INQUINAMENTO: RETE MONITORAGGIO MADE IN ITALY VICINO SHANGAI
Il made in Italy sbarca in Cina. Non con la moda, ma grazie alle tecnologie ambientali. A Suzhou, a pochi chilometri da Shangai, l'Iia, Istituto sull'inquinamento atmosferico del Cnr, ha infatti impiantato un'innovativa rete di rilevamento per monitorare la qualita' dell'aria e del traffico urbano che permettera' di arrivare a una standardizzazione e certificazione di tecnologie e procedure da utilizzare nelle città cinesi per controllare l'aria secondo i parametri delle direttive europee. ''Sono state realizzate 9 stazioni fisse di monitoraggio - ha spiegato il direttore dell'Iia, Ivo Allegrini - alle quali si aggiungono 20 stazioni di saturazione equipaggiate con campionatori passivi, 1 unita' mobile convenzionale, 2 unita' mobili avanzate, 1 centro di controllo della qualita' dei dati, 1 laboratorio chimico e tutte le piu' avanzate tecnologie per la valutazione della qualità dell'aria''. La rete di rilevamento, riferisce il Cnr, fornira' dati che consentiranno di sviluppare programmi di protezione dell' atmosfera e di tutela della salute umana. Il progetto Air quality monitoring system rientra in un intenso programma di cooperazione ambientale tra Italia e Cina, coordinato dal ministero dell'Ambiente e dall'Ice-Italian trade commission. (ANSA).
MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI :
Paderno d'Adda e Solza
.
HANNO FIRMATO :
Calusco d'Adda,
Cornate d'Adda,
Imbersago,
Medolago,
Parco Adda Nord,
Robbiate,
Verderio Inferiore,
Verderio Superiore,
Villa d'Adda,
Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia .
Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento .
http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html
Countdown alla ferrovia
il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
Monday, May 31, 2004
Thursday, May 27, 2004
Paderno Sarà inaugurata sabato nell'edificio comunale di Piazza Vittoria Una nuova sede per Legambiente
LA PROVINCIA DI LECCO 27 04 05
Paderno Sarà inaugurata sabato nell'edificio comunale di Piazza Vittoria Una nuova sede per Legambiente
PADERNO
Inaugurazione della nuova sede di Legambiente Meratese sabato 29 maggio nell`edificio comunale di Piazza Vittoria a Paderno d`Adda. Alle 15 l`incontro ufficiale e, alle 16, uno spettacolo per bambini a cura del «Teatro del Vento» dal titolo «Teneri cuccioli e brutte bestiacce». La rappresentazione, in toni giocosi e umoristici, proporrà al pubblico un interessante approccio al mondo della natura e alle sue meraviglie, utilizzando favole, racconti e leggende antiche come comunicazione. Un cantastorie ed il suo musicista intratterranno la platea con storie di animali e avventure di uomini in un'atmosfera fiabesca e divertente. Nuova sede quindi per Legambiente, che sta attualmente proponendo un progetto molto importante per la difesa dell`Adda e dei territori annessi. La campagna d`Adda è un`iniziativa promossa da Legambiente, il cui fine primo è la rivalorizzazione e riqualificazione del fiume. Proprio sabato 8 maggio è stato sottoscritto un manifesto programmatico dove diverse associazioni hanno stilato una serie di iniziative ambientali di recupero. Nell'ambito di tali iniziative e con il patrocinio del comune di Paderno, il circolo Legambiente meratese ha promosso la costruzione di una «Biblioteca monografica sul fiume Adda», centro di studio, consultazione e ricerca, con pubblicazioni di carattere storico, ambientale, geografico e artistico, al fine di garantire un`ampia documentazione sotto ogni punto di vista. Raccogliere dunque la vastità di documenti in un unico centro che possa soddisfare qualsiasi tipo di ricerca sul fiume. La realizzazione della biblioteca fluviale si è resa possibile grazie ai contributi elargiti dalla Provincia di Lecco e dal Parco Adda Nord. I libri e le documentazioni necessarie verranno acquistati e organizzati annualmente dalla stessa biblioteca. L. Per.
Paderno Sarà inaugurata sabato nell'edificio comunale di Piazza Vittoria Una nuova sede per Legambiente
PADERNO
Inaugurazione della nuova sede di Legambiente Meratese sabato 29 maggio nell`edificio comunale di Piazza Vittoria a Paderno d`Adda. Alle 15 l`incontro ufficiale e, alle 16, uno spettacolo per bambini a cura del «Teatro del Vento» dal titolo «Teneri cuccioli e brutte bestiacce». La rappresentazione, in toni giocosi e umoristici, proporrà al pubblico un interessante approccio al mondo della natura e alle sue meraviglie, utilizzando favole, racconti e leggende antiche come comunicazione. Un cantastorie ed il suo musicista intratterranno la platea con storie di animali e avventure di uomini in un'atmosfera fiabesca e divertente. Nuova sede quindi per Legambiente, che sta attualmente proponendo un progetto molto importante per la difesa dell`Adda e dei territori annessi. La campagna d`Adda è un`iniziativa promossa da Legambiente, il cui fine primo è la rivalorizzazione e riqualificazione del fiume. Proprio sabato 8 maggio è stato sottoscritto un manifesto programmatico dove diverse associazioni hanno stilato una serie di iniziative ambientali di recupero. Nell'ambito di tali iniziative e con il patrocinio del comune di Paderno, il circolo Legambiente meratese ha promosso la costruzione di una «Biblioteca monografica sul fiume Adda», centro di studio, consultazione e ricerca, con pubblicazioni di carattere storico, ambientale, geografico e artistico, al fine di garantire un`ampia documentazione sotto ogni punto di vista. Raccogliere dunque la vastità di documenti in un unico centro che possa soddisfare qualsiasi tipo di ricerca sul fiume. La realizzazione della biblioteca fluviale si è resa possibile grazie ai contributi elargiti dalla Provincia di Lecco e dal Parco Adda Nord. I libri e le documentazioni necessarie verranno acquistati e organizzati annualmente dalla stessa biblioteca. L. Per.
Wednesday, May 26, 2004
L'ECO DI BERGAMO 26 05 04
Cemento ecologico anche a Calusco
Allo stabilimento Italcementi la seconda applicazione dopo Segrate: calo del 45% dell'ossido di azoto
Sul piazzale dello stabilimento Italcementi 6 mila metri quadrati di cemento ecologico
Le prime rilevazioni dicono che l'ossido di azoto è diminuito del 45% nella zona della nuova cementeria di Calusco ricoperta dal cemento ecologico Tx Millennium brevettato da Italcementi. Il piazzale, 6 mila metri quadri, è stato rivestito di masselli autobloccanti bistrato, realizzati dalla Magnetti Spa di Carvico, il cui strato superficiale è a base di Tx Millennium. La sperimentazione ha mostrato che nella zona ricoperta dai masselli la concentrazione di ossido di azoto misurata è nettamente inferiore rispetto all'area complessiva.
È questo l'ultimo esempio portato a sostegno dell'utilità del cemento mangia-smog che si basa sulla cosiddetta «fotocatalisi cementizia»: la luce attiva un componente dei rivestimenti speciali di strade e case e la reazione che ne deriva porta all'ossidazione degli agenti inquinanti che vengono a contatto con la superficie di cemento.
L'efficacia contro l'inquinamento di questo processo è stata documentata ieri in un convegno scientifico che si è svolto a Milano promosso dalla Fast, la Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche, con il contributo di Italcementi, primo gruppo industriale che ha studiato, brevettato e realizzato prodotti fotocatalitici nei materiali per l'edilizia.
La composizione che consente di effettuare la «fotocatalisi urbana» è realizzata con Tx Millennium, cemento a base di biossido di titanio messo a punto dopo anni di ricerca dal Centro tecnico di gruppo (Ctg) di Italcementi diretto da Luigi Cassar, intervenuto al convegno di ieri. Il biossido di titanio è il componente che reagisce alla luce e attiva la fotocatalisi.
Oltre agli ossidi di azoto, che vengono trasformati in calcio nitrato, il cemento ecologico agisce sugli aromatici policondensati, le particelle carboniose (le polveri sottili, in sigla PM10) e l'ossido di carbonio trasformandoli in anidride carbonica, prodotta in quantità limitate, e l'ossido di zolfo che diventa solfato di calcio. Le verifiche condotte da Italcementi in collaborazione con Cnr, Arpa Lombardia e Ccr (Centro comune di ricerca di Ispra) hanno dimostrato che i cementi fotocatalitici aiutano a combattere l'inquinamento. In laboratorio con tre minuti di irraggiamento si riducono gli inquinanti fino al 75%.
Quello di Calusco è il secondo esperimento dopo l'applicazione di Segrate dove una malta fotocatalitica è stata usata, in collaborazione con Global Engineering, per rivestire l'asfalto di un tratto di via Morandi, percorsa ogni giorno da 17 mila veicoli: l'abbattimento degli inquinanti su strada urbana è stato del 65%, quello degli inquinanti domestici, incluso il monossido di carbonio, del 40%. Anche i dati sulla velocità sono positivi: gli ossidi di azoto svaniscono in media 5 secondi dopo il passaggio di un veicolo, mentre su asfalto tradizionale il tempo è di 30 secondi.
È per ora in stand by, invece, la sperimentazione in Borgo Palazzo dove il Tx Millennium dovrebbe rivestire l'asfalto tra piazza Sant'Anna e viale Pirovano. Il progetto è fermo in seguito al crollo del ponte che attraversa il tracciato del tram veloce.
Cemento ecologico anche a Calusco
Allo stabilimento Italcementi la seconda applicazione dopo Segrate: calo del 45% dell'ossido di azoto
Sul piazzale dello stabilimento Italcementi 6 mila metri quadrati di cemento ecologico
Le prime rilevazioni dicono che l'ossido di azoto è diminuito del 45% nella zona della nuova cementeria di Calusco ricoperta dal cemento ecologico Tx Millennium brevettato da Italcementi. Il piazzale, 6 mila metri quadri, è stato rivestito di masselli autobloccanti bistrato, realizzati dalla Magnetti Spa di Carvico, il cui strato superficiale è a base di Tx Millennium. La sperimentazione ha mostrato che nella zona ricoperta dai masselli la concentrazione di ossido di azoto misurata è nettamente inferiore rispetto all'area complessiva.
È questo l'ultimo esempio portato a sostegno dell'utilità del cemento mangia-smog che si basa sulla cosiddetta «fotocatalisi cementizia»: la luce attiva un componente dei rivestimenti speciali di strade e case e la reazione che ne deriva porta all'ossidazione degli agenti inquinanti che vengono a contatto con la superficie di cemento.
L'efficacia contro l'inquinamento di questo processo è stata documentata ieri in un convegno scientifico che si è svolto a Milano promosso dalla Fast, la Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche, con il contributo di Italcementi, primo gruppo industriale che ha studiato, brevettato e realizzato prodotti fotocatalitici nei materiali per l'edilizia.
La composizione che consente di effettuare la «fotocatalisi urbana» è realizzata con Tx Millennium, cemento a base di biossido di titanio messo a punto dopo anni di ricerca dal Centro tecnico di gruppo (Ctg) di Italcementi diretto da Luigi Cassar, intervenuto al convegno di ieri. Il biossido di titanio è il componente che reagisce alla luce e attiva la fotocatalisi.
Oltre agli ossidi di azoto, che vengono trasformati in calcio nitrato, il cemento ecologico agisce sugli aromatici policondensati, le particelle carboniose (le polveri sottili, in sigla PM10) e l'ossido di carbonio trasformandoli in anidride carbonica, prodotta in quantità limitate, e l'ossido di zolfo che diventa solfato di calcio. Le verifiche condotte da Italcementi in collaborazione con Cnr, Arpa Lombardia e Ccr (Centro comune di ricerca di Ispra) hanno dimostrato che i cementi fotocatalitici aiutano a combattere l'inquinamento. In laboratorio con tre minuti di irraggiamento si riducono gli inquinanti fino al 75%.
Quello di Calusco è il secondo esperimento dopo l'applicazione di Segrate dove una malta fotocatalitica è stata usata, in collaborazione con Global Engineering, per rivestire l'asfalto di un tratto di via Morandi, percorsa ogni giorno da 17 mila veicoli: l'abbattimento degli inquinanti su strada urbana è stato del 65%, quello degli inquinanti domestici, incluso il monossido di carbonio, del 40%. Anche i dati sulla velocità sono positivi: gli ossidi di azoto svaniscono in media 5 secondi dopo il passaggio di un veicolo, mentre su asfalto tradizionale il tempo è di 30 secondi.
È per ora in stand by, invece, la sperimentazione in Borgo Palazzo dove il Tx Millennium dovrebbe rivestire l'asfalto tra piazza Sant'Anna e viale Pirovano. Il progetto è fermo in seguito al crollo del ponte che attraversa il tracciato del tram veloce.
L'ECO DI BERGAMO 26 05 04
I sindaci: «Si rischia il collasso»
VILLA D'ADDA I sindaci di Villa d'Adda e Carvico condividono la stessa delusione.
«Ho seguito sin dall'inizio i lavori per questa variante e purtroppo anche i problemi - spiega il sindaco di Villa d'Adda Serafino Carissimi - non ultimo la frana nella galleria del marzo 2003 che di fatto ha bloccato i lavori. Non siamo stati con le mani in mano e con il sindaco di Carvico, che è consigliere provinciale, abbiamo incontrato i vertici della Provincia sollecitandoli a intervenire affinché riprendessero i lavori nella galleria. Qualcosa si è mosso, c'è stata la perizia di un tecnico svizzero e l'Amministrazione provinciale ha chiesto all'impresa di riprendere i lavori. L'impresa Locatelli ha avanzato delle riserve, spero proprio che i due contendenti trovino un accordo per terminarla in breve tempo».
«Il traffico sulla provinciale - continua Carissimi - che attraversa Carvico e poi il nostro comune diventa sempre più intenso e pericoloso, soprattutto quello pesante che, non potendo transitare sul ponte di Paderno, raggiunge la Brianza dal ponte di Brivio passando per i due paesi. Si pensava che almeno alla fine del 2003 o inizio del 2004 l'opera fosse pronta, invece è ancora tutto fermo. Nel frattempo l'impresa ha costruito le due rotatorie a Villa d'Adda e a Carvico».
Scuote il capo Livio Mazzola, sindaco di Carvico e consigliere provinciale. «Le due provinciali da Calusco a Villa d'Adda - sottolinea - stanno scoppiando di traffico, infatti è stato calcolato che trentamila veicoli percorrano questo tratto ogni giorno. La mancata apertura della variante sta creando problemi anche alle Amministrazioni comunali che avevano in programma opere di viabilità connesse proprio a questa nuova strada».
I sindaci: «Si rischia il collasso»
VILLA D'ADDA I sindaci di Villa d'Adda e Carvico condividono la stessa delusione.
«Ho seguito sin dall'inizio i lavori per questa variante e purtroppo anche i problemi - spiega il sindaco di Villa d'Adda Serafino Carissimi - non ultimo la frana nella galleria del marzo 2003 che di fatto ha bloccato i lavori. Non siamo stati con le mani in mano e con il sindaco di Carvico, che è consigliere provinciale, abbiamo incontrato i vertici della Provincia sollecitandoli a intervenire affinché riprendessero i lavori nella galleria. Qualcosa si è mosso, c'è stata la perizia di un tecnico svizzero e l'Amministrazione provinciale ha chiesto all'impresa di riprendere i lavori. L'impresa Locatelli ha avanzato delle riserve, spero proprio che i due contendenti trovino un accordo per terminarla in breve tempo».
«Il traffico sulla provinciale - continua Carissimi - che attraversa Carvico e poi il nostro comune diventa sempre più intenso e pericoloso, soprattutto quello pesante che, non potendo transitare sul ponte di Paderno, raggiunge la Brianza dal ponte di Brivio passando per i due paesi. Si pensava che almeno alla fine del 2003 o inizio del 2004 l'opera fosse pronta, invece è ancora tutto fermo. Nel frattempo l'impresa ha costruito le due rotatorie a Villa d'Adda e a Carvico».
Scuote il capo Livio Mazzola, sindaco di Carvico e consigliere provinciale. «Le due provinciali da Calusco a Villa d'Adda - sottolinea - stanno scoppiando di traffico, infatti è stato calcolato che trentamila veicoli percorrano questo tratto ogni giorno. La mancata apertura della variante sta creando problemi anche alle Amministrazioni comunali che avevano in programma opere di viabilità connesse proprio a questa nuova strada».
L'ECO DI BERGAMO 26 05 04
La Villa d'Adda-Carvico non esce dal tunnel
Frane, lavori fermi da 14 mesi. L'impresa: garanzie o ce ne andiamo. La Provincia: perizie favorevoli
VILLA D'ADDA Quando sarà pronta la variante Villa d'Adda-Carvico? È una domanda che si fanno con insistenza gli amministratori comunali e gli abitanti dei paesi interessati a questa importante opera viaria: Carvico, Villa d'Adda e Calusco d'Adda.
L'opera è stata commissionata dall'Amministrazione provinciale, ma la costruzione della galleria è ferma da 14 mesi. Per la Provincia è tutto a posto e l'impresa può riprendere i lavori. Invece la ditta, la «Locatelli Gabriele» di Grumello, che ha in appalto l'intervento, afferma di aspettare l'ordine di servizio dalla direzione lavori per poter proseguire la costruzione della strada.
Questa variante doveva essere pronta nel settembre dello scorso anno, ma la scadenza non è stata rispettata e ora si ipotizza che i lavori dovrebbero terminare entro il 2005.
Attualmente il cantiere della galleria, assegnato all'impresa Locatelli Gabriele di Grumello, è chiuso a causa dei continui movimenti franosi. Lo stop è arrivato nella primavera dello scorso anno, quando una voragine profonda 25 metri si è aperta sopra il tunnel in costruzione, nel territorio di Villa d'Adda, bloccando i lavori. Dalla parte di Carvico altri movimenti franosi hanno impedito la continuazione dei lavori. Questi continui cedimenti, oltre a non permettere di realizzare gli ultimi 240 metri di galleria mettono in pericolo l'incolumità degli operai.
Per questi motivi la direzione lavori ha sospeso l'attività del cantiere a marzo dello scorso anno, dalla parte di Villa d'Adda e invece dall'imbocco di Carvico sono stati bloccati il 14 febbraio 2003 per riprendere in luglio e venire definitivamente sospesi il 14 novembre del 2003.
Una cinquantina di operai e tecnici dell'impresa impegnati nella costruzione della galleria sono stati dirottati in altri cantieri e a Villa d'Adda ne sono rimasti una decina che hanno effettuato i lavori di costruzione delle due rotatorie: a Villa d'Adda e a Carvico e di altre opere esterne. L'impresa Locatelli riguardo a queste situazioni ha avanzato delle riserve alla direzione lavori della Provincia.
«Il progetto di quest'opera su nostro incarico è stato periziato da un ingegnere collaudatore svizzero di fama mondiale - spiega l'assessore alla Viabilità della Provincia, Valter Milesi - il quale ha dato un giudizio positivo dell'opera evidenziando che dovranno essere studiati ulteriori lavori, soprattutto di consolidamento nella galleria per un importo di circa tre milioni di euro. Abbiamo chiesto all'impresa Locatelli di riprendere i lavori e di completare il tunnel e di terminare la variante come da progetto».
Dall'impresa fanno sapere che sono fermi da 14 mesi, stanno attendendo l'ordine di servizio di riprendere i lavori e stanno valutando l'ipotesi di chiudere il cantiere della variante Villa d'Adda-Carvico.
Si iniziò a parlare di quest'opera stradale agli inizi degli anni '90 e dopo la consegna lavori, avvenuta all'inizio del '99, un ricorso ne aveva ritardato l'avvio del cantiere che di fatto ha iniziato a essere operativo nell'aprile del 2000.
La nuova strada, che dovrebbe collegare i due paesi dell'Isola, secondo il contratto di appalto doveva essere terminata nel settembre del 2003, ma le frequenti interruzioni dei lavori allungheranno i tempi di consegna, che spostano la data fatidica sicuramente nel 2005.
Il progetto è stato redatto da Enzo Piccoli del «Centro studi progetti di Verona». È un'arteria a doppia corsia lunga tre chilometri di cui 960 in galleria per superare il Monte Giglio e un viadotto di 104 metri.
Il costo a base d'asta era di 26 miliardi delle vecchie lire e l'impresa Locatelli si era aggiudicata l'appalto con un ribasso del 25,11%, facendo scendere il costo a 19 miliardi e 471 milioni.
La nuova variante, una volta ultimata e aperta al traffico, migliorerà i collegamenti nord-sud tra la Valle San Martino e la Rivierasca e renderà più sicuri e vivibili Carvico e Villa d'Adda che ogni giorno vengono attraversati da diverse migliaia di veicoli.
Remo Traina
La Villa d'Adda-Carvico non esce dal tunnel
Frane, lavori fermi da 14 mesi. L'impresa: garanzie o ce ne andiamo. La Provincia: perizie favorevoli
VILLA D'ADDA Quando sarà pronta la variante Villa d'Adda-Carvico? È una domanda che si fanno con insistenza gli amministratori comunali e gli abitanti dei paesi interessati a questa importante opera viaria: Carvico, Villa d'Adda e Calusco d'Adda.
L'opera è stata commissionata dall'Amministrazione provinciale, ma la costruzione della galleria è ferma da 14 mesi. Per la Provincia è tutto a posto e l'impresa può riprendere i lavori. Invece la ditta, la «Locatelli Gabriele» di Grumello, che ha in appalto l'intervento, afferma di aspettare l'ordine di servizio dalla direzione lavori per poter proseguire la costruzione della strada.
Questa variante doveva essere pronta nel settembre dello scorso anno, ma la scadenza non è stata rispettata e ora si ipotizza che i lavori dovrebbero terminare entro il 2005.
Attualmente il cantiere della galleria, assegnato all'impresa Locatelli Gabriele di Grumello, è chiuso a causa dei continui movimenti franosi. Lo stop è arrivato nella primavera dello scorso anno, quando una voragine profonda 25 metri si è aperta sopra il tunnel in costruzione, nel territorio di Villa d'Adda, bloccando i lavori. Dalla parte di Carvico altri movimenti franosi hanno impedito la continuazione dei lavori. Questi continui cedimenti, oltre a non permettere di realizzare gli ultimi 240 metri di galleria mettono in pericolo l'incolumità degli operai.
Per questi motivi la direzione lavori ha sospeso l'attività del cantiere a marzo dello scorso anno, dalla parte di Villa d'Adda e invece dall'imbocco di Carvico sono stati bloccati il 14 febbraio 2003 per riprendere in luglio e venire definitivamente sospesi il 14 novembre del 2003.
Una cinquantina di operai e tecnici dell'impresa impegnati nella costruzione della galleria sono stati dirottati in altri cantieri e a Villa d'Adda ne sono rimasti una decina che hanno effettuato i lavori di costruzione delle due rotatorie: a Villa d'Adda e a Carvico e di altre opere esterne. L'impresa Locatelli riguardo a queste situazioni ha avanzato delle riserve alla direzione lavori della Provincia.
«Il progetto di quest'opera su nostro incarico è stato periziato da un ingegnere collaudatore svizzero di fama mondiale - spiega l'assessore alla Viabilità della Provincia, Valter Milesi - il quale ha dato un giudizio positivo dell'opera evidenziando che dovranno essere studiati ulteriori lavori, soprattutto di consolidamento nella galleria per un importo di circa tre milioni di euro. Abbiamo chiesto all'impresa Locatelli di riprendere i lavori e di completare il tunnel e di terminare la variante come da progetto».
Dall'impresa fanno sapere che sono fermi da 14 mesi, stanno attendendo l'ordine di servizio di riprendere i lavori e stanno valutando l'ipotesi di chiudere il cantiere della variante Villa d'Adda-Carvico.
Si iniziò a parlare di quest'opera stradale agli inizi degli anni '90 e dopo la consegna lavori, avvenuta all'inizio del '99, un ricorso ne aveva ritardato l'avvio del cantiere che di fatto ha iniziato a essere operativo nell'aprile del 2000.
La nuova strada, che dovrebbe collegare i due paesi dell'Isola, secondo il contratto di appalto doveva essere terminata nel settembre del 2003, ma le frequenti interruzioni dei lavori allungheranno i tempi di consegna, che spostano la data fatidica sicuramente nel 2005.
Il progetto è stato redatto da Enzo Piccoli del «Centro studi progetti di Verona». È un'arteria a doppia corsia lunga tre chilometri di cui 960 in galleria per superare il Monte Giglio e un viadotto di 104 metri.
Il costo a base d'asta era di 26 miliardi delle vecchie lire e l'impresa Locatelli si era aggiudicata l'appalto con un ribasso del 25,11%, facendo scendere il costo a 19 miliardi e 471 milioni.
La nuova variante, una volta ultimata e aperta al traffico, migliorerà i collegamenti nord-sud tra la Valle San Martino e la Rivierasca e renderà più sicuri e vivibili Carvico e Villa d'Adda che ogni giorno vengono attraversati da diverse migliaia di veicoli.
Remo Traina
L'ECO DI BERGAMO 25 05 04
Via alla strada «mangia-traffico»
La variante sud alla provinciale 166 porterà camion e auto fuori dal centro
La provinciale 166 taglia in due il centro di Calusco. La nuova strada alleggerirà il traffico (foto Magni)
CALUSCO Via alla variante sud di Calusco alla strada provinciale 166. Ieri la Provincia ha sottoscritto un protocollo d'intesa con il Comune di Calusco d'Adda e la società Italcementi per la creazione di una nuova strada, che eliminerà una parte consistente del traffico nel centro del paese, uno dei nodi critici della viabilità provinciale.
L'intervento si colloca nell'ambito di una serie di iniziative della Provincia tese a migliorare la rete stradale, in sinergia con gli enti locali e gli altri soggetti interessati, pubblici e privati: «Il nostro obiettivo - osserva l'assessore provinciale alla Viabilità Valter Milesi - è alleggerire il traffico nei centri abitati. Nel caso di Calusco si tratta in particolare di quello pesante, legato in parte significativa all'attività del cementificio Italcementi, che per questo è stato coinvolto».
L'elaborazione del tracciato, dei costi, dei dettagli tecnici è ancora in corso. «C'è soltanto un progetto preliminare - continua Milesi -. La firma del protocollo d'intesa ha sancito l'intenzione di realizzare l'opera e ha avviato l'iter. Il problema del finanziamento sarà risolto con i contributi congiunti di Italcementi, Regione, Provincia e Comuni interessati». Il progetto sarà ora inviato alla Regione perché esamini la richiesta di contributi. Il tracciato della nuova strada passa all'esterno dell'abitato, in una zona agricola: «Per questo - sottolinea l'assessore - dovrà essere studiato un progetto di inserimento ambientale consono e compatibile con la rete di corsi d'acqua e canali che si trovano sul territorio».
Soddisfatto Rinaldo Colleoni, sindaco di Calusco: «La firma del protocollo d'intesa segna un passo avanti concreto sul cammino non breve della realizzazione di quest'opera». Il costo potrebbe arrivare intorno agli otto milioni di euro. La strada provinciale 166 ora taglia in due il paese, nella centrale via Marconi. Vi passano ogni giorno migliaia di veicoli, in viaggio tra Bergamo e Lecco. E il traffico potrebbe intensificarsi con l'apertura della nuova strada Villa d'Adda-Carvico, lungo la quale passeranno i mezzi provenienti o diretti al ponte San Michele sull'Adda. La variante sud di Calusco partirà dalla provinciale 166, in prossimità del ponte di Paderno, per riunirsi alla fine del percorso alla provinciale 177 Rivierasca. In corrispondenza della periferia di Calusco d'Adda e di Solza sarà creata una galleria artificiale posta a un livello più basso rispetto al piano campagna».
«La variante - continua il sindaco - eliminerà il traffico pesante e diminuirà quello leggero nel centro del paese. È un passo fondamentale, che diventa per noi la naturale prosecuzione dell'azione già intrapresa per migliorare la qualità dell'aria». Per le strade di Calusco passeranno 10 mila camion in meno all'anno.
«Abbiamo risposto alle sollecitazioni del territorio - commentano i vertici dell'Italcementi -, condividendo le esigenze espresse da Comuni e Provincia, anche in funzione della convenzione che abbiamo sottoscritto con il Comune di Calusco d'Adda per realizzare il nuovo impianto industriale, inaugurato a fine aprile». Italcementi da tempo si misura in un continuo confronto con le Amministrazioni per migliorare l'impatto dell'attività dell'azienda sul territorio, «secondo principi di “compatibilità” a cui la società è molto attenta». La società offrirà un consistente contributo in denaro e alcuni terreni che si trovano sul tracciato. Si occuperà inoltre della progettazione tecnica. «Nel medio-lungo periodo - aggiungono i rappresentanti dell'azienda - studieremo una soluzione, da sottoporre all'Amministrazione, per valutare, come ci è stato richiesto, lo spostamento dell'ingresso della cementeria a sud».
Sabrina Penteriani
Via alla strada «mangia-traffico»
La variante sud alla provinciale 166 porterà camion e auto fuori dal centro
La provinciale 166 taglia in due il centro di Calusco. La nuova strada alleggerirà il traffico (foto Magni)
CALUSCO Via alla variante sud di Calusco alla strada provinciale 166. Ieri la Provincia ha sottoscritto un protocollo d'intesa con il Comune di Calusco d'Adda e la società Italcementi per la creazione di una nuova strada, che eliminerà una parte consistente del traffico nel centro del paese, uno dei nodi critici della viabilità provinciale.
L'intervento si colloca nell'ambito di una serie di iniziative della Provincia tese a migliorare la rete stradale, in sinergia con gli enti locali e gli altri soggetti interessati, pubblici e privati: «Il nostro obiettivo - osserva l'assessore provinciale alla Viabilità Valter Milesi - è alleggerire il traffico nei centri abitati. Nel caso di Calusco si tratta in particolare di quello pesante, legato in parte significativa all'attività del cementificio Italcementi, che per questo è stato coinvolto».
L'elaborazione del tracciato, dei costi, dei dettagli tecnici è ancora in corso. «C'è soltanto un progetto preliminare - continua Milesi -. La firma del protocollo d'intesa ha sancito l'intenzione di realizzare l'opera e ha avviato l'iter. Il problema del finanziamento sarà risolto con i contributi congiunti di Italcementi, Regione, Provincia e Comuni interessati». Il progetto sarà ora inviato alla Regione perché esamini la richiesta di contributi. Il tracciato della nuova strada passa all'esterno dell'abitato, in una zona agricola: «Per questo - sottolinea l'assessore - dovrà essere studiato un progetto di inserimento ambientale consono e compatibile con la rete di corsi d'acqua e canali che si trovano sul territorio».
Soddisfatto Rinaldo Colleoni, sindaco di Calusco: «La firma del protocollo d'intesa segna un passo avanti concreto sul cammino non breve della realizzazione di quest'opera». Il costo potrebbe arrivare intorno agli otto milioni di euro. La strada provinciale 166 ora taglia in due il paese, nella centrale via Marconi. Vi passano ogni giorno migliaia di veicoli, in viaggio tra Bergamo e Lecco. E il traffico potrebbe intensificarsi con l'apertura della nuova strada Villa d'Adda-Carvico, lungo la quale passeranno i mezzi provenienti o diretti al ponte San Michele sull'Adda. La variante sud di Calusco partirà dalla provinciale 166, in prossimità del ponte di Paderno, per riunirsi alla fine del percorso alla provinciale 177 Rivierasca. In corrispondenza della periferia di Calusco d'Adda e di Solza sarà creata una galleria artificiale posta a un livello più basso rispetto al piano campagna».
«La variante - continua il sindaco - eliminerà il traffico pesante e diminuirà quello leggero nel centro del paese. È un passo fondamentale, che diventa per noi la naturale prosecuzione dell'azione già intrapresa per migliorare la qualità dell'aria». Per le strade di Calusco passeranno 10 mila camion in meno all'anno.
«Abbiamo risposto alle sollecitazioni del territorio - commentano i vertici dell'Italcementi -, condividendo le esigenze espresse da Comuni e Provincia, anche in funzione della convenzione che abbiamo sottoscritto con il Comune di Calusco d'Adda per realizzare il nuovo impianto industriale, inaugurato a fine aprile». Italcementi da tempo si misura in un continuo confronto con le Amministrazioni per migliorare l'impatto dell'attività dell'azienda sul territorio, «secondo principi di “compatibilità” a cui la società è molto attenta». La società offrirà un consistente contributo in denaro e alcuni terreni che si trovano sul tracciato. Si occuperà inoltre della progettazione tecnica. «Nel medio-lungo periodo - aggiungono i rappresentanti dell'azienda - studieremo una soluzione, da sottoporre all'Amministrazione, per valutare, come ci è stato richiesto, lo spostamento dell'ingresso della cementeria a sud».
Sabrina Penteriani
L'ECO DI BERGAMO 25 05 04
Cementeria: tunnel pronto a fine 2005
CALUSCO Sarà pronto alla fine del 2005, il tunnel destinato a collegare le cave di Colle Pedrino alla cementeria dell'Italcementi a Calusco d'Adda: un'opera imponente che si colloca nel quadro delle azioni intraprese della società per migliorare l'impatto sull'ambiente della propria attività industriale.
I lavori di scavo procedono con un buon ritmo e avanzano di circa 150 metri alla settimana: l'opera è già quasi a metà. Il tunnel si svilupperà lungo un percorso di nove chilometri e mezzo, a una profondità di 50 metri, con un diametro di circa 4,2 metri. All'interno correrà un tappeto con una portata di 600 tonnellate all'ora, alla velocità di 2,5 metri al secondo.
Una volta pronto, sostituirà le teleferiche che ora collegano le cave di calcare di Colle Pedrino, nel comune di Palazzago, a Pontida e alle cave di Monte Giglio. Le materie prime che alimentano l'attività del cementificio viaggeranno dunque su un nastro trasportatore sotterraneo: una soluzione che alleggerirà notevolmente il traffico a Calusco e nell'Isola. Adesso infatti dalle cave di Colle Pedrino l'Italcementi estrae ogni anno 700 mila tonnellate di materiale. Una parte significativa viene trasportata con autocarri che percorrono ogni giorno la strada tra Pontida e Calusco. Il numero di camion è variabile, ma si può stimare in almeno 10 mila trasporti all'anno. In sostanza il tunnel, con l'eliminazione delle teleferiche e quindi del traffico integrativo, permetterà di togliere ogni giorno dalla strada almeno 50 mezzi pesanti.
La galleria sotterranea è un'opera molto complessa. Lo scavo è iniziato nel 2001 e ha richiesto il superamento di numerosi ostacoli tecnici: curve, tratti in salita e tratti in discesa per un dislivello complessivo di 700 metri. Il tracciato da seguire è stato individuato tenendo conto della topografia dei luoghi, dell'urbanizzazione intensiva del tratto attraversato e dell'impatto ambientale.
Cementeria: tunnel pronto a fine 2005
CALUSCO Sarà pronto alla fine del 2005, il tunnel destinato a collegare le cave di Colle Pedrino alla cementeria dell'Italcementi a Calusco d'Adda: un'opera imponente che si colloca nel quadro delle azioni intraprese della società per migliorare l'impatto sull'ambiente della propria attività industriale.
I lavori di scavo procedono con un buon ritmo e avanzano di circa 150 metri alla settimana: l'opera è già quasi a metà. Il tunnel si svilupperà lungo un percorso di nove chilometri e mezzo, a una profondità di 50 metri, con un diametro di circa 4,2 metri. All'interno correrà un tappeto con una portata di 600 tonnellate all'ora, alla velocità di 2,5 metri al secondo.
Una volta pronto, sostituirà le teleferiche che ora collegano le cave di calcare di Colle Pedrino, nel comune di Palazzago, a Pontida e alle cave di Monte Giglio. Le materie prime che alimentano l'attività del cementificio viaggeranno dunque su un nastro trasportatore sotterraneo: una soluzione che alleggerirà notevolmente il traffico a Calusco e nell'Isola. Adesso infatti dalle cave di Colle Pedrino l'Italcementi estrae ogni anno 700 mila tonnellate di materiale. Una parte significativa viene trasportata con autocarri che percorrono ogni giorno la strada tra Pontida e Calusco. Il numero di camion è variabile, ma si può stimare in almeno 10 mila trasporti all'anno. In sostanza il tunnel, con l'eliminazione delle teleferiche e quindi del traffico integrativo, permetterà di togliere ogni giorno dalla strada almeno 50 mezzi pesanti.
La galleria sotterranea è un'opera molto complessa. Lo scavo è iniziato nel 2001 e ha richiesto il superamento di numerosi ostacoli tecnici: curve, tratti in salita e tratti in discesa per un dislivello complessivo di 700 metri. Il tracciato da seguire è stato individuato tenendo conto della topografia dei luoghi, dell'urbanizzazione intensiva del tratto attraversato e dell'impatto ambientale.
Tuesday, May 25, 2004
L'ECO DI BERGAMO online 24 05 04
Calusco, protocollo d'intesa tra Provincia, Comune e Italcementi
La Provincia di Bergamo ha sottoscritto un Protocollo d'Intesa con il Comune di Calusco d'Adda e la Società Italcementi per la realizzazione della variante alla strada provinciale n. 166. Alla firma del documento erano presenti il presidente della Provincia Valerio Bettoni, il sindaco di Calusco d'Adda Rinaldo Colleoni e Fabrizio Zilli, dirigente di Italcementi. L'intervento rientra nell'ambito delle iniziative avviate dalla Provincia per migliorare uno dei nodi critici della viabilità provinciale: è questo il caso del centro abitato di Calusco d'Adda, attraversato dalla strada provinciale 166 che causa traffico e lunghe code, intensificate anche dalla nuova strada «Villa d'Adda - Carvico», in variante all'attuale tracciato della strada provinciale n. 169.
Questa tratta è infatti molto battuta da automezzi provenienti o diretti al ponte San Michele che attraversa il fiume Adda e collega le province di Bergamo e Lecco. È emersa così l'esigenza di by-passare il centro abitato di Calusco d'Adda, realizzando una variante a sud del comune. Il nuovo collegamento consentirà il trasferimento all'esterno dell'abitato di Calusco del traffico attualmente transitante lungo via Marconi, con particolare riferimento al traffico pesante, in modo da garantire fluidità alla circolazione e assicurando condizioni di maggiore sicurezza sia ai veicoli in transito che ai pedoni.
Calusco, protocollo d'intesa tra Provincia, Comune e Italcementi
La Provincia di Bergamo ha sottoscritto un Protocollo d'Intesa con il Comune di Calusco d'Adda e la Società Italcementi per la realizzazione della variante alla strada provinciale n. 166. Alla firma del documento erano presenti il presidente della Provincia Valerio Bettoni, il sindaco di Calusco d'Adda Rinaldo Colleoni e Fabrizio Zilli, dirigente di Italcementi. L'intervento rientra nell'ambito delle iniziative avviate dalla Provincia per migliorare uno dei nodi critici della viabilità provinciale: è questo il caso del centro abitato di Calusco d'Adda, attraversato dalla strada provinciale 166 che causa traffico e lunghe code, intensificate anche dalla nuova strada «Villa d'Adda - Carvico», in variante all'attuale tracciato della strada provinciale n. 169.
Questa tratta è infatti molto battuta da automezzi provenienti o diretti al ponte San Michele che attraversa il fiume Adda e collega le province di Bergamo e Lecco. È emersa così l'esigenza di by-passare il centro abitato di Calusco d'Adda, realizzando una variante a sud del comune. Il nuovo collegamento consentirà il trasferimento all'esterno dell'abitato di Calusco del traffico attualmente transitante lungo via Marconi, con particolare riferimento al traffico pesante, in modo da garantire fluidità alla circolazione e assicurando condizioni di maggiore sicurezza sia ai veicoli in transito che ai pedoni.
Wednesday, May 19, 2004
UE: AMBIENTE; PRONTE SEI PROCEDURE INFRAZIONE TRA CUI ITALIA
BRUXELLES - ''Il periodo di grazia e' finito. Stiamo preparando le procedure di infrazione per i sei paesi dei Quindici che non hanno ancora presentato il loro piano di assegnazione dei permessi di emissione per il C02''. Lo ha annunciato oggi il commissario all'ambiente Margot Wallstrom. Gli stati cui ha fatto riferimento Wallstrom sono Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Belgio.
BRUXELLES - ''Il periodo di grazia e' finito. Stiamo preparando le procedure di infrazione per i sei paesi dei Quindici che non hanno ancora presentato il loro piano di assegnazione dei permessi di emissione per il C02''. Lo ha annunciato oggi il commissario all'ambiente Margot Wallstrom. Gli stati cui ha fatto riferimento Wallstrom sono Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Belgio.
Monday, May 17, 2004
CORRIERE DELLA SERA 16 05 04
Affari e nuovi investimenti Bergamo allontana la crisi
Nei primi mesi dell’anno inaugurati cinque insediamenti produttivi Operazioni per 200 milioni anche sui mercati d’Oriente e dell’Est
BERGAMO - Non solo non ripiega, ma anzi va all’attacco l’industria bergamasca. Il 2004 è nato all’insegna degli investimenti. In pochi mesi, forse anche per una fortunata coincidenza, sono stati inaugurati in provincia cinque nuovi insediamenti produttivi e in altrettanti casi sono stati portati a termine interventi di potenziamento della capacità produttiva. Ma nello stesso tempo sono state concepite, o realizzate, importanti operazioni sia in Estremo Oriente, che nell’Europa dell’Est, o nei Paesi in via di sviluppo. Complessivamente, sono stati investiti oltre 200 milioni di euro. Forte di queste cifre, il presidente Andrea Moltrasio si presenta domani di fronte alla platea dei colleghi dell’Unione industriali riuniti per l’assemblea annuale con lo spirito di chi vede la luce in fondo al tunnel. Il sistema produttivo bergamasco ha saputo reggere a tre anni difficili che hanno fatto traballare anche una provincia da sempre abituata a considerarsi un’isola felice. La febbre c’è stata e probabilmente non ha ancora toccato il picco più alto. La si legge nei numeri della cassa integrazione, specie di quella straordinaria, che nei primi mesi dell’anno si sono raddoppiati. «Non è ancora stato toccato il tetto», conferma Moltrasio. Le ricadute sul piano occupazionale sono state tutto sommato contenute. Il tasso di disoccupazione resta fermo al di sotto del 3 per cento, un dato considerato fisiologico. Ma il relativo ottimismo che trapela dal palazzo di via Camozzi, quartier generale degli imprenditori bergamaschi, deriva proprio dagli investimenti. Un segno inequivocabile che si crede nello sviluppo. Ci crede, anzitutto, il gruppo Italcementi che ha appena inaugurato a Calusco d’Adda un cementificio innovativa sia dal punto di vista tecnologico che da quello del rispetto ambientale (150 milioni di euro di investimento).
Ma guardano avanti anche la Brembo, con la nuova fonderia di leghe di alluminio realizzata a Mapello (25 milioni di euro); il gruppo Artoni, con il nuovo polo logistico da 6 mila metri quadrati in corso di costruzione a Dalmine; il gruppo Bertelsmann-Arvato, con la più moderna tipografia che verrà attivata a Treviglio (110 milioni di euro). Altro bolle in pentola. Come l’investimento del gruppo Merloni (4 milioni di euro) per aumentare la capacità produttiva degli stabilimenti di Brembate Sopra fino ad un milione di lavatrici all’anno, o come l’ormai prossima inaugurazione del nuovo impianto della Radicifil di Casnigo (16,5 milioni). Oltre agli interventi sul territorio, c’è chi ha varcato anche i confini. Il gruppo Brembo, per esempio, ha aperto un secondo stabilimento in Polonia e uno in Spagna. La Siad ha avviato i lavori per un impianto nella Repubblica Ceca, mentre Lupini Targhe sta realizzando uno stabilimento in Messico. L’effervescenza dell’industria bergamasca si può riscontrare, infine, anche sotto l’aspetto delle invenzioni e dei nuovi prodotti. Gewiss ha lanciato sul mercato l’interruttore a corto raggio senza fili, Losma ha brevettato un apparecchio per aspirare nebbie oleose e fumi e la Norain ha inventato il passeggino con ombrello incorporato.
Cesare Zapperi BERGAMO
«Affari e investimenti
Così la crisi si allontana»
BERGAMO - Il 2004 è, per l’industria bergamasca, l’anno degli investimenti. Sono stati inaugurati in provincia cinque nuovi insediamenti produttivi e in altrettanti casi sono stati portati a termine interventi di potenziamento. Nello stesso periodo sono state realizzate operazioni in Estremo Oriente e nell’Europa dell’Est. Partendo da questi elementi domani gli industriali bergamaschi discuteranno del futuro nel corso della loro assemblea annuale. «Siamo entrati in una fase di forte reazione allo stallo degli ultimi tre anni», dice Andrea Moltrasio, presidente dell’Unione industriali. Il gruppo Italcementi ha appena inaugurato a Calusco d’Adda un cementificio innovativo: 150 milioni di euro di investimento.
Affari e nuovi investimenti Bergamo allontana la crisi
Nei primi mesi dell’anno inaugurati cinque insediamenti produttivi Operazioni per 200 milioni anche sui mercati d’Oriente e dell’Est
BERGAMO - Non solo non ripiega, ma anzi va all’attacco l’industria bergamasca. Il 2004 è nato all’insegna degli investimenti. In pochi mesi, forse anche per una fortunata coincidenza, sono stati inaugurati in provincia cinque nuovi insediamenti produttivi e in altrettanti casi sono stati portati a termine interventi di potenziamento della capacità produttiva. Ma nello stesso tempo sono state concepite, o realizzate, importanti operazioni sia in Estremo Oriente, che nell’Europa dell’Est, o nei Paesi in via di sviluppo. Complessivamente, sono stati investiti oltre 200 milioni di euro. Forte di queste cifre, il presidente Andrea Moltrasio si presenta domani di fronte alla platea dei colleghi dell’Unione industriali riuniti per l’assemblea annuale con lo spirito di chi vede la luce in fondo al tunnel. Il sistema produttivo bergamasco ha saputo reggere a tre anni difficili che hanno fatto traballare anche una provincia da sempre abituata a considerarsi un’isola felice. La febbre c’è stata e probabilmente non ha ancora toccato il picco più alto. La si legge nei numeri della cassa integrazione, specie di quella straordinaria, che nei primi mesi dell’anno si sono raddoppiati. «Non è ancora stato toccato il tetto», conferma Moltrasio. Le ricadute sul piano occupazionale sono state tutto sommato contenute. Il tasso di disoccupazione resta fermo al di sotto del 3 per cento, un dato considerato fisiologico. Ma il relativo ottimismo che trapela dal palazzo di via Camozzi, quartier generale degli imprenditori bergamaschi, deriva proprio dagli investimenti. Un segno inequivocabile che si crede nello sviluppo. Ci crede, anzitutto, il gruppo Italcementi che ha appena inaugurato a Calusco d’Adda un cementificio innovativa sia dal punto di vista tecnologico che da quello del rispetto ambientale (150 milioni di euro di investimento).
Ma guardano avanti anche la Brembo, con la nuova fonderia di leghe di alluminio realizzata a Mapello (25 milioni di euro); il gruppo Artoni, con il nuovo polo logistico da 6 mila metri quadrati in corso di costruzione a Dalmine; il gruppo Bertelsmann-Arvato, con la più moderna tipografia che verrà attivata a Treviglio (110 milioni di euro). Altro bolle in pentola. Come l’investimento del gruppo Merloni (4 milioni di euro) per aumentare la capacità produttiva degli stabilimenti di Brembate Sopra fino ad un milione di lavatrici all’anno, o come l’ormai prossima inaugurazione del nuovo impianto della Radicifil di Casnigo (16,5 milioni). Oltre agli interventi sul territorio, c’è chi ha varcato anche i confini. Il gruppo Brembo, per esempio, ha aperto un secondo stabilimento in Polonia e uno in Spagna. La Siad ha avviato i lavori per un impianto nella Repubblica Ceca, mentre Lupini Targhe sta realizzando uno stabilimento in Messico. L’effervescenza dell’industria bergamasca si può riscontrare, infine, anche sotto l’aspetto delle invenzioni e dei nuovi prodotti. Gewiss ha lanciato sul mercato l’interruttore a corto raggio senza fili, Losma ha brevettato un apparecchio per aspirare nebbie oleose e fumi e la Norain ha inventato il passeggino con ombrello incorporato.
Cesare Zapperi BERGAMO
«Affari e investimenti
Così la crisi si allontana»
BERGAMO - Il 2004 è, per l’industria bergamasca, l’anno degli investimenti. Sono stati inaugurati in provincia cinque nuovi insediamenti produttivi e in altrettanti casi sono stati portati a termine interventi di potenziamento. Nello stesso periodo sono state realizzate operazioni in Estremo Oriente e nell’Europa dell’Est. Partendo da questi elementi domani gli industriali bergamaschi discuteranno del futuro nel corso della loro assemblea annuale. «Siamo entrati in una fase di forte reazione allo stallo degli ultimi tre anni», dice Andrea Moltrasio, presidente dell’Unione industriali. Il gruppo Italcementi ha appena inaugurato a Calusco d’Adda un cementificio innovativo: 150 milioni di euro di investimento.
Friday, May 07, 2004
Adnkronos 3 Maggio 2004
Messo a punto dal ministero dell'Ambiente, riguarda l'assegnazione delle quote
Cemento, e' battaglia fra produttori su piano gas serra
L'Aitec, che fa capo a Confindustria, rischia la frattura dopo il fallito tentativo di arrivare a un fronte comune
Roma, 3 mag. (Adnkronos) - E' battaglia senza esclusione di colpi fra i big del cemento con il rischio di arrivare a una clamorosa frattura dell'Aitec, l'Associazione italiana tecnico economica del cemento che fa capo a Confindustria, e alle dimissioni del suo presidente. A scatenare lo scontro e' il Piano Nazionale sull'assegnazione delle quote di gas serra messo a punto dal ministero dell'Ambiente. Fallito il tentativo di arrivare a un fronte comune, la polemica divampa, con prese di posizione anche molto forti tra gli associati che vedono, fra gli altri, Italcementi, Buzzi, Colacem, Cementir, Holcim e Cementirossi.
La posta in gioco infatti e' molto alta. Si tratta di stabilire regole decisive per un settore al secondo posto per importanza in Europa, che contribuisce per quasi il 9% al Pil italiano e che nel 2003 ha registrato investimenti per quasi 92 mila milioni di euro. In questi anni, in Italia, il business del cemento e' cresciuto a ritmi del 4-5% e con la legge Obiettivo la prospettiva e' di nuovi balzi in avanti.
Questo scenario deve pero' fare i conti con il Piano nazionale di allocazione delle emissioni, previsto da una direttiva Europea in attuazione del protocollo di Kyoto. L'obiettivo e' di spingere le industrie a ridurre le loro emissioni di Co2, il principale dei gas serra, assegnando ai diversi settori industriali -dall'energia, al cemento, all'acciaio- quote di emissioni da ripartire poi fra gli impianti delle singole aziende. Chi ha piu' quote puo' emettere una maggiore quantita' di inquinanti ed e' avvantaggiato rispetto a chi ne ha meno e deve investire in nuove tecnologie o addirittura ridurre o delocalizzare la produzione per rispettare i vincoli previsti. Ed e' per questo che sui criteri di ripartizione all'interno di Aitec si sta combattendo una battaglia senza esclusione di colpi.
Secondo fonti del settore, lo scontro vedrebbe protagonisti da un lato chi ha scommesso su un forte aumento della produzione, all'insegna della conquista di nuove quote di mercato e dall'altro, chi ha cercato di anticipare la nuova legislazione ambientale. Di questo gruppo fa parte una nutrita schiera di aziende, da Buzzi a Unicem a Italcementi che hanno portato all'estero alcune lavorazioni o hanno puntato su ricerca e investimenti per nuove tecnologie in grado di tagliare le emissioni di gas serra.
Il ministero dell'Ambiente resta fuori dalle polemiche. ''Il trattamento e' stato uguale per tutti. Si e' applicata la stessa metodologia, premiando chi ha gia' investito in nuove tecnologie che aumentano l'efficienza'' spiega il direttore generale dell'Ambiente, Corrado Clini. Il Piano assegna le quote sulla base della produzione storica e non in base al livello di emissioni che avrebbe in sostanza avvantaggiato chi produce piu' gas serra. Un criterio questo, che secondo alcune fonti del settore sarebbe sostenuto da una minoranza di aziende, fra cui Colacem e anche da Barbetti, un outsider di Aitec.
''I limiti non penalizzano le attuali posizioni di mercato. Alcuni avrebbero voluto un riconoscimento di quote superiore a quello effettivo ma la Ue ci avrebbe subito contestato'' aggiunge Clini. I criteri del Piano, infatti, vengono decisi dai singoli stati ma l'ultima parola sotto il profilo ambientale ma anche dei vincoli Antitrust spetta a Bruxelles. A seconda dell'assegnazione delle quote, infatti, alcuni paesi potrebbero essere avvantaggiati, configurando una violazione della concorrenza. Il meccanismo delle quote, infatti, si traduce in un 'tetto' alla produzione di cemento, soprattutto se si utilizzano tecnologie tradizionali ad alta produzione di gas serra.
In realta', il piano messo a punto dai ministeri dell'Ambiente e delle Attivita' Produttive non prevede tagli drastici per il settore cemento e tiene conto di una crescita delle emissioni dell'1,1% ''in linea con le previsioni dell'Aitec''. Gli stessi produttori riconoscono che il Piano e' sostanzialmente compatibile con lo sviluppo del settore ma resta la preoccupazione di abbattere le emissioni. La produzione di cemento e' infatti una delle attivita' a maggiore emissione di Co2 - circa 650 chilogrammi per tonnellata di prodotto e con le nuove tecnologie la si puo' abbattere solo in parte.
Per questo, anche se la coperta non e' poi tanto stretta -al punto che secondo alcuni potrebbe non passare sotto le forche caudine della Ue- la competizione per conquistare il maggior numero di quote provoca divisioni e polemiche, con trattative 'in ordine sparso' con il ministero dell'Ambiente. Tutto questo pero' rischia di non tener conto che la battaglia vera si combatte a Bruxelles e che e' da li' che nei prossimi mesi arrivera' il verdetto sui criteri decisi a livello nazionale che potrebbe essere ben piu' amaro di oggi per il settore.
Messo a punto dal ministero dell'Ambiente, riguarda l'assegnazione delle quote
Cemento, e' battaglia fra produttori su piano gas serra
L'Aitec, che fa capo a Confindustria, rischia la frattura dopo il fallito tentativo di arrivare a un fronte comune
Roma, 3 mag. (Adnkronos) - E' battaglia senza esclusione di colpi fra i big del cemento con il rischio di arrivare a una clamorosa frattura dell'Aitec, l'Associazione italiana tecnico economica del cemento che fa capo a Confindustria, e alle dimissioni del suo presidente. A scatenare lo scontro e' il Piano Nazionale sull'assegnazione delle quote di gas serra messo a punto dal ministero dell'Ambiente. Fallito il tentativo di arrivare a un fronte comune, la polemica divampa, con prese di posizione anche molto forti tra gli associati che vedono, fra gli altri, Italcementi, Buzzi, Colacem, Cementir, Holcim e Cementirossi.
La posta in gioco infatti e' molto alta. Si tratta di stabilire regole decisive per un settore al secondo posto per importanza in Europa, che contribuisce per quasi il 9% al Pil italiano e che nel 2003 ha registrato investimenti per quasi 92 mila milioni di euro. In questi anni, in Italia, il business del cemento e' cresciuto a ritmi del 4-5% e con la legge Obiettivo la prospettiva e' di nuovi balzi in avanti.
Questo scenario deve pero' fare i conti con il Piano nazionale di allocazione delle emissioni, previsto da una direttiva Europea in attuazione del protocollo di Kyoto. L'obiettivo e' di spingere le industrie a ridurre le loro emissioni di Co2, il principale dei gas serra, assegnando ai diversi settori industriali -dall'energia, al cemento, all'acciaio- quote di emissioni da ripartire poi fra gli impianti delle singole aziende. Chi ha piu' quote puo' emettere una maggiore quantita' di inquinanti ed e' avvantaggiato rispetto a chi ne ha meno e deve investire in nuove tecnologie o addirittura ridurre o delocalizzare la produzione per rispettare i vincoli previsti. Ed e' per questo che sui criteri di ripartizione all'interno di Aitec si sta combattendo una battaglia senza esclusione di colpi.
Secondo fonti del settore, lo scontro vedrebbe protagonisti da un lato chi ha scommesso su un forte aumento della produzione, all'insegna della conquista di nuove quote di mercato e dall'altro, chi ha cercato di anticipare la nuova legislazione ambientale. Di questo gruppo fa parte una nutrita schiera di aziende, da Buzzi a Unicem a Italcementi che hanno portato all'estero alcune lavorazioni o hanno puntato su ricerca e investimenti per nuove tecnologie in grado di tagliare le emissioni di gas serra.
Il ministero dell'Ambiente resta fuori dalle polemiche. ''Il trattamento e' stato uguale per tutti. Si e' applicata la stessa metodologia, premiando chi ha gia' investito in nuove tecnologie che aumentano l'efficienza'' spiega il direttore generale dell'Ambiente, Corrado Clini. Il Piano assegna le quote sulla base della produzione storica e non in base al livello di emissioni che avrebbe in sostanza avvantaggiato chi produce piu' gas serra. Un criterio questo, che secondo alcune fonti del settore sarebbe sostenuto da una minoranza di aziende, fra cui Colacem e anche da Barbetti, un outsider di Aitec.
''I limiti non penalizzano le attuali posizioni di mercato. Alcuni avrebbero voluto un riconoscimento di quote superiore a quello effettivo ma la Ue ci avrebbe subito contestato'' aggiunge Clini. I criteri del Piano, infatti, vengono decisi dai singoli stati ma l'ultima parola sotto il profilo ambientale ma anche dei vincoli Antitrust spetta a Bruxelles. A seconda dell'assegnazione delle quote, infatti, alcuni paesi potrebbero essere avvantaggiati, configurando una violazione della concorrenza. Il meccanismo delle quote, infatti, si traduce in un 'tetto' alla produzione di cemento, soprattutto se si utilizzano tecnologie tradizionali ad alta produzione di gas serra.
In realta', il piano messo a punto dai ministeri dell'Ambiente e delle Attivita' Produttive non prevede tagli drastici per il settore cemento e tiene conto di una crescita delle emissioni dell'1,1% ''in linea con le previsioni dell'Aitec''. Gli stessi produttori riconoscono che il Piano e' sostanzialmente compatibile con lo sviluppo del settore ma resta la preoccupazione di abbattere le emissioni. La produzione di cemento e' infatti una delle attivita' a maggiore emissione di Co2 - circa 650 chilogrammi per tonnellata di prodotto e con le nuove tecnologie la si puo' abbattere solo in parte.
Per questo, anche se la coperta non e' poi tanto stretta -al punto che secondo alcuni potrebbe non passare sotto le forche caudine della Ue- la competizione per conquistare il maggior numero di quote provoca divisioni e polemiche, con trattative 'in ordine sparso' con il ministero dell'Ambiente. Tutto questo pero' rischia di non tener conto che la battaglia vera si combatte a Bruxelles e che e' da li' che nei prossimi mesi arrivera' il verdetto sui criteri decisi a livello nazionale che potrebbe essere ben piu' amaro di oggi per il settore.
Wednesday, May 05, 2004
LA PROVINCIA DI LECCO 05 05 04
Paderno Sarà inaugurato venerdì: ristrutturate tutte le chiuse sull'Adda L'ecomuseo sulle orme di Leonardo
PADERNO(l. per.) È tutto pronto per l'inaugurazione dell'Ecomuseo dell'Adda di Leonardo, a cui parteciperà anche il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni. Il programma prevede un convegno internazionale su «Leonardo e l'acqua» per venerdì 7 maggio alle 15.30 nel muncipio di Vaprio d'Adda, ma la cerimonia vera e propria si terrà sabato 8 maggio, alle 15.30 nella stazione ecomuseale Stallazzo lungo l'alzaia a Paderno, con taglio del nastro, interventi delle autorità civili e religiose, aperitivo in musica. Seguirà alle 16 nel ristorante Castel Leon Leone di Cornate d'Adda un concerto. Sarà inoltre sottoscritto l'accordo di cooperazione culturale intenazionale tra il Parco Adda Nord, i comuni di Cornate, Paderno, Vaprio, Vinci (paese natale di Leonardo) ed Amboise, la cittadina francese dove morì. Domenica 9 le cerimonie proseguiranno con lo spettacolo teatrale «Addio Adda Addio» alle 16 nel santuario della Rocchetta di Paderno e dalle 14 alle 18 sarà possibile visitare gratuitamente le centrali Bertini ed Esterle. Si è arrivati a questa inaugurazione grazie anche agli studi ed all'attività del comitato per il restauro delle chiuse dell'Adda, oltre che per l'impegno del Parco e del comune di Paderno. Il percorso storico, naturalistico e culturale dell'Ecomuseo è costituito da 47 tappe su 14 stazioni, segnate da vari reperti che richiamano l'impronta di Leonardo e le attività agricole e industriali nate dal fiume. Il costo della ristrutturazione dei siti è stato di 2 milioni di euro, serviti per il recupero della Madonna della Rocchetta - una vecchia chiesa al confine tra Cornate e Paderno - un vecchio stallatico lungo l'alzaia ed alcune vecchie centraline delle chiuse padernesi. Hanno contribuito la fondazione Cariplo, la regione ed il ministero dei beni culturali. Le visite saranno accompagnate da guardie ecologiche e guide specializzate. I lavori, durati due anni, hanno portato al recupero dei manufatti presenti nel medio corso dell'Adda, dal traghetto di Imbersago fino a Trezzo presso la centrale Taccani, con tre sottoprogetti: la sistemazione e la messa in sicurezza dell'Alzaia, il restauro conservativo di vari manufatti nel territorio di Paderno, il recupero della Rocchetta.
Paderno Sarà inaugurato venerdì: ristrutturate tutte le chiuse sull'Adda L'ecomuseo sulle orme di Leonardo
PADERNO(l. per.) È tutto pronto per l'inaugurazione dell'Ecomuseo dell'Adda di Leonardo, a cui parteciperà anche il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni. Il programma prevede un convegno internazionale su «Leonardo e l'acqua» per venerdì 7 maggio alle 15.30 nel muncipio di Vaprio d'Adda, ma la cerimonia vera e propria si terrà sabato 8 maggio, alle 15.30 nella stazione ecomuseale Stallazzo lungo l'alzaia a Paderno, con taglio del nastro, interventi delle autorità civili e religiose, aperitivo in musica. Seguirà alle 16 nel ristorante Castel Leon Leone di Cornate d'Adda un concerto. Sarà inoltre sottoscritto l'accordo di cooperazione culturale intenazionale tra il Parco Adda Nord, i comuni di Cornate, Paderno, Vaprio, Vinci (paese natale di Leonardo) ed Amboise, la cittadina francese dove morì. Domenica 9 le cerimonie proseguiranno con lo spettacolo teatrale «Addio Adda Addio» alle 16 nel santuario della Rocchetta di Paderno e dalle 14 alle 18 sarà possibile visitare gratuitamente le centrali Bertini ed Esterle. Si è arrivati a questa inaugurazione grazie anche agli studi ed all'attività del comitato per il restauro delle chiuse dell'Adda, oltre che per l'impegno del Parco e del comune di Paderno. Il percorso storico, naturalistico e culturale dell'Ecomuseo è costituito da 47 tappe su 14 stazioni, segnate da vari reperti che richiamano l'impronta di Leonardo e le attività agricole e industriali nate dal fiume. Il costo della ristrutturazione dei siti è stato di 2 milioni di euro, serviti per il recupero della Madonna della Rocchetta - una vecchia chiesa al confine tra Cornate e Paderno - un vecchio stallatico lungo l'alzaia ed alcune vecchie centraline delle chiuse padernesi. Hanno contribuito la fondazione Cariplo, la regione ed il ministero dei beni culturali. Le visite saranno accompagnate da guardie ecologiche e guide specializzate. I lavori, durati due anni, hanno portato al recupero dei manufatti presenti nel medio corso dell'Adda, dal traghetto di Imbersago fino a Trezzo presso la centrale Taccani, con tre sottoprogetti: la sistemazione e la messa in sicurezza dell'Alzaia, il restauro conservativo di vari manufatti nel territorio di Paderno, il recupero della Rocchetta.
L'ECO DI BERGAMO 05 05 04
Le dighe sull'Adda diventano museo
Itinerario storico-naturalistico dell'ente Parco: sabato l'inaugurazioneI
l parco Adda Nord inaugurerà sabato alle 10,30, allo Stallazzo di Paderno d'Adda, il nuovo Ecomuseo dedicato a Leonardo da Vinci.
«Il nostro parco – afferma Piergiorgio Locatelli, presidente del parco Adda Nord – è ricco non solo di flora, fauna e ambienti naturali, ma anche di storia e architettura. Le sorprendenti testimonianze della presenza di Leonardo da Vinci, l'importanza delle vie d'acqua, il naviglio di Paderno e il naviglio della Martesana che hanno profondamente inciso nell'economia del Ducato di Milano, regalano molteplici suggestioni culturali. Da qui nasce l'Ecomuseo Adda di Leonardo. Si tratta di un museo all'aperto in cui riscoprire le sovrapposizioni storiche, artistiche e naturalistiche del territorio. L'Ecomuseo si sviluppa interamente all'aperto dalla diga di Robbiate alla centrale elettrica di Cornate d'Adda, in gran parte lungo il naviglio di Paderno. Il percorso è stato suddiviso in 14 tappe, che a loro volta si articolano in 47 stazioni di importanza storica e naturalistica. La genesi dell'Ecomuseo si deve al Comitato rotariano per il restauro delle chiuse dell'Adda, che per primo mise in luce il valore universale di questi luoghi e avanzò nel 1997, sotto l'impulso dello scomparso Mario Riveda, l'idea di un loro recupero. Con il sostegno della Regione, la proposta ha ottenuto il riconoscimento dell'Unione Europea».
«Nel 2001 – spiega Bernardino Farchi, direttore del parco – il progetto ha ricevuto un finanziamento di un milione e mezzo di euro, proveniente da un accordo tra il ministero dell'Ambiente e la Regione. Parte di questi fondi, 774.685 euro, sono stati utilizzati per un restauro conservativo di alcuni edifici situati intorno alla valle della Rocchetta». Il progetto di restauro è stato studiato dal Parco Adda Nord e dal Politecnico di Milano. Tra gli edifici restaurati c'è lo Stallazzo, che è stato trasformato in un punto d'informazione, ristoro e stazione didattica, dotato di una postazione multimediale con un computer che permetterà di far vedere il funzionamento del sistema di chiuse del Naviglio. È stata riqualificata anche l'alzaia, l'antica strada lungo il quale si sviluppa l'Ecomuseo.
Per la gestione dell'Ecomuseo il parco Adda Nord, insieme con il Consorzio Priula di Bergamo, ha ottenuto un finanziamento dalla fondazione Cariplo di 120 mila euro, da utilizzare entro il 4 marzo 2005. L'Ecomuseo è stato dedicato a Leonardo poiché, per i suoi studi di idraulica compiuti sull'Adda, può essere considerato l'ispiratore del naviglio di Paderno. Tra il 1506 e il 1513, nel corso della sua seconda permanenza a Milano, Leonardo soggiornò più volte sull'Adda, ospite nella casa del nobile Girolamo Melzi, a Vaprio.
Dalla terrazza della villa o dai suoi immediati dintorni, Leonardo disegnò ripetutamente il paesaggio dell'Adda e intraprese degli studi per collegare il lago di Como con la città di Milano, scendendo lungo l'Adda.
Leonardo prevedeva di superare il tratto di fiume non navigabile (quello situato nella valle della Rocchetta) con un'opera ardita: uno sbarramento da realizzare in prossimità dei Tre Corni, una tratta cieca di canale scavato nella sponda bergamasca, una sola grande conca e uno sbocco in Adda (in galleria) per portare le barche al di là delle rapide. Schizzi e appunti del progetto appaiono nel Codice Atlantico.
Matteo Sala
Italcementi, il testimone a Carlo Pesenti
Da condirettore a consigliere delegato: alla guida la quinta generazione. Al padre Giampiero la presidenza Nel 2004 primo trimestre boom: raddoppia l'utile netto. Il colosso del cemento punta sull'India
La famiglia Pesenti taglia il traguardo del secolo alla guida dell'Italcementi (ma la fondazione della società risale a 140 anni fa) collocando a capo del colosso cementiero la quinta generazione, vale a dire Carlo, figlio di Giampiero. Il quarantunenne ingegnere, fino a ieri condirettore generale, ha assunto la carica di consigliere delegato, mentre il padre Giampiero è diventato presidente al posto di Giovanni Giavazzi. Quest'ultimo resta, comunque, ai vertici della società come vicepresidente assieme a Pierfranco Barabani.
Il cambio della guardia è avvenuto ieri pomeriggio, al termine dell'assemblea annuale dell'Italcementi - tenutasi nella sede di via Camozzi, a Bergamo - che ha approvato il bilancio 2003 ed eletto il nuovo consiglio di amministrazione (allargato a 18 membri) che resterà in carica fino al 2006. Accanto agli uscenti riconfermati (Pierfranco Barabani, Federico Falck, Danilo Gambirasi, Giovanni Giavazzi, Bruno Isabella, Karl Janjöri, Italo Lucchini. Yves Renè Nanot, Massimo Pellegrini, Carlo Pesenti, Giampiero Pesenti, Marco Piccinini, Ettore Rossi, Attilio Rota e Emilio Zanetti) sono stati nominati Alberto Bombassei (presidente della Brembo e di Federmeccanica e da poco designato vicepresidente di Confindustria), Alberto Clô (professore universitario, già ministro dell'Industria nel governo Dini) e Sebastiano Mazzoleni (dirigente dell'Italcementi).
L'assemblea dell'Italcementi ha anche deciso di distribuire un dividendo di 0,27 euro (invariato rispetto al 2002) alle azioni ordinarie e di 0,30 euro (invariato) alle azioni di risparmio. In più, è stata approvata la distribuzione di un dividendo straordinario di 0,05 euro ad entrambe le categorie di azioni per festeggiare i 140 anni di fondazione (i Pesenti ne sono invece alla guida dal 1904).
L'assemblea ha anche approvato il bilancio 2003 che mostra una crescita del fatturato dello 0,5% a 4.285 milioni di euro, nonostante l'effetto negativo del dollaro debole e nonostante il venir meno dei vantaggi fiscali legati alla Tremonti bis. Sensibile, nel 2003, il rafforzamento patrimoniale, con l'indebitamento sceso di 288 milioni (meno 13,8%) a quota 1.798 milioni.
Per quanto riguarda invece il primo trimestre 2004, Italcementi ha registrato una crescita del fatturato consolidato a 1.004 milioni di euro, in aumento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2003. L'utile netto totale è raddoppiato a quota 46,3 milioni, con un balzo del 108,7%, mentre l'utile netto di competenza ha toccato i 31,3 milioni (più 98,4%). «Il buon andamento del primo trimestre dell'esercizio - dice la società - convalida le previsioni già espresse nella relazione annuale di una positiva evoluzione delle attività del gruppo nel 2004, accompagnata peraltro da una crescita dei costi operativi. La tendenza positiva del trimestre consente di consolidare l'aspettativa per il 2004 di risultati almeno allineati a quelli del 2003».
Per quanto riguarda i dati registrati nei primi tre mesi dell'anno, a livello di margine operativo lordo la crescita è stata del 5,9% a 194,7 milioni, mentre il risultato operativo ha segnato un progresso del 12,2% a 99,7 milioni.
La crescita dei ricavi è stata registrata in tutti i settori di attività e il progresso è risultato generalizzato sia nei mercati sviluppati sia nell'insieme di quelli emergenti, con performance particolarmente positive nei Paesi asiatici.
Sempre ieri sono stati diffusi i dati di Ciment Français, che ha chiuso il primo trimestre del 2004 con un fatturato di 666 milioni di euro (+7,9% rispetto allo stesso periodo del 2003). Molti gli argomenti trattati nel corso dell'assemblea, a cominciare dall'espansione della società nei nuovi mercati. «La nostra tendenza - ha spiegato Giampiero Pesenti - è di andare nei mercati dove già stiamo operando, ma sempre con una particolare attenzione alle disponibilità finanziarie, soprattutto al "cash flow". Se si va a debito si rischia di fare una brutta fine». Italcementi è presente in particolare in India, in Egitto, in Turchia. Italcementi non esclude la Cina, dove è funzionante un ufficio a Pechino, «ma in questo momento preferiamo investire dove già stiamo operando». Rispondendo, poi, ad un socio che sollecitava la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie, Pesenti ha detto che la società non ha «alcuna intenzione di cambiare o sostituire le azioni di risparmio». Si è parlato anche dei numerosi interventi innovativi negli impianti dell'Italcementi: dopo Calusco ora tocca al polo produttivo di Malaga, quindi sarà la volta dello stabilimento americano di Martinsburg. I combustibili alternativi - altro argomento di discussione - «restano un punto di forza dell'Italcementi» e così l'autoproduzione energetica (la società copre il 28% del suo fabbisogno energetico).
Carlo Pesenti ha parlato poi dei quattro progetti di impianti termoelettrici della controllata Italgen per complessivi 2.400 megawatt. Il primo a partire dovrebbe essere quello bergamasco di Villa di Serio da 290 megawatt (garantirà il fabbisogno per gli impianti di produzione di Italcementi nella zona), anche se ci sono ancora alcuni ostacoli. «Pensavamo di avere tutte le autorizzazioni - ha spiegato Carlo Pesenti - ma è arrivato il blocco da parte di una Comunità montana dato che un metanodotto attraverserebbe i terreni occupati dai vigneti delle produzioni tipiche di Valcalepio e Moscato di Scanzo. Stiamo raggiungendo un accordo con i proprietari dei vigneti e poi attendiamo l'autorizzazione finale, per l'inizio di luglio, da parte della Regione Lombardia».
Per concludere, la Borsa: ieri il titolo Italcementi ha segnato un progresso del 2,8%.
P. S.
Ha guidato il gruppo per 20 anni
Giampiero Pesenti è nato il 5 maggio 1931 e, dunque, proprio oggi compie 73 anni. Laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, è sposato, con tre figli. Dopo la laurea, inizia nel 1958 la sua attività in Italcementi. Nel 1983 diventa direttore generale e nell'84 consigliere delegato di Italcementi (da ieri ne è il presidente), che, insieme alla controllata Ciments Français, costituisce il quinto gruppo cementiero a livello mondiale. Sempre vent'anni fa assume la carica di presidente e consigliere delegato di Italmobiliare, la società holding che, oltre a controllare Italcementi, detiene importanti partecipazioni nel settore industriale, finanziario, bancario e dei servizi. Giampiero Pesenti fa parte dei consigli di amministrazione di importanti società come Pirelli, Ras, Gim e Mittel. È membro della Giunta di Confindustria.
Prende le redini a 41 anni
Carlo Pesenti, classe 1963, si è laureato, come il padre, in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano. È sposato e padre di cinque figli. È direttore generale di Italmobiliare e, da ieri, consigliere delegato dell'Italcementi (dopo aver ricoperto la carica di condirettore generale). Dopo la laurea e un periodo di studio e di lavoro all'estero, sviluppa diverse esperienze in Italcementi. Master di Economia alla Bocconi, è «project manager» e matura un tirocinio alla direzione centrale finanza amministrazione e controllo. Carlo Pesenti è presente nei consigli di amministrazione di molte altre società fra cui Mediobanca, UniCredito Italiano, Banche Popolari Unite, Rcs MediaGroup e Sesaab. Fa anche parte della Giunta dell'Unione industriali di Bergamo. Nel maggio 2003 è nominato membro della Giunta di Confindustria.
Le dighe sull'Adda diventano museo
Itinerario storico-naturalistico dell'ente Parco: sabato l'inaugurazioneI
l parco Adda Nord inaugurerà sabato alle 10,30, allo Stallazzo di Paderno d'Adda, il nuovo Ecomuseo dedicato a Leonardo da Vinci.
«Il nostro parco – afferma Piergiorgio Locatelli, presidente del parco Adda Nord – è ricco non solo di flora, fauna e ambienti naturali, ma anche di storia e architettura. Le sorprendenti testimonianze della presenza di Leonardo da Vinci, l'importanza delle vie d'acqua, il naviglio di Paderno e il naviglio della Martesana che hanno profondamente inciso nell'economia del Ducato di Milano, regalano molteplici suggestioni culturali. Da qui nasce l'Ecomuseo Adda di Leonardo. Si tratta di un museo all'aperto in cui riscoprire le sovrapposizioni storiche, artistiche e naturalistiche del territorio. L'Ecomuseo si sviluppa interamente all'aperto dalla diga di Robbiate alla centrale elettrica di Cornate d'Adda, in gran parte lungo il naviglio di Paderno. Il percorso è stato suddiviso in 14 tappe, che a loro volta si articolano in 47 stazioni di importanza storica e naturalistica. La genesi dell'Ecomuseo si deve al Comitato rotariano per il restauro delle chiuse dell'Adda, che per primo mise in luce il valore universale di questi luoghi e avanzò nel 1997, sotto l'impulso dello scomparso Mario Riveda, l'idea di un loro recupero. Con il sostegno della Regione, la proposta ha ottenuto il riconoscimento dell'Unione Europea».
«Nel 2001 – spiega Bernardino Farchi, direttore del parco – il progetto ha ricevuto un finanziamento di un milione e mezzo di euro, proveniente da un accordo tra il ministero dell'Ambiente e la Regione. Parte di questi fondi, 774.685 euro, sono stati utilizzati per un restauro conservativo di alcuni edifici situati intorno alla valle della Rocchetta». Il progetto di restauro è stato studiato dal Parco Adda Nord e dal Politecnico di Milano. Tra gli edifici restaurati c'è lo Stallazzo, che è stato trasformato in un punto d'informazione, ristoro e stazione didattica, dotato di una postazione multimediale con un computer che permetterà di far vedere il funzionamento del sistema di chiuse del Naviglio. È stata riqualificata anche l'alzaia, l'antica strada lungo il quale si sviluppa l'Ecomuseo.
Per la gestione dell'Ecomuseo il parco Adda Nord, insieme con il Consorzio Priula di Bergamo, ha ottenuto un finanziamento dalla fondazione Cariplo di 120 mila euro, da utilizzare entro il 4 marzo 2005. L'Ecomuseo è stato dedicato a Leonardo poiché, per i suoi studi di idraulica compiuti sull'Adda, può essere considerato l'ispiratore del naviglio di Paderno. Tra il 1506 e il 1513, nel corso della sua seconda permanenza a Milano, Leonardo soggiornò più volte sull'Adda, ospite nella casa del nobile Girolamo Melzi, a Vaprio.
Dalla terrazza della villa o dai suoi immediati dintorni, Leonardo disegnò ripetutamente il paesaggio dell'Adda e intraprese degli studi per collegare il lago di Como con la città di Milano, scendendo lungo l'Adda.
Leonardo prevedeva di superare il tratto di fiume non navigabile (quello situato nella valle della Rocchetta) con un'opera ardita: uno sbarramento da realizzare in prossimità dei Tre Corni, una tratta cieca di canale scavato nella sponda bergamasca, una sola grande conca e uno sbocco in Adda (in galleria) per portare le barche al di là delle rapide. Schizzi e appunti del progetto appaiono nel Codice Atlantico.
Matteo Sala
Italcementi, il testimone a Carlo Pesenti
Da condirettore a consigliere delegato: alla guida la quinta generazione. Al padre Giampiero la presidenza Nel 2004 primo trimestre boom: raddoppia l'utile netto. Il colosso del cemento punta sull'India
La famiglia Pesenti taglia il traguardo del secolo alla guida dell'Italcementi (ma la fondazione della società risale a 140 anni fa) collocando a capo del colosso cementiero la quinta generazione, vale a dire Carlo, figlio di Giampiero. Il quarantunenne ingegnere, fino a ieri condirettore generale, ha assunto la carica di consigliere delegato, mentre il padre Giampiero è diventato presidente al posto di Giovanni Giavazzi. Quest'ultimo resta, comunque, ai vertici della società come vicepresidente assieme a Pierfranco Barabani.
Il cambio della guardia è avvenuto ieri pomeriggio, al termine dell'assemblea annuale dell'Italcementi - tenutasi nella sede di via Camozzi, a Bergamo - che ha approvato il bilancio 2003 ed eletto il nuovo consiglio di amministrazione (allargato a 18 membri) che resterà in carica fino al 2006. Accanto agli uscenti riconfermati (Pierfranco Barabani, Federico Falck, Danilo Gambirasi, Giovanni Giavazzi, Bruno Isabella, Karl Janjöri, Italo Lucchini. Yves Renè Nanot, Massimo Pellegrini, Carlo Pesenti, Giampiero Pesenti, Marco Piccinini, Ettore Rossi, Attilio Rota e Emilio Zanetti) sono stati nominati Alberto Bombassei (presidente della Brembo e di Federmeccanica e da poco designato vicepresidente di Confindustria), Alberto Clô (professore universitario, già ministro dell'Industria nel governo Dini) e Sebastiano Mazzoleni (dirigente dell'Italcementi).
L'assemblea dell'Italcementi ha anche deciso di distribuire un dividendo di 0,27 euro (invariato rispetto al 2002) alle azioni ordinarie e di 0,30 euro (invariato) alle azioni di risparmio. In più, è stata approvata la distribuzione di un dividendo straordinario di 0,05 euro ad entrambe le categorie di azioni per festeggiare i 140 anni di fondazione (i Pesenti ne sono invece alla guida dal 1904).
L'assemblea ha anche approvato il bilancio 2003 che mostra una crescita del fatturato dello 0,5% a 4.285 milioni di euro, nonostante l'effetto negativo del dollaro debole e nonostante il venir meno dei vantaggi fiscali legati alla Tremonti bis. Sensibile, nel 2003, il rafforzamento patrimoniale, con l'indebitamento sceso di 288 milioni (meno 13,8%) a quota 1.798 milioni.
Per quanto riguarda invece il primo trimestre 2004, Italcementi ha registrato una crescita del fatturato consolidato a 1.004 milioni di euro, in aumento del 6% rispetto allo stesso periodo del 2003. L'utile netto totale è raddoppiato a quota 46,3 milioni, con un balzo del 108,7%, mentre l'utile netto di competenza ha toccato i 31,3 milioni (più 98,4%). «Il buon andamento del primo trimestre dell'esercizio - dice la società - convalida le previsioni già espresse nella relazione annuale di una positiva evoluzione delle attività del gruppo nel 2004, accompagnata peraltro da una crescita dei costi operativi. La tendenza positiva del trimestre consente di consolidare l'aspettativa per il 2004 di risultati almeno allineati a quelli del 2003».
Per quanto riguarda i dati registrati nei primi tre mesi dell'anno, a livello di margine operativo lordo la crescita è stata del 5,9% a 194,7 milioni, mentre il risultato operativo ha segnato un progresso del 12,2% a 99,7 milioni.
La crescita dei ricavi è stata registrata in tutti i settori di attività e il progresso è risultato generalizzato sia nei mercati sviluppati sia nell'insieme di quelli emergenti, con performance particolarmente positive nei Paesi asiatici.
Sempre ieri sono stati diffusi i dati di Ciment Français, che ha chiuso il primo trimestre del 2004 con un fatturato di 666 milioni di euro (+7,9% rispetto allo stesso periodo del 2003). Molti gli argomenti trattati nel corso dell'assemblea, a cominciare dall'espansione della società nei nuovi mercati. «La nostra tendenza - ha spiegato Giampiero Pesenti - è di andare nei mercati dove già stiamo operando, ma sempre con una particolare attenzione alle disponibilità finanziarie, soprattutto al "cash flow". Se si va a debito si rischia di fare una brutta fine». Italcementi è presente in particolare in India, in Egitto, in Turchia. Italcementi non esclude la Cina, dove è funzionante un ufficio a Pechino, «ma in questo momento preferiamo investire dove già stiamo operando». Rispondendo, poi, ad un socio che sollecitava la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie, Pesenti ha detto che la società non ha «alcuna intenzione di cambiare o sostituire le azioni di risparmio». Si è parlato anche dei numerosi interventi innovativi negli impianti dell'Italcementi: dopo Calusco ora tocca al polo produttivo di Malaga, quindi sarà la volta dello stabilimento americano di Martinsburg. I combustibili alternativi - altro argomento di discussione - «restano un punto di forza dell'Italcementi» e così l'autoproduzione energetica (la società copre il 28% del suo fabbisogno energetico).
Carlo Pesenti ha parlato poi dei quattro progetti di impianti termoelettrici della controllata Italgen per complessivi 2.400 megawatt. Il primo a partire dovrebbe essere quello bergamasco di Villa di Serio da 290 megawatt (garantirà il fabbisogno per gli impianti di produzione di Italcementi nella zona), anche se ci sono ancora alcuni ostacoli. «Pensavamo di avere tutte le autorizzazioni - ha spiegato Carlo Pesenti - ma è arrivato il blocco da parte di una Comunità montana dato che un metanodotto attraverserebbe i terreni occupati dai vigneti delle produzioni tipiche di Valcalepio e Moscato di Scanzo. Stiamo raggiungendo un accordo con i proprietari dei vigneti e poi attendiamo l'autorizzazione finale, per l'inizio di luglio, da parte della Regione Lombardia».
Per concludere, la Borsa: ieri il titolo Italcementi ha segnato un progresso del 2,8%.
P. S.
Ha guidato il gruppo per 20 anni
Giampiero Pesenti è nato il 5 maggio 1931 e, dunque, proprio oggi compie 73 anni. Laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, è sposato, con tre figli. Dopo la laurea, inizia nel 1958 la sua attività in Italcementi. Nel 1983 diventa direttore generale e nell'84 consigliere delegato di Italcementi (da ieri ne è il presidente), che, insieme alla controllata Ciments Français, costituisce il quinto gruppo cementiero a livello mondiale. Sempre vent'anni fa assume la carica di presidente e consigliere delegato di Italmobiliare, la società holding che, oltre a controllare Italcementi, detiene importanti partecipazioni nel settore industriale, finanziario, bancario e dei servizi. Giampiero Pesenti fa parte dei consigli di amministrazione di importanti società come Pirelli, Ras, Gim e Mittel. È membro della Giunta di Confindustria.
Prende le redini a 41 anni
Carlo Pesenti, classe 1963, si è laureato, come il padre, in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano. È sposato e padre di cinque figli. È direttore generale di Italmobiliare e, da ieri, consigliere delegato dell'Italcementi (dopo aver ricoperto la carica di condirettore generale). Dopo la laurea e un periodo di studio e di lavoro all'estero, sviluppa diverse esperienze in Italcementi. Master di Economia alla Bocconi, è «project manager» e matura un tirocinio alla direzione centrale finanza amministrazione e controllo. Carlo Pesenti è presente nei consigli di amministrazione di molte altre società fra cui Mediobanca, UniCredito Italiano, Banche Popolari Unite, Rcs MediaGroup e Sesaab. Fa anche parte della Giunta dell'Unione industriali di Bergamo. Nel maggio 2003 è nominato membro della Giunta di Confindustria.
Tuesday, May 04, 2004
IL TEMPO 04 05 04
Edilizia, cartello dei cementieri sui prezzi
Si impennano le quotazioni più dell’aumento dei combustibili per lavorare la materia prima
Costruire una casa sempre più difficile. In cinque anni la paga di un operaio specializzato è aumentata di 12 euro
di STEFANIA MORDEGLIA
COSTRUIRE una casa ha costi astronomici per le imprese. Dal cemento ai salari degli operai, dai trasporti ai noli, tutti i forti rincari degli ultimi anni fanno sì che, chi costruisce, si trova a dover affrontare spese pesanti come macigni.
Ma iniziamo dal prezzo del cemento. In pochi giorni quasi tutti i maggiori produttori, da Italcementi e Colacem a Sacci, hanno deciso di alzare i listini, innescando un'ondata di aumenti a catena che partiranno da fine maggio. Il cemento sfuso 32.5 R, che fa da «benchmark» al settore, è arrivato così a raggiungere punte di 84 euro, quello di classe 42.5 R a sfiorare i 94 euro e il 52.5 R è addirittura volato a quota 103 euro la tonnellata. Record che rischiano di far impennare i costi delle costruzioni. Due anni fa, infatti, lo stesso tipo di cemento quotava 75 euro circa e tre anni fa poco più di 70 euro la tonnellata.
All'origine del blitz, sottolineano le aziende del settore, ci sono i «rilevanti aumenti di costo che si sono registrati negli ultimi anni». A far infiammare i listini sarebbero soprattutto l'aumento dei combustibili per cuocere la materia prima, in particolare del carbone, che è agganciato all'andamento del petrolio, ma anche il caro-energia elettrica e il costo del lavoro.
Da uno studio presentato nei giorni scorsi a un convegno organizzato dall'Igi sulle oscillazioni dei prezzi negli appalti e nelle concessioni risulta che in pochi anni il costo di un operaio specializzato è passato dai 18 euro l'ora del 2000-2001 ai 23-25 euro degli anni 2003-2003 ai 27-30 del 2004-2005, con incrementi di circa 5 euro l'ora nel biennio, oltre al 10%, e quindi ben al di sopra del tasso di inflazione programmato. Ma c'è un altro elemento che contribuisce a innescare il caro-cemento. Si tratta dell’aumento generalizzato del costo dei trasporti, causato dai rincari della benzina e del gasolio. Su quest'ultimo capitolo incide, in parte, anche l'aumento dei noli, determinato dall'esplosione delle importazioni di materie prime dalla Cina. La domanda di trasporto marittimo, infatti, è molto cresciuta e i noli sono scattati verso l'alto, penalizzando le importazioni di cemento e di clinker, un semilavorato utilizzato per la produzione del cemento.
Intanto, è frattura tra i big del cemento nel piano del ministero dell'Ambiente sulle quote di gas serra, determinante per il futuro delle aziende del settore. Fallito il tentativo di arrivare ad un fronte comune, la polemica divampa e il rischio è di arrivare a una spaccatura dell'Aitec, l'Associazione italiana tecnico-economica del cemento che fa capo a Confindustria e raggruppa i più bei nomi del settore, da Italcementi a Buzzi a Colacem, Cementir, Holcim e Cementirossi. Secondo alcune fonti, dopo le prese di posizione anche molto forti di alcuni soci Aitec si potrebbe addirittura arrivare alle dimissioni del presidente, Giacomo Marazzi. La posta in gioco infatti è molto alta. Si tratta di stabilire regole decisive per un settore al secondo posto per importanza in Europa, che contribuisce per quasi il 9% al Pil italiano e che nel 2003 ha registrato investimenti per quasi 92 mila milioni di euro.
martedì 4 maggio 2004
Edilizia, cartello dei cementieri sui prezzi
Si impennano le quotazioni più dell’aumento dei combustibili per lavorare la materia prima
Costruire una casa sempre più difficile. In cinque anni la paga di un operaio specializzato è aumentata di 12 euro
di STEFANIA MORDEGLIA
COSTRUIRE una casa ha costi astronomici per le imprese. Dal cemento ai salari degli operai, dai trasporti ai noli, tutti i forti rincari degli ultimi anni fanno sì che, chi costruisce, si trova a dover affrontare spese pesanti come macigni.
Ma iniziamo dal prezzo del cemento. In pochi giorni quasi tutti i maggiori produttori, da Italcementi e Colacem a Sacci, hanno deciso di alzare i listini, innescando un'ondata di aumenti a catena che partiranno da fine maggio. Il cemento sfuso 32.5 R, che fa da «benchmark» al settore, è arrivato così a raggiungere punte di 84 euro, quello di classe 42.5 R a sfiorare i 94 euro e il 52.5 R è addirittura volato a quota 103 euro la tonnellata. Record che rischiano di far impennare i costi delle costruzioni. Due anni fa, infatti, lo stesso tipo di cemento quotava 75 euro circa e tre anni fa poco più di 70 euro la tonnellata.
All'origine del blitz, sottolineano le aziende del settore, ci sono i «rilevanti aumenti di costo che si sono registrati negli ultimi anni». A far infiammare i listini sarebbero soprattutto l'aumento dei combustibili per cuocere la materia prima, in particolare del carbone, che è agganciato all'andamento del petrolio, ma anche il caro-energia elettrica e il costo del lavoro.
Da uno studio presentato nei giorni scorsi a un convegno organizzato dall'Igi sulle oscillazioni dei prezzi negli appalti e nelle concessioni risulta che in pochi anni il costo di un operaio specializzato è passato dai 18 euro l'ora del 2000-2001 ai 23-25 euro degli anni 2003-2003 ai 27-30 del 2004-2005, con incrementi di circa 5 euro l'ora nel biennio, oltre al 10%, e quindi ben al di sopra del tasso di inflazione programmato. Ma c'è un altro elemento che contribuisce a innescare il caro-cemento. Si tratta dell’aumento generalizzato del costo dei trasporti, causato dai rincari della benzina e del gasolio. Su quest'ultimo capitolo incide, in parte, anche l'aumento dei noli, determinato dall'esplosione delle importazioni di materie prime dalla Cina. La domanda di trasporto marittimo, infatti, è molto cresciuta e i noli sono scattati verso l'alto, penalizzando le importazioni di cemento e di clinker, un semilavorato utilizzato per la produzione del cemento.
Intanto, è frattura tra i big del cemento nel piano del ministero dell'Ambiente sulle quote di gas serra, determinante per il futuro delle aziende del settore. Fallito il tentativo di arrivare ad un fronte comune, la polemica divampa e il rischio è di arrivare a una spaccatura dell'Aitec, l'Associazione italiana tecnico-economica del cemento che fa capo a Confindustria e raggruppa i più bei nomi del settore, da Italcementi a Buzzi a Colacem, Cementir, Holcim e Cementirossi. Secondo alcune fonti, dopo le prese di posizione anche molto forti di alcuni soci Aitec si potrebbe addirittura arrivare alle dimissioni del presidente, Giacomo Marazzi. La posta in gioco infatti è molto alta. Si tratta di stabilire regole decisive per un settore al secondo posto per importanza in Europa, che contribuisce per quasi il 9% al Pil italiano e che nel 2003 ha registrato investimenti per quasi 92 mila milioni di euro.
martedì 4 maggio 2004
Thursday, April 29, 2004
LANUOVAECOLOGIA 28 04 04
CLIMA|Presentato il Nap sulla riduzione dei gas serra
L'Italia che fa Piano
L’Italia deve ridurre le emissioni del 6,5% rispetto al 1990 entro il 2012, ma attualmente si registra un aumento del 7,3%. Aperto alla consultazione fino al prossimo 5 maggio lo schema che assegna le quote di gas climalteranti per singoli settori. Primi commenti e critiche / Il documento
Con quasi un mese di ritardo rispetto al termine previsto, anche l’Italia ha presentato alla Commissione europea il Piano nazionale di assegnazione delle quote di emissioni di gas serra (Nap), come stabilito dalla direttiva comunitaria 87 del 2003. Il documento, che fissa per ogni settore produttivo la quantità annua di CO2 che può essere emessa, è
stato presentato lo scorso 20 aprile e resterà aperto alla consultazione sul sito del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio fino al prossimo 5 maggio.
Il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli ha definito il piano «molto equilibrato», ricordando che «L'Italia ha raggiunto anche un'alta efficienza energetica e non utilizza il nucleare».
Diversi analisti del settore, italiani ed europei, hanno invece espresso notevoli perplessità sul piano, definito troppo permissivo sulle quantità di emissioni consentite.
«In particolare per il settore elettrico il Nap prevede la possibilità di aumentare le emissioni del 39% rispetto ai valori del 1990 e del 14% rispetto al 2000 – spiega Gianni Silvestrini, direttore scientifico della rivista QualEnergia – Si tratta quindi di un contenimento di poco inferiore allo scenario cosiddetto “business as usual”, cioè privo di politiche in merito, e decisamente inadeguato a rispettare gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto».
Il trattato sui cambiamenti climatici del 1997 prevede infatti per l’Italia una riduzione delle emissioni del 6,5% rispetto ai valori del 1990 entro il 2012, mentre attualmente si registra un aumento del 7,3%, come riportato da un documento presentato dall’istituto di ricerche Ambiente Italia e Legambiente alla Cop9 dello scorso dicembre.
«Le politiche energetiche del governo si stavano concentrando sugli scambi di emissioni e sugli interventi all’estero piuttosto che sugli interventi strutturali per migliorare l’efficienza energetica nazionale – aggiunge Silvestrini – ma un piano permissivo come quello presentato nei giorni scorsi, se dovesse essere approvato in sede europea, non riuscirebbe a incentivare nemmeno i meccanismi flessibili. Per quanto riguarda l’efficienza energetica del settore industriale – conclude Silvestrini – è bene ricordare che nel 2000 l’intensità energetica dell’industria manifatturiera italiana si è ridotta del 7%, cioè meno della media europea del 10%».
28 aprile 2004
CLIMA|Presentato il Nap sulla riduzione dei gas serra
L'Italia che fa Piano
L’Italia deve ridurre le emissioni del 6,5% rispetto al 1990 entro il 2012, ma attualmente si registra un aumento del 7,3%. Aperto alla consultazione fino al prossimo 5 maggio lo schema che assegna le quote di gas climalteranti per singoli settori. Primi commenti e critiche / Il documento
Con quasi un mese di ritardo rispetto al termine previsto, anche l’Italia ha presentato alla Commissione europea il Piano nazionale di assegnazione delle quote di emissioni di gas serra (Nap), come stabilito dalla direttiva comunitaria 87 del 2003. Il documento, che fissa per ogni settore produttivo la quantità annua di CO2 che può essere emessa, è
stato presentato lo scorso 20 aprile e resterà aperto alla consultazione sul sito del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio fino al prossimo 5 maggio.
Il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli ha definito il piano «molto equilibrato», ricordando che «L'Italia ha raggiunto anche un'alta efficienza energetica e non utilizza il nucleare».
Diversi analisti del settore, italiani ed europei, hanno invece espresso notevoli perplessità sul piano, definito troppo permissivo sulle quantità di emissioni consentite.
«In particolare per il settore elettrico il Nap prevede la possibilità di aumentare le emissioni del 39% rispetto ai valori del 1990 e del 14% rispetto al 2000 – spiega Gianni Silvestrini, direttore scientifico della rivista QualEnergia – Si tratta quindi di un contenimento di poco inferiore allo scenario cosiddetto “business as usual”, cioè privo di politiche in merito, e decisamente inadeguato a rispettare gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto».
Il trattato sui cambiamenti climatici del 1997 prevede infatti per l’Italia una riduzione delle emissioni del 6,5% rispetto ai valori del 1990 entro il 2012, mentre attualmente si registra un aumento del 7,3%, come riportato da un documento presentato dall’istituto di ricerche Ambiente Italia e Legambiente alla Cop9 dello scorso dicembre.
«Le politiche energetiche del governo si stavano concentrando sugli scambi di emissioni e sugli interventi all’estero piuttosto che sugli interventi strutturali per migliorare l’efficienza energetica nazionale – aggiunge Silvestrini – ma un piano permissivo come quello presentato nei giorni scorsi, se dovesse essere approvato in sede europea, non riuscirebbe a incentivare nemmeno i meccanismi flessibili. Per quanto riguarda l’efficienza energetica del settore industriale – conclude Silvestrini – è bene ricordare che nel 2000 l’intensità energetica dell’industria manifatturiera italiana si è ridotta del 7%, cioè meno della media europea del 10%».
28 aprile 2004
AGI 29 04 04
* ITALCEMENTI: PESENTI, CRESCITA ALL'ESTERO CON ACQUISIZIONI
(AGI) - Calusco d'Adda (Bg) - "Abbiamo chiuso il 2003 con un cash flow di 750 milioni di euro che intendiamo impiegare, purche' ci siano delle vere opportunita', per crescere all'estero, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, mediante acquisizioni di quote di maggioranza o di partecipazioni significative e per potenziare le nostre attivita' in Europa sostituendo i vecchi impianti con quelli nuovi". Lo ha detto l'amministratore delegato di Italcementi, Giampiero Pesenti, inaugurando a Calusco d'Adda, nella Bergamasca, il nuovo impianto che sostituisce quello in funzione da una cinquantina d'anni.
Presente, tra gli altri, il ministro delle Attivita' Produttive, Antonio Marzano, Pesenti ha evidenziato come la nuova struttura, costata un investimento di 150 milioni di euro, sia destinata a essere un modello per aggiornare anche gli altri siti produttivi. (AGI) Red/Sep/Van
282234 APR 04
* ITALCEMENTI: PESENTI, CRESCITA ALL'ESTERO CON ACQUISIZIONI
(AGI) - Calusco d'Adda (Bg) - "Abbiamo chiuso il 2003 con un cash flow di 750 milioni di euro che intendiamo impiegare, purche' ci siano delle vere opportunita', per crescere all'estero, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, mediante acquisizioni di quote di maggioranza o di partecipazioni significative e per potenziare le nostre attivita' in Europa sostituendo i vecchi impianti con quelli nuovi". Lo ha detto l'amministratore delegato di Italcementi, Giampiero Pesenti, inaugurando a Calusco d'Adda, nella Bergamasca, il nuovo impianto che sostituisce quello in funzione da una cinquantina d'anni.
Presente, tra gli altri, il ministro delle Attivita' Produttive, Antonio Marzano, Pesenti ha evidenziato come la nuova struttura, costata un investimento di 150 milioni di euro, sia destinata a essere un modello per aggiornare anche gli altri siti produttivi. (AGI) Red/Sep/Van
282234 APR 04
Wednesday, April 28, 2004
Deltaplano: Successo di pubblico a Calusco d'Adda
Postato da: avionet il Tuesday, 27 April @ W. Europe Daylight Time
Contributo di avionet
Ottimo successo di pubblico e partecipazione alla consueta gara del circuito di Coppa Italia per deltaplani, organizzata dal Volo Libero Bergamo e dal Delta Club Monte Farno. Il successo di pubblico è stato determinato dalle centinaia di persone che a Calusco d'Adda hanno assistito all'arrivo silenzioso e spettacolare dei deltaplani in un prato adiacente lo stabilimento dell'Italcementi, tradizionale sponsor della manifestazione.
Quello di partecipazione è quantificato nella presenza di 52 tra i più forti piloti d'Italia, dato che batte ogni record precedente. Il volo dei deltaplani si è ottimamente coniugato con l'iniziativa "Italcementi, porte aperte a Calusco".
Infatti nell'occasione l'azienda apriva i cancelli per la pubblica visita ai nuovi e moderni impianti, compresa la ciminiera alta ben 120 m attorno alla quale ronzavano i deltaplani in fase d'atterraggio. Il tutto, unitamente ad un apprezzato rinfresco sul prato accanto alle nuove strutture, giocolieri, musica ed altri intrattenimenti per adulti e bambini, ha prodotto uno spettacolo unico per genere e particolarità.
E' seguita la premiazione della gara sotto un gigantesco tendone con la presenza del presidente della Federazione Italiana Volo Libero, Pietro Bacchi, autorità e dirigenti dell'azienda. La cronaca sportiva registra una giornata eccellente per il volo senza motore che sfrutta le correnti ascensionali d'aria calda come "benzina" per la sua propulsione. Il direttore di gara Graziano Maffi ha assegnato un percorso di ben 67.5 km che ha portato i piloti dal decollo sulle pendici del Monte Linzone, al Monte Magnodeno ed al Monte Cornizzolo in provincia di Lecco; poi, con inversione di rotta, al Canto Alto sopra Sorisole ed infine all'atterraggio Italcementi di Calusco d'Adda. Il torinese Franco Laverdino ha tagliato per primo il traguardo dopo un'ora e 20 minuti di volo a quote anche oltre i 2000 m, seguito da Onorio Marsella di Casalvieri (Frosinone) e da Christian Ciech di Folgaria (Trento).
A causa delle incerte condizioni meteo che avrebbero potuto influire negativamente sulla sicurezza dei piloti, non si è potuta disputare a seconda manche prevista il giorno dopo con atterraggio a Palazzago (Bergamo), sede del club organizzatore. (fonte: FIVL) [AvioNet.net]
Postato da: avionet il Tuesday, 27 April @ W. Europe Daylight Time
Contributo di avionet
Ottimo successo di pubblico e partecipazione alla consueta gara del circuito di Coppa Italia per deltaplani, organizzata dal Volo Libero Bergamo e dal Delta Club Monte Farno. Il successo di pubblico è stato determinato dalle centinaia di persone che a Calusco d'Adda hanno assistito all'arrivo silenzioso e spettacolare dei deltaplani in un prato adiacente lo stabilimento dell'Italcementi, tradizionale sponsor della manifestazione.
Quello di partecipazione è quantificato nella presenza di 52 tra i più forti piloti d'Italia, dato che batte ogni record precedente. Il volo dei deltaplani si è ottimamente coniugato con l'iniziativa "Italcementi, porte aperte a Calusco".
Infatti nell'occasione l'azienda apriva i cancelli per la pubblica visita ai nuovi e moderni impianti, compresa la ciminiera alta ben 120 m attorno alla quale ronzavano i deltaplani in fase d'atterraggio. Il tutto, unitamente ad un apprezzato rinfresco sul prato accanto alle nuove strutture, giocolieri, musica ed altri intrattenimenti per adulti e bambini, ha prodotto uno spettacolo unico per genere e particolarità.
E' seguita la premiazione della gara sotto un gigantesco tendone con la presenza del presidente della Federazione Italiana Volo Libero, Pietro Bacchi, autorità e dirigenti dell'azienda. La cronaca sportiva registra una giornata eccellente per il volo senza motore che sfrutta le correnti ascensionali d'aria calda come "benzina" per la sua propulsione. Il direttore di gara Graziano Maffi ha assegnato un percorso di ben 67.5 km che ha portato i piloti dal decollo sulle pendici del Monte Linzone, al Monte Magnodeno ed al Monte Cornizzolo in provincia di Lecco; poi, con inversione di rotta, al Canto Alto sopra Sorisole ed infine all'atterraggio Italcementi di Calusco d'Adda. Il torinese Franco Laverdino ha tagliato per primo il traguardo dopo un'ora e 20 minuti di volo a quote anche oltre i 2000 m, seguito da Onorio Marsella di Casalvieri (Frosinone) e da Christian Ciech di Folgaria (Trento).
A causa delle incerte condizioni meteo che avrebbero potuto influire negativamente sulla sicurezza dei piloti, non si è potuta disputare a seconda manche prevista il giorno dopo con atterraggio a Palazzago (Bergamo), sede del club organizzatore. (fonte: FIVL) [AvioNet.net]
Monday, April 26, 2004
L'ECO DI BERGAMO 25 04 04
Marzano: un'azienda da manuale
Il ministro: la vostra, una storia da insegnare a scuola. La ripresa? È vicina
CALUSCO D'ADDA «La storia di questo gruppo è da manuale di economia e di finanza d'impresa». Il complimento arriva dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, ospite d'onore all'inaugurazione del nuovo stabilimento Italcementi di Calusco d'Adda. E non è il solo. Poco prima il ministro aveva detto: «Questo è il tipo di weekend che preferisco, vorrei poter dedicare ogni fine settimana all'inaugurazione di una nuova impresa». E ancora: «Il gruppo Italcementi è un pezzo della storia d'Italia». Una storia che Marzano vorrebbe fosse insegnata nelle scuole. «Da tempo - dice - vado chiedendolo al ministro Moratti, sarebbe utilissimo».
Della vicenda Italcementi il ministro sottolinea in particolare il modo con cui il gruppo ha affrontato le grandi sfide, in primis quella della globalizzazione, «come un'impresa - dice - dovrebbe reagire, cogliendone soprattutto le opportunità», e il riferimento è non solo agli investimenti esteri, ma anche alle risorse dedicate alla formazione e alla ricerca e all'attenzione per l'ambiente, «una esigenza della modernità», la definisce Marzano, senza darla tuttavia per scontata: «Non sempre le imprese si comportano come la vostra».
Il ministro raccoglie anche la preoccupazione manifestata da Giampiero Pesenti per «una ripresa che in Europa e in Italia -dice il padrone di casa - sta dando solo timidi segnali» e, inserendosi in un solco già ampiamente tracciato dal suo collega dell'Economia Tremonti, torna ad auspicare un uso più flessibile dei parametri di Maastricht: «Come sarebbe bello - dice - un Patto che obbligasse a ridurre i disavanzi quando il ciclo economico tira, ma che consentisse un po' di margine quando invece l'andamento è fermo».
Marzano insiste sui «vantaggi della globalizzazione», dei quali «oggi possiamo fruire di più», come il ritrovato slancio della locomotiva statunitense e l'incredibile sviluppo della Cina: «Ci sono almeno 200 mila cinesi sufficientemente benestanti per acquistare i prodotti del nostro Made in Italy». Nel contempo, tuttavia, non se ne nasconde le insidie: «Se un grande Paese - afferma con chiaro riferimento alla Cina - decide di tagliare la vendita dell'acciaio» è «come un meteorite che ti cade tra capo e collo». La risposta immediata, aggiunge, è «tornare ad attivare al massimo le cokerie in Italia, naturalmente nel rispetto delle "bat", le "best available technology", cioè le migliori tecnologie dal punto di vista ambientale». Per questo, spiega a margine dell'inaugurazione, «ho avviato un tavolo, che ha già cominciato a lavorare, con le associazioni di categoria e con i sindacati».
Detto questo, comunque, per Marzano la fase attuale prospetta «un aggancio alla ripresa» già in fase avanzata fuori dall'Europa (peraltro penalizzata, secondo il ministro, anche da un eccessivo apprezzamento dell'euro): i segnali sui quali il ministro sono i recenti dati su produttività e ordinativi nonché sull'export verso la zona extra-Ue. «Dati positivi», ai quali Marzano aggiunge il «piccolo miracolo» italiano: «aver fatto ugualmente crescere i posti di lavoro nonostante il rallentamento dell'economia».
In ogni caso, in questa fase che il titolare delle Attività Produttive vede ancora «in equilibrio, tra senso di intraprendenza e senso di incertezza», c'è spazio per manovrare e, dice il ministro, «il governo può fare molto».
Marzano cita, tra gli impegni del suo dicastero, il fronte dell'energia, «su cui - dice - sono molto impegnato» e, anche se ammette che «non è possibile ridurre il differenziale rispetto ad altri Paesi, perché scelte del passato ci hanno portato a dover acquistare l'energia all'estero», si dice comunque convinto che «qualcosa si può fare», riferendosi da un lato al decreto sblocca-centrali varato l'anno scorso e al recente avvio della Borsa elettrica.
Secondo Marzano, però, «l'obiettivo principale di oggi, è deregolamentare, semplificare la vita alle imprese», perché «certo le tasse sono un problema, ma per molti ancora di più lo sono le complicazioni burocratiche».
Infine, a margine dell'inaugurazione, il ministro ha giudicato «la riduzione della pressione fiscale, soprattutto sulle famiglie, a questo punto, un atto di giustizia politica», invitando tuttavia a «valutarne attentamente la conseguenze» nel caso, per effettuarli, si dovesse ricorrere a tagli agli incentivi alle imprese.
«Se gli incentivi sono applicati in modo da accrescere la competitività, da premiare per esempio i progetti innovativi, come io da tempo propongo - dice Marzano -, allora bisogna stare attenti», perché se si penalizza la competitività delle imprese, «c'è il rischio che la maggiore disponibilità alla spesa delle famiglie vada in parte notevole nell'acquisto di beni prodotti all'estero, cioè si traduca in un aumento dell'importazioni» come, ricorda il ministro, «già avvenne per la rottamazione delle auto».
Federica Ghiselli
Pesenti: investiremo 1,5 miliardi in 5 anni
All'inaugurazione di Nuova Calusco: «Indispensabili autorizzazioni rapide, senza estenuanti altalene tra sì e no» Migliorare l'efficienza produttiva e crescere nei Paesi emergenti le priorità strategiche dell'Italcementi
CALUSCO D'ADDA «Vogliamo ricordare il nostro passato, guardando al futuro - ha esordito l'amministratore delegato dell'Italcementi, Giampiero Pesenti, nel suo discorso, alla presenza del ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, per l'inaugurazione del nuovo stabilimento di Calusco d'Adda. Evento che, ha ricordato il presidente Giovanni Giavazzi, apre anche i festeggiamenti per i 140 anni d'attività.
«Nuova Calusco» è un investimento da 150 milioni di euro, composto da tre parti (un nuovo forno, due nuovi depositi e un tunnel in costruzione per il trasporto dei materiali), per un impianto «progettato oggi per essere efficiente e competitivo anche nel futuro». Per il condirettore generale Carlo Pesenti lo stabilimento è quanto di più avanzato esista nel settore per tecnologia e tutela ambientale. E Italcementi è intenzionata a realizzare investimenti analoghi in altri suoi impianti, anche all'estero.
Migliorare l'efficienza produttiva degli impianti e ampliare la presenza nei paesi emergenti sono del resto le linee strategiche indicate da Giampiero Pesenti per lo sviluppo del gruppo, che negli ultimi cinque anni ha realizzato investimenti industriali per 1,5 miliardi, un terzo dei quali in Italia. «Per i prossimi 5 anni - ha aggiunto - prevediamo di poter mantenere questa tendenza, che reputo rilevante. Ma per farlo occorrono processi autorizzativi definiti e più rapidi, senza estenuanti altalene tra sì e no».
«A Calusco il confronto con le amministrazioni è stato franco, in alcuni casi accidentato, ma animato da una comune volontà di fare, nell'interesse collettivo per lo sviluppo del territorio» - ha precisato Pesenti, aggiungendo peraltro che le imprese vanno «dove esistono le condizioni per aumentare la loro competitività». Il sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni, ha ricordato nel suo intervento la collaborazione prestata dall'Italcementi alle richieste del Comune, nell'interesse condiviso per la riduzione dell'impatto ambientale («che ha portato a una riduzione delle emissioni tra il 50% e il 90% rispetto agli standard» ha ricordato Carlo Pesenti). Nonostante questo, davanti all'ingresso della cementeria, componenti della minoranza consiliare, hanno appeso uno striscione lamentando l'eccessiva disponibilità del Comune.
Italcementi è ora il quinto gruppo cementiero al mondo, con una presenza in 16 Paesi. «Lo è diventato all'interno di un processo di aggregazione mondiale - ha spiegato Pesenti - All'inizio degli anni '90 i primi dieci operatori detenevano meno del 25% della capacità produttiva mondiale, ora sono ampiamente sopra il 50%, senza considerare la produzione cinese».
La diversificazione geografica è una strada obbligata per l'industria del cemento, non fosse altro che per l'altissima incidenza dei costi di trasporto sul prezzo di vendita. «Con l'acquisizione nel 1992 di Ciments Français abbiamo realizzato con una sola mossa un processo di internazionalizzazione che fino allora avevamo percorso a piccoli passi - ha ricordato Pesenti - Fu un'evoluzione enorme: Italcementi con i suoi 800 milioni di euro di fatturato acquisiva di fatto il controllo di un gruppo grande più del doppio».
Ma non fu un'operazione facile. «Nei tre anni successivi non ho dormito molto bene la notte - ha ammesso poi durante la conferenza stampa -. Il primo bilancio si chiuse con una perdita di quasi 150 milioni di euro e da una posizione finanziaria netta ampiamente attiva passammo a un'esposizione di quasi 2 miliardi di euro, anche per i debiti di Ciments Français, che aveva anche all'interno notevoli sacche di inefficienza». Il risanamento fu compiuto, di fatto già nel 1995, puntando su un'attenta riduzione dei costi, sul rilancio dell'efficienza degli impianti, sulla riduzione dell'indebitamento, anche attraverso la cessione di attività non essenziali o non profittevoli a breve. Ma la strategia - continua Pesenti - «fu anche accompagnata da un indispensabile cambiamento culturale», legato alle nuove dimensioni e al rapporto con Ciments Français «in un'efficiente melange di uomini, esperienze e culture».
Concluso il risanamento è ripreso il percorso di internazionalizzazione, con acquisizioni e accordi in Bulgaria, Kazakistan, Thailandia, Marocco e più recentemente in India e in Egitto. E in Paesi dove i tassi di crescita sono enormemente superiori a quelli degli ormai saturi Paesi occidentali è anche il futuro. «Dal 1997 al 2003 la capacità produttiva in paesi emergenti è aumentata dal 10% a oltre il 40% del totale, una proporzione oggi abbastanza soddisfacente, ma che vogliamo aumentare» - ha sottolineato Pesenti. Per la crescita si punta su acquisizioni, «valutate bene perché uno sbaglio diventa una palla al piede che si trascina per anni», preferibilmente con partner locali nei Paesi dove il gruppo non è presente, e in ogni caso «osservando che l'indebitamento non diventi eccessivo». Riguardo all'interesse per la Cina, dove il gruppo ha un ufficio di rappresentanza a Pechino, Pesenti osserva che il Paese viene osservato da tempo, ma continuano ad esserci difficoltà sul diritto societario, non presenti ad esempio in India, dove c'è una cultura anglosassone. «La Cina - ha comunque concluso - è un Paese dove ci piacerebbe sicuramente andare».
Davanti a una platea con nomi noti dell'economia locale e nazionale, da Massimo Moratti a Giorgio Fossa, da Salvatore Orlando a Gerardo Braggiotti, dai tre industriali cavalieri del lavoro bergamaschi Alberto Bombassei, Domenico Bosatelli e Miro Radici, al presidente dell'Unione Industriali Andrea Moltrasio, Pesenti ha ricordato la necessità di «reagire al diffuso pessimismo, a un atteggiamento rassegnato e passivo» e di dovere «essere capaci di ritrovare la via dello sviluppo per un futuro migliore», riprendendo i temi del convegno di Confindustria di inizio mese a Milano contro la "cultura del declino".
«L'Europa registra purtroppo solamente i primi timidi segni di ripresa - ha osservato Pesenti -. Il nostro paese ha grandi risorse umane, culturali e imprenditoriali: forse il modello di crescita e di sviluppo deve essere migliorato e adeguato ai nuovi scenari internazionali, ma dobbiamo agire rapidamente e efficacemente, puntando su formazione e ricerca alle quali le imprese devono largamente contribuire, sempre più fattori chiave della competitività».
La cerimonia si è conclusa con l'offerta da parte del direttore della cementeria Ornello Bertoletti al ministro Marzano, a Giavazzi, a Giampiero e Carlo Pesenti, al sindaco Colleoni e a Rosalia Pesenti (madre di Giampiero) di una targa ricordo, consegnata da Carmelo Castriciano di 25 anni, il più giovane dipendente della cementeria.
Stefano Ravaschio
I numeri di Nuova Calusco
150
Milioni di euro dell'investimento
1.600.000
Tonnellate di capacità annua
3.600
Tonnellate di clinker prodotto al giorno
216.857
Metri quadrati della cementeria
40
Chilometri di fibre ottiche utilizzati per la cablatura degli impianti
107
Metri d'altezza della torre
67
Metri di lunghezza del forno
9,6
Chilometri di lunghezza del nuovo tunnel
2,5
Metri al secondo di velocità del nastro
600
Tonnellate all'ora di portata del nastro
10.000
Camion-anno che saranno tolti dal traffico
70.000
Tonnellate di capacità di stoccaggio dei depositi in cava
Marzano: un'azienda da manuale
Il ministro: la vostra, una storia da insegnare a scuola. La ripresa? È vicina
CALUSCO D'ADDA «La storia di questo gruppo è da manuale di economia e di finanza d'impresa». Il complimento arriva dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, ospite d'onore all'inaugurazione del nuovo stabilimento Italcementi di Calusco d'Adda. E non è il solo. Poco prima il ministro aveva detto: «Questo è il tipo di weekend che preferisco, vorrei poter dedicare ogni fine settimana all'inaugurazione di una nuova impresa». E ancora: «Il gruppo Italcementi è un pezzo della storia d'Italia». Una storia che Marzano vorrebbe fosse insegnata nelle scuole. «Da tempo - dice - vado chiedendolo al ministro Moratti, sarebbe utilissimo».
Della vicenda Italcementi il ministro sottolinea in particolare il modo con cui il gruppo ha affrontato le grandi sfide, in primis quella della globalizzazione, «come un'impresa - dice - dovrebbe reagire, cogliendone soprattutto le opportunità», e il riferimento è non solo agli investimenti esteri, ma anche alle risorse dedicate alla formazione e alla ricerca e all'attenzione per l'ambiente, «una esigenza della modernità», la definisce Marzano, senza darla tuttavia per scontata: «Non sempre le imprese si comportano come la vostra».
Il ministro raccoglie anche la preoccupazione manifestata da Giampiero Pesenti per «una ripresa che in Europa e in Italia -dice il padrone di casa - sta dando solo timidi segnali» e, inserendosi in un solco già ampiamente tracciato dal suo collega dell'Economia Tremonti, torna ad auspicare un uso più flessibile dei parametri di Maastricht: «Come sarebbe bello - dice - un Patto che obbligasse a ridurre i disavanzi quando il ciclo economico tira, ma che consentisse un po' di margine quando invece l'andamento è fermo».
Marzano insiste sui «vantaggi della globalizzazione», dei quali «oggi possiamo fruire di più», come il ritrovato slancio della locomotiva statunitense e l'incredibile sviluppo della Cina: «Ci sono almeno 200 mila cinesi sufficientemente benestanti per acquistare i prodotti del nostro Made in Italy». Nel contempo, tuttavia, non se ne nasconde le insidie: «Se un grande Paese - afferma con chiaro riferimento alla Cina - decide di tagliare la vendita dell'acciaio» è «come un meteorite che ti cade tra capo e collo». La risposta immediata, aggiunge, è «tornare ad attivare al massimo le cokerie in Italia, naturalmente nel rispetto delle "bat", le "best available technology", cioè le migliori tecnologie dal punto di vista ambientale». Per questo, spiega a margine dell'inaugurazione, «ho avviato un tavolo, che ha già cominciato a lavorare, con le associazioni di categoria e con i sindacati».
Detto questo, comunque, per Marzano la fase attuale prospetta «un aggancio alla ripresa» già in fase avanzata fuori dall'Europa (peraltro penalizzata, secondo il ministro, anche da un eccessivo apprezzamento dell'euro): i segnali sui quali il ministro sono i recenti dati su produttività e ordinativi nonché sull'export verso la zona extra-Ue. «Dati positivi», ai quali Marzano aggiunge il «piccolo miracolo» italiano: «aver fatto ugualmente crescere i posti di lavoro nonostante il rallentamento dell'economia».
In ogni caso, in questa fase che il titolare delle Attività Produttive vede ancora «in equilibrio, tra senso di intraprendenza e senso di incertezza», c'è spazio per manovrare e, dice il ministro, «il governo può fare molto».
Marzano cita, tra gli impegni del suo dicastero, il fronte dell'energia, «su cui - dice - sono molto impegnato» e, anche se ammette che «non è possibile ridurre il differenziale rispetto ad altri Paesi, perché scelte del passato ci hanno portato a dover acquistare l'energia all'estero», si dice comunque convinto che «qualcosa si può fare», riferendosi da un lato al decreto sblocca-centrali varato l'anno scorso e al recente avvio della Borsa elettrica.
Secondo Marzano, però, «l'obiettivo principale di oggi, è deregolamentare, semplificare la vita alle imprese», perché «certo le tasse sono un problema, ma per molti ancora di più lo sono le complicazioni burocratiche».
Infine, a margine dell'inaugurazione, il ministro ha giudicato «la riduzione della pressione fiscale, soprattutto sulle famiglie, a questo punto, un atto di giustizia politica», invitando tuttavia a «valutarne attentamente la conseguenze» nel caso, per effettuarli, si dovesse ricorrere a tagli agli incentivi alle imprese.
«Se gli incentivi sono applicati in modo da accrescere la competitività, da premiare per esempio i progetti innovativi, come io da tempo propongo - dice Marzano -, allora bisogna stare attenti», perché se si penalizza la competitività delle imprese, «c'è il rischio che la maggiore disponibilità alla spesa delle famiglie vada in parte notevole nell'acquisto di beni prodotti all'estero, cioè si traduca in un aumento dell'importazioni» come, ricorda il ministro, «già avvenne per la rottamazione delle auto».
Federica Ghiselli
Pesenti: investiremo 1,5 miliardi in 5 anni
All'inaugurazione di Nuova Calusco: «Indispensabili autorizzazioni rapide, senza estenuanti altalene tra sì e no» Migliorare l'efficienza produttiva e crescere nei Paesi emergenti le priorità strategiche dell'Italcementi
CALUSCO D'ADDA «Vogliamo ricordare il nostro passato, guardando al futuro - ha esordito l'amministratore delegato dell'Italcementi, Giampiero Pesenti, nel suo discorso, alla presenza del ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, per l'inaugurazione del nuovo stabilimento di Calusco d'Adda. Evento che, ha ricordato il presidente Giovanni Giavazzi, apre anche i festeggiamenti per i 140 anni d'attività.
«Nuova Calusco» è un investimento da 150 milioni di euro, composto da tre parti (un nuovo forno, due nuovi depositi e un tunnel in costruzione per il trasporto dei materiali), per un impianto «progettato oggi per essere efficiente e competitivo anche nel futuro». Per il condirettore generale Carlo Pesenti lo stabilimento è quanto di più avanzato esista nel settore per tecnologia e tutela ambientale. E Italcementi è intenzionata a realizzare investimenti analoghi in altri suoi impianti, anche all'estero.
Migliorare l'efficienza produttiva degli impianti e ampliare la presenza nei paesi emergenti sono del resto le linee strategiche indicate da Giampiero Pesenti per lo sviluppo del gruppo, che negli ultimi cinque anni ha realizzato investimenti industriali per 1,5 miliardi, un terzo dei quali in Italia. «Per i prossimi 5 anni - ha aggiunto - prevediamo di poter mantenere questa tendenza, che reputo rilevante. Ma per farlo occorrono processi autorizzativi definiti e più rapidi, senza estenuanti altalene tra sì e no».
«A Calusco il confronto con le amministrazioni è stato franco, in alcuni casi accidentato, ma animato da una comune volontà di fare, nell'interesse collettivo per lo sviluppo del territorio» - ha precisato Pesenti, aggiungendo peraltro che le imprese vanno «dove esistono le condizioni per aumentare la loro competitività». Il sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni, ha ricordato nel suo intervento la collaborazione prestata dall'Italcementi alle richieste del Comune, nell'interesse condiviso per la riduzione dell'impatto ambientale («che ha portato a una riduzione delle emissioni tra il 50% e il 90% rispetto agli standard» ha ricordato Carlo Pesenti). Nonostante questo, davanti all'ingresso della cementeria, componenti della minoranza consiliare, hanno appeso uno striscione lamentando l'eccessiva disponibilità del Comune.
Italcementi è ora il quinto gruppo cementiero al mondo, con una presenza in 16 Paesi. «Lo è diventato all'interno di un processo di aggregazione mondiale - ha spiegato Pesenti - All'inizio degli anni '90 i primi dieci operatori detenevano meno del 25% della capacità produttiva mondiale, ora sono ampiamente sopra il 50%, senza considerare la produzione cinese».
La diversificazione geografica è una strada obbligata per l'industria del cemento, non fosse altro che per l'altissima incidenza dei costi di trasporto sul prezzo di vendita. «Con l'acquisizione nel 1992 di Ciments Français abbiamo realizzato con una sola mossa un processo di internazionalizzazione che fino allora avevamo percorso a piccoli passi - ha ricordato Pesenti - Fu un'evoluzione enorme: Italcementi con i suoi 800 milioni di euro di fatturato acquisiva di fatto il controllo di un gruppo grande più del doppio».
Ma non fu un'operazione facile. «Nei tre anni successivi non ho dormito molto bene la notte - ha ammesso poi durante la conferenza stampa -. Il primo bilancio si chiuse con una perdita di quasi 150 milioni di euro e da una posizione finanziaria netta ampiamente attiva passammo a un'esposizione di quasi 2 miliardi di euro, anche per i debiti di Ciments Français, che aveva anche all'interno notevoli sacche di inefficienza». Il risanamento fu compiuto, di fatto già nel 1995, puntando su un'attenta riduzione dei costi, sul rilancio dell'efficienza degli impianti, sulla riduzione dell'indebitamento, anche attraverso la cessione di attività non essenziali o non profittevoli a breve. Ma la strategia - continua Pesenti - «fu anche accompagnata da un indispensabile cambiamento culturale», legato alle nuove dimensioni e al rapporto con Ciments Français «in un'efficiente melange di uomini, esperienze e culture».
Concluso il risanamento è ripreso il percorso di internazionalizzazione, con acquisizioni e accordi in Bulgaria, Kazakistan, Thailandia, Marocco e più recentemente in India e in Egitto. E in Paesi dove i tassi di crescita sono enormemente superiori a quelli degli ormai saturi Paesi occidentali è anche il futuro. «Dal 1997 al 2003 la capacità produttiva in paesi emergenti è aumentata dal 10% a oltre il 40% del totale, una proporzione oggi abbastanza soddisfacente, ma che vogliamo aumentare» - ha sottolineato Pesenti. Per la crescita si punta su acquisizioni, «valutate bene perché uno sbaglio diventa una palla al piede che si trascina per anni», preferibilmente con partner locali nei Paesi dove il gruppo non è presente, e in ogni caso «osservando che l'indebitamento non diventi eccessivo». Riguardo all'interesse per la Cina, dove il gruppo ha un ufficio di rappresentanza a Pechino, Pesenti osserva che il Paese viene osservato da tempo, ma continuano ad esserci difficoltà sul diritto societario, non presenti ad esempio in India, dove c'è una cultura anglosassone. «La Cina - ha comunque concluso - è un Paese dove ci piacerebbe sicuramente andare».
Davanti a una platea con nomi noti dell'economia locale e nazionale, da Massimo Moratti a Giorgio Fossa, da Salvatore Orlando a Gerardo Braggiotti, dai tre industriali cavalieri del lavoro bergamaschi Alberto Bombassei, Domenico Bosatelli e Miro Radici, al presidente dell'Unione Industriali Andrea Moltrasio, Pesenti ha ricordato la necessità di «reagire al diffuso pessimismo, a un atteggiamento rassegnato e passivo» e di dovere «essere capaci di ritrovare la via dello sviluppo per un futuro migliore», riprendendo i temi del convegno di Confindustria di inizio mese a Milano contro la "cultura del declino".
«L'Europa registra purtroppo solamente i primi timidi segni di ripresa - ha osservato Pesenti -. Il nostro paese ha grandi risorse umane, culturali e imprenditoriali: forse il modello di crescita e di sviluppo deve essere migliorato e adeguato ai nuovi scenari internazionali, ma dobbiamo agire rapidamente e efficacemente, puntando su formazione e ricerca alle quali le imprese devono largamente contribuire, sempre più fattori chiave della competitività».
La cerimonia si è conclusa con l'offerta da parte del direttore della cementeria Ornello Bertoletti al ministro Marzano, a Giavazzi, a Giampiero e Carlo Pesenti, al sindaco Colleoni e a Rosalia Pesenti (madre di Giampiero) di una targa ricordo, consegnata da Carmelo Castriciano di 25 anni, il più giovane dipendente della cementeria.
Stefano Ravaschio
I numeri di Nuova Calusco
150
Milioni di euro dell'investimento
1.600.000
Tonnellate di capacità annua
3.600
Tonnellate di clinker prodotto al giorno
216.857
Metri quadrati della cementeria
40
Chilometri di fibre ottiche utilizzati per la cablatura degli impianti
107
Metri d'altezza della torre
67
Metri di lunghezza del forno
9,6
Chilometri di lunghezza del nuovo tunnel
2,5
Metri al secondo di velocità del nastro
600
Tonnellate all'ora di portata del nastro
10.000
Camion-anno che saranno tolti dal traffico
70.000
Tonnellate di capacità di stoccaggio dei depositi in cava
Sunday, April 25, 2004
L'ECO DI BERGAMO 24 04 04
Una ricerca su smog e ambiente
Lunedì, nella sala civica di viale dei Tigli a Calusco, con inizio alle 20.45, si terrà un'assemblea pubblica: verranno presentati i risultati di una ricerca sullo stato dell'ambiente nell'Isola e nell'area di Zingonia.
L'iniziativa è stata promossa dal Comune di Calusco con «Agenda 21» (gruppo di Comuni dell'Isola e della zona di Zingonia finalizzato allo studio dell'ambiente) che ha elaborato la ricerca basandosi su dati raccolti dal gruppo di lavoro composto da Stefania Anghinelli e Sara Lodrini.
Verrà presentata la situazione dello stato dell'ambiente e delle risorse presenti sul territorio, analizzando aspetti ambientali, territoriali e socioeconomici, l'aria, l'acqua, il suolo e il sottosuolo, i rifiuti, la natura e la biodiversità, il rumore, i campi elettromagnetici e le radiazioni, l'ambiente urbano.
Saranno presenti alla serata Davide Fortini, tecnico dell'istituto Ecopolis e coordinatore di «Agenda 21», Sara Lodrini e Stefania Anghinelli, tecnici di Ecopolis e curatrici della relazione sullo stato dell'ambiente, Fausto Brevi, consulente ambientale del Comune di Calusco, e Pietro Imbrogno, medico dell'Asl di Bergamo e responsabile del servizio di Medicina ambientale.
Angelo Monzani
Una ricerca su smog e ambiente
Lunedì, nella sala civica di viale dei Tigli a Calusco, con inizio alle 20.45, si terrà un'assemblea pubblica: verranno presentati i risultati di una ricerca sullo stato dell'ambiente nell'Isola e nell'area di Zingonia.
L'iniziativa è stata promossa dal Comune di Calusco con «Agenda 21» (gruppo di Comuni dell'Isola e della zona di Zingonia finalizzato allo studio dell'ambiente) che ha elaborato la ricerca basandosi su dati raccolti dal gruppo di lavoro composto da Stefania Anghinelli e Sara Lodrini.
Verrà presentata la situazione dello stato dell'ambiente e delle risorse presenti sul territorio, analizzando aspetti ambientali, territoriali e socioeconomici, l'aria, l'acqua, il suolo e il sottosuolo, i rifiuti, la natura e la biodiversità, il rumore, i campi elettromagnetici e le radiazioni, l'ambiente urbano.
Saranno presenti alla serata Davide Fortini, tecnico dell'istituto Ecopolis e coordinatore di «Agenda 21», Sara Lodrini e Stefania Anghinelli, tecnici di Ecopolis e curatrici della relazione sullo stato dell'ambiente, Fausto Brevi, consulente ambientale del Comune di Calusco, e Pietro Imbrogno, medico dell'Asl di Bergamo e responsabile del servizio di Medicina ambientale.
Angelo Monzani
CORRIERE DELLA SERA 24 04 04
Inaugurazione a Calusco d’Adda (Bergamo) del nuovo impianto dell’Italcementi
La cementeria diventa ecologica
Meno emissioni nell’aria, risparmio di energia. Un tunnel per diminuire il traffico
CALUSCO D’ADDA (Bergamo) - Per festeggiare i 140 anni di fondazione il gruppo Italcementi si è fatto un «regalo» degno di un appuntamento così importante. Con un investimento di 150 milioni di euro, a Calusco d'Adda è stata realizzata una cementeria che vanta standard tecnologici e ambientali con pochi eguali al mondo. Un impianto che verrà clonato per altri due poli produttivi italiani della società guidata da Giampiero Pesenti come consigliere delegato e dal figlio Carlo come condirettore generale. Nuova Calusco, la cui inaugurazione è in programma stamani alla presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, è nata a poche centinaia di metri dalla storica cementeria bergamasca (vanta quasi un secolo di vita), su un'area di 50 mila metri quadrati in una posizione più lontana dal centro abitato del paese. Ci sono pochi legami con il vecchio stabilimento perché il processo produttivo è stato drasticamente razionalizzato e modernizzato. Per dirla in cifre, si è passati da 19 a 4 molini e da quattro a un solo forno. La semplificazione si traduce da un lato in una maggiore efficienza produttiva, con minori costi di manutenzione e più contenuti consumi energetici (calati del 25 per cento), e dall'altro in una drastica riduzione di emissioni nocive per l'ambiente circostante. In particolare, il nuovo impianto abbatte del 70 per cento le polveri, del 97 per cento l'anidride solforosa e del 53 per cento gli ossidi di azoto. I valori medi giornalieri delle emissioni del nuovo forno si possono consultare sul sito www.isolaonline.net.
«Nuova Calusco rappresenta il fiore all'occhiello di Italcementi Group - spiega Carlo Pesenti -. Abbiamo fatto un investimento rilevante, tantopiù in un panorama generale di deiindustrializzazione, per mantenere elevata la nostra produttività in un'ottica di compatibilità dello sviluppo».
Altri miglioramenti sono previsti quando sarà pronta quella che è la più importante innovazione dell'impianto. Si sta infatti lavorando alla realizzazione di un tunnel sotterraneo lungo dieci chilometri che collegherà la cava Colle Pedrino (in territorio di Palazzago) con la cava Monte Giglio (Calusco), dove sono stati anche ricavati due depositi di preomogeneizzazione di calcare e Marna. La galleria consentirà di dismettere le due teleferiche che attualmente collegano i due poli estrattivi e di non far più ricorso al trasporto di materie prime con autotreni da Pontida a Calusco d'Adda. Ciò significa togliere dalla strada qualcosa come 10 mila camion all'anno, con immediati e diretti benefici sia per il traffico che per la qualità dell'aria. I lavori di scavo sono arrivati a poco meno della metà del percorso di circa 9600 metri. All'interno è prevista la realizzazione di un nastro trasportatore in grado di far arrivare a destinazione 600 tonnellate all'ora di materiale grezzo. Tutto dovrebbe essere pronto per il 2006. Nell'ambito dell'intervento sulla nuova cementeria, è stata recuperata la palazzina Albini, costruita all'inizio degli anni Quaranta e già destinata a refettorio e dopolavoro della società Officine Elettromeccaniche Trentine, attiva a Calusco dal 1926. L'edificio ora è stato trasformato in un centro di accoglienza dei visitatori e in un polo di formazione per giovani manager di Italcementi Group. Nel complesso il progetto di Nuova Calusco ha seguito una filosofia mirata a ridurre il più possibile l'impatto sul territorio. Questo spiega perché la società della famiglia Pesenti abbia affidato a Jorrit Tornquist, docente alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, uno studio per l'applicazione del colore e per il coordinamento cromatico di tutti i nuovi impianti. Infine, la cementeria aderisce al programma «Agenda 21 dell'Isola Bergamasca e di Zingonia» finalizzato a favorire uno sviluppo sostenibile attraverso una serie di interventi su più livelli (forum civico, informazione, monitoraggio degli indicatori ambientali).
Cesare Zapperi
Lombardia
Inaugurazione a Calusco d’Adda (Bergamo) del nuovo impianto dell’Italcementi
La cementeria diventa ecologica
Meno emissioni nell’aria, risparmio di energia. Un tunnel per diminuire il traffico
CALUSCO D’ADDA (Bergamo) - Per festeggiare i 140 anni di fondazione il gruppo Italcementi si è fatto un «regalo» degno di un appuntamento così importante. Con un investimento di 150 milioni di euro, a Calusco d'Adda è stata realizzata una cementeria che vanta standard tecnologici e ambientali con pochi eguali al mondo. Un impianto che verrà clonato per altri due poli produttivi italiani della società guidata da Giampiero Pesenti come consigliere delegato e dal figlio Carlo come condirettore generale. Nuova Calusco, la cui inaugurazione è in programma stamani alla presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, è nata a poche centinaia di metri dalla storica cementeria bergamasca (vanta quasi un secolo di vita), su un'area di 50 mila metri quadrati in una posizione più lontana dal centro abitato del paese. Ci sono pochi legami con il vecchio stabilimento perché il processo produttivo è stato drasticamente razionalizzato e modernizzato. Per dirla in cifre, si è passati da 19 a 4 molini e da quattro a un solo forno. La semplificazione si traduce da un lato in una maggiore efficienza produttiva, con minori costi di manutenzione e più contenuti consumi energetici (calati del 25 per cento), e dall'altro in una drastica riduzione di emissioni nocive per l'ambiente circostante. In particolare, il nuovo impianto abbatte del 70 per cento le polveri, del 97 per cento l'anidride solforosa e del 53 per cento gli ossidi di azoto. I valori medi giornalieri delle emissioni del nuovo forno si possono consultare sul sito www.isolaonline.net.
«Nuova Calusco rappresenta il fiore all'occhiello di Italcementi Group - spiega Carlo Pesenti -. Abbiamo fatto un investimento rilevante, tantopiù in un panorama generale di deiindustrializzazione, per mantenere elevata la nostra produttività in un'ottica di compatibilità dello sviluppo».
Altri miglioramenti sono previsti quando sarà pronta quella che è la più importante innovazione dell'impianto. Si sta infatti lavorando alla realizzazione di un tunnel sotterraneo lungo dieci chilometri che collegherà la cava Colle Pedrino (in territorio di Palazzago) con la cava Monte Giglio (Calusco), dove sono stati anche ricavati due depositi di preomogeneizzazione di calcare e Marna. La galleria consentirà di dismettere le due teleferiche che attualmente collegano i due poli estrattivi e di non far più ricorso al trasporto di materie prime con autotreni da Pontida a Calusco d'Adda. Ciò significa togliere dalla strada qualcosa come 10 mila camion all'anno, con immediati e diretti benefici sia per il traffico che per la qualità dell'aria. I lavori di scavo sono arrivati a poco meno della metà del percorso di circa 9600 metri. All'interno è prevista la realizzazione di un nastro trasportatore in grado di far arrivare a destinazione 600 tonnellate all'ora di materiale grezzo. Tutto dovrebbe essere pronto per il 2006. Nell'ambito dell'intervento sulla nuova cementeria, è stata recuperata la palazzina Albini, costruita all'inizio degli anni Quaranta e già destinata a refettorio e dopolavoro della società Officine Elettromeccaniche Trentine, attiva a Calusco dal 1926. L'edificio ora è stato trasformato in un centro di accoglienza dei visitatori e in un polo di formazione per giovani manager di Italcementi Group. Nel complesso il progetto di Nuova Calusco ha seguito una filosofia mirata a ridurre il più possibile l'impatto sul territorio. Questo spiega perché la società della famiglia Pesenti abbia affidato a Jorrit Tornquist, docente alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, uno studio per l'applicazione del colore e per il coordinamento cromatico di tutti i nuovi impianti. Infine, la cementeria aderisce al programma «Agenda 21 dell'Isola Bergamasca e di Zingonia» finalizzato a favorire uno sviluppo sostenibile attraverso una serie di interventi su più livelli (forum civico, informazione, monitoraggio degli indicatori ambientali).
Cesare Zapperi
Lombardia
Thursday, April 22, 2004
MERATEONLINE 22 04 04
Calusco: porte aperti per l`inaugurazione dell`Italcementi
Porte aperte sabato pomeriggio all’Italcementi di Calusco d’Adda. In occasione dell’inaugurazione dei nuovi impianti produttivi i vertici del colosso bergamasco hanno infatti deciso di consentire l’accesso a chiunque lo desideri per una visita guidata della nuova linea che tante polemiche ha suscitato per la presenza di un altoforno che raggiunge i 120 metri di altezza e che è in grado di bruciare a temperature elevatissime. Al mattina saranno invece circa 300 gli ospiti invitati per il taglio del nastro inaugurale. Tra questi anche il Ministro delle Attività produttive Antonio Marzano che ha confermato la propria presenta. La cerimonia inizierà alle ore 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi interverranno il consigliere delegato Giampietro Pesenti e il direttore generale Carlo Pesenti, responsabile della zona Italia. Prenderà la parola pure il sindaco del paese Rinaldo Colleoni. Le conclusioni saranno invece affidate proprio al Ministro Antonio Marzano.
Calusco: porte aperti per l`inaugurazione dell`Italcementi
Porte aperte sabato pomeriggio all’Italcementi di Calusco d’Adda. In occasione dell’inaugurazione dei nuovi impianti produttivi i vertici del colosso bergamasco hanno infatti deciso di consentire l’accesso a chiunque lo desideri per una visita guidata della nuova linea che tante polemiche ha suscitato per la presenza di un altoforno che raggiunge i 120 metri di altezza e che è in grado di bruciare a temperature elevatissime. Al mattina saranno invece circa 300 gli ospiti invitati per il taglio del nastro inaugurale. Tra questi anche il Ministro delle Attività produttive Antonio Marzano che ha confermato la propria presenta. La cerimonia inizierà alle ore 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi interverranno il consigliere delegato Giampietro Pesenti e il direttore generale Carlo Pesenti, responsabile della zona Italia. Prenderà la parola pure il sindaco del paese Rinaldo Colleoni. Le conclusioni saranno invece affidate proprio al Ministro Antonio Marzano.
VIRGILIONEWS 21 04 04
ITALCEMENTI/ CARLO PESENTI: INTERESSATI A MERCATO NORD-AFRICANO
21/04/2004 - 10:00
Escluse acquisizioni in Italia, siamo già a 30% mercato
Roma, 21 apr. (Apcom) - Italcementi guarda ai mercati dell'area mediterranea, non potendo, per motivi di Antitrust, crescere ancora in Italia. In una intervista a Mf, il condirettore generale e responsabile per l'Italia di Italcementi, Carlo Pesenti, spiega le strategie del gruppo a pochi giorni dall'inaugurazione di un nuovo impianto a Calusco d'Adda.
"Nell'area del Mediterraneo ci sono buone occasioni di privatizzazioni, stiamo valutando con attenzione le opportunità che si stanno aprendo, in particolare nei mercati nord-africani", dice Pesenti. Quanto ad eventuali nuove acquisizioni nel nostro Paese, "lo escludo per motivi di Antitrust, visto che abbiamo una quota di mercato del 30%. All'estero non ci sono molte offerte allettanti, vogliamo però rafforzare la nostra presenza in Egitto e in India".
Nel nuovo stabilimento di Calusco d'Adda sono stati investiti 150 milioni di euro, spiega Pesenti. Italcementi sta valutando possibili nuovi interventi, "uno nel centronord, e un altro nel centrosud, ognuno dei quali potrebbe avere un peso analogo a quello sostenuto per Calusco".
Le prospettive di crescita del mercato del cemento per il 2004 sono ancora buone, vicine al record di 45 milioni di tonnellate toccato nel 1992. In particolare, le prospettive per l'anno in corso, secondo Pesenti, sono stabili per il settore residenziale, mentre si assisterà ad un calo del settore non residenziale, con qualche eccezione nel settore servizi.
Quanto infine all'andamento del titolo, che da inizio anno è cresciuto solo del 2,2% nonostante le buone prospettive del mercato e la capacità di generare cash flow di Italcementi (780 mln nel 2003), Pesenti spiega che "Italcementi è da sempre ritenuto un titolo difensivo caratterizzato da una bassa rischiosità. Sconta però il fatto di essere un titolo poco liquido e di essere società poco contendibile, dal momento che il 58,7% è controllato da Italmobiliare".
ITALCEMENTI/ CARLO PESENTI: INTERESSATI A MERCATO NORD-AFRICANO
21/04/2004 - 10:00
Escluse acquisizioni in Italia, siamo già a 30% mercato
Roma, 21 apr. (Apcom) - Italcementi guarda ai mercati dell'area mediterranea, non potendo, per motivi di Antitrust, crescere ancora in Italia. In una intervista a Mf, il condirettore generale e responsabile per l'Italia di Italcementi, Carlo Pesenti, spiega le strategie del gruppo a pochi giorni dall'inaugurazione di un nuovo impianto a Calusco d'Adda.
"Nell'area del Mediterraneo ci sono buone occasioni di privatizzazioni, stiamo valutando con attenzione le opportunità che si stanno aprendo, in particolare nei mercati nord-africani", dice Pesenti. Quanto ad eventuali nuove acquisizioni nel nostro Paese, "lo escludo per motivi di Antitrust, visto che abbiamo una quota di mercato del 30%. All'estero non ci sono molte offerte allettanti, vogliamo però rafforzare la nostra presenza in Egitto e in India".
Nel nuovo stabilimento di Calusco d'Adda sono stati investiti 150 milioni di euro, spiega Pesenti. Italcementi sta valutando possibili nuovi interventi, "uno nel centronord, e un altro nel centrosud, ognuno dei quali potrebbe avere un peso analogo a quello sostenuto per Calusco".
Le prospettive di crescita del mercato del cemento per il 2004 sono ancora buone, vicine al record di 45 milioni di tonnellate toccato nel 1992. In particolare, le prospettive per l'anno in corso, secondo Pesenti, sono stabili per il settore residenziale, mentre si assisterà ad un calo del settore non residenziale, con qualche eccezione nel settore servizi.
Quanto infine all'andamento del titolo, che da inizio anno è cresciuto solo del 2,2% nonostante le buone prospettive del mercato e la capacità di generare cash flow di Italcementi (780 mln nel 2003), Pesenti spiega che "Italcementi è da sempre ritenuto un titolo difensivo caratterizzato da una bassa rischiosità. Sconta però il fatto di essere un titolo poco liquido e di essere società poco contendibile, dal momento che il 58,7% è controllato da Italmobiliare".
Wednesday, April 21, 2004
MERATEONLINE 21 04 04
``Italcementi, porte aperte a Calusco``
I prossimi 24 e 25 aprile si terrà a Palazzago (Bergamo) la tradizionale gara di Coppa Italia di deltaplano, importante circuito nazionale di volo libero, vale a dire il volo senza motore che avviene a bordo di questi rapidi mezzi, come pure dei più lenti parapendio. Quest`anno le due manches della tappa nella bergamasca, organizzata come sempre dal Volo Libero Bergamo e dal Delta Club Monte Farno e sponsorizzata dalla Italcementi, riveste particolare importanza proprio per la coincidenza con l`inaugurazione ufficiale del modernissimo impianto produttivo di Calusco d`Adda, sabato 24, presenti le più alte cariche istituzionali locali e nazionali. Infatti, la nota azienda cementiera, sensibile alle tematiche ambientaliste, ha di recente sostituito i quattro vecchi impianti di cottura con uno nuovo, di pari potenzialità ed all`avanguardia come tecnologia soprattutto nei confronti dell`impatto ambientale, aspetto d`interesse generale e particolarmente sentito nel mondo del volo libero. L`operazione "Italcementi, porte aperte a Calusco", com`è stata denominata questa giornata inaugurale, mira a coinvolgere la popolazione del comprensorio che vive in simbiosi con l`unità produttiva e chiunque potrà varcare i cancelli dello stabilimento per visitare i nuovi impianti. Coroneranno il tutto un rinfresco, l`arrivo dei deltaplani visibile nel prato adiacente, verso ovest, tra la nuova ciminiera alta ben 120 m ed il fiume Adda, e la premiazione della gara. Il decollo dei deltaplani in lizza, ai quali si uniranno fuori gara i piloti di parapendio del Volo Libero Bergamo, avverrà dal consueto versante di Valcava del Monte Linzone (m 1398), 12 km a nord rispetto alla Italcementi. Il percorso di gara sarà tuttavia ben più lungo e si snoderà presumibilmente nel comprensorio Roncola - Monte Linzone - Monte Resegone, con chilometraggi variabili secondo le condizioni meteo del momento, prima dell`arrivo all`Italcementi di Calusco. Come negli scorsi anni, si prevede una folta partecipazione di piloti di tutta Italia e tra questi gli attuali leader della classifica nazionale, vale a dire Ignazio Bernardi di Poncarale (Brescia) e l`altoatesino Ernst Gostner per la classe "Ali Flessibili", più Christian Ciech di Folgaria (Trento), già campione mondiale, e Gaetano Matrella di Foggia per la classe "Ali Rigide". In predicato per il podio anche il solido Edo Giudiceandrea del Volo Libero Bergamo. Il successivo 25 aprile, invece, l`arrivo della manche ritornerà ad essere quello di sempre, a Palazzago, dove hanno sede il Volo Libero Bergamo e la scuola di volo Explorer.
``Italcementi, porte aperte a Calusco``
I prossimi 24 e 25 aprile si terrà a Palazzago (Bergamo) la tradizionale gara di Coppa Italia di deltaplano, importante circuito nazionale di volo libero, vale a dire il volo senza motore che avviene a bordo di questi rapidi mezzi, come pure dei più lenti parapendio. Quest`anno le due manches della tappa nella bergamasca, organizzata come sempre dal Volo Libero Bergamo e dal Delta Club Monte Farno e sponsorizzata dalla Italcementi, riveste particolare importanza proprio per la coincidenza con l`inaugurazione ufficiale del modernissimo impianto produttivo di Calusco d`Adda, sabato 24, presenti le più alte cariche istituzionali locali e nazionali. Infatti, la nota azienda cementiera, sensibile alle tematiche ambientaliste, ha di recente sostituito i quattro vecchi impianti di cottura con uno nuovo, di pari potenzialità ed all`avanguardia come tecnologia soprattutto nei confronti dell`impatto ambientale, aspetto d`interesse generale e particolarmente sentito nel mondo del volo libero. L`operazione "Italcementi, porte aperte a Calusco", com`è stata denominata questa giornata inaugurale, mira a coinvolgere la popolazione del comprensorio che vive in simbiosi con l`unità produttiva e chiunque potrà varcare i cancelli dello stabilimento per visitare i nuovi impianti. Coroneranno il tutto un rinfresco, l`arrivo dei deltaplani visibile nel prato adiacente, verso ovest, tra la nuova ciminiera alta ben 120 m ed il fiume Adda, e la premiazione della gara. Il decollo dei deltaplani in lizza, ai quali si uniranno fuori gara i piloti di parapendio del Volo Libero Bergamo, avverrà dal consueto versante di Valcava del Monte Linzone (m 1398), 12 km a nord rispetto alla Italcementi. Il percorso di gara sarà tuttavia ben più lungo e si snoderà presumibilmente nel comprensorio Roncola - Monte Linzone - Monte Resegone, con chilometraggi variabili secondo le condizioni meteo del momento, prima dell`arrivo all`Italcementi di Calusco. Come negli scorsi anni, si prevede una folta partecipazione di piloti di tutta Italia e tra questi gli attuali leader della classifica nazionale, vale a dire Ignazio Bernardi di Poncarale (Brescia) e l`altoatesino Ernst Gostner per la classe "Ali Flessibili", più Christian Ciech di Folgaria (Trento), già campione mondiale, e Gaetano Matrella di Foggia per la classe "Ali Rigide". In predicato per il podio anche il solido Edo Giudiceandrea del Volo Libero Bergamo. Il successivo 25 aprile, invece, l`arrivo della manche ritornerà ad essere quello di sempre, a Palazzago, dove hanno sede il Volo Libero Bergamo e la scuola di volo Explorer.
L'ECO DI BERGAMO 21 04 04
Calusco, polo strategico per l'Italcementi
Sabato l'inaugurazione ufficiale del nuovo impianto. Il modello sarà replicato in altre due cementerie Carlo Pesenti: unione tra esigenze ambientali e produttive. Per lo sviluppo si punta su Mediterraneo e India
È un progetto che parte da lontano quello di Nuova Calusco, l'impianto «modello» dell'Italcementi che sarà ufficialmente inaugurato sabato, pur avendo di fatto interamente sostituito dallo scorso ottobre il vecchio stabilimento, già parzialmente demolito.
«Abbiamo deciso di intervenire con un progetto che sposa le esigenze ambientali con le necessità produttive, adottando le migliori tecnologie disponibili sul mercato - spiega Carlo Pesenti, condirettore generale di Italcementi, responsabile Zona Italia -. I primi studi risalgono all'inizio degli anni Novanta, ma il progetto ha registrato un rallentamento perché dopo l'acquisizione nel 1992 di Ciments Français l'attenzione del gruppo si è spostata sull'estero. Nel 2000 siamo tornati ad occuparci dell'Italia. A dire il vero non ci siamo mai fermati del tutto. La stessa cementeria di Calusco, pur nella sua impostazione anni Sessanta, era ancora in piena efficienza. Ma nella Nuova Calusco è stato assemblato il meglio elaborato dalla tecnologia in questi anni: ci sono impianti tedeschi, forni giapponesi, griglie austriache e il gruppo ci ha messo la sua capacità ingegneristica».
L'inaugurazione di Nuova Calusco cade all'interno delle celebrazioni per i 140 anni della fondazione dell'Italcementi: tra le altre iniziative sono in programma a inizio giugno un concerto di Uto Ughi al Donizetti e a fine anno la presentazione della Fondazione dedicata al Cavaliere del Lavoro Carlo Pesenti. È però un evento che si proietta anche nel futuro. Lo stabilimento rispetta infatti in anticipo i più severi limiti europei per le emissioni che entreranno in vigore nel 2007. «Se avessimo dovuto intervenire sulla vecchia cementeria per scendere sotto questi limiti - puntualizza Pesenti - avremmo dovuto investire non meno di 40 milioni di euro». Ne vengono investiti invece 110 di più, per una capacità produttiva (1,2 milioni di tonnellate di clinker all'anno) che non viene sostanzialmente aumentata, ma con benefici di ordine tecnico, economico e ambientale.
Il nuovo forno dell'impianto è stato acceso per i test a dicembre 2002. I due impianti, il vecchio e il nuovo, hanno funzionato «in parallelo» fino a maggio 2003, mentre la vecchia Calusco è stata chiusa definitivamente a ottobre.
Resta ancora da realizzare la seconda parte del progetto, il tunnel sotterraneo che collega le cave delle materie prime alla cementeria. «La nuova cementeria ci dà qualche vantaggio di carattere economico, con minori costi di manutenzione e minori costi energetici dato che il nuovo forno ha consumi energetici inferiori di circa il 25% rispetto al vecchio stabilimento - dice Pesenti - Il tunnel porta invece soprattutto vantaggi di tipo ambientale, con l'eliminazione di 10 mila camion all'anno dalla strada. Ha comunque un'importanza strategica. Il collegamento con una cava di calcare da 800 mila tonnellate all'anno assicura la disponibilità di una materia prima fondamentale e quindi il funzionamento per oltre 40 anni della cementeria. La presenza della cava è la base di lungo periodo che crea le condizioni per investire nel rinnovamento della cementeria».
Dopo Calusco, il gruppo Italcementi è intenzionato a fare ammodernamenti anche in altri dei suoi 18 impianti italiani. «Abbiamo allo studio in particolare progetti analoghi a quelli di Calusco per un impianto al Centro Nord e uno nel Centro Sud - spiega Pesenti - Sono investimenti che come per Calusco impegneranno per 150 milioni di euro ciascuno e che richiedono tempo: tra progettazione, autorizzazioni e realizzazioni sono necessari 5/6 anni. Nel complesso ritengo che in Italia gli impianti di Italcementi siano efficienti, in particolare quelli del Sud, come Isole delle Femmine, Vibo Valentia e Salerno, realizzati nel corso degli anni Ottanta, ma c'è bisogno di qualche ammodernamento».
Tra gli investimenti del gruppo figura poi anche il piano di sviluppo delle centrali elettriche. «A parte il "revamping" (potenziamento NdR) di Villa di Serio che ha un valore strategico, dato che serve un'unità produttiva e ci permetterebbe di coprire il nostro fabbisogno italiano, i sette progetti presentati sono valorizzazioni di attività - spiega Pesenti -. Sarebbero una "seconda gamba" in appoggio al business principale, che resta quello del cemento». È in questo settore del resto che si concentrano gli sforzi e si studia anche un'espansione. Pesenti ribadisce l'interesse per uno sviluppo in particolare nell'area mediterranea «intesa in modo esteso» e in Oriente. «Il processo di concentrazione che ha caratterizzato gli ultimi anni si è fermato in tutto il mondo - sottolinea Pesenti -. Ultimamente non ci sono state transazioni, anche se nell'area nordafricana si stanno preparando processi di privatizzazione, come in Egitto e in Libia, che stiamo seguendo con attenzione». Riguardo ai due grandi Paesi asiatici vengono confermati interesse per l'India («Siamo presenti, ma con una capacità inferiore a quanto vorremmo») e difficoltà per la Cina, «dove attualmente non c'è nessun grande gruppo europeo».
Piuttosto, c'è un rinnovato interesse per l'Italia, come confermato dagli investimenti «bergamaschi». «In Italia il mercato sta andando bene e prevediamo un'ulteriore crescita»- continua il condirettore generale dell'Italcementi.
Il calo dei tassi d'interesse ha portato nel 2003 a una crescita del 4% del mercato del cemento in Italia nel settore residenziale. «Per il 2004 prevediamo una stasi nel comparto e un calo nel non residenziale privato, dato che la Tremonti bis ha fatto anticipare gli investimenti in capannoni - dice Pesenti - Pensiamo possa ancora andare bene il non residenziale di servizio, come multisale, centri commerciali e ospedali, ma ci aspettiamo soprattutto una crescita nelle infrastrutture. È partita l'alta velocità, della quale siamo fornitori, ma non è stato ancora aperto un cantiere degli interventi della legge obiettivo. Adesso si sta iniziando con la variante di valico e la Salerno-Reggio». Buone prospettive anche dai lavori per i Giochi invernali di Torino 2006. «In generale vediamo meglio il Nord Ovest, del Nord Est, dove si è lavorato molto negli ultimi 5-6 anni - continua Pesenti - Sale anche l'attività al Sud, fermo da dieci anni, e questo ci fa piacere anche perché è un'area dove abbiamo un'alta quota di mercato, con due impianti in Sicilia e uno in Calabria, al di là del discorso del ponte sullo Stretto. Ricordiamoci comunque che l'Italia negli ultimi 10 anni ha accumulato un grande ritardo nelle infrastrutture, con un rapporto investimenti-Pil ogni anno pari alla metà di quello della Francia».
Anche in vista di un aumento dei consumi di cemento da parte dell'Italia, non è previsto un aumento della capacità produttiva nazionale di Italcementi. «È difficile e con una quota di mercato del 30% non si può pensare ad acquisizioni - sostiene - Pensiamo però di poter ottimizzare la produzione, utilizzando al massimo gli impianti più efficienti e impiegare gli altri per i picchi di domanda, compatibilmente con il fatto che la nostra maggiore capacità produttiva si trova nel Sud Italia».
Sia per la distanza del mare, sia per la vicinanza alla domanda, non è previsto che la produzione di Calusco venga esportata. «Piuttosto, se la domanda italiana, in particolare del Nord Ovest, aumenterà, come pensiamo, ci sarà il problema di far arrivare al Nord altro cemento».
Non appare più un problema invece il dumping dai Paesi orientali. «In passato arrivava clinker dall'India, ma l'innalzamento dei costi di trasporto ha fatto scomparire il fenomeno - dice Pesenti - I concorrenti comunque ci sono. E un problema potrebbe essere l'applicazione asimmetrica dei protocolli di Kyoto per la competitività nostra come di tutta l'industria europea che si sta impegnando per l'ambiente».
Del resto viene sottolineato come l'impegno del gruppo per lo sviluppo sostenibile trovi a Calusco un'applicazione concreta. «Lo sviluppo sostenibile si pone obiettivi di sviluppo economico, sociale e ambientale: credo che li abbiamo centrati tutti e tre - conclude Pesenti - Quello economico perché mettiamo le basi per il futuro, quello ambientale perché c'è una riduzione dell'impatto su vari fronti, da quello delle emissioni, da quello del traffico, ma anche quello sociale perché il nuovo impianto consente di operare con standard di sicurezza elevati, migliora la vivibilità e ottimizza l'interazione con il territorio attraverso il controllo continuo delle attività oltre che con la messa a disposizione della comunità della "palazzina Albini"».
Stefano Ravaschio
Uno stabilimento storico all'interno del gruppo
L'«antenata» della cementeria di Calusco d'Adda ha quasi cento anni. I primi forni per il cemento nel paese furono infatti costruiti nel 1908 dalla Società Anonima Cementi Portland e Calci. Nel 1920 l'impianto è stato rilevato dalla Società Italiana Cementi (che nel 1927 è stata incorporata nell'Italcementi) che ne ha avviato il primo potenziamento e ammodernamento.
Tra il 1925 e il 1930 sono stati realizzati tre forni a via umida che utilizzano la marna di cava Monte Giglio, collegata alla cementeria con una teleferica. Viene aperta anche la nuova cava di calcare di Burligo, collegata a Monte Giglio con una teleferica di otto chilometri.
Nel 1940 c'è una prima trasformazione tecnologica dei due forni (da via umida a via semisecca con griglia di preriscaldo), mentre viene aperta la nuova cava di calcare a Colle Pedrino, collegata a Burligo con una teleferica.
Negli anni Cinquanta vengono potenziate ed ammodernate le attività delle cave e iniziano i lavori di ammodernamento e potenziamento degli impianti. nel 1965 vengono aperti nuovi fronti di cava e vengono realizzati nuovi impianti in cava Colle Pedrino. L'assetto produttivo assunto negli anni Sessanta resta poi sostanzialmente invariato fino alla realizzazione dei nuovi impianti, anche se comunque gli investimenti nell'impianto continuano.
Dal 1990 aumenta l'attenzione per gli aspetti ambientali con importanti interventi di contenimento delle emissioni in atmosfera e dell'impatto acustico, coronati nel 1997 dall'ottenimento della certificazione Iso 9002. Tra il 1992 e il 2001 sono stati investimenti circa 26 milioni di euro in impianti e manutenzioni pluriennali.
I lavori per la realizzazione dello stabilimento di Nuova Calusco iniziano nel 2001 (anche se l'avvio degli studi risalgono all'inizio degli anni Novanta): i lavori di scavo del tunnel che collega le cave iniziano l'anno successivo, quando viene avviata anche la nuova linea produttiva. L'anno scorso i nuovi impianti vengono messi a regime, e subito dopo vengono chiusi i vecchi forni. Il 2004 infine porterà la certificazione ambientale Iso 14001 e l'inaugurazione ufficiale. L'opera comunque non si conclude qui: sono ancora in corso gli scavi per il tunnel che dovrebbe entrare in funzione nel 2006.
Interverrà il ministro Marzano
È stata confermata la presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano alla cerimonia di inaugurazione dello stabilimento «Nuova Calusco» dell'Italcementi in programma sabato. È prevista la partecipazione di circa 300 persone tra rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico finanziario nazionale, regionale e locale.
La cerimonia inizierà alle 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi, ci saranno interventi del consigliere delegato Giampiero Pesenti («Italcementi, il futuro di una storia industriale) e del condirettore generale Carlo Pesenti, responsabile zona Italia («Nuova Calusco, la realizzazione di un progetto per lo sviluppo). Seguirà l'intervento del sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni («Un confronto continuo al servizio del territorio»): le conclusioni saranno tenute dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano.
Nel pomeriggio, giornata «a porte aperte», a partire dalle 15, con possibilità per tutti di visita guidata dell'impianto.
Investimento da 150 milioni che aiuta l'ambiente
Il progetto di Nuova Calusco, un investimento da 150 milioni di euro, includendo la realizzazione del tunnel di collegamento alle cave, colloca la cementeria bergamasca dell'Italcementi ai primi posti a livello mondiale, per standard tecnologico e performance ambientali.
La caratteristica del progetto è quella di puntare alla semplificazione del processo produttivo. Il cuore del nuovo stabilimento, realizzato più lontano dal centro abitato rispetto al «vecchio», in un'area di 50 mila metri quadrati ex Sacelit, è un nuovo forno con una potenzialità produttiva di clinker (l'«intermedio» del cemento) di 3.600 tonnellate al giorno, pari a quella dei quattro forni del vecchio impianto, ora dismessi.
I vecchi sei molini «crudo» sono stati convertiti in altrettanti molini «cemento», dove viene prodotto il materiale finito con l'aggiunta di additivi e gesso dopo la cottura delle materie prime, e sostituiti da un solo nuovo molino «crudo» di nuova concezione. I tre molini del combustibile solido per l'alimentazione del forno sono stati sostituiti da uno solo. Dsattivati anche quattro dei precedenti 10 molini cemento. Nel complesso, quindi, da 19 molini si scende a quattro e da quattro forni a uno solo, permettendo di concentrare il controllo dell'attività.
La realizzazione di un unica linea di cottura, progettata ai massimi livelli tecnologici, permette, in particolare, di ridurre, a parità di produzione, le emissioni (che per oltre il 99,99% sono costituite da aria) di circa un terzo, da 850 mila a 540 mila metri cubi all'ora. I punti di emissione sono stati ridotti da 18 a uno solo e sono state adottate tecnologie di controllo delle emissioni dalle migliori performance, con «filtri a tessuto» nell'impianto di cottura, sistemi di filtrazione efficaci in tutte le diverse condizioni di marcia, con un controllo delle fasi transitorie di avviamento e fermata, e monitoraggio in continuo ventiquattro ore su ventiquattro delle emissioni del forno (con pubblicazione quotidiana dei valori medi delle emissioni sul sito www.isolaonline.net).
Nel dettaglio il nuovo impianto ha permesso di ridurre del 70% le emissioni di polveri, del 97% le emissioni di anidride solforosa e del 53% quelle di ossidi d'azoto.
La realizzazione dei nuovi impianti a sud della ferrovia allontana dall'area del centro abitato le attività a maggior impatto ambientale, con beneficio anche per l'impatto acustico. Le opere di bonifica dell'impatto acustico hanno peraltro consentito di contenere gli effetti dell'attività produttiva entro i limiti di normativa
Sempre per quanto riguarda l'ambiente, si può ricordare che la Cementeria di Calusco aderisce al programma «Agenda 21 dell'Isola bergamasca e di Zingonia». Il programma, sottoscritto a Rio de Janeiro nel 1992, è il documento di intenti con cui l'Onu si è impegnato alla promozione dello Sviluppo Sostenibile.
Per favorire lo sviluppo sostenibile, le amministrazioni pubbliche possono promuovere piani di azioni ambientali, essendo più vicine ai problemi e riuscendo quindi a comprenderne la specificità e l'urgenza. I progetti dell'Agenda 21 prevedono in particolare una relazione sullo stato dell'ambiente dell'Isola e di Zingonia, azioni a sostegno dell'informazione, comunicazione e partecipazione della comunità locale ai temi dello Sviluppo sostenibile, un Forum civico che rappresenti gli interessi dell'intera comunità dell'Isola e una descrizione dei principali indicatori ambientali in grado di cogliere gli aspetti essenziali delle componenti ambientali locali.
Lavori in corso per il megatunnel Quasi dieci chilometri sotto terra
Il coronamento di Nuova Calusco sarà il tunnel sotterraneo in corso di realizzazione - gli scavi sono a circa il 40% dell'opera - per il collegamento della cava Colle Pedrino (Palazzago) con la cava Monte Giglio (Calusco d'Adda), dove sono stati anche realizzati due depositi di preomogeneizzazione (parchi polari) di calcare e di marna: quest'opera da sola richiede un investimento di 30 milioni di euro.
Il tunnel, che dovrebbe entrare in funzione nel 2006, permetterà di sostituire le teleferiche che collegano le due cave con un nastro trasportatore in galleria sotterranea e anche di eliminare il trasporto integrativo di materie prime con autotreni tra Pontida e Calusco d'Adda, con beneficio per la viabilità: si stima che ci saranno 10 mila camion in meno all'anno per la strada. Il tunnel, che avrà un diametro utile di 4,2 metri, sarà lungo circa 9.600 metri (gli scavi finora sono arrivati a 3.800 metri) con un dislivello complessivo di circa 700 metri: il nastro trasportatore, dalla larghezza di 80 centimetri, con una portata di 600 tonnellate all'ora alla velocità di 2,5 metri al secondo.
Il materiale arriverà nei due nuovi parchi polari con capacità di 35 mila tonnellate ciascuno per lo stoccaggio della marna, scavata e frantumata nella stessa cava di Monte Giglio e del calcare frantumato in arrivo via tunnel da Colle Pedrino. Il materiale «omogeneizzato» viene poi inviato in cementeria tramite un nastro sotterraneo che sottopassa il paese di Calusco, senza ricorso a trasporto stradale.
Calusco, polo strategico per l'Italcementi
Sabato l'inaugurazione ufficiale del nuovo impianto. Il modello sarà replicato in altre due cementerie Carlo Pesenti: unione tra esigenze ambientali e produttive. Per lo sviluppo si punta su Mediterraneo e India
È un progetto che parte da lontano quello di Nuova Calusco, l'impianto «modello» dell'Italcementi che sarà ufficialmente inaugurato sabato, pur avendo di fatto interamente sostituito dallo scorso ottobre il vecchio stabilimento, già parzialmente demolito.
«Abbiamo deciso di intervenire con un progetto che sposa le esigenze ambientali con le necessità produttive, adottando le migliori tecnologie disponibili sul mercato - spiega Carlo Pesenti, condirettore generale di Italcementi, responsabile Zona Italia -. I primi studi risalgono all'inizio degli anni Novanta, ma il progetto ha registrato un rallentamento perché dopo l'acquisizione nel 1992 di Ciments Français l'attenzione del gruppo si è spostata sull'estero. Nel 2000 siamo tornati ad occuparci dell'Italia. A dire il vero non ci siamo mai fermati del tutto. La stessa cementeria di Calusco, pur nella sua impostazione anni Sessanta, era ancora in piena efficienza. Ma nella Nuova Calusco è stato assemblato il meglio elaborato dalla tecnologia in questi anni: ci sono impianti tedeschi, forni giapponesi, griglie austriache e il gruppo ci ha messo la sua capacità ingegneristica».
L'inaugurazione di Nuova Calusco cade all'interno delle celebrazioni per i 140 anni della fondazione dell'Italcementi: tra le altre iniziative sono in programma a inizio giugno un concerto di Uto Ughi al Donizetti e a fine anno la presentazione della Fondazione dedicata al Cavaliere del Lavoro Carlo Pesenti. È però un evento che si proietta anche nel futuro. Lo stabilimento rispetta infatti in anticipo i più severi limiti europei per le emissioni che entreranno in vigore nel 2007. «Se avessimo dovuto intervenire sulla vecchia cementeria per scendere sotto questi limiti - puntualizza Pesenti - avremmo dovuto investire non meno di 40 milioni di euro». Ne vengono investiti invece 110 di più, per una capacità produttiva (1,2 milioni di tonnellate di clinker all'anno) che non viene sostanzialmente aumentata, ma con benefici di ordine tecnico, economico e ambientale.
Il nuovo forno dell'impianto è stato acceso per i test a dicembre 2002. I due impianti, il vecchio e il nuovo, hanno funzionato «in parallelo» fino a maggio 2003, mentre la vecchia Calusco è stata chiusa definitivamente a ottobre.
Resta ancora da realizzare la seconda parte del progetto, il tunnel sotterraneo che collega le cave delle materie prime alla cementeria. «La nuova cementeria ci dà qualche vantaggio di carattere economico, con minori costi di manutenzione e minori costi energetici dato che il nuovo forno ha consumi energetici inferiori di circa il 25% rispetto al vecchio stabilimento - dice Pesenti - Il tunnel porta invece soprattutto vantaggi di tipo ambientale, con l'eliminazione di 10 mila camion all'anno dalla strada. Ha comunque un'importanza strategica. Il collegamento con una cava di calcare da 800 mila tonnellate all'anno assicura la disponibilità di una materia prima fondamentale e quindi il funzionamento per oltre 40 anni della cementeria. La presenza della cava è la base di lungo periodo che crea le condizioni per investire nel rinnovamento della cementeria».
Dopo Calusco, il gruppo Italcementi è intenzionato a fare ammodernamenti anche in altri dei suoi 18 impianti italiani. «Abbiamo allo studio in particolare progetti analoghi a quelli di Calusco per un impianto al Centro Nord e uno nel Centro Sud - spiega Pesenti - Sono investimenti che come per Calusco impegneranno per 150 milioni di euro ciascuno e che richiedono tempo: tra progettazione, autorizzazioni e realizzazioni sono necessari 5/6 anni. Nel complesso ritengo che in Italia gli impianti di Italcementi siano efficienti, in particolare quelli del Sud, come Isole delle Femmine, Vibo Valentia e Salerno, realizzati nel corso degli anni Ottanta, ma c'è bisogno di qualche ammodernamento».
Tra gli investimenti del gruppo figura poi anche il piano di sviluppo delle centrali elettriche. «A parte il "revamping" (potenziamento NdR) di Villa di Serio che ha un valore strategico, dato che serve un'unità produttiva e ci permetterebbe di coprire il nostro fabbisogno italiano, i sette progetti presentati sono valorizzazioni di attività - spiega Pesenti -. Sarebbero una "seconda gamba" in appoggio al business principale, che resta quello del cemento». È in questo settore del resto che si concentrano gli sforzi e si studia anche un'espansione. Pesenti ribadisce l'interesse per uno sviluppo in particolare nell'area mediterranea «intesa in modo esteso» e in Oriente. «Il processo di concentrazione che ha caratterizzato gli ultimi anni si è fermato in tutto il mondo - sottolinea Pesenti -. Ultimamente non ci sono state transazioni, anche se nell'area nordafricana si stanno preparando processi di privatizzazione, come in Egitto e in Libia, che stiamo seguendo con attenzione». Riguardo ai due grandi Paesi asiatici vengono confermati interesse per l'India («Siamo presenti, ma con una capacità inferiore a quanto vorremmo») e difficoltà per la Cina, «dove attualmente non c'è nessun grande gruppo europeo».
Piuttosto, c'è un rinnovato interesse per l'Italia, come confermato dagli investimenti «bergamaschi». «In Italia il mercato sta andando bene e prevediamo un'ulteriore crescita»- continua il condirettore generale dell'Italcementi.
Il calo dei tassi d'interesse ha portato nel 2003 a una crescita del 4% del mercato del cemento in Italia nel settore residenziale. «Per il 2004 prevediamo una stasi nel comparto e un calo nel non residenziale privato, dato che la Tremonti bis ha fatto anticipare gli investimenti in capannoni - dice Pesenti - Pensiamo possa ancora andare bene il non residenziale di servizio, come multisale, centri commerciali e ospedali, ma ci aspettiamo soprattutto una crescita nelle infrastrutture. È partita l'alta velocità, della quale siamo fornitori, ma non è stato ancora aperto un cantiere degli interventi della legge obiettivo. Adesso si sta iniziando con la variante di valico e la Salerno-Reggio». Buone prospettive anche dai lavori per i Giochi invernali di Torino 2006. «In generale vediamo meglio il Nord Ovest, del Nord Est, dove si è lavorato molto negli ultimi 5-6 anni - continua Pesenti - Sale anche l'attività al Sud, fermo da dieci anni, e questo ci fa piacere anche perché è un'area dove abbiamo un'alta quota di mercato, con due impianti in Sicilia e uno in Calabria, al di là del discorso del ponte sullo Stretto. Ricordiamoci comunque che l'Italia negli ultimi 10 anni ha accumulato un grande ritardo nelle infrastrutture, con un rapporto investimenti-Pil ogni anno pari alla metà di quello della Francia».
Anche in vista di un aumento dei consumi di cemento da parte dell'Italia, non è previsto un aumento della capacità produttiva nazionale di Italcementi. «È difficile e con una quota di mercato del 30% non si può pensare ad acquisizioni - sostiene - Pensiamo però di poter ottimizzare la produzione, utilizzando al massimo gli impianti più efficienti e impiegare gli altri per i picchi di domanda, compatibilmente con il fatto che la nostra maggiore capacità produttiva si trova nel Sud Italia».
Sia per la distanza del mare, sia per la vicinanza alla domanda, non è previsto che la produzione di Calusco venga esportata. «Piuttosto, se la domanda italiana, in particolare del Nord Ovest, aumenterà, come pensiamo, ci sarà il problema di far arrivare al Nord altro cemento».
Non appare più un problema invece il dumping dai Paesi orientali. «In passato arrivava clinker dall'India, ma l'innalzamento dei costi di trasporto ha fatto scomparire il fenomeno - dice Pesenti - I concorrenti comunque ci sono. E un problema potrebbe essere l'applicazione asimmetrica dei protocolli di Kyoto per la competitività nostra come di tutta l'industria europea che si sta impegnando per l'ambiente».
Del resto viene sottolineato come l'impegno del gruppo per lo sviluppo sostenibile trovi a Calusco un'applicazione concreta. «Lo sviluppo sostenibile si pone obiettivi di sviluppo economico, sociale e ambientale: credo che li abbiamo centrati tutti e tre - conclude Pesenti - Quello economico perché mettiamo le basi per il futuro, quello ambientale perché c'è una riduzione dell'impatto su vari fronti, da quello delle emissioni, da quello del traffico, ma anche quello sociale perché il nuovo impianto consente di operare con standard di sicurezza elevati, migliora la vivibilità e ottimizza l'interazione con il territorio attraverso il controllo continuo delle attività oltre che con la messa a disposizione della comunità della "palazzina Albini"».
Stefano Ravaschio
Uno stabilimento storico all'interno del gruppo
L'«antenata» della cementeria di Calusco d'Adda ha quasi cento anni. I primi forni per il cemento nel paese furono infatti costruiti nel 1908 dalla Società Anonima Cementi Portland e Calci. Nel 1920 l'impianto è stato rilevato dalla Società Italiana Cementi (che nel 1927 è stata incorporata nell'Italcementi) che ne ha avviato il primo potenziamento e ammodernamento.
Tra il 1925 e il 1930 sono stati realizzati tre forni a via umida che utilizzano la marna di cava Monte Giglio, collegata alla cementeria con una teleferica. Viene aperta anche la nuova cava di calcare di Burligo, collegata a Monte Giglio con una teleferica di otto chilometri.
Nel 1940 c'è una prima trasformazione tecnologica dei due forni (da via umida a via semisecca con griglia di preriscaldo), mentre viene aperta la nuova cava di calcare a Colle Pedrino, collegata a Burligo con una teleferica.
Negli anni Cinquanta vengono potenziate ed ammodernate le attività delle cave e iniziano i lavori di ammodernamento e potenziamento degli impianti. nel 1965 vengono aperti nuovi fronti di cava e vengono realizzati nuovi impianti in cava Colle Pedrino. L'assetto produttivo assunto negli anni Sessanta resta poi sostanzialmente invariato fino alla realizzazione dei nuovi impianti, anche se comunque gli investimenti nell'impianto continuano.
Dal 1990 aumenta l'attenzione per gli aspetti ambientali con importanti interventi di contenimento delle emissioni in atmosfera e dell'impatto acustico, coronati nel 1997 dall'ottenimento della certificazione Iso 9002. Tra il 1992 e il 2001 sono stati investimenti circa 26 milioni di euro in impianti e manutenzioni pluriennali.
I lavori per la realizzazione dello stabilimento di Nuova Calusco iniziano nel 2001 (anche se l'avvio degli studi risalgono all'inizio degli anni Novanta): i lavori di scavo del tunnel che collega le cave iniziano l'anno successivo, quando viene avviata anche la nuova linea produttiva. L'anno scorso i nuovi impianti vengono messi a regime, e subito dopo vengono chiusi i vecchi forni. Il 2004 infine porterà la certificazione ambientale Iso 14001 e l'inaugurazione ufficiale. L'opera comunque non si conclude qui: sono ancora in corso gli scavi per il tunnel che dovrebbe entrare in funzione nel 2006.
Interverrà il ministro Marzano
È stata confermata la presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano alla cerimonia di inaugurazione dello stabilimento «Nuova Calusco» dell'Italcementi in programma sabato. È prevista la partecipazione di circa 300 persone tra rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico finanziario nazionale, regionale e locale.
La cerimonia inizierà alle 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi, ci saranno interventi del consigliere delegato Giampiero Pesenti («Italcementi, il futuro di una storia industriale) e del condirettore generale Carlo Pesenti, responsabile zona Italia («Nuova Calusco, la realizzazione di un progetto per lo sviluppo). Seguirà l'intervento del sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni («Un confronto continuo al servizio del territorio»): le conclusioni saranno tenute dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano.
Nel pomeriggio, giornata «a porte aperte», a partire dalle 15, con possibilità per tutti di visita guidata dell'impianto.
Investimento da 150 milioni che aiuta l'ambiente
Il progetto di Nuova Calusco, un investimento da 150 milioni di euro, includendo la realizzazione del tunnel di collegamento alle cave, colloca la cementeria bergamasca dell'Italcementi ai primi posti a livello mondiale, per standard tecnologico e performance ambientali.
La caratteristica del progetto è quella di puntare alla semplificazione del processo produttivo. Il cuore del nuovo stabilimento, realizzato più lontano dal centro abitato rispetto al «vecchio», in un'area di 50 mila metri quadrati ex Sacelit, è un nuovo forno con una potenzialità produttiva di clinker (l'«intermedio» del cemento) di 3.600 tonnellate al giorno, pari a quella dei quattro forni del vecchio impianto, ora dismessi.
I vecchi sei molini «crudo» sono stati convertiti in altrettanti molini «cemento», dove viene prodotto il materiale finito con l'aggiunta di additivi e gesso dopo la cottura delle materie prime, e sostituiti da un solo nuovo molino «crudo» di nuova concezione. I tre molini del combustibile solido per l'alimentazione del forno sono stati sostituiti da uno solo. Dsattivati anche quattro dei precedenti 10 molini cemento. Nel complesso, quindi, da 19 molini si scende a quattro e da quattro forni a uno solo, permettendo di concentrare il controllo dell'attività.
La realizzazione di un unica linea di cottura, progettata ai massimi livelli tecnologici, permette, in particolare, di ridurre, a parità di produzione, le emissioni (che per oltre il 99,99% sono costituite da aria) di circa un terzo, da 850 mila a 540 mila metri cubi all'ora. I punti di emissione sono stati ridotti da 18 a uno solo e sono state adottate tecnologie di controllo delle emissioni dalle migliori performance, con «filtri a tessuto» nell'impianto di cottura, sistemi di filtrazione efficaci in tutte le diverse condizioni di marcia, con un controllo delle fasi transitorie di avviamento e fermata, e monitoraggio in continuo ventiquattro ore su ventiquattro delle emissioni del forno (con pubblicazione quotidiana dei valori medi delle emissioni sul sito www.isolaonline.net).
Nel dettaglio il nuovo impianto ha permesso di ridurre del 70% le emissioni di polveri, del 97% le emissioni di anidride solforosa e del 53% quelle di ossidi d'azoto.
La realizzazione dei nuovi impianti a sud della ferrovia allontana dall'area del centro abitato le attività a maggior impatto ambientale, con beneficio anche per l'impatto acustico. Le opere di bonifica dell'impatto acustico hanno peraltro consentito di contenere gli effetti dell'attività produttiva entro i limiti di normativa
Sempre per quanto riguarda l'ambiente, si può ricordare che la Cementeria di Calusco aderisce al programma «Agenda 21 dell'Isola bergamasca e di Zingonia». Il programma, sottoscritto a Rio de Janeiro nel 1992, è il documento di intenti con cui l'Onu si è impegnato alla promozione dello Sviluppo Sostenibile.
Per favorire lo sviluppo sostenibile, le amministrazioni pubbliche possono promuovere piani di azioni ambientali, essendo più vicine ai problemi e riuscendo quindi a comprenderne la specificità e l'urgenza. I progetti dell'Agenda 21 prevedono in particolare una relazione sullo stato dell'ambiente dell'Isola e di Zingonia, azioni a sostegno dell'informazione, comunicazione e partecipazione della comunità locale ai temi dello Sviluppo sostenibile, un Forum civico che rappresenti gli interessi dell'intera comunità dell'Isola e una descrizione dei principali indicatori ambientali in grado di cogliere gli aspetti essenziali delle componenti ambientali locali.
Lavori in corso per il megatunnel Quasi dieci chilometri sotto terra
Il coronamento di Nuova Calusco sarà il tunnel sotterraneo in corso di realizzazione - gli scavi sono a circa il 40% dell'opera - per il collegamento della cava Colle Pedrino (Palazzago) con la cava Monte Giglio (Calusco d'Adda), dove sono stati anche realizzati due depositi di preomogeneizzazione (parchi polari) di calcare e di marna: quest'opera da sola richiede un investimento di 30 milioni di euro.
Il tunnel, che dovrebbe entrare in funzione nel 2006, permetterà di sostituire le teleferiche che collegano le due cave con un nastro trasportatore in galleria sotterranea e anche di eliminare il trasporto integrativo di materie prime con autotreni tra Pontida e Calusco d'Adda, con beneficio per la viabilità: si stima che ci saranno 10 mila camion in meno all'anno per la strada. Il tunnel, che avrà un diametro utile di 4,2 metri, sarà lungo circa 9.600 metri (gli scavi finora sono arrivati a 3.800 metri) con un dislivello complessivo di circa 700 metri: il nastro trasportatore, dalla larghezza di 80 centimetri, con una portata di 600 tonnellate all'ora alla velocità di 2,5 metri al secondo.
Il materiale arriverà nei due nuovi parchi polari con capacità di 35 mila tonnellate ciascuno per lo stoccaggio della marna, scavata e frantumata nella stessa cava di Monte Giglio e del calcare frantumato in arrivo via tunnel da Colle Pedrino. Il materiale «omogeneizzato» viene poi inviato in cementeria tramite un nastro sotterraneo che sottopassa il paese di Calusco, senza ricorso a trasporto stradale.
L'ECO DI BERGAMO 21 04 04
Il ministro Marzano inaugura la «Nuova Calusco»
È stata confermata la presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano alla cerimonia di inaugurazione dello stabilimento «Nuova Calusco» che si terrà sabato 24 aprile. È prevista la partecipazione di circa 300 persone tra rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico finanziario nazionale, regionale e locale. La cerimonia inizierà alle 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi, ci saranno interventi del consigliere delegato Giampiero Pesenti («Italcementi, il futuro di una storia industriale) e del condirettore generale Carlo Pesenti, responsabile zona Italia («Nuova Calusco, la realizzazione di un progetto per lo sviluppo). Dopo l’intervento del sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni («Un confronto continuo al servizio del territorio») le conclusioni saranno tenute dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano. Nel pomeriggio, giornata «a porte aperte», a partire dalle 15, con possibilità per tutti di visita guidata dell’impianto.
Il ministro Marzano inaugura la «Nuova Calusco»
È stata confermata la presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano alla cerimonia di inaugurazione dello stabilimento «Nuova Calusco» che si terrà sabato 24 aprile. È prevista la partecipazione di circa 300 persone tra rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico finanziario nazionale, regionale e locale. La cerimonia inizierà alle 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi, ci saranno interventi del consigliere delegato Giampiero Pesenti («Italcementi, il futuro di una storia industriale) e del condirettore generale Carlo Pesenti, responsabile zona Italia («Nuova Calusco, la realizzazione di un progetto per lo sviluppo). Dopo l’intervento del sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni («Un confronto continuo al servizio del territorio») le conclusioni saranno tenute dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano. Nel pomeriggio, giornata «a porte aperte», a partire dalle 15, con possibilità per tutti di visita guidata dell’impianto.
Thursday, April 15, 2004
DELTAPLANO:
Trofeo "ITALCEMENTI, PORTE APERTE A CALUSCO"
24 e 25 Aprile
Sabato 24 e domenica 25 Aprile si terrà a Bergamo la gara di Campionato Italiano Deltaplano. In occasione dell'inaugurazione ufficiale del modernissimo impianto produttivo di Calusco d'Adda che si terrà sabato 24, la ITALCEMENTI spa, il tradizionale sponsor della gara di Bergamo, ha deciso di offrire l'iscrizione alla gara a tutti i piloti presenti. Sempre per la giornata del sabato è previsto l'arrivo di manche nei pressi dello stabilimento ITALCEMENTI che si trova a circa 10 km a sud del decollo tradizionale di Valcava, decollo che da quest'anno sarà raggiungibile in auto. All'arrivo in meta i piloti potranno accedere all'impianto e prendere parte al rinfresco, prima della premiazione dei vincitori di manche che si terrà nell'ambito della manifestazione stessa. I club organizzatori, Volo Libero Bergamo e Delta Club Monte Farno, ringraziano anticipatamente la ITALCEMENTI spa per l'ospitalità e per l'attenzione che quest'azienda ha sempre mostrato per il nostro sport. MODULO ISCRIZIONE
Trofeo "ITALCEMENTI, PORTE APERTE A CALUSCO"
24 e 25 Aprile
Sabato 24 e domenica 25 Aprile si terrà a Bergamo la gara di Campionato Italiano Deltaplano. In occasione dell'inaugurazione ufficiale del modernissimo impianto produttivo di Calusco d'Adda che si terrà sabato 24, la ITALCEMENTI spa, il tradizionale sponsor della gara di Bergamo, ha deciso di offrire l'iscrizione alla gara a tutti i piloti presenti. Sempre per la giornata del sabato è previsto l'arrivo di manche nei pressi dello stabilimento ITALCEMENTI che si trova a circa 10 km a sud del decollo tradizionale di Valcava, decollo che da quest'anno sarà raggiungibile in auto. All'arrivo in meta i piloti potranno accedere all'impianto e prendere parte al rinfresco, prima della premiazione dei vincitori di manche che si terrà nell'ambito della manifestazione stessa. I club organizzatori, Volo Libero Bergamo e Delta Club Monte Farno, ringraziano anticipatamente la ITALCEMENTI spa per l'ospitalità e per l'attenzione che quest'azienda ha sempre mostrato per il nostro sport. MODULO ISCRIZIONE
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