MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI :
Paderno d'Adda e Solza
.
HANNO FIRMATO :
Calusco d'Adda,
Cornate d'Adda,
Imbersago,
Medolago,
Parco Adda Nord,
Robbiate,
Verderio Inferiore,
Verderio Superiore,
Villa d'Adda,
Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia .
Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento .
http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html
Countdown alla ferrovia
il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
Monday, March 28, 2016
Wednesday, March 16, 2016
Incenerimento rifiuti: medici e tecnici a Calusco
https://vimeo.com/album/3797464
Comitato “La Nostra Aria”, Comitato “Aria Pulita Centro Adda” e Rete Rifiuti Zero Lombardia
Moderatore
Raffaella Zigon, Rete Rifiuti Zero Lombardia
Introduzione
Marco Benedetti, Comitato “Aria Pulita Centro Adda”
Relatori
Marco Caldiroli, chimico, vicepresidente di Medicina Democratica
Patrizia Gentilini, medico oncologo, comitato scientifico ISDE Italia, Associazione Medici per l'Ambiente
Edoardo Bai, medico epidemiologo, comitato scientifico ISDE Italia, Associazione Medici per l'Ambiente
Paolo Crosignani, medico epidemiologo OCCAM Milano, già responsabile U.O. Registro Tumori ed Epidemiologia Ambientale
Album foto
picasaweb.google.com/117290793877692021380/IncenerimentoRifiutiMediciETecniciACluasco?authuser=0&feat=directlink
Sintesi degli interventi
centannindietro.wordpress.com/2016/01/30/incenerimento-e-salute-grande-successo-a-calusco/
Rassegna stampa
merateonline.it/articolo.php?idd=60134&origine=1&t=Incenerimento+dei+rifiuti%3A+una+conferenza+con+tre+medici+per+parlare+delle+conseguenze+sulla+salute%2C+il+29+a+Calusco#.Vo0P4rMlioI.facebook
bergamopolis.it/sala-piena-per-fermare-linceneritore-di-calusco-dadda-368.html
merateonline.it/articolo.php?idd=60745&origine=1&t=Calusco%3A+500+persone+in+sala+civica+per+ascoltare+medici+e+esperti+su+Italcementi
merateonline.it/articolo.php?idd=60743&origine=1&t=Fischi+al+sindaco+Colleoni%3A+%22la+verit%26agrave%3B+non+%26egrave%3B+in+questa+assise%22
merateonline.it/articolo.php?idd=60744&origine=1&t=Il+parere+di+esperti+sugli+studi+epidemiologici+e+il+loro+valore
Videoregistrazione in web streaming con Livestream Procaster a cura di Sergio Primo Del Bello
Comunicattore
Incenerimento rifiuti: medici e tecnici a Calusco
Conferenza di medici e tecnici esperti sulle conseguenze sanitarie e ambientali dell'incenerimento dei rifiuti.
Assemblea pubblica, Calusco d'Adda BG, 29/01/2016 - #NonBruciamoIlNostroFuturo
Promossa daAssemblea pubblica, Calusco d'Adda BG, 29/01/2016 - #NonBruciamoIlNostroFuturo
Comitato “La Nostra Aria”, Comitato “Aria Pulita Centro Adda” e Rete Rifiuti Zero Lombardia
Moderatore
Raffaella Zigon, Rete Rifiuti Zero Lombardia
Introduzione
Marco Benedetti, Comitato “Aria Pulita Centro Adda”
Relatori
Marco Caldiroli, chimico, vicepresidente di Medicina Democratica
Patrizia Gentilini, medico oncologo, comitato scientifico ISDE Italia, Associazione Medici per l'Ambiente
Edoardo Bai, medico epidemiologo, comitato scientifico ISDE Italia, Associazione Medici per l'Ambiente
Paolo Crosignani, medico epidemiologo OCCAM Milano, già responsabile U.O. Registro Tumori ed Epidemiologia Ambientale
Album foto
picasaweb.google.com/117290793877692021380/IncenerimentoRifiutiMediciETecniciACluasco?authuser=0&feat=directlink
Sintesi degli interventi
centannindietro.wordpress.com/2016/01/30/incenerimento-e-salute-grande-successo-a-calusco/
Rassegna stampa
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bergamopolis.it/sala-piena-per-fermare-linceneritore-di-calusco-dadda-368.html
merateonline.it/articolo.php?idd=60745&origine=1&t=Calusco%3A+500+persone+in+sala+civica+per+ascoltare+medici+e+esperti+su+Italcementi
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merateonline.it/articolo.php?idd=60744&origine=1&t=Il+parere+di+esperti+sugli+studi+epidemiologici+e+il+loro+valore
Videoregistrazione in web streaming con Livestream Procaster a cura di Sergio Primo Del Bello
Comunicattore
Monday, March 14, 2016
Paderno: il consiglio unito chiede a Italcementi più garanzie a tutela della salute
Paderno: il consiglio unito chiede a Italcementi più garanzie a tutela della salute
Nella serata di mercoledì, presso Cascina Maria, si è svolto il consiglio comunale di Paderno d'Adda convocato in seduta straordinaria.
Solo tre - esclusi i verbali della riunione precedente - i punti all'ordine del giorno per l'assemblea, che è stata comunque chiamata ad esprimersi sulla questione Italcementi approvando un documento condiviso da maggioranza e minoranza. L'intero consiglio comunale ha infatti manifestato la propria contrarietà al progetto dell'azienda di aumentare i rifiuti bruciati come combustibile nello stabilimento di Calusco d'Adda, a meno che non vengano riconosciute alcune precise richieste per la tutela della salute pubblica formulate dai comuni che siedono al tavolo della trattativa con la società.
La discussione sul tema è stata aperta dalla mozione presentata dal capogruppo di "Paderno Cambia" Matteo Crippa; riflettendo sulla quale l'Amministrazione comunale ha espresso un'unica perplessità riguardo alla possibilità che la Provincia di Bergamo subordini l'autorizzazione ambientale ad Italcementi ad un'indagine epidemiologica.
"I comuni coinvolti hanno fatto passi in avanti richiedendo l'analisi epidemiologica, ma la Provincia non ha il potere di imporla altrimenti la decisione potrebbe essere impugnata dall'azienda. Ci è stato poi spiegato che enti certificatori come Asl ed Arpa non possono, di propria iniziativa, dare il via alle analisi", ha evidenziato il sindaco Renzo Rotta. "Non è la prima volta che parliamo della vicenda in consiglio e l'Amministrazione ha utilizzato tutti i canali a sua disposizione, incluso l'informatore comunale, per tenere aggiornati i cittadini. Mi fa comunque piacere discutere della mozione presentata per affrontare nuovamente una questione così importante".
"L'intenzione della maggioranza - ha preso la parola il capogruppo Gianpaolo Torchio - è quella di arrivare ad una mozione condivisa che ripercorra tutto quanto fatto finora, riceva i punti che sono stati avanzati dalla minoranza e ne aggiunga altri superando qualche difficoltà tecnica. L'idea è quindi quella di presentarci uniti come Comune di Paderno per esprimere la nostra contrarietà, sia nel metodo che nel merito, a quanto è avvenuto al tavolo delle trattative: dal quale siamo stati escluso in modo ingiustificabile per volontà di altri comuni. Nelle sue controdeduzioni Italcementi stima in "accettabili" i rischi per la salute, ma non possiamo che ritenere che questi debbano essere invece inesistenti".
La minoranza di "Paderno Cambia" ha quindi ritirato la propria mozione per votare, con alcune piccole modifiche, quella condivisa e poi votata all'unanimità da tutto il consiglio comunale.
"Non desideriamo certo che Italcementi chiuda lo stabilimento di Calusco, ma il nuovo progetto dell'azienda potrebbe essere un'opportunità per migliorare lo stato di salute dell'ambiente", ha ripreso il sindaco Rotta. "Sono almeno tre i punti essenziali a cui non possiamo rinunciare: una centralina, anche mobile, che rilevi i dati dell'inquinamento sul territorio, un'indagine epidemiologica georeferenziata secondo il metodo caso-controllo e il biomonitoraggio, attraverso i licheni, della presenza di metalli pesanti nell'atmosfera".
"Ora occorrerebbe che i comuni uscissero dalla conferenza dei servizi e trovassero il prima possibile un accordo per dare il via ad un'indagine epidemiologica. Il Comune di Paderno stanzierà a bilancio 3mila euro; è un modo concreto per coinvolgere tutte le altre amministrazioni visto che la situazione è bloccata da mesi. Mi preme infine fare un accenno ai comitati che hanno raggiunto le 10mila firme per dire no alla trasformazione del cementificio in un inceneritore: il loro è stato un lavoro prezioso e personalmente mi sarei augurato che le firme arrivassero a 100mila per dare ancora più peso all'iniziativa", ha concluso il primo cittadino.
Da parte sua il capogruppo di minoranza ha espresso soddisfazione per l'approvazione di un documento condiviso, contrariamente a quanto avvenuto nel Comune di Verderio dove poche settimane fa la minoranza di "Verderio Cambia" aveva proposto una mozione molto simile in consiglio comunale.
"Già nel 2012 - ha dichiarato Matteo Crippa - ci siamo mostrati uniti nel dire no alle compensazioni ambientali proposte da Italcementi, con il fine di salvaguardare la salute dei nostri cittadini. È ora positivo essere il primo comune a deliberare con chiarezza sulla questione, perché purtroppo intorno a noi vedo troppa cautela da parte degli altri amministratori".
L'assemblea è poi passata ad approvare la delibera per il riconoscimento del genocidio del popolo armeno: un atto di solidarietà da parte del Comune di Paderno in occasione del centenario di quei drammatici eventi.
"Il progetto è nato all'interno dell'Istituto Comprensivo i Robbiate e per svilupparlo sono state coinvolte le amministrazioni dei quattro comuni che fanno riferimento alla struttura", ha spiegato l'assessore all'istruzione Claudio Stella. "Sono stati dunque pensati due percorsi: uno per i ragazzi delle classe terze della scuola media che hanno affrontato in classe il tema del genocidio e l'altro per la cittadinanza di Verderio, Paderno, Robbiate e Imbersago a cui sono stati proposti degli incontri informativi. Entrambi si concluderanno con la consegna al console della Repubblica Armena, nella serata di mercoledì 16 in sala consiliare a Robbiate, delle delibere approvate dai quattro consigli comunali sul riconoscimento del genocidio. Il nominativo del Comune di Paderno sarà poi inserito tra i "giusti della memoria" in una targhetta al museo memoriale del genocidio nella capitale armena".
Anche a Paderno, come negli altri comuni coinvolti, la delibera è stata approvata all'unanimità.
- CLICCA QUI PER VISUALIZZARE LA DELIBERA
PROGETTO DI VALORIZZAZIONE ENERGETICA DI COMBUSTIBILI SOLIDI SECONDARI (CSS) IN PARZIALE
SOSTITUZIONE DI COMBUSTIBILI FOSSILI PRESSO LO STABILIMENTO ITALCEMENTI DI CALUSCO D’ADDA
MOZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI PADERNO D’ADDA
Premessa
Il 4 maggio 2012 è stato sottoscritto da diversi Comuni, dal Parco Adda Nord e da Agenda 21 Isola
Bergamasca Dalmine – Zingonia, con Italcementi un protocollo (c.d. protocollo CDR) per l’attuazione di
compensazioni ambientali inerenti il processo di sostituzione, presso lo stabilimento di Calusco d’Adda, dei
combustibili convenzionali con combustibili alternativi, per un massimo di 30.000 t/anno di CDR
(Combustibile Derivato da Rifiuti). Protocollo definito nel corso di estese tempistiche da un “Tavolo
Territoriale” partecipato anche da altri Enti con la stessa Italcementi.
Il protocollo prevedeva in particolare che “Italcementi darà seguito, per quanto di propria competenza, al
progetto di riattivazione del raccordo ferroviario per il trasporto di parte dei materiali necessari alla
cementeria di Calusco d’Adda o da questa prodotti, con l’obiettivo di eliminare i passaggi di almeno 8.000
automezzi/anno sul territorio. L’investimento è stimato in circa 1,2 milioni di euro”.
“A garanzia dell’obbligo assunto da Italcementi con riferimento all’intervento, la Società medesima rilascia
alla firma del presente accordo una fidejussione bancaria per un ammontare complessivo pari a € 600.000 a
favore del Comune di Calusco d’Adda, in quanto Ente territorialmente interessato dall’intervento ed in
rappresentanza degli Enti di cui al tavolo Territoriale”.
Un successivo comma del protocollo prevedeva “dello sviluppo dell’attività Italcementi relazionerà il Tavolo
Territoriale con cadenza quadrimestrale a partire dalla data di sottoscrizione del presente protocollo […].
Ciò in modo che eventuali impossibilità non dipendenti dalla Ditta a procedere con il progetto siano da
subito valutate”.
Il Consiglio Comunale di Paderno d’Adda con delibera n. 18 del 24-04-2012 , all’unanimità, aveva deciso di
non sottoscrivere il suddetto protocollo, non condividendone appieno il contenuto.
Nuovo progetto Italcementi
Italcementi ha presentato il 15 ottobre 2014 alla Provincia di Bergamo istanza di modifica sostanziale
dell’Autorizzazione Integrale Ambientale rilasciata per lo stabilimento di Calusco d’Adda, per l’incremento
da 30.000 t/anno a 110.000 t/anno del quantitativo di combustibile costituito da rifiuti solidi non pericolosi
(CSS) da utilizzare nel forno di cottura del clinker, in parziale sostituzione dei combustibili fossili
convenzionali; i rifiuti combustibili sono individuati da Italcementi tra un’ampia gamma di codici CER
(Catalogo Europeo dei Rifiuti).
La Provincia di Bergamo ha comunicato il 31 ottobre 2014 prot. 90207 alla ditta Italcementi, al Comune di
Calusco d’Adda, all’ARPA Lombardia – Dipartimento di Bergamo, all’ASL di Bergamo, alla Idrogest S.p.A.,
l’avvio del procedimento di Valutazione Integrata Ambientale.
Il Comune di Paderno d’Adda, unitamente ad altri Comuni, con lettera del 15 dicembre 2014 prot. 9492, ha
presentato istanza di partecipazione al procedimento VIA, in considerazione della diretta contiguità
territoriale con il comune di Calusco d’Adda.
Il Comune di Paderno d’Adda, unitamente ad altri Comuni, con lettera del 16 dicembre 2014 prot. 9491,
dopo una prima analisi del progetto, ha esternato alla Provincia di Bergamo la necessità di
approfondimenti: l’inquinamento di fondo già presente è elevato e un contributo di emissioni significativo,
sia in termini di quantità che di qualità, come quello fornito dal sito industriale, deve essere oggetto di una
maggiore e costante attenzione e di controllo, al fine di tutelare la salute degli abitanti e degli ecosistemi
presenti.
Il Comune di Paderno d’Adda con lettera del 27 gennaio 2015 prot. 720 - in nome e per conto dei comuni di
Imbersago, Verderio, Robbiate, Cornate d’Adda, Carvico, Medolago e Solza ha chiesto al Sindaco del
Comune di Calusco d’Adda un incontro per discutere del progetto Italcementi con l’obiettivo, se possibile,
di concordare un’unità d’intenti nell’interesse delle comunità rappresentate.
Nel frattempo, il Comune di Calusco d’Adda, con lettera pervenuta al comune di Paderno d’Adda il 26
gennaio 2015 prot. 696, anticipava che per quanto riguarda il nuovo progetto Italcementi non era
intenzionato a partecipare e/o a costituire un nuovo tavolo; in allegato veniva recapitata una nota di
Italcementi in merito al progetto per la realizzazione del raccordo ferroviario evidenziando le difficoltà
riscontrate nelle continue richieste di modifica progettuale da parte di RFI.
Prima Conferenza dei Servizi in ambito VIA
A seguito di convocazione da parte della Provincia di Bergamo si è tenuta l’11 febbraio 2015 la prima
Conferenza Istruttoria VIA, per l’espressione del giudizio di compatibilità ambientale del progetto
Italcementi con l’illustrazione del progetto ed il rilievo di eventuali elementi ostativi all’autorizzazione.
In quella sede il Comune di Paderno d’Adda ha anticipato verbalmente la presentazione di osservazioni
successivamente ufficializzate con lettera del 4 marzo 2015 prot. n. 1697 in nome e per conto anche dei
Comuni di Cornate d’Adda, Imbersago, Merate, Robbiate, Solza e Verderio.
In seguito, i Comuni del territorio lecchese hanno chiesto ed ottenuto il coinvolgimento e la partecipazione,
nella Conferenza dei Servizi della procedura VIA, dell’ASL di Lecco quale presenza compartecipata per la
valutazione del rischio sanitario della popolazione.
Viste le osservazioni presentate dai partecipanti alla Conferenza dei Servizi e da altri “portatori d’interesse”,
Italcementi ha inviato il 7 luglio 2015 alla Provincia di Bergamo le proprie controdeduzioni ed il 19 ottobre
2015 ulteriore documentazione integrativa.
Il Comune di Verderio con lettera del 8 ottobre 2015 prot. 9301 ha trasmesso alla Provincia di Bergamo un
documento, condiviso e firmato dai Sindaci dei comuni di Cornate d’Adda, Imbersago, Merate, Paderno
d’Adda, Robbiate e Solza, con valutazioni, rilievi e riproposte relative alla documentazione integrativa e
controdeduzioni presentate da Italcementi S.p.A.; controdeduzioni ritenute in gran parte insoddisfacenti
per risposte negative, talvolta eluse, o richieste dei Comuni mal interpretate.
Unica apertura riguarda il Protocollo di Sperimentazione nel processo di combustione del preventivato CSS,
tramite un percorso con modalità operative in funzione delle percentuali di sostituzione di calore
(paragrafo 2.9 del documento integrativo del 19 ottobre 2015 - pagine 25 e 26).
Comitati
Nel frattempo i Comitati Rete Rifiuti Zero Lombardia, La Nostra Aria e Aria Pulita Centro Adda, promotori di
una petizione popolare “Basta inquinamento – No alla trasformazione del cementificio Italcementi in un
inceneritore e richiesta di drastica diminuzioni delle emissioni inquinanti” nella primavera del 2015 hanno
raccolto circa 10.000 firme da abitanti delle zone circostanti il cementificio di Calusco d’Adda. Le firme sono
state inviate alla provincia di Bergamo con numerose ed ulteriori note e documenti inerenti i rischi legati
all’inquinamento generato e alla tutela della salute.
Nuovo Tavolo compensazioni
Tramite scambio di corrispondenza intercorsa tra Agenda 21 Isola Bergamasca Dalmine e Zingonia (nota del
29 aprile 2015) e Italcementi (nota del 20 luglio 2015), ad oggetto “Tavolo compensazioni Italcementi.
Riattivazione raccordo ferroviario”, la ditta Italcementi presentava una sommaria proposta con la nota
“Auspichiamo che la presente proposta sia accolta favorevolmente e che in tal modo si possa considerare
chiusa la questione della riattivazione del raccordo ferroviario prevista dal protocollo del maggio 2012”.
Sulla traccia di questi intendimenti veniva istituito, contrariamente a quanto negato dal Comune di Calusco
d’Adda con la sopra richiamata lettera del 27 gennaio 2015 prot. 720, un nuovo tavolo di trattative
finalizzato alla definizione di compensazioni ambientali, in particolare per l’abbattimento delle emissioni di
Ossidi di Azoto (NOx), quale nuova proposta “compensativa” a fronte della mancata realizzazione dello
scalo ferroviario.
Al Comune di Paderno d’Adda, nonostante la richiesta avanzata, è stata negata da due Comuni della
provincia di Bergamo la possibilità di partecipare al suddetto nuovo tavolo di trattative con Italcementi, non
avendo sottoscritto il protocollo del 4 maggio 2012.
Sulla traccia della corrispondenza intercorsa tra Italcementi e Agenda 21 dell’Isola Bergamasca Dalmine e
Zingonia sono state avviate trattative, tramite la compartecipazione di tecnici, per definire una
“PIATTAFORMA DI CONFRONTO TRA DITTA ED ENTI SOTTOSCRITTORI DEL PROTOCOLLO CDR PER LA
CHIUSURA DELLO STESSO A FRONTE DI NUOVI IMPEGNI DELLA DITTA PER LA GESTIONE DELLE
PROBLEMATICHE AMBIENTALI DELL’INSEDIAMENTO”.
Il documento da presentare alla Provincia di Bergamo, Autorità competente nei procedimenti di
Valutazione Impatto Ambientale (VIA) e di Autorizzazione Ambientale Integrata (AIA), aveva la finalità che
quanto convenuto, declinati nei necessari aspetti tecnici, venisse riportato nell’atto autorizzativo AIA dopo
la positiva conclusione dell’iter del procedimento VIA, con la previsione di superare definitivamente il
protocollo sottoscritto il 4 maggio 2012.
La proposta recepiva di fatto la mancata realizzazione del raccordo ferroviario, accogliendo le motivazioni
di Italcementi, che, seppure plausibili sotto il profilo tecnico, sono state comunicate solo alla fine del 2014,
non rispettando le tempistiche comunicative quadrimestrali previste nell’accordo del 2012.
In taluni passaggi, Italcementi assicurava la propria disponibilità all’accoglimento di alcune proposte
presentate congiuntamente dagli Enti territoriali, contraddicendo il contenuto delle controdeduzioni
avanzate dalla stessa ditta alla Provincia di Bergamo il 7 luglio ed il 19 ottobre 2015.
Seconda Conferenza dei Servizi in ambito VIA
Le ipotesi contenute in questo possibile nuovo accordo sono state illustrate il 14 dicembre 2015 nel corso
della seconda Conferenza istruttoria VIA, ipotesi accolta favorevolmente dalla Provincia di Bergamo quale
buona pratica di negoziazione tra gli Enti territoriali e Italcementi.
L’Asl di Bergamo, in merito alla documentazione prodotta da Italcementi a sostegno del nuovo progetto,
condivideva il contenuto e le conclusioni dell’Università di Pavia sull’approccio tossicologico, ma, prima di
esprimere il parere definitivo, ritiene comunque necessaria la convalida dell’ARPA dello studio delle
emissioni effettuate dalla ditta.
L’ARPA per quanto riguarda i modelli di dispersione e ricaduta degli inquinanti in atmosfera affermava che
le metodologie utilizzate per la modellistica della qualità dell’aria e delle dispersioni risultano
sostanzialmente corrette e condivisibili riservandosi di valutare il Piano di Monitoraggio e il Protocollo di
Sperimentazione nell’ambito del procedimento AIA (Autorizzazione Ambientale Integrata). Esprimeva
inoltre il proprio gradimento in merito al percorso intrapreso da alcuni Enti ed Italcementi per la ricerca di
un intesa finalizzata al contenimento delle emissioni.
Le ASL evidenziavano che, ai sensi delle linee guida regionali, non è possibile da parte loro effettuare studi
epidemiologici in ambito della procedura VIA, in quanto in tali procedimenti hanno il ruolo di valutatori.
Quadro ambientale consolidato
La mappa delle emissioni annuali aggiornata al 20121
disponibile sul sito di ARPA Lombardia evidenzia sui
territori contermini al sito Italcementi di Calusco d’Adda la presenza di una massiccia nube di NOx.
I dati di monitoraggio relativi alle emissioni di Italcementi Calusco2
evidenziano come, se pur rimanendo
sotto i livelli autorizzati, vi siano notevoli ed incomprensibili instabilità di sostanze quali biossido di zolfo
(SO2), monossido di carbonio (CO), ammoniaca (NH3) ed anche di ossidi di azoto (NOx); considerata la
consistenza e mutabilità dei CSS, nell’ambito dei CER utilizzabili, il quadro emissivo potrebbe subire
ricorrenti e inverificabili cambiamenti.
Tutto ciò premesso
Il Comune di Paderno d’Adda, pur riconoscendo il lodevole impegno dei Comuni partecipanti al tavolo di
discussione con Italcementi per ottenere forme di mitigazione e compensazione ambientale (anticipate il
1http://www2.arpalombardia.it/sites/QAria/_layouts/15/QAria/LeEmissioni.aspx
2https://webmail.italcementi.net/emissioni/ecowebcalusco/
14 dicembre 2015 nel corso della seconda Conferenza dei Servizi) non può condividere né il metodo, né il
merito dell’accordo raggiunto;
Accordo che, alla data odierna, dopo trattative da settembre 2015 a febbraio 2016, è stato sottoscritto solo
dal Comune di Calusco d’Adda ma non dagli altri Enti partecipanti al nuovo tavolo, causa parziale
insoddisfazione dei contenuti.
Nel metodo:
è indubbio che l’esclusione, operata da parte di alcuni Enti locali, dal tavolo delle trattative del
Comune di Paderno d’Adda sia stato un atto ingiustificato ed ingiustificabile; soprattutto
considerata la contiguità del territorio comunale e dei suoi abitanti con l’impianto, che è collocato
praticamente al confine tra i due Comuni.
Nel merito:
il protocollo proposto di fatto supera e compensa “solo” quanto previsto nell’accordo del 4 maggio
2012 riguardante la mancata realizzazione del raccordo ferroviario, non considerando ulteriori
esigenze in ordine a quanto previsto dal nuovo progetto di utilizzo di combustibili non rifiuto CSS;
si ritiene che l’ipotizzato accordo dovesse separare la questione inerente il nuovo progetto
Italcementi circa l’aumento dell’utilizzo del combustile non rifiuto di 110.000 t/anno, anche perché
il CSS, avendo un potere calorifico inferiore all’attuale in uso, comporterà un aumento dei mezzi di
trasporto, che si sommerà alla mancata diminuzione di 8.000 camion/anno prevista qualora fosse
stato realizzato il raccordo ferroviario.
Considerato che
come già richiamato, i Comuni di Cornate d’Adda, Imbersago, Merate, Paderno d’Adda, Robbiate,
Solza, con lettera del 8 ottobre 2015 prot. 9301 del Comune di Verderio, hanno ribadito e
rafforzato le proprie richieste, peraltro non riconsiderate nella seconda Conferenza dei Servizi del
14 dicembre 2015;
in particolare, veniva affermata la necessità di effettuare uno studio epidemiologico per verificare
se lo stato attuale della popolazione, ad oggi, sia in grado di sostenere uno stress aggiuntivo al
previsto utilizzo del combustibile definito non rifiuto (CSS);
lo studio tossicologico effettuato valuta gli effetti degli inquinanti definiti tali e misurati,
consentendo solo di stimare quantitativamente il rischio ambientale mentre uno studio
epidemiologico valuterebbe gli inquinanti nella loro totalità, compresi quelli non considerati;
non è stata presa in considerazione, da parte degli organi competenti, la richiesta dell’istallazione di
ulteriori stazioni di monitoraggio in territorio lecchese;
dovrebbero essere effettuati approfondimenti in merito agli impatti legati all’inquinamento cronico
sul territorio interessato dalle ricadute di emissioni atmosferiche, con particolare attenzione alle
sostanze cancerogene (metalli pesanti, diossine, ecc); i limiti scelti non sono, infatti, adeguati in
quanto il contesto a cui vengono applicati non riguardano un’area da bonificare, ma un’area nella
quale devono essere conservate le attuali funzioni del suolo, tra le altre il sostentamento della
vegetazione anche in aree pregiate quali il Parco Regionale Adda Nord;
per la determinazione degli effetti sulla popolazione sono stati usati modelli matematici
riconosciuti, ma i fattori di esposizione utilizzati nelle simulazioni appaiono gravemente
sottostimati soprattutto con riferimento alla popolazione dei bambini: in particolare la frequenza di
esposizione outdoor è definita considerando che il recettore (adulto e bambino) usufruisca di “soli”
3 ore al giorno per 3 giorni alla settimana per attività ricreative (pagina 52, tabella 19, delle
controdeduzioni presentate il 9 luglio 2015 da Italcementi alla Provincia di Bergamo); fattori di
inalazione “ottimisti e limitativi”, poco reali in rapporto alla condizione di chi vive tutti i giorni, per
24 ore, nel territorio circostante la torre Italcementi;
per quanto possano essere accurati i metodi, i riferimenti e le esperienze, il risultato non sarà mai
realistico quanto una valutazione epidemiologica che includa l'impatto cumulativo e lo stato di
salute reale della popolazione esposta; la questione riguarda in particolare i bambini quali soggetti
più danneggiati dall’esposizione all’ inquinamento atmosferico, in quanto passano mediamente più
tempo all’aperto, sono generalmente più attivi e hanno una ventilazione maggiore rispetto agli
adulti;
la conoscenza dei dati riferiti all’emissione in atmosfera e conseguenti ricadute al suolo deve essere
considerata prioritaria, continua ed irrinunciabile: il persistente monitoraggio di tali dati è
indispensabile per meglio valutare l’impatto e la salvaguardia della salute dei cittadini ed apportare,
qualora necessario, modifiche o correzioni per la tipologia, approvvigionamento, utilizzo e controllo
qualitativo del Combustibile Solido Secondario (CSS);
la combustione di CSS in impianti non tecnologicamente progettati per questa funzione, come i
cementifici, genera un’emissione di metalli pesanti quantitativamente superiore rispetto alla
combustione del CSS negli inceneritori classici e, negli stessi cementifici, rispetto al solo utilizzo di
combustibili fossili;
Italcementi non considera, tra le sue fonti, le più recenti “Linee guida per la Valutazione Integrata di
Impatto Ambientale e Sanitario nelle procedure di autorizzazione ambientale (VAS, VIA, AIA)”
elaborate dal gruppo di lavoro Inter –Agenziale ISPRA/ARPA “Ambiente e salute” approvate in via
definitiva dal Consiglio Federale il 22 aprile 2015. Tale documento rappresenta il più recente ed
aggiornato riferimento sui temi in discussione, in merito alla caratterizzazione dello stato di qualità
dell’ambiente, in rapporto al benessere ed alla salute della popolazione esposta;
nelle controdeduzioni presentate da Italcementi il 7 luglio ed integrate il 19 0ttobre 2015 i limiti di
tollerabilità e i rischi stimati per la salute umana risultano “accettabili”, definizione ribadita in più
occasioni, mentre si ritiene che l’espressione più consona e tranquillizzante dovrebbe essere
essere “inesistente”;
le problematiche riguardanti la mancata realizzazione dello scalo ferroviario dovevano essere
trattate separatamente dagli accordi relativi al nuovo progetto di utilizzazione sino a 110.000
t/annuo del combustibile non rifiuto CSS.
Si ribadiscono le richieste avanzate che
venga posizionata una centralina di rilevazione sul territorio Comunale in corrispondenza visiva
con la torre di emissione Italcementi e in zona agricola, con l’obiettivo di avere dati non inficiati, per
quanto possibile, da altre concentrazioni e rilevate al piano di campagna; in subordine si richiede la
predisposizione di campagne almeno biennali di monitoraggio con centraline mobili per la
rilevazione degli elementi ritenuti più inquinanti;
venga effettuata una adeguata analisi epidemiologica georeferenziata con metodo caso
-controllo di danno ed impatto sanitario, per la valutazione dei possibili effetti sulla popolazione in
prossimità dell’impianto Italcementi, anche alla luce dell’analisi tossicologia prodotta da
Italcementi che ha correttamente evidenziato tutti i potenziali effetti negativi delle sostanze
emesse.
Inoltre, acquisite ed approfondite esperienze di altre situazioni similari
Essendo comprovato che la presenza in atmosfera di sostanze inquinanti (ossidi di azoto, metalli pesanti,
biossido di zolfo, acidi cloridrico e fluoridrico, ozono, monossido di carbonio, composti organici, ecc.) può
raggiungere valori di allarme soprattutto in aree ad elevato impatto antropico (ANPA, 2001). Pertanto, in
tali aree, il livello degli inquinanti va monitorato costantemente, tanto più che è ormai scientificamente
dimostrato che molti di essi agiscono in maniera additiva e/o sinergica sugli organismi vegetali, animali e
sull’uomo.
In questo senso, le tecniche di biomonitoraggio, basate sulla misura degli effetti degli inquinanti su
organismi “monitor”, quali licheni, muschi, artropodi, pesci, ecc., permettono nel loro complesso di
ottenere dati di interesse intrinseco. Infatti, queste tecniche non misurano, negli organismi “monitor”, i
generici parametri teoricamente correlati con l’inquinamento ambientale, bensì le deviazioni di detti
organismi da condizioni normali di vita, in termini morfologici, citologici, fisiologici ed ecologici. Tali
deviazioni possono risultare assai utili per stimare gli effetti combinati di più inquinanti sia su individui
singoli che su popolazioni, ed operare ove necessario concreti interventi preventivi e/o di bonifica
ambientale.
Considerato, infine, che i metalli pesanti, causa la loro non biodegradabilità, aumentano il rischio sanitario
per la loro capacità di inserirsi nella catena alimentare e di accumularsi progressivamente in tessuti
biologici.
Si chiede:
che venga effettuata una ricerca volta al biomonitoraggio dell’inquinamento atmosferico da
metalli pesanti, quali Cadmio, Cromo, Piombo, Rame, Vanadio, Zinco, ecc., mediante l’impiego di
licheni.
Infine, fermamente convinti che l’assoluta priorità sia la salvaguardia della salute pubblica,
si rammenta che non è mai stata avanzata dal Comune di Paderno d’Adda alcuna richiesta di
compensazione economica diretta;
si rivendica che, qualora il progetto venga autorizzato dagli Enti competenti, una parte dei risparmi
e/o guadagni ottenuti da Italcementi nella sua attuazione vengano reinvestiti nell’applicazione di
quanto richiesto, con la finalità di ottenere la massima garanzia possibile circa la sostenibilità
ambientale e sanitaria dell’intervento.
si chiede agli Enti locali e territoriali, di sostenere queste richieste presso gli Enti preposti alla tutela
della salute pubblica;
si auspica che la situazione venga monitorata anche attraverso l’Osservatorio Ambientale
Territoriale, aggregando alla convenzione sottoscritta tra la Comunità dell’Isola Bergamasca con la
Provincia di Bergamo, i Comuni limitrofi dell’area Meratese e della Provincia di Monza e Brianza.
Il Consiglio Comunale di Paderno d’Adda
Alla luce di tutto quanto sopraddetto e considerato, conferisce mandato al Sindaco di esprimere parere
contrario in merito al nuovo progetto Italcementi in sede di Conferenza dei Servizi finché non vengono
soddisfatte tutte le richieste formulate, in aggiunta all’impegno vincolante circa la necessità di avere un
quadro complessivo dello stato di salute dei cittadini, quadro che nel tempo dovrà essere costantemente
monitorato affinché le strategie progettuali di Italcementi, unitamente ad altre attività industriali del
territorio ed in generale alle fonti produttive d’inquinamento, non arrechino danni alla salute dei cittadini
ed all’intero ecosistema.
Dispone che il presente documento, approvato dal Consiglio Comunale di Paderno d’Adda con delibera n. 3
del 9-03-2016 venga inviato al Ministro della salute, On. Beatrice Lorenzin, al Ministro dell’ambiente Gian
Luca Galletti, al Governatore della Regione Lombardia dott. Roberto Maroni, all’Assessore all’Ambiente
della regione Lombardia dott.sa Claudia Terzi ai Presidenti delle Provincie di Lecco e di Bergamo, all’ARPA
Regionale, alle costituite ATS della Brianza e di Bergamo, alla ASST di Lecco ed all’Ambito Distrettuale di
Merate (già Distretto Socio Sanitario di Merate) al Parco Adda Nord, ai Comuni di Cornate d’Adda,
Imbersago, Merate, Robbiate, Verderio, ad Agenda 21 Isola Bergamasca Dalmine – Zingonia demandando
l’incarico affinché venga recapitato a tutti i Comuni dell’Isola Bergamasca.
Monday, February 29, 2016
Merate: unanimità per la mozione sullo '''studio Crosignani''. Silvia Villa: è fondamentale per conoscere il rischio di ammalarsi di chi è sano
Merate: unanimità per la mozione sullo '''studio Crosignani''. Silvia Villa: è fondamentale per conoscere il rischio di ammalarsi di chi è sano
La mozione presentata al consiglio comunale dal gruppo "Merate prospettiva comune" per chiedere l'avvio di una analisi epidemiologica col metodo Crosignani così da vincolare e subordinare la concessione di autorizzazioni a Italcementi ai risultati dello studio, ha visto un intervento articolato e molto puntuale della dottoressa Silvia Villa, consigliere di Sei Merate e apprezzata oncologa di lungo corso dell'azienda ospedaliera lecchese.
"Il nostro obiettivo" ha spiegato il capogruppo Massimo Panzeri prima di lasciare la parola ai colleghi "non è certo quello di impedire una legittima attività privata. Vogliamo però che la stessa si svolga con tutte le necessarie prescrizioni e cautele possibili. L'analisi epidemiologica che chiediamo sia prescritta all'operatore serve a garantire la tutela salute della popolazione attraverso un metodo scientifico, basato su una tecnica georeferenziata caso-controllo, già sperimentata in altre realtà con problematiche simili. Noi chiediamo come Comune di Merate alla provincia di Bergamo di eseguire un'analisi epidemiologica sulla popolazione prima di rilasciare la concessione di utilizzo di css ad Italcementi. Posto che, come è ovvio, la salute non ha prezzo anche i costi eventualmente da sostenere non sarebbero assolutamente proibitivi.
"E' impensabile che l'aumento di attività del cementificio non comporti quantomeno dei rischi che è doveroso dover valutare" ha esordito la dottoressa Silvia Villa "ed è molto importante quindi che vengano fatti degli studi epidemiologici. Nelle rilevazioni dell'agenzia europea dell'ambiente la situazione all'interno della pianura padana è allarmante ed è quella con i livelli massimi di inquinamento rispetto ai dati europei. Se poi si vanno a guardare le singole aree si scopre che l'asse Lecco-Bergamo è quello con una concentrazione di polveri sottili, rispetto al 2013, alle stelle. Situazioni così sono pochissime. Qualcosa di simile lo si trova in alcune aree della Russia e poi basta. Tra i fattori che sono da annoverare come cause ci sono il traffico intenso di automobili, la presenza di industrie di un certo peso e non ultimo la conformazione morfologica che impedisce un riciclo dell'aria, rendendola stagnante".
La bontà del metodo Crosignani è riconosciuta per diverse ragioni: lo studio è sul breve termine e quindi si vedono i primi risultati già dopo un paio di anni, i dati vengono confrontati con i parametri europei e con un lavoro che è stato fatto sulla città di Milano, realtà non troppo diversa dalla nostra, e soprattutto permette di valutare in poco tempo l'andamento della mortalità e i ricoveri. "Questa analisi ci dà anche l'aumento di quante persone non considerate a rischio malattia, lo potrebbero diventare per colpa dell'inquinamento. E questo è molto importante e determinante perchè non si studia solo il peggioramento di chi è già malato ma si guarda al possibile precipitare negli anni della situazione: di chi cioè stava bene e non aveva predisposizioni a contrarre determinate patologie e invece potrebbe tendere ad ammalarsi con più probabilità".
"Gli effetti a breve termine non sono una semplice anticipazione di eventi che sarebbero comunque accaduti" cita proprio lo studio e "la realtà non è che potrebbe peggiorare chi già sta male ma le persone sane che si ammalerebbero per l'inquinamento" ha proseguito la dottoressa Villa "e con il metodo Crosignani si riescono a calcolare queste proporzioni. Gli effetti a lungo termine dell'inquinamento sono poi di gran lunga peggiori di quelli a breve termine perchè si sommano i soggetti che non si sarebbero mai ammalati senza inquinamento a quelli già predisposti. Inquinamento che, tra l'altro, potrebbe agire provocando un crollo della salute di tutta la popolazione e per la quale vanno studiate le assenze da lavoro e da scuola ad esempio e non solo la mortalità o l'aumento di ricoveri in ospedale". Ad interessare poi è la media annuale della concentrazione di polveri sottili e non tanto gli sforamenti occasionali, seppur elevati. "Quando si superano i limiti per più volte, ma comunque in maniera sempre episodica, non è grave quanto invece una condizione permanente oltre i 50microgrammi su metro cubo. Il problema grosso è il cambio di salute di tutta la popolazione e non solo, come nel caso della Terra dei fuochi, il picco di tumori e leucemie nei bambini che comunque resta un dato drammatico. Questo studio epidemiologico a breve termine ci porterà ad avere in mano dei dati nel giro di qualche anno anche perchè quelli che ASL e Regione pubblicano sono del 2010 e continuano a essere in fase di elaborazione. Avere dunque qualcosa di più aggiornato e recente sarebbe utilissimo".
Anche l'assessore Maria Silvia Sesana ha citato esempi di applicazione del metodo Crosignani, sottolineandone la bontà e l'efficacia, e l'aula con l'ulteriore "rafforzativo" del sindaco Andrea Massironi, ha accolto all'unanimità la mozione.
"Il nostro obiettivo" ha spiegato il capogruppo Massimo Panzeri prima di lasciare la parola ai colleghi "non è certo quello di impedire una legittima attività privata. Vogliamo però che la stessa si svolga con tutte le necessarie prescrizioni e cautele possibili. L'analisi epidemiologica che chiediamo sia prescritta all'operatore serve a garantire la tutela salute della popolazione attraverso un metodo scientifico, basato su una tecnica georeferenziata caso-controllo, già sperimentata in altre realtà con problematiche simili. Noi chiediamo come Comune di Merate alla provincia di Bergamo di eseguire un'analisi epidemiologica sulla popolazione prima di rilasciare la concessione di utilizzo di css ad Italcementi. Posto che, come è ovvio, la salute non ha prezzo anche i costi eventualmente da sostenere non sarebbero assolutamente proibitivi.
La dottoressa Silvia Villa, esponente di Sei Merate
La bontà del metodo Crosignani è riconosciuta per diverse ragioni: lo studio è sul breve termine e quindi si vedono i primi risultati già dopo un paio di anni, i dati vengono confrontati con i parametri europei e con un lavoro che è stato fatto sulla città di Milano, realtà non troppo diversa dalla nostra, e soprattutto permette di valutare in poco tempo l'andamento della mortalità e i ricoveri. "Questa analisi ci dà anche l'aumento di quante persone non considerate a rischio malattia, lo potrebbero diventare per colpa dell'inquinamento. E questo è molto importante e determinante perchè non si studia solo il peggioramento di chi è già malato ma si guarda al possibile precipitare negli anni della situazione: di chi cioè stava bene e non aveva predisposizioni a contrarre determinate patologie e invece potrebbe tendere ad ammalarsi con più probabilità".
"Gli effetti a breve termine non sono una semplice anticipazione di eventi che sarebbero comunque accaduti" cita proprio lo studio e "la realtà non è che potrebbe peggiorare chi già sta male ma le persone sane che si ammalerebbero per l'inquinamento" ha proseguito la dottoressa Villa "e con il metodo Crosignani si riescono a calcolare queste proporzioni. Gli effetti a lungo termine dell'inquinamento sono poi di gran lunga peggiori di quelli a breve termine perchè si sommano i soggetti che non si sarebbero mai ammalati senza inquinamento a quelli già predisposti. Inquinamento che, tra l'altro, potrebbe agire provocando un crollo della salute di tutta la popolazione e per la quale vanno studiate le assenze da lavoro e da scuola ad esempio e non solo la mortalità o l'aumento di ricoveri in ospedale". Ad interessare poi è la media annuale della concentrazione di polveri sottili e non tanto gli sforamenti occasionali, seppur elevati. "Quando si superano i limiti per più volte, ma comunque in maniera sempre episodica, non è grave quanto invece una condizione permanente oltre i 50microgrammi su metro cubo. Il problema grosso è il cambio di salute di tutta la popolazione e non solo, come nel caso della Terra dei fuochi, il picco di tumori e leucemie nei bambini che comunque resta un dato drammatico. Questo studio epidemiologico a breve termine ci porterà ad avere in mano dei dati nel giro di qualche anno anche perchè quelli che ASL e Regione pubblicano sono del 2010 e continuano a essere in fase di elaborazione. Avere dunque qualcosa di più aggiornato e recente sarebbe utilissimo".
Anche l'assessore Maria Silvia Sesana ha citato esempi di applicazione del metodo Crosignani, sottolineandone la bontà e l'efficacia, e l'aula con l'ulteriore "rafforzativo" del sindaco Andrea Massironi, ha accolto all'unanimità la mozione.
Monday, February 01, 2016
Calusco: 500 persone in sala civica per ascoltare medici e esperti su Italcementi
Calusco: 500 persone in sala civica per ascoltare medici e esperti su Italcementi
Nei giorni più delicati della trattativa tra i sindaci del meratese e della bergamasca e l'azienda Italcementi per la firma del protocollo d'intesa che dovrebbe poi essere inserito come punto fermo nell'Autorizzazione Integrata Ambientale della Provincia di Bergamo, i comitati sono tornati a far sentire la loro voce e quella di moltissimi cittadini con una assemblea medico-informativa sulle possibili conseguenze sanitarie dell'incenerimento dei rifiuti.
"C'è stata una mobilitazione meravigliosa da parte del nostro territorio e di un'intera comunità non solo per tutelare la salute e l'ambiente ma anche per far valere il dovere civico e la responsabilità decisionale sul proprio futuro da parte dei cittadini. Ricordo in proposito la raccolta firme che ha visto partecipare più di 10mila persone, un risultato storico contro leggi ingiuste che permettono ai cementifici di inquinare fino a 9 volte più degli inceneritori pubblici senza nessun beneficio per la popolazione". Una posizione quest'ultima condivisa dal primo esperto chiamato a prendere la parola, il dottor Marco Caldiroli: "Partiamo da un dato di fatto - ha chiarito il vice presidente di Medicina Democratica - in qualunque modo vengano bruciati i rifiuti si fa un errore perché si entra in un circolo vizioso che porta all'inquinamento e ad un'economia dello spreco. Attualmente, tuttavia, sono 164mila le tonnellate di rifiuti bruciate ogni anno in Italia nei cementifici, e se venissero concesse le autorizzazioni attualmente richieste si triplicherebbe questa capacità di incenerimento. Non è un caso che negli ultimi 6 mesi molti cementifici si siano interessati alla combustione dei rifiuti o alla possibilità di aumentarne la quantità: nella Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea è stata infatti pubblicata una normativa, in vigore da metà gennaio, che impone ai cementifici di adeguarsi alle migliori tecnologie ambientali e di diminuire le emissioni inquinanti. Chi produce cemento ha così approfittato di questo obbligo per sostituire i normali combustibili con i rifiuti, molto più a buon mercato. Già oggi però lo stabilimento di Calusco è vicino al valore richiesto dall'Unione Europea di 450 milligrammi al metro cubo per le emissioni degli ossidi di azoto e non ha quindi motivo di appellarsi alla combustione dei rifiuti quando parla di ridurre l'inquinamento". "Il petcoke che Italcementi utilizza per dare energia ai forni è il peggior derivato dal petrolio reperibile e ci vuol quindi poco per aspettarsi da una sua sostituzione un miglioramento a livello di emissioni", ha continuato il dottor Caldiroli. "La pubblicistica prodotta dai cementifici sta però cercando di far passare un rospo, il Combustibile Solido Secondario, come un principe. In realtà tra i Css rientrano diverse tipologie di rifiuti urbani e speciali, alcuni non trasformabili, e per quanto riguarda gli standard qualitativi per diversi parametri sono addirittura peggiori rispetto ai vecchi Cdr (combustibile da rifiuto) che Italcementi già utilizza nell'impianto di Calusco d'Adda. La tendenza è poi quella di un aumento del fattore di emissione dei metalli sottili in corrispondenza alla quantità di Css utilizzato; ma questi dati non sono monitorati da soggetti terzi e sono gli stessi cementifici che li producono e li rielaborano per sostenere le loro tesi". Il riferimento del dottor Caldiroli è allo studio prodotto da Italcementi e riconosciuto da Arpa Lombardia a sostegno del minore impatto ambientale che deriverebbe dall'utilizzo dei Css.
"Il problema di quello studio è che più si aumenta il combustibile più aumenta la portata dei fumi emessi: non ci si può quindi riferire soltanto alla concentrazione di inquinanti per metro cubo ma anche al flusso giornaliero che varierebbe notevolmente; considerazioni assenti nello studio di impatto ambientale presentato dalla società", ha spiegato ancora il relatore. "Inoltre la tossicità delle sostanze non è tutta uguale. L'azienda spinge tanto sull'abbattimento degli NOx grazie ai Css, ma si è guardata bene dal fare rilevazioni su contaminanti molto più importanti come i metalli pesanti: l'incremento di un milligrammo di mercurio, ad esempio, in termini di tossicità equivale a più di 3 tonnellate di ossidi di azoto. Mettersi a bruciare rifiuti introduce dunque nel processo produttivo del cemento elementi che non hanno niente a che fare con il materiale e che hanno un impatto sul territorio e sul prodotto finito. Le scorie finiscono nel cemento e, quindi, nelle nostre case; ed è per questa ragione che Medicina Democratica si è rivolta al Ministero della Sanità perché anche il cemento prodotto con la combustione dei rifiuti sia sottoposto ad analisi sulla tossicità come qualunque altra sostanza chimica immessa sul mercato europeo". La parola è poi passata alla dottoressa Patrizia Gentilini che ha affrontato il tema dell'incenerimento dei rifiuti in base alle ricadute sulla salute. Partendo dalle analisi condotte nell'area del forlivese, l'oncologo ha poi citato le più recenti ricerche in ambito medico scientifico. "Dati che preoccupano notevolmente noi oncologi sono quelli riguardanti la probabilità di diagnosi di cancro nel corso della vita: un uomo su due, oggi, si ammala di tumore e lo stesso avviene per un terzo delle donne. 30 anni fa i dati erano molto diversi e nella mia carriera professionale ho visto ammalarsi persone sempre più giovani", è stata l'amara considerazione della dottoressa Gentilini. "Nei registri dei tumori italiani, considerando la fascia di età da 0 a 14 anni, per ogni milione di bambini 190 si ammalano di cancro ed è riscontrato un aumento del 2% all'anno dei casi durante l'adolescenza. Sono dati strettamente legati alle polveri sottili e alle diossine, sostanze classificate come certamente cancerogene dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, prodotte dai processi di combustione. Le esposizioni ambientali portano ad una rottura dell'equilibrio metabolico che avviene attraverso il respiro, la pelle, il cibo e l'acqua, condizionando la funzione di organi delicatissimi come il pancreas, il fegato, i polmoni ed il cervello". L'attenzione del medico si è rivolta in particolare ai bambini e alle donne in gravidanza, i soggetti più esposti agli inquinanti: "Con i processi di combustione le sostanze tossiche che si formano passano dalla madre al feto nel momento più delicato nello sviluppo del nascituro. Sostanze estranee si trovano anche nel cordone ombelicale ed il New England Journal of Medicine analizzando il problema dell'incremento dei tumori nei bambini lo ha messo in relazione a queste esposizioni prima e dopo il parto". "Negli studi che come ISDE abbiamo svolto in Emilia Romagna nelle aree interessate dalla presenza degli 8 inceneritori della regione abbiamo rilevato nei soggetti residenti entro 4 km dagli impianti un aumento del 70% dei nati prematuri ed un rischio del 44% in più dell'abortività spontanea", ha continuato la dottoressa Gentilini. "Gli effetti della presenza di particolato e polveri sottili nell'aria non si fermano qui: la letteratura medica recente ne ha infatti evidenziato il legame con possibili gravi problemi durante lo sviluppo cognitivo nell'infanzia". "Per quanto riguarda alcuni inquinanti i limiti di legge sono un compromesso tra le conoscenze scientifiche e gli interessieconomici, e soprattutto non sono pensati su soggetti in via di sviluppo come i neonati", ha detto la dottoressa al termine del suo intervento. "In proposito medici per l'ambiente ha pubblicato documenti molto duri contro le scelte dell'attuale governo che, secondo il nostro parere, non vanno nell'interesse della popolazione". Per tutte queste ragioni i comitati stanno agendo per informare i cittadini sui potenziali rischi per la salute e per evitare che un nuovo flusso di rifiuti sia destinato ad essere bruciato in un'area, la vicina bergamasca, già sottoposta ad un forte stress ambientale.
I dottori Edoardo Bai, Marco Caldiroli e Patrizia Gentilini
I temi della tutela della salute pubblica e della salvaguardia ambientale - come dimostrato anche dalla manifestazione del 7 novembre che portò in piazza più di 500 persone per dire no alla trasformazione dell'impianto di Calusco d'Adda in un inceneritore - sono più che mai sentiti, e nella serata di venerdì la navata della chiesa vecchia di Calusco, oggi sala civica, ha faticato a contenere quanti non sono voluti mancare all'incontro promosso da Rete Rifiuti Zero Lombardia, La Nostra Aria di Solza e Aria Pulita Centro Adda. L'evento, d'altra parte, ha visto la partecipazione di esperti sul tema come il dottor Paolo Crosignani, responsabile dell'unità di Epidemiologia Ambientale dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, la dottoressa Patrizia Gentilini, medico oncologo e membro del comitato scientifico ISDE Italia (Associazione Medici per l'Ambiente), il dottor Marco Caldiroli, chimico e vice presidente di Medicina Democratica ed il dottor Edoardo Bai, epidemiologo e membro di ISDE Italia. "Questa è l'ultima tappa di un lungo percorso iniziato nel ottobre del 2014, quando Italcementi fece richiesta alla Provincia di Bergamo di passare da 30mila a 110mila tonnellate di rifiuti bruciati nello stabilimento di Calusco d'Adda. Un percorso che dalle prime interrogazioni nei consigli comunali è arrivato fino al parlamento", ha spiegato, in rappresentanza dei comitati, Marco Benedetti per introdurre la serata.
Da sinistra Attilio Agazzi, Raffaella Zigon, Marco Benedetti, dr. Edoardo Bai, dr. Marco Caldiroli, dr.ssa Patrizia Gentilini, dr. Paolo Crosignani
Matteo Fratangeli
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Il parere di esperti sugli studi epidemiologici e il loro valore
Il parere di esperti sugli studi epidemiologici e il loro valore
La principale richiesta dei comitati promotori dell’incontro di venerdì sera a Calusco d’Adda è quella un’indagine epidemiologica da svolgere sul territorio per avere un quadro completo della situazione sanitaria della popolazione. A spiegare di cosa si tratta e quali dati potrebbe far emergere ci hanno pensato il dottor Edoardo Bai e, soprattutto, il dottor Paolo Crosignani che ha illustrato ai circa 500 presenti i casi dello stabilimento di Italcementi di Mazzano Rezzato e della centrale termoelettrica di Vado Ligure.
“I nostri risultati e le responsabilità del termovalorizzatore sono stati così confermati e segnalati alla conferenza dei servizi”, ha sottolineato l’epidemiologo. “Ora non sappiamo cosa farà la procura e come si svilupperà la vicenda”.
“L’impianto di Rezzato è molto simile a quello di Calusco e lì gli studi epidemiologici hanno trovato dati critici”, ha aggiunto il dottor Edoardo Bai. “A mio parere la valutazione del rischio sanitario fatta da Italcementi sullo stabilimento di Calusco è completamente sbagliata e volta a minimizzare il rischio per rientrare nei parametri di legge”, è stata la forte dichiarazione da parte del medico.
Secondo l’opinione dell’esperto la relazione dell’azienda non dovrebbe essere quindi valida e nel caso in cui la conferenza dei servizi dovesse concedere l’autorizzazione integrata ambientale, il suo suggerimento ai comitati e alle amministrazioni del territorio è quello di rivolgersi al Tar.
Raffaella Zigon, Marco Benedetti, dr. Edoardo Bai, dr. Marco Caldiroli, dr.ssa Patrizia Gentilini, dr. Paolo Crosignani
“Gli studi epidemiologici che abbiamo svolto sulle aree di Rezzato e Vado Ligure sono stati commissionati dai sindaci di quei territori – ha spiegato il dottor Crosignani – e prendendo come riferimento determinate malattie abbiamo diviso le zone di esposizione alle emissioni degli inceneritori: zona a bassa esposizione, media o alta, per valutare secondo un modello la probabilità di ammalarsi delle persone a contatto con gli stabilimenti rispetto ai non esposti. Per quanto riguarda il cementificio di Rezzato evidenziammo il 37% di possibilità in più di contrarre le malattie considerate per le persone che risiedevano nell’area a più alta esposizione e ben l’87% in più per i bambini. A Vado Ligure, invece, abbiamo fatto uno studio sull’aumento dei ricoveri ospedalieri e sulla mortalità che ha portato la magistratura a chiudere l’impianto”.
Il dr. Paolo Crosignani
Il dottor Crosignani ha poi parlato anche del caso del termovalorizzatore di Filago, dove i dati dello studio epidemiologico non sono stati attribuiti alla presenza dell’inceneritore da parte dell’Asl di Bergamo nel suo rapporto alla conferenza dei servizi. Al Comune di Madone, rappresentata in quella sede dal medico, non è rimasto altro da fare che appellarsi alla Procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo contro ignoti e preteso che l’Asl redigesse un nuovo studio tenendo conto delle diverse sorgenti di emissione degli inquinanti.“I nostri risultati e le responsabilità del termovalorizzatore sono stati così confermati e segnalati alla conferenza dei servizi”, ha sottolineato l’epidemiologo. “Ora non sappiamo cosa farà la procura e come si svilupperà la vicenda”.
“L’impianto di Rezzato è molto simile a quello di Calusco e lì gli studi epidemiologici hanno trovato dati critici”, ha aggiunto il dottor Edoardo Bai. “A mio parere la valutazione del rischio sanitario fatta da Italcementi sullo stabilimento di Calusco è completamente sbagliata e volta a minimizzare il rischio per rientrare nei parametri di legge”, è stata la forte dichiarazione da parte del medico.
Il dr. Edoardo Bai
“In particolare mi riferisco alle sostanze cancerogene prese in considerazione dall’azienda: l’arsenico, il cadmio, la diossina ed il benzopirene. Nei suoi studi Italcementi ha sommato gli effetti di queste sostanze sulla salute ed ha ottenuto il risultato che il rischio di cancro è di 3 casi su 10 milioni. Le emissioni più pericolose sono però quelle delle polveri sottili ed in particolare le pm 2,5; secondo la relazione di Italcementi queste hanno effetto cancerogeno zero, e lo stesso errore clamoroso riguarda il cromo”, ha continuato il dottor Bai.Secondo l’opinione dell’esperto la relazione dell’azienda non dovrebbe essere quindi valida e nel caso in cui la conferenza dei servizi dovesse concedere l’autorizzazione integrata ambientale, il suo suggerimento ai comitati e alle amministrazioni del territorio è quello di rivolgersi al Tar.
Fischi al sindaco Colleoni
Fischi al sindaco Colleoni: "la verità non è in questa assise"
Al termine dell’assemblea sono stati tanti gli interventi da parte del pubblico per chiedere ulteriori informazioni o per esprimere semplicemente un parere sulla vicenda.
Tra gli altri, durante il dibattito, hanno preso la parola anche alcuni sindaci del territorio che hanno illustrato il lavoro svolto dalle amministrazioni in questi mesi.
È spettato quindi al dottor Caldiroli rispondere nel merito alle osservazioni: “Secondo la mia esperienza il modo migliore per ottenere qualcosa in sede di conferenza dei sindaci è quello di esprimere un parere contrario e motivato, perché a quel punto la conferenza dei servizi si dovrebbe fermare e spetterebbe alla Presidenza del Consiglio dei Ministri risolvere il conflitto tra gli enti”.
Tra gli altri, durante il dibattito, hanno preso la parola anche alcuni sindaci del territorio che hanno illustrato il lavoro svolto dalle amministrazioni in questi mesi.
Il sindaco di Verderio Alessandro Origo
Dopo gli interventi dei sindaci di Suisio e Carvico, anche il sindaco di Verderio Alessandro Origo ha cercato di fare il punto della situazione: “In questi mesi le amministrazioni dei comuni vicini allo stabilimento di Calusco d’Adda hanno affrontato un percorso di confronto politico intenso con le istituzioni, e non abbiamo riscontrato da parte della Regione Lombardia nessuna disponibilità a sollecitare azioni sui limiti emissivi dei cementifici normati a livello europeo. Abbiamo poi richiesto all’Asl di Bergamo un’indagine epidemiologica senza successo e redatto documenti, firmati da 7 sindaci, contenenti richieste molto dettagliate per la conferenza dei servizi”, ha spiegato il Sindaco. “A fronte di questo impegno è risultato evidente che la Provincia di Bergamo avrebbe concesso a Italcementi l’Autorizzazione Integrata Ambientale senza sostanziali miglioramenti per la salute pubblica. La strada scelta dai sindaci è stata quindi quella del protocollo d’intesa con l’azienda e oggi c’è la possibilità di arrivare ad alcuni miglioramenti tra cui il non utilizzo di fanghi industriali, norme più restrittive sulla scelta dei Css, la definizione di una soglia minima del loro potere calorifico e la riduzione delle emissioni di NOx entro 3 anni per arrivare a 300 milligrammi per metro cubo. Si poteva magari fare qualcosa di più, ma la cosa più importante è che non ci fermeremo al protocollo d’intesa e che l’Isola bergamasca e la Provincia di Lecco hanno preso accordi con le Asl di Bergamo e Lecco per successive indagini epidemiologiche mirate sul territorio”.È spettato quindi al dottor Caldiroli rispondere nel merito alle osservazioni: “Secondo la mia esperienza il modo migliore per ottenere qualcosa in sede di conferenza dei sindaci è quello di esprimere un parere contrario e motivato, perché a quel punto la conferenza dei servizi si dovrebbe fermare e spetterebbe alla Presidenza del Consiglio dei Ministri risolvere il conflitto tra gli enti”.
VIDEO
Poco prima dei saluti conclusivi e dell’invito, rivolto ai presenti, a fare rete da parte dei responsabili dei comitati ambientalisti, il sindaco di Calusco d’Adda Roberto Colleoni ha chiesto di prendere la parola. I toni della discussione, fino a quel momento molto pacati, si sono velocemente esasperati e non sono mancati i fischi e le grida rivolte al primo cittadino che più volte ha dichiarato di voler firmare, anche da solo, il protocollo d’intesa con Italcementi.
Raffaella Zingon con il sindaco Roberto Colleoni
“Quello che fa più impressione è il voler mettere continuamente in discussione la buona fede e l’onestà intellettuale delle persone. Con gli altri sindaci del territorio, nonostante mi sia trovato spesso in contrasto con le loro posizioni, abbiamo lavorato con fatica per arrivare a dei risultati. Mi sembra strano che a difendere il nostro territorio vengano chiamati in causa altri, mentre credo che sia il primo interesse delle amministrazioni coinvolte”, ha dichiarato il sindaco Colleoni. “Come medico ho visto spesso piegare i risultati della scienza secondo il momento e le fantasie di chi li interpreta e i dati che ho sentito questa sera non fanno eccezione. È giusto che facciate la vostra battaglia ma la verità non risiede in questa assemblea”, ha concluso il sindaco di Calusco voltando le spalle a quanti gli chiedevano spiegazioni sulle sue decisioni e, soprattutto, dati a supporto delle sue parole.
M.F.
'Italcementi': studi autorevoli
'Italcementi': studi autorevoli escludono i rischi. I Css opportunità di miglioramento
Il progetto di utilizzo dei CSS è perciò un’opportunità di migliorare l’impatto ambientale della cementeria.
Combustibili alternativi, studi autorevoli escludono rischi. Per l’Europa, il cemento è più “verde” con l’utilizzo dei CSS
Una ricerca del Politecnico di Milano afferma che le emissioni con i CSS non variano rispetto ai combustibili tradizionali. Secondo uno studio scientifico coordinato dall’Università degli Studi di Pavia, inoltre, non emergono rischi per la salute. I prodotti che utilizzano i combustibili alternativi, infine, hanno una certificazione ambientale migliore
Calusco d’Adda (BG), 30 gennaio 2016 – L’Europa considera più “verde” il cemento prodotto utilizzando i combustibili alternativi. L’utilizzo dei CSS (Combustibili Solidi Secondari) è infatti giudicato preferibile rispetto ai combustibili tradizionali e questo è tenuto in considerazione anche nella classificazione dei prodotti finali.
I combustibili alternativi consentono quindi al cemento di ottenere un punteggio migliore nella certificazione EPD (Environmental Product Declaration), la dichiarazione degli impatti ambientali associati al ciclo di vita di un prodotto, che sono valutati secondo le linee guida delle norma UNI EN ISO 14040 – Valutazione del Ciclo di Vita. Tale normativa valuta la performance ambientale di un prodotto, di un processo o di un’attività durante tutto il suo ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime, alla produzione, all’utilizzo, fino a quando il prodotto esaurisce la sua funzione. I combustibili alternativi concorrono quindi all’ottenimento di un miglior “indice ambientale” del cemento, in quanto riducono l’utilizzo di combustibili fossili tradizionali non rinnovabili, che devono essere importati da paesi lontani.
L’utilizzo dei CSS è dunque una soluzione promossa dall’Europa. I combustibili alternativi sono infatti utilizzati largamente e da decenni, specialmente nei paesi del Nord, noti per la loro attenzione all’ambiente e alla salute. La richiesta di Italcementi all’esame degli enti preposti è dunque quella di adeguare il tasso di sostituzione e la tipologia dei materiali ai livelli europei.
Nessuna conseguenza sulle emissioni
Una delle ragioni per cui l’utilizzo dei CSS è ormai consuetudine in Europa è che non si verifica alcun cambiamento nelle emissioni, se non un miglioramento per quanto riguarda la CO2. Le alte temperature dei forni da cemento, infatti, garantiscono una combustione assolutamente efficiente e sicura, come certificato anche da una recente ricerca del Politecnico di Milano, che analizzando la bibliografia internazionale integrata con rilievi sul campo rileva come i valori emissivi rilevati con l’utilizzo dei combustibili tradizionali siano sostanzialmente gli stessi di quelli misurati durante l’esercizio con combustibili alternativi.
I limiti alle emissioni per i metalli pesanti e per molti parametri per una cementeria in caso di co-incenerimento sono gli stessi di quelli previsti per gli inceneritori, che sono i più rigorosi previsti dalla normativa ambientale. E i livelli emissivi riscontrati a Calusco utilizzando i migliori metodi di misura sono ampiamente inferiori ai limiti prescritti. In molti casi, sono talmente bassi da essere addirittura non determinabili anche con le strumentazioni più avanzate. Vale la pena di sottolineare anche che nel progetto presentato a Calusco è comunque previsto un protocollo di garanzia per la verifica delle prestazioni ambientali dell’impianto.
È importante sottolineare con chiarezza anche che non si attiva nessuna combustione aggiuntiva: l’utilizzo dei CSS avviene esclusivamente solo in parziale sostituzione dei combustibili fossili non rinnovabili normalmente utilizzati.
Salute: uno studio esclude i rischi
Nell’ambito della richiesta di Italcementi di incremento nell’uso di CSS, è stato anche condotto uno studio scientifico con la supervisione e il coordinamento dell’Università degli Studi di Pavia per valutare l’incidenza delle emissioni della cementeria sui soggetti potenzialmente esposti. Lo studio, condotto secondo rigorosi criteri scientifici, ha analizzato diversi soggetti e diverse vie di propagazione. Dall’analisi è emerso che non ci sono rischi per la salute umana nemmeno in caso di un ipotetico funzionamento continuo dell’impianto alle emissioni massime autorizzate. A maggior ragione, quindi, non ci sono rischi per il normale funzionamento di un impianto, quello di Calusco, che opera ben al di sotto dei limiti massimi di legge.
Raccordo ferroviario, proposta una compensazione ambientale
In merito al raccordo ferroviario ipotizzato nel 2012 per il trasporto di petcoke, rispetto al progetto iniziale sono decisamente mutate le condizioni di riferimento (possibilità di utilizzo della tratta solo nelle ore notturne), riducendo la stima di riduzione del traffico da 8.000 a 3.000 transiti all'anno, su una viabilità locale complessivamente interessata da circa 6 milioni di transiti all'anno. Proprio per questo motivo, è stato detto con trasparenza ai comuni del territorio che l’impegno per la realizzazione dello scalo non è più commisurato ai benefici attesi. Contestualmente, sono state proposte delle soluzioni alternative che potessero dare un beneficio maggiore e interessare tutto il territorio circostante. Le prestazioni ambientali dell’impianto sono già tra le migliori in Europa, ma l’azienda ha dato la sua disponibilità per la realizzazione di interventi tecnici sull’impianto per una ulteriore diminuzione del livello delle emissioni di ossidi di azoto (NOx), per cui a fronte di un limite di legge di 500 mg/Nm3, Italcementi ha avanzato la proposta di abbassare i livelli emissivi fino a 300 mg/Nm3. Così come richiesto dai comuni il risultato è da conseguire entro tre anni. Si tratta di una riduzione di circa il 40%, che potrà essere raggiunta a fronte di un importante impegno tecnico, economico e gestionale da parte della società. A questo impegno si aggiungono la rinuncia ad alcune tipologie di rifiuti, l’adozione di criteri di qualità sui CSS più stringenti e l’effettuazione di maggiori controlli per garantire la bontà del progetto avanzando per fasi, come previsto nello studio di impatto ambientale. Qualora il tasso di utilizzo dei CSS raggiungesse una percentuale di sostituzione sufficiente, è prevista inoltre l’installazione del sistema catalitico per la riduzione degli NOx. Il progetto di utilizzo dei CSS è perciò un’opportunità di migliorare l’impatto ambientale della cementeria.
Combustibili alternativi, studi autorevoli escludono rischi. Per l’Europa, il cemento è più “verde” con l’utilizzo dei CSS
Una ricerca del Politecnico di Milano afferma che le emissioni con i CSS non variano rispetto ai combustibili tradizionali. Secondo uno studio scientifico coordinato dall’Università degli Studi di Pavia, inoltre, non emergono rischi per la salute. I prodotti che utilizzano i combustibili alternativi, infine, hanno una certificazione ambientale migliore
I combustibili alternativi consentono quindi al cemento di ottenere un punteggio migliore nella certificazione EPD (Environmental Product Declaration), la dichiarazione degli impatti ambientali associati al ciclo di vita di un prodotto, che sono valutati secondo le linee guida delle norma UNI EN ISO 14040 – Valutazione del Ciclo di Vita. Tale normativa valuta la performance ambientale di un prodotto, di un processo o di un’attività durante tutto il suo ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime, alla produzione, all’utilizzo, fino a quando il prodotto esaurisce la sua funzione. I combustibili alternativi concorrono quindi all’ottenimento di un miglior “indice ambientale” del cemento, in quanto riducono l’utilizzo di combustibili fossili tradizionali non rinnovabili, che devono essere importati da paesi lontani.
L’utilizzo dei CSS è dunque una soluzione promossa dall’Europa. I combustibili alternativi sono infatti utilizzati largamente e da decenni, specialmente nei paesi del Nord, noti per la loro attenzione all’ambiente e alla salute. La richiesta di Italcementi all’esame degli enti preposti è dunque quella di adeguare il tasso di sostituzione e la tipologia dei materiali ai livelli europei.
Nessuna conseguenza sulle emissioni
Una delle ragioni per cui l’utilizzo dei CSS è ormai consuetudine in Europa è che non si verifica alcun cambiamento nelle emissioni, se non un miglioramento per quanto riguarda la CO2. Le alte temperature dei forni da cemento, infatti, garantiscono una combustione assolutamente efficiente e sicura, come certificato anche da una recente ricerca del Politecnico di Milano, che analizzando la bibliografia internazionale integrata con rilievi sul campo rileva come i valori emissivi rilevati con l’utilizzo dei combustibili tradizionali siano sostanzialmente gli stessi di quelli misurati durante l’esercizio con combustibili alternativi.
I limiti alle emissioni per i metalli pesanti e per molti parametri per una cementeria in caso di co-incenerimento sono gli stessi di quelli previsti per gli inceneritori, che sono i più rigorosi previsti dalla normativa ambientale. E i livelli emissivi riscontrati a Calusco utilizzando i migliori metodi di misura sono ampiamente inferiori ai limiti prescritti. In molti casi, sono talmente bassi da essere addirittura non determinabili anche con le strumentazioni più avanzate. Vale la pena di sottolineare anche che nel progetto presentato a Calusco è comunque previsto un protocollo di garanzia per la verifica delle prestazioni ambientali dell’impianto.
È importante sottolineare con chiarezza anche che non si attiva nessuna combustione aggiuntiva: l’utilizzo dei CSS avviene esclusivamente solo in parziale sostituzione dei combustibili fossili non rinnovabili normalmente utilizzati.
Salute: uno studio esclude i rischi
Nell’ambito della richiesta di Italcementi di incremento nell’uso di CSS, è stato anche condotto uno studio scientifico con la supervisione e il coordinamento dell’Università degli Studi di Pavia per valutare l’incidenza delle emissioni della cementeria sui soggetti potenzialmente esposti. Lo studio, condotto secondo rigorosi criteri scientifici, ha analizzato diversi soggetti e diverse vie di propagazione. Dall’analisi è emerso che non ci sono rischi per la salute umana nemmeno in caso di un ipotetico funzionamento continuo dell’impianto alle emissioni massime autorizzate. A maggior ragione, quindi, non ci sono rischi per il normale funzionamento di un impianto, quello di Calusco, che opera ben al di sotto dei limiti massimi di legge.
Raccordo ferroviario, proposta una compensazione ambientale
In merito al raccordo ferroviario ipotizzato nel 2012 per il trasporto di petcoke, rispetto al progetto iniziale sono decisamente mutate le condizioni di riferimento (possibilità di utilizzo della tratta solo nelle ore notturne), riducendo la stima di riduzione del traffico da 8.000 a 3.000 transiti all'anno, su una viabilità locale complessivamente interessata da circa 6 milioni di transiti all'anno. Proprio per questo motivo, è stato detto con trasparenza ai comuni del territorio che l’impegno per la realizzazione dello scalo non è più commisurato ai benefici attesi. Contestualmente, sono state proposte delle soluzioni alternative che potessero dare un beneficio maggiore e interessare tutto il territorio circostante. Le prestazioni ambientali dell’impianto sono già tra le migliori in Europa, ma l’azienda ha dato la sua disponibilità per la realizzazione di interventi tecnici sull’impianto per una ulteriore diminuzione del livello delle emissioni di ossidi di azoto (NOx), per cui a fronte di un limite di legge di 500 mg/Nm3, Italcementi ha avanzato la proposta di abbassare i livelli emissivi fino a 300 mg/Nm3. Così come richiesto dai comuni il risultato è da conseguire entro tre anni. Si tratta di una riduzione di circa il 40%, che potrà essere raggiunta a fronte di un importante impegno tecnico, economico e gestionale da parte della società. A questo impegno si aggiungono la rinuncia ad alcune tipologie di rifiuti, l’adozione di criteri di qualità sui CSS più stringenti e l’effettuazione di maggiori controlli per garantire la bontà del progetto avanzando per fasi, come previsto nello studio di impatto ambientale. Qualora il tasso di utilizzo dei CSS raggiungesse una percentuale di sostituzione sufficiente, è prevista inoltre l’installazione del sistema catalitico per la riduzione degli NOx. Il progetto di utilizzo dei CSS è perciò un’opportunità di migliorare l’impatto ambientale della cementeria.
Ufficio stampa Italcementi
Monday, January 18, 2016
Incenerimento dei rifiuti: una conferenza con tre medici per parlare delle conseguenze sulla salute, il 29 a Calusco
Incenerimento dei rifiuti: una conferenza con tre medici per parlare delle conseguenze sulla salute, il 29 a Calusco
Foto di una protesta a Calusco nei mesi scorsi
Si svolgerà a Calusco d'Adda (BG) in data 29 gennaio 2016 ore 20,45, presso la Sala Civica di Via dei Tigli (ex Chiesa Vecchia) un'assemblea pubblica sulle conseguenze sanitarie dell'incenerimento dei rifiuti, che godrà di ospiti d'eccezione.
La conferenza, promossa dai comitati La Nostra Aria e Aria Pulita Centro Adda nonchè da Rete Rifiuti Zero Lombardia, vedrà infatti come relatori la Dott.ssa Patrizia Gentilini, Medico Oncologo membro del comitato scientifico ISDE Italia - Associazione Medici per l'Ambiente nonché esponente di Medicina Democratica, il Dott. Marco Caldiroli, Chimico vicepresidente di Medicina Democratica e il Dott. Edoardo Bai, Medico Epidemiologo membro ISDE Italia - Associazione Medici per l'Ambiente.
L'evento vuole essere un'occasione di informazione e di condivisione, sia per esperti del settore sia per i cittadini. La partecipazione è libera. Un invito particolare sarà inviato ai medici di medicina generale, affinché possano apportare il proprio contributo professionale alla discussione fornendo ulteriori arricchimenti al dibattito.
I comitati organizzeranno nei fine settimana dei banchetti informativi con cadenze che saranno a breve comunicate.
"Le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che noi stiamo loro facendo" - Lorenzo Tomatis
Per contatti e informazioni:
http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=60134&origine=1&t=Incenerimento+dei+rifiuti%3A+una+conferenza+con+tre+medici+per+parlare+delle+conseguenze+sulla+salute%2C+il+29+a+Calusco#.Vo12sMoze5s.gmail
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