Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Wednesday, June 17, 2009

Caldo e afa in arrivo vola in alto anche l'ozono

Caldo e afa in arrivo
vola in alto anche l'ozono
15 giugno 2009Cronaca
Una centralina per il controllo dello smog e della qualità dell'ariaLa settimana comincia
all'insegna di caldo e afa
Con il caldo - in arrivo in questi giorni - vola in alto anche l'ozono. La conferma arriva dai dati delle centraline di rilevamento dell'Arpa Lombardia: a Bergamo, in via Goisis, il livello dell'ozono è a 204 microgrammi per metro cubo, mentre a Osio Sotto è di 192. Livelli alti anche a Calusco d'Adda, con 211.

Il valore limite consentito dalla legge per la cosiddetta soglia di informazione è di 180, già superata, mentre il livello di allarme scatta a 240 microgrammi per metro cubo.

Considerata la stagione sono abbastanza alti anche i livelli di polveri sottili nell'aria (la soglia massima consentita è di 50 microgrammi per metro cubo): a Bergamo 29 in via Meucci, 27 in via Garibaldi; a Filago 18, a Lallio 29, a Osio Sotto 31, a Treviglio 25 e a Calusco 26.

Eco di Bergamo, Calusco non sente il momento difficile del settore cemento

Eco di Bergamo, Calusco non sente il momento difficile del settore cemento

Wednesday, June 10, 2009

Paderno: VALTER MOTTA si riconferma SINDACO




Paderno: VALTER MOTTA si riconferma SINDACO







Valter Motta



Nonostante qualche disguido anche Paderno D’Adda ha chiuso lo spoglio delle schede provinciali e comunali. Valter Motta, sindaco uscente della lista civica “Vivere la piazza” di area centrosinistra ha battuto seccamente Andrea Magella, candidato del Popolo della Libertà e Lega Nord. Motta ha ottenuto 1.284 voti pari al 57,2%; Magella 960 pari al 42.8%.

Monday, June 08, 2009

Pet-coke: la feccia del petrolio

Pet-coke: la feccia del petrolio
Il pet-coke è l'ultimo prodotto delle attività di trasformazione del petrolio e viene considerato lo scarto dello scarto dell'oro nero tanto da essersi guadagnato il nome di "feccia del petrolio". Per la sua composizione, comprendente oltre ad IPA (in particolare benzopirene) e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio (tutti cancerogeni e mutageni), va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri respirabili. Il trattamento consistente in carico, scarico e deposito del pet-coke deve seguire le regole dettate dal decreto del Ministero della Sanità 28 aprile 1997 concernente il trasporto di sostanze pericolose, le stesse indicate in due precise ordinanze delle Capitanerie di Porto del '91, che impongono l'uso di innaffiatori per evitare la sollevazione in aria del pulviscolo, il divieto di scarico in condizioni ventose e l'uso di contenitori o teli isolanti per evitare la fuoriuscita di materiale sulla banchina o nel bacino.

Wednesday, June 03, 2009

Carvico- Calusco: camion autoarticolato si ribalta sulla rotonda

Carvico- Calusco: camion autoarticolato si ribalta sulla rotonda
Il camion era carico di cemento, nella caduta ha perso il carburante. E' stato necessario svuotarlo dal cemento e utilizzare un carro gru per rimetterlo in strada.







Monday, May 25, 2009

Con il caldo vola in alto anche l'ozono

Con il caldo vola in alto anche l'ozono
25 maggio 2009Cronaca
Una centralina per il controllo dello smog e della qualità dell'ariaAfa estiva anche per oggi
ma da martedì torna la primavera
E con il caldo vola in alto anche l'ozono. La conferma arriva dai dati delle centraline di rilevamento dell'Arpa Lombardia: a Bergamo, in via Goisis, il livello dell'ozono è a 211 microgrammi per metro cubo, mentre a Osio Sotto è di 202. Il valore limite consentito dalla legge per la cosiddetta soglia di informazione è di 180, già superata, mentre quello di allarme scatta a 240 microgrammi per metro cubo.

Per la stagione sono alti anche i livelli di polveri sottili nell'aria, molti dei quali già vicini o oltre la soglia massima consentita (50 microgrammi per metro cubo): a Bergamo 43 in via Meucci, 41 in via Garibaldi; a Filago 26, a Lallio 53, a Osio Sotto 49, a Treviglio 38 e a Calusco 42.

Saturday, May 09, 2009

EFFETTI SULLA SALUTE UMANA DEGLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DI RIFIUTI

EFFETTI SULLA SALUTE UMANA DEGLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DI
RIFIUTI: COSA EMERGE DALLO STUDIO SU FORLI’



Patrizia Gentilini ISDE Italia


Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati
numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non. Fra questi ultimi si annoverano:
incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento di malformazioni congenite, ipofunzione
tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche,
bronchiti, allergie, disturbi nell’ infanzia.
Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro:
segnalati aumenti di: cancro al fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella.
Particolarmente significativa risulta l’ associazione per cancro al polmone, linfomi non Hodgkin,
neoplasie infantili e soprattutto sarcomi, patologia “sentinella” dell’ inquinamento da inceneritori.
Studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente
rilevanti nel sesso femminile. I rischi per salute sopra riportati sono assolutamente ingiustificati in
quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative all’ incenerimento, già ampiamente
sperimentate e prive di effetti nocivi.
Premessa
Gli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie insalubri di classe I in base all’articolo 216
del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994, s.o.n.129) e qualunque sia la
tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato
alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali, ecc) danno origine a diverse
migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è conosciuto. La formazione di tali inquinanti
dipende, oltre che dal materiale combusto, dalla mescolanza assolutamente casuale delle sostanze
nei forni, dalle temperature di combustione e soprattutto dalle variazioni delle temperature stesse
che si realizzano nei diversi comparti degli impianti, come è stato descritto anche recentemente (1).
Fra gli inquinanti emessi dagli inceneritori possiamo distinguere le seguenti grandi categorie:
Particolato - grossolano (PM10), fine (PM2.5) ed ultrafine ( inferiore al 1 micron) - metalli pesanti,
diossine, composti organici volatili, ossidi di azoto ed ozono. Si tratta in molti casi di sostanze
estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili; in particolare si riscontrano: Arsenico, Berillio,
Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene,Piombo, Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, Idrocarburi
Policiclici Aromatici (IPA) ecc. Le conseguenze che ciascuno di essi, a dosi anche estremamente
basse, esercita sulla salute umana sono documentate da una vastissima letteratura e nuovi effetti
sono stati descritti recentemente per molti di essi (2-3-4-5-6-7). Tali effetti possono essere diversi e
più gravi in relazione alla predisposizione individuale e alle varie fasi della vita e sono soprattutto
pericolosi per gli organismi in accrescimento, i feti e i neonati (8-9). Metalli pesanti e diossine
rappresentano le due categorie più note e studiate di inquinamento prodotto da inceneritori, anche se
un recente articolo (10) richiama l’ attenzione anche sulla pericolosità del particolato ultra fine che
si origina dagli inceneritori. I metalli pesanti sono considerati un “tracciante” specifico
dell’inquinamento di tali impianti (11): anche il recente studio “ Patos” (12) della regione Toscana -
che ha raccolto e tipizzato il particolato atmosferico di diverse centraline dislocate nel territorio -
attribuisce la maggior variabilità di metalli pesanti riscontrata a Montale, territorio rurale, proprio
alla presenza di un impianto di incenerimento per varie tipologie di rifiuti. Arsenico, Berillio,
Cadmio, Cromo, Nickel, sono cancerogeni certi (IARC 1) per polmone, vescica, rene, colon,
prostata; Mercurio e Piombo sono classificati con minor evidenza dalla IARC (livello 2B) ed
esplicano danni soprattutto a livello neurologico e cerebrale, con difficoltà dell’apprendimento,
riduzione del quoziente intellettivo (QI), iperattività (13-14). Si calcola che ogni anno nascano
negli U.S.A. da 316.000 a 637.000 bambini con un livello di mercurio nel sangue ombelicale
superiore a 5,8 mcg/litro, livello che determina diminuzione significativa del Quoziente Intellettivo
(Q.I.); la perdita di produttività negli U.S.A. conseguente all’aumento di popolazione con minor
Q.I. è calcolato in 8,7 miliardi di $ (15). Per il Piombo si è calcolato che nel 1997 il costo per i
danni sui bambini sia ammontato a ben 43.4 miliardi di dollari (16)! Per quanto riguarda le diossine
gli inceneritori risultano essere la II fonte di emissione di diossine in Europa, dopo le acciaierie (17)
ed una recente revisione (18) ne ha ribadito il ruolo. Le diossine, la cui tossicità si misura in
picogrammi (miliardesimi di milligrammo), sono liposolubili e persistenti (tempi di dimezzamento
7-10 anni nel tessuto adiposo, da 25 a 100 anni sotto il suolo), vengono assunte per il 95% tramite la
catena alimentare in quanto si accumulano in cibi quali carne, pesce, latte, latticini, compreso il latte
materno, che rappresenta il veicolo in cui esse maggiormente si concentrano. La più tristemente
nota è la TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-dioxin) (tetraclorodibenzodiossina) che, a 20 anni dal
disastro di Seveso, è stata riconosciuta nel 1997 dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul
Cancro (IARC) a livello I, ossia come cancerogeno certo per l’uomo ed il cui ruolo è stato anche di
recente rivisitato (19). Del tutto recentemente, inoltre è stato individuato e descritto un altro
possibile meccanismo di azione di queste sostanze: la formazione di enzimi atipici che
interferiscono con i fisiologici meccanismi di degradazione delle proteine (20),.
Le diossine, esplicano complessi effetti sulla salute umana in quanto sono in grado di legarsi ad uno
specifico recettore nucleare - AhR - presente sia nell’uomo che negli animali, con funzione di
fattore di trascrizione. Una volta avvenuto il legame fra TCDD e recettore con la formazione del
complesso ARNT/HIF-1B, la trascrizione di numerosi geni - in particolare P4501A1 - viene alterata
sia in senso di soppressione che di attivazione, con conseguente turbamento di molteplici funzioni
cellulari, in particolare dell’apparato endocrino (diabete, disfunzioni tiroidee), dell’apparato
riproduttivo (endometriosi, infertilità, disordini alla pubertà), del sistema immunitario e,
soprattutto, con effetti oncogeni, con insorgenza soprattutto di linfomi, sarcomi, tumori
dell’apparato digerente, tumori del fegato e delle vie biliari, tumori polmonari, tumori della tiroide,
tumori ormono correlati quali cancro alla mammella ed alla prostata (21)
Dati di letteratura
Gli inquinanti emessi dagli inceneritori esplicano i loro effetti nocivi sulla salute delle popolazioni
residenti in prossimità degli impianti o perché vengono inalati, o per contatto cutaneo, o perché,
ricadendo, inquinano il territorio e quindi i prodotti dell’agricoltura e della zootecnia. Questo è il
caso in particolare delle diossine. Non a caso, il Decreto Legislativo 228 del 18/05/2000 stabilisce
che non sono idonee ad ospitare inceneritori le zone agricole caratterizzate per qualità e tipicità
dei prodotti. In diversi paesi europei ( Olanda, Spagna, Belgio, Francia) sono state segnalate
contaminazioni da diossine, specie di latte e suoi derivati, in aziende agricole poste in prossimità di
tali impianti. Non va dimenticato inoltre che gli alimenti eventualmente contaminati possono essere
distribuiti e consumati altrove, per cui la popolazione esposta può essere ovviamente molto più
numerosa. La stima dell’esposizione di fondo (TCDD e similari) nei paesi dell’Unione Europea è
compresa fra 1,2-3.0 pg/WHO TEQ/kg pro capite; tali limiti sono già ampiamenti superati in
diverse realtà e, se pensiamo che l’UE raccomanda come dose massima tollerabile 2pg/TEQ/kg.day,
è ovvio che qualsivoglia ulteriore esposizione porterebbe facilmente a superare ciò che la stessa
Unione Europea raccomanda!
Una ricerca su PubMed eseguita in occasione di questo convegno digitando le seguenti parole
chiave: ”waste incinerator human health” ha evidenziato, a testimonianza dell’interesse che
l’argomento riveste, ben 100 lavori. Fra questi, diverse decine sono costituiti da studi
epidemiologici condotti per indagare lo stato di salute delle popolazioni residenti intorno a tali
impianti e/o dei lavoratori addetti e, nonostante le diverse metodologie di studio applicate ed i
numerosi fattori di confondimento, sono segnalati numerosi effetti avversi sulla salute, sia
neoplastici che non. Prima di esporre i dati a nostro avviso più eclatanti, appare comunque
opportuno ricordare come anche di recente (22) sia stato ribadito quanto pesantemente gli
interessi economici influenzino la salute pubblica e come errori negli studi epidemiologici, sia
nella selezione dei casi come dei controlli, possano sottostimare le conseguenze sulla salute. Di
recente questo è stato ribadito per i rischi occupazionali (23), ma non si vede perché ciò non possa
anche essere vero in epidemiologia ambientale, in cui le variabili in gioco sono ancora maggiori.
Gli effetti non neoplastici più segnalati sono ascrivibili soprattutto agli effetti di diossine (e più in
generale degli endocrin disruptor) ed all’emissione di particolato e ossidi di azoto. Sono stati
descritti: alterazione nel metabolismo degli estrogeni (24), incremento dei nati femmine e parti
gemellari (25-26), incremento di malformazioni congenite (27-28), ipofunzione tiroidea, disturbi
nella pubertà (29), ed anche diabete, patologie cerebrovascolari, ischemiche cardiache, problemi
comportamentali, tosse persistente, bronchiti, allergie. Un ampio studio (30) condotto in Giappone
ha analizzato lo stato di salute di 450.807 bambini da 6 a 12 anni della prefettura di Osaka - ove
sono attivi 37 impianti di incenerimento per rifiuti solidi urbani (RSU) - ed ha evidenziato una
relazione statisticamente significativa fra vicinanza della scuola all’impianto di incenerimento e
sintomi quali: difficoltà di respiro, mal di testa, disturbi di stomaco, stanchezza
Ancor più numerose e statisticamente significative sono comunque le evidenze emerse per quanto
il cancro e più che analizzare i singoli studi sembra più utile riportare quanto segue:
- la revisione di 46 studi, selezionati in quanto condotti con particolare rigore, (31) evidenzia un
incremento statisticamente significativo nei 2/3 degli studi che hanno analizzato incidenza,
prevalenza, mortalità per cancro (in particolare cancro al polmone, linfomi Non Hodgkin,
sarcomi, neoplasie infantili). Segnalati anche aumenti di cancro al fegato, laringe, stomaco,
colon-retto, vescica, rene, mammella.
- l’indagine francese “Etude d’incidence des cancers à proximité des usines d’incenèration
d’ordures ménagerer” dell’Invs. Departement Santè Environnement 2006 (32) ha esaminato
135.567 casi di cancro insorti negli anni 1990-99 su 25.000.000 persone/anno residenti in
prossimità di inceneritori. In questo studio è stato considerato come indicatore l’esposizione
alle diossine e passando dal minor al maggior grado di esposizione si registra un aumento
statisticamente significativo (p<0.05) di rischio per: tutti i cancri nelle donne dal +2.8% al
+4%, cancro alla mammella dal +4.8% al +6.9%, linfomi dal +1.9% al +8.4, tumori al fegato
dal +6.8% al +9.7%; per i sarcomi il rischio passa dal +9.1% al +13% (p=0.1).
Le neoplasie che più appaiono correlate all’esposizione ad inquinanti emessi da inceneritori sono i
linfomi non Hodgkin (LNH), i tumori polmonari, le neoplasie infantili ed i sarcomi; i dati a questo
riguardo saranno pertanto analizzati più in dettaglio.
- Linfomi Non Hodgkin
Si tratta di patologie di cui si è registrato un preoccupante aumento sia di incidenza che di
mortalità nonostante i grandi progressi registrati dal punto di vista terapeutico. Il ruolo che
inquinanti - peraltro normalmente presenti nelle emissioni degli inceneritori - hanno nella loro
patogenesi è stato anche di recente ribadito ( 33)
Per quanto attiene i linfomi NH, alcuni degli studi più recenti che hanno evidenziato tale
relazione sono:
o lo studio condotto a Besancon (34) in cui è risultato un RR di incidenza di LNH pari
a 2,3 nella popolazione residente in prossimità di impianto di incenerimento per
rifiuti ed il cui impatto ambientale è stato anche di recente riconsiderato (35)
o alcuni studi condotti in Toscana che hanno evidenziato eccessi di mortalità in
conseguenza dell'inquinamento da diossine per la presenza di inceneritori (36- 37).
Questi risultati sono poi stati confermati in un’analisi condotta su 25 comuni d’Italia
ove sono attivi impianti di incenerimento: da essa emerge un eccesso di mortalità
in media dell’8% nel sesso maschile (38). Nel comune di Forlì ad es., negli anni
1981-2001 si sono riscontrati 80 decessi invece dei 70 attesi .
- Neoplasie polmonari
Per quanto attiene le neoplasie polmonari il rischio rappresentato dall’inquinamento ambientale
è ormai fuori dubbio; esso risulta in particolare correlato all’esposizione a metalli pesanti ed al
particolato ultrafine: per quest’ultimo si calcola che per ogni incremento di 10 microgrammi/m3
si abbia un incremento del 14% di mortalità per cancro al polmone (39-40). Per quanto attiene
il Rischio Relativo di mortalità per neoplasie polmonari in persone residenti in prossimità di
impianti o in personale addetto, esso è risultato variabile da 2 a 6.7 ( 41- 42).
- Neoplasie Infantili
Le neoplasie infantili sono, fortunatamente, patologie relativamente rare, di cui tuttavia si sta
registrando un costante aumento che non può non destare allarme: secondo i dati riportati su
Lancet infatti i tumori infantili sono aumentati in Europa negli ultimi trenta anni di circa
l’1.2% /per anno da 0 a 12 anni e dell’ 1.5% dai 12 ai 19 anni (43).
Numerosi fattori sono stati invocati per spiegare questi dati epidemiologici, non ultimo che si
tratti di aumenti “fittizi”, legati alle migliori capacità diagnostiche della Medicina. Tali
osservazioni sono state oggetto di vivaci disquisizioni scientifiche (44-45), ma, di fatto,
l’aumento delle neoplasie infantili è un dato ormai universalmente riconosciuto ed attribuibile,
verosimilmente, alla sempre maggior presenza nell’ambiente di agenti tossici ed inquinanti.
Gli studi epidemiologici condotti in Gran Bretagna dal Prof E.G. Knox sulle neoplasie infantili
in quel paese sono, a questo riguardo, di particolare interesse; in prossimità di impianti di
incenerimento segnalano un aumento di mortalità per neoplasie infantili con RR variabile da 2
a 2,2 ( 46-47-48). Del tutto recentemente questo ricercatore ha confermato (49) che le neoplasie
insorte nell’infanzia sono correlate con esposizione a cancerogeni atmosferici noti quali quelli
provenienti da combustioni industriali, Composti Organici Volatili (VOCs), composti esausti del
petrolio e da altri agenti quali 1-3 butadiene, diossine e benzopirene. Il rischio è risultato
statisticamente significativo per i bambini con indirizzo alla nascita entro 1 km dalla fonte di
emissione.
- Sarcomi dei Tessuti Molli
Da numerose segnalazioni proprio i sarcomi vengono ritenuti patologie “sentinella” del
multiforme inquinamento prodotto da impianti di incenerimento e sono stati correlati in
particolare all’esposizione a diossine. Fra questi ricordiamo l’indagine condotta a Besancòn
(Francia) in prossimità di un impianto con emissione di elevati livelli di diossine, che ha
riscontrato un aumento di rischio di incidenza di sarcomi del +44% (50) e lo studio condotto a
Mantova, in prossimità di un inceneritore per rifiuti industriali che ha evidenziato un RR di
sarcoma dei tessuti molli di 8,8 nei maschi e di 5,6 nelle femmine. (51)
Di grandissimo interesse risulta poi il recente studio (52) sui sarcomi in provincia di Venezia
che ha dimostrato un rischio di sviluppare la malattia 3.3 volte più alto fra i soggetti con più
lungo periodo e più alto livello di esposizione ed ha evidenziato jnoltre come il massimo rischio
sia correlato, in ordine decrescente, alle emissioni provenienti rispettivamente da rifiuti urbani,
ospedalieri ed industriali.
Dati di Forlì: cosa risulta dallo studio Enhance Health
Del tutto recentemente (marzo 2007) è stato presentato a Forlì lo studio Enhance Health, reperibile
sul web nel sito di un consigliere comunale (53). Si tratta di uno studio, finanziato dalla Comunità
Europea, i cui obiettivi erano:
1. dare una visione globale del possibile impatto sulla salute in aree ove sono ubicati
inceneritori attraverso studi pilota
2. sintetizzare i risultati dei 3 studi pilota condotti nelle vicinanze di inceneritori in Ungheria,
Italia, Polonia ( di quest’ultimo non vengono forniti dati in quanto l’ impianto non è ancora
attivo)
3. fornire spunti valutativi per l’implementazione di un sistema di sorveglianza integrato
(ambientale e sanitario) i cui elementi fondanti vengono individuati in: monitoraggio dello
stato di salute con dati di mortalità e morbilità e monitoraggio dell’inquinamento dell’aria.
Nel Report finale sono disponibili i dati relativi alle indagini effettuate in Ungheria ed in Italia e in
entrambe, a nostro avviso, non mancano elementi di preoccupazione. Purtroppo le metodologie
usate nei due paesi sono state diverse e questo rende i risultati non confrontabili fra loro (in palese
contraddizione con le premesse, che letteralmente recitano “il Partner Ungherese, il Partner
Polacco, l’ARPA e l’AUSL per l’Italia, hanno condotto l’attività di sperimentazione assicurando la
comparabilità dei risultati al fine di garantire la “trasferibilità” nonché correttezza scientifica del
progetto”).
Ungheria: Dorog
Per quanto attiene l’ Ungheria, l’indagine è stata condotta a Dorog - ove è presente un
inceneritore per rifiuti tossici che dal 1980 al 1996 ha trattato 30.000 ton/anno. E’ stato valutato
lo stato di salute della popolazione residente entro 30 km dall’ impianto attraverso l’analisi di
dati di mortalità e morbidità. Le analisi sono state condotte per anelli concentrici di 5 km
rispetto all’impianto, aggiustate per sesso ed età sia per la mortalità che per la morbilità e
confrontate con i dati nazionali.
Per quanto riguarda la mortalità sono state analizzate le seguenti cause:
Tutte le cause, tutti i tumori, cancro al polmone, leucemie, cancro al colon-retto, malattie
cerebrovascolari, malattie respiratorie croniche, malattie ischemiche cardiache.
I risultati sono:
- nel sesso maschile si registrano i seguenti aumenti statisticamente significativi di SMR
(standardized mortality ratio): +38% per cancro al colon-retto, +65% per eventi cardiaci, +35%
per eventi cerebro-vascolari, +42% per malattie polmonari croniche.
- nel sesso femminile si registra un aumento statisticamente significativo di SMR del +49%
per eventi cerebrovascolari.
Particolarmente significativa è anche la mortalità per patologie polmonari croniche in funzione
della distanza, in cui è evidente il progressivo incremento fino a 15 km dall’ impianto.
Per quanto riguarda la morbilità infantile, in particolare, si registra un incremento di problemi
delle alte e basse vie respiratorie, di bronchiti e polmoniti sia in funzione dei livelli di PM 10
che di monossido di carbonio.
Italia: Forlì
Ancor più interessanti sono tuttavia i dati che emergono dallo studio di Forli, ove sono attivi due
impianti: uno per rifiuti ospedalieri ed uno per RSU. L’indagine è stata condotta con metodo
Informativo Geografico (GIS) ed ha riguardato l’esposizione a metalli pesanti (stimata con un
modello matematico) della popolazione residente per almeno 5 anni entro un’area di raggio di
3.5 km dagli impianti. Sono stati analizzati dati di mortalità (per tutte le cause e per singole
cause, per tutti i tumori e per singole neoplasie), di incidenza per i tumori ed i ricoveri
ospedalieri per singole cause. Il confronto è stato fatto prendendo come popolazione di
riferimento quella esposta al minor livello stimato di ricaduta di metalli pesanti.
Per il sesso maschile non emergono differenze per quanto attiene la mortalità complessiva e la
mortalità per tutti i tumori, ad eccezione del cancro a colon retto (come già a Dorog) e prostata,
che presentano entrambi un RR statisticamente significativo pari a 2.07 nel terzo livello di
esposizione.
Per il sesso femminile i risultati che emergono sono invece, a nostro avviso, particolarmente
inquietanti. Si registrano infatti eccessi statisticamente significativi sia nella mortalità
complessiva che nella mortalità per tumori. Nello specifico risulta nelle donne un aumento del
rischio di morte per tutte le cause, correlato alla esposizione a metalli pesanti, tra il +7% e il
+17%.
La mortalità per tutti tumori aumenta nella medesima popolazione in modo coerente con
l’aumento dell’esposizione dal +17% al +54%. In particolare per il cancro del colon-retto il
rischio è compreso tra il + 32% e il +147%, per lo stomaco tra il +75% e il +188%, per il
cancro della mammella tra il + 10% ed il +116%.
Questa stima appare particolarmente drammatica perché si basa su un ampio numero di casi
(358 decessi per cancro tra le donne esposte e 166 tra le “non” esposte) osservati solo nel
periodo 1990-2003 e solo tra le donne residenti per almeno 5 anni nell’area inquinata.
Tali risultati potrebbero essere ancora di ancora maggior rilievo, qualora la popolazione di
riferimento fosse realmente non esposta: infatti il livello minimo di esposizione preso come
riferimento corrisponde ad una ricaduta stimata dei metalli pesanti compresa tra 0,61 e 1.9
ng/m3, valore certo non nullo né trascurabile.
Davvero singolari appaiono pertanto le conclusioni dell’indagine in cui letteralmente si afferma
“lo studio epidemiologico dell’area di CF nell’analisi dell’intera coorte per livelli di
esposizione ambientale potenzialmente attribuibili agli impianti di incenerimento (tracciante
metalli pesanti) con aggiustamento per livello socio-economico della popolazione, non mostra
eccessi di mortalità generale e di incidenza di tutti i tumori.” Aggregando insieme il sesso
maschile (in cui non si registrano eccessi) ed il sesso femminile si ottiene una “diluizione” dei
risultati emersi e una sottostima di quelle che sono le reali condizioni di salute della popolazione
esaminata. Le nostre preoccupazioni sembrano tuttavia, almeno in parte, condivise dagli stessi
estensori del Report che più oltre affermano: “Tuttavia, analizzando le singole cause, sono stati
riscontrati alcuni eccessi di mortalità e incidenza da considerare con maggior attenzione.
Infatti è stato riscontrato nelle donne un eccesso di mortalità per tumori dello stomaco, colon
retto mammella e tutti i tumori”.
Per i sarcomi possono farsi analoghe considerazioni. Anche in questo caso emergono - a nostro
avviso - dati inquietanti: sono infatti elencati nella tabella riassuntiva n° 6 ben 18 casi di
sarcoma, di cui si perde in qualche modo traccia nelle tabelle generali, in cui sono disaggregati
per sesso. Trattandosi di patologie rare, disaggregando per sesso si perde di significatività, con
l’ effetto di togliere rilievo ad un dato altrimenti particolarmente significativo in quanto riferito
a una patologia “sentinella” dell’inquinamento da inceneritori. Anche in questo caso,tuttavia, gli
stessi estensori dello studio non possono fare a meno di annotare nella discussione (pag. 42) che
“gli eccessi di mortalità per sarcoma dei tessuti molli sono degni di nota” affermando, a pag.
39, che, “si osserva un aumento statisticamente significativo della mortalità nel livello più
elevato di metalli pesanti ( RR = 10.97, IC 95%=1.14-105.7, 3 casi) per la coorte di tutti i
residenti”.
Conclusioni
L’impressione che rimane, dopo un’attenta lettura del Report di Enhance Health come di tanta altra
letteratura (23), è che le informazioni che di volta in volta potrebbero apparire per lo meno inquietanti,
vengano poi immediatamente smentite, attenuate o corrette con intento tranquillizzante: la finalità delle
indagini condotte sembrerebbe pertanto non quella di evidenziare i rischi per la salute delle popolazioni
esaminate, ma quella di non destare allarme. A nostro avviso, viceversa, i risultati che emergono dallo
studio Enhance Health sono fortemente preoccupanti ed in linea con quanto riportato dalla
letteratura precedentemente esaminata e soprattutto con l’indagine francese (32) che registra i
maggiori danni alla salute proprio nel sesso femminile, che appare essere particolarmente vulnerabile e
più sensibile all’ inquinamento ambientale.
Questi dati sono ancora più allarmanti se li si considera alla luce del contesto geografico del nostro
territorio. La Romagna è situata nella Pianura Padana, area fra le più inquinate non solo d’Europa ma
dell’intero pianeta e vi si registra una delle più alte incidenze di cancro di tutto il paese (54).
Per quanto attiene il sesso maschile la Romagna è al 1° posto per incidenza di cancro nella nostra regione e
al 4° posto in Italia dopo Friuli Venezia Giulia, Veneto e Varese. Dai dati del Registro Tumori della
Romagna pubblicati e riferiti al quinquennio 1998-2002 risulta infatti una incidenza di 498,2 casi/anno per
100.000 abitanti nel sesso maschile (tutti i tumori escluso cute), contro una incidenza in Italia di 470,3 casi
/anno per 100.000 abitanti. Sembra inoltre che da noi non si stia verificando il rallentamento
generalmente segnalato nell’incidenza di cancro nel sesso maschile: l’aumento in percentuale nel
nostro territorio è infatti del 6,14% rispetto al quinquennio precedente (1992-1997), contro un
incremento medio in Italia dell’ 1,4%.
Per quanto riguarda il sesso femminile si registrano dati per certi versi ancora più preoccupanti: l’incidenza
di cancro nelle donne è infatti in Emilia Romagna la più alta d’Italia: la Romagna è al 3° posto in Italia
dopo Parma e Ferrara per incidenza di cancro nelle donne con 425,2 casi/anno per 100.000 donne (tutti i
tumori escluso cute) vs una incidenza in Italia di 398,70 casi/anno e l’incremento percentuale che si è
registrato rispetto al quinquennio precedente ( 1992-97) è del 10,50% vs una media in Italia del 4,79%.
I dati sopra esposti vengono spesso attribuiti al buon livello di assistenza sanitaria e di diagnosi precoce
(certamente presente e di cui non possiamo che rallegrarci), ma ancora una volta sembra che non si voglia
indagare su altre possibili cause, in primis l’assenza di efficaci interventi di Prevenzione Primaria che
appaiono indifferibili dato l’elevatissimo grado di inquinamento che ci caratterizza.
Una buona occasione di fare Prevenzione Primaria è a nostro avviso quella di scegliere metodi di gestione
dei rifiuti alternativi all’incenerimento, evitando di costruire impianti che emettono pericolosi inquinanti, tra
cui anche sostanze classificate come cancerogeni certi per l’uomo. Sotto questo profilo appare moralmente
inaccettabile continuare ad esporre le popolazione a rischi assolutamente evitabili.
Tutto quanto sopra ci rammenta e conferma l’amara verità di Irwin Bross: “quando ( ..il governo e la classe
dirigente medica e scientifica…) dicono che qualcosa è sicuro e buono per te, ciò che questo significa
veramente è che è sicuro o buono per loro. A loro non importa quello che succede a te (…) Se c’è qualcuno
che proteggerà la tua vita e sicurezza, quel qualcuno non potrai essere che tu.”
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1998/2002
Forlì 5 settembre 2007

Friday, May 08, 2009

Happy climate change





Protesta in cinemascope - Greenpeace ha lanciato un messaggio contro l'utilizzo intensivo di carbone che comporta elevati livelli di inquinamento e costi maggiori rispetto ad un investimento e ad un ricorso su vasta scala delle energie pulite. Per farlo ha proiettato alcuni slogan sulla torre della centrale di carbone di Victoria, in Australia. Niente striscioni appesi dall'alto, dunque, come spesso ci avevano abituato gli attivisti di Greenpeace: il messaggio è arrivato a destinazione senza bisogno di azioni eclatanti o pericolose

Thursday, May 07, 2009

Italcementi: il primo trimestre risente della crisi

Italcementi: il primo trimestre risente della crisi




Il consiglio di amministrazione di Italcementi ha approvato i risultati del primo trimestre del 2009. I ricavi del gruppo hanno registrato una flessione dell'11,1% a 1,2 miliardi di euro. Il margine operativo lordo della società si è attestato a 188,9 milioni di euro (-27%), mentre il risultato netto ha subito un decremento del 75,6% a 20,1 milioni di euro. Il risultato netto di gruppo trimestrale (il risultato di competenza) è pari a 12,7 milioni contro i 38,7 milioni di euro del primo trimestre del 2008.

Il management della società ha evidenziato l'impatto della congiuntura economica negativa sui conti del gruppo sottolineando, però, che nel corso del mese di marzo si è comunque registrato un lieve miglioramento e una parziale attenuazione del trend negativo.

Una generale flessione delle attività ha caratterizzato i mercati dei paesi industrializzati mentre il positivo andamento registrato in Cina, Marocco ed Egitto ha fatto da contraltare alla debolezza dei mercati turco e tailandese. I volumi di vendita sono stati compressi dalla crisi, ma il positivo andamento dei prezzi ha permesso di coprire l'impatto dei costi variabili.

Prosegue intanto il programma di investimenti nei quattro progetti strategici in India, Marocco, Stati Uniti e Italia. L'indebitamento finanziario alla fine del trimestre è di 2,68 miliardi di euro e il patrimonio netto ammonta a 4,65 miliardi (con un gearing del 57,8%). Il gruppo confida di riuscire, grazie alle misure correttive finalizzate all'abbassamento di break even e grazie al calo dei costi energetici, Italcementi prevede un secondo trimestre meno difficile. (GD)

La sentenza - Il piano cave della provincia di Bergamo, approvato circa un anno fa in Consiglio regionale, pesantemente ridotto rispetto alla proposta

La sentenza
- Il piano cave della provincia di Bergamo, approvato circa un anno fa in Consiglio regionale, pesantemente ridotto rispetto alla proposta originale, ha subìto un altro taglio. Il Tar della Lombardia, sezione di Brescia con una recente sentenza ha dato ragione alle associazioni ambientaliste Wwf, Italia Nostra e Legambiente.

Il Tar stralcia sette cave dal piano bergamasco



L'ennesimo taglio. Il piano cave della provincia di Bergamo, approvato circa un anno fa in Consiglio regionale, già pesantemente ridotto rispetto alla proposta originale, ha subìto un altro taglio. Il Tar della Lombardia, sezione di Brescia con una recentissima sentenza ha dato ragione alle associazioni ambientaliste Wwf Italia, Italia Nostra e Legambiente cancellando alcuni ambiti estrattivi risultati non regolari. Il tribunale amministrativo ha annullato tutti i nuovi inserimenti nel Piano Cave fatti dal Consiglio Regionale lombardo, in chiaro contrasto con la normativa regionale. Nello specifico sono sono stati eliminate le cave di Pianico, Carobbio degli Angeli, Torre Pallavicina, Boltiere, Antegnate, Ardesio, Onore.
"La proposta iniziale di piano elaborata dalla Provincia di Bergamo che teneva parzialmente conto anche delle esigenze ambientali portate avanti dalle associazioni ambientaliste, è stata vanificata - spiega Paola Brambilla, presidente del Wwf Bergamo -. La Regione infatti non ha tenuto conto dei principi della partecipazione a garanzia dei “piccoli” ovvero Comuni e associazioni. Ma questa strategia non paga e può fa saltare come una mina la più ambiziosa delle pianificazioni".
"Il Tar ha cancellato tutte quelle cave che erano state inserite illegittimamente dal Consiglio regionale - afferma il consigliere regionale dei Verdi Marcello Saponaro -. Così il Piano cave di Bergamo viene ridotto di altri 6 milioni di metri cubi, che si aggiungono ai 14 milioni di metri cubi che già l'aula del Consiglio aveva cancellato o chiesto nuova e diversa localizzazione. Non che ci fosse bisogno di ulteriori conferme - prosegue Saponaro - ma la sentenza del Tar ribadisce che sul Piano Cave di Bergamo si è giocata una partita dove gli interessi del territorio e delle imprese più serie del settore erano gli ultimi ad essere tenuti in considerazione. La sentenza del Tar sancisce che il Consiglio regionale non ha e non aveva nessuna competenza per aggiungere cave e aprire buchi e che l'ex assessore regionale all'ambiente Marco Pagnoncelli e l'ex Presidente di Commissione Stefano Maullu si sono arrogati competenze tecniche che non gli spettavano. Il mercato delle vacche - conclude Saponaro - è stato sconfitto sul Piano Cave di Bergamo ma la programmazione seria delle attività di escavazione e tutela del territorio deve ora diventare la regola e per questo serve una nuova legge per i piani cave".

Thursday, April 23, 2009

Italcementi: "Il piano industriale per l'impianto di Borgo"

Italcementi: "Il piano industriale per l'impianto di Borgo"


Il gruppo Italcementi, con sede a Bergamo, ha scritto al sindaco di Borgo San Dalmazzo Pier Paolo Varrone in merito al piano industriale dell'impianto borgarino a seguito della missiva inviata dallo stesso primo cittadino il 7 aprile scorso. Nella lettera Giorgio Ghinaglia, Vice Direttore Generale Italcementi Group e Direttore Zona Italia, presenta il piano industriale e scrive: "La grave crisi economica ha costretto anche Italcementi a rimodulare le proprie strategie produttive". E continua: "Il piano industriale che Italcementi ha previsto per la cementeria di Borgo San Dalmazzo - evidente nelle scelte fatte finora - si è bruscamente interrotto a causa delle oggettive e impreviste pesanti difficoltà del mercato". Difficoltà e crisi arrivate nonostante i molti investimenti fatti: 33milioni di euro investiti tra 1990 e 2004, 15 milioni di euro per nuovi ammodernamenti all'impianto per ridurre le emissioni in atmosfera e per opere collegate all'attività produttiva, oltre alle iniziative intraprese come 'giornate di porte aperte', monitoraggio on line delle emissioni della cementeria, le certificazioni ambientali e di qualità.

Italcementi ricorda poi che il 10 marzo, a seguito di incontri con rappresentanti locali, ha dato la propria disponbilità a continuare l'attività in cementeria mantenendo un deposito per la consegna dei prodotti proprio per avere un presidio per il mercato e dando così continuità lavorativa a una decina di persone distribuite su due turni: "Questa scelta è stata fatta nonostante le condizioni del settore edilizio siano ulteriormente deteriorate e nonostante gli impianti di Calusco d'Adda (Bg) e Novi Ligure (Al) siano in grado di soddisfare una buona parte delle attuali richieste del mercato dell'Italia Nord Occidentale". "Vi è una impossibilità oggettiva nel proseguire la produzione con la conseguente richiesta della cassa integrazione per due successivi periodi di 13 settimane" questo quanto si legge nel comunicato, spiegazione avallata dal fatto che la cementeria borgarina è tra quegli impianti tecnologicamente datati (avviata nel primissimo dopoguerra) che risulta agli ultimi posti a livello di performance produttive tra le cementerie italiane. "Questa mancanza di competitività la pone tra quelle che devono accollarsi il fermo della produzione durante le contrazioni di mercato" l'ultima riga della lettera.



F. A

Saturday, April 04, 2009

Non crediamo ci siano validi motivi perché Italcementi non rispetti gli impegni presi con il territorio negandoci le compensazioni ambientali (Confere





Non crediamo ci siano validi motivi perché Italcementi non rispetti gli impegni presi con il territorio negandoci le compensazioni ambientali (Conferenza stampa 28 febbraio 2009 a Calusco d’Adda).
Firmato dai comuni di
Paderno d’Adda,
Calusco d’Adda
Villa d’Adda
Sotto il Monte Giovanni XXIII
Terno d’Isola
Solza
Medolago
Suisio
Robbiate
Verderio superiore
Verderio inferiore
Merate
Imbersago
Cornate d’Adda

Provincia di Lecco

Parco Adda Nord
PLIS Monte Canto

Legambiente Bergamo

Agenda21 Isola Dalmine Zingonia


Oggi purtroppo, un esempio di relazioni tra una grande azienda come Italcementi - con un impianto molto impattante come la cementeria di Calusco d’Adda - ed il territorio circostante, rappresentato da una dozzina di Amministrazioni Comunali, da tre Province, da un Parco Regionale e da associazioni ambientaliste e sindacati, rischia di essere definitivamente compromesso dalla unilaterale decisione di Italcementi di rinviare sine die la definizione delle compensazioni ambientali da dedicare finalmente al territorio.

Italcementi gestisce la cementeria di Calusco d’Adda dagli anni ‘20. Quattro anni fa la parte principale dell’impianto è stata rifatta aumentandone l’efficienza e la redditività trasformando tra l’altro la cementeria anche in un inceneritore di rifiuti deturpando però irrimediabilmente il territorio circostante.

Come riportato anche da un recente comunicato stampa della stessa Italcementi, per decenni, fino al nuovo impianto appunto, Italcementi ha inquinato tra le due e le 10 volte più di quanto non faccia adesso; ha sfruttato le cave del territorio cambiandone definitivamente il paesaggio senza offrire per questo alcuna forma di compensazione al territorio stesso.

Finalmente, faticosamente con l’introduzione dell’uso dei rifiuti urbani come carburanti, i rappresentanti del territorio sono riusciti a proporsi come interlocutori di Italcementi.

Peccato però che Italcementi si sia dimostrata assolutamente inaffidabile: una volta ottenuta la sostanziale accettazione degli enti locali all’utilizzo appunto dei rifiuti solidi urbani nell’impianto di Calusco, ha deciso unilateralmente di non rispettare gli accordi presi e di rinviare, a data da destinarsi, la definizione delle compensazioni ambientali che ci attendevamo da anni.

La motivazione di questa decisione ci sembra ancora più sconcertante: Italcementi non ha fondi da destinare al territorio a causa della crisi che negli ultimi mesi si è abbattuta sull’economia mondiale.

Da anni, quando il mercato del cemento era florido, attendevamo queste compensazioni; perché Italcementi non ha provveduto prima della crisi a prevedere a bilancio i fondi necessari per le compensazioni ambientali?

Francamente facciamo inoltre fatica ad immaginare che una multinazionale che al 30 settembre scorso aveva dichiarato [fonte “Resoconto Intermedio di Gestione” ItalcementiGroup] un utile ante imposte di oltre 460 milioni di euro non riesca a trovare qualche briciola di quella enorme cifra da reinvestire sul territorio invece che restituirla agli azionisti.

Crediamo purtroppo, che al di là delle tante belle parole e dichiarazioni di principio sentite in questi anni, non vi sia da parte di Italcementi la volontà di affrontare con coraggio la questione di come ripagare un territorio da cui Italcementi ha preso molto ma a cui oggi non sembra intenzionata a restituire nulla.

Ci sembra offensiva e immotivata la caparbietà con cui l’azienda si rifiuta di definire persino il valore economico complessivo delle compensazioni, che consentirebbe di valutarne la reale incidenza sul bilancio e sugli investimenti e di capire se stiamo discutendo di reali difficoltà o di mancanza di serietà.

Le amministrazioni locali pertanto esprimono il proprio disappunto per questa incomprensibile scelta di Italcementi; chiedono un rapido ripensamento alla società.






A partire dal 2005 un cospicuo gruppo di amministrazioni comunali, associazioni ambientaliste, esperti a rappresentanza del territorio su cui maggiormente impatta l’attività del polo cementiero di Calusco d’Adda hanno lavorato insieme per meglio capire le nuove politiche industriali dalla fabbrica di Calusco d’Adda e, ove possibile, indirizzare la ditta ad una riduzione della pressione generata da Italcementi.

Ecco in sintesi alcuni passaggi chiave:

inverno 2005 – presentazione da parte di Agenda21 Isola dalmine zingonia del piano di lavoro denominato “verso un patto territoriale per un sistema di compensazioni ambientali”. Approvato in sedi diverse dai comuni Comunità Isola Bergamasca e altri comuni provincie Milano e Lecco

settembre 2005 – sottoscrizione da parte di tutti i componenti il tavolo di un documento inerenti gli aspetti da approfondire nello Studio Impatto Ambientale e indipendentemente da questo, consegnato alla Ditta

ottobre 2005 – riposte e controproposte Ditta a documento tavolo, con indicazione necessità avvio stesura protocollo di sperimentazione

gennaio 2006 – osservazioni del tavolo alle integrazioni allo Studio Impatto Ambientale

gennaio 2006 - osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale

febbraio 2006 – stesura e consegna brevi mano alla Ditta delle proposte di compensazione ambientale in relazione al sistema dei combustibili oggetto di conferenza di concertazione svolta in Regione lombardia

luglio 2006 – risposta ditta alle osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale

luglio 2006 – parere enti locali alla conferenza di servizi pel l’ottenimento dell’autorizzazione ambientale integrata

ottobre 2006 – costituzione “osservatorio tecnico scientifico permanente” per la definizione del protocollo di sperimentazione del CDR e promozione verifica degli interventi di compensazione concordati con la ditta

novembre 2006 – sottoscrizione protocollo di sperimentazione CDR

luglio 2007 – rinuncia volontaria della Ditta all’uso di Ecofluid e Rasf

inverno 2008 – analisi prima fase introduzione CDR e approvazione valutazione esiti da parte di tavolo politico

estate 2008 – consegna formale alla Ditta delle proposte di compensazioni ambientali collegate all’uso del CDR

Tuesday, March 24, 2009

Italcementi avvia impianto in Arabia, ma Credit Suisse consiglia cautela23/03/2009Buone nuove per Italcementi. Attraverso la jv paritetica con Arabian

Italcementi avvia impianto in Arabia, ma Credit Suisse consiglia cautela23/03/2009Buone nuove per Italcementi. Attraverso la jv paritetica con Arabian Cement Company, ha avviato l'impianto di calcestruzzo di Rabigh in Arabia Saudita che avrà una capacità di circa 1 milione di metri cubi. In Borsa il titolo della società del cemento si conferma in rialzo del 2,48% a 7,63 euro, ma guadagna meno dell'intero listino (+4,62% l'S&P/Mib).

Questo primo impianto della joint venture italo-saudita è stato realizzato per sostenere la forte domanda generata dai lavori per la costruzione di King Abdullah Economic City, il maggiore dei sei progetti di nuove città ideati e promossi direttamente dal sovrano saudita allo scopo di modernizzare le infrastrutture e creare moderni centri urbani nel Paese.

Nonostante questa nuova opportunità per Italcementi, Credit Suisse ha ridotto il target price dell'azione oggi a 7 euro da 9 euro dopo aver tagliato le stime di Eps 2009-2010 rispettivamente del 21% a 0,55 euro per azione e del 27% a 0,60 euro alla luce dei risultati 2008 della società e dell'impatto legato all'operazione di fusione con Ciments Francais.

Sono state ridotte anche le previsioni su volumi, prezzi e margini in alcuni dei mercati dove opera il gruppo (specialmente Italia, Francia, Spagnia, Nord America e Tailandia). "Ci aspettiamo che l'Ebitda del gruppo quest'anno scenda del 18% a 916 milioni di euro dal momento che il calo dei costi energetici e il taglio dei costi saranno controbilanciati dal leverage operativo con volumi e prezzi più bassi in alcuni mercati".

Rating neutral confermato sul titolo per cui è probabile, secondo l'analisi tecnica, un consolidamento sopra quota 7,55 euro. Nuova positività sopra 7,80 euro con obiettivo 7,90 euro. Indebolimento invece sotto 7,55, con possibilità di discesa fino a 7,45 euro.

Italcementi sbarca in Arabia Saudita

La joint venture - International City for Concrete, joint venture nel settore del calcestruzzo tra Italcementi e Arabian Cement Company, ha inaugurato in Arabia Saudita a Rabigh uno dei più grandi impianti di calcestruzzo esistenti al mondo. Servirà a "alimentare" i lavori di costruzione della nuova metropoli King Abdullah Economic City.
Italcementi sbarca in Arabia Saudita per costruire una città da re


International City for Concrete, joint venture partitetica nel settore del calcestruzzo tra Italcementi e Arabian Cement Company, ha inaugurato in Arabia Saudita a Rabigh (circa 90 km a nord di Jeddah) uno dei più grandi impianti di calcestruzzo esistenti al mondo.
Questo primo impianto della JV italo-saudita è stato realizzato per sostenere la forte domanda generata dai lavori per la costruzione di King Abdullah Economic City, il maggiore dei sei progetti di nuove città ideati e promossi direttamente dal sovrano saudita allo scopo di modernizzare le infrastrutture e creare moderni centri urbani in un Paese con uno dei tassi di crescita demografica più elevati al mondo (3% annuo).
L’impianto, situato al confine settentrionale dell’insediamento di King Abdullah Economic City in prossimità delle aree destinate al porto e alle zone industriali, ha una capacità di circa 1 milione di metri cubi, una dimensione tale che pone questa struttura ai vertici mondiali per capacità produttiva.
I progetti di sviluppo di International City for Concrete prevedono una veloce estensione dell’attività nell’area occidentale del Regno, coinvolgendo nei prossimi 3 anni le aree di Jeddah, Mecca, Taif e Medina con la realizzazione di nuovi impianti dedicati a tali mercati.

La mappa interattiva di King Abdullah City

I video del progetto

Friday, March 06, 2009

LINEA DURA CONTRO L'ITALCEMENTI

CALUSCO



I sindaci del territorio in conferenza stampa per ri-chiedere le compensazioni ambientali
LINEA DURA CONTRO L'ITALCEMENTI
Il sindaco Colleoni: «D'ora in poi il nostro atteggiamento sarà più attento e critico»
Calusco d'Adda
Linea dura da parte di 12 comuni del territorio, dell'Agenda 21 e di Legambiente verso Italcementi.

INQUINAMENTO: SIAMO GIÀ FUORI LEGGE

INQUINAMENTO: SIAMO GIÀ FUORI LEGGE

Merate
Un cielo di piombo, nero di smog, sovrasta Merate: inizio decisamente drammatico, sotto il profilo dell'inquinamento ...


Nanopatologie e bugie nel Paese dei Nani

Nanopatologie e bugie nel Paese dei Nani
Hermes Pittelli






Nel Paese dei nani (il nostro, purtroppo non è una favola) di nanopatologie – e di bugie – si muore.
Questo amaro risveglio alla realtà vi può capitare durante la presentazione di un libro. A caso, Perdas De Fogu di Massimo Carlotto. Credete di trascorrere un paio d’ore piacevoli tra discorsi letterari in compagnia del Re del noir mediterraneo, invece vi allarmate e vi rendete conto che in una libreria qualcuno tenta disperatamente di informarvi su quello che i politicanti, le grandi aziende e la criminalità organizzata ordiscono ai vostri danni per sete di soldi.
Vi accorgete che in quelle due ore si fa politica vera (nell’accezione etimologica del termine), si partecipa ad un flusso di coscienza civile e resistenza sociale per non lasciarsi come sempre fagocitare passivamente dai famigerati ‘poteri forti’, così definiti in modo furbo da chi non vuole far emergere la verità. Ma i mostri che insieme formano il Leviatano incombente su tutti noi hanno nomi e cognomi e sono identificabili. Peccato che i cani da guardia della democrazia siano assopiti o felicemente al guinzaglio dei nuovi padroni della nostre sorte e in definitiva delle nostre vite.

Tanto per fare un esempio, leggo (riesco ancora – beata ingenuità senile – ad allibire) a pagina 25 (sigh!!!) dell’autorevole quotidiano La Repubblica di venerdì 13 febbraio 2009 una notiziola sbattuta in taglio medio laterale tra le brevi: “Viterbo, altro militare morto per possibile contaminazione da uranio impoverito (http://www.nanodiagnostics.it/Caso.aspx?ID=10). Lo denuncia la sorella della vittima. Il militare, originario di Montefiascone, aveva 31 anni ed è deceduto il 10 giugno 2008. La notizia è stata resa pubblica solo ora. Aveva prestato servizio nel poligono di Perdasdefogu in Sardegna”.
Sobbalzo. E, povero me, mi chiedo come mai (ma forse sarò smentito nei prossimi giorni) una notizia del genere finisca tra le brevi, invece di fornire il là per un’inchiesta spietata sull’argomento.


Il romanzo, questo sì inchiesta, di Carlotto è ambientato, pura coincidenza, in Sardegna, attorno al poligono di Salto di Quirra. Zona nella quale una coraggiosa ricercatrice veterinaria

sta conducendo uno studio sugli effetti dell’inquinamento bellico ai danni degli animali.
E dalla fiction (mica tanto), si passa traumaticamente alla realtà. Perché il famigerato poligono esiste realmente ed è il terzo poligono interforze più importante del mondo (composto da due aree distinte: il Poligono "a terra", con sede a Perdasdefogu (NU) e il Poligono "a mare", con sede a Capo San Lorenzo); perché all’interno del perimetro del poligono vengono realizzati esperimenti con razzi, missili e ralative insatallazioni, con materiali d’armamento di lancio e caduta, perché il poligono è una base d’appoggio Nato che avrebbe dovuto essere dismessa (si tratta però di demanio militare) come da promessa ai cittadini, ma che invece continuerà a svolgere indistubata la propria attività (ancora di più adesso, dopo la vittoria del Pdl alle regionali), visto che tra l’altro diventerà anche testa di ponte per eventuali missioni militari (militari, per i più distratti) in Africa sotto l’egida atlantica.
E a proposito di buone notizie, la base Nato di Vicenza sarà raddoppiata, anche qui in barba alla volontà popolare, quella di Aviano continua a custodire soavemente nel proprio ventre testate nucleari e, udite udite, una nuova di zecca sorgerà in Trentino, altra regione (come la Sardegna) a vocazione prevalentemente turistica.
Qualcuno potrebbe commentare “Embé?”. Cosa c’entra tutto questo con la salute dei cittadini, la salvaguardia dell’ambiente e la fortuna delle attività turistiche?


Entrano in gioco le famigerate nanoparticelle e le nanopatologie che danno il titolo a questo accorato sfogo più che articolo.
Entrano in gioco due scienziati di stanza a Modena, Stefano Montanari (direttore scientifico della Nanodiagnostics, autore tra l’altro del volume scientifico ‘Il girone delle polveri sottili’ che ha ispirato Carlotto) e sua moglie Antonietta Gatti (ricercatrice dell'Università di Modena e Reggio Emilia, nonché genitrice della materia), di cui forse l’opinione pubblica non sa nulla perché la politica e la (dis)informazione italiane tentano con accurata opera di cancellarli.
Ad esempio, alle recenti elezioni poltiche, Stefano Montanari era uno dei 15 candidati alla carica di premier, ma sfido chiunque a rammentare se i vari tg o giornali italiani gli abbiano concesso lo spazio garantito dalla Costituzione e dalle leggi.
Dunque, Stefano Montanari e Antonietta Gatti sono i pù autorevoli studiosi ed esperti (cliccate sui link in alto a destra per farvi un’idea precisa del loro fondamentale quanto oscuro lavoro) delle nanoparticelle e delle nanopatologie. Per evitare di propinarvi sciocchezze, cito direttamente loro per la sintetica spiegazione dei concetti: “Per "nanopatologie" s'intendono le malattie provocate da micro e nanoparticelle inorganiche che sono riuscite, per inalazione od ingestione, ad insinuarsi nell’organismo e si sono stabilite in un organo o in un tessuto. Le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagl’incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. In genere, le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e degl’inceneritori.
I concetti fondamentali da ricordare sono:
1. Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato.
2. Più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte.
3. Più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti.
4. Non esistono meccanismi biologici od artificiali conosciuti capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato sequestrato da un organo o un tessuto”.


Ora, è facile intuire che chi vive (o tenta di sopravvivere) nei pressi di inceneritori (termovalorizzatori, nell’eufemistica e ipocrita definizione dei politici), cementifici, fonderie, basi militari, ma anche arterie stradali o ferroviarie o aeroporti, non può abbandonarsi a manifestazioni di giubilo. Ma nemmeno il resto della popolazione può sospirare di sollievo. Perché le infide nanoparticelle hanno la sinistra prerogativa, una volta disperse nell'aria, di scendere dall'alto verso il basso e depositarsi sulle coltivazioni, sui terreni, nelle falde acquifere.



Verità scomode abilmente occultate. Politici e la maggior parte dei media italiani sono maestri in quest’opera di obnubilamento delle coscienze e delle menti dei cittadini. Perché lo fanno?
Naturale, perché di solito (sempre) hanno bisogno di coprire con un velo di ipocrisia accettabile un business criminale e gigantesco. Per dirla volgarmente, per coprire un enorme giro di denaro sporco originato da azioni illegali ai danni della salute e del portafoglio delle persone normali, cittadini che devono restare agnostici e passivi.

La globalizzazione si è rivelata la migliore invenzione per la criminalità organizzata, per le mafie mondiali perché ha moltiplicato a dismisura i mercati e le opportunità di guadagno. Il centro del Mediterraneo, tra l'altro, è l'area preferita dai criminali di ogni latitudine per il riciclo del denaro sporco.
Una torta avvelenata (in tutti i sensi) per gli esseri umani onesti e inconsapevoli, ma appetibile e irrinunciabile per le varie cupole e per politici, governi, industrie farmaceutiche e alimentari, grandi aziende che in modo vorace partecipano compiacenti e conniventi a questo demoniaco banchetto.


Altra piccola digressione: sapete perché è scoppiato l’infetto bubbone della ‘monnezza’ in Campania? Non si tratta di un’emergenza improvvisa, ma di un disegno studiato e orchestrato nei minimi particolari. La Campania è stata scelta perché più di altre è la Regione che incarna i vizi italici: la pigrizia, il fatalismo, la furbizia dalla vista e dalle gambe corte, il disinteresse per la cosa e i beni pubblici. In questo quadro è stato facile riversare sul territorio veleni e rifiuti tossici e poi sfruttare la gran cassa mediatica per urlare: “Vedete? Anche voi rischiate la stessa fine se non ci permettete di costruire gli inceneritori!”. Ecco svelato l’inghippo: il colossale affare legato agli appalti della costruzione di nuovi inceneritori su tutto il territorio nazionale. Ma come abbiamo visto gli inceneritori non risolvono affatto il problema dello smaltimento di rifiuti, sono solo degli strumenti altamenti inquinanti, forieri di malattie e morte. Eppure (cliccate sempre in alto a destra sul sito dei comuni virtuosi) un’altra via, efficace, è possibile attraverso la vera raccolta differenziata e il riciclo. Informiaci per agire.


Amaro epilogo: calato un triste sipario su politici e governanti (perché non li cacciamo a pedate? Per loro servirebbero davvero i fogli di via), tra gli imputati spiccano i media, rei di intontirci con il gossip (le tette del Grande Fratello o gli eliminati di X Factor), con i continui Morboselli (servizi morbosi di cronaca nera, conio Carlotto) per evitare di affrontare le vere inchieste di cui dovrebbero occuparsi. La fine è nota, lampante come la Verità. I media sono concentrati nelle mani di pochi editori tutt’altro che puri, editori che allungano i propri arti vogliosi in altri settori (altamente remunerativi) che hanno nulla da spartire con l’informazione. Le riunioni di redazione partono dal presupposto che non si pubblicano notizie potenzialmente scomode o pericolose per il Padrone; altro principio sacro e inviolabile: non si pubblicano e nemmeno si pensano inchieste imbarazzanti sui comportamenti poco virtuosi degli inserzionisti; quelli che pagano l’invadente pubblicità sui giornali e sulle televisioni, quelli che assicurano i reali introiti ai media. Quindi, perché difendere i diritti e gli interessi dello sventurato e squattrinato cittadino/lettore (se alfabetizzato e disposto a leggere, ovvio), quando la ciotola con il cibo è garantita da altre ‘entità’?
Per documentarvi sul laocontico intreccio tra editoria e affarismo vi consiglio l’ottimo e rigoroso libro inchiesta di Giulio Sensi “Informazione, istruzioni per l’uso” (Ed. Altreconomia) di cui trovate uno stralcio che comunque rende bene l’idea sul numero di febbraio di Altreconomia (sito: http://www.altreconomia.it/site/).


Purtroppo viviamo davvero nella Repubblica delle banane, siamo il Paese dei Nani al potere (e non solo per la statura fisica…). Come dice ogni tanto con sarcasmo una donna di Puglia: “Anche come rape, non siete certo delle cime…”.
Il guaio è che sono avvolti nella più bieca furbizia, la tipica maschera che occulta la mancanza di intelligenza e la palese voracità di denaro. Ma ogni cittadino, informandosi e costruendo reti virtuose, li può denudare e inchiodare alle proprie responsabilità. Per immaginare e realizzare concretamente un futuro migliore, un Paese finalmente progredito in senso umano, civile, democratico.
Almeno proviamoci, per non macerarci nel rimorso quando il Tempo sarà scaduto.

Thursday, March 05, 2009

SMOG. FORMIGONI: NUOVI INCENTIVI E PIU´ CONTROLLI

SMOG. FORMIGONI: NUOVI INCENTIVI E PIU´ CONTROLLI
L´ANNUNCIO DOPO LA RIUNIONE CON SINDACI DELL´AREA CRITICA CONTRIBUTI DELLA REGIONE AI COMUNI PER I COSTI DELL´OPERAZIONE

Milano, 4 marzo 2009 - Più controlli sulle strade della Lombardia e sugli impianti di riscaldamento per ridurre l´inquinamento atmosferico. Nuovi incentivi regionali e nuove norme sulle emissioni nell´agricoltura e negli allevamenti, che già la Giunta di oggi varerà. Sono le principali decisioni annunciate dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, al termine della riunione con un primo gruppo di sindaci dell´area critica convocati oggi a Palazzo Pirelli. Al vertice, cui hanno partecipato gli assessori regionali alla Qualità dell´Ambiente, Massimo Ponzoni, e alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia Locale, Stefano Maullu, erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, il presidente di Anci Lombardia e sindaco di Lodi, Lorenzo Guerini, e gli amministratori di Brescia, Bergamo, Cremona, Monza, Rho, Segrate, Bollate, Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni, Cologno Monzese e Paderno Dugnano. Controlli - Regione Lombardia è pronta a concedere contributi ai Comuni perché possano coprire la parte di costi non coperta dalle sanzioni di questa intensificazione degli accertamenti sui veicoli che non rispettano la legge regionale. "I Comuni potranno effettuare questa operazione ad ´impatto zero´ - ha spiegato Formigoni - in quanto Regione Lombardia si farà carico di sostenere i costi non coperti dagli introiti delle sanzioni: serve uno sforzo da parte di tutti - ha aggiunto il presidente - e strumenti di emergenza per affrontare una situazione che è tale ma non soltanto per la Lombardia". Oltre ai Comuni, coinvolti attraverso le Polizie Locali, il presidente Formigoni ha consultato i prefetti lombardi per chiedere controlli più severi anche alla Polizia Stradale per ridurre la velocità dei veicoli sulle autostrade. Il presidente Formigoni, riscontrando la massima condivisione delle proposte poi diventate impegno comune, ha sottolineato che la situazione di criticità dell´inquinamento atmosferico in Lombardia è - nei primi due mesi del 2009 - peggiore rispetto allo stesso periodo del 2008 ma migliore rispetto al 2006 e identica a quella degli anni precedenti (2003, 2004, 2005, e anche 2007). "Non siamo la maglia nera né in Italia, né in Europa - ha detto Formigoni - tanto che altre città come Torino, Venezia, Parigi e Londra stanno peggio di noi". La legge regionale sull´aria (n. 24/2006) "è una buona legge - ha aggiunto Formigoni - e ai contravventori diciamo: cadrete sotto i nostri controlli". In Lombardia esistono circa 300 mila veicoli soggetti al fermo della circolazione. Già a partire dai prossimi giorni sono previsti ulteriori 30. 000 controlli sui veicoli e 18. 000 sugli impianti di riscaldamento. Dal prossimo autunno - è confermato - il divieto di circolazione negli orari stabiliti dalla legge regionale (7. 30 - 19. 30 dal 15 ottobre al 15 aprile) verrà esteso ai veicoli diesel Euro 2. Nuovi Incentivi E Nuove Norme - Per quanto concerne le azioni che Regione Lombardia intende intraprendere, il presidente ha sottolineato che la Giunta regionale sta lavorando per definire normative finalizzate a favorire il risparmio energetico in edilizia, maggiori restrizioni per le emissioni provocate da biomasse e gasolio, sviluppo di azioni sulla cosiddetta "Area vasta" per ottenere risultati ancor più significativi. Gia da domani l´esecutivo lombardo introdurrà nuovi incentivi per l´utilizzo dei Filtri Anti Particolato (Fap) e per i veicoli ecologici, norme per ridurre le emissioni nei settori dell´agricoltura e dell´allevamento e, più in generale, provvedimenti che incoraggino comportamenti virtuosi da parte dei cittadini lombardi. Proposte Al Governo - Nei confronti del Governo, in particolare riferendosi al Ministero dell´Ambiente, Regione Lombardia ha chiesto di regolamentare a livello nazionale la materia degli oli combustibili - su cui la Regione si è già dotata di una sua legge - così come per le pompe di calore e, soprattutto, sugli impianti industriali, sui quali la Regione non ha diretta competenza rientrando invece tra quelle dell´esecutivo nazionale. E´ il caso di raffinerie o centrali termoelettriche per le quali in Lombardia esistono limiti severi alle emissioni ma non è così a livello statale. Il presidente Formigoni ha anche chiesto più incentivi al trasporto collettivo, sostegno al risparmio energetico e, visto che anche a livello nazionale è stato costituito un Tavolo Aria, di avere voce anche in quella sede. Richieste All´unione Europea - Nei confronti dell´Unione Europea, Formigoni ha detto che "il bilancio Ue sul tema dell´inquinamento è insufficiente: l´Europa non può limitarsi a inviare ammonimenti, comminare sanzioni e poi chiamarsi fuori, deve sostenere con fondi propri la lotta all´inquinamento". "Chiediamo modifiche - ha aggiunto - per regolamentare le emissioni delle centrali, visto che la Ue tollera limiti doppi rispetto a quelli vigenti in Regione Lombardia, e per l´inquinamento provocato dagli autoveicoli". I problemi dello smog toccano, in Italia, 20 Regioni su 22 (sono escluse solo la Calabria e la Basilicata). .

Wednesday, March 04, 2009

Smog ancora alle stelle Ma giovedì arriva la neve

Smog ancora alle stelle
Ma giovedì arriva la neve


Ancora smog alle stelle, ma la pioggia dei prossimi giorni dovrebbe aiutare a ripulire l'aria dalle pm10 ormai da giorni a liveli record. Non cessa l'allarme per l'alta presenza di polveri sottili nell'aria oltre il livello di guardia dei 50 microgrammi per metrocubo sia in città che in provincia. Secondo le centraline dell'Arpa, in base ai rilevamenti di lunedì 2 marzo, l'aria è inquinatissima: a Bergamo la centralina di via Garibaldi segna 105 di PM10, il triplo della norma.
Va male anche in provincia: a Filago siamo a 66 microgrammi per metrocubo, 96 a Treviglio, 86 a Calusco.

La pioggia però potrebbe sanare la stuazione: il maltempo continuerà con nuova acqua e da giovedì aria fredda in quota che porterà la neve sotto i 1000 metri, e forse anche nei fondovalle. Le piogge si faranno quindi più continue e persistenti fino a giovedì, quando il fronte della perturbazione transiterà sul Nord Italia. L’aria è ben stratificata sulla nostra provincia: martedì sera si andava dai +8 °C di Bergamo, ai +6 °C di Zogno, ai +4 °C di Olmo, e su questo gradiente giocherà bene la neve, attesa quindi dai 1000 metri attuali fino alle quote di fondovalle.

Per ridurre comunque l'inquinamento atmosferico, la Regione Lombardia ha previsto più controlli sulle strade e sugli impianti di riscaldamento. Previsti anche nuovi incentivi e nuove norme sulle emissioni nell'agricoltura e negli allevamenti, che già la Giunta di mercoledì 4 marzo varerà. «Regione Lombardia - spiega il Pirellone - è pronta a concedere contributi ai Comuni perché possano coprire la parte di costi non coperta dalle sanzioni di questa intensificazione degli accertamenti sui veicoli che non rispettano la legge regionale. I Comuni potranno effettuare questa operazione ad "impatto zero" - ha spiegato il presidente Roberto Formigoni - in quanto Regione Lombardia si farà carico di sostenere i costi non coperti dagli introiti delle sanzioni: serve uno sforzo da parte di tutti e strumenti di emergenza per affrontare una situazione che è tale ma non soltanto per la Lombardia».

In Lombardia esistono circa 300 mila veicoli soggetti al fermo della circolazione. Già a partire dai prossimi giorni sono previsti ulteriori 30.000 controlli sui veicoli e 18.000 sugli impianti di riscaldamento.
Dal prossimo autunno - è confermato - il divieto di circolazione negli orari stabiliti dalla legge regionale (7.30 - 19.30 dal 15 ottobre al 15 aprile) verrà esteso ai veicoli diesel Euro 2.

Per quanto concerne le azioni che Regione Lombardia intende intraprendere, il presidente ha sottolineato che la Giunta regionale sta lavorando per definire normative finalizzate a favorire il risparmio energetico in edilizia, maggiori restrizioni per le emissioni provocate da biomasse e gasolio, sviluppo di azioni sulla cosiddetta ´Area vastaª per ottenere risultati ancor più significativi.

Tuesday, March 03, 2009

LINEA DURA CONTRO L'ITALCEMENTI

CALUSCO

I sindaci del territorio in conferenza stampa per ri-chiedere le compensazioni ambientali
LINEA DURA CONTRO L'ITALCEMENTI
Il sindaco Colleoni: «D'ora in poi il nostro atteggiamento sarà più attento e critico»
Calusco d'Adda
Linea dura da parte di 12 comuni del territorio, dell'Agenda 21 e di Legambiente verso Italcementi.

Calusco d'Adda: le amministrazioni locali chiedono compensazioni ambientali da parte di Italcementi

Calusco d'Adda: le amministrazioni locali chiedono compensazioni ambientali da parte di Italcementi Scritto da Francesco Oddo
Sabato 28 Febbraio 2009 20:20
Si è svolta alle ore 10.30 nell'aula consiliare del comune di Calusco d'Adda la conferenza stampa indetta per discutere i risultati e le richieste del tavolo tecnico aperto da 5 anni.

Il tavolo tecnico è stato istituito cinque anni fa da Calusco d’Adda, Carvico, Villa d’Adda, Sotto il Monte Giovanni XXIII, Terno d’Isola, Solza, Medolago, Suisio, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio superiore, Verderio inferiore,Merate, Imbersago, Cornate d’Adda, Provincia di Lecco, Parco Adda Nord, PLIS Monte Canto, Legambiente Bergamo, Legambiente Meratese, Agenda21 Isola Dalmine Zingonia, per dialogare con Italcementi a proposito dello stabilimento di Calusco e delle sue emissioni nell’ambiente.

Le richieste del tavolo tecnico sono state in parte ascoltate dalla direzione di Italcementi, infatti con dati alla mano Italcementi ha dimostrato che le emissioni rientrano tutte nella norma, ma quando si è parlato di investire degli utili in compensazioni ambientali Italcementi ha risposto che in questo momento non ci sono i fondi necessari in seguito alla crisi finanziaria che sta investendo tutte le aziende.

Il mea culpa arriva dal sindaco di Calusco Roberto Colleoni, che ammette candidamente - tra le amministrazioni comunali e la Italcementi non c'è nessun accordo scritto" -"adesso è venuta l'ora di fare un accordo scritto".

In questo arco di tempo Italcementi ha chiesto ed ottenuto dalla Provincia di Bergamo e dalla Regione le autorizzazioni necessarie per bruciare rifiuti urbani, la cui quota è aumentata nel corso degli anni, aumentando di fatto le entrate.

Dal dibattito è emerso che le emissioni di Italcementi sono si a norma, ma che in ogni caso emette 320mila metri cubi di aria a ottanta gradi di temperatura all’ora non proprio definibili aria di montagna.

Allo stato attuale del tavolo tecnico le amministrazioni e gli enti coinvolti hanno ben poche speranze di risovere in modo positivo le richieste avanzate a Italcementi se non con delle manifestazioni che attirino i media sul problema.

14 Sindaci a Italcementi: rispetti gli impegni presi

14 Sindaci a Italcementi:rispetti gli impegni presi






A partire dal 2005 un cospicuo gruppo di amministrazioni comunali, associazioni ambientaliste, esperti a rappresentanza del territorio su cui maggiormente impatta l’attività del polo cementiero di Calusco d’Adda hanno lavorato insieme per meglio capire le nuove politiche industriali dalla fabbrica di Calusco d’Adda e, ove possibile, indirizzare la ditta ad una riduzione della pressione generata da Italcementi.



Ecco in sintesi alcuni passaggi chiave:



inverno 2005 – presentazione da parte di Agenda21 Isola dalmine zingonia del piano di lavoro denominato “verso un patto territoriale per un sistema di compensazioni ambientali”. Approvato in sedi diverse dai comuni Comunità Isola Bergamasca e altri comuni provincie Milano e Lecco



settembre 2005 – sottoscrizione da parte di tutti i componenti il tavolo di un documento inerenti gli aspetti da approfondire nello Studio Impatto Ambientale e indipendentemente da questo, consegnato alla Ditta



ottobre 2005 – riposte e controproposte Ditta a documento tavolo, con indicazione necessità avvio stesura protocollo di sperimentazione



gennaio 2006 – osservazioni del tavolo alle integrazioni allo Studio Impatto Ambientale



gennaio 2006 - osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale



febbraio 2006 – stesura e consegna brevi mano alla Ditta delle proposte di compensazione ambientale in relazione al sistema dei combustibili oggetto di conferenza di concertazione svolta in Regione lombardia



luglio 2006 – risposta ditta alle osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale



luglio 2006 – parere enti locali alla conferenza di servizi pel l’ottenimento dell’autorizzazione ambientale integrata



ottobre 2006 – costituzione “osservatorio tecnico scientifico permanente” per la definizione del protocollo di sperimentazione del CDR e promozione verifica degli interventi di compensazione concordati con la ditta



novembre 2006 – sottoscrizione protocollo di sperimentazione CDR



luglio 2007 – rinuncia volontaria della Ditta all’uso di Ecofluid e Rasf



inverno 2008 – analisi prima fase introduzione CDR e approvazione valutazione esiti da parte di tavolo politico



estate 2008 – consegna formale alla Ditta delle proposte di compensazioni ambientali collegate all’uso del CDR

Oggi purtroppo, un esempio di relazioni tra una grande azienda come Italcementi - con un impianto molto impattante come la cementeria di Calusco d’Adda - ed il territorio circostante, rappresentato da una dozzina di Amministrazioni Comunali, da tre Province, da un Parco Regionale e da associazioni ambientaliste e sindacati, rischia di essere definitivamente compromesso dalla unilaterale decisione di Italcementi di rinviare sine die la definizione delle compensazioni ambientali da dedicare finalmente al territorio.



Italcementi gestisce la cementeria di Calusco d’Adda dagli anni ‘20. Quattro anni fa la parte principale dell’impianto è stata rifatta aumentandone l’efficienza e la redditività trasformando tra l’altro la cementeria anche in un inceneritore di rifiuti deturpando però irrimediabilmente il territorio circostante.



Come riportato anche da un recente comunicato stampa della stessa Italcementi, per decenni, fino al nuovo impianto appunto, Italcementi ha inquinato tra le due e le 10 volte più di quanto non faccia adesso; ha sfruttato le cave del territorio cambiandone definitivamente il paesaggio senza offrire per questo alcuna forma di compensazione al territorio stesso.



Finalmente, faticosamente con l’introduzione dell’uso dei rifiuti urbani come carburanti, i rappresentanti del territorio sono riusciti a proporsi come interlocutori di Italcementi.



Peccato però che Italcementi si sia dimostrata assolutamente inaffidabile: una volta ottenuta la sostanziale accettazione degli enti locali all’utilizzo appunto dei rifiuti solidi urbani nell’impianto di Calusco, ha deciso unilateralmente di non rispettare gli accordi presi e di rinviare, a data da destinarsi, la definizione delle compensazioni ambientali che ci attendevamo da anni.



La motivazione di questa decisione ci sembra ancora più sconcertante: Italcementi non ha fondi da destinare al territorio a causa della crisi che negli ultimi mesi si è abbattuta sull’economia mondiale.



Da anni, quando il mercato del cemento era florido, attendevamo queste compensazioni; perché Italcementi non ha provveduto prima della crisi a prevedere a bilancio i fondi necessari per le compensazioni ambientali?



Francamente facciamo inoltre fatica ad immaginare che una multinazionale che al 30 settembre scorso aveva dichiarato [fonte “Resoconto Intermedio di Gestione” ItalcementiGroup] un utile ante imposte di oltre 460 milioni di euro non riesca a trovare qualche briciola di quella enorme cifra da reinvestire sul territorio invece che restituirla agli azionisti.



Crediamo purtroppo, che al di là delle tante belle parole e dichiarazioni di principio sentite in questi anni, non vi sia da parte di Italcementi la volontà di affrontare con coraggio la questione di come ripagare un territorio da cui Italcementi ha preso molto ma a cui oggi non sembra intenzionata a restituire nulla.



Ci sembra offensiva e immotivata la caparbietà con cui l’azienda si rifiuta di definire persino il valore economico complessivo delle compensazioni, che consentirebbe di valutarne la reale incidenza sul bilancio e sugli investimenti e di capire se stiamo discutendo di reali difficoltà o di mancanza di serietà.



Le amministrazioni locali pertanto esprimono il proprio disappunto per questa incomprensibile scelta di Italcementi; chiedono un rapido ripensamento alla società e convocano una conferenza stampa per poter meglio approfondire la questione il prossimo Sabato 28 Febbraio alle ore 10:30 presso il Municipio di Calusco d’Adda.



Firmato dai Sindaci di

Calusco d’Adda

Cornate d’Adda

Imbersago

Medolago

Merate

Paderno d’Adda

Robbiate

Villa d’Adda

Solza

Sotto il Monte Giovanni XXIII

Suisio

Terno d’Isola

Verderio superiore

Verderio inferiore



Parco Adda Nord

PLIS Monte Canto



Assessorato Ambiente Provincia di Lecco



Legambiente Bergamo



Agenda21 Isola Dalmine Zingonia

Braccio di ferro tra sindaci e Italcementi




Nel mirino le compensazioni ambientali. L'azienda replica: «Impegni sempre rispettati»



PADERNO I sindaci dell'Isola Bergamasca, di Paderno, Robbiate, Verderio Inferiore e Superiore e Cornate d'Adda non ci stanno. Nel mirino finisce Italcementi e le compensazioni ambientali promesse per la costruzione del famoso forno a torre visibile da chilometri di distanza in tutto il Meratese. Una presenza fissa per i padernesi e i robbiatesi che, appena volgono lo sguardo, non possono fare e meno di notarlo.
«Italcementi aveva preso l'impegno di compensare le comunità locali per la costruzione del forno per il cemento - ha ricordato il sindaco di Robbiate Alessandro Salvioni -. Erano state installate delle centraline per il monitoraggio delle emissioni, la prima e unica compensazione eseguita. Da due anni ormai il tavolo di lavoro è fermo e non si procede, era stata ipotizzata la posa da parte di Italcementi del suo asfalto o cemento antinquinamento su parecchie strade della zona, ma non se n'è saputo più nulla. Ora c'è la crisi economica e la società si appella a questo evento per ritardare ancora».
Ecco quindi che una trentina di primi cittadini si sono trovati ieri mattina per spingere la multinazionale del cemento a rispettare gli impegni presi.
«Il Gruppo ha sempre fatto fronte agli obblighi di legge e ha sempre cercato di coniugare le richieste delle comunità e degli enti locali - spiega la società -, anche al di là di quanto imposto da norme e regolamenti, con le politiche di sviluppo e di crescita dell'impianto e delle realtà economiche locali». Questo atteggiamento però «non deve essere confuso con accondiscendenza di fronte a richieste ingiustificate, che assumono grande significato in periodi di particolari dinamiche politico-amministrative». Per il futuro la cementeria si impegna a rispettare gli impegni presi «compatibilmente con le condizioni del quadro economico», ma le richieste non vanno intese come «impegni presi da Italcementi se non vi è stata una esplicita adesione da parte nostra».
C'è anche un richiamo che arriva da parte dell'azienda nei confronti del realismo rivolto agli amministratori locali: «Le istituzioni devono avere la responsabilità di saper coniugare tali richieste alle reali condizioni economiche in cui il territorio si trova», è la conclusione di Italcementi.

Lorenzo Perego

Monday, March 02, 2009

Smog alle stelle, Formigoni convoca i sindaci della Lombardia

Smog alle stelle, Formigoni convoca i sindaci della Lombardia

Lo smog torna a decollareIl presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, prende nuovamente l'iniziativa per rilanciare e potenziare le azioni contro l'inquinamento atmosferico: ha convocato al Palazzo Pirelli un primo gruppo di sindaci dell'area critica (che potranno essere accompagnati dall'assessore all'Ambiente e dal comandante dei vigili).

La riunione si terrà martedì 2 marzo, nel pomeriggio, per «una più efficace attuazione delle misure già in atto» ma anche «per individuare soluzioni innovative a fronte della situazione attuale».

Nella lettera inviata ai primi cittadini lombardi il governatore della Lombardia sottolinea che proprio «la situazione critica che in questo periodo si sta verificando relativamente ai valori particolarmente alti di concentrazioni di inquinanti in atmosfera spinge a potenziare le misure di prevenzione e di controllo attualmente in vigore».

Formigoni, già nella settimana scorsa, aveva fatto appello ai sindaci perché realizzassero adeguatamente i controlli di cui hanno la responsabilità; e inotre aveva stretto un intesa con il sindaco di Milano, Letizia Moratti, che ha prodotto il potenziamento, in collaborazione con il Comune, delle pattuglie dedicate al controllo dei veicoli e dei gas di scarico.

Ora torna Formigoni a chiedere un «coinvolgimento diretto che possa contribuire in modo significativo ad agire con tempestività ed efficacia».

Intanto - ma la situazione è destinata fortunatamente a migliorare grazie alla pioggia - restano preoccupanti i livelli delle polveri sottili e l'aria resta irrespirabile. Ancora allarme smog a Bergamo: dopo i 109 microgrammi registrati nella giornata di venerdì dalla centralina dell'Arpa di via Garibaldi in città, i dati di sabato hanno mostrato un ulteriore incremento, arrivando a quota 122.

In generale il bel tempo di questi giorni ha fatto salire alle stelle il valore delle polveri sottili nell'aria: non è disponibile il dato della centralina di via Meucci a Bergamo, ma anche nel resto della provincia si respira male. A Filago 78 microgrammi per metro cubo, a Lallio 58, a Osio Sotto 81, a Treviglio 97 e a Calusco 89. Tutti dati ben oltre i 50, soglia massima consentita. Aspettando la pioggia ...

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