Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
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Monday, April 27, 2015

Anche il geologo Mario Tozzi dice no alle pratiche di incenerimento di rifiuti

Anche il geologo Tozzi boccia Ca' del Bue

La ricetta dell'esperto sui rifiuti: «Bisogna ridurre la quantità e riciclarla nel ciclo della produzione»

Anche il geologo Mario Tozzi dice no a Ca' del Bue e alle pratiche di incenerimento dei rifiuti. Il noto volto televisivo ha esplicitato la sua posizione nel corso dell'incontro serale svolto all'auditorium delle scuole medie “Marconi” nella rassegna «Tra terra e cielo».
Tozzi era arrivato a San Giovanni Lupatoto in mattinata e dal palco del teatro Astra si era rivolto ai ragazzi delle scuole parlando dei disastri ambientali e dell'impatto dell'uomo sul pianeta che lo ospita. Nel pomeriggio, accompagnato dal sindaco Federico Vantini e da alcuni assessori, era stato in riva all'Adige, nella zona del parco del Porto, da dove è ben visibile l'inceneritore della basse di San Michele che, se riattivato e ampliato, disperderà le sue emissioni sul territorio lupatotino.
Al conduttore televisivo è stata rivolta una domanda sul trattamento dei rifiuti e sul loro incenerimento. «Non conosco a fondo le tematiche locali ma in via generale in ambito di rifiuti le questioni sono due», ha detto in risposta il geologo Tozzi. «La prima è ridurre la mole di rifiuti che l'attuale sistema di produzione dei beni ci impone. La seconda è di riciclare e riusare per quanto possibile i rifiuti prodotti recuperandoli e reimmettendoli in ciclo. Di certo la cosa più sbagliata è la loro combustione, considerato che l'energia ricavata è in quantità marginale». Il volto televisivo valuta anche l'aspetto della salute: «Sotto l'aspetto sanitario ci sono poi da valutare con attenzione le emissioni degli inceneritori» ha aggiunto Tozzi. «Anche se gli impianti più moderni ed evoluti contengono le emissioni e rispettano i limiti di legge, le concentrazioni nel suolo di polveri disperse in aria destano sempre preoccupazione e possono causare danni alla salute e all'ambiente. Occorre puntare sulla raccolta differenziata e, per la parte di rifiuti non riutilizzabile, sulle tecnologie di smaltimento a freddo senza investire risorse negli inceneritori».Tozzi in precedenza aveva illustrato il suo libro «Tecnobarocco» nel quale sono riportati svariati esempio di «devianze» collegate all'uso non opportuno della tecnologia, definita «barocca» per i suoi orpelli.
«L'esempio classico è lo smart phone» ha detto il volto televisivo, «la sua funzione è quella originaria di mettere in comunicazione due persone. Da oltre cento anni il telefono continua ad assolvere nello stesso modo a questo compito per il quale fu inventato nel 1800. Eppure è stato arricchito di una serie di altri congegni, dalla video camera al registratore che sono soltanto inutili aggiunte e ci fanno perdere tempo».
Tozzi ha poi fatto la comparazione tra il calcio balilla e i video giochi. «Il primo era un gioco fisico con 12 palline che davano un preciso limite alla partita» ha spiegato il geologo-divulgatore. «Ora mio figlio si dedica ai video giochi che non finiscono mai».
Ha proseguito il suo intervento con l'esempio del water giapponese, dotato di un telecomando dove si può scegliere il colore dell'acqua di scarico e la temperatura, il senso dello scarico e comandare la discesa elettrica del coperchio e dell'anello. «Tutte esagerazioni della tecnologia, per non citare l'automobile che disperde l'87 per cento dell'energia prodotta» ha detto Tozzi. Ha concluso con un rilievo a internet «dove la navigazione ha sostituito l'approfondimento senza più alcuna certezza sull'autorevolezza della fonte». R.G 

Tuesday, April 17, 2012

Vicino agli inceneritori aumenta la mortalità per il cancro. Il caso di Forlì

icino agli inceneritori il cancro colpisce più duramente. L’Arpa Toscana (non un comitato di cittadini preoccupati, ma l’agenzia regionale per la protezione ambientale) ha messo sotto la lente di ingrandimento la situazione a Forlì.
Già uno studio francese, qualche anno fa, aveva mostrato un legame fra incidenza del cancro e presenza di inceneritori.
Però, si disse allora per tranquillizzare, quel lavoro riguardava le persone esposte alle emissioni negli Anni70 ed 80, ed ammalatesi nel periodo 1990-1999: in seguito le norme anti inquinamento sono migliorate. Ma i dati di Forlì sono più recenti.
La notizia su Forlì è on line sull’ultimo numero del notiziario dell’Arpa Toscana, e cita come fonte uno studio pubblicato l’anno scorso su Environmental Health relativo all’impatto sulla salute di inceneritori e discariche in Italia, Inghilterra e Slovacchia (tutti i link in fondo, come sempre).
Il testo su Environmental Health non cita mai Forlì, nè alcun sito specifico in Italia o all’estero. E’ presumibile che l’Arpa Toscana abbia scavato nei numeri che vi sono confluiti. Presumibile, ma non dichiarato.
Per la cronaca, sul saggio di Environmental Health da cui ha attinto l’Arpa Toscana i ricercatori calcolano che nel periodo 2001-2050 saranno legati ai 49 inceneritori italiani (il dato riguarda quelli che erano in funzione nel 2001) 2.729 casi di cancro su persone che abitano entro i tre chilometri dagli inceneritori stessi (55 casi per impianto); la grande maggioranza di questi attesi casi di cancro, aggiungono, sarà dovuta all’esposizione avvenuta prima del 2001. Concludono inoltre – a livello generale, e non solo italiano – che l’impatto sulla salute degli inceneritori è modesto se comparato ad altre fonti di inquinamento, quali il traffico o le emissioni delle industrie.
Fin qui il background. La notizia pubblicata da Arpa Toscana avverte che a Forlì sono in funzione, a 300 metri uno dall’altro, due inceneritori: di rifiuti solidi urbani, dal 1976, e di rifiuti ospedalieri, dal 1991.
E’ stata presa in considerazione l’area nei 3,5 chilometri attorno al punto equidistante fra i due inceneritori, e la popolazione qui residente dal 1990. Coloro che vi sono arrivati in seguito sono entrati nello studio solo dopo aver “maturato” cinque anni di residenza.
Gli altri ingredienti dell’analisi: un modello di dispersione delle sostanze inquinanti tarato sulla realtà locale, le banche dati di mortalità regionale del Registro Tumori Romagnolo (dal 1990 al 2003), il database delle Schede di Dimissione Ospedaliera dal 1999 al 2003.
Il tutto è stato ulteriormente filtrato in modo statisticamente opportuno tenendo conto sia delle caratteristiche socio economiche degli individui sia della loro esposizione all’inquinamento da traffico.
Risultato. Negli uomini sono risultati associati alla presenza degli inceneritori i casi di cancro al colon retto. Nelle donne è risultata associata alla presenza degli inceneritori la mortalità per tutti i tipi di tumore, in particolare per il cancro a stomaco, colon, fegato e seno.


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