Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Friday, January 04, 2008

UN ANNO DI BORSA - S&PMIB - I PEGGIORI

UN ANNO DI BORSA - S&PMIB - I PEGGIORI

Guardando dal basso la classifica per l’anno 2007 dei titoli che compongono lo S&PMib, sul fondo troviamo Fastweb (-41,97%), sarebbe però più corretto, tenendo conto del dividendo di 3,77 euro che è stato staccato il 22 ottobre, valutare la flessione reale in un -36,08%, il crollo verticale del titolo è avvenuto negli ultimi due mesi e mezzo dopo essersi conclusa l’Opa che Swisscom aveva lanciato a 47,00 euro.

L’andamento dell’azione è così stato determinato dalla drastica riduzione del circolante a seguito dell’acquisizione da parte della multinazionale svizzera, riteniamo comunque che il settore abbia vissuto un anno decisamente difficile, è sempre più problematico trovare margini essendo compressi tra le nuove tecnologie da un lato e la spietata concorrenza delle aziende ex monopoliste dall’altro. L’azienda, che aveva scelto una strada innovativa puntando tutto sugli elevati standard di efficienza, ha dovuto cedere alla ex monopolista elvetica, non è facile ora prevedere gli sviluppi per il titolo, con una certa cadenza escono voci di un delisting che però vengono immediatamente smentite.

L’effettiva maglia nera per il listino principale milanese risulta così Seat Pagine Gialle (-40,09%), per l’azienda leader europea nel settore dell’editoria telefonica multimediale i primi sei mesi tutto sommato erano stati positivi, assolutamente da dimenticare la seconda parte dell’anno, una discesa senza soluzione di continuità. Si è parlato spesso di un avvicendamento per l’Amm.Del. Luca Majocchi, ma al momento non è accaduto nulla, certo il settore non è dei più appetibili, ma è certamente venuto il momento per la società di dare una scossa per evitare un declino dal quale, al momento, non si vedono alternative. Come sembrano lontani oggi i tempi in cui Seat Pagine Gialle era considerato il titolo che maggiormente avrebbe beneficiato dell’avvento del fenomeno internet, probabilmente le occasione non sfruttate e gli eccessivi dividendi straordinari distribuiti sono alla base della deriva alla quale stiamo oggi assistendo. Comunque attualmente non vediamo cosa possa far invertire la rotta, restiamo realisticamente pessimisti.

Troviamo poi in questa classifica al contrario Italcementi (-31,54%), la motivazione di questo scivolone deve essere trovata nella crisi del mercato immobiliare che, partita dagli Stati Uniti, ha poi contagiato anche le principali piazze del Vecchio Continente. Ricordiamo che l’azienda è il quinto produttore di cemento al mondo e che questo settore è uno dei pochi nei quali l’Italia può vantarsi di essere tra i leader a livello mondiale. Dopo una prima parte dell’anno improntata al rialzo, da giugno a novembre l’azione ha letteralmente dimezzato il proprio valore di Borsa, mentre nell’ultimo mese abbiamo assistito ad una timida ripresa. Dobbiamo ricordare inoltre, però, che dall’inizio del 2004 il titolo aveva triplicato il proprio valore passando dagli 8,5 euro agli oltre 24 euro del maggio/giugno scorsi. Noi riteniamo, pur tenendo conto della crisi immobiliare e del possibile rallentamento economico mondiale, che la correzione avuta dal titolo sia stata francamente eccessiva. Anche nel corso del 2007, come già nel 2006, Italcementi ha consolidato la propria presenza nei mercati a più alto tasso di crescita, il management non è cambiato e resta su livelli di eccellenza. Ricordiamo inoltre, particolare da non trascurare, che la società è da poco entrata a far parte dell’indice Dow Jones Sustainability Index. Per questi motivi siamo realisticamente ottimisti e da queste basi ci attendiamo che nel prossimo anno il titolo possa riprendere, noi per la verità, siamo molto più prudenti rispetto a target price che importanti case d’investimento hanno rilasciato anche recentemente, e valutiamo il titolo intorno ai 16,5 euro, ne abbiamo raccomandato l’acquisto quando è sceso sotto i 14 euro e continuiamo a mantenere la stessa posizione.

Sempre scorrendo la classifica troviamo STMicroelectronics (-29,92%), anche in questo caso il crollo è avvenuto nella seconda metà dell’anno, ma qui il settore non c’entra, basta verificare che, sempre in quest’anno, Intel (azienda leader nei semiconduttori) ha guadagnato il 30% anziché perderlo e non basta quindi il solo deprezzamento del dollaro a spiegare una simile divergenza. Anche il principale cliente, la finlandese Nokia, ha avuto una annata eccellente, quindi la motivazione di questa debacle va ricercata in altri ambiti più endogeni che esogeni. E’ di pochi giorni fa l’annuncio dello slittamento della partenza della partnership con Intel per la produzione di chip di memorie flash, la notizia non è da poco, visto che da questa joint venture ci si attende un fatturato superiore ai tre miliardi e mezzo di dollari all’anno. Ciò ha contribuito a far scendere sotto i 10 euro il titolo, valutazioni che non si vedevano dal 1998, certo fare concorrenza ad americani ed asiatici in questo campo non è per nulla facile, occorre gestire l’azienda su livelli d’eccellenza. Anche per questo motivo noi valutiamo l’azione STM intorno ai 10,5 euro, siamo così usciti con ottimo profitto dall’investimento al ribasso, ma non ne consigliamo l’acquisto.

Annata no anche per Banco Popolare (-29,88%) l’Istituto di credito che ha peggio performato all’interno del listino principale nel corso del 2007, e la motivazione principale è da attribuire allo scoppio del caso della controllata Banca Italease (peggior titolo dell’intera Borsa Italiana). Probabilmente anche l’integrazione della Popolare Italiana (ex Lodi) è stato più problematico di quanto preventivato, ma a nostro avviso anche in questo caso ci troviamo al cospetto di un ribasso ingiustificato, almeno nelle proporzioni. Il Gruppo bancario è attivo principalmente nel nord Italia e ha raggiunto dimensioni tali per cui le sinergie derivanti dall’integrazione delle varie realtà che lo compongono dovrebbero dare utili significativi. Anche tenendo conto delle difficoltà che qualsiasi fusione comporta e dei risultati ancora deboli comunicati nel terzo trimestre, determinati da problematiche che dovrebbero affievolirsi con il passare del tempo, noi valutiamo l’azione prudenzialmente 16,5 euro, per cui siamo ottimisti per un recupero delle quotazioni nel corso del 2008.

Proseguendo troviamo un'altra Banca, la Popolare di Milano (-29,13%) in questo caso però non c’è un evento scatenante che ha determinato il crollo del titolo, la discesa è stata continua e ininterrotta durante tutto il 2007, sull’Istituto di Piazza Meda si rincorrono da tempo indiscrezioni e rumors, ma fino ad ora sono andate tutte deluse le possibili aggregazioni delle quali si è vociferato. Le varie trimestrali comunicate durante l’anno non hanno convinto, noi valutiamo intorno ai 10 euro l’azione per cui non ne caldeggiamo l’acquisto, per coloro che amano speculare su eventuali operazioni straordinarie naturalmente è possibile puntare sull’Istituto milanese, in effetti solo il comparto delle Popolari può offrire spunti per operazioni di M&A e visto a quali multipli è stata acquistata Antonveneta da MPS il gioco potrebbe valere la candela.

Anche per Mondadori Editore (-29,09%) il 2007 è stato un anno da dimenticare, il comparto dell’editoria è stato uno dei più penalizzati, d’altronde la difficoltà di fare utili in momenti come questo è del tutto evidente. Per l’azienda guidata da Marina Berlusconi, nonostante le recenti operazioni sul mercato internazionale, sarà difficile attrarre investitori, noi non vediamo prospettive future che possano far ritenere ci possa essere un’inversione di tendenza e di conseguenze non caldeggiamo l’acquisto del titolo.

Per il Gruppo Editoriale L’Espresso (-25,85%) vale esattamente quanto appena detto per Mondadori. Praticamente il titolo è sempre stato in territorio negativo ampliando, con il trascorrere dei mesi, le perdite. Per questo motivo, nonostante le valutazioni apparentemente penalizzanti per il titolo, non vediamo un futuro e non ne caldeggiamo l’acquisto.

Un altro bancario in forte calo, Monte dei Paschi di Siena (-24,89%) in questo caso sono due le motivazioni principali che hanno contribuito al ribasso, inizialmente la crisi generalizzata del credito, e successivamente l’acquisizione di Antonveneta che il mercato non ha gradito visto l’esosità del prezzo pagato. Se poi si tiene conto che nell’accordo di cessione da parte del Banco di Santander non è stata compresa Interbanca, la valutazione data alla Popolare padovana sembra davvero esorbitante, ci saranno pure le sinergie e mancanza di sovrapposizioni geografiche, ma prima di rientrare da un simile investimento ne dovrà passare del tempo. Aumenti di capitale ed emissioni obbligazionarie necessarie alla copertura di una simile acquisizione non sono per nulla gradite da un mercato che guarda con sospetto ad un comparto, quello finanziario, che avrà sempre più difficoltà in futuro a produrre gli utili che ne hanno caratterizzato gli anni appena trascorsi.

Siamo ad uno dei titoli più chiacchierati durante l’anno, Alitalia (-23,71%) il cui risultato sarebbe stato di gran lunga peggiore se proprio nell’ultimo giorno di contrattazione dell’anno l’annuncio delle trattative in esclusive con AirFrance/KLM non avesse fatto recuperare oltre l’8% al titolo. Sono stati utilizzati fiumi di inchiostro per questa vicenda, a nostro avviso si è passati dall’iniziale telenovela al reality show, per poi proseguire a farsa ed infine ad oggi le comiche, con l’invenzione di un fantomatico interessamento dell’ultimo minuto da parte di Singapore Airlines che si è affretta a smentire nella maniera più categorica, oltre a minacciare azioni legali per i danni subiti alla propria immagine dalla diffusione di simili notizie. Non vorremmo scoprire, nei prossimi giorni, di trovarci su scherzi a parte. Dobbiamo attendere le prossime otto settimane di “trattative riservate” con la Compagnia franco/olandese per conoscere i dettagli conclusivi dell’operazione che ha coperto di ridicolo il nostro Governo per la maniera scellerata con la quale è stata condotta tutta la vicenda, la speranza è che si arrivi davvero nel più breve tempo possibile ad una soluzione che, se fosse stata presa cinque anni fa, avrebbe fatto risparmiare ai contribuenti italiani quasi 2 miliardi di euro.

Elenchiamo infine tutti gli altri titoli, del listino principale,che hanno fatto registrare nell’anno 2007 una variazione negativa: Mediaset (-23,19%), Fondiaria Sai (-22,19%) Mediobanca (-21,07%), Lottomatica (-20,56%), Tenaris (-19,07%), Parmalat (-18,40%), Autogrill (-16,37%), Unicredito (-14,46%), Unipol (-13,74%), Buzzi Unicem (-12,08%), Alleanza (-12,07%), Bulgari (-11,07%), Mediolanum (-11,01%), Intesa San Paolo (-7,52%), Telecom (-7,21%), Luxottica (-6,62%), Eni (-1,69%), Pirelli (-0,20%).

Thursday, January 03, 2008

Merate, inquinamento da polveri sottili:

Merate, inquinamento da polveri sottili
:
141 giorni oltre il limite di 50µg/mc e media di 52.
Per 41 volte centralina ko








141 giorni sopra il valore limite consentito dalla legge di 50 µg/mc (microgrammi per metro cubo) e 41 non dichiarati a causa, generalmente, di un malfunzionamento della centralina di rilevamento. Per i restanti 183 si può dire di “avere respirato”. È questo il bilancio di fine anno relativo alla concentrazione di polveri sottili nell’aria, misurata dal rilevatore dell’Arpa (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) posizionato a Merate nei pressi della statale 342. Non si può dire certo di avere brillato anche se un paragone con l’anno 2006 è inficiato dall’elevato numero di non rilevamenti (come dicevamo ben 41 per il 2007 contro i 15 della precedente annata) che non permettono dunque un paragone preciso.







L’anno peggiore dell’ultimo triennio in fatto di superamenti era stato il 2005 quando per ben 180 volte la concentrazione di polveri sottili nell’aria aveva oltrepassato i livelli consentiti (ai tempi era possibile anche ricevere il dato orario e si era così scoperto che nell’ora di punta del 20 gennaio si era toccato la spaventosa e impressionante quota di 425µg/mc).
Come dicevamo nel 2007 i superamenti totali sono stati 141, concentrati soprattutto nei mesi invernali e dunque più freddi quando, per forza di cose, caldaie e riscaldamenti sono a pieno regime e spesso anche condizioni meteo avverse contribuiscono al formarsi della cappa di inquinamento. Guidano a parimerito questa triste classifica gennaio e dicembre con 24 sforamenti su 31 giorni, seguono febbraio con 23 e ottobre con 18.







Nel complesso per 34 giorni le polveri sottili hanno superato la concentrazione di 100 µg/mc raggiungendo il valore massimo il 21 novembre con 132 µg/mc. 11 giorni in gennaio e 10 in dicembre hanno fatto registrare PM10 superiori a 100.
La palma d’oro, invece, spetta a maggio, giugno, luglio e agosto quando tutti i parametri sono rimasti nella norma anche se nessuno è mai riuscito a collezionare l’en plein di 30 o 31 giorni sotto i 50 µg/mc (era accaduto solamente nel mese di agosto 2006).
Per 11 volte ad agosto la centralina sembra essere andata in “vacanza” non avendo appunto registrato i dati diversamente da gennaio, aprile e novembre quando tutto è andato alla perfezione per l’intero periodo.







Come dicevamo il paragone con il 2006 è in parte inficiato dalla presenza di ben 41 mancati rilievi, un numero decisamente elevato che potrebbe contribuire ad abbassare o ad aggravare ulteriormente la media. Nel 2006, comunque, il mese peggiore era stato gennaio con 27 sforamenti, 3 nella norma e uno non dichiarato. Al secondo posto c’era dicembre (24), seguito da febbraio e, a parimerito, marzo e novembre. Ottima performance di agosto con 30 giorni sotto la soglia dei 50 µg/mc.
Complessivamente la media annua è andata migliorando scendendo dai 58 punti del 2006 ai 52 del 2007.



S.V.


Luglio: allarme ozono in tutte le centraline





Nel bollettino giornaliero dell’Arpa, spesso somigliante più a un bollettino di guerra, vengono riportati differenti parametri presi da diversi punti del territorio di competenza. Dunque, assieme alle famose polveri sottili, si trovano anche il biossido di zolfo (SO2), il biossido di azoto (NO2), il monossido di carbonio (CO) e l’ozono (O3). Si tratta di componenti fortunatamente meno “famosi” proprio perché il superamento dei rispettivi valori limite indica situazioni di criticità da non prendere, come si suol dire, “sotto gamba”. Qualche caso, tuttavia, di sforamento non manca. Il mese di maggio, restato nei parametri di legge per quanto riguarda le polveri sottili, ha invece registrato un primato negativo per i superamenti orari della “soglia di informazione” dell’ozono. Nella seconda metà del mese, infatti, complici probabilmente particolari situazioni climatiche le centraline di Varenna , Merate, Moggio e Valmadrera hanno registrato valori di ozono ben oltre la soglia dei 180 µg/mc. Il 22 maggio Valmadrera ha addirittura superato la soglia di allarme (240µg/mc) con 254µg/mc. Condizione che è persistita purtroppo con una certa regolarità anche nel mese di luglio dove si è aggiunta anche la stazione di rilevamento di Colico. Giorno disastroso il 27 luglio quando tutte le centraline del lecchese si sono portate sopra i 180µg/mc: 185 a Colico, 279 a Nibionno, 197 a Merate, 269 a Moggio, 281 a Valmadrera e addirittura 301 a Varenna. Situazione tranquilla per le polveri sottili ad agosto, ancora un po’ traballante per l’ozono. Nel mese di dicembre, invece, la criticità è stata rappresentata dalla centralina di Nibionno che, per ben 6 volte ha superato il limite di legge delle concentrazioni di biossido di azoto.

Calusco: la centralina dell’ARPA quando serve non funziona

mercoledì, 02 gennaio 2008
Calusco: la centralina dell’ARPA quando serve non funziona
Di Vercingetorix
Tra oggi e domani nevicherà, così il problema verrà rimandato un’altra volta. Ma da prima di Natale a Calusco il valore delle polveri sottili (PM10) rilevato dall’ARPA aveva sistematicamente superato il valore limite (50 microgrammi per metro cubo), passando la soglia di attenzione fino ad un valore quasi doppio. Poi per quel valore (peraltro assai importante per la determinazione della qualità dell’aria) la centralina dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) di Calusco (vedi qui) ha smesso di funzionare, o comunque i valori non sono più stati riportati. E oggi, prima che nevichi quali sono i valori delle polveri sottili. D’accordo che ci sono di mezzo le feste, ma è possibile che per più di dieci giorni nessuno abbia potuto sistemare la centralina? E’ possibile che nessuno degli amministratori locali (né nessuno dei peperini dell’opposizione) abbia notato la cosa? E la salute dei cittadini dell’Isola che non sono solo caluschesi, dove la mettiamo?

Friday, December 28, 2007

La Repubblica della mafia Riconosciuta dalle banche

La Repubblica della mafia Riconosciuta dalle banche

di Stefano Lorenzetto - giovedì 27 dicembre 2007, 09:10



La chiusura di sette impianti e la sospensione di ogni attività in Sicilia, decisa dalla Italcementi di Bergamo (quinto produttore di cemento al mondo) nel timore di infiltrazioni mafiose, è una buonissima notizia. Segnala un cambiamento di mentalità. Un tempo questi colossi industriali avevano un’unica preoccupazione: non finire sui giornali. Adesso alcuni loro dirigenti condannati o incriminati per collusioni con Cosa nostra diventano un caso da prima pagina proprio grazie al proficuo intervento dell’azienda. Un mio collega, assunto negli Anni 60 come cronista di nera a La Notte, quotidiano del pomeriggio che apparteneva a Carlo Pesenti, proprietario della Italcementi, un giorno segnalò al direttore Nino Nutrizio un incidente mortale avvenuto in un cantiere. «Che cantiere?», chiese il leggendario giornalista dalmata. «Della Italcementi», rispose il mio collega. Replica di Nutrizio, che pure aveva come unico padrone il lettore: «I dipendenti della Italcementi godono tutti di ottima salute». E la notizia fu cestinata.

Basterà la dirompente decisione della Italcementi a cambiare le cose in Sicilia? Ne dubito molto. Per il semplice motivo che l’atteggiamento prevalente di chi scende dal Nord per operare al Sud è ben diverso da quello del gruppo bergamasco. Mi spiego. In questi giorni è venuto a trovarmi un imprenditore che per 40 anni ha ricoperto posizioni di vertice in una delle principali società di costruzioni italiane, ramo appalti pubblici (aeroporti, autostrade, ferrovie, porti, ospedali, carceri). Adesso che è in pensione, questo settantenne - sincero, rispettoso delle leggi, politicamente orientato, per nulla interessato ai soldi - è andato in Sicilia a curare gli affari di una società quotata in Borsa: un modo per sentirsi ancora utile, visto che il lavoro, e non il guadagno, è stato l’hobby della sua vita. Non posso svelarne il nome perché desidero che torni a farmi gli auguri di Natale anche l’anno prossimo.

«All’inizio non ci credevo nemmeno io», mi ha confidato, «ma poi nel giro di pochi mesi ho capito come funziona laggiù. La mafia è lo Stato, è l’economia, produce reddito, dà lavoro a tutti. Se si ferma la mafia, si ferma la Sicilia. Quella è una repubblica a parte. E guardi che glielo dice uno che non ha avuto né richieste di pizzo, né minacce, né impedimenti, niente di niente».
Gli ho chiesto di farmi qualche esempio concreto. «Molto semplice», ha aperto il portafoglio. «Li vede questi assegni circolari? Quanti saranno? Venti? Trenta? Tutti posdatati. Lunedì li presenterò alla mia banca, che li accetterà e mi verserà il corrispettivo sul conto. Ecco, guardi questo: è di un istituto di credito delle sue parti, Selvazzano Dentro, provincia di Padova. Vede la data? 5 maggio 2008. Ottomila euro. In Italia è reato. In Sicilia è contante. Le cambiali là non esistono, nessuno le usa. Chi si fa pagare con una cambiale, puzza già di cadavere. Solo assegni posdatati. Le banche li custodiscono nei caveau e li tirano fuori nel giorno stabilito. Una contabilità clandestina, accettata da tutti. Altrimenti non lavori».

S’è sorpreso per il mio sbigottimento. «Si stupisce? Non è che un esempio. Gliene faccio un altro, che coinvolge sempre le banche, del Nord come del Sud, senza differenze. L’altro giorno si presenta un impresario edile al quale fornisco materiale per la costruzione di uno splendido albergo sul mare. Mi deve già 30.000 euro. Se non mi paga, io smetto le consegne, gli ho detto. “Le va bene un acconto?”, mi fa lui. E sia, mi dia questo acconto. Compila un assegno, ovviamente posdatato. Leggo in calce: aveva firmato con nome e cognome di un’altra persona. Scusi, ma che cos’è ’sta roba? “Non c’è problema”, risponde quello. Allora consegno l’assegno alla segretaria, perché lo spedisca per fax alla banca. Dalla filiale le rispondono: “Tutto ok, identità e specimen corrispondono”. Capito? In Sicilia parecchi conti correnti hanno un intestatario di comodo e la firma depositata è di un altro che usa i blocchetti degli assegni».
Mi ha raccontato queste illegalità con la massima naturalezza. L’idea di denunciarle in Procura o alla Guardia di finanza non lo sfiorava nemmeno. S’era semplicemente adattato, a differenza della Italcementi, all’andazzo generale. Business is business, no? Ha ragione da vendere Giuseppe Bortolussi, segretario e direttore della combattiva Cgia di Mestre, quando denuncia che «lo Stato lascia quattro regioni in mano alla criminalità organizzata» e che «mentre commercianti, artigiani e liberi professionisti hanno la targa, sono noti, riconoscibili, di un quinto dell’Italia non si sa nulla». Ma lo sconcerto aumenta andando a esaminare la situazione dell’ordine pubblico in questo Stato parallelo controllato dalla mafia.
Premetto che sarebbe molto interessante un confronto fra la presenza di immigrati irregolari in Sicilia rispetto al Nord, giacché a memoria non mi pare che i clandestini sull’isola abbiano molte occasioni per esprimere la loro attitudine a delinquere. Ma limitiamoci ai dati ufficiali dell’ultimo Rapporto sulla criminalità in Italia del ministero dell’Interno. «La Sicilia», leggo, «è la regione che registra la diminuzione percentuale più consistente dei tassi di rapine, rispetto al 1991». Più precisamente, nell’ultimo quindicennio le rapine sono calate del 97,7%. Invece in Emilia Romagna sono aumentate del 47,2, in Toscana del 46,1, in Piemonte del 38,1, nel Veneto del 32,2, in Lombardia del 23,6.

Non meno sorprendente la situazione dei furti in appartamento. In Sicilia sono 192 ogni 100.000 abitanti (in diminuzione del 51,5% rispetto a dieci anni fa, 12° posto nella graduatoria nazionale). In Val d’Aosta 369, Piemonte 355, Emilia Romagna 331, Lombardia 324, Liguria 287, Toscana 282, Lazio 254, Veneto 232. Lo stesso dicasi per gli scippi, che sempre nel periodo 1996-2006 in Sicilia sono calati del 38%. Oggi sull’isola se ne registrano 57 ogni 100.000 abitanti, grosso modo come nel Lazio (50), molto meno che in Campania (97). Quanto ai borseggi, il record spetta non alla Sicilia bensì alla Liguria (727), seguita da Lazio (521), Piemonte (451), Emilia Romagna (382) e Lombardia (361).

Persino per i furti d’auto la Sicilia si rivela una regione più tranquilla di altre parti d’Italia: 5,4, sempre ogni 100.000 abitanti. Di poco sopra la media nazionale (4,8), quasi come in Lombardia (4,8), meno che in Campania (10,5) e nel Lazio (8,2).

Si obietterà che in Sicilia avvengono, proprio a opera di Cosa nostra, i più efferati delitti. Macché: «Nel 2006 la regione presenta valori che si assestano sulla media italiana, con poco più di un omicidio ogni 100.000 abitanti». Si osserverà che sta dando i suoi frutti l’azione di contrasto della criminalità da parte delle forze dell’ordine e della magistratura e che queste statistiche sono fortemente influenzate dal senso civico degli abitanti delle regioni prese in esame, visto che le autorità possono registrare un reato solo in due modi: quando c’è la flagranza oppure affidandosi alle denunce dei cittadini. D’accordo, teniamo pure presente il cosiddetto «numero oscuro», cioè i reati di cui non si viene a conoscenza. Però è lo stesso rapporto del Viminale a evidenziare che «difficilmente non si denuncia un furto in appartamento o quello di un’auto, soprattutto se in presenza di polizza assicurativa».
A questo punto, non so perché, mi tornano in mente le parole che il professor Gianfranco Miglio, l’insigne costituzionalista che fu per un trentennio preside della facoltà di scienze politiche alla Cattolica di Milano, mi disse poco prima di morire: «Io sono per il mantenimento della mafia. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate». Le banche hanno già provveduto.

Thursday, December 27, 2007

Italcementi quitte la Sicile pour ne pas "se soumettre" à la Mafia

Italcementi quitte la Sicile pour ne pas "se soumettre" à la Mafia
LE MONDE | 25.12.07 | 17h13 • Mis à jour le 25.12.07 | 17h13
(Rome, correspondant)


Dix-huit mois après le début d'une enquête sur les activités de certains des dirigeants de sa filiale sicilienne Calcestruzzi, le groupe italien de construction Italcementi a décidé, lundi 24 décembre, de fermer les sept centrales de production de béton exploitées dans l'île pour "marquer son refus de se soumettre ou de faire acte de complaisance vis-à-vis de la criminalité organisée". Seuls les contrats en cours et la maintenance des sites seront désormais assurés par les 26 salariés de Calcestruzzi dans l'île.



Cette décision intervient deux semaines après la condamnation d'un salarié de Calcestruzzi à six ans de prison pour "association mafieuse". L'entreprise s'est toujours déclarée étrangère aux faits, mais elle est au coeur d'une instruction menée depuis l'été 2006 par le parquet de Caltanissetta (centre de la Sicile) sur des "infiltrations mafieuses" dans le BTP. Plusieurs salariés ont été arrêtés et des chantiers mis sous séquestre, comme celui du palais de justice de Gela. Les juges soupçonnent Calcestruzzi d'avoir fourni du béton de moindre qualité que prévu et d'avoir pratiqué une double comptabilité.

En regard des 5,85 milliards d'euros de chiffre d'affaires d'Italcementi, les activités de Calcestruzzi sont une goutte d'eau (3 % du marché sicilien, pour un chiffre d'affaires de 7 millions d'euros). Mais l'effet d'image étant désastreux, le géant du béton a pris les devants : il a dénoncé à la magistrature les "irrégularités" constatées, pris des sanctions disciplinaires et fermé ses implantations en Sicile.

"MESURE INDISPENSABLE"

Pour l'entreprise, "ce n'est pas une reddition", mais "une mesure indispensable" afin "que soient clarifiés tous les aspects des affaires suspectes et que soient modifiées les règles et les procédures de production de manière à ce que de tels épisodes ne se reproduisent plus". Italcementi a demandé à trois sages, dont l'ex-procureur national anti-Mafia Pierluigi Vigna, de former "un pool pour la gestion du secteur du béton".

L'initiative du cimentier a été accueillie favorablement par la Confindustria, l'organisation patronale de Sicile, qui a déclaré la guerre aux infiltrations mafieuses dans l'industrie depuis septembre, menaçant d'exclusion toute entreprise payant le pizzo. Cet impôt mafieux représenterait entre 2 % et 4 % de chaque chantier dans le secteur du BTP en Sicile.

Italcementi lascia la Sicilia per non sottomettersi alla

Italcementi lascia la Sicilia per non sottomettersi alla
mafia

Diciotto mesi dopo l’avvio di un’inchiesta sulle attività
di alcuni dipendenti della sua filiale siciliana
Calcestruzzi, il gruppo edile Italcementi ha deciso di
lasciare la Sicilia. Il 24 dicembre ha annunciato la
chiusura dei sette impianti presenti sull’isola per
ribadire l’intenzione di “rifiutare qualsiasi contiguità o
compiacenza con fenomeni di criminalità organizzata”.
Italcementi garantirà solo i contratti già stipulati. Due
settimane fa un dipendente di Calcestruzzi era stato
condannato a sei anni di carcere per “associazione
mafiosa”.

Le Monde, Francia [in francese]

Calcestruzzi ferma le attività in Sicilia

Calcestruzzi ferma le attività in Sicilia

La Calcestruzzi Spa - che fa parte del Gruppo Italcementi - ha deciso di sospendere in via cautelativa le attività in Sicilia. La decisione della Calcestruzzi giunge dopo verifiche interne «messe in atto a seguito delle indagini della Procura di Caltanissetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia, hanno individuato delle irregolarità che sono state denunciate da Calcestruzzi alla magistratura».

La Calcestruzzi Spa è indagata dalla Procura distrettuale antimafia di Caltanissetta per associazione mafiosa.

Quella operata dalla Calcestruzzi Spa - ha commentato il prefetto Pierluigi Vigna - è «una vera svolta nella lotta alla mafia», perchè «prima Confidustria impone di non pagare il pizzo, e poi, si arriva a una sorta di autospensione per evitare infiltrazioni mafiose in azienda. Speriamo che questo codice venga applicato anche da altri».

Wednesday, December 26, 2007

Calcestruzzi, stop contro la mafia

Calcestruzzi, stop contro la mafia


ANTONIO PRESTIFILIPPO Caltanissetta. Paura d'infiltrazioni mafiose irreversibili, di pericolose derive di alcuni dipendenti sui quali vi sono sospetti e indagini in corso. Così, con una decisione clamorosa che si inserisce in un certo senso nel nuovo corso antimafia e antiracket inaugurato da Confindustria Sicilia dopo gli ultimi episodi che si sono verificati a Catania (le intimidazioni e gli attentati subiti da Andrea Vecchio, presidente dell'Ance) e Caltanissetta (l'irruzione nella sede dell'associazione industriali), la società Calcestruzzi ha sospeso da ieri l'attività dei suoi sette impianti di betonaggio nell'isola in cui lavorano 26 persone. Non solo. Oltre a denunciare alla magistratura gli episodi che l'azienda stessa ha accertato con indagini interne e che adesso sono oggetto di una inchiesta della magistratura di Caltanissetta, la stessa Calcestruzzi ha adottato una serie di misure disciplinari a carico dei soggetti sospettati di condotte irregolari. La decisione dell'azienda del gruppo Italcementi, spiega una nota, «giunge dopo verifiche interne messe in atto a seguito delle indagini della Procura di Caltanissetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia». E la decisione di sospendere l'attività «appare doverosa, in quanto la società - spiegano alla Calcestruzzi - ritiene che debbano essere chiariti tutti gli aspetti delle vicende irregolari, allontanati i responsabili, modificate le regole, le procedure e le modalità di produzione in termini tali da impedire il ripetersi di tali episodi». «La sospensione dell'esercizio - spiegano ancora alla Calcestruzzi - sarà attuata con la fermata delle attività, limitando temporaneamente l'operatività esclusivamente alle forniture per le quali la società ha obblighi contrattuali vincolanti». E le commesse vincolanti? Saranno portate a termine comunque, ma sotto il controllo di funzionari provenienti da altre sedi che assicureranno il corretto presidio delle centrali di betonaggio. I soli dipendenti che non saranno oggetto di provvedimento disciplinare verranno impegnati in lavori di manutenzione e in corsi di formazione sulle regole generali che disciplinano l'attività e, ovviamente, su tutte le nuove procedure produttive che saranno messe in atto; a loro verrà assicurato il regolare trattamento economico. L'attività in Sicilia sarà ripresa solo dopo la corretta implementazione delle procedure operative. Nel frattempo, proprio per sottolineare la propria linea netta di rifiuto di qualsivoglia contiguità o compiacenza con fenomeni di criminalità organizzata, la Calcestruzzi ha costituito un pool per la «governance» nel settore del calcestruzzo composta da esperti. Tra questi vi sono Pier Luigi Vigna, già procurartore nazionale antimafia, Giovanni Fiandaca, ordinario di diritto penale dell'Università di Palermo e Donato Masciandaro, ordinario di economia della regolamentazione finanziaria all'Università Bocconi di Milano.

Tuesday, December 25, 2007

Infiltrazioni mafiose, Calcestruzzi spa sospende attività in Sicilia

Infiltrazioni mafiose, Calcestruzzi spa sospende attività in Sicilia

«Verifiche interne messe in atto, a seguito delle indagini della Procura di Caltanisetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia, hanno individuato alcune irregolarità che sono state denunciate da Calcestruzzi alla magistratura e che hanno indotto l'azienda a sospendere l'attività nell'isola».

È affidata a un laconico comunicato la grave decisione della Calcestruzzi s.r.l., azienda del gruppo Italcementi, di bloccare l'attività dei suoi sette impianti siciliani. Ma dietro al provvedimento c'è molto di più dell'accertamento di qualche irregolarità: è il rischio di infiltrazioni mafiose a indurre l'azienda ad adottare una misura così drastica.

La nota della Calcestruzzi ne accenna quando parla dell'indagine della dda di Caltanissetta, che, nel 2006, iscrisse la società nel registro degli indagati per associazione mafiosa e falso in bilancio, e dell'intenzione della proprietà di «rifiutare qualsiasi contiguità o compiacenza con fenomeni di criminalità organizzata».

È stata proprio l'inchiesta dei pm nisseni, che arrestarono anche un dipendente della Calcestruzzi e sequestrarono gli impianti di produzione di Riesi e Gela, paventando il rischio di infiltrazioni mafiose in alcuni rami dell'attività, a spingere i responsabili a fare gli accertamenti interni.

E dalle ispezioni sarebbero emerse una serie di irregolarità, commesse da alcuni dipendenti in relazione alla fabbricazione del calcestruzzo: il materiale prodotto dagli impianti dell'isola in alcuni casi sarebbe di qualità inferiore a quella indicata nei capitolati d'appalto delle opere pubbliche.

Sunday, December 23, 2007

Calusco: si deve risolvere il problema del traffico sul ponte San Michele

Calusco: si deve risolvere il problema del traffico sul ponte San Michele
http://terradadda.splinder.com/
pontetreno1
Nell’Isola bergamasca si stanno facendo grandi passi per migliorare la viabilità. Molte cose sono state fatte (seppure in ritardo): asse interurbano, variante Carvico Villa d’Adda, una serie d i rotonde. Molte altre sono in fase di appalto: variante di Calusco - Terno, rotonde varie, Dorsale dell’Isola, Pedemontana, variante di Cisano. Resta irrisolto il problema più grande il collo di bottiglia che strozza il traffico sulla direttiva est – ovest, sul collegamento Isola – Brianza, vale a dire il ponte San Michele, detto anche Ponte di Paderno. Il pluricentenario ponte in ferro, capolavoro dell’ingegneria ottocentesca svolge ancora egregiamente il suo lavoro. Regge il traffico ferroviario (circa 38 convogli al giorno) e contemporaneamente il traffico automobilistico, in senso alternato e con limitazione per i veicoli pesanti.
pontetreno3Abbiamo appurato che i progetti i per il nuovo ponte sull’Adda che prevedevano un nuovo ponte a poche decine di metri a sud dell’attuale, con innesto sulla progettata tangenziale sud di Calusco, sono stati abbandonati. Quindi anche se oggi qualcuno decidesse di riprendere in mano il progetto del nuovo ponte - con progetti, impatto ambientale, trattative di ogni genere, appalti, durata dei lavori - passerebbero almeno quindici anni prima di avere un ponte nuovo. Ma per quanto ne sappiamo in Regione Lombardia di un nuovo ponte sull’Adda non ne vuole sapere nessuno dal momento che è in costruzione quello in località Sala di Calolziocorte e verrà costruito quello per la pedemontana a Cerro di Bottanuco (come abbiamo detto qui). Quindi bisogna trovare delle soluzioni alternative perché non si possono crocifiggere ogni giorno centinaia di automobilisti con lunghe code solo per passare il ponte e gravi ripercussioni sull’inquinamento. Code che con la nuova viabilità dell’Isola potranno solo aumentare perché sul ponte San Michele verrà inevitabilmente convogliato un maggiore flusso di traffico.
Premesso quindi che il ponte è quello e resterà quello, si possono trovare delle soluzioni ragionevoli, di costo contenuto che possono fluidificare il traffico (quello leggero ovviamente, automobili e piccoli autocarri) e in questo senso l’attuale amministrazione di Calusco d’Adda che davanti a sé ha cinque anni di mandato dovrebbe assumersi l’onere di trovare una soluzione dialogando con Provincia di Bergamo e di Lecco, i comuni delle riva lecchese e sopratutto con le Ferrovie dello Stato proprietarie del ponte che sono l’ostacolo più grande.
pontetreno2La soluzione più immediata, che abbiamo già anticipato altre volte, sarebbe quella di un ritorno al passato, vale a dire il ripristino del doppio senso di circolazione per il traffico automobilistico. I veicoli avrebbero sempre il via libero tranne quando passa il treno allora scatterebbe il rosso per impedire di sovraccaricare il ponte. Lo spazio per fare passare due veicoli contemporaneamente c’è, non sono necessari due marciapiedi (per i pedoni ne basta uno). Basterebbe istituire una velocità di transito ridotta, con videosorveglianza e multe salatissime per gli eventuali trasgressori. Eventualmente si potrebbe inserire uno spartitraffico centrale in plastica che impedisca i sorpassi o altra soluzione simile.
E poi in comune di Paderno, sull’altra sponda, bisognerebbe allargare la strada aggiungendo un altro tratto di viadotto sulla ferrovia, per dare modo a chi da Paderno vuole andare verso Verderio (e viceversa) di girare agevolmente senza intralciare con chi va e viene dal ponte.
Certo c’è da dire che comunque il ponte, e specialmente la carreggiata stradale, ha bisogno di una urgente manutenzione, ma questo a prescindere dalle soluzioni per il traffico.

Giornate splendide, smog alle stelle

Giornate splendide, smog alle stelle
Giornate belle e freddo che leggermente si attenua. Ma a preoccupare è l'inquinamento: le polveri sottili, infatti, sono in rapida ascesa. La concentrazione di Pm10 nell'aria è in questi giorni di molto superiore al valore limite di 50 microgrammi per metro cubo. A Bergamo, la centralina di via Meucci ha segnalato il 21 dicembre ben 116 microgrammi, mentre a Treviglio si sta ancora peggio: 124 microgrammi per metro cubo.
Cresce dunque lo smog. Nella «classifica» delle zone più inquinate dalle poveri sottili, dopo Treviglio e Bergamo Meucci si trova Osio Sotto, con 91, mentre Ponte San Pietro è appena un gradino più sotto: 89. Stanno meglio - si fa per dire - Filago Centro e Calusco: 66 microgrammi per metro cubo.

(22/12/2007)

Wednesday, December 19, 2007

Isola: il tracciato della Pedemontana e della Dorsale

martedì, 18 dicembre 2007
Isola: il tracciato della Pedemontana e della Dorsale
Di Vercingetorix




E’ importante evidenziare le pesanti ripercussioni della Pedemontana sulla viabilità dell’Isola bergamasca, che interessano due aree. La prima (vedi prima immagine) è la parte terminale e meridionale dell’Isola bergamasca (comuni di Filago, Capriate e Bottanuco) che sarà attraversata dal tracciato della pedemontana vera e propria (il percorso è indicato con i bolli rossi). Ci sarà un nuovo casello autostradale in territorio di Osio Sotto, a meno di un chilometro a sud dell’Autostrada a4 (bollo giallo sulla destra in basso), subito dopo vi sarà un nuovo ponte sul fiume Brembo, e quindi vi sarà un’intersezione con l’attuale autostrada a4 (bolli blu) in comune di Filago, appena dopo il casello di Capriate (bollo verde), il tracciato prosegue verso nord aggirando l’abitato di Grignano sulla sinistra, attraversa la provinciale che da Capriate porta a Madone, e subito dopo verrà realizzato il nuovo casello autostradale di Filago (secondo bollo giallo) nel quale andrà anche a innestarsi la nuova dorsale dell’Isola (bollini viola). A questo punto la Pedemontana volgerà verso est passa sotto l’abitato della Frazione Cerro di Bottanuco per arrivare sul nuovo ponte sul fiume Adda (che è una delle opere più importanti e di maggiore impatto sull’ambiente) che sarà realizzato proprio là dove il fiume fa una piega secca (vedi la seconda immagine con la rappresentazione del ponte) e proseguirà in territorio di Colnago in provincia di Milano.
La dorsale dell’Isola

La seconda opera importante è la dorsale dell’Isola che spaccherà in due l’Isola con una linea da nord a sud. Nella mappa la strada indicata con i punti rossi. In pratica si tratta della congiunzione tra l’uscita in rotatoria dell’asse interurbano tra Bonate Sopra, la sovrapposizione con un tratto della nuova tangenziale sud di Terno d’Isola (bolli gialli, di cui abbiamo parlato qui) per proseguire con linea retta in direzione sud passando nei campi tra Chignolo e Bonate sotto, arrivando a lambire il comune di Madone in prossimità del torrente Dordo, per poi raccordarsi con il nuovo casello autostradale di Filago.
Come si vede un bel po’ di chilometri di strade e un bel po’ di superficie sottratta all’agricoltura, con grosse ripercussioni sull’ambiente dell’Isola, a fronte di un presumibile miglioramento della circolazione stradale in quest’area della Lombardia . Tutti coloro che sono proprietari di terreni nelle arre descritti farebbero bene a dare un’occhiata ai tracciati nelle mappe in alta risoluzione al sito della Pedemontana .

Isola: nel 2010 cantieri aperti per la Pedemontana
Dal sito della Provincia di Bergamo .
Si è avviata la fase di comunicazione finalizzata a garantire la conoscenza del progetto e lo stato di avanzamento del progetto. In questo senso, nel pomeriggio di mercoledì 12 dicembre, in Provincia, si è tenuto un incontro di presentazione del progetto rivolto alle parti sociali e ai sindaci del territorio.
All'incontro erano presenti: Valerio Bettoni, presidente Provincia di Bergamo; Felice Sonzogni, assessore provinciale al territorio e grandi infrastrutture; Raffaele Cattaneo, assessore regionale alle Infrastrutture e mobilità; Umberto Regaglia, direttore generale Autostrada Pedemontana Lombarda Spa; Antonio Rognoni, amministratore delegato Cal Spa; Fabio Terragni, presidente di Autostrada Pedemontana Lombarda Spa.
Il presidente Valerio Bettoni, manifestando la piena disponibilità alla collaborazione e al confronto con tutti gli enti coinvolti, ha evidenziato l'importanza dell'opera per il territorio bergamasco e lombardo e si è detto ottimista per quanto riguarda la chiusura dei cantieri prevista per il 2015.
Da parte sua, l'assessore regionale Raffaele Cattaneo, si è detto soddisfatto del lavoro fin qui fatto."Il nostro obiettivo è ambizioso ed è quello di trasferire la Pedemontana da simbolo dell'incapacità lombarda al suo esatto opposto, come esempio di lavoro fatto bene. Siamo fiduciosi per due motivi, il primo riguarda l'accordo di programma sottoscritto con il Ministro delle infrastrutture, il secondo l'approccio virtuoso e il fatto di essere riusciti a risparmiare 1,3 miliardi di euro di finanza pubblica rispetto al primo progetto approvato dal Cipe”.
Il sistema Pedemontano
Come ha sottolineato l'assessore Felice Sonzogni, il sistema Pedemontano si compone si un'autostrada che collega Busto Arsizio con l'autostrada A4, all'altezza di Osio Sotto, due tangenziali urbane (Varese e Como) e una fitta rete di interventi sulla viabilità minore, sia come nuove costruzioni che come riqualificazioni.
La tratta che interesserà la Bergamasca va da Vimercate a Osio Sotto, per 18,8 Km totali e comporta una spesa complessiva di 775 milioni di euro. L'opera più significativa sarà il ponte sul fiume Adda.
Il costo complessivo per la realizzazione di tutti i circa 150 km sarà di 4,1 miliardi di euro, di cui 1,2 di finanziamento pubblico. Il costo comprende anche gli interventi sulla rete stradale minore, le opere connesse, che per la Provincia di Bergamo riguardano la nuova strada denominata Dorsale dell'Isola e alcuni interventi di riqualificazione sull'asse rappresentato dalla strada provinciale 184 car (Capriate-Boltiere) e la strada comunale di via Europa a Zingonia.
"La sottoscrizione dell'accordo di programma tra il ministro alle Infrastrutture, i presidenti della Regione e delle Province, i sindaci e Autostrada Pedemontana Lombarda, impegna tutti sul fronte del fare - ha detto l'assessore Sonzogni -. Si avvia ora la fase di comunicazione finalizzata a garantire l'informazione sullo stato di avanzamento del progetto, l'illustrazione degli effetti concreti di miglioramento della mobilità e la conoscenza del progetto”.
Il tracciato sarà composto da: 66 km di autostrada a 2 corsie, 19 km a tre corsie e 70 km a una corsia.
Cronoprogramma della Pedemontana
nei primi mesi del 2008 saranno assegnati gli incarichi degli appalti di progettazione definiva del tracciato autostradale
nel 2009 approvazione dei progetti definitivi e avvio di 70 km di opere connesse e opere di compensazione ambientale
nel 2010 avvio dei cantieri dei sistemi Como - Varese
nel 2011 avvio dei cantieri dalla A9 a all'A4 (Osio Sotto)
nel 2013 apertura al traffico lotto 1, tangenziale di Como
nel 2014 apertura al traffico del lotto della tangenziale di Varese
nel 2015 apertura al traffico del sistema autostradale.
L'intera opera sarà percorsa in 60 minuti e le analisi hanno valutato le ricadute sui tempi di percorrenza in presenza e in assenza dell'autostrada Pedemontana al 2015: il tempo complessivo vedrebbe una riduzione degli spostamenti nell'area Pedemontana, di 45.000.000 ore all'anno che equivale a 700.000.000 di euro risparmiati.
Tutta la documentazione è sul sito della Pedemontana vedi qui.

Saturday, December 08, 2007

CLIMA: LOTTA GAS-SERRA, ITALIA BOCCIATA; FA QUANTO CINA

Berlino, 13:37
CLIMA: LOTTA GAS-SERRA, ITALIA BOCCIATA; FA QUANTO CINA
L'Italia e' in ultima fila nella lotta ai cambiamenti climatici, alla pari con un gigante energivoro come la Cina. Lo rivela uno studio dell'organizzazione ecologista "Germanwatch", presentato oggi alla Conferenza delle Nazioni Unite a Bali, che prende in considerazione i dati dell'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) sulle effettive emissioni di anidride carbonica e le politiche governative adottate per limitarle. Secondo la ricerca, l'Italia si piazza infatti al quarantunesimo posto, a pari merito con Pechino, su una classifica di 56 Paesi. Il piu' virtuoso e' la Svezia, il primo al mondo a fare di piu' per proteggere il clima. Segue, tra gli altri, al quinto posto l'India, l'altro grande gigante economico mondiale, la Turchia al ventunesimo, l'Iran al trentaquattresimo. I peggiori in assoluto sono l'Arabia Saudita, all'ultimo posto, preceduta da Stati Uniti, Australia e Canada. Gli autori dello studio hanno definito "particolarmente allarmanti" i cattivi risultati dei dieci Paesi, tra cui l'Italia, che da soli sono responsabili per oltre il 60 per cento delle emissioni di CO2. La lista dei maggiori consumatori di energia e' guidata dagli Stati Uniti, che da soli consumano il 20,47 per cento dell'energia prodotta nel mondo, seguiti da Cina (15,18%), Russia (5,66), India (4,70), Giappone (4,64), Germania (3,02), Canada (2,38), Gran Bretagna (2,05), Corea del Sud (1,87) e Italia (1,62). Lo studio di "Germanwatch" mette anche in evidenza che sul piano generale la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e' stata in parte dovuta al crollo dei regimi politici dell'est europeo con le loro industrie altamente inquinanti. L'organizzazione mette anche in guardia da un'ulteriore estensione delle centrali elettriche a carbone e sottolinea che in media ogni due settimane entra in servizio in Cina una centrale a carbone da 500 Megawatt.

Monday, December 03, 2007

CLIMA: AL GORE, SIAMO DI FRONTE A EMERGENZA PLANETARIA

CLIMA: AL GORE, SIAMO DI FRONTE A EMERGENZA PLANETARIA

(ANSA) - BERGAMO, 1 DIC - ''Siamo di fronte ad un emergenza planetaria, un'emergenza che minaccia il futuro della civilizzazione e il futuro dell'umanita'''. Lo ha detto il Premio Nobel per la Pace 2007, Al Gore, nel suo messaggio video, intervenendo al quarto convegno annuale della Fondazione Italcementi. ''I membri della comunita' imprenditoriale globale, i governi e la societa' civile - ha aggiunto - hanno tutti una responsabilita' per quello che concerne la crisi del clima''.

CLIMA:NOBEL STIGLITZ;POSSIBILE ECOSVILUPPO,SERVE SFORZO/ANSA


(ANSA) - BERGAMO, 1 DIC - Lo sviluppo sostenibile ''e' possibile'', ma c'e' bisogno di ''uno sforzo globale'' da parte del ''mondo sviluppato e di quello in via di sviluppo''. E' questo il messaggio inviato dal palco del Centro Congressi di Bergamo dal premio Nobel per l'Economia, Joseph E. Stiglitz, in occasione del quarto convegno annuale della Fondazione Italcementi Cavaliere del Lavoro Carlo Pesenti e dedicato quest'anno al tema ''Sviluppo Sostenibile: un percorso comune per i paesi maturi e le economie emergenti''. Ad aprire il convegno e' stato invece il Premio Nobel per la Pace del 2007, Al Gore, che in un video-messaggio inviato alle piu' di quattrocento persone in sala ha detto: ''Siamo di fronte ad un emergenza planetaria, un'emergenza che minaccia il futuro della civilizzazione e il futuro dell'umanita'''. E per questo Gore si e' rivolto ai membri della comunita' imprenditoriale globale, ai governi e alla societa' civile che ''hanno tutti una responsabilita' per quello che concerne la crisi del clima''. Prendendo la parola, Stiglitz, ha comunque ricordato che la globalizzazione economica e' una forza positiva, capace di incentivare la crescita e di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni piu' povere del pianeta. E' quindi necessario un ripensamento degli accordi commerciali, delle politiche economiche imposte ai paesi in via di sviluppo, degli aiuti internazionali, del sistema finanziario globale. Queste e altre riforme permetterebbero alla globalizzazione di sviluppare tutte le sue potenzialita', nel rispetto della democrazia e della giustizia sociale''. Sulla stessa linea il professore della Bocconi, Tito Boeri, che su questi temi ritiene che sia necessaria ''una governance globale''. Boeri, affrontando poi il tema della riduzione delle accise, ha sostenuto che un eventuale taglio ''avrebbe conseguenze sull'ambiente: dobbiamo approfittare - ha detto - delle cattive notizie sul caro-petrolio per sviluppare la ricerca delle fonti alternative. L'eventuale riduzione delle accise andrebbe nella direzione opposta''. A chiudere il convegno sono stati i padroni di casa Giampiero e Carlo Pesenti, rispettivamente, presidente e consigliere delegato di Italcementi. In particolare, l'ad ha ricordato la coerenza delle politiche del gruppo con i principi della sostenibilita': ''Per noi questa scelta ha significato la creazione di un gruppo industriale capace di esprimere un pensiero moderno e innovativo''. ''E' un segno positivo della convergenza di straordinarie qualita' - ha concluso il presidente del gruppo, riferendosi a Stiglitz - il pensiero dell'autorevole economista, la sua vivacita' e generosita' intellettuale e lo spirito di iniziativa e di modernita' del nostro territorio''. Italcementi di recente e' entrata a fa parte del Dow Jones Sustainability World Index, l'indice mondiale per la responsabilita' sociale dell'impresa che raccoglie le societa' best performer su 2.500 societa' internazionali presenti negli indici Dow Jones Global, valutate secondo criteri economici, ambientali e sociali.

Saturday, December 01, 2007

Calusco per la pace, in consiglio

Calusco per la pace, in consiglio comunale scoppia la guerra


Tema in Consiglio comunale a Calusco: la pace. Svolgimento: botta e risposta tra maggioranza e minoranza, consiglieri che lasciano l'aula, battibecchi tra il sindaco Roberto Colleoni e il pubblico. Un confronto dai toni accessi che è proseguito anche dopo la seduta, nella piazza davanti al municipio. Tutto è cominciato quando all'ordine del giorno si è discusso il recesso dell'adesione dal Coordinamento provinciale e nazionale degli enti locali per la pace.

L'assessore alla Cultura Massimo Cocchi ha affermato: «Pacifista definisce una posizione politica». E ha sottolineato: «Tutti siamo delegati alla pace senza far parte di alcun coordinamento». Dall'altra parte Ettore Fanelli ha parlato di «scelta sconcertante» da parte dell'amministrazione. Il sindaco è intervenuto punzecchiando la minoranza e il botta e risposta si è infiammato estendendosi al pubblico. La revoca dell'adesione al Coordinamento è stata infine approvata con i voti della maggioranza.

(30/11/2007)

Tuesday, November 27, 2007

Italcementi: siglato memorandum of understanding per parco eolico in Egitto

Italcementi: siglato memorandum of understanding per parco eolico in Egitto

(Teleborsa) - Roma, 26 nov - Il Gruppo Italcementi, tramite la controllata Italgen, ha siglato a Il Cairo con il Ministero dell'Energia e dell'Elettricità un Memorandum of Understanding finalizzato alla possibile realizzazione di un importante parco eolico situato nel distretto di Gabal El Zeit sulle coste del Mar Rosso.
Il Memorandum - che è stato firmato alla presenza del Ministro egiziano per l'Energia e l'Elettricità Hassan Younes, del Consigliere delegato di Italcementi Carlo Pesenti, del Ministro italiano per il Commercio Internazionale Emma Bonino e dell'Ambasciatore italiano Claudio Pacifico - si inserisce nel piano di politica energetica varato dal Governo egiziano per sostenere gli investimenti stranieri destinati allo sviluppo delle energie rinnovabili, in primo luogo quelle eolica e solare.
Italcementi, si legge in una nota, nell'ambito dei positivi rapporti di collaborazione fra Italia ed Egitto che hanno fatto del nostro Paese uno dei principali partner industriali e commerciali del Cairo, ha avviato da tempo una stretta e fattiva collaborazione con il Ministero dell'Elettricità e dell'Energia per identificare un piano di fattibilità di investimenti internazionali nel settore eolico, coerentemente con le linee del Piano di sviluppo del Governo egiziano che prevede entro il 2020 una quota di almeno il 20% di energia elettrica da fonte rinnovabile.
In base al Memorandum of Understanding, il Gruppo Italcementi valuterà un progetto per la possibile realizzazione a Gabal El Zeit di un parco eolico che, in base alle stime contenute negli studi di fattibilità che saranno completati entro la prima metà del 2008, potrà raggiungere in fasi successive i 400 MW di potenza installata, dando vita ad uno dei maggiori insediamenti eolici finora realizzati.

Friday, November 23, 2007

Italcementi ospita i guru dello sviluppo sostenibile

Italcementi ospita i guru dello sviluppo sostenibile

di Redazione (redazione@vita.it)

22/11/2007




Un summit a Bergamo il prmo dicembre. Interverranno Al Gore, Joseph Stiglitz, Tito Boeri, Taotao Chen





Attenzione ai cambiamenti climatici, energia e rispetto ambientale, tutela dei diritti umani e delle diversità nel quadro di una cultura della sostenibilità: questi temi negli ultimi anni hanno assunto una crescente rilevanza etica e strategica per i grandi gruppi industriali. Scelte che coinvolgono attivamente istituzioni sovranazionali e organismi sociali ed economici di tutto il mondo e come tali devono essere affrontate e condivise a livello globale.

Quali esperienze i paesi industrializzati possono trasferire ai paesi emergenti perchè lo Sviluppo Sostenibile sia coerente con il loro processo di crescita economica invocata dalle forze sociali delle periferie del mondo? A questi interrogativi vuole rispondere il convegno annuale della Fondazione Italcementi intitolata al cav Carlo Pesenti.

1 dicembre 2007 - ore 10.00 Bergamo, Centro Congressi, Viale Papa Giovanni XXIII, 124

Interverrano Giovanni Giavazzi (presidente Fondazione Italcementi), il premio Nobel Al Gore (in video), l'economista Joseph Stiglitz, Taotao Chen (Centre for China in the world economy) . Tito Boeri, Carlo Pesenti.

Thursday, November 22, 2007

ISOLA DELLE FEMMINE ITALCEMENTI L'A.I.A. CHE VERRA'

mercoledì, 21 novembre 2007
ISOLA DELLE FEMMINE ITALCEMENTI L'A.I.A. CHE VERRA'

ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE L'A.I.A. MONCA
ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE SICILIA: AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE ITALCEMENTI CHI MANCA ALLA CONFERENZA DI SERVIZI?



INTERROGAZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO DI MONICA FRASSONI
Servizio a 7,40

Una vicenda oscura, in cui sono coinvolte soprattutto le persone che hanno gettato il fango su Gioacchino Genchi e Alessandro Pellerito, quelle che ne hanno deciso la rimozione arbitraria senza alcuno scrupolo.
Ciò che oggi si preannuncia, sembra uno scandalo in piena regola, tanto che a questo punto si chiede un immediato intervento dell'Assessore Interlandi sui responsabili
(il dirigente del Servizio 3, dott. Salvatore Anzà, ed il Dirigente Generale del Dipartimento Territorio e Ambiente, arch. Pietro Tolomeo)
dei gravi fatti che colpiscono in prima persona lei stessa, in quanto firmataria inconsapevole di ciò che sembrerebbe configurarsi una vera e propria truffa".
I ruoli si stanno invertendo e i " persecutori " rischiano di diventare i " perseguitati " e tutto lascia ben sperare che la "Interlandi" sia fermamente decisa a perseguire chi si trova implicato in questa oscura faccenda.


21 novembre 2007
Assessorato Territorio Ambiente Regione Sicilia Conferenza Servizi nell'ambito Autorizzazione Integrata Ambientale, richiesta dalla Italcementi di Isola delle Femmine
Il mancato invito della soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali alla Conferenza di Servizi pregiudica la legittimità stessa della Conferenza, ciò in considerazione del fatto che l'intero paese di Isola delle Femmine è sotto tutela paesaggistica.
E' forte la preoccupazione delle associazioni ambientaliste che non vengano rispettate tutte le norme Comunitarie Nazionali e Regionali che disciplinano la materia AMBIENTE, AUTORIZZAZIONE, PARTECIPAZIONE E SALUTE.
In considerazione di quanto di sta profilando il movimento ambientaliste si è attivato con interrogazioni esposti e denunce alle autorità competenti, tra cui L'assessore Territorio e Ambiente Regione Sicilia Rosanna Interlandi

DIRETTIVA 96/61/CE DEL CONSIGLIO del 24 settembre 1996 sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento

.......
8. considerando che lo scopo di un approccio integrato della riduzione dell'inquinamento è la prevenzione delle emissioni nell'aria, nell'acqua e nel terreno, tenendo conto della gestione dei rifiuti ogniqualvolta possibile e, altrimenti, la loro riduzione al minimo per raggiungere un elevato livello di protezione dell'ambiente nel suo complesso;

Articolo 8
Decisioni
Fatti salvi altri requisiti prescritti da disposizioni nazionali o comunitarie, l'autorità competente rilascia un'autorizzazione contenente condizioni che garantiscano la conformità dell'impianto ai requisiti previsti dalla presente direttiva oppure nega l'autorizzazione in caso di non conformità.
Ogni autorizzazione concessa o modificata deve includere le modalità previste per la protezione di aria, acqua e terreno di cui alla presente direttiva.

http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexapi!prod!CELEXnumdoc&lg=it&numdoc=31996L0061&model=guichett

La comunità Europea con una sua direttiva 92/42/95 ha individuato tre siti S.I.C. (Siti di Importanza Comunitaria) Raffo Rosso, Valle Sagana, Monte Cuccio.
Entro questa area considerata ad Alta Protezione Ambientale la Italcementi svolge attività estrattiva. L’ Alta Protezione Ambientale comporta salvaguardia e conservazione dei siti S.I.C., che molto probabilmente viene messa in discussione con la presenza della Italcementi con la sua attività estrattiva. La conferenza di servizi che si svolgerà il giorno 21 novembre dovrà tener conto della incidenza ambientale esercitata dalla attività estrattiva.
Inoltre nelle adiacenze dei S.I.C.(ITA020023 Raffo Rosso, M. Cuccio e Vallone Sagana - Torretta, Isola delle Femmine,Palermo, Capaci, Carini, Monreale,Giardinello, Montelepre) si trova un deposito a cielo aperto per lo stoccaggio di pet-coke della Italcementi.

http://www.ambientediritto.it/Legislazione/aree%20protette/2005/sicilia%20da%2021feb2005.htm

http://www.isolapulita.it

IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA A CONOSCENZA DI QUANTO SOTTO RIPORTATO E IN CONSIDERAZIONE DEI PERSONAGGI COINVOLTI NON PUO' CHE ESSERE FERMAMENTE PREOCCUPATO CIRCA IL LIVELLO DI OBIETTIVITA' CHE LA PROCEDURA DI AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE RICHIESTA DALLA ITALCEMENTI POTRA' AVERE.
NEI PROSSIMI GIORNI IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA SI ATTIVERA' NELLE SEDI OPPORTUNE PER RICHIEDERE IL RIESAME DI TUTTI GLI ATTI SIN QUI PRODOTTI. ALLE AUTORITA' PREPOSTE SARANNO ALTRESI' RICHIESTE LA GARANZIE E CONTROLLI SULLE PROCEDURE AUTORIZZATIVE.

Una vicenda oscura, in cui sono coinvolte soprattutto le persone che hanno gettato il fango su Gioacchino Genchi e Alessandro Pellerito, quelle che ne hanno deciso la rimozione arbitraria senza alcuno scrupolo.
Ciò che oggi si preannuncia, sembra uno scandalo in piena regola, tanto che a questo punto si chiede un immediato intervento dell'Assessore Interlandi sui responsabili
(il dirigente del Servizio 3, dott. Salvatore Anzà, ed il Dirigente Generale del Dipartimento Territorio e Ambiente, arch. Pietro Tolomeo)
dei gravi fatti che colpiscono in prima persona lei stessa, in quanto firmataria inconsapevole di ciò che sembrerebbe configurarsi una vera e propria truffa".
I ruoli si stanno invertendo e i " persecutori " rischiano di diventare i " perseguitati " e tutto lascia ben sperare che la "Interlandi" sia fermamente decisa a perseguire chi si trova implicato in questa oscura faccenda.

IN SICILIA SI RESPIRA ARIA DEL VENETO PADANO


Dopo l’intervento di qualche giorno fa della Magistratura che ha posto i sigilli all’area di costruzione del mega inceneritore previsto a Bellolampo, un’altra bufera si abbatte sull’Amministrazione Regionale.
Questa volta si tratta di una mega “bufala” che, tuttavia, sembrerebbe avere anche i connotati di una mega truffa : si tratta del Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente.
Ma vediamo di che si tratta.
Il Piano, approvato ed adottato con Decreto dell’Assessore Interlandi n. 176/GAB del 9 agosto scorso, avrebbe dovuto essere lo strumento di programmazione e pianificazione degli interventi di risanamento contro l’inquinamento atmosferico e per la tutela della qualità dell’aria su scala regionale. Un documento, quindi, dai contenuti politici, amministrativi e tecnico-scientifici di elevato profilo e di importantissimi risvolti applicativi, stante la delicatezza della materia e gli aspetti connessi alla tutela dell’ambiente ed alla salvaguardia della salute dei cittadini siciliani.
I redattori materiali sono stati funzionari del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico”, diretto dal dott. Salvatore Anzà, del Dipartimento Territorio e Ambiente, che per tale “lavoro” hanno ricevuto anche un encomio scritto da parte dell’Assessore Interlandi, funzionari dell’ARPA, docenti universitari dell’Università di Palermo e Messina ed alcuni professionisti in veste di collaboratori. Purtroppo, l’opera monumentale, partorita con celerità a dir poco sospetta, si è rivelato un indecoroso e letterale “copiato” dell’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, con in più varie aggravanti, un cumulo di ridicolaggini e probabili ipotesi di truffa.
Per quanto riguarda le aggravanti, a parte l’operato disdicevole ed aprofessionale dei redattori, che si sono appropriati di un lavoro intellettuale altrui, resta innanzitutto grave il discredito dell’immagine istituzionale subito dall’Amministrazione Regionale, in primis nei confronti della Regione Veneto e poi da tutto il resto. Ma al danno si aggiunge anche la beffa, se solo si considera che il manipolo degli sconsiderati e sprovveduti redattori è andato a copiare un Piano che proprio per la sua inidonea impostazione strutturale di base, aveva già ricevuto a suo tempo una bocciatura da parte dell’Unione Europea. Insomma, si trattava di un assemblaggio di ipotesi, intenti e di previsioni piuttosto che di un Piano di programmazione e di pianificazione d’interventi concreti basato su descrittori essenziali e sperimentali, primo tra tutti l’inventario delle emissioni.
La trasposizione è stata così “fedele” e “letterale” rispetto all’originale da generare ridicole quanto inedite “comunanze” e “similitudini” tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia.
Si citano, ad esempio : il “noto” sistema aerologico padano della Regione Siciliana, le piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, il notevole apporto all’inquinamento atmosferico siciliano derivante dall’eccessivo uso del riscaldamento domestico in relazione al rigido clima dell’isola, ecc.
Gli improvvidi redattori non hanno neppure tenuto conto delle differenze di statuto tra le due Regioni, tant’è che all’interno del Piano la Sicilia si trova “trasformata” in regione a statuto ordinario e, tra le varie cose, essere retta dal Consiglio Regionale.
Ovviamente, non solo i Capitoli ed i paragrafi hanno gli stessi titoli e contenuto pressoché uguale, ma anche gli errori di battitura e di ortografia sono stati fedelmente trasposti. A dire il vero, tuttavia, i redattori, in uno slancio di “trasparenza”, alla fine del paragrafo 1.6 hanno finanche lasciato il link originale da cui hanno attinto a pieno “copia e incolla” : http://serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm
Per quanto riguarda gli aspetti prettamente istituzionali, la situazione appare oltremodo grave. Si è in presenza di atto di programmazione fasullo e inapplicabile, organizzato ai danni dell’Amministrazione, dell’ambiente e dei cittadini, dai possibili risvolti truffaldini specie nel caso in cui tramite lo stesso si fossero programmati interventi finanziari o, caso ancor più grave, fossero già attivati interventi finanziari.
Per quanto sinteticamente esposto si ritiene che vi sia la necessità dell’immediato ritiro del Piano, dell’accertamento delle responsabilità della sua redazione ed organizzazione, di provvedimenti nei confronti di quanti hanno operato fraudolentemente ai danni dell’Amministrazione e dei cittadini siciliani, nonché la verifica di ipotesi di danno per il pubblico erario che ne potesse derivare.
nota: se il link sopra non dovrebbe aprirsi per un problema di reindirizzamento del broswer cliccate qui:
http://www.serviziregionali.org/prtra/files/33/prtra/PRTRA-04.htm




Il Codacons all’attacco

Inquinamento ambientale. Presentata una denuncia alla Procura per omicidio colposo

Ha detto no al pet coke schierandosi con gli ambientalisti nel 2002 quando la Raffineria di Gela rischiava per chiudere perchè la magistratura sequestrò il pet coke, combatte oggi per l’uso di un combustibile diverso dal pet: ma il Codacons, la più importante associazione italiana a tutela dei consumatori, ritiene anche che per i danni prodotti alla salute dei cittadini con l’insorgenza di tumori e malformazioni, l’unica via oggi percorribile sia quella giudiziaria e della denuncia.
E come aveva annunciato il 18 febbraio, durante la manifestazione anti pet coke organizzata da Raffaele Lombardo, il Condacons Sicilia ha ora depositato una denuncia alla Procura della Repubblica preso il tribunale di Gela contro i vertici della Raffineria accusati di omicidio colposo.
«Questa ipotesi di imputazione – scrive in un comunicato il Codacons - punta a fare chiarezza sui troppi casi di tumori e malformazioni neonatali che si sono verificati nel territorio interessato dalle esalazioni del petrolchimico ».
«Il comportamento dei legali rappresentanti e dei soggetti preposti al controllo degli impianti dovrebbe integrare quanto meno l’ipotesi delittuosa configurata dagli art. 589 del codice penale, ovvero l’omicidio colposo, o dell’articolo 590 sempre del codice penale, che contempla il reato di lesione colposa», si legge ancora nella nota diffusa dal Codacons.
Il Codacons chiede inoltre che tra le responsabilità da accertare ci sono i comportamenti e la violazione di tutte le leggi di salvaguardia ambientale e di tutela dell’atmosfera, fra le quali la legge n. 82 del 6.maggio del 2002 che impone disposizioni urgenti per l’individuazione della disciplina relativa all’utilizzazione del pet coke negli impianti di combustione (nel caso specifico nella centrale termoelettrica) per ottenere energia.
«Le gravi malformazioni dei bambini di Gela - ha dichiarato il segretario
nazionale del Codacons Francesco Tanasi - meritano un severo approfondimento e l’unica via da percorrere appare sino a questo momento quella giudiziaria. I fatti, peraltro ampiamente riportati dalla stampa in varie occasioni dimostrano che tutta la cittadinanza locale ha subito gravi pregiudizi morali e danni alla salute oltre che,naturalmente, conseguenze economiche».
In caso di avvio di procedimento penale il Codacons ha fatto sapere che si costituirà parte civile per rappresentare i consumatori.

http://www.codacons.it/articolo.asp?id=40302

Resta alta la concentrazione di PM10 nell’area meratese.

Resta alta la concentrazione di PM10
nell’area meratese. Il livello medio è più del
doppio rispetto a quello di Lecco

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Sembra sortire i primi effetti benefici il blocco dei veicoli euro0 ed 1 imposto dalla regione nel meratese. Rispetto allo scorso anno, la media di concentrazione di PM10 analizzato dalle centraline nei primi 20 giorni di novembre è più bassa di oltre 13 punti: da 65.85 a 52.3 µg/mc, restando comunque sopra il livello di guardia di 50 µg/mc. Tra l’1 e il 20 novembre, il limite è stato superato per ben 12 giorni, arrivando ad un picco di 108 µg/mc registrati proprio martedì 20. I giorni “più puliti”, durante questo mese, sono stati invece sabato 10 e lunedì 12 novembre, con una concentrazione di 13 µg/mc. Nel 2006, la soglia limite era stata superata 13 giorni, con una punta massima registrata di 140 µg/mc e un minimo di 11 µg/mc.


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Tab. 1: i livelli di PM10 nei primi 20 giorni di novembre nel 2007 e nel 2006

Ma il tasso di inquinamento nel nostro territorio continua a destare preoccupazione: la concentrazione media di PM10 è infatti più del doppio rispetto a quella di Lecco, che si è attestata, tra l’1 e il 20 di questo mese, su 26.4 µg/mc. Meglio di noi anche Valmadrera, con un livello medio di 31 µg/mc. Non solo: nel capoluogo di provincia la soglia limite è stata superata solo due volte, l’8 novembre proprio con 50 e il 20 con 57 µg/mc, mentre a Valmadrera solo ieri si è sorpassato il livello di guardia con una concentrazione di 67 µg/mc.
Basta osservare il grafico per notare come il PM10 a Merate abbia una concentrazione di gran lunga più alta rispetto a Lecco e Valmadrera.


pm10

Tab. 2: i livelli di PM10 a Merate, Lecco e Valmadrera


Ma anche comparando i dati registrati nella nostra zona con quelli della centralina di Milano – Città Studi, il confronto non è per niente rassicurante: la concentrazione media nel capoluogo di regione, nei primi 20 giorni di novembre, è di 55.25 µg/mc, solo tre punti in più rispetto a Merate. Addirittura, se si confronta il numero di giorni in cui la soglia limite è stata superata, a Milano questo si è verificato solo 10 giorni su 20, contro i già noti 12 giorni di Merate.
Insomma, nel meratese l’aria che respiriamo è sempre più inquinata e, contrariamente a quanto si possa pensare, ormai a livelli paragonabili alla metropoli.

pm10

Tab. 3: i livelli di PM10 a Merate e Milano – Città Studi

Carola Lascala

Calusco: in Consiglio il recesso dagli enti per la Pace


Calusco: in Consiglio il recesso dagli enti per la Pace






Calusco non farà più parte degli Enti Locali per la Pace: è questa una delle novità introdotte dall`amministrazione comunale capitanata da Roberto Colleoni.
Il recesso di adesione ai Coordinamenti Nazionale e Regionale degli Enti Locali per la Pace è infatti uno dei punti salienti del prossimo Consiglio Comunale di Calusco d`Adda, convocato per le ore 21.00 del prossimo 26 novembre.
Non si fermano, però, qui le novità che verranno discusse in sala consiliare: la modifica del Regolamento Edilizio Comunale, ad esempio, sopprimerà, con questo Consiglio Comunale, la Commissione Edilizia per lasciar spazio alla nuova Commissione Tecnica Unica del Paesaggio, dell`Edilizia e dell`Urbanistica.
Numerose, poi, le interrogazioni proposte dai consiglieri di minoranza che vedranno accendersi un dibattito decisamente interessante per tutti i cittadini caluschesi.



Giorgio Moranda



Di seguito l`Ordine del Giorno completo del Consiglio Comunale del 26 novembre 2007:

1. Approvazione dei verbali del C.C. dell’1.10.2007.

2. Risposta ad interrogazione presentata dal Consigliere Comunale Sig. Andrea Colleoni del Gruppo Lineacomune riguardante il punto prelievi.

3. Risposta ad interrogazione presentata dal Consigliere Comunale Sig. Andrea Colleoni del Gruppo Lineacomune riguardante la qualità dell’aria.

4. Risposta ad interrogazione presentata dal Consigliere Comunale Sig.ra Michela Viscardi del Gruppo Lineacomune riguardante la riapertura dello spazio Informagiovani.

5. Ratifica deliberazione della G.C. n.175 del 12.10.2007 avente per oggetto: “Variazione di bilancio”.

6. Variazione di assestamento generale di bilancio per l’esercizio 2007.

7. Comunicazione prelievo fondo riserva.

8. Approvazione convenzione servizio di tesoreria comunale anni 2008-2012.

9. Approvazione convenzione per la gestione del servizio di ragioneria.

10. Approvazione definitiva della modifica al Titolo II del Regolamento Edilizio Comunale inerente la soppressione della Commissione Edilizia Comunale ed istituzione della Commissione Tecnica Unica del Paesaggio, dell’Edilizia e dell’Urbanistica.

11. Esame ed approvazione Regolamento comunale per l’acquisizione in economia lavori, servizi e forniture.

12. Recesso adesione Coordinamento Provinciale Bergamasco Enti Locali per la Pace.

13. Recesso adesione Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace.

Wednesday, November 21, 2007

Torna l'allarme per l'aria inquinata

Torna l'allarme per l'aria inquinata
Bergamo: Pm10 al doppio del limite
Torna l'allarme per la qualità dell'aria. Se nei giorni passati il vento aveva spazzato gli inquinanti, ora le centraline sono tornate a segnalare valori superiori a quello limite in particolare per le polveri sottili. Bergamo, Filago, Lallio, Osio Sotto, Treviglio e Calusco registrano infatti concentrazioni di Pm10 ben superiori al limite di 50 microgrammi per metro cubo. Con il primato a Bergamo Meucci, che si attesta a 106. Probabilmente sarà la pioggia, prevista per le prossime ore, a pulire l'aria.

Se Bergamo Meucci supera del doppio il valore limite di Pm10, appena di poco inferiore è Osio Sotto, a quota 93 microgrammi per metro cubo. Treviglio e Calusco rincorrono, rispettivamente con 88 e 87, poi viene Lallio con 79 e infine Filago Centro, con 67.

(20/11/2007)

Tuesday, November 20, 2007

Una raffica di downgrade sul gruppo Italcementi

Una raffica di downgrade sul gruppo Italcementi



Raffica di downgrade su Italcementi. In seguito alla pubblicazione dei conti dell’ultimo trimestre e all’outlook, il produttore di cemento è stato infatti preso di mira da diverse case d’affari che hanno rivisto al ribasso le loro pervisioni.
In particolare, Credit suisse si attende un calo dell'ebitda 2007 dell'1,7% e una più limitata crescita nel 2008 a causa degli alti costi dell'energia e delle "difficoltà strutturali a trasferire tali costi ai clienti". Il broker ha confermato il giudizio neutrale e abbassato a 18 euro il target price da 21 euro. Neutrali anche gli analisti di Jp Morgan che hanno rivisto al ribasso le previsioni sulla società (eps 2007 da 1,61 a 1,54 euro e 2008 da 1,66 a 1,58 euro) per tenere conto della revisione delle stime di valore della controllata Ciment Francais. Gli analisti temono anche che si stia deteriorando l'outlook della società in Italia. Il target di prezzo è stato portato da 22,4 a 21,5 euro per le azioni ordinarie e da 16 a 15,4 euro per le risparmio.
Sulla stessa linea Lehman Brothers (equalweight e tp da 22,5 a 17 euro) per l’outlook peggiore delle attese sui principali mercati di riferimento.
La società ha archiviato il periodo gennaiosettembre con un utile netto di 465,8 milioni (11,2%), in seguito a maggiori oneri finanziari e fiscali. Al mercato, inoltre, non è piaciuto l'annuncio che per il 2007 si prevedono risultati operativi leggermente inferiori rispetto a quelli molto positivi del 2006.
(sar. poz.)

Monday, November 19, 2007

Cave. Lettera aperta all'assessore regionale Pagnoncelli

Ambiente
19/11/2007 Cave. Lettera aperta all'assessore regionale Pagnoncelli
Autore: pierangelo manzoni

Lettera aperta all'assessore regionale Pagnoncelli e ai membri della Commissione VI regione Lombardia.

Egregio Assessore,

avrei pensato che le motivazioni della sua richiesta di rimandare al vaglio della commissione regionale il piano cave non fossero quella di timori di eventuali ricorsi al TAR ma, per esempio, per le sorprendenti, immotivate, pesanti modifiche apportate dalla stessa commissione sui volumi e sulle prescrizioni riferite all’ambito territoriale estrattivo che insiste sui comuni di Solza, Medolago e Calusco. Mi risulta incomprensibile come di nuovo, perché non è la prima volta, la regione stravolga il piano predisposto dalla provincia con modifiche a senso unico. Per chi non ne è a conoscenza il dispositivo proposto prevede un aumento di almeno 500.000 mc (se non di 1.000.000 mc), toglie precise disposizioni sulle modalità di recupero ambientale, rimuove il termine temporale indicato nel 2010 per il recupero e restituzione finale delle aree e infine elimina le prescrizioni in merito alla cessione di tutte le aree da parte delle ditte ai Comuni, in riferimento al patto unilaterale d’obbligo sottoscritto nel 2003.

A questo proposito lei saprà che i cavatori hanno disatteso gli accordi e per questo i tre comuni hanno dovuto procedere con il ricorso avanti il TAR di Brescia, nonché alla trascrizione della domanda di trasferimento ai comuni della nuda proprietà di tutti i mappali del polo ex Bp8g.

Credo che lei, come chiunque di noi, se da privato si trovasse di fronte a qualcuno che non ha rispettato un contratto o non abbia ottemperato a qualche obbligo nei suoi confronti, prima di affidargli un ulteriore incarico o un altro lavoro pretenderebbe il rispetto di quanto concordato e dovuto precedentemente.

Dicevo prima che non è la prima volta, anzi sembra una prassi consolidata, che la regione stravolga il piano presentato dalla provincia. Significa che tecnici e/o amministratori di quest’ultima quantomeno non conoscono bene il loro territorio e, alla faccia del tanto declamato federalismo, debba intervenire l’ente centrale? Direi proprio di no, anzi al contrario visto che anni fa, in un’occasione simile, la regione aveva apportato delle modifiche così incoerenti che il TAR al quale il nostro comune si era rivolto, aveva dato torto alla regione. Purtroppo in quel caso la sentenza del tribunale è giunta qualche anno dopo, il danno era ormai fatto … passata la festa, gabbato lo santo.

Lasciate ai comuni la sola parte di controllo, e può immaginare come nel cogliere più volte i cavatori intenti a escavazione di quantitativi non autorizzati salga il senso di ingiustizia e di impotenza. Lasciate agli amministratori comunali l’onore di rispondere ai cittadini di decisioni con pesanti ricadute sul nostro territorio assunte da voi, visi e nomi per la stragrande maggioranza sconosciuta ai nostri cittadini. Potrà convenire che riesca estremamente difficile spiegare perché per un cittadino è proibito raccogliere asparagi nell’area Parco Adda mentre i cavatori con gli asparagi si portano via, per sempre, milioni di metri cubi di territorio. Certo c’è bisogno di sabbia, ma chi l’ha mai negata? È da quando ero bambino che vedo i camion pieni che risalgono dall’Adda, è da ormai più di 30 anni, al mio primo impegno in attività politiche che mi ritrovo come primo, grande e impattante problema dei nostri paesi rivieraschi l’escavazione e la devastazione del territorio lungo questo fiume.

Ma come lei ben sa qui c’è un accordo di programma sottoscritto dalla stessa Regione Lombardia che nel momento in cui è chiamata ad applicarlo, nell’ambito della programmazione territoriale di propria competenze, quale è lo strumento del piano cave, in pratica lo disattende.

Questo venir meno delle istituzioni agli impegni sottoscritti è ciò che fa più rabbia e lascia veramente sfiduciati.

Se queste decisioni, queste scelte reiterate ci appaiono così immotivate e incomprensibili può immaginare come diventi facile per il sottoscritto e per molti altri cittadini, essere indotti a pensar male. Probabilmente sbagliamo, ma di certo fate ben poco per farci cambiare idea.



Cordiali Saluti.

Pierangelo Manzoni

Cittadino di Solza (BG)

Sunday, November 18, 2007

Provincia e Italcementi insieme per lo sviluppo dei percorsi ciclabili

Enti Locali

16/11/2007 - 16.23
Bergamo - Provincia e Italcementi insieme per lo sviluppo dei percorsi ciclabili =
La presentazione del progetto è avvenuta oggi in Provincia


Oggi, 16 dicembre, nella Sala Consiglio della Provincia è stato presentato un progetto di mappatura delle piste ciclabili della provincia di Bergamo, realizzato da 14 giovani quadri aziendali Italcementi nell'ambito di un corso di formazione. In questa occasione la multinazionale bergamasca ha annunciato che metterà a disposizione della Provincia un km di pista ciclabile, che verrà fatta con materiali innovativi a Fara Gera d'Adda.

Durante l'incontro in Provincia si è parlato della promozione della mobilità sostenibile e dello sviluppo della ciclabilità. Si sono confrontati interessi, sensibilità e iniziative espressi sia dall'Ente pubblico e sia da una grande realtà imprenditoriale importante del territorio bergamasco quale l'Italcementi.



Il gruppo dei 14 quadri aziendali è stato impegnato per quattro giorni a mappare tre percorsi ciclabili della pianura allo scopo di favorire lo sviluppo della mobilità dolce e valorizzare le risorse territoriali e il patrimonio locale. Attraverso mappe dettagliate e GPS, i partecipanti hanno raccolto informazioni e identificato i punti di interesse storici e naturalistici lungo i tre percorsi, raccogliendo materiale che poi è stato organizzato attraverso appositi software e sarà presto disponibile per la mobilità locale e per i turisti. Uno dei percorsi ha risalito l'argine dell'Adda, gli altri due hanno invece esplorato la zona a sud di Bergamo, tra Treviglio, Ghisalba e Caravaggio. Tutto quanto è stato elaborato è già a disposizione su un sito internet www.bike-bergamo.it e sarà on line da stasera, 16 novembre (segue).

Friday, November 16, 2007

Anche l'Italia ha la sua «class action»

Finanziaria, Approvato per un voto l'emendamento. Antonione sbaglia e scoppia in lacrime
Anche l'Italia ha la sua «class action»Via libera a cause collettive risarcitorie contro le società. Confindustria dura: «E' un atto ostile e rozzo»
SONDAGGIO
Il Senato ha votato sì alla "class action". Pensate che la nuova normativa sarà efficace in Italia?
VOTARISULTATI

ROMA - Arriva anche in Italia la class action, cioè la possibilità per i consumatori di partecipare a cause collettive contro società fornitrici di beni o servizi. Il Senato ha infatti approvato (158 voti a favore, contrari 49 e 116 astenuti) l'emendamento alla Finanziaria proposto dai senatori Manzione e Bordon (Unione democratica), che introduce la «disciplina dell'azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori». Le nuove misure entreranno in vigore trasmessi sei mesi dall'approvazione della legge Finanziaria. Anche se risulta davvero singolare che questa svolta storica nei rapporti fra co0nsumatori e aziende arrivi da un errore di voto del senatore di Forza Italia, che dopo essersi accorto dell'ersito della votazione si è messo a piangere in aula.

«CONFINDUSTRIA: GRAVI RISCHI» - Che si tratti di un cambiamento di non poco conto lo si capisce dalla reazione immediata di Confindustria. «È un atto di grave di ostilità all'impresa - sostiene - costituirà un nuovo pesante disincentivo a investire nel nostro Paese che già è agli ultimi posti in Europa per attrazione di capitali stranieri. È un provvedimento rozzo che espone le aziende italiane e i loro lavoratori a gravi rischi».


Il cartellone di Erin Brockovich, con Julia Roberts: il film più famoso su una «class action» americana.
AZIONE COLLETTIVA -Ma come funziona la «class action»? La possibilità di «azioni risarcitorie collettive» non è prevista nel nostro ordinamento, mentre lo strumento è molto diffuso in altri Paesi d'Europa e negli Stati Uniti. La class action è uno strumento processuale che consente a una pluralità di soggetti che intendano far valere un diritto - siano essi consumatori o utenti di un certo servizio - di adire l’autorità giudiziaria con un’unica causa i cui esiti si riflettano su tutta la categoria. La norma approvata dal Senato prevede l'ampliamento della platea dei soggetti che possono avviare l'azione, rispetto alle 16 associazioni del Consiglio nazionale consumatori e utenti che ne avevano facoltà secondo il ddl Bersani, attualmente all’esame della commissione Giustizia della Camera. L’obiettivo è quello di non privare della possibilità di agire per azioni risarcitorie agli altri soggetti portatori di interessi collettivi. Le ulteriori associazioni legittimate ad agire saranno individuate con decreto del ministro della Giustizia, di concerto con il ministro dello Sviluppo economico, sentite le competenti commissioni parlamentari.

TUTELA DELL'AMBIENTE - La class action era attesa già nella precedente legislatura perché il disegno di legge fu approvato dalla Camera dei deputati il 21 luglio 2004. A quell'approvazione non seguì però quella del Senato. E il provvedimento è rimasto in sospeso. Tra le grandi battaglie vinte in altri Paesi attraverso le class action ci sono, per esempio, le grandi cause contro le multinazionali del tabacco o quella contro la Pacific and Gas Company che contaminò le falde acquifere di una cittadina californiana, provocando tumori ai residenti, per la quale venne ottenuto un cospicuo risarcimento. «I diritti dei consumatori saranno sempre più intrecciati alla salute pubblica, alla sicurezza e all'ambiente», ha sottolineato Legambiente.

L'ERRORE E LE LACRIME - L'emendamento sarebbe passato per un voto sbagliato del senatore di FI, Roberto Antonione. Un errore che ha salvato la maggioranza a Palazzo Madama. Antonione, secondo quanto risulta dai tabulati, ha votato per errore con l'Unione a favore dell'emendamento: la norma è passato con 158 voti a favore. Sempre secondo i tabulati, erano presenti in aula ma non hanno votato, i senatori Dini, Barbieri, Turigliatto e Saporito. Si sono astenuti invece Giulio Andreotti e Ferdinando Rossi. L'astensione in Senato equivale a voto contrario. «Eravamo pari - ha detto lasciando l'aula il senatore forzista Maurizio Sacconi - senza quel voto la maggioranza avrebbe avuto un numero in meno e noi uno in più e sarebbe cambiato tutto». «Sarebbe successa l'ira di Dio», ha chiosato il senatore di FI Gaetano Quagliariello. Subito dopo Antonione è scoppiato in lacrime, consolato dai colleghi del suo gruppo. Lapidario il leghista Roberto Calderoli: «Hanno vinto per un ennesimo colpo del fattore c...».

L'ambiente passa in secondo piano: l'Amministrazione Comunale scettica su Agenda 21

L'ambiente passa in secondo piano: l'Amministrazione Comunale scettica su Agenda 21
Di Andrea Colleoni, Consigliere Comunale di minoranza
Nel consiglio del 17/9/2007 è stata data risposta ad una mia interrogazione riguardante il futuro di Agenda 21 e il rilancio di nuove iniziative.

Prima di illustrare la risposta del nostro Sindaco è meglio far chiarezza su cosa sia Agenda 21 e quale importante ruolo riveste.
L'Agenda 21 è un documento che contiene gli impegni (in campo ambientale, economico, sociale) che una comunità si assume per il 21° secolo, ma è soprattutto un percorso di lavoro.
Calusco aderisce ad Agenda 21 Locale dell' Isola Bergamasca e Dalmine/Zingonia dove tra l'altro è anche rappresentata da un consigliere di amministrazione (prima era Lino Corti, ora sostituito da Roberto Locatelli) e vi fa parte fin dal 2001.

Attraverso Agenda 21 sono stati elaborati diversi progetti di intervento per i singoli comuni; relativamente a Calusco quasi tutti gli obiettivi sono stati raggiunti:

Avvio tavolo di concertazione sugli interventi da realizzare per il miglioramento ambientale dell'azienda Italcementi;
Progetto pilota volto a preservare e valorizzare la massa boschiva del monte Canto attraverso lo studio di una micro filiera del legno - che ha portato alla realizzazione di una caldaia a biomassa per il teleriscaldamento delle scuole;
Azioni di sensibilizzazione, di incentivazione e di ricerca sulle energie rinnovabili in campo edilizio e dei trasporti;
Linee guida per la promozione di modelli insediativi sostenibili ed introduzione di parametri negli strumenti amministrativi.
L'unico progetto previsto che si trova ancora in fase di realizzazione riguarda la rinaturalizzazione del bacino idrografico del Re Grandone. Completato quello non significa aver raggiunto una gestione "sostenibile", ma è necessario lo studio ed il rilancio di nuove iniziative per proseguire nella giusta direzione.

Specificato ciò, passiamo alla risposta del nostro Sindaco:

Il Sindaco e la nuova amministrazione ha scoperto l'esistenza di Agenda 21 grazie alla mia interrogazione;
Agenda 21 è una cosa interessante.
Fin qui tutto bene, ma poi, prosegue il Sindaco (sempre il Sindaco, perché l'assessore all'ambiente, che dovrebbe essere il naturale relatore per questi temi, non pronuncia una parola), ammette di non aver ancora preso una decisione sul continuare a far parte di Agenda 21 in quanto, a fianco di iniziative "interessanti" ci sono contenuti scontati e banali….del resto, parole sue, "nessuno vuole inquinare o buttare le cartacce a terra, queste sono cose ovvie".

Duole prendere atto di un sostanziale passaggio in secondo piano delle questioni ambientali che erano state al centro, insieme alla "persona" dell'attività dei precedenti amministratori; duole vedere come ci sia scetticismo nelle opere realizzate (che altre amministrazioni ci invidiano come pannelli solari, caldaia a biomasse etc etc) e duole sentire un atteggiamento di sufficienza riguardo questioni ambientali ben più complesse del non buttare cartacce a terra.
Ricordiamoci che Calusco si trova in un territorio fortemente antropizzato, con ampia diffusione di attività produttive e situazioni pregresse che hanno lasciato il segno. Il recupero dei danni passati e il rilancio di azioni in direzione della "sostenibilità ambientale" non significa fermare il progresso e tornare indietro, ma significa invece cercare di procedere ad un ritmo e con delle modalità sostenibili per l'ambiente che ci ospita.
A tal proposito, in territorio fortemente interconnesso come l'alta pianura lombarda, è necessario che le azioni siano coordinate a livello sovracomunale e non limitate alle iniziative dei singoli. Queste, benché meritevoli, spesso richiedono sforzi maggiori e portano a risultati limitati. D'altra parte l'aria che respiriamo o l'acqua dei fiumi non si adeguano ai confini comunali ma preferiscono muoversi entrando ed uscendo dalle linee di confine, mescolando i problemi generati da altri con quelli generati da noi ed esportandoli di nuovo. Da qui l'importanza estrema di un coordinamento e quindi di continuare non solo a far parte di Agenda 21 locale, ma di essere parte attiva e propositiva (come è stato fino ad oggi) continuando un opera che non può avere colore politico.

Per approfondire la conoscenza di Agenda 21 locale:
http://www.a21isoladalminezingonia.bg.it/

Thursday, November 15, 2007

Calusco: l’etica dell’asfalto

Calusco: l’etica dell’asfalto
Di Vercingetorix



Una necessaria lunga premessa. Normalmente i corrispondenti dei giornali locali sono “governativi”, cioè solitamente scrivono delle iniziative che fa l’amministrazione comunale. E solitamente il corrispondente locale non si mette a polemizzare con la giunta in carica, prima perché certi giornali sono ecumenici e non vogliono sollevare discussioni, ma raccontare che tutto è bello e buono (tranne incidenti, fatti di sangue, arresti, la cronaca nera insomma), anche perché se fa questa cosa l’amministrazione non gli passa le informazioni richieste (le passa all’altro collaboratore più allineato) e lui resta senza lavoro. Sicché per la maggioranza dei comuni bergamaschi i giornali locali hanno uno o più corrispondenti - che vengono talvolta contattati da sindaco o assessori - ai quali viene data (in alcuni casi dettata) l’informazione. Il collaboratore la riporta così come gli è stata dettata con gli appositi virgolettati, e certo non si prende la briga di andare a fondo della notizia (perché costa del tempo, e lo pagano già poco) e perché magari potrebbe scoprire che la stessa notizia non è proprio così come comunicata dell’amministrazione. Il bravo collaboratore però partecipa anche ai consigli comunali e riferisce eventualmente anche le tesi della minoranza (tranne evidentemente in quei comuni dove la minoranza non c’è e quando c’è sta zitta).
Le cose si complicano al cambio di amministrazione. Perché il corrispondente nel corso di un mandato finisce per stabilire rapporti privilegiati con una certa amministrazione, rapporti che restano anche quando questa viene sostituita da un’altra amministrazione di schieramento opposto. E in questo caso succede che il corrispondente riesce a dare maggiore visibilità alla minoranza che non alla maggioranza.
Come succede nel caso del Giornale di Merate (e non solo) riguardo all’attuale amministrazione di Calusco. L’amminstrazione guidata da Roberto Colleoni da poco in carica mostra l’inesperienza in molte cose e soprattutto nel modo di gestire la comunicazione. Ora può darsi che questa amminstrazione si ispiri ai valori cristiani e ha adottato il motto “porgi l’altra guancia”, ma non si può arrivare a fare da punching ball. Soprattutto per una vicenda assolutamente risibile e pretestuosa. La vicenda, che di seguito narriamo (come vicenda in sè), a noi puzza un pochino di diffamazione (ledere la reputazione altrui) e calunnia (accusare uno sapendolo innocente). Ci si augura che gli attuali amministratori si diano una svegliata e tirino fuori gli attributi se non vogliono rimediare altre magre figure.
La faccenda paradossale dell’asfalto
Ieri sul Giornale di Merate appare un articolo intitolato “L’assessore si fa asfaltare la via di casa?" Cominciamo appunto dal titolo messo così si sta insinuando che l’assessore (Massimo Cocchi in questo caso, raffigurato con fotografia, cosa che serve a sottolineare il suo coinvolgimento in senso negativo) si stia asfaltando la strada per arrivare solo a casa sua. Ma non è proprio così. La minoranza accusa l’assessore Cocchi di avere asfaltato la via Asiago dove abita. Però evidenzia che questo intervento era già stato programmato dalla precedente amministrazione (cioè dall’attuale opposizione). Secondo l’opposizione non è che non si dovesse asfaltare la strada, ma si doveva aspettare. E in ogni caso ciò evidenzia che l’attuale maggioranza “sta vivendo di rendita sui provvedimenti approvati dalla nostra amministrazione”. Cioè mettendo la cosa in un modo che non lascia spazio: se l’hai fatto è stato è per tuo tornaconto, e in ogni caso lo avevamo deciso noi. E allora dov’è la critica? Cosa doveva fare l’attuale amministrazione? Fare revocare un provvedimento di ordinaria manutenzione (adottato dalla precedente amministrazione per di più) e asfaltare tutte le vie evitando però accuratamente quelle in cui abitano il sindaco, gli assessori e i consiglieri della maggioranza? Sarebbe ridicolo. E magari poi l’opposizione avrebbe rinfacciato di non asfaltare la strade.
La perla della vicenda però sta nel seguito “…e voglio ricordare l’atteggiamento opposto del precedente sindaco Rinaldo Colleoni. La strada in cui abitava non versava in buone condizioni, ma non è stata sistemata perché aveva pudore a farlo fare: non voleva che si pensasse a un privilegio. Questo è un atteggiamento etico che non ha riscontro nell’attuale amministrazione”
Ma è roba da matti. Tutta questa vicenda avrebbe potuto avere un senso se sia Cocchi sia Colleoni abitassero in una via che porta solo alla loro abitazione. Ma Cocchi abita in via Asiago, Colleoni in via San Lorenzo (che è una via molto più lunga), strade nelle quali abitano decine di altri cittadini caluschesi. Cioè l’attuale opposizione vorrebbe farci credere che in precedenza Colleoni non ha fatto asfaltare la strada dove abitano decine e decine di suoi concittadini – danneggiandoli di fatto - per una questione etica?
Sul sito di Linea Comune c’è scritto: “Cosa diranno i concittadini che abitano nella stessa via dell'ex sindaco, piena di buche ed insicura, che per una ormai dimenticata forma di pudore lo stesso si è sempre rifiutato di ristrutturare?” La risposta l’attuale minoranza ce l’ha già: si vada a vedere i risultati delle elezioni.

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