Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Tuesday, March 03, 2009

14 Sindaci a Italcementi: rispetti gli impegni presi

14 Sindaci a Italcementi:rispetti gli impegni presi






A partire dal 2005 un cospicuo gruppo di amministrazioni comunali, associazioni ambientaliste, esperti a rappresentanza del territorio su cui maggiormente impatta l’attività del polo cementiero di Calusco d’Adda hanno lavorato insieme per meglio capire le nuove politiche industriali dalla fabbrica di Calusco d’Adda e, ove possibile, indirizzare la ditta ad una riduzione della pressione generata da Italcementi.



Ecco in sintesi alcuni passaggi chiave:



inverno 2005 – presentazione da parte di Agenda21 Isola dalmine zingonia del piano di lavoro denominato “verso un patto territoriale per un sistema di compensazioni ambientali”. Approvato in sedi diverse dai comuni Comunità Isola Bergamasca e altri comuni provincie Milano e Lecco



settembre 2005 – sottoscrizione da parte di tutti i componenti il tavolo di un documento inerenti gli aspetti da approfondire nello Studio Impatto Ambientale e indipendentemente da questo, consegnato alla Ditta



ottobre 2005 – riposte e controproposte Ditta a documento tavolo, con indicazione necessità avvio stesura protocollo di sperimentazione



gennaio 2006 – osservazioni del tavolo alle integrazioni allo Studio Impatto Ambientale



gennaio 2006 - osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale



febbraio 2006 – stesura e consegna brevi mano alla Ditta delle proposte di compensazione ambientale in relazione al sistema dei combustibili oggetto di conferenza di concertazione svolta in Regione lombardia



luglio 2006 – risposta ditta alle osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale



luglio 2006 – parere enti locali alla conferenza di servizi pel l’ottenimento dell’autorizzazione ambientale integrata



ottobre 2006 – costituzione “osservatorio tecnico scientifico permanente” per la definizione del protocollo di sperimentazione del CDR e promozione verifica degli interventi di compensazione concordati con la ditta



novembre 2006 – sottoscrizione protocollo di sperimentazione CDR



luglio 2007 – rinuncia volontaria della Ditta all’uso di Ecofluid e Rasf



inverno 2008 – analisi prima fase introduzione CDR e approvazione valutazione esiti da parte di tavolo politico



estate 2008 – consegna formale alla Ditta delle proposte di compensazioni ambientali collegate all’uso del CDR

Oggi purtroppo, un esempio di relazioni tra una grande azienda come Italcementi - con un impianto molto impattante come la cementeria di Calusco d’Adda - ed il territorio circostante, rappresentato da una dozzina di Amministrazioni Comunali, da tre Province, da un Parco Regionale e da associazioni ambientaliste e sindacati, rischia di essere definitivamente compromesso dalla unilaterale decisione di Italcementi di rinviare sine die la definizione delle compensazioni ambientali da dedicare finalmente al territorio.



Italcementi gestisce la cementeria di Calusco d’Adda dagli anni ‘20. Quattro anni fa la parte principale dell’impianto è stata rifatta aumentandone l’efficienza e la redditività trasformando tra l’altro la cementeria anche in un inceneritore di rifiuti deturpando però irrimediabilmente il territorio circostante.



Come riportato anche da un recente comunicato stampa della stessa Italcementi, per decenni, fino al nuovo impianto appunto, Italcementi ha inquinato tra le due e le 10 volte più di quanto non faccia adesso; ha sfruttato le cave del territorio cambiandone definitivamente il paesaggio senza offrire per questo alcuna forma di compensazione al territorio stesso.



Finalmente, faticosamente con l’introduzione dell’uso dei rifiuti urbani come carburanti, i rappresentanti del territorio sono riusciti a proporsi come interlocutori di Italcementi.



Peccato però che Italcementi si sia dimostrata assolutamente inaffidabile: una volta ottenuta la sostanziale accettazione degli enti locali all’utilizzo appunto dei rifiuti solidi urbani nell’impianto di Calusco, ha deciso unilateralmente di non rispettare gli accordi presi e di rinviare, a data da destinarsi, la definizione delle compensazioni ambientali che ci attendevamo da anni.



La motivazione di questa decisione ci sembra ancora più sconcertante: Italcementi non ha fondi da destinare al territorio a causa della crisi che negli ultimi mesi si è abbattuta sull’economia mondiale.



Da anni, quando il mercato del cemento era florido, attendevamo queste compensazioni; perché Italcementi non ha provveduto prima della crisi a prevedere a bilancio i fondi necessari per le compensazioni ambientali?



Francamente facciamo inoltre fatica ad immaginare che una multinazionale che al 30 settembre scorso aveva dichiarato [fonte “Resoconto Intermedio di Gestione” ItalcementiGroup] un utile ante imposte di oltre 460 milioni di euro non riesca a trovare qualche briciola di quella enorme cifra da reinvestire sul territorio invece che restituirla agli azionisti.



Crediamo purtroppo, che al di là delle tante belle parole e dichiarazioni di principio sentite in questi anni, non vi sia da parte di Italcementi la volontà di affrontare con coraggio la questione di come ripagare un territorio da cui Italcementi ha preso molto ma a cui oggi non sembra intenzionata a restituire nulla.



Ci sembra offensiva e immotivata la caparbietà con cui l’azienda si rifiuta di definire persino il valore economico complessivo delle compensazioni, che consentirebbe di valutarne la reale incidenza sul bilancio e sugli investimenti e di capire se stiamo discutendo di reali difficoltà o di mancanza di serietà.



Le amministrazioni locali pertanto esprimono il proprio disappunto per questa incomprensibile scelta di Italcementi; chiedono un rapido ripensamento alla società e convocano una conferenza stampa per poter meglio approfondire la questione il prossimo Sabato 28 Febbraio alle ore 10:30 presso il Municipio di Calusco d’Adda.



Firmato dai Sindaci di

Calusco d’Adda

Cornate d’Adda

Imbersago

Medolago

Merate

Paderno d’Adda

Robbiate

Villa d’Adda

Solza

Sotto il Monte Giovanni XXIII

Suisio

Terno d’Isola

Verderio superiore

Verderio inferiore



Parco Adda Nord

PLIS Monte Canto



Assessorato Ambiente Provincia di Lecco



Legambiente Bergamo



Agenda21 Isola Dalmine Zingonia

Braccio di ferro tra sindaci e Italcementi




Nel mirino le compensazioni ambientali. L'azienda replica: «Impegni sempre rispettati»



PADERNO I sindaci dell'Isola Bergamasca, di Paderno, Robbiate, Verderio Inferiore e Superiore e Cornate d'Adda non ci stanno. Nel mirino finisce Italcementi e le compensazioni ambientali promesse per la costruzione del famoso forno a torre visibile da chilometri di distanza in tutto il Meratese. Una presenza fissa per i padernesi e i robbiatesi che, appena volgono lo sguardo, non possono fare e meno di notarlo.
«Italcementi aveva preso l'impegno di compensare le comunità locali per la costruzione del forno per il cemento - ha ricordato il sindaco di Robbiate Alessandro Salvioni -. Erano state installate delle centraline per il monitoraggio delle emissioni, la prima e unica compensazione eseguita. Da due anni ormai il tavolo di lavoro è fermo e non si procede, era stata ipotizzata la posa da parte di Italcementi del suo asfalto o cemento antinquinamento su parecchie strade della zona, ma non se n'è saputo più nulla. Ora c'è la crisi economica e la società si appella a questo evento per ritardare ancora».
Ecco quindi che una trentina di primi cittadini si sono trovati ieri mattina per spingere la multinazionale del cemento a rispettare gli impegni presi.
«Il Gruppo ha sempre fatto fronte agli obblighi di legge e ha sempre cercato di coniugare le richieste delle comunità e degli enti locali - spiega la società -, anche al di là di quanto imposto da norme e regolamenti, con le politiche di sviluppo e di crescita dell'impianto e delle realtà economiche locali». Questo atteggiamento però «non deve essere confuso con accondiscendenza di fronte a richieste ingiustificate, che assumono grande significato in periodi di particolari dinamiche politico-amministrative». Per il futuro la cementeria si impegna a rispettare gli impegni presi «compatibilmente con le condizioni del quadro economico», ma le richieste non vanno intese come «impegni presi da Italcementi se non vi è stata una esplicita adesione da parte nostra».
C'è anche un richiamo che arriva da parte dell'azienda nei confronti del realismo rivolto agli amministratori locali: «Le istituzioni devono avere la responsabilità di saper coniugare tali richieste alle reali condizioni economiche in cui il territorio si trova», è la conclusione di Italcementi.

Lorenzo Perego

Monday, March 02, 2009

Smog alle stelle, Formigoni convoca i sindaci della Lombardia

Smog alle stelle, Formigoni convoca i sindaci della Lombardia

Lo smog torna a decollareIl presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, prende nuovamente l'iniziativa per rilanciare e potenziare le azioni contro l'inquinamento atmosferico: ha convocato al Palazzo Pirelli un primo gruppo di sindaci dell'area critica (che potranno essere accompagnati dall'assessore all'Ambiente e dal comandante dei vigili).

La riunione si terrà martedì 2 marzo, nel pomeriggio, per «una più efficace attuazione delle misure già in atto» ma anche «per individuare soluzioni innovative a fronte della situazione attuale».

Nella lettera inviata ai primi cittadini lombardi il governatore della Lombardia sottolinea che proprio «la situazione critica che in questo periodo si sta verificando relativamente ai valori particolarmente alti di concentrazioni di inquinanti in atmosfera spinge a potenziare le misure di prevenzione e di controllo attualmente in vigore».

Formigoni, già nella settimana scorsa, aveva fatto appello ai sindaci perché realizzassero adeguatamente i controlli di cui hanno la responsabilità; e inotre aveva stretto un intesa con il sindaco di Milano, Letizia Moratti, che ha prodotto il potenziamento, in collaborazione con il Comune, delle pattuglie dedicate al controllo dei veicoli e dei gas di scarico.

Ora torna Formigoni a chiedere un «coinvolgimento diretto che possa contribuire in modo significativo ad agire con tempestività ed efficacia».

Intanto - ma la situazione è destinata fortunatamente a migliorare grazie alla pioggia - restano preoccupanti i livelli delle polveri sottili e l'aria resta irrespirabile. Ancora allarme smog a Bergamo: dopo i 109 microgrammi registrati nella giornata di venerdì dalla centralina dell'Arpa di via Garibaldi in città, i dati di sabato hanno mostrato un ulteriore incremento, arrivando a quota 122.

In generale il bel tempo di questi giorni ha fatto salire alle stelle il valore delle polveri sottili nell'aria: non è disponibile il dato della centralina di via Meucci a Bergamo, ma anche nel resto della provincia si respira male. A Filago 78 microgrammi per metro cubo, a Lallio 58, a Osio Sotto 81, a Treviglio 97 e a Calusco 89. Tutti dati ben oltre i 50, soglia massima consentita. Aspettando la pioggia ...

Giorno, Il (Bergamo - Brescia) Comune e Cementeria ai ferri corti



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“Dopo sette fette hanno capito che era polenta”.

Calusco: il tavolo tecnico per Italcementi
“Dopo sette fette hanno capito che era polenta”. Debbo dire, con tutto il rispetto per le persone coinvolte (precisando anche che probabilmente al posto loro sarei caduto nella stessa “trappola”) che questo è il giudizio finale che posso esprimere sul tavolo tecnico di confronto con Italcementi. Il tavolo tecnico è stato istituito cinque anni fa da 12 comuni circondanti Calusco d’Adda (compreso) anche sulla sponda lecchese, per dialogare con Italcementi a proposito dello stabilimento di Calusco e delle sue emissioni nell’ambiente. Lo scopo del tavolo era di ottenere da Italcementi compensazioni ambientali da parte di Italcementi a fronte dei disagi che ricadevano sul circondario, un comprensorio di 12 comuni con circa 100mila abitanti. Le compensazioni potevano essere l’asfalto foto catalitico che assorbe le polveri sottili e l’impianto di alberi. Il tavolo tecnico è riuscito nell’opera di convincere Italcementi a non bruciare rifiuti tossici nocivi nel forno della cementeria di Calusco. Ma per il resto niente. Il forno della cementeria è divenuto anche un bruciatore per rifiuti urbani, la cui quota è aumentata nel corso degli anni, pur restando le emissioni nei limiti di legge. L’autorizzazione per bruciare i rifiuti viene data dalla Provincia di Bergamo, altre autorizzazioni sono date dalla Regione, perciò né il comune di Calusco né tantomeno quelli circostanti hanno voce in capitolo. Quindi di fatto il tavolo era ed è impotente. Italcementi ha cambiato in questi cinque anni varie volte la persona designata a trattare (e con ogni nuova persona si doveva cominciare da capo) e l’ultimo arrivato lo scorso anno ha detto: “C’è la crisi, non abbiamo soldi, non possiamo fare niente”. Come è chiaro Italcementi con grande abilità ha preso per il naso i suoi interlocutori, ha finto di trattare, ma non ha trattato un bel niente (tanto è vero che non ha firmato alcun accordo né stanzaito preventivamente alcuna cifra in bilancio) ha scientemente procrastinato nel solo intento di ottenere ciò che ha ottenuto. E’ evidente che adesso non si può chiudere la stalla quando i buoi sono scappati e gli unici accordi in più – oltre al rispetto della legge – che si potevano ottenere si potevano fare quando si stava progettando l’impianto di Calusco. Dopo non si può fare più nulla. E a questo proposito voglio ricordare ciò che è successo nel caso della galleria sotto il Monte Canto, e i “benefici” che l’ambiente e il Monte Canto hanno ottenuto. Che gli amministratori locali si siano dimostrati “troppo buoni” in passato con Italcementi lo si è detto più volte. Italcementi potrà sempre dire che rispetta le leggi paga le tasse, da’ lavoro ai dipendenti e altro non è tenuta a fare. E che si sia seduta ad un tavolo pur sapendo di non voler fare nulla non è assolutamente rilevante se non dal punto di vista morale. Ed è certo che ora Italcementi non si siederà più a nessun tavolo, si fa gli affari suoi e ciccia, come è suo perfetto diritto. I comuni oltre che recriminare ora possono fare solo una azione di “moral suasion”, persuasione morale, magari anche con qualche azione eclatante. Ma non credo spunteranno molto. Certo è che la collettività si godrà le emissioni di Italcementi, e non sappiamo quali ricadute abbiano sulla salute pubblica perché non è stata fatta alcuna indagine in proposito.
Di tutta la conferenza stampa l’unica cosa che si è detta che desta gravi preoccupazione sono alcuni dati sulle emissioni della fornace di Italcementi. E’ vero che Italcementi rispetta i parametri di legge sulle emissioni, ma queste emissioni sono misurate in quantità (microgrammi) per metro cubo. Ma non c’è nessuna regolamentazione per la quantità giornaliera. Ovvero la legge non fa distinzione se si emettono 100 o 1.000 o 100.000 metri cubi. Vi interesserà sapere che la ciminiera di Italcementi emette 320mila metri cubi di aria a ottanta gradi di temperatura (con relativi residui di PM10 e altri materiali, dati comunicati alla conferenza stampa) all’ora (avete capito bene all’ora): fanno 7,68 milioni di metri cubi di aria al giorno cioè 2.803 milioni di metri cubi l’anno. Fate un po’ voi i conti. Come ha fatto notare qualcuno se una pagliuzza ti cade in testa non ti fa assolutamente niente, ma se ti cade un balla di paglia in testa ti rompi l’osso del collo. Respirate e intanto meditate: Memento homo, quod pulvis es et in pulverem reverteris

Saturday, February 28, 2009

Lo smog anche tre volte sopra il limite

Lo smog anche tre volte sopra il limite

Merate sta male, ma il bel tempo fa ristagnare le polveri anche a Lecco: valori del Pm10 alle stelle

I numeri: 94, 96, 119 e 154. Non servono neanche da giocare al Superenalotto perché superano il 90. Sono i valori dell'inquinamento da polveri sottili registrati nella giornata di martedì dalle centraline - nell'ordine - di via Amendola e via Sora a Lecco, di Valmadrera e di Merate.
Qualche giorno di bel tempo, aria secca, scarso rimescolamento, morale: effetto pentolone. È la festa del particolato, il Pm10, che in particelle sottilissime danza nell'atmosfera in concentrazioni sempre più massicce finendo per stivarsi nei nostri polmoni.
A Lecco il doppio del consentito dalla legge che indica il valore limite di 50 microgrammi per metrocubo d'aria al giorno, quanto a Valmadrera più del doppio, mentre Merate come sempre si distingue per essere la camera a gas della provincia: più del triplo, nientemeno. Il pulviscolo si vede e si misura la sua gravità a occhio nudo, non bastasse il naso a segnalarlo: sbiadisce di giorno in giorno i colori e i contorni del paesaggio come un velo opaco per la dissolvenza. Negli ultimi sei giorni di sole, da giovedì scorso a martedì (i dati di ieri non erano ancora disponibili), tutte e quattro le centraline sono impazzite segnalando valori da avvelenamento. In via Amendola il giorno peggiore è stato lunedì con il Pm10 a quota 116; in via Sora a San Giovanni, in teoria zona più arieggiata e lontana da fonti dirette di inquinamento, le polveri sottili hanno battuto il centro toccando il valore di 141 sempre lunedì; e lunedì è stato il giorno più inquinato anche a Valmadrera con 151; mentre a Merate, che negli ultimi sei giorni si è mantenuta sempre molto sopra i 100 microgrammi/metro cubo, martedì è stato raggiunto il record dei 154. Valori eccezionali questi ultimi, comunque, per tutte le quattro aree della provincia nel periodo tra il primo gennaio e il 24 febbraio.
La pioggia aveva dato una mano a lavare e ad abbattere un po' la concentrazione del particolato, anche se relativamente. Nel periodo considerato, 55 giorni, la soglia di attenzione per il Pm10 è stata superata 9 giorni in via Sora, 19 giorni in via Amendola, 28 a Valmadrera (in pratica un giorno sì e un giorno no) e addirittura per ben 40 giorni a Merate che si allinea dunque alla situazione d'emergenza di Milano, dove l'assedio dello smog ormai è un attentato quotidiano alla salute. Lecco città in effetti respira meglio di altri paesi e città della sua provincia. La concentrazione media di Pm10 in 55 giorni è di 43,6 microgrammi metro cubo in via Amendola, 38,1 in via Sora, 51,5 a Valmadrera, 66,8 a Merate. Solo il capoluogo è al di sotto delle soglie di attenzione per la salute.
Maura Galli

Friday, February 27, 2009

Merate: inquinamento da Pm10 alle stelle.

Merate: inquinamento da Pm10 alle stelle.
Esaurito il “bonus” di 35 sforamenti annui








Sono giorni decisamente “neri” sul fronte dell`inquinamento. Complice il sole, l`assenza di vento e di pioggia le polveri sottili, dopo un periodo di relativa calma sono tornate a salire e a superare i livelli previsti dalla normativa. In questi ultimi giorni, poi, la centralina di Merate ha raggiunto quote che si sono collocate oltre 3 volte il limite di 50 μg/mc. La giornata decisamente più inquinata è stata proprio quella di ieri. Tutte e tre i rilevatori della provincia hanno registrato valori molto alti. Merate, ad esempio, si è posizionata a 141 μg/mc e per il quarto giorno consecutivo è stata al di sopra dei 100 μg/mc. In otto giorni, solamente il 18 febbraio, i valori hanno sfiorato i 50 senza superarli. La media per Merate è stata di 91μg/mc.






Come dicevamo, non è andata meglio negli altri punti di monitoraggio. A Valmadrera si è toccato il valore peggiore di tutta la provincia. Ieri la concentrazione di polveri sottili è stata di 151μg/mc, facendo schizzare la media a 79μg/mc.
A Lecco in Via Sora si è arrivati a 141μg/mc, come a Merate, mentre in Via Amendola a 116μg/mc. La normativa parla di un massimo di 35 superamenti della soglia di 50μg/mc da collezionare nell`arco di un anno. A ieri, 24 febbraio 2009, Merate ne aveva già 38 (28 a gennaio e 10 a febbraio).
Teoricamente ora gli amministratori delle città dovrebbero prendere provvedimenti a riguardo, onde evitare di incappare in sanzioni. Il problema sta nel capire in quale direzione muoversi

Friday, February 13, 2009

Italcementi di Calusco d'Adda: le amministrazioni locali non ci stanno

Italcementi di Calusco d'Adda: le amministrazioni locali non ci stanno


Martedì 10 Febbraio 2009 15:08
Non crediamo ci siano validi motivi perché Italcementi non rispetti gli impegni presi con il territorio negandoci le compensazioni ambientali




A partire dal 2005 un cospicuo gruppo di amministrazioni comunali, associazioni ambientaliste, esperti a rappresentanza del territorio su cui maggiormente impatta l’attività del polo cementiero di Calusco d’Adda hanno lavorato insieme per meglio capire le nuove politiche industriali dalla fabbrica di Calusco d’Adda e, ove possibile, indirizzare la ditta ad una riduzione della pressione generata da Italcementi.

Ecco in sintesi alcuni passaggi chiave:

novembre 2004 – Avvio, da parte di Italcementi, della procedura finalizzata all’utilizzo di combustibile da rifiuti (CDR) nel forno della cementeria; procedura rappresentata, ai sensi della normativa, da semplice comunicazione effettuata agli Enti competenti.

dicembre 2004 - Avvio, da parte di Italcementi, della procedura finalizzata all’utilizzo di Rifiuti Speciali Pericolosi (Ecofluid e RASF) nel forno della cementeria. Richiesta di autorizzazione che si accompagna alla procedura di VIA

inverno 2005 – presentazione da parte di Agenda21 Isola dalmine zingonia del piano di lavoro denominato “verso un patto territoriale per un sistema di compensazioni ambientali”. Approvato in sedi diverse dai comuni Comunità Isola Bergamasca e altri comuni provincie Milano e Lecco

primavera 2005 sospensione, da parte di Italcementi, della procedura relativa all’utilizzo di CDR (inclusione della relativa istanza nell’ambito della procedura di AIA in corso)

aprile 2005 – Presentazione ad Italcementi del documento “Sintesi delle criticità emergenti dall’esame dello SIA relativo al progetto di utilizzo dei rifiuti pericolosi nel forno della ceenteria”

21 giugno 2005 – assemblea pubblica nella quale si sono raccolti importanti contributi, dal pubblico e dai diversi soggetti sociali, in merito a richieste da avanzare alla Ditta

luglio 2005 – sottoscrizione da parte di tutti i componenti il tavolo di un documento inerenti gli aspetti da approfondire nello Studio Impatto Ambientale; tale documento rappresenta la sintesi dei confronti svoltisi tra le parti nel periodo aprile – giugno 2005; in particolare sono sintetizzate le valutazioni conclusive degli Enti a seguito delle “controdeduzioni” formulate dalla Ditta alle osservazioni tecniche ed ambientali avanzate dagli Enti in merito alle proposte di utilizzo dei rifiuti. Il documento individua chiaramente gli ambiti degli approfondimenti da condurre per fornire alle Amministrazioni il quadro di certezze necessarie a dar corso alle iniziative della Ditta; ricordiamo che su tali proposte l’Azienda si è pronunciata in modo sostanzialmente positivo dichiarando, pur sulla base di programmi da concordare, ampia disponibilità a procedere (posizione della Ditta formalizzata nel documento 24 ottobre di cui al punto successivo).

24 ottobre 2005 – riposte e controproposte Ditta a documento tavolo, con indicazione necessità avvio stesura protocollo di sperimentazione

gennaio 2006 – osservazioni del tavolo alle integrazioni allo Studio Impatto Ambientale (nel frattempo presentate dalla Ditta in risposta a specifiche richieste formulate dal Ministero dell’Ambiente – Autorità competente nell’ambito dell’istruttoria)

15 gennaio 2006 - osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale

febbraio 2006 – stesura e consegna brevi mano alla Ditta delle proposte di compensazione ambientale in relazione al sistema dei combustibili oggetto di conferenza di concertazione, nell’ambito della procedura VIA per utilizzo rifiuti pericolosi, svolta in Regione Lombardia (Ente responsabile del coordinamento dei pareri degli Enti locali nell’ambito della procedura VIA)

luglio 2006 – risposta ditta alle osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale (documento del 15 gennaio 2006); Italcementi dichiara di approvare il documento auspicando la conclusione del confronto in merito alla sperimentazione per utilizzo CDR, “nonché la programmazione delle attività di approfondimento ivi descritte. Il completamento delle stesse rimane subordinato all’esito positivo della sperimentazione del CDR.”

luglio 2006 – parere enti locali alla conferenza di servizi pel l’ottenimento dell’autorizzazione ambientale integrata

agosto 2006 – ottenimento AIA che autorizza l’impiego di CDR

ottobre – novembre 2006 – costituzione “osservatorio tecnico scientifico permanente” per la definizione del protocollo di sperimentazione del CDR e promozione verifica degli interventi di compensazione concordati con la ditta

novembre 2006 – sottoscrizione protocollo di sperimentazione CDR

novembre 2006 - primavera 2007 effettuazione sperimentazione utilizzo CDR e monitoraggio prestazioni ambientali impianto (prove in bianco e con utilizzo combustibile alternativo)

dicembre 2006 – rinuncia volontaria della Ditta all’uso di Ecofluid e Rasf

febbraio 2008 – analisi prima fase introduzione CDR e approvazione valutazione esiti da parte di tavolo politico (assenso a passare alla fase di utilizzo successiva: 15%)

estate 2008 – consegna formale alla Ditta delle proposte di compensazioni ambientali collegate all’uso del CDR

Oggi purtroppo, un esempio di relazioni tra una grande azienda come Italcementi - con un impianto molto impattante come la cementeria di Calusco d’Adda - ed il territorio circostante, rappresentato da una dozzina di Amministrazioni Comunali, da tre Province, da un Parco Regionale e da associazioni ambientaliste e sindacati, rischia di essere definitivamente compromesso dalla unilaterale decisione di Italcementi di rinviare sine die la definizione delle compensazioni ambientali da dedicare finalmente al territorio.
Italcementi gestisce la cementeria di Calusco d’Adda dagli anni ‘20. Quattro anni fa la parte principale dell’impianto è stata rifatta aumentandone l’efficienza, con un miglioramento delle prestazioni ambientali dello stesso, e la redditività trasformando però la cementeria anche in un inceneritore di rifiuti, caratterizzata oggi da un maggior impatto visivo e da un più ampio raggio di ricaduta delle emissioni.
Come riportato anche da un recente comunicato stampa della stessa Italcementi, per decenni, fino al nuovo impianto appunto, Italcementi ha inquinato tra le due e le 10 volte più di quanto non faccia adesso; ha sfruttato le cave del territorio cambiandone definitivamente il paesaggio senza offrire per questo alcuna forma di compensazione al territorio stesso.


Finalmente, faticosamente con l’introduzione dell’uso dei rifiuti urbani come carburanti, i rappresentanti del territorio sono riusciti a proporsi come interlocutori di Italcementi.
Peccato però che Italcementi si sia dimostrata assolutamente inaffidabile: una volta ottenuta la sostanziale accettazione degli enti locali all’utilizzo appunto dei rifiuti solidi urbani nell’impianto di Calusco, ha deciso unilateralmente di non rispettare gli accordi presi e di rinviare, a data da destinarsi, la definizione delle compensazioni ambientali che ci attendevamo da anni.
La motivazione di questa decisione ci sembra ancora più sconcertante: Italcementi non ha fondi da destinare al territorio a causa della crisi che negli ultimi mesi si è abbattuta sull’economia mondiale.
Da anni, quando il mercato del cemento era florido, attendevamo queste compensazioni; perché Italcementi non ha provveduto prima della crisi a prevedere a bilancio i fondi necessari per le compensazioni ambientali?
Francamente facciamo inoltre fatica ad immaginare che una multinazionale che al 30 settembre scorso aveva dichiarato [fonte “Resoconto Intermedio di Gestione” ItalcementiGroup] un utile ante imposte di oltre 460 milioni di euro non riesca a trovare qualche briciola di quella enorme cifra da reinvestire sul territorio invece che restituirla agli azionisti.
Crediamo purtroppo, che al di là delle tante belle parole e dichiarazioni di principio sentite in questi anni, non vi sia da parte di Italcementi la volontà di affrontare con coraggio la questione di come ripagare un territorio da cui Italcementi ha preso molto ma a cui oggi non sembra intenzionata a restituire nulla.
Confermiamo che all’oggi, nonostante le dichiarazioni della Ditta, nessuna firma è stata messa in calce alle proposte di compensazioni definite dal tavolo territoriale.
Ci sembra offensiva e immotivata la caparbietà con cui l’azienda si rifiuta di definire persino il valore economico complessivo delle compensazioni, che consentirebbe di valutarne la reale incidenza sul bilancio e sugli investimenti e di capire se stiamo discutendo di reali difficoltà o di mancanza di serietà.
Le amministrazioni locali pertanto esprimono il proprio disappunto per questa incomprensibile scelta di Italcementi; chiedono un rapido ripensamento alla società e convocano una conferenza stampa per poter meglio approfondire la questione per sabato 28 febbraio 2009 alle ore 10.30 presso il Municipio di Calusco d’Adda.

Firmato da
Calusco d’Adda, Carvico, Villa d’Adda, Sotto il Monte Giovanni XXIII, Terno d’Isola, Solza, Medolago, Suisio, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio superiore, Verderio inferiore,Merate, Imbersago, Cornate d’Adda, Provincia di Lecco, Parco Adda Nord, PLIS Monte Canto, Legambiente Bergamo, Legambiente Meratese, Agenda21 Isola Dalmine Zingonia.

Monday, February 09, 2009

INCENERITORE DALMINE, CHIAREZZA IMPONE CHE NON SIA AMPLIATO

INCENERITORE DALMINE, CHIAREZZA IMPONE CHE NON SIA AMPLIATO

La provincia di Bergamo ha approvato il Piano provinciale dei rifiuti, prevedendo un'enorme, anzi spropositata, crescita della produzione di pattume in Bergamasca. La motivazione addotta è quella di una sorta di "boom demografico", un'esplosione di popolazione che si discosta notevolmente dalle stime di crescita dell'Istat e che verosimilmente resterà solo una previsione sulla carta, giusto il tempo utile per giustificare l'autorizzazione a costruire un nuovo inceneritore, oppure ad ampliare con la terza linea (che è quasi un raddoppio) del già esistente inceneritore di Dalmine.
La legge ci obbliga ad essere in parte "solidali" con le province che non dispongono di un inceneritore. Giusto. Bergamo, però, è già ampiamente solidale, ben oltre il 10% imposto dalla legge: Dalmine è solidale con 39.000 tonnellate all'anno di rifiuti di Sondrio e Varese, Bergamo (A2A) è solidale per più del 50% con i cugini veneti, il cementificio di Calusco d'Adda importa da fuori provincia tutte e 30.000 le tonnellate / anno per cui è stato autorizzato. Su queste solidarietà nessuno protesta, nemmeno la Lega che invece quando si trattava di Napoli minacciava barricate e che quando si è votato in provincia il Piano sovradimensionato ha pensato, timidamente, di astenersi. Il Piano Provinciale dei Rifiuti disegnava due possibili scenari: uno definito "evolutivo", in cui la Provincia s'impegna a programmare il miglioramento dell'efficienza, della raccolta differenziata, del riciclaggio e l'altro "inerziale", grazie al quale il Presidente Bettoni e l'Assessore Salvi si sarebbero potuti sedere pacifici lasciando andare avanti le cose come sono sempre andate. Quale scenario hanno preso a riferimento in Provincia? Quello inerziale, ovviamente, salvo poi lamentarsi se i rifiuti aumentano.
Ma c'è di più. Il Piano Provinciale dei rifiuti si riferiva nella versione adottata agli anni 2001-2006. Non al 2007 in cui la produzione è diminuita, nonostante l'aumento della popolazione. Non al 2008 che sembra abbia mantenuto la stessa tendenza. Insomma, si fa di tutto pur di rendere agevole l'autorizzazione all'ampliamento dell'inceneritore di Dalmine nonostante i dati confermino che è assolutamente inutile.
A questo si aggiunge ora un altro elemento che non può essere sottovalutato e neppure taciuto. Nell'ambito dell'inchiesta sulla bonifica dell'area Montecity-Santa Giulia, un'enorme piano di lottizzazione nel milanese, sono state arrestate tre persone. A capo dei lavori di bonifica c'è un'azienda del gruppo Green Holding, lo stesso che controlla l'inceneritore REA di Dalmine. I rifiuti sono una brutta bestia, ma il loro smaltimento è un "pubblico servizio": c'è un dovere in più quindi, di trasparenza e di legalità. E l'Assessore Regionale Massimo Ponzoni deve sospendere ogni procedura di autorizzazione all'ampliamento di Dalmine. In attesa di chiarezza e di trasparenza.





Articolo pubblicato il 06/02/09 Marcello Saponaro

Friday, February 06, 2009

Italcementi: fatturato 2008 sale dell'1,7%

Italcementi: fatturato 2008 sale dell'1,7%
di ANSA
E si attesta a 5,8 mld di euro
(ANSA) - MILANO, 4 FEB - Italcementi ha segnato un fatturato 2008 di 5,8 mld, -3,8% sul 2007 ma in aumento dell'1,7% a parita' di tassi di cambio e perimetro. Lo annuncia una nota in cui sui risultati 2008 viene confermato il quadro previsionale segnalato dopo i primi 9 mesi, che indicava risultati in flessione rispetto all'esercizio 2007. Il fatturato consolidato per l'intero 2008, e' pari nel dettaglio a 5.775,6 milioni.

Ciments Francais sfida la crisi, tiene il fatturato

Ciments Francais sfida la crisi, tiene il fatturato

(Teleborsa) - Roma, 5 feb - Ciments Francais, controllata di Italcementi, chiude il quarto trimestre con una eccellente tenuta del fatturato, che si conferma quasi stabile a 1,13 mld (+0,1%), grazie soprattutto alla buona performance di alcuni Paesi emergenti, quali l'Egitto, il Marocco e la c. L'anno 2008 chiude così con un fatturato di 4,7 mld di euro, in aumento dell'1,9% rispetto ai 4,6 mld dell'anno precedente, mentre la crescita a parità di perimetro e cambi sale al 2,5%. Come la controllate, Ciments Francais conferma per il 2008 risultati operativi in calo rispetto al 2007.

Incendio alla Italcementi, in fiamme betoniere e camion

Arese - Vigili del fuoco al lavoro per oltre due ore nella notte tra mercoledì e giovedì: distrutti 12 mezzi pesanti. Le fiamme potrebbero essere di origine dolosa
Incendio alla Italcementi, in fiamme betoniere e camion


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Un incendio di vaste proporzioni ha distrutto ben 12 mezzi pesanti in una ditta di calcestruzzi. È accaduto a partire dalle 22 di mercoledì sera alla Calcestruzzi Italcementi Group spa e molto probabilmente, stando a una prima ricostruzione dei fatti, le fiamme potrebbero essere di origine dolosa.
L’incendio ha tenuto occupati nella notte per oltre due ore i vigili del fuoco di Rho e Milano, intervenuti appena giunta la segnalazione. Sul posto anche i carabinieri di Rho e il nucleo investigativo di Monza, che stanno indagando per capire l’esatta dinamica dei fatti.
Le fiamme hanno distrutto 9 betoniere e 3 camion ponte per autocarrate, di proprietà di una società con sede nella provincia di Cosenza. Non vi sarebbe alcun danno alla struttura, né risultano esserci feriti.

Wednesday, February 04, 2009

Merate: gennaio nero per l`inquinamento

Merate: gennaio nero per l`inquinamento
Per 28 gg le polveri sottili oltre i 50µg/mc
A Valmadrera `media` di 59, bene Lecco





Merate in una vecchia cartolina




Merate, anche per il mese di gennaio, si confema la città più inquinata della provincia. Le rilevazioni delle polveri sottili effettuate nei primi 31 giorni dell`anno, hanno registrato una concentrazione media di particolato nell`aria di 74 microgrammi per metro cubo. Nonostante le limitazioni al traffico e la neve caduta a cavallo dell`Epifania, per 28 giorni i valori si sono collocati al di sopra dei 50µg/mc soglia prevista dalla normativa non superabile per più di 35 volte all`anno. Un limite che, salvo, miracoli potrebbe già essere sorpassato nel giro di pochi giorni. La punta massima è stata toccata il 17 gennaio con 124µg/mc che rappresenta anche il valore più alto registrato in tutta la provincia, sulle quattro centraline. In realtà, nella settimana centrale del mese, dal 12 al 17, i valori sono stati sopra i 90 µg/mc e per tre volte anche sopra il 100. Al secondo posto per inquinamento da polveri sottili c`è Valmadrera con una media di 59µg/mc. Si tratta di valori più contenuti rispetto a Merate, conn 19 superamenti su 30 giorni monitorati (in un caso la centralina non ha funzionato) e con tre valori oltre i 100µg/mc. Sono invece entro la soglia dei 50µg/mc i due rilevatori di Lecco, Via Amendola e Via Sora. Nel primo caso la media si è assestata su 48µg/mc, con “soli” 13 superamenti. Nel secondo la situazione è decisamente buona con una media di 40µg/mc e solo tre giorni oltre i 50 µg/mc.



Thursday, January 22, 2009

2.380 tonnellate all'anno di ossido d'azoto

Pm10 sempre fuorilegge


Le polveri sottili sono prodotte dall'inquinamento da traffico ma con un contributo anche dell'inquinamento industriale. Legambiente nel suo rapporto «Mal'aria industriale» misura la febbre alta dell'aria in Italia. La Lombardia in particolare soffoca
Anche i dati lecchesi delle prime due settimane del 2009 sono preoccupanti: la media registrata alla centralina di via Amendola ci dà come risultato una concentrazione di 46,53 microgrammi per metri cubo d'aria (ricordiamo che il limite di legge giornaliero è di 50 e quello della media annuale non deve superare i 40)
Su quindici giorni sono stati cinque i giorni in cui è stata superata la soglia di attenzione di 50 microgrammi per metro cubo. A Milano ben dodici e l'aria del Meratese si allinea a quella della metropoli
Il valore massimo di concentrazione giornaliera raggiunta è stata di 79 microgrammi per metro cubo d'aria

Tonnellate di ossido d'azoto
L'ossido d'azoto è un inquinante prodotto in maggior parte dal traffico (44%) e per il 25% dall'industria, a cui si sommano nei mesi invernali le emissioni da riscaldamento domestico
In Lombardia nella classifica delle aziende troviamo al primo posto per le emissioni di ossidi di azoto la Holcim Spa di Merone, ai confini con il Lecchese la cui aria indubbiamente ne "beneficia". La Holcim emette infatti ben 2.449 tonnellate all'anno di ossidi di azoto.
Al secondo c'è la Holcim Spa di Ternate in provincia di Varese ( 2.403 tonnellate all'anno), ma al terzo ecco un'altra azienda che confina con il Lecchese. Si tratta della Italcementi Spa di Calusco d'Adda, in provincia di Bergamo, che emette in atmosfera 2.380 tonnellate all'anno

L'Ilva di Taranto, una bomba
È la Ilva di Taranto il complesso industriale più inquinante del nostro Paese, come emerge dal rapporto «Mal'aria industriale» di Legambiente. Nella top ten di 14 inquinanti, la Ilva si colloca clamorosamente al primo posto in dieci classifiche, tra cui quella delle diossine e furani
Unica azienda lecchese citata è la Silea Spa di Valmadrera, quarta nella classifica nazionale delle emissioni di diossine

Diossina nei cieli di Lecco
«Silea» la quarta in Italia


Nel 2006 ne ha sputato un grammo: la soglia si misura in nanogrammi
Legambiente: «Ma tante aziende non la dichiarano. Dieci volte di più»

Un grammo di diossina all'anno nei cieli di Lecco, ripiombato al suolo e seminato su case, scuole, strade, prati, montagne e lago. L'ha sputato il forno inceneritore di Valmadrera nel 2006 e il dato fa effetto se si pensa che figura nella classifica stilata da Legambiente: tra le aziende che inquinano con emissioni della temibile diossina (ricordate il disastro ambientale di Seveso?), la Silea Spa è la quarta "produttrice" nazionale insieme alla Dalmine di Bergamo. Al primo posto c'è la bomba atomica ecologica dell'Ilva di Taranto che emette 92 grammi all'anno di varie diossine, al secondo la centrale termoelettrica di Monfalcone in provincia di Gorizia con 4 grammi, al terzo la Profilatinave di Brescia con 2.
Nel triangolo lombardo Lecco, Bergamo, Brescia arrivamo così a un totale dichiarato, per il 2006, di 4 grammi: una quantità tutt'altro che trascurabile se si pensa che questo veleno pericolosissimo per la salute si misura in limiti non superabili di millesimi di nanogrammo (un nanogrammo è uguale a un milionesimo di grammo).
Il tradizionale rapporto «Mal'aria» dell'associazione ambientalista che ogni anno fa il conto degli inquinanti che ci tolgono ossigeno e salute, nel 2008 si è concentrato soprattutto sulla mal'aria industriale, invece di quella provocata prevalentemente dal traffico, ed è risultato ancora una volta che in Lombardia stiamo peggio che altrove. E non è una sorpresa perché il motore industriale del Paese sta proprio qui e in Val Padana ristagna come in una vasca da bagno la "nube tossica" più vistosa di tutta Europa, come testimoniano le foto da satellite. «Ma il dato più sconcertante - commenta il presidente regionale di Legambiente, Damiano Di Simine - è che per quanto riguarda la tabella delle diossine sono moltissime le aziende che mancano all'appello». Un'osservazione che se scagiona in parte la Silea dal pesantissimo onere di comparire come la quarta fonte nazionale di inquinamento da diossina, in realtà rivela che il computo è sottostimato. E di molto. «Il valore va moltiplicato almeno per dieci - ragiona Di Simine - perché di sicuro molti termovalorizzatori che nel 2006 hanno prodotto un grammo o giù di lì di diossina, non l'hanno dichiarato. Penso per esempio a forni tecnologicamente vecchiotti come quelli di Desio e Busto Arsizio, ma penso anche a tante aziende siderurgiche: non sono infatti gli impianti di incenerimento - che certo non sono fabbriche di biscotti - le principali fonti di emissione di diossine. La palma va alle imprese che lavorano rottami di ferro». E sotto questo profilo Lecco ne deve avere accumulata di diossina nel corso della sua lunga storia industriale. Tanto più che, come spiega il presidente lombardo di Legambiente, la diossina non è biodegradabile: «Quella emessa e ricaduta sul territorio è ancora lì, come purtroppo insegna Seveso dopo trentadue anni».
Dunque non solo polveri sottili, ossidi di azoto e di zolfo, benzene e ozono. Agli inquinanti per così dire classici che ci propina il traffico, dobbiamo aggiungere all'elenco diossine, furani, policlorobifenili, mercurio piombo o cadmio. Comunque, quanto a ossido d'azoto, a dare una mano al traffico ci pensano dalle nostre parti anche Holcim di Merone e la Italcementi di Calusco che assediano l'aria del Lecchese emettendone rispettivamante 2.449 e 2.380 tonnellate all'anno.
Maura Galli


20/01/2009

La nostra è FRA LE TERRE PIU` INQUINATE D`EUROPA

Valsecchi: terra tra le più Inquinate. Ecco i dati 2008






Il 2009 è stato dichiarato Anno Internazionale del Respiro dall`OMS.
Deve essere un’occasione in più per diffondere la conoscenza dell`ARIA o, forse da noi, dovremmo dire MAL-ARIA.
Il respiro è un’azione tanto comune e tanto essenziale che dimentichiamo troppo spesso quanto sia importante occuparci della qualità dell’aria che respiriamo e del rapporto tra respiro e benessere.
Ma qual`è la situazione della nostra provincia? E del Meratese in particolare?









La nostra è FRA LE TERRE PIU` INQUINATE D`EUROPA.
Senza commento l`immagine che propongo qui sopra (fonte agenzia spaziale europea). In rosso le aree più inquinate da biossido d`azoto (NO2), sostanza di produzione antropica (centrali elettriche, industrie pesanti, trasporto stradale, combustione di biomasse…) che determina gravi danni alla salute dell`uomo e di tutti i viventi. Mentre pianura padane e fascia prealpina muoiono ecologicamente e culturalmente, c`è ancora chi persegue l`errore della costruzione di nuove strade, che - come detto più volte - non aiutano a ridurre i flussi veicolari, bensì ne aumentano la portata, incentivando il trasporto su gomma rispetto a quello su ferro; senza contare che strade e autostrade sono le opere pioniere dell`urbanizzazione di tutti i territori circostanti (edilizia privata, centri commerciali, logistica, industria...).
L`inquinante che più mette a rischio la nostra salute è costituito dalle polveri sottili. La situazione da questo punto di vista è realmente drammatica (v. le 3 schede del file excel: dati, grafico e sforamenti limiti).
Sono impressionanti i dati sulle polveri sottili nella provincia di Lecco: Merate ha superato per 113 giorni la soglia legale giornaliera dei 50 microgrammi al metro cubo d`aria di polveri sottili, come dire che per oltre tre mesi e mezzo i polmoni dei meratesi hanno respirato aria gravemente inquinata.
E` pazzesco, ma nel 2009 dobbiamo ancora sperare nel tempo perché se ci affidiamo da un lato a cittadini sempre più pigri e schiavi della loro protesi automobilistica e dall`altro ad amministrazioni inconcludenti e sorde al rischio inquinamento, l`aria che respiriamo sarà sempre più mal-aria.
Ma cosa potrebbero fare concretamente Comuni e Provincia? Come migliorare l’aria di Lecco e della Brianza? Ecco alcuni suggerimenti che altrove sono stati assunti con successo:
-Rielaborare, potenziandolo, il piano di trasporto pubblico e rilanciare il fondamentale progetto di metropolitana leggera di collegamento tra la periferia e il centro della provincia ora più che mai attuale e praticabile a seguito del raddoppio della linea ferroviaria;
- adottare piani urbani del traffico che organizzino i sensi di circolazione, aumenti le zone a traffico limitato, trasformi le vie necessarie in strade a senso unico per ricavare gli spazi sufficienti a percorsi ciclabili e marciapiedi;
- piantumare in modo diffuso la città (vie, rotonde, cimiteri oltre che parchi e giardini, anche quelli privati) di alberi sempre verdi e “mangia smog” e verde paretale. Oltre a farci respirare meglio, il verde renderebbe più bella la città;
- lavare frequentemente le strade;
- utilizzare asfalti di nuova generazione capaci di assorbire le polveri;
- Attuare la normativa regionale che vieta la circolazione ai mezzi più inquinanti (euro 0 ed euro 1) ed emanare prontamente ordinanze di blocco del traffico nel caso di superamento reiterato dei limiti;
- inserire tutto il territorio provinciale, non solo alcuni comuni, da Lecco verso sud nella zona A1 (quella critica per lo smog) della regione Lombardia;
- controllare l’effettuazione della revisione dei veicoli, nonché l’osservanza del divieto di accensione di fuochi e caminetti;
- Controllare l’osservanza delle disposizioni che prevedono limiti alla temperatura nelle abitazioni e negli uffici;
- bloccare ogni ulteriore edificazione esasperata che necessariamente comporta incremento di traffico;
- affrontare e risolvere il problema delle innumerevoli coperture in “eternit” (amianto) in condizioni critiche;
- Promuovere una seria e capillare campagna di informazione/educazione civile contro l`abuso dell`auto privata. L`80% degli spostamenti in auto sono per compiere tragitti brevi (anche meno di 2 Km.) all`interno delle città.
- Organizzare meglio il piedi-bus ove già c`è, e promuoverlo laddove ancora non esiste;
- Organizzare (magari ricorrendo al projet financing) il servizio di car sharing (auto come servizio e non come bene di proprietà).



Per visualizzare il foglio di calcolo con dati, grafico, e sforamenti del pm10 a merate, lecco e valmadrera nel 2008 (clicca qui)



Alberto Valsecchi
presidente verdi provinciale







Articoli Correlati:

(c)www.merateonline.it
Il primo giornale digitale
della provincia di Lecco Scritto il 20/1/2009 alle 15.30

Thursday, January 15, 2009

L'aria è sempre fuorilegge: irrespirabile

L'aria è sempre fuorilegge: irrespirabile

Smog a concentrazioni dannose per la salute: Merate è alla canna del gas, Lecco solo un po' meno

Il 2009 appena cominciato è stato dichiarato «anno internazionale del respiro». E meno male perché in molte aree del mondo si soffoca e Lecco e il suo territorio ne fanno parte a pieno diritto: le famigerate polveri sottili, letali per le vie respiratorie e il sistema cardiocircolatorio a causa dell'alta capacità di penetrazione - sono impalpabili con un diametro inferiore ai 10 micron -, saturano l'aria del Lecchese e ancora di più del Meratese nei mesi invernali; e quando si spengono le caldaie e diminuisce l'assedio delle Pm10, d'estate ci pensa l'ozono - prodotto dalla reazione di vari inquinanti con le radiazioni solari - a mettere i polmoni a dura prova.
Anche il bilancio del 2008 sui giorni maggiormente impregnati di smog, ben oltre le soglie accettabili, è sconfortante e fonte di preoccupazione per la salute di tutti, e soprattutto dei bambini e degli anziani. Lasciamo parlare i numeri. Nell'anno appena concluso Merate ha superato per 113 giorni la soglia legale giornaliera dei 50 microgrammi al metro cubo d'aria di polveri sottili, come dire che per oltre tre mesi e mezzo i polmoni dei meratesi hanno respirato aria gravemente inquinata, oltre il limite accettabile per non compromettere troppo la salute. Ma c'è di peggio: secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, il limite di Pm10 giornaliero ammesso è molto più basso, pari a una concentrazione di 20 microgrammi metro cubo e ricalcolando così il superamento delle soglie scopriamo che Merate ha sforato per ben 321 giorni nel 2008. Cioè per più di 11 mesi su 12 la gente ha inalato un livello di polveri sottili che promette solo gravi malanni.

Grazie alla pioggia
Ma anche se fosse stato solo per tre mesi e mezzo, resta il fatto che il massimo di giornate di sforamento tollerate in un anno secondo la legislazione italiana è di 35 e con 113 giorni irrespirabili l'aria di Merate è ampiamente fuorilegge. Lecco sta solo leggermente meglio, grazie alla breva del lago e ai refoli che vengono giù dal Resegone e dalla Grigna: 50 nel 2008 i giorni di superamento della soglia di attenzione di 50 microgrammi metro cubo di Pm10, cioè 15 più di quelli ammessi dalla normativa. Ma se ci si attiene alla severa prescrizione dell'Oms che citavamo sopra, i giorni di aria letale per l'apparato respiratorio salgono vertiginosamente a 250, vale a dire che ci sono stati più di otto mesi di aria ad allarme rosso. Quanto alla centralina di Valmadrera, 47 i giorni fuorilegge che salgono a 174 secondo i criteri di valutazione dell'Organizzazione mondiale della sanità. Va detto, per nostro seppure aleatorio sollievo, che rispetto al 2007 c'è stato un leggero miglioramento. I giorni di sforamento a Merate erano stati 139 (26 più del 2008) e a Lecco 64 (14 di più del 2008). Ma smorzare il lumicino di speranza vale l'oservazione che l'anno scorso è stato di gran lunga più piovoso del 2007: il miglioramento dunque non è dovuto a una diminuzione concreta dell'inquinamento ma solo alle condizioni meteorologiche più favorevoli. La pioggia spazza via i veleni che con la siccità proliferano.

Il capoluogo meno peggio
Ultimo dato, la concentrazione media annua di polveri sottili. Merate sempre in testa nel 2008 con 45,3 microgrammi per metro cubo (53 nel 2007), seguita da Lecco con 31,2 (34 nel 2007) e da Valmadrera con 27. Il limite massimo della media annuale per legge è di 40: Merate è sopra anche in questo parametro, Lecco e circondario sono sotto. È per questo che Lecco con Varese è considerata la città lombarda dove tutto sommato si muore di mal d'aria meno che negli altri capoluoghi lombardi.
Maura Galli


Aiuto, quello che inaliamo è puro veleno

Le polveri sottili lungo tutto un anno. L'andamento della concentrazione delle Pm10 nell'aria della provincia di Lecco è riassunto nel grafico qui sopra da cui si evince che i picchi maggiori, molto al di sopra della soglia accettabile per non incorrere in gravissimi danni alla salute, si verificano nei mesi iniziali e finali dell'anno, con una pausa che si estende durante la bella stagione. Quando, però, il posto delle polveri sottili viene preso dall'ozono, un inquinante che si forma pre reazione chimica al contatto tra i tanti veleni nell'aria e l'irradiazione solare. La retta viola indica il limite di legge italiano, come si vede abbondantemente superato a Merate (linea blu), a Lecco (linea gialla) e - meno - a Valmadrera (linea rossa). La retta verde indica invece il limite più severo indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità: in base a questo limite la nostra salute è praticamente sempre bombardata da un inquinamento a dir poco intollerabile.

Wednesday, January 14, 2009

Polveri sottili alle stelle

Polveri sottili alle stelle
A Treviglio il record negativo
Polveri sottili sempre a livelli di allarme in città e provincia. Le centraline di rilevamento della qualità dell'aria, nella giornata di lunedì 12 gennaio, hanno evidenziato valori di Pm10 ben superiori ai 50 microgrammi per metro cubo d'aria.

Questi i valori: Bergamo via Meucci 60 microgrammi, Bergamo via Garibaldi 69, Filago Centro 67, Lallio 54, Osio Sotto 62, Treviglio 143, Calusco 54.

Wednesday, January 07, 2009

«L'AMBIENTE NON È UN OPTIONAL!»

CALUSCO

La minoranza attacca anche sulla qualità dell'aria
«L'AMBIENTE NON È UN OPTIONAL!»

Calusco d'Adda
Una delle questioni che più sta a cuore alla minoranza è la tematica ambientale.

L’amministrazione non muove un dito sulle tematiche ambientali, o forse la sua politica è proprio questa: lavarsene la mani.
Di Andrea Colleoni

Nonostante le continue sollecitazioni da parte di Lineacomune, i nostri amministratori continuano considerare le tematiche ambientali (intese in senso piuttosto lato) come un optional di cui si può fare a meno. Il guaio è che pensano che sono convinti cha anche i cittadini siano completamente disinteressati a sapere. Arrivo a questa conclusione non per fare un’inutile polemica basata sul nulla ma rileggendomi i numeri di Calosch pubblicati fino ad oggi.
n.0 – corretto utilizzo dei cestini portarifiuti;
n.1 – Lotta obbligatoria alla processionaria del pino;
n.2 – nulla (ma proprio nulla)
n.3 – L’assessore segnala che Calusco è fra i comuni più ricicloni (e lo è da più di 10 anni) e ricorda di non abbandonare i rifiuti in strada.
Tutto qui? Si, tutto qui. Inutile dire che in consiglio comunale si parla di argomenti ambientali sono in caso di nostra interrogazione altrimenti anche lì….il vuoto.

E pensare che la sensibilità dei caluschesi e dei loro amministratori dovrebbe essere anche superiore alla media vista la presenza di importanti attività produttive (Italcementi su tutte visto che da sola occupa un terzo del territorio comunale), cave, ma anche di un Parco Regionale e del più grande Parco Locale di Interesse Sovraccomunale presente in Lombardia e potrei continuare ancora.

Inoltre è presente un “termometro” dello stato dell’aria che respiriamo: una modernissima centralina ARPA (ottenuta dalla passata amministrazione a spese di Italcementi) che misura in continuo la qualità dell’aria. I dati sono disponibili giornalmente su internet (non ci vorrebbe molto a inserire il grafico anche sul sito del comune) e non bisogna esser tecnici per capire cosa respiriamo visto che oltre al valore c’è anche un colore: blu se stiamo nei limiti e arancio se li superiamo.
Qualcuno guarda come è l’aria che respiriamo? Provate a chiederlo ai nostri amministratori, ma vi avviso…non sperate in una risposta anche se una risposta dovrebbe esserci e non sono sul piano politico ma anche sul piano pratico. Dire che l’aria è inquinata non basta, sarebbe bene sapere il perché e magari proporre qualcosa. Sono conscio che un singolo comune non può risolvere il problema, ma ciò non vuol dire che non può far nulla. Facciamo un esempio (in modo che non si dica che l’opposizione non è costruttiva e pensa solo a criticare): la nostra aria è inquinata soprattutto di PM10, le famigerate polveri sottili. Queste non dipendono tanto dalle emissioni industriali quanto dal traffico e dalle caldaie tant’è che appena si accende il riscaldamento il valore si impenna oltre i limiti (a meno che piova). Non mi si dica che il comune non può far nulla:

per il traffico si potrebbe insistere affinché Italcementi usi il treno anziché i camion, nonché spingere seriamente per la tangenziale sud che sposterebbe il traffico per lo meno dal centro cittadino.
per le caldaie si potrebbe, con l’occasione del nuovo Piano di Governo del Territorio, introdurre un regolamento edilizio che favorisca le costruzioni più efficienti (l’incentivo di stato, sempre che rimanga qualcosa, si limita alle ristrutturazioni).

La qualità dell’aria è solo uno degli aspetti ambientali che ci riguardano tutti in prima persona, ma gli argomenti su cui vorremmo che gli amministratori parlassero ai cittadini sono molteplici e, sinceramente, un po’ più importanti della “processionaria del pino”.

Italcementi: Spiace che le uniche informazioni arrivano da Lineacomune. Perché la maggioranza non vuole spiegare come procede (a rilento) il tavolo tecnico sulla sperimentazione dell’uso di combustibile da rifiuti in cementeria? Perché si è passati da riunioni convocate quasi mensilmente dall’ex sindaco a riunioni ogni sei mesi e solo su forte sollecitazione dei Comuni vicini senza oltretutto fare passi avanti?
Esiste un accordo sulla realizzazione di un parcheggio e una pista ciclabile fra Vanzone e Montello (tutto a spese di Italcementi), perché l’amministrazione non lo fa rispettare?
Qual è la politica che si intende portare avanti nei confronti di Italcementi?

Cave dell’isola: se non era per l’informazione fatta da Lineacomune a Calusco sarebbe passato sotto silenzio l’abuso che la lobby dei cavatori stava compiendo con il nuovo piano cave. Una dura battaglia vinta in cui Lineacomune ha affiancato il vicino Comune di Solza, anch’egli interessato anche se in misura minore rispetto a Calusco. Nonostante la nostra proposta di collaborare tutti insieme per un obiettivo comune dalla maggioranza non è venuta nemmeno risposta. E nemmeno si è saputo nulla della vittoria ottenuta. Strano. Che forse parlare di Cave dell’Isola dia fastidio a qualche amico dell’amministrazione?

Cava abusiva e rifiuti: in zona cascina Rivalotto abbiamo segnalato la presenza di rifiuti nella zona già oggetto di attività abusiva di cava. Il piano di ripristino previsto è stato fermato e Arpa ha effettuato controlli. Ne avete sentito parlare? E questi controlli che esiti hanno dato?

Territorio: Il via al Piano di intervento “il Triangolo” che porterà un palazzone di 15 piani (45m) a Calusco rappresenta un pericoloso precedente in quanto le regole del piano regolatore sono state calpestate grazie ad abbondanti (abbondanti?) compensazioni economiche. Quale futuro ci attende con il nuovo Piano di Governo del Territorio? Ci attende e un’piano fatto di regole o solo di consigli aggiustabili in funzione delle compensazioni che il privato è in grado di dare? In consiglio Comunale ho parlato di “possibile mercato delle vacche”…il sindaco ha candidamente ammesso che è disposto a passare sopra qualsiasi piano costruito a tavolino e lontano dalla gente se ciò che il privato vuole fare da lustro a Calusco. Ma chi definisce cosa porta “prestigio” a Calusco? Le compensazioni economiche? E soprattutto...siccome chi costruisce il PGT è in primis la giunta… costruirlo “vicino o lontano dalla gente” dipende soprattutto da loro? Certo, sarebbe necessario interpellare i cittadini, ma nessuno lo ha fatto come invece previsto nella redazione del PGT.
Non parliamo del traffico che si innescherà, per lo meno finchè non sarà realizzata la tangenziale sud (qualcosa si muove? Anche qui tutto tace), una volta che tutta l’area commerciale sarà completata,

Parco Adda Nord: Abbiamo un consigliere comunale di maggioranza (Roberto Locatelli) inserito nel consiglio del Parco. Perché ogni tanto non gli viene dato spazio anche semplicemente su “Calosch” per raccontarci il tira e molla di terreni prima concessi e poi ritirati all'interno del Parco? A dire il vero un articolo c’è ed è dello stesso Locatelli, ma ci racconta (nel primo numero del 2007) della sua elezione nonché la storia del parco. DI ciò che è avvenuto fino ad oggi nulla.

PLIS: Questo sconosciuto. Parte del territorio di Calusco fa parte del Parco Locale di Interesse Sovracomunale del Bedesco e del Monte Canto frutto di un grande accordo della passata amministrazione con i comuni limitrofi. Le potenzialità sono molte, ma il parco vive degli indirizzi della politica. Cosa sta portando avanti il nostro comune? Lo farà vivere oppure tenderà ad affossarlo non facendolo procedere e dicendo poi che è uno spreco di risorse?

Insomma, di argomenti da affrontare ce ne sono parecchi e forse in qualche caso i nostri amministratori qualcosa fanno, ma perché non parlarne? Che la processionaria del pino sia la cosa più interessante per i cittadini?
Che la maggioranza si esprima e ci informi perché viste le grosse lacune mostrate fin ora cominciamo a chiederci a cosa serva avere un’assessorato all’ambiente se poi l’ambiente non interessa

Sunday, January 04, 2009

Il cemento che «assorbe» le emissioni di anidride carbonica

Realizzato da un team di ingegneri inglesi
Il cemento che «assorbe»
le emissioni di anidride carbonica

Un nuovo materiale per la costruzione è in grado di «trattenere» la CO2 mentre si solidifica

La produzione del cemento utilizzato nell'edilizia produce circa il 5 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica
La produzione del cemento utilizzato nell'edilizia è tra i principali responsabili del surriscaldamento globale, in larga parte per l'inadeguatezza delle tecnologie utilizzate dall'industria che, secondo i dati raccolti dagli esperti, produce circa il 5 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica (CO2)- una quota maggiore rispetto a quella imputabile al trasporto aereo. Inoltre, secondo i dati della banca francese Credit Agricole, nel prossimo decennio la domanda di cemento aumenterà del 50 per cento e la crescita interesserà ovviamente anche le emissioni: si stima che il settore in questione potrebbe arrivare ad emettere da solo una quantità di CO2 pari a quella attualmente prodotta complessivamente dall'intera Europa.

ALTERNATIVE SOSTENIBILI - Così si moltiplicano gli sforzi di studiosi e ricercatori che cercano di ideare soluzioni efficienti e tecnologie che rendano l'industria un po' più verde. È questo, per esempio, l'obiettivo di un gruppo di ingegneri dell'azienda londinese Novacem che ha messo a punto una formula per la produzione di una nuova tipologia di cemento ecofriendly, capace addirittura di assorbire parte del biossido di carbonio presente nell'atmosfera.

CEMENTO PIÙ VERDE - La produzione del nuovo materiale - composto da silicato di magnesio - richiede temperature meno elevate (e quindi meno dispendio di energia) rispetto a quelle raggiunte nei forni all'interno dei quali viene preparato il cemento tradizionale; inoltre, a differenza di quest'ultimo, il cemento Novacem assorbe grandi quantità di CO2 mentre si solidifica, andando quindi ad azzerare le emissioni della fase produttiva. Oltre ad aver attirato l'attenzione di alcune grandi imprese edili, la scoperta britannica (per la quale è stato richiesto il brevetto) ha subito guadagnato il consenso degli addetti del settore e degli ambientalisti, nonché il supporto di alcuni investitori. L'azienda ha già avviato un progetto per la costruzione di un impianto pilota destinato alla lavorazione del nuovo cemento e, secondo quanto dichiarato dal capo dell'equipe di ingegneri, Nikolaos Vlasopoulos, il prodotto dovrebbe essere introdotto sul mercato nel giro di cinque anni.

Alessandra Carboni

Saturday, January 03, 2009

Ottimo inizio di anno per Milano, Italcementi nega le indiscrezioni

Ottimo inizio di anno per Milano, Italcementi nega le indiscrezioni02/01/2009Squillo di riscossa per le Borse valori del Vecchio Continente, che hanno chiuso la prima seduta del 2009 in deciso rialzo. A Milano l'indice Mibtel ha segnato un progresso del 2,71% a 15.505 punti, mentre l'S&P/Mib è salito del 2,53% e l'All Stars del 2,35%. In una giornata in cui i volumi sono stati ancora bassi, poco sopra gli 800 milioni di euro, i pochi investitori presenti hanno ricomprato in particolare i finanziari, reduci da un 2008 da dimenticare. Tra questi ha brillato particolarmente Unicredit (+6,02%), che ha archiviato l'anno appena concluso con una serie di operazioni straordinarie per rafforzare i coefficienti patrimoniali. Tra gli assicurativi denaro per FonSai (+3,98%), poco mossa Generali.

Molto bene pure Fiat, balzata di oltre il 6% accelerando progressivamente dopo le anticipazioni del Centro Studi Promotor sulle immatricolazioni di dicembre, che sono state "sensibilmente migliori delle attese". Il dato ufficiale del ministero dei Trasporti è atteso a minuti.

Atlantia ha proseguito la corsa, iniziata il 30 dicembre dopo l'annuncio da parte di Unicredit della cessione del suo 3,3% a un fondo di Abu Dhabi. Ben comprata anche Italcementi che, a proposito di indiscrezioni stampa sull'accorciamento della catena di controllo, ha precisato che nessun piano è al vaglio. Secondo la stampa vi sarebbe stato un dossier presso alcune banche d'affari sull'accorciamento della catena di controllo del gruppo Pesenti, che avrebbe coinvolto la holding Italmobiliare, Italcementi e Ciments Francais. "Nel corso degli anni diversi soggetti hanno presentato alla società studi su ipotesi di riorganizzazione del gruppo. Su questo tema tutte le proposte sono sempre state esaminate con attenzione. A oggi comunque nessun piano è al vaglio degli organi amministrativi", ha sottolineato in tal senso un portavoce del gruppo bergamasco.

Tra i titoli del comparto oil e oil service si è distinta Tenaris (+7,23%), dopo che le quotazioni del greggio hanno ridotto le perdite della mattinata. Positive anche Saipem (+3,13%), Eni (+4,24%) e Saras (+5,21%).

Settore immobiliare sotto i riflettori, con Pirelli Re che ha guadagnato il 16,65%. Volano anche Bastogi (+27,79%) e Uni Land (+18,05%), quest'ultima in scia all'annuncio della firma di un accordo preliminare per la cessione di un immobile in provincia di Ferrara per 8 mln euro. Acquisti quindi su Beni Stabili (+7,88%), grazie al contratto preliminare per la vendita di un immobile a Roma per 11,5 mln euro, e Aedes (+4,39%). Tra le altre blue chip pesante invece Prysmian (-4,14%).

Con il freddo decolla lo smog

Con il freddo decolla lo smog
Freddo intenso - coi riscaldamenti accesi a lungo - e umidità nell'aria hanno spinto verso l'alto i valori degli inquinanti presenti nell'aria. La conferma arriva dai dati delle centraline dell'Arpa: nonostante lo scarso traffico, in città le polveri sottili hanno superato abbondantemente il livello di guardia dei 50 microgrammi per metro cubo. A Bergamo in via Meucci si sono toccati gli 85 microgrammi, in via Garibaldi addirittura 89.

In provincia la situazione peggiore è a Treviglio, con 86 microgrammi per metro cubo. Seguono Filago con 74, Osio Sotto con 70 e Calusco con 65 microgrammi.

Italcementi: smentita ipotesi di riassetto del gruppo

Italcementi: smentita ipotesi di riassetto del gruppo





Un portavoce del gruppo Italcementi spiega che la società non ha allo studio, al momento, alcun progetto di riassetto del gruppo, un tema che tuttavia è sempre stato esaminato con attenzione.
La smentita è arrivata subito dopo che hanno iniziato a circolare alcune indiscrezioni di stampa su un possibile accorciamento della catena di controllo del gruppo e in particolare su un buyout della controllata francese Ciments Francais.
Il settimanale Il Mondo ha infatti riferito di un dossier preliminare, sul quale stanno lavorando Banca Leonardo e Mediobanca con l'ausilio di Bnp Paribas sull'ipotesi di un accorciamento della catena di controllo che va da Italmobiliare a Italcementi fino a Ciments Francais.

Wednesday, December 31, 2008

Ecomuseo (video)

Ecco la classifica delle dieci migliori società dello S&P/Mib e l'andamento da fine 2007:

Ecco la classifica delle dieci migliori società dello S&P/Mib e l'andamento da fine 2007:
1) Snam Rete Gas -9,57%
2) Terna -16,4%
3) Fastweb -18,6%
4) Lottomatica -29,4%
5) Alleanza -34,5%
6) Eni -35,1%
7) Italcementi -36,8%
8) Buzzi Unicem -37,1%
9) Generali -38,2%
10) Mondadori -38,2%

I peggiori 10
Ed ecco i peggiori 10 titoli dello S&P/Mib e l'andamento da fine 2007:
1) Seat Pagine Gialle -78,4%
2) Fiat -73,6%
3) UniCredit -70,5%
4) Banco Popolare -66,8%
5) Pirelli -64,1%
6) Gruppo L'Espresso -60,5%
7) A2a -58,7%
8) Geox -58,2%
9) Saipem -56,3%
10) Impregilo -55,9%.

Tuesday, December 30, 2008

Italcementi: manterremo i nostri impegni

Italcementi: manterremo i nostri impegni
col territorio. Da rivedere solo modalità
e tempi delle compensazioni





In merito alle posizioni espresse su Merateonline dai sindaci di Paderno e Solza, l`Ufficio Stampa Italcementi invia la seguente nota a chiarimento delle proprie posizioni.



ITALCEMENTI: MANTERREMO I NOSTRI IMPEGNI CON IL TERRITORIO

Mantenimento degli impegni e nessuna preclusione nei confronti dei comuni e del territorio. Italcementi conferma la propria volontà di confermare le compensazioni previste dall`accordo sull`uso del CDR, ma richiama tutti alla inderogabile necessità di rivedere i tempi e le modalità di attuazione di tali compensazioni, in un momento di crisi profonda per l`economia italiana in tutti i settori di attività.

L`azienda replica alle dichiarazioni di alcuni amministratori locali circa un suo presunto "disimpegno" rispetto agli impegni presi con il territorio. La stessa presenza di Italcementi al tavolo tecnico svoltosi a Calusco la scorsa settimana, del resto, è una conferma della volontà di dialogo e di confronto con il territorio, con le istituzioni e con i cittadini. Non rientra certo tra gli obiettivi dell`azienda la "rottura" del tavolo stesso pur osservando che l`allargamento del tavolo ha reso, soprattutto in passato, assolutamente lunghi i tempi di decisione in presenza di interessi non sempre convergenti tra le diverse amministrazioni e organizzazioni rappresentante.

Oggi non è possibile, però, ignorare che lo scenario economico è repentinamente e radicalmente mutato. La crisi del mercato del cemento - la cementeria di Calusco ha ridotto del 40% la produzione - e la situazione dell`economia in generale impongono a chi ha la responsabilità di gestire una realtà industriale che dà lavoro a migliaia di persone di ridefinire le proprie strategie e, se necessario, di rimodulare nel tempo gli impegni presi, stabilendo con realismo le priorità negli investimenti: il mantenimento dell`occupazione; la sicurezza dei lavoratori all`interno degli impianti e, non ultimo, l`impegno al rispetto dei parametri ambientali e delle emissioni della cementeria, già ridotte a Calusco tra il 50% e il 90% grazie al nuovo impianto.

Insomma, si tratta di prendere lucidamente atto della situazione di crisi, che sta portando molte aziende alla chiusura o a lunghi periodi di cassa integrazione e di ridefinire insieme le modalità di adempimento degli impegni presi, che - come ha sempre fatto l`azienda - saranno mantenuti.



UFFICIO STAMPA ITALCEMENTI

Saturday, December 27, 2008

E’ mancato il rispetto per le istituzioni e per i cittadini.






Delusione e rammarico per la rottura con
Italcementi. E’ mancato il rispetto
per le istituzioni e per i cittadini.




L’amministrazione di Solza condivide la posizione espressa dal sindaco di Paderno d’Adda, Valter Motta, e da altri sindaci dei comuni Lecchesi, su quando emerso dai lavori del tavolo di confronto con la ditta Italcementi sulle compensazioni ambientali previste per il nostro territorio a seguito dell’utilizzo del CDR .

Concordiamo che non sia possibile passare anni in discussioni e ore di lavoro degli amministratori ed delle associazioni ambientaliste che, ricordiamo, mettono al servizio dell’ambiente e del territorio molto tempo a titolo gratuito, e poi trovarci di fronte a manfrine di vario tipo per non onorare gli accordi presi.

Trovo immorale che grandi gruppi industriali non onorino gli impegni presi con i comuni che, non dimentichiamo, rappresentano gli interessi dei loro cittadini.

Devo tristemente constatare che Italcementi ha deluso le aspettative dei nostri cittadini, non dando nulla di quanto è dovuto ma nascondendosi dietro la crisi economica che ormai è usata per giustificare di tutto.

Alle amministrazioni viene sempre più spesso chiesto di essere responsabili, di fare scelte coraggiose e così via, ma troppo spesso questa scelte si scontrano poi con interlocutori che dimostrano nei fatti di quanta poca credibilità siano portatori.

Questo modo di fare impresa, purtroppo, è sempre più diffuso: manca totalmente il rispetto per le istituzioni e soprattutto la voglia di lavorare con quell’etica che serve per condividere grandi progetti per il futuro e, non ultimo, ricordo che il mancato rispetto di un accordo indebolisce solo quelli che lo violano.



M. Carla Rocca
Sindaco di Solza

Thursday, December 18, 2008

La Commissione europea ha aperto un caso su Isola delle Femmine

Processo per le infiltrazioni nella «Calcestruzzi» di Riesi
Riaperta l'istruttoria dibattimentale


La prima Sezione della Corte d'Appello nissena (presidente Salvatore Cardinale, consiglieri Sergio De Nicola e Maria Carmela Giannazzo) ha disposto la riapertura dell'istruttoria dibattimentale nel processo per il primo filone d'inchiesta sulle sospette infiltrazioni mafiose all'interno della "Calcestruzzi" di Riesi. Dunque i giudici hanno sciolto la riserva accogliendo le richieste degli avvocati Giampiero Russo e Goffredo D'Antona, difensori dell'imputato Giuseppe Ferraro, 47 anni, disponendo le audizioni dei consulenti dell'accusa, degli amministratori giudiziari dai quali Ferraro acquistò la sua cava di inerti oltre all'esame dell'altro imputato, l'operaio Salvatore Paterna, 46 anni, assistito dall'avvocato Emanuele Limuti. La stessa Procura Generale aveva sollecitato l'audizione di Paterna al dibattimento. Il processo è stato rinviato a fine gennaio per ascoltare i vari testimoni che si alterneranno sul pretorio.
Secondo la tesi accusatoria i due imputati sarebbero stati dei prestanome della famiglia mafiosa riesina guidata da Pino e Vincenzo Cammarata, i quali avrebbero infiltrato alcuni loro uomini di fiducia all'interno della "Calcestruzzi". Accuse pesanti che costarono a Ferraro e Paterna la condanna a 6 anni di reclusione ciascuno per il reato di associazione mafiosa. L'attività dell'autorità giudiziaria portò poi ai nuovi filoni d'inchiesta riguardanti l'utilizzo del calcestruzzo depotenziato per la costruzione di opere pubbliche e private e sulla presunta "doppia contabilità". Di pochi giorni fa è la notizia del sequestro di un tratto autostradale del nord Italia.
In manette sono finiti anche diversi amministratori del gruppo "Italcementi" del quale fa parte anche la "Calcestruzzi Spa". Nel registro degli indagati della Direzione Antimafia di Caltanissetta sono confluiti nomi eccellenti come quelli di Mario Colombini e Fausto Volante, oltre a Francesco Librizzi (che ha già patteggiato la pena) e Giovanni Giuseppe Laurino. Da parte loro, però, i vertici di "Italcementi" hanno sempre respinto ogni accusa nei loro confronti, definendosi parte offesa.
Vincenzo Pane





ITALCEMENTI:risposta min.ambinete ad interrogazione Siragusa," la regione era tenuta ad emanare provvedimenti - ma nonlo ha fatto!", "la procura idaga responsabilità penali", "la Commissione europea ha aperto un caso su Isola delle Femmine."
Trasmettiamo la risposta del ministero dell'ambiente all' interrogazione n.5-00090 dell'on. Alessandra Siragusa in merito al funzionamento della cementeria "Italcementi" di Isola delle Femmine.

Nella risposta il ministero rileva che " a partire dal 2000, la normativa vigente imponeva di adottare specifici provvedimenti finalizzati a ridurre l a pressione ambientale in linea con i principi UE di gestione eco- compatibile e sviluppo sostenibile. Provvedimenti che la regione era tenuta ad emanare- ma non lo ha fatto-in attuazione di quanto previsto in questo senso dalla direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'ambiente".

Nella risposta il ministero comunica che "la procura della repubblica di Palermo si sta interessando delle omissioni degli anni passati per l'accertamento delle connesse responsabilità penali".

La risposta conclude asserendo che "la questione è attentamente monitorata dal Ministero dell'Ambiente e dal Dipartimento delle politiche comunitarie in quanto la commissione europea ha aperto un caso proprio sul cementificio Isola delle Fermmine, chedendo di ricevere informazioni in merito sia alla autorizzazione all'esercizio dell'impianto ed alle misure adottate per ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera e gli scarichi idrici, sia sullo svolgimento della valutazione di incidenza delle attività autorizzate sui siti di interesse comunitario".

Rete Lilliput rileva positivamente, come risultato della propria opera di pressione democratica, la previsione di 2 centraline di rilevamento degli inquinanti nell'atmosfera, la conferma dell'esclusione di impiego di combustibili derivati da rifiuti (CDR).
Rete Lilliput giudica insoddisfacenti ed elusive le risposte in materia di petcoke, la dove ci si limita ad elencare la successione degli eventi della vertenza che oppone ambientalisti e regione siciliana.
Materia su cui è gia intervenuto il TAR bocciando le richieste di Italcementi, materia su cui sono pendenti ricorsi al TAR di associazioni ambientaliste e di singoli privati cittadini.

l'ufficio stampa

Guerrini: solo briciole con il piano Italcementi

Guerrini: solo briciole con il piano Italcementi


Il consigliere comunale del Partito Democratico Mauro Guerrini torna sull'acccordo Comune-Italicementi e sugli ultimi sviluppi, e propone una riflessione. Cifre alla mano, il dottor Guerrini, fa i conti e mette a confronto l'accordo siglato dall'allora sindaco De Sio con la disdetta dell'attuale amministrazione ed il nuovo progetto affidato ad un privato.
E veniamo ai conti fatti dall'esponente del PD: sapendo che il valore di un'area dipende dalla volumetria che viene edificata e della destinazione che gli viene attribuita, si ricava che il valore dei 600mila metri cubi da edificare è di 200milioni di euro. Per questo viene spontaneo considerare che il valore aggiunto di 178milioni di euro del precedente accordo sarebbe andato a tutto vantaggio del Comune che lo avrebbe potuto utilizzare per opere pubbliche e per la costruzione di alloggi a prezzi agevolati per giovani coppie, anziani e a quelle famiglie che sono escluse dal mercato della casa. Invece con l'operazione attuale il Comune ha rinunciato al ruolo di attore primario in un'operazione che, sempre secondo il dottor Guerrini, avrebbe potuto cambiare urbanisticamente e socialmente il valore della città e che invece si propone come un piano di secondo ordine, che porterà le solite quattro briciole.

Wednesday, December 10, 2008

La cava di Colle Pedrino


La cava di Colle Pedrino





Quella che vedete in primo piano sulla destra è la cava Italcementi di Colle Pedrino innevata Un immagine solo per ricordare che il calcare cavato qui viene trasportato con un nastro trasportatore in un galleria lunga dieci chilometri che passa sotto il Monte Canto (una cosuccia che ha tagliato alcune faglie privato l’alimentazione di alcune fontanili sul monte, ma niente di grave, in fondo chissenefrega) fino a raggiungere lo stabilimento di Calusco d’Adda, trasportando una quantità di materiale dieci volte superiore a quanto trasportava la precedente teleferica. A proposito l’Italcementi si è impegnata, dopo la realizzazione della galleria, a rimuovere tutta la teleferica (cavi, pali, viadotti, ecc.). Già ma gli amministratori non hanno voluto mettere fretta all’Italcementi hanno lasciato tempo fino al 2011 per rimuovere la teleferica. Mettiamoci comodi

Saturday, December 06, 2008

Calusco: nelle giornate umide la ciminiera Italcementi sembra il Pinatubo


Calusco: nelle giornate umide la ciminiera Italcementi sembra il Pinatubo

Thursday, December 04, 2008

Italcementi, basta così !

REZZATO. L’associazione dice «no» all’ipotesi di ampliamento e minaccia un ricorso al Tar
Italcementi, basta così Legambiente attacca


Dietro l’angolo potrebbe esserci un considerevole aumento della produzione «compensato» da un ammodernamento generale degli impianti. Ma il circolo Brescia Est di Legambiente oppone un «no» deciso all’ipotesi di espansione dell’Italcementi di Rezzato: un piano che si trova da tempo sui tavoli degli enti pubblici interessati.
«Le tonnellate di cemento prodotto devono restare le attuali 2400 al giorno - taglia corto il presidente del circolo Raffaele Forgione -. Non esiste alcun ragionevole argomento per giustificare aumenti dei volumi produttivi: il prezzo ambientale e sociale, oltre che economico, dell’uso sconsiderato del cemento, non consente a chi è dotato di buon senso di concepire una cementeria che ipoteca il futuro di almeno altre tre generazioni. Per questo diciamo no a un eventuale accordo sulle tremila tonnellate/giorno che le amministrazioni di Rezzato e Mazzano starebbero concordando con l’azienda».
E tanto per chiarire i termini della questione, Legambiente assicura che se si arrivasse all’intesa farebbe subito ricorso al Tar.
Forgione ripercorre poi le tappe dell’annosa vicenda dell’ampliamento, iniziata il 29 giugno 2005, quando il colosso ha chiesto di ammodernare l’impianto ma nel contempo anche di raddoppiare i volumi produttivi sulla linea del clinker grigio (da 2400 a 4000 tonnellate al giorno) e la superficie occupata.
Comuni e associazioni ambientaliste hanno detto no, e l’amministrazione di Rezzato, capitanata da Enrico Danesi, è andata oltre commissionando all’Istituto nazionale tumori e all’Istituto Mario Negri indagini per approfondire l’eventuale nesso causale tra presenza dell’Italcementi e rischi per la salute. I risultati sono stati inquietanti: «La qualità dell’aria nel territorio appare sicuramente compromessa - si legge nel documento - e sono molto elevati i valori di polveri sottili e di ossidi d’azoto sia in estate, sia in maniera molto più evidente in inverno».
Il Mario Negri ha calcolato anche la perdita di anni di aspettativa di vita: «L’impatto maggiore è risultato per l’esposizione al Pm 2.5, per il quale è stato stimato un numero di morti in eccesso pari a 8 in un anno e la perdita di 421 anni di vita in un anno».
«Insomma - conclude Forgione - è stata calcolata la riduzione di due anni della vita media dei residenti».P.GOR.

Wednesday, December 03, 2008

Piano Integrato di Intervento "il Triangolo"

Consiglio comunale, 17 Novembre 2008

Dichiarazione di voto

Oggetto: Piano Integrato di Intervento "il Triangolo"

Eccoci all'approvazione del PII "il Triangolo", il primo intervento nel nostro Comune che prevederà delle deroghe sostanziali alle regole del PRG vigente.

Come già affermato in questi mesi, attraverso le osservazioni presentate e le dichiarazioni alla stampa, non vogliamo entrare nel merito di quanto si sta realizzando ma soffermarci su un principio che prescinde dal progetto stesso.
Stiamo parlando del rispetto delle regole.
Le regole nel nostro caso sono quelle stabilite dal PRG nemmeno troppo tempo fa. Era il febbraio 2006 quando dopo un lungo percorso si approvava il PRG. Numerose erano state le osservazioni presentate, alcune accolte altre rigettate. Fra queste parecchie erano quelle che richiedevano un aumento degli indici di edificabilità. Inutile dire che tutte furono rigettate.

Detto ciò il PRG può non essere perfetto, ma ciò non significa che non sia valido. Il PRG ha il compito di stabilire regole certe di sviluppo e difesa del territorio urbano ed extraurbano, regole che costituiscono un riferimento certo ed uguale per tutti. Così concepito e non condizionato da pressioni particolaristiche, esso deve assicurare condizioni di giustizia ed uguaglianza fra i cittadini per uno sviluppo armonico ed equilibrato del paese.

Sebbene in linea di principio alcune deroghe possano essere in parte condivisibili (eliminazione delle previsioni di zone residenziali lasciando un unico insediamento commerciale) o ininfluenti (spostamento dei percorsi ciclopedonali) in quanto riguardanti modifiche per lo più dovute ad esigenze tecniche, riteniamo assolutamente inopportune deroghe agli indici di edificabilità quali all'altezza degli edifici (quadruplicata!) e, soprattutto, alla Superficie Lorda di Pavimento che viene incrementata del 30%.

Tale concessioni, seppur a fronte di compensazioni da parte dell'immobiliare proponente, ci appaiono costituire un pericoloso precedente per il futuro sviluppo del nostro paese.
Riteniamo che la deroga agli indici di edificabilità sia il primo passo verso il malgoverno del territorio che, in base al principio sancito dall'eventuale approvazione del piano, si modificherebbe non più guidato in prospettiva di lungo termine dagli Amministratori, ma in base alle richieste ed alle esigenze dei costruttori e dei proponenti.

Sia ben chiaro, chiedere è lecito. Ognuno può chiedere ciò che vuole e cercare di portare avanti i propri interessi. Il compito "difficile" è quello dell'amministrazione.
Fra gli scopi primari di ogni Amministrazione riteniamo debba rientrare il governo del territorio in funzione del bene comune mettendo al centro i cittadini e non gli interessi di parte. Avallare deroghe di questo tipo in funzione di compensazioni economiche e non significa non saper guardare al di là del proprio naso e tirare a campare incassando oggi senza pensare alle conseguenze future.

Cosa succederà alle altre aree su cui è possibile elaborare Piani Integrati di Intervento? Ci sembra logico aspettarci che anche gli altri proprietari, cercheranno di realizzare il loro "sogno" : edificare il più possibile per massimizzare la rendita del terreno. A loro si aggiungeranno tutti gli altri cittadini.
A questo punto l'amministrazione cosa farà? Tratterà tutti allo stesso modo oppure comincerà a fare delle disparità? E in termini di compensazioni? Avremo un metodo uguale per tutti oppure "più uguale" per qualcuno? E se qualcuno non può compensare adeguatamente non avrà deroghe?
Il punto è proprio questo. Con queste concessioni si creerà un precedente, tutti chiederanno di poter costruire di più e i nostri Amministratori si troveranno a dover accontentare tutti o a dover creare disparità fra cittadini, magari concedendo a chi può sborsare di più e non a chi non può.

Che la soluzione stia nel nuovo PGT di cui poco si sa? Che ci aspettino delle nuove regole fatte di verticalità, nuove volumetrie e lottizzazioni? Che ci aspetti una competizione con i paesi limitrofi a chi incrementa di più il numero degli abitanti (o degli appartamenti sfitti)? Dobbiamo prepararci ad una piccola Manhattan?
E in questo caso, l'avete spiegato all'immobiliare proponente de "il Triangolo" che bastava aspettare per avere nuove regole che evitassero la necessità di deroghe e conseguenti compensazioni?

Stando alle parole del Sindaco "deroghe saranno sempre concesse quando si tratta di dare a calusco qualcosa di eccezionale che lo faccia riconoscere e lo porti in posizione di leader fra i comuni dell'isola. Non possiamo attenerci a regole di un PRG o di un futuro PGT che sono studiati a tavolino e non tengono conto delle reali esigenze".
Ciò non può che apparirci pericoloso e di una gravità estrema. Tali affermazioni svuotano di significato l'essenza stessa del PRG e del futuro PGT come strumento di regole uguali per tutti che, contrariamente a quanto dice il sindaco, dovrebbero esser frutto di un lungo lavoro di confronto con i cittadini proprio per evitare di costruire un piano a tavolino. Ricordiamo a questo proposito che la fase delle "Proposte" al PGT si è svolta senza alcuna assemblea pubblica, quindi il nostro sindaco si contraddice. Che voglia veramente fare un PGT a tavolino, tanto poi si deciderà caso per caso come comportarsi, alla faccia delle regole certe per tutti ?

Come anticipato all'inizio non entreremo nel merito del progetto stesso anche se forse qualche parola meriterebbe di esser spesa sull'opportunità di nuove attività commerciali e sugli aspetti viabilistici del progetto che, per lo meno fino alla costruzione della nuova circonvallazione sud, graveranno sulla già critica situazione di Via Marconi e del Ponte San Michele.

Alla luce di quanto sopra esposto esprimiamo il nostro voto negativo all'approvazione di questo PII.

il gruppo consigliare
Lineacomune

Tuesday, December 02, 2008

I retroscena sulla «Calcestruzzi Spa» raccontati da....

ricoverato in neurochirurgia
Migliora l'operaio arrotato Per 2 ore in sala operatoria


I retroscena sulla «Calcestruzzi Spa» raccontati da coloro che hanno lavorato nella holding del cemento e poi risucchiati dal vortice investigativo che, con il blitz “Doppio Colpo”, ha svelato il legame tra Cosa Nostra e l'«affaire» del calcestruzzo depotenziato. Così il riesino Salvatore Paterna, ex dipendente della società, e Francesco Librizzi, ex capo area per la Sicilia della stessa azienda, nei loro interrogatori con il sostituto procuratore della Dda, Nicolò Marino, che ha coordinato l'inchiesta dei carabinieri del Reparto operativo e del Gico della Guardia di Finanza.
«Illuminanti» ha definito il procuratore Sergio Lari le dichiarazioni di Paterna e Librizzi, parlando del sequestro di due lotti dell'autostrada di Valdastico, nel vicentino, costruiti, secondo l'accusa, col calcestruzzo impoverito. Ed è Paterna che ricostruisce agli inquirenti particolari e personaggi chiave orbitanti nella «Calcestruzzi Spa». Respinge le accuse di associazione mafiosa ma ammette comunque «di aver favorito il geometra Laurino nelle sue attività illecite svolte per conto della “Calcestruzzi Spa” e, di conseguenza, con la mia stessa attività ho finito per favorire, a mia volta, la “Calcestruzzi Spa”. Conosco Giovanni Laurino da quando lavoro alla “Calcestruzzi”, e cioè dal 22 agosto del 1988. Laurino era legatissimo all'ingegnere Bini e, quando Bini venne arrestato, prese il suo posto il geometra Volante, che divenne capozona per Sicilia e Campania, mentre capoarea per la Sicilia divenne il geometra Ignazio Martorana».
«Siamo già nel periodo in cui la “Calcestruzzi” passò dal Gruppo Ferruzzi alla Italcementi Group. Nel 1999 - aggiunge Paterna - venne riaperto l'impianto di Riesi ed io venni trasferito lì in quanto vi lavoravo già prima che venisse chiuso. Geometra era Santo Calì, mentre Laurino era il geometra dell'impianto di Gela. Successivamente venne a lavorare a Riesi anche il fratello di Calì, Giuseppe. Librizzi lavorava nella “Calcestruzzi” da tempo, forse anche prima di Laurino presso impianti dell'area palermitana. Successivamente, quando il geometra Martorana subì un ictus, Librizzi divenne capoarea di Caltanissetta, che comprendeva Caltanissetta, Gela, Riesi, Castelbuono e Termini Imprese, intorno all'anno 2000-2001 se mal non ricordo. Prima di poter lavorare a Riesi mi fu imposto dal geometra Volante di firmare in bianco le mie dimissioni probabilmente perché non ero ben visto, essendo ai tempi l'unico ad essere iscritto ad un sindacato. Decisi di farmi una fotocopia della lettera di dimissioni che poi feci autenticare in Comune, quindi la consegnai al geometra Laurino, che la fece avere a Palermo. Laurino mi disse che tale lettera di dimissioni la teneva nel cassetto Volante che sarebbe stato pronto ad apporvi la data e la firma di accettazione se mi fossi comportato male».
Alla domanda se quella lettera Paterna la sentiva come ricatto, che lo spinse a fare ogni cosa che gli veniva chiesto, anche di illecito, lui risponde sì: «Anche perché - spiega - sapevo che potevo essere licenziato in qualsiasi momento, né mi era stato mai detto in quali occasioni si fosse fatto ricorso al licenziamento. Aggiungo che tutto all'interno della “Calcestruzzi” veniva sentito come un obbligo, al quale non ci si poteva sottrarre… ho avuto modo di ascoltare un colloquio fra Laurino e Librizzi quando quest'ultimo era capoarea, colloquio in cui Laurino si lamentava con Librizzi del fatto che Volante non voleva sporcarsi le mani e non voleva incontrare nessuno degli appartenenti alla criminalità organizzata, facendo esporre Laurino e Librizzi. Ricordo che Laurino riportò l'espressione di Volante “bianco sono e bianco voglio rimanere”. Anche dopo aver interrotto il suo rapporto lavorativo con la “Calcestruzzi”, Librizzi veniva a Riesi per incontrare Laurino per come mi disse Laurino. Dopo l'ultimo arresto di Laurino so che Librizzi venne a Riesi per incontrare Ferraro, con il quale aveva un buon rapporto sin da quando Ferraro acquistò la cava. Era infatti Librizzi l'interlocutore fra Ferraro e Volante nel periodo in cui Ferraro doveva acquistare la cava. A proposito del geometra Nucci devo dire che egli si prendeva 2.000 lire a metro cubo del calcestruzzo prodotto al fine di non controllare gli effettivi quantitativi sia di calcestruzzo che di cemento. In tal modo la “Calcestruzzi”, all'epoca Gruppo Ferruzzi, guadagnava per il solo fatto che per metro cubo veniva messo un quantitativo di cemento inferiore a quello dichiarato, esattamente 50 chili di cemento in meno per ogni metro cubo. In più guadagnava ancora per il volume inferiore del calcestruzzo. Erano i dirigenti della “Calcestruzzi” a dare disposizioni di comporre il calcestruzzo con un quantitativo di cemento inferiore a quello indicato. Il capo zona, che all'epoca era Bini, dava disposizioni in tal senso al tecnologo e questi impartiva le relative disposizioni ai geometri dell'impianto che a loro volta davano disposizioni a noi impiantisti».
Fin qui le dichiarazioni di Paterna, a cui si aggiungono quelle di Librizzi che coi magistrati si sofferma sui lavori dello svincolo di Castelbuono: «In quell'occasione la “Calcestruzzi” aveva acquistato un impianto di betonaggio dalla Bonatti che in precedenza lo aveva a propria volta acquistato dalla “Ira Costruzioni”. Pur tuttavia, nonostante la spesa, c'era il rischio di perdere la fornitura in favore della “Ira” in quanto il subappaltatore per i movimenti terra e i trasporti, Pietro Orlando, non voleva avvalersi della nostra fornitura, disponendo di un impianto autonomo poi montato sul fiume Pollina. Preciso che l'Ira aveva tre lotti per i lavori della Palermo-Messina. Ci troviamo all'incirca nell'anno 2000. L'argomento venne trattato in una delle riunioni mensili che si tenne negli uffici di Palermo alla presenza di Volante. Dopo la riunione, Volante si intrattenne con Laurino e dopo io stesso venni informato da Volante e Laurino che dovevamo far ricorso a personaggi influenti nei confronti della “Ira Costruzioni”. Per personaggi influenti, intendo personaggi mafiosi».
Valerio Martines

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