Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Thursday, September 29, 2005

L’azienda di Rezzato - Mazzano chiama i comitati ad un incontro

L’azienda di Rezzato - Mazzano chiama i comitati ad un incontro
L’Italcementi agli ambientalisti «Meno emissioni, impatto minimo»



L’Italcementi risponde ai Comitati ambientalisti che si sono dimostrati critici (e contrari) all’ipotizzato progetto di ammodernamento della cementeria di Rezzato-Mazzano.
«I Comitati – spiega Stefano Gardi, responsabile del settore Ecologia dell’Italcementi – sostengono che aumenteranno le emissioni. Rispondiamo che nonostante l’aumento di produzione, le emissioni in atmosfera (che certamente sono l’aspetto ambientale più rilevante) verranno ridotte in notevole misura (tra il 20 e l’80 per cento) rispetto ai valori attuali».
Si temono emissioni nocive, obiettano i comitati ambientalisti. «Non è prevista – è la replica degli esperti di Italcementi - la costruzione di alcun tipo di inceneritore. Intendiamo solo sostituire due delle tre linee produttive esistenti con una nuova linea produttiva per la produzione di cemento realizzata secondo le più moderne tecnologie di controllo ambientale».
Non potrete negare - obietta qualcuno all’azienda dell’hinterland - che l’aumento di produzione comporterà un maggiore sfruttamento della cava del Monte Marguzzo. «Non prevediamo - è la replica dell’azienda - che la Cava situata sul Monte Marguzzo incrementi l’estrazione di materia prima oltre quanto già previsto dalle autorizzazioni e dalla pianificazione vigente. Inoltre la nuova linea è in grado di utilizzare con maggiore efficienza le materie prime estratte».
Aumenterà, in modo notevole, anche il traffico indotto ... «Riteniamo - osserva sul punto Gardi - che l’aumento di traffico avrà un impatto minimo anche grazie agli investimenti fatti da Italcementi negli ultimi anni sulla viabilità di accesso all’impianto. Tra tutti la realizzazione, di una bretella di connessione alla viabilità principale allo scopo di evitare il transito nei centri abitati. Confermiamo la massima disponibilità a fornire tutte le informazioni che un progetto così significativo richiede. Abbiamo invitato i comitati ambientali ad un incontro in cementeria per chiarire gli aspetti più rilevanti del progetto. Inoltre ci siamo messi a disposizione delle amministrazioni locali per chiarire, anche tramite visite ai nostri impianti produttivi, l’effettiva portata del progetto, che intende coniugare - conclude Stefano Gardi - le esigenze ambientali con le necessità produttive in linea con le migliori tecnologie disponibili oggi sul mercato».
Alfredo Laffranchi



© Copyright 2000-2001, Edizioni Brescia S.p.A. - Tutti i diritti riservati - Website by Intesys s.r.l.

Tuesday, September 27, 2005

Pescara «cavia» del cemento antismog

Domenica 25 Settembre 2005
Pescara «cavia» del cemento antismog

Test nei cantieri del Comune per il nuovo materiale che assorbe l’inquinamento



di GIUSEPPE RECCHIA

«A piedi nudi, in mezzo ai prati, mentre qui in centro io respiro il cemento». Come Celentano nella "Via Gluck", l'avevamo tanto odiato quel cemento che sottrae verde e bellezza alle nostre città. E invece è in arrivo una rivoluzione che potrebbe farci ricredere, un nuovo materiale ecologico che Pescara sarà una delle prime a sperimentare. L'Italcementi - un colosso del settore, leader in Italia e in Europa con più di 60 stabilimenti e quasi 150 mila dipendenti - ha infatti brevettato il Tx Millennium, un cemento composto prevalentemente da biossido di titanio, il quale possiede la proprietà di decomporre, attraverso un procedimento fotocatalitico, le sostanze inquinanti quali l'ossido e il biossido di azoto, il biossido di zolfo, il monossido di carbonio, l'ozono. In parole povere questo materiale, esposto alla luce e all'aria, assorbe gli elementi inquinanti che ammorbano l'ambiente che ci circonda e li trasforma in composti innocui per la salute.
Insomma, un invenzione che potrebbe rimettere in discussione tutte le strategie antinquinamento fin qui adottate, e produrre migliori risultati. Ne è certo Marcello Benigni, imprenditore pescarese amministratore unico della Edilvibro - società di Casoli tra le prime in Italia a commercializzare il nuovo materiale - il quale ha avuto una brillante idea per lanciare il prodotto sul mercato: «Ho contattato sia Luciano D'Alfonso che altri sindaci abruzzesi per esporre le qualità del Tx Millennium. l’esperimento che propongo è utilizzare il cemento nei lavori che dovremmo svolgere, da qui a breve, per il Comune di Pescara e per altre amministrazioni: lo forniremo allo stesso prezzo del cemento tradizionale, ma poi analizzeremo gli effetti sull'ambiente circostante che, si vedrà, saranno stupefacenti».
Pescara farà dunque da cavia per la sperimentazione del cemento ecologico, il quale costa sì il 20% in più rispetto a quello tradizionale, ma produrrebbe benefici incalcolabili in termini di salute pubblica. Almeno se venissero confermate le analisi svolte dal dipartimento di Chimica dell'università di Ferrara, che hanno riscontrato una riduzione dell'80% dell'inquinamento atmosferico circostante i manufatti realizzati col materiale in questione. Mentre secondo altre stime, rivestire di Tx Millennium il 15% delle superfici a vista di una città consentirebbe di ridurre l'inquinamento totale del 50%. «E bisogna anche considerare - aggiunge Benigni - che questo tipo di cemento, in termini di utilizzo, è identico a quello tradizionale e allo stesso modo può essere impiegato nella costruzione di strade, piazze ed edifici di qualsiasi genere».

Monday, September 26, 2005

Speciale inceneritori/cementerie

Speciale inceneritori/cementerie
Scritto da Administrator
lunedì, 19 settembre 2005
Sapevate che nel raggio di 20 Km da Calusco ci sono 6 impianti di incenerimento?
Calusco d'Adda (BG), Dalmine (BG), Trucazzano (BG), Merone (CO), Valmadrera (LC), Trezzo (MI)

Ecco alcuni documenti sull'incenerimento:

Diossine, ambiente e salute
Incenerimento di rifiuti nei cementifici
Cemento ottenuto dai rifiuti e rischio ambientale
Rete donne brianza
Rischi sanitari e alternative

Sunday, September 25, 2005

I Consigli comunali di Mazzano e Rezzato decidono

I Consigli comunali di Mazzano e Rezzato decidono
Italcementi, il futuro appare problematico
Nessun Comitato ambientale si è espresso per l’ampliamento



Il programmato ampliamento dell’azienda dell’Italcementi ha già suscitato varie reazioni negative di cui terranno senza dubbio conto i Comuni interessati, Rezzato e Mazzano. Insieme stanno per decidere cosa rispondere all’Italcementi (entro il 29 settembre). I due Comuni hanno convocato il Consiglio comunale, entrambi mercoledì 28 settembre, per discutere la questione e per prendere una decisione, facilitata dagli studi dei consulenti scientifici ingaggiati appositamente dalle due Amministrazioni comunali. Evidentemente è tutto da decidere nelle riunioni di mercoledì, ma su questa decisione potrebbe avere un peso il lavoro fino a qui svolto dai consulenti ingaggiati da Rezzato e Mazzano.
Com’ è noto l’Italcementi ha presentato ai Comuni due progetti di ampliamento, alternativi tra di loro e i rispettivi piani di impatto ambientale. Un progetto prevede un ampliamento sull’attuale superficie occupata dallo stabilimento, sfruttandone la residua capacità edificatoria; l’altro progetto prevede l’estensione dell’impianto a sud del Naviglio, nel territorio di Mazzano.
Sui progetti è già stato reso noto il parere nettamente contrario del Coordinamento territoriale ambientale dei Comuni di Nuvolento, Nuvolera, Paitone, Prevalle e Serle perchè «l’ampliamento è orientato ad ottenere un notevole incremento della capacità produttiva, che passerebbe dalle attuali 2.300 tonnellate giornaliere a 4.000 tonnellate al giorno, con conseguente aumento dei consumi delle risorse necessarie (energia, calcare da estrarre nella cava e frantumare, acqua di processo ecc.) e del traffico veicolare: stimato un più 27 per cento in entrata (per materie prime, combustibili, servizi...) ed in uscita (prodotto finito). L’Italcementi - prosegue il comunicato reso pubblico dal Coordinamento dei cinque Comuni - prevede che il forno sia utilizzato per lo smaltimento di rifiuti, tra cui rifiuti pericolosi quali le ceneri di risulta da centrali elettriche e le sabbie di purificazione degli oli esausti, senza alcuna indicazione delle quantità, delle modalità di stoccaggio e movimentazione, né delle precauzioni adottate per evitare la dispersione ambientale di tali materiali e le modalità di intervento in caso di sversamento accidentale di tali rifiuti o di contaminazione del suolo o del sottosuolo». A Mazzano e Rezzato sono arrivati altri pareri dai paesi vicini, «ma finora nessun Comitato ambientale o Comune si è espresso a favore dell’ampliamento Italcementi». Considerazioni di cui i Consigli comunali di Mazzano e Rezzato terranno sicuramente conto.
Alfredo Laffranchi

Saturday, September 24, 2005

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
LEGAMBIENTE LOMBARDIA – LEGAMBIENTE BERGAMO – LEGAMBIENTE MERATE


ITALCEMENTI DI CALUSCO D'ADDA: LEGAMBIENTE E I COMUNI CHIEDONO PIU' GARANZIE PER L'AMBIENTE Due le richieste fondamentali a Italcementi: cambiare lo Studio di Impatto Ambientale per tener conto delle osservazioni e ridurre le emissioni inquinanti con tecnologie sicure. Legambiente pronta a dare battaglia.

Si attende tra pochi giorni la risposta ufficiale di Italcementi al documento unitario elaborato da amministrazioni locali, enti parco, sindacati ed associazioni ambientaliste contenente le indicazioni e gli approfondimenti al progetto di coincenerimento di rifiuti liquidi pericolosi nella cementeria di Calusco d’Adda voluto da Italcementi.
Il documento è il prodotto di un percorso partecipato e condiviso, realizzato nell’ambito di Agenda 21, che è durato parecchi mesi e che ha messo intorno allo stesso tavolo vari attori presenti sul territorio: insieme al Comune di Calusco D'Adda, che da subito ha ritenuto quella posta da Italcementi una questione “sovracomunale” e che ha convocato il tavolo di lavoro, sono state presenti le amministrazioni comunali limitrofe (ben 15 amministrazioni coinvolte. Oltre a Calusco d’Adda hanno preso parte al tavolo di lavoro anche le amministrazioni comunali di Villa d’Adda, Carvico, Sotto il Monte, Terno d’Isola, Solza, Medolago, Suisio, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio Superiore, Verderio Inferiore, Merate, Imbersago e Cornate d’Adda), la Provincia di Bergamo, la Provincia di Lecco, l’ARPA, l’ASL, il Parco Regionale Adda Nord, il PLIS del Canto e del Bedesco, il CIB (Comuni dell’Isola Bergamasca), i sindacati e le associazioni ambientaliste. Tutte le realtà coinvolte hanno scelto di creare un’esperienza di coordinamento su tematiche ambientali e territoriali non geograficamente circoscrivibili e quindi non direttamente riconducibili alla responsabilità di un solo ente. Il tavolo di lavoro ha esaminato ed approfondito la documentazione prodotta da Italcementi in merito all'introduzione nel ciclo produttivo di rifiuti pericolosi come combustibili alternativi ai tradizionali. Al tavolo hanno partecipato anche i tecnici dell'azienda proponente, attivando così un serrato confronto nel merito dei progetti avanzati.
Tutto il lavoro finora svolto è finalizzato all’avvio della fase di sperimentazione che dovrebbe durare un anno nel caso ottenga le dovute autorizzazioni. Nella sostanza si è ritenuto opportuno che la fase di sperimentazione possa partire a patto che vengano rispettate due condizioni ritenute pregiudiziali: da un lato che Italcementi integri nella nuova versione dello Studio di Impatto Ambientale le specifiche richieste tecniche avanzate dagli enti e dall’altro che vengano recepite le indicazioni ed i suggerimenti su aspetti che più o meno direttamente sono legati al progetto in questione. Parliamo di indicazioni che tecnicamente non sono attinenti al progetto specifico di coincenerimento di rifiuti speciali e pericolosi ma che dovrebbero essere tenute in opportuna considerazione dato il contesto sociale ed ambientale in cui esso si inserisce. In particolare, relativamente alla prima condizione, nel documento si auspica che vengano inserite nella ripubblicazione del SIA che dovrebbe avvenire a breve, le osservazioni e le richieste sottoposte all’azienda nei mesi scorsi: per esempio si ritiene legittimo avere una maggior conoscenza del piano di gestione dei rifiuti speciali e speciali pericolosi, un approfondimento sulle caratteristiche dei rifiuti stessi e l’inclusione tra gli scenari di rischio di un eventuale ribaltamento delle autobotti in fase di trasporto di tali rifiuti. Sarebbe anche importante conoscere i risultati di esperienze di co-combustione con l’impiego di rifiuti analoghi a quelli che bruceranno a Calusco. Per quanto riguarda la seconda condizione, come ancora si evince dal documento stesso, si tratta in particolare di richieste tese a massimizzare il trasporto su ferro del complesso dei materiali necessari ovvero derivanti dal processo, a fornire una piena conoscenza del complesso delle emissioni generate dal processo produttivo e quindi a migliorare la qualità dell’aria, a ridurre l’impatto luminoso e migliorare il clima acustico
“Il lavoro di questi mesi è stato molto intenso ma quello che tutti insieme siamo riusciti ad elaborare è un documento importante, condiviso e costruttivo. Bisogna sottolineare il fatto che questa esperienza di concertazione e partecipazione è stata importante e dovrebbe diventare un metodo normalmente usato nell'affrontare più in generale tutte quelle tematiche che incidono profondamente, e molte volte in modo permanente, aree del nostro territorio” sono le parole di Andrea Poggio, Presidente di Legambiente Lombardia. “Il documento esprime ciò che noi riteniamo debba essere modificato dall’azienda per venire incontro alle esigenze di tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Ora la palla passa ad Italcementi. Vedremo se dimostrerà sensibilità e buon senso di fronte alle esigenze e alle richieste della nostra gente e del nostro territorio. ” dichiarano i responsabili del Coordinamento Provinciale di Legambiente Bergamo.


Breve cronistoria

- 28 Ottobre 2004: richiesta formale da parte di Italcementi per impiegare CDR (Combustibile Da Rifiuti) nel forno della cementeria di Calusco d’Adda;
- 16 Dicembre 2004: Italcementi presenta formalmente i progetti finalizzati ad ottenere l'autorizzazione per l’utilizzo nel proprio processo produttivo di “combustibili non convenzionali”, rifiuti pericolosi provenienti da processi industriali denominati “Ecofluid” e “RASF” da impiegare.
- 15 Gennaio 2005: Italcementi presenta pubblicamente lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) relativo all’impianto di ricezione, stoccaggio ed alimentazione di rifiuti liquidi pericolosi per il coincenerimento nel forno della cementeria di Calusco d’Adda
- Febbraio 2005: Definizione del Programma di Lavoro per affrontare la questione “Italcementi” nell’ambito di Agenda 21; l’Assemblea dei Comuni dell’Isola Bergamasca (CIB) adotta il Programma di Lavoro; vengono coinvolti anche i comuni più vicini al di là dell’Adda, la Provincia di Lecco e le associazioni ambientaliste, tra cui LEGAMBIENTE.
- Marzo-Agosto 2005. Vengono istituiti due tavoli di lavoro: un tavolo tecnico che approfondisce la conoscenza e prepara le osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale (SIA) ed uno politico che lavora su di una strategia comune da adottare per affrontare le problematiche legate al progetto di Italcementi;
- 21 Giugno 2005: Assemblea pubblica organizzata a Calusco d’Adda per illustrare alla popolazione il lavoro svolto dal tavolo tecnico. I suggerimenti, le indicazioni ed anche le problematicità emerse dai cittadini vengono raccolte e discusse nel tavolo politico.
- Settembre 2005: il tavolo politico consegna il documento ufficiale contenente le indicazioni, i suggerimenti e le migliorie proposte ad Italcementi in relazione al progetto di coincenerimento di rifiuti pericolosi a Calusco d’Adda

Ampliamento dell'Italcementi Gli ambientalisti non ci stanno

Ampliamento dell'Italcementi Gli ambientalisti non ci stanno

Sul sito del Comune di Mazzano appare in questi giorni il comunicato dell'Italcementi spa in cui si spiega come prendere visione del progetto e dello studio di impatto ambientale per eventuali istanze o osservazioni?.

L'Italcementi - spiega il sindaco di Rezzato Enrico Danesi - ha presentato non uno, ma due progetti di ampliamento, alternativi tra loro, e i rispettivi piani di impatto ambientale. Un progetto prevede un ampliamento sull'attuale superficie occupata dallo stabilimento, sfruttandone la residua capacità edificatoria; e un progetto prevede l'estensione dell'impianto a sud del Naviglio, nel territorio di Mazzano. Progetti e studi sono al vaglio dei Consigli comunali e delle Commissioni urbanistiche di Rezzato e Mazzano, che li valuteranno e poi si esprimeranno?.

Per lavorare con maggiore calma i Comuni di Mazzano e Rezzato hanno chiesto all'Italcementi di posticipare tutto di un mese per avere il tempo di fare osservazioni e l'azienda ha subito accettato la richiesta. Ma mentre i Comuni direttamente interessati al potenziamento produttivo dell'Italcementi stanno studiando (con l'ausilio di esperti) il progetto della ditta, arriva il parere contrario del Coordinamento territoriale ambientale dei Comuni di Nuvolento, Nuvolera, Paitone, Prevalle e Serle.

Il progetto di ampliamento dell'Italcementi - spiega un comunicato del Coordinamento dei cinque Comuni - è orientato ad ottenere un notevole incremento della capacità produttiva, che passerebbe dalle attuali 2.300 tonnellate giornaliere a 4.000 tonnellate al giorno, con conseguente aumento dei consumi delle risorse necessarie (energia, calcare da estrarre nella cava e frantumare, acqua di processo ecc.) e del traffico veicolare: stimato un più 27 per cento in entrata (per materie prime, combustibili, servizi...) ed in uscita (prodotto finito)?. ?L'Italcementi - prosegue il comunicato - prevede che il forno sia utilizzato per lo smaltimento di rifiuti, tra cui pericolosi quali le ceneri di risulta da centrali elettriche e le sabbie di purificazione degli olii esausti, senza alcuna indicazione delle quantità, delle modalità di stoccaggio e movimentazione, né delle precauzioni adottate per evitare la dispersione ambientale di tali materiali e le modalità di intervento in caso di sversamento accidentale di tali rifiuti o di contaminazione del suolo o del sottosuolo?

.a.laf.

Thursday, September 22, 2005

Lega: ottima riuscita del gazebo di Paderno

Lega: ottima riuscita del gazebo di Paderno

Immagine

Il banchetto della Lega a Paderno

La Lega Nord e l`Mgp Robbiate ringraziano tutti i cittadini e partecipanti per la splendida riuscita del gazebo di domenica 10 settembre a Paderno d`Adda.
La battaglia della Lega Nord contro il progetto dell` Italcementi, di utilizzare rifiuti tossico-nocivi come combustibili alternativi , prosegue nel migliore dei modi, visto l`altissimo numero di firme raccolte a sostegno dell`iniziativa. L`affetto e la determinazione manifestati dalle persone dimostrano come la Lega Nord sia l`energia vitale della politica. Come preannunciato gazebo verranno istituiti in ogni paese coinvolto , verra` inoltre attuato un volantinaggio capillare sul territorio affinche` i cittadini possano essere padroni del proprio futuro e delle loro libere scelte contro le lobby economico industriali che antepongono i propri interessi al bene comune.
Con l`occasione ringraziamo le numerose persone che oltre a firmare la petizione, si sono tesserate per il nostro movimento,a dimostrazione di come il tema della sicurezza ambientale sia molto sentito dai cittadini e vengano premiate le nostre battaglie di liberta` e di tutela dei diritti dei cittadini. Si ringrazia la Circoscrizione di Merate e la vicina sezione di Olgiate per il prezioso contributo fornito alla splendida realizzazione della manifestazione.



Il Segretario Il Responsabile Mgp
Marco Benedetti Maurizio Villa

paderno Italcementi: nuovo studio sull'impatto ambientale

paderno Italcementi: nuovo studio sull'impatto ambientale
Il complesso industriale dell'Italcementi che tiene in allerta amministrazioni locali e associazioni ambientaliste

PADERNO (l. per.) Italcementi alla stretta finale sulle richieste avanzate dagli enti locali bergamaschi e lecchesi in merito al progetto di utilizzo di combustibili alternativi nel nuovo forno da cemento. A giorni verrà infatti consegnato il documento di risposta, mentre sul territorio la Lega Nord continua la raccolta di firme contro questo progetto e annuncia che verrà fatto un volantinaggio e istituiti banchetti in ogni paese coinvolto: Robbiate, Paderno, Imbersago, Verderio Inferiore e Supeiore per citare i più vicini. Come si ricorderà nei mesi scorsi il Parco Adda Nord, la Provincia di Lecco e Bergamo, l'Arpa, Legambiente ed i comuni dell'Isola bergamasca ed i lecchesi Paderno d'Adda, Robbiate, Verderio Superiore, Verderio Inferiore, Merate, Imbersago e Cornate d'Adda avevano partecipato ad un tavolo comune per redarre una serie di richieste per consentire ad avviare la sperimentazione che dovrebbe durare un anno se il ministero competente dovesse autorizzare l'utilizzo di Rasf ed Ecofluid nel forno. Se da quanto elaborato da Italcementi non sembrano esserci problemi nelle emissioni, uno dei punti critici resta il trasporto eventuale di questi tipi di combustibile. Il tavolo di lavoro ha chiesto un nuovo studio di impatto ambientale che contempli il rischio di ribaltamento delle cisterne con la sua inclusione negli scenari di rischio e relativa predisposizione di un piano di intervento e di protezione civile in caso di incidente. Gli enti locali preferirebbero che tutto venisse trasportato su rotaia, non solo chiedono anche una valutazione delle emissioni su larga scala e una mappatura dell'inquinamento acustico e luminoso. In particolare è considerata «pregiudiziale» la definizione condivisa del livello delle emissioni dall'impianto: in caso contrario la loro opposizione sarebbe definitiva.

Sunday, September 18, 2005

Calusco: Legambiente chiede all`Italcementi più garanzie per l`ambiente

Calusco: Legambiente chiede all`Italcementi più garanzie per l`ambiente




Due le richieste fondamentali a Italcementi: cambiare lo Studio di Impatto Ambientale per tener conto delle osservazioni e ridurre le emissioni inquinanti con tecnologie sicure. Legambiente pronta a dare battaglia.

Si attende tra pochi giorni la risposta ufficiale di Italcementi al documento unitario elaborato da amministrazioni locali, enti parco, sindacati ed associazioni ambientaliste contenente le indicazioni e gli approfondimenti al progetto di coincenerimento di rifiuti liquidi pericolosi nella cementeria di Calusco d’Adda voluto da Italcementi.
Il documento è il prodotto di un percorso partecipato e condiviso, realizzato nell’ambito di Agenda 21, che è durato parecchi mesi e che ha messo intorno allo stesso tavolo vari attori presenti sul territorio: insieme al Comune di Calusco D`Adda, che da subito ha ritenuto quella posta da Italcementi una questione “sovracomunale” e che ha convocato il tavolo di lavoro, sono state presenti le amministrazioni comunali limitrofe (ben 15 amministrazioni coinvolte. Oltre a Calusco d’Adda hanno preso parte al tavolo di lavoro anche le amministrazioni comunali di Villa d’Adda, Carvico, Sotto il Monte, Terno d’Isola, Solza, Medolago, Suisio, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio Superiore, Verderio Inferiore, Merate, Imbersago e Cornate d’Adda), la Provincia di Bergamo, la Provincia di Lecco, l’ARPA, l’ASL, il Parco Regionale Adda Nord, il PLIS del Canto e del Bedesco, il CIB (Comuni dell’Isola Bergamasca), i sindacati e le associazioni ambientaliste. Tutte le realtà coinvolte hanno scelto di creare un’esperienza di coordinamento su tematiche ambientali e territoriali non geograficamente circoscrivibili e quindi non direttamente riconducibili alla responsabilità di un solo ente. Il tavolo di lavoro ha esaminato ed approfondito la documentazione prodotta da Italcementi in merito all`introduzione nel ciclo produttivo di rifiuti pericolosi come combustibili alternativi ai tradizionali. Al tavolo hanno partecipato anche i tecnici dell`azienda proponente, attivando così un serrato confronto nel merito dei progetti avanzati.
Tutto il lavoro finora svolto è finalizzato all’avvio della fase di sperimentazione che dovrebbe durare un anno nel caso ottenga le dovute autorizzazioni. Nella sostanza si è ritenuto opportuno che la fase di sperimentazione possa partire a patto che vengano rispettate due condizioni ritenute pregiudiziali: da un lato che Italcementi integri nella nuova versione dello Studio di Impatto Ambientale le specifiche richieste tecniche avanzate dagli enti e dall’altro che vengano recepite le indicazioni ed i suggerimenti su aspetti che più o meno direttamente sono legati al progetto in questione. Parliamo di indicazioni che tecnicamente non sono attinenti al progetto specifico di coincenerimento di rifiuti speciali e pericolosi ma che dovrebbero essere tenute in opportuna considerazione dato il contesto sociale ed ambientale in cui esso si inserisce. In particolare, relativamente alla prima condizione, nel documento si auspica che vengano inserite nella ripubblicazione del SIA che dovrebbe avvenire a breve, le osservazioni e le richieste sottoposte all’azienda nei mesi scorsi: per esempio si ritiene legittimo avere una maggior conoscenza del piano di gestione dei rifiuti speciali e speciali pericolosi, un approfondimento sulle caratteristiche dei rifiuti stessi e l’inclusione tra gli scenari di rischio di un eventuale ribaltamento delle autobotti in fase di trasporto di tali rifiuti. Sarebbe anche importante conoscere i risultati di esperienze di co-combustione con l’impiego di rifiuti analoghi a quelli che bruceranno a Calusco. Per quanto riguarda la seconda condizione, come ancora si evince dal documento stesso, si tratta in particolare di richieste tese a massimizzare il trasporto su ferro del complesso dei materiali necessari ovvero derivanti dal processo, a fornire una piena conoscenza del complesso delle emissioni generate dal processo produttivo e quindi a migliorare la qualità dell’aria, a ridurre l’impatto luminoso e migliorare il clima acustico
“ Il lavoro di questi mesi è stato molto intenso ma quello che tutti insieme siamo riusciti ad elaborare è un documento importante, condiviso e costruttivo. Bisogna sottolineare il fatto che questa esperienza di concertazione e partecipazione è stata importante e dovrebbe diventare un metodo normalmente usato nell`affrontare più in generale tutte quelle tematiche che incidono profondamente, e molte volte in modo permanente, aree del nostro territorio” sono le parole di Andrea Poggio, Presidente di Legambiente Lombardia. “Il documento esprime ciò che noi riteniamo debba essere modificato dall’azienda per venire incontro alle esigenze di tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Ora la palla passa ad Italcementi. Vedremo se dimostrerà sensibilità e buon senso di fronte alle esigenze e alle richieste della nostra gente e del nostro territorio. ”

Breve cronistoria

- 28 Ottobre 2004: richiesta formale da parte di Italcementi per impiegare CDR (Combustibile Da Rifiuti) nel forno della cementeria di Calusco d’Adda;
- 16 Dicembre 2004: Italcementi presenta formalmente i progetti finalizzati ad ottenere l`autorizzazione per l’utilizzo nel proprio processo produttivo di “combustibili non convenzionali”, rifiuti pericolosi provenienti da processi industriali denominati “Ecofluid” e “RASF” da impiegare.
- 15 Gennaio 2005: Italcementi presenta pubblicamente lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) relativo all’impianto di ricezione, stoccaggio ed alimentazione di rifiuti liquidi pericolosi per il coincenerimento nel forno della cementeria di Calusco d’Adda
- Febbraio 2005: Definizione del Programma di Lavoro per affrontare la questione “Italcementi” nell’ambito di Agenda 21; l’Assemblea dei Comuni dell’Isola Bergamasca (CIB) adotta il Programma di Lavoro; vengono coinvolti anche i comuni più vicini al di là dell’Adda, la Provincia di Lecco e le associazioni ambientaliste, tra cui LEGAMBIENTE.
- Marzo-Agosto 2005. Vengono istituiti due tavoli di lavoro: un tavolo tecnico che approfondisce la conoscenza e prepara le osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale (SIA) ed uno politico che lavora su di una strategia comune da adottare per affrontare le problematiche legate al progetto di Italcementi;
- 21 Giugno 2005: Assemblea pubblica organizzata a Calusco d’Adda per illustrare alla popolazione il lavoro svolto dal tavolo tecnico. I suggerimenti, le indicazioni ed anche le problematicità emerse dai cittadini vengono raccolte e discusse nel tavolo politico.
- Settembre 2005: il tavolo politico consegna il documento ufficiale contenente le indicazioni, i suggerimenti e le migliorie proposte ad Italcementi in relazione al progetto di coincenerimento di rifiuti pericolosi a Calusco d’Adda

Immagine

Thursday, September 08, 2005

Raccolta firme

PADERNO Raccolta firme contro i rifiuti La Lega Nord Robbiate e il Movimento Giovani Padani sempre di Robbiate hanno organizzato per sabato 10 settembreun gazebo per raccogliere firme contro il progetto di rifiuti come combustibili all'Italcementi di Calusco.

Friday, August 05, 2005

Paderno Italcementi Uno scalo ferroviario tra le «prescrizioni»

LA PROVINCIA DI LECCO 04 08 05

Paderno Italcementi Uno scalo ferroviario tra le «prescrizioni»

PADERNO (l. per.) Uno scalo ferroviario all'interno dell'Italcementi per azzerare il traffico di camion e mezzi pesanti da e per il paese: è la richiesta dei comuni delle province di Lecco e Bergamo contenute in un lungo elenco di prescrizioni e richieste di un documento che i quindici comuni «toccati» dall'Italcementi hanno elaborato. Come noto, il colosso cementifero ha in programma l'utilizzo di combustibili alternativi al petrolio e suoi derivati nel forno da cemento di recente realizzazione. Sul finire dell'anno scorso aveva presentato al ministero delle attività produttive la richiesta per questo uso, avendo già in passato sperimentato l'Ecofluid con buoni risultati. La notizia non era piaciuta alle amministrazioni locali sulle due sponde dell'Adda e l'Italcementi aveva annunciato una moratoria fino alla fine di aprile per la presentazione della richiesta, il termine è passato senza che comunque si procedesse. È poi stato costituito un tavolo tecnico per l'esame di tutte le problematiche connesse a questo tipo di utilizzo, mentre in un'assemblea pubblica di maggio venne spiegato in lungo ed in largo il progetto, con i responsabili ambientali e della sicurezza del gruppo bergamasco che hanno assicurato il rispetto di tutte le normative del settore. Ora i comuni interessati – Paderno, i due Verderio, Robbiate, Merate, Imbersago e Cornate d'Adda, per quanto riguarda la sponda occidentale del fiume – chiedono moltissimi dati ad esempio sull'inquinamento acustico: intendono affidare ad un soggetto esterno alle amministrazoni, l'incarico per conoscere il complesso delle emissioni derivanti dalle fonti principali e un progetto di miglioramento del clima acustico «soprattuto in quei contesti residenziali in cui sono segnalate criticità». Le risorse necessarie sono da quantificare a cura dell'Italcementi e i contenuti dell'indagine riguardano la misurazione delle emissioni a impianto fermo ed in esercizio, la valutazione delle politiche della multinazionale per la gestione corrente dell'aspetto ambientale e quelle di miglioramento e l'esame delle soluzioni che saranno prospettate dalla ditta. Sono inoltre previsti mascheramenti delle emissioni sonore per raggiungere livelli di emissioni notturne inferiori a quelle previste dai piani di zonizzazione acustica. Un secondo ordine di problemi è il trasporto dell'Ecofluid ed il Rasf, e di tutte le materie prime, i prodotti finiti ed i rifiuti che entrano ed escono di cui si chiede che la maggior parte sia trasportata su ferro, quindi sarebbe necessario attivare uno scalo ferroviario interno allo stabilimento e si chiede uno studio di fattibilità in merito.

Tuesday, August 02, 2005

Pronto un documento `pregiudiziale` per Italcementi. 15 comuni attorno al tavolo

Pronto un documento `pregiudiziale` per Italcementi. 15 comuni attorno al tavolo


L`impianto dell`Italcementi di Calusco d`Adda


I 15 comuni dell’area interessata dalla questione Italcementi (7 della provincia di Bergamo, 7 del meratese compresa Cornate d’Adda) unitamente ai gruppi di Legambiente delle due sponde dell’Adda si sono ritrovati nella giornata di venerdì 29 luglio per approvare definitivamente il documento da sottoporre a Italcementi come condizione per poter partire con il progetto di combustione sperimentale. Dopo lunghi e studiati incontri da parte di questo tavolo tecnico e politico di lavoro ne è uscito un documento importantissimo ed elaborato rivolto ai cittadini, ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, alle associazioni e a tutti coloro che potrebbero essere interessati dalle ricadute dell’Italcementi. La relazione, presentata alla ditta di Calusco d’Adda, da cui ci si aspetta anche una risposta include una serie di obiettivi nonché di tematiche che dovranno essere necessariamente approfondite e comprende proposte, raccomandazioni e preoccupazioni da intendersi pregiudiziali per l’inizio delle attività di combustione. Come si ricorderà, infatti, all’inizio dell’anno Italcementi aveva annunciato di allargare la propria attività, andando a bruciare un tipo di rifiuti classificati dalla legge come pericolosi (nella fattispecie Ecofluid e Rasf), scatenando le opposizioni di comuni, associazioni ambientaliste e cittadini. Subito si sono attivati progetti e iniziative su più fronti come il tavolo tecnico di lavoro che ha portato alla stesura del documento dove vengono individuati temi che dovranno essere oggetto di approfondimento. Fra questi si richiedono i risultati di esperienze di co-combustione con l’impiego di rifiuti analoghi a quelli in esame (qualità e quantità), la valutazione degli effetti ambientali congiunti derivanti dall’impiego del complesso dei combustibili ipotizzati, l’indicazione delle modalità che si intendono adottare per il rispetto degli standard fissati. Gli Enti locali chiedono poi la verifica di alcune attività che non riguardano la combustione dei rifiuti tossici ma ritenute collaterali, come le problematiche del trasporto di materie prime e prodotti finiti, l’analisi della qualità dell’aria a scala larga, l’inquinamento luminoso e acustico. L’interessamento da parte di comuni, associazioni e semplici cittadini mostra come la problematica ambientale sia molto sentita nei diversi ambiti della vita sociale, per via anche della consapevolezza che l’inquinamento dell’aria non conosce “confini”. Ora spetterà all’Italcementi, cui non è possibile impedire l’utilizzo di tali combustibili, raccogliere le richieste dei comuni e farsi promotrice di un’informazione più sensibile e vicina alla gente.

continua (COOLEGATI AL LINK DEL TITOLO)



S.V.

LA PROVINCIA DI LECCO 02 08 05

Robbiate «Italcementi»: no al progetto di bruciare combustibili

La gente vede con poca simpatia il progetto dell'Italcementi di bruciare nel forno combustibili alternativi: la Lega promuove una raccolta di firme
ROBBIATE (l. per.) Al di qua dell'Adda la gente vede con poca simpatia il progetto dell'Italcementi di bruciare nel forno del cemento combustibili alternativi - rasf, ecofluid ed altri – come testimoniano le moltissime firme raccolte nei giorni scorsi dalla Lega Nord lecchese a Robbiate e dintorni. «Come preannunciato questo sarà solo l'inizio di una massiccia campagna informativa sui pericoli causati ai cittadini da questo progetto, in settembre gazebo verranno istituiti in ogni paese coinvolto, verrà inoltre attuato un volantinaggio capillare sul territorio affinchè i cittadini possano essere padroni del proprio futuro e delle loro libere scelte», sostiene il segretario robbiatese Marco Benedetti. La Lega nord lecchese aveva annunciato la raccolta firme in pompa magna dichiarando «la propria assoluta contrarietà al progetto che andrebbe ad aumentare la già non rosea situazione ecologico-ambientale dei territori dell'isola e del meratese; zone densamente popolate e dove è già stata riscontrata una mortalità per carcinoma superiore alla media nazionale. Non entrando nel merito della funzionalità dell'impianto, in condizioni normali di lavorazione, rimane concreta e allarmante l'ipotesi, in caso di guasto, di avere una nuova Icmesa a trent'anni dal dramma di Seveso. Inoltre il trasporto su gomma e lo stoccaggio di materiali altamente infiammabili in una zona così densamente popolata, metterebbe a repentaglio l'incolumita' dei cittadini in caso di un eventuale e prevedibile incidente. L'Italcementi è uno stabilimento di produzione di materiale per l'edilizia e tale deve rimanere». Il movimento di Bossi ha preannunciato che «si batterà ad ogni livello istituzionale per impedire che tale iniziativa abbia realizzazione».



Friday, July 29, 2005

La Lega Nord di Robbiate ringrazia i cittadini per la battaglia ``Italcementi``

La Lega Nord di Robbiate ringrazia i cittadini per la battaglia ``Italcementi``


La Lega Nord Robbiate ringrazia tutti i cittadini e partecipanti per la splendida riuscita del gazebo di domenica 24 Luglio. La battaglia della Lega Nord contro il progetto dell` Italcementi, di utilizzare rifiuti tossico-nocivi come combustibili alternativi , e` cominciata nel migliore dei modi, visto l`altissimo numero di firme raccolte a sostegno dell`iniziativa. L`affetto e la determinazione manifestati dalle persone dimostrano come la Lega Nord sia l`energia vitale della politica. Come preannunciato questo sara` solo l`inizio di una massiccia campagna informativa sui pericoli causati ai cittadini da questo progetto, in settembre gazebo verranno istituiti in ogni paese coinvolto , verra` inoltre attuato un volantinaggio capillare sul territorio affinche` i cittadini possano essere padroni del proprio futuro e delle loro libere scelte contro le lobby economico industriali che antepongono i propri interessi al bene comune. Con l`occasione ringraziamo le numerose persone che oltre a firmare la petizione, si sono tesserate per il nostro movimento,a dimostrazione di come il tema della sicurezza ambientale sia molto sentito dai cittadini e vengano premiate le nostre battaglie di liberta` e di tutela dei diritti dei cittadini. Si ringrazia la Circoscrizione di Merate e la vicina sezione di Olgiate per il prezioso contributo fornito alla splendida realizzazione della manifestazione.

il Segretario Marco Benedetti

Wednesday, July 27, 2005

rogeno L'ok della Regione alla cementeria suscita molte proteste fra le amministrazioni e le associazioni ambientaliste La «Holcim» brucia tonnellate

LA PROVINCIA DI LECCO 26 07 05


rogeno L'ok della Regione alla cementeria suscita molte proteste fra le amministrazioni e le associazioni ambientaliste La «Holcim» brucia tonnellate di fanghi: Comuni in guerra


ROGENO (d. bon.) Nuove polemiche intorno alla cementeria di Merone. Dopo le controversie dei mesi scorsi, legate alla possibilità per la cementeria di bruciare nei propri forni la spazzatura ridotta in Cdr (Combustibile derivato dai rifiuti), a far discutere è l'approvazione di un nuovo provvedimento del Pirellone. Un provvedimento con il quale la Regione ha concesso alla Holcim il permesso di bruciare 13 mila tonnellate all'anno di fanghi prodotti dal trattamento delle acque, e contro il quale si sono subito scatenate le proteste dell'amministrazione e delle associazioni ambientaliste. A preoccupare gli abitanti e gli amministratori dei comuni intorno a Merone, le possibili conseguenze ambientali che la nuova attività potrebbe avere. «Se da un lato la Holcim sostiene che queste 13 mila tonnellate di fanghi del depuratore, considerati rifiuti non pericolosi, sostituiranno una quantità analoga di rifiuti pericolosi (costituiti da miscele oleose e da residui peciosi), - sottolineano i responsabili dell'associazione «Rete donne Brianza», con sede a Merone - dall'altro sembra ormai chiaro che la cementeria si sta trasformando a tutti gli effetti in un inceneritore per rifiuti». Cambiamento che preoccupa soprattutto «perché - proseguono i responsabili dell'associazione - ciò significa che le sue scelte strategiche future verranno guidate dalla maggiore o minore convenienza economica nello smaltimento di questo o quel rifiuto, indipendentemente dalla sua pericolosità per la salute dei cittadini». Ma non solo. Perché le eventuali conseguenze ambientali dell'attività di incenerimento dei rifiuti, «andrebbero a incidere su un'area come la nostra, che - sottolinea il vicesindaco di Rogeno e consigliere provinciale per i verdi Rocco Pugliese - già nel 1988 veniva considerata ad alto rischio ambientale». Da qui la preoccupazione degli amministratori locali, che storcono il naso di fronte alla possibilità di incenerire «una quantità enorme di fanghi dei quali non è data sapere la provenienza», -sottolinea Pugliese. Ma tra i motivi di insoddisfazione indicati dall'amministrazione rogenese c'è anche «una questione di metodo. - spiega il vicesindaco - Oltre a non coinvolgere nel procedimento amministrativo i Comuni della provincia sui quali ricadranno le conseguenze ambientali della cementeria, infatti, la Regione non risponde nemmeno alle istanze delle amministrazioni locali. Un fatto grave, dimostrato dalla mancanza di risposte a una nostra obiezione datata maggio 2001, con la quale avevamo presentato una petizione al Consiglio regionale contro le attività di incenerimento di farine animali nei forni della cementeria».

Tuesday, July 26, 2005

merone così le minoranze dopo che la loro mozione sul tema non andrà in consiglio fanghi in cementeria: «chiamiamo il prefetto»

LA PROVINCIA DI LECCO 25 07 05


merone così le minoranze dopo che la loro mozione sul tema non andrà in consiglio fanghi in cementeria: «chiamiamo il prefetto»

-Merone promettono di arrivare fino al prefetto di como, se sarà necessario, pur di riuscire a ottenere una discussione pubblica sul tema dei fanghi da depurazione utilizzati in cementeria con il beneplacito - dicono loro - del comune, gli esponenti del gruppo “progetto democratico”, da settimane in attesa di potersi confrontare con la maggioranza su questo delicato tema. «è gravissimo e contro ogni regola democratica che la maggioranza e in particolare il sindaco continuino a sfuggire un confronto pubblico su un tema così delicato, che interessa da vicino tutti gli abitanti di merone – spiega alfredo fusi per la minoranza – l'ultima conferma di questo atteggiamento, in ordine di tempo, l'abbiamo avuta sabato, quando è arrivata la convocazione del consiglio comunale (in programma domani sera alle 21) senza l'inserimento all'ordine del giorno delle mozioni presentate dal nostro gruppo, una delle quali riguardava proprio l'autorizzazione data dal comune all'utilizzo di questi fanghi». «avevamo presentato tutto con ampio anticipo - prosegue fusi -, proprio per poter discutere del tema nel primo consiglio comunale utile; solo che il sindaco pietro brindisi, utilizzando una interpretazione assolutamente restrittiva del regolamento del consiglio, ha deciso di far slittare la nostra richiesta. e così i cittadini di merone, per sapere come mai il comune ha autorizzato questa richiesta della cementeria senza avviare un confronto pubblico, e che fine hanno fatto i progetti di messa in sicurezza del lambro, per realizzare i quali la passata amministrazione aveva ottenuto un finanziamento dal ministero dell'ambiente di 2 milioni e mezzo di euro, dovrà attendere fino al prossimo settembre». il tentativo dunque sarebbe quello di «imbavagliare l'opposizione», secondo “progetto democratico”, che ora si dice pronto a mobilitare anche il prefetto di como. «se il sindaco pensa in questo modo di obbligarci al silenzio si sbaglia di grosso – aggiunge fusi – vogliamo sapere come mai nel dicembre dello scorso anno ha dato l'assenso all'utilizzo di questo nuovo combustibile, quando in campagna elettorale aveva assunto posizioni diverse, senza di fatto informare nessuno, men che meno il consiglio comunale. vogliamo sapere su quali basi tecnico-scientifiche è stata compiuta questa scelta e come mai non ha pensato di coinvolgere o almeno informare la commissione ambiente, che si occupa anche di questi temi». «di certo - conclude fusi per la minoranza del gruppo di “progetto democratico” - non è sfuggendo al confronto che si fa democrazia, e di questo siamo pronti a lamentarci anche di fronte al prefetto di como, per chiedere a lui se è possibile accettare un simile sistema di amministrare la cosa pubblica». dal canto suo l'amministrazione si è giustificata sostenendo che le mozioni presentate non erano accettabili visto che, a norma dello statuto, erano state presentate senza rispettare i venti giorni di anticipo rispetto alla convocazione del consiglio comunale. ro. can.

Friday, July 22, 2005

Robbiate: «No all'inceneritore» La Lega Nord scende in piazza

la provincia di lecco 21 07 05


Robbiate: «No all'inceneritore» La Lega Nord scende in piazza


ROBBIATE (f.a.) La Lega Nord scende in piazza per bloccare l'ipotesi che l'impianto Italcementi di Calusco D'Adda utilizzi rifiuti tossici e nocivi come combustibile per la produzione di cemento. La sezione di Robbiate e la circoscrizione di Merate hanno organizzato per domenica un gazebo in via Sant'Elena a Robbiate dalle 9 alle 12,30. Si tratta del primo di una lunga serie di iniziative che il movimento intende promuovere per bloccare sul nascere l'idea. E domenica sarà avviata anche una raccolta firme. Attraverso la petizione, si spera così di poter contrastare il progetto che ha già sollevato numerose proteste. La Lega Nord, infatti, ritiene che i cittadini non siano disposti ad accettare un inceneritore privato per lo smaltimento dei «peggiori rifiuti industriali provenienti da tutta la Lombardia, con effetti nefasti per la sicurezza e la salute» di tutti. Alla prima delle numerose giornate di protesta prenderanno parte il consigliere regionale Giulio De Capitani, i consiglieri provinciali Antonello Formenti e Rosagnese Casiraghi e il commissario di circoscrizione Marco Fumagalli.

Tuesday, July 19, 2005

Italcementi investe anche a Rezzato


Italcementi investe anche a Rezzato170 milioni per un impianto più ecologico



Il gruppo Italcementi progetta una crescita in Italia. Dopo il completamento l’anno scorso degli interventi a Calusco, il gruppo ha presentato un analogo progetto di riammodernamento della cementeria bresciana di Rezzato che con l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili sul mercato permetterà una crescita della capacità produttiva e allo stesso tempo un miglioramento della situazione ambientale.
L’intervento proposto consiste nella realizzazione, con un investimento di circa 170 milioni di euro, di una nuova linea produttiva del cemento grigio in sostituzione delle attuali due, per arrivare a una capacità produttiva di 1,6 milioni di tonnellate annua. Il nuovo impianto, a conclusione dell’iter autorizzativo e della costruzione vera e propria (due anni di lavoro), potrebbe entrare in funzione nel 2009La nuova linea produttiva ridurrà tra il 20 % e l’80% tutte le emissioni della cementeria, con performances migliori anche rispetto alle nuove direttive comunitarie recepite dal Parlamento Italiano.Le amministrazioni locali di Rezzato e Mazzano hanno ricevuto lo Studio di impatto ambientale (Sia - realizzato dal Politecnico di Milano) il cui iter valutativo è stato formalmente avviato con la pubblicazione dell’avviso di avvenuto deposito della documentazione presso gli enti regionali, provinciali e comunali. L’iter prevede poi una serie di incontri tecnici e di informazione a livello locale e regionale per mettere a punto il progetto finale. In questa fase Italcementi esaminerà e valuterà tutte le eventuali osservazioni alla proposta iniziale presentata. Due le soluzioni di intervento progettate: una all’interno dell’attuale area della cementeria e una all’esterno nell’area Sud adiacente all'impianto, entrambe in aree di proprietà Italcementi. La produzione prevista è di 4.000 tonnellate di clinker (la base per il cemento) al giorno. La riduzione a un unico punto delle emissioni oltre a permetterne un miglior controllo (con un monitoraggio in continuo 24 ore su 24 delle emissioni in atmosfera), porterà a una riduzione delle emissioni di polveri del 21%, di biossido di zolfo dell’ 80 %, di ossidi di azoto del 23%.

Sunday, July 17, 2005

Lega: No all’inceneritore dei rifiuti tossici Italcementi

Lega: No all’inceneritore dei rifiuti tossici Italcementi

Con riferimento all` inquietante vicenda dello smaltimento di rifiuti tossico-nocivi, utilizzati come combustibili alternativi da parte della ditta Italcementi di Calusco d’Adda per la produzione di cemento, la Lega Nord dichiara la propria assoluta contrarieta’ a tale progetto. Un progetto destinato ad arricchire solo ed esclusivamente l’azienda Italcementi S.p.a., ma che andrebbe ad aumentare la già non rosea situazione ecologico-ambientale dei territori dell’isola e del meratese; zone densamente popolate e dove è già stata riscontrata una mortalità per carcinoma superiore alla media nazionale. Non entrando nel merito della funzionalita’ dell’impianto, in condizioni normali di lavorazione, rimane concreta e allarmante l’ipotesi, in caso di guasto, di avere una nuova Icmesa a trent’anni dal dramma di Seveso. Inoltre il trasporto su gomma e lo stoccaggio di materiali altamente infiammabili in una zona così densamente popolata, metterebbe a repentaglio l’incolumita’ dei cittadini in caso di un eventuale e prevedibile incidente. L’Italcementi e’ uno stabilimento di produzione di materiale per l’edilizia e tale deve rimanere. Non ha alcuna senso creare un inceneritore privato che smaltirebbe i peggiori rifiuti industriali provenienti da tutta la Lombardia senza che il territorio che se ne accolla l’onere ne abbia vantaggio alcuno. La Lega Nord e’ da sempre al fianco dei cittadini nelle battaglie a salvaguardia dei loro diritti, in primis quello alla salute. Il nostro movimento si battera’ ad ogni livello istituzionale per impedire che tale iniziativa abbia realizzazione, si ergera’ ad assoluto difensore dell’ambiente ,della salute dei cittadini e dei loro sacrosanti diritti. Partira’ una campagna informativa in tutto il territorio interessato, sui pericoli e sulla natura di questi rifiuti; gazebo saranno istituiti in ogni paese coinvolto, affinche’ i cittadini possano riappropriarsi del loro futuro, contro le lobby economiche industriali che intendono sovrapporre i loro interessi al bene comune. Lega Nord, il coraggio e l’onesta’; da sempre baluardo delle volonta’ e dei diritti democratici dei cittadini.

Friday, July 15, 2005

Verderio Sup.: Italcementi monopolizza l’informatore

Verderio Sup.: Italcementimonopolizza l’informatore


A seguito delle intenzioni dell’impianto Italcementi di utilizzare altro materiale all’interno dell’inceneritore, le amministrazioni comunali dei paesi limitrofi si stanno mobilitando ormai da tempo per informare i cittadini sugli eventuali rischi. A Verderio Superiore l’ultimo numero dell’informatore comunale è stato interamente dedicato alla questione.

LE PROPOSTE DI ITALCEMENTI
Il Gruppo Italcementi è una società multinazionale che produce prevalentemente cemento e calcestruzzo. Recentemente, ha proposto di sostituire, nel suo stabilimento di Calusco D’Adda (Bergamo), parte dei combustibili impiegati nel proprio processo produttivo (carbone e coke di petrolio) con combustibili costituiti da diverse tipologie di rifiuti (materiali non altrimenti recuperabili e caratterizzati da elevato potere calorico), sino ad un totale pari al 55% del fabbisogno termico del forno della cementeria. Le attività proposte, nell’ambito di un programma finalizzato al risparmio energetico, sono diversamente regolamentate dalla normativa ambientale italiana e seguono diversi iter per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie all’esercizio.
AUTORIZZAZIONI E COMPETENZE
Novembre 2004: presentazione istanza a Provincia di BG per utilizzo di CDR (Combustibile Da Rifiuti).Al Comune di Calusco, all’ASL e ARPA, Italcementi trasmette la documentazione per l’espressione di un parere. La Provincia di Bergamo deve verificare che siano rispettate le condizioni in ordine alle quantità massime impiegabili, alla provenienza, tipi e caratteristiche dei rifiuti utilizzabili ed alle prescrizioni necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo e pregiudizio all’ambiente.Dicembre 2004: avvio della procedura VIA (Valutazione Impatto Ambientale) per l’utilizzodei rifiuti.
L’autorizzazione è di competenza della Regione Lombardia ed è subordinata alla V.I.A. di competenza ministeriale. La procedura ha carattere pubblico; si possono presentare osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale redatto dal proponente. Gli Enti Locali esprimono il loro parere nell’ambito di una Conferenza di Servizi coordinata dalla Regione che ne riporta le conclusioni al Ministero dell’Ambiente. Se il progetto supera la fase della verifica di compatibilità ambientale ha inizio l’iter autorizzativo regionale; anche in questo caso gli Enti Locali partecipano attraverso la Conferenza di Servizi.
A CHE PUNTO SIAMO ?
Il Comune di Calusco D’Adda ha coinvolto 15 Comuni limitrofi nella fase di analisi del progetto e di elaborazione delle osservazioni. Da gennaio 2005 è in corso l’approfondimento tecnico-politico richiesto dai Comuni, tra cui Verderio Superiore, per le valutazioni preliminari. Ad aprile è iniziata la fase di confronto con Italcementi per la definizione degli impatti ambientali. A seguito delle richieste dei Comuni, Italcementi ha sospeso sino allo scorso 30 aprile le procedure “formali” dei due iter autorizzativi attivati. Un primo esito si è ottenuto con la decisione dell’azienda di riformulare parzialmente le proprie proposte. Nel mese di maggio è stata ripresentata istanza per l’utilizzo di CDR (con dilazione della scadenza ad agosto). Inoltre è in fase di revisione lo Studio di Impatto Ambientale relativo all’utilizzo di rifiuti pericolosi che consentirà di rinegoziare i tempi per le osservazioni.Per la procedura CDR, il Comune di Calusco ha presentato le proprie osservazioni alla fine di giugno per consentire alla Provincia di Bergamo di esprimere una decisione entro il prossimo agosto. Per la procedura rifiuti pericolosi, dopo la revisione del SIA (Studio Impatto Ambientale) seguirà il periodo delle osservazioni e quindi l’iter ministeriale per la compatibilità ambientale. Poi riprenderà l’iter regionale, che costituisce una variante agli strumenti urbanistici comunali. Il Comune di Calusco non ha competenze dirette e poteri autorizzativi.
COSA SONO CDR, ECOFLUID, RASF ?
Il CDR (Combustibile da Rifiuti) deriva dal trattamento di bioessicazione dei rifiuti urbani.Proviene da impianti situati in Lombardia e si presenta in forma solida, a pezzatura variabile (circa 20 mm) .A norma di legge, deve essere trattato con un contenuto massimo di umidità e con contenuto definito di contaminanti (es. cloro, metalli pesanti).Il CDR è costituito prevalentemente da carta, cartone, plastiche, legno e materia organica non degradata nel processo di trasformazione. E’ classificato rifiuto speciale ma recenti normative ne prevedono la derubricazione da rifiuto a combustibile, liberalizzandone quindi l’utilizzo.ECOFLUID è una miscela di solventi residui della produzione di resine, vernici, materie plastiche e soluzioni da produzione di intermedi chimici e farmaci di elevato potere calorifico. Viene prodotto in un centro di trattamento di Filago (BG) che garantisce la composizione entro intervalli prestabiliti. E’ stato impiegato in due dei 4 vecchi forni della cementeria di Calusco nel periodo 1994 – 2002; il suo impiego è stato sospeso in attesa della realizzazione del nuovo impianto.RASF è una miscela di residui altobollenti dalla produzione di stirene e fenolo, ad elevato potere calorico, fornita da uno stabilimento in Mantova; deve essere mantenuto ad idonea temperatura per garantire la necessaria fluidità.ECOFLUID e RASF sono classificati “rifiuti pericolosi” sulla base della loro provenienza e delle caratteristiche chimico-fisiche che possono rendere potenzialmente pericolose alcune fasi del loro impiego e movimentazione. E’ previsto il loro impiego per circa il 40% del fabbisogno termico del forno. Il conferimento dei rifiuti allo stabilimento è previsto via gomma (autoarticolati). Il trasporto di CDR, considerando la sottrazione del corrispondente combustibile da petrolio, comporterà l’incremento medio di 3 autoarticolati/giorno nell’area bergamasca. Il trasporto di ECOFLUID/RASF, comporterà un aumento pari a circa 50 autoarticolati l’anno.Lo stoccaggio dei rifiuti è previsto in strutture dedicate, quali serbatoi inertizzati per i rifiuti liquidi, un apposito capannone per il CDR e strutture presidiate per garantire il contenimento di rischi ed impatti. L’alimentazione avverrebbe sia al bruciatore primario che al calcinatore con sistemi di trasporto chiusi e con meccanismi di dosaggio. Le ceneri della combustione saranno inglobate nel prodotto finito o trattenute dai presidi depurativi.

I BENEFICI PROSPETTATI DA ITALCEMENTI
• Risparmio di risorse non rinnovabili (carbone e coke di petrolio), in linea quindi con gli orientamenti normativi e con l’esigenza di rispetto di protocolli internazionali (es. Kyoto).• Caratteristiche del processo (alte temperature ed elevati tempi di permanenza dei gas) che garantiscono la completa distruzione dei contaminanti.• Assenza di residui di combustione dovuto all’inglobamento degli stessi nel prodotto finito senza modifiche qualitative del cemento.• Non variazione qualitativa e quantitativa delle emissioni che risultano indipendenti dalla tipologia di combustibile o rifiuto alimentato.• Significativo abbattimento delle emissioni di Ossidi di Azoto dovuto alle migliorate condizioni di combustione.• Non variazione delle emissioni di altri contaminanti (polveri, ossidi di zolfo, acido cloridrico,..) rispetto alla situazione attuale.
LE PREOCCUPAZIONI DEGLI ENTI LOCALI
Gli Enti locali e le Associazioni ambientaliste hanno subito manifestato preoccupazione per il nuovo progetto del cementificio. L’avvio degli attuali impianti (2003) è stato accompagnato da un monitoraggio ambientale che ha rilevato, a fronte di un miglioramento delle emissioni al camino, una criticità della qualità dell’aria riscontrata al suolo. Primaria è stata quindi l’esigenza di valutare in modo “sostanzialmente unificato” le proposte che Italcementi ha avanzato (peraltro a norma di legge) in modo disgiunto. Alcune proposte non sono sufficientemente supportate da dati e dimostrazioni necessari per comprendere l’impatto sulla qualità dell’aria e del rumore causato dal traffico. Oltre i benefici generali prospettati da Italcementi non sono individuate forme di mitigazione e compensazione a livello territoriale per i Comuni coinvolti, a fronte dei sicuri ritorni economici per l’azienda. Lo studio condotto da Italcementi poteva essere l’occasione per una “valutazione critica” della propria presenza sul territorio.
LE CRITICITA’ SIA (STUDIO IMPATTO AMBIENTALE)
Ai sensi della legge vigente lo Studio di Impatto Ambientale deve essere articolato in un quadro di riferimento programmatico, progettuale e ambientale. • Quadro di riferimento programmaticoNello Studio nessun cenno viene fatto per inquadrare il progetto nel sistema normativo regionale della gestione dei rifiuti speciali (dati di produzione, attuale sistema impiantistico). Non sono stati considerati tutti gli strumenti di programmazione e gestione del territorio (es. nessun cenno al Piano Territoriale della Provincia di Bergamo). • Quadro di riferimento progettualeMancano informazioni precise sulla qualità dei rifiuti da impiegare, sulle variazioni qualitative nelle composizioni, sulle procedure da adottare per garantire il controllo e per verificare standard elevati di qualità del CDR. Per il conferimento dei rifiuti il percorso ipotizzato dei camion non è ritenuto proponibile e non viene evidenziata la possibilità di conferimento in orari a minor traffico lungo le arterie stradali interessate. Mancano valutazioni sul possibile trasporto a mezzo ferrovia. • Quadro di riferimento ambientale Nello Studio viene riportata la descrizione delle esperienze condotte in altri stabilimenti del Gruppo Italcementi in merito al coincenerimento ma mancano esperienze in cui siano trattati i rifiuti in oggetto: tutte le esperienze trattate si riferiscono ad una alimentazione di rifiuti sino ad un massimo del 25% del fabbisogno del processo (55% del caso in oggetto).Si ritiene necessario un approfondimento della trattazione in relazione alle emissioni di microinquinanti. Gli approfondimenti condotti in merito al SIA hanno evidenziato carenza di dati ed informazioni riferite al complesso delle emissioni dallo stabilimento Italcementi e non hanno descritto il contesto in cui la proposta andrebbe ad inserirsi: non sono individuate nell’ indagine le importanti fonti di emissione già presenti (inceneritori di Dalmine, Trezzo, Filago).Per gli impatti ambientali i Comuni e gli Enti istituzionali chiedono di evidenziare :• un confronto con le migliori tecnologie disponibili; • rigorosi limiti di emissione; • continui miglioramenti delle prestazioni.

OSSERVAZIONI DEL TAVOLO TECNICO E RISPOSTE ITALCEMENTI
Il Tavolo tecnico ha proposto soluzioni più compatibili con la tutela dell’ambiente e della salute. Pur consapevoli del ruolo marginale degli Enti Locali nel processo decisionale si ritiene opportuno individuare una serie di “punti fermi”. ltalcementi ha espresso un giudizio articolato in merito alle osservazioni presentate:Alcune osservazioni diverranno oggetto di approfondimento in sede di revisione SIA. Tra le più significative: uno studio sui sistemi di trasporto di materie prime e prodotti finiti, una più completa trattazione degli aspetti qualitativi dei rifiuti trattati e delle esperienze di coincenerimento, l’inclusione tra gli scenari di rischio delle ipotesi di ribaltamento dei mezzi conferenti rifiuti pericolosi, la normativa regionale e provinciale in corso di definizione nella gestione dei rifiuti speciali. Altre osservazioni dovranno essere oggetto di specifici approfondimenti “extra SIA”:valutazione del complesso delle emissioni dello stabilimento; approfondimenti delle tematiche ambientali/territoriali, raccordo ferroviario per la ricezione di coke e loppa al fine di diminuire i conferimenti via camion, più economici per l’azienda.Le pubbliche amministrazioni chiedono a Italcementi di presentare il piano industriale relativamente all’entità dei risparmi economici ottenibili attraverso i nuovi combustibili per permettere a livello locale una corretta valutazione delle proposte per le compensazioni rese necessarie dalle esternalità prodotte dall’azienda. Per le osservazioni relative ai processi produttivi Italcementi ribadisce :• la piena idoneità dell’impianto al trattamento dei rifiuti; • non sussistono preoccupazioni per le emissioni di microinquinanti; • gli attuali livelli emissivi non saranno alterati dalla combustione di rifiuti; la fase sperimentale da condurre sulla base di uno specifico protocollo consentirà di confermare tali previsioni.Non sono state recepite dall’azienda le osservazioni avanzate dagli Enti sui seguenti aspetti :• Viabilità – sostiene che la nuova tangenziale sud di Calusco risolverà i problemi. • Mitigazioni e compensazioni – ritiene improprio parlarne, dato che non vi sono impatti aggiuntivi. Vengono però segnalati interventi che sono stati progettati, e in parte realizzati, indipendentemente dall’iniziativa in oggetto (tangenziale sud, tunnel Colle Pedrino). • Salute pubblica – sostiene che per il CDR, l’ASL ha già espresso parere favorevole. La valutazione, per gli Enti Locali , deve essere ricondotta ad una situazione iniziale, anche se non del tutto conosciuta ed in fase di aggiornamento, includente anche l’inquinamento prodotto dai camion.
LA POSIZIONE DEL COMUNE DI VERDERIO SUPERIORE
Vi informiamo, in sintesi, circa le azioni intraprese dal Comune di Verderio Superiore:In data 27 gennaio 2005 il Consiglio Comunale ha deliberato all’unanimità (maggioranza e minoranze) di chiedere:
1. A Italcementi di sospendere l’utilizzo di combustibili non tradizionali e potenzialmente pericolosi, in attesa di ottenere le autorizzazioni già richieste agli Enti preposti; 2. Alle strutture incaricate della verifica della pericolosità e del rischio potenziale di tali pratiche, di intensificare i controlli; 3. Al Comune di Calusco d’Adda di tenere costantemente informati i Comuni interessati circa gli sviluppi della questione e di indire apposite assemblee informative aperte a tutti gli enti coinvolti.”
In data 9 aprile 2005 il Sindaco e tutti i Gruppi consiliari di Verderio Superiore hanno richiesto a Italcementi di prorogare la sospensione della sperimentazione in attesa delle conclusioni del Tavolo tecnico, condiviso dai Comuni coinvolti e gestito da Agenda 21, Isola Bergamasca . In data 23 maggio nella Consulta Urbanistica congiunta dei Comuni di Verderio Superiore e Verderio Inferiore, presenti gli assessori all’ambiente, si è valutata la risposta Italcementi che si è assunta il seguente impegno :
“ITALCEMENTI, DA SUBITO E PER INIZIATIVA VOLONTARIA, HA PRESO L’IMPEGNO DI SUBORDINARE L’INIZIO DELLA FASE SPERIMENTALE ALLA CONDIVISIONE DI UN PROTOCOLLO TRA LE PARTI SULLE MODALITA’ DI CONDIVISIONE E VALUTAZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE STESSA”.
Nella discussione della Consulta è emersa la seguente valutazione condivisa all’unanimità, da tutti i componenti presenti:
1. si è sottolineato “l’impegno di subordinare l’inizio della fase sperimentale alla condivisione di un protocollo” 2. la possibilità di integrazione nel protocollo delle richieste tecnico-politiche, prima che avvenga la sperimentazione 3. si intende mantenere aperta la contrattazione con una risposta all’Italcementi che preveda: • assemblee pubbliche con le Amministrazioni comunali, Legambiente e Italcementi, aperte ai cittadini• disponibilità alla continuazione del tavolo tecnico che deve concludere i lavori prima della sperimentazione • miglioramento della situazione ambientale rispetto ad oggi, con eventuali interventi di mitigazione e compensazione ambientale. In data 21 giugno 2005, all’interno del percorso che ha visto 15 amministrazioni pubbliche confrontarsi in un processo decisionale aperto, si è svolto un incontro pubblico a Calusco per fare il punto della situazione e recepire le posizioni dei cittadini e delle Associazioni territoriali.Nel periodo luglio – settembre 2005 saranno approfonditi gli aspetti sanitari e territoriali.A conclusione del processo decisionale, a fine settembre 2005, le Amministrazioni Pubbliche trasmetteranno un documento condiviso con le osservazioni al SIA e le proposte definitive agli Enti preposti al rilascio delle autorizzazioni (Provincia di Bergamo, Regione Lombardia, Ministero dell’Ambiente).
LE CONDIZIONI DEI COMUNI
I Comuni e le Associazioni non sono ancora soddisfatti delle risposte date da Italcementi.Molto lavoro è stato fatto ma altre garanzie devono esserci fornite. Qualora si arrivi da parte degli Enti competenti alla formulazione di un giudizio positivo in merito alle proposte avanzate, riteniamo necessario ribadire i seguenti “punti fermi “ che verranno formulati nelle Conferenze di Servizio:
• Impegno di Italcementi a garantire prestazioni ambientali migliorative dell’ attuale situazione per il complesso dei contaminanti della combustione; • Definizione di protocolli per il controllo delle attività con una rete di centraline a terra ed il monitoraggio affidato ad un organismo tecnico-scientifico indipendente; • Analisi preventiva delle emissioni (punto “zero”); • Indagine sui microinquinanti e rilevazione degli stessi nel cemento; • Progressivo utilizzo di combustibile sino ad arrivare alla quota massima ipotizzata solo dopo la verifica dei risultati conseguiti in un adeguato periodo di sperimentazione.
L`Amministrazione Comunale
Articoli Correlati:
(c)www.merateonline.itIl primo giornale digitaledella provincia di Lecco
Scritto il 14/7/2005 alle 18:00

Wednesday, July 13, 2005

Inceneritore di Trezzo «Vogliamo garanzie»

CORRIERE DELLA SERA 12 07 05

Inceneritore di Trezzo «Vogliamo garanzie»


TREZZO SULL’ADDA - Un tavolo di lavoro per affrontare la «questione inceneritore». L’hanno chiesto al Comune di Trezzo sull’Adda (che ospita un termovalorizzatore in grado di smaltire 400 tonnellate al giorno di frazione secca dei rifiuti del milanese) i sindaci di tre Comuni confinanti, Vaprio d’Adda, Pozzo d’Adda e Grezzago. «Vogliamo ribadire la convinzione - spiega il sindaco di Vaprio, Roberto Orlandi - che un impianto del genere ha impatto su un’area vasta, che non è limitata ai confini di Trezzo». Insomma, i Comuni vicini vogliono dire la loro, soprattutto su una questione su cui si sta discutendo in questi giorni: la richiesta, avanzata dalla società che gestisce l’impianto, di aumentare da 400 a 500 le tonnellate smaltite ogni giorno. «Il Comune di Trezzo - spiega il sindaco di Grezzago, Gabriele Mapelli - ha coinvolto i tre paesi chiedendo un parere di giunta. Non abbiamo dato parere negativo, ma chiediamo garanzie precise». Garanzie che i tre Comuni chiedono già da anni a colpi di denunce. Finora il tribunale ha dato loro ragione: hanno ottenuto dal Tribunale civile di Milano un risarcimento di 350 mila euro (150 a Grezzago, 100 a Pozzo e altrettanti a Vaprio) in seguito a una denuncia avviata nel 2002 per segnalare un peggioramento della qualità dell’aria, legato al funzionamento dell’impianto. Denaro speso per finanziare opere pubbliche e migliorare il verde urbano. Altri due ricorsi al Tar sono invece in attesa di sentenza. Anche in questi casi sono stati chiesti risarcimenti per centinaia di migliaia di euro.

Profezia degli Indiani Cree

Profezia degli Indiani Cree

Solo dopo che l'ultimo albero sarà stato abbattuto.

Solo dopo che l'ultimo fiume sarà stato avvelenato.

Solo dopo che l'ultimo pesce sarà stato catturato.

Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia.

Monday, July 11, 2005

GLI INCENERITORI PROVOCANO LA NASCITA DI BAMBINI MALFORMATI

GLI INCENERITORI PROVOCANO LA NASCITA DI BAMBINI MALFORMATI

Parigi, 21 gennaio 2003: il CNIID, Centro nazionale indipendente di informazione sui rifiuti, rivela l'esistenza di uno studio epidemiologico ufficiale che dimostra come gli inceneritori di rifiuti urbani provochino la nascita di bambini malformati. Gli autori dello studio, "Risques de malformations congénitales autour des incinérateurs d'ordures ménagères, Inserm, Institut européen des génomutations, Afssaps," realizzato nella regione Rhone Alpes (che ha come centri perincipali Lione, Nimes e Montepellier) e non ancora pubblicato, concludono che "globalmente rischi significativi per le popolazioni sono osservati per due tipi di malformazioni: leanomalie cromosomiche e le altre malformazioni maggiori". Inoltre essi hanno constatato "un rischio significativo per le fessure orali, le displasie renali, i megacolon e le anomalie urinarie". Nel periodo considerato dallo studio gli inceneritori hanno quindi provocato la nascita di un gran numero di bambini malformati.Questa una sintesi dei risultati dello studio rispetto alle malformazioni rilevate nei bambini della regione Rhone Alpe:- anomalie cromosomiche + 20% rispetto alla media nazionale- malformazioni della bocca + 29%- malformazione dell'intestino + 44%- malformazioni dei reni + 51%Secondo il direttore del CNIID gli inceneritori saranno "l'amianto del XXI secolo" anche perchè lo studio conferma altre prove scientifiche che hanno posto sotto accusa gli inceneritori di rifiuti come quelle riportate dall'"American Journal of Epidemiology" del 26 giugno 2000 sull'aumento dei tumori rilevati nei tre cantoni di Doubs, vicini all'inceneritore di Besancon (Franca Contea, regione ai confini con la Svizzera). Tratto da un comunicato stampa del CNIID, 21-23 gennaio 2003

Sunday, July 10, 2005

Le diossine sono cancerogene

DIOSSINE, AMBIENTE E SALUTE
Federico Valerio

Le diossine sono cancerogene
Nel 1976, un incidente nell’ industria chimica "ICMESA" di Seveso, rese famigliare il nome di una classe di composti chimici, fino allora sconosciuta ai non addetti ai lavori: le diossine.
Il volto deturpato dall’ acne di una bambina di Seveso fece il giro del mondo e mise tutti davanti agli effetti devastanti prodotti dall’ esposizione acuta a questi composti.
Invece, ci sono voluti venti anni per porre fine all’ accesa polemica, scoppiata subito dopo Seveso, sui danni prodotti dalle diossine, a seguito di un’ esposizione cronica, a basse dosi, quale quella prodotta dagli inceneritori di rifiuti urbani.
Nel 1997, l’ Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro pubblicava i risultati sulla valutazione della tossicità della Tetra Cloro Dibenzo para Diossina (TCDD), ovvero la più pericolosa tra le circa trenta molecole appartenenti alla classe chimica denominata diossine.
Il verdetto formulato dagli esperti indipendenti dell’ Agenzia non lasciava dubbi: la TCDD è cancerogena per l’ uomo, e l’ esposizione a questo composto aumenta il rischio di particolari tumori quali i sarcomi dei tessuti molli e le leucemie.

Dosi tollerabili giornaliere
Anche a seguito di questo autorevole giudizio, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 1998, riuniva i suoi consulenti per riesaminare il valore della Dose Giornaliera Tollerabile di diossina che la stessa Organizzazione, nel 1991, aveva fissato a 10 pico grammi (pg).
I nuovi dati sulla cancerogenicità delle diossine suggerirono l’ opportunità di un ulteriore abbassamento di questo limite: tra uno e quattro pico grammi per chilogrammo di peso (pg/kg).
Questa norma significa che, giornalmente, una persona di 70 chili, può assorbire al massimo 280 picogrammi di diossine (70 kg x 4 pg/kg), mentre per un bambino di 5 chili la dose giornaliera di diossine non dovrebbe superare 20 picogrammi.
E’ utile precisare che la Dose Giornaliera Tollerabile proposta dall’ OMS, non corrisponde ad una dose sicura (rischio zero) ma è il giusto compromesso tra un rischio aggiuntivo, estremamente basso e la concentrazione "naturale" nel cibo, nell’ acqua, e nell’ aria di questi composti che si formano anche a seguito di eventi naturali quali, ad esempio gli incendi di boschi.
L’ inconsueta unità di misura , il picogrammo, richiede una spiegazione, con riferimento ad una unità di peso più famigliare, il milligrammo: un picogrammo equivale ad un miliardesimo di milligrammo.
Quantità così piccole sono giustificate dalla elevata tossicità di questi composti e dal loro comportamento, una volta immessi nell’ ambiente.

Le diossine e la catena alimentare
Le diossine sono molto stabili e si sciolgono bene nei grassi. A causa di queste caratteristiche le diossine hanno la pericolosa e subdola caratteristica di concentrarsi, anche di migliaia di volte, lungo la catena alimentare, in particolare nei cibi ad alta concentrazione di grassi ( burro, oli alimentari, latte, formaggi, carne,...)
Ad esempio, la "storia" di un po' di diossine immesse nell’ aria da un inceneritore potrebbe essere questa: le diossine, dopo essere uscite dal camino si disperdono nell’ aria e la loro concentrazione diminuisce man mano che il vento le allontana dalla sorgente. E’ comunque inevitabile che queste molecole , prima o dopo, cadano al suolo e quindi è altrettanto inevitabile che, con il tempo, la concentrazione di diossine nel terreno, sottovento all’ impianto, aumenti progressivamente, a causa della continua deposizione al suolo, giorno dopo giorno.

Diossine nel terreno e nei sedimenti
E’ stato possibile studiare l’ accumulo progressivo di diossine nel terreno analizzando un archivio di campioni di suolo raccolti, a partire dal 1856, nel Sud dell’ Inghilterra e provenienti da un campo mai adibito ad uso agricolo. Nel 1856 , in un chilo di terreno raccolto in questo campo si potevano trovare 31 nanogrammi di diossine (un nanogrammo equivale ad un milionesimo di milligrammo, mille volte più grande di un pico grammo). Nei campioni raccolti negli anni successivi le diossine aumentavano progressivamente (1.2 % all’ anno), fino a raggiungere la concentrazione massima nell’ 1986 (92 ng/kg). Pertanto, in 130 anni, la contaminazione da diossine di questo campo è aumentata del 300%, un risultato che conferma come un terreno contaminato da diossine resta tale molto a lungo, in quanto sono trascurabili fenomeni di decontaminazione naturale.
Un risultato analogo si è ottenuto analizzando i sedimenti di un lago scozzese, ( Loch Corie nan Arr) posto in zona remota. La concentrazione di diossine nei sedimenti formatisi intorno ai primi anni del 1800 era di circa 1 ng/kg. Questo valore aumentava progressivamente nel tempo, per raggiungere il valore massimo (4.3 ng/kg) tra il 1930 e il 1949. Successivamente si registrava un leggero calo e la concentrazione nei sedimenti più recenti (1970-1993) era di 3.4 ng/kg.
Questi dati, relativi alla contaminazione di terreno e di sedimenti sono stati interpretati come l’ effetto del trasporto, a lunga distanza, di diossine prodotte da attività industriali o di incenerimento.
Ovviamente, nelle zone industriali la situazione è peggiore. Ad esempio, in Germania, nel terreno raccolto nel raggio di 500 metri da un’ azienda per il recupero di metalli, la concentrazione di diossine diminuiva esponenzialmente con la distanza da questa fonte, con un valore minimo pari a 12 ng/kg e un valore massimo di 14.000 ng/kg (sic).

Diossine nell’ erba
Anche l’ erba può essere contaminata dalla diossina. Campioni d’ erba raccolti sistematicamente in Inghilterra, nello stesso campo in cui si sono analizzate le diossine nel terreno, hanno permesso di verificare che per un intero secolo, dal 1860 al 1960, la concentrazione di diossine è rimasta stabile e pari a circa 12 ng/kg. Successivamente, nei campioni d’ erba raccolti nello stesso campo, tra il 1961 ed il 1965 e in quelli tra il 1976 e il 1980, si registravano due netti aumenti della concentrazione di diossine, pari a 96 e 85 ng/kg . Questo aumento della concentrazione di diossine pari a circa sette volte rispetto al valore iniziale, era attribuito, rispettivamente, al maggior uso di pesticidi clorurati e all’ aumento della quantità di rifiuti inceneriti, fatti avvenuti in quello stesso periodo.
Anche in questo caso sottolineamo il fatto che la contaminazione misurata non è attribuibile a fatti locali, ma al trasporto degli inquinanti su lunga distanza.

Diossine nel latte
Se l’ erba contaminata è mangiata da erbivori, le diossine si trasferiscono dall’ erba ai tessuti grassi di questi animali. In questo caso lo strato adiposo funziona come "serbatoio" di diossine, da cui tali sostanze sono "prelevate" durante l’allattamento, per passare nel latte. Ovviamente questo fenomeno riguarda tutti i mammiferi.
La Tabella I sintetizza i risultati di studi condotti, all’ inizio degli anni novanta, sia sul latte di mucche tedesche che di mamme svedesi. La scelta della nazionalità di questi soggetti messi a confronto dipende solo dal fatto che in questi due paesi esistono numerosi studi sistematici di questo tipo, mentre poco o nulla ancora si sa sul latte italiano , sia quello delle nostre mucche, sia quello delle nostre mamme.


TABELLA I. DIOSSINE NEL LATTE
( picogrammi per grammo di grasso)


anno
picogrammi/gr
mucche tedesche
1993
0.7
mamme svedesi
1992
18

Come si può vedere dalla tabella, la quantità di diossine che si trova nel latte delle mamme svedesi è circa 25 volte più elevato di quello che si trova nel latte delle mucche tedesche.
Questa differenza è generalizzata: la quantità di diossine nel latte materno è sempre maggiore di quello del latte di mucca. Il motivo è che, nella catena alimentare, le mamme (e i papà) si trovano sempre ad un livello superiore alle mucche, quindi gli umani concentrano le diossine nei propri grassi a livelli maggiori di quelli che si trovano nel cibo con cui si alimentano, in particolare latticini, carne, pesce.
Peraltro, le mamme svedesi hanno valori di diossine relativamente bassi, leggermente maggiore di quelli delle mamme spagnole ed ucraine (6-11 pg/gr). Situazioni peggiori si sono trovate nelle mamme tedesche abitanti in zone industriali (41 pg/gr) e, ancor peggio, nelle mamme di New York (189 pg/gr).
Ma anche nel popolo delle mucche si registrano importanti differenze. Ad esempio, nel latte di mucche belghe allevate in pascoli lontani da fonti inquinanti si trovarono, nel 1997, concentrazioni di diossine pari a 0.6 pg/g , mentre negli allevamenti vicini a zone industriali e ad inceneritori le concentrazioni di diossine erano nettamente maggiori (1.2 - 4.5 pg/gr).

Bambini e diossine
Tuttavia, le mamme non sono l’ ultimo anello della catena alimentare a base di diossine, questo primato spetta ai loro figli. Per questo motivo si ritiene che la quantità maggiore di diossine che si assimila nel corso della vita sia proprio quella ricevuta attraverso l’ allattamento al seno materno.
Se si confrontano i dati della Tabella I con i valori massimi tollerabili fissati dall’ OMS (4 pg/kg di peso) emerge una situazione inquietante.
Un neonato di 5 chili, giornalmente dovrebbe essere esposto a non più di 20 picogrammi di diossine, ovvero la quantità contenuta in 37 millilitri di latte di mamma svedese. Naturalmente un bambino di quel peso "ciuccia" , ogni giorno , molto più latte ( 200-300 millilitri) , quindi ingerisce, in proporzione, una quantità di diossine superiore al valore massimo tollerabile.
Ovviamente l’ esposizione neonatale a diossine è da evitare. Comunque, è opinione dei ricercatori che l’ allattamento al seno, in situazioni "normali", quali quelle riscontrate in Svezia, sia sempre da preferire, per i suoi indubbi vantaggi sull’ equilibrato e sano sviluppo del neonato.
E’ evidente , comunque, che bisognerebbe fare tutto il possibile per diminuire al massimo la quantità di diossine presenti nel latte materno.

Da dove vengono le diossine
In base al più recente (1995) inventario delle emissioni di diossine, le maggiori fonti industriali di diossine in Europa , in grado di coprire il 62% delle diossine immesse in atmosfera, sono:

Inceneritori per rifiuti urbani (26%)
Fonderie (18%)
Inceneritori rifiuti ospedalieri (14%)
Attività metallurgiche diverse dal ferro (4%)

Il restante 38% è attribuito a:

Impianti riscaldamento domestico a legna (legna trattata)
incendi
traffico

La quantità di diossine emesse annualmente in Europa da queste fonti è riportata nella Tabella II. Le quantità sono espresse in grammi di diossine di tossicità equivalente.
Questo sistema di misura, tiene conto della intrinseca tossicità di ciascuna diossina, quindi permette di confrontare, in termini di tossicità equivalente, miscele di diossine di diversa composizione.

TABELLA II Quantità di diossine prodotte annualmente in Europa da diverse fonti.
(1995)

Fonte
g TEQ/anno
Inceneritori rifiuti urbani
1641
Fonderie
1125
Riscaldamento domestico a legna
945
Inceneritori rifiuti ospedalieri
816
Conservazione legno
381
Incendi
380
Produzione metalli non ferrosi
136
Trasporto veicolare non catalizzato
111


totale
5.535

Come cambia nel tempo l’ esposizione a diossine
Da quanto fin qui esposto, risulta ovvia la necessità di tenere sotto stretto controllo la presenza di diossine nell’ ambiente in generale e negli alimenti in particolare.
Solo a partire dagli anni settanta si sono rese disponibili tecniche analitiche in grado di misurare le diossine alle concentrazioni richieste dalla loro elevata tossicità e la complessità di queste tecniche ha fatto si che solo in pochi paesi siano disponibili dati accurati e sufficientemente sistematici.
Ad esempio, i dati sulla concentrazione di diossine nel latte, presentati nella Tabella I fanno parte di misure ripetute regolarmente nel tempo. Questi risultati, riportati nelle Figure 1 e 2 permettono di fare utili osservazioni.

FIGURA 1

La Figura 1 mostra come, in Svezia, le diossine nel latte materno si siano drasticamente ridotte tra il 1970 e il 1980.
Questo calo è sicuramente da attribuire a tutte le misure adottate per ridurre l’ emissione di diossine, anche a seguito del drammatico incidente di Seveso, in particolare il blocco della costruzione di inceneritori.
Rispetto al 1972 la quantità di diossine nel latte materno si è più che dimezzata, ma è rimasta sostanzialmente costante tra il 1984 ed il 1992.

FIGURA2

La Figura 2 riporta i risultati dei controlli annuali effettuati tra il 1993 e il 1998 sul latte di un allevamento di mucche tedesche che segnalano un evento inaspettato, degno di essere commentato. Nell’allevamento tenuto sotto controllo, la concentrazione di diossine nel latte, dal 1993 al 1997, rimase sostanzialmente costante ma , improvvisamente, nel corso del 1998, si registrò un brusco aumento, con un raddoppio delle concentrazioni.
La concentrazione di diossine raggiunta (1.4 pg/grammi di grasso) risultava superiore al valore guida per il controllo del latte, fissato in Germania nel 1993 e pari a 0.9 pg/gr. Per questo motivo si attivava uno studio per verificare le cause di questo fenomeno che rischiava di mettere fuori commercio il latte prodotto che, in base alla normativa tedesca non può essere utilizzato per l’ alimentazione umana se le diossine superano la concentrazione di 3 pg/gr.
L’ indagine evidenziò subito il motivo della contaminazione: l’ uso, a partire dalla fine del 1997, di bucce di limone come mangime per gli animali, provenienti dal Brasile !
Ovviamente, l’ uso di bucce di agrumi per l’ alimentazione delle mucche risultava più che lecito , (specialmente in periodi di "mucche pazze") ed era anche encomiabile l’ iniziativa di riciclare un sottoprodotto della lavorazione degli agrumi.
Purtroppo si era trascurato il piccolo particolare che gli oli della buccia del limone sono un efficiente sistema di assorbimento e concentrazione di diossine presenti, presumibilmente, o negli antiparassitari usati per il trattamento dei limoni o nelle emissioni di impianti industriali sopravvento alle coltivazioni di questi agrumi.
Insomma, gli allevatori tedeschi si sono trovati di fronte ad un inaspettato, sgradito regalo della globalizzazione del mercato e dell’ inquinamento ambientale che avrebbe inevitabilmente aumentato la dose giornaliera di consumatori e consumatrici se non fosse esistito un regolare e qualificato controllo dei prodotti.
Riteniamo che di questa esperienza si faccia tesoro per valutare l’opportunità di realizzare inceneritori o industrie inquinanti in presenza non solo di agrumeti ma anche di ulivi e di basilico, ovvero vegetali ricchi di sostanze oleose.

La situazione diossine in Europa
La tutela della salute della popolazione ha motivato, nel 1993, la scelta dell’ Unione Europea di inserire nel quinto Piano d’ Azione l’ obiettivo, entro il 2005, di ridurre del 90 % le emissioni di diossine, rispetto ai valori del 1985.
La Tabella III riporta la stima della quantità di diossine emessa pro capite in alcuni paesi europei, in base alle valutazioni effettuate per il 1985 e il 1995

TABELLA III
RIFIUTI INCENERITI (tonnellate/abitante) ED EMISSIONE PRO CAPITE DI DIOSSINE
IN EUROPA (microgrammi pro capite)


Ton incenerite/ab
1985
1995
obiett. 2005





Comunità Europea
0.11
29
13.2
2.9





Austria
0.04
35.1
15.1
3.5
Belgio
0.22
52.4
45.2
5.6
Danimarca
0.44
26.9
8.3
2.7
Francia
0.19
35.8
18.2
3.6
Germania
0.14
24.4
7.0
2.4
Inghilterra
0.06
32.8
14.8
3.3
Irlanda
0
17.5
8.5
1.8
Italia
0.03
26.9
16.8
2.7
Lussemburgo
0.40
188
75.2
18.8
Olanda
0.20
31.3
6.5
3.1
Portogallo
0
21.2
12.2
2.1
Spagna
0.02
18.2
7.4
1.8
Svezia
0.21
48.1
8.4
4.8

Fonte: OEKO- Institut

In Europa la quantità di rifiuti avviata all’ incenerimento è mediamente di 110 chili all’ anno.
Danimarca e Lussemburgo hanno indici di incenerimento nettamente superiori alla media europea (oltre a 400 chili per abitante).
Portogallo ed Irlanda non hanno inceneritori e l’ Italia si trova in coda a questa classifica (30 chili per abitante) con valori confrontabili a Spagna ed Austria.
Per quanto riguarda gli indici nazionali di emissione di diossine occorre premettere che l’ inventario delle emissioni di diossine è molto lacunoso con poche stime supportate da misure e statistiche accurate. Nonostante ciò, il quadro che emerge , in base ai dati al momento più aggiornati, è la sostanziale riduzione delle emissioni di diossine in tutti i paesi della comunità, nel decennio tra il 1985 e il 1995.
La situazione peggiore si registra nel Lussemburgo dove la quasi totalità dei rifiuti è incenerito e la posizione del Belgio , al secondo posto tra i paesi "produttori" di diossine, potrebbe non essere estranea alla crisi, scoppiata nel 1999, con i suoi polli "alla diossina".
L’ Italia , che nel 1985 si trovava in una situazione leggermente migliore rispetto alla media europea, si è vista sorpassare, dopo dieci anni, da Germania ed Olanda, paesi che da tempo hanno puntato sulla raccolta differenziata e il riciclaggio dei propri rifiuti.
Peraltro, la Tabella III mostra come siano ancora importanti gli sforzi che i diversi paesi della Comunità devono fare se vogliono veramente raggiungere gli obiettivi del quinto Piano d’ Azione.
In particolare, l’ Italia dovrebbe ridurre di sei volte le emissioni di diossine, rispetto al 1995 e la scelta di privilegiare l’ incenerimento al riciclaggio non va nella giusta direzione.
Se in Italia si passerà, dall’ attuale 16 %, ad incenerire il 65 % dei rifiuti prodotti , è inevitabile che la quantità di diossine immesso nel nostro ambiente da questa specifica fonte aumenti, nonostante il minor impatto ambientale dei nuovi inceneritori.
Inoltre, le esperienze in atto dimostrano che la politica degli inceneritori incrementa la produzione di rifiuti e ne disincentiva il riciclaggio. Il motivo è banale: i grandi investimenti necessari per la costruzione e la gestione degli inceneritori richiedono, per realizzare profitti, la costruzione di grandi impianti (più di 800 tonnellate al giorno) e l’ afflusso costante di materiale ad alto potere calorifico.

Quante diossine produce un moderno inceneritore
La Comunità Europea, al fine di contenere l’ emissione di diossina negli Stati Membri, ha fissato per le diossine un limite all’ emissioni degli inceneritori di 0.1 nanogrammo per metro cubo ( un nanogrammo è pari ad un milionesimo di milligrammo).
Questa concentrazione è nettamente inferiore a quelle riscontrabili nelle emissioni di "vecchi" inceneritori (da 10 a 100 volte), ma questi nuovi valori non sono sinonimi di sicurezza, rispecchiano solo le prestazioni possibili con questi nuovi impianti.
Come si è già visto, il pericolo delle diossine non deriva da quanto se ne respira, ma letteralmente da quanto se ne mangia.
Pertanto, una corretta valutazione dell’impatto ambientale e sanitario deve calcolare la quantità complessiva di diossine emessa nel tempo e valutarne l’ accumulo nei diversi ecosistemi ed in particolare negli alimenti. Occorre, quindi, calcolarne le concentrazioni all’equilibrio, ossia nelle condizioni in cui la quantità di diossina immessa nell’ambiente in un determinato tempo, corrisponde a quella che, nello stesso tempo, " scompare " per degradazione.
Si è già detto che le diossine sono molto stabili, in particolare nei tessuti umani le diossine hanno un’ emivita di ben sette anni. Questo significa che anche interrompendo del tutto l’assunzione di cibi contaminati , occorrono sette anni perché la concentrazione di diossine acculata nei grassi si riduca della metà.
Fatte queste considerazioni generali, calcoleremo insieme la quantità di diossine emessa giornalmente da un moderno inceneritore e cercheremo di capire se tale quantità è trascurabile o meno.
Come abbiamo detto, in ogni metro cubo di fumi emessi da un moderno inceneritore ci devono essere, al massimo 0.1 nanogrammi di diossine. Ma quanti metri di cubi di fumi emette un inceneritore? La risposta può venire dalle specifiche del progetto dell’ inceneritore di Genova che dovrebbe trattare 800 tonnellate di rifiuti al giorno che, come si è già visto, corrisponde alla capacità minima di trattamento per rendere economica l’ intera operazione. Ebbene, un inceneritore che tratta 800 tonnellate al giorno di rifiuti emette, ogni ora, dal proprio camino, 210.000 metri cubi di fumi.
Questo grande volume di fumi è inevitabile, in quanto corrisponde alla quantità d’aria che occorre immettere nelle caldaie per avere l’ossigeno sufficiente per bruciare completamente i rifiuti.
Di conseguenza, la quantità di diossine emessa, in 24 ore, da un moderno inceneritore si può così calcolare:

0.1 nanogrammi x 210.000 metri cubi x 24 ore = 504.000 nanogrammi / giorno

Sappiamo già che è meglio pesare le diossine in picogrammi, per cui, essendo un nanogrammo pari a 1000 picogrammi
504.000 nanogrammi = 504.000.000 picogrammi.
Pertanto, un moderno inceneritore da 800 tonnellate al giorno emette in atmosfera, nel pieno rispetto delle norme, 504 milioni di picogrammi di diossine, ogni 24 ore.
La Tabella che segue ci può aiutare a dare un significato a questa quantità.
Infatti, nella Tabella IV sono riportati quanti picogrammi di diossine sono stati mediamente trovati in Belgio nel pollame contaminato, la quantità massima di picogrammi a cui giornalmente un adulto di 70 chili può essere esposto in base ai parametri proposti dall’ OMS, la quantità massima di diossine ammessa in un litro di latte in base alla normativa francese ed , infine, quanti picogrammi di diossine sono immessi nell’ ambiente dai gas di scarico di un’ auto catalizzata, per ogni litro di benzina consumato.

TABELLA IV
PICOGRAMMI DI DIOSSINE IN DIVERSE SITUAZIONI

picogrammi
In un pollo "belga"
70.000
Dose massima giornaliera di un adulto
280
Dose massima in un litro di latte
175
Emissione auto catalizzata ( 1 l. benzina)
7.2
In base a questi dati, si può facilmente calcolare che la quantità di diossine prodotta giornalmente da un moderno inceneritore che rispetta i più restrittivi limiti alle emissioni, fissati dalla Comunità Europea (504 milioni di picogrammi ) equivalgono a :

7. 200 polli "belgi"
Dose massima giornaliera di 1.800.000 adulti
2.400.000 litri di latte contaminato a livelli che lo rendono non commerciabile
Emissione giornaliera di 70.000.000 di auto catalizzate dopo aver percorso ciascuna, circa 10 chilometri .
.
Quindi, le quantità di diossine emesse da un grande e moderno impianto di incenerimento possono avere effetti indesiderati se incautamente immessi nella catena alimentare.
Al contrario, le equivalenze riportate suggeriscono che la quantità di diossine emesse da un moderno parco autoveicolare (anche di dimensioni nazionali) sia trascurabile, rispetto a quella prodotta da un parco inceneritori fatto di centinaia di impianti.
Ovviamente, non tutte le diossine prodotte da un impianto di incenerimento finiscono nel latte o nei polli ma un impianto di incenerimento funziona in modo pressoché continuo per almeno venti anni, e le prospettive in Italia sono che la quantità di rifiuti inceneriti aumenti di quattro volte, rispetto alla situazione attuale (da due a otto milioni di tonnellate all’ anno) e nei cassetti degli Enti locali si trovano già i progetti per la costruzione di 173 nuovi inceneritori, anche grazie ai generosi incentivi statali per la produzione di elettricità dei rifiuti (una forma occulta di Tassa sui Rifiuti a carico della collettività ) e alle procedure semplificate per le autorizzazioni alla costruzione di questi impianti.

Gli inceneritori francesi hanno contaminato il latte
Peraltro, la possibilità che le diossine prodotte da un inceneritore possano contaminare in modo grave il latte, non è solo un evento virtuale. E’ già successo, in tempi recenti, che le ricadute di inceneritori per rifiuti urbani, accumulandosi lungo la catena alimentare abbiamo contaminato il latte prodotto nelle vicinanze.
Il fatto è accaduto in Francia, nel 1998 . Uno studio su campioni di latte raccolti in 26 diversi allevamenti evidenziava una chiara anomalia nei campioni provenienti da allevamenti, le cui mucche si alimentavano su prati posti sottovento ad un inceneritore, a circa un chilometro di distanza.
In questo latte, le concentrazioni di diossine erano maggiori di 5 picogrammi per grammo di grasso, nettamente superiori al valore massimo ammesso in Francia (1 pg/gr). A seguito di quest’ indagine l’ inceneritore incriminato (localizzato a Maubeuge, nel nord della Francia) fu, senza grande clamore, chiuso ed il latte dell’ azienda a rischio distrutto.

Il principio di precauzionalità applicato anche all’ incenerimento dei rifiuti
La direttiva CEE sugli inceneritori stima che, applicando i nuovi limiti alle emissioni, il contributo alla produzione di diossine dagli inceneritori si ridurrà’, in Europa dal 40 % allo 0.3%, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi del 5° Programma quadro. Tuttavia , come si è visto la produzione residua di diossine, quanto meno nei dintorni di ogni impianto, non potrà considerarsi trascurabile ed i fenomeni di accumulo a livello locale o per trasporto trans-frontaliero, grazie al mercato globale, come evidenziato dall’ episodio tedesco delle bucce di limone contaminate, suggeriscono di non abbassare la guardia.
A tal riguardo, è utile ricordare le raccomandazioni del Comitato per la Tossicità delle Sostanze Chimiche negli Alimenti (UK) che, nel 1995, a conclusione di una valutazione dei rischi sanitari connessi con l’ esposizione a diossine afferma:

"l’ azione più utile che può essere presa per ridurre l’ esposizione a queste sostanze indesiderabili è, per quanto possibile, identificare le maggiori fonti di diossine e prendere le appropriate misure per ridurre le emissioni a lungo termine nell’ ambiente, con lo scopo di ridurre i livelli negli alimenti e nei tessuti umani."

Questo giudizio rientra nella nuova politica di attivare misure precauzionali a tutela della salute pubblica, ovvero quella di prevenire il danno, invece di mitigarlo.
Poiché non è assolutamente obbligatorio incenerire i rifiuti urbani e questa pratica non è neanche giustificata dal punto di vista energetico ed economico, l’ applicazione del principio della precauzionalità alla gestione dei rifiuti obbligherebbe a rinunciare all’incenerimento e a puntare, in modo prioritario, sulla riduzione, il riuso e il riciclaggio dei materiali post consumo, in quanto queste pratiche inducono un impatto ambientale nettamente inferiore a quello degli inceneritori.

Labels