Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Monday, February 29, 2016

Merate: unanimità per la mozione sullo '''studio Crosignani''. Silvia Villa: è fondamentale per conoscere il rischio di ammalarsi di chi è sano

Merate: unanimità per la mozione sullo '''studio Crosignani''. Silvia Villa: è fondamentale per conoscere il rischio di ammalarsi di chi è sano
   
        
La mozione presentata al consiglio comunale dal gruppo "Merate prospettiva comune" per chiedere l'avvio di una analisi epidemiologica col metodo Crosignani così da vincolare e subordinare la concessione di autorizzazioni a Italcementi ai risultati dello studio, ha visto un intervento articolato e molto puntuale della dottoressa Silvia Villa, consigliere di Sei Merate e apprezzata oncologa di lungo corso dell'azienda ospedaliera lecchese.

"Il nostro obiettivo" ha spiegato il capogruppo Massimo Panzeri prima di lasciare la parola ai colleghi "non è certo quello di impedire una legittima attività privata. Vogliamo però che la stessa si svolga con tutte le necessarie prescrizioni e cautele possibili. L'analisi epidemiologica che chiediamo sia prescritta all'operatore serve a garantire la tutela salute della popolazione attraverso un metodo scientifico, basato su una tecnica georeferenziata caso-controllo, già sperimentata in altre realtà con problematiche simili. Noi chiediamo come Comune di Merate alla provincia di Bergamo di eseguire un'analisi epidemiologica sulla popolazione prima di rilasciare la concessione di utilizzo di css ad Italcementi. Posto che, come è ovvio, la salute non ha prezzo anche i costi eventualmente da sostenere non sarebbero assolutamente proibitivi.

La dottoressa Silvia Villa, esponente di Sei Merate
"E' impensabile che l'aumento di attività del cementificio non comporti quantomeno dei rischi che è doveroso dover valutare" ha esordito la dottoressa Silvia Villa "ed è molto importante quindi che vengano fatti degli studi epidemiologici. Nelle rilevazioni dell'agenzia europea dell'ambiente la situazione all'interno della pianura padana è allarmante ed è quella con i livelli massimi di inquinamento rispetto ai dati europei. Se poi si vanno a guardare le singole aree si scopre che l'asse Lecco-Bergamo è quello con una concentrazione di polveri sottili, rispetto al 2013, alle stelle. Situazioni così sono pochissime. Qualcosa di simile lo si trova in alcune aree della Russia e poi basta. Tra i fattori che sono da annoverare come cause ci sono il traffico intenso di automobili, la presenza di industrie di un certo peso e non ultimo la conformazione morfologica che impedisce un riciclo dell'aria, rendendola stagnante".

La bontà del metodo Crosignani è riconosciuta per diverse ragioni: lo studio è sul breve termine e quindi si vedono i primi risultati già dopo un paio di anni, i dati vengono confrontati con i parametri europei e con un lavoro che è stato fatto sulla città di Milano, realtà non troppo diversa dalla nostra, e soprattutto permette di valutare in poco tempo l'andamento della mortalità e i ricoveri. "Questa analisi ci dà anche l'aumento di quante persone non considerate a rischio malattia, lo potrebbero diventare per colpa dell'inquinamento. E questo è molto importante e determinante perchè non si studia solo il peggioramento di chi è già malato ma si guarda al possibile precipitare negli anni della situazione: di chi cioè stava bene e non aveva predisposizioni a contrarre determinate patologie e invece potrebbe tendere ad ammalarsi con più probabilità".

"Gli effetti a breve termine non sono una semplice anticipazione di eventi che sarebbero comunque accaduti" cita proprio lo studio e "la realtà non è che potrebbe peggiorare chi già sta male ma le persone sane che si ammalerebbero per l'inquinamento" ha proseguito la dottoressa Villa "e con il metodo Crosignani si riescono a calcolare queste proporzioni. Gli effetti a lungo termine dell'inquinamento sono poi di gran lunga peggiori di quelli a breve termine perchè si sommano i soggetti che non si sarebbero mai ammalati senza inquinamento a quelli già predisposti. Inquinamento che, tra l'altro, potrebbe agire provocando un crollo della salute di tutta la popolazione e per la quale vanno studiate le assenze da lavoro e da scuola ad esempio e non solo la mortalità o l'aumento di ricoveri in ospedale". Ad interessare poi è la media annuale della concentrazione di polveri sottili e non tanto gli sforamenti occasionali, seppur elevati. "Quando si superano i limiti per più volte, ma comunque in maniera sempre episodica, non è grave quanto invece una condizione permanente oltre i 50microgrammi su metro cubo. Il problema grosso è il cambio di salute di tutta la popolazione e non solo, come nel caso della Terra dei fuochi, il picco di tumori e leucemie nei bambini che comunque resta un dato drammatico. Questo studio epidemiologico a breve termine ci porterà ad avere in mano dei dati nel giro di qualche anno anche perchè quelli che ASL e Regione pubblicano sono del 2010 e continuano a essere in fase di elaborazione. Avere dunque qualcosa di più aggiornato e recente sarebbe utilissimo".

Anche l'assessore Maria Silvia Sesana ha citato esempi di applicazione del metodo Crosignani, sottolineandone la bontà e l'efficacia, e l'aula con l'ulteriore "rafforzativo" del sindaco Andrea Massironi, ha accolto all'unanimità la mozione.

Monday, February 01, 2016

Fischi al sindaco Colleoni

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Calusco: 500 persone in sala civica per ascoltare medici e esperti su Italcementi

Calusco: 500 persone in sala civica per ascoltare medici e esperti su Italcementi


  
Nei giorni più delicati della trattativa tra i sindaci del meratese e della bergamasca e l'azienda Italcementi per la firma del protocollo d'intesa che dovrebbe poi essere inserito come punto fermo nell'Autorizzazione Integrata Ambientale della Provincia di Bergamo, i comitati sono tornati a far sentire la loro voce e quella di moltissimi cittadini con una assemblea medico-informativa sulle possibili conseguenze sanitarie dell'incenerimento dei rifiuti.
I dottori Edoardo Bai, Marco Caldiroli e Patrizia Gentilini
I temi della tutela della salute pubblica e della salvaguardia ambientale - come dimostrato anche dalla manifestazione del 7 novembre che portò in piazza più di 500 persone per dire no alla trasformazione dell'impianto di Calusco d'Adda in un inceneritore - sono più che mai sentiti, e nella serata di venerdì la navata della chiesa vecchia di Calusco, oggi sala civica, ha faticato a contenere quanti non sono voluti mancare all'incontro promosso da Rete Rifiuti Zero Lombardia, La Nostra Aria di Solza e Aria Pulita Centro Adda. L'evento, d'altra parte, ha visto la partecipazione di esperti sul tema come il dottor Paolo Crosignani, responsabile dell'unità di Epidemiologia Ambientale dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, la dottoressa Patrizia Gentilini, medico oncologo e membro del comitato scientifico ISDE Italia (Associazione Medici per l'Ambiente), il dottor Marco Caldiroli, chimico e vice presidente di Medicina Democratica ed il dottor Edoardo Bai, epidemiologo e membro di ISDE Italia. "Questa è l'ultima tappa di un lungo percorso iniziato nel ottobre del 2014, quando Italcementi fece richiesta alla Provincia di Bergamo di passare da 30mila a 110mila tonnellate di rifiuti bruciati nello stabilimento di Calusco d'Adda. Un percorso che dalle prime interrogazioni nei consigli comunali è arrivato fino al parlamento", ha spiegato, in rappresentanza dei comitati, Marco Benedetti per introdurre la serata.
Da sinistra Attilio Agazzi, Raffaella Zigon, Marco Benedetti, dr. Edoardo Bai, dr. Marco Caldiroli, dr.ssa Patrizia Gentilini, dr. Paolo Crosignani
"C'è stata una mobilitazione meravigliosa da parte del nostro territorio e di un'intera comunità non solo per tutelare la salute e l'ambiente ma anche per far valere il dovere civico e la responsabilità decisionale sul proprio futuro da parte dei cittadini. Ricordo in proposito la raccolta firme che ha visto partecipare più di 10mila persone, un risultato storico contro leggi ingiuste che permettono ai cementifici di inquinare fino a 9 volte più degli inceneritori pubblici senza nessun beneficio per la popolazione". Una posizione quest'ultima condivisa dal primo esperto chiamato a prendere la parola, il dottor Marco Caldiroli: "Partiamo da un dato di fatto - ha chiarito il vice presidente di Medicina Democratica - in qualunque modo vengano bruciati i rifiuti si fa un errore perché si entra in un circolo vizioso che porta all'inquinamento e ad un'economia dello spreco. Attualmente, tuttavia, sono 164mila le tonnellate di rifiuti bruciate ogni anno in Italia nei cementifici, e se venissero concesse le autorizzazioni attualmente richieste si triplicherebbe questa capacità di incenerimento. Non è un caso che negli ultimi 6 mesi molti cementifici si siano interessati alla combustione dei rifiuti o alla possibilità di aumentarne la quantità: nella Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea è stata infatti pubblicata una normativa, in vigore da metà gennaio, che impone ai cementifici di adeguarsi alle migliori tecnologie ambientali e di diminuire le emissioni inquinanti. Chi produce cemento ha così approfittato di questo obbligo per sostituire i normali combustibili con i rifiuti, molto più a buon mercato. Già oggi però lo stabilimento di Calusco è vicino al valore richiesto dall'Unione Europea di 450 milligrammi al metro cubo per le emissioni degli ossidi di azoto e non ha quindi motivo di appellarsi alla combustione dei rifiuti quando parla di ridurre l'inquinamento". "Il petcoke che Italcementi utilizza per dare energia ai forni è il peggior derivato dal petrolio reperibile e ci vuol quindi poco per aspettarsi da una sua sostituzione un miglioramento a livello di emissioni", ha continuato il dottor Caldiroli. "La pubblicistica prodotta dai cementifici sta però cercando di far passare un rospo, il Combustibile Solido Secondario, come un principe. In realtà tra i Css rientrano diverse tipologie di rifiuti urbani e speciali, alcuni non trasformabili, e per quanto riguarda gli standard qualitativi per diversi parametri sono addirittura peggiori rispetto ai vecchi Cdr (combustibile da rifiuto) che Italcementi già utilizza nell'impianto di Calusco d'Adda. La tendenza è poi quella di un aumento del fattore di emissione dei metalli sottili in corrispondenza alla quantità di Css utilizzato; ma questi dati non sono monitorati da soggetti terzi e sono gli stessi cementifici che li producono e li rielaborano per sostenere le loro tesi". Il riferimento del dottor Caldiroli è allo studio prodotto da Italcementi e riconosciuto da Arpa Lombardia a sostegno del minore impatto ambientale che deriverebbe dall'utilizzo dei Css.
"Il problema di quello studio è che più si aumenta il combustibile più aumenta la portata dei fumi emessi: non ci si può quindi riferire soltanto alla concentrazione di inquinanti per metro cubo ma anche al flusso giornaliero che varierebbe notevolmente; considerazioni assenti nello studio di impatto ambientale presentato dalla società", ha spiegato ancora il relatore. "Inoltre la tossicità delle sostanze non è tutta uguale. L'azienda spinge tanto sull'abbattimento degli NOx grazie ai Css, ma si è guardata bene dal fare rilevazioni su contaminanti molto più importanti come i metalli pesanti: l'incremento di un milligrammo di mercurio, ad esempio, in termini di tossicità equivale a più di 3 tonnellate di ossidi di azoto. Mettersi a bruciare rifiuti introduce dunque nel processo produttivo del cemento elementi che non hanno niente a che fare con il materiale e che hanno un impatto sul territorio e sul prodotto finito. Le scorie finiscono nel cemento e, quindi, nelle nostre case; ed è per questa ragione che Medicina Democratica si è rivolta al Ministero della Sanità perché anche il cemento prodotto con la combustione dei rifiuti sia sottoposto ad analisi sulla tossicità come qualunque altra sostanza chimica immessa sul mercato europeo". La parola è poi passata alla dottoressa Patrizia Gentilini che ha affrontato il tema dell'incenerimento dei rifiuti in base alle ricadute sulla salute. Partendo dalle analisi condotte nell'area del forlivese, l'oncologo ha poi citato le più recenti ricerche in ambito medico scientifico. "Dati che preoccupano notevolmente noi oncologi sono quelli riguardanti la probabilità di diagnosi di cancro nel corso della vita: un uomo su due, oggi, si ammala di tumore e lo stesso avviene per un terzo delle donne. 30 anni fa i dati erano molto diversi e nella mia carriera professionale ho visto ammalarsi persone sempre più giovani", è stata l'amara considerazione della dottoressa Gentilini. "Nei registri dei tumori italiani, considerando la fascia di età da 0 a 14 anni, per ogni milione di bambini 190 si ammalano di cancro ed è riscontrato un aumento del 2% all'anno dei casi durante l'adolescenza. Sono dati strettamente legati alle polveri sottili e alle diossine, sostanze classificate come certamente cancerogene dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, prodotte dai processi di combustione. Le esposizioni ambientali portano ad una rottura dell'equilibrio metabolico che avviene attraverso il respiro, la pelle, il cibo e l'acqua, condizionando la funzione di organi delicatissimi come il pancreas, il fegato, i polmoni ed il cervello". L'attenzione del medico si è rivolta in particolare ai bambini e alle donne in gravidanza, i soggetti più esposti agli inquinanti: "Con i processi di combustione le sostanze tossiche che si formano passano dalla madre al feto nel momento più delicato nello sviluppo del nascituro. Sostanze estranee si trovano anche nel cordone ombelicale ed il New England Journal of Medicine analizzando il problema dell'incremento dei tumori nei bambini lo ha messo in relazione a queste esposizioni prima e dopo il parto". "Negli studi che come ISDE abbiamo svolto in Emilia Romagna nelle aree interessate dalla presenza degli 8 inceneritori della regione abbiamo rilevato nei soggetti residenti entro 4 km dagli impianti un aumento del 70% dei nati prematuri ed un rischio del 44% in più dell'abortività spontanea", ha continuato la dottoressa Gentilini. "Gli effetti della presenza di particolato e polveri sottili nell'aria non si fermano qui: la letteratura medica recente ne ha infatti evidenziato il legame con possibili gravi problemi durante lo sviluppo cognitivo nell'infanzia". "Per quanto riguarda alcuni inquinanti i limiti di legge sono un compromesso tra le conoscenze scientifiche e gli interessieconomici, e soprattutto non sono pensati su soggetti in via di sviluppo come i neonati", ha detto la dottoressa al termine del suo intervento. "In proposito medici per l'ambiente ha pubblicato documenti molto duri contro le scelte dell'attuale governo che, secondo il nostro parere, non vanno nell'interesse della popolazione". Per tutte queste ragioni i comitati stanno agendo per informare i cittadini sui potenziali rischi per la salute e per evitare che un nuovo flusso di rifiuti sia destinato ad essere bruciato in un'area, la vicina bergamasca, già sottoposta ad un forte stress ambientale.
Matteo Fratangeli
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Il parere di esperti sugli studi epidemiologici e il loro valore


Il parere di esperti sugli studi epidemiologici e il loro valore


La principale richiesta dei comitati promotori dell’incontro di venerdì sera a Calusco d’Adda è quella un’indagine epidemiologica da svolgere sul territorio per avere un quadro completo della situazione sanitaria della popolazione. A spiegare di cosa si tratta e quali dati potrebbe far emergere ci hanno pensato il dottor Edoardo Bai e, soprattutto, il dottor Paolo Crosignani che ha illustrato ai circa 500 presenti i casi dello stabilimento di Italcementi di Mazzano Rezzato e della centrale termoelettrica di Vado Ligure.
Raffaella Zigon, Marco Benedetti, dr. Edoardo Bai, dr. Marco Caldiroli, dr.ssa Patrizia Gentilini, dr. Paolo Crosignani
“Gli studi epidemiologici che abbiamo svolto sulle aree di Rezzato e Vado Ligure sono stati commissionati dai sindaci di quei territori – ha spiegato il dottor Crosignani – e prendendo come riferimento determinate malattie abbiamo diviso le zone di esposizione alle emissioni degli inceneritori: zona a bassa esposizione, media o alta, per valutare secondo un modello la probabilità di ammalarsi delle persone a contatto con gli stabilimenti rispetto ai non esposti. Per quanto riguarda il cementificio di Rezzato evidenziammo il 37% di possibilità in più di contrarre le malattie considerate per le persone che risiedevano nell’area a più alta esposizione e ben l’87% in più per i bambini. A Vado Ligure, invece, abbiamo fatto uno studio sull’aumento dei ricoveri ospedalieri e sulla mortalità che ha portato la magistratura a chiudere l’impianto”.
Il dr. Paolo Crosignani
Il dottor Crosignani ha poi parlato anche del caso del termovalorizzatore di Filago, dove i dati dello studio epidemiologico non sono stati attribuiti alla presenza dell’inceneritore da parte dell’Asl di Bergamo nel suo rapporto alla conferenza dei servizi. Al Comune di Madone, rappresentata in quella sede dal medico, non è rimasto altro da fare che appellarsi alla Procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo contro ignoti e preteso che l’Asl redigesse un nuovo studio tenendo conto delle diverse sorgenti di emissione degli inquinanti.
“I nostri risultati e le responsabilità del termovalorizzatore sono stati così confermati e segnalati alla conferenza dei servizi”, ha sottolineato l’epidemiologo. “Ora non sappiamo cosa farà la procura e come si svilupperà la vicenda”.
“L’impianto di Rezzato è molto simile a quello di Calusco e lì gli studi epidemiologici hanno trovato dati critici”, ha aggiunto il dottor Edoardo Bai. “A mio parere la valutazione del rischio sanitario fatta da Italcementi sullo stabilimento di Calusco è completamente sbagliata e volta a minimizzare il rischio per rientrare nei parametri di legge”, è stata la forte dichiarazione da parte del medico.
Il dr. Edoardo Bai
“In particolare mi riferisco alle sostanze cancerogene prese in considerazione dall’azienda: l’arsenico, il cadmio, la diossina ed il benzopirene. Nei suoi studi Italcementi ha sommato gli effetti di queste sostanze sulla salute ed ha ottenuto il risultato che il rischio di cancro è di 3 casi su 10 milioni. Le emissioni più pericolose sono però quelle delle polveri sottili ed in particolare le pm 2,5; secondo la relazione di Italcementi queste hanno effetto cancerogeno zero, e lo stesso errore clamoroso riguarda il cromo”, ha continuato il dottor Bai.
Secondo l’opinione dell’esperto la relazione dell’azienda non dovrebbe essere quindi valida e nel caso in cui la conferenza dei servizi dovesse concedere l’autorizzazione integrata ambientale, il suo suggerimento ai comitati e alle amministrazioni del territorio è quello di rivolgersi al Tar.

Fischi al sindaco Colleoni

Fischi al sindaco Colleoni: "la verità non è in questa assise"

Al termine dell’assemblea sono stati tanti gli interventi da parte del pubblico per chiedere ulteriori informazioni o per esprimere semplicemente un parere sulla vicenda.
Tra gli altri, durante il dibattito, hanno preso la parola anche alcuni sindaci del territorio che hanno illustrato il lavoro svolto dalle amministrazioni in questi mesi.
Il sindaco di Verderio Alessandro Origo
Dopo gli interventi dei sindaci di Suisio e Carvico, anche il sindaco di Verderio Alessandro Origo ha cercato di fare il punto della situazione: “In questi mesi le amministrazioni dei comuni vicini allo stabilimento di Calusco d’Adda hanno affrontato un percorso di confronto politico intenso con le istituzioni, e non abbiamo riscontrato da parte della Regione Lombardia nessuna disponibilità a sollecitare azioni sui limiti emissivi dei cementifici normati a livello europeo. Abbiamo poi richiesto all’Asl di Bergamo un’indagine epidemiologica senza successo e redatto documenti, firmati da 7 sindaci, contenenti richieste molto dettagliate per la conferenza dei servizi”, ha spiegato il Sindaco. “A fronte di questo impegno è risultato evidente che la Provincia di Bergamo avrebbe concesso a Italcementi l’Autorizzazione Integrata Ambientale senza sostanziali miglioramenti per la salute pubblica. La strada scelta dai sindaci è stata quindi quella del protocollo d’intesa con l’azienda e oggi c’è la possibilità di arrivare ad alcuni miglioramenti tra cui il non utilizzo di fanghi industriali, norme più restrittive sulla scelta dei Css, la definizione di una soglia minima del loro potere calorifico e la riduzione delle emissioni di NOx entro 3 anni per arrivare a 300 milligrammi per metro cubo. Si poteva magari fare qualcosa di più, ma la cosa più importante è che non ci fermeremo al protocollo d’intesa e che l’Isola bergamasca e la Provincia di Lecco hanno preso accordi con le Asl di Bergamo e Lecco per successive indagini epidemiologiche mirate sul territorio”.
È spettato quindi al dottor Caldiroli rispondere nel merito alle osservazioni: “Secondo la mia esperienza il modo migliore per ottenere qualcosa in sede di conferenza dei sindaci è quello di esprimere un parere contrario e motivato, perché a quel punto la conferenza dei servizi si dovrebbe fermare e spetterebbe alla Presidenza del Consiglio dei Ministri risolvere il conflitto tra gli enti”.
VIDEO




Poco prima dei saluti conclusivi e dell’invito, rivolto ai presenti, a fare rete da parte dei responsabili dei comitati ambientalisti, il sindaco di Calusco d’Adda Roberto Colleoni ha chiesto di prendere la parola. I toni della discussione, fino a quel momento molto pacati, si sono velocemente esasperati e non sono mancati i fischi e le grida rivolte al primo cittadino che più volte ha dichiarato di voler firmare, anche da solo, il protocollo d’intesa con Italcementi.
Raffaella Zingon con il sindaco Roberto Colleoni
“Quello che fa più impressione è il voler mettere continuamente in discussione la buona fede e l’onestà intellettuale delle persone. Con gli altri sindaci del territorio, nonostante mi sia trovato spesso in contrasto con le loro posizioni, abbiamo lavorato con fatica per arrivare a dei risultati. Mi sembra strano che a difendere il nostro territorio vengano chiamati in causa altri, mentre credo che sia il primo interesse delle amministrazioni coinvolte”, ha dichiarato il sindaco Colleoni. “Come medico ho visto spesso piegare i risultati della scienza secondo il momento e le fantasie di chi li interpreta e i dati che ho sentito questa sera non fanno eccezione. È giusto che facciate la vostra battaglia ma la verità non risiede in questa assemblea”, ha concluso il sindaco di Calusco voltando le spalle a quanti gli chiedevano spiegazioni sulle sue decisioni e, soprattutto, dati a supporto delle sue parole.
M.F.

'Italcementi': studi autorevoli

'Italcementi': studi autorevoli escludono i rischi. I Css opportunità di miglioramento

Il progetto di utilizzo dei CSS è perciò un’opportunità di migliorare l’impatto ambientale della cementeria.

Combustibili alternativi, studi autorevoli escludono rischi. Per l’Europa, il cemento è più “verde” con l’utilizzo dei CSS
Una ricerca del Politecnico di Milano afferma che le emissioni con i CSS non variano rispetto ai combustibili tradizionali. Secondo uno studio scientifico coordinato dall’Università degli Studi di Pavia, inoltre, non emergono rischi per la salute. I prodotti che utilizzano i combustibili alternativi, infine, hanno una certificazione ambientale migliore

Calusco d’Adda (BG), 30 gennaio 2016 – L’Europa considera più “verde” il cemento prodotto utilizzando i combustibili alternativi. L’utilizzo dei CSS (Combustibili Solidi Secondari) è infatti giudicato preferibile rispetto ai combustibili tradizionali e questo è tenuto in considerazione anche nella classificazione dei prodotti finali.
I combustibili alternativi consentono quindi al cemento di ottenere un punteggio migliore nella certificazione EPD (Environmental Product Declaration), la dichiarazione degli impatti ambientali associati al ciclo di vita di un prodotto, che sono valutati secondo le linee guida delle norma UNI EN ISO 14040 – Valutazione del Ciclo di Vita. Tale normativa valuta la performance ambientale di un prodotto, di un processo o di un’attività durante tutto il suo ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime, alla produzione, all’utilizzo, fino a quando il prodotto esaurisce la sua funzione. I combustibili alternativi concorrono quindi all’ottenimento di un miglior “indice ambientale” del cemento, in quanto riducono l’utilizzo di combustibili fossili tradizionali non rinnovabili, che devono essere importati da paesi lontani.
L’utilizzo dei CSS è dunque una soluzione promossa dall’Europa. I combustibili alternativi sono infatti utilizzati largamente e da decenni, specialmente nei paesi del Nord, noti per la loro attenzione all’ambiente e alla salute. La richiesta di Italcementi all’esame degli enti preposti è dunque quella di adeguare il tasso di sostituzione e la tipologia dei materiali ai livelli europei.

Nessuna conseguenza sulle emissioni
Una delle ragioni per cui l’utilizzo dei CSS è ormai consuetudine in Europa è che non si verifica alcun cambiamento nelle emissioni, se non un miglioramento per quanto riguarda la CO2. Le alte temperature dei forni da cemento, infatti, garantiscono una combustione assolutamente efficiente e sicura, come certificato anche da una recente ricerca del Politecnico di Milano, che analizzando la bibliografia internazionale integrata con rilievi sul campo rileva come i valori emissivi rilevati con l’utilizzo dei combustibili tradizionali siano sostanzialmente gli stessi di quelli misurati durante l’esercizio con combustibili alternativi.
I limiti alle emissioni per i metalli pesanti e per molti parametri per una cementeria in caso di co-incenerimento sono gli stessi di quelli previsti per gli inceneritori, che sono i più rigorosi previsti dalla normativa ambientale. E i livelli emissivi riscontrati a Calusco utilizzando i migliori metodi di misura sono ampiamente inferiori ai limiti prescritti. In molti casi, sono talmente bassi da essere addirittura non determinabili anche con le strumentazioni più avanzate. Vale la pena di sottolineare anche che nel progetto presentato a Calusco è comunque previsto un protocollo di garanzia per la verifica delle prestazioni ambientali dell’impianto.
È importante sottolineare con chiarezza anche che non si attiva nessuna combustione aggiuntiva: l’utilizzo dei CSS avviene esclusivamente solo in parziale sostituzione dei combustibili fossili non rinnovabili normalmente utilizzati.

Salute: uno studio esclude i rischi
Nell’ambito della richiesta di Italcementi di incremento nell’uso di CSS, è stato anche condotto uno studio scientifico con la supervisione e il coordinamento dell’Università degli Studi di Pavia per valutare l’incidenza delle emissioni della cementeria sui soggetti potenzialmente esposti. Lo studio, condotto secondo rigorosi criteri scientifici, ha analizzato diversi soggetti e diverse vie di propagazione. Dall’analisi è emerso che non ci sono rischi per la salute umana nemmeno in caso di un ipotetico funzionamento continuo dell’impianto alle emissioni massime autorizzate. A maggior ragione, quindi, non ci sono rischi per il normale funzionamento di un impianto, quello di Calusco, che opera ben al di sotto dei limiti massimi di legge.

Raccordo ferroviario, proposta una compensazione ambientale
In merito al raccordo ferroviario ipotizzato nel 2012 per il trasporto di petcoke, rispetto al progetto iniziale sono decisamente mutate le condizioni di riferimento (possibilità di utilizzo della tratta solo nelle ore notturne), riducendo la stima di riduzione del traffico da 8.000 a 3.000 transiti all'anno, su una viabilità locale complessivamente interessata da circa 6 milioni di transiti all'anno. Proprio per questo motivo, è stato detto con trasparenza ai comuni del territorio che l’impegno per la realizzazione dello scalo non è più commisurato ai benefici attesi. Contestualmente, sono state proposte delle soluzioni alternative che potessero dare un beneficio maggiore e interessare tutto il territorio circostante. Le prestazioni ambientali dell’impianto sono già tra le migliori in Europa, ma l’azienda ha dato la sua disponibilità per la realizzazione di interventi tecnici sull’impianto per una ulteriore diminuzione del livello delle emissioni di ossidi di azoto (NOx), per cui a fronte di un limite di legge di 500 mg/Nm3, Italcementi ha avanzato la proposta di abbassare i livelli emissivi fino a 300 mg/Nm3. Così come richiesto dai comuni il risultato è da conseguire entro tre anni. Si tratta di una riduzione di circa il 40%, che potrà essere raggiunta a fronte di un importante impegno tecnico, economico e gestionale da parte della società. A questo impegno si aggiungono la rinuncia ad alcune tipologie di rifiuti, l’adozione di criteri di qualità sui CSS più stringenti e l’effettuazione di maggiori controlli per garantire la bontà del progetto avanzando per fasi, come previsto nello studio di impatto ambientale. Qualora il tasso di utilizzo dei CSS raggiungesse una percentuale di sostituzione sufficiente, è prevista inoltre l’installazione del sistema catalitico per la riduzione degli NOx. Il progetto di utilizzo dei CSS è perciò un’opportunità di migliorare l’impatto ambientale della cementeria.
Ufficio stampa Italcementi

Monday, January 18, 2016

Incenerimento dei rifiuti: una conferenza con tre medici per parlare delle conseguenze sulla salute, il 29 a Calusco

Incenerimento dei rifiuti: una conferenza con tre medici per parlare delle conseguenze sulla salute, il 29 a Calusco



Foto di una protesta a Calusco nei mesi scorsi
Si svolgerà a Calusco d'Adda (BG) in data 29 gennaio 2016 ore 20,45, presso la Sala Civica di Via dei Tigli (ex Chiesa Vecchia) un'assemblea pubblica sulle conseguenze sanitarie dell'incenerimento dei rifiuti, che godrà di ospiti d'eccezione.
La conferenza, promossa dai comitati La Nostra Aria e Aria Pulita Centro Adda nonchè da Rete Rifiuti Zero Lombardia, vedrà infatti come relatori la Dott.ssa Patrizia Gentilini, Medico Oncologo membro del comitato scientifico ISDE Italia - Associazione Medici per l'Ambiente nonché esponente di Medicina Democratica, il Dott. Marco Caldiroli, Chimico vicepresidente di Medicina Democratica e il Dott. Edoardo Bai,  Medico Epidemiologo membro ISDE Italia - Associazione Medici per l'Ambiente.
L'evento vuole essere un'occasione di informazione e di condivisione, sia per esperti del settore sia per i cittadini. La partecipazione è libera. Un invito particolare sarà inviato ai medici di medicina generale, affinché possano apportare il proprio contributo professionale alla discussione fornendo ulteriori arricchimenti al dibattito.
I comitati organizzeranno nei fine settimana dei banchetti informativi con cadenze che saranno a breve comunicate.

"Le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che noi stiamo loro facendo" - Lorenzo Tomatis

Per contatti e informazioni:


http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=60134&origine=1&t=Incenerimento+dei+rifiuti%3A+una+conferenza+con+tre+medici+per+parlare+delle+conseguenze+sulla+salute%2C+il+29+a+Calusco#.Vo12sMoze5s.gmail

Incenerimento rifiuti, i medici parlano a Calusco

Incenerimento rifiuti, i medici parlano a Calusco

Di Redazione7 gennaio 2016Decrease Font SizeIncrease Font SizeDimensione testoStampa questo articolo 

Assemblea pubblica Il 29 gennaio nella sala civica. Organizzata dai comitati

Incenerimento rifiuti, i medici parlano a Calusco
I comitati a Calusco d'Adda
CALUSCO D’ADDA — Assemblea pubblica con ospiti d’eccezione il 29 gennaio 2016, alle ore 20,45, nella sala sivica di via dei Tigli (ex Chiesa Vecchia) di Calusco d’Adda, sulle conseguenze sanitarie dell’incenerimento dei rifiuti.
La conferenza, promossa dai comitati “La Nostra Aria” e “Aria Pulita Centro Adda” e da “Rete Rifiuti Zero Lombardia”, vedrà come relatori la dottoressa Patrizia Gentilini, medico oncologo membro del comitato scientifico Isde Italia – Associazione Medici per l’Ambiente nonché esponente di Medicina Democratica, Marco Caldiroli, chimico vicepresidente di Medicina Democratica ed Edoardo Bai, medico epidemiologo membro Isde Italia – Associazione Medici per l’Ambiente.
“L’evento – spiegano gli organizzatori – vuole essere un’occasione di informazione e di condivisione, sia per esperti del settore sia per i cittadini. La partecipazione è libera. Un invito particolare sarà inviato ai medici di medicina generale, affinché possano apportare il proprio contributo professionale alla discussione fornendo ulteriori arricchimenti al dibattito”.
I comitati organizzeranno nei fine settimana dei banchetti informativi con cadenze che saranno comunicate a breve.

Solza e Paderno esclusi dalla trattativa con Italcementi, la Regione e lo Stato siano coinvolti nelle sorti del nostro territorio

Solza e Paderno esclusi dalla trattativa con Italcementi, la Regione e lo Stato siano coinvolti nelle sorti del nostro territorio

Maria Carla Rocca
Egregio Direttore
Come avete scritto già in altri articoli, In questi giorni si sono incontrati alcuni comuni per cercare un accordo con Italcementi: potrebbe essere una buona cosa, se non fosse che a quel tavolo non sono stati ammessi due comuni, Solza e Paderno d'Adda, guarda caso i comuni più interessati (oltre a Calusco) alle emissioni del cementificio, tutti e due invece iscritti al procedimento di VIA in provincia di Bergamo.
Con l'azienda si sta trattando per rinunciare alla realizzazione di uno scalo ferroviario, patto sottoscritto nel 2012 da Italcementi per la prima introduzione del Cdr come fonte di energia, e mai realizzato, in cambio di altrettante promesse sulla riduzione degli ossidi di azoto: ma che succederà se poi la ditta non dovesse mantenere la promessa? Ci saranno sanzioni, oppure si può sempre rinegoziare?
In un momento in cui tutti parlano di urgenza nella riconversione dei trasporti per allentare la morsa del Pm10, in questo territorio si rinuncia a chiedere di tenere fede ai patti sottoscritti senza lottare, senza chiedere a Regione Lombardia di intervenire, di fare la sua parte.
Mentre si raddoppia la tratta ferroviaria Ponte-Montello, mentre viene confermato il ripristino del ponte di Paderno per il trasporto ferroviario, noi andiamo in direzione opposta.
Sul tavolo delle trattative c'è la richiesta sacrosanta di diminuire i famigerati ossidi di azoto: la prospettiva è quella di un procedimento chimico e non dell’installazione di un abbattitore Denox – un intervento strutturale e ben più incisivo – perché oneroso per l'azienda, senza tenere conto dei costi sociali sanitari che paghiamo tutti, oltre che in denaro, in sofferenza!
Si tratta certamente di interventi economicamente impegnativi, ma imporre di utilizzare queste tecnologie nuove e anche di riconvertire il trasporto dalla gomma alla ferrovia porterebbe benefici anche in termini economici: si creano posti di lavoro, non si tratta di investimenti a perdere!
Tutte queste battaglie sono azioni concrete, misurabili e non buone intenzioni, non discorsi astratti su cosa gli altri dovrebbero fare, sappiamo cosa dobbiamo fare: mettere un Denox sull'impianto di Italcementi per dimezzare le emissioni e riattivare uno scalo ferroviario per togliere camion dalle strade.
Sono anche consapevole che obiettivi così ambiziosi non sono possibili basandoci solo sulla buona volontà e impegno di qualche sindaco, servono a quel tavolo attori autorevoli e di un livello superiore, dobbiamo renderci conto che i nostri interlocutori sono i rappresentanti di un'azienda che sta cambiando proprietà a breve, e per questo non in grado di offrire garanzie per il futuro.
Inoltre l’ente chiamato a rilasciare l’autorizzazione è la Provincia di Bergamo, molto depotenziato dalla riforma Delrio e ulteriormente messo in discussione dalle dichiarazioni del presidente Maroni che ha intenzione di trasformare il loro assetto istituzionale.
Non spicca peraltro il ruolo delle ormai ex ASL, alle prese con un ridisegno totale delle loro strutture: in questo quadro di estrema precarietà a me non sembrano esserci le condizioni minime per prendersi la responsabilità di decidere il futuro di questo territorio per i prossimi 50 anni almeno.
In qualità di sindaci dobbiamo anche capire che per questa trattativa possiamo chiedere allo Stato di intervenire, lo dobbiamo fare con l’aiuto dei nostri rappresentanti seduti in Parlamento, dobbiamo chiedere alle istituzioni superiori di intervenire, a noi spetta il compito di chiedere al Ministero dello sviluppo economico di farsi carico di questi bisogni e di affrontarli con noi.
Il rapporto tra enti e Stato dev'essere di sussidiarietà, ognuno deve mettere il suo pezzo di responsabilità, lasciare questa trattativa che determinerà le sorti di questo territorio per i prossimi decenni nelle mani di un'azienda in vendita, di una Provincia in dismissione e di amministratori locali con poca forza contrattuale mi pare poco lungimirante.
M.Carla Rocca, Sindaco di Solza

Italcementi: aumenta la distanza tra azienda e comuni. Difficile raggiungere un accordo

Italcementi: aumenta la distanza tra azienda e comuni. Difficile raggiungere un accordo


Un lungo incontro, che ha fatto registrare ben sette ore di confronto e discussione, a tratti accesa, si è tenuto nella serata di venerdì tra i rappresentanti di Italcementi e i sindaci e gli assessori dei comuni che sottoscrissero nel 2012 il protocollo di intesa sulle compensazioni ambientali con l'azienda.

Sul tavolo delle trattative vi è la bozza di un nuovo protocollo d'intesa che - nel caso venisse sottoscritto dai soggetti coinvolti - dovrebbe superare gli accordi del 2012 e verrebbe poi presentato alla conferenza dei servizi indetta dalla Provincia di Bergamo per le ultime valutazioni sulla richiesta di autorizzazione da parte di Italcementi per triplicare, da 30mila a 110mila tonnellate, i rifiuti bruciati (Css) presso lo stabilimento di Calusco d'Adda.

Al momento gli amministratori dei comuni meratesi coinvolti nella trattativa - Imbersago, Robbiate e Verderio - non intendono rilasciare dichiarazioni su quanto emerso durante la serata di venerdì, riservandosi alcuni giorni di riflessione per decidere collettivamente il da farsi. Secondo le indiscrezioni raccolte, tuttavia, la distanza tra i comuni, in particolar modo quelli della sponda lecchese dell'Adda, e l'azienda sembrerebbe sempre più ampia. La posizione di Italcementi, tutelata dalle normative vigenti, pare infatti essersi irrigidita rispetto alle istanze presentate dagli enti locali nelle ultime versioni della bozza per il protocollo d'intesa.

Sempre secondo indiscrezioni, l'ultima di queste prevedrebbe la rinuncia da parte dei comuni dello scalo ferroviario di Calusco e della fideiussione di 600mila euro per la sua mancata realizzazione in cambio di un impegno dell'azienda nella riduzione delle emissioni di NOx.

Questo impegno nel passare dagli attuali valori di emissione degli ossidi di azoto da 500 mg/mc a 300 mg/mc risulterebbe però vincolato al raggiungimento di almeno il 60% del potere calorifero dei Css utilizzati come combustibile dal cementificio.

Altri ancora sono però i punti in discussione; e sembra, inoltre, che le amministrazioni locali lamentino lo scarso impegno dimostrato dalle istituzioni superiori, in particolare di Asl ed Arpa, nella vicenda. Un ulteriore problema continuerebbe poi ad essere l'isolamento dell'amministrazione di Calusco d'Adda che intenderebbe raggiungere al più presto un accordo nonostante le indicazioni contrarie da parte Lega Nord, che ha un'importante presenza nella giunta caluschese.

Quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere un incontro risolutivo pare dunque aver scontentato tutti i soggetti coinvolti ed aver complicato ulteriormente la situazione; una situazione che già aveva fatto registrare l'importante presa di posizione da parte dell'amministrazione di Paderno d'Adda che, in base a quanto contenuto negli ultimi documenti proposti, ha manifestato l'intenzione di non firmare gli accordi in sede di conferenza dei servizi, replicando quando avvenuto nel 2012.

Lo spazio naturalmente resta a disposizione sia per l'azienda che per gli enti interessati, per ulteriori precisazioni e repliche.

Italcementi: appello dei comitati ai sindaci a non sottoscrivere il protocollo con l'azienda

Italcementi: appello dei comitati ai sindaci a non sottoscrivere il protocollo con l'azienda


Ai Sindaci di:

Calusco d'Adda
Carvico
Cornate d'Adda
Imbersago
Medolago
Robbiate
Sotto il Monte
Verderio
Villa d'Adda

Al Presidente: Parco Adda Nord

p.c. Comunità Isola Bergamasca 

Oggetto: Appello ai sindaci a non sottoscrivere il protocollo "INDIVIDUAZIONE DELLE AZIONI VOLTE AL MIGLIORAMENTO DELLE PRESTAZIONI AMBIENTALI DELL'INSEDIAMENTO DI CALUSCO D'ADDA NELL'AMBITO DEL PROGETTO DI VALORIZZAZIONE ENERGETICA DI CSS - PROTOCOLLO PER UNA PROPOSTA CONDIVISA DA ENTI LOCALI E ITALCEMENTI DA SOTTOPORRE ALLA PROVINCIA DI BERGAMO QUALE CONTRIBUTO NELL'AMBITO DELL'ITER DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE". 

Gentili Amministratori,

abbiamo saputo che vi state apprestando a firmare il protocollo in oggetto con Italcementi.

Nel rispetto del principio/diritto di "maggiore tutela" della salute dei cittadini che ufficialmente rappresentate,Vi chiediamo di non farlo. 

Consapevoli che, nell'esporVi le nostre valutazioni, intendiamo svolgere un ruolo attivo in nome delle migliaia di cittadini residenti nell'area sulla quale insiste lo stabilimento Italcementi (cittadini che hanno dimostrato, con 10.000 firme, le loro forti preoccupazioni di fronte allo scenario ambientale che si sta paventando) ci permettiamo di riassumere le motivazioni per cui questo documento non deve essere sottoscritto.

Sottolineiamo che questo "protocollo" è il seguito di quello firmato nel 2012, il cui unico punto qualificante era la messa in opera dello scalo ferroviario da parte di Italcementi, punto mai rispettato e ottemperato. 

Nella bozza di protocollo in nostro possesso a tal proposito si legge: "Gli Enti sottoscrittori, nel rinnovare con piena convinzione l'auspicio che iniziative locali possano essere da stimolo all'avvio di nuove politiche del trasporto merci, che vedano un impegno diretto dei maggiori poli produttivi, tra i quali Italcementi, nella ricerca delle stesse, hanno preso atto delle persistenti difficoltà e dichiarato la propria disponibilità a valutare "progettualità alternative" alla realizzazione del raccordo ferroviario qualora si giungesse a valutare improprio il rapporto costi/benefici dell'iniziativa". 

Di fatto state "prendendo atto delle persistenti difficoltà" e dichiarando "la propria disponibilità a valutare "progettualità alternative" alla realizzazione del raccordo ferroviario qualora si giungesse a valutare improprio il rapporto costi/benefici dell'iniziativa". 

Significa permettere a Italcementi di non rispettare gli impegni assunti con l'accordo del 2012, senza che tale inadempienza sia compensata con soluzioni alternative, come definito nel protocollo. 

Una domanda sorge spontanea:

Quando si parla di rapporto, "costi/benefici" a quali soggetti ci si riferisce? l'azienda (in ragione dei suoi interessi economici) o i cittadini che rappresentate e che hanno quale unico interesse la tutela della salute? Vi chiediamo: può essere sottoposto ad una valutazione costi/benefici il bene primario e non sostituibile della salute? 

La richiesta dell'azienda che vincola questo nuovo protocollo alla non ottemperanza degli accordi precedenti non può e non deve essere accettata. 

Con gli oltre 600.000 euro della fidejussione, i comuni, vincolando questa cifra in ingresso, possono e devono autofinanziare tutte le azioni sanitarie, scientifiche e legali per tutelare in ogni sede competente la salute dei propri cittadini. 

Il nostro invito ai sindaci è di avviare autonomamente la procedura per un'approfondita analisi epidemiologica con metodo Crosignani, segnalando che alcuni comuni hanno già aderito alla proposta, creando una rete in grado di essere operativa in poco tempo con spese ridotte.

Ci corre l'obbligo rilevare che questo protocollo sarebbe firmato solamente da chi ha sottoscritto il protocollo del 2012, escludendo i comuni di Paderno d'Adda e Solza (che si rifiutarono di firmare l'accordo precedente), Agenda 21 (allora firmataria degli accordi),oltre alle amministrazioni di Merate e Terno d'Isola che per questo iter autorizzativo hanno chiesto di partecipare alla Conferenza dei Servizi della Provincia di Bergamo.

Essendo invece sottoscrittori l'amministrazione di Villa d'Adda e il Parco Adda Nord, che per la questione in oggetto non hanno nemmeno richiesto di partecipare alla Conferenza dei Servizi.

Ci domandiamo quale senso abbia firmare un protocollo che nel titolo recita: "DA SOTTOPORRE ALLA PROVINCIA DI BERGAMO QUALE CONTRIBUTO NELL'AMBITO DELL'ITER DI VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE". Di quale contributo stiamo parlando? Perché cercare in una sede esterna ciò che è garantito in termini di spazio di discussione, approfondimento e deliberazione nella Conferenza dei Servizi? Costringendo in quella sede Italcementi ad assumere di fronte all'Ente pubblico impegni vincolanti e non derogabili? Il vostro contributo può e deve essere fatto in fase di Conferenza dei Servizi, ad esempio chiedendo che la Provincia di Bergamo, in qualità di ente deputata al rilascio dell'autorizzazione, ponga il vincolo di eseguire con un ente terzo indipendente un'ANALISI EPIDEMIOLOGICA CON METODO CROSIGNANI prima di qualsiasi ulteriore concessione ad Italcementi.

Un simile protocollo (a geometria variabile dei sottoscrittori) esclude a priori alcuni partecipanti alla Conferenza dei Servizi e ne include altri non titolati.

Nel merito, vi sarebbe una serie infinita di considerazioni riguardanti il suddetto documento, privo di specifiche tematiche e di qualsiasi evidenza argomentativa, mancante inoltre di reali vincoli che impongano all'azienda di seguire le prescrizioni date.

Vincolare interventi migliorativi al raggiungimento del 60% di sostituzione calorica non ha senso, poiché si potrebbe non raggiungere mai questo valore anche a pieno regime di 110.000 ton/anno di rifiuti utilizzati! Si tratta di vincoli totalmente aleatori e inesistenti. 

Riteniamo che questo documento manchi di ogni minimo presupposto affinché possa da voi essere sottoscritto ed accettato. 

Il nostro accorato appello è di non chinarvi mestamente a interessi economici o di partito, ma di portare avanti il vostro mandato principale: la tutela della salute dei vostri cittadini. 

Questo documento, soffermandosi sul lato tecnico ed ambientale, mette l'azienda in condizioni di procedere all'introduzione dei rifiuti, senza dover intervenire in alcun miglioramento impiantistico.

Si chiede la garanzia che la quantità di elementi pericolosi introdotti con i rifiuti non superi quelle attualmente presenti nel Petcocke (ipotizzando chiaramente la possibilità di un peggioramento!).

In questi termini è fondamentale non approvare un incremento del tonnellaggio di materiale bruciato, che peggiora tutti i parametri di metalli pesanti e PCB-Diossine, senza alcuna garanzia d'interventi per il miglioramento di NOx. 

Questo protocollo, che coinvolge il futuro e la salute dei nostri concittadini, prima di qualsiasi firma, deve essere portato in discussione nei consigli comunali, per un'ampia e democratica partecipazione nelle sedi preposte.

Auspicando e chiedendo il ritiro del vostro appoggio a questo documento, vi ribadiamo la nostra disponibilità ad un rapporto di collaborazione, con l'unico obiettivo di garantire la salute dei cittadini. 

Distinti saluti, 

Italcementi: "un risultato importante per l'ambiente"

Calusco d'Adda (BG), 16 gennaio 2016

Il direttore Rizzo: il documento prevede importanti investimenti da parte dell'azienda per una ulteriore riduzione delle emissioni dell’impianto di Calusco, già oggi tra le più basse d’Italia nell’industria del cemento.
italcementi
"Un accordo che porterebbe risultati importanti per tutto il territorio, con performance ambientali di assoluto positivo rilievo". Così Italcementi definisce il testo in via di discussione tra amministrazioni locali e l'azienda con impianto a Calusco d'Adda.
Agostino Rizzo, direttore tecnico Italia di Italcementi spiega: "Amministrazioni locali e Italcementi hanno lavorato in modo approfondito negli ultimi mesi a un accordo che prevede importanti investimenti da parte dell'azienda per una ulteriore riduzione delle emissioni dell’impianto di Calusco, già oggi tra le più basse d’Italia nell’industria del cemento. Il protocollo è il risultato di un serrato confronto tra amministrazioni locali e azienda, coordinato da Agenda 21 e che ha visto presenti anche esperti indipendenti. Il dialogo ha portato a un testo che è frutto di un esame basato sui fatti e sulla razionalità".
"Italcementi - continua Rizzo - ritiene importante il rapporto con le amministrazioni, che promuovono e difendono la tutela dell’ambiente e della salute, valori che stanno a cuore a tutti e non solo a chi se ne proclama il custode. A fronte delle prese di posizione di alcuni gruppi di opinione, Italcementi sottolinea che il proprio interlocutore può essere solo chi rappresenta le comunità locali, ovvero le amministrazioni elette dai cittadini e istituzionalmente legittimate a comporre e rappresentare gli interessi di tutti i cittadini, inclusi lavoratori e imprese".

Italcementi, contratto cemento Da Calusco nemmeno un sì all’intesa

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Italcementi, contratto cementoDa Calusco nemmeno un sì all’intesa

Italcementi, contratto cemento Da Calusco nemmeno un sì all’intesa
Nemmeno una mano alzata - che so - anche solo per sistemarsi il caschetto. Nessuno che, su 61 lavoratori che hanno partecipato alle assemblee dell’Italcementi di Calusco d’Adda, si sia espresso a favore dell’ipotesi di accordo sul contratto del cemento firmata giusto pochi giorni fa a Roma.
In 33 hanno optato per il «no», mentre i restanti 28 si sono astenuti, mostrando una compattezza totale rispetto al rinnovo fresco di firma. È il caso di dire che hanno alzato un muro, ça va sans dire, di cemento.
Per dirla tutta, alla cementeria di Calusco d’Adda lavorano 154 dipendenti, ma - assicurano i delegati sindacali - la media dei votanti si aggira quasi sempre intorno a questi numeri.
Ma vediamo che cosa proprio non è andato giù di un’intesa che nel triennio, a livello economico, porta in busta paga un aumento di 90 euro lordi (erano 120 nel precedente rinnovo contrattuale). Sul «niet» degli addetti di Calusco pesa soprattutto il mancato incremento dell’indennità del primo e del secondo turno di lavoro. Per intenderci quelli che vanno dalle 6 alle 14 e dalle 14 alle 22. Mentre l’indennità del turno di notte (dalle 22 alle 6) è stata portata al 42% (l’aumento è di due punti percentuali), contro «il 5% a cui è ferma da oltre 35 anni quella del primo turno, ad esempio», spiega Fabio Paris della Rsu Fillea-Cgil della cementeria bergamasca. Che, a differenza della collega di segreteria della Fillea di Bergamo, Luciana Fratus, non ha sottoscritto l’ipotesi di accordo.
Un altro punto che non scalda gli animi riguarda il fatto che la prima tranche di aumento salariale (40 euro lordi) scatterà solo a partire dal 1o dicembre 2016, «cosa mai successa - precisa Paris - perché nei precedenti rinnovi contrattuali di solito l’attesa era al massimo di uno-due mesi dalla firma».
C’è da dire che il settore del cemento, con la crisi che ha investito l’edilizia, non sta attraversando una fase propriamente positiva, ed è anche a fronte di questa considerazione che Luciana Fratus giudica l’ipotesi di accordo «dignitosa». La sindacalista precisa che «il contratto si deve guardare nel suo complesso e, pur capendo il disagio rispetto ai turni dei lavoratori, vanno considerati i tanti aspetti positivi. Tra cui il fatto che, a differenza del contratto dei chimici, in quello del cemento non sono previste verifiche annuali sull’andamento dell’inflazione. Quindi l’aumento di 90 euro è certo». Ma, almeno per i lavoratori di Calusco, ci vuole altro.

Saturday, January 02, 2016

La deriva inceneritorista di Legambiente

La    deriva    inceneritorista    di    Legambiente

Agostino Di Ciaula


Il decreto sulla combustione dei rifiuti nei cementifici è stato bocciato ieri


dalla commissione ambiente alla Camera, grazie alla sensibilità di alcuni


parlamentari adeguatamente informati sull'argomento.


Che l'abbia presa male Clini (ha minacciato oggi di fare immediatamente un


decreto, come dichiarato qui


http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rifiuti/2013/02/12


/Clini-combustibili-cementifici-contro-emergenza-rifiuti_8235791.html) è


comprensibile. Che l'abbia presa male Legambiente è cosa difficile da digerire.


Eppure la storia si ripete. Alcuni anni fa Legambiente si schierò a spada tratta


a favore delle centrali termoelettriche alimentate a metano, favorendo il folle


tsunami energetico originato nel nostro Paese dal famigerato “decreto


sblocca-centrali” del governo Berlusconi e ignorando le conseguenze


economiche, energetiche e sanitarie di tale orientamento. A Legambiente


quella tendenza piaceva tanto da acquisire pacchetti azionari di società


partecipate, che la rendono ancora oggi uno dei più fedeli partner di Sorgenia,


azienda leader nel settore.


Oggi Legambiente si schiera con convinzione a sostegno del decreto legge di


Clini (finalizzato a consentire una estrema facilitazione dell'iter necessario per


bruciare rifiuti nei cementifici), critica la posizione di contrarietà espressa da


ISDE Italia e da numerosi gruppi ambientalisti a livello nazionale e divulga un


comunicato a firma del suo Direttore Generale e del suo Vicepresidente


(http://www.legambienterivierabrenta.org/rifiuti-nei-cementifici-2/), che è


interessante esaminare punto per punto:


comunicato Legambiente:


“Bruciare CSS nei cementifici:


- di per sé non peggiora le emissioni inquinanti. Al contrario impone a questi


impianti limiti di legge piu' restrittivi e quindi l'utilizzo di migliori tecnologie


di abbattimento. I combustibili "tradizionali" dei cementifici (come il petcoke o


il polverino di carbone) sono porcherie ben peggiori del CSS. E purtroppo in


base alla normativa vigente un cementificio che brucia questi combustibili


tradizionali può emettere inquinanti in atmosfera entro limiti di legge molto


più permissivi (quali sono quelli previsti per gli impianti industriali in


generale), mentre quando bruciano anche il CSS quei limiti di emissione


diventano più restrittivi, in quanto per essere autorizzati ad operare col


combustibile da rifiuti gli impianti vengono assimilati ad inceneritori (tanto per


fare un esempio secondo la legge vigente un impianto industriale in generale


puo' emettere diossine fino a 10mila nanogrammi per metro cubo, mentre per


un inceneritore il limite e' di 0,1 nanogrammi per m3. Se un cementificio e'


autorizzato a bruciare anche CSS, deve rispettare il limite di 0,1 per le diossine


e questo impone un radicale miglioramento dell'impianto e di conseguenza


delle sue emissioni) (lo stesso vale anche per metalli pesanti e altri


microinquinanti);”


considerazioni:


È vero che i cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti. Il


problema è che lo sono con o senza l’uso dei rifiuti come combustibile e


“assomigliare” agli inceneritori non è un vantaggio. Il d.lgs. proposto non


avrebbe variato, in merito ai limiti di emissione, la NORMATIVA GIA’


ESISTENTE, che prevede nel caso dei cementifici-inceneritori, per gli


inquinanti gassosi limiti da 2 a 9 volte maggiori rispetto a quelli degli


inceneritori, e per i microinquinanti (diossine e metalli pesanti) gli stessi


limiti degli inceneritori “classici”. La differenza SOSTANZIALE è che il


D.Lgs avrebbe semplificato enormemente gli iter autorizzativi per la


combustione di rifiuti in questi impianti, con normativa sulle emissioni


invariata. Le emissioni di inquinanti gassosi da parte dei cementifici-

inceneritori sarebbero rimaste molto più alte di quelle degli inceneritori.

Nel caso dei microinquinanti (metalli pesanti e diossine), a parità di


concentrazioni nei fumi, i cementifici-inceneritori emettono volumi di


fumi enormemente maggiori rispetto agli inceneritori classici. Poiché la


quantità assoluta di diossine e metalli pesanti è proporzionale sia alla


quantità di rifiuti bruciati che al volume di fumi emessi, i cementifici-

inceneritori, pur rispettando la parità di concentrazione espressa dai

limiti di legge, emettono quantità assolute di microinquinanti (non


biodegradabili e persistenti nell’ambiente) enormemente maggiori


rispetto agli inceneritori classici. L’incenerimento di rifiuti varia inoltre la


tipologia emissiva dei cementifici, creando in particolare criticità


aggiuntive soprattutto per i metalli pesanti (principalmente piombo,


arsenico, mercurio).


Se l’obiettivo reale fosse stato quello di ridurre le emissioni inquinanti dei


cementifici, sarebbe stato opportuno che Legambiente avesse proposto,


in luogo di una mera variazione di combustibile, l’imposizione di


miglioramenti tecnologici e limiti produttivi ed emissivi in grado di


garantire maggiormente la tutela dell’ambiente e della salute pubblica ai


residenti in prossimità di cementifici, con o senza co-combustione di


rifiuti.


comunicato Legambiente:


“- rende i cementifici piu' controllati. I cementifici quando bruciano CSS sono


obbligati a monitorare alcuni inquinanti - come ad esempio le diossine - che


non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze


classificate come combustibli tradizionali);”


considerazioni:


La normativa per gli impianti di combustione di rifiuti (che siano


inceneritori, cementifici o altro) prevede al massimo controlli


quadrimestrali delle emissioni di diossine. Questi, a differenza del


monitoraggio in continuo (che né la vecchia normativa né il d.lgs. in


oggetto impongono) sottostimano fortemente le emissioni di diossine da


parte di questi impianti. Anche quantità estremamente piccole di diossine


sono pericolose per la salute umana, in quanto queste sostanze sono non


biodegradabili e accumulabili nei tessuti umani e nei vegetali, con un


tempo di dimezzamento che può superare il secolo.


Anche in questo caso sarebbe stata auspicabile una variazione della


normativa vigente per i cementifici (a prescindere dalla possibilità di


bruciarci rifiuti), con la previsione di monitoraggi in continuo e di


periodici campionamenti su materiali biologici nei territori limitrofi a


questi impianti.


comunicato Legambiente:


“- a parità di risultati, bruciare CSS in un cementificio è meglio che in un


inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso infatti il css


sostituisce un (pessimo) combustibile fossile che comunque verrebbe


impiegato per la fabbricazione di cemento, nel secondo caso invece i rifiuti


verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al


massimo


per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di


teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso


nell'ambiente come calore inutilizzabile: gli inceneritori, anche i migliori


possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del


recupero


energetico, specie nei paesi caldi;”


considerazioni:


Bruciare i rifiuti non è MAI “meglio”, sotto nessun profilo. Se si vogliono


salvaguardare sostenibilità, salute, ambiente e “buone pratiche”, i rifiuti


non vanno bruciati.


Detto questo, considerata la maggiore “libertà” emissiva di inquinanti


gassosi dei cementifici-inceneritori, un cementificio che brucia rifiuti


produce di solito almeno il triplo di CO2 rispetto a un inceneritore


classico. La lieve riduzione dei gas serra ottenuta dalla sostituzione


parziale dei combustibili fossili con rifiuti ridurrebbe le emissioni dei


cementifici in maniera scarsamente significativa, considerata la abnorme


produzione annua di CO2 da parte di questi impianti che, secondo i


dati del registro europeo delle emissioni inquinanti (E-PRTR) ammonta in


Italia a oltre 21 milioni di tonnellate/anno. Basta un piccolo aumento della


capacità produttiva dei singoli impianti per recuperare abbondantemente


la quantità di gas serra “risparmiata” dalla sostituzione parziale dei


combustibili fossili con i rifiuti. Questi ultimi, infatti, sono per gli


imprenditori del cemento economicamente molto più vantaggiosi dei


combustibili tradizionali e, dunque, agirebbero da concreto incentivo


all’aumento della produzione. Tale affermazione è dimostrabile con il


confronto di emissioni tra gli impianti con o senza co-combustione di


rifiuti che sono già operativi nel nostro paese.


comunicato Legambiente:


“- e in ultimo, ma non per importanza (anzi è il contrario!), può evitare la


costruzione di nuovi impianti di incenerimento. Questa opzione di recupero


energetico può essere utilizzata in modo temporaneo e in alternativa alla


realizzazione di impianti dedicati di incenerimento da costruire ex novo (che


invece, una volta realizzati, soprattutto se sovradimensionati, funzioneranno a


pieno regime per almeno 15-20 anni vanficando ogni scenario di aumento del


riciclaggio da raccolta differenziata, anche oltre il 65% previsto dalla legge, e


di sviluppo delle politiche di prevenzione, ancora oggi ampiamente disattese).


E infatti, non a caso, questa opzione e' da sempre osteggiata dalle aziende che


costruiscono e gestiscono inceneritori.


Se c'è un aspetto negativo nell'impiego di CSS nei cementifici, è legato alle


quantità in gioco: purtroppo (o meglio per fortuna) di cementifici non ce n'è


abbastanza per bruciare tutto ciò che


oggi finisce in inceneritore o, peggio, in discariche per rifiuti. Quindi, i


cementifici non sono la soluzione definitiva del problema rifiuti: per quello


occorrono efficienti politiche di riduzione prima e di raccolta differenziata e


riciclaggio poi. In ogni caso se servissero a chiudere qualche inceneritore o a


non aprire qualche discarica in giro per l'Italia, non è un risultato


disprezzabile. Anzi.”


considerazioni:


Di cementifici “ce n’è abbastanza” eccome, perché l’Italia ha il maggior


numero di cementifici in Europa. Inoltre, come ampiamente dimostrato, la


combustione di rifiuti “per se” rappresenta un enorme disincentivo alle


“buone pratiche” (riduzione, riuso, riciclo, riduzione della produzione dei


rifiuti). L’Italia è, ad oggi, il terzo paese europeo per numero di


inceneritori operativi. Il D. Lgs. in oggetto avrebbe di fatto raddoppiato la


potenzialità inceneritorista del nostro Paese, rendendo immediatamente


disponibili all’incenerimento dei rifiuti ulteriori 59 impianti su tutto il


territorio nazionale, portando l’Italia al primo posto in Europa per


incenerimento di rifiuti e contravvenendo alle più recenti direttive


europee, che chiedono agli Stati membri l’abbandono dell’incenerimento


nel prossimo decennio.


Mi auguro che la storia, la tradizione e la cultura ambientalista che


Legambiente rappresenta nel nostro Paese la inducano a rivedere, magari


sotto la spinta dei tanti associati, il suo concetto di sostenibilità e a correggere


pericolose derive verso il potenziale vantaggio del bene privato rispetto


all’interesse pubblico. Agevolare le lobby dei rifiuti e del cemento non aiuta né


le buone pratiche né le condizioni ambientali e sanitarie dei territori limitrofi


agli impianti di incenerimento.


La guerra contro l'incenerimento dei rifiuti non è finita. Legambiente decida da


che parte stare.

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