Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Wednesday, December 22, 2010

Vita.it [Notizie] Progetto CRESCO: nei Comuni arrivano le scuole di Sostenibilità (21/12/2010)

Vita.it [Notizie] Progetto CRESCO: nei Comuni arrivano le scuole di Sostenibilità (21/12/2010)

Ambiente. Progetto CRESCO: nei Comuni arrivano le scuole di Sostenibilità

21 dicembre 2010
Dagli studenti ai professori, dai condòmini agli amministratori condominiali, dalle PMI alle Istituzioni: ecco i corsi dei primi comuni "a crescita compatibile" per formare cittadini sostenibili

A Carugate ed Abbiategrasso si formano i primi "cittadini sostenibili". Da dicembre 2010 ad aprile 2011 i due comuni (le prime "Isole Cresco" italiane) della provincia di Milano saranno interessati da una serie di programmi formativi dedicati alle più diverse categorie di persone, con il contributo scientifico del Politecnico di Milano, Ingegneria senza Frontiere - Milano e delle varie imprese aderenti al progetto Cresco - Crescita Compatibile.
A Carugate nel periodo novembre-marzo, i corsi interesseranno oltre 500 ragazzi delle scuole elementari e medie insieme ai loro insegnanti. Temi principali trattati: acqua, energia e mobilità. Se ne occuperanno il Politecnico di Milano, Ingegneria Senza Frontiere – Milano (LA CICLO-OFFICINA) ed Infoenergia. Molto spazio verrà dato anche agli spettacoli teatrali formativi per i più giovani, curati in questo caso da Fondazione Eni Enrico Mattei (“Le insostenibili leggerezze di Ciccio”, “Terra, istruzioni per l’uso”) e Coca Cola Hbc Italia (“Il mistero dell’acqua scomparsa”).
I  rappresentanti delle Istituzioni e alcuni dipendenti del Comune approfondiranno i temi legati alla mobilità, mentre alle PMI sarà data la possibilità di avvicinare le tecniche di efficienza energetica insieme al Politecnico di Milano, con testimonianze di alcune aziende.
Ad Abbiategrasso, da dicembre ad aprile, il consorzio INFOENERGIA ed Ingegneria Senza Frontiere – Milano insegneranno a più di 200 studenti delle scuole elementari e superiori i temi della mobilità e dell’energia mentre il Politecnico di Milano formerà i professori sulla gestione delle risorse energetiche e su rifiuti & riciclo.
Infine, condòmini e amministratori condominiali verranno educati al risparmio energetico. Si creeranno dei veri e propri percorsi di informazione negli stessi edifici condominiali, destinati a sensibilizzare sia i condòmini che le singole amministrazioni.
CRESCO è un’innovativa alleanza tra imprese, comuni, cittadini e università con l'obiettivo di passare sul territorio da una sostenibilità predicata a una sostenibilità praticata. Lanciato da pochi mesi, il progetto è promosso da Fondazione Sodalitas in sinergia con Politecnico di Milano, con il sostegno di Regione Lombardia e con la partecipazione di ANCI, Legambiente, Cittadinanzattiva, Ingegneria senza Frontiere - Milano,The Natural Step.
Per la prima volta in Italia 24 imprese leader hanno scelto di unirsi e andare sul territorio per trasferire le loro buone pratiche di sostenibilità, formando le comunità locali a mettere in atto quotidianamente comportamenti sostenibili: ABB, Autogrill, Banca Popolare di Milano, Bracco, Coca Cola HBC Italia, Edison, Enel, Eni, Centro Ricerche FIAT, Fondazione IBM Italia, Fondazione Eni Enrico Mattei, Henkel, Holcim Italia, Indesit Company, Italcementi, Lexmark, Osram, Palm, Pirelli, Roche Diagnostics, Siemens, STMicroelectronics, Telecom Italia, Vodafone Italia.
Tre gli aspetti fondamentali al centro della sostenibilità su cui il progetto CRESCO si focalizza: Energia ed acqua; Recupero, riciclo e smaltimento; Mobilità sostenibile.
Attualmente sono già 4 in Italia le Isole Cresco: oltre a Carugate ed Abbiate Grasso, vi sono anche i comuni di Morbegno (SO) e il più recente Calusco d'Adda (BG)

Wednesday, December 01, 2010

Italcementi ripristinerà la ferrovia Meno camion, Calusco più «leggero» - Economia - L'Eco di Bergamo

Italcementi ripristinerà la ferrovia Meno camion, Calusco più «leggero» - Economia - L'Eco di Bergamo

Italcementi ripristinerà la ferrovia
Meno camion, Calusco più «leggero»


L'Italcementi ripristina il collegamento ferroviario tra la stazione di Calusco e il proprio sito produttivo

Italcementi ripristinerà il raccordo ferroviario alla cementeria di Calusco: sul territorio ogni anno transiteranno 8.000 camion in meno. La notizia è stata data nel corso dell'incontro del Tavolo territoriale per le compensazioni ambientali nato a fronte della concessione a Italcementi dell'uso, a partire dal gennaio 2007, del Cdr - combustibile ricavato da rifiuti solidi urbani selezionati, che si è tenuto nei giorni scorsi con la partecipazione di Comuni ed enti interessati e il coordinamento di Agenda21.

L'annuncio di Italcementi, che ha posto l'accento sulle gravi ripercussioni che la crisi in atto ha avuto sul mercato del cemento, è avvenuto a sorpresa. Il ripristino del raccordo ferroviario allo stabilimento di Calusco consentirà di riattivare il trasporto via treno diretto fra la cementeria e la stazione del paese, interrotto all'inizio degli anni Novanta.

Un intervento che costerà all'Italcementi oltre un milione di euro e dovrebbe essere realizzato entro la primavera del 2012, quando partiranno i primi convogli. L'intervento avrà un impatto molto importante sul territorio perché sposterà su rotaia circa 200.000 tonnellate annue di materiale in entrata e in uscita, tra combustibili e materie prime, togliendo dalle strade 8.000 camion l'anno.



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Italcementi ripristinerà la ferrovia Meno camion, Calusco più «leggero» - Economia - L'Eco di Bergamo

Italcementi ripristinerà la ferrovia Meno camion, Calusco più «leggero» - Economia - L'Eco di Bergamo

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La cementeria viaggerà sui binari

caluscoinlinea

martedì 30 novembre 2010


La cementeria viaggerà sui binari

Erano due i Comuni bergamaschi presenti all’ultimo incontro del Tavolo territoriale di compensazione ambientale: Solza e Calusco d’Adda. «La nostra Amministrazione – è la posizione del Comune a Solza – si era già espressa più volte sulla necessità di dirottare su ferro almeno parte del trasporto merci della cementeria e quindi esprimiamo soddisfazione per la scelta operata da Italcementi Group, che contribuirà anche a facilitare i Comuni al raggiungimento del patto dei sindaci che prevede entro il 2020 la riduzione del 20% dell’emissione di anidride carbonica. L’ulteriore intervento d’installazione nei Comuni delle casette dell’acqua è un altro progetto che riteniamo importante per l’attenzione che gli enti devono avere per il tema dell’acqua pubblica». Più cauto il sindaco di Calusco Roberto Colleoni: «Noi enti interessati avevamo presentato un elenco di richieste di compensazione ambientale e ci siamo ritrovati ancora una volta con una promessa di fare qualcosa, in questo caso il raccordo ferroviario, e una piccola elargizione che è la casetta dell’acqua per tutti i Comuni che siedono al tavolo – commenta Colleoni –.
Certo, se davvero verrà realizzato lo snodo, sarà un grande passo avanti, ma intanto dopo anni di confronto ci ritroviamo con una promessa e una casetta dell’acqua». Il primo cittadino di Calusco non ce l’ha affatto con Italcementi, ma con i colleghi sindaci e ironizza: «Italcementi fa semplicemente il suo lavoro. Quello che mi ha lasciato esterrefatto è stato l’atteggiamento degli altri Comuni perché se da una parte Italcementi ne esce brillantemente con un investimento, scalo ferroviario escluso, tutto sommato modesto, dall’altra parte i partecipanti al tavolo, nonostante le istanze ambientaliste e le battaglie fatte, di fronte a un’ulteriore semplice promessa si sono dichiarate soddisfatte del brindisi con acqua frizzante che si farà con i distributori automatici ».
Infine il commento del direttore del Point21 Davide Fortini: «Siamo soddisfatti. Se si chiude con l’accordo sarà un caso di rilievo regionale, difficile da trovare altrove. Dimostra che l’attività di Agenda21 nel proporre la sovraccomunalità e l’incontro tra attori diversi produce effetti positivi anche sul tema dello sviluppo sostenibile». (fonte eco di bergamo)

Sunday, November 21, 2010

Italcementi e territorio: riprendono le contrattazioni :: Comune di Calusco d'Adda

Italcementi e territorio: riprendono le contrattazioni :: Comune di Calusco d'Adda

Italcementi e territorio: riprendono le contrattazioni

Italcementi e territorio: riprendono le contrattazioni
16/11/2010

Il 10 novembre 2010, presso il Comune di Calusco d’Adda, a seguito di convocazione da parte di A21, si è nuovamente riunito il “tavolo politico” tra gli Enti del territorio e la Soc. Italcementi per sentire le risposte della società alle proposte elaborate dai comuni a seguito dell’ultimo incontro del 24 marzo 2010.
Sotto il coordinamento dell’Arch. Fortini di A21, si sono ritrovati, oltre al Comune di Calusco, i Comuni di Cornate, Imbersago, Paderno d’Adda, Robbiate, Solza, Verderio S., rappresentanti di Lega Ambiente e funzionari di Italcementi.
Il Sindaco di Calusco espone sinteticamente, a beneficio di tutti i presenti, le posizioni raggiunte dagli enti a seguito dell’incontro precedente e lascia la parola ai rappresentanti di Italcementi.
Italcementi ripercorre le tappe percorse finora, ponendo l’accento sulle gravi ripercussioni che la crisi economica in atto ha avuto sul mercato del cemento e di conseguenza su Italcementi. Consapevole, tuttavia, che le comunità si aspettano un segnale, sono state valutate tutte le richieste e si è pervenuti alle seguenti decisioni e relativo inserimento a bilancio:
• ripristino del raccordo ferroviario presso lo stabilimento di Calusco con una previsione di movimentazione di materiale in entrata/uscita tale da ridurre il traffico pesante di circa 8.000 camion/anno. Il costo di questo progetto è stimato in oltre 1 milione di Euro e dovrebbe essere operativo entro marzo 2012.
• visto il numero di comuni che l’hanno richieste, la seconda decisione presa riguarda le “case dell’acqua” che verrebbero installate in tutti i comuni coinvolti nel tavolo politico che ne facciano richiesta. I tempi di installazione sono abbastanza ridotti, previa la sottoscrizione entro l’anno 2010 di un accordo di programma tra le parti. Il Comune di Calusco e A21 si impegnano a stendere l’Accordo di Programma e di inviarlo a tutti gli interessati per una valutazione collettiva prima della sua sottoscrizione.
Gli enti presenti hanno apprezzato la scelta di Italcementi di riattivare lo scalo ferroviario e hanno chiesto se, dopo le “case dell’acqua”, con una gradualità condivisa, si potrà dar corso alle altre richieste.
Italcementi risponde che con questa operazione ritiene chiusa la trattativa in essere. Nel momento in cui l’azienda richiedesse l’incremento al 20% di sostituzione di combustibili con CDR, si potranno concordare altri interventi compensativi.
Nel chiudere l’incontro, il Sindaco di Calusco commenta come, da una parte Italcementi ne esca brillantemente con un investimento (scalo ferroviario a parte) tutto sommato modesto e come, dall’altra, i partecipanti al tavolo, nonostante le istanze ambientaliste che hanno negli anni animato le contrattazioni, si siano dichiarate soddisfatte del brindisi con acqua che si farà quando i distributori automatici saranno funzionanti.
Il Vicesindaco
Leopoldo Giannelli

Thursday, November 18, 2010

Italcementi: si ritorna a parlare di trasporto su ferrovia

Italcementi: si ritorna a parlare di trasporto su ferrovia


Il 10 novembre 2010 si è tenuto il tavolo territoriale per le compensazioni ambientali tra comuni e Italcementi spa, con il coordinamento di Agenda 21.
In quella sede Italcementi ha annunciato il progetto di riattivazione dello scalo ferroviario all’interno della ditta, progetto che comporterà l’eliminazione di circa 8000 camion all’anno già a partire dai primi mesi del 2012.
Il comune di solza e calusco, con la vecchia amministrazione, si era già espresso più volte sulla necessità di dirottare almeno in parte il trasporto per la cementeria su ferro e quindi esprimiamo soddisfazione per la scelta operata da Italcementi Group che contribuirà anche a facilitare i comuni al raggiungimento del “ Patto dei sindaci”, accordo sottoscritto da quasi tutti gli enti locali e che prevede la riduzione del 20% dell’emissione di co2 entro il 2020.
Un ulteriore intervento previsto per il 2011 sarà l’installazione nei comuni delle casette dell’acqua, altro progetto che riteniamo importante per l’attenzione che i comuni devono avere per l’acqua pubblica, oltre a disincentivare il trasporto acqua in bottiglia.

Sunday, November 14, 2010

Merate Online - Paderno: siglato accordo con Italcementi, le merci su rotaia e ai comuni casette dell’acqua

Merate Online - Paderno: siglato accordo con Italcementi, le merci su rotaia e ai comuni casette dell’acqua

Paderno: siglato accordo con Italcementi, le merci su rotaia e ai comuni casette dell’acqua

Un milione di euro stanziati per la riapertura del collegamento ferroviario e della postazione di carico e scarico del combustibile presso lo stabilimento di Calusco d’Adda, e la realizzazione di una casetta dell’acqua presso i 12 comuni della bergamasca e del lecchese situati nei pressi del ponte di San Michele, collegamento fra i due territori divisi dal corso dell’Adda. Questi i grandi e piccoli interventi che saranno con ogni probabilità messi in atto da Italcementi Group a tutto vantaggio della viabilità sul territorio (togliendo circa 8000 camion dalle strade) e dell’ambiente. Il cambiamento in positivo sarà in realtà percepito esclusivamente sul versante bergamasco della sponda del fiume, dove transitano i mezzi pesanti provenienti dal porto di Genova che trasportano il carbon coke, ultimo derivato della lavorazione del petrolio utilizzato come combustibile dall’azienda. Ai comuni del meratese che dal 2004, anno di inaugurazione della nuova cementeria al confine del Parco Adda Nord, affiancano quelli di “Agenda 21” dell’Isola bergamasca nelle “trattative” con il colosso industriale del cemento (Paderno, Robbiate, Verderio Inferiore e Superiore), rimane per ora un po’ di amaro in bocca. “Da anni il nostro comune, in collaborazione con gli altri a noi vicini, cerca di ottenere compensazioni di tipo ambientale a seguito della costruzione della “torre” da parte dell’azienda” ha spiegato il sindaco di Paderno d’Adda Valter Motta. “Si tratta di interventi come la riqualificazione di aree, l’impianto di pannelli fotovoltaici, piantumazioni, sia sul territorio del Parco che su quello dei comuni, cui si aggiunge la richiesta del ritorno all’utilizzo di treni per il trasporto di materiale combustibile. Questo era stato interrotto a loro dire per una questione di costi eccessivamente elevati, ma ora c’è una riapertura in questo senso e non possiamo che esserne soddisfatti. Questo però ha tolto inevitabilmente fondi a eventuali progetti da destinare ai paesi, dove al momento sembra sia ipotizzabile la realizzazione dii casette dell’acqua i cui termini sono ancora tutti da stabilire”. L’accordo per la riattivazione del trasporto su binari è già stato siglato. “Se l’azienda non terrà fede all’impegno preso il denaro stanziato sarà devoluto al territorio” ha spiegato il vice sindaco Renzo Rotta. “Per ora abbiamo ottenuto molto poco rispetto a quanto chiesto, speriamo che la riapertura del dialogo porti a interventi futuri a carattere eco-compatibile”.
R.R.

Wednesday, November 03, 2010

Merate Online - Paderno: soddisfazione per il No alle nuove centrali ''idro''

Merate Online - Paderno: soddisfazione per il No alle nuove centrali ''idro''

Paderno: soddisfazione per il No alle nuove centrali ''idro''

"Nella lettera con la quale la Provincia di Bergamo ci comunica di aver dichiarato "non compatibile" la realizzazione di nuove centrali idroelettriche sull'Adda Leonardesca, sono citate motivazioni tecnico-giuridiche. Sono dunque le leggi vigenti a vietare nuovi interventi di questo genere nel Parco naturale dell'Adda Nord".
 Così Renzo Rotta, vice-sindaco di Paderno d'Adda, sintetizza la comunicazione, giunta in municipio, che spiega perchè "la Provincia di Bergamo intende procedere all'archiviazione della richiesta in oggetto". La richiesta di concessione non dovrebbe dunque avere seguito.
Aggiunge Rotta: "L'amministrazione provinciale bergamasca ha fatto proprie le osservazioni presentate dal Parco Adda Nord sui progetti relativi alla costruzione di nuove centrali. Nella lettera che abbiamo ricevuto in questi giorni, i responsabili del Settore Tutela Risorse Naturali, Servizio Risorse Idriche, citano gli strumenti pianificatori e precisano: ai sensi dell'art.66 comma 1e della LR 16/2007, relativo ai divieti vigenti all'interno del Parco Naturale, è vietata la realizzazione di nuove derivazioni e captazioni d'acqua, e di interventi che modifichino il regime idrico e la composizione delle acque. Ai sensi dell'art.20 "Monumento Naturale Area Leonardesca, comma 3e, delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Territoriale di Coordinamento del Parco, risulta vietata, all'interno del Monumento Naturale, la realizzazione di nuove derivazioni, opere di presa e interventi che modifichino il regime e la composizione delle acque".
Sottolinea il sindaco Valter Motta che, in questi mesi, ha seguito senza sosta l'iter della vicenda:"L'abbiamo scampata bella. In misura diversa certo, ma progetti presentati per costruire le centraline sull'Adda Leonardesca, sarebbero stati un vero scempio naturalistico. Il Parco Adda Nord ha subito raccolto le nostre istanze. Lo stesso aveva fatto la Provincia di Lecco nella persona dell'assessore Marco Benedetti. A manifestare contro era stata anche Legambiente. Da quanto ci risulta invece, il Comune di Calusco non ha fatto nulla. Adesso la Provincia di Bergamo ha archiviato queste richieste".
Precisa Rotta :"Come ha sottolineato il Parco Adda Nord, il prelievo di acqua sulla sponda sinistra, avrebbe di fatto impoverito anche la sponda destra, creando criticità in quest'ultima, già povera di acqua. Come spiega il Parco nell'istanza fatta propria dalla Provincia di Bergamo, le nuove centrali sarebbero state penalizzanti per le comunità ittiche, vegetali e il sistema degli ecosistemi legati all'ambiente acquatico".

"L'attuale sistema DMV (deflusso minimo vitale) rilasciato allo sbarramento di Paderno - scrive il Parco Adda Nord nelle determina del 23 settembre 2010 - fluisce, attraverso i panconcelli mobili e la paratoia posta sul lato destro della diga (attuale ndr). E' questa l'acqua che assicura l'allagamento della sponda destra del fiume. Sfruttare il DMV per il funzionamento delle nuove turbine, convogliando l'acqua nelle nuove opere di presa e rilascio, poste sulla sponda sinistra del fiume, significherebbe lasciare all'asciutto la porzione centrale e destra dell'alveo a valle dello sbarramento, già ora raramente allagata".
E conclude "Le analisi condotte sulla qualità biologico-ambientale del fiume Adda sublacuale, hanno descritto il tratto compreso tra Robbiate e Cornate (ovvero quello di Paderno d'Adda ndr) come caratterizzato da condizioni ambientali ottimali, con valori chimico-fisici delle acque potenzialmente favorevoli alla presenza di specie ittico ciprinicole e salmonicole; evidenziando come principale criticità la presenza di sbarramenti artificiali in alveo".
Sergio Perego



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Monday, October 25, 2010

Bresciaoggi.it - Provincia

Bresciaoggi.it - Provincia

Italcementi si allarga? C'è un'intesa sui limiti

REZZATO E MAZZANO. Ci sono novità per la salute dei cittadini
Il nuovo piano di sviluppo dell'azienda comprende le indicazioni proposte dai due Comuni interessati

25/10/2010 Zoom Foto Dopo anni di discussioni e di incontri, le amministrazioni comunali di Rezzato e Mazzano e l'«Italcementi» hanno trovato una base di accordo sui progetti di trasformazione dell'azienda. Un'intesa che prevede limiti precisi nella produzione giornaliera e nelle relative emissioni in atmosfera. Di cosa si tratta?
«La prima ipotesi di ristrutturazione e potenziamento della cementeria - spiega il vice sindaco di Rezzato Claudio Donneschi - risale a cinque anni fa, e prevedeva la sostituzione dell'attuale forno, che produce 2.600 tonnellate giorno con un impianto da 4.000 tonnellate giornaliere. A fronte di quella richiesta, i comuni di Rezzato e Mazzano hanno svolto tra 2007 e 2008 un'indagine ambientale al fine per definire i danni alla salute dei residenti derivanti dal pesante inquinamento atmosferico; in particolare per le polveri sottili e gli ossidi di azoto. I risultati delle indagini, svolte dall'Istituto "Mario Negri" di Milano e dall'unità di Epidemiologia dell'Istituto dei Tumori, sempre di Milano, si possono consultare sul nostro sito; e sono tali da raccomandare un significativo intervento per ridurre gli inquinanti».
Sulla base di questi dati, i due municipi hanno presentato una serie di richieste all'azienda da inserire nella stesura di ogni futuro progetto di riqualificazione dell'impianto. Le più importanti? Il contenimento dell'aumento della produzione fino a un massimo di 3.000 tonnellate al giorno e la riduzione drastica delle emissioni in atmosfera attraverso sistemi di abbattimento a filtri catalitici, che permettano di raggiungere livelli di emissioni ben al di sotto di quelli previsti dalle leggi.
Le reazioni di Italcementi? Il nuovo progetto preliminare presentato nei mesi scorsi alle due amministrazioni comunali ha dato una prima risposta positiva alle due questioni principali. Intanto, la società ha chiesto alla Regione Lombardia di utilizzare la procedura di assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale per costruire il nuovo forno.
Intanto, a Rezzato e Mazzano si lavora a un documento con le osservazioni legate ai problemi che la cementeria crea ai cittadini e che indichi le relative soluzioni: sarà presentato in Regione in occasione di una prossima valutazione dell'iter autorizzativo, e in vista di quella convocazione, la giunta rezzatese e i gruppi consiliari hanno organizzato un'assemblea coi cittadini per presentare il nuovo progetto Italcementi: si terrà domani alle 20,45 nella sala «Italo Calvino» di via da Vinci 44.
Alfredo Laffranchi

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Lo stabilimento Italcementi

Friday, October 15, 2010

Il Giorno - Bergamo - Lotta allo smog, Palafrizzoni mette nel mirino le caldaie

Il Giorno - Bergamo - Lotta allo smog, Palafrizzoni mette nel mirino le caldaie

Bergamo, 15 ottobre 2010 - Gli impianti di riscaldamento per le abitazioni riprenderanno a funzionare a pieno regime soltanto da oggi ma, complici il bel tempo e la persistente assenza di venti, le famigerate polveri sottili sono già tornate ad incombere su Bergamo e l’hinterland. E così, mentre Regione, Provincia e Comune di Bergamo stanno definendo gli ultimi dettagli delle iniziative da mettere in campo per cercare di contrastare l’annuale appuntamento con lo smog, già mercoledì le centraline di rilevazione dell’Arpa hanno lanciato il primo grido d’allarme: in via Garibaldi, infatti, si è toccato il picco di 61 microgrammi per metro cubo di Pm10 (rispetto al limite di 50 fissato dalla legge), ma situazioni analoghe si sono verificate anche in via Meucci, con 55 microgrammi, e a Calusco, con 54, mentre Filago, Lallio e Treviglio si sono attestate sì al di sotto della soglia di guardia ma pur sempre con 44 microgrammi.
Che il problema della qualità dell’aria sia una delle emergenze del periodo invernale, in una Pianura Padana che l’assessore all’Ambiente di Palazzo Frizzoni, Massimo Bandera, definisce senza mezzi termini «un catino che ospita una delle zone più industrializzate d’Europa e a più alta densità abitativa», è noto da sempre. Al punto che l’Istat ha collocato il capoluogo orobico tra le 30 peggiori città del Vecchio Continente, con 75 giorni di “sforamento” nel 2008, solo parzialmente compensati dal leggero calo registrato lo scorso anno, quando i giorni di superamento del limite sono stati 63. «Abbiamo ragione di credere – sottolinea Bandera – che la prossima stagione si evolverà sostanzialmente in linea con quella precedente.
Noi, peraltro, stiamo cercando di mettere in campo alcune misure strutturali in grado di favorire un’inversione di rotta anche se conosciamo la situazione oggettiva, caratterizzata, tra novembre e marzo, dal fenomeno dell’inversione termica che riduce di molto il ricambio di aria». Palazzo Frizzoni, comunque, ha deciso di non stare con le mani in mano. Accantonate, almeno per ora, le domeniche senz’auto, su cui praticamente nessuno fa più affidamento vista l’esiguità dei benefici offerti, oltretutto molto limitati dal punto di vista temporale, la scelta è caduta su altre opzioni: così l’amministrazione orobica punterà su lavaggi più frequenti di strade e marciapiedi, in modo da eliminare il più possibile i “depositi residui” lasciati dal traffico giornaliero.
Inoltre, come già era accaduto l’anno scorso soprattutto nella fase più difficile con i numeri delle Pm10 alle stelle, insieme alla Provincia verranno intensificati i controlli sulle caldaie: «Si tratta – dice Bandera – di un’operazione indispensabile che riguarda sia la sicurezza degli impianti che la loro efficienza. E non è escluso – anticipa – che, almeno nei mesi più difficili, quando cioè le macchine per il riscaldamento funzionano continuativamente a pieno regime, la durata dell’accensione del riscaldamento possa essere ridotta di un’ora».

Per Palazzo Frizzoni resta comunque il problema delle scelte politiche a monte che dovrebbero coinvolgere l’intera Pianura Padana. In Regione la questione è già stata affrontata e l’assessore all’Ambiente del Pirellone, il bergamasco Marcello Raimondi, assicura: «Entro tre anni ogni condominio dell’area critica con impianto di riscaldamento centralizzato sarà dotato di un contabilizzatore termico e di valvole termostatiche che producono solo il calore di cui si ha effettivamente bisogno, con un abbattimento delle emissioni in atmosfera tra il 30 e il 70%».
di Alessandro Borelli

Smog, si ricomincia a soffrire


Smog, si ricomincia a soffrire:
valori «over limits» ovunque

E ci risiamo. Quella di giovedì 14 ottobre - come conferma il bollettino giornaliero sulla qualità dell'aria diffuso dall'Arpa - è stata la prima giornata della stagione 2010-2011 in cui tutte le centraline di rilevamento hanno segnalato valori di polveri sottili superiori al valore limite fissato dalla normativa, cioè 50 microgrammi di polneri sottili per metro cubo d'aria.

Molti valori erano già «over limits» già nella giornata di mercoledì, 13 ottobre: è il caso delle due centraline di Bergamo, via Meucci e via Garibaldi, rispettivamente a 55 e 61 microgrammi; e ancora della centralina di Calusco, che faceva già segnare 54 microgrammi.

Nella giornata di giovedì invece i valori delle pm10 sono sopra i 50 microgrammi ovunque:
Bergamo via Meucci 63
Bergamo via Garibaldi 62
Dalmine e Filago - non disponibili
Lallio 56
Osio Sotto 51
Treviglio 52
Calusco 61

Le previsioni
La situazione pare destinata a peggiorare visto che il meteo annuncia aria fredda in arrivo e, inoltre, scatta la possibilità di accendere i riscaldamenti fino a 14 ore al giorno. Una pezza, per quanto riguarda le polveri, potrebbe metterla la pioggia che dovrebbe tornare a cadere.

Da venerdì 15 ottobre caldaie accese
Dal 15 ottobre al 15 aprile la norma prevede un massimo di 14 ore al giorno. Per il resto dell'anno, se le temperature si abbassano, sono consentite fino a 7 ore.

Monday, October 11, 2010

Dalle camicie rosse ai furbetti del latticino

Dalle camicie rosse ai furbetti del latticino

La provincia di Bergamo, che diede ai Mille più uomini di tutte le altre, ora è il cuore del separatismo padano. Dove i Cobas degli allevatori trovano protezione

34. PONTIDA
Dalle camicie rosse ai furbetti del latticino
La provincia di Bergamo, che diede ai Mille più uomini di tutte le altre, ora è il cuore del separatismo padano. Dove i Cobas degli allevatori trovano protezione
La grande Vacca Celeste, che per gli egizi emerse dalle acque portando tra le corna il sole, da queste parti non si è mai vista. E se anche fosse apparsa sarebbe finita sotto uno dei camion che rombano lungo l’intasatissima via Briantea. Ma è difficile passare per Pontida senza avvertire l’alito della grande Vacca Verde. Vacca celtica. Vacca padana. Vacca più generosa ancora di Audumla, che nella mitologia germanica permise ai giganti di dissetarsi alla sue mammelle «da cui fluivano quattro fiumi di latte». Allora non soggetto, si capisce, ai limiti sulle quote della comunità europea.
Intendiamoci, di vacche in carne e ossa, in questa valle San Martino che da Bergamo sale verso Lecco, ne sono rimaste poche. E se la splendida Riviera ha conservato coi suoi vigneti qualcosa di agreste così come il dirimpettaio monte Canto coperto dai castagni che ingoiano le chiesette battute da papa Giovanni quando era un pretino di gamba buona, il fondovalle dove è Pontida è ingombro di capannoni, stabilimenti, depositi, supermercati, rottami industriali. Eppure è qua, la stalla metafisica della grande Vacca Verde. Quella che da anni prende a cornate la Ue e implicitamente tutti i contribuenti italiani. Bossi ha rinnovato anche quest’anno, sul «prato sacro », il suo giuramento quando mancavano 10 giorni alla scadenza delle multe da pagare: «Non posso dire il perché e il percome ma tra pochi giorni capirete. Adesso siete disperati ma io non vi ho dimenticati e la Lega risolverà i vostri problemi ». Rassicurati dalla certezza di un nuovo rinvio, i Cobas del latte hanno sventolato le bandiere: «Evviva!».
Esultanza comprensibile: a nessuno piace pagare, tanto più se la gabella è vissuta, a torto o a ragione, come un’ingiustizia. Più difficile, però, è spiegarlo agli altri. Sapete quanto è costato finora agli italiani il braccio di ferro tra poche migliaia di irriducibili e la Ue? Quattro miliardi e 407 milioni di euro. In valuta corrente. Contando l’inflazione, oltre 5 miliardi: il costo del ponte di Messina. Per capirci: oltre 83 euro a cittadino. Da Bolzano a Lampedusa. Cosa che fa uscire pazzo il ministro dell’agricoltura Giancarlo Galan: «Per pochi furbetti mettiamo a rischio la credibilità e gli interessi del Paese. La Lega non può cavalcare questa protesta». Risposta leghista: «Giù le mani dalle vacche padane, l’abbiam giurato sul sacro suol!».
Che questo suolo stravolto dall’urbanizzazione sia sacro a tutti i patrioti è vero. Dal 7 aprile 1167 in cui la sala capitolare dell’abbazia cluniacense ospitò il celeberrimo giuramento che partorì la Lega Lombarda contro il Barbarossa, Pontida è un mito. Coltivato, spiega lo storico Paolo Grillo, dai padri del Risorgimento. Sublimato dal calzolaio Celestino Riva (il quale sbarcato coi Mille a Marsala perse un braccio a Calatafimi) e dai quattro compaesani che, partiti al seguito del condottiero, fecero di Pontida il paese più garibaldino d’Italia. Cuore della provincia più garibaldina, quella Bergamo che diede 174 camicie rosse con la prima ondata più altre 1400 con le successive, compresi, ha raccontato Paolo Rumiz, 40 alunni del liceo Sarpi sulle cui pagelle a fine anno fu scritto al posto dei voti «ito in Sicilia » o «defunto in Sicilia». Per non dire delle adunate fasciste. Cronaca dell’Eco di Bergamo dell’8 aprile 1940: «Una Pontida imbandierata, in una festante cornice di sole e di pubblico (...) ha rivissuto ieri mattina (...) la gloriosa data del giuramento della Lega Lombarda. Mai tanto flusso di folla ha invaso le vie del paese pavesato in ogni dove di tricolore...».
Cinquant’anni dopo, il fondatore della Lega, Umberto Bossi, annuncia la «Marcia di Pontida ». Una festa, scrive l’Ansa, che si terrà «ogni anno nella prima settimana di aprile. I giovani della Lega si recheranno a piedi da ogni parte della Lombardia». Al primo appuntamento arrivano in alcune centinaia. A piedi, però, fanno solo tre chilometri. Rischiando di essere travolti dai tir. Altri vent’anni e nel 2010, quando i leghisti torneranno per la 20º adunata, si ritroveranno con lo stesso problema. Aggravato. Un rapporto dell’Aci dice che la trafficatissima statale Briantea è una delle più pericolose della regione e del Paese. Ma i lavori di ammodernamento, che dovevano essere completati per i mondiali del 1990, non sono mai finiti. E i cantieri dell’ultimo tratto interrato della bretella sono ancora lì. A testimoniare, oh mamma che vergogna, che non solo i terroni ci mettono una vita per fare le cose. Dettaglio confermato, del resto, dai piloni di cemento marcio che svettano osceni tra le vigne della Riviera e i castagni del Canto. Erano della vecchia teleferica che dalla immensa cava di Colle Pedrino portava il materiale a Pontida per risalire e ridiscendere fino alla smisurata Italcementi di Calusco. Quando il cementificio ottenne il consenso di scavare un tunnel e metterci un nastro trasportatore, si impegnò a smantellare tutto. Ciao...
Camicie rosse, camicie nere, camicie verdi. In marcia attraverso vallate in cui tutto è cambiato ma tutto è rimasto per certi aspetti uguale. Mezzo secolo fa Montanelli scriveva di questi paesi come «chiusi microcosmi» che «incubavano anche una sospettosa e puntigliosa xenofobia e, per converso, un senso acuto e ribelle delle autonomie di campanile». Qui debuttò nel '56 il Movimento Autonomista Bergamasco di Guido Calderoli (nonno del nostro), qui apparve nel '58 il Movimento Autonomie Regionali Padane, qui spuntò fuori l’Unione Autonomisti Italiani destinata a darsi il nome di Uai - Padania Libera con uno statuto firmato nel '67 dove? Ovvio: a Pontida.
Non c’era, però, il rancore sordo di oggi contro Roma e il mondo... Dice Ermanno Olmi che no, non riconosce più le sue terre. Certo, alcuni angoli sono rimasti miracolosamente fedeli a quel mondo contadino raccontato nell’Albero degli zoccoli. «Ma io non riconosco più gli uomini », sospira il grande regista. «Anche se si sono mantenute le chiese come edificio, sono cambiati quelli che ci vanno». È molto tempo, dice, che qui non si sente più a casa sua: «Da quando cominciò un tipo di razzismo, tanti anni fa, che non era di bianchi sui neri ma di quelli che avevano fatto i soldi su quelli che non li avevano fatti. Come se ciò fosse una misura del valore degli uomini».
Se ha ragione, tempi durissimi per gli operai vinti dalla crisi. La provincia che dal 2001 aveva scalato le classifiche del Pil arrivando all’11˚ posto in Italia, ha accumulato nei primi tre mesi dell’annus horribilis 2009 più di due milioni di ore di cassa integrazione. E due grandi stabilimenti vicini a Pontida, la tessile Legler e la Indesit sono finite kappaò. Unite dallo stesso destino, dicono, di certe camicie rosse bergamasche: morte per il Sud. La Indesit di Brembate, 450 operai, sta per pagare un piano di rilancio che punta sull’impianto campano del gruppo. La Legler, che occupava 500 persone, è stata trascinata nella crisi degli impianti sardi.
Camicie rosse, camicie nere, camicie verdi. Tutto cambiato, tutto come prima. Come con le quote latte. Ne abbiamo viste di tutti i colori... Fantasmi come quello di Buzzacconi Giovanni che, morto nel 1987, ha continuato a mungere le sue 36 frisone per altri sette anni. E poi 55 mila aziende di carta con vacche di carta munte da contadini di carta fino al caso di una stalla che figurava in un attico a piazza Navona. E poi controlli pagati 300 mila lire ad azienda, subappaltati a un decimo e svolti con tanto scrupolo che un ispettore di Bolzano arrivò a far rapporto a una media vertiginosa di 114 stalle l’ora.
Un bordello. Che spinse il governo a dare una sterzata alla quale i rivoltosi risposero inondando le autostrade coi «negri spruzzi della morte» di cui aveva scritto Luigi Meneghello ricordando la preghiera dei contadini vicentini: «Liberaci dal lùame, dalle perigliose cadute dei lùamari così frequenti per i tuoi figlioli e così spiacevoli...». Per non dire del lancio nel firmamento tivù della mucca Ercolina, portata a Roma per «un cappuccino in diretta» (con schizzo nella tazza del caffè) a palazzo Madama, un salto in Rai da Giancarlo Magalli, una puntata al Costanzo show, un incontro con la marchesa Giacinta del Gallo di Roccagiovane. Fino a eccitare la concorrenza della non meno popputa pornostar Jessica Massaro che si presentò davanti a Montecitorio coperta solo da chiazze di vernice bianca e nera come si conviene alle vacche pezzate.
La domanda è: com’è possibile che tanti anni dopo sia rimasto tutto come allora? Che il nostro sia non solo il Paese che sfora sempre più di tutti ma l’unico che non paga o paga solo le briciole? Nel 2005-2006, per dire, pagammo 7 milioni di euro su quei 188 che erano la metà di tutte le ammende (377 milioni) di quell’anno. Il triplo della Germania (62 milioni) e il doppio della Polonia (91 milioni), che da allora però riga diritto. L’anno dopo, replay: su 220 milioni di multe ai 6 paesi che avevano sforato, 176 erano ai nostri. Che, ovvio, non han pagato. E via così fino al 2008-2009, quando ci siamo spartiti con l’Olanda la quasi totalità delle multe.
Dicono gli allevatori che fu l’Italia a sbagliare quando l’Europa nell’84 decise per le quote. «C’erano eccedenze spaventose che costavano migliaia di miliardi di lire», ricorderà l’allora ministro dell’agricoltura Filippo Maria Pandolfi. «Le più spaventose erano, soprattutto in Germania, Olanda e Francia, quelle di latte». Che era ritirato, come le arance del Sud, a carico dell' Unione.
Decisero: facciamo una foto dell’esistente. E cosa fecero i nostri? Risposero all’indagine Istat come fosse una dichiarazione dei redditi: stando al più basso possibile. Perché l’Europa voleva sapere i fatti loro? Morale: quei dati falsi per difetto finirono nel fascicolo europeo. E furono la base della ripartizione delle quote. E l’Italia, che aveva 457 mila allevatori di cui «un terzo con meno di 10 vacche», si ritrovò a poter produrre, nonostante coprisse solo il 60% del fabbisogno, non più di 90 milioni di quintali di latte l'anno. Un terzo di quelli concessi alla Germania e molto meno della metà di quelli permessi alla Francia. Una sproporzione assurda. Corretta negli anni col contagocce. Al punto che ancora nel 2008-2009, prima di un’aggiunta di 7 milioni e mezzo di quintali strappata da Luca Zaia, l’Italia doveva star dentro i 105 milioni di quintali contro i 282 della Germania, i 246 della Francia, i 148 del Regno Unito e i 112 dell’Olanda. Per capirci: ogni italiano consuma, compresi burro, gelati, formaggi, scarti di lavorazione, un litro di latte al giorno. Più o meno come gli altri europei. Ma può produrre solo 480 grammi pro capite contro i 940 dei tedeschi, i 1.120 dei francesi, i 1.920 degli olandesi. Va da sé che siamo costretti a importare tantissimo latte, andando in rosso nel 2009 per 178 milioni.
«Visto? Hanno ragione gli agricoltori a non pagare!», dirà qualcuno. No: hanno torto. Perché c’è modo e modo di ribellarsi alle ingiustizie: puoi fare l’iradiddio dando battaglia o puoi rubare il portafogli ai passanti per rifarti. I «furbetti del latticino» hanno scelto questo: si rifanno sulla pelle degli altri italiani. Soprattutto di quegli allevatori onesti che, giusta o sbagliata che sia la legge, la rispettano. Vogliamo dirla tutta? Gli errori, così gravi che i governi di tutti i colori non sono mai riusciti ametterci una toppa, sono stati due. Il primo di calcolo: troppo bassa la quota nostra. Il secondo di testa: il messaggio agli agricoltori, più o meno ammiccante, fu che le cose si sarebbero aggiustate. All’italiana. Non arriva sempre, prima o poi, da noi, un condono? Non bastasse, nel '94 le multe al posto di chi aveva sforato per anni le pagò, per un totale di 2.600 milioni di euro attuali, lo Stato. L’Europa abbozzò: ok, ma solo stavolta. Sennò sono aiuti di Stato. Illegittimi.
Macché: vistisi premiati, i furbi continuarono come prima. Anzi. Mentre prima tutto era così, casareccio (nessuno si premurava di incassare le multe), ora l’imbroglio si fece scientifico. E poiché la legge assegnava alle società che compravano il latte il ruolo di sostituto d’imposta (come l’azienda che trattiene le tasse ai dipendenti) degli allevatori, ecco spuntare le cooperative pirata. Che, ottenuto dalla Regione il «patentino» di «primo acquirente» si guardavano bene dal prelevare ai soci le multe. E una volta raggiunte dall’ingiunzione di pagamento, facevano ricorso al Tar, ottenevano la solita sospensiva e si affidavano alla lentezza della giustizia. Ci sono decine e decine di cause «sospese» da dieci anni. Decine.
Se poi la Regione mangiava la foglia e revocava il «patentino», la società si spostava. Dalla Lombardia al Piemonte, dal Veneto all’Emilia... In un tourbillon di sigle e liquidazioni, l’araba fenice risorgeva sempre. Una prova? La Corte dei conti friulana ha condannato una coop dei Cobas, in liquidazione coatta, a pagare 35,8 milioni di euro all’Agea, l’agenzia che deve girare i soldi alla Ue. Erano multe mai riscosse. La cooperativa si chiama «Savoia 5», quinta di una serie di «Savoia », che aveva trasferito la propria sede da Carmagnola, vicino a Torino, a 545 chilometri di distanza, a Brugnera, Pordenone.
A rimetterci sono gli allevatori in regola. Le quote latte infatti si possono liberamente vendere e acquistare. C’è chi le compra, per non sforare e chi gliele vende: secondo la Coldiretti gli allevatori a posto avrebbero sborsato 1.850 milioni di euro per rilevare o affittare quote. Ma dopo aver preso i soldi, qualche venditore continua spesso a produrre come prima e più di prima. Come ha fatto un modenese capace di accumulare multe per 10,8 milioni pur avendo venduto quote produttive per quasi mezzo milione. Certo di essere protetto da Cobas e politica. Anche se il nodo ora rischia di venire al pettine. Il «salvataggio» promesso da Bossi a Pontida, ovvero un rinvio di sei mesi dei pagamenti dovuti da chi ha sforato, si è rivelato un pasticcio. Il rinvio non scatta per chi non aveva già aderito a una generosa rateizzazione disposta dal ministero. E dal 15 novembre l’Agea potrebbe essere costretta a revocare le quote aggiuntive strappate da Zaia all’Ue. Con la morte nel cuore.
Il rapporto fra Lega e Cobas è stato fin dall’inizio stretto. Lo dice l’elenco dei finanziatori del Carroccio: ecco l’«Associazione produttori latte bovino pianura padana» di Montichiari, Brescia, l'associazione Emilat fondata da Fabio Rainieri poi parlamentare leghista, il Comitato spontaneo produttori latte di Saluzzo... È poi un caso se, prima di lasciare l’Agricoltura, Luca Zaia abbia piazzato al vertice dell’Agea Dario Fruscio, calabrese, già senatore leghista fidato al punto di essere stato messo a suo tempo alla presidenza di Euronord holding, l’involucro di Credieuronord, la banca della Lega, e poi su poltrone importanti all’Eni, a Sviluppo Italia, all’Expo 2015? Quanto al leader storico dei Cobas, Giovanni Robusti, «ministro dell’Agricoltura» del primo «governo » padano, capo delle camicie verdi, nel 2009 è stato condannato in primo grado a tre anni e mezzo per truffa allo Stato e alla Ue. L’accusa: aver inventato un sistema di fatturazione e vendita del latte in nero grazie alle citate coop «Savoia» da lui fondate. Dimensione della frode, secondo i giudici: 240 milioni. Imbarazzante.
Come gli venne in mente di chiamarle «Savoia»? Per irridere alla dinastia che fece l’Italia? Quel che è sicuro è che Robusti è stato sempre vicino alla Lega anche negli affari. Lo dimostra una società costituita nel '98. Si chiamava Cesia, «Consulenze economiche sugli interventi in agricoltura»: il 18% era di Robusti ma il 35% era della Fin Group. La finanziaria leghista presieduta da Stefano Stefani, allora ai vertici del partito. E la Credieuronord che il «furbetto del quartierino» Gianpiero Fiorani tentò di salvare dal crac? Aveva con la Cesia un rapporto organico. Non fosse altro perché Robusti, coincidenza, ne era anche consigliere.
Un pasticcio di società nate e morte da capogiro. Tra le quali una particolarmente curiosa. La «Cooperativa produttori latte tipico della pianura padana». Che dopo aver accumulato multe per due milioni e mezzo di euro viene trasformata in srl e venduta a una società del Delaware, stato americano che già Calisto Tanzi aveva individuato come paradiso fiscale. E chi è il compratore? Alexandru Rosianu. Direte: ma come, leghisti che ricorrono a un rumeno? Si sa che il mondo è pieno di contraddizioni. La più divertente è quella del sindaco di Pontida, il deputato leghista Pierguido Vanalli. Il quale, pur essendo bergamasco doc, avrebbe qualche imbarazzo a urlare «Roma ladrona»: è tifoso giallorosso. Prima dell’ultimo derby Roma-Lazio confidò all’Ansa: «Je la famo…».
Sergio Rizzo e Gian Antonio StellaBookmark and Share

Stop Alle centrali Salva l'Adda di Paderno


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Wednesday, September 29, 2010

Merate Online - Paderno: il 2 Puliamo il Mondo sull'Adda

Merate Online - Paderno: il 2 Puliamo il Mondo sull'Adda

Annullato a causa delle previsioni meteo avverse, l'appuntamento con "Puliamo il mondo" di Legambiente sulle sponde dell'Adda torna sabato 2 ottobre con ritrovo alle ore 14.00 presso la chiesetta degli Alpini di Paderno vicino al ponte di S. Michele. L'iniziativa vuole puntare l'attenzione su un territorio dall'alto valore paesaggistico, storico, culturale e ambientale, minacciato da 3 richieste di derivazione delle acque ad uso idroelettrico presentate da aziende bresciane e bergamasche. L'iniziativa si svolge in collaborazione con Pro Loco Paderno d'Adda (che organizzerà una merenda per tutti), Canoa Club Calusco d'Adda, Canoa Club Villa d'Adda, Antisopore Paderno d'Addda e Associazione Luna Nuova di Solza. Per maggiori informazioni contattare il 333-3253774 o adda-news.blogspot.com

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Friday, September 24, 2010

Calusco diventa «Isola Cresco» Obiettivo sostenibilità praticata  - Cronaca - L'Eco di Bergamo

Calusco diventa «Isola Cresco» Obiettivo sostenibilità praticata - Cronaca - L'Eco di BergamoCalusco d'Adda sarà la quarta «isola Cresco» (a crescita compatibile) in Italia. Dopo i primi tre comuni pilota delle province di Milano e Sondrio, l'alleanza territoriale fra imprese, comuni, cittadini e università per passare da una sostenibilità predicata a una sostenibilità praticata si estende così anche alla provincia di Bergamo.

Il progetto «Cresco» è promosso da Fondazione Sodalitas in sinergia con Politecnico di Milano, con il sostegno di Regione Lombardia e con la partecipazione di Anci, Legambiente, Cittadinanzattiva, Ingegneria senza Frontiere - Milano,The Natural Step.

«A soli pochi mesi dal lancio di "Cresco" - ha affermato Alessandro Beda, responsabile del progetto per Fondazione Sodalitas - siamo felici di poter già annoverare una quarta isola a crescita compatibile dopo i primi tre progetti pilota avviati nei mesi scorsi. Grazie a questa iniziativa intendiamo far nascere in Italia tante "Isole Cresco", una rete di comuni italiani capaci di sviluppare un'alleanza virtuosa per la sostenibilità tra amministrazioni locali, imprese e cittadini».

Il progetto di Calusco d'Adda verrà lanciato ed illustrato durante il workshop «Cresco-Imprese e Cittadini per una sostenibilità praticata» che si terrà nell'ambito del Salone «Dal dire al Fare» (di cui Fondazione Sodalitas è promotrice) il 29 settembre dalle ore 14 alle 16 all'Università Bocconi di Milano.

L'evento sarà anche un'occasione per presentare il progetto «Cresco» a chi ancora non lo conosce. «Il nostro comune è da sempre molto attento alle politiche ambientali ed energetiche - ha affermato Roberto Colleoni, sindaco di Calusco d'Adda - che promuoviamo con diverse azioni di sensibilizzazione al rispetto e alla salvaguardia dell'ambiente. A Calusco d'Adda, per esempio, siamo stati in grado di differenziare fino all'80% dei rifiuti, abbiamo installato impianti fotovoltaici sul palazzo comunale e sulla biblioteca, dotato gli edifici comunali e le scuole primarie e secondarie di centrale a biomassa, sviluppato la mobilità sostenibile con percorsi ciclopedonali e ben 7 linee di piedibus». «Siamo pertanto entusiasti di aderire al progetto Cresco - ha continuato il sindaco - che sarà per noi un ulteriore strumento di sviluppo in senso sostenibile del nostro Comune».

Il progetto «Cresco-Crescita Compatibile» realizza sul territorio italiano un'alleanza innovativa tra imprese, comuni, cittadini e università per passare da una sostenibilità predicata a una sostenibilità praticata. Per la prima volta in Italia 24 imprese leader scelgono di unirsi e andare sul territorio per trasferire le loro buone pratiche di sostenibilità, e formare le comunità locali a mettere in atto quotidianamente comportamenti sostenibili: Abb, Autogrill, Banca Popolare di Milano, Bracco, Coca Cola Hbc Italia, Edison, Enel, Eni, Centro Ricerche Fiat, Fondazione Ibm Italia, Fondazione Eni Enrico Mattei, Henkel, Holcim Italia, Indesit Company, Italcementi, Lexmark, Osram, Palm, Pirelli, Roche Diagnostics, Siemens, STMicroelectronics, Telecom Italia, Vodafone Italia.

Sono tre gli aspetti fondamentali al centro della sostenibilità su cui il progetto «Cresco» si focalizza: energia ed acqua; recupero, riciclo e smaltimento; mobilità sostenibile. Cittadini, studenti e istituzioni verranno coinvolti in iniziative di formazione e sensibilizzazione sviluppate con il contributo scientifico del Politecnico di Milano per mettere in atto quotidianamente comportamenti sostenibili.

Le imprese collaboreranno con le istituzioni locali per rendere il territorio più sostenibile, attraverso le loro buone pratiche e le soluzioni aziendali già sviluppate per migliorare i processi produttivi o mettere a punto prodotti sostenibili.

Le prime tre «Isole Cresco» sono Abbiategrasso (provincia di Milano, 31.146 abitanti), Carugate (provincia di Milano, 14251 abitanti) e Morbegno (provincia di Sondrio, 11.900 abitanti). Dal novembre 2009 ad Abbiategrasso è attivo lo Sportello Infoenergia, per avere informazioni gratuite sul risparmio energetico, le fonti rinnovabili, la riduzione dell'inquinamento e le tecnologie ecocompatibili.

A Carugate sono state introdotte norme per indirizzare gli operatori verso un'edilizia sostenibile (è il primo comune in Italia a rendere obbligatoria per i nuovi edifici l'installazione di impianti solari termici per la produzione di acqua calda), realizzati interventi sull'illuminazione pubblica con la sostituzione delle lampade con modelli a più alto rendimento ed è stata instaurata una  collaborazione con le imprese presenti sul territorio per sviluppare iniziative di miglioramento dell'impatto ambientale.

A Morbegno c'è stato il recupero dell'ex area industriale Martinelli secondo criteri di sostenibilità sociale ed ambientale, è stata ampliata la rete di teleriscaldamento per efficienza energetica a livello di città e comuni limitrofi, la raccolta differenziata porta a porta è aumentata al 60%, è stata allestita una campagna con le scuole dell'infanzia del territorio per eliminare le borse «usa e getta» della spesa ed è nato il progetto «100 tetti», per installare a costo e rischio zero 150 tetti fotovoltaici.

Thursday, August 05, 2010

Italcementi nel semestre neutralizza impatti dei primi tre mesi

Italcementi nel semestre neutralizza impatti dei primi tre mesi




(Teleborsa) - Roma, 30 lug - Italcementi chiude il primo semestre con una modesta contrazione dei volumi di vendita, grazie al recupero registrato nel secondo trimestre, che ha consentito di limitare gli impatti di un primo trimestre decisamente negativo. I primi sei mesi si cihdono dunque con vendite di cemento e clinker pari a 27,5 milioni di tonnellate (-1,1% a perimetro storico) ben sostenute dall’andamento dei Paesi emergenti che, ad eccezione della Bulgaria, hanno segnato un progresso generalizzato. Le vendite di inerti sono state pari a 19,2 milioni di tonnellate (-4%)

Nel semestre il margine operativo lordo corrente, è stato pari a 434,5 milioni (-12,6%), di cui 298,8 milioni realizzati nel secondo trimestre (-3,1%) mentre il risultato operativo, pari a 197,9 milioni, ha registrato nel periodo un calo del 16,8%.

Il risultato del semestre è stato di 81,8 milioni (-35,8%). Il calo dei risultati di società con limitate quote detenute da terzi e il maggior peso dei risultati di società in cui è presente una quota significativa di azionisti terzi hanno di fatto azzerato il risultato attribuibile al Gruppo (0,4 milioni di euro) a favore di quello riferibile alle minoranze (81,4 milioni di euro).

Il flusso degli investimenti totali pari a 274,4 milioni (394,3 milioni nel primo semestre 2009) è stato sostanzialmente destinato agli interventi di efficienza industriale e al completamento di alcuni progetti strategici (Marocco, India e Italia).

Grazie alla attenta gestione dei flussi finanziari,ed in particolar modo al rigoroso controllo del fabbisogno di capitale circolante, a fine giugno 2010 l’indebitamento finanziario netto del Gruppo, pari a 2.458,1 milioni è rimasto in linea con quello segnato a fine 2009 (2.419,9 milioni), mentre il patrimonio netto si è ulteriormente incrementato superando i 5 miliardi (5.088,4 milioni contro i 4.692,2 milioni a dicembre 2009). Il gearing (rapporto indebitamento netto / patrimonio netto) a metà esercizio era pari al 48,3% (51,6% a fine 2009 e 60,8% al 30 giugno 2009).

Thursday, July 08, 2010

caluscoinlinea: Calusco: ma i dati sulle emissioni dove sono?

caluscoinlinea: Calusco: ma i dati sulle emissioni dove sono?

Volevo controllare i preoccupanti dati di ozono presenti nella nostra aria e sono andato sul sito di italcementi per vedere se trovavo qualcosa di interessante è purtroppo nonostante lo scritto che riporto sotto non ho trovato nulla.




E’ attiva sul sito del comune di calusco d'adda un’area dedicata alla “Qualità dell’Aria” nella quale è possibile consultare tutti i dati di emissione relativi al monitoraggio in continuo della cementeria. Questo fa parte di una serie di azioni finalizzate ad informare, a mettere a disposizione, via internet, documentazioni e dati ambientali e ad organizzare eventi pubblici di comunicazione che permettono di instaurare un rapporto trasparente e corretto con la popolazione di Calusco d'Adda e dei comuni limitrofi.

Il link dal sito di italcementi mi porta ad una pagina inesistente, e anche sul sito del comune non sono riuscito a trovare nessuna area "qualità dell'aria".

Decisamente c'è qualcosa che non quadra.

Friday, July 02, 2010

Merate Online - Brivio: sversamento di sostanza non identificata nel fiume. Un lungo ‘serpentone’ sino a Cornate

Merate Online - Brivio: sversamento di sostanza non identificata nel fiume. Un lungo ‘serpentone’ sino a Cornate

Centinaia di litri di una sostanza non ancora identificata si sono riversati dalle 15 di giovedì pomeriggio nel fiume Adda, partendo dal territorio di Brivio fino a raggiungere la diga di Paderno, a superarla e ad entrare nel comune di Cornate. Al momento sull'accaduto stanno indagando le autorità competenti e l'Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente) ha provveduto a prelevare un campione di quel liquido per scoprirne la composizione, ed eventualmente il tasso di tossicità.


Ad accorgersi di questo serpentone, oleoso, di colore bianco-grigiastro e odoroso che adagio adagio stava scendendo lungo l'Adda è stato Mario Bandera dell'associazione pescatori che si trovava sul lungo fiume. Quando l'uomo si è accorto della presenza anomala ha subito allertato l'Arpa e la macchina preposta a questo tipo di interventi si è subito messa in moto. Sul posto in una manciata di minuti si sono portati l'assessore Francesco De Vita, il capo dell'ufficio tecnico di Brivio geom. Marco Manzoni, la polizia locale, i carabinieri. Dato il via al sopralluogo la squadra giunge sino alla foce, tra Airuno e Brivio dove il Bevera si immette nell'Adda e dove la striscia biancastra prende forma. Tecnici e forze dell'ordine risalgono il torrente sino a giungere a "monte" dove il presunto serpentone di liquido inquinante ha origine e individuano così in alcuni scarichi, di probabile origine industriale, la causa di quanto accaduto. E mentre a nord, nel comune di Brivio, si provvede a rintracciare la sorgente di questo sversamento a sud, protezione civile, tecnici del parco Rio Vallone, funzionari dell'ambiente della provincia di Monza e Brianza si mettono in allerta per quanto sta accadendo e iniziano a monitorare l'area. Come dicevamo al momento non sono ancora state formulate ipotesi in merito all'accaduto ma pare proprio che la sostanza che ha invaso giovedì un buon tratto dell'Adda, da Airuno-Brivio sino a oltre Paderno, provenga da uno scarico industriale.





S.V.

Tuesday, June 29, 2010

INQUINAMENTO, LEGAMBIENTE LANCIA ALLARME OZONO

 INQUINAMENTO, LEGAMBIENTE LANCIA ALLARME OZONO


"Gli sforamenti di ozono arrivano puntuali tutti gli anni. Sono bastati un paio di giorni di caldo infatti per far schizzare le centraline che misurano il gas nocivo che ogni estate viene a farci compagnia. E dunque è di nuovo allarme ozono in Lombardia. Per la nostra regione pare non esserci via di uscita: in inverno il Pm10 ammorba l'aria, in estate è l'ozono ad insidiare le vie respiratorie. I prossimi giorni, secondo le previsioni Arpa, la situazione sembra destinata a peggiorare: mentre nel week end sono scattati i primi sforamenti della soglia di attenzione, oggi e domani potrebbe essere valicata anche la soglia di allarme fissata a 240 microgrammi per metrocubo, con caldo e afa che aggraveranno il disagio per le vie respiratorie". E' quanto sottolinea Legambiente. Complice la circolazione atmosferica di tipo estivo, spiega l'associazione, l'inquinamento della Pianura Padana migra a Nord, verso laghi e monti prealpini: e così ieri a vedersela peggio sono stati gli abitanti di Colico dove le analisi dell'Arpa hanno registrato una concentrazione di ozono di 213 mg/mc, ben oltre la soglia di attenzione di 180 mg/mc. A Valmadrera nei giorni scorsi si sono toccati picchi di 200 mg/mc e lo stesso è successo a Nibionno (Lc), a Merate ozono a 188 mg/mc. Alte le concentrazioni anche a Meda e Carate Brianza (MB). Pessima l'aria anche a Milano e provincia. A Cormano ieri si registravano 196 microgrammi per metrocubo, 192 ad Arconate, 187 a Trezzo d'Adda e 186 a Pioltello. Anche chi ha passato il weekend nelle strade del capoluogo lombardo ha respirato male: la centralina di via Pascal ha fatto registrare 181 mg/mc. Soglia di attenzione raggiunta e superata anche in provincia di Varese e nell'area del Sempione con Saronno a 191 mg/mc e Varese a 186. Il gas tossico ha superato la soglia di allarme anche a Lodi, Calusco (Bg) e a Erba (Co). (Omnimilano.it)

(28 giugno 2010 ore 15:18)

Monday, June 07, 2010

ITALCEMENTI: INAUGURATA NUOVA CEMENTERIA NEGLI STATI UNITI

ITALCEMENTI: INAUGURATA NUOVA CEMENTERIA NEGLI STATI UNITI




(ASCA) - Roma, 5 giu - E' stata inaugurata ufficialmente questa mattina la nuova Cementeria di Martinsburg. Alla presenza dei rappresentanti dello Stato della West Virginia, delle autorita' locali e dell'Ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Giulio Terzi di Sant'Agata, il Consigliere Delegato di Italcementi Carlo Pesenti ha tagliato il nastro di fronte ad oltre 250 tra invitati e dipendenti dell'impianto. Si tratta del piu' importante investimento italiano nell'industria del cemento di questi ultimi anni.



La nuova linea di cottura - realizzata con le migliori tecnologie disponibili - sostituisce i vecchi impianti avviati tra gli anni Sessanta e Settanta. Produrra' oltre 2 milioni di tonnellate di cemento l'anno e permettera' di rendere piu' efficiente la struttura produttiva di Italcementi nel mercato nordamericano.



Come per tutti i nuovi investimenti effettuati in questi ultimi anni da Italcementi, anche Martinsburg, oltre a rivestire enorme rilevanza dal punto di vista industriale, si pone all'avanguardia anche in termini di efficienza ambientale e di standard qualitativi del prodotto finale.



Italcementi, tramite la filiale americana Essroc, conferma con questo investimento l'attenzione alla sostenibilita' ambientale e la scelta delle migliori tecnologie disponibili.



La nuova linea infatti garantisce emissioni di CO2 estremamente contenute e ridotte del 30% rispetto al vecchio impianto. La concentrazione dei principali inquinanti delle emissioni viene ridotta di almeno il 50% cosi' come il consumo termico. L'impatto ambientale della cementeria e' il piu' basso tra tutti gli impianti di produzione di cemento negli Stati Uniti.



L'investimento fa parte del piano di recupero di efficienza industriale avviato dal Gruppo Italcementi in tutte le filiali presenti nel mondo. Oltre alla cementeria di Martinsburg stanno per essere avviati la rinnovata linea di produzione a Matera e gli impianti di Ait Baha in Marocco e a Yerraguntla in India. Nell'anno in corso sono previsti 620 milioni di investimenti e 100 milioni di risparmi di costi.







Essroc dedicates new plant

Essroc dedicates new plant


Eco-friendly facility making impact in area



By Naomi Smoot, Journal staff writer

POSTED: June 6, 2010 Save
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Will and Sharon Paxson examine samples of limestone, shale, clinker, gypsum and cement at a public tour of the Essroc Italcementi Group Martinsburg Plant Saturday afternoon. (Journal photo by Naomi Smoot)

MARTINSBURG - Scores of people gathered Saturday morning to celebrate the dedication of a new cement plant in Martinsburg.



"Today is a monumental day for Essroc Italcementi," said Plant Manager Paul Biel.



The company's new facility shares the same footprint as a previous cement plant that had long existed on the same property. Biel said the new structure includes a series of features that make it far different from the plant that preceded it, though.



"While this quarry has been in continuous operation since the 1800s, the plant we dedicate today was built with state-of-the-art technology and is, and will remain, one of the cleanest, most flexible, serviceable and efficient cement plants in North America," he stated.



Nearly four years ago, work began to create a new plant in the area that would be more modern and environmentally-friendly. That undertaking required a commitment of nearly $500 million, the largest investment that Essroc or its parent company, Italcementi Group, had ever made in an industrial project.



West Virginia Secretary of Commerce Kelley Goes said during Saturday's ceremony that she was grateful the company had decided to make such a sizable commitment to the area.



"Thank you to Essroc for making this investment in our state," Goes said.



Goes said she was pleased with the company's commitment to making the best products that it can, and using the most up-to-date technologies available in order to do so. It's companies that take this sort of approach that will succeed in the future, she said.



During her remarks, Goes read a letter that Gov. Joe Manchin had sent along that day. In it, he expressed his own gratitude for Essroc's investment in the state.



"The renovation is good news," the letter stated, adding that it would be beneficial for the region and the state as a whole.



Company officials are hoping that they will see a benefit from the new and improved plant as well. Carlo Pesenti, CEO of Italcementi Group, noted that the company had undertaken the project during what he described as "very difficult" economic cycle.



Pesenti said he sees the plant as a facility that will benefit from the economic recovery that "soon will come." The Martinsburg facility, he said, is expected to prove key to the company in the coming years.



"The plant is an asset," he said.



Essroc is headquartered in Pennsylvania, while the Italcementi Group is an Italian company that is the fifth-largest cement producer in the world. Locally, the company employs nearly 150 people.



Giulio Terzi di Sant'Agata, Italian ambassador to the United States, also was among those on hand for Saturday's event.



He said it was only natural that Americans and Italians would come together to forge a partnership like the one unfolding in Martinsburg. For years, he said, such partnerships have existed, and the United States and the Italian community have worked closely together.



Now, Sant'Agata said, the plant is enabling both cultures to move forward and do their part to aid in a global economic recovery.



- Staff writer Naomi Smoot can be reached at 304-725-6581 begin_of_the_skype_highlighting 304-725-6581 end_of_the_skype_highlighting, or nsmoot@journal-news.net

Italcementi: inaugurato negli Usa il nuovo impianto in West Virginia

 Italcementi: inaugurato negli Usa


il nuovo impianto in West Virginia

5 giugno 2010Economia

La nuova cementeria Italcementi di Martinsburg, in West Virginia

Il taglio del nastro: Carlo Pesenti è il terzo da sinistraSabato mattina è stata inaugurata ufficialmente negli Stati Uniti la nuova cementeria Italcementi di Martinsburg, in West Virginia. Si tratta del più importante investimento italiano nell'industria del cemento di questi ultimi anni. Alla presenza dei rappresentanti dello Stato americano, delle autorità locali e dell'ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Giulio Terzi di Sant'Agata, il consigliere delegato di Italcementi, Carlo Pesenti, ha tagliato il nastro di fronte a oltre 250 tra invitati e dipendenti dell'impianto.



La nuova linea di cottura – realizzata con le migliori tecnologie disponibili - sostituisce i vecchi impianti avviati tra gli anni Sessanta e Settanta. Produrrà oltre 2 milioni di tonnellate di cemento l'anno e permetterà di rendere più efficiente la struttura produttiva di Italcementi nel mercato nordamericano.



Come per tutti i nuovi investimenti effettuati in questi ultimi anni da Italcementi, anche Martinsburg, oltre a rivestire enorme rilevanza dal punto di vista industriale, si pone all'avanguardia anche in termini di efficienza ambientale e di standard qualitativi del prodotto finale.



Italcementi, tramite la filiale americana Essroc, conferma con questo investimento - si legge in un comunicato - l'attenzione alla sostenibilità ambientale e la scelta delle migliori tecnologie disponibili. La nuova linea infatti garantisce emissioni di CO2 estremamente contenute e ridotte del 30% rispetto al vecchio impianto.



La concentrazione dei principali inquinanti delle emissioni viene ridotta di almeno il 50%, così come il consumo termico. L'impatto ambientale della cementeria è il più basso tra tutti gli impianti di produzione di cemento negli Stati Uniti.



L'investimento fa parte del piano di recupero di efficienza industriale avviato dal Gruppo Italcementi in tutte le filiali presenti nel mondo. Oltre alla cementeria di Martinsburg stanno per essere avviati la rinnovata linea di produzione a Matera e gli impianti di Ait Baha in Marocco e a Yerraguntla in India. Nell'anno in corso sono previsti 620 milioni di investimenti e 100 milioni di risparmi di costi.

Italcementi esporta negli Usa il modello "nuova calusco"

Italcementi esporta negli Usa il modello "nuova calusco"



Taglio del nastro alla rinnovata cementeria Essroc di Martinsburg (West Virginia) USA Martinsburg, dove la capacità produttiva è stata portata da 850 mila a oltre 2 milioni di tonnellate di cemento, è stata realizzata una versione "in grande" di Nuova Calusco, con la medesima tecnologia e con la stessa filosofia. Che sostanzialmente è quella di produrre di più, a minori costi e meglio.

L'investimento è stato considerato di grande interesse dallo Stato del West Virginia, che ha concesso incentivi fiscali, ed ha permesso di applicare "l'eccellenza tecnologica" sempre rappresentata dallo stabilimento di Nuova Calusco. La principale differenza, oltre che nelle dimensioni, è sull'obiettivo estetico che in Italia ha puntato sull'armonizzazione nel paesaggio, mentre a Martinsburg si è adottata una struttura di impostazione più tradizionale intorno alla nuova torre di 126 metri a cinque piani che contiene il forno di cottura verticale.

Come Calusco per l'Europa, adesso Martinsburg è diventato il punto di riferimento del settore a livello americano per l'efficienza di processo e la riduzione dell'impatto ambientale, in particolare per il contenimento delle emissioni di anidride carbonica, ossidi di azoto e di zolfo e particolato e per il controllo "a circuito chiuso" delle materie prime, con la cava che tra l'altro è proprio attaccata allo stabilimento. "Che qualcosa fosse cambiato se ne è accorto per primo il proprietario dell'autolavaggio che si trova proprio sotto la fabbrica – ha raccontato il direttore dello stabilimento Paul Biel, lasciando il testimone a Gennaro Puppo -. Diceva che venivano meno auto a farsi pulire dalla polvere (fonte eco di bergamo)

ITALCEMENTI: INAUGURATA NUOVA CEMENTERIA NEGLI STATI UNITI

ITALCEMENTI: INAUGURATA NUOVA CEMENTERIA NEGLI STATI UNITI




(ASCA) - Roma, 5 giu - E' stata inaugurata ufficialmente questa mattina la nuova Cementeria di Martinsburg. Alla presenza dei rappresentanti dello Stato della West Virginia, delle autorita' locali e dell'Ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Giulio Terzi di Sant'Agata, il Consigliere Delegato di Italcementi Carlo Pesenti ha tagliato il nastro di fronte ad oltre 250 tra invitati e dipendenti dell'impianto. Si tratta del piu' importante investimento italiano nell'industria del cemento di questi ultimi anni.



La nuova linea di cottura - realizzata con le migliori tecnologie disponibili - sostituisce i vecchi impianti avviati tra gli anni Sessanta e Settanta. Produrra' oltre 2 milioni di tonnellate di cemento l'anno e permettera' di rendere piu' efficiente la struttura produttiva di Italcementi nel mercato nordamericano.



Come per tutti i nuovi investimenti effettuati in questi ultimi anni da Italcementi, anche Martinsburg, oltre a rivestire enorme rilevanza dal punto di vista industriale, si pone all'avanguardia anche in termini di efficienza ambientale e di standard qualitativi del prodotto finale.



Italcementi, tramite la filiale americana Essroc, conferma con questo investimento l'attenzione alla sostenibilita' ambientale e la scelta delle migliori tecnologie disponibili.



La nuova linea infatti garantisce emissioni di CO2 estremamente contenute e ridotte del 30% rispetto al vecchio impianto. La concentrazione dei principali inquinanti delle emissioni viene ridotta di almeno il 50% cosi' come il consumo termico. L'impatto ambientale della cementeria e' il piu' basso tra tutti gli impianti di produzione di cemento negli Stati Uniti.



L'investimento fa parte del piano di recupero di efficienza industriale avviato dal Gruppo Italcementi in tutte le filiali presenti nel mondo. Oltre alla cementeria di Martinsburg stanno per essere avviati la rinnovata linea di produzione a Matera e gli impianti di Ait Baha in Marocco e a Yerraguntla in India. Nell'anno in corso sono previsti 620 milioni di investimenti e 100 milioni di risparmi di costi.

Sunday, May 30, 2010

Paderno: depositato in comune il progetto per una nuova centrale idroelettrica nel canale dell`Adda Vecchia


Paderno: depositato in comune il progetto
per una nuova centrale idroelettrica
nel canale dell`Adda Vecchia

Immagine

Il ponte San Michele di Paderno d`Adda

Una nuova centrale idroelettrica fra le sponde di Calusco e Paderno, che preleverà acqua da quello che una volta era il tratto originario dell`Adda per produrre energia. La società "Ellerre S.r.l." di Medolago ha inoltrato alla Provincia di Bergamo la richiesta per ottenere l`autorizzazione a realizzare l`impianto, trasmettendo l`avviso relativo alla pratica per la pubblicazione ai due comuni interessati. L`opera di presa, la centrale e la restituzione ricadranno intermente nel comune di Calusco, ma la traversa con cui l`acqua dell`Adda sarà convogliata verso la centrale interesserà anche la sponda padernese. L`impianto, se la Provincia bergamasca darà l`ok, sarà realizzato a sud verso Trezzo d`Adda. Dal corso del fiume sarà deviata una portata d`acqua massima di 30.000 l/s e media di 11.562 l/s, per produrre la potenza nominale media di 997,50 Kw da trasformare in energia elettrica su un dislivello di 8,8 m. "La proposta dell`azienda bergamasca mi vede molto perplesso, si andrebbe a prelevare acqua da quella che noi chiamiamo Adda vecchia, cioè il corso del fiume in cui scorre l`eccesso della centrale Bertini" ha spiegato il sindaco di Paderno Valter Motta. "Presso il nostro comune è disponibile tutta la documentazione tecnica relativa all`impianto idroelettrico, chiunque può prenderne visione ed eventualmente scrivere osservazioni o commenti in merito". C`è tempo ancora una decina di giorni per vedere il progetto ed esprimere il proprio parere.

R.R.

Wednesday, May 26, 2010

Italcementi, non è un camino


 Italcementi, non è un camino


di Davide Ruzzon *

Ristrutturazione dell’impianto di produzione di cemento della Italcementi: qui non stiamo parlando di camino sì camino no. Mi inserisco nell’intelligente dibattito avviato ieri su questo giornale dal professor Muraro per introdurre un altro elemento. Lui parlava di conti. Io parlerò di progetti.



Stiamo discutendo intorno all’idea di realizzare ai piedi di Arquà Petrarca un cementificio verticale. Sì, la torre non è infatti un vano tecnico come qualcuno sostiene, cioè un camino, un elemento accessorio del cementificio. Questa torre contiene il cuore e l’i nnovazione più significativa del ciclo di produzione del nuovo impianto. Nel merito la sentenza del Consiglio di Stato (V Sez. 13 maggio 1997, n. 483) del 1997 ha dettato una linea che è poi stata continuamente ribadita: un vano tecnico non può possedere una qualche autonomia dalla struttura di cui è appendice. Un elemento tecnico è tale se assume il ruolo di strumento accessorio, che per qualche motivo non possa essere collocato all’interno del volume principale, al quale si riferisce e la cui funzione coadiuva. Nel nostro caso, invece, la torre ospita in quattro stadi verticali, il processo di preriscaldamento del materiale di cottura che diventa poi a fine cottura il cemento.



E’ di fatto, perciò, una parte fondamentale della linea di produzione del cemento, non un accessorio alla produzione: secondo la linea tracciata dalla sentenza del 1997 non mi pare possa essere quindi considerato un vano tecnico. Dov’è il problema? Nonostante il Piano Ambientale del Parco Colli Euganei non consenta la realizzazione di nuovi impianti (li vincola anzi alla dismissione dentro il suo perimetro con l’articolo 19 delle sue Norme Tecniche) si riesce a concepire l’idea di proporre un’ulteriore aumento dell’a ltezza dell’impianto di produzione esistente, sino a 120 metri. Questo fatto già in sé sarebbe un precedente molto pericoloso per la gestione delle altezze nelle costruzioni, non solo in ambiti sensibili, ma ovunque.





Non serve fare esempi per immaginare cosa potrebbe accadere alle città, se si facesse strada l’idea che una parte importante di un’a ttività economica, ma anche di residenze, perché no?, potessero in ragione di una rivendicata (ma ipotetica) strumentalità andare oltre le altezze massime consentite al corpo edilizio principale: ne nascerebbe una totale de-regolazione, una giungla insomma. Lavoro a progetti d’architettura tutto il giorno e la mia idea di bellezza si basa anche sulla congruenza e il dialogo tra nuovo oggetto e il luogo che lo accoglie: non mi verrebbe mai in mente di realizzare una enorme cabina dell’Enel in Piazza San Pietro. Anche se dovessi parlare tutte le lingue del creato architettonico, per rendere bella una cabina elettrica nel porticato del Bernini, a nulla servirebbero.



Se gli uomini hanno spesso deciso di tagliare una montagna ed incidere un paesaggio splendido, spesso nel modo sbagliato, lo hanno fatto per realizzare un bene collettivo: hanno insieme rinunciato a qualcosa per un oggetto di pubblica utilità, perché non era forse possibile fare diversamente. Ma siamo in questo caso? Mi chiedo e chiedo a tutti, nel 2010 possiamo fare una torre a quattro cicloni per il clinker, di un’azienda privata, alta 122 metri davanti ad Arquà Petrarca? Pensiamo davvero che esista un genio che riuscirebbe a rendere proprio quell’oggetto a quel luogo? Io non credo.



Infine mi chiedo, perché mai una così importante società, che desidera investire 160 ml di euro per una nuova tecnologia di produzione, non ne spende altri 50 per realizzare anche dei nuovi fabbricati, insieme agli impianti tecnologici? Con una somma di quest’entità infatti (non i 500-600 ml di euro paventati dal direttore dello stabilimento durante l’incontro pubblico del progetto) si potrebbero realizzare, magari fuori dal Parco Colli, in un luogo più adatto, la torre e il nuovo impianto industriale. Il progetto aldilà degli inglesismi è già un progetto di nuova costruzione. Perché non si ragiona anche di questa opzione? Se così fosse da domani potremo parlare del futuro del Parco dei Colli Euganei e dei lavoratori, della convivenza di manifattura e di turismo sostenibile: diversamente potremo condurre la politica sempre dentro alla solita logica ideologica di contrapposizione tra diavolo ed acqua santa.



* Architetto
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