Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Saturday, August 22, 2015

Appello al nuovo socio di Italcementi affinché investa nella salute dei cittadini

Appello al nuovo socio di Italcementi affinché investa nella salute dei cittadini

Gentile Stefanie Kaufmann


Le scrivo a nome e per conto dei miei cittadini, sono Sindaco del comune di Solza, comune confinante con il territorio dove insiste il vostro impianto produttivo di Calusco D'Adda. Mi rivolgo a lei in qualità di nuovo socio del gruppo Italcementi, con il quale finora non è mai stato possibile instaurare un dialogo proficuo su queste tematiche.


Sono convinta che a chi spetta il privilegio di amministrare sia il territorio, sia gruppi industriali, spetti anche il compito di prendersi cura delle persone che vivono nelle zone coinvolte. Ho letto quindi con interesse il report sulla sostenibilità per lo scorso biennio della vostra società, in particolar modo la sezione dedicata alle tematiche ambientali.


Converrà che ogni persona ha il diritto alla salute e che chi amministra ha il dovere di tutelarla e di tutelare l'ambiente in cui tutti noi viviamo: questa constatazione è talmente banale che sorprende con quale superficialità sia disattesa nelle scelte importanti, e il piano industriale presentato lo scorso novembre da Italcementi alla Provincia di Bergamo ne è la prova.


Il progetto industriale che prevede cambiamenti radicali e impattanti quali l'aumento di combustibile secondario sarebbe l'occasione per dialogare con i rappresentanti territoriali e cercare di conciliare le legittime iniziative imprenditoriali, con le altrettanto legittime necessità degli abitanti dell'Isola Bergamasca e del Meratese.


Le scelte strategiche da affrontare in dialogo col territorio sono molteplici: se è vero che la maggior parte dell'inquinamento dei nostri paesi è fornito dai mezzi di trasporto e considerato quanto sia importante l'apporto del cementificio in questo ambito, risulta evidente che rivedere l'approvvigionamento allo stabilimento tramite ferrovia sia una priorità. La riattivazione dello scalo ferroviario già esistente è stata promessa da Italcementi diversi anni fa, senza che ad oggi se ne sia mai fatto nulla, prediligendo le vecchie e nocive logiche del trasporto su gomma.


Se è vero che le piogge acide responsabili di tantissime patologie, specialmente nei bambini, derivano degli ossidi di azoto come quelli emessi dal camino, credo che sia sacrosanto pretendere che il cementificio le dimezzi: l'impianto di Calusco da solo è responsabile, secondo le stime di Legambiente, di un terzo delle emissioni di NOx dell'intera bergamasca al netto di quelle del traffico veicolare; un dato che dovrebbe interrogarvi. Importanti spunti per arginare questa soluzione sono già presenti in altri impianti del gruppo, per esempio quello di Rezzato che ha adottato un sistema DeNOx con sensibile abbassamento di emissioni e di consumi.

Appello del sindaco di Solza
Che dire poi della realtà industriale su cui insiste Italcementi a Calusco? In un raggio di 15 km si trovano ben cinque inceneritori: dai calcoli fatti per soddisfare il fabbisogno di CSS del cementificio non basterà la frazione secca prodotta dall'intera provincia! È quindi lecito domandarci cosa bruceranno gli altri inceneritori (quello di Filago è dedicato ai rifiuti speciali) o dove abbiate intenzione di rifornirvi, dato che la produzione di parte di rifiuto urbano non riciclata è costantemente in calo.


La vostra attività ha un enorme influenza sulla vita delle persone che vivono all'ombra del camino e che ogni giorno respirano il risultato della vostra attività: questo conferisce alla vostra società una responsabilità enorme.

La parte oscura del benessere economico non può più essere pagata con la moneta del degrado ambientale e con la salute delle persone.


Restando in attesa della sua risposta, nella speranza di gettare le basi per un confronto costruttivo, le porgo


Cordiali saluti

Maria Carla Rocca - Sindaco di Solza

Sunday, July 19, 2015

Bergamo: consegnate 10mila firme ''contro'' l'inceneritore

Bergamo: consegnate 10mila firme ''contro'' l'inceneritore



Il presidente Matteo Rossi con Raffaella Zigon e Marco Benedetti
In un caldo pomeriggio di inizio luglio, in via Torquato Tasso, presso la sede istituzionale della Provincia di Bergamo i tre Comitati Aria Pulita Centro Adda, Rete Rifiuti Zero Lombardia e La Nostra Aria hanno organizzato un Sit-in per formalizzare al consegna delle quasi 10.000 firme raccolte, nelle mani del Presidente Matteo Rossi.
La Provincia di Bergamo infatti è l'Ente a cui spetta di accogliere o respingere la richiesta della società Italcementi di aumentare l'impiego di rifiuti quali combustibili per il proprio impianto di Calusco d'Adda. Il Comitato La Nostra Aria, prende la parola evidenziando come la petizione proponga che Italcementi non venga autorizzata a bruciare CSS nel forno di Calusco d'Adda, in quanto gli studi scientifici piu' recenti evidenzierebbero come cio' comporterebbe l'aumento di inquinanti; la proposta del Comitato e' quindi di portare avanti - in via preventiva - un'indagine epidemiologica col metodo Crosignani, gia' usato per il cementificio di Madone. Marco Benedetti, portavoce del Comitato Aria Pulita Centro Adda e Consigliere Comunale a Verderio, prende quindi la parola presentandosi come assessore uscente della Provincia di Lecco - quindi addetto ai lavori e consapevole delle dinamiche sottese - ma facendo notare che nel lecchese, fino allo scorso settembre, tutto stesse passando sotto silenzio.
Nella bergamasca una richiesta analoga creò, nel recente passato, qualche agitazione mentre in questo caso sembra che tutto fosse lecito. Una volta presentata una propria interrogazione in Consiglio Comunale a Verderio, Benedetti constatò che l'attenzione sulla problematica aumentava, tant'e' che a Merate una mozione presentata dalla Lega Nord in Consiglio Comunale qualche giorno dopo, venne approvata all'unanimita' - evidentemente per l'importanza del tema. In stretta collaborazione con gli altri comitati si è quindi incominciato a puntare l'attenzione trasversalmente sulla problematica; contemporaneamente sono state presentate delle interrogazioni da parte dei consiglieri provinciali Centurelli in Provicnia di Bergamo e Zambetti in Provincia di Lecco; Sempre sul piano politico, Benedetti fa notare come sia stata presentata un'Interrogazione al Senato da parte del Senatore Arrigoni e una alla Camera dal Onorevole Grimoldi, entrambi esponenti della Lega Nord. Gli altri Comitati hanno dato un supporto tecnico notevole; da ex amministratore Benedetti si dice esterrefatto se si considera che un impianto privato sia autorizzato da una Legge dello Stato (Governo Monti) a "inquinare" in modo esponenziale e con controlli non adeguati, quando invece il singolo cittadino che accende il caminetto di casa o la caldaia, viene sottoposto a controlli capillari e sanzioni spesso pesanti. Inoltre, non va dimenticato ha specificato Benedetti che Italcementi in passato non ha dimostrato di essere una società rispettosa degli impegni presi nei confronti del territorio (vedasi scalo ferroviario a Calusco, mai realizzato). D'altronde, conclude Benedetti, è assurdo pensare di parificare un inceneritore (o termovalorizzatore) a un cementificio, con buona pace dell'ex ministro Clini.
Un inceneritore è un impianto pubblico e svolge una pubblica funzione mentre Italcementi è un impianto privato che produce utili e non ha ricadute di pubblico interesse. Raffalella Zigon, della Rete Rifiuti Zero Lombardia sottolinea come le firme raccolte siano la fotografia più nitida dell'apprensione della cittadinanza con riguardo alle problematiche ambientali. Le recenti linee guida di VIAS impongono che i controlli vengano effettuati da valutatori (ASL e ARPA) esterni rispetto alla società proponente (Italcementi). I Comitati chiedono anche di poter partecipare alle prossime sedute di Conferenza di Servizi che, come sottolinea il leghista Benedetti, dovrebbe essere una richiesta del tutto in linea con le previsioni della Legge n.241/1990. Il Presidente Rossi, residente a Mapello, replica rivendicando da un lato la propria appartenenza al territorio dell'Isola Bergamasca e riconoscendo che la raccolta di firme sia sintomatica di un movimento popolare attento e sensibile al tema ma allo stesso tempo stigmatizza il fatto che al di la' della condivisa preoccupazione per le emissioni inquinanti, la responsabilità vada addossata alla legge dello Stato in materia di smaltimento dei rifiuti (vedasi Decreto Clini del Governo Monti); si configurerebbe quindi un eccesso di potere se la Provincia non desse attuazione alle Leggi dello Stato che né la Provincia di Bergamo né la Politica possono cambiare. Rossi si dice favorevole a che sia effettuata una mappatura seria delle imprese autorizzate alle emissioni. Ad ogni modo la Provincia di Bergamo, avrebbe indirizzato alla società Italcementi una ventina di prescrizioni alle quali, entro il prossimo 9 luglio, la società è tenuta a specificare come intenda darvi attuazione.


Calusco d’Adda: Italcementi precisa


L'azienda: vogliamo contribuire a un dialogo con il territorio basato sui termini reali della questione

Calusco d’Adda: Italcementi precisa
L'impianto Italcementi di Calusco d'Adda
CALUSCO D’ADDA — Dopo l’articolo pubblicato ieri da Bergamosera sull’impianto di Calusco d’Adda (leggi qui), Italcementi ha inviato una nota di precisazione che l’azienda ritiene utile “per chiarire alcuni punti e contribuire a un dialogo con il territorio basato sui termini reali della questione”.
“Nell’ambito della richiesta di Italcementi di aumentare l’utilizzo dei combustibili alternativi in sostituzione di combustibili fossili tradizionali presso la cementeria di Calusco d’Adda, precisiamo che:
1) L’utilizzo dei combustibili alternativi non ha alcuna conseguenza significativa sulle emissioni. Non solo non si registra nessun aumento delle emissioni (non trattandosi di una combustione aggiuntiva, ma sostitutiva), ma su alcuni valori si registra addirittura un miglioramento qualitativo. Va inoltre sottolineato che le performance ambientali della cementeria sono assolutamente in linea con i rigorosi limiti di legge e dunque non si può parlare di “emissioni allarmanti”, essendo tutti i valori ampiamente sotto controllo. L’impianto di Calusco è tra i più moderni e tecnologicamente avanzati d’Europa e applica le migliori tecniche disponibili previste dalla Ue.
2) La cementeria non è un inceneritore: l’utilizzo di combustibili alternativi nel processo di cottura del clinker non produce residui da smaltire successivamente, come le ceneri nel caso degli inceneritori. La composizione delle materie prime del cemento rende inoltre il ciclo di produzione “autodepurante”. Va infine sottolineato che il business di Italcementi non consiste nello smaltimento dei rifiuti: la cementeria può funzionare con combustibili tradizionali o con il Css, oppure con un mix tra i due. Il progetto concorre di fatto a valorizzare come possibile combustibile a “chilometro zero” alcuni rifiuti solidi non pericolosi residuali della raccolta differenziata e del riciclo.
3) L’obiettivo della cementeria è quello di produrre cemento di qualità, nel modo più sostenibile e competitivo possibile. I combustibili alternativi sono utilizzati in parziale sostituzione degli attuali combustibili fossili ed è necessario che siano controllati e di qualità, per non compromettere la qualità stessa del prodotto. Vale la pena ricordare che l’utilizzo dei rifiuti come combustibile alternativo è giudicato come una pratica virtuosa dall’Unione Europea e che gli stabilimenti del Nord Europa funzionano con percentuali di sostituzione che si avvicinano al 100% (utilizzando peraltro anche rifiuti provenienti dall’Italia) e il loro cemento secondo gli standard europei è considerato più “verde” di quello italiano, proprio grazie al ricorso ai combustibili alternativi.
L’utilizzo dei combustibili solidi secondari in cementeria consente di valorizzare i rifiuti trasformandoli in energia, anziché inviarli in discarica o verso altre forme di smaltimento. Il loro utilizzo avviene attraverso un ciclo produttivo auto-depurante, grazie alle caratteristiche naturali delle materie prime utilizzate, che non produce residui come le ceneri. Una soluzione raccomandata dalla UE e adottata in tutta Europa, soprattutto nei paesi del Nord del continente”, conclude Italcementi.

Italcementi Calusco: consegnate diecimila firme in Provincia

Italcementi Calusco: consegnate diecimila firme in Provincia


Italcementi Calusco: consegnate diecimila firme in Provincia
I manifestanti fuori dalla Provincia

  • BERGAMO — Sono state consegnate ieri in Provincia di Bergamo le diecimila firme raccolte dai comitati “La nostra aria”, “Aria pulita centro Adda” e “Rete rifiuti zero Lombardia” sulla questione dell’ampliamento dell’impianto Italcementi di Calusco d’Adda.



“Abbiamo fatto un passo importante – spiegano i comitati –  consegnando e facendo protocollare le firme raccolte in brevissimo tempo dalla nostra petizione popolare”.
Poco prima della consegna delle firme è andato in scena davanti alla sede di via Tasso un sit-in degli attivisti dei comitati. Poi l’incontro con il presidente della Provincia Matteo Rossi al quale gli esponenti hanno presentato richieste e dubbi, gli stessi contenuti nella petizione.
Nei mesi scorsi Italcementi ha chiesto alla Provincia l’autorizzazione per portare da 30mila a 110mila tonnellate il quantitativo di combustibili da bruciare nell’altoforno del cementificio di Calusco per sfruttarne a pieno le potenzialità, producendo vapore ed energia elettrica.
I comitati al contrario, vorrebbero che la Provincia di Bergamo ottenesse da Italcementi un piano di drastica diminuzione delle emissioni totali già esistenti e che non consentisse l’utilizzo e smaltimento di rifiuti quali pneumatici usati, copertoni, fanghi industriali, plastiche non riciclabili.
“Le nostre osservazioni presentate in Provincia, alle Asl di Bergamo e Lecco sono state redatte con la supervisione e il sostanziale contributo di Agostino Di Ciaula, coordinatore scientifico di Isde Italia (Associazione medici per l’ambiente) e sono basate su comprovati studi medico-scientifici” precisano dai comitati.
La consegna delle firme al presidente Rossi
La consegna delle firme al presidente Rossi
“Il presidente Rossi ha dichiarato la sua piena adesione personale alle nostre vedute – affermano ancora -, rimarcando però che la decisione finale sul procedimento avviato per Italcementi sarà affidata ad altri tecnici ed incaricati dell’ente. Sostanzialmente non ha potuto fare alcuna promessa né dare un parere previsionale sull’andamento della pratica”.
“La nostra speranza è che le osservazioni e le preoccupazioni esposte e il peso delle firme raccolte non si fermino nell’ufficio della presidenza, ma vadano ad impattare sulle scelte che gli addetti ai lavori devono compiere nei confronti dell’azienda”.

“Abbiamo già fatto richiesta di presenziare alle prossime conferenze dei servizi che saranno convocate sulla procedura di Via Italcementi. Auspichiamo inoltre che, come anticipato dal presidente Rossi, verremo coinvolti anche in incontri intermedi di tipo interlocutorio tra le varie parti in gioco, così da poter sempre rimarcare le nostre osservazioni basate su studi scientifici e non su semplici chiacchiere o slogan mediatici”.

10.000 firme con i tre comitati per dire NO alle richieste di conversione di Italcementi

10.000 firme con i tre comitati per dire NO alle richieste di conversione di Italcementi

Nel pomeriggio di sabato 4 luglio, sono state simbolicamente consegnate al Presidente della Comunità  Isola Bergamasca (CIB) le oltre 10.000 firme raccolte dai tre Comitati (La nostra Aria, Aria Pulita Centro Adda e Rete Rifiuti Zero Lombardia) contrari “alla trasformazione del cementificio Italcementi di Calusco in un inceneritore”.
Al centro Marco Benedetti
Nel corso della breve conferenza stampa, svoltasi nella suggestiva cornice della sala civica di Sotto il Monte, i portavoce dei Comitati hanno riassunto il lavoro di questi mesi, definendo “storico” il risultato raggiunto.
Le firme raccolte
Non è mancato un accenno polemico da parte di Marco Benedetti, portavoce di Aria pulita Centro Adda, nei confronti degli amministratori del meratese i quali, fatto salvo il comune di Merate che ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno sul tema proposto dai consiglieri leghisti Panzeri e Valli, hanno sostenuto tiepidamente l’iniziativa arrivando persino ad impedire, come nel caso di Verderio, la raccolta delle firme presso gli uffici comunali.
Prossimo importante appuntamento è fissato per Martedì 7 luglio, quando avverrà la consegna vera  e propria delle firme alla Provincia di Bergamo, organo competente sulla questione, cui spetterà concedere o meno i permessi all’azienda. I Comitati hanno annunciato che l’incontro sarà preceduto alle 16,00 da un sit in fuori dalla sede della Provincia di Bergamo.

© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco

Inceneritore a Calusco d'Adda, 10mila firme contro il potenziamento

Inceneritore a Calusco d'Adda, 10mila firme contro il potenziamento

 Commenti

Sunday, June 21, 2015

Sono emerse infatti preoccupazioni sia per la crescita, di circa 10 volte, dal 2008 al 2013 con l'introduzione dei Cdr, delle emissioni di metalli pesanti dallo stabilimento di Calusco, sia per la sicurezza e il tracciamento dei rifiuti da parte delle società di certificazione.

Robbiate: l’ing. Carrara sul progetto Italcementi. ''Un’opportunità da giocare a favore del territorio''

Robbiate"Un'opportunità che potrebbe non ripetersi più per migliorare sensibilmente la qualità dell'aria che respiriamo". Così l'ingegner Roberto Carrara, tecnico incaricato dai comuni di Imbersago, Robbiate, Paderno d'Adda, Verderio, Cornate d'Adda, Merate e Solza per seguire dal punto di vista tecnico le loro istanze, ha definito il "braccio di ferro" che si sta svolgendo sul tavolo della Valutazione di Impatto Ambientale presso la Provincia di Bergamo tra i comuni e Italcementi, interessata com'è noto ad aumentare il quantitativo massimo di rifiuti bruciati nel proprio stabilimento di Calusco d'Adda per produrre energia.
La sua opinione è stata illustrata, giovedì sera, presso la sala consiliare di Robbiate, in una conferenza pubblica voluta dagli enti interessati per informare i cittadini sulla vicenda.
Dopo una breve presentazione da parte del sindaco Daniele Villa, l'ingegner Carrara ha spiegato al numeroso pubblico il progetto di Italcementi, soffermandosi dettagliatamente su ciò che le amministrazioni del territorio possono fare per esigere il miglioramento delle condizioni ambientali dell'impianto di Caluschese.
L'ing. Roberto Carrara

"I Css (combustibili solidi secondari) sono materiali non diversamente utilizzabili e che hanno un potere calorifero interessante. Con il loro utilizzo per produrre l'energia necessaria alla preparazione del cemento, Italcementi ne trarrebbe un vantaggio economico notevole; vantaggio che però deve anche tradursi in un vantaggio ambientale", ha spiegato l'esperto. "L'impianto di Calusco è tecnologicamente avanzato ma l'azienda, se vuole essere sostenibile, deve investire i potenziali guadagni per coprire ciò che ancora manca: un abbattitore di ossidi di azoto con sistema catalico come quello presente nello stabilimento di Rezzato".

Proprio i comuni di Rezzato e Mazzano, nel bresciano, si rivolsero all'ingegner Carrara per seguire la Valutazione di Impatto Ambientale riguardante l'ampliamento, richiesto da Italcementi nel 2005 e realizzato solo cinque anni più tardi, del locale stabilimento.

"Sarebbe deprecabile che due impianti della stessa azienda a meno di 50km di distanza avessero tecnologie differenti: tecnologie che permettono di dimezzare la media emissiva degli ossidi di azoto", ha aggiunto l'ingegnere. "Per quanto riguarda i metalli pesanti bisogna dire che con il suo progetto Italcementi andrebbe ad introdurre nel processo produttivo materiali diversi dal petcoke, l'ultimo scarto nella lavorazione del petrolio, che ora utilizza. Nel bruciare questo combustibile si creano metalli pesanti come vanadio e nichel, entrambi cancerogeni. Per cui la richiesta che presentiamo all'azienda è quella di usare combustibili di migliore qualità rispetto al Petcoke. La recente legislazione ci viene in aiuto perché ha elaborato una norma che ha lo scopo di definire la concentrazione massima di metalli che possono avere i Css, detti in questo caso Css combustibile, per essere usati liberamente nei cementifici; la normativa impone che ci sia un controllo di qualità che coinvolge il fornitore e il produttore, e se riuscissimo ad imporre a Italcementi l'utilizzo di Css combustibile avremmo la garanzia che non ci sarebbe un peggioramento delle emissioni".

"L'azienda ha fornito una lista molto lunga di Css che vorrebbe utilizzare - ha continuato Roberto Carrara - tocca a noi insistere affinché la Provincia di Bergamo decida solo per i Css combustibile. Questo materiale, trattato, costa di più e non ci sono molti produttori. Bisogna però farli sorgere, creare un circolo economico virtuoso sul territorio che consentirebbe anche di vincolare Italcementi a rifornirsi di prodotti di qualità certificata e a filiera corta. Ora, ad esempio, non sappiamo da dove venga il Cdr (combustibile derivato da rifiuti) che Italcementi smaltisce e utilizza".

"Per queste ragioni - ha concluso l'esperto - penso che il progetto di Italcementi, buono nel complesso, sia un'importante opportunità se gestita con attenzione dai comuni coinvolti al tavolo territoriale. Servirà però unità di intenti tra le amministrazioni e che si mettano in ordine le priorità, perché Italcementi avrà un budget di spesa per le compensazioni ambientali ed è fondamentale che sia a disposizione per la qualità dell'aria di tutto il territorio".

È stato il sindaco di Paderno Renzo Rotta, scelto come portavoce dei comuni coinvolti al tavolo territoriale, a rispondere a quest'ultima osservazione: "Vedo complicato riallacciare i rapporti con i comuni della sponda bergamasca ed in particolare con Calusco d'Adda. Questo perché hanno un serio problema sul piano territoriale dei rifiuti. Inoltre c'è la questione spinosa dello scalo ferroviario non realizzato dall'azienda dopo gli accordi del 2012 che, se portato a termine, chiuderebbe la porta ad altre eventuali compensazioni richieste esclusivamente dal Comune di Calusco".

Tanti, a questo punto della serata, gli interventi e le domande dal pubblico a cui l'ingegner Carrara ha cercato di dare risposta. Risposte per la verità non sempre condivise, specialmente dai membri delle associazioni ambientaliste presenti in sala.

Sono emerse infatti preoccupazioni sia per la crescita, di circa 10 volte, dal 2008 al 2013 con l'introduzione dei Cdr, delle emissioni di metalli pesanti dallo stabilimento di Calusco, sia per la sicurezza e il tracciamento dei rifiuti da parte delle società di certificazione. 

In particolare, il comitato "La Nostra Aria" di Solza ha sottolineato come si parli poco di un'indagine epidemiologica che faccia emergere i problemi sanitari di un territorio come quello dell'Adda sottoposto già ad un forte inquinamento: "La Lombardia brucia più della metà dei rifiuti prodotti in Italia, e oltretutto alcuni materiali sarebbero perfettamente riciclabili tramite compostaggio anaerobico", hanno spiegato.

Altri interventi hanno fatto invece notare come la salute non abbia costo, un aspetto particolarmente sentito anche per il fatto che l'Asl di Bergamo nei mesi scorsi sembra abbia rigettato in blocco la valutazione dei rischi ambientali presentata da Italcementi per l'omissione di uno studio sugli effetti sanitari. "Questo fa capire la filosofia dell'azienda!", è stato uno dei commenti tra il pubblico.

"La strada da seguire è quella di regolare il più possibile una materia che nella situazione attuale è ancora nebulosa. È più conveniente che rifiuti come i fanghi reflui siano smaltiti come Css anziché impiegati nei campi per l'agricoltura, così come sarebbe un bene che gli inceneritori pubblici lavorassero sempre meno", ha dato la sua opinione Roberto Carrara. "Il sistema dei controlli c'è e viene applicato perché l'azienda è monitorata periodicamente dall'Arpa. L'obiettivo deve essere una battaglia sulla sostenibilità ambientale perché su questo aspetto vi sia un miglioramento dell'impianto di Calusco e dell'aria che respiriamo".

Nelle prossime settimane Italcementi dovrebbe integrare il proprio progetto come richiesto dalla conferenza per la Valutazione di Impatto Ambientale, dando poi altri 90 giorni di tempo alla Provincia di Bergamo per pronunciarsi a riguardo.

Matteo Fratangeli

La spinosa e annosa questione dell’Italcementi di Calusco

Bookmark and ShareLa spinosa e annosa questione dell’Italcementi di Calusco

DSC_1342

La spinosa e annosa questione 
dell’Italcementi di Calusco

Si è svolta giovedì 11 giugno, presso la sala consiliare del Comune di Paderno d’Adda, un’importante assemblea pubblica sulla questione Italcementi di Calusco. Il tema è assai spinoso e il comune di Paderno è da anni uno dei più attivi della bergamasca nel tentativo di sviluppare un discorso costruttivo con la grossa multinazionale del cemento. L’assemblea è stata promossa dal Movimento per la Decrescita Felice e ha visto la partecipazione di figure istituzionali come il sindaco Renzo Rotta, l’assessore all’ambiente Valentino Casiraghi e alcuni esperti in campo ingegneristico e medico, nonché – naturalmente – i membri del comitato.
Tanti anni di dibattito e pochi risultati. Dopo un preambolo del presidente del comitato Gianluca Redaelli, è l’assessore Casiraghi a prendere la parola. Viene fatto un sunto del percorso che il comune di Paderno ha tentato di portare avanti insieme agli altri enti coinvolti nella questione Italcementi. Dal 2008, quando la multinazionale del cemento ha richiesto di utilizzare CDR (combustibile derivato da rifiuti) nella combustione, i vari enti si sono trovati, coordinati da Agenda 21 dell’Isola, a discutere di buoni propositi e cercare di stilare dei documenti programmatici. Ma l’assessore afferma sconsolato che alla fine «si è giunti nel 2012 ad un accordo in cui Italcementi offriva 15mila euro ad ogni comune per la costruzione delle casette dell’acqua. Solo i comuni di Paderno d’Adda e Solza si sono rifiutati di firmare il documento». Insomma, tanti tavoli di lavoro ma pochissimi risultati per tutelare la salute dei cittadini. La beffa è doppia: il documento del 2012 prevedeva la rimessa in funzione dello scalo ferroviario presso il cementificio, ma ad oggi questo progetto è ancora tutto nelle ipotesi. Avrebbe quanto meno garantito una diminuzione del traffico dei camion nella zona.


Un incremento monstreNel 2013 il decreto Clini ha permesso ai cementifici di bruciare il CSS (combustibile solido secondario: plastiche, gomme, fanghi) classificandolo non più come rifiuti (CDR) ma di fatto come combustibile. Italcementi aveva già sostituito l’uso del pet coke (residui del petrolio) con quello del CDR per il 20 percento, ma nell’autunno 2014 si è aperta una prospettiva davvero preoccupante. Il cementificio di Calusco ha infatti richiesto di aumentare la combustione da 30mila tonnellate annue fino alla cifra enorme di 110mila. Per capire la portata di questi numeri, basti sapere che l’inceneritore di Valmadrera brucia tutti gli RSU (rifiuti solidi urbani) della provincia di Lecco, per un totale di 90mila tonnellate all’anno. Calusco brucerebbe ancora più rifiuti.
Gli enti si muovono. Il comune di Paderno, da sempre attentissimo alla questione, si è mosso immediatamente alla notizia. Dopo alcune risposte negative, ad esempio da parte del comune di Calusco che preferisce stare da solo, Paderno ha partecipato ad un incontro organizzato dalla presidenza della provincia di Bergamo, in cui sono intervenuti vari comuni e comitati. Si è quindi richiesto a Italcementi di stilare un documento integrativo che risponda ai diversi interrogativi degli enti, che poco dopo hanno incontrato anche le ASL di Lecco e Bergamo. La risposta è attesa entro la data del 9 luglio. Tra le richieste: la realizzazione del raccordo ferroviario, la spiegazione della filiera dei CSS, la limitazione delle emissioni di fumi, il miglioramento delle tecniche di abbattimento delle sostanze emesse. E ancora: attivare un documento della regione per la tutela della salute pubblica, aderire ad un protocollo EMAS.

[L'esplosione del 20 febbraio 2015]
ALBERTO MARIANI -ESPLOSIONE ITALCEMENTI DI CALUSCO D'ADDA

Fumi nocivi, ma quanto? Non bastano i dati sulle emissioni, che evidenziano un progressivo aumento di certi elementi nocivi, per richiedere una diminuzione dell’attività di Italcementi. La questione è complessa: il cementificio rientra infatti nei parametri di legge per quanto riguarda le polveri emesse in relazione ai metri cubi d’aria. Tuttavia, ci sono altri elementi che non sono stati adeguatamente soppesati. Un esempio su tutti, presentato giovedì sera: gli inceneritori non dovrebbero sorgere nei pressi di un centro abitato, ma Calusco è un comune assai popoloso. Da parte loro, si potrebbe sottolineare che questo inceneritore è di nuova tipologia e produce meno inquinanti rispetto ai vecchi modelli. L’affermazione non ha però delle controprove di fatto misurate sulla salute dei cittadini, dato che servono parecchi anni per valutare i danni clinici legati alla presenza di un inceneritore. Altri punti interrogativi riguardano i camini secondari (come vengono filtrati quei fumi?) e i transienti, quelle fasi in cui il cementificio non funziona a pieno regime e non raggiungendo certe temperature (oltre 1500°) non smaltisce come dovrebbe certe sostanze nocive come la diossina. Infine, non bisogna dimenticare che questo non è un inceneritore, cioè non produce cenere; i resti della combustione finiscono direttamente nel cemento che poi viene usato per costruire le nostre case. Si dice che ormai le sostanze siano inerti, ma alcuni studi mettono in dubbio tale affermazione.

[La giornata Porte Aperte, 6 giugno 2015]
Studi epidemiologici. È questa la parola chiave. Tra le varie richieste poste a Italcementi c’è anche uno studio di questo tipo, che viene svolto dall’ASL. Tale ricerca non guarda tanto a quali e quante sostanze vengono emesse da un camino, ma misura in modo puramente statistico alcune malattie e le conseguenti morti che si sono verificate nell’area intorno all’inceneritore. Si vanno a sondare i dati inerenti alle malattie respiratorie, agli infarti, agli ictus, agli aborti, alle malformazioni, ai problemi di tiroide, di diabete e ai tumori. Questi studi permettono di individuare l’aumento percentuale di queste malattie nelle aree a rischio rispetto alle statistiche medie. Si ottiene un rischio relativo che indica quindi quando possono far male, in termini effettivi, i fumi di un camino.
Scarsa coesione. Non si possono pronosticare gli esiti di questo delicato dibattito. Già ottenere uno studio epidemiologico è un primo passo importante. Solo così si potranno avanzare proposte più stringenti per diminuire le quantità di fumi emessi, per apportare migliorie al filtraggio delle polveri, e tanto altro. In tutto questo, la cosa che desta maggiore perplessità è la posizione di Calusco. Dopo aver accettato nel 2012 la famosa casetta dell’acqua, anche di fronte allo spaventoso aumento di CSS combusti la reazione è all’insegna di una strategia diversa da quella della provincia e degli altri enti (sarebbe bello capire bene quale sia). Questa differenziazione ha impedito lo sviluppo di una forte coesione tra i comuni interessati al problema. Pur essendo accomunati dalle finalità, i percorsi intrapresi sono differenti e distanti.

Sunday, June 14, 2015

Non fa la ferrovia quindi Italcementi come compensazione mettera i 2 miloni per il ponte?


Paderno, corsa contro il tempo per salvare la "tour Eiffel" sull'Adda

 Commenti

Labels