Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Tuesday, May 29, 2007

Roberto Colleoni della lista ``Per Calusco``, eletto sindaco

Roberto Colleoni della lista
``Per Calusco``, eletto sindaco





Roberto Colleoni

Roberto Colleoni, della lista civica “Per Calusco”, è il nuovo sindaco del paese. Lo ha scelto l’elettorato attribuendogli il 68.65% dei voti (3.116) e preferendolo a Michela Viscardi della lista civica “Linea Comune”. Il risultato è arrivato dallo spoglio delle schede nei 16 seggi dove si sono contate 47 schede bianche e 100 nulle. I votanti in totale sono stati 4.686 su un corpo elettorale di 6.530.



Calusco volta pagina e sceglie Colleoni


Eco di Bergamo 29 maggio 07


I cittadini di Calusco d'Adda hanno voluto dare un chiaro segnale di cambiamento al governo del territorio con il voto espresso in questa tornata elettorale, bocciando sonoramente la lista di «Lineacomune» di Michela Viscardi e preferendo la nuova lista «Per Calusco» di Roberto Colleoni. I risultati emersi parlano chiaro: il 68,65% dei cittadini hanno votato per Colleoni, mentre solo il 31,35% era per la continuità. Così dopo anni di governo di centrosinistra, ancor prima della costituzione del gruppo di «Lineacomune» avvenuta verso il 1994 con Domenico Colleoni, Calusco gira pagina e premia la coalizione di centrodestra (Lega Nord e Forza Italia), anche se il neo sindaco Roberto Colleoni precisa che «la lista “Per Calusco" è civica e formata da donne e uomini di buona volontà, delle età più disparate e con esperienze professionali diverse, unite dal desiderio di impegnarsi per il bene di Calusco». «È la vittoria di squadra e dei cittadini che hanno creduto che è possibile cambiare – ha detto ancora il nuovo sindaco – e ora abbiamo la responsabilità di guidare il paese: sapremo farlo perché questa squadra è composta da persone capaci. Sono contentissimo di questo risultato che ci sprona a perseguire quel cambio da noi annunciato in campagna elettorale. La gente vuole che si cambi e noi lo faremo. Ciò che è stato fatto finora dall'attuale Amministrazione non andava bene. Noi siamo arrivati al cuore della gente che ha capito, dandoci fiducia: sarà nostro dovere non deluderla in questi cinque anni. La nostra squadra non è formata da politici ma abbiamo figure professionali competenti che provengono dal mondo del volontariato e dell'associazionismo». Roberto Colleoni, 48 anni, medico specialista in ostetricia e ginecologia all'ospedale «Valduce» di Como, coniugato con Tiziana e padre di Francesca, Umberto e Tommaso, è rimasto al lavoro fino alle 15: «Ho operato, e poi sono rientrato a Calusco per essere presente al momento dei risultati». Verso le 17, quando cinque sezioni erano state già scrutinate e tutte davano Roberto Colleoni vincente, l'atmosfera per i candidati e i sostenitori della lista «Per Calusco» era già euforica. La certezza matematica della vittoria è venuta man mano che si aprivano le schede dell'ultima sezione.
All'interno delle scuole elementari, dove erano stati allestiti i seggi, il candidato della lista «Per Calusco» Massimo Cocchi aveva con sé il computer portatile e segnava ogni voto scrutinato. Quando la vittoria è stata certa, ha telefonato al neo sindaco invitandolo a presentarsi. Colleoni è stato accolto sulla soglia delle scuole da un'ovazione di gioia e tripudio, seguita da un caloroso applauso. Quindi abbracci e strette di mano a tutti i presenti che si sono complimentati con lui. Un sostenitore gli ha messo nelle mani una bottiglia di spumante magnum – come la vittoria, ha commentato qualcuno – e offerto il brindisi augurale a tutti. «Non abbiamo pensato a chi ricoprirà i vari assessorati – ha riferito il neo primo cittadino di Calusco –. Ma saranno sei e in Giunta municipale ci saranno anche esponenti della Lega Nord e di Forza Italia. In questa campagna elettorale tutti si sono impegnati e la loro presenza nel governo del paese sarà di aiuto».
Il segretario della Lega Nord di Calusco d'Adda, Roberto Locatelli, si è detto contento di questo successo che porta per la prima volta nella storia la Lega Nord sui banchi di maggioranza del Consiglio comunale: «Lavoreremo sul progetto condiviso e le scelte fatte». Il neo sindaco quindi si è recato in municipio a salutare i dipendenti e si è presentato al segretario comunale Filippo Paradiso. Alle 19 il presidente della sezione uno, Christian Manzoni, ha proclamato ufficialmente Roberto Colleoni sindaco di Calusco d'Adda. Tra gli eletti della lista «Per Calusco» ha ricevuto moltissimi voti il consigliere uscente di minoranza della Casa delle libertà, Massimo Cocchi, che ha avuto ben 215 preferenze. Fanno parte della lista anche il presidente della Polisportiva, Giuseppe (detto Pippo) Bolis e il responsabile della Protezione civile Leo Giannelli. Il presidente dell'Age, Danilo Francesco Riva, non risulta tra gli eletti: una sessantina di voti non sono stati ritenuti validi perché portavano solo il cognome Riva, e di Riva in lista ce n'erano due (Francesco Danilo e Mirco).
Angelo Monzani

Sunday, May 27, 2007

Calusco: la nuova tangenziale sud

Calusco: la nuova tangenziale sud


prg-calusco1“La Provincia di Bergamo ha sottoscritto un Protocollo d'intesa con il Comune di Calusco d'Adda e la Società Italcementi Spa per la realizzazione della variante alla strada provinciale S.P. 166. intervento che rientra nell'ambito delle iniziative avviate dalla Provincia, orientate al miglioramento della rete stradale di sua competenza in sinergia con gli Enti locali territorialmente interessati e con il contributo di altri soggetti pubblici e privati. Uno dei nodi critici della viabilità provinciale è costituito dal centro abitato del Comune di Calusco d'Adda, attraversato dalla strada provinciale SP n. 166, interessato da un elevato volume di traffico che potrebbe subire significativi incrementi a seguito della messa in esercizio della nuova strada "Villa d'Adda - Carvico, in variante all'attuale tracciato della strada provinciale S.P. n. 169. Il suddetto tratto di strada provinciale, in particolare, è interessato dal transito di automezzi provenienti o diretti al ponte San Michele, che attraversa il fiume Adda e collega le province di Bergamo e Lecco. E’emersa l'esigenza di by-passare il centro abitato di Calusco d'Adda, realizzando una variante a sud del medesimo Comune, compatibile con le linee programmatiche provinciali in materia di grande viabilità.
Il nuovo collegamento consentirà il trasferimento all'esterno dell'abitato di Calusco d'Adda del traffico attualmente transitante lungo via G. Marconi, con particolare riferimento al traffico pesante, in modo da garantire fluidità alla circolazione, assicurando condizioni di maggiore sicurezza sia ai veicoli in transito che ai pedoni. Il Protocollo d'intesa prevede che il progetto dell'opera finalizzato alla realizzazione della variante sia predisposto dal Comune di Calusco d'Adda con l'ausilio tecnico della Società Italcementi.
La nuova arteria stradale dovrà svilupparsi compatibilmente con il reticolo idrogeografico superficiale, mentre in corrispondenza dei nuclei abitati periferici di Calusco d'Adda e Solza, dovrà svilupparsi in galleria artificiale posta a quota inferiore al piano campagna.”
Trovate la notizia originale qui, mentre nell’immagine sopra riportata trovate l’estratto del PRG di Calusco (l'originale, in scala 1:5000 lo trovate qui). La tangenziale è segnata in giallo sotto. La linea nera che attraversa l’immagine a metà è la ferrovia. In viola è segnato l’insediamento Italcementi. Da notare che la nuova tangenziale sud andrà ad inserirsi con uno svincolo sulla provinciale rivierasca (a destra). A sinistra in prossimità dell’Adda verrà realizzata una nuova rotatoria che dovrebbe essere quella che condurrà al nuovo ponte sull’Adda ?????????????????????(della qual cosa vi riferiremo in un prossimo post) e subito sopra di questa si farà una nuova rotatoria sull’attuale SP 166 dove attualmente vi è la biforcazione con la vecchia strada che porta nel centro del paese.
postato da: terradadda alle ore 09:32 | link | commenti
categorie: on the road, isola, calusco d adda

Calusco: Italcementi non si schiera per le amministrative

venerdì, 18 maggio 2007
Calusco: Italcementi non si schiera per le amministrative


Sono voci di paese, e come tali vanno prese. Pettegolezzi, indiscrezioni, verità? Chi lo sa? Però c’è il proverbio che dice “vox populi, vox dei”. Letteralmente: la voce del popolo è la voce di Dio, ovvero stabilisce la verità d'una cosa, quando il popolo è concorde nell'affermarla. La voce che gira insistentemente per Calusco è questa : l’Italcementi si astiene. Sembra infatti che la multinazionale dei cementi bergamasca abbia deciso di non schierarsi, né formalmente, né informalmente, con nessuno dei due schieramenti in lizza per le prossime elezioni amministrative. Altrimenti con 240 dipendenti, e altrettante famiglie, che lavorando all’Italcementi qualcosa avrebbero lasciato trapelare. Invece niente. perché? Semplice questa volta la Ditta non ha nessun interesse diretto, tutto ciò che voleva avere lo ha ottenuto. Ha la nuova cementeria con la nuova torre, ha la galleria per il trasporto dei materiali inerti attraverso il Monte Canto. Ha tutto quello che serve per svolgere la propria attività industriale. Per molti anni non avrà alcun bisogno di alcun appoggio nel seno dell’amministrazione comunale, potrà portare avanti la propria intrapresa senza problemi.
postato da: terradadda alle ore 13:20 | link | commenti
categorie: vox populi, calusco d adda

Friday, May 25, 2007

Previsti incontri per 4 giovedì con i tecnici Italcementi

24 Maggio 2007
Previsti incontri per 4 giovedì con i tecnici Italcementi
Al via “Invito al dialogo” per informare i cittadini sul progetto di ammodernamento della cementeria di Isola delle Femmine


Italcementi prosegue la sua attività di informazione con “Invito al dialogo” per spiegare a tutti i cittadini il progetto di ammodernamento della cementeria di Isola delle Femmine.

Da oggi e per i successivi giovedì (31 maggio, 7 giugno e 14 giugno) sarà possibile recarsi in cementeria dalle 16.00 alle 20.00 e visitare il nuovo Punto Informativo. E’ un’area dedicata, con pannelli, video e materiale informativo a disposizione di tutti i cittadini, gli amministratori locali, la stampa, le scuole, le associazioni ambientaliste e di categoria, i comitati, i gruppi locali attivi sul territorio e quant’altri vogliano conoscere da vicino il progetto di ammodernamento della cementeria di Isola delle Femmine. I responsabili di Italcementi saranno a disposizione per presentare gli aspetti tecnici e ambientali e rispondere a tutte le domande e richieste di approfondimento. Il Punto Informativo sarà comunque aperto anche in altri orari previo appuntamento.

In questi giorni sono in distribuzione in tutto il territorio 1.500 volantini nei mercati, nelle piazze, nei negozi, nei supermercati, nei centri di aggregazione e tra le associazioni locali per informare dell’iniziativa.

Oggi primo giorno di apertura, tra i primi visitatori le autorità locali, i gruppi ambientalisti e numerosi cittadini.

Italcementi conferma anche in questa occasione la disponibilità al confronto con tutte le espressioni del territorio per fornire in qualsiasi occasione i chiarimenti e gli approfondimenti necessari perché lo spirito di collaborazione che fino ad oggi ha caratterizzato il dialogo, continui anche in futuro.

La Società è convinta della validità delle proprie soluzioni e che l’investimento su cui sta lavorando contribuirà notevolmente al miglioramento della qualità ambientale del territorio a vantaggio dei cittadini. La nuova cementeria infatti sarà in grado di assicurare una sensibile rispetto alla situazione attuale, grazie ad un radicale cambiamento della tecnologia produttiva. L’investimento previsto per l’ammodernamento è di 70 milioni di Euro. I lavori, una volta ottenute le necessarie autorizzazioni, dureranno circa due anni e coinvolgeranno oltre 350 persone.



Tutte le informazioni sul progetto sono disponibili anche sul sito della società all’indirizzo www.italcementi.it

Sos cancro

Sos cancro
di Luca Carra e Daniela Minerva
Leucemie. Tumore al polmone, seno, colon, fegato... I malati in Italia sono aumentati in 20 anni del 10, 20, 40 per cento. Ecco tutte le cifre. La mappa delle zone più esposte e le cause



C'è la percezione comune, quella che li registra in crescita costante senza riuscire a dare una spiegazione. E ci sono gli specialisti, quelli che cercano di evitare il panico e offrono lunghe dissertazioni tecnico-statistiche per definire quello che sta accadendo. Ma i dati raccolti da 'L'espresso' non lasciano dubbi sulla realtà: in Italia la crescita dei casi di tumori è a livelli da epidemia.

Basta guardare i numeri e confrontare i dati degli anni Ottanta con le analisi più recenti. Tra il 15 e il 20 per cento in più i casi di linfomi e leucemie; i mesoteliomi che esplodono (più 37 per cento nelle donne e più 10 negli uomini); poi la mammella (più 27), il cervello (tra l'8 e il 10), il fegato (tra il 14 e il 20).

Se si guarda ai bambini, la statistica diventa angosciante: il confronto tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta mostra risultati spietati. Usando come campione la Regione Piemonte, si scopre un'impennata del 72 per cento del neuroblastoma, del 49 per cento nei tumori del sistema nervoso centrale, del 23 per cento per le leucemie. Una contabilità terribile, resa meno drammatica solo dai migliori risultati nelle guarigioni, grazie alla diagnostica precoce e alle terapie. Questi i numeri, presentati nel grafico alle pagine 32 e 33. Ma se si analizza l'avanzata del male con i meccanismi d'inchiesta bisogna porsi altre due domande, dove e perché, che aprono scenari ancora più inquietanti. Dove aumentano i casi di cancro? In tutta Italia, con una concentrazione micidiale in 54 aree che comprendono 311 comuni. Nella mappa tracciata da 'L'espresso' queste zone di crisi disegnano una radiografia della Penisola avvelenata che corre da Pieve Vergonte, un paese all'ombra della fabbrica Enichem nel profondo Nord della provincia di Verbania, alla punta inferiore della Sicilia, con Gela e il suo petrolchimico voluto da Enrico Mattei per regalare un futuro industriale all'isola.


Una via Crucis che segna sempre nuove tappe, perché traffico automobilistico e impianti di riscaldamento diffondono minacce crescenti nei centri urbani congestionati, perché proliferano ovunque nuovi strumenti tecnologici di cui si ignorano i danni a lungo termine e perché la devastazione dei suoli provocata da discariche clandestine immette nella catena alimentare sostanze nocive che finiscono sulla tavola degli italiani. Addirittura secondo il ministero dell'Ambiente i veleni che si disperdono nell'aria, nell'acqua e nel terreno partono da una galassia di 9 mila piccole Seveso, intorno alle quali rischiano la contaminazione dai sei agli otto milioni di abitanti. Ma l'onda lunga di questa contaminazione, attraverso l'inquinamento delle falde che portano l'acqua nelle nostre case, della catena alimentare, delle nubi tossiche che si spostano coi venti, riguardano, di fatto, tutti noi. Studiare le cause dei tumori è un lavoro improbo, che costringe a una serie di accorgimenti per discriminare il groviglio di cause che possono provocarli. Il fumo, gli stili alimentari, le infezioni, le suscettibilità su base genetica sono le cause più studiate. E le ricerche hanno mostrato il collegamento tra il consumo di carni rosse e grassi saturi coi tumori del colon, quello delle carni alla griglia bruciacchiate con la neoplasia dello stomaco. E soprattutto hanno mostrato il fattore protettivo di frutta e verdura. Ma certo non basta cambiare dieta per azzerare il rischio cancro, che è, gli studiosi lo ripetono fino alla nausea, una malattia multifattoriale: ovvero generata da tanti fattori. Così, se il rapporto tra fumo di sigaretta e tumori del polmone e dell'uretra è un fatto indiscutibile, così come quello tra fumo passivo e cancro del seno, è anche vero che se si cercano le ragioni dell'emergenza fotografata in queste pagine, l'attenzione si punta tutta sui veleni che ci circondano.

Prendiamo ad esempio i i tumori al polmone, che uccidono ogni anno 25 mila persone. Non c'è dubbio che la causa di questa strage siano essenzialmente le sigarette. Ma: "Chi vive in una città inquinata ha un 25 per cento di rischio in più di avere un tumore al polmone, chi fuma ha un rischio del 900 per cento in più", sintetizza Annibale Biggeri, epidemiologo dell'Università di Firenze: "Tuttavia, al traffico e all'inquinamento siamo esposti tutti e quindi, benché il rischio individuale sia basso, l'impatto dell'inquinamento sulla salute pubblica è tutt'altro che irrilevante. E contrariamente al fumo è anche involontario". Dire che il tumore al polmone è determinato per l'80 per cento dal fumo di sigaretta significa riconoscere la prevalenza schiacciante di un veleno sugli altri.
(24 maggio 2007)

Un killer senza età
di Valentina Murelli
I dati del registro dei tumori infantili del Piemonte sono agghiaccianti: il tasso di incidenza dei tumori nei bambini è cresciuto da 122,6 casi per milione alla fine degli anni Sessanta a 195,2 alla fine degli anni Novanta. Un aumento dell'1,3 per cento all'anno che ha riguardato tutti i tumori, anche se a crescere di più sono stati i cerebrali, il neuroblastoma (un tumore del sistema nervoso) e le leucemie.

Quelli del Piemonte sono i dati più completi disponibili nel nostro Paese. Ma il dato, affermano gli specialisti, è comune a tutta l'Europa e ai paesi industrializzati: negli ultimi 30 anni i tumori di bambini e adolescenti sono cresciuti in modo costante, a un ritmo dell'1 per cento annuo o poco più.

E l'attenzione va subito ai fattori ambientali: sul banco degli imputati sono finiti per esempio vari tipi di inquinamento e i campi elettromagnetici. Secondo una ricerca dell'epidemiologo inglese Ernest Knox, quasi un quarto dei tumori infantili sarebbe da attribuire alle emissioni del traffico veicolare. Knox ha analizzato i luoghi di residenza di tutti i bambini morti di tumore in Gran Bretagna tra il 1955 e il 1980, trovando che il rischio aumenta in modo significativo per bambini nati e cresciuti vicino a strade trafficate, autostrade e stazioni di autobus.

L'Italia attende i risultati di un grande studio epidemiologico, che dovrebbe concludersi alla fine dell'anno. Nel frattempo, un'indagine condotta un paio di anni fa sulla base di dati raccolti nel registro tumori di Varese suggerisce che le probabilità di ammalarsi di leucemia siano quattro volte superiori in bambini che abitano vicino a grandi vie di traffico rispetto a coetanei che vivono in zone più tranquille. Colpevole sarebbe il benzene.

Sotto accusa per la crescita delle leucemie c'è anche la scarsa esposizione ad agenti infettivi nei primi anni di vita. Secondo un imponente studio inglese apparso sul 'British Medical Journal', bambini che tra zero e due anni non sono andati all'asilo e hanno avuto pochi contatti con altri bambini (e con i loro microbi) avrebbero un rischio maggiore di sviluppare una grave forma di leucemia (la linfoblastica acuta). Per gli autori della ricerca, il miglioramento delle condizioni igieniche impedirebbe al sistema immunitario in formazione di imparare a rispondere in modo corretto alle infezioni, con il rischio di dare risposte eccessive durante incontri successivi con virus e batteri. A sua volta, questa reazione esagerata potrebbe favorire l'insorgenza di leucemia.

Al di là delle incertezze, c'è però una nota positiva: negli ultimi decenni è aumentata in modo significativo anche la sopravvivenza di bambini e adolescenti colpiti da tumore, passata in Europa dal 44 per cento degli anni Settanta al 74 degli anni Novanta.
Valentina Murelli

L'indagine del L'Espresso «Crescita dei tumori a livello di epidemia» Sempre di più i veleni che si disperdono nell'aria, nell'acqua e nel terreno: da

L'indagine del L'Espresso «Crescita dei tumori a livello di epidemia» Sempre di più i veleni che si disperdono nell'aria, nell'acqua e nel terreno: dal traffico all'inquinamento. Le angoscianti statistiche


ROMA - «In Italia la crescita dei casi di tumori è a livelli da epidemia». Così «L'Espresso», in un articolo che sarà pubblicato nel numero in edicola venerdì. Basta guardare i numeri «e confrontare i dati degli anni Ottanta con le analisi più recenti- segnala il settimanale- tra il 15 e il 20% in più i casi di linfomi e leucemie; i mesoteliomi che esplodono (più 37% nelle donne e più 10 negli uomini); poi la mammella (più 27), il cervello (tra l'8 e il 10), il fegato (tra il 14 e il 20)». Se si guarda ai bambini, «la statistica diventa angosciante- aggiunge l'Espresso- il confronto tra la fine degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta mostra risultati spietati». Usando come campione la Regione Piemonte, «si scopre un'impennata del 72% del neuroblastoma, del 49% nei tumori del sistema nervoso centrale, del 23% per le leucemie».

Dove aumentano i casi di cancro? «In tutta Italia- indica l'articolo- con una concentrazione micidiale in 54 aree che comprendono 311 comuni». Queste zone di crisi «disegnano una radiografia della Penisola avvelenata che corre da Pieve Vergonte, un paese all'ombra della fabbrica Enichem nel profondo Nord della provincia di Verbania, alla punta inferiore della Sicilia, con Gela e il suo petrolchimico voluto da Enrico Mattei per regalare un futuro industriale all'isola». Una «via Crucis che segna sempre nuove tappe, perchè traffico automobilistico e impianti di riscaldamento diffondono minacce crescenti nei centri urbani congestionati, perchè proliferano ovunque nuovi strumenti tecnologici di cui si ignorano i danni a lungo termine e perchè la devastazione dei suoli provocata da discariche clandestine immette nella catena alimentare sostanze nocive che finiscono sulla tavola degli italiani».

I VELENI - Addirittura, riferisce 'l'Espresso', secondo il ministero dell'Ambiente i veleni che si disperdono nell'aria, nell'acqua e nel terreno «partono da una galassia di 9 mila piccole Seveso, intorno alle quali rischiano la contaminazione dai sei agli otto milioni di abitanti». Ma l'onda lunga di questa contaminazione, «attraverso l'inquinamento delle falde che portano l'acqua nelle nostre case, della catena alimentare, delle nubi tossiche che si spostano coi venti, riguardano, di fatto, tutti noi». «Chi vive in una città inquinata ha un 25% di rischio in più di avere un tumore al polmone, chi fuma ha un rischio del 900% in più- sintetizza all'Espresso Annibale Biggeri, epidemiologo dell'Università di Firenze- tuttavia, al traffico e all'inquinamento siamo esposti tutti e quindi, benchè il rischio individuale sia basso, l'impatto dell'inquinamento sulla salute pubblica è tutt'altro che irrilevante. E contrariamente al fumo è anche involontario».

Secondo le stime di Paolo Crosignani, epidemiologo dell'Istituto dei tumori di Milano, nel capoluogo lombardo «dei circa 900 tumori al polmone all'anno, più di 200 sono da attribuire alle polveri generate dal traffico e dai riscaldamenti- riferisce l'Espresso- ma il rapporto più allarmante è stato presentato l'anno scorso dall'Ufficio ambientale dell'Organizzazione mondiale della sanità di Roma, che nelle 13 città più grandi d'Italia ha stimato 8 mila morti all'anno per gli effetti cronici dell'inquinamento atmosferico, di cui una parte non irrilevante viene giocata dai tumori ai polmoni (750 casi all'anno) e alle vie respiratorie, leucemie da benzene e linfomi».

ONDE ELETTROMAGNETICHE - Ce n'è anche per le onde elettromagnetiche. «L'aumento delle leucemie infantili potrebbe essere collegato all'esposizione cronica ai campi elettromagnetici, sia a quelli ad alta frequenza dei ripetitori radiofonici e televisivi, sia a quelli a 50 Hertz delle linee elettriche- scrive l'Espresso- il condizionale, in questo caso, è d'obbligo». Per verificare questa ipotesi Pietro Comba, direttore del reparto di Epidemiologia ambientale dell'Istituto superiore di sanità, «sta conducendo uno studio su 354 abitanti di Longarina (Ostia Antica) le cui case distano meno di cento metri da un elettrodotto- riferisce il settimanale- una prima parte dell'analisi ha riscontrato un piccolo aumento di tumori, sia leucemie, al pancreas e allo stomaco, nella popolazione più vicina alla linea elettrica». Fra qualche mese saranno disponibili anche i dati sugli altri disturbi. E passando ai campi ad alta frequenza, «qualche sospetto aleggia anche sull'uso intensivo dei telefonini, sospettati dei tumori al cervello, al nervo acustico e alle ghiandole salivari, e sui quali è in corso lo studio Interphone, coordinato dall'Agenzia del cancro di Lione e di cui si aspettano i risultati per la fine dell'anno».


AREE A RISCHIO - Aree siderurgiche e chimiche, porti e raffinerie: qui si concentrano gli eccessi di mortalità per malattie respiratorie, per tumori alla laringe e ai polmoni, al fegato, alla vescica, leucemia e linfomi, riferisce l'articolo. «Lo raccontano gli studi sempre più numerosi sulle acciaierie di Genova, Piombino e Taranto, sui petrolchimici siciliani di Gela, Priolo e Augusta- elenca il settimanale- così come sulle raffinerie di Sarroch, Porto Torres e Portoscuso in Sardegna». La mappa d'Italia »si riempie di zone rosse- si legge nell'articolo- alcune retaggio di scelte industriali che appartengono al passato, altre invece ancora attive». Quante? «Le aree critiche destinate alle bonifica, sono 54 a livello nazionale, per un totale di 311 comuni- elenca Comba all'Espresso- a queste si aggiungono migliaia di altri siti che compongono una fitta geografia del rischio, fatta soprattutto da impianti chimici, siderurgici, discariche e siti di produzione dell'amianto». La faccenda «è terribilmente complicata- riconosce l'Espresso- anche dal fatto che, in genere, il tumore colpisce decenni dopo l'esposizione pericolosa, e questo non facilita il lavoro». Il caso esemplare è l'amianto, «che può provocare il mesotelioma quarant'anni dopo- spiega Benedetto Terracini, decano degli epidemiologi ambientali e direttore di Epidemiologia & Prevenzione- l'Italia, pur avendo bandito nel 1992 questa fibra, continua ad avere un migliaio di morti l'anno». Secondo il Registro nazionale mesoteliomi, i morti dovrebbero cominciare a calare fra cinque-dieci anni, ma dal 1970 a oggi l'amianto ha falciato almeno 30 mila vite, conclude l'Espresso.
24 maggio 2007

Wednesday, May 23, 2007

World Bank appoggia Italcementi

World Bank
appoggia Italcementi
Ammesso alla valutazione un piano da 200 milioni di dollari nei Paesi emergenti Rispettati i criteri della Banca Mondiale per la sostenibilità ambientale e sociale
Per il suo sviluppo nei Paesi emergenti si profila per l'Italcementi anche l'appoggio della World Bank (Banca Mondiale). Il gruppo ha infatti presentato - e superato il vaglio preliminare all'interno di un bando mondiale - un programma di investimento da 200 milioni di dollari (circa 150 milioni di euro) a sostegno di più iniziative di «greenfield» («da prato verde», ovvero costruzione ex novo), espansione o acquisizione in mercati emergenti, tra i quali - ma non necessariamente - vengono espressamente indicati Cina, Kazakistan e India, secondo specifici progetti che verranno presentati successivamente.

È da ricordare tra l'altro che attualmente il gruppo Italcementi è già presente in India e in Kazakistan dove sono anche in corso iniziative per potenziare la presenza, mentre per la Cina al momento c'è solo interesse.

Una volta consegnata la necessaria documentazione da parte di Italcementi l'Ifc-International Finance Corporation, emanazione della Banca Mondiale, procederà alla valutazione delle proposte di investimento nel rispetto delle sue politiche di sostenibilità ambientale e sociale.

Indicativamente è stata fissata al 12 giugno una data per l'esame da parte del consiglio di Ifc per l'approvazione del programma generale - i piani specifici potranno essere anche presentati in seguito -: intanto l'Italcementi risulta essere uno dei primi gruppi ad essere ammesso alla valutazione.. Per il programma di 200 milioni di dollari l'investimento da parte dell'International Finance Corporation prevederebbe un prestito fino a 120 milioni e un intervento patrimoniale fino a 80 milioni. Il piano finanziario avrà un forte impatto nel processo di sviluppo dei paesi selezionati, determinando un incremento di posti di lavoro, uno sviluppo della forza lavorativa, con conseguente aumento delle entrate fiscali e più in generale delle economie locali.

(23/05/2007)

Wednesday, May 16, 2007

ESPOSTO DENUNCIA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA PER INQUINAMENTO AMBIENTALE

lunedì, 14 maggio 2007






Signor Sindaco del Comune Capaci –sede prot.15.5.07
Signor Sindaco del Comune Isola delle Femmine –sede fax 0918677098 prot. 5608 15.5.07
Asserrorato Regionale Territorio e Ambiente Dipartimento Territorio e Ambiente -Serv.2-V.A.S. e V.I.A. vsansone@artasicilia.it email 15.5.07 splinder.com
Serv. 3-Tutela Inquinamento Atmosferico sanza@artasicilia.it flipari@artasicilia.it email 15.5.splinder.com Servizio 8 Tutela Acustica e Vibrazioni Dr Castiglia Giuseppe gcastiglia@artasicilia.it email 15.5. splinder.com
via Ugo la Malfa n. 169 - 90146 Palermo
Procura della Repubblica dott.ssa Contrafatto p.p. n. 3076/2005 mod. 4

Piazza Vittorio Emanuele Orlando
90100 Palermo Fax 091/327736
A.U.S.L. n. 6 Settore Igiene e SanitàPubblica
via Siracusa n. 45 90139 Palermo
Tel 091 6257399 fax 091 340861

Dipartimento Provinciale Provincia Regionale c.a. d.ssa Sarzana
Palermo Fax 0916628389
Provincia Regionale c.a. d.ssa Pecoraro
Palermo Fax 0916628389
A.R.P.A. Sicilia Dott. V. Ruvolo Dipartimento Provinciale
Palermo Fax 0917033345 Tel 0917033519-18

Comando carabinieri Palermo Nucleo Operativo Ecologico c.a. Maresciallo Sapuppo
Via Resuttana 360 90146 Palermo fax 0915125142
D.A.P. di Palermo
Via Nairobi 4 Palermo fax 0917033345
OGGETTO: esposto denuncia inquinamento ambientale
Il Comitato Cittadino Isola Pulita comunica, di ricevere in un continuo crescendo decine e decine di telefonate da parte dei cittadini allarmati per lo stato di inquinamento, causato forse dalla Italcementi di Isola delle Femmine .
Questo Comitato oltre a farsi carico di quanto i Cittadini denunciano, hanno rivolto l'invito a farsi sentire con il Sindaco, l'Assessore preposto, Arpa, Azienda Sanitaria e Autorità Giudiziaria.
Il fenomeno delle vibrazioni, dei rumori e polvere di cemento che, quotidianamente si deposita su terrazze, piante, lenzuola, automobili e qualsiasi cosa resti all’esterno, non è mai scomparso, ANZI in questi giorni è ripreso con forte vigore, causando sull’intero territorio una fitta ed impenetrabile nebbia, la impossibilità in particolare per gli abitanti a ridosso della Italcementi, di trovare un momento di pace e di riposo nel proprio habitat familiare.
Molte famiglie, anche quelle che da pochissimo tempo hanno investito nei nuovi insediamenti, adiacenti alla Italcementi, non possono utilizzare un terrazzo, aprire una finestra, esporre una pianta sul balcone.
I Cittadini di Isola sono interessati a capire quali sono i controlli effettuati sui camini della Italcementi. In un paio di occasioni abbiamo visto la centralina mobile dell’Arpa, che stazionava al campo sportivo, Per fare cosa? Quali sono stati i risultati delle rilevazioni? Il Sindaco dichiara che i dati in suo possesso sono “alquanto preoccupanti”. Quali sono i provvedimenti adottati dal Sindaco a fronte di questa “preoccupante situazione dal punto di vista sanitario”?
Noi Cittadini di Isola delle Femmine, abbiamo come la sensazione di essere stati abbandonati.


La presenza di questo insediamento cementifero alle porte di Isola delle Femmine, e vicino a numerose abitazioni, ci inquieta.
Siamo stanchi di questi episodi che si ripetono ciclicamente e temiamo l’emissione di polveri, che oggi, ieri, l’altro ieri, la settimana scorsa, il mese scorso o l’altro anno e che a volte vengono evidenziate dalla pioggia, ma di cui di solito non ci accorgiamo».
Alcune segnalazioni di Cittadini dipedenti della Italcementi , che lavorano la notte hanno come contenuto delle dichiarazioni che qualora fossero vere rischierebbero di evidenziare una condotta con profili di responsabilità di diversa natura e assai grave, viene sostanzialmente denunciato che nelle fasce d’orario tra le ore 2,00 e le 5,00 la fuoriuscita di fumo è di gran lunga maggiore rispetto a quella a cui normalmente assistiamo;
Chiediamo un concreto accertamento della questione perché non vorremmo che si approfitti della notte per utilizzare carburanti nocivi e specificatamente il PET-COKE.
Riteniamo che sia importante controllare se, adesso che alla Italcementi è stato impedito l’uso del PET-COKE se residui tale sostanza all’interno dello stabilimento, ciò in quanto non vi è più alcuna ragione di trovarlo all’interno visto la sentenza n. 1156 del 19 aprile 2007 del TAR SICILIA, Palermo, Sez. I, atto ad impedirgli definitivamente il suo utilizzo.


Il Comitato Cittadino con i cittadini di Isola delle Femmine chiedono la disponibilità a valutare sia i danni immediati, sia la situazione generale circa l’emissione di polveri e di rumori. Rumori causati da ripetute detonazioni.
Non possiamo più perdere tempo con analisi e "nasi elettronici", dobbiamo affrontare in modo radicale la presenza della Italcementi (AZIENDA CONSIDERATA DALLA LEGGE e DALLA GIURISPRUDENZA INSALUBRE) che produce un livello di emissioni in atmosfera, superiori a quelle del traffico veicolare di una grande metropoli.
Molti cittadini residenti, esasperati, denunciano un elevato livello di inquinamento acustico non superabile nemmeno a finestre e porte degli appartamenti sprangati.
Il tutto accompagnato da persistenti e pericolose vibrazioni che destano gravi preoccupazioni per la stabilità e tenuta degli appartamenti stessi.
Per aree come la nostra non bastano monitoraggi adeguati, sono urgenti provvedimenti per ridurre drasticamente le emissioni in atmosfera, l’inquinamento acustistico e le vibrazioni del sottosuolo.


Tutto questo avviene senza aver acquisito nessuna certezza sul livello di inquinamento attuale.
Ad oggi tutte le nostre richieste sono state ignorate. Ad onor del vero ultimamente il Sindaco ha tentato un tavolo di concertazione per tentare di chiedere e risolvere i problemi da noi posti, ma ci pare che anche Lui abbia le mani legate, siamo certi che codeste Autorità edite accerti come stanno i fatti di cui ne riformuliamo i quesiti:

-No alle emissioni inquinanti in atmosfera che arrecano danno alla Salute umana,
-No alle emissioni acustiche a cui siamo in maniera permanente sottoposti e che tanto danno arrecano al nostro stato di salute psico-fisico;
-No alle vibrazioni che può mettere in pericolo la stabilità delle nostre case;
-Monitoraggio in continuo e visibile in tempo reale dai cittadini.
-Indagine epidemiologica sullo stato di salute della cittadinanza, con particolare riguardo alla incidenza delle malattie tumorali.
-Studio per avviare un programma di risanamento ambientale.

A conferma della rilevanza del problema diverse associazioni e liberi Cittadini di Isola delle Femmine e di Capaci hanno deciso di sostenere la lotta del Comitato Cittadino Isola Pulita.
Fiduciosi attendiamo un sino ad oggi denegato riscontro, tanto dovevamo.
Per il Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
www.isolapulita.it

Monday, May 14, 2007

ISOLA DELLE FEMMINE MONSELICE IL CIELO E' SEMPRE PIU'.....................

Wednesday, May 09, 2007






Una troupe Rai investita da fumi acri e polveri

Il fuori programma durante riprese e servizi a Monselice per
«La vita in diretta»
Il tutto sarà mandato in onda da Cucuzza la prossima settimana


MONSELICE. Se le telecamere potessero far sentire gli odori, il servizio sui cementifici de «La vita in diretta» farebbe sicuramente scalpore.

Perché i famigerati «aromi» acri si sono manifestati proprio durante le riprese della troupe Rai che ha appena concluso una due giorni monselicense.

La prossima settimana, nel corso della trasmissione di Michele Cucuzza, si parlerà della Monselice dei cementifici, una città divisa tra la gratitudine per il fattore occupazionale e l'odio per le accuse di inquinamento.

Nel calderone sono finiti tutti e tre gli stabilimenti della zona: Cementizillo di Este, Italcementi e Cementeria di Monselice.


L'elemento di cronaca è l'inchiesta aperta dal pubblico ministero padovano Emma Ferrero, dopo la segnalazione di una decina di ex lavoratori dell'Italcementi affetti da patologie respiratorie.

La giornalista Angela Caponnetto ha intervistato residenti e membri del comitato che da anni combatte per una migliore qualità dell'aria: il comitato Lasciateci Respirare.

Non poteva mancare Francesco Miazzi: «Abbiamo fatto presente che i cementifici producono 160 tonnellate annue di Pm 10, contro i 150 prodotti dal traffico urbano di Padova e cintura».

Nel corso del servizio sono stati toccati tutti i nodi dolenti connessi ai cementifici: dagli odori acri, alle polveri, al traffico pesante, per finire con l'elettrodotto.

«Finchè eravamo sull'argine vicino alla Cementeria di Monselice per fare le riprese e le interviste, abbiamo sentito tutti i famigerati odori acri - rivela Miazzi - Li ha sentiti anche la giornalista Rai, ed è rimasta sconvolta». Nel corso del servizio è stato interpellato pure Federico Valerio, medico dell'istituto tumori di Genova.
«Pur consapevoli dell'importanza a livello occupazionale dei cementifici, non possiamo non tener conto dei loro effetti sulla salute dei cittadini», conclude Miazzi.

Dopo tutta questa mobilitazione si sono fatti sentire anche le direzioni degli stabilimenti monselicensi. «In questi anni abbiamo compiuto sforzi e investimenti proprio per essere in regola con il rispetto dell'ambiente - ha detto Stefano Gardi, responsabile ecologia dell'Italcementi - vorremmo che questo sforzo ci venisse riconosciuto».

Dello stesso tenore . stato pure il messaggio del direttore dello stabilimento di Monselice, Giovanni Barutta.

Appuntamento alla settimana prossima dunque, dalle 18 alle 18.30, a
Il Mattino Monselice-este

STIAMO RIENTRANDO DALLA CASERMA DEI CARABINIERI DI ISOLA DELLE FEMMINE DOVE CI SIAMO RECATI PER DENUNCIARE LE EMISSIONI DELLA ITALCEMENTI CHE PER TUTTO IL POMERIGGIO DI OGGI HANNO CREATO UNA NEBBIA FITTISSIMA CHE HA INVESTITO OLTRE AL NOSTRO PAESE ANCHE CAPACI ED OLTRE,COME SPESSO ACCADE AI FUMI SI SONO UNITI GLI ODORI ACRI DI UOVA MARCE, NON SAPPIAMO SE DI ZOLFO DI AMONIACA O........... PENSIAMO SIA GIUNTA L'ORA CHE QUALCUNO CERCHI IN QUALCHE MODO DI FERMARE QUESTA SITUAZIONE FONTE DI PREOCCUPAZIONE PER LA NOSTRA SALUTE E QUELLA DEI NOSTRI FIGLI. SIAMO STANCHI DI VEDERE QUESTO CIELO CHE NON SI VEDE! IL SINDACO INTERVENGA VISTO CHE HA I DATI CHE L'ARPA HA PROVVEDUTO A COMUNICARGLI
N.B. SONO DUE MESI CHE ABBIAMO CHIESTO ALLL'ASSESSORATO I DATI SULLE EMISSIONI DELLA ITALCEMENTI NEL MESE DI FEBBRAIO MA LA ITALCEMENTI NON HA ANCORA RISPOSTO.


IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA

Thursday, May 10, 2007

Giur.Amm. T.a.r.: Aria. Immisisoni in atmosfera (pet-coke)

Giur.Amm. T.a.r.: Aria. Immisisoni in atmosfera (pet-coke)
Postato il Giovedì, 03 maggio @ 05:00:00 CEST di God


TAR Sicilia (PA) Sez. I sent. 1156 del 19 aprile 2007
Aria. Immisisoni in atmosfera (pet-coke)


REPUBBLICA ITALIANA N. Reg.Sent.

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Prima, ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A N. 1667 Reg.Gen.
ANNO 2006

sul ricorso n. 1667/2006, proposto dalla ITALCEMENTI S.p.A., con sede in Bergamo, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso per mandato a margine del ricorso principale e di quello per motivi aggiunti dagli Avv.ti prof. Riccardo Villata, Andreina Degli Esposti, Barbara Savorelli e Giuseppe Mazzarella, presso il cui studio in Palermo, via Caltanissetta n. 1, è elettivamente domiciliata;
CONTRO
- la Presidenza della Regione Siciliana, in persona del Presidente pro-tempore e l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore pro-tempore, rapp.ti e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, domiciliataria;
- la Provincia regionale di Palermo, in persona del Presidente pro-tempore, non costituito in giudizio;
- il Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo, in persona del legale rappresentante pro-tempore, non costituito in giudizio;
PER L’ANNULLAMENTO
quanto al ricorso principale:
- della determinazione n. 482383 del 25 luglio 2006, con la quale l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana ha diffidato la ricorrente dal: a) continuare ad apportare modifiche all’impianto ed al ciclo produttivo in assenza della preventiva comunicazione alle Autorità competenti, b) continuare ad utilizzare il pet-coke come combustibile, così come svolgere attività che diano luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto;
- di ogni altro atto conseguenziale, presupposto e/o comunque connesso, e segnatamente, ove possa occorrere, dei seguenti verbali/relazioni redatti dal Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo: a) verbale prot. 9942393 del 14 ottobre 2005; b) verbale prot. n.9944173 del 12 dicembre 2005; c) verbale prot. 9945311 del 25 gennaio 2006; d) relazione tecnica del 23 maggio 2006;
quanto al ricorso per motivi aggiunti:
- della determinazione assessoriale n. 60837 del 18.09.2006.
Visti il ricorso principale e quello per motivi aggiunti, con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo per l’amm.ne intimata;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;
Designato relatore alla pubblica udienza del 20.03.2007 il Consigliere Avv.to Salvatore Veneziano;
Uditi l'avv.to prof. R. Villata per la soc. ricorrente e l'avv.to dello Stato F. Bucalo per l'Amm.ne intimata;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:
FATTO
Con ricorso notificato i dì 4./7.08.2006, e depositato il successivo 9.08., la società ricorrente espone di gestire da lungo tempo uno stabilimento industriale adibito alla produzione di cemento in Comune di Isola delle Femmine - per il quale è in possesso sin dal 1994 di autorizzazione alle immissioni in atmosfera ex d.p.r.203/1988 ed ha già richiesto il rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale ex DD.Lg.s nn. 372/1999 e 59/2005 – ed impugna gli atti in epigrafe indicati adottati all’esito di alcuni controlli effettuati nello stabilimento, a seguito della segnalazione di presunti episodi di inquinamento atmosferico, e della successiva attività di istruttoria e di verifica dalla quale è comunque emerso il sostanziale rispetto dei limiti di emissioni prescritti ed autorizzati. Deduce le seguenti censure:
1) Violazione dell’art. 15 d.p.r. n. 203/1988.
Ed invero non è mai stata introdotta alcuna modifica nello stabilimento o innovazione nel processo produttivo suscettibile di comunicazione e/o nuova autorizzazione.
2) Violazione degli artt. 15 e 16 d.p.r. n. 203/1988.
Anche l’uso del pet-coke risaliva ad epoca anteriore al rilascio della autorizzazione d.p.r. n. 203/1988, né era necessaria alcuna comunicazione e/o autorizzazione al suo utilizzo neppure a seguito della sopravvenienza del D.P.C.M. 2.01.1995.
3) Violazione del D.Lgs. n. 152/2006.
Il D.Lgs. n. 152/2006 (artt. 267, co. 3, e 269, co. 1) fa salva la disciplina relativa alla A.I.A., e quindi anche la disciplina transitoria prevista in attesa del rilascio del nuovo titolo autorizzativi; prevede comunque che l’adeguamento avvenga secondo un calendario ampiamente dilazionato nel tempo e che la diffida a cessare eventuali irregolarità fissi un adeguato termine.
Con ricorso per motivi aggiunti, notificato i dì 4./5.10.2003 e depositato il successivo 11.10., la società ricorrente impugna la nuova determinazione assessoriale con la quale vengono preannunziati l’adeguamento e la regolarizzazione della autorizzazione per quanto attiene alle difformità rilevate, ad eccezione del rilievo relativo all’uso del pet-coke, per il quale ne viene ribadito il divieto di utilizzazione in attesa del conseguimento della autorizzazione ex art. 269 D.Lgs. n. 152/2006.
Con riferimento a tale specifico, residuo, profilo la società ricorrente reitera sostanzialmente le censure di cui ai precedenti punti sub 2) e 3) e formula domanda di risarcimento danni in relazione al pregiudizio asseritamente subito per effetto della avvenuta sostituzione del carbone al pet-coke nel processo produttivo.
Costituitesi in giudizio le amm.ni reg.li intimate ed acquisita documentazione istruttoria in esecuzione dell’O.C.I. n. 286/2006, con ordinanza n. 1159 del 24.10.2006 è stata respinta l’istanza di sospensione del provvedimento impugnato.
Alla pubblica udienza del 20.03.2007, previo scambio di memorie difensive, i procuratori delle parti hanno insistito nelle rispettive conclusioni e chiesto porsi il ricorso in decisione.
DIRITTO
A. Deve preliminarmente esaminarsi l’eccezione di irricevibilità/inammissibilità dedotta dalla difesa delle amm.ni regionali, in considerazione della asserita risalente conoscenza, da parte del direttore dello stabilimento presente ad una riunione del giugno 2006, dell’intendimento dell’amm.ne di assumere i provvedimenti successivamente formalizzati ed oggi impugnati.
Essa è infondata non potendosi di certo desumere dalla presenza del direttore dello stabilimento al compimento di attività istruttoria – ove pure nel corso della stessa siano effettivamente emerse situazioni di irregolarità - alcuna conoscenza dei provvedimenti amministrativi successivamente adottati all’esito della detta attività tale da farne scaturire un onere di immediata impugnazione ed una preclusione alla successiva impugnativa degli unici due atti a contenuto provvedimentale posti in essere dall’Amm.ne.
B. Sia il ricorso principale - per le censure per le quali residua l’interesse alla decisione dopo la determinazione assessoriale n. 60837 del 18.09.2006 con la quale vengono preannunziati l’adeguamento e la regolarizzazione della autorizzazione per quanto attiene alle difformità rilevate, ad eccezione del rilievo relativo all’uso del pet-coke – che quello per motivi aggiunti sono, però, infondati ed immeritevoli di accoglimento.
B.1. Osserva, infatti, il Collegio che la prospettazione difensiva della società ricorrente – secondo la quale l’uso del pet-coke nello stabilimento di Isola delle Femmine non dovrebbe essere soggetto a nuova autorizzazione ex d.lgs. n. 152/2006 ma, in quanto risalente ad epoca anteriore al rilascio della autorizzazione alle immissioni in atmosfera ex d.p.r. n. 203/1988 (1994) e quindi oggetto della detta autorizzazione, sarebbe invece tutt’ora autorizzato in via transitoria in attesa del rilascio della A.I.A. ex D.Lgs. n. 59/2005 – non può trovare accoglimento.
Deve, infatti, rilevarsi che:
- l’autorizzazione ex d.p.r. n. 203/1988 rilasciata nel 1994 non prevedeva espressamente l’uso del pet-coke, limitandosi (anche per l’assenza a quella data di una specifica tipizzazione ai fini che qui interesano) alla generica indicazione dell’uso di olio combustibile o combustibile solido o una miscela di combustibili solidi;
- successivamente, con D.P.C.M. del 2.10.1995 è stata operata una tipizzazione normativa dei combustibili ai fini di cui allo stesso d.p.r. n. 203/1988 e ne è stato prescritto uno specifico regime d’utilizzazione in funzione della tipologia e della dimensione degli impianti nei quali devono essere utilizzati, delle caratteristiche di composizione degli stessi combustibili (percentuale degli inquinanti presenti) e delle lavorazioni nelle quali erano destinati ad essere utilizzati;
- in particolare, per quanto riguarda il pet-coke, ne è stato consentito l’uso negli impianti di combustione con potenza termica uguale o superiore a 50 MW, se avente un contenuto di zolfo non superiore al 3% in peso e di materie volatili non superiore al 12% in peso (art. 3, co. 2), nonché negli impianti nei quali durante il processo produttivo o di combustione i composti dello zolfo vengono fissati e/o combinati in percentuale non inferiore al 60% con il prodotto che si ottiene, se contenuto di zolfo non superiore al 6% in peso;
- la società ricorrente, successivamente all’adozione di detto D.P.C.M. non ha ritenuto, però, di operare alcuna comunicazione all’amm.ne in ordine all’uso del pet-coke, uso che è stato formalmente dichiarato per la prima volta solo nel 2004, in occasione della richiesta di rilascio della A.I.A. ex DD.Lgs. nn. 372/1999 e 59/2005.
Ritiene il Collegio che non vi sia dubbio che la esatta individuazione del combustibile utilizzato nel ciclo produttivo avrebbe già dovuto costituire oggetto di specifica indicazione in sede di presentazione dell’istanza ex art. 12 d.p.r. n. 203/1988 (“Per gli impianti esistenti deve essere presentata domanda di autorizzazione alla regione o alla provincia autonoma competente entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, corredata da una relazione tecnica contenente la descrizione del ciclo produttivo …”), ai fini dell’adozione da parte dell’amm.ne regionale delle autorizzazioni provvisoria (“La regione, tenuto conto, oltre che dello stato dell'ambiente atmosferico e dei piani di risanamento, anche delle caratteristiche tecniche degli impianti, del tasso di utilizzazione e della durata della vita residua degli impianti, della qualità e quantità delle sostanze inquinanti contenute nelle emissioni, degli oneri economici derivanti dall'applicazione della migliore tecnologia disponibile, autorizza in via provvisoria la continuazione delle emissioni stabilendo le prescrizioni sui tempi e modi di adeguamento”) e definitiva (“L'autorizzazione definitiva è concessa previo accertamento dell'osservanza delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione provvisoria, ovvero nell'ipotesi di cui al comma 3, salve le prescrizioni integrative, previo accertamento della realizzazione del progetto di adeguamento delle emissioni presentato dall'impresa a corredo della domanda di autorizzazione”), di cui al successivo art. 13.
Per altro, la circostanza dell’utilizzazione in via esclusiva del pet-coke diventava ancor più necessaria e “dovuta” – proprio ai fini del rilascio delle autorizzazioni e della fissazione delle prescrizioni adeguate – a seguito dell’emanazione del citato D.P.C.M. del 2.10.1995 con il quale l’uso di tale combustibile era sì autorizzato, ma nella ricorrenza di specifiche condizioni che avrebbero dovuto essere verificate ed assentite dall’amm.ne regionale.
In particolare, rileva il Collegio come l’autorizzazione n. 292/17 del 1994 reca all’art. 2 la indicazione di specifici limiti di emissioni da rispettare in relazione al processo produttivo dichiarato, nonché la prescrizione dell’utilizzo di combustibile con tenore di zolfo non superiore all’ 1% “in considerazione dell’assenza di sistemi di abbattimento per gli Ossidi di zolfo”.
Conclusivamente, il Collegio ritiene che la esatta individuazione del tipo di combustibile in uso assumeva particolare rilevanza in funzione dei limiti di emissioni e delle prescrizioni che dovevano essere fissate in sede di rilascio dell’autorizzazione ex d.p.r. n. 203/1988, ma che essa diventava ancor più necessaria e “dovuta” a seguito dell’emanazione del citato D.P.C.M. del 2.10.1995 con il quale l’uso di tale combustibile era sì autorizzato, per altro nella ricorrenza di specifiche condizioni, ma con astratto riferimento a contenuti di zolfo comunque superiore a quello indicato nella citata autorizzazione n. 292/17 del 1994.
B.2. Né rileva in senso contrario la dedotta circostanza secondo al quale i limiti di emissione fissati con la citata autorizzazione sarebbero sempre stati concretamente rispettati, dal momento che l’utilizzazione di uno specifico combustibile, al posto di altri parimenti autorizzati dal D.P.C.M. del 2.10.1995, avrebbe comunque potuto portare alla fissazione di diversi limiti di emissione e/o alla utilizzazione di diverse metodologie di rilevazione e controllo, rispetto alle previsioni della autorizzazione in concreto rilasciata.
C. Dall’acclarata circostanza che l’utilizzo del pet-coke nello stabilimento di Isola delle Femmine non può essere ritenuto come autorizzato ex d.p.r. n. 203/1988, discende l’impossibilità per la società ricorrente di avvalersi del regime transitorio discendente dall’avvenuta presentazione dell’istanza per il rilascio dell’Autorizzazione Intergrata Ambientale di chi ai DD.Lgs. nn. 372/1999 e 59/2005, presentazione avvenuta in data 27.08.2004 con specifica indicazione dell’uso del pet-coke.
Ed invero, l’art. 17 del D.Lgs. n. 59/2005 prevede che “le disposizioni relative alle autorizzazioni previste dalla vigente normativa in materia di inquinamento atmosferico, idrico e del suolo, si applicano fino a quando il gestore si sia adeguato alle condizioni fissate nell'autorizzazione integrata ambientale …”.
Tale previsione non può infatti essere interpretata nel senso di validare indiscriminatamente e “cristallizzare” le autorizzazioni esistenti ai fini della prosecuzione di attività anche difformi, o comunque non specificatamente previste, da detti titoli; essa, invece, prevede la permanente vigenza del regime autorizzatorio preesistente, ivi compresa la eventuale necessità di adeguamento/aggiornamento delle autorizzazioni esistenti ai cicli produttivi in atto.
Ne consegue che non giova alla ricorrente il rinvio operato dall’art. 269, co. 1, D.Lgs. n. 156/2006 al precedente art. 267, co. 3, ai fini di sottrarsi alla generale prescrizione secondo al quale “per tutti gli impianti che producono emissioni deve essere richiesta una autorizzazione ai sensi della parte quinta del presente decreto” (art. 269, co. 1, D.Lgs. n. 156/2006).
Ed invero, la prescrizione del co. 3 dell’art. 267 D.Lgs. n. 156/2006 (“Resta fermo, per gli impianti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale, quanto previsto dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59; per tali impianti l'autorizzazione integrata ambientale sostituisce l'autorizzazione alle emissioni prevista dal presente titolo”) avrebbe potuto escludere la necessità di richiedere l’autorizzazione in via generale prescritta dal successivo art. 269 solo ove l’utilizzazione del pet-coke fosse stata effettivamente contemplata e compresa nella autorizzazione n. 292/17 del 1994 ex d.p.r. n. 203/1988, i cui effetti sono stati “prorogati” dalla disciplina transitoria applicabile nelle more del rilascio dell’A.I.A..
D. Dalla ritenuta circostanza che l’atto n. 292/17 del 1994 non autorizzava l’uso del pet-coke nello stabilimento di Isola delle Femmine, discende la necessità che la società ricorrente si munisca di apposita autorizzazione ove voglia continuare l’utilizzazione di tale combustibile nelle more del rilascio della chiesta A.I.A..
Né appare fondato il rilievo di illegittimità degli atti impugnati sotto il profilo che l’amm.ne non avrebbe potuto imporre la immediata cessazione dell’uso del pet-coke, dovendosi invece limitare all’assegnazione di un termine entro il quale eliminare l’irregolarità rilevata.
Osserva, infatti, il Collegio che sia l’art. 278, lett a), D.Lgs. n. 156/2006, che l’art. 10, lett. a), d.p.r. n. 203/1988 prevedono la diffida a regolarizzare, con assegnazione di un termine, per le ipotesi di mere irregolarità rispetto all’attività autorizzata, mentre le successive lettere b) prevedono la contestuale sospensione della attività autorizzata per un tempo determinato, ove si manifestino situazioni di pericolo per la salute e/o per l'ambiente.
La fattispecie all’esame ha riguardato sostanzialmente la diffida a sospendere una modalità non autorizzata (utilizzo del pet-coke) di esercizio dell’attività autorizzata (produzione di cemento), rispetto alla quale l’amm.ne regionale risulta avere adottato la soluzione più “utile e proporzionata” al conseguimento del risultato di ricondurre nel più breve tempo possibile l’attività produttiva nell’ambito di quanto autorizzato, senza per altro disporne la immediata sospensione.
Né aveva alcun senso la fissazione di un termine non trattandosi di dover apportare una qualche modifica o innovazione allo stabilimento o al ciclo produttivo, ma semplicemente di cessare dall’uso di un combustibile non autorizzato.
E. Conclusivamente, il ricorso principale deve essere in parte dichiarato improcedibile, relativamente al sopravvenuto preavviso di adeguamento e regolarizzazione della autorizzazione n. 292/17 per quanto attiene alle altre difformità rilevate, ed in parte respinto, unitamente al ricorso per motivi aggiunti, per quanto attiene alla disposta diffida a cessare l’utilizzo del pet-coke.
In considerazione della complessità della controversia e della complessiva condotta delle parti, sussistono giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese del giudizio.
P. Q. M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione prima, dichiara in parte improcedibile, per come precisato in motivazione, ed in parte respinge il ricorso principale; respinge il ricorso per motivi aggiunti.-------------------------
Dispone la compensazione tra le parti delle spese del giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.-------------------------
Così deciso in Palermo, nella Camera di Consiglio del 20 marzo 2007, con l'intervento dei Sigg.ri Magistrati:
Giorgio Giallombardo - Presidente
Salvatore Veneziano - Consigliere Estensore
Roberto Valenti - Referendario

_______________________________ Presidente

_______________________________ Estensore

_______________________________ Segretario

Depositata in Segreteria il __________

Il Segretario

G.M.

Monday, May 07, 2007

È aperta la caccia agli ecomostri lombardi Seconda edizione del concorso nonsolopuntaperotti: denuncia via mms degli edifici

La premiazione a ottobre È aperta la caccia agli ecomostri lombardi Seconda edizione del concorso nonsolopuntaperotti: denuncia via mms degli edifici che rovinano il paesaggio, a Milano e non solo


Torna per il secondo anno Nonsolopuntaperotti, il concorso fotografico che tramite gli mms ha l'obiettivo di snidare gli ecomostri della Lombardia. Dal 3 maggio al 30 settembre si possono mandare gli scatti, fatti rigorosamente con il telefono cellulare, all'indirizzo e-mail dell'associazione che ha preso nome da uno degli ecomostri più celebri d'Italia. A esaminarli in vista della premiazione, a ottobre ( ■ Guarda le foto premiate nel 2006), una giuria che include i fotografi Oliviero Toscani, Uliano Lucas, Maria Mulas e Silvia Tenenti, l'ex assessore alla Cultura Stefano Zecchi, il musicista Fabio Treves, il critico culinario Edoardo Raspelli e politici di entrambi gli schieramenti come il deputato Fabio Poletti (Verdi) e il consigliere regionale Silvia Ferretto (An).
QUALITA' DELLO SVILUPPO - «Preservare la qualità del paesaggio, obiettivo di questo concorso, è presupposto della qualità dello sviluppo, quella che vogliamo per il futuro - ha spiegato il consigliere regionale dei Verdi Marcello Saponaro, che ha ideato l'iniziativa -. Per questo ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, perché lo sviluppo del terzo millennio può essere solo sostenibile». «È la mancanza di cultura del paesaggio - ha spiegato Toscani - che bisogna combattere anche attraverso nonsolopuntaperotti, nella speranza che questo progetto non resti solo».
04 maggio 2007

Italcementi: il libro per i 140 anni

giovedì, 15 marzo 2007
Italcementi: il libro per i 140 anni
di Vercingetorix
copertina-libro-italcementiIn giro per le librerie di Bologna, si capita in quella del Mulino e ci si imbatte in un titolo che non conoscevamo e che non è stato pubblicizzato: “Italcementi. Dalla leadership nazionale all’ iternazionalizzazione” di Vera Zamagni, Società editrice il Mulino, Bologna, Novembre 2006, 25 euro. La prima cosa interessante da notare per chi abita nell’Isola Bergamasca è che in copertina è riprodotta la fotografia del nuovo cementificio di Calusco d’Adda (cosa che si può verificare nella pagina dedicata al nuovo cementificio, qui, sul sito Italcementi, dove c’è la stessa immagine e sono indicate le caratteristiche tecniche dell’impianto dove si dice che le due teleferiche sono già state disattivate).
Il libro è stato realizzato, in collaborazione con Italcementi che ha aperto gli archivi alla ricercatrice curatice del libro a partire dal 2004 anno in cui ricorreva il 140esimo anniversario di fondazione della Ditta, costituitasi inizialmente nel lontano 1864 come “Società Bergamasca per la fabbricazione del Cemento e della Calce Idraulica” a cui segui nel 1878 la "Ditta Fratelli Pesenti fu Antonio" che nel 1906 si fusero nella "Società Italiana dei cementi e delle calci idrauliche" che nel 1927 prenderà l’attuale nome Italcementi.
E’ un libro interessane che ripercorre tutta la storia dell’Italcementi, raccontandone tutte le vicende economiche (Italmobiliare, Lancia, ecc.) attraverso i decenni, di come un’azienda bergamasca sia divenuta un colosso mondiale nel settore del cemento. Nell'introduzione si rimarca una cosa importante, di come nonostante l’evoluzione Italcementi sia rimasta un’azienda familiare, perché a gestirla e possederla è sempre una famiglia, quella dei Pesenti, e perché il rapporto con i dipendenti sia per certi versi familiare, con una forte fidelizzazione; un caso raro in cui i dipendenti restano fedeli all’azienda spesso per tutta la vista, e per intere generazioni, una cosa che ha riscontro solo in alcune realtà giapponesi.
veduta-caluscoCi sono alcune pagine dedicate espressamente alla nostra realtà dell’Isola: il capitolo (da pag. 206) dedicato al cementificio di Calusco d’Adda che è una delle più grandi installazioni del suo genere in Italia. Nato nel 1907 come Società Anonima Cementi Portland e Calci di Calusco, dall’unione di 27 soci tra i quali alcuni grandi proprietari terrieri dell’Isola (tra cui il conte Stanislao Medolago Albani e il cavalier Alfredo Albini). Nel 1920 la società venne ceduta Alla Società Italiana cementi. Nel 1939 con 340mila tonnellate Calusco era già la più grande cementeria dell’Italcementi. Nel 1959 arrivò a produrre 711.000 tonnellate di clinker con 450 addetti, nel 1.225.000 tonnellate di clinker che arrivarono a 1.400.000 tonnellate negli anni '90. C’è il racconto della costruzione della nuova cementeria, dove si dice della costruzione della galleria Calusco - Col Pedrino “con conseguente dismissione delle due teleferiche e con eliminazione del trasporto del calcare a mezzo autotreni” (la seconda delle cose – eliminazione autotreni - è avvenuta, la teleferica è dismessa, ma non sappiamo né se, né come, né quando verrà mai smantellata, vedi in proposito cosa abbiamo scritto qui)
L’atro episodio che riguarda l’Isola (pag. 300) è la costruzione e donazione di un asilo per bambini a Sotto il Monte “per solennizzare l’elezione di un bergamasco al soglio pontificio”. Con tanto di commossa lettera del Papa Giovanni XXIII.
Un libro di cui consigliamo la lettura a Caluschesi (e loro amministratori soprattutto) e non.
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