Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Saturday, December 19, 2009

Qualità dell'aria superato il limite di Pm10

Qualità dell'aria, a Bergamo
superato il limite di Pm10


Superato il livello di Pm10 a Bergamo nella giornata di venerdì
Montagne bergamasche innevate Video: le nuove piste di Foppolo
Superato il livello di Pm10 a Bergamo, Treviglio e Calusco nella giornata di venerdì 18 dicembre. Nonostante la neve, la centralina di via Meucci in città ha registrato 61 microgrammi per metro cubo (la soglia limite è 50), mentre quella di via Garibaldi è arrivata a 76. Poco sopra la soglia Treviglio, con 51, e Calusco, con 57. I dati sono stati rilevati dall'Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) della Lombardia.

L'abbondante nevicata della notte e lo scarso traffico di oggi dovrebbero comunque riportare presto il limite sotto il livello di guardia

Tuesday, December 08, 2009

Usa: «I gas serra sono pericolosi»«Sono una minaccia per la salute umana»

Usa: «I gas serra sono pericolosi»
L'Agenzia per la Protezione ambientale: «Sono una minaccia per la salute umana»


(Reuters)
WASHINGTON - Svolta nella politica ufficiale americana nel giorno d'apertura della conferenza di Copenaghen sul clima. L'agenzia Usa per la Protezione ambientale (Epa) ha dichiarato ufficialmente che i gas che contribuiscono all'effetto serra sono una minaccia per la salute umana. L'annuncio apre così la possibilità di un accordo efficace sulla limitazione dei gas serra al vertice e anche al Congresso di Washington per un intervento normativo che potrebbe nei prossimi mesi imporre per la prima volta un tetto alla produzione di gas inquinanti.

SFIDA - A dare l’annuncio ufficiale è stata Lisa Jackson, direttrice dell’Epa, in una conferenza stampa a Washington. Jackson ha spiegato come il 2009 si pone come «l’anno in cui gli Stati Uniti hanno iniziato a fronteggiare la sfida dei gas serra e a cogliere l’opportunità di una riforma sull’energia pulita».

Inquinamento a Milano

Friday, December 04, 2009

Inceneritori, studi scientifici modificati per attestare la loro innocuità

Inceneritori, studi scientifici modificati per attestare la loro innocuità

3 dicembre, 2009 by while

ISDE , Associazione apartitica, senza scopo di lucro, articolata anche sul territorio nazionale italiano, riconosciuta da Agenzie quali l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, afferma tramite un comunicato, che sono stati modificati i risultati di studi scientifici per attestare innocuità degli inceneritori e supportare la scelta dell’incenerimento dei rifiuti in documenti ad uso delle Amministrazioni. L’articolo incriminato è comparso sui Quaderni di Ingegneria Ambientale. L’autore cita il lavoro di Elliot P (Cancer incidence near municipal solid waste incinerators in Great Britain), nel seguente modo: “La conclusione degli Autori è che non è stata trovata alcuna evidenza di diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7.5 Km di raggio studiati ed in particolare nessun declino con la distanza dall’inceneritore per tutti i tumori…”. Nel lavoro originale Elliot ha scritto: “Observed-expected ratios were tested for decline in risk with distance up to 7.5 km… Over the two stages of the study was a statistically significant (P<0.05) decline in risk with distance from incinerators for all cancers combined, stomach, colorectal, liver and lung cancer”, quindi esattamente il contrario di quanto riportato dall’autore. Cancer incidence near municipal solid waste incinerators in Great Britain.


P. Elliott, G. Shaddick, I. Kleinschmidt, D. Jolley, P. Walls, J. Beresford, and C. Grundy
Small Area Health Statistics Unit, Department of Public Health and Policy, London School of Hygiene and Tropical Medicine, UK.
This article has been cited by other articles in PMC.
Abstract
By use of the postcoded database held by the Small Area Health Statistic Unit, cancer incidence of over 14 million people living near 72 municipal solid waste incinerators in Great Britain was examined from 1974-86 (England), 1974-84 (Wales) and 1975-87 (Scotland). Numbers of observed cases were compared with expected numbers calculated from national rates (regionally adjusted) after stratification by a deprivation index based on 1981 census small area statistics. Observed-expected ratios were tested for decline in risk with distance up to 7.5 km. The study was conducted in two stages: the first involved a stratified random sample of 20 incinerators; the second the remaining 52 incinerators. Over the two stages of the study was a statistically significant (P<0.05) decline in risk with distance from incinerators for all cancers combined, stomach, colorectal, liver and lung cancer. Among these cancers in the second stage, the excess from 0 to 1 km ranged from 37% for liver cancer (0.95) excess cases 10(-5) per year to 5% for colorectal cancer. There was evidence of residual confounding near the incinerators, which seems to be a likely explanation of the finding for all cancers, stomach and lung, and also to explain at least part of the excess of liver cancer. For this reason and because of a substantial level of misdiagnosis (mainly secondary tumours) found among registrations and death certificates for liver cancer, further investigation, including histological review of the cases, is to be done to help determine whether or not there is an increase in primary liver cancer in the vicinity of incinerators.Full text
Full text is available as a scanned copy of the original print version. Get a printable copy (PDF file) of the complete article (1.7M), or click on a page image below to browse page by page. Links to PubMed are also available for Selected References
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2074344/pdf/brjcancer00033-0150.pdf

Informazione e inquinamento atmosferico

Informazione e inquinamento atmosferico






Buon giorno,

ancora una volta mi trovo a scrivervi per farvi i miei complimenti circa il ruolo di informazione e sensibilizazzione che state offrendo ai cittadini circa l`inquinamento atmosferico


La scorsa settimana, (prima che piovesse) abbiamo avuto molte giornate consecutive con livelli di PM10 oltre i limiti.

La cosa peggiore è che mancano le informazioni ai cittadini e le misure atte a contenere la concentrazione di inquinanti al suolo.

Inutile poi lamentarsi per cose di minore entità quando si accettano queste situazioni. A tal punto converrebbe disattivare la rete di rilevamento e non preoccuparsi nemmeno più. Cosa cambierebbe? Di certo si risparmierebbe qualcosa, almeno sul denaro ci dovrebbe essere maggior sensibilità.

Ma la colpa è di tutti, anche dei cittadini che tanto si lamentano delle onde elettromagnetiche emesse da un`antenna salvo poi infiaschiarsene di altre cose dagli effetti ben più gravi . Oggi esiste il modo per informarsi.

Concludo dicendo brava alla giornalista Saba Viscardi voto10 e lode per i suoi articoli!!!!


Paolo CATALANO

Thursday, December 03, 2009

Aria irrespirabile, inchiesta sulle responsabilità

Aria irrespirabile, inchiesta sulle responsabilità
di MARIO CONSANI
— MILANO —
VELENI NELL’ARIA, la procura apre un’inchiesta. Quante volte, realmente, è stata superata la soglia d’allarme per il livello di polveri...
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Facendo doppio click su una qualsiasi parola presente nell'articolo, sarà visualizzata la definizione della parola, così come è stata pubblicata all'interno del Vocabolario della Lingua Italiana Zingarelli 2010.

Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

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www.ceteco.it2009-12-02
di MARIO CONSANI
— MILANO —
VELENI NELL’ARIA, la procura apre un’inchiesta. Quante volte, realmente, è stata superata la soglia d’allarme per il livello di polveri sottili? E cosa hanno fatto (o potevano fare) concretamente il sindaco e i presidenti della provincia e della regione per evitare questo smog insopportabile? Tre gli avvisi di garanzia fatti recapitare ieri dal procuratore aggiunto Nicola Cerrato, che coordina il pool ambiente, a Letizia Moratti, Guido Podestà e Roberto Formigoni. Ovvio che, dovesse configurarsi qualche tipo di responsabilità per il territorio dell’hinterland, in causa verrebbe chiamato l’ex presidente della provincia Filippo Penati del Pd. Ma per il momento la procura vuole soltanto, da un lato acquisire dagli enti tutta la documentazione relativa alle iniziativa anti-smog prese in questi anni, dall’altro sapere ufficialmente dalle agenzie di controllo quante siano state, anche quest’anno, le giornate in cui la soglia di 50 microgrammi di polveri sottili nell’aria è stata superata. Tecnicamente, l’ipotesi di reato è quella singolare dell’articolo 674 del codice penale che punisce chiunque «provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo». Nel caso dei vertici istituzionali, evidentemente, c’è in ballo l’eventuale omissione di misure in grado di limitare l’inquinamento.
Se la legge fissa il tetto massimo tollerabile a 35 giorni, dal 2002 in poi a Milano i giorni di superamento sarebbero andati sempre sopra i cento. «L’anno scorso 104 e nel 2009 si è toccato il 36esimo giorno già il 23 febbraio». I dati, attribuiti ad Arpa Lombardia, sono quelli diffusi dal Codacons, che con i suoi esposti ha dato il via all’indagine. In realtà il pm Giulio Benedetti aveva chiesto l’archiviazione della denuncia presentata dall’associazione nel 2007, osservando che il problema smog riguarda l’intera Pianura Padana e dunque non sarebbe stato possibile individuarne i responsabili solo a Milano. Ma nei giorni scorsi il gip Marina Zelante, accogliendo l’opposizione del Codacons, ha rimandato gli atti in procura dove, nel frattempo, era arrivato un nuovo esposto relativo ai veleni di questo 2009. «La normativa europea e quella nazionale impongono degli obblighi di risultato - ribattono dal Codacons - e a Firenze il giudice dell´udienza preliminare, accettando le tesi del pm, ha rinviato a giudizio il presidente della Regione Toscana Claudio Martini e il sindaco Leonardo Domenici con l’accusa di getto pericoloso di cose e rifiuto di atti d’ufficio». E il Codacons è stato ammesso nel processo come parte civile. Per quel giudice fiorentino, infatti, «la normativa europea e quella nazionale impongono degli obblighi di risultato. Io non posso sindacare le scelte degli amministratori. La normativa li lascia liberi di decidere le strategie che ritengono più utili, più opportune e più efficaci, ma li vincola nel fine: l´abbattimento delle polveri è un obiettivo che deve essere raggiunto».

Tuesday, December 01, 2009

Rapporto sullo stato dell’ambiente/1:L’Aria. Inchiesta su dati Arpa. L’atmosferasul lecchese rilevata da 6 centraline


Rapporto sullo stato dell’ambiente/1:
L’Aria. Inchiesta su dati Arpa. L’atmosfera
sul lecchese rilevata da 6 centraline


LEGGI L'ARTICOLO SU MERATEONLINE



Come noto la Lombardia è tra le aree più inquinate d`Europa e la pianura padana con la sua condizione di "stagnazione" si trova, purtroppo, a collezionare spesso maglie nere.

Il bacino padano, infatti, chiuso dalle montagne su tre lati rappresenta dal punto di vista della qualità dell’aria una sorta di bacino chiuso in cui le emissioni di inquinanti si distribuiscono ma faticano a disperdersi. L`immagine è stata fotografata dall`ultimo “Rapporto sullo Stato dell`Ambiente in Lombardia 2008- 2009” presentato dall`Arpa e che noi andremo a “sezionare” per i vari comparti che riguardano la provincia di Lecco.

Partiamo dalla voce “Atmosfera” prendendo in esame la qualità dell`aria e le emissioni di inquinanti.











I dati elaborati nel corso di questi anni parlano di una media di 21.831 tonnellate di polveri sottili PM10 immesse nell`aria. Di queste 824 sono concentrate nella provincia di Lecco.

Recentemente – con la Direttiva 2008/50/CE – la Comunità Europea ha confermato i preesistenti limiti per il PM10 (pari a 50 μg/m3 come media giornaliera da non superare più di 35 volte l’anno, e 40 μg/m3 come media annua) e ha definito il limite per il PM2,5 (pari a 25μg/m3 come media annua, da raggiungere entro il 2015).

Uno sguardo alle quattro stazioni di campionamento mostra come la situazione peggiore sia quella di Merate con 111 superamenti nel corso del 2008 per una media sulle 24ore oltre i 50μg/m3. Seguono poi Lecco Via Amendola e Valmadrera con 38 sforamenti. In coda Lecco Via Sora. Nessuna delle quattro centraline ha comunque rispettato la direttiva europea.







La fetta maggiore di questo particolato inquinante è prodotta dalla combustione non industriale (433 tonnellate annue) dunque gli impianti di riscaldamento ad esempio. Ci sono poi le 249 tonnellate prodotte dal trasporto su strada seguite da altre sorgenti mobili e dai macchinari (62.2 ton). Insomma resta una dura battaglia e pur con tutti gli accorgimenti per ridurre questo tipo di emissioni i risultati ottimali sono ancora lontani.







Il confronto fra gli ultimi 7 anni nei capoluoghi di provincia mostra che l`annata peggiore è stata quella del 2003 con il valore medio più alto parametrato sui 365 giorni. Dal 2006 si è assistito in città ad un miglioramento e dunque ad una diminuzione della concentrazione delle polveri sottili nell`aria.







Tutti i capoluoghi di provincia della Lombardia (ad esclusione di Varese negli anni 2002 e 2008) hanno superato i 35 sforamenti annui concessi dalla legge. Per il capoluogo lecchese il 2002 è stato l`anno peggiore con quasi un giorno su tre oltre il limite dei 50μg/m3. La situazione è poi andata migliorando.








Bene la situazione nel 2008 per quanto riguarda il biossido di zolfo (misurato a Colico e Lecco Via Amendola) con nessun superamento e per il monossido di carbonio.






Da monitorare, invece, la situazione dell`ozono troposferico che in quattro delle sei centraline della provincia ha superato per almeno un giorno la soglia di allarme. In particolare la criticità maggiore è stata rilevata, sempre nel 2008, a Valmadrera dove per ben sei volte si è andati oltre la soglia di allarme.

Le concentrazioni di ozono raggiungono i valori più elevati nelle ore pomeridiane delle giornate

estive soleggiate e soprattutto nelle zone extraurbane sottovento rispetto ai centri urbani principali.

L’ozono può attaccare sia materiali inerti che matrici biologiche; nell’uomo risultano particolarmente esposti i tessuti delle vie respiratorie. Il valore della concentrazione media annua di ozono troposferico presenta una notevole variabilità tra un anno e l’altro: ciò dipende sia dal clima dell’anno sia dalle modalità di formazione dell’inquinante. Proprio per le sue caratteristiche l’ozono troposferico determina effetti negativi anche sulla vegetazione e sugli ecosistemi.



Saba Viscardi



Dati e tabelle tratte dal resoconto del “Rapporto sullo Stato dell`Ambiente in Lombardia 2008- 2009”

Plis Monte Canto - fate rivivere il Parco


Plis Monte Canto - Un altro forte invito a unire le forze: "Agendo come singoli amministratori non potrete far arrivare sul nostro territorio i finanziamenti necessari".
Il Pd s'appella ai sindaci: fate rivivere il Parco


Ai Sindaci dei Comuni di
Ambivere, Calusco d’Adda, Carvico, Chignolo d’Isola, Mapello, Pontida, Solza, Sotto il Monte, Terno d’Isola, Villa d’Adda.

Il nostro territorio, l’Isola, sta assistendo da anni ad un consumo del suolo massiccio e continuo. Molte amministrazioni hanno costruito riempiendo quei pochi spazi verdi rimasti a separare i confini dei nostri paesi. Permangono, ad oggi, pochissimi territori a bosco o a campo coltivato. I nostri torrenti hanno percorsi obbligati e ormai possiamo guidare da Calusco d’Adda a Bergamo senza trovare un po’ di terreno non costruito.
Quel poco che ci rimane è individuabile nella lunga striscia del parco dell’Adda Nord, nelle zone del Parco sovra comunale del Brembo e dal nostro Parco sovra comunale del Monte Canto e del Bedesco.
Il nostro parco, per funzionare ed essere utile, ha bisogno di un piano sovra comunale di valorizzazione del patrimonio agro-forestale. Servono competenze, strutture adeguate accompagnate da investimenti e risorse economiche. E’ evidente che i nostri comuni, agendo ognuno per conto proprio, non possono e non potranno mai avere fondi e competenze sufficienti per un serio progetto di riqualificazione e tutela del nostro territorio. Le risorse vanno quindi cercate altrove, in particolare tra i Fondi Europei che la Regione Lombardia mette a disposizione per progetti dall’alto valore ambientale. Le esperienze dei Parchi sovra comunali del Brembo, del Bosco in Città di Bergamo e delle Miniere di Clusone ci insegnano che Comuni in grado di presentarsi compatti e con un programma preciso possono ottenere grandi risultati.
Agendo come singoli amministratori non potrete far arrivare sul nostro territorio i finanziamenti necessari nè potrete organizzare attività durature e coordinate in difesa del nostro patrimonio ambientale. La nostra collina, e voi ben lo sapete, va amata, protetta, curata quotidianamente per un motivo molto semplice ma importantissimo: ci fa vivere tutti meglio. Il Parco sovra comunale è nato sei anni fa per rendere possibile tutto questo. Questo strumento, fintanto che è stato messo in condizione di funzionare, ha portato avanti numerosi progetti ed ha avuto la forza di attrarre i finanziamenti necessari per realizzarli. Lasciare il Parco in questo stato di apnea è un danno a noi e alle future generazioni.
Tocca a voi, attuali amministratori dei nostri comuni, far rivivere lo strumento del Parco. Voi ne siete i titolari, vostra la responsabilità del suo funzionamento o del suo abbandono. Il nostro appello è di portare avanti questo strumento, valorizzarlo e farlo funzionare. E’ tempo di rimettersi in cammino: per la salvaguardia del nostro territorio, per l’ambiente, per il futuro, per uno sviluppo sostenibile.
PD zona ISOLA

Monday, November 23, 2009

Aspettando la pioggia le polveri non mollano

Aspettando la pioggia
le polveri non mollano


Pericolo nebbia in agguatoIl bollettino dell'Arpa
La pioggia, attesa sulla nostra città e sulla provincia dalla serata di domenica, potrebbe spezzare l'assedio dello smog, ma i valori delle polveri sottili continuano a restare largamente oltre il limite. I dati del bollettino della qualità dell'aria riferiti alla giornata di sabato 21 novembre, stilati dall'Arpa, parlano chiaro: le polveri sottili (pm10) restano alle stelle, considerato che il valore limite è di 50 microgrammi per metro cubo.

Bergamo: via Meucci 78, via Garibaldi 89
Filago: 59
Lallio: 60
Osio Sotto: 55
Treviglio: 72
Calusco: 89

ALCUNI DATI PRECEDENTI
Martedì 17 a Bergamo, in via Meucci, la centralina ha registrato 95 microgrammi di Pm10 contro i 50 del valore limite; in via Garibaldi il valore si è fermato a 94. In provincia: Filago centro 76, Lallio 88, Osio Sotto 77, Treviglio 83, Calusco 93.

Lunedì i valori erano scesi un po' rispetto al dato fatto segnare domenica: 66 microgrammi a Bergamo in via Meucci, 71 in via Garibaldi. A Filago 49, Lallio 51, Osio Sotto 50, Treviglio 56, Calusco 70.

Domenica 15 a Bergamo via Meucci la centralina aveva registrato 92 microgrammi di Pm10 contro i 50 del valore limite; a Bergamo via Garibaldi addirittura 101. In provincia: Filago centro 83, Lallio 75, Treviglio 60, Calusco 70.

Sunday, November 22, 2009

La linea verticale

PM10: dopo 7 giorni fuori uso, la centralina di Merate fa segnare 200 µg/mc di media, ben 4 volte il ``valore limite``. Soglia superata 63 volte, a no




PM10: dopo 7 giorni fuori uso, la centralina di Merate fa segnare 200 µg/mc di media, ben 4 volte il ``valore limite``. Soglia superata 63 volte, a novembre 12 giorni di ``guasto``








200 µg/mc. Questo è l`incredibile e preoccupante valore medio che nella giornata di venerdì 20 novembre la centralina Arpa di Merate ha registrato come concentrazione media di polveri sottili. Un dato impressionante considerando che il valore limite stabilito è di 50 µg/mc. E a confermare che siamo in allarme è la situazione attuale che vede una stagnazione del clima, con aria secca, pesante, senza precipitazioni e vento che potrebbero invece contribuire ad abbassare il livello di particolato nell`aria.







A dire il vero si tratterebbe del primo valore dopo 8 giorni in cui la centralina meratese non ha funzionato, dunque non fornendo alcun dato. Si può tuttavia presumere, stando alla situazione generale dell`intera area A1 della Lombardia (che sta letteralmente soffocando) e alle altre stazioni di rilevamento della provincia, che il dato sarebbe stato comunque superiore ai 50µg/mc stabiliti dalla legge.







A Lecco Amendola, dall`11 novembre i superamenti sono stati 6 con la punta massima a 87 µg/mc.
Sempre nel capoluogo, questa volta in Via Sora, il limite su 10 giorni è stato sorpassato 5 volte, con il record fermo a 63 µg/mc. Situazione analoga a Valmadrera con sei giorni oltre la soglia e un valore massimo di 82 µg/mc.







In tutta la provincia il dato di Merate resta comunque quello più allarmante (stando almeno a quanto riportato dal sito internet dell`agenzia regionale per la protezione dell`ambiente) e pare proprio che nemmeno tutte le restrizioni al traffico adottate abbiano sortito l`effetto desiderato. Non si dimentichi che il valore di 200 µg/mc rappresenta la media, dunque nell`arco della giornata si sono registrati picchi probabilmente spaventosi.







Quando ancora l’Arpa segnalava l’andamento giornaliero era stata registrata una punta di 425 microgrammi per metro cubo, più di 8 volte la soglia limite. Intanto, al netto dei guasti alla centralina, che nel solo mese di novembre si sono già verificati ben 12 volte (quindi 12 giorni senza rilevazioni), gli “sconfinamenti” oltre la soglia limite sono già stati 63 mentre, come noto, le direttive europee fissano in non più di 35 volte il numero di superamenti della soglia limite.

Wednesday, November 18, 2009

Peggiora la qualità dell'aria

Peggiora la qualità dell'aria
Attenzione a foschie e nebbia

17 novembre 2009Cronaca
Pericolo nebbia in I valori delle polveri sottili sono stabilmente oltre il limite, e allo smog si aggiungono ora foschie e banchi di nebbia soprattutto nella Bassa Bergamasca. I dati del bollettino giornaliero di qualità dell'aria, stilati dall'Arpa, parlano chiaro: le polveri sottili Pm10 hanno registrato negli ultimi tempi una impennata.

Lunedì i valori sono scesi un po' rispetto al dato fatto segnare domenica: 66 microgrammi a Bergamo in via Meucci, 71 in via Garibaldi. A Filago 49, Lallio 51, Osio Sotto 50, Treviglio 56, Calusco 70.

Domenica 15 a Bergamo via Meucci la centralina aveva registrato 92 microgrammi di Pm10 contro i 50 del valore limite; a Bergamo via Garibaldi addirittura 101. In provincia: Filago centro 83, Lallio 75, Treviglio 60, Calusco 70.

Sul fronte meteo, gli automobilisti sono invitati a gudare con prudenza a causa delle foschie e dei banchi di nebbia. Le previsioni dicono che per tutta la settimana nelle ore notturne e anche al mattino si avranno nebbie a banchi e a tratti persistenti in pianura e anche in città.

Tuesday, November 17, 2009

Smog in continua crescita

Smog in continua crescita:
pm10 al doppio del valore limite
16 novembre 2009Cronaca
Bici e auto nello smogLo smog nell'aria che respiriamo continua a crescere. Per il secondo giorno consecutivo volano le polveri sottili: lo confermano i dati relativi alla giornata di domenica arrivati dalle centraline di rilevazione dell'Arpa Lombardia. Per colpa anche della presenza di una leggera foschia, che trattiene le particelle sospese.

La pioggia caduta potrebbe migliorare la situazione, ma nella giornata di domenica, soprattutto a Bergamo, i valori sono altissimi: 92 microgrammi per metro cubo in via Meucci, addirittura 101 in via Garibaldi; erano rispettivamente 80 e 89 nella giornata di sabato. Considerato che il valore limite fissato dalla normativa è di 50 microgrammi per metro cubo, i valori attuali sono molto vicini o hanno già raggiunto il doppio.

Non va meglio in provincia: a Calusco 70 microgrammi (78 sabato) e a Filago 83 (73), Lallio 75 (68), Osio Sotto 70 (64), Treviglio 60 (61).

Sunday, November 01, 2009

Merate: le polveri sottili tornano a farsi ``sentire``. I primi superamenti del limite

Merate: le polveri sottili tornano a farsi
``sentire``. I primi superamenti del limite







L’accensione dei riscaldamenti unita al clima secco di questi ultimi giorni stanno avendo ripercussioni sull’andamento delle polveri sottili che hanno già fatto registrare qualche “sforamento”. Una situazione non nuova, che si ripete tutti gli anni all’inizio della stagione fredda e che, proprio per questo, è accompagnata da “accorgimenti” come il divieto di circolazione dei mezzi più inquinanti.








Stando alle tabelle dell’Arpa (agenzia regionale protezione ambiente) a Merate dal 20 al 29 ottobre i superamenti del valore limite di 50 µg/mc sono stati tre, cui va aggiunto un giorno di mancato funzionamento della centralina. I livelli non sono stati particolarmente alti, anche se ieri giovedì 29 ottobre si è arrivati a 71.












E’ andata di certo meglio sul lago dove forse, complice una brezza maggiore, le polveri sottili tendono a non “insaccarsi”. La stazione di Via Amendola, infatti, ha registrato un solo sforamento giovedì 29 (con 52 µg/mc), anche se per 3 giorni i valori non hanno potuto essere rilevati. Situazione abbastanza simile anche in Via Sora con due superamenti, da 51 e 55 µg/mc, nelle giornate del 21 e 28 ottobre.







Anche a Valmadrera situazione abbastanza sottocontrollo, con due superamenti di pochi punti oltre il limite

Thursday, October 29, 2009

Tira già una brutta aria, Pm10 oltre la soglia

Inquinamento in città - La centralina di via Meucci ha registrato un valore di 75 microgrammi per metro cubo. In provincia si respira un'aria migliore.

Tira già una brutta aria, Pm10 oltre la soglia


Suona l'allarme smog. Nonostante le caldaie degli impianti di riscaldamento non funzionino ancora a pieno regime, i valori delle Pm10 hanno già oltrepassato la soglia dei 50 microgrammi: secondo la centralina di via Meucci, martedì 27 ottobre pedoni e automobilisti hanno respirato un'aria che presentava un dato di 75 microgrammi per metro cubo. Vanno un po' meglio le cose in provincia: tutti i valori sono sotto il limite, anche se la centralina di Filago centro è di poco nella norma (48 microgrammi). Insomma, si profila un altro inverno difficile per i polmoni dei bergamaschi, se si considera che la situazione è destinata a peggiorare quando il freddo aumenterà e nel cielo finiranno anche i residui della combustione di case e uffici.

Friday, October 23, 2009

Petteni: "Il territorio va risarcito dalle aziende che l'hanno sfruttato"

Consiglio generale Cisl - "Il sindacato non vuole fare l'ospedale da campo: non vogliamo essere chiamati solo a soccorrere i feriti, ma vogliamo essere partecipi nelle decisioni, anche per evitare ulteriori morti e feriti".

Petteni: "Il territorio va risarcito dalle aziende che l'hanno sfruttato"


Gigi Petteni, segretario regionale della Cisl, ha concluso il Consiglio generale dell'organizzazione sindacale tenutosi a Bergamo per discutere della situazione locale, delle prospettive per garantire lo sviluppo mentre la crisi morde sul piano occupazionale e sembra invece intravedere degli spiragli sul piano produttivo.
Ci sono spiragli a Bergamo e in Lombardia, vero?
Mettiamola così: se registriamo un "più uno", dopo una serie di meno che han portato a "meno 15", adesso si è sempre a "meno 14", non è proprio confortante.
Soprattutto se è vero che ora vengono al pettine i nodi sul versante occupazionale.
Appunto. Per questo la Cisl sta lavorando con la Regione Lombardia per trovare una serie di sbocchi, per tutelare i lavoratori.
Come si tutelano i lavoratori?
La prima richiesta, la prima battaglia è sugli ammortizzatori sociali: ci muoviamo, anche col Pirellone, per prorogarli fino tutto il 2010. L'obiettivo è tenere tutta la forza lavoro al proprio posto.
Qual è ruolo della Regione in questa strategia?
E' di pressione a livello legislativo: servono norme ad hoc per la proroga.
Ammortizzatori allungati, dunque. E poi?
E poi una campagna che prende spunto proprio dalla vicenda Dalmine. Il fatto che i titolari della Dalmine hanno acquistato l’azienda dal sistema pubblico ottenendo non poche disponibilità, per esempio sul versante della centrale elettrica su cui si è lasciato investire. Ora, questi imprenditori che hanno avuto agevolazioni e facilitazioni, non possono semplicemente prendere atto che il mercato è cambiato e quindi si va a casa: questo non lo si può consentire.
E cosa si fa?
Va studiata una legislazione che imponga una sorta di risarcimento al territorio che è stato utilizzato e sfruttato.
Solo per le aziende?
Le dirò che anche per le banche vale un po' questo discorso. La moratoria sui mutui decisa dall'Abi va, credo, in questa direzione. E' una sorta di risarcimento: la situazone in cui ci troviamo non vede gli istituti di credito privi di responsabilità, perciò che vadano incontro a chi è rimasto a piedi mi sembra corretto.
A proposito di responsabilità, il ministro Giulio Tremonti ha parlato di posto fisso come valore. C'è chi legge le sue dichiarazioni come frutto di facile populismo: lei che ne pensa?
Io ero presente quando il ministro Tremonti ha fatto quel discorso. Un discorso complesso che poi è arrivato lì. Devo dire che, a mio parere sia chiaro, mi è sembrato davvero alla ricerca di una risposta nuova al mercato che, così com'era fino a ieri, ha dimostrato di non reggere più. Al contrario di tanti soloni che le risposte dicono di averle già in tasca, Tremonti almeno dà l'impressione di essere impegnato in uno studio approfondito delle possibili alternative.
Il ministro, la Regione, ma il sindacato?
Il sindacato c'è. Intanto sabato insieme, Cgil e Cisl organizzano la marcia kmper il lavoro a Milano, mettendo da parte le divisioni che pure esistono.
E cosa mi dice del ruolo del sindacato a Bergamo, in questa realtà profondamente colpita dalla crisi economica?
Pesantemente colpita sì, ma ancora tutelata grazie proprio alle realtà, come il sindacato, che hanno evitato lo sfacelo sociale, che hanno operato per mantenere la pace sociale. Ora bisogna pensare al futuro, alla Bergamo del futuro.
Come vede la Bergamo del futuro?
Penso proprio che non uscirà dai salottini, ma da una ripresa forte del ruolo di questo mondo sociale che è stato messo da parte nel recente passato. Già perché c'erano le realtà forti che pensavano di poter decidere e fare tutto loro, da sole. Salvo poi chiamare le realtà associative, dal sindacato al volontariato, a sostenere le situazioni difficili. Ecco, io dico che noi non vogliamo fare l'ospedale da campo, non vogliamo essere chiamati solo a soccorrere i feriti, ma vogliamo essere partecipi nelle decisioni, anche per evitare ulteriori morti e feriti

Wednesday, October 21, 2009

Calusco-Terno: dalla Regione via libera al progetto definitivo

Calusco-Terno: dalla Regione via libera al progetto definitivo

Traffico a Calusco d'AddaLa Giunta della Regione Lombardia ha espresso parere favorevole al progetto definitivo per la tratta da Calusco a Terno d’Isola, nell’ambito del più ampio collegamento Lecco-Bergamo (23 chilometri, parte dei quali già in funzione) e della rete viaria di collegamento con le future opere che attraverseranno l’area, a partire dalla Pedemontana, e con quelle già esistenti, come la A4.

Il progetto interesserà sette comuni a Nordovest di Bergamo: Carvico, Calusco d’Adda, Sotto il Monte, Terno d’Isola, Medolago, Chignolo d’Isola e Bonate Sopra.

Il collegamento sarà una variante alla Strada provinciale numero 169, e andrà a innestarsi sul nuovo Asse interurbano: «Questa Variante – commenta il sottosegretario alla Presidenza della Regione, Marcello Raimondi – collegherà localmente i comuni bergamaschi interessati, ma sarà anche una facile via di accesso ai sistemi di lunga percorrenza come A4 e Pedemontana, agevolando il percorso di tanti bergamaschi e di tutti coloro che percorreranno queste strade».

L’intero tracciato della variante Calusco-Terno misurerà 8 chilometri, costo previsto 63 milioni e 400 mila euro finanziati, all’interno della legge-obiettivo, dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Tuesday, October 20, 2009

«Imprese, puntiamo sull’ambiente: sono pronti 40mila posti di lavoro»

«Imprese, puntiamo sull’ambiente: sono pronti 40mila posti di lavoro»di Redazione
Quarantamila nuovi posti di lavoro entro il 2015 e sessantamila entro il 2020. Il piano economia verde è «ambizioso», come ammette lo stesso Roberto Formigoni, prima di presentarlo al nutrito gruppo di esponenti del sistema economico lombardo. La Regione prevede un investimento complessivo di 900 milioni di risorse pubbliche (tra fondi nuovi e già stanziati) e contributi privati ancora più consistenti, per arrivare a un totale di 2,2 miliardi di euro.
Numerosi i progetti: incentivi per nuove forme di mobilità a basso impatto ambientale, rinnovamento del sistema delle infrastrutture e dei trasporti, programmi di risparmio energetico nelle piccole e medie imprese, nell’edilizia, nel commercio e nella sanità, diffusione delle fonti energetiche rinnovabili. Tutti interventi in cui si tenta di coniugare l’innovazione tecnologica con il miglioramento delle condizioni ambientali.
Il «Piano per una Lombardia sostenibile» allinea la Regione agli obiettivi dell’Unione europea, che ha fissato per il 2020 i parametri 20-20-20, ovvero l’abbattimento del 20 per cento delle emissioni di C02, l’aumento del 20 per cento dei consumi energetici da fonti rinnovabili e il risparmio del 20 per cento dell’energia utilizzata.
Concreto l’interesse del sistema delle imprese, ben consapevole del green business in ballo. «Si tratta di opportunità che vogliamo contribuire a sviluppare» assicura il presidente di Assolombarda, Alberto Meomartini, al Pirellone come il neo presidente di Confindustria Lombardia, Alberto Barcella. Presenti al meeting Diana Bracco, Salvatore Ligresti, Luciano Martucci, presidente di Ibm, Giuseppe Pasini, presidente Federacciai, Enrico Salza, presidente del consiglio gestione di Intesa-San Paolo, Francesco Micheli, Benito Benedini. Tra chi guarda con interesse ai progetti anche Italcementi. «Siamo impegnati da tempo per lo sviluppo sostenibile e nei nostri impianti lombardi come Rezzato e Calusco d’Adda investiremo ulteriormente in questa direzione» spiega il dirigente Sergio Crippa.
Formigoni punta molto sull’ambiente per il rilancio dell’economia regionale: «La Lombardia si muove tra i primi per lo sviluppo dell’economia verde e delle imprese ambientalmente compatibili. Il nostro punto di arrivo è un territorio a bassa intensità di carbonio e ad alta efficienza energetica».

Monday, October 19, 2009

Nonostante il blocco delle Euro 2 lo smog è già ben oltre il limite

Nonostante il blocco delle Euro 2
lo smog è già ben oltre il limite



Smog, con i riscaldamenti accesi salgono i valoriDal 15 ottobre stop ai diesel Euro 2: ecco dove non si può circolare
Blocco o non blocco delle vetture più inquinanti la situazione sembra non essere cambiata. Che l'autunno sia arrivato - anche se, viste le temperature, sembra quasi di essere in inverno - lo dimostrano come sempre i dati sull'inquinamento dell'aria. I valori limite per le polveri sottili sono già stati raggiunti e abbondantemente superati, segno che l'accensione degli impianti di riscaldamento gioca sempre un ruolo di rilievo per la qualità dell'aria che respiriamo.

E così - come confermano i dati dell'Arpa Lombardia - Bergamo è già «over limits», ben oltre il limite: nella giornata di sabato 17 ottobre la centralina di via Meucci ha fatto segnare le presenza nell'aria di 65 microgrammi di polveri sottili per metro cubo, quella di via Garibaldi 62 microgrammi, ben oltre il valora limite che è fissato dalla normativa regionale a 50 microgrammi. Un balzo avanti rispetto alla qualità registrata venerdì, che era buona.

In provincia il dato più alto si registra a Calusco, con 64 microgrammi. Preticamente tutte le altre centraline hanno valori vicini al limite: Filago 43, Osio Sotto 46, Treviglio 49, Lallio 35.

Wednesday, October 07, 2009

L’ARIA DEL MERATESE E' FUORILEGGE

L’allarme arriva dalle polveri sottili Nel mirino scarichi e pneumatici logori

L’ARIA DEL MERATESE è fuorilegge . Dall’inizio dell’anno ad oggi le famigerate Pm10, le polveri sottili, stando ai dati della centralina dell’Arpa, Agenzia regionale per la protezione ambientale installata lungo la ex Ss 36 all’incrocio con viale Giuseppe Verdi a Merate, hanno superato la la soglia di allarme, fissata in 50 microgrammi per metro cubo, già in 57 occasioni. Secondo la normativa comunitaria tuttavia ciò non deve succedere più di 35 volte nell’arco di un intero anno civile. E il numero degli «illeciti» è destinato ulteriormente a salire per la stagione invernale ormai alle porte, quando lo smog si impenna per l’attivazione degli impianti di riscaldamento. Neppure a Milano e nei capoluoghi di provincia la situazione è tanto grave. Tra l’altro a partire dal 2010 i vincoli saranno ancora più rigidi e chi non si adegua dovrà pagare pesanti sanzioni all’Unione europea. Se verrà confermato un simile trend, verranno infrante pure le regole imposte da Bruxelles per quanto riguarda la media complessiva dei rilevamenti.

NELL’ARCO di 365 giorni infatti non deve valicare i 40 µg/m³. Ma attualmente le polveri killer hanno già una concentrazione media di 38,6 µg/m³. Le punte massime si sono verificate tra febbraio e marzo con picchi di 120 punti, quasi il triplo del massimo consentito. La principale causa sono soprattutto gli scarichi e il deterioramento degli pneumatici delle auto e dei camion che sfregano contro l’asfalto. Non bisogna però sottovalutare i gas degli impianti produttivi e delle caldaie.
Rispetto al 2008 però qualcosa sembra sia migliorato. Nello stesso arco di riferimento dell’anno scorso infatti le Pm10 hanno valicato la soglia massima addirittura in 65 occasioni, con una media di 42 microcgrammi. E se Merate è alle prese con le Pm10, a Nibionno, dall’altro capo del distretto, bisogna tenere d’occhio il biossido di azoto, una sostanza altamente tossica e irritante. Viene prodotta durante i processi di combustione ad opera di centrali termoelettriche, impianti di riscaldamento e, soprattutto, traffico veicolare. L’NO2 è il preludio alle piogge acide, con conseguenti danni alla vegetazione e agli edifici, oltre che alla salute umana. D.D.S.

Wednesday, September 30, 2009

La ``Provincia`` delibera l’aumento dei rifiuti da bruciare e affida alla Regione ulteriori aumenti fino a 120mila tonn.



La ``Provincia`` delibera l’aumento dei rifiuti da bruciare e affida alla Regione ulteriori aumenti fino a 120mila tonn.





L`assessore Carlo Signorelli




Il passaggio da 87.000 a 90.000 tonnellate del quantitativo di rifiuti trattati dal termovalorizzatore di Valmadrera. Questo è il punto di innovazione del nuovo piano provinciale dei rifiuti presentato dall’assessore Carlo Signorelli che comunque ripropone quello presentato il 27 ottobre 2008 dalla Giunta Brivio aggiungendo le modifiche suggerite dalla Regione Lombardia poiché alcuni elementi differivano dagli indirizzi regionali, percorso scelto “in una logica di responsabilità e di continuità istituzionale”. Il piano redatto dalla Giunta Brivio era stato depositato in Regione nell’ottobre 2008 ed è stato restituito il 7 agosto con alcune indicazioni da applicare, principalmente l’aumento del quantitativo autorizzato. Su questo punto si è creato un certo consenso, ma l’armonia e la volontà di collaborare si sono rotte su una frase contenuta nella delibera ovvero il limite delle 90.000 tonnellate di rifiuti “fatta salva l’opportunità di valutare un ulteriore ampliamento dell’autorizzazione, nel caso di rinnovo di accordi interprovinciali”. Su questo punto la minoranza si è staccata osservando, come hanno fatto i consiglieri Pozzi (Sinistra e Libertà), Brivio e Bruseghini (Partito Democratico) che in questo modo “è come aprire le porte a ulteriori ampliamenti dell’attività del termovalorizzatore fino alla capacità massima di 120.000 tonnellate”. Secondo i consiglieri di minoranza, infatti, essendo che le quote relative alle convenzioni con altre province come Sondrio e Como e quindi al di fuori del 20% delle quote del mutuo soccorso e della solidarietà, a gennaio, quando scadrà la convenzione di Sondrio, i limiti si abbasseranno ulteriormente. Nel corso del dibattito è stato più volte sottolineato, da parte di Brivio e Bruseghini, la necessità di non essere supini alle decisioni della Regione ma di prendere decisioni in modo collaborativo senza scaricare attraverso dispositivi tecnici la responsabilità. Lasciando quella frase nella delibera, infatti, si rischierebbe che le decisioni in merito ad ulteriori ampliamenti della capacità dell’impianto non vengano più discusse dall’organo rappresentativo del territorio, il Consiglio Provinciale. Dopo un lungo dibattimento, in cui sia la maggioranza che l’opposizione hanno proposto degli emendamenti per aggirare l’ostacolo della frase “incriminata”, il provvedimento è stato votato ed è passato con 17 voti favorevoli e 10 voti contrari.

Tuesday, September 22, 2009

Legambiente: no al business dell`incenerimento dei rifiuti

Legambiente: no al business dell`incenerimento dei rifiuti






Legambiente giudica in maniera fermamente negativa l`imposizione della regione di aumentare in prima istanza a 90.000 tonnellate all`anno, contro le attuali 87.000, il quantitativo di rifiuti da incenerire presso l`impianto di Valmadrera, prevedendo già l`ipotesi di un ulteriore aumento del quantitativo qualora, come si ipotizza nella realtà, venisse rinnovata la convenzione con la Provincia di Sondrio. Si arriverebbe in tal modo a 100.000 tonnellate annue di rifiuti inceneriti in una Provincia, quella di Lecco appunto, che di rifiuti da incenerire ne produce meno di 60.000 tonnellate grazie anche soprattutto ad una politica di differenziazione e riciclaggio messa in atto dai diversi piani provinciali e dall`otima risposta avuta dai cittadini dei 90 comuni lecchesi. "Dov`è finita la giusta norma - chiede Pierfranco Mastalli, Presidente di Legambiente Lecco - che prevedeva che ciascuna Provincia dovesse soddisfare il proprio fabbisogno di smaltimento di rifiuti?" "La Provincia di Lecco - prosegue Mastalli - è già ben al di sotto delle 87.000 tonnellate perché da sempre ha preso a suo tempo la strada della raccolta differenziata ed i cittadini hanno fatto il resto portando la nostra provincia, con il suo 58%, ad essere la più riciclona in Italia. A cosa serve allora questo aumento e le ipotesi di aumenti futuri?" Legambiente dice no ad entrambe le ipotesi e soprattutto si oppone fermamente a qualsiasi ipotesi di aumento di rifiuti ospedalieri da incenerire presso l`impianto di Valmadrera, come si legge dalle richieste di Silea in tal senso avanzate in occasione del rilascio delle autorizzazioni al funzionamento dell`impianto. Questa tipologia di rifiuti, trattandosi di rifiuti clorati, portaporta con sè il rischio di un aumento di produzione di diossine ed il pericolo che le stesse possano essere rilasciate in atmosfera. "Chiediamo alla Provincia di Lecco - conclude il Presidente di Legambiente - di respingere, anche a costo di sanzioni, l`imposizione della Regione Lombardia. Imposizione fatta da tecnici che evidentemente non conoscono il nostro territorio e che ragionano solo ed esclusivamente sulla logica di numeri e capacità produttive del termovalorizzatore. La gestione dei rifiuti non deve essere un business, ma deve promuovere cultura ambientalista e rispetto dell`ambiente. Aumentare le autorizzazioni ed imporre aumenti di rifiuti da incenerire va esattamente nella direzione opposta a quella che la nostra associazione indica come strada da seguire, ovvero la raccolta differenziata e la diminuzione dei rifiuti prodotti".





Legambiente Lecco Onlus

Saturday, September 19, 2009

Sicilia, il cemento usato da Calcestruzzi spa non è depotenziato

Sicilia, il cemento usato da Calcestruzzi spa non è depotenziato
di Mariateresa Conti

Crolla l'accusa contro l'azienda: i periti nominati dal gip di Caltanissetta hanno effettuato oltre 300 carotaggi e non è stata riscontrata nessuna irregolarità dei materiali utilizzati. Sicure le grandi opere esaminate, tra cui lo svincolo di Castelbuono dell'A20
Quando, nel gennaio 2008, scattarono gli arresti, la notizia fece scalpore. Per il caso in sé, ma soprattutto per l'ipotesi formulata dall'accusa, quella cioè che un'impresa del calibro della bergamasca Calcestruzzi spa potesse aver utilizzato, in una serie di grandi opere pubbliche siciliane, cemento impoverito in modo da creare fondi neri per pagare il pizzo alla mafia. Un'accusa pesante, dalla quale l'azienda si era sempre difesa, sostenendo che mai era stato usato materiale non di prima qualità, che potesse mettere a repentaglio l'incolumità delle persone. Una difesa che adesso, in sede processuale, trova un'autorevole conferma. Sì, perché i periti nominati dal Gip di Caltanissetta nell'ambito dell'inchiesta bis che coinvolge la stessa Calcestruzzi e la Italcementi, inchiesta che conta sette indagati accusati di frode in forniture , hanno assicurato che, nelle opere prese in esame su incarico della magistratura, la Calcestruzzi non ha usato cemento depotenziato.
Un crollo, questo sì, per l'accusa, che sulla teoria dell'utilizzo del cemento depotenziato aveva basato la sua prospettazione. La Calcestruzzi spa aveva detto sin dall'inizio che non c'era nulla di irregolare. E adesso arriva la conferma, tanto più autorevole visto che a farla sono esperti che nulla hanno a che vedere con la difesa. I professori Giuseppe Mancini, del Politecnico di Torino, e Nunzio Scibilia, docente di Tecnica delle costruzioni all'Università di Palermo, hanno effettuato oltre 300 carotaggi su alcune importanti opere pubbliche - dallo svincolo di Castelbuono dell'A20 Palermo-Messina alla diga foranea di Gela, dalla piattaforma di emergenza dell'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta al Palazzo di Giustizia della stessa città. Risultato: il calcestruzzo è perfettamente regolare, e dunque le opere non sono assolutamente a rischio. Gli stessi periti hanno proposto un approfondimento per quanto riguarda due infrastrutture, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e la galleria «Cozzo Minneria» di Pollina, sempre per l'A20 Palermo-Messina. Si tratta però di opere che non sono state realizzate solo dalla Calcestruzzi spa, ma nelle quali c'è stato il contributo di altre imprese.
L'incidente probatorio continuerà il prossimo 10 ottobre. Sulla vicenda è in corso un altro processo, che è cominciato nell'aprile scorso.

Sinistra e Libertà: con la destra più rifiuti a Valmadrera




Sinistra e Libertà: con la destra più rifiuti a Valmadrera






ARRIVA IL CENTRODESTRA E AUMENTANO I RIFIUTI AL FORNO INCENERITORE



Non ci voleva molto ad immaginarlo ma i cittadini che si sono fidati del PDL e della Lega forse non si aspettavano che già dopo poche settimane, la nuova amministrazione di Centrodestra mettesse mano alle quantità di rifiuti da bruciare a Valmadrera e aumentasse le possibilità di incenerimento.

In ossequio alle decisione della Regione (delib. N. VIII/010102; seduta del 7 Agosto 2009), il Consiglio provinciale di Lecco verrà chiamato a modificare il Piano Rifiuti adottato dalla precedente amministrazione di Centrosinistra.

Oltre all’adeguamento della cartografia, già concordato dalla Giunta Brivio e in gran parte già predisposto, verrà previsto un aumento di 3mila tonnellate di rifiuti all’anno da conferire presso l’impianto di Valmadrera con un ulteriore possibilità di ampliamento sino a 120.000 t, questa possibilità è stata fortemente osteggiata dalla precedente amministrazione provinciale e dai cittadini.

Nei mesi scorsi, infatti, la Giunta di Centrosinistra aveva assunto una posizione chiara, presso la Regione Lombardia , contro qualsivoglia ipotesi di incremento delle quantità da incenerire al forno di Valmadrera e l’allora Assessore all’Ambiente, Marco Molgora, aveva ottenuto una audizione presso la competente Commissione regionale per ribadire la determinazione della Provincia di Lecco.

Cambia Amministrazione e cambiano le carte in tavola: la cosa paradossale è che ad una provincia virtuosa come Lecco ( 55 % di raccolta differenziata, autosufficienza nello smaltimento e dotazione di tutti gli impianti necessari) venga chiesto di aumentare l’incenerimento dei rifiuti per accogliere i quantitativi provenienti da altre province che virtuose non sono.

Occorre poi segnalare che la Giunta regionale sta imponendo ovunque aumenti delle capacità di incenerimento e delle disponibilità di discarica che vanno ben oltre i fabbisogni della Lombardia; tutto lascia supporre che oltre alle province lombarde anche altre realtà potrebbero inviare rifiuti in caso di emergenza, in Campania la situazione non è risolta e potrebbero esserci nuove situazioni di necessità.

I partiti del Centrodestra di Valmadrera, che hanno spesso usato strumentalmente la questione del termovalorizzatore per attaccare le amministrazioni di Centrosinistra, cosa pensano di questa scelta della Giunta Nava ?

Se il Consiglio provinciale di Lecco si inginocchierà alla richiesta della Regione sarà la dimostrazione della logica dell’obbedienza agli ordini di partito provenienti da Milano e dell’incapacità di difendere il territorio e la sua autonomia.

Al fine di contrastare tali scelte, Sinistra e Libertà vigilerà sull’operato della Giunta sia presso le sedi istituzionali (la proposta verrà discussa nella seduta della Commissione Ambiente che si terrà il prossimo mercoledì 23 Settembre) sia esternamente ad esse, invitando le associazioni ambientaliste e le forze politiche sensibili a questo tema a mettere in atto iniziative finalizzate a fornire una corretta informazione ai cittadini dei comuni maggiormente coinvolti.


Il Portavoce provinciale
Tino Magni







Articoli Correlati:

(c)www.merateonline.it
Il primo giornale digitale
della provincia di Lecco Scritto il 18/9/2009 alle 19.29

Valsecchi/Verdi: sul maggior utilizzo del fonro di Valmadrera


Valsecchi/Verdi: sul maggior utilizzo del forno di Valmadrera






Riguardo l`inceneritore di Valmadrera ho sostenuto e sostengo che è un male necessario. Ma a determinate condizioni:
1) il tetto dei rifiuti annui bruciati va mantenuto e non aumentato (come da più parti caldeggiato) con la scusa che potenzialmente si potrebbe bruciare di più;
2) il forno deve essere continuamente dotato delle migliori tecnologie sul mercato per abbattere i fumi;
3) il calore sprigionato dovrebbe essere utilizzato per riscaldamento. Così l`inquinamento prodotto dal forno sarebbe compensato dalla dismissione di parecchie caldaie private: chissà, forse di buona parte di quelle di Valmadrera.
Bene; anzi molto male: pare che la nuova amministrazione provinciale si stia preparando a derogare alla prima delle 3 condizioni. Si perchè il tetto di 87.000 tonnellate annue di rifiuti bruciabili -ampiamente sufficiente a garantire lo smaltimento dei rifiuti lecchesi e non solo- non accontenta più. Su spinta della regione Lombardia si vuole aumentare la percentuale del bruciato proveniente da fuori. Forse che le ragioni economiche e di interesse "politico" abbiano ancora una volta il sopravvento su quelle di tutela della salute pubblica e dell`ambiente?



Alberto Valsecchi
portavoce Verdi lecchesi
blog.libero.it/verdilecchesi

Più rifiuti a Valmadrera?

Più rifiuti a Valmadrera?






Buongiorno, lo chiedo a voi che siete sempre precisi e attenti :
ma è vero che la regione lombardia vuole aumentare la quantità di rifiuti da bruciare a Valmadrera ? Se si : sono rifiuti di Napoli ? Se si : i leghisti non hanno niente da dire ? Se si : cosa ?



Risposta
La prima risposta è sì, le altre non sapremmo dire. Seguiamo la vicenda.

Rusconi/PD: no ad aumento rifiuti da bruciare a Valmadrera

Rusconi/PD: no ad aumento rifiuti da bruciare a Valmadrera






RUSCONI ANTONIO:
"IL COMUNE DI VALMADRERA SI OPPORRA` A QUALSIASI AUMENTO DI RIFIUTI DA BRUCIARE AL FORNO"

"Sono sconcertato dalle dichiarazioni rilasciate dall`Assessore provinciale Carlo Signorelli favorevole all`aumento proposto dalla Regione Lombardia per bruciare più rifiuti all`impianto di Valmadrera". Lo afferma il capogruppo di Progetto Valmadrera Antonio Rusconi.
"Almeno avrebbe potuto dire che si sarebbe verificato con il Sindaco di Valmadrera. Bella lezione di federalismo! Noi come Progetto Valmadrera ci opporremo a ogni aumento e speriamo, come è spesso accaduto, che anche l`opposizione sia su questa posizione. Signorelli, visto che è Sindaco ed è così favorevole, faccia qualcosa a casa sua per i rifiuti".

Wednesday, September 09, 2009

Estate 2009: 2 gradi in più

Estate 2009: 2 gradi in più

Quasi due gradi. La temperatura quest’estate è aumentata in Italia di 1,9 gradi rispetto alla media di un periodo vicinissimo, i trent’anni che vanno dal 1961 al 1990. Il dato diffuso dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr) arriva alla chiusura della conferenza dell’Organizzazione meteorologica mondiale, a sottolineare la portata dell’allarme. L’estate 2009 (giugno-luglio-agosto) è stata la quarta più calda nella storia della meteorologia. Naturalmente un singolo dato anomalo non basta a dimostrare la presenza del cambiamento climatico. Ma l’accelerazione dei segnali di caos climatico è impressionante. Più impressionante è solo il ritardo nel cambiare il sistema energetico che produce il danno.
Circa l’80 per cento dei gas serra che minano la stabilità del clima viene dall’uso dei combustibili fossili. Il rimanente 20 per cento dai roghi delle foreste, soprattutto dalla devastazione delle cinture verdi che sopravvivono in Asia, Africa e America meridionale: il Brasile occupa il quarto posto (dopo Cina, Stati Uniti e Indonesia) per le emissioni di anidride carbonica principalmente a causa dell’erosione dell’Amazzonia, una foresta che contiene una quantità di carbonio equivalente a quella gli Stati Uniti emettono in mezzo secolo.
Da qui alla conferenza del clima che si terrà a dicembre a Copenaghen c’è la possibilità di trovare un accordo che permetta di passare dalla diagnosi alla cura. Un passaggio logico ma tutt’altro che scontato.

Monday, August 31, 2009

Legambiente: ozono oltre il limite Calusco supera la soglia di informazione

Legambiente: ozono oltre il limite
Calusco supera la soglia di informazione

19 agosto 2009 Cronaca

Con il caldo a rischio i livelli di ozono nell'ariaClima torrido fino a venerdì Malori e ricoveri un po' ovunque
A Bergamo la concentrazione di ozono, con 55 giorni di aria irrespirabile, è di nuovo sopra al limite di legge. A riferirlo è Legambiente che, attraverso la campagna «Ozono ti tengo d’occhio» realizzata dall’associazione ambientalista in collaborazione con il portale www.lamiaria.it, ha monitorato l’inquinamento nelle città italiane.

In un solo mese, secondo questa ricerca, il numero dei capoluoghi che hanno superato la soglia di 120 nanogrammi al metro cubo è raddoppiato. A guidare la classifica, in pole position ci sono le città del Piemonte e della Lombardia. Bergamo, fra le 28 città che hanno superato il limite, si piazza al sesto posto con 55 giorni off-limits dietro a Novara (maglia nera con 67), Lecco (62), Mantova(60), Alessandria(57), Ferrara (57), e davanti a Brescia (53) e Matera (51). In cima alla classifica dei luoghi con la maggiore concentrazione, invece, figurano Vimercate (Monza), Trezzo sull'Adda (Milano), Calusco d'Adda (Bergamo) Meda (Monza), Busto Arsizio (Varese) e Merate (Lecco).
I parametro per la ricerca riguarda i giorni di superamento del limite per la salute umana, ossia il numero di superamenti del valore obiettivo per la protezione della salute umana di 120 nanogrammi per metro cubo, che entrerà in vigore dal 2010, calcolato come media su otto ore, da non superare per più di 25 giorni in un anno e calcolato a partire dal 1 gennaio 2009.

Inoltre, nella giornata di rilevazione effettuata dall'Arpa del 17 agosto , i dati dell'ozono risultano sotto la soglia di allarme (fissata dall'Arpa a 240 nanogrammo per metro cubo) e solo la centralina di Calusco ha segnato un dato superiore alla soglia di informazione fissata a 180 nanogrammi per metrocubo con una rilevazione di 180 nanogrammi. È invece di 174 il valore di Osio e di 170 quello di via Goisis, a Bergamo.

Ma che cosa è l'ozono e quando si forma? Si tratta di un gas che si forma quando i raggi del sole incocciano con i gas inquinanti emessi dalle fabbriche e dal traffico. Si tratta di un gas che può essere nocivo per la salute con gravi conseguenze sull’apparato respiratorio. Per questo, dal 2010 dovrà essere adeguatamente monitorato dalle amministrazioni locali che sono obbligate ad avvisare la popolazione quando il livello di concentrazione supera i limiti della cosiddetta «soglia di informazione» cosa che avviene per lo più in estate quando le temperature innescano una serie di reazioni chimiche responsabili della sua formazione.

Thursday, August 06, 2009

Calusco-Terno, via agli espropri centinaia di bergamaschi coinvolti

Calusco-Terno, via agli espropri
centinaia di bergamaschi coinvolti
5 agosto 2009Cronaca
La nuova strada di «Collegamento Calusco d'Adda - Terno d?Isola» sostituirà l'attuale percorso, qui indicato con colore violaL'elenco completo dei proprietari che subiranno gli espropri
Sono centinaia i bergamaschi le cui proprietà saranno espropriate per permettere la realizzazione della nuova strada di «Collegamento Calusco d’Adda - Terno d’Isola». I loro nomi, come prevede la legge, sono stati pubblicati oggi su due quotidiani, Repubblica e Avvenire, ma sono anche consultabili sui siti della Provincia di Bergamo e di Abiemmedue.

Infrastruttura strategica di preminente interesse nazionale
Proprio Abiemmedue Spa - in nome e per conto della Provincia di Bergamo, come si legge nel comunicato - sta sviluppando la progettazione definitiva dellla strada. Si tratta di un'opera soggetta all’approvazione del Cipe, Comitato inteministeriale per la programmazione economice, perché si tratta di una infrastruttura strategica di preminente interesse nazionale.

L’intervento - si legge sul sito di Abiemmedue - è inserito nell’elenco di cui alla delibera Cipe n. 121 del 21.12.2001 «Legge Obiettivo: 1° Programma delle infrastrutture strategiche», e la società può procedere ai sensi della legge 443/01.

Quindi la pubblicazione sui giornali costituisce comunicazione di avvio del procedimento amministrativo che porterà, ad avvenuta approvazione del progetto definitivo da parte del Cipe, all’emissione del decreto di occupazione d’urgenza e all’attivazione della procedura d’esproprio.

Il progetto preliminare
Il progetto preliminare del «Collegamento Calusco d’Adda - Terno d’Isola» è stato approvato dalla giunta provinciale di Bergamo con delibera n. 676 del 11.12.2003 e il progetto definitivo sarà trasmesso al Ministero delle Infrastrutture per l’approvazione e l’acquisizione dei pareri di competenza solo dopo l’approvazione in linea tecnica da parte della giunta provinciale.

Il progetto preliminare è visionabile dagli interessati nella sede di Abiemmedue Spa, a Bergamo in via Paglia 3, previo appuntamento telefonico al n. 035/242.757, nei giorni di lunedì, martedì e giovedì dalle 10 alle 13.

Anche alcune occupazioni temporanee
Per l'esecuzione dell'opera sono previste anche alcune occupazioni temporanee per la costruzione di tratti in galleria, della viabilità di cantiere e di quella locale e servitù per tratti in galleria artificiale.

Avviso agli ex proprietari
Coloro che, pur risultando proprietari dai registri catastali, non lo sono più, sono tenuti - precisa il cominicato - a norma dell’art. 3, comma 3, del Dpr 327/2001 a darne comunicazione al responsabile del procedimento indicando, se ne è a conoscenza, il nominativo del nuovo proprietario o comunque fornendo copia degli atti in suo possesso utili a ricostruire le vicende dell’immobile.

Dove consultare l'elenco delle proprietari
Oltre che sui giornali sopra citati, l'elenco completo degli espropri, con i nomi dei relativi proprietari, si possono trovare:
- nell'allegato qui a lato
- sul sito della Provincia di Bergamo www.provincia.bergamo.it
- sul sito di Abiemmedue S.p.A. www.abiemmedue.it,
- all’Albo Pretorio dei Comuni di Calusco d’Adda, Carvico, Sotto il Monte Giovanni XXIII, Medolago, Chignolo d’Isola, Bonate Sopra e Terno d’Isola (dove sono depositati anche gli elaborati espropriativi e progettuali).

Saturday, August 01, 2009

Ozono alla soglia di allarme

Ozono alla soglia di allarme
in tutta la Bergamasca
31 luglio 2009Cronaca
Allarme per i livelli di ozono nell'aria Regione, pacchetto antismog: rottamazioni e stop al traffico
Caldo e traffico fanno volare l'ozono: i valori in tutta la nostra provincia sono alle stelle. A Calusco la soglia di allarme (fissata a 240 microgrammi per metro cubo) è stata abbondantemente superata nella giornata di giovedì 30 luglio: si è raggiunto un valore di 255 microgrammi (erano 191 il giorno precedente).

Ma non va meglio neppure a Bergamo dove nella giornata di giovedì l'ozono ha toccato quota 240 (era a 188 mercoledì); a Osio Sotto la centralina dell'Arpa ha segnalato un livello di 238 contro i 139 del giorno precedente.

Anche se la situazione è destinata a migliorare grazie alle precipitazioni in arrivo, il superamento dei livelli massimi di ozono desta preoccupazioni per la salute. Anche perché sono comunque altri - non lontani dai valori limite fissati dalla normativa a 50 microgrammi per metro cubo - anche i livelli delle polveri sottili: 40 a Bergamo in via Meucci e 39 in via Garibaldi, 25 a Filago, 35 a Osio Sotto, 37 a Ponte San Pietro, 40 a Treviglio e 38 a Calusco

Tuesday, July 28, 2009

Surprais! La Gran Bretagna vuole le ecoballe campane

Surprais! La Gran Bretagna vuole le ecoballe campane

Napoli, 27 luglio – La Campania ha ricevuto un’offerta "da alcuni operatori del settore elettrico del Regno Unito per l'acquisto di 200 tonnellate annue di ecoballe". Lo annuncia l'assessore regionale all'Ambiente Walter Ganapini, a margine della firma del protocollo d'intesa con il direttore generale dell'Aitec (Associazione italiana tecnico economica cemento), Francesco Curcio, per smaltire i rifiuti utilizzandoli come combustibile nel processo produttivo del cemento.
Per quanto riguarda le vecchie ecoballe procede la trattativa con Enel ed Eni.
"Con loro il dialogo è forte", spiega Ganapini. Quanto all'accordo con l'Aitec, è di durata biennale e prevede l'impiego dei Cdr come combustibile in sostituzione dei combustibili fossili non rinnovabili con un obiettivo preciso in Campania: raggiungere quota 100mila tonnellate d'energia bruciando nelle cementiere i Cdr.
Tre le industrie del settore sul territorio regionale: l'Italcementi di Pontecagnano, la Cementir e la Moccia di Maddaloni.
"È un piccolo passo - afferma l'assessore Ganapini - che ci avvicina all'Europa e che si muove nell'ambito del cammino tracciato dal protocollo di Kyoto, in cui si chiede di non aggiungere altra anidride carbonica a quella già esistente". L'impiego dei rifiuti, ma non delle vecchie ecoballe, nel processo produttivo del cemento, è, come sottolinea Curcio "considerato a livello europeo una delle migliori tecniche disponibili per il settore".
Secondo quanto spiegato, inoltre, le emissioni derivate dall'utilizzo dei Cdr come combustibile nelle cementiere e, dunque, come elemento per produrre energia, sono sostitutive, mentre quelle prodotte dagli inceneritori sono addizionali.

Tuesday, July 21, 2009

«Per la Pedemontana prioritaria la connessione Calusco-Terno»

«Per la Pedemontana prioritaria
la connessione Calusco-Terno»
20 luglio 2009Cronaca
La sede della Provincia, in via TassoLa Pedemontana è arrivata in Giunta lunedì 20 luglio in via Tasso. Ettore Pirovano e assessori hanno verificato le priorità nell'ambito degli interventi connessi al sistema viabilistico pedemontano, quei 67 chilometri di autostrada (da Osio Sotto a Cassano Magnago) che collegheranno le province di Bergamo, Monza-Brianza, Milano, Como e Varese. In particolare Silvia Lanzani, assessore alle Grandi infrastrutture, Pianificazione territoriale ed Expo, ha parlato della riqualificazione del collegamento Bergamo-Lecco in particolare puntando i riflettori sulla la variante di Cisano Bergamasco (3,2 chilometri per 53 milioni di euro di spesa) e il collegamento Calusco d'Adda – Terno d'Isola (quasi 8 chilometri al prezzo di 63 milioni e 400mila euro).

«Semplicemente – ha spiegato Lanzani – abbiamo individuato come prioritaria la connessione Calusco-Terno per diminuire quei 29.000 passaggi di auto al giorno che sopportano attualmente i centri di Carvico e Terno d'Isola». Si tratta di un tracciato che rappresenta, su grande scala, un'alternativa all'itinerario della Strada Statale 342 da Pontida a Mapello creando un raccordo tra la variante alla Strada Provinciale 169 (località Carvico) col nuovo “Asse Interurbano” (località Terno d'Isola/Bonate Sopra).

Wednesday, July 08, 2009

Patto Italcementi-Governo per tutelare l'ambiente

L'accordo - L'intesa nell'ambito degli accordi tra il Ministero e dieci delle principali aziende italiane: prevede investimenti da parte di Italcementi e della sua controllata Italgen finalizzati alla riduzione dei gas a effetto serra e alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

Patto Italcementi-Governo per tutelare l'ambiente

Alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, il Consigliere Delegato del Gruppo Italcementi Carlo Pesenti e il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo hanno firmato un accordo volontario tra l’azienda e il Ministero, denominato “Patto per la Tutela dell’Ambiente”.
L’accordo si inserisce in un quadro di accordi analoghi tra il Ministero e dieci delle principali aziende italiane e prevede un percorso programmatico di investimenti da parte di Italcementi e della sua controllata Italgen in interventi finalizzati alla riduzione dei gas a effetto serra e alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
«Nel 2007 - afferma Carlo Pesenti – avevamo proposto un “Patto per l’ambiente” tra imprese e istituzioni al fine di poter realizzare interventi strutturali di riconversione di impianti industriali. L’obiettivo era ed è il raggiungimento di una maggiore efficienza ambientale dei processi produttivi, da coniugare con più rapidi iter autorizzativi. Il patto firmato oggi rappresenta un primo passo in questa direzione».
Il piano di investimenti di Italcementi, stimato in circa 510 milioni di euro complessivi, prevede in particolare 3 tipologie di interventi che saranno realizzati, a fronte dell’ottenimento dei relativi permessi e assentimenti amministrativi, entro il 2013:
Revamping degli impianti di produzione di energia idroelettrica per il mantenimento della capacità installata e realizzazione di impianti solari fotovoltaici.
Interventi tecnologici per la sostituzione di una parte di combustibili fossili utilizzati negli impianti di produzione di cemento con combustibili derivati da rifiuti
Revamping di alcuni degli impianti di produzione di cemento finalizzato all’incremento dell’efficienza energetica ed ambientale delle unità produttive.
Dall’attuazione dell’accordo sono attesi rilevanti benefici ambientali:
Riduzione delle emissioni di CO2 pari a circa 760 kt/anno
Risparmio di energia da fonti fossili di circa 260 Ktep/anno
Il Patto fra il Ministero dell’Ambiente e Italcementi, al fine di favorire e monitorare la corretta implementazione dell’accordo, prevede l’istituzione di un Comitato di nomina Ministeriale composto da membri del Ministero dell’Ambiente e rappresentanti del Gruppo Italcementi, con il compito di:
Presentare al Ministro, tramite relazione annuale, un quadro dettagliato circa l’implementazione del programma e i benefici ambientali raggiunti
Individuare soluzioni alle criticità che eventualmente si riscontrassero nel corso degli iter autorizzativi e favorire la rapida attuazione degli interventi
Agevolare il dialogo e la collaborazione con le Autorità Regionali e gli Enti locali presentando apposite relazioni e documentazione tecnica.
«L’accordo firmato oggi – conclude Pesenti – conferma ulteriormente il nostro impegno per lo sviluppo sostenibile, un obiettivo ormai consolidato nelle strategie del Gruppo Italcementi».

Martedi 7 Luglio 2009

AMBIENTE: SFIDA ANTI-CRISI, PATTO 12MLD GOVERNO-AZIENDE/ANSA

AMBIENTE: SFIDA ANTI-CRISI, PATTO 12MLD GOVERNO-AZIENDE/ANSA
(ANSA) - ROMA, 7 LUG - Un impegno da 12 miliardi di euro in tre anni, 11 aziende in campo e solare nelle stazioni ferroviarie, nelle autostrade e negli aeroporti. Obiettivo: favorire la crescita economica attraverso la valorizzazione dell'innovazione e della tutela ambientale. Questo il 'Patto per l'ambiente' contro cambiamento climatico e inquinamento in grado di far recuperare all'Italia anche il 25% del gap che separa il nostro Paese agli obiettivi del Protocollo di Kyoto. L'accordo e' stato sottoscritto a Palazzo Chigi dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta, dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e da Enel, Eni, Edison, Societa' Autostrade, Edipower, Enac, Finbieticola, Ferrovie dello Stato, Italcementi, Sorgenia e Terna. Corsia 'preferenziale' per i finanziamenti a favore delle rinnovabili, stop alle produzioni inquinanti, via libera alla valorizzazione delle eco-risorse comprese quelle dai sottoprodotti e dai rifiuti, accordi di programma per stimolare l'innovazione eco sono i punti qualificanti del 'patto'. ''Quello sottoscritto oggi - ha detto Prestigiacomo al termine della firma - e' un patto aperto a soggetti pubblici e privati e da domani e' a disposizione di quanti si vogliono impegnare. Si tratta di un approccio nuovo dove le aziende sono costrette a mettere sul tavolo i loro progetti che una volta nel patto diventano impegno''. Tra gli impegni 1 miliardo Edison, 450 milioni Eni, 510 milioni Italcementi e 1,2 miliardi Sorgenia. In particolare il 'patto' prevede finanziamenti agevolati per le tecnologie a basse emissioni e ad alta efficienza attraverso un fondo di rotazione di 600 milioni di euro per l'attuazione del Protocollo di Kyoto che, nel periodo 2009-2012, puo' stimolare investimenti fino a 3 miliardi di euro. Le iniziative promosse attraverso il fondo consentiranno - nel periodo 2009-2012 - una riduzione della CO2 per circa 5 milioni di tonnellate/anno rispetto agli scenari di emissione. Con le 11 imprese aderenti al 'patto', sono stati finora negoziati accordi che prevedono investimenti complessivi per circa 12 miliardi di euro. Le iniziative delle 11 imprese contribuiranno alla diversificazione delle fonti energetiche, alla innovazione tecnologica dei processi industriali, e consentiranno una riduzione delle emissioni di CO2 a partire dal 2014 per circa 8,5 milioni di tonnellate/anno. Considerato che il 'gap' dell'Italia rispetto all'obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 stabilito dal Protocollo di Kyoto e' stimato attualmente in circa 30 milioni di tonnellate/anno, il fondo di rotazione e gli accordi volontari ridurranno il gap di circa il 25%. Fra gli interventi piu' significativi, ha annunciato Prestigiacomo, il solare nelle stazioni (impegno Fs al 2012 per 1,1 MW da fotovoltaico per 4 mln di euro); nelle autostrade (4 MW da fotovoltaico); negli aeroporti (progetto pilota per Lampedusa e Pantelleria con una prima fase di 20% di fabbisogno da rinnovabili). Quindi l'impegno delle aziende: - produzione di energia da fonti rinnovabili: Autostrade, Edipower, Edison, Enel, Eni, Italcementi, Sorgenia, Finbieticola - illuminazione ad alta efficienza: Autostrade - risparmio energetico: Autostrade, Eni, Terna - sostituzione di combustibili fossili con Cdr: Edipower, Enel, Italcementi - efficienza energetica: Edison, Enel, Italcementi, Sorgenia - trasformazione centrali: Edipower, Edison, Enel, Italcementi - fotovoltaico nei trasporti: Autostrade, Enac, Ferrovie. (ANSA). GU

Wednesday, June 17, 2009

Caldo e afa in arrivo vola in alto anche l'ozono

Caldo e afa in arrivo
vola in alto anche l'ozono
15 giugno 2009Cronaca
Una centralina per il controllo dello smog e della qualità dell'ariaLa settimana comincia
all'insegna di caldo e afa
Con il caldo - in arrivo in questi giorni - vola in alto anche l'ozono. La conferma arriva dai dati delle centraline di rilevamento dell'Arpa Lombardia: a Bergamo, in via Goisis, il livello dell'ozono è a 204 microgrammi per metro cubo, mentre a Osio Sotto è di 192. Livelli alti anche a Calusco d'Adda, con 211.

Il valore limite consentito dalla legge per la cosiddetta soglia di informazione è di 180, già superata, mentre il livello di allarme scatta a 240 microgrammi per metro cubo.

Considerata la stagione sono abbastanza alti anche i livelli di polveri sottili nell'aria (la soglia massima consentita è di 50 microgrammi per metro cubo): a Bergamo 29 in via Meucci, 27 in via Garibaldi; a Filago 18, a Lallio 29, a Osio Sotto 31, a Treviglio 25 e a Calusco 26.

Eco di Bergamo, Calusco non sente il momento difficile del settore cemento

Eco di Bergamo, Calusco non sente il momento difficile del settore cemento

Wednesday, June 10, 2009

Paderno: VALTER MOTTA si riconferma SINDACO




Paderno: VALTER MOTTA si riconferma SINDACO







Valter Motta



Nonostante qualche disguido anche Paderno D’Adda ha chiuso lo spoglio delle schede provinciali e comunali. Valter Motta, sindaco uscente della lista civica “Vivere la piazza” di area centrosinistra ha battuto seccamente Andrea Magella, candidato del Popolo della Libertà e Lega Nord. Motta ha ottenuto 1.284 voti pari al 57,2%; Magella 960 pari al 42.8%.

Monday, June 08, 2009

Pet-coke: la feccia del petrolio

Pet-coke: la feccia del petrolio
Il pet-coke è l'ultimo prodotto delle attività di trasformazione del petrolio e viene considerato lo scarto dello scarto dell'oro nero tanto da essersi guadagnato il nome di "feccia del petrolio". Per la sua composizione, comprendente oltre ad IPA (in particolare benzopirene) e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio (tutti cancerogeni e mutageni), va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri respirabili. Il trattamento consistente in carico, scarico e deposito del pet-coke deve seguire le regole dettate dal decreto del Ministero della Sanità 28 aprile 1997 concernente il trasporto di sostanze pericolose, le stesse indicate in due precise ordinanze delle Capitanerie di Porto del '91, che impongono l'uso di innaffiatori per evitare la sollevazione in aria del pulviscolo, il divieto di scarico in condizioni ventose e l'uso di contenitori o teli isolanti per evitare la fuoriuscita di materiale sulla banchina o nel bacino.

Wednesday, June 03, 2009

Carvico- Calusco: camion autoarticolato si ribalta sulla rotonda

Carvico- Calusco: camion autoarticolato si ribalta sulla rotonda
Il camion era carico di cemento, nella caduta ha perso il carburante. E' stato necessario svuotarlo dal cemento e utilizzare un carro gru per rimetterlo in strada.







Monday, May 25, 2009

Con il caldo vola in alto anche l'ozono

Con il caldo vola in alto anche l'ozono
25 maggio 2009Cronaca
Una centralina per il controllo dello smog e della qualità dell'ariaAfa estiva anche per oggi
ma da martedì torna la primavera
E con il caldo vola in alto anche l'ozono. La conferma arriva dai dati delle centraline di rilevamento dell'Arpa Lombardia: a Bergamo, in via Goisis, il livello dell'ozono è a 211 microgrammi per metro cubo, mentre a Osio Sotto è di 202. Il valore limite consentito dalla legge per la cosiddetta soglia di informazione è di 180, già superata, mentre quello di allarme scatta a 240 microgrammi per metro cubo.

Per la stagione sono alti anche i livelli di polveri sottili nell'aria, molti dei quali già vicini o oltre la soglia massima consentita (50 microgrammi per metro cubo): a Bergamo 43 in via Meucci, 41 in via Garibaldi; a Filago 26, a Lallio 53, a Osio Sotto 49, a Treviglio 38 e a Calusco 42.

Saturday, May 09, 2009

EFFETTI SULLA SALUTE UMANA DEGLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DI RIFIUTI

EFFETTI SULLA SALUTE UMANA DEGLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DI
RIFIUTI: COSA EMERGE DALLO STUDIO SU FORLI’



Patrizia Gentilini ISDE Italia


Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati
numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non. Fra questi ultimi si annoverano:
incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento di malformazioni congenite, ipofunzione
tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche,
bronchiti, allergie, disturbi nell’ infanzia.
Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro:
segnalati aumenti di: cancro al fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella.
Particolarmente significativa risulta l’ associazione per cancro al polmone, linfomi non Hodgkin,
neoplasie infantili e soprattutto sarcomi, patologia “sentinella” dell’ inquinamento da inceneritori.
Studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente
rilevanti nel sesso femminile. I rischi per salute sopra riportati sono assolutamente ingiustificati in
quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative all’ incenerimento, già ampiamente
sperimentate e prive di effetti nocivi.
Premessa
Gli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie insalubri di classe I in base all’articolo 216
del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994, s.o.n.129) e qualunque sia la
tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato
alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali, ecc) danno origine a diverse
migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è conosciuto. La formazione di tali inquinanti
dipende, oltre che dal materiale combusto, dalla mescolanza assolutamente casuale delle sostanze
nei forni, dalle temperature di combustione e soprattutto dalle variazioni delle temperature stesse
che si realizzano nei diversi comparti degli impianti, come è stato descritto anche recentemente (1).
Fra gli inquinanti emessi dagli inceneritori possiamo distinguere le seguenti grandi categorie:
Particolato - grossolano (PM10), fine (PM2.5) ed ultrafine ( inferiore al 1 micron) - metalli pesanti,
diossine, composti organici volatili, ossidi di azoto ed ozono. Si tratta in molti casi di sostanze
estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili; in particolare si riscontrano: Arsenico, Berillio,
Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene,Piombo, Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, Idrocarburi
Policiclici Aromatici (IPA) ecc. Le conseguenze che ciascuno di essi, a dosi anche estremamente
basse, esercita sulla salute umana sono documentate da una vastissima letteratura e nuovi effetti
sono stati descritti recentemente per molti di essi (2-3-4-5-6-7). Tali effetti possono essere diversi e
più gravi in relazione alla predisposizione individuale e alle varie fasi della vita e sono soprattutto
pericolosi per gli organismi in accrescimento, i feti e i neonati (8-9). Metalli pesanti e diossine
rappresentano le due categorie più note e studiate di inquinamento prodotto da inceneritori, anche se
un recente articolo (10) richiama l’ attenzione anche sulla pericolosità del particolato ultra fine che
si origina dagli inceneritori. I metalli pesanti sono considerati un “tracciante” specifico
dell’inquinamento di tali impianti (11): anche il recente studio “ Patos” (12) della regione Toscana -
che ha raccolto e tipizzato il particolato atmosferico di diverse centraline dislocate nel territorio -
attribuisce la maggior variabilità di metalli pesanti riscontrata a Montale, territorio rurale, proprio
alla presenza di un impianto di incenerimento per varie tipologie di rifiuti. Arsenico, Berillio,
Cadmio, Cromo, Nickel, sono cancerogeni certi (IARC 1) per polmone, vescica, rene, colon,
prostata; Mercurio e Piombo sono classificati con minor evidenza dalla IARC (livello 2B) ed
esplicano danni soprattutto a livello neurologico e cerebrale, con difficoltà dell’apprendimento,
riduzione del quoziente intellettivo (QI), iperattività (13-14). Si calcola che ogni anno nascano
negli U.S.A. da 316.000 a 637.000 bambini con un livello di mercurio nel sangue ombelicale
superiore a 5,8 mcg/litro, livello che determina diminuzione significativa del Quoziente Intellettivo
(Q.I.); la perdita di produttività negli U.S.A. conseguente all’aumento di popolazione con minor
Q.I. è calcolato in 8,7 miliardi di $ (15). Per il Piombo si è calcolato che nel 1997 il costo per i
danni sui bambini sia ammontato a ben 43.4 miliardi di dollari (16)! Per quanto riguarda le diossine
gli inceneritori risultano essere la II fonte di emissione di diossine in Europa, dopo le acciaierie (17)
ed una recente revisione (18) ne ha ribadito il ruolo. Le diossine, la cui tossicità si misura in
picogrammi (miliardesimi di milligrammo), sono liposolubili e persistenti (tempi di dimezzamento
7-10 anni nel tessuto adiposo, da 25 a 100 anni sotto il suolo), vengono assunte per il 95% tramite la
catena alimentare in quanto si accumulano in cibi quali carne, pesce, latte, latticini, compreso il latte
materno, che rappresenta il veicolo in cui esse maggiormente si concentrano. La più tristemente
nota è la TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-dioxin) (tetraclorodibenzodiossina) che, a 20 anni dal
disastro di Seveso, è stata riconosciuta nel 1997 dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul
Cancro (IARC) a livello I, ossia come cancerogeno certo per l’uomo ed il cui ruolo è stato anche di
recente rivisitato (19). Del tutto recentemente, inoltre è stato individuato e descritto un altro
possibile meccanismo di azione di queste sostanze: la formazione di enzimi atipici che
interferiscono con i fisiologici meccanismi di degradazione delle proteine (20),.
Le diossine, esplicano complessi effetti sulla salute umana in quanto sono in grado di legarsi ad uno
specifico recettore nucleare - AhR - presente sia nell’uomo che negli animali, con funzione di
fattore di trascrizione. Una volta avvenuto il legame fra TCDD e recettore con la formazione del
complesso ARNT/HIF-1B, la trascrizione di numerosi geni - in particolare P4501A1 - viene alterata
sia in senso di soppressione che di attivazione, con conseguente turbamento di molteplici funzioni
cellulari, in particolare dell’apparato endocrino (diabete, disfunzioni tiroidee), dell’apparato
riproduttivo (endometriosi, infertilità, disordini alla pubertà), del sistema immunitario e,
soprattutto, con effetti oncogeni, con insorgenza soprattutto di linfomi, sarcomi, tumori
dell’apparato digerente, tumori del fegato e delle vie biliari, tumori polmonari, tumori della tiroide,
tumori ormono correlati quali cancro alla mammella ed alla prostata (21)
Dati di letteratura
Gli inquinanti emessi dagli inceneritori esplicano i loro effetti nocivi sulla salute delle popolazioni
residenti in prossimità degli impianti o perché vengono inalati, o per contatto cutaneo, o perché,
ricadendo, inquinano il territorio e quindi i prodotti dell’agricoltura e della zootecnia. Questo è il
caso in particolare delle diossine. Non a caso, il Decreto Legislativo 228 del 18/05/2000 stabilisce
che non sono idonee ad ospitare inceneritori le zone agricole caratterizzate per qualità e tipicità
dei prodotti. In diversi paesi europei ( Olanda, Spagna, Belgio, Francia) sono state segnalate
contaminazioni da diossine, specie di latte e suoi derivati, in aziende agricole poste in prossimità di
tali impianti. Non va dimenticato inoltre che gli alimenti eventualmente contaminati possono essere
distribuiti e consumati altrove, per cui la popolazione esposta può essere ovviamente molto più
numerosa. La stima dell’esposizione di fondo (TCDD e similari) nei paesi dell’Unione Europea è
compresa fra 1,2-3.0 pg/WHO TEQ/kg pro capite; tali limiti sono già ampiamenti superati in
diverse realtà e, se pensiamo che l’UE raccomanda come dose massima tollerabile 2pg/TEQ/kg.day,
è ovvio che qualsivoglia ulteriore esposizione porterebbe facilmente a superare ciò che la stessa
Unione Europea raccomanda!
Una ricerca su PubMed eseguita in occasione di questo convegno digitando le seguenti parole
chiave: ”waste incinerator human health” ha evidenziato, a testimonianza dell’interesse che
l’argomento riveste, ben 100 lavori. Fra questi, diverse decine sono costituiti da studi
epidemiologici condotti per indagare lo stato di salute delle popolazioni residenti intorno a tali
impianti e/o dei lavoratori addetti e, nonostante le diverse metodologie di studio applicate ed i
numerosi fattori di confondimento, sono segnalati numerosi effetti avversi sulla salute, sia
neoplastici che non. Prima di esporre i dati a nostro avviso più eclatanti, appare comunque
opportuno ricordare come anche di recente (22) sia stato ribadito quanto pesantemente gli
interessi economici influenzino la salute pubblica e come errori negli studi epidemiologici, sia
nella selezione dei casi come dei controlli, possano sottostimare le conseguenze sulla salute. Di
recente questo è stato ribadito per i rischi occupazionali (23), ma non si vede perché ciò non possa
anche essere vero in epidemiologia ambientale, in cui le variabili in gioco sono ancora maggiori.
Gli effetti non neoplastici più segnalati sono ascrivibili soprattutto agli effetti di diossine (e più in
generale degli endocrin disruptor) ed all’emissione di particolato e ossidi di azoto. Sono stati
descritti: alterazione nel metabolismo degli estrogeni (24), incremento dei nati femmine e parti
gemellari (25-26), incremento di malformazioni congenite (27-28), ipofunzione tiroidea, disturbi
nella pubertà (29), ed anche diabete, patologie cerebrovascolari, ischemiche cardiache, problemi
comportamentali, tosse persistente, bronchiti, allergie. Un ampio studio (30) condotto in Giappone
ha analizzato lo stato di salute di 450.807 bambini da 6 a 12 anni della prefettura di Osaka - ove
sono attivi 37 impianti di incenerimento per rifiuti solidi urbani (RSU) - ed ha evidenziato una
relazione statisticamente significativa fra vicinanza della scuola all’impianto di incenerimento e
sintomi quali: difficoltà di respiro, mal di testa, disturbi di stomaco, stanchezza
Ancor più numerose e statisticamente significative sono comunque le evidenze emerse per quanto
il cancro e più che analizzare i singoli studi sembra più utile riportare quanto segue:
- la revisione di 46 studi, selezionati in quanto condotti con particolare rigore, (31) evidenzia un
incremento statisticamente significativo nei 2/3 degli studi che hanno analizzato incidenza,
prevalenza, mortalità per cancro (in particolare cancro al polmone, linfomi Non Hodgkin,
sarcomi, neoplasie infantili). Segnalati anche aumenti di cancro al fegato, laringe, stomaco,
colon-retto, vescica, rene, mammella.
- l’indagine francese “Etude d’incidence des cancers à proximité des usines d’incenèration
d’ordures ménagerer” dell’Invs. Departement Santè Environnement 2006 (32) ha esaminato
135.567 casi di cancro insorti negli anni 1990-99 su 25.000.000 persone/anno residenti in
prossimità di inceneritori. In questo studio è stato considerato come indicatore l’esposizione
alle diossine e passando dal minor al maggior grado di esposizione si registra un aumento
statisticamente significativo (p<0.05) di rischio per: tutti i cancri nelle donne dal +2.8% al
+4%, cancro alla mammella dal +4.8% al +6.9%, linfomi dal +1.9% al +8.4, tumori al fegato
dal +6.8% al +9.7%; per i sarcomi il rischio passa dal +9.1% al +13% (p=0.1).
Le neoplasie che più appaiono correlate all’esposizione ad inquinanti emessi da inceneritori sono i
linfomi non Hodgkin (LNH), i tumori polmonari, le neoplasie infantili ed i sarcomi; i dati a questo
riguardo saranno pertanto analizzati più in dettaglio.
- Linfomi Non Hodgkin
Si tratta di patologie di cui si è registrato un preoccupante aumento sia di incidenza che di
mortalità nonostante i grandi progressi registrati dal punto di vista terapeutico. Il ruolo che
inquinanti - peraltro normalmente presenti nelle emissioni degli inceneritori - hanno nella loro
patogenesi è stato anche di recente ribadito ( 33)
Per quanto attiene i linfomi NH, alcuni degli studi più recenti che hanno evidenziato tale
relazione sono:
o lo studio condotto a Besancon (34) in cui è risultato un RR di incidenza di LNH pari
a 2,3 nella popolazione residente in prossimità di impianto di incenerimento per
rifiuti ed il cui impatto ambientale è stato anche di recente riconsiderato (35)
o alcuni studi condotti in Toscana che hanno evidenziato eccessi di mortalità in
conseguenza dell'inquinamento da diossine per la presenza di inceneritori (36- 37).
Questi risultati sono poi stati confermati in un’analisi condotta su 25 comuni d’Italia
ove sono attivi impianti di incenerimento: da essa emerge un eccesso di mortalità
in media dell’8% nel sesso maschile (38). Nel comune di Forlì ad es., negli anni
1981-2001 si sono riscontrati 80 decessi invece dei 70 attesi .
- Neoplasie polmonari
Per quanto attiene le neoplasie polmonari il rischio rappresentato dall’inquinamento ambientale
è ormai fuori dubbio; esso risulta in particolare correlato all’esposizione a metalli pesanti ed al
particolato ultrafine: per quest’ultimo si calcola che per ogni incremento di 10 microgrammi/m3
si abbia un incremento del 14% di mortalità per cancro al polmone (39-40). Per quanto attiene
il Rischio Relativo di mortalità per neoplasie polmonari in persone residenti in prossimità di
impianti o in personale addetto, esso è risultato variabile da 2 a 6.7 ( 41- 42).
- Neoplasie Infantili
Le neoplasie infantili sono, fortunatamente, patologie relativamente rare, di cui tuttavia si sta
registrando un costante aumento che non può non destare allarme: secondo i dati riportati su
Lancet infatti i tumori infantili sono aumentati in Europa negli ultimi trenta anni di circa
l’1.2% /per anno da 0 a 12 anni e dell’ 1.5% dai 12 ai 19 anni (43).
Numerosi fattori sono stati invocati per spiegare questi dati epidemiologici, non ultimo che si
tratti di aumenti “fittizi”, legati alle migliori capacità diagnostiche della Medicina. Tali
osservazioni sono state oggetto di vivaci disquisizioni scientifiche (44-45), ma, di fatto,
l’aumento delle neoplasie infantili è un dato ormai universalmente riconosciuto ed attribuibile,
verosimilmente, alla sempre maggior presenza nell’ambiente di agenti tossici ed inquinanti.
Gli studi epidemiologici condotti in Gran Bretagna dal Prof E.G. Knox sulle neoplasie infantili
in quel paese sono, a questo riguardo, di particolare interesse; in prossimità di impianti di
incenerimento segnalano un aumento di mortalità per neoplasie infantili con RR variabile da 2
a 2,2 ( 46-47-48). Del tutto recentemente questo ricercatore ha confermato (49) che le neoplasie
insorte nell’infanzia sono correlate con esposizione a cancerogeni atmosferici noti quali quelli
provenienti da combustioni industriali, Composti Organici Volatili (VOCs), composti esausti del
petrolio e da altri agenti quali 1-3 butadiene, diossine e benzopirene. Il rischio è risultato
statisticamente significativo per i bambini con indirizzo alla nascita entro 1 km dalla fonte di
emissione.
- Sarcomi dei Tessuti Molli
Da numerose segnalazioni proprio i sarcomi vengono ritenuti patologie “sentinella” del
multiforme inquinamento prodotto da impianti di incenerimento e sono stati correlati in
particolare all’esposizione a diossine. Fra questi ricordiamo l’indagine condotta a Besancòn
(Francia) in prossimità di un impianto con emissione di elevati livelli di diossine, che ha
riscontrato un aumento di rischio di incidenza di sarcomi del +44% (50) e lo studio condotto a
Mantova, in prossimità di un inceneritore per rifiuti industriali che ha evidenziato un RR di
sarcoma dei tessuti molli di 8,8 nei maschi e di 5,6 nelle femmine. (51)
Di grandissimo interesse risulta poi il recente studio (52) sui sarcomi in provincia di Venezia
che ha dimostrato un rischio di sviluppare la malattia 3.3 volte più alto fra i soggetti con più
lungo periodo e più alto livello di esposizione ed ha evidenziato jnoltre come il massimo rischio
sia correlato, in ordine decrescente, alle emissioni provenienti rispettivamente da rifiuti urbani,
ospedalieri ed industriali.
Dati di Forlì: cosa risulta dallo studio Enhance Health
Del tutto recentemente (marzo 2007) è stato presentato a Forlì lo studio Enhance Health, reperibile
sul web nel sito di un consigliere comunale (53). Si tratta di uno studio, finanziato dalla Comunità
Europea, i cui obiettivi erano:
1. dare una visione globale del possibile impatto sulla salute in aree ove sono ubicati
inceneritori attraverso studi pilota
2. sintetizzare i risultati dei 3 studi pilota condotti nelle vicinanze di inceneritori in Ungheria,
Italia, Polonia ( di quest’ultimo non vengono forniti dati in quanto l’ impianto non è ancora
attivo)
3. fornire spunti valutativi per l’implementazione di un sistema di sorveglianza integrato
(ambientale e sanitario) i cui elementi fondanti vengono individuati in: monitoraggio dello
stato di salute con dati di mortalità e morbilità e monitoraggio dell’inquinamento dell’aria.
Nel Report finale sono disponibili i dati relativi alle indagini effettuate in Ungheria ed in Italia e in
entrambe, a nostro avviso, non mancano elementi di preoccupazione. Purtroppo le metodologie
usate nei due paesi sono state diverse e questo rende i risultati non confrontabili fra loro (in palese
contraddizione con le premesse, che letteralmente recitano “il Partner Ungherese, il Partner
Polacco, l’ARPA e l’AUSL per l’Italia, hanno condotto l’attività di sperimentazione assicurando la
comparabilità dei risultati al fine di garantire la “trasferibilità” nonché correttezza scientifica del
progetto”).
Ungheria: Dorog
Per quanto attiene l’ Ungheria, l’indagine è stata condotta a Dorog - ove è presente un
inceneritore per rifiuti tossici che dal 1980 al 1996 ha trattato 30.000 ton/anno. E’ stato valutato
lo stato di salute della popolazione residente entro 30 km dall’ impianto attraverso l’analisi di
dati di mortalità e morbidità. Le analisi sono state condotte per anelli concentrici di 5 km
rispetto all’impianto, aggiustate per sesso ed età sia per la mortalità che per la morbilità e
confrontate con i dati nazionali.
Per quanto riguarda la mortalità sono state analizzate le seguenti cause:
Tutte le cause, tutti i tumori, cancro al polmone, leucemie, cancro al colon-retto, malattie
cerebrovascolari, malattie respiratorie croniche, malattie ischemiche cardiache.
I risultati sono:
- nel sesso maschile si registrano i seguenti aumenti statisticamente significativi di SMR
(standardized mortality ratio): +38% per cancro al colon-retto, +65% per eventi cardiaci, +35%
per eventi cerebro-vascolari, +42% per malattie polmonari croniche.
- nel sesso femminile si registra un aumento statisticamente significativo di SMR del +49%
per eventi cerebrovascolari.
Particolarmente significativa è anche la mortalità per patologie polmonari croniche in funzione
della distanza, in cui è evidente il progressivo incremento fino a 15 km dall’ impianto.
Per quanto riguarda la morbilità infantile, in particolare, si registra un incremento di problemi
delle alte e basse vie respiratorie, di bronchiti e polmoniti sia in funzione dei livelli di PM 10
che di monossido di carbonio.
Italia: Forlì
Ancor più interessanti sono tuttavia i dati che emergono dallo studio di Forli, ove sono attivi due
impianti: uno per rifiuti ospedalieri ed uno per RSU. L’indagine è stata condotta con metodo
Informativo Geografico (GIS) ed ha riguardato l’esposizione a metalli pesanti (stimata con un
modello matematico) della popolazione residente per almeno 5 anni entro un’area di raggio di
3.5 km dagli impianti. Sono stati analizzati dati di mortalità (per tutte le cause e per singole
cause, per tutti i tumori e per singole neoplasie), di incidenza per i tumori ed i ricoveri
ospedalieri per singole cause. Il confronto è stato fatto prendendo come popolazione di
riferimento quella esposta al minor livello stimato di ricaduta di metalli pesanti.
Per il sesso maschile non emergono differenze per quanto attiene la mortalità complessiva e la
mortalità per tutti i tumori, ad eccezione del cancro a colon retto (come già a Dorog) e prostata,
che presentano entrambi un RR statisticamente significativo pari a 2.07 nel terzo livello di
esposizione.
Per il sesso femminile i risultati che emergono sono invece, a nostro avviso, particolarmente
inquietanti. Si registrano infatti eccessi statisticamente significativi sia nella mortalità
complessiva che nella mortalità per tumori. Nello specifico risulta nelle donne un aumento del
rischio di morte per tutte le cause, correlato alla esposizione a metalli pesanti, tra il +7% e il
+17%.
La mortalità per tutti tumori aumenta nella medesima popolazione in modo coerente con
l’aumento dell’esposizione dal +17% al +54%. In particolare per il cancro del colon-retto il
rischio è compreso tra il + 32% e il +147%, per lo stomaco tra il +75% e il +188%, per il
cancro della mammella tra il + 10% ed il +116%.
Questa stima appare particolarmente drammatica perché si basa su un ampio numero di casi
(358 decessi per cancro tra le donne esposte e 166 tra le “non” esposte) osservati solo nel
periodo 1990-2003 e solo tra le donne residenti per almeno 5 anni nell’area inquinata.
Tali risultati potrebbero essere ancora di ancora maggior rilievo, qualora la popolazione di
riferimento fosse realmente non esposta: infatti il livello minimo di esposizione preso come
riferimento corrisponde ad una ricaduta stimata dei metalli pesanti compresa tra 0,61 e 1.9
ng/m3, valore certo non nullo né trascurabile.
Davvero singolari appaiono pertanto le conclusioni dell’indagine in cui letteralmente si afferma
“lo studio epidemiologico dell’area di CF nell’analisi dell’intera coorte per livelli di
esposizione ambientale potenzialmente attribuibili agli impianti di incenerimento (tracciante
metalli pesanti) con aggiustamento per livello socio-economico della popolazione, non mostra
eccessi di mortalità generale e di incidenza di tutti i tumori.” Aggregando insieme il sesso
maschile (in cui non si registrano eccessi) ed il sesso femminile si ottiene una “diluizione” dei
risultati emersi e una sottostima di quelle che sono le reali condizioni di salute della popolazione
esaminata. Le nostre preoccupazioni sembrano tuttavia, almeno in parte, condivise dagli stessi
estensori del Report che più oltre affermano: “Tuttavia, analizzando le singole cause, sono stati
riscontrati alcuni eccessi di mortalità e incidenza da considerare con maggior attenzione.
Infatti è stato riscontrato nelle donne un eccesso di mortalità per tumori dello stomaco, colon
retto mammella e tutti i tumori”.
Per i sarcomi possono farsi analoghe considerazioni. Anche in questo caso emergono - a nostro
avviso - dati inquietanti: sono infatti elencati nella tabella riassuntiva n° 6 ben 18 casi di
sarcoma, di cui si perde in qualche modo traccia nelle tabelle generali, in cui sono disaggregati
per sesso. Trattandosi di patologie rare, disaggregando per sesso si perde di significatività, con
l’ effetto di togliere rilievo ad un dato altrimenti particolarmente significativo in quanto riferito
a una patologia “sentinella” dell’inquinamento da inceneritori. Anche in questo caso,tuttavia, gli
stessi estensori dello studio non possono fare a meno di annotare nella discussione (pag. 42) che
“gli eccessi di mortalità per sarcoma dei tessuti molli sono degni di nota” affermando, a pag.
39, che, “si osserva un aumento statisticamente significativo della mortalità nel livello più
elevato di metalli pesanti ( RR = 10.97, IC 95%=1.14-105.7, 3 casi) per la coorte di tutti i
residenti”.
Conclusioni
L’impressione che rimane, dopo un’attenta lettura del Report di Enhance Health come di tanta altra
letteratura (23), è che le informazioni che di volta in volta potrebbero apparire per lo meno inquietanti,
vengano poi immediatamente smentite, attenuate o corrette con intento tranquillizzante: la finalità delle
indagini condotte sembrerebbe pertanto non quella di evidenziare i rischi per la salute delle popolazioni
esaminate, ma quella di non destare allarme. A nostro avviso, viceversa, i risultati che emergono dallo
studio Enhance Health sono fortemente preoccupanti ed in linea con quanto riportato dalla
letteratura precedentemente esaminata e soprattutto con l’indagine francese (32) che registra i
maggiori danni alla salute proprio nel sesso femminile, che appare essere particolarmente vulnerabile e
più sensibile all’ inquinamento ambientale.
Questi dati sono ancora più allarmanti se li si considera alla luce del contesto geografico del nostro
territorio. La Romagna è situata nella Pianura Padana, area fra le più inquinate non solo d’Europa ma
dell’intero pianeta e vi si registra una delle più alte incidenze di cancro di tutto il paese (54).
Per quanto attiene il sesso maschile la Romagna è al 1° posto per incidenza di cancro nella nostra regione e
al 4° posto in Italia dopo Friuli Venezia Giulia, Veneto e Varese. Dai dati del Registro Tumori della
Romagna pubblicati e riferiti al quinquennio 1998-2002 risulta infatti una incidenza di 498,2 casi/anno per
100.000 abitanti nel sesso maschile (tutti i tumori escluso cute), contro una incidenza in Italia di 470,3 casi
/anno per 100.000 abitanti. Sembra inoltre che da noi non si stia verificando il rallentamento
generalmente segnalato nell’incidenza di cancro nel sesso maschile: l’aumento in percentuale nel
nostro territorio è infatti del 6,14% rispetto al quinquennio precedente (1992-1997), contro un
incremento medio in Italia dell’ 1,4%.
Per quanto riguarda il sesso femminile si registrano dati per certi versi ancora più preoccupanti: l’incidenza
di cancro nelle donne è infatti in Emilia Romagna la più alta d’Italia: la Romagna è al 3° posto in Italia
dopo Parma e Ferrara per incidenza di cancro nelle donne con 425,2 casi/anno per 100.000 donne (tutti i
tumori escluso cute) vs una incidenza in Italia di 398,70 casi/anno e l’incremento percentuale che si è
registrato rispetto al quinquennio precedente ( 1992-97) è del 10,50% vs una media in Italia del 4,79%.
I dati sopra esposti vengono spesso attribuiti al buon livello di assistenza sanitaria e di diagnosi precoce
(certamente presente e di cui non possiamo che rallegrarci), ma ancora una volta sembra che non si voglia
indagare su altre possibili cause, in primis l’assenza di efficaci interventi di Prevenzione Primaria che
appaiono indifferibili dato l’elevatissimo grado di inquinamento che ci caratterizza.
Una buona occasione di fare Prevenzione Primaria è a nostro avviso quella di scegliere metodi di gestione
dei rifiuti alternativi all’incenerimento, evitando di costruire impianti che emettono pericolosi inquinanti, tra
cui anche sostanze classificate come cancerogeni certi per l’uomo. Sotto questo profilo appare moralmente
inaccettabile continuare ad esporre le popolazione a rischi assolutamente evitabili.
Tutto quanto sopra ci rammenta e conferma l’amara verità di Irwin Bross: “quando ( ..il governo e la classe
dirigente medica e scientifica…) dicono che qualcosa è sicuro e buono per te, ciò che questo significa
veramente è che è sicuro o buono per loro. A loro non importa quello che succede a te (…) Se c’è qualcuno
che proteggerà la tua vita e sicurezza, quel qualcuno non potrai essere che tu.”
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Forlì 5 settembre 2007
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