersago, Verderio Superiore e Inferiore incontreranno il primo cittadino di Calusco per la messa in funzione dei nuovi impianti di produzione della Italcementi che hanno suscitato malumore e disagi già prima di essere attivati. Alla riunione, convocata per le 20.30, parteciperanno anche i colleghi di Bottanuco, Carvico, Chignolo, Cornate, Medolago, Solza, Sotto il Monte, Suisio, Terno d`Isola e Villa d`Adda. Rinaldo Colleoni vuole infatti rassicurare gli amministratori dei vicini paesi sulla bontà del progetto del colosso bergamasco e fugare una volta per tutte i dubbi che hanno accompagnato tutto la realizzazione dei due altiforni i cui comignoli raggiungono i 120 metri di altezza dominando tutta la valle dell’Adda. Alle critiche sull’impatto ambientale in una zona di pregio paesaggistico si sono inoltre sommate le proteste di molti cittadini che la notte non riescono a dormire a causa del rumore emesso dalla nuova linea di produzione e di smaltimento dei rifiuti prodotti e spaventati dal possibile aumento dell’inquinamento atmosferico. Le rassicurazioni ufficiali e i documenti dell’Italcementi che ribadiscono che i nuovi stabilimenti consentiranno maggior rispetto per l’ambiente non sembrano dunque essere bastate e Angelo Rotta e compagni vogliono verificare la situazione personalmente in un faccia a faccia con il sindaco di Calusco. In difesa delle scelta di Italcementi si è mosso anche il presidente degli industriali bergamaschi Andrea Montrasio che ha avuto modo di visitare gli impianti insieme ai componenti della giunta e del consiglio direttivo dell`Unione degli industriali e dei giovani industriali. Una volta a regime, le due torri che si scorgono da tutta la Brianza, permetteranno una produzione di 3.600 tonnellate di clinker per il cemento al giorno. I vertici dell’azienda hanno spiegato ai visitatori che ogni passaggio è rigorosamente isolato e quando, con ogni probabilità tra la fine dell`anno o gli inizi del 2004, sarà terminato il tunnel di 10 chilometri che porterà la materia prima dalle cave di Col Pedrino a Calusco, non ci sarà soluzione di continuità tra la cava e il prodotto finito. Il viaggio del cemento inizia sotto forma delle materie prime e dei correttivi - che servono per fare il clinker - da quattro silo. La lavorazione comincia con la macina nel mulino del crudo quindi, dopo i processi di essicazione e miscelazione si arriva alla cottura in un forno a oltre 1.400 gradi. Alla fine si avrà il clinker, presente per il 70 per cento nel cemento. La materia viene lavorata a temperature che oscillano tra i 350 e i 1.400 gradi e nonostante l`aria calda venga recuperata per le varie fasi di produzione con un notevole risparmio energetico, ogni giorno è comunque necessaria una dozzina di autotreni di carbone per alimentare il forno. Ogni fase della lavorazione è monitorata, attraverso sofisticati computer, in una apposita sala e la stessa miscela di materie prime viene analizzata ogni due minuti. In queste settimane sono in corso le varie messe a punto in vista dell`entrata in funzione del nuovo impianto che nei prossimi mesi prenderà il posto di quello vecchio. Alla visita ha preso parte lo stesso sindaco di Calusco Rinaldo Colleoni: “Sono fiducioso - ha dichiarato - che i miglioramenti a livello ambientale siano quelli previsti”.



IL GIORNALE DI MERATE 01 04 03

PADERNO. (mcr) Sarà Giulio Boscagli a guidare una visita notturna, nelle
aree limitrofe all’impianto dell’Italcementi, per verificare l’intensità
dei rumori.
Il consigliere regionale di Lecco, presidente del gruppo di Forza Italia
in Regione Lombardia, ha infatti promesso, nei giorni scorsi, un
sopralluogo ai membri dell’opposizione «Per una nuova Paderno». Ma la
particolarità è che Boscagli ha garantito che sarà lui in persona ad
effettuare la valutazione acustica per accertarsi dei fastidiosi rumori
che si avvertono durante la notte nelle aree circostanti all’impianto.
Infatti durante una visita ufficiale in Regione, avvenuta nei giorni
scorsi, la minoranza si era fatta portavoce delle lamentele della
popolazione che vive nelle zone periferiche del paese a pochi passi
dalla «torre» dell’Italcementi.
«Una delegazione del nostro gruppo si è recata al Pirellone per parlare
con Boscagli - ha detto il capogruppo dell’opposizione Leonello Magella
- Lo scopo era quello di chiedere un suo parere su alcuni temi scottanti
inerenti al nostro territorio. Uno di questi riguarda i rumori
dell’Italcementi. Su questo tema noi abbiamo richiesto un misurazione
dei rumori che vengono prodotti dall’impianto durante le ore notturne».
Infatti, ha aggiunto ancora il capogruppo della minoranza, in Comune
giungono continuamente proteste da parte di cittadini che lamentano un
rumore, simile a quello di un trattore in movimento. Il rumore si
avverte anche a finestre chiuse e disturba il sonno dei padernesi.
«Boscagli si è offerto di recarsi sul posto di persona per vedere la
torre e per sentire i rumori - ha aggiunto Magella - Una delle sere
della prossima settimana lo accompagneremo nelle aree dove i rumori
notturni creano più problemi».
Da quanto dichiarato alla minoranza, sul tavolo di Boscagli in Regione
sono sempre arrivate le pratiche inerenti alla questione Italcementi, ma
lui non ha mai avuto l’opportunità di vedere la «torre» di persona. «La
nostra preoccupazione - ha aggiunto il consigliere Ambrogio Andreotti -
è che non si verifichino anche operazioni di smaltimento dei rifiuti,
visto che è stato costruito un camino altissimo». In occasione della
vista al Pirellone l’opposizione ha consegnato a Boscagli la copia
numero venticinquemila della pubblicazione «Il Ponticello».

Tuesday, April 01, 2003

L'ECO DI BERGAMO 01 04 03

«Ambiente e produzione, binomio possibile»
Il presidente degli industriali bergamaschi sottolinea le scelte «ecoefficienti» del gruppo Italcementi
CALUSCO D'ADDA Il celeste delle facciate sfuma nell'azzurro del cielo addolcendo i contorni e le geometrie del poderoso complesso industriale dell'Italcementi di Calusco. Un complesso dove tecnologia d'avanguardia e rispetto dell'ambiente non solo si sposano, ma costituiscono più che il punto d'arrivo, quello di partenza, anzi la filosofia stessa che ne ha ispirato la realizzazione. «Non è stato ancora inaugurato – sottolinea l'ingener Carlo Pesenti, condirettore generale di Italcementi – si tratta di un complesso molto importante non solo per Calusco, ma per la Bergamasca stessa». L'ingener Carlo Pesenti ieri ha accolto il presidente degli industriali bergamaschi Andrea Moltrasio in visita allo stabilimento insieme ai componenti della giunta e del consiglio direttivo dell'Unione degli industriali e dei giovani industriali.
«Era la prima volta che visitavo la cementeria di Calusco – afferma il presidente Moltrasio – e, come tutti gli altri membri di giunta e di consiglio, sono rimasto molto impressionato da questo investimento del gruppo Italcementi». Nella realizzazione del nuovo stabilimento il gruppo bergamasco ha investito 150 milioni di euro «per avere una capacità di produrre – rimarca il presidente Moltrasio – in maniera efficiente e soprattutto più ecoefficiente. Il gruppo Italcementi, infatti, è molto attento a tutto ciò che riguarda il problema ambientale e l'impatto sul territorio di questa lavorazione». Una scelta di questo tipo, secondo Andrea Moltrasio, ha un significato che va al di là della stessa Italcementi: «In una provincia come la nostra così manifatturiera – sottolinea – è importante dare fiducia facendo vedere che si può continuare a produrre rispettando l'ambiente. E questo è nel solco di quello che l'Unione sta dicendo e promuovendo in tutto il territorio».
Al termine della visita, nella sede direzione del gruppo a Bergamo c'è stata la presentazione della realtà Italcementi oggi. «È stata una giornata molto bella per tutti – continua il presidente Moltrasio – lo spirito della mia presidenza è fare almeno una volta l'anno giunta o consiglio in una fabbrica di colleghi importanti. Lo scorso anno siamo andati alla Promatech di Colzate di Miro Radici». Poi a proposito di Italcementi aggiunge: «È forse il gruppo industriale italiano più importante che è riuscito a internazionalizzarsi in maniera significativa senza tanti clamori, ma con un risultato incredibile. È un'azienda globale che ha le radici a Bergamo: è un esempio clamoroso di quello che si può fare. È un orgoglio per l'associazione».
Vista da vicino la «Nuova Calusco» impressiona non tanto per le dimensioni – ha una torre che svetta per oltre cento metri – ma per le ardite soluzioni tecniche che permetteranno, una volta a regime, una produzione di 3.600 tonnellate di clinker al giorno (prodotto che serve per fare il cemento). Soluzioni che fanno dello stabilimento di Calusco una realtà di estrema avanguardia. Chi aveva almeno i calzoni corti negli anni Cinquanta ricorderà i cigli della strada perennemente imbiancati dalle polveri della vicina cementeria in via David a Bergamo. Nulla di tutto questo c'è a Calusco, non solo all'esterno del complesso, ma anche passando tra i padiglioni della fabbrica. La materia prima, i semilavorati, e il prodotto finito, infatti, entrano ed escono da un procedimento all'altro senza mai vedere la luce del sole. Ogni passaggio è rigorosamente isolato e quando – con ogni probabilità tra la fine dell'anno o gli inizi del 2004 – sarà terminato il tunnel di 10 chilometri che porterà la materia prima dalle cave di Col Pedrino a Calusco, non ci sarà soluzione di continuità tra la cava e il prodotto finito. Il viaggio del cemento inizia sotto forma delle materie prime e dei correttivi – che servono per fare il clinker – da quattro silo. La lavorazione comincia con la macina nel «mulino del crudo» quindi, dopo i processi di essicazione e miscelazione si arriva alla cottura in un forno a oltre 1.400 gradi. Alla fine si avrà il clinker (presente per il 70 per cento nel cemento). La materia viene lavorata a temperature che oscillano tra i 350 e i 1.400 gradi e l'aria calda viene recuperata per le varie fasi di produzione con un notevole risparmio energetico (ogni giorno è comunque necessaria una dozzina di autotreni di carbone per alimentare il forno). Ogni fase della lavorazione è monitorata, attraverso sofisticati computer, in una apposita sala: la stessa miscela di materie prime viene analizzata ogni due minuti. In queste settimane sono in corso le varie messe a punto in vista dell'entrata in funzione del nuovo impianto che nei prossimi mesi prenderà il posto di quello vecchio. Quando il nuovo complesso girerà a pieno regime l'Italcementi darà vita alle tradizionali giornate di «porte aperte» accogliendo i visitatori.
Alla visita è stato invitato anche Rinaldo Colleoni, sindaco di Calusco. «Sono fiducioso – ha dichiarato – che i miglioramenti a livello ambientale siano quelli previsti». E proprio sulla messa a regime dei nuovi impianti domani alle 20,30 nel municipio di Calusco si incontrerà coi sindaci di Bottanuco, Carvico, Chignolo, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Paderno, Robbiate, Solza, Sotto il Monte, Suisio, Terno d'Isola, Verderio Superiore, Verderio Inferiore e Villa d'Adda.
Mino Carrara

IL GIORNO 01 04 03

Torna la pace
sul caso rumori

PADERNO D'ADDA - Chiarimenti in tempo reale tra i sindaci di Paderno e Calusco d'Adda sulle rumorosità del nuovo impianto Italcementi costruito recentemente a Calusco.
Nelle scorse settimane Angelo Rotta, sindaco di Paderno, aveva ricevuto lettere di protesta e chiarimenti sui rumori, soprattutto notturni, provocati dal nuovo impianto.
Rotta aveva immediatamente "girato" a Rinaldo Colleoni, sindaco di Calusco, una richiesta di spiegazioni.
Al collega l'amministratore di piazza Vittoria chiedeva se «l'eccessiva emissione sonora fosse solo temporanea, conseguente cioè alla messa in esercizio e verifica dell'impianto». E, se le norme «relative all'inquinamento acustico e all'insediamento di nuove attività produttive fossero state rispettate».
L'altro ieri la risposta. Scrive il sindaco Colleoni : «Dopo aver interpellato l'Italcementi, preciso che le em issioni anomale sono temporanee, legate all'ottimizzazione delle macchine ed al completamento dei dispositivi antirumore. Dall'Italcementi ci sono stati anche segnalati ritardi nella consegna di portoni fonoisolanti e pannellature insonorizzate da installare nei reparti più rumorosi. La consegna è prevista dal 31 marzo. I lavori richiederanno un paio di mesi, con priorità per le situazioni critiche».
Sull'inquinamento acustico, il sindaco di Calusco ha spiegato che «il nostro comune è dotato di zonizzazione acustica dal 1994 e che una sua revisione è prevista entro il luglio 2003. Nella richiesta di concessione edilizia - conclude Colleoni - l'azienda ha presentato la documentazione relativa all'impatto acustico, con parere favorevole dell'Asl».
Come è noto, il nuovo impianto continua a provocare malumori, non solo a Paderno, per l'impatto visivo (è a poche centinaia di metri dall'Adda leo nardesca) e preoccupazioni per il futuro.
Alcuni cittadini di Paderno stanno monitorando i rumori. Una tabella verrà poi consegnata al sindaco e successivamente all'Arpa competente.
Sergio Perego




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