Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Monday, December 26, 2005

MAZZANO

MAZZANO
Potenziamento del cementificio: il silenzio del Comune



È in distribuzione, in questi giorni, ai cittadini di Mazzano, il primo notiziario della nuova Amministrazione comunale: considerato che il progetto di potenziamento del cementificio di Rezzato-Mazzano è l’argomento del giorno a Mazzano e nei Comuni limitrofi, logico aspettarsi alcune informazioni in proposito e, soprattutto, le intenzioni dell’Amministrazione comunale. Al contrario, l’opuscoletto del Comune tratta di varie tematiche, ma sull’ipotesi di ampliamento del cementificio non compare alcuna nota. Imbustato insieme allo stesso notiziario, ma non facente parte di quest’ultimo, troviamo un ciclostilato, a firma del solo sindaco, che in quattro pagine fitte fitte, non dice nulla di specifico circa le intenzioni del Comune (dopo sei mesi che il progetto è stato depositato e dopo un anno e mezzo che se ne parla). Si rimanda a una non meglio specificata volontà di continuare il confronto con l’Italcementi, ma non è chiaro su quali basi questo debba avvenire e una affermazione fatta dal primo cittadino suscita non poco sconcerto: «Noi non possiamo sfuggire alle nostre responsabilità. I Comuni limitrofi possono dire e scrivere di tutto, come pure il variegato mondo ambientalista, che io rispetto nella sua insostituibile funzione di coscienza critica del pianeta, ma la responsabilità politica della decisione è di questo Comune soprattutto, più ancora che di Rezzato». Di fronte a un tema di chiara valenza sovracomunale (considerate le dimensioni e gli impatti del cementificio, che l’azienda intende allargare e potenziare in maniera consistente), il sindaco di Mazzano chiude la porta a qualsiasi confronto con le altre realtà locali e rivendica alla sua sola Amministrazione la «responsabilità politica della decisione»: il mondo ambientalista e, soprattutto, gli altri Comuni, dicano quello che vogliono, ma Mazzano proseguirà per la propria strada, senza dire dove si voglia arrivare. Una simile presa di posizione risente, a mio parere, di una concezione miope della politica che, in un modo che sfiora l’arroganza, si chiude in una asfittica dimensione localistica che rifiuta di andare oltre i ristretti confini municipali e non vuole confrontarsi con gli altri Comuni, compreso quello di Rezzato, che divide con Mazzano il sito produttivo dell’Italcementi. A questo punto, è opportuno ricordare che Italcementi ha presentato due diverse opzioni progettuali: la prima prevede la realizzazione dei nuovi impianti all’interno dell’attuale sito industriale, mentre la seconda prevede che il nuovo e più potente impianto venga realizzato in un’area esterna, attualmente agricola e posta a sud del Naviglio. Nella prima ipotesi, il ruolo dei Comuni di Rezzato e Mazzano si inserisce all’interno di una procedura autorizzativa regionale e solo l’azione concorde e univoca delle due Amministrazioni comunali può dare maggior peso alle istanze locali e raggiungere risultati utili per contenere l’impatto ambientale. Nella seconda ipotesi, al contrario, è necessaria una variante urbanistica che è di competenza e di assoluta discrezionalità del solo Comune di Mazzano: affermare, come ha fatto il nostro Sindaco, che «la responsabilità politica della decisione è di questo Comune soprattutto, più ancora che di Rezzato», sembra evidenziare la disponibilità di Mazzano per l’ampliamento del sito industriale del cementificio, senza intendere alcuna ragione da parte del Comune confinante. Se le cose andranno in questa direzione, è facile immaginare che Italcementi compenserà Mazzano con alcune modeste concessioni e si ritroverà con un’area industriale nuova e molto più estesa dell’attuale. Alla luce del fatto che il cementificio è destinato a durare ancora per alcuni decenni, questa soluzione consentirà, in un prossimo futuro, di potenziare ancor più la produzione (grazie al maggiore spazio a disposizione), con le ricadute ambientali che possiamo immaginare. In conclusione, è preoccupante che l’Amministrazione comunale di Mazzano non dica quello che intende fare, che intenda affrontare il potenziamento del cementificio senza ascoltare le associazioni ambientali e gli altri comuni della zona e che tale posizione venga espressa dal solo sindaco, senza che il vice sindaco (con delega all’Ambiente ed esponente dei Democratici di Sinistra, che per la prima volta sono ad amministrare Mazzano), abbia espresso il suo orientamento. Se l’intenzione dell’Amministrazione comunale è quella di contenere gli impatti sull’ambiente, viste le dimensioni del cementificio, credo che le scelte di Mazzano dovrebbero essere concertate con gli altri Comuni della zona, a cominciare da quello di Rezzato. La storia insegna che l’unione fa la forza: che Mazzano intenda affrontare da solo la questione, senza dire cosa intende ottenere (o concedere) all’Italcementi suscita non poche perplessità.
UN CITTADINO DI MAZZANO

Saturday, December 24, 2005

Cava del Monte Giglio: accordo raggiunto

Cava del Monte Giglio: accordo raggiunto
tra Italcementi e tre Comuni dell'Isola

Dopo due anni e mezzo di trattative tra l’Italcementi e i Comuni di Calusco d’Adda, Carvico e Villa d’Adda è finalmente arrivato – con la soddisfazione di tutte le parti - l’accordo per l’escavazione e il recupero ambientale della cava di Monte Giglio nei prossimi 10 anni. Tanto tempo c’è voluto – sottolinea il sindaco di Calusco, Rinaldo Colleoni – per i complessi problemi connessi alla sfruttamento della cava.

Gli aspetti nuovi della convenzione si possono così riassumere nei seguenti punti: definizione del perimetro di escavazione, salvataggio delle creste delle colline situate a nord, interventi di recupero ambientale da attuare al termine di ogni quinquennio, fine dell’escavazione nei luoghi già recuperati sotto l’aspetto ambientale. Positivi i commenti anche da parte del Gruppo Italcementi, secondo il quale l’accordo ha una sua particolare importanza in quanto tiene conto del rispetto dell’ambiente e della presenza degli abitanti.

In sostanza, l’Italcementi aveva avanzato una serie di richieste: proseguire l’attività di cava al Monte Giglio per settanta anni, allargare il perimetro di escavazione con l’abbassamento di ben quindici metri dei crinali che davano su Villa d’Adda e Carvico, facendo sparire quel poco che rimaneva di collina, ed estrarre materiale per 25 milioni di metri cubi. Richieste che avevano suscitato non poca preoccupazione tra i sindaci e gli abitanti della zona. Tanto più che, in un primo momento, la Regione aveva avallato le richieste della cementeria, per poi fare marcia indietro.

Più nel dettaglio, la nuova convenzione avrà la durata di dieci anni (2005 – 2015) come il periodo di escavazione; la produzione sarà di 300 mila metri cubi l’anno per un totale di tre milioni nel prossimo decennio; il perimetro non potrà espandersi a nord-est, oltre i crinali salvaguardati di Carvico e di Villa d’Adda, mentre Calusco manterrà l’attuale fascia di salvaguardia e la collinetta artificiale verso Vanzone; l’escavazione di materiale avverrà solo in profondità portando la cava a quota 240 metri sul livello del mare.

L’altro aspetto fondamentale dell’accordo riguarda – come detto – il recupero ambientale che interesserà sia l’area esterna che interna della cava. Per questo aspetto, dovrebbe essere pronto entro sei mesi un progetto esecutivo in base al quale verranno allestiti sentieri, e sarà costruita una pista ciclopedonale, che dall’ingresso della cava di via Della Fontana in località Montello costeggerà via Martiri della Libertà per risalire lungo tutto il viale dei Pioppi. Sarà un percorso attrezzato con punti di sosta in un ambiente naturalistico di pubblica fruibilità. Inoltre, verranno realizzate due torri, quasi a sostituire quella abbattuta nel 1958, come punti panoramici sulla cava e sulla valle dell’Adda sottostante.

(23/12/2005)

Comitati ambientali e domande a Italcementi


Comitati ambientali e domande a Italcementi


Ho letto con interesse l’articolo sul Giornale del 18 dicembre scorso che dà conto dell’assemblea organizzata dal Coordinamento dei Comitati ambientali di zona e che si è svolta a Rezzato alla presenza di un folto pubblico. Ero tra i relatori dell’assemblea, insieme a don Fabio Corazzina, del Coordinamento nazionale di Pax Christi, il dr. Celestino Panizza, medico del lavoro bresciano e il dr. Mirco Osellame, chimico ambientale di chiara fama. L’Italcementi, pur presente con alcuni suoi rappresentanti, ha ritenuto di non dover (poter?) replicare alle precise contestazioni tecniche sollevate. Ora, l’articolo cita un documento dell’azienda, documento che nessuno ha mai visto e che vorrei poter conoscere integralmente, in cui testualmente si accusano i relatori di «demagogia, di aver dato informazioni senza alcun fondamento tecnico e scientifico». Addirittura si dice che «i cittadini non meritano di essere fuorviati in questo modo». Credo che i relatori meriterebbero delle scuse. Dispiace dover assistere a questo comportamento da parte di Italcementi: mi sembra mancanza di rispetto verso pareri tecnici indipendenti con conclusioni diverse da quelle sostenute dall’azienda. Dispiace soprattutto per i cittadini di Rezzato, di Mazzano e dei paesi limitrofi che da quarant’anni si trovano a dover convivere con una fabbrica inquinante situata a ridosso di due centri storici ed all’interno di un bacino di almeno 60.000 abitanti e che ora si mobilitano contro quello che noi ambientalisti definiremmo un eco-mostro. Signor direttore, i cittadini sono allarmati perché si progetta un camino alto circa 150 metri (!), così alto come non se ne sono mai visti da quelle parti, perché le malattie respiratorie, e non solo, già oggi sono molto più diffuse lì che altrove, leggono che Italcementi vuole costruire un forno speciale in grado di bruciare rifiuti di ogni genere, un inceneritore dunque, ascoltano che la loro montagna scomparirà al ritmo di 2.000.000 di metri cubi all’ anno (una fetta lunga 200 metri, larga 100 metri ed alta altrettanto…), sanno che le loro case, i loro campi perderanno inesorabilmente di valore, sentono dire tutto questo e vorrebbero sentirsi dire che tutto questo non è vero. Ma Italcementi non smentisce, non si confronta, sembra solo voler andare avanti con i propri progetti. Peccato. MONICA FRASSONI

Bruxelles



Tuesday, December 20, 2005

IL PARERE DI UN DIPENDENTE DELL’AZIENDA DI REZZATO-MAZZANO

IL PARERE DI UN DIPENDENTE DELL’AZIENDA DI REZZATO-MAZZANO
Italcementi: forno nuovo inquina meno di due vecchi



Sono un dipendente della ditta Italcementi di Rezzato-Mazzano da 25 anni. Vorrei esprimere il mio parere sulla protesta dei cittadini dei paesi vicini alla Cementeria, contrari alla costruzione di un forno di nuova concezione con contemporanea fermata di due forni in funzione da più di 40 anni. L’Italcementi, per quello che ho visto, è sempre stata un’azienda seria e rispettosa delle regole imposte dalle leggi in materia di inquinamento. Poiché per produrre cemento i forni devono bruciare combustibile solido o liquido continuativamente, è ovvio e inevitabile inquinare l’atmosfera, come d’altronde inquiniamo anche noi che usiamo l’automobile o le altre fabbriche. Sarà opportuno, quindi, adottare tutti i ritrovati tecnologici che consentano di inquinare il meno possibile. Logicamente un forno di nuova concezione consentirà di inquinare molto meno e avere una resa maggiore rispetto a 2 forni obsoleti di 40 anni fa, per lo stesso motivo per cui una automobile moderna consuma molto meno ed inquina molto meno rispetto ad una di 40 anni fa. Ciò non toglie che sia indispensabile una discussione ed un confronto approfondito tra l’Italcementi, i Comuni interessati, i comitati di cittadini, i sindacati (responsabili della tutela del posto di lavoro di circa 200 persone che lavorano in fabbrica, più i lavoratori dell’indotto) per trovare insieme il modo per inquinare sempre meno. Secondo me, potrebbero esserci soluzioni: 1) l’Italcementi, dopo aver ottenuto le autorizzazioni provinciali e regionali, decide la costruzione del forno; 2) l’Italcementi e le parti suddette trovano un accordo per attivare al meglio il progetto. 3) l’Italcementi non fa nessuna miglioria agli impianti e tutto rimane come è; 4) l’Italcementi chiude qui in Italia e investe all’estero (dove molto probabilmente inquinerà molto di più perché in molti Stati non ci sono leggi antinquinamento), come peraltro hanno fatto molti altri imprenditori italiani. L’unica soluzione percorribile per il bene di tutti, mi sembra che sia la seconda. Alla fine, l’inquinamento è un grosso problema per tutto il mondo. Perciò tutti noi dobbiamo dare il nostro anche piccolo contributo usando la bicicletta al posto dell’automobile se appena ci è possibile. Ma se non si vuole produrre cemento, con cosa costruiremo le nostre case? Però noi cittadini possiamo sollecitare non solo l’Italcementi ma anche le altre istituzioni e i Governi soprattutto ad adottare tecnologie ed impianti che riducano il più possibile l’inquinamento. LETTERA FIRMATA

Rezzato: nuovo no all’ampliamento dell’Italcementi

Rezzato: nuovo no all’ampliamento dell’Italcementi



L’AZIENDA: «DISPONIBILI AL CONFRONTO SU BASI TECNICHE, NON SULLA DEMAGOGIA»

REZZATO - La battaglia verbale tra il Coordinamento dei Comitati ambientali zonali (raggruppanti varie associazioni ambientaliste e no e che già hanno raccolto più di tremila firme) e l’Italcementi, si arricchisce di un nuovo capitolo. Ennesimo appuntamento, l’altra sera, per ribadire il no all’ampliamento richiesto dalla cementeria. Il tutto nel corso di una partecipata assemblea tenutasi nella sala civica rezzatese. Dopo i saluti del sindaco di Rezzato, Enrico Danesi, che ha sinteticamente confermato il parere delle due Amministrazioni sull’incompletezza delle informazioni presentate dall’azienda, è toccato a Raffaele Forgione, portavoce dell’Osservatorio ambientale mazzanese dire che non si vuole l’ampliamento (e dunque la produzione) della cementeria, né all’interno dell’attuale perimetro, né all’esterno. Si auspicano, invece, migliori tecnologie sull’esistente, la messa in sicurezza per cittadini e lavoratori, la riduzione del pesante carico veicolare e sollecitando un monitoraggio ambientale costante. È seguito il discorso di don Fabio Corazzina, del Coordinamento nazionale Pax Christi, improntato tra la filosofia (o, come ha detto, in favola trattando un articolo elogiante le scelte dell’azienda) e la realtà, il quale ha concluso dicendo che, tutelando la terra, si tutela l’uomo. Poi gli interventi si sono fatti tecnici. Il dott. Mirco Osellame, chimico ambientale ed esperto di impiantistica industriale, ha contestato i dati forniti dal progetto di valutazione dell’impatto ambientale della Regione e lo studio di impatto ambientale commissionato dall’azienda al Politecnico di Milano. Oltre cinquecento pagine con lacune ed omissioni. Contestate. Alcune: come è possibile pensare di incrementare la produzione giornaliera di cemento dell’ottanta per cento (da 2.300 a 4.000 tonnellate) e prevedere solo il 27 per cento di aumento del traffico veicolare; non si parla dello studio del suolo interessato dalla caduta delle polveri; quindi il problema dell’utilizzare rifiuti pericolosi come il «pet coke». «Non si vuole fare terrorismo - ha concluso Mirco Osellame -: tutti i cementifici utilizzano scarti per la produzione di energia, eliminarli comporta un guadagno, mentre i combustibili costano. Per cui sarebbe meglio che l’Italcementi migliorasse l’impianto attuale per recuperare credibilità». Il dott. Celestino Panizza, medico del lavoro, ha affermato che la situazione è estremamente critica e non si può tollerare un maggiore inquinamento. Già 150 volte la centralina rezzatese ha superato i limiti consentiti per cui bisogna battersi per un maggiore diritto alla salute e dunque no all’ampliamento. Oltre a ciò, ha elencato dati preoccupanti su un maggior numero di decessi, infarti, ictus ecc. Dal canto suo l’on. Monica Frassoni, presidente del gruppo Verdi al Parlamento europeo, ha ribadito che gli studi fatti dalle imprese in queste circostanze (e, dunque, non solo l’Italcementi) sono spesso lacunosi e non obiettivi. «È la solita tattica - ha affermato - si cerca di convincere tenendo all’oscuro la popolazione. Qui non ci sono vantaggi occupazionali, per cui questa mobilitazione deve essere utilizzata per migliorare l’attuale impianto. Sosterrò questa battaglia anche a livello europeo». L’Italcementi, presente con alcuni rappresentanti, ha invece fornito un documento nel quale si afferma: «Ci dispiace che gli esperti convocati dai comitati abbiano riportato diverse notizie e dato informazioni senza alcun fondamento tecnico e scientifico. I cittadini non meritano di essere fuorviati in questo modo. Abbiamo ripetuto più volte di essere disponibili al dialogo ma su elementi certi e non con un approccio demagogico. Ribadiamo il nostro invito sia ai Comitati sia ad altre espressioni del territorio ad un confronto sereno e senza preclusioni di sorta. Anche noi abbiamo a cuore la tutela dell’ambiente e la qualità della vita e il progetto presentato va proprio in questa direzione con una forte riduzione delle emissioni». Considerazione finale: da una parte si contesta, dall’altra si contesta il contestato. Dove sta la verità? Maurizio Casali

Monday, December 12, 2005

Forti esplosioni vicino a Londrain fiamme deposito di carburante

Paura nell'area di Hemel Hempstead, vicino all'aeroporto di Luton
Incendio di vaste proporzioni. Danni alle case e vetri in frantumi
Forti esplosioni vicino a Londra
in fiamme deposito di carburante
Il primo bilancio parla di trentasei feriti, di cui quattro gravi
Esclusa l'ipotesi dell'attentato: "Si è trattato di un incidente"

Forti esplosioni vicino a Londrain fiamme deposito di carburante

Il fumo si leva dal deposito

LONDRA - Tre forti esplosioni si sono verificate, questa mattina, in un deposito di carburante alle porte di Londra: secondo le autorità britanniche si è trattato di un incidente, anche se le cause non sono state ancora individuate. Quel che è certo, invece, è che le deflagrazioni hanno provocato - secondo un primo bilancio, fornito da fonti di polizia - trentasei feriti, di cui quattro gravi.

Le esplosioni sono state talmente forti da essere avvertite anche a sessanta chilometri di distanza dal deposito - localizzato vicino a Heml Hempstead, nell'Hertfordshire, 32 chilometri a nord di Londra e a 16 dall'aeroporto di Luton. La prima è avvenuta alle 6,03 ora locale, le 7,03 in Italia, al deposito Buncefield. Altre due, riferisconi testimoni, si sono verificate alle 6,26 e alle 6,27. Immediati i soccorsi, con una settantina di vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento delle fiamme: impresa non facile, visto che le esplosioni hanno coinvolto venti cisterne, ognuna delle quali contiene circa 1,5 milioni di litri di carburante.

L'area nei pressi del deposito è stata completamente evacuata, mentre i residenti nelle zone circostanti sono stati invitati a restare in casa, con finestre e porte sbarrate a causa del fumo. Alcune abitazioni sono state danneggiate: l'intensità delle esplosioni ha fatto crepare i muri e ha mandato in frantumi i vetri di porte e finestre.

Il deposito di Buncefield, che rifornisce gli aeroporti di Luton e Heathrow, è il principale terminale della distribuzione della regione, controllato dalla Total e parzialmente di proprietà della Texaco, utilizzato dalla Bp, da Shell e dalla British Pipeline. Jontahan Barr, che lavorava in un edificio adiacente al deposito, ha raccontato alla Bbc di come l'esplosione lo abbia "sbalzato a terra dalla sedia". L'uomo è stato medicato per alcune ferite e contusioni.

Quanto alle cause, le autorità sono certe che si sia trattato di un incidente. In un primo momento si era parlato di un aereo che si era schiantato sul deposito. Notizia che poi si è rivelata infondata.

(11 dicembre 2005)

Sunday, December 11, 2005

Rifondazione: «La Regione neghi l’autorizzazione»

Rifondazione: «La Regione neghi l’autorizzazione»
VICENDA ITALCEMENTI: IL CONSIGLIERE SQUASSINA HA SCRITTO ALLA GIUNTA REGIONALE



Il consigliere regionale Squassina



REZZATO - Rifondazione comunista ribadisce il suo no al progetto di ampliamento dell’Italcementi di Rezzato. Nei giorni scorsi il consigliere regionale Osvaldo Squassina ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale in cui chiede che essa sospenda «ogni parere positivo ed ogni autorizzazione all’ampliamento dell’impianto». La posizione di Rifondazione e il documento di Squassina, che è anche segretario provinciale del partito, sono stati presentati ieri durante una conferenza stampa. «L'Italcementi - ha detto Squassina - ha presentato istanza agli uffici della Regione per il pronunciamento di compatibilità ambientale al suo progetto di ampliamento. La valutazione relativa all'impatto ambientale prevede che il proponente del progetto descriva, con la massima chiarezza e precisione, tutti gli aspetti del piano al fine di costruire un giudizio serio rispetto all'impatto ambientale. L’Italcementi invece - ha sostenuto Rifondazione - ha predisposto, in alternativa fra loro, due tipi di ampliamento. La prima: ampliamento all'esterno dell'attuale area verso il Comune di Mazzano, che ricade su una zona agricola e tutelata da vincoli del piano regolatore, dal PTCP della Provincia, dalla legge regionale di Governo del territorio e da tutta una serie di disposizioni e restrizioni emanate dalla stessa Regione. La seconda: ampliamento all'interno dell'attuale struttura». Secondo Rifondazione comunista, le due soluzioni, per la loro dimensione, «hanno un impatto pesante e negativo sull'ambiente nel loro insieme». Nel piano aziendale è prevista una crescita della produzione che passa dalle attuali 2.300 tonnellate giorno alle previste 4.000. «I dati di settore però - ha insistito Squassina - indicano una crescita del fabbisogno attorno al 10%. Perché chiedere di raddoppiare in via teorica la produzione? Si vuole, forse, una volta istallati i nuovi impianti avere la possibilità di usare i forni del cementificio per incenerire i rifiuti?». L'ambiente nella zona «è già negativo e compromesso». Domani, venerdì 9, nella sala comunale del Municipio di Prevalle, si svolgerà un'assemblea in cui Rifondazione esporrà la sua posizione sul progetto.

L’azienda: «Disponibili al confronto»

L’azienda: «Disponibili al confronto»



REZZATO

All’incontro era presente una rappresentanza dell’Italcementi. Il dott. Francesco Gardi, responsabile ambientale per l’Italia, ha invitato al confronto tutti coloro che fossero interessati alle tematiche ambientali: Amministrazioni comunali, comitati civici, ecologisti, cittadini: «Non dobbiamo proseguire su binari diversi». Ha affermato che l’impianto è sempre monitorato ed emette inquinamento già inferiore a quanto previsto dalle nuove normative e che, con il nuovo progetto, si abbasserà di un ulteriore 22%. Non vi saranno più «scarti» in quanto il nuovo forno «digerirà tutto», perciò si registrerà un calo nella circolazione dei mezzi destinati allo smaltimento. Di contro aumenterà il flusso in entrata ed uscita dei camion, da 25mila a 27mila l’anno, i quali, però, utilizzano già la bretella posta a fianco dell’azienda (e da questa finanziata) per immettersi in Tangenziale. Ma è su quel «digerirà tutto» che si è riacceso un dibattito ormai in chiusura. Gigi Zubani, portavoce del Gasp, ha paventato la possibilità che in futuro l’Italcementi possa trasformarsi in un co-inceneritore (sempre producendo cemento). Una prima risposta è giunta da un rappresentante sindacale dell’azienda, il quale ha sostenuto che ciò non corrisponde al vero, promettendo di garantire la massima sorveglianza nell’impianto rezzato-mazzanese. Di contro, però, il responsabile ambientale dell’azienda non lo ha escluso: «A Rezzato già si utilizzano per scaldare i forni biomasse (farine e grassi animali, come ci era stato richiesto dai tempi di mucca pazza) e tale ipotesi non è da escludere. Domanda è già stata avanzata» ha concluso il dott. Gardi. (m. c.)

L’Italcementi: l’azienda vorrebbe aumentare la produzione

REZZATO Affollata assemblea pubblica promossa dalle forze politiche locali per discutere il progetto presentato dal gruppo
«No alla crescita dell’Italcementi»
Chiesto il rinnovo degli impianti per diminuire i disagi



L’Italcementi: l’azienda vorrebbe aumentare la produzione



Maurizio Casali

REZZATO



Una maggiore produzione di cemento bianco e grigio per poter avere ridotte le emissioni nocive in atmosfera, per migliorare la qualità dell’aria e per diminuire l’impatto acustico. È la situazione che si troverebbero di fronte le popolazioni di Rezzato e Mazzano qualora la Regione approvasse il progetto di ammodernamento presentato della cementeria Italcementi. Subito ci sono state le proteste dei comitati e degli ambientalisti della zona, le lamentele dai Comuni limitrofi, le prese di posizione delle due Amministrazioni comunali interessate. Le quali, una volta ricevute le due ipotesi di ammodernamento, con tanto di Valutazione di Impatto Ambientale regionale che l’azienda ha fatto redigere al Politecnico di Milano, hanno commissionato uno studio per verificare quali fossero i futuri scenari. Il risultato proposto (ed accolto dai due Consigli comunali) prevede inizialmente un miglioramento dell’esistente e di quanto obsoleto, poi la partecipazione degli enti locali ridiscutere l’intero progetto. Come dire che la situazione di partenza è già negativa. Nell’attesa che al Pirellone decidano, si raccolgono firme per dire no all’ammodernamento dell’azienda ma, soprattutto, se ne discute. Così anche martedì sera, a Rezzato, nell’assemblea pubblica indetta da maggioranza (Rezzato Democratica) e minoranza (Liberinsieme e Lega Nord). Circa duecento i presenti, con l’assessore all’Ecologia Marco Apostoli ad illustrare quanto l’Italcementi vorrebbe fare ed i rappresentanti delle forze politiche a dire la loro. Per Enza Lonati di Rezzato Democratica, «il nostro territorio non è una risorsa da consumare per ottenere il massimo profitto. Quello che vogliamo è essere protagonisti e padroni delle nostre scelte, evitando che in casa nostra tali scelte ci vengano calate dall’alto, tanto più che il territorio di Rezzato non consente oggi altri margini di sfruttamento». Per cui propone un ammodernamento senza incrementare la produzione e invita le Amministrazioni comunali a proseguire nella linea di ragionevole fermezza riguardo alla proposta dell’Italcementi, coinvolgendo pure i Comuni limitrofi; quindi chiede alla cementeria di ripensare all’ipotesi di ampliamento della produzione, mentre invita Regione, Provincia e Asl ad impegnarsi per costruire un percorso d’intesa con le Amministrazioni coinvolte, considerandole interlocutori primari e capaci di orientamenti significativi riguardo alla salute e alla qualità della vita dei cittadini. Giovanni Ventura, capogruppo della Lega Nord, si chiede se i cittadini sono consapevoli di cosa voglia dire convivere con l’Italcementi. Dà alcuni dati: «Con il carbon fossile utilizzato in un giorno dalla cementeria si potrebbero riscaldare le abitazioni del centro storico di Virle per un intero inverno e con l’olio combustibile si potrebbero alimentare 100 auto per un anno sulla tratta Rezzato-Brescia e ritorno». Numeri che fanno riflettere, così come quelli della centralina di Virle, quasi sempre sopra la soglia. «Ed allora – prosegue Ventura – perché perdere un’occasione storica quale la possibilità, con l’ammodernamento dell’impianto, di dimezzare le emissioni di ossidi di azoto e polveri mantenendo nel contempo inalterata l’attuale produzione di 2.400 tonnellate giornaliere, anziché le richieste 4.000? Se passa il raddoppio della produzione e l’ampliamento non perde la Lega, ma perdiamo tutti noi». Da Cesare Archetti di Liberinsieme è arrivato l’invito a creare una sinergia con altre Amministrazioni limitrofe, «anche perché la parola decisiva spetta alla Regione, non ai Comuni, noi possiamo solo fornire un parere. Dobbiamo ragionare in termini di obiettività, non di sensazioni. Per cui prima dobbiamo rivedere il piano, poi ci muoveremo per un successivo confronto». Sono seguiti altri interventi del pubblico, si è sentita la voce dei rappresentanti di vari comitati civici e di semplici cittadini. Lamentele personali si sono unite ad una proposta: perché il «caldo» emesso dall’azienda nel «raffreddare» il cemento prodotto non può essere utilizzato per riscaldare le abitazioni di Rezzato e Mazzano? Magari nel prossimo progetto, qualora venga adottato, la cosa potrebbe essere discussa da tutte le parti interessate.

Friday, December 09, 2005

Cemento, la burocrazia peggio di Kyoto - di Paolo Giovanelli -

LEGAMBIENTE@QUIPO.ITCemento, la burocrazia peggio di Kyoto - di Paolo Giovanelli -
Il rispetto del protocollo di Kyoto potrebbe costare all'Italia una riduzione del 13% della produzione di cemento, circa 5-6 milioni di tonnellate in meno all'anno. Il che potrebbe significare la chiusura di cinque impianti produttivi. E c'è di peggio: i cementieri hanno la possibilità di evitare le limitazioni di Kyoto utilizzando combustibili «verdi» che non devono rientrare nelle quote, ma ne sono impediti dalla burocrazia: le richieste di permesso di Italcementi si sono arenate negli uffici lombardi.
Così l'Aitec, l'Associazione dei produttori di categoria aderente alla Confindustria, ha deciso di ricorrere al Tar contro le quote di Co2, le emissioni di anidride carbonica derivanti dalla produzione di cemento, concesse all'Italia dalla Commissione europea, chiedendone la sospensiva. E questo dopo aver presentato a settembre un ricorso alla Corte di giustizia Ue contro un provvedimento «discriminante per l'Italia» ha affermato il presidente dell'Aitec, Giacomo Marazzi.
L'Aitec ha contestato anche il calcolo delle emissioni dell'industria del cemento nel 2000,
in base al quale è stato stimato il «fabbisogno» di Co2 per il triennio 2005-2007, per di più con una previsione di crescita di produzione inferiore a quella che si è poi realizzata. L'industria del cemento emette grandi quantità di Co2: per produrre i 100 milioni di tonnellate di «clinker» (un intermedio da cui si ricava il cemento) previste per il triennio, si emettono 89 milioni di tonnellate di Co2. Ma al settore ne sono state assegnate solo 77,5. Quelle mancanti significherebbero il blocco della produzione per evitare emissioni eccedenti.
Né, afferma Marazzi, è possibile pensare all'«acquisto» di quote, previsto da Kyoto, perché farebbe lievitare troppo il prezzo di un prodotto povero come il cemento: lo stesso Marazzi ha calcolato in 130 lire al chilo (10 centesimi sono oltre 190 lire) il prezzo del cemento.
In questo quadro la soluzione ci sarebbe, e andrebbe a favore di tutti: utilizzare come combustibile i rifiuti, che sono considerati combustibile «verde» e che non rientrano quindi nel protocollo di Kyoto. «Se io brucio un pezzo di legno nel mio camino non ho problemi - ha detto al Giornale Fabrizio Donegà,
vicedirettore generale di Italcementi - ma se lo utilizzo nei miei impianti devo chiedere il permesso. È dal gennaio 2004 che abbiamo chiesto di utilizzare rifiuti trattati, assolutamente sicuri, nel nostro stabilimento più moderno, quello di Calusco (in provincia di Bergamo, ndr), ma stiamo ancora aspettando i permessi di Comune, Provincia e Regione». Così in Italia viene utilizzato solo il 16% di rifiuti come combustibile, in Francia il 40%, in Germania il 100 per cento.

Friday, December 02, 2005

RICORSO TAR CONTRO VINCOLI TRATTATO KYOTO

EDILIZIA/ CEMENTIERI: RICORSO TAR CONTRO VINCOLI TRATTATO KYOTO
Produttori italiani cemento contro quote CO2 imposte da governo

30-11-2005 16:25
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Milano, 30 nov. (Apcom) - L'industria italiana del cemento contesta le quote di emissione di anidride carbonica per le imprese italiane contenute nel piano nazionale che il ministero dell'Ambiente ha elaborato in attuazione della direttiva sull'adesione dell'Ue al protocollo di Kyoto e prepara un ricorso al Tar. "Dopo il ricorso di settembre alla Corte di giustizia europea, abbiamo deciso di impugnare dinnanzi al Tar un provvedimento che avrà gravi ripercussioni sul nostro settore e su tutto il comparto delle costruzioni" spiega Giacomo Marazzi, amministratore delegato di Cementi Rossi e presidente di Aitec, l'associazione dei produttori di cemento legata a Confindustria.

"Non contestiamo Kyoto, un nostro contributo nella riduzione delle emissioni è fuori discussione, ma le quote assegnate al settore sono addirittura inferiori ai fabbisogni dell'anno 2000, quando la produzione di cemento era di circa il 15% più bassa rispetto a oggi. Colpa di un errore di calcolo che le autorità continuano a compiere. Inoltre si è assistito a una palese discriminazione dell'industria cementiera nei confronti di altri settori industriali e dei principali competitor europei. Le aziende cementiere stanno seriamente valutando anche di chiedere al governo il risarcimento dei danni subiti" dichiara Marazzi.

I cementieri denunciano il rischio che le imprese puntino alla delocalizzazione. "Per anni l'Italia è stata esportatrice di cemento, ma ora la nostra produzione, una volta esaurite le quote di emissione che ci sono state assegnate, non sarebbe più competitiva rispetto a quella di aree coma la Turchia, la Croazia o i Paesi del Nord Africa" ha aggiunto Fabrizio Donegà, vicedirettore generale di Italcementi. Alle aziende rimarrebbe la possibilità di acquistare ulteriori quote sul nascente mercato delle emissione, ma per i cementieri "il limitato valore unitario del prodotto" lo impedirebbe rendendo più ragionevole lo stop alla produzione.

Wednesday, November 23, 2005

Italcementi e comitati distanti anni luce

Continua ad alimentare accese discussioni il progetto di ampliamento dello stabilimento collocato tra Mazzano e Rezzato
Italcementi e comitati distanti anni luce
Una lettera preoccupata del sindaco di Botticino: «Meno emissioni, ma aumenta il traffico»


In questi giorni si susseguono a Rezzato, Mazzano e nei paesi vicini interventi e prese di posizione sul progetto di ampliamento dello stabilimento Italcementi. Una nota dell’azienda informa che la dirigenza «ha incontrato in questi giorni le rappresentanze sindacali e le maestranze della cementeria di Rezzato-Mazzano per spiegare nei dettagli il piano di ammodernamento dell’impianto. Da più parti sono stati espressi segnali di apprezzamento al progetto».
«Si tratta di un investimento destinato a rendere sempre più competitivo e adeguato sotto il profilo ambientale il proprio dispositivo industriale. L’intervento proposto consiste nella realizzazione di una nuova linea produttiva del cemento grigio in sostituzione delle attuali due avviate negli anni Sessanta. L’investimento complessivo di circa 170 milioni di euro collocherà la cementeria ai primi posti a livello mondiale, sia per l’alto livello tecnologico sia per le soluzioni impiantistiche e ambientali adottate. Sempre in questi giorni inoltre Italcementi ha dato la massima disponibilità a fornire – conclude il comunicato dell’azienda - tutte le informazioni riguardo al progetto: in particolare ai comitati ambientalisti locali, all’Associazione culturale Dodici Marzo e alle Acli».
Altri sono invece i segnali che vengono dai Comitati ambientalisti della zona. Ad esempio i gruppi l’Osservatorio ambientale di Mazzano insieme con il Comitato «Bus del Frà per la difesa del territorio di Nuvolento-Nuvolera-Paitone- Prevalle-Gavardo-Serle», con il Comitato civico di Rezzato, il Gasp di Rezzato e con il Circolo legambiente Mindel di Bedizzole - hanno diffuso un pepato volantino in cui dicono chiaramente «no al progetto» e si dicono decisi – in collaborazione con i cittadini della zona – «ad organizzare momenti di sensibilizzazione e mobilitazione per sostenere posizioni di difesa ambientale in tutte le sedi utili».
Anche da Botticino giungono voci preoccupate. Il sindaco Mario Benetti ha inviato una lettera alla Regione, alla Provincia ed ai sindaci di Rezzato e Mazzano (paesi che ospitano il cementificio). Nella missiva sono espresse, fra l’altro «le preoccupazioni sulle conseguenze che la realizzazione dell’intervento di allargamento comporterà per l’ambiente e per l’uomo, con particolare riferimento alla qualità dell’aria conseguente alle emissioni, all’impatto sulla viticoltura e, non ultimo, alla possibilità di utilizzare rifiuti come combustibile. A prescindere dalla soluzione planimetrica che eventualmente verrà adottata e comprendendo la necessità di diluire le emissioni disperdendole su di un territorio più vasto mediante la realizzazione di un camino più alto – aggiunge Mario Benetti – si ritiene che l’ambito della valutazione dell’impatto ambientale avrebbe dovuto comprendere anche il rilievo del monte Maddalena, a ovest del territorio comunale di Botticino, comprendendone il crinale, al fine di valutare l’efficacia di tale diluizione in ragione dei venti predominanti e dei rilievi esistenti, e quindi l’impatto con il territorio comunale di Botticino. Si ritiene – aggiunge il sindaco - che questo aspetto debba avere una valutazione maggiormente approfondita. Quella presentata evidenzia che le emissioni ricadono in una zona già provata dalla presenza di inquinanti in atmosfera dovuta anche alla presenza dello stabilimento esistente, nonché allo scarso ricambio di aria».
«Nella previsione di emissione del cementificio viene indicata una diminuzione di inquinanti e, in modo poco significativo, anche delle polveri sottili, causa principale di malattie respiratorie; tali dati non vengono però aggregati con quelli derivanti dalle emissioni dovute all’aumento del traffico veicolare che viene stimato nel 27 per cento».
Alfredo Laffranchi





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Friday, November 18, 2005

Considerazioni sui fattori inquinanti

Considerazioni sui fattori
inquinanti, sui dati di Riva
e sul ruolo di Agenda 21



Faccio seguito a quanto esposto da Francesco Riva, per chiarire, se posso, alcune questioni di principio. Innanzitutto la demagogia: negli anni 80 e 90 si poneva l`accento ora sul monossido di carbonio, ora sugli NOx (ossidi d`azoto), ora sugli SOx (ossidi di zolfo), ora sui CnHx (idrocarburi incombusti). Abbattuti gli uni e gli altri tramite nuove tecnologie, messe a punto obbligatorie del parco auto, incentivi alla rottamazione, cosa rimane per tenere viva l`economia del veicolo a motore? Ma certo, il PM10. Non il PM100 della cementeria di Calusco, macché, quella non è pericolosa, anzi emette profumi di violetta. Il PM10. Dimentichiamoci di ossidi, anidridi e radicali liberi, non ci fanno più paura; le piogge acide sono cose del passato. Le autolinee provinciali usano il GECAL: il gasolio bianco. Le auto la benzina verde. Il metano, dice la pubblicità, è blu come il cielo. In mezzo a tutti questi colori dell`arcobaleno, adesso ci fa paura solo l`asma da PM10.

Secondariamente, il metodo scientifico. Al momento le amministrazioni comunali mettono le centraline dove meglio aggrada, in spregio a principi di uniformità. Ad esempio, la centralina meteo che gestisco non è installata così, come mi pareva, ma segue dei criteri rigorosi dettati dall`OMM (organizzazione mondiale della meteorologia), ed è inquadrabile come Stazione Meteo in ambito Urbano. Con questo non voglio dire che il clima di Sartirana sia lo stesso di Merate in viale Verdi, affatto. Ma le stazioni sono confrontabili solo se i criteri di rilevazione sono confrontabili. La stazione ARPA di Merate è messa alla rotonda del Ceppo, in prossimità della rotonda. Sicuri che tutte le località hanno la loro centralina nella medesima condizione? Non era meglio installare la centralina ARPA all`osservatorio astronomico, dove l`aria è salubre e pulita? Oppure identificare che l`inquinamento misurato è quello della SS342dir e non quello di Merate nel suo complesso? L`incremento percentuale proposto dagli studi proposti da Riva è assolutamente ridicolo, poiché passare da 50ug/m3 a 100ug/m3 comporterebbe un aumento STATISTICO del rischio epidemiologico del 5.1%. Mi chiedo come si possa identificare tale valore quale vera patologia potenziale, e non errore accidentale del metodo stocastico utilizzato. Addirittura si vuole sostenere che il monossido di carbonio "non è correlato in modo statisticamente significativo con il tasso di mortalità". Proviamo ad interpellare i VVF per sapere se sono d`accordo su questo.

Terzo, l`opportunità politica. La velocità diminuisce l`inquinamento. E` vero, come non ci abbiamo pensato prima, invece di fare la guerra ai limiti. E` socialmente più accettabile l`inquinamento da auto lumaca, o le morti da velocità? Riva è favorevole ai dossi rallenta traffico? Se sì, lo è di più o meno rispetto alla riduzione dell`inquinamento?

Infine, la soluzione ai problemi: le rotonde rallentano il traffico, dice Riva. Non è vero, ma bisogna saperle costruire. In Francia il traffico lo hanno snellito, da noi invece non le sappiamo fare, e quindi il risultato sono le code. A cos`altro pensa Riva? Ai semafori? Oppure le statali senza attraversamenti a raso?

Concludo, cambiando la giacchetta di lettore e vestendo quella di specialista del condizionamento e refrigerazione, e aggiungo due paroline su Agenda21. In qualità di innovatori del settore, ho proposto agli organizzatori del convegno tenuto in Ottobre a Lecco una breve partecipazione della società presso la quale opero, in relazione alle nuove tecnologie per il risparmio energetico e la riduzione dell`inquinamento, tramite l`utilizzo di pompe di calore geotermiche. Naturalmente avrei partecipato senza loghi nè nomi, perchè non volevamo farci pubblicità gratuita, ma solo proporre una tecnologia sviluppata autoctonomamente. I responsabili dell`organizzazione (non faccio i nomi, ma se li volete ve li dico), mi hanno risposto che a quel momento la cosa non interessava in quanto (udite udite) gli interventi erano già stati scritti. Mi domando se è veramente tutto oro ciò che luccica di verde. Concludo l`intervento con un estratto dal sito ARPA:

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L`introduzione della nuova strumentazione e del fattore di equivalenza comporta sul Sistema di Misura 2005 (SM2005), introdotto a partire dal 1.11.2004, un apparente incremento delle concentrazioni. Il valore numerico letto infatti a parità di qualità dell.aria risulta mediamente più alto perché viene inglobata nella misura anche la parte semivolatile. Ciò è particolarmente accentuato durante i mesi invernali in quanto durante i mesi caldi la parte semivolatile è allo stato di gas anche nell`aria esterna.
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I limiti tossicologici di legge sono stati introdotti precedentemente la revisione strumentale, e precisamente nel 1999, quindi in osservanza alle rilevazioni strumentali ed empiriche eseguite con i metodi ante-2005. Per permettere un confronto si utilizzano i seguenti fattori di correzione:



Quindi il particolato rilevato dalle centraline SM2005 risulta, in inverno, del 35% maggiore che quello delle centraline di tipo SMC, e questo solo per un criterio tecnologico.

Saluti


Alessandro Mandelli

Saturday, November 05, 2005

La posizione di Italcementi

Calusco-Paderno: il 7 riunione fra enti e associazioni per `verifica` di Italcementi

Calusco-Paderno: il 7 riunione fra enti e
associazioni per `verifica` di Italcementi





L’impianto di Italcementi



È convocato per lunedì 7 novembre alle ore 20.30 presso il comune di Calusco d’Adda l’incontro di verifica sulle posizioni espresse dall’Italcementi relativamente alle richieste avanzate dal tavolo di lavoro di comuni, associazioni ed enti. La richiesta avanzata dalla società nel mese di ottobre 2004 di utilizzare nel proprio processo produttivo combustibili non convenzionali (rifiuti pericolosi provenienti da processi industriali come Ecofluid e Rasf) aveva messo in allarme non solamente le istituzioni e le associazioni ambientaliste ma anche la popolazione che, in diversi momenti fra cui anche un’assemblea pubblica, aveva chiesto delucidazioni e garanzie. Studi di impatto ambientale, analisi sulle fonti di inquinamento attuali e future, confronti e verifiche si sono susseguiti a catena e lunedì il tavolo di lavoro dei comuni si esprimerà in merito alle “risposte” fornite da Italcementi. Nel corso della riunione si valuteranno le posizioni della ditta in merito ad inquinamento luminoso, acustico e ambientale e si chiederà una modifica del posizionamento della centralina Arpa per la rilevazione degli inquinanti




STUDIO IMPATTO AMBIENTALE ITALCEMENTI



Oggetto: VERIFICA CONGRUITA’ RISPOSTE ITALCEMENTI ALLE OSSERVAZIONI


A seguito delle due giornate di discussione con la Ditta in merito alla recepibilità delle osservazioni e delle condizioni proposte dal tavolo di lavoro, e dell’esposizione del piano finanziario generale dell’operazione, si convoca incontro di verifica delle posizioni espresse dalla ditta per:


LUNEDI’ 7 NOVEMBRE 2005 alle ore 20.30 presso il COMUNE DI CALUSCO D’ADDA


In tale occasione si proporrà al tavolo nuova proposta di posizionamento della centralina monitoraggio aria (più a nord, nella zona di confine con Carvico) a fronte di una richiesta di revisione delle scelte assunte proveniente dal Comitato dell’Isola, pervenuta successivamente all’incontro pubblico e già verificata con ARPA Bergamo.


Ordine del giorno:
- Delibera nuovo posizionamento centralina monitoraggio aria
- Confronto sul documento elaborato da Italcementi
- varie ed eventuali.



Obiettivo dell’incontro sarà quello di:
- verificare la conferma o l’adeguamento delle richieste di intervento a carico della Ditta a seguito della documentazione da loro prodotta.







OGGETTO: Tavolo Tecnico Italcementi di Calusco d’Adda – Proposte per il posizionamento della centralina rilevazione inquinanti e modalità trasporto merci.


Con riferimento all’o.d.g. dell’incontro del 6/10/2005, al quale non abbiamo potuto essere presenti, Le inviamo il pensiero del Comitato riguardo al posizionamento della centralina fissa per la rilevazione degli inquinanti.
Il Comitato ritiene che la scelta definitiva della localizzazione debba essere preceduta da una serie di valutazioni per individuare la zona più significativa per la rilevazione degli inquinanti a livello territoriale e che, pertanto, un posizionamento prossimo allo stabilimento Italcementi e non troppo distante dall’asta del fiume Adda non sia il più idoneo a tal fine.
Pertanto - considerata la valenza territoriale che rivestirà l’analisi continua della qualità dell’aria nel comune di Calusco (sarà il riferimento per tutto il Nord-Ovest dell’Isola), considerato il rilevante impegno economico che si intraprende e viste le caratteristiche estremamente avanzate delle rilevazioni che verranno svolte - si ritiene indispensabile individuare con la massima cura il posizionamento più idoneo.
Il Comitato ritiene di poter suggerire, come interessante alternativa alle scelte proposte, la zona al confine con il comune di Carvico, nei pressi dello sbocco della futura variante viaria proveniente da Villa d’Adda.
Con l’occasione il Comitato desidera ancora esprimere il proprio interessamento a riaprire il discorso del trasporto merci in entrata/uscita da Italcementi con l’utilizzo prevalente del ferro; a tal fine va ripresa e rivalutata la funzione strategica della ferrovia esistente.
In attesa di ulteriori prossimi confronti, si inviano distinti saluti.



Il Presidente
Comitato dell’Isola per la Difesa
dell’Ambiente e della Salute
( Sig.ra Lidia Biffi )












Allegati:



• La posizione di Italcementi (per scaricare clicca qui)
• La bozza di protocollo di Intesa (per scaricare clicca qui)
• L’area individuata per il posizionamento della centralina Arpa (clicca qui)

Saturday, October 29, 2005

Uno «squalo bianco» nella flotta Italcementi

Uno «squalo bianco» nella flotta Italcementi
Il Gruppo Italcementi ha «pescato» uno squalo bianco. Si chiama difatti «White Shark» la nuova motonave entrata a far parte della flotta di Medcem, la società armatoriale del Gruppo creata in joint Venture con il Gruppo Romeo. Va ad affiancare Turbocem, varata lo scorso aprile. Medcem ha investito in questa nuova operazione circa 23 milioni di dollari.

Tuesday, October 25, 2005

Rete Donne Brianza contro gli inceneritori

Rete Donne Brianza contro gli inceneritori


Ho letto con stupore e preoccupazione l`articolo sulle richieste delle amministrazioni locali in relazione al progetto di coincenerimento di rifiuti liquidi pericolosi nella cementificio Italcementi di Calusco d`Adda. A Merone, in provincia di Como, Rete Donne Brianza ha raccolto con una petizione popolare 10.000 firme contro l`incenerimento di qualsiasi tipo di rifiuto o combustibile derivato dai rifiuti nel cementificio Holcim. I rischi dell’incenerimento dei rifiuti in inceneritori sono ampiamente documentati, e il coincenerimento è ancora più pericoloso, dando luogo ad emissioni di diossine, PCB, metalli pesanti, componenti tossici e accumulabili nell’organismo. Abbiamo raccolto una vasta documentazione su questo argomento che può essere consultata sul nostro sito: www.retedonnebrianza.org. Le vere alternative sono: riduzione dei rifiuti alla fonte, riciclaggio, compostaggio. E per smaltire ciò che resta, come previsto dal decreto Ronchi, i 12 inceneritori della Lombardia

su un totale di 42 in Italia sono più che sufficienti. Il vero motivo della scelta, sono i profitti del business dei rifiuti, poco importa la salute degli abitanti. Con l`appoggio di Greenpeace di Como e di tutte le associazioni ambientaliste della zona, noi a Merone abbiamo detto un secco no a qualsiasi compromesso. In Italia e nel mondo i cittadini che si oppongono sono tanti. Lancio un appello agli abitanti di Cernusco perché si uniscano a noi. Perché la salute dei nostri bambini è più importante. Rete Donne Brianza fa parte della Rete Nazionale contro gli Inceneritori http://www.inceneritori.org/ e della Alleanza Globale per le Alternative all’incenerimento dei Rifiuti. Link: http://www.no-burn.org/




Lisa Nitti
Presidente Rete Donne Brianza

Saturday, October 22, 2005

ROBBIATE Ottocento firme contro il progetto del forno alimentato da rifiuti

ROBBIATE Ottocento firme contro il progetto del forno alimentato da rifiuti

Ha raggiunto quota 800 la raccolta di firme promossa dalla Lega Nord Robbiate e dall'Mgp Robbiate contro il progetto della multinazionale Italcementi di usare Ecofluid, Rasf ed altri derivati dai rifiuti per alimentare il forno da cemento presso l'impianto di Calusco d'Adda. La scorsa domenica i due gruppi hanno organizzato un banchetto a Verderio Superiore che ha permesso il superamento di «quota 800», un numero non indifferente, che appoggia le amministrazioni comunali lecchesi nella battaglia contro il progetto. I due movimenti hanno avviato anche un volantinaggio capillare sul territorio per informare sul progetto. Il gruppo di studio a cui partecipano anche associazioni ambientaliste e Province ha elaborato una serie di richieste dettagliate per mitigare l'impatto.

Pagina in Pdf

oggetto: Gazebo Lega Nord sabato 29 ottobre a Paderno d`Adda

oggetto: Gazebo Lega Nord sabato 29 ottobre a Paderno d`Adda


La Lega Nord Robbiate e il Movimento Giovani Padani di Robbiate organizzano per sabato 29 Ottobre dalle 14 alle 18 una gazebata a Paderno d`Adda presso il parcheggio della stazione Fs. Proseguira` la raccolta firme contro il progetto di utilizzo di rifiuti tossico-nocivi impiegati come combustibili, da parte della ditta Italcementi di Calusco d`Adda. E` invitata a firmare tutta la cittadinanza, il nostro movimento ritiene che i cittadini non vogliano un inceneritore privato che smaltirebbe i peggiori rifiuti industriali, con effetti nefasti per la sicurezza e la salute.
Prosegue incessante la campagna informativa su tutto il territorio interessato, dei pericoli e della natura di questi rifiuti, affinche` i cittadini possano essere padroni del proprio futuro e delle loro libere scelte, contro le lobby economico industriali che vogliono anteporre i propri interessi al bene della comunita`. La Lega Nord e` da sempre al fianco dei cittadini nelle battaglie a salvaguardia dei loro diritti.
La presenza del consigliere comunale Matteo Crippa,del segretario organizzativo provinciale Marco Benedetti, dei consiglieri provinciali Antonello Formenti e Rosagnese Casiraghi, sara` l`occasione per i cittadini di confrontarsi ed avere informazioni dirette sulla scottante vicenda. Si potra` inoltre firmare per due proposte di legge di iniziativa popolare presentate dalla Lega Nord inerenti l`euro e adesione all`Unione Europea. Ad entrambe le iniziative possono aderire i cittadini di tutti i comuni.

Sunday, October 16, 2005

Rifiuti tossici come combustibili: un gazebo contro il progetto

VERDERIO SUPERIORE

Rifiuti tossici come combustibili: un gazebo contro il progetto


VERDERIO SUPERIORE Un gazebo contro il progetto di utilizzare rifiuti tossici come combustibili da parte della «Italcementi» di Calusco d'Adda. Lo organizza, per oggi a partire dalle 14 in via Princiapale, la sezione robbiatese della Lega Nord. Durante il pomeriggio, i cittadini saranno invitati a firmare una petizione. Nel frattempo, prosegue la campagna informativa sul territorio per informare tutti dei pericoli e della natura dei rifiuti che la «Italcementi» intende utilizzare. All'incontro con i cittadini saranno presenti i consiglieri provinciali Antonello Formenti e Rosagnese Casiraghi, il segretario di circoscrizione Marco Fumagalli. Ulteriori informazioni al sito internet http://leganordrobbiate.interfree.it/.

Tuesday, October 04, 2005

Italcementi, non c’è intesa

Lunedì 3 Ottobre 2005


Da Botticino e Mazzano la richiesta di consistenti interventi ambientali a fronte dell’espansione del sito
Italcementi, non c’è intesa
I comuni vogliono riscrivere il piano di ampliamento dell’azienda


Non è un vero e proprio stop ma poco ci manca. Dai Comuni di Mazzano e Botticino arrivano infatti considerazioni critiche nei confronti del progetto di ammodernamento dello stabilimento «Italcementi», che mercoledì scorso è stato esaminato da entrambi i consigli comunali.
Il risultato delle sedute? Entrambe le assemblee hanno approvato all’unanimità lo studio di impatto ambientale realizzato per conto dei municipi dall’ingegner Roberto Carrara di Bergamo; un documento sensibilmente diverso da quello presentato da Italcementi. E venerdì, durante un incontro con la stampa, le due amministrazioni hanno spiegato la loro posizione.
«L’Italcementi - ha esordito il sindaco di Rezzato Enrico Danesi - ha dimostrato maggiore disponibilità al confronto rispetto al passato. Ma se confronto ci deve essere, i progetti vanno concordati insieme nelle forme, nei tempi, nei procedimenti amministrativi e nei contenuti; se necessario ripartendo da capo». In altre parole si chiede «una completa rivisitazione dei programmi di ammodernamento della cementeria».
Concetto ribadito anche dal sindaco di Mazzano, Luigi Elisetti, e dagli assessori all’Ecologia dei due comuni, Ferdinando Facchin e Marco Apostoli. E’ intervenuto anche il capogruppo consiliare della lista di minoranza «Liberinsieme» di Rezzato, che si è detto d’accordo con la maggioranza perchè «la salvaguardia ambientale e della salute è una esigenza trasversale».
Il problema, hanno rilevato gli esponenti dei due comuni, è che la zona attorno allo stabilimento è da tempo al centro di una situazione ambientale assai critica. Basta ricordare per esempio che le concentrazioni di Pm10 (le famigerate polveri sottili) rilevate negli anni 2002, 2003 e 2004 a Rezzato hanno sempre superato i valori limite per la protezione della salute umana. «L’attuale situazione ambientale - scrive nel suo studio l’ingegner Carrara - impone l’adozione di reali interventi di risanamento».
Invece, il progetto di ammodernamento presentato dalla Società cementeria Italcementi prevede un ampliamento dell’attuale superficie occupata dallo stabilimento sfruttando la residua capacità edificatoria; oppure l’estensione dell’impianto a sud del Naviglio, nel territorio di Mazzano. Secondo l’azienda, l’allargamento «consentirà insieme al raddoppio della produzione una riduzione compresa tra il 20 e l’80 per cento di tutte le emissioni della cementeria».
Lo stabilimento produce cemento bianco (di altissima qualità) e tradizionale nella misura di 800 mila tonnellate annue di «grigio» e di 200 mila di bianco. Quello grigio si produce in due forni, mentre il progetto in discussione ne prevede una sola. E l’ammodernamento dovrebbe concretizzarsi sostituendo i due forni vecchi con un nuovo impianto.
I comuni di Mazzano e di Rezzato chiedono invece l’ammodernamento di tutti i forni, in uso da almeno quattro decenni. All’azienda interessa l’incremento della produzione; alle amministrazioni il miglioramento della qualità dell’aria e della situazione ambientale.
Alfredo Laffranchi







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Monday, October 03, 2005

Economia civile/ Italcementi guarda allo sviluppo sostenibile. Rating etico A++

Economia civile/ Italcementi guarda allo sviluppo sostenibile. Rating etico A++
Venerdí 30.09.2005 10:06


Rating A++ per Italcementi dagli analisti di finanza etica di Axia. Motivazione: una "politica di gruppo che, partendo da 'Zero infortuni', guarda allo sviluppo sostenibile",

Il progetto "Zero Infortuni", che ha preso il via nel 2000, concerne la politica della sicurezza sul lavoro, sulla base delle normative dei 19 Paesi in cui Italcementi opera. Il gruppo è membro del World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), organismo al quale aderiscono 175 gruppi internazionali. In questo contesto, nel luglio 2002, Italcementi Group ha sottoscritto l'Agenda for Action della Cement Sustainability Initiative, il primo impegno formale che vincola alcune tra le maggiori imprese cementiere al mondo a un piano d'azione quinquennale finalizzato al soddisfacimento dei bisogni presenti salvaguardando le esigenze delle future generazioni.

Nello specifico, una società cementiera ha problemi di emissioni di CO2, che il gruppo s'impegna a contenere attorno ai 650 kg per tonnellata di cemento. Ha problemi di deposito di materiali non degradabili nelle discariche, che con progetti pilota Italcementi si propone di riciclare in parte come combustibili alternativi. E poi ci sono i problemi di emissioni di polveri sottili, di traffico di camion, di sfruttamento di cave, e molto altro.

La pagella di Axia, dunque, tenendo presente gli sforzi della società guidata da Giovanni Giavazzi, presidente, e da Giampiero Pesenti, amministratore delegato, dà una voto 10 al fatto di redigere un bilancio sociale, 9 al prodotto, 9 al rispetto dell'ambiente, 8 alla territorialità (legami con le communities), 8 in corporate governance, 8 al trattamento dei lavoratori, 6 alla trasparenza delle operazioni. Insufficienti invece le relazioni internazionali (5) e soprattutto il rispetto delle minoranze, del tutto assente secondo Axia, che assegna un bruttissimo 3.

Thursday, September 29, 2005

L’azienda di Rezzato - Mazzano chiama i comitati ad un incontro

L’azienda di Rezzato - Mazzano chiama i comitati ad un incontro
L’Italcementi agli ambientalisti «Meno emissioni, impatto minimo»



L’Italcementi risponde ai Comitati ambientalisti che si sono dimostrati critici (e contrari) all’ipotizzato progetto di ammodernamento della cementeria di Rezzato-Mazzano.
«I Comitati – spiega Stefano Gardi, responsabile del settore Ecologia dell’Italcementi – sostengono che aumenteranno le emissioni. Rispondiamo che nonostante l’aumento di produzione, le emissioni in atmosfera (che certamente sono l’aspetto ambientale più rilevante) verranno ridotte in notevole misura (tra il 20 e l’80 per cento) rispetto ai valori attuali».
Si temono emissioni nocive, obiettano i comitati ambientalisti. «Non è prevista – è la replica degli esperti di Italcementi - la costruzione di alcun tipo di inceneritore. Intendiamo solo sostituire due delle tre linee produttive esistenti con una nuova linea produttiva per la produzione di cemento realizzata secondo le più moderne tecnologie di controllo ambientale».
Non potrete negare - obietta qualcuno all’azienda dell’hinterland - che l’aumento di produzione comporterà un maggiore sfruttamento della cava del Monte Marguzzo. «Non prevediamo - è la replica dell’azienda - che la Cava situata sul Monte Marguzzo incrementi l’estrazione di materia prima oltre quanto già previsto dalle autorizzazioni e dalla pianificazione vigente. Inoltre la nuova linea è in grado di utilizzare con maggiore efficienza le materie prime estratte».
Aumenterà, in modo notevole, anche il traffico indotto ... «Riteniamo - osserva sul punto Gardi - che l’aumento di traffico avrà un impatto minimo anche grazie agli investimenti fatti da Italcementi negli ultimi anni sulla viabilità di accesso all’impianto. Tra tutti la realizzazione, di una bretella di connessione alla viabilità principale allo scopo di evitare il transito nei centri abitati. Confermiamo la massima disponibilità a fornire tutte le informazioni che un progetto così significativo richiede. Abbiamo invitato i comitati ambientali ad un incontro in cementeria per chiarire gli aspetti più rilevanti del progetto. Inoltre ci siamo messi a disposizione delle amministrazioni locali per chiarire, anche tramite visite ai nostri impianti produttivi, l’effettiva portata del progetto, che intende coniugare - conclude Stefano Gardi - le esigenze ambientali con le necessità produttive in linea con le migliori tecnologie disponibili oggi sul mercato».
Alfredo Laffranchi



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Tuesday, September 27, 2005

Pescara «cavia» del cemento antismog

Domenica 25 Settembre 2005
Pescara «cavia» del cemento antismog

Test nei cantieri del Comune per il nuovo materiale che assorbe l’inquinamento



di GIUSEPPE RECCHIA

«A piedi nudi, in mezzo ai prati, mentre qui in centro io respiro il cemento». Come Celentano nella "Via Gluck", l'avevamo tanto odiato quel cemento che sottrae verde e bellezza alle nostre città. E invece è in arrivo una rivoluzione che potrebbe farci ricredere, un nuovo materiale ecologico che Pescara sarà una delle prime a sperimentare. L'Italcementi - un colosso del settore, leader in Italia e in Europa con più di 60 stabilimenti e quasi 150 mila dipendenti - ha infatti brevettato il Tx Millennium, un cemento composto prevalentemente da biossido di titanio, il quale possiede la proprietà di decomporre, attraverso un procedimento fotocatalitico, le sostanze inquinanti quali l'ossido e il biossido di azoto, il biossido di zolfo, il monossido di carbonio, l'ozono. In parole povere questo materiale, esposto alla luce e all'aria, assorbe gli elementi inquinanti che ammorbano l'ambiente che ci circonda e li trasforma in composti innocui per la salute.
Insomma, un invenzione che potrebbe rimettere in discussione tutte le strategie antinquinamento fin qui adottate, e produrre migliori risultati. Ne è certo Marcello Benigni, imprenditore pescarese amministratore unico della Edilvibro - società di Casoli tra le prime in Italia a commercializzare il nuovo materiale - il quale ha avuto una brillante idea per lanciare il prodotto sul mercato: «Ho contattato sia Luciano D'Alfonso che altri sindaci abruzzesi per esporre le qualità del Tx Millennium. l’esperimento che propongo è utilizzare il cemento nei lavori che dovremmo svolgere, da qui a breve, per il Comune di Pescara e per altre amministrazioni: lo forniremo allo stesso prezzo del cemento tradizionale, ma poi analizzeremo gli effetti sull'ambiente circostante che, si vedrà, saranno stupefacenti».
Pescara farà dunque da cavia per la sperimentazione del cemento ecologico, il quale costa sì il 20% in più rispetto a quello tradizionale, ma produrrebbe benefici incalcolabili in termini di salute pubblica. Almeno se venissero confermate le analisi svolte dal dipartimento di Chimica dell'università di Ferrara, che hanno riscontrato una riduzione dell'80% dell'inquinamento atmosferico circostante i manufatti realizzati col materiale in questione. Mentre secondo altre stime, rivestire di Tx Millennium il 15% delle superfici a vista di una città consentirebbe di ridurre l'inquinamento totale del 50%. «E bisogna anche considerare - aggiunge Benigni - che questo tipo di cemento, in termini di utilizzo, è identico a quello tradizionale e allo stesso modo può essere impiegato nella costruzione di strade, piazze ed edifici di qualsiasi genere».

Monday, September 26, 2005

Speciale inceneritori/cementerie

Speciale inceneritori/cementerie
Scritto da Administrator
lunedì, 19 settembre 2005
Sapevate che nel raggio di 20 Km da Calusco ci sono 6 impianti di incenerimento?
Calusco d'Adda (BG), Dalmine (BG), Trucazzano (BG), Merone (CO), Valmadrera (LC), Trezzo (MI)

Ecco alcuni documenti sull'incenerimento:

Diossine, ambiente e salute
Incenerimento di rifiuti nei cementifici
Cemento ottenuto dai rifiuti e rischio ambientale
Rete donne brianza
Rischi sanitari e alternative

Sunday, September 25, 2005

I Consigli comunali di Mazzano e Rezzato decidono

I Consigli comunali di Mazzano e Rezzato decidono
Italcementi, il futuro appare problematico
Nessun Comitato ambientale si è espresso per l’ampliamento



Il programmato ampliamento dell’azienda dell’Italcementi ha già suscitato varie reazioni negative di cui terranno senza dubbio conto i Comuni interessati, Rezzato e Mazzano. Insieme stanno per decidere cosa rispondere all’Italcementi (entro il 29 settembre). I due Comuni hanno convocato il Consiglio comunale, entrambi mercoledì 28 settembre, per discutere la questione e per prendere una decisione, facilitata dagli studi dei consulenti scientifici ingaggiati appositamente dalle due Amministrazioni comunali. Evidentemente è tutto da decidere nelle riunioni di mercoledì, ma su questa decisione potrebbe avere un peso il lavoro fino a qui svolto dai consulenti ingaggiati da Rezzato e Mazzano.
Com’ è noto l’Italcementi ha presentato ai Comuni due progetti di ampliamento, alternativi tra di loro e i rispettivi piani di impatto ambientale. Un progetto prevede un ampliamento sull’attuale superficie occupata dallo stabilimento, sfruttandone la residua capacità edificatoria; l’altro progetto prevede l’estensione dell’impianto a sud del Naviglio, nel territorio di Mazzano.
Sui progetti è già stato reso noto il parere nettamente contrario del Coordinamento territoriale ambientale dei Comuni di Nuvolento, Nuvolera, Paitone, Prevalle e Serle perchè «l’ampliamento è orientato ad ottenere un notevole incremento della capacità produttiva, che passerebbe dalle attuali 2.300 tonnellate giornaliere a 4.000 tonnellate al giorno, con conseguente aumento dei consumi delle risorse necessarie (energia, calcare da estrarre nella cava e frantumare, acqua di processo ecc.) e del traffico veicolare: stimato un più 27 per cento in entrata (per materie prime, combustibili, servizi...) ed in uscita (prodotto finito). L’Italcementi - prosegue il comunicato reso pubblico dal Coordinamento dei cinque Comuni - prevede che il forno sia utilizzato per lo smaltimento di rifiuti, tra cui rifiuti pericolosi quali le ceneri di risulta da centrali elettriche e le sabbie di purificazione degli oli esausti, senza alcuna indicazione delle quantità, delle modalità di stoccaggio e movimentazione, né delle precauzioni adottate per evitare la dispersione ambientale di tali materiali e le modalità di intervento in caso di sversamento accidentale di tali rifiuti o di contaminazione del suolo o del sottosuolo». A Mazzano e Rezzato sono arrivati altri pareri dai paesi vicini, «ma finora nessun Comitato ambientale o Comune si è espresso a favore dell’ampliamento Italcementi». Considerazioni di cui i Consigli comunali di Mazzano e Rezzato terranno sicuramente conto.
Alfredo Laffranchi

Saturday, September 24, 2005

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
LEGAMBIENTE LOMBARDIA – LEGAMBIENTE BERGAMO – LEGAMBIENTE MERATE


ITALCEMENTI DI CALUSCO D'ADDA: LEGAMBIENTE E I COMUNI CHIEDONO PIU' GARANZIE PER L'AMBIENTE Due le richieste fondamentali a Italcementi: cambiare lo Studio di Impatto Ambientale per tener conto delle osservazioni e ridurre le emissioni inquinanti con tecnologie sicure. Legambiente pronta a dare battaglia.

Si attende tra pochi giorni la risposta ufficiale di Italcementi al documento unitario elaborato da amministrazioni locali, enti parco, sindacati ed associazioni ambientaliste contenente le indicazioni e gli approfondimenti al progetto di coincenerimento di rifiuti liquidi pericolosi nella cementeria di Calusco d’Adda voluto da Italcementi.
Il documento è il prodotto di un percorso partecipato e condiviso, realizzato nell’ambito di Agenda 21, che è durato parecchi mesi e che ha messo intorno allo stesso tavolo vari attori presenti sul territorio: insieme al Comune di Calusco D'Adda, che da subito ha ritenuto quella posta da Italcementi una questione “sovracomunale” e che ha convocato il tavolo di lavoro, sono state presenti le amministrazioni comunali limitrofe (ben 15 amministrazioni coinvolte. Oltre a Calusco d’Adda hanno preso parte al tavolo di lavoro anche le amministrazioni comunali di Villa d’Adda, Carvico, Sotto il Monte, Terno d’Isola, Solza, Medolago, Suisio, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio Superiore, Verderio Inferiore, Merate, Imbersago e Cornate d’Adda), la Provincia di Bergamo, la Provincia di Lecco, l’ARPA, l’ASL, il Parco Regionale Adda Nord, il PLIS del Canto e del Bedesco, il CIB (Comuni dell’Isola Bergamasca), i sindacati e le associazioni ambientaliste. Tutte le realtà coinvolte hanno scelto di creare un’esperienza di coordinamento su tematiche ambientali e territoriali non geograficamente circoscrivibili e quindi non direttamente riconducibili alla responsabilità di un solo ente. Il tavolo di lavoro ha esaminato ed approfondito la documentazione prodotta da Italcementi in merito all'introduzione nel ciclo produttivo di rifiuti pericolosi come combustibili alternativi ai tradizionali. Al tavolo hanno partecipato anche i tecnici dell'azienda proponente, attivando così un serrato confronto nel merito dei progetti avanzati.
Tutto il lavoro finora svolto è finalizzato all’avvio della fase di sperimentazione che dovrebbe durare un anno nel caso ottenga le dovute autorizzazioni. Nella sostanza si è ritenuto opportuno che la fase di sperimentazione possa partire a patto che vengano rispettate due condizioni ritenute pregiudiziali: da un lato che Italcementi integri nella nuova versione dello Studio di Impatto Ambientale le specifiche richieste tecniche avanzate dagli enti e dall’altro che vengano recepite le indicazioni ed i suggerimenti su aspetti che più o meno direttamente sono legati al progetto in questione. Parliamo di indicazioni che tecnicamente non sono attinenti al progetto specifico di coincenerimento di rifiuti speciali e pericolosi ma che dovrebbero essere tenute in opportuna considerazione dato il contesto sociale ed ambientale in cui esso si inserisce. In particolare, relativamente alla prima condizione, nel documento si auspica che vengano inserite nella ripubblicazione del SIA che dovrebbe avvenire a breve, le osservazioni e le richieste sottoposte all’azienda nei mesi scorsi: per esempio si ritiene legittimo avere una maggior conoscenza del piano di gestione dei rifiuti speciali e speciali pericolosi, un approfondimento sulle caratteristiche dei rifiuti stessi e l’inclusione tra gli scenari di rischio di un eventuale ribaltamento delle autobotti in fase di trasporto di tali rifiuti. Sarebbe anche importante conoscere i risultati di esperienze di co-combustione con l’impiego di rifiuti analoghi a quelli che bruceranno a Calusco. Per quanto riguarda la seconda condizione, come ancora si evince dal documento stesso, si tratta in particolare di richieste tese a massimizzare il trasporto su ferro del complesso dei materiali necessari ovvero derivanti dal processo, a fornire una piena conoscenza del complesso delle emissioni generate dal processo produttivo e quindi a migliorare la qualità dell’aria, a ridurre l’impatto luminoso e migliorare il clima acustico
“Il lavoro di questi mesi è stato molto intenso ma quello che tutti insieme siamo riusciti ad elaborare è un documento importante, condiviso e costruttivo. Bisogna sottolineare il fatto che questa esperienza di concertazione e partecipazione è stata importante e dovrebbe diventare un metodo normalmente usato nell'affrontare più in generale tutte quelle tematiche che incidono profondamente, e molte volte in modo permanente, aree del nostro territorio” sono le parole di Andrea Poggio, Presidente di Legambiente Lombardia. “Il documento esprime ciò che noi riteniamo debba essere modificato dall’azienda per venire incontro alle esigenze di tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Ora la palla passa ad Italcementi. Vedremo se dimostrerà sensibilità e buon senso di fronte alle esigenze e alle richieste della nostra gente e del nostro territorio. ” dichiarano i responsabili del Coordinamento Provinciale di Legambiente Bergamo.


Breve cronistoria

- 28 Ottobre 2004: richiesta formale da parte di Italcementi per impiegare CDR (Combustibile Da Rifiuti) nel forno della cementeria di Calusco d’Adda;
- 16 Dicembre 2004: Italcementi presenta formalmente i progetti finalizzati ad ottenere l'autorizzazione per l’utilizzo nel proprio processo produttivo di “combustibili non convenzionali”, rifiuti pericolosi provenienti da processi industriali denominati “Ecofluid” e “RASF” da impiegare.
- 15 Gennaio 2005: Italcementi presenta pubblicamente lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) relativo all’impianto di ricezione, stoccaggio ed alimentazione di rifiuti liquidi pericolosi per il coincenerimento nel forno della cementeria di Calusco d’Adda
- Febbraio 2005: Definizione del Programma di Lavoro per affrontare la questione “Italcementi” nell’ambito di Agenda 21; l’Assemblea dei Comuni dell’Isola Bergamasca (CIB) adotta il Programma di Lavoro; vengono coinvolti anche i comuni più vicini al di là dell’Adda, la Provincia di Lecco e le associazioni ambientaliste, tra cui LEGAMBIENTE.
- Marzo-Agosto 2005. Vengono istituiti due tavoli di lavoro: un tavolo tecnico che approfondisce la conoscenza e prepara le osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale (SIA) ed uno politico che lavora su di una strategia comune da adottare per affrontare le problematiche legate al progetto di Italcementi;
- 21 Giugno 2005: Assemblea pubblica organizzata a Calusco d’Adda per illustrare alla popolazione il lavoro svolto dal tavolo tecnico. I suggerimenti, le indicazioni ed anche le problematicità emerse dai cittadini vengono raccolte e discusse nel tavolo politico.
- Settembre 2005: il tavolo politico consegna il documento ufficiale contenente le indicazioni, i suggerimenti e le migliorie proposte ad Italcementi in relazione al progetto di coincenerimento di rifiuti pericolosi a Calusco d’Adda

Ampliamento dell'Italcementi Gli ambientalisti non ci stanno

Ampliamento dell'Italcementi Gli ambientalisti non ci stanno

Sul sito del Comune di Mazzano appare in questi giorni il comunicato dell'Italcementi spa in cui si spiega come prendere visione del progetto e dello studio di impatto ambientale per eventuali istanze o osservazioni?.

L'Italcementi - spiega il sindaco di Rezzato Enrico Danesi - ha presentato non uno, ma due progetti di ampliamento, alternativi tra loro, e i rispettivi piani di impatto ambientale. Un progetto prevede un ampliamento sull'attuale superficie occupata dallo stabilimento, sfruttandone la residua capacità edificatoria; e un progetto prevede l'estensione dell'impianto a sud del Naviglio, nel territorio di Mazzano. Progetti e studi sono al vaglio dei Consigli comunali e delle Commissioni urbanistiche di Rezzato e Mazzano, che li valuteranno e poi si esprimeranno?.

Per lavorare con maggiore calma i Comuni di Mazzano e Rezzato hanno chiesto all'Italcementi di posticipare tutto di un mese per avere il tempo di fare osservazioni e l'azienda ha subito accettato la richiesta. Ma mentre i Comuni direttamente interessati al potenziamento produttivo dell'Italcementi stanno studiando (con l'ausilio di esperti) il progetto della ditta, arriva il parere contrario del Coordinamento territoriale ambientale dei Comuni di Nuvolento, Nuvolera, Paitone, Prevalle e Serle.

Il progetto di ampliamento dell'Italcementi - spiega un comunicato del Coordinamento dei cinque Comuni - è orientato ad ottenere un notevole incremento della capacità produttiva, che passerebbe dalle attuali 2.300 tonnellate giornaliere a 4.000 tonnellate al giorno, con conseguente aumento dei consumi delle risorse necessarie (energia, calcare da estrarre nella cava e frantumare, acqua di processo ecc.) e del traffico veicolare: stimato un più 27 per cento in entrata (per materie prime, combustibili, servizi...) ed in uscita (prodotto finito)?. ?L'Italcementi - prosegue il comunicato - prevede che il forno sia utilizzato per lo smaltimento di rifiuti, tra cui pericolosi quali le ceneri di risulta da centrali elettriche e le sabbie di purificazione degli olii esausti, senza alcuna indicazione delle quantità, delle modalità di stoccaggio e movimentazione, né delle precauzioni adottate per evitare la dispersione ambientale di tali materiali e le modalità di intervento in caso di sversamento accidentale di tali rifiuti o di contaminazione del suolo o del sottosuolo?

.a.laf.

Thursday, September 22, 2005

Lega: ottima riuscita del gazebo di Paderno

Lega: ottima riuscita del gazebo di Paderno

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Il banchetto della Lega a Paderno

La Lega Nord e l`Mgp Robbiate ringraziano tutti i cittadini e partecipanti per la splendida riuscita del gazebo di domenica 10 settembre a Paderno d`Adda.
La battaglia della Lega Nord contro il progetto dell` Italcementi, di utilizzare rifiuti tossico-nocivi come combustibili alternativi , prosegue nel migliore dei modi, visto l`altissimo numero di firme raccolte a sostegno dell`iniziativa. L`affetto e la determinazione manifestati dalle persone dimostrano come la Lega Nord sia l`energia vitale della politica. Come preannunciato gazebo verranno istituiti in ogni paese coinvolto , verra` inoltre attuato un volantinaggio capillare sul territorio affinche` i cittadini possano essere padroni del proprio futuro e delle loro libere scelte contro le lobby economico industriali che antepongono i propri interessi al bene comune.
Con l`occasione ringraziamo le numerose persone che oltre a firmare la petizione, si sono tesserate per il nostro movimento,a dimostrazione di come il tema della sicurezza ambientale sia molto sentito dai cittadini e vengano premiate le nostre battaglie di liberta` e di tutela dei diritti dei cittadini. Si ringrazia la Circoscrizione di Merate e la vicina sezione di Olgiate per il prezioso contributo fornito alla splendida realizzazione della manifestazione.



Il Segretario Il Responsabile Mgp
Marco Benedetti Maurizio Villa

paderno Italcementi: nuovo studio sull'impatto ambientale

paderno Italcementi: nuovo studio sull'impatto ambientale
Il complesso industriale dell'Italcementi che tiene in allerta amministrazioni locali e associazioni ambientaliste

PADERNO (l. per.) Italcementi alla stretta finale sulle richieste avanzate dagli enti locali bergamaschi e lecchesi in merito al progetto di utilizzo di combustibili alternativi nel nuovo forno da cemento. A giorni verrà infatti consegnato il documento di risposta, mentre sul territorio la Lega Nord continua la raccolta di firme contro questo progetto e annuncia che verrà fatto un volantinaggio e istituiti banchetti in ogni paese coinvolto: Robbiate, Paderno, Imbersago, Verderio Inferiore e Supeiore per citare i più vicini. Come si ricorderà nei mesi scorsi il Parco Adda Nord, la Provincia di Lecco e Bergamo, l'Arpa, Legambiente ed i comuni dell'Isola bergamasca ed i lecchesi Paderno d'Adda, Robbiate, Verderio Superiore, Verderio Inferiore, Merate, Imbersago e Cornate d'Adda avevano partecipato ad un tavolo comune per redarre una serie di richieste per consentire ad avviare la sperimentazione che dovrebbe durare un anno se il ministero competente dovesse autorizzare l'utilizzo di Rasf ed Ecofluid nel forno. Se da quanto elaborato da Italcementi non sembrano esserci problemi nelle emissioni, uno dei punti critici resta il trasporto eventuale di questi tipi di combustibile. Il tavolo di lavoro ha chiesto un nuovo studio di impatto ambientale che contempli il rischio di ribaltamento delle cisterne con la sua inclusione negli scenari di rischio e relativa predisposizione di un piano di intervento e di protezione civile in caso di incidente. Gli enti locali preferirebbero che tutto venisse trasportato su rotaia, non solo chiedono anche una valutazione delle emissioni su larga scala e una mappatura dell'inquinamento acustico e luminoso. In particolare è considerata «pregiudiziale» la definizione condivisa del livello delle emissioni dall'impianto: in caso contrario la loro opposizione sarebbe definitiva.

Sunday, September 18, 2005

Calusco: Legambiente chiede all`Italcementi più garanzie per l`ambiente

Calusco: Legambiente chiede all`Italcementi più garanzie per l`ambiente




Due le richieste fondamentali a Italcementi: cambiare lo Studio di Impatto Ambientale per tener conto delle osservazioni e ridurre le emissioni inquinanti con tecnologie sicure. Legambiente pronta a dare battaglia.

Si attende tra pochi giorni la risposta ufficiale di Italcementi al documento unitario elaborato da amministrazioni locali, enti parco, sindacati ed associazioni ambientaliste contenente le indicazioni e gli approfondimenti al progetto di coincenerimento di rifiuti liquidi pericolosi nella cementeria di Calusco d’Adda voluto da Italcementi.
Il documento è il prodotto di un percorso partecipato e condiviso, realizzato nell’ambito di Agenda 21, che è durato parecchi mesi e che ha messo intorno allo stesso tavolo vari attori presenti sul territorio: insieme al Comune di Calusco D`Adda, che da subito ha ritenuto quella posta da Italcementi una questione “sovracomunale” e che ha convocato il tavolo di lavoro, sono state presenti le amministrazioni comunali limitrofe (ben 15 amministrazioni coinvolte. Oltre a Calusco d’Adda hanno preso parte al tavolo di lavoro anche le amministrazioni comunali di Villa d’Adda, Carvico, Sotto il Monte, Terno d’Isola, Solza, Medolago, Suisio, Paderno d’Adda, Robbiate, Verderio Superiore, Verderio Inferiore, Merate, Imbersago e Cornate d’Adda), la Provincia di Bergamo, la Provincia di Lecco, l’ARPA, l’ASL, il Parco Regionale Adda Nord, il PLIS del Canto e del Bedesco, il CIB (Comuni dell’Isola Bergamasca), i sindacati e le associazioni ambientaliste. Tutte le realtà coinvolte hanno scelto di creare un’esperienza di coordinamento su tematiche ambientali e territoriali non geograficamente circoscrivibili e quindi non direttamente riconducibili alla responsabilità di un solo ente. Il tavolo di lavoro ha esaminato ed approfondito la documentazione prodotta da Italcementi in merito all`introduzione nel ciclo produttivo di rifiuti pericolosi come combustibili alternativi ai tradizionali. Al tavolo hanno partecipato anche i tecnici dell`azienda proponente, attivando così un serrato confronto nel merito dei progetti avanzati.
Tutto il lavoro finora svolto è finalizzato all’avvio della fase di sperimentazione che dovrebbe durare un anno nel caso ottenga le dovute autorizzazioni. Nella sostanza si è ritenuto opportuno che la fase di sperimentazione possa partire a patto che vengano rispettate due condizioni ritenute pregiudiziali: da un lato che Italcementi integri nella nuova versione dello Studio di Impatto Ambientale le specifiche richieste tecniche avanzate dagli enti e dall’altro che vengano recepite le indicazioni ed i suggerimenti su aspetti che più o meno direttamente sono legati al progetto in questione. Parliamo di indicazioni che tecnicamente non sono attinenti al progetto specifico di coincenerimento di rifiuti speciali e pericolosi ma che dovrebbero essere tenute in opportuna considerazione dato il contesto sociale ed ambientale in cui esso si inserisce. In particolare, relativamente alla prima condizione, nel documento si auspica che vengano inserite nella ripubblicazione del SIA che dovrebbe avvenire a breve, le osservazioni e le richieste sottoposte all’azienda nei mesi scorsi: per esempio si ritiene legittimo avere una maggior conoscenza del piano di gestione dei rifiuti speciali e speciali pericolosi, un approfondimento sulle caratteristiche dei rifiuti stessi e l’inclusione tra gli scenari di rischio di un eventuale ribaltamento delle autobotti in fase di trasporto di tali rifiuti. Sarebbe anche importante conoscere i risultati di esperienze di co-combustione con l’impiego di rifiuti analoghi a quelli che bruceranno a Calusco. Per quanto riguarda la seconda condizione, come ancora si evince dal documento stesso, si tratta in particolare di richieste tese a massimizzare il trasporto su ferro del complesso dei materiali necessari ovvero derivanti dal processo, a fornire una piena conoscenza del complesso delle emissioni generate dal processo produttivo e quindi a migliorare la qualità dell’aria, a ridurre l’impatto luminoso e migliorare il clima acustico
“ Il lavoro di questi mesi è stato molto intenso ma quello che tutti insieme siamo riusciti ad elaborare è un documento importante, condiviso e costruttivo. Bisogna sottolineare il fatto che questa esperienza di concertazione e partecipazione è stata importante e dovrebbe diventare un metodo normalmente usato nell`affrontare più in generale tutte quelle tematiche che incidono profondamente, e molte volte in modo permanente, aree del nostro territorio” sono le parole di Andrea Poggio, Presidente di Legambiente Lombardia. “Il documento esprime ciò che noi riteniamo debba essere modificato dall’azienda per venire incontro alle esigenze di tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Ora la palla passa ad Italcementi. Vedremo se dimostrerà sensibilità e buon senso di fronte alle esigenze e alle richieste della nostra gente e del nostro territorio. ”

Breve cronistoria

- 28 Ottobre 2004: richiesta formale da parte di Italcementi per impiegare CDR (Combustibile Da Rifiuti) nel forno della cementeria di Calusco d’Adda;
- 16 Dicembre 2004: Italcementi presenta formalmente i progetti finalizzati ad ottenere l`autorizzazione per l’utilizzo nel proprio processo produttivo di “combustibili non convenzionali”, rifiuti pericolosi provenienti da processi industriali denominati “Ecofluid” e “RASF” da impiegare.
- 15 Gennaio 2005: Italcementi presenta pubblicamente lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) relativo all’impianto di ricezione, stoccaggio ed alimentazione di rifiuti liquidi pericolosi per il coincenerimento nel forno della cementeria di Calusco d’Adda
- Febbraio 2005: Definizione del Programma di Lavoro per affrontare la questione “Italcementi” nell’ambito di Agenda 21; l’Assemblea dei Comuni dell’Isola Bergamasca (CIB) adotta il Programma di Lavoro; vengono coinvolti anche i comuni più vicini al di là dell’Adda, la Provincia di Lecco e le associazioni ambientaliste, tra cui LEGAMBIENTE.
- Marzo-Agosto 2005. Vengono istituiti due tavoli di lavoro: un tavolo tecnico che approfondisce la conoscenza e prepara le osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale (SIA) ed uno politico che lavora su di una strategia comune da adottare per affrontare le problematiche legate al progetto di Italcementi;
- 21 Giugno 2005: Assemblea pubblica organizzata a Calusco d’Adda per illustrare alla popolazione il lavoro svolto dal tavolo tecnico. I suggerimenti, le indicazioni ed anche le problematicità emerse dai cittadini vengono raccolte e discusse nel tavolo politico.
- Settembre 2005: il tavolo politico consegna il documento ufficiale contenente le indicazioni, i suggerimenti e le migliorie proposte ad Italcementi in relazione al progetto di coincenerimento di rifiuti pericolosi a Calusco d’Adda

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Thursday, September 08, 2005

Raccolta firme

PADERNO Raccolta firme contro i rifiuti La Lega Nord Robbiate e il Movimento Giovani Padani sempre di Robbiate hanno organizzato per sabato 10 settembreun gazebo per raccogliere firme contro il progetto di rifiuti come combustibili all'Italcementi di Calusco.

Friday, August 05, 2005

Paderno Italcementi Uno scalo ferroviario tra le «prescrizioni»

LA PROVINCIA DI LECCO 04 08 05

Paderno Italcementi Uno scalo ferroviario tra le «prescrizioni»

PADERNO (l. per.) Uno scalo ferroviario all'interno dell'Italcementi per azzerare il traffico di camion e mezzi pesanti da e per il paese: è la richiesta dei comuni delle province di Lecco e Bergamo contenute in un lungo elenco di prescrizioni e richieste di un documento che i quindici comuni «toccati» dall'Italcementi hanno elaborato. Come noto, il colosso cementifero ha in programma l'utilizzo di combustibili alternativi al petrolio e suoi derivati nel forno da cemento di recente realizzazione. Sul finire dell'anno scorso aveva presentato al ministero delle attività produttive la richiesta per questo uso, avendo già in passato sperimentato l'Ecofluid con buoni risultati. La notizia non era piaciuta alle amministrazioni locali sulle due sponde dell'Adda e l'Italcementi aveva annunciato una moratoria fino alla fine di aprile per la presentazione della richiesta, il termine è passato senza che comunque si procedesse. È poi stato costituito un tavolo tecnico per l'esame di tutte le problematiche connesse a questo tipo di utilizzo, mentre in un'assemblea pubblica di maggio venne spiegato in lungo ed in largo il progetto, con i responsabili ambientali e della sicurezza del gruppo bergamasco che hanno assicurato il rispetto di tutte le normative del settore. Ora i comuni interessati – Paderno, i due Verderio, Robbiate, Merate, Imbersago e Cornate d'Adda, per quanto riguarda la sponda occidentale del fiume – chiedono moltissimi dati ad esempio sull'inquinamento acustico: intendono affidare ad un soggetto esterno alle amministrazoni, l'incarico per conoscere il complesso delle emissioni derivanti dalle fonti principali e un progetto di miglioramento del clima acustico «soprattuto in quei contesti residenziali in cui sono segnalate criticità». Le risorse necessarie sono da quantificare a cura dell'Italcementi e i contenuti dell'indagine riguardano la misurazione delle emissioni a impianto fermo ed in esercizio, la valutazione delle politiche della multinazionale per la gestione corrente dell'aspetto ambientale e quelle di miglioramento e l'esame delle soluzioni che saranno prospettate dalla ditta. Sono inoltre previsti mascheramenti delle emissioni sonore per raggiungere livelli di emissioni notturne inferiori a quelle previste dai piani di zonizzazione acustica. Un secondo ordine di problemi è il trasporto dell'Ecofluid ed il Rasf, e di tutte le materie prime, i prodotti finiti ed i rifiuti che entrano ed escono di cui si chiede che la maggior parte sia trasportata su ferro, quindi sarebbe necessario attivare uno scalo ferroviario interno allo stabilimento e si chiede uno studio di fattibilità in merito.

Tuesday, August 02, 2005

Pronto un documento `pregiudiziale` per Italcementi. 15 comuni attorno al tavolo

Pronto un documento `pregiudiziale` per Italcementi. 15 comuni attorno al tavolo


L`impianto dell`Italcementi di Calusco d`Adda


I 15 comuni dell’area interessata dalla questione Italcementi (7 della provincia di Bergamo, 7 del meratese compresa Cornate d’Adda) unitamente ai gruppi di Legambiente delle due sponde dell’Adda si sono ritrovati nella giornata di venerdì 29 luglio per approvare definitivamente il documento da sottoporre a Italcementi come condizione per poter partire con il progetto di combustione sperimentale. Dopo lunghi e studiati incontri da parte di questo tavolo tecnico e politico di lavoro ne è uscito un documento importantissimo ed elaborato rivolto ai cittadini, ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, alle associazioni e a tutti coloro che potrebbero essere interessati dalle ricadute dell’Italcementi. La relazione, presentata alla ditta di Calusco d’Adda, da cui ci si aspetta anche una risposta include una serie di obiettivi nonché di tematiche che dovranno essere necessariamente approfondite e comprende proposte, raccomandazioni e preoccupazioni da intendersi pregiudiziali per l’inizio delle attività di combustione. Come si ricorderà, infatti, all’inizio dell’anno Italcementi aveva annunciato di allargare la propria attività, andando a bruciare un tipo di rifiuti classificati dalla legge come pericolosi (nella fattispecie Ecofluid e Rasf), scatenando le opposizioni di comuni, associazioni ambientaliste e cittadini. Subito si sono attivati progetti e iniziative su più fronti come il tavolo tecnico di lavoro che ha portato alla stesura del documento dove vengono individuati temi che dovranno essere oggetto di approfondimento. Fra questi si richiedono i risultati di esperienze di co-combustione con l’impiego di rifiuti analoghi a quelli in esame (qualità e quantità), la valutazione degli effetti ambientali congiunti derivanti dall’impiego del complesso dei combustibili ipotizzati, l’indicazione delle modalità che si intendono adottare per il rispetto degli standard fissati. Gli Enti locali chiedono poi la verifica di alcune attività che non riguardano la combustione dei rifiuti tossici ma ritenute collaterali, come le problematiche del trasporto di materie prime e prodotti finiti, l’analisi della qualità dell’aria a scala larga, l’inquinamento luminoso e acustico. L’interessamento da parte di comuni, associazioni e semplici cittadini mostra come la problematica ambientale sia molto sentita nei diversi ambiti della vita sociale, per via anche della consapevolezza che l’inquinamento dell’aria non conosce “confini”. Ora spetterà all’Italcementi, cui non è possibile impedire l’utilizzo di tali combustibili, raccogliere le richieste dei comuni e farsi promotrice di un’informazione più sensibile e vicina alla gente.

continua (COOLEGATI AL LINK DEL TITOLO)



S.V.

LA PROVINCIA DI LECCO 02 08 05

Robbiate «Italcementi»: no al progetto di bruciare combustibili

La gente vede con poca simpatia il progetto dell'Italcementi di bruciare nel forno combustibili alternativi: la Lega promuove una raccolta di firme
ROBBIATE (l. per.) Al di qua dell'Adda la gente vede con poca simpatia il progetto dell'Italcementi di bruciare nel forno del cemento combustibili alternativi - rasf, ecofluid ed altri – come testimoniano le moltissime firme raccolte nei giorni scorsi dalla Lega Nord lecchese a Robbiate e dintorni. «Come preannunciato questo sarà solo l'inizio di una massiccia campagna informativa sui pericoli causati ai cittadini da questo progetto, in settembre gazebo verranno istituiti in ogni paese coinvolto, verrà inoltre attuato un volantinaggio capillare sul territorio affinchè i cittadini possano essere padroni del proprio futuro e delle loro libere scelte», sostiene il segretario robbiatese Marco Benedetti. La Lega nord lecchese aveva annunciato la raccolta firme in pompa magna dichiarando «la propria assoluta contrarietà al progetto che andrebbe ad aumentare la già non rosea situazione ecologico-ambientale dei territori dell'isola e del meratese; zone densamente popolate e dove è già stata riscontrata una mortalità per carcinoma superiore alla media nazionale. Non entrando nel merito della funzionalità dell'impianto, in condizioni normali di lavorazione, rimane concreta e allarmante l'ipotesi, in caso di guasto, di avere una nuova Icmesa a trent'anni dal dramma di Seveso. Inoltre il trasporto su gomma e lo stoccaggio di materiali altamente infiammabili in una zona così densamente popolata, metterebbe a repentaglio l'incolumita' dei cittadini in caso di un eventuale e prevedibile incidente. L'Italcementi è uno stabilimento di produzione di materiale per l'edilizia e tale deve rimanere». Il movimento di Bossi ha preannunciato che «si batterà ad ogni livello istituzionale per impedire che tale iniziativa abbia realizzazione».



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