MERATEONLINE 22 07 03
Oltre sessanta persone hanno partecipato all’incontro organizzato da Prc in occasione della Festa di Liberazione per discutere della ``Nuova Calusco``
Il Mostro di Calusco spaventa ancora:
viabilità e inquinamento le ferite aperte
Ai problemi di sempre traffico ed inquinamento , la Nuova Calusco ha portato nuovi problemi: richiesta di altre strade, probabile aumento della produzione e quindi di traffico, maggiore area di caduta dei fumi, 220.000 mq/ora di aria riscaldata, sfregio ad un dei più bei panorami del nord Italia. E la candidatura del medio corso dell’Adda quale sito Patrimonio dell’Umanità è’ caduta nel dimenticatoio.
Il forno inceneritore dei nuovi impianti di produzione dell’Italcementi di Calusco fa ancora paura. E non solo oltre l’Adda, ma anche nei paesi del meratese. Rassicurazioni dei primi cittadini dell’Isola e spiegazioni tecniche dei dirigenti del colosso industriale non sono bastate a placare gli animi e a sgomberare i timori di chi prevede pesanti ripercussioni sulla salute dei cittadini e sulla qualità della vita. Lo confermano i numerosi interventi formulati durante l’incontro proprio sulla centrale denominata “Nuova Calusco” organizzato lunedì sera dal Partito della Rifondazione Comunista in occasione della Festa provinciale di Liberazione che si è sta svolgendo presso i padiglioni della Fiera di Osnago. Alla riunione hanno partecipato oltre sessanta persone che dopo aver ascoltato le relazioni dell’architetto Macario, responsabile Ambiente della provincia di Lecco per Prc e di Livia Grosso della sezione meratese di Legambiente hanno voluto esprimere pareri e preoccupazioni. Oltre a rappresentare un grave sfregio ambientale, la nuova linea di produzione dell’Italcementi ha infatti aperto altre ferite, come quella della necessità di una nuova strada appositamente riservata per il traffico pesante. Il pubblico presente in sala non è riuscito a nascondere la paura sia per le problematiche legate alla salute sia per la "questione ambientale" e paesistica con ricadute in tutta la Brianza Est e la bergamasca occidentale. L’assessore ai Lavori pubblici di Calusco ha ugualmente difeso le scelte dell’Amministrazione, non solo per le concessioni edilizie alla Italcementi, ma anche per la proposta di una nuova tangenziale che potrebbe portare alla costruzione di un nuovo ponte che sostituirà lo storico San Michele, spostando tutta la circolazione tra le due province verso Paderno, Verderio e Robbiate. Dalla serata è emersa comunque l’esigenza di avere dati certi sull’inquinamento prodotto dai nuovi altiforni in grado di bruciare a temperature elevatissime. Tavole tecniche e progetti non sembrano sufficienti e occorre ricucire nel più breve tempo possibile lo strappo che si è creato tra cittadinanza e istituzioni locali per garantire a chi vive nel raggio di influenza degli impianti (almeno 30 chilometri) certezze sulle conseguenze delle ricadute atmosferiche.
MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI :
Paderno d'Adda e Solza
.
HANNO FIRMATO :
Calusco d'Adda,
Cornate d'Adda,
Imbersago,
Medolago,
Parco Adda Nord,
Robbiate,
Verderio Inferiore,
Verderio Superiore,
Villa d'Adda,
Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia .
Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento .
http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html
Countdown alla ferrovia
il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
Wednesday, July 23, 2003
Tuesday, July 15, 2003
Riferimento all’articolo apparso su Cronache dell’Isola venerdi 11.7.2003 in “speciale Pedemontana”
Caro Direttore,
Si sono formati comitati contro la tangenziale sud di Calusco, comitati per la tangenziale sud di Calusco:
Comitati contro il nuovo ponte sull’Adda, comitati contro il nuovo ponte sull’Adda
perché’ non cerchiamo di uscire da questa spirale: strada si / strada no - ferrovia si/ ferrovia no?
se e’ vero che il problema strada si/ strada no nasce dal nuovo stabilimento Italcementi (chiamiamolo col suo vero nome e non ristrutturazione come ce lo stanno facendo digerire)
allora chiediamo che l’Italcemnti trovi anch’essa una soluzione e non lasci scannare fra loro le amministrazioni limitrofe e fra loro la cittadinanza di uno stesso comune (vedi in Calusco via marconi e zona Torre per il tracciato della tangenziale sud appunto).
Allora che l’Italcementi cerchi anch’essa soluzioni che non siano le solite scontate dando delle priorità.
1° utilizzo della ferrovia, già presente nello stabilimento, per trasportare il materiale prodotto ad un interporto.
2° utilizzo del tunnel esistente tra l’ex monte Gilio e lo stabilimento per riportare il materiale lavorato (cemento) all’ex monte Gilio, da li caricato sui camion .
STRADE STRADE STRADE.
Perche’ non alziamo il tiro della diatriba chiedendo all’Italcementi di bandire un concorso per gli studenti del Politecnico di Ingegneria stradale o ambientale di trovare soluzioni alternative di piu’ ampio raggio e minor impatto ambientale?
Chiediamo che si trovi una soluzione che permetta agli agricoltori di dormire sonni tranquilli,
alla gente comune di respirare aria pulita, di vivere non nel continuo assordante rumore di veicoli pesanti e di non subire l’inquinamento subdolo delle polveri sottili.
Agli alberi, alla fauna in via di estinzione di continuare a riprodursi in tranquillità,
alle acque dei fiumi di continuare a dare vita lungo il loro cammino e lungo il loro corso,
infine ai bambini odierni e futuri di continuare a vivere in un ambiente umano e non disumano??
Grazie,
il Comitato di cittadini per la difesa del verde di Calusco e Solza.
Caro Direttore,
Si sono formati comitati contro la tangenziale sud di Calusco, comitati per la tangenziale sud di Calusco:
Comitati contro il nuovo ponte sull’Adda, comitati contro il nuovo ponte sull’Adda
perché’ non cerchiamo di uscire da questa spirale: strada si / strada no - ferrovia si/ ferrovia no?
se e’ vero che il problema strada si/ strada no nasce dal nuovo stabilimento Italcementi (chiamiamolo col suo vero nome e non ristrutturazione come ce lo stanno facendo digerire)
allora chiediamo che l’Italcemnti trovi anch’essa una soluzione e non lasci scannare fra loro le amministrazioni limitrofe e fra loro la cittadinanza di uno stesso comune (vedi in Calusco via marconi e zona Torre per il tracciato della tangenziale sud appunto).
Allora che l’Italcementi cerchi anch’essa soluzioni che non siano le solite scontate dando delle priorità.
1° utilizzo della ferrovia, già presente nello stabilimento, per trasportare il materiale prodotto ad un interporto.
2° utilizzo del tunnel esistente tra l’ex monte Gilio e lo stabilimento per riportare il materiale lavorato (cemento) all’ex monte Gilio, da li caricato sui camion .
STRADE STRADE STRADE.
Perche’ non alziamo il tiro della diatriba chiedendo all’Italcementi di bandire un concorso per gli studenti del Politecnico di Ingegneria stradale o ambientale di trovare soluzioni alternative di piu’ ampio raggio e minor impatto ambientale?
Chiediamo che si trovi una soluzione che permetta agli agricoltori di dormire sonni tranquilli,
alla gente comune di respirare aria pulita, di vivere non nel continuo assordante rumore di veicoli pesanti e di non subire l’inquinamento subdolo delle polveri sottili.
Agli alberi, alla fauna in via di estinzione di continuare a riprodursi in tranquillità,
alle acque dei fiumi di continuare a dare vita lungo il loro cammino e lungo il loro corso,
infine ai bambini odierni e futuri di continuare a vivere in un ambiente umano e non disumano??
Grazie,
il Comitato di cittadini per la difesa del verde di Calusco e Solza.
Friday, July 11, 2003
MERATEONLINE
Finalmente tutti si sono accorti delle Torri Italcementi
Finalmente!!!
Finalmente,Chi vive all`ombra della torre Italcementi si e` reso conto di vivere accanto ad un GROSSO PROBLEMA, sicuramente brutto, certamente rumoroso e piazzato nel mezzo di una zona difficilmente raggiungibile e densamente popolata.
Quindi oggi le torri vogliono la strada, SI RIPASSANO PIU` DI 200.00O METRI CUBI ALL`ORA DELLA NOSTRA ARIA RESTITUENDOCELA IN CHISSA QUALI CONDIZIONI, DOMANI VORRANNO DIVENTARE INCENERITORE E CHI PIU` NE HA PIU` NE METTA.....
BUON LAVORO AL COMITATO DI SOLZA E DI CALUSCO
Sonia
Finalmente tutti si sono accorti delle Torri Italcementi
Finalmente!!!
Finalmente,Chi vive all`ombra della torre Italcementi si e` reso conto di vivere accanto ad un GROSSO PROBLEMA, sicuramente brutto, certamente rumoroso e piazzato nel mezzo di una zona difficilmente raggiungibile e densamente popolata.
Quindi oggi le torri vogliono la strada, SI RIPASSANO PIU` DI 200.00O METRI CUBI ALL`ORA DELLA NOSTRA ARIA RESTITUENDOCELA IN CHISSA QUALI CONDIZIONI, DOMANI VORRANNO DIVENTARE INCENERITORE E CHI PIU` NE HA PIU` NE METTA.....
BUON LAVORO AL COMITATO DI SOLZA E DI CALUSCO
Sonia
No alla ``Tangenziale di Calusco``
e alla Gronda Nord
Caro Direttore,
Si e’ costituito un comitato composto da cittadini di Calusco e Solza, che vuole fortemente opporsi alla costruzione di una nuova strada comunale definita “ Tangenziale sud di Calusco”, prevista dopo la costruzione della “Nuova Italcementi”.
La contestazione ha origine dalla mancanza d’informazioni data ai cittadini e sull’impatto che questa nuova strada avrà sul territorio.
Si ha l’impressione che il comune di Calusco stia percorrendo tutte le strade immaginabili per far fronte ad un impegno già assunto con l’Italcementi in fase di rilascio della licenza edilizia per le costruzioni delle nuove torri, applicando il motto “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me” compresi parte dei soldi per finanziare la nuova strada. Il risultato finale sarà che, - l’Italcementi dopo aver letteralmente mangiato il monte Giglio e aver costruito le torri -, ci ritroveremo con una nuova provinciale che scaricherà solo del 20 per cento il traffico da via Marconi a fronte di una spesa di 9 milioni di Euro. Chi paga? e che benefici ne ricavano i cittadini di Calusco e Solza?
La volontà’ del comune di Calusco, conosciuta attraverso il vostro giornale di ripristinare il vecchio progetto della gronda nord, rappresenta un pericolo reale per la possibile realizzazione della nuova tangenziale sud. Un elemento di rallentamento era rappresentato dalla mancanza di fondi . Il gioco è molto facile, basta rispolverare un progetto morto da trent’anni e sostituito dalla pedemontana, (tracciato regionale e provinciale presentato in primavera 2003 che prevede l’attraversamento dell’Adda a Bottanuco) cosi facendo, il tracciato individuato non sarà più definito “tangenziale sud di Calusco” ma gronda nord e d’incanto i problemi economici per il comune di Calusco sono risolti. Vale a dire facciamo le strade la’ dove qualcuno le paga e non dove servono a spese della regione e della provincia. Italcementi compresa.
Un altro fattore di pericolo e’ la possibile trattativa fra l’amministrazione di Calusco e l’Italcementi quale possibilità’ di scambio fra la distruzione della cresta dell’ex Monte Giglio in Calusco e il finanziamento della tangenziale sud da parte del gruppo industriale.
Al momento il progetto dell’italcementi di spianare la cresta e’ bloccato proprio dall’amministrazione.
La zona verde che si vuole difendere e’ coltivata da due aziende agricole, che rischiano di dover cessare la propria attività’, nonostante il comune di Calusco abbia aderito ad “Agenda 21” e tuteli, sulla carta, le attività’ agricole.
Inoltre la nuova strada corre parallela ai confini del Parco Adda Nord, che vedrà coinvolto, da rumore e inquinamento, il suo territorio, colpito già’ duramente dalle cave e dallo scarico fognario che confluisce, 8.000 abitanti circa, direttamente nell’Adda. Questa si è una priorità, non la strada.
Questo pezzo di terra rimane infine l’ultima zona non abitata che fa da cuscinetto fra le aree abitative di Calusco e Solza, oltre che essere un polmone verde.
Il comitato fino ad ora si e’ mosso per far conoscere alla popolazione di Calusco e Solza il pericolo che rappresenta tale nuova via, con una campagna di sensibilizzazione ed una raccolta firme .
Al momento le firme superano la quota 1500, e la raccolta continua.
Il prossimo passo sarà’ quello di effettuare un’assemblea pubblica per informare la popolazione dei due paesi sulla reale portata della nuova strada, che ha visto anche la necessita’ di approvare una quarta variante al PRG con una delibera del Consiglio Comunale, di cui si e’ chiesto copia per le opportune osservazioni.
Il comitato di cittadini
per la difesa del verde di Calusco e Solza
e alla Gronda Nord
Caro Direttore,
Si e’ costituito un comitato composto da cittadini di Calusco e Solza, che vuole fortemente opporsi alla costruzione di una nuova strada comunale definita “ Tangenziale sud di Calusco”, prevista dopo la costruzione della “Nuova Italcementi”.
La contestazione ha origine dalla mancanza d’informazioni data ai cittadini e sull’impatto che questa nuova strada avrà sul territorio.
Si ha l’impressione che il comune di Calusco stia percorrendo tutte le strade immaginabili per far fronte ad un impegno già assunto con l’Italcementi in fase di rilascio della licenza edilizia per le costruzioni delle nuove torri, applicando il motto “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me” compresi parte dei soldi per finanziare la nuova strada. Il risultato finale sarà che, - l’Italcementi dopo aver letteralmente mangiato il monte Giglio e aver costruito le torri -, ci ritroveremo con una nuova provinciale che scaricherà solo del 20 per cento il traffico da via Marconi a fronte di una spesa di 9 milioni di Euro. Chi paga? e che benefici ne ricavano i cittadini di Calusco e Solza?
La volontà’ del comune di Calusco, conosciuta attraverso il vostro giornale di ripristinare il vecchio progetto della gronda nord, rappresenta un pericolo reale per la possibile realizzazione della nuova tangenziale sud. Un elemento di rallentamento era rappresentato dalla mancanza di fondi . Il gioco è molto facile, basta rispolverare un progetto morto da trent’anni e sostituito dalla pedemontana, (tracciato regionale e provinciale presentato in primavera 2003 che prevede l’attraversamento dell’Adda a Bottanuco) cosi facendo, il tracciato individuato non sarà più definito “tangenziale sud di Calusco” ma gronda nord e d’incanto i problemi economici per il comune di Calusco sono risolti. Vale a dire facciamo le strade la’ dove qualcuno le paga e non dove servono a spese della regione e della provincia. Italcementi compresa.
Un altro fattore di pericolo e’ la possibile trattativa fra l’amministrazione di Calusco e l’Italcementi quale possibilità’ di scambio fra la distruzione della cresta dell’ex Monte Giglio in Calusco e il finanziamento della tangenziale sud da parte del gruppo industriale.
Al momento il progetto dell’italcementi di spianare la cresta e’ bloccato proprio dall’amministrazione.
La zona verde che si vuole difendere e’ coltivata da due aziende agricole, che rischiano di dover cessare la propria attività’, nonostante il comune di Calusco abbia aderito ad “Agenda 21” e tuteli, sulla carta, le attività’ agricole.
Inoltre la nuova strada corre parallela ai confini del Parco Adda Nord, che vedrà coinvolto, da rumore e inquinamento, il suo territorio, colpito già’ duramente dalle cave e dallo scarico fognario che confluisce, 8.000 abitanti circa, direttamente nell’Adda. Questa si è una priorità, non la strada.
Questo pezzo di terra rimane infine l’ultima zona non abitata che fa da cuscinetto fra le aree abitative di Calusco e Solza, oltre che essere un polmone verde.
Il comitato fino ad ora si e’ mosso per far conoscere alla popolazione di Calusco e Solza il pericolo che rappresenta tale nuova via, con una campagna di sensibilizzazione ed una raccolta firme .
Al momento le firme superano la quota 1500, e la raccolta continua.
Il prossimo passo sarà’ quello di effettuare un’assemblea pubblica per informare la popolazione dei due paesi sulla reale portata della nuova strada, che ha visto anche la necessita’ di approvare una quarta variante al PRG con una delibera del Consiglio Comunale, di cui si e’ chiesto copia per le opportune osservazioni.
Il comitato di cittadini
per la difesa del verde di Calusco e Solza
Thursday, July 10, 2003
L'ECO DI BERGAMO 10 07 03
Gronda est, una linea diretta con la Svizzera
Presentato il progetto della Seregno-Bergamo-Treviglio: 35 chilometri per i treni merci
Una nuova doppia linea ferroviaria per il trasporto merci interesserà il territorio di sei comuni bergamaschi: è iniziato l'iter per la gronda ferroviaria est Seregno-Bergamo-Treviglio, 35 chilometri su due binari.
La gronda est, il cui progetto preliminare è stato presentato da Rete ferroviaria italiana spa (Rfi, una società di infrastrutture delle Ferrovie dello Stato) alla Regione, alle Province e ai Comuni, farà parte della nuova linea Bellinzona-Treviglio, che dal traforo del Gottardo si collegherebbe a Seregno sulla Milano-Como, scendendo sulla Bergamo-Treviglio e collegandosi poi alla Milano-Venezia. Sarà dedicata solo al trasporto merci: 170 treni al giorno, 7 ogni ora. Tempo limite per l'ultimazione dell'opera è il 2014: la gronda è stata individuata nel primo programma delle infrastrutture strategiche. La nuova linea ferroviaria nasce da un lato dalla Svizzera, che dal 2013 non vuole più importare merci trasportate su gomma, dall'altro lato Regione e Governo intendono alleggerire le strade congestionate da autoveicoli.
Il progetto preliminare è stato presentato in Regione il 4 giugno e ai comuni bergamaschi il 12, con la richiesta di formulare le osservazioni entro domani, per poi presentarle in una Conferenza di Servizi alla quale parteciperanno la Regione e il ministero dei Trasporti e dell'ambiente. Sei sono i comuni bergamaschi interessati: Bottanuco, Capriate San Gervasio, Filago, Osio Sopra, Dalmine e Levate.
Cos? come disegnata dai progettisti di Rfi, la nuova linea avrebbe un forte impatto ambientale, soprattutto dopo l'attraversamento del Brembo, essendo completamente sopraelevata e incrociando nel territorio di Dalmine l'autostrada A4. Non sono previste stazioni, ma l'assessore provinciale Felice Sonzogni spiega che potrà essere richiesta l'istituzione di stazioni: «La gronda è destinata al soprattutto il trasporto merci – spiega –. Nel piano territoriale di coordinamento provinciale chiederemo due stazioni, una nell'area di Dalmine e l'altra nell'Isola. ? una grossa opportunità che creerebbe un filo diretto tra Bergamo-Treviglio e la Svizzera. Ci permetterebbe inoltre di alleggerire la ferrovia tra Calusco, Terno, Ponte San Pietro e Bergamo, per creare un sistema più leggero di metropolitana locale. Valuteremo il progetto con i sindaci e avremo un incontro in Regione marted? prossimo. Chiederemo il massimo rispetto per il territorio».
La gronda passerebbe nella sua prima parte di territorio bergamasco per Bottanuco vicino alla frazione di Cerro. Il corridoio individuato corrisponderebbe a quello dell'autostrada pedemontana e l'attraversamento dell'Adda comporterebbe la realizzazione di un viadotto di più di un chilometro. San Gervasio, nel territorio di Capriate, sarebbe solamente lambito dal nuovo percorso, in un primo tratto di galleria e poi in trincea. Filago e Marne rischierebbero di essere divisi ulteriormente dal passaggio del nuovo tratto di ferrovia che passerebbe molto vicino al centro di Filago, a pochi metri dall'area che comprende il centro sportivo, le scuole medie e il futuro centro anziani. L'impatto dell'opera aumenta nella parte est del Brembo, con viadotti sopraelevati a nord del territorio di Osio Sopra e sotto Mariano di Dalmine, con terrapieni tra il passaggio dei binari e il livello terra. Il comune più colpito dalla gronda est sarebbe per? Levate, che si troverebbe chiuso fra tre ferrovie: la Bergamo-Treviglio, quella della Dalmine e la gronda est, subendo anche il doppio collegamento di quest'ultima alla Bergamo-Treviglio, da un lato verso la Bassa e dall'altra verso Bergamo. L'area individuata dal progetto inoltre sarebbe in pieno contrasto col piano regolatore di Levate, che prevede a nord del centro abitato la realizzazione di nuovi edifici per le scuole.
Armando Di Landro
I sindaci: tanta fretta e poca cura del territorio
Sul progetto preliminare per la nuova gronda est, doppia linea ferroviaria da Seregno a Bergamo e Treviglio, sindaci e assessori dei sei comuni bergamaschi interessati esprimono molti dubbi.
Il Consiglio comunale di Levate ieri si è detto contrario alla nuova opera. «Abbiamo potuto vedere il progetto solo negli ultimi giorni con la pretesa di valutarlo al più presto – dichiara Paolo Longaretti, assessore all'ecologia di Levate –. Ci ritroveremo ad avere un territorio chiuso tra la ferrovia della Dalmine, la Bergamo Treviglio e la gronda est, che dovrebbe passare proprio sopra il centro abitato».
Per il sindaco di Osio Sopra Piergiorgio Gregori, della lista Osio Aperta: «C'è stata una totale mancanza di rispetto del progetto, che va a calarsi tra residenze, scuole, parchi e cascine». Secondo Gregori il progetto costringe a mantenere i collegamenti con il territorio con sottopassi, non fa i conti con altre infrastrutture in progetto come pedegronda stradale e quarta corsia dell'A4.
«Potenziare il trasporto su rotaia è positivo – afferma Francesca Bruschi, sindaco di centrosinistra di Dalmine –. Ma il progetto non tiene conto della realtà locale. Venerd? il Consiglio comunale rimarcherà che la scelta del corridoio della nuova ferrovia non è spiegata e che non avremo nuove stazioni per pendolari sul territorio, visto che la gronda sarà dedicata al trasporto merci. Ci sarà inoltre un impatto che comporterà un degrado del territorio soprattutto dovuto al fatto che la struttura del viadotto poggerà su terrapieni che creeranno delle barriere».
Capriate San Gervasio sarà solo lambita dalla nuova ferrovia. «Chiederemo in particolare, di concerto con gli altri Comuni, che le opere di mitigazione dell'impatto della nuova opera siano adeguate», ha dichiarato il sindaco Cristiano Esposito della Lega Nord. «Non porremo pregiudiziali – spiega l'assessore di Bottanuco , Michele Mosca –. Il problema è che territori lasciati “liberi” oggi sono considerati da sfruttare per nuove infrastrutture. Gradiremmo che non venga svalutato il tracciato storico da Calusco a Bergamo. Per noi è improponibile inoltre valutare un progetto che in un determinato punto sopra l'Adda corrisponde al passaggio della pedemontana stradale».
Dure le critiche da parte di Pierangelo Pasquini, assessore all'Ecologia di Filago : «Non siamo stati assolutamente coinvolti per individuare un tracciato, il nostro paese è lambito dalla nuova opera che si troverà a pochi metri dalle scuole e dai condomini. Non è giusto allungare i tempi a dismisura per nuove infrastrutture, ma bisognerebbe sempre cercare di considerare le esigenze locali».
A. D. L.
Gronda est, una linea diretta con la Svizzera
Presentato il progetto della Seregno-Bergamo-Treviglio: 35 chilometri per i treni merci
Una nuova doppia linea ferroviaria per il trasporto merci interesserà il territorio di sei comuni bergamaschi: è iniziato l'iter per la gronda ferroviaria est Seregno-Bergamo-Treviglio, 35 chilometri su due binari.
La gronda est, il cui progetto preliminare è stato presentato da Rete ferroviaria italiana spa (Rfi, una società di infrastrutture delle Ferrovie dello Stato) alla Regione, alle Province e ai Comuni, farà parte della nuova linea Bellinzona-Treviglio, che dal traforo del Gottardo si collegherebbe a Seregno sulla Milano-Como, scendendo sulla Bergamo-Treviglio e collegandosi poi alla Milano-Venezia. Sarà dedicata solo al trasporto merci: 170 treni al giorno, 7 ogni ora. Tempo limite per l'ultimazione dell'opera è il 2014: la gronda è stata individuata nel primo programma delle infrastrutture strategiche. La nuova linea ferroviaria nasce da un lato dalla Svizzera, che dal 2013 non vuole più importare merci trasportate su gomma, dall'altro lato Regione e Governo intendono alleggerire le strade congestionate da autoveicoli.
Il progetto preliminare è stato presentato in Regione il 4 giugno e ai comuni bergamaschi il 12, con la richiesta di formulare le osservazioni entro domani, per poi presentarle in una Conferenza di Servizi alla quale parteciperanno la Regione e il ministero dei Trasporti e dell'ambiente. Sei sono i comuni bergamaschi interessati: Bottanuco, Capriate San Gervasio, Filago, Osio Sopra, Dalmine e Levate.
Cos? come disegnata dai progettisti di Rfi, la nuova linea avrebbe un forte impatto ambientale, soprattutto dopo l'attraversamento del Brembo, essendo completamente sopraelevata e incrociando nel territorio di Dalmine l'autostrada A4. Non sono previste stazioni, ma l'assessore provinciale Felice Sonzogni spiega che potrà essere richiesta l'istituzione di stazioni: «La gronda è destinata al soprattutto il trasporto merci – spiega –. Nel piano territoriale di coordinamento provinciale chiederemo due stazioni, una nell'area di Dalmine e l'altra nell'Isola. ? una grossa opportunità che creerebbe un filo diretto tra Bergamo-Treviglio e la Svizzera. Ci permetterebbe inoltre di alleggerire la ferrovia tra Calusco, Terno, Ponte San Pietro e Bergamo, per creare un sistema più leggero di metropolitana locale. Valuteremo il progetto con i sindaci e avremo un incontro in Regione marted? prossimo. Chiederemo il massimo rispetto per il territorio».
La gronda passerebbe nella sua prima parte di territorio bergamasco per Bottanuco vicino alla frazione di Cerro. Il corridoio individuato corrisponderebbe a quello dell'autostrada pedemontana e l'attraversamento dell'Adda comporterebbe la realizzazione di un viadotto di più di un chilometro. San Gervasio, nel territorio di Capriate, sarebbe solamente lambito dal nuovo percorso, in un primo tratto di galleria e poi in trincea. Filago e Marne rischierebbero di essere divisi ulteriormente dal passaggio del nuovo tratto di ferrovia che passerebbe molto vicino al centro di Filago, a pochi metri dall'area che comprende il centro sportivo, le scuole medie e il futuro centro anziani. L'impatto dell'opera aumenta nella parte est del Brembo, con viadotti sopraelevati a nord del territorio di Osio Sopra e sotto Mariano di Dalmine, con terrapieni tra il passaggio dei binari e il livello terra. Il comune più colpito dalla gronda est sarebbe per? Levate, che si troverebbe chiuso fra tre ferrovie: la Bergamo-Treviglio, quella della Dalmine e la gronda est, subendo anche il doppio collegamento di quest'ultima alla Bergamo-Treviglio, da un lato verso la Bassa e dall'altra verso Bergamo. L'area individuata dal progetto inoltre sarebbe in pieno contrasto col piano regolatore di Levate, che prevede a nord del centro abitato la realizzazione di nuovi edifici per le scuole.
Armando Di Landro
I sindaci: tanta fretta e poca cura del territorio
Sul progetto preliminare per la nuova gronda est, doppia linea ferroviaria da Seregno a Bergamo e Treviglio, sindaci e assessori dei sei comuni bergamaschi interessati esprimono molti dubbi.
Il Consiglio comunale di Levate ieri si è detto contrario alla nuova opera. «Abbiamo potuto vedere il progetto solo negli ultimi giorni con la pretesa di valutarlo al più presto – dichiara Paolo Longaretti, assessore all'ecologia di Levate –. Ci ritroveremo ad avere un territorio chiuso tra la ferrovia della Dalmine, la Bergamo Treviglio e la gronda est, che dovrebbe passare proprio sopra il centro abitato».
Per il sindaco di Osio Sopra Piergiorgio Gregori, della lista Osio Aperta: «C'è stata una totale mancanza di rispetto del progetto, che va a calarsi tra residenze, scuole, parchi e cascine». Secondo Gregori il progetto costringe a mantenere i collegamenti con il territorio con sottopassi, non fa i conti con altre infrastrutture in progetto come pedegronda stradale e quarta corsia dell'A4.
«Potenziare il trasporto su rotaia è positivo – afferma Francesca Bruschi, sindaco di centrosinistra di Dalmine –. Ma il progetto non tiene conto della realtà locale. Venerd? il Consiglio comunale rimarcherà che la scelta del corridoio della nuova ferrovia non è spiegata e che non avremo nuove stazioni per pendolari sul territorio, visto che la gronda sarà dedicata al trasporto merci. Ci sarà inoltre un impatto che comporterà un degrado del territorio soprattutto dovuto al fatto che la struttura del viadotto poggerà su terrapieni che creeranno delle barriere».
Capriate San Gervasio sarà solo lambita dalla nuova ferrovia. «Chiederemo in particolare, di concerto con gli altri Comuni, che le opere di mitigazione dell'impatto della nuova opera siano adeguate», ha dichiarato il sindaco Cristiano Esposito della Lega Nord. «Non porremo pregiudiziali – spiega l'assessore di Bottanuco , Michele Mosca –. Il problema è che territori lasciati “liberi” oggi sono considerati da sfruttare per nuove infrastrutture. Gradiremmo che non venga svalutato il tracciato storico da Calusco a Bergamo. Per noi è improponibile inoltre valutare un progetto che in un determinato punto sopra l'Adda corrisponde al passaggio della pedemontana stradale».
Dure le critiche da parte di Pierangelo Pasquini, assessore all'Ecologia di Filago : «Non siamo stati assolutamente coinvolti per individuare un tracciato, il nostro paese è lambito dalla nuova opera che si troverà a pochi metri dalle scuole e dai condomini. Non è giusto allungare i tempi a dismisura per nuove infrastrutture, ma bisognerebbe sempre cercare di considerare le esigenze locali».
A. D. L.
Tuesday, July 08, 2003
LA PROVINCIA DI LECCO 08 07 03
Paderno d’adda
PADERNO (l. pe.) I sindaci dell’Isola Bergamasca spingono per spostare più a nord rispetto ai tracciati fin qui delineati la Pedemontana e questo vorrebbe dire un ponte parallelo al San Michele, con strade che toccherebbero il territorio agricolo di Paderno. Il tracciato proposto dall’assemblea dei sindaci dei 21 paesi dell’Isola vedrebbe il ponte sorgere tra Solza e Calusco d’Adda, per proseguire verso Verderio sino all’incrocio della Sernovella, tagliando i campi di Paderno e Verderio Superiore. Dall’altra parte del fiume il tracciato si innesterebbe su una nuova strada che il Comune di Calusco intende realizzare a sud del complesso industriale dell’Italcementi, raggiungere Solza, proseguire per Terno d’Isola e arrivare allo svincolo tra Bonate Sopra e Presezzo. Toccherà all’Amministrazione provinciale di Bergamo scegliere il tracciato, di concerto con la Regione, che hanno già definito un corridoio di massima che va da Brivio a Bottanuco. Il nuovo ponte, secondo quanto proposto dai sindaci bergamaschi, dovrebbe sorgere cento metri a sud del San Michele, tagliando il Parco Adda Nord e occupando le aree agricole dove l’Agip voleva perforare per cercare idrocarburi. Risponde al tracciato della Gronda Nord del vecchio progetto «Mirando», che risale ad oltre vent’anni fa e che non fu mai realizzato. La notizia ha allarmato l’amministrazione comunale di Paderno, che ha già annunciato l’intenzione di opporsi a questa ipotesi che sconvolgerebbe l’assetto agricolo ed urbano del paese. Ha inoltre manifestato irritazione per non essere stata consultata preventivamente.
Paderno d’adda
PADERNO (l. pe.) I sindaci dell’Isola Bergamasca spingono per spostare più a nord rispetto ai tracciati fin qui delineati la Pedemontana e questo vorrebbe dire un ponte parallelo al San Michele, con strade che toccherebbero il territorio agricolo di Paderno. Il tracciato proposto dall’assemblea dei sindaci dei 21 paesi dell’Isola vedrebbe il ponte sorgere tra Solza e Calusco d’Adda, per proseguire verso Verderio sino all’incrocio della Sernovella, tagliando i campi di Paderno e Verderio Superiore. Dall’altra parte del fiume il tracciato si innesterebbe su una nuova strada che il Comune di Calusco intende realizzare a sud del complesso industriale dell’Italcementi, raggiungere Solza, proseguire per Terno d’Isola e arrivare allo svincolo tra Bonate Sopra e Presezzo. Toccherà all’Amministrazione provinciale di Bergamo scegliere il tracciato, di concerto con la Regione, che hanno già definito un corridoio di massima che va da Brivio a Bottanuco. Il nuovo ponte, secondo quanto proposto dai sindaci bergamaschi, dovrebbe sorgere cento metri a sud del San Michele, tagliando il Parco Adda Nord e occupando le aree agricole dove l’Agip voleva perforare per cercare idrocarburi. Risponde al tracciato della Gronda Nord del vecchio progetto «Mirando», che risale ad oltre vent’anni fa e che non fu mai realizzato. La notizia ha allarmato l’amministrazione comunale di Paderno, che ha già annunciato l’intenzione di opporsi a questa ipotesi che sconvolgerebbe l’assetto agricolo ed urbano del paese. Ha inoltre manifestato irritazione per non essere stata consultata preventivamente.
L’ECO DI BERGAMO 08 07 03
«Questa strada farà sparire i nostri campi»
Grido d'allarme degli ultimi due agricoltori contro la nuova circonvallazione sud
CALUSCO «Non fate morire l'agricoltura di Calusco per costruire una strada». È questo l'appello di Enzo Manzoni, 46 anni, titolare di una delle ultime due aziende agricole del paese.
«La tangenziale sud del paese – spiega Manzoni, che parla anche per l'altro imprenditore – passerà nel cuore di quella vasta area agricola a sud della ferrovia e dell'Italcementi, ai confini con Solza, tagliandola quasi esattamente in due. A sinistra e a destra della nuova strada rimarranno così appezzamenti di modeste dimensioni, del tutto inadatti a essere coltivati in modo moderno e redditizio. Di conseguenza la mia azienda e quella Michelazzo saranno costrette a chiudere. E con la loro chiusura l'agricoltura scomparirà da Calusco. Le nostre due imprese agricole sono le ultime rimaste in paese».
Intanto con l'approvazione a maggioranza della variante al piano regolatore, l'Amministrazione comunale ha ufficializzato il tracciato della circonvallazione sud che dovrà alleggerire via Marconi dal traffico pesante, in particolar modo della cementeria Italcementi. «Per Calusco è un'opera fondamentale – afferma il sindaco Rinaldo Colleoni (lista «Lineacomune») –. Non si può tollerare un traffico continuo e se pensiamo che in futuro la problematica crescerà, questa circonvallazione è un'alternativa necessaria. Le conclusioni della società che ha redatto lo studio di fattibilità della strada a sud di Calusco sono positive, e non solo per Calusco, ma anche per Solza». Da oltre un anno, anche con il supporto di un legale, Enzo Manzoni si è più volte rivolto al Comune di Calusco, per avere garanzie sul futuro. «Mi rendo conto dei problemi viabilistici del paese – prosegue Manzoni – ma non credo sia giusto penalizzare in questo modo l'agricoltura e l'ambiente naturale. La nuova strada, nel giro di pochi anni, attrarrà inevitabilmente nuove edificazioni industriali, che faranno scomparire anche gli ultimi campi coltivati. Quest'anno è entrato pienamente in funzione il nuovo impianto di irrigazione a pioggia, costato miliardi, che mi permetterà un salto di qualità per dedicarmi alle coltivazioni biologiche, sempre più richieste dal mercato. Sarebbe un traguardo importante per la mia azienda, a conduzione familiare, che ereditai da mia padre».
«Da parte mia – spiega il sindaco – spero che la situazione non sia così drammatica. Non nego che la nuova strada porterà dei danni alle attività agricole, ma continuo ad augurarmi che non si arrivi alla chiusura delle due aziende, anche perché resteranno disponibili ampie aree coltivabili. Siamo di fronte a due valori in conflitto: alla conservazione e alla cura dell'ambiente naturale e agricolo si contrappone la salute delle migliaia di cittadini che risiedono nella parte centrale del paese, che da anni devono sopportare un volume di traffico pari a 30 mila veicoli al giorno. Non possiamo fare finta di niente: occorre perseguire, in modo equilibrato, il bene di tutta la popolazione. Tutti dobbiamo cercare di cogliere il bene più ampio del nostro Comune, anche se questo può comportare dei sacrifici a livello individuale. Vorrei però ricordare che l'ipotesi della tangenziale sud non è certo frutto di questa Amministrazione, essendo prevista da circa trent'anni».
«Quanto alla possibilità di nuovi insediamenti industriali – dice il sindaco – mi sento di poter rassicurare, anche se, per onestà, non posso parlare per le Amministrazioni che verranno. Nella seduta del Consiglio comunale del 20 giugno, la zona agricola compresa tra la ferrovia e la futura strada è stata inserita nel Plis, cioè il Parco locale di interesse sovracomunale, che intende proteggere proprio le aree agricole e naturali. In pratica, una sorta di prolungamento del Parco Adda Nord, che si estende subito a sud della progettata strada».
«Formulato il progetto esecutivo della strada, stiamo valutando le possibilità di eventuali finanziamenti pubblici – conclude il sindaco –. Era necessario che il piano regolatore prevedesse con precisione il passaggio della strada, prima di trovare i finanziamenti, per i quali ci rivolgeremo all'Italcementi». A questo proposito la minoranza consiliare, Casa delle libertà, ha votato contro perché i finanziamenti dell'opera non sarebbero certi.
Angelo Monzani
Renzo Zonca
«Questa strada farà sparire i nostri campi»
Grido d'allarme degli ultimi due agricoltori contro la nuova circonvallazione sud
CALUSCO «Non fate morire l'agricoltura di Calusco per costruire una strada». È questo l'appello di Enzo Manzoni, 46 anni, titolare di una delle ultime due aziende agricole del paese.
«La tangenziale sud del paese – spiega Manzoni, che parla anche per l'altro imprenditore – passerà nel cuore di quella vasta area agricola a sud della ferrovia e dell'Italcementi, ai confini con Solza, tagliandola quasi esattamente in due. A sinistra e a destra della nuova strada rimarranno così appezzamenti di modeste dimensioni, del tutto inadatti a essere coltivati in modo moderno e redditizio. Di conseguenza la mia azienda e quella Michelazzo saranno costrette a chiudere. E con la loro chiusura l'agricoltura scomparirà da Calusco. Le nostre due imprese agricole sono le ultime rimaste in paese».
Intanto con l'approvazione a maggioranza della variante al piano regolatore, l'Amministrazione comunale ha ufficializzato il tracciato della circonvallazione sud che dovrà alleggerire via Marconi dal traffico pesante, in particolar modo della cementeria Italcementi. «Per Calusco è un'opera fondamentale – afferma il sindaco Rinaldo Colleoni (lista «Lineacomune») –. Non si può tollerare un traffico continuo e se pensiamo che in futuro la problematica crescerà, questa circonvallazione è un'alternativa necessaria. Le conclusioni della società che ha redatto lo studio di fattibilità della strada a sud di Calusco sono positive, e non solo per Calusco, ma anche per Solza». Da oltre un anno, anche con il supporto di un legale, Enzo Manzoni si è più volte rivolto al Comune di Calusco, per avere garanzie sul futuro. «Mi rendo conto dei problemi viabilistici del paese – prosegue Manzoni – ma non credo sia giusto penalizzare in questo modo l'agricoltura e l'ambiente naturale. La nuova strada, nel giro di pochi anni, attrarrà inevitabilmente nuove edificazioni industriali, che faranno scomparire anche gli ultimi campi coltivati. Quest'anno è entrato pienamente in funzione il nuovo impianto di irrigazione a pioggia, costato miliardi, che mi permetterà un salto di qualità per dedicarmi alle coltivazioni biologiche, sempre più richieste dal mercato. Sarebbe un traguardo importante per la mia azienda, a conduzione familiare, che ereditai da mia padre».
«Da parte mia – spiega il sindaco – spero che la situazione non sia così drammatica. Non nego che la nuova strada porterà dei danni alle attività agricole, ma continuo ad augurarmi che non si arrivi alla chiusura delle due aziende, anche perché resteranno disponibili ampie aree coltivabili. Siamo di fronte a due valori in conflitto: alla conservazione e alla cura dell'ambiente naturale e agricolo si contrappone la salute delle migliaia di cittadini che risiedono nella parte centrale del paese, che da anni devono sopportare un volume di traffico pari a 30 mila veicoli al giorno. Non possiamo fare finta di niente: occorre perseguire, in modo equilibrato, il bene di tutta la popolazione. Tutti dobbiamo cercare di cogliere il bene più ampio del nostro Comune, anche se questo può comportare dei sacrifici a livello individuale. Vorrei però ricordare che l'ipotesi della tangenziale sud non è certo frutto di questa Amministrazione, essendo prevista da circa trent'anni».
«Quanto alla possibilità di nuovi insediamenti industriali – dice il sindaco – mi sento di poter rassicurare, anche se, per onestà, non posso parlare per le Amministrazioni che verranno. Nella seduta del Consiglio comunale del 20 giugno, la zona agricola compresa tra la ferrovia e la futura strada è stata inserita nel Plis, cioè il Parco locale di interesse sovracomunale, che intende proteggere proprio le aree agricole e naturali. In pratica, una sorta di prolungamento del Parco Adda Nord, che si estende subito a sud della progettata strada».
«Formulato il progetto esecutivo della strada, stiamo valutando le possibilità di eventuali finanziamenti pubblici – conclude il sindaco –. Era necessario che il piano regolatore prevedesse con precisione il passaggio della strada, prima di trovare i finanziamenti, per i quali ci rivolgeremo all'Italcementi». A questo proposito la minoranza consiliare, Casa delle libertà, ha votato contro perché i finanziamenti dell'opera non sarebbero certi.
Angelo Monzani
Renzo Zonca
Friday, July 04, 2003
MERATEONLINE 04 07 03
La proposta deve ancora essere valutata dalla consulta
dei 21 comuni dell’Isola Bergamasca
Paderno - Un nuovo ponte sull’Adda:
l’Isola rispolvera il ‘’progetto Miranda’’
ma il sindaco Angelo Rotta dice no
Contro l’iniziativa è già partita una raccolta firme
e anche il primo cittadino di Paderno ha annunciato
l’opposizione all’ipotesi di recupero della Gronda Nord
Un nuovo ponte, parallelo al San Michele e distante solo un centinaio di metri dalla celebre struttura in ferro, potrebbe essere costruito a Paderno. I sindaci dei 21 comuni dell’Isola Bergamasca vorrebbero infatti spostare più a nord rispetto ai progetti sin qui analizzati il tracciato della Pedemontana che cos? dovrebbe passare tra Solza e Calusco d’Adda, invece che da Capriate San Gervaso. La parola definitiva spetta ora all’Amministrazione provinciale di Bergamo e alla Regione Lombardia che di per sé si sono già espressi in più occasioni ribadendo che i nuovi attraversamenti sull’Adda dovranno sorgere a Brivio e Bottanuco. In caso di ripensamenti per? il secondo intervento verrà spostato più in alto, tra Calusco e Paderno appunto. Vicino allo storico e celebre ponte simbolo della Brianza e in mezzo al Parco Adda Nord svetterà un’altra campata destinata a far defluire il traffico tra le due province. L’ipotesi al momento è ancora allo studio dei tecnici, anche perché la Consulta dei 21 paesi dell’Isola ha solo funzione propositiva e non pu? assumere alcuna decisione vincolante, ma i disegni per la variante sono già pronti.
L’assemblea di primi cittadini deve inoltre ancora esprimere il proprio parere nell’ambito delle osservazioni al Piano territoriale di coordinamento e qualcuno ha già annunciato l’intenzione di boicottare l’alternativa. La grande via di comunicazione dovrebbe innestarsi con l’asse viario interurbano nei pressi dello svincolo di Bonate Sopra e Presezzo, toccare Terno d’Isola e raggiungere Solza, a sud di Calusco, sfruttando una strada comunale che l’Amministrazione di Calusco, guidata da Rinaldo Colleoni, intende realizzare a sud del complesso industriale dell’Italcementi. Dopo aver superato il fiume il tracciato dovrebbe poi proseguire verso Verderio sino all’incrocio della Sernovella, sfruttando le zone agricole in cui l’Agip aveva manifestato l’intenzione di installare un pozzo petrolifero. I disegni proposti dalla Consulta non sarebbero dunque che la riedizione della vecchia Gronda Nord di cui si parlava già una trentina di anni fa con il cos? detto “progetto Miranda”.
Contro la proposta sono per? state sollevate numerose critiche. Nella bergamasca è stato anche costituito un apposito comitato di cittadini che sta raccogliendo firme per bocciare i disegni della Gronda e la strada comunale di Calusco che ha richiesto pure una variante di Piano regolatore. Ma anche il sindaco di Paderno d’Adda Angelo Rotta è pronto a dare battaglia e a stento riesce a mascherare il disappunto verso i colleghi d’oltre Adda: “Ammetto di essere molto infastidito – ha commentato – perché non è ammissibile che i rappresentanti di alcuni enti locali formulino proposte che vanno a creare scompensi e disagi in casa d’altri senza neppure preoccuparsi di contattarli. Se pensano di poter fare quello che vogliono coinvolgendo anche Paderno si sbagliano di grosso”. Nessuno dalla bergamasca si è infatti mai preoccupato di contattare i colleghi del lecchese. Rotta ha inoltre evidenziato che il nuovo ponte a Paderno non rientra più tra le priorità della Regione Lombardia in campo viabilistico. “Sarà difficile – ha concluso – che riescano a realizzare i loro progetti e in ogni modo non godranno certo del nostro appoggio”.
La proposta deve ancora essere valutata dalla consulta
dei 21 comuni dell’Isola Bergamasca
Paderno - Un nuovo ponte sull’Adda:
l’Isola rispolvera il ‘’progetto Miranda’’
ma il sindaco Angelo Rotta dice no
Contro l’iniziativa è già partita una raccolta firme
e anche il primo cittadino di Paderno ha annunciato
l’opposizione all’ipotesi di recupero della Gronda Nord
Un nuovo ponte, parallelo al San Michele e distante solo un centinaio di metri dalla celebre struttura in ferro, potrebbe essere costruito a Paderno. I sindaci dei 21 comuni dell’Isola Bergamasca vorrebbero infatti spostare più a nord rispetto ai progetti sin qui analizzati il tracciato della Pedemontana che cos? dovrebbe passare tra Solza e Calusco d’Adda, invece che da Capriate San Gervaso. La parola definitiva spetta ora all’Amministrazione provinciale di Bergamo e alla Regione Lombardia che di per sé si sono già espressi in più occasioni ribadendo che i nuovi attraversamenti sull’Adda dovranno sorgere a Brivio e Bottanuco. In caso di ripensamenti per? il secondo intervento verrà spostato più in alto, tra Calusco e Paderno appunto. Vicino allo storico e celebre ponte simbolo della Brianza e in mezzo al Parco Adda Nord svetterà un’altra campata destinata a far defluire il traffico tra le due province. L’ipotesi al momento è ancora allo studio dei tecnici, anche perché la Consulta dei 21 paesi dell’Isola ha solo funzione propositiva e non pu? assumere alcuna decisione vincolante, ma i disegni per la variante sono già pronti.
L’assemblea di primi cittadini deve inoltre ancora esprimere il proprio parere nell’ambito delle osservazioni al Piano territoriale di coordinamento e qualcuno ha già annunciato l’intenzione di boicottare l’alternativa. La grande via di comunicazione dovrebbe innestarsi con l’asse viario interurbano nei pressi dello svincolo di Bonate Sopra e Presezzo, toccare Terno d’Isola e raggiungere Solza, a sud di Calusco, sfruttando una strada comunale che l’Amministrazione di Calusco, guidata da Rinaldo Colleoni, intende realizzare a sud del complesso industriale dell’Italcementi. Dopo aver superato il fiume il tracciato dovrebbe poi proseguire verso Verderio sino all’incrocio della Sernovella, sfruttando le zone agricole in cui l’Agip aveva manifestato l’intenzione di installare un pozzo petrolifero. I disegni proposti dalla Consulta non sarebbero dunque che la riedizione della vecchia Gronda Nord di cui si parlava già una trentina di anni fa con il cos? detto “progetto Miranda”.
Contro la proposta sono per? state sollevate numerose critiche. Nella bergamasca è stato anche costituito un apposito comitato di cittadini che sta raccogliendo firme per bocciare i disegni della Gronda e la strada comunale di Calusco che ha richiesto pure una variante di Piano regolatore. Ma anche il sindaco di Paderno d’Adda Angelo Rotta è pronto a dare battaglia e a stento riesce a mascherare il disappunto verso i colleghi d’oltre Adda: “Ammetto di essere molto infastidito – ha commentato – perché non è ammissibile che i rappresentanti di alcuni enti locali formulino proposte che vanno a creare scompensi e disagi in casa d’altri senza neppure preoccuparsi di contattarli. Se pensano di poter fare quello che vogliono coinvolgendo anche Paderno si sbagliano di grosso”. Nessuno dalla bergamasca si è infatti mai preoccupato di contattare i colleghi del lecchese. Rotta ha inoltre evidenziato che il nuovo ponte a Paderno non rientra più tra le priorità della Regione Lombardia in campo viabilistico. “Sarà difficile – ha concluso – che riescano a realizzare i loro progetti e in ogni modo non godranno certo del nostro appoggio”.
Wednesday, July 02, 2003
L'ECO DI BERGAMO 02 07 03
Calusco, cessati i rumori molesti alla cementeria
CALUSCO Il problema rumorosità del nuovo impianto dell'Italcementi realizzato a Calusco d'Adda e avviato alla fine di dicembre 2002 è stato risolto. La cementeria ha provveduto infatti a tamponare le aperture di accesso ai reparti con portoni, porte e pannelli fonoassorbenti, e sono state acquistate macchine con dispositivi silenziatori.
I reparti in questione erano quelli di macinazione delle materie prime, del carbone, del forno di cottura e degli impianti di emergenza: il problema della rumorosità era emerso in occasione dell'incontro illustrativo della nuova linea di cottura della cementeria, a cui avevano partecipato l'Amministrazione comunale di Calusco e i Comuni limitrofi. I sindaci di Solza e di Paderno d'Adda avevano riportato le lamentele dei loro cittadini per il rumore derivato dagli impianti durante la notte per la mancanza di pannelli fonoassorbenti, previsti ma non collocati a causa di un ritardo nella fornitura. «Con il completamento definitivo dell'installazione di tali schermature (dall'inizio di giugno, ndr) il problema della rumorosità è risolto – dice il sindaco di Calusco d'Adda, Rinaldo Colleoni – e per quanto riguarda l'inquinamento luminoso notturno, l'Italcementi ricorda i propri obblighi di legge, che fissano requisiti minimi di illuminazione per le strutture alte. Per esempio è assolutamente obbligatoria l'illuminazione del vano scale e dei piani della torre, per garantire la sicurezza necessaria al personale, così come sono irrinunciabili le insegne luminose di emergenza. Si possono invece mantenere spente le luci che sono usate solo in caso di manutenzione, così come alcuni fari di cantiere. Questi accorgimenti hanno consentito una notevole riduzione della luminosità notturna della torre».
E le emissioni inquinanti? «Le prime misure sembrano confermare le ottimistiche previsioni – afferma il sindaco Rinaldo Colleoni – ma un quadro più ampio e articolato di misure lo si potrà avere solo più avanti, quando il nuovo stabilimento funzionerà a regime e gli organismi competenti analizzeranno le emissioni in atmosfera». Qualche abitante di via Volta ha lamentato ancora rumori provenienti dalla cementeria: la fonte sarebbe il nastro trasportatore. Ma l'unica segnalazione in merito è riferita alla notte del 10 giugno: potrebbe essersi trattato,dunque, solo di un episodio dovuto ad un inconveniente.
Angelo Monzani
Calusco, cessati i rumori molesti alla cementeria
CALUSCO Il problema rumorosità del nuovo impianto dell'Italcementi realizzato a Calusco d'Adda e avviato alla fine di dicembre 2002 è stato risolto. La cementeria ha provveduto infatti a tamponare le aperture di accesso ai reparti con portoni, porte e pannelli fonoassorbenti, e sono state acquistate macchine con dispositivi silenziatori.
I reparti in questione erano quelli di macinazione delle materie prime, del carbone, del forno di cottura e degli impianti di emergenza: il problema della rumorosità era emerso in occasione dell'incontro illustrativo della nuova linea di cottura della cementeria, a cui avevano partecipato l'Amministrazione comunale di Calusco e i Comuni limitrofi. I sindaci di Solza e di Paderno d'Adda avevano riportato le lamentele dei loro cittadini per il rumore derivato dagli impianti durante la notte per la mancanza di pannelli fonoassorbenti, previsti ma non collocati a causa di un ritardo nella fornitura. «Con il completamento definitivo dell'installazione di tali schermature (dall'inizio di giugno, ndr) il problema della rumorosità è risolto – dice il sindaco di Calusco d'Adda, Rinaldo Colleoni – e per quanto riguarda l'inquinamento luminoso notturno, l'Italcementi ricorda i propri obblighi di legge, che fissano requisiti minimi di illuminazione per le strutture alte. Per esempio è assolutamente obbligatoria l'illuminazione del vano scale e dei piani della torre, per garantire la sicurezza necessaria al personale, così come sono irrinunciabili le insegne luminose di emergenza. Si possono invece mantenere spente le luci che sono usate solo in caso di manutenzione, così come alcuni fari di cantiere. Questi accorgimenti hanno consentito una notevole riduzione della luminosità notturna della torre».
E le emissioni inquinanti? «Le prime misure sembrano confermare le ottimistiche previsioni – afferma il sindaco Rinaldo Colleoni – ma un quadro più ampio e articolato di misure lo si potrà avere solo più avanti, quando il nuovo stabilimento funzionerà a regime e gli organismi competenti analizzeranno le emissioni in atmosfera». Qualche abitante di via Volta ha lamentato ancora rumori provenienti dalla cementeria: la fonte sarebbe il nastro trasportatore. Ma l'unica segnalazione in merito è riferita alla notte del 10 giugno: potrebbe essersi trattato,dunque, solo di un episodio dovuto ad un inconveniente.
Angelo Monzani
Saturday, June 28, 2003
DOPO LE NUOVE TORRI, LA NUOVA STRADA PER L’ITALCEMENTI!!!!!
ECCO LE AREE VERDI E RESIDENZIALI CHE VERRANNO COINVOLTE, …….ANZI SCONVOLTE DALLA NUOVA STRADA!!!!!!!!
Passera’ sotto l’Italcementi, lambendo il Parco Adda Nord……
costeggiando ed attraversando poi l’area residenziale nella zona sud di Calusco (zona La Torre)..
ed inserendosi sulla strada provinciale La Rivierasca proprio al confine con Solza
NO ALLA DISTRUZIONE DELLE ULTIME AREE VERDI!!!!!!
NO AD ULTERIORE INQUINAMENTO!!!!!!
NON SI RIDUCE IL TRAFFICO COSTRUENDO NUOVE STRADE!!!!!!
IL PROBLEMA TRAFFICO VA RISOLTO E NON SPOSTATO!!!!!!
ALCUNE CONSIDERAZIONI PER AIUTARE IL CITTADINO A RIFLETTERE SULLO SCEMPIO CHE SI STA COMMETTENDO:
Il Comune di Calusco ha aderito alla convenzione per la difesa delle aree agricole (agenda 21) ed a quella del Parco Adda nord:
o Adesso le stesse uniche aree agricole rimaste nella zona, rischiano di:
Essere attraversate da una strada con prevalenza di traffico pesante!!!
Essere trasformate in area industriale!!!
Inoltre l’UNICA azienda agricola rimasta a Calusco d’Adda, rischia di dover chiudere a causa della nuova strada!!!!
1) E’ Cosi’ che si tutelano le aree agricole???
2) E’ questa la coerenza dimostrata dal Comune di Calusco d’Adda in tema di Politica Ambientale???
L’area a sud di Calusco d’Adda (via Dante, zona Torre), verrebbe attraversata oltre che dai camion dell’Italcementi, anche dal traffico dei prevedibili futuri insediamenti industriali che sorgeranno intorno alla nuova strada!!!
E tutto questo per ridurre il traffico nel centro di Calusco di SOLO IL 20% a fronte di una spesa stimata in 9 MILIONI DI EURO (17 MILIARDI DELLE VECCHIE LIRE)!!! – Fonte: Amministrazione Comunale di Calusco!!!!!!!
METTI LA TUA FIRMA PER:
1) Dire NO alla costruzione della nuova strada!!!
2) Dire NO ad ulteriore inquinamento dell’Isola Bergamasca!!!
3) Dire SI alla salvaguardia dell’ambiente e della nostra salute!!!
4) Dire SI alla ricerca di soluzioni alternative compatibili con AMBIENTE e SALUTE!!!
IL TUO FUTURO SI DECIDE ADESSO!!!!!!
Il Comitato per la difesa delle aree verdi di Calusco d’Adda e Solza
ECCO LE AREE VERDI E RESIDENZIALI CHE VERRANNO COINVOLTE, …….ANZI SCONVOLTE DALLA NUOVA STRADA!!!!!!!!
Passera’ sotto l’Italcementi, lambendo il Parco Adda Nord……
costeggiando ed attraversando poi l’area residenziale nella zona sud di Calusco (zona La Torre)..
ed inserendosi sulla strada provinciale La Rivierasca proprio al confine con Solza
NO ALLA DISTRUZIONE DELLE ULTIME AREE VERDI!!!!!!
NO AD ULTERIORE INQUINAMENTO!!!!!!
NON SI RIDUCE IL TRAFFICO COSTRUENDO NUOVE STRADE!!!!!!
IL PROBLEMA TRAFFICO VA RISOLTO E NON SPOSTATO!!!!!!
ALCUNE CONSIDERAZIONI PER AIUTARE IL CITTADINO A RIFLETTERE SULLO SCEMPIO CHE SI STA COMMETTENDO:
Il Comune di Calusco ha aderito alla convenzione per la difesa delle aree agricole (agenda 21) ed a quella del Parco Adda nord:
o Adesso le stesse uniche aree agricole rimaste nella zona, rischiano di:
Essere attraversate da una strada con prevalenza di traffico pesante!!!
Essere trasformate in area industriale!!!
Inoltre l’UNICA azienda agricola rimasta a Calusco d’Adda, rischia di dover chiudere a causa della nuova strada!!!!
1) E’ Cosi’ che si tutelano le aree agricole???
2) E’ questa la coerenza dimostrata dal Comune di Calusco d’Adda in tema di Politica Ambientale???
L’area a sud di Calusco d’Adda (via Dante, zona Torre), verrebbe attraversata oltre che dai camion dell’Italcementi, anche dal traffico dei prevedibili futuri insediamenti industriali che sorgeranno intorno alla nuova strada!!!
E tutto questo per ridurre il traffico nel centro di Calusco di SOLO IL 20% a fronte di una spesa stimata in 9 MILIONI DI EURO (17 MILIARDI DELLE VECCHIE LIRE)!!! – Fonte: Amministrazione Comunale di Calusco!!!!!!!
METTI LA TUA FIRMA PER:
1) Dire NO alla costruzione della nuova strada!!!
2) Dire NO ad ulteriore inquinamento dell’Isola Bergamasca!!!
3) Dire SI alla salvaguardia dell’ambiente e della nostra salute!!!
4) Dire SI alla ricerca di soluzioni alternative compatibili con AMBIENTE e SALUTE!!!
IL TUO FUTURO SI DECIDE ADESSO!!!!!!
Il Comitato per la difesa delle aree verdi di Calusco d’Adda e Solza
Friday, June 27, 2003
Milano, 26 giugno 2003 Comunicato Stampa LEGAMBIENTE LOMBARDIA
Campagna fiume Adda
Il bilancio del monitoraggio di Legambiente
SEGNALI DI VITA DALLE SPONDE DELL'ADDA
LE ACQUE RIMANGONO INQUINATE, SOPRATTUTTO ALLA CONFLUENZA CON IL SERIO, MA SONO IN GRADO DI OSPITARE MIRIADI DI PICCOLI CROSTACEI, LARVE DI COLEOTTERI, MOLLUSCHI.
E I CITTADINI RITROVANO LA VOGLIA DI POPOLARNE LE SPONDE
Legambiente ha reso noti oggi i risultati del proprio monitoriaggio ambientale sul fiume Adda, focalizzato sia sulla qualità delle acque che sullo stato di salute del territorio in prossimità delle sponde. L'occasione è stata una conferenza stampa sulle rive del fiume a Lodi a cui hanno partecipato, oltre al presidente regionale di Legambiente Andrea Poggio, il biologo Marcello Cazzola, responsabile dei rilevamenti, il presidente del parco Adda Sud Attilio Dadda e il portavoce della Presidenza dell'Arpa Lombardia Fabrizio d'Amico. Le analisi e i rilevamenti sono stati effettuati nell'ambito della campagna itinerante che ha coinvolto lo scorso mese decine di località lombarde, dall'alto corso valtellinese fino all'immissione nel Po, in provincia di Lodi. La campagna è stata realizzata con il contributo dell'Erbolario, grazie all'azione coordinata dei circoli locali di Legambiente, che hanno organizzato feste, concerti, conferenze, aperitivi letterari, spettacoli teatrali, fiaccolate in canoa, dibattiti e pesciolate (tutte le iniziative sul sito www.fiumeadda.it). In questo modo Legambiente ha portato in riva al fiume migliaia di cittadini lombardi, in gran parte under 30, lanciando un chiaro segnale: "troppo spesso - commenta Andrea Poggio - nella nostra regione i fiumi sono visti come ostacoli allo sviluppo: canali di scolo per gli scarichi urbani da cui tenersi alla larga o, nei migliori dei casi, da scalvalcare con ponti autostradali. Ma le cose stanno cambiando. Se questa primavera siamo riusciti a portare migliaia di persone a fare festa in riva all'Adda è segno che nella coscienza dei lombardi i fiumi stanno tornando a diventare luoghi forti dell'identità, spazi di cui godere liberamente, occasioni di ricchezza e sviluppo per il territorio".
Le analisi sulla qualità delle acque. Metodologie e risultati.
Le analisi di Legambiente sulla qualità delle acque sono state di tre tipi, tutte svolte su sei identiche stazioni di rilevamento dislocate lungo tutto il corso del fiume, dalla Valtellina (Cosio) giù fino alla provincia di Lecco (Brivio), per arrivare a Lodi, alla confluenza con il Serio (Turano) e terminare a Castiglione d'Adda.
Un primo ciclo di analisi si è concentrato sulle componenti chimiche disciolte nell'acqua (tab. 1), con particolare attenzione ai composti dell'azoto e del fosforo derivanti dall'azione dell'uomo (scarichi civili, fertilizzanti, ecc). Il quadro che ne emerge è quello di un fiume ancora non del tutto sano, soprattutto nel suo corso basso. Grave la situazione soprattutto alla confluenza con l'inquinatissimo Serio, che fa scivolare l'Adda in una condizione di pesante inquinamento.
Un seconda classe di analisi è andata a indagare la presenza di coliformi (tab. 2), indicatori di scarichi civili non depurati. I picchi di inquinamento si hanno nel medio corso, mentre a sorpresa la stazione di rilevamento più a valle (Castiglione d'Adda) è quella che dà i risultati migliori, segno di una buona capacità di auto-depurazione. Piuttosto sconfortante il dato valtellinese(Cosio), segno di abbondanza di scarichi non depurati.
Per un ulteriore tipo di analisi Legambiente si è avvalsa infine dell'indice IBE (Indice Biotico Esteso) che classifica le acque a seconda del tipo di specie animali che le popolano: maggiore è la varietà di larve di insetti, di crostacei e di altri invertebrati, migliore è la qualità delle acque (tab.3). I risultati sono tutto sommato incoraggianti. In tre stazioni di rilevamento su sei (Cosio, Bottanuco, Corte Palasio) il grado di biodiversità è alto, abbondano larve di insetto, crostacei, gasteropodi, indicatativi di ambienti non inquinati o solo moderatamente inquinati. Nelle altre tre stazioni (Brivio, Turano e Castiglione) le analisi hanno invece dato risultati negativi, con picchi di inquinamento a Turano, in corrispondenza della confluenza con il Serio.
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Campagna fiume Adda
Campagna fiume Adda
Il bilancio del monitoraggio di Legambiente
SEGNALI DI VITA DALLE SPONDE DELL'ADDA
LE ACQUE RIMANGONO INQUINATE, SOPRATTUTTO ALLA CONFLUENZA CON IL SERIO, MA SONO IN GRADO DI OSPITARE MIRIADI DI PICCOLI CROSTACEI, LARVE DI COLEOTTERI, MOLLUSCHI.
E I CITTADINI RITROVANO LA VOGLIA DI POPOLARNE LE SPONDE
Legambiente ha reso noti oggi i risultati del proprio monitoriaggio ambientale sul fiume Adda, focalizzato sia sulla qualità delle acque che sullo stato di salute del territorio in prossimità delle sponde. L'occasione è stata una conferenza stampa sulle rive del fiume a Lodi a cui hanno partecipato, oltre al presidente regionale di Legambiente Andrea Poggio, il biologo Marcello Cazzola, responsabile dei rilevamenti, il presidente del parco Adda Sud Attilio Dadda e il portavoce della Presidenza dell'Arpa Lombardia Fabrizio d'Amico. Le analisi e i rilevamenti sono stati effettuati nell'ambito della campagna itinerante che ha coinvolto lo scorso mese decine di località lombarde, dall'alto corso valtellinese fino all'immissione nel Po, in provincia di Lodi. La campagna è stata realizzata con il contributo dell'Erbolario, grazie all'azione coordinata dei circoli locali di Legambiente, che hanno organizzato feste, concerti, conferenze, aperitivi letterari, spettacoli teatrali, fiaccolate in canoa, dibattiti e pesciolate (tutte le iniziative sul sito www.fiumeadda.it). In questo modo Legambiente ha portato in riva al fiume migliaia di cittadini lombardi, in gran parte under 30, lanciando un chiaro segnale: "troppo spesso - commenta Andrea Poggio - nella nostra regione i fiumi sono visti come ostacoli allo sviluppo: canali di scolo per gli scarichi urbani da cui tenersi alla larga o, nei migliori dei casi, da scalvalcare con ponti autostradali. Ma le cose stanno cambiando. Se questa primavera siamo riusciti a portare migliaia di persone a fare festa in riva all'Adda è segno che nella coscienza dei lombardi i fiumi stanno tornando a diventare luoghi forti dell'identità, spazi di cui godere liberamente, occasioni di ricchezza e sviluppo per il territorio".
Le analisi sulla qualità delle acque. Metodologie e risultati.
Le analisi di Legambiente sulla qualità delle acque sono state di tre tipi, tutte svolte su sei identiche stazioni di rilevamento dislocate lungo tutto il corso del fiume, dalla Valtellina (Cosio) giù fino alla provincia di Lecco (Brivio), per arrivare a Lodi, alla confluenza con il Serio (Turano) e terminare a Castiglione d'Adda.
Un primo ciclo di analisi si è concentrato sulle componenti chimiche disciolte nell'acqua (tab. 1), con particolare attenzione ai composti dell'azoto e del fosforo derivanti dall'azione dell'uomo (scarichi civili, fertilizzanti, ecc). Il quadro che ne emerge è quello di un fiume ancora non del tutto sano, soprattutto nel suo corso basso. Grave la situazione soprattutto alla confluenza con l'inquinatissimo Serio, che fa scivolare l'Adda in una condizione di pesante inquinamento.
Un seconda classe di analisi è andata a indagare la presenza di coliformi (tab. 2), indicatori di scarichi civili non depurati. I picchi di inquinamento si hanno nel medio corso, mentre a sorpresa la stazione di rilevamento più a valle (Castiglione d'Adda) è quella che dà i risultati migliori, segno di una buona capacità di auto-depurazione. Piuttosto sconfortante il dato valtellinese(Cosio), segno di abbondanza di scarichi non depurati.
Per un ulteriore tipo di analisi Legambiente si è avvalsa infine dell'indice IBE (Indice Biotico Esteso) che classifica le acque a seconda del tipo di specie animali che le popolano: maggiore è la varietà di larve di insetti, di crostacei e di altri invertebrati, migliore è la qualità delle acque (tab.3). I risultati sono tutto sommato incoraggianti. In tre stazioni di rilevamento su sei (Cosio, Bottanuco, Corte Palasio) il grado di biodiversità è alto, abbondano larve di insetto, crostacei, gasteropodi, indicatativi di ambienti non inquinati o solo moderatamente inquinati. Nelle altre tre stazioni (Brivio, Turano e Castiglione) le analisi hanno invece dato risultati negativi, con picchi di inquinamento a Turano, in corrispondenza della confluenza con il Serio.
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Campagna fiume Adda
Sunday, June 22, 2003
L'ECO DI BERGAMO 21 06 03
Calusco, raccolta di firme contro la variante sud
CALUSCO D'ADDA A partire da oggi il «Comitato per la difesa delle aree verdi di Calusco e Solza», sorto di recente
per contrastare la realizzazione della variante sud di Calusco, avvierà una raccolta di firme per rafforzare le proteste
dei cittadini che vogliono conservare un ambiente vivibile.
Il comitato sarà presente oggi al piazzale del mercato e dei supermercati «Brianzoli» di Calusco. Le firme saranno
raccolte anche presso il centro sportivo di Solza. Sempre a Solza la petizione proseguirà anche domani in piazza
della chiesa e al centro sportivo. Domenica prossima toccherà nuovamente a Calusco: le firme saranno raccolte
sulla piazza davanti alla parrocchiale e sul piazzale San Francesco d'Assisi a Baccanello.
Oltre alla raccolta di firme il Comitato ha in programma di informare la popolazione dei due comuni su quanto sta
avvenendo nel territorio e aprire una discussione pubblica per trovare soluzioni alternative al problema del traffico
pesante che circola nella zona. In questi giorni è stato distribuito a tutte le famiglie di Calusco e Solza un volantino.
Il sindaco di Calusco Rinaldo Colleoni mette per? in evidenza il fatto che il Comitato, prima di distribuire un
volantino, avrebbe dovuto chiedere un incontro ufficiale con l'Amministrazione: «Il Comune – spiega il primo
cittadino – deve avere una visione ampia delle problematiche esistenti e salvaguardare i diritti di tutti. Non si pu?
tollerare un traffico continuo e sempre in aumento senza far niente. Una strada alternativa diventa necessaria. La
prevista circonvallazione sud di Calusco non sconvolgerà l'area residenziale della "Torre", in quanto avrà un
percorso più lontano da come è previsto nell'ipotesi del progetto di fattibilità che è stato reso pubblico. Inoltre, per i
residenti di via Dante sono previste ulteriori protezioni: verrà realizzato un sottopasso e la strada sarà nascosta
all'impatto visivo. Sono interventi che fungono da protezione contro il rumore e l'inquinamento».
«La realizzazione della variante sud del paese – prosegue il sindaco – potrà apportare sensibili benefici sia agli
utenti del trasporto, garantendo notevoli risparmi di tempo, sia all'ambiente e al territorio dei comuni di Calusco e
Solza, limitando l'inquinamento acustico e le emissioni di sostanze inquinanti».
Angelo Monzani
Calusco, raccolta di firme contro la variante sud
CALUSCO D'ADDA A partire da oggi il «Comitato per la difesa delle aree verdi di Calusco e Solza», sorto di recente
per contrastare la realizzazione della variante sud di Calusco, avvierà una raccolta di firme per rafforzare le proteste
dei cittadini che vogliono conservare un ambiente vivibile.
Il comitato sarà presente oggi al piazzale del mercato e dei supermercati «Brianzoli» di Calusco. Le firme saranno
raccolte anche presso il centro sportivo di Solza. Sempre a Solza la petizione proseguirà anche domani in piazza
della chiesa e al centro sportivo. Domenica prossima toccherà nuovamente a Calusco: le firme saranno raccolte
sulla piazza davanti alla parrocchiale e sul piazzale San Francesco d'Assisi a Baccanello.
Oltre alla raccolta di firme il Comitato ha in programma di informare la popolazione dei due comuni su quanto sta
avvenendo nel territorio e aprire una discussione pubblica per trovare soluzioni alternative al problema del traffico
pesante che circola nella zona. In questi giorni è stato distribuito a tutte le famiglie di Calusco e Solza un volantino.
Il sindaco di Calusco Rinaldo Colleoni mette per? in evidenza il fatto che il Comitato, prima di distribuire un
volantino, avrebbe dovuto chiedere un incontro ufficiale con l'Amministrazione: «Il Comune – spiega il primo
cittadino – deve avere una visione ampia delle problematiche esistenti e salvaguardare i diritti di tutti. Non si pu?
tollerare un traffico continuo e sempre in aumento senza far niente. Una strada alternativa diventa necessaria. La
prevista circonvallazione sud di Calusco non sconvolgerà l'area residenziale della "Torre", in quanto avrà un
percorso più lontano da come è previsto nell'ipotesi del progetto di fattibilità che è stato reso pubblico. Inoltre, per i
residenti di via Dante sono previste ulteriori protezioni: verrà realizzato un sottopasso e la strada sarà nascosta
all'impatto visivo. Sono interventi che fungono da protezione contro il rumore e l'inquinamento».
«La realizzazione della variante sud del paese – prosegue il sindaco – potrà apportare sensibili benefici sia agli
utenti del trasporto, garantendo notevoli risparmi di tempo, sia all'ambiente e al territorio dei comuni di Calusco e
Solza, limitando l'inquinamento acustico e le emissioni di sostanze inquinanti».
Angelo Monzani
Wednesday, June 11, 2003
L'ECO DI BERGAMO 10 06 03
Cava sul Monte Giglio, salva la cresta
I sindaci: una barriera naturale. L'Italcementi: presto il nuovo progetto rivisto
Al centro la cava Italcementi, nella parte Nord l'area del monte Giglio interessata alla nuova escavazione
CALUSCO «Siamo in grado di presentare a breve un progetto rivisto su quanto emerso dalle considerazioni fatte dai tre sindaci di Calusco, Carvico e Villa d'Adda sul problema dello sfruttamento della "cresta collinare" che attualmente nasconde e mitiga l'impatto visivo della cava del monte Giglio. L'Italcementi sta prendendo in considerazione l'aspetto evidenziato dai Comuni e nell'arco di qualche settimana verrà presentata un'alternativa che salvaguardi gli interessi della cementeria e della popolazione».
Così l'Italcementi interviene sul progetto relativo allo sfruttamento della cava del monte Giglio che interessa Calusco, Carvico e Villa d'Adda. Un progetto che all'inizio del 2002 aveva creato preoccupazione nei tre Comuni, poiché era previsto un abbassamento della «cresta» di cava verso nord-ovest di circa una trentina di metri. Abbassamento che invece non avverrà perché verrà studiata un'altra soluzione.
L'ulteriore escavazione da parte dello stabilimento dell'Italcementi avrebbe messo in mostra il cantiere della cava e creato problemi di rumorosità e polvere, nonché qualche tremolio, per lo scoppio delle mine, nelle abitazioni di Carvico e Villa d'Adda, oggi protette da questa «cresta» verde.
Per meglio capire quanto sta avvenendo in questi giorni è bene ritornare all'inizio del 2002 quando i tre Comuni vennero a conoscenza del progetto di sfruttamento della cava sul monte Giglio da parte dell'Italcementi. La cementeria, all'inizio dell'anno scorso, ha presentato alla Regione Lombardia uno studio di impatto ambientale (Sia) che prevede di poter continuare lo sfruttamento della cava per altri settant'anni.
«In realtà - spiegano i tecnici dell'Italcementi - il progetto prevede 70 anni non di autorizzazione a cavare perché la Regione rilascia permessi di massimo vent'anni, ma i settant'anni rappresentano il fine ultimo per il recupero ambientale di tutta l'area della cava».
Successivamente al Pirellone, l'Italcementi ha presentato la valutazione di impatto ambientale (Via) e gli uffici regionali hanno valutato fattibile e positivo lo studio, che illustra gli intendimenti dello sfruttamento e come verrà sistemata definitivamente l'area del monte Giglio al termine dell'escavazione.
«Come Amministrazione comunale - commenta Lino Corti, vicesindaco di Calusco, nonché assessore all'Ambiente - siamo intervenuti subito alla conferenza dei servizi tenuta nella primavera del 2002 sostenendo il concetto che lo sfruttamento elaborato dall'Italcementi con il "Sia", sia per quantità sia per sviluppo e durata della cava, non era assolutamente condivisibile soprattutto perché l'ambito di cui si parla insiste su una zona circondata da tre comuni, i cui centri abitativi sono abbastanza vicini all'attività d'escavazione, con problemi di polvere, rumori, scoppi di mine e altro. Inoltre, uno dei punti importanti che ci ha trovato in disaccordo è l'ipotesi di allargare il perimetro di escavazione attuale fino a inserire le creste della collina, che attualmente sono una specie di barriera naturale entro la quale si nasconde l'attività di cava. Assieme alle Amministrazioni comunali di Carvico e di Villa d'Adda ci siamo rivolti alla Provincia di Bergamo, cercando di costruire una tavola rotonda con l'Italcementi al fine di trovare un accordo per ridimensionare il progetto presentato in Regione».
Attualmente i tre Comuni interessati sono supportati da un gruppo di esperti in materia di cave e ingegneria mineraria, che stanno predisponendo un'ipotesi alternativa al progetto dell'Italcementi. Nel contempo questi tecnici si sono incontrati con quelli della cementeria, mettendo a confronto le proprie posizioni. Da quanto si sta prospettando, le riunioni tra i tre sindaci e l'Italcementi e gli incontri tra i tecnici stanno producendo un'auspicabile soluzione, che tenga conto delle esigenze industriali e di quelle ambientali.
Angelo Monzani
Cava sul Monte Giglio, salva la cresta
I sindaci: una barriera naturale. L'Italcementi: presto il nuovo progetto rivisto
Al centro la cava Italcementi, nella parte Nord l'area del monte Giglio interessata alla nuova escavazione
CALUSCO «Siamo in grado di presentare a breve un progetto rivisto su quanto emerso dalle considerazioni fatte dai tre sindaci di Calusco, Carvico e Villa d'Adda sul problema dello sfruttamento della "cresta collinare" che attualmente nasconde e mitiga l'impatto visivo della cava del monte Giglio. L'Italcementi sta prendendo in considerazione l'aspetto evidenziato dai Comuni e nell'arco di qualche settimana verrà presentata un'alternativa che salvaguardi gli interessi della cementeria e della popolazione».
Così l'Italcementi interviene sul progetto relativo allo sfruttamento della cava del monte Giglio che interessa Calusco, Carvico e Villa d'Adda. Un progetto che all'inizio del 2002 aveva creato preoccupazione nei tre Comuni, poiché era previsto un abbassamento della «cresta» di cava verso nord-ovest di circa una trentina di metri. Abbassamento che invece non avverrà perché verrà studiata un'altra soluzione.
L'ulteriore escavazione da parte dello stabilimento dell'Italcementi avrebbe messo in mostra il cantiere della cava e creato problemi di rumorosità e polvere, nonché qualche tremolio, per lo scoppio delle mine, nelle abitazioni di Carvico e Villa d'Adda, oggi protette da questa «cresta» verde.
Per meglio capire quanto sta avvenendo in questi giorni è bene ritornare all'inizio del 2002 quando i tre Comuni vennero a conoscenza del progetto di sfruttamento della cava sul monte Giglio da parte dell'Italcementi. La cementeria, all'inizio dell'anno scorso, ha presentato alla Regione Lombardia uno studio di impatto ambientale (Sia) che prevede di poter continuare lo sfruttamento della cava per altri settant'anni.
«In realtà - spiegano i tecnici dell'Italcementi - il progetto prevede 70 anni non di autorizzazione a cavare perché la Regione rilascia permessi di massimo vent'anni, ma i settant'anni rappresentano il fine ultimo per il recupero ambientale di tutta l'area della cava».
Successivamente al Pirellone, l'Italcementi ha presentato la valutazione di impatto ambientale (Via) e gli uffici regionali hanno valutato fattibile e positivo lo studio, che illustra gli intendimenti dello sfruttamento e come verrà sistemata definitivamente l'area del monte Giglio al termine dell'escavazione.
«Come Amministrazione comunale - commenta Lino Corti, vicesindaco di Calusco, nonché assessore all'Ambiente - siamo intervenuti subito alla conferenza dei servizi tenuta nella primavera del 2002 sostenendo il concetto che lo sfruttamento elaborato dall'Italcementi con il "Sia", sia per quantità sia per sviluppo e durata della cava, non era assolutamente condivisibile soprattutto perché l'ambito di cui si parla insiste su una zona circondata da tre comuni, i cui centri abitativi sono abbastanza vicini all'attività d'escavazione, con problemi di polvere, rumori, scoppi di mine e altro. Inoltre, uno dei punti importanti che ci ha trovato in disaccordo è l'ipotesi di allargare il perimetro di escavazione attuale fino a inserire le creste della collina, che attualmente sono una specie di barriera naturale entro la quale si nasconde l'attività di cava. Assieme alle Amministrazioni comunali di Carvico e di Villa d'Adda ci siamo rivolti alla Provincia di Bergamo, cercando di costruire una tavola rotonda con l'Italcementi al fine di trovare un accordo per ridimensionare il progetto presentato in Regione».
Attualmente i tre Comuni interessati sono supportati da un gruppo di esperti in materia di cave e ingegneria mineraria, che stanno predisponendo un'ipotesi alternativa al progetto dell'Italcementi. Nel contempo questi tecnici si sono incontrati con quelli della cementeria, mettendo a confronto le proprie posizioni. Da quanto si sta prospettando, le riunioni tra i tre sindaci e l'Italcementi e gli incontri tra i tecnici stanno producendo un'auspicabile soluzione, che tenga conto delle esigenze industriali e di quelle ambientali.
Angelo Monzani
Tuesday, June 03, 2003
L'ECO DI BERGAMO 31 05 03
«Inceneritore, Stato diffidato». «Non è vero»
Dalmine, botta e risposta Legambiente-Regione su una presunta decisione della Commissione europea
L'inceneritore di Dalmine è già in funzione da un anno
DALMINE L'Europa contro l'inceneritore di Dalmine? Un comunicato diffuso ieri dalla sede regionale di Legambiente afferma che la Direzione generale dell'Ambiente della Commissione europea avrebbe deciso «la diffida e la messa in mora dello Stato Italiano per la mancata effettuazione della procedura di Via (valutazione di impatto ambientale) per l'inceneritore della Rea spa di Dalmine». A farne le spese dovrebbero essere – secondo il comunicato di Legambiente – la Regione Lombardia, che aveva concesso nel 1998 il proprio parere favorevole all'impianto, e il ministero dell'Ambiente che avrebbe dovuto obbligare l'istituzione regionale a una Via, oltre naturalmente all'azienda che da un anno ha messo in funzione l'inceneritore.
Dai sindaci di Dalmine, Osio Sopra, Osio Sotto, Levate, Lallio, Bonate Sotto, Filago, Comun Nuovo, Verdello e Zanica – che non condividono le autorizzazioni all'inceneritore – non si ottengono dichiarazioni: gli amministratori si riservano di chiarire la situazione nei prossimi giorni. È certo che dal 1998-99 i Comuni sono in attesa di una sentenza d'appello del Consiglio di Stato dopo i ricorsi allora rigettati dal Tar sulla questione inceneritore e Via.
Ma dalla direzione generale Risorse idriche e ai Servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia, facente capo all'omonimo assessorato che sovrintende anche alle iniziative di smaltimento e trattamento rifiuti, arriva una secca smentita al comunicato di Legambiente: «Non è vero che l'Unione europea ha messo in mora lo Stato italiano per la mancata Via. È in corso una verifica da parte dell'Ue, su richiesta del Comune di Dalmine, non ancora conclusa, per la quale la Regione dovrà formulare le proprie valutazioni entro metà giugno nelle quali sosterremo la regolarità delle procedure seguite per l'inceneritore. I problemi e i successivi ricorsi degli amministratori locali – ha aggiunto inoltre la segreteria dell'assessorato – nacquero fondamentalmente dal fatto che le normative europee che prevedevano la Via non erano ancora state recepite con chiarezza dalla legislazione italiana, che attualmente sulla questione è stata definita».
Dal canto suo Legambiente insiste e, con toni molto duri, chiede alla Regione la «sospensione delle autorizzazioni per la Rea». Il direttore della Rea, Giuseppe De Beni – che fa sapere di non aver ancora ricevuto nessun documento ufficiale in merito alla presunta decisione della Commissione europea – non vuole nemmeno esprimersi in merito al comunicato di Legambiente: «Posso solo dire che l'inceneritore della Rea è attivo da un anno, funziona benissimo ed è l'impianto di base di trattamento e smaltimento rifiuti di tutta la provincia di Bergamo. Il livello di emissioni nell'aria è abbondantemente al di sotto di quello previsto per la concessione di autorizzazioni».
Ieri sera Ezio Locatelli, consigliere regionale di Rifondazione comunista, ha comunicato per i prossimi giorni «una mozione per chiedere l'immediata cessazione dell'attività di smaltimento dell'inceneritore di Dalmine».
Armando Di Landro
«Inceneritore, Stato diffidato». «Non è vero»
Dalmine, botta e risposta Legambiente-Regione su una presunta decisione della Commissione europea
L'inceneritore di Dalmine è già in funzione da un anno
DALMINE L'Europa contro l'inceneritore di Dalmine? Un comunicato diffuso ieri dalla sede regionale di Legambiente afferma che la Direzione generale dell'Ambiente della Commissione europea avrebbe deciso «la diffida e la messa in mora dello Stato Italiano per la mancata effettuazione della procedura di Via (valutazione di impatto ambientale) per l'inceneritore della Rea spa di Dalmine». A farne le spese dovrebbero essere – secondo il comunicato di Legambiente – la Regione Lombardia, che aveva concesso nel 1998 il proprio parere favorevole all'impianto, e il ministero dell'Ambiente che avrebbe dovuto obbligare l'istituzione regionale a una Via, oltre naturalmente all'azienda che da un anno ha messo in funzione l'inceneritore.
Dai sindaci di Dalmine, Osio Sopra, Osio Sotto, Levate, Lallio, Bonate Sotto, Filago, Comun Nuovo, Verdello e Zanica – che non condividono le autorizzazioni all'inceneritore – non si ottengono dichiarazioni: gli amministratori si riservano di chiarire la situazione nei prossimi giorni. È certo che dal 1998-99 i Comuni sono in attesa di una sentenza d'appello del Consiglio di Stato dopo i ricorsi allora rigettati dal Tar sulla questione inceneritore e Via.
Ma dalla direzione generale Risorse idriche e ai Servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia, facente capo all'omonimo assessorato che sovrintende anche alle iniziative di smaltimento e trattamento rifiuti, arriva una secca smentita al comunicato di Legambiente: «Non è vero che l'Unione europea ha messo in mora lo Stato italiano per la mancata Via. È in corso una verifica da parte dell'Ue, su richiesta del Comune di Dalmine, non ancora conclusa, per la quale la Regione dovrà formulare le proprie valutazioni entro metà giugno nelle quali sosterremo la regolarità delle procedure seguite per l'inceneritore. I problemi e i successivi ricorsi degli amministratori locali – ha aggiunto inoltre la segreteria dell'assessorato – nacquero fondamentalmente dal fatto che le normative europee che prevedevano la Via non erano ancora state recepite con chiarezza dalla legislazione italiana, che attualmente sulla questione è stata definita».
Dal canto suo Legambiente insiste e, con toni molto duri, chiede alla Regione la «sospensione delle autorizzazioni per la Rea». Il direttore della Rea, Giuseppe De Beni – che fa sapere di non aver ancora ricevuto nessun documento ufficiale in merito alla presunta decisione della Commissione europea – non vuole nemmeno esprimersi in merito al comunicato di Legambiente: «Posso solo dire che l'inceneritore della Rea è attivo da un anno, funziona benissimo ed è l'impianto di base di trattamento e smaltimento rifiuti di tutta la provincia di Bergamo. Il livello di emissioni nell'aria è abbondantemente al di sotto di quello previsto per la concessione di autorizzazioni».
Ieri sera Ezio Locatelli, consigliere regionale di Rifondazione comunista, ha comunicato per i prossimi giorni «una mozione per chiedere l'immediata cessazione dell'attività di smaltimento dell'inceneritore di Dalmine».
Armando Di Landro
Saturday, May 31, 2003
IL CORRIERE DELLA SERA 30 05 03
L’IMPIANTO CONTESTATO
Legambiente: «Sull’inceneritore di Dalmine arriva la condanna dell’Europa»
DALMINE (Bergamo) - Un nuovo capitolo nella lunga storia dell’inceneritore di Dalmine che, in funzione dal 2002, divide però da anni - sin da quando, nel ’96, ne fu proposta la costruzione - ambientalisti, Regione ed amministrazioni locali. Con un comunicato, ieri Legambiente ha diffuso la notizia di una diffida e della messa in mora dello Stato italiano decise dalla Direzione generale dell’Ambiente della Comunità Europea «per la mancata valutazione di impatto ambientale nell’autorizzazione dell’impianto». «L’accusa dell’Europa - ha detto il presidente lombardo di Legambiente Andrea Poggio -conferma che nella nostra regione spesso si costruiscono impianti di smaltimento con troppa leggerezza». Secondo gli ambientalisti, a ben guardare , il forno (in grado di bruciare 400 tonellate al giorno di rifiuti) non sarebbe stato neppure necessario: «fatica a trovare la spazzatura da bruciare nel bacino di utenza della provincia di Bergamo, tanto che alcune settimane fa ha smaltito rifiuti di Milano. Per questo - conclude Poggio, vista la presa di posizione della Ue, chiediamo a Regione, Provincia e Comune di Dalmine di revocare l’autorizzazione». La stessa richiesta viene dal gruppo di Rifondazione in Regione.
«Siamo rimasti piuttosto sorpresi - è la replica, dalla Regione, di Paolo Alli, direttore generale dell’assessorato alle Risorse Idriche e ai Servizi di Pubblica utilità -. La procedura di infrazione, in seguito all’esposto presentato a Strasburgo da alcuni comuni e dagli ambientalisti è in corso, ma è ben lungi dalla conclusione. Noi abbiamo tempo ancora fino alla metà di giugno per inviare le nostre deduzioni, poi ci sarà un altro passaggio in commissione. Solo alla fine di queste valutazioni sulla regolarità della procedura seguita nella realizzazione dell’impianto ci sarà una decisione. E solo allora - conclude il direttore generale - ci sarà un’eventuale messa in mora. Ma siamo certo di aver fatto le cose secondo le norme».
L. Gu.
L’IMPIANTO CONTESTATO
Legambiente: «Sull’inceneritore di Dalmine arriva la condanna dell’Europa»
DALMINE (Bergamo) - Un nuovo capitolo nella lunga storia dell’inceneritore di Dalmine che, in funzione dal 2002, divide però da anni - sin da quando, nel ’96, ne fu proposta la costruzione - ambientalisti, Regione ed amministrazioni locali. Con un comunicato, ieri Legambiente ha diffuso la notizia di una diffida e della messa in mora dello Stato italiano decise dalla Direzione generale dell’Ambiente della Comunità Europea «per la mancata valutazione di impatto ambientale nell’autorizzazione dell’impianto». «L’accusa dell’Europa - ha detto il presidente lombardo di Legambiente Andrea Poggio -conferma che nella nostra regione spesso si costruiscono impianti di smaltimento con troppa leggerezza». Secondo gli ambientalisti, a ben guardare , il forno (in grado di bruciare 400 tonellate al giorno di rifiuti) non sarebbe stato neppure necessario: «fatica a trovare la spazzatura da bruciare nel bacino di utenza della provincia di Bergamo, tanto che alcune settimane fa ha smaltito rifiuti di Milano. Per questo - conclude Poggio, vista la presa di posizione della Ue, chiediamo a Regione, Provincia e Comune di Dalmine di revocare l’autorizzazione». La stessa richiesta viene dal gruppo di Rifondazione in Regione.
«Siamo rimasti piuttosto sorpresi - è la replica, dalla Regione, di Paolo Alli, direttore generale dell’assessorato alle Risorse Idriche e ai Servizi di Pubblica utilità -. La procedura di infrazione, in seguito all’esposto presentato a Strasburgo da alcuni comuni e dagli ambientalisti è in corso, ma è ben lungi dalla conclusione. Noi abbiamo tempo ancora fino alla metà di giugno per inviare le nostre deduzioni, poi ci sarà un altro passaggio in commissione. Solo alla fine di queste valutazioni sulla regolarità della procedura seguita nella realizzazione dell’impianto ci sarà una decisione. E solo allora - conclude il direttore generale - ci sarà un’eventuale messa in mora. Ma siamo certo di aver fatto le cose secondo le norme».
L. Gu.
IL GIORNO 30 05 03
Stop all'impianto fuorilegge»
DALMINE — La Direzione generale dell'Ambiente dell'Unione Europea ha diffidato e messo in mora lo Stato italiano per la mancata valutazione di impatto ambientale (Via) nell'autorizzazione dell'impianto di incenerimento rifiuti di Dalmine. La notizia è stata resa nota ieri ed ha provocato la dura presa di posizione di Legambiente Lombardia, che parlando di «impianto fuorilegge» ha chiesto la revoca dell'autorizzazione e lo stop all'inceneritore.
L'impianto è stato realizzato dalla società Rea Spa del Gruppo Radici, secondo la quale le tecnologie utilizzate offrono ampie garanzie. La società aveva anche fatto realizzare dai suoi tecnici uno studio di compatibilità ambientale. «Una presenza così delicata per il territorio e per la salute dei cittadini come quella di un inceneritore - replica Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia - va valutata e autorizzata con attenzione e nel pieno rispetto delle norme vigenti, senza scorciatoie. Se così non avviene, le responsabilità sono gravi e ricadono in pieno sugli enti preposti ad assicurare la piena regolarità delle procedure. E' per questo che chiediamo alla Regione, alla provincia di Bergamo e al comune di Dalmine la revoca immediata dell'autorizzazione e la sospensione del funzionamento dell'impianto fino a che non sarà effettuata la procedura di Via».
Secondo Legambiente, poi, la sentenza (che precede una sanzione pecuniaria) è anche un severo monito a tutti quelli che chiedono la costruzione di nuovi inceneritori «di cui la Lombardia non ha per altro alcun bisogno».
L'impianto di Dalmine è entrato in funzione a pieno regime nel 2002, dopo anni di battaglie e opposizioni del comune, delle amministrazioni locali confinanti e degli ambientalisti. Tutto invano, fino alla diffida dell'Unione Europea, in risposta a un ricorso presentato dallo stesso comune di Dalmine e dai comuni vicini.
di Marco Rota
Stop all'impianto fuorilegge»
DALMINE — La Direzione generale dell'Ambiente dell'Unione Europea ha diffidato e messo in mora lo Stato italiano per la mancata valutazione di impatto ambientale (Via) nell'autorizzazione dell'impianto di incenerimento rifiuti di Dalmine. La notizia è stata resa nota ieri ed ha provocato la dura presa di posizione di Legambiente Lombardia, che parlando di «impianto fuorilegge» ha chiesto la revoca dell'autorizzazione e lo stop all'inceneritore.
L'impianto è stato realizzato dalla società Rea Spa del Gruppo Radici, secondo la quale le tecnologie utilizzate offrono ampie garanzie. La società aveva anche fatto realizzare dai suoi tecnici uno studio di compatibilità ambientale. «Una presenza così delicata per il territorio e per la salute dei cittadini come quella di un inceneritore - replica Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia - va valutata e autorizzata con attenzione e nel pieno rispetto delle norme vigenti, senza scorciatoie. Se così non avviene, le responsabilità sono gravi e ricadono in pieno sugli enti preposti ad assicurare la piena regolarità delle procedure. E' per questo che chiediamo alla Regione, alla provincia di Bergamo e al comune di Dalmine la revoca immediata dell'autorizzazione e la sospensione del funzionamento dell'impianto fino a che non sarà effettuata la procedura di Via».
Secondo Legambiente, poi, la sentenza (che precede una sanzione pecuniaria) è anche un severo monito a tutti quelli che chiedono la costruzione di nuovi inceneritori «di cui la Lombardia non ha per altro alcun bisogno».
L'impianto di Dalmine è entrato in funzione a pieno regime nel 2002, dopo anni di battaglie e opposizioni del comune, delle amministrazioni locali confinanti e degli ambientalisti. Tutto invano, fino alla diffida dell'Unione Europea, in risposta a un ricorso presentato dallo stesso comune di Dalmine e dai comuni vicini.
di Marco Rota
Friday, May 30, 2003
Milano, 29 maggio 2003 Comunicato Stampa LEGAMBIENTE LOMBARDIA
Rifiuti
L'EUROPA SANZIONA L'ITALIA: L'INCENERITORE DI DALMINE E' FUORI LEGGE
Legambiente: "chiediamo a Regione, Provincia e comune di Dalmine la revoca dell'autorizzazione e la sospensione dell'impianto "
Poggio: "La diffida sia da monito a quanti chiedono nuovi e inutili forni in lombardia"
La Direzione generale dell'Ambiente della Commissione Europea ha diffidato e messo in mora lo Stato italiano per la mancata valutazione di impatto ambientale nell'autorizzazione dell'impianto di incenerimento rifiuti di Dalmine. "L'accusa dell'Europa conferma ancora una volta che nella nostra regione spesso si costruiscono impianti per lo smaltimento dei rifiuti con troppe leggerezze - commenta Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia -. Una presenza così delicata per il territorio e per la salute dei cittadini come quella di un inceneritore va valutata e autorizzata con attenzione e nel pieno rispetto delle norme vigenti, senza scorciatoie. Se così non avviene, le responsabilità sono gravi e ricadono in pieno sugli enti preposti ad assicurare la piena regolarità delle procedure. E' per questo che chiediamo alla Regione, alla provincia di Bergamo e al comune di Dalmine la revoca immediata dell'autorizzazione e la sospensione del funzionamento dell'impianto fino a che non sarà effettuata la procedura di VIA".
L'impianto di Dalmine è entrato in funzione a pieno regime nel 2002, dopo anni di battaglie e opposizioni del Comune, delle amministrazioni locali confinanti e degli ambientalisti (vedi scheda cronologia allegata). Tutto invano, fino alla diffida dell'Unione Europea dei giorni scorsi in risposta a un ricorso presentato dallo stesso comune di Dalmine e dai Comuni vicini. Con un potenziale di 400 tonnellate al giorno, l'inceneritore oggi fatica a trovare rifiuti nel bacino di utenza della provincia di Bergamo, quello per cui è stato costruito, tanto che alcune settimane fa ha smaltito anche quelli di Milano. E' la dimostrazione che le motivazioni alla base dell'autorizzazione circa l'utilità per il territorio provinciale si sono rivelate false.
Secondo Legambiente, poi, la sentenza è anche un severo monito a tutti quelli che chiedono la costruzione di nuovi inceneritori, di cui la Lombardia non ha per altro alcun bisogno. La situazione nella nostra regione è paradossale: si autorizzano nuovi impianti che poi hanno difficoltà a reperire rifiuti da bruciare. Una scelta che va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi fissati dalla Commissione Europea che pone al centro delle politiche dei rifiuti la prevenzione e la differenziazione. Dopo il grande exploit iniziale la Lombardia sul fronte differenziazione si sta arenando. E' ancora leader in Italia ma il vantaggio si sta riducendo. Per le politiche di prevenzione, malgrado l'Europa le indichi come priorità numero uno, la produzione di rifiuti continua a crescere a un ritmo ben superiore rispetto alla crescita del PIL.
L'Ufficio Stampa 02 45475777 - 349 5768894 - 349 8785861
CRONOLOGIA Inceneritore di Dalmine
La storia dell’impianto per il trattamento, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti urbani di Sabbio inizia nel 1996 quando, il 10 ottobre, la società REA S.p.A. con sede in Bergamo, presenta una richiesta per la sua costruzione.
L'autorizzazione ai lavori viene approvata dall’amministrazione comunale di Dalmine il 7 febbraio 1997. Si dichiarano contrari al progetto cittadini di Dalmine e dei comuni limitrofi che si costituiscono in comitati. Vengono organizzate manifestazioni e iniziative di protesta, oltre a una raccolta di firme.
Le Amministrazioni dei comuni di Levate, Lallio, Osio Sopra, Osio Sotto, Bonate Sotto, Filago, Comun Nuovo, Verdello e Zanica, dopo aver tentato invano di essere coinvolte, per la rilevanza provinciale della questione dello smaltimento dei rifiuti, approvano una serie di mozioni contrarie alla costruzione dell’impianto (in molti casi all'unanimità).
Cinque mesi dopo, l’autorizzazione a procedere con il termodistruttore della REA viene sancita anche dalla Provincia di Bergamo con l'inserimento nella revisione del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti (mai divenuto operativo in quanto la Regione Lombardia non l’ha mai preso in considerazione). Le amministrazioni dei comuni vicini producono una voluminosa e dettagliata serie di osservazioni al piano provinciale dell’amministrazione leghista (osservazioni che saranno bocciate senza venire prese in considerazione nel merito).
La Regione Lombardia approva l’impianto REA, con una delibera ad hoc del 21 gennaio 1998, considerandolo “Impianto a tecnologia innovativa” quindi realizzabile al di fuori della pianificazione provinciale.
Nel 1998, contro l'autorizzazione al "Progetto REA", vengono presentati al TAR quattro ricorsi che vengono rigettati dal tribunale senza essere presi in considerazione nel merito. La motivazione, molto discutibile, fa riferimento al fatto che il ricorso sarebbe stato depositato oltre i termini stabiliti.
Le amministrazioni dei comuni limitrofi si appellano quindi al Consiglio di Stato ed il ricorso è tuttora in attesa di giudizio.
Il 5 luglio 1999 il Ministero dell'Ambiente, nella persona del direttore generale Maria Rosa Vittadini, in risposta ad una nota inviata dal Comune di Levate e di altri Comuni della zona, chiede informazioni e spiegazioni alla Regione Lombardia, precisando che : "avendo l'impianto una potenzialità di 400 tonnellate al giorno... come tale è da sottoporre obbligatoriamente a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) regionale". E concludeva dicendo: "Dalla documentazione si evince una situazione di notevole inquinamento atmosferico che richiede un'attenta valutazione di impatto ambientale per i progetti di nuovi impianti. Si invita pertanto codesta Regione a voler cortesemente relazionare allo scrivente sull'iter autorizzatorio adottato e ad attivare tutte le necessarie iniziative per assicurare il pieno rispetto del citato DPR e, comunque, della direttiva in materia di valutazione di impatto ambientale".
La Regione risponde al Ministero dieci giorni dopo - il 15 luglio 1999 - spiegando i criteri seguiti e sottolineando che la procedura adottata si avvale di uno studio di compatibilità ambientale (realizzato dai tecnici REA) contenente pressoché integralmente gli elementi previsti a riguardo, che la procedura garantisce forme di pubblicità e di partecipazione quanto meno analoghe a quanto stabilito.
La posizione del Ministero dell'Ambiente viene tuttavia confermata e ribadita ulteriormente in una comunicazione alla Regione ed alla Provincia di Bergamo - sempre firmata dalla dott.sa Vittadini - che, tra l'altro, dice: "Fermo restando quanto sopra osservato, è altresì necessario evidenziare che, dalla delibera concernente l'approvazione del progetto e il rilascio dell'autorizzazione, emerge l'assenza di qualsivoglia riferimento al parere di compatibilità ambientale e alla sua relativa acquisizione. Così stando le cose è indubbio che la citata delibera di approvazione del progetto omette completamente gli adempimenti in materia di Valutazione di Impatto Ambientale, peraltro obbligatoria nel caso in esame. Alla luce di quanto osservato, questo Servizio è dell'avviso che la procedura di "autorizzazione" debba essere adeguatamente rivista, previa procedura di Valutazione di Impatto Ambientale da espletarsi secondo le norme regionali vigenti."
A seguito di questo parere, il Comune di Dalmine il 6 aprile 2000 invia agli Enti pubblici interessati una diffida formale ad adottare tutti i provvedimenti del caso, e un invito alla società REA affinché si astenesse "dall'effettuare ogni intervento costruttivo ed impiantistico che si ponga contro le vigenti disposizioni legislative."
Nello stesso periodo i consigli comunali di Dalmine, Levate, Lallio, Osio Sopra, Osio Sotto, Bonate Sotto, Brembate Sotto, Treviolo, Verdello e Zanica approvano una mozione con la quale si invita l'amministrazione provinciale di Bergamo "…a rendersi garante degli interessi di tutti i cittadini; ad analizzare e approfondire le reali necessità di smaltimento della provincia di Bergamo; a revisionare il Piano provinciale dei rifiuti; a sospendere qualsiasi tipo di assenso e di autorizzazione anche per quelle procedure semplificate previste dal "decreto Ronchi" e a richiedere alla Regione Lombardia di sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale i due impianti: quello di Dalmine e quello di Bergamo (via Goltara).
Sempre nel febbraio 2000 l'amministrazione comunale di Dalmine dà incarico a un epidemiologo di studiare la situazione, con particolare riferimento ai possibili riflessi sulla salute delle persone che abitano il territorio.
A questo punto, visto che le richieste in sede locale, regionale e nazionale non hanno avuto ancora alcun esito, il comune di Dalmine decide di ricorrere a un organo superiore territorialmente, la “Direzione generale dell'Ambiente della Comunità Europea”, per chiedere, così è detto testualmente nel documento inoltrato alla Comunità Europea il 28 luglio scorso, "…che codesta Direzione generale per l'Ambiente intervenga presso la Regione Lombardia della Repubblica Italiana, la Provincia di Bergamo e l'autorità giurisdizionale adita (Tribunale Amministrativo Regionale di Milano) e, occorrendo, si sostituisca agli organi competenti per far si che l'impianto autorizzato venga sottoposto ad azione di verifica tecnica e tutto il procedimento amministrativo sia sottoposto a valutazione di impatto ambientale…".
Il 27 ottobre 2000 il Ministero dell'Ambiente nuovamente scrive : “…. Questo servizio ritiene che non siano state adeguatamente ottemperate nella forma e nella sostanza le disposizioni comunitarie così come recepite dalle norme nazionali vigenti in materia di V.I.A. Si diffida pertanto codesta Regione ad voler porre in atto con la massima urgenza la necessaria procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale di cui al DPR 12/4/1996 ……..”
Il 13 settembre 2001 il Ministero dell'Ambiente interviene nuovamente dando alla REA 30 giorni di tempo per avviare la procedura di VIA minacciando il ricorso ai poteri sostitutivi. Il Ministero comunica anche l’inevitabile sanzione da parte della Commissione europea per il mancato rispetto delle procedure di autorizzazione.
Il neo ministro dell'Ambiente Matteoli opera una pesante ristrutturazione cambiando di quasi tutti i funzionari del ministero. La dott.sa Vittadini, che aveva seguito la vicenda, viene costretta alle dimissioni (non per questa vicenda n.d.r.).
Maggio 2003 - la Direzione generale dell'Ambiente della Commissione Europea diffida e mette in mora lo Stato italiano per la mancata effettuazione della procedura di VIA.
Rifiuti
L'EUROPA SANZIONA L'ITALIA: L'INCENERITORE DI DALMINE E' FUORI LEGGE
Legambiente: "chiediamo a Regione, Provincia e comune di Dalmine la revoca dell'autorizzazione e la sospensione dell'impianto "
Poggio: "La diffida sia da monito a quanti chiedono nuovi e inutili forni in lombardia"
La Direzione generale dell'Ambiente della Commissione Europea ha diffidato e messo in mora lo Stato italiano per la mancata valutazione di impatto ambientale nell'autorizzazione dell'impianto di incenerimento rifiuti di Dalmine. "L'accusa dell'Europa conferma ancora una volta che nella nostra regione spesso si costruiscono impianti per lo smaltimento dei rifiuti con troppe leggerezze - commenta Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia -. Una presenza così delicata per il territorio e per la salute dei cittadini come quella di un inceneritore va valutata e autorizzata con attenzione e nel pieno rispetto delle norme vigenti, senza scorciatoie. Se così non avviene, le responsabilità sono gravi e ricadono in pieno sugli enti preposti ad assicurare la piena regolarità delle procedure. E' per questo che chiediamo alla Regione, alla provincia di Bergamo e al comune di Dalmine la revoca immediata dell'autorizzazione e la sospensione del funzionamento dell'impianto fino a che non sarà effettuata la procedura di VIA".
L'impianto di Dalmine è entrato in funzione a pieno regime nel 2002, dopo anni di battaglie e opposizioni del Comune, delle amministrazioni locali confinanti e degli ambientalisti (vedi scheda cronologia allegata). Tutto invano, fino alla diffida dell'Unione Europea dei giorni scorsi in risposta a un ricorso presentato dallo stesso comune di Dalmine e dai Comuni vicini. Con un potenziale di 400 tonnellate al giorno, l'inceneritore oggi fatica a trovare rifiuti nel bacino di utenza della provincia di Bergamo, quello per cui è stato costruito, tanto che alcune settimane fa ha smaltito anche quelli di Milano. E' la dimostrazione che le motivazioni alla base dell'autorizzazione circa l'utilità per il territorio provinciale si sono rivelate false.
Secondo Legambiente, poi, la sentenza è anche un severo monito a tutti quelli che chiedono la costruzione di nuovi inceneritori, di cui la Lombardia non ha per altro alcun bisogno. La situazione nella nostra regione è paradossale: si autorizzano nuovi impianti che poi hanno difficoltà a reperire rifiuti da bruciare. Una scelta che va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi fissati dalla Commissione Europea che pone al centro delle politiche dei rifiuti la prevenzione e la differenziazione. Dopo il grande exploit iniziale la Lombardia sul fronte differenziazione si sta arenando. E' ancora leader in Italia ma il vantaggio si sta riducendo. Per le politiche di prevenzione, malgrado l'Europa le indichi come priorità numero uno, la produzione di rifiuti continua a crescere a un ritmo ben superiore rispetto alla crescita del PIL.
L'Ufficio Stampa 02 45475777 - 349 5768894 - 349 8785861
CRONOLOGIA Inceneritore di Dalmine
La storia dell’impianto per il trattamento, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti urbani di Sabbio inizia nel 1996 quando, il 10 ottobre, la società REA S.p.A. con sede in Bergamo, presenta una richiesta per la sua costruzione.
L'autorizzazione ai lavori viene approvata dall’amministrazione comunale di Dalmine il 7 febbraio 1997. Si dichiarano contrari al progetto cittadini di Dalmine e dei comuni limitrofi che si costituiscono in comitati. Vengono organizzate manifestazioni e iniziative di protesta, oltre a una raccolta di firme.
Le Amministrazioni dei comuni di Levate, Lallio, Osio Sopra, Osio Sotto, Bonate Sotto, Filago, Comun Nuovo, Verdello e Zanica, dopo aver tentato invano di essere coinvolte, per la rilevanza provinciale della questione dello smaltimento dei rifiuti, approvano una serie di mozioni contrarie alla costruzione dell’impianto (in molti casi all'unanimità).
Cinque mesi dopo, l’autorizzazione a procedere con il termodistruttore della REA viene sancita anche dalla Provincia di Bergamo con l'inserimento nella revisione del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti (mai divenuto operativo in quanto la Regione Lombardia non l’ha mai preso in considerazione). Le amministrazioni dei comuni vicini producono una voluminosa e dettagliata serie di osservazioni al piano provinciale dell’amministrazione leghista (osservazioni che saranno bocciate senza venire prese in considerazione nel merito).
La Regione Lombardia approva l’impianto REA, con una delibera ad hoc del 21 gennaio 1998, considerandolo “Impianto a tecnologia innovativa” quindi realizzabile al di fuori della pianificazione provinciale.
Nel 1998, contro l'autorizzazione al "Progetto REA", vengono presentati al TAR quattro ricorsi che vengono rigettati dal tribunale senza essere presi in considerazione nel merito. La motivazione, molto discutibile, fa riferimento al fatto che il ricorso sarebbe stato depositato oltre i termini stabiliti.
Le amministrazioni dei comuni limitrofi si appellano quindi al Consiglio di Stato ed il ricorso è tuttora in attesa di giudizio.
Il 5 luglio 1999 il Ministero dell'Ambiente, nella persona del direttore generale Maria Rosa Vittadini, in risposta ad una nota inviata dal Comune di Levate e di altri Comuni della zona, chiede informazioni e spiegazioni alla Regione Lombardia, precisando che : "avendo l'impianto una potenzialità di 400 tonnellate al giorno... come tale è da sottoporre obbligatoriamente a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) regionale". E concludeva dicendo: "Dalla documentazione si evince una situazione di notevole inquinamento atmosferico che richiede un'attenta valutazione di impatto ambientale per i progetti di nuovi impianti. Si invita pertanto codesta Regione a voler cortesemente relazionare allo scrivente sull'iter autorizzatorio adottato e ad attivare tutte le necessarie iniziative per assicurare il pieno rispetto del citato DPR e, comunque, della direttiva in materia di valutazione di impatto ambientale".
La Regione risponde al Ministero dieci giorni dopo - il 15 luglio 1999 - spiegando i criteri seguiti e sottolineando che la procedura adottata si avvale di uno studio di compatibilità ambientale (realizzato dai tecnici REA) contenente pressoché integralmente gli elementi previsti a riguardo, che la procedura garantisce forme di pubblicità e di partecipazione quanto meno analoghe a quanto stabilito.
La posizione del Ministero dell'Ambiente viene tuttavia confermata e ribadita ulteriormente in una comunicazione alla Regione ed alla Provincia di Bergamo - sempre firmata dalla dott.sa Vittadini - che, tra l'altro, dice: "Fermo restando quanto sopra osservato, è altresì necessario evidenziare che, dalla delibera concernente l'approvazione del progetto e il rilascio dell'autorizzazione, emerge l'assenza di qualsivoglia riferimento al parere di compatibilità ambientale e alla sua relativa acquisizione. Così stando le cose è indubbio che la citata delibera di approvazione del progetto omette completamente gli adempimenti in materia di Valutazione di Impatto Ambientale, peraltro obbligatoria nel caso in esame. Alla luce di quanto osservato, questo Servizio è dell'avviso che la procedura di "autorizzazione" debba essere adeguatamente rivista, previa procedura di Valutazione di Impatto Ambientale da espletarsi secondo le norme regionali vigenti."
A seguito di questo parere, il Comune di Dalmine il 6 aprile 2000 invia agli Enti pubblici interessati una diffida formale ad adottare tutti i provvedimenti del caso, e un invito alla società REA affinché si astenesse "dall'effettuare ogni intervento costruttivo ed impiantistico che si ponga contro le vigenti disposizioni legislative."
Nello stesso periodo i consigli comunali di Dalmine, Levate, Lallio, Osio Sopra, Osio Sotto, Bonate Sotto, Brembate Sotto, Treviolo, Verdello e Zanica approvano una mozione con la quale si invita l'amministrazione provinciale di Bergamo "…a rendersi garante degli interessi di tutti i cittadini; ad analizzare e approfondire le reali necessità di smaltimento della provincia di Bergamo; a revisionare il Piano provinciale dei rifiuti; a sospendere qualsiasi tipo di assenso e di autorizzazione anche per quelle procedure semplificate previste dal "decreto Ronchi" e a richiedere alla Regione Lombardia di sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale i due impianti: quello di Dalmine e quello di Bergamo (via Goltara).
Sempre nel febbraio 2000 l'amministrazione comunale di Dalmine dà incarico a un epidemiologo di studiare la situazione, con particolare riferimento ai possibili riflessi sulla salute delle persone che abitano il territorio.
A questo punto, visto che le richieste in sede locale, regionale e nazionale non hanno avuto ancora alcun esito, il comune di Dalmine decide di ricorrere a un organo superiore territorialmente, la “Direzione generale dell'Ambiente della Comunità Europea”, per chiedere, così è detto testualmente nel documento inoltrato alla Comunità Europea il 28 luglio scorso, "…che codesta Direzione generale per l'Ambiente intervenga presso la Regione Lombardia della Repubblica Italiana, la Provincia di Bergamo e l'autorità giurisdizionale adita (Tribunale Amministrativo Regionale di Milano) e, occorrendo, si sostituisca agli organi competenti per far si che l'impianto autorizzato venga sottoposto ad azione di verifica tecnica e tutto il procedimento amministrativo sia sottoposto a valutazione di impatto ambientale…".
Il 27 ottobre 2000 il Ministero dell'Ambiente nuovamente scrive : “…. Questo servizio ritiene che non siano state adeguatamente ottemperate nella forma e nella sostanza le disposizioni comunitarie così come recepite dalle norme nazionali vigenti in materia di V.I.A. Si diffida pertanto codesta Regione ad voler porre in atto con la massima urgenza la necessaria procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale di cui al DPR 12/4/1996 ……..”
Il 13 settembre 2001 il Ministero dell'Ambiente interviene nuovamente dando alla REA 30 giorni di tempo per avviare la procedura di VIA minacciando il ricorso ai poteri sostitutivi. Il Ministero comunica anche l’inevitabile sanzione da parte della Commissione europea per il mancato rispetto delle procedure di autorizzazione.
Il neo ministro dell'Ambiente Matteoli opera una pesante ristrutturazione cambiando di quasi tutti i funzionari del ministero. La dott.sa Vittadini, che aveva seguito la vicenda, viene costretta alle dimissioni (non per questa vicenda n.d.r.).
Maggio 2003 - la Direzione generale dell'Ambiente della Commissione Europea diffida e mette in mora lo Stato italiano per la mancata effettuazione della procedura di VIA.
L'ECO DI BERGAMO 30 05 03
«Inceneritore, Stato diffidato». «Non è vero»
Dalmine, botta e risposta Legambiente-Regione su una presunta decisione della Commissione europea
L'inceneritore di Dalmine è già in funzione da un anno
DALMINE L'Europa contro l'inceneritore di Dalmine? Un comunicato diffuso ieri dalla sede regionale di Legambiente afferma che la Direzione generale dell'Ambiente della Commissione europea avrebbe deciso «la diffida e la messa in mora dello Stato Italiano per la mancata effettuazione della procedura di Via (valutazione di impatto ambientale) per l'inceneritore della Rea spa di Dalmine». A farne le spese dovrebbero essere – secondo il comunicato di Legambiente – la Regione Lombardia, che aveva concesso nel 1998 il proprio parere favorevole all'impianto, e il ministero dell'Ambiente che avrebbe dovuto obbligare l'istituzione regionale a una Via, oltre naturalmente all'azienda che da un anno ha messo in funzione l'inceneritore.
Dai sindaci di Dalmine, Osio Sopra, Osio Sotto, Levate, Lallio, Bonate Sotto, Filago, Comun Nuovo, Verdello e Zanica – che non condividono le autorizzazioni all'inceneritore – non si ottengono dichiarazioni: gli amministratori si riservano di chiarire la situazione nei prossimi giorni. È certo che dal 1998-99 i Comuni sono in attesa di una sentenza d'appello del Consiglio di Stato dopo i ricorsi allora rigettati dal Tar sulla questione inceneritore e Via.
Ma dalla direzione generale Risorse idriche e ai Servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia, facente capo all'omonimo assessorato che sovrintende anche alle iniziative di smaltimento e trattamento rifiuti, arriva una secca smentita al comunicato di Legambiente: «Non è vero che l'Unione europea ha messo in mora lo Stato italiano per la mancata Via. È in corso una verifica da parte dell'Ue, su richiesta del Comune di Dalmine, non ancora conclusa, per la quale la Regione dovrà formulare le proprie valutazioni entro metà giugno nelle quali sosterremo la regolarità delle procedure seguite per l'inceneritore. I problemi e i successivi ricorsi degli amministratori locali – ha aggiunto inoltre la segreteria dell'assessorato – nacquero fondamentalmente dal fatto che le normative europee che prevedevano la Via non erano ancora state recepite con chiarezza dalla legislazione italiana, che attualmente sulla questione è stata definita».
Dal canto suo Legambiente insiste e, con toni molto duri, chiede alla Regione la «sospensione delle autorizzazioni per la Rea». Il direttore della Rea, Giuseppe De Beni – che fa sapere di non aver ancora ricevuto nessun documento ufficiale in merito alla presunta decisione della Commissione europea – non vuole nemmeno esprimersi in merito al comunicato di Legambiente: «Posso solo dire che l'inceneritore della Rea è attivo da un anno, funziona benissimo ed è l'impianto di base di trattamento e smaltimento rifiuti di tutta la provincia di Bergamo. Il livello di emissioni nell'aria è abbondantemente al di sotto di quello previsto per la concessione di autorizzazioni».
Ieri sera Ezio Locatelli, consigliere regionale di Rifondazione comunista, ha comunicato per i prossimi giorni «una mozione per chiedere l'immediata cessazione dell'attività di smaltimento dell'inceneritore di Dalmine».
Armando Di Landro
«Inceneritore, Stato diffidato». «Non è vero»
Dalmine, botta e risposta Legambiente-Regione su una presunta decisione della Commissione europea
L'inceneritore di Dalmine è già in funzione da un anno
DALMINE L'Europa contro l'inceneritore di Dalmine? Un comunicato diffuso ieri dalla sede regionale di Legambiente afferma che la Direzione generale dell'Ambiente della Commissione europea avrebbe deciso «la diffida e la messa in mora dello Stato Italiano per la mancata effettuazione della procedura di Via (valutazione di impatto ambientale) per l'inceneritore della Rea spa di Dalmine». A farne le spese dovrebbero essere – secondo il comunicato di Legambiente – la Regione Lombardia, che aveva concesso nel 1998 il proprio parere favorevole all'impianto, e il ministero dell'Ambiente che avrebbe dovuto obbligare l'istituzione regionale a una Via, oltre naturalmente all'azienda che da un anno ha messo in funzione l'inceneritore.
Dai sindaci di Dalmine, Osio Sopra, Osio Sotto, Levate, Lallio, Bonate Sotto, Filago, Comun Nuovo, Verdello e Zanica – che non condividono le autorizzazioni all'inceneritore – non si ottengono dichiarazioni: gli amministratori si riservano di chiarire la situazione nei prossimi giorni. È certo che dal 1998-99 i Comuni sono in attesa di una sentenza d'appello del Consiglio di Stato dopo i ricorsi allora rigettati dal Tar sulla questione inceneritore e Via.
Ma dalla direzione generale Risorse idriche e ai Servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia, facente capo all'omonimo assessorato che sovrintende anche alle iniziative di smaltimento e trattamento rifiuti, arriva una secca smentita al comunicato di Legambiente: «Non è vero che l'Unione europea ha messo in mora lo Stato italiano per la mancata Via. È in corso una verifica da parte dell'Ue, su richiesta del Comune di Dalmine, non ancora conclusa, per la quale la Regione dovrà formulare le proprie valutazioni entro metà giugno nelle quali sosterremo la regolarità delle procedure seguite per l'inceneritore. I problemi e i successivi ricorsi degli amministratori locali – ha aggiunto inoltre la segreteria dell'assessorato – nacquero fondamentalmente dal fatto che le normative europee che prevedevano la Via non erano ancora state recepite con chiarezza dalla legislazione italiana, che attualmente sulla questione è stata definita».
Dal canto suo Legambiente insiste e, con toni molto duri, chiede alla Regione la «sospensione delle autorizzazioni per la Rea». Il direttore della Rea, Giuseppe De Beni – che fa sapere di non aver ancora ricevuto nessun documento ufficiale in merito alla presunta decisione della Commissione europea – non vuole nemmeno esprimersi in merito al comunicato di Legambiente: «Posso solo dire che l'inceneritore della Rea è attivo da un anno, funziona benissimo ed è l'impianto di base di trattamento e smaltimento rifiuti di tutta la provincia di Bergamo. Il livello di emissioni nell'aria è abbondantemente al di sotto di quello previsto per la concessione di autorizzazioni».
Ieri sera Ezio Locatelli, consigliere regionale di Rifondazione comunista, ha comunicato per i prossimi giorni «una mozione per chiedere l'immediata cessazione dell'attività di smaltimento dell'inceneritore di Dalmine».
Armando Di Landro
Tuesday, May 20, 2003
L'ECO DI BERGAMO 20 05 03
«Non vogliamo il traffico di Calusco»
A Solza comitato contro il progetto della tangenziale. In vista raccolta di firme
La zona della Rivierasca dove si intende realizzare la rotatoria che collegherà la nuova tangenziale sud di Calusco d'Adda
SOLZA Un comitato e una raccolta di firme di cittadini di Solza e Calusco per contrastare la realizzazione della tangenziale sud di Calusco d'Adda. Questa la decisione emersa dall'incontro nella sala civica di via Roma a Solza, indetto dall'Amministrazione comunale per presentare le tre ipotesi di tracciato della nuova tangenziale sud di Calusco, che però interessa anche il territorio di Solza.
A presentare i tre possibili tracciati viabilistici ai numerosi cittadini intervenuti è stato il sindaco Pierangelo Manzoni, che ha fatto un breve riepilogo.
«Tutto nasce dalla convenzione tra il Comune di Calusco e l'Italcementi, relativa alla ristrutturazione della cementeria – ha detto il sindaco di Solza –. In quella convenzione l'Italcementi promette di contribuire alla realizzazione di una strada a sud di Calusco, che tolga il traffico pesante dalla centralissima via Marconi. Il tracciato viario interessa pure il territorio di Solza, dove dovrebbe passare. Da qui iniziano i contatti fino all'attuale studio di fattibilità, che ha predisposto tre tracciati».
Il tracciato della nuova tangenziale sud ha inizio poco dopo il ponte San Michele, collegando la via Marconi con la tangenziale con una prima rotatoria, passa quindi sotto il nuovo impianto dell'Italcementi collegando la fabbrica con un'altra rotatoria; il tracciato prosegue con un'altra rotonda per comunicare con il centro di Calusco e quindi passa accanto alla località Torre di Calusco. Qui si sviluppano le tre ipotesi del tracciato: una alta, ossia sul territorio di Calusco con rotatoria finale nel comune di Solza; una a metà tra i due territori comunali, passando in galleria e parte in trincea per terminare con la rotatoria nel comune di Solza; la terza ipotesi invece si dilunga sulla via Roma di Solza, con una parte in trincea, e termina con la solita rotatoria al cavalcavia della ferrovia.
Il sindaco Manzoni ha affermato che la tangenziale di Calusco è «devastante per il territorio di Solza», mentre avvantaggia Calusco in quanto toglie circa il 30 per cento di traffico pesante dalla via Marconi, che taglia in due il paese. Molti sono stati gli interventi del pubblico che si è detto contrario alla tangenziale.
Alla riunione erano presenti anche diverse persone di Calusco che abitano nelle vie interessate dal tracciato della tangenziale e hanno espresso a loro volta contrarietà all'opera.
In sala c'era pure l'assessore ai Lavori pubblici di Calusco, Ernesto Mazzoleni, che ha preso la parola per spiegare le ragioni di questa strada ricordando che dove oggi si progetta la tangenziale anni fa era prevista la Pedemontana.
Dopo discussioni, interventi e proposte, l'assemblea pubblica si è conclusa con la decisione di procedere alla raccolta delle firme per verificare quante sono le persone contrarie alla tangenziale sia del comune di Solza sia di quello di Calusco ed usarle per fare pressione sugli enti preposti. Inoltre, si darà vita a un comitato che deciderà quali iniziative di protesta intraprendere per manifestare il dissenso dei cittadini che non vogliono la tangenziale.
Questa sera alle 20.30 nel centro sociale di Solza è prevista una riunione di quanti hanno dato la loro disponibilità ad iniziative per contrastare la tangenziale sud di Calusco.
Di fronte a questa mobilitazione Rinaldo Colleoni, sindaco di Calusco, non è rimasto indifferente e spiega: «Giorni fa ho chiesto un incontro con il sindaco di Solza per discutere ufficialmente il tema della tangenziale sud di Calusco, in modo da chiarire e definire le nostre posizioni. Ci riserviamo per ora di ufficializzare la nostra posizione soltanto dopo questo incontro, nel quale esamineremo lo studio definitivo delle ipotesi progettuali di fattibilità che la società Polinomia di Milano ci ha fatto in merito alla tangenziale sud. Quindi mi sembra corretto dare una risposta ufficiale sulla questione soltanto dopo l'incontro».
Angelo Monzani
«Non vogliamo il traffico di Calusco»
A Solza comitato contro il progetto della tangenziale. In vista raccolta di firme
La zona della Rivierasca dove si intende realizzare la rotatoria che collegherà la nuova tangenziale sud di Calusco d'Adda
SOLZA Un comitato e una raccolta di firme di cittadini di Solza e Calusco per contrastare la realizzazione della tangenziale sud di Calusco d'Adda. Questa la decisione emersa dall'incontro nella sala civica di via Roma a Solza, indetto dall'Amministrazione comunale per presentare le tre ipotesi di tracciato della nuova tangenziale sud di Calusco, che però interessa anche il territorio di Solza.
A presentare i tre possibili tracciati viabilistici ai numerosi cittadini intervenuti è stato il sindaco Pierangelo Manzoni, che ha fatto un breve riepilogo.
«Tutto nasce dalla convenzione tra il Comune di Calusco e l'Italcementi, relativa alla ristrutturazione della cementeria – ha detto il sindaco di Solza –. In quella convenzione l'Italcementi promette di contribuire alla realizzazione di una strada a sud di Calusco, che tolga il traffico pesante dalla centralissima via Marconi. Il tracciato viario interessa pure il territorio di Solza, dove dovrebbe passare. Da qui iniziano i contatti fino all'attuale studio di fattibilità, che ha predisposto tre tracciati».
Il tracciato della nuova tangenziale sud ha inizio poco dopo il ponte San Michele, collegando la via Marconi con la tangenziale con una prima rotatoria, passa quindi sotto il nuovo impianto dell'Italcementi collegando la fabbrica con un'altra rotatoria; il tracciato prosegue con un'altra rotonda per comunicare con il centro di Calusco e quindi passa accanto alla località Torre di Calusco. Qui si sviluppano le tre ipotesi del tracciato: una alta, ossia sul territorio di Calusco con rotatoria finale nel comune di Solza; una a metà tra i due territori comunali, passando in galleria e parte in trincea per terminare con la rotatoria nel comune di Solza; la terza ipotesi invece si dilunga sulla via Roma di Solza, con una parte in trincea, e termina con la solita rotatoria al cavalcavia della ferrovia.
Il sindaco Manzoni ha affermato che la tangenziale di Calusco è «devastante per il territorio di Solza», mentre avvantaggia Calusco in quanto toglie circa il 30 per cento di traffico pesante dalla via Marconi, che taglia in due il paese. Molti sono stati gli interventi del pubblico che si è detto contrario alla tangenziale.
Alla riunione erano presenti anche diverse persone di Calusco che abitano nelle vie interessate dal tracciato della tangenziale e hanno espresso a loro volta contrarietà all'opera.
In sala c'era pure l'assessore ai Lavori pubblici di Calusco, Ernesto Mazzoleni, che ha preso la parola per spiegare le ragioni di questa strada ricordando che dove oggi si progetta la tangenziale anni fa era prevista la Pedemontana.
Dopo discussioni, interventi e proposte, l'assemblea pubblica si è conclusa con la decisione di procedere alla raccolta delle firme per verificare quante sono le persone contrarie alla tangenziale sia del comune di Solza sia di quello di Calusco ed usarle per fare pressione sugli enti preposti. Inoltre, si darà vita a un comitato che deciderà quali iniziative di protesta intraprendere per manifestare il dissenso dei cittadini che non vogliono la tangenziale.
Questa sera alle 20.30 nel centro sociale di Solza è prevista una riunione di quanti hanno dato la loro disponibilità ad iniziative per contrastare la tangenziale sud di Calusco.
Di fronte a questa mobilitazione Rinaldo Colleoni, sindaco di Calusco, non è rimasto indifferente e spiega: «Giorni fa ho chiesto un incontro con il sindaco di Solza per discutere ufficialmente il tema della tangenziale sud di Calusco, in modo da chiarire e definire le nostre posizioni. Ci riserviamo per ora di ufficializzare la nostra posizione soltanto dopo questo incontro, nel quale esamineremo lo studio definitivo delle ipotesi progettuali di fattibilità che la società Polinomia di Milano ci ha fatto in merito alla tangenziale sud. Quindi mi sembra corretto dare una risposta ufficiale sulla questione soltanto dopo l'incontro».
Angelo Monzani
Wednesday, May 14, 2003
L'ECO DI BERGAMO 14 05 03
L'Isola studia il piano territoriale
PRESEZZO Gli amministratori dei Comuni dell'Isola e di Cisano, Pontida e Barzana hanno iniziato ad analizzare il Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp). La prima riunione si è svolta nella sala consiliare del Comune di Presezzo: Piergiorgio Tosetti ed Ezio Motta, responsabili del progetto preliminare hanno illustrato le proposte contenute nel piano. All'incontro erano presenti l'assessore provinciale al Territorio Felice Sonzogni, il coordinatore del gruppo che ha redatto il piano, Giuliano Lorenzi, il consigliere provinciale e sindaco di Carvico, Livio Mazzola (componente l'ufficio di presidenza della conferenza dei sindaci per lo studio del Ptcp presieduto da Giuseppe Longhi), sindaci, assessori e tecnici dei paesi dell'Isola e di parte della Val San Martino.
Nella riunione sono stati illustrati i contenuti, gli obiettivi generali del Ptcp e le linee generali provinciali relative al sistema delle aree urbanistiche sovraccomunali, tutela del suolo e regimazione delle acque, paesaggio e ambiente, infrastrutture stradali, organizzazione del territorio e sistemi insediativi. Nell'illustrazione i tecnici hanno focalizzato le proposte per i comuni dell'Isola che nell'immediato futuro sarà interessato da infrastrutture viarie e ferroviarie interprovinciali e regionali come il completamento dell'asse interurbano e della variante Villa d'Adda-Carvico, la Pedemontana con l'interconnessione alla Brebemi, la quarta corsia sull'A4, la dorsale dell'Isola, la riqualificazione della linea ferroviaria Bergamo-Ponte San Pietro-Carnate, il raccordo ferroviario merci dell'Isola a binario unico, il nuovo tracciato di Gronda Nord (tratta Carnate-Filago-Levate-Verdello).
L'approfondimento continuerà in altre tre riunioni a tema coordinate da Livio Mazzola: stasera alle 20,45, nella sala consiliare di Calusco, il tema è «Ambiente, paesaggio, risorse naturali»; mercoledì 21, a Chignolo, sarà «Idrologia e idraulica» e giovedì 29, a Suisio, «Infrastrutture e mobilità». A inizio giugno ci sarà la riunione dei sindaci dell'Isola, per formalizzare le proposte di modifica al Ptcp che saranno discusse poi nell'assemblea generale dei sindaci di tutta la Bergamasca a fine giugno. Entro luglio il Ptcp dovrebbe essere adottato dal Consiglio provinciale.
In questi mesi la Comunità dell'Isola, con la collaborazione dell'architetto Margherita Fiorina, ha esaminato le tematiche relative a paesaggio e ambiente che diventeranno proposte per la Conferenza dei sindaci. Sono previste altre riunioni di studio su tutte le problematiche del piano alle quali sono invitati gli amministratori dell'Isola.
Remo Traina
L'Isola studia il piano territoriale
PRESEZZO Gli amministratori dei Comuni dell'Isola e di Cisano, Pontida e Barzana hanno iniziato ad analizzare il Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp). La prima riunione si è svolta nella sala consiliare del Comune di Presezzo: Piergiorgio Tosetti ed Ezio Motta, responsabili del progetto preliminare hanno illustrato le proposte contenute nel piano. All'incontro erano presenti l'assessore provinciale al Territorio Felice Sonzogni, il coordinatore del gruppo che ha redatto il piano, Giuliano Lorenzi, il consigliere provinciale e sindaco di Carvico, Livio Mazzola (componente l'ufficio di presidenza della conferenza dei sindaci per lo studio del Ptcp presieduto da Giuseppe Longhi), sindaci, assessori e tecnici dei paesi dell'Isola e di parte della Val San Martino.
Nella riunione sono stati illustrati i contenuti, gli obiettivi generali del Ptcp e le linee generali provinciali relative al sistema delle aree urbanistiche sovraccomunali, tutela del suolo e regimazione delle acque, paesaggio e ambiente, infrastrutture stradali, organizzazione del territorio e sistemi insediativi. Nell'illustrazione i tecnici hanno focalizzato le proposte per i comuni dell'Isola che nell'immediato futuro sarà interessato da infrastrutture viarie e ferroviarie interprovinciali e regionali come il completamento dell'asse interurbano e della variante Villa d'Adda-Carvico, la Pedemontana con l'interconnessione alla Brebemi, la quarta corsia sull'A4, la dorsale dell'Isola, la riqualificazione della linea ferroviaria Bergamo-Ponte San Pietro-Carnate, il raccordo ferroviario merci dell'Isola a binario unico, il nuovo tracciato di Gronda Nord (tratta Carnate-Filago-Levate-Verdello).
L'approfondimento continuerà in altre tre riunioni a tema coordinate da Livio Mazzola: stasera alle 20,45, nella sala consiliare di Calusco, il tema è «Ambiente, paesaggio, risorse naturali»; mercoledì 21, a Chignolo, sarà «Idrologia e idraulica» e giovedì 29, a Suisio, «Infrastrutture e mobilità». A inizio giugno ci sarà la riunione dei sindaci dell'Isola, per formalizzare le proposte di modifica al Ptcp che saranno discusse poi nell'assemblea generale dei sindaci di tutta la Bergamasca a fine giugno. Entro luglio il Ptcp dovrebbe essere adottato dal Consiglio provinciale.
In questi mesi la Comunità dell'Isola, con la collaborazione dell'architetto Margherita Fiorina, ha esaminato le tematiche relative a paesaggio e ambiente che diventeranno proposte per la Conferenza dei sindaci. Sono previste altre riunioni di studio su tutte le problematiche del piano alle quali sono invitati gli amministratori dell'Isola.
Remo Traina
L'ECO DI BERGAMO 14 05 03
Sette auto ogni dieci abitanti. Come a Milano
Il traffico produce il 10% dell'inquinamento provinciale. Elevata anche la densità abitativa: 300%
DALMINE Un quadro completo sulla situazione ambientale di 16 comuni bergamaschi, una fotografia sullo stato di aria, acqua, suolo, inquinamento acustico: è la Rsa – Relazione sullo stato dell'ambiente – la prima per comuni della Bergamasca, presentata a Dalmine da Vittorio Biondi, dell'Istituto per l'Ambiente di Milano, a sindaci, amministratori e cittadini dell'area.
I comuni interessati sono Boltiere, Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco d'Adda, Carvico, Ciserano, Dalmine (Comune capofila), Filago, Levate, Madone, Presezzo, Osio Sopra, Osio Sotto, Solza, Verdellino e Verdello. La relazione è stata consegnata a tutti gli amministratori che avranno un mese di tempo per integrarla con ulteriori dati ed estrapolarne i punti significativi, per poi tracciare le prime linee d'azione per uno sviluppo sostenibile. La stesura della Rsa è stata individuata come necessità dai 16 comuni che da tempo si sono uniti nel processo di Agenda 21 locale (un progetto finanziato dal ministero dell'Ambiente), volto a individuare le maggiori problematiche ambientali della zona, un cui primo importante passaggio può essere considerato proprio la presentazione della Rsa.
L'Istituto per l'ambiente ha raccolto e catalogato tutti i dati già esistenti sul territorio, in schemi che mettono in evidenza i vari parametri del rapporto tra la presenza dell'uomo e il territorio e in indicatori che qualificano la situazione ambientale generale.
Densità abitativa
e motorizzazione
I sedici comuni coprono poco più del 3 per cento del territorio provinciale, ma hanno rispetto all'intera bergamasca una percentuale di densità abitativa elevata: circa il 300 per cento con 1.114 abitanti per chilometro quadrato e il picco a Presezzo di 2.123.
La densità abitativa è cresciuta costantemente negli ultimi quarant'anni e, in particolare, nell'area degli otto comuni di Dalmine-Zingonia più che nella provincia. Alla densità abitativa si collega l'indice di motorizzazione, cioè il rapporto tra veicoli e abitanti. Un rapporto che è risultato uno dei più elevati d'Italia, con uno 0,70 (cioè sette veicoli ogni dieci abitanti): superiore alla media provinciale che si assesta a 0,54. La buona infrastrutturazione dell'area interessata dallo studio vive infatti una situazione di congestionamento, soprattutto per quanto riguarda le strade.
Alta presenza
di industrie
L'area dei sedici comuni è quindi una zona fortemente «antropizzata». Vale a dire che si tratta di un'area in cui l'azione dell'uomo ha inciso fortemente sullo sviluppo del territorio e dove la presenza delle industrie fa registrare una percentuale alta di occupazione delle aree. Gli insediamenti produttivi coprono il 9 per cento della superficie territoriale dei 16 comuni. A Verdellino, col 19,22 %, si registra il picco, un primato al quale fanno seguito Filago, col 18,33, e di Dalmine col 18,21. Allo stesso tempo tuttavia, c'è da mettere in evidenza una certa sensibilità da parte delle aziende: un buon numero di industriali, infatti, sottopone i propri prodotti e i propri processi produttivi a controlli e certificazioni di diverso tipo. E proprio a Dalmine, nel Polo tecnologico della Bergamasca, ha trovato sede l'Istituto italiano plastici che rilascia certificati di controllo per le aziende.
Il consumo
di energia
Un'alta densità abitativa e una notevole presenza di aziende porta anche a un consumo di energia. Per quanto riguarda quella utilizzata dagli abitanti, il consumo di elettricità è di 14,9 megawatt ora per abitante. Un dato che risulta superiore a quello provinciale che è di 6,21 megawatt ora. Questo il quadro che deriva in sostanza dal rapporto tra uomo e territorio in un'area caratterizzata dal bacino del Brembo e da un paesaggio naturale in molti punti ancora da valorizzare. La Relazione scende nello specifico elencando infatti tutti gli indicatori che vanno presi in considerazione per quanto riguarda la qualità dell'ambiente.
«Non è possibile elencare i dati come se si trattasse di un'area compatta e omogenea – ha sottolineato Vittorio Biondi – c'è comunque stato il tentativo di tracciare delle linee comuni che gli amministratori potranno utilizzare unitariamente».
La qualità
dell'ambiente
ARIA La situazione risulta particolarmente critica per quel che riguarda le emissioni dei veicoli da trasporto. Complessivamente il traffico dell'area è responsabile di circa il 10% di tutte le emissioni atmosferiche della provincia di Bergamo. Se non destano particolare preoccupazione le emissioni inquinanti classiche, come il biossido di azoto o il monossido di carbonio, è invece critica la presenza di pm10 e polveri totali sospese. Il rapporto tra traffico e polveri sospese è ben noto ad alcuni sindaci dell'Agenda 21 locale, soprattutto della zona di Dalmine, impegnati negli inverni scorsi a mettere in campo diversi blocchi del traffico. Un indice importante di biodiversità, come la presenza di licheni, evidenzia risultati che vanno da una qualità dell'aria media nei comuni di Carvico, Calusco e Presezzo ad un alto livello di alterazione per l'area Dalmine-Zingonia.
ACQUA Il fiume Brembo è caratterizzato da una situazione di inquinamento contenuto mentre per altri punti del paesaggio naturale, come per il torrente Tordo, la situazione è particolarmente critica. Le acque sotterranee sono di qualità molto variabile, a causa della presenza di atrazina in alcuni pozzi. Vi sono casi di impatto dell'azione dell'uomo sulle acque molto ridotto e casi di forte alterazione delle caratteristiche idrochimiche.
SUOLO Il territorio si presenta con aspetti molto variabili. Si va dalle zone ad alta densità industriale ad aree di paesaggio naturale apprezzabile lungo il corso dei fiumi Brembo e Adda. Il rischio territoriale principale è quello idrogeologico, con percentuali di superficie del territorio che rischiano esondazioni massime a Presezzo e Bonate Sotto, quasi al 20%. Le aree protette vincolate di tutti i sedici comuni sono poche, relative a porzioni del Parco Adda Nord, a Calusco, Bottanuco e Solza. Diversi comuni dell'area Dalmine-Zingonia hanno già avviato l'iter per l'istituzione del Parco del Brembo. Da segnalare inoltre ad Osio Sotto il Bosco dell'Itala, circa 12mila metri quadrati, che potrebbe rientrare nel parco del fiume. Oltre alla superficie occupata dalle industrie vanno segnalate le aree dimesse e la presenza di cave attive: queste ultime occupano l'1,74% del territorio e sono concentrate nei comuni di Bottanuco, Calusco, Dalmine, Ciserano e Osio Sopra. Secondo la relazione è scarsa la rilevanza di aree dismesse, individuate in base a dati regionali nei comuni di Calusco, Osio Sotto e Presezzo, dovuta soprattutto alla capacità di ricambio delle presenze produttive. I Comuni dell'area spiccano per una buona percentuale di raccolta differenziata, quasi il 52% dei rifiuti urbani totali.
Inquinamento
acustico
L'inquinamento acustico è naturalmente alto nelle zone con forte densità di traffico, quindi sulle principali arterie stradali: A4, le ex statali 525, 470 (Dalmine-Villa d'Almè) e 42 per quel che riguarda Verdello, Verdellino e Levate. C'è assenza di dati invece per quanto riguarda il rumore ferroviario. Su tale punto il sindaco di Verdellino si è proposto di aggiungere alla Rsa uno studio effettuato in merito al raddoppio della linea Bergamo-Treviglio sul rumore provocato dalla ferrovia. Emerge dalla relazione il quadro di una zona che sta prendendo fermamente atto negli ultimi anni del forte sviluppo industriale al quale sono seguiti l'alta densità abitativa e, molto spesso, uno scarso rispetto per il territorio. Una zona che deve far fronte alla criticità dell'aria – soprattutto a Dalmine, Osio Sopra, Osio Sotto, Levate, Verdello, Verdellino, Boltiere e Ciserano – e, in generale, a un inquinamento acustico diffuso, mettendo in campo: la valorizzazione delle aree naturali presenti, il contenimento dei livelli di polveri nell'aria e la creazione di nuove aree verdi urbane.
Armando Di Landro
Sette auto ogni dieci abitanti. Come a Milano
Il traffico produce il 10% dell'inquinamento provinciale. Elevata anche la densità abitativa: 300%
DALMINE Un quadro completo sulla situazione ambientale di 16 comuni bergamaschi, una fotografia sullo stato di aria, acqua, suolo, inquinamento acustico: è la Rsa – Relazione sullo stato dell'ambiente – la prima per comuni della Bergamasca, presentata a Dalmine da Vittorio Biondi, dell'Istituto per l'Ambiente di Milano, a sindaci, amministratori e cittadini dell'area.
I comuni interessati sono Boltiere, Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco d'Adda, Carvico, Ciserano, Dalmine (Comune capofila), Filago, Levate, Madone, Presezzo, Osio Sopra, Osio Sotto, Solza, Verdellino e Verdello. La relazione è stata consegnata a tutti gli amministratori che avranno un mese di tempo per integrarla con ulteriori dati ed estrapolarne i punti significativi, per poi tracciare le prime linee d'azione per uno sviluppo sostenibile. La stesura della Rsa è stata individuata come necessità dai 16 comuni che da tempo si sono uniti nel processo di Agenda 21 locale (un progetto finanziato dal ministero dell'Ambiente), volto a individuare le maggiori problematiche ambientali della zona, un cui primo importante passaggio può essere considerato proprio la presentazione della Rsa.
L'Istituto per l'ambiente ha raccolto e catalogato tutti i dati già esistenti sul territorio, in schemi che mettono in evidenza i vari parametri del rapporto tra la presenza dell'uomo e il territorio e in indicatori che qualificano la situazione ambientale generale.
Densità abitativa
e motorizzazione
I sedici comuni coprono poco più del 3 per cento del territorio provinciale, ma hanno rispetto all'intera bergamasca una percentuale di densità abitativa elevata: circa il 300 per cento con 1.114 abitanti per chilometro quadrato e il picco a Presezzo di 2.123.
La densità abitativa è cresciuta costantemente negli ultimi quarant'anni e, in particolare, nell'area degli otto comuni di Dalmine-Zingonia più che nella provincia. Alla densità abitativa si collega l'indice di motorizzazione, cioè il rapporto tra veicoli e abitanti. Un rapporto che è risultato uno dei più elevati d'Italia, con uno 0,70 (cioè sette veicoli ogni dieci abitanti): superiore alla media provinciale che si assesta a 0,54. La buona infrastrutturazione dell'area interessata dallo studio vive infatti una situazione di congestionamento, soprattutto per quanto riguarda le strade.
Alta presenza
di industrie
L'area dei sedici comuni è quindi una zona fortemente «antropizzata». Vale a dire che si tratta di un'area in cui l'azione dell'uomo ha inciso fortemente sullo sviluppo del territorio e dove la presenza delle industrie fa registrare una percentuale alta di occupazione delle aree. Gli insediamenti produttivi coprono il 9 per cento della superficie territoriale dei 16 comuni. A Verdellino, col 19,22 %, si registra il picco, un primato al quale fanno seguito Filago, col 18,33, e di Dalmine col 18,21. Allo stesso tempo tuttavia, c'è da mettere in evidenza una certa sensibilità da parte delle aziende: un buon numero di industriali, infatti, sottopone i propri prodotti e i propri processi produttivi a controlli e certificazioni di diverso tipo. E proprio a Dalmine, nel Polo tecnologico della Bergamasca, ha trovato sede l'Istituto italiano plastici che rilascia certificati di controllo per le aziende.
Il consumo
di energia
Un'alta densità abitativa e una notevole presenza di aziende porta anche a un consumo di energia. Per quanto riguarda quella utilizzata dagli abitanti, il consumo di elettricità è di 14,9 megawatt ora per abitante. Un dato che risulta superiore a quello provinciale che è di 6,21 megawatt ora. Questo il quadro che deriva in sostanza dal rapporto tra uomo e territorio in un'area caratterizzata dal bacino del Brembo e da un paesaggio naturale in molti punti ancora da valorizzare. La Relazione scende nello specifico elencando infatti tutti gli indicatori che vanno presi in considerazione per quanto riguarda la qualità dell'ambiente.
«Non è possibile elencare i dati come se si trattasse di un'area compatta e omogenea – ha sottolineato Vittorio Biondi – c'è comunque stato il tentativo di tracciare delle linee comuni che gli amministratori potranno utilizzare unitariamente».
La qualità
dell'ambiente
ARIA La situazione risulta particolarmente critica per quel che riguarda le emissioni dei veicoli da trasporto. Complessivamente il traffico dell'area è responsabile di circa il 10% di tutte le emissioni atmosferiche della provincia di Bergamo. Se non destano particolare preoccupazione le emissioni inquinanti classiche, come il biossido di azoto o il monossido di carbonio, è invece critica la presenza di pm10 e polveri totali sospese. Il rapporto tra traffico e polveri sospese è ben noto ad alcuni sindaci dell'Agenda 21 locale, soprattutto della zona di Dalmine, impegnati negli inverni scorsi a mettere in campo diversi blocchi del traffico. Un indice importante di biodiversità, come la presenza di licheni, evidenzia risultati che vanno da una qualità dell'aria media nei comuni di Carvico, Calusco e Presezzo ad un alto livello di alterazione per l'area Dalmine-Zingonia.
ACQUA Il fiume Brembo è caratterizzato da una situazione di inquinamento contenuto mentre per altri punti del paesaggio naturale, come per il torrente Tordo, la situazione è particolarmente critica. Le acque sotterranee sono di qualità molto variabile, a causa della presenza di atrazina in alcuni pozzi. Vi sono casi di impatto dell'azione dell'uomo sulle acque molto ridotto e casi di forte alterazione delle caratteristiche idrochimiche.
SUOLO Il territorio si presenta con aspetti molto variabili. Si va dalle zone ad alta densità industriale ad aree di paesaggio naturale apprezzabile lungo il corso dei fiumi Brembo e Adda. Il rischio territoriale principale è quello idrogeologico, con percentuali di superficie del territorio che rischiano esondazioni massime a Presezzo e Bonate Sotto, quasi al 20%. Le aree protette vincolate di tutti i sedici comuni sono poche, relative a porzioni del Parco Adda Nord, a Calusco, Bottanuco e Solza. Diversi comuni dell'area Dalmine-Zingonia hanno già avviato l'iter per l'istituzione del Parco del Brembo. Da segnalare inoltre ad Osio Sotto il Bosco dell'Itala, circa 12mila metri quadrati, che potrebbe rientrare nel parco del fiume. Oltre alla superficie occupata dalle industrie vanno segnalate le aree dimesse e la presenza di cave attive: queste ultime occupano l'1,74% del territorio e sono concentrate nei comuni di Bottanuco, Calusco, Dalmine, Ciserano e Osio Sopra. Secondo la relazione è scarsa la rilevanza di aree dismesse, individuate in base a dati regionali nei comuni di Calusco, Osio Sotto e Presezzo, dovuta soprattutto alla capacità di ricambio delle presenze produttive. I Comuni dell'area spiccano per una buona percentuale di raccolta differenziata, quasi il 52% dei rifiuti urbani totali.
Inquinamento
acustico
L'inquinamento acustico è naturalmente alto nelle zone con forte densità di traffico, quindi sulle principali arterie stradali: A4, le ex statali 525, 470 (Dalmine-Villa d'Almè) e 42 per quel che riguarda Verdello, Verdellino e Levate. C'è assenza di dati invece per quanto riguarda il rumore ferroviario. Su tale punto il sindaco di Verdellino si è proposto di aggiungere alla Rsa uno studio effettuato in merito al raddoppio della linea Bergamo-Treviglio sul rumore provocato dalla ferrovia. Emerge dalla relazione il quadro di una zona che sta prendendo fermamente atto negli ultimi anni del forte sviluppo industriale al quale sono seguiti l'alta densità abitativa e, molto spesso, uno scarso rispetto per il territorio. Una zona che deve far fronte alla criticità dell'aria – soprattutto a Dalmine, Osio Sopra, Osio Sotto, Levate, Verdello, Verdellino, Boltiere e Ciserano – e, in generale, a un inquinamento acustico diffuso, mettendo in campo: la valorizzazione delle aree naturali presenti, il contenimento dei livelli di polveri nell'aria e la creazione di nuove aree verdi urbane.
Armando Di Landro
L'ECO DI BERGAMO 14 05 03
I sindaci: «Una fotografia utile per lo sviluppo sostenibile»
DALMINE I sindaci hanno apprezzato i contenuti della prima «Relazione sullo stato dell'ambiente» – Rsa – dell'Agenda 21 locale, che interessa 16 comuni bergamaschi: Boltiere, Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco d'Adda, Carvico, Ciserano, Dalmine (Comune capofila), Filago, Levate, Madone, Presezzo, Osio Sopra, Osio Sotto, Solza, Verdellino e Verdello.
Già da tempo gli enti locali dell'area hanno avviato il processo di Agenda 21, per la messa in campo di politiche volte a migliorare il proprio territorio, a contenere l'inquinamento. La Rsa potrà essere analizzata dagli amministratori che dovranno poi passare a una fase operativa di Agenda 21, tentando di imporre una svolta a uno sviluppo spesso poco rispettoso del loro territorio. «La relazione è un primo risultato del processo di Agenda 21 – afferma Francesca Bruschi, sindaco di Dalmine – è un documento importante che dà molti dati rilevanti per il nostro territorio, un quadro sull'ambiente da diversi punti di vista. Dovremo saperlo utilizzare per decidere azioni di concerto». Si sente già l'esigenza tra gli amministratori di capire come si potrà utilizzare la Rsa relativamente a possibili interventi sul territorio.
«Bisognerà fare poche scelte, ma mirate – sottolinea Angelo Arnoldi, sindaco di Boltiere – puntando sulla prevenzione come elemento di fondo per la riqualificazione del territorio. È giusto parlare di sviluppo sostenibile dell'ambiente, ma bisogna aggiungere che la crescita economica deve essere anche compatibile col nostro tessuto sociale».
«La Rsa è stata presentata a grandi linee – spiega Anna Bonzi, assessore all'Ecologia di Carvico – nostro dovere sarà scendere nei particolari e compiere un'analisi approfondita. Dovremo saperne cogliere spunti concreti per i nostri comuni».
Secondo Giovanni Bacis, primo cittadino di Verdellino, «deve essere chiaro che nuove infrastrutture e nuovi insediamenti potranno sorgere sull'area interessata dallo studio solo se da subito compatibili con un territorio nel quale non è possibile un ulteriore sviluppo non rispettoso della realtà circostante». In linea con queste affermazioni Piergiorgio Gregori, sindaco di Osio Sopra: «Si tratta di capire come mettere in atto una certa equità e compensazione per il nostro territorio. Se è vero che certi dati indicano una criticità soprattutto per la qualità dell'aria, i futuri interventi dovranno tenerne conto». L'assessore all'Ecologia di Osio Sotto, Angela Ceresoli, si sofferma su un altro aspetto «Non bisogna dimenticare che diversi progetti sono già in atto. Oltre al parco del Brembo inizieranno nell'area di Zingonia corsi di "mobility manager", figure per la mobilità sostenibile che siano da stimolo per un maggior utilizzo della bicicletta, per la promozione della condivisione delle auto per recarsi al lavoro ad esempio» poi aggiunge «per realizzare determinati progetti ci vorranno anche adeguati finanziamenti e l'occasione che si presenta all'area Dalmine-Zingonia con l'inserimento nel "Libro azzurro regionale" è fondamentale e da non perdere». Anche per il vicesindaco di Calusco, Lino Corti, è il tempo dell'azione senza dimenticare che i comuni hanno già comunque messo in campo interessanti iniziative: «I tetti fotovoltaici a Solza e Calusco sono dei fatti concreti, i parchi locali di interesse sovracomunale, come quello del Monte Canto e Bedesco, o del Brembo lo sono altrettanto. Come cittadino mi aspetterei che le amministrazioni locali avessero meno paura di spendere proprie risorse di bilancio per l'ambiente».
A. D. L.
I sindaci: «Una fotografia utile per lo sviluppo sostenibile»
DALMINE I sindaci hanno apprezzato i contenuti della prima «Relazione sullo stato dell'ambiente» – Rsa – dell'Agenda 21 locale, che interessa 16 comuni bergamaschi: Boltiere, Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco d'Adda, Carvico, Ciserano, Dalmine (Comune capofila), Filago, Levate, Madone, Presezzo, Osio Sopra, Osio Sotto, Solza, Verdellino e Verdello.
Già da tempo gli enti locali dell'area hanno avviato il processo di Agenda 21, per la messa in campo di politiche volte a migliorare il proprio territorio, a contenere l'inquinamento. La Rsa potrà essere analizzata dagli amministratori che dovranno poi passare a una fase operativa di Agenda 21, tentando di imporre una svolta a uno sviluppo spesso poco rispettoso del loro territorio. «La relazione è un primo risultato del processo di Agenda 21 – afferma Francesca Bruschi, sindaco di Dalmine – è un documento importante che dà molti dati rilevanti per il nostro territorio, un quadro sull'ambiente da diversi punti di vista. Dovremo saperlo utilizzare per decidere azioni di concerto». Si sente già l'esigenza tra gli amministratori di capire come si potrà utilizzare la Rsa relativamente a possibili interventi sul territorio.
«Bisognerà fare poche scelte, ma mirate – sottolinea Angelo Arnoldi, sindaco di Boltiere – puntando sulla prevenzione come elemento di fondo per la riqualificazione del territorio. È giusto parlare di sviluppo sostenibile dell'ambiente, ma bisogna aggiungere che la crescita economica deve essere anche compatibile col nostro tessuto sociale».
«La Rsa è stata presentata a grandi linee – spiega Anna Bonzi, assessore all'Ecologia di Carvico – nostro dovere sarà scendere nei particolari e compiere un'analisi approfondita. Dovremo saperne cogliere spunti concreti per i nostri comuni».
Secondo Giovanni Bacis, primo cittadino di Verdellino, «deve essere chiaro che nuove infrastrutture e nuovi insediamenti potranno sorgere sull'area interessata dallo studio solo se da subito compatibili con un territorio nel quale non è possibile un ulteriore sviluppo non rispettoso della realtà circostante». In linea con queste affermazioni Piergiorgio Gregori, sindaco di Osio Sopra: «Si tratta di capire come mettere in atto una certa equità e compensazione per il nostro territorio. Se è vero che certi dati indicano una criticità soprattutto per la qualità dell'aria, i futuri interventi dovranno tenerne conto». L'assessore all'Ecologia di Osio Sotto, Angela Ceresoli, si sofferma su un altro aspetto «Non bisogna dimenticare che diversi progetti sono già in atto. Oltre al parco del Brembo inizieranno nell'area di Zingonia corsi di "mobility manager", figure per la mobilità sostenibile che siano da stimolo per un maggior utilizzo della bicicletta, per la promozione della condivisione delle auto per recarsi al lavoro ad esempio» poi aggiunge «per realizzare determinati progetti ci vorranno anche adeguati finanziamenti e l'occasione che si presenta all'area Dalmine-Zingonia con l'inserimento nel "Libro azzurro regionale" è fondamentale e da non perdere». Anche per il vicesindaco di Calusco, Lino Corti, è il tempo dell'azione senza dimenticare che i comuni hanno già comunque messo in campo interessanti iniziative: «I tetti fotovoltaici a Solza e Calusco sono dei fatti concreti, i parchi locali di interesse sovracomunale, come quello del Monte Canto e Bedesco, o del Brembo lo sono altrettanto. Come cittadino mi aspetterei che le amministrazioni locali avessero meno paura di spendere proprie risorse di bilancio per l'ambiente».
A. D. L.
Tuesday, May 13, 2003
MERATEONLINE 12 05 03
Mauro Tivolesi e Uniti per Robbiate:
”Ambaraba ci cì co cò, il mio voto a chi lo do?”
Territorio, viabilità e sociale sono i capisaldi del programma di Mauro Tivolesi, candidato sindaco di “Uniti per Robbiate”. Nato nel 1961 in Svizzera e trasferitosi a pochi anni in Abruzzo con la famiglia per poi stabilirsi in Brianza solo una decina di anni fa in pochi credevano realmente che sarebbe sceso in campo con una propria lista, nonostante da mesi lo avesse annunciato. Inizialmente guardato con sufficienza dagli altri tre contendenti alla carica più alta del comune e considerato avversario di poco conto, con l’avvicinarsi del 25 maggio e della consultazione popolare, in paese i tradizionali esponenti di partito che hanno dato vita alle altre compagini elettorali cominciano a temere che possa sottrarre voti utili per determinare il vincitore.
“Ambaraba, ci cì co cò, tre civette sul comò, il mio voto a chi lo do?…O puoi scegliere Uniti per Robbiate” campeggia, con tono canzonatorio, sui suoi manifesti elettorali che non hanno mancato di suscitare polemiche. “Quest’anno, a differenza di ciò che accadeva in altri tempi – spiega lo stesso Tivolesi - , la scelta del sindaco e degli altri consiglieri risulta quanto mai ardua e confusa. Vista la fumosità delle scelte, vista l’ambiguità delle proposte, vista l`impossibilità di riferimenti chiari, la scelta, se non vi fossero alternative, sarebbe affidarsi al caso, alla conta dei bambini. Uniti Per Robbiate è l`alternativa. Per questo diciamo che votarci è legittima difesa e che un voto per noi è un voto per se stessi”. “Da alcuni mesi stiamo assistendo ad una aggressione senza precedenti del territorio del nostro paese e dei paesi limitrofi. La torre Italcementi a Calusco D’Adda, il pozzo petrolifero Agip a Paderno d’Adda, il nuovo insediamento industriale in Via Milano a Robbiate – illustra Tivolesi - portano non solo alla distruzione dei nostri beni più preziosi quali il territorio ed il paesaggio e alla conseguente perdita del suo valore, ma aggravano ulteriormente problemi come l’inquinamento, il traffico e la sovrappopolazione che già da anni hanno raggiunto livelli insopportabili. E’ necessario iniziare al più presto una politica volta alla conservazione delle aree ancora agricole e a uno sviluppo sostenibile”. Per questo secondo il candidato di Uniti per Robbiate bisogna attuare anche un piano di viabilità che tenga conto delle differenti esigenze dei cittadini e consenta il decongestionamento delle strade attraverso una politica che incentivi l’uso dei mezzi pubblici e dei mezzi privati non inquinanti. Soprattutto però occorre tornare a pensare ai cittadini, giovani e anziani: “Quale futuro può esserci per una società che non investe sui giovani? Quale futuro può esserci per una società che non considera gli anziani come una risorsa? Scarseggiano i luoghi di aggregazione per il tempo libero.carenti le strutture e le iniziative per gli anziani bisognosi”. Ma nel programma di Tivolesi rientrano anche i commercianti, la grande distribuzioni, le associazioni di volontariato… “Mi sono subito innamorato di questa terra – nonostante le mie origini – e non posso sopportare di vederla saccheggiata e di assistere alla lenta ma inesorabile trasformazione in un quartiere territorio”.
Mauro Tivolesi e Uniti per Robbiate:
”Ambaraba ci cì co cò, il mio voto a chi lo do?”
Territorio, viabilità e sociale sono i capisaldi del programma di Mauro Tivolesi, candidato sindaco di “Uniti per Robbiate”. Nato nel 1961 in Svizzera e trasferitosi a pochi anni in Abruzzo con la famiglia per poi stabilirsi in Brianza solo una decina di anni fa in pochi credevano realmente che sarebbe sceso in campo con una propria lista, nonostante da mesi lo avesse annunciato. Inizialmente guardato con sufficienza dagli altri tre contendenti alla carica più alta del comune e considerato avversario di poco conto, con l’avvicinarsi del 25 maggio e della consultazione popolare, in paese i tradizionali esponenti di partito che hanno dato vita alle altre compagini elettorali cominciano a temere che possa sottrarre voti utili per determinare il vincitore.
“Ambaraba, ci cì co cò, tre civette sul comò, il mio voto a chi lo do?…O puoi scegliere Uniti per Robbiate” campeggia, con tono canzonatorio, sui suoi manifesti elettorali che non hanno mancato di suscitare polemiche. “Quest’anno, a differenza di ciò che accadeva in altri tempi – spiega lo stesso Tivolesi - , la scelta del sindaco e degli altri consiglieri risulta quanto mai ardua e confusa. Vista la fumosità delle scelte, vista l’ambiguità delle proposte, vista l`impossibilità di riferimenti chiari, la scelta, se non vi fossero alternative, sarebbe affidarsi al caso, alla conta dei bambini. Uniti Per Robbiate è l`alternativa. Per questo diciamo che votarci è legittima difesa e che un voto per noi è un voto per se stessi”. “Da alcuni mesi stiamo assistendo ad una aggressione senza precedenti del territorio del nostro paese e dei paesi limitrofi. La torre Italcementi a Calusco D’Adda, il pozzo petrolifero Agip a Paderno d’Adda, il nuovo insediamento industriale in Via Milano a Robbiate – illustra Tivolesi - portano non solo alla distruzione dei nostri beni più preziosi quali il territorio ed il paesaggio e alla conseguente perdita del suo valore, ma aggravano ulteriormente problemi come l’inquinamento, il traffico e la sovrappopolazione che già da anni hanno raggiunto livelli insopportabili. E’ necessario iniziare al più presto una politica volta alla conservazione delle aree ancora agricole e a uno sviluppo sostenibile”. Per questo secondo il candidato di Uniti per Robbiate bisogna attuare anche un piano di viabilità che tenga conto delle differenti esigenze dei cittadini e consenta il decongestionamento delle strade attraverso una politica che incentivi l’uso dei mezzi pubblici e dei mezzi privati non inquinanti. Soprattutto però occorre tornare a pensare ai cittadini, giovani e anziani: “Quale futuro può esserci per una società che non investe sui giovani? Quale futuro può esserci per una società che non considera gli anziani come una risorsa? Scarseggiano i luoghi di aggregazione per il tempo libero.carenti le strutture e le iniziative per gli anziani bisognosi”. Ma nel programma di Tivolesi rientrano anche i commercianti, la grande distribuzioni, le associazioni di volontariato… “Mi sono subito innamorato di questa terra – nonostante le mie origini – e non posso sopportare di vederla saccheggiata e di assistere alla lenta ma inesorabile trasformazione in un quartiere territorio”.
Thursday, May 08, 2003
DOCUMENTO DISTIBUITO DURANTE LA "FESTA REGIONALE DELL'ADDA" 09 /11 MAGGIO 2003
COSA NE PENSATE DELLA NUOVA CEMENTERIA DI CALUSCO ?
1992 Presentazione progetti e Concessione Edilizia.
Trascorrono 10 anni senza osservazioni o ripensamenti.
2001 Inizio effettivo dei lavori.
2002 La nuova cementeria è una realtà.
E' scaduto il tempo per le recriminazioni, mentre è utile riflettere sul comportamento di colpevole inerzia dell'Amministrazione Comunale insolvente nel pretendere la V.I.A. o come minimo la Dichiarazione di Compatibilità Ambientale e nel redigere la Classificazione Acustica del Territorio.
Ora è più utile pensare:
1) Al futuro assetto dell'area.
2) Al controllo costante sulle emissioni atmosferiche ed acustiche nel rispetto delle leggi di Settore e del Piano Regionale della Qualità dell'Aria.
3) All'adeguamento della direttiva CE del complesso produttivo IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control).
4) Alla dimostrazione che la nuova cementeria migliori il disagio sanitario della popolazione da anni succube della situazione.
Lo strumento c'è: l'Autorizzazione Integrata Ambientale prevista dal D.Lgs. 4/08/1999 n° 372, procedura, in corso di perfezionamento legislativo, che verifica il livello di protezione ambientale del sito nel suo complesso.
Chiediamo all'Italcementi Group di dare l'esempio nello svolgere la suddetta procedura e nel rendere conto (accountability) della propria responsabilità sociale verso il territorio in cui opera.
COSA NE PENSATE DELLA NUOVA CEMENTERIA DI CALUSCO ?
1992 Presentazione progetti e Concessione Edilizia.
Trascorrono 10 anni senza osservazioni o ripensamenti.
2001 Inizio effettivo dei lavori.
2002 La nuova cementeria è una realtà.
E' scaduto il tempo per le recriminazioni, mentre è utile riflettere sul comportamento di colpevole inerzia dell'Amministrazione Comunale insolvente nel pretendere la V.I.A. o come minimo la Dichiarazione di Compatibilità Ambientale e nel redigere la Classificazione Acustica del Territorio.
Ora è più utile pensare:
1) Al futuro assetto dell'area.
2) Al controllo costante sulle emissioni atmosferiche ed acustiche nel rispetto delle leggi di Settore e del Piano Regionale della Qualità dell'Aria.
3) All'adeguamento della direttiva CE del complesso produttivo IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control).
4) Alla dimostrazione che la nuova cementeria migliori il disagio sanitario della popolazione da anni succube della situazione.
Lo strumento c'è: l'Autorizzazione Integrata Ambientale prevista dal D.Lgs. 4/08/1999 n° 372, procedura, in corso di perfezionamento legislativo, che verifica il livello di protezione ambientale del sito nel suo complesso.
Chiediamo all'Italcementi Group di dare l'esempio nello svolgere la suddetta procedura e nel rendere conto (accountability) della propria responsabilità sociale verso il territorio in cui opera.
Wednesday, April 16, 2003
LA PROVINCIA PAVESE 16 04 03
L'Italcementi disponibile a non bruciare più le gomme
Il sindaco di Broni: «E' un ottimo risultato mio e di questa amministrazione»
MiriamPaola Agili
BRONI. L'Italcementi «offre la disponibilità a congelare l'autorizzazione regionale a bruciare gomme».
Questo il risultato dell'incontro di giovedì mattina in Prefettura tra Comune di Broni, Italcementi, Arpa, Asl e Provincia. Di fatto, l'Italcementi non ha mai svolto l'attività di bruciatura delle gomme che la delibera regionale le permetteva; questa decisione assunta dall'Italcementi, lascia capire che l'azienda utilizzerà altre sostanze combustibili come ad esempio le farine animali. E a questo proposito, era persente all'incontro anche il subcommissario nazionale per la Bse, Antonino DiSalvo che, nel sottolineare come l'emergenza Bse stia rientrando, ha anche annunciato l'invio di documentazione che rendiconterà della situazione italiana in materia di smaltimento delle farine animali.
Un passo avanti accolto con profonda soddisfazione dal sindaco Elisabetta Troysi già nel corso della riunione e che è stato ribadito ieri nell'incontro tenuto in Municipio con la stampa. «Ritengo di aver assolto il mandato che mi era stato affidato dalla mozione votata a febbraio in consiglio comunale - ha esordito il sindaco Troysi -. Ho sottoposto questo verbale il risultato raggiunto a tutti i capigruppo stamattina. Si sono dichiarati tutti soddisfatti. E' un ottimo risultato mio e di questa amministrazione e con il quale si è dimostrato ancora una volta come con il dialogo possa sempre permettere di raggiungere obiettivi utili a tutti, cittadini per primi».
Il sindaco Troysi spiega inoltre che questo obiettivo è rilevante anche per l'abbattimento dell'So2 e che l'azienda intende al più presto attivare anche un desolfuratore per abbattere anche l'No2. «Al termine del trasloco della sede municipale - prosegue la Troysi - avvieremo anche un tavolo tecnico per aggiornare il Protocollo e fare il punto della situazione. Inoltre il mio obiettivo quest'anno è attuare il punto D del Protocollo e quindi effettuare un monitoraggio dell'aria con l'intervento di un laboratorio chimico dell'Università di Pavia che effettuerà anzitutto uno studio di fattibilità dell'intervento». Una procedura che permetterà di monitorare l'aria per rilevare tutti i tipi di inquinanti presenti. «Saranno quattro centraline posizionate in luoghi strategici scelti dal nostro laboratorio e confronteremo i dati con quelli già forniti dall'Asl - spiega il sindaco Troysi -. Desidero sia chiaro che il nostro risultato odierno è un altro tassello importante di quel cammino comune verso una crescita e il miglioramento delle condizioni di vita dei nostri cittadini. E' mia intenzione, anche come assessore, di rendere questa città la più vivibile possibile perché non la si pensi più come l'anticamera dell'inferno».
L'Italcementi disponibile a non bruciare più le gomme
Il sindaco di Broni: «E' un ottimo risultato mio e di questa amministrazione»
MiriamPaola Agili
BRONI. L'Italcementi «offre la disponibilità a congelare l'autorizzazione regionale a bruciare gomme».
Questo il risultato dell'incontro di giovedì mattina in Prefettura tra Comune di Broni, Italcementi, Arpa, Asl e Provincia. Di fatto, l'Italcementi non ha mai svolto l'attività di bruciatura delle gomme che la delibera regionale le permetteva; questa decisione assunta dall'Italcementi, lascia capire che l'azienda utilizzerà altre sostanze combustibili come ad esempio le farine animali. E a questo proposito, era persente all'incontro anche il subcommissario nazionale per la Bse, Antonino DiSalvo che, nel sottolineare come l'emergenza Bse stia rientrando, ha anche annunciato l'invio di documentazione che rendiconterà della situazione italiana in materia di smaltimento delle farine animali.
Un passo avanti accolto con profonda soddisfazione dal sindaco Elisabetta Troysi già nel corso della riunione e che è stato ribadito ieri nell'incontro tenuto in Municipio con la stampa. «Ritengo di aver assolto il mandato che mi era stato affidato dalla mozione votata a febbraio in consiglio comunale - ha esordito il sindaco Troysi -. Ho sottoposto questo verbale il risultato raggiunto a tutti i capigruppo stamattina. Si sono dichiarati tutti soddisfatti. E' un ottimo risultato mio e di questa amministrazione e con il quale si è dimostrato ancora una volta come con il dialogo possa sempre permettere di raggiungere obiettivi utili a tutti, cittadini per primi».
Il sindaco Troysi spiega inoltre che questo obiettivo è rilevante anche per l'abbattimento dell'So2 e che l'azienda intende al più presto attivare anche un desolfuratore per abbattere anche l'No2. «Al termine del trasloco della sede municipale - prosegue la Troysi - avvieremo anche un tavolo tecnico per aggiornare il Protocollo e fare il punto della situazione. Inoltre il mio obiettivo quest'anno è attuare il punto D del Protocollo e quindi effettuare un monitoraggio dell'aria con l'intervento di un laboratorio chimico dell'Università di Pavia che effettuerà anzitutto uno studio di fattibilità dell'intervento». Una procedura che permetterà di monitorare l'aria per rilevare tutti i tipi di inquinanti presenti. «Saranno quattro centraline posizionate in luoghi strategici scelti dal nostro laboratorio e confronteremo i dati con quelli già forniti dall'Asl - spiega il sindaco Troysi -. Desidero sia chiaro che il nostro risultato odierno è un altro tassello importante di quel cammino comune verso una crescita e il miglioramento delle condizioni di vita dei nostri cittadini. E' mia intenzione, anche come assessore, di rendere questa città la più vivibile possibile perché non la si pensi più come l'anticamera dell'inferno».
Tuesday, April 15, 2003
L'ECO DI BERGAMO 15 04 03
Il piano territoriale prevede cinque interporti
Oltre a Montello, centri intermodali a Treviglio, Verdello, Chignolo e Cortenuova
I collegamenti con tram veloce e di tipo metropolitano previsti nel piano territoriale di coordinamento provinciale
Eccolo, dunque, il progetto preliminare del piano territoriale di coordinamento provinciale: quattro cd-rom che contengono indirizzi e finalità, quadro normativo di riferimento e le tematiche, vale a dire suolo e acque, paesaggio e ambiente, infrastrutture della mobilità, organizzazione del territorio e sistemi insediativi. Con tanto di cartografia puntuale. Come ha precisato il presidente della Provincia, Valerio Bettoni, nella presentazione ufficiale ad amministratori pubblici, associazioni, enti e categorie «è stato messo a punto con buon senso e realismo, esattamente quello che ci aspettiamo da chi lo analizzerà e valuterà».
L'illustrazione di ieri ha messo a fuoco i tantissimi e corposi elementi che compongono il piano che vuole essere la strategia, la base di riferimento su cui sviluppare il futuro della terra orobica. Quei tantissimi elementi, che nell'arco dei prossimi quattro mesi verranno esaminati e spiegati nel dettaglio, vuoi agli amministratori delle singole aree, vuoi alle categorie economiche e sociali, vuoi ai consiglieri provinciali.
Intanto sono emerse alcune scelte che ancora non erano note, ma che interessano l'intera Bergamasca. La prima riguarda i centri intermodali, quelli per l'interscambio delle merci dalla gomma alla rotaia. Fino a ieri, anche se erano state lanciate altre proposte, si parlava solo dell'interporto di Montello. Ora il piano territoriale di coordinamento provinciale punta su Montello più quattro, vale a dire quattro nuovi centri intermodali. Che troverebbero localizzazione a Treviglio, Cortenuova, Verdello, Chignolo d'Isola. Località che, nell'arco degli anni, erano in parte già state proposte e poi scartate, come Verdello e Cortenuova. Invece Chignolo d'Isola e Treviglio sono veri e propri outsider. Il punto è, ha spiegato il dirigente del settore territorio in via Tasso, Giuliano Lorenzi, che queste aree vengono considerate funzionali sia per il passaggio dell'alta velocità che per la presenza di reti logistiche. L'attenzione al ferro, al potenziamento della rete ferroviaria e al ripristino e rafforzamento di quella tramviaria, è certamente uno dei punti qualificanti del piano territoriale che, come ha ben precisato uno dei collaboratori dello staff dell'assessore Felice Sonzogni, Lelio Pagani «ha l'ambizioso obiettivo della qualità. Vuole cioè lasciare segni di qualità alle future generazioni».
E l'attenzione al paesaggio e all'ambiente fanno parte di questa ambizione, un'ambizione che ben si lega alla promozione del trasporto pubblico e in particolare di quello su rotaia. Vediamo dunque, nel complesso, come si snoderà il sistema del tram veloce collegato alle linee ferroviarie con un servizio di tipo metropolitano. Due le linee del tram veloce: la «uno» della Valseriana per la quale si prevede l'estensione fino a Vertova; la «due», della Valbrembana, che arriverà fino a San Pellegrino Terme.
Quattro invece le tratte delle linee e delle Ferrovie dello Stato con servizio di tipo metropolitano: lungo la linea Lecco-Ponte San Pietro-Bergamo, la tratta Cisano-Mapello-Ponte San Pietro-Bergamo; lungo la Carnate-Ponte San Pietro-Bergamo, la tratta Calusco-Terno-Ponte San Pietro-Bergamo; lungo la Bergamo-Rovato, la tratta Grumello-Montello-Albano-Seriate-Bergamo. Come si può vedere i tre percorsi possono costituire un diretto collegamento che attraversa la Bergamasca da ovest a est. L'ultimo percorso, lungo la Bergamo-Treviglio, comprende il tragitto Bergamo-Verdello-Treviglio.
La provincia è servita, ma anche la città potrà contare su collegamenti rapidi al sistema metro-tramviario. In particolare sulla linea che va dalla stazione al nuovo ospedale (con possibilità di estensione ulteriore verso Curno e Ponte San Pietro), e la linea che collega la stazione all'aeroporto di Orio al Serio (con possibilità di estensione al collegamento dei centri della pianura di sud-est). Ma c'è di più, spiega l'assessore Sonzogni: «Questi tragitti toccano e mettono in collegamento tutte le scuole superiori della provincia, gli ospedali e i presidi sanitari».
Le altre sfaccettature del progetto, messe a punto tra gli altri da Ezio Motta e Piergiorgio Tosetti, verranno illustrate nei singoli incontri con le parti e con i Comuni. Agli amministratori comunali e a quelli delle Comunità montane si è rivolto Giuseppe Longhi, presidente della Conferenza dei sindaci, annunciando che le osservazioni e le proposte verranno esaminate con serietà e, se possibile, saranno accolte: «Ma - ha aggiunto Longhi - vi invito ad affrontare il piano con uno sguardo ampio, che superi la dimensione comunale».
Rosella del Castello
Italcementi: Egitto e India le aree più interessanti
«Difficile un'acquisizione in Iraq». Tra pochi mesi la risposta per il via libera alla centrale di Villa di Serio
Dopo i forti investimenti degli ultimi anni, il 2003 si profila come un anno di consolidamento per il gruppo Italcementi. «La riduzione dell'indebitamento (giunto a fine 2002 a 2.086 milioni di euro NdR) è uno degli obiettivi - ha dichiarato durante l'assemblea dei soci di ieri mattina il consigliere delegato Giampiero Pesenti - Questo vuol dire che dovremo prestare attenzione alle spese, anche nelle acquisizioni. Ma non vuol dire che non verificheremo le opportunità che eventualmente si possano presentare se daranno la possibilità di creare valore».
In quest'ottica sono indicate due «priorità» sul piano geografico. Le linee di sviluppo puntano sull'Egitto, dove il gruppo è presente con una quota intorno al 40% in Suez Cement, e in India («Le nostre due cementerie sono poche per poter dire di essere veramente presenti in un Paese tanto grande» - ha puntualizzato Pesenti). La ricostruzione dell'Iraq potrebbe essere interessante «se ci sarà un'evoluzione politica interna e internazionale che faccia intravedere opportunità in quel Paese». Quello iracheno non è un mercato al quale finora ha mai guardato l'Italcementi. «Abbiamo guardato anche in tempi recenti all'Iran, ma le condizioni politiche rendono difficili le operazioni» ha precisato Pesenti. Del resto nell'area c'è sovrapproduzione sia da parte della Turchia, che potrebbe fornire il Nord, sia da parte dell'area del Mar Rosso (Arabia ed Egitto) che potrebbero arrivare via mare al Sud.
Il tema dell'Opa
La crescita all'esterno, in ogni caso, è preferita ad operazioni finanziarie per la crescita della quota in Ciments Français, dove peraltro il controllo è stato portato al 73,7%, al quale si affianca la quota di quasi l'11,5% detenuto da Mediobanca. Rispondendo a domande di azionisti, dopo avere precisato che non è in programma la conversione di azioni di risparmio Italcementi in azioni ordinarie, Pesenti ha sottolineato che per Ciments Français «un'Offerta pubblica d'acquisto si potrebbe fare, se l'operazione portasse valore e questo dipende dal prezzo». Riguardo all'indicazione di 59 euro, questo «è un prezzo troppo alto», secondo Pesenti. «Nel 2001 Mediobanca ha emesso un prestito obbligazionario di 5 anni al 2,5% convertibile in azioni Ciments français - ha ricordato Pesenti - In quell'occasione, ci aveva interpellato, ma la proposta di un prezzo di 62 euro, non mi è parsa conveniente». La proposta avanzata da un'azionista relativamente a un Offerta pubblica di scambio con azioni Italcementi. Pesenti ha osservato che in questo modo non si inciderebbe sull'indebitamento, ma l'operazione non sarebbe comunque semplice dal punto di vista tecnico.
Questione energia
In assemblea il condirettore generale Carlo Pesenti ha illustrato anche la politica del gruppo alla ricerca di combustibili alternativi. Nel 2001 la cementeria di Rezzato è stata la prima in Italia ad utilizzare farine animali, derivanti dalle carcasse dei bovini colpiti dalla Bse (il morbo della mucca pazza). ai quali se ne sono aggiunti l'anno scorso altri quattro. Un sesto impianto, quello di Broni, potrebbe essere realizzato entro quest'anno La modifica degli impianti ha comportato investimenti per circa 600mila euro ciascuno, di fatto ormai già ripagati. «Il beneficio stimato a fine 2002 è di circa 3 milioni di euro, tra contributo statale e minor costo rispetto ai combustibili fossili - ha detto Carlo Pesenti - Gli impianti hanno bruciato circa 50mila tonnellate di farine animali e a regime arriveranno a una percentuale di sostituzione dei combustibili tradizionali del 13-15%. Il problema piuttosto è che ora la disponibilità di farine animali è ridotta rispetto a prima». In altri due cementifici del gruppo sono in corso investimenti per l'utilizzo di altri combustibili alternativi (in particolare i pneumatici triturati) che porteranno un beneficio annuo di circa 450mila euro. «La temperatura raggiunta dai forni dei cementifici permette l'eliminazione di questi prodotti senza residui - ha aggiunto il direttore generale Rodolfo Gabrielli - L'Italia è peraltro in ritardo rispetto alla Francia e al Belgio nell'utilizzo dei combustibili alternativi».
Sul fronte dell'energia intanto prosegue anche la ricerca di fonti «tradizionali». «All'interno del gruppo c'è un costo dell'energia più alto che in Italia solo in Turchia, India e Marocco - ha commentato Giampiero Pesenti - Avevamo presentato diversi anni fa dei progetti per lo sviluppo dell'energia idroelettrica che sono stati bloccati. E l'energia idroelettrica sarebbe la principale fonte di energia rinnovabile disponibile in Italia». Attualmente la produzione idroelettrica del gruppo si attesta sui 250 gigawattore all'anno: attraverso interventi sulle condotte e sulle turbine è previsto un aumento della produzione del 15%. L'Italcementi ha poi in corso lo sviluppo di Italgen (che attualmente fornisce il 30% dell'energia necessaria al gruppo), con sette progetti per una produzione teorica di 4.000 megawatt. «Ci stiamo concentrando soprattutto sui progetti che stanno avanzano molto bene, come Villa di Serio, e bene come Matera, Colleferro e Modugno - ha spiegato Carlo Pesenti - Siamo ormai alle strette ed entro pochi mesi dovremmo avere le risposte».
Sviluppi interessanti sono attesi anche dall'attività di «e-business» sviluppata da Bravo Solution, società che si occupa di aste on line. «Avviata nel giugno 2000, Bravo Solution è già arrivata a transazioni per 500 milioni di euro che hanno portato risparmi medi del 12% ai clienti - ha detto Danielli - Ci viene attribuita una quota di mercato superiore al 50 per cento. Analoghe esperienze sono state avviate in Francia e in Spagna e mostrano la stessa tendenza di crescita registrata in Italia: questo è molto confortante. Pensiamo che la società possa arrivare all'utile d'esercizio nel corso del 2004».
Il piano Calusco
Nel corso dell'assemblea è stato ricordato anche l'investimento effettuato a Calusco: 115 milioni già spesi nel 2002 (cogliendo i benefici fiscali della Tremonti-bis) e altri 40 milioni da investire in futuro per il tunnel sotteraneo di collegamento alle cave. «Sono in corso i test di performance - ha spiegato Carlo Pesenti -. Gli investimenti permetteranno un aumento della produzione del 20%, a 1,2 milioni di tonnellate. Questo sarà utile in un momento favorevole del settore nel Nord Italia». Il riferimento è ai progetti statali per lo sviluppo delle infrastrutture che stanno per prendere il via in Piemonte (anche per i Giochi olimpici invernali) e in Lombardia.
Stefano Ravaschio
Il piano territoriale prevede cinque interporti
Oltre a Montello, centri intermodali a Treviglio, Verdello, Chignolo e Cortenuova
I collegamenti con tram veloce e di tipo metropolitano previsti nel piano territoriale di coordinamento provinciale
Eccolo, dunque, il progetto preliminare del piano territoriale di coordinamento provinciale: quattro cd-rom che contengono indirizzi e finalità, quadro normativo di riferimento e le tematiche, vale a dire suolo e acque, paesaggio e ambiente, infrastrutture della mobilità, organizzazione del territorio e sistemi insediativi. Con tanto di cartografia puntuale. Come ha precisato il presidente della Provincia, Valerio Bettoni, nella presentazione ufficiale ad amministratori pubblici, associazioni, enti e categorie «è stato messo a punto con buon senso e realismo, esattamente quello che ci aspettiamo da chi lo analizzerà e valuterà».
L'illustrazione di ieri ha messo a fuoco i tantissimi e corposi elementi che compongono il piano che vuole essere la strategia, la base di riferimento su cui sviluppare il futuro della terra orobica. Quei tantissimi elementi, che nell'arco dei prossimi quattro mesi verranno esaminati e spiegati nel dettaglio, vuoi agli amministratori delle singole aree, vuoi alle categorie economiche e sociali, vuoi ai consiglieri provinciali.
Intanto sono emerse alcune scelte che ancora non erano note, ma che interessano l'intera Bergamasca. La prima riguarda i centri intermodali, quelli per l'interscambio delle merci dalla gomma alla rotaia. Fino a ieri, anche se erano state lanciate altre proposte, si parlava solo dell'interporto di Montello. Ora il piano territoriale di coordinamento provinciale punta su Montello più quattro, vale a dire quattro nuovi centri intermodali. Che troverebbero localizzazione a Treviglio, Cortenuova, Verdello, Chignolo d'Isola. Località che, nell'arco degli anni, erano in parte già state proposte e poi scartate, come Verdello e Cortenuova. Invece Chignolo d'Isola e Treviglio sono veri e propri outsider. Il punto è, ha spiegato il dirigente del settore territorio in via Tasso, Giuliano Lorenzi, che queste aree vengono considerate funzionali sia per il passaggio dell'alta velocità che per la presenza di reti logistiche. L'attenzione al ferro, al potenziamento della rete ferroviaria e al ripristino e rafforzamento di quella tramviaria, è certamente uno dei punti qualificanti del piano territoriale che, come ha ben precisato uno dei collaboratori dello staff dell'assessore Felice Sonzogni, Lelio Pagani «ha l'ambizioso obiettivo della qualità. Vuole cioè lasciare segni di qualità alle future generazioni».
E l'attenzione al paesaggio e all'ambiente fanno parte di questa ambizione, un'ambizione che ben si lega alla promozione del trasporto pubblico e in particolare di quello su rotaia. Vediamo dunque, nel complesso, come si snoderà il sistema del tram veloce collegato alle linee ferroviarie con un servizio di tipo metropolitano. Due le linee del tram veloce: la «uno» della Valseriana per la quale si prevede l'estensione fino a Vertova; la «due», della Valbrembana, che arriverà fino a San Pellegrino Terme.
Quattro invece le tratte delle linee e delle Ferrovie dello Stato con servizio di tipo metropolitano: lungo la linea Lecco-Ponte San Pietro-Bergamo, la tratta Cisano-Mapello-Ponte San Pietro-Bergamo; lungo la Carnate-Ponte San Pietro-Bergamo, la tratta Calusco-Terno-Ponte San Pietro-Bergamo; lungo la Bergamo-Rovato, la tratta Grumello-Montello-Albano-Seriate-Bergamo. Come si può vedere i tre percorsi possono costituire un diretto collegamento che attraversa la Bergamasca da ovest a est. L'ultimo percorso, lungo la Bergamo-Treviglio, comprende il tragitto Bergamo-Verdello-Treviglio.
La provincia è servita, ma anche la città potrà contare su collegamenti rapidi al sistema metro-tramviario. In particolare sulla linea che va dalla stazione al nuovo ospedale (con possibilità di estensione ulteriore verso Curno e Ponte San Pietro), e la linea che collega la stazione all'aeroporto di Orio al Serio (con possibilità di estensione al collegamento dei centri della pianura di sud-est). Ma c'è di più, spiega l'assessore Sonzogni: «Questi tragitti toccano e mettono in collegamento tutte le scuole superiori della provincia, gli ospedali e i presidi sanitari».
Le altre sfaccettature del progetto, messe a punto tra gli altri da Ezio Motta e Piergiorgio Tosetti, verranno illustrate nei singoli incontri con le parti e con i Comuni. Agli amministratori comunali e a quelli delle Comunità montane si è rivolto Giuseppe Longhi, presidente della Conferenza dei sindaci, annunciando che le osservazioni e le proposte verranno esaminate con serietà e, se possibile, saranno accolte: «Ma - ha aggiunto Longhi - vi invito ad affrontare il piano con uno sguardo ampio, che superi la dimensione comunale».
Rosella del Castello
Italcementi: Egitto e India le aree più interessanti
«Difficile un'acquisizione in Iraq». Tra pochi mesi la risposta per il via libera alla centrale di Villa di Serio
Dopo i forti investimenti degli ultimi anni, il 2003 si profila come un anno di consolidamento per il gruppo Italcementi. «La riduzione dell'indebitamento (giunto a fine 2002 a 2.086 milioni di euro NdR) è uno degli obiettivi - ha dichiarato durante l'assemblea dei soci di ieri mattina il consigliere delegato Giampiero Pesenti - Questo vuol dire che dovremo prestare attenzione alle spese, anche nelle acquisizioni. Ma non vuol dire che non verificheremo le opportunità che eventualmente si possano presentare se daranno la possibilità di creare valore».
In quest'ottica sono indicate due «priorità» sul piano geografico. Le linee di sviluppo puntano sull'Egitto, dove il gruppo è presente con una quota intorno al 40% in Suez Cement, e in India («Le nostre due cementerie sono poche per poter dire di essere veramente presenti in un Paese tanto grande» - ha puntualizzato Pesenti). La ricostruzione dell'Iraq potrebbe essere interessante «se ci sarà un'evoluzione politica interna e internazionale che faccia intravedere opportunità in quel Paese». Quello iracheno non è un mercato al quale finora ha mai guardato l'Italcementi. «Abbiamo guardato anche in tempi recenti all'Iran, ma le condizioni politiche rendono difficili le operazioni» ha precisato Pesenti. Del resto nell'area c'è sovrapproduzione sia da parte della Turchia, che potrebbe fornire il Nord, sia da parte dell'area del Mar Rosso (Arabia ed Egitto) che potrebbero arrivare via mare al Sud.
Il tema dell'Opa
La crescita all'esterno, in ogni caso, è preferita ad operazioni finanziarie per la crescita della quota in Ciments Français, dove peraltro il controllo è stato portato al 73,7%, al quale si affianca la quota di quasi l'11,5% detenuto da Mediobanca. Rispondendo a domande di azionisti, dopo avere precisato che non è in programma la conversione di azioni di risparmio Italcementi in azioni ordinarie, Pesenti ha sottolineato che per Ciments Français «un'Offerta pubblica d'acquisto si potrebbe fare, se l'operazione portasse valore e questo dipende dal prezzo». Riguardo all'indicazione di 59 euro, questo «è un prezzo troppo alto», secondo Pesenti. «Nel 2001 Mediobanca ha emesso un prestito obbligazionario di 5 anni al 2,5% convertibile in azioni Ciments français - ha ricordato Pesenti - In quell'occasione, ci aveva interpellato, ma la proposta di un prezzo di 62 euro, non mi è parsa conveniente». La proposta avanzata da un'azionista relativamente a un Offerta pubblica di scambio con azioni Italcementi. Pesenti ha osservato che in questo modo non si inciderebbe sull'indebitamento, ma l'operazione non sarebbe comunque semplice dal punto di vista tecnico.
Questione energia
In assemblea il condirettore generale Carlo Pesenti ha illustrato anche la politica del gruppo alla ricerca di combustibili alternativi. Nel 2001 la cementeria di Rezzato è stata la prima in Italia ad utilizzare farine animali, derivanti dalle carcasse dei bovini colpiti dalla Bse (il morbo della mucca pazza). ai quali se ne sono aggiunti l'anno scorso altri quattro. Un sesto impianto, quello di Broni, potrebbe essere realizzato entro quest'anno La modifica degli impianti ha comportato investimenti per circa 600mila euro ciascuno, di fatto ormai già ripagati. «Il beneficio stimato a fine 2002 è di circa 3 milioni di euro, tra contributo statale e minor costo rispetto ai combustibili fossili - ha detto Carlo Pesenti - Gli impianti hanno bruciato circa 50mila tonnellate di farine animali e a regime arriveranno a una percentuale di sostituzione dei combustibili tradizionali del 13-15%. Il problema piuttosto è che ora la disponibilità di farine animali è ridotta rispetto a prima». In altri due cementifici del gruppo sono in corso investimenti per l'utilizzo di altri combustibili alternativi (in particolare i pneumatici triturati) che porteranno un beneficio annuo di circa 450mila euro. «La temperatura raggiunta dai forni dei cementifici permette l'eliminazione di questi prodotti senza residui - ha aggiunto il direttore generale Rodolfo Gabrielli - L'Italia è peraltro in ritardo rispetto alla Francia e al Belgio nell'utilizzo dei combustibili alternativi».
Sul fronte dell'energia intanto prosegue anche la ricerca di fonti «tradizionali». «All'interno del gruppo c'è un costo dell'energia più alto che in Italia solo in Turchia, India e Marocco - ha commentato Giampiero Pesenti - Avevamo presentato diversi anni fa dei progetti per lo sviluppo dell'energia idroelettrica che sono stati bloccati. E l'energia idroelettrica sarebbe la principale fonte di energia rinnovabile disponibile in Italia». Attualmente la produzione idroelettrica del gruppo si attesta sui 250 gigawattore all'anno: attraverso interventi sulle condotte e sulle turbine è previsto un aumento della produzione del 15%. L'Italcementi ha poi in corso lo sviluppo di Italgen (che attualmente fornisce il 30% dell'energia necessaria al gruppo), con sette progetti per una produzione teorica di 4.000 megawatt. «Ci stiamo concentrando soprattutto sui progetti che stanno avanzano molto bene, come Villa di Serio, e bene come Matera, Colleferro e Modugno - ha spiegato Carlo Pesenti - Siamo ormai alle strette ed entro pochi mesi dovremmo avere le risposte».
Sviluppi interessanti sono attesi anche dall'attività di «e-business» sviluppata da Bravo Solution, società che si occupa di aste on line. «Avviata nel giugno 2000, Bravo Solution è già arrivata a transazioni per 500 milioni di euro che hanno portato risparmi medi del 12% ai clienti - ha detto Danielli - Ci viene attribuita una quota di mercato superiore al 50 per cento. Analoghe esperienze sono state avviate in Francia e in Spagna e mostrano la stessa tendenza di crescita registrata in Italia: questo è molto confortante. Pensiamo che la società possa arrivare all'utile d'esercizio nel corso del 2004».
Il piano Calusco
Nel corso dell'assemblea è stato ricordato anche l'investimento effettuato a Calusco: 115 milioni già spesi nel 2002 (cogliendo i benefici fiscali della Tremonti-bis) e altri 40 milioni da investire in futuro per il tunnel sotteraneo di collegamento alle cave. «Sono in corso i test di performance - ha spiegato Carlo Pesenti -. Gli investimenti permetteranno un aumento della produzione del 20%, a 1,2 milioni di tonnellate. Questo sarà utile in un momento favorevole del settore nel Nord Italia». Il riferimento è ai progetti statali per lo sviluppo delle infrastrutture che stanno per prendere il via in Piemonte (anche per i Giochi olimpici invernali) e in Lombardia.
Stefano Ravaschio
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