L'ECO DI BERGAMO 20 11 2003
Giungla di strade»: il Comitato dell'Isola dà lo stop
ISOLA Bisogna evitare le infrastrutture inutili. Bisogna evitare di cementificare e asfaltare altre parti di questa povera Lombardia già abbastanza tartassata dall'invadenza umana. Bisogna ridare fiato al verde e ai boschi. Senza rinunciare alla mobilità, a trasporti efficienti. Spiegano i rappresentanti del Comitato dell'Isola, una delle zone più urbanizzate della regione: «Ci battiamo per impedire la costruzione di strade inutili e dannose. La Vimercate-Brembate (Pedemontana) per esempio. E quindi anche la bretella Brembate-Treviglio. E la dorsale dell'Isola che parte da Bonate e arriva a Filago. Inutile anche il previsto ponte di ben 1.630 metri, stradale e ferroviario, a Bottanuco perché sarebbe legato alla Vimercate-Brembate del tutto superflua a sua volta. Il ponte avrebbe un impatto ambientale terribile, lungo 1.630 metri, appoggiato su pile di ottanta metri, avrebbe anche un costo astronomico. Senza garantire un'utilità reale. E anche la ferrovia "Gronda nord" ipotizzata come del tutto nuova nella parte di Lombardia a ridosso delle montagne sarebbe un superfluo occupare altro territorio. Come anche la quarta corsia della A4 da Milano a Bergamo, a ben vedere, forse non è più così importante».
Ma perché tutti questi interventi sarebbero inutili, dei veri e propri sprechi di denaro e di terreno? Spiega Alessandro Previtali, del Comitato dell'Isola: «Perché questi interventi non sembrano tenere conto di una situazione generale che sta cambiando. Non si considera in maniera adeguata, per esempio, l'importanza della direttissima Milano-Brescia. Non è considerato abbastanza il raddoppio della ferrovia Treviglio-Milano. Per quanto riguarda la gronda ferroviaria a nord, è indubbio che sia necessaria una linea di buon livello che vada da ovest a est. Ma questa linea è già esistente, va soltanto adeguata, è quella che da Novara arriva a Seregno e poi a Carnate, Bergamo, Rovato. Lo si predica da anni. Va raddoppiato il binario. Ci sono punti critici come il vecchio ponte di Paderno sull'Adda. D'altro canto il glorioso ponte in ferro va assolutamente rifatto. Il tratto da Saronno a Busto Arsizio è da elettrificare. Ma complessivamente il costo sarebbe più basso rispetto alla realizzazione di una ferrovia nuova. E l'ambiente non subirebbe altri danni».
Il Comitato dell'Isola è del parere che si debba sfruttare al massimo l'esistente, senza imbarcarsi in nuove costruzioni se non strettamente necessarie. Aggiunge Previtali: «La "Pedemontana" da Vimercate a Brembate è di fatto superata dal nuovo sistema di strade. Bisogna considerare che la tangenziale est esterna di Milano sarà pronta nel 2006 e costituirà anche la bretella che consentirà di collegare la Brebemi (direttissima Milano-Brescia) alla A4 e quindi alla A51, la Milano-Carnate-Lecco. La tangenziale est incrocerà la Brebemi a Melzo e la A4 nella zona di Agrate per poi intersecarsi con la A51. La Brebemi sgraverà in maniera sostanziale la A4, c'è da ipotizzare che sulla vecchia autostrada resterà un trenta, quaranta percento del traffico attuale».
Di una strada pedemontana esiste la necessità, ma soltanto nella parte occidentale della Lombardia. Sostiene ancora il portavoce del Comitato: «Una strada che colleghi Malpensa a Busto Arsizio a Cermenate, Desio e Vimercate può essere necessaria. Ma da Vimercate a Brembate la necessità non esiste più per le ragioni dette. Si potrebbe comunque migliorare notevolmente la viabilità di questa strada riqualificando il tracciato già esistente. Inutile e dannosa sarebbe anche la nuova strada ipotizzata da Bonate, fine dell'asse interurbano di Bergamo, a Filago. Perché? Ma perché da Terno a Filago esiste già quasi tutta la strada in questione, è sufficiente intervenire per qualificarla e costruirne soltanto un piccolo tratto di collegamento. Inutile una strada nuova parallela che andrebbe a mangiarsi altro territorio verde».
E il Comitato dell'Isola propone anche un interessante collegamento da Terno d'Isola al nuovo ponte di Paderno che dovrebbe sorgere accanto al glorioso ponte in ferro, ponte già finanziato e approvato da tutti gli enti interessati, dalla Sovrintendenza ai beni ambientali, ai Comuni, alle Ferrovie, alla Regione, alle Province... «Per il collegamento Bonate-ponte di Paderno si tratterebbe anche qui di sfruttare delle strade in parte già esistenti o previste come la variante sud di Calusco e la variante sud di Terno d'Isola, già inserite nel piano territoriale di coordinamento della Provincia. Tra Calusco e Terno dovrebbe trovare posto il centro intermodale per lo scambio delle merci dalla gomma al ferro».
Paolo Aresi
MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI :
Paderno d'Adda e Solza
.
HANNO FIRMATO :
Calusco d'Adda,
Cornate d'Adda,
Imbersago,
Medolago,
Parco Adda Nord,
Robbiate,
Verderio Inferiore,
Verderio Superiore,
Villa d'Adda,
Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia .
Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento .
http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html
Countdown alla ferrovia
il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
Friday, November 21, 2003
Tuesday, November 18, 2003
L'ECO DI BERGAMO 18 11 03
Milesi conferma: gallerie di San Pellegrino aperte per fine mese
La variante di San Pellegrino verrà aperta entro la fine del mese: mancano solo alcuni piccoli lavori e interventi di sistemazione che sono già in fase di realizzazione. Per l'apertura si attende comunque il via libera dall'Anas di Roma.
È quanto comunicato ieri dall'assessore provinciale ai Lavori pubblici Valter Milesi in occasione della riunione congiunta delle quattro commissioni consiliari provinciali, presieduta da Roberto Lanza, per la presentazione del piano triennale 2004-2006 delle opere pubbliche.
«Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) - ha affermato Milesi - i tecnici della Provincia hanno effettuato un sopralluogo per verificare lo stato dei lavori: in effetti mancano pochi interventi. La variante potrà essere aperta già dalla fine di questo mese: il via libera deve essere dato da parte dell'Anas di Roma. Speriamo davvero che questo passaggio non comporti altri ritardi». La nuova strada, che consentirà di attraversare San Pellegrino senza passare per il centro, è lunga circa quattro chilometri ed è costituita da due viadotti e tre tunnel.
Milesi ha, quindi, presentato le linee essenziali del piano triennale delle opere pubbliche per il settore della viabilità: per il prossimo anno sono previsti investimenti per complessivi 148 milioni di euro; per il 2005 sono stati inseriti interventi per 91 milioni per poi scendere a 14 milioni di euro nel 2006 ai quali andranno aggiunti gli investimenti per altri eventuali interventi collegati alle grandi infrastrutture (Brebemi, Pedemontana, quarta corsia dell'autostrada).
«La Provincia - ha sottolineato Milesi - non ha mai avuto nel proprio bilancio cifre così consistenti: abbiamo avuto in gestione le strade che prima erano di competenza dell'Anas e ora stanno arrivando anche i relativi finanziamenti; a questi vanno aggiunti i fondi per le altre grandi opere. Tutti gli interventi inseriti per piano triennale sono finanziati con fondi della Provincia, da delibere regionali o decreti governativi».
Tra l'altro Milesi ha posto l'accento sugli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade: per il 2004 sono previsti investimenti rispettivamente per 4 milioni 45 mila euro e un milione 580 mila euro. «In questi anni la situazione relativa alla manutenzione delle strade è migliorata - ha sottolineato Milesi -. In questo settore sono stati realizzati numerosi interventi che hanno consentito un salto di qualità». Questi gli interventi più significativi inseriti nel piano per il 2004 relativi a nuove opere: variante Clusone-Rovetta (15 milioni di euro), variante di Cisano (25 milioni 820 mila euro), collegamento Calusco d'Adda-Terno d'Isola (58 milioni), variante di Treviglio (9 milioni 960 mila), lavori di sistemazione e costruzione di rotatorie agli incroci sulle provinciali nei comuni di Verdello, Pognano, Spirano (un milione 550 mila), collegamento tra la statale 470 e la provinciale 27 da Camanghè ad Ambria in comune di Zogno (un milione 580 mila), sistemazione dello svincolo a Vertova sulla ex statale 671 (un milione di euro). Sono inoltre previsti numerosi interventi di manutenzione e sistemazione di ponti e attraversamenti di corsi d'acqua.
L'assessore Milesi ha inoltre illustrato la situazione relativa alla variante di Zogno: «L'impresa appaltatrice - ha osservato - ha chiesto la rescissione del contratto per problemi relativi al progetto dell'opera. Siamo in attesa della risposta da parte dell'Anas che si è riservata di esaminare la situazione».
Gianluigi Ravasio
Milesi conferma: gallerie di San Pellegrino aperte per fine mese
La variante di San Pellegrino verrà aperta entro la fine del mese: mancano solo alcuni piccoli lavori e interventi di sistemazione che sono già in fase di realizzazione. Per l'apertura si attende comunque il via libera dall'Anas di Roma.
È quanto comunicato ieri dall'assessore provinciale ai Lavori pubblici Valter Milesi in occasione della riunione congiunta delle quattro commissioni consiliari provinciali, presieduta da Roberto Lanza, per la presentazione del piano triennale 2004-2006 delle opere pubbliche.
«Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) - ha affermato Milesi - i tecnici della Provincia hanno effettuato un sopralluogo per verificare lo stato dei lavori: in effetti mancano pochi interventi. La variante potrà essere aperta già dalla fine di questo mese: il via libera deve essere dato da parte dell'Anas di Roma. Speriamo davvero che questo passaggio non comporti altri ritardi». La nuova strada, che consentirà di attraversare San Pellegrino senza passare per il centro, è lunga circa quattro chilometri ed è costituita da due viadotti e tre tunnel.
Milesi ha, quindi, presentato le linee essenziali del piano triennale delle opere pubbliche per il settore della viabilità: per il prossimo anno sono previsti investimenti per complessivi 148 milioni di euro; per il 2005 sono stati inseriti interventi per 91 milioni per poi scendere a 14 milioni di euro nel 2006 ai quali andranno aggiunti gli investimenti per altri eventuali interventi collegati alle grandi infrastrutture (Brebemi, Pedemontana, quarta corsia dell'autostrada).
«La Provincia - ha sottolineato Milesi - non ha mai avuto nel proprio bilancio cifre così consistenti: abbiamo avuto in gestione le strade che prima erano di competenza dell'Anas e ora stanno arrivando anche i relativi finanziamenti; a questi vanno aggiunti i fondi per le altre grandi opere. Tutti gli interventi inseriti per piano triennale sono finanziati con fondi della Provincia, da delibere regionali o decreti governativi».
Tra l'altro Milesi ha posto l'accento sugli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade: per il 2004 sono previsti investimenti rispettivamente per 4 milioni 45 mila euro e un milione 580 mila euro. «In questi anni la situazione relativa alla manutenzione delle strade è migliorata - ha sottolineato Milesi -. In questo settore sono stati realizzati numerosi interventi che hanno consentito un salto di qualità». Questi gli interventi più significativi inseriti nel piano per il 2004 relativi a nuove opere: variante Clusone-Rovetta (15 milioni di euro), variante di Cisano (25 milioni 820 mila euro), collegamento Calusco d'Adda-Terno d'Isola (58 milioni), variante di Treviglio (9 milioni 960 mila), lavori di sistemazione e costruzione di rotatorie agli incroci sulle provinciali nei comuni di Verdello, Pognano, Spirano (un milione 550 mila), collegamento tra la statale 470 e la provinciale 27 da Camanghè ad Ambria in comune di Zogno (un milione 580 mila), sistemazione dello svincolo a Vertova sulla ex statale 671 (un milione di euro). Sono inoltre previsti numerosi interventi di manutenzione e sistemazione di ponti e attraversamenti di corsi d'acqua.
L'assessore Milesi ha inoltre illustrato la situazione relativa alla variante di Zogno: «L'impresa appaltatrice - ha osservato - ha chiesto la rescissione del contratto per problemi relativi al progetto dell'opera. Siamo in attesa della risposta da parte dell'Anas che si è riservata di esaminare la situazione».
Gianluigi Ravasio
Wednesday, November 05, 2003
IL GIORNO 04 11 03
Isola Bergamasca, coda continua
ISOLA — Vietato muoversi da Capriate, Calusco o da Brembate Sopra per raggiungere Bergamo in auto. Poco conveniente anche salire sul bus; meglio, alla fine, prendere il treno, sempre che alla stazione di Ponte San Pietro si trovi un posto per parcheggiare.
Nelle ore di punta del mattino, dalle 7 alle 9 e in quelle del pomeriggio, dalle 17 alle 19, le strade dell'Isola Bergamasca sono sotto l'assedio del traffico. In attesa del completamento dell'asse interurbano (previsto da anni, ma i lavori sono più volte slittati), la statale Briantea da Villa Mapelli fino alle Crocette, la sp 151 nel tratto tra Madone e Ponte passando per Bonate Sotto e la sp 166 da Calusco fino a Presezzo, sono diventate impercorribili. Se dunque dovete andare a Bergamo in auto partendo da uno qualsiasi dei paesi tra Adda e Brembo, mettete in conto di partire almeno 50 minuti prima del vostro appuntamento, anche se si tratta di una decina di chilometri appena.
Immaginiamo di stare a Brembate Sopra e di dover entrare in ufficio alle 9 nel centro a Bergamo. Ebbene, ci conviene partire almeno alle 7.45. Il primo intoppo lo si ha subito a Brembate, all'incrocio tra via Locatelli e via Kennedy, per raggiungere la Briantea: 10 minuti di coda. All'innesto sulla Briantea si deve attendere ancora una manciata di minuti per cercare di immettersi sull'ex statale. Poi colonna continua fino al semaforo di via Italia a Ponte S. Pietro: qui la colonna c'è sempre, mattina, pomeriggio e sera a volte anche la domenica. Tempo di attesa: 15 minuti. Non è finita. Ci attende un altro incolonnamento fino ai semafori delle Crocette di Mozzo. Altri 15 minuti da lì fino al Polaresco: in 50 minuti si è arrivati finalmente a Bergamo. E' i percorsi alternativi? C'è il ponte di Briolo. Si prende via Donizetti a Brembate Sopra, ma anche qui c'è subito un intoppo: 15 minuti in colonna, poi si passa il Brembo. Si tira dritto verso la Villa d'Almè-Dalmine, ma dopo il semaforo dell'incrocio con la provinciale, ecco un altro incolonnamento: conviene girare a destra e passare per il centro di Mozzo. Cercare di raggiungere il moncone dell'Asse interurbano in corrispondenza del centro commerciale di Curno è sconsigliabile. A Mozzo altra coda per il semaforo delle Crocette: altri 10-15 minuti. Dopo si punta verso Bergamo. Tempo di percorrenza: sempre 50 minuti.
Se si vuole evitare la strettoia di Briolo, ecco un'altra alternativa: passare dal centro di Ponte (ma non fatelo dalle 7 alle 9: per i non residenti è off limits). La coda inizia già in corrispondenza del semaforo di via Locatelli e dura per tutta via Milano e via Roma. Superato il centro, è poi quasi impossibile immettersi sulla Briantea: c'è un maxi ingorgo. Quindi anche questo tragitto è come gli altri. E non crediate che al ritorno vada meglio: alle 18 il quadro è sostanzialmente identico.
di Giuseppe Purcaro
Isola Bergamasca, coda continua
ISOLA — Vietato muoversi da Capriate, Calusco o da Brembate Sopra per raggiungere Bergamo in auto. Poco conveniente anche salire sul bus; meglio, alla fine, prendere il treno, sempre che alla stazione di Ponte San Pietro si trovi un posto per parcheggiare.
Nelle ore di punta del mattino, dalle 7 alle 9 e in quelle del pomeriggio, dalle 17 alle 19, le strade dell'Isola Bergamasca sono sotto l'assedio del traffico. In attesa del completamento dell'asse interurbano (previsto da anni, ma i lavori sono più volte slittati), la statale Briantea da Villa Mapelli fino alle Crocette, la sp 151 nel tratto tra Madone e Ponte passando per Bonate Sotto e la sp 166 da Calusco fino a Presezzo, sono diventate impercorribili. Se dunque dovete andare a Bergamo in auto partendo da uno qualsiasi dei paesi tra Adda e Brembo, mettete in conto di partire almeno 50 minuti prima del vostro appuntamento, anche se si tratta di una decina di chilometri appena.
Immaginiamo di stare a Brembate Sopra e di dover entrare in ufficio alle 9 nel centro a Bergamo. Ebbene, ci conviene partire almeno alle 7.45. Il primo intoppo lo si ha subito a Brembate, all'incrocio tra via Locatelli e via Kennedy, per raggiungere la Briantea: 10 minuti di coda. All'innesto sulla Briantea si deve attendere ancora una manciata di minuti per cercare di immettersi sull'ex statale. Poi colonna continua fino al semaforo di via Italia a Ponte S. Pietro: qui la colonna c'è sempre, mattina, pomeriggio e sera a volte anche la domenica. Tempo di attesa: 15 minuti. Non è finita. Ci attende un altro incolonnamento fino ai semafori delle Crocette di Mozzo. Altri 15 minuti da lì fino al Polaresco: in 50 minuti si è arrivati finalmente a Bergamo. E' i percorsi alternativi? C'è il ponte di Briolo. Si prende via Donizetti a Brembate Sopra, ma anche qui c'è subito un intoppo: 15 minuti in colonna, poi si passa il Brembo. Si tira dritto verso la Villa d'Almè-Dalmine, ma dopo il semaforo dell'incrocio con la provinciale, ecco un altro incolonnamento: conviene girare a destra e passare per il centro di Mozzo. Cercare di raggiungere il moncone dell'Asse interurbano in corrispondenza del centro commerciale di Curno è sconsigliabile. A Mozzo altra coda per il semaforo delle Crocette: altri 10-15 minuti. Dopo si punta verso Bergamo. Tempo di percorrenza: sempre 50 minuti.
Se si vuole evitare la strettoia di Briolo, ecco un'altra alternativa: passare dal centro di Ponte (ma non fatelo dalle 7 alle 9: per i non residenti è off limits). La coda inizia già in corrispondenza del semaforo di via Locatelli e dura per tutta via Milano e via Roma. Superato il centro, è poi quasi impossibile immettersi sulla Briantea: c'è un maxi ingorgo. Quindi anche questo tragitto è come gli altri. E non crediate che al ritorno vada meglio: alle 18 il quadro è sostanzialmente identico.
di Giuseppe Purcaro
Tuesday, November 04, 2003
MERATEONLINE 03 11 03
Calusco: sapete perche` la torre di notte "fuma"?
Buongiono, sapete perche`la torre di calusco sputa fumo solo di notte, ieri a mezzanotte puntava dritto a nord un fumo denso e minaccioso....
Grazie
Sonia
Calusco: sapete perche` la torre di notte "fuma"?
Buongiono, sapete perche`la torre di calusco sputa fumo solo di notte, ieri a mezzanotte puntava dritto a nord un fumo denso e minaccioso....
Grazie
Sonia
Monday, October 20, 2003
L'ECO DI BERGAMO 19 10 03
«Gronda Est? Meglio rispolverare la Pedegronda ferroviaria»
LEVATE Centro civico gremito per l'assemblea pubblica organizzata dal centrosinistra levatese, su iniziativa dell'assessore all'urbanistica, Paolo Longaretti (moderatore Beniamino Nava). C'erano cittadini non solo di Levate, sindaci e assessori di numerosi Comuni, consiglieri regionali, un assessore e un consigliere provinciale. Molti gli interventi, tutti preoccupati e interessati al mega-progetto della Gronda Est ferroviaria, la futura Seregno-Bergamo. La nuova tratta convoglierà il traffico di treni merci (180 al giorno da e per la Svizzera), verso due direzioni, a est e sud dell'Italia, attraversando il territorio di Levate a nord – con un impatto ambientale che, secondo la denuncia dei contrari al progetto, sarà notevole – immettendosi poi sulla linea ferroviaria Bergamo-Treviglio.
L'assessore provinciale alla viabilità, Felice Sonzogni, ha dovuto rispondere agli attacchi provenienti da più parti, e in special modo dai sindaci intervenuti, taluni in modo molto combattivo. Due le novità emerse al termine di questa concitata assemblea. In primo luogo la proposta formulata dai due consiglieri regionali Giuseppe Benigni (Ds) ed Ezio Locatelli (Rifondazione comunista), e da Daniela Carminati, consigliere provinciale della Margherita, che hanno bocciato l'attuale progetto di Gronda Est, riproponendo invece la Pedegronda ferroviaria da Carnate a Bergamo, dove esiste già un sedime ferroviario, con la costruzione poi di un nuovo ponte sull'Adda a sud dell'attuale storico ponte di Paderno. Si verrebbe così a creare – secondo la proposta del centrosinistra – un asse merci-passeggeri ad alto potenziale, da Novara a Rovato, che passando da Bergamo sfrutterebbe gli scali intermodali di Terno D'Isola e Montello. Questo progetto – sostiene il centrosinistra – costerebbe molto meno della Gronda Est in quanto eviterebbe il costosissimo ponte sull'Adda previsto a Bottanuco, lungo ben 1700 metri, mentre quello della Pedegronda più a nord sarebbe lungo soltanto 500 metri e sorgerebbe su un percorso già esistente con vantaggi economici consistenti.
Sonzogni, non limitandosi al discorso della Gronda Est sul cui progetto sono ancora in corso valutazioni, ha sostenuto la realizzazione delle infrastrutture in programma nella zona di Dalmine e dei paesi limitrofi come la quarta corsia dell'autostrada A4 e la Tangenziale Sud di Bergamo, già appaltata. Ma, tra l'altro, anche il nuovo casello di Dalmine e il raddoppio Villa D'Almè-Dalmine. Sonzogni ha detto che la Bergamasca è un'area produttiva di prim'ordine e i piani regolatori dei vari Comuni hanno previsto espansioni residenziali e produttive che andranno ad aumentare del 40% le superfici attualmente urbanizzate. «Non è accettabile pertanto che vengano bocciati tutti questi progetti, qualcuno andrà pur realizzato», ha rimarcato Sonzogni.
La seconda novità è la proposta, avanzata all'assemblea di Levate dai cittadini presenti e dagli amministratorii, di costituire un comitato intercomunale che abbia come obiettivo quello di contrastare i numerosi progetti di queste grandi infrastrutture tutte concentrate a Dalmine e dintorni. Presenti i sindaci di Levate, Angioletta Ferrari, di Dalmine, Francesca Bruschi, di Osio Sopra, Giorgio Gregori, di Verdellino, Giovanni Bacis, di Pontirolo, Angelo Legnani, e gli assessori Sergio Coffetti di Verdello, Pier Angelo Pasquini di Filago e Giovanni Aceti di Zanica.
P. G. L.
«Gronda Est? Meglio rispolverare la Pedegronda ferroviaria»
LEVATE Centro civico gremito per l'assemblea pubblica organizzata dal centrosinistra levatese, su iniziativa dell'assessore all'urbanistica, Paolo Longaretti (moderatore Beniamino Nava). C'erano cittadini non solo di Levate, sindaci e assessori di numerosi Comuni, consiglieri regionali, un assessore e un consigliere provinciale. Molti gli interventi, tutti preoccupati e interessati al mega-progetto della Gronda Est ferroviaria, la futura Seregno-Bergamo. La nuova tratta convoglierà il traffico di treni merci (180 al giorno da e per la Svizzera), verso due direzioni, a est e sud dell'Italia, attraversando il territorio di Levate a nord – con un impatto ambientale che, secondo la denuncia dei contrari al progetto, sarà notevole – immettendosi poi sulla linea ferroviaria Bergamo-Treviglio.
L'assessore provinciale alla viabilità, Felice Sonzogni, ha dovuto rispondere agli attacchi provenienti da più parti, e in special modo dai sindaci intervenuti, taluni in modo molto combattivo. Due le novità emerse al termine di questa concitata assemblea. In primo luogo la proposta formulata dai due consiglieri regionali Giuseppe Benigni (Ds) ed Ezio Locatelli (Rifondazione comunista), e da Daniela Carminati, consigliere provinciale della Margherita, che hanno bocciato l'attuale progetto di Gronda Est, riproponendo invece la Pedegronda ferroviaria da Carnate a Bergamo, dove esiste già un sedime ferroviario, con la costruzione poi di un nuovo ponte sull'Adda a sud dell'attuale storico ponte di Paderno. Si verrebbe così a creare – secondo la proposta del centrosinistra – un asse merci-passeggeri ad alto potenziale, da Novara a Rovato, che passando da Bergamo sfrutterebbe gli scali intermodali di Terno D'Isola e Montello. Questo progetto – sostiene il centrosinistra – costerebbe molto meno della Gronda Est in quanto eviterebbe il costosissimo ponte sull'Adda previsto a Bottanuco, lungo ben 1700 metri, mentre quello della Pedegronda più a nord sarebbe lungo soltanto 500 metri e sorgerebbe su un percorso già esistente con vantaggi economici consistenti.
Sonzogni, non limitandosi al discorso della Gronda Est sul cui progetto sono ancora in corso valutazioni, ha sostenuto la realizzazione delle infrastrutture in programma nella zona di Dalmine e dei paesi limitrofi come la quarta corsia dell'autostrada A4 e la Tangenziale Sud di Bergamo, già appaltata. Ma, tra l'altro, anche il nuovo casello di Dalmine e il raddoppio Villa D'Almè-Dalmine. Sonzogni ha detto che la Bergamasca è un'area produttiva di prim'ordine e i piani regolatori dei vari Comuni hanno previsto espansioni residenziali e produttive che andranno ad aumentare del 40% le superfici attualmente urbanizzate. «Non è accettabile pertanto che vengano bocciati tutti questi progetti, qualcuno andrà pur realizzato», ha rimarcato Sonzogni.
La seconda novità è la proposta, avanzata all'assemblea di Levate dai cittadini presenti e dagli amministratorii, di costituire un comitato intercomunale che abbia come obiettivo quello di contrastare i numerosi progetti di queste grandi infrastrutture tutte concentrate a Dalmine e dintorni. Presenti i sindaci di Levate, Angioletta Ferrari, di Dalmine, Francesca Bruschi, di Osio Sopra, Giorgio Gregori, di Verdellino, Giovanni Bacis, di Pontirolo, Angelo Legnani, e gli assessori Sergio Coffetti di Verdello, Pier Angelo Pasquini di Filago e Giovanni Aceti di Zanica.
P. G. L.
Thursday, October 16, 2003
L'ECO DI BERGAMO 16 10 03
Blackout salato: bolletta da un milione di euro
Imprese preoccupate sulla regolare erogazione elettrica: e se succedesse in un giorno feriale?
L'Unione industriali stima in circa un milione di euro i danni economici, essenzialmente per mancata produzione, subìti dall'industria bergamasca per il blackout di tre ore di fine settembre. Il fatto che sia avvenuto di domenica notte ha circoscritto l'impatto negativo del blocco energetico a una trentina di aziende con produzioni a ciclo continuo.
Anche così è stato comunque un choc per gli industriali perchè ha messo in evidenza un nuovo elemento di incertezza, tanto più dopo le previsioni che nuovi blackout si potrebbero ripetere nei prossimi 2-3 anni, in attesa di nuove centrali che riducano la dipendenza dall'estero, e di investimenti sulle reti per avere una distribuzione regolare.
«Questo è proprio quello che ci preoccupa di più - sottolinea il presidente dell'Unione industriali di Bergamo, Andrea Moltrasio - Non era mai successo niente di simile, ma è capitato e c'è il timore che possa accadere ancora. E se un blackout avvenisse in un giorno feriale i danni sarebbero enormi. Anche questo è un segnale della debolezza del sistema, un freno alla competitività e anche un dato un po' avvilente. Ci sforziamo di pensare alla crescita dell'intelligenza, alla sfida della competitività e poi dobbiamo ancora risolvere questioni basilari di infrastruttura come l'energia».
Radici Group
Nel solo gruppo chimico-tessile Radici i danni economici provocati dal blackout sono stimati in un milione di euro: di questi, un terzo relativi agli stabilimenti bergamaschi (in particolare Casnigo e Villa d'Ogna)
«Se un processo di polimerizzazione si interrompe a metà, non resta che buttare via tutto e mettersi a pulire gli impianti - dice Angelo Radici, presidente del gruppo -. C'è stato il rischio di danni irreparabili e anche se l'attività è ripresa in 24 ore, per far ripartire a regime tutti gli impianti abbiamo impiegato due settimane. In Italia, abbiamo già un problema di costo dell'energia, che incide parecchio sui costi di produzione: adesso abbiamo purtroppo anche l'incertezza della fornitura».
«Non eravamo preparati a un problema del genere, perché non si era mai proposto prima e non era nemmeno prevedibile - aggiunge Maurizio Radici, che segue le attività del gruppo nell'energia -. Diventa difficile anche pensare di fare tutto da soli». Al gruppo fanno capo 7 centrali idroelettriche, ma il progetto principale è la centrale a ciclo combinato da 100 megawatt che sarà inaugurata a Novara, principale stabilimento chimico della Radici. «Ma non può servire - precisa - tutti gli impianti».
Lonza
Alla sola Lonza di Scanzorosciate viene stimato un danno di 300 mila euro, per due terzi legati alla mancata produzione e per un terzo a interventi straordinari di manutenzione.
«L'attività a Scanzorosciate si è fermata all'improvviso e i fluidi ad alta temperatura utilizzati nella produzione, che sono solidi a temperatura ambiente, hanno iniziato a raffreddarsi» - spiega Massimo Puccinelli, direttore dello stabilimento chimico -. Abbiamo rischiato grosso: non è successo il peggio, ma ci sono volute 48 ore per tornare a una produzione normale. Senza energia si è fermata per qualche ora anche l'ossigenazione degli impianti biologici che avrebbe potuto compromettere la depurazione. I rischi di black out possono avere serie ripercussioni sul piano dell'ambiente. A Scanzo per evitare pericoli dovremmo avere una centrale da 17 megawatt, per produrre quanto consumiamo. Ma sarebbe un investimento molto oneroso e che tra l'altro sono sicuro che, se avessimo intenzione di realizzarlo, non ci consentirebbero nemmeno di fare».
La Lonza peraltro ha subìto otto fermate per distacco nel corso dell'anno. «Avevamo fatto un contratto sperimentale per utenze non critiche che prevedeva forniture a prezzi convenienti con la possibilità di distacco senza preavviso - continua Puccinelli -. Ci è sembrata una possibilità conveniente, confidando sul fatto che fino all'anno scorso i distacchi erano un episodio rarissimo. Adesso questa come scommessa è da considerare persa»
Italcementi
Il gruppo Italcementi è stato colpito dal blackout su due fronti, come consumatori per la produzione di cemento e come produttori attraverso l'Italgen che fornisce il 30% dell'energia consumata dal gruppo. Per la sola mancata produzione nello stabilimento di Calusco, fermo per mezza giornata, si stima una perdita di circa 75 mila euro.
«Abbiamo anche noi il vincolo della rete e quindi il blackout si è trasferito a domino anche alle nostre centrali - precisa peraltro Franco Brambilla, consigliere delegato di Italgen - Con le idroelettriche (13, la più grande a Vaprio, in grado di generare 50 megawatt di potenza NdR) siamo rientrati in servizio dopo un quarto d'ora e l'energia di queste centrali ha poi permesso di riavviare le termoelettriche. Alle 7 di mattina eravamo completamente in funzione con le centrali lombarde». Tra queste anche la centrale di Villa di Serio, da 90 megawatt nominale, per la quale è in programma un ampliamento a 190 che segue la procedura del decreto «sbloccacentrali». Dopo il parere favorevole del Via (Valutazione impatto ambientale) del ministero dell'Ambiente la pratica è al Ministero delle attività produttive, che attende il parere dalla Regione, prima della ratifica. «Ci auguriamo che il mese prossimo arrivi il parere - continua Brambilla - mentre per la realizzazione serviranno 24-30 mesi».
Italcementi consuma in Italia oltre un miliardo e mezzo di kilowattora (Calusco e Rezzato consumano circa 200 milioni di chilowatotra ciascuna) e lo scorso anno l'energia elettrica ha rappresentato il 25% dei costi. Il potenziamento di Villa di Serio permetterebbe ad Italcementi di avvicinare l'autosufficienza energetica.
«Ci preoccupano i tempi necessari, si parla di tre anni, perché la rete italiana possa assicurare una distribuzione con l'efficienza e la certezza che ci aspettiamo - sottolinea Brambilla - Ma già il fatto che non sia chiaro se l'investimento sia di competenza dell'Enel, del gestore o di chi altro, non lascia ben sperare».
Dalmine«Eravamo in piena produzione, con l'accaio fuso nella colata ed abbiamo rischiato grossi danni. Non ci sono stati problemi di sicurezza, perché ci sono sistemi di raffreddamento a protezione di impianti e persone. Non c'è però un sistema che assicuri la produzione e se l'interruzione d'energia fosse durata qualche ora in più l'acciaio si sarebbe solidificato nel forno e per toglierlo avremmo dovuto chiudere l'impianto per diversi giorni»
Tra materiale perso e riavvio il blackout è comunque costato alla Dalmine circa 100mila euro, che si sommano alle varie interruzioni di energia, per un totale di circa 40 ore di distacchi, che avevano interessato lo stabilimento da giugno in poi, a volte con brevissimo preavviso, a volte anche senza.
«Il nostro contratto ci inserisce tra gli interrompibili e quindi l'ordine di chiusura dell'energia può arrivare direttamente dal gestore di rete. Abbiamo avuto anche tre turni fermi, perchè ci hanno avvisato di non produrre: complessivamente, quindi più di 60 ore di fermata, con una mancata produzione per oltre un milione e mezzo, dato che il blocco ha ripercussioni su tutto lo stabilimento - continua Valsecchi - Con il preavviso il personale ha sospeso il lavoro, ha messo l'impianto in sicurezza ed ha atteso il ritorno dell'elettricità. Quando abbiamo fermato direttamente il turno è stato concordato un giorno di ferie con il sindacato, molto disponibile di fronte ai problemi oggettivi del momento. Con le interruzioni con preavviso è stato anche mantenuto un quantitativo di energia concordato per evitare danni, anche se la produzione va persa, ma con il blackout di fine settembre si è fermato tutto all'improvviso»
Nel caso della Dalmine la centrale interna in progetto avrebbe potuto impedire il blocco, «staccandosi» dalla rete. «Una nostra centrale - dice Valsecchi - non ci darebbe grandi vantaggi economici dal punto di vista dei prezzi, ma ci permetterebbe soprattutto di avere un maggior controllo su un costo importante di produzione, che per noi incide per circa il 30% sul totale». L'iter della pratica è alla Commissione per l'impatto ambientale. «Siamo ottimisti sul fatto che il via libera arrivi a breve, per passare poi all'approvazione della Provincia, ci auguriamo entro l'anno - continua Valsecchi - Poi ci vorranno tre anni per la costruzione»
Cartiere Pigna
Anche chi ha la sua centrale ha avuto problemi. Alla Cartiere Paolo Pigna di Alzano il blackout ha interrotto l'erogazione di vapore dalla centrale di cogenerazione: le due linee si sono fermate e sono ripartite, dopo il ritorno in temperatura del vapore, dopo circa cinque ore. La mancata produzione è stimata in 65 tonnellate, dal valore di 55mila euro, ai quali si aggiungono danni alle pompe per 5-10mila euro.
«Ci si dimentica che le centrali hanno bisogno di energia per produrre - sottolinea l'amministratore delegato della Pigna, Giorgio Paglia -. Se la rete non è in grado di fornirci 2 megawatt, la centrale che ne produce 50, non può funzionare. Mi sembra grave che, di qualunque colorazione sia, il governo di un Paese che si considera avanzato, non ritenga prioritaria l'adozione di una politica energetica volta all'autonomia e all'indipendenza da altri Paesi. L'Italia con la politica dell'acquisto dell'energia dall'estero e le dismissioni di certe forme di energia, non solo ha le bollette più care in Europa, ma non è in grado di fornire, senza dipendere da altri, il crescente quantitativo di energia richiesto dai suoi cittadini».
Stefano Ravaschio
Blackout salato: bolletta da un milione di euro
Imprese preoccupate sulla regolare erogazione elettrica: e se succedesse in un giorno feriale?
L'Unione industriali stima in circa un milione di euro i danni economici, essenzialmente per mancata produzione, subìti dall'industria bergamasca per il blackout di tre ore di fine settembre. Il fatto che sia avvenuto di domenica notte ha circoscritto l'impatto negativo del blocco energetico a una trentina di aziende con produzioni a ciclo continuo.
Anche così è stato comunque un choc per gli industriali perchè ha messo in evidenza un nuovo elemento di incertezza, tanto più dopo le previsioni che nuovi blackout si potrebbero ripetere nei prossimi 2-3 anni, in attesa di nuove centrali che riducano la dipendenza dall'estero, e di investimenti sulle reti per avere una distribuzione regolare.
«Questo è proprio quello che ci preoccupa di più - sottolinea il presidente dell'Unione industriali di Bergamo, Andrea Moltrasio - Non era mai successo niente di simile, ma è capitato e c'è il timore che possa accadere ancora. E se un blackout avvenisse in un giorno feriale i danni sarebbero enormi. Anche questo è un segnale della debolezza del sistema, un freno alla competitività e anche un dato un po' avvilente. Ci sforziamo di pensare alla crescita dell'intelligenza, alla sfida della competitività e poi dobbiamo ancora risolvere questioni basilari di infrastruttura come l'energia».
Radici Group
Nel solo gruppo chimico-tessile Radici i danni economici provocati dal blackout sono stimati in un milione di euro: di questi, un terzo relativi agli stabilimenti bergamaschi (in particolare Casnigo e Villa d'Ogna)
«Se un processo di polimerizzazione si interrompe a metà, non resta che buttare via tutto e mettersi a pulire gli impianti - dice Angelo Radici, presidente del gruppo -. C'è stato il rischio di danni irreparabili e anche se l'attività è ripresa in 24 ore, per far ripartire a regime tutti gli impianti abbiamo impiegato due settimane. In Italia, abbiamo già un problema di costo dell'energia, che incide parecchio sui costi di produzione: adesso abbiamo purtroppo anche l'incertezza della fornitura».
«Non eravamo preparati a un problema del genere, perché non si era mai proposto prima e non era nemmeno prevedibile - aggiunge Maurizio Radici, che segue le attività del gruppo nell'energia -. Diventa difficile anche pensare di fare tutto da soli». Al gruppo fanno capo 7 centrali idroelettriche, ma il progetto principale è la centrale a ciclo combinato da 100 megawatt che sarà inaugurata a Novara, principale stabilimento chimico della Radici. «Ma non può servire - precisa - tutti gli impianti».
Lonza
Alla sola Lonza di Scanzorosciate viene stimato un danno di 300 mila euro, per due terzi legati alla mancata produzione e per un terzo a interventi straordinari di manutenzione.
«L'attività a Scanzorosciate si è fermata all'improvviso e i fluidi ad alta temperatura utilizzati nella produzione, che sono solidi a temperatura ambiente, hanno iniziato a raffreddarsi» - spiega Massimo Puccinelli, direttore dello stabilimento chimico -. Abbiamo rischiato grosso: non è successo il peggio, ma ci sono volute 48 ore per tornare a una produzione normale. Senza energia si è fermata per qualche ora anche l'ossigenazione degli impianti biologici che avrebbe potuto compromettere la depurazione. I rischi di black out possono avere serie ripercussioni sul piano dell'ambiente. A Scanzo per evitare pericoli dovremmo avere una centrale da 17 megawatt, per produrre quanto consumiamo. Ma sarebbe un investimento molto oneroso e che tra l'altro sono sicuro che, se avessimo intenzione di realizzarlo, non ci consentirebbero nemmeno di fare».
La Lonza peraltro ha subìto otto fermate per distacco nel corso dell'anno. «Avevamo fatto un contratto sperimentale per utenze non critiche che prevedeva forniture a prezzi convenienti con la possibilità di distacco senza preavviso - continua Puccinelli -. Ci è sembrata una possibilità conveniente, confidando sul fatto che fino all'anno scorso i distacchi erano un episodio rarissimo. Adesso questa come scommessa è da considerare persa»
Italcementi
Il gruppo Italcementi è stato colpito dal blackout su due fronti, come consumatori per la produzione di cemento e come produttori attraverso l'Italgen che fornisce il 30% dell'energia consumata dal gruppo. Per la sola mancata produzione nello stabilimento di Calusco, fermo per mezza giornata, si stima una perdita di circa 75 mila euro.
«Abbiamo anche noi il vincolo della rete e quindi il blackout si è trasferito a domino anche alle nostre centrali - precisa peraltro Franco Brambilla, consigliere delegato di Italgen - Con le idroelettriche (13, la più grande a Vaprio, in grado di generare 50 megawatt di potenza NdR) siamo rientrati in servizio dopo un quarto d'ora e l'energia di queste centrali ha poi permesso di riavviare le termoelettriche. Alle 7 di mattina eravamo completamente in funzione con le centrali lombarde». Tra queste anche la centrale di Villa di Serio, da 90 megawatt nominale, per la quale è in programma un ampliamento a 190 che segue la procedura del decreto «sbloccacentrali». Dopo il parere favorevole del Via (Valutazione impatto ambientale) del ministero dell'Ambiente la pratica è al Ministero delle attività produttive, che attende il parere dalla Regione, prima della ratifica. «Ci auguriamo che il mese prossimo arrivi il parere - continua Brambilla - mentre per la realizzazione serviranno 24-30 mesi».
Italcementi consuma in Italia oltre un miliardo e mezzo di kilowattora (Calusco e Rezzato consumano circa 200 milioni di chilowatotra ciascuna) e lo scorso anno l'energia elettrica ha rappresentato il 25% dei costi. Il potenziamento di Villa di Serio permetterebbe ad Italcementi di avvicinare l'autosufficienza energetica.
«Ci preoccupano i tempi necessari, si parla di tre anni, perché la rete italiana possa assicurare una distribuzione con l'efficienza e la certezza che ci aspettiamo - sottolinea Brambilla - Ma già il fatto che non sia chiaro se l'investimento sia di competenza dell'Enel, del gestore o di chi altro, non lascia ben sperare».
Dalmine«Eravamo in piena produzione, con l'accaio fuso nella colata ed abbiamo rischiato grossi danni. Non ci sono stati problemi di sicurezza, perché ci sono sistemi di raffreddamento a protezione di impianti e persone. Non c'è però un sistema che assicuri la produzione e se l'interruzione d'energia fosse durata qualche ora in più l'acciaio si sarebbe solidificato nel forno e per toglierlo avremmo dovuto chiudere l'impianto per diversi giorni»
Tra materiale perso e riavvio il blackout è comunque costato alla Dalmine circa 100mila euro, che si sommano alle varie interruzioni di energia, per un totale di circa 40 ore di distacchi, che avevano interessato lo stabilimento da giugno in poi, a volte con brevissimo preavviso, a volte anche senza.
«Il nostro contratto ci inserisce tra gli interrompibili e quindi l'ordine di chiusura dell'energia può arrivare direttamente dal gestore di rete. Abbiamo avuto anche tre turni fermi, perchè ci hanno avvisato di non produrre: complessivamente, quindi più di 60 ore di fermata, con una mancata produzione per oltre un milione e mezzo, dato che il blocco ha ripercussioni su tutto lo stabilimento - continua Valsecchi - Con il preavviso il personale ha sospeso il lavoro, ha messo l'impianto in sicurezza ed ha atteso il ritorno dell'elettricità. Quando abbiamo fermato direttamente il turno è stato concordato un giorno di ferie con il sindacato, molto disponibile di fronte ai problemi oggettivi del momento. Con le interruzioni con preavviso è stato anche mantenuto un quantitativo di energia concordato per evitare danni, anche se la produzione va persa, ma con il blackout di fine settembre si è fermato tutto all'improvviso»
Nel caso della Dalmine la centrale interna in progetto avrebbe potuto impedire il blocco, «staccandosi» dalla rete. «Una nostra centrale - dice Valsecchi - non ci darebbe grandi vantaggi economici dal punto di vista dei prezzi, ma ci permetterebbe soprattutto di avere un maggior controllo su un costo importante di produzione, che per noi incide per circa il 30% sul totale». L'iter della pratica è alla Commissione per l'impatto ambientale. «Siamo ottimisti sul fatto che il via libera arrivi a breve, per passare poi all'approvazione della Provincia, ci auguriamo entro l'anno - continua Valsecchi - Poi ci vorranno tre anni per la costruzione»
Cartiere Pigna
Anche chi ha la sua centrale ha avuto problemi. Alla Cartiere Paolo Pigna di Alzano il blackout ha interrotto l'erogazione di vapore dalla centrale di cogenerazione: le due linee si sono fermate e sono ripartite, dopo il ritorno in temperatura del vapore, dopo circa cinque ore. La mancata produzione è stimata in 65 tonnellate, dal valore di 55mila euro, ai quali si aggiungono danni alle pompe per 5-10mila euro.
«Ci si dimentica che le centrali hanno bisogno di energia per produrre - sottolinea l'amministratore delegato della Pigna, Giorgio Paglia -. Se la rete non è in grado di fornirci 2 megawatt, la centrale che ne produce 50, non può funzionare. Mi sembra grave che, di qualunque colorazione sia, il governo di un Paese che si considera avanzato, non ritenga prioritaria l'adozione di una politica energetica volta all'autonomia e all'indipendenza da altri Paesi. L'Italia con la politica dell'acquisto dell'energia dall'estero e le dismissioni di certe forme di energia, non solo ha le bollette più care in Europa, ma non è in grado di fornire, senza dipendere da altri, il crescente quantitativo di energia richiesto dai suoi cittadini».
Stefano Ravaschio
MERATEONLINE 15 10 03
A proposito di Fs Carnate-Bergamo
Per la notizia sulla tratta FFSS Carnate - BG. I piani futuri così come sono stati espressi nel PTCP (piano territoriale di coordinamento
provinciale) sono di un servizio metropolitano quindi un aumento delle corse. In pratica, se non ho capito male, vi conviene vedere sul sito della pr.BG, le tratte ferroviarie andranno potenziate come servizio e frequenza. Pensa che la tratta BG_MI via carnate è al 47% della sua potenzialità (fonte RSA - Rapporto sullo stato dell`Ambiente sempre della pr.BG), ma l`RSA non è disponibile sul sito della provincia. Non penso che chiudino la tratta Carnate -BG, forse fermeranno a Calusco per non passare sul ponte che sarà bello, ma è un gran limite (tipo che non può sopportare le carrozze a due piani come mi ha detto un macchinista della tratta). Comunque resta Merate. Ma ciò che manca a questi paesini che messi assieme fanno una città grande almeno quanto Monza è un sistema di trasporti pubblici intelligente, vie alternative alle auto e meno egoismo della gente che pretende di muoversi sempre con la macchina sotto il sedere, guai fare due passi a piedi e 2 Km in bici sembrano un`impresa titanica (per poi spendere centinaia di euro a pedalare in una palestra guardando un muro, se non c`è di meglio). Che pazienza per una povera ciclista pendolare FFSS. Cri.
PS: Lecco Comune come Agenda 21, ASL e ECO 86 stanno attivando un progetto "Piedibius" per la mobilità casa-scuola dei bambini siccome marginalmente lo seguo anch`io vi farò sapere quando parte, intanto guardate sul sito ASL di Lecco, c`è la presentazione da parte della ASL.
A proposito di Fs Carnate-Bergamo
Per la notizia sulla tratta FFSS Carnate - BG. I piani futuri così come sono stati espressi nel PTCP (piano territoriale di coordinamento
provinciale) sono di un servizio metropolitano quindi un aumento delle corse. In pratica, se non ho capito male, vi conviene vedere sul sito della pr.BG, le tratte ferroviarie andranno potenziate come servizio e frequenza. Pensa che la tratta BG_MI via carnate è al 47% della sua potenzialità (fonte RSA - Rapporto sullo stato dell`Ambiente sempre della pr.BG), ma l`RSA non è disponibile sul sito della provincia. Non penso che chiudino la tratta Carnate -BG, forse fermeranno a Calusco per non passare sul ponte che sarà bello, ma è un gran limite (tipo che non può sopportare le carrozze a due piani come mi ha detto un macchinista della tratta). Comunque resta Merate. Ma ciò che manca a questi paesini che messi assieme fanno una città grande almeno quanto Monza è un sistema di trasporti pubblici intelligente, vie alternative alle auto e meno egoismo della gente che pretende di muoversi sempre con la macchina sotto il sedere, guai fare due passi a piedi e 2 Km in bici sembrano un`impresa titanica (per poi spendere centinaia di euro a pedalare in una palestra guardando un muro, se non c`è di meglio). Che pazienza per una povera ciclista pendolare FFSS. Cri.
PS: Lecco Comune come Agenda 21, ASL e ECO 86 stanno attivando un progetto "Piedibius" per la mobilità casa-scuola dei bambini siccome marginalmente lo seguo anch`io vi farò sapere quando parte, intanto guardate sul sito ASL di Lecco, c`è la presentazione da parte della ASL.
Monday, October 13, 2003
MERATEONLINE 11 10 03
Fs Carnate-Bergamo: a rischio le stazioni di Calusco
e di Paderno con la linea parallela alla Pedemontana
Al momento è solo un’ipotesi, anche se di sicuro spessore. Ma già fa discutere. Le Ferrovie dello Stato avrebbero predisposto un progetto di massima che prevede l’affiancamento della linea sulla tratta Seregno-Treviglio-Bergamo, al tracciato della Pedemontana. Questa ipotesi, per evidenti ragioni di “percorso”, esclude il mantenimento in servizio delle stazioni di Paderno, Calusco e Terno. Anche il ponte San Michele perderebbe la sua funzione, almeno dal punto di vista ferroviario.
Come dicevamo, progetti definiti ancora non ce ne sono ma nei giorni scorsi in Regione lombarda è stata depositata una richiesta di “Valutazione di Impatto Ambientale” (Via) per la realizzazione di una tratta ferroviaria tra Bergamo-Carnate-Seregno scavalcando il fiume Adda a Trezzo. Secondo indiscrezioni l’idea dei vertici delle FS è quella di mantenere a nord la tratta Bergamo-Ponte-Calolzio-Lecco e di spostare più a sud verso il milanese, l’attuale tracciato. In altre parole da Carnate la linea piegherebbe subito verso est puntando su Colnago, frazione di Cornate D’Adda, dove potrebbe essere individuata la prima “fermata” e da lì proseguire sino a Trezzo, sede della seconda “fermata”.
A Trezzo la linea si dividerebbe in due tronconi. L’uno che, dopo aver scavalcato l’Adda su un ponte a valle di quello stradale va a riagganciarsi al vecchio tracciato in zona Ponte San Pietro, dove, come dicevamo, intercetta anche il traffico proveniente dal lecchese, e l’altro che punta diritto su Treviglio, inserendosi così in quel vasto quadrante ferroviario. Il nuovo percorso, come si nota, ricalca il tracciato della Pedemontana, nell’ultima versione approvata. E secondo fonti vicine alle Fs sarebbe proprio il coordinamento dei lavori della Pedemontana a guidare e a scandire i tempi dell’esecuzione del progetto. Eventuali rallentamenti, dunque, sarebbero imputabili alle difficoltà nel reperire i finanziamenti per il nuovo grande asse stradale est-ovest.
A Paderno l’indiscrezione circola come tante altre in passato. “Non so nulla di preciso – spiega Angelo Rotta – anche se devo dire che i tecnici delle Fs più volte, pure recentemente hanno accennato alla possibilità, in caso di dismissione della linea, di utilizzare l’asse inferiore del San Michele come pista ciclo-pedonale.
Anche a Calusco sono con le orecchie tese. Il sindaco Rinaldo Colleoni ha annunciato che avanzerà formale richiesta di realizzare una linea veloce, di tipo metropolitano, limitatamente alla tratta Calusco-Bergamo.
Della questione, infine, hanno parlato alcune sere fa anche a Cornate D’Adda, nell’ambito di un incontro tra i membri del locale circolo di Forza Italia. Notizie non confermate dicono che il sindaco Mario Parma, dopo aver visionato bozze di tracciato sarebbe sbottato manifestando tutto il proprio disappunto; soprattutto per le ricadute negative sul territorio interessato al passaggio di questa infrastruttura.
Fs Carnate-Bergamo: a rischio le stazioni di Calusco
e di Paderno con la linea parallela alla Pedemontana
Al momento è solo un’ipotesi, anche se di sicuro spessore. Ma già fa discutere. Le Ferrovie dello Stato avrebbero predisposto un progetto di massima che prevede l’affiancamento della linea sulla tratta Seregno-Treviglio-Bergamo, al tracciato della Pedemontana. Questa ipotesi, per evidenti ragioni di “percorso”, esclude il mantenimento in servizio delle stazioni di Paderno, Calusco e Terno. Anche il ponte San Michele perderebbe la sua funzione, almeno dal punto di vista ferroviario.
Come dicevamo, progetti definiti ancora non ce ne sono ma nei giorni scorsi in Regione lombarda è stata depositata una richiesta di “Valutazione di Impatto Ambientale” (Via) per la realizzazione di una tratta ferroviaria tra Bergamo-Carnate-Seregno scavalcando il fiume Adda a Trezzo. Secondo indiscrezioni l’idea dei vertici delle FS è quella di mantenere a nord la tratta Bergamo-Ponte-Calolzio-Lecco e di spostare più a sud verso il milanese, l’attuale tracciato. In altre parole da Carnate la linea piegherebbe subito verso est puntando su Colnago, frazione di Cornate D’Adda, dove potrebbe essere individuata la prima “fermata” e da lì proseguire sino a Trezzo, sede della seconda “fermata”.
A Trezzo la linea si dividerebbe in due tronconi. L’uno che, dopo aver scavalcato l’Adda su un ponte a valle di quello stradale va a riagganciarsi al vecchio tracciato in zona Ponte San Pietro, dove, come dicevamo, intercetta anche il traffico proveniente dal lecchese, e l’altro che punta diritto su Treviglio, inserendosi così in quel vasto quadrante ferroviario. Il nuovo percorso, come si nota, ricalca il tracciato della Pedemontana, nell’ultima versione approvata. E secondo fonti vicine alle Fs sarebbe proprio il coordinamento dei lavori della Pedemontana a guidare e a scandire i tempi dell’esecuzione del progetto. Eventuali rallentamenti, dunque, sarebbero imputabili alle difficoltà nel reperire i finanziamenti per il nuovo grande asse stradale est-ovest.
A Paderno l’indiscrezione circola come tante altre in passato. “Non so nulla di preciso – spiega Angelo Rotta – anche se devo dire che i tecnici delle Fs più volte, pure recentemente hanno accennato alla possibilità, in caso di dismissione della linea, di utilizzare l’asse inferiore del San Michele come pista ciclo-pedonale.
Anche a Calusco sono con le orecchie tese. Il sindaco Rinaldo Colleoni ha annunciato che avanzerà formale richiesta di realizzare una linea veloce, di tipo metropolitano, limitatamente alla tratta Calusco-Bergamo.
Della questione, infine, hanno parlato alcune sere fa anche a Cornate D’Adda, nell’ambito di un incontro tra i membri del locale circolo di Forza Italia. Notizie non confermate dicono che il sindaco Mario Parma, dopo aver visionato bozze di tracciato sarebbe sbottato manifestando tutto il proprio disappunto; soprattutto per le ricadute negative sul territorio interessato al passaggio di questa infrastruttura.
Thursday, October 02, 2003
L'ECO DI BERGAMO 02 10 03
Calusco, via libera alla strada «mangia-traffico»
L'area interessata dal nuovo tracciato della circonvallazione, a sud di Calusco: da via Marconi fino alla Rivierasca
CALUSCO Via libera alla nuovo percorso della circonvallazione sud di Calusco. Il Consiglio comunale ha infatti approvato la quarta variante al piano regolatore generale relativa alla modifica del tracciato della circonvallazione sud che dovrà alleggerire dal traffico pesante via Marconi, in particolar modo dagli automezzi diretti al cementificio Italcementi.
Il voto, a conclusione di una seduta durata fino alla due di notte, ha visto l'approvazione a maggioranza da parte della lista civica Lineacomune e voto contrario di tre consiglieri del gruppo di minoranza della lista Casa Delle Libertà con esclusione dei consiglieri Massimo Cocchi e Rubens Bergonzi che si sono astenuti.
Questo punto all'ordine del giorno ha fatto registrare in aula consigliare un pubblico insolitamente numeroso, per la maggior parte membri del Comitato per la difesa delle aree verdi di Calusco e di Solza, sorto a maggio per promuovere una discussione sul problema della viabilità locale. Il Consiglio ha preso in esame le osservazioni del Comitato e del Comune di Solza.
«Questa variante modifica l'esistente tracciato della circonvallazione sud di Calusco nella parte finale, che prima interessava il territorio di Solza all'imbocco con la Rivierasca, mentre ora corre tutto sul territorio caluschese – ha spiegato il sindaco Rinaldo Colleoni – È un'opera fondamentale per Calusco, che non può più tollerare un traffico continuo e sempre in aumento sulle vie Marconi, Bergamo e Trieste».
Con le sue osservazioni il Comitato ha chiesto di annullare la delibera di variante in quanto la viabilità deve essere affrontata con un piano generale che tenga conto di tutte le previsioni di sviluppo. Inoltre la circonvallazione attraverserà una zona agricola al confine con il Parco Adda Nord. Le osservazioni del Comune di Solza toccavano diversi punti: l'impatto ambientale e acustico; il vincolo di rispetto stradale; l'iter amministrativo della legge regionale 23 del 1997; la presenza del Parco Adda Nord. Il sindaco ha ribattuto a tutte le osservazioni, con interventi da parte dei consiglieri di maggioranza e di minoranza: i primi sostenuto la validità della strada e i secondi piuttosto allineati alle richieste del Comitato e del Comune di Solza. Messe ai voti, le osservazioni sono state bocciate a maggioranza.
La circonvallazione sud di Calusco rimane immutata per il tratto iniziale, e cioè parte dalla zona tra via Vittorio Emanuele e via Marconi, dopo il ponte San Michele sull'Adda; scende a sud passando accanto al nuovo cementificio e, quindi, attraversando le aree agricole circostanti alla cascina del Rivalotto, segue il nuovo tracciato lontano dalle abitazioni della località Torre, correndo sul confine con Solza e innestandosi sulla strada Rivierasca con uno svincolo a due livelli, dopo aver superato via Dante Alighieri in galleria. Una soluzione questa dovuta al no di Solza alla strada sul suo territorio. La galleria e lo svincolo sulla Rivierasca, previsto su due livelli, avranno un costo superiore al milione e 600.000 euro previsto per il tracciato su Solza, con la rotatoria sulla Rivierasca.
La spesa totale prevista per il tracciato della circonvallazione sud di Calusco è di circa sei milioni e 115 mila euro. «Ora, occorre trovare il finanziamento, e per questo nei prossimi giorni dovrò incontrare la provincia e l'Italcementi» ha concluso il sindaco Rinaldo Colleoni.
Angelo Monzani
Calusco, via libera alla strada «mangia-traffico»
L'area interessata dal nuovo tracciato della circonvallazione, a sud di Calusco: da via Marconi fino alla Rivierasca
CALUSCO Via libera alla nuovo percorso della circonvallazione sud di Calusco. Il Consiglio comunale ha infatti approvato la quarta variante al piano regolatore generale relativa alla modifica del tracciato della circonvallazione sud che dovrà alleggerire dal traffico pesante via Marconi, in particolar modo dagli automezzi diretti al cementificio Italcementi.
Il voto, a conclusione di una seduta durata fino alla due di notte, ha visto l'approvazione a maggioranza da parte della lista civica Lineacomune e voto contrario di tre consiglieri del gruppo di minoranza della lista Casa Delle Libertà con esclusione dei consiglieri Massimo Cocchi e Rubens Bergonzi che si sono astenuti.
Questo punto all'ordine del giorno ha fatto registrare in aula consigliare un pubblico insolitamente numeroso, per la maggior parte membri del Comitato per la difesa delle aree verdi di Calusco e di Solza, sorto a maggio per promuovere una discussione sul problema della viabilità locale. Il Consiglio ha preso in esame le osservazioni del Comitato e del Comune di Solza.
«Questa variante modifica l'esistente tracciato della circonvallazione sud di Calusco nella parte finale, che prima interessava il territorio di Solza all'imbocco con la Rivierasca, mentre ora corre tutto sul territorio caluschese – ha spiegato il sindaco Rinaldo Colleoni – È un'opera fondamentale per Calusco, che non può più tollerare un traffico continuo e sempre in aumento sulle vie Marconi, Bergamo e Trieste».
Con le sue osservazioni il Comitato ha chiesto di annullare la delibera di variante in quanto la viabilità deve essere affrontata con un piano generale che tenga conto di tutte le previsioni di sviluppo. Inoltre la circonvallazione attraverserà una zona agricola al confine con il Parco Adda Nord. Le osservazioni del Comune di Solza toccavano diversi punti: l'impatto ambientale e acustico; il vincolo di rispetto stradale; l'iter amministrativo della legge regionale 23 del 1997; la presenza del Parco Adda Nord. Il sindaco ha ribattuto a tutte le osservazioni, con interventi da parte dei consiglieri di maggioranza e di minoranza: i primi sostenuto la validità della strada e i secondi piuttosto allineati alle richieste del Comitato e del Comune di Solza. Messe ai voti, le osservazioni sono state bocciate a maggioranza.
La circonvallazione sud di Calusco rimane immutata per il tratto iniziale, e cioè parte dalla zona tra via Vittorio Emanuele e via Marconi, dopo il ponte San Michele sull'Adda; scende a sud passando accanto al nuovo cementificio e, quindi, attraversando le aree agricole circostanti alla cascina del Rivalotto, segue il nuovo tracciato lontano dalle abitazioni della località Torre, correndo sul confine con Solza e innestandosi sulla strada Rivierasca con uno svincolo a due livelli, dopo aver superato via Dante Alighieri in galleria. Una soluzione questa dovuta al no di Solza alla strada sul suo territorio. La galleria e lo svincolo sulla Rivierasca, previsto su due livelli, avranno un costo superiore al milione e 600.000 euro previsto per il tracciato su Solza, con la rotatoria sulla Rivierasca.
La spesa totale prevista per il tracciato della circonvallazione sud di Calusco è di circa sei milioni e 115 mila euro. «Ora, occorre trovare il finanziamento, e per questo nei prossimi giorni dovrò incontrare la provincia e l'Italcementi» ha concluso il sindaco Rinaldo Colleoni.
Angelo Monzani
Tuesday, September 30, 2003
L'ECO DI BERGAMO 30 09 03
Calusco discute il piano regolatoreQuesta sera alle 20.30, a Calusco si riunisce il Consiglio comunale: all'ordine del giorno l'approvazione della quarta variante al piano regolatore, la nuova zonizzazione acustica del territorio comunale e l'informativa sulla rete Informagiovani dell'Isola.
Calusco discute il piano regolatoreQuesta sera alle 20.30, a Calusco si riunisce il Consiglio comunale: all'ordine del giorno l'approvazione della quarta variante al piano regolatore, la nuova zonizzazione acustica del territorio comunale e l'informativa sulla rete Informagiovani dell'Isola.
Friday, September 12, 2003
MERATEONLINE 11 09 03
In quattordici comuni della zona sono state installate
apparecchiature di rilevamento della qualità dell’aria
e altre due campagne di controllo sono già state programmate
Italcementi: inquinamento dimezzato
ma si attendono altre conferme. Le associazioni
ambientaliste promettono monitoraggi accurati
I vertici dell’Italcementi: ‘’I risultati sono in linea con quanto
preventivato e presentato in fase di progetto. Si attendono ulteriori riduzioni
a seguito dell’ottimizzazione degli impianti, già in corso’’
Dati ufficiali ancora non ce ne sono, ma dalle prime elaborazioni sembra proprio che i cittadini che abitano ai piedi del nuovo forno inceneritore dell’Italcementi, soprannominato ormai il “Mostro di Calusco" e le cui ciminiere raggiungono i 120 metri d’altezza, non abbiano nulla da temere dalle emissioni di scarico del colosso industriale. La nuova linea produttiva ha infatti abbattuto drasticamente la dispersione di sostanze inquinanti, come del resto anticipato dagli stessi vertici aziendali. Le polveri ad esempio sono state ridotte del 62 per cento, il biossido di zolfo addirittura del 93 e gli ossidi di azoto del 53 per cento. A maggiore garanzia dell’attendibilità dei risultati e per valutare anche le ricadute in tutto il territorio circostante in un raggio di 4 chilometri tra il 31 luglio e il 7 agosto Italcementi ha avviato una campagna di monitoraggio della qualità dell’aria attivando dieci postazioni di misurazione passiva e una attiva nel solo comune di Calusco e tre in ogni paese che si trova nell’area stabilita: Merate, Imbersago, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio Inferiore e Verderio Superiore per la provincia di Lecco e Carvico, Medolago, Solza, Sotto il Monte, Suisio, Terno d’Isola e Villa d’Adda per la provincia di Bergamo. Le posizioni per effettuare i prelievi dell’aria sono state concordate con le Amministrazioni comunali stesse per monitorare gli inquinanti normalmente utilizzati per caratterizzare la qualità dell’aria, quali NOx (ossido di azoto), SO2 (biossido di zolfo), O3 (ozono) e BTX (benzene, toluene e xilene). A giorni dovrebbero essere divulgati dalla società i risultati che verranno comunicati pure agli enti locali. L’impressione però è che pure in questo caso i test confermeranno la bontà dei nuovi impianti. Altre due rilevazioni dovrebbero essere eseguite anche nei prossimi mesi, una verso la fine di settembre, alla ripresa delle attività lavorative e delle scuole, una nel periodo invernale, con gli impianti di riscalda mento in funzione. In questo modo si potrà avere un quadro definitivo dell’immissione in atmosfera delle sostanze inquinanti durante tutto l’arco dell’anno.
Una fotografia scattata il 12 luglio
“Già giorni seguenti la messa a regime dell’impianto, ovvero dal primo giugno 2003 – spiegano dall’Italcementi -sono state eseguite le misure ufficiali previste, come previsto per legge dal D.G.R 40670/93, consistenti in 5 campionamenti per ciascuno dei camini dei nuovi impianti. A partire da questi valori e dalle analoghe campagne di misura del 2000, 2001 e 2002, effettuate su tutti i punti di emissione dei vecchi impianti produttivi, è stato possibile dare un prima stima della riduzione del flusso di massa di inquinanti connesso all’avviamento della nuova linea con una riduzione dei gas nocivi che varia dal 53 al 93 per cento. I risultati sono in linea con quanto preventivato e presentato in fase di progetto. Si attendono ulteriori riduzioni delle emissioni di ossidi di azoto (NOx) a seguito dell’ottimizzazione degli impianti, già in corso”.
Le emissioni, rassicurano ancora i responsabili del colosso cementifero, vengono comunque monitorate continuamente: “Presso la cementeria di Calusco d’Adda è operativo un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni del forno di cottura, emissione principale. I parametri analizzati sono polveri, biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx). L’Autorizzazione Regionale (D.G.R. n. 40670 del 5 agosto 1993) per le emissioni in atmosfera prescrive il monitoraggio in continuo limitatamente a SO2 e NOx. Il monitoraggio delle polveri è stato volontariamente aggiunto come standard aziendale. Al fine di riportare correttamente le misure di emissione, vengono inoltre misurati in continuo il tenore di ossigeno, umidità, temperatura e pressione dei fumi”.
Rispetto a prima insomma chi risiede nella zona può dormire sonni tranquilli, anche se non è ancora stato spiegato cosa sia accaduto per ben due volte tra luglio e agosto, quando sono state segnalate nubi minacciose avvolgere l’altoforno con ricadute di polveri di cemento in tutto il circondario, come è stato pure documentato da alcuni navigatori che hanno avuto la prontezza di immortalare gli eventi con delle fotografie che Merateonline ha pubblicato. I comitati di tutela ambientale, insieme a Legambinete, hanno inoltre annunciato che intendono effettuare ulteriori controlli, dicendosi persino disposti a pagare di tasca propria i costosi monitoraggi della qualità dell’aria.
In quattordici comuni della zona sono state installate
apparecchiature di rilevamento della qualità dell’aria
e altre due campagne di controllo sono già state programmate
Italcementi: inquinamento dimezzato
ma si attendono altre conferme. Le associazioni
ambientaliste promettono monitoraggi accurati
I vertici dell’Italcementi: ‘’I risultati sono in linea con quanto
preventivato e presentato in fase di progetto. Si attendono ulteriori riduzioni
a seguito dell’ottimizzazione degli impianti, già in corso’’
Dati ufficiali ancora non ce ne sono, ma dalle prime elaborazioni sembra proprio che i cittadini che abitano ai piedi del nuovo forno inceneritore dell’Italcementi, soprannominato ormai il “Mostro di Calusco" e le cui ciminiere raggiungono i 120 metri d’altezza, non abbiano nulla da temere dalle emissioni di scarico del colosso industriale. La nuova linea produttiva ha infatti abbattuto drasticamente la dispersione di sostanze inquinanti, come del resto anticipato dagli stessi vertici aziendali. Le polveri ad esempio sono state ridotte del 62 per cento, il biossido di zolfo addirittura del 93 e gli ossidi di azoto del 53 per cento. A maggiore garanzia dell’attendibilità dei risultati e per valutare anche le ricadute in tutto il territorio circostante in un raggio di 4 chilometri tra il 31 luglio e il 7 agosto Italcementi ha avviato una campagna di monitoraggio della qualità dell’aria attivando dieci postazioni di misurazione passiva e una attiva nel solo comune di Calusco e tre in ogni paese che si trova nell’area stabilita: Merate, Imbersago, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio Inferiore e Verderio Superiore per la provincia di Lecco e Carvico, Medolago, Solza, Sotto il Monte, Suisio, Terno d’Isola e Villa d’Adda per la provincia di Bergamo. Le posizioni per effettuare i prelievi dell’aria sono state concordate con le Amministrazioni comunali stesse per monitorare gli inquinanti normalmente utilizzati per caratterizzare la qualità dell’aria, quali NOx (ossido di azoto), SO2 (biossido di zolfo), O3 (ozono) e BTX (benzene, toluene e xilene). A giorni dovrebbero essere divulgati dalla società i risultati che verranno comunicati pure agli enti locali. L’impressione però è che pure in questo caso i test confermeranno la bontà dei nuovi impianti. Altre due rilevazioni dovrebbero essere eseguite anche nei prossimi mesi, una verso la fine di settembre, alla ripresa delle attività lavorative e delle scuole, una nel periodo invernale, con gli impianti di riscalda mento in funzione. In questo modo si potrà avere un quadro definitivo dell’immissione in atmosfera delle sostanze inquinanti durante tutto l’arco dell’anno.
Una fotografia scattata il 12 luglio
“Già giorni seguenti la messa a regime dell’impianto, ovvero dal primo giugno 2003 – spiegano dall’Italcementi -sono state eseguite le misure ufficiali previste, come previsto per legge dal D.G.R 40670/93, consistenti in 5 campionamenti per ciascuno dei camini dei nuovi impianti. A partire da questi valori e dalle analoghe campagne di misura del 2000, 2001 e 2002, effettuate su tutti i punti di emissione dei vecchi impianti produttivi, è stato possibile dare un prima stima della riduzione del flusso di massa di inquinanti connesso all’avviamento della nuova linea con una riduzione dei gas nocivi che varia dal 53 al 93 per cento. I risultati sono in linea con quanto preventivato e presentato in fase di progetto. Si attendono ulteriori riduzioni delle emissioni di ossidi di azoto (NOx) a seguito dell’ottimizzazione degli impianti, già in corso”.
Le emissioni, rassicurano ancora i responsabili del colosso cementifero, vengono comunque monitorate continuamente: “Presso la cementeria di Calusco d’Adda è operativo un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni del forno di cottura, emissione principale. I parametri analizzati sono polveri, biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx). L’Autorizzazione Regionale (D.G.R. n. 40670 del 5 agosto 1993) per le emissioni in atmosfera prescrive il monitoraggio in continuo limitatamente a SO2 e NOx. Il monitoraggio delle polveri è stato volontariamente aggiunto come standard aziendale. Al fine di riportare correttamente le misure di emissione, vengono inoltre misurati in continuo il tenore di ossigeno, umidità, temperatura e pressione dei fumi”.
Rispetto a prima insomma chi risiede nella zona può dormire sonni tranquilli, anche se non è ancora stato spiegato cosa sia accaduto per ben due volte tra luglio e agosto, quando sono state segnalate nubi minacciose avvolgere l’altoforno con ricadute di polveri di cemento in tutto il circondario, come è stato pure documentato da alcuni navigatori che hanno avuto la prontezza di immortalare gli eventi con delle fotografie che Merateonline ha pubblicato. I comitati di tutela ambientale, insieme a Legambinete, hanno inoltre annunciato che intendono effettuare ulteriori controlli, dicendosi persino disposti a pagare di tasca propria i costosi monitoraggi della qualità dell’aria.
Monday, September 01, 2003
merateonline 26 08 03
Ma possiamo sapere che aria respiriamo?
Ma vi rendete conto di cosa dobbiamo respirare senza che nessuno faccia nulla per tutelare la nostra salute? Almeno qualcuno ogni tanto ha il coraggio di mettersi contro le potenze economiche perché sugli altri giornali non ho letto nulla della pericolosità degli impianti Italcementi. Anzi a sentire le altre testate il fumo che ne fuoriesce è più pulita di quella di montagna
Ma possiamo sapere che aria respiriamo?
Ma vi rendete conto di cosa dobbiamo respirare senza che nessuno faccia nulla per tutelare la nostra salute? Almeno qualcuno ogni tanto ha il coraggio di mettersi contro le potenze economiche perché sugli altri giornali non ho letto nulla della pericolosità degli impianti Italcementi. Anzi a sentire le altre testate il fumo che ne fuoriesce è più pulita di quella di montagna
LA PROVINCIA DI LECCO 01 09 03
PADERNO
L’ultima emissione di una colonna di fumo giallastro risale al 5 agosto. La prima è stata notata lo scorso 12 luglio
Nuova fuoriuscita di gas sospetti dalle torri dell’Italcementi
Paderno La torre dell’Italcementi oltre il ponte
PADERNO (l. pe) Proprio durante la campagna di rilevamenti dell’emissione di eventuali sostanze inquinanti, dalle torri dell’Italcementi di Calusco d’Adda è uscita un’altissima colonna di fumo giallastro. Un’emissione diversa dalle solite, che pochi hanno visto ma che è stata documentata da un cittadino e che l’ha resa nota ora al ritorno dalle ferie. Si tratterebbe della seconda fuga di gas sospetti in meno di due mesi e risale al 5 agosto scorso, quando una densa nuvola gialla ha circondato le torri alte 120 metri per circa un’ora ed è poi ricaduta sotto forma di polvere e piccoli frammenti di ghiaia sulla zona circostante. Proprio quelle polveri che le centraline posizionate dall’Italcementi nel raggio di quattro chilometri dall’impianto non possono rilevare e che l’amministrazione di Paderno vorrebbe invece misurare. La prima fuoriuscita di gas risale invece al 12 luglio ed era stata talmente visibile che parecchi cittadini si erano rivolti all’Asl, ai carabinieri ed all’Arpa in cerca di chiarimenti. L’attenzione della gente verso il nuovo impianto del colosso cementifero bergamasco è molto alta: le torri sono alte centoventi metri e dominano l’Isola bergamasca e buona fetta della Brianza meratese, sono visibili fin da quindici chilometri di distanza. Prima i rumori, dovuti ai ritardi nella fornitura di pannelli fonoassorbenti, poi le due fughe di gas, fumi e polveri. Quest’ultimo episodio potrebbe spingere l’amministrazione comunale di Paderno a richiedere controlli specifici da parte dell’Arpa, non semplicemente accontentandosi delle rilevazioni fatte dall’azienda con tre centraline per ognuno dei paesi che si trova nella fascia dei quattro chilometri. Per la provincia di Lecco si tratta di Robbiate, Paderno, Merate, Imbersago. La fuga del 5 agosto è dovuta ad un cedimento di una condotta che porta del clinker, una polvere composta da farine animali e minerali. Viene prodotta dopo la macinazione e la cottura del «crudo» assieme al petcoke ed alle farine ad una temperatura che si avvicina ai 1.400 gradi. Le torri servono proprio a questo, si tratta in sintesi di altoforni e bruciatori alimentati con carbone e oli combustibili. Nel nuovo impianto di Calusco vengono prodotte 3.600 tonnellate di cemento e le emissioni in atmosfera sono di circa 120mila metri cubi di gas e polveri alla temperatura di 100 gradi. Gli effetti nell’atmosfera circostante non sono ancora stati studiati a fondo, ma sono immaginabili ricadute in un raggio abbastanza ampio, soprattutto sui livelli termici
PADERNO
L’ultima emissione di una colonna di fumo giallastro risale al 5 agosto. La prima è stata notata lo scorso 12 luglio
Nuova fuoriuscita di gas sospetti dalle torri dell’Italcementi
Paderno La torre dell’Italcementi oltre il ponte
PADERNO (l. pe) Proprio durante la campagna di rilevamenti dell’emissione di eventuali sostanze inquinanti, dalle torri dell’Italcementi di Calusco d’Adda è uscita un’altissima colonna di fumo giallastro. Un’emissione diversa dalle solite, che pochi hanno visto ma che è stata documentata da un cittadino e che l’ha resa nota ora al ritorno dalle ferie. Si tratterebbe della seconda fuga di gas sospetti in meno di due mesi e risale al 5 agosto scorso, quando una densa nuvola gialla ha circondato le torri alte 120 metri per circa un’ora ed è poi ricaduta sotto forma di polvere e piccoli frammenti di ghiaia sulla zona circostante. Proprio quelle polveri che le centraline posizionate dall’Italcementi nel raggio di quattro chilometri dall’impianto non possono rilevare e che l’amministrazione di Paderno vorrebbe invece misurare. La prima fuoriuscita di gas risale invece al 12 luglio ed era stata talmente visibile che parecchi cittadini si erano rivolti all’Asl, ai carabinieri ed all’Arpa in cerca di chiarimenti. L’attenzione della gente verso il nuovo impianto del colosso cementifero bergamasco è molto alta: le torri sono alte centoventi metri e dominano l’Isola bergamasca e buona fetta della Brianza meratese, sono visibili fin da quindici chilometri di distanza. Prima i rumori, dovuti ai ritardi nella fornitura di pannelli fonoassorbenti, poi le due fughe di gas, fumi e polveri. Quest’ultimo episodio potrebbe spingere l’amministrazione comunale di Paderno a richiedere controlli specifici da parte dell’Arpa, non semplicemente accontentandosi delle rilevazioni fatte dall’azienda con tre centraline per ognuno dei paesi che si trova nella fascia dei quattro chilometri. Per la provincia di Lecco si tratta di Robbiate, Paderno, Merate, Imbersago. La fuga del 5 agosto è dovuta ad un cedimento di una condotta che porta del clinker, una polvere composta da farine animali e minerali. Viene prodotta dopo la macinazione e la cottura del «crudo» assieme al petcoke ed alle farine ad una temperatura che si avvicina ai 1.400 gradi. Le torri servono proprio a questo, si tratta in sintesi di altoforni e bruciatori alimentati con carbone e oli combustibili. Nel nuovo impianto di Calusco vengono prodotte 3.600 tonnellate di cemento e le emissioni in atmosfera sono di circa 120mila metri cubi di gas e polveri alla temperatura di 100 gradi. Gli effetti nell’atmosfera circostante non sono ancora stati studiati a fondo, ma sono immaginabili ricadute in un raggio abbastanza ampio, soprattutto sui livelli termici
MERATEONLINE 12 08 03
Merate: tre centraline per rilevare l`inquinamento
atmosferico dei nuovi impianti Italcementi
La centralina di rilevamento lungo la ex ss 36
Per tre giorni tre centraline per il rilevamento dell`inquinamento atmosferico hanno raccolto informazioni sullo stato dell`aria di Merate. I sofisticati apparecchi sono stati installati lungo la sp 54 Monticello – Paderno d`Adda su un pennone posto nei pressi dell`autosalone Seat di Luciano Sala, nelle vicinanze del cimitero cittadino e a margine della sp 342 dir, all`altezza della rotatoria tra la ex 36 e viale Verdi dove opera già da anni un rilevatore dell`Arpa. Le centraline sono state dunque collocate in punti strategici scelti accuratamenete dal responsabile dell`Ufficio Tecnico comunale Dario Ronchi che ha indicato nelle più trafficate strade cittadine e in una zona isolata i luoghi migliori per le rilevazioni. Le apparecchiature sono entrate in funzione settimana scorsa e prima del week end sono state rimosse. Ora si attendono solo i risultati che diranno se l`aria che respirano i meratesi è buona oppure contiene una percentuale eccessiva di smog e polveri fini, sostanze estremamente tossiche e dannose per la salute. L`esperimento è stato attuato anche in altri paesi della provincia di Lecco e della bergamasca e nasce da una proposta del sindaco di Calusco d`Adda Rinaldo Colleoni che vuole valutare le ricadute dei nuovi impianti dell`Italcementi. Numerosi cittadini di tutto il circondario e le associazioni ambientaliste della zona hanno infatti espresso forti perplessità sull`entrata in funzione della nuova linea produttiva del colosso industriale cementifero che ogni ora emette 120mila mc di aria calda satura di sostanze inquinanti a una temperatura di oltre 100° che possono precipitare al suolo in un raggio di almeno 30 chilometri.
Merate: tre centraline per rilevare l`inquinamento
atmosferico dei nuovi impianti Italcementi
La centralina di rilevamento lungo la ex ss 36
Per tre giorni tre centraline per il rilevamento dell`inquinamento atmosferico hanno raccolto informazioni sullo stato dell`aria di Merate. I sofisticati apparecchi sono stati installati lungo la sp 54 Monticello – Paderno d`Adda su un pennone posto nei pressi dell`autosalone Seat di Luciano Sala, nelle vicinanze del cimitero cittadino e a margine della sp 342 dir, all`altezza della rotatoria tra la ex 36 e viale Verdi dove opera già da anni un rilevatore dell`Arpa. Le centraline sono state dunque collocate in punti strategici scelti accuratamenete dal responsabile dell`Ufficio Tecnico comunale Dario Ronchi che ha indicato nelle più trafficate strade cittadine e in una zona isolata i luoghi migliori per le rilevazioni. Le apparecchiature sono entrate in funzione settimana scorsa e prima del week end sono state rimosse. Ora si attendono solo i risultati che diranno se l`aria che respirano i meratesi è buona oppure contiene una percentuale eccessiva di smog e polveri fini, sostanze estremamente tossiche e dannose per la salute. L`esperimento è stato attuato anche in altri paesi della provincia di Lecco e della bergamasca e nasce da una proposta del sindaco di Calusco d`Adda Rinaldo Colleoni che vuole valutare le ricadute dei nuovi impianti dell`Italcementi. Numerosi cittadini di tutto il circondario e le associazioni ambientaliste della zona hanno infatti espresso forti perplessità sull`entrata in funzione della nuova linea produttiva del colosso industriale cementifero che ogni ora emette 120mila mc di aria calda satura di sostanze inquinanti a una temperatura di oltre 100° che possono precipitare al suolo in un raggio di almeno 30 chilometri.
MERATEONLINE 25 08 03
Calusco: fuga di gas sospetti
dagli impianti Italcementi. E’ la seconda in un mese.
Cresce la paura tra la popolazione
Una nuova fuga di gas sospetti, la seconda in pochi mesi, è stata registrata dai nuovi impianti della Italcementi di Calusco d’Adda. L’episodio risale al 5 agosto, ma è stato reso noto solo dopo una ventina di giorni grazie alla segnalazione di un nostro navigatore che ha anche avuto la prontezza di immortalare l’evento per documentare i fumi che sono fuoriusciti dalla ciminiera alta 120 metri che domina tutta la Brianza e l’Isola. Sono tuttavia molte le persone quel martedì hanno notato durante tutta la giornata una densa nuvola gialla avvolgere gli stabilimenti del colosso industriale ed estendersi sino al ponte San Michele di Paderno che collega la provincia lecchese a quella bergamasca. Una fuga di gas aveva già intimorito i residenti della zona il 12 luglio tanto da spingere alcuni cittadini a rivolgersi ad Asl, Arpa e addirittura ai carabinieri. Secondo i vertici della società però non sarebbe avvenuto nulla, sebbene le immagini scattate in quell’occasione testimonierebbero il contrario. Per circa un’ora da una tubatura vicino agli altiforni è fuoriuscito una coltre color grigio scuro che ha avvolto tutti gli impianti e le abitazioni circostanti per poi ricadere a terra sotto forma di ghiaia e polveri pesanti che hanno imbrattato strade ed edifici. Da quanto si è potuto apprendere la nuvola scura sarebbe stata causata da un cedimento di un tubo in cui passa il clinker, una polvere speciale che serve per la formazione del cemento, composta da minerali e farine animali. Per la realizzazione del clinker occorre macinare precedentemente il cosiddetto “crudo”, insieme alla farine, petcoke e materie prime che vengono cotte nello speciale altoforno che può raggiungere temperature elevatissime vicino ai 1.400 °. I bruciatori generalmente vengono alimentati a carbone,oppure con oli combustibili. Per rendersi conto del calore necessario al complesso procedimento che da origine al cemento basta pensare che generalmente i forni inceneritori per i rifiuti non superano gli 800 gradi. In un’ora la nuova linea di produzione è in grado di macinare 260 tonnellate di crudo e bruciare dalle 20 alle 26 tonnellate di combustibile solido che, sfruttando il deposito di 1.100 tonnellate, generano in un giorno 3.600 tonnellate di cemento. I gas di scarico della lavorazione vengono poi espulsi da un camino alto 120 metri che domina l’intera Brianza e che dovrebbe assicurare maggiori garanzie rispetto ai precedenti scarichi. Polveri e fumi possono poi ricadere in un raggio che raggiunge i 30 chilometri, quindi, oltre a tutta la bergamasca, anche l’intera area del meratese e del lecchese. Lo stesso genere di disguido si sarebbe verificato anche il 5 agosto con decine di persone che hanno assistito esterrefatte all’estendersi della macchia gialla. Dai pochi dati a disposizione sembra comunque che anche quando gli impianti funzionano regolarmente ogni ora vengono immessi nell’aria circa 120mila metri cubi di scarichi che raggiungono temperature superiori ai 100°, un’immensa bolla rovente in grado di modificare il microclima in un raggio molto ampio. Per rendersi conto dell’effettiva pericolosità di quanto immesso nell’atmosfera il primo cittadino di Calusco Rinaldo Colleoni ha promosso una serie di campionature e misurazioni dell’aria che hanno interessato anche Merate e Paderno. Per tre giorni in tutta la zona hanno funzionato apposite centraline che hanno catturato l’inquinamento. Per conoscere i risultati occorrerà però pazientare qualche giorno, almeno sino ai primi di settembre. Associazioni ambientaliste e comitati civici intanto stanno affilando le armi e dopo la pausa estiva si attendono manifestazioni di protesta contro quello che ormai è stato soprannominato il Mostro di Calusco. Alle iniziative dovrebbero partecipare anche importanti esponenti politici locali e nazionali.
Calusco: fuga di gas sospetti
dagli impianti Italcementi. E’ la seconda in un mese.
Cresce la paura tra la popolazione
Una nuova fuga di gas sospetti, la seconda in pochi mesi, è stata registrata dai nuovi impianti della Italcementi di Calusco d’Adda. L’episodio risale al 5 agosto, ma è stato reso noto solo dopo una ventina di giorni grazie alla segnalazione di un nostro navigatore che ha anche avuto la prontezza di immortalare l’evento per documentare i fumi che sono fuoriusciti dalla ciminiera alta 120 metri che domina tutta la Brianza e l’Isola. Sono tuttavia molte le persone quel martedì hanno notato durante tutta la giornata una densa nuvola gialla avvolgere gli stabilimenti del colosso industriale ed estendersi sino al ponte San Michele di Paderno che collega la provincia lecchese a quella bergamasca. Una fuga di gas aveva già intimorito i residenti della zona il 12 luglio tanto da spingere alcuni cittadini a rivolgersi ad Asl, Arpa e addirittura ai carabinieri. Secondo i vertici della società però non sarebbe avvenuto nulla, sebbene le immagini scattate in quell’occasione testimonierebbero il contrario. Per circa un’ora da una tubatura vicino agli altiforni è fuoriuscito una coltre color grigio scuro che ha avvolto tutti gli impianti e le abitazioni circostanti per poi ricadere a terra sotto forma di ghiaia e polveri pesanti che hanno imbrattato strade ed edifici. Da quanto si è potuto apprendere la nuvola scura sarebbe stata causata da un cedimento di un tubo in cui passa il clinker, una polvere speciale che serve per la formazione del cemento, composta da minerali e farine animali. Per la realizzazione del clinker occorre macinare precedentemente il cosiddetto “crudo”, insieme alla farine, petcoke e materie prime che vengono cotte nello speciale altoforno che può raggiungere temperature elevatissime vicino ai 1.400 °. I bruciatori generalmente vengono alimentati a carbone,oppure con oli combustibili. Per rendersi conto del calore necessario al complesso procedimento che da origine al cemento basta pensare che generalmente i forni inceneritori per i rifiuti non superano gli 800 gradi. In un’ora la nuova linea di produzione è in grado di macinare 260 tonnellate di crudo e bruciare dalle 20 alle 26 tonnellate di combustibile solido che, sfruttando il deposito di 1.100 tonnellate, generano in un giorno 3.600 tonnellate di cemento. I gas di scarico della lavorazione vengono poi espulsi da un camino alto 120 metri che domina l’intera Brianza e che dovrebbe assicurare maggiori garanzie rispetto ai precedenti scarichi. Polveri e fumi possono poi ricadere in un raggio che raggiunge i 30 chilometri, quindi, oltre a tutta la bergamasca, anche l’intera area del meratese e del lecchese. Lo stesso genere di disguido si sarebbe verificato anche il 5 agosto con decine di persone che hanno assistito esterrefatte all’estendersi della macchia gialla. Dai pochi dati a disposizione sembra comunque che anche quando gli impianti funzionano regolarmente ogni ora vengono immessi nell’aria circa 120mila metri cubi di scarichi che raggiungono temperature superiori ai 100°, un’immensa bolla rovente in grado di modificare il microclima in un raggio molto ampio. Per rendersi conto dell’effettiva pericolosità di quanto immesso nell’atmosfera il primo cittadino di Calusco Rinaldo Colleoni ha promosso una serie di campionature e misurazioni dell’aria che hanno interessato anche Merate e Paderno. Per tre giorni in tutta la zona hanno funzionato apposite centraline che hanno catturato l’inquinamento. Per conoscere i risultati occorrerà però pazientare qualche giorno, almeno sino ai primi di settembre. Associazioni ambientaliste e comitati civici intanto stanno affilando le armi e dopo la pausa estiva si attendono manifestazioni di protesta contro quello che ormai è stato soprannominato il Mostro di Calusco. Alle iniziative dovrebbero partecipare anche importanti esponenti politici locali e nazionali.
MERATEONLINE 26 08 03
Quando vedo il mostro di Calusco...
E` successo qualcosa di nuovo rispetto agli articoli di fine luglio? Ma poi esiste veramente una preoccupazione dei sindaci della zona? Io so solo che quando mi alzo la mattina e vedo questa mostruosita` , mi girano le balle e mi domando come e` possibile che una bestiata del genere si possa concepire e realizzare senza che nessuno dica niente. I miei omaggi al sindaco di calusco e spero che almeno in termini elettorali la paghi duramente !!
r.s
Quando vedo il mostro di Calusco...
E` successo qualcosa di nuovo rispetto agli articoli di fine luglio? Ma poi esiste veramente una preoccupazione dei sindaci della zona? Io so solo che quando mi alzo la mattina e vedo questa mostruosita` , mi girano le balle e mi domando come e` possibile che una bestiata del genere si possa concepire e realizzare senza che nessuno dica niente. I miei omaggi al sindaco di calusco e spero che almeno in termini elettorali la paghi duramente !!
r.s
Monday, August 04, 2003
LA PROVINCIA DI LECCO 02 08 03
Continua il rumore notturno Padernesi alla guerra: si misura il rumore dell'Italcementi
paderno (l. pe) il comune farà misurare il rumore prodotto dalle torri dell’italcementi di
calusco. sono numerosissime le lettere di protesta e le telefonate di cittadini padernesi
arrabbiati per il continuo rumore notturno avvertibile nella zona orientale ed a sud del
paese. se di giorno il funzionamento dell’impianto non è avvertibile a causa del traffico, dei
rumori diurni, dell’assenza da casa, di notte, quando il rumore dell’attività umana tace, si
sente con particolare fastidio il ronzio degli impianti. per la loro altezza, oltre cento metri, lo
diffondono in una vasta zona che attraversa l’adda e giunge fino alle abitazioni di paderno.
la scorsa primavera, quando l’impianto di frantumazione venne avviato per il collaudo, i
rumori erano ancora più forti per un ritardo subito dall’impresa nella fornitura di pannelli
fonoassorbenti. nelle scorse settimane il colosso cementifero comunic? al comune di calusco
di aver risolto i problemi e che non ci sarebbe più stata emissione di rumori fastidiosi. ma i
cittadini di paderno hanno ricominciato a sentirli e protestano, protesta raccolta dal primo
cittadino angelo rotta che ha annunciato di voler fare applicare il proprio piano di
zonizzazione acustica, approvato di recente. prima per? dovrà essere misurata l’entità di
emissione dei decibel, se supererà anche di poco i limiti stabiliti dal piano padernese,
abbastanza restrittivo, rotta farà tutti i passi necessari per far interrompere l’emissione. il
sindaco, in questi giorni in ferie, ha comunque deciso di «non transigere» in merito a questo
problema, che ha molto irritato l’intera amministrazione. prima di imporre alla
multinazionale del cemento il rispetto dei parametri di emissione notturna è necessario
effettuare accurate rilevazioni che saranno affidate con tutta probabilità all’arpa, l’agenzia
regionale per l’ambiente che ha un distaccamento con laboratori ad oggiono. sono due le
prospettive per il futuro: le emissioni rumorose rientrano nella norma e i cittadini dovranno
accettarle, oppure non rispettano i parametri, ed allora potrebbe aprirsi un lungo
contenzioso, non solo con l’italcementi ma anche con l’amministrazione di calusco.
Continua il rumore notturno Padernesi alla guerra: si misura il rumore dell'Italcementi
paderno (l. pe) il comune farà misurare il rumore prodotto dalle torri dell’italcementi di
calusco. sono numerosissime le lettere di protesta e le telefonate di cittadini padernesi
arrabbiati per il continuo rumore notturno avvertibile nella zona orientale ed a sud del
paese. se di giorno il funzionamento dell’impianto non è avvertibile a causa del traffico, dei
rumori diurni, dell’assenza da casa, di notte, quando il rumore dell’attività umana tace, si
sente con particolare fastidio il ronzio degli impianti. per la loro altezza, oltre cento metri, lo
diffondono in una vasta zona che attraversa l’adda e giunge fino alle abitazioni di paderno.
la scorsa primavera, quando l’impianto di frantumazione venne avviato per il collaudo, i
rumori erano ancora più forti per un ritardo subito dall’impresa nella fornitura di pannelli
fonoassorbenti. nelle scorse settimane il colosso cementifero comunic? al comune di calusco
di aver risolto i problemi e che non ci sarebbe più stata emissione di rumori fastidiosi. ma i
cittadini di paderno hanno ricominciato a sentirli e protestano, protesta raccolta dal primo
cittadino angelo rotta che ha annunciato di voler fare applicare il proprio piano di
zonizzazione acustica, approvato di recente. prima per? dovrà essere misurata l’entità di
emissione dei decibel, se supererà anche di poco i limiti stabiliti dal piano padernese,
abbastanza restrittivo, rotta farà tutti i passi necessari per far interrompere l’emissione. il
sindaco, in questi giorni in ferie, ha comunque deciso di «non transigere» in merito a questo
problema, che ha molto irritato l’intera amministrazione. prima di imporre alla
multinazionale del cemento il rispetto dei parametri di emissione notturna è necessario
effettuare accurate rilevazioni che saranno affidate con tutta probabilità all’arpa, l’agenzia
regionale per l’ambiente che ha un distaccamento con laboratori ad oggiono. sono due le
prospettive per il futuro: le emissioni rumorose rientrano nella norma e i cittadini dovranno
accettarle, oppure non rispettano i parametri, ed allora potrebbe aprirsi un lungo
contenzioso, non solo con l’italcementi ma anche con l’amministrazione di calusco.
Friday, August 01, 2003
MERATEONLINE 31 07 03
Notti insonni a Paderno
per i nuovi impianti Italcementi
Non si dorme ancora di notte a Paderno, soprattutto nella zona a sud del paese, dove il rumore dei nuovi impianti Italcementi di Calusco d’Adda giunge più forte e non lascia tregua. I vertici del colosso industriale bergamasco hanno più volte spiegato che lo spiacevole inconveniente era legato a ritardi nella fornitura di pannelli fonoassorbenti che dovrebbero isolare la linea di produzione del cemento. E qualche settimana fa hanno pure annunciato che il problema era stato risolto. La tregua invece è durata pochi giorni perché ormai da diverse notti un brusio costante si ode per tutta la zona e impedisce ai residenti del paese guidato da Angelo Rotta di godere del meritato riposo. Numerose segnalazioni e lettere di protesta sono già state inviate in Municipio e ora si attende una risposta da parte dell’Amministrazione che di recente si è dotata del piano di zonizzazione acustica. L’Italcementi è dunque obbligata a contenere il rumore, rispettando i limiti di decibel imposti dall’importante documento. Prima di mettere in atto le procedure per imporre all’Italcementi il rispetto del silenzio notturno occorre però effettuare accurate rilevazioni. “Prima di assumere decisioni in merito – ha spiegato il sindaco Angelo Rotta – dobbiamo misurare i decibel effettivi. In ogni caso siamo intenzionati a non transigere”. Ancora più intransigenti sembrano però essere i cittadini che si stanno mobilitando per unire gli sforzi di Legambiente e del Comitato dell’Isola bergamasca per cercare di risolvere una volta per tutte l’annosa questione.
Notti insonni a Paderno
per i nuovi impianti Italcementi
Non si dorme ancora di notte a Paderno, soprattutto nella zona a sud del paese, dove il rumore dei nuovi impianti Italcementi di Calusco d’Adda giunge più forte e non lascia tregua. I vertici del colosso industriale bergamasco hanno più volte spiegato che lo spiacevole inconveniente era legato a ritardi nella fornitura di pannelli fonoassorbenti che dovrebbero isolare la linea di produzione del cemento. E qualche settimana fa hanno pure annunciato che il problema era stato risolto. La tregua invece è durata pochi giorni perché ormai da diverse notti un brusio costante si ode per tutta la zona e impedisce ai residenti del paese guidato da Angelo Rotta di godere del meritato riposo. Numerose segnalazioni e lettere di protesta sono già state inviate in Municipio e ora si attende una risposta da parte dell’Amministrazione che di recente si è dotata del piano di zonizzazione acustica. L’Italcementi è dunque obbligata a contenere il rumore, rispettando i limiti di decibel imposti dall’importante documento. Prima di mettere in atto le procedure per imporre all’Italcementi il rispetto del silenzio notturno occorre però effettuare accurate rilevazioni. “Prima di assumere decisioni in merito – ha spiegato il sindaco Angelo Rotta – dobbiamo misurare i decibel effettivi. In ogni caso siamo intenzionati a non transigere”. Ancora più intransigenti sembrano però essere i cittadini che si stanno mobilitando per unire gli sforzi di Legambiente e del Comitato dell’Isola bergamasca per cercare di risolvere una volta per tutte l’annosa questione.
Thursday, July 31, 2003
MERATEONLINE 30 07 03
Calusco: no del Comitato per il verde
alla nuova strada Italcementi
Contro il progetto di una nuova strada a Calusco d’Adda si è costituito un apposito comitato denominato Comitato per la difesa del verde di Calusco e Solza. I sostenitori del gruppo civico si stanno adoperando proprio per impedire che una nuova via di comunicazione che servirà solo all’Italcementi venga realizzata, cancellando l’ultima zona verde estesa di Calusco. Nonostante gli studi per la nuova strada sono ancora in fase di progetto, l’Amministrazione provinciale di Bergamo, presentando il Piano territoriale di coordinamento provinciale, il 24 luglio ha mostrato della mappe che riportano il nuovo tracciato di cui però il Comune di Solza non ne sapeva nulla. La vicenda, oltre a suscitare sorpresa, ha naturalmente scatenato la reazione del Comitato e dei vertici politici di Solza, suscitando non pochi dubbi sulla necessità della strada. Di seguito pubblichiamo alcune considerazioni del Comitato per la difesa del verde.
Il 24 luglio e’ un giorno in cui succedono cose non consuete. Anche il comitato di difesa del verde di Calusco e Solza si e’ accorto di qualcosa di molto strano. Nel progetto preliminare del ptcp, presentato dalla Provincia di Bergamo, risultava una viabilita’ primaria e secondaria non discutibile, in quanto oggetto di precedenti accordi ormai consolidati e definiti. Quasi per miracolo, nella seconda stesura del ptcp, progetto definitivo, da adottare, si spera, a fine settembre, appare una linea verde che, vedi caso, risulta essere il vecchio tracciato della strada predisposto dall’Italcementi. Ricordo che a norma del regolamento, regolamento che definisce le regole del gioco all’interno dell’Ambito (nel nostro caso l’Ambito e’ l’Isola), le osservazioni sul Ptcp, fatte da gruppi di Comuni, singoli Comuni o dalla Provincia, nascono all’interno dello stesso e sono depositate all’Ufficio di Presidenza.
In questo caso nulla di tutto cio’ e’ successo.
C’e’ qualcuno che sta giocando con le carte truccate. Chi potra’ essere?
Interessati alla questione sono solo tre soggetti:
1) il comune di Solza che, interpellato, ha dichiarato “ e’ una novita’ anche per noi; chiederemo informazioni”
2) il comune di Calusco, a cui non si e’ ancora chiesto ufficialmente
3) la Provincia di Bergamo? A cose le puo’ servire un tale tracciato?
Si e’ interpellato il Rappresentante dell’Ambito (Isola), il quale ha detto che non era stato affrontato il tema di una strada intercomunale in nessuna seduta del coordinamento.
Cui prodet? A chi giova?
A futura risposta.
Il Comitato di cittadini per
la difesa del verde di Calusco e Solza
Calusco: no del Comitato per il verde
alla nuova strada Italcementi
Contro il progetto di una nuova strada a Calusco d’Adda si è costituito un apposito comitato denominato Comitato per la difesa del verde di Calusco e Solza. I sostenitori del gruppo civico si stanno adoperando proprio per impedire che una nuova via di comunicazione che servirà solo all’Italcementi venga realizzata, cancellando l’ultima zona verde estesa di Calusco. Nonostante gli studi per la nuova strada sono ancora in fase di progetto, l’Amministrazione provinciale di Bergamo, presentando il Piano territoriale di coordinamento provinciale, il 24 luglio ha mostrato della mappe che riportano il nuovo tracciato di cui però il Comune di Solza non ne sapeva nulla. La vicenda, oltre a suscitare sorpresa, ha naturalmente scatenato la reazione del Comitato e dei vertici politici di Solza, suscitando non pochi dubbi sulla necessità della strada. Di seguito pubblichiamo alcune considerazioni del Comitato per la difesa del verde.
Il 24 luglio e’ un giorno in cui succedono cose non consuete. Anche il comitato di difesa del verde di Calusco e Solza si e’ accorto di qualcosa di molto strano. Nel progetto preliminare del ptcp, presentato dalla Provincia di Bergamo, risultava una viabilita’ primaria e secondaria non discutibile, in quanto oggetto di precedenti accordi ormai consolidati e definiti. Quasi per miracolo, nella seconda stesura del ptcp, progetto definitivo, da adottare, si spera, a fine settembre, appare una linea verde che, vedi caso, risulta essere il vecchio tracciato della strada predisposto dall’Italcementi. Ricordo che a norma del regolamento, regolamento che definisce le regole del gioco all’interno dell’Ambito (nel nostro caso l’Ambito e’ l’Isola), le osservazioni sul Ptcp, fatte da gruppi di Comuni, singoli Comuni o dalla Provincia, nascono all’interno dello stesso e sono depositate all’Ufficio di Presidenza.
In questo caso nulla di tutto cio’ e’ successo.
C’e’ qualcuno che sta giocando con le carte truccate. Chi potra’ essere?
Interessati alla questione sono solo tre soggetti:
1) il comune di Solza che, interpellato, ha dichiarato “ e’ una novita’ anche per noi; chiederemo informazioni”
2) il comune di Calusco, a cui non si e’ ancora chiesto ufficialmente
3) la Provincia di Bergamo? A cose le puo’ servire un tale tracciato?
Si e’ interpellato il Rappresentante dell’Ambito (Isola), il quale ha detto che non era stato affrontato il tema di una strada intercomunale in nessuna seduta del coordinamento.
Cui prodet? A chi giova?
A futura risposta.
Il Comitato di cittadini per
la difesa del verde di Calusco e Solza
Monday, July 28, 2003
MERATEONLINE 27 07 03
Torri Italcementi: occorre un apposito dossier
Visto che di computers ci capisco piu` o meno quello che chi ha costruito le torri ci capisce di ecologia, potreste per cortesia facilitare la lettura di quanto avete pubblicato sulle torri nei mesi scorsi facendo un dossier o qualcosa del genere
Grazie e complimenti per l`ottimo lavoro.
Sam
Torri Italcementi: occorre un apposito dossier
Visto che di computers ci capisco piu` o meno quello che chi ha costruito le torri ci capisce di ecologia, potreste per cortesia facilitare la lettura di quanto avete pubblicato sulle torri nei mesi scorsi facendo un dossier o qualcosa del genere
Grazie e complimenti per l`ottimo lavoro.
Sam
Saturday, July 26, 2003
MERATEONLINE 24 07 03
Calusco: qualcuno deve indagare!
Scrivo anche io a proposito del discorso "fuga di nonsisacosa all`Italcementi". Non mi intendo di leggi e cose simili, ma non è possibile inviare un esposto in qualche Procura affinchè verifichi se c`è stata qualche colpa e leggerezza da parte di qualcuno e se si trattava di sostanze inquinanti? Visto che nessuno, da parte di Comune e Italcementi, ha rilasciato comunicati penso che tocchi a un magistrato indagare se si tratta di inutile allarmismo o meno. Spero che Legambiente che mi sembra latiti un po` dal punto di vista "operativo" (non a parole, ma a fatti... ma spero di sbagliarmi) si muova in questo senso visto che ha una certa fama e reputazione e pu? godere di una maggior attenzione rispetto ad un singolo cittadino...
A.C.
Calusco: qualcuno deve indagare!
Scrivo anche io a proposito del discorso "fuga di nonsisacosa all`Italcementi". Non mi intendo di leggi e cose simili, ma non è possibile inviare un esposto in qualche Procura affinchè verifichi se c`è stata qualche colpa e leggerezza da parte di qualcuno e se si trattava di sostanze inquinanti? Visto che nessuno, da parte di Comune e Italcementi, ha rilasciato comunicati penso che tocchi a un magistrato indagare se si tratta di inutile allarmismo o meno. Spero che Legambiente che mi sembra latiti un po` dal punto di vista "operativo" (non a parole, ma a fatti... ma spero di sbagliarmi) si muova in questo senso visto che ha una certa fama e reputazione e pu? godere di una maggior attenzione rispetto ad un singolo cittadino...
A.C.
Friday, July 25, 2003
L'ECO DI BERGAMO 24 07 03
Calusco:L'Italcementi: nessuna anomalia, noi non centriamo
"Polvere su auto e case"
Una polvere densa ha ricoperto un piazzale in via Marconi a Calusco, ma la cementeria dell'italcementi respinge ogni responsabilita'dei propri impianti.Da parte nostra - puntualizza la direzione- nessuna anomalia.Il fatto secondo i titolari di un autosalone e' accaduto sabato 12 Luglio,ma solo ora la notizia e' stata diffusa: una polvere grigia ha imbrattato le auto ,investendo anche le abitazioni a sud di Vanzone."Erano circa le 10,30-ha raccontato Maria Ghinzani ,socia della concessionaria Autoghinzani -quando dall'impiantodella cementeria della Italcementi si e' sollevata una nuvola di polvere che il ventoha soffiato nella nostra direzioneinvestendo le auto, sia nuove che usate, parcheggiate sul lato ovest della concessionaria.Spiega Paolo Ghinzani: " Il danno non e' poco , oltre a quello dell'immagine." Sul p0osto si e' recata anche la polizia municipale informata dalla concessionaria solo venerdi scorso.La pattuglia ha constatato un notevole deposito di polveri di colorazione grigiastra su alcune auto usate in corrispondenza delle spazzole tergicristallo . Anche gli abitanti della zona ultimamente stanno riscontrando piu' polvere del solito nelle loro case."Con il caldo apro quasi sempre tutte le finestre di casa e devo constatare che la polvere e' aumentata" riferisce una residente. Lapidi e statue del cimitero presentano lo stesso strato di polvere grigia.Dall'Italcementi escludono che le polveri siano state causate dallo stabilimento e fanno sapere che durante il sabato in questione non si sono registrate anomalie particolari in azienda: le nostre apparecchiature hanno sotto controllo la direzione e la intensita' del vento e in quella giornata la velocita' del vento e' stata di un metro al secondo , ossia paragonabile a una leggera brezzacon direzione sud est "Inoltre - aggiungono i responsabili - l'alta tecnologia del nuovo impianto di cottura garantisce un piu' alto controllo delle polveri emesse in atmosfera." Il sindaco Rinaldo Colleoni ha informato la Giunta e si consultera' con il gruppo di lavoro istituito per il controllo del nuovo impianto di cottura.
Angelo Monzani
Calusco:L'Italcementi: nessuna anomalia, noi non centriamo
"Polvere su auto e case"
Una polvere densa ha ricoperto un piazzale in via Marconi a Calusco, ma la cementeria dell'italcementi respinge ogni responsabilita'dei propri impianti.Da parte nostra - puntualizza la direzione- nessuna anomalia.Il fatto secondo i titolari di un autosalone e' accaduto sabato 12 Luglio,ma solo ora la notizia e' stata diffusa: una polvere grigia ha imbrattato le auto ,investendo anche le abitazioni a sud di Vanzone."Erano circa le 10,30-ha raccontato Maria Ghinzani ,socia della concessionaria Autoghinzani -quando dall'impiantodella cementeria della Italcementi si e' sollevata una nuvola di polvere che il ventoha soffiato nella nostra direzioneinvestendo le auto, sia nuove che usate, parcheggiate sul lato ovest della concessionaria.Spiega Paolo Ghinzani: " Il danno non e' poco , oltre a quello dell'immagine." Sul p0osto si e' recata anche la polizia municipale informata dalla concessionaria solo venerdi scorso.La pattuglia ha constatato un notevole deposito di polveri di colorazione grigiastra su alcune auto usate in corrispondenza delle spazzole tergicristallo . Anche gli abitanti della zona ultimamente stanno riscontrando piu' polvere del solito nelle loro case."Con il caldo apro quasi sempre tutte le finestre di casa e devo constatare che la polvere e' aumentata" riferisce una residente. Lapidi e statue del cimitero presentano lo stesso strato di polvere grigia.Dall'Italcementi escludono che le polveri siano state causate dallo stabilimento e fanno sapere che durante il sabato in questione non si sono registrate anomalie particolari in azienda: le nostre apparecchiature hanno sotto controllo la direzione e la intensita' del vento e in quella giornata la velocita' del vento e' stata di un metro al secondo , ossia paragonabile a una leggera brezzacon direzione sud est "Inoltre - aggiungono i responsabili - l'alta tecnologia del nuovo impianto di cottura garantisce un piu' alto controllo delle polveri emesse in atmosfera." Il sindaco Rinaldo Colleoni ha informato la Giunta e si consultera' con il gruppo di lavoro istituito per il controllo del nuovo impianto di cottura.
Angelo Monzani
MERATEONLINE 24 07 03
Calusco: occorre una commissione di controllo permanente
Facendo riferimento al vs. articolo relativo alla fuga di gas e materiali dall`impianto Italcementi, penso che sia giunto il tempo di chiarire una volta per tutte le seguenti competenze, perche` e` ora che venga affrontata con metodo un`azione di salvaguardia della nostra salute e dell`ambiente circostante.
L`autorizzazione per la costruzione da quali enti e` stata data? Lo studio di impatto con l`ambiente da chi e` stato accettato? Lo studio chimico/sanitario della fuoriscita del gas/particolato da chi e` stato autorizzato? Chi attualmente monitorizza e analizza con metodo (non su eventuali denunce sporadiche) il sopracitato particolato?
Penso che arrivati a questo punto tutto cio` sia necessario perche`: ognuno si prenda le sue responsabilita` per cio` che e` stato e per quello che succede. Perche` si sappia a chi chiedere informazioni precise e circostanziate sull`attivita` del bruciatore.
Francamente, mi sembra che la situazione attuale viva delle preoccupazione di ipotetici comitati e delle dichiarazioni dell`Italcementi che sicuramente non puo` essere che di parte.
Suggerisco a questo punto, che vista la gravita` della situazione (ed e` grave) i comuni circostanti al bruciatore, a loro spese formino una commissione tecnico sanitaria permanente che monitorizzi la situazione per un periodo sufficientemente lungo(se stabile e` meglio) e che sia controparte effettiva ai generici messaggi che invitano a non preoccuparsi. Questo perche` non vorremmo trovarci nel breve termine con un aumento di tumori o con una nuova Seveso (diossina).
Grazie
R.S.
Calusco: occorre una commissione di controllo permanente
Facendo riferimento al vs. articolo relativo alla fuga di gas e materiali dall`impianto Italcementi, penso che sia giunto il tempo di chiarire una volta per tutte le seguenti competenze, perche` e` ora che venga affrontata con metodo un`azione di salvaguardia della nostra salute e dell`ambiente circostante.
L`autorizzazione per la costruzione da quali enti e` stata data? Lo studio di impatto con l`ambiente da chi e` stato accettato? Lo studio chimico/sanitario della fuoriscita del gas/particolato da chi e` stato autorizzato? Chi attualmente monitorizza e analizza con metodo (non su eventuali denunce sporadiche) il sopracitato particolato?
Penso che arrivati a questo punto tutto cio` sia necessario perche`: ognuno si prenda le sue responsabilita` per cio` che e` stato e per quello che succede. Perche` si sappia a chi chiedere informazioni precise e circostanziate sull`attivita` del bruciatore.
Francamente, mi sembra che la situazione attuale viva delle preoccupazione di ipotetici comitati e delle dichiarazioni dell`Italcementi che sicuramente non puo` essere che di parte.
Suggerisco a questo punto, che vista la gravita` della situazione (ed e` grave) i comuni circostanti al bruciatore, a loro spese formino una commissione tecnico sanitaria permanente che monitorizzi la situazione per un periodo sufficientemente lungo(se stabile e` meglio) e che sia controparte effettiva ai generici messaggi che invitano a non preoccuparsi. Questo perche` non vorremmo trovarci nel breve termine con un aumento di tumori o con una nuova Seveso (diossina).
Grazie
R.S.
Thursday, July 24, 2003
MERATEONLINE 24 07 03
Calusco: perchè non ci dicono come stanno le cose?
Ho visto il vostro servizio di oggi sulla fuoriuscita di fumi dalla Nuova Italcementi di Calusco d´Adda e sono rimasto basito. Con questo nuovo impianto il problema della fuoriuscita delle polveri non sarebbe dovuto essere solo un triste ricordo del vecchio e fatiscente impianto???? Cosa stanno facendo l´Arpa di Bergamo, il comune di Calusco, la provincia di Bergamo, l´ASL, la regione Lombardia per proteggere la salute dei cittadini ???? Dove sono i dati sulla fuoriuscita del giorno indicato nell´articolo???? Siamo sicuri che questo impianto sia realmente a posto con i regolamenti comunali, provinciali, regionali, nazionali ed europei in materia di protezione ambientale???? Dove sono le centraline di rilevamento dati che dovrebbero se non altro informare sullo stato di salute dell´aria.???? Dobbiamo aspettare intossicazioni di massa prima che qualcuno ci dica cosa questa torre rappresenti in termini di rischio per la salute dei cittadini o dobbiamo attendere i dati sui tumori del 2030 per scoprire che l´Ialcementi ci ha venduto per aria fresca qualcosa di potenzialmente pericoloso
Moby
Calusco: perchè non ci dicono come stanno le cose?
Ho visto il vostro servizio di oggi sulla fuoriuscita di fumi dalla Nuova Italcementi di Calusco d´Adda e sono rimasto basito. Con questo nuovo impianto il problema della fuoriuscita delle polveri non sarebbe dovuto essere solo un triste ricordo del vecchio e fatiscente impianto???? Cosa stanno facendo l´Arpa di Bergamo, il comune di Calusco, la provincia di Bergamo, l´ASL, la regione Lombardia per proteggere la salute dei cittadini ???? Dove sono i dati sulla fuoriuscita del giorno indicato nell´articolo???? Siamo sicuri che questo impianto sia realmente a posto con i regolamenti comunali, provinciali, regionali, nazionali ed europei in materia di protezione ambientale???? Dove sono le centraline di rilevamento dati che dovrebbero se non altro informare sullo stato di salute dell´aria.???? Dobbiamo aspettare intossicazioni di massa prima che qualcuno ci dica cosa questa torre rappresenti in termini di rischio per la salute dei cittadini o dobbiamo attendere i dati sui tumori del 2030 per scoprire che l´Ialcementi ci ha venduto per aria fresca qualcosa di potenzialmente pericoloso
Moby
MERATEONLINE 24 07 03
Da Calusco: aprite una redazione anche qui
Il vostro articolo ha fatto il giro di Calusco, municipio e Italcementi compresi… L’assurdo è che le stesse foto sono state mostrate anche ai giornalisti dell’Eco di Bergamo che però non mi pare abbiano pubblicato qualcosa… Non è che potete aprire una sede di merateonline.it anche dall’altra parte dell’Adda? Credo che avreste notevole successo e anche molte simpatie… Comunque spero che la denuncia possa aiutarci perché qui siamo messi veramente male anche se nessuno dice nulla. Grazie da un residente di Calusco, credo anche a nome dei miei concittadini
Da Calusco: aprite una redazione anche qui
Il vostro articolo ha fatto il giro di Calusco, municipio e Italcementi compresi… L’assurdo è che le stesse foto sono state mostrate anche ai giornalisti dell’Eco di Bergamo che però non mi pare abbiano pubblicato qualcosa… Non è che potete aprire una sede di merateonline.it anche dall’altra parte dell’Adda? Credo che avreste notevole successo e anche molte simpatie… Comunque spero che la denuncia possa aiutarci perché qui siamo messi veramente male anche se nessuno dice nulla. Grazie da un residente di Calusco, credo anche a nome dei miei concittadini
MERATEONLINE 24 07 03
La segnalazione è giunta dai residenti della zona
Italcementi: fuga di gas sospetti dai
nuovi impianti del Mostro di Calusco. Allarme in
bergamasca ma anche in Brianza
I cittadini: ``Vogliamo sapere cosa respiriamo
e quali saranno le conseguenze per la salute``
L’episodio si è verificato sabato 12 luglio, ma è venuto alla luce solo due settimane dopo, grazie alla segnalazione di alcuni residenti della zona che hanno deciso rendere pubbliche le fotografie di una fuga di sostanze sospette dalla nuova linea produttiva dell’Italcementi di Calusco d’Adda. Per circa un’ora da una tubatura vicino agli altiforni è fuoriuscito un denso fumo grigio scuro che ha avvolto tutti gli impianti e le abitazioni circostanti per poi ricadere a terra sotto forma di ghiaia e polveri pesanti che hanno imbrattato strade ed edifici. Della vicenda sono stati tempestivamente informati anche dirigenti dell’Arpa – Agenzia regionale protezione ambiente – di Bergamo, il dipartimento di prevenzione dell’Asl di Bonate Sotto e l’Amministrazione comunale, ma, a quanto è dato di sapere, solo gli agenti della Polizia locale di Calusco hanno effettuato un sopralluogo e di compilare un verbale di denuncia di chi abita nei pressi degli stabilimenti. Anche da parte dell’Italcementi non è giunta alcuna risposta alle domande di chiarimenti per sapere se il guasto tecnico abbia conseguenze sulla salute.
Il fumo grigio che sabato 12 ha avvolto altiforni e linea di cottura.
Le esalazioni erano talmente dense che quasi nascondevano gli impianti
Da quanto si è potuto apprendere la nuvola scura sarebbe stata causata da un cedimento di un tubo in cui passa clinker, ovvero polvere particolare che serve per la formazione del cemento, composta da minerali e farine animali. Per la realizzazione del clinker occorre macinare precedentemente il cosiddetto “crudo”, insieme alla farine, petcoke e materie prime che vengono cotti nello speciale altoforno che può raggiungere temperature elevatissime vicino ai 1.400 °. I bruciatori generalmente vengono alimentati a carbone,oppure con oli combustibili. Per rendersi conto del calore necessario al complesso procedimento che da origine al cemento basta pensare che generalmente i forni inceneritori per i rifiuti non supero gli 800 gradi. In un’ora la nuova linea di produzione è in grado di macinare 260 tonnellate di crudo e bruciare dalle 20 alle 26 tonnellate di combustibile solido che, sfruttando il deposito di 1.100 tonnellate generano in un giorno 3.600 tonnellate di cemento. I gas di scarico della lavorazione vengono poi espulsi da un camino alto 120 metri che domina l’intera Brianza e che dovrebbe assicurare maggiori garanzie rispetto ai precedenti scarichi. Polveri e fumi possono poi ricadere in un raggio che raggiunge i 30 chilometri, quindi, oltre a tutta la bergamasca, anche l’intera area del meratese e del lecchese.
Gli esami degli scarichi hanno riscontrato la presenza di calcite, quarzo, albite, alluminato tricalcio o celite, il lite e caolinite e allumosilicato di calcio e magnesio che generalmente rimangono sospesi in aria ma che in particolari condizioni atmosferiche possono precipitare al suolo. Le sostanze, per lo più minerali, non sono molto tollerate dall’organismo umano e possono provocare fastidiose reazioni cutanee e allergiche, non esluse malattie respiratorie e forse tumorali. Dati precisi sui decessi per cancro a Calusco e dintorni non ve ne sono, ma sono in molti quelli che sostengono che alcune persone sono morte a causa di patologie respiratorie molto rare oche comunque si credevano debellate da tempo.
E’ quindi comprensibile che la perdita di materiale per la lavorazione del cemento che si è verificata due sabati fa abbia destato molta preoccupazione in paese e che i cittadini vogliano vederci chiaro. “Nessuno vuole cacciare l’Italcementi – ha detto Paolo Ghinzani dell’omonima concessionaria che sorge proprio di fronte al colosso industriale – E’ qui da trent’anni e ha dato da vivere a migliaia di persone. Vogliamo però maggiori garanzie e essere informati delle possibili conseguenze delle lavorazioni che vengo effettuate”. Ogni giorno infatti hanno modo di vedere meglio di altri gli effetti della ricaduta di polveri e fumi che imbrattano le macchine esposte costringendoli a spendere centinaia di euro all’anno in pulitura e verniciatura dei veicoli. “Solitamente occorrono tre settimane prima che due dita di polvere coprano completamente le carrozzerie dei nostri veicoli – ha spiegato – ma sabato è bastata qualche ora. Significa che qualcosa non ha funzionato, anche se nessuno ci ha avvertito né ha voluto dirci nulla. I detriti che hanno ricoperto le macchine sono però stati anche inalati da noi e da chi abita nella zona. Ci hanno assicurato che la nuova linea di cottura dell’Italcementi ridurrà le sostanze inquinanti e non abbiamo motivo di dubitarne, anzi ce lo auguriamo tutti. Quanto successo nell’ultimo fine settimana non è però una buona credenziale”.
La segnalazione è giunta dai residenti della zona
Italcementi: fuga di gas sospetti dai
nuovi impianti del Mostro di Calusco. Allarme in
bergamasca ma anche in Brianza
I cittadini: ``Vogliamo sapere cosa respiriamo
e quali saranno le conseguenze per la salute``
L’episodio si è verificato sabato 12 luglio, ma è venuto alla luce solo due settimane dopo, grazie alla segnalazione di alcuni residenti della zona che hanno deciso rendere pubbliche le fotografie di una fuga di sostanze sospette dalla nuova linea produttiva dell’Italcementi di Calusco d’Adda. Per circa un’ora da una tubatura vicino agli altiforni è fuoriuscito un denso fumo grigio scuro che ha avvolto tutti gli impianti e le abitazioni circostanti per poi ricadere a terra sotto forma di ghiaia e polveri pesanti che hanno imbrattato strade ed edifici. Della vicenda sono stati tempestivamente informati anche dirigenti dell’Arpa – Agenzia regionale protezione ambiente – di Bergamo, il dipartimento di prevenzione dell’Asl di Bonate Sotto e l’Amministrazione comunale, ma, a quanto è dato di sapere, solo gli agenti della Polizia locale di Calusco hanno effettuato un sopralluogo e di compilare un verbale di denuncia di chi abita nei pressi degli stabilimenti. Anche da parte dell’Italcementi non è giunta alcuna risposta alle domande di chiarimenti per sapere se il guasto tecnico abbia conseguenze sulla salute.
Il fumo grigio che sabato 12 ha avvolto altiforni e linea di cottura.
Le esalazioni erano talmente dense che quasi nascondevano gli impianti
Da quanto si è potuto apprendere la nuvola scura sarebbe stata causata da un cedimento di un tubo in cui passa clinker, ovvero polvere particolare che serve per la formazione del cemento, composta da minerali e farine animali. Per la realizzazione del clinker occorre macinare precedentemente il cosiddetto “crudo”, insieme alla farine, petcoke e materie prime che vengono cotti nello speciale altoforno che può raggiungere temperature elevatissime vicino ai 1.400 °. I bruciatori generalmente vengono alimentati a carbone,oppure con oli combustibili. Per rendersi conto del calore necessario al complesso procedimento che da origine al cemento basta pensare che generalmente i forni inceneritori per i rifiuti non supero gli 800 gradi. In un’ora la nuova linea di produzione è in grado di macinare 260 tonnellate di crudo e bruciare dalle 20 alle 26 tonnellate di combustibile solido che, sfruttando il deposito di 1.100 tonnellate generano in un giorno 3.600 tonnellate di cemento. I gas di scarico della lavorazione vengono poi espulsi da un camino alto 120 metri che domina l’intera Brianza e che dovrebbe assicurare maggiori garanzie rispetto ai precedenti scarichi. Polveri e fumi possono poi ricadere in un raggio che raggiunge i 30 chilometri, quindi, oltre a tutta la bergamasca, anche l’intera area del meratese e del lecchese.
Gli esami degli scarichi hanno riscontrato la presenza di calcite, quarzo, albite, alluminato tricalcio o celite, il lite e caolinite e allumosilicato di calcio e magnesio che generalmente rimangono sospesi in aria ma che in particolari condizioni atmosferiche possono precipitare al suolo. Le sostanze, per lo più minerali, non sono molto tollerate dall’organismo umano e possono provocare fastidiose reazioni cutanee e allergiche, non esluse malattie respiratorie e forse tumorali. Dati precisi sui decessi per cancro a Calusco e dintorni non ve ne sono, ma sono in molti quelli che sostengono che alcune persone sono morte a causa di patologie respiratorie molto rare oche comunque si credevano debellate da tempo.
E’ quindi comprensibile che la perdita di materiale per la lavorazione del cemento che si è verificata due sabati fa abbia destato molta preoccupazione in paese e che i cittadini vogliano vederci chiaro. “Nessuno vuole cacciare l’Italcementi – ha detto Paolo Ghinzani dell’omonima concessionaria che sorge proprio di fronte al colosso industriale – E’ qui da trent’anni e ha dato da vivere a migliaia di persone. Vogliamo però maggiori garanzie e essere informati delle possibili conseguenze delle lavorazioni che vengo effettuate”. Ogni giorno infatti hanno modo di vedere meglio di altri gli effetti della ricaduta di polveri e fumi che imbrattano le macchine esposte costringendoli a spendere centinaia di euro all’anno in pulitura e verniciatura dei veicoli. “Solitamente occorrono tre settimane prima che due dita di polvere coprano completamente le carrozzerie dei nostri veicoli – ha spiegato – ma sabato è bastata qualche ora. Significa che qualcosa non ha funzionato, anche se nessuno ci ha avvertito né ha voluto dirci nulla. I detriti che hanno ricoperto le macchine sono però stati anche inalati da noi e da chi abita nella zona. Ci hanno assicurato che la nuova linea di cottura dell’Italcementi ridurrà le sostanze inquinanti e non abbiamo motivo di dubitarne, anzi ce lo auguriamo tutti. Quanto successo nell’ultimo fine settimana non è però una buona credenziale”.
Wednesday, July 23, 2003
MERATEONLINE 22 07 03
Oltre sessanta persone hanno partecipato all’incontro organizzato da Prc in occasione della Festa di Liberazione per discutere della ``Nuova Calusco``
Il Mostro di Calusco spaventa ancora:
viabilità e inquinamento le ferite aperte
Ai problemi di sempre traffico ed inquinamento , la Nuova Calusco ha portato nuovi problemi: richiesta di altre strade, probabile aumento della produzione e quindi di traffico, maggiore area di caduta dei fumi, 220.000 mq/ora di aria riscaldata, sfregio ad un dei più bei panorami del nord Italia. E la candidatura del medio corso dell’Adda quale sito Patrimonio dell’Umanità è’ caduta nel dimenticatoio.
Il forno inceneritore dei nuovi impianti di produzione dell’Italcementi di Calusco fa ancora paura. E non solo oltre l’Adda, ma anche nei paesi del meratese. Rassicurazioni dei primi cittadini dell’Isola e spiegazioni tecniche dei dirigenti del colosso industriale non sono bastate a placare gli animi e a sgomberare i timori di chi prevede pesanti ripercussioni sulla salute dei cittadini e sulla qualità della vita. Lo confermano i numerosi interventi formulati durante l’incontro proprio sulla centrale denominata “Nuova Calusco” organizzato lunedì sera dal Partito della Rifondazione Comunista in occasione della Festa provinciale di Liberazione che si è sta svolgendo presso i padiglioni della Fiera di Osnago. Alla riunione hanno partecipato oltre sessanta persone che dopo aver ascoltato le relazioni dell’architetto Macario, responsabile Ambiente della provincia di Lecco per Prc e di Livia Grosso della sezione meratese di Legambiente hanno voluto esprimere pareri e preoccupazioni. Oltre a rappresentare un grave sfregio ambientale, la nuova linea di produzione dell’Italcementi ha infatti aperto altre ferite, come quella della necessità di una nuova strada appositamente riservata per il traffico pesante. Il pubblico presente in sala non è riuscito a nascondere la paura sia per le problematiche legate alla salute sia per la "questione ambientale" e paesistica con ricadute in tutta la Brianza Est e la bergamasca occidentale. L’assessore ai Lavori pubblici di Calusco ha ugualmente difeso le scelte dell’Amministrazione, non solo per le concessioni edilizie alla Italcementi, ma anche per la proposta di una nuova tangenziale che potrebbe portare alla costruzione di un nuovo ponte che sostituirà lo storico San Michele, spostando tutta la circolazione tra le due province verso Paderno, Verderio e Robbiate. Dalla serata è emersa comunque l’esigenza di avere dati certi sull’inquinamento prodotto dai nuovi altiforni in grado di bruciare a temperature elevatissime. Tavole tecniche e progetti non sembrano sufficienti e occorre ricucire nel più breve tempo possibile lo strappo che si è creato tra cittadinanza e istituzioni locali per garantire a chi vive nel raggio di influenza degli impianti (almeno 30 chilometri) certezze sulle conseguenze delle ricadute atmosferiche.
Oltre sessanta persone hanno partecipato all’incontro organizzato da Prc in occasione della Festa di Liberazione per discutere della ``Nuova Calusco``
Il Mostro di Calusco spaventa ancora:
viabilità e inquinamento le ferite aperte
Ai problemi di sempre traffico ed inquinamento , la Nuova Calusco ha portato nuovi problemi: richiesta di altre strade, probabile aumento della produzione e quindi di traffico, maggiore area di caduta dei fumi, 220.000 mq/ora di aria riscaldata, sfregio ad un dei più bei panorami del nord Italia. E la candidatura del medio corso dell’Adda quale sito Patrimonio dell’Umanità è’ caduta nel dimenticatoio.
Il forno inceneritore dei nuovi impianti di produzione dell’Italcementi di Calusco fa ancora paura. E non solo oltre l’Adda, ma anche nei paesi del meratese. Rassicurazioni dei primi cittadini dell’Isola e spiegazioni tecniche dei dirigenti del colosso industriale non sono bastate a placare gli animi e a sgomberare i timori di chi prevede pesanti ripercussioni sulla salute dei cittadini e sulla qualità della vita. Lo confermano i numerosi interventi formulati durante l’incontro proprio sulla centrale denominata “Nuova Calusco” organizzato lunedì sera dal Partito della Rifondazione Comunista in occasione della Festa provinciale di Liberazione che si è sta svolgendo presso i padiglioni della Fiera di Osnago. Alla riunione hanno partecipato oltre sessanta persone che dopo aver ascoltato le relazioni dell’architetto Macario, responsabile Ambiente della provincia di Lecco per Prc e di Livia Grosso della sezione meratese di Legambiente hanno voluto esprimere pareri e preoccupazioni. Oltre a rappresentare un grave sfregio ambientale, la nuova linea di produzione dell’Italcementi ha infatti aperto altre ferite, come quella della necessità di una nuova strada appositamente riservata per il traffico pesante. Il pubblico presente in sala non è riuscito a nascondere la paura sia per le problematiche legate alla salute sia per la "questione ambientale" e paesistica con ricadute in tutta la Brianza Est e la bergamasca occidentale. L’assessore ai Lavori pubblici di Calusco ha ugualmente difeso le scelte dell’Amministrazione, non solo per le concessioni edilizie alla Italcementi, ma anche per la proposta di una nuova tangenziale che potrebbe portare alla costruzione di un nuovo ponte che sostituirà lo storico San Michele, spostando tutta la circolazione tra le due province verso Paderno, Verderio e Robbiate. Dalla serata è emersa comunque l’esigenza di avere dati certi sull’inquinamento prodotto dai nuovi altiforni in grado di bruciare a temperature elevatissime. Tavole tecniche e progetti non sembrano sufficienti e occorre ricucire nel più breve tempo possibile lo strappo che si è creato tra cittadinanza e istituzioni locali per garantire a chi vive nel raggio di influenza degli impianti (almeno 30 chilometri) certezze sulle conseguenze delle ricadute atmosferiche.
Tuesday, July 15, 2003
Riferimento all’articolo apparso su Cronache dell’Isola venerdi 11.7.2003 in “speciale Pedemontana”
Caro Direttore,
Si sono formati comitati contro la tangenziale sud di Calusco, comitati per la tangenziale sud di Calusco:
Comitati contro il nuovo ponte sull’Adda, comitati contro il nuovo ponte sull’Adda
perché’ non cerchiamo di uscire da questa spirale: strada si / strada no - ferrovia si/ ferrovia no?
se e’ vero che il problema strada si/ strada no nasce dal nuovo stabilimento Italcementi (chiamiamolo col suo vero nome e non ristrutturazione come ce lo stanno facendo digerire)
allora chiediamo che l’Italcemnti trovi anch’essa una soluzione e non lasci scannare fra loro le amministrazioni limitrofe e fra loro la cittadinanza di uno stesso comune (vedi in Calusco via marconi e zona Torre per il tracciato della tangenziale sud appunto).
Allora che l’Italcementi cerchi anch’essa soluzioni che non siano le solite scontate dando delle priorità.
1° utilizzo della ferrovia, già presente nello stabilimento, per trasportare il materiale prodotto ad un interporto.
2° utilizzo del tunnel esistente tra l’ex monte Gilio e lo stabilimento per riportare il materiale lavorato (cemento) all’ex monte Gilio, da li caricato sui camion .
STRADE STRADE STRADE.
Perche’ non alziamo il tiro della diatriba chiedendo all’Italcementi di bandire un concorso per gli studenti del Politecnico di Ingegneria stradale o ambientale di trovare soluzioni alternative di piu’ ampio raggio e minor impatto ambientale?
Chiediamo che si trovi una soluzione che permetta agli agricoltori di dormire sonni tranquilli,
alla gente comune di respirare aria pulita, di vivere non nel continuo assordante rumore di veicoli pesanti e di non subire l’inquinamento subdolo delle polveri sottili.
Agli alberi, alla fauna in via di estinzione di continuare a riprodursi in tranquillità,
alle acque dei fiumi di continuare a dare vita lungo il loro cammino e lungo il loro corso,
infine ai bambini odierni e futuri di continuare a vivere in un ambiente umano e non disumano??
Grazie,
il Comitato di cittadini per la difesa del verde di Calusco e Solza.
Caro Direttore,
Si sono formati comitati contro la tangenziale sud di Calusco, comitati per la tangenziale sud di Calusco:
Comitati contro il nuovo ponte sull’Adda, comitati contro il nuovo ponte sull’Adda
perché’ non cerchiamo di uscire da questa spirale: strada si / strada no - ferrovia si/ ferrovia no?
se e’ vero che il problema strada si/ strada no nasce dal nuovo stabilimento Italcementi (chiamiamolo col suo vero nome e non ristrutturazione come ce lo stanno facendo digerire)
allora chiediamo che l’Italcemnti trovi anch’essa una soluzione e non lasci scannare fra loro le amministrazioni limitrofe e fra loro la cittadinanza di uno stesso comune (vedi in Calusco via marconi e zona Torre per il tracciato della tangenziale sud appunto).
Allora che l’Italcementi cerchi anch’essa soluzioni che non siano le solite scontate dando delle priorità.
1° utilizzo della ferrovia, già presente nello stabilimento, per trasportare il materiale prodotto ad un interporto.
2° utilizzo del tunnel esistente tra l’ex monte Gilio e lo stabilimento per riportare il materiale lavorato (cemento) all’ex monte Gilio, da li caricato sui camion .
STRADE STRADE STRADE.
Perche’ non alziamo il tiro della diatriba chiedendo all’Italcementi di bandire un concorso per gli studenti del Politecnico di Ingegneria stradale o ambientale di trovare soluzioni alternative di piu’ ampio raggio e minor impatto ambientale?
Chiediamo che si trovi una soluzione che permetta agli agricoltori di dormire sonni tranquilli,
alla gente comune di respirare aria pulita, di vivere non nel continuo assordante rumore di veicoli pesanti e di non subire l’inquinamento subdolo delle polveri sottili.
Agli alberi, alla fauna in via di estinzione di continuare a riprodursi in tranquillità,
alle acque dei fiumi di continuare a dare vita lungo il loro cammino e lungo il loro corso,
infine ai bambini odierni e futuri di continuare a vivere in un ambiente umano e non disumano??
Grazie,
il Comitato di cittadini per la difesa del verde di Calusco e Solza.
Friday, July 11, 2003
MERATEONLINE
Finalmente tutti si sono accorti delle Torri Italcementi
Finalmente!!!
Finalmente,Chi vive all`ombra della torre Italcementi si e` reso conto di vivere accanto ad un GROSSO PROBLEMA, sicuramente brutto, certamente rumoroso e piazzato nel mezzo di una zona difficilmente raggiungibile e densamente popolata.
Quindi oggi le torri vogliono la strada, SI RIPASSANO PIU` DI 200.00O METRI CUBI ALL`ORA DELLA NOSTRA ARIA RESTITUENDOCELA IN CHISSA QUALI CONDIZIONI, DOMANI VORRANNO DIVENTARE INCENERITORE E CHI PIU` NE HA PIU` NE METTA.....
BUON LAVORO AL COMITATO DI SOLZA E DI CALUSCO
Sonia
Finalmente tutti si sono accorti delle Torri Italcementi
Finalmente!!!
Finalmente,Chi vive all`ombra della torre Italcementi si e` reso conto di vivere accanto ad un GROSSO PROBLEMA, sicuramente brutto, certamente rumoroso e piazzato nel mezzo di una zona difficilmente raggiungibile e densamente popolata.
Quindi oggi le torri vogliono la strada, SI RIPASSANO PIU` DI 200.00O METRI CUBI ALL`ORA DELLA NOSTRA ARIA RESTITUENDOCELA IN CHISSA QUALI CONDIZIONI, DOMANI VORRANNO DIVENTARE INCENERITORE E CHI PIU` NE HA PIU` NE METTA.....
BUON LAVORO AL COMITATO DI SOLZA E DI CALUSCO
Sonia
No alla ``Tangenziale di Calusco``
e alla Gronda Nord
Caro Direttore,
Si e’ costituito un comitato composto da cittadini di Calusco e Solza, che vuole fortemente opporsi alla costruzione di una nuova strada comunale definita “ Tangenziale sud di Calusco”, prevista dopo la costruzione della “Nuova Italcementi”.
La contestazione ha origine dalla mancanza d’informazioni data ai cittadini e sull’impatto che questa nuova strada avrà sul territorio.
Si ha l’impressione che il comune di Calusco stia percorrendo tutte le strade immaginabili per far fronte ad un impegno già assunto con l’Italcementi in fase di rilascio della licenza edilizia per le costruzioni delle nuove torri, applicando il motto “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me” compresi parte dei soldi per finanziare la nuova strada. Il risultato finale sarà che, - l’Italcementi dopo aver letteralmente mangiato il monte Giglio e aver costruito le torri -, ci ritroveremo con una nuova provinciale che scaricherà solo del 20 per cento il traffico da via Marconi a fronte di una spesa di 9 milioni di Euro. Chi paga? e che benefici ne ricavano i cittadini di Calusco e Solza?
La volontà’ del comune di Calusco, conosciuta attraverso il vostro giornale di ripristinare il vecchio progetto della gronda nord, rappresenta un pericolo reale per la possibile realizzazione della nuova tangenziale sud. Un elemento di rallentamento era rappresentato dalla mancanza di fondi . Il gioco è molto facile, basta rispolverare un progetto morto da trent’anni e sostituito dalla pedemontana, (tracciato regionale e provinciale presentato in primavera 2003 che prevede l’attraversamento dell’Adda a Bottanuco) cosi facendo, il tracciato individuato non sarà più definito “tangenziale sud di Calusco” ma gronda nord e d’incanto i problemi economici per il comune di Calusco sono risolti. Vale a dire facciamo le strade la’ dove qualcuno le paga e non dove servono a spese della regione e della provincia. Italcementi compresa.
Un altro fattore di pericolo e’ la possibile trattativa fra l’amministrazione di Calusco e l’Italcementi quale possibilità’ di scambio fra la distruzione della cresta dell’ex Monte Giglio in Calusco e il finanziamento della tangenziale sud da parte del gruppo industriale.
Al momento il progetto dell’italcementi di spianare la cresta e’ bloccato proprio dall’amministrazione.
La zona verde che si vuole difendere e’ coltivata da due aziende agricole, che rischiano di dover cessare la propria attività’, nonostante il comune di Calusco abbia aderito ad “Agenda 21” e tuteli, sulla carta, le attività’ agricole.
Inoltre la nuova strada corre parallela ai confini del Parco Adda Nord, che vedrà coinvolto, da rumore e inquinamento, il suo territorio, colpito già’ duramente dalle cave e dallo scarico fognario che confluisce, 8.000 abitanti circa, direttamente nell’Adda. Questa si è una priorità, non la strada.
Questo pezzo di terra rimane infine l’ultima zona non abitata che fa da cuscinetto fra le aree abitative di Calusco e Solza, oltre che essere un polmone verde.
Il comitato fino ad ora si e’ mosso per far conoscere alla popolazione di Calusco e Solza il pericolo che rappresenta tale nuova via, con una campagna di sensibilizzazione ed una raccolta firme .
Al momento le firme superano la quota 1500, e la raccolta continua.
Il prossimo passo sarà’ quello di effettuare un’assemblea pubblica per informare la popolazione dei due paesi sulla reale portata della nuova strada, che ha visto anche la necessita’ di approvare una quarta variante al PRG con una delibera del Consiglio Comunale, di cui si e’ chiesto copia per le opportune osservazioni.
Il comitato di cittadini
per la difesa del verde di Calusco e Solza
e alla Gronda Nord
Caro Direttore,
Si e’ costituito un comitato composto da cittadini di Calusco e Solza, che vuole fortemente opporsi alla costruzione di una nuova strada comunale definita “ Tangenziale sud di Calusco”, prevista dopo la costruzione della “Nuova Italcementi”.
La contestazione ha origine dalla mancanza d’informazioni data ai cittadini e sull’impatto che questa nuova strada avrà sul territorio.
Si ha l’impressione che il comune di Calusco stia percorrendo tutte le strade immaginabili per far fronte ad un impegno già assunto con l’Italcementi in fase di rilascio della licenza edilizia per le costruzioni delle nuove torri, applicando il motto “io do una cosa a te e tu dai una cosa a me” compresi parte dei soldi per finanziare la nuova strada. Il risultato finale sarà che, - l’Italcementi dopo aver letteralmente mangiato il monte Giglio e aver costruito le torri -, ci ritroveremo con una nuova provinciale che scaricherà solo del 20 per cento il traffico da via Marconi a fronte di una spesa di 9 milioni di Euro. Chi paga? e che benefici ne ricavano i cittadini di Calusco e Solza?
La volontà’ del comune di Calusco, conosciuta attraverso il vostro giornale di ripristinare il vecchio progetto della gronda nord, rappresenta un pericolo reale per la possibile realizzazione della nuova tangenziale sud. Un elemento di rallentamento era rappresentato dalla mancanza di fondi . Il gioco è molto facile, basta rispolverare un progetto morto da trent’anni e sostituito dalla pedemontana, (tracciato regionale e provinciale presentato in primavera 2003 che prevede l’attraversamento dell’Adda a Bottanuco) cosi facendo, il tracciato individuato non sarà più definito “tangenziale sud di Calusco” ma gronda nord e d’incanto i problemi economici per il comune di Calusco sono risolti. Vale a dire facciamo le strade la’ dove qualcuno le paga e non dove servono a spese della regione e della provincia. Italcementi compresa.
Un altro fattore di pericolo e’ la possibile trattativa fra l’amministrazione di Calusco e l’Italcementi quale possibilità’ di scambio fra la distruzione della cresta dell’ex Monte Giglio in Calusco e il finanziamento della tangenziale sud da parte del gruppo industriale.
Al momento il progetto dell’italcementi di spianare la cresta e’ bloccato proprio dall’amministrazione.
La zona verde che si vuole difendere e’ coltivata da due aziende agricole, che rischiano di dover cessare la propria attività’, nonostante il comune di Calusco abbia aderito ad “Agenda 21” e tuteli, sulla carta, le attività’ agricole.
Inoltre la nuova strada corre parallela ai confini del Parco Adda Nord, che vedrà coinvolto, da rumore e inquinamento, il suo territorio, colpito già’ duramente dalle cave e dallo scarico fognario che confluisce, 8.000 abitanti circa, direttamente nell’Adda. Questa si è una priorità, non la strada.
Questo pezzo di terra rimane infine l’ultima zona non abitata che fa da cuscinetto fra le aree abitative di Calusco e Solza, oltre che essere un polmone verde.
Il comitato fino ad ora si e’ mosso per far conoscere alla popolazione di Calusco e Solza il pericolo che rappresenta tale nuova via, con una campagna di sensibilizzazione ed una raccolta firme .
Al momento le firme superano la quota 1500, e la raccolta continua.
Il prossimo passo sarà’ quello di effettuare un’assemblea pubblica per informare la popolazione dei due paesi sulla reale portata della nuova strada, che ha visto anche la necessita’ di approvare una quarta variante al PRG con una delibera del Consiglio Comunale, di cui si e’ chiesto copia per le opportune osservazioni.
Il comitato di cittadini
per la difesa del verde di Calusco e Solza
Thursday, July 10, 2003
L'ECO DI BERGAMO 10 07 03
Gronda est, una linea diretta con la Svizzera
Presentato il progetto della Seregno-Bergamo-Treviglio: 35 chilometri per i treni merci
Una nuova doppia linea ferroviaria per il trasporto merci interesserà il territorio di sei comuni bergamaschi: è iniziato l'iter per la gronda ferroviaria est Seregno-Bergamo-Treviglio, 35 chilometri su due binari.
La gronda est, il cui progetto preliminare è stato presentato da Rete ferroviaria italiana spa (Rfi, una società di infrastrutture delle Ferrovie dello Stato) alla Regione, alle Province e ai Comuni, farà parte della nuova linea Bellinzona-Treviglio, che dal traforo del Gottardo si collegherebbe a Seregno sulla Milano-Como, scendendo sulla Bergamo-Treviglio e collegandosi poi alla Milano-Venezia. Sarà dedicata solo al trasporto merci: 170 treni al giorno, 7 ogni ora. Tempo limite per l'ultimazione dell'opera è il 2014: la gronda è stata individuata nel primo programma delle infrastrutture strategiche. La nuova linea ferroviaria nasce da un lato dalla Svizzera, che dal 2013 non vuole più importare merci trasportate su gomma, dall'altro lato Regione e Governo intendono alleggerire le strade congestionate da autoveicoli.
Il progetto preliminare è stato presentato in Regione il 4 giugno e ai comuni bergamaschi il 12, con la richiesta di formulare le osservazioni entro domani, per poi presentarle in una Conferenza di Servizi alla quale parteciperanno la Regione e il ministero dei Trasporti e dell'ambiente. Sei sono i comuni bergamaschi interessati: Bottanuco, Capriate San Gervasio, Filago, Osio Sopra, Dalmine e Levate.
Cos? come disegnata dai progettisti di Rfi, la nuova linea avrebbe un forte impatto ambientale, soprattutto dopo l'attraversamento del Brembo, essendo completamente sopraelevata e incrociando nel territorio di Dalmine l'autostrada A4. Non sono previste stazioni, ma l'assessore provinciale Felice Sonzogni spiega che potrà essere richiesta l'istituzione di stazioni: «La gronda è destinata al soprattutto il trasporto merci – spiega –. Nel piano territoriale di coordinamento provinciale chiederemo due stazioni, una nell'area di Dalmine e l'altra nell'Isola. ? una grossa opportunità che creerebbe un filo diretto tra Bergamo-Treviglio e la Svizzera. Ci permetterebbe inoltre di alleggerire la ferrovia tra Calusco, Terno, Ponte San Pietro e Bergamo, per creare un sistema più leggero di metropolitana locale. Valuteremo il progetto con i sindaci e avremo un incontro in Regione marted? prossimo. Chiederemo il massimo rispetto per il territorio».
La gronda passerebbe nella sua prima parte di territorio bergamasco per Bottanuco vicino alla frazione di Cerro. Il corridoio individuato corrisponderebbe a quello dell'autostrada pedemontana e l'attraversamento dell'Adda comporterebbe la realizzazione di un viadotto di più di un chilometro. San Gervasio, nel territorio di Capriate, sarebbe solamente lambito dal nuovo percorso, in un primo tratto di galleria e poi in trincea. Filago e Marne rischierebbero di essere divisi ulteriormente dal passaggio del nuovo tratto di ferrovia che passerebbe molto vicino al centro di Filago, a pochi metri dall'area che comprende il centro sportivo, le scuole medie e il futuro centro anziani. L'impatto dell'opera aumenta nella parte est del Brembo, con viadotti sopraelevati a nord del territorio di Osio Sopra e sotto Mariano di Dalmine, con terrapieni tra il passaggio dei binari e il livello terra. Il comune più colpito dalla gronda est sarebbe per? Levate, che si troverebbe chiuso fra tre ferrovie: la Bergamo-Treviglio, quella della Dalmine e la gronda est, subendo anche il doppio collegamento di quest'ultima alla Bergamo-Treviglio, da un lato verso la Bassa e dall'altra verso Bergamo. L'area individuata dal progetto inoltre sarebbe in pieno contrasto col piano regolatore di Levate, che prevede a nord del centro abitato la realizzazione di nuovi edifici per le scuole.
Armando Di Landro
I sindaci: tanta fretta e poca cura del territorio
Sul progetto preliminare per la nuova gronda est, doppia linea ferroviaria da Seregno a Bergamo e Treviglio, sindaci e assessori dei sei comuni bergamaschi interessati esprimono molti dubbi.
Il Consiglio comunale di Levate ieri si è detto contrario alla nuova opera. «Abbiamo potuto vedere il progetto solo negli ultimi giorni con la pretesa di valutarlo al più presto – dichiara Paolo Longaretti, assessore all'ecologia di Levate –. Ci ritroveremo ad avere un territorio chiuso tra la ferrovia della Dalmine, la Bergamo Treviglio e la gronda est, che dovrebbe passare proprio sopra il centro abitato».
Per il sindaco di Osio Sopra Piergiorgio Gregori, della lista Osio Aperta: «C'è stata una totale mancanza di rispetto del progetto, che va a calarsi tra residenze, scuole, parchi e cascine». Secondo Gregori il progetto costringe a mantenere i collegamenti con il territorio con sottopassi, non fa i conti con altre infrastrutture in progetto come pedegronda stradale e quarta corsia dell'A4.
«Potenziare il trasporto su rotaia è positivo – afferma Francesca Bruschi, sindaco di centrosinistra di Dalmine –. Ma il progetto non tiene conto della realtà locale. Venerd? il Consiglio comunale rimarcherà che la scelta del corridoio della nuova ferrovia non è spiegata e che non avremo nuove stazioni per pendolari sul territorio, visto che la gronda sarà dedicata al trasporto merci. Ci sarà inoltre un impatto che comporterà un degrado del territorio soprattutto dovuto al fatto che la struttura del viadotto poggerà su terrapieni che creeranno delle barriere».
Capriate San Gervasio sarà solo lambita dalla nuova ferrovia. «Chiederemo in particolare, di concerto con gli altri Comuni, che le opere di mitigazione dell'impatto della nuova opera siano adeguate», ha dichiarato il sindaco Cristiano Esposito della Lega Nord. «Non porremo pregiudiziali – spiega l'assessore di Bottanuco , Michele Mosca –. Il problema è che territori lasciati “liberi” oggi sono considerati da sfruttare per nuove infrastrutture. Gradiremmo che non venga svalutato il tracciato storico da Calusco a Bergamo. Per noi è improponibile inoltre valutare un progetto che in un determinato punto sopra l'Adda corrisponde al passaggio della pedemontana stradale».
Dure le critiche da parte di Pierangelo Pasquini, assessore all'Ecologia di Filago : «Non siamo stati assolutamente coinvolti per individuare un tracciato, il nostro paese è lambito dalla nuova opera che si troverà a pochi metri dalle scuole e dai condomini. Non è giusto allungare i tempi a dismisura per nuove infrastrutture, ma bisognerebbe sempre cercare di considerare le esigenze locali».
A. D. L.
Gronda est, una linea diretta con la Svizzera
Presentato il progetto della Seregno-Bergamo-Treviglio: 35 chilometri per i treni merci
Una nuova doppia linea ferroviaria per il trasporto merci interesserà il territorio di sei comuni bergamaschi: è iniziato l'iter per la gronda ferroviaria est Seregno-Bergamo-Treviglio, 35 chilometri su due binari.
La gronda est, il cui progetto preliminare è stato presentato da Rete ferroviaria italiana spa (Rfi, una società di infrastrutture delle Ferrovie dello Stato) alla Regione, alle Province e ai Comuni, farà parte della nuova linea Bellinzona-Treviglio, che dal traforo del Gottardo si collegherebbe a Seregno sulla Milano-Como, scendendo sulla Bergamo-Treviglio e collegandosi poi alla Milano-Venezia. Sarà dedicata solo al trasporto merci: 170 treni al giorno, 7 ogni ora. Tempo limite per l'ultimazione dell'opera è il 2014: la gronda è stata individuata nel primo programma delle infrastrutture strategiche. La nuova linea ferroviaria nasce da un lato dalla Svizzera, che dal 2013 non vuole più importare merci trasportate su gomma, dall'altro lato Regione e Governo intendono alleggerire le strade congestionate da autoveicoli.
Il progetto preliminare è stato presentato in Regione il 4 giugno e ai comuni bergamaschi il 12, con la richiesta di formulare le osservazioni entro domani, per poi presentarle in una Conferenza di Servizi alla quale parteciperanno la Regione e il ministero dei Trasporti e dell'ambiente. Sei sono i comuni bergamaschi interessati: Bottanuco, Capriate San Gervasio, Filago, Osio Sopra, Dalmine e Levate.
Cos? come disegnata dai progettisti di Rfi, la nuova linea avrebbe un forte impatto ambientale, soprattutto dopo l'attraversamento del Brembo, essendo completamente sopraelevata e incrociando nel territorio di Dalmine l'autostrada A4. Non sono previste stazioni, ma l'assessore provinciale Felice Sonzogni spiega che potrà essere richiesta l'istituzione di stazioni: «La gronda è destinata al soprattutto il trasporto merci – spiega –. Nel piano territoriale di coordinamento provinciale chiederemo due stazioni, una nell'area di Dalmine e l'altra nell'Isola. ? una grossa opportunità che creerebbe un filo diretto tra Bergamo-Treviglio e la Svizzera. Ci permetterebbe inoltre di alleggerire la ferrovia tra Calusco, Terno, Ponte San Pietro e Bergamo, per creare un sistema più leggero di metropolitana locale. Valuteremo il progetto con i sindaci e avremo un incontro in Regione marted? prossimo. Chiederemo il massimo rispetto per il territorio».
La gronda passerebbe nella sua prima parte di territorio bergamasco per Bottanuco vicino alla frazione di Cerro. Il corridoio individuato corrisponderebbe a quello dell'autostrada pedemontana e l'attraversamento dell'Adda comporterebbe la realizzazione di un viadotto di più di un chilometro. San Gervasio, nel territorio di Capriate, sarebbe solamente lambito dal nuovo percorso, in un primo tratto di galleria e poi in trincea. Filago e Marne rischierebbero di essere divisi ulteriormente dal passaggio del nuovo tratto di ferrovia che passerebbe molto vicino al centro di Filago, a pochi metri dall'area che comprende il centro sportivo, le scuole medie e il futuro centro anziani. L'impatto dell'opera aumenta nella parte est del Brembo, con viadotti sopraelevati a nord del territorio di Osio Sopra e sotto Mariano di Dalmine, con terrapieni tra il passaggio dei binari e il livello terra. Il comune più colpito dalla gronda est sarebbe per? Levate, che si troverebbe chiuso fra tre ferrovie: la Bergamo-Treviglio, quella della Dalmine e la gronda est, subendo anche il doppio collegamento di quest'ultima alla Bergamo-Treviglio, da un lato verso la Bassa e dall'altra verso Bergamo. L'area individuata dal progetto inoltre sarebbe in pieno contrasto col piano regolatore di Levate, che prevede a nord del centro abitato la realizzazione di nuovi edifici per le scuole.
Armando Di Landro
I sindaci: tanta fretta e poca cura del territorio
Sul progetto preliminare per la nuova gronda est, doppia linea ferroviaria da Seregno a Bergamo e Treviglio, sindaci e assessori dei sei comuni bergamaschi interessati esprimono molti dubbi.
Il Consiglio comunale di Levate ieri si è detto contrario alla nuova opera. «Abbiamo potuto vedere il progetto solo negli ultimi giorni con la pretesa di valutarlo al più presto – dichiara Paolo Longaretti, assessore all'ecologia di Levate –. Ci ritroveremo ad avere un territorio chiuso tra la ferrovia della Dalmine, la Bergamo Treviglio e la gronda est, che dovrebbe passare proprio sopra il centro abitato».
Per il sindaco di Osio Sopra Piergiorgio Gregori, della lista Osio Aperta: «C'è stata una totale mancanza di rispetto del progetto, che va a calarsi tra residenze, scuole, parchi e cascine». Secondo Gregori il progetto costringe a mantenere i collegamenti con il territorio con sottopassi, non fa i conti con altre infrastrutture in progetto come pedegronda stradale e quarta corsia dell'A4.
«Potenziare il trasporto su rotaia è positivo – afferma Francesca Bruschi, sindaco di centrosinistra di Dalmine –. Ma il progetto non tiene conto della realtà locale. Venerd? il Consiglio comunale rimarcherà che la scelta del corridoio della nuova ferrovia non è spiegata e che non avremo nuove stazioni per pendolari sul territorio, visto che la gronda sarà dedicata al trasporto merci. Ci sarà inoltre un impatto che comporterà un degrado del territorio soprattutto dovuto al fatto che la struttura del viadotto poggerà su terrapieni che creeranno delle barriere».
Capriate San Gervasio sarà solo lambita dalla nuova ferrovia. «Chiederemo in particolare, di concerto con gli altri Comuni, che le opere di mitigazione dell'impatto della nuova opera siano adeguate», ha dichiarato il sindaco Cristiano Esposito della Lega Nord. «Non porremo pregiudiziali – spiega l'assessore di Bottanuco , Michele Mosca –. Il problema è che territori lasciati “liberi” oggi sono considerati da sfruttare per nuove infrastrutture. Gradiremmo che non venga svalutato il tracciato storico da Calusco a Bergamo. Per noi è improponibile inoltre valutare un progetto che in un determinato punto sopra l'Adda corrisponde al passaggio della pedemontana stradale».
Dure le critiche da parte di Pierangelo Pasquini, assessore all'Ecologia di Filago : «Non siamo stati assolutamente coinvolti per individuare un tracciato, il nostro paese è lambito dalla nuova opera che si troverà a pochi metri dalle scuole e dai condomini. Non è giusto allungare i tempi a dismisura per nuove infrastrutture, ma bisognerebbe sempre cercare di considerare le esigenze locali».
A. D. L.
Tuesday, July 08, 2003
LA PROVINCIA DI LECCO 08 07 03
Paderno d’adda
PADERNO (l. pe.) I sindaci dell’Isola Bergamasca spingono per spostare più a nord rispetto ai tracciati fin qui delineati la Pedemontana e questo vorrebbe dire un ponte parallelo al San Michele, con strade che toccherebbero il territorio agricolo di Paderno. Il tracciato proposto dall’assemblea dei sindaci dei 21 paesi dell’Isola vedrebbe il ponte sorgere tra Solza e Calusco d’Adda, per proseguire verso Verderio sino all’incrocio della Sernovella, tagliando i campi di Paderno e Verderio Superiore. Dall’altra parte del fiume il tracciato si innesterebbe su una nuova strada che il Comune di Calusco intende realizzare a sud del complesso industriale dell’Italcementi, raggiungere Solza, proseguire per Terno d’Isola e arrivare allo svincolo tra Bonate Sopra e Presezzo. Toccherà all’Amministrazione provinciale di Bergamo scegliere il tracciato, di concerto con la Regione, che hanno già definito un corridoio di massima che va da Brivio a Bottanuco. Il nuovo ponte, secondo quanto proposto dai sindaci bergamaschi, dovrebbe sorgere cento metri a sud del San Michele, tagliando il Parco Adda Nord e occupando le aree agricole dove l’Agip voleva perforare per cercare idrocarburi. Risponde al tracciato della Gronda Nord del vecchio progetto «Mirando», che risale ad oltre vent’anni fa e che non fu mai realizzato. La notizia ha allarmato l’amministrazione comunale di Paderno, che ha già annunciato l’intenzione di opporsi a questa ipotesi che sconvolgerebbe l’assetto agricolo ed urbano del paese. Ha inoltre manifestato irritazione per non essere stata consultata preventivamente.
Paderno d’adda
PADERNO (l. pe.) I sindaci dell’Isola Bergamasca spingono per spostare più a nord rispetto ai tracciati fin qui delineati la Pedemontana e questo vorrebbe dire un ponte parallelo al San Michele, con strade che toccherebbero il territorio agricolo di Paderno. Il tracciato proposto dall’assemblea dei sindaci dei 21 paesi dell’Isola vedrebbe il ponte sorgere tra Solza e Calusco d’Adda, per proseguire verso Verderio sino all’incrocio della Sernovella, tagliando i campi di Paderno e Verderio Superiore. Dall’altra parte del fiume il tracciato si innesterebbe su una nuova strada che il Comune di Calusco intende realizzare a sud del complesso industriale dell’Italcementi, raggiungere Solza, proseguire per Terno d’Isola e arrivare allo svincolo tra Bonate Sopra e Presezzo. Toccherà all’Amministrazione provinciale di Bergamo scegliere il tracciato, di concerto con la Regione, che hanno già definito un corridoio di massima che va da Brivio a Bottanuco. Il nuovo ponte, secondo quanto proposto dai sindaci bergamaschi, dovrebbe sorgere cento metri a sud del San Michele, tagliando il Parco Adda Nord e occupando le aree agricole dove l’Agip voleva perforare per cercare idrocarburi. Risponde al tracciato della Gronda Nord del vecchio progetto «Mirando», che risale ad oltre vent’anni fa e che non fu mai realizzato. La notizia ha allarmato l’amministrazione comunale di Paderno, che ha già annunciato l’intenzione di opporsi a questa ipotesi che sconvolgerebbe l’assetto agricolo ed urbano del paese. Ha inoltre manifestato irritazione per non essere stata consultata preventivamente.
L’ECO DI BERGAMO 08 07 03
«Questa strada farà sparire i nostri campi»
Grido d'allarme degli ultimi due agricoltori contro la nuova circonvallazione sud
CALUSCO «Non fate morire l'agricoltura di Calusco per costruire una strada». È questo l'appello di Enzo Manzoni, 46 anni, titolare di una delle ultime due aziende agricole del paese.
«La tangenziale sud del paese – spiega Manzoni, che parla anche per l'altro imprenditore – passerà nel cuore di quella vasta area agricola a sud della ferrovia e dell'Italcementi, ai confini con Solza, tagliandola quasi esattamente in due. A sinistra e a destra della nuova strada rimarranno così appezzamenti di modeste dimensioni, del tutto inadatti a essere coltivati in modo moderno e redditizio. Di conseguenza la mia azienda e quella Michelazzo saranno costrette a chiudere. E con la loro chiusura l'agricoltura scomparirà da Calusco. Le nostre due imprese agricole sono le ultime rimaste in paese».
Intanto con l'approvazione a maggioranza della variante al piano regolatore, l'Amministrazione comunale ha ufficializzato il tracciato della circonvallazione sud che dovrà alleggerire via Marconi dal traffico pesante, in particolar modo della cementeria Italcementi. «Per Calusco è un'opera fondamentale – afferma il sindaco Rinaldo Colleoni (lista «Lineacomune») –. Non si può tollerare un traffico continuo e se pensiamo che in futuro la problematica crescerà, questa circonvallazione è un'alternativa necessaria. Le conclusioni della società che ha redatto lo studio di fattibilità della strada a sud di Calusco sono positive, e non solo per Calusco, ma anche per Solza». Da oltre un anno, anche con il supporto di un legale, Enzo Manzoni si è più volte rivolto al Comune di Calusco, per avere garanzie sul futuro. «Mi rendo conto dei problemi viabilistici del paese – prosegue Manzoni – ma non credo sia giusto penalizzare in questo modo l'agricoltura e l'ambiente naturale. La nuova strada, nel giro di pochi anni, attrarrà inevitabilmente nuove edificazioni industriali, che faranno scomparire anche gli ultimi campi coltivati. Quest'anno è entrato pienamente in funzione il nuovo impianto di irrigazione a pioggia, costato miliardi, che mi permetterà un salto di qualità per dedicarmi alle coltivazioni biologiche, sempre più richieste dal mercato. Sarebbe un traguardo importante per la mia azienda, a conduzione familiare, che ereditai da mia padre».
«Da parte mia – spiega il sindaco – spero che la situazione non sia così drammatica. Non nego che la nuova strada porterà dei danni alle attività agricole, ma continuo ad augurarmi che non si arrivi alla chiusura delle due aziende, anche perché resteranno disponibili ampie aree coltivabili. Siamo di fronte a due valori in conflitto: alla conservazione e alla cura dell'ambiente naturale e agricolo si contrappone la salute delle migliaia di cittadini che risiedono nella parte centrale del paese, che da anni devono sopportare un volume di traffico pari a 30 mila veicoli al giorno. Non possiamo fare finta di niente: occorre perseguire, in modo equilibrato, il bene di tutta la popolazione. Tutti dobbiamo cercare di cogliere il bene più ampio del nostro Comune, anche se questo può comportare dei sacrifici a livello individuale. Vorrei però ricordare che l'ipotesi della tangenziale sud non è certo frutto di questa Amministrazione, essendo prevista da circa trent'anni».
«Quanto alla possibilità di nuovi insediamenti industriali – dice il sindaco – mi sento di poter rassicurare, anche se, per onestà, non posso parlare per le Amministrazioni che verranno. Nella seduta del Consiglio comunale del 20 giugno, la zona agricola compresa tra la ferrovia e la futura strada è stata inserita nel Plis, cioè il Parco locale di interesse sovracomunale, che intende proteggere proprio le aree agricole e naturali. In pratica, una sorta di prolungamento del Parco Adda Nord, che si estende subito a sud della progettata strada».
«Formulato il progetto esecutivo della strada, stiamo valutando le possibilità di eventuali finanziamenti pubblici – conclude il sindaco –. Era necessario che il piano regolatore prevedesse con precisione il passaggio della strada, prima di trovare i finanziamenti, per i quali ci rivolgeremo all'Italcementi». A questo proposito la minoranza consiliare, Casa delle libertà, ha votato contro perché i finanziamenti dell'opera non sarebbero certi.
Angelo Monzani
Renzo Zonca
«Questa strada farà sparire i nostri campi»
Grido d'allarme degli ultimi due agricoltori contro la nuova circonvallazione sud
CALUSCO «Non fate morire l'agricoltura di Calusco per costruire una strada». È questo l'appello di Enzo Manzoni, 46 anni, titolare di una delle ultime due aziende agricole del paese.
«La tangenziale sud del paese – spiega Manzoni, che parla anche per l'altro imprenditore – passerà nel cuore di quella vasta area agricola a sud della ferrovia e dell'Italcementi, ai confini con Solza, tagliandola quasi esattamente in due. A sinistra e a destra della nuova strada rimarranno così appezzamenti di modeste dimensioni, del tutto inadatti a essere coltivati in modo moderno e redditizio. Di conseguenza la mia azienda e quella Michelazzo saranno costrette a chiudere. E con la loro chiusura l'agricoltura scomparirà da Calusco. Le nostre due imprese agricole sono le ultime rimaste in paese».
Intanto con l'approvazione a maggioranza della variante al piano regolatore, l'Amministrazione comunale ha ufficializzato il tracciato della circonvallazione sud che dovrà alleggerire via Marconi dal traffico pesante, in particolar modo della cementeria Italcementi. «Per Calusco è un'opera fondamentale – afferma il sindaco Rinaldo Colleoni (lista «Lineacomune») –. Non si può tollerare un traffico continuo e se pensiamo che in futuro la problematica crescerà, questa circonvallazione è un'alternativa necessaria. Le conclusioni della società che ha redatto lo studio di fattibilità della strada a sud di Calusco sono positive, e non solo per Calusco, ma anche per Solza». Da oltre un anno, anche con il supporto di un legale, Enzo Manzoni si è più volte rivolto al Comune di Calusco, per avere garanzie sul futuro. «Mi rendo conto dei problemi viabilistici del paese – prosegue Manzoni – ma non credo sia giusto penalizzare in questo modo l'agricoltura e l'ambiente naturale. La nuova strada, nel giro di pochi anni, attrarrà inevitabilmente nuove edificazioni industriali, che faranno scomparire anche gli ultimi campi coltivati. Quest'anno è entrato pienamente in funzione il nuovo impianto di irrigazione a pioggia, costato miliardi, che mi permetterà un salto di qualità per dedicarmi alle coltivazioni biologiche, sempre più richieste dal mercato. Sarebbe un traguardo importante per la mia azienda, a conduzione familiare, che ereditai da mia padre».
«Da parte mia – spiega il sindaco – spero che la situazione non sia così drammatica. Non nego che la nuova strada porterà dei danni alle attività agricole, ma continuo ad augurarmi che non si arrivi alla chiusura delle due aziende, anche perché resteranno disponibili ampie aree coltivabili. Siamo di fronte a due valori in conflitto: alla conservazione e alla cura dell'ambiente naturale e agricolo si contrappone la salute delle migliaia di cittadini che risiedono nella parte centrale del paese, che da anni devono sopportare un volume di traffico pari a 30 mila veicoli al giorno. Non possiamo fare finta di niente: occorre perseguire, in modo equilibrato, il bene di tutta la popolazione. Tutti dobbiamo cercare di cogliere il bene più ampio del nostro Comune, anche se questo può comportare dei sacrifici a livello individuale. Vorrei però ricordare che l'ipotesi della tangenziale sud non è certo frutto di questa Amministrazione, essendo prevista da circa trent'anni».
«Quanto alla possibilità di nuovi insediamenti industriali – dice il sindaco – mi sento di poter rassicurare, anche se, per onestà, non posso parlare per le Amministrazioni che verranno. Nella seduta del Consiglio comunale del 20 giugno, la zona agricola compresa tra la ferrovia e la futura strada è stata inserita nel Plis, cioè il Parco locale di interesse sovracomunale, che intende proteggere proprio le aree agricole e naturali. In pratica, una sorta di prolungamento del Parco Adda Nord, che si estende subito a sud della progettata strada».
«Formulato il progetto esecutivo della strada, stiamo valutando le possibilità di eventuali finanziamenti pubblici – conclude il sindaco –. Era necessario che il piano regolatore prevedesse con precisione il passaggio della strada, prima di trovare i finanziamenti, per i quali ci rivolgeremo all'Italcementi». A questo proposito la minoranza consiliare, Casa delle libertà, ha votato contro perché i finanziamenti dell'opera non sarebbero certi.
Angelo Monzani
Renzo Zonca
Friday, July 04, 2003
MERATEONLINE 04 07 03
La proposta deve ancora essere valutata dalla consulta
dei 21 comuni dell’Isola Bergamasca
Paderno - Un nuovo ponte sull’Adda:
l’Isola rispolvera il ‘’progetto Miranda’’
ma il sindaco Angelo Rotta dice no
Contro l’iniziativa è già partita una raccolta firme
e anche il primo cittadino di Paderno ha annunciato
l’opposizione all’ipotesi di recupero della Gronda Nord
Un nuovo ponte, parallelo al San Michele e distante solo un centinaio di metri dalla celebre struttura in ferro, potrebbe essere costruito a Paderno. I sindaci dei 21 comuni dell’Isola Bergamasca vorrebbero infatti spostare più a nord rispetto ai progetti sin qui analizzati il tracciato della Pedemontana che cos? dovrebbe passare tra Solza e Calusco d’Adda, invece che da Capriate San Gervaso. La parola definitiva spetta ora all’Amministrazione provinciale di Bergamo e alla Regione Lombardia che di per sé si sono già espressi in più occasioni ribadendo che i nuovi attraversamenti sull’Adda dovranno sorgere a Brivio e Bottanuco. In caso di ripensamenti per? il secondo intervento verrà spostato più in alto, tra Calusco e Paderno appunto. Vicino allo storico e celebre ponte simbolo della Brianza e in mezzo al Parco Adda Nord svetterà un’altra campata destinata a far defluire il traffico tra le due province. L’ipotesi al momento è ancora allo studio dei tecnici, anche perché la Consulta dei 21 paesi dell’Isola ha solo funzione propositiva e non pu? assumere alcuna decisione vincolante, ma i disegni per la variante sono già pronti.
L’assemblea di primi cittadini deve inoltre ancora esprimere il proprio parere nell’ambito delle osservazioni al Piano territoriale di coordinamento e qualcuno ha già annunciato l’intenzione di boicottare l’alternativa. La grande via di comunicazione dovrebbe innestarsi con l’asse viario interurbano nei pressi dello svincolo di Bonate Sopra e Presezzo, toccare Terno d’Isola e raggiungere Solza, a sud di Calusco, sfruttando una strada comunale che l’Amministrazione di Calusco, guidata da Rinaldo Colleoni, intende realizzare a sud del complesso industriale dell’Italcementi. Dopo aver superato il fiume il tracciato dovrebbe poi proseguire verso Verderio sino all’incrocio della Sernovella, sfruttando le zone agricole in cui l’Agip aveva manifestato l’intenzione di installare un pozzo petrolifero. I disegni proposti dalla Consulta non sarebbero dunque che la riedizione della vecchia Gronda Nord di cui si parlava già una trentina di anni fa con il cos? detto “progetto Miranda”.
Contro la proposta sono per? state sollevate numerose critiche. Nella bergamasca è stato anche costituito un apposito comitato di cittadini che sta raccogliendo firme per bocciare i disegni della Gronda e la strada comunale di Calusco che ha richiesto pure una variante di Piano regolatore. Ma anche il sindaco di Paderno d’Adda Angelo Rotta è pronto a dare battaglia e a stento riesce a mascherare il disappunto verso i colleghi d’oltre Adda: “Ammetto di essere molto infastidito – ha commentato – perché non è ammissibile che i rappresentanti di alcuni enti locali formulino proposte che vanno a creare scompensi e disagi in casa d’altri senza neppure preoccuparsi di contattarli. Se pensano di poter fare quello che vogliono coinvolgendo anche Paderno si sbagliano di grosso”. Nessuno dalla bergamasca si è infatti mai preoccupato di contattare i colleghi del lecchese. Rotta ha inoltre evidenziato che il nuovo ponte a Paderno non rientra più tra le priorità della Regione Lombardia in campo viabilistico. “Sarà difficile – ha concluso – che riescano a realizzare i loro progetti e in ogni modo non godranno certo del nostro appoggio”.
La proposta deve ancora essere valutata dalla consulta
dei 21 comuni dell’Isola Bergamasca
Paderno - Un nuovo ponte sull’Adda:
l’Isola rispolvera il ‘’progetto Miranda’’
ma il sindaco Angelo Rotta dice no
Contro l’iniziativa è già partita una raccolta firme
e anche il primo cittadino di Paderno ha annunciato
l’opposizione all’ipotesi di recupero della Gronda Nord
Un nuovo ponte, parallelo al San Michele e distante solo un centinaio di metri dalla celebre struttura in ferro, potrebbe essere costruito a Paderno. I sindaci dei 21 comuni dell’Isola Bergamasca vorrebbero infatti spostare più a nord rispetto ai progetti sin qui analizzati il tracciato della Pedemontana che cos? dovrebbe passare tra Solza e Calusco d’Adda, invece che da Capriate San Gervaso. La parola definitiva spetta ora all’Amministrazione provinciale di Bergamo e alla Regione Lombardia che di per sé si sono già espressi in più occasioni ribadendo che i nuovi attraversamenti sull’Adda dovranno sorgere a Brivio e Bottanuco. In caso di ripensamenti per? il secondo intervento verrà spostato più in alto, tra Calusco e Paderno appunto. Vicino allo storico e celebre ponte simbolo della Brianza e in mezzo al Parco Adda Nord svetterà un’altra campata destinata a far defluire il traffico tra le due province. L’ipotesi al momento è ancora allo studio dei tecnici, anche perché la Consulta dei 21 paesi dell’Isola ha solo funzione propositiva e non pu? assumere alcuna decisione vincolante, ma i disegni per la variante sono già pronti.
L’assemblea di primi cittadini deve inoltre ancora esprimere il proprio parere nell’ambito delle osservazioni al Piano territoriale di coordinamento e qualcuno ha già annunciato l’intenzione di boicottare l’alternativa. La grande via di comunicazione dovrebbe innestarsi con l’asse viario interurbano nei pressi dello svincolo di Bonate Sopra e Presezzo, toccare Terno d’Isola e raggiungere Solza, a sud di Calusco, sfruttando una strada comunale che l’Amministrazione di Calusco, guidata da Rinaldo Colleoni, intende realizzare a sud del complesso industriale dell’Italcementi. Dopo aver superato il fiume il tracciato dovrebbe poi proseguire verso Verderio sino all’incrocio della Sernovella, sfruttando le zone agricole in cui l’Agip aveva manifestato l’intenzione di installare un pozzo petrolifero. I disegni proposti dalla Consulta non sarebbero dunque che la riedizione della vecchia Gronda Nord di cui si parlava già una trentina di anni fa con il cos? detto “progetto Miranda”.
Contro la proposta sono per? state sollevate numerose critiche. Nella bergamasca è stato anche costituito un apposito comitato di cittadini che sta raccogliendo firme per bocciare i disegni della Gronda e la strada comunale di Calusco che ha richiesto pure una variante di Piano regolatore. Ma anche il sindaco di Paderno d’Adda Angelo Rotta è pronto a dare battaglia e a stento riesce a mascherare il disappunto verso i colleghi d’oltre Adda: “Ammetto di essere molto infastidito – ha commentato – perché non è ammissibile che i rappresentanti di alcuni enti locali formulino proposte che vanno a creare scompensi e disagi in casa d’altri senza neppure preoccuparsi di contattarli. Se pensano di poter fare quello che vogliono coinvolgendo anche Paderno si sbagliano di grosso”. Nessuno dalla bergamasca si è infatti mai preoccupato di contattare i colleghi del lecchese. Rotta ha inoltre evidenziato che il nuovo ponte a Paderno non rientra più tra le priorità della Regione Lombardia in campo viabilistico. “Sarà difficile – ha concluso – che riescano a realizzare i loro progetti e in ogni modo non godranno certo del nostro appoggio”.
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