Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Thursday, March 25, 2010

Controlli al ponte sull'Adda

Controlli al ponte sull'Adda


Superata l'analisi delle vibrazioni



25 marzo 2010 Cronaca

Il ponte San Michele sotto controllo

I controlli al ponte di Paderno


Check-up di routine per l'ultracentenario ponte in ferro «San Michele» sull'Adda, ancora in pieno servizio come collegamento viabilistico e ferroviario, tra la sponda bergamasca di Calusco e quella lecchese di Paderno. Per tre giorni Carmelo Gentile e Antonella Saisi del dipartimento di ingegneria strutturale del Politecnico di Milano, con l'ausilio di quattro persone, hanno effettuato controlli sull'entità delle vibrazioni della struttura in ferro, utilizzando, tra l'altro, 24 accelerometri.



Si tratta, in sostanza, di una sorta di collaudo, effettuato in condizioni di normale esercizio e con l'ausilio di moderne tecnologie e tecniche d'analisi. La fotografia della situazione attuale servirà per il confronto nel tempo con altre indagini che si andranno a fare.



L'esame preliminare dei dati, effettuato durante le prove, non ha mostrato evidenti malfunzionamenti della struttura. Il ponte «San Michele» è considerato un capolavoro dell'archeologia industriale italiana e una delle notevoli strutture realizzate dall'ingegneria ottocentesca: fu costruito tra il 1887 e il 1889. Per preservalo, una decina di anni fa, venne introdotto il divieto di transito ai camion pesanti. (dal 1992)

Tuesday, March 23, 2010

L'Italcementi punta a Oriente Cemento trasparente superstar



L'Italcementi punta a Oriente  Cemento trasparente superstar



22 marzo 2010Economia

Il cemento trasparente dell'Italcementi

Il padiglione con il cemento trasparente


La Cina rientra nelle mire espansionistiche di Italcementi. Il gruppo, infatti, punta a rafforzarsi in Oriente e non esclude la possibilità di nuove acquisizioni. «Stiamo immaginando un'espansione in Cina - ha annunciato lunedì mattina 22 marzo il direttore generale, Giovanni Ferrario -. Stiamo considerando un paio di alternative, o di espandere la nostra rete o di fare acquisizioni in loco. Una cosa è certa la nostra presenza lì è in crescita».



Tra gli altri Paesi inseriti nel piano industriale 2010-2014, che verrà presentato dopo l'estate, Italcementi guarda alla Bulgaria (nel 2011-2012), all'India (2010) e al Marocco (2009-2010) oltre ovviamente alla Cina (2013). Per quanto riguarda, invece, l'andamento del mercato nel 2010 Ferrario ha ribadito di non vedere una ripresa nel primo semestre.



Almeno per quanto riguarda i mercati maturi, nel primo semestre «il mercato riuscirà a pareggiare le perdite dei primi due mesi», mentre dovrebbe andare meglio nel secondo semestre. «Nel secondo semestre - ha spiegato Ferrario - ci attendiamo una ripresa nel Nord America, mentre i mercati emergenti continuano a essere interessanti. Se non ci sarà una ripresa molto forte, si recupererà a fine anno».



Ferrario, a Milano per presentare il nuovo cemento trasparente impiegato per costruire il padiglione italiano all'Expo di Shanghai, ha aggiunto anche: «L'edilizia è ciclicamente in ritardo di sei mesi. Molto dipende dai pacchetti di stimolo e sostegno dei vari Paesi. Quello del governo italiano non è sufficiente, ma il piano casa aiuta e le grandi opere potrebbero dare uno stimolo buono».



Quanto al cemento trasparente, è stato fondamentale per il premio al padiglione italiano di Shanghai, considerato la migliore costruzione realizzata in città nel 2009. Il cemento trasparente è un cemento con additivi e resine speciali che consente di creare atmosfere intriganti e originali e anche di risparmiare energie per l'illuminazione.



Il 40% del padiglione è costruito con 3.774 pannelli grandi 50 cm per 1 metro del nuovo materiale. L'avveniristico edificio è progettato per resistere a un vento che soffia a 500 km/orari, cioè forte come quello dei disastrosi tifoni.



Si tratta di un cemento nuovo, che legando particolari resine con un impasto di nuovissima concezione consente di realizzare pannelli solidi e isolanti ma allo stesso tempo in grado di far filtrare la luce. Il materiale è stato messo a punto da Italcementi proprio per l'edificio che ospiterà la presenza dell'Italia in Cina durante i sei mesi dedicati all'esposizione internazionale.



«Dall'incontro con il commissario generale del Governo per Expo 2010, il professor Beniamino Quintieri, e con il progettista, l'architetto Giampaolo Imbrighi, era sorta l'esigenza di individuare, in breve tempo, una soluzione economica e innovativa per rendere trasparenti le pareti del Padiglione italiano - ha spiegato Giovanni Ferrario, Direttore Generale Italcementi -. Ci siamo riusciti, sviluppando un nuovo materiale, risultato di una vincente ricerca sul campo. Ancora una volta, Italcementi porta con successo l'innovazione in un settore solo all'apparenza “tradizionale”, come quello dei materiali per le costruzioni. L'innovazione è sempre più protagonista della mission della nostra azienda».



Sviluppato nei laboratori di Bergamo, il nuovo prodotto garantisce la trasparenza miscelando secondo un'innovativa formulazione cemento e additivi, che grazie a una straordinaria fluidità legano una matrice di resine plastiche in un pannello che unisce alla robustezza caratteristica del materiale cementizio la possibilità di far filtrare la luce dall'esterno verso l'interno, e viceversa.



Grazie a questa soluzione, per la prima volta è possibile un utilizzo industriale del “cemento trasparente”: «Le resine, opportunamente inserite in questo particolare impasto - spiegano i ricercatori -, hanno delle prestazioni di trasparenza migliori delle fibre ottiche, sperimentalmente utilizzate finora in questo campo, ma soprattutto costano molto meno, consentendone l'applicazione su larga scala».



I 3.774 pannelli, realizzati con 189 tonnellate di “cemento trasparente”, ricoprono una superficie complessiva di 1.887 metri quadri, circa il 40 per cento del totale del Padiglione, creando una sequenza di luci e ombre in continua evoluzione nel corso della giornata. L'effetto trasparenza si coglie, dall'esterno, soprattutto nelle ore notturne, quando con il buio il “cemento trasparente” lascia filtrare le luci interne. Stando dentro il padiglione, invece, durante le ore del giorno si ha la chiara percezione delle variazioni di luminosità dell'ambiente esterno.



Utilizzato per la prima volta a Shanghai, per il futuro il materiale si propone come componente architettonica con funzioni diversificate e fra loro integrabili, come ad esempio l'internal lightening (tecniche di ombreggiamento/diffusione della luce). La sfida della trasparenza conferma la dimensione innovativa e creativa del made in Italy e ha consentito a Italcementi di mettere a disposizione della presenza italiana a Shanghai il know how e la solida esperienza aziendale, come già era accaduto in passato per altre importanti realizzazioni architettoniche.



«Ogni persona è quotidianamente a contatto con il cemento. Lo sforzo della ricerca Italcementi, in cui l'azienda investe oltre 13 milioni di euro all'anno, è quello di renderlo un materiale più sostenibile e in grado di creare ambienti sani e nei quali è piacevole vivere, come nel caso di edifici “trasparenti” dove la luce diventa protagonista», spiega Enrico Borgarello, Direttore Innovazione Italcementi. Il cuore dell'innovazione Italcementi sono i laboratori di Bergamo e Parigi, dove sono impegnati quotidianamente chimici, fisici, geologi e ingegneri. Complessivamente vi lavorano circa 170 ricercatori che in oltre 10 anni hanno contribuito a depositare oltre 60 brevetti.



A Bergamo, nell'area del KilometroRosso, è in costruzione l'ITCLab – Innovation and Technology Center Laboratory - il nuovo centro di 11mila metri quadrati, di cui oltre 7mila dedicati esclusivamente ai laboratori di ricerca. Italcementi ha sviluppato una rete di collaborazioni scientifiche a livello internazionale che comprende centri di ricerca, università e aziende nel settore dei materiali e delle costruzioni. Oggi il network è costituito da 10 centri esterni, 30 aziende e 26 università italiane, europee ed extra europee.



A Shanghai sarà presente anche il cemento “mangia-smog” TX Active®, ormai conosciuto e applicato in tutto il mondo, che è stato selezionato per la mostra ”Italia degli innovatori” presso il Padiglione italiano. Il cemento ecologico sarà esposto all'Expo, dal 24 luglio al 7 agosto 2010, tra le innovazioni e le eccellenze tecnologiche del nostr

Friday, March 19, 2010

SMOG, MAGLIA NERA PER LA PROVINCIA

SMOG, MAGLIA NERA PER LA PROVINCIA




Bergamo - L'aria non è buona nella Bergamasca. A parte in montagna, ma non sempre. Ben 214 comuni su 244 superano infatti la media regionale di emissioni di anidride carbonica. Come prevedibile è il capoluogo a comportarsi peggio, ma le notizie non sono buone neppure a Dalmine, Calusco d'Adda, Treviglio e Tavernola. Si respira decisamente meglio invece a Blello, Brumano, Fuipiano, Valnegra, Cassiglio. Entro il 2020 si punta a una riduzione del 20 per cento.











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Monday, March 15, 2010

Anidride carbonica, Bergamasca bocciata e Calusco maglia nera

Anidride carbonica, Bergamasca bocciata e Calusco maglia nera



Emissioni sopra la media lombarda in 214 Comuni su 244. Svettano Dalmine e Calusco. Tavernola: decuplicate in 7 anni







Sono 66 i milioni di tonnellate di anidride carbonica (Co2) mediamente emessi nell’aria in Lombardia. Di questi, 30 milioni sono prodotti dai grandi impianti industriali, i restanti 36 causati dal riscaldamento di edifici pubblici e privati o dalle emissioni di edifici industriali, da trasporto pubblico e privato, illuminazione pubblica, macchinari e attrezzature industriali e del terziario, agricoltura. In tutto ciò, la Bergamasca si colloca sopra la media regionale, superata da ben 214 Comuni su 244.


È anche osservando questa quota che risulta importante l’adesione al "Patto dei sindaci" per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione europea: riduzione del 20% delle emissioni di Co2 entro il 2020. Un obiettivo che numerosi Comuni bergamaschi hanno fatto proprio, aderendo con delibere consiliari al piano. Coordinatore del progetto orobico è Antonello Pezzini, del Comitato economico e sociale europeo, che ha analizzato i dati relativi alle emissioni di anidride carbonica nei vari centri della Bergamasca. I numeri derivano dalle analisi dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) secondo le disposizioni del regolamento europeo che stabilisce l’obbligo di installare centrali per il rilevamento delle concentrazioni delle polveri sottili in alcune zone campione. "Secondo le statistiche europee la Co2 deriva per il 40% dal riscaldamento delle abitazioni, per il 38% dai trasporti e per il 22% dall’industria. Per la nostra regione la media di Co2 per abitante raggiunge le 4 tonnellate equivalenti" spiega Pezzini (la tonnellata equivalente, di cui vediamo le stime nella tabella qui accanto, è l’unità di misura utilizzata dai tecnici in questo settore e che permette di pesare insieme emissioni di gas serra diversi con differenti potenziali di riscaldamento globale). Ricordando che "nella provincia orobica solo 30 Comuni su 244 sono allineati, gli altri "sforano"". "A causa delle polveri sottili si muore – aggiunge –, forse questo la gente non lo sa. Ridurre le concentrazioni di anidride carbonica non è solo vantaggioso per l’ambiente, ma anche per la salute dei cittadini. Basti pensare al fatto che camminando sul marciapiede a distanza di almeno 2 metri dalla sede stradale si respira il 30% in meno di Co2 emessa dalle auto – aggiunge il coordinatore –. Parlare di sviluppo sostenibile non è uno slogan, ma una vera e propria necessità a livello geopolitico, economico e sociale". I dati elaborati da Pezzini mostrano situazioni molto differenti tra una località e l’altra della Bergamasca. Anche in montagna. "Le emissioni aumentano sensibilmente per i paesi che accolgono in alcuni periodi dell’anno turisti che incidono sul riscaldamento e sulle emissioni delle auto. Altro elemento di variabilità la presenza di impianti industriali". Per ogni situazione si deve analizzare quale sia la fonte di produzione di Co2, mettendo poi a punto le strategie idonee. L’analisi comprende tutti i 244 Comuni bergamaschi con la comparazione dei dati sull’immissione di Co2 nel 2000 e nel 2007. Rispetto al totale delle tonnellate di Co2 equivalenti emesse nel 2007 Bergamo si colloca al primo posto, seguita da Dalmine, Calusco con valori compresi tra 670 e 400 mila; Treviglio, Tavernola, Lovere, Caravaggio, Seriate e Costa Volpino registrano quantità comprese tra le 200 e 100 mila. L’ultimo paese della top ten è Grassobbio con 96 mila. Molto interessante è il confronto tra i dati del 2000 e 2007 che evidenzia come alcuni Comuni negli ultimi anni abbiano già individuato soluzioni per ridurre le immissioni o più probabilmente si siano verificate variazioni nella presenza, ad esempio, di siti industriali. "L’unica imprecisione nella statistica può derivare dal fatto che rispetto alla popolazione ho dovuto utilizzare solo i dati del censimento Istat del 2001. Se nel 2007 il numero di abitanti in una località fosse molto differente, il dato sulle emissioni di anidride per persona risulterebbe falsato".


Il dato generale mostra che nella nostra provincia si è passati da un totale di 8.628 mila tonnellate equivalenti di Co2 nel 2000 a 7.848 mila nel 2007: una riduzione pari a circa il 9%.


Per il capoluogo il valore totale di emissioni di anidride carbonica raggiunge nel 2007 le 678.858 tonnellate che rapportate ai 113 mila abitanti, portano a 6 tonnellate equivalenti per abitante. Non mancano sorprese scorrendo l’elenco dei 244 Comuni: a Tavernola la maglia nera per le variazioni, visto che le emissioni per abitante sono passate da 9 a 85 tonnellate (da 20.457 totali del 2000 ad addirittura 193.205 nel 2007), quindi quasi decuplicate. "Le misurazioni delle emissioni risentono molto delle mutazioni degli insediamenti industriali, della presenza di centrali elettriche o per esempio di una cava". In positivo, la diminuzione più sensibile si è avuta a Ponte Nossa (da 45 a 11). (fonte eco di bergamo)

Friday, March 12, 2010

Doccia fredda per i sindaco di Calusco d’Adda e Terno d’Isola

 Doccia fredda per i sindaco di Calusco d’Adda e Terno d’Isola che rischiano di veder sfumare il progetto della variante che dovrebbe collegare i due Comuni dell’Isola.



Calusco-Terno a rischio stop, l'ira dei sindaci dell'Isola









Doccia fredda per i sindaci di Calusco d’Adda e Terno d’Isola che rischiano di veder sfumare il progetto della variante che dovrebbe collegare i due Comuni dell’Isola. Un’opera attesa da anni e che fino a pochi mesi fa era considerata prioritaria dalla Provincia di Bergamo. Per mancanza di risorse via Tasso sembra però aver cambiato idea. “Conviene puntare sulla variante di Cisano perché ci sono già i fondi stanziati dal Cipe” – è stato il commento dell’assessore alla Viabilità Giuliano Capetti nella commissione che si è svolta in via Tasso circa un mese fa.


Un dietrofront che ha scatenato l’ira dei sindaci dell’Isola. La variante infatti eviterebbe il passaggio di 29 mila veicoli al giorno nel centro dei paesi. “La situazione è davvero critica – spiega il sindaco di Terno d’Isola Corrado Centurelli – la Calusco-Terno è di estrema necessità, lo ripetiamo da anni. Tutte le mattine il traffico è insostenibile, le strade sono bloccate e la qualità dell’aria ne risente. C’è solo un percorso possibile per raggiungere Bergamo e viene intasato ogni giorno da migliaia di auto e camion. Senza contare l’elevato numero di incidenti, anche mortali, che sono accaduti negli ultimi anni”. L’amministrazione di Terno d’Isola e quella di Calusco hanno già fatto sentire le loro ragioni in Provincia. “Noi abbiamo approvato una delibera di Giunta per sollecitare via Tasso a non rimandare ulteriormente questo progetto – continua Centurelli -. Dispiace doversi confrontare con Cisano, ma si tratta di due progetti diversi. Qui si parla del completamento di un quadro già avviato, là invece è un’opera ex novo e parecchio costosa. Penso che il nostro caso abbia la priorità”.

Tuesday, March 02, 2010

L'Ue, sottostimati i dati sullo smog

Le verifiche sulle rilevazioni dell’Agenzia regionale da Milano a Monza


L'Ue, sottostimati i dati sullo smog

Il dossier europeo sulle centraline: le cifre Arpa inferiori ai valori reali del Pm10 anche del 40 per cento



Blocco del traffico a Milano (Fotogramma)

MILANO - Quanto sono veri i dati sullo smog che vengono divulgati da anni ai cittadini milanesi e lombardi? Le autorità, Regione e Arpa, forniscono rilevazioni affidabili sull’inquinamento? Per scoprirlo bisogna tornare indietro di tre anni, al 31 gennaio del 2007. Quel giorno la centralina dell’Arpa a Monza registra 101 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Ma accanto a quella stazione, in quel periodo, c’è un laboratorio mobile, sistemato lì dai tecnici della Commissione europea. Stanno facendo un «controllo di qualità» sulle stazioni di rilevamento lombarde. Il risultato di questa seconda centralina, che utilizza le tecnologie più avanzate e all’avanguardia, è radicalmente diverso: circa 180 microgrammi di Pm10, quasi 80 in più del valore che verrà riferito ai cittadini. Sarà così anche nei giorni a venire: tra il 30 gennaio e il 2 febbraio 2007, i dati che l’Arpa ha divulgato ai lombardi sono sempre più bassi di quelli reali, con «discrepanze » che vanno da un paio a 30 o 40 microgrammi. Conclude il rapporto dei tecnici europei: «La comparazione... ha evidenziato che, in particolare ad alti livelli di Pm10», la centralina dell’Arpa «sottostima le concentrazioni».



«Sottostima sistematica» - I rapporti seguenti andranno avanti con relazioni su altre campagne di controllo, concludendo che durante le prime verifiche i dati registrati dall’Arpa sono «sistematicamente » più bassi di quelli reali. Che sopra una certa soglia (120 microgrammi) la sottostima delle macchine regionali diventa «drammatica». A pagina 6 del primo rapporto (concluso nel novembre 2006, relativo a Monza), c’è addirittura una conclusione che nel testo è stata «nascosta» sotto un grafico e dice testualmente: «I dati della rete locale sottostimano i valori delle concentrazioni di circa il 40 per cento» rispetto agli strumenti dei tecnici europei.



La ricerca - I rapporti sono stati redatti ogni 6 mesi, a partire dal novembre 2006, da un’équipe specializzata del Joint research center, il Centro comune di ricerca di Ispra, direzione generale della Commissione europea che si occupa della ricerca scientifica. Il lavoro è frutto di un accordo tra Commissione e Regione Lombardia siglato nel 2006 e costato al Pirellone 6 milioni di euro. Lo studio è articolato in quattro aree: «identificazione delle sorgenti dell’inquinamento», «analisi delle opzioni tecnologiche per l’abbattimento dello smog», «monitoraggio della qualità dell’aria», «valutazione integrata». È una sorta di «bibbia» della ricerca ambientale sull’inquinamento, in corso ormai da oltre tre anni. La Regione però non ha mai diffuso i risultati. Né ai cittadini, né agli altri enti locali. Fino ad oggi sono stati ultimati 7 rapporti: il Corriere ha potuto consultare i primi sei grazie all’impegno dei «Genitori antismog », che da anni si battono per la ricerca della documentazione scientifica sull’inquinamento che le istituzioni «nascondono » ai cittadini.



Macchine e polveri - Per le rilevazioni del Pm10 nell’aria, l’unico metodo di riferimento stabilito dalle leggi europee è il gravimetrico (si pesano le polveri depositate sui filtri). È concesso usare macchine con sistemi diversi, purché siano calibrate sul metodo gravimetrico. L’accuratezza delle rilevazioni dipende in questo caso da molti fattori: tipo di macchina/centralina, manutenzione, applicazione di coefficienti per la correzione degli errori, aggiornamenti tecnologici. Per questo un certo limite di incertezza è tollerato. A colpire però nelle campagne di controllo in Lombardia, soprattutto durante le prime verifiche, è l’incertezza a senso unico: nella stragrande maggioranza dei casi, i dati dell’Arpa sono inferiori a quelli rilevati con le tecnologie di Ispra. Diciotto giorni su 18 nelle verifiche a Pioltello nel 2006; 13 su 13 a Monza nel 2007; 13 giorni su 14 a Milano- via Pascal sempre nel 2007. Ancora nel 2007 vengono realizzate altre due campagne: a Bergamo l’allineamento dei dati per la prima vola è buono; ma a Busto Arsizio, dice Ispra, la centralina «sottostima regolarmente i valori del Pm10 tra il 10 e il 20 per cento».



Gianni Santucci

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