Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Sunday, November 09, 2014

Il cemento in picchiata 
Per la prima volta dagli anni Sessanta, nel 2014 la produzione scenderà sotto le venti milioni di tonnellate. Il calo dal 2007 supera il 50 per cento. Di fronte a questo scenario, l'unica scelta possibile per il governo Renzi è quella di (provare a) governare il settore, che è un'industria insalubre. I primi impianti da chiudere sono quelli nelle aree di pregio e nei centri della città italiane

di Luca Martinelli - 9 ottobre 2014

Se le proiezioni saranno confermate, nel 2014 il consumo di cemento nel nostro Paese scenderanno sotto le venti milioni di tonnellate. Secondo i dati presentati dal centro studi dell'AITEC, l'Associazione confindustriale che riunisce le principali aziende che producono cemento in Italia, il nostro Paese non è mai sceso “così in basso” dal 1961, da prima del boomeconomico.
Se misuriamo la variazione rispetto al 2007, che è l'anno principe della “bolla immobiliare” nel nostro Paese, accanto al segno meno c'è scritto 56,13%: oltre la metà della produzione pro capite di cemento è andata perduta.
Peggio di noi, dal 2010 ad oggi, ha fatto solo la Spagna, un altro Paese in cui nei primi anni Duemila si è costruito, costruito, costruito, aumentando a dismisura l'offerta di case, senza badare all'effettiva esistenza di una domanda, o alimentandola in modo fittizio garantendo mutui troppo facili, che oggi -complice la disoccupazione- sono diventati un grave problema sociale.

La Spagna, che a lungo ha conteso all'Italia la leadership nella classifica dei produttori Ue di cemento, non è metro di paragone per Il Sole 24 Ore, che nell'articolo che dà conto della crisi del settore evidenzia invece come in Francia e Germania il settore abbia sofferto meno.
Il giornale di Confindustria titola “il cemento torna agli anni 60”, e il significato può essere ambivalente: se da una parte esso rappresenta né più né meno i dati contenuti nella tabella (che tra l'altro evidenzia come dal 1948 al 2014, i consumi di cemento siano comunque quintuplicati, arrivando a coprire in modo permanente oltre 22mila chilometri quadrati di territorio, come ci ha ricordato l'ultima relazione dell'ISPRA sul consumo di suolo), dall'altro sembra indicare una strada. O, meglio, un'autostrada, almeno a leggere tra le righe del decreto Sblocca-Italia, che punta sulle infrastrutture pesanti (quelle viarie e ferroviarie, ma anche i metanodotti) e su una massiccia iniezione di cemento per far ripartire l'economia, come spieghiamo nel libro a più voci “Rottama Italia”, scaricabile in PDF dal sito www.altreconomia.it/rottamaitalia.

Di fronte a questi numeri, però, l'unica scelta possibile per il governo Renzi, che avrebbe dovuto cambiare verso al Paese, è quella di (provare a) governare il settore: secondo le informazioni de Il Sole 24 Ore, dal 2008 ad oggi sono stati chiusi 21 dei 60 impianti a ciclo completo presenti sul territorio nazionale, anche se in molti casi non si tratta di chiusure definitive, e il governo dovrebbe aprire un tavolo di concertazione con i produttori di cemento, per pianificare -insieme- il futuro del settore (e dei suoi 8.600 addetti). Non è pensabile, infatti, che la produzione di cemento ritorni ai livelli del 2006-2007, come ha ben evidenziato la scelta di Italcementi di chiudere nell'arco di un triennio quasi la metà dei propri stabilimenti, ma un governo responsabile non può lasciare che sia il mercato a decidere. Perché il mercato non è mai libero pienamente, come dimostrano -ad esempio- i finanziamenti pubblici che attraverso la Banca europei degli investimenti sono arrivati a Cementir eItalcementi per “ristrutturare” e trasformare in co-inceneritori di rifiuti gli impianti di Taranto e Rezzato (BS).

Anche perché, nel caso dei cementifici, stiamo parlando di un'industria insalubre, di uno dei settori le cui emissioni sono monitorate dall'Unione Europea nell'ambito del programma europea di riduzione legato al Protocollo di Kyoto. Così, non dev'essere solo la magistratura amministrativa a dire che cosa si può e non si può fare nei cementifici e coi cementifici, quando i cittadini -o le amministrazioni comunali- si rivolgono ai giudici del TAR per verificare la legittimità di un singolo atto. C'è bisogno della politica, e anche di un po' di buon senso. Quello che vorrebbe, ad esempio, che l'immagine di alcune delle aree più belle del Paese non venisse “sporcata” dalle ciminiere di un cementificio, né che quest'impianti continuino ad esistere nelle nostre città, a ridosso di zone densamente abitate. Partiamo da qui, dalla chiusura dei cementifici di Pederobba, Fumane in Valpolicella, Monselice ed Este, all'interno del Parco dei Colli Euganei, Taranto, Pescara, Piacenza e Barletta
Così tanto cemento non serve più, prendiamone atto.               Bookmark and Share

italcementi chiede di passare da 30mila tonnellate annue di rifiuti bruciati a 110mila. La preoccupazione dei comuni


Passare dalle attuali 30 mila tonnellate annue di rifiuti bruciati ad un tetto di 110 mila tonnellate, è questa la richiesta che Italcementi ha depositato sul tavolo della Provincia di Bergamo il 15 ottobre scorso per fornire energia alternativa agli impianti della cementeria di Calusco d’Adda; richiesta che non è passata inosservata e che non manca di creare preoccupazioni alle amministrazioni di quei comuni del meratese che, dall’altra sponda dell’Adda, si affacciano sulla cementeria.
Lo stabilimento di Calusco utilizza già da anni combustibile derivato dai rifiuti in parziale sostituzione dei combustibili fossili tradizionali, ma l’incremento dall’attuale 15% al 62% dell’energia necessaria al funzionamento clinker per la produzione del cemento ottenibile grazie alla combustione di Css (rifiuti non pericolosi e non riciclabili tramite la raccolta differenziata: quali fanghi essiccati derivati dal trattamento delle acque reflue, plastiche, gomme, pneumatici, imballaggi e biomasse legnose) potrebbe causare un notevole aumento delle emissioni di polveri sottili (PM 10 e PM 2.5) e della presenza di diossine nell’aria. Questo almeno secondo il parere del comitato ambientalista “La Nostra Aria” di Solza, timore in parte condiviso anche da alcuni amministratori.

"Ciò che in particolare preoccupa è la mancanza di un ente terzo che controlli i dati di scarico della Italcementi”, ci ha spiegato il sindaco di Paderno Renzo Rotta. “Nel 2012, insieme a Solza, siamo stati gli unici due comuni a non

Renzo Rotta
sottoscrivere il protocollo d’intesa per le compensazioni ambientali proposto da Italcementi, e da allora siamo rimasti soli sulle “barricate” a vigilare”.
“Siamo già stati in regione per un incontro con l’assessorato all’ambiente – ha continuato il Sindaco –ed il suggerimento è stato quello di contattare l’Arpa di Bergamo per avere le rilevazioni della qualità dell’aria in uscita dalla ciminiera della Italcementi. Al momento vi è una centralina per la raccolta dei dati, ma a quanto ci risulta è gestita direttamente dall’azienda. Per anni non abbiamo avuto notizie, ed ora questa novità desta sicuramente preoccupazione perché oltre alla mancanza di un ente terzo che controlli i dati di scarico non sappiamo nemmeno per certo cosa ci sia tra i rifiuti che vengono bruciati”.

Se infatti – come sostiene l’azienda – la scelta di incrementare la produzione da combustibili alternativi è in linea con quanto accade in Europa ed è una pratica in grado di ridurre sia le emissioni di CO2 che il ricorso a combustibili fossili non rinnovabili, dall'altra parte la centralina per il controllo della qualità dell’aria gestita dall’Arpa di Bergamo e collocata nel territorio comunale di Calusco d’Adda fornirebbe dati molto diversi rispetto a quella posizionata sulla ciminiera di Italcementi e gestita dall’azienda: dati che per quanto riguarda le polveri sottili spesso raggiungono, e superano, il valore limite medio giornaliero degli inquinanti presenti nell’aria.
“Temo che l’Amministrazione precedente abbia sottoscritto l’accordo con Italcementi. Per quanto ci riguarda – ci

Daniele Villa
ha spiegato il sindaco Daniele Villa - il Comune di Robbiate è pronto a prendere contatto con i comuni di Paderno e Solza e con il Parco Adda Nord per integrare le loro richieste riguardo alla necessità di avere un ente di controllo che monitori quotidianamente le emissioni dell’azienda”.
“Se tutti i comuni del circondario fossero compatti sarebbe più facile far sentire la nostra voce – ha continuato il sindaco di Robbiate - , purtroppo però sembra che il comune di Calusco d’Adda e i limitrofi non dicano nulla, probabilmente in ragione dell’interesse sociale e occupazionale che Italcementi ha nel loro territorio”.
Anche le amministrazioni che hanno sottoscritto gli accordi con l’azienda non sono però pienamente soddisfatti dalla situazione. “A noi non è stato comunicato nulla riguardo all’istanza di Italcementi di aumentare il tetto massimo di combustibili alternativi consentito dal protocollo siglato ai tempi del tavolo territoriale”, ci ha spiegato il sindaco di Imbersago Giovanni Ghislandi. “Questa potrebbe essere l’occasione per fare il

Giovanni Ghislandi
punto della situazione tra l’azienda e gli enti locali. Per quanto ci riguarda siamo fermi alle comunicazioni che ci sono arrivate più di più di un anno fa in relazione ai lavori per la riattivazione dello scalo ferroviario di Calusco”.
I tempi di legge per valutare il progetto e rispondere alla richiesta di Italcementi sono ora di circa 150 giorni e coinvolgeranno, oltre alla Provincia di Bergamo, anche l’Arpa, l’Asl e il Comune di Calusco. Per quanto riguarda i nostri comuni, però, ancora non è arrivata alcuna comunicazione o richiesta formale per l’istituzione di un nuovo tavolo territoriale per discutere delle ingenti modifiche al protocollo d’intesa siglato nel 2012, per ora unilateralmente decise da Italcementi.

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La sostenibilità del cemento 
La presentazione del rapporto socio-ambientale della Confindustria dei cementieri è l'occasione per fare il punto su un'industria in crisi. Il fatturato è calato del 25% in quattro anni. Scendono anche le emissioni (di pari passo con la riduzione della produzione). E i comitati contrari all'incenerimento di rifiuti negli impianti (leggi l'approfondimento da Ae 152) sarebbero affetti da "Sindrome Nimby"

di Luca Martinelli - 2 ottobre 2013


L'industria del cemento soffre, e questa non sarebbe una notizia. I numeri contenuti nel primo "Rapporto di sostenibilità Aitec", l'Associazione italiana tecnico economica del cemento, relativo al 2012, sono invece, in parte, inediti.
Intanto, il fatturato complessivo del settore (28 aziende per un totale di 80 unità produttive) è in picchiata: dal 2009, quando sfiorava i 2,4 miliardi di euro, è sceso del 25 per cento nel 2012, quando ha raggiunto i 1.783 miliardi di euro. Lo scorso anno sono stati prodotti 26,2 milioni di tonnellate di cemento, contro le 47,9 del 2006, "picco" del settore. "Nonostante i contenuti tecnologici importanti, il valore economico riconosciuto è molto basso: 0,07 euro al chilo" come ha ricordato al Salone della Csr Roberto Terrone, direttore Ingegneria e investimenti Buzzi Unicem s.p.a. e coordinatore della task force che ha redattore il Rapporto. Per questo, ha aggiunto, "l'industria del cemento ha una distribuzione capillare delle unità produttive".

Poi ci sono i dati sulle emissioni, innanzitutto quelle di CO2. "Il settore del cemento italiano ha ridotto le proprie emissioni di CO2 del 38% dal 1990 -spiega il Rapporto-. Tale riduzione è avvenuta a fronte di una diminuzione di minore entità (36% circa) dei volumi produttivi". È vero, ha spiegato Terrone, che "il 44% del calcare (l'ingrediente principe del cemento, ndr) diventa CO2, è una legge fisica e non ci si può far niente", ma ciò significa che d'innovazione tecnologica, dal 1990 ad oggi, in questi impianti se n'è conosciuta poca. 

Infine, un dato interessante in merito al consumo di energia elettrica ed energia termica, che è in aumento (per tonnellata di prodotto). Il motivo -spiega Terrone- è che le "macchine hanno una capacità di produzione doppia rispetto a quella che stanno effettivamente realizzando, con un conseguente aumento dei costi specifici". Di questa situazione alcuni hanno preso atto, come Italcementi, che ha annunciato la chiusura di circa la metà dei proprio impianti italiani, altri non ancora.

Giuseppe Schiltzer, direttore di AITEC , ha spiegato che il rapporto di sostenibilità si è reso necessario in quanto vedeva molti associati "soffrire della percezione negativa del 'prodotto cemento'". Per questo, l'associazione ha rivoluzionato la propria strategia di comunicazione.
Ecco allora che sulla slide "chiave" di tutta la presentazione, quella relativa alla "sostituzione di rifiuti nei cementifici", che vede l'Italia terribilmente indietro rispetto ad altri Paesi europei, con un 8 per cento contro il 30% medio, campeggia il titolo "Sindrome Nimby".
Sull'utilizzo dei combustibili solidi secondari invece di carbone e pet-coke si gioca (in parte) il futuro del settore. E così i cittadini contrari e i parlamentari che propongono mozioni contro la trasformazione dei cementifici in co-inceneritori sarebbe affetti dalla sindrome del Not In My Back Yard. Non sono mai presentati come stakeolder con cui interloquire, che è la prima regola di ogni buon percorso di responsabilità sociale d'impresa.

Italcementi: i livelli delle emissioni sono in linea con la legge e i progetti pubblici


In relazione all’articolo sul progetto di incremento della produzione di energia dalla combustione di rifiuti Css di Italcementi abbiamo contattato direttamente l’azienda che ci ha risposto tramite il suo ufficio stampa.
Queste le nostre domande e le risposte che Italcementi ci ha fornito.

Il complesso di Calusco d'Adda
Secondo quanto segnalato non vi è un ente terzo che controlli le emissioni della ciminiera della fabbrica. In particolare ciò che preoccupa amministrazioni e comitati ambientalisti è il livello di emissione delle polveri sottili e della diossina (già ora ritenute di livello preoccupante, a maggior ragione se dovesse crescere di 80mila tonnellate l'anno l'utilizzo dei combustibili alternativi). Preoccupa anche la non corrispondenza tra i dati forniti dalla centralina dell'azienda posizionata sullo stabilimento e quella dell'Arpa situata in comune di Calusco d'adda, con quest'ultima che spesso registra dati oltre il valore limite della soglia giornaliera.
Verificabile ai seguenti link: https://webmail.italcementi.net/emissioni/ecowebcalusco/2014/10/1410__MA.HTM e
http://www2.arpalombardia.it/sites/QAria/_layouts/15/QAria/DettaglioStazione.aspx?idStaz=685
Come risponde l’azienda?


Le emissioni al camino della linea di cottura sono monitorate in continuo per i cosiddetti  macroinquinanti (polveri, NO, SO2, CO, TOC, HCl, NH3) da un sistema di Monitoraggio delle Emissioni (SME) h 24 installato della linea di cottura. Il sistema è sottoposto alle verifiche annuali previste dalla normativa (D.Lgs. 152/06) e le verifiche sono effettuate da laboratori esterni accreditati ACCREDIA e da personale qualificato. Il manuale di gestione dello SME è stato approvato da ARPA, dipartimento di Bergamo. Le verifiche AIA effettuate da ARPA dipartimento di Bergamo hanno riguardato, sia nel 2011 che nel 2014, anche il funzionamento e i dati prodotti dallo SME. Dal mese di luglio 2013 i dati rilevati dallo SME sono allacciati alla rete dell’ARPA Lombardia e consultabili in tempo reale dall’Ente. I cosiddetti microinquinanti (metalli, IPA e PCDD/PCDF) sono monitorati con frequenza quadrimestrale sempre da laboratori esterni accreditati ACCREDIA e da personale qualificato.
Tutti i dati rilevati relativi alle emissioni di diossina sono ampiamente rispettosi dei limiti di legge prescritti, che sono peraltro i più restrittivi previsti dalla normativa ambientale europea, e spesso risultano addirittura inferiori ai limiti di rilevabilità delle migliori tecniche di indagine. Le polveri sono trattenute da un moderno ed efficiente sistema di depolverazione a tessuto che consente di contenerle ai livelli minimi previste dalle migliori tecniche ingegneristiche.
Occorre sottolineare che livelli emissivi riscontrati non dipendono dai quantitativi di rifiuti valorizzati energeticamente. I combustibili che si intendono utilizzare vanno a sostituire parzialmente i combustibili fossili normalmente utilizzati: dunque non si aggiunge alcuna fonte di combustione. Le caratteristiche del forno da cemento sono tali, per temperature e tempi di residenza, da garantire in ogni situazione prestazioni di eccellenza, in particolare a Calusco d’Adda dove la tecnologia impiegata è tra le migliori d’Europa. E’ anche per questo che la normativa europea definisce l’utilizzo di combustibili di sostituzione una Migliore Tecnica Disponibile per ridurre gli impatti ambientali delle cementerie.

Per quanto attiene la corrispondenza tra i dati SME pubblicati sul sito del comune di Calusco d’Adda e i dati rilevati dalla centralina di qualità dell’aria presente nel comune  e parte integrante della rete di ARPA Lombardia si sottolinea che non può esserci corrispondenza diretta in quanto i dati forniti dallo SME sono relativi alle sole emissioni del forno di cottura della cementeria di Calusco mentre i dati della centralina sono relativi alla qualità dell’aria del comune. I valori di concentrazione degli inquinanti nell’aria sono relativi alla sommatoria di tutti i contributi delle emissioni delle attività del territorio (attività industriali, attività artigianali, riscaldamento domestico, traffico veicolare, attività agricole ecc). L’incremento di utilizzo di rifiuti non pericolosi (CSS) in sostituzione dei combustibili tradizionali non influisce quantitativamente e qualitativamente sui parametri emissivi.

La stessa preoccupazione per la mancanza di un ente terzo con il compito e la possibilità di controllare riguarda i materiali che vengono trattati e utilizzati come combustibile. È l'azienda a garantire l'utilizzo esclusivo di CSS o ci sono controlli e certificazioni a riguardo?

La certificazione di qualità dei CSS agli standard previsti è assicurata da campionamenti ed analisi rispondenti a norme precise di qualità con laboratori accreditati e personale qualificato lungo tutta la filiera. Le modalità e tempistiche sono riprese e prescritte negli atti autorizzativi. Inoltre è fondamentale per Italcementi rivolgersi a fornitori ed operatori qualificati che siano in gradi di superare gli stringenti criteri di validazione che applichiamo e che siano in grado garantire forniture costanti ed omogenee. I CSS che si intendono utilizzare sono bene definiti e assolutamente tracciabili nella filiera che porta alla cementeria.

I comuni della sponda lecchese coinvolti nel tavolo territoriale del 2012 lamentano la mancanza di comunicazioni da parte dell'azienda e delle istituzioni (Provincia e Regione), situazione che si protrae da oltre un anno. In particolare riguardo lo scalo ferroviario e la proroga richiesta dall'azienda per la conclusione dei lavori. Viene ritenuto urgente delle diverse amministrazioni la convocazione di nuovo tavolo territoriale per fare il punto della situazione. Qual è la posizione di Italcementi?
 

Il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale è un percorso pubblico. Tutti possono consultare la documentazione e formulare le loro osservazioni agli Enti competenti. All’interno del documento si possono trovare tutte le informazioni sul progetto e sull’attività della cementeria.

Monday, October 28, 2013

Rifiuti nei cementifici? Sale il rischio-tumore

Ambiente Il dato registrato per chi risiede in un raggio di 3 chilometri

Rifiuti nei cementifici? Sale il rischio-tumore 
Il 22 ottobre la Camera ha adottato una mozione di maggioranza, favorevole alla combustione di Css nei forni. Ma uno studio pubblicato negli Usa dalla rivista "Environmental Health"evidenzierebbe una correlazione positiva tra le emissioni di diossine e l'insorgere di Linfomi non-Hodkin per chi vive nei pressi di questi impianti 

di Luca Martinelli - 24 ottobre 2013


In Italia chi si oppone alla combustione deicombustibili solidi secondari (Css) negli altiforni dei cementifici lo farebbe "per ideologia o superstizione", come ha commentato un esponente del governo dopo che il 22 ottobre scorso alla Camera è stata votata una mozione presentata dalla maggioranza.

Tuttavia un articolo pubblicato qualche mese fa negli Usa daEnvironmental Healt, una delle più autorevoli riviste scientifiche per quanto riguarda l'analisi del rapporto tra ambiente e salute degli esseri umani -"Residential proximity to industrial combustion facilities and risk of non-Hodgkin lymphoma: a case–control study"-, documenterebbe "per la prima volta nella letteratura internazionale che esisterebbe una correlazione positiva tra vivere in un raggio di tre chilometri da cementificiche bruciano rifiuti e il rischio di contrarre un Linfoma non-Hodgkin (Lnh)"spiega Agostino Di Ciaula, dell'Associazione medici per l'ambiente-ISDE Italia.

La stessa correlazione, aggiunge Di Ciaula, "era già stata riportata in letteratura, ma solo per chi viveva vicino agli inceneritori. Secondo il gruppo di ricercatori che ha curato l'articolo, il rischio sarebbe da mettere in relazione alle emissioni di diossine. Lo stesso gruppo in precedenza aveva pubblicato un altro studio in cui avrebbe dimostrato la presenza di quantità importanti di diossine nella polvere di casa degli appartamenti prossimi a dei cementifici/inceneritori".

Il Linfoma non-Hodgkin, oggetto dell'analisi, è un tipo di tumoreabbastanza raro, e rappresenta -afferma Di Ciaula- "solo la punta di un iceberg: bisognerebbe superare la visione cancro-centrica delle patologie -spiega il medico dell'Isde-, ma esistono tutta un'altra serie di patologie che sono dovute ad altri inquinanti, e che sono correlate a problemi respiratori, cardio-circolatori, neuro-motori. Il LNH fa impressione, perché è un tumore, ma in termine di 'danni' non è l'aspetto più importante".

Lo studio ha coinvolto ricercatori del National Cancer Institute, del Cancer Research Center, dell'United States Environmental Protection Agency (EPA) e di numerose università degli Stati Uniti d'America, ed ha preso in rassegna numerose tipologie di impianti (tra gli altri, inceneritori ed acciaierie), compresi i cementifici che bruciano rifiuti

Thursday, July 11, 2013

CONSIGLIO COMUNALE: DAL SINDACO RISPOSTE INSODDISFACENTI SU ITALCEMENTI

La nostra amministrazione pare totalmente disinteressata alle vicende legate alla cementeria.
Ecco la nostra opinione dopo gli scambi avuti con il Sindaco di Calusco.

Durante il consiglio comunale del 29 aprile Lineacomune ha presentato un’interrogazione per chiedere all’Amministrazione un aggiornamento sullo stato dei lavori previsti dall’ultima Convenzione sottoscritta con Italcementi la scorsa primavera.
(Ricordiamo che la Convenzione è relativa all’utilizzo di combustibili derivanti da rifiuti -CDR- nello stabilimento di Calusco, e prevede il completamento dei lavori di riapertura del raccordo ferrioviario interno allo stabilimento entro la fine del 2013)
Le risposte del Sindaco ci hanno soddisfatto solo parzialmente, e lasciano intendere una scarsa attenzione della nostra Amministrazione nei confronti delle attività di Italcementi.
 
L’unica nota positiva è che finalmente (dopo un anno!) il Comune ha individuato come spendere i 15.000 euro di sponsorizzazione previsti dalla convenzione: attrezzature per l’area a verde nella nuova zona residenziale della Capora.
Certo, l’Amministrazione lamenta continuamente la scarsità di fondi disponibili, e poi impiega un anno per decidere come spendere 15.000 euro? Speriamo siano più celeri nel realizzare le opere!
Quanto allo scalo ferroviario, in Consiglio scopriamo che Italcementi avrebbe già richiesto, ma non ancora ottenuto, le autorizzazioni per rimettere in funzione lo scalo, e che proprio in questi giorni si incontrerà con l’Amministrazione per presentare i relativi progetti. (Èun caso che l’incontro avvenga proprio dopo l’interrogazione di Lineacomune?)
I lavori però non sono ancora iniziati, ed è quindi molto improbabile che il raccordo ferroviario venga riaperto entro la fine dell’anno. Su questo anche il Sindaco sembra d’accordo con noi, ma ci ripete che nell’accordo è prevista una fidejussione di 600.000 euro che i Comuni potranno incassare se i lavori non verranno realizzati entro la fine dell’anno. Interrogato sulla questione (“quindi il primo gennaio il nostro Comune chiederà l’incasso della fidejussione?”), il Sindaco abbandona l’inflessibilità dimostrata durante la scorsa campagna elettorale, si mostra ora più accomodante e sembra concedere tempo ad Italcementi. Insomma, adesso per il Sindaco è sufficiente che la ditta abbia richiesto i permessi e faccia vedere che vuole veramente realizzare l’opera: sulle tempistiche si può discutere.
Del resto la cosa non dovrebbe stupirci: basti pensare alla pista ciclabile di Vanzone, che Italcementi avrebbe dovuto realizzare entro il 2010 e ad oggi (siamo nel 2013!) non è ancora stata ultimata.
Ma quello che più ci preoccupa è il disinteresse generale che questa Amministrazione sta dimostrando verso Italcementi!

Il Sindaco non ha saputo dirci cosa stia bruciando oggi Italcementi, non sa quanti e quali tipi di combustibile da rifiuto vengano utilizzati, né quali siano le emissioni in atmosfera della cementeria. Per di più, sul sito del Comune di Calusco non esiste più il collegamento con il sistema di monitoraggio emissioni di Italcem
enti, e a quanto pare nessuno in Amministrazione lo sapeva!
Ma non è tutto: il Sindaco dice di non avere nessuna intenzione di aggiornare i componenti del Tavolo che nelle ultime settimane hanno chiesto aggiornamenti sullo stato dei lavori (dobbiamo affidarci solo alle interrogazioni della minoranza, per avere informazioni dal Sindaco?), né di riconvocare il Tavolo Italcementi, considerato dal nostro Sindaco inutile ed inconcludente. A nostro parere invece il Tavolo serve ad unire le forze e tenere aperto un continuo dialogo fra Italcementi ed il territorio, e per questo chiediamo all’Amministrazione di promuoverne il ripristino.
Lineacomune chiede con forza al Sindaco e all’Amministrazione di dimostrare maggior interesse verso questa importante realtà produttiva presente nel nostro Comune, e di farsi promotori di una continua informazione verso i cittadini ed il territorio, che hanno il diritto di essere informati sulle attività svolte e sulla qualità dell’aria che tutti respiriamo.http://www.lineacomunecalusco.it/Bookmark and Share

Tumori al polmone, prima conferma del legame diretto con l'inquinamento

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Tumori al polmone, prima conferma del legame diretto con l'inquinamento

Su Lancet l'esito della maxiricerca condotta su 300mila persone di 9 paesi europei, seguite per tredici anni di fila: la presenza delle polveri sottili tossiche nell'aria delle città fa aumentare drammaticamente il rischio di cancro polmonare, soprattutto per quanto riguarda l'adenocarcinoma. Per l'Italia sono stati monitorati cittadini di Torino, Varese e Roma e la situazione è risultata tra le peggiori d'Europa
ROMA - Arriva la prima conferma della stretta relazione fra inquinamento atmosferico e tumori del polmone. Il risultato si deve a una ricerca europea pubblicata sulla rivista Lancet Oncology alla quale partecipa anche l'Italia con un gruppo di ricerca dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano, guidato da Vittorio Krogh.

Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Solo in Italia nel 2010 si sono registrati 31.051 nuovi casi. La ricerca mostra che più alta è la concentrazione di inquinanti nell'aria maggiore è il rischio di sviluppare un tumore al polmone. Inoltre dalla misurazione delle polveri sottili, l'Italia è risultata essere tra i paesi europei più inquinati.

Svolto su oltre 300.000 persone residenti in 9 paesi europei, lo studio è il primo lavoro sulla relazione tra inquinamento atmosferico e tumori al polmone che interessa un numero così elevato di persone, sottolinea l'Istituto nazionale dei tumori, con un'area geografica di tale estensione e un rigoroso metodo per la misurazione dell'inquinamento. E' stato misurato in particolare l'inquinamento dovuto alle polveri sottili tossiche presenti nell'aria (particolato Pm 10 e Pm 2,5) dovute in gran parte alle emissioni di motori a scoppio, impianti di riscaldamento, attività industriali.

Lo studio ha permesso di concludere che, per ogni incremento di 10 microgrammi di Pm 10 per metro cubo presenti nell'aria, il rischio di tumore al polmone aumenta di circa il 22%. Tale percentuale sale al 51% per una particolare tipologia di tumore, l'adenocarcinoma, l'unico tumore che si sviluppa in un significativo numero di non fumatori. Inoltre si è visto che se nell'arco del periodo di osservazione un individuo non si è mai spostato dal luogo di residenza iniziale, dove si è registrato l'elevato tasso di inquinamento, il rischio di tumore al polmone raddoppia e triplica quello di adenocarcinoma.

Le attuali normative della Comunità europea in vigore dal 2010 stabiliscono che il particolato presente nell'aria deve mantenersi al di sotto dei 40 microgrammi per metro cubo per i Pm 10 e al di sotto dei 20 microgrammi per i Pm 2,5. Questo studio, tuttavia, sottolinea l'Istituto nazionale dei tumori, dimostra che anche rimanendo al di sotto di questi limiti, non si esclude del tutto il rischio di tumore al polmone, essendo l'effetto presente anche al di sotto di tali valori.

Il lavoro ha riguardato persone di età compresa tra i 43 e i 73 anni, uomini e donne provenienti da: Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Austria, Spagna, Grecia e Italia. In Italia le città interessate dal monitoraggio sono state Torino, Roma, Varese. Le persone sono state reclutate negli anni Novanta e sono state osservate per un periodo di circa 13 anni successivi al reclutamento, registrando per ciascuno gli spostamenti dal luogo di residenza iniziale. Del campione monitorato hanno sviluppato un cancro al polmone 2.095 individui. (Ansa)

Sunday, May 26, 2013

Riattivazione del raccordo ferroviario di Calusco d’Adda - Principali attività svolte

Egregi componenti Tavolo Territoriale
Il Point21 ha provveduto a richiedere alla ditta lo stato di avanzamento delle attività per la realizzazione del raccordo ferroviario; di seguito trovate la risposta fatta pervenire in data odierna dalla Ditta.
Riattivazione del raccordo ferroviario di Calusco d’Adda - Principali attività svolte
Dopo avere superato positivamente una prima fase valutativa iniziata nel 2012 - che ha comportato diverse difficoltà - da parte delle strutture RFI di Milano, Italcementi ha dato inizio in parallelo anche alle attività relative alle procedure autorizzative degli Enti Locali, fermo restando il fatto che le stesse sono in parte vincolate all’ottenimento del benestare finale del progetto da parte di RFI.
L’iter procedurale RFI prevede una seconda fase valutativa da parte delle strutture RFI di Roma e, quale atto finale, dopo l’ottenimento del benestare, la stipula di un contratto tra RFI ed Italcementi per l’esercizio del raccordo.
Procedure autorizzative con RFI:
27 09 2012          Invio a RFI Milano (Direzione Direttrice Asse Orizzontale) della relazione preliminare modificata secondo le osservazioni RFI evidenziate nell’incontro del 7 09 2012.
10 10 2012          Benestare di RFI Milano per procedere con il progetto definitivo.
20 02 2013          Incontro con RFI Milano per la presentazione e la consegna del progetto definitivo. Il progetto riceve il benestare di RFI Milano e risulta trasmesso, nel giro di alcuni giorni, a RFI Roma per il completamento delle procedure autorizzative.
20 05 2013          Il progetto, secondo informazioni ricevute da RFI Milano, risulta in attesa dell’autorizzazione finale da parte di RFI Roma.
Procedure autorizzative con Enti Locali:
04 03 2013          Assegnazione dell’incarico ad un professionista locale per la stesura del progetto esecutivo e dell’elaborazione delle pratiche autorizzative delle opere complementari del raccordo relativo al piazzale di movimentazione dei mezzi per lo scarico dei containers dai vagoni comprendente le opere strutturali, l’illuminazione e la raccolta e lo smaltimento delle acque meteoriche.
03 05 2013          Incontro di Italcementi con l’Ufficio Tecnico del Comune di Calusco per la definizione degli aspetti legati alle autorizzazioni urbanistiche.
20 05 2013          Incontro di Italcementi con Hydrogest per la definizione degli aspetti legati allo smaltimento delle acque meteoriche.
24 05 2013          Incontro di Italcementi con i Vigili del Fuoco per l’aggiornamento del CPI derivante dalla modifica della viabilità interna della cementeria nella zona dl raccordo.
Le attività in corso fanno ritenere di poter concludere - in linea di massima - l’intervento secondo i tempi stabiliti nel protocollo.
Cordiali saluti
Angelo Monti

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