Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Sunday, January 18, 2015

MAL’ARIA: INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Bookmark and ShareMAL’ARIA: INQUINAMENTO ATMOSFERICO, da traffico, riscaldamento, e da produzioni industriali, agricole, di trasformazione – Un ambiente sempre più inquinato - il caso CEMENTIFICI, dove i rifiuti diventano combustibile - La necessità della progressiva eliminazione delle emissioni inquinanti




MAL’ARIA: INQUINAMENTO ATMOSFERICO, da traffico, riscaldamento, e da produzioni industriali, agricole, di trasformazione – Un ambiente sempre più inquinato – il caso CEMENTIFICI, dove i rifiuti diventano combustibile – La necessità della progressiva eliminazione delle emissioni inquinanti


SMOG IN CITTA’ - Uno dei pochi studi epidemiologici ufficiali, il DOSSIER SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, realizzato anche dal MINISTERO DELLA SALUTE e consultabile su www.epiprev.it) parla di 9.969 PERSONE UCCISE DALL’INQUINAMENTO IN SETTE ANNI, OLTRE 1.200 DECESSI ALL’ANNO in più per tumori al sistema respiratorio, leucemie, malattie cardiovascolari
SMOG IN CITTA’ – Uno dei pochi studi epidemiologici ufficiali, il DOSSIER SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, realizzato anche dal MINISTERO DELLA SALUTE e consultabile suhttp://www.epiprev.it) parla di 9.969 PERSONE UCCISE DALL’INQUINAMENTO IN SETTE ANNI, OLTRE 1.200 DECESSI ALL’ANNO in più per tumori al sistema respiratorio, leucemie, malattie cardiovascolari
   In un momento di riduzione delle produzioni industriali per la crisi globale che c’è e la capacità di spesa che va diminuendo (ma forse anche per una saturazione dei consumi per tanti beni; e non certo per un modello di vita più semplice che ancora non si è affermato), è assai sintomatico che, nell’ambito italiano (ma anche europeo) aumenti, anziché diminuire, l’inquinamento atmosferico: da traffico su gomma, da riscaldamento domestico, da produzioni dell’industria pesante (raffinerie, centrali termoelettriche, industrie chimiche e petrolchimiche, acciaierie, cementifici, fonderie…).
   C’è poi un’accentuazione all’utilizzo di materie e materiali che fino a qualche anno fa ne era scontata la pericolosità, combustibili ad alto tasso di inquinamento (e qui la crisi forse c’entra poco: semmai è una scusa) che, o tornano in auge o vengono utilizzati impropriamente. Facciamo due esempi: 1) l’allargarsi (questo a livello mondiale) del (ri)utilizzo massiccio del carbone come risorsa energetica (tra poco supererà di nuovo il petrolio, una competizione assai poco “green”), 2) l’uso che si vorrebbe fare in Italia, nei cementifici (ancora assai numerosi nonostante le difficoltà dell’edilizia e delle grandi opere) di combustibile dato dai cosiddetti “rifiuti solidi secondari” (denominati “CSS”): ad esempio, le famose “ecoballe” raccolte a Napoli negli anni scorsi (cioè rifiuto compattato) potranno essere bruciate nei forni dei cementifici; peraltro al posto o assieme al petcoke, che ora si usa: trattasi del coke di petrolio, cioè gli scarti nella raffinazione del petrolio per creare prodotti come la benzina, il gasolio…) (e francamente non sappiamo cosa sia meglio, scusate… peggio, tra l’attuale coke di petrolio, o anche i pneumatici bruciati adesso, e i rifiuti indistinti (“tal quale”), appunto i CSS, che si rischia di andare a bruciare ora (ne parliamo in due articoli in questo post).
MAPPA VELENI D'ITALIA - Secondo il dossier “ECOSISTEMA RISCHIO INDUSTRIE” DI LEGAMBIENTE sono 1.152 GLI IMPIANTI INDUSTRIALI CHE TRATTANO SOSTANZE PERICOLOSE in quantità tali da rientrare nelle leggi nate dopo il disastro di Seveso. Ben 739 COMUNI (quasi uno su dieci) HANNO nei loro confini UNA BOMBA CHE POTREBBE ESPLODERE. Nessuna regione è risparmiata, ma alcune stanno peggio: LA LOMBARDIA HA IL RECORD DI 289 INSEDIAMENTI, SEGUITA DA VENETO (116) PIEMONTE (101) ED EMILIA ROMAGNA (100)
MAPPA VELENI D’ITALIA – Secondo il dossier “ECOSISTEMA RISCHIO INDUSTRIE” DI LEGAMBIENTE sono 1.152 GLI IMPIANTI INDUSTRIALI CHE TRATTANO SOSTANZE PERICOLOSE in quantità tali da rientrare nelle leggi nate dopo il disastro di Seveso. Ben 739 COMUNI (quasi uno su dieci) HANNO nei loro confini UNA BOMBA CHE POTREBBE ESPLODERE. Nessuna regione è risparmiata, ma alcune stanno peggio: LA LOMBARDIA HA IL RECORD DI 289 INSEDIAMENTI, SEGUITA DA VENETO (116) PIEMONTE (101) ED EMILIA ROMAGNA (100)
E se le fonti rinnovabili sembrano un po’ decollare solo perché aiutate finanziariamente dall’intervento pubblico (con agevolazioni fiscali, contributi…), è pur vero che politiche virtuose che si potrebbero mettere in atto trovano perplessità e opposizioni a volte giustificate, a volte meno. Ad esempio l’utilizzo energetico delle biomasse (il legno) in caldaie industriali o per il riscaldamento domestico, potrà essere pericoloso se trattasi di “legno trattato” (scarti di lavorazione di falegnameria già soggetti a colle e altre sostanze chimiche;  alberi, vitigni, fortemente trattati nel tempo…). Se è pur vero che sia le Pm10 quanto il benzo(a) pirene sono due inquinanti che possono essere sprigionati dalla combustione del legno e dei suoi derivati, è anche vero che stufe di buona qualità e legno veramente vergine risolvono il problema (pertanto necessita un uso responsabile di legno «vero» e non di miscugli legnosi a buon mercato ma imbevuti di colle e di chissà che altro).
   L’utilizzo di legno vergine (non trattato e senza alcun composto chimico) potrebbe essere un soluzione possibile di fonte energetica data da una risorsa rinnovabile (previo appunto la verifica e il controllo sulle emissioni, e la riduzione di fumi con filtri e bruciatori a funzionamento ottimale). Cioè il ritorno alla produzione della legna, a un disboscamento (e contemporaneo rimboschimento) virtuoso, controllato, alle pratiche di taglio e reimpianto di alberi che potrebbe essere un’occasione storica per pianure (il ritorno ai boschi planiziali come fonte di eliminazione della Co2 ma anche per un utilizzo economico virtuoso), colline e zone montane ora magari lasciate all’abbandono e all’improduttività. Ebbene, anche il legno viene spesso relegato tra i combustibili inquinanti, come il petrolio e il carbone, mentre necessiterebbero delle distinzioni, degli approfondimenti.
CEMENTIFICI - In queste strutture si usa combustile a bassissimo costo, chiamato PETCOKE, cioè tutto quello che rimane di scarto con la raffinazione dei derivati dal greggio. Ora c’è la proposta governativa di UTILIZZARE LA COMBUSTIONE DEI cosiddetti RIFIUTI SOLIDI SECONDARI (CSS) al posto del petcoke. Ad esempio, le famose ecoballe (rifiuto indistinto, “tal quale”, compattato) potranno finire per essere bruciate nei forni dei cementifici
CEMENTIFICI – In queste strutture si usa combustile a bassissimo costo, chiamato PETCOKE, cioè tutto quello che rimane di scarto con la raffinazione dei derivati dal greggio. Ora c’è la proposta governativa di UTILIZZARE LA COMBUSTIONE DEI cosiddetti RIFIUTI SOLIDI SECONDARI (CSS) al posto del petcoke. Ad esempio, le famose ecoballe (rifiuto indistinto, “tal quale”, compattato) potranno finire per essere bruciate nei forni dei cementifici
   Su tutto sintomatico e grave è che l’inquinamento atmosferico sembra colpire di più persone più deboli: i bambini, gli anziani. E nel bilancio di una società che (ancora?) si definisce ricca nel suo modello di vita (ma in questi mesi e anni i dubbi crescono esponenzialmente…), non si considera che gli effetti negativi del consumo energetico inquinante (l’insalubrità dell’aria con malattie a volte gravi, irreversibili) è un costo che non si può semplicemente monetizzare in un conto economico del dare e l’avere, tra vantaggi e svantaggi di una semplice attività umana. Per dire che l’inquinamento e i danni alla salute delle persone continua a non essere preso realmente sul serio; e l’attenzione che si ha di esso, e di come estirparlo è molto meno di quel che merita. (sm)
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CI RUBANO ANCHE L’ARIA
di Ferruccio Sansa, da “Il Fatto Quotidiano” del 18/02/2013
   “Gol”. Matteo e i suoi compagni di squadra alzano le braccia al cielo. Non fanno più caso alla ciminiera alta duecento metri sopra la loro testa, con quel filo di fumo che esce giorno e notte. “Qui bisognerebbe metterci un cartello, vietato respirare”, sorride amaro Attilio Parodi che a Vado Ligure, ai piedi della centrale a carbone Tirreno Power, ci abita da una vita. Poi si tocca la bocca, con la mano scende fino ai polmoni, “Quella roba mi è entrata dappertutto”, conclude. E ti mostra lo studio dell’Agenzia Europea dell’Ambiente. Vado è quel punto giallo sulla carta, una delle emergenze del Paese. Per l’Ue, non per le autorità italiane che hanno autorizzato l’ammodernamento e il potenziamento dell’impianto.
   Eccoci a pochi chilometri da Savona, un bel vento di tramontana fa limpida l’aria e ti pare impossibile che a ogni respiro ti butti dentro veleno. Eppure è così, in Liguria ci sono tre centrali a carbone: Vado, Genova e La Spezia. Quasi tutta la regione è “coperta”, stando agli studi americani: gli effetti del carbone arrivano a 48 chilometri. Siamo in Liguria, ma potremmo essere ovunque in Italia. Secondo il dossier “Ecosistema rischio industrie” di Legambiente (legambiente.it/si tes/default/files/docs/ecositemarischio_industriale 013.pdf)sono 1.152 gli impianti industriali che trattano sostanze pericolose in quantità tali da rientrare nelle leggi nate dopo il disastro di Seveso. Ben 739 comuni (quasi uno su dieci) hanno nei loro confini una bomba che potrebbe esplodere. Nessuna regione è risparmiata, ma alcune stanno peggio: la Lombardia ha il record di 289 insediamenti, seguita da Veneto (116) Piemonte (101) ed Emilia Romagna (100).
   ECCOLI, I NEMICI INVISIBILI della nostra salute. A rivelarne la pericolosità sono solo i numeri, le statistiche. “In Italia mancano indagini epidemiologiche serie”, spiega l’epidemiologo Valerio Gennaro, uno dei maggiori esperti. Spesso ci si deve affidare a studi non ufficiali, magari commissionati dalle società proprietarie degli impianti. “Ho visto ricerche con tanto di timbri e firme di esperti secondo le quali in prossimità di acciaierie e industrie chimiche c’era un’aria come sulle Dolomiti”, butta lì Gennaro. Basta misurare cento metri più in qua o più in là, scegliere giorni di vento… e tutto cambia. Già, ci ballano centinaia di milioni, e chi ha i mezzi commissiona ricerche, può diffondere dati sui giornali. Poi magari scopri che sugli stessi quotidiani abbonda la pubblicità delle industrie sotto accusa. Che in alcuni casi sponsorizzano politici e  amministrazioni locali.

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