MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
Countdown alla ferrovia
Sunday, April 22, 2007
Eco di Bergamo, L' Italcementi svela al prefetto il piano sicurezza
Italcementi svela al prefetto il piano sicurezza
Saturday, April 21, 2007
TREVISO Scatta l'allarme diossina
Tre fabbriche in fiamme nel giro di 24 ore e adesso spunta anche l’allarme-diossina. Giorni difficili per la provincia di Treviso. È stata la prefettura, stamani (il 20 aprile), a dare precise disposizioni alla popolazione dopo aver preso atto dei nuovi dati Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto): nei pressi dello stabilimento De Longhi di Treviso, distrutto da un incendio lo scorso 18 aprile, bisogna lavare gli ortaggi, usare guanti e mascherine, evitare l’inalazione di polveri.
Da parte sua, la Cgil del Veneto si dice preoccupata e sconcertata: “Solo qualche giorno fa abbiamo ricordato Luisa Ciampi, operaia della Zanussi di Susegana - uno stabilimento a pochi chilometri di distanza - morta il 16 aprile del 2002 dopo 5 terribili mesi di agonia a seguito di un incendio. Non possiamo accettare che in uno stabilimento che occupa quasi un migliaio di lavoratori e dove sono per altro stoccati prodotti nocivi possa divampare un rogo di dimensioni tali da mettere in allarme la stessa popolazione”.
La diossina è stata rilevata con una concentrazione tra i 220 ed i 270 microgrammi al metro cubo, cioè due o tre volte la quantità emessa da un inceneritore, “in un campionamento fatto nel punto massimo di incendio - ha precisato Loris Tamiato, direttore Arpav di Treviso - e la quantità si è diluita nell'aria. Ma non c’è pericolo per la salute”. Sarà, ma nel frattempo il sindaco ha tenuto chiuse le scuole in via precauzionale e la prefettura, se da una parte ribadisce l’idoneità delle misure adottate ed esclude l'esigenza di provvedimenti ulteriori, dall’altra invita a comportarsi con cautela.
Ad andare in fiamme, come detto, sono stati tre stabilimenti del trevigiano. Oltre alla De Longhi, nella giornata di giovedì 19 aprile il fuoco ha distrutto la Codigomma (una fabbrica di materassi) e la Sat Plast di Cison di Valmarino (che produce materie plastiche). Restano da appurare le cause: l’ipotesi più accreditata è che gli incendi di Treviso e Cordignano si siano sviluppati per ragioni accidentali, trovando facile presa nel materiale custodito. Per la De Longhi, in particolare, si parla di un errore umano nel corso delle opere di manutenzione del tetto, ma questo non esclude del tutto che a far scaturire le fiamme possa essere stato un surriscaldamento dell'impianto elettrico provocato dal guasto di qualche apparecchiatura. Una squadra di vigili del fuoco ha ripreso oggi l’opera di spegnimento degli ultimi focolai e nel frattempo ci si inizia a interrogare sul futuro della fabbrica, posta sotto sequestro per le indagini, e dei suoi 800 dipendenti.
Un comunicato dell'azienda di elettrodomestici rassicura: “Le produzioni della De Longhi riprenderanno nel sito di Mignagola di Carbonera, sempre nel trevigiano, entro fine mese”. L'obiettivo è di trasferire nell'area, a una decina di chilometri dal capoluogo, tutte le produzioni finora realizzate a Treviso, pari a circa il 10 per cento del totale. L'amministratore delegato Fabio De' Longhi ha fatto sapere che la produzione dovrebbe riprendere a pieno regime nel mese di maggio.
Non ci sono state vittime, fortunatamente, ma la Cgil veneta insiste sugli investimenti per la sicurezza: “Come dimostra questo incendio, i danni diretti e quelli collaterali costano sia all'impresa che al territorio assai di più di quelli che comporterebbe un corretto rispetto degli obblighi e degli adempimenti della legge in ordine alla prevenzione”. Il sindacato, infine, invita a riflettere sui rischi industriali: “Gli incendi di questi giorni hanno destato allarme e preoccupazione tra la popolazione interessata e hanno messo in evidenza, oltre a un serio problema relativo alla sicurezza degli impianti, anche quello relativo al rapporto delle aziende con il territorio ed i suoi abitanti”.
Incendio De Longhi: diossina 1000-2000 volte oltre soglia
Incendio De Longhi: diossina 1000-2000 volte oltre soglia
TREVISO - Le concentrazioni di diossina registrate nel punto più vicino all'incendio della De Longhi, 270 picogrammi per metro cubo, sono state "da 1000 a 2000 volte superiori al limite normale che dev'essere presente nell'aria, cioé 0,1-0,5 picogrammi". Lo afferma Stefano Racanelli, consulente del ministero dell'ambiente per l'episodio di Treviso, che ha analizzato i campioni prelevati dall'Arpav nelle ore subito successive al rogo. "Tuttavia - ha aggiunto Racanelli, che lavora per il consorzio interuniversitario Inca di Venezia - si tratta di quantità riversate dall'incendio in concentrazioni e in tempi tali da non poter dare patologie acute o croniche nelle persone".
Ora, comunque, -secondo gli esperti- i tassi di diossina si sarebbero notevolmente abbassati. Stamane, ha riferito il direttore generale dell'Arpav, Andrea Drago, a 100 mt dalla fabbrica distrutta la concentrazione di diossina si era circa dimezzata, rispetto ai 270 picogrammi della prima notte dopo l'incendio; a 500 metri di distanza il livello si avvicinava a 0,5 picogrammi, cioé quello fisiologico. Nel momento massimo, tuttavia, la diossina riscontrata nel luogo dello stabilimento superava di tre volte il livello di emissione (100 picogrammi per metro cubo d'aria) stabilito per legge per un inceneritore, nel corso delle 24 ore. Esperti del settore, che non hanno voluto essere citati, hanno sottolineato che sarebbe stato necessario evacuare tutti i cittadini dalle case intorno all'impianto, e questo - hanno osservato - "non dopo l'incendio, ma mentre questo era in atto".
Treviso e la diossina che appare e scompare
Treviso, 20 aprile 2007
I carabinieri del Noe l'avevano annunciata subito, come prodotto della combustione della plastica, pochi minuti dopo l'Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto) negava la presenza della diossina, ora la Prefettura di Treviso, ha dato precise disposizioni alla popolazione: lavare gli ortaggi, usare i guanti ed evitare di inalare polveri.
La prefettura afferma che "per le aree nelle quali si noti il deposito di ceneri per effetto dell'incendio, si consiglia il lavaggio con acqua abbondante, evitando di sollevare ed inalare polveri e di imbrattare le mani".
Questa decisione della Prefettura arriva dopo aver preso atto dei nuovi dati Arpav che confermano la presenza di diossina alla De Longhi, dove si e' sviluppato l'incendio distruttivo del 18 aprile,
La diossina è stata rilevata con una concentrazione tra i 220 ed i 270 microgrammi al metro cubo, cioè due o tre volte la quantità emessa da un inceneritore.
"Il campionamento è relativo al punto massimo di incendio - ha precisato Loris Tamiato, direttore Arpav di Treviso - e la quantità si è diluita nell'aria. Ma non c'è pericolo per la salute".
Un messaggio tranquillizzante che non convince tutti. "C'è chi ha giocato sulla vita e la salute dei trevigiani. Non e' altrimenti spiegabile la foga con la quale l'Arpav, che dovrebbe tutelare la salute e l'ambiente per conto della Regione, si e' affrettata ad escludere il rischio diossina a seguito dell'incendio alla De Longhi". Lo dichiara il consigliere regionale dei Comunisti Italiani del Veneto, Nicola Atalmi.
Secondo Atalmi: "un normale criterio di precauzione avrebbe dovuto consigliare senz'altro maggiore prudenza, anche alla luce del fatto che il Noe dei Carabinieri aveva invece da subito dichiarato che ci fosse un rischio diossina. Invece dall'Arpav, dal Presidente della Provincia Muraro e dal Prefetto Capocelli sono arrivate rassicurazioni frettolose che si sono verificate del tutto infondate".
Monday, April 09, 2007
L'Onu: è emergenza clima, conseguenze rapide e letali
Luigina D'Emilio
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Siccità, alluvioni, terremoti, tsunami. E quindi: migrazioni di massa, epidemie, cancellazione di specie animali e vegetali. Tutto questo sta già accadendo e arriverà alle sue estreme conseguenze nei prossimi anni ( per salvare il pianeta dal futuro collasso climatico bisogna stabilizzare le emissioni mondiali di gas serra entro il 2020 e dimezzarle entro il 2050) a meno che non ci siano azioni decise da parte dei governi per limitare gli effetti del surriscaldamento del pianeta. Le 1400 pagine del rapporto dei 2500 scienziati dell’organismo intergovernativo dell’Onu Ipcc titolato Cambiamento climatico 2007: impatti, adattamento e vulnerabilità, descrive così le conseguenze dell’effetto serra, dell’inquinamento del pianeta causato dall’uomo, sulle popolazioni e sull’ambiente.
Con un aumento della temperatura media globale tra gli 1,5 e i 2,5 gradi rispetto a quella di questi anni sono già a rischio estinzione circa il 20-30% delle specie vegetali ed animali, scrivono gli scienziati. E con l’ innalzamento della temperatura media globale sarà di 2- 2,5 gradi rispetto al presente ci sarà «un forte aumento degli impatti» con spostamenti geografici di specie, perdite totali di biodiversità, riduzione della produttività agricola e delle risorse idriche in vaste aree. Solo in Australia e Nuova Zelanda le proiezioni climatiche stimano una forte perdita di biodiversità entro il 2020.
«Il problema appartiene al presente e il tempo per intervenire sta finendo» fa sapere da Bruxelles Martin Parry, copresidente del gruppo di lavoro dell'Ipcc. «Il riscaldamento è ormai inevitabile a causa delle emissioni passate, mentre gli sforzi di attenuazione ci metteranno decenni prima di essere efficaci».
Oltre agli effetti fisici per quanto riguarda la desertificazione, le carenze idriche, l'innalzamento degli oceani, il rapporto dell'Ipcc prefigura anche scenari «drammatici» per quanto riguarda la salute soprattutto delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo. A rimetterci per primi, secondo l’Oms, l’organizzazione mondiale per la sanità che ha coordinato il capitolo sulla salute del rapporto Ipcc, le popolazioni dei paesi in via di sviluppo ma non solo. La salute dell'umanità sarà infatti messa a rischio dall'aumento della malnutrizione e dei relativi rischi di malattie infettive e respiratorie, dalle malattie e dagli incidenti causati da eventi climatici estremi, come alluvioni, siccità e ondate di calore, l'aumento delle malattie diarroiche legate al cibo e all'acqua, ma anche dall'impennata della frequenza delle malattie cardiorespiratorie causate da un'alta concentrazione di ozono sulla superficie terrestre e il cambiamento di distribuzione geografica di alcune piante e delle relative malattie.
L'Organizzazione dell'Onu fa quindi appello ai governi del pianeta perché limitino le emissioni di gas serra, ma ammette che in ogni caso una certa dose di cambiamento climatico resta inevitabile perché gli impatti dei cambiamenti climatici, sono già in atto a livello globale e regionale e nel futuro saranno sempre più forti.
Save the Children stima che entro il 2010, a causa dei mutamenti climatici, ci saranno circa 50 milioni di sfollati, gran parte dei quali saranno donne e bambini, mentre la percentuale della popolazione mondiale che rischia di essere contagiata dalla malaria, una delle principali cause di mortalità infantile, salirà dal 45 al 60% nei prossimi cento anni.
Secondo l'associazione che difende i diritti dei bambini attualmente circa 250 milioni di persone all'anno sono colpite dai disastri naturali, ma questo numero è destinato a salire a 350 milioni nel prossimo decennio. Molte delle comunità che maggiormente saranno colpite dagli impatti del clima sono proprio quelle in cui già oggi la salute, la sicurezza e le condizioni di vita dei bambini e delle loro famiglie sono quotidianamente minacciate.
Come gran parte dell'Africa Sub-Sahariana e tutte le zone rurali, dove le popolazioni più povere vivono in abitazioni inadeguate al di sotto degli standard minimi di sicurezza. Nel periodo che va dal 1996 al 2005, il 98% delle calamità naturali è stato influenzato dai cambiamenti climatici e il numero totale di morti da esse causato è aumentato dell'84% rispetto al decennio precedente. L'Asia è stato il continente più funestato: ben due terzi di morti per disastri naturali vivevano in quest'area e la maggior parte di loro erano donne e bambini.
Insomma, rispetto al rapporto precedente (pubblicato dall'Ipcc nel 2001) quello attuale è molto più allarmante e affronta il riscaldamento globale non più come una vaga minaccia per un futuro lontano, ma come un fenomeno che sta già producendo i suoi effetti. Di prospettiva devastante parla Hans Verolme, direttore del programma per il cambiamento climatico dell’organizzazione ambientalista Wwf.: «I delegati hanno discusso a lungo per raggiungere un accordo su ogni parola, perchè sapevano che i loro capi di governo stavano aspettando ansiosamente le conclusioni di questa importante conferenza scientifica. Il senso di urgenza di questo rapporto preparato dai principali scienziati del mondo, ha insistito, ora deve essere abbinato ad una risposta altrettanto urgente da parte dei governi. Non si può sfuggire ai fatti: il riscaldamento globale porterà fame, inondazioni e carenze idriche. Fare nulla, ha sottolineato Verolme, non è un'opzione. Al contrario avrà conseguenze disastrose».
Anche il commissario Ue all'Ambiente Stavros Dimas chiede un ulteriore sostegno all'obiettivo individuato dall'Unione Europea di limitare l'aumento della temperatura globale a due gradi al disopra della temperature pre-industriali. Secondo Dimas il rapporto approvato indica con grande chiarezza gli effetti gravi che il cambiamento climatico avrà su tutti noi. Questo sottolinea nuovamente l'urgenza di raggiungere un accordo globale per ridurre le emissioni di gas serra e l'importanza per tutti noi di adattarci ai cambiamenti che sono già in atto».
Sunday, April 08, 2007
Misurate le nanopolveri dell´inceneritore di Bolzano
Presentati in un convegno i dati comparati sulle emissioni delle nanopolveri rilevate con tecnologia tedesca
di Diego Barsotti
LIVORNO. In un convegno che si è svolto lo scorso fine settimana a Bolzano sono stati resi noti i risultati delle analisi eseguite per stabilire con esattezza l’entità delle emissioni prodotte dai camini dell’inceneritore cittadino. Obiettivo degli amministratori verificare gli impatti dell’inceneritore rispetto ad altre fonti, come per esempio il traffico, nonchè la possibilità di un potenziamento dell’impianto, visto che i rifiuti anche nella provincia autonoma di Bolzano continuano ad aumentare e la raccolta differenziata spinta non risolve, da sola, il problema. Fin qui nulla di nuovo. L’aspetto interessante sta invece nel fatto che per la prima volta, almeno in Italia, sono state eseguite misurazioni puntuali delle nanopolveri, le particelle quindi inferiori a 1 micron.
A Giulio Andreucci, dirigente dell’ufficio gestione rifiuti della Provincia autonoma di Bolzano, chiediamo innanzitutto di spiegarci come e da chi vengono effettuate le misurazioni delle nanopolveri, visto che in Italia sembra essere una pratica assai rara.
«MI pare strano. Esistono strumenti normalmente in commercio. Le nostre macchine le abbiamo noleggiate in Germania dalla ditta Grimm. Ma l’istituto scientifico di Leipzig per esempio le ha prodotte in proprio fin dagli anni Novanta e credo che in Finlandia siano state realizzate anche prima. In Italia so per certo che l’università di Bologna misura le nanopolveri, ma non so che macchine abbiano. Tra l’altro credo che l’Unione europea già nelle regolamentazioni previste per gli Euro 5 inserirà anche dei limiti relativi alle nanopolveri».
Che cosa intendete per nanopolveri? Cosa riescono a misurare questi strumenti e come funzionano?
«Allora 1 micron (Pm1) equivale a mille manometri. Esistono macchine in grado di leggere le particelle sotto ai 100 nanometri, cioè Pm0,1 Le nostre in particolare sono macchine con scansione laser che conteggiano le particelle tra i 5,5 e i 350 nanometri, divise su 42 classi di grandezza per canali volumetrici».
Quali sono i risultati delle misurazioni?
«Le misure eseguite sulle emissioni vere e proprie hanno evidenziato tra le 5mila e le 7mila nanoparticelle per centimetro quadrato. Quelle effettuate nel punto stimato di massima ricaduta delle emissioni dell’inceneritore hanno dato valori tra 5mila e 10mila nanoparticelle. In area ambiente, cioè in una zona non antropizzata i valori sono stati sempre intorno alle 5mila unità per centimetro quadrato. Questo perché è bene ricordare che le nanopolveri vengono prodotte anche naturalmente, per esempio attraverso la fotosintesi e per questo a volte sono stati misurati valori altissimi addirittura in mezzo agli oceani. Infine le misurazioni eseguite in prossimità dell’autostrada hanno registrato una presenza tra le 10mila e le 20mila particelle per centimetro. Un calcolo approssimativo che ho fatto io dà come risultato che un’ora di inceneritore produce una quantità di nanopolveri pari a quella prodotta in un’ora da un’auto diesel senza filtro antiparticolato che viaggia in autostrada».
Invece se avesse avuto il filtro Fap?
«Gli esperti hanno calcolato che il filtro riesce ad abbattere di circa mille volte le emissioni di nanopolveri».
Avete dei dati dal punto di vista della salute umana?
«Al seminario abbiamo invitato diversi tossicologi che hanno analizzato qualitativamente le nostre nanopolveri e non essendo un esperto mi rifaccio a quanto da loro è stato spiegato. Sostengono che a Bolzano le nanopolveri abbiano una bassa tossicità o meglio aggressività, che credo sia il termine più corretto. L’aggressività di una nanoparticella si desume da tre fattori: superficie, dimensione e persistenza».
Un’ultima domanda: quanto è costato misurare le nanopolveri?
«La nostra campagna di monitoraggio è durata un mese e mezzo e abbiamo speso complessivamente 15mila euro. Mi sembra invece che il costo per acquistare la macchina si aggiri intorno ai 40mila euro».
Hanno partecipato al convegno: Luigi Minach - Direttore dell`Agenzia per l`Ambiente nonché per il settore Effetti sulla salute Peter Wick (Empa), Otmar Schmid (Gsf), Joachim Heinrich (Gsf), Fabio Barbone (Università di Udine) - Lino Wegher (Medicina dell’ambiente di Bozano) e per il settore Misure e modelli Klaus Schäfer (Forschungszentrum Karlsruhe), Wolfram Birmili (Leibniz Institut), Andrea Ulrich (Empa), Ronny Lorenzo (Empa), Gianluca Antonacci (CISMA), Giulio Angelucci (Ufficio Gestione Rifiuti), Werner Tirler (EcoResearch), Markus Gleis (UBA), Martin Mohr (Empa), Christian Gerthart (Ditta. Grimm)
Wednesday, March 28, 2007
Decessi sospetti tra i lavoratori dell'Italcementi
Monselice.
Decessi sospetti tra i lavoratori dell'Italcementi
24-03-2007
Monselice. Decessi sospetti tra i lavoratori dell'Italcementi La magistratura ha ritenuto probante l'esposto presentato dai rappresentanti del Comitato Popolare "Lasciateci respirare" sui tanti decessi sospetti avvenuti tra i lavoratori dell'Italcementi di Monselice ed ha aperto una inchiesta.
Ampia notizia del fatto è stata data dai giornali locali e dalle televisioni, TG3 reg. e Tele NordEst in particolare. Questo fatto riapre la questione dei rischi che corre l'intera comunità dell'area dei cementifici, l'urgenza di controlli e restrizioni e di una seria indagine epidemiologica. Ma anche di una prospettiva diversa da quella attuale. Vi allego il comunicato del Comitato "Lasciateci respirare" di questi giorni, una mia replica alle accuse arrivate da alcuni rappresentanti sindacali dei cementifici e la proposta di finanziamento da parte delle giunte regionale e provinciale di una indagine epidemiologica.
CEMENTIFICI: I RICATTI, L'INQUINAMENTO, I PERICOLI… LE PROPOSTE
Il Presidente della delegazione Unindustria di Este svolge la sua attività. Cerca cioè di fare gli interessi del suo datore di lavoro. Naturalmente chi esercita una professione la dovrebbe praticare, pur cercando di tutelare le proprie esigenze, in modo corretto e professionale. Non ci sembra sia il caso, questa volta, leggendo quanto riportato nei giornali locali a proposito della questione Cementifici Inquinamento.
·La prima non correttezza consiste nella minaccia velata contenuta nella dichiarazione della sig.ra Gallana: "Un settore con 1500 addetti, il più importante della Bassa, va aiutato a crescere in sintonia con il territorio e non va osteggiato in modo pregiudiziale". Leggasi: "1500 lavoratori sono a rischio per colpa di chi protesta contro l'inquinamento".
·La seconda, che comprende anche la professionalità è l'innovativo suggerimento: "Apriamo un tavolo di concertazione sull'ambiente". Sarebbe stato interessante che la Presidentessa si fosse informata di quanti tavoli sono attualmente aperti avendo il pudore di evitare questa logora manifestazione di disponibilità tanto per gettare un po' di "polvere" (per restare in tema) negli occhi della gente.
·La terza argomentazione è la più significativa perché rappresenta il massimo della demagogia: "Il primo obiettivo - spiega - è di avviare un'effettiva intesa con quanti operano nel territorio a difesa dell'ambiente. Un confronto a cui le imprese non si sono mai sottratte". Il primo obiettivo non è quello AVVIARE un'intesa ma quello di RISOLVERE il problema dell'inquinamento dei cementifici della zona, che è noto da decenni oltre qualsiasi ragionevole dubbio ed è documentato da anni, sia con prove ineccepibili, sia dal semplice buon senso della gente (oltre mille firme raccolte a Monselice per protestare contro il fenomeno definito come"odori acri").
Le contestazioni potrebbero continuare anche sugli altri aspetti delle dichiarazioni riportate, come il confronto cementifici - inceneritori dove la Presidente dimostra di non conoscere chiaramente i termini della questione, ma sarebbe infierire ulteriormente e la qual cosa sinceramente non ci diverte. Come non ci diverte sentire Sindacalisti e assessori utilizzare lo stesso linguaggio dei cementieri, reclamizzando invisibili progressi nel controllo delle emissioni o agitando il ricatto occupazionale come una clava nel difficile dibattito derivato dalla presenza di questi impianti.
Vogliamo ricordare a questi sindacalisti e ai loro sponsor politici, alcuni dati relativi al 2004 e 2005:
Nel Comune di Padova si sono prodotte 150 tonnellate di PM10 e 1600 tonnellate di NOx; Nello stesso periodo nell'area di Monselice - Este si sono prodotte 160 tonnellate di PM10 e 4300 tonnellate di NOx (autodichiarazioni delle 3 cementerie).
Vogliamo ricordare, a chi deve veramente difendere i lavoratori, le indagini in corso relative ai decessi e alle gravi patologie riscontrate tra decine di ex dipendenti delle cementerie.
Infine vogliamo ricordare a tutti, che l'articolo n. 19, comma 3, del Piano Ambientale del parco dei Colli Euganei recita testualmente: "Per quanto concerne le cementerie esistenti ... l'Ente potrà sollecitare la conclusione di accordi di programma con la Regione, con il Ministero dell'Ambiente, i comuni e altri soggetti pubblici competenti, … per il coordinamento delle azioni di contenimento dell'impatto ambientale e paesistico e per concertare, con le aziende stesse, strategie di adeguamento, ed eventuale riconversione e/o rilocalizzazione delle attività e degli impianti…"
Se la Presidente Gallana si rende disponibile all'avvio di questi accordi di programma, se sindacalisti ed esponenti politici sono interessati a far rispettare la normativa, troveranno nel Comitato un interlocutore serio e se permettete, "competente".
Monselice 19/03/07
COMITATO POPOLARE "LASCIATECI RESPIRARE"
www.lasciatecirespirare.it
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Tuesday, March 13, 2007
Borgo San Dalmazzo - Operazione trasparenza per l'Italcementi
On line i dati relativi all'inquinamento prodotto
Borgo San Dalmazzo - In linea con le tempistiche previste dal Protocollo per il miglioramento della qualità dell’aria, firmato dal Comune di Borgo San Dalmazzo e la società Italcementi Spa, sono terminati i lavori di installazione del nuovo sistema di controllo delle emissioni inquinanti collegato in continuo con l’Arpa di Cuneo.
Per garantire massima trasparenza di informazione, l’Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo ha deciso di rendere disponibili in rete, all’indirizzo www.comune.borgosandalmazzo.cn.it , i dati relativi alla produzione giornaliera di polveri (PM10), biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOX) della locale Cementeria.
“La qualità dell’aria continua a preoccupare l’opinione pubblica e l’esigenza di poter governare il fenomeno resta tra le priorità dell’Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo – ha dichiarato l’Assessore all’Ambiente Paolo Risso – Con questa iniziativa si vuole aumentare il livello di accessibilità alle informazioni da parte del cittadino, garantendo la possibilità di verificare autonomamente la quantità e qualità delle emissioni inquinanti prodotte e il raggiungimento dei risultati ipotizzati dal protocollo di intesa.
«On line» i dati delle emissioni nell'aria dell'Italcementi
sabato 10 marzo 2007 - Cuneo
In linea con le tempistiche previste dal Protocollo per il miglioramento della qualità dell'aria, firmato dal Comune di Borgo San Dalmazzo con la società Italcementi Spa, sono terminati i lavori di installazione del nuovo sistema di controllo delle emissioni inquinanti collegato in continuo con l'Arpa di Cuneo.
Per garantire massima trasparenza di informazione, l'Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo ha deciso di rendere disponibili in rete, all'indirizzo www.comune.borgosandalmazzo.cn.it i dati relativi alla produzione giornaliera di polveri (PM10), biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOX) della locale Cementeria.
«La qualità dell'aria continua a preoccupare l'opinione pubblica e l'esigenza di poter governare il fenomeno resta tra le priorità dell'Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo - ha dichiarato l'Assessore all'Ambiente Paolo Risso. - Con questa iniziativa si vuole aumentare il livello di accessibilità alle informazioni da parte del cittadino, garantendo la possibilità di verificare autonomamente la quantità e qualità delle emissioni inquinanti prodotte e il raggiungimento dei risultati ipotizzati dal protocollo di intesa.
Monday, March 05, 2007
Lettera del Sindaco di Calusco d'Adda Sul Giornale di Merate del 27 febbraio
Ho letto non senza sorpresa sul Giornale di Merate di martedì 20 febbraio le disinvolte posizioni e le infondate dichiarazioni nei miei confronti da parte della segreteria provinciale della Lega Nord di Lecco riguardo la recente rinuncia di “Italcementi” all’uso dei combustibili da rifiuti industriali nella propria cementeria di Calusco. Evidentemente non riesco ancora ad abituarmi alla logica dei politici per i quali la ricerca e la divulgazione dei fatti reali è un’esigenza trascurabile giacché ciò che conta è anzitutto denigrare l’avversario politico. Dall’articolo emergerebbe che il merito di tale risultato sarebbe fondamentalmente della Lega attraverso i suoi autorevoli rappresentanti nazionali e regionali e le sue iniziative sul territorio. La decisione è stata comunque presa da “Italcementi” con lettera indirizzata all’ente responsabile della pratica amministrativa e dell’autorizzazione finale previa valutazione di impatto ambientale: il Ministero dell’Ambiente. Altri destinatari della lettera sono stati il Ministero per i Beni Culturali, la Regione Lombardia, la Provincia di Bergamo e il Comune di Calusco. In essa si spiegano le ragioni di tale rinuncia consistenti in una sopravvenuta nuova normativa secondo cui anche aziende con limitati volumi stoccati (di tali combustibili) devono sottostare alle prescrizioni della Direttiva Seveso III, propria degli impianti a rischio di incidenti rilevanti. “Italcementi” vi ha pertanto rinunciato per tutti i suoi impianti che incorrono in detta normativa “a causa dell’impatto emotivo che tale situazione determinerebbe sulla territorialità, pur se non commisurato all’entità del progetto”. Indubbiamente su questa decisione avrà anche influito la presa di posizione di alcune forze politiche, ma è fuor di dubbio che quella più importante e decisiva è stata quella del territorio, una pressione iniziata oltre due anni fa dai 15 Comuni dell’area, Calusco in testa. Quando nel dicembre 2004 la ditta presentò ufficialmente e documentalmente un progetto in Comune fu questa Amministrazione a bloccarlo in Consiglio comunale prima, e con atti formali successivi poi, e lo fece non perché la richiesta fosse illegittima, ma perché la riteneva contraria a quello che sarebbe stato il comune sentire della cittadinanza. Dopodiché, in uno spirito di grande trasparenza e partecipazione democratica e conscia che il problema varcava i confini comunali, non avocò presuntuosamente a sé la gestione dello stesso, ma costituì un ampio Comitato politico e tecnico formato dai rappresentanti dei 15 Comuni, dalla Comunità dell’Isola Bergamasca, dalle associazioni ambientaliste, dalle organizzazioni sindacali locali, dalla stessa minoranza del Comune di Calusco: Comitato presieduto e coordinato non dal Comune, ma da Agenda 21. Tale scelta metodologica è stata indicata in diverse occasioni da enti pubblici superiori e dalla stessa Legambiente come modello di comportamento. Da allora e per ben due anni questo organismo, e non il Comune di Calusco o i 4 Comuni del comprensorio robbiatese, prese in mano la situazione e al suo interno maturò collegialmente ogni decisione. Sfido pertanto la Lega a provare quando mai il sindaco di Calusco abbia fatto autonomamente, al di fuori di tale contesto, dichiarazioni “in linea con le posizioni dell’Azienda che i pericoli fossero inesistenti”. Certamente l’atteggiamento con cui ci si rapportò con “Italcementi” fu quello di Agenda 21, basato cioè sul concetto dello “sviluppo sostenibile” che non demonizza ideologicamente la controparte, ma ne ricerca il confronto nella considerazione che solo così si costruisce qualcosa. Questi sono i fatti veri e accaduti, che forse la Lega nemmeno conosce: ma se anche li avesse conosciuti, come avrebbe potuto rinunciare all’occasione di prendersi ogni merito e di attaccare un sindaco di centro-sinistra?
Rinaldo Colleoni
Sindaco di Calusco d’Adda
Thursday, March 01, 2007
ATTI DEL CONVEGNO POLVERI ULTRAFINI E NANOPARTICELLE
27/02/2007
Presentato un sistema di sorveglianza ambientale e di valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti in esercizio in regione Emilia-Romagna, che coinvolge gli Assessorati regionali all´Ambiente e alla Sanità e Arpa. Il convegno "Polveri ultrafini e nanoparticelle", organizzato da Regione Emilia-Romagna, dall´Agenzia regionale prevenzione e ambiente (Arpa) e dall´Università di Ferrara, tenutosi il 14 novembre presso l´Ateneo ferrarese, ha fornito un quadro di sintesi sullo stato attuale delle conoscenze e sulle prospettive di ricerca e sviluppo in merito ai diversi aspetti del tema: le fonti di generazione, le modalità di diffusione nell´ambiente, le migliori tecnologie disponibili per ridurne l´emissione, le tecniche disponibili per monitorarle, gli effetti che producono sulla salute. dal sito di ARPA Emilia Romagna.
Fonte: ARPA Emilia Romagna
Incinerator combustion processes and monitoring techniques for application as basis for epidemiological studies
Il monitoraggio ambientale di polveri ultrafini e nanoparticelle
Sistemi per il conteggio e la caratterizzazione di polveri ultrafini e nanoparticelle emesse dai processi di combustione
Best available technology to eliminate ultrafine particle emissions of combustion engines. Report on experience with 12´000 retrofits in Switzerland
Effetti delle polveri ultrafini e delle nanoparticelle a livello cellulare e molecolare 1
Effetti delle polveri ultrafini e delle nanoparticelle a livello cellulare e molecolare 2
Le nanopatologie
Evidenze epidemiologiche degli effetti sanitari derivanti dall´esposizione a polveri ultrafini e nanoparticelle
Organizzazione di un sistema di sorveglianza ambientale e di valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di incenerimento in esercizio in Emilia-Romagna, presentazione del progetto
«Inutile bloccare le auto, se qui funziona la cementeria»
«Inutile bloccare le auto, se qui funziona la cementeria»
«Il blocco del traffico? È un provvedimento che da un punto di vista simbolico ha un alto valore di sensibilizzazione, ma che da quello della lotta all'inquinamento rischia di essere estremamente fuorviante». Così l'assessore all'ecologia e consigliere provinciale dei Verdi, Rocco Pugliese, che non nasconde le perplessità rispetto all'iniziativa che domenica scorsa ha costretto migliaia di lecchesi a lasciare la propria auto parcheggiata in garage. Un'iniziativa alla quale l'amministrazione rogenese ha scelto di non aderire, visto che «quello del blocco fatto in questa maniera è sembrato un modo poco serio di affrontare il problema» ha spiegato Pugliese. Nel mirino dell'assessore non solo la durata limitata dei benefici prodotti da questo tipo di misure, ma anche la strategia complessiva con cui il Pirellone sta cercando di limitare l'inquinamento atmosferico. «Anziché costringere la gente a non usare l'auto e imporre alle fasce più deboli l'acquisto di una vettura nuova - ha sottolineato l'assessore all'ambiente -, la Regione dovrebbe intervenire sui carburanti, incentivando più la diffusione dei mezzi a energia pulita e sul trasporto pubblico, investendo in mezzi veloci ed ecologici». Ma non solo. Perché «la credibilità della Regione si gioca anche su altri fronti, come ad esempio quello degli inceneritori, che qui a Rogeno conosciamo bene - ha proseguito Pugliese -. Se si chiede ai cittadini di non usare l'auto e di non accendere i caminetti, è inevitabile che questi si sentano presi in giro di fronte al funzionamento di impianti come quelli della cementeria di Merone, i cui forni continuano a funzionare tranquillamente». Proprio per questo la scelta del Comune rimarrà con tutta probabilità quella di non aderire al blocco del traffico nemmeno nelle prossime occasioni.
Thursday, February 22, 2007
Soddisfazione dei leghisti per il dietro-front di «Italcementi»
Soddisfazione dei leghisti per il dietro-front di «Italcementi»
Calusco d'Adda. Riceviamo e pubblichiamo di seguito un comunicato con il quale la Lega mostra tutta la sua soddisfazione in merito alla rinuncia di Italcementi di utilizzare rifiuti tossici come combustibili.
Tuesday, February 20, 2007
Inceneritori rifiuti solidi e termocombustori soggetti alla "Seveso bis"
Con una circolare del 31 gennaio 2007 il Ministero dell'interno ha chiarito che inceneritori di rifiuti solidi, termocombustori e termovalorizzatori devono osservare le disposizioni del Dlgs 344/1999.
In particolare, con l'atto in parola (rubricato con il n. DCPST/A4/RS/400) il Dicastero ha stabilito che i gestori degli impianti citati soggiacciono agli obblighi ex articolo 5, commi 1 e 2 del Dlgs 344/1999 e devono adottare le misure di sicurezza appropriate per prevenire gli incidenti rilevanti e limitarne le relative conseguenze.
Il Dicastero ha altresì specificato che gli impianti in parola in cui sono presenti sostanze in quantità inferiore a quella dell'allegato I al medesimo Dlgs 344/1999, devono inoltre (come chiesto dall'articolo 5, comma 2 del decreto) individuare i rischi di incidente rilevante integrando il documento di valutazione ex Dlgs 626/1994 ed informare, formare ed equipaggiare i lavoratori nel rispetto del Dm Ambiente 16 marzo 1998.
(Vincenzo Dragani)
Friday, February 16, 2007
SODDISFAZIONE DELLA LEGA PER IL «GRAN RIFIUTO» DI ITALCEMENTI
CALUSCO
Pure l’ex ministro Castelli si è battuto contro i rifiuti tossici usati come combustibile
SODDISFAZIONE DELLA LEGA PER IL «GRAN RIFIUTO» DI ITALCEMENTI
Calusco d'Adda - E' ormai ufficiale la notizia che l'«Italcementi spa» ha rinunciato al progetto di bruciare come combustibili alcuni rifiuti tossici all'interno del proprio impianto di produzione di cemento in paese. A questo proposito Franca Bonanomi, segretaria della Circoscrizione della Lega Nord per l’Isola e la Val San Martino ci ha tenuto a esprimere la grande soddisfazione sua e di tutto il partito per l’atteso rifiuto.
«Ogni promessa è debito: così recita un adagio popolare e così è anche per la Lega Nord, partito popolano per costituzione. Ogni nostro impegno assunto nei confronti dei cittadini è infatti per noi un debito da onorare al meglio. Questa notizia ci ripaga dell'impegno profuso e ci conforta sul fatto che, se si combatte seriamente, in maniera credibile per la gente, i risultati non possono che arrivare. Un nostro risultato che orgogliosamente doniamo ai cittadini di Calusco e dell'Isola bergamasca - ci ha dichiarato la Bonanomi - L'impegno che esponenti di spicco del partito, in primis persino l'ex ministro Roberto Castelli ma anche l'onorevole Stucchi e il consigliere Belotti, assieme ai militanti della Lega Nord di Calusco e della circoscrizione dell’Isola e Val San Martino, si erano assunti era di non mollare la presa circa l'utilizzo di nuovi combustibili nel nuovo impianto della Italcementi. Un impegno che ha visto la Lega prodigarsi già sul finire degli anni Novanta sia in un'opera d'informazione nei confronti della cittadinanza caluschese, sia in un'azione di forte critica attraverso i Consigli comunali e la stampa locale, senza dimenticare l'esposizione di uno striscione di protesta contro lo stesso stabilimento nel giorno dell'inaugurazione. Tutto ciò nell'indifferenza e nel disinteresse - o nascosto interesse - degli esponenti degli altri partiti politici presenti sul territorio. Noi lo avevamo promesso ai cittadini che questo progetto dannoso per la loro salute non sarebbe stato realizzato: e ora che la promessa è stata mantenuta, il nostro orgoglio vola alto».
Anche il presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, si è detto molto felice dell'esito della vicenda.
«Sin da quando ero ministro della Giustizia ho sempre seguito, con viva preoccupazione per la popolazione locale, questo progetto dell’”Italcementi” sia per quanto accadeva sul territorio, sia per quanto concerneva l'iter presso il Ministero dell'Ambiente - ha assicurato Castelli - Era evidente che si trattasse di un progetto pericoloso e rischioso per la salute dei cittadini. Ma fortunatamente sin dall'inizio la Lega Nord ha preso posizione contro questo piano denunciando tale pericolosità in tutte le sedi competenti. E' con grande soddisfazione quindi che ho appreso che l'”Italcementi”, e devo riconoscerlo, con grande senso di responsabilità, ha rinunciato al progetto».
Articolo pubblicato il 13/02/07
Tuesday, February 13, 2007
PADERNO La notizia accolta con soddisfazione dalle forze politiche L'Italcementi adesso fa meno paura

PADERNO La notizia accolta con soddisfazione dalle forze politiche e dal senatore Roberto Castelli L'Italcementi adesso fa meno paura La ditta di Calusco ha rinunciato al progetto di bruciare combustibili e rifiuti tossici
Le torri dell'azienda Italcementi di Calusco d'Adda: cala la preoccupazione nel Meratese foto Cardini
PADERNO Ormai è diventato ufficiale: l'Italcementi di Calusco d'Adda ha rinunciato al progetto di bruciare combustibili e rifiuti tossici all'interno del proprio impianto di produzione di cemento. Un progetto nato due anni fa e reso noto dopo la presentazione da parte del colosso cementifero di una richiesta di sperimentazione di utilizzo di Ecofluid e Rasf nel loro forno per la produzione di clinker. La notizia aveva subito allarmato le amministrazioni comunali dell'Isola bergamasca ed anche quella di Paderno, la lecchese più direttamente interessata. Assieme ad altre della zona – Robbiate, Merate, i due Verderio, Cornate d'Adda – aveva aderito al comitato di controllo ed aveva seguito tutte le fasi di sviluppo del progetto di utilizzo dei combustibili ricavati da rifiuti tossici. La notizia è stata accolta con soddisfazione dalle forze politiche e non locali, tra cui la Lega Nord, che per bocca della segretaria della circoscrizione Isola e Val San Martino, canta vittoria: «Questa notizia ci ripaga dell'impegno profuso e ci conforta sul fatto che, se si combatte seriamente, in maniera credibile per la gente, i risultati non possono che arrivare. Anche il presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, si è detto molto soddisfatto dell'esito della vicenda: «Anche da ministro ho sempre seguito, con viva preoccupazione per la popolazione locale, il progetto della Italcementi, sia per quanto accadeva sul territorio sia per quanto concerneva l'iter presso il ministero dell'ambiente. Era evidente che si trattava di un progetto pericoloso e rischioso per la salute dei cittadini. E' con grande soddisfazione quindi che ho appreso che l'Italcementi, con grande senso di responsabilità, ha rinunciato al progetto».
Lorenzo Perego
Monday, February 12, 2007
Molgora: ok al blocco
Martedì 6 febbraio si è svolta in Regione Lombardia una riunione tra l’Assessore regionale all’Ambiente Marco Pagnoncelli e gli assessori all’Ambiente delle Province lombarde e delle città capoluogo, nel corso della quale sono stati toccati due temi fondamentali per la definizione di una strategia nella lotta all’inquinamento dell’aria: la nuova zonizzazione del territorio e l’iniziativa del cosiddetto blocco padano della circolazione, che coinvolge ben 5 regioni dell’Italia settentrionale.
Nel corso della consultazione ho posto all’Assessore regionale una serie di quesiti e riflessioni senza avere adeguate risposte: confido che ciò avvenga quanto prima.
La nuova zonizzazione prevista dalla Regione suddivide il territorio provinciale in tre distinte fasce: A1, A2 e C2. La fascia A1 è applicata solamente a 7 Comuni dell’area Meratese a ridosso della Provincia di Milano, la fascia A2 a 47 Comuni di pianura (tra cui Lecco), la fascia C2 ai restanti 36 Comuni del lago e dell’area prealpina, per i quali non si pongono particolari problemi, in quanto le condizioni di ventosità e di altitudine leniscono in maniera significativa i danni delle emissioni.
Per l’area di pianura ho segnalato l’incongruità di una scelta che delimita con A1 un’area di dimensioni ridotte, scelta sostanzialmente generata dai Comuni stessi che, giustamente preoccupati dagli allarmanti livelli di inquinamento da Pm10, hanno insistito per l’introduzione di politiche di riduzione e di tutela della salute dei cittadini. L’insostenibilità di questa scelta è evidente: tra questi Comuni e quelli inseriti in A2 non esistono sostanziali differenze di qualità dell’aria ma, semplicemente, una maggior sensibilità rispetto al problema.
La differenza di fascia non è di poco conto: pur non avendo ancora ricevuto indicazioni precise sulle norme che verranno applicate alle varie aree, è emersa la concreta possibilità che chi si trova in fascia A1 sia soggetto ai blocchi del traffico, che in fascia A2 scatterebbero solamente nei casi più gravi.
Ritengo necessario un ripensamento: per tale ragione da dicembre 2006 chiedo insistentemente all’Assessore Pagnoncelli di avere elementi sufficienti da comunicare ai Sindaci e concordare con loro una linea comune e condivisa.
Assolutamente condivisibile e meritoria l’iniziativa della Regione Lombardia di coinvolgere tutte le Regioni settentrionali nell’iniziativa di blocco del traffico del 25 febbraio. La gravità della situazione e la necessità di rendere consapevoli tutti i Cittadini della necessità di modificare radicalmente i comportamenti richiedono un atto forte e di grande impatto, possibilmente non fine a se stesso.
Marco Molgora
Merate: il 25 la città aderisce al blocco
totale del traffico. Da inizio anno una
media di 83µg/mc e 32 superamenti.
Merate aderirà al blocco del traffico del 25 febbraio. In linea con quanto deciso dal Pirellone per le zone cosiddette critiche il sindaco Giovanni Battista Albani, pur senza alcun obbligo, ha deciso di allineare la città allo stop dei veicoli a motore visti anche gli elevati livelli di polveri sottili nell’aria che, giornalmente, pongono Merate fra le aree più inquinate di tutta la Lombardia. Al momento non è ancora stato deciso il piano di azione di quel giorno (posti di blocco dei vigili, istituzione di bus navetta,…) ma è certo che dalle 9 alle 18, con l’esclusione forse delle frazioni di Pagnano e Brugarolo, le autovetture non potranno circolare ad esclusione di particolari veicoli. L’eccezione per le due aree meratesi potrebbe attuarsi solamente nel caso in cui i comuni limitrofi decidessero, per l’ennesima volta, di lasciare sola Merate in questa azione, vanificando così ogni sforzo di dare un segnale chiaro e deciso almeno a livello istituzionale. Il prossimo martedì (13 febbraio, ndr) in Villa Confalonieri i sindaci dei comuni aderenti ad Agenda 21 si troveranno con l’assessore Marco Molgora per decidere sulla questione.
Secondo la normativa europea i superamenti del limite consentito di 50 µg/mc non possono eccedere, ogni anno, le 35 volte. A ieri, 8 febbraio, la centralina di Merate aveva già sforato di ben 32 volte il limite consentito e questo a soli 39 giorni da inizio anno. C’è da ritenere, viste anche le sfavorevoli condizioni atmosferiche, che per l’inizio della prossima settimana si sia giunti alla soglia consentita dalla legge. La media si è collocata a 83 µg/mc, ben al di sopra del limite consentito e la concentrazione di particolato sottile, in alcuni giorni, ha sorpassato anche i 100, toccando quota fra fine gennaio e inizio febbraio 127 µg/mc.
Questa condizione a dir poco preoccupante ha riscontri anche sulla salute delle persone. A soffrire maggiormente della cappa asfissiante di smog sulle città sono anzitutto gli asmatici, anziani e bambini ma, più in generale, ognuno di noi è a rischio ogni volta che prende una “boccata d’aria”. Nella pianura padana la vita media è di tre anni inferiore rispetto a quella nazionale e una buona fetta di colpa è da attribuirsi certamente all’inquinamento atmosferico.
Sunday, February 11, 2007
Si allarga il fronte del No all’ampliamento e alla costruzione della NUOVA TORRE della Italcementi a Isola delle Femmine situata all’interno del centr
- 9 febbraio 2007
SALE LA PROTESTA PER LA DELOCALIZZAZIONE
DELLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE
DAL CENTRO ABITATO
Italcementi di Isola delle Femmine , torre di 100 metri
Il Comune di Isola: va spostata
Nuovo impianto e polemiche. “Serve ad abbattere le emissioni”
Sindaco e associazioni: “Lontano Dal paese”.
Azienda possibilista
ISOLA DELLE FEMMINE, La nuova torre di cento metri d’altezza che Italcementi vuole costruire nello stabilimento di Isola sta provocando allarme.
Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt’Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.
Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c’è una cava.
Una proposta che, se accolta dall’azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all’ammodernamento del ciclo di produzione. La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall’assessorato al Territorio per rilasciare l’Autorizzazione integrala ambientale (AÌA).
Un via libera per consentire all’industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d’Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano! tecnici dell’Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria.
Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l’impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -.
Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40. Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?”.
Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.
Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Ciò che decidiamo è la delocalizazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».
Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell’ impianto. Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un’interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.
L’azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni. Il progetto di ammodernamento dell’impianto ha un’importante valenza ambientale - dicono dall’azienda -.
Il confronto con i! territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta vantazione, ambientale, tecnica ed economica».
Ora, poichè con la salute della gente non è consentito a nessuno scherzare, tanto più a responsabili delle Pubbliche Istituzioni, il Comitato Isola Pulita, che si è intestato la battaglia contro i danni ambientali, reali e potenziali, di un colosso produttivo quale il cementificio di Isola delle Femmine, inserito tra gli abitati dell’omonino Comune e di quello di Capaci, ritiene che nelle condizioni in essere non sussistono gli elementi minimi di garanzia nello svolgimento del procedimento autorizzatorio. Il Comitato Isola Pulita si attiverà in tutte le sedi che riterrà opportuno, anche in quella giudiziaria, al fine di garantire gli eventuali diritti violati della salute e dell’ambiente a tutela della cittadinanza tutta.
Comitato Cittadino Isola Pulita
www.isolapulita.it
Thursday, February 08, 2007
Sale la protesta per delocalizzare la Italcementi - Isola delle Femmine – Quella torre di 100 metri fra alberghi e mare
Isola delle Femmine – Quella torre di 100 metri fra alberghi e mare
Un accordo non impossibile: si riconosce la valenza della struttura e l'azienda è possibilista
La nuova torre di cento metri d'altezza che Italcementi vuole costruire nello stabilimento di Isola delle Femmine sta provocando allarme.
Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt'Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.
Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c'è una cava.
Una proposta che, se accolta dall'azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all'ammodernamento del ciclo di produzione. La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall'assessorato al Territorio per rilasciare l'Autorizzazione integrala ambientale (Aia).
Un via libera per consentire all'industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d'Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano tecnici dell'Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria. Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l'impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -. Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40. Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?».
Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.
«Non siamo contro il nuovo impianto se ciò significa un abbattimento delle emissioni - afferma Mario Ajello -. Ciò che decidiamo è la delocalizzazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».
Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell'impianto.
Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un'interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.
L'azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni. Il progetto di ammodernamento dell'impianto ha un'importante valenza ambientale - dicono dall'azienda -. Il confronto con il territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta valutazione, ambientale, tecnica ed economica».
(Fonte Comitato Cittadino Isola Pulita)
(07 Febbraio 2007)
Saturday, February 03, 2007
AMBIENTE Reazioni allarmate alla pubblicazione dello studio Ipcc sul riscaldamento globale
Reazioni allarmate alla pubblicazione dello studio Ipcc sul riscaldamento globale
Il Wwf: "Serve un piano Marshall che metta l'ambiente al centro di tutto"
Rapporto clima, appello alla politica
"L'Italia volti pagina, è già in ritardo"
Il ministro Pecoraro è d'accordo: "Una svolta ecologista non è rinviabile"
Un'ambientalista cheide interventi contro il riscaldamento globale
ROMA - Da una parte la teoria, con i modelli e le previsioni elaborate dagli scienziati dell'Ipcc. Dall'altro i fatti, con l'annuncio dell'Osservatorio meteorologico di Modena che un nuovo record italiano è stato battuto grazie al gennaio più caldo dal 1960. In mezzo c'è la politica, che dovrebbe indicare un percorso per arginare l'emergenza, ma non lo fa.
"Mentre i cambiamenti climatici corrono come lepri, la politica mondiale si muove come una lumaca: o si accelera o si rischia il disastro", mette in guardia il ministro dell ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, commentando a Parigi i dati del rapporto delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. "Una svolta ecologista per fare fronte ai cambiamenti climatici non è più rinviabile", aggiunge, spiegando che occorre "una sessione parlamentare urgente dedicata alle vicende ambientali, ove proporre riforme verdi su economia, politiche energetiche, dei trasporti, mobilità sostenibile ed efficienza edilizia".
Un'analisi che ricalca quelle di tutte le associazioni ambientaliste, che con la pubblicazione del documento dell'Ipcc hanno potuto finalmente scrollarsi di dosso il marchio di "cassandre" e porsi paradossalmente dalla parte di chi invita alla calma. "Nessun allarmismo - commenta il presidente di Legambiente Roberto Della Seta - ma un giusto allarme: una consapevolezza che taglia corto, una volta per tutte, con chi cerca ancora di negare l'origine prevalentemente antropica del riscaldamento del Pianeta, e richiama invece, con forza, l'uomo alle proprie responsabilità". "Serve uno scatto di reni - aggiunge - che veda il governo, la politica, l'economia, la società unirsi in uno sforzo che non è di destra né di sinistra ma rappresenta, oggi, una forma indispensabile di patriottismo".
La politica italiana, a differenza di quanto accade in molti altri paesi europei, non sembra però ancora consapevole del nuovo scenario. "Per quel che riguarda l'Italia - denuncia Michele Candotti, segretario generale del Wwf Italia - il ritardo accumulato è drammatico, almeno di 15 anni rispetto agli altri paesi europei e anche rispetto ai modesti obiettivi imposti dalla prima fase del Protocollo di Kyoto. Occorre dar vita a un piano straordinario, un piano Marshall per la nuova economia e emissioni zero, che diventi la massima priorità del governo, chiamando tutti i ministeri trasversalmente a fare la loro parte".
Chi invece pare essere più reattivo è il mondo produttivo. La banca d'affari statunitense Lehman Brothers ha scelto la concomitanza con la pubblicazione del rapporto dell'Ipcc per diffondere un suo studio sulle necessità di adeguamento ai cambiamenti climatici da parte della finanza e dell'impresa. E a raccogliere la sfida sembrano essere finalmente anche i sindacati, troppo a lungo bloccati dal ricatto occupazionale. Secondo la Cgil, i modelli di produzione e di consumo devono essere modificati immediatamente. "Lo stato del clima del pianeta è la drammatica constatazione dell'eccesso di priorità date al mercato e all'economia, false libertà che mettono a rischio la convivenza fino alla sopravvivenza non del Pianeta in sé, ma delle specie viventi", segnala Paola Agnello Odica, segretaria confederale Cgil.
In tanta apprensione e tra tanti appelli all'azione, una delle poche voci fuori dal coro è quella del capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volonté. "Il rapporto Ipcc è di una banalità sconvolgente - sostiene l'esponente della Cdl - Non è da Greenpeace, né dai nobili proprietari terrieri che verrà un cambiamento significativo nella responsabilità umana. Ripartire dall'ecologia umana, a 26 anni dalla Centesimus Annus, rimane l'unica via d'uscita. L'Italia vada verso nucleare pulito e rigassificatori. Basta veti rosso-verdi".
(2 febbraio 2007) Torna su
Friday, February 02, 2007
«Disastri del clima, al 95% colpa dell’uomo»
Blackout volontario: città spente per 5 minuti
PARIGI—Ore 19.55: i 336 fari che illuminano la Torre Eiffel vengono spenti intenzionalmente. Per cinque minuti il monumento simbolo della Francia scompare alla vista, mentre in altri edifici e abitazioni si decide di restare al buio per solidarietà. È il segnale che gli scienziati del clima, riuniti nelle capitale francese, indirizzano ai governi della Terra. I comportamenti energetici devono cambiare. I gas serra sviluppati dall’uso degli idrocarburi e da altre attività stanno alterando il clima in maniera irreversibile. Bisogna attivare piani straordinari di efficienza e risparmio, altrimenti perderemo vite umane, città e paesaggi naturali.
ULTIMATUM CLIMATICO — Preceduto da questo simbolico blackout, dopo quattro giorni di riunioni a porte chiuse, il documento di 14 pagine che lancia l’ultimatum climatico è stato finalmente approvato in piena notte. È il più approfondito e completo studio sul clima elaborato finora. «Un equilibrato grido d’allarme», secondo alcuni. «Un documento troppo prudente, che sottostima gli effetti catastrofici delle inondazioni future», secondo altri. Stamani, spetterà al climatologo indiano Rajendra Pachauri, presidente dell’Ipcc (organismo scientifico delle Nazioni Unite), il compito di presentarlo ufficialmente nel corso di una cerimonia presso la sede dell’Unesco. Poi gli scienziati passeranno il testimone ai ministri che si sono dati appuntamento a Parigi nel tentativo di dare vita a un’iniziativa di governance mondiale dell’ambiente.
IL RUOLO DELL’UOMO — La responsabilità dell’uomo nel crescente aumento delle temperature della Terra è l’autentico punto di svolta di questo rapporto Ipcc, il quarto di una serie iniziata nel 1990. Prima d’ora i climatologi dell’Ipcc, pur puntando l’indice accusatore contro l’uomo, gli attribuivano un 60-70% di colpa. Ora si passa al 90-95% . «Che siano i nostri gas serra ad avere innescato il cambiamento climatico è ormai quasi certo. Non ci sono evidenze di altri fattori naturali che concorrano in maniera significativa a questo fenomeno», riferisce il portavoce italiano dell’Ipcc, il climatologo Sergio Castellari.
ALTE CONCENTRAZIONI — Le concentrazioni dell’anidride carbonica (CO2), il principale fra i gas riscaldanti liberati dalle combustioni, hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 650 mila anni (380 parti permilione), con un incremento di oltre il 35% negli ultimi due secoli. Per fortuna sistemi naturali come oceani e foreste riescono ad assorbire la metà di queste emissioni, ma ora le loro capacità di smaltimento si stanno riducendo e, dalla metà del secolo in poi, l’intossicazione dell’atmosfera potrebbe superare il limite di non ritorno( 550-600 parti per milione), oltre il quale il sistema climatico si modificherà in modo irreversibile e distruttivo per la vita sulla Terra.
FEBBRE ALTA —La febbre del pianeta, finora contenuta entro il grado di aumento, arriverà probabilmente a +3 gradi prima della fine del secolo, forse a +4.5, trasmettendosi agli oceani, non solo in superficie, ma anche in profondità, come già oggi indicano alcune misure. Lo scioglimento dei ghiacci e la dilatazione termica stanno già facendo salire il livello delle acque di 2 millimetri l’anno, ma questo valore medio potrebbe aumentare. Di quanto? Su questa valutazione, gli scienziati dell’Ipcc si sono mostrati molto cauti indicando, per la fine del secolo, un aumento del livello dei mari fra 28 e 43 cm.
MARI PIU’ ALTI—Prima ancora che il documento sia stato ufficialmente reso noto, i ricercatori del prestigioso Istituto di ricerche sugli impatti climatici di Potsdam hanno manifestato il loro pieno dissenso. «Le nostre valutazioni, ricavate da misure satellitari, dicono che già oggi il tasso di sollevamento è arrivato a 3mmper anno—ha dichiarato ieri il professor Stephan Rahmstorf, direttore dell’Istituto —. Di conseguenza le nostre proiezioni al 2100 indicano un range di sollevamento fra 50 e 140 cm».
Franco Foresta Martin
02 febbraio 2007
Livello mare salirà di 18-59 cm entro 2100 E' la previsione degli esperti dell'Ipcc riuniti a Parigi. Ma potrebbe andare anche peggio: «Livelli maggio
«Livelli maggiori non vanno esclusi»
PARIGI - Il livello del mare crescerà probabilmente tra i 18 e i 59 centimentri entro il 2100 anche se potrebbe andare anche peggio, in conseguenza allo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Antartico. Lo afferma il rapporto pubblicato dagli esperti del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) riuniti a Parigi. Una precedente stima nel 2001 aveva fissato l'innalzamento dei mari tra i 9 e gli 88 centimetri. Il rapporto odierno precisa però che «valori maggiori non possono essere esclusi» e che è impossibile dare una stima più precisa in quanto ancora non si può prevedere con esattezza il comportamento del ghiaccio che ricopre l'Antartico e la Groenlandia.
IL RISCALDAMENTO DURERÀ OLTRE UN MILLENNIO - Il riscaldamento del clima sulla Terra durerà per «oltre un millennio», hanno inoltre affermato gli esperti nel rapporto pubblicato oggi sul cambiamento climatico. La temperatura si innalzerà fra l'1,8 i i 4 gradi entro il 2100. Gli esperti dell'Ipcc ritengono con una probabilità del 90 per cento che il riscaldamento climatico sia dovuto all'emissioni umane di gas serra.
NATI NEL 2007 VIVRANNO IN MONDO PIÙ CALDO - «I bambini nati nel 2007 vivranno in un mondo più caldo», aveva affermato il direttore esecutivo del Programma dell'Onu per l'ambiente (Unep), Achim Steiner, qualche ora prima della diffusione delle previsioni mondiali sul cambiamento climatico. «Globalmente il messaggio è chiaro: se è vero che la prova assoluta non sarà disponibile prima che sia troppo tardi, non vi possono più essere dubbi seri che le emissioni umane di anidride carbonica e di altri gas da effetto serra presentino un rischio reale per il nostro benessere», scrive Steiner in un comunicato. «I bambini nati nel 2007 vivranno in un mondo più caldo, dalla tendenze meteorologiche considerevolmente modificate e dove il livello del mare sarà più elevato», aveva aggiunto il direttore esecutivo dell'Unep.
02 febbraio 2007
AMBIENTE Allarme su Science alla vigilia della pubblicazione del nuovo documento dell'Ipcc
Allarme su Science alla vigilia della pubblicazione del nuovo documento dell'Ipcc
"La realtà si è rivelata molto peggio delle previsioni contenute in quello del 2001"
Clima, scienziato tedesco rifà i conti
"Il rapporto Onu rischia di essere ottimista"
Secondo Stefan Rahmstorf, gli effetti della CO2 su temperatura e livelli dei mari sono sottostimati
Barriere di sassi a Jakarta per cercare di arginare l'innalzamento del mare
ROMA - Alla vigilia della pubblicazione del Quarto Rapporto sul riscaldamento globale realizzato dall'Ipcc, uno staff di prestigiosi scienziati tedeschi fa le pulci alla penultima fatica dell'organismo delle Nazioni Unite che tiene permanentemente sotto controllo gli andamenti climatici del pianeta, ovvero il Terzo Rapporto datato 2001.
In uno studio pubblicato sulla rivista statunitense Science, Stefan Rahmstorf, climatologo del Potsdam Institute for Climate Impact Research, il grande centro di ricerca tedesco all'avanguardia nella formulazione di modelli climatici, spiega come i dati reali e le osservazioni sul campo raccolte nel corso di questi cinque anni mostrano che le previsioni fatte dall'Ipcc nel 2001 si sono rivelate tutte troppo ottimistiche.
In realtà non si tratta di una vera e propria novità, e lo stesso Quarto Rapporto, secondo quanto indicato dalle dettagliate anticipazioni uscite in questi giorni, prende atto che la situazione è decisamente peggiore di quanto non si fosse pronosticato, anche se nei resoconti si è spesso preferito sottolineare altri due aspetti centrali del documento: l'accordo ormai pressoché unanime sul fatto che il riscaldamento globale è una drammatica realtà e la quasi certezza che a provocarlo siano in larghissima misura l'attività umana con la produzione di gas serra.
I cambiamenti climatici, secondo Rahmstorf e i suoi collaboratori, stanno insomma dando luogo a fenomeni più intensi di quelli che solo cinque anni fa erano stati previsti dagli scienziati, con il concreto rischio che la comunità scientifica abbia nel complesso sottostimato le conseguenze prodotte dalle massicce emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra.
Nel rapporto 2001, lo staff dell'Ipcc aveva previsto che l'aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera avrebbe condotto ad un aumento delle temperature negli anni successivi pari a un minimo di 1,7 fino ad un massimo di 4,2 gradi centigradi. Dalle osservazioni effettuate in questi ultimi cinque anni, i ricercatori tedeschi hanno dimostrato che in realtà la temperatura media del pianeta è aumentata di 0,33 gradi. E questo sarebbe in linea solo con gli scenari peggiori elaborati dall'Ipcc nel 2001.
Inoltre c'è un secondo fenomeno che si sta manifestando con maggiore intensità rispetto alle previsioni: quello relativo al ritmo di crescita dei livelli dei mari, che così come Rahmstorf anche diversi altri studiosi dei Poli ritengono l'Ipcc continui a sottostimare. Secondo i modelli elaborati nel 2001, il livello degli oceani sarebbe dovuto salire di soli due millimetri ogni anno, mentre le osservazioni effettuate dai satelliti mostrano invece un trend di crescita costante pari a 3,3 millimetri all'anno. E non solo. Il tasso di crescita del livello degli oceani negli ultimi venti anni è del 25 per cento più elevato di quello mai registrato negli ultimi 115 anni.
(1 febbraio 2007)
AMBIENTE Pubblicata stamane la versione definitiva dello studio dell'Ipcc dell'Onu
Secondo le previsioni degli scienziati, il livello dei mari si alzerà tra i 18 e i 59 centimetri
Ambiente, al più tardi entro il 2100
la temperatura crescerà da 1,8 a 4 gradi
Il riscaldamento del clima durerà "per oltre un millennio"
E' dovuto con una probabilità del 90% alle emissioni umane dei gas serra
PARIGI - Entro la fine del secolo in corso, dunque al più tardi nel 2100, la temperatura superficiale della Terra crescerà probabilmente da 1,8 a 4 gradi centigradi. E' la stima definitiva dell'Ipcc, l'Intergovernmental Panel on Climate Change, la più importante commissione di studio delle Nazioni Unite sul surriscaldamento globale, di cui è in corso a Parigi la conferenza. Secondo la commissione, il riscaldamento del clima sulla Terra durerà per "oltre un millennio". Gli esperti dell'Ipcc ritengono con
una probabilità del 90 per cento che il riscaldamento climatico sia dovuto alle emissioni umane di gas serra.
La oscillazioni nelle previsioni dipendono dalle quantità di anidride carbonica, il principale tra i gas-serra, che in concreto saranno immesse nell'atmofera. La stima si riferisce al decennio 2089-2099, messo a confronto con il periodo 1980-1999: si basa sul lavoro, e lo sintetizza, di 2500 ricercatori esperti in diversi settori di rilevanza climatica, e operanti in ogni parte del mondo.
Si tratta della prima revisione in sei anni delle prove scientifiche relative all'effetto-serra e alle sue conseguenze potenzialmente disastrose: l'ultima risaliva infatti al 2001, quando la proiezione fu di un incremento nella temperatura della superficie terrestre nell'ordine di 1,4-5,8 gradi. Ora gli studi sono riusciti a ridurre la forbice, tagliando sia l'estremo positivo che quello negativo. All'epoca si adottò tuttavia un metodo di calcolo parzialmente diverso da quello impiegato ora.
Quanto all'innalzamento del livello dei mari, si valuta che entro la scadenza considerata esso sarà compreso tra 18 e i 59 centimetri: si tratta peraltro di cifre sulle quali non c'è consenso unanime. Una parte degli scienziati le considerano infatti troppo prudenti, dal momento che non tengono conto delle ripercussioni di alcuni eventi recentissimi, come lo scioglimento di vaste estensioni di ghiaccio osservato sia in Antartide sia in Groenlandia.
(2 febbraio 2007) Torna su
Smog, livelli quasi al triplo del massimo consentito
E domenica torna il blocco delle auto, solo a Bergamo
Lo smog continua a crescere: i livelli di polveri sottili, già alti durante la giornata di martedì 30 gennaio, sono ulteriormente saliti nella giornata di ieri, mercoledì 31 gennaio. Nell'area critica, a Osio Sotto si è passati per esempio da 88 microgrammi per metro cubo a 116 microgrammi: un valore quasi due volte e mezza il livello massimo consentito dalla normativa, cioè 50 microgrammi. Per Bergamo il dato del 31 gennaio non è disponibile, ma già martedì s'erano raggiunti i 96 microgrammi. A Lallio invece ieri si sono registrati 91 microgrammi.
In provincia il dato peggiore è quello di Filago: 132 microgrammi ieri contro i 103 di martedì. Non va molto meglio a Treviglio, dove da 102 microgrammi di martedì si è passati ai 107 di ieri. Non disponibile invece il dato del 31 gennaio per quanto riguarda Calusco: ma già martedì si era a quota 106 microgrammi per metro cubo.
(01/02/2007)
Tuesday, January 30, 2007
DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE FUORI DAL CENTRO ABITATO A NORMA DELLE DISPOSIZIONI DI LEGGE IN MATERIA URBANISTICA
- 27 gennaio 2007
DELOCALIZZARE LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE FUORI DAL CENTRO ABITATO A NORMA DELLE DISPOSIZIONI DI LEGGE IN MATERIA URBANISTICA
Interrogazione del Senatore Sodano Presidente della Commissione Ambiente.
Senato della Repubblica
13a Commissione
Territorio, Ambiente, Beni Ambientali
interrogazione a risposta scritta
al Ministro dello sviluppo economico e al ministro della salute
Senato della Repubblica
13a Commissione
Territorio, Ambiente, Beni Ambientali
interrogazione a risposta scritta
al Ministro dello sviluppo economico e al ministro della salute
Premesso che:
in provincia di Palermo, nel comune di Isola delle Femmine, sono presenti impianti della Italcementi s.p.a in pieno centro città (codice: NACE Code 26.51), che emettono fumi nocivi e producono elevati livelli di inquinamento acustico ed ambientale, con grave danno per i cittadini;
oltre allo stabilimento nel centro città, la Italcementi si avvale di una serie di impianti, dislocati nel circondario, come quelli dediti ad attività estrattive a Piano Dell’Aia-Rocche di Raffo Rosso ed a contrada Manostalla, comune di Torretta;
l’area dove opera la Italcementi è stata destinata ad uso industriale con il D.P.R. del 1981 per un ventennio, al termine del quale il cementificio era tenuto a ripristinare la destinazione d’uso a fini forestali e a riconsegnare il terreno alla Regione Sicilia;
nel 2001, alla data di scadenza della concessione, il Comune di Isola delle Femmine ha concesso un’autorizzazione edilizia per la costruzione di un carbonile a cielo aperto per lo stoccaggio di petcoke (concessione edilizia n. 10/2001 del 5 aprile 2001);
da quando il cementificio ha iniziato i processi produttivi, si sono riscontrati nell’area fenomeni di inquinamento così gravi da causare ingenti danni alla salute dei cittadini, tant’è che i tassi di incidenza di tumori polmonari, tiroidite, forme asmatiche e di altre malattie respiratorie, anche mortali, hanno raggiunto livelli anomali e preoccupanti;
il cementificio di Isola delle Femmine opera nelle vicinanze di diversi Siti di Importanza Comunitaria, tra cui la riserva di Capo Gallo e i Fondali marini di Isola delle Femmine, così come individuati dalla direttiva "Habitat" (direttiva 92/43/CE, recepita in Italia con D.P.R. 357/97), incidendo negativamente sugli ecosistemi locali, i quali non vengono dunque salvaguardati come vorrebbe la normativa europea e la legge italiana di attuazione;
le attività inquinanti della Italcementi sono state più volte oggetto di pubblica protesta, sia da parte degli abitanti del luogo, che in sede istituzionale, come dimostrano le numerose iniziative di vigilanza e controllo intraprese dagli organi preposti, nonché gli atti di diffida rivolti alla Italcementi con l’intento che proceda alla dovuta messa in sicurezza del sito;
nell’ottobre del 2005, un sopralluogo effettuato dal D.A.P. con il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri nel cementificio di Isola delle Femmine, rilevava che "all’interno del capannone (materie prime: petcoke, clinker, calcare, sabbia, argilla, perlite. Nelle adiacenze P.E. E43 ed E45) viene effettuato stoccaggio e movimentazione a mezzo gru a ponte di materiale polverulento che produce un’emissione diffusa. Si evidenzia altresì che parte del capannone risulta essere aperto verso l’esterno."(verbale n. 9942393);
il 25 gennaio 2006, l’ARPA ha effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido (petcoke) in località Raffo Rosso della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke, sostanza pericolosa per la salute umana perché rientrante nella categoria cancerogena 3, (nota prot. 9945432, 30 gennaio 2006);
la relazione dell’ARPA del gennaio 2006, si conclude con l’indicazione di diversi interventi di messa in sicurezza che la Italcementi è tenuta a porre in essere nel più breve tempo possibile e con la richiesta di esibire l’autorizzazione per l’utilizzo di petcoke quale combustibile solido all’interno dello stabilimento;
a seguito della relazione dell’ARPA, il Sindaco di Isola delle Femmine, ha inviato una nota di diffida (nota prot. n. 3975 del 15.03.06) alla Italcementi, con la quale si invitava la predetta società ad adottare i necessari interventi di messa in sicurezza, di risposta emergenziale, di bonifica e ripristino ambientale, così come indicati dall’ARPA;
il 25 luglio 2006, l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia con nota n°48283, ha emesso un provvedimento di diffida (firmato dal Responsabile del Servizio, il dott. Genchi) nei confronti della Italcementi di Isola delle Femmine contestando, tra l’altro, l’incontrollato utilizzo e smaltimento dei residui della produzione, quali il petcoke, sostanza altamente cancerogena;
nella diffida si legge, tra l’altro, che "il petcoke viene utilizzato dal 1987 come combustibile del forno 3, del mulino crudo 3 e, in miscela e fino al 1992, del forno 2" e che, sebbene "la realizzazione del deposito di petcoke sia stata autorizzata dal Comune di Isola delle Femmine, non è mai stato comunicato né autorizzato l’uso del petcoke come combustibile", rilevando infine che "nei rapporti analitici periodicamente trasmessi, la Ditta dichiara l’uso di carbone e non di petcoke" (nota n°48283 del 25 luglio 2006);
solo pochi mesi prima, nel suo Piano di Caratterizzazione (12.04.2006) l’Italcementi dichiarava invece che soltanto "a partire dal 2001 presso la località Raffo Rosso si è effettuata l’attività di deposito del combustibile solido (petcoke)", in virtù dell’Autorizzazione Edilizia n. 10/2001, rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine il 05.04.2001, omettendo quindi tutta una serie di dati e di verità fondamentali;
l’Assessorato Territorio e Ambiente, nel provvedimento del luglio 2006, dichiara in modo univoco che "sono stati ripetutamente violati i dettami della normativa vigente e le prescrizioni del decreto assessoriale di autorizzazione" (per quanto concerne l’utilizzo del petcoke al posto del carbone), diffidando "l’Italcementi dal continuare ad utilizzare il petcoke come combustibile, nonché a continuare ogni attività che dia luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto in assenza della necessaria autorizzazione ai sensi del D. Lgs. n. 152 /2006", evidenziando inoltre che "ogni ulteriore violazione delle prescrizioni contenute nel presente provvedimento comporterà necessariamente la sospensione delle autorizzazioni concesse" (nota n°48283 del 25 luglio 2006);
l’8 gennaio 2007, il dott. Tolomeo, Direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente ha comunicato al dott. Genchi responsabile dei pareri tecnici in materia di tutela dell’inquinamento atmosferico da emissioni del 3° Servizio, l’immediata sospensione dall’incarico e conseguente spostamento a diverso luogo e a diversa posizione, senza che tale provvedimento sia stato in alcun modo motivato;
il Dipartimento facente capo al dott. Genchi stava anche intervenendo su diverse tematiche a salvaguardia dell’ambiente, nel tentativo di far installare sistemi di recupero dei vapori nelle operazioni di carico e scarico delle navi; di impedire lo smaltimento mascherato di rifiuti tramite torce, di ridurre i limiti delle concentrazioni emissive e di bloccare la costruzione di 4 impianti di combustione delle biomasse, tutti progetti sostenuti con forza dal Governatore Cuffaro;
a tutt’oggi, l’Italcementi non ha né provveduto alla messa in sicurezza dell’impianto, né ai necessari aggiornamenti del sistema di filtraggio e depurazione, né tantomento ha iniziato una procedura di controllo delle attività impattanti legate al funzionamento dei propri impianti, ma ha anzi intenzione di proseguire nell’inquinamento incontrollato, ampliando i propri impianti mediante la costruzione di una nuova torre alta circa 100 metri,
Si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno bloccare l’avvio di nuovi progetti fino al momento in cui non venga intrapresa la messa in sicurezza degli impianti e delle operazioni del cementificio, con preventivo accertamento dei danni causati dalle emissioni della Italcementi ai cittadini e all’ambiente;
se il Governo non possa intervenire a tutela del paesaggio e delle normative in vigore, dato che la cementeria è situata all’interno di zona vincolata dalla Sopritendenza dei Beni Ambientali e Paesaggistici della Regione Sicilia, e dato che si tratta di attività nocive "che producono fumo, polvere, rumore, esalazioni nocive ed eventuali scarichi di sostanze velenose", le quali non potrebbero avere luogo in prossimità di centri abitati, anche a norma del piano regolatore di Palermo;
come il Governo intenda attivare tutte le procedure e i provvedimenti atti a salvaguardare la salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza, monitorando, con un apposito gruppo di lavoro, le eventuali connessioni tra ciò che si evidenzia dai rapporti ARPA e le patologie più diffuse sul territorio con particolare riferimento a quelle neoplastiche e tiroidee.
Sen. Tommaso Sodano
Friday, January 26, 2007
Le lobbies del veleno
di Enrico Pedemonte
Contro l'America di Bush e le multinazionali il manifesto dell'ambientalista più famoso degli Usa. Per il trattato di Kyoto, tasse sull'inquinamento e sussidi all'energia pulita.
È un Al Gore prostrato dalla fatica quello che ci accoglie a Nashville, Tennessee, la sua terra d'origine. Da anni il vicepresidente negli anni di Clinton, dal 1992 al 2000, svolge a tempo pieno il suo nuovo mestiere di globetrotter ambientalista e gira il mondo per spiegare a governi e opinione pubblica la gravità del riscaldamento globale. Da quando è uscito il suo documentario, 'The Unconvenient Truth', 'Una verità scomoda', ora anche in Italia, il suo attivismo è cresciuto a dismisura. Ha parlato a un migliaio di ambientalisti, che nei prossimi mesi dovranno replicare le sue conferenze in ogni angolo degli Stati Uniti usando le stesse diapositive che da mesi Gore mostra ai capi di Stato e ai cittadini di tutto il pianeta.
Il documentario ha avuto un successo inatteso e Gore è nuovamente al centro della scena politica. Molti si chiedono se tra qualche mese scenderà in gara per la Casa Bianca, dopo la sconfitta nel 2000 contro George Bush. È stato proprio il film a rilanciare la sua immagine, grazie a una straordinaria sceneggiatura che racconta l'aggravarsi della crisi ambientale attraverso le vicende, talvolta intime, della sua vita privata. Per esempio la morte per cancro ai polmoni della sua sorella maggiore che gestiva la coltivazione di tabacco di famiglia a Carthagena. La sorella era una fumatrice, e questo dramma spinse la famiglia Gore a uscire dal business del tabacco.
Signor Gore, che cosa cambierà con la maggioranza al Congresso in mano ai democratici?
"Spero che gli Stati Uniti riporteranno presto le truppe a casa senza peggiorare ulteriormente la situazione in Iraq. E a proposito del clima, spero che taglieranno i sussidi alle aziende che inquinano e si muoveranno verso la firma del trattato di Kyoto".
Quali sono le tre cose più importanti che farebbe se fosse presidente?
"Primo: aderire al trattato di Kyoto e renderlo ancora più rigido. Secondo: cambiare il sistema fiscale tassando non più il lavoro, ma l'inquinamento, specie la produzione di anidride carbonica. Terzo: introdurre incentivi alle tecnologie pulite, aumentare gli standard di efficienza delle auto, eliminare i sussidi all'uso del carbone e del petrolio".
E l'energia nucleare?
"Sono scettico. Credo che giocherà un ruolo limitato".
Quanto è importante la lobby del petrolio alla Casa Bianca?
"Sia il presidente Bush che il vicepresidente Cheney provengono dall'industria petrolifera. Non è esatto dire che la lobby del petrolio ha influenza sulla CasaBianca. La lobby del petrolio è la Casa Bianca".
Nacque da questa coincidenza l'attacco a Baghdad?
"La guerra in Iraq è stato un terribile errore, lo dissi prima che cominciasse. E alla base ci fu l'opinione di Cheney che gli Usa dovessero fare qualcosa per salvaguardare l'accesso alle grandi riserve di petrolio nel Golfo Persico".
Che cosa pensa della nuova strategia irachena annunciata da Bush?
"Nulla di nuovo. È la stessa politica che ha portato al peggiore errore strategico nella storia Usa".
Recentemente lei ha detto che gli Stati uniti vivono in una bolla di irrealtà. Che cosa vuol dire?
"Il resto del mondo ha ormai accettato il messaggio degli scienziati sul cambiamento climatico. Al contrario, gli Stati Uniti si rifiutano di agire. Si illudono che il problema non sia reale, dicono che le sue conseguenze potrebbero non essere del tutto negative, temono che cercando di risolverlo si danneggino certe aziende. Si tratta di errori e illusioni: una bolla di irrealtà che ci distingue dal resto del mondo. Come tutte le bolle, alla fine esploderà".
Il presidente dice che sono necessari altri studi per dimostrare il cambiamento climatico...
"È una scusa per confondere l'opinione pubblica e convincerla che non dobbiamo fare nulla".
Come giudica la politica ambientalista di questa amministrazione?
"Distruttiva, mal consigliata, guidata dagli interessi dei grandi inquinatori".
Perché ha deciso di raccontare anche le sue storie intime nel film?
"È stato il regista David Guggenheim a convincermi. Mi disse che il pubblico avrebbe compreso meglio il messaggio scientifico se fossimo stati in grado di stabilire un legame con la persona che raccontava la storia, cioè con me. Gli ho creduto. Aveva ragione".
Che ruolo hanno avuto compagnie petrolifere come la Exxon-Mobil nella percezione del cambiamento climatico da parte dell'opinione pubblica?
"La Exxon è un grande inquinatore che in modo immorale spende milioni di dollari in propaganda per confondere le idee dell'opinione pubblica su quello che dicono gli scienziati. Ciò che fanno è vergognoso".
Sterling Burnett, consulente del National Center for Policy Analysis, un gruppo finanziato dalla Exxon, ha paragonato il suo documentario ai film di propaganda del nazista Goebbels...
"In passato i produttori di tabacco spendevano milioni di dollari per screditare gli scienziati. Allora si trattava di confondere le idee dell'opinione pubblica sul legame tra fumo di sigaretta e cancro ai polmoni. Oggi sta accadendo la stessa cosa per il clima. I più grandi inquinatori finanziano gruppi di pressione per diffondere messaggi falsi. La democrazia è nata con l'Illuminismo, quando la ragione è diventata la principale fonte di autorevolezza. Ma con il declino della carta stampata e l'ascesa della televisione le cose sono cambiate. La tv ha sostituito la ragione con il denaro. Con i soldi si possono arruolare legioni di mistificatori che usano le parole come strumenti di propaganda per generare profitti contro l'interesse pubblico".
Quanto è lontano il punto di non ritorno?
"Gli scienziati dicono che tra una decina d'anni arriveremo a un punto oltre al quale sarà difficile restaurare l'equilibrio dell'ecosistema. Abbiamo ancora tempo, ma dobbiamo fare presto".
Si candiderà alla Casa Bianca per difendere le sue idee?
"Non lo prevedo. Se nessun candidato sarà sensibile ai problemi del riscaldamento globale, vorrà dire che avrò fallito nella mia campagna".
L'ambiente è finito nell'inceneritore
di Beppe Grillo e Maurizio Pallante
L'antefatto è che, con una manovra degna del gioco delle tre carte, i finanziamenti previsti dalla legge per incentivare lo sviluppo delle fonti rinnovabili erano stati dirottati sull'energia elettrica prodotta con gli scarti di raffineria e con l'incenerimento dei rifiuti (30 miliardi di euro dal 1991 al 2003). Il fatto è che con un emendamento alla Finanziaria quei finanziamenti sono stati restituiti alla loro legittima destinazione. La conseguenza è che chi contava su quei soldi per far quadrare i conti fallimentari degli inceneritori progettati e non ancora autorizzati si è visto sottrarre il babà su cui stava affondando i denti e non l'ha presa bene. "Per colpa degli estremisti della legalità dovremo aumentare la tassa raccolta rifiuti", hanno protestato, inghiottendo con rabbia l'ormai inutile produzione delle loro ghiandole salivari. "Confidiamo che il governo con un altro giochino delle tre carte inserisca i rifiuti tra le biomasse per ridarci quei soldi", hanno aggiunto subito dopo i più navigati nel mare della politica.
Una vicenda, tra le tante che costellano l'inglorioso declino di un sistema istituzionale nato in un contesto morale di tutt'altra tempra, su cui non si può evitare di svolgere qualche riflessione. La prima è proprio l'assenza, dall'orizzonte mentale di questi personaggi, dell'etica e del diritto. Nessun riferimento al fatto che quei soldi fossero stati sottratti con una truffa legalizzata alle fonti rinnovabili cui erano destinati. Nessun accenno al fatto che per questo l'Italia ha subito più di un procedimento d'infrazione dall'Unione europea. Nessun collegamento al fatto che i finanziamenti pubblici a una tecnologia costituiscono una palese violazione della concorrenza. Eppure, a beneficio dei gonzi, mentre rivendicavano il diritto a soldi che non gli spettavano per sostenere gli investimenti di una tecnologia che non ripaga i suoi costi, si permettevano anche di sventolare la bandiera del liberismo. "Il tema dell'ambiente non è appaltabile a chi ha posizioni ideologiche contro il capitalismo", ha avuto la faccia tosta di affermare il presidente della Provincia di Torino, per difendere la sua posizione oggettivamente anticapitalista.
La seconda riflessione attiene alla progressiva riduzione delle differenze tra destra e sinistra. Il gioco delle tre carte con cui dapprima - carta vince - alle fonti rinnovabili sono state affiancate le 'assimilate', poi - carta perde - nelle assimilate sono state inserite fonti non rinnovabili, infine - carta vince - i finanziamenti previsti per le rinnovabili sono stati dirottati sulle non rinnovabili, lo ha fatto il governo Berlusconi, ma lo difende la maggioranza dei partiti di questo governo, accusando di essere estremista chi lo ha smascherato. Si può ancora definire di sinistra chi difende la continuità di scelte fatte dalla destra? È estremista chi ne deduce che la distinzione tra destra e sinistra è superata e che i politici si giudicano, come tutte le persone, del resto, da ciò che fanno e non dalle magliette che indossano? Non avevamo ancora finito di scrivere queste considerazioni che il presidente della Provincia di Torino (ancora lui) lanciava un appello ai deputati torinesi della destra perché si affiancassero a quelli della sinistra in un'azione di lobbying parlamentare per indurre il governo a reinserire tra le fonti rinnovabili una sostanza non rinnovabile, come la plastica dei rifiuti, l'unica che genera una quantità significativa di energia nei forni inceneritori. In barba al diritto, alla scienza e ai procedimenti d'infrazione dell'Unione europea. Tutti i partiti insieme per scucire agli elettori i soldi necessari a danneggiare la loro salute.
Era un pericoloso estremista quell'unico bambino che gridò "Il re è nudo", quando tutti lodavano l'eleganza dei suoi vestiti inesistenti?
La terza riflessione riguarda la validità tecnico-economica dell'incenerimento dei rifiuti, a prescindere, direbbe Totò, da ogni valutazione ambientale. "Se non ci arriveranno i milioni di euro degli incentivi, le discariche diventeranno più convenienti degli inceneritori, oppure si dovrà aumentare la tassa raccolta rifiuti", hanno sostenuto all'unisono gli aspiranti fuochisti sull'orlo di una crisi di nervi. Ciò significa che la tecnologia dell'incenerimento non è in grado di stare in piedi da sé. È anti-economica. Costa più di quello che rende. Ha costi che non si ammortizzano. La sua inefficienza, in nome del capitalismo e del liberismo, deve essere pagata dalla collettività. O da tutta la popolazione italiana attraverso la sovrattassa sulla bolletta elettrica prevista per le energie rinnovabili (ma questa è una quisquiglia, direbbe sempre Totò), o solo dalla popolazione delle province in cui è prevista la costruzione dei nuovi inceneritori, attraverso un ulteriore aumento della tassa rifiuti. Con lo specchietto per le allodole che i forni sarebbero l'alternativa della discarica. Come se le ceneri e i fanghi di depurazione non dovessero essere smaltiti in una discarica molto più pericolosa delle altre. Come se la loro quantità fosse inferiore ai residui, inerti, di una raccolta differenziata porta a porta con tariffa proporzionale ai rifiuti conferiti in modo indifferenziato.
Ma se i rifiuti non fossero gestiti per legge in condizioni di monopolio da società private a capitale totalmente pubblico (una bella invenzione da commedia dell'arte), i loro bilanci potrebbero andare in pareggio semplicemente aumentando le tariffe a ogni aumento dei costi? Se agli incrementi della raccolta differenziata corrispondessero proporzionali aumenti di riciclaggio, i costi della gestione dei rifiuti diminuirebbero progressivamente. Per ogni chilo di materiali raccolti in modo differenziato che non si portano allo smaltimento si avrebbe un risparmio, ma per non smaltirli occorre rivenderli come materia prima secondaria. Quindi ne deriva anche un guadagno. Una volta che, sommando i guadagni ai risparmi, siano state ammortizzate le maggiori spese per la raccolta differenziata, si avrebbe una progressiva riduzione dei costi che, trattandosi di società controllate da enti pubblici, si dovrebbero tradurre in una riduzione della tassa. Come mai non succede? Come mai ogni volta che aumenta la raccolta differenziata aumenta anche la tassa raccolta rifiuti? Qualcuno ha mai verificato i conti delle aziende pubbliche che gestiscono le raccolte differenziate?
Con queste considerazioni si arriva all'ultimo punto di riflessione. Che si rivolge agli estremisti della legalità tra cui indegnamente ci annoveriamo. Siamo proprio sicuri che il monopolio sia la condizione migliore per gestire i rifiuti? Il monopolio è un reale superamento del mercato, o invece è un mercato in cui l'unico operatore può permettersi di aumentare le tariffe a ogni aumento dei costi, proprio perché non c'è concorrenza? Chi fosse vincolato a far quadrare i conti in una situazione di mercato sarebbe incentivato a riciclare la maggior quantità di rifiuti raccolti in maniera differenziata, perché quanto più ricicla tanto meno spende in discarica e tanto più guadagna vendendo materie prime secondarie. Per fare un esempio: il legno proveniente dalla raccolta differenziata è più conveniente economicamente bruciarlo o farne nuovi pannelli di truciolato?
Se c'è un solo operatore in condizioni di monopolio, che ha investito i nostri soldi e utilizza le nostre tasse per bruciare i rifiuti in un inceneritore, potrà porsi questa domanda privandosi del babà su cui sta per affondare i denti?
Tuesday, January 16, 2007
Caduto l'ultimo diaframma
E' stato abbattuto oggi pomeriggio alle 14 l’ultimo diaframma della galleria Parscera della Variante Villa d’Adda-Carvico. Il tunnel (foto Paolo Magni), lungo 969 metri, è dunque completato e la variante dovrebbe essere aperta al pubblico entro giugno. La cerimonia è stata siglata dalla stretta di mano fra il sindaco Serafino Carissimi, di Villa d’Adda e Attilio Bolognini di Carvico, arrivati dai rispettivi Comuni. All’evento sono intervenuti anche Felice Sonzoni, assessore alla Pianificazione Territoriale e alle Grandi Infrastrutture; Giuliano Lorenzi, dirigente del settore e responsabile del progetto; il geometra Giuseppe Insinna; Pierluca Locatelli e Franco Ballarini dell'impresa Salini Locatelli Spa; Rinaldo Colleoni sindaco di Calusco; Enzo Piccoli, direttore dei lavori; il collaudatore Renato Sparacio.
Il tracciato della Variante è lungo 3.004 metri, di cui 969 in galleria. Parte con una rotatoria posta in prossimità del cimitero di Villa d’Adda, all’intersezione con la strada provinciale 169, e termina, sempre con una rotatoria, all’intersezione con la strada provinciale 166, nei territori di Calusco d’Adda e Carvico. L’opera è costata complessivamente più di 26 milioni di euro. Oggi è stato abbattuto l’ultimo diaframma di 12 metri che divideva la parte nord di Villa d’Adda con la parte sud di Carvico. Per la conclusione dei lavori, prevista entro giugno 2007, mancano le opere di finitura. «I lavori della variante sono iniziati dell’aprile del 2000 – ha detto l’ingegner Giuliano Lorenzi -. Nel corso degli anni si sono verificati imprevisti geologici e contenziosi con l’impresa che hanno prolungato i tempi. ll nostro obiettivo è sempre stato quello di arrivare alla conclusione dei lavori nonostante le difficoltà e con pazienza risolvere i problemi. Ora, finalmente stiamo arrivando a vedere la fine». La variante Villa d’Adda-Carvico assume una valenza strategica all’interno della direttrice Bergamo-Lecco, andando ad aggiungersi alle varianti di Cisano Bergamasco e Calusco-Terno d’Isola. Queste tre opere permetteranno di creare un percorso che attraversi tutta l’Isola per arrivare a Lecco. Da Terno d’Isola sarà quindi possibile entrare nell’Asse Interubano, bypassando i paesi. La variante di Cisano (25 milioni di euro) e la Calusco-Terno d’Isola (58 milioni di euro) hanno avuto l’approvazione del Cipe, auspichiamo che il Governo consideri queste opere prioritarie per arrivare finalmente ad avere i finanziamenti.
(15/01/2007)
Saturday, January 13, 2007
Cappa di smog sulle città. Aria irrespirabile da 11 giorni. Nel ‘05 Merate peggiodi Hong Kong, Los Angeles, Tokyo
Cappa di smog sulle città. Aria irrespirabile da 11 giorni. Nel ‘05 Merate peggiodi Hong Kong, Los Angeles, Tokyo
Pechino è la metropoli più inquinata del mondo. Lo affermano gli studi dell’agenzia per l’ambiente Usa e Ue e la Clean Air Initiative for Asian Cities che hanno comparato le emissioni di polveri sottili nell’aria delle principali città del mondo. I dati che ne sono emersi sono davvero preoccupanti e, a buon ragione, inviterebbero i cinesi a tapparsi in casa oppure a girare con una bombola di ossigeno sulle spalle costantemente collegata a una mascherina sulla bocca. Ma a stare male non sono solamente gli abitanti delle metropoli più affollate e trafficate del mondo. In Brianza non si sta meglio, anzi quest’area, oltre ad essere fra le più produttive, è a ragione considerata anche fra le più inquinate d’Europa.
Hong Kong
Se poi stringiamo ulteriormente il campo scopriamo che Merate, la ridente località lecchese che nobili di altre epoche avevano scelto per costruire le loro ville con gli immensi parchi, oggi veri polmoni verdi della città, ha una media annua di emissioni di polveri sottili nell’aria che è superiore a quella di Hong Kong e di poco inferiore a quella di Seul. Secondo i dati riportati proprio ieri dal “Sole 24ore” le emissioni di particolato del 2005 hanno attribuito la palma nera a Pechino, popolosa capitale della Cina, dove i suoi abitanti hanno respirato veleno praticamente per un anno intero e con una media di 142 µ/mg.
Los Angeles
Non è un caso che le malattie respiratorie stiano facendo strage in quell’area del Pianeta e che a rimetterci maggiormente siano soprattutto i bambini (da alcuni giorni 8mila fanciulli sono allettati da un’epidemia influenzale dovuta in gran parte all’aria cattiva che respirano) e gli anziani. Scendendo dal primo gradino della scala si incontrano altre 5 metropoli asiatiche (New Delhi, Shanghai, Mumbai, Seoul e Hong Kong) segno che l’immenso continente mostra segni di criticità proprio in campo ambientale (nei grandi agglomerati urbani una della maggiori fonti di produzione di calore ed energia è ancora il carbone) e, guarda un po’, ad inaugurare l’ingresso dell’Europa nella classifica è il capoluogo lombardo con una concentrazione media annua di PM10 pari a 54 µ/mg.
Un`immagine di Merate scattata nel 1980
...e oggi - 2006 - . (Per gentile concessione di Puntofoto Merate)
Ma fermiamoci un istante e inseriamo anche le nostre cittadine che, vuoi per anonimato vuoi perché le statistiche i grandi quotidiani le fanno su scala nazionale e internazionale, sembrano restare sempre al di fuori di questi tristi primati.
La media delle polveri sottili del 2005 nelle principali metropoli e in tre comuni lecchesi
La centralina Arpa di Merate nel 2005 ha fatto registrare una media annua di 58 µ/mg, quindi 4 punti in più rispetto a Milano, 3 rispetto ad Hong Kong e 2 punti in meno rispetto a Seoul. Peccato che, come si evince dalla tabella riportata in calce, Merate conti poco più di 14mila abitanti, Milano 1 milione e 300mila, Hong Kong oltre 7 milioni e Seoul circa 10. Nel corso del 2006 la media è cambiata di poco, scendendo a quota 57 µ/mg, dato che non l’avrebbe comunque salvata dalla palma nera per l’inquinamento. Stanno meglio, almeno per ora, Lecco e Valmadrera che non si esimono tuttavia dal superare, con le loro medie, le grandi metropoli europee. Nel 2005 il capoluogo lariano aveva chiuso l’anno con una media di 36 µ/mg di particolato sottile nell’aria, posizionandosi sopra Tokyo (35 µ/mg), New York (27), Londra (24) e Parigi (22). Anno positivo per Valmadrera con una media di 24 µ/mg, pari a quella della capitale del Regno Unito.
http://www.merateonline.it/2007/Gennaio/tabella_polveri.gif
I dati del 2007
Il 2007 non è certo iniziato per il meglio. La centralina di Merate in questi primi 11 giorni ha già fatto 9 superamenti della soglia dei 50 µ/mg con una media di 87.3 µ/mg. Stessa condizione per Lecco dove la media si è assestata a 63.4 µ/mg con solamente 3 giorni a regime sotto i 50 µ/mg. Anche Valmadrera sta tenendo il passo e, nonostante per due giorni i dati non siano stati rilevati, la media si è collocata già ben al di sopra del limite consentito, con un 62.6 µ/mg.
Popolazione Superficie kmq Densità ab/kmq Media PM10
Merate 14.359 11.07 1.297.1 58 µ/mg
Lecco 46.477 45.93 1.011.9 36
Valmadrera 11.126 12.46 883 24
Milano 1.3 milioni 182 6.800 54
Seoul 10.6 milioni 605 17.500 60
Tokyo 8.3 milioni 621 13.000 35
Londra 7.5 milioni 1.579 4.700 24
Los Angeles 3.8 milioni 1.290 2.900 43
Hong Kong 7.1 milioni 1.103 6. 400 55
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