Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Saturday, May 31, 2003

IL CORRIERE DELLA SERA 30 05 03


L’IMPIANTO CONTESTATO
Legambiente: «Sull’inceneritore di Dalmine arriva la condanna dell’Europa»


DALMINE (Bergamo) - Un nuovo capitolo nella lunga storia dell’inceneritore di Dalmine che, in funzione dal 2002, divide però da anni - sin da quando, nel ’96, ne fu proposta la costruzione - ambientalisti, Regione ed amministrazioni locali. Con un comunicato, ieri Legambiente ha diffuso la notizia di una diffida e della messa in mora dello Stato italiano decise dalla Direzione generale dell’Ambiente della Comunità Europea «per la mancata valutazione di impatto ambientale nell’autorizzazione dell’impianto». «L’accusa dell’Europa - ha detto il presidente lombardo di Legambiente Andrea Poggio -conferma che nella nostra regione spesso si costruiscono impianti di smaltimento con troppa leggerezza». Secondo gli ambientalisti, a ben guardare , il forno (in grado di bruciare 400 tonellate al giorno di rifiuti) non sarebbe stato neppure necessario: «fatica a trovare la spazzatura da bruciare nel bacino di utenza della provincia di Bergamo, tanto che alcune settimane fa ha smaltito rifiuti di Milano. Per questo - conclude Poggio, vista la presa di posizione della Ue, chiediamo a Regione, Provincia e Comune di Dalmine di revocare l’autorizzazione». La stessa richiesta viene dal gruppo di Rifondazione in Regione.
«Siamo rimasti piuttosto sorpresi - è la replica, dalla Regione, di Paolo Alli, direttore generale dell’assessorato alle Risorse Idriche e ai Servizi di Pubblica utilità -. La procedura di infrazione, in seguito all’esposto presentato a Strasburgo da alcuni comuni e dagli ambientalisti è in corso, ma è ben lungi dalla conclusione. Noi abbiamo tempo ancora fino alla metà di giugno per inviare le nostre deduzioni, poi ci sarà un altro passaggio in commissione. Solo alla fine di queste valutazioni sulla regolarità della procedura seguita nella realizzazione dell’impianto ci sarà una decisione. E solo allora - conclude il direttore generale - ci sarà un’eventuale messa in mora. Ma siamo certo di aver fatto le cose secondo le norme».

L. Gu.
IL GIORNO 30 05 03

Stop all'impianto fuorilegge»


DALMINE — La Direzione generale dell'Ambiente dell'Unione Europea ha diffidato e messo in mora lo Stato italiano per la mancata valutazione di impatto ambientale (Via) nell'autorizzazione dell'impianto di incenerimento rifiuti di Dalmine. La notizia è stata resa nota ieri ed ha provocato la dura presa di posizione di Legambiente Lombardia, che parlando di «impianto fuorilegge» ha chiesto la revoca dell'autorizzazione e lo stop all'inceneritore.
L'impianto è stato realizzato dalla società Rea Spa del Gruppo Radici, secondo la quale le tecnologie utilizzate offrono ampie garanzie. La società aveva anche fatto realizzare dai suoi tecnici uno studio di compatibilità ambientale. «Una presenza così delicata per il territorio e per la salute dei cittadini come quella di un inceneritore - replica Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia - va valutata e autorizzata con attenzione e nel pieno rispetto delle norme vigenti, senza scorciatoie. Se così non avviene, le responsabilità sono gravi e ricadono in pieno sugli enti preposti ad assicurare la piena regolarità delle procedure. E' per questo che chiediamo alla Regione, alla provincia di Bergamo e al comune di Dalmine la revoca immediata dell'autorizzazione e la sospensione del funzionamento dell'impianto fino a che non sarà effettuata la procedura di Via».
Secondo Legambiente, poi, la sentenza (che precede una sanzione pecuniaria) è anche un severo monito a tutti quelli che chiedono la costruzione di nuovi inceneritori «di cui la Lombardia non ha per altro alcun bisogno».
L'impianto di Dalmine è entrato in funzione a pieno regime nel 2002, dopo anni di battaglie e opposizioni del comune, delle amministrazioni locali confinanti e degli ambientalisti. Tutto invano, fino alla diffida dell'Unione Europea, in risposta a un ricorso presentato dallo stesso comune di Dalmine e dai comuni vicini.

di Marco Rota


Friday, May 30, 2003

Milano, 29 maggio 2003 Comunicato Stampa LEGAMBIENTE LOMBARDIA

Rifiuti

L'EUROPA SANZIONA L'ITALIA: L'INCENERITORE DI DALMINE E' FUORI LEGGE

Legambiente: "chiediamo a Regione, Provincia e comune di Dalmine la revoca dell'autorizzazione e la sospensione dell'impianto "

Poggio: "La diffida sia da monito a quanti chiedono nuovi e inutili forni in lombardia"

La Direzione generale dell'Ambiente della Commissione Europea ha diffidato e messo in mora lo Stato italiano per la mancata valutazione di impatto ambientale nell'autorizzazione dell'impianto di incenerimento rifiuti di Dalmine. "L'accusa dell'Europa conferma ancora una volta che nella nostra regione spesso si costruiscono impianti per lo smaltimento dei rifiuti con troppe leggerezze - commenta Andrea Poggio, presidente di Legambiente Lombardia -. Una presenza così delicata per il territorio e per la salute dei cittadini come quella di un inceneritore va valutata e autorizzata con attenzione e nel pieno rispetto delle norme vigenti, senza scorciatoie. Se così non avviene, le responsabilità sono gravi e ricadono in pieno sugli enti preposti ad assicurare la piena regolarità delle procedure. E' per questo che chiediamo alla Regione, alla provincia di Bergamo e al comune di Dalmine la revoca immediata dell'autorizzazione e la sospensione del funzionamento dell'impianto fino a che non sarà effettuata la procedura di VIA".

L'impianto di Dalmine è entrato in funzione a pieno regime nel 2002, dopo anni di battaglie e opposizioni del Comune, delle amministrazioni locali confinanti e degli ambientalisti (vedi scheda cronologia allegata). Tutto invano, fino alla diffida dell'Unione Europea dei giorni scorsi in risposta a un ricorso presentato dallo stesso comune di Dalmine e dai Comuni vicini. Con un potenziale di 400 tonnellate al giorno, l'inceneritore oggi fatica a trovare rifiuti nel bacino di utenza della provincia di Bergamo, quello per cui è stato costruito, tanto che alcune settimane fa ha smaltito anche quelli di Milano. E' la dimostrazione che le motivazioni alla base dell'autorizzazione circa l'utilità per il territorio provinciale si sono rivelate false.

Secondo Legambiente, poi, la sentenza è anche un severo monito a tutti quelli che chiedono la costruzione di nuovi inceneritori, di cui la Lombardia non ha per altro alcun bisogno. La situazione nella nostra regione è paradossale: si autorizzano nuovi impianti che poi hanno difficoltà a reperire rifiuti da bruciare. Una scelta che va nella direzione opposta rispetto agli obiettivi fissati dalla Commissione Europea che pone al centro delle politiche dei rifiuti la prevenzione e la differenziazione. Dopo il grande exploit iniziale la Lombardia sul fronte differenziazione si sta arenando. E' ancora leader in Italia ma il vantaggio si sta riducendo. Per le politiche di prevenzione, malgrado l'Europa le indichi come priorità numero uno, la produzione di rifiuti continua a crescere a un ritmo ben superiore rispetto alla crescita del PIL.

L'Ufficio Stampa 02 45475777 - 349 5768894 - 349 8785861





CRONOLOGIA Inceneritore di Dalmine

La storia dell’impianto per il trattamento, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti urbani di Sabbio inizia nel 1996 quando, il 10 ottobre, la società REA S.p.A. con sede in Bergamo, presenta una richiesta per la sua costruzione.

L'autorizzazione ai lavori viene approvata dall’amministrazione comunale di Dalmine il 7 febbraio 1997. Si dichiarano contrari al progetto cittadini di Dalmine e dei comuni limitrofi che si costituiscono in comitati. Vengono organizzate manifestazioni e iniziative di protesta, oltre a una raccolta di firme.

Le Amministrazioni dei comuni di Levate, Lallio, Osio Sopra, Osio Sotto, Bonate Sotto, Filago, Comun Nuovo, Verdello e Zanica, dopo aver tentato invano di essere coinvolte, per la rilevanza provinciale della questione dello smaltimento dei rifiuti, approvano una serie di mozioni contrarie alla costruzione dell’impianto (in molti casi all'unanimità).

Cinque mesi dopo, l’autorizzazione a procedere con il termodistruttore della REA viene sancita anche dalla Provincia di Bergamo con l'inserimento nella revisione del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti (mai divenuto operativo in quanto la Regione Lombardia non l’ha mai preso in considerazione). Le amministrazioni dei comuni vicini producono una voluminosa e dettagliata serie di osservazioni al piano provinciale dell’amministrazione leghista (osservazioni che saranno bocciate senza venire prese in considerazione nel merito).

La Regione Lombardia approva l’impianto REA, con una delibera ad hoc del 21 gennaio 1998, considerandolo “Impianto a tecnologia innovativa” quindi realizzabile al di fuori della pianificazione provinciale.

Nel 1998, contro l'autorizzazione al "Progetto REA", vengono presentati al TAR quattro ricorsi che vengono rigettati dal tribunale senza essere presi in considerazione nel merito. La motivazione, molto discutibile, fa riferimento al fatto che il ricorso sarebbe stato depositato oltre i termini stabiliti.

Le amministrazioni dei comuni limitrofi si appellano quindi al Consiglio di Stato ed il ricorso è tuttora in attesa di giudizio.

Il 5 luglio 1999 il Ministero dell'Ambiente, nella persona del direttore generale Maria Rosa Vittadini, in risposta ad una nota inviata dal Comune di Levate e di altri Comuni della zona, chiede informazioni e spiegazioni alla Regione Lombardia, precisando che : "avendo l'impianto una potenzialità di 400 tonnellate al giorno... come tale è da sottoporre obbligatoriamente a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) regionale". E concludeva dicendo: "Dalla documentazione si evince una situazione di notevole inquinamento atmosferico che richiede un'attenta valutazione di impatto ambientale per i progetti di nuovi impianti. Si invita pertanto codesta Regione a voler cortesemente relazionare allo scrivente sull'iter autorizzatorio adottato e ad attivare tutte le necessarie iniziative per assicurare il pieno rispetto del citato DPR e, comunque, della direttiva in materia di valutazione di impatto ambientale".

La Regione risponde al Ministero dieci giorni dopo - il 15 luglio 1999 - spiegando i criteri seguiti e sottolineando che la procedura adottata si avvale di uno studio di compatibilità ambientale (realizzato dai tecnici REA) contenente pressoché integralmente gli elementi previsti a riguardo, che la procedura garantisce forme di pubblicità e di partecipazione quanto meno analoghe a quanto stabilito.

La posizione del Ministero dell'Ambiente viene tuttavia confermata e ribadita ulteriormente in una comunicazione alla Regione ed alla Provincia di Bergamo - sempre firmata dalla dott.sa Vittadini - che, tra l'altro, dice: "Fermo restando quanto sopra osservato, è altresì necessario evidenziare che, dalla delibera concernente l'approvazione del progetto e il rilascio dell'autorizzazione, emerge l'assenza di qualsivoglia riferimento al parere di compatibilità ambientale e alla sua relativa acquisizione. Così stando le cose è indubbio che la citata delibera di approvazione del progetto omette completamente gli adempimenti in materia di Valutazione di Impatto Ambientale, peraltro obbligatoria nel caso in esame. Alla luce di quanto osservato, questo Servizio è dell'avviso che la procedura di "autorizzazione" debba essere adeguatamente rivista, previa procedura di Valutazione di Impatto Ambientale da espletarsi secondo le norme regionali vigenti."

A seguito di questo parere, il Comune di Dalmine il 6 aprile 2000 invia agli Enti pubblici interessati una diffida formale ad adottare tutti i provvedimenti del caso, e un invito alla società REA affinché si astenesse "dall'effettuare ogni intervento costruttivo ed impiantistico che si ponga contro le vigenti disposizioni legislative."

Nello stesso periodo i consigli comunali di Dalmine, Levate, Lallio, Osio Sopra, Osio Sotto, Bonate Sotto, Brembate Sotto, Treviolo, Verdello e Zanica approvano una mozione con la quale si invita l'amministrazione provinciale di Bergamo "…a rendersi garante degli interessi di tutti i cittadini; ad analizzare e approfondire le reali necessità di smaltimento della provincia di Bergamo; a revisionare il Piano provinciale dei rifiuti; a sospendere qualsiasi tipo di assenso e di autorizzazione anche per quelle procedure semplificate previste dal "decreto Ronchi" e a richiedere alla Regione Lombardia di sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale i due impianti: quello di Dalmine e quello di Bergamo (via Goltara).

Sempre nel febbraio 2000 l'amministrazione comunale di Dalmine dà incarico a un epidemiologo di studiare la situazione, con particolare riferimento ai possibili riflessi sulla salute delle persone che abitano il territorio.

A questo punto, visto che le richieste in sede locale, regionale e nazionale non hanno avuto ancora alcun esito, il comune di Dalmine decide di ricorrere a un organo superiore territorialmente, la “Direzione generale dell'Ambiente della Comunità Europea”, per chiedere, così è detto testualmente nel documento inoltrato alla Comunità Europea il 28 luglio scorso, "…che codesta Direzione generale per l'Ambiente intervenga presso la Regione Lombardia della Repubblica Italiana, la Provincia di Bergamo e l'autorità giurisdizionale adita (Tribunale Amministrativo Regionale di Milano) e, occorrendo, si sostituisca agli organi competenti per far si che l'impianto autorizzato venga sottoposto ad azione di verifica tecnica e tutto il procedimento amministrativo sia sottoposto a valutazione di impatto ambientale…".

Il 27 ottobre 2000 il Ministero dell'Ambiente nuovamente scrive : “…. Questo servizio ritiene che non siano state adeguatamente ottemperate nella forma e nella sostanza le disposizioni comunitarie così come recepite dalle norme nazionali vigenti in materia di V.I.A. Si diffida pertanto codesta Regione ad voler porre in atto con la massima urgenza la necessaria procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale di cui al DPR 12/4/1996 ……..”

Il 13 settembre 2001 il Ministero dell'Ambiente interviene nuovamente dando alla REA 30 giorni di tempo per avviare la procedura di VIA minacciando il ricorso ai poteri sostitutivi. Il Ministero comunica anche l’inevitabile sanzione da parte della Commissione europea per il mancato rispetto delle procedure di autorizzazione.




Il neo ministro dell'Ambiente Matteoli opera una pesante ristrutturazione cambiando di quasi tutti i funzionari del ministero. La dott.sa Vittadini, che aveva seguito la vicenda, viene costretta alle dimissioni (non per questa vicenda n.d.r.).




Maggio 2003 - la Direzione generale dell'Ambiente della Commissione Europea diffida e mette in mora lo Stato italiano per la mancata effettuazione della procedura di VIA.







L'ECO DI BERGAMO 30 05 03


«Inceneritore, Stato diffidato». «Non è vero»
Dalmine, botta e risposta Legambiente-Regione su una presunta decisione della Commissione europea

L'inceneritore di Dalmine è già in funzione da un anno
DALMINE L'Europa contro l'inceneritore di Dalmine? Un comunicato diffuso ieri dalla sede regionale di Legambiente afferma che la Direzione generale dell'Ambiente della Commissione europea avrebbe deciso «la diffida e la messa in mora dello Stato Italiano per la mancata effettuazione della procedura di Via (valutazione di impatto ambientale) per l'inceneritore della Rea spa di Dalmine». A farne le spese dovrebbero essere – secondo il comunicato di Legambiente – la Regione Lombardia, che aveva concesso nel 1998 il proprio parere favorevole all'impianto, e il ministero dell'Ambiente che avrebbe dovuto obbligare l'istituzione regionale a una Via, oltre naturalmente all'azienda che da un anno ha messo in funzione l'inceneritore.
Dai sindaci di Dalmine, Osio Sopra, Osio Sotto, Levate, Lallio, Bonate Sotto, Filago, Comun Nuovo, Verdello e Zanica – che non condividono le autorizzazioni all'inceneritore – non si ottengono dichiarazioni: gli amministratori si riservano di chiarire la situazione nei prossimi giorni. È certo che dal 1998-99 i Comuni sono in attesa di una sentenza d'appello del Consiglio di Stato dopo i ricorsi allora rigettati dal Tar sulla questione inceneritore e Via.
Ma dalla direzione generale Risorse idriche e ai Servizi di pubblica utilità della Regione Lombardia, facente capo all'omonimo assessorato che sovrintende anche alle iniziative di smaltimento e trattamento rifiuti, arriva una secca smentita al comunicato di Legambiente: «Non è vero che l'Unione europea ha messo in mora lo Stato italiano per la mancata Via. È in corso una verifica da parte dell'Ue, su richiesta del Comune di Dalmine, non ancora conclusa, per la quale la Regione dovrà formulare le proprie valutazioni entro metà giugno nelle quali sosterremo la regolarità delle procedure seguite per l'inceneritore. I problemi e i successivi ricorsi degli amministratori locali – ha aggiunto inoltre la segreteria dell'assessorato – nacquero fondamentalmente dal fatto che le normative europee che prevedevano la Via non erano ancora state recepite con chiarezza dalla legislazione italiana, che attualmente sulla questione è stata definita».
Dal canto suo Legambiente insiste e, con toni molto duri, chiede alla Regione la «sospensione delle autorizzazioni per la Rea». Il direttore della Rea, Giuseppe De Beni – che fa sapere di non aver ancora ricevuto nessun documento ufficiale in merito alla presunta decisione della Commissione europea – non vuole nemmeno esprimersi in merito al comunicato di Legambiente: «Posso solo dire che l'inceneritore della Rea è attivo da un anno, funziona benissimo ed è l'impianto di base di trattamento e smaltimento rifiuti di tutta la provincia di Bergamo. Il livello di emissioni nell'aria è abbondantemente al di sotto di quello previsto per la concessione di autorizzazioni».
Ieri sera Ezio Locatelli, consigliere regionale di Rifondazione comunista, ha comunicato per i prossimi giorni «una mozione per chiedere l'immediata cessazione dell'attività di smaltimento dell'inceneritore di Dalmine».
Armando Di Landro

Tuesday, May 20, 2003

L'ECO DI BERGAMO 20 05 03








«Non vogliamo il traffico di Calusco»
A Solza comitato contro il progetto della tangenziale. In vista raccolta di firme

La zona della Rivierasca dove si intende realizzare la rotatoria che collegherà la nuova tangenziale sud di Calusco d'Adda
SOLZA Un comitato e una raccolta di firme di cittadini di Solza e Calusco per contrastare la realizzazione della tangenziale sud di Calusco d'Adda. Questa la decisione emersa dall'incontro nella sala civica di via Roma a Solza, indetto dall'Amministrazione comunale per presentare le tre ipotesi di tracciato della nuova tangenziale sud di Calusco, che però interessa anche il territorio di Solza.
A presentare i tre possibili tracciati viabilistici ai numerosi cittadini intervenuti è stato il sindaco Pierangelo Manzoni, che ha fatto un breve riepilogo.
«Tutto nasce dalla convenzione tra il Comune di Calusco e l'Italcementi, relativa alla ristrutturazione della cementeria – ha detto il sindaco di Solza –. In quella convenzione l'Italcementi promette di contribuire alla realizzazione di una strada a sud di Calusco, che tolga il traffico pesante dalla centralissima via Marconi. Il tracciato viario interessa pure il territorio di Solza, dove dovrebbe passare. Da qui iniziano i contatti fino all'attuale studio di fattibilità, che ha predisposto tre tracciati».
Il tracciato della nuova tangenziale sud ha inizio poco dopo il ponte San Michele, collegando la via Marconi con la tangenziale con una prima rotatoria, passa quindi sotto il nuovo impianto dell'Italcementi collegando la fabbrica con un'altra rotatoria; il tracciato prosegue con un'altra rotonda per comunicare con il centro di Calusco e quindi passa accanto alla località Torre di Calusco. Qui si sviluppano le tre ipotesi del tracciato: una alta, ossia sul territorio di Calusco con rotatoria finale nel comune di Solza; una a metà tra i due territori comunali, passando in galleria e parte in trincea per terminare con la rotatoria nel comune di Solza; la terza ipotesi invece si dilunga sulla via Roma di Solza, con una parte in trincea, e termina con la solita rotatoria al cavalcavia della ferrovia.
Il sindaco Manzoni ha affermato che la tangenziale di Calusco è «devastante per il territorio di Solza», mentre avvantaggia Calusco in quanto toglie circa il 30 per cento di traffico pesante dalla via Marconi, che taglia in due il paese. Molti sono stati gli interventi del pubblico che si è detto contrario alla tangenziale.
Alla riunione erano presenti anche diverse persone di Calusco che abitano nelle vie interessate dal tracciato della tangenziale e hanno espresso a loro volta contrarietà all'opera.
In sala c'era pure l'assessore ai Lavori pubblici di Calusco, Ernesto Mazzoleni, che ha preso la parola per spiegare le ragioni di questa strada ricordando che dove oggi si progetta la tangenziale anni fa era prevista la Pedemontana.
Dopo discussioni, interventi e proposte, l'assemblea pubblica si è conclusa con la decisione di procedere alla raccolta delle firme per verificare quante sono le persone contrarie alla tangenziale sia del comune di Solza sia di quello di Calusco ed usarle per fare pressione sugli enti preposti. Inoltre, si darà vita a un comitato che deciderà quali iniziative di protesta intraprendere per manifestare il dissenso dei cittadini che non vogliono la tangenziale.
Questa sera alle 20.30 nel centro sociale di Solza è prevista una riunione di quanti hanno dato la loro disponibilità ad iniziative per contrastare la tangenziale sud di Calusco.
Di fronte a questa mobilitazione Rinaldo Colleoni, sindaco di Calusco, non è rimasto indifferente e spiega: «Giorni fa ho chiesto un incontro con il sindaco di Solza per discutere ufficialmente il tema della tangenziale sud di Calusco, in modo da chiarire e definire le nostre posizioni. Ci riserviamo per ora di ufficializzare la nostra posizione soltanto dopo questo incontro, nel quale esamineremo lo studio definitivo delle ipotesi progettuali di fattibilità che la società Polinomia di Milano ci ha fatto in merito alla tangenziale sud. Quindi mi sembra corretto dare una risposta ufficiale sulla questione soltanto dopo l'incontro».
Angelo Monzani

Wednesday, May 14, 2003

L'ECO DI BERGAMO 14 05 03






L'Isola studia il piano territoriale
PRESEZZO Gli amministratori dei Comuni dell'Isola e di Cisano, Pontida e Barzana hanno iniziato ad analizzare il Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp). La prima riunione si è svolta nella sala consiliare del Comune di Presezzo: Piergiorgio Tosetti ed Ezio Motta, responsabili del progetto preliminare hanno illustrato le proposte contenute nel piano. All'incontro erano presenti l'assessore provinciale al Territorio Felice Sonzogni, il coordinatore del gruppo che ha redatto il piano, Giuliano Lorenzi, il consigliere provinciale e sindaco di Carvico, Livio Mazzola (componente l'ufficio di presidenza della conferenza dei sindaci per lo studio del Ptcp presieduto da Giuseppe Longhi), sindaci, assessori e tecnici dei paesi dell'Isola e di parte della Val San Martino.
Nella riunione sono stati illustrati i contenuti, gli obiettivi generali del Ptcp e le linee generali provinciali relative al sistema delle aree urbanistiche sovraccomunali, tutela del suolo e regimazione delle acque, paesaggio e ambiente, infrastrutture stradali, organizzazione del territorio e sistemi insediativi. Nell'illustrazione i tecnici hanno focalizzato le proposte per i comuni dell'Isola che nell'immediato futuro sarà interessato da infrastrutture viarie e ferroviarie interprovinciali e regionali come il completamento dell'asse interurbano e della variante Villa d'Adda-Carvico, la Pedemontana con l'interconnessione alla Brebemi, la quarta corsia sull'A4, la dorsale dell'Isola, la riqualificazione della linea ferroviaria Bergamo-Ponte San Pietro-Carnate, il raccordo ferroviario merci dell'Isola a binario unico, il nuovo tracciato di Gronda Nord (tratta Carnate-Filago-Levate-Verdello).
L'approfondimento continuerà in altre tre riunioni a tema coordinate da Livio Mazzola: stasera alle 20,45, nella sala consiliare di Calusco, il tema è «Ambiente, paesaggio, risorse naturali»; mercoledì 21, a Chignolo, sarà «Idrologia e idraulica» e giovedì 29, a Suisio, «Infrastrutture e mobilità». A inizio giugno ci sarà la riunione dei sindaci dell'Isola, per formalizzare le proposte di modifica al Ptcp che saranno discusse poi nell'assemblea generale dei sindaci di tutta la Bergamasca a fine giugno. Entro luglio il Ptcp dovrebbe essere adottato dal Consiglio provinciale.
In questi mesi la Comunità dell'Isola, con la collaborazione dell'architetto Margherita Fiorina, ha esaminato le tematiche relative a paesaggio e ambiente che diventeranno proposte per la Conferenza dei sindaci. Sono previste altre riunioni di studio su tutte le problematiche del piano alle quali sono invitati gli amministratori dell'Isola.
Remo Traina
L'ECO DI BERGAMO 14 05 03




Sette auto ogni dieci abitanti. Come a Milano
Il traffico produce il 10% dell'inquinamento provinciale. Elevata anche la densità abitativa: 300%
DALMINE Un quadro completo sulla situazione ambientale di 16 comuni bergamaschi, una fotografia sullo stato di aria, acqua, suolo, inquinamento acustico: è la Rsa – Relazione sullo stato dell'ambiente – la prima per comuni della Bergamasca, presentata a Dalmine da Vittorio Biondi, dell'Istituto per l'Ambiente di Milano, a sindaci, amministratori e cittadini dell'area.
I comuni interessati sono Boltiere, Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco d'Adda, Carvico, Ciserano, Dalmine (Comune capofila), Filago, Levate, Madone, Presezzo, Osio Sopra, Osio Sotto, Solza, Verdellino e Verdello. La relazione è stata consegnata a tutti gli amministratori che avranno un mese di tempo per integrarla con ulteriori dati ed estrapolarne i punti significativi, per poi tracciare le prime linee d'azione per uno sviluppo sostenibile. La stesura della Rsa è stata individuata come necessità dai 16 comuni che da tempo si sono uniti nel processo di Agenda 21 locale (un progetto finanziato dal ministero dell'Ambiente), volto a individuare le maggiori problematiche ambientali della zona, un cui primo importante passaggio può essere considerato proprio la presentazione della Rsa.
L'Istituto per l'ambiente ha raccolto e catalogato tutti i dati già esistenti sul territorio, in schemi che mettono in evidenza i vari parametri del rapporto tra la presenza dell'uomo e il territorio e in indicatori che qualificano la situazione ambientale generale.

Densità abitativa
e motorizzazione
I sedici comuni coprono poco più del 3 per cento del territorio provinciale, ma hanno rispetto all'intera bergamasca una percentuale di densità abitativa elevata: circa il 300 per cento con 1.114 abitanti per chilometro quadrato e il picco a Presezzo di 2.123.
La densità abitativa è cresciuta costantemente negli ultimi quarant'anni e, in particolare, nell'area degli otto comuni di Dalmine-Zingonia più che nella provincia. Alla densità abitativa si collega l'indice di motorizzazione, cioè il rapporto tra veicoli e abitanti. Un rapporto che è risultato uno dei più elevati d'Italia, con uno 0,70 (cioè sette veicoli ogni dieci abitanti): superiore alla media provinciale che si assesta a 0,54. La buona infrastrutturazione dell'area interessata dallo studio vive infatti una situazione di congestionamento, soprattutto per quanto riguarda le strade.

Alta presenza
di industrie
L'area dei sedici comuni è quindi una zona fortemente «antropizzata». Vale a dire che si tratta di un'area in cui l'azione dell'uomo ha inciso fortemente sullo sviluppo del territorio e dove la presenza delle industrie fa registrare una percentuale alta di occupazione delle aree. Gli insediamenti produttivi coprono il 9 per cento della superficie territoriale dei 16 comuni. A Verdellino, col 19,22 %, si registra il picco, un primato al quale fanno seguito Filago, col 18,33, e di Dalmine col 18,21. Allo stesso tempo tuttavia, c'è da mettere in evidenza una certa sensibilità da parte delle aziende: un buon numero di industriali, infatti, sottopone i propri prodotti e i propri processi produttivi a controlli e certificazioni di diverso tipo. E proprio a Dalmine, nel Polo tecnologico della Bergamasca, ha trovato sede l'Istituto italiano plastici che rilascia certificati di controllo per le aziende.

Il consumo
di energia
Un'alta densità abitativa e una notevole presenza di aziende porta anche a un consumo di energia. Per quanto riguarda quella utilizzata dagli abitanti, il consumo di elettricità è di 14,9 megawatt ora per abitante. Un dato che risulta superiore a quello provinciale che è di 6,21 megawatt ora. Questo il quadro che deriva in sostanza dal rapporto tra uomo e territorio in un'area caratterizzata dal bacino del Brembo e da un paesaggio naturale in molti punti ancora da valorizzare. La Relazione scende nello specifico elencando infatti tutti gli indicatori che vanno presi in considerazione per quanto riguarda la qualità dell'ambiente.
«Non è possibile elencare i dati come se si trattasse di un'area compatta e omogenea – ha sottolineato Vittorio Biondi – c'è comunque stato il tentativo di tracciare delle linee comuni che gli amministratori potranno utilizzare unitariamente».

La qualità
dell'ambiente
ARIA La situazione risulta particolarmente critica per quel che riguarda le emissioni dei veicoli da trasporto. Complessivamente il traffico dell'area è responsabile di circa il 10% di tutte le emissioni atmosferiche della provincia di Bergamo. Se non destano particolare preoccupazione le emissioni inquinanti classiche, come il biossido di azoto o il monossido di carbonio, è invece critica la presenza di pm10 e polveri totali sospese. Il rapporto tra traffico e polveri sospese è ben noto ad alcuni sindaci dell'Agenda 21 locale, soprattutto della zona di Dalmine, impegnati negli inverni scorsi a mettere in campo diversi blocchi del traffico. Un indice importante di biodiversità, come la presenza di licheni, evidenzia risultati che vanno da una qualità dell'aria media nei comuni di Carvico, Calusco e Presezzo ad un alto livello di alterazione per l'area Dalmine-Zingonia.

ACQUA Il fiume Brembo è caratterizzato da una situazione di inquinamento contenuto mentre per altri punti del paesaggio naturale, come per il torrente Tordo, la situazione è particolarmente critica. Le acque sotterranee sono di qualità molto variabile, a causa della presenza di atrazina in alcuni pozzi. Vi sono casi di impatto dell'azione dell'uomo sulle acque molto ridotto e casi di forte alterazione delle caratteristiche idrochimiche.

SUOLO Il territorio si presenta con aspetti molto variabili. Si va dalle zone ad alta densità industriale ad aree di paesaggio naturale apprezzabile lungo il corso dei fiumi Brembo e Adda. Il rischio territoriale principale è quello idrogeologico, con percentuali di superficie del territorio che rischiano esondazioni massime a Presezzo e Bonate Sotto, quasi al 20%. Le aree protette vincolate di tutti i sedici comuni sono poche, relative a porzioni del Parco Adda Nord, a Calusco, Bottanuco e Solza. Diversi comuni dell'area Dalmine-Zingonia hanno già avviato l'iter per l'istituzione del Parco del Brembo. Da segnalare inoltre ad Osio Sotto il Bosco dell'Itala, circa 12mila metri quadrati, che potrebbe rientrare nel parco del fiume. Oltre alla superficie occupata dalle industrie vanno segnalate le aree dimesse e la presenza di cave attive: queste ultime occupano l'1,74% del territorio e sono concentrate nei comuni di Bottanuco, Calusco, Dalmine, Ciserano e Osio Sopra. Secondo la relazione è scarsa la rilevanza di aree dismesse, individuate in base a dati regionali nei comuni di Calusco, Osio Sotto e Presezzo, dovuta soprattutto alla capacità di ricambio delle presenze produttive. I Comuni dell'area spiccano per una buona percentuale di raccolta differenziata, quasi il 52% dei rifiuti urbani totali.

Inquinamento
acustico
L'inquinamento acustico è naturalmente alto nelle zone con forte densità di traffico, quindi sulle principali arterie stradali: A4, le ex statali 525, 470 (Dalmine-Villa d'Almè) e 42 per quel che riguarda Verdello, Verdellino e Levate. C'è assenza di dati invece per quanto riguarda il rumore ferroviario. Su tale punto il sindaco di Verdellino si è proposto di aggiungere alla Rsa uno studio effettuato in merito al raddoppio della linea Bergamo-Treviglio sul rumore provocato dalla ferrovia. Emerge dalla relazione il quadro di una zona che sta prendendo fermamente atto negli ultimi anni del forte sviluppo industriale al quale sono seguiti l'alta densità abitativa e, molto spesso, uno scarso rispetto per il territorio. Una zona che deve far fronte alla criticità dell'aria – soprattutto a Dalmine, Osio Sopra, Osio Sotto, Levate, Verdello, Verdellino, Boltiere e Ciserano – e, in generale, a un inquinamento acustico diffuso, mettendo in campo: la valorizzazione delle aree naturali presenti, il contenimento dei livelli di polveri nell'aria e la creazione di nuove aree verdi urbane.
Armando Di Landro
L'ECO DI BERGAMO 14 05 03


I sindaci: «Una fotografia utile per lo sviluppo sostenibile»
DALMINE I sindaci hanno apprezzato i contenuti della prima «Relazione sullo stato dell'ambiente» – Rsa – dell'Agenda 21 locale, che interessa 16 comuni bergamaschi: Boltiere, Bonate Sotto, Bottanuco, Calusco d'Adda, Carvico, Ciserano, Dalmine (Comune capofila), Filago, Levate, Madone, Presezzo, Osio Sopra, Osio Sotto, Solza, Verdellino e Verdello.
Già da tempo gli enti locali dell'area hanno avviato il processo di Agenda 21, per la messa in campo di politiche volte a migliorare il proprio territorio, a contenere l'inquinamento. La Rsa potrà essere analizzata dagli amministratori che dovranno poi passare a una fase operativa di Agenda 21, tentando di imporre una svolta a uno sviluppo spesso poco rispettoso del loro territorio. «La relazione è un primo risultato del processo di Agenda 21 – afferma Francesca Bruschi, sindaco di Dalmine – è un documento importante che dà molti dati rilevanti per il nostro territorio, un quadro sull'ambiente da diversi punti di vista. Dovremo saperlo utilizzare per decidere azioni di concerto». Si sente già l'esigenza tra gli amministratori di capire come si potrà utilizzare la Rsa relativamente a possibili interventi sul territorio.
«Bisognerà fare poche scelte, ma mirate – sottolinea Angelo Arnoldi, sindaco di Boltiere – puntando sulla prevenzione come elemento di fondo per la riqualificazione del territorio. È giusto parlare di sviluppo sostenibile dell'ambiente, ma bisogna aggiungere che la crescita economica deve essere anche compatibile col nostro tessuto sociale».
«La Rsa è stata presentata a grandi linee – spiega Anna Bonzi, assessore all'Ecologia di Carvico – nostro dovere sarà scendere nei particolari e compiere un'analisi approfondita. Dovremo saperne cogliere spunti concreti per i nostri comuni».
Secondo Giovanni Bacis, primo cittadino di Verdellino, «deve essere chiaro che nuove infrastrutture e nuovi insediamenti potranno sorgere sull'area interessata dallo studio solo se da subito compatibili con un territorio nel quale non è possibile un ulteriore sviluppo non rispettoso della realtà circostante». In linea con queste affermazioni Piergiorgio Gregori, sindaco di Osio Sopra: «Si tratta di capire come mettere in atto una certa equità e compensazione per il nostro territorio. Se è vero che certi dati indicano una criticità soprattutto per la qualità dell'aria, i futuri interventi dovranno tenerne conto». L'assessore all'Ecologia di Osio Sotto, Angela Ceresoli, si sofferma su un altro aspetto «Non bisogna dimenticare che diversi progetti sono già in atto. Oltre al parco del Brembo inizieranno nell'area di Zingonia corsi di "mobility manager", figure per la mobilità sostenibile che siano da stimolo per un maggior utilizzo della bicicletta, per la promozione della condivisione delle auto per recarsi al lavoro ad esempio» poi aggiunge «per realizzare determinati progetti ci vorranno anche adeguati finanziamenti e l'occasione che si presenta all'area Dalmine-Zingonia con l'inserimento nel "Libro azzurro regionale" è fondamentale e da non perdere». Anche per il vicesindaco di Calusco, Lino Corti, è il tempo dell'azione senza dimenticare che i comuni hanno già comunque messo in campo interessanti iniziative: «I tetti fotovoltaici a Solza e Calusco sono dei fatti concreti, i parchi locali di interesse sovracomunale, come quello del Monte Canto e Bedesco, o del Brembo lo sono altrettanto. Come cittadino mi aspetterei che le amministrazioni locali avessero meno paura di spendere proprie risorse di bilancio per l'ambiente».
A. D. L.

Tuesday, May 13, 2003

MERATEONLINE 12 05 03



Mauro Tivolesi e Uniti per Robbiate:
”Ambaraba ci cì co cò, il mio voto a chi lo do?”
Territorio, viabilità e sociale sono i capisaldi del programma di Mauro Tivolesi, candidato sindaco di “Uniti per Robbiate”. Nato nel 1961 in Svizzera e trasferitosi a pochi anni in Abruzzo con la famiglia per poi stabilirsi in Brianza solo una decina di anni fa in pochi credevano realmente che sarebbe sceso in campo con una propria lista, nonostante da mesi lo avesse annunciato. Inizialmente guardato con sufficienza dagli altri tre contendenti alla carica più alta del comune e considerato avversario di poco conto, con l’avvicinarsi del 25 maggio e della consultazione popolare, in paese i tradizionali esponenti di partito che hanno dato vita alle altre compagini elettorali cominciano a temere che possa sottrarre voti utili per determinare il vincitore.




“Ambaraba, ci cì co cò, tre civette sul comò, il mio voto a chi lo do?…O puoi scegliere Uniti per Robbiate” campeggia, con tono canzonatorio, sui suoi manifesti elettorali che non hanno mancato di suscitare polemiche. “Quest’anno, a differenza di ciò che accadeva in altri tempi – spiega lo stesso Tivolesi - , la scelta del sindaco e degli altri consiglieri risulta quanto mai ardua e confusa. Vista la fumosità delle scelte, vista l’ambiguità delle proposte, vista l`impossibilità di riferimenti chiari, la scelta, se non vi fossero alternative, sarebbe affidarsi al caso, alla conta dei bambini. Uniti Per Robbiate è l`alternativa. Per questo diciamo che votarci è legittima difesa e che un voto per noi è un voto per se stessi”. “Da alcuni mesi stiamo assistendo ad una aggressione senza precedenti del territorio del nostro paese e dei paesi limitrofi. La torre Italcementi a Calusco D’Adda, il pozzo petrolifero Agip a Paderno d’Adda, il nuovo insediamento industriale in Via Milano a Robbiate – illustra Tivolesi - portano non solo alla distruzione dei nostri beni più preziosi quali il territorio ed il paesaggio e alla conseguente perdita del suo valore, ma aggravano ulteriormente problemi come l’inquinamento, il traffico e la sovrappopolazione che già da anni hanno raggiunto livelli insopportabili. E’ necessario iniziare al più presto una politica volta alla conservazione delle aree ancora agricole e a uno sviluppo sostenibile”. Per questo secondo il candidato di Uniti per Robbiate bisogna attuare anche un piano di viabilità che tenga conto delle differenti esigenze dei cittadini e consenta il decongestionamento delle strade attraverso una politica che incentivi l’uso dei mezzi pubblici e dei mezzi privati non inquinanti. Soprattutto però occorre tornare a pensare ai cittadini, giovani e anziani: “Quale futuro può esserci per una società che non investe sui giovani? Quale futuro può esserci per una società che non considera gli anziani come una risorsa? Scarseggiano i luoghi di aggregazione per il tempo libero.carenti le strutture e le iniziative per gli anziani bisognosi”. Ma nel programma di Tivolesi rientrano anche i commercianti, la grande distribuzioni, le associazioni di volontariato… “Mi sono subito innamorato di questa terra – nonostante le mie origini – e non posso sopportare di vederla saccheggiata e di assistere alla lenta ma inesorabile trasformazione in un quartiere territorio”.




Thursday, May 08, 2003

DOCUMENTO DISTIBUITO DURANTE LA "FESTA REGIONALE DELL'ADDA" 09 /11 MAGGIO 2003

COSA NE PENSATE DELLA NUOVA CEMENTERIA DI CALUSCO ?

1992 Presentazione progetti e Concessione Edilizia.

Trascorrono 10 anni senza osservazioni o ripensamenti.

2001 Inizio effettivo dei lavori.

2002 La nuova cementeria è una realtà.

 E' scaduto il tempo per le recriminazioni, mentre è utile riflettere sul comportamento di colpevole inerzia dell'Amministrazione Comunale insolvente nel pretendere la V.I.A. o come minimo la Dichiarazione di Compatibilità Ambientale e nel redigere la Classificazione Acustica del Territorio.

 Ora è più utile pensare:

1) Al futuro assetto dell'area.
2) Al controllo costante sulle emissioni atmosferiche ed acustiche nel rispetto delle leggi di Settore e del Piano Regionale della Qualità dell'Aria.
3) All'adeguamento della direttiva CE del complesso produttivo IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control).
4) Alla dimostrazione che la nuova cementeria migliori il disagio sanitario della popolazione da anni succube della situazione.

 Lo strumento c'è: l'Autorizzazione Integrata Ambientale prevista dal D.Lgs. 4/08/1999 n° 372, procedura, in corso di perfezionamento legislativo, che verifica il livello di protezione ambientale del sito nel suo complesso.

 Chiediamo all'Italcementi Group di dare l'esempio nello svolgere la suddetta procedura e nel rendere conto (accountability) della propria responsabilità sociale verso il territorio in cui opera.





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