Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Thursday, April 23, 2009

Italcementi: "Il piano industriale per l'impianto di Borgo"

Italcementi: "Il piano industriale per l'impianto di Borgo"


Il gruppo Italcementi, con sede a Bergamo, ha scritto al sindaco di Borgo San Dalmazzo Pier Paolo Varrone in merito al piano industriale dell'impianto borgarino a seguito della missiva inviata dallo stesso primo cittadino il 7 aprile scorso. Nella lettera Giorgio Ghinaglia, Vice Direttore Generale Italcementi Group e Direttore Zona Italia, presenta il piano industriale e scrive: "La grave crisi economica ha costretto anche Italcementi a rimodulare le proprie strategie produttive". E continua: "Il piano industriale che Italcementi ha previsto per la cementeria di Borgo San Dalmazzo - evidente nelle scelte fatte finora - si è bruscamente interrotto a causa delle oggettive e impreviste pesanti difficoltà del mercato". Difficoltà e crisi arrivate nonostante i molti investimenti fatti: 33milioni di euro investiti tra 1990 e 2004, 15 milioni di euro per nuovi ammodernamenti all'impianto per ridurre le emissioni in atmosfera e per opere collegate all'attività produttiva, oltre alle iniziative intraprese come 'giornate di porte aperte', monitoraggio on line delle emissioni della cementeria, le certificazioni ambientali e di qualità.

Italcementi ricorda poi che il 10 marzo, a seguito di incontri con rappresentanti locali, ha dato la propria disponbilità a continuare l'attività in cementeria mantenendo un deposito per la consegna dei prodotti proprio per avere un presidio per il mercato e dando così continuità lavorativa a una decina di persone distribuite su due turni: "Questa scelta è stata fatta nonostante le condizioni del settore edilizio siano ulteriormente deteriorate e nonostante gli impianti di Calusco d'Adda (Bg) e Novi Ligure (Al) siano in grado di soddisfare una buona parte delle attuali richieste del mercato dell'Italia Nord Occidentale". "Vi è una impossibilità oggettiva nel proseguire la produzione con la conseguente richiesta della cassa integrazione per due successivi periodi di 13 settimane" questo quanto si legge nel comunicato, spiegazione avallata dal fatto che la cementeria borgarina è tra quegli impianti tecnologicamente datati (avviata nel primissimo dopoguerra) che risulta agli ultimi posti a livello di performance produttive tra le cementerie italiane. "Questa mancanza di competitività la pone tra quelle che devono accollarsi il fermo della produzione durante le contrazioni di mercato" l'ultima riga della lettera.



F. A

Saturday, April 04, 2009

Non crediamo ci siano validi motivi perché Italcementi non rispetti gli impegni presi con il territorio negandoci le compensazioni ambientali (Confere





Non crediamo ci siano validi motivi perché Italcementi non rispetti gli impegni presi con il territorio negandoci le compensazioni ambientali (Conferenza stampa 28 febbraio 2009 a Calusco d’Adda).
Firmato dai comuni di
Paderno d’Adda,
Calusco d’Adda
Villa d’Adda
Sotto il Monte Giovanni XXIII
Terno d’Isola
Solza
Medolago
Suisio
Robbiate
Verderio superiore
Verderio inferiore
Merate
Imbersago
Cornate d’Adda

Provincia di Lecco

Parco Adda Nord
PLIS Monte Canto

Legambiente Bergamo

Agenda21 Isola Dalmine Zingonia


Oggi purtroppo, un esempio di relazioni tra una grande azienda come Italcementi - con un impianto molto impattante come la cementeria di Calusco d’Adda - ed il territorio circostante, rappresentato da una dozzina di Amministrazioni Comunali, da tre Province, da un Parco Regionale e da associazioni ambientaliste e sindacati, rischia di essere definitivamente compromesso dalla unilaterale decisione di Italcementi di rinviare sine die la definizione delle compensazioni ambientali da dedicare finalmente al territorio.

Italcementi gestisce la cementeria di Calusco d’Adda dagli anni ‘20. Quattro anni fa la parte principale dell’impianto è stata rifatta aumentandone l’efficienza e la redditività trasformando tra l’altro la cementeria anche in un inceneritore di rifiuti deturpando però irrimediabilmente il territorio circostante.

Come riportato anche da un recente comunicato stampa della stessa Italcementi, per decenni, fino al nuovo impianto appunto, Italcementi ha inquinato tra le due e le 10 volte più di quanto non faccia adesso; ha sfruttato le cave del territorio cambiandone definitivamente il paesaggio senza offrire per questo alcuna forma di compensazione al territorio stesso.

Finalmente, faticosamente con l’introduzione dell’uso dei rifiuti urbani come carburanti, i rappresentanti del territorio sono riusciti a proporsi come interlocutori di Italcementi.

Peccato però che Italcementi si sia dimostrata assolutamente inaffidabile: una volta ottenuta la sostanziale accettazione degli enti locali all’utilizzo appunto dei rifiuti solidi urbani nell’impianto di Calusco, ha deciso unilateralmente di non rispettare gli accordi presi e di rinviare, a data da destinarsi, la definizione delle compensazioni ambientali che ci attendevamo da anni.

La motivazione di questa decisione ci sembra ancora più sconcertante: Italcementi non ha fondi da destinare al territorio a causa della crisi che negli ultimi mesi si è abbattuta sull’economia mondiale.

Da anni, quando il mercato del cemento era florido, attendevamo queste compensazioni; perché Italcementi non ha provveduto prima della crisi a prevedere a bilancio i fondi necessari per le compensazioni ambientali?

Francamente facciamo inoltre fatica ad immaginare che una multinazionale che al 30 settembre scorso aveva dichiarato [fonte “Resoconto Intermedio di Gestione” ItalcementiGroup] un utile ante imposte di oltre 460 milioni di euro non riesca a trovare qualche briciola di quella enorme cifra da reinvestire sul territorio invece che restituirla agli azionisti.

Crediamo purtroppo, che al di là delle tante belle parole e dichiarazioni di principio sentite in questi anni, non vi sia da parte di Italcementi la volontà di affrontare con coraggio la questione di come ripagare un territorio da cui Italcementi ha preso molto ma a cui oggi non sembra intenzionata a restituire nulla.

Ci sembra offensiva e immotivata la caparbietà con cui l’azienda si rifiuta di definire persino il valore economico complessivo delle compensazioni, che consentirebbe di valutarne la reale incidenza sul bilancio e sugli investimenti e di capire se stiamo discutendo di reali difficoltà o di mancanza di serietà.

Le amministrazioni locali pertanto esprimono il proprio disappunto per questa incomprensibile scelta di Italcementi; chiedono un rapido ripensamento alla società.






A partire dal 2005 un cospicuo gruppo di amministrazioni comunali, associazioni ambientaliste, esperti a rappresentanza del territorio su cui maggiormente impatta l’attività del polo cementiero di Calusco d’Adda hanno lavorato insieme per meglio capire le nuove politiche industriali dalla fabbrica di Calusco d’Adda e, ove possibile, indirizzare la ditta ad una riduzione della pressione generata da Italcementi.

Ecco in sintesi alcuni passaggi chiave:

inverno 2005 – presentazione da parte di Agenda21 Isola dalmine zingonia del piano di lavoro denominato “verso un patto territoriale per un sistema di compensazioni ambientali”. Approvato in sedi diverse dai comuni Comunità Isola Bergamasca e altri comuni provincie Milano e Lecco

settembre 2005 – sottoscrizione da parte di tutti i componenti il tavolo di un documento inerenti gli aspetti da approfondire nello Studio Impatto Ambientale e indipendentemente da questo, consegnato alla Ditta

ottobre 2005 – riposte e controproposte Ditta a documento tavolo, con indicazione necessità avvio stesura protocollo di sperimentazione

gennaio 2006 – osservazioni del tavolo alle integrazioni allo Studio Impatto Ambientale

gennaio 2006 - osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale

febbraio 2006 – stesura e consegna brevi mano alla Ditta delle proposte di compensazione ambientale in relazione al sistema dei combustibili oggetto di conferenza di concertazione svolta in Regione lombardia

luglio 2006 – risposta ditta alle osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale

luglio 2006 – parere enti locali alla conferenza di servizi pel l’ottenimento dell’autorizzazione ambientale integrata

ottobre 2006 – costituzione “osservatorio tecnico scientifico permanente” per la definizione del protocollo di sperimentazione del CDR e promozione verifica degli interventi di compensazione concordati con la ditta

novembre 2006 – sottoscrizione protocollo di sperimentazione CDR

luglio 2007 – rinuncia volontaria della Ditta all’uso di Ecofluid e Rasf

inverno 2008 – analisi prima fase introduzione CDR e approvazione valutazione esiti da parte di tavolo politico

estate 2008 – consegna formale alla Ditta delle proposte di compensazioni ambientali collegate all’uso del CDR

Tuesday, March 24, 2009

Italcementi avvia impianto in Arabia, ma Credit Suisse consiglia cautela23/03/2009Buone nuove per Italcementi. Attraverso la jv paritetica con Arabian

Italcementi avvia impianto in Arabia, ma Credit Suisse consiglia cautela23/03/2009Buone nuove per Italcementi. Attraverso la jv paritetica con Arabian Cement Company, ha avviato l'impianto di calcestruzzo di Rabigh in Arabia Saudita che avrà una capacità di circa 1 milione di metri cubi. In Borsa il titolo della società del cemento si conferma in rialzo del 2,48% a 7,63 euro, ma guadagna meno dell'intero listino (+4,62% l'S&P/Mib).

Questo primo impianto della joint venture italo-saudita è stato realizzato per sostenere la forte domanda generata dai lavori per la costruzione di King Abdullah Economic City, il maggiore dei sei progetti di nuove città ideati e promossi direttamente dal sovrano saudita allo scopo di modernizzare le infrastrutture e creare moderni centri urbani nel Paese.

Nonostante questa nuova opportunità per Italcementi, Credit Suisse ha ridotto il target price dell'azione oggi a 7 euro da 9 euro dopo aver tagliato le stime di Eps 2009-2010 rispettivamente del 21% a 0,55 euro per azione e del 27% a 0,60 euro alla luce dei risultati 2008 della società e dell'impatto legato all'operazione di fusione con Ciments Francais.

Sono state ridotte anche le previsioni su volumi, prezzi e margini in alcuni dei mercati dove opera il gruppo (specialmente Italia, Francia, Spagnia, Nord America e Tailandia). "Ci aspettiamo che l'Ebitda del gruppo quest'anno scenda del 18% a 916 milioni di euro dal momento che il calo dei costi energetici e il taglio dei costi saranno controbilanciati dal leverage operativo con volumi e prezzi più bassi in alcuni mercati".

Rating neutral confermato sul titolo per cui è probabile, secondo l'analisi tecnica, un consolidamento sopra quota 7,55 euro. Nuova positività sopra 7,80 euro con obiettivo 7,90 euro. Indebolimento invece sotto 7,55, con possibilità di discesa fino a 7,45 euro.

Italcementi sbarca in Arabia Saudita

La joint venture - International City for Concrete, joint venture nel settore del calcestruzzo tra Italcementi e Arabian Cement Company, ha inaugurato in Arabia Saudita a Rabigh uno dei più grandi impianti di calcestruzzo esistenti al mondo. Servirà a "alimentare" i lavori di costruzione della nuova metropoli King Abdullah Economic City.
Italcementi sbarca in Arabia Saudita per costruire una città da re


International City for Concrete, joint venture partitetica nel settore del calcestruzzo tra Italcementi e Arabian Cement Company, ha inaugurato in Arabia Saudita a Rabigh (circa 90 km a nord di Jeddah) uno dei più grandi impianti di calcestruzzo esistenti al mondo.
Questo primo impianto della JV italo-saudita è stato realizzato per sostenere la forte domanda generata dai lavori per la costruzione di King Abdullah Economic City, il maggiore dei sei progetti di nuove città ideati e promossi direttamente dal sovrano saudita allo scopo di modernizzare le infrastrutture e creare moderni centri urbani in un Paese con uno dei tassi di crescita demografica più elevati al mondo (3% annuo).
L’impianto, situato al confine settentrionale dell’insediamento di King Abdullah Economic City in prossimità delle aree destinate al porto e alle zone industriali, ha una capacità di circa 1 milione di metri cubi, una dimensione tale che pone questa struttura ai vertici mondiali per capacità produttiva.
I progetti di sviluppo di International City for Concrete prevedono una veloce estensione dell’attività nell’area occidentale del Regno, coinvolgendo nei prossimi 3 anni le aree di Jeddah, Mecca, Taif e Medina con la realizzazione di nuovi impianti dedicati a tali mercati.

La mappa interattiva di King Abdullah City

I video del progetto

Friday, March 06, 2009

LINEA DURA CONTRO L'ITALCEMENTI

CALUSCO



I sindaci del territorio in conferenza stampa per ri-chiedere le compensazioni ambientali
LINEA DURA CONTRO L'ITALCEMENTI
Il sindaco Colleoni: «D'ora in poi il nostro atteggiamento sarà più attento e critico»
Calusco d'Adda
Linea dura da parte di 12 comuni del territorio, dell'Agenda 21 e di Legambiente verso Italcementi.

INQUINAMENTO: SIAMO GIÀ FUORI LEGGE

INQUINAMENTO: SIAMO GIÀ FUORI LEGGE

Merate
Un cielo di piombo, nero di smog, sovrasta Merate: inizio decisamente drammatico, sotto il profilo dell'inquinamento ...


Nanopatologie e bugie nel Paese dei Nani

Nanopatologie e bugie nel Paese dei Nani
Hermes Pittelli






Nel Paese dei nani (il nostro, purtroppo non è una favola) di nanopatologie – e di bugie – si muore.
Questo amaro risveglio alla realtà vi può capitare durante la presentazione di un libro. A caso, Perdas De Fogu di Massimo Carlotto. Credete di trascorrere un paio d’ore piacevoli tra discorsi letterari in compagnia del Re del noir mediterraneo, invece vi allarmate e vi rendete conto che in una libreria qualcuno tenta disperatamente di informarvi su quello che i politicanti, le grandi aziende e la criminalità organizzata ordiscono ai vostri danni per sete di soldi.
Vi accorgete che in quelle due ore si fa politica vera (nell’accezione etimologica del termine), si partecipa ad un flusso di coscienza civile e resistenza sociale per non lasciarsi come sempre fagocitare passivamente dai famigerati ‘poteri forti’, così definiti in modo furbo da chi non vuole far emergere la verità. Ma i mostri che insieme formano il Leviatano incombente su tutti noi hanno nomi e cognomi e sono identificabili. Peccato che i cani da guardia della democrazia siano assopiti o felicemente al guinzaglio dei nuovi padroni della nostre sorte e in definitiva delle nostre vite.

Tanto per fare un esempio, leggo (riesco ancora – beata ingenuità senile – ad allibire) a pagina 25 (sigh!!!) dell’autorevole quotidiano La Repubblica di venerdì 13 febbraio 2009 una notiziola sbattuta in taglio medio laterale tra le brevi: “Viterbo, altro militare morto per possibile contaminazione da uranio impoverito (http://www.nanodiagnostics.it/Caso.aspx?ID=10). Lo denuncia la sorella della vittima. Il militare, originario di Montefiascone, aveva 31 anni ed è deceduto il 10 giugno 2008. La notizia è stata resa pubblica solo ora. Aveva prestato servizio nel poligono di Perdasdefogu in Sardegna”.
Sobbalzo. E, povero me, mi chiedo come mai (ma forse sarò smentito nei prossimi giorni) una notizia del genere finisca tra le brevi, invece di fornire il là per un’inchiesta spietata sull’argomento.


Il romanzo, questo sì inchiesta, di Carlotto è ambientato, pura coincidenza, in Sardegna, attorno al poligono di Salto di Quirra. Zona nella quale una coraggiosa ricercatrice veterinaria

sta conducendo uno studio sugli effetti dell’inquinamento bellico ai danni degli animali.
E dalla fiction (mica tanto), si passa traumaticamente alla realtà. Perché il famigerato poligono esiste realmente ed è il terzo poligono interforze più importante del mondo (composto da due aree distinte: il Poligono "a terra", con sede a Perdasdefogu (NU) e il Poligono "a mare", con sede a Capo San Lorenzo); perché all’interno del perimetro del poligono vengono realizzati esperimenti con razzi, missili e ralative insatallazioni, con materiali d’armamento di lancio e caduta, perché il poligono è una base d’appoggio Nato che avrebbe dovuto essere dismessa (si tratta però di demanio militare) come da promessa ai cittadini, ma che invece continuerà a svolgere indistubata la propria attività (ancora di più adesso, dopo la vittoria del Pdl alle regionali), visto che tra l’altro diventerà anche testa di ponte per eventuali missioni militari (militari, per i più distratti) in Africa sotto l’egida atlantica.
E a proposito di buone notizie, la base Nato di Vicenza sarà raddoppiata, anche qui in barba alla volontà popolare, quella di Aviano continua a custodire soavemente nel proprio ventre testate nucleari e, udite udite, una nuova di zecca sorgerà in Trentino, altra regione (come la Sardegna) a vocazione prevalentemente turistica.
Qualcuno potrebbe commentare “Embé?”. Cosa c’entra tutto questo con la salute dei cittadini, la salvaguardia dell’ambiente e la fortuna delle attività turistiche?


Entrano in gioco le famigerate nanoparticelle e le nanopatologie che danno il titolo a questo accorato sfogo più che articolo.
Entrano in gioco due scienziati di stanza a Modena, Stefano Montanari (direttore scientifico della Nanodiagnostics, autore tra l’altro del volume scientifico ‘Il girone delle polveri sottili’ che ha ispirato Carlotto) e sua moglie Antonietta Gatti (ricercatrice dell'Università di Modena e Reggio Emilia, nonché genitrice della materia), di cui forse l’opinione pubblica non sa nulla perché la politica e la (dis)informazione italiane tentano con accurata opera di cancellarli.
Ad esempio, alle recenti elezioni poltiche, Stefano Montanari era uno dei 15 candidati alla carica di premier, ma sfido chiunque a rammentare se i vari tg o giornali italiani gli abbiano concesso lo spazio garantito dalla Costituzione e dalle leggi.
Dunque, Stefano Montanari e Antonietta Gatti sono i pù autorevoli studiosi ed esperti (cliccate sui link in alto a destra per farvi un’idea precisa del loro fondamentale quanto oscuro lavoro) delle nanoparticelle e delle nanopatologie. Per evitare di propinarvi sciocchezze, cito direttamente loro per la sintetica spiegazione dei concetti: “Per "nanopatologie" s'intendono le malattie provocate da micro e nanoparticelle inorganiche che sono riuscite, per inalazione od ingestione, ad insinuarsi nell’organismo e si sono stabilite in un organo o in un tessuto. Le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagl’incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. In genere, le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e degl’inceneritori.
I concetti fondamentali da ricordare sono:
1. Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato.
2. Più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte.
3. Più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti.
4. Non esistono meccanismi biologici od artificiali conosciuti capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato sequestrato da un organo o un tessuto”.


Ora, è facile intuire che chi vive (o tenta di sopravvivere) nei pressi di inceneritori (termovalorizzatori, nell’eufemistica e ipocrita definizione dei politici), cementifici, fonderie, basi militari, ma anche arterie stradali o ferroviarie o aeroporti, non può abbandonarsi a manifestazioni di giubilo. Ma nemmeno il resto della popolazione può sospirare di sollievo. Perché le infide nanoparticelle hanno la sinistra prerogativa, una volta disperse nell'aria, di scendere dall'alto verso il basso e depositarsi sulle coltivazioni, sui terreni, nelle falde acquifere.



Verità scomode abilmente occultate. Politici e la maggior parte dei media italiani sono maestri in quest’opera di obnubilamento delle coscienze e delle menti dei cittadini. Perché lo fanno?
Naturale, perché di solito (sempre) hanno bisogno di coprire con un velo di ipocrisia accettabile un business criminale e gigantesco. Per dirla volgarmente, per coprire un enorme giro di denaro sporco originato da azioni illegali ai danni della salute e del portafoglio delle persone normali, cittadini che devono restare agnostici e passivi.

La globalizzazione si è rivelata la migliore invenzione per la criminalità organizzata, per le mafie mondiali perché ha moltiplicato a dismisura i mercati e le opportunità di guadagno. Il centro del Mediterraneo, tra l'altro, è l'area preferita dai criminali di ogni latitudine per il riciclo del denaro sporco.
Una torta avvelenata (in tutti i sensi) per gli esseri umani onesti e inconsapevoli, ma appetibile e irrinunciabile per le varie cupole e per politici, governi, industrie farmaceutiche e alimentari, grandi aziende che in modo vorace partecipano compiacenti e conniventi a questo demoniaco banchetto.


Altra piccola digressione: sapete perché è scoppiato l’infetto bubbone della ‘monnezza’ in Campania? Non si tratta di un’emergenza improvvisa, ma di un disegno studiato e orchestrato nei minimi particolari. La Campania è stata scelta perché più di altre è la Regione che incarna i vizi italici: la pigrizia, il fatalismo, la furbizia dalla vista e dalle gambe corte, il disinteresse per la cosa e i beni pubblici. In questo quadro è stato facile riversare sul territorio veleni e rifiuti tossici e poi sfruttare la gran cassa mediatica per urlare: “Vedete? Anche voi rischiate la stessa fine se non ci permettete di costruire gli inceneritori!”. Ecco svelato l’inghippo: il colossale affare legato agli appalti della costruzione di nuovi inceneritori su tutto il territorio nazionale. Ma come abbiamo visto gli inceneritori non risolvono affatto il problema dello smaltimento di rifiuti, sono solo degli strumenti altamenti inquinanti, forieri di malattie e morte. Eppure (cliccate sempre in alto a destra sul sito dei comuni virtuosi) un’altra via, efficace, è possibile attraverso la vera raccolta differenziata e il riciclo. Informiaci per agire.


Amaro epilogo: calato un triste sipario su politici e governanti (perché non li cacciamo a pedate? Per loro servirebbero davvero i fogli di via), tra gli imputati spiccano i media, rei di intontirci con il gossip (le tette del Grande Fratello o gli eliminati di X Factor), con i continui Morboselli (servizi morbosi di cronaca nera, conio Carlotto) per evitare di affrontare le vere inchieste di cui dovrebbero occuparsi. La fine è nota, lampante come la Verità. I media sono concentrati nelle mani di pochi editori tutt’altro che puri, editori che allungano i propri arti vogliosi in altri settori (altamente remunerativi) che hanno nulla da spartire con l’informazione. Le riunioni di redazione partono dal presupposto che non si pubblicano notizie potenzialmente scomode o pericolose per il Padrone; altro principio sacro e inviolabile: non si pubblicano e nemmeno si pensano inchieste imbarazzanti sui comportamenti poco virtuosi degli inserzionisti; quelli che pagano l’invadente pubblicità sui giornali e sulle televisioni, quelli che assicurano i reali introiti ai media. Quindi, perché difendere i diritti e gli interessi dello sventurato e squattrinato cittadino/lettore (se alfabetizzato e disposto a leggere, ovvio), quando la ciotola con il cibo è garantita da altre ‘entità’?
Per documentarvi sul laocontico intreccio tra editoria e affarismo vi consiglio l’ottimo e rigoroso libro inchiesta di Giulio Sensi “Informazione, istruzioni per l’uso” (Ed. Altreconomia) di cui trovate uno stralcio che comunque rende bene l’idea sul numero di febbraio di Altreconomia (sito: http://www.altreconomia.it/site/).


Purtroppo viviamo davvero nella Repubblica delle banane, siamo il Paese dei Nani al potere (e non solo per la statura fisica…). Come dice ogni tanto con sarcasmo una donna di Puglia: “Anche come rape, non siete certo delle cime…”.
Il guaio è che sono avvolti nella più bieca furbizia, la tipica maschera che occulta la mancanza di intelligenza e la palese voracità di denaro. Ma ogni cittadino, informandosi e costruendo reti virtuose, li può denudare e inchiodare alle proprie responsabilità. Per immaginare e realizzare concretamente un futuro migliore, un Paese finalmente progredito in senso umano, civile, democratico.
Almeno proviamoci, per non macerarci nel rimorso quando il Tempo sarà scaduto.

Thursday, March 05, 2009

SMOG. FORMIGONI: NUOVI INCENTIVI E PIU´ CONTROLLI

SMOG. FORMIGONI: NUOVI INCENTIVI E PIU´ CONTROLLI
L´ANNUNCIO DOPO LA RIUNIONE CON SINDACI DELL´AREA CRITICA CONTRIBUTI DELLA REGIONE AI COMUNI PER I COSTI DELL´OPERAZIONE

Milano, 4 marzo 2009 - Più controlli sulle strade della Lombardia e sugli impianti di riscaldamento per ridurre l´inquinamento atmosferico. Nuovi incentivi regionali e nuove norme sulle emissioni nell´agricoltura e negli allevamenti, che già la Giunta di oggi varerà. Sono le principali decisioni annunciate dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, al termine della riunione con un primo gruppo di sindaci dell´area critica convocati oggi a Palazzo Pirelli. Al vertice, cui hanno partecipato gli assessori regionali alla Qualità dell´Ambiente, Massimo Ponzoni, e alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia Locale, Stefano Maullu, erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, il presidente di Anci Lombardia e sindaco di Lodi, Lorenzo Guerini, e gli amministratori di Brescia, Bergamo, Cremona, Monza, Rho, Segrate, Bollate, Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni, Cologno Monzese e Paderno Dugnano. Controlli - Regione Lombardia è pronta a concedere contributi ai Comuni perché possano coprire la parte di costi non coperta dalle sanzioni di questa intensificazione degli accertamenti sui veicoli che non rispettano la legge regionale. "I Comuni potranno effettuare questa operazione ad ´impatto zero´ - ha spiegato Formigoni - in quanto Regione Lombardia si farà carico di sostenere i costi non coperti dagli introiti delle sanzioni: serve uno sforzo da parte di tutti - ha aggiunto il presidente - e strumenti di emergenza per affrontare una situazione che è tale ma non soltanto per la Lombardia". Oltre ai Comuni, coinvolti attraverso le Polizie Locali, il presidente Formigoni ha consultato i prefetti lombardi per chiedere controlli più severi anche alla Polizia Stradale per ridurre la velocità dei veicoli sulle autostrade. Il presidente Formigoni, riscontrando la massima condivisione delle proposte poi diventate impegno comune, ha sottolineato che la situazione di criticità dell´inquinamento atmosferico in Lombardia è - nei primi due mesi del 2009 - peggiore rispetto allo stesso periodo del 2008 ma migliore rispetto al 2006 e identica a quella degli anni precedenti (2003, 2004, 2005, e anche 2007). "Non siamo la maglia nera né in Italia, né in Europa - ha detto Formigoni - tanto che altre città come Torino, Venezia, Parigi e Londra stanno peggio di noi". La legge regionale sull´aria (n. 24/2006) "è una buona legge - ha aggiunto Formigoni - e ai contravventori diciamo: cadrete sotto i nostri controlli". In Lombardia esistono circa 300 mila veicoli soggetti al fermo della circolazione. Già a partire dai prossimi giorni sono previsti ulteriori 30. 000 controlli sui veicoli e 18. 000 sugli impianti di riscaldamento. Dal prossimo autunno - è confermato - il divieto di circolazione negli orari stabiliti dalla legge regionale (7. 30 - 19. 30 dal 15 ottobre al 15 aprile) verrà esteso ai veicoli diesel Euro 2. Nuovi Incentivi E Nuove Norme - Per quanto concerne le azioni che Regione Lombardia intende intraprendere, il presidente ha sottolineato che la Giunta regionale sta lavorando per definire normative finalizzate a favorire il risparmio energetico in edilizia, maggiori restrizioni per le emissioni provocate da biomasse e gasolio, sviluppo di azioni sulla cosiddetta "Area vasta" per ottenere risultati ancor più significativi. Gia da domani l´esecutivo lombardo introdurrà nuovi incentivi per l´utilizzo dei Filtri Anti Particolato (Fap) e per i veicoli ecologici, norme per ridurre le emissioni nei settori dell´agricoltura e dell´allevamento e, più in generale, provvedimenti che incoraggino comportamenti virtuosi da parte dei cittadini lombardi. Proposte Al Governo - Nei confronti del Governo, in particolare riferendosi al Ministero dell´Ambiente, Regione Lombardia ha chiesto di regolamentare a livello nazionale la materia degli oli combustibili - su cui la Regione si è già dotata di una sua legge - così come per le pompe di calore e, soprattutto, sugli impianti industriali, sui quali la Regione non ha diretta competenza rientrando invece tra quelle dell´esecutivo nazionale. E´ il caso di raffinerie o centrali termoelettriche per le quali in Lombardia esistono limiti severi alle emissioni ma non è così a livello statale. Il presidente Formigoni ha anche chiesto più incentivi al trasporto collettivo, sostegno al risparmio energetico e, visto che anche a livello nazionale è stato costituito un Tavolo Aria, di avere voce anche in quella sede. Richieste All´unione Europea - Nei confronti dell´Unione Europea, Formigoni ha detto che "il bilancio Ue sul tema dell´inquinamento è insufficiente: l´Europa non può limitarsi a inviare ammonimenti, comminare sanzioni e poi chiamarsi fuori, deve sostenere con fondi propri la lotta all´inquinamento". "Chiediamo modifiche - ha aggiunto - per regolamentare le emissioni delle centrali, visto che la Ue tollera limiti doppi rispetto a quelli vigenti in Regione Lombardia, e per l´inquinamento provocato dagli autoveicoli". I problemi dello smog toccano, in Italia, 20 Regioni su 22 (sono escluse solo la Calabria e la Basilicata). .

Wednesday, March 04, 2009

Smog ancora alle stelle Ma giovedì arriva la neve

Smog ancora alle stelle
Ma giovedì arriva la neve


Ancora smog alle stelle, ma la pioggia dei prossimi giorni dovrebbe aiutare a ripulire l'aria dalle pm10 ormai da giorni a liveli record. Non cessa l'allarme per l'alta presenza di polveri sottili nell'aria oltre il livello di guardia dei 50 microgrammi per metrocubo sia in città che in provincia. Secondo le centraline dell'Arpa, in base ai rilevamenti di lunedì 2 marzo, l'aria è inquinatissima: a Bergamo la centralina di via Garibaldi segna 105 di PM10, il triplo della norma.
Va male anche in provincia: a Filago siamo a 66 microgrammi per metrocubo, 96 a Treviglio, 86 a Calusco.

La pioggia però potrebbe sanare la stuazione: il maltempo continuerà con nuova acqua e da giovedì aria fredda in quota che porterà la neve sotto i 1000 metri, e forse anche nei fondovalle. Le piogge si faranno quindi più continue e persistenti fino a giovedì, quando il fronte della perturbazione transiterà sul Nord Italia. L’aria è ben stratificata sulla nostra provincia: martedì sera si andava dai +8 °C di Bergamo, ai +6 °C di Zogno, ai +4 °C di Olmo, e su questo gradiente giocherà bene la neve, attesa quindi dai 1000 metri attuali fino alle quote di fondovalle.

Per ridurre comunque l'inquinamento atmosferico, la Regione Lombardia ha previsto più controlli sulle strade e sugli impianti di riscaldamento. Previsti anche nuovi incentivi e nuove norme sulle emissioni nell'agricoltura e negli allevamenti, che già la Giunta di mercoledì 4 marzo varerà. «Regione Lombardia - spiega il Pirellone - è pronta a concedere contributi ai Comuni perché possano coprire la parte di costi non coperta dalle sanzioni di questa intensificazione degli accertamenti sui veicoli che non rispettano la legge regionale. I Comuni potranno effettuare questa operazione ad "impatto zero" - ha spiegato il presidente Roberto Formigoni - in quanto Regione Lombardia si farà carico di sostenere i costi non coperti dagli introiti delle sanzioni: serve uno sforzo da parte di tutti e strumenti di emergenza per affrontare una situazione che è tale ma non soltanto per la Lombardia».

In Lombardia esistono circa 300 mila veicoli soggetti al fermo della circolazione. Già a partire dai prossimi giorni sono previsti ulteriori 30.000 controlli sui veicoli e 18.000 sugli impianti di riscaldamento.
Dal prossimo autunno - è confermato - il divieto di circolazione negli orari stabiliti dalla legge regionale (7.30 - 19.30 dal 15 ottobre al 15 aprile) verrà esteso ai veicoli diesel Euro 2.

Per quanto concerne le azioni che Regione Lombardia intende intraprendere, il presidente ha sottolineato che la Giunta regionale sta lavorando per definire normative finalizzate a favorire il risparmio energetico in edilizia, maggiori restrizioni per le emissioni provocate da biomasse e gasolio, sviluppo di azioni sulla cosiddetta ´Area vastaª per ottenere risultati ancor più significativi.

Tuesday, March 03, 2009

LINEA DURA CONTRO L'ITALCEMENTI

CALUSCO

I sindaci del territorio in conferenza stampa per ri-chiedere le compensazioni ambientali
LINEA DURA CONTRO L'ITALCEMENTI
Il sindaco Colleoni: «D'ora in poi il nostro atteggiamento sarà più attento e critico»
Calusco d'Adda
Linea dura da parte di 12 comuni del territorio, dell'Agenda 21 e di Legambiente verso Italcementi.

Calusco d'Adda: le amministrazioni locali chiedono compensazioni ambientali da parte di Italcementi

Calusco d'Adda: le amministrazioni locali chiedono compensazioni ambientali da parte di Italcementi Scritto da Francesco Oddo
Sabato 28 Febbraio 2009 20:20
Si è svolta alle ore 10.30 nell'aula consiliare del comune di Calusco d'Adda la conferenza stampa indetta per discutere i risultati e le richieste del tavolo tecnico aperto da 5 anni.

Il tavolo tecnico è stato istituito cinque anni fa da Calusco d’Adda, Carvico, Villa d’Adda, Sotto il Monte Giovanni XXIII, Terno d’Isola, Solza, Medolago, Suisio, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio superiore, Verderio inferiore,Merate, Imbersago, Cornate d’Adda, Provincia di Lecco, Parco Adda Nord, PLIS Monte Canto, Legambiente Bergamo, Legambiente Meratese, Agenda21 Isola Dalmine Zingonia, per dialogare con Italcementi a proposito dello stabilimento di Calusco e delle sue emissioni nell’ambiente.

Le richieste del tavolo tecnico sono state in parte ascoltate dalla direzione di Italcementi, infatti con dati alla mano Italcementi ha dimostrato che le emissioni rientrano tutte nella norma, ma quando si è parlato di investire degli utili in compensazioni ambientali Italcementi ha risposto che in questo momento non ci sono i fondi necessari in seguito alla crisi finanziaria che sta investendo tutte le aziende.

Il mea culpa arriva dal sindaco di Calusco Roberto Colleoni, che ammette candidamente - tra le amministrazioni comunali e la Italcementi non c'è nessun accordo scritto" -"adesso è venuta l'ora di fare un accordo scritto".

In questo arco di tempo Italcementi ha chiesto ed ottenuto dalla Provincia di Bergamo e dalla Regione le autorizzazioni necessarie per bruciare rifiuti urbani, la cui quota è aumentata nel corso degli anni, aumentando di fatto le entrate.

Dal dibattito è emerso che le emissioni di Italcementi sono si a norma, ma che in ogni caso emette 320mila metri cubi di aria a ottanta gradi di temperatura all’ora non proprio definibili aria di montagna.

Allo stato attuale del tavolo tecnico le amministrazioni e gli enti coinvolti hanno ben poche speranze di risovere in modo positivo le richieste avanzate a Italcementi se non con delle manifestazioni che attirino i media sul problema.

14 Sindaci a Italcementi: rispetti gli impegni presi

14 Sindaci a Italcementi:rispetti gli impegni presi






A partire dal 2005 un cospicuo gruppo di amministrazioni comunali, associazioni ambientaliste, esperti a rappresentanza del territorio su cui maggiormente impatta l’attività del polo cementiero di Calusco d’Adda hanno lavorato insieme per meglio capire le nuove politiche industriali dalla fabbrica di Calusco d’Adda e, ove possibile, indirizzare la ditta ad una riduzione della pressione generata da Italcementi.



Ecco in sintesi alcuni passaggi chiave:



inverno 2005 – presentazione da parte di Agenda21 Isola dalmine zingonia del piano di lavoro denominato “verso un patto territoriale per un sistema di compensazioni ambientali”. Approvato in sedi diverse dai comuni Comunità Isola Bergamasca e altri comuni provincie Milano e Lecco



settembre 2005 – sottoscrizione da parte di tutti i componenti il tavolo di un documento inerenti gli aspetti da approfondire nello Studio Impatto Ambientale e indipendentemente da questo, consegnato alla Ditta



ottobre 2005 – riposte e controproposte Ditta a documento tavolo, con indicazione necessità avvio stesura protocollo di sperimentazione



gennaio 2006 – osservazioni del tavolo alle integrazioni allo Studio Impatto Ambientale



gennaio 2006 - osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale



febbraio 2006 – stesura e consegna brevi mano alla Ditta delle proposte di compensazione ambientale in relazione al sistema dei combustibili oggetto di conferenza di concertazione svolta in Regione lombardia



luglio 2006 – risposta ditta alle osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale



luglio 2006 – parere enti locali alla conferenza di servizi pel l’ottenimento dell’autorizzazione ambientale integrata



ottobre 2006 – costituzione “osservatorio tecnico scientifico permanente” per la definizione del protocollo di sperimentazione del CDR e promozione verifica degli interventi di compensazione concordati con la ditta



novembre 2006 – sottoscrizione protocollo di sperimentazione CDR



luglio 2007 – rinuncia volontaria della Ditta all’uso di Ecofluid e Rasf



inverno 2008 – analisi prima fase introduzione CDR e approvazione valutazione esiti da parte di tavolo politico



estate 2008 – consegna formale alla Ditta delle proposte di compensazioni ambientali collegate all’uso del CDR

Oggi purtroppo, un esempio di relazioni tra una grande azienda come Italcementi - con un impianto molto impattante come la cementeria di Calusco d’Adda - ed il territorio circostante, rappresentato da una dozzina di Amministrazioni Comunali, da tre Province, da un Parco Regionale e da associazioni ambientaliste e sindacati, rischia di essere definitivamente compromesso dalla unilaterale decisione di Italcementi di rinviare sine die la definizione delle compensazioni ambientali da dedicare finalmente al territorio.



Italcementi gestisce la cementeria di Calusco d’Adda dagli anni ‘20. Quattro anni fa la parte principale dell’impianto è stata rifatta aumentandone l’efficienza e la redditività trasformando tra l’altro la cementeria anche in un inceneritore di rifiuti deturpando però irrimediabilmente il territorio circostante.



Come riportato anche da un recente comunicato stampa della stessa Italcementi, per decenni, fino al nuovo impianto appunto, Italcementi ha inquinato tra le due e le 10 volte più di quanto non faccia adesso; ha sfruttato le cave del territorio cambiandone definitivamente il paesaggio senza offrire per questo alcuna forma di compensazione al territorio stesso.



Finalmente, faticosamente con l’introduzione dell’uso dei rifiuti urbani come carburanti, i rappresentanti del territorio sono riusciti a proporsi come interlocutori di Italcementi.



Peccato però che Italcementi si sia dimostrata assolutamente inaffidabile: una volta ottenuta la sostanziale accettazione degli enti locali all’utilizzo appunto dei rifiuti solidi urbani nell’impianto di Calusco, ha deciso unilateralmente di non rispettare gli accordi presi e di rinviare, a data da destinarsi, la definizione delle compensazioni ambientali che ci attendevamo da anni.



La motivazione di questa decisione ci sembra ancora più sconcertante: Italcementi non ha fondi da destinare al territorio a causa della crisi che negli ultimi mesi si è abbattuta sull’economia mondiale.



Da anni, quando il mercato del cemento era florido, attendevamo queste compensazioni; perché Italcementi non ha provveduto prima della crisi a prevedere a bilancio i fondi necessari per le compensazioni ambientali?



Francamente facciamo inoltre fatica ad immaginare che una multinazionale che al 30 settembre scorso aveva dichiarato [fonte “Resoconto Intermedio di Gestione” ItalcementiGroup] un utile ante imposte di oltre 460 milioni di euro non riesca a trovare qualche briciola di quella enorme cifra da reinvestire sul territorio invece che restituirla agli azionisti.



Crediamo purtroppo, che al di là delle tante belle parole e dichiarazioni di principio sentite in questi anni, non vi sia da parte di Italcementi la volontà di affrontare con coraggio la questione di come ripagare un territorio da cui Italcementi ha preso molto ma a cui oggi non sembra intenzionata a restituire nulla.



Ci sembra offensiva e immotivata la caparbietà con cui l’azienda si rifiuta di definire persino il valore economico complessivo delle compensazioni, che consentirebbe di valutarne la reale incidenza sul bilancio e sugli investimenti e di capire se stiamo discutendo di reali difficoltà o di mancanza di serietà.



Le amministrazioni locali pertanto esprimono il proprio disappunto per questa incomprensibile scelta di Italcementi; chiedono un rapido ripensamento alla società e convocano una conferenza stampa per poter meglio approfondire la questione il prossimo Sabato 28 Febbraio alle ore 10:30 presso il Municipio di Calusco d’Adda.



Firmato dai Sindaci di

Calusco d’Adda

Cornate d’Adda

Imbersago

Medolago

Merate

Paderno d’Adda

Robbiate

Villa d’Adda

Solza

Sotto il Monte Giovanni XXIII

Suisio

Terno d’Isola

Verderio superiore

Verderio inferiore



Parco Adda Nord

PLIS Monte Canto



Assessorato Ambiente Provincia di Lecco



Legambiente Bergamo



Agenda21 Isola Dalmine Zingonia

Braccio di ferro tra sindaci e Italcementi




Nel mirino le compensazioni ambientali. L'azienda replica: «Impegni sempre rispettati»



PADERNO I sindaci dell'Isola Bergamasca, di Paderno, Robbiate, Verderio Inferiore e Superiore e Cornate d'Adda non ci stanno. Nel mirino finisce Italcementi e le compensazioni ambientali promesse per la costruzione del famoso forno a torre visibile da chilometri di distanza in tutto il Meratese. Una presenza fissa per i padernesi e i robbiatesi che, appena volgono lo sguardo, non possono fare e meno di notarlo.
«Italcementi aveva preso l'impegno di compensare le comunità locali per la costruzione del forno per il cemento - ha ricordato il sindaco di Robbiate Alessandro Salvioni -. Erano state installate delle centraline per il monitoraggio delle emissioni, la prima e unica compensazione eseguita. Da due anni ormai il tavolo di lavoro è fermo e non si procede, era stata ipotizzata la posa da parte di Italcementi del suo asfalto o cemento antinquinamento su parecchie strade della zona, ma non se n'è saputo più nulla. Ora c'è la crisi economica e la società si appella a questo evento per ritardare ancora».
Ecco quindi che una trentina di primi cittadini si sono trovati ieri mattina per spingere la multinazionale del cemento a rispettare gli impegni presi.
«Il Gruppo ha sempre fatto fronte agli obblighi di legge e ha sempre cercato di coniugare le richieste delle comunità e degli enti locali - spiega la società -, anche al di là di quanto imposto da norme e regolamenti, con le politiche di sviluppo e di crescita dell'impianto e delle realtà economiche locali». Questo atteggiamento però «non deve essere confuso con accondiscendenza di fronte a richieste ingiustificate, che assumono grande significato in periodi di particolari dinamiche politico-amministrative». Per il futuro la cementeria si impegna a rispettare gli impegni presi «compatibilmente con le condizioni del quadro economico», ma le richieste non vanno intese come «impegni presi da Italcementi se non vi è stata una esplicita adesione da parte nostra».
C'è anche un richiamo che arriva da parte dell'azienda nei confronti del realismo rivolto agli amministratori locali: «Le istituzioni devono avere la responsabilità di saper coniugare tali richieste alle reali condizioni economiche in cui il territorio si trova», è la conclusione di Italcementi.

Lorenzo Perego

Monday, March 02, 2009

Smog alle stelle, Formigoni convoca i sindaci della Lombardia

Smog alle stelle, Formigoni convoca i sindaci della Lombardia

Lo smog torna a decollareIl presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, prende nuovamente l'iniziativa per rilanciare e potenziare le azioni contro l'inquinamento atmosferico: ha convocato al Palazzo Pirelli un primo gruppo di sindaci dell'area critica (che potranno essere accompagnati dall'assessore all'Ambiente e dal comandante dei vigili).

La riunione si terrà martedì 2 marzo, nel pomeriggio, per «una più efficace attuazione delle misure già in atto» ma anche «per individuare soluzioni innovative a fronte della situazione attuale».

Nella lettera inviata ai primi cittadini lombardi il governatore della Lombardia sottolinea che proprio «la situazione critica che in questo periodo si sta verificando relativamente ai valori particolarmente alti di concentrazioni di inquinanti in atmosfera spinge a potenziare le misure di prevenzione e di controllo attualmente in vigore».

Formigoni, già nella settimana scorsa, aveva fatto appello ai sindaci perché realizzassero adeguatamente i controlli di cui hanno la responsabilità; e inotre aveva stretto un intesa con il sindaco di Milano, Letizia Moratti, che ha prodotto il potenziamento, in collaborazione con il Comune, delle pattuglie dedicate al controllo dei veicoli e dei gas di scarico.

Ora torna Formigoni a chiedere un «coinvolgimento diretto che possa contribuire in modo significativo ad agire con tempestività ed efficacia».

Intanto - ma la situazione è destinata fortunatamente a migliorare grazie alla pioggia - restano preoccupanti i livelli delle polveri sottili e l'aria resta irrespirabile. Ancora allarme smog a Bergamo: dopo i 109 microgrammi registrati nella giornata di venerdì dalla centralina dell'Arpa di via Garibaldi in città, i dati di sabato hanno mostrato un ulteriore incremento, arrivando a quota 122.

In generale il bel tempo di questi giorni ha fatto salire alle stelle il valore delle polveri sottili nell'aria: non è disponibile il dato della centralina di via Meucci a Bergamo, ma anche nel resto della provincia si respira male. A Filago 78 microgrammi per metro cubo, a Lallio 58, a Osio Sotto 81, a Treviglio 97 e a Calusco 89. Tutti dati ben oltre i 50, soglia massima consentita. Aspettando la pioggia ...

Giorno, Il (Bergamo - Brescia) Comune e Cementeria ai ferri corti



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“Dopo sette fette hanno capito che era polenta”.

Calusco: il tavolo tecnico per Italcementi
“Dopo sette fette hanno capito che era polenta”. Debbo dire, con tutto il rispetto per le persone coinvolte (precisando anche che probabilmente al posto loro sarei caduto nella stessa “trappola”) che questo è il giudizio finale che posso esprimere sul tavolo tecnico di confronto con Italcementi. Il tavolo tecnico è stato istituito cinque anni fa da 12 comuni circondanti Calusco d’Adda (compreso) anche sulla sponda lecchese, per dialogare con Italcementi a proposito dello stabilimento di Calusco e delle sue emissioni nell’ambiente. Lo scopo del tavolo era di ottenere da Italcementi compensazioni ambientali da parte di Italcementi a fronte dei disagi che ricadevano sul circondario, un comprensorio di 12 comuni con circa 100mila abitanti. Le compensazioni potevano essere l’asfalto foto catalitico che assorbe le polveri sottili e l’impianto di alberi. Il tavolo tecnico è riuscito nell’opera di convincere Italcementi a non bruciare rifiuti tossici nocivi nel forno della cementeria di Calusco. Ma per il resto niente. Il forno della cementeria è divenuto anche un bruciatore per rifiuti urbani, la cui quota è aumentata nel corso degli anni, pur restando le emissioni nei limiti di legge. L’autorizzazione per bruciare i rifiuti viene data dalla Provincia di Bergamo, altre autorizzazioni sono date dalla Regione, perciò né il comune di Calusco né tantomeno quelli circostanti hanno voce in capitolo. Quindi di fatto il tavolo era ed è impotente. Italcementi ha cambiato in questi cinque anni varie volte la persona designata a trattare (e con ogni nuova persona si doveva cominciare da capo) e l’ultimo arrivato lo scorso anno ha detto: “C’è la crisi, non abbiamo soldi, non possiamo fare niente”. Come è chiaro Italcementi con grande abilità ha preso per il naso i suoi interlocutori, ha finto di trattare, ma non ha trattato un bel niente (tanto è vero che non ha firmato alcun accordo né stanzaito preventivamente alcuna cifra in bilancio) ha scientemente procrastinato nel solo intento di ottenere ciò che ha ottenuto. E’ evidente che adesso non si può chiudere la stalla quando i buoi sono scappati e gli unici accordi in più – oltre al rispetto della legge – che si potevano ottenere si potevano fare quando si stava progettando l’impianto di Calusco. Dopo non si può fare più nulla. E a questo proposito voglio ricordare ciò che è successo nel caso della galleria sotto il Monte Canto, e i “benefici” che l’ambiente e il Monte Canto hanno ottenuto. Che gli amministratori locali si siano dimostrati “troppo buoni” in passato con Italcementi lo si è detto più volte. Italcementi potrà sempre dire che rispetta le leggi paga le tasse, da’ lavoro ai dipendenti e altro non è tenuta a fare. E che si sia seduta ad un tavolo pur sapendo di non voler fare nulla non è assolutamente rilevante se non dal punto di vista morale. Ed è certo che ora Italcementi non si siederà più a nessun tavolo, si fa gli affari suoi e ciccia, come è suo perfetto diritto. I comuni oltre che recriminare ora possono fare solo una azione di “moral suasion”, persuasione morale, magari anche con qualche azione eclatante. Ma non credo spunteranno molto. Certo è che la collettività si godrà le emissioni di Italcementi, e non sappiamo quali ricadute abbiano sulla salute pubblica perché non è stata fatta alcuna indagine in proposito.
Di tutta la conferenza stampa l’unica cosa che si è detta che desta gravi preoccupazione sono alcuni dati sulle emissioni della fornace di Italcementi. E’ vero che Italcementi rispetta i parametri di legge sulle emissioni, ma queste emissioni sono misurate in quantità (microgrammi) per metro cubo. Ma non c’è nessuna regolamentazione per la quantità giornaliera. Ovvero la legge non fa distinzione se si emettono 100 o 1.000 o 100.000 metri cubi. Vi interesserà sapere che la ciminiera di Italcementi emette 320mila metri cubi di aria a ottanta gradi di temperatura (con relativi residui di PM10 e altri materiali, dati comunicati alla conferenza stampa) all’ora (avete capito bene all’ora): fanno 7,68 milioni di metri cubi di aria al giorno cioè 2.803 milioni di metri cubi l’anno. Fate un po’ voi i conti. Come ha fatto notare qualcuno se una pagliuzza ti cade in testa non ti fa assolutamente niente, ma se ti cade un balla di paglia in testa ti rompi l’osso del collo. Respirate e intanto meditate: Memento homo, quod pulvis es et in pulverem reverteris

Saturday, February 28, 2009

Lo smog anche tre volte sopra il limite

Lo smog anche tre volte sopra il limite

Merate sta male, ma il bel tempo fa ristagnare le polveri anche a Lecco: valori del Pm10 alle stelle

I numeri: 94, 96, 119 e 154. Non servono neanche da giocare al Superenalotto perché superano il 90. Sono i valori dell'inquinamento da polveri sottili registrati nella giornata di martedì dalle centraline - nell'ordine - di via Amendola e via Sora a Lecco, di Valmadrera e di Merate.
Qualche giorno di bel tempo, aria secca, scarso rimescolamento, morale: effetto pentolone. È la festa del particolato, il Pm10, che in particelle sottilissime danza nell'atmosfera in concentrazioni sempre più massicce finendo per stivarsi nei nostri polmoni.
A Lecco il doppio del consentito dalla legge che indica il valore limite di 50 microgrammi per metrocubo d'aria al giorno, quanto a Valmadrera più del doppio, mentre Merate come sempre si distingue per essere la camera a gas della provincia: più del triplo, nientemeno. Il pulviscolo si vede e si misura la sua gravità a occhio nudo, non bastasse il naso a segnalarlo: sbiadisce di giorno in giorno i colori e i contorni del paesaggio come un velo opaco per la dissolvenza. Negli ultimi sei giorni di sole, da giovedì scorso a martedì (i dati di ieri non erano ancora disponibili), tutte e quattro le centraline sono impazzite segnalando valori da avvelenamento. In via Amendola il giorno peggiore è stato lunedì con il Pm10 a quota 116; in via Sora a San Giovanni, in teoria zona più arieggiata e lontana da fonti dirette di inquinamento, le polveri sottili hanno battuto il centro toccando il valore di 141 sempre lunedì; e lunedì è stato il giorno più inquinato anche a Valmadrera con 151; mentre a Merate, che negli ultimi sei giorni si è mantenuta sempre molto sopra i 100 microgrammi/metro cubo, martedì è stato raggiunto il record dei 154. Valori eccezionali questi ultimi, comunque, per tutte le quattro aree della provincia nel periodo tra il primo gennaio e il 24 febbraio.
La pioggia aveva dato una mano a lavare e ad abbattere un po' la concentrazione del particolato, anche se relativamente. Nel periodo considerato, 55 giorni, la soglia di attenzione per il Pm10 è stata superata 9 giorni in via Sora, 19 giorni in via Amendola, 28 a Valmadrera (in pratica un giorno sì e un giorno no) e addirittura per ben 40 giorni a Merate che si allinea dunque alla situazione d'emergenza di Milano, dove l'assedio dello smog ormai è un attentato quotidiano alla salute. Lecco città in effetti respira meglio di altri paesi e città della sua provincia. La concentrazione media di Pm10 in 55 giorni è di 43,6 microgrammi metro cubo in via Amendola, 38,1 in via Sora, 51,5 a Valmadrera, 66,8 a Merate. Solo il capoluogo è al di sotto delle soglie di attenzione per la salute.
Maura Galli

Friday, February 27, 2009

Merate: inquinamento da Pm10 alle stelle.

Merate: inquinamento da Pm10 alle stelle.
Esaurito il “bonus” di 35 sforamenti annui








Sono giorni decisamente “neri” sul fronte dell`inquinamento. Complice il sole, l`assenza di vento e di pioggia le polveri sottili, dopo un periodo di relativa calma sono tornate a salire e a superare i livelli previsti dalla normativa. In questi ultimi giorni, poi, la centralina di Merate ha raggiunto quote che si sono collocate oltre 3 volte il limite di 50 μg/mc. La giornata decisamente più inquinata è stata proprio quella di ieri. Tutte e tre i rilevatori della provincia hanno registrato valori molto alti. Merate, ad esempio, si è posizionata a 141 μg/mc e per il quarto giorno consecutivo è stata al di sopra dei 100 μg/mc. In otto giorni, solamente il 18 febbraio, i valori hanno sfiorato i 50 senza superarli. La media per Merate è stata di 91μg/mc.






Come dicevamo, non è andata meglio negli altri punti di monitoraggio. A Valmadrera si è toccato il valore peggiore di tutta la provincia. Ieri la concentrazione di polveri sottili è stata di 151μg/mc, facendo schizzare la media a 79μg/mc.
A Lecco in Via Sora si è arrivati a 141μg/mc, come a Merate, mentre in Via Amendola a 116μg/mc. La normativa parla di un massimo di 35 superamenti della soglia di 50μg/mc da collezionare nell`arco di un anno. A ieri, 24 febbraio 2009, Merate ne aveva già 38 (28 a gennaio e 10 a febbraio).
Teoricamente ora gli amministratori delle città dovrebbero prendere provvedimenti a riguardo, onde evitare di incappare in sanzioni. Il problema sta nel capire in quale direzione muoversi

Friday, February 13, 2009

Italcementi di Calusco d'Adda: le amministrazioni locali non ci stanno

Italcementi di Calusco d'Adda: le amministrazioni locali non ci stanno


Martedì 10 Febbraio 2009 15:08
Non crediamo ci siano validi motivi perché Italcementi non rispetti gli impegni presi con il territorio negandoci le compensazioni ambientali




A partire dal 2005 un cospicuo gruppo di amministrazioni comunali, associazioni ambientaliste, esperti a rappresentanza del territorio su cui maggiormente impatta l’attività del polo cementiero di Calusco d’Adda hanno lavorato insieme per meglio capire le nuove politiche industriali dalla fabbrica di Calusco d’Adda e, ove possibile, indirizzare la ditta ad una riduzione della pressione generata da Italcementi.

Ecco in sintesi alcuni passaggi chiave:

novembre 2004 – Avvio, da parte di Italcementi, della procedura finalizzata all’utilizzo di combustibile da rifiuti (CDR) nel forno della cementeria; procedura rappresentata, ai sensi della normativa, da semplice comunicazione effettuata agli Enti competenti.

dicembre 2004 - Avvio, da parte di Italcementi, della procedura finalizzata all’utilizzo di Rifiuti Speciali Pericolosi (Ecofluid e RASF) nel forno della cementeria. Richiesta di autorizzazione che si accompagna alla procedura di VIA

inverno 2005 – presentazione da parte di Agenda21 Isola dalmine zingonia del piano di lavoro denominato “verso un patto territoriale per un sistema di compensazioni ambientali”. Approvato in sedi diverse dai comuni Comunità Isola Bergamasca e altri comuni provincie Milano e Lecco

primavera 2005 sospensione, da parte di Italcementi, della procedura relativa all’utilizzo di CDR (inclusione della relativa istanza nell’ambito della procedura di AIA in corso)

aprile 2005 – Presentazione ad Italcementi del documento “Sintesi delle criticità emergenti dall’esame dello SIA relativo al progetto di utilizzo dei rifiuti pericolosi nel forno della ceenteria”

21 giugno 2005 – assemblea pubblica nella quale si sono raccolti importanti contributi, dal pubblico e dai diversi soggetti sociali, in merito a richieste da avanzare alla Ditta

luglio 2005 – sottoscrizione da parte di tutti i componenti il tavolo di un documento inerenti gli aspetti da approfondire nello Studio Impatto Ambientale; tale documento rappresenta la sintesi dei confronti svoltisi tra le parti nel periodo aprile – giugno 2005; in particolare sono sintetizzate le valutazioni conclusive degli Enti a seguito delle “controdeduzioni” formulate dalla Ditta alle osservazioni tecniche ed ambientali avanzate dagli Enti in merito alle proposte di utilizzo dei rifiuti. Il documento individua chiaramente gli ambiti degli approfondimenti da condurre per fornire alle Amministrazioni il quadro di certezze necessarie a dar corso alle iniziative della Ditta; ricordiamo che su tali proposte l’Azienda si è pronunciata in modo sostanzialmente positivo dichiarando, pur sulla base di programmi da concordare, ampia disponibilità a procedere (posizione della Ditta formalizzata nel documento 24 ottobre di cui al punto successivo).

24 ottobre 2005 – riposte e controproposte Ditta a documento tavolo, con indicazione necessità avvio stesura protocollo di sperimentazione

gennaio 2006 – osservazioni del tavolo alle integrazioni allo Studio Impatto Ambientale (nel frattempo presentate dalla Ditta in risposta a specifiche richieste formulate dal Ministero dell’Ambiente – Autorità competente nell’ambito dell’istruttoria)

15 gennaio 2006 - osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale

febbraio 2006 – stesura e consegna brevi mano alla Ditta delle proposte di compensazione ambientale in relazione al sistema dei combustibili oggetto di conferenza di concertazione, nell’ambito della procedura VIA per utilizzo rifiuti pericolosi, svolta in Regione Lombardia (Ente responsabile del coordinamento dei pareri degli Enti locali nell’ambito della procedura VIA)

luglio 2006 – risposta ditta alle osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale (documento del 15 gennaio 2006); Italcementi dichiara di approvare il documento auspicando la conclusione del confronto in merito alla sperimentazione per utilizzo CDR, “nonché la programmazione delle attività di approfondimento ivi descritte. Il completamento delle stesse rimane subordinato all’esito positivo della sperimentazione del CDR.”

luglio 2006 – parere enti locali alla conferenza di servizi pel l’ottenimento dell’autorizzazione ambientale integrata

agosto 2006 – ottenimento AIA che autorizza l’impiego di CDR

ottobre – novembre 2006 – costituzione “osservatorio tecnico scientifico permanente” per la definizione del protocollo di sperimentazione del CDR e promozione verifica degli interventi di compensazione concordati con la ditta

novembre 2006 – sottoscrizione protocollo di sperimentazione CDR

novembre 2006 - primavera 2007 effettuazione sperimentazione utilizzo CDR e monitoraggio prestazioni ambientali impianto (prove in bianco e con utilizzo combustibile alternativo)

dicembre 2006 – rinuncia volontaria della Ditta all’uso di Ecofluid e Rasf

febbraio 2008 – analisi prima fase introduzione CDR e approvazione valutazione esiti da parte di tavolo politico (assenso a passare alla fase di utilizzo successiva: 15%)

estate 2008 – consegna formale alla Ditta delle proposte di compensazioni ambientali collegate all’uso del CDR

Oggi purtroppo, un esempio di relazioni tra una grande azienda come Italcementi - con un impianto molto impattante come la cementeria di Calusco d’Adda - ed il territorio circostante, rappresentato da una dozzina di Amministrazioni Comunali, da tre Province, da un Parco Regionale e da associazioni ambientaliste e sindacati, rischia di essere definitivamente compromesso dalla unilaterale decisione di Italcementi di rinviare sine die la definizione delle compensazioni ambientali da dedicare finalmente al territorio.
Italcementi gestisce la cementeria di Calusco d’Adda dagli anni ‘20. Quattro anni fa la parte principale dell’impianto è stata rifatta aumentandone l’efficienza, con un miglioramento delle prestazioni ambientali dello stesso, e la redditività trasformando però la cementeria anche in un inceneritore di rifiuti, caratterizzata oggi da un maggior impatto visivo e da un più ampio raggio di ricaduta delle emissioni.
Come riportato anche da un recente comunicato stampa della stessa Italcementi, per decenni, fino al nuovo impianto appunto, Italcementi ha inquinato tra le due e le 10 volte più di quanto non faccia adesso; ha sfruttato le cave del territorio cambiandone definitivamente il paesaggio senza offrire per questo alcuna forma di compensazione al territorio stesso.


Finalmente, faticosamente con l’introduzione dell’uso dei rifiuti urbani come carburanti, i rappresentanti del territorio sono riusciti a proporsi come interlocutori di Italcementi.
Peccato però che Italcementi si sia dimostrata assolutamente inaffidabile: una volta ottenuta la sostanziale accettazione degli enti locali all’utilizzo appunto dei rifiuti solidi urbani nell’impianto di Calusco, ha deciso unilateralmente di non rispettare gli accordi presi e di rinviare, a data da destinarsi, la definizione delle compensazioni ambientali che ci attendevamo da anni.
La motivazione di questa decisione ci sembra ancora più sconcertante: Italcementi non ha fondi da destinare al territorio a causa della crisi che negli ultimi mesi si è abbattuta sull’economia mondiale.
Da anni, quando il mercato del cemento era florido, attendevamo queste compensazioni; perché Italcementi non ha provveduto prima della crisi a prevedere a bilancio i fondi necessari per le compensazioni ambientali?
Francamente facciamo inoltre fatica ad immaginare che una multinazionale che al 30 settembre scorso aveva dichiarato [fonte “Resoconto Intermedio di Gestione” ItalcementiGroup] un utile ante imposte di oltre 460 milioni di euro non riesca a trovare qualche briciola di quella enorme cifra da reinvestire sul territorio invece che restituirla agli azionisti.
Crediamo purtroppo, che al di là delle tante belle parole e dichiarazioni di principio sentite in questi anni, non vi sia da parte di Italcementi la volontà di affrontare con coraggio la questione di come ripagare un territorio da cui Italcementi ha preso molto ma a cui oggi non sembra intenzionata a restituire nulla.
Confermiamo che all’oggi, nonostante le dichiarazioni della Ditta, nessuna firma è stata messa in calce alle proposte di compensazioni definite dal tavolo territoriale.
Ci sembra offensiva e immotivata la caparbietà con cui l’azienda si rifiuta di definire persino il valore economico complessivo delle compensazioni, che consentirebbe di valutarne la reale incidenza sul bilancio e sugli investimenti e di capire se stiamo discutendo di reali difficoltà o di mancanza di serietà.
Le amministrazioni locali pertanto esprimono il proprio disappunto per questa incomprensibile scelta di Italcementi; chiedono un rapido ripensamento alla società e convocano una conferenza stampa per poter meglio approfondire la questione per sabato 28 febbraio 2009 alle ore 10.30 presso il Municipio di Calusco d’Adda.

Firmato da
Calusco d’Adda, Carvico, Villa d’Adda, Sotto il Monte Giovanni XXIII, Terno d’Isola, Solza, Medolago, Suisio, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio superiore, Verderio inferiore,Merate, Imbersago, Cornate d’Adda, Provincia di Lecco, Parco Adda Nord, PLIS Monte Canto, Legambiente Bergamo, Legambiente Meratese, Agenda21 Isola Dalmine Zingonia.

Monday, February 09, 2009

INCENERITORE DALMINE, CHIAREZZA IMPONE CHE NON SIA AMPLIATO

INCENERITORE DALMINE, CHIAREZZA IMPONE CHE NON SIA AMPLIATO

La provincia di Bergamo ha approvato il Piano provinciale dei rifiuti, prevedendo un'enorme, anzi spropositata, crescita della produzione di pattume in Bergamasca. La motivazione addotta è quella di una sorta di "boom demografico", un'esplosione di popolazione che si discosta notevolmente dalle stime di crescita dell'Istat e che verosimilmente resterà solo una previsione sulla carta, giusto il tempo utile per giustificare l'autorizzazione a costruire un nuovo inceneritore, oppure ad ampliare con la terza linea (che è quasi un raddoppio) del già esistente inceneritore di Dalmine.
La legge ci obbliga ad essere in parte "solidali" con le province che non dispongono di un inceneritore. Giusto. Bergamo, però, è già ampiamente solidale, ben oltre il 10% imposto dalla legge: Dalmine è solidale con 39.000 tonnellate all'anno di rifiuti di Sondrio e Varese, Bergamo (A2A) è solidale per più del 50% con i cugini veneti, il cementificio di Calusco d'Adda importa da fuori provincia tutte e 30.000 le tonnellate / anno per cui è stato autorizzato. Su queste solidarietà nessuno protesta, nemmeno la Lega che invece quando si trattava di Napoli minacciava barricate e che quando si è votato in provincia il Piano sovradimensionato ha pensato, timidamente, di astenersi. Il Piano Provinciale dei Rifiuti disegnava due possibili scenari: uno definito "evolutivo", in cui la Provincia s'impegna a programmare il miglioramento dell'efficienza, della raccolta differenziata, del riciclaggio e l'altro "inerziale", grazie al quale il Presidente Bettoni e l'Assessore Salvi si sarebbero potuti sedere pacifici lasciando andare avanti le cose come sono sempre andate. Quale scenario hanno preso a riferimento in Provincia? Quello inerziale, ovviamente, salvo poi lamentarsi se i rifiuti aumentano.
Ma c'è di più. Il Piano Provinciale dei rifiuti si riferiva nella versione adottata agli anni 2001-2006. Non al 2007 in cui la produzione è diminuita, nonostante l'aumento della popolazione. Non al 2008 che sembra abbia mantenuto la stessa tendenza. Insomma, si fa di tutto pur di rendere agevole l'autorizzazione all'ampliamento dell'inceneritore di Dalmine nonostante i dati confermino che è assolutamente inutile.
A questo si aggiunge ora un altro elemento che non può essere sottovalutato e neppure taciuto. Nell'ambito dell'inchiesta sulla bonifica dell'area Montecity-Santa Giulia, un'enorme piano di lottizzazione nel milanese, sono state arrestate tre persone. A capo dei lavori di bonifica c'è un'azienda del gruppo Green Holding, lo stesso che controlla l'inceneritore REA di Dalmine. I rifiuti sono una brutta bestia, ma il loro smaltimento è un "pubblico servizio": c'è un dovere in più quindi, di trasparenza e di legalità. E l'Assessore Regionale Massimo Ponzoni deve sospendere ogni procedura di autorizzazione all'ampliamento di Dalmine. In attesa di chiarezza e di trasparenza.





Articolo pubblicato il 06/02/09 Marcello Saponaro

Friday, February 06, 2009

Italcementi: fatturato 2008 sale dell'1,7%

Italcementi: fatturato 2008 sale dell'1,7%
di ANSA
E si attesta a 5,8 mld di euro
(ANSA) - MILANO, 4 FEB - Italcementi ha segnato un fatturato 2008 di 5,8 mld, -3,8% sul 2007 ma in aumento dell'1,7% a parita' di tassi di cambio e perimetro. Lo annuncia una nota in cui sui risultati 2008 viene confermato il quadro previsionale segnalato dopo i primi 9 mesi, che indicava risultati in flessione rispetto all'esercizio 2007. Il fatturato consolidato per l'intero 2008, e' pari nel dettaglio a 5.775,6 milioni.

Ciments Francais sfida la crisi, tiene il fatturato

Ciments Francais sfida la crisi, tiene il fatturato

(Teleborsa) - Roma, 5 feb - Ciments Francais, controllata di Italcementi, chiude il quarto trimestre con una eccellente tenuta del fatturato, che si conferma quasi stabile a 1,13 mld (+0,1%), grazie soprattutto alla buona performance di alcuni Paesi emergenti, quali l'Egitto, il Marocco e la c. L'anno 2008 chiude così con un fatturato di 4,7 mld di euro, in aumento dell'1,9% rispetto ai 4,6 mld dell'anno precedente, mentre la crescita a parità di perimetro e cambi sale al 2,5%. Come la controllate, Ciments Francais conferma per il 2008 risultati operativi in calo rispetto al 2007.

Incendio alla Italcementi, in fiamme betoniere e camion

Arese - Vigili del fuoco al lavoro per oltre due ore nella notte tra mercoledì e giovedì: distrutti 12 mezzi pesanti. Le fiamme potrebbero essere di origine dolosa
Incendio alla Italcementi, in fiamme betoniere e camion


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Un incendio di vaste proporzioni ha distrutto ben 12 mezzi pesanti in una ditta di calcestruzzi. È accaduto a partire dalle 22 di mercoledì sera alla Calcestruzzi Italcementi Group spa e molto probabilmente, stando a una prima ricostruzione dei fatti, le fiamme potrebbero essere di origine dolosa.
L’incendio ha tenuto occupati nella notte per oltre due ore i vigili del fuoco di Rho e Milano, intervenuti appena giunta la segnalazione. Sul posto anche i carabinieri di Rho e il nucleo investigativo di Monza, che stanno indagando per capire l’esatta dinamica dei fatti.
Le fiamme hanno distrutto 9 betoniere e 3 camion ponte per autocarrate, di proprietà di una società con sede nella provincia di Cosenza. Non vi sarebbe alcun danno alla struttura, né risultano esserci feriti.

Wednesday, February 04, 2009

Merate: gennaio nero per l`inquinamento

Merate: gennaio nero per l`inquinamento
Per 28 gg le polveri sottili oltre i 50µg/mc
A Valmadrera `media` di 59, bene Lecco





Merate in una vecchia cartolina




Merate, anche per il mese di gennaio, si confema la città più inquinata della provincia. Le rilevazioni delle polveri sottili effettuate nei primi 31 giorni dell`anno, hanno registrato una concentrazione media di particolato nell`aria di 74 microgrammi per metro cubo. Nonostante le limitazioni al traffico e la neve caduta a cavallo dell`Epifania, per 28 giorni i valori si sono collocati al di sopra dei 50µg/mc soglia prevista dalla normativa non superabile per più di 35 volte all`anno. Un limite che, salvo, miracoli potrebbe già essere sorpassato nel giro di pochi giorni. La punta massima è stata toccata il 17 gennaio con 124µg/mc che rappresenta anche il valore più alto registrato in tutta la provincia, sulle quattro centraline. In realtà, nella settimana centrale del mese, dal 12 al 17, i valori sono stati sopra i 90 µg/mc e per tre volte anche sopra il 100. Al secondo posto per inquinamento da polveri sottili c`è Valmadrera con una media di 59µg/mc. Si tratta di valori più contenuti rispetto a Merate, conn 19 superamenti su 30 giorni monitorati (in un caso la centralina non ha funzionato) e con tre valori oltre i 100µg/mc. Sono invece entro la soglia dei 50µg/mc i due rilevatori di Lecco, Via Amendola e Via Sora. Nel primo caso la media si è assestata su 48µg/mc, con “soli” 13 superamenti. Nel secondo la situazione è decisamente buona con una media di 40µg/mc e solo tre giorni oltre i 50 µg/mc.



Thursday, January 22, 2009

2.380 tonnellate all'anno di ossido d'azoto

Pm10 sempre fuorilegge


Le polveri sottili sono prodotte dall'inquinamento da traffico ma con un contributo anche dell'inquinamento industriale. Legambiente nel suo rapporto «Mal'aria industriale» misura la febbre alta dell'aria in Italia. La Lombardia in particolare soffoca
Anche i dati lecchesi delle prime due settimane del 2009 sono preoccupanti: la media registrata alla centralina di via Amendola ci dà come risultato una concentrazione di 46,53 microgrammi per metri cubo d'aria (ricordiamo che il limite di legge giornaliero è di 50 e quello della media annuale non deve superare i 40)
Su quindici giorni sono stati cinque i giorni in cui è stata superata la soglia di attenzione di 50 microgrammi per metro cubo. A Milano ben dodici e l'aria del Meratese si allinea a quella della metropoli
Il valore massimo di concentrazione giornaliera raggiunta è stata di 79 microgrammi per metro cubo d'aria

Tonnellate di ossido d'azoto
L'ossido d'azoto è un inquinante prodotto in maggior parte dal traffico (44%) e per il 25% dall'industria, a cui si sommano nei mesi invernali le emissioni da riscaldamento domestico
In Lombardia nella classifica delle aziende troviamo al primo posto per le emissioni di ossidi di azoto la Holcim Spa di Merone, ai confini con il Lecchese la cui aria indubbiamente ne "beneficia". La Holcim emette infatti ben 2.449 tonnellate all'anno di ossidi di azoto.
Al secondo c'è la Holcim Spa di Ternate in provincia di Varese ( 2.403 tonnellate all'anno), ma al terzo ecco un'altra azienda che confina con il Lecchese. Si tratta della Italcementi Spa di Calusco d'Adda, in provincia di Bergamo, che emette in atmosfera 2.380 tonnellate all'anno

L'Ilva di Taranto, una bomba
È la Ilva di Taranto il complesso industriale più inquinante del nostro Paese, come emerge dal rapporto «Mal'aria industriale» di Legambiente. Nella top ten di 14 inquinanti, la Ilva si colloca clamorosamente al primo posto in dieci classifiche, tra cui quella delle diossine e furani
Unica azienda lecchese citata è la Silea Spa di Valmadrera, quarta nella classifica nazionale delle emissioni di diossine

Diossina nei cieli di Lecco
«Silea» la quarta in Italia


Nel 2006 ne ha sputato un grammo: la soglia si misura in nanogrammi
Legambiente: «Ma tante aziende non la dichiarano. Dieci volte di più»

Un grammo di diossina all'anno nei cieli di Lecco, ripiombato al suolo e seminato su case, scuole, strade, prati, montagne e lago. L'ha sputato il forno inceneritore di Valmadrera nel 2006 e il dato fa effetto se si pensa che figura nella classifica stilata da Legambiente: tra le aziende che inquinano con emissioni della temibile diossina (ricordate il disastro ambientale di Seveso?), la Silea Spa è la quarta "produttrice" nazionale insieme alla Dalmine di Bergamo. Al primo posto c'è la bomba atomica ecologica dell'Ilva di Taranto che emette 92 grammi all'anno di varie diossine, al secondo la centrale termoelettrica di Monfalcone in provincia di Gorizia con 4 grammi, al terzo la Profilatinave di Brescia con 2.
Nel triangolo lombardo Lecco, Bergamo, Brescia arrivamo così a un totale dichiarato, per il 2006, di 4 grammi: una quantità tutt'altro che trascurabile se si pensa che questo veleno pericolosissimo per la salute si misura in limiti non superabili di millesimi di nanogrammo (un nanogrammo è uguale a un milionesimo di grammo).
Il tradizionale rapporto «Mal'aria» dell'associazione ambientalista che ogni anno fa il conto degli inquinanti che ci tolgono ossigeno e salute, nel 2008 si è concentrato soprattutto sulla mal'aria industriale, invece di quella provocata prevalentemente dal traffico, ed è risultato ancora una volta che in Lombardia stiamo peggio che altrove. E non è una sorpresa perché il motore industriale del Paese sta proprio qui e in Val Padana ristagna come in una vasca da bagno la "nube tossica" più vistosa di tutta Europa, come testimoniano le foto da satellite. «Ma il dato più sconcertante - commenta il presidente regionale di Legambiente, Damiano Di Simine - è che per quanto riguarda la tabella delle diossine sono moltissime le aziende che mancano all'appello». Un'osservazione che se scagiona in parte la Silea dal pesantissimo onere di comparire come la quarta fonte nazionale di inquinamento da diossina, in realtà rivela che il computo è sottostimato. E di molto. «Il valore va moltiplicato almeno per dieci - ragiona Di Simine - perché di sicuro molti termovalorizzatori che nel 2006 hanno prodotto un grammo o giù di lì di diossina, non l'hanno dichiarato. Penso per esempio a forni tecnologicamente vecchiotti come quelli di Desio e Busto Arsizio, ma penso anche a tante aziende siderurgiche: non sono infatti gli impianti di incenerimento - che certo non sono fabbriche di biscotti - le principali fonti di emissione di diossine. La palma va alle imprese che lavorano rottami di ferro». E sotto questo profilo Lecco ne deve avere accumulata di diossina nel corso della sua lunga storia industriale. Tanto più che, come spiega il presidente lombardo di Legambiente, la diossina non è biodegradabile: «Quella emessa e ricaduta sul territorio è ancora lì, come purtroppo insegna Seveso dopo trentadue anni».
Dunque non solo polveri sottili, ossidi di azoto e di zolfo, benzene e ozono. Agli inquinanti per così dire classici che ci propina il traffico, dobbiamo aggiungere all'elenco diossine, furani, policlorobifenili, mercurio piombo o cadmio. Comunque, quanto a ossido d'azoto, a dare una mano al traffico ci pensano dalle nostre parti anche Holcim di Merone e la Italcementi di Calusco che assediano l'aria del Lecchese emettendone rispettivamante 2.449 e 2.380 tonnellate all'anno.
Maura Galli


20/01/2009

La nostra è FRA LE TERRE PIU` INQUINATE D`EUROPA

Valsecchi: terra tra le più Inquinate. Ecco i dati 2008






Il 2009 è stato dichiarato Anno Internazionale del Respiro dall`OMS.
Deve essere un’occasione in più per diffondere la conoscenza dell`ARIA o, forse da noi, dovremmo dire MAL-ARIA.
Il respiro è un’azione tanto comune e tanto essenziale che dimentichiamo troppo spesso quanto sia importante occuparci della qualità dell’aria che respiriamo e del rapporto tra respiro e benessere.
Ma qual`è la situazione della nostra provincia? E del Meratese in particolare?









La nostra è FRA LE TERRE PIU` INQUINATE D`EUROPA.
Senza commento l`immagine che propongo qui sopra (fonte agenzia spaziale europea). In rosso le aree più inquinate da biossido d`azoto (NO2), sostanza di produzione antropica (centrali elettriche, industrie pesanti, trasporto stradale, combustione di biomasse…) che determina gravi danni alla salute dell`uomo e di tutti i viventi. Mentre pianura padane e fascia prealpina muoiono ecologicamente e culturalmente, c`è ancora chi persegue l`errore della costruzione di nuove strade, che - come detto più volte - non aiutano a ridurre i flussi veicolari, bensì ne aumentano la portata, incentivando il trasporto su gomma rispetto a quello su ferro; senza contare che strade e autostrade sono le opere pioniere dell`urbanizzazione di tutti i territori circostanti (edilizia privata, centri commerciali, logistica, industria...).
L`inquinante che più mette a rischio la nostra salute è costituito dalle polveri sottili. La situazione da questo punto di vista è realmente drammatica (v. le 3 schede del file excel: dati, grafico e sforamenti limiti).
Sono impressionanti i dati sulle polveri sottili nella provincia di Lecco: Merate ha superato per 113 giorni la soglia legale giornaliera dei 50 microgrammi al metro cubo d`aria di polveri sottili, come dire che per oltre tre mesi e mezzo i polmoni dei meratesi hanno respirato aria gravemente inquinata.
E` pazzesco, ma nel 2009 dobbiamo ancora sperare nel tempo perché se ci affidiamo da un lato a cittadini sempre più pigri e schiavi della loro protesi automobilistica e dall`altro ad amministrazioni inconcludenti e sorde al rischio inquinamento, l`aria che respiriamo sarà sempre più mal-aria.
Ma cosa potrebbero fare concretamente Comuni e Provincia? Come migliorare l’aria di Lecco e della Brianza? Ecco alcuni suggerimenti che altrove sono stati assunti con successo:
-Rielaborare, potenziandolo, il piano di trasporto pubblico e rilanciare il fondamentale progetto di metropolitana leggera di collegamento tra la periferia e il centro della provincia ora più che mai attuale e praticabile a seguito del raddoppio della linea ferroviaria;
- adottare piani urbani del traffico che organizzino i sensi di circolazione, aumenti le zone a traffico limitato, trasformi le vie necessarie in strade a senso unico per ricavare gli spazi sufficienti a percorsi ciclabili e marciapiedi;
- piantumare in modo diffuso la città (vie, rotonde, cimiteri oltre che parchi e giardini, anche quelli privati) di alberi sempre verdi e “mangia smog” e verde paretale. Oltre a farci respirare meglio, il verde renderebbe più bella la città;
- lavare frequentemente le strade;
- utilizzare asfalti di nuova generazione capaci di assorbire le polveri;
- Attuare la normativa regionale che vieta la circolazione ai mezzi più inquinanti (euro 0 ed euro 1) ed emanare prontamente ordinanze di blocco del traffico nel caso di superamento reiterato dei limiti;
- inserire tutto il territorio provinciale, non solo alcuni comuni, da Lecco verso sud nella zona A1 (quella critica per lo smog) della regione Lombardia;
- controllare l’effettuazione della revisione dei veicoli, nonché l’osservanza del divieto di accensione di fuochi e caminetti;
- Controllare l’osservanza delle disposizioni che prevedono limiti alla temperatura nelle abitazioni e negli uffici;
- bloccare ogni ulteriore edificazione esasperata che necessariamente comporta incremento di traffico;
- affrontare e risolvere il problema delle innumerevoli coperture in “eternit” (amianto) in condizioni critiche;
- Promuovere una seria e capillare campagna di informazione/educazione civile contro l`abuso dell`auto privata. L`80% degli spostamenti in auto sono per compiere tragitti brevi (anche meno di 2 Km.) all`interno delle città.
- Organizzare meglio il piedi-bus ove già c`è, e promuoverlo laddove ancora non esiste;
- Organizzare (magari ricorrendo al projet financing) il servizio di car sharing (auto come servizio e non come bene di proprietà).



Per visualizzare il foglio di calcolo con dati, grafico, e sforamenti del pm10 a merate, lecco e valmadrera nel 2008 (clicca qui)



Alberto Valsecchi
presidente verdi provinciale







Articoli Correlati:

(c)www.merateonline.it
Il primo giornale digitale
della provincia di Lecco Scritto il 20/1/2009 alle 15.30

Thursday, January 15, 2009

L'aria è sempre fuorilegge: irrespirabile

L'aria è sempre fuorilegge: irrespirabile

Smog a concentrazioni dannose per la salute: Merate è alla canna del gas, Lecco solo un po' meno

Il 2009 appena cominciato è stato dichiarato «anno internazionale del respiro». E meno male perché in molte aree del mondo si soffoca e Lecco e il suo territorio ne fanno parte a pieno diritto: le famigerate polveri sottili, letali per le vie respiratorie e il sistema cardiocircolatorio a causa dell'alta capacità di penetrazione - sono impalpabili con un diametro inferiore ai 10 micron -, saturano l'aria del Lecchese e ancora di più del Meratese nei mesi invernali; e quando si spengono le caldaie e diminuisce l'assedio delle Pm10, d'estate ci pensa l'ozono - prodotto dalla reazione di vari inquinanti con le radiazioni solari - a mettere i polmoni a dura prova.
Anche il bilancio del 2008 sui giorni maggiormente impregnati di smog, ben oltre le soglie accettabili, è sconfortante e fonte di preoccupazione per la salute di tutti, e soprattutto dei bambini e degli anziani. Lasciamo parlare i numeri. Nell'anno appena concluso Merate ha superato per 113 giorni la soglia legale giornaliera dei 50 microgrammi al metro cubo d'aria di polveri sottili, come dire che per oltre tre mesi e mezzo i polmoni dei meratesi hanno respirato aria gravemente inquinata, oltre il limite accettabile per non compromettere troppo la salute. Ma c'è di peggio: secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, il limite di Pm10 giornaliero ammesso è molto più basso, pari a una concentrazione di 20 microgrammi metro cubo e ricalcolando così il superamento delle soglie scopriamo che Merate ha sforato per ben 321 giorni nel 2008. Cioè per più di 11 mesi su 12 la gente ha inalato un livello di polveri sottili che promette solo gravi malanni.

Grazie alla pioggia
Ma anche se fosse stato solo per tre mesi e mezzo, resta il fatto che il massimo di giornate di sforamento tollerate in un anno secondo la legislazione italiana è di 35 e con 113 giorni irrespirabili l'aria di Merate è ampiamente fuorilegge. Lecco sta solo leggermente meglio, grazie alla breva del lago e ai refoli che vengono giù dal Resegone e dalla Grigna: 50 nel 2008 i giorni di superamento della soglia di attenzione di 50 microgrammi metro cubo di Pm10, cioè 15 più di quelli ammessi dalla normativa. Ma se ci si attiene alla severa prescrizione dell'Oms che citavamo sopra, i giorni di aria letale per l'apparato respiratorio salgono vertiginosamente a 250, vale a dire che ci sono stati più di otto mesi di aria ad allarme rosso. Quanto alla centralina di Valmadrera, 47 i giorni fuorilegge che salgono a 174 secondo i criteri di valutazione dell'Organizzazione mondiale della sanità. Va detto, per nostro seppure aleatorio sollievo, che rispetto al 2007 c'è stato un leggero miglioramento. I giorni di sforamento a Merate erano stati 139 (26 più del 2008) e a Lecco 64 (14 di più del 2008). Ma smorzare il lumicino di speranza vale l'oservazione che l'anno scorso è stato di gran lunga più piovoso del 2007: il miglioramento dunque non è dovuto a una diminuzione concreta dell'inquinamento ma solo alle condizioni meteorologiche più favorevoli. La pioggia spazza via i veleni che con la siccità proliferano.

Il capoluogo meno peggio
Ultimo dato, la concentrazione media annua di polveri sottili. Merate sempre in testa nel 2008 con 45,3 microgrammi per metro cubo (53 nel 2007), seguita da Lecco con 31,2 (34 nel 2007) e da Valmadrera con 27. Il limite massimo della media annuale per legge è di 40: Merate è sopra anche in questo parametro, Lecco e circondario sono sotto. È per questo che Lecco con Varese è considerata la città lombarda dove tutto sommato si muore di mal d'aria meno che negli altri capoluoghi lombardi.
Maura Galli


Aiuto, quello che inaliamo è puro veleno

Le polveri sottili lungo tutto un anno. L'andamento della concentrazione delle Pm10 nell'aria della provincia di Lecco è riassunto nel grafico qui sopra da cui si evince che i picchi maggiori, molto al di sopra della soglia accettabile per non incorrere in gravissimi danni alla salute, si verificano nei mesi iniziali e finali dell'anno, con una pausa che si estende durante la bella stagione. Quando, però, il posto delle polveri sottili viene preso dall'ozono, un inquinante che si forma pre reazione chimica al contatto tra i tanti veleni nell'aria e l'irradiazione solare. La retta viola indica il limite di legge italiano, come si vede abbondantemente superato a Merate (linea blu), a Lecco (linea gialla) e - meno - a Valmadrera (linea rossa). La retta verde indica invece il limite più severo indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità: in base a questo limite la nostra salute è praticamente sempre bombardata da un inquinamento a dir poco intollerabile.

Wednesday, January 14, 2009

Polveri sottili alle stelle

Polveri sottili alle stelle
A Treviglio il record negativo
Polveri sottili sempre a livelli di allarme in città e provincia. Le centraline di rilevamento della qualità dell'aria, nella giornata di lunedì 12 gennaio, hanno evidenziato valori di Pm10 ben superiori ai 50 microgrammi per metro cubo d'aria.

Questi i valori: Bergamo via Meucci 60 microgrammi, Bergamo via Garibaldi 69, Filago Centro 67, Lallio 54, Osio Sotto 62, Treviglio 143, Calusco 54.

Wednesday, January 07, 2009

«L'AMBIENTE NON È UN OPTIONAL!»

CALUSCO

La minoranza attacca anche sulla qualità dell'aria
«L'AMBIENTE NON È UN OPTIONAL!»

Calusco d'Adda
Una delle questioni che più sta a cuore alla minoranza è la tematica ambientale.

L’amministrazione non muove un dito sulle tematiche ambientali, o forse la sua politica è proprio questa: lavarsene la mani.
Di Andrea Colleoni

Nonostante le continue sollecitazioni da parte di Lineacomune, i nostri amministratori continuano considerare le tematiche ambientali (intese in senso piuttosto lato) come un optional di cui si può fare a meno. Il guaio è che pensano che sono convinti cha anche i cittadini siano completamente disinteressati a sapere. Arrivo a questa conclusione non per fare un’inutile polemica basata sul nulla ma rileggendomi i numeri di Calosch pubblicati fino ad oggi.
n.0 – corretto utilizzo dei cestini portarifiuti;
n.1 – Lotta obbligatoria alla processionaria del pino;
n.2 – nulla (ma proprio nulla)
n.3 – L’assessore segnala che Calusco è fra i comuni più ricicloni (e lo è da più di 10 anni) e ricorda di non abbandonare i rifiuti in strada.
Tutto qui? Si, tutto qui. Inutile dire che in consiglio comunale si parla di argomenti ambientali sono in caso di nostra interrogazione altrimenti anche lì….il vuoto.

E pensare che la sensibilità dei caluschesi e dei loro amministratori dovrebbe essere anche superiore alla media vista la presenza di importanti attività produttive (Italcementi su tutte visto che da sola occupa un terzo del territorio comunale), cave, ma anche di un Parco Regionale e del più grande Parco Locale di Interesse Sovraccomunale presente in Lombardia e potrei continuare ancora.

Inoltre è presente un “termometro” dello stato dell’aria che respiriamo: una modernissima centralina ARPA (ottenuta dalla passata amministrazione a spese di Italcementi) che misura in continuo la qualità dell’aria. I dati sono disponibili giornalmente su internet (non ci vorrebbe molto a inserire il grafico anche sul sito del comune) e non bisogna esser tecnici per capire cosa respiriamo visto che oltre al valore c’è anche un colore: blu se stiamo nei limiti e arancio se li superiamo.
Qualcuno guarda come è l’aria che respiriamo? Provate a chiederlo ai nostri amministratori, ma vi avviso…non sperate in una risposta anche se una risposta dovrebbe esserci e non sono sul piano politico ma anche sul piano pratico. Dire che l’aria è inquinata non basta, sarebbe bene sapere il perché e magari proporre qualcosa. Sono conscio che un singolo comune non può risolvere il problema, ma ciò non vuol dire che non può far nulla. Facciamo un esempio (in modo che non si dica che l’opposizione non è costruttiva e pensa solo a criticare): la nostra aria è inquinata soprattutto di PM10, le famigerate polveri sottili. Queste non dipendono tanto dalle emissioni industriali quanto dal traffico e dalle caldaie tant’è che appena si accende il riscaldamento il valore si impenna oltre i limiti (a meno che piova). Non mi si dica che il comune non può far nulla:

per il traffico si potrebbe insistere affinché Italcementi usi il treno anziché i camion, nonché spingere seriamente per la tangenziale sud che sposterebbe il traffico per lo meno dal centro cittadino.
per le caldaie si potrebbe, con l’occasione del nuovo Piano di Governo del Territorio, introdurre un regolamento edilizio che favorisca le costruzioni più efficienti (l’incentivo di stato, sempre che rimanga qualcosa, si limita alle ristrutturazioni).

La qualità dell’aria è solo uno degli aspetti ambientali che ci riguardano tutti in prima persona, ma gli argomenti su cui vorremmo che gli amministratori parlassero ai cittadini sono molteplici e, sinceramente, un po’ più importanti della “processionaria del pino”.

Italcementi: Spiace che le uniche informazioni arrivano da Lineacomune. Perché la maggioranza non vuole spiegare come procede (a rilento) il tavolo tecnico sulla sperimentazione dell’uso di combustibile da rifiuti in cementeria? Perché si è passati da riunioni convocate quasi mensilmente dall’ex sindaco a riunioni ogni sei mesi e solo su forte sollecitazione dei Comuni vicini senza oltretutto fare passi avanti?
Esiste un accordo sulla realizzazione di un parcheggio e una pista ciclabile fra Vanzone e Montello (tutto a spese di Italcementi), perché l’amministrazione non lo fa rispettare?
Qual è la politica che si intende portare avanti nei confronti di Italcementi?

Cave dell’isola: se non era per l’informazione fatta da Lineacomune a Calusco sarebbe passato sotto silenzio l’abuso che la lobby dei cavatori stava compiendo con il nuovo piano cave. Una dura battaglia vinta in cui Lineacomune ha affiancato il vicino Comune di Solza, anch’egli interessato anche se in misura minore rispetto a Calusco. Nonostante la nostra proposta di collaborare tutti insieme per un obiettivo comune dalla maggioranza non è venuta nemmeno risposta. E nemmeno si è saputo nulla della vittoria ottenuta. Strano. Che forse parlare di Cave dell’Isola dia fastidio a qualche amico dell’amministrazione?

Cava abusiva e rifiuti: in zona cascina Rivalotto abbiamo segnalato la presenza di rifiuti nella zona già oggetto di attività abusiva di cava. Il piano di ripristino previsto è stato fermato e Arpa ha effettuato controlli. Ne avete sentito parlare? E questi controlli che esiti hanno dato?

Territorio: Il via al Piano di intervento “il Triangolo” che porterà un palazzone di 15 piani (45m) a Calusco rappresenta un pericoloso precedente in quanto le regole del piano regolatore sono state calpestate grazie ad abbondanti (abbondanti?) compensazioni economiche. Quale futuro ci attende con il nuovo Piano di Governo del Territorio? Ci attende e un’piano fatto di regole o solo di consigli aggiustabili in funzione delle compensazioni che il privato è in grado di dare? In consiglio Comunale ho parlato di “possibile mercato delle vacche”…il sindaco ha candidamente ammesso che è disposto a passare sopra qualsiasi piano costruito a tavolino e lontano dalla gente se ciò che il privato vuole fare da lustro a Calusco. Ma chi definisce cosa porta “prestigio” a Calusco? Le compensazioni economiche? E soprattutto...siccome chi costruisce il PGT è in primis la giunta… costruirlo “vicino o lontano dalla gente” dipende soprattutto da loro? Certo, sarebbe necessario interpellare i cittadini, ma nessuno lo ha fatto come invece previsto nella redazione del PGT.
Non parliamo del traffico che si innescherà, per lo meno finchè non sarà realizzata la tangenziale sud (qualcosa si muove? Anche qui tutto tace), una volta che tutta l’area commerciale sarà completata,

Parco Adda Nord: Abbiamo un consigliere comunale di maggioranza (Roberto Locatelli) inserito nel consiglio del Parco. Perché ogni tanto non gli viene dato spazio anche semplicemente su “Calosch” per raccontarci il tira e molla di terreni prima concessi e poi ritirati all'interno del Parco? A dire il vero un articolo c’è ed è dello stesso Locatelli, ma ci racconta (nel primo numero del 2007) della sua elezione nonché la storia del parco. DI ciò che è avvenuto fino ad oggi nulla.

PLIS: Questo sconosciuto. Parte del territorio di Calusco fa parte del Parco Locale di Interesse Sovracomunale del Bedesco e del Monte Canto frutto di un grande accordo della passata amministrazione con i comuni limitrofi. Le potenzialità sono molte, ma il parco vive degli indirizzi della politica. Cosa sta portando avanti il nostro comune? Lo farà vivere oppure tenderà ad affossarlo non facendolo procedere e dicendo poi che è uno spreco di risorse?

Insomma, di argomenti da affrontare ce ne sono parecchi e forse in qualche caso i nostri amministratori qualcosa fanno, ma perché non parlarne? Che la processionaria del pino sia la cosa più interessante per i cittadini?
Che la maggioranza si esprima e ci informi perché viste le grosse lacune mostrate fin ora cominciamo a chiederci a cosa serva avere un’assessorato all’ambiente se poi l’ambiente non interessa

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