
Osservazioni alla “Valutazione di Impatto sulla salute pubblica” (appendice B) allegata
alle integrazioni SIA per la cementeria di Calusco d’Adda.
Autore: Agostino Di Ciaula, ISDE Italia
- Lo “scenario 1” (scenario attuale) considera i dati di emissione al 2012 e lo “scenario 2”
(“scenario atteso futuro”) considera “inoltre una serie di sorgenti ad oggi non realizzate
(E163-E165)”. La differenza tra lo “scenario attuale” e lo “scenario futuro atteso”, sulla quale
si basa la VIS, consiste dunque unicamente nella considerazione supplementare, nello
“scenario futuro atteso”, del ruolo delle “sorgenti ad oggi non realizzate (E163-E165)”,
ignorando completamente le considerevoli differenze nei bilanci di massa dovuti alla
combustione di 30.000 ton/anno (scenario attuale) o 110.000 ton/anno di rifiuti (scenario
futuro), come se le emissioni attuali e future fossero indipendenti dalla qualità (considerando
anche la diversificazione dei codici CER) e dalla quantità di rifiuti in ingresso all’impianto .
- Lo “scenario massimo autorizzato” prende in considerazione le portate e le concentrazioni
massime di ogni inquinante ad oggi autorizzate”, considerando la media di sole tre
campagne di misurazione di poche ore delle emissioni a camino per anno (anni 2008-2013),
che dovrebbero essere rappresentative di quelle derivanti dalla piena operatività
dell’impianto. Indipendentemente dalle considerazioni espresse al punto precedente, i
campionamenti sui quali è costruita tutta l’analisi non possono fornire un quadro attendibile
della situazione emissiva reale dell’impianto, rappresentando ottimisticamente meno del 2%
delle ore di operatività effettiva dell’impianto nel periodo esaminato. L’ampia deviazione
standard dalle medie delle sole tre misurazioni eseguite per ogni inquinante e precedenti
evidenze [1] dimostrano come tale modalità possa sottostimare fortemente le emissioni reali.
- L’analisi si basa sull’utilizzo di massimo 30.000 ton/anno di combustibili derivati da rifiuti,
considerando un flusso di massa costante e l’aumento futuro attribuibile alle nuove sorgenti
emissive (E163-E165) ma NON prende in adeguata considerazione le variazioni di bilancio
di massa e, soprattutto, le emissioni in valore assoluto di ogni inquinante che si avranno in
seguito sia all’utilizzo delle 110.000 ton/anno di combustibili derivati da rifiuti che alla
diversificazione dei codici CER utilizzabili (non solo CSS ma anche rifiuti con CER 190812 e
190814: fanghi derivanti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, fanghi
prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, entrambi ad elevato contenuto di
metalli pesanti e composti organici clorurati).
Le emissioni future appaiono dunque sottostimate per quanto riguarda il bilancio di massa di
tutti gli inquinanti persistenti (considerando non le concentrazioni attese ma le emissioni
totali degli inquinanti persistenti da esprimere, secondo i casi, in Kg/anno, ton/anno, g/anno)
e le specifiche emissioni dei singoli metalli pesanti, che hanno differenti percentuali di
trasferimento da combustibile a emissioni convogliate [2, 3].
- L’analisi condotta IGNORA COMPLETAMENTE le emissioni di PCB e la formazione di
particolato secondario a valle dei camini dell’impianto e i loro effetti sanitari. Questo è da
considerarsi un limite inaccettabile dello studio, in quanto entrambi questi inquinanti sono
associati alle emissioni dei cementifici e sono responsabili di un importante effetto
addizionale sulle patologie neoplastiche e non-neoplastiche a carico delle popolazioni esposte.
- Manca il calcolo del baseline population frequency riferito ai comuni esposti (effetti sanitari
assumendo un livello di inquinamento nullo) e il calcolo degli incrementi lineari degli effetti
sanitari in risposta ad incrementi unitari di inquinanti. Manca inoltre la stima dei casi
attribuibili in rapporto alle variazioni nelle concentrazioni annuali di inquinanti attribuibili al
cementificio in ogni comune collocato nell’area di ricaduta delle emissioni.
- Mancano le rappresentazioni di ricaduta di ogni singolo inquinante (mappe di
concentrazione media annuale), calcolate in base al modello di dispersione utilizzato e
comparando i due scenari (pre- e post-autorizzazione all’utilizzo di 110.000 ton/anno di
combustibile derivato da rifiuti) su adeguata scala. Non è inoltre specificato se,
nell’elaborazione delle mappe di ricaduta, sia stato utilizzato come codice tridimensionale di
simulazione un modello di tipo lagrangiano a particelle, particolarmente adatto a fornire una
ricostruzione accurata della distribuzione spaziale locale degli inquinanti primari.
- Mancano le mappe del rischio cancerogeno totale life-time riferito alle concentrazioni
modellizzate (media annuale) e il calcolo della proporzione di popolazione esposta a diversi
livelli di rischio in termini assoluti e percentuali, anche considerando aree sub-urbane.
- Si afferma che “Per quanto dallo stress test emergano dei superamenti delle soglie di
accettabilità del rischio per la salute umana per la singola componente arsenico
limitatamente agli scenari espositivi industriale, residenziale e agricolo, la concentrazione di
arsenico ipotizzata come input nello scenario estremo è di gran lunga superiore sia a quella
massima misurata a camino nel quinquennio 2008-2013, che al valore medio della
concentrazione misurata nello stesso quinquennio e nel 2012, anno di riferimento per lo
scenario attuale.”
Tali risultati sembrano eccessivamente sminuiti dagli Autori, i quali affermano che sono
“frutto di uno scenario altamente distante dallo storico dei dati misurati in regime produttivo”
e che “si può ragionevolmente ritenere che il quadro espositivo emerso nella relazione estesa
non pregiudichi la salute umana nei regimi produttivi reali”.
Anche a voler ignorare la questione della probabile inadeguatezza dei campionamenti sui
quali è stata costruita l’analisi (vedi sopra), tali affermazioni non considerano che lo “storico
dei dati misurati in regime produttivo” è riferibile ad una situazione completamente diversa
(utilizzo di CSS in quantità inferiore o pari a 30.000 ton/anno) da quella che si verificherebbe
ad autorizzazione ottenuta, quando l’impianto utilizzerà 110.000 ton/anno di combustibili
derivati da rifiuti, diversificando inoltre i codici CER utilizzabili.
Evidenze scientifiche disponibili in letteratura internazionale dimostrano infatti una precisa
cinetica di emissione di specifici metalli pesanti (compreso arsenico), che dipende, tra gli altri
fattori, dalla quantità assoluta dei metalli pesanti in ingresso [2, 3]. D’altra parte, questa è la
motivazione principale per la quale il decreto “end of waste” (n.22 del 14 febbraio 2013)
prevede per il “CSS combustibile” un contenuto di metalli pesanti notevolmente più restrittivo
rispetto ad altre tipologie di CSS (vedi seguito).
- I risultati dell’analisi VIS, pur considerando i limiti descritti, confermano dunque la
presenza di possibili rischi sanitari oncologici e non-neoplastici dovuti alle emissioni di
metalli pesanti (in particolare arsenico, classificato come “cancerogeno certo” dalla
IARC). Tali rischi (in realtà non legati al solo arsenico ma a tutti i metalli pesanti emessi) sono
stati in precedenza descritti in dettaglio nel documento sui potenziali rischi sanitari del
progetto del proponente, al quale si rimanda.
È importante sottolineare ancora una volta la verosimile possibilità che i rischi rappresentati
nello studio VIA siano stati fortemente sottostimati.
A titolo di esempio si consideri il solo arsenico, per il quale sono stati previsti dagli Autori
possibili superamenti delle soglia di accettabilità del rischio.
La tabella 1 del decreto “end of waste” consente la presenza, nel “CSS-combustibile”, di
quantità di arsenico sino a 5mg/Kg s.s. Dunque, nel caso di un quantitativo pari a 110.000
ton/anno di combustibile derivato da rifiuti, rispettando i parametri di specificazione di tale
tabella e utilizzando “CSS-combustibile”, ci sarebbe in ingresso un quantitativo di arsenico
pari a 550 Kg/anno. Considerato il fattore di trasferimento medio di arsenico dal combustibile
alternativo alle emissioni (0.02% secondo Genon et al [2]), utilizzando “CSS-combustibile” si
può calcolare un’emissione media di arsenico pari a circa 110.000 mg/anno.
Nel progetto dei proponenti, i valori di specificazione del contenuto in metalli pesanti del CSS
che si intende utilizzare presso la cementeria di Calusco d’Adda SONO NOTEVOLMENTE
SUPERIORI (da 2 a 15 volte) rispetto a quelli del “CSS-combustibile” previsto dal decreto “end
of waste”:
Parametro
Cd 4 10 x 2.5
Ti 5 10 x 2
As 5 15 x 3
Co 18 100 x 5.5
Cr 100 500 x 5
Cu 500 2000 x 4
Mn 250 600 x 2.4
Ni 30 200 x 6.6
Pb 240 600 x 2.5
Sb 50 150 x 3
V 10 150 x 15
(valori espressi come valore massimo della mediana in mg/Kg s.s). I metalli pesanti indicati in
rosso sono classificati come “cancerogeni certi” dalla IARC (Agenzia Internazionale per la
Ricerca sul Cancro)
Dunque, nel caso dell’impianto di Calusco d’Adda, un quantitativo pari a 110.000 ton/anno di
CSS con le specifiche previste dal progetto alimenterebbe l’impianto inserendo nel ciclo
produttivo 1650 Kg/anno di arsenico. Considerato il fattore di trasferimento medio di
arsenico dal combustibile alternativo alle emissioni (0.02% secondo Genon et al [2]), si può
calcolare un’emissione media di arsenico pari a circa 330.000 mg/anno (0.33 Kg/anno).
Inoltre, poiché è stata richiesta anche autorizzazione alla diversificazione dei codici CER
utilizzabili nei processi di co-combustione, al calcolo si deve aggiungere l’arsenico contenuto
nei fanghi essiccati, che può essere in quantità oltre doppia rispetto al “CSS-combustibile”
(concessi in questo caso sino a 12 mg/Kg s.s.).
Le quantità finali di arsenico nelle emissioni (non espresse in concentrazioni medie ma
in valori assoluti, come dovrebbe essere in termini di risk assessment), sarebbero
dunque di assoluto rilievo in termini di rischio sanitario, a causa delle caratteristiche
chimico-biologiche dell’arsenico.
Recenti evidenze, inoltre, suggeriscono come il quantitativo di arsenico presente nelle
emissioni possa non essere costante e possa variare durante il ciclo produttivo, rendendo
possibili picchi emissivi superiori a quello calcolato o misurato in particolari condizioni [3].
Proprio in base a questa evidenza, gli Autori degli studi citati raccomandano prudenza
nell’impiego nei cementifici di combustibili da rifiuti contenenti metalli pesanti [2, 3],
suggerendo una limitazione del loro utilizzo [3].
I rischi riferiti all’arsenico sarebbero ancora più gravi nel caso di metalli pesanti con maggiori
fattori di trasferimento nelle emissioni (ad es. mercurio, fattore di trasferimento del 49%,
notevolmente superiore rispetto allo 0.02% dell’arsenico [2]).
- Nel calcolo del rischio sanitario dei lavoratori non è stata presa in adeguata considerazione
l’esposizione ai prodotti finali del cementificio (clinker/cemento), nei quali saranno inglobate
le ceneri derivanti dai processi di combustione di CSS/fanghi in quantità proporzione a quella
di combustibile alternativo utilizzato. Tali prodotti sono da considerarsi ad elevata tossicità
per il contenuto in metalli pesanti, IPA, composti organici clorurati ed altre sostanze con
potenziali effetti biologici negativi in seguito ad inalazione, ingestione, contatto cutaneo, da
sommarsi a quelli derivanti dalla sola esposizione outdoor considerata nella VIS.
1 De Frä R and Wevers M. Underestimation in dioxin emission inventories.
Organohalogen Compd 1998;36:17-20.
2 Genon G and Brizio E. Perspectives and limits for cement kilns as a destination for RDF.
Waste Manag. 2008;28:2375-85.
3 Cong J, Yan D, Li L, Cui J, Jiang X, Yu H et al. Volatilization of Heavy Metals (As, Pb, Cd)
during co-processing in cement kilns. Environmental Engineering Science 2015;32:425-
35.
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