Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Wednesday, November 24, 2004

Esordì da impiegato, ha rilanciato Italcementi

L'ECO DI BERGAMO 23 11 04


Esordì da impiegato, ha rilanciato Italcementi

Laurea honoris causa in ingegneria gestionale a Giampiero Pesenti, nel gruppo di famiglia dal 1958 Alle redini dai primi Anni '80: da un debito di 1.000 miliardi di lire al balzo internazionale e al risanamento


Era il 1958, primo lavoro da impiegato di secondo livello all'Italcementi, dopo la laurea in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano. E Giampiero Pesenti, per andare alla cementeria di Monselice prendeva il treno, anche se la famiglia era allora proprietaria della Lancia, perché appariva sconveniente rispetto ai colleghi andare al lavoro in auto. Se per molti imprenditori il «basso profilo» è una scelta snobistica, per la famiglia Pesenti la riservatezza è uno stile di vita consolidato.
In effetti fuori da Bergamo solo gli addetti ai lavori sanno chi è Giampiero Pesenti quando, a 53 anni - è nato a Milano il 5 maggio del 1931, unico figlio maschio di Carlo Pesenti e Rosalia Radici - diventa consigliere delegato di Italcementi e di Italmobiliare (dove viene nominato anche presidente), dopo la morte del padre che per quasi mezzo secolo ha retto e impersonificato l'Italcementi. L'attività di Giampiero è stata tutta all'interno del gruppo, lontano dai riflettori: all'Italcementi, dopo l'ingresso alla direzione tecnica centrale, diventa capo ufficio progetti nel 1965 e condirettore tecnico nel 1971. Intanto nel 1967 è entrato nel consiglio d'amministrazione dell'Italcementi e di Italmobiliare (la finanziaria che diventerà poi la capofila del gruppo). Solo nel 1983 è nominato direttore generale dell'Italcementi e l'anno dopo appunto consigliere delegato, carica che ha lasciato nello scorso maggio al figlio Carlo per assumere quella di presidente.
Quando Giampiero, esponente della quinta generazione imprenditoriale dei Pesenti, prende le redini del gruppo riceve un'eredità pesante. Il gruppo ha seri problemi causati da un insieme di fattori: l'espansione disordinata dei decenni precedenti, la congiuntura, l'onerosa lotta sostenuta per contrastare la scalata tentata da Sindona, il coinvolgimento nel Banco Ambrosiano e altri problemi finanziari.
La decisione di risolvere la situazione con la cessione delle partecipazioni bancarie viene presa quando era ancora vivo Carlo Pesenti, che sapeva di dover vendere, ma sperava di poterlo in qualche modo evitare. Di fronte a un debito che nel 1983 supera i 1.000 miliardi di lire dell'epoca, le vendite sono però una scelta obbligata: Bpl va al San Paolo, la quota in Efibanca alla Bnl e nell'estate del 1984 l'esposizione è dimezzata, anche se la situazione resta critica.
Dopo la morte di Carlo Pesenti, nel settembre 1984, diversi analisti erano convinti che il gruppo fosse al capolinea, isolato e con molti che vi avevano messo gli occhi sopra. Giampiero però smentisce chi lo vedeva come un'ombra del padre: subito allaccia relazioni con Enrico Cuccia - in un'intervista ricorda che è stato suo padre a dirgli «Quando c'è qualcosa di importante rivolgiti a Cuccia» -, che ne apprezza lo spirito imprenditoriale e combina la cessione delle assicurazioni Ras ad Allianz, perno del risanamento del gruppo rifocalizzato sul cemento. Che ci fossero barriere ideologiche con Mediobanca Giampiero Pesenti lo smentisce in una delle sue rare interviste («Non parlo perché non mi va di ripetere sempre le stesse cose», ha spiegato una volta): «È assurdo distinguere tra finanza cattolica e finanza laica - disse nel 1989 a Giancarlo Mazzuca -. Per quanto mi riguarda, mantengo rapporti cordiali con tutti e sono anche profondamente cattolico».
La politica delle alleanze o comunque dei buoni rapporti con l'establishment economico finanziario, prima con Enrico Cuccia e poi con Gianni Agnelli che, dice a Giampaolo Pansa, è stato consultato nel momento di difficoltà del gruppo «come si ascolta un re», favoriscono il definitivo risanamento.
Nel 1986, dopo la cessione ad Acqua Marcia della quota Bastogi, non solo il debito è annullato, ma c'è anche liquidità per nuove acquisizioni.
Quando è da un anno alla guida dell'impero, il giornalista economico Giuseppe Turani vede così la strategia avviata da Giampiero Pesenti: «Niente colpi di testa, viaggiare sotto costa e tenersi in costante contatto con l'establishment finanziario, curare gli impianti e le fabbriche e quando capiterà fare qualche buon colpo». È quello che avviene, puntando soprattutto su «cemento e dintorni». Nel 1987 cede una quota nella Montedison ed entra nella Calcestruzzi (che poi acquisirà 10 anni dopo), mentre nel 1989 prende il controllo del gruppo Fingres.
Gli Anni Novanta sono quelli del grande balzo. Sfuggono la privatizzazione di Cementir (che va a Caltagirone) e della greca Herakles (che va a Ferruzzi), ma riesce un affare ancora più grosso: la conquista, con l'appoggio di Mediobanca, di Ciments Français, gruppo con un fatturato allora doppio rispetto a quello dell'Italcementi (l'equivalente di 1,8 miliardi di euro contro 750 milioni), ma anche con problemi finanziari legati alle forti acquisizioni degli anni precedenti. È una sfida, come ha ricordato lo stesso Pesenti, in quanto è «la più rilevante acquisizione industriale realizzata all'estero da un gruppo italiano e il più rapido aumento di dimensioni, mai registrato da una società industriale italiana». Peraltro nel 1993 il gruppo passa da un utile di 17 a una perdita di 65 milioni di euro (per effetto dei risultati negativi per 99 milioni della società francese), mentre la posizione finanziaria consolidata passa dall'attivo a un indebitamento di 1,86 miliardi di euro.
Per il rilancio Pesenti adotta una strategia simile a quella utilizzata quasi 10 anni prima per il gruppo Italmobiliare: riduzione dell'indebitamento con la cessione di attività non fondamentali e focalizzazione sugli aspetti industriali e sul core business del cemento. La cura funziona: il bilancio del gruppo torna in utile del 1995 e l'indebitamento scende progressivamente dando nuova spinta, dal 1997, alla crescita internazionale dell'«Italcementi Group». Con l'acquisizione tra il 1997 e il 2003 di impianti in Bulgaria, Kazakistan, Thailandia, India, Marocco ed Egitto, la capacità produttiva del gruppo nei Paesi emergenti è passata dal 10 ad oltre il 40%.
Se per il padre la finanza era diventata la vera passione, per Giampiero, che continua a ritenersi «soprattutto un uomo d'industria», l'orizzonte è un po' diverso: «Un grande gruppo - dice - non può disinteressarsi della finanza». E di fatto completato il risanamento dell'Italcementi - anche se per crescere nel cemento non esita a cedere altre partecipazioni industriali, come Franco Tosi, Natro Cellulosa o Sab Autoservizi - c'è stato un ritorno nel credito. Non più controllo di banche, ma quote di minoranza in istituti solidi, in grado di remunerare il capitale e con buone compagnie.
Le capacità di tessere buone relazioni lo fanno emergere come un buon mediatore, rigoroso e stimato da tutti, rispettato per la sua riservatezza e perché si occupa soprattutto della sua azienda, senza partecipare alla «finanza corsara». Lo riconosce anche il gruppo Agnelli che già a metà agli Anni Ottanta lo fa entrare nel consiglio Fiat. Nel 1999 diventa poi presidente di Gemina e dal 21 giugno 2004 è presidente del patto di sindacato di Rcs Media Group.
Convinto che «gli industriali devono parlare tra loro e cementare le intese, perché non si devono condurre le battaglie da isolati e men che meno si può essere sempre in guerra» spicca come un candidato ideale per la presidenza di Confindustria. Nel 1988 viene proposto per la successione a Luigi Lucchini, ma declina per gli impegni all'interno del gruppo. Lo stesso fa quattro anni dopo, quando viene indicato tra i possibili successori di Sergio Pininfarina. Verrà poi nominato Luigi Abete che lo chiama a vicepresidente, carica che ricopre dal 1992 al 1996: siede comunque tuttora nella Giunta sia di Confindustria, sia dell'Unione industriali di Bergamo.
Sono impegni, questi, che si assommano alle varie presenze nei consigli d'amministrazione del gruppo (tra l'altro con la vicepresidenza di Ciments Francais) e di altre società, come Pirelli, Ras, Gim e Mittel.
Tanti impegni lavorativi portano anche qualche problema. «Un dispiacere e rimorso per i sacrifici imposti alla famiglia, la cosa più bella che c'è» ammette nel 1989, quando è insignito dall'onorificenza di Cavaliere del lavoro (nel 1977 era stato nominato Grand'ufficiale) e dedica il riconoscimento «ai collaboratori, senza il cui apporto non avrei potuto riceverlo, e alla famiglia, vista l'eterna lotta a cui sono da sempre costretto per quanto riguarda il tempo da trascorrere al lavoro o tra i miei cari».
Sposato da 43 anni con Franca Natta, figlia del Nobel per la chimica Giulio, cerca per quanto gli è concesso di dedicare più tempo possibile ai nipoti (sono nove: sei maschi e tre femmine) figli di Giulia, Carlo e Laura.
La famiglia, insomma, come occupazione preferita al di fuori dal lavoro. Socio del Rotary Bergamo, degli Amici dell'Accademia Carrara, del Fondo italiano per l'ambiente, nel tempo libero gioca a golf al circolo dell'Albenza e quando può, e il tempo lo permette, pratica il ciclismo. Ama la musica classica, Beethoven in particolare.
È un esperto velista, anche se trascorre gran parte dei periodi di riposo in montagna: scia d'inverno - alla fine degli Anni Cinquanta ha dato vita al circolo sciatori Bergamo - e fa lunghe passeggiate d'estate.
Normalmente schivo dagli appuntamenti mondani, questa settimana dovrà salire sulla ribalta per due riconoscimenti. Il primo oggi, per la consegna della laurea honoris causa in Ingegneria gestionale da parte dell'Università di Bergamo (che tra l'altro ha presieduto tra il 1991 e il 1993): il secondo sabato quando in una cerimonia al Teatro Donizetti, l'ambasciatore francese gli consegnerà ufficialmente l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore della quale è stato insignito lo scorso 6 luglio con decreto a firma del presidente della Repubblica francese Jacques Chirac.
Stefano Ravaschio




Italmobiliare: 18 mila dipendenti e 4,5 miliardi di fatturato


Come presidente e amministratore delegato dell'Italmobiliare, cariche che ricopre da poco più di vent'anni, Giampiero Pesenti è a capo di un gruppo con quasi 18.000 dipendenti, un fatturato atteso a fine anno di circa 4,5 miliardi di euro (realizzato per due terzi fuori dall'Italia) e un utile totale vicino al 10%. Il gruppo ha una media negli ultimi cinque esercizi di 700 milioni di investimenti all'anno (300 milioni all'anno di soli investimenti industriali nel settore cemento).
L'Italmobiliare, che fa capo alla stessa famiglia Pesenti ed è quotata in Borsa dal 1980, è stata fondata nel 1946 dall'Italcementi come società finanziaria destinata ad operare nei settori non strettamente cementieri. I rapporti si sono poi invertiti alla fine degli Anni Settanta ed è stata l'Italmobiliare a prendere il controllo dell'Italcementi (attualmente con una quota vicina al 59% del capitale ordinario).
La principale partecipazione di Italmobiliare è l'Italcementi, azienda che ha preso il via 140 anni fa dal piccolo impianto di cemento a Scanzo della Società Bergamasca per la fabbricazione del cemento e della calce idraulica, e poi attraverso l'unione con altre società del settore (tra le quali nel 1906 proprio la Fratelli Pesenti, che nel 1878 aveva iniziato a produrre cemento a Nese), acquisizioni e costituzione di nuove società (come Cementeria di Sardegna e Cementerie Siciliane, costituite negli Anni Cinquanta e incorporate nel 1996/97) è diventata il leader italiano del settore.
Nello scorso decennio il grande balzo internazionale, in particolare con la conquista del controllo nel 1992 della Ciments Français, attraverso la quale sono poi state effettuate altre acquisizioni, soprattutto nei Paesi emergenti (Bulgaria, Kazakistan, India, Egitto e Thailandia). Italcementi Group è così diventato un gruppo globale con presenza in 19 Paesi di quattro continenti, che può contare su 60 cementerie, 150 cave e 500 impianti di calcestruzzo.
Al di fuori del cemento, la storia dell'Italmobiliare vede la finanziaria prendere il controllo, a cavallo del 1950, della Banca Provinciale Lombarda e del Credito Commerciale, mentre è del 1952 l'acquisizione della Ras, seconda maggiore compagnia assicuratrice italiana. Nel gruppo entrano anche la Franco Tosi e tra il 1962 e il 1965 otto istituti bancari di medie e piccole dimensioni del gruppo di Teresio Guglielmone, che diedero vita all'Ibi, Istituto Bancario Italiano. Infine la società si assicura la quota della Bastogi già detenuta dalla Montedison.
La forte espansione porta però a un deterioramento della situazione finanziaria e si rende necessario un piano di smobilizzi per riequilibrare i conti. Alla fine degli Anni Settanta il Credito Commerciale viene ceduto al Montepaschi. Poi l'Ibi passa alla Cariplo; nel 1984 è la volta della vendita della Bpl all'Istituto Bancario San Paolo di Torino e della quota in Efibanca alla Bnl. A novembre 1984 viene avviata anche la graduale cessione ad Allianz della Ras, completata nel 1987, mentre all'incirca un anno dopo il gruppo cede anche la quota Bastogi, a completamento del risanamento finanziario del gruppo.
Nel 1990 Franco Tosi cede l'attività industriale ad Abb, con la quale era stata già stretta un'alleanza due anni prima: il gruppo reinveste nell'imballaggio e isolamento alimentare (Sirap Gema) e nel ciclo integrato dell'acqua e della distribuzione gas (con la Crea, poi ceduta a inizio 2000), ma anche in partecipazioni, non più di controllo, nel sistema bancario.
Attualmente nel settore industriale, a parte l'Italcementi Group, la principale partecipazione è il gruppo dell'imballaggio e isolamento alimentare Sirap Gema: nel portafoglio dell'Italmobiliare figurano attualmente anche quote in Gim (4,33%), Gemina (4,38%) e nella nuova aggregazione cartaria Burgo-Marchi.
Nel settore editoriale, dove il gruppo in passato è stato presente anche con «Il Tempo» e «La Notte», sono da ricordare le quote nella Società Editrice Siciliana (33%), nella Poligrafici Editoriale del gruppo Riffeser-Monti (4,77%) e in Sesaab (10%), editore de «L'Eco di Bergamo», oltre che in Rcs Media Group (dove la partecipazione è salita recentemente al 7,19%). Nel settore bancario-finanziario l'Italmobiliare controlla il gruppo svizzero Finter Bank e un piccolo istituto monegasco, oltre ad avere partecipazioni in Unicredito italiano (1,36%), Mediobanca (2,65%), Banca Intesa (0,25%), Banche Popolari Unite (1,5%) e Mcc (1%).
S. R.



Tuesday, November 02, 2004

Il ponte di Paderno sfavillerà nella notte

LA PROVINCIA DI LECCO 01 11 04

Paderno Dopo anni di sforzi l'amministrazione sembra a buon punto sulla strada dei finanziamenti per il progetto Luci per il ponte: spuntano gli sponsor Pronte Italcementi e Ferrovie dello Stato, mentre Enel Sole si farebbe carico del progetto esecutivo

Il ponte di Paderno sfavillerà nella notte: le sue arcate saranno illuminate da luci azzurre e verdi che ben si inseriscono nel contesto cromatico dell'Adda foto Cardini


PADERNO Dopo anni di sforzi l'amministrazione comunale di Paderno sembra a buon punto sulla strada del finanziamento del progetto di illuminazione del ponte San Michele, l'opera che darebbe l'assetto finale alla sistemazione della valle dell'Adda, iniziata con il rifacimento dell'alzaia e con l'apertura dell'ecomuseo. Il quadro preciso va ancora delineato, ma le speranze sono buone: metà della cifra necessaria arriverebbe dal Master Plan della regione Lombardia sul recupero dei Navigli e della loro navigabilità. L'illuminazione del ponte vi sarebbe inserita come opera accessoria, mentre alcune imprese si sono dette disponibili a contribuire anche se non hanno quantificato la propria partecipazione. «Sono l'Italcementi e le Ferrovie dello Stato, mentre Enel Sole, che ha già steso il progetto preliminare, si occuperebbe del progetto esecutivo. È un'opera a cui tiene molto anche perchè in cambio ne avrebbe anche un ritorno di immagine non indifferente», commenta il sindaco Valter Motta. Rispetto alla scorsa estate, quando ancora nessuno si era fatto avanti, il quadro è in netto miglioramento ma il finanziamento non è ancora del tutto sicuro: 135mila dalla Regione, forse 50mila dagli sponsor attuali, anche se la cifra potrebbe salire, restano fuori circa 70mila euro che potrebbero essere coperti con una cordata tra varie istituzioni: Unione commercianti, Unione Industriali, Vera Brianza, Artigiani, sindacati di Bergamo e di Lecco. La giunta padernese aveva inserito nel bilancio 2003 uno stanziamento di 200.000 euro per questo progetto, anche se il sindaco lo riteneva «virtuale» perché non vuole che le spese gravino sulla finanza pubblica. Il progetto, in linea con le norme anti inquinamento luminoso, prevede un'illuminazione azzurra e verde delle arcate, per inserirle nel contesto cromatico circostante: cielo, alberi e fiume. Le linee guida prevedono l'indirizzamento del flusso luminoso verso l'alto, passività ambientale dell'impianto e risparmio energetico. La strada sarà illuminata con 62 lampioni a due lampade al sodio alta pressione da 70 watt; altri ottanta fari da 54 watt cadauno inonderanno di luce la galleria ferroviaria, lungo l'arcata del ponte ce ne saranno 60 mentre i piloni saranno illuminati da 18 fari a fascio stretto, con lampade alogene da 150 watt. La logica di regolazione e di accensione degli impianti sarà flessibile, per una potenza totale installata di 9,5 kilowatt per l`illuminazione funzionale e 11,8 kilowatt per l`illuminazione architettonica
Lorenzo Perego

Wednesday, October 27, 2004

Ok della Regione alle varianti di Calusco e Cisano

L'ECO DI BERGAMO 26 10 04

Ok della Regione alle varianti di Calusco e Cisano


Parere favorevole della Giunta regionale, su proposta dell'assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Massimo Corsaro, ai progetti delle varianti di Cisano e di quella da Calusco a Terno d'Isola, inserite tra gli interventi della «Legge Obiettivo». Ora i progetti passeranno al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) per l'approvazione definitiva.
«Le due varianti - ha detto Corsaro - costituiscono opere complementari alla Pedemontana e si inseriscono in un ampio programma di riqualificazione degli itinerari di attraversamento est-ovest della Regione Lombardia, per garantire collegamenti con il territorio lecchese e con la Valtellina. Sui due progetti preliminari la Regione ha espresso sia valutazioni tecniche, tenendo conto delle osservazioni degli enti locali interessati, sia valutazioni di compatibilità ambientale, prescrivendo interventi di mitigazione».
In particolare, per la variante di Cisano che rappresenta un'alternativa all'attraversamento del centro, a seguito dei pareri espressi dal Comune di Pontida, dal Parco Adda Nord e da alcuni privati proprietari di aree interessate dai lavori, è stata valutata l'ipotesi di spostare più a sud la rotatoria di innesto sulla provinciale 169, in corrispondenza dell'area di Cascina Broseta, per tutelare particolari aspetti ambientali, paesistici e culturali del luogo.
Per quanto riguarda invece la variante da Calusco d'Adda a Terno d'Isola si è posta attenzione all'inserimento ambientale dell'opera, con particolare riferimento agli aspetti di tutela del paesaggio. La Regione ha prescritto lo spostamento del tracciato verso est, con alternanza di tratti in galleria e all'aperto, al limite dei boschi, nei comuni di Calusco, Medolago, Terno d'Isola, e verso sud, in località Monte Orfano, in Comune di Chignolo, in modo da garantire un impatto paesaggistico e ambientale minore. Dopo diversi incontri con gli enti locali coinvolti, per evitare di intaccare in maniera consistente l'area boschiva si è valutata anche la possibilità di spostare a nord la rotatoria prevista tra le cascine Budriago e Cà Cavicchio, mentre per salvaguardare l'antico complesso rurale della cascina Cà Cavicchio è stato proposto di eseguire una leggera modifica della bretella di collegamento tra la rotatoria con le provinciali 167 e 166.
«Questi interventi - ha concluso l'assessore Corsaro - sono inseriti nell'Intesa generale quadro Stato-Regione Lombardia dell'aprile 2003 tra le opere complementari al sistema viabilistico pedemontano». Il potenziamento del collegamento Lecco-Bergamo è composto da altri tre interventi: variante di Calolzio, variante di Vercurago, collegamento Calco-Ponte di Brivio-Cisano.

Thursday, October 21, 2004

«Sullo smog test inadeguati»

AMBIENTE|La rivelazione dell’Agenzia europea

«Sullo smog test inadeguati»


Tubo di scarico L'aria dei paesi europei è più inquinata di quanto dicano i monitoraggi. Soprattutto a causa delle auto, di cui si misurano male le emissioni. E l'obiettivo di Kyoto sembra compromesso
Fumi? No, vivo in città
SCARICA IL RAPPORTO



L'aria dei paesi europei è ben più inquinata di quanto dicano gli strumenti di controllo, soprattutto a causa delle auto, le cui emissioni pericolose sono misurate in maniera inadeguata. Lo afferma l'Agenzia europea per l'ambiente (Aea) che in un report dal titolo Ten key transport and environment issues for policy-makers (Ambiente e trasporti: dieci questioni chiave per i politici) lancia l'allarme sull'impatto eccessivo dei trasporti sulle emissioni dei gas a effetto serra nell'Ue. Secondo gli esperti di Copenaghen, «test non abbastanza accurati portano a sottovalutare le emissioni pericolose delle nuove auto».

A causa delle errate misurazioni, l'obiettivo stabilito dal Protocollo di Kyoto per i paesi dell'Unione europea (ridurre di un quarto i gas a effetto serra dovuti al trasporto entro il 2008) sembra compromesso. Gli effetti più devastanti dei reali livelli di emissioni, spiega l'Agenzia in un comunicato http://org.eea.eu.int/documents/newsreleases/TERM2004-en , si fanno sentire soprattutto nei centri urbani, dove «l'inquinamento dovuto ai trasporti causa decine di migliaia di morti premature». Nel mirino dell'Agenzia ci sono soprattutto i gas emessi dagli impianti di aria condizionata delle nuove auto, che non sono contabilizzati nelle attuali misurazioni, e i motori diesel super potenti, che aumentano sensibilmente le emissioni di sostanze dannose ad effetto serra.

I volumi crescenti di trasporto stanno provocando un aumento della pressione sull'ambiente, in particolare rispetto al cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità. Gli sforzi attuali per neutralizzare queste tendenze nel migliore dei casi stanno soltanto rallentando il tasso di aumento. E se è vero che i progressi tecnologici stanno ridimensionando l'inquinamento atmosferico da trasporto su strada malgrado l'aumento dei volumi di traffico, diventa quanto mai necessario risolvere il problema dell'inquinamento atmosferico urbano. "Accertarsi che i veicoli rientrino negli standard di emissioni dovrebbe essere una priorità" ha commentato Jacqueline McGlade, direttore esecutivo di EEA,

20 ottobre 2004

Monday, October 18, 2004

Cementi ad Azione Fotocatalitica

WWW.ITALCEMENTI.IT 18 10 04


Realizzazioni - Pavimentazione piazzale cementeria di Calusco




Introduzione
Una nuova sperimentazione tesa a verificare l’efficacia dei leganti fotoattivi nell’abbattimento degli ossidi di azoto (NOx) presenti nell’ambiente da parte di una struttura orizzontale è stata condotta nel mese di Marzo 2003 mettendo in opera 8.000 m2 di masselli cementizi prefabbricati dalla Cementi tubi (Gruppo Magnetti) in una porzione del piazzale del nuovo cementificio Italcementi di Calusco. Il massello bistrato utilizzato aveva lo strato superficiale di
7 mm realizzato con cemento fotocatalitico grigio TX Millennium.

1. La sperimentazione
L'efficacia del rivestimento fotoattivo è stata verificata con il LUXMETRO 545 della ditta Testo, con l'Anemometro a filo caldo 425 della ditta Testo, con il Nitrogen Oxides Analyzer Model AC 32 M della Environnement S.A.
I dati sono stati immagazzinati in PC portatili.
Gli analizzatori di NOx sono stati collocati rispettivamente nel settore centrale della pavimentazione fotocatalitica (Analizzatore 188) e vicino ai serbatoi (Analizzatore 189) a circa una ottantina di metri, nella parte di pavimentazione asfaltata.


L'italiae' un paese in declino?

LA PROVINCIA DI LECCO 16 10 04

lo sfogo L'Italia è un Paese in declino? Industriali pessimisti e delusi

BRUXELLES Il declino industriale in Italia? «Io sono pessimista»: lo afferma il consigliere delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, a margine del consueto incontro annuale del gruppo, che quest'anno si svolge a Bruxelles con la presenza di 130 top manager della società sparsi in 19 paesi. Al termine della prima giornata degli incontri, Pesenti ha ricordato alla stampa alcuni dei temi principali affrontati nei lavori e, ad una domanda sull'evoluzione dell'industria italiana, ha detto di essere «pessimista», fra l'altro per problemi di «dimensione economica» e di presenza nei «mercati internazionali», oltre che per «la poca tecnologia». Circa l'impatto della Cina sull'economia, Pesenti ha ricordato che per quel che riguarda il cemento, quello del colosso asiatico è un mercato chiuso «in cui non entra nessuno dei grandi protagonisti del settore, ad eccezione dei giapponesi e dei coreani». Commentando diversi aspetti dello sviluppo sostenibile - che sono al centro dei lavori del gruppo di quest'anno - Pesenti ha ricordato che tale scelta da parte di Italcementi «è in realtà una conferma, visto per esempio che già negli ultimi anni circa il 20% degli investimenti del gruppo andavano all'area ambiente». Ma le paure dell'imprenditoria italiana sono diffuse, tra i grandi come tra le aziende minori. E proprio i piccoli imprenditori ieri hanno bocciato l'azione del Governo: «Ci penalizza», ha risposto il 50,9% degli oltre 300 industriali che hanno partecipato al Forum della Piccola di Confindustria. Il sondaggio ha messo in luce come, rispetto alle aspettative suscitate dal programma del centrodestra, forte è la delusione per gli effetti che le politiche messe in campo hanno avuto per le piccole e medie imprese. Solo il 15,5% dei piccoli imprenditori ha sostenuto che l'azione del Governo li ha avvantaggiati. Il restante 33,6% si è detto «indifferente». «È vero - si è difeso il vice ministro dell'Economia, Mario Baldassarri - anche noi siamo insoddisfatti rispetto alle aspettative che avevamo nel 2001, ma questo dipende da come è cambiata inaspettatamente la congiuntura economica e internazionale».

Sunday, October 17, 2004

L'ECO DI BERGAMO 16 10 04


Pesenti: «Industria troppo dipendente dal mercato interno»

BRUXELLES L'industria italiana «è troppo dipendente dalla ciclicità del mercato nazionale e non ha una sufficiente dimensione di scala». Lo ha dichiarato il consigliere delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, conversando con i giornalisti in occasione della convention dei manager del gruppo in corso a Bruxelles.E a proposito della discussione in corso sul rischio di declino del sistema industriale dell'economia italiana, Pesenti si è dichiarato «pessimista». A suo parere comunque «possiamo farcela se l'industria riuscirà a trovare le dimensioni che le consentano di sfruttare al meglio i vantaggi dell'internazionalizzazione». Necessario però anche affrontare il problema dell'attuale «poca tecnologia».Nella convention, che vede riuniti in Belgio 130 manager in rappresentanza di aziende di 19 Paesi, sono stati affrontati i temi delle strategie del gruppo, che realizza il 70% del business fuori dai confini nazionali. Il consigliere delegato di Italcementi ha spiegato che l'intera strategia del gruppo «tiene conto delle necessità di avere uno sviluppo sostenibile». «Questa scelta da parte di Italcementi è in realtà una conferma, visto per esempio che già negli ultimi anni circa il 20% degli investimenti andavano all'area ambiente - ha aggiunto -: ora abbiamo dato un approccio organico, strategico e di lungo periodo a questi orientamenti».Sui contrasti e problemi tra temi ambientali e necessità industriale, Pesenti ha detto di essere «tendenzialmente a favore del protocollo di Kyoto» sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, anche perché vincoli forti possono essere di stimolo alle imprese «per trovare nuove soluzioni innovative».Sulle iniziative prese in questi anni da parte della Commissione Ue, Pesenti si è dichiarato «a favore della "emission trading"» (la direttiva europea sul mercato delle emissioni inquinanti».«Secondo noi - ha peraltro aggiunto Pesenti - la Commissione Europea manifesta un'attitudine eccessivamente burocratica e vincolistica in alcuni campi per quanto riguarda l'ambiente». Alcune leggi di Bruxelles «sono giuste, altre no, come per esempio - ha sottolineato - la normativa Reach» sul controllo dei prodotti chimici.Per quanto riguarda il mercato del cemento, Pesenti ha spiegato che il boom cinese non preoccupa il settore. «Il mercato cinese è chiuso e neppure i maggiori player internazionali vi hanno interesse - ha continuato -. È un mercato molto frazionato e, in parte, sotto il controllo dello Stato». La pressione sui prezzi, infine, deriva anche dalle pressioni tariffarie dei noli marittimi.Il tema ambientale è stato centrale all'interno dell'incontro dei manager Italcementi, appuntamento annuale che viene ospitato a turno nei principali Paesi in cui è attivo il gruppo, per analizzare gli scenari di sviluppo economico e politico in cui opera la società e condividere gli obiettivi di scelte strategiche di ogni filiale.L'Italcementi Group partecipa all'Agenda for Action del World Business Council for Sustainable Development, il programma sottoscritto dai principali operatori mondiali del cemento. L'impegno di Italcementi in questo contesto, oltre alla realizzazione del primo Sustainable Development Report, si è focalizzato sull'analisi dello sviluppo sostenibile e dei suoi impatti a livello economico, sociale e ambientale, quest'ultimo anche alla luce dei recenti sviluppi dell'adesione al protocollo di Kyoto da parte della Russia.Durante i lavori sono intervenuti come relatori Sergio Romano, Francesco Giavazzi, Jeffrey Currie di Goldman Sachs e Luigi Passamonti, senior advisor della Banca Mondiale, che ha presentato le prospettive di crescita dei Paesi in via di sviluppo, area in cui Italcementi è impegnata a rafforzare la sua presenza.

Saturday, October 16, 2004

Quelli del via Carnate, pendolari dimenticati

L'ECO DI BERGAMO 15 10 04

Quelli del via Carnate, pendolari dimenticati


Viaggio in treno verso Milano tra ritardi, poca informazione, carrozze sporche e strapiene I passeggeri: «Sembrano convogli merci». Le Ferrovie: «I disagi non superano i 10 minuti»

Ore 7,40 di ieri mattina, piazzale Marconi. La stazione ferroviaria è affollata come sempre: studenti e lavoratori pendolari sono a centinaia e di tutte le età. Parecchi di loro ogni mattina prendono il treno per Milano via Carnate. Si autosoprannominano gli «eterni dimenticati». Più volte hanno fatto sentire la loro voce, ma la situazione non è mai migliorata. L'elenco dei problemi che lamentano è quasi interminabile: ritardi, poca informazione, carrozze sporche e strapiene, temperature «bizzarre» e scarsa igiene, solo per dirne alcuni.
Già all'inizio il viaggio non promette bene: se alla biglietteria non c'è la coda, una volta saliti sul convoglio i minuti cominciano a passare senza che il regionale 10468 - sei carrozze di seconda classe più la motrice - si sposti dal binario tre. Alla fine la partenza, prevista per le 7,53, slitta alle 8,02. Nove minuti di ritardo. Suvvia, non è un'eternità. «Fosse sempre così poco - dice Sara Brozzoni, 24 anni di Zogno, studentessa universitaria -. È capitato di aspettare anche un'ora filata. E senza avere un'informazione precisa. Già, perché uno dei principali problemi è proprio quello delle notizie sui ritardi, che arrivano a spizzichi e bocconi. Prima ci dicono che il treno ritarderà cinque minuti, poi se ne aggiungono altri dieci e altri ancora all'infinito. Intanto si perdono coincidenze e appuntamenti senza poter avvertire in modo preciso quando si arriverà. Quelli, come me, che salgono a Bergamo, che è la stazione di partenza, possono dirsi in parte fortunati, perché hanno quasi sempre la possibilità di sedersi. Il problema è quando si raggiungono le ultime fermate: la gente è stipata in piedi e, alcune volte, è capitato che qualcuno non riuscisse a salire».
Per altri pendolari i problemi cominciano ancora prima di salire sul convoglio per Milano via Carnate. È il caso di Roberta Rivellini, 29 anni di Bolgare, dipendente del Comune di Calusco: «Prendo il treno tutte le mattine da Montello e la situazione è davvero incredibile. Veniamo trattati come se fossimo su un treno merci. Trovare un biglietto è quasi impossibile. La biglietteria automatica non va, l'edicola è spesso sprovvista, così dobbiamo salire sul treno senza biglietto. Col rischio di pagare 25 euro di multa, come previsto dai nuovi regolamenti. Inutile parlare dei ritardi: spesso perdiamo anche le coincidenza». Nella stessa situazione si trova anche Stefano Gafforelli, studente universitario di 25 anni di Bolgare: «Le carrozze sono strapiene e la situazione è invivibile. Quando non riusciamo a comprare il biglietto viaggiamo col rischio di essere multati: questo nuovo provvedimento, che prevede una sanzione di 25 euro, è un'esagerazione, oltre che un'ingiustizia». Nel frattempo il treno supera le altre stazioni della Bergamasca: Ponte, Terno e Calusco. Il tempo vola e sono già le 8,23: il convoglio rallenta per oltrepassare lo scricchiolante ponte di Paderno. Dal ponte il panorama è suggestivo, ma quasi nessuno dei pendolari guarda fuori. Sicuramente non i passeggeri - e sono già numerosi alla metà del viaggio - che si trovano in piedi nel corridoio del vagone. Superato l'Adda si entra nel Milanese.
«Se è vero che le Ferrovie hanno problemi di bilancio - sottolinea Luca Pizzi, studente universitario di 25 anni di Dalmine - aumentino i controlli. Sembra quasi che le Ferrovie puntino sulla qualità solo nei grandi progetti e si disinteressino dei nostri problemi». Un altro aspetto è l'igiene: su molti sedili ci sono macchie oppure scritte. Indescrivibile il gabinetto. Tant'è che, sotto l'insegna «wc» affissa sulla porta, qualche pendolare che, nonostante tutto, non ha perso il senso dell'umorismo, ha scritto in pennarello «guasto». «Molte carrozze sono sporche - aggiunge Margherita Gardinetti, 20 anni, studentessa universitaria di Curno - e i sedili lasciano spesso a desiderare. Per non parlare del riscaldamento: in alcune carrozze la temperatura è al massimo, in altre invece si gela». «L'aspetto più allucinante sono i ritardi - fa eco Federica Brena, 20 anni, studentessa di Colognola - visto che siamo riusciti ad aspettare anche un'ora. Certe volte non si riesce nemmeno a salire sui treni. È capitato di perdere lezioni e, qualche volta, anche degli esami». Trenitalia e Rete ferroviaria italiana non nascondono i problemi, pur sottolineando che stanno facendo di tutto per risolverli: «Per quanto riguarda la carenza di posti - spiegano dall'ufficio Relazioni esterne delle due società - il massimo afflusso sulla linea Bergamo-Milano via Carnate si registra nei dieci minuti delle ultime fermate. Il problema quindi esiste, ma è limitato a un tratto di pochi minuti. Comunque si sta lavorando per migliorare. Per i riscaldamenti sono stati già attivati tutti gli interventi di manutenzione: segnalazioni di grossi problemi non ne sono pervenute». Buone notizie, secondo le Ferrovie, anche sul fronte dei ritardi: «Rispetto al settembre 2003, quest'anno abbiamo guadagnato 7 punti nella puntualità. È un traguardo importante. Entro l'anno, inoltre, prevediamo miglioramenti nel settore della manutenzione. Con maggiori interventi di manutenzione saranno minori i disagi e i ritardi provocati da guasti oppure dal malfunzionamento del riscaldamento. Un'ultima novità è entrata in vigore proprio oggi (ieri per chi legge, ndr.): si tratta del nuovo Cento operativo di Trenitalia e Rete ferroviaria italiana, al quale faranno riferimento tutti i dirigenti delle varie tratte per pianificare meglio gli interventi, monitorare le situazioni con un punto di vista più ampio e garantire maggiore tempismo in caso di problemi».
Mentre per tutto il viaggio non si è vista nemmeno l'ombra di un controllore che verificasse il possesso del biglietto da 3 euro e 40 centesimi, il treno raggiunge la stazione milanese di Porta Garibaldi: sono le 9,01. Otto i minuti di ritardo sulla tabella di marcia. Le porte delle carrozze si aprono e i passeggeri sono sopraffatti dallo smog del capoluogo lombardo. E anche da qualche goccia d'acqua in testa. Strano, visto che non piove. Infatti si tratta di una perdita dal tetto della pensilina: le gocce cadono proprio nel punto in cui si è aperta la porta. Dopo un viaggio così, mancava solo la beffa all'arrivo.

Fabio Conti

Friday, October 15, 2004

L’area dell’Italia settentrionale è più vulnerabile a causa ...

CORIERE DELLA SERA 14 10 04

L’area dell’Italia settentrionale è più vulnerabile a causa ...


L’area dell’Italia settentrionale è più vulnerabile a causa dell’orografia, di una circolazione dei venti difficile che provoca come conseguenza un ristagno delle immissioni. Milano non produce più inquinanti di una città tedesca come Amburgo però quest’ultima può beneficiare di una circolazione aerea più favorevole. Da noi invece c’è un accumulo che aggrava la situazione. L’aria stagnante nella valle del Po contribuisce ed esalta i valori dell’inquinamento tanto da risultare anche dieci volte superiori a quelli che hanno le stesse fonti, ma una circolazione aerea più normale.
In altre località del pianeta la situazione è per certi aspetti ancora più grave come la stessa fotografia del satellite europeo dimostra. Tutta l’area asiatica è costantemente ricoperta da un’immensa «nuvola nera» che estende sempre più i suoi tentacoli verso altri Paesi. E ciò è dovuto al fatto che la Cina è la nazione che più di altre fa ancora ricorso al carbone sfruttando le sue numerose e ricche miniere. Ma per il momento il «grande impero» è più impegnato a produrre e a svilupparsi e pochi sono i controlli esercitati sull’inquinamento cercando di limitarlo. Ed è per questo che si parla sempre più intensamente della necessità di una legislazione internazionale che stabilisca limiti alla distribuzione degli inquinanti.
Gli Stati Uniti, soprattutto lungo la costa ovest, sono sempre più preoccupati della «nuvola nera» asiatica perché questa ormai viaggia e si diffonde in più direzioni. E persino sugli oceani sono state fotografati addensamenti di particelle che finiscono per degradare l’aria di paesi molto lontani dal luogo d’origine. E questo è un problema perché i limiti di inquinamento di una nazione finiscono per essere superati non per attività propria, ma per l’arrivo delle particelle straniere dal cielo.
Per controllare il fenomeno sono necessarie indagini e verifiche che ancora non esistono o sono presenti in modo ristretto. Lungo la costa Est degli Stati Uniti le università hanno formato un consorzio e costruito una rete di rilevazione per valutare meglio la presenza delle sostanze incriminate e come queste si spostano alterando pure la meteorologia del luogo. Tanto che ora si comincia a parlare di previsioni chimiche per quanto riguarda il clima.
Intanto per contrastare il problema bisogna agire sul controllo delle emissioni nocive riducendole. Non c’è altra via. La mappa compilata con l’osservazione spaziale dimostra chiaramente che le aree più evolute della Terra soffrono tutte dello stesso male ambientale. E insieme devono convincersi della necessità di trovare un rimedio efficace, al di là delle molte parole spese inutilmente nelle periodiche assemblee mondiali.

Giovanni Caprara Guido Visconti

Il satellite boccia Milano «E’ la città più inquinata»

IL CORRIERE DELLA SERA 14 10 04

Il satellite boccia Milano «E’ la città più inquinata»

Il presidente della Fondazione per l’ambiente Ballarin: manca ricambio d’aria


Inquinata. Di più: in cima alla classifica delle città con l’aria più irrespirabile d’Europa (e non solo). Anche (e soprattutto) per la presenza di biossido d’azoto. È così che appare Milano (e la pianura Padana in generale) fotografata dal satellite Envisat dell’Agenzia spaziale europea Esa . Immagini, diffuse ieri, che hanno fatto scattare un nuovo allarme tra gli esperti. Antonio Ballarin Denti, responsabile del settore Aria e Clima della Fondazione Lombardia per l’Ambiente, paragona Milano a un’enorme vasca da bagno. Stracolma. «Le soluzioni da adottare per far sì che la situazione non degeneri sono due - spiega Ballarin -. Chiudere il rubinetto oppure aprire il tappo. Negli ultimi anni il rubinetto delle emissioni inquinanti è stato, almeno parzialmente, chiuso. Ma rimane il problema dello scarico. Bloccato». Fuori di metafora: i divieti di circolazione introdotti per le auto senza marmitta catalitica, gli incentivi per la sostituzione di caldaie a olio combustibile e gasolio con impianti a metano, le giornate di blocco al traffico hanno fatto migliorare la qualità dell’aria. «Ma la posizione geografica penalizza enormemente Milano e i suoi dintorni. Con le Alpi a Nord e a Ovest, e gli Appennini a Sud, non c’è ricambio d’aria».
Inquinamento alle stelle, dunque. All’assenza di vento s’aggiungono ancora il traffico, le industrie che immettono nell’atmosfera una quantità di solventi chimici, qualche riscaldamento che funziona ancora a olio combustibile (il metano è presente nell’80 per cento delle case lombarde, nel 16 per cento ci sono impianti a gasolio, nel restante 4 per cento ci sono caldaie a olio combustibile). Di qui le costanti preoccupazioni degli ambientalisti (e non solo): «La Milano dallo smog - osserva Ballarin - chiede un tributo in vite umane troppo alto». La settimana scorsa uno studio Apheis, presentato dalla Società italiana di medicina respiratoria, ha sottolineato che, riducendo le polveri sottili, solo a Milano ci sarebbero 400 vittime in meno ogni anno.
I dati della Fondazione Lombardia per l’Ambiente mostrano che gli ossidi di azoto sono a quota 60-70 microgrammi al metro cubo: «Oggi le normative europee segnano il limite a 60, nel 2010 la soglia d’allarme scenderà a 40 - commenta ancora Ballarin -. Per contro, dopo anni di diminuzione costante, adesso in Lombardia i suoi valori sono stabili. È un segnale negativo». Ma i veleni dell’aria milanese non finiscono qui. La concentrazione di ozono (pericoloso per la salute degli uomini e dannoso per la vegetazione) dal 1988 a oggi è triplicata: nell’arco di un anno la soglia di attenzione di 180 microgrammi al metro cubo viene superata almeno 50 volte. Il Pm10 ruota intorno a medie annuali di 50-60 microgrammi al metro cubo: «È stabile dal 1998 - dice Ballarin -, ma al di sopra dei limiti dei 40 microgrammi al metro cubo che richiede l’Unione europea». Le polveri sottili quest’autunno hanno già superato i limiti per sei giorni consecutivi: solo l’arrivo del temporale domenica ha fatto rientrare i valori entro le soglie.
In settimana la giunta della Regione Lombardia fisserà con una delibera le date delle domeniche senz’auto. «Con ogni probabilità, due giornate ecologiche cadranno tra il 10 gennaio e il 18 febbraio - osserva l’assessore all’Ambiente, Franco Nicoli Cristiani -. Le altre due scatteranno in caso di emergenza». Dal primo novembre al 29 febbraio ritorna il divieto di circolazione per i veicoli non catalizzati. «La lotta all’inquinamento - ribadisce Ballarin - deve diventare più dura». Per Ballarin, anche docente di Fisica ambientale all’Università Cattolica, sono necessarie tre misure: l’introduzione di divieti per le auto con motori a diesel, un migliore isolamento termico degli edifici (a partire dai doppi vetri alle finestre) per ridurre il consumo di energia e lo sviluppo del teleriscaldamento. Dello stesso avviso anche Andrea Poggio, presidente regionale di Legambiente, che ha proposto il limite di circolazione per i Diesel che hanno più di dieci anni.

Simona Ravizza

Ecco la Terra inquinata, dalla Cina alla Pianura Padana

FOTO DAL SATELLITE

Ecco la Terra inquinata, dalla Cina alla Pianura Padana

di GIOVANNI CAPRARA e GUIDO VISCONTI





Ciminiere sullo sfondo di Pechino, Cina (Ansa)
In un’immagine sola tutto l’inquinamento del pianeta. Una foto impressionante. Tante macchie rosso fuoco: è lì che la Terra è malata. E la malattia coincide con le regioni più industrializzate del mondo. C’è anche la Pianura Padana. Non è una sorpresa, lo sapevamo da tempo. Lo sviluppo industriale, la crescita della popolazione, il sempre più intenso uso dei mezzi di trasporto generano gas che finiscono nell'atmosfera, deteriorandola inesorabilmente. La fotografia raccolta dal satellite Envisat dell'agenzia spaziale europea ci mostra la distribuzione e la concentrazione del biossido di azoto secondo un valore medio uscito dalla continua osservazione condotta nelle ultime due stagioni invernali e durante l'estate. Questo gas è generato dai processi di combustione e quindi scaturisce dalle attività industriali, dai motori delle automobili, dalle centrali che producono energia.
Ma c'è anche un contributo naturale perché viene pure generato dal cadere di un fulmine. Le maggiori concentrazioni di biossido di carbonio si trovano sulla Valle Padana, nell'Europa settentrionale, sulla costa est degli Stati Uniti, in Sudafrica e nella estesa regione asiatica che comprende, oltre la Cina anche il Giappone e la Corea. Tutte zone dove lo sviluppo dell'attività umana è sempre più intenso. Ma ci sono poi delle aggravanti.
L’area dell’Italia settentrionale è più vulnerabile a causa dell’orografia, di una circolazione dei venti difficile che provoca come conseguenza un ristagno delle immissioni.
Milano non produce più inquinanti di una città tedesca come Amburgo però quest’ultima può beneficiare di una circolazione aerea più favorevole. Da noi invece c’è un accumulo che aggrava la situazione. L’aria stagnante nella valle del Po contribuisce ed esalta i valori dell’inquinamento tanto da risultare anche dieci volte superiori a quelli che hanno le stesse fonti, ma una circolazione aerea più normale.
In altre località del pianeta la situazione è per certi aspetti ancora più grave come la stessa fotografia del satellite europeo dimostra. Tutta l’area asiatica è costantemente ricoperta da un’immensa «nuvola nera» che estende sempre più i suoi tentacoli verso altri Paesi. E ciò è dovuto al fatto che la Cina è la nazione che più di altre fa ancora ricorso al carbone sfruttando le sue numerose e ricche miniere. Ma per il momento il «grande impero» è più impegnato a produrre e a svilupparsi e pochi sono i controlli esercitati sull’inquinamento cercando di limitarlo. Ed è per questo che si parla sempre più intensamente della necessità di una legislazione internazionale che stabilisca limiti alla distribuzione degli inquinanti.
Gli Stati Uniti, soprattutto lungo la costa ovest, sono sempre più preoccupati della «nuvola nera» asiatica perché questa ormai viaggia e si diffonde in più direzioni. E persino sugli oceani sono state fotografati addensamenti di particelle che finiscono per degradare l’aria di paesi molto lontani dal luogo d’origine. E questo è un problema perché i limiti di inquinamento di una nazione finiscono per essere superati non per attività propria, ma per l’arrivo delle particelle straniere dal cielo.
Per controllare il fenomeno sono necessarie indagini e verifiche che ancora non esistono o sono presenti in modo ristretto. Lungo la costa Est degli Stati Uniti le università hanno formato un consorzio e costruito una rete di rilevazione per valutare meglio la presenza delle sostanze incriminate e come queste si spostano alterando pure la meteorologia del luogo. Tanto che ora si comincia a parlare di previsioni chimiche per quanto riguarda il clima.
Intanto per contrastare il problema bisogna agire sul controllo delle emissioni nocive riducendole. Non c’è altra via. La mappa compilata con l’osservazione spaziale dimostra chiaramente che le aree più evolute della Terra soffrono tutte dello stesso male ambientale. E insieme devono convincersi della necessità di trovare un rimedio efficace, al di là delle molte parole spese inutilmente nelle periodiche assemblee mondiali.

Giovanni Caprara
Guido Visconti

Thursday, October 14, 2004

Azienda nera

BRUXELLES|Operazione trasparenza sugli inquinatori

Azienda nera


Dopo la carta d'identità on line delle imprese che causano emissioni inquinanti nell'acqua e nell'aria, arriva la proposta di costituire un registro che prenda in considerazione fino a 90 sostanze dannose per l'ambiente. Nella lista dei cattivi anche numerosi impianti italiani


La Commissione europea prosegue la sua operazione trasparenza sugli inquinatori europei. Dopo aver messo sul web la carta d'identità delle aziende di tutta Europa che causano emissioni inquinanti nell'acqua e nell'aria, lancia ora la proposta di costituire un registro ancora più accurato che prenda in considerazione fino a 90 sostanze dannose per l'ambiente

Porto Marghera
e la salute contro le 50 attuali.

In attesa di questo nuovo rapporto che potrebbe entrare in vigore dal 2007, dopo la ratifica degli stati membri, già il primo registro europeo delle emissioni inquinanti (Eper) consente a tutti gli interessati - compresi i singoli cittadini - di venire a conoscenza del livello di inquinamento di numerose aziende con un monitoraggio realizzato finora nei quindici vecchi stati membri, ma che da quest'anno fornirà la fotografia dei venticinque, oltre alla Norvegia che ha aderito volontariamente.

Si scopre così, ad esempio, che il 76% delle emissioni atmosferiche di ammoniaca - un gas che a concentrazioni elevate é tossico per le persone e l'ambiente - è dovuto a 2.780 allevamenti di maiali e volatili. Il mercurio, classificato come sostanza pericolosa, finisce nell'acqua soprattutto come scarto delle aziende chimiche (49%) e di quelle dei metalli (19%); mentre produce inquinamento dell'aria principalmente nella produzione di energia (39%).

Nella lista nera di aziende che da sole producono più del 10% delle emissioni totali rilevate in Europa per una determinata categoria di inquinante, figurano anche diverse società italiane. È il caso, ad esempio, dell'Ilva di Taranto per il monossido di carbonio o, per altre sostanze, della Radici chimica e dello stabilimento Syndial di Porto Torres per emissioni nell'aria. Per sostanze che finiscono invece nelle acque sono citati lo stabilimento di Porto Marghera e l'Enipower di Brindisi, ma anche un depuratore consortile e un impianto di trattamento chimico, fisico e biologico dei rifiuti.

Finora il registro ha coperto complessivamente 56 diverse attività industriali, mentre il nuovo rapporto intende ottenere una valutazione su 65 impianti. Bruxelles invita inoltre gli stati membri ad armonizzare i loro metodi di misurazione e calcolo dell'inquinamento, prendendo in considerazione anche le emissioni delle discariche che non tutti i paesi oggi rilevano.

A dimostrazione del successo, il registro degli inquinatori sul web in pochi mesi ha avuto, rileva l'esecutivo europeo, più di centomila visitatori. Come l'attuale, anche il nuovo rapporto, che dovrebbe comprendere anche altre fonti di inquinamento come il traffico stradale e aereo, i trasporti marittimi e l'agricoltura, sarà aggiornato ogni tre anni.

11 ottobre 2004

In Italia 1.105 impianti a rischio

DIRETTIVA SEVESO|Il ministero dell'Ambiente

In Italia 1.105 impianti a rischio


Petrolchimico Eni Oltre il 22% degli stabilimenti pericolosi sono concentrati in Lombardia. Elevata la presenza anche in Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto. Il punto sulla norma comunitaria che prevede il controllo sui pericoli di incidenti rilevanti/
Emissioni: un registro per i "cattivi"


Sono 1.105 gli stabilimenti a rischio in Italia e soggetti all'applicazione della direttiva Seveso. Lo dice un rapporto aggiornato elaborato dal ministero dell'ambiente e reso pubblico oggi in occasione della conferenza stampa di presentazione di un convegno nazionale dedicato alla valutazione e alla gestione del rischio negli insediamenti civili e


industriali in programma la prossima settimana a Pisa. L'aggiornamento sullo stato di attuazione della norma comunitaria che prevede il controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose viene condotto periodicamente e - come ha sottolineato il sottosegretario all'ambiente Francesco Nucara - «l'evento di Pisa rappresenta un momento di sereno confronto tra tutti i soggetti coinvolti nell'attuazione della norma sui rischi di incidenti rilevanti. Il ministero dell'ambiente si sta dotando di tutti gli strumenti al fine di attuare l'emendamento alla Direttiva Seveso che estende il campo di applicazione».

Infatti, nel dicembre 2003, anche a seguito degli incidenti di Baia Mare (2000, Romania), di Enschede (2000, Paesi Bassi) e di Tolosa (2001, Francia), il Parlamento ed il Consiglio europei hanno emanato la direttiva di modifica della direttiva Seveso, estendendone il campo di applicazione, essenzialmente per quanto riguarda le sostanze esplodenti, alcune attività minerarie, l'inserimento di nuove sostanze cancerogene e maggiore attenzione per le sostanze pericolose per l'ambiente, nonché l'inserimento di nuovi obblighi per gli Stati membri e per i gestori degli stabilimenti, al fine di garantire standard di sicurezza sempre più elevati. Proprio l'Italia, nel corso del semestre di turno alla presidenza dell'Unione europea, ha portato rapidamente a conclusione le procedure della conciliazione tra consiglio e Parlamento europeo.

Tornando al rapporto del dicastero guidato da Altero Matteoli, il numero complessivo degli stabilimenti a rischio presenti in Italia al 30 settembre 2004 è pari a 1.105, di cui 643 detengono quantitativi minori di sostanze pericolose (i cosiddetti a rischio) e 462 detengono quantitativi maggiori (ad alto rischio). Relativamente alla distribuzione degli stabilimenti soggetti a notifica sul territorio nazionale, si rileva che oltre il 22% sono concentrati in Lombardia, in particolare nelle province di Milano, Varese e Bergamo. Regioni con elevata presenza di industrie a rischio sono anche il Piemonte (circa 10%), l'Emilia-Romagna (circa 9%), ed il Veneto (circa 8%). Al Sud le regioni con maggior presenza di attività soggette a notifica risultano essere la Sicilia (circa 6%), la Puglia (circa 4%) e la Sardegna (circa 4%).

13 ottobre 2004



Friday, September 10, 2004

ALLA CEMENTERIA DI CALUSCO L’INCONTRO

MARKETPRESS 09 09 04

ALLA CEMENTERIA DI CALUSCO L’INCONTRO CON GLI ANALISTI CARLO PESENTI, CONSIGLIERE DELEGATO DI ITALCEMENTI, ILLUSTRA I RISULTATI DEL SEMESTRE E LE PROSPETTIVE PER L’ESERCIZIO 2004 IL TITOLO ORDINARIO NEL NUOVO INDICE DI BORSA S&P/MIB

Inviato da redazione Giovedì, 09 Settembre 2004 - 08:10





Calusco (Bergamo), 9 settembre 2004 - “Il primo semestre dell’anno ha messo in luce un significativo miglioramento dei risultati operativi in tutti i comparti di attività e nelle principali aree geografiche di presenza del gruppo. Nonostante il sensibile incremento dei costi, soprattutto quelli legati alle fonti energetiche – ha dichiarato Carlo Pesenti, Consigliere delegato di Italcementi - la continua attenzione alla ricerca dell’efficienza, unitamente ad un aumento dei volumi di vendita, ha permesso di registrare una crescita vicina al 10% del margine operativo lordo e di più del 15% del risultato operativo. Questa dinamica ha consentito di realizzare un risultato netto di 178,8 milioni di euro, in crescita di circa un quarto rispetto alla prima metà dello scorso anno.” Per quanto riguarda le attese sull’intero esercizio, il Consigliere delegato di Italcementi ha sottolineato che “lo scenario politico ed economico a livello internazionale rimane molto instabile e quindi non si possono escludere nuove tensioni sui mercati soprattutto quelli delle materie di base, in particolare quelle energetiche. E’ difficile poter prevedere un secondo semestre con un trend simile alla prima parte dell’anno e anche il settore delle costruzioni, che in alcuni paesi è stato favorito da positive condizioni meteo nei primi mesi, potrebbe registrare un rallentamento nella seconda parte dell’anno. Tuttavia, per quanto riguarda il Gruppo Italcementi, riteniamo che i progressi già messi a segno nei primi sei mesi dell’esercizio ci consentiranno di realizzare un risultato, prima delle componenti straordinarie, superiore a quello corrispondente del 2003, ovviamente senza l’effetto di eventi oggi non prevedibili”. La strategia di sviluppo del Gruppo, ha aggiunto Carlo Pesenti, punta a ulteriori miglioramenti dell’efficienza produttiva e della compatibilità ambientale del dispositivo industriale nei paesi maturi, sull’esempio di quanto già fatto a Calusco, e ad una nuova Pagina 2 crescita in alcuni paesi in via di sviluppo – in particolare India ed Egitto - con l’obiettivo di raggiungere un sostanziale bilanciamento dell’assetto produttivo tra le due macroaree. Per quanto riguarda le prospettive del titolo a Piazza Affari, l’inserimento nel nuovo indice S&p/mib pone Italcementi fra le principali 40 società italiane in Borsa per flottante e turnover. Il nuovo indice, che diventerà il benchmark di riferimento per i prodotti derivati a partire dal prossimo 20 settembre, garantirà così al titolo Italcementi un’ulteriore attrattiva di investimento e liquidità sui mercati. Nel corso dell’Analyst Meeting svoltosi ieri presso la cementeria di Calusco d’Adda, i vertici della società hanno illustrato alla comunità finanziaria i risultati del primo semestre 2004 di Italcementi Group. Il fatturato consolidato ha registrato un incremento del 6,5% a 2.262,1 milioni di euro, anche grazie al buon incremento dei volumi in tutti i settori di attività del gruppo. Il Margine operativo lordo è cresciuto del 9,6% a 538,2 milioni, mentre il risultato operativo è stato di 348,6 milioni (+15,8%). L’utile netto totale del semestre ha raggiunto 178,8 milioni (+23,9%), mentre quello di competenza è risultato di 129,4 milioni (+21,6%). La capogruppo Italcementi Spa ha realizzato nel periodo un utile netto di 83,3 milioni di euro, rispetto al risultato di 72,8 milioni di euro del 1° semestre 2003 (+14,4%). I ricavi sono stati pari a 484,1 milioni di euro con un incremento del 3,9% rispetto al 1° semestre 2003 (465,8 milioni di euro).

Italcementi: Calusco fa scuola

L'eco di Bergamo 09 09 04


Italcementi: Calusco fa scuola

«I progressi già messi a segno nei primi sei mesi dell'esercizio ci consentiranno di realizzare un risultato, prima delle componenti straordinarie, superiore a quello corrispondente del 2003, ovviamente senza l'effetto di eventi oggi non prevedibili». È il commento che è stato espresso dal consigliere delegato del gruppo Italcementi, Carlo Pesenti, nel corso di un incontro con gli analisti finanziari che si è tenuto alla cementeria di Calusco d'Adda.Proprio il nuovo impianto di Calusco è stato indicato da Carlo Pesenti come modello da esportare negli altri siti produttivi del gruppo dal punto di vista dei miglioramenti dell'efficienza produttiva e della compatibilità ambientale, in particolare per quanto riguarda le strutture nei Paesi maturi. Il gruppo punta inoltre ad una nuova crescita in alcuni Paesi in via di sviluppo - in particolare in India ed Egitto (ma non va dimenticata la Turchia visto come attraverso la controllata Ciments Français il gruppo si è candidato a rilevare alcuni stabilimenti del gruppo Uzan Rumelli) - con l'obiettivo di raggiungere un sostanziale bilanciamento dell'assetto produttivo tra le due macroaree.«Lo scenario politico ed economico a livello internazionale rimane molto instabile e quindi non si possono escludere nuove tensioni sui mercati soprattutto quelli delle materie di base, in particolare quelle energetiche - ha commentato Pesenti -. È difficile poter prevedere un secondo semestre con un trend simile alla prima parte dell'anno. Tuttavia a livello di gruppo riteniamo che i progressi già messi a segno nel primo semestre consentiranno di realizzare un risultato superiore a quello del 2003».

Thursday, August 05, 2004

Sì della Regione ai treni merci

L'ECO DI BERGAMO 04 08 04

Sì della Regione ai treni merci


ISOLA Un altro passo avanti per il progetto della dorsale merci ferroviaria dell'Isola bergamasca. La Giunta regionale, su proposta dell'assessore alle Infrastrutture e Mobilità Massimo Corsaro, ha espresso parere favorevole sul progetto preliminare presentato da Rete ferroviaria italiana (Rfi) inserendo miglioramenti che tengono conto anche delle osservazioni segnalate dagli enti locali sul cui territorio sorgerà la nuova infrastruttura.
L'opera consiste in una nuova linea ferroviaria di 9,5 chilometri destinata esclusivamente alle merci, che interesserà il territorio di 7 Comuni dell'Isola (zona compresa tra i fiumi Adda e Brembo) e servirà con brevi diramazioni le industrie della zona. Le principali aziende che chiedono l'utilizzo del raccordo sono la Sanpellegrino (acque minerali, stabilimento di Madone) e la Bayer (chimica, stabilimento di Filago).
La nuova infrastruttura si dirama da Terno d'Isola (linea Fs Bergamo-Carnate) e arriva fino a Filago. In posizione intermedia, a Chignolo d'Isola, è previsto un fascio binari per la composizione e scomposizione dei convogli ferroviari. Per la realizzazione è prevista la spesa di circa 31 milioni di euro. La Regione prevede di finanziare 10 milioni di euro. Il rimanente è a carico del gruppo Rfi (16 milioni) e delle imprese raccordate (5 milioni). «Con questo intervento - ha detto Massimo Corsaro - sarà possibile acquisire al trasporto su rotaia un volume di traffico stimato in circa un milione di tonnellate all'anno, togliendo dalla viabilità della zona circa 50.000 camion ogni anno».
L'esito della Conferenza di servizi sul progetto preliminare, previsto per il 15 settembre 2004, fornirà a Rfi le indicazioni per lo sviluppo del progetto definitivo e consentirà alla Regione di salvaguardare la destinazione urbanistica a zona ferroviaria per le aree interessate.

Lifting per via Roma

L'ECO DI BERGAMO 0408 04

Lifting per via Roma

Previsti per fine mese i lavori vicino alla stazione

Via Roma a Calusco (foto Magni)
L'area della stazione ferroviaria di Calusco si sta pian piano trasformando per essere maggiormente accessibile, più servita da parcheggi, attrezzata con una pensilina coperta per motorini e biciclette, più decorosa e sicura grazie alla videosorveglianza, per evitare vandalismi e furti.
È un impegno che da anni l'Amministrazione comunale di Calusco sta portando avanti e dovrà concludersi con i lavori di riqualificazione urbanistica di via Roma.
In programma c'è la realizzazione dei marciapiedi e la sistemazione del lato ovest. L'obiettivo dell'Amministrazione comunale è quello di rendere la stazione ferroviaria un qualificato e attrezzato nodo di interscambio dei diversi servizi di mobilità urbana.
«L'ultimo intervento interesserà il lato ovest di via Roma, dove sono presenti i capannoni dell'Italcementi. – spiega l'assessore ai Lavori pubblici Ernesto Mazzoleni –. I lavori sono totalmente a carico della cementeria, secondo gli accordi previsti nella convenzione relativa alla ristrutturazione dello stabilimento, sottoscritta tra il Comune e la società. L'intervento prevede, dopo la demolizione parziale dei capannoni della cementeria, la realizzazione di un marciapiede che completi l'attuale, rendendolo più ampio e spazioso e con la possibilità di piantumare degli alberi. Inoltre, verrà realizzato un nuovo parcheggio, con aiuole, una nuova area da adibire a verde pubblico attrezzato con panchine, una pensilina per l'attesa dell'autobus e all'interno della proprietà dell'Italcementi una barriera verde per "nascondere" lo stabilimento e attutire il rumore».
«Ora – prosegue l'assessore ai Lavori pubblici – aspettiamo solo che prendano il via l'intervento sperando che possano concludersi il più presto possibile».
Dall'Italcementi si comunica che i lavori per la demolizione parziale dei capannoni inizieranno il 23 agosto e dovrebbero concludersi alla metà di settembre.
Dopodiché si passerà alla costruzione del marciapiede e del parcheggio.

Angelo Monzani

Monday, August 02, 2004

È salva la stazione ferroviaria No allo spostamento

LA PROVINCIA DI LECCO 01 0804


PADERNO Maggiore sicurezza per gli utenti a piedi e in bicicletta grazie a una serie di interventi È salva la stazione ferroviaria No allo spostamento, l'intera area verrà sistemata

PADERNO

E' salva la stazione di Paderno d'Adda. Il vecchio progetto della gronda ferroviaria ne prevedeva lo spostamento più a sud, in seguito alla realizzazione di un nuovo tracciato della Carnate-Bergamo con un nuovo ponte sull'Adda, alcune centinaia di metri dall'attuale San Michele. Ed invece con l'approvazione del nuovo progetto ferroviario Seregno – Bergamo da parte della Giunta della Regione Lombardia, su proposta degli assessori alle Infrastrutture e Mobilità, Massimo Corsaro, e dell`assessore all`Urbanistica e Territorio, Alessandro Moneta, la Carnate-Bergamo resta così com'è. Le centinaia di pendolari abituati a recarsi alla stazione di Robbiate-Paderno possono tirare un sospiro di sollievo, perché la nuova linea ferroviaria, destinata principalmente al trasporto delle merci provenienti dal valico del Gottardo, da Seregno raggiungerà l'interconnessione con la linea Bergamo-Treviglio. Il tracciato interessa prioritariamente l'area bergamasca ed il nodo di Milano, ma data la vicinanza con il Meratese – si tratta di appena 10 km – rappresenta un'opportunità strategica per l'economia e i passeggeri del basso lecchese. Il progetto prevede una linea a doppio binario da Seregno a Levate per il trasporto merci, collegata al tratta Chiasso-Monza quadruplicata; l`intero sistema è la naturale continuazione della linea transfrontaliera del Gottardo, il cui tunnel di base sarà aperto nel 2014, e si collegherà strettamente con il tracciato della Pedemontana. Avendo spostato più a sud questa gronda, la Carnate-Bergamo non viene toccata, quindi resterà la stazione. L'amministrazione comunale ha previsto un vasto progetto di sistemazione e ammodernamento di tutta l'area. Prima di tutto i sottoservizi: «A settembre partiranno i lavori della fognatura che dovranno passare sotto i binari per raggiungere la zona a sud», spiega il sindaco Valter Motta. Poi la sistemazione di tutto il parcheggio davanti al tabaccaio, sempre nella zona oltre binari, dove sarà anche realizzata un'area per le manovre degli autobus che ora si fermano sulla strada. Nella parte a nord, dove si trova la stazione, è prevista una radicale sistemazione viabilistica con un senso unico in via Roma, a salire dalla stazione verso il centro, con pista ciclabile e marciapiede: «Finalmente i pendolari saranno più sicuri». Il percorso inverso passa invece da via Foscolo. Inoltre è previsto un peduncolo di collegamento con la nuova strada di Robbiate, che dalla provinciale 54 scende verso sud e arriva in via Foscolo – la strada non è ancora aperta – e da qui alla stazione.

Lorenzo Perego

Friday, July 30, 2004

Inquinamento: aria e acqua le situazioni critiche

L'ECO DI BERGAMO 30 07 04


Inquinamento: aria e acqua le situazioni critiche


Inquinamento dell'aria e dell'acqua, meno critica invece la situazione per quanto riguarda rifiuti e radiazioni. Questi i risultati emersi dall'assemblea tenutasi nella sala civica San Fedele di Calusco in cui è stata presentata e discussa la relazione sullo stato dell'ambiente dell'area dell'Isola e Zingonia, realizzata da Agenda 21, in collaborazione con la Provincia, l'Arpa e l'Asl.
Agenda 21 è un gruppo di lavoro a cui hanno aderito sedici Comuni: Boltiere, Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco, Carvico, Ciserano, Dalmine, Filago, Levate, Madone, Osio Sopra, Osio Sotto, Presezzo, Solza, Verdello e Verdellino per poter affrontare e risolvere problematiche ambientali.
Il progetto, iniziato a dicembre 2002 e terminato a giugno 2003, ha richiesto un fitto lavoro di raccolta dati e di confronto con le realtà produttive e sociali dei diversi Comuni, con il fine di individuare le principali aree critiche a livello ambientale e di apportare adeguati interventi.
«È necessaria innanzitutto un'integrazione tra la salute e l'ambiente» ha spiegato Pietro Imbrogno, medico dell'Asl di Bergamo e responsabile del servizio di Medicina ambientale, che ha effettuato uno studio molto capillare sul problema ambientale correlato a determinate patologie, fornendo dati di ricoveri ospedalieri e di mortalità, che si sono verificati durante gli ultimi vent'anni nella provincia di Bergamo.
A tale proposito, è stato notato come l'area dell'Isola e quella della zona di Zingonia siano piuttosto critiche, in quanto presentano molte industrie e un notevole livello di inquinamento atmosferico e acustico, determinato per lo più dal traffico.
A ciò si cerca di ovviare attraverso una politica di sensibilizzazione da parte dei Comuni, dell'Asl di competenza e da parte del gruppo «Isolinfa», composto da alcuni medici dell'Isola che si occupano dello studio di patologie ematiche.
La relazione sullo stato dell'ambiente, illustrata dal medico Vittorio Biondi, che n'è stato il curatore, si pone alcuni obiettivi, quali quello di aumentare la conoscenza dello stato dell'ambiente e delle risorse naturali in un determinato contesto territoriale, quello di definire politiche atte a ridurre, prevenire, monitorare i rischi e infine l'obiettivo di rivedere periodicamente i dati per controllare l'efficacia degli interventi e delle misure prese.
Per quanto riguarda la valutazione dell'aria, si riscontra un'elevata criticità determinata da una forte concentrazione di fonti di emissioni, sia industriali, sia dei trasporti; lo stesso accade relativamente all'acqua, che presenta una situazione a rischio, determinata dagli scarichi. All'inquinamento idrico si lega la valutazione pressoché negativa del suolo e del sottosuolo, su cui incide pesantemente il fatto che l'area in questione sia caratterizzata da una densità abitativa molto al di sopra della media provinciale.
Risultati più confortanti arrivano dall'analisi di rifiuti, della natura e biodiversità, dei campi elettromagnetici e radiazioni ionizzanti, che ha mostrato un livello sostanzialmente nella norma e rischi contenuti.
«È assolutamente necessario, dunque, porre rimedio a questa situazione» ha detto l'architetto Davide Fortini, tecnico dell'istituto Ecopolis e coordinatore di Agenda 21, che ha esposto i primi progetti di intervento realizzati dal gruppo in collaborazione con i Comuni.

Tuesday, July 20, 2004

Clima, Cnr: inquinamento atmosferico riduce precipitazioni

REPUBBLICA 19 07 04


Clima, Cnr: inquinamento atmosferico riduce precipitazioni

Aumenta l'inquinamento atmosferico e diminuiscono le piogge. A causa dell'inquinamento, infatti, le caratteristiche delle nubi e la loro capacità di dare luogo a precipitazioni sono notevolmente cambiate, riducendosi drasticamente.
E' quanto emerge dalla quattordicesima Conferenza internazionale su nubi e precipitazioni - organizzata dall'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr, l'International association of meteorology and atmospheric sciences e l'International union of geodesy and geophysicis - in corso a Bologna da oggi a venerdì 23 luglio.

Gli esperti lanciano l'allarme e parlano chiaro. Più si inquina e meno pioverà. La sempre più forte immissione di polveri dovute ai processi industriali, al traffico delle macchine e ad altre attività dell'uomo, ha infatti spiegato il ricercatore dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr di Bologna (Isac) Sandro Fuzzi, potrebbero così compromettere una delle principali funzioni delle nubi, quella di assicurare l'acqua.

"Le nubi che si formano su aree molto inquinate, infatti, sono formate da goccioline molto più piccole rispetto a quelle presenti in aree non industrializzate. Di conseguenza - sostiene Fuzzi - le precipitazioni subiscono forti riduzioni". Un fenomeno che non si verifica solo in prossimità di insediamenti industriali o in zone altamente inquinate, ma anche in Amazzonia, il polmone della Terra. La conferma arriva da i recenti studi, che hanno dimostrato come i fumi provocati dagli incendi appiccati nella foresta pluviale, per ottenere così terre coltivabili, hanno di fatto causato la riduzione delle precipitazioni.


Saturday, July 17, 2004

Realizzazioni sperimentali

WWW.ITALCEMENTI.IT


Realizzazioni sperimentali



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Prove di laboratorio effettuate dal CTG hanno mostrato che è sufficiente un irraggiamento di soli tre minuti per ottenere una riduzione degli agenti inquinanti fino al 75%.
Verifiche sperimentali a grande scala hanno confermato, sia pure con percentuali inferiori di abbattimento, l’efficacia del materiale.

Due sono le principali sperimentazioni effettuate:

Segrate
Una malta fotocatalitica – Ecorivestimento prodotta da Global Engineering - a base di TX Millennium è stata utilizzata per rivestire la superficie asfaltata di un tratto di Via Moranti a Segrate (230 m per 7000 m2).
Il primo monitoraggio, eseguito nel novembre 2002 ha mostrato un abbattimento riduzione degli ossidi di azoto nell’ordine del 13%.
Una nuova misurazione, condotta nel Luglio 2003 ha fornito valori ben più significativi, l’abbattimento oscilla fra il 50,3 e il 60,4%, segno che la diversa luminosità ha una decisa influenza sull’abbattimento degli Nox.

Calusco
Masselli autobloccanti bistrato, il cui strato superficiale è a base di TX Millennium, sono stati posati sugli 8000 m2 del piazzale della nuova cementeria di Calusco.
La sperimentazione ha mostrato che nella zona ricoperta dai masselli la concentrazione di Nox misurata è nettamente inferiore rispetto alla zona di riferimento.
L’abbattimento calcolato sulla base dei valori medi dei risultati registrati è di circa il 45%.



Friday, July 09, 2004

Il pugno duro di Bruxelles

LANUOVAECOLOGIA 08 07 04


EUROPA|Wallstrom:"Troppi rischi per la salute dei cittadini"

Il pugno duro di Bruxelles


Margot Wallstrom Stretta della Commissione per garantire il rispetto della legislazione a difesa della qualità dell'aria e delle acque. Bacchettati 14 paesi dell'Ue a 15(tutti tranne la Danimarca) con 25 avvertimenti. Tre dei quali all'Italia



Pugno duro della Commissione europea per garantire il rispetto della legislazione Ue a difesa della qualità dell'aria e delle acque in Europa. Nel mirino di Bruxelles sono finiti 14 dei paesi della vecchia Unione (di fatto tutti tranne la Danimarca) a cui sono stati inviati 25 avvertimenti, tre dei quali all'Italia.

Per la commissaria europea all'ambiente Margot Wallstrom "sono ancora tante le città europee in cui l'aria è inquinata con tutti gli effetti negativi che ciò comporta per la salute degli abitanti ed in particolare dei più vulnerabili come i bambinì. Walstrom ha detto anche di essere preoccupata "per la maggior parte dei sistemi idrici dell'Unione minacciati dall'inquinamento e da un eccessivo sfruttamento. Per scongiurare questo pericolo - ha aggiunto - occorre un corretto e rigoroso trattamento delle acque reflue urbane".

ARIA DA SALVARE
L'Esecutivo Ue ha richiamato nove stati membri all'obbligo di accelerare la riduzione dell'inquinamento atmosferico nelle loro zone urbane. Destinatari delle lettere di messa in mora sono Italia, Austria, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Regno Unito e Spagna. In base alla normativa europea i nove stati membri avrebbero dovuto predisporre piani per la riduzione dell'inquinamento nelle aree che presentano elevate concentrazioni di particelle e biossido di azoto entro il 31 dicembre 2003. Gli stati sono liberi di scegliere gli interventi più appropriati, ad esempio adottare restrizioni della circolazione stradale o rilocalizzare gli impianti che generano inquinamento.

ACQUA ALTA
Su questo fronte Bruxelles ha inviato due tipi di procedure. Un ultimo avvertimento (ossia un parere motivato) per conformarsi alla direttiva quadro europea sulle acque, prima di un eventuale ricorso alla Corte di giustizia dell'Ue, è stato inviato a Italia, Belgio, Finlandia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Regno Unito e Svezia. La Commissione ha ugualmente indirizzato un primo avvertimento (lettera di messa in mora) a Italia, Francia, Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Regno Unito per non aver rispettato i loro obblighi di attuare, entro dicembre 2000, delle istallazioni di trattamento adeguate delle acque reflue delle città che hanno oltre 15 mila abitanti. La direttiva quadro europea sulle acque punta a proteggere fiumi, laghi, acque costiere, acque di superficie interne e acque sotterranee, con l'obiettivo di conseguire entro il 2015 una gestione integrata delle risorse idriche. La direttiva Ue sul trattamento delle acque reflue impone ai centri urbani (anche ai piccoli insediamenti) il rispetto di norme minime per la loro raccolta e trattamento.

9 luglio 2004


Thursday, July 08, 2004

a luci spente Si cerca chi possa pagare il sistema di illuminazione del ponte

LA PROVINCIA DI LECCO 08 07 04

paderno d'adda

a luci spente Si cerca chi possa pagare il sistema di illuminazione del ponte


PADERNO (l. per.) Appello per l'illuminazione del ponte San Michele. Poco dopo l'insediamento, aggiustate le prime pendenze e impostata l'attività, per il neo sindaco Valter Motta arriva il momento di pensare alle questioni spinose. Una di queste è il progetto di illuminazione delle arcate di ferro del ponte ferroviario-viario che attraversa l'Adda. Centrotrentacinquemila euro li garantirà la Regione, l'altra metà gli sponsor. Un primo abboccamento con gli imprenditori locali, mesi fa, si risolse in un nulla di fatto. Ora Motta lancia un secondo appello: «E' una sponsorizzazione prestigiosa, chiedo agli industriali ed alle associazioni di categoria di rendersi disponibili». Unione commercianti, Unione industriali, Vera Brianza, Artigiani, e perché no, sindacati, sia di Bergamo che di Lecco, sono chiamati a farsi avanti. Il progetto, tra l'altro, si inserirebbe in una valorizzazione complessiva della vallata dell'Adda, che ha visto la nascita dell'Ecomuseo di Leonardo, mentre l'Unesco sta per nominarla patrimonio dell'umanità. Il progetto costa 270 mila euro e la metà arriverà dalla Regione Lombardia che ha varato un master-plan per il recupero dei Navigli dell'Adda. La giunta padernese aveva inserito nel bilancio 2003 uno stanziamento di 200 mila euro per questo progetto, anche se il sindaco lo riteneva «virtuale» perché non vuole che le spese gravino sulla finanza pubblica. Il progetto, in linea con le norme anti inquinamento luminoso, prevede un'illuminazione azzurra e verde delle arcate, per inserirle nel contesto cromatico circostante: cielo, alberi e fiume. La strada sarà illuminata con 62 lampioni a due lampade al sodio alta pressione da 70 watt; altri 80 fari da 54 watt inonderanno di luce la galleria ferroviaria, lungo l'arcata del ponte ce ne saranno 60 mentre i piloni saranno illuminati da 18 fari a fascio stretto, con lampade alogene da 150 watt. La logica di regolazione e di accensione degli impianti sarà flessibile, per una potenza totale installata di 9,5 kilowatt per l`illuminazione funzionale e 11,8 kilowatt per l`illuminazione architettonica.


Ue: parte la procedura d'infrazione all'Italia per il Piano emissioni

07 07 04 LEGAMBIENTE NEWS

Ue: parte la procedura d'infrazione all'Italia per il Piano emissioni


07/07/2004 15:44 - Legambiente: "Ci avevano avvertito, il Governo deve muoversi in fretta. Basta parole servono azioni concrete".
“Il Governo dovrebbe pensare di più a mantenere l’impegno preso sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica nel nostro Paese, facendo seguire alle tante parole spese provvedimenti concreti”. Così Roberto Della Seta, presidente di Legambiente commenta la notizia della procedura d’infrazione aperta dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia. La causa sarebbe il mancato invio del piano nazionale per le emissioni.
“L’Italia – continua il presidente di Legambiente – deve accelerare le azioni concrete dando il suo contributo. La ricetta è sempre la stessa: fonti rinnovabili, risparmio energetico e diversi sistemi di trasporto”.
Dati alla mano – ricorda l’associazione ambientalista - un maggiore investimento nelle energie pulite consentirebbero non solo di raggiungere l’obiettivo di ridurre del 6,5 per cento le emissioni di anidride carbonica ma anche di dimezzare nell’arco di vent’anni la dipendenza dell’Italia dal petrolio e di risparmiare la cifra impressionante di oltre 77,5 miliardi di Euro.
“La procedura d’infrazione – conclude Della Seta – era un provvedimento atteso e la Commissaria Wallstrom aveva avvertito l’Italia proprio all’indomani della scadenza. Inoltre non dobbiamo dimenticare che le emissioni lorde di gas climalteranti nel nostro Paese hanno superato i 545 milioni di tonnellate nel 2001. Rispetto ai 508 milioni di tonnellate del 1990 c’è quindi una crescita del 7,3% (il Regno Unito invece ha ridotto le emissioni del 12,4%, la Germania addirittura del 17,7%) che smentisce seccamente l’obiettivo che l’Italia si era dato aderendo al protocollo di Kyoto: -6,5%. Servono sforzi fattivi per non perdere la faccia in Europa e raggiungere gli obiettivi della ratifica”.


L’Ufficio stampa
06.86268355 - 79

Friday, July 02, 2004

Pulmino per disabili in dono da Italcementi

L'ECO DI BERGAMO 02 07 04

Pulmino per disabili in dono da Italcementi

Domenica 4 luglio, al termine della Messa mattutina delle 8, sul sagrato della chiesa parrocchiale di Calusco d'Adda il parroco don Giacomo Panfilo benedirà il nuovo pulmino in dotazione dell'Associazione volontari assistenza ammalati e anziani di Calusco. «La storia della donazione di questo pulmino - spiega Carlo Vimercati, presidente dell'associazione - iniziò lo scorso 24 aprile, quando molti volontari di varie associazioni contribuirono fattivamente alla cerimonia e alla festa per l'inaugurazione del nuovo cementificio Italcementi. Successivamente, l'azienda volle concretamente ringraziare di questo aiuto le associazioni caluschesi, che a loro volta, in pieno e unanime accordo, decisero di destinare l'intero contributo giunto da Italcementi all'acquisto di un secondo pulmino per la nostra associazione, più che mai necessario per le attività di trasporto e di assistenza dei tanti malati».
Da qualche giorno il nuovo pulmino, con quattro porte di cui due scorrevoli e un portellone posteriore, sta già operando a servizio dei malati: sulla fiancata c'è scritta la frase che ricorda il comune impegno dei volontari di Calusco: «Italcementi e le associazioni caluschesi per l'associazione volontari assistenza ammalati e anziani». Un servizio intenso, quello attuato dall'associazione, con oltre 600 trasporti annui per analisi, visite mediche, ricoveri ospedalieri, consegna pasti a domicilio, con circa 30 volontari che si alternano alla guida, utilizzando spesso anche la propria auto. Senza contare le gite e le attività ricreative, come il «Cre per gli anziani».
«In questa occasione - conclude Vimercati - desidero ringraziare di cuore, a nome della mia associazione, tutte le realtà del volontariato di Calusco, e tutti i cittadini, per la costante attenzione rivolta alla nostra attività e soprattutto ai nostri anziani e malati, che si è concretizzata con questo bellissimo dono. Voglio anche ringraziare inoltre la gentile pensionata che ha voluto mettere a disposizione gratuitamente un box per il ricovero notturno del pulmino».

Renzo Zonca

Thursday, June 24, 2004

Ambiente: Venezia, mancato disinquinamento Diffida per 25 aziende del polo industriale

VIRGILIO NEWS

Ambiente: Venezia, mancato disinquinamento
22/06/2004 - 14:42

Diffida per 25 aziende del polo industriale

(ANSA)-VENEZIA, 22 GIU-Il Ministero dell'ambiente ha diffidato 25 aziende del polo industriale veneziano per il mancato disinquinamento. Le aziende non hanno avviato le azioni conoscitive sullo stato dell'inquinamento dei suoli su cui operano, nell'ambito della legislazione nazionale relativa al recupero ambientale dei 10 siti piu' inquinati d'Italia. Nel mirino, tra gli altri, anche Fincantieri,Ilva, Enel,Interporto,Italcementi.
copyright @ 2004 ANSA

Ambiente, 25 aziende diffidate per mancato disinquinamento

KATAWEB NEWS

Venezia, 22 giu 2004 - 16:12

Ambiente, 25 aziende diffidate per mancato disinquinamento


Venticinque aziende del polo industriale veneziano sono state diffidate dal ministero dell'ambiente, su indicazione del Comune di Venezia, per il mancato avvio delle azioni conoscitive sullo stato dell'inquinamento dei suoli su cui operano. Nel mirino del ministero e del Comune ci sono, tra gli altri -, come riferisce l'assessore all'ambiente di Venezia Paolo Cacciari in merito alla notizia sulla diffida apparsa oggi sul Gazzettino - anche colossi come la Fincantieri, l'Ilva, l'Enel, l'Interporto, l'Italcementi, i cantieri Dalla Pietà ma anche realtà più modeste quali la Coop Guardie ai fuochi, il Camping e la darsena Fusina.



Friday, June 18, 2004

Rivierasca, il traffico non frena

L'ECO DI BERGAMO 17 06 04

Rivierasca, il traffico non frena


L'allarme dei Comuni: 23% di veicoli in più in sei anni
Nell'arco di soli sei anni, il traffico giornaliero medio sulla provinciale Rivierasca, che collega Calusco d'Adda con Capriate San Gervasio, è aumentato del 23%. Un aumento eclatante che, secondo gli esperti, lascia intravedere un «rischio paralisi da traffico» per l'Isola.
L'allarme, perché di questo si tratta, è contenuto nella Relazione sullo stato dell'ambiente redatto dai 16 Comuni dell'area Isola e Zingonia che hanno aderito al progetto «Agenda 21», nato per poter affrontare e risolvere insieme problematiche ambientali e per migliorare la qualità della vita nella zona.
Un progetto, in estrema sintesi, finalizzato a uno sviluppo ecocompatibile del territorio, al quale aderiscono Boltiere, Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco, Carvico, Ciserano, Dalmine, Filago, Levate, Madone, Osio Sopra, Osio Sotto, Presezzo, Solza, Verdello, Verdellino.
L'incremento di traffico rilevato sulla Rivierasca, nel periodo 1992-1998, è il più elevato tra quelli riscontrati nell'area in esame, ben superiore alla media del 13%. In termini assoluti, sulla provinciale 170 transitano 1.032 veicoli per ora: un «fiume di traffico» impressionate, ma ancora compatibile con le caratteristiche della strada, in quanto il coefficiente di utilizzo, ovvero il rapporto tra il traffico orario medio e la capacità stradale teorica, è pari al 52%. Esiste quindi ancora un margine di riserva per assorbire ulteriori aumenti di traffico. Ma fino a quando?
Nei 16 Comuni dell'area «Agenda 21», l'indice di motorizzazione medio (rapporto tra il numero di veicoli circolanti e la popolazione residente) è pari a 0,70 veicoli per abitante, superiore alla media provinciale e in linea con i valori molto elevati della Provincia di Milano. Un parco circolante in continua crescita, anche per il perdurante forte sviluppo urbanistico che interessa la zona, con sempre nuove aree artigianali e residenziali.
Quale sarà quindi il futuro della mobilità automobilistica dell'Isola? Stiamo andando incontro a una graduale paralisi viabilistica, con fiumi di auto che percorreranno le strade a passo d'uomo? Certo, alcune opere sono in dirittura d'arrivo - l'asse interurbano, la variante di Carvico e Villa d'Adda - mentre altre sono in progetto, come la cosiddetta dorsale dell'Isola. Ma saranno sufficienti? Non rischiano di essere inaugurate già vecchie?
Domande a cui non è facile dare una risposta. Commenta l'ex sindaco di Solza, Pierangelo Manzoni: «Purtroppo, il problema del traffico nell'Isola è di difficile soluzione, e nel breve periodo non vedo significative possibilità di miglioramento. Il completamento della variante di Carvico e Villa d'Adda e dell'asse interurbano porterà benefici locali, ma non a livello globale dell'Isola. Anche perché la gran parte del traffico che ci soffoca è a carattere locale, a servizio della miriade di industrie e laboratori artigianali presenti. In altri termini, il traffico "di passaggio" è modesto, e in prospettiva, anche la Pedemontana porterà ben pochi benefici. Sicuramente più utile potrà essere la dorsale dell'Isola, la cui realizzazione è però subordinata alla Pedemontana, quindi destinata a verificarsi in un periodo di tempo molto lungo».
Secondo l'ex primo cittadino - che fino al 13 giugno è stato alla guida di uno dei paesi che, vedendo la Rivierasca attraversare il proprio territorio, risente maggiormente del problema del traffico - è necessario attuare interventi mirati, capaci di dare soluzioni concrete ed immediate al problema, soprattutto in un'ottica di rispetto ambientale.
«Da subito - prosegue Pierangelo Manzoni - penso invece si debba partire "dal poco", cercando di potenziare i servizi pubblici, oggi fortemente sottoutilizzati, e sviluppare una mobilità "intelligente", ad esempio con le "auto condivise", grazie anche all'istituzione del mobility manager. A una condizione: che si interrompa la crescita industriale. Ormai, non abbiamo più bisogno di capannoni, l'Isola è industrializzata a sufficienza. Nuove industrie porteranno solo più traffico, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti».
Renzo Zonca

Saturday, June 12, 2004

Visita-lampo di Casini al Donizetti per i 140 anni dell'Italcementi

L'ECO DI BERGAMO 11 06 04

Visita-lampo di Casini al Donizetti per i 140 anni dell'Italcementi



Una serata indimenticabile per la Bergamo dell'alta finanza ieri sera al teatro Donizetti per i 140 anni dell'Italcementi. Tantissimi i capitani d'industria e, a sorpresa, l'ospite più illustre: il presidente della Camera Pierferdinando Casini.
Dopo il magistrale concerto di Uto Ughi e dell'orchestra del Festival pianistico, il presidente Casini ha parlato di Bergamo: «È una città dove il rapporto con l'industria si salda in maniera sana, costruttiva: è il caso di Italcementi e della famiglia Pesenti, dinastia che affonda le sue radici nella tradizione del capitalismo italiano, la cui serietà e professionalità hanno permesso oggi di tagliare un traguardo così importante come i 140 anni».
Ricca la galleria di personaggi che rappresentavano il Gotha dell'impresa nazionale: Cesare e Maurizio Romiti, Giovanni Bazoli, Gabriele Galateri, Salvatore Ligresti, Miro Radici, Giorgio Fossa, Guido Roberto Vitale, Luigi Lucchini, Emilio Zanetti, Edoardo Garrone, Domenico Bosatelli, Fabrizio Palenzona e altri. A fare gli onori di casa Giampiero e Carlo Pesenti, presidente e consigliere delegato Italcementi. Carlo, all'esordio mondano dopo la nomina a responsabile operativo, ha scherzato: «Non trovate che sia un bel team? Mio padre e io abbiamo trovato uno straordinario equilibrio per lavorare in squadra».

Impresa e cultura, binomio vincente
«Una ricchezza per tutti». «La nostra società è internazionale, ma abbiamo il cuore a Bergamo»
Un riconoscimento unanime del ruolo e dell'importanza dell'Italcementi per lo sviluppo del nostro Paese, una serata di festa per celebrare i 140 anni di un'azienda che ha saputo affrontare le sfide di un mercato sempre più globale e crescere sia sul piano locale che internazionale: il concerto straordinario del Festival pianistico di Brescia e Bergamo, tenutosi ieri sera al teatro Donizetti, è stata l'occasione per festeggiare la lunga storia di successo della società.
Numerosi gli esponenti del mondo economico e politico locale e nazionale che, con la loro presenza, hanno voluto esprimere il proprio apprezzamento e la propria gratitudine ad una delle imprese bergamasche che ha positivamente segnato la crescita del nostro Paese.
A fare gli onori di casa Gianpiero Pesenti, presidente della società. Giunto con largo anticipo rispetto all'ora d' inizio del concerto; in attesa di ricevere le numerose personalità, delinea così il significato e lo spirito della manifestazione: «I 140 anni di storia di un'azienda sono un avvenimento importante e che deve essere celebrato in modo adeguato». «Abbiamo preparato una serie di avvenimenti che possano ricordare questo evento soprattutto a Bergamo – rimarca il presidente –, perché, è vero, noi siamo internazionali, ma il nostro cuore è in questa città. L'inaugurazione dello stabilimento di Calusco nella primavera scorsa è stata la prima iniziativa. Questa sera (ieri, per chi legge, ndr) continuiamo con un avvenimento di alto livello culturale».
«A fine anno – anticipa Pesenti – presenteremo il secondo volume della storia dell'Italcementi: il primo era stato presentato in occasione dei cento anni e comprendeva il periodo dagli inizi sino al 1927; il secondo proporrà la storia della società sino agli Anni Novanta. Credo che questa unione tra cultura e impresa sia una ricchezza per Bergamo».
Giorgio Fossa, presidente della compagnia aerea Volare group, sottolinea che «140 anni sono una data importante per un'azienda: in questo caso la storia del gruppo coincide positivamente con la storia del nostro Paese». Cesare Romiti, presidente di Rcs, sottolinea l'importanza del connubio tra cultura e impresa: «È un rapporto nel quale ho sempre creduto e messo in pratica anche nelle mie scelte: è molto importante».
Andrea Moltrasio, presidente dell'Unione industriali di Bergamo, sottolinea che «avere una grande azienda con 140 anni di storia con un profilo familiare e una grandissima professionalità è il massimo che si possa ottenere nel panorama economico italiano». Salvatore Ligresti, del gruppo Premafin-Sai, pone l'accento sulla storia della società che «fa onore all'industria italiana e alla famiglia Pesenti che dal piccolo ha saputo creare una grande azienda».
Miro Radici, amministratore delegato della Promatech, sottolinea come la «società Italcementi sia la più importante di Bergamo: è uno stimolo per tutti, non certo per stare alla pari, perché è impossibile, ma per seguirne le tracce». Riguardo alla serata, Radici ha posto l'accento sul «livello elevato del concerto, caratterizzato da una componente tecnica importante. Credo sia altrettanto fondamentale l'intreccio tra impresa e cultura: alla base del progresso della finanza c'è il dovere di sostenere la cultura». Emilio Zanetti, presidente di Bpu, osserva: «Italcementi è azienda leader del nostro territorio: è importante dare atto della bravura di chi la guida e di quanti si sono avvicendati alla guida. Cultura e impresa rappresentano un matrimonio importante: è giusto che le imprese si preoccupino della diffusione di altri valori e questa serata ne è una testimonianza».
Oggi Italcementi è a capo di un gruppo con 60 cementerie, 547 impianti di calcestruzzo e 155 cave di inerti. Con un fatturato di oltre quattro miliardi di euro e più di 17 mila dipendenti in 19 Paesi, è tra i leader mondiali nella produzione e distribuzione di cemento.
Gianluigi Ravasio


Bergamo festeggia i 140 anni di Italcementi

CORRIERE DELLA SERA 11 06 04

Bergamo festeggia i 140 anni di Italcementi

Al Donizetti la cerimonia per il gruppo di Pesenti. Concerto di Uto Ughi, in platea Casini e i grandi dell’economia


DAL NOSTRO INVIATO
BERGAMO - Una sola famiglia, un solo gruppo. Dalla «Società Bergamasca per la fabbricazione del cemento» nata nel 1864 a Scanzo, alle porte del capoluogo, divenuta agli inizi ’900 la «Fabbrica cementi e calci idrauliche Fratelli Pesenti fu Antonio», all’attuale «Italcementi», uno dei cinque giganti mondiali del settore, l’impronta di un’azienda «dinastica» è sempre stata gelosamente conservata anche ora che siamo alla quinta generazione.
Così ieri sera, la festa per il 140° compleanno della società al Teatro Donizetti - il violinista Uto Ughi e l’Orchestra del Festival pianistico diretta da Pier Carlo Orizio hanno eseguito l’ottava sinfonia di Beethoven, il concerto K 219 di Mozart - è stata celebrata nel segno della continuità. Ricco il parterre presente alla cerimonia: oltre Giampiero e Carlo Pesenti, anche il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, Cesare e Maurizio Romiti (rispettivamente presidente di Rcs Quotidiani e amministratore delegato di Rcs MediaGroup), Luigi Lucchini (presidente del Patto di sindacato Rcs) e Guido Roberto Vitale (presidente Rcs), Giovanni Bazoli (presidente di Banca Intesa), Gabriele Galateri di Genola (presidente di Mediobanca), Salvatore e Jonella Ligresti (a capo del gruppo Premafin), Gerardo Bragiotti (partner della Banca Lazard), Fabrizio Palenzana (vicepresidente Unicredit) e Giorgio Fossa (presidente di Volare Group). Appena un mese fa il timone dell’Italcementi - sedi in 19 Paesi di quattro continenti, oltre 17 mila dipendenti, una produzione di 45,6 milioni di tonnellate di cemento e 20,9 milioni di metri cubi di calcestruzzo e un fatturato di 4 miliardi di euro - è passato al giovane Carlo Pesenti che porta lo stesso nome del nonno, colui che aveva introdotto la solida azienda familiare in tanti salotti buoni dell’imprenditoria e della finanza. Papà Giampiero, a sua volta, è salito alla presidenza del gruppo: un impero le cui partecipazioni corrono dal mondo bancario (Unicredit, Mediobanca, Intesa) a quello editoriale, compresa Rcs MediaGroup.
La spinta verso la globalizzazione e la diversificazione dei prodotti però deve fare i conti con le «radici» della società. È stato proprio Giampiero Pesenti a ridimensionare il raggio di certe avventure «fuori casa», non tutte fortunate, riportando saldamente il baricentro produttivo nel cemento con l’acquisto, nel ’92, del pacchetto di maggioranza di Ciment Français, creando le fondamenta dell’attuale colosso.
I «festeggiamenti» del compleanno erano però stati anticipati il 24 aprile a Calusco d’Adda, l’Isola bergamasca, dove è stata inaugurata una cementeria da 150 milioni di euro. Un ritorno alle origini anche se nei discorsi di presentazione i vertici dell’azienda hanno sottolineato l’attenzione ai Paesi dove cresce la fame del cemento per costruire case, strade e altre infrastrutture indispensabili: l’India, l’Africa, la Cina. Giampiero Pesenti ha anche ricordato che il criterio di questo piano di internazionalizzazione è quello «di ottenere un’integrazione migliore fra le aziende del gruppo per diffondere le conoscenze tra aziende di vari Paesi e abituare le persone a sentirsi appartenenti a un solo gruppo». Lo spirito insomma dei «Fratelli Pesenti fu Antonio».
Globalizzazione e difesa delle «radici», la old economy del cemento, che scopre nel Terzo Mondo vasti mercati, e la new economy voluta da Carlo jr con la nascita della Bravosolution, presto diventate leader nell e-procurement (l’acquisto online dei materiali): dimensioni che bisogna riuscire a far convivere. Questa la sfida che attende l’attuale dirigenza della società.


Tuesday, June 08, 2004

In funzione un nuovo impianto di irrigazione: spegnerà la sete nell'Isola

L'ECO DI BERGAMO 07 06 04

In funzione un nuovo impianto di irrigazione: spegnerà la sete nell'Isola

È entrato in funzione questa mattina, alla presenza del ministro Tremaglia, un moderno impianto di irrigazione a pioggia, realizzato per conto del Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca. L'opera, che ha richiesto 10 anni di lavoro e un investimento di 25 milioni di euro, consente di far confluire dall'Adda l'acqua che servirà a bagnare tutti i terreni agricoli della pianura dell'Isola, combattendo così la secolare penuria d'acqua di cui soffre nei periodi estivi questa terra di tradizione contadina.
L'impianto di irrigazione è un sogno cullato - si può dire - da secoli. L'idea di realizzare un sistema di irrigazione venne addirittura a Bartolomeo Colleoni nel lontano 1473. Il grande condottiero pensava di prelevare acqua dal Brembo, oggi invece, questa terra che spesso soffre a causa della siccità, potrà pescare dal fiume Adda 1550 litri al secondo mettendoli a disposizione degli imprenditori agricoli di quattordici comuni dell'Isola: Medolago, Suisio, Bottanuco, Capriate San Gervasio, Brembate, Filago, Madone, Chignolo d'Isola, Bonate Sotto, Bonate Sopra, Calusco d'Adda, Terno d'Isola, Solza e Mapello.

«L'impianto - afferma il presiedente del Consorzio di Bonifica Marcello Moro - è un esempio di utilizzo di moderne tecnologie, messe a disposizione dei bisogni dell'agricoltura. Non solo, ma l'impianto di irrigazione a pioggia è completamente automatizzato e e consentirà un notevole risparmio nei consumi di acqua».
Dopo un primo avvio limitato ad alcune zone dell'Isola, l'impianto è stato completato ed è finalmente entrato pienamente in funzione. Saranno irrigati quasi 2 mila ettari di terreno, su una superficie complessiva pianeggiante dell'Isola Bergamasca di circa novemila ettari, dove vivono circa 120.000 abitanti. Sono stati posati complessivamente circa duecentomila metri lineari di condotte interrate e poco più di duemila idranti, e distribuite duecento ali piovane a servizio di cinquantaquattro aree irrigue omogenee che servono circa cinquecento utenze irrigue. Per alimentare l'impianto di Medolago è necessaria una potenza di 2400 Kw, pari ad un impegno di potenza per ottocento appartamenti.

Monday, June 07, 2004

Italcementi Calusco: nuova Rsu

L'ECO DI BERGAMO 06 06 04


Italcementi Calusco: nuova Rsu

Rinnote le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) alla cementeria Italcementi di Calusco D'Adda (azienda dove sono occupati 195 dipendenti).
Nel corso delle elezioni svoltesi il 3 e il 4 giugno scorsi (e a cui hanno partecipato 158 lavoratori, pari all'81,02 per cento degli aventi diritto), il voto ha visto assegnare il 64,13 per cento delle preferenze espresse alla Fillea-Cgil: il 31,03 per cento delle preferenze è andato alla Filca-Cisl, mentre il 4,83 per cento dei voti sono andati alla Feneal-Uil.
In termine di preferenze espresse, 93 sono andate alla Fillea-Cgil, 45 alla Filca-Cisl e 7 alla Feneal-Uil. Sono state pari ad 11, invece, le schede nulle e 2 quelle bianche.
Il risultato così ottenuto ha permesso di assegnare tre dei cinque seggi che compongono le Rappresentanze sindacali unitarie di Italcementi Calusco alla Fillea-Cghil, mentre 2 sono andati alla Filca-Cisl. Va osservato che, in precedenza, i membri che componevano la Rsu aziendale erano 6 che però ora sono scesi a cinque in quanto l'organico dell'impianto di Calusco d'Adda è sceso sotto quota 200 lavoratori.
Rispetto alla situazione precedente, quindi, Fillea-Cgil e Feneal-Uil hanno perso un seggio, mentre la Filca-Cisl ne guadagna uno.
Il rinnovo della Rsu - lo ricordiamo - avviene a meno di un anno dall'elezione della precedente rappresentanza (avvenuto nel luglio 2003): nei mesi scorsi si erano registrate all'interno dei membri della Rsu Fillea posizioni diverse che hanno portato alle dimissioni dei componenti la stessa Rsu Fillea e al conseguente rinnovo anticipato.
Contestualmente all'elezione della Rsu si è svolta anche la nomina dei due Rappresentanti per la sicurezza che fanno riferimento alla Fillea-Cgil.

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