MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI :
Paderno d'Adda e Solza
.
HANNO FIRMATO :
Calusco d'Adda,
Cornate d'Adda,
Imbersago,
Medolago,
Parco Adda Nord,
Robbiate,
Verderio Inferiore,
Verderio Superiore,
Villa d'Adda,
Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia .
Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento .
http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html
Countdown alla ferrovia
il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
Wednesday, May 26, 2010
Italcementi, non è un camino
Italcementi, non è un camino
di Davide Ruzzon *
Ristrutturazione dell’impianto di produzione di cemento della Italcementi: qui non stiamo parlando di camino sì camino no. Mi inserisco nell’intelligente dibattito avviato ieri su questo giornale dal professor Muraro per introdurre un altro elemento. Lui parlava di conti. Io parlerò di progetti.
Stiamo discutendo intorno all’idea di realizzare ai piedi di Arquà Petrarca un cementificio verticale. Sì, la torre non è infatti un vano tecnico come qualcuno sostiene, cioè un camino, un elemento accessorio del cementificio. Questa torre contiene il cuore e l’i nnovazione più significativa del ciclo di produzione del nuovo impianto. Nel merito la sentenza del Consiglio di Stato (V Sez. 13 maggio 1997, n. 483) del 1997 ha dettato una linea che è poi stata continuamente ribadita: un vano tecnico non può possedere una qualche autonomia dalla struttura di cui è appendice. Un elemento tecnico è tale se assume il ruolo di strumento accessorio, che per qualche motivo non possa essere collocato all’interno del volume principale, al quale si riferisce e la cui funzione coadiuva. Nel nostro caso, invece, la torre ospita in quattro stadi verticali, il processo di preriscaldamento del materiale di cottura che diventa poi a fine cottura il cemento.
E’ di fatto, perciò, una parte fondamentale della linea di produzione del cemento, non un accessorio alla produzione: secondo la linea tracciata dalla sentenza del 1997 non mi pare possa essere quindi considerato un vano tecnico. Dov’è il problema? Nonostante il Piano Ambientale del Parco Colli Euganei non consenta la realizzazione di nuovi impianti (li vincola anzi alla dismissione dentro il suo perimetro con l’articolo 19 delle sue Norme Tecniche) si riesce a concepire l’idea di proporre un’ulteriore aumento dell’a ltezza dell’impianto di produzione esistente, sino a 120 metri. Questo fatto già in sé sarebbe un precedente molto pericoloso per la gestione delle altezze nelle costruzioni, non solo in ambiti sensibili, ma ovunque.
Non serve fare esempi per immaginare cosa potrebbe accadere alle città, se si facesse strada l’idea che una parte importante di un’a ttività economica, ma anche di residenze, perché no?, potessero in ragione di una rivendicata (ma ipotetica) strumentalità andare oltre le altezze massime consentite al corpo edilizio principale: ne nascerebbe una totale de-regolazione, una giungla insomma. Lavoro a progetti d’architettura tutto il giorno e la mia idea di bellezza si basa anche sulla congruenza e il dialogo tra nuovo oggetto e il luogo che lo accoglie: non mi verrebbe mai in mente di realizzare una enorme cabina dell’Enel in Piazza San Pietro. Anche se dovessi parlare tutte le lingue del creato architettonico, per rendere bella una cabina elettrica nel porticato del Bernini, a nulla servirebbero.
Se gli uomini hanno spesso deciso di tagliare una montagna ed incidere un paesaggio splendido, spesso nel modo sbagliato, lo hanno fatto per realizzare un bene collettivo: hanno insieme rinunciato a qualcosa per un oggetto di pubblica utilità, perché non era forse possibile fare diversamente. Ma siamo in questo caso? Mi chiedo e chiedo a tutti, nel 2010 possiamo fare una torre a quattro cicloni per il clinker, di un’azienda privata, alta 122 metri davanti ad Arquà Petrarca? Pensiamo davvero che esista un genio che riuscirebbe a rendere proprio quell’oggetto a quel luogo? Io non credo.
Infine mi chiedo, perché mai una così importante società, che desidera investire 160 ml di euro per una nuova tecnologia di produzione, non ne spende altri 50 per realizzare anche dei nuovi fabbricati, insieme agli impianti tecnologici? Con una somma di quest’entità infatti (non i 500-600 ml di euro paventati dal direttore dello stabilimento durante l’incontro pubblico del progetto) si potrebbero realizzare, magari fuori dal Parco Colli, in un luogo più adatto, la torre e il nuovo impianto industriale. Il progetto aldilà degli inglesismi è già un progetto di nuova costruzione. Perché non si ragiona anche di questa opzione? Se così fosse da domani potremo parlare del futuro del Parco dei Colli Euganei e dei lavoratori, della convivenza di manifattura e di turismo sostenibile: diversamente potremo condurre la politica sempre dentro alla solita logica ideologica di contrapposizione tra diavolo ed acqua santa.
* Architetto
Italcementi: C.Pesenti, situazione patrimoniale molto equilibrata
Italcementi: C.Pesenti, situazione patrimoniale molto equilibrata
MILANO (MF-DJ)--"La nostra situazione patrimoniale e' molto equilibrata" e non sono in vista nuove emissioni obbligazionarie.
Lo ha dichiarato Carlo Pesenti consigliere delegato di Italcementi a margine di una conferenza stampa a Milano.
Pesenti ha poi escluso che la societa' cresca nel breve per linee esterne, affermando che "in questo momento siamo molto concentrati sul nostro perimetro. Anche se ogni operazione viene valutata attentamente, limito" le iniziative dei "collaboratori che propongono attivita' di acquisizioni".
Il c.d. ha poi concluso affermando che "la crisi e' un momento difficile ma siamo pronti a cogliere le opportunita'". ste/ds
MILANO (MF-DJ)--"La nostra situazione patrimoniale e' molto equilibrata" e non sono in vista nuove emissioni obbligazionarie.
Lo ha dichiarato Carlo Pesenti consigliere delegato di Italcementi a margine di una conferenza stampa a Milano.
Pesenti ha poi escluso che la societa' cresca nel breve per linee esterne, affermando che "in questo momento siamo molto concentrati sul nostro perimetro. Anche se ogni operazione viene valutata attentamente, limito" le iniziative dei "collaboratori che propongono attivita' di acquisizioni".
Il c.d. ha poi concluso affermando che "la crisi e' un momento difficile ma siamo pronti a cogliere le opportunita'". ste/ds
Tuesday, May 11, 2010
AMBIENTE: A ITALCEMENTI L'EUROPEAN GREENBUILDING AWARD 2010
AMBIENTE: A ITALCEMENTI L'EUROPEAN GREENBUILDING AWARD 2010
Roma, 6 mag. - La Commissione Europea ha assegnato a Italcementi il premio European Greenbuilding Award 2010. Il riconoscimento e' stato conferito a ITCLab, ovvero al progetto che sta dando vita a i.lab, il nuovo Centro Ricerca del Gruppo in costruzione nell'area del KilometroRosso alle porte di Bergamo. i.lab e' stato premiato come miglior edificio d'Italia per l'efficienza energetica nella categoria "best new building". Il GreenBuilding Programme e' stato creato nel 2004 dalla Commissione Europea - nell'ambito del progetto Intelligent Energy Europe dell'Agenzia Esecutiva per la Competitivita' e l'Innovazione (EACI) - e ha lo scopo di stimolare l'efficienza energetica e promuovere l'integrazione delle energie rinnovabili negli edifici. L'European Greenbuilding Award si inserisce in questo programma. Il nuovo laboratorio Italcementi, progettato dall'architetto americano Richard Meier, si sviluppa su uno spazio di 11.000 mq, di cui 7.500 mq adibiti esclusivamente alla ricerca, e ha l'ambizione di rispondere ai requisiti, anche i piu' stringenti, in materia di risparmio energetico e di qualita' innovativa della progettazione. Sono impiegate in modo significativo energie alternative e materiali all'avanguardia e sostenibili. I pannelli solari e quelli fotovoltaici - che produrranno ogni anno oltre 54.560 kWh, per un risparmio complessivo di 12,7 tonnellate di combustibili fossili ogni anno - ridurranno il consumo delle energie tradizionali e quindi l'emissione di CO2 in atmosfera. Un ulteriore contributo finalizzato a ridurre l'emissione di CO2, sara' dato dall'impianto geotermico che sfrutta il calore accumulato nel suolo e nel sottosuolo. "Il premio assegnato a i.lab riconosce le ottime prestazioni energetiche di questo edificio - spiega Lorenzo Pagliano, direttore di eERG, il gruppo di ricerca presso il Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano che rappresenta il punto di riferimento del GreenBuilding Programme in Italia -. Il Centro di ricerca Italcementi sara' in grado di ottenere un risparmio di energia fino al 60% rispetto al riferimento della normativa in vigore, grazie sia alle modalita' di costruzione e ai materiali dell'involucro, sia all'utilizzo di fonti rinnovabili. Un altro aspetto molto interessante di i.lab e' quello di essere un edificio low-energy e allo stesso tempo artistico, con caratteristiche architettoniche di alta qualita'". Per quanto riguarda i materiali innovativi e sostenibili, nella produzione dei calcestruzzi ad alta efficienza destinati alla realizzazione dell'edificio, sono stati utilizzati aggregati provenienti da processi di recupero. In particolare sono state confezionate 2 classi di calcestruzzi entrambi ottenuti con parziale sostituzione dell'aggregato naturale con quello proveniente da residui d'acciaieria e da materiale recuperato da lavori edili e da demolizioni di vecchi edifici. Inoltre, per il rivestimento dell'ITCLab sara' impiegato TX Active®, il cemento "mangia-smog" di Italcementi usato proprio da Meier per la prima volta in occasione della realizzazione della Chiesa del Giubileo a Roma e oggi applicato su nuovi edifici e su numerose realizzazioni urbane per le sue riconosciute proprieta' disinquinanti e autopulenti. La struttura che ospitera' oltre un centinaio di dipendenti e ricercatori del Gruppo Italcementi impegnati quotidianamente nello sviluppo di materiali da costruzione innovativi, sara' operativa tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011.
Roma, 6 mag. - La Commissione Europea ha assegnato a Italcementi il premio European Greenbuilding Award 2010. Il riconoscimento e' stato conferito a ITCLab, ovvero al progetto che sta dando vita a i.lab, il nuovo Centro Ricerca del Gruppo in costruzione nell'area del KilometroRosso alle porte di Bergamo. i.lab e' stato premiato come miglior edificio d'Italia per l'efficienza energetica nella categoria "best new building". Il GreenBuilding Programme e' stato creato nel 2004 dalla Commissione Europea - nell'ambito del progetto Intelligent Energy Europe dell'Agenzia Esecutiva per la Competitivita' e l'Innovazione (EACI) - e ha lo scopo di stimolare l'efficienza energetica e promuovere l'integrazione delle energie rinnovabili negli edifici. L'European Greenbuilding Award si inserisce in questo programma. Il nuovo laboratorio Italcementi, progettato dall'architetto americano Richard Meier, si sviluppa su uno spazio di 11.000 mq, di cui 7.500 mq adibiti esclusivamente alla ricerca, e ha l'ambizione di rispondere ai requisiti, anche i piu' stringenti, in materia di risparmio energetico e di qualita' innovativa della progettazione. Sono impiegate in modo significativo energie alternative e materiali all'avanguardia e sostenibili. I pannelli solari e quelli fotovoltaici - che produrranno ogni anno oltre 54.560 kWh, per un risparmio complessivo di 12,7 tonnellate di combustibili fossili ogni anno - ridurranno il consumo delle energie tradizionali e quindi l'emissione di CO2 in atmosfera. Un ulteriore contributo finalizzato a ridurre l'emissione di CO2, sara' dato dall'impianto geotermico che sfrutta il calore accumulato nel suolo e nel sottosuolo. "Il premio assegnato a i.lab riconosce le ottime prestazioni energetiche di questo edificio - spiega Lorenzo Pagliano, direttore di eERG, il gruppo di ricerca presso il Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano che rappresenta il punto di riferimento del GreenBuilding Programme in Italia -. Il Centro di ricerca Italcementi sara' in grado di ottenere un risparmio di energia fino al 60% rispetto al riferimento della normativa in vigore, grazie sia alle modalita' di costruzione e ai materiali dell'involucro, sia all'utilizzo di fonti rinnovabili. Un altro aspetto molto interessante di i.lab e' quello di essere un edificio low-energy e allo stesso tempo artistico, con caratteristiche architettoniche di alta qualita'". Per quanto riguarda i materiali innovativi e sostenibili, nella produzione dei calcestruzzi ad alta efficienza destinati alla realizzazione dell'edificio, sono stati utilizzati aggregati provenienti da processi di recupero. In particolare sono state confezionate 2 classi di calcestruzzi entrambi ottenuti con parziale sostituzione dell'aggregato naturale con quello proveniente da residui d'acciaieria e da materiale recuperato da lavori edili e da demolizioni di vecchi edifici. Inoltre, per il rivestimento dell'ITCLab sara' impiegato TX Active®, il cemento "mangia-smog" di Italcementi usato proprio da Meier per la prima volta in occasione della realizzazione della Chiesa del Giubileo a Roma e oggi applicato su nuovi edifici e su numerose realizzazioni urbane per le sue riconosciute proprieta' disinquinanti e autopulenti. La struttura che ospitera' oltre un centinaio di dipendenti e ricercatori del Gruppo Italcementi impegnati quotidianamente nello sviluppo di materiali da costruzione innovativi, sara' operativa tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011.
Monday, May 10, 2010
Il caminone fa una pausa
Il caminone fa una pausa
Già da diversi giorni uno dei simboli di calusco, il caminone della cementeria, ha smesso di fumare. Ma state tranquilli non c'è da preoccuparsi tutto ritornerà nella normalità quanto prima.
Infatti dopo il temporaneo fermo per la manutenzione del forno, il fumo tornerà nuovamente a farci compagnia.
Già da diversi giorni uno dei simboli di calusco, il caminone della cementeria, ha smesso di fumare. Ma state tranquilli non c'è da preoccuparsi tutto ritornerà nella normalità quanto prima.
Infatti dopo il temporaneo fermo per la manutenzione del forno, il fumo tornerà nuovamente a farci compagnia.
Thursday, April 29, 2010
Calcestruzzo impoverito, arrestati boss e manager
ITALIA
Calcestruzzo impoverito, arrestati boss e manager
27 aprile 2010
In una vasta operazione denominata "doppio colpo", che ha interessato Sicilia, Lombardia, Lazio e Abruzzo, carabinieri e guardia di finanza dei comandi provinciali di Caltanissetta hanno arrestato 14 persone e sequestrato sette aziende siciliane operanti nel settore del movimento terra.
Tra gli arrestati, alcuni boss mafiosi accusati di associazione mafiosa e illecita concorrenza con violenza e minaccia, e dirigenti della Calcestruzzi Spa di Bergamo, ai quali sono stati contestati i reati di associazione per delinquere e frode in pubbliche forniture.
Secondo l'accusa, con l'appoggio della mafia, cui cedeva parte dei maggiori profitti realizzati frodando i propri clienti - ai quali forniva calcestruzzo con minori quantitativi di cemento - l'azienda bergamasca, che da oltre due anni è sotto amministrazione giudiziaria, aveva assunto il monopolio nella fornitura di calcestruzzo in Sicilia.
I provvedimenti restrittivi sono stati notificati in carcere al capomafia Giuseppe Madonia, 64 anni, al boss Francesco La Rocca, 72 anni, e a Giuseppe Giovanni Laurino, 53 anni, esponente di spicco del clan Cammarata di Riesi.
Carabinieri e guardia di finanza hanno invece posto agli arresti domiciliari gli imprenditori Salvatore Rizza, 78 anni, Santo David e Gandolfo David, 71 e 77 anni; il consulente esterno e l'amministratore del sistema informatico della Calcestruzzi Spa, Gianni Cavallini, 48 anni di Ravenna e Alvis Alessandro Trotta, 41 anni, di Milano; il responsabile del controllo gestione della stessa società, Carlo Angelo Bossi, 41 anni, di Induno (Milano), e due ex dipendenti, Mario De Luca, 47 anni, di Napoli, e Nunzio Anello, 42 anni, di Mazzarino (Caltanissetta); e il consulente esterno dell'Italcementi, Giancarlo Bianchi, 54 anni, di Brignano Gero D'Adda.
Sono stati inoltre condotti in carcere gli imprenditori Francesco Lo Cicero, 56 anni, di Campobello di Licata (Agrigento) e Vincenzo Arnone, 47 anni, di Serradifalco (Caltanissetta).
Wednesday, April 21, 2010
Il ponte sull'Adda a Paderno
Il ponte sull'Adda a Paderno
Sono state effettuate indagini sul comportamento dinamico del ponte storico di Paderno d'Adda
di: Carmelo Gentile, Antonella Saisi, Angelo Valsecchi
Prospetto, pianta e sezione trasversale del ponte sull'Adda a Paderno
Nell'ambito delle collaborazioni attive tra il Laboratorio Prove Materiali (Settore Vibrazioni e Monitoraggio Dinamico di Strutture) del Politecnico di Milano e il Settore Viabilità e Protezione Civile della Provincia di Lecco, è stata effettuata la caratterizzazione dinamica e il monitoraggio del ponte San Michele di Paderno d'Adda (Figura di copertina e Immagine 1), realizzato nel 1889, oltre a costituire una tappa fondamentale nell'evoluzione storica delle infrastrutture in Italia è inserito tra i Beni tutelati dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici della Regione Lombardia sin dal 1980. L'opera, in carpenteria metallica, è costituita da un'ampia arcata reticolare che supporta una travata reticolare rettilinea a doppio impalcato, ove il livello inferiore è utilizzato per il traffico ferroviario e il livello superiore per il traffico automobilistico.
: Vista dal basso di una pila Nell'ambito dei controlli diagnostici pressoché sistematici condotti dal Settore Viabilità e Protezione Civile della Provincia di Lecco sulle maggiori infrastrutture direttamente gestite dall'Ente, sono state eseguite sull'impalcato stradale del ponte di Paderno tre distinte sperimentazioni dinamiche in condizioni operative. In particolare, il monitoraggio dovrebbe perseguire il duplice obiettivo di segnalare in tempo reale possibili evoluzioni o anomalie dello "stato di salute" (Structural Health Monitoring, SHM) del ponte e di raccogliere dati utili a prefigurare i futuri scenari d'utilizzo dell'opera.
La descrizione delle indagini dinamiche in condizioni operative
Le indagini dinamiche in condizioni operative hanno previsto l'uso di accelerometri piezoelettrici WR 731A (Immagine 3), completi di modulo di alimentazione WR P31; le accelerazioni indotte dal normale esercizio sono state registrate con frequenza di campionamento pari a 200 Hz.
Accelerometro WR 731A utilizzato durante le indagini Durante la prima sperimentazione di questo ciclo di indagini è stato indagato il comportamento dinamico verticale dell'opera. Successivamente, sono stati utilizzati due soli sensori (evidenziati dal colore rosso nell'immagine 4) disposti in direzione verticale e orizzontale, al fine di controllare l'invarianza delle frequenze naturali dei modi verticali e verificare l'importanza dei modi orizzontali trasversali. Un'ulteriore indagine è stata effettuata con 13 sensori disposti in direzione trasversale per identificare le caratteristiche dei modi di vibrare trasversali.
ingrandisci Immagine 4: Posizionamento degli accelerometri verticali sull'impalcato nelle indagini del 29-30 Giugno 2009 e accelerometri di riferimento (...
Conclusioni
L'analisi modale sperimentale ha consentito di individuare otto modi principali (verticali) di vibrare. Inoltre, la disponibilità di registrazioni della risposta ha consentito di evidenziare la varianza temporale delle frequenze dei modi propri verticali dominanti. I risultati ottenuti possono essere così riassunti:
deboli fluttuazioni nel tempo (non invarianza temporale) delle frequenze naturali dei modi flessionali dominanti per effetto del traffico stradale;
fattori di smorzamento sensibilmente inferiori all'1%;
asimmetria delle deformate modali identificate rispetto al piano verticale contenente la mezzeria dell'impalcato.
I risultati precedenti suggeriscono l'opportunità di procedere al monitoraggio permanente del manufatto al fine di segnalare in tempo reale le evoluzioni dello stato di conservazione dell'opera e per fornire indicazioni utili ai fini della progettazione delle opere di restauro.
L'articolo è apparso sul fascicolo n° 2 Marzo/Aprile 2010 a pagina 84.
Sono state effettuate indagini sul comportamento dinamico del ponte storico di Paderno d'Adda
di: Carmelo Gentile, Antonella Saisi, Angelo Valsecchi
Prospetto, pianta e sezione trasversale del ponte sull'Adda a Paderno
Nell'ambito delle collaborazioni attive tra il Laboratorio Prove Materiali (Settore Vibrazioni e Monitoraggio Dinamico di Strutture) del Politecnico di Milano e il Settore Viabilità e Protezione Civile della Provincia di Lecco, è stata effettuata la caratterizzazione dinamica e il monitoraggio del ponte San Michele di Paderno d'Adda (Figura di copertina e Immagine 1), realizzato nel 1889, oltre a costituire una tappa fondamentale nell'evoluzione storica delle infrastrutture in Italia è inserito tra i Beni tutelati dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici della Regione Lombardia sin dal 1980. L'opera, in carpenteria metallica, è costituita da un'ampia arcata reticolare che supporta una travata reticolare rettilinea a doppio impalcato, ove il livello inferiore è utilizzato per il traffico ferroviario e il livello superiore per il traffico automobilistico.
: Vista dal basso di una pila Nell'ambito dei controlli diagnostici pressoché sistematici condotti dal Settore Viabilità e Protezione Civile della Provincia di Lecco sulle maggiori infrastrutture direttamente gestite dall'Ente, sono state eseguite sull'impalcato stradale del ponte di Paderno tre distinte sperimentazioni dinamiche in condizioni operative. In particolare, il monitoraggio dovrebbe perseguire il duplice obiettivo di segnalare in tempo reale possibili evoluzioni o anomalie dello "stato di salute" (Structural Health Monitoring, SHM) del ponte e di raccogliere dati utili a prefigurare i futuri scenari d'utilizzo dell'opera.
La descrizione delle indagini dinamiche in condizioni operative
Le indagini dinamiche in condizioni operative hanno previsto l'uso di accelerometri piezoelettrici WR 731A (Immagine 3), completi di modulo di alimentazione WR P31; le accelerazioni indotte dal normale esercizio sono state registrate con frequenza di campionamento pari a 200 Hz.
Accelerometro WR 731A utilizzato durante le indagini Durante la prima sperimentazione di questo ciclo di indagini è stato indagato il comportamento dinamico verticale dell'opera. Successivamente, sono stati utilizzati due soli sensori (evidenziati dal colore rosso nell'immagine 4) disposti in direzione verticale e orizzontale, al fine di controllare l'invarianza delle frequenze naturali dei modi verticali e verificare l'importanza dei modi orizzontali trasversali. Un'ulteriore indagine è stata effettuata con 13 sensori disposti in direzione trasversale per identificare le caratteristiche dei modi di vibrare trasversali.
ingrandisci Immagine 4: Posizionamento degli accelerometri verticali sull'impalcato nelle indagini del 29-30 Giugno 2009 e accelerometri di riferimento (...
Conclusioni
L'analisi modale sperimentale ha consentito di individuare otto modi principali (verticali) di vibrare. Inoltre, la disponibilità di registrazioni della risposta ha consentito di evidenziare la varianza temporale delle frequenze dei modi propri verticali dominanti. I risultati ottenuti possono essere così riassunti:
deboli fluttuazioni nel tempo (non invarianza temporale) delle frequenze naturali dei modi flessionali dominanti per effetto del traffico stradale;
fattori di smorzamento sensibilmente inferiori all'1%;
asimmetria delle deformate modali identificate rispetto al piano verticale contenente la mezzeria dell'impalcato.
I risultati precedenti suggeriscono l'opportunità di procedere al monitoraggio permanente del manufatto al fine di segnalare in tempo reale le evoluzioni dello stato di conservazione dell'opera e per fornire indicazioni utili ai fini della progettazione delle opere di restauro.
L'articolo è apparso sul fascicolo n° 2 Marzo/Aprile 2010 a pagina 84.
Tuesday, April 20, 2010
Allarme smog in città Soglia superata 86 volte
Allarme smog in città Soglia superata 86 volte
Il piano regionale antismog che dallo scorso 15 ottobre sino a ieri ha vietato l’utilizzo delle auto più vecchie non è servito a nulla. Nei 182 giorni di riferimento la centralina dell’Arpa, ha evidenziato che le Pm10 hanno superato la soglia di allarme in ben 86 occasioni
Merate, 16 aprile 2010 - Il piano regionale antismog che dallo scorso 15 ottobre sino a ieri ha vietato l’utilizzo delle auto più vecchie non è servito a nulla. Il provvedimento ha interessato Merate, Airuno, Brivio, Calco, Cernusco Lombardone, Imbersago, Lomagna, Olgiate Molgora, Osnago, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio Inferiore e Verderio Superiore, ovvero i centri della Brianza lecchese che fanno parte della zona A1, la peggio messa sul versante della qualità dell’aria. Per sei mesi da lunedì a venerdì, dalle 7.10 alle 19.30, nella dozzina dei paesi off-limit non hanno potuto circolare né transitare i veicoli Euro 0 a benzina e diesel e gli Euro 1 e 2 diesel, circa 30 mila mezzi in tutto, indicativamente il 15% del totale parco macchine. Eppure, nonostante la drastica scelta, nei 182 giorni di riferimento la centralina dell’Arpa, Agenzia regionale per la protezione ambientale installata lungo la ex Ss 36, ha evidenziato che le Pm10 hanno superato la soglia di allarme di 50 microgrammi per metro cubo in ben 86 occasioni.
Le pm 10 sono un mix di particelle solide e liquide che hanno origine in particolar modo dal traffico veicolare e processi di combustione. In pratica più della metà delle volte le polveri sottili hanno valicato il valore di pericolo. La media di tutte le rilevazioni invece è risultata pari a 55,3 µg/m3. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sempre durante la validità del piano antismog, sembra sia andata leggermente meglio perchè nel 2008/09 gli sforamenti sono stati leggermente superiori: 90 contro gli 86 del 2009/’10 appunto. Anche la media dei dati raccolti è più alta con 56,9 µg/m3 invece che 55,3. Variazioni minimi dunque e in qualche modo anche un po’ falsate da improvvisi guasti alle apparecchiature che monitorano la qualità dell’aria.
A novembre ad esempio, uno dei mesi più esposti all’inquinamento, la strumentazione non ha funzionato per diverse settimane consecutive. L’unica nota positiva è che i picchi massimi delle polveri killer sono diminuiti. Raramente nel lasso di tempo appena trascorso sono stati superati i 100 milligrammi, mentre in quello prima è successo una ventina di volte con punte, come a fine febbraio 2009, addirittura di 154 µg/m3, il triplo dei parametri di guardia.
E dalla metà del prossimo ottobre si riparte con ulteriori restrizioni. Tra un semestre bisognerà infatti lasciare nel box pure cinquantini e moto non in regola e dal 2011 lo stesso succederà nelle restanti aree sino ad oggi considerate meno «tossiche», cioè la A2, B, C1 e C2, praticamente ovunque. Una mossa che, secondo gli esperti di fiducia del presidente Roberto Formigoni, permetterà di abbattere del 75% le Pm10. Lo impone la Comunità europea. Da Bruxelles tra l’altro nonostante il piano hanno aperto una procedura di infrazione contro il Pirellone perchè le misure adottate sino ad oggi non sono state ritenute adeguate e non hanno fornito i risultati sperati. Se il procedimento andrà in porto a Milano si vedranno recapitare una «cartella esattoriale» per una multa a sei zeri.
Daniele De Salvo
Il piano regionale antismog che dallo scorso 15 ottobre sino a ieri ha vietato l’utilizzo delle auto più vecchie non è servito a nulla. Nei 182 giorni di riferimento la centralina dell’Arpa, ha evidenziato che le Pm10 hanno superato la soglia di allarme in ben 86 occasioni
Merate, 16 aprile 2010 - Il piano regionale antismog che dallo scorso 15 ottobre sino a ieri ha vietato l’utilizzo delle auto più vecchie non è servito a nulla. Il provvedimento ha interessato Merate, Airuno, Brivio, Calco, Cernusco Lombardone, Imbersago, Lomagna, Olgiate Molgora, Osnago, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio Inferiore e Verderio Superiore, ovvero i centri della Brianza lecchese che fanno parte della zona A1, la peggio messa sul versante della qualità dell’aria. Per sei mesi da lunedì a venerdì, dalle 7.10 alle 19.30, nella dozzina dei paesi off-limit non hanno potuto circolare né transitare i veicoli Euro 0 a benzina e diesel e gli Euro 1 e 2 diesel, circa 30 mila mezzi in tutto, indicativamente il 15% del totale parco macchine. Eppure, nonostante la drastica scelta, nei 182 giorni di riferimento la centralina dell’Arpa, Agenzia regionale per la protezione ambientale installata lungo la ex Ss 36, ha evidenziato che le Pm10 hanno superato la soglia di allarme di 50 microgrammi per metro cubo in ben 86 occasioni.
Le pm 10 sono un mix di particelle solide e liquide che hanno origine in particolar modo dal traffico veicolare e processi di combustione. In pratica più della metà delle volte le polveri sottili hanno valicato il valore di pericolo. La media di tutte le rilevazioni invece è risultata pari a 55,3 µg/m3. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sempre durante la validità del piano antismog, sembra sia andata leggermente meglio perchè nel 2008/09 gli sforamenti sono stati leggermente superiori: 90 contro gli 86 del 2009/’10 appunto. Anche la media dei dati raccolti è più alta con 56,9 µg/m3 invece che 55,3. Variazioni minimi dunque e in qualche modo anche un po’ falsate da improvvisi guasti alle apparecchiature che monitorano la qualità dell’aria.
A novembre ad esempio, uno dei mesi più esposti all’inquinamento, la strumentazione non ha funzionato per diverse settimane consecutive. L’unica nota positiva è che i picchi massimi delle polveri killer sono diminuiti. Raramente nel lasso di tempo appena trascorso sono stati superati i 100 milligrammi, mentre in quello prima è successo una ventina di volte con punte, come a fine febbraio 2009, addirittura di 154 µg/m3, il triplo dei parametri di guardia.
E dalla metà del prossimo ottobre si riparte con ulteriori restrizioni. Tra un semestre bisognerà infatti lasciare nel box pure cinquantini e moto non in regola e dal 2011 lo stesso succederà nelle restanti aree sino ad oggi considerate meno «tossiche», cioè la A2, B, C1 e C2, praticamente ovunque. Una mossa che, secondo gli esperti di fiducia del presidente Roberto Formigoni, permetterà di abbattere del 75% le Pm10. Lo impone la Comunità europea. Da Bruxelles tra l’altro nonostante il piano hanno aperto una procedura di infrazione contro il Pirellone perchè le misure adottate sino ad oggi non sono state ritenute adeguate e non hanno fornito i risultati sperati. Se il procedimento andrà in porto a Milano si vedranno recapitare una «cartella esattoriale» per una multa a sei zeri.
Daniele De Salvo
Saturday, April 17, 2010
Calusco: un parco solare a Baccanello
Calusco: un parco solare a Baccanello
Guardate bene questa fotografia dei campi di Baccanello nella valle del Grandone in comune di Calusco scattata questa mattina, perché tra non molto il paesaggio verrà modificato. Una società immobiliare ha chiesto di realizzare un parco solare, cioè di realizzare un impianto di centinaia di pannelli solari rotanti, ciascuno montato su un pilastro di cemento, per una superficie di 30mila metri quadrati circa. L’amministrazione di Calusco d’Adda avrebbe opposto un diniego ritenendo non compatibile l’impatto ambientale, ma soprattutto perché si cambia destinazione ad uno dei pochi terreni agricoli in pianura rimasti. Sembra però che la legge sia dalla parte di chi vuole fare il parco solare e presumibilmente potrà passare sopra il diniego del comune. Personalmente sono d’accordo con il comune di Calusco perché ritengo che gli spazi agricoli debbano essere agricoli e poi come ho detto in precedenza (vedi qui) nell'Isola bergamasca abbiamo centinaia di ettari di tetti di capannoni inutilizzati che potrebbero essere impiegati per ospitare pannelli solari senza turbare il paesaggio e l’ambiente.
Guardate bene questa fotografia dei campi di Baccanello nella valle del Grandone in comune di Calusco scattata questa mattina, perché tra non molto il paesaggio verrà modificato. Una società immobiliare ha chiesto di realizzare un parco solare, cioè di realizzare un impianto di centinaia di pannelli solari rotanti, ciascuno montato su un pilastro di cemento, per una superficie di 30mila metri quadrati circa. L’amministrazione di Calusco d’Adda avrebbe opposto un diniego ritenendo non compatibile l’impatto ambientale, ma soprattutto perché si cambia destinazione ad uno dei pochi terreni agricoli in pianura rimasti. Sembra però che la legge sia dalla parte di chi vuole fare il parco solare e presumibilmente potrà passare sopra il diniego del comune. Personalmente sono d’accordo con il comune di Calusco perché ritengo che gli spazi agricoli debbano essere agricoli e poi come ho detto in precedenza (vedi qui) nell'Isola bergamasca abbiamo centinaia di ettari di tetti di capannoni inutilizzati che potrebbero essere impiegati per ospitare pannelli solari senza turbare il paesaggio e l’ambiente.
Wednesday, April 07, 2010
Riprendono i lavori con Italcementi
Riprendono i lavori con Italcementi
Il "tavolo politico" tra Enti del territorio e Italcementi, relativo alle "compensazioni ambientali", interrottosi il 19 dicembre 2008, riprende i lavori.
Verbale interno dell’incontro
Il 24 marzo 2010, presso il Comune di Calusco d’Adda, a seguito di convocazione da parte di A21, si è riunito il “tavolo politico” tra gli Enti del territorio e la Soc. Italcementi per riprendere il percorso interrottosi il 19 dicembre 2008.
Sotto il coordinamento dell’Arch. Fortini di A21, si sono ritrovati, oltre al Comune di Calusco, i
Comuni di Imbersago, Medolago, Paderno d’Adda, Robbiate, Solza, Suisio, Verderio Superiore e
Villa d’Adda, rappresentanti di Lega Ambiente e Funzionari di Italcementi.
Dopo una sintetica esposizione cronologica dei vari step intercorsi dall’inizio delle trattative (2004) a oggi, l’Arch. Fortini lascia la parola ai convenuti.
Il Sindaco di Calusco propone che, dopo aver sentito Italcementi circa eventuali novità, si proceda ad un aggiornamento sull’elenco delle compensazioni a suo tempo ipotizzate, alcune delle quali si sono nel frattempo risolte. Inoltre, ricordando che in passato non si è mai giunti a quantificare economicamente le varie compensazioni, propone di evidenziare le azioni più significative da tutti condivise e di valorizzarle.
Italcementi ricorda come, al momento dell’interruzione del tavolo, non fosse possibile concretizzare in quanto già si avvertivano le prime avvisaglie della crisi incombente. Si dichiara, tuttavia, oggi cautamente ottimista anche perché, a differenza di altri operatori anche di maggiori dimensioni, è stata in grado di reggere. La sua presenza al tavolo vuole indicare che, anche se è ancora presto per indicare cifre relative alle compensazioni, è tuttavia disponibile a valutare le richieste che il tavolo intenderà portare avanti.
Ricorda infine che l’utilizzo del CDR come alternativa al combustibile tradizionale (motivo per cui ha avuto origine il tavolo tecnico/politico) non ha ancora raggiunto il livello sperimentale superiore.
Tornando alle compensazioni, dichiara che la sua intenzione sarebbe quella di fare un intervento complessivo che le parti interessate decideranno come utilizzare.
Fortini, dopo aver elencato gli interventi a suo tempo richiesti, spiega che non è intenzione del tavolo avere tutto, né tantomeno subito. L’obiettivo sarebbe piuttosto quello di concordare e sottoscrivere un “accordo di programma” scadenziato nel tempo.
Italcementi concorda sulla proposta e si dichiara interessato a investimenti/progetti nel campo
dell’energia rinnovabile, avendo una consociata dedicata a questo settore.
Quanto ai programmi a lungo termine, dichiara di avere qualche difficoltà vista l’incertezza normativa relativa all’uso del CDR.
Il Sindaco di Calusco, considerata ingenua e demagogica la lunga lista di “compensazioni” a suo tempo sottoposta a Italcementi, propone di muoversi su tre fronti, per giungere al più presto ad una soluzione che possa essere portata avanti nel concreto:
1. azioni di piantumazione (da far definire a Parco Adda Nord – PLIS)
2. installazione di impianti di energia rinnovabile (da far definire ai Comuni interessati)
3. riqualificazione alveo/argini Grandone/Re (PLIS)
A fronte della proposta, A21, i Parchi interessati e i Comuni interessati studiano e dettagliano le proposte determinandone anche il valore.
In un prossimo incontro, orientativamente giugno/luglio, le proposte verranno trasmesse a Italcementi che le valuterà e fornirà una risposta corredata da contributo e date possibili degli interventi.
Il "tavolo politico" tra Enti del territorio e Italcementi, relativo alle "compensazioni ambientali", interrottosi il 19 dicembre 2008, riprende i lavori.
Verbale interno dell’incontro
Il 24 marzo 2010, presso il Comune di Calusco d’Adda, a seguito di convocazione da parte di A21, si è riunito il “tavolo politico” tra gli Enti del territorio e la Soc. Italcementi per riprendere il percorso interrottosi il 19 dicembre 2008.
Sotto il coordinamento dell’Arch. Fortini di A21, si sono ritrovati, oltre al Comune di Calusco, i
Comuni di Imbersago, Medolago, Paderno d’Adda, Robbiate, Solza, Suisio, Verderio Superiore e
Villa d’Adda, rappresentanti di Lega Ambiente e Funzionari di Italcementi.
Dopo una sintetica esposizione cronologica dei vari step intercorsi dall’inizio delle trattative (2004) a oggi, l’Arch. Fortini lascia la parola ai convenuti.
Il Sindaco di Calusco propone che, dopo aver sentito Italcementi circa eventuali novità, si proceda ad un aggiornamento sull’elenco delle compensazioni a suo tempo ipotizzate, alcune delle quali si sono nel frattempo risolte. Inoltre, ricordando che in passato non si è mai giunti a quantificare economicamente le varie compensazioni, propone di evidenziare le azioni più significative da tutti condivise e di valorizzarle.
Italcementi ricorda come, al momento dell’interruzione del tavolo, non fosse possibile concretizzare in quanto già si avvertivano le prime avvisaglie della crisi incombente. Si dichiara, tuttavia, oggi cautamente ottimista anche perché, a differenza di altri operatori anche di maggiori dimensioni, è stata in grado di reggere. La sua presenza al tavolo vuole indicare che, anche se è ancora presto per indicare cifre relative alle compensazioni, è tuttavia disponibile a valutare le richieste che il tavolo intenderà portare avanti.
Ricorda infine che l’utilizzo del CDR come alternativa al combustibile tradizionale (motivo per cui ha avuto origine il tavolo tecnico/politico) non ha ancora raggiunto il livello sperimentale superiore.
Tornando alle compensazioni, dichiara che la sua intenzione sarebbe quella di fare un intervento complessivo che le parti interessate decideranno come utilizzare.
Fortini, dopo aver elencato gli interventi a suo tempo richiesti, spiega che non è intenzione del tavolo avere tutto, né tantomeno subito. L’obiettivo sarebbe piuttosto quello di concordare e sottoscrivere un “accordo di programma” scadenziato nel tempo.
Italcementi concorda sulla proposta e si dichiara interessato a investimenti/progetti nel campo
dell’energia rinnovabile, avendo una consociata dedicata a questo settore.
Quanto ai programmi a lungo termine, dichiara di avere qualche difficoltà vista l’incertezza normativa relativa all’uso del CDR.
Il Sindaco di Calusco, considerata ingenua e demagogica la lunga lista di “compensazioni” a suo tempo sottoposta a Italcementi, propone di muoversi su tre fronti, per giungere al più presto ad una soluzione che possa essere portata avanti nel concreto:
1. azioni di piantumazione (da far definire a Parco Adda Nord – PLIS)
2. installazione di impianti di energia rinnovabile (da far definire ai Comuni interessati)
3. riqualificazione alveo/argini Grandone/Re (PLIS)
A fronte della proposta, A21, i Parchi interessati e i Comuni interessati studiano e dettagliano le proposte determinandone anche il valore.
In un prossimo incontro, orientativamente giugno/luglio, le proposte verranno trasmesse a Italcementi che le valuterà e fornirà una risposta corredata da contributo e date possibili degli interventi.
Thursday, March 25, 2010
Controlli al ponte sull'Adda
Controlli al ponte sull'Adda
Superata l'analisi delle vibrazioni
25 marzo 2010 Cronaca
Il ponte San Michele sotto controllo
I controlli al ponte di Paderno
Check-up di routine per l'ultracentenario ponte in ferro «San Michele» sull'Adda, ancora in pieno servizio come collegamento viabilistico e ferroviario, tra la sponda bergamasca di Calusco e quella lecchese di Paderno. Per tre giorni Carmelo Gentile e Antonella Saisi del dipartimento di ingegneria strutturale del Politecnico di Milano, con l'ausilio di quattro persone, hanno effettuato controlli sull'entità delle vibrazioni della struttura in ferro, utilizzando, tra l'altro, 24 accelerometri.
Si tratta, in sostanza, di una sorta di collaudo, effettuato in condizioni di normale esercizio e con l'ausilio di moderne tecnologie e tecniche d'analisi. La fotografia della situazione attuale servirà per il confronto nel tempo con altre indagini che si andranno a fare.
L'esame preliminare dei dati, effettuato durante le prove, non ha mostrato evidenti malfunzionamenti della struttura. Il ponte «San Michele» è considerato un capolavoro dell'archeologia industriale italiana e una delle notevoli strutture realizzate dall'ingegneria ottocentesca: fu costruito tra il 1887 e il 1889. Per preservalo, una decina di anni fa, venne introdotto il divieto di transito ai camion pesanti. (dal 1992)
Superata l'analisi delle vibrazioni
25 marzo 2010 Cronaca
Il ponte San Michele sotto controllo
I controlli al ponte di Paderno
Check-up di routine per l'ultracentenario ponte in ferro «San Michele» sull'Adda, ancora in pieno servizio come collegamento viabilistico e ferroviario, tra la sponda bergamasca di Calusco e quella lecchese di Paderno. Per tre giorni Carmelo Gentile e Antonella Saisi del dipartimento di ingegneria strutturale del Politecnico di Milano, con l'ausilio di quattro persone, hanno effettuato controlli sull'entità delle vibrazioni della struttura in ferro, utilizzando, tra l'altro, 24 accelerometri.
Si tratta, in sostanza, di una sorta di collaudo, effettuato in condizioni di normale esercizio e con l'ausilio di moderne tecnologie e tecniche d'analisi. La fotografia della situazione attuale servirà per il confronto nel tempo con altre indagini che si andranno a fare.
L'esame preliminare dei dati, effettuato durante le prove, non ha mostrato evidenti malfunzionamenti della struttura. Il ponte «San Michele» è considerato un capolavoro dell'archeologia industriale italiana e una delle notevoli strutture realizzate dall'ingegneria ottocentesca: fu costruito tra il 1887 e il 1889. Per preservalo, una decina di anni fa, venne introdotto il divieto di transito ai camion pesanti. (dal 1992)
Tuesday, March 23, 2010
L'Italcementi punta a Oriente Cemento trasparente superstar
L'Italcementi punta a Oriente Cemento trasparente superstar
22 marzo 2010Economia
Il cemento trasparente dell'Italcementi
Il padiglione con il cemento trasparente
La Cina rientra nelle mire espansionistiche di Italcementi. Il gruppo, infatti, punta a rafforzarsi in Oriente e non esclude la possibilità di nuove acquisizioni. «Stiamo immaginando un'espansione in Cina - ha annunciato lunedì mattina 22 marzo il direttore generale, Giovanni Ferrario -. Stiamo considerando un paio di alternative, o di espandere la nostra rete o di fare acquisizioni in loco. Una cosa è certa la nostra presenza lì è in crescita».
Tra gli altri Paesi inseriti nel piano industriale 2010-2014, che verrà presentato dopo l'estate, Italcementi guarda alla Bulgaria (nel 2011-2012), all'India (2010) e al Marocco (2009-2010) oltre ovviamente alla Cina (2013). Per quanto riguarda, invece, l'andamento del mercato nel 2010 Ferrario ha ribadito di non vedere una ripresa nel primo semestre.
Almeno per quanto riguarda i mercati maturi, nel primo semestre «il mercato riuscirà a pareggiare le perdite dei primi due mesi», mentre dovrebbe andare meglio nel secondo semestre. «Nel secondo semestre - ha spiegato Ferrario - ci attendiamo una ripresa nel Nord America, mentre i mercati emergenti continuano a essere interessanti. Se non ci sarà una ripresa molto forte, si recupererà a fine anno».
Ferrario, a Milano per presentare il nuovo cemento trasparente impiegato per costruire il padiglione italiano all'Expo di Shanghai, ha aggiunto anche: «L'edilizia è ciclicamente in ritardo di sei mesi. Molto dipende dai pacchetti di stimolo e sostegno dei vari Paesi. Quello del governo italiano non è sufficiente, ma il piano casa aiuta e le grandi opere potrebbero dare uno stimolo buono».
Quanto al cemento trasparente, è stato fondamentale per il premio al padiglione italiano di Shanghai, considerato la migliore costruzione realizzata in città nel 2009. Il cemento trasparente è un cemento con additivi e resine speciali che consente di creare atmosfere intriganti e originali e anche di risparmiare energie per l'illuminazione.
Il 40% del padiglione è costruito con 3.774 pannelli grandi 50 cm per 1 metro del nuovo materiale. L'avveniristico edificio è progettato per resistere a un vento che soffia a 500 km/orari, cioè forte come quello dei disastrosi tifoni.
Si tratta di un cemento nuovo, che legando particolari resine con un impasto di nuovissima concezione consente di realizzare pannelli solidi e isolanti ma allo stesso tempo in grado di far filtrare la luce. Il materiale è stato messo a punto da Italcementi proprio per l'edificio che ospiterà la presenza dell'Italia in Cina durante i sei mesi dedicati all'esposizione internazionale.
«Dall'incontro con il commissario generale del Governo per Expo 2010, il professor Beniamino Quintieri, e con il progettista, l'architetto Giampaolo Imbrighi, era sorta l'esigenza di individuare, in breve tempo, una soluzione economica e innovativa per rendere trasparenti le pareti del Padiglione italiano - ha spiegato Giovanni Ferrario, Direttore Generale Italcementi -. Ci siamo riusciti, sviluppando un nuovo materiale, risultato di una vincente ricerca sul campo. Ancora una volta, Italcementi porta con successo l'innovazione in un settore solo all'apparenza “tradizionale”, come quello dei materiali per le costruzioni. L'innovazione è sempre più protagonista della mission della nostra azienda».
Sviluppato nei laboratori di Bergamo, il nuovo prodotto garantisce la trasparenza miscelando secondo un'innovativa formulazione cemento e additivi, che grazie a una straordinaria fluidità legano una matrice di resine plastiche in un pannello che unisce alla robustezza caratteristica del materiale cementizio la possibilità di far filtrare la luce dall'esterno verso l'interno, e viceversa.
Grazie a questa soluzione, per la prima volta è possibile un utilizzo industriale del “cemento trasparente”: «Le resine, opportunamente inserite in questo particolare impasto - spiegano i ricercatori -, hanno delle prestazioni di trasparenza migliori delle fibre ottiche, sperimentalmente utilizzate finora in questo campo, ma soprattutto costano molto meno, consentendone l'applicazione su larga scala».
I 3.774 pannelli, realizzati con 189 tonnellate di “cemento trasparente”, ricoprono una superficie complessiva di 1.887 metri quadri, circa il 40 per cento del totale del Padiglione, creando una sequenza di luci e ombre in continua evoluzione nel corso della giornata. L'effetto trasparenza si coglie, dall'esterno, soprattutto nelle ore notturne, quando con il buio il “cemento trasparente” lascia filtrare le luci interne. Stando dentro il padiglione, invece, durante le ore del giorno si ha la chiara percezione delle variazioni di luminosità dell'ambiente esterno.
Utilizzato per la prima volta a Shanghai, per il futuro il materiale si propone come componente architettonica con funzioni diversificate e fra loro integrabili, come ad esempio l'internal lightening (tecniche di ombreggiamento/diffusione della luce). La sfida della trasparenza conferma la dimensione innovativa e creativa del made in Italy e ha consentito a Italcementi di mettere a disposizione della presenza italiana a Shanghai il know how e la solida esperienza aziendale, come già era accaduto in passato per altre importanti realizzazioni architettoniche.
«Ogni persona è quotidianamente a contatto con il cemento. Lo sforzo della ricerca Italcementi, in cui l'azienda investe oltre 13 milioni di euro all'anno, è quello di renderlo un materiale più sostenibile e in grado di creare ambienti sani e nei quali è piacevole vivere, come nel caso di edifici “trasparenti” dove la luce diventa protagonista», spiega Enrico Borgarello, Direttore Innovazione Italcementi. Il cuore dell'innovazione Italcementi sono i laboratori di Bergamo e Parigi, dove sono impegnati quotidianamente chimici, fisici, geologi e ingegneri. Complessivamente vi lavorano circa 170 ricercatori che in oltre 10 anni hanno contribuito a depositare oltre 60 brevetti.
A Bergamo, nell'area del KilometroRosso, è in costruzione l'ITCLab – Innovation and Technology Center Laboratory - il nuovo centro di 11mila metri quadrati, di cui oltre 7mila dedicati esclusivamente ai laboratori di ricerca. Italcementi ha sviluppato una rete di collaborazioni scientifiche a livello internazionale che comprende centri di ricerca, università e aziende nel settore dei materiali e delle costruzioni. Oggi il network è costituito da 10 centri esterni, 30 aziende e 26 università italiane, europee ed extra europee.
A Shanghai sarà presente anche il cemento “mangia-smog” TX Active®, ormai conosciuto e applicato in tutto il mondo, che è stato selezionato per la mostra ”Italia degli innovatori” presso il Padiglione italiano. Il cemento ecologico sarà esposto all'Expo, dal 24 luglio al 7 agosto 2010, tra le innovazioni e le eccellenze tecnologiche del nostr
Friday, March 19, 2010
SMOG, MAGLIA NERA PER LA PROVINCIA
SMOG, MAGLIA NERA PER LA PROVINCIA
Bergamo - L'aria non è buona nella Bergamasca. A parte in montagna, ma non sempre. Ben 214 comuni su 244 superano infatti la media regionale di emissioni di anidride carbonica. Come prevedibile è il capoluogo a comportarsi peggio, ma le notizie non sono buone neppure a Dalmine, Calusco d'Adda, Treviglio e Tavernola. Si respira decisamente meglio invece a Blello, Brumano, Fuipiano, Valnegra, Cassiglio. Entro il 2020 si punta a una riduzione del 20 per cento.
Bergamo - L'aria non è buona nella Bergamasca. A parte in montagna, ma non sempre. Ben 214 comuni su 244 superano infatti la media regionale di emissioni di anidride carbonica. Come prevedibile è il capoluogo a comportarsi peggio, ma le notizie non sono buone neppure a Dalmine, Calusco d'Adda, Treviglio e Tavernola. Si respira decisamente meglio invece a Blello, Brumano, Fuipiano, Valnegra, Cassiglio. Entro il 2020 si punta a una riduzione del 20 per cento.
Etichette:
agenda 21 calusco,
calusco compensazioni
Monday, March 15, 2010
Anidride carbonica, Bergamasca bocciata e Calusco maglia nera
Anidride carbonica, Bergamasca bocciata e Calusco maglia nera
Emissioni sopra la media lombarda in 214 Comuni su 244. Svettano Dalmine e Calusco. Tavernola: decuplicate in 7 anni
Sono 66 i milioni di tonnellate di anidride carbonica (Co2) mediamente emessi nell’aria in Lombardia. Di questi, 30 milioni sono prodotti dai grandi impianti industriali, i restanti 36 causati dal riscaldamento di edifici pubblici e privati o dalle emissioni di edifici industriali, da trasporto pubblico e privato, illuminazione pubblica, macchinari e attrezzature industriali e del terziario, agricoltura. In tutto ciò, la Bergamasca si colloca sopra la media regionale, superata da ben 214 Comuni su 244.
È anche osservando questa quota che risulta importante l’adesione al "Patto dei sindaci" per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione europea: riduzione del 20% delle emissioni di Co2 entro il 2020. Un obiettivo che numerosi Comuni bergamaschi hanno fatto proprio, aderendo con delibere consiliari al piano. Coordinatore del progetto orobico è Antonello Pezzini, del Comitato economico e sociale europeo, che ha analizzato i dati relativi alle emissioni di anidride carbonica nei vari centri della Bergamasca. I numeri derivano dalle analisi dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) secondo le disposizioni del regolamento europeo che stabilisce l’obbligo di installare centrali per il rilevamento delle concentrazioni delle polveri sottili in alcune zone campione. "Secondo le statistiche europee la Co2 deriva per il 40% dal riscaldamento delle abitazioni, per il 38% dai trasporti e per il 22% dall’industria. Per la nostra regione la media di Co2 per abitante raggiunge le 4 tonnellate equivalenti" spiega Pezzini (la tonnellata equivalente, di cui vediamo le stime nella tabella qui accanto, è l’unità di misura utilizzata dai tecnici in questo settore e che permette di pesare insieme emissioni di gas serra diversi con differenti potenziali di riscaldamento globale). Ricordando che "nella provincia orobica solo 30 Comuni su 244 sono allineati, gli altri "sforano"". "A causa delle polveri sottili si muore – aggiunge –, forse questo la gente non lo sa. Ridurre le concentrazioni di anidride carbonica non è solo vantaggioso per l’ambiente, ma anche per la salute dei cittadini. Basti pensare al fatto che camminando sul marciapiede a distanza di almeno 2 metri dalla sede stradale si respira il 30% in meno di Co2 emessa dalle auto – aggiunge il coordinatore –. Parlare di sviluppo sostenibile non è uno slogan, ma una vera e propria necessità a livello geopolitico, economico e sociale". I dati elaborati da Pezzini mostrano situazioni molto differenti tra una località e l’altra della Bergamasca. Anche in montagna. "Le emissioni aumentano sensibilmente per i paesi che accolgono in alcuni periodi dell’anno turisti che incidono sul riscaldamento e sulle emissioni delle auto. Altro elemento di variabilità la presenza di impianti industriali". Per ogni situazione si deve analizzare quale sia la fonte di produzione di Co2, mettendo poi a punto le strategie idonee. L’analisi comprende tutti i 244 Comuni bergamaschi con la comparazione dei dati sull’immissione di Co2 nel 2000 e nel 2007. Rispetto al totale delle tonnellate di Co2 equivalenti emesse nel 2007 Bergamo si colloca al primo posto, seguita da Dalmine, Calusco con valori compresi tra 670 e 400 mila; Treviglio, Tavernola, Lovere, Caravaggio, Seriate e Costa Volpino registrano quantità comprese tra le 200 e 100 mila. L’ultimo paese della top ten è Grassobbio con 96 mila. Molto interessante è il confronto tra i dati del 2000 e 2007 che evidenzia come alcuni Comuni negli ultimi anni abbiano già individuato soluzioni per ridurre le immissioni o più probabilmente si siano verificate variazioni nella presenza, ad esempio, di siti industriali. "L’unica imprecisione nella statistica può derivare dal fatto che rispetto alla popolazione ho dovuto utilizzare solo i dati del censimento Istat del 2001. Se nel 2007 il numero di abitanti in una località fosse molto differente, il dato sulle emissioni di anidride per persona risulterebbe falsato".
Il dato generale mostra che nella nostra provincia si è passati da un totale di 8.628 mila tonnellate equivalenti di Co2 nel 2000 a 7.848 mila nel 2007: una riduzione pari a circa il 9%.
Per il capoluogo il valore totale di emissioni di anidride carbonica raggiunge nel 2007 le 678.858 tonnellate che rapportate ai 113 mila abitanti, portano a 6 tonnellate equivalenti per abitante. Non mancano sorprese scorrendo l’elenco dei 244 Comuni: a Tavernola la maglia nera per le variazioni, visto che le emissioni per abitante sono passate da 9 a 85 tonnellate (da 20.457 totali del 2000 ad addirittura 193.205 nel 2007), quindi quasi decuplicate. "Le misurazioni delle emissioni risentono molto delle mutazioni degli insediamenti industriali, della presenza di centrali elettriche o per esempio di una cava". In positivo, la diminuzione più sensibile si è avuta a Ponte Nossa (da 45 a 11). (fonte eco di bergamo)
Emissioni sopra la media lombarda in 214 Comuni su 244. Svettano Dalmine e Calusco. Tavernola: decuplicate in 7 anni
Sono 66 i milioni di tonnellate di anidride carbonica (Co2) mediamente emessi nell’aria in Lombardia. Di questi, 30 milioni sono prodotti dai grandi impianti industriali, i restanti 36 causati dal riscaldamento di edifici pubblici e privati o dalle emissioni di edifici industriali, da trasporto pubblico e privato, illuminazione pubblica, macchinari e attrezzature industriali e del terziario, agricoltura. In tutto ciò, la Bergamasca si colloca sopra la media regionale, superata da ben 214 Comuni su 244.
È anche osservando questa quota che risulta importante l’adesione al "Patto dei sindaci" per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione europea: riduzione del 20% delle emissioni di Co2 entro il 2020. Un obiettivo che numerosi Comuni bergamaschi hanno fatto proprio, aderendo con delibere consiliari al piano. Coordinatore del progetto orobico è Antonello Pezzini, del Comitato economico e sociale europeo, che ha analizzato i dati relativi alle emissioni di anidride carbonica nei vari centri della Bergamasca. I numeri derivano dalle analisi dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) secondo le disposizioni del regolamento europeo che stabilisce l’obbligo di installare centrali per il rilevamento delle concentrazioni delle polveri sottili in alcune zone campione. "Secondo le statistiche europee la Co2 deriva per il 40% dal riscaldamento delle abitazioni, per il 38% dai trasporti e per il 22% dall’industria. Per la nostra regione la media di Co2 per abitante raggiunge le 4 tonnellate equivalenti" spiega Pezzini (la tonnellata equivalente, di cui vediamo le stime nella tabella qui accanto, è l’unità di misura utilizzata dai tecnici in questo settore e che permette di pesare insieme emissioni di gas serra diversi con differenti potenziali di riscaldamento globale). Ricordando che "nella provincia orobica solo 30 Comuni su 244 sono allineati, gli altri "sforano"". "A causa delle polveri sottili si muore – aggiunge –, forse questo la gente non lo sa. Ridurre le concentrazioni di anidride carbonica non è solo vantaggioso per l’ambiente, ma anche per la salute dei cittadini. Basti pensare al fatto che camminando sul marciapiede a distanza di almeno 2 metri dalla sede stradale si respira il 30% in meno di Co2 emessa dalle auto – aggiunge il coordinatore –. Parlare di sviluppo sostenibile non è uno slogan, ma una vera e propria necessità a livello geopolitico, economico e sociale". I dati elaborati da Pezzini mostrano situazioni molto differenti tra una località e l’altra della Bergamasca. Anche in montagna. "Le emissioni aumentano sensibilmente per i paesi che accolgono in alcuni periodi dell’anno turisti che incidono sul riscaldamento e sulle emissioni delle auto. Altro elemento di variabilità la presenza di impianti industriali". Per ogni situazione si deve analizzare quale sia la fonte di produzione di Co2, mettendo poi a punto le strategie idonee. L’analisi comprende tutti i 244 Comuni bergamaschi con la comparazione dei dati sull’immissione di Co2 nel 2000 e nel 2007. Rispetto al totale delle tonnellate di Co2 equivalenti emesse nel 2007 Bergamo si colloca al primo posto, seguita da Dalmine, Calusco con valori compresi tra 670 e 400 mila; Treviglio, Tavernola, Lovere, Caravaggio, Seriate e Costa Volpino registrano quantità comprese tra le 200 e 100 mila. L’ultimo paese della top ten è Grassobbio con 96 mila. Molto interessante è il confronto tra i dati del 2000 e 2007 che evidenzia come alcuni Comuni negli ultimi anni abbiano già individuato soluzioni per ridurre le immissioni o più probabilmente si siano verificate variazioni nella presenza, ad esempio, di siti industriali. "L’unica imprecisione nella statistica può derivare dal fatto che rispetto alla popolazione ho dovuto utilizzare solo i dati del censimento Istat del 2001. Se nel 2007 il numero di abitanti in una località fosse molto differente, il dato sulle emissioni di anidride per persona risulterebbe falsato".
Il dato generale mostra che nella nostra provincia si è passati da un totale di 8.628 mila tonnellate equivalenti di Co2 nel 2000 a 7.848 mila nel 2007: una riduzione pari a circa il 9%.
Per il capoluogo il valore totale di emissioni di anidride carbonica raggiunge nel 2007 le 678.858 tonnellate che rapportate ai 113 mila abitanti, portano a 6 tonnellate equivalenti per abitante. Non mancano sorprese scorrendo l’elenco dei 244 Comuni: a Tavernola la maglia nera per le variazioni, visto che le emissioni per abitante sono passate da 9 a 85 tonnellate (da 20.457 totali del 2000 ad addirittura 193.205 nel 2007), quindi quasi decuplicate. "Le misurazioni delle emissioni risentono molto delle mutazioni degli insediamenti industriali, della presenza di centrali elettriche o per esempio di una cava". In positivo, la diminuzione più sensibile si è avuta a Ponte Nossa (da 45 a 11). (fonte eco di bergamo)
Friday, March 12, 2010
Doccia fredda per i sindaco di Calusco d’Adda e Terno d’Isola
Doccia fredda per i sindaco di Calusco d’Adda e Terno d’Isola che rischiano di veder sfumare il progetto della variante che dovrebbe collegare i due Comuni dell’Isola.
Calusco-Terno a rischio stop, l'ira dei sindaci dell'Isola
Doccia fredda per i sindaci di Calusco d’Adda e Terno d’Isola che rischiano di veder sfumare il progetto della variante che dovrebbe collegare i due Comuni dell’Isola. Un’opera attesa da anni e che fino a pochi mesi fa era considerata prioritaria dalla Provincia di Bergamo. Per mancanza di risorse via Tasso sembra però aver cambiato idea. “Conviene puntare sulla variante di Cisano perché ci sono già i fondi stanziati dal Cipe” – è stato il commento dell’assessore alla Viabilità Giuliano Capetti nella commissione che si è svolta in via Tasso circa un mese fa.
Un dietrofront che ha scatenato l’ira dei sindaci dell’Isola. La variante infatti eviterebbe il passaggio di 29 mila veicoli al giorno nel centro dei paesi. “La situazione è davvero critica – spiega il sindaco di Terno d’Isola Corrado Centurelli – la Calusco-Terno è di estrema necessità, lo ripetiamo da anni. Tutte le mattine il traffico è insostenibile, le strade sono bloccate e la qualità dell’aria ne risente. C’è solo un percorso possibile per raggiungere Bergamo e viene intasato ogni giorno da migliaia di auto e camion. Senza contare l’elevato numero di incidenti, anche mortali, che sono accaduti negli ultimi anni”. L’amministrazione di Terno d’Isola e quella di Calusco hanno già fatto sentire le loro ragioni in Provincia. “Noi abbiamo approvato una delibera di Giunta per sollecitare via Tasso a non rimandare ulteriormente questo progetto – continua Centurelli -. Dispiace doversi confrontare con Cisano, ma si tratta di due progetti diversi. Qui si parla del completamento di un quadro già avviato, là invece è un’opera ex novo e parecchio costosa. Penso che il nostro caso abbia la priorità”.
Calusco-Terno a rischio stop, l'ira dei sindaci dell'Isola
Doccia fredda per i sindaci di Calusco d’Adda e Terno d’Isola che rischiano di veder sfumare il progetto della variante che dovrebbe collegare i due Comuni dell’Isola. Un’opera attesa da anni e che fino a pochi mesi fa era considerata prioritaria dalla Provincia di Bergamo. Per mancanza di risorse via Tasso sembra però aver cambiato idea. “Conviene puntare sulla variante di Cisano perché ci sono già i fondi stanziati dal Cipe” – è stato il commento dell’assessore alla Viabilità Giuliano Capetti nella commissione che si è svolta in via Tasso circa un mese fa.
Un dietrofront che ha scatenato l’ira dei sindaci dell’Isola. La variante infatti eviterebbe il passaggio di 29 mila veicoli al giorno nel centro dei paesi. “La situazione è davvero critica – spiega il sindaco di Terno d’Isola Corrado Centurelli – la Calusco-Terno è di estrema necessità, lo ripetiamo da anni. Tutte le mattine il traffico è insostenibile, le strade sono bloccate e la qualità dell’aria ne risente. C’è solo un percorso possibile per raggiungere Bergamo e viene intasato ogni giorno da migliaia di auto e camion. Senza contare l’elevato numero di incidenti, anche mortali, che sono accaduti negli ultimi anni”. L’amministrazione di Terno d’Isola e quella di Calusco hanno già fatto sentire le loro ragioni in Provincia. “Noi abbiamo approvato una delibera di Giunta per sollecitare via Tasso a non rimandare ulteriormente questo progetto – continua Centurelli -. Dispiace doversi confrontare con Cisano, ma si tratta di due progetti diversi. Qui si parla del completamento di un quadro già avviato, là invece è un’opera ex novo e parecchio costosa. Penso che il nostro caso abbia la priorità”.
Tuesday, March 02, 2010
L'Ue, sottostimati i dati sullo smog
Le verifiche sulle rilevazioni dell’Agenzia regionale da Milano a Monza
L'Ue, sottostimati i dati sullo smog
Il dossier europeo sulle centraline: le cifre Arpa inferiori ai valori reali del Pm10 anche del 40 per cento
Blocco del traffico a Milano (Fotogramma)
MILANO - Quanto sono veri i dati sullo smog che vengono divulgati da anni ai cittadini milanesi e lombardi? Le autorità, Regione e Arpa, forniscono rilevazioni affidabili sull’inquinamento? Per scoprirlo bisogna tornare indietro di tre anni, al 31 gennaio del 2007. Quel giorno la centralina dell’Arpa a Monza registra 101 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Ma accanto a quella stazione, in quel periodo, c’è un laboratorio mobile, sistemato lì dai tecnici della Commissione europea. Stanno facendo un «controllo di qualità» sulle stazioni di rilevamento lombarde. Il risultato di questa seconda centralina, che utilizza le tecnologie più avanzate e all’avanguardia, è radicalmente diverso: circa 180 microgrammi di Pm10, quasi 80 in più del valore che verrà riferito ai cittadini. Sarà così anche nei giorni a venire: tra il 30 gennaio e il 2 febbraio 2007, i dati che l’Arpa ha divulgato ai lombardi sono sempre più bassi di quelli reali, con «discrepanze » che vanno da un paio a 30 o 40 microgrammi. Conclude il rapporto dei tecnici europei: «La comparazione... ha evidenziato che, in particolare ad alti livelli di Pm10», la centralina dell’Arpa «sottostima le concentrazioni».
«Sottostima sistematica» - I rapporti seguenti andranno avanti con relazioni su altre campagne di controllo, concludendo che durante le prime verifiche i dati registrati dall’Arpa sono «sistematicamente » più bassi di quelli reali. Che sopra una certa soglia (120 microgrammi) la sottostima delle macchine regionali diventa «drammatica». A pagina 6 del primo rapporto (concluso nel novembre 2006, relativo a Monza), c’è addirittura una conclusione che nel testo è stata «nascosta» sotto un grafico e dice testualmente: «I dati della rete locale sottostimano i valori delle concentrazioni di circa il 40 per cento» rispetto agli strumenti dei tecnici europei.
La ricerca - I rapporti sono stati redatti ogni 6 mesi, a partire dal novembre 2006, da un’équipe specializzata del Joint research center, il Centro comune di ricerca di Ispra, direzione generale della Commissione europea che si occupa della ricerca scientifica. Il lavoro è frutto di un accordo tra Commissione e Regione Lombardia siglato nel 2006 e costato al Pirellone 6 milioni di euro. Lo studio è articolato in quattro aree: «identificazione delle sorgenti dell’inquinamento», «analisi delle opzioni tecnologiche per l’abbattimento dello smog», «monitoraggio della qualità dell’aria», «valutazione integrata». È una sorta di «bibbia» della ricerca ambientale sull’inquinamento, in corso ormai da oltre tre anni. La Regione però non ha mai diffuso i risultati. Né ai cittadini, né agli altri enti locali. Fino ad oggi sono stati ultimati 7 rapporti: il Corriere ha potuto consultare i primi sei grazie all’impegno dei «Genitori antismog », che da anni si battono per la ricerca della documentazione scientifica sull’inquinamento che le istituzioni «nascondono » ai cittadini.
Macchine e polveri - Per le rilevazioni del Pm10 nell’aria, l’unico metodo di riferimento stabilito dalle leggi europee è il gravimetrico (si pesano le polveri depositate sui filtri). È concesso usare macchine con sistemi diversi, purché siano calibrate sul metodo gravimetrico. L’accuratezza delle rilevazioni dipende in questo caso da molti fattori: tipo di macchina/centralina, manutenzione, applicazione di coefficienti per la correzione degli errori, aggiornamenti tecnologici. Per questo un certo limite di incertezza è tollerato. A colpire però nelle campagne di controllo in Lombardia, soprattutto durante le prime verifiche, è l’incertezza a senso unico: nella stragrande maggioranza dei casi, i dati dell’Arpa sono inferiori a quelli rilevati con le tecnologie di Ispra. Diciotto giorni su 18 nelle verifiche a Pioltello nel 2006; 13 su 13 a Monza nel 2007; 13 giorni su 14 a Milano- via Pascal sempre nel 2007. Ancora nel 2007 vengono realizzate altre due campagne: a Bergamo l’allineamento dei dati per la prima vola è buono; ma a Busto Arsizio, dice Ispra, la centralina «sottostima regolarmente i valori del Pm10 tra il 10 e il 20 per cento».
Gianni Santucci
L'Ue, sottostimati i dati sullo smog
Il dossier europeo sulle centraline: le cifre Arpa inferiori ai valori reali del Pm10 anche del 40 per cento
Blocco del traffico a Milano (Fotogramma)
MILANO - Quanto sono veri i dati sullo smog che vengono divulgati da anni ai cittadini milanesi e lombardi? Le autorità, Regione e Arpa, forniscono rilevazioni affidabili sull’inquinamento? Per scoprirlo bisogna tornare indietro di tre anni, al 31 gennaio del 2007. Quel giorno la centralina dell’Arpa a Monza registra 101 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Ma accanto a quella stazione, in quel periodo, c’è un laboratorio mobile, sistemato lì dai tecnici della Commissione europea. Stanno facendo un «controllo di qualità» sulle stazioni di rilevamento lombarde. Il risultato di questa seconda centralina, che utilizza le tecnologie più avanzate e all’avanguardia, è radicalmente diverso: circa 180 microgrammi di Pm10, quasi 80 in più del valore che verrà riferito ai cittadini. Sarà così anche nei giorni a venire: tra il 30 gennaio e il 2 febbraio 2007, i dati che l’Arpa ha divulgato ai lombardi sono sempre più bassi di quelli reali, con «discrepanze » che vanno da un paio a 30 o 40 microgrammi. Conclude il rapporto dei tecnici europei: «La comparazione... ha evidenziato che, in particolare ad alti livelli di Pm10», la centralina dell’Arpa «sottostima le concentrazioni».
«Sottostima sistematica» - I rapporti seguenti andranno avanti con relazioni su altre campagne di controllo, concludendo che durante le prime verifiche i dati registrati dall’Arpa sono «sistematicamente » più bassi di quelli reali. Che sopra una certa soglia (120 microgrammi) la sottostima delle macchine regionali diventa «drammatica». A pagina 6 del primo rapporto (concluso nel novembre 2006, relativo a Monza), c’è addirittura una conclusione che nel testo è stata «nascosta» sotto un grafico e dice testualmente: «I dati della rete locale sottostimano i valori delle concentrazioni di circa il 40 per cento» rispetto agli strumenti dei tecnici europei.
La ricerca - I rapporti sono stati redatti ogni 6 mesi, a partire dal novembre 2006, da un’équipe specializzata del Joint research center, il Centro comune di ricerca di Ispra, direzione generale della Commissione europea che si occupa della ricerca scientifica. Il lavoro è frutto di un accordo tra Commissione e Regione Lombardia siglato nel 2006 e costato al Pirellone 6 milioni di euro. Lo studio è articolato in quattro aree: «identificazione delle sorgenti dell’inquinamento», «analisi delle opzioni tecnologiche per l’abbattimento dello smog», «monitoraggio della qualità dell’aria», «valutazione integrata». È una sorta di «bibbia» della ricerca ambientale sull’inquinamento, in corso ormai da oltre tre anni. La Regione però non ha mai diffuso i risultati. Né ai cittadini, né agli altri enti locali. Fino ad oggi sono stati ultimati 7 rapporti: il Corriere ha potuto consultare i primi sei grazie all’impegno dei «Genitori antismog », che da anni si battono per la ricerca della documentazione scientifica sull’inquinamento che le istituzioni «nascondono » ai cittadini.
Macchine e polveri - Per le rilevazioni del Pm10 nell’aria, l’unico metodo di riferimento stabilito dalle leggi europee è il gravimetrico (si pesano le polveri depositate sui filtri). È concesso usare macchine con sistemi diversi, purché siano calibrate sul metodo gravimetrico. L’accuratezza delle rilevazioni dipende in questo caso da molti fattori: tipo di macchina/centralina, manutenzione, applicazione di coefficienti per la correzione degli errori, aggiornamenti tecnologici. Per questo un certo limite di incertezza è tollerato. A colpire però nelle campagne di controllo in Lombardia, soprattutto durante le prime verifiche, è l’incertezza a senso unico: nella stragrande maggioranza dei casi, i dati dell’Arpa sono inferiori a quelli rilevati con le tecnologie di Ispra. Diciotto giorni su 18 nelle verifiche a Pioltello nel 2006; 13 su 13 a Monza nel 2007; 13 giorni su 14 a Milano- via Pascal sempre nel 2007. Ancora nel 2007 vengono realizzate altre due campagne: a Bergamo l’allineamento dei dati per la prima vola è buono; ma a Busto Arsizio, dice Ispra, la centralina «sottostima regolarmente i valori del Pm10 tra il 10 e il 20 per cento».
Gianni Santucci
Saturday, February 27, 2010
Inquinamento atmosferico: vertice in Provincia
Inquinamento atmosferico: vertice in Provincia
VERTICE IN PROVINCIA PER ESAME PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Nella mattinata di oggi, presso la sede della Provincia di Lecco - Settore Ambiente ed Ecologia, si è tenuto un incontro, sollecitato dai Sindaci di Valmadrera e Nibionno (dove sono ubicate le centraline per il rilevamento della qualità dell’aria) tra l’Assessore all’Ambiente Carlo Signorelli, i Sindaci dei due Comuni, i tecnici dell’ARPA e dell’ASL.
Obiettivo dell’incontro la valutazione della possibilità di promuovere iniziative congiunte per contrastare e ridurre il fenomeno dell’inquinamento atmosferico.
Nel corso dell’incontro, durante il quale sono stati valutati i dati delle centraline per il rilevamento della qualità dell’aria, sono emerse l’esigenza di implementare le azioni coordinate e le informative inerenti i danni alla salute dell’ozono (stagione estiva) e l’importanza del rispetto dei provvedimenti adottati dalla Regione in applicazione della Legge 24/2006, relativi al divieto di fuochi all’aperto e di utilizzo di apparecchi obsoleti e di camini a legna per uso privato sotto la quota di 300 metri sul livello del mare.
L’Assessore all’Ambiente Carlo Signorelli ha assunto l’impegno di svolgere un ruolo di coordinamento nei confronti dei Comuni per sensibilizzare i Cittadini e le Amministrazioni ad adottare comportamenti che contribuiscano in modo concreto a contenere l’inquinamento atmosferico. “I divieti di fuochi all’aperto e dell’utilizzo della legna come combustibile sono largamente disattesi - ha dichiarato l’Assessore Signorelli - e serve un impegno anche delle amministrazioni locali per reprimere un fenomeno che incide in modo rilevante sulla qualità dell’aria”.
VERTICE IN PROVINCIA PER ESAME PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Nella mattinata di oggi, presso la sede della Provincia di Lecco - Settore Ambiente ed Ecologia, si è tenuto un incontro, sollecitato dai Sindaci di Valmadrera e Nibionno (dove sono ubicate le centraline per il rilevamento della qualità dell’aria) tra l’Assessore all’Ambiente Carlo Signorelli, i Sindaci dei due Comuni, i tecnici dell’ARPA e dell’ASL.
Obiettivo dell’incontro la valutazione della possibilità di promuovere iniziative congiunte per contrastare e ridurre il fenomeno dell’inquinamento atmosferico.
Nel corso dell’incontro, durante il quale sono stati valutati i dati delle centraline per il rilevamento della qualità dell’aria, sono emerse l’esigenza di implementare le azioni coordinate e le informative inerenti i danni alla salute dell’ozono (stagione estiva) e l’importanza del rispetto dei provvedimenti adottati dalla Regione in applicazione della Legge 24/2006, relativi al divieto di fuochi all’aperto e di utilizzo di apparecchi obsoleti e di camini a legna per uso privato sotto la quota di 300 metri sul livello del mare.
L’Assessore all’Ambiente Carlo Signorelli ha assunto l’impegno di svolgere un ruolo di coordinamento nei confronti dei Comuni per sensibilizzare i Cittadini e le Amministrazioni ad adottare comportamenti che contribuiscano in modo concreto a contenere l’inquinamento atmosferico. “I divieti di fuochi all’aperto e dell’utilizzo della legna come combustibile sono largamente disattesi - ha dichiarato l’Assessore Signorelli - e serve un impegno anche delle amministrazioni locali per reprimere un fenomeno che incide in modo rilevante sulla qualità dell’aria”.
Friday, February 26, 2010
Verderio Inferiore è inquinato come Merate e Calusco
Verderio Inferiore: 5.2 t di polveri sottili all`anno nell`aria. Secondo l`Arpa il paese è inquinato come a Merate e Calusco
L`aria che si respira a Verderio Inferiore è tanto inquinata quanto quella di Merate e Calusco. A rivelarlo il campionamento effettuato dall`agenzia regionale per la protezione dell`ambiente nel corso del 2009, in due distinti periodi, e i cui risultati sono stati illustrati nei giorni scorsi agli amministratori. Un risultato che non sorprende particolarmente visto che già il monitoraggio effettuato anni fa da Merate, in due punti distinti (sulla statale e nel parco del Belgiojoso), aveva portato a scoprire che l`aria respirata era, complessivamente, della medesima qualità.
La centralina mobile di Verderio Inferiore è stata posizionata in un`area verde, nelle immediate vicinanze della sede municipale e lontana da fonti dirette di emissione.
Dall`analisi svolta dall`Arpa è risultato che le principali fonti di inquinante per le polveri sottili (circa 5.2 tonnellate l`anno) sono la combustione non industriale dunque impianti di riscaldamento (58%) e il trasporto su strada (19.3%). A contribuire al “grigio” risultato ci sono anche le sorgenti mobili e i macchinari, l`agricoltura e la combustione industriale.
Come si può evincere dalla tabella, e da una stima fatta dagli esperti, la combustione non industriale butta nell`aria tre tonnellate all`anno di particolato sottile. Una tonnellata deriva dal trasporto su strada e 500 quintali da altre sorgenti mobili e macchinari.
Il dato percentuale è in linea con quanto rilevato sempre dall`Arpa a livello provinciale dove il 51% delle emissioni in provincia è dato dalla combustione non industriale (pari a 428 tonnellate all`anno) e il 30% (dunque un valore più alto) dal trasporto su strada.
Durante il periodo della seconda misurazione, dall`11 settembre all`8 ottobre 2009 le concentrazioni giornaliere di Pm10 non hanno mai superato il limite dei 50 microgrammi per metro cubo.
Una situazione che, come spiegato dagli esperti, si correla all`andamento meteorologico. Le fasi di instabilità atmosferica, accompagnate da piogge e aumenti della velocità del vento, hanno contribuito in maniera determinante alla dispersione dell`inquinante.
La comparazione della campionatura è stata fatta tra le centraline di Merate, Calusco d`Adda e Verderio Inferiore. La media, nel periodo 11 settembre-8 ottobre, si è collocata per Calusco e Verderio attorno ai 27 µg/mc e a Merate a 33 µg/mc. Mentre la centralina di Verderio non ha rilevato superamenti, quella bergamasca ne ha collezionati 1, 2 quella meratese.
Uno sguardo generale mostra infine come, nonostante valori leggermente diversi, l`andamento delle concentrazioni nei diversi giorni sia stato simile.
Dunque, questa la conclusione dello studio Arpa, “da entrambe le campagne di monitoraggio effettuate nel 2009 risulta evidente che la qualità dell`aria a Verderio Inferiore è confrontabile con quella dei vicini comuni inseriti in un simile contesto territoriale. Infatti l`andamento delle concentrazioni giornaliere di Pm10 misurate è risultato analogo a quello rilevato nelle altre stazioni fisse prese a confronto (Merate e Calusco d`Adda) ma con valori leggermente inferiori”.
Saba Viscardi
Tuesday, February 23, 2010
Thursday, February 18, 2010
Merate: l`ex sindaco Albani convocato in caserma dai Cc per l`esposto presentato nel 2008sull`inquinamento in città
Merate: l`ex sindaco Albani convocato in caserma dai Cc per l`esposto presentato nel 2008sull`inquinamento in città
L`ex sindaco Giovanni Battista Albani è stato chiamato in caserma a Merate per la notifica dell`esposto a suo carico prodotto da un gruppo di cittadini lecchesi in merito alla situazione dell`inquinamento da polveri sottili in città. Un atto dovuto da parte dei carabinieri della stazione di Via Gramsci che, da indiscrezioni, si sarebbero anche presentati presso gli uffici del municipio per acquisire documenti e atti in merito all`inchiesta. Inchiesta che ha preso avvio dopo l`esposto di alcuni lecchesi, stante la grave situazione in cui versa il territorio, soffocato dallo smog e dalle polveri sottili, e volto a verificare eventuali omissioni d`ufficio o inadempienze da parte di coloro che erano deputati a salvaguardare la salute della popolazione, dunque gli amministratori locali. “ Nonostante il flusso dei dati rilevati imponesse con urgenza e senza indugio di intervenire” si legge nel documento “gli amministratori regionali, provinciali e comunali hanno omesso di attuare misure efficaci, urgenti ed indifferibili, per la protezione della salute dei cittadini , pur gravando a loro carico specifici obblighi di tutela ambientale e di protezione della salute dei cittadini”. Insomma secondo i firmatari dell`esposto ( Alberto Valsecchi; E lena Parolari, Viviana Guolo, Stefano Farina, Lucia Giroletti, Pierfranco Mastalli, Alessandro Magni, Eugenio Invernizzi, Italo Bonacina, B olotta Lucia, Cristina Ragni) si ravviserebbero due reati:
rifiuto / omissione di atti di ufficio di cui all’ art. 328 cp , essendosi gli stessi illegittimamente rifiutati ovvero avendo comunque omesso di porre in essere atti urgenti indifferibili in materia di igiene e sanità;
getto pericoloso di cose (“… nei casi non consentiti dalla legge provoca emissioni di gas vapori o fumo atti a cagionare tali effetti . .”) di cui al combinato disposto degli artt. 674 cp e 40 co. 2 cp.
"Gli amministratori pro tempore competenti in materia” si legge ancora nell`esposto “non hanno impedito le emissioni moleste ed offensive di inquinanti atmosferici provocate dal traffico veicolare, pur avendo l’obbligo giuridico di intervenire anche in via preventiva”.
La segnalazione dei cittadini, curata dall`avvocato Claudia Agostini dello studio Galli di Lecco, era stata depositata nel 2008. La convocazione di Giovanni Battista Albani pare essere il primo segnale, visto che sino ad oggi non si è avuta notizia di alcuna acquisizione di documenti o di convocazione di persone a conoscenza dei fatti, che il pubblico ministero Rosa Valotta abbia ritenuto l`esposto meritevole di approfondimento.
“Non sono preoccupato per l`accaduto” ha commentato l`ex primo cittadino “quello che come amministrazione potevamo fare l`abbiamo fatto. Quando la situazione era diventata insostenibile, Merate aveva indetto le domeniche a piedi ma non aveva trovato solidarietà negli altri comuni. Mi ero anche detto pronto a bloccare la statale, cosa che poi simbolicamente abbiamo fatto con la fascia tricolore in bicicletta e gli altri colleghi”.
Per visualizzare il testo completo dell`esposto clicca qui.
S.V
L`ex sindaco Giovanni Battista Albani è stato chiamato in caserma a Merate per la notifica dell`esposto a suo carico prodotto da un gruppo di cittadini lecchesi in merito alla situazione dell`inquinamento da polveri sottili in città. Un atto dovuto da parte dei carabinieri della stazione di Via Gramsci che, da indiscrezioni, si sarebbero anche presentati presso gli uffici del municipio per acquisire documenti e atti in merito all`inchiesta. Inchiesta che ha preso avvio dopo l`esposto di alcuni lecchesi, stante la grave situazione in cui versa il territorio, soffocato dallo smog e dalle polveri sottili, e volto a verificare eventuali omissioni d`ufficio o inadempienze da parte di coloro che erano deputati a salvaguardare la salute della popolazione, dunque gli amministratori locali. “ Nonostante il flusso dei dati rilevati imponesse con urgenza e senza indugio di intervenire” si legge nel documento “gli amministratori regionali, provinciali e comunali hanno omesso di attuare misure efficaci, urgenti ed indifferibili, per la protezione della salute dei cittadini , pur gravando a loro carico specifici obblighi di tutela ambientale e di protezione della salute dei cittadini”. Insomma secondo i firmatari dell`esposto ( Alberto Valsecchi; E lena Parolari, Viviana Guolo, Stefano Farina, Lucia Giroletti, Pierfranco Mastalli, Alessandro Magni, Eugenio Invernizzi, Italo Bonacina, B olotta Lucia, Cristina Ragni) si ravviserebbero due reati:
rifiuto / omissione di atti di ufficio di cui all’ art. 328 cp , essendosi gli stessi illegittimamente rifiutati ovvero avendo comunque omesso di porre in essere atti urgenti indifferibili in materia di igiene e sanità;
getto pericoloso di cose (“… nei casi non consentiti dalla legge provoca emissioni di gas vapori o fumo atti a cagionare tali effetti . .”) di cui al combinato disposto degli artt. 674 cp e 40 co. 2 cp.
"Gli amministratori pro tempore competenti in materia” si legge ancora nell`esposto “non hanno impedito le emissioni moleste ed offensive di inquinanti atmosferici provocate dal traffico veicolare, pur avendo l’obbligo giuridico di intervenire anche in via preventiva”.
La segnalazione dei cittadini, curata dall`avvocato Claudia Agostini dello studio Galli di Lecco, era stata depositata nel 2008. La convocazione di Giovanni Battista Albani pare essere il primo segnale, visto che sino ad oggi non si è avuta notizia di alcuna acquisizione di documenti o di convocazione di persone a conoscenza dei fatti, che il pubblico ministero Rosa Valotta abbia ritenuto l`esposto meritevole di approfondimento.
“Non sono preoccupato per l`accaduto” ha commentato l`ex primo cittadino “quello che come amministrazione potevamo fare l`abbiamo fatto. Quando la situazione era diventata insostenibile, Merate aveva indetto le domeniche a piedi ma non aveva trovato solidarietà negli altri comuni. Mi ero anche detto pronto a bloccare la statale, cosa che poi simbolicamente abbiamo fatto con la fascia tricolore in bicicletta e gli altri colleghi”.
Per visualizzare il testo completo dell`esposto clicca qui.
S.V
Wednesday, February 17, 2010
Un po` di chiarezza tra i veleni dell`aria
Vorrei fare un po` di chiarezza tra i veleni dell`aria e quelli della cattiva informazione.
• Si è detto e scritto che lo smog causa meno tumori che il fumo di sigaretta. Può darsi, ma questo non vuole dire che la sua azione cancerogena sia nulla, anzi è vero l`esatto contrario. È bene poi ricordare che l`azione cancerogena del tabagismo è moltiplicata dall`inquinamento atmosferico (vivere in una città inquinata non fa bene, fumare e vivere in una città inquinata fa malissimo). La Lombardia è la regione dove si muore di più per tumore, non mi risulta sia quella dove si fuma di più, mentre è certo che è quella più inquinata. Soprattutto, mentre uno può scegliere di fumare o meno, non abbiamo possibilità di scelta per l` aria che respiriamo.
• I cartelloni pubblicitari della Regione Lombardia che tappezzano i muri delle città in questi giorni sostengono che l` inquinamento fosse molto peggio negli anni 70 e 80 e che sia diminuito negli ultimi anni. In realtà solo alcuni inquinanti sono diminuiti (benzene, biossido di azoto, anidride solforosa e anidride carbonica); altri non erano del tutto studiati, come il cadmio, altri sono aumentati, come l` ozono. Inoltre un tempo non erano misurati il Pm10 né tanto meno il Pm2,5.
• Infine, l`ultima querelle verte su quanti ricoveri sono causati dallo smog. Il punto non è se registriamo 20, 40 o 100 polmoniti o infarti in più al giorno o almeno non è solo questo: il problema è che ormai camminando per la città ci bruciano gli occhi, le faringiti si sprecano e il fiato corto aumenta, negare l`emergenza aria ha poco senso di fronte a una realtà evidente a tutti quelli che vogliono percepirla.
E` proprio vero, le nostre città sono poco sicure: il pericolo più grande lo corriamo respirando e questa non è sicuramente un`iperbole.
Si usa dire che la salute viene prima di tutto. Speriamo sia così anche per i quattro candidati sindaci di Lecco; e speriamo che gli elettori premino chi, tra loro, proporrà le politiche più serie per guarire la mal-aria
Wednesday, February 10, 2010
Polveri sottili ancora alle stelle
Polveri sottili ancora alle stelle
Il valore limite quasi raddoppiato
10 febbraio 2010Cronaca
Niente da fare, le polveri sottili nella Bergamasca restano molto alte. In tutte le sette centraline di rilevamento dislocate in città e provincia martedì 9 febbraio è stato superato ampiamente il valore limite delle PM10 che è 50. Record negativo in via Garibaldi a Bergamo con 91, ma via Meucci, sempre in città, è staccata di poco con 87.
Situazione grigia pure in provincia: 80 a Calusco, 78 a Lallio, 71 a Osio Sotto, 70 a Filago Centro e 69 a Treviglio. Se non pioverà, i valori resteranno alti, ma è comunque un problema destinato a trascinarsi fin quando non si attueranno provvedimenti seri.
Il valore limite quasi raddoppiato
10 febbraio 2010Cronaca
Niente da fare, le polveri sottili nella Bergamasca restano molto alte. In tutte le sette centraline di rilevamento dislocate in città e provincia martedì 9 febbraio è stato superato ampiamente il valore limite delle PM10 che è 50. Record negativo in via Garibaldi a Bergamo con 91, ma via Meucci, sempre in città, è staccata di poco con 87.
Situazione grigia pure in provincia: 80 a Calusco, 78 a Lallio, 71 a Osio Sotto, 70 a Filago Centro e 69 a Treviglio. Se non pioverà, i valori resteranno alti, ma è comunque un problema destinato a trascinarsi fin quando non si attueranno provvedimenti seri.
Tuesday, February 09, 2010
Saturday, February 06, 2010
IL KILLER SILENZIOSO
IL KILLER SILENZIOSO
160 morti all’anno dovuti alle polveri sottili e solo per l’aggravamento delle patologie cardiovascolari
Se un serial killer si aggirasse per Milano uccidendo 160 persone all’anno come minimo il Sindaco chiederebbe lo schieramento di due divisioni dell’esercito in città, due terzi delle forze politiche invocherebbero l’apertura di un commissariato di polizia ogni trecento metri, i più globalizzati chiederebbero l’aiuto dell’FBI e il vice Sindaco installerebbe telecamere anche sui cestini dei rifiuti.
Ma a Milano il serial killer non ha fattezze umane, non uccide con armi più o meno convenzionali, né una volta individuato lo si potrebbe ammanettare. Eppure c’è e uccide con sorprendente regolarità.
Così almeno testimoniano i dati di una ricerca che il Professor Piero Mannucci ha presentato lunedì 1 febbraio alle Commissioni Mobilità e Salute di Palazzo Marino. Secondo i dati forniti dal Professor Mannucci l’inquinamento atmosferico provoca almeno 160 decessi all’anno legati all’acutizzazione sul breve periodo di malattie cardiocircolatorie. Ovvero, questo numero di per sé già impressionante, non tiene conto degli effetti a medio-lungo termine per quanto riguarda le patologie delle vie respiratorie.
Secondo il professor Mannucci le polveri sottili e soprattutto quelle ultrasottili (il PM2,5) sono responsabili di infarti, trombosi e ictus e il pericolo aumenta all’aumentare delle concentrazioni e dei picchi: “Non c’è dubbio –ha dichiarato il Professor Mannucci davanti ai membri delle commissioni– che l’inquinamento abbia un’influenza sulla mortalità globale soprattutto per quanto riguarda le patologie cardiovascolari.”
Non tutti i Consiglieri comunali sembravano convinti di ciò e qualcuno dai banchi occupati dalla maggioranza si è spinto a sussurrare durante l’esposizione dei dati “evabbè…allora parliamo anche delle sigarette…” e perché non del colesterolo, dell’alcol o dei fulmini?
Nonostante le parole del Professor Mannucci dai Consiglieri del PdL, quasi come per un riflesso condizionato, è salito il solito ritornello sui riscaldamenti responsabili dell’inquinamento. Sollecitato su questo punto Mannucci ha ribadito che “il riscaldamento incide poco sulle concentrazioni di polveri sottili, circa il 20%. E questo è un dato inoppugnabile.”
Dato inoppugnabile ribadito anche dalle ricerche condotte dall’ARPA negli ultimi anni che stimano l’incidenza del riscaldamento tra il 23% e il 27% sul totale delle fonti emissive relative al PM10.
Ma si sa, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, soprattutto quando quel poco di udito che ha è tutto teso a dare ascolto alla lobby delle quattro ruote.
Beniamino Piantieri
160 morti all’anno dovuti alle polveri sottili e solo per l’aggravamento delle patologie cardiovascolari
Se un serial killer si aggirasse per Milano uccidendo 160 persone all’anno come minimo il Sindaco chiederebbe lo schieramento di due divisioni dell’esercito in città, due terzi delle forze politiche invocherebbero l’apertura di un commissariato di polizia ogni trecento metri, i più globalizzati chiederebbero l’aiuto dell’FBI e il vice Sindaco installerebbe telecamere anche sui cestini dei rifiuti.
Ma a Milano il serial killer non ha fattezze umane, non uccide con armi più o meno convenzionali, né una volta individuato lo si potrebbe ammanettare. Eppure c’è e uccide con sorprendente regolarità.
Così almeno testimoniano i dati di una ricerca che il Professor Piero Mannucci ha presentato lunedì 1 febbraio alle Commissioni Mobilità e Salute di Palazzo Marino. Secondo i dati forniti dal Professor Mannucci l’inquinamento atmosferico provoca almeno 160 decessi all’anno legati all’acutizzazione sul breve periodo di malattie cardiocircolatorie. Ovvero, questo numero di per sé già impressionante, non tiene conto degli effetti a medio-lungo termine per quanto riguarda le patologie delle vie respiratorie.
Secondo il professor Mannucci le polveri sottili e soprattutto quelle ultrasottili (il PM2,5) sono responsabili di infarti, trombosi e ictus e il pericolo aumenta all’aumentare delle concentrazioni e dei picchi: “Non c’è dubbio –ha dichiarato il Professor Mannucci davanti ai membri delle commissioni– che l’inquinamento abbia un’influenza sulla mortalità globale soprattutto per quanto riguarda le patologie cardiovascolari.”
Non tutti i Consiglieri comunali sembravano convinti di ciò e qualcuno dai banchi occupati dalla maggioranza si è spinto a sussurrare durante l’esposizione dei dati “evabbè…allora parliamo anche delle sigarette…” e perché non del colesterolo, dell’alcol o dei fulmini?
Nonostante le parole del Professor Mannucci dai Consiglieri del PdL, quasi come per un riflesso condizionato, è salito il solito ritornello sui riscaldamenti responsabili dell’inquinamento. Sollecitato su questo punto Mannucci ha ribadito che “il riscaldamento incide poco sulle concentrazioni di polveri sottili, circa il 20%. E questo è un dato inoppugnabile.”
Dato inoppugnabile ribadito anche dalle ricerche condotte dall’ARPA negli ultimi anni che stimano l’incidenza del riscaldamento tra il 23% e il 27% sul totale delle fonti emissive relative al PM10.
Ma si sa, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, soprattutto quando quel poco di udito che ha è tutto teso a dare ascolto alla lobby delle quattro ruote.
Beniamino Piantieri
Wednesday, February 03, 2010
Isola: allarme tumori
Isola: allarme tumori
Ieri in prima pagina de Illecodibergamo un preoccupante articolo sull'incidenza dei tumori. La provincia di Bergamo è seconda in Italia per incidenza delle patologie tumorali. E all'interno della provincia l'Isola Bergamasca detiene numeri preoccupanti sul'incidenza dei tumori. Si parla di cura, ma non si fa riferimento a monitoraggio e diagnosi precoce.
Ponte e Zingonia, allarme tumori
Nel 2009 eseguiti 800 interventi
Il Policlinico di Ponte San PietroUn bacino di circa 300 mila utenti e quasi 800 interventi chirurgici, nel 2009, soltanto per le quattro tipologie di tumore più diffuse nella Bergamasca: al fegato, al tratto gastrico, alla mammella e al colon-retto. Sono numeri di un certo rilievo, e che interessano tutta l’area dell’Isola, che gravita sostanzialmente, come utenza, sul Policlinico San Pietro a Ponte San Pietro, e la zona di Zingonia, per il Policlinico San Marco, ovvero, parlando per distretti Asl, Dalmine con l’hinterland (Osio Sotto, Verdellino, Ciserano) e parte di quello di Treviglio con la «fetta» di provincia che arriva fino all’Adda.
«Una zona dove l’incidenza tumorale è purtroppo rilevante - sottolinea Francesco Galli, amministratore delegato di Policlinico San Marco e San Pietro -. Non è un caso, infatti, che la nostra strategia di intervento è stata orientata al potenziamento del polo chirurgico-oncologico delle due strutture. E in futuro su due radioterapie. È una risposta a un fondamentale bisogno del territorio».
Che la Bergamasca abbia tristi primati per l’incidenza tumorale rispetto al resto dell’Italia è purtroppo cosa risaputa: Bergamo, stando ai dati più recenti dell’Asl (ricerca Agenda21 con la Provincia e statistiche Dipo, Dipartimento oncologico provinciale con l’elaborazione del registro tumori a cura del servizio statistico dell’Asl), è la seconda provincia d’Italia per mortalità tumorale. Non solo: per i tumori al fegato è prima in Italia per i maschi (3ª per le donne), 3ª per il pancreas (4ª per le donne), 8ª per il polmone (al 21° posto per le donne). E 16ª per i tumori alla mammella.
Anche nel confronto con la Lombardia Bergamo e provincia sono mal messe: data come 1 la cifra di mortalità per tutti i tumori a livello regionale, Bergamo sale a 1,06 per le donne e a 1,09 per i maschi; nella mortalità generale della provincia il 41,1% è dovuto ai tumori per i maschi e il 30,5% per le donne. E tra le patologie oncologiche più diffuse, con mortalità nell’ambito dei decessi per tumori, tra i maschi al primo posto c’è il polmone (27,8), seguito da fegato, colon retto e stomaco; per le donne la mammella (16% sui decessi tumorali) e colon-retto (11,8), quindi polmone e stomaco.
Facendo un’analisi del territorio, così come effettuata dall’Asl che ha esaminato la mortalità per tumori a seconda dei distretti, si scopre che per i tassi di mortalità annui per tutti i tumori per i maschi l’Isola è al 3° posto in provincia (l’Isola è il principale bacino d’utenza del Policlinico San Pietro) - il primo posto, certo non ambito, spetta al distretto Monte Bronzone-Basso Sebino, il secondo a Romano -, mentre quello di Dalmine è al 4° e quello di Treviglio è 11° su 14 distretti totali (l’area che gravita sul Policlinico di Zingonia è prevalentemente il distretto di Dalmine con i territorio comunali, tra gli altri, di Levate, Osio Sopra, Osio Sotto, Ciserano, Verdellino; ma parte dell’utenza sconfina anche nel distretto di Treviglio fino all’Oltre Adda).
Invece per quanto riguarda la mortalità per tumori femminile è Dalmine al 3° (al primo e secondo ci sono Valle Seriana e Valle Seriana Superiore) e l’Isola al 10°, mentre il distretto di Treviglio è al 9°. La mortalità per tumore al polmone, per i maschi, vede il distretto di Dalmine al 4° e l’Isola al 5° (Treviglio al 7° posto); per le donne Dalmine 2°, Isola 9° e Treviglio 12°. Nei tumori al fegato, per i maschi Dalmine al 3° e Isola al 5° posto; per le donne Dalmine scivola al 4° e l’Isola al 10°. Per i tumori allo stomaco tra i maschi l’Isola è al 5° e Dalmine al 12°, per le donne l’Isola al 9° posto e Dalmine al 13°. Infine per il tumore alla mammella il distretto di Dalmine è 4°, l’Isola è al 12° posto.
L’analisi territoriale quindi è piuttosto chiara: i tumori colpiscono in modo pesante, in media, sia Isola sia il distretto di Dalmine. Le concause sono diverse e da tempo oggetto di studi (ambiente, abitudini alimentari, inquinamento, genetica). L’alto tasso di queste patologie è peraltro confermato dal numero di interventi, sia a Zingonia sia a Ponte per le quattro patologie tumorali più diffuse in Bergamasca: fegato, tratto gastrico, mammella e colon-retto.
Per il Policlinico San Pietro nel 2009 gli interventi totali (anche non tumorali, ma non ambulatoriali) sono stati 6.358, quelli per i quattro tumori (46 fegato, 61 tratto gastrico, 86 mammella, 158 colon-retto, in totale 351) sono il 5,5% del totale. Si tenga conto che le persone ricoverate per chemioterapia in un anno sono state 245, su 14.140 ricoveri totali. Al Policlinico San Marco di Zingonia 6.376 interventi chirurgici totali, quelli per i quattro tumori più diffusi (51 al fegato, 48 al tratto gastrico, 185 mammella, 128 al colon-retto, in totale 412) il 6,5% del totale, con 298 ricoverati per chemioterapia, contro 13.310 ricoveri totali.
Carmen Tancredi
Ieri in prima pagina de Illecodibergamo un preoccupante articolo sull'incidenza dei tumori. La provincia di Bergamo è seconda in Italia per incidenza delle patologie tumorali. E all'interno della provincia l'Isola Bergamasca detiene numeri preoccupanti sul'incidenza dei tumori. Si parla di cura, ma non si fa riferimento a monitoraggio e diagnosi precoce.
Ponte e Zingonia, allarme tumori
Nel 2009 eseguiti 800 interventi
Il Policlinico di Ponte San PietroUn bacino di circa 300 mila utenti e quasi 800 interventi chirurgici, nel 2009, soltanto per le quattro tipologie di tumore più diffuse nella Bergamasca: al fegato, al tratto gastrico, alla mammella e al colon-retto. Sono numeri di un certo rilievo, e che interessano tutta l’area dell’Isola, che gravita sostanzialmente, come utenza, sul Policlinico San Pietro a Ponte San Pietro, e la zona di Zingonia, per il Policlinico San Marco, ovvero, parlando per distretti Asl, Dalmine con l’hinterland (Osio Sotto, Verdellino, Ciserano) e parte di quello di Treviglio con la «fetta» di provincia che arriva fino all’Adda.
«Una zona dove l’incidenza tumorale è purtroppo rilevante - sottolinea Francesco Galli, amministratore delegato di Policlinico San Marco e San Pietro -. Non è un caso, infatti, che la nostra strategia di intervento è stata orientata al potenziamento del polo chirurgico-oncologico delle due strutture. E in futuro su due radioterapie. È una risposta a un fondamentale bisogno del territorio».
Che la Bergamasca abbia tristi primati per l’incidenza tumorale rispetto al resto dell’Italia è purtroppo cosa risaputa: Bergamo, stando ai dati più recenti dell’Asl (ricerca Agenda21 con la Provincia e statistiche Dipo, Dipartimento oncologico provinciale con l’elaborazione del registro tumori a cura del servizio statistico dell’Asl), è la seconda provincia d’Italia per mortalità tumorale. Non solo: per i tumori al fegato è prima in Italia per i maschi (3ª per le donne), 3ª per il pancreas (4ª per le donne), 8ª per il polmone (al 21° posto per le donne). E 16ª per i tumori alla mammella.
Anche nel confronto con la Lombardia Bergamo e provincia sono mal messe: data come 1 la cifra di mortalità per tutti i tumori a livello regionale, Bergamo sale a 1,06 per le donne e a 1,09 per i maschi; nella mortalità generale della provincia il 41,1% è dovuto ai tumori per i maschi e il 30,5% per le donne. E tra le patologie oncologiche più diffuse, con mortalità nell’ambito dei decessi per tumori, tra i maschi al primo posto c’è il polmone (27,8), seguito da fegato, colon retto e stomaco; per le donne la mammella (16% sui decessi tumorali) e colon-retto (11,8), quindi polmone e stomaco.
Facendo un’analisi del territorio, così come effettuata dall’Asl che ha esaminato la mortalità per tumori a seconda dei distretti, si scopre che per i tassi di mortalità annui per tutti i tumori per i maschi l’Isola è al 3° posto in provincia (l’Isola è il principale bacino d’utenza del Policlinico San Pietro) - il primo posto, certo non ambito, spetta al distretto Monte Bronzone-Basso Sebino, il secondo a Romano -, mentre quello di Dalmine è al 4° e quello di Treviglio è 11° su 14 distretti totali (l’area che gravita sul Policlinico di Zingonia è prevalentemente il distretto di Dalmine con i territorio comunali, tra gli altri, di Levate, Osio Sopra, Osio Sotto, Ciserano, Verdellino; ma parte dell’utenza sconfina anche nel distretto di Treviglio fino all’Oltre Adda).
Invece per quanto riguarda la mortalità per tumori femminile è Dalmine al 3° (al primo e secondo ci sono Valle Seriana e Valle Seriana Superiore) e l’Isola al 10°, mentre il distretto di Treviglio è al 9°. La mortalità per tumore al polmone, per i maschi, vede il distretto di Dalmine al 4° e l’Isola al 5° (Treviglio al 7° posto); per le donne Dalmine 2°, Isola 9° e Treviglio 12°. Nei tumori al fegato, per i maschi Dalmine al 3° e Isola al 5° posto; per le donne Dalmine scivola al 4° e l’Isola al 10°. Per i tumori allo stomaco tra i maschi l’Isola è al 5° e Dalmine al 12°, per le donne l’Isola al 9° posto e Dalmine al 13°. Infine per il tumore alla mammella il distretto di Dalmine è 4°, l’Isola è al 12° posto.
L’analisi territoriale quindi è piuttosto chiara: i tumori colpiscono in modo pesante, in media, sia Isola sia il distretto di Dalmine. Le concause sono diverse e da tempo oggetto di studi (ambiente, abitudini alimentari, inquinamento, genetica). L’alto tasso di queste patologie è peraltro confermato dal numero di interventi, sia a Zingonia sia a Ponte per le quattro patologie tumorali più diffuse in Bergamasca: fegato, tratto gastrico, mammella e colon-retto.
Per il Policlinico San Pietro nel 2009 gli interventi totali (anche non tumorali, ma non ambulatoriali) sono stati 6.358, quelli per i quattro tumori (46 fegato, 61 tratto gastrico, 86 mammella, 158 colon-retto, in totale 351) sono il 5,5% del totale. Si tenga conto che le persone ricoverate per chemioterapia in un anno sono state 245, su 14.140 ricoveri totali. Al Policlinico San Marco di Zingonia 6.376 interventi chirurgici totali, quelli per i quattro tumori più diffusi (51 al fegato, 48 al tratto gastrico, 185 mammella, 128 al colon-retto, in totale 412) il 6,5% del totale, con 298 ricoverati per chemioterapia, contro 13.310 ricoveri totali.
Carmen Tancredi
Etichette:
agenda 21 calusco,
calusco compensazioni
Polveri sottili: anno
Polveri sottili: anno nuovo, solito film
Come ogni inverno è riesplosa la polemica sul tema dell’inquinamento da polveri sottili e come ogni inverno è iniziata la solita pantomima sulla ricerca di soluzioni.
Milano ha definitivamente archiviato la questione Eco-pass in vista delle elezioni e la tassa che avrebbe dovuto garantire risorse per potenziare i mezzi pubblici è in via di pensionamento insieme all’assessore Croci.
In compenso il capogruppo della Lega Salvini chiede le targhe alterne: «Dal primo febbraio e per almeno un mese, si viaggi in città, dalle 7 alle 19 a targhe alternate».
Un’idea che pochi giorni fa era stata lanciata dal presidente della Provincia, Guido Podestà (Pdl).
Devo dire che mi sono cadute le braccia e mi sono chiesto dove siano stati sinora questi signori e se pensano che basti limitare la circolazione nella cerchia dei Navigli per affrontare un inquinamento che è omogeneo su tutta la Pianura Padana.
Per 5 anni, puntualmente ad ogni riunione della “Cabina di regia per la qualità dell’aria” della Regione Lombardia”, ho chiesto di dare corso alla scelta delle targhe alterne, di estendere la zona critica a tutta l’area a sud di Lecco e non solo al meratese e, ovviamente, di mettere risorse per potenziare il trasporto pubblico.
La Regione si è sempre opposta, puntando tutto sulla sostituzione delle auto anziché sulla riduzione del numero di mezzi privati in circolazione ogni giorno.
Tale scelta ha creato problemi alle persone anziane e ai cittadini meno abbienti che non possono cambiare l’auto - spesso usata solamente per andare a fare la spesa o all’ospedale - lasciando sostanzialmente immutato il problema.
Come Assessore all’Ambiente della Provincia di Lecco ho sempre fatto presente che era inutile costringere i cittadini a cambiare le auto se tutte le politiche degli investimenti puntavano su nuove strade, con il conseguente aumento dei mezzi in circolazione.
Il solo modo per ottenere risultati è quello di cercare di diminuire il numero di motori accesi ogni giorno e per fare questo, oltre ai vincoli ed ai divieti, occorre creare alternative reali alla mobilità individuale, occorre garantire un sistema di trasporto pubblico di livello europeo e di dignitosa qualità.
Visto come funzionano i treni in questa Regione mi sembra ovvio che questa prospettiva non sia tra gli interessi prioritari del Pirellone.
Per visualizzare la presentazione con numeri e grafici (clicca qui)
Marco Molgora
Come ogni inverno è riesplosa la polemica sul tema dell’inquinamento da polveri sottili e come ogni inverno è iniziata la solita pantomima sulla ricerca di soluzioni.
Milano ha definitivamente archiviato la questione Eco-pass in vista delle elezioni e la tassa che avrebbe dovuto garantire risorse per potenziare i mezzi pubblici è in via di pensionamento insieme all’assessore Croci.
In compenso il capogruppo della Lega Salvini chiede le targhe alterne: «Dal primo febbraio e per almeno un mese, si viaggi in città, dalle 7 alle 19 a targhe alternate».
Un’idea che pochi giorni fa era stata lanciata dal presidente della Provincia, Guido Podestà (Pdl).
Devo dire che mi sono cadute le braccia e mi sono chiesto dove siano stati sinora questi signori e se pensano che basti limitare la circolazione nella cerchia dei Navigli per affrontare un inquinamento che è omogeneo su tutta la Pianura Padana.
Per 5 anni, puntualmente ad ogni riunione della “Cabina di regia per la qualità dell’aria” della Regione Lombardia”, ho chiesto di dare corso alla scelta delle targhe alterne, di estendere la zona critica a tutta l’area a sud di Lecco e non solo al meratese e, ovviamente, di mettere risorse per potenziare il trasporto pubblico.
La Regione si è sempre opposta, puntando tutto sulla sostituzione delle auto anziché sulla riduzione del numero di mezzi privati in circolazione ogni giorno.
Tale scelta ha creato problemi alle persone anziane e ai cittadini meno abbienti che non possono cambiare l’auto - spesso usata solamente per andare a fare la spesa o all’ospedale - lasciando sostanzialmente immutato il problema.
Come Assessore all’Ambiente della Provincia di Lecco ho sempre fatto presente che era inutile costringere i cittadini a cambiare le auto se tutte le politiche degli investimenti puntavano su nuove strade, con il conseguente aumento dei mezzi in circolazione.
Il solo modo per ottenere risultati è quello di cercare di diminuire il numero di motori accesi ogni giorno e per fare questo, oltre ai vincoli ed ai divieti, occorre creare alternative reali alla mobilità individuale, occorre garantire un sistema di trasporto pubblico di livello europeo e di dignitosa qualità.
Visto come funzionano i treni in questa Regione mi sembra ovvio che questa prospettiva non sia tra gli interessi prioritari del Pirellone.
Per visualizzare la presentazione con numeri e grafici (clicca qui)
Marco Molgora
Monday, February 01, 2010
La domenica ecologica
Calusco, il 2010 anno decisivoper la rimozione della teleferica
1 febbraio 2010 Cronaca
La vecchia teleferica sarà abbattutaL’anno 2010 sarà quello decisivo per la rimozione della teleferica e delle altre strutture (pali, viadotti, ponti e barriere in ferro) installate sul territorio di Carvico, del Monte Canto, di Pontida e di Collepedrino, che per ottant’anni sono serviti a trasportare nei carrelli la materia prima dalla cava alla cementeria dell'Italcementi a Calusco d'Adda.
Con la costruzione del nuovo impianto “Nuova Calusco” e del tunnel dal monte Giglio a Collepedrino, lungo 9600 metri, l’Italcementi si era impegnata a ripulire il territorio della presenza delle strutture della teleferica. A luglio del 2009 l’Italcementi ha dovuto effettuare un intervento straordinario, demolendo il ponte protettore presente sulla strada provinciale di via don Angelo Pedrinelli a Carvico, dopo l’urto violento di una betoniera contro le strutture portanti. In quell’occasione si è dato il via alla rimozione delle funi portanti, di quelle traenti e dei cavi di guardia di tutta la linea, concludendo i lavori alla fine di novembre.
Oltre a questo straordinario intervento, nel 2009 l’Italcementi è intervenuta sul tratto di teleferica Collepedrino-Pontida. A fine aprile sono state rimosse tutte le funi e i cavi di guardia e segnalazioni; a fine giugno tolti parzialmente i pali, tredici, i passaggi di colmo a Burligo, Grombosco e La Costa, e il ponte protettore in rete a monte di un palo. Restano ancora da rimuovere su questo tratto tredici pali della teleferica. Per queste strutture, come per le restanti, la Convenzione prevede l'inizio dei lavori entro giugno 2010, con termine ultimo dicembre 2011.
Per la teleferica Pontida-Mote Giglio a Calusco d’Adda a fine gennaio 2010 si darà inizio ai lavori. Il programma per il 2010 – riferiscono dalla direzione della cementeria. – prevede l’eliminazione dei tre ponti metallici posti sul comune di Pontida (ex teleferica alta), la valutazione della demolizione della vecchia teleferica Burligo-Careccia e l'inizio della rimozione parziale dei pali della teleferica Pontida-Monte Giglio, con priorità a quelli presenti sul Monte Canto, lato Pontida.
1 febbraio 2010 Cronaca
La vecchia teleferica sarà abbattutaL’anno 2010 sarà quello decisivo per la rimozione della teleferica e delle altre strutture (pali, viadotti, ponti e barriere in ferro) installate sul territorio di Carvico, del Monte Canto, di Pontida e di Collepedrino, che per ottant’anni sono serviti a trasportare nei carrelli la materia prima dalla cava alla cementeria dell'Italcementi a Calusco d'Adda.
Con la costruzione del nuovo impianto “Nuova Calusco” e del tunnel dal monte Giglio a Collepedrino, lungo 9600 metri, l’Italcementi si era impegnata a ripulire il territorio della presenza delle strutture della teleferica. A luglio del 2009 l’Italcementi ha dovuto effettuare un intervento straordinario, demolendo il ponte protettore presente sulla strada provinciale di via don Angelo Pedrinelli a Carvico, dopo l’urto violento di una betoniera contro le strutture portanti. In quell’occasione si è dato il via alla rimozione delle funi portanti, di quelle traenti e dei cavi di guardia di tutta la linea, concludendo i lavori alla fine di novembre.
Oltre a questo straordinario intervento, nel 2009 l’Italcementi è intervenuta sul tratto di teleferica Collepedrino-Pontida. A fine aprile sono state rimosse tutte le funi e i cavi di guardia e segnalazioni; a fine giugno tolti parzialmente i pali, tredici, i passaggi di colmo a Burligo, Grombosco e La Costa, e il ponte protettore in rete a monte di un palo. Restano ancora da rimuovere su questo tratto tredici pali della teleferica. Per queste strutture, come per le restanti, la Convenzione prevede l'inizio dei lavori entro giugno 2010, con termine ultimo dicembre 2011.
Per la teleferica Pontida-Mote Giglio a Calusco d’Adda a fine gennaio 2010 si darà inizio ai lavori. Il programma per il 2010 – riferiscono dalla direzione della cementeria. – prevede l’eliminazione dei tre ponti metallici posti sul comune di Pontida (ex teleferica alta), la valutazione della demolizione della vecchia teleferica Burligo-Careccia e l'inizio della rimozione parziale dei pali della teleferica Pontida-Monte Giglio, con priorità a quelli presenti sul Monte Canto, lato Pontida.
Subscribe to:
Comments (Atom)
Labels
- .- (1)
- “Esplosione a Calusco (1)
- 10.000 firme con i tre comitati per dire NO alle richieste di conversione di Italcementi (2)
- 100 strade per giocare 2011 (1)
- a (1)
- ABUSIVA (1)
- accorciamento (1)
- accordo italcementi (3)
- adda (2)
- adda di leonardo (1)
- agenda 21 calusco (11)
- agenda 21 meratese (2)
- Aiuto (1)
- allibiti” (1)
- Ambiente e tumori (4)
- ar (1)
- aria (1)
- Aria irrespirabile (12)
- arpa calusco (17)
- Aspettando la pioggia le polveri non mollano (1)
- Assemblea a Calusco d’Adda del 27 Novembre 2015 - V.I.A. Italcementi. (1)
- bergamo (2)
- Bergamo: consegnate 10mila firme ''contro'' l'inceneritore (2)
- brivio (1)
- calcestruzzi (3)
- calco (1)
- calusco (34)
- calusco compensazioni (49)
- calusco d'adda (7)
- CALUSCO D'ADDA bagarre al Consiglio comunale caluschese Lineacomune: «Senza scalo niente accordo sui rifiuti» I (1)
- calusco elezioni (2)
- calusco inceneritore (2)
- calusco italcementi (28)
- calusco le bugie hanno le gambe corte (1)
- Calusco terno (2)
- Calusco: 10mila firme per dire “no” all’inceneritore Italcementi (1)
- Calusco: 500 persone in sala civica per ascoltare medici e esperti su Italcementi (1)
- Calusco: a teatro il 14 maggio 2016 con i comitati Rete rifiuti zero (1)
- CALUSCO: UN BOATO (1)
- CARVICO (4)
- cascina maria (1)
- causco come milano (2)
- cava (1)
- cdr (10)
- cemento (3)
- cernusco lombardone (1)
- Chiude Milano Chuidete anche l'talcementi di Calusco almeno 500.000 auto al giorno in meno nei cieli di Lombardia (4)
- combustibili pericolosi (6)
- commissione europea (1)
- compensazioni (2)
- compensazioni ambientali (2)
- compensazioni mancate (3)
- Comuni sponsorizzati da Italcementi (1)
- Comunicato stampa tavolo Italcementi LEGAMBIENTE Circolo di Bergamo e Circolo Meratese (1)
- consumo di suolo (1)
- cornate (1)
- cornate d'adda (1)
- countdown calusco (1)
- cresco calusco (1)
- crisi (1)
- crisi italcementi (9)
- crisis italcementi (5)
- CS-ITALCEMENTI E INDAGINE EPIDEMIOLOGICA:QUALI LE AZIONI CONCRETE DA PARTE DEI SINDACI? (1)
- dai sempre speranza (2)
- Dalla riunione sono state escluse anche quelle amministrazioni comunali (1)
- dati emissioni calusco (2)
- diossina (1)
- DISCARICA (2)
- E’ emergenza smog nelle città italiane. Legambiente presenta Mal’aria 2012 (1)
- Eco di Bergamo (1)
- ECOMAFIA (3)
- ecomostro (2)
- ecomuseo (1)
- EFFETTI SULLA SALUTE UMANA DEGLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DI RIFIUTI (2)
- ep (1)
- Essroc di Martinsburg (West Virginia) USA (1)
- fiamme ed esplosione Italcementi (1)
- Fischi al sindaco Colleoni (2)
- fiumi lombardia (1)
- fog (1)
- forno di Valmadrera (2)
- goodbye copenhagen (1)
- gruppo Italcementi (1)
- Happy climate change (1)
- hiroshima (1)
- I COMITATI CITTADINI PROTOCOLLANO UN NUOVO DOCUMENTO OSSERVAZIONALE IN OCCASIONE DELLA CONFERENZA DEI SERVIZI SUL CASO ITALCEMENTI CALUSCO D’ADDA (1)
- i medici parlano a Calusco (1)
- i.lab italcementi (2)
- il 29 a Calusco (1)
- Il parere di esperti sugli studi epidemiologici e il loro valore (1)
- il ponte di paderno d adda (3)
- imbersago (5)
- incendio (1)
- Incenerimento dei rifiuti: una conferenza con tre medici per parlare delle conseguenze sulla salute (1)
- Incenerimento rifiuti (1)
- inceneritore (3)
- Inceneritori (3)
- Incentivi alle energie rinnovabili (1)
- inchiesta sulle responsabilità (1)
- indagine epidemiologica (5)
- indiscrezioni (1)
- inquinamento (4)
- Inquinamento: Calusco come Milano (4)
- io e gli alunni in classe Nessun intervento (1)
- itacementi compensazioni Calusco (1)
- italcementi (13)
- italcementi arabia (2)
- Italcementi Calusco: chiesta analisi epidemiologica (1)
- Italcementi Calusco: consegnate diecimila firme in Provincia (1)
- italcementi convegno (2)
- italcementi crisi (2)
- italcementi riassetto (1)
- Italcementi: C.Pesenti (1)
- ITALCEMENTI: FINALMENTE UN’ASSEMBLEA PUBBLICA! (1)
- Italcementi: superate le 5000 firme. Ancora gazebi in piazza (1)
- L' Calusco non sente il momento difficile del settore cemento (1)
- L’ARIA DEL MERATESE E' FUORILEGGE (3)
- la cementeria di Calusco d'Adda dopo 1.000 dalla firma la ferrovia ancora non c'e' (5)
- legambiente (1)
- legambiente meratese (1)
- lineacomune (1)
- lomagna (1)
- ma'aria (1)
- malaria (3)
- mancato rispetto (1)
- MANIFESTIAMO contro la trasformazione del cementificio di Calusco d’Adda in un INCENERITORE DI RIFIUTI TUTTI INSIEME SI PUO’ (1)
- medolago (2)
- merate (2)
- Merate: unanimità per la mozione sullo '''studio Crosignani''. Silvia Villa: è fondamentale per conoscere il rischio di ammalarsi di chi è sano (1)
- mercurio (2)
- monselice (2)
- monte canto (1)
- nanoparticelle (1)
- nanopatologie (2)
- no a nuove centrali (2)
- non è un camino (1)
- Nonostante il blocco delle Euro 2 lo smog è già ben oltre il limite (1)
- novacem (1)
- nucleare (1)
- Ombre su ombre e ... la ferrovia.. forse (1)
- osnago (1)
- ossido d'azoto (1)
- paderno (3)
- paderno d'adda (8)
- Paderno d'Adda e Solza (2)
- Paderno: depositato in comune il progetto per una nuova centrale idroelettrica nel canale dell`Adda Vecchia (2)
- Paderno: il consiglio unito chiede a Italcementi più garanzie a tutela della salute (1)
- Paderno: VALTER MOTTA si riconferma SINDACO (1)
- parco adda (1)
- parco adda nord (2)
- Patto Italcementi-Governo per tutelare l'ambiente (1)
- per volontà di alcuni questa possibilità mi è stata però negata" (1)
- Pesenti (1)
- pet coke (1)
- petcoke (2)
- piano cave (1)
- piano rifiuti (1)
- pinatubo (1)
- POI LE FIAMME. IN CORSO LE OPERAZIONI DI SPEGNIMENTO DELL'INCENDIO DI UN DEPOSITO DI NAFTA DELL'ITALCEMENTI (2)
- polveri novembre 2009 (1)
- polveri sottili (1)
- ponte di paderno d'adda (2)
- presa diretta (2)
- produzione ed emissione di metalli pesanti tossici per l’ambiente e dannosi per la salute umana (26)
- provincia di lecco (3)
- puliamo il mondo (1)
- Qualità dell'aria pessima (1)
- quello che inaliamo è puro veleno (1)
- Rapporto sullo stato dell’ambiente/1:L’Aria. Inchiesta su dati Arpa. L’atmosferasul lecchese rilevata da 6 centraline (2)
- renzo rotta (1)
- Respirare smog a pieni polmoni (5)
- Richiesta di partecipazione SIA ITALCEMENTI Inceneritore di Calusco d'Addda (1)
- rifiuti (3)
- Rifiuti nel forno di Calusco (1)
- Riprendono i lavori con Italcementi (1)
- robbiate (2)
- sacchini (1)
- salva l'adda (1)
- sergio perego (1)
- situazione patrimoniale molto equilibrata (1)
- smog (5)
- smoke (1)
- soldi anche agli inceneritori? (1)
- solza (5)
- Sponsorizzazioni Italcementi a Robbiate e Verderio (1)
- studi scientifici modificati per attestare la loro innocuità (1)
- sversamento petrolio adda (1)
- TAVOLO CRISI EDILIZIA: LA RICETTA DI LEGAMBIENTE (1)
- teleferica (1)
- tunnel (1)
- Un inceneritore ci sotterrerà (1)
- Usa: «I gas serra sono pericolosi»«Sono una minaccia per la salute umana» (1)
- valmadrea (1)
- valter motta (1)
- verderio (3)
- Vicino agli inceneritori aumenta la mortalità per il cancro. Il caso di Forlì (2)
- villa d'adda (3)
- virgilio sacchini (1)
- vivere la piazza Paderno d'Adda (1)
- voler bene all'italia (1)






