Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Saturday, April 04, 2009

Non crediamo ci siano validi motivi perché Italcementi non rispetti gli impegni presi con il territorio negandoci le compensazioni ambientali (Confere





Non crediamo ci siano validi motivi perché Italcementi non rispetti gli impegni presi con il territorio negandoci le compensazioni ambientali (Conferenza stampa 28 febbraio 2009 a Calusco d’Adda).
Firmato dai comuni di
Paderno d’Adda,
Calusco d’Adda
Villa d’Adda
Sotto il Monte Giovanni XXIII
Terno d’Isola
Solza
Medolago
Suisio
Robbiate
Verderio superiore
Verderio inferiore
Merate
Imbersago
Cornate d’Adda

Provincia di Lecco

Parco Adda Nord
PLIS Monte Canto

Legambiente Bergamo

Agenda21 Isola Dalmine Zingonia


Oggi purtroppo, un esempio di relazioni tra una grande azienda come Italcementi - con un impianto molto impattante come la cementeria di Calusco d’Adda - ed il territorio circostante, rappresentato da una dozzina di Amministrazioni Comunali, da tre Province, da un Parco Regionale e da associazioni ambientaliste e sindacati, rischia di essere definitivamente compromesso dalla unilaterale decisione di Italcementi di rinviare sine die la definizione delle compensazioni ambientali da dedicare finalmente al territorio.

Italcementi gestisce la cementeria di Calusco d’Adda dagli anni ‘20. Quattro anni fa la parte principale dell’impianto è stata rifatta aumentandone l’efficienza e la redditività trasformando tra l’altro la cementeria anche in un inceneritore di rifiuti deturpando però irrimediabilmente il territorio circostante.

Come riportato anche da un recente comunicato stampa della stessa Italcementi, per decenni, fino al nuovo impianto appunto, Italcementi ha inquinato tra le due e le 10 volte più di quanto non faccia adesso; ha sfruttato le cave del territorio cambiandone definitivamente il paesaggio senza offrire per questo alcuna forma di compensazione al territorio stesso.

Finalmente, faticosamente con l’introduzione dell’uso dei rifiuti urbani come carburanti, i rappresentanti del territorio sono riusciti a proporsi come interlocutori di Italcementi.

Peccato però che Italcementi si sia dimostrata assolutamente inaffidabile: una volta ottenuta la sostanziale accettazione degli enti locali all’utilizzo appunto dei rifiuti solidi urbani nell’impianto di Calusco, ha deciso unilateralmente di non rispettare gli accordi presi e di rinviare, a data da destinarsi, la definizione delle compensazioni ambientali che ci attendevamo da anni.

La motivazione di questa decisione ci sembra ancora più sconcertante: Italcementi non ha fondi da destinare al territorio a causa della crisi che negli ultimi mesi si è abbattuta sull’economia mondiale.

Da anni, quando il mercato del cemento era florido, attendevamo queste compensazioni; perché Italcementi non ha provveduto prima della crisi a prevedere a bilancio i fondi necessari per le compensazioni ambientali?

Francamente facciamo inoltre fatica ad immaginare che una multinazionale che al 30 settembre scorso aveva dichiarato [fonte “Resoconto Intermedio di Gestione” ItalcementiGroup] un utile ante imposte di oltre 460 milioni di euro non riesca a trovare qualche briciola di quella enorme cifra da reinvestire sul territorio invece che restituirla agli azionisti.

Crediamo purtroppo, che al di là delle tante belle parole e dichiarazioni di principio sentite in questi anni, non vi sia da parte di Italcementi la volontà di affrontare con coraggio la questione di come ripagare un territorio da cui Italcementi ha preso molto ma a cui oggi non sembra intenzionata a restituire nulla.

Ci sembra offensiva e immotivata la caparbietà con cui l’azienda si rifiuta di definire persino il valore economico complessivo delle compensazioni, che consentirebbe di valutarne la reale incidenza sul bilancio e sugli investimenti e di capire se stiamo discutendo di reali difficoltà o di mancanza di serietà.

Le amministrazioni locali pertanto esprimono il proprio disappunto per questa incomprensibile scelta di Italcementi; chiedono un rapido ripensamento alla società.






A partire dal 2005 un cospicuo gruppo di amministrazioni comunali, associazioni ambientaliste, esperti a rappresentanza del territorio su cui maggiormente impatta l’attività del polo cementiero di Calusco d’Adda hanno lavorato insieme per meglio capire le nuove politiche industriali dalla fabbrica di Calusco d’Adda e, ove possibile, indirizzare la ditta ad una riduzione della pressione generata da Italcementi.

Ecco in sintesi alcuni passaggi chiave:

inverno 2005 – presentazione da parte di Agenda21 Isola dalmine zingonia del piano di lavoro denominato “verso un patto territoriale per un sistema di compensazioni ambientali”. Approvato in sedi diverse dai comuni Comunità Isola Bergamasca e altri comuni provincie Milano e Lecco

settembre 2005 – sottoscrizione da parte di tutti i componenti il tavolo di un documento inerenti gli aspetti da approfondire nello Studio Impatto Ambientale e indipendentemente da questo, consegnato alla Ditta

ottobre 2005 – riposte e controproposte Ditta a documento tavolo, con indicazione necessità avvio stesura protocollo di sperimentazione

gennaio 2006 – osservazioni del tavolo alle integrazioni allo Studio Impatto Ambientale

gennaio 2006 - osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale

febbraio 2006 – stesura e consegna brevi mano alla Ditta delle proposte di compensazione ambientale in relazione al sistema dei combustibili oggetto di conferenza di concertazione svolta in Regione lombardia

luglio 2006 – risposta ditta alle osservazioni del tavolo alle risposte della Ditta sulle proposte di integrazione allo Studio Impatto Ambientale

luglio 2006 – parere enti locali alla conferenza di servizi pel l’ottenimento dell’autorizzazione ambientale integrata

ottobre 2006 – costituzione “osservatorio tecnico scientifico permanente” per la definizione del protocollo di sperimentazione del CDR e promozione verifica degli interventi di compensazione concordati con la ditta

novembre 2006 – sottoscrizione protocollo di sperimentazione CDR

luglio 2007 – rinuncia volontaria della Ditta all’uso di Ecofluid e Rasf

inverno 2008 – analisi prima fase introduzione CDR e approvazione valutazione esiti da parte di tavolo politico

estate 2008 – consegna formale alla Ditta delle proposte di compensazioni ambientali collegate all’uso del CDR

3 comments:

Anonymous said...

http://www.youtube.com/watch?v=taRYVaG5gR4

KeS said...

Cosa ne dite a proposito della PPM (ditta vicino al''Italcementi) che, quando c'è vento, scarica qualcosa (forse formaldeide?)... ma li becco prima o poi... con una bella foto!

LEGAMBIENTE said...

Se hai informazioni in merito mandacele e le pubblichiamo!

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