MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
Countdown alla ferrovia
Thursday, February 22, 2007
Soddisfazione dei leghisti per il dietro-front di «Italcementi»
Soddisfazione dei leghisti per il dietro-front di «Italcementi»
Calusco d'Adda. Riceviamo e pubblichiamo di seguito un comunicato con il quale la Lega mostra tutta la sua soddisfazione in merito alla rinuncia di Italcementi di utilizzare rifiuti tossici come combustibili.
Tuesday, February 20, 2007
Inceneritori rifiuti solidi e termocombustori soggetti alla "Seveso bis"
Con una circolare del 31 gennaio 2007 il Ministero dell'interno ha chiarito che inceneritori di rifiuti solidi, termocombustori e termovalorizzatori devono osservare le disposizioni del Dlgs 344/1999.
In particolare, con l'atto in parola (rubricato con il n. DCPST/A4/RS/400) il Dicastero ha stabilito che i gestori degli impianti citati soggiacciono agli obblighi ex articolo 5, commi 1 e 2 del Dlgs 344/1999 e devono adottare le misure di sicurezza appropriate per prevenire gli incidenti rilevanti e limitarne le relative conseguenze.
Il Dicastero ha altresì specificato che gli impianti in parola in cui sono presenti sostanze in quantità inferiore a quella dell'allegato I al medesimo Dlgs 344/1999, devono inoltre (come chiesto dall'articolo 5, comma 2 del decreto) individuare i rischi di incidente rilevante integrando il documento di valutazione ex Dlgs 626/1994 ed informare, formare ed equipaggiare i lavoratori nel rispetto del Dm Ambiente 16 marzo 1998.
(Vincenzo Dragani)
Friday, February 16, 2007
SODDISFAZIONE DELLA LEGA PER IL «GRAN RIFIUTO» DI ITALCEMENTI
CALUSCO
Pure l’ex ministro Castelli si è battuto contro i rifiuti tossici usati come combustibile
SODDISFAZIONE DELLA LEGA PER IL «GRAN RIFIUTO» DI ITALCEMENTI
Calusco d'Adda - E' ormai ufficiale la notizia che l'«Italcementi spa» ha rinunciato al progetto di bruciare come combustibili alcuni rifiuti tossici all'interno del proprio impianto di produzione di cemento in paese. A questo proposito Franca Bonanomi, segretaria della Circoscrizione della Lega Nord per l’Isola e la Val San Martino ci ha tenuto a esprimere la grande soddisfazione sua e di tutto il partito per l’atteso rifiuto.
«Ogni promessa è debito: così recita un adagio popolare e così è anche per la Lega Nord, partito popolano per costituzione. Ogni nostro impegno assunto nei confronti dei cittadini è infatti per noi un debito da onorare al meglio. Questa notizia ci ripaga dell'impegno profuso e ci conforta sul fatto che, se si combatte seriamente, in maniera credibile per la gente, i risultati non possono che arrivare. Un nostro risultato che orgogliosamente doniamo ai cittadini di Calusco e dell'Isola bergamasca - ci ha dichiarato la Bonanomi - L'impegno che esponenti di spicco del partito, in primis persino l'ex ministro Roberto Castelli ma anche l'onorevole Stucchi e il consigliere Belotti, assieme ai militanti della Lega Nord di Calusco e della circoscrizione dell’Isola e Val San Martino, si erano assunti era di non mollare la presa circa l'utilizzo di nuovi combustibili nel nuovo impianto della Italcementi. Un impegno che ha visto la Lega prodigarsi già sul finire degli anni Novanta sia in un'opera d'informazione nei confronti della cittadinanza caluschese, sia in un'azione di forte critica attraverso i Consigli comunali e la stampa locale, senza dimenticare l'esposizione di uno striscione di protesta contro lo stesso stabilimento nel giorno dell'inaugurazione. Tutto ciò nell'indifferenza e nel disinteresse - o nascosto interesse - degli esponenti degli altri partiti politici presenti sul territorio. Noi lo avevamo promesso ai cittadini che questo progetto dannoso per la loro salute non sarebbe stato realizzato: e ora che la promessa è stata mantenuta, il nostro orgoglio vola alto».
Anche il presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, si è detto molto felice dell'esito della vicenda.
«Sin da quando ero ministro della Giustizia ho sempre seguito, con viva preoccupazione per la popolazione locale, questo progetto dell’”Italcementi” sia per quanto accadeva sul territorio, sia per quanto concerneva l'iter presso il Ministero dell'Ambiente - ha assicurato Castelli - Era evidente che si trattasse di un progetto pericoloso e rischioso per la salute dei cittadini. Ma fortunatamente sin dall'inizio la Lega Nord ha preso posizione contro questo piano denunciando tale pericolosità in tutte le sedi competenti. E' con grande soddisfazione quindi che ho appreso che l'”Italcementi”, e devo riconoscerlo, con grande senso di responsabilità, ha rinunciato al progetto».
Articolo pubblicato il 13/02/07
Tuesday, February 13, 2007
PADERNO La notizia accolta con soddisfazione dalle forze politiche L'Italcementi adesso fa meno paura

PADERNO La notizia accolta con soddisfazione dalle forze politiche e dal senatore Roberto Castelli L'Italcementi adesso fa meno paura La ditta di Calusco ha rinunciato al progetto di bruciare combustibili e rifiuti tossici
Le torri dell'azienda Italcementi di Calusco d'Adda: cala la preoccupazione nel Meratese foto Cardini
PADERNO Ormai è diventato ufficiale: l'Italcementi di Calusco d'Adda ha rinunciato al progetto di bruciare combustibili e rifiuti tossici all'interno del proprio impianto di produzione di cemento. Un progetto nato due anni fa e reso noto dopo la presentazione da parte del colosso cementifero di una richiesta di sperimentazione di utilizzo di Ecofluid e Rasf nel loro forno per la produzione di clinker. La notizia aveva subito allarmato le amministrazioni comunali dell'Isola bergamasca ed anche quella di Paderno, la lecchese più direttamente interessata. Assieme ad altre della zona – Robbiate, Merate, i due Verderio, Cornate d'Adda – aveva aderito al comitato di controllo ed aveva seguito tutte le fasi di sviluppo del progetto di utilizzo dei combustibili ricavati da rifiuti tossici. La notizia è stata accolta con soddisfazione dalle forze politiche e non locali, tra cui la Lega Nord, che per bocca della segretaria della circoscrizione Isola e Val San Martino, canta vittoria: «Questa notizia ci ripaga dell'impegno profuso e ci conforta sul fatto che, se si combatte seriamente, in maniera credibile per la gente, i risultati non possono che arrivare. Anche il presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, si è detto molto soddisfatto dell'esito della vicenda: «Anche da ministro ho sempre seguito, con viva preoccupazione per la popolazione locale, il progetto della Italcementi, sia per quanto accadeva sul territorio sia per quanto concerneva l'iter presso il ministero dell'ambiente. Era evidente che si trattava di un progetto pericoloso e rischioso per la salute dei cittadini. E' con grande soddisfazione quindi che ho appreso che l'Italcementi, con grande senso di responsabilità, ha rinunciato al progetto».
Lorenzo Perego
Monday, February 12, 2007
Molgora: ok al blocco
Martedì 6 febbraio si è svolta in Regione Lombardia una riunione tra l’Assessore regionale all’Ambiente Marco Pagnoncelli e gli assessori all’Ambiente delle Province lombarde e delle città capoluogo, nel corso della quale sono stati toccati due temi fondamentali per la definizione di una strategia nella lotta all’inquinamento dell’aria: la nuova zonizzazione del territorio e l’iniziativa del cosiddetto blocco padano della circolazione, che coinvolge ben 5 regioni dell’Italia settentrionale.
Nel corso della consultazione ho posto all’Assessore regionale una serie di quesiti e riflessioni senza avere adeguate risposte: confido che ciò avvenga quanto prima.
La nuova zonizzazione prevista dalla Regione suddivide il territorio provinciale in tre distinte fasce: A1, A2 e C2. La fascia A1 è applicata solamente a 7 Comuni dell’area Meratese a ridosso della Provincia di Milano, la fascia A2 a 47 Comuni di pianura (tra cui Lecco), la fascia C2 ai restanti 36 Comuni del lago e dell’area prealpina, per i quali non si pongono particolari problemi, in quanto le condizioni di ventosità e di altitudine leniscono in maniera significativa i danni delle emissioni.
Per l’area di pianura ho segnalato l’incongruità di una scelta che delimita con A1 un’area di dimensioni ridotte, scelta sostanzialmente generata dai Comuni stessi che, giustamente preoccupati dagli allarmanti livelli di inquinamento da Pm10, hanno insistito per l’introduzione di politiche di riduzione e di tutela della salute dei cittadini. L’insostenibilità di questa scelta è evidente: tra questi Comuni e quelli inseriti in A2 non esistono sostanziali differenze di qualità dell’aria ma, semplicemente, una maggior sensibilità rispetto al problema.
La differenza di fascia non è di poco conto: pur non avendo ancora ricevuto indicazioni precise sulle norme che verranno applicate alle varie aree, è emersa la concreta possibilità che chi si trova in fascia A1 sia soggetto ai blocchi del traffico, che in fascia A2 scatterebbero solamente nei casi più gravi.
Ritengo necessario un ripensamento: per tale ragione da dicembre 2006 chiedo insistentemente all’Assessore Pagnoncelli di avere elementi sufficienti da comunicare ai Sindaci e concordare con loro una linea comune e condivisa.
Assolutamente condivisibile e meritoria l’iniziativa della Regione Lombardia di coinvolgere tutte le Regioni settentrionali nell’iniziativa di blocco del traffico del 25 febbraio. La gravità della situazione e la necessità di rendere consapevoli tutti i Cittadini della necessità di modificare radicalmente i comportamenti richiedono un atto forte e di grande impatto, possibilmente non fine a se stesso.
Marco Molgora
Merate: il 25 la città aderisce al blocco
totale del traffico. Da inizio anno una
media di 83µg/mc e 32 superamenti.
Merate aderirà al blocco del traffico del 25 febbraio. In linea con quanto deciso dal Pirellone per le zone cosiddette critiche il sindaco Giovanni Battista Albani, pur senza alcun obbligo, ha deciso di allineare la città allo stop dei veicoli a motore visti anche gli elevati livelli di polveri sottili nell’aria che, giornalmente, pongono Merate fra le aree più inquinate di tutta la Lombardia. Al momento non è ancora stato deciso il piano di azione di quel giorno (posti di blocco dei vigili, istituzione di bus navetta,…) ma è certo che dalle 9 alle 18, con l’esclusione forse delle frazioni di Pagnano e Brugarolo, le autovetture non potranno circolare ad esclusione di particolari veicoli. L’eccezione per le due aree meratesi potrebbe attuarsi solamente nel caso in cui i comuni limitrofi decidessero, per l’ennesima volta, di lasciare sola Merate in questa azione, vanificando così ogni sforzo di dare un segnale chiaro e deciso almeno a livello istituzionale. Il prossimo martedì (13 febbraio, ndr) in Villa Confalonieri i sindaci dei comuni aderenti ad Agenda 21 si troveranno con l’assessore Marco Molgora per decidere sulla questione.
Secondo la normativa europea i superamenti del limite consentito di 50 µg/mc non possono eccedere, ogni anno, le 35 volte. A ieri, 8 febbraio, la centralina di Merate aveva già sforato di ben 32 volte il limite consentito e questo a soli 39 giorni da inizio anno. C’è da ritenere, viste anche le sfavorevoli condizioni atmosferiche, che per l’inizio della prossima settimana si sia giunti alla soglia consentita dalla legge. La media si è collocata a 83 µg/mc, ben al di sopra del limite consentito e la concentrazione di particolato sottile, in alcuni giorni, ha sorpassato anche i 100, toccando quota fra fine gennaio e inizio febbraio 127 µg/mc.
Questa condizione a dir poco preoccupante ha riscontri anche sulla salute delle persone. A soffrire maggiormente della cappa asfissiante di smog sulle città sono anzitutto gli asmatici, anziani e bambini ma, più in generale, ognuno di noi è a rischio ogni volta che prende una “boccata d’aria”. Nella pianura padana la vita media è di tre anni inferiore rispetto a quella nazionale e una buona fetta di colpa è da attribuirsi certamente all’inquinamento atmosferico.
Sunday, February 11, 2007
Si allarga il fronte del No all’ampliamento e alla costruzione della NUOVA TORRE della Italcementi a Isola delle Femmine situata all’interno del centr
- 9 febbraio 2007
SALE LA PROTESTA PER LA DELOCALIZZAZIONE
DELLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE
DAL CENTRO ABITATO
Italcementi di Isola delle Femmine , torre di 100 metri
Il Comune di Isola: va spostata
Nuovo impianto e polemiche. “Serve ad abbattere le emissioni”
Sindaco e associazioni: “Lontano Dal paese”.
Azienda possibilista
ISOLA DELLE FEMMINE, La nuova torre di cento metri d’altezza che Italcementi vuole costruire nello stabilimento di Isola sta provocando allarme.
Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt’Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.
Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c’è una cava.
Una proposta che, se accolta dall’azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all’ammodernamento del ciclo di produzione. La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall’assessorato al Territorio per rilasciare l’Autorizzazione integrala ambientale (AÌA).
Un via libera per consentire all’industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d’Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano! tecnici dell’Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria.
Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l’impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -.
Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40. Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?”.
Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.
Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Ciò che decidiamo è la delocalizazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».
Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell’ impianto. Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un’interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.
L’azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni. Il progetto di ammodernamento dell’impianto ha un’importante valenza ambientale - dicono dall’azienda -.
Il confronto con i! territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta vantazione, ambientale, tecnica ed economica».
Ora, poichè con la salute della gente non è consentito a nessuno scherzare, tanto più a responsabili delle Pubbliche Istituzioni, il Comitato Isola Pulita, che si è intestato la battaglia contro i danni ambientali, reali e potenziali, di un colosso produttivo quale il cementificio di Isola delle Femmine, inserito tra gli abitati dell’omonino Comune e di quello di Capaci, ritiene che nelle condizioni in essere non sussistono gli elementi minimi di garanzia nello svolgimento del procedimento autorizzatorio. Il Comitato Isola Pulita si attiverà in tutte le sedi che riterrà opportuno, anche in quella giudiziaria, al fine di garantire gli eventuali diritti violati della salute e dell’ambiente a tutela della cittadinanza tutta.
Comitato Cittadino Isola Pulita
www.isolapulita.it
Thursday, February 08, 2007
Sale la protesta per delocalizzare la Italcementi - Isola delle Femmine – Quella torre di 100 metri fra alberghi e mare
Isola delle Femmine – Quella torre di 100 metri fra alberghi e mare
Un accordo non impossibile: si riconosce la valenza della struttura e l'azienda è possibilista
La nuova torre di cento metri d'altezza che Italcementi vuole costruire nello stabilimento di Isola delle Femmine sta provocando allarme.
Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt'Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.
Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c'è una cava.
Una proposta che, se accolta dall'azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all'ammodernamento del ciclo di produzione. La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall'assessorato al Territorio per rilasciare l'Autorizzazione integrala ambientale (Aia).
Un via libera per consentire all'industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d'Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano tecnici dell'Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria. Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l'impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -. Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40. Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?».
Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.
«Non siamo contro il nuovo impianto se ciò significa un abbattimento delle emissioni - afferma Mario Ajello -. Ciò che decidiamo è la delocalizzazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».
Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell'impianto.
Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un'interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.
L'azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni. Il progetto di ammodernamento dell'impianto ha un'importante valenza ambientale - dicono dall'azienda -. Il confronto con il territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta valutazione, ambientale, tecnica ed economica».
(Fonte Comitato Cittadino Isola Pulita)
(07 Febbraio 2007)
Saturday, February 03, 2007
AMBIENTE Reazioni allarmate alla pubblicazione dello studio Ipcc sul riscaldamento globale
Reazioni allarmate alla pubblicazione dello studio Ipcc sul riscaldamento globale
Il Wwf: "Serve un piano Marshall che metta l'ambiente al centro di tutto"
Rapporto clima, appello alla politica
"L'Italia volti pagina, è già in ritardo"
Il ministro Pecoraro è d'accordo: "Una svolta ecologista non è rinviabile"
Un'ambientalista cheide interventi contro il riscaldamento globale
ROMA - Da una parte la teoria, con i modelli e le previsioni elaborate dagli scienziati dell'Ipcc. Dall'altro i fatti, con l'annuncio dell'Osservatorio meteorologico di Modena che un nuovo record italiano è stato battuto grazie al gennaio più caldo dal 1960. In mezzo c'è la politica, che dovrebbe indicare un percorso per arginare l'emergenza, ma non lo fa.
"Mentre i cambiamenti climatici corrono come lepri, la politica mondiale si muove come una lumaca: o si accelera o si rischia il disastro", mette in guardia il ministro dell ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, commentando a Parigi i dati del rapporto delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. "Una svolta ecologista per fare fronte ai cambiamenti climatici non è più rinviabile", aggiunge, spiegando che occorre "una sessione parlamentare urgente dedicata alle vicende ambientali, ove proporre riforme verdi su economia, politiche energetiche, dei trasporti, mobilità sostenibile ed efficienza edilizia".
Un'analisi che ricalca quelle di tutte le associazioni ambientaliste, che con la pubblicazione del documento dell'Ipcc hanno potuto finalmente scrollarsi di dosso il marchio di "cassandre" e porsi paradossalmente dalla parte di chi invita alla calma. "Nessun allarmismo - commenta il presidente di Legambiente Roberto Della Seta - ma un giusto allarme: una consapevolezza che taglia corto, una volta per tutte, con chi cerca ancora di negare l'origine prevalentemente antropica del riscaldamento del Pianeta, e richiama invece, con forza, l'uomo alle proprie responsabilità". "Serve uno scatto di reni - aggiunge - che veda il governo, la politica, l'economia, la società unirsi in uno sforzo che non è di destra né di sinistra ma rappresenta, oggi, una forma indispensabile di patriottismo".
La politica italiana, a differenza di quanto accade in molti altri paesi europei, non sembra però ancora consapevole del nuovo scenario. "Per quel che riguarda l'Italia - denuncia Michele Candotti, segretario generale del Wwf Italia - il ritardo accumulato è drammatico, almeno di 15 anni rispetto agli altri paesi europei e anche rispetto ai modesti obiettivi imposti dalla prima fase del Protocollo di Kyoto. Occorre dar vita a un piano straordinario, un piano Marshall per la nuova economia e emissioni zero, che diventi la massima priorità del governo, chiamando tutti i ministeri trasversalmente a fare la loro parte".
Chi invece pare essere più reattivo è il mondo produttivo. La banca d'affari statunitense Lehman Brothers ha scelto la concomitanza con la pubblicazione del rapporto dell'Ipcc per diffondere un suo studio sulle necessità di adeguamento ai cambiamenti climatici da parte della finanza e dell'impresa. E a raccogliere la sfida sembrano essere finalmente anche i sindacati, troppo a lungo bloccati dal ricatto occupazionale. Secondo la Cgil, i modelli di produzione e di consumo devono essere modificati immediatamente. "Lo stato del clima del pianeta è la drammatica constatazione dell'eccesso di priorità date al mercato e all'economia, false libertà che mettono a rischio la convivenza fino alla sopravvivenza non del Pianeta in sé, ma delle specie viventi", segnala Paola Agnello Odica, segretaria confederale Cgil.
In tanta apprensione e tra tanti appelli all'azione, una delle poche voci fuori dal coro è quella del capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volonté. "Il rapporto Ipcc è di una banalità sconvolgente - sostiene l'esponente della Cdl - Non è da Greenpeace, né dai nobili proprietari terrieri che verrà un cambiamento significativo nella responsabilità umana. Ripartire dall'ecologia umana, a 26 anni dalla Centesimus Annus, rimane l'unica via d'uscita. L'Italia vada verso nucleare pulito e rigassificatori. Basta veti rosso-verdi".
(2 febbraio 2007) Torna su
Friday, February 02, 2007
«Disastri del clima, al 95% colpa dell’uomo»
Blackout volontario: città spente per 5 minuti
PARIGI—Ore 19.55: i 336 fari che illuminano la Torre Eiffel vengono spenti intenzionalmente. Per cinque minuti il monumento simbolo della Francia scompare alla vista, mentre in altri edifici e abitazioni si decide di restare al buio per solidarietà. È il segnale che gli scienziati del clima, riuniti nelle capitale francese, indirizzano ai governi della Terra. I comportamenti energetici devono cambiare. I gas serra sviluppati dall’uso degli idrocarburi e da altre attività stanno alterando il clima in maniera irreversibile. Bisogna attivare piani straordinari di efficienza e risparmio, altrimenti perderemo vite umane, città e paesaggi naturali.
ULTIMATUM CLIMATICO — Preceduto da questo simbolico blackout, dopo quattro giorni di riunioni a porte chiuse, il documento di 14 pagine che lancia l’ultimatum climatico è stato finalmente approvato in piena notte. È il più approfondito e completo studio sul clima elaborato finora. «Un equilibrato grido d’allarme», secondo alcuni. «Un documento troppo prudente, che sottostima gli effetti catastrofici delle inondazioni future», secondo altri. Stamani, spetterà al climatologo indiano Rajendra Pachauri, presidente dell’Ipcc (organismo scientifico delle Nazioni Unite), il compito di presentarlo ufficialmente nel corso di una cerimonia presso la sede dell’Unesco. Poi gli scienziati passeranno il testimone ai ministri che si sono dati appuntamento a Parigi nel tentativo di dare vita a un’iniziativa di governance mondiale dell’ambiente.
IL RUOLO DELL’UOMO — La responsabilità dell’uomo nel crescente aumento delle temperature della Terra è l’autentico punto di svolta di questo rapporto Ipcc, il quarto di una serie iniziata nel 1990. Prima d’ora i climatologi dell’Ipcc, pur puntando l’indice accusatore contro l’uomo, gli attribuivano un 60-70% di colpa. Ora si passa al 90-95% . «Che siano i nostri gas serra ad avere innescato il cambiamento climatico è ormai quasi certo. Non ci sono evidenze di altri fattori naturali che concorrano in maniera significativa a questo fenomeno», riferisce il portavoce italiano dell’Ipcc, il climatologo Sergio Castellari.
ALTE CONCENTRAZIONI — Le concentrazioni dell’anidride carbonica (CO2), il principale fra i gas riscaldanti liberati dalle combustioni, hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 650 mila anni (380 parti permilione), con un incremento di oltre il 35% negli ultimi due secoli. Per fortuna sistemi naturali come oceani e foreste riescono ad assorbire la metà di queste emissioni, ma ora le loro capacità di smaltimento si stanno riducendo e, dalla metà del secolo in poi, l’intossicazione dell’atmosfera potrebbe superare il limite di non ritorno( 550-600 parti per milione), oltre il quale il sistema climatico si modificherà in modo irreversibile e distruttivo per la vita sulla Terra.
FEBBRE ALTA —La febbre del pianeta, finora contenuta entro il grado di aumento, arriverà probabilmente a +3 gradi prima della fine del secolo, forse a +4.5, trasmettendosi agli oceani, non solo in superficie, ma anche in profondità, come già oggi indicano alcune misure. Lo scioglimento dei ghiacci e la dilatazione termica stanno già facendo salire il livello delle acque di 2 millimetri l’anno, ma questo valore medio potrebbe aumentare. Di quanto? Su questa valutazione, gli scienziati dell’Ipcc si sono mostrati molto cauti indicando, per la fine del secolo, un aumento del livello dei mari fra 28 e 43 cm.
MARI PIU’ ALTI—Prima ancora che il documento sia stato ufficialmente reso noto, i ricercatori del prestigioso Istituto di ricerche sugli impatti climatici di Potsdam hanno manifestato il loro pieno dissenso. «Le nostre valutazioni, ricavate da misure satellitari, dicono che già oggi il tasso di sollevamento è arrivato a 3mmper anno—ha dichiarato ieri il professor Stephan Rahmstorf, direttore dell’Istituto —. Di conseguenza le nostre proiezioni al 2100 indicano un range di sollevamento fra 50 e 140 cm».
Franco Foresta Martin
02 febbraio 2007
Livello mare salirà di 18-59 cm entro 2100 E' la previsione degli esperti dell'Ipcc riuniti a Parigi. Ma potrebbe andare anche peggio: «Livelli maggio
«Livelli maggiori non vanno esclusi»
PARIGI - Il livello del mare crescerà probabilmente tra i 18 e i 59 centimentri entro il 2100 anche se potrebbe andare anche peggio, in conseguenza allo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Antartico. Lo afferma il rapporto pubblicato dagli esperti del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) riuniti a Parigi. Una precedente stima nel 2001 aveva fissato l'innalzamento dei mari tra i 9 e gli 88 centimetri. Il rapporto odierno precisa però che «valori maggiori non possono essere esclusi» e che è impossibile dare una stima più precisa in quanto ancora non si può prevedere con esattezza il comportamento del ghiaccio che ricopre l'Antartico e la Groenlandia.
IL RISCALDAMENTO DURERÀ OLTRE UN MILLENNIO - Il riscaldamento del clima sulla Terra durerà per «oltre un millennio», hanno inoltre affermato gli esperti nel rapporto pubblicato oggi sul cambiamento climatico. La temperatura si innalzerà fra l'1,8 i i 4 gradi entro il 2100. Gli esperti dell'Ipcc ritengono con una probabilità del 90 per cento che il riscaldamento climatico sia dovuto all'emissioni umane di gas serra.
NATI NEL 2007 VIVRANNO IN MONDO PIÙ CALDO - «I bambini nati nel 2007 vivranno in un mondo più caldo», aveva affermato il direttore esecutivo del Programma dell'Onu per l'ambiente (Unep), Achim Steiner, qualche ora prima della diffusione delle previsioni mondiali sul cambiamento climatico. «Globalmente il messaggio è chiaro: se è vero che la prova assoluta non sarà disponibile prima che sia troppo tardi, non vi possono più essere dubbi seri che le emissioni umane di anidride carbonica e di altri gas da effetto serra presentino un rischio reale per il nostro benessere», scrive Steiner in un comunicato. «I bambini nati nel 2007 vivranno in un mondo più caldo, dalla tendenze meteorologiche considerevolmente modificate e dove il livello del mare sarà più elevato», aveva aggiunto il direttore esecutivo dell'Unep.
02 febbraio 2007
AMBIENTE Allarme su Science alla vigilia della pubblicazione del nuovo documento dell'Ipcc
Allarme su Science alla vigilia della pubblicazione del nuovo documento dell'Ipcc
"La realtà si è rivelata molto peggio delle previsioni contenute in quello del 2001"
Clima, scienziato tedesco rifà i conti
"Il rapporto Onu rischia di essere ottimista"
Secondo Stefan Rahmstorf, gli effetti della CO2 su temperatura e livelli dei mari sono sottostimati
Barriere di sassi a Jakarta per cercare di arginare l'innalzamento del mare
ROMA - Alla vigilia della pubblicazione del Quarto Rapporto sul riscaldamento globale realizzato dall'Ipcc, uno staff di prestigiosi scienziati tedeschi fa le pulci alla penultima fatica dell'organismo delle Nazioni Unite che tiene permanentemente sotto controllo gli andamenti climatici del pianeta, ovvero il Terzo Rapporto datato 2001.
In uno studio pubblicato sulla rivista statunitense Science, Stefan Rahmstorf, climatologo del Potsdam Institute for Climate Impact Research, il grande centro di ricerca tedesco all'avanguardia nella formulazione di modelli climatici, spiega come i dati reali e le osservazioni sul campo raccolte nel corso di questi cinque anni mostrano che le previsioni fatte dall'Ipcc nel 2001 si sono rivelate tutte troppo ottimistiche.
In realtà non si tratta di una vera e propria novità, e lo stesso Quarto Rapporto, secondo quanto indicato dalle dettagliate anticipazioni uscite in questi giorni, prende atto che la situazione è decisamente peggiore di quanto non si fosse pronosticato, anche se nei resoconti si è spesso preferito sottolineare altri due aspetti centrali del documento: l'accordo ormai pressoché unanime sul fatto che il riscaldamento globale è una drammatica realtà e la quasi certezza che a provocarlo siano in larghissima misura l'attività umana con la produzione di gas serra.
I cambiamenti climatici, secondo Rahmstorf e i suoi collaboratori, stanno insomma dando luogo a fenomeni più intensi di quelli che solo cinque anni fa erano stati previsti dagli scienziati, con il concreto rischio che la comunità scientifica abbia nel complesso sottostimato le conseguenze prodotte dalle massicce emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra.
Nel rapporto 2001, lo staff dell'Ipcc aveva previsto che l'aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera avrebbe condotto ad un aumento delle temperature negli anni successivi pari a un minimo di 1,7 fino ad un massimo di 4,2 gradi centigradi. Dalle osservazioni effettuate in questi ultimi cinque anni, i ricercatori tedeschi hanno dimostrato che in realtà la temperatura media del pianeta è aumentata di 0,33 gradi. E questo sarebbe in linea solo con gli scenari peggiori elaborati dall'Ipcc nel 2001.
Inoltre c'è un secondo fenomeno che si sta manifestando con maggiore intensità rispetto alle previsioni: quello relativo al ritmo di crescita dei livelli dei mari, che così come Rahmstorf anche diversi altri studiosi dei Poli ritengono l'Ipcc continui a sottostimare. Secondo i modelli elaborati nel 2001, il livello degli oceani sarebbe dovuto salire di soli due millimetri ogni anno, mentre le osservazioni effettuate dai satelliti mostrano invece un trend di crescita costante pari a 3,3 millimetri all'anno. E non solo. Il tasso di crescita del livello degli oceani negli ultimi venti anni è del 25 per cento più elevato di quello mai registrato negli ultimi 115 anni.
(1 febbraio 2007)
AMBIENTE Pubblicata stamane la versione definitiva dello studio dell'Ipcc dell'Onu
Secondo le previsioni degli scienziati, il livello dei mari si alzerà tra i 18 e i 59 centimetri
Ambiente, al più tardi entro il 2100
la temperatura crescerà da 1,8 a 4 gradi
Il riscaldamento del clima durerà "per oltre un millennio"
E' dovuto con una probabilità del 90% alle emissioni umane dei gas serra
PARIGI - Entro la fine del secolo in corso, dunque al più tardi nel 2100, la temperatura superficiale della Terra crescerà probabilmente da 1,8 a 4 gradi centigradi. E' la stima definitiva dell'Ipcc, l'Intergovernmental Panel on Climate Change, la più importante commissione di studio delle Nazioni Unite sul surriscaldamento globale, di cui è in corso a Parigi la conferenza. Secondo la commissione, il riscaldamento del clima sulla Terra durerà per "oltre un millennio". Gli esperti dell'Ipcc ritengono con
una probabilità del 90 per cento che il riscaldamento climatico sia dovuto alle emissioni umane di gas serra.
La oscillazioni nelle previsioni dipendono dalle quantità di anidride carbonica, il principale tra i gas-serra, che in concreto saranno immesse nell'atmofera. La stima si riferisce al decennio 2089-2099, messo a confronto con il periodo 1980-1999: si basa sul lavoro, e lo sintetizza, di 2500 ricercatori esperti in diversi settori di rilevanza climatica, e operanti in ogni parte del mondo.
Si tratta della prima revisione in sei anni delle prove scientifiche relative all'effetto-serra e alle sue conseguenze potenzialmente disastrose: l'ultima risaliva infatti al 2001, quando la proiezione fu di un incremento nella temperatura della superficie terrestre nell'ordine di 1,4-5,8 gradi. Ora gli studi sono riusciti a ridurre la forbice, tagliando sia l'estremo positivo che quello negativo. All'epoca si adottò tuttavia un metodo di calcolo parzialmente diverso da quello impiegato ora.
Quanto all'innalzamento del livello dei mari, si valuta che entro la scadenza considerata esso sarà compreso tra 18 e i 59 centimetri: si tratta peraltro di cifre sulle quali non c'è consenso unanime. Una parte degli scienziati le considerano infatti troppo prudenti, dal momento che non tengono conto delle ripercussioni di alcuni eventi recentissimi, come lo scioglimento di vaste estensioni di ghiaccio osservato sia in Antartide sia in Groenlandia.
(2 febbraio 2007) Torna su
Smog, livelli quasi al triplo del massimo consentito
E domenica torna il blocco delle auto, solo a Bergamo
Lo smog continua a crescere: i livelli di polveri sottili, già alti durante la giornata di martedì 30 gennaio, sono ulteriormente saliti nella giornata di ieri, mercoledì 31 gennaio. Nell'area critica, a Osio Sotto si è passati per esempio da 88 microgrammi per metro cubo a 116 microgrammi: un valore quasi due volte e mezza il livello massimo consentito dalla normativa, cioè 50 microgrammi. Per Bergamo il dato del 31 gennaio non è disponibile, ma già martedì s'erano raggiunti i 96 microgrammi. A Lallio invece ieri si sono registrati 91 microgrammi.
In provincia il dato peggiore è quello di Filago: 132 microgrammi ieri contro i 103 di martedì. Non va molto meglio a Treviglio, dove da 102 microgrammi di martedì si è passati ai 107 di ieri. Non disponibile invece il dato del 31 gennaio per quanto riguarda Calusco: ma già martedì si era a quota 106 microgrammi per metro cubo.
(01/02/2007)
Tuesday, January 30, 2007
DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE FUORI DAL CENTRO ABITATO A NORMA DELLE DISPOSIZIONI DI LEGGE IN MATERIA URBANISTICA
- 27 gennaio 2007
DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE FUORI DAL CENTRO ABITATO A NORMA DELLE DISPOSIZIONI DI LEGGE IN MATERIA URBANISTICA
Interrogazione del Senatore Sodano Presidente della Commissione Ambiente.
Senato della Repubblica
13a Commissione
Territorio, Ambiente, Beni Ambientali
interrogazione a risposta scritta
al Ministro dello sviluppo economico e al ministro della salute
Senato della Repubblica
13a Commissione
Territorio, Ambiente, Beni Ambientali
interrogazione a risposta scritta
al Ministro dello sviluppo economico e al ministro della salute
Premesso che:
in provincia di Palermo, nel comune di Isola delle Femmine, sono presenti impianti della Italcementi s.p.a in pieno centro città (codice: NACE Code 26.51), che emettono fumi nocivi e producono elevati livelli di inquinamento acustico ed ambientale, con grave danno per i cittadini;
oltre allo stabilimento nel centro città, la Italcementi si avvale di una serie di impianti, dislocati nel circondario, come quelli dediti ad attività estrattive a Piano Dell’Aia-Rocche di Raffo Rosso ed a contrada Manostalla, comune di Torretta;
l’area dove opera la Italcementi è stata destinata ad uso industriale con il D.P.R. del 1981 per un ventennio, al termine del quale il cementificio era tenuto a ripristinare la destinazione d’uso a fini forestali e a riconsegnare il terreno alla Regione Sicilia;
nel 2001, alla data di scadenza della concessione, il Comune di Isola delle Femmine ha concesso un’autorizzazione edilizia per la costruzione di un carbonile a cielo aperto per lo stoccaggio di petcoke (concessione edilizia n. 10/2001 del 5 aprile 2001);
da quando il cementificio ha iniziato i processi produttivi, si sono riscontrati nell’area fenomeni di inquinamento così gravi da causare ingenti danni alla salute dei cittadini, tant’è che i tassi di incidenza di tumori polmonari, tiroidite, forme asmatiche e di altre malattie respiratorie, anche mortali, hanno raggiunto livelli anomali e preoccupanti;
il cementificio di Isola delle Femmine opera nelle vicinanze di diversi Siti di Importanza Comunitaria, tra cui la riserva di Capo Gallo e i Fondali marini di Isola delle Femmine, così come individuati dalla direttiva "Habitat" (direttiva 92/43/CE, recepita in Italia con D.P.R. 357/97), incidendo negativamente sugli ecosistemi locali, i quali non vengono dunque salvaguardati come vorrebbe la normativa europea e la legge italiana di attuazione;
le attività inquinanti della Italcementi sono state più volte oggetto di pubblica protesta, sia da parte degli abitanti del luogo, che in sede istituzionale, come dimostrano le numerose iniziative di vigilanza e controllo intraprese dagli organi preposti, nonché gli atti di diffida rivolti alla Italcementi con l’intento che proceda alla dovuta messa in sicurezza del sito;
nell’ottobre del 2005, un sopralluogo effettuato dal D.A.P. con il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri nel cementificio di Isola delle Femmine, rilevava che "all’interno del capannone (materie prime: petcoke, clinker, calcare, sabbia, argilla, perlite. Nelle adiacenze P.E. E43 ed E45) viene effettuato stoccaggio e movimentazione a mezzo gru a ponte di materiale polverulento che produce un’emissione diffusa. Si evidenzia altresì che parte del capannone risulta essere aperto verso l’esterno."(verbale n. 9942393);
il 25 gennaio 2006, l’ARPA ha effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido (petcoke) in località Raffo Rosso della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke, sostanza pericolosa per la salute umana perché rientrante nella categoria cancerogena 3, (nota prot. 9945432, 30 gennaio 2006);
la relazione dell’ARPA del gennaio 2006, si conclude con l’indicazione di diversi interventi di messa in sicurezza che la Italcementi è tenuta a porre in essere nel più breve tempo possibile e con la richiesta di esibire l’autorizzazione per l’utilizzo di petcoke quale combustibile solido all’interno dello stabilimento;
a seguito della relazione dell’ARPA, il Sindaco di Isola delle Femmine, ha inviato una nota di diffida (nota prot. n. 3975 del 15.03.06) alla Italcementi, con la quale si invitava la predetta società ad adottare i necessari interventi di messa in sicurezza, di risposta emergenziale, di bonifica e ripristino ambientale, così come indicati dall’ARPA;
il 25 luglio 2006, l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia con nota n°48283, ha emesso un provvedimento di diffida (firmato dal Responsabile del Servizio, il dott. Genchi) nei confronti della Italcementi di Isola delle Femmine contestando, tra l’altro, l’incontrollato utilizzo e smaltimento dei residui della produzione, quali il petcoke, sostanza altamente cancerogena;
nella diffida si legge, tra l’altro, che "il petcoke viene utilizzato dal 1987 come combustibile del forno 3, del mulino crudo 3 e, in miscela e fino al 1992, del forno 2" e che, sebbene "la realizzazione del deposito di petcoke sia stata autorizzata dal Comune di Isola delle Femmine, non è mai stato comunicato né autorizzato l’uso del petcoke come combustibile", rilevando infine che "nei rapporti analitici periodicamente trasmessi, la Ditta dichiara l’uso di carbone e non di petcoke" (nota n°48283 del 25 luglio 2006);
solo pochi mesi prima, nel suo Piano di Caratterizzazione (12.04.2006) l’Italcementi dichiarava invece che soltanto "a partire dal 2001 presso la località Raffo Rosso si è effettuata l’attività di deposito del combustibile solido (petcoke)", in virtù dell’Autorizzazione Edilizia n. 10/2001, rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 05.04.2001, omettendo quindi tutta una serie di dati e di verità fondamentali;
l’Assessorato Territorio e Ambiente, nel provvedimento del luglio 2006, dichiara in modo univoco che "sono stati ripetutamente violati i dettami della normativa vigente e le prescrizioni del decreto assessoriale di autorizzazione" (per quanto concerne l’utilizzo del petcoke al posto del carbone), diffidando "l’Italcementi dal continuare ad utilizzare il petcoke come combustibile, nonché a continuare ogni attività che dia luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione ai sensi del D. Lgs. n. 152 /2006", evidenziando inoltre che "ogni ulteriore violazione delle prescrizioni contenute nel presente provvedimento comporterà necessariamente la sospensione delle autorizzazioni concesse" (nota n°48283 del 25 luglio 2006);
l’8 gennaio 2007, il dott. Tolomeo, Direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente ha comunicato al dott. Genchi responsabile dei pareri tecnici in materia di tutela dell’inquinamento atmosferico da emissioni del 3° Servizio, l’immediata sospensione dall’incarico e conseguente spostamento a diverso luogo e a diversa posizione, senza che tale provvedimento sia stato in alcun modo motivato;
il Dipartimento facente capo al dott. Genchi stava anche intervenendo su diverse tematiche a salvaguardia dell’ambiente, nel tentativo di far installare sistemi di recupero dei vapori nelle operazioni di carico e scarico delle navi; di impedire lo smaltimento mascherato di rifiuti tramite torce, di ridurre i limiti delle concentrazioni emissive e di bloccare la costruzione di 4 impianti di combustione delle biomasse, tutti progetti sostenuti con forza dal Governatore Cuffaro;
a tutt’oggi, l’Italcementi non ha né provveduto alla messa in sicurezza dell’impianto, né ai necessari aggiornamenti del sistema di filtraggio e depurazione, né tantomento ha iniziato una procedura di controllo delle attività impattanti legate al funzionamento dei propri impianti, ma ha anzi intenzione di proseguire nell’inquinamento incontrollato, ampliando i propri impianti mediante la costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri,
Si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno bloccare l’avvio di nuovi progetti fino al momento in cui non venga intrapresa la messa in sicurezza degli impianti e delle operazioni del cementificio, con preventivo accertamento dei danni causati dalle emissioni della Italcementi ai cittadini e all’ambiente;
se il Governo non possa intervenire a tutela del paesaggio e delle normative in vigore, dato che la cementeria è situata all’interno di zona vincolata dalla Sopritendenza dei Beni Ambientali e Paesaggistici della Regione Sicilia, e dato che si tratta di attività nocive "che producono fumo, polvere, rumore, esalazioni nocive ed eventuali scarichi di sostanze velenose", le quali non potrebbero avere luogo in prossimità di centri abitati, anche a norma del piano regolatore di Palermo;
come il Governo intenda attivare tutte le procedure e i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza, monitorando, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni tra ciò che si evidenzia dai rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee.
Sen. Tommaso Sodano
Friday, January 26, 2007
Le lobbies del veleno
di Enrico Pedemonte
Contro l'America di Bush e le multinazionali il manifesto dell'ambientalista più famoso degli Usa. Per il trattato di Kyoto, tasse sull'inquinamento e sussidi all'energia pulita.
È un Al Gore prostrato dalla fatica quello che ci accoglie a Nashville, Tennessee, la sua terra d'origine. Da anni il vicepresidente negli anni di Clinton, dal 1992 al 2000, svolge a tempo pieno il suo nuovo mestiere di globetrotter ambientalista e gira il mondo per spiegare a governi e opinione pubblica la gravità del riscaldamento globale. Da quando è uscito il suo documentario, 'The Unconvenient Truth', 'Una verità scomoda', ora anche in Italia, il suo attivismo è cresciuto a dismisura. Ha parlato a un migliaio di ambientalisti, che nei prossimi mesi dovranno replicare le sue conferenze in ogni angolo degli Stati Uniti usando le stesse diapositive che da mesi Gore mostra ai capi di Stato e ai cittadini di tutto il pianeta.
Il documentario ha avuto un successo inatteso e Gore è nuovamente al centro della scena politica. Molti si chiedono se tra qualche mese scenderà in gara per la Casa Bianca, dopo la sconfitta nel 2000 contro George Bush. È stato proprio il film a rilanciare la sua immagine, grazie a una straordinaria sceneggiatura che racconta l'aggravarsi della crisi ambientale attraverso le vicende, talvolta intime, della sua vita privata. Per esempio la morte per cancro ai polmoni della sua sorella maggiore che gestiva la coltivazione di tabacco di famiglia a Carthagena. La sorella era una fumatrice, e questo dramma spinse la famiglia Gore a uscire dal business del tabacco.
Signor Gore, che cosa cambierà con la maggioranza al Congresso in mano ai democratici?
"Spero che gli Stati Uniti riporteranno presto le truppe a casa senza peggiorare ulteriormente la situazione in Iraq. E a proposito del clima, spero che taglieranno i sussidi alle aziende che inquinano e si muoveranno verso la firma del trattato di Kyoto".
Quali sono le tre cose più importanti che farebbe se fosse presidente?
"Primo: aderire al trattato di Kyoto e renderlo ancora più rigido. Secondo: cambiare il sistema fiscale tassando non più il lavoro, ma l'inquinamento, specie la produzione di anidride carbonica. Terzo: introdurre incentivi alle tecnologie pulite, aumentare gli standard di efficienza delle auto, eliminare i sussidi all'uso del carbone e del petrolio".
E l'energia nucleare?
"Sono scettico. Credo che giocherà un ruolo limitato".
Quanto è importante la lobby del petrolio alla Casa Bianca?
"Sia il presidente Bush che il vicepresidente Cheney provengono dall'industria petrolifera. Non è esatto dire che la lobby del petrolio ha influenza sulla CasaBianca. La lobby del petrolio è la Casa Bianca".
Nacque da questa coincidenza l'attacco a Baghdad?
"La guerra in Iraq è stato un terribile errore, lo dissi prima che cominciasse. E alla base ci fu l'opinione di Cheney che gli Usa dovessero fare qualcosa per salvaguardare l'accesso alle grandi riserve di petrolio nel Golfo Persico".
Che cosa pensa della nuova strategia irachena annunciata da Bush?
"Nulla di nuovo. È la stessa politica che ha portato al peggiore errore strategico nella storia Usa".
Recentemente lei ha detto che gli Stati uniti vivono in una bolla di irrealtà. Che cosa vuol dire?
"Il resto del mondo ha ormai accettato il messaggio degli scienziati sul cambiamento climatico. Al contrario, gli Stati Uniti si rifiutano di agire. Si illudono che il problema non sia reale, dicono che le sue conseguenze potrebbero non essere del tutto negative, temono che cercando di risolverlo si danneggino certe aziende. Si tratta di errori e illusioni: una bolla di irrealtà che ci distingue dal resto del mondo. Come tutte le bolle, alla fine esploderà".
Il presidente dice che sono necessari altri studi per dimostrare il cambiamento climatico...
"È una scusa per confondere l'opinione pubblica e convincerla che non dobbiamo fare nulla".
Come giudica la politica ambientalista di questa amministrazione?
"Distruttiva, mal consigliata, guidata dagli interessi dei grandi inquinatori".
Perché ha deciso di raccontare anche le sue storie intime nel film?
"È stato il regista David Guggenheim a convincermi. Mi disse che il pubblico avrebbe compreso meglio il messaggio scientifico se fossimo stati in grado di stabilire un legame con la persona che raccontava la storia, cioè con me. Gli ho creduto. Aveva ragione".
Che ruolo hanno avuto compagnie petrolifere come la Exxon-Mobil nella percezione del cambiamento climatico da parte dell'opinione pubblica?
"La Exxon è un grande inquinatore che in modo immorale spende milioni di dollari in propaganda per confondere le idee dell'opinione pubblica su quello che dicono gli scienziati. Ciò che fanno è vergognoso".
Sterling Burnett, consulente del National Center for Policy Analysis, un gruppo finanziato dalla Exxon, ha paragonato il suo documentario ai film di propaganda del nazista Goebbels...
"In passato i produttori di tabacco spendevano milioni di dollari per screditare gli scienziati. Allora si trattava di confondere le idee dell'opinione pubblica sul legame tra fumo di sigaretta e cancro ai polmoni. Oggi sta accadendo la stessa cosa per il clima. I più grandi inquinatori finanziano gruppi di pressione per diffondere messaggi falsi. La democrazia è nata con l'Illuminismo, quando la ragione è diventata la principale fonte di autorevolezza. Ma con il declino della carta stampata e l'ascesa della televisione le cose sono cambiate. La tv ha sostituito la ragione con il denaro. Con i soldi si possono arruolare legioni di mistificatori che usano le parole come strumenti di propaganda per generare profitti contro l'interesse pubblico".
Quanto è lontano il punto di non ritorno?
"Gli scienziati dicono che tra una decina d'anni arriveremo a un punto oltre al quale sarà difficile restaurare l'equilibrio dell'ecosistema. Abbiamo ancora tempo, ma dobbiamo fare presto".
Si candiderà alla Casa Bianca per difendere le sue idee?
"Non lo prevedo. Se nessun candidato sarà sensibile ai problemi del riscaldamento globale, vorrà dire che avrò fallito nella mia campagna".
L'ambiente è finito nell'inceneritore
di Beppe Grillo e Maurizio Pallante
L'antefatto è che, con una manovra degna del gioco delle tre carte, i finanziamenti previsti dalla legge per incentivare lo sviluppo delle fonti rinnovabili erano stati dirottati sull'energia elettrica prodotta con gli scarti di raffineria e con l'incenerimento dei rifiuti (30 miliardi di euro dal 1991 al 2003). Il fatto è che con un emendamento alla Finanziaria quei finanziamenti sono stati restituiti alla loro legittima destinazione. La conseguenza è che chi contava su quei soldi per far quadrare i conti fallimentari degli inceneritori progettati e non ancora autorizzati si è visto sottrarre il babà su cui stava affondando i denti e non l'ha presa bene. "Per colpa degli estremisti della legalità dovremo aumentare la tassa raccolta rifiuti", hanno protestato, inghiottendo con rabbia l'ormai inutile produzione delle loro ghiandole salivari. "Confidiamo che il governo con un altro giochino delle tre carte inserisca i rifiuti tra le biomasse per ridarci quei soldi", hanno aggiunto subito dopo i più navigati nel mare della politica.
Una vicenda, tra le tante che costellano l'inglorioso declino di un sistema istituzionale nato in un contesto morale di tutt'altra tempra, su cui non si può evitare di svolgere qualche riflessione. La prima è proprio l'assenza, dall'orizzonte mentale di questi personaggi, dell'etica e del diritto. Nessun riferimento al fatto che quei soldi fossero stati sottratti con una truffa legalizzata alle fonti rinnovabili cui erano destinati. Nessun accenno al fatto che per questo l'Italia ha subito più di un procedimento d'infrazione dall'Unione europea. Nessun collegamento al fatto che i finanziamenti pubblici a una tecnologia costituiscono una palese violazione della concorrenza. Eppure, a beneficio dei gonzi, mentre rivendicavano il diritto a soldi che non gli spettavano per sostenere gli investimenti di una tecnologia che non ripaga i suoi costi, si permettevano anche di sventolare la bandiera del liberismo. "Il tema dell'ambiente non è appaltabile a chi ha posizioni ideologiche contro il capitalismo", ha avuto la faccia tosta di affermare il presidente della Provincia di Torino, per difendere la sua posizione oggettivamente anticapitalista.
La seconda riflessione attiene alla progressiva riduzione delle differenze tra destra e sinistra. Il gioco delle tre carte con cui dapprima - carta vince - alle fonti rinnovabili sono state affiancate le 'assimilate', poi - carta perde - nelle assimilate sono state inserite fonti non rinnovabili, infine - carta vince - i finanziamenti previsti per le rinnovabili sono stati dirottati sulle non rinnovabili, lo ha fatto il governo Berlusconi, ma lo difende la maggioranza dei partiti di questo governo, accusando di essere estremista chi lo ha smascherato. Si può ancora definire di sinistra chi difende la continuità di scelte fatte dalla destra? È estremista chi ne deduce che la distinzione tra destra e sinistra è superata e che i politici si giudicano, come tutte le persone, del resto, da ciò che fanno e non dalle magliette che indossano? Non avevamo ancora finito di scrivere queste considerazioni che il presidente della Provincia di Torino (ancora lui) lanciava un appello ai deputati torinesi della destra perché si affiancassero a quelli della sinistra in un'azione di lobbying parlamentare per indurre il governo a reinserire tra le fonti rinnovabili una sostanza non rinnovabile, come la plastica dei rifiuti, l'unica che genera una quantità significativa di energia nei forni inceneritori. In barba al diritto, alla scienza e ai procedimenti d'infrazione dell'Unione europea. Tutti i partiti insieme per scucire agli elettori i soldi necessari a danneggiare la loro salute.
Era un pericoloso estremista quell'unico bambino che gridò "Il re è nudo", quando tutti lodavano l'eleganza dei suoi vestiti inesistenti?
La terza riflessione riguarda la validità tecnico-economica dell'incenerimento dei rifiuti, a prescindere, direbbe Totò, da ogni valutazione ambientale. "Se non ci arriveranno i milioni di euro degli incentivi, le discariche diventeranno più convenienti degli inceneritori, oppure si dovrà aumentare la tassa raccolta rifiuti", hanno sostenuto all'unisono gli aspiranti fuochisti sull'orlo di una crisi di nervi. Ciò significa che la tecnologia dell'incenerimento non è in grado di stare in piedi da sé. È anti-economica. Costa più di quello che rende. Ha costi che non si ammortizzano. La sua inefficienza, in nome del capitalismo e del liberismo, deve essere pagata dalla collettività. O da tutta la popolazione italiana attraverso la sovrattassa sulla bolletta elettrica prevista per le energie rinnovabili (ma questa è una quisquiglia, direbbe sempre Totò), o solo dalla popolazione delle province in cui è prevista la costruzione dei nuovi inceneritori, attraverso un ulteriore aumento della tassa rifiuti. Con lo specchietto per le allodole che i forni sarebbero l'alternativa della discarica. Come se le ceneri e i fanghi di depurazione non dovessero essere smaltiti in una discarica molto più pericolosa delle altre. Come se la loro quantità fosse inferiore ai residui, inerti, di una raccolta differenziata porta a porta con tariffa proporzionale ai rifiuti conferiti in modo indifferenziato.
Ma se i rifiuti non fossero gestiti per legge in condizioni di monopolio da società private a capitale totalmente pubblico (una bella invenzione da commedia dell'arte), i loro bilanci potrebbero andare in pareggio semplicemente aumentando le tariffe a ogni aumento dei costi? Se agli incrementi della raccolta differenziata corrispondessero proporzionali aumenti di riciclaggio, i costi della gestione dei rifiuti diminuirebbero progressivamente. Per ogni chilo di materiali raccolti in modo differenziato che non si portano allo smaltimento si avrebbe un risparmio, ma per non smaltirli occorre rivenderli come materia prima secondaria. Quindi ne deriva anche un guadagno. Una volta che, sommando i guadagni ai risparmi, siano state ammortizzate le maggiori spese per la raccolta differenziata, si avrebbe una progressiva riduzione dei costi che, trattandosi di società controllate da enti pubblici, si dovrebbero tradurre in una riduzione della tassa. Come mai non succede? Come mai ogni volta che aumenta la raccolta differenziata aumenta anche la tassa raccolta rifiuti? Qualcuno ha mai verificato i conti delle aziende pubbliche che gestiscono le raccolte differenziate?
Con queste considerazioni si arriva all'ultimo punto di riflessione. Che si rivolge agli estremisti della legalità tra cui indegnamente ci annoveriamo. Siamo proprio sicuri che il monopolio sia la condizione migliore per gestire i rifiuti? Il monopolio è un reale superamento del mercato, o invece è un mercato in cui l'unico operatore può permettersi di aumentare le tariffe a ogni aumento dei costi, proprio perché non c'è concorrenza? Chi fosse vincolato a far quadrare i conti in una situazione di mercato sarebbe incentivato a riciclare la maggior quantità di rifiuti raccolti in maniera differenziata, perché quanto più ricicla tanto meno spende in discarica e tanto più guadagna vendendo materie prime secondarie. Per fare un esempio: il legno proveniente dalla raccolta differenziata è più conveniente economicamente bruciarlo o farne nuovi pannelli di truciolato?
Se c'è un solo operatore in condizioni di monopolio, che ha investito i nostri soldi e utilizza le nostre tasse per bruciare i rifiuti in un inceneritore, potrà porsi questa domanda privandosi del babà su cui sta per affondare i denti?
Tuesday, January 16, 2007
Caduto l'ultimo diaframma
E' stato abbattuto oggi pomeriggio alle 14 l’ultimo diaframma della galleria Parscera della Variante Villa d’Adda-Carvico. Il tunnel (foto Paolo Magni), lungo 969 metri, è dunque completato e la variante dovrebbe essere aperta al pubblico entro giugno. La cerimonia è stata siglata dalla stretta di mano fra il sindaco Serafino Carissimi, di Villa d’Adda e Attilio Bolognini di Carvico, arrivati dai rispettivi Comuni. All’evento sono intervenuti anche Felice Sonzoni, assessore alla Pianificazione Territoriale e alle Grandi Infrastrutture; Giuliano Lorenzi, dirigente del settore e responsabile del progetto; il geometra Giuseppe Insinna; Pierluca Locatelli e Franco Ballarini dell'impresa Salini Locatelli Spa; Rinaldo Colleoni sindaco di Calusco; Enzo Piccoli, direttore dei lavori; il collaudatore Renato Sparacio.
Il tracciato della Variante è lungo 3.004 metri, di cui 969 in galleria. Parte con una rotatoria posta in prossimità del cimitero di Villa d’Adda, all’intersezione con la strada provinciale 169, e termina, sempre con una rotatoria, all’intersezione con la strada provinciale 166, nei territori di Calusco d’Adda e Carvico. L’opera è costata complessivamente più di 26 milioni di euro. Oggi è stato abbattuto l’ultimo diaframma di 12 metri che divideva la parte nord di Villa d’Adda con la parte sud di Carvico. Per la conclusione dei lavori, prevista entro giugno 2007, mancano le opere di finitura. «I lavori della variante sono iniziati dell’aprile del 2000 – ha detto l’ingegner Giuliano Lorenzi -. Nel corso degli anni si sono verificati imprevisti geologici e contenziosi con l’impresa che hanno prolungato i tempi. ll nostro obiettivo è sempre stato quello di arrivare alla conclusione dei lavori nonostante le difficoltà e con pazienza risolvere i problemi. Ora, finalmente stiamo arrivando a vedere la fine». La variante Villa d’Adda-Carvico assume una valenza strategica all’interno della direttrice Bergamo-Lecco, andando ad aggiungersi alle varianti di Cisano Bergamasco e Calusco-Terno d’Isola. Queste tre opere permetteranno di creare un percorso che attraversi tutta l’Isola per arrivare a Lecco. Da Terno d’Isola sarà quindi possibile entrare nell’Asse Interubano, bypassando i paesi. La variante di Cisano (25 milioni di euro) e la Calusco-Terno d’Isola (58 milioni di euro) hanno avuto l’approvazione del Cipe, auspichiamo che il Governo consideri queste opere prioritarie per arrivare finalmente ad avere i finanziamenti.
(15/01/2007)
Saturday, January 13, 2007
Cappa di smog sulle città. Aria irrespirabile da 11 giorni. Nel ‘05 Merate peggiodi Hong Kong, Los Angeles, Tokyo
Cappa di smog sulle città. Aria irrespirabile da 11 giorni. Nel ‘05 Merate peggiodi Hong Kong, Los Angeles, Tokyo
Pechino è la metropoli più inquinata del mondo. Lo affermano gli studi dell’agenzia per l’ambiente Usa e Ue e la Clean Air Initiative for Asian Cities che hanno comparato le emissioni di polveri sottili nell’aria delle principali città del mondo. I dati che ne sono emersi sono davvero preoccupanti e, a buon ragione, inviterebbero i cinesi a tapparsi in casa oppure a girare con una bombola di ossigeno sulle spalle costantemente collegata a una mascherina sulla bocca. Ma a stare male non sono solamente gli abitanti delle metropoli più affollate e trafficate del mondo. In Brianza non si sta meglio, anzi quest’area, oltre ad essere fra le più produttive, è a ragione considerata anche fra le più inquinate d’Europa.
Hong Kong
Se poi stringiamo ulteriormente il campo scopriamo che Merate, la ridente località lecchese che nobili di altre epoche avevano scelto per costruire le loro ville con gli immensi parchi, oggi veri polmoni verdi della città, ha una media annua di emissioni di polveri sottili nell’aria che è superiore a quella di Hong Kong e di poco inferiore a quella di Seul. Secondo i dati riportati proprio ieri dal “Sole 24ore” le emissioni di particolato del 2005 hanno attribuito la palma nera a Pechino, popolosa capitale della Cina, dove i suoi abitanti hanno respirato veleno praticamente per un anno intero e con una media di 142 µ/mg.
Los Angeles
Non è un caso che le malattie respiratorie stiano facendo strage in quell’area del Pianeta e che a rimetterci maggiormente siano soprattutto i bambini (da alcuni giorni 8mila fanciulli sono allettati da un’epidemia influenzale dovuta in gran parte all’aria cattiva che respirano) e gli anziani. Scendendo dal primo gradino della scala si incontrano altre 5 metropoli asiatiche (New Delhi, Shanghai, Mumbai, Seoul e Hong Kong) segno che l’immenso continente mostra segni di criticità proprio in campo ambientale (nei grandi agglomerati urbani una della maggiori fonti di produzione di calore ed energia è ancora il carbone) e, guarda un po’, ad inaugurare l’ingresso dell’Europa nella classifica è il capoluogo lombardo con una concentrazione media annua di PM10 pari a 54 µ/mg.
Un`immagine di Merate scattata nel 1980
...e oggi - 2006 - . (Per gentile concessione di Puntofoto Merate)
Ma fermiamoci un istante e inseriamo anche le nostre cittadine che, vuoi per anonimato vuoi perché le statistiche i grandi quotidiani le fanno su scala nazionale e internazionale, sembrano restare sempre al di fuori di questi tristi primati.
La media delle polveri sottili del 2005 nelle principali metropoli e in tre comuni lecchesi
La centralina Arpa di Merate nel 2005 ha fatto registrare una media annua di 58 µ/mg, quindi 4 punti in più rispetto a Milano, 3 rispetto ad Hong Kong e 2 punti in meno rispetto a Seoul. Peccato che, come si evince dalla tabella riportata in calce, Merate conti poco più di 14mila abitanti, Milano 1 milione e 300mila, Hong Kong oltre 7 milioni e Seoul circa 10. Nel corso del 2006 la media è cambiata di poco, scendendo a quota 57 µ/mg, dato che non l’avrebbe comunque salvata dalla palma nera per l’inquinamento. Stanno meglio, almeno per ora, Lecco e Valmadrera che non si esimono tuttavia dal superare, con le loro medie, le grandi metropoli europee. Nel 2005 il capoluogo lariano aveva chiuso l’anno con una media di 36 µ/mg di particolato sottile nell’aria, posizionandosi sopra Tokyo (35 µ/mg), New York (27), Londra (24) e Parigi (22). Anno positivo per Valmadrera con una media di 24 µ/mg, pari a quella della capitale del Regno Unito.
http://www.merateonline.it/2007/Gennaio/tabella_polveri.gif
I dati del 2007
Il 2007 non è certo iniziato per il meglio. La centralina di Merate in questi primi 11 giorni ha già fatto 9 superamenti della soglia dei 50 µ/mg con una media di 87.3 µ/mg. Stessa condizione per Lecco dove la media si è assestata a 63.4 µ/mg con solamente 3 giorni a regime sotto i 50 µ/mg. Anche Valmadrera sta tenendo il passo e, nonostante per due giorni i dati non siano stati rilevati, la media si è collocata già ben al di sopra del limite consentito, con un 62.6 µ/mg.
Popolazione Superficie kmq Densità ab/kmq Media PM10
Merate 14.359 11.07 1.297.1 58 µ/mg
Lecco 46.477 45.93 1.011.9 36
Valmadrera 11.126 12.46 883 24
Milano 1.3 milioni 182 6.800 54
Seoul 10.6 milioni 605 17.500 60
Tokyo 8.3 milioni 621 13.000 35
Londra 7.5 milioni 1.579 4.700 24
Los Angeles 3.8 milioni 1.290 2.900 43
Hong Kong 7.1 milioni 1.103 6. 400 55
Wednesday, January 10, 2007
Smog alle stelle
Per il quinto giorno consecutivo polveri sottili alle stelle a Bergamo: le centraline dell'Arpa per la giornata di ieri, 9 gennaio, hanno segnalato che la concentrazione di pm10 ha raggiunto in città, in via Meucci, gli 82 microgrammi per metro cubo d'aria, ben oltre il livello massimo consentito di 50 microgrammi. Nel resto dell'area critica va peggio a Osio Sotto, con 105 microgrammi, un po' meglio a Lallio, con 75: ma in entrambi i casi si è raggiunto il sesto giorno consecutivo di superamento del limite.Brutte notizie sul fronte smog anche dalla provincia: a Treviglio 97 microgrammi, 119 a Filago, 85 a Calusco.
(10/01/2007)
Tuesday, January 09, 2007
Isola delle femmine
alla Procura della RepubblicaDal Coordinamento Regionale dei Comitati Cittadini Siciliani parte una denuncia al ministero della salute e alla procura della repubblica a difesadella salute dei cittadini e contro le manovre che vogliono favorire leautorizzazzioni in modo non trasparenteAl Ministero della Sanità Alla Procura della Repubblica di SiracusaAgli Organi di StampaAi Comitati Cittadini SicilianiCome tutti i Comitati Cittadini Siciliani avevano ampiamente previsto,avvicinandosi la scadenza della "moratoria" (in effetti mai iniziata) sui lavori degli inceneritori, per cui si sarebbe dovuto procedere a Palermo oRoma con l'AIA, il Governatore Totò Cuffaro ha presentato il conto.Apprendiamo da fonte certa che il Direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente ha comunicato al Dott. Gioacchino Genchi, responsabile del Servizio
3 Tutela dall'Inquinamento Atmosferico delle Emissioni, che dovrà a brevespostarsi ad altro incarico solo per alcuni mesi, spostamento peraltro non\ngiustificato da alcuna motivazione.Questo conferma che lo scopo è quello di avere campo libero per il temponecessario a fare ogni tipo di operazione, alias autorizzazione.Questo scaturisce dalle altissime pressioni determinate dal fatto che i\nfunzionari di detto Ufficio, ligi alle normative oltre che al buon senso,hanno toccato degli evidenti interessi che vanno a intaccare alcuni"santuari" finora inviolati e pertanto il Governatore Cuffaro & C. hanno\nritenuto necessario disarticolare la struttura eliminandone temporaneamenteil responsabile.Basta pensare che oltre ai 4 inceneritori, che già sarebbero stati motivipiù che sufficienti, l'Ufficio era intervenuto sulla Italcementi,\ncementificio di Isola delle Femmine (divieto d'uso del pet-coke ricchissimodi metalli pesanti e di IPA emessi come pericolosissimo nanoparticolato,responsabile in specie di tumori all'apparato respiratorio), sulle Autorità\nportuali (necessità delle autorizzazioni, mai previste prima, per lamovimentazione nei porti del materiale polverulento, tipo pet-coke, cemento,ecc.), sulla piattaforma polifunzionale Oikothen di Augusta destinata a\nbruciare rifiuti industriali (divieto temporaneo dell'inceneritore econcessione solo di trattamenti meccanico-biologici), sulla DB Group diAdrano (divieto di smaltimento mascherato di rifiuti, ossia incenerendoli\ndopo averli impastati con argilla per farne mattoni e tegole), BonificaS.p.A. con sede a Palermo e stabilimento nel porticciolo dell'Acqua Santa diPalermo, in atto sotto sequestro per violazione dell'autorizzazione al\ntrattamento di rifiuti industriali e morchie di petroliere, e poi ancora leDistillerie Bertolino e Trapas, ecc.Nell'immediato l'Ufficio si accingeva adintervenire sui petrolchimici (la truffa legalizzata della bolla di\n",13 Tutela dall'Inquinamento Atmosferico delle Emissioni, che dovrà a brevespostarsi ad altro incarico solo per alcuni mesi, spostamento peraltro non giustificato da alcuna motivazione.Questo conferma che lo scopo è quello di avere campo libero per il temponecessario a fare ogni tipo di operazione, alias autorizzazione.Questo scaturisce dalle altissime pressioni determinate dal fatto che i funzionari di detto Ufficio, ligi alle normative oltre che al buon senso,hanno toccato degli evidenti interessi che vanno a intaccare alcuni"santuari" finora inviolati e pertanto il Governatore Cuffaro & C. hanno ritenuto necessario disarticolare la struttura eliminandone temporaneamenteil responsabile.Basta pensare che oltre ai 4 inceneritori, che già sarebbero stati motivipiù che sufficienti, l'Ufficio era intervenuto sulla Italcementi, cementificio di Isola delle Femmine (divieto d'uso del pet-coke ricchissimodi metalli pesanti e di IPA emessi come pericolosissimo nanoparticolato,responsabile in specie di tumori all'apparato respiratorio), sulle Autorità portuali (necessità delle autorizzazioni, mai previste prima, per lamovimentazione nei porti del materiale polverulento, tipo pet-coke, cemento,ecc.), sulla piattaforma polifunzionale Oikothen di Augusta destinata a bruciare rifiuti industriali (divieto temporaneo dell'inceneritore econcessione solo di trattamenti meccanico-biologici), sulla DB Group diAdrano (divieto di smaltimento mascherato di rifiuti, ossia incenerendoli dopo averli impastati con argilla per farne mattoni e tegole), BonificaS.p.A. con sede a Palermo e stabilimento nel porticciolo dell'Acqua Santa diPalermo, in atto sotto sequestro per violazione dell'autorizzazione al trattamento di rifiuti industriali e morchie di petroliere, e poi ancora leDistillerie Bertolino e Trapas, ecc.Nell'immediato l'Ufficio si accingeva adintervenire sui petrolchimici (la truffa legalizzata della bolla di
emissioni atmosferiche di raffineria, lo smaltimento mascherato di rifiutitramite le torce, la mancanza di sistemi di recupero vapori nelle operazionidi carico e scarico delle navi), sulle centrali termoelettriche (riduzione\ndei limiti delle concentrazioni emissive) e sulla miriade di miniinceneritori che si vorrebbero costruire riconvertendo gli impianti dicompostaggio in impianti di combustione di "biomasse" per sfruttare i\nvantaggi economici dei Cip6 (certificati verdi).Al Coordinamento Regionaledei Comitati Cittadini sembra necessario, a questo punto, attivare ogni tipodi sbarramento contro questa pericolosa manovra, cominciando a darne la più\nampia divulgazione. Pertanto questo Coordinamento comunica sin d'ora che,considerato che questa operazione di smantellamento dell'Ufficio equivarrà aconsentire la realizzazione di impianti sicuramente nocivi e dannosi per la\nSalute dei Siciliani e dell'Ambiente, presenterà un esposto per danno temutopresso le varie Procure della Repubblica competenti ed uno alla Corte deiConti per le erogazioni indiscriminate dei Cip6 impropriamente destinati ad\nimpianti nocivi piuttosto che alla produzione di energie alternative pulite.Con la presente il Coordinamento sollecita ulteriormente il Ministero dellaSanità, nella persona del Ministro Livia Turco e nella persona del Dott.\nDonato Greco a voler prendere in seria considerazione la tematica relativaai danni procurati dalle emissioni dei nano-inquinanti da parte dellesuddette industrie, danni ormai scientificamente confermati dalla\nletteratura internazionale che purtroppo ancora oggi il Ministero si ostinaa disconoscere.Dobbiamo forse aspettare i 25 anni che furononecessari a che fossericonosciuto il danno da amiantooppure vogliamo intervenire subito? E' solo\ncon la prevenzione che si diminuiscono i costi sanitari!Augusta 5 gennaio 2006.Dal Coordinamento Regionale dei Comitati Cittadini Siciliani,il Presidente",1]
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emissioni atmosferiche di raffineria, lo smaltimento mascherato di rifiutitramite le torce, la mancanza di sistemi di recupero vapori nelle operazionidi carico e scarico delle navi), sulle centrali termoelettriche (riduzione dei limiti delle concentrazioni emissive) e sulla miriade di miniinceneritori che si vorrebbero costruire riconvertendo gli impianti dicompostaggio in impianti di combustione di "biomasse" per sfruttare i vantaggi economici dei Cip6 (certificati verdi).Al Coordinamento Regionaledei Comitati Cittadini sembra necessario, a questo punto, attivare ogni tipodi sbarramento contro questa pericolosa manovra, cominciando a darne la più ampia divulgazione. Pertanto questo Coordinamento comunica sin d'ora che,considerato che questa operazione di smantellamento dell'Ufficio equivarrà aconsentire la realizzazione di impianti sicuramente nocivi e dannosi per la Salute dei Siciliani e dell'Ambiente, presenterà un esposto per danno temutopresso le varie Procure della Repubblica competenti ed uno alla Corte deiConti per le erogazioni indiscriminate dei Cip6 impropriamente destinati ad impianti nocivi piuttosto che alla produzione di energie alternative pulite.Con la presente il Coordinamento sollecita ulteriormente il Ministero dellaSanità, nella persona del Ministro Livia Turco e nella persona del Dott. Donato Greco a voler prendere in seria considerazione la tematica relativaai danni procurati dalle emissioni dei nano-inquinanti da parte dellesuddette industrie, danni ormai scientificamente confermati dallaletteratura internazionale che purtroppo ancora oggi il Ministero si ostinaa disconoscere.Dobbiamo forse aspettare i 25 anni che furononecessari a che fossericonosciuto il danno da amiantooppure vogliamo intervenire subito? E' solo con la prevenzione che si diminuiscono i costi sanitari!Augusta 5 gennaio 2006.Dal Coordinamento Regionale dei Comitati Cittadini Siciliani,il Presidente
Luigi Solarino ed il Consigliere Giacinto Franco.\nhttp://www.isolapossibile.it/article.php3?id_article\u003d1437Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine PALabels: AMBIENTE SALUTE E ISTITUZIONILuigi Solarino ed il Consigliere Giacinto Franco. http://www.isolapossibile.it/article.php3?id_article=1437Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine PA
Calusco: Italcementi rinuncia
L’Italcementi ha ufficialmente annunciato di rinunciare all’uso dei combustibili liquidi pericolosi nel proprio processo produttivo.Nell’ottobre 2004 la società ha avanzato la richiesta per poter utilizzare nell’azienda di Calusco d’Adda combustibili non convenzionali (rifiuti pericolosi provenienti da processi industriali come Ecofluid e Rasf) suscitando, a ragione, allarmismi non solamente tra le istituzioni e le associazioni ambientaliste ma anche tra la popolazione che, in diversi momenti e anche in un’assemblea pubblica, aveva chiesto chiarimenti e garanzie. Nel gennaio 2005 la ditta ha presentato lo studio di impatto ambientale relativo all’impianto di ricezione, stoccaggio e alimentazione rifiuti liquidi pericolosi per il coincenerimento nel forno della cementeria. Studi di impatto ambientale, analisi sulle fonti di inquinamento attuali e future, confronti e verifiche si sono susseguiti a catena.E ora, dopo tanto tempo, l’Italcementi pur convinta della valenza ambientale del progetto, abbandona definitivamente il piano.
Tuesday, January 02, 2007
Foschia e smog: è sempre allarme
| | Foschia e smog: è sempre allarme E' sempre più allarme smog in città e provincia. Alla nebbia e alla foschia del mattino si aggiunge la stagnazione dell'aria, con tutte le sostanze inquinanti che contiene. E le centraline dell'Arpa cominciano a lanciare l'allarme: le polveri sottili anche nei giorni 30 e 31 dicembre si sono mantenute ben oltre il valore limite (50 microgrammi per metro cubo) sia in città che in provincia. A Bergamo Meucci la centralina dell'Arpa ha registrato valori di 97 microgrammi di Pm10 il giorno 30 e di 85 il 31. A Osio Sotto 78 e 74 microgrammi; a Lallio 75 e 73; a Treviglio 95 e 83; a Filago Centro 116 e 87; a Calusco 100 e 56. |
Monday, January 01, 2007
Construire avec un béton purificateur d'atmosphère
Construire avec un béton purificateur d'atmosphère
Mis à jour le 30.12.06 | 14h59
Saturday, December 30, 2006
Finanziaria: incentivate le “vere” rinnovabili
Dal Consiglio dei Ministri straordinario post-abbuffate natalizie, convocato per mettere una pezza alla prescrizione dei reati contabili e ad altre simpaticherie della finanziaria, arriva una buona notizia per i fans delle rinnovabili. Il Governo ha dichiarato che inserirà un emendamento al cosiddetto “decreto milleproroghe” con il quale si indicherà in modo chiaro l’esclusione delle fonti di energia “assimilate” dagli incentivi verdi per la produzione di energia pulita. Il testo della legge approvato pochi giorni fa infatti era stato criticato molto dagli ambientalisti perché lasciava aperte molte ambiguità, soprattutto sul tipo di impianti che potevano accedere al Cip6, ovvero al fondo di incentivi per l’energia pulita.
Il Cip6 è un fondo finanziato dalle nostre bollette, da quel 5% in più che ci troviamo a pagare da alcuni anni per l’acquisto obbligato di energia da fonti “pulite”. L’anomalia in cui si trova l’Italia dal 1992 è quella di accomunare fonti rinnovabili e fonti “assimilate” (ovvero l’incenerimento di rifiuti non biodegradabili, il carbone e i residui della lavorazione del petrolio).
Gli impianti che usano queste fonti, e in particolare i termovalorizzatori, sono stati finanziati e fortemente incentivati da un sistema che avrebbe dovuto invece dare impulso al settore dell’energia pulita. Legambiente denuncia che dei 30 miliardi di euro raccolti con le nostre bollette dal 1992 al 2003, solo l’8% è andato a finanziare energia pulita.
Ora con questa correzione, ovvero con l’esclusione delle fonti “assimilate” dal Cip6, si vuole correggere questo paradosso che metteva, ancora una volta, l’Italia al di fuori delle normative europee.L’emendamento correggerà anche l’ambiguità degli impianti che saranno interessati dagli incentivi. Si parlava genericamente di “impianti approvati”, e quindi paradossalmente anche di cantieri con pochi mattoni sistemati a terra, ora sarà corretto in “impianti realizzati”.
Secondo Federambiente questo provvedimento non è del tutto positivo, il rischio è che penalizzando i termovalorizzatori si torni a privilegiare le discariche come metodo principe di smaltimento dei rifiuti. Secondo Legambiente questo rischio si può evitare rivedendo il sistema tariffario delle discariche e incentivando la raccolta differenziata e il riciclaggio dei rifiuti.
Nebbia e smog: allarme polveri sottili
Torna l'allarme smog. Le condizioni di bel tempo, con l'anticiclone che concentra negli strati bassi freddo e umidità ha favorito il formarsi della nebbia in pianura e anche la stagnazione dell'aria, con tutte le sostanze inquinanti che contiene. E le centraline dell'Arpa cominciano a lanciare l'allarme: le polveri sottili sono ormai ben oltre il valore limite (50 microgrammi per metro cubo) sia in città che in provincia.
A bergamo Meucci la centralina dell'Arpa ha registrato ieri un valore di 101 per le Pm10, mentre due altre rilevazioni nell'area critica di Bergamo - Osio Sotto e Lallio - hanno segnato rispettivamente 67 e 73 microgrammi per metro cubo.In provincia la situazione peggiore è stata registrata a Filago Centro (107), ma anche Calusco (95) e Treviglio (62) superano i limiti.
PIANETA TERRA-Sesso o son desto?-di Umberto Eco
Sesso o son desto?
di Umberto EcoL'inquinamento influisce sulla dimensione del pene. Lo dice una ricerca. E allora diffondiamo la notizia: forse il pericolo per la prestanza virile ci convincerà finalmente a salvare il mondo
Il tema che mi è stato proposto è di quelli da far tremare le vene e i polsi così come li fanno tremare gli appuntamenti per l'anno che viene. Quali siano le sfide che incombono lo sappiamo tutti, dal terrorismo alla situazione medio- orientale, o per parlare di cose di casa, al destino del governo.In ogni caso la sfida fondamentale, che ci coinvolge tutti come cittadini del pianeta, è quella ecologica. Non possiamo aspettare, come dicevo in una bustina recente, che crescano le banane a Stoccolma e cada la neve a Lampedusa - anche se talora sogno che l'improvviso innalzamento degli oceani, annegando qualche miliardo di miei importuni conterranei, ponga il mio rustico di collina sui bordi del mare. Ma, a parte questa fantasia indubbiamente peccaminosa, se entro il prossimo anno i governi del mondo non riusciranno a trovare accordi per ridurre i cataclismi planetari che ci attendono, avremmo veramente perso l'Appuntamento Decisivo. Tuttavia sappiamo benissimo che ci sono infinite ragioni per cui i governi (o chi li domina, e cioè le grandi potenze produttive che governano la globalizzazione) saranno sempre restii ad affrontare con decisione questi problemi. E d'altra parte come dare torto ai governi se anche il privato cittadino, che si duole della crisi delle stagioni, poi protesta se si vogliono tassare i Suv e continua ad ammorbare l'aria per proiettare nel sogno della trazione globale le proprie ansie da prestazione sessuale?Il problema non è solo che si vorranno fare nuove guerre per risolvere questioni petrolifere (e naturalmente gli eserciti in azione ammorbano più dei Suv), o che gli Stati Uniti non vogliono sottrarre ai propri cittadini l'eccedenza di benessere in cui si crogiolano. È che siamo noi che non vogliamo mettere in questione questo benessere, e apprendo che i McDonald's stanno aumentando le porzioni dei loro Big Mac per renderli più appetibili. Basta vedere le pubblicità delle nuove auto, che promettono velocità sempre più astronomiche (peraltro irrealizzabili), per capire che esiste un mercato che invoca lo spreco.
Perché dovremmo preoccuparci di seppellire il pianeta sotto montagne di rifiuti se, quando ci si guasta il lettore di Dvd, appare molto più conveniente buttarlo e comprarne un altro piuttosto che farlo riparare?Non è necessario essere Beppe Grillo o Giorgio Bocca per convincersi che siamo noi a chiedere a chi ci governa (politicamente o economicamente) di invitarci allo spreco. È stato detto che se tutti i cinesi (che ora stanno aprendosi al mondo del consumo e del buon vivere) volessero usare carta igienica come noi, occorrerebbe distruggere tutta l'Amazzonia. Chi siamo noi per impedire ai cinesi di godere dei nostri stessi agi? O siamo disposti a usare in bagno la carta da giornale per permettere quella igienica ai figli del Celeste Impero?Quindi, come si vede, alla distruzione del pianeta concorriamo tutti, e gioiosamente. Ci spiace non sapere se dovremo indossare per Natale il cappotto o il costume da bagno, e alludiamo a imprecisi complotti delle Multinazionali che scavano voragini nell'ozono, ma ciascuno contribuisce col proprio colpo di pala ad allargare il buco.Salvo che si sta profilando una possibilità di salvezza. Ho udito alla radio che alcune ricerche dimostrano che l'inquinamento atmosferico sta influendo sulla grandezza del pene delle giovani generazioni, e il problema secondo me non riguarda solo i figli, ma anche i loro padri, che delle dimensioni del pisellino del figlio fanno ragione di legittimo orgoglio. Ma riguarda i padri anche perché (sempre secondo la notizia che ho ascoltato) effetti deleteri si avrebbero anche sull'apparato riproduttivo degli adulti, in quanto l'inquinamento favorirebbe formazioni tumorali in quella delicatissima zona del nostro corpo.Se anche la notizia fosse, non dico falsa, ma ancora avventata, bisognerebbe diffonderla con ogni mezzo. Credo che anche Bush rifletterebbe sul protocollo di Kyoto se apprendesse che ne va della sua virilità.
Sopra ogni credenza religiosa o moralità laica, sopra ogni idealismo planetario e amore del prossimo e della posterità, è valore dominante la prestanza sessuale (come dimostra l'invasione spam di pubblicità sul Viagra che intasa la nostra posta elettronica).Se si diffondesse l'idea che, a inquinare il mondo, ne va (scusate il tecnicismo) dell'uccello - e non solo delle balene - credo che assisteremmo a convulse e subitanee conversioni all'ecologismo.Non sto dicendo queste cose per scherzo o per gusto del paradosso. Non si dica che il mio è un argomento del cavolo. Se per salvarci da un male imminente dobbiamo apprendere ad avere paura di ciò che lo causa, ecco una via praticabile per la salvezza della Madre Terra e della specie.
Wednesday, December 20, 2006
FINANZIARIA: CIP6 INCENTIVI SOLO A RINNOVABILI
19/12/2006Incentivi solo alle energie pulite. Escluse dagli aiuti le fonti assimilate, come incenerimento, carbone e gas prodotti dai residui di raffineria. Il provvedimento e' stato inserito, rende noto il senatore dell' Ulivo, Francesco Ferrante, nel maxiemendamento della Finanziaria. ''Finalmente - afferma Ferrante in una nota - gli incentivi andranno solo a coloro che producono davvero energie pulite, cosi' come previsto dalle direttive Ue. E' stata una battaglia impegnativa, ma possiamo dire di avercela fatta''. ''L'esclusione delle fonti assimilate dai contributi economici dei Certificati Verdi (ex CIP6) - spiega Ferrante - e' un ottimo risultato, che mette fine a un'anomalia tutta italiana: unico in Europa, il nostro Paese dal 1992 includeva tra le fonti di energia rinnovabile anche i rifiuti non biodegradabili bruciati nei termovalorizzatori e il carbone e il gas prodotti dai residui di raffineria''. Ferrante, riferisce la nota, insieme ai colleghi senatori Edo Ronchi e Donato Piglionica ''ha lavorato per costruire l'accordo che ha portato oggi all'inclusione del provvedimento nel maxiemendamento alla Finanziaria''. Sulla questione interviene anche il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano. ''Anche se con tutta la cautela del caso, dal momento che non ho letto ancora nero su bianco il testo del maxiemendamento - afferma il senatore - voglio esprimere la grande soddisfazione del Prc sull' esclusione delle fonti energetiche assimilate dai contributi Cip6. Questa e' stata una nostra grande battaglia tesa a far cessare lo scandalo di finanziamenti che andavano avanti dal 1992 ai produttori di energia da fonti tutt'altro che rinnovabili, come il metano, il petrolio, il carbone e i rifiuti bruciati negli inceneritori''.
Monday, December 18, 2006
Smog: dopo le polveri sottili ora spunta l'incubo azoto
la provincia di lecco 17 12 06
Lecco Non bastava il Pm 10 per ricordarci che anche il nostro territorio è ormai stretto dalla morsa dell'inquinamento atmosferico. A confermarci che la qualità dell'aria è in costante peggioramento, ci si è messo anche il biossido di azoto. Proprio mentre le polveri sottili sono tornate al di sopra dei limiti, facendo registrare una concentrazione allarmante a Merate, il biossido di azoto ha superato il valore minimo sia a Merate che a Nibionno. I dati registrati dalle centraline dell'Arpa indicano concentrazioni al di sopra della soglia limite in tutta la fascia della Brianza. Valori che sono sufficienti per rappresentare una minaccia per la salute dei lecchesi, visto che il gas provoca irritazione e infiammazione delle vie respiratorie. «Il biossido d'azoto - ha infatti spiegato Antonio Gattinoni - è un gas prodotto per combustione, e quindi dalle auto, dagli impianti di riscaldamento e dalle attività produttive. Favorisce l'insorgenza di tumori e provoca aumento della mortalità. Ha inoltre una serie di conseguenze negative per la salute delle persone, in particolare per chi soffre di patologie respiratorie croniche».
Tuesday, December 12, 2006
Via necessaria per tutti gli impianti di recupero dei rifiuti
La Corte di Giustizia Ue boccia l'esenzione italiana dalla Via per gli impianti di recupero che operano in procedura semplificata; il "recupero", pur preservando le risorse naturali, può avere un impatto ambientale rilevante.La mancata sottoposizione di un impianto di incenerimento di Cdr e biomasse alla procedura di Via costa all'Italia (sentenza della Corte di Giustizia Ue del 23 novembre 2006) una condanna per violazione della direttiva 85/337/Ce sulla valutazione d'impatto ambientale.Condanna derivata dalla bocciatura della disciplina italiana (Dpr 12 aprile 1996, destinato ad esser sostituito - senza novità sul punto - dal Dlgs 152/2006 nel gennaio 2007) che, esentando gli impianti di recupero dei rifiuti che operano in procedura semplificata, non considera che la nozione di "smaltimento" contenuta nella direttiva 85/337/Cee è "autonoma" da quella contenuta nella direttiva madre sui rifiuti (75/442/Cee) e comprende, visto il loro potenziale impatto ambientale, tutte le attività di recupero.Per maggiori informazioni su "Sentenza Corte di Giustizia Ue 23 novembre 2006, causa C-486/04 (Inadempimento di uno Stato - Valutazione dell'impattto ambientale di taluni progetti - Recupero dei rifiuti - Impianto di di produzione di energia elettrica mediante incenerimento di combustibili derivati da rifiuti e di biomasse sito in Massafra (Taranto) - Direttive 75/442/Cee e 85/337/Cee)" vedi: http://www.reteambiente.it/ra/normativa/via/5965_SentUec486_04_comp.htm
Tuesday, November 14, 2006
OSSERVATORIO TECNICO SCIENTIFICO PERMANENTE
SCIENTIFICO PERMANENTE
per il monitoraggio ambientale delle
attività Italcementi in Calusco d’Adda
PROTOCOLLO PER LA SPERIMENTAZIONE DELL’UTILIZZO DI COMBUSTIBILE DERIVATO DA RIFIUTI (CDR), NEL FORNO DELLA CEMENTERIA ITALCEMENTI DI CALUSCO D’ADDA
INDICE
PREMESSA 3
ART. 1 - SCOPO DELL’INDAGINE 4
ART. 2 - EMISSIONI DA CONTROLLARE 5
ART. 3 - PARAMETRI ANALITICI DA DETERMINARE E FREQUENZA DELLE ANALISI 5
3.1 - Emissioni del camino del forno di produzione clinker 5
3.2 - CDR 6
3.3 – Materie prime, combustibili convenzionali, clinker 7
3.4 - Parametri di funzionamento del forno 8
ART. 4 - METODI DI CAMPIONAMENTO E DI ANALISI 8
4.1 - Emissioni 8
4.2 - CDR 8
ART. 5 – TITOLARIETA’ DEI CAMPIONAMENTI 9
Con congruo anticipo rispetto alle date fissate per i campionamenti la Ditta comunicherà a tutti i componenti dell’Osservatorio le tempistiche del loro svolgimento affinchè gli stessi possano presenziare alle attività. 9
ART. 6 - CONDIZIONI DI MARCIA DELL’IMPIANTO DURANTE LA PRIMA FASE DI UTILIZZO DEL CDR 9
6.1 - Condizioni di marcia degli impianti 9
ART. 7 - CRITERI DI VALUTAZIONE DEI RISULTATI ANALITICI 10
ART. 8 - ESECUZIONE DELLE ANALISI 10
ART. 9 - ASSUNZIONE DELLE SPESE 11
PREMESSA
Alla Ditta Italcementi S.p.A. è stata rilasciata l’Autorizzazione Integrata Ambientale ai sensi del D.Lgs. n°59 del 18 febbraio 2005 per l’impianto esistente sito in Calusco d’Adda (Decreto Regione Lombardia n° 9324 del 07/08/2006).
Tale autorizzazione prevede (lettera E. Quadro prescrittivo – E.1.4. Prescrizioni generali, punto I) che:
“l’azienda utilizzi CDR per il coincenerimento nel forno di cottura in parziale sostituzione dei combustibili convenzionali”.
Al successivo punto II si precisa che:
“l’utilizzo di CDR dovrà avvenire successivamente alla definizione del Protocollo d’intesa tra l’azienda e gli Enti interessati secondo le modalità operative che saranno in esso contenute”.
Al fine di monitorare il complesso delle ricadute ambientali derivanti dalle lavorazioni della Ditta Italcementi nel territorio di Calusco d’Adda, a seguito delle attività svolte nell’ambito del “Percorso partecipato promosso nell’ambito di agenda 21 dell’isola bergamasca allargato a rappresentanti dei comuni potenzialmente interessati dalle ricadute ambientali delle attivita’ italcementi ed a rappresentanti di organismi sindacali ed associazioni ambientaliste” si è costituito l’”Osservatorio Tecnico Scientifico Permanente per il monitoraggio ambientale delle attività Italcementi”.
A tale Osservatorio è stato demandata dagli Enti territoriali locali la redazione del citato protocollo per la regolamentazione della sperimentazione dell’impiego di CDR.
Tutto ciò premesso
tra il Comune di Calusco d’Adda rappresentato dal Sindaco pro tempore a nome dell’Osservatorio Tecnico Scientifico Permanente e del Tavolo Politico costituito nell’ambito del citato “Percorso partecipato” ed espressione degli Enti e delle Associazioni del Territorio ([1])
e Italcementi S.p.A., al fine di definire un’attività di controllo finalizzato all’ottenimento delle più ampie garanzie per il rispetto dell’ambiente e della salute, si sottoscrive il seguente protocollo.
ART. 1 - SCOPO DELL’INDAGINE
L’indagine è finalizzata ad accertare che le emissioni in atmosfera del forno di cottura della cementeria di Calusco d’Adda conseguenti all’utilizzo di CDR come combustibile alternativo siano conformi ai limiti di emissione previsti dalla normativa vigente e inoltre non venga superato il livello di inquinamento atmosferico generato dall’utilizzo dei soli combustibili convenzionali.
L’indagine comprende la caratterizzazione dettagliata dei rifiuti utilizzati oltre che del complesso delle materie prime impiegate nel processo produttivo, dei combustibili dei prodotti ottenuti oltre alla composizione del clinker.
A tal fine pur considerando comunque validi come prova “in bianco” i risultati delle indagini effettuate, tramite misure in continuo e discontinue, già disponibili alla data di inizio della sperimentazione, si intende eseguire, prima della sperimentazione con CDR, un periodo di approfondimento della marcia del forno con i soli combustibili convenzionali secondo la stessa metodica da impiegarsi per il controllo della sperimentazione. La definizione della situazione “di bianco” avrà luogo indicativamente nell’arco di due – tre settimane.
Dopo il periodo di “bianco”, è prevista una fase dedicata alla messa a punto meccanica e tecnologica dell’impianto di ricezione e alimentazione di CDR, in ogni caso coperta dal monitoraggio in continuo delle emissioni e vincolata al rispetto dei limiti di emissione vigenti. Tale fase di messa a regime avrà la durata indicativa di due mesi.
Al termine di questo periodo sarà avviato il vero periodo di sperimentazione, della durata indicativa di due mesi, al termine del quale, in assenza di elementi di criticità, l’attività proseguirà regolarmente con la tipologia e la frequenza dei controlli previste dalle norme vigenti. Di seguito vengono riportate le modalità esecutive della fase sperimentale; i risultati di tale indagine dovranno essere comunicati da Italcementi agli Enti preposti oltre che all’Osservatorio Tecnico Scientifico Permanente.
Non appena disponibili i risultati analitici verrà effettuata la verifica del non peggioramento del contributo inquinante complessivo derivante dall’utilizzo di CDR rispetto a quello relativo all’utilizzo del solo combustibile solido convenzionale secondo le modalità di valutazione nel seguito descritte (art.7).
Anche successivamente i risultati delle indagini periodiche previste dovranno essere comunicati ai soggetti di cui sopra.
Tutte le risultanze della sperimentazione i successivi dati del monitoraggio saranno resi accessibili al pubblico attraverso un apposito “programma di comunicazione” che sarà messo a punto dall’Osservatorio.
ART. 2 - EMISSIONI DA CONTROLLARE
L’emissione che sarà sottoposta ad analisi è quella del camino del forno, già dotato di monitoraggio in continuo e predisposto per le misure discontinue.
ART. 3 - PARAMETRI ANALITICI DA DETERMINARE E FREQUENZA DELLE ANALISI
3.1 - Emissioni del camino del forno di produzione clinker
Verranno effettuati i seguenti controlli previsti dal D.Lgs. 133/05, recepimento della Direttiva CE/2000/76:
q In continuo:
· Polveri
· Biossido di zolfo (SO2)
· Ossidi di azoto (NOx espressi come NO2)
· Ossido di carbonio (CO)
· Carbonio organico totale (COT espresso come C)
· Acido cloridrico (HCl)
q In discontinuo:
Composti inorganici
· Acido fluoridrico (HF)
Metalli e loro composti:
· Cd, Tl
· Hg
· Sb, As, Pb, Cr, Co, Cu, Mn, Ni, V
· Zn
Diossine e furani:
· PCDD + PCDF espressi come TEQ (2,3,7,8 TCDD equivalente)
Idrocarburi policiclici aromatici (IPA) come somma di:
· benzo(a)antracene, dibenzo(a,h)antracene, benzo(b)fluorantene,
benzo(j)fluorantene, benzo(k)fluorantene, benzo(a)pirene,
dibenzo(a,e)pirene, dibenzo(a,h)pirene, dibenzo(a,i)pirene,
dibenzo(a,l)pirene, indeno(1,2,3–cd)pirene.
Verranno inoltre aggiunti i seguenti controlli:
q In continuo:
· Ammoniaca (NH3)
q In discontinuo:
· Policlorobifenili (PCB espressi sia come peso totale che come T.Eq in termini di 2,3,7,8 TCDD)
· Benzene
Le misure discontinue si intendono ripetute nel corso della fase di osservazione sia per le prove in bianco che per la sperimentazione con CDR secondo le seguenti modalità:
· prove in bianco – n° 8 campionamenti su due settimane indicative
· sperimentazione - n° 12 campionamenti su almeno tre settimane
3.2 - CDR
Saranno verificati i seguenti parametri, con riferimento alle specifiche previste dal DM 5 febbraio 1998:
· P.C.I.
· Umidità
· Cloro
· Zolfo
· Ceneri
· Pb (volatile)
· Cr
· Cu (composti solubili)
· Mn
· Ni
· As
· Cd+Hg
· Zn
Per ciascuna partita di CDR deve essere certificata la temperatura di rammollimento delle ceneri.
Verranno inoltre aggiunti i seguenti controlli:
· Tl
· Sb
· Co
· V
che vengono analizzati all’emissione del forno.
E’ prevista l’effettuazione di analisi complete di caratterizzazione del CDR una per ciascuna settimana in cui si effettuano le determinazioni analitiche delle emissioni.
3.3 – Materie prime, combustibili convenzionali, clinker
Al fine di tentare un possibile bilancio di massa dei microinquinanti, i parametri analizzati al camino e nel CDR verranno altresì ricercati, con campionamenti rappresentativi dei periodi di indagine, nella miscela cruda e nel combustibile convenzionale alimentati al forno e nel clinker prodotto.
Verrà pertanto determinata la presenza di:
· metalli
· cloro organico ed inorganico
· IPA, PCB e diossine
Il totale delle determinazioni ammonta a:
· prove in bianco – n° 2 – 3 campionamenti in funzione delle settimane di indagine
· sperimentazione – n° 3 campionamenti durante il periodo di indagine
3.4 - Parametri di funzionamento del forno
I parametri di funzionamento del forno saranno disponibili dalle registrazioni automatiche del sistema operativo della sala centralizzata e dal sistema di supervisione del monitoraggio in continuo delle emissioni in atmosfera.
ART. 4 - METODI DI CAMPIONAMENTO E DI ANALISI
4.1 - Emissioni
I seguenti parametri saranno determinati con apparecchiature automatiche di prelievo ed analisi, già installate e operative:
· Polveri analizzatore a back-scattering
· SO2, NOx, CO, HCl, NH3 spettrometria ND-IR multiparametrica
· TOC rilevatore FID
I seguenti parametri saranno rilevati con campionamento in campo e successiva analisi in laboratorio:
· Metalli (escluso Hg) metodo EPA 6010C (2000)
· Hg metodo VDI 3868(1995) parte 2 – MI/01 rev. 4
· HF metodo CNR IRSA 4100 Met B Vol 2 2003
· PCDD/F metodo UNI EN 1948 parte 2 e 3
· PCB metodo EPA 1668 A 1999
· IPA metodo interno LRGC/LRMS
· Benzene metodo “Fondazione Maugeri IRCCS” in GC/MS
4.2 - CDR
Limitatamente al periodo sperimentale sarà prelevato un campione rappresentativo di CDR per ogni mezzo in ingresso in cementeria. Questi campioni andranno a costituire un campione medio settimanale che verrà analizzato secondo quanto sopra indicato. Alla fine del periodo di sperimentazione si saranno analizzati tre campioni medi.
ART. 5 – TITOLARIETA’ DEI CAMPIONAMENTI
I campionamenti per le analisi delle emissioni saranno effettuati da tecnici del laboratorio di analisi incaricato.
I campionamenti del CDR saranno effettuati, all’arrivo di ciascun mezzo in stabilimento, a cura di personale Italcementi; sulla base dei campioni prelevati e temporaneamente stoccati presso l’insediamento produttivo, sarà predisposto, a cura del personale del laboratorio d’analisi, il campione rappresentativo da sottoporre ad accertamenti analitici.
I campionamenti delle altre matrici da sottoporre ad analisi (combustibili convenzionali, materie prime e clinker) saranno effettuati da personale Italcementi.
Con congruo anticipo rispetto alle date fissate per i campionamenti la Ditta comunicherà a tutti i componenti dell’Osservatorio le tempistiche del loro svolgimento affinchè gli stessi possano presenziare alle attività.
ART. 6 - CONDIZIONI DI MARCIA DELL’IMPIANTO DURANTE LA PRIMA FASE DI UTILIZZO DEL CDR
6.1 - Condizioni di marcia degli impianti
Il forno sarà condotto al di sopra del minimo tecnico, corrispondente circa il 70 % della potenzialità nominale. Tali condizioni sono caratterizzate dalle seguenti portate di alimentazione (stime):
· alimentazione materie prime forno >175 t/h
· CDR alimentato > 2 t/h
La sostituzione in calore è registrata in automatico dal sistema di gestione del monitoraggio in continuo ed è basata su un P.C.I. presunto di circa 4000 kcal/kg per il CDR.
ART. 7 - CRITERI DI VALUTAZIONE DEI RISULTATI ANALITICI
I risultati analitici relativi alle emissioni saranno valutati secondo un duplice criterio:
· 1° criterio - verifica del rispetto dei limiti di emissione
· 2° criterio - verifica del non peggioramento del carico inquinante complessivo rispetto alla marcia con soli combustibili convenzionali.
Per l’applicazione del 1° criterio si fa riferimento ai valori limite applicabili in accordo con quanto previsto dalle norme vigenti.
Per applicare il 2° criterio si confronterà l’elaborazione statistica di:
q medie semiorarie per gli inquinanti monitorati in continuo
q valori determinati per ciascun campionamento in discontinuo
La valutazione sarà fatta esaminando l’andamento complessivo del confronto, pesando i diversi contributi inquinanti in relazione alla quantità e alla qualità delle sostanze emesse tenendo anche conto della significatività dei livelli emissivi e della variazione statistica dei risultati.
Verranno altresì determinate e confrontate le emissioni di Gas Serra, in particolare la CO2, nelle due condizioni di marcia.
Richiamando le intese già intercorse tra la Ditta e le rappresentanze locali di Enti ed Associazioni in merito alla necessità di conseguire esiti positivi della sperimentazione, prima di dar corso al pieno utilizzo di CDR nel forno della cementeria, si ribadisce che le valutazioni conclusive in merito al complesso delle attività svolte competeranno agli organismi rappresentativi delle istanze delle realtà locali (Tavolo Politico nell’ambito del percorso partecipato Agenda 21).
ART. 8 - ESECUZIONE DELLE ANALISI
Sulla base degli esiti di una verifica condotta per la definizione del Soggetto da incaricare per l’effettuazione delle analisi delle emissioni, è emerso quale organismo di comprovata esperienza nell’ambito del panorama nazionale il Laboratorio Eco Research di Bolzano (www.eco-research.it). L’Osservatorio riconosce a tale soggetto i necessari requisiti di professionalità e competenza.
Per quanto attiene i combustibili le analisi saranno effettuate dal laboratorio della Stazione Sperimentale dei Combustibili di S. Donato Milanese. (www.ssc.it).
ART. 9 - EFFETTI DELLA SPERIMENTAZIONE
Le parti convengono, come indicato in documenti già approvati dalle medesime, che al termine della sperimentazione la valutazione, anche di una delle due parti, dell’esistenza di un peggioramento del carico inquinante complessivo comporterà la sospensione dell’utilizzo di CDR.
ART. 10 - ASSUNZIONE DELLE SPESE
Gli oneri derivanti dall’applicazione del presente Protocollo saranno assunti da Italcementi S.p.A.
Letto, firmato e sottoscritto
Data
Firma
Comune di Calusco d’Adda
Italcementi SpA
[1] Hanno sottoscritto i contenuti del presente protocollo:
completare con elenco completo dei soggetti che sottoscriveranno
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