Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Wednesday, April 29, 2015

Il mistero dei rifiuti sanitari radioattivi. Dove finiscono?

Il mistero dei rifiuti sanitari radioattivi. Dove finiscono?dioattivi. Dove finiscono?

Scarsa tracciabilità e pochi controlli, i buchi normativi della legislazione sul trattamento dei rifiuti ospedalieri radioattivi

di Peter D'Angelo e Fabio Valle


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Ogni giorno ospedali, cliniche e laboratori producono rifiuti radioattividerivanti da attività diagnostica come la Pet, le scintigrafie, le radioterapie con iodio e molte altre prassi simili. Questa mole di rifiuti, con tempi di decadimento anche molto lunghi, dovrebbe avere un trattamento speciale, molto costoso e come spiega Silvia Bucci, Dirigente dell'Unità Operativa Radioattività dell'Arpa Toscana: "Smaltire un rifiuto sanitario radioattivo può costare dalle 100 alle 1000 volte di più rispetto ad altri tipi di rifiuti ".
Ad oggi, una volta che i rifiuti radioattivi escono fuori dalle strutture ospedaliere pubbliche e private, nessuno sa veramente che fine facciano. I controlli spettano in primis alle ASL ma, come testimonia l'Arpa Toscana, ogni anno di controlli se ne fanno pochissimi. Anche l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha un ruolo di vigilanza, ma a conti fatti ha un organico particolarmente risicato: per tutto il territorio italiano c'è un solo ispettore, la Dott.ssa Joanne Wells.
In Italia i rifiuti ospedalieri radioattivi non sono molti, ma sono molto pericolosi. Eppure non esiste un deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi a lungo decadimento, soluzione che secondo la Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari) consentirebbe invece di gestire (e quindi controllare) tutti i rifiuti radioattivi: non solo quindi quelli provenienti dalle attività di medicina nucleare, ma anche quelli provenienti dalle attività industriali e di ricerca.

Monday, April 27, 2015

Anche il geologo Mario Tozzi dice no alle pratiche di incenerimento di rifiuti

Anche il geologo Tozzi boccia Ca' del Bue

La ricetta dell'esperto sui rifiuti: «Bisogna ridurre la quantità e riciclarla nel ciclo della produzione»

Anche il geologo Mario Tozzi dice no a Ca' del Bue e alle pratiche di incenerimento dei rifiuti. Il noto volto televisivo ha esplicitato la sua posizione nel corso dell'incontro serale svolto all'auditorium delle scuole medie “Marconi” nella rassegna «Tra terra e cielo».
Tozzi era arrivato a San Giovanni Lupatoto in mattinata e dal palco del teatro Astra si era rivolto ai ragazzi delle scuole parlando dei disastri ambientali e dell'impatto dell'uomo sul pianeta che lo ospita. Nel pomeriggio, accompagnato dal sindaco Federico Vantini e da alcuni assessori, era stato in riva all'Adige, nella zona del parco del Porto, da dove è ben visibile l'inceneritore della basse di San Michele che, se riattivato e ampliato, disperderà le sue emissioni sul territorio lupatotino.
Al conduttore televisivo è stata rivolta una domanda sul trattamento dei rifiuti e sul loro incenerimento. «Non conosco a fondo le tematiche locali ma in via generale in ambito di rifiuti le questioni sono due», ha detto in risposta il geologo Tozzi. «La prima è ridurre la mole di rifiuti che l'attuale sistema di produzione dei beni ci impone. La seconda è di riciclare e riusare per quanto possibile i rifiuti prodotti recuperandoli e reimmettendoli in ciclo. Di certo la cosa più sbagliata è la loro combustione, considerato che l'energia ricavata è in quantità marginale». Il volto televisivo valuta anche l'aspetto della salute: «Sotto l'aspetto sanitario ci sono poi da valutare con attenzione le emissioni degli inceneritori» ha aggiunto Tozzi. «Anche se gli impianti più moderni ed evoluti contengono le emissioni e rispettano i limiti di legge, le concentrazioni nel suolo di polveri disperse in aria destano sempre preoccupazione e possono causare danni alla salute e all'ambiente. Occorre puntare sulla raccolta differenziata e, per la parte di rifiuti non riutilizzabile, sulle tecnologie di smaltimento a freddo senza investire risorse negli inceneritori».Tozzi in precedenza aveva illustrato il suo libro «Tecnobarocco» nel quale sono riportati svariati esempio di «devianze» collegate all'uso non opportuno della tecnologia, definita «barocca» per i suoi orpelli.
«L'esempio classico è lo smart phone» ha detto il volto televisivo, «la sua funzione è quella originaria di mettere in comunicazione due persone. Da oltre cento anni il telefono continua ad assolvere nello stesso modo a questo compito per il quale fu inventato nel 1800. Eppure è stato arricchito di una serie di altri congegni, dalla video camera al registratore che sono soltanto inutili aggiunte e ci fanno perdere tempo».
Tozzi ha poi fatto la comparazione tra il calcio balilla e i video giochi. «Il primo era un gioco fisico con 12 palline che davano un preciso limite alla partita» ha spiegato il geologo-divulgatore. «Ora mio figlio si dedica ai video giochi che non finiscono mai».
Ha proseguito il suo intervento con l'esempio del water giapponese, dotato di un telecomando dove si può scegliere il colore dell'acqua di scarico e la temperatura, il senso dello scarico e comandare la discesa elettrica del coperchio e dell'anello. «Tutte esagerazioni della tecnologia, per non citare l'automobile che disperde l'87 per cento dell'energia prodotta» ha detto Tozzi. Ha concluso con un rilievo a internet «dove la navigazione ha sostituito l'approfondimento senza più alcuna certezza sull'autorevolezza della fonte». R.G 

Saturday, April 25, 2015

Dalla riunione sono state escluse anche quelle amministrazioni comunali, Paderno d'Adda e Solza, che tre anni fa non sottoscrissero gli accordi sulle compensazioni ambientali. "Ho richiesto formalmente di poter partecipare agli incontri organizzati da Agenda 21 in qualità di rappresentante dei comuni che partecipano alla conferenza dei servizi indetta dalla Provincia di Bergamo - ha spiegato il sindaco di Paderno Renzo Rotta - , per volontà di alcuni questa possibilità mi è stata però negata".

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talcementi: Calusco apre alla discussione, posizione condivisa sullo scalo ferroviario

Nella serata di ieri, mercoledì 22 aprile, presso il municipio di Calusco d'Adda, i comuni che sottoscrissero nel 2012 il protocollo di intesa sulle compensazioni ambientali con l'azienda Italcementi sono tornati a confrontarsi in un tavolo territoriale organizzato dalla sezione locale dell'Isola bergamasca dell'associazione ambientalista Agenda 21.

Come nel 2012 e viste le ultime novità che riguardano il cementificio di Calusco d'Adda, l'associazione è tornata a proporsi come soggetto in grado di coordinare la discussione tra le parti. La novità emersa nell'incontro di ieri - preceduto da un primo tenutosi lo scorso 30 marzo - è che tutti i comuni coinvolti, incluso quello di Calusco, hanno raggiunto una posizione condivisa sulla questione del raccordo ferroviario che Italcementi, con gli accordi del 2012, si impegnò a realizzare per portare su rotaia parte del traffico merci in entrata e in uscita dallo stabilimento.

Italcementi, partecipando all'incontro del 30 marzo, aveva spiegato le proprie difficoltà nella realizzazione dell'opera e l'attuale disinteresse a portarla a compimento, riservandosi di mettere sul tavolo soluzioni alternative. Pur restando aperti a valutare le proposte dell'azienda, gli amministratori riuniti al tavolo territoriale di ieri hanno verbalizzato, all'unanimità, l'intenzione di non voler rinunciare al raccordo ferroviario - che dovrebbe togliere dalla strada circa 8000 camion all'anno - e quella di spingere l'azienda a rispettare gli impegni assunti.

"Per la prima volta durante l'assemblea di ieri tutti i comuni coinvolti hanno raggiunto una posizione condivisa sottoscritta in un documento: non è possibile aprire una nuova discussione con Italcementi senza che questa porti a termine gli accordi presi in passato, e il raccordo ferroviario ne è parte fondamentale", ha spiegato Giuseppe Acquati, assessore all'ambiente del Comune di Robbiate. "Inizialmente il Comune di Calusco aveva manifestato l'intenzione di non volersi confrontare con i comuni limitrofi, il fatto che abbia mutato la propria posizione è un risultato importante, frutto sia del lavoro istituzionale che abbiamo svolto con la Provincia di Bergamo sia della maggiore attenzione dell'opinione pubblica sulla vicenda".

"L'interesse di tutti i soggetti coinvolti è garantire la salute dei cittadini e il rispetto dell'ambiente, questioni che non hanno confini e che ci vedono ora remare tutti dalla stessa parte", ha aggiunto Roberto Riva, consigliere delegato all'ambiente presente alla riunione per il Comune di Imbersago. "La volontà delle amministrazioni è quella di portare l'azienda a intraprendere tutte le azioni necessarie per migliorare la qualità delle emissioni e di non accettare altri tipi di compensazioni come in passato. La strada del raccordo ferroviario siamo convinti che vada perseguita, ma non chiudiamo a priori alle proposte di Italcementi che, insieme, ci riserviamo di valutare con i tecnici".

Non ha mancato però di creare polemiche la decisione di svolgere gli incontri a "porte chiuse". Cosa che il gruppo consiliare di minoranza di Calusco d'Adda, a suo tempo presente al tavolo territoriale del 2012, ha voluto sottolineare con una lettera aperta alle amministrazioni coinvolte in questo nuovo tavolo.
Dalla riunione sono state escluse anche quelle amministrazioni comunali, Paderno d'Adda e Solza, che tre anni fa non sottoscrissero gli accordi sulle compensazioni ambientali.
"Ho richiesto formalmente di poter partecipare agli incontri organizzati da Agenda 21 in qualità di rappresentante dei comuni che partecipano alla conferenza dei servizi indetta dalla Provincia di Bergamo - ha spiegato il sindaco di Paderno Renzo Rotta - , per volontà di alcuni questa possibilità mi è stata però negata".


La discussione ora proseguirà con la Provincia di Bergamo che - lo ricordiamo - ha accolto tutte le richieste fatte dai comuni e concesso a Italcementi 90 giorni di tempo per integrare il progetto presentato.

Italcementi: superate le 5000 firme. Ancora gazebi in piazza


Italcementi: superate le 5000 firme. Ancora gazebi in piazza


Italcementi: superate le 5000 firme. Ancora gazebi in piazza

Superate ampiamente le 5000 firme, continua instancabile la sottoscrizione tra i cittadini, affinché la Provincia di Bergamo chieda e ottenga da Italcementi presso lo stabilimento di Calusco d'Adda un piano di drastica diminuzione delle già preoccupanti emissioni totali e non consenta l'utilizzo e smaltimento di rifiuti quali pneumatici usati, copertoni, fanghi industriali, plastiche non riciclabili, ecc.

Ecco la lista completa dei gazebo del fine settimana:

La Lega Nord e il Comitato "Aria Pulita centro Adda" organizzano un gazebo domenica 26 aprile a Robbiate (Lc) SP.per Imbersago ang. Via S.Elena dalle 9,30 alle 12,30.

La Nostra Aria sarà presente con un banchetto a Medolago(Bg) domenica 26 aprile presso il parcheggio tra Piazzale Marconi e via Marcon dalle 9,00 alle 13,00.

Rete Rifiuti Zero Lombardia raccoglierà le firme sabato 25 aprile a Verderio in Piazza Annoni presso la Festa "Altrimenti Rock" dalle 10,30 alle 18,00.

I cittadini potranno sottoscrivere direttamente la petizione e avere nuove informazioni su una vicenda che coinvolge tutta la popolazione.

Un enorme grazie ai 5000 e oltre cittadini che hanno sottoscritto la nostra petizione e alle amministrazioni di Merate, Cernusco Lombardone, Cornate d'Adda e Busnago che da subito hanno messo a disposizione le segreterie comunali e il proprio sito internet per la raccolta delle firme. Dimostrando, al di là delle convinzioni politiche, che il comune è la casa di tutti i cittadini e che è un dovere civico per ogni amministrazione permettere ai propri residenti di condividere una giusta battaglia a tutela della salute pubblica, tramite la sottoscrizione della petizione che stiamo sostenendo.

Un grazie a tutti quei cittadini che con commovente impegno e con le loro firme, stanno sostenendo una battaglia di civiltà per la tutela della salute di tutti.

Per informazioni e adesioni: ariapulitacentroadda@gmail.com

rifiutizeromeratemail.com

comitatolnamail.com


Cordialmente,
Comitato “Aria Pulita Centro Adda” - “Rete Rifiuti Zero Lombardia” - Comitato “La Nostra Aria”

Un inceneritore ci sotterrerà .RESISTERE RESISTERE RESISTERE

Un inceneritore ci sotterrerà: Sblocca Italia e altri paradossi

Un inceneritore ci sotterrerà: Sblocca Italia e altri paradossi
aprile 20
07:502015

IL DECRETO SBLOCCA ITALIA DIVENUTO LEGGE PUNTA TUTTO SUGLI INCENERITORI: COSTOSI, INQUINANTI E POCO EFFICACI. ENEL ED EX MUNICIPALIZZATE RINGRAZIANO RENZI.

“Viva l’Italia, assassinata dai giornali e dal cemento”. Ci aveva visto lungo De Gregori, quando nel lontano 1979 cantava dei cancri che già allora affliggevano il nostro Paese e ne impedivano uno sviluppo sano, sostenibile e lungimirante. E così – a distanza di trentacinque anni da quella “Viva l’Italia” rimasta oramai impressa nella memoria collettiva – succede che il decreto Sblocca Italia è ormai diventato legge, e che i suoi primi effetti iniziano ad essere evidenti.
Uno su tutti è il discorso intorno agli inceneritori. Lo Sblocca Italia definisce questi mostri per lo smaltimento dei rifiuti urbani come “un sistema integrato e moderno di gestione di […] rifiuti”, nonché come strutture che concorrerebbero “allo sviluppo della raccolta differenziata e al riciclaggio”.
Peccato che gli inceneritori, una volta a regime, necessitano di essere messi costantemente all’opera per essere più produttivi e meno costosi, disincentivando fortemente pratiche virtuose quali la raccolta differenziata, il riciclo dei rifiuti e il loro riuso. Caso emblematico è quello del Comune di Parma, dove nonostante l’impegno del Sindaco a 5 stelle Pizzarotti, non si è riusciti a bloccare la realizzazione di una struttura costata – secondo la Commissione UE – 315 milioni di euro. L’amministrazione comunale ha tuttavia scommesso sulla differenziata, facendo di Parma una delle città più virtuose d’Italia. Risultato? Il prezzo di smaltimento per ogni tonnellata di rifiuti è schizzato a 168 euro, proprio in virtù degli eccellenti risultati conseguiti in tema di differenziata e riciclo.
La costruzione degli inceneritori, così caldamente sostenuta dallo Sblocca Italia, ha inoltre sollevato enormi contrasti tra Regioni e Governo. La Regione Lombardia ad oggi ha impugnato l’art. 35 davanti alla Corte Costituzionale, e altri forti dimostrazioni sono arrivate da Emilia Romagna e Toscana, che insieme alla Regione di Maroni sono quelle che presentano più inceneritori sul proprio territorio.
Ma perché puntare su un sistema di smaltimento migliore solo della discarica, che va a danneggiare i comuni più virtuosi in tema di gestione dei rifiuti, dannoso per la salute e l’ambiente, contrario alla linea comunitaria ed oltremodo costoso? Prima dello Sblocca Italia esisteva un limite massimo regionale di 150mila tonnellate di rifiuti destinabili all’inceneritore. Il contestatissimo Art. 35 ha però determinato la possibilità di far viaggiare i rifiuti per tutta la penisola, in particolare da Sud verso Nord, dove gli impianti sono più numerosi. Ciò significa abbattere il limite regionale e dare modo agli inceneritori già esistenti di lavorare in maniera più intensa, e per questo meno costosa e più produttiva. Una vera svolta per tutte quelle ex municipalizzate che hanno in gestione gli inceneritori e avevano grandi difficoltà a far quadrare i conti a causa del limite massimo regionale precedentemente imposto. Per non parlare poi di quanto potrà giovare Enel dalla costruzione di nuovi inceneritori – prevista dallo stesso Sblocca Italia – su alcune centrali ad olio combustibile si sua proprietà e ormai divenute obsolete. Si spiega così perché il Governo Renzi abbia deciso di puntare su di una strategia fallimentare ed inquinante: le questioni ambientali e di tutela del territorio e della salute sono subordinate agli interessi economici di pochi.
È evidente che l’Italia stia investendo male, malissimo. Ancora una volta la nostra politica sta rispondendo a logiche clientelari e a giochi di favori reciproci, mentre qui fuori c’è una generazione lasciata a spasso, in balia del caso e degli eventi. Qui si sta venendo meno ad un patto generazionale tra chi governa e chi governerà, tra chi agisce oggi e chi nascerà. Qui si stanno minando le basi di sopravvivenza degli attuali ventenni e della loro futura prole. Qui si sta andando con assoluta sconsideratezza verso il baratro della contaminazione dei territori e della loro distruzione. La logica delle clientele, i giochi delle parti e gli scambi di favori uccideranno il nostro Paese, che oramai è già in fin di vita. E fino a che non avremo coscienza di questo, nessuna politica economica, ambientale, energetica sarà all’altezza di problemi così gravi, complessi e radicati. A pensarci bene, quella canzone di De Gregori poi continuava, diceva “Viva l’Italia, l’Italia che non ha paura”. Ecco, è da qui che dovremmo ricominciare, per il bene di tutti, nostro e dei nostri posteri.

Wednesday, April 22, 2015

Ambiente e tumori

Sono sempre stato convinto,e la convinzione si è rafforzata man mano che la mia esperienza professionale è maturata con gli anni, che l’approccio al cancro dovrebbe essere globale attraverso uno sforzo, culturale ancor più che tecnologico, in grado di valutare compiutamente tutti i possibili strumenti capaci, almeno potenzialmente, di aiutare l’Umanità a sconfiggere questa terribile malattia. Devo dire che la convinzione si è andata rafforzando anche sulla base di evidenze scientifiche sempre più convincenti che sembrano alimentare di nuova linfa il vecchio,ma certamente non obsoleto assioma, che “prevenire sia meglio che curare”. Ritengo che una disamina obiettiva e realistica della situazione attuale non possa non trovare un accordo tra gli esperti delle varie discipline sulle seguenti considerazioni: 1) L’incidenza del cancro è in forte aumento in tutti i paesi del mondo, compresi i paesi del terzo mondo, e questo trend non può essere messo in relazione esclusivamente con l’invecchiamento progressivo delle popolazioni residenti e con la riduzione dell’incidenza di terribili “competitors” come le pandemie e più in generale le malattie infettive. L’aumento progressivo nell’incidenza di alcune neoplasie infantili o del giovane adulto sembrerebbe indirizzare fortemente verso queste conclusioni. 2) Esiste sicuramente una stretta associazione tra l’inquinamento ambientale, gli stili di vita e l’incidenza di certe neoplasie. 3) La prevenzione secondaria ha giocato certamente un ruolo importante nella riduzione della mortalità per alcune neoplasie, per esempio il carcinoma mammario, ma non vi è dubbio che sia necessario uno sforzo culturale per liberare da pregiudizi l’interpretazione di alcune recenti metanalisi che sembrerebbero ridimensionare l’utilità della prevenzione secondaria in alcuni specifici ambiti. 4) La prevenzione primaria è un’arma potenzialmente vincente,tuttavia non così “easy”, vista la eziopatogenesi spesso multifattoriale dei tumori solidi, anche se le campagne contro il fumo o quelle aventi per oggetto la correzione di alcuni stili errati di vita hanno dimostrato la possibilità concreta di potere ridurre l’incidenza di neoplasie ancora oggi altamente letali come per esempio il cancro del polmone. 5) L’inquinamento ambientale, inteso nel senso più ampio possibile, deve essere contrastato comunque, se non altro sulla base del principio di precauzione, al di là del reale impatto sulla possibile incidenza delle neoplasie, nell’ambito di una politica che si prefigga il mantenimento della salute dell’essere umano (ma anche degli altri esseri viventi) e l’integrità dell’ambiente e delle sue biodiversità. 5) Una corretta politica di tutela del territorio, così come dell’ambiente di lavoro e degli stili di vita, nonché l’incentivazione della prevenzione secondaria, non devono essere viste in antitesi, nè sul piano culturale nè tantomeno sul piano della sostenibilità, con lo sviluppo di tecnologie sempre più adeguate alla diagnosi e alla personalizzazione delle cure. Va da sé, infatti, che la riduzione dell’incidenza e della morbilità delle malattie neoplastiche comporti un risparmio di risorse che possono essere ancor più fruttuosamente impiegate nella ricerca tecnologica e farmacologica. 5) Certamente la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini non ammette deroghe di nessun tipo, nè di tipo farmaco-economico, nè tantomeno di tipo etico, all’impegno che la società moderna deve garantire ai propri cittadini nell’assisterli quando la salute l’abbiano comunque persa. 6) Abbiamo spesso assistito durante tutti questi anni, a dibattiti tra così detti esperti, che avrebbero dovuto chiarire le idee ai cittadini e ai decisori politici, spesso chiamati a non facili decisioni, come per esempio quelle relative allo smaltimento dei rifiuti o alla promozione del nucleare, ma che in realtà hanno finito per generare sconcerto e disinformazione anche tra noi medici specialisti. 6) Durante il mio mandato presidenziale ho pertanto ritenuto opportuno che la nostra Associazione dovesse esercitare a pieno la propria vocazione di Società Scientifica anche attraverso l’ascolto dei pazienti e della comunità, esaltando così il proprio ruolo di garante (oltre che di custode) dei saperi, attraverso la creazione di un gruppo di lavoro su una tematica così delicata come “ambiente e tumori”.
Ambiente e Tumori

Francesco Boccardo Past President AIOM

Sunday, April 19, 2015

EFFETTI SULLA SALUTE UMANA DEGLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DI RIFIUTI

EFFETTI SULLA SALUTE UMANA DEGLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DI
RIFIUTI: COSA EMERGE DALLO STUDIO SU FORLI’
Patrizia Gentilini ISDE Italia
patrizia.gentilini@libero.it
Abstract
Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati
numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non. Fra questi ultimi si annoverano:
incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento di malformazioni congenite, ipofunzione
tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche,
bronchiti, allergie, disturbi nell’ infanzia.
Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro:
segnalati aumenti di: cancro al fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella.
Particolarmente significativa risulta l’ associazione per cancro al polmone, linfomi non Hodgkin,
neoplasie infantili e soprattutto sarcomi, patologia “sentinella” dell’ inquinamento da inceneritori.
Studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente
rilevanti nel sesso femminile. I rischi per salute sopra riportati sono assolutamente ingiustificati in
quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative all’ incenerimento, già ampiamente
sperimentate e prive di effetti nocivi.
Premessa
Gli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie insalubri di classe I in base all’articolo 216
del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994, s.o.n.129) e qualunque sia la
tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato
alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali, ecc) danno origine a diverse
migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è conosciuto. La formazione di tali inquinanti
dipende, oltre che dal materiale combusto, dalla mescolanza assolutamente casuale delle sostanze
nei forni, dalle temperature di combustione e soprattutto dalle variazioni delle temperature stesse
che si realizzano nei diversi comparti degli impianti, come è stato descritto anche recentemente (1).
Fra gli inquinanti emessi dagli inceneritori possiamo distinguere le seguenti grandi categorie:
Particolato - grossolano (PM10), fine (PM2.5) ed ultrafine ( inferiore al 1 micron) - metalli pesanti,
diossine, composti organici volatili, ossidi di azoto ed ozono. Si tratta in molti casi di sostanze
estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili; in particolare si riscontrano: Arsenico, Berillio,
Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene,Piombo, Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, Idrocarburi
Policiclici Aromatici (IPA) ecc. Le conseguenze che ciascuno di essi, a dosi anche estremamente
basse, esercita sulla salute umana sono documentate da una vastissima letteratura e nuovi effetti
sono stati descritti recentemente per molti di essi (2-3-4-5-6-7). Tali effetti possono essere diversi e
più gravi in relazione alla predisposizione individuale e alle varie fasi della vita e sono soprattutto
pericolosi per gli organismi in accrescimento, i feti e i neonati (8-9). Metalli pesanti e diossine
rappresentano le due categorie più note e studiate di inquinamento prodotto da inceneritori, anche se
un recente articolo (10) richiama l’ attenzione anche sulla pericolosità del particolato ultra fine che
si origina dagli inceneritori. I metalli pesanti sono considerati un “tracciante” specifico
dell’inquinamento di tali impianti (11): anche il recente studio “ Patos” (12) della regione Toscana -
che ha raccolto e tipizzato il particolato atmosferico di diverse centraline dislocate nel territorio -
attribuisce la maggior variabilità di metalli pesanti riscontrata a Montale, territorio rurale, proprio
alla presenza di un impianto di incenerimento per varie tipologie di rifiuti. Arsenico, Berillio,
Cadmio, Cromo, Nickel, sono cancerogeni certi (IARC 1) per polmone, vescica, rene, colon,
prostata; Mercurio e Piombo sono classificati con minor evidenza dalla IARC (livello 2B) ed
esplicano danni soprattutto a livello neurologico e cerebrale, con difficoltà dell’apprendimento,
riduzione del quoziente intellettivo (QI), iperattività (13-14). Si calcola che ogni anno nascano
negli U.S.A. da 316.000 a 637.000 bambini con un livello di mercurio nel sangue ombelicale
superiore a 5,8 mcg/litro, livello che determina diminuzione significativa del Quoziente Intellettivo
(Q.I.); la perdita di produttività negli U.S.A. conseguente all’aumento di popolazione con minor
Q.I. è calcolato in 8,7 miliardi di $ (15). Per il Piombo si è calcolato che nel 1997 il costo per i
danni sui bambini sia ammontato a ben 43.4 miliardi di dollari (16)! Per quanto riguarda le diossine
gli inceneritori risultano essere la II fonte di emissione di diossine in Europa, dopo le acciaierie (17)
ed una recente revisione (18) ne ha ribadito il ruolo. Le diossine, la cui tossicità si misura in
picogrammi (miliardesimi di milligrammo), sono liposolubili e persistenti (tempi di dimezzamento
7-10 anni nel tessuto adiposo, da 25 a 100 anni sotto il suolo), vengono assunte per il 95% tramite la
catena alimentare in quanto si accumulano in cibi quali carne, pesce, latte, latticini, compreso il latte
materno, che rappresenta il veicolo in cui esse maggiormente si concentrano. La più tristemente
nota è la TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-dioxin) (tetraclorodibenzodiossina) che, a 20 anni dal
disastro di Seveso, è stata riconosciuta nel 1997 dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul
Cancro (IARC) a livello I, ossia come cancerogeno certo per l’uomo ed il cui ruolo è stato anche di
recente rivisitato (19). Del tutto recentemente, inoltre è stato individuato e descritto un altro
possibile meccanismo di azione di queste sostanze: la formazione di enzimi atipici che
interferiscono con i fisiologici meccanismi di degradazione delle proteine (20),.
Le diossine, esplicano complessi effetti sulla salute umana in quanto sono in grado di legarsi ad uno
specifico recettore nucleare - AhR - presente sia nell’uomo che negli animali, con funzione di
fattore di trascrizione. Una volta avvenuto il legame fra TCDD e recettore con la formazione del
complesso ARNT/HIF-1B, la trascrizione di numerosi geni - in particolare P4501A1 - viene alterata
sia in senso di soppressione che di attivazione, con conseguente turbamento di molteplici funzioni
cellulari, in particolare dell’apparato endocrino (diabete, disfunzioni tiroidee), dell’apparato
riproduttivo (endometriosi, infertilità, disordini alla pubertà), del sistema immunitario e,
soprattutto, con effetti oncogeni, con insorgenza soprattutto di linfomi, sarcomi, tumori
dell’apparato digerente, tumori del fegato e delle vie biliari, tumori polmonari, tumori della tiroide,
tumori ormono correlati quali cancro alla mammella ed alla prostata (21)
Dati di letteratura
Gli inquinanti emessi dagli inceneritori esplicano i loro effetti nocivi sulla salute delle popolazioni
residenti in prossimità degli impianti o perché vengono inalati, o per contatto cutaneo, o perché,
ricadendo, inquinano il territorio e quindi i prodotti dell’agricoltura e della zootecnia. Questo è il
caso in particolare delle diossine. Non a caso, il Decreto Legislativo 228 del 18/05/2000 stabilisce
che non sono idonee ad ospitare inceneritori le zone agricole caratterizzate per qualità e tipicità
dei prodotti. In diversi paesi europei ( Olanda, Spagna, Belgio, Francia) sono state segnalate
contaminazioni da diossine, specie di latte e suoi derivati, in aziende agricole poste in prossimità di
tali impianti. Non va dimenticato inoltre che gli alimenti eventualmente contaminati possono essere
distribuiti e consumati altrove, per cui la popolazione esposta può essere ovviamente molto più
numerosa. La stima dell’esposizione di fondo (TCDD e similari) nei paesi dell’Unione Europea è
compresa fra 1,2-3.0 pg/WHO TEQ/kg pro capite; tali limiti sono già ampiamenti superati in
diverse realtà e, se pensiamo che l’UE raccomanda come dose massima tollerabile 2pg/TEQ/kg.day,
è ovvio che qualsivoglia ulteriore esposizione porterebbe facilmente a superare ciò che la stessa
Unione Europea raccomanda!
Una ricerca su PubMed eseguita in occasione di questo convegno digitando le seguenti parole
chiave: ”waste incinerator human health” ha evidenziato, a testimonianza dell’interesse che
l’argomento riveste, ben 100 lavori. Fra questi, diverse decine sono costituiti da studi
epidemiologici condotti per indagare lo stato di salute delle popolazioni residenti intorno a tali
impianti e/o dei lavoratori addetti e, nonostante le diverse metodologie di studio applicate ed i
numerosi fattori di confondimento, sono segnalati numerosi effetti avversi sulla salute, sia
neoplastici che non. Prima di esporre i dati a nostro avviso più eclatanti, appare comunque
opportuno ricordare come anche di recente (22) sia stato ribadito quanto pesantemente gli
interessi economici influenzino la salute pubblica e come errori negli studi epidemiologici, sia
nella selezione dei casi come dei controlli, possano sottostimare le conseguenze sulla salute. Di
recente questo è stato ribadito per i rischi occupazionali (23), ma non si vede perché ciò non possa
anche essere vero in epidemiologia ambientale, in cui le variabili in gioco sono ancora maggiori.
Gli effetti non neoplastici più segnalati sono ascrivibili soprattutto agli effetti di diossine (e più in
generale degli endocrin disruptor) ed all’emissione di particolato e ossidi di azoto. Sono stati
descritti: alterazione nel metabolismo degli estrogeni (24), incremento dei nati femmine e parti
gemellari (25-26), incremento di malformazioni congenite (27-28), ipofunzione tiroidea, disturbi
nella pubertà (29), ed anche diabete, patologie cerebrovascolari, ischemiche cardiache, problemi
comportamentali, tosse persistente, bronchiti, allergie. Un ampio studio (30) condotto in Giappone
ha analizzato lo stato di salute di 450.807 bambini da 6 a 12 anni della prefettura di Osaka - ove
sono attivi 37 impianti di incenerimento per rifiuti solidi urbani (RSU) - ed ha evidenziato una
relazione statisticamente significativa fra vicinanza della scuola all’impianto di incenerimento e
sintomi quali: difficoltà di respiro, mal di testa, disturbi di stomaco, stanchezza
Ancor più numerose e statisticamente significative sono comunque le evidenze emerse per quanto
il cancro e più che analizzare i singoli studi sembra più utile riportare quanto segue:
- la revisione di 46 studi, selezionati in quanto condotti con particolare rigore, (31) evidenzia un
incremento statisticamente significativo nei 2/3 degli studi che hanno analizzato incidenza,
prevalenza, mortalità per cancro (in particolare cancro al polmone, linfomi Non Hodgkin,
sarcomi, neoplasie infantili). Segnalati anche aumenti di cancro al fegato, laringe, stomaco,
colon-retto, vescica, rene, mammella.
- l’indagine francese “Etude d’incidence des cancers à proximité des usines d’incenèration
d’ordures ménagerer” dell’Invs. Departement Santè Environnement 2006 (32) ha esaminato
135.567 casi di cancro insorti negli anni 1990-99 su 25.000.000 persone/anno residenti in
prossimità di inceneritori. In questo studio è stato considerato come indicatore l’esposizione
alle diossine e passando dal minor al maggior grado di esposizione si registra un aumento
statisticamente significativo (p<0.05) di rischio per: tutti i cancri nelle donne dal +2.8% al
+4%, cancro alla mammella dal +4.8% al +6.9%, linfomi dal +1.9% al +8.4, tumori al fegato
dal +6.8% al +9.7%; per i sarcomi il rischio passa dal +9.1% al +13% (p=0.1).
Le neoplasie che più appaiono correlate all’esposizione ad inquinanti emessi da inceneritori sono i
linfomi non Hodgkin (LNH), i tumori polmonari, le neoplasie infantili ed i sarcomi; i dati a questo
riguardo saranno pertanto analizzati più in dettaglio.
- Linfomi Non Hodgkin
Si tratta di patologie di cui si è registrato un preoccupante aumento sia di incidenza che di
mortalità nonostante i grandi progressi registrati dal punto di vista terapeutico. Il ruolo che
inquinanti - peraltro normalmente presenti nelle emissioni degli inceneritori - hanno nella loro
patogenesi è stato anche di recente ribadito ( 33)
Per quanto attiene i linfomi NH, alcuni degli studi più recenti che hanno evidenziato tale
relazione sono:
o lo studio condotto a Besancon (34) in cui è risultato un RR di incidenza di LNH pari
a 2,3 nella popolazione residente in prossimità di impianto di incenerimento per
rifiuti ed il cui impatto ambientale è stato anche di recente riconsiderato (35)
o alcuni studi condotti in Toscana che hanno evidenziato eccessi di mortalità in
conseguenza dell'inquinamento da diossine per la presenza di inceneritori (36- 37).
Questi risultati sono poi stati confermati in un’analisi condotta su 25 comuni d’Italia
ove sono attivi impianti di incenerimento: da essa emerge un eccesso di mortalità
in media dell’8% nel sesso maschile (38). Nel comune di Forlì ad es., negli anni
1981-2001 si sono riscontrati 80 decessi invece dei 70 attesi .
- Neoplasie polmonari
Per quanto attiene le neoplasie polmonari il rischio rappresentato dall’inquinamento ambientale
è ormai fuori dubbio; esso risulta in particolare correlato all’esposizione a metalli pesanti ed al
particolato ultrafine: per quest’ultimo si calcola che per ogni incremento di 10 microgrammi/m3
si abbia un incremento del 14% di mortalità per cancro al polmone (39-40). Per quanto attiene
il Rischio Relativo di mortalità per neoplasie polmonari in persone residenti in prossimità di
impianti o in personale addetto, esso è risultato variabile da 2 a 6.7 ( 41- 42).
- Neoplasie Infantili
Le neoplasie infantili sono, fortunatamente, patologie relativamente rare, di cui tuttavia si sta
registrando un costante aumento che non può non destare allarme: secondo i dati riportati su
Lancet infatti i tumori infantili sono aumentati in Europa negli ultimi trenta anni di circa
l’1.2% /per anno da 0 a 12 anni e dell’ 1.5% dai 12 ai 19 anni (43).
Numerosi fattori sono stati invocati per spiegare questi dati epidemiologici, non ultimo che si
tratti di aumenti “fittizi”, legati alle migliori capacità diagnostiche della Medicina. Tali
osservazioni sono state oggetto di vivaci disquisizioni scientifiche (44-45), ma, di fatto,
l’aumento delle neoplasie infantili è un dato ormai universalmente riconosciuto ed attribuibile,
verosimilmente, alla sempre maggior presenza nell’ambiente di agenti tossici ed inquinanti.
Gli studi epidemiologici condotti in Gran Bretagna dal Prof E.G. Knox sulle neoplasie infantili
in quel paese sono, a questo riguardo, di particolare interesse; in prossimità di impianti di
incenerimento segnalano un aumento di mortalità per neoplasie infantili con RR variabile da 2
a 2,2 ( 46-47-48). Del tutto recentemente questo ricercatore ha confermato (49) che le neoplasie
insorte nell’infanzia sono correlate con esposizione a cancerogeni atmosferici noti quali quelli
provenienti da combustioni industriali, Composti Organici Volatili (VOCs), composti esausti del
petrolio e da altri agenti quali 1-3 butadiene, diossine e benzopirene. Il rischio è risultato
statisticamente significativo per i bambini con indirizzo alla nascita entro 1 km dalla fonte di
emissione.
- Sarcomi dei Tessuti Molli
Da numerose segnalazioni proprio i sarcomi vengono ritenuti patologie “sentinella” del
multiforme inquinamento prodotto da impianti di incenerimento e sono stati correlati in
particolare all’esposizione a diossine. Fra questi ricordiamo l’indagine condotta a Besancòn
(Francia) in prossimità di un impianto con emissione di elevati livelli di diossine, che ha
riscontrato un aumento di rischio di incidenza di sarcomi del +44% (50) e lo studio condotto a
Mantova, in prossimità di un inceneritore per rifiuti industriali che ha evidenziato un RR di
sarcoma dei tessuti molli di 8,8 nei maschi e di 5,6 nelle femmine. (51)
Di grandissimo interesse risulta poi il recente studio (52) sui sarcomi in provincia di Venezia
che ha dimostrato un rischio di sviluppare la malattia 3.3 volte più alto fra i soggetti con più
lungo periodo e più alto livello di esposizione ed ha evidenziato jnoltre come il massimo rischio
sia correlato, in ordine decrescente, alle emissioni provenienti rispettivamente da rifiuti urbani,
ospedalieri ed industriali.
Dati di Forlì: cosa risulta dallo studio Enhance Health
Del tutto recentemente (marzo 2007) è stato presentato a Forlì lo studio Enhance Health, reperibile
sul web nel sito di un consigliere comunale (53). Si tratta di uno studio, finanziato dalla Comunità
Europea, i cui obiettivi erano:
1. dare una visione globale del possibile impatto sulla salute in aree ove sono ubicati
inceneritori attraverso studi pilota
2. sintetizzare i risultati dei 3 studi pilota condotti nelle vicinanze di inceneritori in Ungheria,
Italia, Polonia ( di quest’ultimo non vengono forniti dati in quanto l’ impianto non è ancora
attivo)
3. fornire spunti valutativi per l’implementazione di un sistema di sorveglianza integrato
(ambientale e sanitario) i cui elementi fondanti vengono individuati in: monitoraggio dello
stato di salute con dati di mortalità e morbilità e monitoraggio dell’inquinamento dell’aria.
Nel Report finale sono disponibili i dati relativi alle indagini effettuate in Ungheria ed in Italia e in
entrambe, a nostro avviso, non mancano elementi di preoccupazione. Purtroppo le metodologie
usate nei due paesi sono state diverse e questo rende i risultati non confrontabili fra loro (in palese
contraddizione con le premesse, che letteralmente recitano “il Partner Ungherese, il Partner
Polacco, l’ARPA e l’AUSL per l’Italia, hanno condotto l’attività di sperimentazione assicurando la
comparabilità dei risultati al fine di garantire la “trasferibilità” nonché correttezza scientifica del
progetto”).
Ungheria: Dorog
Per quanto attiene l’ Ungheria, l’indagine è stata condotta a Dorog - ove è presente un
inceneritore per rifiuti tossici che dal 1980 al 1996 ha trattato 30.000 ton/anno. E’ stato valutato
lo stato di salute della popolazione residente entro 30 km dall’ impianto attraverso l’analisi di
dati di mortalità e morbidità. Le analisi sono state condotte per anelli concentrici di 5 km
rispetto all’impianto, aggiustate per sesso ed età sia per la mortalità che per la morbilità e
confrontate con i dati nazionali.
Per quanto riguarda la mortalità sono state analizzate le seguenti cause:
Tutte le cause, tutti i tumori, cancro al polmone, leucemie, cancro al colon-retto, malattie
cerebrovascolari, malattie respiratorie croniche, malattie ischemiche cardiache.
I risultati sono:
- nel sesso maschile si registrano i seguenti aumenti statisticamente significativi di SMR
(standardized mortality ratio): +38% per cancro al colon-retto, +65% per eventi cardiaci, +35%
per eventi cerebro-vascolari, +42% per malattie polmonari croniche.
- nel sesso femminile si registra un aumento statisticamente significativo di SMR del +49%
per eventi cerebrovascolari.
Particolarmente significativa è anche la mortalità per patologie polmonari croniche in funzione
della distanza, in cui è evidente il progressivo incremento fino a 15 km dall’ impianto.
Per quanto riguarda la morbilità infantile, in particolare, si registra un incremento di problemi
delle alte e basse vie respiratorie, di bronchiti e polmoniti sia in funzione dei livelli di PM 10
che di monossido di carbonio.
Italia: Forlì
Ancor più interessanti sono tuttavia i dati che emergono dallo studio di Forli, ove sono attivi due
impianti: uno per rifiuti ospedalieri ed uno per RSU. L’indagine è stata condotta con metodo
Informativo Geografico (GIS) ed ha riguardato l’esposizione a metalli pesanti (stimata con un
modello matematico) della popolazione residente per almeno 5 anni entro un’area di raggio di
3.5 km dagli impianti. Sono stati analizzati dati di mortalità (per tutte le cause e per singole
cause, per tutti i tumori e per singole neoplasie), di incidenza per i tumori ed i ricoveri
ospedalieri per singole cause. Il confronto è stato fatto prendendo come popolazione di
riferimento quella esposta al minor livello stimato di ricaduta di metalli pesanti.
Per il sesso maschile non emergono differenze per quanto attiene la mortalità complessiva e la
mortalità per tutti i tumori, ad eccezione del cancro a colon retto (come già a Dorog) e prostata,
che presentano entrambi un RR statisticamente significativo pari a 2.07 nel terzo livello di
esposizione.
Per il sesso femminile i risultati che emergono sono invece, a nostro avviso, particolarmente
inquietanti. Si registrano infatti eccessi statisticamente significativi sia nella mortalità
complessiva che nella mortalità per tumori. Nello specifico risulta nelle donne un aumento del
rischio di morte per tutte le cause, correlato alla esposizione a metalli pesanti, tra il +7% e il
+17%.
La mortalità per tutti tumori aumenta nella medesima popolazione in modo coerente con
l’aumento dell’esposizione dal +17% al +54%. In particolare per il cancro del colon-retto il
rischio è compreso tra il + 32% e il +147%, per lo stomaco tra il +75% e il +188%, per il
cancro della mammella tra il + 10% ed il +116%.
Questa stima appare particolarmente drammatica perché si basa su un ampio numero di casi
(358 decessi per cancro tra le donne esposte e 166 tra le “non” esposte) osservati solo nel
periodo 1990-2003 e solo tra le donne residenti per almeno 5 anni nell’area inquinata.
Tali risultati potrebbero essere ancora di ancora maggior rilievo, qualora la popolazione di
riferimento fosse realmente non esposta: infatti il livello minimo di esposizione preso come
riferimento corrisponde ad una ricaduta stimata dei metalli pesanti compresa tra 0,61 e 1.9
ng/m3, valore certo non nullo né trascurabile.
Davvero singolari appaiono pertanto le conclusioni dell’indagine in cui letteralmente si afferma
“lo studio epidemiologico dell’area di CF nell’analisi dell’intera coorte per livelli di
esposizione ambientale potenzialmente attribuibili agli impianti di incenerimento (tracciante
metalli pesanti) con aggiustamento per livello socio-economico della popolazione, non mostra
eccessi di mortalità generale e di incidenza di tutti i tumori.” Aggregando insieme il sesso
maschile (in cui non si registrano eccessi) ed il sesso femminile si ottiene una “diluizione” dei
risultati emersi e una sottostima di quelle che sono le reali condizioni di salute della popolazione
esaminata. Le nostre preoccupazioni sembrano tuttavia, almeno in parte, condivise dagli stessi
estensori del Report che più oltre affermano: “Tuttavia, analizzando le singole cause, sono stati
riscontrati alcuni eccessi di mortalità e incidenza da considerare con maggior attenzione.
Infatti è stato riscontrato nelle donne un eccesso di mortalità per tumori dello stomaco, colon
retto mammella e tutti i tumori”.
Per i sarcomi possono farsi analoghe considerazioni. Anche in questo caso emergono - a nostro
avviso - dati inquietanti: sono infatti elencati nella tabella riassuntiva n° 6 ben 18 casi di
sarcoma, di cui si perde in qualche modo traccia nelle tabelle generali, in cui sono disaggregati
per sesso. Trattandosi di patologie rare, disaggregando per sesso si perde di significatività, con
l’ effetto di togliere rilievo ad un dato altrimenti particolarmente significativo in quanto riferito
a una patologia “sentinella” dell’inquinamento da inceneritori. Anche in questo caso,tuttavia, gli
stessi estensori dello studio non possono fare a meno di annotare nella discussione (pag. 42) che
“gli eccessi di mortalità per sarcoma dei tessuti molli sono degni di nota” affermando, a pag.
39, che, “si osserva un aumento statisticamente significativo della mortalità nel livello più
elevato di metalli pesanti ( RR = 10.97, IC 95%=1.14-105.7, 3 casi) per la coorte di tutti i
residenti”.
Conclusioni
L’impressione che rimane, dopo un’attenta lettura del Report di Enhance Health come di tanta altra
letteratura (23), è che le informazioni che di volta in volta potrebbero apparire per lo meno inquietanti,
vengano poi immediatamente smentite, attenuate o corrette con intento tranquillizzante: la finalità delle
indagini condotte sembrerebbe pertanto non quella di evidenziare i rischi per la salute delle popolazioni
esaminate, ma quella di non destare allarme. A nostro avviso, viceversa, i risultati che emergono dallo
studio Enhance Health sono fortemente preoccupanti ed in linea con quanto riportato dalla
letteratura precedentemente esaminata e soprattutto con l’indagine francese (32) che registra i
maggiori danni alla salute proprio nel sesso femminile, che appare essere particolarmente vulnerabile e
più sensibile all’ inquinamento ambientale.
Questi dati sono ancora più allarmanti se li si considera alla luce del contesto geografico del nostro
territorio. La Romagna è situata nella Pianura Padana, area fra le più inquinate non solo d’Europa ma
dell’intero pianeta e vi si registra una delle più alte incidenze di cancro di tutto il paese (54).
Per quanto attiene il sesso maschile la Romagna è al 1° posto per incidenza di cancro nella nostra regione e
al 4° posto in Italia dopo Friuli Venezia Giulia, Veneto e Varese. Dai dati del Registro Tumori della
Romagna pubblicati e riferiti al quinquennio 1998-2002 risulta infatti una incidenza di 498,2 casi/anno per
100.000 abitanti nel sesso maschile (tutti i tumori escluso cute), contro una incidenza in Italia di 470,3 casi
/anno per 100.000 abitanti. Sembra inoltre che da noi non si stia verificando il rallentamento
generalmente segnalato nell’incidenza di cancro nel sesso maschile: l’aumento in percentuale nel
nostro territorio è infatti del 6,14% rispetto al quinquennio precedente (1992-1997), contro un
incremento medio in Italia dell’ 1,4%.
Per quanto riguarda il sesso femminile si registrano dati per certi versi ancora più preoccupanti: l’incidenza
di cancro nelle donne è infatti in Emilia Romagna la più alta d’Italia: la Romagna è al 3° posto in Italia
dopo Parma e Ferrara per incidenza di cancro nelle donne con 425,2 casi/anno per 100.000 donne (tutti i
tumori escluso cute) vs una incidenza in Italia di 398,70 casi/anno e l’incremento percentuale che si è
registrato rispetto al quinquennio precedente ( 1992-97) è del 10,50% vs una media in Italia del 4,79%.
I dati sopra esposti vengono spesso attribuiti al buon livello di assistenza sanitaria e di diagnosi precoce
(certamente presente e di cui non possiamo che rallegrarci), ma ancora una volta sembra che non si voglia
indagare su altre possibili cause, in primis l’assenza di efficaci interventi di Prevenzione Primaria che
appaiono indifferibili dato l’elevatissimo grado di inquinamento che ci caratterizza.
Una buona occasione di fare Prevenzione Primaria è a nostro avviso quella di scegliere metodi di gestione
dei rifiuti alternativi all’incenerimento, evitando di costruire impianti che emettono pericolosi inquinanti, tra
cui anche sostanze classificate come cancerogeni certi per l’uomo. Sotto questo profilo appare moralmente
inaccettabile continuare ad esporre le popolazione a rischi assolutamente evitabili.
Tutto quanto sopra ci rammenta e conferma l’amara verità di Irwin Bross: “quando ( ..il governo e la classe
dirigente medica e scientifica…) dicono che qualcosa è sicuro e buono per te, ciò che questo significa
veramente è che è sicuro o buono per loro. A loro non importa quello che succede a te (…) Se c’è qualcuno
che proteggerà la tua vita e sicurezza, quel qualcuno non potrai essere che tu.”
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Forlì 5 settembre 2007

accade QUI e ORA


Quanto di più difficile da immaginare... accade   QUI e ORA
Alcune considerazioni sulla richiesta di aumento di combustione da rifiuti nel cementificio di Calusco d’Adda

Realtà ed immaginazione
Avreste mai immaginato che nell’isola Bergamasca, a pochi passi dalla verde Brianza, ci sia una delle zone di maggiore concentrazione ed incenerimento dei rifiuti di tutta l’Europa? 
Infatti nel raggio di c.ca 15 km da Calusco d’Adda si accentrano ben 4 impianti di incenerimento dei rifiuti, a cui si aggiunge il cementificio di Calusco d’Adda.

Parlando proprio del cementificio di Calusco, ogni giorno per produrre cemento:
-Brucia 3.000 Kg di olio combustibile;
-Incenerisce 300.000 Kg di Petcoke (scorie di raffineria: un “rifiuto” industriale);
-Incenerisce 20.000 Kg di CDR, che sono rifiuti urbani e speciali.
Il totale di 323.000 Kg sono pari a circa 16 autoarticolati stracarichi di materiale! Mandati in fumo ogni giorno!

Pessimo risultato per quanto riguarda il contenuto di inquinanti alle emissioni
Dal camino del forno di Calusco OGNI GIORNO escono:
-5.800kg (5,8 tonnellate!!) di Nox, sostanza dannosa alla salute e precursore di PM10 e Ozono;
-180g di stagno, sostanza tossico nociva per la salute;
-170 g in totale di arsenico, cadmio, cromo e nichel: composti del gruppo 1IARC (cancerogeni certi);
-500 g di piombo: particolarmente dannoso per chi è in fase evolutiva(BAMBINI e ragazzi!);
-80 g di mercurio: il quale procura una perdita del quoziente intellettivo, idem come sopra per BAMBINI e ragazzi. Esso viene accumulato addirittura in fase fetale (nella pancia della mamma…);
-12 g di PCB+IPA+Diossine: inquinanti persistenti (non biodegradabili) noti agenti cancerogeni.

Non semplici considerazioni da bar, ma osservazioni documentate da studi medici di professionisti impegnati nella tutela della salute collettiva, come i medici ISDE (International Society of Doctors for the Environment).
Sono ormai molteplici gli studi scientifici sulla pericolosità dell’incenerimento dei rifiuti per la salute umana. Basta fare riferimento a esperti del settore, come il Dott. Di Ciaula, Coordinatore Scientifico dell’ISDE, o il Dott. Bai, sempre dell’ISDE, o il Dott. Crosignani (Istituto Nazionale dei Tumori di Milano).

Per questo richiediamo che prima di ogni altra cosa venga effettuata una analisi epidemiologica per una valutazione di danno sanitario (VDS) e di impatto sanitario (VIS), che chiarisca l’entità dell’impatto dell’inquinamento sulla salute della popolazione.
Questa richiesta deve formalmente essere fatta dall’autorità di tutela sanitaria sul territorio, cioè DAI SINDACI !!  Ogni singolo cittadino deve far valere il proprio diritto alla salute. 
SOLLECITIAMO I NOSTRI SINDACI A COMPIERE ATTI CONCRETI.

Per informazioni o contatti: rifiutizeromerate@gmail.com - comitatolna@gmail.comariapulitacentroadda@gmail.com

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