Sempre più allarme inquinamento
A Bergamo Pm10 a valori record
È sempre più emergenza per l'inquinamento atmosferico e in particolale per le concentrazioni di Pm10. Come da previsioni, infatti, le condizioni meteo dei giorni scorsi hanno favorito le concentrazioni di inquinanti nell'aria e nella giornata di sabato 23 febbraio le polveri sottili hanno raggiunto, a Bergamo, un valore record: 218 microgrammi per metrocubo. In tutte le centraline della Bergamasca valori superiori al doppio e anche al triplo del limite.
La situazione migliore - si fa per dire - resta a Lallio, con 121 microgrammi per metro cubo. Nella speciale classifica, partendo dal basso, c'è poi Osio Sotto, con 141 e, poco sopra, Filago Centro, con 156. Treviglio e Calusco viaggiano ben oltre il triplo del valore limite: rispettivamente si rilevano infatti 185 e 197 microgrammi di pm10 per metro cubo.
Cambiamenti in vista? Forse da lunedì. Bisogna sperare in correnti d'aria che spazzino gli inquinanti.
(24/02/2008)
MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI :
Paderno d'Adda e Solza
.
HANNO FIRMATO :
Calusco d'Adda,
Cornate d'Adda,
Imbersago,
Medolago,
Parco Adda Nord,
Robbiate,
Verderio Inferiore,
Verderio Superiore,
Villa d'Adda,
Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia .
Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento .
http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html
Countdown alla ferrovia
il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
Monday, February 25, 2008
Saturday, February 16, 2008
Merate la ``città dei veleni`
Merate la ``città dei veleni``: nemmeno
le grandi metropoli dell`Europa la
superano. Polveri sottili alle stelle da 1 mese
Mercoledì 13 febbraio è stata una giornata da dimenticare sul fronte dell`inquinamento atmosferico. La centralina di Merate, infatti, ha toccato quota 144 µg/mc di PM10 nell`aria: tre volte oltre il limite consentito dalla normativa di 50. E non è andata di certo bene nei primi quindici giorni del mese di febbraio quando i parametri delle polveri sottili hanno sforato per ben 11 volte, con valori anche decisamente preoccupanti (125, 107, 127). Ad allinearsi a questi dati sono altre città italiane inserite nell`area omogenea del milanese e, diversamente da quanto si potrebbe pensare, le grandi metropoli europee. Nella stessa giornata solo Limito Pioltello ha fatto peggio (154), seguita da Meda (140), Arese (137) e Saronno (132).
Anche gennaio aveva confermato un andamento decisamente negativo con 20 giorni sopra il limite legale, 9 nei parametri e due in cui i dati non erano pervenuti. Le altre due centraline lecchesi hanno seguito, se pur più moderatamente, questo andamento preoccupante, collocandosi in questi ultimi giorni, sopra la soglia dei 50µg/mc. La punta è stata a Valmadrera il 13, con 93 microgrammi su metro cubo.
Sempre nel lecchese si nota la criticità, non nuova, di Nibionno che per gli ultimi tre giorni ha sforato per quanto riguarda il biossido di azoto. Nessun dato per il casatese dove, lungi dal pensare che si tratti di un angolo di Dolomiti, sarebbe opportuno che i sindaci premessero per avere in uno dei loro comuni una centralina di rilevamento.
Uno sguardo lo meritano ora anche le grandi metropoli europee dove, nonostante traffico, concentrazione di industrie, attività, movimenti turistici la concentrazione di polveri sottili non sembra uguagliare, almeno in questi giorni, quella di Merate.
A Parigi la massima oraria è stata raggiunta sull`autoroute A1 Saint Denis dove si è misurata una concentrazione di 82µg/mc mentre la media è stata di 52.
Non ci si può lamentare in Svizzera dove l`unica criticità è registrata a Losanna con PM10 fra i 90 e i 100µg/mc. Quasi un paradiso a confronto la Spagna dove dal Paeo de Recoletos (52), alla Escuelas Aguirre (57) fino alla Estacion Red (media di Madrid) con 36 µ g/mc.
Lo spegnimento degli impianti di riscaldamento dovrebbe portare qualche beneficio mentre si attende che piogge o vento spazzino via la cappa di inquinamento che sta opprimendo il meratese.
SVIZZERA
GERMANIA
FRANCIA
Italmobiliare e Hermes: la diatriba continua
Italmobiliare e Hermes: la diatriba continua
Il Fund manager europeo in attesa delle risposte dell'azienda italiana
Hermes, fund manager del Regno Unito, nei prossimi giorni soppeserà le prossime mosse, nella ricerca di giungere ad un cambiamento in Italmobiliare, l’ultima compagnia italiana finita sotto l’attacco di azionisti attivisti.
Hermes Focus Asset Management Europe, lo scorso 4 gennaio, ha inviato una lettera ai consigli di amministrazione di Italcementi ed Italmobiliare, e dichiara ora non solo di non aver divulgato alla stampa il contenuto della stessa, ma di attendere fiduciosamente una risposta dei CdA su tutte le richieste avanzate.
La comunicazione era arrivata in seguito a 18 mesi di trattative e incontri con la compagnia, che non aveva e non ha ancora porovveduto ad effettuare i cambiamenti di corporate governance ritenuti necessari, in ottica di miglioramento delle performance, da Hermes.
Italmobiliare, dal canto suo, a detta di alcune fonti ufficiose, pare abbia rigettato le critiche di Hermes sulle sue performance in termini di azioni, corporate governance e struttura. La famiglia italiana Pesenti detiene il 50 per cento di Italmobiliare, che a sua volta possiede il 60 per cento di Italcementi. Questa catena di controllo è stata al centro delle critiche degli ultimi tempi, perché potrebbe portare a un abuso sui diritti degli investitori di minoranza.
Hermes detiene il 3.2 per cento di Italmobiliare, la holding che controlla Italcementi, una delle più grandi compagnie mondiali di cemento. L’azienda italiana avrebbe teso ad escludere investitori ed ingerenze straniere. Italmobiliare fa parte delle relazioni di proprietà, in verità complesse, tra gruppi come Generali, Mediobanca, e altre banche e aziende come la potente RCS Mediagroup. Una delle critiche mosse da Hermes, sempre in base ai rumors, sarebbe il timore che il management della Italmobiliare venga indirizzato nella governance corporativa di altre compagnie.
News ITALIA PRESS
Il Fund manager europeo in attesa delle risposte dell'azienda italiana
Hermes, fund manager del Regno Unito, nei prossimi giorni soppeserà le prossime mosse, nella ricerca di giungere ad un cambiamento in Italmobiliare, l’ultima compagnia italiana finita sotto l’attacco di azionisti attivisti.
Hermes Focus Asset Management Europe, lo scorso 4 gennaio, ha inviato una lettera ai consigli di amministrazione di Italcementi ed Italmobiliare, e dichiara ora non solo di non aver divulgato alla stampa il contenuto della stessa, ma di attendere fiduciosamente una risposta dei CdA su tutte le richieste avanzate.
La comunicazione era arrivata in seguito a 18 mesi di trattative e incontri con la compagnia, che non aveva e non ha ancora porovveduto ad effettuare i cambiamenti di corporate governance ritenuti necessari, in ottica di miglioramento delle performance, da Hermes.
Italmobiliare, dal canto suo, a detta di alcune fonti ufficiose, pare abbia rigettato le critiche di Hermes sulle sue performance in termini di azioni, corporate governance e struttura. La famiglia italiana Pesenti detiene il 50 per cento di Italmobiliare, che a sua volta possiede il 60 per cento di Italcementi. Questa catena di controllo è stata al centro delle critiche degli ultimi tempi, perché potrebbe portare a un abuso sui diritti degli investitori di minoranza.
Hermes detiene il 3.2 per cento di Italmobiliare, la holding che controlla Italcementi, una delle più grandi compagnie mondiali di cemento. L’azienda italiana avrebbe teso ad escludere investitori ed ingerenze straniere. Italmobiliare fa parte delle relazioni di proprietà, in verità complesse, tra gruppi come Generali, Mediobanca, e altre banche e aziende come la potente RCS Mediagroup. Una delle critiche mosse da Hermes, sempre in base ai rumors, sarebbe il timore che il management della Italmobiliare venga indirizzato nella governance corporativa di altre compagnie.
News ITALIA PRESS
Friday, February 15, 2008
Polveri sottili, valori alle stelle
Polveri sottili, valori alle stelle
Polveri sottili alle stelle. Come previsto dagli esperti dell'Arpa, viste le condizioni meteorologiche di questi giorni che favoriscono l'accumulo di inquinanti nell'aria, le concentrazioni di polveri sottili sono rapiodamente cresciute. A Bergamo la centralina di via Meucci ha segnalato, per la giornata di mercoledì 13 febbraio, un valore di 136 microgrammi per metro cubo, quando il limite è fissato a 50. Tutte le zone monitorate, in città e provincia, danno valori allarmanti.
È il caso, ad esempio, di Treviglio, che con 122 microgrammi per metro cubo è di poco inferiore al dato di Bergamo, ma ben superiore al doppio del valore limite. 107 e 108 sono i valori registrati rispettivamente a Osio Sotto e Calusco, mentre sotto il 100, di poco, restano Filago Centro e Lallio: 93 e 94 microgrammi per metro cubo.
Polveri sottili alle stelle. Come previsto dagli esperti dell'Arpa, viste le condizioni meteorologiche di questi giorni che favoriscono l'accumulo di inquinanti nell'aria, le concentrazioni di polveri sottili sono rapiodamente cresciute. A Bergamo la centralina di via Meucci ha segnalato, per la giornata di mercoledì 13 febbraio, un valore di 136 microgrammi per metro cubo, quando il limite è fissato a 50. Tutte le zone monitorate, in città e provincia, danno valori allarmanti.
È il caso, ad esempio, di Treviglio, che con 122 microgrammi per metro cubo è di poco inferiore al dato di Bergamo, ma ben superiore al doppio del valore limite. 107 e 108 sono i valori registrati rispettivamente a Osio Sotto e Calusco, mentre sotto il 100, di poco, restano Filago Centro e Lallio: 93 e 94 microgrammi per metro cubo.
Thursday, February 14, 2008
Arpa: salgono i valori delle polveri sottili
Arpa: salgono i valori delle polveri sottili
Il bel tempo di questi giorni ha favorito l'accumulo di inquinanti nell'aria. L'Arpa dela Lombardia rileva che la presenza di una vasta area di alta pressione su tutta la regione, con campo del vento al suolo debole e inversione termica nelle ore notturne e mattutine determina condizioni atmosferiche diffusive da favorevoli a molto favorevoli all'accumulo di inquinanti. E le centraline registrano infatti valori di polveri sottili superiori al limite.
Martedì 12 febbraio la centralina di Bergamo Meucci indicava 96 microgrammi per metro cubo, mentfre il limite è 50. Calusco e Treviglio segnalano rispettivamente 84 e 81, 72 Osio Sotto, 65 sia Lallio, sia Filago Centro. E nei prossimi giorni, secondo le previsioni dell'Arpa, la situazione potrebbe peggiorare, fino a sabato 16 febbraio quando il possibile ingresso di aria fredda da est con conseguente aumento dell'intensità del vento potrebbe determinare condizioni atmosferiche diffusive favorevoli alla dispersione degli inquinanti.
(13/08/2008)
Il bel tempo di questi giorni ha favorito l'accumulo di inquinanti nell'aria. L'Arpa dela Lombardia rileva che la presenza di una vasta area di alta pressione su tutta la regione, con campo del vento al suolo debole e inversione termica nelle ore notturne e mattutine determina condizioni atmosferiche diffusive da favorevoli a molto favorevoli all'accumulo di inquinanti. E le centraline registrano infatti valori di polveri sottili superiori al limite.
Martedì 12 febbraio la centralina di Bergamo Meucci indicava 96 microgrammi per metro cubo, mentfre il limite è 50. Calusco e Treviglio segnalano rispettivamente 84 e 81, 72 Osio Sotto, 65 sia Lallio, sia Filago Centro. E nei prossimi giorni, secondo le previsioni dell'Arpa, la situazione potrebbe peggiorare, fino a sabato 16 febbraio quando il possibile ingresso di aria fredda da est con conseguente aumento dell'intensità del vento potrebbe determinare condizioni atmosferiche diffusive favorevoli alla dispersione degli inquinanti.
(13/08/2008)
LAVORO: MESSAGGI PER LA SICUREZZA SU SACCHI DI CEMENTO
LAVORO: MESSAGGI PER LA SICUREZZA SU SACCHI DI CEMENTO
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Ultimissime
* BORSA: CHIUDE IN RECUPERO CON BANCARI, MIBTEL +0, 67%
* ELEZIONI: PEZZOTTA, PRONTO AD APRIRE DIALOGO CON UDC
* EURO: CHIUDE SOPRA QUOTA 1, 45 DOLLARI
* UDC: CASINI AI SUOI, BERLUSCONI E FINI SPACCANO MODERATI
* UDC: DIREZIONE CHIEDERA' A CASINI DI CANDIDARSI PREMIER
* PRODI: SI FARA' L'ELECTION DAY
* UOMO BARRICATO IN ASILO: APPUNTATO CC LO HA CONVINTO
* PIL: CSC, NEL 2008 FRENATA ALLO 0, 7%;SCENARIO PEGGIORATO
* WALL STREET: APRE IN RIALZO DOPO DATI VENDITE USA
* UOMO BARRICATO IN ASILO: IRRUZIONE PS, TUTTI LIBERI
(AGI) - Firenze, 13 feb. - Vignette per promuovere la sicurezza nei cantieri stampate sui sacchi di cemento: l'iniziativa, prima nel suo genere in Italia, arriva da Regione Toscana, Ance regionale ed Italcementi, azienda multinazionale che opera nel settore della produzione di materiali per l'edilizia.
L'azienda, gia' da oggi, ha iniziato a produrre sacchetti sui quali sono disegnati il logo della Regione Toscana ed alcuni messaggi atti a promuovere comportamenti corretti in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro. Le frasi che accompagnano le vignette sono scritte in italiano, in arabo, in rumeno ed in albanese, lingue di origine di molti lavoratori impiegati nel settore edile. Italcementi, secondo quanto spiegato in sede di presentazione dell'iniziativa alla stampa, si occupera' della realizzazione dei sacchi. In tutto si tratta di una produzione stimata - per l'anno in corso - in circa un milione e mezzo di pezzi, che l'azienda distribuisce ai dettaglianti e che, successivamente, finiscono nelle mani dei lavoratori delle aziende. (AGI)
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Ultimissime
* BORSA: CHIUDE IN RECUPERO CON BANCARI, MIBTEL +0, 67%
* ELEZIONI: PEZZOTTA, PRONTO AD APRIRE DIALOGO CON UDC
* EURO: CHIUDE SOPRA QUOTA 1, 45 DOLLARI
* UDC: CASINI AI SUOI, BERLUSCONI E FINI SPACCANO MODERATI
* UDC: DIREZIONE CHIEDERA' A CASINI DI CANDIDARSI PREMIER
* PRODI: SI FARA' L'ELECTION DAY
* UOMO BARRICATO IN ASILO: APPUNTATO CC LO HA CONVINTO
* PIL: CSC, NEL 2008 FRENATA ALLO 0, 7%;SCENARIO PEGGIORATO
* WALL STREET: APRE IN RIALZO DOPO DATI VENDITE USA
* UOMO BARRICATO IN ASILO: IRRUZIONE PS, TUTTI LIBERI
(AGI) - Firenze, 13 feb. - Vignette per promuovere la sicurezza nei cantieri stampate sui sacchi di cemento: l'iniziativa, prima nel suo genere in Italia, arriva da Regione Toscana, Ance regionale ed Italcementi, azienda multinazionale che opera nel settore della produzione di materiali per l'edilizia.
L'azienda, gia' da oggi, ha iniziato a produrre sacchetti sui quali sono disegnati il logo della Regione Toscana ed alcuni messaggi atti a promuovere comportamenti corretti in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro. Le frasi che accompagnano le vignette sono scritte in italiano, in arabo, in rumeno ed in albanese, lingue di origine di molti lavoratori impiegati nel settore edile. Italcementi, secondo quanto spiegato in sede di presentazione dell'iniziativa alla stampa, si occupera' della realizzazione dei sacchi. In tutto si tratta di una produzione stimata - per l'anno in corso - in circa un milione e mezzo di pezzi, che l'azienda distribuisce ai dettaglianti e che, successivamente, finiscono nelle mani dei lavoratori delle aziende. (AGI)
Sunday, February 03, 2008
«Cosa Nostra ha assunto il controllo dell´intero ciclo del cemento»
Mafia e Italcementi, per Legambiente «Cosa Nostra ha assunto il controllo dell´intero ciclo del cemento»
LIVORNO. Hanno fatto non poco rumore i 4 arresti effettuati dai carabinieri del Reparto operativo e dal Gico della Guardia di Finanza di Caltanissetta Calcestruzzi spa, la maggiore azienda italiana per la fornitura del calcestruzzo, accusata di collusioni con la mafia in Sicilia. Nel Paese con il maggior consumo pro-capite di cemento, l’arresto dell’amministratore delegato della Calcestruzzi, Mario Colombini, rappresenta un vero e proprio terremoto economico e svela ancora una volta l’opacità dei rapporti tra grandi aziende e criminalità organizzata sul fronte degli appalti pubblici.
Tra i provvedimenti di custodia cautelare anche quelli di Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania della Calcestruzzi spa (già sospeso dall’azienda bergamasca nei mesi scorsi) Francesco Librizzi e Giuseppe Giovanni Laurino, già capi-area per la Sicilia, che sono accusati di aver agevolato la mafia con la creazione di appositi fondi neri. Secondo i magistrati l´azienda riforniva gli appalti pubblici con calcestruzzo di qualità inferiore, attuando «una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali». La Calcestruzzi fa parte del gruppo Italcementi, una vera e propria potenza economica planetaria: è il quinto produttore di cemento del mondo e il principale del bacino del Mediterraneo. La Calcestruzzi ha 10 direzioni di zona che controllano tutto il territorio nazionale, 250 impianti di betonaggio, 23 cave e 21 impianti di selezione di inerti.
Durissimo il commento di Legambiente Sicilia: «L´inchiesta della procura di Caltanissetta che ha portato al sequestro della Calcestruzzi Spa è l´ennesima conferma che Cosa Nostra negli ultimi anni ha assunto il controllo dell´intero ciclo del cemento, a partire proprio dalla materia prima: il cemento». Tiziano Granata, responsabile dell´ufficio ambiente e legalità di legambiente Sicilia sottolinea che «Da anni Legambiente denuncia attraverso le pagine dell´annuale Rapporto Ecomafia che nell´Isola si registra una costante inclinazione verso le attività a basso impatto tecnologico, cioè quelle che veicolano logiche di sviluppo obsolete fondante sul consumo del territorio».
Per il direttore del Cigno verde siciliano, Salvatore Granata, «I milioni di metri cubi di sabbia e cemento che la politica siciliana cerca di riversare in Sicilia sotto forma di imponenti strutture alberghiere annesse a campi da golf e porti marini sono la testimonianza più eclatante di opere pubbliche obsolete e faraoniche che si basano su speculazioni edilizie che attingono ai fondi per lo sviluppo. Cosa Nostra condiziona le scelte edilizie che si fanno sul territorio al fine di intercettare risorse da incanalare nel ciclo del cemento che essa stessa controlla. Il risultato e´ sotto gli occhi di tutti: un sistema economico malato e una regione che resta arretrata, nonostante le ingenti risorse finanziarie spese negli anni».
«Erano i dirigenti a dare disposizioni e un additivo aumentava il volume»
"Cantando" davanti ai magistrati sul sistema orchestrato dalla "Calcestruzzi spa" per realizzare guadagni illeciti e per creare "fondi neri" da destinare a Cosa Nostra, Salvatore Paterna ha anche fatto riferimento alle prospettive della società di mettere le mani sui lavori di costruzione del ponte sullo stretto, mettendo in piedi, all'uopo, un impianto a Messina. Paterna ha descritto un meccanismo operativo che veniva imposto grazie alle direttive dei responsabili della Calcestruzzi spa che consisteva nel mettere per ogni metro cubo di calcestruzzo un quantitativo di materiale inferiore a quello dichiarato. Paterna ha sottolineato che il sistema già sperimentato all'epoca in cui gli impianti erano controllati dal gruppo Ferruzzi andò avanti anche dopo l'acquisizione della società da parte della ”Italcementi” finchè nel 2003 il sistema di pesatura fu informatizzato. Sarebbe stato a quel punto - secondo le rivelazioni di Paterna - che la società predispose un sistema a doppia maschera nei computer in dotazione ai dipendenti: una maschera indicava la pesatura dei materiali effettivamente consegnati e un'altra maschera indicava la pesatura ufficiale, che veniva inserita nella bolla e nella contabilità.
"A proposito del geometra Nucci - ha dichiarato Paterna - devo riferire che si prendeva 2 mila lire a metro cubo del calcestruzzo prodotto al fine di non controllare gli effettivi quantitativi sia di calcestruzzo che di cemento. Così la Calcestruzzi spa, all'epoca gruppo Ferruzzi, guadagnava per il solo fatto che per metro cubo veniva messo un quantitativo di cemento inferiore a quello dichiarato, esattamente 50 chili di cemento in meno per ogni metro cubo, in più guadagnava ancora per il volume inferiore del calcestruzzo. Se dovessi fare un calcolo approssimativo - ha dichiarato Paterna - all'epoca, per mille metri cubi di calcestruzzo, la Calcestruzzi spa guadagnava due autotreni di cemento. Il capo zona - che all'epoca era Bini - dava disposizioni in tal senso al tecnologo e questi impartiva disposizioni ai geometri dell'impianto che, a loro volta, davano disposizioni a noi impiantisti. Questo sistema proseguì anche con l'acquisto della Calcestruzzi spa da parte della Italcementi e ciò sino al 2003-2004 circa, cioè quando venne informatizzato il sistema delle pesature.
Anche per tale periodo - ha dichiarato Paterna - il capo zona, e cioè Fausto Volante, diede disposizioni di pesare il cemento e gli inerti e di indicare come risultato della pesatura una quantità di cemento e quindi di calcestruzzo maggiore sulla bolla rispetto a quello effettivamente venduto. Ciascuno impiantista riceveva le disposizioni di operare le pesature in maniera illecita direttamente dal geometra dell'impianto che a sua volta aveva ricevuto disposizioni dal tecnologo che, a sua volta, le aveva ricevute da Fausto Volante. Tale sistema divenne effettivamente operativo tra la fine del 2005 ed il 2006. A Riesi però non era previsto".
Salvatore Paterna ha chiarito anche il modo in cui si alteravano le pesature sul computer quando ancora non era stato introdotto il nuovo sistema. "Sul computer - ha riferito - avevamo una maschera ove indicavamo la pesatura effettiva e poi un'altra maschera in cui veniva indicata la pesatura falsamente maggiore che doveva essere inserita nella bolla. Chiaramente in questo modo si veniva a verificare una differenza fra magazzino reale e magazzino contabile. Presso ciascun impianto doveva esistere una reportistica interna che ciascun geometra solitamente teneva in borsa per non corere rischi in caso di controlli o perquisizioni da parte della Guardia di Finanza. A Riesi veniva lasciata dentro il cassetto. L'impianto di Riesi non è stato informatizzato, ma mi è stato riferito che negli altri impianti automatizzati è possibile bypassare il sistema, facendo emettere la bolla di vendita con il quantitativo richiesto dal cliente per poi passare al sistema manuale della pesatura che consente di impiegare effettivamente minori quantitativi nell'impasto del calcestruzzo. Ricordo - ha riferito ancora Paterna - che Volante con il geometra Caponetto studiarono un sistema che consentiva di aumentare il volume del calcestruzzo con un additivo che veniva prodotto dalla stessa Italcementi. L'additivo faceva aumentare il volume del calcestruzzo nell'ordine di due metri cubi ogni betoniera della capacità di circa otto metri cubi. Laurino girava spesso e quando si è incontrato con Ciccio La Rocca aveva la necessità di risolvere dei problemi per conto della Calcestruzzi spa. Problemi - ha spiegato Paterna - sorti con un certo Ricciardello con il quale esisteva un contenzioso poichè non voleva pagare una fornitura di calcestruzzo perchè da un controllo del prodotto che gli era stato fornito aveva scoperto che non coincideva nella composizione con quello da lui richiesto".
d.v.
LIVORNO. Hanno fatto non poco rumore i 4 arresti effettuati dai carabinieri del Reparto operativo e dal Gico della Guardia di Finanza di Caltanissetta Calcestruzzi spa, la maggiore azienda italiana per la fornitura del calcestruzzo, accusata di collusioni con la mafia in Sicilia. Nel Paese con il maggior consumo pro-capite di cemento, l’arresto dell’amministratore delegato della Calcestruzzi, Mario Colombini, rappresenta un vero e proprio terremoto economico e svela ancora una volta l’opacità dei rapporti tra grandi aziende e criminalità organizzata sul fronte degli appalti pubblici.
Tra i provvedimenti di custodia cautelare anche quelli di Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania della Calcestruzzi spa (già sospeso dall’azienda bergamasca nei mesi scorsi) Francesco Librizzi e Giuseppe Giovanni Laurino, già capi-area per la Sicilia, che sono accusati di aver agevolato la mafia con la creazione di appositi fondi neri. Secondo i magistrati l´azienda riforniva gli appalti pubblici con calcestruzzo di qualità inferiore, attuando «una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali». La Calcestruzzi fa parte del gruppo Italcementi, una vera e propria potenza economica planetaria: è il quinto produttore di cemento del mondo e il principale del bacino del Mediterraneo. La Calcestruzzi ha 10 direzioni di zona che controllano tutto il territorio nazionale, 250 impianti di betonaggio, 23 cave e 21 impianti di selezione di inerti.
Durissimo il commento di Legambiente Sicilia: «L´inchiesta della procura di Caltanissetta che ha portato al sequestro della Calcestruzzi Spa è l´ennesima conferma che Cosa Nostra negli ultimi anni ha assunto il controllo dell´intero ciclo del cemento, a partire proprio dalla materia prima: il cemento». Tiziano Granata, responsabile dell´ufficio ambiente e legalità di legambiente Sicilia sottolinea che «Da anni Legambiente denuncia attraverso le pagine dell´annuale Rapporto Ecomafia che nell´Isola si registra una costante inclinazione verso le attività a basso impatto tecnologico, cioè quelle che veicolano logiche di sviluppo obsolete fondante sul consumo del territorio».
Per il direttore del Cigno verde siciliano, Salvatore Granata, «I milioni di metri cubi di sabbia e cemento che la politica siciliana cerca di riversare in Sicilia sotto forma di imponenti strutture alberghiere annesse a campi da golf e porti marini sono la testimonianza più eclatante di opere pubbliche obsolete e faraoniche che si basano su speculazioni edilizie che attingono ai fondi per lo sviluppo. Cosa Nostra condiziona le scelte edilizie che si fanno sul territorio al fine di intercettare risorse da incanalare nel ciclo del cemento che essa stessa controlla. Il risultato e´ sotto gli occhi di tutti: un sistema economico malato e una regione che resta arretrata, nonostante le ingenti risorse finanziarie spese negli anni».
«Erano i dirigenti a dare disposizioni e un additivo aumentava il volume»
"Cantando" davanti ai magistrati sul sistema orchestrato dalla "Calcestruzzi spa" per realizzare guadagni illeciti e per creare "fondi neri" da destinare a Cosa Nostra, Salvatore Paterna ha anche fatto riferimento alle prospettive della società di mettere le mani sui lavori di costruzione del ponte sullo stretto, mettendo in piedi, all'uopo, un impianto a Messina. Paterna ha descritto un meccanismo operativo che veniva imposto grazie alle direttive dei responsabili della Calcestruzzi spa che consisteva nel mettere per ogni metro cubo di calcestruzzo un quantitativo di materiale inferiore a quello dichiarato. Paterna ha sottolineato che il sistema già sperimentato all'epoca in cui gli impianti erano controllati dal gruppo Ferruzzi andò avanti anche dopo l'acquisizione della società da parte della ”Italcementi” finchè nel 2003 il sistema di pesatura fu informatizzato. Sarebbe stato a quel punto - secondo le rivelazioni di Paterna - che la società predispose un sistema a doppia maschera nei computer in dotazione ai dipendenti: una maschera indicava la pesatura dei materiali effettivamente consegnati e un'altra maschera indicava la pesatura ufficiale, che veniva inserita nella bolla e nella contabilità.
"A proposito del geometra Nucci - ha dichiarato Paterna - devo riferire che si prendeva 2 mila lire a metro cubo del calcestruzzo prodotto al fine di non controllare gli effettivi quantitativi sia di calcestruzzo che di cemento. Così la Calcestruzzi spa, all'epoca gruppo Ferruzzi, guadagnava per il solo fatto che per metro cubo veniva messo un quantitativo di cemento inferiore a quello dichiarato, esattamente 50 chili di cemento in meno per ogni metro cubo, in più guadagnava ancora per il volume inferiore del calcestruzzo. Se dovessi fare un calcolo approssimativo - ha dichiarato Paterna - all'epoca, per mille metri cubi di calcestruzzo, la Calcestruzzi spa guadagnava due autotreni di cemento. Il capo zona - che all'epoca era Bini - dava disposizioni in tal senso al tecnologo e questi impartiva disposizioni ai geometri dell'impianto che, a loro volta, davano disposizioni a noi impiantisti. Questo sistema proseguì anche con l'acquisto della Calcestruzzi spa da parte della Italcementi e ciò sino al 2003-2004 circa, cioè quando venne informatizzato il sistema delle pesature.
Anche per tale periodo - ha dichiarato Paterna - il capo zona, e cioè Fausto Volante, diede disposizioni di pesare il cemento e gli inerti e di indicare come risultato della pesatura una quantità di cemento e quindi di calcestruzzo maggiore sulla bolla rispetto a quello effettivamente venduto. Ciascuno impiantista riceveva le disposizioni di operare le pesature in maniera illecita direttamente dal geometra dell'impianto che a sua volta aveva ricevuto disposizioni dal tecnologo che, a sua volta, le aveva ricevute da Fausto Volante. Tale sistema divenne effettivamente operativo tra la fine del 2005 ed il 2006. A Riesi però non era previsto".
Salvatore Paterna ha chiarito anche il modo in cui si alteravano le pesature sul computer quando ancora non era stato introdotto il nuovo sistema. "Sul computer - ha riferito - avevamo una maschera ove indicavamo la pesatura effettiva e poi un'altra maschera in cui veniva indicata la pesatura falsamente maggiore che doveva essere inserita nella bolla. Chiaramente in questo modo si veniva a verificare una differenza fra magazzino reale e magazzino contabile. Presso ciascun impianto doveva esistere una reportistica interna che ciascun geometra solitamente teneva in borsa per non corere rischi in caso di controlli o perquisizioni da parte della Guardia di Finanza. A Riesi veniva lasciata dentro il cassetto. L'impianto di Riesi non è stato informatizzato, ma mi è stato riferito che negli altri impianti automatizzati è possibile bypassare il sistema, facendo emettere la bolla di vendita con il quantitativo richiesto dal cliente per poi passare al sistema manuale della pesatura che consente di impiegare effettivamente minori quantitativi nell'impasto del calcestruzzo. Ricordo - ha riferito ancora Paterna - che Volante con il geometra Caponetto studiarono un sistema che consentiva di aumentare il volume del calcestruzzo con un additivo che veniva prodotto dalla stessa Italcementi. L'additivo faceva aumentare il volume del calcestruzzo nell'ordine di due metri cubi ogni betoniera della capacità di circa otto metri cubi. Laurino girava spesso e quando si è incontrato con Ciccio La Rocca aveva la necessità di risolvere dei problemi per conto della Calcestruzzi spa. Problemi - ha spiegato Paterna - sorti con un certo Ricciardello con il quale esisteva un contenzioso poichè non voleva pagare una fornitura di calcestruzzo perchè da un controllo del prodotto che gli era stato fornito aveva scoperto che non coincideva nella composizione con quello da lui richiesto".
d.v.
Friday, February 01, 2008
Smog, tornano alti i livelli delle polveri sottili
Smog, tornano alti i livelli delle polveri sottili
Tornano livelli alti di smog in città e nell'area critica. Dopo le giornate ventose e calde, il cambiamento delle condizioni atmosferiche ha favorito il ristagno dell'aria e, di conseguenza, l'umento degli inquinanti, in particolare delle polveri sottili. Le centraline dell'Arpa hanno ricominciato a segnalare un po' ovunque il superamento del valore limite (50 microgrammi per metro cubo). A Bergamo Meucci mercoledì 30 gennaio è stato rilevato il valore più alto: 124 microgrammi per metro cubo. Il più basso è a Lallio: 68.
Oltre il doppio del valore limite è stato registrato a Calusco, con 107. Si scende a 83 a Treviglio e a 80 a Filago. Appena un punto superiore a Lallio è il rilevamento di Osio Sotto: 69.
Tornano livelli alti di smog in città e nell'area critica. Dopo le giornate ventose e calde, il cambiamento delle condizioni atmosferiche ha favorito il ristagno dell'aria e, di conseguenza, l'umento degli inquinanti, in particolare delle polveri sottili. Le centraline dell'Arpa hanno ricominciato a segnalare un po' ovunque il superamento del valore limite (50 microgrammi per metro cubo). A Bergamo Meucci mercoledì 30 gennaio è stato rilevato il valore più alto: 124 microgrammi per metro cubo. Il più basso è a Lallio: 68.
Oltre il doppio del valore limite è stato registrato a Calusco, con 107. Si scende a 83 a Treviglio e a 80 a Filago. Appena un punto superiore a Lallio è il rilevamento di Osio Sotto: 69.
Thursday, January 31, 2008
Mafia e Italcementi, cronaca di un intreccio controverso
Mafia e Italcementi, cronaca di un intreccio controverso
Paola Zanca
calcestruzzi, italcementi
Ora sono arrivati gli arresti eccellenti, ma la storia controversa della Calcestruzzi spa inizia parecchio tempo addietro. A causa del cemento «depotenziato» fornito dall’azienda – che mette chiaramente in pericolo la struttura e la durabilità delle opere realizzate – nei mesi scorsi il gip di Caltanissetta aveva già ordinato il sequestro di diverse opere, tra cui il nuovo palazzo di giustizia di Gela, il Porto Isola-Diga Foranea di Gela, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina. E un giro di controlli era partito anche su tutti gli edifici realizzati in altre regioni d’Italia con materiale fornito dalla Calcestruzzi spa.
L’inchiesta aveva messo in allarme il gruppo dirigente dell’azienda. Per questo, il 23 dicembre scorso l'Italcementi, gruppo a cui appartiene la Calcestruzzi Spa, aveva deciso di sospendere le sue attività in Sicilia e aveva annunciato che avrebbe vigilato sulle proprie commesse addirittura attraverso un apposito pool, dove figurano Pierluigi Vigna, già procuratore nazionale antimafia, il professor Giovanni Fiandaca, ordinario di diritto penale dell'Università di Palermo e il professor Donato Masciandaro, ordinario di economia della regolamentazione finanziaria all'Università Bocconi di Milano: «L'iniziativa – scriveva all’epoca la Calcestruzzi – potrà costituire un modello di riferimento per l'intero comparto del calcestruzzo, spesso impegnato in aree interessate da rilevanti fenomeni di devianza criminale». Quasi un modello da copiare.
Ma non di sola Sicilia si tratta. Nel luglio 2007 la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria aveva sospeso l’Italcementi dall’amministrazione dei suoi impianti e delle reti di vendita della società in Calabria. Una disposizione ai sensi dell’articolo 3 quater Legge 575/1965, secondo il quale, per verificare eventuali infiltrazioni mafiose si possono applicare misure di prevenzione e indagare sulle attività sia se si ritiene che l’attività possa essere «direttamente o indirettamente sottoposta alle condizioni di intimidazione o di assoggettamento», sia se esiste la possibilità che l’azienda «possa agevolare l'attività» di persone sottoposte a procedimenti penali per associazione di tipo mafioso.
A seguito del provvedimento, sul suo sito Internet, la Italcementi sottolineava la sua estraneità ai fatti, spiegando che «nella notifica effettuata stamani viene chiaramente esplicitato che “la società sottoposta a tale misura è necessariamente da considerare estranea all’associazione mafiosa agevolata” e rimane “effettivo titolare dei beni”».
Fatto sta che Carabinieri e Guardia di Finanza, in concomitanza con il sequestro dei beni della cosca della ‘ndrangheta calabrese Mazzagatti, scrivevano che «di fronte alla ndrangheta l’Italcementi avrebbe messo da parte ogni regola, sopportando maggiori costi, assumendo rischi e finendo con l’agevolare l’espansione economica della cosca della ‘ndrangheta dei Mazzagatti nel campo della commercializzazione del cemento».
Oltre che nei tribunali, la vicenda fu denunciata anche da Confesercenti, che nell’ottobre 2007 ha pubblicato il 10° Rapporto SOS Impresa con un titolo eloquente: “Le mani della criminalità sulle imprese”. Si parla di Italcementi, e anche qui arriva la pronta smentita del gruppo che opera nel campo delle costruzioni: «Nessun fatto attributo alla società – scrivono in una nota a dicembre 2007 – è stato "giuridicamente accertato" e quindi è assolutamente priva di fondamento la deduzione che "Italcementi ha ceduto alla morsa della 'ndrangheta"», come scritto nel rapporto della Confesercenti a commento delle affermazioni delle forze dell'ordine.
Il rapporto dell’associazione delle imprese del terziario, giusto per contestualizzare la vicenda, spiegava che «uno degli elementi che colpisce con maggiore evidenza del Rapporto 2007 è l’estendersi di quell’aria, che potremmo chiamare, della “collusione partecipata” che investe il “Ghota” della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici, che preferisce venire a patti con la mafia piuttosto che denunciarne i ricatti. In questi casi – spiega ancora il rapporto – il binomio paura-pagamento del “pizzo” non regge proprio. Non ci troviamo di fronte un banchetto di verdura alla Vucciria di Palermo, o ad una piccola bottega della periferia di Napoli, parliamo di aziende quotate in borsa, con sedi a Milano e a Torino, con amministratori delegati che mai avranno contatti con i malavitosi e, tra l’altro, con relazioni personali ed istituzionali che possono garantire la più ampia sicurezza. Eppure queste imprese pagano».
Anche la Calcestruzzi spa, che è solo una parte del gruppo Italcementi, ha poco a che fare con i banchi della Vucciria. Sede legale a Bergamo e poi 10 direzioni di zona a Moncalieri (Torino), ad Arese (Milano), a Limena (Padova), a San Damaso (Modena), a Castelfidardo (Ancona), a Roma, a Salerno, a Taranto, a Palermo e a Quartu S'Elena (Cagliari). In tutto, 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti, e un'ingente quantità di mezzi di trasporto.
Ora dall'Italcementi fanno appello ai «tre saggi», al pool Vigna- Fiandaca- Masciandaro: dopo le ordinanze di custodia cautelare nei confronti dell’amministratore delegato e dei tre dirigenti, in una nota, il gruppo ribadisce la sua «linea di rifiuto di qualsivoglia contiguità con fenomeni di criminalità», ricordando che «proprio a seguito delle indagini della Procura di Caltanisetta era stata avviato una lunga e dettagliata serie di riscontri tecnici che avevano individuato irregolarità operative che sono state denunciate lo scorso dicembre alla Magistratura e che hanno indotto a sospendere l'attività nell'isola» e sottolineando che nel frattempo era stato «costituito un pool per elaborare un codice operativo di garanzia nel settore del calcestruzzo composta da esperti di riconosciuta autorevolezza ed esperienza».
Meno fiducioso sull’estraneità dell’azienda alle vicende indagate dalla magistratura è il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione, secondo il quale «questa inchiesta, che andava avanti da tempo, ha portato alla luce un sistema di complicità e collusioni ad alto livello, in un settore delicato come quello degli appalti per lavori pubblici». Forgione auspica che «la voglia di pulizia degli imprenditori sia ancora più forte». Preme su questo tasto anche il presidente della Piccola industria di Confindustria Sicilia, Marco Venturi, secondo il quale «ha fatto bene la magistratura a colpire questa impresa che in passato aveva avuto rapporti non chiari con soggetti della mafia locale». E che aggiunge: «Da noi non è socia, ma l'avremmo sospesa».
Infine non dimenticano un altro tassello importante di questa storia di presunta “collusione partecipata” i rappresentanti della Cgil, che «da tempo denunciano le conseguenze negative dell'intreccio mafioso con le attività del settore delle costruzioni, in Sicilia e non solo, sia sulle condizioni di lavoro e sui diritti dei lavoratori, compresi quelli sulla sicurezza, sia sulla qualità delle produzioni». Come dire, di lavoro e di mafia si muore già abbastanza in sedi separate.
Pubblicato il: 30.01.08
Modificato il: 30.01.08 alle ore 15.58
Paola Zanca
calcestruzzi, italcementi
Ora sono arrivati gli arresti eccellenti, ma la storia controversa della Calcestruzzi spa inizia parecchio tempo addietro. A causa del cemento «depotenziato» fornito dall’azienda – che mette chiaramente in pericolo la struttura e la durabilità delle opere realizzate – nei mesi scorsi il gip di Caltanissetta aveva già ordinato il sequestro di diverse opere, tra cui il nuovo palazzo di giustizia di Gela, il Porto Isola-Diga Foranea di Gela, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina. E un giro di controlli era partito anche su tutti gli edifici realizzati in altre regioni d’Italia con materiale fornito dalla Calcestruzzi spa.
L’inchiesta aveva messo in allarme il gruppo dirigente dell’azienda. Per questo, il 23 dicembre scorso l'Italcementi, gruppo a cui appartiene la Calcestruzzi Spa, aveva deciso di sospendere le sue attività in Sicilia e aveva annunciato che avrebbe vigilato sulle proprie commesse addirittura attraverso un apposito pool, dove figurano Pierluigi Vigna, già procuratore nazionale antimafia, il professor Giovanni Fiandaca, ordinario di diritto penale dell'Università di Palermo e il professor Donato Masciandaro, ordinario di economia della regolamentazione finanziaria all'Università Bocconi di Milano: «L'iniziativa – scriveva all’epoca la Calcestruzzi – potrà costituire un modello di riferimento per l'intero comparto del calcestruzzo, spesso impegnato in aree interessate da rilevanti fenomeni di devianza criminale». Quasi un modello da copiare.
Ma non di sola Sicilia si tratta. Nel luglio 2007 la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria aveva sospeso l’Italcementi dall’amministrazione dei suoi impianti e delle reti di vendita della società in Calabria. Una disposizione ai sensi dell’articolo 3 quater Legge 575/1965, secondo il quale, per verificare eventuali infiltrazioni mafiose si possono applicare misure di prevenzione e indagare sulle attività sia se si ritiene che l’attività possa essere «direttamente o indirettamente sottoposta alle condizioni di intimidazione o di assoggettamento», sia se esiste la possibilità che l’azienda «possa agevolare l'attività» di persone sottoposte a procedimenti penali per associazione di tipo mafioso.
A seguito del provvedimento, sul suo sito Internet, la Italcementi sottolineava la sua estraneità ai fatti, spiegando che «nella notifica effettuata stamani viene chiaramente esplicitato che “la società sottoposta a tale misura è necessariamente da considerare estranea all’associazione mafiosa agevolata” e rimane “effettivo titolare dei beni”».
Fatto sta che Carabinieri e Guardia di Finanza, in concomitanza con il sequestro dei beni della cosca della ‘ndrangheta calabrese Mazzagatti, scrivevano che «di fronte alla ndrangheta l’Italcementi avrebbe messo da parte ogni regola, sopportando maggiori costi, assumendo rischi e finendo con l’agevolare l’espansione economica della cosca della ‘ndrangheta dei Mazzagatti nel campo della commercializzazione del cemento».
Oltre che nei tribunali, la vicenda fu denunciata anche da Confesercenti, che nell’ottobre 2007 ha pubblicato il 10° Rapporto SOS Impresa con un titolo eloquente: “Le mani della criminalità sulle imprese”. Si parla di Italcementi, e anche qui arriva la pronta smentita del gruppo che opera nel campo delle costruzioni: «Nessun fatto attributo alla società – scrivono in una nota a dicembre 2007 – è stato "giuridicamente accertato" e quindi è assolutamente priva di fondamento la deduzione che "Italcementi ha ceduto alla morsa della 'ndrangheta"», come scritto nel rapporto della Confesercenti a commento delle affermazioni delle forze dell'ordine.
Il rapporto dell’associazione delle imprese del terziario, giusto per contestualizzare la vicenda, spiegava che «uno degli elementi che colpisce con maggiore evidenza del Rapporto 2007 è l’estendersi di quell’aria, che potremmo chiamare, della “collusione partecipata” che investe il “Ghota” della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici, che preferisce venire a patti con la mafia piuttosto che denunciarne i ricatti. In questi casi – spiega ancora il rapporto – il binomio paura-pagamento del “pizzo” non regge proprio. Non ci troviamo di fronte un banchetto di verdura alla Vucciria di Palermo, o ad una piccola bottega della periferia di Napoli, parliamo di aziende quotate in borsa, con sedi a Milano e a Torino, con amministratori delegati che mai avranno contatti con i malavitosi e, tra l’altro, con relazioni personali ed istituzionali che possono garantire la più ampia sicurezza. Eppure queste imprese pagano».
Anche la Calcestruzzi spa, che è solo una parte del gruppo Italcementi, ha poco a che fare con i banchi della Vucciria. Sede legale a Bergamo e poi 10 direzioni di zona a Moncalieri (Torino), ad Arese (Milano), a Limena (Padova), a San Damaso (Modena), a Castelfidardo (Ancona), a Roma, a Salerno, a Taranto, a Palermo e a Quartu S'Elena (Cagliari). In tutto, 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti, e un'ingente quantità di mezzi di trasporto.
Ora dall'Italcementi fanno appello ai «tre saggi», al pool Vigna- Fiandaca- Masciandaro: dopo le ordinanze di custodia cautelare nei confronti dell’amministratore delegato e dei tre dirigenti, in una nota, il gruppo ribadisce la sua «linea di rifiuto di qualsivoglia contiguità con fenomeni di criminalità», ricordando che «proprio a seguito delle indagini della Procura di Caltanisetta era stata avviato una lunga e dettagliata serie di riscontri tecnici che avevano individuato irregolarità operative che sono state denunciate lo scorso dicembre alla Magistratura e che hanno indotto a sospendere l'attività nell'isola» e sottolineando che nel frattempo era stato «costituito un pool per elaborare un codice operativo di garanzia nel settore del calcestruzzo composta da esperti di riconosciuta autorevolezza ed esperienza».
Meno fiducioso sull’estraneità dell’azienda alle vicende indagate dalla magistratura è il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione, secondo il quale «questa inchiesta, che andava avanti da tempo, ha portato alla luce un sistema di complicità e collusioni ad alto livello, in un settore delicato come quello degli appalti per lavori pubblici». Forgione auspica che «la voglia di pulizia degli imprenditori sia ancora più forte». Preme su questo tasto anche il presidente della Piccola industria di Confindustria Sicilia, Marco Venturi, secondo il quale «ha fatto bene la magistratura a colpire questa impresa che in passato aveva avuto rapporti non chiari con soggetti della mafia locale». E che aggiunge: «Da noi non è socia, ma l'avremmo sospesa».
Infine non dimenticano un altro tassello importante di questa storia di presunta “collusione partecipata” i rappresentanti della Cgil, che «da tempo denunciano le conseguenze negative dell'intreccio mafioso con le attività del settore delle costruzioni, in Sicilia e non solo, sia sulle condizioni di lavoro e sui diritti dei lavoratori, compresi quelli sulla sicurezza, sia sulla qualità delle produzioni». Come dire, di lavoro e di mafia si muore già abbastanza in sedi separate.
Pubblicato il: 30.01.08
Modificato il: 30.01.08 alle ore 15.58
ITALCEMENTI: PIENA COLLABORAZIONE CON I MAGISTRATI
ITALCEMENTI: PIENA COLLABORAZIONE CON I MAGISTRATI
(AGI) - Milano, 30 gen. - Sulla vicenda Calcestruzzi, Il gruppo Italcementi, azionista di controllo della societa', "conferma piena collaborazione alla magistratura e riafferma la volonta' di continuare con detetrminazione nell'attivita' avviata dai tre saggi" nominati lo scorso dicembre in occasione della sopensione delle attivita' di Calcestruzzi in Sicilia. In merito all'inchiesta che ha portato all'arresto dell'ad di Calcestruzzi, Mario Colombini, di altre tre persone e al sequestro cautelativo delle azioni Calcestruzzi, Italcementi con un comunicato - ribadisce inoltre la propria "linea di netto rifiuto di qualsivoglia contiguita' con fenomeni di criminalita'".
(AGI) - Milano, 30 gen. - Sulla vicenda Calcestruzzi, Il gruppo Italcementi, azionista di controllo della societa', "conferma piena collaborazione alla magistratura e riafferma la volonta' di continuare con detetrminazione nell'attivita' avviata dai tre saggi" nominati lo scorso dicembre in occasione della sopensione delle attivita' di Calcestruzzi in Sicilia. In merito all'inchiesta che ha portato all'arresto dell'ad di Calcestruzzi, Mario Colombini, di altre tre persone e al sequestro cautelativo delle azioni Calcestruzzi, Italcementi con un comunicato - ribadisce inoltre la propria "linea di netto rifiuto di qualsivoglia contiguita' con fenomeni di criminalita'".
Mafia, arrestato l'ad della Calcestruzzi spa
Mafia, arrestato l'ad della Calcestruzzi spa
Mario Colombini avrebbe agevolato la creazione di fondi neri «da destinare quantomeno in Sicilia, alla mafia»
La sede di Calcestruzzi spa a Bergamo, in una immagine del 28 luglio 2007 (Ansa)
CALTANISSETTA - Truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni. Con una aggravante: avere agevolato l'attività di Cosa Nostra. Con queste accuse è stato arrestato Mario Colombini, amministratore delegato di Calcestruzzi spa. In altri termini Colombini avrebbe favorito la creazione, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, di fondi neri, «da destinare - secondo l'accusa - quantomeno in Sicilia, alla mafia». L'azienda avrebbe fornito calcestruzzo di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. A Questo sistema secondo gli inquirenti corrisponderebbe a «una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali». A causa del calcestruzzo «depotenziato», secondo gli inquirenti, vi potrebbe essere pericolo strutturale e di durabilità in alcune opere realizzate. Nei mesi scorsi per questa motivazione il gip aveva ordinato il sequestro del nuovo palazzo di giustizia di Gela, del Porto Isola-Diga Foranea di Gela, della strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina.. Controlli vengono disposti anche su opere edili, realizzate in altre regioni, con il calcestruzzo fornito dalla società bergamasca.
ALTRI TRE ORDINI DI CUSTODIA CAUTELARE - Il provvedimento è del gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino. Colombini è stato arrestato nella sua abitazione di Camparada, un comune della Brianza in provincia di Milano. L'amministratore delegato della Calcestruzzi è stato condotto in carcere. Il gip ha inoltre firmato altri tre provvedimenti di custodia cautelare: Fausto Volante, direttore della società - ma già da tempo sospeso - per Sicilia e Campania; Francesco Librizzi, capo area di Calcestruzzi in Sicilia, e Giuseppe Giovanni Laurino, licenziato dopo l'avvio dell'inchiesta. Calcestruzzi è al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia già dal 2006, quando la società era stata indagata per possibili rapporti con la mafia. Nel dicembre scorso Calcestruzzi aveva annunciato che sospendeva le attività nell'isola in attesa della fine dell'inchiesta.
SOTTO SEQUESTRO - Il gip del tribunale di Caltanissetta ha anche ordinato il sequestro della Calcestruzzi spa. I carabinieri e la guardia di finanza hanno eseguito il provvedimento, che riguarda beni materiali e immobili della Calcestruzzi e il suo capitale sociale, e ancora le strutture informatiche in uso dalla società. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro. La Calcestruzzi è presente su tutto il territorio nazionale: a parte del gruppo Italcementi, quinto produttore di cemento a livello mondiale ed il principale operatore nel bacino del mediterraneo. I pm hanno firmato decreti di perquisizione nella sede legale della Calcestruzzi spa a Bergamo, e poi nelle altre sedi di Moncalieri (Torino), Arese (Milano), Limena (Padova), San Damaso (Modena), Castelfidardo (Ancona), Roma, Salerno, Taranto, Palermo e Quartu S'Elena (Cagliari). I carabinieri e la guardia di finanza hanno sequestrato 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti ed un considerevole numero di mezzi di trasporto.
Mario Colombini avrebbe agevolato la creazione di fondi neri «da destinare quantomeno in Sicilia, alla mafia»
La sede di Calcestruzzi spa a Bergamo, in una immagine del 28 luglio 2007 (Ansa)
CALTANISSETTA - Truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni. Con una aggravante: avere agevolato l'attività di Cosa Nostra. Con queste accuse è stato arrestato Mario Colombini, amministratore delegato di Calcestruzzi spa. In altri termini Colombini avrebbe favorito la creazione, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, di fondi neri, «da destinare - secondo l'accusa - quantomeno in Sicilia, alla mafia». L'azienda avrebbe fornito calcestruzzo di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. A Questo sistema secondo gli inquirenti corrisponderebbe a «una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali». A causa del calcestruzzo «depotenziato», secondo gli inquirenti, vi potrebbe essere pericolo strutturale e di durabilità in alcune opere realizzate. Nei mesi scorsi per questa motivazione il gip aveva ordinato il sequestro del nuovo palazzo di giustizia di Gela, del Porto Isola-Diga Foranea di Gela, della strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina.. Controlli vengono disposti anche su opere edili, realizzate in altre regioni, con il calcestruzzo fornito dalla società bergamasca.
ALTRI TRE ORDINI DI CUSTODIA CAUTELARE - Il provvedimento è del gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino. Colombini è stato arrestato nella sua abitazione di Camparada, un comune della Brianza in provincia di Milano. L'amministratore delegato della Calcestruzzi è stato condotto in carcere. Il gip ha inoltre firmato altri tre provvedimenti di custodia cautelare: Fausto Volante, direttore della società - ma già da tempo sospeso - per Sicilia e Campania; Francesco Librizzi, capo area di Calcestruzzi in Sicilia, e Giuseppe Giovanni Laurino, licenziato dopo l'avvio dell'inchiesta. Calcestruzzi è al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia già dal 2006, quando la società era stata indagata per possibili rapporti con la mafia. Nel dicembre scorso Calcestruzzi aveva annunciato che sospendeva le attività nell'isola in attesa della fine dell'inchiesta.
SOTTO SEQUESTRO - Il gip del tribunale di Caltanissetta ha anche ordinato il sequestro della Calcestruzzi spa. I carabinieri e la guardia di finanza hanno eseguito il provvedimento, che riguarda beni materiali e immobili della Calcestruzzi e il suo capitale sociale, e ancora le strutture informatiche in uso dalla società. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro. La Calcestruzzi è presente su tutto il territorio nazionale: a parte del gruppo Italcementi, quinto produttore di cemento a livello mondiale ed il principale operatore nel bacino del mediterraneo. I pm hanno firmato decreti di perquisizione nella sede legale della Calcestruzzi spa a Bergamo, e poi nelle altre sedi di Moncalieri (Torino), Arese (Milano), Limena (Padova), San Damaso (Modena), Castelfidardo (Ancona), Roma, Salerno, Taranto, Palermo e Quartu S'Elena (Cagliari). I carabinieri e la guardia di finanza hanno sequestrato 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti ed un considerevole numero di mezzi di trasporto.
Mafia, arrestato l'ad della Calcestruzzi spa
Mafia, arrestato l'ad della Calcestruzzi spa
Mario Colombini avrebbe agevolato la creazione di fondi neri «da destinare quantomeno in Sicilia, alla mafia»
La sede di Calcestruzzi spa a Bergamo, in una immagine del 28 luglio 2007 (Ansa)
CALTANISSETTA - Truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni. Con una aggravante: avere agevolato l'attività di Cosa Nostra. Con queste accuse è stato arrestato Mario Colombini, amministratore delegato di Calcestruzzi spa. In altri termini Colombini avrebbe favorito la creazione, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, di fondi neri, «da destinare - secondo l'accusa - quantomeno in Sicilia, alla mafia». L'azienda avrebbe fornito calcestruzzo di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. A Questo sistema secondo gli inquirenti corrisponderebbe a «una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali». A causa del calcestruzzo «depotenziato», secondo gli inquirenti, vi potrebbe essere pericolo strutturale e di durabilità in alcune opere realizzate. Nei mesi scorsi per questa motivazione il gip aveva ordinato il sequestro del nuovo palazzo di giustizia di Gela, del Porto Isola-Diga Foranea di Gela, della strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina.. Controlli vengono disposti anche su opere edili, realizzate in altre regioni, con il calcestruzzo fornito dalla società bergamasca.
ALTRI TRE ORDINI DI CUSTODIA CAUTELARE - Il provvedimento è del gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino. Colombini è stato arrestato nella sua abitazione di Camparada, un comune della Brianza in provincia di Milano. L'amministratore delegato della Calcestruzzi è stato condotto in carcere. Il gip ha inoltre firmato altri tre provvedimenti di custodia cautelare: Fausto Volante, direttore della società - ma già da tempo sospeso - per Sicilia e Campania; Francesco Librizzi, capo area di Calcestruzzi in Sicilia, e Giuseppe Giovanni Laurino, licenziato dopo l'avvio dell'inchiesta. Calcestruzzi è al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia già dal 2006, quando la società era stata indagata per possibili rapporti con la mafia. Nel dicembre scorso Calcestruzzi aveva annunciato che sospendeva le attività nell'isola in attesa della fine dell'inchiesta.
SOTTO SEQUESTRO - Il gip del tribunale di Caltanissetta ha anche ordinato il sequestro della Calcestruzzi spa. I carabinieri e la guardia di finanza hanno eseguito il provvedimento, che riguarda beni materiali e immobili della Calcestruzzi e il suo capitale sociale, e ancora le strutture informatiche in uso dalla società. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro. La Calcestruzzi è presente su tutto il territorio nazionale: a parte del gruppo Italcementi, quinto produttore di cemento a livello mondiale ed il principale operatore nel bacino del mediterraneo. I pm hanno firmato decreti di perquisizione nella sede legale della Calcestruzzi spa a Bergamo, e poi nelle altre sedi di Moncalieri (Torino), Arese (Milano), Limena (Padova), San Damaso (Modena), Castelfidardo (Ancona), Roma, Salerno, Taranto, Palermo e Quartu S'Elena (Cagliari). I carabinieri e la guardia di finanza hanno sequestrato 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti ed un considerevole numero di mezzi di trasporto.
Mario Colombini avrebbe agevolato la creazione di fondi neri «da destinare quantomeno in Sicilia, alla mafia»
La sede di Calcestruzzi spa a Bergamo, in una immagine del 28 luglio 2007 (Ansa)
CALTANISSETTA - Truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni. Con una aggravante: avere agevolato l'attività di Cosa Nostra. Con queste accuse è stato arrestato Mario Colombini, amministratore delegato di Calcestruzzi spa. In altri termini Colombini avrebbe favorito la creazione, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, di fondi neri, «da destinare - secondo l'accusa - quantomeno in Sicilia, alla mafia». L'azienda avrebbe fornito calcestruzzo di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. A Questo sistema secondo gli inquirenti corrisponderebbe a «una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali». A causa del calcestruzzo «depotenziato», secondo gli inquirenti, vi potrebbe essere pericolo strutturale e di durabilità in alcune opere realizzate. Nei mesi scorsi per questa motivazione il gip aveva ordinato il sequestro del nuovo palazzo di giustizia di Gela, del Porto Isola-Diga Foranea di Gela, della strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina.. Controlli vengono disposti anche su opere edili, realizzate in altre regioni, con il calcestruzzo fornito dalla società bergamasca.
ALTRI TRE ORDINI DI CUSTODIA CAUTELARE - Il provvedimento è del gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino. Colombini è stato arrestato nella sua abitazione di Camparada, un comune della Brianza in provincia di Milano. L'amministratore delegato della Calcestruzzi è stato condotto in carcere. Il gip ha inoltre firmato altri tre provvedimenti di custodia cautelare: Fausto Volante, direttore della società - ma già da tempo sospeso - per Sicilia e Campania; Francesco Librizzi, capo area di Calcestruzzi in Sicilia, e Giuseppe Giovanni Laurino, licenziato dopo l'avvio dell'inchiesta. Calcestruzzi è al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia già dal 2006, quando la società era stata indagata per possibili rapporti con la mafia. Nel dicembre scorso Calcestruzzi aveva annunciato che sospendeva le attività nell'isola in attesa della fine dell'inchiesta.
SOTTO SEQUESTRO - Il gip del tribunale di Caltanissetta ha anche ordinato il sequestro della Calcestruzzi spa. I carabinieri e la guardia di finanza hanno eseguito il provvedimento, che riguarda beni materiali e immobili della Calcestruzzi e il suo capitale sociale, e ancora le strutture informatiche in uso dalla società. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro. La Calcestruzzi è presente su tutto il territorio nazionale: a parte del gruppo Italcementi, quinto produttore di cemento a livello mondiale ed il principale operatore nel bacino del mediterraneo. I pm hanno firmato decreti di perquisizione nella sede legale della Calcestruzzi spa a Bergamo, e poi nelle altre sedi di Moncalieri (Torino), Arese (Milano), Limena (Padova), San Damaso (Modena), Castelfidardo (Ancona), Roma, Salerno, Taranto, Palermo e Quartu S'Elena (Cagliari). I carabinieri e la guardia di finanza hanno sequestrato 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti ed un considerevole numero di mezzi di trasporto.
Wednesday, January 23, 2008
Merate: PM10 oltre il limite per 13 giorni
Merate: PM10 oltre il limite per 13 giorni
da inizio anno, media di 60µg/mc, max 115
Immagine
Non sono servite le ordinanze anti-smog, le biciclettate dei sindaci, gli inviti ripetuti a lasciare l`auto in garage, le campagne di incentivazione ad utilizzare combustibili “puliti”, gli obblighi perentori a cambiare le caldaie ormai vetuste. Ormai è un dato di fatto. La cappa di inquinamento sembra davvero non voler lasciare la Brianza, attenagliandola con i suoi fumi velenosi. In questi primi 21 giorni del mese di gennaio, infatti, il livello di polveri sottili presente nell`aria a Merate è stato superiore ai 50µg/mc per ben 13 volte con valori che hanno toccato anche soglie decisamente preoccupanti. Decisamente migliore la situazione di Lecco e Valmadrera anche se, visti i dati riepilogativi del 2007, non bisogna farsi ingannare da quelle che potrebbero essere solamente illusioni.
Merate
La media in questi primi 21 giorni dell`anno si è assestata a 60µg/mc, ben 10 punti sopra quanto previsto dalla normativa europea. Il giorno peggiore è stato il 9 gennaio quando la centralina posta lungo la 342 ha toccato addirittura 115µg/mc. Non potendo più ricevere il dato orario non è possibile dire quale sia stata la punta massima ma è chiaro che, trattandosi di una media giornaliera, si debba ragionevolmente pensare che in alcune ore si sia arrivati a valori impressionanti. Dal 7 all`11 i valori sono stati fuori norma, con una punta preoccupante anche il 10 (98µg/mc). Poi, a parte qualche “altalena”, si è tornati alla normalità e dunque sopra i 50µg/mc. Dal 17 gennaio, infatti, la centralina sta registrando valori elevati: 61, 79, 95, 85, 80.
Merate
Lecco
Valmadrera
01/01/08
67
34
39
02/01/08
52
35
46
03/01/08
43
32
37
04/01/08
46
29
29
05/01/08
41
25
ND
06/01/08
32
17
ND
07/01/08
52
43
52
08/01/08
63
41
43
09/01/08
115
37
53
10/01/08
98
50
67
11/01/08
66
42
54
12/01/08
19
11
6
13/01/08
39
20
16
14/01/08
63
36
35
15/01/08
41
24
20
16/01/08
17
15
11
17/01/08
61
22
19
18/01/08
79
20
25
19/01/08
95
31
47
20/01/08
85
64
86
21/01/08
80
58
60
Media
60
33
39
Valmadrera-Lecco
La centralina di Valmadrera ha registrato una media di 39µg/mc, con sei giorni oltre i 50µg/mc consentiti dalla legge e due giorni di non funzionamento. La punta più alta si è toccata il 20 gennaio con 86µg/mc.
Il rilevatore di PM10 nell`aria a Lecco ha segnato una media di 33µg/mc, con gli ultimi due giorni solamente (20 e 21 gennaio) oltre il limite consentito: 64 e 58µg/mc.
S.V
da inizio anno, media di 60µg/mc, max 115
Immagine
Non sono servite le ordinanze anti-smog, le biciclettate dei sindaci, gli inviti ripetuti a lasciare l`auto in garage, le campagne di incentivazione ad utilizzare combustibili “puliti”, gli obblighi perentori a cambiare le caldaie ormai vetuste. Ormai è un dato di fatto. La cappa di inquinamento sembra davvero non voler lasciare la Brianza, attenagliandola con i suoi fumi velenosi. In questi primi 21 giorni del mese di gennaio, infatti, il livello di polveri sottili presente nell`aria a Merate è stato superiore ai 50µg/mc per ben 13 volte con valori che hanno toccato anche soglie decisamente preoccupanti. Decisamente migliore la situazione di Lecco e Valmadrera anche se, visti i dati riepilogativi del 2007, non bisogna farsi ingannare da quelle che potrebbero essere solamente illusioni.
Merate
La media in questi primi 21 giorni dell`anno si è assestata a 60µg/mc, ben 10 punti sopra quanto previsto dalla normativa europea. Il giorno peggiore è stato il 9 gennaio quando la centralina posta lungo la 342 ha toccato addirittura 115µg/mc. Non potendo più ricevere il dato orario non è possibile dire quale sia stata la punta massima ma è chiaro che, trattandosi di una media giornaliera, si debba ragionevolmente pensare che in alcune ore si sia arrivati a valori impressionanti. Dal 7 all`11 i valori sono stati fuori norma, con una punta preoccupante anche il 10 (98µg/mc). Poi, a parte qualche “altalena”, si è tornati alla normalità e dunque sopra i 50µg/mc. Dal 17 gennaio, infatti, la centralina sta registrando valori elevati: 61, 79, 95, 85, 80.
Merate
Lecco
Valmadrera
01/01/08
67
34
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02/01/08
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03/01/08
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04/01/08
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09/01/08
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11/01/08
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12/01/08
19
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13/01/08
39
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14/01/08
63
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15/01/08
41
24
20
16/01/08
17
15
11
17/01/08
61
22
19
18/01/08
79
20
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19/01/08
95
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20/01/08
85
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21/01/08
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Media
60
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Valmadrera-Lecco
La centralina di Valmadrera ha registrato una media di 39µg/mc, con sei giorni oltre i 50µg/mc consentiti dalla legge e due giorni di non funzionamento. La punta più alta si è toccata il 20 gennaio con 86µg/mc.
Il rilevatore di PM10 nell`aria a Lecco ha segnato una media di 33µg/mc, con gli ultimi due giorni solamente (20 e 21 gennaio) oltre il limite consentito: 64 e 58µg/mc.
S.V
Monday, January 21, 2008
Polveri sottili, limiti superati

Polveri sottili, limiti superati
Mentre a Bergamo la prima domenica ecologica costringe le auto allo stop, per diminuire lo smog nell'aria, dall'Arpa arrivano rilevazioni delle polveri sottili superiori al valore limite di 50 microgrammi per metro cubo. È bastato il ritorno del bel tempo per far salire rapidamente i valori rilevati dalle centraline. A Bergamo Meucci si rilevano 70 microgrammi per metro cubo, mentre a Treviglio il valore è superiore: 74. 72 è il valore rilevato a Osio Sotto, 67 Lallio e 64 Calusco. Meglio di tutti sta Filago Centro: 54.
Saturday, January 19, 2008
Solza si mobilita contro il Piano cave
Solza si mobilita contro il Piano cave
Una raccolta di firme contro il Piano cave regionale. A promuoverla sono l’Amministrazione comunale di Solza e i tre gruppi consiliari: oltre a quello di maggioranza «Unione per Solza», anche «Lega Nord» e «Alleanza Democratica».
Un’iniziativa che segue alla richiesta di chiarimenti sulle modifiche apportate dalla Regione Lombardia al Piano cave provinciale, in particolare per quanto riguarda la cava dell’Isola, inoltrata dai Comuni di Solza, Medolago e Calusco d’Adda al presidente della VI commissione regionale, Stefano Maullu, e all’assessore regionale all’Ambiente Marco Pagnoncelli.
«Esiste un impegno sottoscritto, un Accordo di programma stipulato nel 1999 tra i tre Comuni, Provincia di Bergamo, parco Adda nord e Regione Lombardia, che fissa i quantitativi ultimi da scavare e i tempi per la cessazione definitiva dell’attività, prevista per il 31 dicembre 2010, oltre a prevedere la cessione finale gratuita ai Comuni delle aree scavate e poi ripristinate - spiegano i promotori -. L’Accordo di programma, che rappresenta il primo esempio del genere in Lombardia, ha voluto disciplinare in modo definitivo l’assetto territoriale della zona. L’obiettivo era quello di dare un termine all’attività estrattiva con tempi certi per il riassetto ambientale dell’area, ricompresa nel parco Adda nord, fornendo allo stesso tempo garanzie sufficienti alle ditte per un corretto piano economico e finanziario di conversione dell’attività».
Forte delle proprie motivazioni, il Comune di Solza e i gruppi consiliari invitano a partecipare, fin da domenica 20 gennaio, alla raccolta di firme contro il piano cave per rispetto degli accordi. È possibile partecipare alla raccolta di firme domenica 20 gennaio in piazza san Giorgio, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 17 alle 19; sabato 26 gennaio al centro sportivo comunale di via Rossini dalle 14 alle 19; domenica 27 gennaio in piazza san Giorgio dalle 8.30 alle 12.30 e poi nelle vie Roma e Rossini dalle 14 alle 19. Le firme si raccolgono anche tutti i giorni, dal 25 al 31 gennaio, in Comune e in biblioteca negli orari di apertura al pubblico.
(18/01/2008)
Una raccolta di firme contro il Piano cave regionale. A promuoverla sono l’Amministrazione comunale di Solza e i tre gruppi consiliari: oltre a quello di maggioranza «Unione per Solza», anche «Lega Nord» e «Alleanza Democratica».
Un’iniziativa che segue alla richiesta di chiarimenti sulle modifiche apportate dalla Regione Lombardia al Piano cave provinciale, in particolare per quanto riguarda la cava dell’Isola, inoltrata dai Comuni di Solza, Medolago e Calusco d’Adda al presidente della VI commissione regionale, Stefano Maullu, e all’assessore regionale all’Ambiente Marco Pagnoncelli.
«Esiste un impegno sottoscritto, un Accordo di programma stipulato nel 1999 tra i tre Comuni, Provincia di Bergamo, parco Adda nord e Regione Lombardia, che fissa i quantitativi ultimi da scavare e i tempi per la cessazione definitiva dell’attività, prevista per il 31 dicembre 2010, oltre a prevedere la cessione finale gratuita ai Comuni delle aree scavate e poi ripristinate - spiegano i promotori -. L’Accordo di programma, che rappresenta il primo esempio del genere in Lombardia, ha voluto disciplinare in modo definitivo l’assetto territoriale della zona. L’obiettivo era quello di dare un termine all’attività estrattiva con tempi certi per il riassetto ambientale dell’area, ricompresa nel parco Adda nord, fornendo allo stesso tempo garanzie sufficienti alle ditte per un corretto piano economico e finanziario di conversione dell’attività».
Forte delle proprie motivazioni, il Comune di Solza e i gruppi consiliari invitano a partecipare, fin da domenica 20 gennaio, alla raccolta di firme contro il piano cave per rispetto degli accordi. È possibile partecipare alla raccolta di firme domenica 20 gennaio in piazza san Giorgio, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 17 alle 19; sabato 26 gennaio al centro sportivo comunale di via Rossini dalle 14 alle 19; domenica 27 gennaio in piazza san Giorgio dalle 8.30 alle 12.30 e poi nelle vie Roma e Rossini dalle 14 alle 19. Le firme si raccolgono anche tutti i giorni, dal 25 al 31 gennaio, in Comune e in biblioteca negli orari di apertura al pubblico.
(18/01/2008)
Friday, January 18, 2008
Inceneritori: il Presidente di Silea risponde
Inceneritori: il Presidente di Silea risponde
alle domande poste da un nostro lettore
Spettabile MERATEONLINE
Sono il Presidente di Silea SpA che un vostro lettore chiama indirettamente in causa ponendo alcune domande sugli inceneritori. Rispondo per quanto possibile, essendo materia di difficile sintesi, profittando delle domande per punti che il lettore avrà facilità a collegare con le sue domande:
N°1 e 3 - Residui dell`incenerimento: la maggior parte sono scorie solide pari a circa il 10-12% in volume (15-20% in peso) dei rifiuti introdotti. Queste scorie vengono successivamente bonificate recuperandone i metalli (Fe,Al) e riciclandone un`altra parte, inglobandola nel calcestruzzo. Il residuo finale (3% circa) viene inviato in discarica di tipo B (minor impatto ambientale). Una seconda parte di scorie sono ceneri volanti e polveri che vengono intercettate dall`impianto di depurazione fumi e contengono molti degli inquinanti più nocivi che vengono inertizzati (vetrificati) per un riutilizzo come materiale per il comparto ceramico o cementizio. Si tratta di quantità molto basse, intorno al 3% totale, di cui una parte è costituita dai reagenti (Bicarbonato, Carboni attivi) utilizzati per l`abbattimento degli inquinanti. Durante la fase di incenerimento è indispensabile controllare la temperatura: scendendo sotto 850°C si potrebbero formare diossine, al di sopra di 1200°C si avrebbe la distruzione delle diossine ma si otterrebbero più micropolveri, di conseguenza è necessario mantenere questi estremi in equilibrio. Silea opera in genere a temperature tra 1000 e 1070°C.
N°2 - Prodotti chimici per l`incenerimento: non sono necessari prodotti chimici per la combustione ma piuttosto per l`abbattimento degli inquinanti nei fumi - Bicarbonato, Carboni attivi - o per la depurazione delle acque utilizzate in contro corrente nello scrubber (parte di impianto di abbattimento fumi) - Carbonato di Calcio o di Sodio. Sommando i prodotti chimici per l`abbattimento, le ceneri da incenerimento, le acque dallo scrubber e l`Ossigeno dall`aria con i rifiuti smaltiti si avrà certamente una massa totale molto più grande ma è necessario confrontare il danno ambientale derivante dal materiale prima dell`incenerimento - rifiuti solidi urbani - rispetto a quelle trasformate dalla combustione, senza dubbio di minore impatto. Inoltre non si dovrebbe trascurare, in un bilancio di convenienza ambientale, la cogenerazione di energia termica e/o elettrica dal trattamento rifiuti che permette di evitare lo spreco di risorse naturali, gas o derivati petroliferi. D`altra parte, se non si smaltissero per incenerimento, bisognerebbe trasferire i rifiuti in discarica, nessuno auspica, io credo, che vengano lasciati in strada. E` opinione largamente condivisa che il conferimento in discarica sia molto più dannoso dell`incenerimento.
N°4 e 5 - Lo studio dell`impatto ambientale dell`incenerimento rifiuti è costante materia di approfondimento. Non entro nel merito della questione, pur non sottovalutandola, perché si tratta di confronti tanto indispensabili quanto discutibili, infatti non sono facilmente separabili, tra le cause delle malattie, quelle connesse con le emissioni di un termovalorizzatore dalle emissioni di altre fonti inquinanti, principalmente il traffico veicolare. Esistono numerosi studi che non appaiono ancora sufficienti a dare certezze, positive o negative, è sicuramente auspicabile che questa lacuna venga presto colmata. Pur non entrando in dispute epidemiologiche, sulle quali non ho competenza, posso riferirle i recenti dati del Governo tedesco che, dopo aver calcolato nella percentuale del 49% sul totale l`impatto delle emissioni da traffico, sostiene che l`impatto degli inceneritori è stato fino al 2000 del 5,9% mentre nel 2006 sarebbe sceso sotto l`1%. Aggiungo anche che la totalità dei termovalorizzatori è tenuto al rispetto delle cosiddette BAT (Best Available Technologies), ovvero delle migliori tecnologie disponibili. Infine anche il nostro Paese ha aderito alla Convenzione di Stoccolma che obbliga, tra l`altro, ad adottare tutte le misure utili a minimizzare e, quando possibile tecnologicamente, ad azzerare tutte le emissioni dannose per l`essere umano o l`ambiente.
N°6 - Che si debba sostenere coi Certificati Verdi anche la produzione di energia elettrica da termovalorizzatori in quanto "energia rinnovabile" può essere materia discutibile sul piano politico, che non mi compete. Con la finanziaria 2007, comunque, è stato tolto questo sostegno ai termovalorizzatori di nuova costruzione. Per completezza informo che Silea gode di questo vantaggio economico, che ci permette considerevoli riduzioni delle tariffe ai nostri Soci, cioè ai Comuni della Provincia di Lecco, i quali hanno a loro volta l`opportunità di riportare questi risparmi ai cittadini nelle forme che giudicano più opportune.
N°7 - E` prassi ormai comune per tutti i termovalorizzatori il controllo in automatico degli inquinanti "al camino", che sono resi pubblici sui siti delle varie ARPA, compresa la nostra. Solo le emissioni di alcuni inquinanti che a causa di parametri particolarmente bassi non possono essere monitorati in continuo devono per il momento essere analizzati un certo numero di volte l`anno presso laboratori autorizzati e convenzionati. Silea effettua un numero almeno doppio di analisi rispetto a quelle d`obbligo. Riguardo al numero di inceneritori, che è corretto, va aggiunto che la grande maggioranza si trova nel centro-nord Italia, e credo che gli abitanti delle zone che ne sono sprovviste abbiano ottime ragioni per esserne dispiaciuti.
N°8 - Oltre ai petrolieri, ai costruttori di inceneritori e ai partiti il lettore dimentica forse che i più grandi beneficiari dell`incenerimento rifiuti sono i cittadini delle zone servite ai quali è evitato lo scempio ambientale e lo stato di emergenza da inquinamento nel quale una parte della nostra Nazione è costretta a vivere ogni giorno da molti anni. Si ritiene inoltre, ed è una impostazione che Silea condivide, che l`incenerimento sia solo il penultimo anello (l`ultimo essendo la bonifica delle ceneri) della catena dello smaltimento rifiuti: prima vengono la riduzione dei rifiuti stessi, la loro intercettazione e raccolta, poi la separazione per avviarli al riuso/riciclo e solo dopo questa fase, sul residuale, si può intervenire con lo smaltimento per incenerimento, cercando ancora una ultima estrazione di energia. Le percentuali di questo residuale (il sacco trasparente) nella nostra Provincia sono intorno al 40% del totale RSU. Faremmo, tutti insieme, cosa utile ed eticamente responsabile se fossimo attivi nel diminuire questa percentuale, minimizzando il ricorso all`incenerimento e riportando la maggior parte possibile di "rifiuto" a "nuova risorsa". Temo che le critiche ideologiche e/o preconcette, benché stimolanti, non vadano in questa direzione.
Distinti saluti,
Giovanni Colombo
Presidente del CdA di Silea SpA
Articoli Correlati:
(c)www.merateonline.it
Il primo giornale digitale
della provincia di Lecco Scritto il 12/1/2008 alle 19.39
alle domande poste da un nostro lettore
Spettabile MERATEONLINE
Sono il Presidente di Silea SpA che un vostro lettore chiama indirettamente in causa ponendo alcune domande sugli inceneritori. Rispondo per quanto possibile, essendo materia di difficile sintesi, profittando delle domande per punti che il lettore avrà facilità a collegare con le sue domande:
N°1 e 3 - Residui dell`incenerimento: la maggior parte sono scorie solide pari a circa il 10-12% in volume (15-20% in peso) dei rifiuti introdotti. Queste scorie vengono successivamente bonificate recuperandone i metalli (Fe,Al) e riciclandone un`altra parte, inglobandola nel calcestruzzo. Il residuo finale (3% circa) viene inviato in discarica di tipo B (minor impatto ambientale). Una seconda parte di scorie sono ceneri volanti e polveri che vengono intercettate dall`impianto di depurazione fumi e contengono molti degli inquinanti più nocivi che vengono inertizzati (vetrificati) per un riutilizzo come materiale per il comparto ceramico o cementizio. Si tratta di quantità molto basse, intorno al 3% totale, di cui una parte è costituita dai reagenti (Bicarbonato, Carboni attivi) utilizzati per l`abbattimento degli inquinanti. Durante la fase di incenerimento è indispensabile controllare la temperatura: scendendo sotto 850°C si potrebbero formare diossine, al di sopra di 1200°C si avrebbe la distruzione delle diossine ma si otterrebbero più micropolveri, di conseguenza è necessario mantenere questi estremi in equilibrio. Silea opera in genere a temperature tra 1000 e 1070°C.
N°2 - Prodotti chimici per l`incenerimento: non sono necessari prodotti chimici per la combustione ma piuttosto per l`abbattimento degli inquinanti nei fumi - Bicarbonato, Carboni attivi - o per la depurazione delle acque utilizzate in contro corrente nello scrubber (parte di impianto di abbattimento fumi) - Carbonato di Calcio o di Sodio. Sommando i prodotti chimici per l`abbattimento, le ceneri da incenerimento, le acque dallo scrubber e l`Ossigeno dall`aria con i rifiuti smaltiti si avrà certamente una massa totale molto più grande ma è necessario confrontare il danno ambientale derivante dal materiale prima dell`incenerimento - rifiuti solidi urbani - rispetto a quelle trasformate dalla combustione, senza dubbio di minore impatto. Inoltre non si dovrebbe trascurare, in un bilancio di convenienza ambientale, la cogenerazione di energia termica e/o elettrica dal trattamento rifiuti che permette di evitare lo spreco di risorse naturali, gas o derivati petroliferi. D`altra parte, se non si smaltissero per incenerimento, bisognerebbe trasferire i rifiuti in discarica, nessuno auspica, io credo, che vengano lasciati in strada. E` opinione largamente condivisa che il conferimento in discarica sia molto più dannoso dell`incenerimento.
N°4 e 5 - Lo studio dell`impatto ambientale dell`incenerimento rifiuti è costante materia di approfondimento. Non entro nel merito della questione, pur non sottovalutandola, perché si tratta di confronti tanto indispensabili quanto discutibili, infatti non sono facilmente separabili, tra le cause delle malattie, quelle connesse con le emissioni di un termovalorizzatore dalle emissioni di altre fonti inquinanti, principalmente il traffico veicolare. Esistono numerosi studi che non appaiono ancora sufficienti a dare certezze, positive o negative, è sicuramente auspicabile che questa lacuna venga presto colmata. Pur non entrando in dispute epidemiologiche, sulle quali non ho competenza, posso riferirle i recenti dati del Governo tedesco che, dopo aver calcolato nella percentuale del 49% sul totale l`impatto delle emissioni da traffico, sostiene che l`impatto degli inceneritori è stato fino al 2000 del 5,9% mentre nel 2006 sarebbe sceso sotto l`1%. Aggiungo anche che la totalità dei termovalorizzatori è tenuto al rispetto delle cosiddette BAT (Best Available Technologies), ovvero delle migliori tecnologie disponibili. Infine anche il nostro Paese ha aderito alla Convenzione di Stoccolma che obbliga, tra l`altro, ad adottare tutte le misure utili a minimizzare e, quando possibile tecnologicamente, ad azzerare tutte le emissioni dannose per l`essere umano o l`ambiente.
N°6 - Che si debba sostenere coi Certificati Verdi anche la produzione di energia elettrica da termovalorizzatori in quanto "energia rinnovabile" può essere materia discutibile sul piano politico, che non mi compete. Con la finanziaria 2007, comunque, è stato tolto questo sostegno ai termovalorizzatori di nuova costruzione. Per completezza informo che Silea gode di questo vantaggio economico, che ci permette considerevoli riduzioni delle tariffe ai nostri Soci, cioè ai Comuni della Provincia di Lecco, i quali hanno a loro volta l`opportunità di riportare questi risparmi ai cittadini nelle forme che giudicano più opportune.
N°7 - E` prassi ormai comune per tutti i termovalorizzatori il controllo in automatico degli inquinanti "al camino", che sono resi pubblici sui siti delle varie ARPA, compresa la nostra. Solo le emissioni di alcuni inquinanti che a causa di parametri particolarmente bassi non possono essere monitorati in continuo devono per il momento essere analizzati un certo numero di volte l`anno presso laboratori autorizzati e convenzionati. Silea effettua un numero almeno doppio di analisi rispetto a quelle d`obbligo. Riguardo al numero di inceneritori, che è corretto, va aggiunto che la grande maggioranza si trova nel centro-nord Italia, e credo che gli abitanti delle zone che ne sono sprovviste abbiano ottime ragioni per esserne dispiaciuti.
N°8 - Oltre ai petrolieri, ai costruttori di inceneritori e ai partiti il lettore dimentica forse che i più grandi beneficiari dell`incenerimento rifiuti sono i cittadini delle zone servite ai quali è evitato lo scempio ambientale e lo stato di emergenza da inquinamento nel quale una parte della nostra Nazione è costretta a vivere ogni giorno da molti anni. Si ritiene inoltre, ed è una impostazione che Silea condivide, che l`incenerimento sia solo il penultimo anello (l`ultimo essendo la bonifica delle ceneri) della catena dello smaltimento rifiuti: prima vengono la riduzione dei rifiuti stessi, la loro intercettazione e raccolta, poi la separazione per avviarli al riuso/riciclo e solo dopo questa fase, sul residuale, si può intervenire con lo smaltimento per incenerimento, cercando ancora una ultima estrazione di energia. Le percentuali di questo residuale (il sacco trasparente) nella nostra Provincia sono intorno al 40% del totale RSU. Faremmo, tutti insieme, cosa utile ed eticamente responsabile se fossimo attivi nel diminuire questa percentuale, minimizzando il ricorso all`incenerimento e riportando la maggior parte possibile di "rifiuto" a "nuova risorsa". Temo che le critiche ideologiche e/o preconcette, benché stimolanti, non vadano in questa direzione.
Distinti saluti,
Giovanni Colombo
Presidente del CdA di Silea SpA
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Il primo giornale digitale
della provincia di Lecco Scritto il 12/1/2008 alle 19.39
Wednesday, January 09, 2008
Calusco: Italcementi poco attenta a Calusco
Calusco: Italcementi poco attenta a Calusco
Di Vercingetorix
italcIl gigante buono (o non buono, per altri). Così in molti definiscono a Calusco d’Adda l’Italcementi. La maggiore industria del paese, l’azienda che impiega il maggior numero di impiegati sul territorio, l’azienda con il grande cementificio all’avanguardia. Insomma una presenza importante ma ingombrante che ha notevoli ricadute sul territorio in termini ambientali: la cava di Monte Giglio, la ciminiera con le sue emissioni (seppure controllate, la galleria sotto il Monto Canto, la teleferica, le centinaia di camion che vanno avanti e indietro tutti i giorni. Italcementi è una multinazionale che pensa agli affari suoi e punta al maggiore profitto, e come dire non è un ente di beneficenza. Una realtà che risulta difficile da “maneggiare” per qualsiasi amministrazione, con la quale sembra che tutti gli amministratori che fin qui si sono succeduti abbiano un timore reverenziale. Tutto questo per dire che – a nostro avviso- Italcementi molto prende ma poco dà a Calusco e all’isola in generale. smogbusterOvvero Italcementi molto si adopera per iniziative di promozione e valorizzazione ambientale, da molte parti tranne che a Calusco. Alcuni esempi. Italcementi ha brevettato un cemento speciale che si chiama TX un cemento foto catalitico che serve ad assorbire l’inquinamento “Con le sue proprietà disinquinanti e autopulenti, è il sigillo di qualità per i prodotti cementizi foto attivi realizzati per migliorare la vita nelle nostre città” spiega Italcementi nel suo sito qui. Per spiegare cosa è TX anche ai bambini Italcementi ha creato un sito che si chiama Smogbuster (vedi qui) dove c’è pure un giochino interattivo per i più piccini. Italcementi ha sponsorizzato l’ammodernamento della galleria del Tritone a Roma che è divenuta ecocompatibile (vedi qui) e la pavimentazione di Borgo Palazzo. Ma ci chiediamo perché non sponsorizza o comunque incentiva l’uso di questo cemento “ecologico” miracoloso anche nel paese del cemento per eccellenza cioè Calusco. Perché per esempio la galleria della variante Carvico – Villa d’Adda (che passa accanto alla cava di Monte Giglio) non è stata rivestita con il cemento TX? Perché le strutture di Italcementi a Calusco non sono realizzate con cemento TX? Perché non fare di Calusco un modello di edilizia eco compatibile (almeno per le nuove costruzioni e le pavimentazioni)? Abbiamo letto di manager di Italcementi che studiano le piste ciclabili e propongono progetti nella Gera d’Adda (vedi qui). Ma perché non fanno qualcosa di simile a Calusco d’Adda e nell’Isola? Abbiamo letto del progetto di mobilità di Italcementi a Bergamo dove l’azienda, con determinate condizioni economiche, fornisce motorini elettrici ai suoi dipendenti per dare un contributo alla mobilità sostenibile. E perché non lo fa anche con i suoi dipendenti di Calusco d’Adda, paese notoriamente in pianura che si presterebbe all’uso dei motorini elettrici. Perché?
Il problema è che Italcementi non dà nulla di propria iniziativa a Calusco o a Calusco (e comuni circostanti) non c’è nessuno che osa chiedere?
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Di Vercingetorix
italcIl gigante buono (o non buono, per altri). Così in molti definiscono a Calusco d’Adda l’Italcementi. La maggiore industria del paese, l’azienda che impiega il maggior numero di impiegati sul territorio, l’azienda con il grande cementificio all’avanguardia. Insomma una presenza importante ma ingombrante che ha notevoli ricadute sul territorio in termini ambientali: la cava di Monte Giglio, la ciminiera con le sue emissioni (seppure controllate, la galleria sotto il Monto Canto, la teleferica, le centinaia di camion che vanno avanti e indietro tutti i giorni. Italcementi è una multinazionale che pensa agli affari suoi e punta al maggiore profitto, e come dire non è un ente di beneficenza. Una realtà che risulta difficile da “maneggiare” per qualsiasi amministrazione, con la quale sembra che tutti gli amministratori che fin qui si sono succeduti abbiano un timore reverenziale. Tutto questo per dire che – a nostro avviso- Italcementi molto prende ma poco dà a Calusco e all’isola in generale. smogbusterOvvero Italcementi molto si adopera per iniziative di promozione e valorizzazione ambientale, da molte parti tranne che a Calusco. Alcuni esempi. Italcementi ha brevettato un cemento speciale che si chiama TX un cemento foto catalitico che serve ad assorbire l’inquinamento “Con le sue proprietà disinquinanti e autopulenti, è il sigillo di qualità per i prodotti cementizi foto attivi realizzati per migliorare la vita nelle nostre città” spiega Italcementi nel suo sito qui. Per spiegare cosa è TX anche ai bambini Italcementi ha creato un sito che si chiama Smogbuster (vedi qui) dove c’è pure un giochino interattivo per i più piccini. Italcementi ha sponsorizzato l’ammodernamento della galleria del Tritone a Roma che è divenuta ecocompatibile (vedi qui) e la pavimentazione di Borgo Palazzo. Ma ci chiediamo perché non sponsorizza o comunque incentiva l’uso di questo cemento “ecologico” miracoloso anche nel paese del cemento per eccellenza cioè Calusco. Perché per esempio la galleria della variante Carvico – Villa d’Adda (che passa accanto alla cava di Monte Giglio) non è stata rivestita con il cemento TX? Perché le strutture di Italcementi a Calusco non sono realizzate con cemento TX? Perché non fare di Calusco un modello di edilizia eco compatibile (almeno per le nuove costruzioni e le pavimentazioni)? Abbiamo letto di manager di Italcementi che studiano le piste ciclabili e propongono progetti nella Gera d’Adda (vedi qui). Ma perché non fanno qualcosa di simile a Calusco d’Adda e nell’Isola? Abbiamo letto del progetto di mobilità di Italcementi a Bergamo dove l’azienda, con determinate condizioni economiche, fornisce motorini elettrici ai suoi dipendenti per dare un contributo alla mobilità sostenibile. E perché non lo fa anche con i suoi dipendenti di Calusco d’Adda, paese notoriamente in pianura che si presterebbe all’uso dei motorini elettrici. Perché?
Il problema è che Italcementi non dà nulla di propria iniziativa a Calusco o a Calusco (e comuni circostanti) non c’è nessuno che osa chiedere?
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Friday, January 04, 2008
UN ANNO DI BORSA - S&PMIB - I PEGGIORI
UN ANNO DI BORSA - S&PMIB - I PEGGIORI
Guardando dal basso la classifica per l’anno 2007 dei titoli che compongono lo S&PMib, sul fondo troviamo Fastweb (-41,97%), sarebbe però più corretto, tenendo conto del dividendo di 3,77 euro che è stato staccato il 22 ottobre, valutare la flessione reale in un -36,08%, il crollo verticale del titolo è avvenuto negli ultimi due mesi e mezzo dopo essersi conclusa l’Opa che Swisscom aveva lanciato a 47,00 euro.
L’andamento dell’azione è così stato determinato dalla drastica riduzione del circolante a seguito dell’acquisizione da parte della multinazionale svizzera, riteniamo comunque che il settore abbia vissuto un anno decisamente difficile, è sempre più problematico trovare margini essendo compressi tra le nuove tecnologie da un lato e la spietata concorrenza delle aziende ex monopoliste dall’altro. L’azienda, che aveva scelto una strada innovativa puntando tutto sugli elevati standard di efficienza, ha dovuto cedere alla ex monopolista elvetica, non è facile ora prevedere gli sviluppi per il titolo, con una certa cadenza escono voci di un delisting che però vengono immediatamente smentite.
L’effettiva maglia nera per il listino principale milanese risulta così Seat Pagine Gialle (-40,09%), per l’azienda leader europea nel settore dell’editoria telefonica multimediale i primi sei mesi tutto sommato erano stati positivi, assolutamente da dimenticare la seconda parte dell’anno, una discesa senza soluzione di continuità. Si è parlato spesso di un avvicendamento per l’Amm.Del. Luca Majocchi, ma al momento non è accaduto nulla, certo il settore non è dei più appetibili, ma è certamente venuto il momento per la società di dare una scossa per evitare un declino dal quale, al momento, non si vedono alternative. Come sembrano lontani oggi i tempi in cui Seat Pagine Gialle era considerato il titolo che maggiormente avrebbe beneficiato dell’avvento del fenomeno internet, probabilmente le occasione non sfruttate e gli eccessivi dividendi straordinari distribuiti sono alla base della deriva alla quale stiamo oggi assistendo. Comunque attualmente non vediamo cosa possa far invertire la rotta, restiamo realisticamente pessimisti.
Troviamo poi in questa classifica al contrario Italcementi (-31,54%), la motivazione di questo scivolone deve essere trovata nella crisi del mercato immobiliare che, partita dagli Stati Uniti, ha poi contagiato anche le principali piazze del Vecchio Continente. Ricordiamo che l’azienda è il quinto produttore di cemento al mondo e che questo settore è uno dei pochi nei quali l’Italia può vantarsi di essere tra i leader a livello mondiale. Dopo una prima parte dell’anno improntata al rialzo, da giugno a novembre l’azione ha letteralmente dimezzato il proprio valore di Borsa, mentre nell’ultimo mese abbiamo assistito ad una timida ripresa. Dobbiamo ricordare inoltre, però, che dall’inizio del 2004 il titolo aveva triplicato il proprio valore passando dagli 8,5 euro agli oltre 24 euro del maggio/giugno scorsi. Noi riteniamo, pur tenendo conto della crisi immobiliare e del possibile rallentamento economico mondiale, che la correzione avuta dal titolo sia stata francamente eccessiva. Anche nel corso del 2007, come già nel 2006, Italcementi ha consolidato la propria presenza nei mercati a più alto tasso di crescita, il management non è cambiato e resta su livelli di eccellenza. Ricordiamo inoltre, particolare da non trascurare, che la società è da poco entrata a far parte dell’indice Dow Jones Sustainability Index. Per questi motivi siamo realisticamente ottimisti e da queste basi ci attendiamo che nel prossimo anno il titolo possa riprendere, noi per la verità, siamo molto più prudenti rispetto a target price che importanti case d’investimento hanno rilasciato anche recentemente, e valutiamo il titolo intorno ai 16,5 euro, ne abbiamo raccomandato l’acquisto quando è sceso sotto i 14 euro e continuiamo a mantenere la stessa posizione.
Sempre scorrendo la classifica troviamo STMicroelectronics (-29,92%), anche in questo caso il crollo è avvenuto nella seconda metà dell’anno, ma qui il settore non c’entra, basta verificare che, sempre in quest’anno, Intel (azienda leader nei semiconduttori) ha guadagnato il 30% anziché perderlo e non basta quindi il solo deprezzamento del dollaro a spiegare una simile divergenza. Anche il principale cliente, la finlandese Nokia, ha avuto una annata eccellente, quindi la motivazione di questa debacle va ricercata in altri ambiti più endogeni che esogeni. E’ di pochi giorni fa l’annuncio dello slittamento della partenza della partnership con Intel per la produzione di chip di memorie flash, la notizia non è da poco, visto che da questa joint venture ci si attende un fatturato superiore ai tre miliardi e mezzo di dollari all’anno. Ciò ha contribuito a far scendere sotto i 10 euro il titolo, valutazioni che non si vedevano dal 1998, certo fare concorrenza ad americani ed asiatici in questo campo non è per nulla facile, occorre gestire l’azienda su livelli d’eccellenza. Anche per questo motivo noi valutiamo l’azione STM intorno ai 10,5 euro, siamo così usciti con ottimo profitto dall’investimento al ribasso, ma non ne consigliamo l’acquisto.
Annata no anche per Banco Popolare (-29,88%) l’Istituto di credito che ha peggio performato all’interno del listino principale nel corso del 2007, e la motivazione principale è da attribuire allo scoppio del caso della controllata Banca Italease (peggior titolo dell’intera Borsa Italiana). Probabilmente anche l’integrazione della Popolare Italiana (ex Lodi) è stato più problematico di quanto preventivato, ma a nostro avviso anche in questo caso ci troviamo al cospetto di un ribasso ingiustificato, almeno nelle proporzioni. Il Gruppo bancario è attivo principalmente nel nord Italia e ha raggiunto dimensioni tali per cui le sinergie derivanti dall’integrazione delle varie realtà che lo compongono dovrebbero dare utili significativi. Anche tenendo conto delle difficoltà che qualsiasi fusione comporta e dei risultati ancora deboli comunicati nel terzo trimestre, determinati da problematiche che dovrebbero affievolirsi con il passare del tempo, noi valutiamo l’azione prudenzialmente 16,5 euro, per cui siamo ottimisti per un recupero delle quotazioni nel corso del 2008.
Proseguendo troviamo un'altra Banca, la Popolare di Milano (-29,13%) in questo caso però non c’è un evento scatenante che ha determinato il crollo del titolo, la discesa è stata continua e ininterrotta durante tutto il 2007, sull’Istituto di Piazza Meda si rincorrono da tempo indiscrezioni e rumors, ma fino ad ora sono andate tutte deluse le possibili aggregazioni delle quali si è vociferato. Le varie trimestrali comunicate durante l’anno non hanno convinto, noi valutiamo intorno ai 10 euro l’azione per cui non ne caldeggiamo l’acquisto, per coloro che amano speculare su eventuali operazioni straordinarie naturalmente è possibile puntare sull’Istituto milanese, in effetti solo il comparto delle Popolari può offrire spunti per operazioni di M&A e visto a quali multipli è stata acquistata Antonveneta da MPS il gioco potrebbe valere la candela.
Anche per Mondadori Editore (-29,09%) il 2007 è stato un anno da dimenticare, il comparto dell’editoria è stato uno dei più penalizzati, d’altronde la difficoltà di fare utili in momenti come questo è del tutto evidente. Per l’azienda guidata da Marina Berlusconi, nonostante le recenti operazioni sul mercato internazionale, sarà difficile attrarre investitori, noi non vediamo prospettive future che possano far ritenere ci possa essere un’inversione di tendenza e di conseguenze non caldeggiamo l’acquisto del titolo.
Per il Gruppo Editoriale L’Espresso (-25,85%) vale esattamente quanto appena detto per Mondadori. Praticamente il titolo è sempre stato in territorio negativo ampliando, con il trascorrere dei mesi, le perdite. Per questo motivo, nonostante le valutazioni apparentemente penalizzanti per il titolo, non vediamo un futuro e non ne caldeggiamo l’acquisto.
Un altro bancario in forte calo, Monte dei Paschi di Siena (-24,89%) in questo caso sono due le motivazioni principali che hanno contribuito al ribasso, inizialmente la crisi generalizzata del credito, e successivamente l’acquisizione di Antonveneta che il mercato non ha gradito visto l’esosità del prezzo pagato. Se poi si tiene conto che nell’accordo di cessione da parte del Banco di Santander non è stata compresa Interbanca, la valutazione data alla Popolare padovana sembra davvero esorbitante, ci saranno pure le sinergie e mancanza di sovrapposizioni geografiche, ma prima di rientrare da un simile investimento ne dovrà passare del tempo. Aumenti di capitale ed emissioni obbligazionarie necessarie alla copertura di una simile acquisizione non sono per nulla gradite da un mercato che guarda con sospetto ad un comparto, quello finanziario, che avrà sempre più difficoltà in futuro a produrre gli utili che ne hanno caratterizzato gli anni appena trascorsi.
Siamo ad uno dei titoli più chiacchierati durante l’anno, Alitalia (-23,71%) il cui risultato sarebbe stato di gran lunga peggiore se proprio nell’ultimo giorno di contrattazione dell’anno l’annuncio delle trattative in esclusive con AirFrance/KLM non avesse fatto recuperare oltre l’8% al titolo. Sono stati utilizzati fiumi di inchiostro per questa vicenda, a nostro avviso si è passati dall’iniziale telenovela al reality show, per poi proseguire a farsa ed infine ad oggi le comiche, con l’invenzione di un fantomatico interessamento dell’ultimo minuto da parte di Singapore Airlines che si è affretta a smentire nella maniera più categorica, oltre a minacciare azioni legali per i danni subiti alla propria immagine dalla diffusione di simili notizie. Non vorremmo scoprire, nei prossimi giorni, di trovarci su scherzi a parte. Dobbiamo attendere le prossime otto settimane di “trattative riservate” con la Compagnia franco/olandese per conoscere i dettagli conclusivi dell’operazione che ha coperto di ridicolo il nostro Governo per la maniera scellerata con la quale è stata condotta tutta la vicenda, la speranza è che si arrivi davvero nel più breve tempo possibile ad una soluzione che, se fosse stata presa cinque anni fa, avrebbe fatto risparmiare ai contribuenti italiani quasi 2 miliardi di euro.
Elenchiamo infine tutti gli altri titoli, del listino principale,che hanno fatto registrare nell’anno 2007 una variazione negativa: Mediaset (-23,19%), Fondiaria Sai (-22,19%) Mediobanca (-21,07%), Lottomatica (-20,56%), Tenaris (-19,07%), Parmalat (-18,40%), Autogrill (-16,37%), Unicredito (-14,46%), Unipol (-13,74%), Buzzi Unicem (-12,08%), Alleanza (-12,07%), Bulgari (-11,07%), Mediolanum (-11,01%), Intesa San Paolo (-7,52%), Telecom (-7,21%), Luxottica (-6,62%), Eni (-1,69%), Pirelli (-0,20%).
Guardando dal basso la classifica per l’anno 2007 dei titoli che compongono lo S&PMib, sul fondo troviamo Fastweb (-41,97%), sarebbe però più corretto, tenendo conto del dividendo di 3,77 euro che è stato staccato il 22 ottobre, valutare la flessione reale in un -36,08%, il crollo verticale del titolo è avvenuto negli ultimi due mesi e mezzo dopo essersi conclusa l’Opa che Swisscom aveva lanciato a 47,00 euro.
L’andamento dell’azione è così stato determinato dalla drastica riduzione del circolante a seguito dell’acquisizione da parte della multinazionale svizzera, riteniamo comunque che il settore abbia vissuto un anno decisamente difficile, è sempre più problematico trovare margini essendo compressi tra le nuove tecnologie da un lato e la spietata concorrenza delle aziende ex monopoliste dall’altro. L’azienda, che aveva scelto una strada innovativa puntando tutto sugli elevati standard di efficienza, ha dovuto cedere alla ex monopolista elvetica, non è facile ora prevedere gli sviluppi per il titolo, con una certa cadenza escono voci di un delisting che però vengono immediatamente smentite.
L’effettiva maglia nera per il listino principale milanese risulta così Seat Pagine Gialle (-40,09%), per l’azienda leader europea nel settore dell’editoria telefonica multimediale i primi sei mesi tutto sommato erano stati positivi, assolutamente da dimenticare la seconda parte dell’anno, una discesa senza soluzione di continuità. Si è parlato spesso di un avvicendamento per l’Amm.Del. Luca Majocchi, ma al momento non è accaduto nulla, certo il settore non è dei più appetibili, ma è certamente venuto il momento per la società di dare una scossa per evitare un declino dal quale, al momento, non si vedono alternative. Come sembrano lontani oggi i tempi in cui Seat Pagine Gialle era considerato il titolo che maggiormente avrebbe beneficiato dell’avvento del fenomeno internet, probabilmente le occasione non sfruttate e gli eccessivi dividendi straordinari distribuiti sono alla base della deriva alla quale stiamo oggi assistendo. Comunque attualmente non vediamo cosa possa far invertire la rotta, restiamo realisticamente pessimisti.
Troviamo poi in questa classifica al contrario Italcementi (-31,54%), la motivazione di questo scivolone deve essere trovata nella crisi del mercato immobiliare che, partita dagli Stati Uniti, ha poi contagiato anche le principali piazze del Vecchio Continente. Ricordiamo che l’azienda è il quinto produttore di cemento al mondo e che questo settore è uno dei pochi nei quali l’Italia può vantarsi di essere tra i leader a livello mondiale. Dopo una prima parte dell’anno improntata al rialzo, da giugno a novembre l’azione ha letteralmente dimezzato il proprio valore di Borsa, mentre nell’ultimo mese abbiamo assistito ad una timida ripresa. Dobbiamo ricordare inoltre, però, che dall’inizio del 2004 il titolo aveva triplicato il proprio valore passando dagli 8,5 euro agli oltre 24 euro del maggio/giugno scorsi. Noi riteniamo, pur tenendo conto della crisi immobiliare e del possibile rallentamento economico mondiale, che la correzione avuta dal titolo sia stata francamente eccessiva. Anche nel corso del 2007, come già nel 2006, Italcementi ha consolidato la propria presenza nei mercati a più alto tasso di crescita, il management non è cambiato e resta su livelli di eccellenza. Ricordiamo inoltre, particolare da non trascurare, che la società è da poco entrata a far parte dell’indice Dow Jones Sustainability Index. Per questi motivi siamo realisticamente ottimisti e da queste basi ci attendiamo che nel prossimo anno il titolo possa riprendere, noi per la verità, siamo molto più prudenti rispetto a target price che importanti case d’investimento hanno rilasciato anche recentemente, e valutiamo il titolo intorno ai 16,5 euro, ne abbiamo raccomandato l’acquisto quando è sceso sotto i 14 euro e continuiamo a mantenere la stessa posizione.
Sempre scorrendo la classifica troviamo STMicroelectronics (-29,92%), anche in questo caso il crollo è avvenuto nella seconda metà dell’anno, ma qui il settore non c’entra, basta verificare che, sempre in quest’anno, Intel (azienda leader nei semiconduttori) ha guadagnato il 30% anziché perderlo e non basta quindi il solo deprezzamento del dollaro a spiegare una simile divergenza. Anche il principale cliente, la finlandese Nokia, ha avuto una annata eccellente, quindi la motivazione di questa debacle va ricercata in altri ambiti più endogeni che esogeni. E’ di pochi giorni fa l’annuncio dello slittamento della partenza della partnership con Intel per la produzione di chip di memorie flash, la notizia non è da poco, visto che da questa joint venture ci si attende un fatturato superiore ai tre miliardi e mezzo di dollari all’anno. Ciò ha contribuito a far scendere sotto i 10 euro il titolo, valutazioni che non si vedevano dal 1998, certo fare concorrenza ad americani ed asiatici in questo campo non è per nulla facile, occorre gestire l’azienda su livelli d’eccellenza. Anche per questo motivo noi valutiamo l’azione STM intorno ai 10,5 euro, siamo così usciti con ottimo profitto dall’investimento al ribasso, ma non ne consigliamo l’acquisto.
Annata no anche per Banco Popolare (-29,88%) l’Istituto di credito che ha peggio performato all’interno del listino principale nel corso del 2007, e la motivazione principale è da attribuire allo scoppio del caso della controllata Banca Italease (peggior titolo dell’intera Borsa Italiana). Probabilmente anche l’integrazione della Popolare Italiana (ex Lodi) è stato più problematico di quanto preventivato, ma a nostro avviso anche in questo caso ci troviamo al cospetto di un ribasso ingiustificato, almeno nelle proporzioni. Il Gruppo bancario è attivo principalmente nel nord Italia e ha raggiunto dimensioni tali per cui le sinergie derivanti dall’integrazione delle varie realtà che lo compongono dovrebbero dare utili significativi. Anche tenendo conto delle difficoltà che qualsiasi fusione comporta e dei risultati ancora deboli comunicati nel terzo trimestre, determinati da problematiche che dovrebbero affievolirsi con il passare del tempo, noi valutiamo l’azione prudenzialmente 16,5 euro, per cui siamo ottimisti per un recupero delle quotazioni nel corso del 2008.
Proseguendo troviamo un'altra Banca, la Popolare di Milano (-29,13%) in questo caso però non c’è un evento scatenante che ha determinato il crollo del titolo, la discesa è stata continua e ininterrotta durante tutto il 2007, sull’Istituto di Piazza Meda si rincorrono da tempo indiscrezioni e rumors, ma fino ad ora sono andate tutte deluse le possibili aggregazioni delle quali si è vociferato. Le varie trimestrali comunicate durante l’anno non hanno convinto, noi valutiamo intorno ai 10 euro l’azione per cui non ne caldeggiamo l’acquisto, per coloro che amano speculare su eventuali operazioni straordinarie naturalmente è possibile puntare sull’Istituto milanese, in effetti solo il comparto delle Popolari può offrire spunti per operazioni di M&A e visto a quali multipli è stata acquistata Antonveneta da MPS il gioco potrebbe valere la candela.
Anche per Mondadori Editore (-29,09%) il 2007 è stato un anno da dimenticare, il comparto dell’editoria è stato uno dei più penalizzati, d’altronde la difficoltà di fare utili in momenti come questo è del tutto evidente. Per l’azienda guidata da Marina Berlusconi, nonostante le recenti operazioni sul mercato internazionale, sarà difficile attrarre investitori, noi non vediamo prospettive future che possano far ritenere ci possa essere un’inversione di tendenza e di conseguenze non caldeggiamo l’acquisto del titolo.
Per il Gruppo Editoriale L’Espresso (-25,85%) vale esattamente quanto appena detto per Mondadori. Praticamente il titolo è sempre stato in territorio negativo ampliando, con il trascorrere dei mesi, le perdite. Per questo motivo, nonostante le valutazioni apparentemente penalizzanti per il titolo, non vediamo un futuro e non ne caldeggiamo l’acquisto.
Un altro bancario in forte calo, Monte dei Paschi di Siena (-24,89%) in questo caso sono due le motivazioni principali che hanno contribuito al ribasso, inizialmente la crisi generalizzata del credito, e successivamente l’acquisizione di Antonveneta che il mercato non ha gradito visto l’esosità del prezzo pagato. Se poi si tiene conto che nell’accordo di cessione da parte del Banco di Santander non è stata compresa Interbanca, la valutazione data alla Popolare padovana sembra davvero esorbitante, ci saranno pure le sinergie e mancanza di sovrapposizioni geografiche, ma prima di rientrare da un simile investimento ne dovrà passare del tempo. Aumenti di capitale ed emissioni obbligazionarie necessarie alla copertura di una simile acquisizione non sono per nulla gradite da un mercato che guarda con sospetto ad un comparto, quello finanziario, che avrà sempre più difficoltà in futuro a produrre gli utili che ne hanno caratterizzato gli anni appena trascorsi.
Siamo ad uno dei titoli più chiacchierati durante l’anno, Alitalia (-23,71%) il cui risultato sarebbe stato di gran lunga peggiore se proprio nell’ultimo giorno di contrattazione dell’anno l’annuncio delle trattative in esclusive con AirFrance/KLM non avesse fatto recuperare oltre l’8% al titolo. Sono stati utilizzati fiumi di inchiostro per questa vicenda, a nostro avviso si è passati dall’iniziale telenovela al reality show, per poi proseguire a farsa ed infine ad oggi le comiche, con l’invenzione di un fantomatico interessamento dell’ultimo minuto da parte di Singapore Airlines che si è affretta a smentire nella maniera più categorica, oltre a minacciare azioni legali per i danni subiti alla propria immagine dalla diffusione di simili notizie. Non vorremmo scoprire, nei prossimi giorni, di trovarci su scherzi a parte. Dobbiamo attendere le prossime otto settimane di “trattative riservate” con la Compagnia franco/olandese per conoscere i dettagli conclusivi dell’operazione che ha coperto di ridicolo il nostro Governo per la maniera scellerata con la quale è stata condotta tutta la vicenda, la speranza è che si arrivi davvero nel più breve tempo possibile ad una soluzione che, se fosse stata presa cinque anni fa, avrebbe fatto risparmiare ai contribuenti italiani quasi 2 miliardi di euro.
Elenchiamo infine tutti gli altri titoli, del listino principale,che hanno fatto registrare nell’anno 2007 una variazione negativa: Mediaset (-23,19%), Fondiaria Sai (-22,19%) Mediobanca (-21,07%), Lottomatica (-20,56%), Tenaris (-19,07%), Parmalat (-18,40%), Autogrill (-16,37%), Unicredito (-14,46%), Unipol (-13,74%), Buzzi Unicem (-12,08%), Alleanza (-12,07%), Bulgari (-11,07%), Mediolanum (-11,01%), Intesa San Paolo (-7,52%), Telecom (-7,21%), Luxottica (-6,62%), Eni (-1,69%), Pirelli (-0,20%).
Thursday, January 03, 2008
Merate, inquinamento da polveri sottili:
Merate, inquinamento da polveri sottili:
141 giorni oltre il limite di 50µg/mc e media di 52.
Per 41 volte centralina ko
141 giorni sopra il valore limite consentito dalla legge di 50 µg/mc (microgrammi per metro cubo) e 41 non dichiarati a causa, generalmente, di un malfunzionamento della centralina di rilevamento. Per i restanti 183 si può dire di “avere respirato”. È questo il bilancio di fine anno relativo alla concentrazione di polveri sottili nell’aria, misurata dal rilevatore dell’Arpa (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) posizionato a Merate nei pressi della statale 342. Non si può dire certo di avere brillato anche se un paragone con l’anno 2006 è inficiato dall’elevato numero di non rilevamenti (come dicevamo ben 41 per il 2007 contro i 15 della precedente annata) che non permettono dunque un paragone preciso.
L’anno peggiore dell’ultimo triennio in fatto di superamenti era stato il 2005 quando per ben 180 volte la concentrazione di polveri sottili nell’aria aveva oltrepassato i livelli consentiti (ai tempi era possibile anche ricevere il dato orario e si era così scoperto che nell’ora di punta del 20 gennaio si era toccato la spaventosa e impressionante quota di 425µg/mc).
Come dicevamo nel 2007 i superamenti totali sono stati 141, concentrati soprattutto nei mesi invernali e dunque più freddi quando, per forza di cose, caldaie e riscaldamenti sono a pieno regime e spesso anche condizioni meteo avverse contribuiscono al formarsi della cappa di inquinamento. Guidano a parimerito questa triste classifica gennaio e dicembre con 24 sforamenti su 31 giorni, seguono febbraio con 23 e ottobre con 18.
Nel complesso per 34 giorni le polveri sottili hanno superato la concentrazione di 100 µg/mc raggiungendo il valore massimo il 21 novembre con 132 µg/mc. 11 giorni in gennaio e 10 in dicembre hanno fatto registrare PM10 superiori a 100.
La palma d’oro, invece, spetta a maggio, giugno, luglio e agosto quando tutti i parametri sono rimasti nella norma anche se nessuno è mai riuscito a collezionare l’en plein di 30 o 31 giorni sotto i 50 µg/mc (era accaduto solamente nel mese di agosto 2006).
Per 11 volte ad agosto la centralina sembra essere andata in “vacanza” non avendo appunto registrato i dati diversamente da gennaio, aprile e novembre quando tutto è andato alla perfezione per l’intero periodo.
Come dicevamo il paragone con il 2006 è in parte inficiato dalla presenza di ben 41 mancati rilievi, un numero decisamente elevato che potrebbe contribuire ad abbassare o ad aggravare ulteriormente la media. Nel 2006, comunque, il mese peggiore era stato gennaio con 27 sforamenti, 3 nella norma e uno non dichiarato. Al secondo posto c’era dicembre (24), seguito da febbraio e, a parimerito, marzo e novembre. Ottima performance di agosto con 30 giorni sotto la soglia dei 50 µg/mc.
Complessivamente la media annua è andata migliorando scendendo dai 58 punti del 2006 ai 52 del 2007.
S.V.
Luglio: allarme ozono in tutte le centraline
Nel bollettino giornaliero dell’Arpa, spesso somigliante più a un bollettino di guerra, vengono riportati differenti parametri presi da diversi punti del territorio di competenza. Dunque, assieme alle famose polveri sottili, si trovano anche il biossido di zolfo (SO2), il biossido di azoto (NO2), il monossido di carbonio (CO) e l’ozono (O3). Si tratta di componenti fortunatamente meno “famosi” proprio perché il superamento dei rispettivi valori limite indica situazioni di criticità da non prendere, come si suol dire, “sotto gamba”. Qualche caso, tuttavia, di sforamento non manca. Il mese di maggio, restato nei parametri di legge per quanto riguarda le polveri sottili, ha invece registrato un primato negativo per i superamenti orari della “soglia di informazione” dell’ozono. Nella seconda metà del mese, infatti, complici probabilmente particolari situazioni climatiche le centraline di Varenna , Merate, Moggio e Valmadrera hanno registrato valori di ozono ben oltre la soglia dei 180 µg/mc. Il 22 maggio Valmadrera ha addirittura superato la soglia di allarme (240µg/mc) con 254µg/mc. Condizione che è persistita purtroppo con una certa regolarità anche nel mese di luglio dove si è aggiunta anche la stazione di rilevamento di Colico. Giorno disastroso il 27 luglio quando tutte le centraline del lecchese si sono portate sopra i 180µg/mc: 185 a Colico, 279 a Nibionno, 197 a Merate, 269 a Moggio, 281 a Valmadrera e addirittura 301 a Varenna. Situazione tranquilla per le polveri sottili ad agosto, ancora un po’ traballante per l’ozono. Nel mese di dicembre, invece, la criticità è stata rappresentata dalla centralina di Nibionno che, per ben 6 volte ha superato il limite di legge delle concentrazioni di biossido di azoto.
Calusco: la centralina dell’ARPA quando serve non funziona
mercoledì, 02 gennaio 2008
Calusco: la centralina dell’ARPA quando serve non funziona
Di Vercingetorix
Tra oggi e domani nevicherà, così il problema verrà rimandato un’altra volta. Ma da prima di Natale a Calusco il valore delle polveri sottili (PM10) rilevato dall’ARPA aveva sistematicamente superato il valore limite (50 microgrammi per metro cubo), passando la soglia di attenzione fino ad un valore quasi doppio. Poi per quel valore (peraltro assai importante per la determinazione della qualità dell’aria) la centralina dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) di Calusco (vedi qui) ha smesso di funzionare, o comunque i valori non sono più stati riportati. E oggi, prima che nevichi quali sono i valori delle polveri sottili. D’accordo che ci sono di mezzo le feste, ma è possibile che per più di dieci giorni nessuno abbia potuto sistemare la centralina? E’ possibile che nessuno degli amministratori locali (né nessuno dei peperini dell’opposizione) abbia notato la cosa? E la salute dei cittadini dell’Isola che non sono solo caluschesi, dove la mettiamo?
Calusco: la centralina dell’ARPA quando serve non funziona
Di Vercingetorix
Tra oggi e domani nevicherà, così il problema verrà rimandato un’altra volta. Ma da prima di Natale a Calusco il valore delle polveri sottili (PM10) rilevato dall’ARPA aveva sistematicamente superato il valore limite (50 microgrammi per metro cubo), passando la soglia di attenzione fino ad un valore quasi doppio. Poi per quel valore (peraltro assai importante per la determinazione della qualità dell’aria) la centralina dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) di Calusco (vedi qui) ha smesso di funzionare, o comunque i valori non sono più stati riportati. E oggi, prima che nevichi quali sono i valori delle polveri sottili. D’accordo che ci sono di mezzo le feste, ma è possibile che per più di dieci giorni nessuno abbia potuto sistemare la centralina? E’ possibile che nessuno degli amministratori locali (né nessuno dei peperini dell’opposizione) abbia notato la cosa? E la salute dei cittadini dell’Isola che non sono solo caluschesi, dove la mettiamo?
Friday, December 28, 2007
La Repubblica della mafia Riconosciuta dalle banche
La Repubblica della mafia Riconosciuta dalle banche
di Stefano Lorenzetto - giovedì 27 dicembre 2007, 09:10
La chiusura di sette impianti e la sospensione di ogni attività in Sicilia, decisa dalla Italcementi di Bergamo (quinto produttore di cemento al mondo) nel timore di infiltrazioni mafiose, è una buonissima notizia. Segnala un cambiamento di mentalità. Un tempo questi colossi industriali avevano un’unica preoccupazione: non finire sui giornali. Adesso alcuni loro dirigenti condannati o incriminati per collusioni con Cosa nostra diventano un caso da prima pagina proprio grazie al proficuo intervento dell’azienda. Un mio collega, assunto negli Anni 60 come cronista di nera a La Notte, quotidiano del pomeriggio che apparteneva a Carlo Pesenti, proprietario della Italcementi, un giorno segnalò al direttore Nino Nutrizio un incidente mortale avvenuto in un cantiere. «Che cantiere?», chiese il leggendario giornalista dalmata. «Della Italcementi», rispose il mio collega. Replica di Nutrizio, che pure aveva come unico padrone il lettore: «I dipendenti della Italcementi godono tutti di ottima salute». E la notizia fu cestinata.
Basterà la dirompente decisione della Italcementi a cambiare le cose in Sicilia? Ne dubito molto. Per il semplice motivo che l’atteggiamento prevalente di chi scende dal Nord per operare al Sud è ben diverso da quello del gruppo bergamasco. Mi spiego. In questi giorni è venuto a trovarmi un imprenditore che per 40 anni ha ricoperto posizioni di vertice in una delle principali società di costruzioni italiane, ramo appalti pubblici (aeroporti, autostrade, ferrovie, porti, ospedali, carceri). Adesso che è in pensione, questo settantenne - sincero, rispettoso delle leggi, politicamente orientato, per nulla interessato ai soldi - è andato in Sicilia a curare gli affari di una società quotata in Borsa: un modo per sentirsi ancora utile, visto che il lavoro, e non il guadagno, è stato l’hobby della sua vita. Non posso svelarne il nome perché desidero che torni a farmi gli auguri di Natale anche l’anno prossimo.
«All’inizio non ci credevo nemmeno io», mi ha confidato, «ma poi nel giro di pochi mesi ho capito come funziona laggiù. La mafia è lo Stato, è l’economia, produce reddito, dà lavoro a tutti. Se si ferma la mafia, si ferma la Sicilia. Quella è una repubblica a parte. E guardi che glielo dice uno che non ha avuto né richieste di pizzo, né minacce, né impedimenti, niente di niente».
Gli ho chiesto di farmi qualche esempio concreto. «Molto semplice», ha aperto il portafoglio. «Li vede questi assegni circolari? Quanti saranno? Venti? Trenta? Tutti posdatati. Lunedì li presenterò alla mia banca, che li accetterà e mi verserà il corrispettivo sul conto. Ecco, guardi questo: è di un istituto di credito delle sue parti, Selvazzano Dentro, provincia di Padova. Vede la data? 5 maggio 2008. Ottomila euro. In Italia è reato. In Sicilia è contante. Le cambiali là non esistono, nessuno le usa. Chi si fa pagare con una cambiale, puzza già di cadavere. Solo assegni posdatati. Le banche li custodiscono nei caveau e li tirano fuori nel giorno stabilito. Una contabilità clandestina, accettata da tutti. Altrimenti non lavori».
S’è sorpreso per il mio sbigottimento. «Si stupisce? Non è che un esempio. Gliene faccio un altro, che coinvolge sempre le banche, del Nord come del Sud, senza differenze. L’altro giorno si presenta un impresario edile al quale fornisco materiale per la costruzione di uno splendido albergo sul mare. Mi deve già 30.000 euro. Se non mi paga, io smetto le consegne, gli ho detto. “Le va bene un acconto?”, mi fa lui. E sia, mi dia questo acconto. Compila un assegno, ovviamente posdatato. Leggo in calce: aveva firmato con nome e cognome di un’altra persona. Scusi, ma che cos’è ’sta roba? “Non c’è problema”, risponde quello. Allora consegno l’assegno alla segretaria, perché lo spedisca per fax alla banca. Dalla filiale le rispondono: “Tutto ok, identità e specimen corrispondono”. Capito? In Sicilia parecchi conti correnti hanno un intestatario di comodo e la firma depositata è di un altro che usa i blocchetti degli assegni».
Mi ha raccontato queste illegalità con la massima naturalezza. L’idea di denunciarle in Procura o alla Guardia di finanza non lo sfiorava nemmeno. S’era semplicemente adattato, a differenza della Italcementi, all’andazzo generale. Business is business, no? Ha ragione da vendere Giuseppe Bortolussi, segretario e direttore della combattiva Cgia di Mestre, quando denuncia che «lo Stato lascia quattro regioni in mano alla criminalità organizzata» e che «mentre commercianti, artigiani e liberi professionisti hanno la targa, sono noti, riconoscibili, di un quinto dell’Italia non si sa nulla». Ma lo sconcerto aumenta andando a esaminare la situazione dell’ordine pubblico in questo Stato parallelo controllato dalla mafia.
Premetto che sarebbe molto interessante un confronto fra la presenza di immigrati irregolari in Sicilia rispetto al Nord, giacché a memoria non mi pare che i clandestini sull’isola abbiano molte occasioni per esprimere la loro attitudine a delinquere. Ma limitiamoci ai dati ufficiali dell’ultimo Rapporto sulla criminalità in Italia del ministero dell’Interno. «La Sicilia», leggo, «è la regione che registra la diminuzione percentuale più consistente dei tassi di rapine, rispetto al 1991». Più precisamente, nell’ultimo quindicennio le rapine sono calate del 97,7%. Invece in Emilia Romagna sono aumentate del 47,2, in Toscana del 46,1, in Piemonte del 38,1, nel Veneto del 32,2, in Lombardia del 23,6.
Non meno sorprendente la situazione dei furti in appartamento. In Sicilia sono 192 ogni 100.000 abitanti (in diminuzione del 51,5% rispetto a dieci anni fa, 12° posto nella graduatoria nazionale). In Val d’Aosta 369, Piemonte 355, Emilia Romagna 331, Lombardia 324, Liguria 287, Toscana 282, Lazio 254, Veneto 232. Lo stesso dicasi per gli scippi, che sempre nel periodo 1996-2006 in Sicilia sono calati del 38%. Oggi sull’isola se ne registrano 57 ogni 100.000 abitanti, grosso modo come nel Lazio (50), molto meno che in Campania (97). Quanto ai borseggi, il record spetta non alla Sicilia bensì alla Liguria (727), seguita da Lazio (521), Piemonte (451), Emilia Romagna (382) e Lombardia (361).
Persino per i furti d’auto la Sicilia si rivela una regione più tranquilla di altre parti d’Italia: 5,4, sempre ogni 100.000 abitanti. Di poco sopra la media nazionale (4,8), quasi come in Lombardia (4,8), meno che in Campania (10,5) e nel Lazio (8,2).
Si obietterà che in Sicilia avvengono, proprio a opera di Cosa nostra, i più efferati delitti. Macché: «Nel 2006 la regione presenta valori che si assestano sulla media italiana, con poco più di un omicidio ogni 100.000 abitanti». Si osserverà che sta dando i suoi frutti l’azione di contrasto della criminalità da parte delle forze dell’ordine e della magistratura e che queste statistiche sono fortemente influenzate dal senso civico degli abitanti delle regioni prese in esame, visto che le autorità possono registrare un reato solo in due modi: quando c’è la flagranza oppure affidandosi alle denunce dei cittadini. D’accordo, teniamo pure presente il cosiddetto «numero oscuro», cioè i reati di cui non si viene a conoscenza. Però è lo stesso rapporto del Viminale a evidenziare che «difficilmente non si denuncia un furto in appartamento o quello di un’auto, soprattutto se in presenza di polizza assicurativa».
A questo punto, non so perché, mi tornano in mente le parole che il professor Gianfranco Miglio, l’insigne costituzionalista che fu per un trentennio preside della facoltà di scienze politiche alla Cattolica di Milano, mi disse poco prima di morire: «Io sono per il mantenimento della mafia. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate». Le banche hanno già provveduto.
di Stefano Lorenzetto - giovedì 27 dicembre 2007, 09:10
La chiusura di sette impianti e la sospensione di ogni attività in Sicilia, decisa dalla Italcementi di Bergamo (quinto produttore di cemento al mondo) nel timore di infiltrazioni mafiose, è una buonissima notizia. Segnala un cambiamento di mentalità. Un tempo questi colossi industriali avevano un’unica preoccupazione: non finire sui giornali. Adesso alcuni loro dirigenti condannati o incriminati per collusioni con Cosa nostra diventano un caso da prima pagina proprio grazie al proficuo intervento dell’azienda. Un mio collega, assunto negli Anni 60 come cronista di nera a La Notte, quotidiano del pomeriggio che apparteneva a Carlo Pesenti, proprietario della Italcementi, un giorno segnalò al direttore Nino Nutrizio un incidente mortale avvenuto in un cantiere. «Che cantiere?», chiese il leggendario giornalista dalmata. «Della Italcementi», rispose il mio collega. Replica di Nutrizio, che pure aveva come unico padrone il lettore: «I dipendenti della Italcementi godono tutti di ottima salute». E la notizia fu cestinata.
Basterà la dirompente decisione della Italcementi a cambiare le cose in Sicilia? Ne dubito molto. Per il semplice motivo che l’atteggiamento prevalente di chi scende dal Nord per operare al Sud è ben diverso da quello del gruppo bergamasco. Mi spiego. In questi giorni è venuto a trovarmi un imprenditore che per 40 anni ha ricoperto posizioni di vertice in una delle principali società di costruzioni italiane, ramo appalti pubblici (aeroporti, autostrade, ferrovie, porti, ospedali, carceri). Adesso che è in pensione, questo settantenne - sincero, rispettoso delle leggi, politicamente orientato, per nulla interessato ai soldi - è andato in Sicilia a curare gli affari di una società quotata in Borsa: un modo per sentirsi ancora utile, visto che il lavoro, e non il guadagno, è stato l’hobby della sua vita. Non posso svelarne il nome perché desidero che torni a farmi gli auguri di Natale anche l’anno prossimo.
«All’inizio non ci credevo nemmeno io», mi ha confidato, «ma poi nel giro di pochi mesi ho capito come funziona laggiù. La mafia è lo Stato, è l’economia, produce reddito, dà lavoro a tutti. Se si ferma la mafia, si ferma la Sicilia. Quella è una repubblica a parte. E guardi che glielo dice uno che non ha avuto né richieste di pizzo, né minacce, né impedimenti, niente di niente».
Gli ho chiesto di farmi qualche esempio concreto. «Molto semplice», ha aperto il portafoglio. «Li vede questi assegni circolari? Quanti saranno? Venti? Trenta? Tutti posdatati. Lunedì li presenterò alla mia banca, che li accetterà e mi verserà il corrispettivo sul conto. Ecco, guardi questo: è di un istituto di credito delle sue parti, Selvazzano Dentro, provincia di Padova. Vede la data? 5 maggio 2008. Ottomila euro. In Italia è reato. In Sicilia è contante. Le cambiali là non esistono, nessuno le usa. Chi si fa pagare con una cambiale, puzza già di cadavere. Solo assegni posdatati. Le banche li custodiscono nei caveau e li tirano fuori nel giorno stabilito. Una contabilità clandestina, accettata da tutti. Altrimenti non lavori».
S’è sorpreso per il mio sbigottimento. «Si stupisce? Non è che un esempio. Gliene faccio un altro, che coinvolge sempre le banche, del Nord come del Sud, senza differenze. L’altro giorno si presenta un impresario edile al quale fornisco materiale per la costruzione di uno splendido albergo sul mare. Mi deve già 30.000 euro. Se non mi paga, io smetto le consegne, gli ho detto. “Le va bene un acconto?”, mi fa lui. E sia, mi dia questo acconto. Compila un assegno, ovviamente posdatato. Leggo in calce: aveva firmato con nome e cognome di un’altra persona. Scusi, ma che cos’è ’sta roba? “Non c’è problema”, risponde quello. Allora consegno l’assegno alla segretaria, perché lo spedisca per fax alla banca. Dalla filiale le rispondono: “Tutto ok, identità e specimen corrispondono”. Capito? In Sicilia parecchi conti correnti hanno un intestatario di comodo e la firma depositata è di un altro che usa i blocchetti degli assegni».
Mi ha raccontato queste illegalità con la massima naturalezza. L’idea di denunciarle in Procura o alla Guardia di finanza non lo sfiorava nemmeno. S’era semplicemente adattato, a differenza della Italcementi, all’andazzo generale. Business is business, no? Ha ragione da vendere Giuseppe Bortolussi, segretario e direttore della combattiva Cgia di Mestre, quando denuncia che «lo Stato lascia quattro regioni in mano alla criminalità organizzata» e che «mentre commercianti, artigiani e liberi professionisti hanno la targa, sono noti, riconoscibili, di un quinto dell’Italia non si sa nulla». Ma lo sconcerto aumenta andando a esaminare la situazione dell’ordine pubblico in questo Stato parallelo controllato dalla mafia.
Premetto che sarebbe molto interessante un confronto fra la presenza di immigrati irregolari in Sicilia rispetto al Nord, giacché a memoria non mi pare che i clandestini sull’isola abbiano molte occasioni per esprimere la loro attitudine a delinquere. Ma limitiamoci ai dati ufficiali dell’ultimo Rapporto sulla criminalità in Italia del ministero dell’Interno. «La Sicilia», leggo, «è la regione che registra la diminuzione percentuale più consistente dei tassi di rapine, rispetto al 1991». Più precisamente, nell’ultimo quindicennio le rapine sono calate del 97,7%. Invece in Emilia Romagna sono aumentate del 47,2, in Toscana del 46,1, in Piemonte del 38,1, nel Veneto del 32,2, in Lombardia del 23,6.
Non meno sorprendente la situazione dei furti in appartamento. In Sicilia sono 192 ogni 100.000 abitanti (in diminuzione del 51,5% rispetto a dieci anni fa, 12° posto nella graduatoria nazionale). In Val d’Aosta 369, Piemonte 355, Emilia Romagna 331, Lombardia 324, Liguria 287, Toscana 282, Lazio 254, Veneto 232. Lo stesso dicasi per gli scippi, che sempre nel periodo 1996-2006 in Sicilia sono calati del 38%. Oggi sull’isola se ne registrano 57 ogni 100.000 abitanti, grosso modo come nel Lazio (50), molto meno che in Campania (97). Quanto ai borseggi, il record spetta non alla Sicilia bensì alla Liguria (727), seguita da Lazio (521), Piemonte (451), Emilia Romagna (382) e Lombardia (361).
Persino per i furti d’auto la Sicilia si rivela una regione più tranquilla di altre parti d’Italia: 5,4, sempre ogni 100.000 abitanti. Di poco sopra la media nazionale (4,8), quasi come in Lombardia (4,8), meno che in Campania (10,5) e nel Lazio (8,2).
Si obietterà che in Sicilia avvengono, proprio a opera di Cosa nostra, i più efferati delitti. Macché: «Nel 2006 la regione presenta valori che si assestano sulla media italiana, con poco più di un omicidio ogni 100.000 abitanti». Si osserverà che sta dando i suoi frutti l’azione di contrasto della criminalità da parte delle forze dell’ordine e della magistratura e che queste statistiche sono fortemente influenzate dal senso civico degli abitanti delle regioni prese in esame, visto che le autorità possono registrare un reato solo in due modi: quando c’è la flagranza oppure affidandosi alle denunce dei cittadini. D’accordo, teniamo pure presente il cosiddetto «numero oscuro», cioè i reati di cui non si viene a conoscenza. Però è lo stesso rapporto del Viminale a evidenziare che «difficilmente non si denuncia un furto in appartamento o quello di un’auto, soprattutto se in presenza di polizza assicurativa».
A questo punto, non so perché, mi tornano in mente le parole che il professor Gianfranco Miglio, l’insigne costituzionalista che fu per un trentennio preside della facoltà di scienze politiche alla Cattolica di Milano, mi disse poco prima di morire: «Io sono per il mantenimento della mafia. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate». Le banche hanno già provveduto.
Thursday, December 27, 2007
Italcementi quitte la Sicile pour ne pas "se soumettre" à la Mafia
Italcementi quitte la Sicile pour ne pas "se soumettre" à la Mafia
LE MONDE | 25.12.07 | 17h13 • Mis à jour le 25.12.07 | 17h13
(Rome, correspondant)
Dix-huit mois après le début d'une enquête sur les activités de certains des dirigeants de sa filiale sicilienne Calcestruzzi, le groupe italien de construction Italcementi a décidé, lundi 24 décembre, de fermer les sept centrales de production de béton exploitées dans l'île pour "marquer son refus de se soumettre ou de faire acte de complaisance vis-à-vis de la criminalité organisée". Seuls les contrats en cours et la maintenance des sites seront désormais assurés par les 26 salariés de Calcestruzzi dans l'île.
Cette décision intervient deux semaines après la condamnation d'un salarié de Calcestruzzi à six ans de prison pour "association mafieuse". L'entreprise s'est toujours déclarée étrangère aux faits, mais elle est au coeur d'une instruction menée depuis l'été 2006 par le parquet de Caltanissetta (centre de la Sicile) sur des "infiltrations mafieuses" dans le BTP. Plusieurs salariés ont été arrêtés et des chantiers mis sous séquestre, comme celui du palais de justice de Gela. Les juges soupçonnent Calcestruzzi d'avoir fourni du béton de moindre qualité que prévu et d'avoir pratiqué une double comptabilité.
En regard des 5,85 milliards d'euros de chiffre d'affaires d'Italcementi, les activités de Calcestruzzi sont une goutte d'eau (3 % du marché sicilien, pour un chiffre d'affaires de 7 millions d'euros). Mais l'effet d'image étant désastreux, le géant du béton a pris les devants : il a dénoncé à la magistrature les "irrégularités" constatées, pris des sanctions disciplinaires et fermé ses implantations en Sicile.
"MESURE INDISPENSABLE"
Pour l'entreprise, "ce n'est pas une reddition", mais "une mesure indispensable" afin "que soient clarifiés tous les aspects des affaires suspectes et que soient modifiées les règles et les procédures de production de manière à ce que de tels épisodes ne se reproduisent plus". Italcementi a demandé à trois sages, dont l'ex-procureur national anti-Mafia Pierluigi Vigna, de former "un pool pour la gestion du secteur du béton".
L'initiative du cimentier a été accueillie favorablement par la Confindustria, l'organisation patronale de Sicile, qui a déclaré la guerre aux infiltrations mafieuses dans l'industrie depuis septembre, menaçant d'exclusion toute entreprise payant le pizzo. Cet impôt mafieux représenterait entre 2 % et 4 % de chaque chantier dans le secteur du BTP en Sicile.
LE MONDE | 25.12.07 | 17h13 • Mis à jour le 25.12.07 | 17h13
(Rome, correspondant)
Dix-huit mois après le début d'une enquête sur les activités de certains des dirigeants de sa filiale sicilienne Calcestruzzi, le groupe italien de construction Italcementi a décidé, lundi 24 décembre, de fermer les sept centrales de production de béton exploitées dans l'île pour "marquer son refus de se soumettre ou de faire acte de complaisance vis-à-vis de la criminalité organisée". Seuls les contrats en cours et la maintenance des sites seront désormais assurés par les 26 salariés de Calcestruzzi dans l'île.
Cette décision intervient deux semaines après la condamnation d'un salarié de Calcestruzzi à six ans de prison pour "association mafieuse". L'entreprise s'est toujours déclarée étrangère aux faits, mais elle est au coeur d'une instruction menée depuis l'été 2006 par le parquet de Caltanissetta (centre de la Sicile) sur des "infiltrations mafieuses" dans le BTP. Plusieurs salariés ont été arrêtés et des chantiers mis sous séquestre, comme celui du palais de justice de Gela. Les juges soupçonnent Calcestruzzi d'avoir fourni du béton de moindre qualité que prévu et d'avoir pratiqué une double comptabilité.
En regard des 5,85 milliards d'euros de chiffre d'affaires d'Italcementi, les activités de Calcestruzzi sont une goutte d'eau (3 % du marché sicilien, pour un chiffre d'affaires de 7 millions d'euros). Mais l'effet d'image étant désastreux, le géant du béton a pris les devants : il a dénoncé à la magistrature les "irrégularités" constatées, pris des sanctions disciplinaires et fermé ses implantations en Sicile.
"MESURE INDISPENSABLE"
Pour l'entreprise, "ce n'est pas une reddition", mais "une mesure indispensable" afin "que soient clarifiés tous les aspects des affaires suspectes et que soient modifiées les règles et les procédures de production de manière à ce que de tels épisodes ne se reproduisent plus". Italcementi a demandé à trois sages, dont l'ex-procureur national anti-Mafia Pierluigi Vigna, de former "un pool pour la gestion du secteur du béton".
L'initiative du cimentier a été accueillie favorablement par la Confindustria, l'organisation patronale de Sicile, qui a déclaré la guerre aux infiltrations mafieuses dans l'industrie depuis septembre, menaçant d'exclusion toute entreprise payant le pizzo. Cet impôt mafieux représenterait entre 2 % et 4 % de chaque chantier dans le secteur du BTP en Sicile.
Italcementi lascia la Sicilia per non sottomettersi alla
Italcementi lascia la Sicilia per non sottomettersi alla
mafia
Diciotto mesi dopo l’avvio di un’inchiesta sulle attività
di alcuni dipendenti della sua filiale siciliana
Calcestruzzi, il gruppo edile Italcementi ha deciso di
lasciare la Sicilia. Il 24 dicembre ha annunciato la
chiusura dei sette impianti presenti sull’isola per
ribadire l’intenzione di “rifiutare qualsiasi contiguità o
compiacenza con fenomeni di criminalità organizzata”.
Italcementi garantirà solo i contratti già stipulati. Due
settimane fa un dipendente di Calcestruzzi era stato
condannato a sei anni di carcere per “associazione
mafiosa”.
Le Monde, Francia [in francese]
mafia
Diciotto mesi dopo l’avvio di un’inchiesta sulle attività
di alcuni dipendenti della sua filiale siciliana
Calcestruzzi, il gruppo edile Italcementi ha deciso di
lasciare la Sicilia. Il 24 dicembre ha annunciato la
chiusura dei sette impianti presenti sull’isola per
ribadire l’intenzione di “rifiutare qualsiasi contiguità o
compiacenza con fenomeni di criminalità organizzata”.
Italcementi garantirà solo i contratti già stipulati. Due
settimane fa un dipendente di Calcestruzzi era stato
condannato a sei anni di carcere per “associazione
mafiosa”.
Le Monde, Francia [in francese]
Calcestruzzi ferma le attività in Sicilia
Calcestruzzi ferma le attività in Sicilia
La Calcestruzzi Spa - che fa parte del Gruppo Italcementi - ha deciso di sospendere in via cautelativa le attività in Sicilia. La decisione della Calcestruzzi giunge dopo verifiche interne «messe in atto a seguito delle indagini della Procura di Caltanissetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia, hanno individuato delle irregolarità che sono state denunciate da Calcestruzzi alla magistratura».
La Calcestruzzi Spa è indagata dalla Procura distrettuale antimafia di Caltanissetta per associazione mafiosa.
Quella operata dalla Calcestruzzi Spa - ha commentato il prefetto Pierluigi Vigna - è «una vera svolta nella lotta alla mafia», perchè «prima Confidustria impone di non pagare il pizzo, e poi, si arriva a una sorta di autospensione per evitare infiltrazioni mafiose in azienda. Speriamo che questo codice venga applicato anche da altri».
La Calcestruzzi Spa - che fa parte del Gruppo Italcementi - ha deciso di sospendere in via cautelativa le attività in Sicilia. La decisione della Calcestruzzi giunge dopo verifiche interne «messe in atto a seguito delle indagini della Procura di Caltanissetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia, hanno individuato delle irregolarità che sono state denunciate da Calcestruzzi alla magistratura».
La Calcestruzzi Spa è indagata dalla Procura distrettuale antimafia di Caltanissetta per associazione mafiosa.
Quella operata dalla Calcestruzzi Spa - ha commentato il prefetto Pierluigi Vigna - è «una vera svolta nella lotta alla mafia», perchè «prima Confidustria impone di non pagare il pizzo, e poi, si arriva a una sorta di autospensione per evitare infiltrazioni mafiose in azienda. Speriamo che questo codice venga applicato anche da altri».
Wednesday, December 26, 2007
Calcestruzzi, stop contro la mafia
Calcestruzzi, stop contro la mafia
ANTONIO PRESTIFILIPPO Caltanissetta. Paura d'infiltrazioni mafiose irreversibili, di pericolose derive di alcuni dipendenti sui quali vi sono sospetti e indagini in corso. Così, con una decisione clamorosa che si inserisce in un certo senso nel nuovo corso antimafia e antiracket inaugurato da Confindustria Sicilia dopo gli ultimi episodi che si sono verificati a Catania (le intimidazioni e gli attentati subiti da Andrea Vecchio, presidente dell'Ance) e Caltanissetta (l'irruzione nella sede dell'associazione industriali), la società Calcestruzzi ha sospeso da ieri l'attività dei suoi sette impianti di betonaggio nell'isola in cui lavorano 26 persone. Non solo. Oltre a denunciare alla magistratura gli episodi che l'azienda stessa ha accertato con indagini interne e che adesso sono oggetto di una inchiesta della magistratura di Caltanissetta, la stessa Calcestruzzi ha adottato una serie di misure disciplinari a carico dei soggetti sospettati di condotte irregolari. La decisione dell'azienda del gruppo Italcementi, spiega una nota, «giunge dopo verifiche interne messe in atto a seguito delle indagini della Procura di Caltanissetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia». E la decisione di sospendere l'attività «appare doverosa, in quanto la società - spiegano alla Calcestruzzi - ritiene che debbano essere chiariti tutti gli aspetti delle vicende irregolari, allontanati i responsabili, modificate le regole, le procedure e le modalità di produzione in termini tali da impedire il ripetersi di tali episodi». «La sospensione dell'esercizio - spiegano ancora alla Calcestruzzi - sarà attuata con la fermata delle attività, limitando temporaneamente l'operatività esclusivamente alle forniture per le quali la società ha obblighi contrattuali vincolanti». E le commesse vincolanti? Saranno portate a termine comunque, ma sotto il controllo di funzionari provenienti da altre sedi che assicureranno il corretto presidio delle centrali di betonaggio. I soli dipendenti che non saranno oggetto di provvedimento disciplinare verranno impegnati in lavori di manutenzione e in corsi di formazione sulle regole generali che disciplinano l'attività e, ovviamente, su tutte le nuove procedure produttive che saranno messe in atto; a loro verrà assicurato il regolare trattamento economico. L'attività in Sicilia sarà ripresa solo dopo la corretta implementazione delle procedure operative. Nel frattempo, proprio per sottolineare la propria linea netta di rifiuto di qualsivoglia contiguità o compiacenza con fenomeni di criminalità organizzata, la Calcestruzzi ha costituito un pool per la «governance» nel settore del calcestruzzo composta da esperti. Tra questi vi sono Pier Luigi Vigna, già procurartore nazionale antimafia, Giovanni Fiandaca, ordinario di diritto penale dell'Università di Palermo e Donato Masciandaro, ordinario di economia della regolamentazione finanziaria all'Università Bocconi di Milano.
ANTONIO PRESTIFILIPPO Caltanissetta. Paura d'infiltrazioni mafiose irreversibili, di pericolose derive di alcuni dipendenti sui quali vi sono sospetti e indagini in corso. Così, con una decisione clamorosa che si inserisce in un certo senso nel nuovo corso antimafia e antiracket inaugurato da Confindustria Sicilia dopo gli ultimi episodi che si sono verificati a Catania (le intimidazioni e gli attentati subiti da Andrea Vecchio, presidente dell'Ance) e Caltanissetta (l'irruzione nella sede dell'associazione industriali), la società Calcestruzzi ha sospeso da ieri l'attività dei suoi sette impianti di betonaggio nell'isola in cui lavorano 26 persone. Non solo. Oltre a denunciare alla magistratura gli episodi che l'azienda stessa ha accertato con indagini interne e che adesso sono oggetto di una inchiesta della magistratura di Caltanissetta, la stessa Calcestruzzi ha adottato una serie di misure disciplinari a carico dei soggetti sospettati di condotte irregolari. La decisione dell'azienda del gruppo Italcementi, spiega una nota, «giunge dopo verifiche interne messe in atto a seguito delle indagini della Procura di Caltanissetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia». E la decisione di sospendere l'attività «appare doverosa, in quanto la società - spiegano alla Calcestruzzi - ritiene che debbano essere chiariti tutti gli aspetti delle vicende irregolari, allontanati i responsabili, modificate le regole, le procedure e le modalità di produzione in termini tali da impedire il ripetersi di tali episodi». «La sospensione dell'esercizio - spiegano ancora alla Calcestruzzi - sarà attuata con la fermata delle attività, limitando temporaneamente l'operatività esclusivamente alle forniture per le quali la società ha obblighi contrattuali vincolanti». E le commesse vincolanti? Saranno portate a termine comunque, ma sotto il controllo di funzionari provenienti da altre sedi che assicureranno il corretto presidio delle centrali di betonaggio. I soli dipendenti che non saranno oggetto di provvedimento disciplinare verranno impegnati in lavori di manutenzione e in corsi di formazione sulle regole generali che disciplinano l'attività e, ovviamente, su tutte le nuove procedure produttive che saranno messe in atto; a loro verrà assicurato il regolare trattamento economico. L'attività in Sicilia sarà ripresa solo dopo la corretta implementazione delle procedure operative. Nel frattempo, proprio per sottolineare la propria linea netta di rifiuto di qualsivoglia contiguità o compiacenza con fenomeni di criminalità organizzata, la Calcestruzzi ha costituito un pool per la «governance» nel settore del calcestruzzo composta da esperti. Tra questi vi sono Pier Luigi Vigna, già procurartore nazionale antimafia, Giovanni Fiandaca, ordinario di diritto penale dell'Università di Palermo e Donato Masciandaro, ordinario di economia della regolamentazione finanziaria all'Università Bocconi di Milano.
Tuesday, December 25, 2007
Infiltrazioni mafiose, Calcestruzzi spa sospende attività in Sicilia
Infiltrazioni mafiose, Calcestruzzi spa sospende attività in Sicilia
«Verifiche interne messe in atto, a seguito delle indagini della Procura di Caltanisetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia, hanno individuato alcune irregolarità che sono state denunciate da Calcestruzzi alla magistratura e che hanno indotto l'azienda a sospendere l'attività nell'isola».
È affidata a un laconico comunicato la grave decisione della Calcestruzzi s.r.l., azienda del gruppo Italcementi, di bloccare l'attività dei suoi sette impianti siciliani. Ma dietro al provvedimento c'è molto di più dell'accertamento di qualche irregolarità: è il rischio di infiltrazioni mafiose a indurre l'azienda ad adottare una misura così drastica.
La nota della Calcestruzzi ne accenna quando parla dell'indagine della dda di Caltanissetta, che, nel 2006, iscrisse la società nel registro degli indagati per associazione mafiosa e falso in bilancio, e dell'intenzione della proprietà di «rifiutare qualsiasi contiguità o compiacenza con fenomeni di criminalità organizzata».
È stata proprio l'inchiesta dei pm nisseni, che arrestarono anche un dipendente della Calcestruzzi e sequestrarono gli impianti di produzione di Riesi e Gela, paventando il rischio di infiltrazioni mafiose in alcuni rami dell'attività, a spingere i responsabili a fare gli accertamenti interni.
E dalle ispezioni sarebbero emerse una serie di irregolarità, commesse da alcuni dipendenti in relazione alla fabbricazione del calcestruzzo: il materiale prodotto dagli impianti dell'isola in alcuni casi sarebbe di qualità inferiore a quella indicata nei capitolati d'appalto delle opere pubbliche.
«Verifiche interne messe in atto, a seguito delle indagini della Procura di Caltanisetta in taluni impianti di betonaggio in Sicilia, hanno individuato alcune irregolarità che sono state denunciate da Calcestruzzi alla magistratura e che hanno indotto l'azienda a sospendere l'attività nell'isola».
È affidata a un laconico comunicato la grave decisione della Calcestruzzi s.r.l., azienda del gruppo Italcementi, di bloccare l'attività dei suoi sette impianti siciliani. Ma dietro al provvedimento c'è molto di più dell'accertamento di qualche irregolarità: è il rischio di infiltrazioni mafiose a indurre l'azienda ad adottare una misura così drastica.
La nota della Calcestruzzi ne accenna quando parla dell'indagine della dda di Caltanissetta, che, nel 2006, iscrisse la società nel registro degli indagati per associazione mafiosa e falso in bilancio, e dell'intenzione della proprietà di «rifiutare qualsiasi contiguità o compiacenza con fenomeni di criminalità organizzata».
È stata proprio l'inchiesta dei pm nisseni, che arrestarono anche un dipendente della Calcestruzzi e sequestrarono gli impianti di produzione di Riesi e Gela, paventando il rischio di infiltrazioni mafiose in alcuni rami dell'attività, a spingere i responsabili a fare gli accertamenti interni.
E dalle ispezioni sarebbero emerse una serie di irregolarità, commesse da alcuni dipendenti in relazione alla fabbricazione del calcestruzzo: il materiale prodotto dagli impianti dell'isola in alcuni casi sarebbe di qualità inferiore a quella indicata nei capitolati d'appalto delle opere pubbliche.
Sunday, December 23, 2007
Calusco: si deve risolvere il problema del traffico sul ponte San Michele
Calusco: si deve risolvere il problema del traffico sul ponte San Michele
http://terradadda.splinder.com/
pontetreno1
Nell’Isola bergamasca si stanno facendo grandi passi per migliorare la viabilità. Molte cose sono state fatte (seppure in ritardo): asse interurbano, variante Carvico Villa d’Adda, una serie d i rotonde. Molte altre sono in fase di appalto: variante di Calusco - Terno, rotonde varie, Dorsale dell’Isola, Pedemontana, variante di Cisano. Resta irrisolto il problema più grande il collo di bottiglia che strozza il traffico sulla direttiva est – ovest, sul collegamento Isola – Brianza, vale a dire il ponte San Michele, detto anche Ponte di Paderno. Il pluricentenario ponte in ferro, capolavoro dell’ingegneria ottocentesca svolge ancora egregiamente il suo lavoro. Regge il traffico ferroviario (circa 38 convogli al giorno) e contemporaneamente il traffico automobilistico, in senso alternato e con limitazione per i veicoli pesanti.
pontetreno3Abbiamo appurato che i progetti i per il nuovo ponte sull’Adda che prevedevano un nuovo ponte a poche decine di metri a sud dell’attuale, con innesto sulla progettata tangenziale sud di Calusco, sono stati abbandonati. Quindi anche se oggi qualcuno decidesse di riprendere in mano il progetto del nuovo ponte - con progetti, impatto ambientale, trattative di ogni genere, appalti, durata dei lavori - passerebbero almeno quindici anni prima di avere un ponte nuovo. Ma per quanto ne sappiamo in Regione Lombardia di un nuovo ponte sull’Adda non ne vuole sapere nessuno dal momento che è in costruzione quello in località Sala di Calolziocorte e verrà costruito quello per la pedemontana a Cerro di Bottanuco (come abbiamo detto qui). Quindi bisogna trovare delle soluzioni alternative perché non si possono crocifiggere ogni giorno centinaia di automobilisti con lunghe code solo per passare il ponte e gravi ripercussioni sull’inquinamento. Code che con la nuova viabilità dell’Isola potranno solo aumentare perché sul ponte San Michele verrà inevitabilmente convogliato un maggiore flusso di traffico.
Premesso quindi che il ponte è quello e resterà quello, si possono trovare delle soluzioni ragionevoli, di costo contenuto che possono fluidificare il traffico (quello leggero ovviamente, automobili e piccoli autocarri) e in questo senso l’attuale amministrazione di Calusco d’Adda che davanti a sé ha cinque anni di mandato dovrebbe assumersi l’onere di trovare una soluzione dialogando con Provincia di Bergamo e di Lecco, i comuni delle riva lecchese e sopratutto con le Ferrovie dello Stato proprietarie del ponte che sono l’ostacolo più grande.
pontetreno2La soluzione più immediata, che abbiamo già anticipato altre volte, sarebbe quella di un ritorno al passato, vale a dire il ripristino del doppio senso di circolazione per il traffico automobilistico. I veicoli avrebbero sempre il via libero tranne quando passa il treno allora scatterebbe il rosso per impedire di sovraccaricare il ponte. Lo spazio per fare passare due veicoli contemporaneamente c’è, non sono necessari due marciapiedi (per i pedoni ne basta uno). Basterebbe istituire una velocità di transito ridotta, con videosorveglianza e multe salatissime per gli eventuali trasgressori. Eventualmente si potrebbe inserire uno spartitraffico centrale in plastica che impedisca i sorpassi o altra soluzione simile.
E poi in comune di Paderno, sull’altra sponda, bisognerebbe allargare la strada aggiungendo un altro tratto di viadotto sulla ferrovia, per dare modo a chi da Paderno vuole andare verso Verderio (e viceversa) di girare agevolmente senza intralciare con chi va e viene dal ponte.
Certo c’è da dire che comunque il ponte, e specialmente la carreggiata stradale, ha bisogno di una urgente manutenzione, ma questo a prescindere dalle soluzioni per il traffico.
http://terradadda.splinder.com/
pontetreno1
Nell’Isola bergamasca si stanno facendo grandi passi per migliorare la viabilità. Molte cose sono state fatte (seppure in ritardo): asse interurbano, variante Carvico Villa d’Adda, una serie d i rotonde. Molte altre sono in fase di appalto: variante di Calusco - Terno, rotonde varie, Dorsale dell’Isola, Pedemontana, variante di Cisano. Resta irrisolto il problema più grande il collo di bottiglia che strozza il traffico sulla direttiva est – ovest, sul collegamento Isola – Brianza, vale a dire il ponte San Michele, detto anche Ponte di Paderno. Il pluricentenario ponte in ferro, capolavoro dell’ingegneria ottocentesca svolge ancora egregiamente il suo lavoro. Regge il traffico ferroviario (circa 38 convogli al giorno) e contemporaneamente il traffico automobilistico, in senso alternato e con limitazione per i veicoli pesanti.
pontetreno3Abbiamo appurato che i progetti i per il nuovo ponte sull’Adda che prevedevano un nuovo ponte a poche decine di metri a sud dell’attuale, con innesto sulla progettata tangenziale sud di Calusco, sono stati abbandonati. Quindi anche se oggi qualcuno decidesse di riprendere in mano il progetto del nuovo ponte - con progetti, impatto ambientale, trattative di ogni genere, appalti, durata dei lavori - passerebbero almeno quindici anni prima di avere un ponte nuovo. Ma per quanto ne sappiamo in Regione Lombardia di un nuovo ponte sull’Adda non ne vuole sapere nessuno dal momento che è in costruzione quello in località Sala di Calolziocorte e verrà costruito quello per la pedemontana a Cerro di Bottanuco (come abbiamo detto qui). Quindi bisogna trovare delle soluzioni alternative perché non si possono crocifiggere ogni giorno centinaia di automobilisti con lunghe code solo per passare il ponte e gravi ripercussioni sull’inquinamento. Code che con la nuova viabilità dell’Isola potranno solo aumentare perché sul ponte San Michele verrà inevitabilmente convogliato un maggiore flusso di traffico.
Premesso quindi che il ponte è quello e resterà quello, si possono trovare delle soluzioni ragionevoli, di costo contenuto che possono fluidificare il traffico (quello leggero ovviamente, automobili e piccoli autocarri) e in questo senso l’attuale amministrazione di Calusco d’Adda che davanti a sé ha cinque anni di mandato dovrebbe assumersi l’onere di trovare una soluzione dialogando con Provincia di Bergamo e di Lecco, i comuni delle riva lecchese e sopratutto con le Ferrovie dello Stato proprietarie del ponte che sono l’ostacolo più grande.
pontetreno2La soluzione più immediata, che abbiamo già anticipato altre volte, sarebbe quella di un ritorno al passato, vale a dire il ripristino del doppio senso di circolazione per il traffico automobilistico. I veicoli avrebbero sempre il via libero tranne quando passa il treno allora scatterebbe il rosso per impedire di sovraccaricare il ponte. Lo spazio per fare passare due veicoli contemporaneamente c’è, non sono necessari due marciapiedi (per i pedoni ne basta uno). Basterebbe istituire una velocità di transito ridotta, con videosorveglianza e multe salatissime per gli eventuali trasgressori. Eventualmente si potrebbe inserire uno spartitraffico centrale in plastica che impedisca i sorpassi o altra soluzione simile.
E poi in comune di Paderno, sull’altra sponda, bisognerebbe allargare la strada aggiungendo un altro tratto di viadotto sulla ferrovia, per dare modo a chi da Paderno vuole andare verso Verderio (e viceversa) di girare agevolmente senza intralciare con chi va e viene dal ponte.
Certo c’è da dire che comunque il ponte, e specialmente la carreggiata stradale, ha bisogno di una urgente manutenzione, ma questo a prescindere dalle soluzioni per il traffico.
Giornate splendide, smog alle stelle
Giornate splendide, smog alle stelle
Giornate belle e freddo che leggermente si attenua. Ma a preoccupare è l'inquinamento: le polveri sottili, infatti, sono in rapida ascesa. La concentrazione di Pm10 nell'aria è in questi giorni di molto superiore al valore limite di 50 microgrammi per metro cubo. A Bergamo, la centralina di via Meucci ha segnalato il 21 dicembre ben 116 microgrammi, mentre a Treviglio si sta ancora peggio: 124 microgrammi per metro cubo.
Cresce dunque lo smog. Nella «classifica» delle zone più inquinate dalle poveri sottili, dopo Treviglio e Bergamo Meucci si trova Osio Sotto, con 91, mentre Ponte San Pietro è appena un gradino più sotto: 89. Stanno meglio - si fa per dire - Filago Centro e Calusco: 66 microgrammi per metro cubo.
(22/12/2007)
Giornate belle e freddo che leggermente si attenua. Ma a preoccupare è l'inquinamento: le polveri sottili, infatti, sono in rapida ascesa. La concentrazione di Pm10 nell'aria è in questi giorni di molto superiore al valore limite di 50 microgrammi per metro cubo. A Bergamo, la centralina di via Meucci ha segnalato il 21 dicembre ben 116 microgrammi, mentre a Treviglio si sta ancora peggio: 124 microgrammi per metro cubo.
Cresce dunque lo smog. Nella «classifica» delle zone più inquinate dalle poveri sottili, dopo Treviglio e Bergamo Meucci si trova Osio Sotto, con 91, mentre Ponte San Pietro è appena un gradino più sotto: 89. Stanno meglio - si fa per dire - Filago Centro e Calusco: 66 microgrammi per metro cubo.
(22/12/2007)
Wednesday, December 19, 2007
Isola: il tracciato della Pedemontana e della Dorsale
martedì, 18 dicembre 2007
Isola: il tracciato della Pedemontana e della Dorsale
Di Vercingetorix
E’ importante evidenziare le pesanti ripercussioni della Pedemontana sulla viabilità dell’Isola bergamasca, che interessano due aree. La prima (vedi prima immagine) è la parte terminale e meridionale dell’Isola bergamasca (comuni di Filago, Capriate e Bottanuco) che sarà attraversata dal tracciato della pedemontana vera e propria (il percorso è indicato con i bolli rossi). Ci sarà un nuovo casello autostradale in territorio di Osio Sotto, a meno di un chilometro a sud dell’Autostrada a4 (bollo giallo sulla destra in basso), subito dopo vi sarà un nuovo ponte sul fiume Brembo, e quindi vi sarà un’intersezione con l’attuale autostrada a4 (bolli blu) in comune di Filago, appena dopo il casello di Capriate (bollo verde), il tracciato prosegue verso nord aggirando l’abitato di Grignano sulla sinistra, attraversa la provinciale che da Capriate porta a Madone, e subito dopo verrà realizzato il nuovo casello autostradale di Filago (secondo bollo giallo) nel quale andrà anche a innestarsi la nuova dorsale dell’Isola (bollini viola). A questo punto la Pedemontana volgerà verso est passa sotto l’abitato della Frazione Cerro di Bottanuco per arrivare sul nuovo ponte sul fiume Adda (che è una delle opere più importanti e di maggiore impatto sull’ambiente) che sarà realizzato proprio là dove il fiume fa una piega secca (vedi la seconda immagine con la rappresentazione del ponte) e proseguirà in territorio di Colnago in provincia di Milano.
La dorsale dell’Isola
La seconda opera importante è la dorsale dell’Isola che spaccherà in due l’Isola con una linea da nord a sud. Nella mappa la strada indicata con i punti rossi. In pratica si tratta della congiunzione tra l’uscita in rotatoria dell’asse interurbano tra Bonate Sopra, la sovrapposizione con un tratto della nuova tangenziale sud di Terno d’Isola (bolli gialli, di cui abbiamo parlato qui) per proseguire con linea retta in direzione sud passando nei campi tra Chignolo e Bonate sotto, arrivando a lambire il comune di Madone in prossimità del torrente Dordo, per poi raccordarsi con il nuovo casello autostradale di Filago.
Come si vede un bel po’ di chilometri di strade e un bel po’ di superficie sottratta all’agricoltura, con grosse ripercussioni sull’ambiente dell’Isola, a fronte di un presumibile miglioramento della circolazione stradale in quest’area della Lombardia . Tutti coloro che sono proprietari di terreni nelle arre descritti farebbero bene a dare un’occhiata ai tracciati nelle mappe in alta risoluzione al sito della Pedemontana .
Isola: nel 2010 cantieri aperti per la Pedemontana
Dal sito della Provincia di Bergamo .
Si è avviata la fase di comunicazione finalizzata a garantire la conoscenza del progetto e lo stato di avanzamento del progetto. In questo senso, nel pomeriggio di mercoledì 12 dicembre, in Provincia, si è tenuto un incontro di presentazione del progetto rivolto alle parti sociali e ai sindaci del territorio.
All'incontro erano presenti: Valerio Bettoni, presidente Provincia di Bergamo; Felice Sonzogni, assessore provinciale al territorio e grandi infrastrutture; Raffaele Cattaneo, assessore regionale alle Infrastrutture e mobilità; Umberto Regaglia, direttore generale Autostrada Pedemontana Lombarda Spa; Antonio Rognoni, amministratore delegato Cal Spa; Fabio Terragni, presidente di Autostrada Pedemontana Lombarda Spa.
Il presidente Valerio Bettoni, manifestando la piena disponibilità alla collaborazione e al confronto con tutti gli enti coinvolti, ha evidenziato l'importanza dell'opera per il territorio bergamasco e lombardo e si è detto ottimista per quanto riguarda la chiusura dei cantieri prevista per il 2015.
Da parte sua, l'assessore regionale Raffaele Cattaneo, si è detto soddisfatto del lavoro fin qui fatto."Il nostro obiettivo è ambizioso ed è quello di trasferire la Pedemontana da simbolo dell'incapacità lombarda al suo esatto opposto, come esempio di lavoro fatto bene. Siamo fiduciosi per due motivi, il primo riguarda l'accordo di programma sottoscritto con il Ministro delle infrastrutture, il secondo l'approccio virtuoso e il fatto di essere riusciti a risparmiare 1,3 miliardi di euro di finanza pubblica rispetto al primo progetto approvato dal Cipe”.
Il sistema Pedemontano
Come ha sottolineato l'assessore Felice Sonzogni, il sistema Pedemontano si compone si un'autostrada che collega Busto Arsizio con l'autostrada A4, all'altezza di Osio Sotto, due tangenziali urbane (Varese e Como) e una fitta rete di interventi sulla viabilità minore, sia come nuove costruzioni che come riqualificazioni.
La tratta che interesserà la Bergamasca va da Vimercate a Osio Sotto, per 18,8 Km totali e comporta una spesa complessiva di 775 milioni di euro. L'opera più significativa sarà il ponte sul fiume Adda.
Il costo complessivo per la realizzazione di tutti i circa 150 km sarà di 4,1 miliardi di euro, di cui 1,2 di finanziamento pubblico. Il costo comprende anche gli interventi sulla rete stradale minore, le opere connesse, che per la Provincia di Bergamo riguardano la nuova strada denominata Dorsale dell'Isola e alcuni interventi di riqualificazione sull'asse rappresentato dalla strada provinciale 184 car (Capriate-Boltiere) e la strada comunale di via Europa a Zingonia.
"La sottoscrizione dell'accordo di programma tra il ministro alle Infrastrutture, i presidenti della Regione e delle Province, i sindaci e Autostrada Pedemontana Lombarda, impegna tutti sul fronte del fare - ha detto l'assessore Sonzogni -. Si avvia ora la fase di comunicazione finalizzata a garantire l'informazione sullo stato di avanzamento del progetto, l'illustrazione degli effetti concreti di miglioramento della mobilità e la conoscenza del progetto”.
Il tracciato sarà composto da: 66 km di autostrada a 2 corsie, 19 km a tre corsie e 70 km a una corsia.
Cronoprogramma della Pedemontana
nei primi mesi del 2008 saranno assegnati gli incarichi degli appalti di progettazione definiva del tracciato autostradale
nel 2009 approvazione dei progetti definitivi e avvio di 70 km di opere connesse e opere di compensazione ambientale
nel 2010 avvio dei cantieri dei sistemi Como - Varese
nel 2011 avvio dei cantieri dalla A9 a all'A4 (Osio Sotto)
nel 2013 apertura al traffico lotto 1, tangenziale di Como
nel 2014 apertura al traffico del lotto della tangenziale di Varese
nel 2015 apertura al traffico del sistema autostradale.
L'intera opera sarà percorsa in 60 minuti e le analisi hanno valutato le ricadute sui tempi di percorrenza in presenza e in assenza dell'autostrada Pedemontana al 2015: il tempo complessivo vedrebbe una riduzione degli spostamenti nell'area Pedemontana, di 45.000.000 ore all'anno che equivale a 700.000.000 di euro risparmiati.
Tutta la documentazione è sul sito della Pedemontana vedi qui.
Isola: il tracciato della Pedemontana e della Dorsale
Di Vercingetorix
E’ importante evidenziare le pesanti ripercussioni della Pedemontana sulla viabilità dell’Isola bergamasca, che interessano due aree. La prima (vedi prima immagine) è la parte terminale e meridionale dell’Isola bergamasca (comuni di Filago, Capriate e Bottanuco) che sarà attraversata dal tracciato della pedemontana vera e propria (il percorso è indicato con i bolli rossi). Ci sarà un nuovo casello autostradale in territorio di Osio Sotto, a meno di un chilometro a sud dell’Autostrada a4 (bollo giallo sulla destra in basso), subito dopo vi sarà un nuovo ponte sul fiume Brembo, e quindi vi sarà un’intersezione con l’attuale autostrada a4 (bolli blu) in comune di Filago, appena dopo il casello di Capriate (bollo verde), il tracciato prosegue verso nord aggirando l’abitato di Grignano sulla sinistra, attraversa la provinciale che da Capriate porta a Madone, e subito dopo verrà realizzato il nuovo casello autostradale di Filago (secondo bollo giallo) nel quale andrà anche a innestarsi la nuova dorsale dell’Isola (bollini viola). A questo punto la Pedemontana volgerà verso est passa sotto l’abitato della Frazione Cerro di Bottanuco per arrivare sul nuovo ponte sul fiume Adda (che è una delle opere più importanti e di maggiore impatto sull’ambiente) che sarà realizzato proprio là dove il fiume fa una piega secca (vedi la seconda immagine con la rappresentazione del ponte) e proseguirà in territorio di Colnago in provincia di Milano.
La dorsale dell’Isola
La seconda opera importante è la dorsale dell’Isola che spaccherà in due l’Isola con una linea da nord a sud. Nella mappa la strada indicata con i punti rossi. In pratica si tratta della congiunzione tra l’uscita in rotatoria dell’asse interurbano tra Bonate Sopra, la sovrapposizione con un tratto della nuova tangenziale sud di Terno d’Isola (bolli gialli, di cui abbiamo parlato qui) per proseguire con linea retta in direzione sud passando nei campi tra Chignolo e Bonate sotto, arrivando a lambire il comune di Madone in prossimità del torrente Dordo, per poi raccordarsi con il nuovo casello autostradale di Filago.
Come si vede un bel po’ di chilometri di strade e un bel po’ di superficie sottratta all’agricoltura, con grosse ripercussioni sull’ambiente dell’Isola, a fronte di un presumibile miglioramento della circolazione stradale in quest’area della Lombardia . Tutti coloro che sono proprietari di terreni nelle arre descritti farebbero bene a dare un’occhiata ai tracciati nelle mappe in alta risoluzione al sito della Pedemontana .
Isola: nel 2010 cantieri aperti per la Pedemontana
Dal sito della Provincia di Bergamo .
Si è avviata la fase di comunicazione finalizzata a garantire la conoscenza del progetto e lo stato di avanzamento del progetto. In questo senso, nel pomeriggio di mercoledì 12 dicembre, in Provincia, si è tenuto un incontro di presentazione del progetto rivolto alle parti sociali e ai sindaci del territorio.
All'incontro erano presenti: Valerio Bettoni, presidente Provincia di Bergamo; Felice Sonzogni, assessore provinciale al territorio e grandi infrastrutture; Raffaele Cattaneo, assessore regionale alle Infrastrutture e mobilità; Umberto Regaglia, direttore generale Autostrada Pedemontana Lombarda Spa; Antonio Rognoni, amministratore delegato Cal Spa; Fabio Terragni, presidente di Autostrada Pedemontana Lombarda Spa.
Il presidente Valerio Bettoni, manifestando la piena disponibilità alla collaborazione e al confronto con tutti gli enti coinvolti, ha evidenziato l'importanza dell'opera per il territorio bergamasco e lombardo e si è detto ottimista per quanto riguarda la chiusura dei cantieri prevista per il 2015.
Da parte sua, l'assessore regionale Raffaele Cattaneo, si è detto soddisfatto del lavoro fin qui fatto."Il nostro obiettivo è ambizioso ed è quello di trasferire la Pedemontana da simbolo dell'incapacità lombarda al suo esatto opposto, come esempio di lavoro fatto bene. Siamo fiduciosi per due motivi, il primo riguarda l'accordo di programma sottoscritto con il Ministro delle infrastrutture, il secondo l'approccio virtuoso e il fatto di essere riusciti a risparmiare 1,3 miliardi di euro di finanza pubblica rispetto al primo progetto approvato dal Cipe”.
Il sistema Pedemontano
Come ha sottolineato l'assessore Felice Sonzogni, il sistema Pedemontano si compone si un'autostrada che collega Busto Arsizio con l'autostrada A4, all'altezza di Osio Sotto, due tangenziali urbane (Varese e Como) e una fitta rete di interventi sulla viabilità minore, sia come nuove costruzioni che come riqualificazioni.
La tratta che interesserà la Bergamasca va da Vimercate a Osio Sotto, per 18,8 Km totali e comporta una spesa complessiva di 775 milioni di euro. L'opera più significativa sarà il ponte sul fiume Adda.
Il costo complessivo per la realizzazione di tutti i circa 150 km sarà di 4,1 miliardi di euro, di cui 1,2 di finanziamento pubblico. Il costo comprende anche gli interventi sulla rete stradale minore, le opere connesse, che per la Provincia di Bergamo riguardano la nuova strada denominata Dorsale dell'Isola e alcuni interventi di riqualificazione sull'asse rappresentato dalla strada provinciale 184 car (Capriate-Boltiere) e la strada comunale di via Europa a Zingonia.
"La sottoscrizione dell'accordo di programma tra il ministro alle Infrastrutture, i presidenti della Regione e delle Province, i sindaci e Autostrada Pedemontana Lombarda, impegna tutti sul fronte del fare - ha detto l'assessore Sonzogni -. Si avvia ora la fase di comunicazione finalizzata a garantire l'informazione sullo stato di avanzamento del progetto, l'illustrazione degli effetti concreti di miglioramento della mobilità e la conoscenza del progetto”.
Il tracciato sarà composto da: 66 km di autostrada a 2 corsie, 19 km a tre corsie e 70 km a una corsia.
Cronoprogramma della Pedemontana
nei primi mesi del 2008 saranno assegnati gli incarichi degli appalti di progettazione definiva del tracciato autostradale
nel 2009 approvazione dei progetti definitivi e avvio di 70 km di opere connesse e opere di compensazione ambientale
nel 2010 avvio dei cantieri dei sistemi Como - Varese
nel 2011 avvio dei cantieri dalla A9 a all'A4 (Osio Sotto)
nel 2013 apertura al traffico lotto 1, tangenziale di Como
nel 2014 apertura al traffico del lotto della tangenziale di Varese
nel 2015 apertura al traffico del sistema autostradale.
L'intera opera sarà percorsa in 60 minuti e le analisi hanno valutato le ricadute sui tempi di percorrenza in presenza e in assenza dell'autostrada Pedemontana al 2015: il tempo complessivo vedrebbe una riduzione degli spostamenti nell'area Pedemontana, di 45.000.000 ore all'anno che equivale a 700.000.000 di euro risparmiati.
Tutta la documentazione è sul sito della Pedemontana vedi qui.
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