MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI :
Paderno d'Adda e Solza
.
HANNO FIRMATO :
Calusco d'Adda,
Cornate d'Adda,
Imbersago,
Medolago,
Parco Adda Nord,
Robbiate,
Verderio Inferiore,
Verderio Superiore,
Villa d'Adda,
Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia .
Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento .
http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html
Countdown alla ferrovia
il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
Wednesday, May 23, 2012
Monday, May 14, 2012
E' iniziato il countdown
596 sono i giorni che mancano al 31 dicembre 2013 Data ultima per l'avvio del collegamento ferroviario del cementificio di Calusco D'Adda .
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Italcementi: il tavolo territoriale si svende?
Italcementi: il tavolo territoriale si svende?
Il neonato comitato la nostra aria che potete trovare su facebook pubblica il protocollo di intesa con italcementi (qui) e mette in evidenza la versione firmata dai sindaci favorevoli e quella proposta dai sindaci contrari all'accordo. Il comitato accusa calusco di prendersi 600.000 euro rinunciando al "tavolo territoriale" che aveva funzione di controllo. Il testo interessato è nel punto H che riporta queste parole: "Pertanto, a fronte dell’assunzione e dell’adempimento dei sopradetti impegni da parte di Italcementi S.p.a., il Tavolo Territoriale e le Amministrazioni componenti il medesimo rinunciano irrevocabilmente ed incondizionatamente ad ogni pretesa, richiesta, ragione o azione nei confronti di Italcementi S.p.a. e di ogni persona fisica o giuridica del cui fatto la Società debba rispondere per l’attività di recupero energetico di CDR così come autorizzata."
Friday, May 11, 2012
Altreconomia :: Italcementi, di nuovo "stop!" a Monselice
Altreconomia :: Italcementi, di nuovo "stop!" a Monselice
Ambiente Vittoria per i comitati "Lasciateci respirare" ed "E noi?"
Ambiente Vittoria per i comitati "Lasciateci respirare" ed "E noi?"
Italcementi, di nuovo "stop!" a Monselice
Il Tar del Veneto boccia il piano di ammodernamento del cementificio all'interno del Parco dei Colli Euganei. Il testo della sentenza, frutto di un ricorso promosso dai Comuni di Este e Baone, trasmesso anche alla Procura della Repubblica, per approfondire il contenuto della convenzione tra l'impresa della famiglia Pesenti e l'Ente parco
È arrivato l'ennesimo colpo di scena nella querelle amministrativa che vede coinvolti Italcementi, primo produttore italiano di cemento, ed enti e associazioni dei Colli Euganei (vedi Ae 126).
Il 9 maggio, infatti, il Tar del Veneto ha bocciato il progetto di revamping (ammodernamento) dell'impianto di Monselice (Pd), lo stabilimento delle multinazionale bergamasca. Per il momento, perciò, niente nuova torre di 89 metri all'interno del Parco regionale dei Colli Euganei.
Il ricorso era stato presentato da due Comuni dell'area, le amministrazioni di Este e Baone. Possiamo immaginare che Italcementi risponderà con un appello al Consiglio di Stato: lo ha già fatto, lo scorso anno, dopo che unaprecedente decisione del Tar del Veneto aveva bocciato il progetto, su ricorso presentato -tra gli altri- dai comitati “Lasciateci respirare” ed “E noi?”. In quel caso, il Consiglio di Stato -a fine febbraio 2012- “aveva accolto le tesi di Italcementi e dei suoi sostenitori -come spiega “Lasciateci respirare” in un comunicato stampa-, ribaltando un precedente giudizio”, e garantendo così un lasciapassare per l'avvio dei lavori. “Per noi -consideravano gli ambientalisti- rimane incredibile che il revamping possa essere paragonato alla stregua del cambio di una semplice caldaia o che una torre di 89 metri in piena area Parco possa essere considerata un manufatto di 'qualità architettonica apprezzabile, in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea'”. Scrive il Tar per motivare la propria scelta (la sentenza completa è allegata): “Il progetto non poteva ottenere l’autorizzazione paesaggistica rilasciata invece dal Presidente del Parco Regionale dei Colli Euganei in data 13 Dicembre 2010”.
Di conseguenza: “La delibera della Giunta Provinciale […] con cui è stato espresso giudizio di compatibilità ambientale favorevole, è illegittimaperché è stata adottata sulla base di un’autorizzazione paesaggistica illegittima, specificamente richiamata nella motivazione della delibera provinciale di cui sopra”.
E parlando dell'impatto ambientale: “Nel caso di specie invece la previsione di un nuovo ciclo produttivo di durata di 28 anni, l’innalzamento di una nuova torre alta ben 89 metri (pur prevedendo l’abbassamento dell’altezza della torre rispetto al progetto inizialmente presentato), la costruzione di tubazioni, relative alla linea di macinazione, di 70 metri di altezza media dal piano di posa non contengono, ma aggravano notevolmente e palesemente l’impatto ambientale e paesaggistico oggi esistente. Tale aggravio ambientale e paesaggistico risulta altresì evidente, considerando che l’autorizzazione impone la cessazione dell’attività produttiva entro il termine di 28 anni a far data dall’entrata in funzione del ciclo produttivo autorizzato, provvedendo quindi allo smantellamento dell’intero stabilimento e alla modifica del sito, con riduzione ad area verde del relativo sedime, entro i due anni successivi al termine di esercizio”.
C'è, infine, un ulteriore elemento, evidenziato dal giudice amministrativo: la“convenzione prevede che Italcementi versi all’Ente Parco, per interventi di interesse pubblico volti al miglioramento di aree compromesse nonché alla messa in sicurezza di fronti collinari, la somma di un milione di euro. Si tratta di una cifra cospicua, non imposta da disposizioni di legge. La destinazione della somma non è specificamente connessa ad eventi provocati per effetto dell’intervento approvato. La competenza in ordine agli interventi di interesse pubblico finanziati con la somma sopra indicata è dell’Ente Parco. Si pone conseguentemente il dubbio che la somma che Italcementi si è obbligata a pagare, per finalità di interesse pubblico, costituisca un motivo di persuasione, affinché il Presidente dell’Ente Parco procedesse al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica impugnata, anche a costo di rilasciare un’autorizzazione paesaggistica illegittima”. Per chiarire questa ipotesi, “di consapevolezza di illegittimità, da parte del Presidente dell’Ente Parco, nel rilascio dell’autorizzazione paesaggistica illegittima impugnata”, il giudice amministrativo ha trasmesso la sentenza “alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova”. Che chiarirà se all'illecito amministrativo se ne è accompagnato un altro.
Il 9 maggio, infatti, il Tar del Veneto ha bocciato il progetto di revamping (ammodernamento) dell'impianto di Monselice (Pd), lo stabilimento delle multinazionale bergamasca. Per il momento, perciò, niente nuova torre di 89 metri all'interno del Parco regionale dei Colli Euganei.
Il ricorso era stato presentato da due Comuni dell'area, le amministrazioni di Este e Baone. Possiamo immaginare che Italcementi risponderà con un appello al Consiglio di Stato: lo ha già fatto, lo scorso anno, dopo che unaprecedente decisione del Tar del Veneto aveva bocciato il progetto, su ricorso presentato -tra gli altri- dai comitati “Lasciateci respirare” ed “E noi?”. In quel caso, il Consiglio di Stato -a fine febbraio 2012- “aveva accolto le tesi di Italcementi e dei suoi sostenitori -come spiega “Lasciateci respirare” in un comunicato stampa-, ribaltando un precedente giudizio”, e garantendo così un lasciapassare per l'avvio dei lavori. “Per noi -consideravano gli ambientalisti- rimane incredibile che il revamping possa essere paragonato alla stregua del cambio di una semplice caldaia o che una torre di 89 metri in piena area Parco possa essere considerata un manufatto di 'qualità architettonica apprezzabile, in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea'”. Scrive il Tar per motivare la propria scelta (la sentenza completa è allegata): “Il progetto non poteva ottenere l’autorizzazione paesaggistica rilasciata invece dal Presidente del Parco Regionale dei Colli Euganei in data 13 Dicembre 2010”.
Di conseguenza: “La delibera della Giunta Provinciale […] con cui è stato espresso giudizio di compatibilità ambientale favorevole, è illegittimaperché è stata adottata sulla base di un’autorizzazione paesaggistica illegittima, specificamente richiamata nella motivazione della delibera provinciale di cui sopra”.
E parlando dell'impatto ambientale: “Nel caso di specie invece la previsione di un nuovo ciclo produttivo di durata di 28 anni, l’innalzamento di una nuova torre alta ben 89 metri (pur prevedendo l’abbassamento dell’altezza della torre rispetto al progetto inizialmente presentato), la costruzione di tubazioni, relative alla linea di macinazione, di 70 metri di altezza media dal piano di posa non contengono, ma aggravano notevolmente e palesemente l’impatto ambientale e paesaggistico oggi esistente. Tale aggravio ambientale e paesaggistico risulta altresì evidente, considerando che l’autorizzazione impone la cessazione dell’attività produttiva entro il termine di 28 anni a far data dall’entrata in funzione del ciclo produttivo autorizzato, provvedendo quindi allo smantellamento dell’intero stabilimento e alla modifica del sito, con riduzione ad area verde del relativo sedime, entro i due anni successivi al termine di esercizio”.
C'è, infine, un ulteriore elemento, evidenziato dal giudice amministrativo: la“convenzione prevede che Italcementi versi all’Ente Parco, per interventi di interesse pubblico volti al miglioramento di aree compromesse nonché alla messa in sicurezza di fronti collinari, la somma di un milione di euro. Si tratta di una cifra cospicua, non imposta da disposizioni di legge. La destinazione della somma non è specificamente connessa ad eventi provocati per effetto dell’intervento approvato. La competenza in ordine agli interventi di interesse pubblico finanziati con la somma sopra indicata è dell’Ente Parco. Si pone conseguentemente il dubbio che la somma che Italcementi si è obbligata a pagare, per finalità di interesse pubblico, costituisca un motivo di persuasione, affinché il Presidente dell’Ente Parco procedesse al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica impugnata, anche a costo di rilasciare un’autorizzazione paesaggistica illegittima”. Per chiarire questa ipotesi, “di consapevolezza di illegittimità, da parte del Presidente dell’Ente Parco, nel rilascio dell’autorizzazione paesaggistica illegittima impugnata”, il giudice amministrativo ha trasmesso la sentenza “alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova”. Che chiarirà se all'illecito amministrativo se ne è accompagnato un altro.
Wednesday, May 09, 2012
Ombre su ombre e ... la ferrovia... forse
4 Maggio 2012
COMUNICATO STAMPA
Protocollo compensazioni ambientali tra Italcementi S.p.A. ed i Sindaci del Territorio: un lungo percorso, che ha visto coinvolti anche i portatori d’interesse diffuso come la nostra associazione, che si conclude tra luci ed ombre.
Questa sera, 4 Maggio 2012, è prevista la firma di un protocollo d’intesa tra Italcementi s.p.a e i Comuni circostanti lo stabilimento, per l’attuazione di compensazioni ambientali a fronte dell’autorizzazione all’utilizzo di combustibili alternativi (CDR – Combustibili Derivati da Rifiuti) al posto di combustibili convenzionali per la produzione di cemento.
Questo documento sarà sottoscritto dalla società Italcementi S.p.A. e da alcuni Sindaci che in questi anni sono stati coinvolti in un lungo percorso di confronto, partecipazione ed approfondimento delle ricadute dell’attività del cementificio di Calusco d’Adda sul territorio.
Questo percorso durato più di 8 anni è iniziato e proseguito anche grazie al significativo intervento di diversi gruppi portatori di interesse tra cui la nostra associazione.
Fare un bilancio di questa lunga esperienza per noi è francamente difficile.
Riteniamo molto positivo il fatto che il documento sancisca l’impegno da parte di Italcementi, caldeggiato fortemente fin dall’inizio anche da noi, alla riattivazione dello scalo ferroviario interno all’azienda, un’operazione che toglierà dalla strada circa 10.000 veicoli l’anno e che va nella direzione, oltre che di diminuzione delle emissioni inquinanti, soprattutto di un cambiamento culturale nella concezione della mobilità delle merci di cui siamo il fanalino di coda dell’Europa.
Accanto a ciò non possiamo non sottolineare con una punta di amarezza come sia andata scemando nel corso del tempo la partecipazione di alcune amministrazioni comunali all’inizio coinvolte e come sia andato diminuendo il livello di vigilanza del corretto funzionamento degli impianti di Italcementi da parte di alcuni Comuni e del tavolo di coordinamento di “Agenda XXI Dalmine Zingonia - isola bergamasca” che ne ha guidato le scelte. A dimostrazione di ciò, con rammarico, abbiamo assistito alla grave errore politico di aver consentito alla fine del 2007 la sostanziale conclusione dei lavori del tavolo tecnico, costituito a supporto del tavolo politico con il consenso di Italcementi, che è riuscito a seguire solamente il primo dei tre “steps” di sperimentazione programmati per la verifica delle emissioni e dell’inquinamento prodotto dall’impiego del CDR.
Altrettanto negativamente valutiamo la scelta di aver cancellato dal documento che verrà sottoscritto oggi un passaggio che espliciti la disponibilità da parte della Società al proseguo dell’esperienza del Tavolo Territoriale come luogo di continuo dialogo con il territorio anche per nuovi progetti di sostituzione di combustibili convenzionali. Riteniamo infatti che si debba fare di tutto per avere la garanzia che possa continuare questa importante esperienza di confronto permanente, indice di un elevato livello di civiltà, che consente un costante monitoraggio dell’impatto ambientale delle attività produttive presenti sul territorio, favorendo il potenziale miglioramento delle condizioni di salubrità e di qualità della vita, fattori che non hanno prezzo dal punto di vista monetario.
Prendiamo atto pertanto della scelta di alcune amministrazioni comunali di sottoscrivere stasera un documento così ridimensionato e non condiviso all’unanimità, decisione presa forse per stanchezza o forse alla fine di un lungo percorso di decantazione che ha fatto sfumare una lunga serie di occasioni, con la forte speranza e il vivo augurio per tutto il territorio di veder realizzato e funzionante al più presto lo scalo ferroviario previsto.
Da parte nostra, Legambiente continuerà ad impegnarsi, come fatto finora, e a vigilare sull’impianto di Calusco per tenere vivo il controllo sulla qualità ambientale per la tutela del territorio e della salute pubblica.
LEGAMBIENTE Circolo di Bergamo e Circolo Meratese
COMUNICATO STAMPA
Protocollo compensazioni ambientali tra Italcementi S.p.A. ed i Sindaci del Territorio: un lungo percorso, che ha visto coinvolti anche i portatori d’interesse diffuso come la nostra associazione, che si conclude tra luci ed ombre.
Questa sera, 4 Maggio 2012, è prevista la firma di un protocollo d’intesa tra Italcementi s.p.a e i Comuni circostanti lo stabilimento, per l’attuazione di compensazioni ambientali a fronte dell’autorizzazione all’utilizzo di combustibili alternativi (CDR – Combustibili Derivati da Rifiuti) al posto di combustibili convenzionali per la produzione di cemento.
Questo documento sarà sottoscritto dalla società Italcementi S.p.A. e da alcuni Sindaci che in questi anni sono stati coinvolti in un lungo percorso di confronto, partecipazione ed approfondimento delle ricadute dell’attività del cementificio di Calusco d’Adda sul territorio.
Questo percorso durato più di 8 anni è iniziato e proseguito anche grazie al significativo intervento di diversi gruppi portatori di interesse tra cui la nostra associazione.
Fare un bilancio di questa lunga esperienza per noi è francamente difficile.
Riteniamo molto positivo il fatto che il documento sancisca l’impegno da parte di Italcementi, caldeggiato fortemente fin dall’inizio anche da noi, alla riattivazione dello scalo ferroviario interno all’azienda, un’operazione che toglierà dalla strada circa 10.000 veicoli l’anno e che va nella direzione, oltre che di diminuzione delle emissioni inquinanti, soprattutto di un cambiamento culturale nella concezione della mobilità delle merci di cui siamo il fanalino di coda dell’Europa.
Accanto a ciò non possiamo non sottolineare con una punta di amarezza come sia andata scemando nel corso del tempo la partecipazione di alcune amministrazioni comunali all’inizio coinvolte e come sia andato diminuendo il livello di vigilanza del corretto funzionamento degli impianti di Italcementi da parte di alcuni Comuni e del tavolo di coordinamento di “Agenda XXI Dalmine Zingonia - isola bergamasca” che ne ha guidato le scelte. A dimostrazione di ciò, con rammarico, abbiamo assistito alla grave errore politico di aver consentito alla fine del 2007 la sostanziale conclusione dei lavori del tavolo tecnico, costituito a supporto del tavolo politico con il consenso di Italcementi, che è riuscito a seguire solamente il primo dei tre “steps” di sperimentazione programmati per la verifica delle emissioni e dell’inquinamento prodotto dall’impiego del CDR.
Altrettanto negativamente valutiamo la scelta di aver cancellato dal documento che verrà sottoscritto oggi un passaggio che espliciti la disponibilità da parte della Società al proseguo dell’esperienza del Tavolo Territoriale come luogo di continuo dialogo con il territorio anche per nuovi progetti di sostituzione di combustibili convenzionali. Riteniamo infatti che si debba fare di tutto per avere la garanzia che possa continuare questa importante esperienza di confronto permanente, indice di un elevato livello di civiltà, che consente un costante monitoraggio dell’impatto ambientale delle attività produttive presenti sul territorio, favorendo il potenziale miglioramento delle condizioni di salubrità e di qualità della vita, fattori che non hanno prezzo dal punto di vista monetario.
Prendiamo atto pertanto della scelta di alcune amministrazioni comunali di sottoscrivere stasera un documento così ridimensionato e non condiviso all’unanimità, decisione presa forse per stanchezza o forse alla fine di un lungo percorso di decantazione che ha fatto sfumare una lunga serie di occasioni, con la forte speranza e il vivo augurio per tutto il territorio di veder realizzato e funzionante al più presto lo scalo ferroviario previsto.
Da parte nostra, Legambiente continuerà ad impegnarsi, come fatto finora, e a vigilare sull’impianto di Calusco per tenere vivo il controllo sulla qualità ambientale per la tutela del territorio e della salute pubblica.
LEGAMBIENTE Circolo di Bergamo e Circolo Meratese

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Sunday, May 06, 2012
Friday, May 04, 2012
Comunicato stampa tavolo Italcementi LEGAMBIENTE Circolo di Bergamo e Circolo Meratese
4
Maggio 2012
COMUNICATO STAMPA
Protocollo compensazioni ambientali tra
Italcementi S.p.A. ed i Sindaci del Territorio: un lungo percorso, che ha visto
coinvolti anche i portatori d’interesse diffuso come la nostra associazione,
che si conclude tra luci ed ombre.
Questa
sera, 4 Maggio 2012, è prevista la firma di un protocollo d’intesa tra
Italcementi s.p.a e i Comuni circostanti lo stabilimento, per l’attuazione di
compensazioni ambientali a fronte dell’autorizzazione all’utilizzo di
combustibili alternativi (CDR – Combustibili Derivati da Rifiuti) al posto di
combustibili convenzionali per la produzione di cemento.
Questo
documento sarà sottoscritto dalla società Italcementi S.p.A. e da alcuni Sindaci
che in questi anni sono stati coinvolti in un lungo percorso di confronto,
partecipazione ed approfondimento delle ricadute dell’attività del cementificio
di Calusco d’Adda sul territorio.
Questo
percorso durato più di 8 anni è iniziato e proseguito anche grazie al
significativo intervento di diversi gruppi portatori di interesse tra cui la
nostra associazione.
Fare
un bilancio di questa lunga esperienza per noi è francamente difficile.
Riteniamo
molto positivo il fatto che il documento sancisca l’impegno da parte di
Italcementi, caldeggiato fortemente fin dall’inizio anche da noi, alla riattivazione
dello scalo ferroviario interno all’azienda, un’operazione che toglierà dalla
strada circa 10.000 veicoli l’anno e che va nella direzione, oltre che di
diminuzione delle emissioni inquinanti, soprattutto di un cambiamento culturale
nella concezione della mobilità delle merci di cui siamo il fanalino di coda
dell’Europa.
Accanto
a ciò non possiamo non sottolineare con una punta di amarezza come sia andata
scemando nel corso del tempo la partecipazione di alcune amministrazioni
comunali all’inizio coinvolte e come sia andato diminuendo il livello di vigilanza
del corretto funzionamento degli impianti di Italcementi da parte di alcuni
Comuni e del tavolo di coordinamento di “Agenda XXI Dalmine Zingonia - isola bergamasca”
che ne ha guidato le scelte. A dimostrazione di ciò, con rammarico, abbiamo
assistito alla grave errore politico di aver consentito alla fine del 2007 la
sostanziale conclusione dei lavori del tavolo tecnico, costituito a supporto
del tavolo politico con il consenso di Italcementi, che è riuscito a seguire
solamente il primo dei tre “steps” di sperimentazione programmati per la
verifica delle emissioni e dell’inquinamento prodotto dall’impiego del CDR.
Altrettanto negativamente valutiamo la scelta di aver cancellato dal documento che verrà sottoscritto oggi un passaggio che espliciti la disponibilità da parte della Società al proseguo dell’esperienza del Tavolo Territoriale come luogo di continuo dialogo con il territorio anche per nuovi progetti di sostituzione di combustibili convenzionali. Riteniamo infatti che si debba fare di tutto per avere la garanzia che possa continuare questa importante esperienza di confronto permanente, indice di un elevato livello di civiltà, che consente un costante monitoraggio dell’impatto ambientale delle attività produttive presenti sul territorio, favorendo il potenziale miglioramento delle condizioni di salubrità e di qualità della vita, fattori che non hanno prezzo dal punto di vista monetario.
Prendiamo atto pertanto della scelta di
alcune amministrazioni comunali di sottoscrivere stasera un documento così
ridimensionato e non condiviso all’unanimità, decisione presa forse per
stanchezza o forse alla fine di un lungo percorso di decantazione che ha fatto
sfumare una lunga serie di occasioni, con la forte speranza e il vivo augurio
per tutto il territorio di veder realizzato e funzionante al più presto lo
scalo ferroviario previsto.
Da
parte nostra, Legambiente continuerà ad impegnarsi, come fatto finora, e a vigilare
sull’impianto di Calusco per tenere vivo il controllo
sulla qualità ambientale per la tutela del territorio e della salute pubblica.
LEGAMBIENTE
Circolo di Bergamo e Circolo Meratese
Thursday, May 03, 2012
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