Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Wednesday, March 17, 2004

L'ECO DI BERGAMO 16 03 04

Ad aprile taglio del nastro a Nuova Calusco

Nel 2003 portato dal 71,8% al 74,75% il controllo su Ciments Français: per ora niente fusione
«Nuova Calusco» ovvero il rinnovo del principale stabilimento dell'Italcementi in provincia di Bergamo, che verrà inaugurato ufficialmente alla fine di aprile, è il principale investimento in attività produttive del gruppo degli ultimi anni. Il progetto, che comporta l'installazione di un nuovo forno con potenzialità di clinker di 3.600 tonnellate al giorno, la realizzazione di nuovi molini, un tunnel sotterraneo di collegamento tra la cava Col Pedrino di Palazzago e la cava Monte Giglio di Calusco, dove sono stati realizzati anche due depositi di premogenizzazione, ha reso Calusco lo stabilimento «gioiello» del gruppo.
Nel 2003 sono invece rallentati gli investimenti in partecipazioni, dopo le numerose acquisizioni degli anni precedenti. Nel quadro di una razionalizzazione dei settori d'attività del gruppo in Spagna, è stata anzi realizzata, nel secondo semestre del 2003, la cessione di sette centrali di calcestruzzo e di due cave di inerti, con una plusvalenza complessiva di 13,3 milioni di euro prima delle imposte.
Più significativo è invece l'aumento, già segnalato in occasione del bilancio semestrale sulla prima parte del 2003, con il quale Italcementi Spa, tramite società controllate, ha portato al 74,75% (85,1% dei diritti di voto) rispetto al precedente 71,8% (83,2% dei diritti di voto), al 31 dicembre 2002, la sua partecipazione in Ciments Français, diventata la holding capogruppo delle attività internazionali nel settore del cemento. L'incremento della quota, con l'acquisto di 1.156.742 azioni, ha comportato un investimento di 54,6 milioni di euro.
La società ha comunque ribadito in più occasioni che una fusione tra l'Italcementi e la Ciments Français non figura tra i progetti a breve.
Sempre nella prima parte dell'anno, Italcementi Spa, in esecuzione delle delibere assembleari, ha anche acquistato 880 mila azioni ordinarie proprie per un controvalore di 7,5 milioni euro, portando a 3.117.200 le azioni ordinarie proprie (1,76% del totale) a servizio dei piani di «stock option» per amministratori e dirigenti.

Thursday, March 11, 2004

Kyoto: Ora l'Italia ci faccia sapere da che parte sta

10/03/2004 17:47 LA NUOVAECOLOGIA

Il Consiglio Ue ribadirà l'impegno a rispettare gli obiettivi di Kyoto. Legambiente: "Ma le emissioni lorde di gas climalteranti nel nostro Paese hanno superato i 545 milioni di tonnellate nel 2001".
“Adesso l’Italia ci faccia capire da che parte sta”. Così Roberto della Seta, presidente di Legambiente, commenta la notizia secondo la quale il Consiglio europeo riafferma l’impegno a rispettare gli obiettivi del protocollo di Kyoto. “Siamo certamente soddisfatti – precisa Della Seta – dell’importante presa di posizione della Commissione europea. Una posizione che dovrà essere perseguita con forza anche dopo le elezioni russe quando si dovrà tornare alla carica con Mosca per ottenere la ratifica del protocollo. Ora però – conclude Della Seta – alla forza e alla coerenza della politica dell’Unione europea vorremmo che corrispondesse un atteggiamento simile da parte italiana”.
Come infatti è stato reso noto ieri nel rapporto di Legambiente, Ambiente Italia 2004, le emissioni lorde di gas climalteranti nel nostro Paese hanno superato i 545 milioni di tonnellate nel 2001. Rispetto ai 508 milioni di tonnellate del 1990 c’è quindi una crescita del 7,3% (il Regno Unito invece ha ridotto le emissioni del 12,4%, la Germania addirittura del 17,7%) che smentisce seccamente l’obiettivo che l’Italia si era dato aderendo al protocollo di Kyoto: -6,5%.






Wednesday, March 10, 2004

L'ECO DI BERGAMO 10 03 04

Scavi per 30 anni, il monte Giglio resiste
Accordo con Italcementi: la cresta collinare non si tocca, il cantiere si svilupperà in larghezza e profondità


CALUSCO D'ADDA «Abbiamo raggiunto un'intesa con la società Italcementi, firmando un protocollo d'intesa sulla cava del monte Giglio. La cresta della collina verrà salvaguardata, gli scavi continueranno ma in larghezza e profondità». Così il sindaco di Calusco d'Adda, Rinaldo Colleoni, ha informato l'intero Consiglio comunale sulla conclusione della vicenda che interessa anche i paesi limitrofi di Carvico e Villa d'Adda.
La vicenda ha avuto inizio alla fine del 2000, cioè quando il piano cave giunse a scadenza dei termini e quello rinnovato per il triennio 2000/2003 prevedeva l'allargamento della cava con l'escavazione delle creste delle cime collinari oggi ricche di vegetazione, abbassandole di ben 15 metri. Tale intervento da parte dello stabilimento dell'Italcementi avrebbe messo in mostra il cantiere della cava creando problemi di rumorosità e anche di polvere, nonché qualche tremolio nelle case per lo scoppio delle mine. In particolare questi disagi avrebbero interessato le abitazioni di Carvico e di Villa d'Adda, oggi protette da questa naturale «cresta» verde. Inoltre, la società Italcementi aveva presentato alla Regione Lombardia uno studio di impatto ambientale (Sia) che prevedeva di poter continuare lo sfruttamento della cava del monte Giglio per altri settant'anni. Seguì poi la valutazione di impatto ambientale (Via).
I tre Comuni (Calusco, Carvico e Villa d'Adda) si mossero immediatamente con un loro staff di tecnici e la Regione Lombardia ridusse a dieci anni il periodo di escavazione. Con la scadenza del triennio 2000/2003 i Comuni espressero le loro intenzioni, ovvero di far chiudere la cava dell'Italcementi entro vent'anni e di consentire l'afflusso del materiale necessario alla cementeria con le cave di Collepedrino. Inoltre, nella richiesta, si chiedeva anche di diminuire le quantità cavate per la salvaguardia ambientale.
La società Italcementi rispose che la marna del monte Giglio era indispensabile per la produzione del loro prodotto. Gli incontri avuti hanno portato a un accordo che alla fine dello scorso anno è stato sottoscritto dai tre Comuni e dalla società Italcementi per la durata di altri trent'anni. Un patto che dà il via libera all'allargamento della cava ma senza toccare i crinali della collina. Nella prima fase, della durata di 10 anni, verrà allargata la cava verso Carvico e Villa d'Adda estraendo 300.000 metri cubi l'anno, mentre nella seconda fase, della durata di vent'anni, la cava scenderà dagli attuali 300 metri sul livello del mare toccando 240 metri, cavando sempre 300.000 metri cubi l'anno. Durante queste fasi si interverrà gradualmente al ripristino ambientale delle zone non più interessate agli scavi.
Inoltre, la collinetta artificiale verso Vanzone, creatasi negli anni dagli scarti ammucchiati, e dove è nata una rigogliosa vegetazione, verrà mantenuta come «muro» di protezione tra le abitazioni e la zona di lavorazione. La domanda di diversi consiglieri, al termine dell'illustrazione da parte del sindaco di Calusco d'Adda, è stata: dopo i trent'anni la cava chiude? E Rinaldo Colleoni ha risposto: «Ci penseranno i nostri successori».
Angelo Monzani

Friday, March 05, 2004

MERATEONLINE 01 03 04


Paderno: ``Vivere la piazza`` ha scelto Valter Motta come candidato sindaco






Prima candidatura ufficiale, a Paderno d’Adda, per le elezioni amministrative del 12 e 13 giugno. L’assessore al bilancio e all’ecologia Valter Motta sarà infatti il candidato sindaco di “Vivere la piazza”, lista civica di centro-sinistra, dal 1995 al governo del paese. Accogliendo la proposta avanzata da Angelo Colombo, capogruppo in consiglio comunale, dopo aver ringraziato Angelo Rotta, sindaco uscente per il lavoro di due legislature, l’assemblea dei sostenitori di “Vivere la Piazza” ha deciso di candidare Motta.

Nato a Paderno dove tuttora risiede, 37 anni, celibe, l’amministratore di piazza Vittoria lavora in una grande società internazionale del settore elettronico.
Consigliere comunale nella legislatura 1994-1999, costretto alle dimissioni per un incarico biennale di lavoro all’estero, in questa legislatura (1999-2004) è stato, con Annarosa Panzeri, al fianco di Rotta. Due le sue deleghe. Bilancio, che i chiari di luna e i tagli del governo hanno reso sempre più problematico. Ecologia, con un grande impegno nell’opposizione al pozzo per la ricerca del petrolio che l’Eni vorrebbe installare in via Festini, raccolta differenziata (per la quale, per i risultati raggiunti, il comune di Paderno è stato premiato dalla Silea con 5mila euro) problematiche legate al nuovo forno dell’Italcementi. “Se dovessimo vincere le elezioni, è con senso di responsabilità, e qualche preoccupazione, che guardo al futuro. Quella del sindaco è attività che richiede ormai una presenza continua. Vogliamo costruire una squadra coesa, ma che sappia decentrare le responsabilità. Che sappia farsi carico insieme dei problemi da risolvere”.

Saturday, February 28, 2004

UE|L'iniziativa della Commissione e dell'agenzia per l'ambiente

Inquinamento ai raggi X


Bruxelles Bruxelles lancia il primo registro europeo delle emissioni, che punta il dito su circa diecimila grandi impianti industriali. Grazie a internet sarà uno strumento in mano al popolo inquinato

VEDI LINK EPER per CALUSCO impianto Italcementi



Manternere l'inquinamento sotto stretta sorveglianza. E' questo lo scopo principale dell'Eper, il registro europeo sulle emissioni inquinanti varato dalla Commissione europea e dall'agenzia per l'ambiente. Sono già disponibili sul web i dati relativi alle emissioni inquinanti di circa 10mila grandi impianti industriali. In questo modo anche il singolo cittadino che sa destreggiarsi su internet, potrà esercitare il diritto di sapere, per esempio, la quantità di inquinamento prodotto dalla centrale o dalla raffineria che sorge nel territorio dove vive oppure potrà fare un paragone con altre regioni d'Europa. Le imprese, al tempo stesso, potranno verificare cosa fanno i loro concorrenti o chi realizza le stesse produzioni in altri paesi.

Per Bruxelles la carta d'identità sarà molto importante anche per le autorità locali e i responsabili politici che potranno disporre di una solida banca dati per poter scegliere la soluzione più appropriata per ridurre l'inquinamento industriale. Il registro riesce a fornire informazioni complessivamente su circa 50 diversi inquinanti (per l'Italia ne prende in considerazione 46). Per esempio, spiega una nota della Commissione, rivela che 3.029 aziende suinicole e avicole sono responsabili di circa il 78% delle emissioni atmosferiche di ammoniaca. Il mercurio - sostanza pericolosa ''primaria" secondo una direttiva Ue -è riversato nelle acque principalmente dalle imprese chimiche (53%), ma anche dalle industrie metallurgiche (17%) e da quelle di pasta e carta (7%).

"Tutti i cittadini - ha affermato il commissario Ue all'ambiente Margot Wallstrom - hanno il diritto di sapere fino a che punto il loro ambiente è veramente inquinato perche' questo interessa direttamente la loro salute e la loro qualità della vita. Il nuovo registro permette quindi di poter confrontare l'atteggiamento ecologico delle diverse industrie nelle diverse città e regioni. "Grazie a queste conoscenze, ha proseguito il commissario, i cittadini possono così esercitare una pressione sui politicì' e le imprese, da parte loro, possono utilizzare le informazioni ricevute partecipando in modo migliore alla protezione dell'ambiente.

Entro la prossima estate la Commissione pubblicherà un rapporto nel quale saranno anche esaminati e valutati pertinenza e qualità dei dati comunicati dagli stati membri, che dovranno aggiornare i dati ogni tre anni: tutto questo per migliorare, sviluppare e attualizzare il registro su web che presto sarà tradotto in ciascuna delle lingue europee. Ma in futuro Eper sarà in grado di dare ulteriori informazioni come, ad esempio, su quello che le industrie fanno dei loro rifiuti.

26 febbraio 2004

Tuesday, February 17, 2004

L'ECO DI BERGAMO 15 02 04

Nuovo cementificio, inquinanti in calo

I dati Italcementi: polveri -70%, biossido di zolfo -97%, ossidi di azoto -53%

CALUSCO «I nuovi impianti Italcementi hanno consentito di diminuire l'emissione nell'atmosfera di elementi inquinanti». È quanto ha affermato, dati alla mano, Stefano Gardi, responsabile per l'ambiente del gruppo Italcementi, nel corso dell'assemblea pubblica che venerdì si è tenuta a Calusco d'Adda.
In occasione dell'incontro, organizzato dall'Amministrazione comunale in collaborazione con il gruppo Italcementi, sono stati comunicati i primi dati sull'impatto ambientale dei nuovi impianti produttivi del cementificio.
«Se ci riferiamo ai dati annuali del 2003 - ha affermato Gardi - e li confrontiamo con la media dei dati annuali del triennio 2000-2002 dei vecchi impianti, osserviamo che il livello delle polveri emesse è diminuito del 70%, quello del biossido di zolfo (SO2) del 97% e quello degli ossidi di azoto del 53%. Il nuovo forno è monitorato in modo continuo da uno strumento automatico e i dati giornalieri sono a disposizione dei cittadini sul sito web www.isolaonline.net».
I dati rilevati sono stati confermati da Giacomo Gallinari, dirigente dell'Arpa di Bergamo, che ha parlato «di netti miglioramenti per la riduzione dell'emissione delle polveri».
«Questo non deve essere un punto di arrivo - ha commentato Rinaldo Colleoni, sindaco di Calusco -, ma una tappa verso un progressivo miglioramento. La costruzione dei nuovi impianti, non solo ha ridotto le emissioni inquinanti, ma ha spostato a sud il baricentro del cementificio, allontanandolo dal centro del paese».
«Le macchine del vecchio impianto produttivo - ha dichiarato Gardi - sono state completamente sostituite da nuove versioni tecnologicamente all'avanguardia. È in corso anche la realizzazione di un tunnel sotterraneo che collegherà Colle Pedrino con la cava sul Monte Giglio: questo ci permetterà di eliminare le teleferiche e gli autotreni attualmente usati per il trasporto del materiale, riducendo l'impatto ambientale e migliorando la viabilità».
Nel corso dell'assemblea pubblica sono stati presentati anche i risultati della campagna di rilevamento della qualità dell'aria, realizzata da Italcementi, che ha coinvolto, oltre a Calusco d'Adda, 15 comuni limitrofi. La campagna di rilevamenti si è articolata in due fasi, ad agosto e ottobre 2003, della durata di una settimana ciascuna. A Calusco è stata impiegata una stazione mobile che in autunno ha rilevato 5 superamenti della soglia di attenzione per il Pm10 (polveri sottili). «C'è da precisare - ha spiegato Gardi - che la qualità dell'aria non dipende solo dalle emissioni in atmosfera del cementificio, ma da diverse cause, tra cui il traffico veicolare».
Nel dibattito seguito alla presentazione dei dati sono state avanzate lamentele per i rumori. In particolare sono stati segnalati disagi in zona Montello, dove nelle scorse settimane gli abitanti, oltre a un rumore eccessivo, hanno lamentato anche una elevata presenza di polvere.
«Il rumore e la polvere - ha precisato il sindaco Colleoni - non sono legate all'attività del cementificio, ma provengono dal cantiere che sta realizzando il tunnel sotterraneo. Il giorno 12 ho fatto io stesso un sopralluogo: il problema della polvere, entro dieci giorni verrà risolto con l'installazione di un sistema di nebulizzazione più efficace di quello sinora utilizzato. Invece il rumore di fondo, causato dalla ventola di aerazione del tunnel, sarà eliminato entro un mese grazie a un pannello insonorizzatore. Momentaneamente comunque il rumore è stato ridotto con la diminuzione della velocità della ventola».
Matteo Sala

Monday, February 16, 2004

L'ECO DI BERGAMO 16 02 04

L'Isola punta sul verde: stop al cemento

I Comuni: giungono in cantiere le vecchie scelte, ma i nuovi prg limitano le concessioni

Una panoramica di Terno: il prg punta a tutelare il verde
ISOLA Zona agricola fino a sessant'anni fa e successivamente interessata da un fortissimo sviluppo industriale, l'Isola è considerata una delle aree della Bergamasca dove gli interventi di edificazione si verificano con maggiore intensità. Oggi questo territorio, novanta chilometri quadrati suddivisi in 21 comuni, attraversa una fase di transizione: a piani di zonizzazione che favoriscono l'incremento di insediamenti residenziali e industriali si affiancano politiche urbanistiche studiate in rispetto dell'ambiente. Insomma, nell'Isola è tuttora in atto un processo di cementificazione, oppure si fanno strada regole che impongono il rispetto della natura e del paesaggio?
Comincia oggi un viaggio sul territorio, per evidenziare luci e ombre di una situazione molto variegata. Terno d'Isola , paese con una popolazione che sfiora i 5 mila abitanti, recentemente ha visto la superficie destinata alle attività produttive aumentare di quasi 40 mila metri quadrati. È l'assessore all'Urbanistica Barbara Consonni, della lista civica «Terno spazio aperto», a spiegare come un giudizio sulla decisione presa dall'Amministrazione non possa essere formulato senza tenere conto del contesto nel quale la scelta si inserisce: «Siamo stati accusati di aver dato il via a una vera cementificazione, ma non è così. La situazione è complessa. Dal 2000 a oggi sono stati attuati tre interventi di rilievo dal punto di vista dell'incremento delle zone per attività produttive: il primo, che riguarda 17 mila 500 metri quadrati a nord del paese, è legato alla creazione di un parco pubblico. Quell'area è infatti parte di 250 mila metri quadrati di terreno non edificabile che il Comune ha comperato dalla ditta Fbm per crearvi uno spazio verde. Per finanziare l'opera, l'Amministrazione ha portato una piccola porzione dell'area a diventare edificabile. Altri 17 mila metri quadrati sono stati adibiti a insediamenti industriali, ma già in precedenza erano riservati all'edilizia residenziale. L'ultimo intervento riguarda via Castagnate, dove la destinazione di un terreno di 10 mila metri quadrati è passata da agricola ad artigianale: questo perché il privato interessato in cambio creerà gratuitamente per il Comune la piazzola ecologica».
«Si deve tenere presente – sottolinea Consonni – che negli anni Novanta erano stati eliminati forzatamente 100 mila metri quadrati di terreno destinato a edilizia industriale: a fronte di un'esigenza che si fa sentire, siamo riusciti a limitare le concessioni a soli 40 mila metri quadrati». L'Amministrazione guidata dal sindaco Santo Consonni ha approvato a dicembre un nuovo piano regolatore: «Nel nuovo prg sono stati inseriti interventi a tutela dell'ambiente, come l'estensione delle fasce protette nell'area alle pendici del monte Canto. Anche per l'edilizia residenziale in passato ci sono state mosse delle critiche, ma vorrei far notare che, a fronte di 45 varianti al vecchio piano approvate dal 2000, è stimato un aumento di soli 350 abitanti. Meno di un quinto di quanto avvenuto nel quinquennio precedente».
Incremento molto più consistente quello previsto dall'Amministrazione di Bonate Sotto che, con il prg approvato nel 1999, conta di creare abitazioni per seimila nuovi residenti. «Lo sviluppo industriale è stato contenuto, una nuova area di 14 mila metri quadrati per attività artigianali è stata individuata al confine con Chignolo – spiega il responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune Alfredo Alessio –. All'edilizia residenziale sono stati invece destinati ampi spazi, nessuno dei quali si spinge oltre al torrente Lesina, zona in cui esistono vincoli ambientali. I piani di lottizzazione in cui l'intervento è suddiviso sono 25, per ora ne sono stati attuati nove». Anche a Calusco , che oggi conta poco più di settemila abitanti, con i piani di lottizzazione delle località Capora (volumetria 103 mila metri cubi) e monte Giglio (in fase di studio e con una superficie di 80 mila metri quadrati), potrebbero giungere in paese oltre mille nuovi abitanti.
«L'area in località Capora era individuata nel vecchio prg: l'incremento è sostanzioso, ma si tratta di uno degli interventi più rilevanti dal 1985 a oggi»: spiega il sindaco Rinaldo Colleoni (lista «Linea comune»). Per quanto riguarda l'edificabilità produttiva, nel prg è individuata un'area di circa 100 mila metri quadrati in località Brughiera, al confine con Terno. «La zonizzazione è legata a un prg del 1985 – aggiunge Colleoni –. È importante specificare che oggi è in fase di studio un nuovo piano, dove l'espansione edilizia è controllata e limitata: non ci sono concessioni oltre a quelle fatte negli anni scorsi. Punteremo sulla riqualificazione e sulla tutela dell'ambiente».
Anna Gandolfi
L'ECO DI BERGAMO 16 02 04

Trasporto merci, serve una nuova ferrovia»

ISOLA Il grande trasporto delle merci dall'ovest all'est dell'Italia non può passare tutto sulla linea ferroviaria pedemontana già esistente, la linea che da Seregno conduce a Carnate, Bergamo, Rovato e Brescia. Lo afferma il Comitato dell'Isola che lancia una nuova proposta. Dice Alessandro Previtali, esponente del comitato ed esperto di questioni viabilistiche: «In un primo tempo avevamo pensato che la linea esistente, raddoppiata e interamente elettrificata, avrebbe potuto egregiamente servire il trasporto merci est-ovest senza bisogno di altre costruzioni, di nuove linee. Ma l'analisi del traffico merci che verrà a crearsi su quella direttrice nei prossimi anni ha messo in chiaro che la sola Seregno-Carnate-Bergamo-Rovato non sarebbe sufficiente». Non sarebbe sufficiente perché dal 2012 dalla Svizzera e dalla Germania tutte le merci arriveranno solamente per ferrovia, nessun tir, nessun autocarro percorrerà i valichi. Una soluzione ecologica, lungimirante per cui il nostro Paese non è ancora attrezzato. Continua Previtali: «Dal Gottardo e dal Sempione le merci non dovranno più arrivare a Milano. Esiste attualmente un progetto Gronda Est della ferrovia, una nuova linea da Seregno, tagliando tutta l'Isola, arriverebbe a Levate. A Levate verrebbe istradata sulla Bergamo-Treviglio per poi confluire nella linea ad alta capacità Milano-Brescia-Venezia».
Ma il Comitato dell'Isola sostiene che non si tratta di una buona idea. Per almeno due ragioni. La prima è che la nuova ferrovia andrebbe parallela alla nuova Pedemontana la cui costruzione è fortemente criticata. Spiega Alessandro Previtali: «La nuova Pedemontana, almeno nel suo tratto bergamasco (da Vimercate a Brembate) non serve più, avrebbe flussi di traffico minimi. E un costo esorbitante perché, fra l'altro, prevede la costruzione di un ponte di ben 1.600 metri sull'Adda, sotto Bottanuco. La Pedemontana è superata a causa della nuova Brebemi, della nuova tangenziale est esterna di Milano, della quarta corsia sulla A4». La seconda ragione negativa riguarda l'immissione sulla Bergamo-Treviglio: quei dieci chilometri di ferrovia, già molto frequentati, collasserebbero. Quelli del Comitato dell'Isola hanno pronta una soluzione che rispetterebbe il loro territorio, dimezzerebbe i costi e i chilometri. L'uovo di Colombo. Dicono: «Le merci provenienti da Svizzera e Germania dovrebbero seguire il vecchio tracciato ferroviario, riqualificato, fino a Seregno-Lesmo. Da qui andrebbe costruito un tratto nuovo di ferrovia che scenderebbe fino a tagliare l'autostrada A51 nei pressi di Agrate. Da quel punto i binari dovrebbero seguire la nuova tangenziale est esterna fino a incrociare la linea ferroviaria ad alta capacità Milano-Venezia all'altezza di Melzo. Questa soluzione prevede una nuova costruzione di circa 25 chilometri contro i 50 chilometri dell'altro progetto. I costi sarebbero più che dimezzati perché non sono necessarie infrastrutture faraoniche».
E, allo stesso tempo, il Comitato insiste per la riqualificazione della Seregno-Carnate-Bergamo-Rovato che comunque dovrà servire sia ai viaggiatori sia alle merci che arrivano in tutta questa zona. Per questa ragione il Comitato ribadisce l'importanza del nuovo ponte sull'Adda e della creazione di un centro intermodale, di un piccolo interporto al confine fra Terno e Calusco. Conclude Previtali: «È una questione di razionalità, di risparmio, alla fine anche di tutela dell'ambiente. Il centro di scambio, ben organizzato, fra ferrovia e trasporto su gomma è necessario. Anche per risparmiare viaggi, attese, intasamenti di vie, sprechi di carburante».
Paolo Aresi

Monday, February 09, 2004

L'ECO DI BERGAMO 08 02 04

E anche a Villa di Serio cresce il fronte del «no»

VILLA DI SERIO Legambiente affila le unghie contro il progetto di ristrutturazione della centrale termoelettrica Italgen (la società del settore energetico che fa capo all'Italcementi) e di realizzazione di un nuovo metanodotto che attraverserà per 40 chilometri il territorio lombardo da Cremona alla Bergamasca, fino a Villa di Serio.
Al progetto è favorevole l'Amministrazione comunale guidata dalla lista «Villaperta» (contraria, invece, la minoranza «Casa delle libertà - Insieme per Villa di Serio»), che ha già approvato una convenzione con la società dell'Italcementi.
Legambiente, invece, continua a fare la voce grossa contro un progetto «che danneggerà la salute di tutti i cittadini della zona», come ha evidenziato Fausto Amorino, presidente di Legambiente di Bergamo nel corso di un'assemblea pubblica organizzata nel municipio di Villa di Serio dal coordinamento provinciale di Bergamo dell'associazione ambientalista.
L'impianto per la produzione di energia elettrica – secondo quanto stabilito nella convenzione – utilizzerà come combustibile solamente gas metano invece degli oli combustibili e, secondo le previsioni, avrà una potenza di 190 megawatt. «Il danno sarebbe considerevole – ha dichiarato Maurizio Trupiano, consigliere nazionale di Legambiente – perché con questo impianto sarebbe messa a repentaglio la salute dei cittadini. Ma il problema è anche un altro: l'Asl e l'Arpa non hanno mostrato i dati che certifichino i livelli delle emissioni attuali e, se questo non avverrà, procederemo con un esposto alla magistratura. Inoltre, confidiamo ancora nella Regione che si era espressa a sfavore di centrali di queste dimensioni su di un territorio già definito come area critica».
All'assemblea ha partecipato anche Daniele Belotti, consigliere regionale della Lega Nord, che ha espresso la sua contrarietà al progetto: «Questa è un'impresa difficile e in questa direzione è importante la compattezza tra le diverse parti politiche. È necessario sensibilizzare anche i Comuni contrari affinché rafforzino le loro posizioni». Anche Moris Lorenzi, funzionario dell'ufficio valutazione di impatto ambientale della Provincia, ha manifestato «un parere negativo sul metanodotto». Negativo pure l'orientamento espresso da Giovanni Morlotti, presidente della Comunità montana, intervenuto al dibattito di Legambiente.
In merito alle considerazione emerse nell'assemblea pubblica la società Italgen ha preferito non rilasciare dichiarazioni. L'azienda in passato aveva comunque già più volte ribadito che si tratta di un ammodernamento degli impianti, con sistemi di produzione dell'energia in linea con la migliore tecnologia oggi esistente. Aveva anche fornito garanzie sulla compatibilità ambientale, precisando che verrà dimezzata l'area del complesso attuale.
Monica Armeli
L'ECO DI BERGAMO 08 02 04

Inquinamento, assemblea a Calusco

Da ormai sette mesi il nuovo enorme forno di cottura dell'Italcementi di Calusco d'Adda è a pieno regime, con la conseguente messa fuori servizio dei quattro vecchi forni. È tempo, quindi, di un primo bilancio, in particolare dal punto di vista ambientale, per verificare se effettivamente l'inquinamento atmosferico si è ridotto, grazie al nuovo e moderno impianto, che ha suscitato non poche polemiche per il suo impatto visivo: la «torre» è, infatti, alta ben 103 metri. A questo scopo, venerdì alle 20,45 l'Amministrazione comunale di Calusco ha indetto un'assemblea pubblica, nella sala civica «S. Fedele», per illustrare alla cittadinanza i buoni risultati ottenuti in termini di riduzione di emissioni inquinanti in atmosfera. Alla serata prenderanno parte anche rappresentati dell'Italcementi e dell'Arpa.

Friday, February 06, 2004

LA PROVINCIA DI LECCO 05 02 04

paderno
l’annuncio sarà dato in un’assemblea - previsti interventi contro i rumori
«italcementi, le emissioni sono a norma»



paderno (l. pe) l’entità sulle emissioni dell’italcementi, che da tempo preoccupa i padernesi e le associazioni ambientaliste del meratese , sarà resa nota in un’ assemblea pubblica che si svolgerà a calusco d’adda il 13 febbraio, alle 20.45 nel centro civico san fedele. rappresentanti della cementeria e dell’arpa saranno presenti per fornire i dati in loro possesso e cercare di rassicurare la popolazione, che a volte vede uscire lunghe colonne di fumo dalle nuove torri della parte meridionale dell’area dell’impianto. il sindaco di calusco rinaldo colleoni aveva annunciato tempo fa la convocazione della riunione, dopo che a dicembre si era svolto un incontro a porte chiuse a cui erano stati invitati a partecipare gli amministratori di paderno, robbiate, imbersago, verderio, merate, vale a dire di quei comuni dove è stata eseguita la rilevazione con le centraline mobili. in quell’occasione era è emerso un quadro rassicurante dal punto di vista delle emissioni di polveri e fumi, un po’ meno per i rumori. e sono questi a disturbare di più, al momento, i padernesi. dopo l’assemblea partirà una nuova campagna di monitoraggio e proprio a febbraio sono in calendario una serie di manutenzioni all’impianto che dovrebbero eliminare in parte i rumori che si avvertono, soprattutto di notte. le emissioni, dicono gli amministratori, risulterebbero nei limiti di legge per le emissioni di polveri e sostanze chimiche, comunque inferiori alla situazione antecedente l’apertura della torre, il 1° giugno dell’anno scorso. l’italcementi ha ancora 137 «camini», ossia fonti di emissione che ogni ora disperdono in atmosfera 280 kg di polveri di azoto, 5.7 kg di biossido di zolfo e 7,6 kg di altre particelle. in un anno si tratta di 2.569 tonnellate che viaggiano nel cielo della lombardia e si posano anche a paderno, merate, robbiate, verderio: in precedenza l’emissione annua ammontava a 6.128 tonnellate, quindi il camino alto 120 metri ha dato buoni risultati. vi si sono verificate alcune fughe, il 12 luglio, il 5 agosto, ed un’altra nelle scorse settimane. all’impianto nuovo arrivano condotte che portano il clinker, una polvere composta da farine animali e minerali. viene prodotta dopo la macinazione e la cottura del «crudo» assieme al petcoke ed alle farine ad una temperatura che si avvicina ai 1.400 gradi. nel nuovo impianto di calusco vengono prodotte 3.600 tonnellate di cemento e le emissioni in atmosfera sono di circa 120mila metri cubi di gas e polveri alla temperatura di 100 gradi.
Ue : Cartello cemento, sì all'ammenda milionaria
La Corte di giustizia ha confermato l'esistenza di un cartello nel settore europeo del cemento...

La Corte di giustizia ha confermato l'esistenza di un cartello nel settore europeo del cemento, lasciando quasi invariate le ammende inflitte dalla Commissione.

Coinvolte anche le imprese italiane Buzzi Unicem Spa e Italcementi-Fabbriche Riunite cui toccherà pagare multe milionarie.

Articolo e sentenza della Corte di giustizia europea 7.1.2004 su Kataweb
Pubblicato il 2004/1/27 21:07:12

Thursday, February 05, 2004

L'ECO DI BERGAMO 04 02 04

La crescita di Italcementi batte l'euro

Nel 2003 ricavi saliti dello 0,5% a 4,28 miliardi (più 3,6% a parità di cambi)
Ancora un record di fatturato, nonostante il «caro euro», per Italcementi Group, che nel 2003 ha registrato ricavi per 4.285 milioni di euro, in crescita dello 0,5% (più 3,6% a parità di perimetro e cambi) sul 2002: nel quarto trimestre la crescita dei ricavi è stato dello 0,8% a 1.043 milioni, per il contributo positivo del settore calcestruzzo.
Per la controllata Ciments Français, alla quale fanno capo le controllate estere, il fatturato è sceso dell'1,1% a 2.898 milioni di euro (più 3,4% a parità di perimetro e tasso di cambio).
In base ai dati esaminati ieri dal Consiglio d'amministrazione - che ha cooptato Federico Falck (entrato a fare parte anche del Comitato per il controllo interno), presidente dell'omonimo gruppo, in sostituzione del fratello Alberto, scomparso a novembre - i volumi venduti di cemento e clinker sono aumentati del 2,1% (più 1,6% a perimetro omogeneo) a 45,6 milioni di tonnellate, quelli di calcestruzzo dell'8,3% (9,7% a perimetro omogeneo) a 20,9 milioni di metri cubi, mentre nel settore degli inerti i volumi venduti sono scesi dell'1,1% (meno 0,9% a perimetro omogeneo) a 54,9 milioni di tonnellate.
Nel 2003 i ricavi nel settore cemento e clinker sono scesi del 2,3% (più 2,1% a parità di perimetro e di cambi) a 2.594 milioni di euro, per effetto del rafforzamento del cambio. In crescita del 6,4% (più 7% a parità di perimetro e di cambi), i ricavi per calcestruzzo e inerti, a 1.492 milioni, mentre nel settore attività diverse il fatturato è sceso del 2,4% (meno 0,5% a parità di perimetro e di cambi) a 199 milioni.
Sulla base dell'andamento dei dati preliminari - quelli definitivi saranno esaminati il 12 marzo - il margine operativo lordo è previsto in calo per gli effetti negativi del rafforzamento dell'euro; tuttavia, tenuto conto «delle positive componenti straordinarie anche di natura fiscale e del venir meno dei significativi vantaggi dovuti all'applicazione della Legge Tremonti», secondo il Consiglio «i risultati del 2003 si dovrebbero attestare al buon livello dell'esercizio precedente», che si era chiuso con un utile di 274 milioni.

Saturday, January 24, 2004

LA PROVINCIA DI LECCO 23 01 04

Paderno
Sindaci delusi: senza risultati l’assemblea organizzata per chiedere un aiuto economicoPonte, niente soldi dagli imprenditori
Nessuna offerta concreta di contributi per l’illuminazione

Il ponte San Michele Il progetto di illuminazione non trova sponsor: solo generiche promesse dagli imprenditori

PADERNO (l. pe) Tirchi no, poco propensi a contribuire nemmeno, ma comunque attenti a dove finiscono i propri soldi. Così sono gli imprenditori lecchesi e bergamaschi. Ne ha avuto una riprova il sindaco di Paderno Angelo Rotta , che ha chiamato a raccolta titolari di aziende produttive e commerciali della zona presso Cascina Maria per illustrare il progetto di illuminazione del ponte San Michele e chiedere il loro aiuto economico. La risposta non è stata negativa, ma comunque neppure incoraggiante: «Tiepida», la definisce il sindaco, che aveva al suo fianco il collega di Calusco d’Adda, Rinaldo Colleoni , la sera di venerdì scorso. Il progetto costa 270mila euro e la metà arriverà dalla Regione Lombardia che ha varato un master-plan per il recupero dei Navigli dell’Adda - dalla sorgente al Po - e dell’intera pianura lombarda. Centotrentacinquemila euro su cui il sindaco ha avuto ampie rassicurazioni dai funzionari regionali, l’opera rientra a pieno titolo fra quelle finanziabili attraverso l’accordo quadro. Ma il resto è ancora un rebus: «Nessuno ha detto esplicitamente di no, ma la reazione è stata tiepida e la partecipazione non particolarmente ampia». Sono stati soprattutto gli imprenditori bergamaschi a latitare, nessuno di loro era presente: o l’azione persuasiva del collega caluschese non è stata sufficientemente incisiva o la sensibilità sull’altra sponda del fiume è inferiore. Questo però non scoraggia Rotta, che ha deciso di «cercare altre strade. Le troveremo, ne sono sicuro», aggiunge con l’ottimismo della volontà. La giunta padernese aveva inserito nel bilancio 2003 uno stanziamento di 200.000 euro per questo progetto, anche se il sindaco lo riteneva «virtuale» perché non vuole che le spese gravino sulla finanza pubblica. Il progetto, in linea con le norme anti inquinamento luminoso, prevede un’illuminazione azzurra e verde delle arcate, per inserirle nel contesto cromatico circostante: cielo, alberi e fiume. Le linee guida prevedono l’indirizzamento del flusso luminoso verso l’alto, passività ambientale dell’impianto e risparmio energetico. La strada sarà illuminata con 62 lampioni a due lampade al sodio alta pressione da 70 watt; altri ottanta fari da 54 watt cadauno inonderanno di luce la galleria ferroviaria, lungo l’arcata del ponte ce ne saranno 60 mentre i piloni saranno illuminati da 18 fari a fascio stretto, con lampade alogene da 150 watt. la scheda • La storia Il ponte fu costruito in 18 mesi tra il 1887 e il 1889, dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano, su progetto di Giulio Rothlisberger. Inaugurato il 10 giugno 1889, è lungo 266 metri, l’arco ha una corda di 150 metri, è alto 82 metri. • I materiali Furono circa centomila i chiodi impiegati per fissare le travi l’una all’altra e il collaudo venne fatto con un treno di quasi 250 tonnellate, mentre sulla strada sovrastante venne messo un peso di circa 437 tonnellate. Venne utilizzata un’armatura in legno per sostenere la struttura metallica assemblata in loco, poggiata su spalle in muratura. • L’impianto attuale Risale al 1989 quando si festeggiò il centenario della struttura, venne inaugurato alla presenza dell’allora Ministro ai Trasporti Giorgio Santuz. Ora è praticamente inutilizzabile a causa delle vibrazioni di treni e camioni. • Il futuro Il ponte diventerà probabilmente pedonale a seguito della realizzazione della gronda ferroviaria Seregno-Bergamo. Il tracciato ferroviario attuale resterebbe ma solo come passaggio ciclopedonale protetto.

LA NUOVAECOLOGIA 23 01 04

RIFIUTI|Wallstrom: I ritardi espongono la popolazione a rischi gravi

Inceneritori, procedura Ue contro l'Italia


Il nostro paese non ha applicato la direttiva che ha lo scopo di prevenire o limitare gli effetti nefasti dell'incenerimento sull'ambiente e sulla salute umana


L'Italia è stata deferita alla Corte di giustizia europea dalla Commissione Ue per il mancato rispetto della legislazione comunitaria sul miglioramento della qualità dell'aria. Analoga misura è stata presa contro altri otto Stati membri. L'azione contro l'Italia riguarda in particolare la direttiva sull'incenerimento dei rifiuti, del 4 dicembre del 2000, che ha per obiettivo di prevenire o limitare gli effetti nefasti dell'incenerimento dei rifiuti sull'ambiente e i rischi che possono derivare alla salute umana.

L'Italia, insieme al Belgio, alla Grecia e al Portogallo, non ha ancora adeguato la legislazione nazionale alle norme comunitarie, nonostante la scadenza fosse il 28 dicembre del 2002. Per l'installazione degli inceneritori, la direttiva impone condizioni di utilizzo e esigenze tecniche molto strette e fissa anche dei valori limiti di emissione. Anche l'Olanda è entrata nel mirino di Bruxelles, ricevendo un ultimo avviso, in quanto la legislazione olandese sugli inceneritori è ritenuta ancora incompleta.

Chiedo agli Stati membri di accelerare l'attuazione della legislazione sulla qualità dell'aria», ha detto la commissaria Ue all'ambiente Margot Wallstrom. «I ritardi espongono la popolazione ad un rischio accresciuto di soffrire di problemi di
salute legati alla cattiva qualità dell'aria».

23 gennaio 2004


Wednesday, January 21, 2004

MERATEONLINE 20 01 04

Il costo del progetto si aggira sui 270mila euro



Paderno: sponsor cercasi per illuminare il S. Michele
Ma sino ad ora in pochi hanno risposto all’appello




L’opera dovrebbe essere finanziata
in parte da privati e in parte da imprenditori della zona







A.A.A. sponsor cercasi per illuminare il ponte San Michele. Il sindaco di Paderno Angelo Rotta non ha infatti intenzione di utilizzare i soldi delle casse municipali per realizzare l’ambizioso progetto che costa circa 270mila euro, Iva compresa. L’obiettivo è dunque quello di coinvolgere nell’iniziativa soggetti privati che dovrebbero coprire la metà delle spese previste. Il restante 50 per cento potrebbe invece arrivare direttamente dalla Regione Lombardia nell’ambito della rivalutazione degli antichi navigli. Proprio per convincere gli imprenditori della bontà dell’idea venerdì sera lo stesso primo cittadino, insieme al collega di Calusco d’Adda Rinaldo Colleoni, ha incontrato in Cascina Maria alcuni titolari di attività commerciali ed industriali della zona. All’appello in realtà sino ad ora non hanno risposto in molti. A disertare l’appuntamento sono stati soprattutto gli operatori economici della sponda bergamasca dell’Adda.
Rotta non si è comunque lasciato scoraggiare e il suo lavoro per coinvolgere sponsor prosegue, tanto che ha già annunciato che presto convocherà una conferenza stampa aperta a tutti per illustrare nel dettaglio i progetti e rendere pubblici i nomi dei sostenitori.
” Ritengo che l’Amministrazione comunale debba avere altre priorità nell’investire il denaro pubblico – ha spiegato – L’iniziativa è comunque valida e meritoria e in caso di necessità non ci tireremo indietro. E’ però impensabile che un simile costo ricada solo sulle finanze locali. Per questo confidiamo anche nell’aiuto del Pirellone. Il ponte San Michele rappresenta molto per il nostro territorio ed è anche uno dei migliori esempi di archeologia industriale europea”.








I disegni per il rifacimento dell’illuminazione del ponte di Paderno, in modo da adeguarla alle nuove normative in materia di inquinamento luminoso, è stato compilato dai tecnici del gruppo So.le di Enel Spa. Il nuovo progetto luce verrà realizzato attraverso ottime prestazioni fotometriche degli apparati di illuminazione, utilizzando sorgenti in funzione delle caratteristiche del materiale e delle sfumature cromatiche della struttura. Il flusso luminoso sarà contenuto e disperso verso la volta celeste, con assenza di abbagliamento, reversibilità e completa passività ambientale dell`impianto, ottenendo nel contempo anche un notevole risparmio energetico. Per l`illuminazione dell`asse viario è previsto l`utilizzo di sessantadue apparecchi con due lampade al sodio alta pressione da 70 Watt; un’ottantina di analoghi corpi illuminanti, ma con lampada fluorescente lineare da 54 Watt, saranno utilizzati per l`interno della galleria ferroviaria mentre nell`arco del ponte ne saranno installati una sessantina. 18 proiettori a fascio circolare stretto con lampade alogene da 150 Watt serviranno invece per l`illuminazione dei piloni. La gestione flessibile degli eventi luminosi sarà garantita da un programma da accensioni separate, al fine di consentire un utilizzo diversificato dell`impianto, pianificandone gli spegnimenti parziali. La potenza totale di installazione è stimata in 9,5 Kilowatt per l`illuminazione funzionale e 11,8 Kilowatt per l`illuminazione architettonica.
Il ponte San Michele fu costruito in un tempo record di 18 mesi, tra il 1887 e il 1889, dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano, su progetto dell`ingegner Giulio Rothlisberger, capo del servizio tecnico. L`inaugurazione avvenne il 10 giugno 1889. Nove pile metalliche sostengono il ponte, lungo 266 metri, il grande arco ha una corda di 150 metri; l`altezza è di circa 82 metri. L’opera, che appartiene alla Rete Ferroviaria, è contemporanea alla Torre Eifel a cui si è ispirato il progettista. Proprio per questo motivo di recente una comitiva di esperti giapponesi diretti a Parigi ha voluto fare tappa anche sulle sponde dell’Adda.








Il primo obiettivo della costruzione di un ponte a Paderno d`Adda fu il miglioramento e lo snellimento del traffico commerciale, che fino ad allora gravava completamente sui trasporti fluviali.Il fiume non era più sufficiente a smaltire il continuo traffico di prodotti finíti e il "tappo" del Naviglio creava non poche difficoltà.La necessità di attraversare l`Adda a nord si faceva quindi sempre più pressante.Fu scelto il progetto studiato dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano (specializzata in travi metalliche),sia perchè corrispondeva tecnicamente alle condizioni richieste, sia perchè comportava la minima spesa e poteva essere realizzato in tempi inferiori rispetto a quelli previsti per altri progetti.Il progettista fu lo svizzero Roethlísberger che perfezionò la "teoria dell`ellisse di " elasticità", teoria che venne sempre utilizzata nella progettazione dei ponti fino al secondo decennio del nostro secolo.Lavorando come Direttore Tecnico delle Officine di Savigliano progettò numerosi altri ponti all`estero e in Italia, come quello di Trezzo.Si iniziarono i lavori del ponte con la costruzione delle due spalle in muratura, con pietra di Moltrasio portata con barconi fino a Lecco e poi trasbordata su barche più piccole al cantiere di Paderno.I legnami per la realizzazione del ponte di servizio (impalcatura in legno per la costruzione del ponte in metallo), importati dall`Alta Baviera, vennero lavorati in un cantiere posto sulla sponda del fiume.Nel frattempo presso le Officine di Savigliano si provvedeva alla fabbricazione degli elementi che, assemblati, avrebbero formato il grande arco. Questi elementi furono trasportati in loco a mezzo ferrovia e depositati lungo la strada del Naviglio.Furono impiegati per la struttura metallica, così imponente, circa centomila chiodi.I lavori durarono 28 mesi (dalla firma del contratto nel gennaio 1887, al collaudo nel maggio 1889), con l`impiego di 470 lavoratori. Al termine dei lavori si registrarono una perdita umana e reclami della ditta di costruzioni per il lancio dei sassi che gli abitanti della zona spesso gettavano dal ponte, con pericolo per gli operai.Le prove di stabilità del viadotto furono fatte con 6 locomotive del peso di 83 ton. ciascuna, in 4 prove successive. L`ultima prova venne eseguita utilizzando un treno di 3 locomotive di 83 ton. ciascuna, più 30 vagoni carichi di ghiaia per un tot. di 600 ton. Il convoglio percorse il viadotto 3 volte fino a raggiungere una velocità di 45 km./h.L`inaugurazione avvenne il 10.6.1889.Il ponte, come tutti quelli in ferro, ha bisogno di una accurata e costante opera di manutenzione ordinaria, che non sempre viene effettuata, oltre a risentire enormemente del peso e velocità del traffico automobilistico , per non parlare di quello camionistico.
L’attuale impianto di illuminazione del ponte risale al 1989 quando si festeggiò il centenario della struttura, alla presenza dell’allora Ministro ai Trasporti Giorgio Santuz. Di quell’impianto però, nonostante siano trascorsi solo una quindicina d’anni, rimane ben poco e i potenti fari risultano inutilizzabili. Alcuni sono stati addirittura rimossi perché pericolanti, altri invece sono stati messi ko dalle vibrazioni dovute al passaggio dei treni e dei mezzi pesanti.

Tuesday, January 20, 2004

L'ECO DI BERGAMO 20 01 04

Luci sull'Adda: il ponte sarà la nostra torre Eiffel

Il progetto di «Aidi», gruppo Enel, per illuminare il manufatto ultracentenario come un'opera d'arte
CALUSCO Un ponte di luce per una suggestiva cartolina notturna: è l'idea lanciata per lo storico manufatto sull'Adda. Un restyling luminoso: il ponte diventerà «land art», cioè arte del territorio. Verrà illuminato come la torre Eiffel.
Il progetto di illuminazione artistica del ponte ultracentenario San Michele, che collega la sponda bergamasca di Calusco a quella lecchese di Paderno, è stato presentato dall'«Aidi» (Associazione italiana di illuminazione) del Gruppo Enel «So.le.» venerdì scorso in un locale del Bel Sit di Paderno.
Erano presenti alcuni imprenditori della zona (che potrebbero diventare sponsor dell'opera) e i sindaci di Calusco, Rinaldo Colleoni, e di Paderno, Angelo Rotta, oltre a varie personalità interessate al progetto di illuminazione artistica del ponte ferroviario che diverrà un esempio di «restauro del contemporaneo».
Era la domenica dell'11 giugno 1989 quando, presente l'allora ministro ai Trasporti Giorgio Santuz, si diede inizio ai festeggiamenti per il centenario del ponte San Michele illuminato per l'occasione da potenti fari. Quell'illuminazione, a distanza di quindici anni, è ancora la stessa, anzi, qualche faro è stato tolto, altri eliminati perché pericolanti e altri ancora fuori uso e questo a causa delle vibrazioni causate dal passaggio del treno. Inoltre quell'illuminazione era anche causa di inquinamento luminoso.
L'attuale progetto elaborato dal gruppo «So.le.», invece, nasce come occasione per il recupero di un bene collettivo, un pezzo di archeologia industriale visitato da tutto il mondo, usando l'innovazione tecnologica dei nostri tempi. Per dare un'idea di come il manufatto sia riconosciuto a livello mondiale come un'opera eccezionale, recentemente un gruppo di giapponesi ha fatto tappa sull'Adda proprio per visitare il ponte, contemporaneo della Torre Eiffel.
Il nuovo progetto luce verrà realizzato attraverso ottime prestazioni fotometriche degli apparati di illuminazione, utilizzando sorgenti in funzione delle caratteristiche del materiale e delle sfumature cromatiche della struttura. Il flusso luminoso verrà contenuto e disperso verso la volta celeste, con assenza di abbagliamento, reversibilità e completa passività ambientale dell'impianto. Nel complesso verrà ottenuto un risparmio energetico globale.
Per l'illuminazione dell'asse viario è previsto l'utilizzo di sessantadue apparecchi con due lampade al sodio alta pressione da 70 Watt; analoghi corpi illuminanti, ma con lampada fluorescente lineare da 54 Watt, saranno utilizzati per l'interno della galleria ferroviaria (circa 80) e nell'arco del ponte (58): 18 proiettori a fascio circolare stretto con lampade alogene da 150 Watt serviranno per l'illuminazione dei piloni. La gestione flessibile degli eventi luminosi sarà garantita da un programma da accensioni separate, al fine di consentire un utilizzo diversificato dell'impianto, pianificandone gli spegnimenti parziali. La potenza totale di installazione è stimata in 9,5 Kilowatt per l'illuminazione funzionale e 11,8 Kilowatt per l'illuminazione architettonica.
Il piano di intervento per l'illuminazione del ponte San Michele a Paderno d'Adda nasce dalla legge regionale lombarda 17/2000 in tema di risparmio energetico e lotta all'inquinamento luminoso. «Conciliare illuminazione artistica e tutela del cielo notturno: questo lo scopo primario del progetto - scrive nella relazione il gruppo progettista "So.Le." -. Nessuna "proiezione" mediante indiscriminate "inondazioni luminose", bensì apparecchi occultati all'interno della struttura del ponte, secondo le indicazioni della norma per una luce di tipo radente, dall'alto verso il basso. Un sistema di corpi illuminanti parzialmente internalizzati: "lame di luce" all'interno della galleria ferroviaria e dell'arcone, grazie all'utilizzo di apparecchi con emissione asimmetrica del flusso luminoso».
Il costo del progetto di illuminazione si aggira sui 258 mila euro, e sarà finanziato per la maggior parte dagli sponsor, con la partecipazione dell'Ente ferrovie, della Regione Lombardia e dell'Enel, mentre per quanto riguarda il consumo dell'energia elettrica, l'ipotesi è che il costo se lo accollino i due Comuni di Calusco e di Paderno, ma la loro parte in questo senso è ancora da definire.
Il ponte fu costruito in un tempo record di 18 mesi, tra il 1887 e il 1889, dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano, su progetto dell'ingegner Giulio Rothlisberger, capo del servizio tecnico. L'inaugurazione avvenne il 10 giugno 1889. Nove pile metalliche sostengono il ponte, lungo 266 metri, il grande arco ha una corda di 150 metri; l'altezza è di circa 82 metri.
Angelo Monzani
MERATEONLINE 19 01 04

Pensieri leggeri come... sassolini





1. Leggo dichiarazioni secondo cui fumi neri che escono dalla torre Italcementi sono vapore acqueo... dalla mia pentola a pressione esce vapore acqueo bianco anche quando cuocio cavolo nero
2. perche’ le nuove confezioni da un litro di latte Clab e Lactis contengono latte che ci sta comodamente nelle bottiglie di vetro da 92 cl della San Pellegrino… forse scherzavano quando mi spiegavano che un chilo di ferro pesa come un chilo di piume?
3. Qualcuno riuscira’ a certificare come collaudata la folle rotonda della Auchan di Robbiate visto il cartello che chiede di rallentare in quanto la strada non e’ collaudata? Io dopo averla fatta 5 o sei volte cerco se possibile un percorso alternativo.
4. In questi giorni in cui la torre di Calusco tace ho riscoperto il significato di silenzio, che secondo il mio vocabolario dei sinonimi e contrari non coincide con rombo



Ciao
Sonia

Saturday, January 03, 2004

MERATEONLINE 2 01 04

Calusco: una nube di fumo nero
ha coperto il cielo fino a Paderno



L’Italcementi di Calusco d’Adda torna a fare paura. La mattina di venerdì 2 gennaio molti cittadini dei paesi limitrofi non hanno potuto fare a meno di notare una densa cappa di fumo nero avvolgere l’altoforno che sovrasta tutta la zona e la nuova linea produttiva. La nube scura in breve tempo ha raggiunto anche Paderno. Neppure il cielo grigio a causa della pioggia è riuscito a nascondere l’ammasso gassosso. I residenti del paese guidato da Angelo Rotta hanno subito provveduto ad informare il sindaco che non ha potuto fare altro che rivolgersi al collega del paese d’oltre Adda per raccontare l’accaduto e domandargli di effettuare tutte le verifiche del caso.








Episodi analoghi si sono verificati anche la mattina e la sera del 27 dicembre. Simili fuoriuscite si sono verificate ripetutamente anche in passato, senza che venisse mai spiegato da cosa fossero causate né se potessero avere conseguenze sulla salute dell’uomo e sull’integrità dell’ambiente. In più di un’occasione anzi i responsabili dell’Italcementi hanno addirittura negato l’accaduto, sostenendo che le sofisticate strumentazioni appositamente installate per verificare possibili malfunzionamenti non hanno registrato nulla, nonostante le numerose testimonianze fotografiche.
Ad aumentare ulteriormente il timore di possibili fuoriuscite tossiche si aggiunge il fatto che sul sito internet allestito proprio dalla società di Calusco per divulgare quotidianamente i dati sulle emissioni in atmosfera il 27 dicembre non è stato aggiornato.
"Sono stato subito informato dell’accaduto – ha raccontato lo stesso Angelo Rotta – e in Municipio sono pervenute numerose dichiarazioni. Un cittadino mi ha anche mostrato delle fotografie che è riuscito a scattare con una macchina digitale. Ho subito provveduto a contattare Rinaldo Colleoni, il sindaco di Calusco. Purtroppo non abbiamo molto potere in materia perché la funzione di controllo spetta all’Arpa e all’Asl. Come Amministrazione possiamo solo sollecitare le verifiche agli organi competenti. Certo l’assenza di dati riferiti al 27 dicembre non è per nulla rassicurante”.




Solo un mese fa i responsabili dell’Italcementi avevano incontrato i primi cittadini del meratese e dell’Isola bergamasca per rassicurarli sulla sicurezza dei nuovi impianti. Qualche giorno dopo una riunione analoga si era svolta con i volontari dei comitati civici di tutela del territorio e delle associazioni ambientaliste. I dati divulgati da Italcementi dimostravano che il forno alto 120 metri aveva abbattuto di oltre il 50 per cento le emissioni inquinanti, nonostante in un anno siano previsti scarichi per oltre 22 tonnellate di peso, tra polveri fini, anidride carbonica, particelle più pesanti e altre sostanze pericolose. L’intervento dei vertici del colosso industriale e la promessa della massima trasparenza nell’informare sulle quantità di inquinanti espulsi quotidianamente erano stati in grado di placare le polemiche che hanno accompagnato la realizzazione dei nuovi impianti, ma gli ultimi incidenti sono sicuramente destinati a riaccendere il dibattito e soprattutto ad aumentare i timori di quanti hanno sempre guardato con allarme al polo produttivo che sorge a pochi metri dal Parco dell’Adda e in un centro altamente urbanizzato.

Wednesday, December 24, 2003

MERATEONLINE 23 12 03


Calusco - Italcementi:
salvare la vita umana adesso







Comunicato stampa del Comitato dell’Isola sull’incontro-confronto del 09/12/2003 svoltosi nella Sala Consiliare del Comune di Calusco tra i rappresentanti dell’A.C., dell’Italcementi, dell’Arpa di Bergamo e dei Comitati.



Dopo un breve intervento del Sindaco sig. Colleoni, l’ing. Gardi, responsabile ambientale dell’Italcementi Group Italia, rispondendo alle incalzanti domande dei comitati presenti, per quattro ore ha fatto una carrellata sull’ ammodernamento e sul funzionamento degli impianti della nuova cementeria, sulle oggettive migliorie apportate e sulla scelta obbligatoria della torre del forno con il relativo impatto visivo ma che, d’altra parte, ha consentito un significativo abbattimento delle emissioni atmosferiche che risultano essere discretamente entro i limiti di legge.
Non si può dire altrettanto, invece, di alcuni agenti inquinanti (polveri sottili, benzene, ozono, ecc…) presenti nell`area di Calusco e dintorni, come risulta da due campagne di misurazione a terra della qualità dell`aria effettuate sia dall`ARPA in aprile 2003, sia da Italcementi in agosto 2003 e ottobre 2003.
Per avere l’inquinamento sotto controllo in situ e sul territorio, il Comitato dell’Isola avanza due richieste all’Italcementi, che tra l’altro è una delle maggiori fonti di inquinamento locale e di rischio della salute. Richieste più a titolo di volontarietà e flessibilità che vanno oltre le norme e l’etica dell’Impresa.


La prima chiede che i rilievi effettuati in continuo al camino del forno sulle emissioni vengano riprodotti in tempo reale all’interno del Municipio per una lettura media giornaliera. Su questa iniziativa si è manifestata una convergenza tra tutti i soggetti presenti, pubblici e privati.

La seconda che l’Azienda provveda a finanziare una centralina fissa di monitoraggio del livello di carico inquinante nell’area (noto come indicatore di pressione delle attività produttive sull’ambiente) al fine di pianificare una strategia ambientale sostenibile tesa alla riduzione dei livelli di criticità ambientale particolarmente elevati o molto elevati nei comuni dell’Isola bergamasca (all. n°1) attraverso l’introduzione di processi produttivi eco-efficienti, all’ottimizzazione delle risorse ambientali e infrastrutturali, ecc.

Ciò risulta giustificato dal fatto che, superato l’allarme Italcementi, nella popolazione rimane la preoccupazione di conoscere la qualità dell’aria che vi si respira. I dati disponibili sono sempre relativi a brevi periodi di tempo e quindi di scarsa attendibilità.
Tra le iniziative, nei confronti del territorio in cui operano, illustrate in recenti convegni, le imprese hanno “la politica ambientale", "l’Agenda for Action”, il “bilancio sociale”, la “responsabilità sociale”. Per cui al Comitato sembra di capire che esse si preoccupano di quel che succede ai cittadini, per ricaduta, anche fuori dei confini della loro attività. Per esse l`obiettivo sarebbe quello di essere al massimo non solo della competitività ma anche della sostenibilità.
Inoltre, sembra che la “responsabilità sociale”, nella accezione più innovativa del termine, sia ancorata all’etica del bene comune, cioè aperta al rispetto, oltre che delle regole legali ed economiche, dei diritti dell’uomo (e tra questi c’è il diritto a vivere in un ambiente sano) alla cui tutela le imprese concorrono.
A maggior ragione dovrebbero concorrere le imprese, come nel nostro caso, che effettuano un prelievo di risorse ambientali (aria, suolo, paesaggio, ecc.).
Secondo il Comitato dell’Isola un comportamento che va oltre le dovute certificazioni di qualità del prodotto, dell’ambiente ( ISO 14000 o EMAS II), IPPC compresa (Autorizzazione Integrata Ambientale) e che diventa socialmente responsabile, non può che migliorare l’immagine aziendale, rinforzare il suo ruolo e la sua legittimazione agli occhi della Comunità di riferimento.
Permettere di conseguire l’obiettivo di verificare in ogni momento dell’anno il grado di inquinamento in cui la Comunità vive, è senza dubbio un comportamento responsabile da parte di chi ne ha la possibilità e sia, al tempo stesso, parzialmente coinvolto.
Si sa che le emissioni hanno comunque effetti profondi sulla salute e sul benessere dei cittadini. E` necessario conoscere fino a che punto.
Perciò i Comitati presenti all`incontro chiedono alla Società Italcementi di contribuire a soddisfare il bisogno della popolazione, che vanta un credito di salute nei suoi confronti, di avere un quadro conoscitivo, completo e costante nel tempo, dello Stato di Salute dell`Ambiente in cui vive.
Infatti è indispensabile disporre di strumentazioni avanzate e innovative per la rilevazione su area vasta di polveri sottili (metalli pesanti, IPA, BTX, ecc…). Solo dopo si potrà dire se l`inquinamento è o non è sotto controllo.
Tenuto conto che la NORMATIVA CEE prevede, entro pochi anni, il rispetto di soglie di esposizione (valori obiettivo) agli agenti inquinanti molto più restrittive di quelle attuali, già più volte splafonate, la conoscenza reale della situazione indicherà alla Pubblica Amministrazione le misure più adeguate ed efficienti da prendere per proteggere la vita umana adesso.
Su quest`ultima proposta i Comitati hanno registrato il pieno appoggio dell`Amministrazione Comunale e restano in attesa di una risposta da parte della Soc. Italcementi.



Il Presidente
Comitato dell’Isola per la Difesa
dell’Ambiente e della Salute
Sig.ra Lidia Biffi

Thursday, December 18, 2003

L'ECO DI BERGAMO 17 12 03Cementeria: calano polveri e biossidi

E' ancora in corso l'operazione per migliorare gli impianti dell'industria
CALUSCO D'ADDA Era il 27 dicembre 2002 quando la cementeria Italcementi avviava la nuova linea di cottura dello stabilimento di Calusco d'Adda.
In quell'occasione l'Amministrazione comunale aveva ritenuto opportuno costituire un gruppo di lavoro formato da rappresentanti della Regione Lombardia, l'Arpa, l'Istituto Ecopolis-Agenda 21, la società Italcementi e la rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza della cementeria con l'obiettivo di affrontare ed esaminare le problematiche ambientali per la salvaguardia e la protezione dell'ambiente derivanti dal nuovo impianto della cementeria.
A un anno di distanza, la società Italcementi ha presentato nei giorni scorsi al gruppo di lavoro, i dati ambientali riguardanti la cementeria di Calusco d'Adda e la qualità ambientale dell'area nei comuni circostanti. Nell'incontro i rappresentanti degli enti partecipanti – l'Amministrazione comunale di Calusco, le rappresentanze sindacali della cementeria, l'Arpa di Bergamo e la direzione Ambiente della Regione Lombardia – hanno espresso apprezzamenti per la qualità dello studio e grande soddisfazione per i risultati. «Siamo soddisfatti di questi risultati che sono stati presentati anche ai comuni limitrofi e alle associazioni ambientaliste del territorio – spiega il sindaco Rinaldo Colleoni – il prossimo gennaio organizzeremo un'assemblea pubblica nella quale presenteremo alla popolazione questi buoni risultati».
Secondo i dati raccolti dal monitoraggio e in base ai campionamenti eseguiti dall'Arpa, è risultato che la cementeria di Calusco ha ridotto sensibilmente le emissioni di polveri, biossido di zolfo e ossidi di azoto. Tutti i dati hanno infatti confermato un netto miglioramento rispetto al passato. Nei controlli sono state eseguite le misure ufficiali, consistenti in 5 campionamenti per ciascuno dei camini dei nuovi impianti.
A partire da questi valori, e dalle analoghe campagne di misura del 2000, 2001 e 2002 effettuate su tutti i punti di emissione dei vecchi impianti produttivi, è stato quindi possibile calcolare la riduzione delle emissioni connesse all'avviamento della nuova linea.
I risultati raggiunti sono in linea con quanto preventivato e presentato in fase di progetto: la società Italcementi ha infatti confermato le ulteriori riduzioni delle emissioni di ossidi di azoto a seguito dell'ottimizzazione degli impianti, operazione ancora in corso.
Oltre alla cementeria, la campagna di monitoraggio ha coinvolto anche il territorio di 15 Comuni (Calusco d'Adda, Carvico, Medolago, Solza, Sotto il Monte, Suisio, Terno d'Isola, Villa d'Adda, Imbersago, Merate, Paderno d'Adda, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore e Cornate d'Adda) dislocati nelle tre province di Bergamo, Lecco e Milano, territorio compreso in un raggio di circa 4 km dal nuovo impianto. Due le sessioni di campionamento eseguite nei mesi di agosto e ottobre, della durata di una settimana: in totale sono stati acquisiti circa quattromila dati orari dalla stazione automatica e circa mille dati analitici dagli strumenti posti sul territorio. In questo periodo invernale è inoltre prevista una terza sessione di analisi: si tratta della più importante campagna di monitoraggio a vasto raggio eseguita in questi ultimi anni che va ad aggiungersi ai precedenti controlli condotti nel passato dall'Arpa.
I parametri monitorati, in almeno tre punti diversi per ogni Comune, sono quelli normalmente utilizzati per verificare la qualità dell'aria in rapporto alle attività industriali e domestiche e in relazione al traffico. Nel territorio di Calusco d'Adda le posizioni di monitoraggio sono state ben dieci, supportate anche da una stazione automatica per il rilevamento ambientale. I risultati acquisiti sono in linea con gli andamenti stagionali della qualità dell'aria del territorio lombardo e ben al di sotto dei limiti previsti dalle normative. Anche per questo motivo, la società Italcementi vuole rendere partecipi gli abitanti dei comuni interessati facendo conoscere, in tempo reale sul sito Internet www.isolaonline.it, i dati di emissione dei fumi monitorati sul grande camino.
Angelo Monzani

Monday, December 15, 2003

LA PROVINCIA DI LECCO 14 12 03


Paderno
I rilevamenti delle 52 centraline sparse nel territorio assolverebbero l’azienda di Calusco
Inquinamento? «L’Italcementi non c’entra»

PADERNO (l. pe) Se l’aria di Paderno, Merate, Verderio Inferiore e Superiore, Imbersago e Robbiate è inquinata non dipende dagli scarichi dell’Italcementi di Calusco d’Adda. E’ il risultato dello studio sull’inquinamento atmosferico condotto con due campagne di rilevamento ad agosto ed ottobre di quest’anno con l’utilizzo di cinquantadue centraline disposte in quindici paesi a cavallo dell’Adda, in provincia di Lecco e di Bergamo. L’area interessata dagli scarichi gassosi del complesso per la produzione di cemento di Calusco comprende anche i circa 26mila abitanti dei sei paesi del Lecchese citati all’inizio: dalle rilevazioni nessun parametro risulta superiore ai limiti di legge, almeno per quanto riguarda le emissioni dai camini dell’Italcementi. Diverso il discorso degli scarichi delle auto, ma qui la situazione è più complessa e dipende in larga misura dall’area di Milano che influenza anche il Meratese. Le centraline erano state dislocate dal 31 luglio all’8 agosto durante la prima rilevazione e dal 6 al 14 ottobre per la seconda. Attive ventiquattrore su ventiquattro, hanno calcolato le concentrazioni di metano, benzene, polveri totali sospese, polveri sottili (note come Pm10), monossido di carbonio, idrocarburi totali, toluene, monossido e biossido di azoto. Accanto a questi è stata anche rilevata la percentuale di biossido di zolfo, dell’ozono e dei composti organici volatili, prevalentemente in assenza di vento o con vento moderato e con temperature ambientali elevate. Tra gli altri parametri registrati ci sono stati anche la temperatura, direzione e velocità del vento, pressione, intensità delle precipitazioni e le radiazioni globali: un complesso di valori inusuale per una semplice rilevazione dell’inquinamento atmosferico. I dati potranno essere utilizzati per studi più approfonditi sugli effetti dei composti chimici sulla vegetazione e sulla popolazione umana e verificare l’interazione fra zone altamente urbanizzate e industrializzate e isole ecologiche verdi come la valle dell’Adda. Le centraline, per quanto riguarda il meratese, vennero posizionate in punti strategici: a Merate vennero messi nei pressi del cimitero in via Bianchi, lungo la ex statale dove si trova la centralina Arpa e lungo la sp 54 al confine con Cernusco. A Imbersago vennero posizionate vicino al traghetto, dietro il municipio e vicino al campo di calcio, a Robbiate invece al municipio, in via Riva e in via del Cavetto. Paderno scelse l’acquedotto, la scuola materna di via Foscolo e via Cantù, Verderio Superiore optò per il parcheggio di largo Battaglia a fianco dell’oratorio, la riva dell’Adda e la zona industriale di via Da Vinci. Infine Verderio Inferiore scelse via Martinetti (zona industriale), Cascina Bice e la palestra intercomunale di via Caduti. Gli unici parametri fuori dai limiti sono risultati l’ozono e le polveri sottili (sopra l’attenzione in cinque rilevazioni medie), un fenomeno comune d’estate quando le temperature salgono. Dall’interpretazione dei tecnici il fenomeno è dovuto principalmente al traffico veicolare. Una seconda campagna di rilevamento è prevista a partire dal mese di febbraio, inoltre una stazione mobile dell’associazione Chiama Milano arriverà nel Meratese nelle prossime settimane.



Sunday, December 14, 2003

MERATEONLINE 13 12 03

L`aria va costantemente monitorata




Ritengo che sia necessario monitorare continuamente la qualità dell`aria e non solo per due settimane ogni due mesi. I comuni della Brianza meratese e dell`Isola bergamasca dovrebbero dotarsi di uno o due furgoncini simili a quelli di ChiamaMilano e monitorare 365 giorni l`anno, 24 ore su 24 la qualità dell`aria. Tutti i comuni uniti potrebbero chiedere all`Italcementi di finanziare l`acquisto di questi furgoncini. Se realmente il nuovo forno consente all`Italcementi di rientrare entro tutti i paramentri di legge credo sia anche interesse dell`Italcementi un monitoraggio continuo dell`aria.

Saturday, December 13, 2003

MERATEONLINE 12 12 03


Nei prossimi mesi una stazione mobile di ChiamaMilano campionerà
l’aria della Brianza su richiesta del circolo meratese di Legambiente



Calusco: Italcementi ha abbattuto
le emissioni in atmosfera ma l’allarme inquinamento
rimane alto. Preoccupano i Pm10



I rilievi sono stati effettuati tra agosto e ottobre
in quindici comuni con cinquantadue stazioni
e proseguiranno anche nei prossimi mesi







Cinquantadue stazioni di rilevamento dislocate in quindici paesi e nessun parametro al di sopra dei limiti di legge: è quanto emerge dal complesso studio compilato dai tecnici dell’Italcementi di Calusco d’Adda al termine della prima parte della campagna di monitoraggio sull’inquinamento atmosferico condotta da agosto a ottobre per valutare l’impatto ambientale dei nuovi impianti del colosso industriale.
Le centraline sono rimaste attive 24 ore su 24 dal 31 luglio all’8 agosto e dal 6 al 14 ottobre e hanno misurato i valori di monossido e biossido di azoto, monossido di carbonio, metano, idrocarburi totali e non metanici, benzene, toluene e xileni, polveri totali sospese e polveri sottili, le famose Pm10. Le postazioni hanno inoltre registrato le radiazioni globali, la direzione e la velocità del vento, temperatura, pressione e precipitazioni. In tutti i paesi coinvolti nell’iniziativa è stato poi verificata la percentuale del biossido di zolfo, di ozono e dei composti organici volatili.







Il reparto "carbone" dell`Italcementi


Durante i primi rilievi si è registrato un solo evento piovoso di intensità modesta con 6mm di acqua il 31 luglio. Per il resto la campagna è stata caratterizzata da temperature estremamente elevate con venti che non hanno superato i 7 metri al secondo. La seconda campionatura invece è stata segnata da eventi piovosi più consistenti e temperature decisamente più autunnali con raffiche di vento sino a 10 metri al secondo con direzione sempre Nord-Ovest.
I rilievi sono stati effettuati mediante stazioni mobili posizionate all’interno della cementeria e tramite campionatori diffusi di tipo “Radiello” installati lungo strade ad elevata percorrenza, nei centri cittadini e in zone agricole per poter poi raffrontare la qualità dell’aria nei vari punti e comprendere se lo smog dipende dal traffico oppure dalle attività industriali. Le Amministrazioni comunali che hanno aderito alla campagna e che quindi hanno autorizzato il posizionamento delle centraline, oltre a Calusco, sono Carvico, Cornate, Imbersago, Medolago, Merate, Paderno, Robbiate, Solza, Sotto il Monte, Suisio, Terno, Verderio Inferiore e Superiore e Villa d’Adda, ovvero quei paesi che rientrano nel raggio di influenza degli scarichi gassosi dell’Italcementi. A Imbersago le centraline sono state collocate nella piazza retrostante il Municipio, accanto al campo di calcio e nei pressi del traghetto di Leonardo Da Vinci, lungo l’Adda. A Merate lungo la sp 342 dir dove si trovano anche le apparecchiature dell’Arpa, nell’area di proprietà dell’autorivendita Sala a pochi metri dalla sp 54 e vicino al cimitero di via Bianchi. A Paderno le stazioni sono state collocate presso l’acquedotto, in via Cantù e accanto alla scuola materna di via Foscolo. A Robbiate l’Amministrazione ha fatto installare le centraline in Municipio, al condominio Pineta di via Riva e in via del Cavetto. A Verderio Inferiore le sofisticate apparecchiature sono state collocate a Cascina Bice, presso la palestra di via Caduti della Libertà e nella zona industriale di via Martinetti, mentre a Verderio Inferiore nel parcheggio di Largo Battaglia, nella zona industriale di via Da Vinci e lungo l’Adda.
Solo i Pm 10 e l’ozono hanno superato in più occasioni la soglia di attenzione.
Nel corso della prima campagna l’O3 ha probabilmente fatto salire la lancetta degli strumenti a causa delle radiazioni solari e delle eccessive temperature, ma con la fine dell’estate l’allarme è immediatamente rientrato. Le polveri fini, con diametro inferiore ai 10 micron, sono risultate eccessive in cinque medie, tutte nella seconda campagna, ma le aggregazioni statistiche risultano inferiori ai riferimenti normativi a lungo termine. Le polveri inoltre pare che siano causate più dal traffico che dall’attività dell’Italcementi.
I dati sono ovviamente stati appresi con soddisfazione dai sindaci della zona e dai responsabili delle associazioni ambientaliste che tuttavia hanno chiesto di continuare il monitoraggio, ottenendo che i risultati vengano pubblicati sul sito internet dei comuni dell’Isola Bergamasca. Una seconda campagna di rilevazione è stata inoltre già fissata per i prossimi mesi.
Le emissioni atmosferiche in zona rimangono comunque alte e Calusco spesso risulta in cima alla classifica dei paesi più inquinanti dell’Isola, stando almeno ai dati dell’Arpa, l’Agenzia regionale di protezione dell’ambiente, con punte addirittura superiori al centro di Bergamo, dove il flusso di veicoli e senz’altro maggiore. Ogni anno dai 136 camini di Italcementi e dal nuovo altoforno che raggiunge un’altezza di 120 metri fuoriescono 2.569,27 tonnellate di agenti inquinanti e quindi nocivi, che si disperdono nell’atmosfera di tutta la Lombardia. Notevoli passi avanti per la salvaguardia della salute dei cittadini sono però stati fatti se si considera che rispetto ai vecchi impianti, la nuova linea di produzione ha abbattuto le polveri del 60 per cento, l’SO2 (anidride solforosa) del 90 e gli NOx del 50 per cento.
Per controllare meglio la situazione i vertici di Legambiente hanno provveduto a contattare anche i volontari di “ChiamaMilano”, dotati di un furgoncino in grado di rilevare le sostanze inquinanti. Attualmente l’associazione sta operando a Trezzo d’Adda, ma nelle prossime settimane dovrebbe fare tappa anche in Brianza.

Tuesday, December 09, 2003

MERATEONLINE 08 12 03

Calusco: ogni anno dall`Italcementi
polveri nell`aria per un peso
equivalennte a 80 Tir. Ancora alti i rumori



Immaginate una ciclopica bilancia: su un piatto collocate un’ottantina di tir, sull’altro l’azoto che ogni anno fuoriesce dagli impianti di Calusco dell’Italcementi. I due piatti risulteranno perfettamente allineati. Ogni ora infatti dai 137 camini di scarico del colosso cementifero vengono disperse nell’ambiente polveri di azoto (NO2) per 280 Kg, cui vanno aggiunti 5,7 Kg di biossido di zolfo e 7,6 Kg di altre particelle. Complessivamente dunque in 365 giorni gli altiforni della multinazionale bergamasca immettono nell’atmosfera 2.569,27 tonnellate di agenti inquinanti e quindi nocivi, che di disperdono nell’atmosfera di tutta la Lombardia.
Sono questi i dati emersi venerdì scorso durante l’incontro tra i responsabili dell’Italcementi, i funzionari dell’Arpa, il sindaco di Calusco Rinaldo Colleoni e altri rappresentanti dei vicini paesi dove quest’estate e a settembre è stata avviata una campagna di monitoraggio della qualità dell’aria. Alla riunione hanno partecipato anche i referenti delle Amministrazioni di Verderio e Paderno, mentre da Merate e Robbiate, dove pure sono state installate apposite centraline, non si è mosso nessuno, nonostante una buona parte delle emissioni di Calusco precipitino anche in Brianza. La situazione è comunque notevolmente migliorata da quando è entrato in funzione il nuovo altoforno che tanto ha fatto discutere per il suo eccessivo impatto visivo dovuto ai 120 metri di altezza. Prima che la nuova linea produttiva venisse messa in funzione ogni anno l’Italcementi buttava nell’aria 6.128,8 tonnellate di sostanze pericolose. Le polveri sono invece ora scese da 19,7 Kg all’ora a 7,6 con una riduzione del 62 per cento, il biossido di zolfo (SO2) da 80 chili a 5,7 e l’azoto da 600 chilogrammi a 280. Nei prossimi mesi si attendono ulteriori miglioramenti, soprattutto sul fronte dei gas di azoto e delle polveri, perché oltre al nuovo altoforno sono ancora all’opera altri 136 vecchi comignoli minori, responsabili della maggior parte dell’inquinamento prodotto. Se così non fosse nel prossimo decennio solo l’Italcementi disperderà nell’aria 25mila tonnellate di sostante tossiche, ovvero agenti nocivi che pesano quanto il Titanic. La maggior parte delle sostanze, che hanno una temperatura prossima ai 100° e vengono disperse in quota, si diffondono uniformemente in tutta la Lombardia, ma circa 6 Kg di polveri più pesanti ogni ora precipitano subito al suolo proprio a causa del peso. Solitamente i venti le spingono verso Bergamo, ma basta qualche variazione meteorologica perché precipitino a Paderno, Verderio, Robbiate e Merate, oltre naturalmente a Calusco dove spesso i residenti hanno avuto modo di lamentarsi per le macchine coperte da uno spesso strato di polvere di cemento.
Sul fronte del rumore e dell’inquinamento acustico le cose non sembrano andare molto meglio. I tecnici dell’Italcementi hanno spiegato che fa più rumore l’acqua del fiume che scorre rapina nel canyon verde, ma in Municipio a Paderno non passa giorno senza che qualche cittadino si lamenti di aver trascorso la notte sveglio a causa di un incessante ronzio proveniente dagli stabilimenti di Calusco.
Nei prossimi mese dovrebbero comunque essere avviate ulteriori indagini, probabilmente già a febbraio con una nuova campagna di monitoraggio. I dati dei rilievi saranno poi messi a disposizione di tutti attraverso la pubblicazione del sito internet dei comuni dell’Isola insieme ai verbali dei vari gruppi di lavoro che si stanno interessando della vicenda. Per l’inizio dell’anno il primo cittadino di Calusco ha poi assicurato la convocazione di un’assemblea pubblica per spiegare quanto già anticipato agli altri sindaci.

Wednesday, December 03, 2003

MERATEONLINE 02 12 03


Italcementi: inquinamento ridotto
ma preoccupano ancora i rumori
Venerdì incontro azienda-sindaci







I dati non sono ancora quelli ufficiali che dovrebbero venire presentati i prossimi giorni in un’apposita conferenza, ma dai primi elaborati risulterebbe che i sopralluoghi effettuati dall’Arpa di Bergamo per rilevare le emissioni atmosferiche industriali dei nuovi impianti dell’Italcementi di Calusco d’Adda non abbiano evidenziato situazione di irregolarità e le sostanze inquinanti sarebbero ben al di sotto dei limiti fissati dalla legge. Qualche preoccupazione desterebbe invece il rumore prodotto, superiore ai decibel indicati dal nuovo piano acustico del vicino Comune di Paderno d’Adda.
In attesa che i valori definitivi vengano divulgati – è da oltre un mese che i responsabili del colosso cementifero assicurano che a breve riuniranno associazioni ambientaliste e stampa per spiegare i risultati dei rilievi – i vertici di Legambiente e dei comitati civici di tutela del territorio hanno anticipato che intendono chiedere al sindaco del paese Rinaldo Colleoni, in collaborazione con i funzionari dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente di installare sulla sommità dell’alta torre dell’Italcementi che sfiora i 120 metri una centralina per monitorare costantemente i gas di scarico dell’altoforno.
I prelievi sono stati compiuti tra il 23 e il 24 settembre e hanno interessato soprattutto le emissioni in atmosfera denominate N32, ovvero la “Macinazione Cottura e Raffreddamento Clinker” del nuovo impianto produttivo che secondo il D.G.R. n° 40670 del 5 agosto 1993 non può produrre più di 300mg/Nmc s ovvero 300 milligrammi per normal metro cubo secco a 0°C e 1 atmosfera (1013 mbar), 1.000mg per l’ossido di azoto e 20mg per le polveri totali per le portate di progetto approvate (480.000 Nmc/h per l’emissione N32 che sale a 540.000 Nmc/h durante la marcia del molino del carbone). Indipendentemente dal valore teorico del progetto le portate dell’aeriforme aspirate dall’impianto devono essere tali da garantire in ogni momento e in ogni condizione di esercizio una completa assenza di emissioni diffuse inquinanti e i sistemi di abbattimento devono essere dotati di differenziali e sistemi di misurazione in continuo alle emissioni. Secondo quanto emerso dai rilievi compiuti tra le 10.30 e le 12.35 e le 15.30 l’ossido di zolfo (SO2) non ha superato i 5 mg, l’ossido di azoto (NO2) i 578, le polveri l’1.39 e il monossido di carbonio (CO) i 63 mg. Minimi anche gli altri parametri: 0.11 mg il benzene, 0.08 il toluene, 0.19 lo xilene, 0.04 gli idrocarburi C9 aromatici e 0.03 mg gli idrocarburi C7-C9 alifatici.
Le misure effettuate confermerebbero dunque che i livelli di emissione dei camini sono contenuti, dando ragione a chi sosteneva che i nuovi impianti avrebbero ridotto le emissioni inquinanti. Sui rilievi effettuati quest’estate nei comuni di Merate, Robbiate e Paderno con apposite postazioni mobili nulla invece ancora si sa. I primi cittadini del meratese e dell’Isola Bergamasca si riuniranno venerdì sera su invito dell’Italcementi e probabilmente ne saranno messi a conoscenza. Più critica pare la situazione del rumore. L’Amministrazione guidata da Angelo Rotta ha infatti di recente adottato il Piano di classificazione acustica, inserendo la fascia a ridosso dell’Adda e quindi parte del territorio del Parco Adda Nord nella categoria più bassa. Il Comune di Calusco, che si sta movendo ora per dotarsi del prezioso strumento, non potrà ignorare quanto deciso a Paderno. Il nuovo altiforno, che dista meno di una cinquantina di metri dal fiume, dovrebbe quindi essere inserito in una fascia di classe 5, calcolando un minimo di 10 metri di distanza per categoria, con la possibilità di produrre 70 decibel di giorno e 60 di notte. Ammesso anche che l’altoforno venga collocato in classe 6 (70 decibel di giorno e di notte) pare difficile che l’Italcementi sia in grado di rispettare i parametri, nonostante tutti gli accorgimenti tecnici già messi in atto, poiché il ronzio della linea produttiva si sente addirittura nel centro abitato di Paderno.
Preoccupano inoltre anche le “fughe” dei gas di scarico che spesso vengono segnalate anche dai nostri navigatori, alcuni dei quali sono anche riusciti ad immortalarle. Si tratta ovviamente di episodi occasionali, che durano pochi minuti, ma che sono sufficienti a ricoprire di una sottile polvere di cemento tutta la zona circostante.


Friday, November 21, 2003

L'ECO DI BERGAMO 20 11 2003

Giungla di strade»: il Comitato dell'Isola dà lo stop



ISOLA Bisogna evitare le infrastrutture inutili. Bisogna evitare di cementificare e asfaltare altre parti di questa povera Lombardia già abbastanza tartassata dall'invadenza umana. Bisogna ridare fiato al verde e ai boschi. Senza rinunciare alla mobilità, a trasporti efficienti. Spiegano i rappresentanti del Comitato dell'Isola, una delle zone più urbanizzate della regione: «Ci battiamo per impedire la costruzione di strade inutili e dannose. La Vimercate-Brembate (Pedemontana) per esempio. E quindi anche la bretella Brembate-Treviglio. E la dorsale dell'Isola che parte da Bonate e arriva a Filago. Inutile anche il previsto ponte di ben 1.630 metri, stradale e ferroviario, a Bottanuco perché sarebbe legato alla Vimercate-Brembate del tutto superflua a sua volta. Il ponte avrebbe un impatto ambientale terribile, lungo 1.630 metri, appoggiato su pile di ottanta metri, avrebbe anche un costo astronomico. Senza garantire un'utilità reale. E anche la ferrovia "Gronda nord" ipotizzata come del tutto nuova nella parte di Lombardia a ridosso delle montagne sarebbe un superfluo occupare altro territorio. Come anche la quarta corsia della A4 da Milano a Bergamo, a ben vedere, forse non è più così importante».
Ma perché tutti questi interventi sarebbero inutili, dei veri e propri sprechi di denaro e di terreno? Spiega Alessandro Previtali, del Comitato dell'Isola: «Perché questi interventi non sembrano tenere conto di una situazione generale che sta cambiando. Non si considera in maniera adeguata, per esempio, l'importanza della direttissima Milano-Brescia. Non è considerato abbastanza il raddoppio della ferrovia Treviglio-Milano. Per quanto riguarda la gronda ferroviaria a nord, è indubbio che sia necessaria una linea di buon livello che vada da ovest a est. Ma questa linea è già esistente, va soltanto adeguata, è quella che da Novara arriva a Seregno e poi a Carnate, Bergamo, Rovato. Lo si predica da anni. Va raddoppiato il binario. Ci sono punti critici come il vecchio ponte di Paderno sull'Adda. D'altro canto il glorioso ponte in ferro va assolutamente rifatto. Il tratto da Saronno a Busto Arsizio è da elettrificare. Ma complessivamente il costo sarebbe più basso rispetto alla realizzazione di una ferrovia nuova. E l'ambiente non subirebbe altri danni».
Il Comitato dell'Isola è del parere che si debba sfruttare al massimo l'esistente, senza imbarcarsi in nuove costruzioni se non strettamente necessarie. Aggiunge Previtali: «La "Pedemontana" da Vimercate a Brembate è di fatto superata dal nuovo sistema di strade. Bisogna considerare che la tangenziale est esterna di Milano sarà pronta nel 2006 e costituirà anche la bretella che consentirà di collegare la Brebemi (direttissima Milano-Brescia) alla A4 e quindi alla A51, la Milano-Carnate-Lecco. La tangenziale est incrocerà la Brebemi a Melzo e la A4 nella zona di Agrate per poi intersecarsi con la A51. La Brebemi sgraverà in maniera sostanziale la A4, c'è da ipotizzare che sulla vecchia autostrada resterà un trenta, quaranta percento del traffico attuale».
Di una strada pedemontana esiste la necessità, ma soltanto nella parte occidentale della Lombardia. Sostiene ancora il portavoce del Comitato: «Una strada che colleghi Malpensa a Busto Arsizio a Cermenate, Desio e Vimercate può essere necessaria. Ma da Vimercate a Brembate la necessità non esiste più per le ragioni dette. Si potrebbe comunque migliorare notevolmente la viabilità di questa strada riqualificando il tracciato già esistente. Inutile e dannosa sarebbe anche la nuova strada ipotizzata da Bonate, fine dell'asse interurbano di Bergamo, a Filago. Perché? Ma perché da Terno a Filago esiste già quasi tutta la strada in questione, è sufficiente intervenire per qualificarla e costruirne soltanto un piccolo tratto di collegamento. Inutile una strada nuova parallela che andrebbe a mangiarsi altro territorio verde».
E il Comitato dell'Isola propone anche un interessante collegamento da Terno d'Isola al nuovo ponte di Paderno che dovrebbe sorgere accanto al glorioso ponte in ferro, ponte già finanziato e approvato da tutti gli enti interessati, dalla Sovrintendenza ai beni ambientali, ai Comuni, alle Ferrovie, alla Regione, alle Province... «Per il collegamento Bonate-ponte di Paderno si tratterebbe anche qui di sfruttare delle strade in parte già esistenti o previste come la variante sud di Calusco e la variante sud di Terno d'Isola, già inserite nel piano territoriale di coordinamento della Provincia. Tra Calusco e Terno dovrebbe trovare posto il centro intermodale per lo scambio delle merci dalla gomma al ferro».
Paolo Aresi

Tuesday, November 18, 2003

L'ECO DI BERGAMO 18 11 03

Milesi conferma: gallerie di San Pellegrino aperte per fine mese
La variante di San Pellegrino verrà aperta entro la fine del mese: mancano solo alcuni piccoli lavori e interventi di sistemazione che sono già in fase di realizzazione. Per l'apertura si attende comunque il via libera dall'Anas di Roma.
È quanto comunicato ieri dall'assessore provinciale ai Lavori pubblici Valter Milesi in occasione della riunione congiunta delle quattro commissioni consiliari provinciali, presieduta da Roberto Lanza, per la presentazione del piano triennale 2004-2006 delle opere pubbliche.
«Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) - ha affermato Milesi - i tecnici della Provincia hanno effettuato un sopralluogo per verificare lo stato dei lavori: in effetti mancano pochi interventi. La variante potrà essere aperta già dalla fine di questo mese: il via libera deve essere dato da parte dell'Anas di Roma. Speriamo davvero che questo passaggio non comporti altri ritardi». La nuova strada, che consentirà di attraversare San Pellegrino senza passare per il centro, è lunga circa quattro chilometri ed è costituita da due viadotti e tre tunnel.
Milesi ha, quindi, presentato le linee essenziali del piano triennale delle opere pubbliche per il settore della viabilità: per il prossimo anno sono previsti investimenti per complessivi 148 milioni di euro; per il 2005 sono stati inseriti interventi per 91 milioni per poi scendere a 14 milioni di euro nel 2006 ai quali andranno aggiunti gli investimenti per altri eventuali interventi collegati alle grandi infrastrutture (Brebemi, Pedemontana, quarta corsia dell'autostrada).
«La Provincia - ha sottolineato Milesi - non ha mai avuto nel proprio bilancio cifre così consistenti: abbiamo avuto in gestione le strade che prima erano di competenza dell'Anas e ora stanno arrivando anche i relativi finanziamenti; a questi vanno aggiunti i fondi per le altre grandi opere. Tutti gli interventi inseriti per piano triennale sono finanziati con fondi della Provincia, da delibere regionali o decreti governativi».
Tra l'altro Milesi ha posto l'accento sugli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade: per il 2004 sono previsti investimenti rispettivamente per 4 milioni 45 mila euro e un milione 580 mila euro. «In questi anni la situazione relativa alla manutenzione delle strade è migliorata - ha sottolineato Milesi -. In questo settore sono stati realizzati numerosi interventi che hanno consentito un salto di qualità». Questi gli interventi più significativi inseriti nel piano per il 2004 relativi a nuove opere: variante Clusone-Rovetta (15 milioni di euro), variante di Cisano (25 milioni 820 mila euro), collegamento Calusco d'Adda-Terno d'Isola (58 milioni), variante di Treviglio (9 milioni 960 mila), lavori di sistemazione e costruzione di rotatorie agli incroci sulle provinciali nei comuni di Verdello, Pognano, Spirano (un milione 550 mila), collegamento tra la statale 470 e la provinciale 27 da Camanghè ad Ambria in comune di Zogno (un milione 580 mila), sistemazione dello svincolo a Vertova sulla ex statale 671 (un milione di euro). Sono inoltre previsti numerosi interventi di manutenzione e sistemazione di ponti e attraversamenti di corsi d'acqua.
L'assessore Milesi ha inoltre illustrato la situazione relativa alla variante di Zogno: «L'impresa appaltatrice - ha osservato - ha chiesto la rescissione del contratto per problemi relativi al progetto dell'opera. Siamo in attesa della risposta da parte dell'Anas che si è riservata di esaminare la situazione».
Gianluigi Ravasio

Wednesday, November 05, 2003

IL GIORNO 04 11 03

Isola Bergamasca, coda continua



ISOLA — Vietato muoversi da Capriate, Calusco o da Brembate Sopra per raggiungere Bergamo in auto. Poco conveniente anche salire sul bus; meglio, alla fine, prendere il treno, sempre che alla stazione di Ponte San Pietro si trovi un posto per parcheggiare.
Nelle ore di punta del mattino, dalle 7 alle 9 e in quelle del pomeriggio, dalle 17 alle 19, le strade dell'Isola Bergamasca sono sotto l'assedio del traffico. In attesa del completamento dell'asse interurbano (previsto da anni, ma i lavori sono più volte slittati), la statale Briantea da Villa Mapelli fino alle Crocette, la sp 151 nel tratto tra Madone e Ponte passando per Bonate Sotto e la sp 166 da Calusco fino a Presezzo, sono diventate impercorribili. Se dunque dovete andare a Bergamo in auto partendo da uno qualsiasi dei paesi tra Adda e Brembo, mettete in conto di partire almeno 50 minuti prima del vostro appuntamento, anche se si tratta di una decina di chilometri appena.
Immaginiamo di stare a Brembate Sopra e di dover entrare in ufficio alle 9 nel centro a Bergamo. Ebbene, ci conviene partire almeno alle 7.45. Il primo intoppo lo si ha subito a Brembate, all'incrocio tra via Locatelli e via Kennedy, per raggiungere la Briantea: 10 minuti di coda. All'innesto sulla Briantea si deve attendere ancora una manciata di minuti per cercare di immettersi sull'ex statale. Poi colonna continua fino al semaforo di via Italia a Ponte S. Pietro: qui la colonna c'è sempre, mattina, pomeriggio e sera a volte anche la domenica. Tempo di attesa: 15 minuti. Non è finita. Ci attende un altro incolonnamento fino ai semafori delle Crocette di Mozzo. Altri 15 minuti da lì fino al Polaresco: in 50 minuti si è arrivati finalmente a Bergamo. E' i percorsi alternativi? C'è il ponte di Briolo. Si prende via Donizetti a Brembate Sopra, ma anche qui c'è subito un intoppo: 15 minuti in colonna, poi si passa il Brembo. Si tira dritto verso la Villa d'Almè-Dalmine, ma dopo il semaforo dell'incrocio con la provinciale, ecco un altro incolonnamento: conviene girare a destra e passare per il centro di Mozzo. Cercare di raggiungere il moncone dell'Asse interurbano in corrispondenza del centro commerciale di Curno è sconsigliabile. A Mozzo altra coda per il semaforo delle Crocette: altri 10-15 minuti. Dopo si punta verso Bergamo. Tempo di percorrenza: sempre 50 minuti.
Se si vuole evitare la strettoia di Briolo, ecco un'altra alternativa: passare dal centro di Ponte (ma non fatelo dalle 7 alle 9: per i non residenti è off limits). La coda inizia già in corrispondenza del semaforo di via Locatelli e dura per tutta via Milano e via Roma. Superato il centro, è poi quasi impossibile immettersi sulla Briantea: c'è un maxi ingorgo. Quindi anche questo tragitto è come gli altri. E non crediate che al ritorno vada meglio: alle 18 il quadro è sostanzialmente identico.

di Giuseppe Purcaro


Tuesday, November 04, 2003

MERATEONLINE 03 11 03


Calusco: sapete perche` la torre di notte "fuma"?







Buongiono, sapete perche`la torre di calusco sputa fumo solo di notte, ieri a mezzanotte puntava dritto a nord un fumo denso e minaccioso....

Grazie

Sonia


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