Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Thursday, January 31, 2008

Mafia e Italcementi, cronaca di un intreccio controverso

Mafia e Italcementi, cronaca di un intreccio controverso
Paola Zanca

calcestruzzi, italcementi

Ora sono arrivati gli arresti eccellenti, ma la storia controversa della Calcestruzzi spa inizia parecchio tempo addietro. A causa del cemento «depotenziato» fornito dall’azienda – che mette chiaramente in pericolo la struttura e la durabilità delle opere realizzate – nei mesi scorsi il gip di Caltanissetta aveva già ordinato il sequestro di diverse opere, tra cui il nuovo palazzo di giustizia di Gela, il Porto Isola-Diga Foranea di Gela, la strada a scorrimento veloce Licata-Torrente Braemi e lo svincolo di Castelbuono-Pollina sul tratto autostradale A20 Palermo-Messina. E un giro di controlli era partito anche su tutti gli edifici realizzati in altre regioni d’Italia con materiale fornito dalla Calcestruzzi spa.

L’inchiesta aveva messo in allarme il gruppo dirigente dell’azienda. Per questo, il 23 dicembre scorso l'Italcementi, gruppo a cui appartiene la Calcestruzzi Spa, aveva deciso di sospendere le sue attività in Sicilia e aveva annunciato che avrebbe vigilato sulle proprie commesse addirittura attraverso un apposito pool, dove figurano Pierluigi Vigna, già procuratore nazionale antimafia, il professor Giovanni Fiandaca, ordinario di diritto penale dell'Università di Palermo e il professor Donato Masciandaro, ordinario di economia della regolamentazione finanziaria all'Università Bocconi di Milano: «L'iniziativa – scriveva all’epoca la Calcestruzzi – potrà costituire un modello di riferimento per l'intero comparto del calcestruzzo, spesso impegnato in aree interessate da rilevanti fenomeni di devianza criminale». Quasi un modello da copiare.

Ma non di sola Sicilia si tratta. Nel luglio 2007 la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria aveva sospeso l’Italcementi dall’amministrazione dei suoi impianti e delle reti di vendita della società in Calabria. Una disposizione ai sensi dell’articolo 3 quater Legge 575/1965, secondo il quale, per verificare eventuali infiltrazioni mafiose si possono applicare misure di prevenzione e indagare sulle attività sia se si ritiene che l’attività possa essere «direttamente o indirettamente sottoposta alle condizioni di intimidazione o di assoggettamento», sia se esiste la possibilità che l’azienda «possa agevolare l'attività» di persone sottoposte a procedimenti penali per associazione di tipo mafioso.

A seguito del provvedimento, sul suo sito Internet, la Italcementi sottolineava la sua estraneità ai fatti, spiegando che «nella notifica effettuata stamani viene chiaramente esplicitato che “la società sottoposta a tale misura è necessariamente da considerare estranea all’associazione mafiosa agevolata” e rimane “effettivo titolare dei beni”».

Fatto sta che Carabinieri e Guardia di Finanza, in concomitanza con il sequestro dei beni della cosca della ‘ndrangheta calabrese Mazzagatti, scrivevano che «di fronte alla ndrangheta l’Italcementi avrebbe messo da parte ogni regola, sopportando maggiori costi, assumendo rischi e finendo con l’agevolare l’espansione economica della cosca della ‘ndrangheta dei Mazzagatti nel campo della commercializzazione del cemento».

Oltre che nei tribunali, la vicenda fu denunciata anche da Confesercenti, che nell’ottobre 2007 ha pubblicato il 10° Rapporto SOS Impresa con un titolo eloquente: “Le mani della criminalità sulle imprese”. Si parla di Italcementi, e anche qui arriva la pronta smentita del gruppo che opera nel campo delle costruzioni: «Nessun fatto attributo alla società – scrivono in una nota a dicembre 2007 – è stato "giuridicamente accertato" e quindi è assolutamente priva di fondamento la deduzione che "Italcementi ha ceduto alla morsa della 'ndrangheta"», come scritto nel rapporto della Confesercenti a commento delle affermazioni delle forze dell'ordine.

Il rapporto dell’associazione delle imprese del terziario, giusto per contestualizzare la vicenda, spiegava che «uno degli elementi che colpisce con maggiore evidenza del Rapporto 2007 è l’estendersi di quell’aria, che potremmo chiamare, della “collusione partecipata” che investe il “Ghota” della grande impresa italiana, soprattutto quella impegnata nei grandi lavori pubblici, che preferisce venire a patti con la mafia piuttosto che denunciarne i ricatti. In questi casi – spiega ancora il rapporto – il binomio paura-pagamento del “pizzo” non regge proprio. Non ci troviamo di fronte un banchetto di verdura alla Vucciria di Palermo, o ad una piccola bottega della periferia di Napoli, parliamo di aziende quotate in borsa, con sedi a Milano e a Torino, con amministratori delegati che mai avranno contatti con i malavitosi e, tra l’altro, con relazioni personali ed istituzionali che possono garantire la più ampia sicurezza. Eppure queste imprese pagano».

Anche la Calcestruzzi spa, che è solo una parte del gruppo Italcementi, ha poco a che fare con i banchi della Vucciria. Sede legale a Bergamo e poi 10 direzioni di zona a Moncalieri (Torino), ad Arese (Milano), a Limena (Padova), a San Damaso (Modena), a Castelfidardo (Ancona), a Roma, a Salerno, a Taranto, a Palermo e a Quartu S'Elena (Cagliari). In tutto, 250 stabilimenti di betonaggio, 23 cave, 21 impianti di selezione di inerti, e un'ingente quantità di mezzi di trasporto.

Ora dall'Italcementi fanno appello ai «tre saggi», al pool Vigna- Fiandaca- Masciandaro: dopo le ordinanze di custodia cautelare nei confronti dell’amministratore delegato e dei tre dirigenti, in una nota, il gruppo ribadisce la sua «linea di rifiuto di qualsivoglia contiguità con fenomeni di criminalità», ricordando che «proprio a seguito delle indagini della Procura di Caltanisetta era stata avviato una lunga e dettagliata serie di riscontri tecnici che avevano individuato irregolarità operative che sono state denunciate lo scorso dicembre alla Magistratura e che hanno indotto a sospendere l'attività nell'isola» e sottolineando che nel frattempo era stato «costituito un pool per elaborare un codice operativo di garanzia nel settore del calcestruzzo composta da esperti di riconosciuta autorevolezza ed esperienza».

Meno fiducioso sull’estraneità dell’azienda alle vicende indagate dalla magistratura è il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Francesco Forgione, secondo il quale «questa inchiesta, che andava avanti da tempo, ha portato alla luce un sistema di complicità e collusioni ad alto livello, in un settore delicato come quello degli appalti per lavori pubblici». Forgione auspica che «la voglia di pulizia degli imprenditori sia ancora più forte». Preme su questo tasto anche il presidente della Piccola industria di Confindustria Sicilia, Marco Venturi, secondo il quale «ha fatto bene la magistratura a colpire questa impresa che in passato aveva avuto rapporti non chiari con soggetti della mafia locale». E che aggiunge: «Da noi non è socia, ma l'avremmo sospesa».

Infine non dimenticano un altro tassello importante di questa storia di presunta “collusione partecipata” i rappresentanti della Cgil, che «da tempo denunciano le conseguenze negative dell'intreccio mafioso con le attività del settore delle costruzioni, in Sicilia e non solo, sia sulle condizioni di lavoro e sui diritti dei lavoratori, compresi quelli sulla sicurezza, sia sulla qualità delle produzioni». Come dire, di lavoro e di mafia si muore già abbastanza in sedi separate.

Pubblicato il: 30.01.08
Modificato il: 30.01.08 alle ore 15.58

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