Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Thursday, January 31, 2008

Mafia e Italcementi, cronaca di un intreccio controverso

Mafia e Italcementi, cronaca di un intreccio controverso
Paola Zanca

calcestruzzi, italcementi

Ora sono arrivati gli arresti eccellenti, ma la storia controversa della Calcestruzzi spa inizia parecchio tempo addietro. A causa del cemento «depotenziato» fornito dall’azienda – che mette chiaramente in pericolo la struttura e la durabilità delle opere realizzate – nei mesi scorsi il gip di Caltanissetta aveva già ordinato il sequestro di diverse opere, tra cui il nuovo palazzo di giustizia di Gela, il Porto Isola-Diga Foranea di Gela, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina. E un giro di controlli era partito anche su tutti gli edifici realizzati in altre regioni d’Italia con materiale fornito dalla Calcestruzzi spa.

L’inchiesta aveva messo in allarme il gruppo dirigente dell’azienda. Per questo, il 23 dicembre scorso l'Italcementi, gruppo a cui appartiene la Calcestruzzi Spa, aveva deciso di sospendere le sue attività in Sicilia e aveva annunciato che avrebbe vigilato sulle proprie commesse addirittura attraverso un apposito pool, dove figurano Pierluigi Vigna, già procuratore nazionale antimafia, il professor Giovanni Fiandaca, ordinario di diritto penale dell'Università di Palermo e il professor Donato Masciandaro, ordinario di economia della regolamentazione finanziaria all'Università Bocconi di Milano: «L'iniziativa – scriveva all’epoca la Calcestruzzi – potrà costituire un modello di riferimento per l'intero comparto del calcestruzzo, spesso impegnato in aree interessate da rilevanti fenomeni di devianza criminale». Quasi un modello da copiare.

Ma non di sola Sicilia si tratta. Nel luglio 2007 la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria aveva sospeso l’Italcementi dall’amministrazione dei suoi impianti e delle reti di vendita della società in Calabria. Una disposizione ai sensi dell’articolo 3 quater Legge 575/1965, secondo il quale, per verificare eventuali infiltrazioni mafiose si possono applicare misure di prevenzione e indagare sulle attività sia se si ritiene che l’attività possa essere «direttamente o indirettamente sottoposta alle condizioni di intimidazione o di assoggettamento», sia se esiste la possibilità che l’azienda «possa agevolare l'attività» di persone sottoposte a procedimenti penali per associazione di tipo mafioso.

A seguito del provvedimento, sul suo sito Internet, la Italcementi sottolineava la sua estraneità ai fatti, spiegando che «nella notifica effettuata stamani viene chiaramente esplicitato che “la società sottoposta a tale misura è necessariamente da considerare estranea all’associazione mafiosa agevolata” e rimane “effettivo titolare dei beni”».

Fatto sta che Carabinieri e Guardia di Finanza, in concomitanza con il sequestro dei beni della cosca della ‘ndrangheta calabrese Mazzagatti, scrivevano che «di fronte alla ndrangheta l’Italcementi avrebbe messo da parte ogni regola, sopportando maggiori costi, assumendo rischi e finendo con l’agevolare l’espansione economica della cosca della ‘ndrangheta dei Mazzagatti nel campo della commercializzazione del cemento».

Oltre che nei tribunali, la vicenda fu denunciata anche da Confesercenti, che nell’ottobre 2007 ha pubblicato il 10° Rapporto SOS Impresa con un titolo eloquente: “Le mani della criminalità sulle imprese”. Si parla di Italcementi, e anche qui arriva la pronta smentita del gruppo che opera nel campo delle costruzioni: «Nessun fatto attributo alla società – scrivono in una nota a dicembre 2007 – è stato "giuridicamente accertato" e quindi è assolutamente priva di fondamento la deduzione che "Italcementi ha ceduto alla morsa della 'ndrangheta"», come scritto nel rapporto della Confesercenti a commento delle affermazioni delle forze dell'ordine.

Il rapporto dell’associazione delle imprese del terziario, giusto per contestualizzare la vicenda, spiegava che «uno degli elementi che colpisce con maggiore evidenza del Rapporto 2007 è l’estendersi di quell’aria, che potremmo chiamare, della “collusione partecipata” che investe il “Ghota” della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici, che preferisce venire a patti con la mafia piuttosto che denunciarne i ricatti. In questi casi – spiega ancora il rapporto – il binomio paura-pagamento del “pizzo” non regge proprio. Non ci troviamo di fronte un banchetto di verdura alla Vucciria di Palermo, o ad una piccola bottega della periferia di Napoli, parliamo di aziende quotate in borsa, con sedi a Milano e a Torino, con amministratori delegati che mai avranno contatti con i malavitosi e, tra l’altro, con relazioni personali ed istituzionali che possono garantire la più ampia sicurezza. Eppure queste imprese pagano».

Anche la Calcestruzzi spa, che è solo una parte del gruppo Italcementi, ha poco a che fare con i banchi della Vucciria. Sede legale a Bergamo e poi 10 direzioni di zona a Moncalieri (Torino), ad Arese (Milano), a Limena (Padova), a San Damaso (Modena), a Castelfidardo (Ancona), a Roma, a Salerno, a Taranto, a Palermo e a Quartu S'Elena (Cagliari). In tutto, 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti, e un'ingente quantità di mezzi di trasporto.

Ora dall'Italcementi fanno appello ai «tre saggi», al pool Vigna- Fiandaca- Masciandaro: dopo le ordinanze di custodia cautelare nei confronti dell’amministratore delegato e dei tre dirigenti, in una nota, il gruppo ribadisce la sua «linea di rifiuto di qualsivoglia contiguità con fenomeni di criminalità», ricordando che «proprio a seguito delle indagini della Procura di Caltanisetta era stata avviato una lunga e dettagliata serie di riscontri tecnici che avevano individuato irregolarità operative che sono state denunciate lo scorso dicembre alla Magistratura e che hanno indotto a sospendere l'attività nell'isola» e sottolineando che nel frattempo era stato «costituito un pool per elaborare un codice operativo di garanzia nel settore del calcestruzzo composta da esperti di riconosciuta autorevolezza ed esperienza».

Meno fiducioso sull’estraneità dell’azienda alle vicende indagate dalla magistratura è il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione, secondo il quale «questa inchiesta, che andava avanti da tempo, ha portato alla luce un sistema di complicità e collusioni ad alto livello, in un settore delicato come quello degli appalti per lavori pubblici». Forgione auspica che «la voglia di pulizia degli imprenditori sia ancora più forte». Preme su questo tasto anche il presidente della Piccola industria di Confindustria Sicilia, Marco Venturi, secondo il quale «ha fatto bene la magistratura a colpire questa impresa che in passato aveva avuto rapporti non chiari con soggetti della mafia locale». E che aggiunge: «Da noi non è socia, ma l'avremmo sospesa».

Infine non dimenticano un altro tassello importante di questa storia di presunta “collusione partecipata” i rappresentanti della Cgil, che «da tempo denunciano le conseguenze negative dell'intreccio mafioso con le attività del settore delle costruzioni, in Sicilia e non solo, sia sulle condizioni di lavoro e sui diritti dei lavoratori, compresi quelli sulla sicurezza, sia sulla qualità delle produzioni». Come dire, di lavoro e di mafia si muore già abbastanza in sedi separate.

Pubblicato il: 30.01.08
Modificato il: 30.01.08 alle ore 15.58

ITALCEMENTI: PIENA COLLABORAZIONE CON I MAGISTRATI

ITALCEMENTI: PIENA COLLABORAZIONE CON I MAGISTRATI


(AGI) - Milano, 30 gen. - Sulla vicenda Calcestruzzi, Il gruppo Italcementi, azionista di controllo della societa', "conferma piena collaborazione alla magistratura e riafferma la volonta' di continuare con detetrminazione nell'attivita' avviata dai tre saggi" nominati lo scorso dicembre in occasione della sopensione delle attivita' di Calcestruzzi in Sicilia. In merito all'inchiesta che ha portato all'arresto dell'ad di Calcestruzzi, Mario Colombini, di altre tre persone e al sequestro cautelativo delle azioni Calcestruzzi, Italcementi con un comunicato - ribadisce inoltre la propria "linea di netto rifiuto di qualsivoglia contiguita' con fenomeni di criminalita'".

Mafia, arrestato l'ad della Calcestruzzi spa

Mafia, arrestato l'ad della Calcestruzzi spa
Mario Colombini avrebbe agevolato la creazione di fondi neri «da destinare quantomeno in Sicilia, alla mafia»


La sede di Calcestruzzi spa a Bergamo, in una immagine del 28 luglio 2007 (Ansa)
CALTANISSETTA - Truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni. Con una aggravante: avere agevolato l'attività di Cosa Nostra. Con queste accuse è stato arrestato Mario Colombini, amministratore delegato di Calcestruzzi spa. In altri termini Colombini avrebbe favorito la creazione, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, di fondi neri, «da destinare - secondo l'accusa - quantomeno in Sicilia, alla mafia». L'azienda avrebbe fornito calcestruzzo di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. A Questo sistema secondo gli inquirenti corrisponderebbe a «una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali». A causa del calcestruzzo «depotenziato», secondo gli inquirenti, vi potrebbe essere pericolo strutturale e di durabilità in alcune opere realizzate. Nei mesi scorsi per questa motivazione il gip aveva ordinato il sequestro del nuovo palazzo di giustizia di Gela, del Porto Isola-Diga Foranea di Gela, della strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina.. Controlli vengono disposti anche su opere edili, realizzate in altre regioni, con il calcestruzzo fornito dalla società bergamasca.

ALTRI TRE ORDINI DI CUSTODIA CAUTELARE - Il provvedimento è del gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino. Colombini è stato arrestato nella sua abitazione di Camparada, un comune della Brianza in provincia di Milano. L'amministratore delegato della Calcestruzzi è stato condotto in carcere. Il gip ha inoltre firmato altri tre provvedimenti di custodia cautelare: Fausto Volante, direttore della società - ma già da tempo sospeso - per Sicilia e Campania; Francesco Librizzi, capo area di Calcestruzzi in Sicilia, e Giuseppe Giovanni Laurino, licenziato dopo l'avvio dell'inchiesta. Calcestruzzi è al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia già dal 2006, quando la società era stata indagata per possibili rapporti con la mafia. Nel dicembre scorso Calcestruzzi aveva annunciato che sospendeva le attività nell'isola in attesa della fine dell'inchiesta.

SOTTO SEQUESTRO - Il gip del tribunale di Caltanissetta ha anche ordinato il sequestro della Calcestruzzi spa. I carabinieri e la guardia di finanza hanno eseguito il provvedimento, che riguarda beni materiali e immobili della Calcestruzzi e il suo capitale sociale, e ancora le strutture informatiche in uso dalla società. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro. La Calcestruzzi è presente su tutto il territorio nazionale: a parte del gruppo Italcementi, quinto produttore di cemento a livello mondiale ed il principale operatore nel bacino del mediterraneo. I pm hanno firmato decreti di perquisizione nella sede legale della Calcestruzzi spa a Bergamo, e poi nelle altre sedi di Moncalieri (Torino), Arese (Milano), Limena (Padova), San Damaso (Modena), Castelfidardo (Ancona), Roma, Salerno, Taranto, Palermo e Quartu S'Elena (Cagliari). I carabinieri e la guardia di finanza hanno sequestrato 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti ed un considerevole numero di mezzi di trasporto.

Mafia, arrestato l'ad della Calcestruzzi spa

Mafia, arrestato l'ad della Calcestruzzi spa
Mario Colombini avrebbe agevolato la creazione di fondi neri «da destinare quantomeno in Sicilia, alla mafia»


La sede di Calcestruzzi spa a Bergamo, in una immagine del 28 luglio 2007 (Ansa)
CALTANISSETTA - Truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni. Con una aggravante: avere agevolato l'attività di Cosa Nostra. Con queste accuse è stato arrestato Mario Colombini, amministratore delegato di Calcestruzzi spa. In altri termini Colombini avrebbe favorito la creazione, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma anche su tutto il territorio nazionale, di fondi neri, «da destinare - secondo l'accusa - quantomeno in Sicilia, alla mafia». L'azienda avrebbe fornito calcestruzzo di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. A Questo sistema secondo gli inquirenti corrisponderebbe a «una strategia aziendale della Calcestruzzi, adottata su scala nazionale e gestita a mezzo, anche, del sistema informatico, con la consapevolezza dei vertici aziendali». A causa del calcestruzzo «depotenziato», secondo gli inquirenti, vi potrebbe essere pericolo strutturale e di durabilità in alcune opere realizzate. Nei mesi scorsi per questa motivazione il gip aveva ordinato il sequestro del nuovo palazzo di giustizia di Gela, del Porto Isola-Diga Foranea di Gela, della strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina.. Controlli vengono disposti anche su opere edili, realizzate in altre regioni, con il calcestruzzo fornito dalla società bergamasca.

ALTRI TRE ORDINI DI CUSTODIA CAUTELARE - Il provvedimento è del gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta del procuratore aggiunto Renato Di Natale e del pm della Direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino. Colombini è stato arrestato nella sua abitazione di Camparada, un comune della Brianza in provincia di Milano. L'amministratore delegato della Calcestruzzi è stato condotto in carcere. Il gip ha inoltre firmato altri tre provvedimenti di custodia cautelare: Fausto Volante, direttore della società - ma già da tempo sospeso - per Sicilia e Campania; Francesco Librizzi, capo area di Calcestruzzi in Sicilia, e Giuseppe Giovanni Laurino, licenziato dopo l'avvio dell'inchiesta. Calcestruzzi è al centro delle indagini della Direzione distrettuale antimafia già dal 2006, quando la società era stata indagata per possibili rapporti con la mafia. Nel dicembre scorso Calcestruzzi aveva annunciato che sospendeva le attività nell'isola in attesa della fine dell'inchiesta.

SOTTO SEQUESTRO - Il gip del tribunale di Caltanissetta ha anche ordinato il sequestro della Calcestruzzi spa. I carabinieri e la guardia di finanza hanno eseguito il provvedimento, che riguarda beni materiali e immobili della Calcestruzzi e il suo capitale sociale, e ancora le strutture informatiche in uso dalla società. Il valore complessivo del sequestro ammonta a circa 600 milioni di euro. La Calcestruzzi è presente su tutto il territorio nazionale: a parte del gruppo Italcementi, quinto produttore di cemento a livello mondiale ed il principale operatore nel bacino del mediterraneo. I pm hanno firmato decreti di perquisizione nella sede legale della Calcestruzzi spa a Bergamo, e poi nelle altre sedi di Moncalieri (Torino), Arese (Milano), Limena (Padova), San Damaso (Modena), Castelfidardo (Ancona), Roma, Salerno, Taranto, Palermo e Quartu S'Elena (Cagliari). I carabinieri e la guardia di finanza hanno sequestrato 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti ed un considerevole numero di mezzi di trasporto.

Wednesday, January 23, 2008

Merate: PM10 oltre il limite per 13 giorni

Merate: PM10 oltre il limite per 13 giorni
da inizio anno, media di 60µg/mc, max 115

Immagine


Non sono servite le ordinanze anti-smog, le biciclettate dei sindaci, gli inviti ripetuti a lasciare l`auto in garage, le campagne di incentivazione ad utilizzare combustibili “puliti”, gli obblighi perentori a cambiare le caldaie ormai vetuste. Ormai è un dato di fatto. La cappa di inquinamento sembra davvero non voler lasciare la Brianza, attenagliandola con i suoi fumi velenosi. In questi primi 21 giorni del mese di gennaio, infatti, il livello di polveri sottili presente nell`aria a Merate è stato superiore ai 50µg/mc per ben 13 volte con valori che hanno toccato anche soglie decisamente preoccupanti. Decisamente migliore la situazione di Lecco e Valmadrera anche se, visti i dati riepilogativi del 2007, non bisogna farsi ingannare da quelle che potrebbero essere solamente illusioni.


Merate
La media in questi primi 21 giorni dell`anno si è assestata a 60µg/mc, ben 10 punti sopra quanto previsto dalla normativa europea. Il giorno peggiore è stato il 9 gennaio quando la centralina posta lungo la 342 ha toccato addirittura 115µg/mc. Non potendo più ricevere il dato orario non è possibile dire quale sia stata la punta massima ma è chiaro che, trattandosi di una media giornaliera, si debba ragionevolmente pensare che in alcune ore si sia arrivati a valori impressionanti. Dal 7 all`11 i valori sono stati fuori norma, con una punta preoccupante anche il 10 (98µg/mc). Poi, a parte qualche “altalena”, si è tornati alla normalità e dunque sopra i 50µg/mc. Dal 17 gennaio, infatti, la centralina sta registrando valori elevati: 61, 79, 95, 85, 80.



Merate

Lecco

Valmadrera
01/01/08
67

34

39
02/01/08
52

35

46
03/01/08
43

32

37
04/01/08
46

29

29
05/01/08
41

25

ND
06/01/08
32

17

ND
07/01/08
52

43

52
08/01/08
63

41

43
09/01/08
115

37

53
10/01/08
98

50

67
11/01/08
66

42

54
12/01/08
19

11

6
13/01/08
39

20

16
14/01/08
63

36

35
15/01/08
41

24

20
16/01/08
17

15

11
17/01/08
61

22

19
18/01/08
79

20

25
19/01/08
95

31

47
20/01/08
85

64

86
21/01/08
80

58

60
Media
60

33

39




Valmadrera-Lecco
La centralina di Valmadrera ha registrato una media di 39µg/mc, con sei giorni oltre i 50µg/mc consentiti dalla legge e due giorni di non funzionamento. La punta più alta si è toccata il 20 gennaio con 86µg/mc.
Il rilevatore di PM10 nell`aria a Lecco ha segnato una media di 33µg/mc, con gli ultimi due giorni solamente (20 e 21 gennaio) oltre il limite consentito: 64 e 58µg/mc.

S.V

Monday, January 21, 2008

Polveri sottili, limiti superati


Polveri sottili, limiti superati


Mentre a Bergamo la prima domenica ecologica costringe le auto allo stop, per diminuire lo smog nell'aria, dall'Arpa arrivano rilevazioni delle polveri sottili superiori al valore limite di 50 microgrammi per metro cubo. È bastato il ritorno del bel tempo per far salire rapidamente i valori rilevati dalle centraline. A Bergamo Meucci si rilevano 70 microgrammi per metro cubo, mentre a Treviglio il valore è superiore: 74. 72 è il valore rilevato a Osio Sotto, 67 Lallio e 64 Calusco. Meglio di tutti sta Filago Centro: 54.

Saturday, January 19, 2008

Solza si mobilita contro il Piano cave

Solza si mobilita contro il Piano cave
Una raccolta di firme contro il Piano cave regionale. A promuoverla sono l’Amministrazione comunale di Solza e i tre gruppi consiliari: oltre a quello di maggioranza «Unione per Solza», anche «Lega Nord» e «Alleanza Democratica».
Un’iniziativa che segue alla richiesta di chiarimenti sulle modifiche apportate dalla Regione Lombardia al Piano cave provinciale, in particolare per quanto riguarda la cava dell’Isola, inoltrata dai Comuni di Solza, Medolago e Calusco d’Adda al presidente della VI commissione regionale, Stefano Maullu, e all’assessore regionale all’Ambiente Marco Pagnoncelli.

«Esiste un impegno sottoscritto, un Accordo di programma stipulato nel 1999 tra i tre Comuni, Provincia di Bergamo, parco Adda nord e Regione Lombardia, che fissa i quantitativi ultimi da scavare e i tempi per la cessazione definitiva dell’attività, prevista per il 31 dicembre 2010, oltre a prevedere la cessione finale gratuita ai Comuni delle aree scavate e poi ripristinate - spiegano i promotori -. L’Accordo di programma, che rappresenta il primo esempio del genere in Lombardia, ha voluto disciplinare in modo definitivo l’assetto territoriale della zona. L’obiettivo era quello di dare un termine all’attività estrattiva con tempi certi per il riassetto ambientale dell’area, ricompresa nel parco Adda nord, fornendo allo stesso tempo garanzie sufficienti alle ditte per un corretto piano economico e finanziario di conversione dell’attività».

Forte delle proprie motivazioni, il Comune di Solza e i gruppi consiliari invitano a partecipare, fin da domenica 20 gennaio, alla raccolta di firme contro il piano cave per rispetto degli accordi. È possibile partecipare alla raccolta di firme domenica 20 gennaio in piazza san Giorgio, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 17 alle 19; sabato 26 gennaio al centro sportivo comunale di via Rossini dalle 14 alle 19; domenica 27 gennaio in piazza san Giorgio dalle 8.30 alle 12.30 e poi nelle vie Roma e Rossini dalle 14 alle 19. Le firme si raccolgono anche tutti i giorni, dal 25 al 31 gennaio, in Comune e in biblioteca negli orari di apertura al pubblico.

(18/01/2008)

Friday, January 18, 2008

http://www.ambientebrescia.it/inceneritoreAsm.html

Inceneritori: il Presidente di Silea risponde

Inceneritori: il Presidente di Silea risponde
alle domande poste da un nostro lettore







Spettabile MERATEONLINE

Sono il Presidente di Silea SpA che un vostro lettore chiama indirettamente in causa ponendo alcune domande sugli inceneritori. Rispondo per quanto possibile, essendo materia di difficile sintesi, profittando delle domande per punti che il lettore avrà facilità a collegare con le sue domande:

N°1 e 3 - Residui dell`incenerimento: la maggior parte sono scorie solide pari a circa il 10-12% in volume (15-20% in peso) dei rifiuti introdotti. Queste scorie vengono successivamente bonificate recuperandone i metalli (Fe,Al) e riciclandone un`altra parte, inglobandola nel calcestruzzo. Il residuo finale (3% circa) viene inviato in discarica di tipo B (minor impatto ambientale). Una seconda parte di scorie sono ceneri volanti e polveri che vengono intercettate dall`impianto di depurazione fumi e contengono molti degli inquinanti più nocivi che vengono inertizzati (vetrificati) per un riutilizzo come materiale per il comparto ceramico o cementizio. Si tratta di quantità molto basse, intorno al 3% totale, di cui una parte è costituita dai reagenti (Bicarbonato, Carboni attivi) utilizzati per l`abbattimento degli inquinanti. Durante la fase di incenerimento è indispensabile controllare la temperatura: scendendo sotto 850°C si potrebbero formare diossine, al di sopra di 1200°C si avrebbe la distruzione delle diossine ma si otterrebbero più micropolveri, di conseguenza è necessario mantenere questi estremi in equilibrio. Silea opera in genere a temperature tra 1000 e 1070°C.

N°2 - Prodotti chimici per l`incenerimento: non sono necessari prodotti chimici per la combustione ma piuttosto per l`abbattimento degli inquinanti nei fumi - Bicarbonato, Carboni attivi - o per la depurazione delle acque utilizzate in contro corrente nello scrubber (parte di impianto di abbattimento fumi) - Carbonato di Calcio o di Sodio. Sommando i prodotti chimici per l`abbattimento, le ceneri da incenerimento, le acque dallo scrubber e l`Ossigeno dall`aria con i rifiuti smaltiti si avrà certamente una massa totale molto più grande ma è necessario confrontare il danno ambientale derivante dal materiale prima dell`incenerimento - rifiuti solidi urbani - rispetto a quelle trasformate dalla combustione, senza dubbio di minore impatto. Inoltre non si dovrebbe trascurare, in un bilancio di convenienza ambientale, la cogenerazione di energia termica e/o elettrica dal trattamento rifiuti che permette di evitare lo spreco di risorse naturali, gas o derivati petroliferi. D`altra parte, se non si smaltissero per incenerimento, bisognerebbe trasferire i rifiuti in discarica, nessuno auspica, io credo, che vengano lasciati in strada. E` opinione largamente condivisa che il conferimento in discarica sia molto più dannoso dell`incenerimento.

N°4 e 5 - Lo studio dell`impatto ambientale dell`incenerimento rifiuti è costante materia di approfondimento. Non entro nel merito della questione, pur non sottovalutandola, perché si tratta di confronti tanto indispensabili quanto discutibili, infatti non sono facilmente separabili, tra le cause delle malattie, quelle connesse con le emissioni di un termovalorizzatore dalle emissioni di altre fonti inquinanti, principalmente il traffico veicolare. Esistono numerosi studi che non appaiono ancora sufficienti a dare certezze, positive o negative, è sicuramente auspicabile che questa lacuna venga presto colmata. Pur non entrando in dispute epidemiologiche, sulle quali non ho competenza, posso riferirle i recenti dati del Governo tedesco che, dopo aver calcolato nella percentuale del 49% sul totale l`impatto delle emissioni da traffico, sostiene che l`impatto degli inceneritori è stato fino al 2000 del 5,9% mentre nel 2006 sarebbe sceso sotto l`1%. Aggiungo anche che la totalità dei termovalorizzatori è tenuto al rispetto delle cosiddette BAT (Best Available Technologies), ovvero delle migliori tecnologie disponibili. Infine anche il nostro Paese ha aderito alla Convenzione di Stoccolma che obbliga, tra l`altro, ad adottare tutte le misure utili a minimizzare e, quando possibile tecnologicamente, ad azzerare tutte le emissioni dannose per l`essere umano o l`ambiente.

N°6 - Che si debba sostenere coi Certificati Verdi anche la produzione di energia elettrica da termovalorizzatori in quanto "energia rinnovabile" può essere materia discutibile sul piano politico, che non mi compete. Con la finanziaria 2007, comunque, è stato tolto questo sostegno ai termovalorizzatori di nuova costruzione. Per completezza informo che Silea gode di questo vantaggio economico, che ci permette considerevoli riduzioni delle tariffe ai nostri Soci, cioè ai Comuni della Provincia di Lecco, i quali hanno a loro volta l`opportunità di riportare questi risparmi ai cittadini nelle forme che giudicano più opportune.

N°7 - E` prassi ormai comune per tutti i termovalorizzatori il controllo in automatico degli inquinanti "al camino", che sono resi pubblici sui siti delle varie ARPA, compresa la nostra. Solo le emissioni di alcuni inquinanti che a causa di parametri particolarmente bassi non possono essere monitorati in continuo devono per il momento essere analizzati un certo numero di volte l`anno presso laboratori autorizzati e convenzionati. Silea effettua un numero almeno doppio di analisi rispetto a quelle d`obbligo. Riguardo al numero di inceneritori, che è corretto, va aggiunto che la grande maggioranza si trova nel centro-nord Italia, e credo che gli abitanti delle zone che ne sono sprovviste abbiano ottime ragioni per esserne dispiaciuti.

N°8 - Oltre ai petrolieri, ai costruttori di inceneritori e ai partiti il lettore dimentica forse che i più grandi beneficiari dell`incenerimento rifiuti sono i cittadini delle zone servite ai quali è evitato lo scempio ambientale e lo stato di emergenza da inquinamento nel quale una parte della nostra Nazione è costretta a vivere ogni giorno da molti anni. Si ritiene inoltre, ed è una impostazione che Silea condivide, che l`incenerimento sia solo il penultimo anello (l`ultimo essendo la bonifica delle ceneri) della catena dello smaltimento rifiuti: prima vengono la riduzione dei rifiuti stessi, la loro intercettazione e raccolta, poi la separazione per avviarli al riuso/riciclo e solo dopo questa fase, sul residuale, si può intervenire con lo smaltimento per incenerimento, cercando ancora una ultima estrazione di energia. Le percentuali di questo residuale (il sacco trasparente) nella nostra Provincia sono intorno al 40% del totale RSU. Faremmo, tutti insieme, cosa utile ed eticamente responsabile se fossimo attivi nel diminuire questa percentuale, minimizzando il ricorso all`incenerimento e riportando la maggior parte possibile di "rifiuto" a "nuova risorsa". Temo che le critiche ideologiche e/o preconcette, benché stimolanti, non vadano in questa direzione.


Distinti saluti,


Giovanni Colombo
Presidente del CdA di Silea SpA







Articoli Correlati:

(c)www.merateonline.it
Il primo giornale digitale
della provincia di Lecco Scritto il 12/1/2008 alle 19.39

Wednesday, January 09, 2008

Calusco: Italcementi poco attenta a Calusco

Calusco: Italcementi poco attenta a Calusco
Di Vercingetorix
italcIl gigante buono (o non buono, per altri). Così in molti definiscono a Calusco d’Adda l’Italcementi. La maggiore industria del paese, l’azienda che impiega il maggior numero di impiegati sul territorio, l’azienda con il grande cementificio all’avanguardia. Insomma una presenza importante ma ingombrante che ha notevoli ricadute sul territorio in termini ambientali: la cava di Monte Giglio, la ciminiera con le sue emissioni (seppure controllate, la galleria sotto il Monto Canto, la teleferica, le centinaia di camion che vanno avanti e indietro tutti i giorni. Italcementi è una multinazionale che pensa agli affari suoi e punta al maggiore profitto, e come dire non è un ente di beneficenza. Una realtà che risulta difficile da “maneggiare” per qualsiasi amministrazione, con la quale sembra che tutti gli amministratori che fin qui si sono succeduti abbiano un timore reverenziale. Tutto questo per dire che – a nostro avviso- Italcementi molto prende ma poco dà a Calusco e all’isola in generale. smogbusterOvvero Italcementi molto si adopera per iniziative di promozione e valorizzazione ambientale, da molte parti tranne che a Calusco. Alcuni esempi. Italcementi ha brevettato un cemento speciale che si chiama TX un cemento foto catalitico che serve ad assorbire l’inquinamento “Con le sue proprietà disinquinanti e autopulenti, è il sigillo di qualità per i prodotti cementizi foto attivi realizzati per migliorare la vita nelle nostre città” spiega Italcementi nel suo sito qui. Per spiegare cosa è TX anche ai bambini Italcementi ha creato un sito che si chiama Smogbuster (vedi qui) dove c’è pure un giochino interattivo per i più piccini. Italcementi ha sponsorizzato l’ammodernamento della galleria del Tritone a Roma che è divenuta ecocompatibile (vedi qui) e la pavimentazione di Borgo Palazzo. Ma ci chiediamo perché non sponsorizza o comunque incentiva l’uso di questo cemento “ecologico” miracoloso anche nel paese del cemento per eccellenza cioè Calusco. Perché per esempio la galleria della variante Carvico – Villa d’Adda (che passa accanto alla cava di Monte Giglio) non è stata rivestita con il cemento TX? Perché le strutture di Italcementi a Calusco non sono realizzate con cemento TX? Perché non fare di Calusco un modello di edilizia eco compatibile (almeno per le nuove costruzioni e le pavimentazioni)? Abbiamo letto di manager di Italcementi che studiano le piste ciclabili e propongono progetti nella Gera d’Adda (vedi qui). Ma perché non fanno qualcosa di simile a Calusco d’Adda e nell’Isola? Abbiamo letto del progetto di mobilità di Italcementi a Bergamo dove l’azienda, con determinate condizioni economiche, fornisce motorini elettrici ai suoi dipendenti per dare un contributo alla mobilità sostenibile. E perché non lo fa anche con i suoi dipendenti di Calusco d’Adda, paese notoriamente in pianura che si presterebbe all’uso dei motorini elettrici. Perché?
Il problema è che Italcementi non dà nulla di propria iniziativa a Calusco o a Calusco (e comuni circostanti) non c’è nessuno che osa chiedere?
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Friday, January 04, 2008

UN ANNO DI BORSA - S&PMIB - I PEGGIORI

UN ANNO DI BORSA - S&PMIB - I PEGGIORI

Guardando dal basso la classifica per l’anno 2007 dei titoli che compongono lo S&PMib, sul fondo troviamo Fastweb (-41,97%), sarebbe però più corretto, tenendo conto del dividendo di 3,77 euro che è stato staccato il 22 ottobre, valutare la flessione reale in un -36,08%, il crollo verticale del titolo è avvenuto negli ultimi due mesi e mezzo dopo essersi conclusa l’Opa che Swisscom aveva lanciato a 47,00 euro.

L’andamento dell’azione è così stato determinato dalla drastica riduzione del circolante a seguito dell’acquisizione da parte della multinazionale svizzera, riteniamo comunque che il settore abbia vissuto un anno decisamente difficile, è sempre più problematico trovare margini essendo compressi tra le nuove tecnologie da un lato e la spietata concorrenza delle aziende ex monopoliste dall’altro. L’azienda, che aveva scelto una strada innovativa puntando tutto sugli elevati standard di efficienza, ha dovuto cedere alla ex monopolista elvetica, non è facile ora prevedere gli sviluppi per il titolo, con una certa cadenza escono voci di un delisting che però vengono immediatamente smentite.

L’effettiva maglia nera per il listino principale milanese risulta così Seat Pagine Gialle (-40,09%), per l’azienda leader europea nel settore dell’editoria telefonica multimediale i primi sei mesi tutto sommato erano stati positivi, assolutamente da dimenticare la seconda parte dell’anno, una discesa senza soluzione di continuità. Si è parlato spesso di un avvicendamento per l’Amm.Del. Luca Majocchi, ma al momento non è accaduto nulla, certo il settore non è dei più appetibili, ma è certamente venuto il momento per la società di dare una scossa per evitare un declino dal quale, al momento, non si vedono alternative. Come sembrano lontani oggi i tempi in cui Seat Pagine Gialle era considerato il titolo che maggiormente avrebbe beneficiato dell’avvento del fenomeno internet, probabilmente le occasione non sfruttate e gli eccessivi dividendi straordinari distribuiti sono alla base della deriva alla quale stiamo oggi assistendo. Comunque attualmente non vediamo cosa possa far invertire la rotta, restiamo realisticamente pessimisti.

Troviamo poi in questa classifica al contrario Italcementi (-31,54%), la motivazione di questo scivolone deve essere trovata nella crisi del mercato immobiliare che, partita dagli Stati Uniti, ha poi contagiato anche le principali piazze del Vecchio Continente. Ricordiamo che l’azienda è il quinto produttore di cemento al mondo e che questo settore è uno dei pochi nei quali l’Italia può vantarsi di essere tra i leader a livello mondiale. Dopo una prima parte dell’anno improntata al rialzo, da giugno a novembre l’azione ha letteralmente dimezzato il proprio valore di Borsa, mentre nell’ultimo mese abbiamo assistito ad una timida ripresa. Dobbiamo ricordare inoltre, però, che dall’inizio del 2004 il titolo aveva triplicato il proprio valore passando dagli 8,5 euro agli oltre 24 euro del maggio/giugno scorsi. Noi riteniamo, pur tenendo conto della crisi immobiliare e del possibile rallentamento economico mondiale, che la correzione avuta dal titolo sia stata francamente eccessiva. Anche nel corso del 2007, come già nel 2006, Italcementi ha consolidato la propria presenza nei mercati a più alto tasso di crescita, il management non è cambiato e resta su livelli di eccellenza. Ricordiamo inoltre, particolare da non trascurare, che la società è da poco entrata a far parte dell’indice Dow Jones Sustainability Index. Per questi motivi siamo realisticamente ottimisti e da queste basi ci attendiamo che nel prossimo anno il titolo possa riprendere, noi per la verità, siamo molto più prudenti rispetto a target price che importanti case d’investimento hanno rilasciato anche recentemente, e valutiamo il titolo intorno ai 16,5 euro, ne abbiamo raccomandato l’acquisto quando è sceso sotto i 14 euro e continuiamo a mantenere la stessa posizione.

Sempre scorrendo la classifica troviamo STMicroelectronics (-29,92%), anche in questo caso il crollo è avvenuto nella seconda metà dell’anno, ma qui il settore non c’entra, basta verificare che, sempre in quest’anno, Intel (azienda leader nei semiconduttori) ha guadagnato il 30% anziché perderlo e non basta quindi il solo deprezzamento del dollaro a spiegare una simile divergenza. Anche il principale cliente, la finlandese Nokia, ha avuto una annata eccellente, quindi la motivazione di questa debacle va ricercata in altri ambiti più endogeni che esogeni. E’ di pochi giorni fa l’annuncio dello slittamento della partenza della partnership con Intel per la produzione di chip di memorie flash, la notizia non è da poco, visto che da questa joint venture ci si attende un fatturato superiore ai tre miliardi e mezzo di dollari all’anno. Ciò ha contribuito a far scendere sotto i 10 euro il titolo, valutazioni che non si vedevano dal 1998, certo fare concorrenza ad americani ed asiatici in questo campo non è per nulla facile, occorre gestire l’azienda su livelli d’eccellenza. Anche per questo motivo noi valutiamo l’azione STM intorno ai 10,5 euro, siamo così usciti con ottimo profitto dall’investimento al ribasso, ma non ne consigliamo l’acquisto.

Annata no anche per Banco Popolare (-29,88%) l’Istituto di credito che ha peggio performato all’interno del listino principale nel corso del 2007, e la motivazione principale è da attribuire allo scoppio del caso della controllata Banca Italease (peggior titolo dell’intera Borsa Italiana). Probabilmente anche l’integrazione della Popolare Italiana (ex Lodi) è stato più problematico di quanto preventivato, ma a nostro avviso anche in questo caso ci troviamo al cospetto di un ribasso ingiustificato, almeno nelle proporzioni. Il Gruppo bancario è attivo principalmente nel nord Italia e ha raggiunto dimensioni tali per cui le sinergie derivanti dall’integrazione delle varie realtà che lo compongono dovrebbero dare utili significativi. Anche tenendo conto delle difficoltà che qualsiasi fusione comporta e dei risultati ancora deboli comunicati nel terzo trimestre, determinati da problematiche che dovrebbero affievolirsi con il passare del tempo, noi valutiamo l’azione prudenzialmente 16,5 euro, per cui siamo ottimisti per un recupero delle quotazioni nel corso del 2008.

Proseguendo troviamo un'altra Banca, la Popolare di Milano (-29,13%) in questo caso però non c’è un evento scatenante che ha determinato il crollo del titolo, la discesa è stata continua e ininterrotta durante tutto il 2007, sull’Istituto di Piazza Meda si rincorrono da tempo indiscrezioni e rumors, ma fino ad ora sono andate tutte deluse le possibili aggregazioni delle quali si è vociferato. Le varie trimestrali comunicate durante l’anno non hanno convinto, noi valutiamo intorno ai 10 euro l’azione per cui non ne caldeggiamo l’acquisto, per coloro che amano speculare su eventuali operazioni straordinarie naturalmente è possibile puntare sull’Istituto milanese, in effetti solo il comparto delle Popolari può offrire spunti per operazioni di M&A e visto a quali multipli è stata acquistata Antonveneta da MPS il gioco potrebbe valere la candela.

Anche per Mondadori Editore (-29,09%) il 2007 è stato un anno da dimenticare, il comparto dell’editoria è stato uno dei più penalizzati, d’altronde la difficoltà di fare utili in momenti come questo è del tutto evidente. Per l’azienda guidata da Marina Berlusconi, nonostante le recenti operazioni sul mercato internazionale, sarà difficile attrarre investitori, noi non vediamo prospettive future che possano far ritenere ci possa essere un’inversione di tendenza e di conseguenze non caldeggiamo l’acquisto del titolo.

Per il Gruppo Editoriale L’Espresso (-25,85%) vale esattamente quanto appena detto per Mondadori. Praticamente il titolo è sempre stato in territorio negativo ampliando, con il trascorrere dei mesi, le perdite. Per questo motivo, nonostante le valutazioni apparentemente penalizzanti per il titolo, non vediamo un futuro e non ne caldeggiamo l’acquisto.

Un altro bancario in forte calo, Monte dei Paschi di Siena (-24,89%) in questo caso sono due le motivazioni principali che hanno contribuito al ribasso, inizialmente la crisi generalizzata del credito, e successivamente l’acquisizione di Antonveneta che il mercato non ha gradito visto l’esosità del prezzo pagato. Se poi si tiene conto che nell’accordo di cessione da parte del Banco di Santander non è stata compresa Interbanca, la valutazione data alla Popolare padovana sembra davvero esorbitante, ci saranno pure le sinergie e mancanza di sovrapposizioni geografiche, ma prima di rientrare da un simile investimento ne dovrà passare del tempo. Aumenti di capitale ed emissioni obbligazionarie necessarie alla copertura di una simile acquisizione non sono per nulla gradite da un mercato che guarda con sospetto ad un comparto, quello finanziario, che avrà sempre più difficoltà in futuro a produrre gli utili che ne hanno caratterizzato gli anni appena trascorsi.

Siamo ad uno dei titoli più chiacchierati durante l’anno, Alitalia (-23,71%) il cui risultato sarebbe stato di gran lunga peggiore se proprio nell’ultimo giorno di contrattazione dell’anno l’annuncio delle trattative in esclusive con AirFrance/KLM non avesse fatto recuperare oltre l’8% al titolo. Sono stati utilizzati fiumi di inchiostro per questa vicenda, a nostro avviso si è passati dall’iniziale telenovela al reality show, per poi proseguire a farsa ed infine ad oggi le comiche, con l’invenzione di un fantomatico interessamento dell’ultimo minuto da parte di Singapore Airlines che si è affretta a smentire nella maniera più categorica, oltre a minacciare azioni legali per i danni subiti alla propria immagine dalla diffusione di simili notizie. Non vorremmo scoprire, nei prossimi giorni, di trovarci su scherzi a parte. Dobbiamo attendere le prossime otto settimane di “trattative riservate” con la Compagnia franco/olandese per conoscere i dettagli conclusivi dell’operazione che ha coperto di ridicolo il nostro Governo per la maniera scellerata con la quale è stata condotta tutta la vicenda, la speranza è che si arrivi davvero nel più breve tempo possibile ad una soluzione che, se fosse stata presa cinque anni fa, avrebbe fatto risparmiare ai contribuenti italiani quasi 2 miliardi di euro.

Elenchiamo infine tutti gli altri titoli, del listino principale,che hanno fatto registrare nell’anno 2007 una variazione negativa: Mediaset (-23,19%), Fondiaria Sai (-22,19%) Mediobanca (-21,07%), Lottomatica (-20,56%), Tenaris (-19,07%), Parmalat (-18,40%), Autogrill (-16,37%), Unicredito (-14,46%), Unipol (-13,74%), Buzzi Unicem (-12,08%), Alleanza (-12,07%), Bulgari (-11,07%), Mediolanum (-11,01%), Intesa San Paolo (-7,52%), Telecom (-7,21%), Luxottica (-6,62%), Eni (-1,69%), Pirelli (-0,20%).

Thursday, January 03, 2008

Merate, inquinamento da polveri sottili:

Merate, inquinamento da polveri sottili
:
141 giorni oltre il limite di 50µg/mc e media di 52.
Per 41 volte centralina ko








141 giorni sopra il valore limite consentito dalla legge di 50 µg/mc (microgrammi per metro cubo) e 41 non dichiarati a causa, generalmente, di un malfunzionamento della centralina di rilevamento. Per i restanti 183 si può dire di “avere respirato”. È questo il bilancio di fine anno relativo alla concentrazione di polveri sottili nell’aria, misurata dal rilevatore dell’Arpa (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) posizionato a Merate nei pressi della statale 342. Non si può dire certo di avere brillato anche se un paragone con l’anno 2006 è inficiato dall’elevato numero di non rilevamenti (come dicevamo ben 41 per il 2007 contro i 15 della precedente annata) che non permettono dunque un paragone preciso.







L’anno peggiore dell’ultimo triennio in fatto di superamenti era stato il 2005 quando per ben 180 volte la concentrazione di polveri sottili nell’aria aveva oltrepassato i livelli consentiti (ai tempi era possibile anche ricevere il dato orario e si era così scoperto che nell’ora di punta del 20 gennaio si era toccato la spaventosa e impressionante quota di 425µg/mc).
Come dicevamo nel 2007 i superamenti totali sono stati 141, concentrati soprattutto nei mesi invernali e dunque più freddi quando, per forza di cose, caldaie e riscaldamenti sono a pieno regime e spesso anche condizioni meteo avverse contribuiscono al formarsi della cappa di inquinamento. Guidano a parimerito questa triste classifica gennaio e dicembre con 24 sforamenti su 31 giorni, seguono febbraio con 23 e ottobre con 18.







Nel complesso per 34 giorni le polveri sottili hanno superato la concentrazione di 100 µg/mc raggiungendo il valore massimo il 21 novembre con 132 µg/mc. 11 giorni in gennaio e 10 in dicembre hanno fatto registrare PM10 superiori a 100.
La palma d’oro, invece, spetta a maggio, giugno, luglio e agosto quando tutti i parametri sono rimasti nella norma anche se nessuno è mai riuscito a collezionare l’en plein di 30 o 31 giorni sotto i 50 µg/mc (era accaduto solamente nel mese di agosto 2006).
Per 11 volte ad agosto la centralina sembra essere andata in “vacanza” non avendo appunto registrato i dati diversamente da gennaio, aprile e novembre quando tutto è andato alla perfezione per l’intero periodo.







Come dicevamo il paragone con il 2006 è in parte inficiato dalla presenza di ben 41 mancati rilievi, un numero decisamente elevato che potrebbe contribuire ad abbassare o ad aggravare ulteriormente la media. Nel 2006, comunque, il mese peggiore era stato gennaio con 27 sforamenti, 3 nella norma e uno non dichiarato. Al secondo posto c’era dicembre (24), seguito da febbraio e, a parimerito, marzo e novembre. Ottima performance di agosto con 30 giorni sotto la soglia dei 50 µg/mc.
Complessivamente la media annua è andata migliorando scendendo dai 58 punti del 2006 ai 52 del 2007.



S.V.


Luglio: allarme ozono in tutte le centraline





Nel bollettino giornaliero dell’Arpa, spesso somigliante più a un bollettino di guerra, vengono riportati differenti parametri presi da diversi punti del territorio di competenza. Dunque, assieme alle famose polveri sottili, si trovano anche il biossido di zolfo (SO2), il biossido di azoto (NO2), il monossido di carbonio (CO) e l’ozono (O3). Si tratta di componenti fortunatamente meno “famosi” proprio perché il superamento dei rispettivi valori limite indica situazioni di criticità da non prendere, come si suol dire, “sotto gamba”. Qualche caso, tuttavia, di sforamento non manca. Il mese di maggio, restato nei parametri di legge per quanto riguarda le polveri sottili, ha invece registrato un primato negativo per i superamenti orari della “soglia di informazione” dell’ozono. Nella seconda metà del mese, infatti, complici probabilmente particolari situazioni climatiche le centraline di Varenna , Merate, Moggio e Valmadrera hanno registrato valori di ozono ben oltre la soglia dei 180 µg/mc. Il 22 maggio Valmadrera ha addirittura superato la soglia di allarme (240µg/mc) con 254µg/mc. Condizione che è persistita purtroppo con una certa regolarità anche nel mese di luglio dove si è aggiunta anche la stazione di rilevamento di Colico. Giorno disastroso il 27 luglio quando tutte le centraline del lecchese si sono portate sopra i 180µg/mc: 185 a Colico, 279 a Nibionno, 197 a Merate, 269 a Moggio, 281 a Valmadrera e addirittura 301 a Varenna. Situazione tranquilla per le polveri sottili ad agosto, ancora un po’ traballante per l’ozono. Nel mese di dicembre, invece, la criticità è stata rappresentata dalla centralina di Nibionno che, per ben 6 volte ha superato il limite di legge delle concentrazioni di biossido di azoto.

Calusco: la centralina dell’ARPA quando serve non funziona

mercoledì, 02 gennaio 2008
Calusco: la centralina dell’ARPA quando serve non funziona
Di Vercingetorix
Tra oggi e domani nevicherà, così il problema verrà rimandato un’altra volta. Ma da prima di Natale a Calusco il valore delle polveri sottili (PM10) rilevato dall’ARPA aveva sistematicamente superato il valore limite (50 microgrammi per metro cubo), passando la soglia di attenzione fino ad un valore quasi doppio. Poi per quel valore (peraltro assai importante per la determinazione della qualità dell’aria) la centralina dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) di Calusco (vedi qui) ha smesso di funzionare, o comunque i valori non sono più stati riportati. E oggi, prima che nevichi quali sono i valori delle polveri sottili. D’accordo che ci sono di mezzo le feste, ma è possibile che per più di dieci giorni nessuno abbia potuto sistemare la centralina? E’ possibile che nessuno degli amministratori locali (né nessuno dei peperini dell’opposizione) abbia notato la cosa? E la salute dei cittadini dell’Isola che non sono solo caluschesi, dove la mettiamo?
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