MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI :
Paderno d'Adda e Solza
.
HANNO FIRMATO :
Calusco d'Adda,
Cornate d'Adda,
Imbersago,
Medolago,
Parco Adda Nord,
Robbiate,
Verderio Inferiore,
Verderio Superiore,
Villa d'Adda,
Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia .
Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento .
http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html
Countdown alla ferrovia
il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
Friday, April 27, 2012
Paderno: consiglio compatto contro il protocollo Italcementi Comuni tagliati fuori, il sindaco firmerà una versione diversa
http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=20152
Il consiglio comunale di Paderno d'Adda si schiera compatto nel rispondere un secco "no" al protocollo di intesa con cui la Italcementi S.p.a mette di fatto la parola "fine" a 10 anni di trattative per le compensazioni ambientali a favore dei paesi dell'area intorno al "camino" di Calusco, e in cui l'azienda specifica che "le amministrazioni rinunciano irrevocabilmente ed incondizionatamente ad ogni pretesa, richiesta, ragione o azione nei confronti di Italcementi S.p.a. e di ogni persona fisica o giuridica del cui fatto la Società debba rispondere per l'attività di recupero energetico di CDR così come autorizzata". Il documento è stato presentato a 10 comuni tra le province di Bergamo e Lecco (nello specifico Calusco d'Adda, Solza, Villa d'Adda, Carvico, Medolago, Imbersago, Verderio Superiore, Robbiate, Cornate, Paderno d'Adda), ma solo l'amministrazione di Paderno ha deciso di portarlo in consiglio comunale per discutere una possibile linea di intervento nei confronti di un accordo che, al di là degli interventi in ambito ambientale del valore di 15.000 euro in ogni comune coinvolto, prevede il cessare di ogni forma di confronto tanto faticosamente portato avanti dalle amministrazioni. Maggioranza e minoranza consiliare, al termine della seduta di martedì 24 aprile, si sono trovati concordi nel dare mandato al sindaco Valter Motta di sottoscrivere non l'ultimo protocollo ma quello precedente con alcune modifiche, che lasci spazio alla continuazione del "tavolo" tra territorio e azienda che in un primo tempo si era detta disponibile ad "approfondire la fattibilità tecnico‐economica per il posizionamento nel polo di Calusco d'Adda di un abbattitore di NOx". Alias ossido di azoto, uno dei tanti elementi emessi dall'azienda che, seppur rilevato sempre entro i limiti di legge, potrebbe essere oggetto di futuri interventi a tutto vantaggio del territorio. Il tentativo dell'amministrazione padernese si concluderà probabilmente con un "no" da parte dell'azienda, ma l'amministrazione non ci sta a farsi "tagliare fuori" da ogni possibile futura pretesa nei confronti di Italcementi.
"Il primo accordo sulle compensazioni ambientali per l'utilizzo del CDR (combustibile ricavato dai rifiuti opportunamente trattai) in sostituzione dei combustibili fossili convenzionali è stato sottoscritto nel 2005" ha spiegato il sindaco Motta in consiglio "ma i contatti tra amministrazioni ed enti con la società risalgono ad alcuni anni prima ed sono stati portati avanti per anni, non senza difficoltà. Nella bozza di accordo redatta nel 2011, dopo la quale i comuni sono stati "esclusi" dalle trattative che sono continuate solo con Calusco e l'Agenda 21 bergamasca, era prevista la riattivazione dello scalo ferroviario interno all'azienda (che dovrebbe togliere dalle strade bergamasche circa 8000 camion l'anno e far respirare meglio noi), il rilascio di una fidejussione bancaria per un ammontare complessivo pari a € 600.000 a favore del Comune di Calusco d'Adda, la realizzazione di "case dell'acqua" per un importo di € 15.000 in ciascun comune e un sistema di telerilevamento terrestre per il Parco Adda Nord. Al di là della "elemosina" concessa ai comuni in cambio di 50 anni di influenza sull'ambiente, ma su questo non li si può obbligare altrimenti, la mia priorità non è dotare i miei cittadini di una casetta dell'acqua ma preservare la loro salute. Oggi come in futuro. Con l'ultima versione dell'accordo si chiude ogni possibilità di ulteriore confronto con l'azienda, ci ritroveremo con le mani legate. La mia proposta è di firmare il documento precedente". "Le compensazioni sono una tantum a fronte di un effetto vita natural durante" ha commentato il consigliere Matteo Crippa, che insieme agli altri componenti della minoranza ha proposto la firma di un documento ancora più restrittivo rispetto a quello proposto dal sindaco, e accettato all'unanimità. "A livello personale non me la sento di votare per un documento che potrebbe avere conseguenze importanti per i cittadini del mio paese, è una questione anche morale" ha commentato Andrea Magella. "Mi chiedo come gli altri amministratori abbiano potuto firmare un
documento simile, senza che i cittadini siano al corrente di nulla".
I consiglieri di minoranza
Il sindaco Valter Motta il prossimo 4 maggio si presenterà al tavolo di confronto fra comuni, enti e Italcementi con un documento che si oppone alla fine di ogni confronto con l'azienda su tematiche di valore ambientale che riguardano la salute, e dunque la vita stessa, di tutti i cittadini. "Ci aspettiamo un secco no dall'azienda, ma esprimo la mia soddisfazione per la fruttuosa ed utile discussione consiliare nonché per il raggiungimento di una posizione unanime rispetto alla questione dei rapporti tra Italcementi ed il Territorio".
In questo documento è possibile vedere le differenze tra le due "versioni" dell'accordo.
Alla sinistra la bozza di convenzione frutto della mediazione tra il territorio ed Italcementi, sulla destra invece la bozza di protocollo come sottoposto da Agenda21 dell'isola bergamasca come versione concordata con Italcementi.
Per visualizzare il documento clicca qui.
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Saturday, April 21, 2012
Paderno: protocollo per le compensazioni di Italcementi. Il sindaco: ''Siamo molto perplessi''
R.R.
© www.merateonline.it - Il primo giornale della provincia di Lecco
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Thursday, April 19, 2012
i.lab al Kilometro Rosso, Italcementi concentra la ricerca e sviluppo
DAL NOSTRO INVIATO STEZZANO (Bergamo) - L' avevano «immaginato in un' altra epoca», lontana da questo lunghissimo, «severo inverno per l' Italia e per buona parte dell' Occidente». E dunque è vero che decidere di andare avanti con i.lab, l' ipertecnologico polo di ricerca in cui Italcementi ha investito 40 milioni, da un certo momento in poi non è stato proprio scontato. Come osserva Giampiero Pesenti: «L' economia mondiale poteva indurre a un rinvio». E allora c' è da un lato l' orgoglio della scelta: «Ricerca e investimenti sono da sempre il cuore del nostro sviluppo», rivendica il presidente, e non si ripete in continuazione che proprio nelle crisi è cruciale non mollare? In parallelo, c' è una scommessa più ampia: «Non abbiamo perso fiducia nel futuro dell' Italia e della sua industria». i.lab nasce così. Fortemente voluto da Carlo Pesenti, figlio di Giampiero e consigliere delegato del gruppo, per concentrare in un unico, avveniristico laboratorio tutti i ricercatori italiani del quinto player mondiale del settore. Realizzato al Kilometro Rosso, il parco scientifico creato alle porte di Bergamo da Alberto Bombassei, dall' archistar Richard Meier con una missione precisa: farne un' icona dell' «architettura sostenibile», prima ancora che della «grande architettura» (e i riconoscimenti sono già arrivati, con la rara certificazione Leed Platinum, il massimo standard di valutazione energetico-ambientale). Inaugurato ieri, con taglio di nastro affidato al ministro dell' Ambiente Corrado Clini, in una cornice simbolica per altre ragioni. La crisi, appunto. Quella crisi che costringe le imprese a tagliare costi e investimenti, quando non a chiudere tout court. La ricerca è una delle voci che per prime ne fanno le spese. Tener duro lì è, invece, «la chiave della crescita per il nostro Paese». È Clini, a sottolinearlo. La sua puntata a Bergamo è veloce, nel pomeriggio c' è il Consiglio dei ministri. Ma «porterò lì quest' esempio sperando possa ispirare il governo, le forze politiche, le organizzazioni sociali e sindacali: i.lab significa investimenti in innovazione e nuove tecnologie, è un segnale fortissimo nella direzione dello sviluppo». Uno sviluppo che sia anche «sostenibile», però. Com' è nelle ambizioni di Carlo Pesenti: «Italcementi intende confermare la propria leadership in questo campo, nella convinzione che il futuro sarà delle imprese che avranno saputo coniugare intelligentemente crescita economica, uso oculato delle risorse naturali, rispetto dei diritti umani e livelli adeguati di lavoro e di vita». affaella Polato RIPRODUZIONE RISERVATA
Polato Raffaella
Wednesday, April 18, 2012
Modelli di ricerca industriale sostenibile: Italcementi inaugura i.lab
i.lab è il nuovo centro di ricerca e innovazione delGruppo Italcementi inaugurato ieri a Bergamo. Disegnato dall’architetto Richard Meier come una grande freccia bianca di vetro e cemento circondata da un parco si sviluppa su uno spazio di 23.000 metri quadrati.
La struttura, costata 40 milioni di euro, rappresenta un modello per l’ architettura sostenibile di tutta Europa ed esprime la volontà di Italcementi di puntare ad una ricerca industriale che garantisca una qualità migliore di vita ed un maggiore rispetto per l’ ambiente.
L’ edificio è realizzato, infatti, con differenti tipi di cemento brevettati da Italcementi e con materiali derivanti da processi di recupero che riducono le sostanze inquinanti. Utilizza, inotre, pannelli solari ed un impianto geotermico in grado di ridurre l’ emissione di CO2. Anche il legno impiegato è conforme ad una gestione responsabile delle foreste.
I dati parlano chiaro riguardo all’ impegno dell’ azienda verso l’ efficienza energetica e l’ innovazione ecocompatibile: una ventina di progetti in corso, 60 brevetti in dieci anni, un budget annuo di circa 13 milioni di euro destinato alle attività di ricerca e sviluppo. L’obiettivo è la “Leadership in Energy and Enviromental Design” (LEED), una delle più autorevoli certificazioni americane in ambito energetico ed ambientale.
Il consigliere delegato di Italcementi Carlo Pesenti, alla presenza del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, ha concluso il suo intervento con due messaggi importanti per tutto il settore e non solo: «Il primo: innovare pensando all’ambiente si può e l’industria può essere l’artefice di un cambiamento che va a vantaggio di tutti, dell’economia, dell’ ambiente e della società. Il secondo: il futuro delle imprese sarà di chi avrà saputo intelligentemente coniugare lo sviluppo industriale ed economico con un uso attento delle risorse naturali e con il rispetto dei diritti umani, del lavoro e della vita».
Tuesday, April 17, 2012
Vicino agli inceneritori aumenta la mortalità per il cancro. Il caso di Forlì
icino agli inceneritori il cancro colpisce più duramente. L’Arpa Toscana (non un comitato di cittadini preoccupati, ma l’agenzia regionale per la protezione ambientale) ha messo sotto la lente di ingrandimento la situazione a Forlì.
Già uno studio francese, qualche anno fa, aveva mostrato un legame fra incidenza del cancro e presenza di inceneritori.
Però, si disse allora per tranquillizzare, quel lavoro riguardava le persone esposte alle emissioni negli Anni70 ed 80, ed ammalatesi nel periodo 1990-1999: in seguito le norme anti inquinamento sono migliorate. Ma i dati di Forlì sono più recenti.
La notizia su Forlì è on line sull’ultimo numero del notiziario dell’Arpa Toscana, e cita come fonte uno studio pubblicato l’anno scorso su Environmental Health relativo all’impatto sulla salute di inceneritori e discariche in Italia, Inghilterra e Slovacchia (tutti i link in fondo, come sempre).
Il testo su Environmental Health non cita mai Forlì, nè alcun sito specifico in Italia o all’estero. E’ presumibile che l’Arpa Toscana abbia scavato nei numeri che vi sono confluiti. Presumibile, ma non dichiarato.
Per la cronaca, sul saggio di Environmental Health da cui ha attinto l’Arpa Toscana i ricercatori calcolano che nel periodo 2001-2050 saranno legati ai 49 inceneritori italiani (il dato riguarda quelli che erano in funzione nel 2001) 2.729 casi di cancro su persone che abitano entro i tre chilometri dagli inceneritori stessi (55 casi per impianto); la grande maggioranza di questi attesi casi di cancro, aggiungono, sarà dovuta all’esposizione avvenuta prima del 2001. Concludono inoltre – a livello generale, e non solo italiano – che l’impatto sulla salute degli inceneritori è modesto se comparato ad altre fonti di inquinamento, quali il traffico o le emissioni delle industrie.
Fin qui il background. La notizia pubblicata da Arpa Toscana avverte che a Forlì sono in funzione, a 300 metri uno dall’altro, due inceneritori: di rifiuti solidi urbani, dal 1976, e di rifiuti ospedalieri, dal 1991.
E’ stata presa in considerazione l’area nei 3,5 chilometri attorno al punto equidistante fra i due inceneritori, e la popolazione qui residente dal 1990. Coloro che vi sono arrivati in seguito sono entrati nello studio solo dopo aver “maturato” cinque anni di residenza.
Gli altri ingredienti dell’analisi: un modello di dispersione delle sostanze inquinanti tarato sulla realtà locale, le banche dati di mortalità regionale del Registro Tumori Romagnolo (dal 1990 al 2003), il database delle Schede di Dimissione Ospedaliera dal 1999 al 2003.
Il tutto è stato ulteriormente filtrato in modo statisticamente opportuno tenendo conto sia delle caratteristiche socio economiche degli individui sia della loro esposizione all’inquinamento da traffico.
Risultato. Negli uomini sono risultati associati alla presenza degli inceneritori i casi di cancro al colon retto. Nelle donne è risultata associata alla presenza degli inceneritori la mortalità per tutti i tipi di tumore, in particolare per il cancro a stomaco, colon, fegato e seno.
Sul bollettino dell’Arpa Toscana mortalità e morbilità nella popolazione residente intorno a due inceneritori a Forlì
Su Environmental Health lo studio da cui provengono i dati: valutazione dell’impatto sulla salute degli impianti di trattamento dei rifiuti in tre Paesi europei
Italcementi: inaugura i.lab, centro ricerche da 40 mln euro
BERGAMO (MF-DJ)--Italcementi ha inaugurato, alla presenza del Ministro dell'Ambiente Corrado Clini, il nuovo Centro Ricerca e Innovazione i.lab, realizzato su progetto dell'architetto americano Richard Meier. Il Ministro ha tagliato il nastro nel corso di una cerimonia insieme al presidente di Italcementi, Giampiero Pesenti, al consigliere delegato Carlo Pesenti e al top management del gruppo.
L'edificio, costato complessivamente 40 mln euro, e' collocato nel parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso di Bergamo e si sviluppa su uno spazio di 23.000 metri quadrati. Il Centro ospita ingegneri, tecnici e ricercatori della Direzione Ricerca e Sviluppo, della Direzione Laboratori del Centro Tecnico di Gruppo (Ctg) e della Direzione Innovazione di Italcementi, impegnati nello studio e nello sviluppo di innovazioni tecnologiche, funzionali ed estetiche dei nuovi materiali per le costruzioni.
i.lab, costruito in linea con la concezione di Italcementi di innovazione, di sostenibilita' e di eccellenza architettonica, e' la sintesi della piu' avanzata tecnologia in termini di qualita' dei materiali e di tecnologie per la green construction.
"Le imprese, non solamente in Italia ma anche nel mondo, stanno cambiando rotta verso la sostenibilita': e' il fenomeno della green economy, che ormai e' di fatto 'economy' poiche' le produzioni che non hanno dentro di se' la componente ambientale e di innovazione sono destinate a uscire dal mercato. Per questo motivo", ha osservato il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, "il Governo e' attento a incentivare le iniziative, come il progetto del gruppo Italcementi, che confermano la vivacita' del mondo imprenditoriale nella ricerca e nell'innovazione".
"L'innovazione rappresenta la leva strategica attraverso cui Italcementi punta a costruire il proprio vantaggio competitivo", ha affermato Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi. "L'obiettivo del gruppo e' la ricerca continua di processi di produzione sostenibili e di soluzioni architettoniche innovative, per rispondere alla crescente richiesta da parte del mercato di applicazioni e prodotti che contribuiscano a una piu' alta qualita' della vita e dell'ambiente. Italcementi Group puo' contare su circa 170 persone, tra chimici, geologi e ingegneri, impegnati in attivita' di Ricerca e Innovazione in Italia, con i.lab e in Francia, con il campus Technodes di Guerville, vicino a Parigi. Il budget annuo destinato alle attivita' di Ricerca e Sviluppo e' di circa 13 milioni di euro con una incidenza sul fatturato fra le piu' significative del settore. Negli ultimi 10 anni abbiamo depositato 60 brevetti. Il tasso di innovazione del Gruppo", ha proseguito Pesenti, "ovvero il rapporto tra i ricavi derivanti da progetti di innovazione e il totale delle vendite, e' attualmente pari a 4 mentre nel 2010 era 3.9, in progressivo aumento secondo i programmi. L'obiettivo e' di stabilizzare a medio-lungo termine un ratio pari a 5".
"i.lab", ha concluso Pesenti, "porta sul territorio e alla sua comunita' due messaggi forti. Il primo: innovare pensando all'ambiente si puo' e l'industria puo' essere l'artefice di un cambiamento che va a vantaggio di tutti, dell'economia, dell'ambiente e della societa'. Il secondo: il futuro delle imprese sara' di chi avra' saputo intelligentemente coniugare lo sviluppo industriale ed economico con un uso attento delle risorse naturali e con il rispetto dei diritti umani, del lavoro e della vita".
i.lab vuole rappresentare un punto di riferimento nel campo dell'architettura sostenibile in Europa e rappresenta un'applicazione concreta della strategia di Italcementi rispetto ai temi dell'innovazione e della sostenibilita'.
Progettato e costruito in osservanza dello standard Leed (Leadership in Energy and Environmental Design), i.lab ha ricevuto la certificazione Platinum, il piu' alto standard di valutazione in materia energetica e ambientale riguardante le costruzioni edili. i.lab risponde infatti a severi requisiti di efficienza energetica, che consentono di ottenere un risparmio di energia fino al 60% in piu' rispetto a un edificio tradizionale di pari dimensioni e destinazione d'uso, grazie alle modalita' di costruzione adottate, ai materiali utilizzati nell'involucro e all'impiego di energie rinnovabili con l'installazione di pannelli fotovoltaici, solari e di un impianto geotermico.
Nel 2010, inoltre, la Commissione Europea ha assegnato a i.lab il premio European Green Building Award come miglior edificio in Italia per l'efficienza energetica nella categoria "Best New Building" e nel 2009 i.lab ha ricevuto il Green Good Design Award dal Chicago Athenaeum e dall'European Centre for Architecture Art Design and Urban Studies. alb alberto.chimenti@mfdowjones.it
Wednesday, March 21, 2012
Revamping Italcementi Monselice: la cronistoria
Revamping Italcementi Monselice: la cronistoria
Revamping Italcementi Monselice: la cronistoria
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GLI ALTRI RICORSI. Sono invece ancora in itinere i ricorsi al Consiglio di stato e di nuovo al Tar Veneto, proposti dai vicini comuni di Este e Baone. Il primo contro l'esclusione dei paesi dalla convenzione a tre tra cementificio, Parco e comune di Monselice, il secondo contro la delibera della Provincia di Padova che ha autorizzato il revamping.“
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Revamping Italcementi Monselice: la cronistoria
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Revamping Italcementi, il progetto che divide la Bassa padovana
Una battaglia condotta a suon di ricorsi tra cementificio, enti, residenti, comitati e amministrazioni locali. Sul progetto di ammodernamento del sito di Monselice inserito nel parco Colli euganei si è pronunciato a favore il Consiglio di Stato
STORIE CORRELATE
Una vicenda locale finita nelle aule dei tribunali che mette sul tappeto temi di carattere ambientale e occupazionali cruciali per il territorio della Bassa Padovana.
IL PROGETTO. Si tratta del progetto di "revamping" di Italcementi - la multinazionale che gestisce il cementificio di Monselice - che prevede un ammodernamento degli stabilimenti per un investimento di 160 milioni. A favore, oltre all'azienda, l'amministrazione locale e i dipendenti, supportati dalle sigle sindacali.
I COMITATI. Dalla parte opposta della barricata, oltre alle amministrazioni dei vicini comuni di Baone ed Este, alcuni residenti e gli ambientalisti di "Lasciateci respirare" ed "E noi?", che da anni, anche prima del progetto, criticano l'inquinamento provocato dallo stabilimento, anche a fronte della possibilità di utilizzo del Pet-coke come combustibile, che avrebbe incrementato l'inquinamento della zona. Rivoltisi al Tar del Veneto, questi ultimi hanno vinto il ricorso in primo grado contro il progetto per "incompatibilità con la normativa di tutela ambientale del Parco dei colli Euganei".
IL TAR. La sentenza emessa a maggio 2011 dal Tar ha dunque annullato l'autorizzazione paesaggistica rilasciata il 13 dicembre 2010 dal Parco colli e la delibera di giunta provinciale del 29 dicembre dello stesso anno di approvazione della valutazione d'impatto ambientale (Via). Secondo il tribunale veneto "il progetto di Italcementi va oltre la normale manutenzione di un impianto destinato a cessare fra pochi mesi. È - secondo il Tar - un impianto nuovo, di durata quasi trentennale, con un nuovo ciclo di produzione. Quindi è incompatibile con le finalità di tutela".
I LAVORATORI. Preoccupati per il proprio futuro lavorativo, a seguito della sentenza di primo grado che di fatto boccia il progetto, i dipendenti della cementeria hanno scioperato per riunirsi in assemblea e discutere delle ricadute. "I lavoratori esprimono la forte preoccupazione per il futuro dei posti di lavoro - 250 in tutto tra diretti e dell'indotto - dello stabilimento", avevano dichiarato i rappresentanti sindacali Fillea-Cgil e Filca-Cisl.
IL CONSIGLIO DI STATO. Italcementi si è quindi appellata al Consiglio di Stato che, pronunciatosi a febbraio 2012 accogliendo il ricorso - considerando il progetto legittimo - spalanca le porte al piano di investimento e al proseguo dell'attività per altri 28 anni. Lo stesso iter burocratico del progetto di revamping, congelato prima dalla sentenza del Tar, può ora proseguire con le ultime autorizzazioni necessarie prima dell'avvio dei lavori.
IL PROGETTO. Si tratta del progetto di "revamping" di Italcementi - la multinazionale che gestisce il cementificio di Monselice - che prevede un ammodernamento degli stabilimenti per un investimento di 160 milioni. A favore, oltre all'azienda, l'amministrazione locale e i dipendenti, supportati dalle sigle sindacali.
I COMITATI. Dalla parte opposta della barricata, oltre alle amministrazioni dei vicini comuni di Baone ed Este, alcuni residenti e gli ambientalisti di "Lasciateci respirare" ed "E noi?", che da anni, anche prima del progetto, criticano l'inquinamento provocato dallo stabilimento, anche a fronte della possibilità di utilizzo del Pet-coke come combustibile, che avrebbe incrementato l'inquinamento della zona. Rivoltisi al Tar del Veneto, questi ultimi hanno vinto il ricorso in primo grado contro il progetto per "incompatibilità con la normativa di tutela ambientale del Parco dei colli Euganei".
IL TAR. La sentenza emessa a maggio 2011 dal Tar ha dunque annullato l'autorizzazione paesaggistica rilasciata il 13 dicembre 2010 dal Parco colli e la delibera di giunta provinciale del 29 dicembre dello stesso anno di approvazione della valutazione d'impatto ambientale (Via). Secondo il tribunale veneto "il progetto di Italcementi va oltre la normale manutenzione di un impianto destinato a cessare fra pochi mesi. È - secondo il Tar - un impianto nuovo, di durata quasi trentennale, con un nuovo ciclo di produzione. Quindi è incompatibile con le finalità di tutela".
I LAVORATORI. Preoccupati per il proprio futuro lavorativo, a seguito della sentenza di primo grado che di fatto boccia il progetto, i dipendenti della cementeria hanno scioperato per riunirsi in assemblea e discutere delle ricadute. "I lavoratori esprimono la forte preoccupazione per il futuro dei posti di lavoro - 250 in tutto tra diretti e dell'indotto - dello stabilimento", avevano dichiarato i rappresentanti sindacali Fillea-Cgil e Filca-Cisl.
IL CONSIGLIO DI STATO. Italcementi si è quindi appellata al Consiglio di Stato che, pronunciatosi a febbraio 2012 accogliendo il ricorso - considerando il progetto legittimo - spalanca le porte al piano di investimento e al proseguo dell'attività per altri 28 anni. Lo stesso iter burocratico del progetto di revamping, congelato prima dalla sentenza del Tar, può ora proseguire con le ultime autorizzazioni necessarie prima dell'avvio dei lavori.
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Tuesday, March 06, 2012
"Il cementificio migliora il paesaggio"
"Il cementificio migliora il paesaggio"
C'è l'ok alla costruzione dell'impianto
Nella foto, la simulazione del nuovo progetto con la torre di 89 metri
Dal Consiglio di Stato il via libera:
la nuova struttura sorgerà
nel Parco dei Colli Euganei
GIUSEPPE SALVAGGIULO
Vince la Italcementi, perdono i comitati di cittadini. E vince l'Ente Parco dei Colli Euganei, schierato con i cementieri contro gli ambientalisti. Il Consiglio di Stato, ribaltando la sentenza del Tar, ha benedetto il nuovo progetto del cementificio di Monselice, nel cuore del Parco dei Colli Euganei, in Veneto. E lo ha fatto con una motivazione originale e destinata a far discutere: il cementificio migliora il paesaggio e la ciminiera alta 89 metri non è un pugno negli occhi - come sostengono gli oppositori - ma un pregevole elemento architettonico.
Scrivono i giudici: "il progetto comporta modifiche positive sotto il profilo paesaggistico (...); adotta soluzioni volte a mitigarne la percezione delle sagome (...), idonee a ridurne l’impatto visivo; realizza un elemento verticale – la discussa torre di 89 metri – il cui sviluppo si accompagna a una qualità architettonica apprezzabile, in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea che attribuiscono alle strutture verticali ad elevato contenuto tecnologico la funzione di riqualificare i siti nei luoghi deteriorati (...)".
Prima dell'istituzione del Parco, quarant'anni fa i Colli Euganei erano "colline senza pace": una groviera di cave (un'ottantina) e tre cementifici. La salvezza dei Colli, chiesta dal comitato locale, diventò un caso nazionale grazie agli articoli di denuncia di Paolo Monelli sul "Corriere della Sera" e di Gigi Ghirotti su "La Stampa". La legge del 1971 ha messo all'indice le cave (oggi ne restano solo cinque). E i cementifici? Secondo gli ambientalisti vanno ritenuti "incompatibili con le finalità del Parco" e dismessi, ma la chiusura non è mai stata decisa e quindi continuano a operare. Tanto che la Italcementi, quinto produttore mondiale, ha presentato un progetto di "revamping" (ristrutturazione) dell'impianto di Monselice, con nuove tecnologie e un grande camino in mezzo ai pendii che ispirarono poeti e pittori.
E qui sta il punto: il cementificio rinnovato non si può fare perché è una nuova costruzione e il Parco non lo consente, sostengono ambientalisti e Tar. Si può fare, spiegano Italcementi ed enti locali, perché il progetto "modifica sostanzialmente" il cementificio esistente ma non ne fa nascere uno nuovo. Anzi migliora la situazione anche dal punto di vista ambientale. Questa tesi è stata accolta dal Consiglio di Stato.
Questione chiusa? I comitati non mollano e studiano la prossima mossa. La Italcementi li ha anche citati in tribunale chiedendo un risarcimento danni di 200 mila euro. Dunque la guerra continua. E i Colli Euganei si riscoprono ancora "senza pace".
Scrivono i giudici: "il progetto comporta modifiche positive sotto il profilo paesaggistico (...); adotta soluzioni volte a mitigarne la percezione delle sagome (...), idonee a ridurne l’impatto visivo; realizza un elemento verticale – la discussa torre di 89 metri – il cui sviluppo si accompagna a una qualità architettonica apprezzabile, in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea che attribuiscono alle strutture verticali ad elevato contenuto tecnologico la funzione di riqualificare i siti nei luoghi deteriorati (...)".
Prima dell'istituzione del Parco, quarant'anni fa i Colli Euganei erano "colline senza pace": una groviera di cave (un'ottantina) e tre cementifici. La salvezza dei Colli, chiesta dal comitato locale, diventò un caso nazionale grazie agli articoli di denuncia di Paolo Monelli sul "Corriere della Sera" e di Gigi Ghirotti su "La Stampa". La legge del 1971 ha messo all'indice le cave (oggi ne restano solo cinque). E i cementifici? Secondo gli ambientalisti vanno ritenuti "incompatibili con le finalità del Parco" e dismessi, ma la chiusura non è mai stata decisa e quindi continuano a operare. Tanto che la Italcementi, quinto produttore mondiale, ha presentato un progetto di "revamping" (ristrutturazione) dell'impianto di Monselice, con nuove tecnologie e un grande camino in mezzo ai pendii che ispirarono poeti e pittori.
E qui sta il punto: il cementificio rinnovato non si può fare perché è una nuova costruzione e il Parco non lo consente, sostengono ambientalisti e Tar. Si può fare, spiegano Italcementi ed enti locali, perché il progetto "modifica sostanzialmente" il cementificio esistente ma non ne fa nascere uno nuovo. Anzi migliora la situazione anche dal punto di vista ambientale. Questa tesi è stata accolta dal Consiglio di Stato.
Questione chiusa? I comitati non mollano e studiano la prossima mossa. La Italcementi li ha anche citati in tribunale chiedendo un risarcimento danni di 200 mila euro. Dunque la guerra continua. E i Colli Euganei si riscoprono ancora "senza pace".
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Friday, March 02, 2012
Italcementi nel Parco dei Colli sì dei giudici alla grande torre
EL PADOVANO
Italcementi nel Parco dei Colli
sì dei giudici alla grande torre
Il Consiglio di Stato ribalta la sentenza del Tar, via libera al piano di ammodernamento della fabbrica. Esultano azienda e lavoratori, ambientalisti furiosi
Sopra il rendering del futuro impianto, a destra l’omologa torre di Matera (archivio)
PADOVA - L’attesa è durata un mese e mezzo. Da una parte i comitati che demonizzavano l’investimento alzando lo scudo a difesa del Parco Colli Euganei, dall’altra il colosso bergamasco Italcementi, che quell’investimento lo difendeva a spada tratta. In mezzo, il revamping: un progetto da oltre 160 milioni di euro per riammodernare e dare maggiore produttività all’impianto di Monselice. Rispettando - è parola di Italcementi - l’ambiente. Un progetto che ha avuto il via libera pure dal Consiglio di Stato. I giudici hanno accolto il ricorso dei legali della multinazionale orobica dopo la decisione, nel maggio 2011, del Tar del Veneto che accogliendo l’esposto dei comitati popolari «E Noi?» e «Lasciateci Respirare», annullava l’autorizzazione paesaggistica rilasciata dall’Ente Parco Colli il 13 dicembre 2010 e la delibera di approvazione della Commissione di valutazione di impatto ambientale della Giunta Provinciale di Padova del dicembre 2010.
Un pronunciamento quello del Tar con cui di fatto si chiudeva una porta in faccia all’azienda. Porta che ieri pomeriggio - l’udienza romana era stata celebrata il 17 gennaio - è stata riaperta dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha riconosciuto a Italcementi quanto cassato in precedenza dal Tar. Cioè, hanno scritto i giudici «si può concludere che non vi è la creazione di un nuovo impianto, ma la sostituzione di rilevanti strutture che comporterà un impatto globale notevolmente migliorativo dell’esistente, aggiungendo anche un termine per la fine dell’attività industriale (28 anni, ndr) e la rinaturalizzazione successiva del sito, il tutto nel rispetto delle norme vigenti». Tutto l’opposto di quanto ravvisato dal Tar. Oltre a questo si cita pure la salvaguardia degli attuali posti: circa 250 persone. Insomma il dubbio attorno a cui i cittadini si erano divisi tra «pro» e «contro » revamping, è stato risolto in favore di Italcementi e della sua volontà di investire contro il vento della crisi. Il revamping, che nelle idee di Italcementi prevede la costruzione di un’unica torre da 89 metri in sostituzione dei tre forni ora esistenti e la diminuzione del 70% delle emissioni, si può fare.
Quando? Si deciderà in avanti, il prossimo step è il passaggio in Provincia a Padova per l’autorizzazione ambientale integrata. Ma intanto la sentenza di ieri ha già diviso i fronti. Italcementi per bocca di Eric Goulignac, direttore della Cementeria, esprime soddisfazione per «la sentenza in cui si conferma, anche nel merito e in modo inequivocabile, la correttezza della posizione di Italcementi, sia per l'iter sia per il progetto industriale». Umore nero tra i leader dei comitati che non demordono e ricordano come «rimane incredibile che una torre di 89 metri in piena area Parco possa essere considerata un manufatto di qualità architettonica apprezzabile ». Un sorriso invece lo fanno i lavoratori, corsi in assemblea subito dopo la pubblicazione della sentenza. «C’era preoccupazione e ora siamo sollevati», ha detto Marco Benati di Fillea Cgil. Stesse parole del sindaco di Monselice Francesco Lunghi, contento «per la salvaguardia dei posti di lavoro e dell’impresa ». «Questa sentenza - ha commentato Barbara Degani, presidente della Provincia di Padova - riconosce il corretto operato dell’amministrazione provinciale. L’impianto ha una grande rilevanza ambientale e contribuisce al miglioramento della qualità delle emissioni nell’aria».
Nicola Munaro
01 marzo 2012
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