MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
Countdown alla ferrovia
Friday, July 01, 2005
RISCHI E DANNI PER LA SALUTE NELLE AREE METROPOLITANE, AEROPORTI - AUTOSTRADE DISCARICHE INCENERITORI
Caldiroli Marco, Centro per la Salute "Giulio A. Maccacaro" , Castellanza (VA)
Premessa
La materia dell’impatto ambientale di opere (siano essi aeroporti, autostrade, ferrovie, impianti di smaltimento di rifiuti) nonostante il tempo trascorso dalla prima direttiva europea è ancora tutto da costruire o, meglio, da far uscire, per usare le parole di Virginio Bettini dall’essere usata come "procedura sequenziale di pseduconcetti, artefatto convenzionale destinato alla giustificazione di ogni iniziativa tecnologica. La VIA come specchio della corretta tecnologia, della <> nell’ovvio quadro dei falsi concetti legati allo <> " (V. Bettini et al,Ecologia dell’impatto ambientale, 2000). La spinta attuale è verso una "VIA semplificata" ha lo stesso segno della politica sui rifiuti nel nostro paese : l’ex Ministro Edo Ronchi escluse, alla fine del 1999, esplicitamente dalle "procedure di compatibilità ambientale" a livello regionale, gli impianti di incenerimento purchè fossero tra quelli per i quali sono previste le "procedure semplificate", tra questi i cosiddetti "impianti di recupero energetico" alimentati a CDR, una applicazione distorta e solitaria - della direttiva europea sui rifiuti.
Il testo che ho citato tra gli altri ricostruisce la storia delle tecniche di VIA e le fasi della VIA stesso insistendo sia sul ruolo di una impostazione preliminare e aperta degli studi necessari (fase di screening) e sulla definizione della rilevanza degli impatti (fase di scoping) che sul ruolo che ha l’informazione, la partecipazione e il parere della popolazione interessata. O la VIA è una forma di democrazia, di autogoverno del territorio, o è solo uno scocciante passaggio burocratico in più che non è in grado di mettere in discussione nulla.
Non è inutile ricordare qui l'importanza di una corretta Valutazione di Impatto Ambientale quale strumento di intervento, a monte della definizione di progetti e di scelte, in grado di ridiscutere le scelte di pianificazione economica, ovvero la necessità che la V.I.A sia distinta ma interrelata con i processi di elaborazione, valutazione e decisione non limitata al singolo impianto ma ai diversi scenari alternativi possibili. In tal senso la V.I.A. si configura quale strumento di acquisizione di informazioni sulle possibili interazioni qualitative e quantitative tra le diverse soluzioni proposte e l'ambiente e come strumento per individuare le possibili alternative progettuali, localizzative e di pianificazione ( in tal senso non può venir considerato, come spesso fanno gli estensori di piani locali di organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti come di un dato immodificabile e solo da attuare con gli impianti ivi previsti).
Nel campo dei rifiuti va evitata in particolare una visione del problema come a sè stante e non come parte di processi produttivi e di consumo su cui è possibile intervenire. Se l'obiettivo è quello di prevenire un impatto e non di dimostrare che un determinato impianto ha un impatto più o meno ambientalmente e socialmente "accettabile", la considerazione dei rifiuti va svolta a partire dal considerarli come parte del flusso di energia e materia nel ciclo complessivo di uso e di trasformazione delle risorse .
Tale considerazione esclude in partenza ogni obiettivo predefinito fondato sostanzialmente su una unica, e rigida, opzione tecnologica quale è l'incenerimento.
Non è inutile ricordare che la V.I.A. è uno strumento di partecipazione pubblica per aprire al confronto tutte le parti sociali coinvolte con i processi decisionali riguardanti le risposte da dare ai problemi esistenti. Non va considerata come la soluzione ai conflitti che emergono a livello sociale ma rende esplicite le conseguenze di modelli d'uso delle risorse alternativi mettendone in evidenza gli effetti globali sull'ambiente, proprio per questo è decisivo il ruolo del pubblico nella procedura complessiva di V.I.A. .
In questo ambito si rammenta il un ruolo particolare :
· della cosiddetta Valutazione Ambientale Strategica (VAS) ovvero l’adattamento della procedura di VIA alla valutazione delle conseguenze ambientali di politiche economiche-territoriali, di piani e di programma (distinguendo in VAS settoriale es. un piano di smaltimento rifiuti locale - , VAS regionale o di area vasta, cioè in grado di considerare tutte le attività di una determinata zona; VAS indiretta, non legata a progetti specifici ma a piani e programmi di diverso genere come anche le politiche fiscali o le privatizzazioni); sulla VAS un primo passo normativo è stato fatto con l’emanazione della Direttiva 2001/42/CE del 27 giugno 2001 concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente.
· La valutazione degli impatti cumulativi ovvero "l’impatto sull’ambiente conseguente all’aumento di impatto del progetto quando si somma ad altri impatti passati, presenti o ragionevolmente prevedibili in futuro", l’inserimento di un’opera con un proprio impatto ambientale può comportare effetti ben superiori a quelli diretti dovuti alla combinazione di stress esistenti e degli effetti secondari individuali di una serie di azioni nel tempo (come inserire un determinato impianto in un’area già "satura" di opere). Possono sono essere impatti dello stesso genere (più progetti dello stesso tipo) o eterogenei, possono comportare un impatto additivo o incrementale, piuttosto che sinergico o anche "agnostici", senza modifica o anche con una riduzione degli impatti. Relativamente ad opere che hanno riflessi sulla qualità di specifiche matrici ambientali i casi sono quasi esclusivamente additivi o sinergici, quando questi hanno diretti impatti sanitari su una collettività vasta, l’effetto sinergico è altamente probabile. Per quanto concerne questi aspetti le metodologie di valutazione sono tra quelle più recenti (l’EPA, nel 1999, ha prodotto una analisi di tali metodi), complesse, ma anche che possono dare risultati importanti ad una popolazione per la conoscenza del proprio territorio e dei rischi presenti nonché per poter inquadrare anche una singola proposta nel reale contesto territoriale.
1. Impatto specifico dei processi di incenerimento dei rifiuti
In estrema sintesi i principali impatti sull’ambiente e sulla salute sono connessi alle emissioni dal camino dell’impianto e alla produzione e gestione dei residui solidi (ceneri leggere, ceneri pesanti, scorie, altri residui dai processi di abbattimento) derivanti dai processi di combustione dei rifiuti.
Per quanto concerne le emissioni, le caratteristiche eterogenee delle matrici (rifiuti) combusti sono tali che i processi di combustione generano numerose sostanze pericolose trascinate con i fumi che solo in parte possono essere "ottimizzate" (ridotte) dalla cura posta nella gestione dei principali parametri di combustione (modalità di immissione delle matrici nella caldaia, tempi di residenza a contatto con la fiamma, modalità di invio dell’aria comburente, controllo e intervento sulle temperature dei fumi nelle diverse sezioni dell’impianto, modalità del recupero del calore per la produzione di energia, esistenza e gestione del postcombustore, etc) e dall’efficacia della captazione delle sostanze tossiche contenute nei fumi dai sistemi di abbattimento prima dell’emissione all’atmosfera.
Non va taciuto che i sistemi di abbattimento operano una traslazione dei tossici dalla fase aeriforme ad una solida e/o liquida, in altri termini una maggiore efficacia nella captazione dei tossici ha come contraltare una maggiore produzione ed una maggiore tossicità dei residui solidi.
La peculiarità degli impianti di incenerimento è connessa alla eterogeneità del "combustibile"/rifiuto utilizzato (solo in parte riducibile con l’alimentazione di rifiuti selezionati e/o del cosiddetto CDR) e sono tali che, nella caldaia, si vengono a creare delle condizioni per le quali sono originate innumerevoli e incontrollabili reazioni chimiche dai risultati altrettanto innumerevoli e solo in parte prevedibili.
A conferma di quanto detto sopra si mostra una tabella in cui sono riportate le "principali" sostanze chimiche "testate" in impianti di incenerimento.
TABELLA 1 SOSTANZE ORGANICHE IDENTIFICATE NELLE EMISSIONI DI INCENERITORI DI RIFIUTI URBANI
pentane
trichlorofluoromethane
acetonitrile
acetone
iodomethane
dichloromethane
2-methyl-2-propanol
2-methylpentane
chloroform
ethyl acetate
2,2-dimethyl-3-pentanol
cyclohexane
benzene
2-methylhexane
3-methylhexane
1,3-dimethylcyclopentane
1,2-dimethylcyclopentane
trichloroethene
heptane
methylcyclohexane
ethylcyclopentane
2-hexanone
toluene
1,2-dimethylcyclohexane
2-methylpropyl acetate
3-methyleneheptane
paraldehyde
octane
tetrachloroethylene
butanoic acid ethyl ester
butyl acetate
ethylcyclohexane
2-methyloctane
dimethyldioxane
2-furanecarboxaldehyde
chlorobenzene
methyl hexanol
trimethylcyclohexane
ethyl
benzene
formic acid
xylene
acetic acid
aliphatic carbonyl
ethylmethylcyclohexane
2-heptanone
2-butoxyethanol
nonane
isopropyl benzene
propylcyclohexane
dimethyloctane
pentanecarboxylic acid
propyl benzene
benzaldehyde
5-methyl-2-furane carboxaldehyde
1-ethyl-2-methylbenzene
1,3,5-trimethylbenzene
trimethylbenzene
benzonitrile
methylpropylcyclohexane
2-chlorophenol
1,2,4-trimethylbenzene
phenol
1,3-dichlorobenzene
1,4-dichlorobenzene
decane
hexanecarboxylic acid
1-ethyl-4-methylbenzene
2-methylisopropylbenzene
benzyl alcohol
trimethylbenzene
1-methyl-3-propylbenzene
2-ethyl-1,4-dimethylbenzene
2-methylbenzaldehyde
1-methyl-2-propylbenzene
methyl decane
4-methylbenzaldehyde
1-ethyl-3,5-dimethylbenzene
1-methyl-(1-pro-penyl)benzene
bromochlorobenzene
4-methylphenol
benzoic acid methyl ester
2-chloro-6-methylphenol
ethyldimethylbenzene
undecane
heptanecarboxylic acid
1-(chloromethyl)-4-methylbenzene
1,3-diethylbenzene
1,2,3-trichlorobenzene
4-methylbenzyl
alcohol
ethylhex anoic acid
ethyl benzaldehyde
2,4-dichlorophenol
1,2,4-trichlorobenzene
naphthalene
cyclopentasiloxanedecamethyl
methyl acetophenone
ethanol-1-(2-butoxyethoxy)
4-chlorophenol
benzothiazole
benzoic acid
octanoic acid
2-bromo-4-chlorophenol
1,2,5-trichlorobenzene
dodecane
bromochlorophenol
2,4-dichloro-6-methylphenol
dichloromethylphenol
hydroxybenzonitrile
tetrachlorobenzene
methylbenzoic acid
trichlorophenol
2-(hydroxymethyl)benzoic acid
2-ethylnaphthalene-1,2,3,4-tetrahydro 2,4,6-trichlorophenol
4-ethylacetophenone
2,3,5-trichlorophenol
4-chlorobenzoic acid
2,3,4-trichlorophenol
1,2,3,5-tetrachlorobenzene
1,1'biphenyl (2-ethenyl-naphthalene)
3,4,5-trichlorophenol
chlorobenzoic acid
2-hydroxy-3,5-dichlorobenzaldehyde
2-methylbiphenyl
2-nitrostyrene(2-nitroethenylbenzene)
decanecarboxylic acid
hydroxymethoxybenzaldehyde
hydroxychloroacetophenone
ethylbenzoic acid
2,6-dichloro-4-nitrophenol
sulphonic acid
m.w.192
4-bromo-2,5-dichlorophenol
2-ethylbiphenyl
bromodichlorophenol
1(3H)-isobenzofuranone-5-methyl
dimethylphthalate
2,6-di-tertiary-butyl-p-benzoquinone
3,4,6-trichloro-1-methyl-phenol
2-tertiary-butyl-4-methoxyphenol
2,2'-dimethylbiphenyl
2,3'-dimethylbiphenyl
pentachlorobenzene
bibenzyl
2,4'-dimethylbiphenyl
1-methyl-2-phenylmethylbenzene
benzoic acid phenyl ester
2,3,4,6-tetrachlorophenol
tetrachlorobenzofurane
fluorene
phthalic ester
dodecanecarboxylic acid
3,3'-dimethylbiphenyl
3,4'-dimethylbiphenyl
hexadecane
benzophenone
tridecanoic acid
hexachlorobenzene
heptadecane
fluorenone
dibenzothiophene
pentachlorophenol
sulphonic acid m.w.224
phenanthrene
tetradecanecarboxylic acid
octadecane
phthelic ester
tetradecanoic acid isopropyl ester
caffeine
12-methyltetradecacarboxylic acid
pentadecacarboxylic acid
methylphenanthrene
nonedecane
9-hexadecene carboxylic acid
anthraquinone
dibutylphthalate
hexadecanoic acid
eicosane
methylhexadecanoic acid
fluoroanthene
pentachlorobiphenyl
heptadecanecarboxylic acid
octadecadienal
pentachlorobiphenyl
aliphatic amide
octadecanecarboxylic acid
hexadecane amide
docosane
hexachlorobiphenyl
benzylbutylphthalate
aliphatic amide
diisooctylphthalate
hexadecanoic acid hexadecyl ester
cholesterol.
Fonte: Jay K.and Stieglitz L.(1995).Identification and quantification of volatile organic components in emissions of waste incineration plants.Chemosphere 30 (7):1249-1260.
Un aspetto da considerare nella valutazione delle emissione di un impianto di incenerimento (come in altri impianti di combustione) sono i cosiddetti "transitori" cioè le fasi di avvio e/o di spegnimento o quelle in cui per diversi motivi - si verificano condizioni anomale (condizioni frequenti negli inceneritori di rifiuti). In queste condizioni le emissioni possono modificarsi in modo considerevole, a partire per fare un esempio delle situazioni "favorevoli" alla formazione di precursori cloroorganici in grado di incrementare la formazione delle sostanze a maggiore pericolosità (PCDD/PCDF, PCB, PCDB etc).
La normativa sui limiti alle emissioni è sostanzialmente fondata su valori medi su dati periodi temporali (giornalieri, orari, annuali) tali da "nascondere" il verificarsi di situazioni che comportano elevate emissioni per periodi di tempo "limitati" (la stessa normativa permette il superamento dei limiti medi indicando la massima escursione permessa e il tempo massimo in cui può verificarsi senza comportare l’attivazione di limitazioni o la fermata - al funzionamento dell’impianto.
Questo aspetto è importante, ai fini dell’impatto ambientale e sanitario, in quanto l’esposizione reale delle popolazioni a rischio può variare nel tempo ovvero le persone possono essere esposte a "picchi" di esposizione che hanno, a seconda della sostanza, significatività sugli effetti sulla salute pubblica.
Nella tabella che segue si riportano alcuni dati in proposito alle condizioni "transitorie" che si possono verificare e alle conseguenze, in termini di emissioni, delle stesse.
Tabella 2. Condizioni di funzionamento normali e sfavorevoli nella camera di combustione di un inceneritore per rifiuti
Condizioni operative
Ossido di carbonio
mg/mc
Anidride carbonica
% volume
Temperatura
° C
PCDD/PCDF
nanogr/mc
Clorobenzeni
microgr/mc
Clorofenoli
microgr/mc
Normali
230
8,53
978
42
0,2
1,2
Transitorie
340-1.000
6,80
790-870
1.860
17,0
114,0
Fonte:
G. Boeri, E. Barni "Impatto ambientale degli impianti" in L'incenerimento dei rifiuti, Atti del Convegno Nazionale, Bologna 16-17/3/1995, Maggioli Editore, 1996, p. 137.
Un altro aspetto fondamentale per valutare l’impatto sanitario delle emissioni è costituito dalla grandezza del particolato. E’ immediatamente comprensibile che minori sono le dimensioni delle polveri più esse hanno probabilità di sfuggire ai sistemi di abbattimento e di essere emesse all’atmosfera, costituendo una particolare e grave fonte di esposizione per l’uomo in quanto, una volta inspirati si installano nelle zone più profonde dei bronchi, a diretto contatto con i sistemi di scambio dell’ossigeno col sangue (in particolare hanno tale proprietà le polveri di dimensioni inferiori a 2,5 micron, le PM2,5; in Lombardia costituiscono circa il 46 % del totale).
Pertanto i metalli o le altre sostanze trascinate (adsorbite) dalle polveri possono venir cedute nel tempo al sangue (non è un caso che la normativa sull’inquinamento atmosferico e la qualità dell’aria da alcuni anni ha introdotto il parametro delle "PM10" ovvero le polveri di dimensioni inferiori ai 10 micron di diametro, e che il superamento dei limiti di questo parametro è quello che più frequentemente ha fatto "scattare" gli obblighi previsti per la limitazione della circolazione delle auto e/o del funzionamento degli impianti di combustione nelle "aree omogenee" dei maggiori agglomerati urbani).
Sono stati stimati degli indici di effetto sanitario in funzione della grandezza delle particelle aerodisperse e alla grandezze delle stesse. Ovviamente tali effetti sono relativi a tutte le fonti emissive, comprensive quindi dell’effetto cumulativo che una sorgente puntuale (inceneritore o altro impianto industriale) può produrre unitamente a fonti "mobili" come il traffico stradale o la ricaduta delle emissioni provocate da aeromobili.
Figura 1. Incremento della mortalità relativo alle concentrazioni di PM10 nell’aria
La relazione rappresentata nella figura 1 tra concentrazione di PM10 nell’aria e mortalità è stata proposta dall’OMS, precauzionalmente l’incremento viene escluso per valori giornalieri inferiori a 20 microg/mc (a Milano i giorni con media al di sotto di quest’ultimo valore, nel 1999, sono stati solo 30).
In sintesi, viene ipotizzato per ogni incremento unitario (in microgr/mc) giornaliero di PM10 un aumento della mortalità dello stesso giorno pari allo 0,07 %. Questa relazione, applicata ai livelli giornalieri di concentrazione di PM10 verificatisi a Milano nel 1999 e alla mortalità nello stesso anno di residenti a Milano, comporterebbe che nei giorni con livelli superiori a 100 microgr/mc (24 giorni nel 1999) si è avuto un eccesso di mortalità dovuto alle PM10 di più di un decesso al giorno rispetto ai giorni che hanno presentato un valore di PM10 pari alla media annuale di Milano sempre del 1999 ovvero 47 microg/mc la soglia di attenzione per le PM10 è attualmente fissata dalla normativa italiana nella media delle concentrazioni pari a 40 microg/mc, mentre la soglia di allarme è posta a 60 microg/mc). (V. "Salute e ambiente in Lombardia", Regione Lombardia, settembre 2000).
Analoghe correlazioni sono indicate dall’OMS per quanto concerne l’incremento dei ricoveri ospedalieri (+ 0,84 % per ogni incremento di 10 microg/mc di PM10) e di variazioni sullo stato di salute generale della popolazione (affezioni di vario genere alle vie respiratorie). Negli USA l’esposizione di lungo termine a livelli di PM10 superiori a 50 microg/mc è stata associata ad un aumento del rischio di contrarre tumori ai polmoni paragonabile a quello associato al fumo di sigaretta (aumento di 5 volte nei maschi e di 1,2 volte nelle femmine).
Questi rischi sono ancora più elevati per i bambini.
Un altro fatto che emerge dai diversi studi (non solo per le PM10) è che non è possibile definire una soglia di concentrazione delle PM10 al di sotto della quale vi sia un effetto nullo sulla salute.
Va segnalato che le polveri di dimensioni più fini sono anche quelle in cui vi è una maggiore concentrazione di tossici, come metalli, in funzione delle caratteristiche chimiche degli stessi, idrocarburi policiclici aromatici, a tale proposito si vedano le tabelle che segue (vi sono anche inquinanti "emergenti", come il platino per le emissioni dalle auto catalizzate) .
Tabella 3a. Distribuzione dei metalli pesanti in funzione della granulometria del particolato volatile in sospensione nei fumi (valori in microgr/Nmc)
Granulometria
Cadmio
Zinco
Piombo
Antimonio
Cromo
Arsenico
> 10,50 micron
0,41- 4,0
31,2-372,0
25,5-136,0
0,31-0,36
9,6
1,00
< 0,56 micron
6,13-23,0
321,0-967,0
315,0-392,0
2,26-4,50
1,7
0,18
Tabella 3b. Distribuzione percentuale dei metalli pesanti in funzione della granulometria del particolato totale sospeso - PTS (valori in microgr/Nmc)
Granulometria
Cadmio
Zinco
Piombo
Antimonio
> 10,50 micron
3,8-8,4 %
4,9 - 16 %
4,1 - 13,5 %
3,3 - 6,1 %
< 0,56 micron
47,0-56,8 %
42,1-51,30 %
38,9 - 51,1 %
38,2-47,8 %
Fonti delle ultime due tabelle : A.Donati, M. Gallorini, L.Morselli "I metalli pesanti nel ciclo dell'incenerimento dei RSU" in L'incenerimento dei rifiuti, Atti del Convegno Nazionale, Bologna 16-17/3/1995, Maggioli Editore, 1996, p. 312.
L’emissione complessiva mondiale stimata di metalli pesanti dagli impianti di incenerimento dei rifiuti viene mostrata nella tabella che segue unitamente al peso percentuale di tali emissioni sul totale delle emissioni dei metalli dalle diverse fonti.
L’apporto degli impianti di incenerimento alle emissioni complessive di sostanze come Piombo, Cadmio, Cromo, Arsenico per citare sostanze con note proprietà cancerogene sono certamente significative e costituiscono tra le diverse motivazioni un importante motivo di contrarietà, sotto il profilo ambientale, alla realizzazione di nuovi impianti di incenerimento.
Non va taciuto che, in relazione alle proprietà fisico-chimiche dei singoli metalli, negli impianti di combustione che non sono in grado di "distruggere" nessuna delle sostanze che vengono immesse con le matrici ma solo di trasformarle in altre sostanze, nella maggior parte dei casi di maggiore tossicità rispetto a quelle alimentate avviene una "ripartizione" degli stessi tra le emissioni ed i residui solidi.
E’ altresì da ricordare che il sistema più sicuro per ridurre o, meglio, eliminare tali emissioni è costituito dal non bruciare rifiuti che li contengono ovvero di non produrre merci che una volta divenute rifiuti finiscono direttamente o indirettamente nelle diverse matrici ambientali. Tenuto conto che la maggior parte dei metalli sono contenuti nei rifiuti urbani sotto forma di cariche e/o coloranti per materie plastiche (PVC rigido ma non solo), si ricorda che l’Unione Europea recentemente ha deciso di rinviare l’attuazione della "direttiva imballaggi" di diversi anni per la parte concernente la riduzione dei contenuti di metalli negli imballaggi.
Tabella 4. Emissioni annuali, nel mondo, di metalli da impianti di incenerimento e contributo percentuale sul totale delle emissioni
Metallo
Emissioni da inceneritori (t/anno)
Percentuale del contributo degli inceneritori sul totale delle emissioni
Antimonio
670
19.0
Arsenico
310
3.0
Cadmio
750
9.0
Cromo
840
2.0
Rame
1.580
4.0
Piombo
2.370
20.7
Manganese
8.260
21.0
Mercurio
1.160
32.0
Nickel
350
0.6
Selenio
110
11.0
Stagno
810
15.0
Vanadio
1.150
1.0
Zinco
5.900
4.0
Per quanto concerne i microinquinanti organici ed in particolare quelli di maggiore tossicità, i cloroorganici tra cui PCDD,PCDF e PCB si rammentano brevemente i meccanismi di formazione nei processi di combustione.
Circa la formazione delle PCDD e dei PCDF nei processi di combustione, sono state fatte le seguenti ipotesi:
a) - tali composti sono presenti in tracce nei rifiuti e non completamente "distrutti";
b) - le due classi di composti si formano da precursori organici clorurati come, per esempio, i policlorobenzeni, i policlorofenoli, i PVC, durante la combustione;
c) - la presenza di PCDD e PCDF è dovuta ad una serie di reazioni termiche fra precursori non clorurati e composti inorganici clorurati;
d) - a causa della natura eterogenea dei rifiuti, sopravvivono alla combustione specie cloroorganiche che possono originare PCDD e PCDF;
e) - sono possibili reazioni in fase non gassosa o reazioni bifase (gassosa/non gassosa) che contribuiscono alla formazione delle PCDD e dei PCDF.
In letteratura sono riportati molteplici lavori relativi alla formazione delle diossine e dei furani. Per esempio, è stato ripetutamente dimostrato con esperimenti di laboratorio che le PCDD si formano bruciando i clorofenoli a diverse temperature e a diverse condizioni operative .
Da un punto di vista generale, va poi sottolineato che lo studio dei meccanismi di formazione delle PCDD e dei PCDF oltre ad un interesse teorico ha anche ricadute pratiche. Infatti, la conoscenza di tali meccanismi consente, da una parte di individuare le molteplici fonti che originano tali pericolosissimi tossici per la donna, l'uomo, gli altri organismi viventi e l'ambiente nella sua globalità, dall'altra di attivare rigorosi ed efficaci interventi preventivi tesi ad azzerare la produzione di tali contaminanti.
Fra i meccanismi di formazione delle PCDD e dei PCDF negli impianti di incenerimento o di termodistruzione che dir si voglia, è pacificamente accettato dai ricercatori quello costituito da precursori quali i clorofenoli e i clorobenzeni, che si formano per via radicalica ad alta temperatura nella camera di combustione e, con successive reazioni di condensazione, che possono avvenire in fase omogenea e danno luogo, appunto, alla formazione delle PCDD e dei PCDF.
In questa sede, senza entrare nel chimismo di tali reazioni, ci limitiamo a ricordare che le reazioni di condensazione possono decorrere anche sfruttando la presenza di particelle solide disperse nel gas (fly-ash), sulla cui superficie i clorofenoli e i clorobenzeni vengono adsorbiti nelle zone di post-combustione a più bassa temperatura.
Un secondo meccanismo pacificamente accettato dai ricercatori è rappresentato dalla cosiddetta "de-novo sintesi" in cui sono coinvolte le fly-ash. Le particelle carboniose reagiscono con ossigeno e cloro formando una grande varietà di composti clorurati tra i quali le PCDD e i PCDF, grazie anche al ruolo catalitico svolto da alcuni ioni metallici presenti su di esse, in particolare il rame (la cui concentrazione "permessa" nel caso del CDR è elevata). I due meccanismi anzidetti, possono avvenire contemporaneamente; allo stato, la letteratura non chiarisce l'importanza dei processi in fase omogenea rispetto a quelli in fase eterogenea.
In proposito va ancora segnalato che la formazione delle PCDD e dei PCDF non avviene solo nelle zone "fredde" dell'impianto (zone di temperatura comprese tra 200 400 °C), dopo la camera di combustione, come per esempio, negli elettrofiltri, ma anche in intervalli di temperatura di 500 ¸ 650 °C come evidenziato da recenti ricerche.
In questo caso sono messi sotto accusa gli scambiatori di calore per il raffreddamento dei fumi con i relativi recuperi energetici.
Ritornando ai clorofenoli, come abbiamo già detto, nota classe di precursori delle PCDD e dei PCDF, va pure evidenziato che essi possono formarsi dai clorobenzeni attraverso trasformazioni chimiche.
Alcuni ricercatori hanno effettuato esperimenti allo scopo di mettere in evidenza il diverso ruolo dei clorobenzeni e dei clorofenoli nella formazione delle PCDD e dei PCDF.
Le ricerche hanno evidenziato - seguendo la combustione del 1,2-diclorobenzene e del 2,4-diclorofenolo - che il clorofenolo origina un tasso di PCDD/PCDF di due ordini di grandezza maggiore, a dimostrazione della più spiccata attività dei clorofenoli nelle reazioni di formazione di PCDD/PCDF.
Per quanto concerne la stima delle emissione complessive di PCDD e PCDF nel mondo, sono diverse le ricerche che hanno tentato di elaborare dati affidabili anche per confrontarli con stime relative alle emissioni di tali sostanze da altri processi di combustione o produttivi. Nella tabella che segue è riportata una stima mondiale al 1995 (parziale, in quanto tra i paesi considerati sono assenti la Cina e l’ex URSS, oltre all’Italia).
Tabella 5. Emissioni in atmosfera di diossine nei paesi industrializzati
Processo fonte di diossine
g/anno
Valore %
Inceneritori di rifiuti
7.241
69 %
Produzione di non metalli
804
8 %
Acciaierie e laminatoi
1.083
10 %
Centrali termoelettriche
57
1 %
Impianti di combustione industriali
204
2 %
Piccoli impianti di combustione
354
3 %
Trasporto stradale
67
1 %
Produzione di minerali
234
2 %
Altri
470
4 %
Totale
10.514
Fonte: United Nations Environment Programme, Dioxin and Furan Inventories. National and Regional Emissions of PCDD/PCDF, UNEP Chemicals, Ginevra, maggio 1999.
Le nazioni considerate sono state : Austria, Australia, Belgio, Svizzera, Canada, Germania, Danimarca, Francia, Ungheria, Giappone, Olanda, Svezia, Gran Bretagna, Slovacchia, USA.
La situazione americana è sinteticamente riportata nella tabella seguente.
Tabella 6 : Sintesi dell’inventario delle fonti di PCDD e PCDF negli USA [PCCDD/F TEQ (g/year)]
Fonte
1987
EPA (1994)
1995
Incenerimento rifiuti urbani
12.970
3.000
1.794
Cementifici (rif.per.)
Cementifici (rif non per)
330
350
850
6
Incenerimento rifiuti ospedalieri
8.630
5.100
724
Raffinazione del rame
300
230
310
Incendi forestali
160
86
160
Processi di sinterizzazione di metalli
102
---
88
Incenerimento di rifiuti pericolosi
180
35
75
Combustione di carbone in centrali
60
---
73
Combustione di legna
68
320
70
Combustione di residui di legna
100
40
68
Raffinazione dell’Alluminio
28
---
57
Combustione di carbone residenziale
40
---
33
Totale USA
24.000
11.500
5.000
Per quanto concerne l’Italia l’ENEA ha presentato un inventario nazionale (con esclusione, nel calcolo delle TEF dei PCB) con una valutazione anche della "tendenza" futura e che si ripropone nella tabella che segue.
I dati pubblicizzati dall’ENEA sono stati integrati da chi scrive con quelli risultanti da un recente studio dell’Unione Europea, questi ultimi dati sono riportati nelle colonne ombrate indicate come 1994, minimo e massimo.
La presentazione di tali tabelle viene fatta per evidenziare l’incertezza delle diverse stime, sia per la situazione mondiale che quella italiana possono essere apprezzate i differenti e significativi valori delle diverse stime.
Tabella 7. Stima delle emissioni di PCDD e PCDF (grammi ITEF/anno), valutazioni dell’ENEA (al 1998) e dati riportati in uno studio dell’Unione Europea pubblicato nel 1999 e riferiti al 1994
Fonti
1990
1995
1994 minimo
1994 massimo
2000
2005
2010
CENTRALI ELETTRICHE PUBBLICHE
23,4
26,6
17,3
15,4
14,5
carbone
1,1
0,8
0,22
11
1,0
1,1
1,1
lignite
0,1
0,0
0,0
0,0
0,0
olio combustibile
21,8
25,4
16,0
14,2
13,2
gasolio
0,3
0,2
0,1
0,0
0,0
legna
0,1
0,2
0,2
0,2
0,2
petcoke
0,0
0,0
0,0
0,0
0,0
IMPIANTI DI COMBUSTIONE NEL TERZIARIO E AGRICOLTURA
23,6
26,4
23,9
19,7
18,5
carbone
0,6
0,8
0,8
0,8
0,8
olio combustibile
0,4
0,1
0,4
0,4
0,4
legna
12,6
17,7
0,002
0,02
15,0
11,0
10,0
gpl
1,6
1,7
1,7
1,7
1,7
gasolio
7,4
5,0
5,0
4,8
4,6
kerosene
0,2
0,1
0,1
0,1
0,1
coke
0,9
0,9
0,9
0,9
0,9
IMPIANTI DI COMBUSTIONE RESIDENZIALI
legna
4,0
280
COMBUSTIONE NELL'INDUSTRIA
92,0
81,7
71,0
66,0
61,4
impianti di combustione
13,6
10,8
10,5
10,4
10,3
carbone
1,5
0,7
0,004
1,3
0,8
0,8
0,8
lignite
0,0
0,0
0,0
0,0
0,0
olio combustibile
6,3
5,1
5,1
5,1
5,1
legna
0,3
0,6
4,1
47
0,2
0,1
0,0
coke
0,4
0,2
0,2
0,2
0,1
gpl
0,3
0,3
0,3
0,3
0,3
nafta
1,3
1,0
1,0
1,0
1,0
kerosene
0,0
0,0
0,0
0,0
0,0
gasolio
0,4
0,3
0,3
0,3
0,3
petcoke
3,1
2,5
2,6
2,6
2,6
cemento
6,1
5,1
5,3
5,3
5,3
impianti di sinterizzazione acciaio
67,9
60,5
0,02
12,0
50,0
45,0
40,5
piombo secondario
2,0
2,5
46
316
2,5
2,5
2,5
rame secondario
1,7
2,0
0,7
170
2,0
2,0
2,0
Zinco secondario
0,3
9,9
alluminio secondario
0,7
0,8
14
110
0,8
0,8
0,8
PROCESSI PRODUTTIVI
29,5
28,6
28,6
28,6
28,6
forni elettrici
29,5
28,6
7,5
163
28,6
28,6
28,6
Produzione di pesticidi
28 (*)
6.450 (*)
Produzione di CVM/PVC
n.r
n.r.
ESTRAZIONE E DISTRIBUZIONE COMBUSTIBILI FOSSILI
USO DI SOLVENTI
TRASPORTI STRADALI
6,4
5,1
2,8
0,4
0,0
benzina con piombo
6,4
5,1
2,8
0,4
0,0
ALTRE SORGENTI MOBILI
TRATTAMENTO E SMALTIMENTO RIFIUTI
276,0
390,5
195,2
61,3
20,5
incenerimento rifiuti solidi urbani
134,3
170,6
563
2.780
85,3
34,1
12,8
incenerimento rifiuti solidi industriali
97,4
97,4
n.r.
n.r.
48,7
15,2
4,6
incenerimento rifiuti ospedalieri
27,5
27,5
8,8
24
13,7
4,3
1,3
fanghi di depurazione di impianti civili
16,8
95,0
0,9
47,5
7,6
1,8
incenerimento rifiuti agricoli
0,0
0,0
0,0
0,0
0,0
Smaltimento di rifiuti in discarica
140 (*)
1.664 (*)
Spandimento di fanghi
2,7 (*)
43(*)
Altri trattamenti di rifiuti
0,66
1,56
Uso di pesticidi
15 (*)
760 (*)
Incendi accidentali di boschi
0,5(*)
2.380 (*)
Incendi forestali dovuti a incidenti
0,07 (*)
41(*)
TOTALE
450,8
558,8
840
15.300
338,8
191,4
143,4
Fonte dei dati dell’Unione Europea : Releases of Dioxins and Furans to Land and Water in Europe, Final Report, settembre 1999, p. 132.
(*) = stima del rilascio sul terreno dovuta alle attività evidenziate.
Oltre alle caratteristiche delle emissioni., come accennato, l’altro importante impatto è costituito dai residui solidi dei processi di combustione. Si tratta di residui contrariamente al parere e alle pressioni dei fautori dell’incenerimento - a diverso grado di tossicità (le ceneri leggeri ed i residui dei sistemi di abbattimento sono classificati come tossico-nocivi), in ogni caso non "inerti" e che necessitano di apposite discariche per il loro smaltimento.
In altri termini, pur sinteticamente, rammento che non esiste non può funzionare - un inceneritore senza una o più discariche di supporto per lo smaltimento delle scorie. Discariche che hanno un proprio impatto direttamente connesso con l’impianto di incenerimento anche se poste in un territorio diverso da quest’ultimo.
Sulla tossicità delle scorie pesanti e sui residui dai sistemi di abbattimento si riportano le tabelle che seguono, limitatamente al contenuto di metalli (ovviamente in questi rifiuti vi sono anche tracce dei microinquinanti organici e cloroorganici sopra citati).
Tabella. 8 Metalli presenti nelle scorie pesanti. (I valori sono riferiti alle analisi effettuate presso gli impianti ACCAM di Busto Arsizio (VA) e ai dati di letteratura)
Elemento
Inceneritore ACCAM:
scorie pesanti
concentrazioni minime-massime rilevate da più analisi
Concentrazioni medie da più analisi riportate in letteratura (*)
Limiti di concentrazione (CL), Delibera del Comitato Interministeriale del 27.07.1984
mg/kg
mg/kg
mg/kg
Ferro
14.953 - 5.600
94.000
n.r.
Zinco
5.000 - 1.295,3
12.000
n.r.
Piombo
4.100 - 1.056,7
6.000
5.000
Nichel
100 - 19,8
180
n.r.
Cromo
n.r
3.300
100 (Cr VI)
Manganese
550 - 228,2
n.r.
n.r.
Rame
896,4 - 600
1.700
5.000
Cadmio
inf. 5,0 - 1,04
20
100
Arsenico
inf. 50,0 - 0,5
300
100
Alluminio
23.000 - 21.008
32.000
n.r.
Bario
319 - 50
n.r.
n.r.
Berillio
inf. 50,0 - 1
n.r.
n.r.
Mercurio
inf. 10,0 - 0,3
1
100
Fonti:
Certificati di analisi delle scorie 1987-1991 dell’inceneritore ACCAM, Busto Arsizio (VA).
(*) Media da 500 pubblicazioni relative ai residui di inceneritori di RSU, S.Cernuschi, M.Giugliano, G. Lonati, M. Ragazzi "Flussi di materiali e di energia per il bilancio ambientale", in Incenerimento di RSU e recupero energetico, CIPA, 1995.
n.r. = non riportato.
Tabella 9. Composizione delle scorie pesanti e dell’eluato da test di cessione ai fini della classificazione per lo smaltimento (DPR 915/82 e Delibera del Comitato Interministeriale del 27.07.1984)
Elemento
Scorie pesanti da
inceneritore
mg/kg
Eluato da scorie pesanti
mg/litro
Limiti tabella A legge Merli
mg/litro
Ferro
18.000-28.000
1,0
2,0
Zinco
4.400-5.000
55,0
0,5
Piombo
3.100-3.300
4,2
0,2
Nichel
4.600-6.100
4,4
2,0
Cromo totale
1.200-2.000
< 0,05
2 (Cr III) 0,2 (Cr VI)
Manganese
700-800
6,0
2,0
Rame
1.700-9.100
1,8
0,1
Cadmio
30-40
0,9
0,02
Fonte: Liuzzo G. "Scorie e ceneri nella combustione dei RSU: caratterizzazione ai fini della loro classificazione, smaltimento ed eventuale riutilizzazione", Roma 1989; riportato in A.Paolini, P.Sirini "Scorie e ceneri da impianti di combustione RSU: aspetti tecnici, legislativi e prospettive di ricerca", Ingegneria Sanitaria e Ambientale n. 6, novembre/dicembre 1993.
Per quanto concerne le ceneri leggere si riporta, nella tabella che segue, alcune caratteristiche in termini di contenuto di sostanze tossiche (metalli) sia in ceneri tal quali che in ceneri inertizzate in matrice cementizia.
Tabella 10. Contaminanti presenti nell'eluato di ceneri volanti derivanti dall’incenerimento dei rifiuti solidi urbani, del "bioessiccato" e dell’RDF, nonché da ceneri stabilizzate in matrice cementizia (test di cessione con acido acetico e anidride carbonica)
Contaminante
Eluato su ceneri tal quali (test con acido acetico), valori
minimi e massimi (*)
Eluato su ceneri tal quali (test CO2) , valori
minimi e massimi (*)
Eluato (test con acido acetico) su ceneri inertizzate ottenute dalla combustione del "bioessiccato" ,
valori minimi e massimi (**)
Eluato (test con acido acetico) su ceneri inertizzate ottenute dalla combustione dell’RDF,
valori minimi e massimi (**)
Limiti tabella A legge Merli
Cadmio mg/l
0,09-0,14
0,14-0,16
n.d.
0,02
0,02
Cromo totale mg/l
0,05
0,05
n.d.
n.d.
2,00 (Cromo III)
Cromo VI mg/l
0,1
0,1
0,02 - 3,79
1,66 - 3,0
0,20
Rame mg/l
0,05-0,06
0,06-0,08
n.d.
n.d.
0,10
Mercurio mg/l
0,005
0,005
n.d.
n.d.
0,005
Manganese mg/l
n.d.
0,05
n.d.
n.d.
2,00
Nichel mg/l
0,1
0,1
n.d.
n.d.
2,00
Piombo mg/l
0,2-0,4
0,1-0,2
0,1
0,1
0,20
Zinco mg/l
0,39-0,72
1,12-1,32
n.d.
n.d.
0,50
Arsenico mg/l
0,002
0,002
n.d.
n.d.
0,50
Ferro mg/l
0,1
0,1
n.d.
n.d.
2,00
Selenio mg/l
0,005
0,005
n.d.
n.d.
0,03
Stagno mg/l
5
5
n.d.
n.d.
10,00
(*) P. Berbenni et altri, in AAVV " Incenerimento di RSU e recupero di energia", CIPA editore, 1995.
(**) Gruppo Ecodeco, Sintesi delle sperimentazioni effettuate - Prove di combustione c/o l'impianto di termodistruzione di Livorno, aprile-giugno 1998, tabella 6, pag. 22.
n.d. = non determinato.
Continua (pagina 2)
2. Evoluzione normativa e tecnologia dei processi di incenerimento dei rifiuti
Per quanto concerne l’evoluzione normativa mi limito a cenni relativi ai limiti delle emissioni degli impianti di incenerimento sulla base delle direttive europee che si sono succedute negli ultimi 12 anni ( da ultimo la DIRETTIVA 2000/76/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 4 dicembre 2000 sull'incenerimento dei rifiuti) e ai relativi recepimenti nella normativa nazionale. Nella tabella 11 che segue si riassume tale evoluzione verso limiti più restrittivi.
Nelle tabelle successive (12 e 13) si torna ancora più indietro nel tempo, dagli inceneritori degli anni ’60 a quelli della normativa nazionale (tedesca) contenente dei limiti sostanzialmente identici a quelli poi definiti dalla normativa europea.
Inoltre, nella tabella 14 più avanti, si riportano le stime relative ai fattori di emissione (quantità della emissione di una sostanza per tonnellata di rifiuto incenerito, tenendo conto della quantità di fumi emessi sempre per tonn di rifiuto incenerito), ovvero quello che viene ritenuto il trend futuro di tali emissioni andando oltre al rispetto dei limiti normativi, con verso l’applicazione della migliore tecnologia disponibile (senza "eccessivi costi").
Tabella 11. Evoluzione normativa dei limiti alle emissioni degli impianti di incenerimento rifiuti
Contaminante
Limiti DPR 203/88 (Linee Guida DM 12.07.1990)
Limiti CRIAL 1992
Limiti DM 19.11.97
(nuovi inceneritori)
giornaliero
Limiti DM 19.11.97
(nuovi inceneritori)
orario
Direttiva UE 2000/76 del 4.12.2000
giornaliero
Direttiva UE 2000/76 del 4.12.2000
su mezz’ora
Polveri mg/mc
30
25
10
30
10
30
Cadmio mg/mc
0,2
0,1
0,05 (un'ora)
0,05 (mezz’ora)
0,1 (8 ore)
Mercurio mg/mc
0,2
0,1
0,05 (un'ora)
0,05 (mezz’ora)
0,1 (8 ore)
Piombo mg/mc
5
3
Metalli totali mg/mc
5
5
0,5 (un'ora) (*)
0,5 (mezz’ora) (*)
0,1 (mezz’ora) (*)
Fluoro (HF) mg/mc
2
n.p.
1
4
1
4
HF + HBr mg/mc
v.sopra
3
Cloro (HCl) mg/mc
50
30
20
40
10
60
Cianuri mg/mc
1
0,5
Fosforo mg/mc
n.p.
5
SO2 mg/mc
300
300
100
200
50
200
NOx mg/mc
500
n.p.
200
400
200
400
PCDD+PCDF g/mc
4
10
0,0001 (otto ore **)
0,0001 (otto ore **)
TCDD+TCDF nanog/mc
n.p.
50
PCB+PCT+PCTg/mc
500
100
IPA mg/mc
0,05
0,05
0,01 (otto ore)
Ossido di carbonio mg/mc
100
n.p.
50
100
50
100
COT mg/mc
20
10
10
20
10
20
(*) Somma di Piombo, Antimonio, Arsenico, Cromo, Cobalto, Rame, Manganese, Nichel, Vanadio, Stagno.
(**) Espresso in TCDD equivalenti
Fonte: Otto Hutzinger, Heidelore Fiedler, "20 anni di incenerimento di rifiuti : problemi e soluzioni" in L’incenerimento dei rifiuti ", Atti del Convegno nazionale, Bologna 16-17 marzo 1995, Maggioli Editore, 1996, pp. 17-32.
Tabella 14. Stima dei fattori di emissione da impianti di incenerimento
Contaminante
Fattori di emissione (grammi per tonnellata di rifiuto)
Emissioni risultanti dalla applicazione dei limiti esistenti per nuovi impianti
Emissioni raggiungibili con l’applicazione della B.A.T.
Polveri
60
30
Acido cloridrico
120
60
Ossidi di azoto
1.200
420
Ossidi di zolfo
600
300
Monossido di carbonio
300
200
Carbonio organico totale
60
40
Metalli
3
1,5
Mercurio
0,30
0,30
Idrocarburi policiclici aromati
0,060
0,030
Tcddeq
600 nanog
600 nanog
Fonte : Conferenza Nazionale Energia e Ambiente, Roma, 25-28 novembre 1998; "Compatibilità ambientale, controlli e caratterizzazioni nella valorizzazione energetica dei rifiuti urbani" .
Nel proporre i dati della tabella 14, gli estensori, hanno ritenuto "dimostrato" pur evidenziando che "un esame esaustivo e di validità generale rispetto alle correlazioni tra emissioni ed immissioni, e quindi alle ricadute ed ai potenziali carichi nell’area di interesse, risulta estremamente arduo e forse anche poco pertinente a causa delle specificità, tra cui quelle metereologiche, dei singoli siti". In ogni caso gli estensori si avventurano, nonostante tali premesse a definire "indicativamente" che
· i fattori di riduzione delle concentrazioni in aria del suolo alla distanza di maggiore ricaduta (500-1.000 metri) comportano "una generale compatibilità con i limiti e gli obiettivi fissati rispetto alla qualità dell’aria" ;
per macroinquinanti (ossidi di azoto, di carbonio, di zolfo) e microinquinanti organici (IPA) "una gestione appropriata dei processi di valorizzazione energetica dei rifiuti non implica necessariamente problematiche aggiuntive rispetto all’utilizzo di combustibili convenzionali" ed in alcuni casi vi sono dei vantaggi rispetto all’utilizzo del carbone;
"rispetto ai microinquinanti di maggiore tossicità (quali diossine e metalli pesanti), occorre anche valutare il peso del contributo originato da tali processi rispetto a quelli derivanti da varie e diversificate fonti, che vanno dai settori di combustione convenzionale al traffico veicolare, alle industrie, ai gas da discarica, alle cause naturali. I dati disponibili per tali specifici inventari risultano ancora largamente incompleti rispetto ad un esame esaustivo di tutte le potenziali fonti causali, tuttavia i livelli di standard fissati e l’avanzamento tecnologico raggiunto portano a valutare che i contributi derivanti dalla valorizzazione energetica dei rifiuti sono destinati a ridursi".
Gli autori, pur con tutte le premesse sopra ricordate, concludono a favore dell’utilizzo energetico dei rifiuti.
Senza voler presentare una valutazione complessiva di quanto sopra riportato, si rimanda :
· per quanto concerne le incertezze evidenziati dagli stessi autori circa le "problematiche locali" da tenere presenti (ovvero l’esigenza di una idonea e rigorosa valutazione di impatto ambientale relativa anche alla problematica delle emissioni),
per quanto concerne i microinquinanti di maggiore tossicità (PCDD, PCDF, ma non solo) e il rapporto tra emissioni da inceneritori e altre fonti si vedano i dati riportati relative alle diverse stime complessive di emissione di tali tossici;
per chi scrive l'obiettivo primario è l’eliminazione, o almeno la drastica riduzione, delle emissioni e dell'esposizione umana a diossine e ad altri tossici, dentro e fuori gli insediamenti industriali. Per esempio, da tempo mettiamo in discussione anche le produzioni che fanno ingente uso di cloro (produzione di CVM/PVC, produzione di carta con l’uso sbiancanti clorurati, solventi clorurati) che, fra l’altro, provocano le inevitabili emissioni di diossine, furani, microinquinanti organici e altri tossici a livello dei singoli processi produttivi e nelle operazioni di smaltimento di rifiuti e materiali contenenti cloro. Fermo quanto sopra, a titolo esemplificativo, riporto una valutazione inerente il confronto pur improprio tra emissioni di un moderno impianto di incenerimento e le emissioni equivalenti del parco automobilistico.
Tabella 15. Confronto tra emissioni annue di un inceneritore per CDR e "automobili equivalenti annue" (per i parametri confrontabili)
Contaminante
Stima emissione annua inceneritore da 400 t/g (8.000 ore di funzionamento)
kg/anno
Fattori di emissione di una automobile con le caratteristiche indicate
per km percorso in ciclo urbano
g/km
Numero equivalente di automobili "annue" ovvero numero di auto circolanti con percorrenza uguale a 10.000 km/anno in ciclo urbano
Ossido di carbonio
53.333
14,8200
359,9
Polveri
10.667
0,0511 (*)
20.874,8
Acido cloridrico
21.334
Non pertinente
//
Acido fluoridrico
1.067
Non pertinente
//
Anidride Solforosa
106.666
Non disponibile
//
Ossidi di azoto
213.333
0,5540
38.507,9
Sostanze organiche volatili (COT)
10.667
2,3659 (**)
450,9
Metalli pesanti
533
Non confrontabile (***)
//
Cadmio+Tallio
53
Non pertinente
//
Mercurio
53
Non pertinente
//
Idrocarburi policiclici aromatici
11
Non confrontabile
//
TCDD equivalenti (I-TEQ)
107 mg (****)
1,5 pg/km
71.333.333
Note alla Tabella
Non pertinente = parametro caratteristico dell’incenerimento di rifiuti ma non presente nelle emissioni di gas di scarico.
Non confrontabile = parametri con diverso significato tra emissioni dell’inceneritore e delle automobili.
(*) Tale valore è riferito alle PM10 emesse da auto diesel immatricolate dopo il 1997 (ecodiesel 94/12/EEC).
(**)Il dato per le auto è riferito a Carbonio Organico Volatile Non Metanico (COVNM) per cui è solo parzialmente confrontabile con il Carbonio Organico Totale, parametro di emissione per gli inceneritori.
(***) Nel caso delle auto catalizzate le emissioni di metalli sono connesse ai metalli utilizzati nei catalizzatori (in particolare palladio) per i quali non vi sono ancora degli affidabili fattori di emissione, in ogni caso è arduo confrontare la tossicità di questo metallo con quella dei numerosi metalli emessi da un inceneritore.
(****) ovvero 107.000.000.000 picogrammi/anno. Il fattore EPA utilizzato è quello più elevato riferito alle auto catalizzate. Vi sono stime precedenti (riferite ad auto non catalizzate) in cui il fattore di emissione di PCDD+PCDF espresse come I-TEQ arriva fino a 20 picog/km percorso, quindi con di due ordini di grandezza superiori a quello utilizzato nella presente tabella.
In estrema sintesi il "dente batte" particolarmente sui microinquinanti di maggiore tossicità quale emissione caratteristica ed elevata nonostante l’abbassamento dei limiti normativi degli impianti di incenerimento.
Questa osservazione risulta per esempio - in due passaggi tra i "considerando"della recente direttiva sull’incenerimento dei rifiuti :
"Pertanto,ai fini di un elevato livello di protezione ambientale e della salute umana,è necessario predisporre e mantenere condizioni di funzionamento,requisiti tecnici e valori limite di emissione rigorosi per gli impianti di incenerimento e i coincenerimento dei rifiuti nella Comunità. I valori limite stabiliti dovrebbero prevenire o a limitare per quanto praticabile gli effetti dannosi per l'ambiente e i relativi rischi per la salute umana..."
e, più avanti
" Il rispetto dei valori limite di emissione previsti dalla presente direttiva dovrebbe essere considerato come una condizione necessaria ma non sufficiente a garantire il rispetto dei requisiti della direttiva 96/61/CE. Per assicurare tale rispetto può essere necessario revedere valori limite di emissione più severi per le sostanze inquinanti contemplate dalla presente direttiva, valori di emissione relativi ad altre sostanze e altre componenti ambientali,e altre condizioni opportune."
(la direttiva 96/61 è quella relativa alla prevenzione integrata dell’inquinamento, recepita solo parzialmente in Italia nel 1999).
Per quanto concerne l’evoluzione tecnologica degli impianti di incenerimento (delle caldaie e dei sistemi di abbattimento fumi), metto all’attenzione le note che seguono.
a. I "vecchi" inceneritori le caldaie
La tecnologia delle caldaie per l’incenerimento dei rifiuti deriva da quelle delle centrali termoelettriche a carbone (primo inceneritore per rifiuti : 1890 circa, Londra) e, precisamente, dalle caldaie a griglia fissa.
Nella immagine viene presentato lo schema di una tipica caldaia a griglia : il rifiuto entra dallo spintore (da sinistra) e finisce sulla griglia, l’accensione del combustibile avviene con il combustibile ausiliario e il mantenimento della combustione avviene con l’invio di aria di combustione dal di sotto del "letto" di rifiuti, i rifiuti bruciano nel percorso lungo la griglia fino a che, in fondo a destra, vengono estratti gli incombusti (scorie pesanti).
Nella figura i fumi vengono inviati in una camera di postcombustione ove, ad opera della fiamma prodotta dalla immissione di combustibile ausiliario (metano, gasolio, olio o altro) avviene una ulteriore ossidazione dei composti trascinati dai fumi. Evidenzio che gli inceneritori degli anni ‘60-70 (e fino agli obblighi indicati da un provvedimento italiano del 1984) non avevano la camera di postcombustione (come sicuramente l’inceneritore di Pisa che è entrato in funzione nel 1980). Di conseguenza la figura mostra già un inceneritore "moderno".
Figura 2. Schema di caldaia di un inceneritore a griglia
L’obbligo di installazione della camera di postcombustione è conseguito dalla "scoperta" delle emissioni di PCDD e PCDF dagli inceneritori di rifiuti urbani, nel 1977. Si è ritenuto che tale dispositivo riducesse la formazione delle stesse e di altri composti tossici le norme più recenti non obbligano più l’installazione di tale dispositivo.
a. I sistemi di abbattimento fumi inceneritori di "prima" generazione
Nella figura viene mostrato una tipica configurazione di un sistema di abbattimento fumi di "prima" generazione (anni ’60 ’70).
E’ costituito da un "reattore" in cui i fumi venivano messi a contatto con una soluzione - o polveri -basica (es. calce, di recente viene utilizzata la soda solvay bicarbonato di sodio), con l’effetto di ridurre, per reazione di neutralizzazione, la presenza di sostanze acide (composti dello zolfo e acido cloridrico), dopo questo trattamento i fumi vengono fatti passare in un elettrofiltro o in un filtro a maniche per l’abbattimento delle polveri (nel caso dell’elettrofiltro per effetto del campo elettrico che viene creato che fa "scaricare" le polveri caricate lungo la parete del dispositivo per essere poi raccolte e smaltite; nel caso dei filtri a manica l’abbattimento è di tipo fisico ovvero connesso con la grandezza delle particelle di polvere rispetto alle dimensioni dei fori del filtro stesso, il filtro viene "scosso" meccanicamente per scaricare le polveri fermate dai filtri). Questi sistemi non permettono un abbattimento fino ai limiti attuali soprattutto dei microinquinanti (ad esempio le PCDD e i PCDF, ma anche i metalli più volatili come il mercurio - non sono sostanzialmente trattenuti da tali sistemi).
Figura 3. Schema di un sistema di abbattimento fumi per inceneritori di "prima generazione"
b. Le caldaie di nuova generazione
Limitandomi alla evoluzione impiantistica delle caldaie a griglia (sono recenti le applicazioni di nuove tipologie di impianti come i letti fluidi, i "pirolizzatori", i "gassificatori", le "torce al plasma" e proposte simili che rappresentano l’applicazione di tecnologie applicate ad altre modalità di combustione anch’esse derivate dalla combustione del carbone o di altri combustibili fossili) nella figura seguente si mostra un impianto "moderno" di questo genere.
Figura 4. Schema di un impianto a griglia "moderno"
In questo caso un impianto a griglia del tipo mobile (parte di sinistra) è stato abbinato a un forno rotante (in mezzo) : il rifiuto che entra nella bocca in alto viene traslato sulle griglie mobili e contestualmente combusto con l’immissione di aria dal basso, verso il basso vengono raccolte le ceneri leggere, le scorie rimaste al termine del passaggio sulla griglia mobile finiscono nel forno rotante dove avviene sia una postcombustione dei fumi che una riduzione degli incombusti nelle scorie stesse riducendone la tossicità (le più recenti normative impongono dei limiti nella frazione incombusta delle scorie pesanti) i fumi escono dal forno rotante e in parte vengono ricircolati (vedi canale posto sopra il forno rotante) cioè rientrano nella camera di combustione primaria mischiandosi all’aria comburente proveniente dall’esterno. Questo ricircolo (di norma intorno al 20% dei fumi uscenti in questo caso dal forno rotante, mentre il rimanente 80 % dei fumi viene inviato ai sistemi di abbattimento) ha l’effetto di ridurre sia i consumi energetici necessari al mantenimento delle temperature necessarie per una combustione "ottimale" sia la quantità complessiva dei volumi di fumi da trattare.
c. Evoluzione dei sistemi di abbattimento fumi
Nella figura sottostante viene mostrata una delle molteplici configurazioni "pluristadio" di abbattimento fumi, in questo caso prevede anche un recupero parziale dei reagenti chimici utilizzati per l’abbattimento dei fumi :
i fumi provenienti dalla caldaia vengono prima trattati in un elettrofiltro (abbattimento polveri di maggiori dimensioni) quindi vengono inviati in un reattore "semisecco" a contatto con una sostanza basica (gesso recuperato, vedi più avanti) per una prima riduzione delle sostanze acide presenti, i fumi passano quindi in un filtro a maniche per l’abbattimento delle polveri più fini, quindi in un "venturi" per la saturazione e dei gas e la solubilizzazione dell’anidride solforosa (che viene poi fatta reagire con la calce nella torre a spruzzo, producendo del gesso solfato - che viene poi utilizzato per il primo abbattimento sopra indicato), infine i fumi passano in una unità di conversione catalitica che riduce le emissioni di ossidi di azoto e diossine.
Figura 5a. Schema di un recente impianto di abbattimento fumi a stadi multipli
Un’altra configurazione possibile è quella che segue.
Figura 5b. Schema di un recente impianto di abbattimento fumi a stadi multipli
In questa configurazione vi è un sistema di denitrificazione (per la riduzione degli ossidi di azoto ridotto ad azoto molecolare) non catalitica mediante l’iniezione di ammoniaca (o urea) direttamente in caldaia, i fumi vengono poi fatti passare in un elettrofiltro (riduzione polveri di maggiori dimensioni), una riduzione della temperatura in tempi accelerati (per limitare le condizioni favorevoli alla formazione di microinquinanti organici), al lavaggio (con o senza reattivi basici) per la riduzione delle sostanze acide, alla iniezione di carbone per la riduzione dei microinquinanti (in particolare diossine e metalli pesanti) che vengono poi intercettate (parzialmente) sul filtro a maniche finale (anche per le polveri di dimensioni minori).
Come evidenziato, ci si è limitati a indicare, relativamente alla "evoluzione" delle caldaie ai sistemi a griglia (che sono quelli utilizzati da più tempo, più di un secolo) senza parlare dei nuovi impianti di tipo "alternativo" alle caldaie a griglia, mentre per quanto concerne la parte relativa all’abbattimento dei fumi le indicazioni qui contenute valgono per ogni tipo di caldaia.
Si accenna, da ultimo, al fatto che "a latere" di tali modifiche impiantistiche si sono sviluppati sistemi di selezione dei rifiuti in entrata agli impianti, per ridurre i rifiuti contenenti elementi potenzialmente pericolosi, e di trattamento delle scorie e delle ceneri (dal loro inglobamento in matrici cementizie a sistemi di sinterizzazione e/o vetrificazione) con l’obiettivo di ridurne la tossicità e rendere meno problematiche le successive fasi di smaltimento dei residui solidi.
3. Tossicità e cumulabilità dei tossici nell'ambiente e nell'uomo in relazione anche alle emissioni dagli impianti di incenerimento di rifiuti
Come già accennato, va posta la massima attenzione sul significato e le conseguenze di una esposizione ai microinquinanti emessi dagli inceneritori. Va anche ricordato che i limiti di esposizione a tossici (nell'ambiente interno ed esterno le fabbriche) non sono un risultato puramente "scientifico", ma rappresentano il compromesso di un dato momento realizzato fra Industria e mondo del lavoro sulla base dei rapporti di forza esistenti nella società, con la mediazione delle istituzioni politiche e sanitarie per tutelare la salute e l'ambiente. In altri termini, non possiedono alcuna validità oggettiva, non possono, nè vogliono, garantire l'assenza di effetti su tutti gli individui esposti nel breve e medio termine a tali contaminanti.
Tra i contaminanti sicuramente presenti nelle emissioni di un inceneritore compaiono, in particolare, una serie di sostanze per le quali è stata dimostrata la cancerogenicità per l'uomo; ricordiamo le principali secondo la classificazione della IARC:
1) sostanze cancerogene di gruppo 1 (sicuramente cancerogene: evidenza sufficiente per l'uomo): Arsenico e composti, Cromo esavalente, Fuliggini, Nichel e composti;
2) sostanze cancerogene di gruppo 2A (probabilmente cancerogene: evidenze limitate per l'uomo, evidenza sufficiente per l'animale): Benzoantracene, Benzopirene, Berillio e composti, Cadmio e composti, Dibenzoantracene;
3) sostanze cancerogene di gruppo 2B (possibile cancerogeno per l'uomo: evidenze limitate per l'uomo): Benzofluorantrene, Bifenili polibromurati, Clorofenoli, Dibenzopirene, Esaclorobenzene, Piombo e composti, 2,3,7,8 Tetraclorodibenzodiossina (TCDD); per quest'ultima di seguito entriamo nel dettaglio.
Come già accennato, le intrinseche proprietà tossiche delle diossine e dei furani, se possibile, sono ancor più insidiose per la salute umana a causa del fatto che questi composti, così come molti altri clororganici, non sono biodegradabili e si accumulano nei tessuti degli organismi viventi.
Data la loro maggiore solubilità negli oli e nei grassi, piuttosto che nell'acqua, essi tendono a spostarsi dall'ambiente verso i tessuti grassi e negli organi bersaglio come il fegato e a bioaccumularsi negli organismi viventi.
Per esempio, la 2,3,7,8 - tetraclorodibenzo - p - diossina (2,3,7,8 - TCDD) si accumula nei pesci in concentrazioni di 159.000 volte maggiori di quelle riscontrate nell'ambiente acquatico circostante. Questo rapporto è definito il "fattore di bioaccumulazione".
Esso è stimato maggiore di 10.000 volte per sostanze tossiche quali policlorobifenili (PCB), esaclorobenzene, octaclorostirene, dibenzofurani policlorurati (PCDF).
Lo stesso vale per il DDT, mentre l'esaclorobutadiene si bioaccumula secondo un fattore maggiore di 17.000.
Gli esseri umani occupano una posizione ai vertici della catena alimentare, risultando così i più esposti all'accumulo dei composti clororganici. Questi, sebbene nella loro maggioranza possano resistere a qualsiasi tipo di escrezione ed alterazione biochimica naturale, possono essere eliminati dal corpo umano tramite il sangue, il liquido seminale e il latte materno.
I composti clororganici sono quindi trasferiti da una generazione all'altra, in dosi probabilmente maggiori. I feti ricevono significative quantità di sostanze clororganiche attraverso la placenta.
Una volta nati, essi ne ricevono dosi maggiori anche con il latte materno, perchè queste sostanze tossiche si sono accumulate nel corpo della madre seguendo differenti fattori di biomagnificazione.
Valga per tutti il caso delle popolazioni Inuit, gli Esquimesi che popolano la regione artica del Quebec, in Canada.
Elevati livelli di sostanze clororganiche sono stati riscontrati nei loro tessuti e nel latte materno, in quanto essi si cibano principalmente di pesci e mammiferi marini, occupando il vertice di una catena alimentare molto semplice e diretta.
I composti clororganici e, in primis, le diossine, i furani e i policlorobi(tri)fenili sono riconosciuti come estremamente tossici, a causa di numerosi effetti dannosi per la salute umana e di numerose specie animali, che non hanno la possibilità di difendersi da sostanze che sono estranee alla natura. Tra gli effetti più ricorrenti si riscontrano disturbi delle funzioni riproduttive e una diminuita fertilità; difetti alla nascita, danni embrionali. Alcuni clororganici come, ad esempio, le diossine, i furani e i PCB possono distruggere il sistema immunitario e inoltre sono cancerogeni, mutageni e teratogeni. Praticamente tutti, in dosi anche minime, danneggiano il fegato, i reni (le diossine anche il sistema cardiocircolatorio) e il sistema nervoso.
Gli esseri umani risultano tra i più indifesi all'esposizione delle sostanze organiche clorurate, in quanto come tutti i mammiferi, essi hanno un ciclo di vita abbastanza lungo e non possono sviluppare efficaci sistemi di difesa in poche generazioni. Pertanto è facilmente comprensibile il fatto che, per esempio, negli Stati Uniti d'America e in Canada, sono stati identificati 177 composti clororganici nei tessuti grassi, nel latte materno, nello sperma e nel sangue umano. Tra i più ricorrenti composti ritrovati, si segnalano i policlorodibenzofurani, l'esaclorobenzene e i policlorobi(tri)fenili. L'estrema tossicità delle diossine e dei furani nei confronti dell'uomo, della donna e degli animali è stata ben dimostrata da autorevoli ricercatori, da Agenzie e Organismi internazionali, e sul punto non ci dilunghiamo oltre.
Indagini mediche hanno inoltre evidenziato elevati quantitativi di diossine nel sangue dei lavoratori addetti agli inceneritori (Vedi Schechter, A.J. et al "Dioxin Levels in Blood of Municipal Incinerator Workers", Med. Sci. Res., 1991).
Non va comunque taciuto, che in un rapporto compilato dall'USEPA si ribadisce la pericolosità della 2,3,7,8-TCDD. In esso si afferma che l'esposizione alla diossina e ai suoi composti può essere associata all'insorgere di diversi tumori, quali linfoma maligno, sarcoma dei tessuti molli, cancro alla tiroide e ai polmoni. D'altra parte che la 2,3,7,8-TCDD sia un cancerogeno multiplo non è una novità, vista la sua potente e persistente azione di agonismo e antagonismo nei confronti degli ormoni.
Il rapporto conclude contrastando quanto sostenuto dalle industrie e dai governi, tra cui quello italiano, e cioè che in realtà la diossina non è pericolosa per l'uomo e che gli effetti micidiali osservati su animali da laboratorio non sono validi per calcolare il rischio corso dagli esseri umani.
Al contrario, secondo l'USEPA: "Sebbene i dati esistenti relativi agli esseri umani siano limitati, i modelli osservati sugli animali appaiono generalmente appropriati anche in funzione della stima del rischio per l'uomo" (USEPA Office of Health and Environmental Assessment, 1992).
Cerco di dare alcune indicazioni in merito alle valutazioni e alle misure proposte da organismi internazionali per alcuni microinquinanti presenti anchenelle emissioni degli inceneritori.
I microinquinanti organici persistenti (POPs) sono costituiti da un gruppo di sostanze costituito principalmente dalle PCCD e PCDF, dai PCB, dall’esaclorobenzene e da diversi pesticidi organoclorurati. L’attenzione dei ricercatori, delle istituzioni sanitarie e dei governi (UNEP 1995) si è interessa, negli ultimi anni, su tali sostanze per le caratteristiche tossicologiche di queste sostanza, attive anche a microdosi, per la loro bassa degradibilità ambientale e, quindi, cumulabilità nell’ambiente e negli organismi, nonchè per l’accertata ubicuità di tali sostanze oramai distribuite su tutto il pianeta anche in luoghi lontanissimi dalle fonti quasi esclusivamente i paesi industrializzati - che le immettono nell’ambiente e per gli effetti sanitari emergenti dovuti all’esposizione a queste sostanze.
Tra i POPs figurano sostanze come già detto - che sono emesse anche dagli impianti di incenerimento, tra cui ricordiamo le PCDD/F e i PCBs.
Le istituzioni sanitarie hanno introdotto dei "limiti" di riferimento per tentare di "pesare" gli effetti dell’esposizione umana a queste sostanze.
Questi limiti (TDI o ADI) sono costituiti da "livelli giornalieri accettabili" ovvero da livelli di esposizione che, durante la vita media di un individuo, non dovrebbero comportare sulla base delle conoscenze scientifiche un rischio "apprezzabile".
Questi limiti si basano sul "Lowest observable effect level" (LOAEL) ovvero il livello di esposizione al di sotto del quale non si sono riscontrati effetti negativi sugli animali da laboratorio. Di norma i LOAEL ottenuti sugli animali sono estrapolati nell’uomo riducendoli di due ordini grandezze (1/100) .
L’OMS, con questo sistema, ha definito nel 1990 - un TDI per la sommatoria delle PCDD, dei PCDF e dei PCB "dioxin-like" pari a 10 picogr TEQ per kg di peso corporeo al giorno (esposizione cronica su 70 anni di vita media) (vedi WHO Environmental Health Criteria 88, Polychlorinated Dibenzo-para-dioxins and Dibenzofurans, IPCS WHO 1989 e WHO Consultation on tolerable daily intake from food of PCDDs and PCDFs : Summary report , WHO regional office for Europe, EUR/ICP/RCS O30S), nel 2000 l’OMS ha rivisto tale limite e ha proposto due valori 1 pg TEF/kg/giorno come valore "obiettivo" e 4 pg TEF/kg/giorno come limite massimo (v. WHO "WHO experts re-evaluate kealth risk of dioxins", WHO/45, 3 giugno 1998; WHO "Assessment of the health risk of dioxins : re-evaluation of the Tolerable Daily Intake (TDI), WHO Consultation, 25-29 maggio 1998, Ginevra). Nella revisione in corso si intende portare il valore a 1 pg TEF/kg/giorno come limite al di sotto del quale non si sono riscontrati effetti sullo sviluppo neurologico e del sistema endocrino, in altri termini ridurre i correnti livelli medi di esposizione che nei paesi industrializzati sono stimati tra i 2 e i 6 picog TEQ giornalieri per kg di peso corporeo.
Per comprendere, fino in fondo, l'estrema tossicità delle diossine, basti dire che considerando la dose massima giornaliera inizialmente ammessa dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (10 picogr TEQ kg/giorno), la dose annua "tollerabile" per un individuo di 60 Kg di peso sarebbe di soli 219 nanogrammi (ng) e cioè circa 0,22 microgrammi (µg).
Un solo grammo di diossina rappresenterebbe pertanto la dose annua per 4.500.000 persone ! In questo contesto si può ben comprendere il significato che rivestono i milligrammi e i grammi di diossine e furani originati ed emessi nell'ambiente da un impianto di incenerimento per R.S.U. o per rifiuti speciali (R.S.) o per rifiuti tossico-nocivi (R.T.N.) e pericolosi.
Questi limiti sono stati sottoposti a osservazioni critiche, le principali evidenziano che la definizione stessa di un limite non equivale a un "rischio zero" riferito in particolare agli effetti cancerogeni di tali sostanze, ovvero, in altri termini, che non ci sono delle dosi senza effetto per sostanze che hanno la caratteristica di essere dei "distruttori endocrini" e/o di possedere un potere cancerogeno, mutageno e/o teratogeno.
Inoltre è stato evidenziato che questi limiti non possono essere considerati "protettivi" per la salute individuale e pubblica in quanto considerano l’effetto tossicologico di una sostanza alla volta, ma non valutano la realtà dell’esposizione umana e ambientale ad un insieme di sostanze con caratteristiche tossicologiche più o meno simili, comprensive degli effetti sinergici o cumulativi delle stesse. Un’ultima critica è stata avanzata in merito al fatto che non tengono conto della particolare reattività degli individui nella fase della crescita (neonati) che hanno forme di difesa dalle aggressioni esterne diverse e meno efficaci degli individui adulti.
L’EPA ha proposto delle soglie di esposizione individuale, sempre rimanendo alle diossine e per le diverse vie espositive (inalazione, ingestione, contatto dermico), pari a 0,01 pg TEF/kg/giorno (EPA 1994, Health assessment document for 2,3,7,8-tetrachlorodibenzo-p-dioxin (TCDD) and related compounds. Volume II of III, EPA 600/BP-92/001c), questo valore, secondo questa Agenzia, terrebbe conto anche degli effetti cancerogeni. Va ricordato però che tali soglie sviluppate dall’EPA a partire dalla fine degli anni ’60 per motivi amministrativi - appaiono anch’esse arbitrarie in quanto questo limite definirebbe una soglia di "accettabilità" al rischio cancerogeno. L’EPA individua tale soglia nella concentrazione di esposizione di una data sostanza equivalente ad un rischio aggiuntivo di patologie neoplastiche pari o inferiore a 1 caso ogni milione di abitanti (1 * 10 6), quale parametro di rischio accettabile per la popolazione generale esposta cronicamente per tutta la vita a quella sostanza cancerogena.
Infatti l’EPA individua altre "soglie" : un rischio tollerabile per la popolazione lavorativa tra 1 caso aggiuntivo ogni 100.000 esposti e 1 caso aggiuntivo ogni 10.000 esposti, range di rischio che viene contestualmente giudicato come socialmente inaccettabile, mentre una valutazione di esposizione da cui risulterebbe un rischio aggiuntivo superiore a 1 caso ogni 10.000 esposti viene indicato come socialmente inaccettabile.
Un esempio di applicazione di tale principio viene mostrato nella tabelle che segue e relativa alla proposta di un impianto di incenerimento ad Arcola (La Spezia).
Per quanto concerne le PCDD e i PCDF l’estensore dello "studio di compatibilità " dell’impianto ha dichiarato di aver estrapolato un limite di qualità dell’aria dalle indicazioni dell’EPA, pari a 0,039 picogr/mc, corrispondente ad un rischio di incremento di tumori inferiore a 1 su 1.000.000, cioè "accettabile".
Dal raffronto di tale soglia con quella stimabile dalla ricaduta dell’emissione del progetto di inceneritore, sulla base delle emissioni previste e delle caratteristiche meteo-climatiche della zona, l’estensore ritenne dimostrata l’assenza di rischio l’accettabilità del rischio nel caso di specie. L’estensore dello studio dovette però rivedere il proprio modello di ricaduta riverificando le valutazioni inerenti la ricaduta dei contaminanti, ma si dimenticò di farlo anche per i microinquinanti. Nella tabella sono mostrati per estrapolazione dei dati dell’estensore dello studio e applicando il medesimo modello i risultati di tale stima che evidenzia il superamento dei "limiti" ricavati dall’estensore dello studio per le PCDD/PCDF, e non solo.
Tabella 16. Raffronto tra le "concentrazioni massime ammissibili" di alcuni microinquinanti e le concentrazioni stimate in atmosfera all’altezza del suolo nello Studio e nelle Integrazioni CIR (La Spezia)
Contaminante
Concentrazioni massime ammissibili (*)
Concentrazioni in aria all’altezza del suolo, Studio di impatto ambientale (*)
nanogr/mc
Concentrazione in aria all’altezza del suolo, Integrazione all’impatto ambientale (**) nanogr/mc
nanogr/Nmc
Camino da 80 m
Camino da 40 m
Camino da 80 m
Camino da 40 m
Mercurio
200
0,5
1
40
119-60
Cobalto
690
5
10
//
//
Manganese
33
5
10
//
//
Diossine (Teq)
0,039 picogr/mc
0,0011 picogr/mc
0,0022 picogr/mc
1 picogr/mc
0,08 picogr/mc
Cadmio
0,93
0,5
1
40
119-60
Cromo
0,14
0,05
0,1
//
//
Fonti:
(*) pag 174 dello Studio di compatibilità CIR
(**)elaborazione dell’autore (per diossine e mercurio) sulla base delle tabelle riportate a pag. 12 e 13 delle Integrazioni allo studio di compatibilità CIR.
Si evidenzia che la "concentrazione massima ammissibile" in atmosfera, indicata nello studio relativo all’impianto di Arcola, equivale a quella indicata dalla Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale dell'Istituto Superiore di Sanità nel 1988 (pari a 0,04 picogr/mc), concentrazione che viene considerata come "livello d'azione" finalizzato a mantenere l'esposizione umana al di sotto di 1 picogr/kg/giorno (nello Studio viene presentato un "fattore di pendenza" per la 2,3,7,8 TCDD pari a 15 picogr/kg/giorno).
Tabella 17. Limiti tecnici di riferimento previsti per la bonifica del terreno contaminato di Seveso e limiti massimi "fissati" per i diversi comparti ambientali per le PCDD e per i PCDF.
Matrice ambientale
Limiti massimi "fissati" ai fini della bonifica del territorio di Seveso, definiti dalla Regione Lombardia
Limiti tecnici previsti per la bonifica del territorio contaminato di Seveso
(CCTN) (*)
Livelli "d'azione" (CCTN) (**)
2,3,7,8 TCDD (a)
2,3,7,8 TCDD (a)
PCDD+PCDF (b)
aria ambiente esterno
n.p.
n.p.
0,00004 nanogr/m3
aria ambiente di lavoro
n.p.
n.p.
0,00012 nanogr/m3
acqua potabile
n.p.
n.p.
0,00005 nanogr/litro
acque reflue industriali
n.p.
n.p.
0,00050 nanogr/litro
terreno coltivabile
750 nanogr/m2
750 nanogr/m2
0,010 nanogr/gr
terreno non coltivabile
5.000 nanogr/m2
5.000 nanogr/m2
0.050 nanogr/gr
pareti esterne
750 nanogr/m2
75 nanogr/m2
pareti interne
10 nanogr/m2
10 nanogr/m2 (c)
25 nanogr/m2
Note:
a) Limiti riferiti alla sola 2,3,7,8 Tetraclorodiossina, il più tossico tra le TCDD.
b) Limiti riferiti alla somma delle PCDD e delle PCDF espresse come TCDDequivalenti (TE).
c) Sono previsti anche limiti cumulativi per le PCDD e i PCDF pari a 1.000 nanogr/m2 per ambienti interni e macchine.
(*) Parere della Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale sui limiti tecnici di riferimento da adottare per le PCDD e le PCDF, seduta del 12.11.1985.
(**) Parere della Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale sui PCDD e le PCDF, seduta del 12.02.1988.
Va anche ricordato che per quanto concerne le PCDD e i PCDF è stata introdotta la cosiddetta scala TEF (tetraclorodibenzidiossine equivalenti) finalizzata a "pesare" la tossicità di un gruppo di isomeri di tali sostanze, ponendo pari a 1 la 2,3,7,8 TCDD (la cosiddetta diossina di Seveso), e gli altri isomeri pari a frazioni (da 0,5 a 0,0001 per PCDD e PCDF).
Questo sistema di valutazione delle concentrazioni delle numerose sostanze indicate come PCDD e PCDF è stato anch’esso sottoposto a critica, evidenziando che tale sistema sia una semplificazione della situazione reale e può non essere sufficientemente accurato nella descrizione degli effetti tossicologici.
Anche questo sistema applicato negli anni ’80 da diversi paesi e istituzioni ambientali e sanitarie - è stato sottoposto a numerose rivisitazioni che hanno, nel tempo, da un lato ridotto le differenze tra la 2,3,7,8 TCDD e gli altri isomeri e dall’altro ridotto il numero delle scale di riferimento (attualmente ridotte principalmente a 3 : quella dell’EPA, quella dell’OMS e quella dell’Unione Europea) per quali permangono ancora delle differenze. Ad esempio la 1,2,37,8 PentaCDD ha un fattore equivalente di tossicità pari a 0,5 nella scala Europea mentre in quella dell’OMS è pari a 1; le Octa CDD e le Octa CDF nella scala europea sono pari a 0,001 mentre in quella OMS sono pari a 0,0001. Ciò porta a valori diversi, per la stessa concentrazione di isomeri delle TCDD e delle PCDD, di TEF.
Inoltre, nel caso dell’Europa, non esistono ancora delle scale di TEF per i PCB (mentre sono stati proposti dall’OMS) per cui in Europa i PCB non vengono semplicemente considerati ( e sono stati addirittura eliminati tra i parametri per i quali vige l’obbligo di misurazione per le emissioni dagli inceneritori) mentre l’OMS li comprende (con fattori che variano da 0,1 a 0,00001 a seconda delle diverse sostanze classificate come PCB) e li "conta" nella proposizione di limiti di esposizione.
Come abbiamo già detto, la maggiore fonte espositiva per l’uomo per i POPs, e dunque anche per le PCDD e i PCDF, è rappresentata dalla catena alimentare, infatti, anche a parità - o a vicine - concentrazioni nelle diverse matrici ambientali di POPs, sono stati verificati significative differenze nella esposizione ovvero nei tessuti umani in funzione delle caratteristiche della dieta locale.
Rimanendo a PCDD, PCDF e PCB, avendo queste sostanze una spiccata caratteristica di lipofilità (sono insolubili nell’acqua ma si sciolgono nei grassi), si è riscontrata una maggiore esposizione nelle popolazioni nella cui dieta hanno un peso maggiore cibi con maggiore contenuto di grasso (latte, pesci, carni).
Non esistono dei limiti riconosciuti internazionalmente concernenti la presenza di tali sostanze negli alimenti, ma alcuni paesi hanno fissato dei limiti per determinati alimenti e/o per i suoli agricoli.
Tabella 18. Limiti fissati in alcuni paesi europei inerenti le concentrazioni massime nella sostanza grassa del latte di PCDD/PCDF
Stato
Concentrazione (pg ITEQ /g di sostanza grassa nel latte)
Note
Belgio
5
Germania
< 0,9
3,0
5,0
obiettivo di lungo termine
valore di intervento di primo livello : obbligo di miscelazione del latte contaminato con altro provenienti da fattorie e misure di contenimento delle fonti
valore di intervento di secondo livello : divieto di commercializzazione del latte
Olanda
6
Limite massimo da non superare
Gran Bretagna
16,6
comprensivo di PCBs
Austria
35
Indicato dal Ministero della Sanità, l’Agenzia per l’ambiente raccomanda il non superamento del limite olandese
Francia
1,0
> 5,0
Obiettivo di riferimento
Divieto di immissione sul mercato
Oltre ai limiti sopra indicati, per rimanere all’Europa, la Germania ha fissato in 10 pg ITEQ/g di peso asciutto (equivalente a 1 pg ITEQ/g su peso tal quale) quale limite per alcuni vegetali; inoltre, nel caso dei suoli, un superamento del limite di 40 pg ITEQ/g di sostanza secca, implica la definizione di pratiche agricole e la coltivazione di piante con caratteristiche biologiche tali da ridurre l’accumulabilità nei vegetali.
In Italia come vedremo anche più avanti un suolo a destinazione residenziale con una concentrazione superiore a 10 pg ITEQ/g (10 nanogr/kg) di sostanza secca è da considerarsi come sito contaminato dal DM 471/99.
Rammento da ultimo i limiti fissati dall’Unione Europea dopo la contaminazione di alimenti animali in Belgio nel 1999 da PCBs e diossine pari a 0,2 pg ITEQ/g di sostanza grassa per le carni fresche di pollo e maiale ed i prodotti da loro derivati. Infine rammento il limite, sempre dell’Unione Europea, fissato a 0,5 pg ITEQ /g riferiti alla polpa di limone utilizzata come mangime per animali (bovini) che aveva provocato una emergenza sanitaria in alcuni paesi (in particolare la Germania) a causa della importazione di mangime contaminato dal Brasile.
A fronte di questi limiti diversificati, qual’è la situazione attuale nei paesi ove sono state condotte delle indagini ?
Tabella 19 Sommario degli studi relativi alla esposizione a PCDD/PCDF e PCBs che hanno evidenziato il superamento di limiti internazionali
Paese/Alimento
Superamento di limiti
Dieta complessivaSpagnaGran Bretagna (bambini)Svezia del sud (consumatori di pesce)Taiwan del sud (consumatori di pesce di acqua dolce)
Superamento del TDI dell’OMS per diossine, furani e PCB
Dieta complessivaItaliaIsole Faroe (consumatori di carne)Popolazione Inuit del circolo artico, Canada
Superamento del TDI per PCB
Dieta complessivaIndiaIsole Faroe (consumatori di carne)Popolazione Inuit del circolo artico, Canada
Superamento ADI OMS/FAO per aldrin e dieldrinSuperamento ADI OMS/FAO per toxaphene
Pesci di acqua dolceSpagnaAustralia
Superamento MRL OMS/FAO per eptacloro e eptacloro epossido Superamento MRL OMS/FAO per PCB e chlordane
CarneVietnamMessico
Superamento MRL OMS/FAO per DDT
Latte e derivatiHong KongArgentinaMessico
Superamento MRL OMS/FAO per eptacloro e eptacloro epossido
In aggiunta a quanto riportato nella tabella 19 è da segnalare che, nel 1997, un’indagine del Ministero dell’Agricoltura francese (Direction générale de l’alimentation "Resultats du plan de surveillance de la contamination des produits laitiers per les dioxines", 28 mai 1997) ha evidenziato tassi allarmanti di diossina riscontrati nel latte prodotto in 34 dei 95 Dipartimenti del Paese. In tre Dipartimenti del Nord l’area a maggiore vocazione lattiera il tasso riscontrato è superiore a 3 picogrammi per grammo di grassi dei prodotti lattiero-caseari analizzati, rispetto ad un valore di riferimento che non dovrebbe superare 1 picogrammo, mentre a 5 picogrammi scatta la proibizione del consumo. La diossina dispersa nell’atmosfera appare dovuta all’attività degli inceneritori.
Lo studio in oggetto ha verificato che 40 prodotti analizzati (20 formaggi, 8 di burro, 12 di prodotti freschi) erano tutti contaminati da diossine. Il calcolo della razione giornaliera riferita in particolare a neonati ha evidenziato un superamento dei limiti individuali fissati dal Ministero della Sanità (ovvero 1 picogrammo di diossina per chilogrammo di peso corporeo al giorno): infatti un bambino di 10 anni del peso di 30 kg, stando a tale limite, non deve ingerire più di 30 picog/kg al giorno, mentre ipotizzando una razione giornaliera di 500 ml di latte, due porzioni di burro da 10 g, due yogurt da 150 ml e due porzioni di formaggio da 30 g si troverebbe a ingerire tra 156 e 92 pg di TCDDeq al giorno (corrispondenti ai prodotti a maggiore contaminazione e a quelli a contaminazione media). A tale esposizione, continua questo studio, va aggiunta quella derivante da altri alimenti a base di grassi animali in cui si è accertata la maggiore contaminazione da diossine; tale apporto supplementare è in grado di raddoppiare l’esposizione sempre per un bambino di 10 anni - quello derivante dai prodotti lattiero-caseari.
Le prefetture hanno vietato a sedici aziende agricole la vendita del latte prodotto e sono stati chiusi gli inceneritori di Halluin, Wasquehal e Sequedin (zona di Lille) assieme a quello di Maubeuge, nel nord del paese, dove si è accertato il superamento di 1.000 volte il vigente limite previsto dalle direttive dell’Unione Europea sulle diossine. Tant’è che la Francia sta riconsiderando la sua politica di smaltimento dei rifiuti urbani da decenni basata sull’incenerimento e sta sottoponendo gli impianti di incenerimento, fino a ieri vantati come sicuri e non inquinanti, a verifiche approfondite.
Analoghe verifiche sono in corso in Belgio per l’impianto di Anversa come per quelli di Weurt e Lathum in Olanda. In Olanda, è utile ricordarlo, nel 1989 l’inceneritore di Rotterdam fu spento e la produzione di latte del circondario fu distrutta per diversi anni per l’elevata presenza di diossine. In alcuni casi si sono verificate contaminazioni tra 11 e 14 nanog/l in TCDDeq a fronte di un limite massimo fissato in Olanda a 0,1 nanog/l; questo inquinante ha interessato anche in aziende di agricoltura biologica considerate erroneamente - al di fuori dell’area "a rischio".
Come già accennato la maggiore fonte espositiva (valutata in un range tra il 70 % e il 95 % a seconda delle condizioni socio-territoriali locali) ai microinquinanti clorurati è dovuta alla alimentazione per gli effetti di cumulabilità nella catena alimentare sopra ricordati. Per quanto concerne la presenza di questi tossici nell’aria le fonti sono concordi nell’evidenziare valori più elevati in prossimità di fonti di esposizione (inceneritori, impianti industriali correlati con l’emissioni di tali inquinanti, arterie di elevato traffico stradale) rispetto a zone considerate non disturbate e che subiscono "solo" gli effetti del trasporto su lunga distanza degli inquinanti atmosferici; i valori riscontrati in studi nei paesi industriali hanno dei range molto variabili, da 5 picogr/mc (caso di un inceneritore tedesco) a valori di mille volte inferiori.
L’indicazione della Commissione Consultiva Tossicologica Nazionale, come livello di azione, è pari ad una concentrazione di 0,04 picog/mc.
In Italia sono pochissimi gli studi in proposito, tra questi citiamo un recente studio svolto tra il 1995 e il 1996 in diverse zone della città di Milano è stata stimata una media di 0,0208 picog/mc nell’atmosfera di TCDDeq (come somma di PCB, PCDD e PCDF per il PCB è stato valutato un apporto pari al 10 %) con una distribuzione dei numerosi isomeri delle PCDD e dei PCDF "molto simile a quello delle emissioni dei forni di incenerimento dei rifiuti solidi urbani (nell’arco di 10 km dalle zone indagate sono attivi 3 impianti di questo genere ndr) e di processi metallurgici" (R. Fanelli, E. Davoli in AAVV "Il benzene e altri composti aromatici: monitoraggio e rischi per l’uomo", Fondazione Lombardia per l’Ambiente, 1998, pp.133÷151).
Studi precedenti sulla base di 18 analisi dell’aria urbana di Firenze e di 10 analisi dell’aria urbana di Roma hanno evidenziato concentrazioni di PCDD e PCDF : per Firenze, tra un minimo di 0,072 picog/mc in Teq e un massimo di 0,2 picog/mc in Teq, e per Roma, tra 0,048 e 0,277 picog/mc di Teq, con una concentrazione media per le due città stimata in 0,062 picog/mc.
(Berlincioni et al. 1995, 1993, 1992, Turrio-Baldassarri et al. 1994; riportati in "Compilation of EU Dioxin Exposure and Health Data - Task 2, Environmental levels", European Commission DG Environment, ottobre 1999, pag. 8, e "Annex Task 2", pag. 52).
Che tale questione sia tuttora all’ordine del giorno è confermato dal Seminario "Dioxins in the air", organizzato dall’Agenzie per l’ambiente del Belgio, con il patrocinio della Commissione UE, che si terrà a Bruges dal 19 al 20 novembre 2001.
Da ultimo va ricordato che nelle prossimità di un impianto di incenerimento o di altre grosse fonti di combustione (o anche aeroporti, nei coni di atterraggio e decollo) si possono verificare sia consistenti incrementi nelle concentrazioni in aria all’altezza del suolo di contaminanti "tradizionali" (ossidi di azoto, ossidi di zolfo in particolare) che di altri microinquinanti (idrocarburi policiclici aromatici) tali anche da incrementare il numero dei superamenti della soglia di attenzione previsti dalla normativa vigente (tale evenienza sarebbe preventivabile anche nel caso di alcuni metalli pesanti, se per questi esistessero dei limiti di qualità dell’aria). Si rimanda a quanto già detto, in via generale, alla problematica relativa alla cumulabilità degli impatti in un determinato territorio soggetto alla realizzazione di nuove opere con impatti elevati.
BRESCIA
REZZATO (Brescia) - Centosettanta milioni di euro per il rinnovo degli impianti e per l’ambiente. È quanto prevede il progetto di rinnovamento dello stabilimento Italcementi di Rezzato-Mazzano (Brescia), presentato ieri. Il gruppo ha deciso di intervenire sull’impianto con un piano che intende coniugare le due esigenze, con le migliori tecnologie disponibili sul mercato. In dettaglio, sarà realizzata una nuova linea produttiva del cemento grigio in sostituzione delle attuali due. L’investimento collocherà la cementeria ai primi posti al mondo. Molti i vantaggi anche sul piano ambientale del nuovo impianto: tra questi una riduzione tra il 20 e l’80% di tutte le emissioni. Le amministrazioni di Rezzato e Mazzano hanno ricevuto lo studio di impatto ambientale. L’iter valutativo sarà avviato oggi.
Tuesday, June 28, 2005
Paderno: il primo anno di Valter Motta a ``tutela`` di anziani, salute e ambiente
27 / 6 / 2005
Paderno: il primo anno di Valter Mottaa ``tutela`` di anziani, salute e ambiente
Eletto con il 60,48% delle preferenze, Valter Motta è da un anno il primo cittadino di Paderno, dopo aver sbaragliato il candidato del Ponticello, Francesco Ghisleni che aveva ottenuto il 39,52% dei voti. A capo della lista civica di centro-sinistra, Motta ha raccolto l’invito dei suoi colleghi di “Vivere la Piazza” di mettersi alla guida del paese dopo le due legislature di Angelo Rotta. Un incarico gravoso e responsabile, affinato però da anni di rodaggio come assessore al Bilancio e all’Ecologia.
Valter Motta
Un anno da Sindaco. Cosa ha provato la prima volta che ha indossato la fascia tricolore?In passato, da assessore, mi era gia` capitato di rappresentare il Sindaco, ma al momento del giuramento come Sindaco in Consiglio Comunale quella fascia mi sembrava sicuramente piu` pesante. In quel momento, il senso di responsabilita` e la consapevolezza degli impegni che mi aspettavano mi ha fatto pensare "ma chi te lo ha fatto fare"! Oggi, a distanza di un anno, me lo chiedo ancora anche se la consapevolezza di aver operato per un anno mi da qualche speranza in piu` di farcela anche per i prossimi quattro.
Quali promesse portate in campagna elettorale si sente di avere già portato a termine o comunque di essere a buon punto? Non mi piace parlare in termini di promesse elettorali ma di impegni sì. Il nostro primo impegno, pur in una fase congiunturale difficile, e` stato quello di confermare tutti gli interventi in ambito sociale che faticosamente in questi anni erano stati creati. Abbiamo poi dato priorita` alla progettazione di alcune opere pubbliche: scuole, fognature e centro sportivo i cui lavori inizieranno a breve. Sono poi particolarmente orgoglioso del rapporto di comunicazione che si e` creato con i cittadini grazie soprattutto al periodico comunale@paderno.
Su quali, invece, concentrerà tutte le sue energie?In questo primo anno avrei anche voluto affrontare la questione Piano Regolatore Generale: non ci siamo riusciti e la nuova legge Regionale di governo del territorio ci impone di ricominciare tutto da capo con un iter nuovo ancora da mettere a punto e da comprendere. Anche se gli strumenti tecnici non sono ancora tutti definiti, ci e` invece chiaro l`obiettivo che e` quello della conservazione del territorio: limitare al massimo il consumo di aree verdi per concentrarci invece sul recupero di aree dismesse o comunque parzialmente degradate.
Giovani, società sportive e anziani. Cosa ha fatto e cosa farà la sua amministrazione. La conferma di iniziative come il CAG, i progetti Blande Bande i centri estivi o di post scuola, i notevoli investimenti fatti e previsti sulle strutture scolastiche , sono come gia` detto una delle priorita` di questa amministrazione. La conferma e l`allargamento di alcuni servizi come la teleassistenza o l`assistenza domiciliare, piuttosto che l`impegno per la nascita di " Retesalute" sono invece il nostro biglietto da visita per gli anziani in difficolta`. La continua ricerca di occasioni e luoghi di incontro e socializzazione sono invece tra le nostre priorita` per quella fascia di persone magari pensionate ma ancora attive e dinamiche. L`impegno, anche economico, per migliorare le strutture sportive comunali date in uso all`Associazione Sportiva Padernese e` la testimonianza della nostra attenzione per questa realta`. ASP e GSO sono le realta` sportive presenti sul territorio; l`amministrazione contribuisce alle loro attivita` con un contributo economico ma sono soprattutto la passione ed il lavoro degli associati che rendono possibili molti progetti. Al mondo del volontariato, sportivo e non, va tutto il nostro ringraziamento.
Questione Italcementi. Un problema eredita ma che quest`anno si è riproposto nuovamente. Cosa si sente di dire ai suoi cittadini. In questi ultimi anni, i rapporti con Italcementi sono stati molto difficili pur se corretti. Abbiamo ritenuto, e continuiamo a crederlo, che certi interventi in una realta` ed un territorio in sofferenza come il nostro siano perlomeno inopportune. Italcementi, legittimamente, persegue obiettivi ed ha interessi che non coincidono con i nostri. I comuni, in particolare quelli vicini, hanno davvero pochissime possibilita` di influenzare le decisioni e le scelte che vengono compiute a livello piu` alto. Non ci piace il ruolo di "signor no" sempre e comunque: in questi mesi stiamo spendendo molte serate per cercare di capire, approfondire e valutare tutti gli aspetti complessi di una struttura industriale come una cementeria. Ai miei concittadini mi sento di dire che stiamo lavorando per ottenere garanzie perche` non ci basta che la situazione non peggiori ma pretendiamo che ogni intervento sull`impianto o sul ciclo produttivo porti a dei miglioramenti evidenti sul territorio e sulla salute dei cittadini.
Come sono i rapporti con la minoranza?Qualche difficolta` all`inizio ma ritengo che ora si sia appianata. Credo nel rispetto reciproco anche quando, come e` legittimo, le posizioni sono distanti: a volte contrapposte. Se poi si riesce a raggiungere una sintesi ed una convergenza ancora meglio. Del resto l`obiettivo, quello del bene comune, deve essere lo stesso per entrambi; le differenze ed, a volte, i contrasti stanno solo sulla via migliore per raggiungerlo.
Questa Amministrazione Motta, come e per cosa vorrebbe fosse ricordata?Si dice che faccia piu` rumore un albero che cade rispetto ad una foresta che cresce. Se e` cosi`, mi piacerebbe che questa amministrazione non fosse ricordata per nessun albero caduto ma fosse dimenticata per aver fatto crescere la foresta! Cio` che solitamente finisce sui giornali sono le cattive notizie; difficilmente i fatti positivi fanno scalpore. Mi spiace per voi giornalisti ma da questo punto di vista mi piacerebbe che Paderno finisca il meno possibile sui giornali. Se poi dobbiamo essere necessariamente ricordati, mi auguro che sia per la serenita` sociale raggiunta e la riqualificazione del territorio urbano.
Dopo un anno a chi si sente di dire grazie in primo luogo?Innanzitutto alla mia famiglia che in questi 12 mesi ha imparato a convivere con un fantasma che ha trasformato casa sua in poco piu` che un albergo. Poi a tutti coloro che, in forme e con ruoli diversi, condividono con me questa fatica e questo cammino alleggerendomi di molte incombenze. A tutti loro, i nomi non servono perche` ciascuno sa a chi mi riferisco, deve andare la mia gratitudine assieme alla preghiera di andare avanti cosi`.
Come ci si sente a unire in matrimonio due giovani?Devo dire la verita`: la prima volta credo che fossi piu` emozionato io degli sposi. Nonostante il rito civile sia abbastanza semplice, si ha chiara la percezione di compiere un atto che avra` una influenza determinante nella vita di due persone e, cosa piuttosto rara per un Sindaco, non si ha a che fare con un problema ma con un momento di festa.
La cosa che più L`ha infastidita in questo anno da Sindaco.Il senso di impotenza. La difficolta` nell`operare per via di tutti quei vincoli burocratici e non che pero` limitano, a volte molto, le possibilita` di scelta o la rapidita` nell`esecuzione delle scelte. I legittimi, e doverosi, strumenti di controllo, le normative e le leggi a cui, giustamente, tutti noi siamo tenuti ad attenerci che ci impediscono di fare cio` che vorremmo, nel modo che vorremmo. Quante volte mi sono sentito dire: "ma sei o no il Sindaco?" come se bastasse cio` per fare cio` che si vuole!
Quella che Le ha dato maggiore soddisfazione. I ringraziamenti. Spesso, anche giustamente, ricevo sollecitazioni, lamentele o critiche se qualche cosa non va come dovrebbe o come si vorrebbe. Quando pero` qualche cosa funziona, od un problema e` stato risolto, spesso si ritiene che cio` sia semplicemente un fatto dovuto, ed in parte e` vero; ma ricevere comunque dei ringraziamenti per questo, e qualche volta e` successo, fa certamente piacere
Un messaggio ai suoi cittadini. Come ho gia` detto non voglio fare promesse con il rischio di non poterle mantenere. Posso solo garantire l`impegno mio e dei miei collaboratori per fare del nostro meglio sempre e comunque. Credo molto nell`ascolto: ho cercato e cerchero` di ascoltare tutti. E` stato e sara` impossibile accontentare tutti ma cercheremo di tenere in considerazione i punti di vista di tutti.
Sunday, June 26, 2005
Operaio si ustiona. Guarirà in 30 giorni
Operaio si ustiona. Guarirà in 30 giorni
Se la caverà con una trentina di giorni di prognosi un operaio di 44 anni di Palermo rimasto ferito in un incidente sul lavoro accaduto nel cantiere del Monte Giglio dove sono in corso i lavori di scavo del tunnel dell'Italcementi da Calusco a Collepedrino.
Il lavoratore, dipendente della ditta di Roma che sta eseguendo l'opera, è rimasto ustionato al braccio e al fianco. L'operaio stava pulendo gli ingranaggi di un macchinario con della benzina quando improvvisamente il bidoncino ha preso fuoco. L'uomo ha preso il recipiente ed è corso all'esterno è in questa fase che si è ustionato. Subito sono scattati i soccorsi. Sul posto è giunto l'elicottero del 118 che ha trasportato il ferito agli Ospedali Riuniti di Bergamo dove è stato ricoverato. Guarirà in 30 giorni.
Saturday, June 18, 2005
Porto Empedocle. (f.d.m.) - «Chi pensa che l'Italcementi sia già pronta a bruciare rifiuti si sbaglia».
Porto Empedocle. (f.d.m.) - «Chi pensa che l'Italcementi sia già pronta a bruciare rifiuti si sbaglia».
Porto Empedocle. (f.d.m.) - «Chi pensa che l'Italcementi sia già pronta a bruciare rifiuti si sbaglia». E' categorico l'assessore comunale all'Urbanistica, Luigi Troja ad alcuni giorni di distanza dall'esplosione del caso. Il caso dell'accordo stipulato dal gruppo industriale bergamasco con la società agrigentina «Catanzaro costruzioni», relativo alla parziale riconversione dell'impianto empedoclino attualmente alimentato dal carbone, ma in un prossimo futuro «spinto» dai rifiuti. Rifiuti adeguatamente trattati dalla società con sede in contrada San Benedetto. Se fosse per gli imprenditori la faccenda potrebbe dunque subire la svolta già entro poche settimane, ma ci pensa l'assessore a far tirare il freno a chi vorrebbe correre. «E' evidente che su questa faccenda l'ultima parola spetti all'amministrazione comunale. Senza le nostre necessarie e indispensabili valutazioni nessuno può rilasciare la concessione edilizia necessaria a realizzare l'impianto. Al momento - sottolinea Troja - la questione è al vaglio degli organismi amministrativi competenti ed è per questo che non è ammissibile il verificarsi di fughe in avanti da parte di questo o quel soggetto privato». L'assessore parla dunque senza mezzi termini di fughe in avanti anche se dall'Italcementi e dalla ditta Catanzaro si resta effettivamente in attesa di un pronunciamento da parte dell'amministrazione comunale. Un'amministrazione che attende di riequilibrarsi all'interno della coalizione di maggioranza, ma che comunque conferma la propria vitalità, almeno sentendo l'assessore all'Urbanistica. Anche perché toccherà proprio al settore coordinato da Troja accettare o scartare la proposta dell'Italcementi e della Catanzaro. Un pronunciamento che dovrebbe avvenire in tempi abbastanza brevi, anche se incombe la pausa estiva con una crisi politica in atto, dai risvolti ancora tutti da chiarire. Intanto, per venerdì prossimo i consiglieri comunali, Giovanni Prestia, Salvatore Agrò, Paolo Fradella e Elio Lala hanno indetto una conferenza stampa sui temi caldi del momento. Ovvero la realizzazione del centro commerciale nell'ex Montedison, dell'impianto di rigassificazione nell'area Asi e, appunto della parziale riconversione dell'Italcementi. Temi di scottante attualità che si intersecano alla perfezione con l'altrettanto incandescente clima politico. Un clima che nelle ultime ore non ha fatto registrare variazioni di sorta. Si resta infatti in attesa di conoscere le posizioni dei vertici empedoclini, provinciali e regionali della Casa delle Libertà. In tutto questo marasma ecco che le vicende tutt'ora in ballo assumono ancor più importanza, trattandosi di argomenti sui quali discutere e decidere. Decisioni fondamentali per il futuro stesso di Porto Empedocle. In attesa di ulteriori sviluppi sui vari fronti caldi del momento, una notizia certa c'è. Sabato prossimo riapre al traffico veicolare la via Empedocle. L'ultimo ok è arrivato ieri mattina nel corso di un sopralluogo. La cerimonia d'inaugurazione è in programma alle 18, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose del paese. E di questi tempi, un evento «vero» ci vuole come il pane.
Wednesday, June 15, 2005
INTERROGAZIONE PARLAMENTO EUROPEO
Su indicazione del Circolo Ambiente, la parlamentare europea Monica Frassoni ha presentato un'interrogazione sul nuovo decreto sui rifiutiAl Parlamento Europeo un'interrogazione contro i rifiuti in Cementeria !Roberto Fumagalli: "Occorre fermare la lobby italiana dei cementifici"
MERONE (CO) - Un'interrogazione alla Commissione Europea sull'incenerimento dei rifiuti nei cementifici. A presentarla la parlamentare europea Monica Frassoni (dei Verdi), su indicazione del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" di Merone.L'interrogazione (allegata) riguarda i contenuti del recente decreto del Governo italiano sull´incenerimento dei rifiuti, che favorisce la lobby dei cementifici.Il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", subito dopo la pubblicazione del decreto, aveva provveduto ad informare alcuni Parlamentari Europei, in merito all'incongruenza del decreto italiano rispetto alla Direttiva comunitaria. E la risposta non si è fatta attendere: la parlamentare Monica Frassoni ha presentato un'interrogazione scritta, nella quale chiede alla Commissione Europea "...quali iniziative intende intraprendere per dare attuazione ... anche in Italia alla Direttiva Europea sui rifiuti".Il Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" ha denunciato che il Decreto Legislativo, approvato dal Governo Berlusconi lo scorso 29 aprile, consente ai cementifici di continuare a incenerire senza autorizzazione e senza nessuno studio di impatto ambientale!Infatti in Italia, a differenza che nel resto d'Europa, i cementifici possono incenerire alcune tipologie di rifiuti (tra cui il CDR) senza alcuna autorizzazione, ma semplicemente con una comunicazione inviata alla Provincia competente!La parlamentare Monica Frassoni evidenzia inoltre altre due storture del decreto italiano. Scrive infatti nella sua interrogazione: "... in caso di mancata verifica da parte dell'autorità competente, si "delega" al gestore dell'impianto, tramite soggetto abilitato, la verifica di conformità dell'impianto stesso all'autorizzazione rilasciata.
Conoscendo i tempi di intervento delle amministrazioni provinciali e ARPA italiane, si delegano, di fatto, i controlli agli stessi controllati". Ed ancora: "... nell'autorizzazione l´autorità competente stabilisce il periodo massimo di tempo durante il quale, a causa di disfunzioni o guasti, le concentrazioni degli inquinanti possono superare i valori limite di emissione autorizzati. In pratica una licenza ad inquinare oltre i limiti di legge".Commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi": "Auspichiamo che l'interrogazione porti alla revoca del decreto del Governo Berlusconi. È infatti necessario fermare la lobby dei cementifici, che in Italia ottiene sempre generosi appoggi. Ormai molti cementifici si stanno trasformando in inceneritori. A Merone già oggi la Cementeria Holcim può bruciare fino a 100.000 tonnellate all´anno di rifiuti, a tutto danno dell´ambiente e della salute dei cittadini".(Per altre informazioni vedasi anche il nostro precedente comunicato stampa, del 30 maggio, alla pagina: www.circoloambiente.org/comunicati/cementlegge2005.htm ).
CIRCOLO AMBIENTE "Ilaria Alpi"Merone, 10 giugno 2005
PARLAMENTO EUROPEO
SCHEDA DI DEPOSITO DI UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
Destinatario: CONSIGLIO
COMMISSIONE
INTERROGAZIONI ORALI
I
nterrogazione orale con discussione (art. 108)
Tempo delle interrogazioni (art. 109)
INTERROGAZIONI SCRITTE
I
nterrogazione scritta (art. 110)
Interrogazione scritta prioritaria (art. 110,4)
AUTORE(I):
Monica Frassoni
OGGETTO:
(da indicare)
Attuazione della Direttiva 2000/76/CE in materia di incenerimento dei rifiuti in
Italia
TESTO:
Dopo la condanna della Corte europea per la mancata attuazione della Direttiva 2000/76/CE
(Sentenza della Corte di Giustizia Ue, Quarta Sezione, del 2 dicembre 2004, causa C-97/04), il 29
aprile 2005 il Governo Italiano ha approvato il Decreto Legislativo denominato Attuazione della
Direttiva 2000/76/CE in materia di incenerimento dei rifiuti.
L'art. 21 comma 4, del Decreto consente agli impianti di co-incenerimento non sottoposti ad A.I.A.,
di utilizzare le procedure semplificate di cui al cosiddetto Decreto Ronchi. Tale procedura è in
contrasto con la normativa comunitaria in vigore.
L'art. 21, al comma 7, prevede l'obbligo di presentazione dello studio di impatto ambientale solo
per gli impianti di incenerimento esistenti, operanti in base alla procedura semplificata prevista dal
Decreto Ronchi, e non anche per gli impianti di co-incenerimento, fra i quali centrali elettriche e
cementifici. Anche in questo caso in contrasto con la direttiva comunitaria in vigore.
All'art. 4 comma 9 e all'art. 5 comma 13, in caso di mancata verifica da parte dell'autorità
competente, si "delega" al gestore dell'impianto, tramite soggetto abilitato, la verifica di conformità
dell'impianto stesso all'autorizzazione rilasciata. Conoscendo i tempi di intervento delle
amministrazioni provinciali e ARPA italiane, si delegano, di fatto, i controlli agli stessi controllati.
All'art. 16 comma 1, si indica che nell'autorizzazione l’autorità competente stabilisce il periodo
massimo di tempo durante il quale, a causa di disfunzioni o guasti, le concentrazioni degli
inquinanti possono superare i valori limite di emissione autorizzati. In pratica una licenza ad
inquinare oltre i limiti di legge.
Quali iniziative urgenti la Commissione intende intraprendere per dare attuazione, e non
stravolgimento, anche in Italia alla Direttiva 2000/76/CE?
Firma(e): Data: 08/06/2005
IT
Sunday, June 12, 2005
INCONTRO PUBBLICO COINCENERIMENTO DI CDR, ECOFLUID E RASF
INCONTRO PUBBLICO
"IMPIANTO ITALCEMENTI DI CALUSCOPROGETTO DI COMBUSTIONE DI RIFIUTI CDR, ECOFLUID E RASF"
Invitiamo tutta le popolazione a prendere parte.
Martedì, 21 GIUGNO 2005
COMUNE DI CALUSCO D’ADDA
Municipio, sala consiliarePresentazione delle sostanze e valutazioni del progetto
21.00 Saluti a cura del Sindaco di Calusco
21.15 CDR, RASF, Ecofluid: cosa si cela dietro queste sigle a cura di un Esponente del tavolo tecnico
21.30 Il tavolo tecnico: obiettivi e contesto del suo lavoro a cura del Coordinatore del programma
21.45 Le osservazioni al SIA di Italcementi e le risposte avutea cura dell’Esponente del Comune di Calusco nel tavolo tecnico
22.15 La presenza dell’impianto nella crescita territoriale a cura dell’Esponente di Legambiente nel tavolo tecnico
23.00 Dibattito
Coordina Istituto Ricerca Ecopolis
corriere della sera 12 06 06
In bici lungo l’Adda, museo della memoria Da Trezzo al lago di Lecco: storia, avventura e una torre Eiffel che scavalca il fiume
Ha davvero una gran voce questo Adda, che al Renzo manzoniano in fuga da Milano inviava una promessa di libertà. E’ un corposo fruscio, uno spumeggiante basso continuo, che si leva rimbombando dal suo corso incassato fra alte sponde verdeggianti. Qui fra Trezzo e il lago di Lecco, nell’area del Parco dell’Adda Nord, il fiume più caro ai lombardi si presenta come uno straordinario museo storico, naturalistico e antropologico. Sulla riva destra orografica una strada percorribile a piedi o in bicicletta segue il fiume, immersa nel canyon vegetale che crea uno stacco dal soprastante mondo di fabbrichette e villette e centri commerciali e code perenni sull’A4. E’ una prospettiva dal basso, integralmente fluviale, da cui guardare il famoso bel cielo così bello quando è bello e le mirabili costruzioni che vi si stagliano. Con le sue acque, che qui sembrano ignare di scarichi, scorie e detriti, l’Adda scorre misterioso e a tratti incassato e invita a qualche avventura picaresca che richiama i romanzi del Mississippi americano. Si pedala nel profumo della vegetazione, del fango scaldato, dell’aria fresca e umida che si leva dalla corrente e si è costretti a dirsi che ci sono più luoghi belli tra Milano e Bergamo di quanto sono disposte a pensare le teste degli uomini. Perfino l’industria lombarda è riuscita a costruire dei capolavori in questo tratto del fiume, a cominciare dal ponte in ferro di Paderno d'Adda, ritenuto uno dei simboli dell'archeologia industriale in Italia. Si passa sotto la sua mastodontica arcata, una specie di miracolosa torre Eiffel gettata sopra il fiume, e non si può non restare ammirati da questo ingegnoso manufatto che sarebbe piaciuto a Jules Verne. Costruito in soli 22 mesi tra il 1887 ed il 1889 dalla Società Nazionale delle Officine Savigliano su progetto dell'ingegnere svizzero Rothlisberger, il ponte è figlio della civiltà del ferro e della ghisa e collega le due rive, separate, prima ancora che dal confine storico tra il ducato di Milano e la Serenissima, da due altissime sponde di ceppo. Agli stessi anni ci riporta il villaggio operaio di Crespi d’Adda, un caso singolarissimo di utopismo e filantropia industriale. Si tratta infatti di un centro sorto dal nulla, sul modello delle company towns inglesi, per accogliere operai, impiegati e dirigenti del cotonificio di Cristoforo Benigno Crespi. C’è di tutto, dai grandi edifici plurifamiliari per gli operai alla villa dei Crespi, che è una specie di castello merlato, eretto di fronte all’altro edificio-simbolo, la chiesa. L’Adda è il fiume dei linifici, dei cotonifici, dei canapifici, delle filande, delle centrali, che ancora recano l’impronta di una borghesia illuminata, più vicina all’ottimismo asburgico che alla satira deformante di Gadda. Che nel 1995 l’Unesco abbia inserito il villaggio nella lista dei suoi siti dimostra quanto i nostri imprenditori guardassero lontano Più a Nord l’Adda si insinua nelle forre che furono ben presenti a Leonardo quando dipinse la Vergine delle Rocce. Proseguendo verso Brivio le sponde si abbassano, il paesaggio diventa più aperto. L’Adda rallenta il suo corso in alcuni meandri, dando vita a una zona paludosa denominata Isola della Torre e Isolone del Serraglio. E’ un’oasi umida risparmiata dal cemento, una riserva naturalistica dietro cui si levano le muraglie calcaree delle Grigne e del Resegone. L’ultima scoperta di quest’altra Lombardia fuori porta, che continua ad andare piano, come le acque del suo fiume più famoso.
Saturday, June 04, 2005
ITALCEMENTI/ COMPLETATO TUNNEL TRA CAVE E IMPIANTO CALUSCO D'ADDA
Galleria sotterranea di 10 km per trasporto automatico materiale
Milano, 31 mag. (Apcom) - Una galleria sotterranea lunga quasi 10 chilometri per unire le cave alla cementeria Italcementi di Calusco d'Adda, in provincia di Bergamo: è l'opera che è stata completata oggi, alla presenza del consigliere delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, di alcuni dirigenti dell'azienda e di tutte le maestranze coinvolte.
L'opera - come si apprende da una nota diffusa da Italcementi - permetterà il trasporto del materiale in modo completamente automatizzato. Al suo interno un nastro trasportatore viaggerà alla velocità di 9 chilometri all'ora e sarà in grado di trasportare 600 tonnellate all'ora di materiale. "Questa soluzione - si legge nella nota - avrà soprattutto un impatto positivo sul traffico locale, permettendo di eliminare il ricorso al trasporto integrativo su strada - da Pontida a Calusco - quantificabile in circa 10 mila mezzi all'anno".
Il tunnel fa parte dei lavori di 'revamping' della cementeria di Calusco iniziati nell'aprile del 2001 e che hanno richiesto un investimento complessivo di 150 milioni di euro. Gli interventi hanno riguardato la rilocalizzazione delle strutture a maggior impatto ambientale. "Il tunnel sotterraneo che collega le due cave - scrivono da Italcementi - segna oggi il completamento del progetto che ha dato vita alla Nuova Calusco".
I lavori sono stati eseguiti dal Consorzio Monte Giglio di cui fa parte la Seli di Roma, una delle principali società specializzate nella realizzazione di trafori e galleria. I lavori sono durati 46 mesi impegnando circa 100 persone.
copyright @ 2005 APCOM
COMPLETATO IL TUNNEL CHE UNISCE LE CAVE ALLA CEMENTERIA DI CALUSCO D'ADDA (BG) CAVE A CEMENTERIE
COMPLETATO IL TUNNEL CHE UNISCE LE CAVE ALLA CEMENTERIA DI CALUSCO D'ADDA (BG)
Bergamo, 31 maggio 2005Con l’abbattimento dell’ultimo diaframma di roccia avvenuto oggi, sono terminati i lavori di scavo del tunnel che collega le cave di materie prime con la cementeria Nuova Calusco di Italcementi. Nell’occasione oltre alle autorità locali, erano presenti oltre 150 persone tra cui il Consigliere Delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, alcuni dirigenti di Italcementi e tutte le maestranze coinvolte.
Il tunnel fa parte dei lavori di revamping della cementeria di Calusco iniziati nell’aprile del 2001 e che hanno richiesto un investimento complessivo di 150 milioni di euro. Gli interventi hanno riguardato la rilocalizzazione delle strutture a maggior impatto ambientale. Il principale ha interessato la linea di cottura, con un nuovo forno che ha sostituito i quattro forni precedenti, ora disattivati. Le migliori tecnologie disponibili sul mercato, adottate nella realizzazione della Nuova Calusco, hanno permesso un abbattimento delle emissioni fra il 50% e il 90% rispetto agli standard. Il nuovo impianto è stato inaugurato nell’aprile 2004 nell’ambito delle manifestazione per i 140 anni della nascita di Italcementi.
Contemporaneamente erano stati realizzati due “parchi polari” nella cava di Monte Giglio (Calusco) dove vengono omogeneizzate le materie prime provenienti da Colle Pedrino con quelle scavate a Monte Giglio.Il tunnel sotterraneo che collega le due cave segna oggi il completamento del progetto che ha dato vita alla Nuova Calusco.
L’opera – interamente sotterranea – ha una lunghezza di quasi 10 km e
permette il trasporto del materiale in modo completamente automatizzato. Al suo interno un nastro trasportatore viaggerà alla velocità di 9 km/h e sarà in grado di trasportare 600 tonnellate all’ora di materiale. Questa soluzione avrà soprattutto un impatto positivo sul traffico locale, permettendo di eliminare il ricorso al trasporto integrativo su strada – da Pontida a Calusco – quantificabile in circa 10.000 mezzi all’anno.
Un tunnel a prova d'ambiente: i grandi numeri
9.600
metri la lunghezza del tunnel
4,3
metri il diametro interno del tunnel
600
tonnellate l'ora la portata del nastro trasportatore
2,5
metri al secondo la velocità del nastro trasportatore
10.000
camion all'anno che saranno eliminati dal traffico locale dell'Isola
180.000
metri cubi di materiale scavato
26.400
i conci prefabbricati che rivestono il tunnel
500
tonnellate il peso complessivo della macchina che ha scavato il tunnel
150
metri la lunghezza totale della macchina
18
i carri di supporto alle attività di scavo
39
metri avanzamento massimo raggiunto dalla fresa nell'arco di 24 ore
46
mesi di lavoro per completare l'opera
ITALCEMENTI: COMPLETA TUNNEL CHE UNISCE CAVE A CEMENTERIE
10 KM, INVESTIMENTO COMPLESSIVO DI 150 MILIONI DI EURO
31 Maggio 2005 20:07 MILANO (ANSA)
ANSA) - MILANO, 31 MAG - E' stato completato il tunnel che unisce le cave alla cementeria di Calusco d' Adda di Italcementi. Lo annuncia una nota della società, che spiega come sia stato abbattuto l' ultimo diaframma ed ora esiste una galleria sotterranea lunga quasi 10 chilometri che permetterà di eliminare l' impatto di 10.000 camion all' anno nella zona dell' Isola Bergamo. "Il nuovo tunnel - ha detto il consigliere delegato dell' azienda Carlo Pesenti - rappresenta una delle opere ingegneristiche più rilevanti realizzate nella bergamasca. Permetterà il trasporto su nastro delle materie prime dalla cava di Col Pedrino (Palazzago) alla cava di Monte Giglio (Calusco), per proseguire poi sempre in galleria fino alla cementeria. Il forte impegno finanziario, tecnico e operativo di Italcementi garantirà anche il raggiungimento di importanti benefici su tutta la viabilità dell'Isola: saranno infatti eliminati gli effetti del trasporto su strada quantificabili nel passaggio di circa diecimila veicoli pesanti all'anno". "In occasione dell'apertura della Nuova Calusco - ha proseguito il Consigliere Delegato di Italcementi - avevamo sottolineato l'accentuato impegno ambientale di Italcementi e specificatamente del nuovo impianto. Il completamento di quest'opera è un'ulteriore risposta concreta per le aspettative del territorio dell'Isola, e una scelta precisa nella direzione dello Sviluppo Sostenibile a livello di Gruppo". Il tunnel fa parte dei lavori di revamping della cementeria di Calusco iniziati nell'aprile del 2001 e che hanno richiesto un investimento complessivo di 150 milioni di euro. Gli interventi hanno riguardato la rilocalizzazione delle strutture a maggior impatto ambientale. Il principale ha interessato la linea di cottura, con un nuovo forno che ha sostituito i quattro forni precedenti, ora disattivati. Le migliori tecnologie disponibili sul mercato, adottate nella realizzazione della Nuova Calusco, hanno permesso un abbattimento delle emissioni fra il 50% e il 90% rispetto agli standard. Il nuovo impianto è stato inaugurato nell'aprile 2004 nell'ambito delle manifestazione per i 140 anni della nascita di Italcementi. Contemporaneamente erano stati realizzati due "parchi polari" nella cava di Monte Giglio (Calusco) dove vengono omogeneizzate le materie prime provenienti da Colle Pedrino con quelle scavate a Monte Giglio. Il tunnel sotterraneo che collega le due cave segna oggi il completamento del progetto che ha dato vita alla Nuova Calusco. L'opera, interamente sotterranea, ha una lunghezza di quasi 10 km e permette il trasporto del materiale in modo completamente automatizzato. Al suo interno un nastro trasportatore viaggerà alla velocità di 9 km/h e sarà in grado di trasportare 600 tonnellate all'ora di materiale. Questa soluzione avrà soprattutto un impatto positivo sul traffico locale, permettendo di eliminare il ricorso al trasporto integrativo su strada 'da Pontida a Calusco' quantificabile in circa 10.000 mezzi all'anno. I lavori sono stati eseguiti dal Consorzio Monte Giglio di cui fa parte la SELI di Roma, una delle principali società specializzate nella realizzazione di trafori e galleria. La macchina utilizzata per la realizzazione del tunnel è lunga 150 metri: la parte iniziale è costituita da una fresa con una testa rotante a cui si aggiungono 18 carri di servizio per completare il lavoro di scavo, con la posa dei conci e di tutte le attrezzature di completamento (nastro trasportatore e servizi accessori). (ANSA).
Aria malata
MERATE Il centro della città risulta a volte più inquinato delle zone che si trovano a ridosso della provinciale 342. È la sconfortate conclusione che si trae dall'analisi dei dati consegnati lunedì dall'Arpa a Villa Confalonieri. Per un mese, dal 24 marzo al 23 aprile, l'agenzia regionale di protezione e ambiente ha monitorato la concentrazione delle polveri sottili (Pm10) nel centro storico della città, installando in cima a via Baslini, nei pressi del cimitero, una centralina mobile. Scopo dell'esperimento era verificare se le alte concentrazioni di polveri sottili rilevate dalla centralina fissa installata al confine con Cernusco fossero ripetute anche a distanza di qualche chilometro. Nessuno, in comune, si era illuso che lo studio fornisse dati rassicuranti. Tuttavia, i risultati ottenuti vanno al di là delle più nere previsioni. Nel periodo preso in esame, il picco di microgrammi per metro cubo di Pm10 nell'aria registrato dalla centralina fissa è stato quello rilevato il 25 marzo: 106 microgrammi. Il giorno precedente, invece, la centralina mobile di via Baslini è arrivata a registrare un concentrazione assai più alta: 132 microgrammi per metro cubo. Complessivamente, dal 24 marzo al 23 aprile, il limite di sicurezza di 50 microgrammi per metro cubo nella zona a ridosso della provinciale è stato superato nella zona per 12 volte. La centralina mobile di via Baslini, nello stesso periodo, ha invece registrato un superamento dei 50 microgrammi per 7 volte. Altro dato interessante è quello della concentrazione di Pm10 media nell'arco dei 30 giorni. Quella relativa alla zona della provinciale è stata di 47 microgrammi, mentre quella relativa al centro storico si è attestata attorno ai 43 microgrammi per metro cubo. Come si evince da un grafico comparativo dei dati posti a confronto, l'andamento è pressoché coincidente. Lo studio dell'Arpa afferma inoltre che il 70% dell'inquinamento è prodotto da trasporto su strada; quasi il 22% dalla combustione non industriale, mentre il restante 9% è da addebitare a sorgenti mobili e macchinari. Per nulla stupito, l'assessore all'ecologia Marcello Toma ha rimandato un'analisi dettagliata, riservandosi di analizzare il problema in primo luogo con i membri della giunta comunale e quindi con tutti gli amministratori del Meratese che hanno sottoscritto gli accordi di «Agenda 21» a tutela del territorio. Toma ha comunque sottolineato come «il territorio del Meratese risenta della vicinanza della città di Milano» e di conseguenza sia destinato, in condizione di eventi meteorologici sfavorevoli, a raccogliere lo smog proveniente dalla metropoli. L'assessore all'Ecologia ha infine auspicato che l'Arpa intensifichi i controlli e prosegua nella sua campagna di monitoraggio programmando rilevazioni anche in altri territorio confinanti con Merate. -In questo modo – ha concluso – avremo a disposizione un maggior numero di dati che potranno poi essere analizzate nelle riunioni del progetto di Agenda 21- Fabrizio Alfano
Aria malata
Merate È la sconfortante conclusione che si trae dall'analisi dei dati consegnati lunedì dall'Arpa a Villa Confalonieri Aria malata. In centro come sulla provinciale L'assessore all'ecologia, Marcello Toma: Il territorio risente della vicinanza della città di Milano
MERATE Il centro della città risulta a volte più inquinato delle zone che si trovano a ridosso della provinciale 342. È la sconfortate conclusione che si trae dall'analisi dei dati consegnati lunedì dall'Arpa a Villa Confalonieri. Per un mese, dal 24 marzo al 23 aprile, l'agenzia regionale di protezione e ambiente ha monitorato la concentrazione delle polveri sottili (Pm10) nel centro storico della città, installando in cima a via Baslini, nei pressi del cimitero, una centralina mobile. Scopo dell'esperimento era verificare se le alte concentrazioni di polveri sottili rilevate dalla centralina fissa installata al confine con Cernusco fossero ripetute anche a distanza di qualche chilometro. Nessuno, in comune, si era illuso che lo studio fornisse dati rassicuranti. Tuttavia, i risultati ottenuti vanno al di là delle più nere previsioni. Nel periodo preso in esame, il picco di microgrammi per metro cubo di Pm10 nell'aria registrato dalla centralina fissa è stato quello rilevato il 25 marzo: 106 microgrammi. Il giorno precedente, invece, la centralina mobile di via Baslini è arrivata a registrare un concentrazione assai più alta: 132 microgrammi per metro cubo. Complessivamente, dal 24 marzo al 23 aprile, il limite di sicurezza di 50 microgrammi per metro cubo nella zona a ridosso della provinciale è stato superato nella zona per 12 volte. La centralina mobile di via Baslini, nello stesso periodo, ha invece registrato un superamento dei 50 microgrammi per 7 volte. Altro dato interessante è quello della concentrazione di Pm10 media nell'arco dei 30 giorni. Quella relativa alla zona della provinciale è stata di 47 microgrammi, mentre quella relativa al centro storico si è attestata attorno ai 43 microgrammi per metro cubo. Come si evince da un grafico comparativo dei dati posti a confronto, l'andamento è pressoché coincidente. Lo studio dell'Arpa afferma inoltre che il 70% dell'inquinamento è prodotto da trasporto su strada; quasi il 22% dalla combustione non industriale, mentre il restante 9% è da addebitare a sorgenti mobili e macchinari. Per nulla stupito, l'assessore all'ecologia Marcello Toma ha rimandato un'analisi dettagliata, riservandosi di analizzare il problema in primo luogo con i membri della giunta comunale e quindi con tutti gli amministratori del Meratese che hanno sottoscritto gli accordi di «Agenda 21» a tutela del territorio. Toma ha comunque sottolineato come «il territorio del Meratese risenta della vicinanza della città di Milano» e di conseguenza sia destinato, in condizione di eventi meteorologici sfavorevoli, a raccogliere lo smog proveniente dalla metropoli. L'assessore all'Ecologia ha infine auspicato che l'Arpa intensifichi i controlli e prosegua nella sua campagna di monitoraggio programmando rilevazioni anche in altri territorio confinanti con Merate. «In questo modo – ha concluso – avremo a disposizione un maggior numero di dati che potranno poi essere analizzate nelle riunioni del progetto di Agenda 21». Fabrizio Alfano
Calusco, completata la galleria
Dopo quasi 4 anni di scavo, è caduto anche l'ultimo diaframma di roccia della galleria di circa 10 chilometri, realizzata dall'Italcementi tra Calusco e Palazzago, per collegare le cave di materie prime con la cementeria Nuova Calusco. Un'opera che viene valutata positivamente sia dalle autorità locali che dall'Italcementi. Ad assistere al completamento della galleria, un centinaio di persone, tra le quali anche Carlo Pesenti, consigliere delegato della società.
Il consigliere delegato di Italcementi, Carlo Pesenti (al centro con il casco bianco), attorniato da tecnici e operai che hanno abbattuto l'ultimo diaframma della galleria tra Calusco e Palazzago. Il tunnel realizzato dal colosso del cemento, è lungo 9.600 metri, ha un diametro di quasi 5 metri ed è rivestito con oltre 26 mila conci prefabbricati. Quest'opera consente di eliminare dal traffico locale dell'Isola, l'equivalente di 10 mila camion all'anno, con benefici effetti sulla circolazione stradale nella zona.«Il nuovo tunnel rappresenta una delle opere ingegneristiche più rilevanti realizzate nella bergamasca - ha detto Carlo Pesenti - permetterà il trasporto su nastro delle materie prime dalla cava di Col Pedrino, a Palazzago, alla cava di Monte Giglio a Calusco, per proseguire poi sempre in galleria fino alla cementeria. Il forte impegno finanziario, tecnico e operativo di Italcementi garantirà anche il raggiungimento di importanti benefici su tutta la viabilità dell’Isola: saranno infatti eliminati gli effetti del trasporto su strada quantificabili nel passaggio di circa diecimila veicoli pesanti all’anno». Il consigliere delegato di Italcementi si è anche soffermato sull' «accentuato impegno ambientale di Italcementi e specificatamente del nuovo impianto di Calusco. Il completamento di quest’opera è un’ulteriore risposta concreta per le aspettative del territorio dell’Isola, e una scelta precisa nella direzione dello sviluppo sostenibile a livello di gruppo».Le migliori tecnologie disponibili sul mercato, adottate nella realizzazione della Nuova Calusco, hanno permesso un abbattimento delle emissioni fra il 50% e il 90% rispetto agli standard. Il nuovo impianto è stato inaugurato nell’aprile 2004 nell’ambito delle manifestazione per i 140 anni della nascita di Italcementi.Contemporaneamente erano stati realizzati due «parchi polari» nella cava di Monte Giglio a Calusco dove vengono omogeneizzate le materie prime proveniente da Colle Pedrino con quelle scavate a Monte Giglio. Il tunnel sotterraneo che collega le due cave segna oggi il completamento del progetto che ha dato vita alla Nuova Calusco.
Wednesday, June 01, 2005
Italcementi compra Cementificio di Montalto
Italcementi ha raggiunto un'intesa per rilevare dalla romana Cementilce l'intero capitale di Cementificio di Montalto, società cui fa capo un impianto di macinazione situato a Montalto di Castro e dotata di una capacità di produzione di cemento superiore alle 100 tonnellate ora. Lo annuncia l'azienda in una nota. L'operazione consolidare la leadership di Italcementi sul mercato nazionale e nell'area del Mediterraneo e soddisfa con una struttura produttiva sempre più flessibile le esigenze della clientela e del mercato. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, cui l'operazione è stata preventivamente notificata, ha deliberato di non procedere all'avvio dell'istruttoria, in quanto l'acquisizione non dà luogo per Italcementi a costituzione o rafforzamento di posizione dominante.
Saturday, May 28, 2005
Uno studio sulle polveri nell'aria
Samatzai
Uno studio sulle polveri nell'aria
«Non vogliamo creare allarmismi ingiustificati, ma chiediamo un monitoraggio attento e rigoroso sulla qualità dell'aria, dell'acqua e dell'ambiente». Lo ha chiesto a gran voce, nella prima seduta del consiglio comunale dal giorno dell'insediamento della nuova amministrazione civica, Giuseppe Cabua, il più votato della lista dell'opposizione "Uniti per Samatzai". In particolare, Cabua ha messo l'accento sulla necessità di verifica delle condizioni ambientali. «È curioso che un paese che ospita industrie potenzialmente inquinanti non si sia già dotato da molti anni di un sistema di monitoraggio sulla qualità dell'atmosfera e dell'aria che tutti noi respiriamo», ha detto l'esponente della minoranza. «Verificheremo con esperti di nostra fiducia se effettivamente la situazione sia così rosea come è stata descritta sulla stampa dalla Asl di Sanluri. Noi speriamo di sì, ma in ogni caso la popolazione sarà messa al corrente sugli esisti della ricerca». Immediata la risposta del sindaco Alberto Pilloni: «Dalle ultime indagini epidemiologiche, fornite dal manager della Asl Franco Trincas, non si può parlare di vero allarme, la Regione ha un sistema di controllo e una volta al mese i dati vengono pubblicatui su internet. I risultati forniti da Trincas sono percettibilmente in numero inferiore alla media, e di questo siamo contenti; è però necessario che i controlli si facciano con maggiore puntualità e che vengano resi pubblici», rabatte Alberto Pilloni. I fumi del forno e le polveri bianche prodotte dall'Italcementi hanno sollevato molte polemiche. E non so,no certo pochi gli abitanti preoccupati per la loro salute. Soprattutto chi risiede non lontano dal polo industriale. Secondo gli ultimi dati disponibili e relativi al 2003, a Samatzai sono stati accertati ventitrè casi di tumore. Tredici ammalati ogni mille abitanti, insomma, contro i 18 riscontrati dagli esperti dell'Unità sanitaria locale sull'intero territorio di competenza. Maura Pibiri26/05/2005
Wednesday, May 18, 2005
Fiamme all'Italcementi Distrutto l'impianto-calce
Fiamme all'Italcementi Distrutto l'impianto-calce
Samatzai. Il rogo è stato spento dai vigili del fuoco
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Allarme nello stabile dell'Italcementi di Samatzai. Un incendio è divampato verso le dieci di ieri mattina in uno dei capannoni della fabbrica. In fiamme (per cause ancora da precisare) è andato un dosatore dell'impianto di macinazione, poi il fuoco si è propagato nella zona sottostante distruggendo completamente un nastro trasportatore di clinker. Fortunatamente l'incendio non si è propagato perché i materiali presenti nella zona colpita sono a lenta combustione. Gli impiegati della sala operativa - i primi ad accorgersi - del guasto, sono giunti nel luogo dell'incendio e hanno dato immediatamente l'allarme. Sono stati loro, direttamente, a tentare di spegnere il rogo scaraventando sul fuoco le polveri dei numerosi estintori piazzati nelle zone strategiche del capannone, ma non è stato possibile vincere la furia del fuoco. Per questo è stato necessario dare l'allarme e chiamare i vigili del fuoco. Vigili del fuocoSono giunte sul luogo due squadre, i vigili del fuoco di Cagliari e di Sanluri che dalle dieci fino alle tredici hanno lavorato senza sosta per tentare di salvare il salvabile e soprattutto impedire alle lingue di fuoco di raggiungere altre apparecchiature e danneggiare il resto del capannone. Alla fine, dopo oltre tre ore, i pompieri hanno completato gli interventi per avviare la bonifica. Nell'azienda sono arrivati anche i carabinieri di Samatzai agli ordini del maresciallo Andrea Murenu che hanno raccolto le testimonianze delle persone presenti in fabbrica e dei vigili del fuoco per capire se il rogo sia di origine dolosa. Le causeUn'ipotesi che per ora è stata esclusa. «O si è surriscaldato troppo il tratto dell'impianto in cui è divampato l'incendio, oppure è arrivato del materiale troppo caldo che ha creato una situazione favorevole per le fiamme», ha spiegato il direttore dell'Italcementi, Spartaco Lolini, «noi pensiamo ad una di queste due ipotesi anche se ancora è tutto da verificare». Verranno fatti ulteriori accertamenti per fare chiarezza su quanto accaduto. Fortunatamente nel capannone ci sono solo macchinari. Viene frequentato da operai solo in fase di manutenzione o se sopravvengono guasti. Quando le fiamme stavano divampando non era infatti presente nessuno, poiché l'impianto era in fase di produzione. Scampato pericolo dunque per le persone, non ci sono stai feriti. Inoltre non ci sono stati altri danni per i macchinari presenti nel capannone colpito dall'incendio. Ora si sta lavorando per ripristinare l'area interessata, e poi rimettere in movimento quel tratto dell'impianto. Lo stabile dell'Italcementi che si trova a Samatzai dagli anni settanta produce collanti per l'edilizia, ed è l'unico polo industriale della zona, insieme alla Calcidrata. Maura Pibiri
Sunday, May 01, 2005
L'Italcementi vara la sua prima nave
Prende servizio lunedì la Turbocem, per le consegne via mare nel bacino del Mediterraneo Carlo Pesenti: «Una pietra miliare per il gruppo». Prossimo passo, il trasporto verso l'America
Dall'inviatoDORDRECHT (OLANDA) L'Italcementi prende il largo. Con l'ingresso in attività lunedì della motonave Turbocem il gruppo farà il suo debutto diretto nel mondo del trasporto marino.A dire il vero la Turbocem è la seconda nave del gruppo: la controllata americana Essroc ne ha infatti già una che opera però esclusivamente sul bacino dei grandi laghi, per ovviare a problemi logistici del trasporto via terra nella zona. Con la Turbocem, che ha una stazza lorda di 3.779 tonnellate e una portata di 5.500 tonnellate di carico, il gruppo opererà prevalentemente nel Mediterraneo e nel Mar Nero e si apre un disegno strategico più ampio, prima tappa verso maggiori sviluppi.«Avere una nave nostra ci serve per fronteggiare dall'interno il sempre più difficile mercato dei noli marittimi: in questo modo possiamo avere sotto controllo il prezzo (più che raddoppiato dal 2003 NdR) e anche la reperibilità del mezzo per il trasporto, ora non sempre facile - spiega il consigliere delegato di Italcementi, Carlo Pesenti -. Partiamo con una nave di dimensioni contenute, dalla portata di 5.500 tonnellate. Stiamo pensando ad un'altra di dimensioni superiori, da 30/40 mila tonnellate per affrontare l'oceano Atlantico e i trasporti verso l'America. Poi vedremo. Dobbiamo innanzitutto acquisire il know how specifico nell'attività: per questo abbiamo scelto un partner che possiede le competenze. Questa in ogni caso è un pietra miliare per il gruppo che entra in una nuova avventura con la quale crea valore economico, ma soprattutto valore intangibile di conoscenza per le persone che vi lavorano».La nave Turbocem fa capo alla Medcem, joint-venture paritetica costituita da Intercom (gruppo Italcementi) e la Romeo Shipping, consolidato partner logistico di Italcementi per il trasporto navale. Il progetto, avviato alla fine del 2003, ha visto, con un investimento intorno ai 6,5 milioni di euro finanziato da Mediocredito Centrale, la completa ristrutturazione di un «bulk carrier», una nave da carico di merci sfuse, la Sider Crusader costruita in Turchia nel 1992, trasformata nella nave cementiera tecnologicamente più avanzata al mondo.La caratteristica principale di questa turbonave è quella di essere una nave autoscaricante, con la possibilità quindi di traspordare direttamente a ciclo chiuso - senza alcun impatto ambientale - il cemento dalle due stive della nave al silo portuale oppure anche su autobotti per la consegna finale del prodotto. Questo dispositivo, per il quale è all'esame il deposito di un brevetto, scarica 300 tonnellate all'ora nel silo e riempie un camion (30 tonnellate) in 20 minuti. La possibilità di scarico diretto, insieme alla caratteristica delle eliche trasversali che permette un attracco traslato, consente alla Turbocem (che è lunga come un campo da calcio, 92,8 metri «fuori tutto», ed è larga 17) di utilizzare anche banchine di porti minori non dotati di terminali per il cemento, limitando quindi il problema della scarsità di strutture portuali nel Mediterraneo.La Turbocem, riallestita ai cantieri Van Aalst di Dordrecht, in Olanda, dove è stata appena varata, con madrina Federica Pesenti, moglie di Carlo, imbarcherà lunedì il suo primo carico, cemento della controllata belga del gruppo, che consegnerà a Malaga e poi si posizionerà intorno a Cipro. In futuro si approvvigionerà nei vari impianti del gruppo, spesso situati vicino alla costa, in Spagna, Francia, Italia, Grecia, Cipro, Turchia ed Egitto, oltre che in Bulgaria, sul Mar Nero.La Turbocem, che si avvarrà dei terminal portuali italiani di Italcementi (ai quattro di Marghera, Ancona, Ortona e La Spezia si aggiungeranno prossimamente Ravenna e Genova), sarà impegnata su tratte di navigazione con durata dei viaggi compresa tra i tre e i sei giorni e garantità la copertura del 10-15% del traffico totale del gruppo Italcementi nell'area del Mediterraneo, per un totale annuo di quasi 150 mila tonnellate di cemento trasportato.Stefano Ravaschio
Sunday, April 24, 2005
Noleggi cari, Italcementi si compra le navi
Noleggi cari, Italcementi si compra le navi
La prima destinata al Mediterraneo sarà varata a breve, la seconda porterà il cemento in Nord America Progetti per produrre energia in India e Marocco. Previsioni confermate: nel 2005 risultati stabili
Il nuovo impianto dell'Italcementi a Calusco d'Adda: la tecnologia utilizzata qui viene ora esportata negli stabilimenti in Spagna e negli Stati Uniti
I noleggi per il trasporto via mare del cemento oggi costano troppo e per superare l'ostacolo Italcementi ha deciso di acquistare direttamente le navi. Due investimenti sono già stati individuati e la prima imbarcazione sarà inaugurata a giorni.Lo ha spiegato ieri agli azionisti il consigliere delegato Carlo Pesenti durante l'assemblea che ha approvato il bilancio 2004 e l'assegnazione dei dividendi. Nel settore del cemento i mercati sono sempre più integrati e il trasporto marittimo gioca un ruolo importante. «Abbiamo sofferto l'incremento del costo dei noli, che è arrivato al 100-150%», ha detto Pesenti. «Quindi abbiamo deciso di investire in qualche unità navale per normalizzare i costi di acquisto di questi servizi».La prima nave, prossima al varo, ha una capacità di 5-6.000 tonnellate e sarà utilizzata per i collegamenti nel Mediterraneo. Il secondo acquisto che si sta valutando riguarda un'imbarcazione usata come la prima ma più grande con una portata di 35-40.000 tonnellate da destinare al trasporto del cemento dal Mediterraneo al Nord-America.La soluzione fatta in casa per servizi strategici non riguarda solo le navi. All'assemblea degli azionisti che si è riunita ieri a Bergamo è stato fatto il punto anche sull'autoproduzione di energia elettrica. Il progetto di ammodernamento della centrale termoelettrica di Villa di Serio, che fa capo alla società del gruppo Italgen, ha avuto a gennaio parere favorevole dalla Provincia, sia per la realizzazione della centrale sia per la variante al metanodotto. Ora si è in attesa della delibera regionale. L'operazione consentirà di avere un risparmio del 20% sui costi di acquisto di energia elettrica. Italcementi pensa di seguire la via dell'autoproduzione anche in altri Paesi. In India c'è già il via libera per una centrale e valutazioni per lo sviluppo di un impianto turbogas si stanno facendo anche in Marocco.Il Far-East e il bacino del Mediterraneo sono fra l'altro le aree alle quali Italcementi guarda per la sua ulteriore espansione. Una crescita che segue due direttrici: nuovi insediamenti e acquisizioni all'estero da una parte e ristrutturazione degli stabilimenti esistenti dall'altra, come è già stato fatto con la cementeria di Calusco d'Adda, con una tecnologia che fra l'altro ora verrà esportata negli stabilimenti di Malaga in Spagna e Martinsburg negli Stati Uniti. Rispetto all'estero, il presidente Giampiero Pesenti ha sottolineato: «Ci rivolgiamo soprattutto ai mercati emergenti. Guardiamo sempre con grande interesse ai Paesi asiatici, dove si prevedono sviluppi interessanti per il consumo di cemento». Particolare attenzione in quell'area è rivolta all'India.Spunti interessanti stanno arrivando anche dal Kazakistan, anche se i volumi produttivi sono ancora inferiori rispetto ad altre realtà: per il 2005 sono previste 500-600.000 tonnellate. I risultati della Shymkent Cement vengono consolidati per la prima volta integralmente proprio nel bilancio 2004. «È tra i Paesi della regione con migliori prospettive per le risorse che ha a disposizione e stiamo pensando a sviluppare ulteriormente la nostra presenza», ha commentato Carlo Pesenti.È positiva la tendenza di crescita anche in Egitto, dove Italcementi, tramite la sub-holding Ciments Français, ha raggiunto in marzo il controllo (54,2%) di Suez Cement Company, produttore leader con una quota di mercato locale pari al 22-23%. L'Egitto è il quarto Paese nel Mediterrano nel settore del cemento, dopo Spagna, Italia e Turchia e, dopo la recessione seguita ai fatti del 2001, ora si aprono prospettive interessanti. Lo testimoniano anche i dati di vendita del primo trimestre che, dopo un avvio fiacco a gennaio, hanno fatto segnare una crescita a due cifre. Suez Cement sarà consolidata nel nuovo perimetro dal secondo trimestre di quest'anno. «L'acquisizione - ha sottolineato Carlo Pesenti - darà un contributo positivo al conto economico», sia in termini di fatturato sia di margini.In generale per il 2005, ha detto Giampiero Pesenti a margine dell'assemblea, «pensiamo di mantenere le previsioni». Qualche indicazione ulteriore arriverà dalla prima trimestrale, che andrà in consiglio d'amministrazione il 4 maggio. Le previsioni per quest'anno contenute nel bilancio 2004 parlano di un sostanziale mantenimento del risultato operativo dello scorso esercizio.Durante l'assemblea il direttore generale Rodolfo Danielli ha analizzato l'andamento dei singoli mercati. Il primo trimestre del 2005 ha risentito nei Paesi dell'Europa meridionale dell'ondata di freddo e precipitazioni che ha rallentato i lavori nell'edilizia. Già in aprile, comunque, si è avuta una ripresa decisa delle attività. Negli Stati Uniti il trend positivo continua, così come nei Paesi emergenti. Per il mercato delle costruzioni, le stime dicono che in Italia è attesa una crescita del mercato fra lo 0,5 e il 2%, una situazione di sostanziale stabilità in Francia, con oscillazione fra -0,5 e +0,5%, mentre gli incrementi più significativi si dovrebbero avere negli Stati Uniti, fra il 2 e il 4%.Silvana Galizzi
Navi Italcementi per tagliare i costi
Navi Italcementi per tagliare i costi
Il trasporto marittimo del cemento costa troppo. I noleggi sono raddoppiati. Gli incrementi sono arrivati anche al 150%. Per questo Italcementi ha deciso di investire in proprio nell'acquisto di navi. Le operazioni finora individuate sono due. La prima imbarcazione sarà varata a giorni, ha una capacità di 5-6.000 tonnellate e sarà utilizzata per i collegamenti nel Mediterraneo. Il secondo acquisto che si sta valutando riguarda, invece, una nave più grande con una portata di 35-40.000 tonnellate da destinare al trasporto del cemento verso il Nord America. La novità è stata spiegata ieri all'assemblea degli azionisti che si è riunita a Bergamo e ha approvato il bilancio 2004 e la distribuzione dei dividendi.
Friday, April 22, 2005
Calusco Gli allievi della Finanza visitano l'Italcementi
Calusco Gli allievi della Finanza visitano l'Italcementi
CALUSCO D'ADDA Guardia di Finanza nella nuova cementeria Italcementi a Calusco d'Adda, aperta alla visita di alcuni cadetti delle Fiamme gialle.Ieri gli ufficiali allievi del 102° corso «Sile II» e del primo corso ruolo aeronavale «Sirio», che frequentano il terzo anno di accademia, si sono recati allo stabilimento di Calusco. Accompagnati dal capo di stato maggiore, colonnello Angelo Matassa, i cadetti sono stati ricevuti dal consigliere delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, e hanno poi assistito alla spiegazione del ciclo produttivo del cemento, a cui è seguito un percorso di visita all'impianto con il direttore dello stabilimento, Francesco Corsato.Dopo aver illustrato i risultati economici dell'azienda, il percorso di internazionalizzazione della società, con la recente acquisizione in Egitto e gli impegni presi nel campo dello sviluppo sostenibile, Carlo Pesenti ha affermato: «Ho risposto con piacere alla richiesta dell'accademia di Bergamo, lo scambio di esperienze con il mondo dell'impresa è sempre utile per chi sta affrontando percorsi di formazione come quello dei giovani allievi della Guardia di Finanza. La loro scelta di conoscere più da vicino il territorio attraverso queste iniziative trova riscontro nella volontà di Italcementi, fatta con l'adesione ai principi dello sviluppo sostenibile, di coniugare la nostra attività industriale con le aspettative delle realtà locali che operano intorno all'impianto di Calusco».
Thursday, April 14, 2005
CONTRIBUTO COMITATO DELL' ISOLA
Egr.Arch. Fortini
p.c. COMUNE DI CALUSCO D’ADDA
Egr. Sig. Sindaco
ITALCEMENTI SpA
Via G. Camozzi n 124
20124 Bergamo
Egr. Ing. Stefano Gardi
OGGETTO: CONTRIBUTO ALLA DISCUSSIONE SULL’UTILIZZO DI RIFIUTI PERICOLOSI COME COMBUSTIBILE PRESSO LA CEMENTERIA ITALCEMENTI DI CALUSCO D’ADDA
L’Italcementi di Calusco d’Adda ha richiesto al Ministero dell’Ambiente l’autorizzazione all’impiego di rifiuti classificati pericolosi per l’alimentazione del nuovo forno di cottura del clincker.
I rifiuti in oggetto derivano da processi industriali (principalmente di tipo chimico), e sono per la precisione l’Ecofluid (liquido,miscela di solventi non clorurati – Cloro <1,5%)>1) Installazione da parte di Italcementi e gestione da parte dell’ARPA, di una centralina di controllo della qualità dell’aria a Calusco o aree limitrofe (posizionata ad esempio tra Calusco centro e Baccanello). La centralina permetterà di valutare le ricadute al suolo di inquinanti derivanti dall’attività della cementeria oltre a quelli esistenti e servirà inoltre a verificare più in generale lo stato dell’aria nell’area nord-ovest dell’ Isola. E’ indispensabile che la centralina sia dotata di rilevatori degli inquinanti classici quali ossidi di azoto, biossido di zolfo, monossido di carbonio, ozono, ma anche di inquinanti particolari come polveri PM10 e benzene-toluene –xilene (BTX). Riguardo ai BTX, sostanze chimiche diffuse da attività industriali e dal traffico veicolare, si rammenta che recenti campagne analitiche hanno evidenziato proprio nella zona di Calusco e paesi limitrofi, su ambedue le sponde dell’Adda, concentrazioni di benzene (cancerogeno per l’uomo) mediamente elevate, spesso superiori al limite di 5 microgrammi/mc stabilito dal DM 60/2002; si rammenta che il limite di 5 microgrammi /mc è entrato in vigore dal 1 gennaio 2005.
2) In caso l’uso dei rifiuti sia autorizzato, dovranno essere messi in atto adeguati controlli analitici al camino del forno oltre a quelli di normale routine, per la determinazione di inquinanti che possono derivare dai rifiuti pericolosi utilizzati; si pensa in particolare alle diossine, IPA, acido cloridrico, benzene. In verità questi controlli sono già previsti nel SIA Italcementi, saranno comunque i tecnici degli Enti responsabili al controllo a stabilire la tipologia e frequenza degli stessi.
3) Prevedere al più presto l’adozione della tecnologia che permette di contenere l’emissione di Ossidi di Azoto mediante l’impiego di soluzione di urea. A questa tecnologia, considerata la migliore disponibile al momento, fa riferimento Italcementi nel SIA presentato al Ministero dell’Ambiente; la previsione è quella di ridurre del 30% l’emissione di ossidi di azoto che sono il principale inquinante prodotto dalla cementeria.
4) L’adozione da parte di Italcementi delle migliori tecnologie impiantistiche disponibili per il contenimento di tutti gli impatti ambientali (tra i principali si citano acqua, aria, rumore, rifiuti, consumo energetico) così come previsto nel regime autorizzativo AIA (autorizzazione integrata ambientale) stabilito dal DLgs 372/99. Si rammenta al riguardo che la domanda di autorizzazione AIA con relativa relazione tecnica deve essere presentata da Italcementi entro giugno 2005 alla Regione e per conoscenza al comune di Calusco e alla provincia di Bergamo.
5) Una delle criticità riconducibili all’impiego di Ecofluid e Rasf è il loro trasporto su strada mediante autobotti, con il rischio di sversamenti nell’ambiente ed anche di incendio in caso di incidente. Per ridurre al minimo questi rischi deve essere valutata la possibilità di approvvigionare questi prodotti mediante ferrovia. Più in generale il trasporto su ferro di materiali in entrata e uscita dallo stabilimento, consentirebbe indubbi benefici ambientali e viabilistici. Ci si rende conto che al momento questa soluzione è difficilmente attuabile vista la limitata capacità di trasporto della attuale ferrovia. Però è risolvibile e l’Italcementi SpA nota società a livello mondiale, può contribuire con tutto il peso e la forza della sua prestigiosa immagine.
La soluzione, facente parte della strategia dei sistema dei trasporti, merci e passeggeri lombardo di medio e lungo raggio, da tempo abbozzata studiata e pianificata, è sotto gli occhi di tutti.
Si tratta della realizzazione del nuovo ponte sul fiuma Adda (progetto Miranda del 1997, dotato di tutte le autorizzazioni e depositato in Comune di Calusco dal 1998) che consente di sciogliere l’ultimo nodo di criticità sulla tratta Carnate – Rovato della cosidetta Pedegronda Nord Ferroviaria, allegata allo studio del “ sistema viabilistico pedemontano” della Regione Lombardia. Il Comitato dell’Isola propone che a questo problema di trasporto su ferro sia data la massima attenzione e sia affrontato con la consapevolezza di conseguire un obiettivo di interesse nazionale oltre che regionale.
Il Presidente
Comitato dell’Isola per la Difesa dell’Ambiente e della Salute
( Sig.ra Lidia Biffi )
OSSERVAZIONI CGIL
e p.c. alle Istituzioni preposte ai compiti di vigilanza in materia di prevenzione, salute e sicurezza Ai Signori Sindaci dei Comuni cointeressati
Alle associazioni ambientaliste
Agli interlocutori sindacali
Ai mezzi di informazione locali
Abbiamo ricevuto e letto con attenzione la Vostra lettera del 5 gennaio scorso relativa all'avvio di due pratiche riguardanti procedure per l'utilizzo di CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) e valutazione di impatto ambientale a seguito di utilizzo di rifiuti liquidi pericolosi (Ecofluid e RASF); abbiamo poi partecipato, il 15 gennaio scorso, all'incontro informativo da voi organizzato sul tema " la Cementeria di Calusco d'Adda e lo sviluppo sostenibile - progetti di coincenerimento di combustibili alternativi".
La consapevolezza dell'importanza dei temi trattati ha spinto la CGIL di Bergamo, unitamente alla FILLEA Lombardia e alla FILLEA di Bergamo, ad organizzare, nei giorni scorsi, un Forum per affrontare e dibattere, con il contributo di esperti, medici, consulenti ambientali e i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, le problematiche che inevitabilmente si evidenziano all'atto di valutare il rischio o la pericolosità di processi di incenerimento di rifiuti quali il CDR o liquidi speciali.
Desideriamo innanzitutto sottolineare la necessità, soprattutto a fronte di materie tanto delicate e fonte di accresciuta preoccupazione fra i cittadini e i lavoratori, che ogni parte coinvolta, dall'Azienda, alle Istituzioni, agli Enti Locali interessati, agisca, coerentemente al proprio ruolo, con il massimo senso di responsabilità.
Per quanto ci riguarda sottolineiamo che la CGIL valuterà l'evolversi della situazione in piena e totale autonomia adottando comportamenti e scelte nell'esclusivo interesse dei cittadini e dei lavoratori coinvolti. Eserciterà sui temi sollevati una parte attiva formulando pubblicamente richieste e proposte: a partire, oggi, dalla rappresentazione della necessità di trasparenza e di massima conoscenza di ogni rischio per la salute dei cittadini e dei lavoratori, di confronto su ogni possibile intervento per l'annullamento del rischio, di verifica dei risultati di eventuali controlli che dovessero essere concordati e predisposti.
La CGIL non esprime quindi oggi un assenso preventivo o una preventiva posizione contraria alle proposte di Italcementi di utilizzo dei combustibili sopra citati, ma rivendica il massimo rigore nell'acquisizione delle conoscenze e delle valutazioni scientifiche necessarie alla effettuazione di scelte tanto delicate.
La CGIL propone in questa prima fase all'azienda e agli interlocutori pubblici interessati una serie di azioni sul terreno della trasparenza, della conoscenza, della prevenzione e in particolare: 1. per quanto riguarda la salvaguardia della salute dei lavoratori direttamente coinvolti:
a) La realizzazione di una campagna di indagini specifica sulla pericolosità (in particolare tossicità ed ecotossicità) dei due tipi di rifiuti liquidi che si intendono impiegare come combustibili; ricerca da affidare ad un Istituto di adeguata capacità e affidabilità capace di assicurare la classificazione dei suddetti rifiuti in relazione alla normativa europea sulla classificazione ed etichettatura delle sostanze e preparati pericolosi. Il numero dei campioni sui quali eseguire le indagini e il loro prelievo sarà oggetto di apposito protocollo da concertare con l'Istituto incaricato delle indagini. Sulla base dei risultati delle indagini e della classificazione stabilita, sarà verificata anche la applicazione della normativa sulle attività a rischio di incidenti rilevanti.
b) L'esecuzione di una campagna di indagine analitica sul CDR presso il/i produttore/i - fornitore/i al fine di stabilire la composizione elementare media e l'intervallo di variabilità dei parametri (in particolare dei parametri critici ai fini della gestione del processo e delle emissioni).
c) L'esecuzione di una campagna di analisi chimica e di caratterizzazione tossicologica sugli additivi, in particolare quelli contenenti sostanze tossiche (es. le ceneri volanti e/o ceneri di pirite) utilizzati nel ciclo di produzione del cemento.
d) La ripetizione delle indagini di cui alle lettere precedenti su un congruo numero di campioni per ogni anno di esercizio, campioni prelevati dall'Ente di controllo (o dalla Commissione di controllo di cui alla lettera l);
e) La definizione di procedure aziendali di controllo qualità per la scelta dei fornitori e l'accettazione delle singole partite dei rifiuti, ed esplicitazione del sistema dei controlli interni previsto per garantire e documentare l'applicazione delle procedure.
f) La definizione con la RLS/RSU di un adeguato percorso di formazione per tutto il personale che direttamente o indirettamente si prevede venga a contatto con i nuovi combustibili indipendentemente dal profilo, dalla mansione o dal rapporto di lavoro esistente.
g) L'informazione, la discussione, il confronto con la RLS/RSU costante nel periodo di eventuale avviamento delle nuove procedure su tutti gli aspetti relativi alla sicurezza e alla salute dei lavoratori. 2. Per quanto riguarda la tutela della popolazione e dell'ambiente:
h) La realizzazione di una campagna di analisi alle emissioni, affidato a un laboratorio di riconosciuta esperienza e affidabilità, che consenta di confrontare le emissioni derivanti dall'utilizzo di combustibili solidi convenzionali con le emissioni conseguenti all'uso dei rifiuti solidi e liquidi. Le modalità di esecuzione dell'indagine e di valutazione dei risultati saranno analoghe a quelle già applicate per l'uso di Ecofluid nella cementeria di Calusco e per l'uso di CDR nella cementeria di Rezzato. L'indagine analitica dovrà comprendere anche un bilancio di massa dei microinquinanti (organici alogenati e metalli pesanti) entranti e uscenti dal forno, nonché una indagine analitica di caratterizzazione dei suddetti inquinanti presenti nel cemento (inteso come miscela di clinker e di additivi e cariche varie).
i) L'accettazione della condizione vincolante della sospensione dell'uso dei rifiuti in qualità di combustibile nel caso l'indagine di cui alla lettera precedente evidenzi un peggioramento nelle emissioni di inquinanti, ivi compresi i gas serra, a seguito dell'uso dei rifiuti.
j) L'accettazione di un abbassamento (da quantificare) dei limiti previsti dalla Direttiva europea 2000/76/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 4 dicembre 2000 sull'incenerimento dei rifiuti, con particolare riferimento alle disposizioni speciali relative ai forni per cemento nuovi che coinceneriscono rifiuti. Accettazione inoltre del limite dei 10 mg/Nm3 per l'emissione di polveri e di 0,001 mg/Nm3 per l'emissione di IPA. I limiti vincolanti stabiliti dovranno essere incorporati nel testo degli atti autorizzativi e della convenzione, con le necessarie sanzioni in caso di inosservanza.
k) L'accessibilità alla popolazione dei dati relativi alle rilevazioni effettuate sulle emissioni. Nella fase attuale la realizzazione di momenti istituzionali di informazione e di dibattito sugli esiti delle ricerche suggerite nei punti precedenti.
l) La costituzione di una Commissione tecnica di controllo, con la presenza di tutti gli organismi istituzionali interessati, che verifichi i dati sulle emissioni determinati dai sistemi di analisi in continuo installati al camino nonché i risultati dei monitoraggi periodici, e in generale verifichi l'applicazione della Convenzione.
CGIL Bergamo
FILLEA - CGIL Bergamo
FILLEA - CGIL Lombardia
Merate Gli assessori all'ecologia si sono riuniti sabato: indagine sullo stato di aria, acqua, rifiuti ed energia Undici Comuni pronti -
Merate Gli assessori all'ecologia si sono riuniti sabato: indagine sullo stato di aria, acqua, rifiuti ed energia Undici Comuni pronti per la guerra all'inquinamento
MERATE Assessorati all'ecologia più forti grazie al tavolo di coordinamento sull'ambiente. Sabato scorso, durante la prima riunione operativa, gli 11 Comuni che hanno aderito all'iniziativa hanno assunto tre importanti decisioni. Insistere per la partecipazione di Verderio Superiore, che fino ad ora ha dato forfait (pare per questioni di bilancio) e convincere Calco ad entrare nel gruppo; elaborare, dopo quella preparata da ogni Comune, un'osservazione congiunta sull'impatto ambientale dell'impianto di Calusco d'Adda e, infine, individuare i campi di indagine del primo anno di lavoro. Le 11 amministrazioni hanno scelto di partire dall'indagine sullo stato di aria, acqua, rifiuti ed energia. Per ciascuno di questi ambiti, come ha spiegato Simona Colzani, assessore di Robbiate e portavoce del gruppo, si procederà con l'elaborare un «bilancio ambientale» attraverso il sistema dell'eco-budget. In pratica, per ciascuno ambito saranno scelti indicatori cui verrà assegnato un valore numerico. Per l'aria, per esempio, il Pm10, gli ossidi di azoto, i decibel… In tal modo, si otterrà una «fotografia» dello stato attuale dell'ambito (in questo caso l'aria). Saranno poi stabiliti gli obiettivi e le metodologie per raggiungerli. A seguire il progetto sarà la società «Terraria» di Milano, che già a collaborato con il comune di Lecco, cui spetterà il compito di attivare i canali per la raccolta dati, da mettere a sistema con quelli già presenti nei database delle amministrazioni. Conclusa la fase di raccolta, i dati verranno rielaborati, resi omogenei e messi a sistema. «Per ciascuno degli indicatori scelti - ha spiegato Colzani - si indagherà la causa, individuando gli attori che determinano il problema. Si cercherà di capire quali sono le risposte fornite sino ad oggi e le si valuterà, studiandone un'altra più efficace. Si valuteranno gli effetti di una scelta assunta a livello di un singolo territorio oppure di tutto il Meratese». Fabrizio Alfano
«Conto più salato per le aziende che inquinano»
«Conto più salato per le aziende che inquinano»
Con l'entrata in vigore degli accordi del protocollo di Kyoto anche le imprese bergamasche sono chiamate a un maggior impegno per ridurre le emissioni inquinanti. L'intesa internazionale tra i maggiori Paesi industrializzati del pianeta punta infatti a ridurre i gas serra per salvaguardare l'ambiente.In occasione del convegno «Politiche ambientali ed efficienza produttiva: gli effetti del protocollo di Kyoto, i sistemi di gestione ambientale e le prospettive tecnologiche» – organizzato dal Dipartimento di ingegneria industriale dell'Università di Bergamo e dal Politecnico di Milano, con il patrocinio dell'Unione industriali di Bergamo, di Federchimica, di Federacciai e dell'Aiman (Associazione italiana manutenzione) – si è discusso delle implicazioni che le norme del protocollo avranno nel breve termine sul settore industriale italiano.All'incontro, tenutosi presso la Facoltà di ingegneria a Dalmine, sono intervenuti Antonio Perdichizzi, direttore del Dipartimento di ingegneria industriale dell'Università di Bergamo; Sergio Cavalieri dell'Università di Bergamo; Francesco Gullì, vicedirettore del Centro Iefe della Bocconi; Marco Cattaneo di Certiquality; Stefano Gardi di Italcementi; Mara Stefanoni di Siad e Paolo Angeloni di Bas.«Con l'entrata in vigore delle direttive europee sull'Emission Trading – ha sottolineato Perdichizzi – si creerà un circuito virtuoso che porterà a un contenimento delle emissioni di anidride carbonica». Inquinare costerà di più e le imprese produttrici di energia elettrica, in primo luogo, si troveranno a dover scegliere tra acquistare permessi di emissione o investire per avere impianti di alta tecnologia meno gravosi per l'ambiente. «Il meccanismo – ha aggiunto Perdichizzi – dovrebbe stimolare le imprese ad attuare politiche di risparmio e utilizzare sistemi ad energia rinnovabile». Le tecnologie rinnovabili giocheranno un ruolo sempre più importante nel prossimo decennio, soprattutto se si attueranno mirate politiche di incentivi per le imprese che le utilizzeranno.«Il contributo delle fonti rinnovabili – ha puntualizzato Perdichizzi – è da intendersi complementare e non sostitutivo rispetto alle tecnologie tradizionali. In relazione al contenimento delle emissioni di anidride carbonica, può trovare interessanti spazi di applicazione anche la cogenerazione (produzione combinata di elettricità e calore), dove esiste una forte domanda di energia termica, come nei processi industriali e nel teleriscaldamento. Va comunque detto che la miglior tecnologia con cui oggi l'Italia può sopperire al proprio deficit energetico è quella del ciclo combinato con turbina a gas».Attraverso il sistema dell'Emission Trading si ridurranno le emissioni e crescerà l'efficienza energetica del sistema elettrico. Questo meccanismo porterà vantaggi alle imprese virtuose, che diventeranno così più competitive.Stefano Gervasoni
Sunday, April 10, 2005
OSSERVAZIONI AL S.I.A. ITALCEMENTI
OGGETTO: Osservazioni al S.I.A. Italcementi S.p.A. relativo all’impianto di ricezione, stoccaggio ed alimentazione di rifiuti liquidi pericolosi per il coincenerimento nel forno della cementeria di Calusco D’Adda (BG).
Presa visione della documentazione relativa allo Studio d’Impatto Ambientale per la realizzazione di un impianto di ricezione, stoccaggio ed alimentazione di rifiuti liquidi pericolosi per il coincenerimento nel forno della cementeria di Calusco D’Adda (BG) della società Italcementi S.p.A.; si esprimono le seguenti Osservazioni :
A) Il S.I.A. è “formalmente” riferito alla combustione dei rifiuti denominati convenzionalmente “RASF” ed “ECOFLUID”. La Ditta Italcementi ha in corso (e forse già conclusa) una procedura ai sensi dell’art. 33 del D.Lgs. 22/97 per il recupero energetico di CDR nei forni di produzione di cemento. Lo Studio presentato non tiene di conto dell’impatto ambientale derivante dall’avvio di tale attività (modificazione della situazione descritta nel SIA come opzione 0) e nemmeno esamina l’effetto ambientale dell’alimentazione congiunta delle due tipologie di rifiuti combustibili. Riteniamo che la società proponente debba fornire una integrazione del S.I.A. in cui sia eseguita la valutazione dell’insieme delle attività con implicazioni ambientali che l’Azienda intende svolgere sul sito.
B) Il SIA deve essere integrato con una valutazione del rischio connesso al ribaltamento delle autobotti di Ecofluid e di RASF durante la fase di trasporto sulla viabilità locale.
C) Riteniamo indispensabile che nel SIA vengano fornite maggiori e più approfondite informazioni sulle quantità orarie di rifiuti che si intendono utilizzare nonché sulle caratteristiche dei rifiuti stessi, in particolare per la miscela denominata Ecofluid. Dovranno essere descritte le modalità adottate dal produttore per garantire il rispetto dei limiti di composizione (tenore di Cloro e altri alogeni; mercurio e altri metalli tossici e cancerogeni) e la non tossicità della miscela (anche ai fini della normativa sulle sostanze e preparati pericolosi e sulle attività a rischio di incidente rilevante) e le procedure adottate da Italcementi per verificare il rispetto degli standards. Si ritengono insufficienti le informazioni fornite in merito nel S.I.A. stante la potenziale variabilità qualitativa dei suddetti rifiuti.
D) Per quanto riguarda la qualità dell’aria, lo Studio non ha descritto il contesto in cui la proposta andrebbe ad inserirsi: oltre a mancare la piena descrizione del complesso delle fonti di emissioni dello stabilimento (viene considerata la sola emissione contenente i fumi di cottura e sono trascurate le decine di emissioni canalizzate e le emissioni diffuse), non vengono considerate nell’area vasta di indagine le importanti fonti di emissione che già contribuiscono all’inquinamento atmosferico quali l’acciaieria di Dalmine, gli inceneritori di RSU di Dalmine e Trezzo, gli inceneritori di rifiuti speciali pericolosi di Filago (DSM e Ecolombardia 4) e non ha considerato i dati disponibili derivati dalle campagne effettuate da ARPA per la misura degli inquinanti atmosferici sul territorio comunale.
E) Lo studio delle ricadute di polveri e in particolare delle polveri sottili PM10 è inadeguato in quanto: a) non tiene conto del particolato generato a seguito della trasformazione chimica degli Ossidi di Azoto; b) la stima delle concentrazioni di polveri al suolo si basano su una portata di polveri emesse dal camino di gran lunga inferiore al valore limite (circa 35 volte inferiore; c) non viene considerato il contributo dovuto alle emissioni diffuse sia dall’interno dello stabilimento che all’esterno connesse con gli automezzi che trasportano il cemento.
F) Nel SIA non sono valutati gli effetti di accumulo ambientale degli inquinanti ecopersistenti emessi dal camino, ed in particolare i microinquinanti (metalli tossici e organoalogenati).
G) Si propone che vengano assegnati fin d’ora i limiti alle emissioni consentiti dalle migliori tecnologie disponibili e comunque non superiori a quelli previsti dalla direttiva europea 2000/76/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 4/12/2000 sull’incenerimento dei rifiuti (art. 7 e art. 11), con particolare riferimento alle disposizioni speciali relative ai Nuovi forni di cemento che coinceneriscono rifiuti.
H) Per l’emissione di polveri si propone che venga assegnato il limite di concentrazione giornaliera di 5mg/Nm3 nonché un limite di concentrazione oraria pari a 10 mg/Nm3 . I valori limite si intendono per gas secchi normalizzati con un tenore di O2 all’10% 273 K e 101,3 kPa.
I) Per l’emissione di IPA si propone che venga assegnato il limite massimo di 1µg/Nm3. I valori limite si intendono per gas secchi normalizzati con un tenore di O2 all’10% 273 K e 101,3 kPa.
J) I limiti di cui ai precedenti punti G), H), I) dovranno essere incorporati nel testo degli atti autorizzativi e della convenzione; in caso contrario essi dovranno essere oggetto di una apposita convenzione fra Italcementi e l’Amministrazione Comunale, con le necessarie sanzioni in caso d’inosservanza.
K) Si propone l'installazione presso la cementeria di un sistema automatico per l’invio in tempo reale al Comune di Calusco d’Adda, dell’insieme dei parametri così come letti dal sistema di analisi in continuo delle emissioni (comprensivi di tenore di H2O, di O2 e di Portata fumi), unitamente ai valori dei più significativi parametri funzionali dell’impianto (portata di farina cruda alimentata al forno, portata dei vari combustibili e rifiuti alimentati, le temperature e i tenori di Ossigeno rilevati nelle varie sezioni del forno, il tenore di polveri a monte del sistema di depolverazione. I dati analitici dovranno essere quelli originari acquisiti dal sistema, prima che vengano soggetti ad elaborazione, espressi in codice ASCII (secondo il formato previsto dal D.d.u.o. 1024 Regione Lombardia sui sistemi di monitoraggio delle emissioni). Il Comune di Calusco, ed eventualmente gli altri Enti locali interessati, dovranno essere dotati da Italcementi di un sistema di ricezione, elaborazione e registrazione dei dati.
L) Si ritiene che la capacità della cementeria di utilizzare senza danno ambientale le rilevanti quantità di rifiuti come combustibili alternativi in sostituzione dei combustibili convenzionali debba essere dimostrata tramite l’esecuzione di una campagna di analisi alle emissioni, affidata ad un laboratorio di riconosciuta esperienza ed affidabilità, che consenta di confrontare le emissioni derivanti dall’utilizzo dei soli combustibili solidi convenzionali (olio combustibile e/o Petcoke) con le emissioni derivanti dall’impiego alla massima capacità richiesta dei rifiuti liquidi e/o del CDR. L’indagine dovrà comprendere anche un bilancio di massa dei microinquinanti (organici alogenati e metalli pesanti) entranti ed uscenti dal forno, nonché un’indagine analitica di caratterizzazione dei suddetti inquinanti presenti nel cemento (inteso come miscela di clinker e di additivi e cariche varie).
M) Si propone di inserire come condizione vincolante la sospensione dell’uso dei rifiuti nel caso l’indagine di cui alla lettera precedente, evidenzi un peggioramento nelle emissioni di inquinanti seguito dell’uso dei rifiuti, ivi compresi i gas serra. Per la verifica di tale clausola si propone di applicare il criterio già applicato in una simile indagine eseguita presso il cementificio Italcementi di Rezzato (BS) e che si allega alla presente, o altro criterio più efficace nel frattempo elaborato.
N) Nella succitata convenzione stipulata tra Azienda e pubblica amministrazione dovrà essere prevista la costituzione di un osservatorio tecnico scientifico di controllo sui dati delle emissioni determinati dai sistemi determinati dai sistemi di analisi in continuo installati a camino, nonché i risultati dei monitoraggi periodici. Le modalità di costituzione e di funzionamento di tale organismo saranno fissate in accordo tra le Pubbliche amministrazioni e l’azienda. Tale organismo dovrà anche sorvegliare la corretta e integrale applicazione delle clausole indicate alle lettere precedenti .
O) Visti i problemi critici di mobilità nel territorio del Comune di Calusco d’Adda e della zona dell’Isola, riteniamo necessario un intervento per la riduzione dell’impatto della cementeria sulla viabilità ordinaria; a tal fine nel SIA dovrà essere inserita la verifica di fattibilità per l’utilizzo della rete ferroviaria sia per la movimentazione dei rifiuti – il trasporto del RASF in particolare può avvenire senza grossi problemi con il mezzo ferroviario - che per i combustibili convenzionali ed il prodotto finito.
P) Per quanto Si propone l’individuazione, in accordo con le amministrazione pubbliche (Calusco e comuni limitrofi), di una serie di aspetti di beneficio di tutta la zona consistenti in riqualificazioni ambientali, naturalistiche del fiume adda o di finanziamenti di progetti di riqualificazione dell’area a PLIS del torrente grandone o più in generale di aumento delle aree boschive protette, attraverso programmi pluriennali con la partecipazione economica d’Italcementi.
Friday, April 01, 2005
No ai rifiuti nel cementificio di Calusco d’Adda.
È questo il parere di Roberto Fumagalli, ambientalista candidato alle elezioni regionali come indipendente per Rifondazione Comunista. Fumagalli ha sottolineato la sua contrarietà all’incenerimento dei rifiuti nei forni dell’Italcementi, il cementificio di Calusco d’Adda che sorge a pochi chilometri dal confine con il territorio lecchese. Il parere, Fumagalli lo ribadirà in occasione dell`assemblea pubblica organizzata per giovedì 31 marzo a Paderno d’Adda, alle ore 20,45. A tale proposito ha dichiarato Roberto Fumagalli, che è anche presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” di Merone: “La mia associazione si batte da anni contro l’incenerimento dei rifiuti nella Cementeria di Merone. Analogamente chiedo che anche a Calusco non si proceda a bruciare i rifiuti, poiché l’inquinamento prodotto non fa altro che peggiorare la qualità dell’aria e la salute dei cittadini”. Fumagalli ha ricordato che l’incenerimento dei rifiuti nei cementifici può provocare l’emissione di sostanze tossiche per l’ambiente e per la salute umana. A Calusco come a Merone, il rischio è che i cementifici si trasformino in veri e propri inceneritore di rifiuti. “Bisogna impedire a tutti i costi l’incenerimento dei rifiuti a Calusco. Infatti questo è l’unico modo di evitare l’emissione delle diossine e di altre sostanze cancerogene, che potrebbero minare la salute dei cittadini residenti in un raggio di più di 10 chilometri dal cementificio”.
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