LANUOVAECOLOGIA 28 04 04
CLIMA|Presentato il Nap sulla riduzione dei gas serra
L'Italia che fa Piano
L’Italia deve ridurre le emissioni del 6,5% rispetto al 1990 entro il 2012, ma attualmente si registra un aumento del 7,3%. Aperto alla consultazione fino al prossimo 5 maggio lo schema che assegna le quote di gas climalteranti per singoli settori. Primi commenti e critiche / Il documento
Con quasi un mese di ritardo rispetto al termine previsto, anche l’Italia ha presentato alla Commissione europea il Piano nazionale di assegnazione delle quote di emissioni di gas serra (Nap), come stabilito dalla direttiva comunitaria 87 del 2003. Il documento, che fissa per ogni settore produttivo la quantità annua di CO2 che può essere emessa, è
stato presentato lo scorso 20 aprile e resterà aperto alla consultazione sul sito del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio fino al prossimo 5 maggio.
Il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli ha definito il piano «molto equilibrato», ricordando che «L'Italia ha raggiunto anche un'alta efficienza energetica e non utilizza il nucleare».
Diversi analisti del settore, italiani ed europei, hanno invece espresso notevoli perplessità sul piano, definito troppo permissivo sulle quantità di emissioni consentite.
«In particolare per il settore elettrico il Nap prevede la possibilità di aumentare le emissioni del 39% rispetto ai valori del 1990 e del 14% rispetto al 2000 – spiega Gianni Silvestrini, direttore scientifico della rivista QualEnergia – Si tratta quindi di un contenimento di poco inferiore allo scenario cosiddetto “business as usual”, cioè privo di politiche in merito, e decisamente inadeguato a rispettare gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto».
Il trattato sui cambiamenti climatici del 1997 prevede infatti per l’Italia una riduzione delle emissioni del 6,5% rispetto ai valori del 1990 entro il 2012, mentre attualmente si registra un aumento del 7,3%, come riportato da un documento presentato dall’istituto di ricerche Ambiente Italia e Legambiente alla Cop9 dello scorso dicembre.
«Le politiche energetiche del governo si stavano concentrando sugli scambi di emissioni e sugli interventi all’estero piuttosto che sugli interventi strutturali per migliorare l’efficienza energetica nazionale – aggiunge Silvestrini – ma un piano permissivo come quello presentato nei giorni scorsi, se dovesse essere approvato in sede europea, non riuscirebbe a incentivare nemmeno i meccanismi flessibili. Per quanto riguarda l’efficienza energetica del settore industriale – conclude Silvestrini – è bene ricordare che nel 2000 l’intensità energetica dell’industria manifatturiera italiana si è ridotta del 7%, cioè meno della media europea del 10%».
28 aprile 2004
MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI :
Paderno d'Adda e Solza
.
HANNO FIRMATO :
Calusco d'Adda,
Cornate d'Adda,
Imbersago,
Medolago,
Parco Adda Nord,
Robbiate,
Verderio Inferiore,
Verderio Superiore,
Villa d'Adda,
Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia .
Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento .
http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html
Countdown alla ferrovia
il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
Thursday, April 29, 2004
AGI 29 04 04
* ITALCEMENTI: PESENTI, CRESCITA ALL'ESTERO CON ACQUISIZIONI
(AGI) - Calusco d'Adda (Bg) - "Abbiamo chiuso il 2003 con un cash flow di 750 milioni di euro che intendiamo impiegare, purche' ci siano delle vere opportunita', per crescere all'estero, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, mediante acquisizioni di quote di maggioranza o di partecipazioni significative e per potenziare le nostre attivita' in Europa sostituendo i vecchi impianti con quelli nuovi". Lo ha detto l'amministratore delegato di Italcementi, Giampiero Pesenti, inaugurando a Calusco d'Adda, nella Bergamasca, il nuovo impianto che sostituisce quello in funzione da una cinquantina d'anni.
Presente, tra gli altri, il ministro delle Attivita' Produttive, Antonio Marzano, Pesenti ha evidenziato come la nuova struttura, costata un investimento di 150 milioni di euro, sia destinata a essere un modello per aggiornare anche gli altri siti produttivi. (AGI) Red/Sep/Van
282234 APR 04
* ITALCEMENTI: PESENTI, CRESCITA ALL'ESTERO CON ACQUISIZIONI
(AGI) - Calusco d'Adda (Bg) - "Abbiamo chiuso il 2003 con un cash flow di 750 milioni di euro che intendiamo impiegare, purche' ci siano delle vere opportunita', per crescere all'estero, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, mediante acquisizioni di quote di maggioranza o di partecipazioni significative e per potenziare le nostre attivita' in Europa sostituendo i vecchi impianti con quelli nuovi". Lo ha detto l'amministratore delegato di Italcementi, Giampiero Pesenti, inaugurando a Calusco d'Adda, nella Bergamasca, il nuovo impianto che sostituisce quello in funzione da una cinquantina d'anni.
Presente, tra gli altri, il ministro delle Attivita' Produttive, Antonio Marzano, Pesenti ha evidenziato come la nuova struttura, costata un investimento di 150 milioni di euro, sia destinata a essere un modello per aggiornare anche gli altri siti produttivi. (AGI) Red/Sep/Van
282234 APR 04
Wednesday, April 28, 2004
Deltaplano: Successo di pubblico a Calusco d'Adda
Postato da: avionet il Tuesday, 27 April @ W. Europe Daylight Time
Contributo di avionet
Ottimo successo di pubblico e partecipazione alla consueta gara del circuito di Coppa Italia per deltaplani, organizzata dal Volo Libero Bergamo e dal Delta Club Monte Farno. Il successo di pubblico è stato determinato dalle centinaia di persone che a Calusco d'Adda hanno assistito all'arrivo silenzioso e spettacolare dei deltaplani in un prato adiacente lo stabilimento dell'Italcementi, tradizionale sponsor della manifestazione.
Quello di partecipazione è quantificato nella presenza di 52 tra i più forti piloti d'Italia, dato che batte ogni record precedente. Il volo dei deltaplani si è ottimamente coniugato con l'iniziativa "Italcementi, porte aperte a Calusco".
Infatti nell'occasione l'azienda apriva i cancelli per la pubblica visita ai nuovi e moderni impianti, compresa la ciminiera alta ben 120 m attorno alla quale ronzavano i deltaplani in fase d'atterraggio. Il tutto, unitamente ad un apprezzato rinfresco sul prato accanto alle nuove strutture, giocolieri, musica ed altri intrattenimenti per adulti e bambini, ha prodotto uno spettacolo unico per genere e particolarità.
E' seguita la premiazione della gara sotto un gigantesco tendone con la presenza del presidente della Federazione Italiana Volo Libero, Pietro Bacchi, autorità e dirigenti dell'azienda. La cronaca sportiva registra una giornata eccellente per il volo senza motore che sfrutta le correnti ascensionali d'aria calda come "benzina" per la sua propulsione. Il direttore di gara Graziano Maffi ha assegnato un percorso di ben 67.5 km che ha portato i piloti dal decollo sulle pendici del Monte Linzone, al Monte Magnodeno ed al Monte Cornizzolo in provincia di Lecco; poi, con inversione di rotta, al Canto Alto sopra Sorisole ed infine all'atterraggio Italcementi di Calusco d'Adda. Il torinese Franco Laverdino ha tagliato per primo il traguardo dopo un'ora e 20 minuti di volo a quote anche oltre i 2000 m, seguito da Onorio Marsella di Casalvieri (Frosinone) e da Christian Ciech di Folgaria (Trento).
A causa delle incerte condizioni meteo che avrebbero potuto influire negativamente sulla sicurezza dei piloti, non si è potuta disputare a seconda manche prevista il giorno dopo con atterraggio a Palazzago (Bergamo), sede del club organizzatore. (fonte: FIVL) [AvioNet.net]
Postato da: avionet il Tuesday, 27 April @ W. Europe Daylight Time
Contributo di avionet
Ottimo successo di pubblico e partecipazione alla consueta gara del circuito di Coppa Italia per deltaplani, organizzata dal Volo Libero Bergamo e dal Delta Club Monte Farno. Il successo di pubblico è stato determinato dalle centinaia di persone che a Calusco d'Adda hanno assistito all'arrivo silenzioso e spettacolare dei deltaplani in un prato adiacente lo stabilimento dell'Italcementi, tradizionale sponsor della manifestazione.
Quello di partecipazione è quantificato nella presenza di 52 tra i più forti piloti d'Italia, dato che batte ogni record precedente. Il volo dei deltaplani si è ottimamente coniugato con l'iniziativa "Italcementi, porte aperte a Calusco".
Infatti nell'occasione l'azienda apriva i cancelli per la pubblica visita ai nuovi e moderni impianti, compresa la ciminiera alta ben 120 m attorno alla quale ronzavano i deltaplani in fase d'atterraggio. Il tutto, unitamente ad un apprezzato rinfresco sul prato accanto alle nuove strutture, giocolieri, musica ed altri intrattenimenti per adulti e bambini, ha prodotto uno spettacolo unico per genere e particolarità.
E' seguita la premiazione della gara sotto un gigantesco tendone con la presenza del presidente della Federazione Italiana Volo Libero, Pietro Bacchi, autorità e dirigenti dell'azienda. La cronaca sportiva registra una giornata eccellente per il volo senza motore che sfrutta le correnti ascensionali d'aria calda come "benzina" per la sua propulsione. Il direttore di gara Graziano Maffi ha assegnato un percorso di ben 67.5 km che ha portato i piloti dal decollo sulle pendici del Monte Linzone, al Monte Magnodeno ed al Monte Cornizzolo in provincia di Lecco; poi, con inversione di rotta, al Canto Alto sopra Sorisole ed infine all'atterraggio Italcementi di Calusco d'Adda. Il torinese Franco Laverdino ha tagliato per primo il traguardo dopo un'ora e 20 minuti di volo a quote anche oltre i 2000 m, seguito da Onorio Marsella di Casalvieri (Frosinone) e da Christian Ciech di Folgaria (Trento).
A causa delle incerte condizioni meteo che avrebbero potuto influire negativamente sulla sicurezza dei piloti, non si è potuta disputare a seconda manche prevista il giorno dopo con atterraggio a Palazzago (Bergamo), sede del club organizzatore. (fonte: FIVL) [AvioNet.net]
Monday, April 26, 2004
L'ECO DI BERGAMO 25 04 04
Marzano: un'azienda da manuale
Il ministro: la vostra, una storia da insegnare a scuola. La ripresa? È vicina
CALUSCO D'ADDA «La storia di questo gruppo è da manuale di economia e di finanza d'impresa». Il complimento arriva dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, ospite d'onore all'inaugurazione del nuovo stabilimento Italcementi di Calusco d'Adda. E non è il solo. Poco prima il ministro aveva detto: «Questo è il tipo di weekend che preferisco, vorrei poter dedicare ogni fine settimana all'inaugurazione di una nuova impresa». E ancora: «Il gruppo Italcementi è un pezzo della storia d'Italia». Una storia che Marzano vorrebbe fosse insegnata nelle scuole. «Da tempo - dice - vado chiedendolo al ministro Moratti, sarebbe utilissimo».
Della vicenda Italcementi il ministro sottolinea in particolare il modo con cui il gruppo ha affrontato le grandi sfide, in primis quella della globalizzazione, «come un'impresa - dice - dovrebbe reagire, cogliendone soprattutto le opportunità», e il riferimento è non solo agli investimenti esteri, ma anche alle risorse dedicate alla formazione e alla ricerca e all'attenzione per l'ambiente, «una esigenza della modernità», la definisce Marzano, senza darla tuttavia per scontata: «Non sempre le imprese si comportano come la vostra».
Il ministro raccoglie anche la preoccupazione manifestata da Giampiero Pesenti per «una ripresa che in Europa e in Italia -dice il padrone di casa - sta dando solo timidi segnali» e, inserendosi in un solco già ampiamente tracciato dal suo collega dell'Economia Tremonti, torna ad auspicare un uso più flessibile dei parametri di Maastricht: «Come sarebbe bello - dice - un Patto che obbligasse a ridurre i disavanzi quando il ciclo economico tira, ma che consentisse un po' di margine quando invece l'andamento è fermo».
Marzano insiste sui «vantaggi della globalizzazione», dei quali «oggi possiamo fruire di più», come il ritrovato slancio della locomotiva statunitense e l'incredibile sviluppo della Cina: «Ci sono almeno 200 mila cinesi sufficientemente benestanti per acquistare i prodotti del nostro Made in Italy». Nel contempo, tuttavia, non se ne nasconde le insidie: «Se un grande Paese - afferma con chiaro riferimento alla Cina - decide di tagliare la vendita dell'acciaio» è «come un meteorite che ti cade tra capo e collo». La risposta immediata, aggiunge, è «tornare ad attivare al massimo le cokerie in Italia, naturalmente nel rispetto delle "bat", le "best available technology", cioè le migliori tecnologie dal punto di vista ambientale». Per questo, spiega a margine dell'inaugurazione, «ho avviato un tavolo, che ha già cominciato a lavorare, con le associazioni di categoria e con i sindacati».
Detto questo, comunque, per Marzano la fase attuale prospetta «un aggancio alla ripresa» già in fase avanzata fuori dall'Europa (peraltro penalizzata, secondo il ministro, anche da un eccessivo apprezzamento dell'euro): i segnali sui quali il ministro sono i recenti dati su produttività e ordinativi nonché sull'export verso la zona extra-Ue. «Dati positivi», ai quali Marzano aggiunge il «piccolo miracolo» italiano: «aver fatto ugualmente crescere i posti di lavoro nonostante il rallentamento dell'economia».
In ogni caso, in questa fase che il titolare delle Attività Produttive vede ancora «in equilibrio, tra senso di intraprendenza e senso di incertezza», c'è spazio per manovrare e, dice il ministro, «il governo può fare molto».
Marzano cita, tra gli impegni del suo dicastero, il fronte dell'energia, «su cui - dice - sono molto impegnato» e, anche se ammette che «non è possibile ridurre il differenziale rispetto ad altri Paesi, perché scelte del passato ci hanno portato a dover acquistare l'energia all'estero», si dice comunque convinto che «qualcosa si può fare», riferendosi da un lato al decreto sblocca-centrali varato l'anno scorso e al recente avvio della Borsa elettrica.
Secondo Marzano, però, «l'obiettivo principale di oggi, è deregolamentare, semplificare la vita alle imprese», perché «certo le tasse sono un problema, ma per molti ancora di più lo sono le complicazioni burocratiche».
Infine, a margine dell'inaugurazione, il ministro ha giudicato «la riduzione della pressione fiscale, soprattutto sulle famiglie, a questo punto, un atto di giustizia politica», invitando tuttavia a «valutarne attentamente la conseguenze» nel caso, per effettuarli, si dovesse ricorrere a tagli agli incentivi alle imprese.
«Se gli incentivi sono applicati in modo da accrescere la competitività, da premiare per esempio i progetti innovativi, come io da tempo propongo - dice Marzano -, allora bisogna stare attenti», perché se si penalizza la competitività delle imprese, «c'è il rischio che la maggiore disponibilità alla spesa delle famiglie vada in parte notevole nell'acquisto di beni prodotti all'estero, cioè si traduca in un aumento dell'importazioni» come, ricorda il ministro, «già avvenne per la rottamazione delle auto».
Federica Ghiselli
Pesenti: investiremo 1,5 miliardi in 5 anni
All'inaugurazione di Nuova Calusco: «Indispensabili autorizzazioni rapide, senza estenuanti altalene tra sì e no» Migliorare l'efficienza produttiva e crescere nei Paesi emergenti le priorità strategiche dell'Italcementi
CALUSCO D'ADDA «Vogliamo ricordare il nostro passato, guardando al futuro - ha esordito l'amministratore delegato dell'Italcementi, Giampiero Pesenti, nel suo discorso, alla presenza del ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, per l'inaugurazione del nuovo stabilimento di Calusco d'Adda. Evento che, ha ricordato il presidente Giovanni Giavazzi, apre anche i festeggiamenti per i 140 anni d'attività.
«Nuova Calusco» è un investimento da 150 milioni di euro, composto da tre parti (un nuovo forno, due nuovi depositi e un tunnel in costruzione per il trasporto dei materiali), per un impianto «progettato oggi per essere efficiente e competitivo anche nel futuro». Per il condirettore generale Carlo Pesenti lo stabilimento è quanto di più avanzato esista nel settore per tecnologia e tutela ambientale. E Italcementi è intenzionata a realizzare investimenti analoghi in altri suoi impianti, anche all'estero.
Migliorare l'efficienza produttiva degli impianti e ampliare la presenza nei paesi emergenti sono del resto le linee strategiche indicate da Giampiero Pesenti per lo sviluppo del gruppo, che negli ultimi cinque anni ha realizzato investimenti industriali per 1,5 miliardi, un terzo dei quali in Italia. «Per i prossimi 5 anni - ha aggiunto - prevediamo di poter mantenere questa tendenza, che reputo rilevante. Ma per farlo occorrono processi autorizzativi definiti e più rapidi, senza estenuanti altalene tra sì e no».
«A Calusco il confronto con le amministrazioni è stato franco, in alcuni casi accidentato, ma animato da una comune volontà di fare, nell'interesse collettivo per lo sviluppo del territorio» - ha precisato Pesenti, aggiungendo peraltro che le imprese vanno «dove esistono le condizioni per aumentare la loro competitività». Il sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni, ha ricordato nel suo intervento la collaborazione prestata dall'Italcementi alle richieste del Comune, nell'interesse condiviso per la riduzione dell'impatto ambientale («che ha portato a una riduzione delle emissioni tra il 50% e il 90% rispetto agli standard» ha ricordato Carlo Pesenti). Nonostante questo, davanti all'ingresso della cementeria, componenti della minoranza consiliare, hanno appeso uno striscione lamentando l'eccessiva disponibilità del Comune.
Italcementi è ora il quinto gruppo cementiero al mondo, con una presenza in 16 Paesi. «Lo è diventato all'interno di un processo di aggregazione mondiale - ha spiegato Pesenti - All'inizio degli anni '90 i primi dieci operatori detenevano meno del 25% della capacità produttiva mondiale, ora sono ampiamente sopra il 50%, senza considerare la produzione cinese».
La diversificazione geografica è una strada obbligata per l'industria del cemento, non fosse altro che per l'altissima incidenza dei costi di trasporto sul prezzo di vendita. «Con l'acquisizione nel 1992 di Ciments Français abbiamo realizzato con una sola mossa un processo di internazionalizzazione che fino allora avevamo percorso a piccoli passi - ha ricordato Pesenti - Fu un'evoluzione enorme: Italcementi con i suoi 800 milioni di euro di fatturato acquisiva di fatto il controllo di un gruppo grande più del doppio».
Ma non fu un'operazione facile. «Nei tre anni successivi non ho dormito molto bene la notte - ha ammesso poi durante la conferenza stampa -. Il primo bilancio si chiuse con una perdita di quasi 150 milioni di euro e da una posizione finanziaria netta ampiamente attiva passammo a un'esposizione di quasi 2 miliardi di euro, anche per i debiti di Ciments Français, che aveva anche all'interno notevoli sacche di inefficienza». Il risanamento fu compiuto, di fatto già nel 1995, puntando su un'attenta riduzione dei costi, sul rilancio dell'efficienza degli impianti, sulla riduzione dell'indebitamento, anche attraverso la cessione di attività non essenziali o non profittevoli a breve. Ma la strategia - continua Pesenti - «fu anche accompagnata da un indispensabile cambiamento culturale», legato alle nuove dimensioni e al rapporto con Ciments Français «in un'efficiente melange di uomini, esperienze e culture».
Concluso il risanamento è ripreso il percorso di internazionalizzazione, con acquisizioni e accordi in Bulgaria, Kazakistan, Thailandia, Marocco e più recentemente in India e in Egitto. E in Paesi dove i tassi di crescita sono enormemente superiori a quelli degli ormai saturi Paesi occidentali è anche il futuro. «Dal 1997 al 2003 la capacità produttiva in paesi emergenti è aumentata dal 10% a oltre il 40% del totale, una proporzione oggi abbastanza soddisfacente, ma che vogliamo aumentare» - ha sottolineato Pesenti. Per la crescita si punta su acquisizioni, «valutate bene perché uno sbaglio diventa una palla al piede che si trascina per anni», preferibilmente con partner locali nei Paesi dove il gruppo non è presente, e in ogni caso «osservando che l'indebitamento non diventi eccessivo». Riguardo all'interesse per la Cina, dove il gruppo ha un ufficio di rappresentanza a Pechino, Pesenti osserva che il Paese viene osservato da tempo, ma continuano ad esserci difficoltà sul diritto societario, non presenti ad esempio in India, dove c'è una cultura anglosassone. «La Cina - ha comunque concluso - è un Paese dove ci piacerebbe sicuramente andare».
Davanti a una platea con nomi noti dell'economia locale e nazionale, da Massimo Moratti a Giorgio Fossa, da Salvatore Orlando a Gerardo Braggiotti, dai tre industriali cavalieri del lavoro bergamaschi Alberto Bombassei, Domenico Bosatelli e Miro Radici, al presidente dell'Unione Industriali Andrea Moltrasio, Pesenti ha ricordato la necessità di «reagire al diffuso pessimismo, a un atteggiamento rassegnato e passivo» e di dovere «essere capaci di ritrovare la via dello sviluppo per un futuro migliore», riprendendo i temi del convegno di Confindustria di inizio mese a Milano contro la "cultura del declino".
«L'Europa registra purtroppo solamente i primi timidi segni di ripresa - ha osservato Pesenti -. Il nostro paese ha grandi risorse umane, culturali e imprenditoriali: forse il modello di crescita e di sviluppo deve essere migliorato e adeguato ai nuovi scenari internazionali, ma dobbiamo agire rapidamente e efficacemente, puntando su formazione e ricerca alle quali le imprese devono largamente contribuire, sempre più fattori chiave della competitività».
La cerimonia si è conclusa con l'offerta da parte del direttore della cementeria Ornello Bertoletti al ministro Marzano, a Giavazzi, a Giampiero e Carlo Pesenti, al sindaco Colleoni e a Rosalia Pesenti (madre di Giampiero) di una targa ricordo, consegnata da Carmelo Castriciano di 25 anni, il più giovane dipendente della cementeria.
Stefano Ravaschio
I numeri di Nuova Calusco
150
Milioni di euro dell'investimento
1.600.000
Tonnellate di capacità annua
3.600
Tonnellate di clinker prodotto al giorno
216.857
Metri quadrati della cementeria
40
Chilometri di fibre ottiche utilizzati per la cablatura degli impianti
107
Metri d'altezza della torre
67
Metri di lunghezza del forno
9,6
Chilometri di lunghezza del nuovo tunnel
2,5
Metri al secondo di velocità del nastro
600
Tonnellate all'ora di portata del nastro
10.000
Camion-anno che saranno tolti dal traffico
70.000
Tonnellate di capacità di stoccaggio dei depositi in cava
Marzano: un'azienda da manuale
Il ministro: la vostra, una storia da insegnare a scuola. La ripresa? È vicina
CALUSCO D'ADDA «La storia di questo gruppo è da manuale di economia e di finanza d'impresa». Il complimento arriva dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, ospite d'onore all'inaugurazione del nuovo stabilimento Italcementi di Calusco d'Adda. E non è il solo. Poco prima il ministro aveva detto: «Questo è il tipo di weekend che preferisco, vorrei poter dedicare ogni fine settimana all'inaugurazione di una nuova impresa». E ancora: «Il gruppo Italcementi è un pezzo della storia d'Italia». Una storia che Marzano vorrebbe fosse insegnata nelle scuole. «Da tempo - dice - vado chiedendolo al ministro Moratti, sarebbe utilissimo».
Della vicenda Italcementi il ministro sottolinea in particolare il modo con cui il gruppo ha affrontato le grandi sfide, in primis quella della globalizzazione, «come un'impresa - dice - dovrebbe reagire, cogliendone soprattutto le opportunità», e il riferimento è non solo agli investimenti esteri, ma anche alle risorse dedicate alla formazione e alla ricerca e all'attenzione per l'ambiente, «una esigenza della modernità», la definisce Marzano, senza darla tuttavia per scontata: «Non sempre le imprese si comportano come la vostra».
Il ministro raccoglie anche la preoccupazione manifestata da Giampiero Pesenti per «una ripresa che in Europa e in Italia -dice il padrone di casa - sta dando solo timidi segnali» e, inserendosi in un solco già ampiamente tracciato dal suo collega dell'Economia Tremonti, torna ad auspicare un uso più flessibile dei parametri di Maastricht: «Come sarebbe bello - dice - un Patto che obbligasse a ridurre i disavanzi quando il ciclo economico tira, ma che consentisse un po' di margine quando invece l'andamento è fermo».
Marzano insiste sui «vantaggi della globalizzazione», dei quali «oggi possiamo fruire di più», come il ritrovato slancio della locomotiva statunitense e l'incredibile sviluppo della Cina: «Ci sono almeno 200 mila cinesi sufficientemente benestanti per acquistare i prodotti del nostro Made in Italy». Nel contempo, tuttavia, non se ne nasconde le insidie: «Se un grande Paese - afferma con chiaro riferimento alla Cina - decide di tagliare la vendita dell'acciaio» è «come un meteorite che ti cade tra capo e collo». La risposta immediata, aggiunge, è «tornare ad attivare al massimo le cokerie in Italia, naturalmente nel rispetto delle "bat", le "best available technology", cioè le migliori tecnologie dal punto di vista ambientale». Per questo, spiega a margine dell'inaugurazione, «ho avviato un tavolo, che ha già cominciato a lavorare, con le associazioni di categoria e con i sindacati».
Detto questo, comunque, per Marzano la fase attuale prospetta «un aggancio alla ripresa» già in fase avanzata fuori dall'Europa (peraltro penalizzata, secondo il ministro, anche da un eccessivo apprezzamento dell'euro): i segnali sui quali il ministro sono i recenti dati su produttività e ordinativi nonché sull'export verso la zona extra-Ue. «Dati positivi», ai quali Marzano aggiunge il «piccolo miracolo» italiano: «aver fatto ugualmente crescere i posti di lavoro nonostante il rallentamento dell'economia».
In ogni caso, in questa fase che il titolare delle Attività Produttive vede ancora «in equilibrio, tra senso di intraprendenza e senso di incertezza», c'è spazio per manovrare e, dice il ministro, «il governo può fare molto».
Marzano cita, tra gli impegni del suo dicastero, il fronte dell'energia, «su cui - dice - sono molto impegnato» e, anche se ammette che «non è possibile ridurre il differenziale rispetto ad altri Paesi, perché scelte del passato ci hanno portato a dover acquistare l'energia all'estero», si dice comunque convinto che «qualcosa si può fare», riferendosi da un lato al decreto sblocca-centrali varato l'anno scorso e al recente avvio della Borsa elettrica.
Secondo Marzano, però, «l'obiettivo principale di oggi, è deregolamentare, semplificare la vita alle imprese», perché «certo le tasse sono un problema, ma per molti ancora di più lo sono le complicazioni burocratiche».
Infine, a margine dell'inaugurazione, il ministro ha giudicato «la riduzione della pressione fiscale, soprattutto sulle famiglie, a questo punto, un atto di giustizia politica», invitando tuttavia a «valutarne attentamente la conseguenze» nel caso, per effettuarli, si dovesse ricorrere a tagli agli incentivi alle imprese.
«Se gli incentivi sono applicati in modo da accrescere la competitività, da premiare per esempio i progetti innovativi, come io da tempo propongo - dice Marzano -, allora bisogna stare attenti», perché se si penalizza la competitività delle imprese, «c'è il rischio che la maggiore disponibilità alla spesa delle famiglie vada in parte notevole nell'acquisto di beni prodotti all'estero, cioè si traduca in un aumento dell'importazioni» come, ricorda il ministro, «già avvenne per la rottamazione delle auto».
Federica Ghiselli
Pesenti: investiremo 1,5 miliardi in 5 anni
All'inaugurazione di Nuova Calusco: «Indispensabili autorizzazioni rapide, senza estenuanti altalene tra sì e no» Migliorare l'efficienza produttiva e crescere nei Paesi emergenti le priorità strategiche dell'Italcementi
CALUSCO D'ADDA «Vogliamo ricordare il nostro passato, guardando al futuro - ha esordito l'amministratore delegato dell'Italcementi, Giampiero Pesenti, nel suo discorso, alla presenza del ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, per l'inaugurazione del nuovo stabilimento di Calusco d'Adda. Evento che, ha ricordato il presidente Giovanni Giavazzi, apre anche i festeggiamenti per i 140 anni d'attività.
«Nuova Calusco» è un investimento da 150 milioni di euro, composto da tre parti (un nuovo forno, due nuovi depositi e un tunnel in costruzione per il trasporto dei materiali), per un impianto «progettato oggi per essere efficiente e competitivo anche nel futuro». Per il condirettore generale Carlo Pesenti lo stabilimento è quanto di più avanzato esista nel settore per tecnologia e tutela ambientale. E Italcementi è intenzionata a realizzare investimenti analoghi in altri suoi impianti, anche all'estero.
Migliorare l'efficienza produttiva degli impianti e ampliare la presenza nei paesi emergenti sono del resto le linee strategiche indicate da Giampiero Pesenti per lo sviluppo del gruppo, che negli ultimi cinque anni ha realizzato investimenti industriali per 1,5 miliardi, un terzo dei quali in Italia. «Per i prossimi 5 anni - ha aggiunto - prevediamo di poter mantenere questa tendenza, che reputo rilevante. Ma per farlo occorrono processi autorizzativi definiti e più rapidi, senza estenuanti altalene tra sì e no».
«A Calusco il confronto con le amministrazioni è stato franco, in alcuni casi accidentato, ma animato da una comune volontà di fare, nell'interesse collettivo per lo sviluppo del territorio» - ha precisato Pesenti, aggiungendo peraltro che le imprese vanno «dove esistono le condizioni per aumentare la loro competitività». Il sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni, ha ricordato nel suo intervento la collaborazione prestata dall'Italcementi alle richieste del Comune, nell'interesse condiviso per la riduzione dell'impatto ambientale («che ha portato a una riduzione delle emissioni tra il 50% e il 90% rispetto agli standard» ha ricordato Carlo Pesenti). Nonostante questo, davanti all'ingresso della cementeria, componenti della minoranza consiliare, hanno appeso uno striscione lamentando l'eccessiva disponibilità del Comune.
Italcementi è ora il quinto gruppo cementiero al mondo, con una presenza in 16 Paesi. «Lo è diventato all'interno di un processo di aggregazione mondiale - ha spiegato Pesenti - All'inizio degli anni '90 i primi dieci operatori detenevano meno del 25% della capacità produttiva mondiale, ora sono ampiamente sopra il 50%, senza considerare la produzione cinese».
La diversificazione geografica è una strada obbligata per l'industria del cemento, non fosse altro che per l'altissima incidenza dei costi di trasporto sul prezzo di vendita. «Con l'acquisizione nel 1992 di Ciments Français abbiamo realizzato con una sola mossa un processo di internazionalizzazione che fino allora avevamo percorso a piccoli passi - ha ricordato Pesenti - Fu un'evoluzione enorme: Italcementi con i suoi 800 milioni di euro di fatturato acquisiva di fatto il controllo di un gruppo grande più del doppio».
Ma non fu un'operazione facile. «Nei tre anni successivi non ho dormito molto bene la notte - ha ammesso poi durante la conferenza stampa -. Il primo bilancio si chiuse con una perdita di quasi 150 milioni di euro e da una posizione finanziaria netta ampiamente attiva passammo a un'esposizione di quasi 2 miliardi di euro, anche per i debiti di Ciments Français, che aveva anche all'interno notevoli sacche di inefficienza». Il risanamento fu compiuto, di fatto già nel 1995, puntando su un'attenta riduzione dei costi, sul rilancio dell'efficienza degli impianti, sulla riduzione dell'indebitamento, anche attraverso la cessione di attività non essenziali o non profittevoli a breve. Ma la strategia - continua Pesenti - «fu anche accompagnata da un indispensabile cambiamento culturale», legato alle nuove dimensioni e al rapporto con Ciments Français «in un'efficiente melange di uomini, esperienze e culture».
Concluso il risanamento è ripreso il percorso di internazionalizzazione, con acquisizioni e accordi in Bulgaria, Kazakistan, Thailandia, Marocco e più recentemente in India e in Egitto. E in Paesi dove i tassi di crescita sono enormemente superiori a quelli degli ormai saturi Paesi occidentali è anche il futuro. «Dal 1997 al 2003 la capacità produttiva in paesi emergenti è aumentata dal 10% a oltre il 40% del totale, una proporzione oggi abbastanza soddisfacente, ma che vogliamo aumentare» - ha sottolineato Pesenti. Per la crescita si punta su acquisizioni, «valutate bene perché uno sbaglio diventa una palla al piede che si trascina per anni», preferibilmente con partner locali nei Paesi dove il gruppo non è presente, e in ogni caso «osservando che l'indebitamento non diventi eccessivo». Riguardo all'interesse per la Cina, dove il gruppo ha un ufficio di rappresentanza a Pechino, Pesenti osserva che il Paese viene osservato da tempo, ma continuano ad esserci difficoltà sul diritto societario, non presenti ad esempio in India, dove c'è una cultura anglosassone. «La Cina - ha comunque concluso - è un Paese dove ci piacerebbe sicuramente andare».
Davanti a una platea con nomi noti dell'economia locale e nazionale, da Massimo Moratti a Giorgio Fossa, da Salvatore Orlando a Gerardo Braggiotti, dai tre industriali cavalieri del lavoro bergamaschi Alberto Bombassei, Domenico Bosatelli e Miro Radici, al presidente dell'Unione Industriali Andrea Moltrasio, Pesenti ha ricordato la necessità di «reagire al diffuso pessimismo, a un atteggiamento rassegnato e passivo» e di dovere «essere capaci di ritrovare la via dello sviluppo per un futuro migliore», riprendendo i temi del convegno di Confindustria di inizio mese a Milano contro la "cultura del declino".
«L'Europa registra purtroppo solamente i primi timidi segni di ripresa - ha osservato Pesenti -. Il nostro paese ha grandi risorse umane, culturali e imprenditoriali: forse il modello di crescita e di sviluppo deve essere migliorato e adeguato ai nuovi scenari internazionali, ma dobbiamo agire rapidamente e efficacemente, puntando su formazione e ricerca alle quali le imprese devono largamente contribuire, sempre più fattori chiave della competitività».
La cerimonia si è conclusa con l'offerta da parte del direttore della cementeria Ornello Bertoletti al ministro Marzano, a Giavazzi, a Giampiero e Carlo Pesenti, al sindaco Colleoni e a Rosalia Pesenti (madre di Giampiero) di una targa ricordo, consegnata da Carmelo Castriciano di 25 anni, il più giovane dipendente della cementeria.
Stefano Ravaschio
I numeri di Nuova Calusco
150
Milioni di euro dell'investimento
1.600.000
Tonnellate di capacità annua
3.600
Tonnellate di clinker prodotto al giorno
216.857
Metri quadrati della cementeria
40
Chilometri di fibre ottiche utilizzati per la cablatura degli impianti
107
Metri d'altezza della torre
67
Metri di lunghezza del forno
9,6
Chilometri di lunghezza del nuovo tunnel
2,5
Metri al secondo di velocità del nastro
600
Tonnellate all'ora di portata del nastro
10.000
Camion-anno che saranno tolti dal traffico
70.000
Tonnellate di capacità di stoccaggio dei depositi in cava
Sunday, April 25, 2004
L'ECO DI BERGAMO 24 04 04
Una ricerca su smog e ambiente
Lunedì, nella sala civica di viale dei Tigli a Calusco, con inizio alle 20.45, si terrà un'assemblea pubblica: verranno presentati i risultati di una ricerca sullo stato dell'ambiente nell'Isola e nell'area di Zingonia.
L'iniziativa è stata promossa dal Comune di Calusco con «Agenda 21» (gruppo di Comuni dell'Isola e della zona di Zingonia finalizzato allo studio dell'ambiente) che ha elaborato la ricerca basandosi su dati raccolti dal gruppo di lavoro composto da Stefania Anghinelli e Sara Lodrini.
Verrà presentata la situazione dello stato dell'ambiente e delle risorse presenti sul territorio, analizzando aspetti ambientali, territoriali e socioeconomici, l'aria, l'acqua, il suolo e il sottosuolo, i rifiuti, la natura e la biodiversità, il rumore, i campi elettromagnetici e le radiazioni, l'ambiente urbano.
Saranno presenti alla serata Davide Fortini, tecnico dell'istituto Ecopolis e coordinatore di «Agenda 21», Sara Lodrini e Stefania Anghinelli, tecnici di Ecopolis e curatrici della relazione sullo stato dell'ambiente, Fausto Brevi, consulente ambientale del Comune di Calusco, e Pietro Imbrogno, medico dell'Asl di Bergamo e responsabile del servizio di Medicina ambientale.
Angelo Monzani
Una ricerca su smog e ambiente
Lunedì, nella sala civica di viale dei Tigli a Calusco, con inizio alle 20.45, si terrà un'assemblea pubblica: verranno presentati i risultati di una ricerca sullo stato dell'ambiente nell'Isola e nell'area di Zingonia.
L'iniziativa è stata promossa dal Comune di Calusco con «Agenda 21» (gruppo di Comuni dell'Isola e della zona di Zingonia finalizzato allo studio dell'ambiente) che ha elaborato la ricerca basandosi su dati raccolti dal gruppo di lavoro composto da Stefania Anghinelli e Sara Lodrini.
Verrà presentata la situazione dello stato dell'ambiente e delle risorse presenti sul territorio, analizzando aspetti ambientali, territoriali e socioeconomici, l'aria, l'acqua, il suolo e il sottosuolo, i rifiuti, la natura e la biodiversità, il rumore, i campi elettromagnetici e le radiazioni, l'ambiente urbano.
Saranno presenti alla serata Davide Fortini, tecnico dell'istituto Ecopolis e coordinatore di «Agenda 21», Sara Lodrini e Stefania Anghinelli, tecnici di Ecopolis e curatrici della relazione sullo stato dell'ambiente, Fausto Brevi, consulente ambientale del Comune di Calusco, e Pietro Imbrogno, medico dell'Asl di Bergamo e responsabile del servizio di Medicina ambientale.
Angelo Monzani
CORRIERE DELLA SERA 24 04 04
Inaugurazione a Calusco d’Adda (Bergamo) del nuovo impianto dell’Italcementi
La cementeria diventa ecologica
Meno emissioni nell’aria, risparmio di energia. Un tunnel per diminuire il traffico
CALUSCO D’ADDA (Bergamo) - Per festeggiare i 140 anni di fondazione il gruppo Italcementi si è fatto un «regalo» degno di un appuntamento così importante. Con un investimento di 150 milioni di euro, a Calusco d'Adda è stata realizzata una cementeria che vanta standard tecnologici e ambientali con pochi eguali al mondo. Un impianto che verrà clonato per altri due poli produttivi italiani della società guidata da Giampiero Pesenti come consigliere delegato e dal figlio Carlo come condirettore generale. Nuova Calusco, la cui inaugurazione è in programma stamani alla presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, è nata a poche centinaia di metri dalla storica cementeria bergamasca (vanta quasi un secolo di vita), su un'area di 50 mila metri quadrati in una posizione più lontana dal centro abitato del paese. Ci sono pochi legami con il vecchio stabilimento perché il processo produttivo è stato drasticamente razionalizzato e modernizzato. Per dirla in cifre, si è passati da 19 a 4 molini e da quattro a un solo forno. La semplificazione si traduce da un lato in una maggiore efficienza produttiva, con minori costi di manutenzione e più contenuti consumi energetici (calati del 25 per cento), e dall'altro in una drastica riduzione di emissioni nocive per l'ambiente circostante. In particolare, il nuovo impianto abbatte del 70 per cento le polveri, del 97 per cento l'anidride solforosa e del 53 per cento gli ossidi di azoto. I valori medi giornalieri delle emissioni del nuovo forno si possono consultare sul sito www.isolaonline.net.
«Nuova Calusco rappresenta il fiore all'occhiello di Italcementi Group - spiega Carlo Pesenti -. Abbiamo fatto un investimento rilevante, tantopiù in un panorama generale di deiindustrializzazione, per mantenere elevata la nostra produttività in un'ottica di compatibilità dello sviluppo».
Altri miglioramenti sono previsti quando sarà pronta quella che è la più importante innovazione dell'impianto. Si sta infatti lavorando alla realizzazione di un tunnel sotterraneo lungo dieci chilometri che collegherà la cava Colle Pedrino (in territorio di Palazzago) con la cava Monte Giglio (Calusco), dove sono stati anche ricavati due depositi di preomogeneizzazione di calcare e Marna. La galleria consentirà di dismettere le due teleferiche che attualmente collegano i due poli estrattivi e di non far più ricorso al trasporto di materie prime con autotreni da Pontida a Calusco d'Adda. Ciò significa togliere dalla strada qualcosa come 10 mila camion all'anno, con immediati e diretti benefici sia per il traffico che per la qualità dell'aria. I lavori di scavo sono arrivati a poco meno della metà del percorso di circa 9600 metri. All'interno è prevista la realizzazione di un nastro trasportatore in grado di far arrivare a destinazione 600 tonnellate all'ora di materiale grezzo. Tutto dovrebbe essere pronto per il 2006. Nell'ambito dell'intervento sulla nuova cementeria, è stata recuperata la palazzina Albini, costruita all'inizio degli anni Quaranta e già destinata a refettorio e dopolavoro della società Officine Elettromeccaniche Trentine, attiva a Calusco dal 1926. L'edificio ora è stato trasformato in un centro di accoglienza dei visitatori e in un polo di formazione per giovani manager di Italcementi Group. Nel complesso il progetto di Nuova Calusco ha seguito una filosofia mirata a ridurre il più possibile l'impatto sul territorio. Questo spiega perché la società della famiglia Pesenti abbia affidato a Jorrit Tornquist, docente alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, uno studio per l'applicazione del colore e per il coordinamento cromatico di tutti i nuovi impianti. Infine, la cementeria aderisce al programma «Agenda 21 dell'Isola Bergamasca e di Zingonia» finalizzato a favorire uno sviluppo sostenibile attraverso una serie di interventi su più livelli (forum civico, informazione, monitoraggio degli indicatori ambientali).
Cesare Zapperi
Lombardia
Inaugurazione a Calusco d’Adda (Bergamo) del nuovo impianto dell’Italcementi
La cementeria diventa ecologica
Meno emissioni nell’aria, risparmio di energia. Un tunnel per diminuire il traffico
CALUSCO D’ADDA (Bergamo) - Per festeggiare i 140 anni di fondazione il gruppo Italcementi si è fatto un «regalo» degno di un appuntamento così importante. Con un investimento di 150 milioni di euro, a Calusco d'Adda è stata realizzata una cementeria che vanta standard tecnologici e ambientali con pochi eguali al mondo. Un impianto che verrà clonato per altri due poli produttivi italiani della società guidata da Giampiero Pesenti come consigliere delegato e dal figlio Carlo come condirettore generale. Nuova Calusco, la cui inaugurazione è in programma stamani alla presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, è nata a poche centinaia di metri dalla storica cementeria bergamasca (vanta quasi un secolo di vita), su un'area di 50 mila metri quadrati in una posizione più lontana dal centro abitato del paese. Ci sono pochi legami con il vecchio stabilimento perché il processo produttivo è stato drasticamente razionalizzato e modernizzato. Per dirla in cifre, si è passati da 19 a 4 molini e da quattro a un solo forno. La semplificazione si traduce da un lato in una maggiore efficienza produttiva, con minori costi di manutenzione e più contenuti consumi energetici (calati del 25 per cento), e dall'altro in una drastica riduzione di emissioni nocive per l'ambiente circostante. In particolare, il nuovo impianto abbatte del 70 per cento le polveri, del 97 per cento l'anidride solforosa e del 53 per cento gli ossidi di azoto. I valori medi giornalieri delle emissioni del nuovo forno si possono consultare sul sito www.isolaonline.net.
«Nuova Calusco rappresenta il fiore all'occhiello di Italcementi Group - spiega Carlo Pesenti -. Abbiamo fatto un investimento rilevante, tantopiù in un panorama generale di deiindustrializzazione, per mantenere elevata la nostra produttività in un'ottica di compatibilità dello sviluppo».
Altri miglioramenti sono previsti quando sarà pronta quella che è la più importante innovazione dell'impianto. Si sta infatti lavorando alla realizzazione di un tunnel sotterraneo lungo dieci chilometri che collegherà la cava Colle Pedrino (in territorio di Palazzago) con la cava Monte Giglio (Calusco), dove sono stati anche ricavati due depositi di preomogeneizzazione di calcare e Marna. La galleria consentirà di dismettere le due teleferiche che attualmente collegano i due poli estrattivi e di non far più ricorso al trasporto di materie prime con autotreni da Pontida a Calusco d'Adda. Ciò significa togliere dalla strada qualcosa come 10 mila camion all'anno, con immediati e diretti benefici sia per il traffico che per la qualità dell'aria. I lavori di scavo sono arrivati a poco meno della metà del percorso di circa 9600 metri. All'interno è prevista la realizzazione di un nastro trasportatore in grado di far arrivare a destinazione 600 tonnellate all'ora di materiale grezzo. Tutto dovrebbe essere pronto per il 2006. Nell'ambito dell'intervento sulla nuova cementeria, è stata recuperata la palazzina Albini, costruita all'inizio degli anni Quaranta e già destinata a refettorio e dopolavoro della società Officine Elettromeccaniche Trentine, attiva a Calusco dal 1926. L'edificio ora è stato trasformato in un centro di accoglienza dei visitatori e in un polo di formazione per giovani manager di Italcementi Group. Nel complesso il progetto di Nuova Calusco ha seguito una filosofia mirata a ridurre il più possibile l'impatto sul territorio. Questo spiega perché la società della famiglia Pesenti abbia affidato a Jorrit Tornquist, docente alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, uno studio per l'applicazione del colore e per il coordinamento cromatico di tutti i nuovi impianti. Infine, la cementeria aderisce al programma «Agenda 21 dell'Isola Bergamasca e di Zingonia» finalizzato a favorire uno sviluppo sostenibile attraverso una serie di interventi su più livelli (forum civico, informazione, monitoraggio degli indicatori ambientali).
Cesare Zapperi
Lombardia
Thursday, April 22, 2004
MERATEONLINE 22 04 04
Calusco: porte aperti per l`inaugurazione dell`Italcementi
Porte aperte sabato pomeriggio all’Italcementi di Calusco d’Adda. In occasione dell’inaugurazione dei nuovi impianti produttivi i vertici del colosso bergamasco hanno infatti deciso di consentire l’accesso a chiunque lo desideri per una visita guidata della nuova linea che tante polemiche ha suscitato per la presenza di un altoforno che raggiunge i 120 metri di altezza e che è in grado di bruciare a temperature elevatissime. Al mattina saranno invece circa 300 gli ospiti invitati per il taglio del nastro inaugurale. Tra questi anche il Ministro delle Attività produttive Antonio Marzano che ha confermato la propria presenta. La cerimonia inizierà alle ore 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi interverranno il consigliere delegato Giampietro Pesenti e il direttore generale Carlo Pesenti, responsabile della zona Italia. Prenderà la parola pure il sindaco del paese Rinaldo Colleoni. Le conclusioni saranno invece affidate proprio al Ministro Antonio Marzano.
Calusco: porte aperti per l`inaugurazione dell`Italcementi
Porte aperte sabato pomeriggio all’Italcementi di Calusco d’Adda. In occasione dell’inaugurazione dei nuovi impianti produttivi i vertici del colosso bergamasco hanno infatti deciso di consentire l’accesso a chiunque lo desideri per una visita guidata della nuova linea che tante polemiche ha suscitato per la presenza di un altoforno che raggiunge i 120 metri di altezza e che è in grado di bruciare a temperature elevatissime. Al mattina saranno invece circa 300 gli ospiti invitati per il taglio del nastro inaugurale. Tra questi anche il Ministro delle Attività produttive Antonio Marzano che ha confermato la propria presenta. La cerimonia inizierà alle ore 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi interverranno il consigliere delegato Giampietro Pesenti e il direttore generale Carlo Pesenti, responsabile della zona Italia. Prenderà la parola pure il sindaco del paese Rinaldo Colleoni. Le conclusioni saranno invece affidate proprio al Ministro Antonio Marzano.
VIRGILIONEWS 21 04 04
ITALCEMENTI/ CARLO PESENTI: INTERESSATI A MERCATO NORD-AFRICANO
21/04/2004 - 10:00
Escluse acquisizioni in Italia, siamo già a 30% mercato
Roma, 21 apr. (Apcom) - Italcementi guarda ai mercati dell'area mediterranea, non potendo, per motivi di Antitrust, crescere ancora in Italia. In una intervista a Mf, il condirettore generale e responsabile per l'Italia di Italcementi, Carlo Pesenti, spiega le strategie del gruppo a pochi giorni dall'inaugurazione di un nuovo impianto a Calusco d'Adda.
"Nell'area del Mediterraneo ci sono buone occasioni di privatizzazioni, stiamo valutando con attenzione le opportunità che si stanno aprendo, in particolare nei mercati nord-africani", dice Pesenti. Quanto ad eventuali nuove acquisizioni nel nostro Paese, "lo escludo per motivi di Antitrust, visto che abbiamo una quota di mercato del 30%. All'estero non ci sono molte offerte allettanti, vogliamo però rafforzare la nostra presenza in Egitto e in India".
Nel nuovo stabilimento di Calusco d'Adda sono stati investiti 150 milioni di euro, spiega Pesenti. Italcementi sta valutando possibili nuovi interventi, "uno nel centronord, e un altro nel centrosud, ognuno dei quali potrebbe avere un peso analogo a quello sostenuto per Calusco".
Le prospettive di crescita del mercato del cemento per il 2004 sono ancora buone, vicine al record di 45 milioni di tonnellate toccato nel 1992. In particolare, le prospettive per l'anno in corso, secondo Pesenti, sono stabili per il settore residenziale, mentre si assisterà ad un calo del settore non residenziale, con qualche eccezione nel settore servizi.
Quanto infine all'andamento del titolo, che da inizio anno è cresciuto solo del 2,2% nonostante le buone prospettive del mercato e la capacità di generare cash flow di Italcementi (780 mln nel 2003), Pesenti spiega che "Italcementi è da sempre ritenuto un titolo difensivo caratterizzato da una bassa rischiosità. Sconta però il fatto di essere un titolo poco liquido e di essere società poco contendibile, dal momento che il 58,7% è controllato da Italmobiliare".
ITALCEMENTI/ CARLO PESENTI: INTERESSATI A MERCATO NORD-AFRICANO
21/04/2004 - 10:00
Escluse acquisizioni in Italia, siamo già a 30% mercato
Roma, 21 apr. (Apcom) - Italcementi guarda ai mercati dell'area mediterranea, non potendo, per motivi di Antitrust, crescere ancora in Italia. In una intervista a Mf, il condirettore generale e responsabile per l'Italia di Italcementi, Carlo Pesenti, spiega le strategie del gruppo a pochi giorni dall'inaugurazione di un nuovo impianto a Calusco d'Adda.
"Nell'area del Mediterraneo ci sono buone occasioni di privatizzazioni, stiamo valutando con attenzione le opportunità che si stanno aprendo, in particolare nei mercati nord-africani", dice Pesenti. Quanto ad eventuali nuove acquisizioni nel nostro Paese, "lo escludo per motivi di Antitrust, visto che abbiamo una quota di mercato del 30%. All'estero non ci sono molte offerte allettanti, vogliamo però rafforzare la nostra presenza in Egitto e in India".
Nel nuovo stabilimento di Calusco d'Adda sono stati investiti 150 milioni di euro, spiega Pesenti. Italcementi sta valutando possibili nuovi interventi, "uno nel centronord, e un altro nel centrosud, ognuno dei quali potrebbe avere un peso analogo a quello sostenuto per Calusco".
Le prospettive di crescita del mercato del cemento per il 2004 sono ancora buone, vicine al record di 45 milioni di tonnellate toccato nel 1992. In particolare, le prospettive per l'anno in corso, secondo Pesenti, sono stabili per il settore residenziale, mentre si assisterà ad un calo del settore non residenziale, con qualche eccezione nel settore servizi.
Quanto infine all'andamento del titolo, che da inizio anno è cresciuto solo del 2,2% nonostante le buone prospettive del mercato e la capacità di generare cash flow di Italcementi (780 mln nel 2003), Pesenti spiega che "Italcementi è da sempre ritenuto un titolo difensivo caratterizzato da una bassa rischiosità. Sconta però il fatto di essere un titolo poco liquido e di essere società poco contendibile, dal momento che il 58,7% è controllato da Italmobiliare".
Wednesday, April 21, 2004
MERATEONLINE 21 04 04
``Italcementi, porte aperte a Calusco``
I prossimi 24 e 25 aprile si terrà a Palazzago (Bergamo) la tradizionale gara di Coppa Italia di deltaplano, importante circuito nazionale di volo libero, vale a dire il volo senza motore che avviene a bordo di questi rapidi mezzi, come pure dei più lenti parapendio. Quest`anno le due manches della tappa nella bergamasca, organizzata come sempre dal Volo Libero Bergamo e dal Delta Club Monte Farno e sponsorizzata dalla Italcementi, riveste particolare importanza proprio per la coincidenza con l`inaugurazione ufficiale del modernissimo impianto produttivo di Calusco d`Adda, sabato 24, presenti le più alte cariche istituzionali locali e nazionali. Infatti, la nota azienda cementiera, sensibile alle tematiche ambientaliste, ha di recente sostituito i quattro vecchi impianti di cottura con uno nuovo, di pari potenzialità ed all`avanguardia come tecnologia soprattutto nei confronti dell`impatto ambientale, aspetto d`interesse generale e particolarmente sentito nel mondo del volo libero. L`operazione "Italcementi, porte aperte a Calusco", com`è stata denominata questa giornata inaugurale, mira a coinvolgere la popolazione del comprensorio che vive in simbiosi con l`unità produttiva e chiunque potrà varcare i cancelli dello stabilimento per visitare i nuovi impianti. Coroneranno il tutto un rinfresco, l`arrivo dei deltaplani visibile nel prato adiacente, verso ovest, tra la nuova ciminiera alta ben 120 m ed il fiume Adda, e la premiazione della gara. Il decollo dei deltaplani in lizza, ai quali si uniranno fuori gara i piloti di parapendio del Volo Libero Bergamo, avverrà dal consueto versante di Valcava del Monte Linzone (m 1398), 12 km a nord rispetto alla Italcementi. Il percorso di gara sarà tuttavia ben più lungo e si snoderà presumibilmente nel comprensorio Roncola - Monte Linzone - Monte Resegone, con chilometraggi variabili secondo le condizioni meteo del momento, prima dell`arrivo all`Italcementi di Calusco. Come negli scorsi anni, si prevede una folta partecipazione di piloti di tutta Italia e tra questi gli attuali leader della classifica nazionale, vale a dire Ignazio Bernardi di Poncarale (Brescia) e l`altoatesino Ernst Gostner per la classe "Ali Flessibili", più Christian Ciech di Folgaria (Trento), già campione mondiale, e Gaetano Matrella di Foggia per la classe "Ali Rigide". In predicato per il podio anche il solido Edo Giudiceandrea del Volo Libero Bergamo. Il successivo 25 aprile, invece, l`arrivo della manche ritornerà ad essere quello di sempre, a Palazzago, dove hanno sede il Volo Libero Bergamo e la scuola di volo Explorer.
``Italcementi, porte aperte a Calusco``
I prossimi 24 e 25 aprile si terrà a Palazzago (Bergamo) la tradizionale gara di Coppa Italia di deltaplano, importante circuito nazionale di volo libero, vale a dire il volo senza motore che avviene a bordo di questi rapidi mezzi, come pure dei più lenti parapendio. Quest`anno le due manches della tappa nella bergamasca, organizzata come sempre dal Volo Libero Bergamo e dal Delta Club Monte Farno e sponsorizzata dalla Italcementi, riveste particolare importanza proprio per la coincidenza con l`inaugurazione ufficiale del modernissimo impianto produttivo di Calusco d`Adda, sabato 24, presenti le più alte cariche istituzionali locali e nazionali. Infatti, la nota azienda cementiera, sensibile alle tematiche ambientaliste, ha di recente sostituito i quattro vecchi impianti di cottura con uno nuovo, di pari potenzialità ed all`avanguardia come tecnologia soprattutto nei confronti dell`impatto ambientale, aspetto d`interesse generale e particolarmente sentito nel mondo del volo libero. L`operazione "Italcementi, porte aperte a Calusco", com`è stata denominata questa giornata inaugurale, mira a coinvolgere la popolazione del comprensorio che vive in simbiosi con l`unità produttiva e chiunque potrà varcare i cancelli dello stabilimento per visitare i nuovi impianti. Coroneranno il tutto un rinfresco, l`arrivo dei deltaplani visibile nel prato adiacente, verso ovest, tra la nuova ciminiera alta ben 120 m ed il fiume Adda, e la premiazione della gara. Il decollo dei deltaplani in lizza, ai quali si uniranno fuori gara i piloti di parapendio del Volo Libero Bergamo, avverrà dal consueto versante di Valcava del Monte Linzone (m 1398), 12 km a nord rispetto alla Italcementi. Il percorso di gara sarà tuttavia ben più lungo e si snoderà presumibilmente nel comprensorio Roncola - Monte Linzone - Monte Resegone, con chilometraggi variabili secondo le condizioni meteo del momento, prima dell`arrivo all`Italcementi di Calusco. Come negli scorsi anni, si prevede una folta partecipazione di piloti di tutta Italia e tra questi gli attuali leader della classifica nazionale, vale a dire Ignazio Bernardi di Poncarale (Brescia) e l`altoatesino Ernst Gostner per la classe "Ali Flessibili", più Christian Ciech di Folgaria (Trento), già campione mondiale, e Gaetano Matrella di Foggia per la classe "Ali Rigide". In predicato per il podio anche il solido Edo Giudiceandrea del Volo Libero Bergamo. Il successivo 25 aprile, invece, l`arrivo della manche ritornerà ad essere quello di sempre, a Palazzago, dove hanno sede il Volo Libero Bergamo e la scuola di volo Explorer.
L'ECO DI BERGAMO 21 04 04
Calusco, polo strategico per l'Italcementi
Sabato l'inaugurazione ufficiale del nuovo impianto. Il modello sarà replicato in altre due cementerie Carlo Pesenti: unione tra esigenze ambientali e produttive. Per lo sviluppo si punta su Mediterraneo e India
È un progetto che parte da lontano quello di Nuova Calusco, l'impianto «modello» dell'Italcementi che sarà ufficialmente inaugurato sabato, pur avendo di fatto interamente sostituito dallo scorso ottobre il vecchio stabilimento, già parzialmente demolito.
«Abbiamo deciso di intervenire con un progetto che sposa le esigenze ambientali con le necessità produttive, adottando le migliori tecnologie disponibili sul mercato - spiega Carlo Pesenti, condirettore generale di Italcementi, responsabile Zona Italia -. I primi studi risalgono all'inizio degli anni Novanta, ma il progetto ha registrato un rallentamento perché dopo l'acquisizione nel 1992 di Ciments Français l'attenzione del gruppo si è spostata sull'estero. Nel 2000 siamo tornati ad occuparci dell'Italia. A dire il vero non ci siamo mai fermati del tutto. La stessa cementeria di Calusco, pur nella sua impostazione anni Sessanta, era ancora in piena efficienza. Ma nella Nuova Calusco è stato assemblato il meglio elaborato dalla tecnologia in questi anni: ci sono impianti tedeschi, forni giapponesi, griglie austriache e il gruppo ci ha messo la sua capacità ingegneristica».
L'inaugurazione di Nuova Calusco cade all'interno delle celebrazioni per i 140 anni della fondazione dell'Italcementi: tra le altre iniziative sono in programma a inizio giugno un concerto di Uto Ughi al Donizetti e a fine anno la presentazione della Fondazione dedicata al Cavaliere del Lavoro Carlo Pesenti. È però un evento che si proietta anche nel futuro. Lo stabilimento rispetta infatti in anticipo i più severi limiti europei per le emissioni che entreranno in vigore nel 2007. «Se avessimo dovuto intervenire sulla vecchia cementeria per scendere sotto questi limiti - puntualizza Pesenti - avremmo dovuto investire non meno di 40 milioni di euro». Ne vengono investiti invece 110 di più, per una capacità produttiva (1,2 milioni di tonnellate di clinker all'anno) che non viene sostanzialmente aumentata, ma con benefici di ordine tecnico, economico e ambientale.
Il nuovo forno dell'impianto è stato acceso per i test a dicembre 2002. I due impianti, il vecchio e il nuovo, hanno funzionato «in parallelo» fino a maggio 2003, mentre la vecchia Calusco è stata chiusa definitivamente a ottobre.
Resta ancora da realizzare la seconda parte del progetto, il tunnel sotterraneo che collega le cave delle materie prime alla cementeria. «La nuova cementeria ci dà qualche vantaggio di carattere economico, con minori costi di manutenzione e minori costi energetici dato che il nuovo forno ha consumi energetici inferiori di circa il 25% rispetto al vecchio stabilimento - dice Pesenti - Il tunnel porta invece soprattutto vantaggi di tipo ambientale, con l'eliminazione di 10 mila camion all'anno dalla strada. Ha comunque un'importanza strategica. Il collegamento con una cava di calcare da 800 mila tonnellate all'anno assicura la disponibilità di una materia prima fondamentale e quindi il funzionamento per oltre 40 anni della cementeria. La presenza della cava è la base di lungo periodo che crea le condizioni per investire nel rinnovamento della cementeria».
Dopo Calusco, il gruppo Italcementi è intenzionato a fare ammodernamenti anche in altri dei suoi 18 impianti italiani. «Abbiamo allo studio in particolare progetti analoghi a quelli di Calusco per un impianto al Centro Nord e uno nel Centro Sud - spiega Pesenti - Sono investimenti che come per Calusco impegneranno per 150 milioni di euro ciascuno e che richiedono tempo: tra progettazione, autorizzazioni e realizzazioni sono necessari 5/6 anni. Nel complesso ritengo che in Italia gli impianti di Italcementi siano efficienti, in particolare quelli del Sud, come Isole delle Femmine, Vibo Valentia e Salerno, realizzati nel corso degli anni Ottanta, ma c'è bisogno di qualche ammodernamento».
Tra gli investimenti del gruppo figura poi anche il piano di sviluppo delle centrali elettriche. «A parte il "revamping" (potenziamento NdR) di Villa di Serio che ha un valore strategico, dato che serve un'unità produttiva e ci permetterebbe di coprire il nostro fabbisogno italiano, i sette progetti presentati sono valorizzazioni di attività - spiega Pesenti -. Sarebbero una "seconda gamba" in appoggio al business principale, che resta quello del cemento». È in questo settore del resto che si concentrano gli sforzi e si studia anche un'espansione. Pesenti ribadisce l'interesse per uno sviluppo in particolare nell'area mediterranea «intesa in modo esteso» e in Oriente. «Il processo di concentrazione che ha caratterizzato gli ultimi anni si è fermato in tutto il mondo - sottolinea Pesenti -. Ultimamente non ci sono state transazioni, anche se nell'area nordafricana si stanno preparando processi di privatizzazione, come in Egitto e in Libia, che stiamo seguendo con attenzione». Riguardo ai due grandi Paesi asiatici vengono confermati interesse per l'India («Siamo presenti, ma con una capacità inferiore a quanto vorremmo») e difficoltà per la Cina, «dove attualmente non c'è nessun grande gruppo europeo».
Piuttosto, c'è un rinnovato interesse per l'Italia, come confermato dagli investimenti «bergamaschi». «In Italia il mercato sta andando bene e prevediamo un'ulteriore crescita»- continua il condirettore generale dell'Italcementi.
Il calo dei tassi d'interesse ha portato nel 2003 a una crescita del 4% del mercato del cemento in Italia nel settore residenziale. «Per il 2004 prevediamo una stasi nel comparto e un calo nel non residenziale privato, dato che la Tremonti bis ha fatto anticipare gli investimenti in capannoni - dice Pesenti - Pensiamo possa ancora andare bene il non residenziale di servizio, come multisale, centri commerciali e ospedali, ma ci aspettiamo soprattutto una crescita nelle infrastrutture. È partita l'alta velocità, della quale siamo fornitori, ma non è stato ancora aperto un cantiere degli interventi della legge obiettivo. Adesso si sta iniziando con la variante di valico e la Salerno-Reggio». Buone prospettive anche dai lavori per i Giochi invernali di Torino 2006. «In generale vediamo meglio il Nord Ovest, del Nord Est, dove si è lavorato molto negli ultimi 5-6 anni - continua Pesenti - Sale anche l'attività al Sud, fermo da dieci anni, e questo ci fa piacere anche perché è un'area dove abbiamo un'alta quota di mercato, con due impianti in Sicilia e uno in Calabria, al di là del discorso del ponte sullo Stretto. Ricordiamoci comunque che l'Italia negli ultimi 10 anni ha accumulato un grande ritardo nelle infrastrutture, con un rapporto investimenti-Pil ogni anno pari alla metà di quello della Francia».
Anche in vista di un aumento dei consumi di cemento da parte dell'Italia, non è previsto un aumento della capacità produttiva nazionale di Italcementi. «È difficile e con una quota di mercato del 30% non si può pensare ad acquisizioni - sostiene - Pensiamo però di poter ottimizzare la produzione, utilizzando al massimo gli impianti più efficienti e impiegare gli altri per i picchi di domanda, compatibilmente con il fatto che la nostra maggiore capacità produttiva si trova nel Sud Italia».
Sia per la distanza del mare, sia per la vicinanza alla domanda, non è previsto che la produzione di Calusco venga esportata. «Piuttosto, se la domanda italiana, in particolare del Nord Ovest, aumenterà, come pensiamo, ci sarà il problema di far arrivare al Nord altro cemento».
Non appare più un problema invece il dumping dai Paesi orientali. «In passato arrivava clinker dall'India, ma l'innalzamento dei costi di trasporto ha fatto scomparire il fenomeno - dice Pesenti - I concorrenti comunque ci sono. E un problema potrebbe essere l'applicazione asimmetrica dei protocolli di Kyoto per la competitività nostra come di tutta l'industria europea che si sta impegnando per l'ambiente».
Del resto viene sottolineato come l'impegno del gruppo per lo sviluppo sostenibile trovi a Calusco un'applicazione concreta. «Lo sviluppo sostenibile si pone obiettivi di sviluppo economico, sociale e ambientale: credo che li abbiamo centrati tutti e tre - conclude Pesenti - Quello economico perché mettiamo le basi per il futuro, quello ambientale perché c'è una riduzione dell'impatto su vari fronti, da quello delle emissioni, da quello del traffico, ma anche quello sociale perché il nuovo impianto consente di operare con standard di sicurezza elevati, migliora la vivibilità e ottimizza l'interazione con il territorio attraverso il controllo continuo delle attività oltre che con la messa a disposizione della comunità della "palazzina Albini"».
Stefano Ravaschio
Uno stabilimento storico all'interno del gruppo
L'«antenata» della cementeria di Calusco d'Adda ha quasi cento anni. I primi forni per il cemento nel paese furono infatti costruiti nel 1908 dalla Società Anonima Cementi Portland e Calci. Nel 1920 l'impianto è stato rilevato dalla Società Italiana Cementi (che nel 1927 è stata incorporata nell'Italcementi) che ne ha avviato il primo potenziamento e ammodernamento.
Tra il 1925 e il 1930 sono stati realizzati tre forni a via umida che utilizzano la marna di cava Monte Giglio, collegata alla cementeria con una teleferica. Viene aperta anche la nuova cava di calcare di Burligo, collegata a Monte Giglio con una teleferica di otto chilometri.
Nel 1940 c'è una prima trasformazione tecnologica dei due forni (da via umida a via semisecca con griglia di preriscaldo), mentre viene aperta la nuova cava di calcare a Colle Pedrino, collegata a Burligo con una teleferica.
Negli anni Cinquanta vengono potenziate ed ammodernate le attività delle cave e iniziano i lavori di ammodernamento e potenziamento degli impianti. nel 1965 vengono aperti nuovi fronti di cava e vengono realizzati nuovi impianti in cava Colle Pedrino. L'assetto produttivo assunto negli anni Sessanta resta poi sostanzialmente invariato fino alla realizzazione dei nuovi impianti, anche se comunque gli investimenti nell'impianto continuano.
Dal 1990 aumenta l'attenzione per gli aspetti ambientali con importanti interventi di contenimento delle emissioni in atmosfera e dell'impatto acustico, coronati nel 1997 dall'ottenimento della certificazione Iso 9002. Tra il 1992 e il 2001 sono stati investimenti circa 26 milioni di euro in impianti e manutenzioni pluriennali.
I lavori per la realizzazione dello stabilimento di Nuova Calusco iniziano nel 2001 (anche se l'avvio degli studi risalgono all'inizio degli anni Novanta): i lavori di scavo del tunnel che collega le cave iniziano l'anno successivo, quando viene avviata anche la nuova linea produttiva. L'anno scorso i nuovi impianti vengono messi a regime, e subito dopo vengono chiusi i vecchi forni. Il 2004 infine porterà la certificazione ambientale Iso 14001 e l'inaugurazione ufficiale. L'opera comunque non si conclude qui: sono ancora in corso gli scavi per il tunnel che dovrebbe entrare in funzione nel 2006.
Interverrà il ministro Marzano
È stata confermata la presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano alla cerimonia di inaugurazione dello stabilimento «Nuova Calusco» dell'Italcementi in programma sabato. È prevista la partecipazione di circa 300 persone tra rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico finanziario nazionale, regionale e locale.
La cerimonia inizierà alle 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi, ci saranno interventi del consigliere delegato Giampiero Pesenti («Italcementi, il futuro di una storia industriale) e del condirettore generale Carlo Pesenti, responsabile zona Italia («Nuova Calusco, la realizzazione di un progetto per lo sviluppo). Seguirà l'intervento del sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni («Un confronto continuo al servizio del territorio»): le conclusioni saranno tenute dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano.
Nel pomeriggio, giornata «a porte aperte», a partire dalle 15, con possibilità per tutti di visita guidata dell'impianto.
Investimento da 150 milioni che aiuta l'ambiente
Il progetto di Nuova Calusco, un investimento da 150 milioni di euro, includendo la realizzazione del tunnel di collegamento alle cave, colloca la cementeria bergamasca dell'Italcementi ai primi posti a livello mondiale, per standard tecnologico e performance ambientali.
La caratteristica del progetto è quella di puntare alla semplificazione del processo produttivo. Il cuore del nuovo stabilimento, realizzato più lontano dal centro abitato rispetto al «vecchio», in un'area di 50 mila metri quadrati ex Sacelit, è un nuovo forno con una potenzialità produttiva di clinker (l'«intermedio» del cemento) di 3.600 tonnellate al giorno, pari a quella dei quattro forni del vecchio impianto, ora dismessi.
I vecchi sei molini «crudo» sono stati convertiti in altrettanti molini «cemento», dove viene prodotto il materiale finito con l'aggiunta di additivi e gesso dopo la cottura delle materie prime, e sostituiti da un solo nuovo molino «crudo» di nuova concezione. I tre molini del combustibile solido per l'alimentazione del forno sono stati sostituiti da uno solo. Dsattivati anche quattro dei precedenti 10 molini cemento. Nel complesso, quindi, da 19 molini si scende a quattro e da quattro forni a uno solo, permettendo di concentrare il controllo dell'attività.
La realizzazione di un unica linea di cottura, progettata ai massimi livelli tecnologici, permette, in particolare, di ridurre, a parità di produzione, le emissioni (che per oltre il 99,99% sono costituite da aria) di circa un terzo, da 850 mila a 540 mila metri cubi all'ora. I punti di emissione sono stati ridotti da 18 a uno solo e sono state adottate tecnologie di controllo delle emissioni dalle migliori performance, con «filtri a tessuto» nell'impianto di cottura, sistemi di filtrazione efficaci in tutte le diverse condizioni di marcia, con un controllo delle fasi transitorie di avviamento e fermata, e monitoraggio in continuo ventiquattro ore su ventiquattro delle emissioni del forno (con pubblicazione quotidiana dei valori medi delle emissioni sul sito www.isolaonline.net).
Nel dettaglio il nuovo impianto ha permesso di ridurre del 70% le emissioni di polveri, del 97% le emissioni di anidride solforosa e del 53% quelle di ossidi d'azoto.
La realizzazione dei nuovi impianti a sud della ferrovia allontana dall'area del centro abitato le attività a maggior impatto ambientale, con beneficio anche per l'impatto acustico. Le opere di bonifica dell'impatto acustico hanno peraltro consentito di contenere gli effetti dell'attività produttiva entro i limiti di normativa
Sempre per quanto riguarda l'ambiente, si può ricordare che la Cementeria di Calusco aderisce al programma «Agenda 21 dell'Isola bergamasca e di Zingonia». Il programma, sottoscritto a Rio de Janeiro nel 1992, è il documento di intenti con cui l'Onu si è impegnato alla promozione dello Sviluppo Sostenibile.
Per favorire lo sviluppo sostenibile, le amministrazioni pubbliche possono promuovere piani di azioni ambientali, essendo più vicine ai problemi e riuscendo quindi a comprenderne la specificità e l'urgenza. I progetti dell'Agenda 21 prevedono in particolare una relazione sullo stato dell'ambiente dell'Isola e di Zingonia, azioni a sostegno dell'informazione, comunicazione e partecipazione della comunità locale ai temi dello Sviluppo sostenibile, un Forum civico che rappresenti gli interessi dell'intera comunità dell'Isola e una descrizione dei principali indicatori ambientali in grado di cogliere gli aspetti essenziali delle componenti ambientali locali.
Lavori in corso per il megatunnel Quasi dieci chilometri sotto terra
Il coronamento di Nuova Calusco sarà il tunnel sotterraneo in corso di realizzazione - gli scavi sono a circa il 40% dell'opera - per il collegamento della cava Colle Pedrino (Palazzago) con la cava Monte Giglio (Calusco d'Adda), dove sono stati anche realizzati due depositi di preomogeneizzazione (parchi polari) di calcare e di marna: quest'opera da sola richiede un investimento di 30 milioni di euro.
Il tunnel, che dovrebbe entrare in funzione nel 2006, permetterà di sostituire le teleferiche che collegano le due cave con un nastro trasportatore in galleria sotterranea e anche di eliminare il trasporto integrativo di materie prime con autotreni tra Pontida e Calusco d'Adda, con beneficio per la viabilità: si stima che ci saranno 10 mila camion in meno all'anno per la strada. Il tunnel, che avrà un diametro utile di 4,2 metri, sarà lungo circa 9.600 metri (gli scavi finora sono arrivati a 3.800 metri) con un dislivello complessivo di circa 700 metri: il nastro trasportatore, dalla larghezza di 80 centimetri, con una portata di 600 tonnellate all'ora alla velocità di 2,5 metri al secondo.
Il materiale arriverà nei due nuovi parchi polari con capacità di 35 mila tonnellate ciascuno per lo stoccaggio della marna, scavata e frantumata nella stessa cava di Monte Giglio e del calcare frantumato in arrivo via tunnel da Colle Pedrino. Il materiale «omogeneizzato» viene poi inviato in cementeria tramite un nastro sotterraneo che sottopassa il paese di Calusco, senza ricorso a trasporto stradale.
Calusco, polo strategico per l'Italcementi
Sabato l'inaugurazione ufficiale del nuovo impianto. Il modello sarà replicato in altre due cementerie Carlo Pesenti: unione tra esigenze ambientali e produttive. Per lo sviluppo si punta su Mediterraneo e India
È un progetto che parte da lontano quello di Nuova Calusco, l'impianto «modello» dell'Italcementi che sarà ufficialmente inaugurato sabato, pur avendo di fatto interamente sostituito dallo scorso ottobre il vecchio stabilimento, già parzialmente demolito.
«Abbiamo deciso di intervenire con un progetto che sposa le esigenze ambientali con le necessità produttive, adottando le migliori tecnologie disponibili sul mercato - spiega Carlo Pesenti, condirettore generale di Italcementi, responsabile Zona Italia -. I primi studi risalgono all'inizio degli anni Novanta, ma il progetto ha registrato un rallentamento perché dopo l'acquisizione nel 1992 di Ciments Français l'attenzione del gruppo si è spostata sull'estero. Nel 2000 siamo tornati ad occuparci dell'Italia. A dire il vero non ci siamo mai fermati del tutto. La stessa cementeria di Calusco, pur nella sua impostazione anni Sessanta, era ancora in piena efficienza. Ma nella Nuova Calusco è stato assemblato il meglio elaborato dalla tecnologia in questi anni: ci sono impianti tedeschi, forni giapponesi, griglie austriache e il gruppo ci ha messo la sua capacità ingegneristica».
L'inaugurazione di Nuova Calusco cade all'interno delle celebrazioni per i 140 anni della fondazione dell'Italcementi: tra le altre iniziative sono in programma a inizio giugno un concerto di Uto Ughi al Donizetti e a fine anno la presentazione della Fondazione dedicata al Cavaliere del Lavoro Carlo Pesenti. È però un evento che si proietta anche nel futuro. Lo stabilimento rispetta infatti in anticipo i più severi limiti europei per le emissioni che entreranno in vigore nel 2007. «Se avessimo dovuto intervenire sulla vecchia cementeria per scendere sotto questi limiti - puntualizza Pesenti - avremmo dovuto investire non meno di 40 milioni di euro». Ne vengono investiti invece 110 di più, per una capacità produttiva (1,2 milioni di tonnellate di clinker all'anno) che non viene sostanzialmente aumentata, ma con benefici di ordine tecnico, economico e ambientale.
Il nuovo forno dell'impianto è stato acceso per i test a dicembre 2002. I due impianti, il vecchio e il nuovo, hanno funzionato «in parallelo» fino a maggio 2003, mentre la vecchia Calusco è stata chiusa definitivamente a ottobre.
Resta ancora da realizzare la seconda parte del progetto, il tunnel sotterraneo che collega le cave delle materie prime alla cementeria. «La nuova cementeria ci dà qualche vantaggio di carattere economico, con minori costi di manutenzione e minori costi energetici dato che il nuovo forno ha consumi energetici inferiori di circa il 25% rispetto al vecchio stabilimento - dice Pesenti - Il tunnel porta invece soprattutto vantaggi di tipo ambientale, con l'eliminazione di 10 mila camion all'anno dalla strada. Ha comunque un'importanza strategica. Il collegamento con una cava di calcare da 800 mila tonnellate all'anno assicura la disponibilità di una materia prima fondamentale e quindi il funzionamento per oltre 40 anni della cementeria. La presenza della cava è la base di lungo periodo che crea le condizioni per investire nel rinnovamento della cementeria».
Dopo Calusco, il gruppo Italcementi è intenzionato a fare ammodernamenti anche in altri dei suoi 18 impianti italiani. «Abbiamo allo studio in particolare progetti analoghi a quelli di Calusco per un impianto al Centro Nord e uno nel Centro Sud - spiega Pesenti - Sono investimenti che come per Calusco impegneranno per 150 milioni di euro ciascuno e che richiedono tempo: tra progettazione, autorizzazioni e realizzazioni sono necessari 5/6 anni. Nel complesso ritengo che in Italia gli impianti di Italcementi siano efficienti, in particolare quelli del Sud, come Isole delle Femmine, Vibo Valentia e Salerno, realizzati nel corso degli anni Ottanta, ma c'è bisogno di qualche ammodernamento».
Tra gli investimenti del gruppo figura poi anche il piano di sviluppo delle centrali elettriche. «A parte il "revamping" (potenziamento NdR) di Villa di Serio che ha un valore strategico, dato che serve un'unità produttiva e ci permetterebbe di coprire il nostro fabbisogno italiano, i sette progetti presentati sono valorizzazioni di attività - spiega Pesenti -. Sarebbero una "seconda gamba" in appoggio al business principale, che resta quello del cemento». È in questo settore del resto che si concentrano gli sforzi e si studia anche un'espansione. Pesenti ribadisce l'interesse per uno sviluppo in particolare nell'area mediterranea «intesa in modo esteso» e in Oriente. «Il processo di concentrazione che ha caratterizzato gli ultimi anni si è fermato in tutto il mondo - sottolinea Pesenti -. Ultimamente non ci sono state transazioni, anche se nell'area nordafricana si stanno preparando processi di privatizzazione, come in Egitto e in Libia, che stiamo seguendo con attenzione». Riguardo ai due grandi Paesi asiatici vengono confermati interesse per l'India («Siamo presenti, ma con una capacità inferiore a quanto vorremmo») e difficoltà per la Cina, «dove attualmente non c'è nessun grande gruppo europeo».
Piuttosto, c'è un rinnovato interesse per l'Italia, come confermato dagli investimenti «bergamaschi». «In Italia il mercato sta andando bene e prevediamo un'ulteriore crescita»- continua il condirettore generale dell'Italcementi.
Il calo dei tassi d'interesse ha portato nel 2003 a una crescita del 4% del mercato del cemento in Italia nel settore residenziale. «Per il 2004 prevediamo una stasi nel comparto e un calo nel non residenziale privato, dato che la Tremonti bis ha fatto anticipare gli investimenti in capannoni - dice Pesenti - Pensiamo possa ancora andare bene il non residenziale di servizio, come multisale, centri commerciali e ospedali, ma ci aspettiamo soprattutto una crescita nelle infrastrutture. È partita l'alta velocità, della quale siamo fornitori, ma non è stato ancora aperto un cantiere degli interventi della legge obiettivo. Adesso si sta iniziando con la variante di valico e la Salerno-Reggio». Buone prospettive anche dai lavori per i Giochi invernali di Torino 2006. «In generale vediamo meglio il Nord Ovest, del Nord Est, dove si è lavorato molto negli ultimi 5-6 anni - continua Pesenti - Sale anche l'attività al Sud, fermo da dieci anni, e questo ci fa piacere anche perché è un'area dove abbiamo un'alta quota di mercato, con due impianti in Sicilia e uno in Calabria, al di là del discorso del ponte sullo Stretto. Ricordiamoci comunque che l'Italia negli ultimi 10 anni ha accumulato un grande ritardo nelle infrastrutture, con un rapporto investimenti-Pil ogni anno pari alla metà di quello della Francia».
Anche in vista di un aumento dei consumi di cemento da parte dell'Italia, non è previsto un aumento della capacità produttiva nazionale di Italcementi. «È difficile e con una quota di mercato del 30% non si può pensare ad acquisizioni - sostiene - Pensiamo però di poter ottimizzare la produzione, utilizzando al massimo gli impianti più efficienti e impiegare gli altri per i picchi di domanda, compatibilmente con il fatto che la nostra maggiore capacità produttiva si trova nel Sud Italia».
Sia per la distanza del mare, sia per la vicinanza alla domanda, non è previsto che la produzione di Calusco venga esportata. «Piuttosto, se la domanda italiana, in particolare del Nord Ovest, aumenterà, come pensiamo, ci sarà il problema di far arrivare al Nord altro cemento».
Non appare più un problema invece il dumping dai Paesi orientali. «In passato arrivava clinker dall'India, ma l'innalzamento dei costi di trasporto ha fatto scomparire il fenomeno - dice Pesenti - I concorrenti comunque ci sono. E un problema potrebbe essere l'applicazione asimmetrica dei protocolli di Kyoto per la competitività nostra come di tutta l'industria europea che si sta impegnando per l'ambiente».
Del resto viene sottolineato come l'impegno del gruppo per lo sviluppo sostenibile trovi a Calusco un'applicazione concreta. «Lo sviluppo sostenibile si pone obiettivi di sviluppo economico, sociale e ambientale: credo che li abbiamo centrati tutti e tre - conclude Pesenti - Quello economico perché mettiamo le basi per il futuro, quello ambientale perché c'è una riduzione dell'impatto su vari fronti, da quello delle emissioni, da quello del traffico, ma anche quello sociale perché il nuovo impianto consente di operare con standard di sicurezza elevati, migliora la vivibilità e ottimizza l'interazione con il territorio attraverso il controllo continuo delle attività oltre che con la messa a disposizione della comunità della "palazzina Albini"».
Stefano Ravaschio
Uno stabilimento storico all'interno del gruppo
L'«antenata» della cementeria di Calusco d'Adda ha quasi cento anni. I primi forni per il cemento nel paese furono infatti costruiti nel 1908 dalla Società Anonima Cementi Portland e Calci. Nel 1920 l'impianto è stato rilevato dalla Società Italiana Cementi (che nel 1927 è stata incorporata nell'Italcementi) che ne ha avviato il primo potenziamento e ammodernamento.
Tra il 1925 e il 1930 sono stati realizzati tre forni a via umida che utilizzano la marna di cava Monte Giglio, collegata alla cementeria con una teleferica. Viene aperta anche la nuova cava di calcare di Burligo, collegata a Monte Giglio con una teleferica di otto chilometri.
Nel 1940 c'è una prima trasformazione tecnologica dei due forni (da via umida a via semisecca con griglia di preriscaldo), mentre viene aperta la nuova cava di calcare a Colle Pedrino, collegata a Burligo con una teleferica.
Negli anni Cinquanta vengono potenziate ed ammodernate le attività delle cave e iniziano i lavori di ammodernamento e potenziamento degli impianti. nel 1965 vengono aperti nuovi fronti di cava e vengono realizzati nuovi impianti in cava Colle Pedrino. L'assetto produttivo assunto negli anni Sessanta resta poi sostanzialmente invariato fino alla realizzazione dei nuovi impianti, anche se comunque gli investimenti nell'impianto continuano.
Dal 1990 aumenta l'attenzione per gli aspetti ambientali con importanti interventi di contenimento delle emissioni in atmosfera e dell'impatto acustico, coronati nel 1997 dall'ottenimento della certificazione Iso 9002. Tra il 1992 e il 2001 sono stati investimenti circa 26 milioni di euro in impianti e manutenzioni pluriennali.
I lavori per la realizzazione dello stabilimento di Nuova Calusco iniziano nel 2001 (anche se l'avvio degli studi risalgono all'inizio degli anni Novanta): i lavori di scavo del tunnel che collega le cave iniziano l'anno successivo, quando viene avviata anche la nuova linea produttiva. L'anno scorso i nuovi impianti vengono messi a regime, e subito dopo vengono chiusi i vecchi forni. Il 2004 infine porterà la certificazione ambientale Iso 14001 e l'inaugurazione ufficiale. L'opera comunque non si conclude qui: sono ancora in corso gli scavi per il tunnel che dovrebbe entrare in funzione nel 2006.
Interverrà il ministro Marzano
È stata confermata la presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano alla cerimonia di inaugurazione dello stabilimento «Nuova Calusco» dell'Italcementi in programma sabato. È prevista la partecipazione di circa 300 persone tra rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico finanziario nazionale, regionale e locale.
La cerimonia inizierà alle 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi, ci saranno interventi del consigliere delegato Giampiero Pesenti («Italcementi, il futuro di una storia industriale) e del condirettore generale Carlo Pesenti, responsabile zona Italia («Nuova Calusco, la realizzazione di un progetto per lo sviluppo). Seguirà l'intervento del sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni («Un confronto continuo al servizio del territorio»): le conclusioni saranno tenute dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano.
Nel pomeriggio, giornata «a porte aperte», a partire dalle 15, con possibilità per tutti di visita guidata dell'impianto.
Investimento da 150 milioni che aiuta l'ambiente
Il progetto di Nuova Calusco, un investimento da 150 milioni di euro, includendo la realizzazione del tunnel di collegamento alle cave, colloca la cementeria bergamasca dell'Italcementi ai primi posti a livello mondiale, per standard tecnologico e performance ambientali.
La caratteristica del progetto è quella di puntare alla semplificazione del processo produttivo. Il cuore del nuovo stabilimento, realizzato più lontano dal centro abitato rispetto al «vecchio», in un'area di 50 mila metri quadrati ex Sacelit, è un nuovo forno con una potenzialità produttiva di clinker (l'«intermedio» del cemento) di 3.600 tonnellate al giorno, pari a quella dei quattro forni del vecchio impianto, ora dismessi.
I vecchi sei molini «crudo» sono stati convertiti in altrettanti molini «cemento», dove viene prodotto il materiale finito con l'aggiunta di additivi e gesso dopo la cottura delle materie prime, e sostituiti da un solo nuovo molino «crudo» di nuova concezione. I tre molini del combustibile solido per l'alimentazione del forno sono stati sostituiti da uno solo. Dsattivati anche quattro dei precedenti 10 molini cemento. Nel complesso, quindi, da 19 molini si scende a quattro e da quattro forni a uno solo, permettendo di concentrare il controllo dell'attività.
La realizzazione di un unica linea di cottura, progettata ai massimi livelli tecnologici, permette, in particolare, di ridurre, a parità di produzione, le emissioni (che per oltre il 99,99% sono costituite da aria) di circa un terzo, da 850 mila a 540 mila metri cubi all'ora. I punti di emissione sono stati ridotti da 18 a uno solo e sono state adottate tecnologie di controllo delle emissioni dalle migliori performance, con «filtri a tessuto» nell'impianto di cottura, sistemi di filtrazione efficaci in tutte le diverse condizioni di marcia, con un controllo delle fasi transitorie di avviamento e fermata, e monitoraggio in continuo ventiquattro ore su ventiquattro delle emissioni del forno (con pubblicazione quotidiana dei valori medi delle emissioni sul sito www.isolaonline.net).
Nel dettaglio il nuovo impianto ha permesso di ridurre del 70% le emissioni di polveri, del 97% le emissioni di anidride solforosa e del 53% quelle di ossidi d'azoto.
La realizzazione dei nuovi impianti a sud della ferrovia allontana dall'area del centro abitato le attività a maggior impatto ambientale, con beneficio anche per l'impatto acustico. Le opere di bonifica dell'impatto acustico hanno peraltro consentito di contenere gli effetti dell'attività produttiva entro i limiti di normativa
Sempre per quanto riguarda l'ambiente, si può ricordare che la Cementeria di Calusco aderisce al programma «Agenda 21 dell'Isola bergamasca e di Zingonia». Il programma, sottoscritto a Rio de Janeiro nel 1992, è il documento di intenti con cui l'Onu si è impegnato alla promozione dello Sviluppo Sostenibile.
Per favorire lo sviluppo sostenibile, le amministrazioni pubbliche possono promuovere piani di azioni ambientali, essendo più vicine ai problemi e riuscendo quindi a comprenderne la specificità e l'urgenza. I progetti dell'Agenda 21 prevedono in particolare una relazione sullo stato dell'ambiente dell'Isola e di Zingonia, azioni a sostegno dell'informazione, comunicazione e partecipazione della comunità locale ai temi dello Sviluppo sostenibile, un Forum civico che rappresenti gli interessi dell'intera comunità dell'Isola e una descrizione dei principali indicatori ambientali in grado di cogliere gli aspetti essenziali delle componenti ambientali locali.
Lavori in corso per il megatunnel Quasi dieci chilometri sotto terra
Il coronamento di Nuova Calusco sarà il tunnel sotterraneo in corso di realizzazione - gli scavi sono a circa il 40% dell'opera - per il collegamento della cava Colle Pedrino (Palazzago) con la cava Monte Giglio (Calusco d'Adda), dove sono stati anche realizzati due depositi di preomogeneizzazione (parchi polari) di calcare e di marna: quest'opera da sola richiede un investimento di 30 milioni di euro.
Il tunnel, che dovrebbe entrare in funzione nel 2006, permetterà di sostituire le teleferiche che collegano le due cave con un nastro trasportatore in galleria sotterranea e anche di eliminare il trasporto integrativo di materie prime con autotreni tra Pontida e Calusco d'Adda, con beneficio per la viabilità: si stima che ci saranno 10 mila camion in meno all'anno per la strada. Il tunnel, che avrà un diametro utile di 4,2 metri, sarà lungo circa 9.600 metri (gli scavi finora sono arrivati a 3.800 metri) con un dislivello complessivo di circa 700 metri: il nastro trasportatore, dalla larghezza di 80 centimetri, con una portata di 600 tonnellate all'ora alla velocità di 2,5 metri al secondo.
Il materiale arriverà nei due nuovi parchi polari con capacità di 35 mila tonnellate ciascuno per lo stoccaggio della marna, scavata e frantumata nella stessa cava di Monte Giglio e del calcare frantumato in arrivo via tunnel da Colle Pedrino. Il materiale «omogeneizzato» viene poi inviato in cementeria tramite un nastro sotterraneo che sottopassa il paese di Calusco, senza ricorso a trasporto stradale.
L'ECO DI BERGAMO 21 04 04
Il ministro Marzano inaugura la «Nuova Calusco»
È stata confermata la presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano alla cerimonia di inaugurazione dello stabilimento «Nuova Calusco» che si terrà sabato 24 aprile. È prevista la partecipazione di circa 300 persone tra rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico finanziario nazionale, regionale e locale. La cerimonia inizierà alle 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi, ci saranno interventi del consigliere delegato Giampiero Pesenti («Italcementi, il futuro di una storia industriale) e del condirettore generale Carlo Pesenti, responsabile zona Italia («Nuova Calusco, la realizzazione di un progetto per lo sviluppo). Dopo l’intervento del sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni («Un confronto continuo al servizio del territorio») le conclusioni saranno tenute dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano. Nel pomeriggio, giornata «a porte aperte», a partire dalle 15, con possibilità per tutti di visita guidata dell’impianto.
Il ministro Marzano inaugura la «Nuova Calusco»
È stata confermata la presenza del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano alla cerimonia di inaugurazione dello stabilimento «Nuova Calusco» che si terrà sabato 24 aprile. È prevista la partecipazione di circa 300 persone tra rappresentanti delle istituzioni e del mondo economico finanziario nazionale, regionale e locale. La cerimonia inizierà alle 11. Dopo il saluto di benvenuto del presidente Giovanni Giavazzi, ci saranno interventi del consigliere delegato Giampiero Pesenti («Italcementi, il futuro di una storia industriale) e del condirettore generale Carlo Pesenti, responsabile zona Italia («Nuova Calusco, la realizzazione di un progetto per lo sviluppo). Dopo l’intervento del sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni («Un confronto continuo al servizio del territorio») le conclusioni saranno tenute dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano. Nel pomeriggio, giornata «a porte aperte», a partire dalle 15, con possibilità per tutti di visita guidata dell’impianto.
Thursday, April 15, 2004
DELTAPLANO:
Trofeo "ITALCEMENTI, PORTE APERTE A CALUSCO"
24 e 25 Aprile
Sabato 24 e domenica 25 Aprile si terrà a Bergamo la gara di Campionato Italiano Deltaplano. In occasione dell'inaugurazione ufficiale del modernissimo impianto produttivo di Calusco d'Adda che si terrà sabato 24, la ITALCEMENTI spa, il tradizionale sponsor della gara di Bergamo, ha deciso di offrire l'iscrizione alla gara a tutti i piloti presenti. Sempre per la giornata del sabato è previsto l'arrivo di manche nei pressi dello stabilimento ITALCEMENTI che si trova a circa 10 km a sud del decollo tradizionale di Valcava, decollo che da quest'anno sarà raggiungibile in auto. All'arrivo in meta i piloti potranno accedere all'impianto e prendere parte al rinfresco, prima della premiazione dei vincitori di manche che si terrà nell'ambito della manifestazione stessa. I club organizzatori, Volo Libero Bergamo e Delta Club Monte Farno, ringraziano anticipatamente la ITALCEMENTI spa per l'ospitalità e per l'attenzione che quest'azienda ha sempre mostrato per il nostro sport. MODULO ISCRIZIONE
Trofeo "ITALCEMENTI, PORTE APERTE A CALUSCO"
24 e 25 Aprile
Sabato 24 e domenica 25 Aprile si terrà a Bergamo la gara di Campionato Italiano Deltaplano. In occasione dell'inaugurazione ufficiale del modernissimo impianto produttivo di Calusco d'Adda che si terrà sabato 24, la ITALCEMENTI spa, il tradizionale sponsor della gara di Bergamo, ha deciso di offrire l'iscrizione alla gara a tutti i piloti presenti. Sempre per la giornata del sabato è previsto l'arrivo di manche nei pressi dello stabilimento ITALCEMENTI che si trova a circa 10 km a sud del decollo tradizionale di Valcava, decollo che da quest'anno sarà raggiungibile in auto. All'arrivo in meta i piloti potranno accedere all'impianto e prendere parte al rinfresco, prima della premiazione dei vincitori di manche che si terrà nell'ambito della manifestazione stessa. I club organizzatori, Volo Libero Bergamo e Delta Club Monte Farno, ringraziano anticipatamente la ITALCEMENTI spa per l'ospitalità e per l'attenzione che quest'azienda ha sempre mostrato per il nostro sport. MODULO ISCRIZIONE
Tuesday, March 30, 2004
LANUOVAECOLOGIA 30 03 04
EMISSIONI|Gli Stati dovranno tenere la contabilità mediante un registro
L'Ue avvia il monitoraggio dei gas serra
Milano Il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno ufficialmente dato inizio alla valutazione regolare e periodica, per vagliare i progressi compiuti nel raggiungimento degli obbiettivi del Protocollo di Kyoto
Il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno ufficialmente dato il via al sistema di monitoraggio e alla valutazione regolare e periodica delle emissioni comunitarie di gas serra, per consentire agli Stati che hanno aderito al Protocollo di Kyoto di vagliare i progressi compiuti per il raggiungimento degli obbiettivi fissati dal Trattato. Una decisione, la 280/2004/Ce, appena pubblicata in Gazzetta
Ufficiale, rivede il meccanismo di controllo delle emissioni di gas ad effetto serra istituito con la decisione 93/389/Cee, obbligando gli Stati membri alla rilevazione dei dati ed alla loro trasmissione alla Commissione. Stati membri e Commissione sono tenuti a predisporre ed attuare programmi nazionali e regionali di riduzione delle emissioni di gas serra in base agli obblighi della Convenzione Unfccc e del protocollo di Kyoto.
Sarà così possibile, attraverso il monitoraggio dei risultati ottenuti, effettuare una verifica dell'efficacia delle misure intraprese e dei progressi conseguiti. Gli Stati membri dovranno inoltre tenere la contabilità delle emissioni mediante un registro su cui conteggiare e calcolare i volumi di quote assegnate e i loro movimenti: cessioni, acquisti e acquisizioni, spostamenti, soppressioni. I registri nazionali andranno di pari passo con quello comunitario, a cura della Commissione e che avrà la funzione di tenere sotto controllo i risultati conseguiti nel contesto regionale. Accanto alle rilevazioni sui volumi e sulle quantità di sostanze controllate, viene fatto obbligo agli Stati membri di compilare entro il 2005 un inventario nazionale qualitativo sugli inquinanti ad effetto serra, che dovrà integrarsi con il catalogo europeo, predisposto a cadenza annuale.
Gli Stati membri dovranno trasmettere alla Commissione ogni anno entro il 15 gennaio, tutte le informazioni relative alle emissioni di gas serra, le statistiche sulle quote assegnate nel mercato delle emissioni, le caratteristiche e i criteri degli indicatori impiegati. Ogni due anni poi a partire dal 2005 è fatto obbligo ai Venticinque Stati membri, di inviare alla Commissione un aggiornamento sulle misure nazionali di riduzione, sugli accordi e i programmi di cooperazione finanziaria in ottemperanza ai meccanismi flessibili, corredati dalle previsioni sull'andamento delle emissioni e sul contributo che può derivare dalle azioni aggiuntive alle misure nazionali.
30 marzo 2004
EMISSIONI|Gli Stati dovranno tenere la contabilità mediante un registro
L'Ue avvia il monitoraggio dei gas serra
Milano Il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno ufficialmente dato inizio alla valutazione regolare e periodica, per vagliare i progressi compiuti nel raggiungimento degli obbiettivi del Protocollo di Kyoto
Il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno ufficialmente dato il via al sistema di monitoraggio e alla valutazione regolare e periodica delle emissioni comunitarie di gas serra, per consentire agli Stati che hanno aderito al Protocollo di Kyoto di vagliare i progressi compiuti per il raggiungimento degli obbiettivi fissati dal Trattato. Una decisione, la 280/2004/Ce, appena pubblicata in Gazzetta
Ufficiale, rivede il meccanismo di controllo delle emissioni di gas ad effetto serra istituito con la decisione 93/389/Cee, obbligando gli Stati membri alla rilevazione dei dati ed alla loro trasmissione alla Commissione. Stati membri e Commissione sono tenuti a predisporre ed attuare programmi nazionali e regionali di riduzione delle emissioni di gas serra in base agli obblighi della Convenzione Unfccc e del protocollo di Kyoto.
Sarà così possibile, attraverso il monitoraggio dei risultati ottenuti, effettuare una verifica dell'efficacia delle misure intraprese e dei progressi conseguiti. Gli Stati membri dovranno inoltre tenere la contabilità delle emissioni mediante un registro su cui conteggiare e calcolare i volumi di quote assegnate e i loro movimenti: cessioni, acquisti e acquisizioni, spostamenti, soppressioni. I registri nazionali andranno di pari passo con quello comunitario, a cura della Commissione e che avrà la funzione di tenere sotto controllo i risultati conseguiti nel contesto regionale. Accanto alle rilevazioni sui volumi e sulle quantità di sostanze controllate, viene fatto obbligo agli Stati membri di compilare entro il 2005 un inventario nazionale qualitativo sugli inquinanti ad effetto serra, che dovrà integrarsi con il catalogo europeo, predisposto a cadenza annuale.
Gli Stati membri dovranno trasmettere alla Commissione ogni anno entro il 15 gennaio, tutte le informazioni relative alle emissioni di gas serra, le statistiche sulle quote assegnate nel mercato delle emissioni, le caratteristiche e i criteri degli indicatori impiegati. Ogni due anni poi a partire dal 2005 è fatto obbligo ai Venticinque Stati membri, di inviare alla Commissione un aggiornamento sulle misure nazionali di riduzione, sugli accordi e i programmi di cooperazione finanziaria in ottemperanza ai meccanismi flessibili, corredati dalle previsioni sull'andamento delle emissioni e sul contributo che può derivare dalle azioni aggiuntive alle misure nazionali.
30 marzo 2004
Wednesday, March 17, 2004
L'ECO DI BERGAMO 16 03 04
Ad aprile taglio del nastro a Nuova Calusco
Nel 2003 portato dal 71,8% al 74,75% il controllo su Ciments Français: per ora niente fusione
«Nuova Calusco» ovvero il rinnovo del principale stabilimento dell'Italcementi in provincia di Bergamo, che verrà inaugurato ufficialmente alla fine di aprile, è il principale investimento in attività produttive del gruppo degli ultimi anni. Il progetto, che comporta l'installazione di un nuovo forno con potenzialità di clinker di 3.600 tonnellate al giorno, la realizzazione di nuovi molini, un tunnel sotterraneo di collegamento tra la cava Col Pedrino di Palazzago e la cava Monte Giglio di Calusco, dove sono stati realizzati anche due depositi di premogenizzazione, ha reso Calusco lo stabilimento «gioiello» del gruppo.
Nel 2003 sono invece rallentati gli investimenti in partecipazioni, dopo le numerose acquisizioni degli anni precedenti. Nel quadro di una razionalizzazione dei settori d'attività del gruppo in Spagna, è stata anzi realizzata, nel secondo semestre del 2003, la cessione di sette centrali di calcestruzzo e di due cave di inerti, con una plusvalenza complessiva di 13,3 milioni di euro prima delle imposte.
Più significativo è invece l'aumento, già segnalato in occasione del bilancio semestrale sulla prima parte del 2003, con il quale Italcementi Spa, tramite società controllate, ha portato al 74,75% (85,1% dei diritti di voto) rispetto al precedente 71,8% (83,2% dei diritti di voto), al 31 dicembre 2002, la sua partecipazione in Ciments Français, diventata la holding capogruppo delle attività internazionali nel settore del cemento. L'incremento della quota, con l'acquisto di 1.156.742 azioni, ha comportato un investimento di 54,6 milioni di euro.
La società ha comunque ribadito in più occasioni che una fusione tra l'Italcementi e la Ciments Français non figura tra i progetti a breve.
Sempre nella prima parte dell'anno, Italcementi Spa, in esecuzione delle delibere assembleari, ha anche acquistato 880 mila azioni ordinarie proprie per un controvalore di 7,5 milioni euro, portando a 3.117.200 le azioni ordinarie proprie (1,76% del totale) a servizio dei piani di «stock option» per amministratori e dirigenti.
Ad aprile taglio del nastro a Nuova Calusco
Nel 2003 portato dal 71,8% al 74,75% il controllo su Ciments Français: per ora niente fusione
«Nuova Calusco» ovvero il rinnovo del principale stabilimento dell'Italcementi in provincia di Bergamo, che verrà inaugurato ufficialmente alla fine di aprile, è il principale investimento in attività produttive del gruppo degli ultimi anni. Il progetto, che comporta l'installazione di un nuovo forno con potenzialità di clinker di 3.600 tonnellate al giorno, la realizzazione di nuovi molini, un tunnel sotterraneo di collegamento tra la cava Col Pedrino di Palazzago e la cava Monte Giglio di Calusco, dove sono stati realizzati anche due depositi di premogenizzazione, ha reso Calusco lo stabilimento «gioiello» del gruppo.
Nel 2003 sono invece rallentati gli investimenti in partecipazioni, dopo le numerose acquisizioni degli anni precedenti. Nel quadro di una razionalizzazione dei settori d'attività del gruppo in Spagna, è stata anzi realizzata, nel secondo semestre del 2003, la cessione di sette centrali di calcestruzzo e di due cave di inerti, con una plusvalenza complessiva di 13,3 milioni di euro prima delle imposte.
Più significativo è invece l'aumento, già segnalato in occasione del bilancio semestrale sulla prima parte del 2003, con il quale Italcementi Spa, tramite società controllate, ha portato al 74,75% (85,1% dei diritti di voto) rispetto al precedente 71,8% (83,2% dei diritti di voto), al 31 dicembre 2002, la sua partecipazione in Ciments Français, diventata la holding capogruppo delle attività internazionali nel settore del cemento. L'incremento della quota, con l'acquisto di 1.156.742 azioni, ha comportato un investimento di 54,6 milioni di euro.
La società ha comunque ribadito in più occasioni che una fusione tra l'Italcementi e la Ciments Français non figura tra i progetti a breve.
Sempre nella prima parte dell'anno, Italcementi Spa, in esecuzione delle delibere assembleari, ha anche acquistato 880 mila azioni ordinarie proprie per un controvalore di 7,5 milioni euro, portando a 3.117.200 le azioni ordinarie proprie (1,76% del totale) a servizio dei piani di «stock option» per amministratori e dirigenti.
Thursday, March 11, 2004
Kyoto: Ora l'Italia ci faccia sapere da che parte sta
10/03/2004 17:47 LA NUOVAECOLOGIA
Il Consiglio Ue ribadirà l'impegno a rispettare gli obiettivi di Kyoto. Legambiente: "Ma le emissioni lorde di gas climalteranti nel nostro Paese hanno superato i 545 milioni di tonnellate nel 2001".
“Adesso l’Italia ci faccia capire da che parte sta”. Così Roberto della Seta, presidente di Legambiente, commenta la notizia secondo la quale il Consiglio europeo riafferma l’impegno a rispettare gli obiettivi del protocollo di Kyoto. “Siamo certamente soddisfatti – precisa Della Seta – dell’importante presa di posizione della Commissione europea. Una posizione che dovrà essere perseguita con forza anche dopo le elezioni russe quando si dovrà tornare alla carica con Mosca per ottenere la ratifica del protocollo. Ora però – conclude Della Seta – alla forza e alla coerenza della politica dell’Unione europea vorremmo che corrispondesse un atteggiamento simile da parte italiana”.
Come infatti è stato reso noto ieri nel rapporto di Legambiente, Ambiente Italia 2004, le emissioni lorde di gas climalteranti nel nostro Paese hanno superato i 545 milioni di tonnellate nel 2001. Rispetto ai 508 milioni di tonnellate del 1990 c’è quindi una crescita del 7,3% (il Regno Unito invece ha ridotto le emissioni del 12,4%, la Germania addirittura del 17,7%) che smentisce seccamente l’obiettivo che l’Italia si era dato aderendo al protocollo di Kyoto: -6,5%.
10/03/2004 17:47 LA NUOVAECOLOGIA
Il Consiglio Ue ribadirà l'impegno a rispettare gli obiettivi di Kyoto. Legambiente: "Ma le emissioni lorde di gas climalteranti nel nostro Paese hanno superato i 545 milioni di tonnellate nel 2001".
“Adesso l’Italia ci faccia capire da che parte sta”. Così Roberto della Seta, presidente di Legambiente, commenta la notizia secondo la quale il Consiglio europeo riafferma l’impegno a rispettare gli obiettivi del protocollo di Kyoto. “Siamo certamente soddisfatti – precisa Della Seta – dell’importante presa di posizione della Commissione europea. Una posizione che dovrà essere perseguita con forza anche dopo le elezioni russe quando si dovrà tornare alla carica con Mosca per ottenere la ratifica del protocollo. Ora però – conclude Della Seta – alla forza e alla coerenza della politica dell’Unione europea vorremmo che corrispondesse un atteggiamento simile da parte italiana”.
Come infatti è stato reso noto ieri nel rapporto di Legambiente, Ambiente Italia 2004, le emissioni lorde di gas climalteranti nel nostro Paese hanno superato i 545 milioni di tonnellate nel 2001. Rispetto ai 508 milioni di tonnellate del 1990 c’è quindi una crescita del 7,3% (il Regno Unito invece ha ridotto le emissioni del 12,4%, la Germania addirittura del 17,7%) che smentisce seccamente l’obiettivo che l’Italia si era dato aderendo al protocollo di Kyoto: -6,5%.
Wednesday, March 10, 2004
L'ECO DI BERGAMO 10 03 04
Scavi per 30 anni, il monte Giglio resiste
Accordo con Italcementi: la cresta collinare non si tocca, il cantiere si svilupperà in larghezza e profondità
CALUSCO D'ADDA «Abbiamo raggiunto un'intesa con la società Italcementi, firmando un protocollo d'intesa sulla cava del monte Giglio. La cresta della collina verrà salvaguardata, gli scavi continueranno ma in larghezza e profondità». Così il sindaco di Calusco d'Adda, Rinaldo Colleoni, ha informato l'intero Consiglio comunale sulla conclusione della vicenda che interessa anche i paesi limitrofi di Carvico e Villa d'Adda.
La vicenda ha avuto inizio alla fine del 2000, cioè quando il piano cave giunse a scadenza dei termini e quello rinnovato per il triennio 2000/2003 prevedeva l'allargamento della cava con l'escavazione delle creste delle cime collinari oggi ricche di vegetazione, abbassandole di ben 15 metri. Tale intervento da parte dello stabilimento dell'Italcementi avrebbe messo in mostra il cantiere della cava creando problemi di rumorosità e anche di polvere, nonché qualche tremolio nelle case per lo scoppio delle mine. In particolare questi disagi avrebbero interessato le abitazioni di Carvico e di Villa d'Adda, oggi protette da questa naturale «cresta» verde. Inoltre, la società Italcementi aveva presentato alla Regione Lombardia uno studio di impatto ambientale (Sia) che prevedeva di poter continuare lo sfruttamento della cava del monte Giglio per altri settant'anni. Seguì poi la valutazione di impatto ambientale (Via).
I tre Comuni (Calusco, Carvico e Villa d'Adda) si mossero immediatamente con un loro staff di tecnici e la Regione Lombardia ridusse a dieci anni il periodo di escavazione. Con la scadenza del triennio 2000/2003 i Comuni espressero le loro intenzioni, ovvero di far chiudere la cava dell'Italcementi entro vent'anni e di consentire l'afflusso del materiale necessario alla cementeria con le cave di Collepedrino. Inoltre, nella richiesta, si chiedeva anche di diminuire le quantità cavate per la salvaguardia ambientale.
La società Italcementi rispose che la marna del monte Giglio era indispensabile per la produzione del loro prodotto. Gli incontri avuti hanno portato a un accordo che alla fine dello scorso anno è stato sottoscritto dai tre Comuni e dalla società Italcementi per la durata di altri trent'anni. Un patto che dà il via libera all'allargamento della cava ma senza toccare i crinali della collina. Nella prima fase, della durata di 10 anni, verrà allargata la cava verso Carvico e Villa d'Adda estraendo 300.000 metri cubi l'anno, mentre nella seconda fase, della durata di vent'anni, la cava scenderà dagli attuali 300 metri sul livello del mare toccando 240 metri, cavando sempre 300.000 metri cubi l'anno. Durante queste fasi si interverrà gradualmente al ripristino ambientale delle zone non più interessate agli scavi.
Inoltre, la collinetta artificiale verso Vanzone, creatasi negli anni dagli scarti ammucchiati, e dove è nata una rigogliosa vegetazione, verrà mantenuta come «muro» di protezione tra le abitazioni e la zona di lavorazione. La domanda di diversi consiglieri, al termine dell'illustrazione da parte del sindaco di Calusco d'Adda, è stata: dopo i trent'anni la cava chiude? E Rinaldo Colleoni ha risposto: «Ci penseranno i nostri successori».
Angelo Monzani
Scavi per 30 anni, il monte Giglio resiste
Accordo con Italcementi: la cresta collinare non si tocca, il cantiere si svilupperà in larghezza e profondità
CALUSCO D'ADDA «Abbiamo raggiunto un'intesa con la società Italcementi, firmando un protocollo d'intesa sulla cava del monte Giglio. La cresta della collina verrà salvaguardata, gli scavi continueranno ma in larghezza e profondità». Così il sindaco di Calusco d'Adda, Rinaldo Colleoni, ha informato l'intero Consiglio comunale sulla conclusione della vicenda che interessa anche i paesi limitrofi di Carvico e Villa d'Adda.
La vicenda ha avuto inizio alla fine del 2000, cioè quando il piano cave giunse a scadenza dei termini e quello rinnovato per il triennio 2000/2003 prevedeva l'allargamento della cava con l'escavazione delle creste delle cime collinari oggi ricche di vegetazione, abbassandole di ben 15 metri. Tale intervento da parte dello stabilimento dell'Italcementi avrebbe messo in mostra il cantiere della cava creando problemi di rumorosità e anche di polvere, nonché qualche tremolio nelle case per lo scoppio delle mine. In particolare questi disagi avrebbero interessato le abitazioni di Carvico e di Villa d'Adda, oggi protette da questa naturale «cresta» verde. Inoltre, la società Italcementi aveva presentato alla Regione Lombardia uno studio di impatto ambientale (Sia) che prevedeva di poter continuare lo sfruttamento della cava del monte Giglio per altri settant'anni. Seguì poi la valutazione di impatto ambientale (Via).
I tre Comuni (Calusco, Carvico e Villa d'Adda) si mossero immediatamente con un loro staff di tecnici e la Regione Lombardia ridusse a dieci anni il periodo di escavazione. Con la scadenza del triennio 2000/2003 i Comuni espressero le loro intenzioni, ovvero di far chiudere la cava dell'Italcementi entro vent'anni e di consentire l'afflusso del materiale necessario alla cementeria con le cave di Collepedrino. Inoltre, nella richiesta, si chiedeva anche di diminuire le quantità cavate per la salvaguardia ambientale.
La società Italcementi rispose che la marna del monte Giglio era indispensabile per la produzione del loro prodotto. Gli incontri avuti hanno portato a un accordo che alla fine dello scorso anno è stato sottoscritto dai tre Comuni e dalla società Italcementi per la durata di altri trent'anni. Un patto che dà il via libera all'allargamento della cava ma senza toccare i crinali della collina. Nella prima fase, della durata di 10 anni, verrà allargata la cava verso Carvico e Villa d'Adda estraendo 300.000 metri cubi l'anno, mentre nella seconda fase, della durata di vent'anni, la cava scenderà dagli attuali 300 metri sul livello del mare toccando 240 metri, cavando sempre 300.000 metri cubi l'anno. Durante queste fasi si interverrà gradualmente al ripristino ambientale delle zone non più interessate agli scavi.
Inoltre, la collinetta artificiale verso Vanzone, creatasi negli anni dagli scarti ammucchiati, e dove è nata una rigogliosa vegetazione, verrà mantenuta come «muro» di protezione tra le abitazioni e la zona di lavorazione. La domanda di diversi consiglieri, al termine dell'illustrazione da parte del sindaco di Calusco d'Adda, è stata: dopo i trent'anni la cava chiude? E Rinaldo Colleoni ha risposto: «Ci penseranno i nostri successori».
Angelo Monzani
Friday, March 05, 2004
MERATEONLINE 01 03 04
Paderno: ``Vivere la piazza`` ha scelto Valter Motta come candidato sindaco
Prima candidatura ufficiale, a Paderno d’Adda, per le elezioni amministrative del 12 e 13 giugno. L’assessore al bilancio e all’ecologia Valter Motta sarà infatti il candidato sindaco di “Vivere la piazza”, lista civica di centro-sinistra, dal 1995 al governo del paese. Accogliendo la proposta avanzata da Angelo Colombo, capogruppo in consiglio comunale, dopo aver ringraziato Angelo Rotta, sindaco uscente per il lavoro di due legislature, l’assemblea dei sostenitori di “Vivere la Piazza” ha deciso di candidare Motta.
Nato a Paderno dove tuttora risiede, 37 anni, celibe, l’amministratore di piazza Vittoria lavora in una grande società internazionale del settore elettronico.
Consigliere comunale nella legislatura 1994-1999, costretto alle dimissioni per un incarico biennale di lavoro all’estero, in questa legislatura (1999-2004) è stato, con Annarosa Panzeri, al fianco di Rotta. Due le sue deleghe. Bilancio, che i chiari di luna e i tagli del governo hanno reso sempre più problematico. Ecologia, con un grande impegno nell’opposizione al pozzo per la ricerca del petrolio che l’Eni vorrebbe installare in via Festini, raccolta differenziata (per la quale, per i risultati raggiunti, il comune di Paderno è stato premiato dalla Silea con 5mila euro) problematiche legate al nuovo forno dell’Italcementi. “Se dovessimo vincere le elezioni, è con senso di responsabilità, e qualche preoccupazione, che guardo al futuro. Quella del sindaco è attività che richiede ormai una presenza continua. Vogliamo costruire una squadra coesa, ma che sappia decentrare le responsabilità. Che sappia farsi carico insieme dei problemi da risolvere”.
Paderno: ``Vivere la piazza`` ha scelto Valter Motta come candidato sindaco
Prima candidatura ufficiale, a Paderno d’Adda, per le elezioni amministrative del 12 e 13 giugno. L’assessore al bilancio e all’ecologia Valter Motta sarà infatti il candidato sindaco di “Vivere la piazza”, lista civica di centro-sinistra, dal 1995 al governo del paese. Accogliendo la proposta avanzata da Angelo Colombo, capogruppo in consiglio comunale, dopo aver ringraziato Angelo Rotta, sindaco uscente per il lavoro di due legislature, l’assemblea dei sostenitori di “Vivere la Piazza” ha deciso di candidare Motta.
Nato a Paderno dove tuttora risiede, 37 anni, celibe, l’amministratore di piazza Vittoria lavora in una grande società internazionale del settore elettronico.
Consigliere comunale nella legislatura 1994-1999, costretto alle dimissioni per un incarico biennale di lavoro all’estero, in questa legislatura (1999-2004) è stato, con Annarosa Panzeri, al fianco di Rotta. Due le sue deleghe. Bilancio, che i chiari di luna e i tagli del governo hanno reso sempre più problematico. Ecologia, con un grande impegno nell’opposizione al pozzo per la ricerca del petrolio che l’Eni vorrebbe installare in via Festini, raccolta differenziata (per la quale, per i risultati raggiunti, il comune di Paderno è stato premiato dalla Silea con 5mila euro) problematiche legate al nuovo forno dell’Italcementi. “Se dovessimo vincere le elezioni, è con senso di responsabilità, e qualche preoccupazione, che guardo al futuro. Quella del sindaco è attività che richiede ormai una presenza continua. Vogliamo costruire una squadra coesa, ma che sappia decentrare le responsabilità. Che sappia farsi carico insieme dei problemi da risolvere”.
Saturday, February 28, 2004
UE|L'iniziativa della Commissione e dell'agenzia per l'ambiente
Inquinamento ai raggi X
Bruxelles Bruxelles lancia il primo registro europeo delle emissioni, che punta il dito su circa diecimila grandi impianti industriali. Grazie a internet sarà uno strumento in mano al popolo inquinato
VEDI LINK EPER per CALUSCO impianto Italcementi
Manternere l'inquinamento sotto stretta sorveglianza. E' questo lo scopo principale dell'Eper, il registro europeo sulle emissioni inquinanti varato dalla Commissione europea e dall'agenzia per l'ambiente. Sono già disponibili sul web i dati relativi alle emissioni inquinanti di circa 10mila grandi impianti industriali. In questo modo anche il singolo cittadino che sa destreggiarsi su internet, potrà esercitare il diritto di sapere, per esempio, la quantità di inquinamento prodotto dalla centrale o dalla raffineria che sorge nel territorio dove vive oppure potrà fare un paragone con altre regioni d'Europa. Le imprese, al tempo stesso, potranno verificare cosa fanno i loro concorrenti o chi realizza le stesse produzioni in altri paesi.
Per Bruxelles la carta d'identità sarà molto importante anche per le autorità locali e i responsabili politici che potranno disporre di una solida banca dati per poter scegliere la soluzione più appropriata per ridurre l'inquinamento industriale. Il registro riesce a fornire informazioni complessivamente su circa 50 diversi inquinanti (per l'Italia ne prende in considerazione 46). Per esempio, spiega una nota della Commissione, rivela che 3.029 aziende suinicole e avicole sono responsabili di circa il 78% delle emissioni atmosferiche di ammoniaca. Il mercurio - sostanza pericolosa ''primaria" secondo una direttiva Ue -è riversato nelle acque principalmente dalle imprese chimiche (53%), ma anche dalle industrie metallurgiche (17%) e da quelle di pasta e carta (7%).
"Tutti i cittadini - ha affermato il commissario Ue all'ambiente Margot Wallstrom - hanno il diritto di sapere fino a che punto il loro ambiente è veramente inquinato perche' questo interessa direttamente la loro salute e la loro qualità della vita. Il nuovo registro permette quindi di poter confrontare l'atteggiamento ecologico delle diverse industrie nelle diverse città e regioni. "Grazie a queste conoscenze, ha proseguito il commissario, i cittadini possono così esercitare una pressione sui politicì' e le imprese, da parte loro, possono utilizzare le informazioni ricevute partecipando in modo migliore alla protezione dell'ambiente.
Entro la prossima estate la Commissione pubblicherà un rapporto nel quale saranno anche esaminati e valutati pertinenza e qualità dei dati comunicati dagli stati membri, che dovranno aggiornare i dati ogni tre anni: tutto questo per migliorare, sviluppare e attualizzare il registro su web che presto sarà tradotto in ciascuna delle lingue europee. Ma in futuro Eper sarà in grado di dare ulteriori informazioni come, ad esempio, su quello che le industrie fanno dei loro rifiuti.
26 febbraio 2004
Inquinamento ai raggi X
Bruxelles Bruxelles lancia il primo registro europeo delle emissioni, che punta il dito su circa diecimila grandi impianti industriali. Grazie a internet sarà uno strumento in mano al popolo inquinato
VEDI LINK EPER per CALUSCO impianto Italcementi
Manternere l'inquinamento sotto stretta sorveglianza. E' questo lo scopo principale dell'Eper, il registro europeo sulle emissioni inquinanti varato dalla Commissione europea e dall'agenzia per l'ambiente. Sono già disponibili sul web i dati relativi alle emissioni inquinanti di circa 10mila grandi impianti industriali. In questo modo anche il singolo cittadino che sa destreggiarsi su internet, potrà esercitare il diritto di sapere, per esempio, la quantità di inquinamento prodotto dalla centrale o dalla raffineria che sorge nel territorio dove vive oppure potrà fare un paragone con altre regioni d'Europa. Le imprese, al tempo stesso, potranno verificare cosa fanno i loro concorrenti o chi realizza le stesse produzioni in altri paesi.
Per Bruxelles la carta d'identità sarà molto importante anche per le autorità locali e i responsabili politici che potranno disporre di una solida banca dati per poter scegliere la soluzione più appropriata per ridurre l'inquinamento industriale. Il registro riesce a fornire informazioni complessivamente su circa 50 diversi inquinanti (per l'Italia ne prende in considerazione 46). Per esempio, spiega una nota della Commissione, rivela che 3.029 aziende suinicole e avicole sono responsabili di circa il 78% delle emissioni atmosferiche di ammoniaca. Il mercurio - sostanza pericolosa ''primaria" secondo una direttiva Ue -è riversato nelle acque principalmente dalle imprese chimiche (53%), ma anche dalle industrie metallurgiche (17%) e da quelle di pasta e carta (7%).
"Tutti i cittadini - ha affermato il commissario Ue all'ambiente Margot Wallstrom - hanno il diritto di sapere fino a che punto il loro ambiente è veramente inquinato perche' questo interessa direttamente la loro salute e la loro qualità della vita. Il nuovo registro permette quindi di poter confrontare l'atteggiamento ecologico delle diverse industrie nelle diverse città e regioni. "Grazie a queste conoscenze, ha proseguito il commissario, i cittadini possono così esercitare una pressione sui politicì' e le imprese, da parte loro, possono utilizzare le informazioni ricevute partecipando in modo migliore alla protezione dell'ambiente.
Entro la prossima estate la Commissione pubblicherà un rapporto nel quale saranno anche esaminati e valutati pertinenza e qualità dei dati comunicati dagli stati membri, che dovranno aggiornare i dati ogni tre anni: tutto questo per migliorare, sviluppare e attualizzare il registro su web che presto sarà tradotto in ciascuna delle lingue europee. Ma in futuro Eper sarà in grado di dare ulteriori informazioni come, ad esempio, su quello che le industrie fanno dei loro rifiuti.
26 febbraio 2004
Tuesday, February 17, 2004
L'ECO DI BERGAMO 15 02 04
Nuovo cementificio, inquinanti in calo
I dati Italcementi: polveri -70%, biossido di zolfo -97%, ossidi di azoto -53%
CALUSCO «I nuovi impianti Italcementi hanno consentito di diminuire l'emissione nell'atmosfera di elementi inquinanti». È quanto ha affermato, dati alla mano, Stefano Gardi, responsabile per l'ambiente del gruppo Italcementi, nel corso dell'assemblea pubblica che venerdì si è tenuta a Calusco d'Adda.
In occasione dell'incontro, organizzato dall'Amministrazione comunale in collaborazione con il gruppo Italcementi, sono stati comunicati i primi dati sull'impatto ambientale dei nuovi impianti produttivi del cementificio.
«Se ci riferiamo ai dati annuali del 2003 - ha affermato Gardi - e li confrontiamo con la media dei dati annuali del triennio 2000-2002 dei vecchi impianti, osserviamo che il livello delle polveri emesse è diminuito del 70%, quello del biossido di zolfo (SO2) del 97% e quello degli ossidi di azoto del 53%. Il nuovo forno è monitorato in modo continuo da uno strumento automatico e i dati giornalieri sono a disposizione dei cittadini sul sito web www.isolaonline.net».
I dati rilevati sono stati confermati da Giacomo Gallinari, dirigente dell'Arpa di Bergamo, che ha parlato «di netti miglioramenti per la riduzione dell'emissione delle polveri».
«Questo non deve essere un punto di arrivo - ha commentato Rinaldo Colleoni, sindaco di Calusco -, ma una tappa verso un progressivo miglioramento. La costruzione dei nuovi impianti, non solo ha ridotto le emissioni inquinanti, ma ha spostato a sud il baricentro del cementificio, allontanandolo dal centro del paese».
«Le macchine del vecchio impianto produttivo - ha dichiarato Gardi - sono state completamente sostituite da nuove versioni tecnologicamente all'avanguardia. È in corso anche la realizzazione di un tunnel sotterraneo che collegherà Colle Pedrino con la cava sul Monte Giglio: questo ci permetterà di eliminare le teleferiche e gli autotreni attualmente usati per il trasporto del materiale, riducendo l'impatto ambientale e migliorando la viabilità».
Nel corso dell'assemblea pubblica sono stati presentati anche i risultati della campagna di rilevamento della qualità dell'aria, realizzata da Italcementi, che ha coinvolto, oltre a Calusco d'Adda, 15 comuni limitrofi. La campagna di rilevamenti si è articolata in due fasi, ad agosto e ottobre 2003, della durata di una settimana ciascuna. A Calusco è stata impiegata una stazione mobile che in autunno ha rilevato 5 superamenti della soglia di attenzione per il Pm10 (polveri sottili). «C'è da precisare - ha spiegato Gardi - che la qualità dell'aria non dipende solo dalle emissioni in atmosfera del cementificio, ma da diverse cause, tra cui il traffico veicolare».
Nel dibattito seguito alla presentazione dei dati sono state avanzate lamentele per i rumori. In particolare sono stati segnalati disagi in zona Montello, dove nelle scorse settimane gli abitanti, oltre a un rumore eccessivo, hanno lamentato anche una elevata presenza di polvere.
«Il rumore e la polvere - ha precisato il sindaco Colleoni - non sono legate all'attività del cementificio, ma provengono dal cantiere che sta realizzando il tunnel sotterraneo. Il giorno 12 ho fatto io stesso un sopralluogo: il problema della polvere, entro dieci giorni verrà risolto con l'installazione di un sistema di nebulizzazione più efficace di quello sinora utilizzato. Invece il rumore di fondo, causato dalla ventola di aerazione del tunnel, sarà eliminato entro un mese grazie a un pannello insonorizzatore. Momentaneamente comunque il rumore è stato ridotto con la diminuzione della velocità della ventola».
Matteo Sala
Nuovo cementificio, inquinanti in calo
I dati Italcementi: polveri -70%, biossido di zolfo -97%, ossidi di azoto -53%
CALUSCO «I nuovi impianti Italcementi hanno consentito di diminuire l'emissione nell'atmosfera di elementi inquinanti». È quanto ha affermato, dati alla mano, Stefano Gardi, responsabile per l'ambiente del gruppo Italcementi, nel corso dell'assemblea pubblica che venerdì si è tenuta a Calusco d'Adda.
In occasione dell'incontro, organizzato dall'Amministrazione comunale in collaborazione con il gruppo Italcementi, sono stati comunicati i primi dati sull'impatto ambientale dei nuovi impianti produttivi del cementificio.
«Se ci riferiamo ai dati annuali del 2003 - ha affermato Gardi - e li confrontiamo con la media dei dati annuali del triennio 2000-2002 dei vecchi impianti, osserviamo che il livello delle polveri emesse è diminuito del 70%, quello del biossido di zolfo (SO2) del 97% e quello degli ossidi di azoto del 53%. Il nuovo forno è monitorato in modo continuo da uno strumento automatico e i dati giornalieri sono a disposizione dei cittadini sul sito web www.isolaonline.net».
I dati rilevati sono stati confermati da Giacomo Gallinari, dirigente dell'Arpa di Bergamo, che ha parlato «di netti miglioramenti per la riduzione dell'emissione delle polveri».
«Questo non deve essere un punto di arrivo - ha commentato Rinaldo Colleoni, sindaco di Calusco -, ma una tappa verso un progressivo miglioramento. La costruzione dei nuovi impianti, non solo ha ridotto le emissioni inquinanti, ma ha spostato a sud il baricentro del cementificio, allontanandolo dal centro del paese».
«Le macchine del vecchio impianto produttivo - ha dichiarato Gardi - sono state completamente sostituite da nuove versioni tecnologicamente all'avanguardia. È in corso anche la realizzazione di un tunnel sotterraneo che collegherà Colle Pedrino con la cava sul Monte Giglio: questo ci permetterà di eliminare le teleferiche e gli autotreni attualmente usati per il trasporto del materiale, riducendo l'impatto ambientale e migliorando la viabilità».
Nel corso dell'assemblea pubblica sono stati presentati anche i risultati della campagna di rilevamento della qualità dell'aria, realizzata da Italcementi, che ha coinvolto, oltre a Calusco d'Adda, 15 comuni limitrofi. La campagna di rilevamenti si è articolata in due fasi, ad agosto e ottobre 2003, della durata di una settimana ciascuna. A Calusco è stata impiegata una stazione mobile che in autunno ha rilevato 5 superamenti della soglia di attenzione per il Pm10 (polveri sottili). «C'è da precisare - ha spiegato Gardi - che la qualità dell'aria non dipende solo dalle emissioni in atmosfera del cementificio, ma da diverse cause, tra cui il traffico veicolare».
Nel dibattito seguito alla presentazione dei dati sono state avanzate lamentele per i rumori. In particolare sono stati segnalati disagi in zona Montello, dove nelle scorse settimane gli abitanti, oltre a un rumore eccessivo, hanno lamentato anche una elevata presenza di polvere.
«Il rumore e la polvere - ha precisato il sindaco Colleoni - non sono legate all'attività del cementificio, ma provengono dal cantiere che sta realizzando il tunnel sotterraneo. Il giorno 12 ho fatto io stesso un sopralluogo: il problema della polvere, entro dieci giorni verrà risolto con l'installazione di un sistema di nebulizzazione più efficace di quello sinora utilizzato. Invece il rumore di fondo, causato dalla ventola di aerazione del tunnel, sarà eliminato entro un mese grazie a un pannello insonorizzatore. Momentaneamente comunque il rumore è stato ridotto con la diminuzione della velocità della ventola».
Matteo Sala
Monday, February 16, 2004
L'ECO DI BERGAMO 16 02 04
L'Isola punta sul verde: stop al cemento
I Comuni: giungono in cantiere le vecchie scelte, ma i nuovi prg limitano le concessioni
Una panoramica di Terno: il prg punta a tutelare il verde
ISOLA Zona agricola fino a sessant'anni fa e successivamente interessata da un fortissimo sviluppo industriale, l'Isola è considerata una delle aree della Bergamasca dove gli interventi di edificazione si verificano con maggiore intensità. Oggi questo territorio, novanta chilometri quadrati suddivisi in 21 comuni, attraversa una fase di transizione: a piani di zonizzazione che favoriscono l'incremento di insediamenti residenziali e industriali si affiancano politiche urbanistiche studiate in rispetto dell'ambiente. Insomma, nell'Isola è tuttora in atto un processo di cementificazione, oppure si fanno strada regole che impongono il rispetto della natura e del paesaggio?
Comincia oggi un viaggio sul territorio, per evidenziare luci e ombre di una situazione molto variegata. Terno d'Isola , paese con una popolazione che sfiora i 5 mila abitanti, recentemente ha visto la superficie destinata alle attività produttive aumentare di quasi 40 mila metri quadrati. È l'assessore all'Urbanistica Barbara Consonni, della lista civica «Terno spazio aperto», a spiegare come un giudizio sulla decisione presa dall'Amministrazione non possa essere formulato senza tenere conto del contesto nel quale la scelta si inserisce: «Siamo stati accusati di aver dato il via a una vera cementificazione, ma non è così. La situazione è complessa. Dal 2000 a oggi sono stati attuati tre interventi di rilievo dal punto di vista dell'incremento delle zone per attività produttive: il primo, che riguarda 17 mila 500 metri quadrati a nord del paese, è legato alla creazione di un parco pubblico. Quell'area è infatti parte di 250 mila metri quadrati di terreno non edificabile che il Comune ha comperato dalla ditta Fbm per crearvi uno spazio verde. Per finanziare l'opera, l'Amministrazione ha portato una piccola porzione dell'area a diventare edificabile. Altri 17 mila metri quadrati sono stati adibiti a insediamenti industriali, ma già in precedenza erano riservati all'edilizia residenziale. L'ultimo intervento riguarda via Castagnate, dove la destinazione di un terreno di 10 mila metri quadrati è passata da agricola ad artigianale: questo perché il privato interessato in cambio creerà gratuitamente per il Comune la piazzola ecologica».
«Si deve tenere presente – sottolinea Consonni – che negli anni Novanta erano stati eliminati forzatamente 100 mila metri quadrati di terreno destinato a edilizia industriale: a fronte di un'esigenza che si fa sentire, siamo riusciti a limitare le concessioni a soli 40 mila metri quadrati». L'Amministrazione guidata dal sindaco Santo Consonni ha approvato a dicembre un nuovo piano regolatore: «Nel nuovo prg sono stati inseriti interventi a tutela dell'ambiente, come l'estensione delle fasce protette nell'area alle pendici del monte Canto. Anche per l'edilizia residenziale in passato ci sono state mosse delle critiche, ma vorrei far notare che, a fronte di 45 varianti al vecchio piano approvate dal 2000, è stimato un aumento di soli 350 abitanti. Meno di un quinto di quanto avvenuto nel quinquennio precedente».
Incremento molto più consistente quello previsto dall'Amministrazione di Bonate Sotto che, con il prg approvato nel 1999, conta di creare abitazioni per seimila nuovi residenti. «Lo sviluppo industriale è stato contenuto, una nuova area di 14 mila metri quadrati per attività artigianali è stata individuata al confine con Chignolo – spiega il responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune Alfredo Alessio –. All'edilizia residenziale sono stati invece destinati ampi spazi, nessuno dei quali si spinge oltre al torrente Lesina, zona in cui esistono vincoli ambientali. I piani di lottizzazione in cui l'intervento è suddiviso sono 25, per ora ne sono stati attuati nove». Anche a Calusco , che oggi conta poco più di settemila abitanti, con i piani di lottizzazione delle località Capora (volumetria 103 mila metri cubi) e monte Giglio (in fase di studio e con una superficie di 80 mila metri quadrati), potrebbero giungere in paese oltre mille nuovi abitanti.
«L'area in località Capora era individuata nel vecchio prg: l'incremento è sostanzioso, ma si tratta di uno degli interventi più rilevanti dal 1985 a oggi»: spiega il sindaco Rinaldo Colleoni (lista «Linea comune»). Per quanto riguarda l'edificabilità produttiva, nel prg è individuata un'area di circa 100 mila metri quadrati in località Brughiera, al confine con Terno. «La zonizzazione è legata a un prg del 1985 – aggiunge Colleoni –. È importante specificare che oggi è in fase di studio un nuovo piano, dove l'espansione edilizia è controllata e limitata: non ci sono concessioni oltre a quelle fatte negli anni scorsi. Punteremo sulla riqualificazione e sulla tutela dell'ambiente».
Anna Gandolfi
L'Isola punta sul verde: stop al cemento
I Comuni: giungono in cantiere le vecchie scelte, ma i nuovi prg limitano le concessioni
Una panoramica di Terno: il prg punta a tutelare il verde
ISOLA Zona agricola fino a sessant'anni fa e successivamente interessata da un fortissimo sviluppo industriale, l'Isola è considerata una delle aree della Bergamasca dove gli interventi di edificazione si verificano con maggiore intensità. Oggi questo territorio, novanta chilometri quadrati suddivisi in 21 comuni, attraversa una fase di transizione: a piani di zonizzazione che favoriscono l'incremento di insediamenti residenziali e industriali si affiancano politiche urbanistiche studiate in rispetto dell'ambiente. Insomma, nell'Isola è tuttora in atto un processo di cementificazione, oppure si fanno strada regole che impongono il rispetto della natura e del paesaggio?
Comincia oggi un viaggio sul territorio, per evidenziare luci e ombre di una situazione molto variegata. Terno d'Isola , paese con una popolazione che sfiora i 5 mila abitanti, recentemente ha visto la superficie destinata alle attività produttive aumentare di quasi 40 mila metri quadrati. È l'assessore all'Urbanistica Barbara Consonni, della lista civica «Terno spazio aperto», a spiegare come un giudizio sulla decisione presa dall'Amministrazione non possa essere formulato senza tenere conto del contesto nel quale la scelta si inserisce: «Siamo stati accusati di aver dato il via a una vera cementificazione, ma non è così. La situazione è complessa. Dal 2000 a oggi sono stati attuati tre interventi di rilievo dal punto di vista dell'incremento delle zone per attività produttive: il primo, che riguarda 17 mila 500 metri quadrati a nord del paese, è legato alla creazione di un parco pubblico. Quell'area è infatti parte di 250 mila metri quadrati di terreno non edificabile che il Comune ha comperato dalla ditta Fbm per crearvi uno spazio verde. Per finanziare l'opera, l'Amministrazione ha portato una piccola porzione dell'area a diventare edificabile. Altri 17 mila metri quadrati sono stati adibiti a insediamenti industriali, ma già in precedenza erano riservati all'edilizia residenziale. L'ultimo intervento riguarda via Castagnate, dove la destinazione di un terreno di 10 mila metri quadrati è passata da agricola ad artigianale: questo perché il privato interessato in cambio creerà gratuitamente per il Comune la piazzola ecologica».
«Si deve tenere presente – sottolinea Consonni – che negli anni Novanta erano stati eliminati forzatamente 100 mila metri quadrati di terreno destinato a edilizia industriale: a fronte di un'esigenza che si fa sentire, siamo riusciti a limitare le concessioni a soli 40 mila metri quadrati». L'Amministrazione guidata dal sindaco Santo Consonni ha approvato a dicembre un nuovo piano regolatore: «Nel nuovo prg sono stati inseriti interventi a tutela dell'ambiente, come l'estensione delle fasce protette nell'area alle pendici del monte Canto. Anche per l'edilizia residenziale in passato ci sono state mosse delle critiche, ma vorrei far notare che, a fronte di 45 varianti al vecchio piano approvate dal 2000, è stimato un aumento di soli 350 abitanti. Meno di un quinto di quanto avvenuto nel quinquennio precedente».
Incremento molto più consistente quello previsto dall'Amministrazione di Bonate Sotto che, con il prg approvato nel 1999, conta di creare abitazioni per seimila nuovi residenti. «Lo sviluppo industriale è stato contenuto, una nuova area di 14 mila metri quadrati per attività artigianali è stata individuata al confine con Chignolo – spiega il responsabile dell'Ufficio tecnico del Comune Alfredo Alessio –. All'edilizia residenziale sono stati invece destinati ampi spazi, nessuno dei quali si spinge oltre al torrente Lesina, zona in cui esistono vincoli ambientali. I piani di lottizzazione in cui l'intervento è suddiviso sono 25, per ora ne sono stati attuati nove». Anche a Calusco , che oggi conta poco più di settemila abitanti, con i piani di lottizzazione delle località Capora (volumetria 103 mila metri cubi) e monte Giglio (in fase di studio e con una superficie di 80 mila metri quadrati), potrebbero giungere in paese oltre mille nuovi abitanti.
«L'area in località Capora era individuata nel vecchio prg: l'incremento è sostanzioso, ma si tratta di uno degli interventi più rilevanti dal 1985 a oggi»: spiega il sindaco Rinaldo Colleoni (lista «Linea comune»). Per quanto riguarda l'edificabilità produttiva, nel prg è individuata un'area di circa 100 mila metri quadrati in località Brughiera, al confine con Terno. «La zonizzazione è legata a un prg del 1985 – aggiunge Colleoni –. È importante specificare che oggi è in fase di studio un nuovo piano, dove l'espansione edilizia è controllata e limitata: non ci sono concessioni oltre a quelle fatte negli anni scorsi. Punteremo sulla riqualificazione e sulla tutela dell'ambiente».
Anna Gandolfi
L'ECO DI BERGAMO 16 02 04
Trasporto merci, serve una nuova ferrovia»
ISOLA Il grande trasporto delle merci dall'ovest all'est dell'Italia non può passare tutto sulla linea ferroviaria pedemontana già esistente, la linea che da Seregno conduce a Carnate, Bergamo, Rovato e Brescia. Lo afferma il Comitato dell'Isola che lancia una nuova proposta. Dice Alessandro Previtali, esponente del comitato ed esperto di questioni viabilistiche: «In un primo tempo avevamo pensato che la linea esistente, raddoppiata e interamente elettrificata, avrebbe potuto egregiamente servire il trasporto merci est-ovest senza bisogno di altre costruzioni, di nuove linee. Ma l'analisi del traffico merci che verrà a crearsi su quella direttrice nei prossimi anni ha messo in chiaro che la sola Seregno-Carnate-Bergamo-Rovato non sarebbe sufficiente». Non sarebbe sufficiente perché dal 2012 dalla Svizzera e dalla Germania tutte le merci arriveranno solamente per ferrovia, nessun tir, nessun autocarro percorrerà i valichi. Una soluzione ecologica, lungimirante per cui il nostro Paese non è ancora attrezzato. Continua Previtali: «Dal Gottardo e dal Sempione le merci non dovranno più arrivare a Milano. Esiste attualmente un progetto Gronda Est della ferrovia, una nuova linea da Seregno, tagliando tutta l'Isola, arriverebbe a Levate. A Levate verrebbe istradata sulla Bergamo-Treviglio per poi confluire nella linea ad alta capacità Milano-Brescia-Venezia».
Ma il Comitato dell'Isola sostiene che non si tratta di una buona idea. Per almeno due ragioni. La prima è che la nuova ferrovia andrebbe parallela alla nuova Pedemontana la cui costruzione è fortemente criticata. Spiega Alessandro Previtali: «La nuova Pedemontana, almeno nel suo tratto bergamasco (da Vimercate a Brembate) non serve più, avrebbe flussi di traffico minimi. E un costo esorbitante perché, fra l'altro, prevede la costruzione di un ponte di ben 1.600 metri sull'Adda, sotto Bottanuco. La Pedemontana è superata a causa della nuova Brebemi, della nuova tangenziale est esterna di Milano, della quarta corsia sulla A4». La seconda ragione negativa riguarda l'immissione sulla Bergamo-Treviglio: quei dieci chilometri di ferrovia, già molto frequentati, collasserebbero. Quelli del Comitato dell'Isola hanno pronta una soluzione che rispetterebbe il loro territorio, dimezzerebbe i costi e i chilometri. L'uovo di Colombo. Dicono: «Le merci provenienti da Svizzera e Germania dovrebbero seguire il vecchio tracciato ferroviario, riqualificato, fino a Seregno-Lesmo. Da qui andrebbe costruito un tratto nuovo di ferrovia che scenderebbe fino a tagliare l'autostrada A51 nei pressi di Agrate. Da quel punto i binari dovrebbero seguire la nuova tangenziale est esterna fino a incrociare la linea ferroviaria ad alta capacità Milano-Venezia all'altezza di Melzo. Questa soluzione prevede una nuova costruzione di circa 25 chilometri contro i 50 chilometri dell'altro progetto. I costi sarebbero più che dimezzati perché non sono necessarie infrastrutture faraoniche».
E, allo stesso tempo, il Comitato insiste per la riqualificazione della Seregno-Carnate-Bergamo-Rovato che comunque dovrà servire sia ai viaggiatori sia alle merci che arrivano in tutta questa zona. Per questa ragione il Comitato ribadisce l'importanza del nuovo ponte sull'Adda e della creazione di un centro intermodale, di un piccolo interporto al confine fra Terno e Calusco. Conclude Previtali: «È una questione di razionalità, di risparmio, alla fine anche di tutela dell'ambiente. Il centro di scambio, ben organizzato, fra ferrovia e trasporto su gomma è necessario. Anche per risparmiare viaggi, attese, intasamenti di vie, sprechi di carburante».
Paolo Aresi
Trasporto merci, serve una nuova ferrovia»
ISOLA Il grande trasporto delle merci dall'ovest all'est dell'Italia non può passare tutto sulla linea ferroviaria pedemontana già esistente, la linea che da Seregno conduce a Carnate, Bergamo, Rovato e Brescia. Lo afferma il Comitato dell'Isola che lancia una nuova proposta. Dice Alessandro Previtali, esponente del comitato ed esperto di questioni viabilistiche: «In un primo tempo avevamo pensato che la linea esistente, raddoppiata e interamente elettrificata, avrebbe potuto egregiamente servire il trasporto merci est-ovest senza bisogno di altre costruzioni, di nuove linee. Ma l'analisi del traffico merci che verrà a crearsi su quella direttrice nei prossimi anni ha messo in chiaro che la sola Seregno-Carnate-Bergamo-Rovato non sarebbe sufficiente». Non sarebbe sufficiente perché dal 2012 dalla Svizzera e dalla Germania tutte le merci arriveranno solamente per ferrovia, nessun tir, nessun autocarro percorrerà i valichi. Una soluzione ecologica, lungimirante per cui il nostro Paese non è ancora attrezzato. Continua Previtali: «Dal Gottardo e dal Sempione le merci non dovranno più arrivare a Milano. Esiste attualmente un progetto Gronda Est della ferrovia, una nuova linea da Seregno, tagliando tutta l'Isola, arriverebbe a Levate. A Levate verrebbe istradata sulla Bergamo-Treviglio per poi confluire nella linea ad alta capacità Milano-Brescia-Venezia».
Ma il Comitato dell'Isola sostiene che non si tratta di una buona idea. Per almeno due ragioni. La prima è che la nuova ferrovia andrebbe parallela alla nuova Pedemontana la cui costruzione è fortemente criticata. Spiega Alessandro Previtali: «La nuova Pedemontana, almeno nel suo tratto bergamasco (da Vimercate a Brembate) non serve più, avrebbe flussi di traffico minimi. E un costo esorbitante perché, fra l'altro, prevede la costruzione di un ponte di ben 1.600 metri sull'Adda, sotto Bottanuco. La Pedemontana è superata a causa della nuova Brebemi, della nuova tangenziale est esterna di Milano, della quarta corsia sulla A4». La seconda ragione negativa riguarda l'immissione sulla Bergamo-Treviglio: quei dieci chilometri di ferrovia, già molto frequentati, collasserebbero. Quelli del Comitato dell'Isola hanno pronta una soluzione che rispetterebbe il loro territorio, dimezzerebbe i costi e i chilometri. L'uovo di Colombo. Dicono: «Le merci provenienti da Svizzera e Germania dovrebbero seguire il vecchio tracciato ferroviario, riqualificato, fino a Seregno-Lesmo. Da qui andrebbe costruito un tratto nuovo di ferrovia che scenderebbe fino a tagliare l'autostrada A51 nei pressi di Agrate. Da quel punto i binari dovrebbero seguire la nuova tangenziale est esterna fino a incrociare la linea ferroviaria ad alta capacità Milano-Venezia all'altezza di Melzo. Questa soluzione prevede una nuova costruzione di circa 25 chilometri contro i 50 chilometri dell'altro progetto. I costi sarebbero più che dimezzati perché non sono necessarie infrastrutture faraoniche».
E, allo stesso tempo, il Comitato insiste per la riqualificazione della Seregno-Carnate-Bergamo-Rovato che comunque dovrà servire sia ai viaggiatori sia alle merci che arrivano in tutta questa zona. Per questa ragione il Comitato ribadisce l'importanza del nuovo ponte sull'Adda e della creazione di un centro intermodale, di un piccolo interporto al confine fra Terno e Calusco. Conclude Previtali: «È una questione di razionalità, di risparmio, alla fine anche di tutela dell'ambiente. Il centro di scambio, ben organizzato, fra ferrovia e trasporto su gomma è necessario. Anche per risparmiare viaggi, attese, intasamenti di vie, sprechi di carburante».
Paolo Aresi
Monday, February 09, 2004
L'ECO DI BERGAMO 08 02 04
E anche a Villa di Serio cresce il fronte del «no»
VILLA DI SERIO Legambiente affila le unghie contro il progetto di ristrutturazione della centrale termoelettrica Italgen (la società del settore energetico che fa capo all'Italcementi) e di realizzazione di un nuovo metanodotto che attraverserà per 40 chilometri il territorio lombardo da Cremona alla Bergamasca, fino a Villa di Serio.
Al progetto è favorevole l'Amministrazione comunale guidata dalla lista «Villaperta» (contraria, invece, la minoranza «Casa delle libertà - Insieme per Villa di Serio»), che ha già approvato una convenzione con la società dell'Italcementi.
Legambiente, invece, continua a fare la voce grossa contro un progetto «che danneggerà la salute di tutti i cittadini della zona», come ha evidenziato Fausto Amorino, presidente di Legambiente di Bergamo nel corso di un'assemblea pubblica organizzata nel municipio di Villa di Serio dal coordinamento provinciale di Bergamo dell'associazione ambientalista.
L'impianto per la produzione di energia elettrica – secondo quanto stabilito nella convenzione – utilizzerà come combustibile solamente gas metano invece degli oli combustibili e, secondo le previsioni, avrà una potenza di 190 megawatt. «Il danno sarebbe considerevole – ha dichiarato Maurizio Trupiano, consigliere nazionale di Legambiente – perché con questo impianto sarebbe messa a repentaglio la salute dei cittadini. Ma il problema è anche un altro: l'Asl e l'Arpa non hanno mostrato i dati che certifichino i livelli delle emissioni attuali e, se questo non avverrà, procederemo con un esposto alla magistratura. Inoltre, confidiamo ancora nella Regione che si era espressa a sfavore di centrali di queste dimensioni su di un territorio già definito come area critica».
All'assemblea ha partecipato anche Daniele Belotti, consigliere regionale della Lega Nord, che ha espresso la sua contrarietà al progetto: «Questa è un'impresa difficile e in questa direzione è importante la compattezza tra le diverse parti politiche. È necessario sensibilizzare anche i Comuni contrari affinché rafforzino le loro posizioni». Anche Moris Lorenzi, funzionario dell'ufficio valutazione di impatto ambientale della Provincia, ha manifestato «un parere negativo sul metanodotto». Negativo pure l'orientamento espresso da Giovanni Morlotti, presidente della Comunità montana, intervenuto al dibattito di Legambiente.
In merito alle considerazione emerse nell'assemblea pubblica la società Italgen ha preferito non rilasciare dichiarazioni. L'azienda in passato aveva comunque già più volte ribadito che si tratta di un ammodernamento degli impianti, con sistemi di produzione dell'energia in linea con la migliore tecnologia oggi esistente. Aveva anche fornito garanzie sulla compatibilità ambientale, precisando che verrà dimezzata l'area del complesso attuale.
Monica Armeli
E anche a Villa di Serio cresce il fronte del «no»
VILLA DI SERIO Legambiente affila le unghie contro il progetto di ristrutturazione della centrale termoelettrica Italgen (la società del settore energetico che fa capo all'Italcementi) e di realizzazione di un nuovo metanodotto che attraverserà per 40 chilometri il territorio lombardo da Cremona alla Bergamasca, fino a Villa di Serio.
Al progetto è favorevole l'Amministrazione comunale guidata dalla lista «Villaperta» (contraria, invece, la minoranza «Casa delle libertà - Insieme per Villa di Serio»), che ha già approvato una convenzione con la società dell'Italcementi.
Legambiente, invece, continua a fare la voce grossa contro un progetto «che danneggerà la salute di tutti i cittadini della zona», come ha evidenziato Fausto Amorino, presidente di Legambiente di Bergamo nel corso di un'assemblea pubblica organizzata nel municipio di Villa di Serio dal coordinamento provinciale di Bergamo dell'associazione ambientalista.
L'impianto per la produzione di energia elettrica – secondo quanto stabilito nella convenzione – utilizzerà come combustibile solamente gas metano invece degli oli combustibili e, secondo le previsioni, avrà una potenza di 190 megawatt. «Il danno sarebbe considerevole – ha dichiarato Maurizio Trupiano, consigliere nazionale di Legambiente – perché con questo impianto sarebbe messa a repentaglio la salute dei cittadini. Ma il problema è anche un altro: l'Asl e l'Arpa non hanno mostrato i dati che certifichino i livelli delle emissioni attuali e, se questo non avverrà, procederemo con un esposto alla magistratura. Inoltre, confidiamo ancora nella Regione che si era espressa a sfavore di centrali di queste dimensioni su di un territorio già definito come area critica».
All'assemblea ha partecipato anche Daniele Belotti, consigliere regionale della Lega Nord, che ha espresso la sua contrarietà al progetto: «Questa è un'impresa difficile e in questa direzione è importante la compattezza tra le diverse parti politiche. È necessario sensibilizzare anche i Comuni contrari affinché rafforzino le loro posizioni». Anche Moris Lorenzi, funzionario dell'ufficio valutazione di impatto ambientale della Provincia, ha manifestato «un parere negativo sul metanodotto». Negativo pure l'orientamento espresso da Giovanni Morlotti, presidente della Comunità montana, intervenuto al dibattito di Legambiente.
In merito alle considerazione emerse nell'assemblea pubblica la società Italgen ha preferito non rilasciare dichiarazioni. L'azienda in passato aveva comunque già più volte ribadito che si tratta di un ammodernamento degli impianti, con sistemi di produzione dell'energia in linea con la migliore tecnologia oggi esistente. Aveva anche fornito garanzie sulla compatibilità ambientale, precisando che verrà dimezzata l'area del complesso attuale.
Monica Armeli
L'ECO DI BERGAMO 08 02 04
Inquinamento, assemblea a Calusco
Da ormai sette mesi il nuovo enorme forno di cottura dell'Italcementi di Calusco d'Adda è a pieno regime, con la conseguente messa fuori servizio dei quattro vecchi forni. È tempo, quindi, di un primo bilancio, in particolare dal punto di vista ambientale, per verificare se effettivamente l'inquinamento atmosferico si è ridotto, grazie al nuovo e moderno impianto, che ha suscitato non poche polemiche per il suo impatto visivo: la «torre» è, infatti, alta ben 103 metri. A questo scopo, venerdì alle 20,45 l'Amministrazione comunale di Calusco ha indetto un'assemblea pubblica, nella sala civica «S. Fedele», per illustrare alla cittadinanza i buoni risultati ottenuti in termini di riduzione di emissioni inquinanti in atmosfera. Alla serata prenderanno parte anche rappresentati dell'Italcementi e dell'Arpa.
Inquinamento, assemblea a Calusco
Da ormai sette mesi il nuovo enorme forno di cottura dell'Italcementi di Calusco d'Adda è a pieno regime, con la conseguente messa fuori servizio dei quattro vecchi forni. È tempo, quindi, di un primo bilancio, in particolare dal punto di vista ambientale, per verificare se effettivamente l'inquinamento atmosferico si è ridotto, grazie al nuovo e moderno impianto, che ha suscitato non poche polemiche per il suo impatto visivo: la «torre» è, infatti, alta ben 103 metri. A questo scopo, venerdì alle 20,45 l'Amministrazione comunale di Calusco ha indetto un'assemblea pubblica, nella sala civica «S. Fedele», per illustrare alla cittadinanza i buoni risultati ottenuti in termini di riduzione di emissioni inquinanti in atmosfera. Alla serata prenderanno parte anche rappresentati dell'Italcementi e dell'Arpa.
Friday, February 06, 2004
LA PROVINCIA DI LECCO 05 02 04
paderno
l’annuncio sarà dato in un’assemblea - previsti interventi contro i rumori
«italcementi, le emissioni sono a norma»
paderno (l. pe) l’entità sulle emissioni dell’italcementi, che da tempo preoccupa i padernesi e le associazioni ambientaliste del meratese , sarà resa nota in un’ assemblea pubblica che si svolgerà a calusco d’adda il 13 febbraio, alle 20.45 nel centro civico san fedele. rappresentanti della cementeria e dell’arpa saranno presenti per fornire i dati in loro possesso e cercare di rassicurare la popolazione, che a volte vede uscire lunghe colonne di fumo dalle nuove torri della parte meridionale dell’area dell’impianto. il sindaco di calusco rinaldo colleoni aveva annunciato tempo fa la convocazione della riunione, dopo che a dicembre si era svolto un incontro a porte chiuse a cui erano stati invitati a partecipare gli amministratori di paderno, robbiate, imbersago, verderio, merate, vale a dire di quei comuni dove è stata eseguita la rilevazione con le centraline mobili. in quell’occasione era è emerso un quadro rassicurante dal punto di vista delle emissioni di polveri e fumi, un po’ meno per i rumori. e sono questi a disturbare di più, al momento, i padernesi. dopo l’assemblea partirà una nuova campagna di monitoraggio e proprio a febbraio sono in calendario una serie di manutenzioni all’impianto che dovrebbero eliminare in parte i rumori che si avvertono, soprattutto di notte. le emissioni, dicono gli amministratori, risulterebbero nei limiti di legge per le emissioni di polveri e sostanze chimiche, comunque inferiori alla situazione antecedente l’apertura della torre, il 1° giugno dell’anno scorso. l’italcementi ha ancora 137 «camini», ossia fonti di emissione che ogni ora disperdono in atmosfera 280 kg di polveri di azoto, 5.7 kg di biossido di zolfo e 7,6 kg di altre particelle. in un anno si tratta di 2.569 tonnellate che viaggiano nel cielo della lombardia e si posano anche a paderno, merate, robbiate, verderio: in precedenza l’emissione annua ammontava a 6.128 tonnellate, quindi il camino alto 120 metri ha dato buoni risultati. vi si sono verificate alcune fughe, il 12 luglio, il 5 agosto, ed un’altra nelle scorse settimane. all’impianto nuovo arrivano condotte che portano il clinker, una polvere composta da farine animali e minerali. viene prodotta dopo la macinazione e la cottura del «crudo» assieme al petcoke ed alle farine ad una temperatura che si avvicina ai 1.400 gradi. nel nuovo impianto di calusco vengono prodotte 3.600 tonnellate di cemento e le emissioni in atmosfera sono di circa 120mila metri cubi di gas e polveri alla temperatura di 100 gradi.
paderno
l’annuncio sarà dato in un’assemblea - previsti interventi contro i rumori
«italcementi, le emissioni sono a norma»
paderno (l. pe) l’entità sulle emissioni dell’italcementi, che da tempo preoccupa i padernesi e le associazioni ambientaliste del meratese , sarà resa nota in un’ assemblea pubblica che si svolgerà a calusco d’adda il 13 febbraio, alle 20.45 nel centro civico san fedele. rappresentanti della cementeria e dell’arpa saranno presenti per fornire i dati in loro possesso e cercare di rassicurare la popolazione, che a volte vede uscire lunghe colonne di fumo dalle nuove torri della parte meridionale dell’area dell’impianto. il sindaco di calusco rinaldo colleoni aveva annunciato tempo fa la convocazione della riunione, dopo che a dicembre si era svolto un incontro a porte chiuse a cui erano stati invitati a partecipare gli amministratori di paderno, robbiate, imbersago, verderio, merate, vale a dire di quei comuni dove è stata eseguita la rilevazione con le centraline mobili. in quell’occasione era è emerso un quadro rassicurante dal punto di vista delle emissioni di polveri e fumi, un po’ meno per i rumori. e sono questi a disturbare di più, al momento, i padernesi. dopo l’assemblea partirà una nuova campagna di monitoraggio e proprio a febbraio sono in calendario una serie di manutenzioni all’impianto che dovrebbero eliminare in parte i rumori che si avvertono, soprattutto di notte. le emissioni, dicono gli amministratori, risulterebbero nei limiti di legge per le emissioni di polveri e sostanze chimiche, comunque inferiori alla situazione antecedente l’apertura della torre, il 1° giugno dell’anno scorso. l’italcementi ha ancora 137 «camini», ossia fonti di emissione che ogni ora disperdono in atmosfera 280 kg di polveri di azoto, 5.7 kg di biossido di zolfo e 7,6 kg di altre particelle. in un anno si tratta di 2.569 tonnellate che viaggiano nel cielo della lombardia e si posano anche a paderno, merate, robbiate, verderio: in precedenza l’emissione annua ammontava a 6.128 tonnellate, quindi il camino alto 120 metri ha dato buoni risultati. vi si sono verificate alcune fughe, il 12 luglio, il 5 agosto, ed un’altra nelle scorse settimane. all’impianto nuovo arrivano condotte che portano il clinker, una polvere composta da farine animali e minerali. viene prodotta dopo la macinazione e la cottura del «crudo» assieme al petcoke ed alle farine ad una temperatura che si avvicina ai 1.400 gradi. nel nuovo impianto di calusco vengono prodotte 3.600 tonnellate di cemento e le emissioni in atmosfera sono di circa 120mila metri cubi di gas e polveri alla temperatura di 100 gradi.
Ue : Cartello cemento, sì all'ammenda milionaria
La Corte di giustizia ha confermato l'esistenza di un cartello nel settore europeo del cemento...
La Corte di giustizia ha confermato l'esistenza di un cartello nel settore europeo del cemento, lasciando quasi invariate le ammende inflitte dalla Commissione.
Coinvolte anche le imprese italiane Buzzi Unicem Spa e Italcementi-Fabbriche Riunite cui toccherà pagare multe milionarie.
Articolo e sentenza della Corte di giustizia europea 7.1.2004 su Kataweb
Pubblicato il 2004/1/27 21:07:12
La Corte di giustizia ha confermato l'esistenza di un cartello nel settore europeo del cemento...
La Corte di giustizia ha confermato l'esistenza di un cartello nel settore europeo del cemento, lasciando quasi invariate le ammende inflitte dalla Commissione.
Coinvolte anche le imprese italiane Buzzi Unicem Spa e Italcementi-Fabbriche Riunite cui toccherà pagare multe milionarie.
Articolo e sentenza della Corte di giustizia europea 7.1.2004 su Kataweb
Pubblicato il 2004/1/27 21:07:12
Thursday, February 05, 2004
L'ECO DI BERGAMO 04 02 04
La crescita di Italcementi batte l'euro
Nel 2003 ricavi saliti dello 0,5% a 4,28 miliardi (più 3,6% a parità di cambi)
Ancora un record di fatturato, nonostante il «caro euro», per Italcementi Group, che nel 2003 ha registrato ricavi per 4.285 milioni di euro, in crescita dello 0,5% (più 3,6% a parità di perimetro e cambi) sul 2002: nel quarto trimestre la crescita dei ricavi è stato dello 0,8% a 1.043 milioni, per il contributo positivo del settore calcestruzzo.
Per la controllata Ciments Français, alla quale fanno capo le controllate estere, il fatturato è sceso dell'1,1% a 2.898 milioni di euro (più 3,4% a parità di perimetro e tasso di cambio).
In base ai dati esaminati ieri dal Consiglio d'amministrazione - che ha cooptato Federico Falck (entrato a fare parte anche del Comitato per il controllo interno), presidente dell'omonimo gruppo, in sostituzione del fratello Alberto, scomparso a novembre - i volumi venduti di cemento e clinker sono aumentati del 2,1% (più 1,6% a perimetro omogeneo) a 45,6 milioni di tonnellate, quelli di calcestruzzo dell'8,3% (9,7% a perimetro omogeneo) a 20,9 milioni di metri cubi, mentre nel settore degli inerti i volumi venduti sono scesi dell'1,1% (meno 0,9% a perimetro omogeneo) a 54,9 milioni di tonnellate.
Nel 2003 i ricavi nel settore cemento e clinker sono scesi del 2,3% (più 2,1% a parità di perimetro e di cambi) a 2.594 milioni di euro, per effetto del rafforzamento del cambio. In crescita del 6,4% (più 7% a parità di perimetro e di cambi), i ricavi per calcestruzzo e inerti, a 1.492 milioni, mentre nel settore attività diverse il fatturato è sceso del 2,4% (meno 0,5% a parità di perimetro e di cambi) a 199 milioni.
Sulla base dell'andamento dei dati preliminari - quelli definitivi saranno esaminati il 12 marzo - il margine operativo lordo è previsto in calo per gli effetti negativi del rafforzamento dell'euro; tuttavia, tenuto conto «delle positive componenti straordinarie anche di natura fiscale e del venir meno dei significativi vantaggi dovuti all'applicazione della Legge Tremonti», secondo il Consiglio «i risultati del 2003 si dovrebbero attestare al buon livello dell'esercizio precedente», che si era chiuso con un utile di 274 milioni.
La crescita di Italcementi batte l'euro
Nel 2003 ricavi saliti dello 0,5% a 4,28 miliardi (più 3,6% a parità di cambi)
Ancora un record di fatturato, nonostante il «caro euro», per Italcementi Group, che nel 2003 ha registrato ricavi per 4.285 milioni di euro, in crescita dello 0,5% (più 3,6% a parità di perimetro e cambi) sul 2002: nel quarto trimestre la crescita dei ricavi è stato dello 0,8% a 1.043 milioni, per il contributo positivo del settore calcestruzzo.
Per la controllata Ciments Français, alla quale fanno capo le controllate estere, il fatturato è sceso dell'1,1% a 2.898 milioni di euro (più 3,4% a parità di perimetro e tasso di cambio).
In base ai dati esaminati ieri dal Consiglio d'amministrazione - che ha cooptato Federico Falck (entrato a fare parte anche del Comitato per il controllo interno), presidente dell'omonimo gruppo, in sostituzione del fratello Alberto, scomparso a novembre - i volumi venduti di cemento e clinker sono aumentati del 2,1% (più 1,6% a perimetro omogeneo) a 45,6 milioni di tonnellate, quelli di calcestruzzo dell'8,3% (9,7% a perimetro omogeneo) a 20,9 milioni di metri cubi, mentre nel settore degli inerti i volumi venduti sono scesi dell'1,1% (meno 0,9% a perimetro omogeneo) a 54,9 milioni di tonnellate.
Nel 2003 i ricavi nel settore cemento e clinker sono scesi del 2,3% (più 2,1% a parità di perimetro e di cambi) a 2.594 milioni di euro, per effetto del rafforzamento del cambio. In crescita del 6,4% (più 7% a parità di perimetro e di cambi), i ricavi per calcestruzzo e inerti, a 1.492 milioni, mentre nel settore attività diverse il fatturato è sceso del 2,4% (meno 0,5% a parità di perimetro e di cambi) a 199 milioni.
Sulla base dell'andamento dei dati preliminari - quelli definitivi saranno esaminati il 12 marzo - il margine operativo lordo è previsto in calo per gli effetti negativi del rafforzamento dell'euro; tuttavia, tenuto conto «delle positive componenti straordinarie anche di natura fiscale e del venir meno dei significativi vantaggi dovuti all'applicazione della Legge Tremonti», secondo il Consiglio «i risultati del 2003 si dovrebbero attestare al buon livello dell'esercizio precedente», che si era chiuso con un utile di 274 milioni.
Saturday, January 24, 2004
LA PROVINCIA DI LECCO 23 01 04
Paderno
Sindaci delusi: senza risultati l’assemblea organizzata per chiedere un aiuto economicoPonte, niente soldi dagli imprenditori
Nessuna offerta concreta di contributi per l’illuminazione
Il ponte San Michele Il progetto di illuminazione non trova sponsor: solo generiche promesse dagli imprenditori
PADERNO (l. pe) Tirchi no, poco propensi a contribuire nemmeno, ma comunque attenti a dove finiscono i propri soldi. Così sono gli imprenditori lecchesi e bergamaschi. Ne ha avuto una riprova il sindaco di Paderno Angelo Rotta , che ha chiamato a raccolta titolari di aziende produttive e commerciali della zona presso Cascina Maria per illustrare il progetto di illuminazione del ponte San Michele e chiedere il loro aiuto economico. La risposta non è stata negativa, ma comunque neppure incoraggiante: «Tiepida», la definisce il sindaco, che aveva al suo fianco il collega di Calusco d’Adda, Rinaldo Colleoni , la sera di venerdì scorso. Il progetto costa 270mila euro e la metà arriverà dalla Regione Lombardia che ha varato un master-plan per il recupero dei Navigli dell’Adda - dalla sorgente al Po - e dell’intera pianura lombarda. Centotrentacinquemila euro su cui il sindaco ha avuto ampie rassicurazioni dai funzionari regionali, l’opera rientra a pieno titolo fra quelle finanziabili attraverso l’accordo quadro. Ma il resto è ancora un rebus: «Nessuno ha detto esplicitamente di no, ma la reazione è stata tiepida e la partecipazione non particolarmente ampia». Sono stati soprattutto gli imprenditori bergamaschi a latitare, nessuno di loro era presente: o l’azione persuasiva del collega caluschese non è stata sufficientemente incisiva o la sensibilità sull’altra sponda del fiume è inferiore. Questo però non scoraggia Rotta, che ha deciso di «cercare altre strade. Le troveremo, ne sono sicuro», aggiunge con l’ottimismo della volontà. La giunta padernese aveva inserito nel bilancio 2003 uno stanziamento di 200.000 euro per questo progetto, anche se il sindaco lo riteneva «virtuale» perché non vuole che le spese gravino sulla finanza pubblica. Il progetto, in linea con le norme anti inquinamento luminoso, prevede un’illuminazione azzurra e verde delle arcate, per inserirle nel contesto cromatico circostante: cielo, alberi e fiume. Le linee guida prevedono l’indirizzamento del flusso luminoso verso l’alto, passività ambientale dell’impianto e risparmio energetico. La strada sarà illuminata con 62 lampioni a due lampade al sodio alta pressione da 70 watt; altri ottanta fari da 54 watt cadauno inonderanno di luce la galleria ferroviaria, lungo l’arcata del ponte ce ne saranno 60 mentre i piloni saranno illuminati da 18 fari a fascio stretto, con lampade alogene da 150 watt. la scheda • La storia Il ponte fu costruito in 18 mesi tra il 1887 e il 1889, dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano, su progetto di Giulio Rothlisberger. Inaugurato il 10 giugno 1889, è lungo 266 metri, l’arco ha una corda di 150 metri, è alto 82 metri. • I materiali Furono circa centomila i chiodi impiegati per fissare le travi l’una all’altra e il collaudo venne fatto con un treno di quasi 250 tonnellate, mentre sulla strada sovrastante venne messo un peso di circa 437 tonnellate. Venne utilizzata un’armatura in legno per sostenere la struttura metallica assemblata in loco, poggiata su spalle in muratura. • L’impianto attuale Risale al 1989 quando si festeggiò il centenario della struttura, venne inaugurato alla presenza dell’allora Ministro ai Trasporti Giorgio Santuz. Ora è praticamente inutilizzabile a causa delle vibrazioni di treni e camioni. • Il futuro Il ponte diventerà probabilmente pedonale a seguito della realizzazione della gronda ferroviaria Seregno-Bergamo. Il tracciato ferroviario attuale resterebbe ma solo come passaggio ciclopedonale protetto.
Paderno
Sindaci delusi: senza risultati l’assemblea organizzata per chiedere un aiuto economicoPonte, niente soldi dagli imprenditori
Nessuna offerta concreta di contributi per l’illuminazione
Il ponte San Michele Il progetto di illuminazione non trova sponsor: solo generiche promesse dagli imprenditori
PADERNO (l. pe) Tirchi no, poco propensi a contribuire nemmeno, ma comunque attenti a dove finiscono i propri soldi. Così sono gli imprenditori lecchesi e bergamaschi. Ne ha avuto una riprova il sindaco di Paderno Angelo Rotta , che ha chiamato a raccolta titolari di aziende produttive e commerciali della zona presso Cascina Maria per illustrare il progetto di illuminazione del ponte San Michele e chiedere il loro aiuto economico. La risposta non è stata negativa, ma comunque neppure incoraggiante: «Tiepida», la definisce il sindaco, che aveva al suo fianco il collega di Calusco d’Adda, Rinaldo Colleoni , la sera di venerdì scorso. Il progetto costa 270mila euro e la metà arriverà dalla Regione Lombardia che ha varato un master-plan per il recupero dei Navigli dell’Adda - dalla sorgente al Po - e dell’intera pianura lombarda. Centotrentacinquemila euro su cui il sindaco ha avuto ampie rassicurazioni dai funzionari regionali, l’opera rientra a pieno titolo fra quelle finanziabili attraverso l’accordo quadro. Ma il resto è ancora un rebus: «Nessuno ha detto esplicitamente di no, ma la reazione è stata tiepida e la partecipazione non particolarmente ampia». Sono stati soprattutto gli imprenditori bergamaschi a latitare, nessuno di loro era presente: o l’azione persuasiva del collega caluschese non è stata sufficientemente incisiva o la sensibilità sull’altra sponda del fiume è inferiore. Questo però non scoraggia Rotta, che ha deciso di «cercare altre strade. Le troveremo, ne sono sicuro», aggiunge con l’ottimismo della volontà. La giunta padernese aveva inserito nel bilancio 2003 uno stanziamento di 200.000 euro per questo progetto, anche se il sindaco lo riteneva «virtuale» perché non vuole che le spese gravino sulla finanza pubblica. Il progetto, in linea con le norme anti inquinamento luminoso, prevede un’illuminazione azzurra e verde delle arcate, per inserirle nel contesto cromatico circostante: cielo, alberi e fiume. Le linee guida prevedono l’indirizzamento del flusso luminoso verso l’alto, passività ambientale dell’impianto e risparmio energetico. La strada sarà illuminata con 62 lampioni a due lampade al sodio alta pressione da 70 watt; altri ottanta fari da 54 watt cadauno inonderanno di luce la galleria ferroviaria, lungo l’arcata del ponte ce ne saranno 60 mentre i piloni saranno illuminati da 18 fari a fascio stretto, con lampade alogene da 150 watt. la scheda • La storia Il ponte fu costruito in 18 mesi tra il 1887 e il 1889, dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano, su progetto di Giulio Rothlisberger. Inaugurato il 10 giugno 1889, è lungo 266 metri, l’arco ha una corda di 150 metri, è alto 82 metri. • I materiali Furono circa centomila i chiodi impiegati per fissare le travi l’una all’altra e il collaudo venne fatto con un treno di quasi 250 tonnellate, mentre sulla strada sovrastante venne messo un peso di circa 437 tonnellate. Venne utilizzata un’armatura in legno per sostenere la struttura metallica assemblata in loco, poggiata su spalle in muratura. • L’impianto attuale Risale al 1989 quando si festeggiò il centenario della struttura, venne inaugurato alla presenza dell’allora Ministro ai Trasporti Giorgio Santuz. Ora è praticamente inutilizzabile a causa delle vibrazioni di treni e camioni. • Il futuro Il ponte diventerà probabilmente pedonale a seguito della realizzazione della gronda ferroviaria Seregno-Bergamo. Il tracciato ferroviario attuale resterebbe ma solo come passaggio ciclopedonale protetto.
LA NUOVAECOLOGIA 23 01 04
RIFIUTI|Wallstrom: I ritardi espongono la popolazione a rischi gravi
Inceneritori, procedura Ue contro l'Italia
Il nostro paese non ha applicato la direttiva che ha lo scopo di prevenire o limitare gli effetti nefasti dell'incenerimento sull'ambiente e sulla salute umana
L'Italia è stata deferita alla Corte di giustizia europea dalla Commissione Ue per il mancato rispetto della legislazione comunitaria sul miglioramento della qualità dell'aria. Analoga misura è stata presa contro altri otto Stati membri. L'azione contro l'Italia riguarda in particolare la direttiva sull'incenerimento dei rifiuti, del 4 dicembre del 2000, che ha per obiettivo di prevenire o limitare gli effetti nefasti dell'incenerimento dei rifiuti sull'ambiente e i rischi che possono derivare alla salute umana.
L'Italia, insieme al Belgio, alla Grecia e al Portogallo, non ha ancora adeguato la legislazione nazionale alle norme comunitarie, nonostante la scadenza fosse il 28 dicembre del 2002. Per l'installazione degli inceneritori, la direttiva impone condizioni di utilizzo e esigenze tecniche molto strette e fissa anche dei valori limiti di emissione. Anche l'Olanda è entrata nel mirino di Bruxelles, ricevendo un ultimo avviso, in quanto la legislazione olandese sugli inceneritori è ritenuta ancora incompleta.
Chiedo agli Stati membri di accelerare l'attuazione della legislazione sulla qualità dell'aria», ha detto la commissaria Ue all'ambiente Margot Wallstrom. «I ritardi espongono la popolazione ad un rischio accresciuto di soffrire di problemi di
salute legati alla cattiva qualità dell'aria».
23 gennaio 2004
RIFIUTI|Wallstrom: I ritardi espongono la popolazione a rischi gravi
Inceneritori, procedura Ue contro l'Italia
Il nostro paese non ha applicato la direttiva che ha lo scopo di prevenire o limitare gli effetti nefasti dell'incenerimento sull'ambiente e sulla salute umana
L'Italia è stata deferita alla Corte di giustizia europea dalla Commissione Ue per il mancato rispetto della legislazione comunitaria sul miglioramento della qualità dell'aria. Analoga misura è stata presa contro altri otto Stati membri. L'azione contro l'Italia riguarda in particolare la direttiva sull'incenerimento dei rifiuti, del 4 dicembre del 2000, che ha per obiettivo di prevenire o limitare gli effetti nefasti dell'incenerimento dei rifiuti sull'ambiente e i rischi che possono derivare alla salute umana.
L'Italia, insieme al Belgio, alla Grecia e al Portogallo, non ha ancora adeguato la legislazione nazionale alle norme comunitarie, nonostante la scadenza fosse il 28 dicembre del 2002. Per l'installazione degli inceneritori, la direttiva impone condizioni di utilizzo e esigenze tecniche molto strette e fissa anche dei valori limiti di emissione. Anche l'Olanda è entrata nel mirino di Bruxelles, ricevendo un ultimo avviso, in quanto la legislazione olandese sugli inceneritori è ritenuta ancora incompleta.
Chiedo agli Stati membri di accelerare l'attuazione della legislazione sulla qualità dell'aria», ha detto la commissaria Ue all'ambiente Margot Wallstrom. «I ritardi espongono la popolazione ad un rischio accresciuto di soffrire di problemi di
salute legati alla cattiva qualità dell'aria».
23 gennaio 2004
Wednesday, January 21, 2004
MERATEONLINE 20 01 04
Il costo del progetto si aggira sui 270mila euro
Paderno: sponsor cercasi per illuminare il S. Michele
Ma sino ad ora in pochi hanno risposto all’appello
L’opera dovrebbe essere finanziata
in parte da privati e in parte da imprenditori della zona
A.A.A. sponsor cercasi per illuminare il ponte San Michele. Il sindaco di Paderno Angelo Rotta non ha infatti intenzione di utilizzare i soldi delle casse municipali per realizzare l’ambizioso progetto che costa circa 270mila euro, Iva compresa. L’obiettivo è dunque quello di coinvolgere nell’iniziativa soggetti privati che dovrebbero coprire la metà delle spese previste. Il restante 50 per cento potrebbe invece arrivare direttamente dalla Regione Lombardia nell’ambito della rivalutazione degli antichi navigli. Proprio per convincere gli imprenditori della bontà dell’idea venerdì sera lo stesso primo cittadino, insieme al collega di Calusco d’Adda Rinaldo Colleoni, ha incontrato in Cascina Maria alcuni titolari di attività commerciali ed industriali della zona. All’appello in realtà sino ad ora non hanno risposto in molti. A disertare l’appuntamento sono stati soprattutto gli operatori economici della sponda bergamasca dell’Adda.
Rotta non si è comunque lasciato scoraggiare e il suo lavoro per coinvolgere sponsor prosegue, tanto che ha già annunciato che presto convocherà una conferenza stampa aperta a tutti per illustrare nel dettaglio i progetti e rendere pubblici i nomi dei sostenitori.
” Ritengo che l’Amministrazione comunale debba avere altre priorità nell’investire il denaro pubblico – ha spiegato – L’iniziativa è comunque valida e meritoria e in caso di necessità non ci tireremo indietro. E’ però impensabile che un simile costo ricada solo sulle finanze locali. Per questo confidiamo anche nell’aiuto del Pirellone. Il ponte San Michele rappresenta molto per il nostro territorio ed è anche uno dei migliori esempi di archeologia industriale europea”.
I disegni per il rifacimento dell’illuminazione del ponte di Paderno, in modo da adeguarla alle nuove normative in materia di inquinamento luminoso, è stato compilato dai tecnici del gruppo So.le di Enel Spa. Il nuovo progetto luce verrà realizzato attraverso ottime prestazioni fotometriche degli apparati di illuminazione, utilizzando sorgenti in funzione delle caratteristiche del materiale e delle sfumature cromatiche della struttura. Il flusso luminoso sarà contenuto e disperso verso la volta celeste, con assenza di abbagliamento, reversibilità e completa passività ambientale dell`impianto, ottenendo nel contempo anche un notevole risparmio energetico. Per l`illuminazione dell`asse viario è previsto l`utilizzo di sessantadue apparecchi con due lampade al sodio alta pressione da 70 Watt; un’ottantina di analoghi corpi illuminanti, ma con lampada fluorescente lineare da 54 Watt, saranno utilizzati per l`interno della galleria ferroviaria mentre nell`arco del ponte ne saranno installati una sessantina. 18 proiettori a fascio circolare stretto con lampade alogene da 150 Watt serviranno invece per l`illuminazione dei piloni. La gestione flessibile degli eventi luminosi sarà garantita da un programma da accensioni separate, al fine di consentire un utilizzo diversificato dell`impianto, pianificandone gli spegnimenti parziali. La potenza totale di installazione è stimata in 9,5 Kilowatt per l`illuminazione funzionale e 11,8 Kilowatt per l`illuminazione architettonica.
Il ponte San Michele fu costruito in un tempo record di 18 mesi, tra il 1887 e il 1889, dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano, su progetto dell`ingegner Giulio Rothlisberger, capo del servizio tecnico. L`inaugurazione avvenne il 10 giugno 1889. Nove pile metalliche sostengono il ponte, lungo 266 metri, il grande arco ha una corda di 150 metri; l`altezza è di circa 82 metri. L’opera, che appartiene alla Rete Ferroviaria, è contemporanea alla Torre Eifel a cui si è ispirato il progettista. Proprio per questo motivo di recente una comitiva di esperti giapponesi diretti a Parigi ha voluto fare tappa anche sulle sponde dell’Adda.
Il primo obiettivo della costruzione di un ponte a Paderno d`Adda fu il miglioramento e lo snellimento del traffico commerciale, che fino ad allora gravava completamente sui trasporti fluviali.Il fiume non era più sufficiente a smaltire il continuo traffico di prodotti finíti e il "tappo" del Naviglio creava non poche difficoltà.La necessità di attraversare l`Adda a nord si faceva quindi sempre più pressante.Fu scelto il progetto studiato dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano (specializzata in travi metalliche),sia perchè corrispondeva tecnicamente alle condizioni richieste, sia perchè comportava la minima spesa e poteva essere realizzato in tempi inferiori rispetto a quelli previsti per altri progetti.Il progettista fu lo svizzero Roethlísberger che perfezionò la "teoria dell`ellisse di " elasticità", teoria che venne sempre utilizzata nella progettazione dei ponti fino al secondo decennio del nostro secolo.Lavorando come Direttore Tecnico delle Officine di Savigliano progettò numerosi altri ponti all`estero e in Italia, come quello di Trezzo.Si iniziarono i lavori del ponte con la costruzione delle due spalle in muratura, con pietra di Moltrasio portata con barconi fino a Lecco e poi trasbordata su barche più piccole al cantiere di Paderno.I legnami per la realizzazione del ponte di servizio (impalcatura in legno per la costruzione del ponte in metallo), importati dall`Alta Baviera, vennero lavorati in un cantiere posto sulla sponda del fiume.Nel frattempo presso le Officine di Savigliano si provvedeva alla fabbricazione degli elementi che, assemblati, avrebbero formato il grande arco. Questi elementi furono trasportati in loco a mezzo ferrovia e depositati lungo la strada del Naviglio.Furono impiegati per la struttura metallica, così imponente, circa centomila chiodi.I lavori durarono 28 mesi (dalla firma del contratto nel gennaio 1887, al collaudo nel maggio 1889), con l`impiego di 470 lavoratori. Al termine dei lavori si registrarono una perdita umana e reclami della ditta di costruzioni per il lancio dei sassi che gli abitanti della zona spesso gettavano dal ponte, con pericolo per gli operai.Le prove di stabilità del viadotto furono fatte con 6 locomotive del peso di 83 ton. ciascuna, in 4 prove successive. L`ultima prova venne eseguita utilizzando un treno di 3 locomotive di 83 ton. ciascuna, più 30 vagoni carichi di ghiaia per un tot. di 600 ton. Il convoglio percorse il viadotto 3 volte fino a raggiungere una velocità di 45 km./h.L`inaugurazione avvenne il 10.6.1889.Il ponte, come tutti quelli in ferro, ha bisogno di una accurata e costante opera di manutenzione ordinaria, che non sempre viene effettuata, oltre a risentire enormemente del peso e velocità del traffico automobilistico , per non parlare di quello camionistico.
L’attuale impianto di illuminazione del ponte risale al 1989 quando si festeggiò il centenario della struttura, alla presenza dell’allora Ministro ai Trasporti Giorgio Santuz. Di quell’impianto però, nonostante siano trascorsi solo una quindicina d’anni, rimane ben poco e i potenti fari risultano inutilizzabili. Alcuni sono stati addirittura rimossi perché pericolanti, altri invece sono stati messi ko dalle vibrazioni dovute al passaggio dei treni e dei mezzi pesanti.
Il costo del progetto si aggira sui 270mila euro
Paderno: sponsor cercasi per illuminare il S. Michele
Ma sino ad ora in pochi hanno risposto all’appello
L’opera dovrebbe essere finanziata
in parte da privati e in parte da imprenditori della zona
A.A.A. sponsor cercasi per illuminare il ponte San Michele. Il sindaco di Paderno Angelo Rotta non ha infatti intenzione di utilizzare i soldi delle casse municipali per realizzare l’ambizioso progetto che costa circa 270mila euro, Iva compresa. L’obiettivo è dunque quello di coinvolgere nell’iniziativa soggetti privati che dovrebbero coprire la metà delle spese previste. Il restante 50 per cento potrebbe invece arrivare direttamente dalla Regione Lombardia nell’ambito della rivalutazione degli antichi navigli. Proprio per convincere gli imprenditori della bontà dell’idea venerdì sera lo stesso primo cittadino, insieme al collega di Calusco d’Adda Rinaldo Colleoni, ha incontrato in Cascina Maria alcuni titolari di attività commerciali ed industriali della zona. All’appello in realtà sino ad ora non hanno risposto in molti. A disertare l’appuntamento sono stati soprattutto gli operatori economici della sponda bergamasca dell’Adda.
Rotta non si è comunque lasciato scoraggiare e il suo lavoro per coinvolgere sponsor prosegue, tanto che ha già annunciato che presto convocherà una conferenza stampa aperta a tutti per illustrare nel dettaglio i progetti e rendere pubblici i nomi dei sostenitori.
” Ritengo che l’Amministrazione comunale debba avere altre priorità nell’investire il denaro pubblico – ha spiegato – L’iniziativa è comunque valida e meritoria e in caso di necessità non ci tireremo indietro. E’ però impensabile che un simile costo ricada solo sulle finanze locali. Per questo confidiamo anche nell’aiuto del Pirellone. Il ponte San Michele rappresenta molto per il nostro territorio ed è anche uno dei migliori esempi di archeologia industriale europea”.
I disegni per il rifacimento dell’illuminazione del ponte di Paderno, in modo da adeguarla alle nuove normative in materia di inquinamento luminoso, è stato compilato dai tecnici del gruppo So.le di Enel Spa. Il nuovo progetto luce verrà realizzato attraverso ottime prestazioni fotometriche degli apparati di illuminazione, utilizzando sorgenti in funzione delle caratteristiche del materiale e delle sfumature cromatiche della struttura. Il flusso luminoso sarà contenuto e disperso verso la volta celeste, con assenza di abbagliamento, reversibilità e completa passività ambientale dell`impianto, ottenendo nel contempo anche un notevole risparmio energetico. Per l`illuminazione dell`asse viario è previsto l`utilizzo di sessantadue apparecchi con due lampade al sodio alta pressione da 70 Watt; un’ottantina di analoghi corpi illuminanti, ma con lampada fluorescente lineare da 54 Watt, saranno utilizzati per l`interno della galleria ferroviaria mentre nell`arco del ponte ne saranno installati una sessantina. 18 proiettori a fascio circolare stretto con lampade alogene da 150 Watt serviranno invece per l`illuminazione dei piloni. La gestione flessibile degli eventi luminosi sarà garantita da un programma da accensioni separate, al fine di consentire un utilizzo diversificato dell`impianto, pianificandone gli spegnimenti parziali. La potenza totale di installazione è stimata in 9,5 Kilowatt per l`illuminazione funzionale e 11,8 Kilowatt per l`illuminazione architettonica.
Il ponte San Michele fu costruito in un tempo record di 18 mesi, tra il 1887 e il 1889, dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano, su progetto dell`ingegner Giulio Rothlisberger, capo del servizio tecnico. L`inaugurazione avvenne il 10 giugno 1889. Nove pile metalliche sostengono il ponte, lungo 266 metri, il grande arco ha una corda di 150 metri; l`altezza è di circa 82 metri. L’opera, che appartiene alla Rete Ferroviaria, è contemporanea alla Torre Eifel a cui si è ispirato il progettista. Proprio per questo motivo di recente una comitiva di esperti giapponesi diretti a Parigi ha voluto fare tappa anche sulle sponde dell’Adda.
Il primo obiettivo della costruzione di un ponte a Paderno d`Adda fu il miglioramento e lo snellimento del traffico commerciale, che fino ad allora gravava completamente sui trasporti fluviali.Il fiume non era più sufficiente a smaltire il continuo traffico di prodotti finíti e il "tappo" del Naviglio creava non poche difficoltà.La necessità di attraversare l`Adda a nord si faceva quindi sempre più pressante.Fu scelto il progetto studiato dalla Società Nazionale delle Officine di Savigliano (specializzata in travi metalliche),sia perchè corrispondeva tecnicamente alle condizioni richieste, sia perchè comportava la minima spesa e poteva essere realizzato in tempi inferiori rispetto a quelli previsti per altri progetti.Il progettista fu lo svizzero Roethlísberger che perfezionò la "teoria dell`ellisse di " elasticità", teoria che venne sempre utilizzata nella progettazione dei ponti fino al secondo decennio del nostro secolo.Lavorando come Direttore Tecnico delle Officine di Savigliano progettò numerosi altri ponti all`estero e in Italia, come quello di Trezzo.Si iniziarono i lavori del ponte con la costruzione delle due spalle in muratura, con pietra di Moltrasio portata con barconi fino a Lecco e poi trasbordata su barche più piccole al cantiere di Paderno.I legnami per la realizzazione del ponte di servizio (impalcatura in legno per la costruzione del ponte in metallo), importati dall`Alta Baviera, vennero lavorati in un cantiere posto sulla sponda del fiume.Nel frattempo presso le Officine di Savigliano si provvedeva alla fabbricazione degli elementi che, assemblati, avrebbero formato il grande arco. Questi elementi furono trasportati in loco a mezzo ferrovia e depositati lungo la strada del Naviglio.Furono impiegati per la struttura metallica, così imponente, circa centomila chiodi.I lavori durarono 28 mesi (dalla firma del contratto nel gennaio 1887, al collaudo nel maggio 1889), con l`impiego di 470 lavoratori. Al termine dei lavori si registrarono una perdita umana e reclami della ditta di costruzioni per il lancio dei sassi che gli abitanti della zona spesso gettavano dal ponte, con pericolo per gli operai.Le prove di stabilità del viadotto furono fatte con 6 locomotive del peso di 83 ton. ciascuna, in 4 prove successive. L`ultima prova venne eseguita utilizzando un treno di 3 locomotive di 83 ton. ciascuna, più 30 vagoni carichi di ghiaia per un tot. di 600 ton. Il convoglio percorse il viadotto 3 volte fino a raggiungere una velocità di 45 km./h.L`inaugurazione avvenne il 10.6.1889.Il ponte, come tutti quelli in ferro, ha bisogno di una accurata e costante opera di manutenzione ordinaria, che non sempre viene effettuata, oltre a risentire enormemente del peso e velocità del traffico automobilistico , per non parlare di quello camionistico.
L’attuale impianto di illuminazione del ponte risale al 1989 quando si festeggiò il centenario della struttura, alla presenza dell’allora Ministro ai Trasporti Giorgio Santuz. Di quell’impianto però, nonostante siano trascorsi solo una quindicina d’anni, rimane ben poco e i potenti fari risultano inutilizzabili. Alcuni sono stati addirittura rimossi perché pericolanti, altri invece sono stati messi ko dalle vibrazioni dovute al passaggio dei treni e dei mezzi pesanti.
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