Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Saturday, May 09, 2009

EFFETTI SULLA SALUTE UMANA DEGLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DI RIFIUTI

EFFETTI SULLA SALUTE UMANA DEGLI IMPIANTI DI INCENERIMENTO DI
RIFIUTI: COSA EMERGE DALLO STUDIO SU FORLI’



Patrizia Gentilini ISDE Italia


Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati
numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non. Fra questi ultimi si annoverano:
incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento di malformazioni congenite, ipofunzione
tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche,
bronchiti, allergie, disturbi nell’ infanzia.
Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro:
segnalati aumenti di: cancro al fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella.
Particolarmente significativa risulta l’ associazione per cancro al polmone, linfomi non Hodgkin,
neoplasie infantili e soprattutto sarcomi, patologia “sentinella” dell’ inquinamento da inceneritori.
Studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente
rilevanti nel sesso femminile. I rischi per salute sopra riportati sono assolutamente ingiustificati in
quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative all’ incenerimento, già ampiamente
sperimentate e prive di effetti nocivi.
Premessa
Gli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie insalubri di classe I in base all’articolo 216
del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994, s.o.n.129) e qualunque sia la
tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato
alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali, ecc) danno origine a diverse
migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è conosciuto. La formazione di tali inquinanti
dipende, oltre che dal materiale combusto, dalla mescolanza assolutamente casuale delle sostanze
nei forni, dalle temperature di combustione e soprattutto dalle variazioni delle temperature stesse
che si realizzano nei diversi comparti degli impianti, come è stato descritto anche recentemente (1).
Fra gli inquinanti emessi dagli inceneritori possiamo distinguere le seguenti grandi categorie:
Particolato - grossolano (PM10), fine (PM2.5) ed ultrafine ( inferiore al 1 micron) - metalli pesanti,
diossine, composti organici volatili, ossidi di azoto ed ozono. Si tratta in molti casi di sostanze
estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili; in particolare si riscontrano: Arsenico, Berillio,
Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene,Piombo, Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, Idrocarburi
Policiclici Aromatici (IPA) ecc. Le conseguenze che ciascuno di essi, a dosi anche estremamente
basse, esercita sulla salute umana sono documentate da una vastissima letteratura e nuovi effetti
sono stati descritti recentemente per molti di essi (2-3-4-5-6-7). Tali effetti possono essere diversi e
più gravi in relazione alla predisposizione individuale e alle varie fasi della vita e sono soprattutto
pericolosi per gli organismi in accrescimento, i feti e i neonati (8-9). Metalli pesanti e diossine
rappresentano le due categorie più note e studiate di inquinamento prodotto da inceneritori, anche se
un recente articolo (10) richiama l’ attenzione anche sulla pericolosità del particolato ultra fine che
si origina dagli inceneritori. I metalli pesanti sono considerati un “tracciante” specifico
dell’inquinamento di tali impianti (11): anche il recente studio “ Patos” (12) della regione Toscana -
che ha raccolto e tipizzato il particolato atmosferico di diverse centraline dislocate nel territorio -
attribuisce la maggior variabilità di metalli pesanti riscontrata a Montale, territorio rurale, proprio
alla presenza di un impianto di incenerimento per varie tipologie di rifiuti. Arsenico, Berillio,
Cadmio, Cromo, Nickel, sono cancerogeni certi (IARC 1) per polmone, vescica, rene, colon,
prostata; Mercurio e Piombo sono classificati con minor evidenza dalla IARC (livello 2B) ed
esplicano danni soprattutto a livello neurologico e cerebrale, con difficoltà dell’apprendimento,
riduzione del quoziente intellettivo (QI), iperattività (13-14). Si calcola che ogni anno nascano
negli U.S.A. da 316.000 a 637.000 bambini con un livello di mercurio nel sangue ombelicale
superiore a 5,8 mcg/litro, livello che determina diminuzione significativa del Quoziente Intellettivo
(Q.I.); la perdita di produttività negli U.S.A. conseguente all’aumento di popolazione con minor
Q.I. è calcolato in 8,7 miliardi di $ (15). Per il Piombo si è calcolato che nel 1997 il costo per i
danni sui bambini sia ammontato a ben 43.4 miliardi di dollari (16)! Per quanto riguarda le diossine
gli inceneritori risultano essere la II fonte di emissione di diossine in Europa, dopo le acciaierie (17)
ed una recente revisione (18) ne ha ribadito il ruolo. Le diossine, la cui tossicità si misura in
picogrammi (miliardesimi di milligrammo), sono liposolubili e persistenti (tempi di dimezzamento
7-10 anni nel tessuto adiposo, da 25 a 100 anni sotto il suolo), vengono assunte per il 95% tramite la
catena alimentare in quanto si accumulano in cibi quali carne, pesce, latte, latticini, compreso il latte
materno, che rappresenta il veicolo in cui esse maggiormente si concentrano. La più tristemente
nota è la TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-dioxin) (tetraclorodibenzodiossina) che, a 20 anni dal
disastro di Seveso, è stata riconosciuta nel 1997 dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul
Cancro (IARC) a livello I, ossia come cancerogeno certo per l’uomo ed il cui ruolo è stato anche di
recente rivisitato (19). Del tutto recentemente, inoltre è stato individuato e descritto un altro
possibile meccanismo di azione di queste sostanze: la formazione di enzimi atipici che
interferiscono con i fisiologici meccanismi di degradazione delle proteine (20),.
Le diossine, esplicano complessi effetti sulla salute umana in quanto sono in grado di legarsi ad uno
specifico recettore nucleare - AhR - presente sia nell’uomo che negli animali, con funzione di
fattore di trascrizione. Una volta avvenuto il legame fra TCDD e recettore con la formazione del
complesso ARNT/HIF-1B, la trascrizione di numerosi geni - in particolare P4501A1 - viene alterata
sia in senso di soppressione che di attivazione, con conseguente turbamento di molteplici funzioni
cellulari, in particolare dell’apparato endocrino (diabete, disfunzioni tiroidee), dell’apparato
riproduttivo (endometriosi, infertilità, disordini alla pubertà), del sistema immunitario e,
soprattutto, con effetti oncogeni, con insorgenza soprattutto di linfomi, sarcomi, tumori
dell’apparato digerente, tumori del fegato e delle vie biliari, tumori polmonari, tumori della tiroide,
tumori ormono correlati quali cancro alla mammella ed alla prostata (21)
Dati di letteratura
Gli inquinanti emessi dagli inceneritori esplicano i loro effetti nocivi sulla salute delle popolazioni
residenti in prossimità degli impianti o perché vengono inalati, o per contatto cutaneo, o perché,
ricadendo, inquinano il territorio e quindi i prodotti dell’agricoltura e della zootecnia. Questo è il
caso in particolare delle diossine. Non a caso, il Decreto Legislativo 228 del 18/05/2000 stabilisce
che non sono idonee ad ospitare inceneritori le zone agricole caratterizzate per qualità e tipicità
dei prodotti. In diversi paesi europei ( Olanda, Spagna, Belgio, Francia) sono state segnalate
contaminazioni da diossine, specie di latte e suoi derivati, in aziende agricole poste in prossimità di
tali impianti. Non va dimenticato inoltre che gli alimenti eventualmente contaminati possono essere
distribuiti e consumati altrove, per cui la popolazione esposta può essere ovviamente molto più
numerosa. La stima dell’esposizione di fondo (TCDD e similari) nei paesi dell’Unione Europea è
compresa fra 1,2-3.0 pg/WHO TEQ/kg pro capite; tali limiti sono già ampiamenti superati in
diverse realtà e, se pensiamo che l’UE raccomanda come dose massima tollerabile 2pg/TEQ/kg.day,
è ovvio che qualsivoglia ulteriore esposizione porterebbe facilmente a superare ciò che la stessa
Unione Europea raccomanda!
Una ricerca su PubMed eseguita in occasione di questo convegno digitando le seguenti parole
chiave: ”waste incinerator human health” ha evidenziato, a testimonianza dell’interesse che
l’argomento riveste, ben 100 lavori. Fra questi, diverse decine sono costituiti da studi
epidemiologici condotti per indagare lo stato di salute delle popolazioni residenti intorno a tali
impianti e/o dei lavoratori addetti e, nonostante le diverse metodologie di studio applicate ed i
numerosi fattori di confondimento, sono segnalati numerosi effetti avversi sulla salute, sia
neoplastici che non. Prima di esporre i dati a nostro avviso più eclatanti, appare comunque
opportuno ricordare come anche di recente (22) sia stato ribadito quanto pesantemente gli
interessi economici influenzino la salute pubblica e come errori negli studi epidemiologici, sia
nella selezione dei casi come dei controlli, possano sottostimare le conseguenze sulla salute. Di
recente questo è stato ribadito per i rischi occupazionali (23), ma non si vede perché ciò non possa
anche essere vero in epidemiologia ambientale, in cui le variabili in gioco sono ancora maggiori.
Gli effetti non neoplastici più segnalati sono ascrivibili soprattutto agli effetti di diossine (e più in
generale degli endocrin disruptor) ed all’emissione di particolato e ossidi di azoto. Sono stati
descritti: alterazione nel metabolismo degli estrogeni (24), incremento dei nati femmine e parti
gemellari (25-26), incremento di malformazioni congenite (27-28), ipofunzione tiroidea, disturbi
nella pubertà (29), ed anche diabete, patologie cerebrovascolari, ischemiche cardiache, problemi
comportamentali, tosse persistente, bronchiti, allergie. Un ampio studio (30) condotto in Giappone
ha analizzato lo stato di salute di 450.807 bambini da 6 a 12 anni della prefettura di Osaka - ove
sono attivi 37 impianti di incenerimento per rifiuti solidi urbani (RSU) - ed ha evidenziato una
relazione statisticamente significativa fra vicinanza della scuola all’impianto di incenerimento e
sintomi quali: difficoltà di respiro, mal di testa, disturbi di stomaco, stanchezza
Ancor più numerose e statisticamente significative sono comunque le evidenze emerse per quanto
il cancro e più che analizzare i singoli studi sembra più utile riportare quanto segue:
- la revisione di 46 studi, selezionati in quanto condotti con particolare rigore, (31) evidenzia un
incremento statisticamente significativo nei 2/3 degli studi che hanno analizzato incidenza,
prevalenza, mortalità per cancro (in particolare cancro al polmone, linfomi Non Hodgkin,
sarcomi, neoplasie infantili). Segnalati anche aumenti di cancro al fegato, laringe, stomaco,
colon-retto, vescica, rene, mammella.
- l’indagine francese “Etude d’incidence des cancers à proximité des usines d’incenèration
d’ordures ménagerer” dell’Invs. Departement Santè Environnement 2006 (32) ha esaminato
135.567 casi di cancro insorti negli anni 1990-99 su 25.000.000 persone/anno residenti in
prossimità di inceneritori. In questo studio è stato considerato come indicatore l’esposizione
alle diossine e passando dal minor al maggior grado di esposizione si registra un aumento
statisticamente significativo (p<0.05) di rischio per: tutti i cancri nelle donne dal +2.8% al
+4%, cancro alla mammella dal +4.8% al +6.9%, linfomi dal +1.9% al +8.4, tumori al fegato
dal +6.8% al +9.7%; per i sarcomi il rischio passa dal +9.1% al +13% (p=0.1).
Le neoplasie che più appaiono correlate all’esposizione ad inquinanti emessi da inceneritori sono i
linfomi non Hodgkin (LNH), i tumori polmonari, le neoplasie infantili ed i sarcomi; i dati a questo
riguardo saranno pertanto analizzati più in dettaglio.
- Linfomi Non Hodgkin
Si tratta di patologie di cui si è registrato un preoccupante aumento sia di incidenza che di
mortalità nonostante i grandi progressi registrati dal punto di vista terapeutico. Il ruolo che
inquinanti - peraltro normalmente presenti nelle emissioni degli inceneritori - hanno nella loro
patogenesi è stato anche di recente ribadito ( 33)
Per quanto attiene i linfomi NH, alcuni degli studi più recenti che hanno evidenziato tale
relazione sono:
o lo studio condotto a Besancon (34) in cui è risultato un RR di incidenza di LNH pari
a 2,3 nella popolazione residente in prossimità di impianto di incenerimento per
rifiuti ed il cui impatto ambientale è stato anche di recente riconsiderato (35)
o alcuni studi condotti in Toscana che hanno evidenziato eccessi di mortalità in
conseguenza dell'inquinamento da diossine per la presenza di inceneritori (36- 37).
Questi risultati sono poi stati confermati in un’analisi condotta su 25 comuni d’Italia
ove sono attivi impianti di incenerimento: da essa emerge un eccesso di mortalità
in media dell’8% nel sesso maschile (38). Nel comune di Forlì ad es., negli anni
1981-2001 si sono riscontrati 80 decessi invece dei 70 attesi .
- Neoplasie polmonari
Per quanto attiene le neoplasie polmonari il rischio rappresentato dall’inquinamento ambientale
è ormai fuori dubbio; esso risulta in particolare correlato all’esposizione a metalli pesanti ed al
particolato ultrafine: per quest’ultimo si calcola che per ogni incremento di 10 microgrammi/m3
si abbia un incremento del 14% di mortalità per cancro al polmone (39-40). Per quanto attiene
il Rischio Relativo di mortalità per neoplasie polmonari in persone residenti in prossimità di
impianti o in personale addetto, esso è risultato variabile da 2 a 6.7 ( 41- 42).
- Neoplasie Infantili
Le neoplasie infantili sono, fortunatamente, patologie relativamente rare, di cui tuttavia si sta
registrando un costante aumento che non può non destare allarme: secondo i dati riportati su
Lancet infatti i tumori infantili sono aumentati in Europa negli ultimi trenta anni di circa
l’1.2% /per anno da 0 a 12 anni e dell’ 1.5% dai 12 ai 19 anni (43).
Numerosi fattori sono stati invocati per spiegare questi dati epidemiologici, non ultimo che si
tratti di aumenti “fittizi”, legati alle migliori capacità diagnostiche della Medicina. Tali
osservazioni sono state oggetto di vivaci disquisizioni scientifiche (44-45), ma, di fatto,
l’aumento delle neoplasie infantili è un dato ormai universalmente riconosciuto ed attribuibile,
verosimilmente, alla sempre maggior presenza nell’ambiente di agenti tossici ed inquinanti.
Gli studi epidemiologici condotti in Gran Bretagna dal Prof E.G. Knox sulle neoplasie infantili
in quel paese sono, a questo riguardo, di particolare interesse; in prossimità di impianti di
incenerimento segnalano un aumento di mortalità per neoplasie infantili con RR variabile da 2
a 2,2 ( 46-47-48). Del tutto recentemente questo ricercatore ha confermato (49) che le neoplasie
insorte nell’infanzia sono correlate con esposizione a cancerogeni atmosferici noti quali quelli
provenienti da combustioni industriali, Composti Organici Volatili (VOCs), composti esausti del
petrolio e da altri agenti quali 1-3 butadiene, diossine e benzopirene. Il rischio è risultato
statisticamente significativo per i bambini con indirizzo alla nascita entro 1 km dalla fonte di
emissione.
- Sarcomi dei Tessuti Molli
Da numerose segnalazioni proprio i sarcomi vengono ritenuti patologie “sentinella” del
multiforme inquinamento prodotto da impianti di incenerimento e sono stati correlati in
particolare all’esposizione a diossine. Fra questi ricordiamo l’indagine condotta a Besancòn
(Francia) in prossimità di un impianto con emissione di elevati livelli di diossine, che ha
riscontrato un aumento di rischio di incidenza di sarcomi del +44% (50) e lo studio condotto a
Mantova, in prossimità di un inceneritore per rifiuti industriali che ha evidenziato un RR di
sarcoma dei tessuti molli di 8,8 nei maschi e di 5,6 nelle femmine. (51)
Di grandissimo interesse risulta poi il recente studio (52) sui sarcomi in provincia di Venezia
che ha dimostrato un rischio di sviluppare la malattia 3.3 volte più alto fra i soggetti con più
lungo periodo e più alto livello di esposizione ed ha evidenziato jnoltre come il massimo rischio
sia correlato, in ordine decrescente, alle emissioni provenienti rispettivamente da rifiuti urbani,
ospedalieri ed industriali.
Dati di Forlì: cosa risulta dallo studio Enhance Health
Del tutto recentemente (marzo 2007) è stato presentato a Forlì lo studio Enhance Health, reperibile
sul web nel sito di un consigliere comunale (53). Si tratta di uno studio, finanziato dalla Comunità
Europea, i cui obiettivi erano:
1. dare una visione globale del possibile impatto sulla salute in aree ove sono ubicati
inceneritori attraverso studi pilota
2. sintetizzare i risultati dei 3 studi pilota condotti nelle vicinanze di inceneritori in Ungheria,
Italia, Polonia ( di quest’ultimo non vengono forniti dati in quanto l’ impianto non è ancora
attivo)
3. fornire spunti valutativi per l’implementazione di un sistema di sorveglianza integrato
(ambientale e sanitario) i cui elementi fondanti vengono individuati in: monitoraggio dello
stato di salute con dati di mortalità e morbilità e monitoraggio dell’inquinamento dell’aria.
Nel Report finale sono disponibili i dati relativi alle indagini effettuate in Ungheria ed in Italia e in
entrambe, a nostro avviso, non mancano elementi di preoccupazione. Purtroppo le metodologie
usate nei due paesi sono state diverse e questo rende i risultati non confrontabili fra loro (in palese
contraddizione con le premesse, che letteralmente recitano “il Partner Ungherese, il Partner
Polacco, l’ARPA e l’AUSL per l’Italia, hanno condotto l’attività di sperimentazione assicurando la
comparabilità dei risultati al fine di garantire la “trasferibilità” nonché correttezza scientifica del
progetto”).
Ungheria: Dorog
Per quanto attiene l’ Ungheria, l’indagine è stata condotta a Dorog - ove è presente un
inceneritore per rifiuti tossici che dal 1980 al 1996 ha trattato 30.000 ton/anno. E’ stato valutato
lo stato di salute della popolazione residente entro 30 km dall’ impianto attraverso l’analisi di
dati di mortalità e morbidità. Le analisi sono state condotte per anelli concentrici di 5 km
rispetto all’impianto, aggiustate per sesso ed età sia per la mortalità che per la morbilità e
confrontate con i dati nazionali.
Per quanto riguarda la mortalità sono state analizzate le seguenti cause:
Tutte le cause, tutti i tumori, cancro al polmone, leucemie, cancro al colon-retto, malattie
cerebrovascolari, malattie respiratorie croniche, malattie ischemiche cardiache.
I risultati sono:
- nel sesso maschile si registrano i seguenti aumenti statisticamente significativi di SMR
(standardized mortality ratio): +38% per cancro al colon-retto, +65% per eventi cardiaci, +35%
per eventi cerebro-vascolari, +42% per malattie polmonari croniche.
- nel sesso femminile si registra un aumento statisticamente significativo di SMR del +49%
per eventi cerebrovascolari.
Particolarmente significativa è anche la mortalità per patologie polmonari croniche in funzione
della distanza, in cui è evidente il progressivo incremento fino a 15 km dall’ impianto.
Per quanto riguarda la morbilità infantile, in particolare, si registra un incremento di problemi
delle alte e basse vie respiratorie, di bronchiti e polmoniti sia in funzione dei livelli di PM 10
che di monossido di carbonio.
Italia: Forlì
Ancor più interessanti sono tuttavia i dati che emergono dallo studio di Forli, ove sono attivi due
impianti: uno per rifiuti ospedalieri ed uno per RSU. L’indagine è stata condotta con metodo
Informativo Geografico (GIS) ed ha riguardato l’esposizione a metalli pesanti (stimata con un
modello matematico) della popolazione residente per almeno 5 anni entro un’area di raggio di
3.5 km dagli impianti. Sono stati analizzati dati di mortalità (per tutte le cause e per singole
cause, per tutti i tumori e per singole neoplasie), di incidenza per i tumori ed i ricoveri
ospedalieri per singole cause. Il confronto è stato fatto prendendo come popolazione di
riferimento quella esposta al minor livello stimato di ricaduta di metalli pesanti.
Per il sesso maschile non emergono differenze per quanto attiene la mortalità complessiva e la
mortalità per tutti i tumori, ad eccezione del cancro a colon retto (come già a Dorog) e prostata,
che presentano entrambi un RR statisticamente significativo pari a 2.07 nel terzo livello di
esposizione.
Per il sesso femminile i risultati che emergono sono invece, a nostro avviso, particolarmente
inquietanti. Si registrano infatti eccessi statisticamente significativi sia nella mortalità
complessiva che nella mortalità per tumori. Nello specifico risulta nelle donne un aumento del
rischio di morte per tutte le cause, correlato alla esposizione a metalli pesanti, tra il +7% e il
+17%.
La mortalità per tutti tumori aumenta nella medesima popolazione in modo coerente con
l’aumento dell’esposizione dal +17% al +54%. In particolare per il cancro del colon-retto il
rischio è compreso tra il + 32% e il +147%, per lo stomaco tra il +75% e il +188%, per il
cancro della mammella tra il + 10% ed il +116%.
Questa stima appare particolarmente drammatica perché si basa su un ampio numero di casi
(358 decessi per cancro tra le donne esposte e 166 tra le “non” esposte) osservati solo nel
periodo 1990-2003 e solo tra le donne residenti per almeno 5 anni nell’area inquinata.
Tali risultati potrebbero essere ancora di ancora maggior rilievo, qualora la popolazione di
riferimento fosse realmente non esposta: infatti il livello minimo di esposizione preso come
riferimento corrisponde ad una ricaduta stimata dei metalli pesanti compresa tra 0,61 e 1.9
ng/m3, valore certo non nullo né trascurabile.
Davvero singolari appaiono pertanto le conclusioni dell’indagine in cui letteralmente si afferma
“lo studio epidemiologico dell’area di CF nell’analisi dell’intera coorte per livelli di
esposizione ambientale potenzialmente attribuibili agli impianti di incenerimento (tracciante
metalli pesanti) con aggiustamento per livello socio-economico della popolazione, non mostra
eccessi di mortalità generale e di incidenza di tutti i tumori.” Aggregando insieme il sesso
maschile (in cui non si registrano eccessi) ed il sesso femminile si ottiene una “diluizione” dei
risultati emersi e una sottostima di quelle che sono le reali condizioni di salute della popolazione
esaminata. Le nostre preoccupazioni sembrano tuttavia, almeno in parte, condivise dagli stessi
estensori del Report che più oltre affermano: “Tuttavia, analizzando le singole cause, sono stati
riscontrati alcuni eccessi di mortalità e incidenza da considerare con maggior attenzione.
Infatti è stato riscontrato nelle donne un eccesso di mortalità per tumori dello stomaco, colon
retto mammella e tutti i tumori”.
Per i sarcomi possono farsi analoghe considerazioni. Anche in questo caso emergono - a nostro
avviso - dati inquietanti: sono infatti elencati nella tabella riassuntiva n° 6 ben 18 casi di
sarcoma, di cui si perde in qualche modo traccia nelle tabelle generali, in cui sono disaggregati
per sesso. Trattandosi di patologie rare, disaggregando per sesso si perde di significatività, con
l’ effetto di togliere rilievo ad un dato altrimenti particolarmente significativo in quanto riferito
a una patologia “sentinella” dell’inquinamento da inceneritori. Anche in questo caso,tuttavia, gli
stessi estensori dello studio non possono fare a meno di annotare nella discussione (pag. 42) che
“gli eccessi di mortalità per sarcoma dei tessuti molli sono degni di nota” affermando, a pag.
39, che, “si osserva un aumento statisticamente significativo della mortalità nel livello più
elevato di metalli pesanti ( RR = 10.97, IC 95%=1.14-105.7, 3 casi) per la coorte di tutti i
residenti”.
Conclusioni
L’impressione che rimane, dopo un’attenta lettura del Report di Enhance Health come di tanta altra
letteratura (23), è che le informazioni che di volta in volta potrebbero apparire per lo meno inquietanti,
vengano poi immediatamente smentite, attenuate o corrette con intento tranquillizzante: la finalità delle
indagini condotte sembrerebbe pertanto non quella di evidenziare i rischi per la salute delle popolazioni
esaminate, ma quella di non destare allarme. A nostro avviso, viceversa, i risultati che emergono dallo
studio Enhance Health sono fortemente preoccupanti ed in linea con quanto riportato dalla
letteratura precedentemente esaminata e soprattutto con l’indagine francese (32) che registra i
maggiori danni alla salute proprio nel sesso femminile, che appare essere particolarmente vulnerabile e
più sensibile all’ inquinamento ambientale.
Questi dati sono ancora più allarmanti se li si considera alla luce del contesto geografico del nostro
territorio. La Romagna è situata nella Pianura Padana, area fra le più inquinate non solo d’Europa ma
dell’intero pianeta e vi si registra una delle più alte incidenze di cancro di tutto il paese (54).
Per quanto attiene il sesso maschile la Romagna è al 1° posto per incidenza di cancro nella nostra regione e
al 4° posto in Italia dopo Friuli Venezia Giulia, Veneto e Varese. Dai dati del Registro Tumori della
Romagna pubblicati e riferiti al quinquennio 1998-2002 risulta infatti una incidenza di 498,2 casi/anno per
100.000 abitanti nel sesso maschile (tutti i tumori escluso cute), contro una incidenza in Italia di 470,3 casi
/anno per 100.000 abitanti. Sembra inoltre che da noi non si stia verificando il rallentamento
generalmente segnalato nell’incidenza di cancro nel sesso maschile: l’aumento in percentuale nel
nostro territorio è infatti del 6,14% rispetto al quinquennio precedente (1992-1997), contro un
incremento medio in Italia dell’ 1,4%.
Per quanto riguarda il sesso femminile si registrano dati per certi versi ancora più preoccupanti: l’incidenza
di cancro nelle donne è infatti in Emilia Romagna la più alta d’Italia: la Romagna è al 3° posto in Italia
dopo Parma e Ferrara per incidenza di cancro nelle donne con 425,2 casi/anno per 100.000 donne (tutti i
tumori escluso cute) vs una incidenza in Italia di 398,70 casi/anno e l’incremento percentuale che si è
registrato rispetto al quinquennio precedente ( 1992-97) è del 10,50% vs una media in Italia del 4,79%.
I dati sopra esposti vengono spesso attribuiti al buon livello di assistenza sanitaria e di diagnosi precoce
(certamente presente e di cui non possiamo che rallegrarci), ma ancora una volta sembra che non si voglia
indagare su altre possibili cause, in primis l’assenza di efficaci interventi di Prevenzione Primaria che
appaiono indifferibili dato l’elevatissimo grado di inquinamento che ci caratterizza.
Una buona occasione di fare Prevenzione Primaria è a nostro avviso quella di scegliere metodi di gestione
dei rifiuti alternativi all’incenerimento, evitando di costruire impianti che emettono pericolosi inquinanti, tra
cui anche sostanze classificate come cancerogeni certi per l’uomo. Sotto questo profilo appare moralmente
inaccettabile continuare ad esporre le popolazione a rischi assolutamente evitabili.
Tutto quanto sopra ci rammenta e conferma l’amara verità di Irwin Bross: “quando ( ..il governo e la classe
dirigente medica e scientifica…) dicono che qualcosa è sicuro e buono per te, ciò che questo significa
veramente è che è sicuro o buono per loro. A loro non importa quello che succede a te (…) Se c’è qualcuno
che proteggerà la tua vita e sicurezza, quel qualcuno non potrai essere che tu.”
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Forlì 5 settembre 2007

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