MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI :
Paderno d'Adda e Solza
.
HANNO FIRMATO :
Calusco d'Adda,
Cornate d'Adda,
Imbersago,
Medolago,
Parco Adda Nord,
Robbiate,
Verderio Inferiore,
Verderio Superiore,
Villa d'Adda,
Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia .
Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento .
http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html
Countdown alla ferrovia
il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
Wednesday, August 21, 2013
Thursday, July 11, 2013
CONSIGLIO COMUNALE: DAL SINDACO RISPOSTE INSODDISFACENTI SU ITALCEMENTI
La nostra amministrazione pare totalmente disinteressata alle vicende legate alla cementeria.
Ecco la nostra opinione dopo gli scambi avuti con il Sindaco di Calusco.
Durante il consiglio comunale del 29 aprile Lineacomune ha presentato un’interrogazione per chiedere all’Amministrazione un aggiornamento sullo stato dei lavori previsti dall’ultima Convenzione sottoscritta con Italcementi la scorsa primavera.
(Ricordiamo che la Convenzione è relativa all’utilizzo di combustibili derivanti da rifiuti -CDR- nello stabilimento di Calusco, e prevede il completamento dei lavori di riapertura del raccordo ferrioviario interno allo stabilimento entro la fine del 2013)
Le risposte del Sindaco ci hanno soddisfatto solo parzialmente, e lasciano intendere una scarsa attenzione della nostra Amministrazione nei confronti delle attività di Italcementi.
L’unica nota positiva è che finalmente (dopo un anno!) il Comune ha individuato come spendere i 15.000 euro di sponsorizzazione previsti dalla convenzione: attrezzature per l’area a verde nella nuova zona residenziale della Capora.
Certo, l’Amministrazione lamenta continuamente la scarsità di fondi disponibili, e poi impiega un anno per decidere come spendere 15.000 euro? Speriamo siano più celeri nel realizzare le opere!
Quanto allo scalo ferroviario, in Consiglio scopriamo che Italcementi avrebbe già richiesto, ma non ancora ottenuto, le autorizzazioni per rimettere in funzione lo scalo, e che proprio in questi giorni si incontrerà con l’Amministrazione per presentare i relativi progetti. (Èun caso che l’incontro avvenga proprio dopo l’interrogazione di Lineacomune?)
I lavori però non sono ancora iniziati, ed è quindi molto improbabile che il raccordo ferroviario venga riaperto entro la fine dell’anno. Su questo anche il Sindaco sembra d’accordo con noi, ma ci ripete che nell’accordo è prevista una fidejussione di 600.000 euro che i Comuni potranno incassare se i lavori non verranno realizzati entro la fine dell’anno. Interrogato sulla questione (“quindi il primo gennaio il nostro Comune chiederà l’incasso della fidejussione?”), il Sindaco abbandona l’inflessibilità dimostrata durante la scorsa campagna elettorale, si mostra ora più accomodante e sembra concedere tempo ad Italcementi. Insomma, adesso per il Sindaco è sufficiente che la ditta abbia richiesto i permessi e faccia vedere che vuole veramente realizzare l’opera: sulle tempistiche si può discutere.
Del resto la cosa non dovrebbe stupirci: basti pensare alla pista ciclabile di Vanzone, che Italcementi avrebbe dovuto realizzare entro il 2010 e ad oggi (siamo nel 2013!) non è ancora stata ultimata.
Ma quello che più ci preoccupa è il disinteresse generale che questa Amministrazione sta dimostrando verso Italcementi!
Il Sindaco non ha saputo dirci cosa stia bruciando oggi Italcementi, non sa quanti e quali tipi di combustibile da rifiuto vengano utilizzati, né quali siano le emissioni in atmosfera della cementeria. Per di più, sul sito del Comune di Calusco non esiste più il collegamento con il sistema di monitoraggio emissioni di Italcem
enti, e a quanto pare nessuno in Amministrazione lo sapeva!
Ma non è tutto: il Sindaco dice di non avere nessuna intenzione di aggiornare i componenti del Tavolo che nelle ultime settimane hanno chiesto aggiornamenti sullo stato dei lavori (dobbiamo affidarci solo alle interrogazioni della minoranza, per avere informazioni dal Sindaco?), né di riconvocare il Tavolo Italcementi, considerato dal nostro Sindaco inutile ed inconcludente. A nostro parere invece il Tavolo serve ad unire le forze e tenere aperto un continuo dialogo fra Italcementi ed il territorio, e per questo chiediamo all’Amministrazione di promuoverne il ripristino.
Tumori al polmone, prima conferma del legame diretto con l'inquinamento
Tumori al polmone, prima conferma del legame diretto con l'inquinamento
Su Lancet l'esito della maxiricerca condotta su 300mila persone di 9 paesi europei, seguite per tredici anni di fila: la presenza delle polveri sottili tossiche nell'aria delle città fa aumentare drammaticamente il rischio di cancro polmonare, soprattutto per quanto riguarda l'adenocarcinoma. Per l'Italia sono stati monitorati cittadini di Torino, Varese e Roma e la situazione è risultata tra le peggiori d'Europa
Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Solo in Italia nel 2010 si sono registrati 31.051 nuovi casi. La ricerca mostra che più alta è la concentrazione di inquinanti nell'aria maggiore è il rischio di sviluppare un tumore al polmone. Inoltre dalla misurazione delle polveri sottili, l'Italia è risultata essere tra i paesi europei più inquinati.
Svolto su oltre 300.000 persone residenti in 9 paesi europei, lo studio è il primo lavoro sulla relazione tra inquinamento atmosferico e tumori al polmone che interessa un numero così elevato di persone, sottolinea l'Istituto nazionale dei tumori, con un'area geografica di tale estensione e un rigoroso metodo per la misurazione dell'inquinamento. E' stato misurato in particolare l'inquinamento dovuto alle polveri sottili tossiche presenti nell'aria (particolato Pm 10 e Pm 2,5) dovute in gran parte alle emissioni di motori a scoppio, impianti di riscaldamento, attività industriali.
Lo studio ha permesso di concludere che, per ogni incremento di 10 microgrammi di Pm 10 per metro cubo presenti nell'aria, il rischio di tumore al polmone aumenta di circa il 22%. Tale percentuale sale al 51% per una particolare tipologia di tumore, l'adenocarcinoma, l'unico tumore che si sviluppa in un significativo numero di non fumatori. Inoltre si è visto che se nell'arco del periodo di osservazione un individuo non si è mai spostato dal luogo di residenza iniziale, dove si è registrato l'elevato tasso di inquinamento, il rischio di tumore al polmone raddoppia e triplica quello di adenocarcinoma.
Le attuali normative della Comunità europea in vigore dal 2010 stabiliscono che il particolato presente nell'aria deve mantenersi al di sotto dei 40 microgrammi per metro cubo per i Pm 10 e al di sotto dei 20 microgrammi per i Pm 2,5. Questo studio, tuttavia, sottolinea l'Istituto nazionale dei tumori, dimostra che anche rimanendo al di sotto di questi limiti, non si esclude del tutto il rischio di tumore al polmone, essendo l'effetto presente anche al di sotto di tali valori.
Il lavoro ha riguardato persone di età compresa tra i 43 e i 73 anni, uomini e donne provenienti da: Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Austria, Spagna, Grecia e Italia. In Italia le città interessate dal monitoraggio sono state Torino, Roma, Varese. Le persone sono state reclutate negli anni Novanta e sono state osservate per un periodo di circa 13 anni successivi al reclutamento, registrando per ciascuno gli spostamenti dal luogo di residenza iniziale. Del campione monitorato hanno sviluppato un cancro al polmone 2.095 individui. (Ansa)
Sunday, May 26, 2013
Riattivazione del raccordo ferroviario di Calusco d’Adda - Principali attività svolte
Egregi componenti Tavolo Territoriale
Il Point21 ha provveduto a richiedere alla ditta lo stato di avanzamento delle attività per la realizzazione del raccordo ferroviario; di seguito trovate la risposta fatta pervenire in data odierna dalla Ditta.
Riattivazione del raccordo ferroviario di Calusco d’Adda - Principali attività svolte
Dopo avere superato positivamente una prima fase valutativa iniziata nel 2012 - che ha comportato diverse difficoltà - da parte delle strutture RFI di Milano, Italcementi ha dato inizio in parallelo anche alle attività relative alle procedure autorizzative degli Enti Locali, fermo restando il fatto che le stesse sono in parte vincolate all’ottenimento del benestare finale del progetto da parte di RFI.
L’iter procedurale RFI prevede una seconda fase valutativa da parte delle strutture RFI di Roma e, quale atto finale, dopo l’ottenimento del benestare, la stipula di un contratto tra RFI ed Italcementi per l’esercizio del raccordo.
Procedure autorizzative con RFI:
27 09 2012 Invio a RFI Milano (Direzione Direttrice Asse Orizzontale) della relazione preliminare modificata secondo le osservazioni RFI evidenziate nell’incontro del 7 09 2012.
10 10 2012 Benestare di RFI Milano per procedere con il progetto definitivo.
20 02 2013 Incontro con RFI Milano per la presentazione e la consegna del progetto definitivo. Il progetto riceve il benestare di RFI Milano e risulta trasmesso, nel giro di alcuni giorni, a RFI Roma per il completamento delle procedure autorizzative.
20 05 2013 Il progetto, secondo informazioni ricevute da RFI Milano, risulta in attesa dell’autorizzazione finale da parte di RFI Roma.
Procedure autorizzative con Enti Locali:
04 03 2013 Assegnazione dell’incarico ad un professionista locale per la stesura del progetto esecutivo e dell’elaborazione delle pratiche autorizzative delle opere complementari del raccordo relativo al piazzale di movimentazione dei mezzi per lo scarico dei containers dai vagoni comprendente le opere strutturali, l’illuminazione e la raccolta e lo smaltimento delle acque meteoriche.
03 05 2013 Incontro di Italcementi con l’Ufficio Tecnico del Comune di Calusco per la definizione degli aspetti legati alle autorizzazioni urbanistiche.
20 05 2013 Incontro di Italcementi con Hydrogest per la definizione degli aspetti legati allo smaltimento delle acque meteoriche.
24 05 2013 Incontro di Italcementi con i Vigili del Fuoco per l’aggiornamento del CPI derivante dalla modifica della viabilità interna della cementeria nella zona dl raccordo.
Le attività in corso fanno ritenere di poter concludere - in linea di massima - l’intervento secondo i tempi stabiliti nel protocollo.
Cordiali saluti
Angelo MontiSaturday, April 27, 2013
Ad un anno dall'accordo non si hanno notizie sulla ferrovia e nemmeno sulle casette dell'acqua
Rifiuti nel forno dell'Italcementi
Intesa dopo 7 anni, ma non unanime
Calusco: questa sera i Comuni firmano l'accordo sulle compensazioni ambientali
Entro il 2013 riattivato lo scalo ferroviario: via dalle strade ottomila mezzi pesanti
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Lo stabilimento dell´Italcementi a Calusco d´Adda: stasera la firma del protocollo
CaluscoAngelo Monzani
Riattivazione del raccordo ferroviario dell'Italcementi a Calusco d'Adda, ottomila mezzi pesanti in meno sulle strade, sponsorizzazione di casette dell'acqua.
È quanto previsto dal protocollo d'intesa che il Tavolo territoriale, composto dai Comuni di Calusco d'Adda (capofila), Solza, Villa d'Adda, Carvico, Medolago, Imbersago, Verderio Superiore, Robbiate, Cornate d'Adda, Paderno d'Adda, nonché il Parco Adda Nord e Agenda 21 Isola Bergamasca, firmerà stasera a Calusco d'Adda con l'Italcementi.
Dopo sette anni si conclude l'annosa vicenda con l'Italcementi per l'attuazione delle compensazioni ambientali relative al processo di sostituzione, allo stabilimento di Calusco d'Adda, dei combustibili convenzionali con altri alternativi. La firma si terrà stasera alle 20,30 alla sala consiliare del comune di Calusco d'Adda.
Confronto e protocollo
La vicenda inizia nel novembre 2004 quando l'Italcementi chiese l'autorizzazione all'utilizzo di rifiuti pericolosi (Ecofluid e Rasf) nel forno della cementeria di Calusco d'Adda. Agenda 21 Isola Bergamasca Dalmine-Zingonia nel 2005 coordinò un Tavolo territoriale per lo studio dei progetti presentati da Italcementi e per la definizione di un sistema di compensazioni ambientali.
Iniziò così il confronto tra i componenti del Tavolo territoriale e l'Italcementi a suon di documenti, tra cui anche la proposta di una compensazione ambientale. L'Italcementi iniziò nel 2006 ad impiegare nel suo forno come combustibile il Cdr, ossia combustibile derivato da rifiuti, ottenuto dal recupero di plastica, carta, gomme e altro. Nel dicembre 2006 la cementeria rinunciò all'uso dell'Ecofluid e del Rasf, modificando il quadro delle richieste ambientali fatto dagli enti. Rimase però l'uso del Cdr e su questo si continuò la trattativa. Ma la crisi economica nel 2008 fece slittare l'accordo. Seguirono altri incontri nell'autunno 2008 e nella primavera 2010.
Ora l'atto finale, la firma del protocollo d'intesa, per il quale l'attuale amministrazione comunale di Calusco d'Adda, presieduta dal sindaco Roberto Colleoni, e Agenda 21 ci hanno lavorato sempre con costanza.
Col protocollo d'intesa Italcementi riattiverà lo scalo ferroviario entro dicembre 2013, togliendo dalla strade circa ottomila mezzi pesanti l'anno, sponsorizzerà le «case dell'acqua» o interventi analoghi del sistema di telerilevamento terrestre con controllo remoto e trasmissione dati via web per il monitoraggio e la prevenzione antincendio boschivo. Il tutto tutelato da una fidejussione bancaria se non si attuerà quanto convenuto.
I sindaci contrari
Due sindaci però non sono d'accordo, Carla Rocca di Solza e Valter Motta di Paderno: «Per noi firmare il protocollo che Italcementi ci presenta oggi, così com'è, non è possibile; sarebbe un'offesa al nostro ruolo di sindaci e un tradimento nei confronti del territorio di cui noi dobbiamo farci garanti e di cui Italcementi è ospite».
Il sindaco di Calusco ribatte: «L'accordo rappresenta un passo fondamentale nei rapporti tra impresa e Comuni, perché per la prima volta Italcementi, senza che vi sia alcun obbligo giuridico tra le parti, accetta e riconosce, firmando spontaneamente, un protocollo di compensazioni ambientali».
Anche Davide Fortini di Agenda 21 interviene sulla vicenda sollevata dai due sindaci dicendo che «il problema non esiste perché nulla era dovuto e non c'era nessun accordo coi sindaci».
Inceneritori, ancora polemiche: «Rischi sottostimati per bimbi e anziani»
LA RICERCA MONITER CONTINUA A DIVIDERE
Inceneritori, ancora polemiche:
«Rischi sottostimati per bimbi e anziani»
Critiche dai medici dell'Isde. Pandolfi dell'Ausl: «Giusto seguire un principio di precauzione. Ma esistono problemi ambientali più urgenti»
BOLOGNA - A un anno e mezzo dalla pubblicazione dei suoi risultati, lo studio Moniter sull'effetto degli inceneritori sulla salute dei cittadini continua a far discutere. A sollevare di nuovo il tema, in commissione Sanità in Comune, sono i medici dell'Isde (associazione dei medici per l'ambiente) Agostino Di Ciaula e Patrizia Gentilini, chiamati a Palazzo D'Accursio su richiesta della ex M5s Federica Salsi. Secondo i due professionisti, lo studio Moniter avrebbe «sottostimato i rischi» che derivano dalle emissioni degli inceneritori.
LE ACCUSE - Quella che viene definita la «grossa lacuna» della ricerca, secondo Di Ciaula, è non aver preso in considerazione i legami con l'insorgere di deficit cognitivi nei bambini (a causa della concentrazione di metalli pesanti) né gli effetti su categorie deboli come anziani o malati cronici. Inoltre non sarebbe stata misurata in modo adeguata la concentrazione di diossine, soprattutto negli alimenti, e di metalli pesanti tossici come piombo, cadmio e mercurio. Moniter si concentrebbe poi solo sulle polveri sottili (pm10), che hanno «molte altre fonti», tralasciando invece la presenza e «gli effetti biologici legati ai picchi di esposizione alle polveri ultrafini - afferma Di Ciaula - frequenti negli inceneritori».
I RISCHI - Comunque, sottolineano i medici dell'Isde, i risultati dello studio Moniter segnalano rischi per la salute causati dagli inceneritori, in linea con le ricerche internazionali: aumenti di nascite pre-termine, aborti spontanei e malformazioni fetali; maggiore insorgenza di tumori a fegato, pancreas, vescica, colon, polmone, ovaio e linfoma non-Hodgkin; aumento di patologie cardiocircolatorie, vascolari e respiratorie. Malattie dovute non solo al forte inquinamento tipico della Pianura padana, afferma Di Ciaula, ma alla «concentrazioni di diossine e policlorobifenili» emessi dagli inceneritori.
AUSL: «IMPATTO PARI ALL'1% SULL'INQUINAMENTO» - Alla commissione di venerdì in Comune era presente anche Paolo Pandolfi, responsabile dell'Osservatorio epidemiologico dell'Ausl di Bologna, che ha contestato duramente i medici dell'Isde, per essersi prestati a un'audizione «senza contraddittorio» con gli autori del Moniter. Sul merito della ricerca, invece, Pandolfi ammette che «le conclusioni dello studio aprono una finestra per un approfondimento. Sono da prendere in considerazione per seguire il principio di precauzione». Pandolfi non dice che gli inceneritori vanno chiusi, però sostiene la necessità di fermare «nuove aperture di impianti» e di «spegnere progressivamente quelli più vecchi». Quindi sottolinea: «Esistono problemi ambientali più cogenti rispetto agli inceneritori, come il traffico, le emissioni da riscaldamento e da fonti industriali. L'impatto degli inceneritori sull'inquinamento atmosferico è pari all'1%, ma le emissioni vanno tenute sotto controllo». (fonte: Dire)
Italcementi ferma alcuni stabilimenti in Italia
LA CRISI DEL CEMENTO
Italcementi ferma alcuni stabilimenti in Italia
Annuncio agli azionisti: i siti da 17 a 8. Il gruppo punta
sui Paesi emergenti. Pesenti: mercato a livelli degli anni 60
LA LETTERA - «Il mercato italiano del cemento continua a essere caratterizzato da una sovracapacità produttiva rispetto a una domanda che si è allineata ai livelli della fine degli anni Sessanta» hanno scritto in una lettera distribuita in avvio dell'assemblea di bilancio Giampiero Pesenti e il figlio Carlo, consigliere delegato. «L'anno scorso le aspettative di un'inversione della tendenza negativa che aveva caratterizzato il settore delle costruzioni a partire dal 2008 - afferma il presidente di Italcementi, - si sono allontanate a causa dell'aggravarsi dello scenario congiunturale, soprattutto in Europa, in alcuni fasi entrato in una fase di recessione, spostando l'attesa di segnali concreti di ripresa sono nel prossimo futuro».
«RAZIONALIZZARE» - «A fronte di questa nuova realtà, che si prevede non possa più tornare agli elevati livelli pre-crisi», da Italcementi «è stato avviato un intervento con l'obiettivo di razionalizzare l'apparato industriale e distributivo nazionale, senza per questo ridurre le quote di mercato: il gruppo con il rigoroso controllo della gestione finanziaria continuerà una politica di mantenimento dell'indebitamento netto entro i prudenziali limiti che da sempre caratterizzano il profilo della società. Il 2013 - si legge ancora nella lettera dei vertici agli azionisti - inaugura la completa integrazione nella relazione finanziaria annuale di quella sulla sostenibilità e le strategie e le azioni intraprese quest'anno, pur a fronte di una volatilità che contraddistingue l'evoluzione dello scenario macroeconomico mondiale, determineranno per il gruppo nuove sfide e un impegno ancora maggiore affinché la nostra attività possa generare valore condiviso per tutti gli stake-holders» concludono Giampiero e Carlo Pesenti.
Italcementi, al via i tagli: da 17 a 8 stabilimenti produttivi in Italia
Milano, 17 aprile 2013 - Italcementi ridurrà a breve da 17 a 8 gli stabilimenti produttivi in Italia. Lo ha annunciato il direttore generale del gruppo Giovanni Ferrario durante l'assemblea degli azionisti in svolgimento a Bergamo.
"SU REZZATO INVESTIMENTI" - Il gruppo Italcementi prevede di investire fino a 150 milioni di euro nello
stabilimento di Rezzato in provincia di Brescia. Lo ha sottolineato Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi, nel corso dell'assemblea degli azionisti: "Rezzato per noi e' una pietra miliare, faremo impianti nuovi e sofisticati, con investimenti ridotti fino a 150 milioni. L'impatto sul mol - ha precisato Pesenti - e' stimato in circa 30 milioni all'anno a regime". Il consigliere delegato ha ribadito che il gruppo in Italia punta sullo sviluppo dei siti di Rezzato e Calusco considerati "stabilimenti chiave" per Italcementi.
stabilimento di Rezzato in provincia di Brescia. Lo ha sottolineato Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi, nel corso dell'assemblea degli azionisti: "Rezzato per noi e' una pietra miliare, faremo impianti nuovi e sofisticati, con investimenti ridotti fino a 150 milioni. L'impatto sul mol - ha precisato Pesenti - e' stimato in circa 30 milioni all'anno a regime". Il consigliere delegato ha ribadito che il gruppo in Italia punta sullo sviluppo dei siti di Rezzato e Calusco considerati "stabilimenti chiave" per Italcementi.
Monday, February 11, 2013
Presidio all'Italcementi «No all'uso dei rifiuti» REZZATO. Il comitato Antinocività contro le ipotesi del decreto Clini La norma riguarda l'incenerimento degli scarti
Presidio all'Italcementi «No all'uso dei rifiuti»
REZZATO. Il comitato Antinocività contro le ipotesi del decreto Clini
La norma riguarda l'incenerimento degli scartiL'ipotesi che i cementifici possano bruciare i rifiuti è un'eventualità che il gruppo «Rezzato Antinocività» vuole avversare a gran voce e con ogni strumento democratico possibile. Per farlo, comincia oggi con un presidio, il cui punto di ritrovo è la rotonda che porta all'ingresso del «colosso» industriale della zona: l'Italcementi.
Saturday, January 26, 2013
Sì definitivo al revamping Italcementi Via libera del Consiglio di Stato
L CASO
Sì definitivo al revamping ItalcementiVia libera del Consiglio di Stato
Monselice, vittoria dopo tre anni di battaglie. Ma l'azienda non esulta: «Valuteremo se rimanere»
PADOVA — E alla fine ha vinto Italcementi. L’azienda che voleva investire 160 milioni di euro a Monselice, garantire il lavoro per 28 anni con il revamping del suo stabilimento nella Bassa Padovana, ora potrà farlo. Lo dice il Consiglio di Stato, che giovedì ha emesso una sentenza identica a quella di un anno fa: era febbraio 2012 quando i giudici accoglievano il primo ricorso presentato dal colosso bergamasco. L’hanno fatto accogliendo il secondo ricorso presentato da Italcementi contro la decisione del Tar del Veneto che - stavolta su spinta dei Comuni di Este e Baone - il 9 maggio 2012 bollava come «illegittima» l’autorizzazione paesaggistica rilasciata il 13 dicembre 2010 dall’Ente Parco Regionale dei Colli Euganei, e la delibera della Giunta Provinciale di Padova del 29 dicembre 2010, con cui si dichiarava compatibile il progetto di revamping con il Parco. Tutti discorsi che ora non valgono più a nulla: il revamping - ovvero la dismissione degli attuali tre forni di cottura e la costruzione di un unico forno e di una torre alta 89 metri, capace di ridurre le emissioni del 70% - si può fare.
Sempre che la ditta, che nel frattempo viste le lungaggini e le opposizioni da più parti (comitati e Comuni in testa) ha deciso di spostare l’investimento, lo ritenga ancora opportuno. Ma intanto il Consiglio di Stato ha accolto la tesi di Italcementi e messo la parola fine ad una vicenda giudiziaria lunga tre anni. E che a conti fatti ha avuto come effetto quello di allontanare dallo stabilimento di Monselice il progetto di riammodernamento e spostare l’investimento da 160 milioni di euro nell’impianto di Rezzato, in provincia di Brescia. Ma il Consiglio di Stato ha confermato la piena legittimità delle procedure seguite dalla società e degli atti emessi dalla Provincia di Padova. Il Consiglio di Stato ha confermato come il revamping sia «la via più semplice per mitigare le condizioni esistenti, soprattutto in presenza di una grave situazione economica come quella attuale, sia per le attività d’impresa sia per i bilanci pubblici». Non solo perché il piano della proprietà prevede un «adeguamento degli impianti definendo le modalità e i tempi di prosecuzione dell’attività, i tempi di dismissione e i programmi di intervento, coordinando le azione di contenimento dell’impatto ambientale e paesistico». Dato che, si legge ancora nelle otto pagine di sentenza, «la sostituzione di rilevanti strutture (i tre forni, ndr) comporterà un impatto globale notevolmente migliorativo dell’esistente» Oltretutto, sottolineano ancora i giudici, «l’impegno finanziario di Italcementi non può che costituire un ulteriore aspetto finalizzato al miglioramento della situazione ambientale».
Una sentenza che però sembra arrivare tardi visto che a metà dicembre con la presentazione del piano strategico 2015, Italcementi ha declassato a centro di macinazione lo stabilimento di Monselice. Firmando la cassa integrazione per 70 operai a partire dal primo febbraio e garantendo il lavoro nei prossimi anni a soli 33 dipendenti. Cosa succederà ora, vista la sentenza favorevole? «Spiace - rispondono da Bergamo -. In ogni caso l’azienda potrà ora trarre le sue valutazioni sul revamping basandosi sull’andamento del mercato, sull’opportunità di finanziare in modo sostenibile l’intervento e dal dialogo costruttivo tra il territorio e l’impianto». Delusione anche nelle parole del sindaco di Monselice Francesco Lunghi: «Ora possiamo dire che è finita. L’iter era corretto fin da subito, non c’era nessuna illegittimità. L’unico risultato di tutto questo? Dilatare i tempi del progetto che doveva essere pronto a inizio 2014. Situazioni che hanno spinto l’azienda a trasformare l’impianto produttivo di Monselice in un centro di macinazione. Ciò che alcuni sindaci e comitati volevano».
Dello stesso avviso Marco Benati di Fillea Cgil e Rudi Perpignano della Cisl. «Ci avevano accusato di sostenere un progetto fuori dalla legalità del piano del Parco Colli. Purtroppo i sindaci hanno osteggiato il revamping senza entrare nel merito. La domanda che faremo con un presidio sotto Comune di Este è "e adesso noi lavoratori cosa facciamo se perderemo posto di lavoro?"». Promette battaglia invece Francesco Miazzi, promotore dei comitati popolari: «Non vogliamo fare dietrologia e con rammarico accettiamo anche questo responso. Ciò non significa che ci arrendiamo di fronte all'idea di veder morire questo territorio per effetto della presenza di tre cementifici, del loro carico inquinante, soprattutto della loro trasformazione in smaltitori di rifiuti». Esprime «rammarico per la decisione» il sindaco di Este Giancarlo Piva ma pone l’attenzione su «quanto accadrà d’ora in poi. Il futuro di Monselice dipenderà dalle leggi di mercato».
Nicola Munaro
25 gennaio 2013
25 gennaio 2013
Tuesday, December 18, 2012
Nuovo ricorso al Tar:Solza-Calusco,ora è scontro totale
Il sindaco solzese Carla Rocca cita nuovamente il Comune di Calusco sulla questione Pgt e nuova circonvallazione, nonostante una recente sentenza che le ha dato torto. La risposta di Calusco con una dura lettera aperta.
Nuovo ricorso al Tar:Solza-Calusco,ora è
scontro totale
Che i rapporti tra i due vicini non siano mai stati buoni, dall'insediamento di Roberto Colleoni al vertice del Municipio caluschese, non è un mistero. Ora però pare si sia passato ogni limite: lo scontro istituzionale tra Solza e Calusco è certificato. Il sindaco di Solza Carla Maria Rocca presenta un nuovo ricorso al Tar di Brescia in ordine alla richiesta di annullare la delibera di consiglio comunale caluschese riguardante l'approvazione del Piano di Governo di Territorio.
Richiesta che segue una recente sentenza dello stesso Tar di Brescia che aveva bocciato un primo ricorso del primo cittadino solzese. La notizia del nuovo ricorso ha scatenato le ire di Calusco, e l'assessore ai Lavori Pubblici e Urbanistica Alessandro Bonacina ha deciso di scrivere una lettera apertarivolta alla Rocca per rispondere, sul piano del merito e sul piano politico. (Il testo completo della missiva: mail-attachment.googleusercontent.com/attachment/)
Due le questioni toccate dall'assessore Bonacina, che ha seguito l'iter del Pgt dalla culla all'approvazione. La prima è "l'ingerenza politica di un Comune nei confronti di un altro vicino. Cuore del ricorso presentato da Solza riguarda infatti il progetto della nuova circonvallazione Sud, opera infrastrutturale che ricade interamente sul territorio caluschese, e la trasformazione d'uso di un terreno anch'esso completamente sul territorio caluschese. Difficile comprendere come possa un Comune esterno decidere sulle scelte interne ad altro Comune. Ancora più difficile comprenderlo alla luce della sentenza del Tar di Brescia depositata il 31 agosto scorso e che ha già stabilito la legittimità delle scelte dell'amministrazione caluschese, respingendo il primo ricorso solzese".
In secondo luogo da Calusco si fa notare che “questa decisione, giudicata incomprensibile, avrà dei costi in termini di spese processuali: soldi pubblici che il sindaco Rocca farà spendere ai suoi cittadini per una battaglia ritenuta puramente personalistica e ideologica, costringendo Calusco a dover fare altrettanto, a soli tre mesi da una sentenza che già si è espressa sulla questione”.
Infine l'assessore spiega come Solza, negli ultimi dieci anni, “si sia distinta per un boom demografico (+34%, dati da anagrafe di Solza) che coincide necessariamente con consumo di territorio”. Una frecciata al sindaco che si vanta di aver fatto Pgt ad impatto zero. Il sindaco Rocca, presente nelle aule consiliari solzesi dal 1997, "è ritenuta responsabile di questo esponenziale consumo di territorio. Questo dato dimostrerebbe, secondo l'assessore, che se c'è qualcuno che sta devastando l'ambiente e consumando territorio, questo è da ricercarsi non certo a Calusco".
Saturday, October 13, 2012
Polveri sottili oltre il limite a Bergamo, Filago e Calusco
Polveri sottili in aumento sia in città che in provincia. Le centraline di rilevamento della qualità dell'aria hanno registrato nella giornata di mercoledì 10 ottobre valori del Pm10 superiori al limite (50 microgrammi per metrocubo d'aria).
In particolare a Bergamo in via Meucci (51 microgrammi) e in via Garibaldi (69). A Filago 61 e a Calusco 70. Le previsioni meteorologiche per il fine settimana parlano di piogge in arrivo: una buona notizia almeno sul fronte dell'inquinamento perchè come è risaputo le Pm10 dovrebbe contestualmente abbassarsi.
Saturday, June 02, 2012
Imbersago: un cittadino versa 6,12 € al comune per riscattare la sua ''quota'' di diritto al confronto sulla questione Italcementi
Imbersago: un cittadino versa 6,12 € al comune per riscattare la sua ''quota'' di diritto al confronto sulla questione Italcementi
Un versamento di 6 euro e 12 centesimi contro una “delibera moralmente illegittima” che l’amministrazione comunale di Imbersago, al pari di altri 7 comuni del meratese e della bergamasca, ha approvato in giunta senza sottoporla all’attenzione dei cittadini. Lo ha fatto Roberto Bonfanti, residente in paese, che ha provocatoriamente invitato l’amministrazione a restituire la somma alla Italcementi S.p.a, quale quota personale dei 15.000 euro che il comune ha ottenuto dall’azienda come “compensazione ambientale” in base all’accordo sottoscritto lo scorso 7 maggio. La “questione” riguarda un capitolo specifico della proposta di accordo fatta da Italcementi ai comuni al termine di una lunga trattativa, con cui l’azienda si è impegnata a realizzare un raccordo ferroviario interno per l'arrivo del combustibile, ad erogare ai comuni firmatari 15.000 euro per interventi in materia ambientale, a finanziare un sistema di telerilevamento per il Parco Adda Nord, oltre a rilasciare una fidejussione bancaria di € 600.000 a favore del Comune di Calusco d'Adda. Il tutto con la “clausola” che i comuni rinunciano ad ogni futura richiesta, ragione o azione nei confronti di Italcementi S.p.a. Proprio su questo punto i comuni di Solza e Paderno d’Adda, che ha portato la questione in discussione in consiglio, non hanno firmato la convenzione rinunciando così al contributo. Chi ha firmato (Imbersago, Robbiate, Verderio Superiore e Inferiore nel meratese) lo ha fatto interpretando il documento come una chiusura di una determinata trattativa (quella relativa all’utilizzo di CDR, combustibile derivato da rifiuti) che non pregiudicherà a loro dire l’apertura di nuovi confronti futuri.
Vi
spiego perché ho versato al Comune di Imbersago
6
euro e 12 centesimi
Sul sito internet istituzionale
del Comune di Imbersago è possibile consultare il programma amministrativo
2009-2014 della lista che ha “vinto” le ultime elezioni.
Nella sezione ecologia, ambiente
e sviluppo sostenibile chi ci amministra, aveva chiesto il voto ai cittadini
promettendo testualmente “costante attenzione alle problematiche comunali e
sovra comunali riguardanti emissioni inquinanti e acustiche (es. Italcementi,
Benson ecc.)”
Nella sezione partecipazione
popolare si parla di “un proficuo dialogo, di forme di coinvolgimento della
cittadinanza” ecc.
A mio avviso l’Amministrazione Comunale è andata clamorosamente fuori rotta,
e vi spiego come.
Per capirlo ci si deve
concentrare sulla Delibera della Giunta Comunale n. 33 del 3 maggio 2012 e sulle vicende che l’anno
preceduta.
Quello che vi racconto è tutto
scritto nero su bianco con verbali di riunioni,
documenti e delibere.
Si parte dal 2005, anno in cui è
stato creato da Agenda 21 Isola Bergamasca Dalmine – Zingonia un Tavolo
Territoriale di coordinamento composto dai Comuni potenzialmente interessati dalla ricaduta ambientale dell’attività di
Italcementi S.p.A. di Calusco, dal Parco Adda Nord e da alcune Associazioni
Ambientaliste, per lo studio dei progetti finalizzati all’utilizzo del CDR,
ovvero combustibile da rifiuto e rifiuti speciali quali Ecofluid e RASF, e per
la definizione di un sistema di compensazioni ambientali.
Nel luglio 2005 era stato redatto
un documento inerente gli aspetti da approfondire nello STUDIO DI IMPATTO
AMBIENTALE presentato da Italcementi S.p.A. nell’ambito della VALUTAZIONE DI
IMPATTO AMBIENTALE per le attività che prevedevano l’utilizzo di CDR e RIFIUTI
SPECIALI. Questo documento (S.I.A.) è stato integrato da Italcementi nel mese
di novembre 2005, in considerazione delle proposte avanzate dal Tavolo
Territoriale.
Entro la fine del 2005 l’Agenza
21 Isola Bergamasca Dalmine – Zingonia ha elaborato, ottenendo la condivisione
da parte degli Enti territoriali interessati, un piano di lavoro denominato
“Verso un patto territoriale per un sistema di compensazioni ambientali”,
divenendo così responsabile per i Comuni della gestione del Tavolo
Territoriale.
Nel mese di gennaio 2006, il Tavolo Territoriale
ha presentato un ulteriore documento
di carattere
tecnico,
accettando nello stesso la proposta formulata da Italcementi
S.p.a. in ordine allo studio di fattibilità del trasporto ferroviario e
prevedendo, in caso di non realizzazione dello stesso, la destinazione delle relative risorse ad altre iniziative ambientali da disciplinare con apposito accordo.
Nel mese di febbraio 2006, nell’ambito della procedura regionale di valutazione di impatto
ambientale sopraccitata, il Tavolo Territoriale ha presentato alla Società Italcementi S.p.a. un documento riassuntivo delle proposte di compensazione ambientale e Italcementi ne ha conseguentemente
condiviso la parte relativa al raccordo ferroviario auspicando la conclusione
del confronto per la sperimentazione del CDR.
Con Decreto n. 9324 del 07.08.2006 la
Regione Lombardia ha autorizzato, nell’ambito
della procedura di
autorizzazione integrata ambientale,
l’impiego del CDR nella cementeria di Calusco, subordinandolo all’esito positivo della sua sperimentazione.
Nel corso
dei
mesi di ottobre
e novembre 2006 è stato costituito l’osservatorio
tecnico
scientifico permanente
per la sperimentazione del
CDR e successivamente è stato sottoscritto il relativo protocollo di sperimentazione.
Nel novembre 2006 ha
avuto inizio l’attività di sperimentazione del CDR nonché il monitoraggio delle
prestazioni ambientali dell’impianto.
Nel dicembre 2006
Italcementi S.p.a.
ha rinunciato
volontariamente all’uso
dell’Ecofluid e del RASF, così modificando il quadro di riferimento delle richieste ambientali avanzate dagli Enti, ridotto al solo utilizzo del CDR previa sua positiva sperimentazione.
Nel mese di febbraio 2008, il Tavolo Territoriale ha valutato positivamente, dandone approvazione, l’esito della sperimentazione per l’utilizzo del CDR giunta a conclusione.
Nel corso dell’estate 2008, il Tavolo Territoriale
ha
presentato
alla Italcementi S.p.a. un nuovo documento riassuntivo delle proposte di compensazioni ambientali
collegate all’uso del CDR.
Nel corso dell’autunno 2009, Italcementi ha chiesto al Tavolo Territoriale di posticipare le valutazioni delle compensazioni ambientali, atteso il sopravvenire della crisi economica.
Dopo revisione del sistema delle
compensazioni ambientali collegate all’uso del CDR, il tavolo Territoriale ha
consegnato ad Italcementi S.p.A. un nuovo documento di compensazioni.
In più occasioni,
Italcementi S.p.a. ha comunicato agli Enti di cui al Tavolo Territoriale la propria volontà di variare il
quadro dei combustibili alternativi utilizzabili, prevedendo l’incremento della percentuale di sostituzione termica con CDR e/o l’introduzione di nuove tipologie di rifiuti combustibili; tra l’altro, Italcementi
ha mostrato interesse
per la possibilità
di utilizzo di fanghi biologici essiccati, anche derivanti da depurazioni di effluenti idrici in zona in modo
da realizzare
sinergie territoriali che possano portare beneficio alle comunità
locali.
Nel corso
della Conferenza
di Servizi del 27.4.2011
è stato
inoltre valutato dagli
Enti
competenti
l’assetto definitivo
impiantistico per la fase 2 di recupero energetico del CDR già autorizzata
con A.I.A. n. 9324 del
7 agosto 2006
dalla Regione Lombardia con previsione della possibilità di
una successiva
progettazione definitiva
degli impianti.
Il progetto
definitivo, fermo
restando i quantitativi massimi autorizzati, prevede la realizzazione di un capannone e di strutture per la movimentazione e l’alimentazione
alla linea di cottura
di CDR e di biomasse non rifiuto, combustibili
già previsti
dall’Autorizzazione Integrata Ambientale prima citata. Nella stessa Conferenza di Servizi è stato
valutato anche
il progetto per la realizzazione
di
un nuovo impianto
di ricezione
e dosaggio delle biomasse non rifiuto al calcinatore della
linea di cottura, necessario per accelerare
la possibilità di utilizzo di tale tipologia di combustibili convenzionali.
Gli Enti partecipanti alla
suddetta
Conferenza
di Servizi hanno ritenuto
che
i progetti presentati
rappresentino una modifica non sostanziale
e non
comportino apprezzabile impatto
sull’ambiente, in
quanto
permetteranno di provvedere
in tempi relativamente
brevi ad una più consistente sostituzione dei combustibili tradizionali con biomasse non rifiuto.
A seguito di richiesta
avanzata dal Tavolo Territoriale e collegata anche al futuro utilizzo delle biomasse
di
cui al punto
precedente,
Italcementi S.p.a ha
ribadito al Tavolo Territoriale la propria disponibilità
a riattivare il raccordo ferroviario
per il trasporto
su rotaia di alcuni materiali necessari alla cementeria di Calusco d’Adda o da questa prodotti.
A tal
fine,
Italcementi S.p.a. ha sviluppato il
progetto necessario alla riattivazione
del raccordo ferroviario e
ha presentato a R.F.I.,
in data 06.04.2011, l’istanza per i necessari assentimenti.
Inoltre, sempre
a seguito di
richiesta avanzata
dal Tavolo
Territoriale e collegata
alle
attività sopradette, Italcementi
S.p.a. si
è resa disponibile a stipulare con
i Comuni
componenti il Tavolo Territoriale
- che ne siano interessati - e con l’Ente Parco Adda Nord contratti
di sponsorizzazione
rispettivamente delle
“case dell’acqua”(€ 15.000,00 una tantum) o di interventi analoghi e del sistema
di
telerilevamento terrestre con controllo remoto e trasmissione
dati via web per il monitoraggio e la prevenzione antincendio boschivo.
Fin qui tutto fila liscio.
Poi
Italcementi, prima della sottoscrizione dell’accordo, decide di porre fine a 10
anni di trattative per le compensazioni ambientali a favore dei comuni sui
quali ricadranno i prodotti della combustione dello stabilimento di Calusco,
modificando unilateralmente il testo dell’accordo, inserendo un ultimo
paragrafo che recita: “Pertanto, a fronte dell’assunzione e
dell’adempimento dei sopradetti impegni da parte di Italcementi S.p.a., il Tavolo Territoriale e le Amministrazioni componenti il
medesimo rinunciano irrevocabilmente ed incondizionatamente ad ogni pretesa, richiesta, ragione o azione nei confronti di Italcementi S.p.a. e di ogni persona fisica o giuridica del cui fatto la Società debba rispondere
per
l’attività di recupero energetico di CDR
così come autorizzata.”
Buttata in soldoni, vale a dire: ti realizzo un’opera che
vale 15.000 euro e tu taci per sempre!
Qualunque cosa accada!
A questo punto è lecito porsi alcuni
interrogativi, il primo dei quali è il seguente:
Se gli Enti partecipanti alla
Conferenza
di Servizi hanno ritenuto
che
i progetti presentati
(utilizzo del COMBUSTIBILE DA RIFIUTO) rappresentino
una modifica non sostanziale
e non
comportino apprezzabile impatto
sull’ambiente, ed
Italcementi ha condiviso, perché agli stessi viene chiesto di rinunciare irrevocabilmente ed incondizionatamente ad ogni pretesa, richiesta, ragione o azione nei confronti di Italcementi S.p.a. e di ogni persona fisica o giuridica del cui fatto la Società debba rispondere
per
l’attività di recupero energetico di CDR
così come autorizzata ?
Su questo tema ognuno di noi potrebbe disquisire
all’infinito, col supporto di tesi e dati a favore e contro l’utilizzo del CDR.
A mio avviso, l’argomento merita di essere approfondito,
ma il punto non è questo. E’ un altro.
Penso che il comportamento della Giunta Comunale debba
essere censurato dai cittadini.
Il Sindaco di Paderno d’Adda, Valter Motta, ha coinvolto
nell’analisi di questo delicato tema il Consiglio Comunale, che ha rigettato
all’unanimità il protocollo di intesa. Secondo
lui (vedasi articolo apparso su Merateonline.it il 26.04.2012) la priorità non è quella di accettare un’elemosina
concessa ai comuni in cambio di 50 anni di influenza sull’ambiente, anche se
non li si può obbligare altrimenti, la priorità non è quella di dotare i cittadini
di una casetta per l’acqua, ma preservare la loro salute. Oggi come in futuro.
Con l’ultima versione dell’accordo si chiude ogni possibilità di dialogo con
l’azienda.
Ebbene, la nostra Giunta,
quella della “costante attenzione
alle problematiche comunali e sovra comunali riguardanti emissioni inquinanti e
acustiche (es. Italcementi, Benson ecc.)” , quella della partecipazione
popolare, ha approvato con la delibera n. 33 del 3 maggio 2012 quanto segue:
(vedasi albo pretorio online)
Visto
lo schema di Protocollo di intesa per l’attuazione delle compensazioni ambientali inerenti il processo di sostituzione, presso lo stabilimento di proprietà di
Italcementi S.p.a. di Calusco d’Adda, dei combustibili
convenzionali con combustibili alternativi tra i componenti del Tavolo Territoriale e Italcementi S.p.A. predisposto a seguito di quanto valutato negli
ultimi incontri del Tavolo Territoriale, allegato e parte integrante della
presente proposta di deliberazione, atto a definire i seguenti impegni:
1. impegno
di Italcementi a dar seguito al progetto di riattivazione del raccordo
ferroviario ed alla preliminare richiesta del rilascio di tutte le
autorizzazioni si all’uopo rendono necessarie entro il 31.12.2013; lo sviluppo
dell’attività sarà osservato e relazionato dal Tavolo Territoriale con
periodicità quadrimestrale al fine di considerare nell’immediato le
impossibilità non dipendenti dalla Ditta;
2. rilascio
da parte di Italcementi di Fidejussione per un ammontare pari ad €.600.000,00 a
favore del Comune di Calusco d’Adda in rappresentanza degli Enti di cui al
Tavolo Territoriale, a garanzia dell’obbligo assunto da Italcementi;
3. disponibilità
di Italcementi alla stipula, con i singoli Comuni che si dichiareranno
interessati, di contratti di sponsorizzazione delle “case dell’acqua” o per
interventi analoghi fino ad un limite di €. 15.000,00;
4. disponibilità
di Italcementi alla stipula, con l’Ente Parco Adda Nord, di contratto di
sponsorizzazione del sistema di telerilevamento terrestre con controllo remoto
e trasmissione dati via web per il monitoraggio e la prevenzione antincendio
boschivo a tutela delle aree naturalistiche e forestali poste a nord e sud
degli impianti per un importo di €. 20.000,00;
Dato atto che le parti
convengono che lo schema compensativo, definito nel presente Protocollo di
intesa, chiuda
in modo definitivo il confronto in essere in merito agli interventi legati alla prima fase di utilizzo di CDR in sostituzione dei combustibili fossili convenzionali,
e che a fronte dell’assunzione e
dell’adempimento dei sopradetti impegni da parte di Italcementi S.p.a., il
Tavolo Territoriale e
le Amministrazioni componenti il medesimo
rinunciano irrevocabilmente ed
incondizionatamente
ad ogni pretesa, richiesta, ragione o azione nei confronti di Italcementi S.p.a. e di ogni persona fisica o giuridica del cui fatto la Società debba rispondere
per
l’attività di recupero energetico di CDR
così come autorizzata,
DELIBERA
Per
quanto esplicitato in premessa:
·
di
approvare lo schema di Protocollo d’intesa per l’attuazione delle compensazioni ambientali inerenti il processo di sostituzione, presso lo stabilimento di proprietà di Italcementi S.p.a. di Calusco d’Adda, dei combustibili convenzionali con combustibili alternativi tra i componenti del Tavolo Territoriale e Italcementi S.p.A., predisposto a seguito di quanto valutato negli
ultimi incontri del Tavolo Territoriale, allegato e parte integrante della
presente proposta di deliberazione;
·
di autorizzare l’organo rappresentante dell’Ente alla sottoscrizione con
gli enti componenti il Tavolo Territoriale ed Italcementi S.p.A. alla
sottoscrizione del Protocollo.
Caro Sindaco, questo argomento di vitale importanza, a mio
modesto parere, doveva essere affrontato dal Consiglio Comunale, anche se è un
Consiglio monocolore.
Con questa delibera la Giunta Comunale di Imbersago ha
venduto, nell’immediato e per il futuro, a 6 euro e 12 centesimi per ciascuno
dei 2.452 cittadini residenti, il diritto sacrosanto di ciascun di essi a
pretendere, richiedere ed agire nei confronti di Italcementi e dei suoi
amministratori e/o dirigenti qualora l’attività di recupero energetico di CDR
produca effetti negativi per l’ambiente e la salute.
Con un avanzo di amministrazione consolidato al 31.12.2011
di € 442.588,95 la Giunta Comunale di Imbersago, ha accettato l’imposizione del
silenzio con una casetta per l’acqua che vale 15.000 miseri euro.
Non è questo il mandato che avete ricevuto dai
cittadini !!
Nessuno vi ha mai autorizzato a rinunciare in nome e per conto dei vostri
concittadini ad
esercitare diritti sacrosanti.
Questa non è “costante attenzione alle
problematiche comunali e sovra comunali riguardanti emissioni inquinanti ed
acustiche”.
Questa è una svendita,
una liquidazione totale, dei diritti degli Imbersaghesi !!
E’ per questi motivi che ho versato al Comune
6 euro e 12 centesimi.
Per riscattare la mia quota di diritto al confronto, di
diritto alla tutela della salute, di diritto a pretendere che se qualcosa va
storto con l’uso del CDR il mio Comune possa tutelarmi e possa avere il diritto
di AGIRE NELL’INTERESSE DEI RESIDENTI NEL SUO TERRITORIO.
Restituite a
Italcementi i miei 6 euro e 12 centesimi!
Se non avete il
coraggio di farlo restituite le chiavi del Comune ai cittadini ed ANDATE A CASA,
lasciando che qualcun altro rimedi il danno arrecato da questa
DELIBERA MORALMENTE
ILLEGITTIMA.
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