Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Saturday, January 02, 2016

La deriva inceneritorista di Legambiente

La    deriva    inceneritorista    di    Legambiente

Agostino Di Ciaula


Il decreto sulla combustione dei rifiuti nei cementifici è stato bocciato ieri


dalla commissione ambiente alla Camera, grazie alla sensibilità di alcuni


parlamentari adeguatamente informati sull'argomento.


Che l'abbia presa male Clini (ha minacciato oggi di fare immediatamente un


decreto, come dichiarato qui


http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/rifiuti/2013/02/12


/Clini-combustibili-cementifici-contro-emergenza-rifiuti_8235791.html) è


comprensibile. Che l'abbia presa male Legambiente è cosa difficile da digerire.


Eppure la storia si ripete. Alcuni anni fa Legambiente si schierò a spada tratta


a favore delle centrali termoelettriche alimentate a metano, favorendo il folle


tsunami energetico originato nel nostro Paese dal famigerato “decreto


sblocca-centrali” del governo Berlusconi e ignorando le conseguenze


economiche, energetiche e sanitarie di tale orientamento. A Legambiente


quella tendenza piaceva tanto da acquisire pacchetti azionari di società


partecipate, che la rendono ancora oggi uno dei più fedeli partner di Sorgenia,


azienda leader nel settore.


Oggi Legambiente si schiera con convinzione a sostegno del decreto legge di


Clini (finalizzato a consentire una estrema facilitazione dell'iter necessario per


bruciare rifiuti nei cementifici), critica la posizione di contrarietà espressa da


ISDE Italia e da numerosi gruppi ambientalisti a livello nazionale e divulga un


comunicato a firma del suo Direttore Generale e del suo Vicepresidente


(http://www.legambienterivierabrenta.org/rifiuti-nei-cementifici-2/), che è


interessante esaminare punto per punto:


comunicato Legambiente:


“Bruciare CSS nei cementifici:


- di per sé non peggiora le emissioni inquinanti. Al contrario impone a questi


impianti limiti di legge piu' restrittivi e quindi l'utilizzo di migliori tecnologie


di abbattimento. I combustibili "tradizionali" dei cementifici (come il petcoke o


il polverino di carbone) sono porcherie ben peggiori del CSS. E purtroppo in


base alla normativa vigente un cementificio che brucia questi combustibili


tradizionali può emettere inquinanti in atmosfera entro limiti di legge molto


più permissivi (quali sono quelli previsti per gli impianti industriali in


generale), mentre quando bruciano anche il CSS quei limiti di emissione


diventano più restrittivi, in quanto per essere autorizzati ad operare col


combustibile da rifiuti gli impianti vengono assimilati ad inceneritori (tanto per


fare un esempio secondo la legge vigente un impianto industriale in generale


puo' emettere diossine fino a 10mila nanogrammi per metro cubo, mentre per


un inceneritore il limite e' di 0,1 nanogrammi per m3. Se un cementificio e'


autorizzato a bruciare anche CSS, deve rispettare il limite di 0,1 per le diossine


e questo impone un radicale miglioramento dell'impianto e di conseguenza


delle sue emissioni) (lo stesso vale anche per metalli pesanti e altri


microinquinanti);”


considerazioni:


È vero che i cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti. Il


problema è che lo sono con o senza l’uso dei rifiuti come combustibile e


“assomigliare” agli inceneritori non è un vantaggio. Il d.lgs. proposto non


avrebbe variato, in merito ai limiti di emissione, la NORMATIVA GIA’


ESISTENTE, che prevede nel caso dei cementifici-inceneritori, per gli


inquinanti gassosi limiti da 2 a 9 volte maggiori rispetto a quelli degli


inceneritori, e per i microinquinanti (diossine e metalli pesanti) gli stessi


limiti degli inceneritori “classici”. La differenza SOSTANZIALE è che il


D.Lgs avrebbe semplificato enormemente gli iter autorizzativi per la


combustione di rifiuti in questi impianti, con normativa sulle emissioni


invariata. Le emissioni di inquinanti gassosi da parte dei cementifici-

inceneritori sarebbero rimaste molto più alte di quelle degli inceneritori.

Nel caso dei microinquinanti (metalli pesanti e diossine), a parità di


concentrazioni nei fumi, i cementifici-inceneritori emettono volumi di


fumi enormemente maggiori rispetto agli inceneritori classici. Poiché la


quantità assoluta di diossine e metalli pesanti è proporzionale sia alla


quantità di rifiuti bruciati che al volume di fumi emessi, i cementifici-

inceneritori, pur rispettando la parità di concentrazione espressa dai

limiti di legge, emettono quantità assolute di microinquinanti (non


biodegradabili e persistenti nell’ambiente) enormemente maggiori


rispetto agli inceneritori classici. L’incenerimento di rifiuti varia inoltre la


tipologia emissiva dei cementifici, creando in particolare criticità


aggiuntive soprattutto per i metalli pesanti (principalmente piombo,


arsenico, mercurio).


Se l’obiettivo reale fosse stato quello di ridurre le emissioni inquinanti dei


cementifici, sarebbe stato opportuno che Legambiente avesse proposto,


in luogo di una mera variazione di combustibile, l’imposizione di


miglioramenti tecnologici e limiti produttivi ed emissivi in grado di


garantire maggiormente la tutela dell’ambiente e della salute pubblica ai


residenti in prossimità di cementifici, con o senza co-combustione di


rifiuti.


comunicato Legambiente:


“- rende i cementifici piu' controllati. I cementifici quando bruciano CSS sono


obbligati a monitorare alcuni inquinanti - come ad esempio le diossine - che


non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano le altre schifezze


classificate come combustibli tradizionali);”


considerazioni:


La normativa per gli impianti di combustione di rifiuti (che siano


inceneritori, cementifici o altro) prevede al massimo controlli


quadrimestrali delle emissioni di diossine. Questi, a differenza del


monitoraggio in continuo (che né la vecchia normativa né il d.lgs. in


oggetto impongono) sottostimano fortemente le emissioni di diossine da


parte di questi impianti. Anche quantità estremamente piccole di diossine


sono pericolose per la salute umana, in quanto queste sostanze sono non


biodegradabili e accumulabili nei tessuti umani e nei vegetali, con un


tempo di dimezzamento che può superare il secolo.


Anche in questo caso sarebbe stata auspicabile una variazione della


normativa vigente per i cementifici (a prescindere dalla possibilità di


bruciarci rifiuti), con la previsione di monitoraggi in continuo e di


periodici campionamenti su materiali biologici nei territori limitrofi a


questi impianti.


comunicato Legambiente:


“- a parità di risultati, bruciare CSS in un cementificio è meglio che in un


inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2: nel primo caso infatti il css


sostituisce un (pessimo) combustibile fossile che comunque verrebbe


impiegato per la fabbricazione di cemento, nel secondo caso invece i rifiuti


verrebbero usati per produrre calore, in parte convertito in elettricità (al


massimo


per il 25%), in parte (nei paesi e nei mesi freddi) usato in reti di


teleriscaldamento, in parte (la gran parte) semplicemente disperso


nell'ambiente come calore inutilizzabile: gli inceneritori, anche i migliori


possibili, sono macchine intrinsecamente inefficienti sotto il profilo del


recupero


energetico, specie nei paesi caldi;”


considerazioni:


Bruciare i rifiuti non è MAI “meglio”, sotto nessun profilo. Se si vogliono


salvaguardare sostenibilità, salute, ambiente e “buone pratiche”, i rifiuti


non vanno bruciati.


Detto questo, considerata la maggiore “libertà” emissiva di inquinanti


gassosi dei cementifici-inceneritori, un cementificio che brucia rifiuti


produce di solito almeno il triplo di CO2 rispetto a un inceneritore


classico. La lieve riduzione dei gas serra ottenuta dalla sostituzione


parziale dei combustibili fossili con rifiuti ridurrebbe le emissioni dei


cementifici in maniera scarsamente significativa, considerata la abnorme


produzione annua di CO2 da parte di questi impianti che, secondo i


dati del registro europeo delle emissioni inquinanti (E-PRTR) ammonta in


Italia a oltre 21 milioni di tonnellate/anno. Basta un piccolo aumento della


capacità produttiva dei singoli impianti per recuperare abbondantemente


la quantità di gas serra “risparmiata” dalla sostituzione parziale dei


combustibili fossili con i rifiuti. Questi ultimi, infatti, sono per gli


imprenditori del cemento economicamente molto più vantaggiosi dei


combustibili tradizionali e, dunque, agirebbero da concreto incentivo


all’aumento della produzione. Tale affermazione è dimostrabile con il


confronto di emissioni tra gli impianti con o senza co-combustione di


rifiuti che sono già operativi nel nostro paese.


comunicato Legambiente:


“- e in ultimo, ma non per importanza (anzi è il contrario!), può evitare la


costruzione di nuovi impianti di incenerimento. Questa opzione di recupero


energetico può essere utilizzata in modo temporaneo e in alternativa alla


realizzazione di impianti dedicati di incenerimento da costruire ex novo (che


invece, una volta realizzati, soprattutto se sovradimensionati, funzioneranno a


pieno regime per almeno 15-20 anni vanficando ogni scenario di aumento del


riciclaggio da raccolta differenziata, anche oltre il 65% previsto dalla legge, e


di sviluppo delle politiche di prevenzione, ancora oggi ampiamente disattese).


E infatti, non a caso, questa opzione e' da sempre osteggiata dalle aziende che


costruiscono e gestiscono inceneritori.


Se c'è un aspetto negativo nell'impiego di CSS nei cementifici, è legato alle


quantità in gioco: purtroppo (o meglio per fortuna) di cementifici non ce n'è


abbastanza per bruciare tutto ciò che


oggi finisce in inceneritore o, peggio, in discariche per rifiuti. Quindi, i


cementifici non sono la soluzione definitiva del problema rifiuti: per quello


occorrono efficienti politiche di riduzione prima e di raccolta differenziata e


riciclaggio poi. In ogni caso se servissero a chiudere qualche inceneritore o a


non aprire qualche discarica in giro per l'Italia, non è un risultato


disprezzabile. Anzi.”


considerazioni:


Di cementifici “ce n’è abbastanza” eccome, perché l’Italia ha il maggior


numero di cementifici in Europa. Inoltre, come ampiamente dimostrato, la


combustione di rifiuti “per se” rappresenta un enorme disincentivo alle


“buone pratiche” (riduzione, riuso, riciclo, riduzione della produzione dei


rifiuti). L’Italia è, ad oggi, il terzo paese europeo per numero di


inceneritori operativi. Il D. Lgs. in oggetto avrebbe di fatto raddoppiato la


potenzialità inceneritorista del nostro Paese, rendendo immediatamente


disponibili all’incenerimento dei rifiuti ulteriori 59 impianti su tutto il


territorio nazionale, portando l’Italia al primo posto in Europa per


incenerimento di rifiuti e contravvenendo alle più recenti direttive


europee, che chiedono agli Stati membri l’abbandono dell’incenerimento


nel prossimo decennio.


Mi auguro che la storia, la tradizione e la cultura ambientalista che


Legambiente rappresenta nel nostro Paese la inducano a rivedere, magari


sotto la spinta dei tanti associati, il suo concetto di sostenibilità e a correggere


pericolose derive verso il potenziale vantaggio del bene privato rispetto


all’interesse pubblico. Agevolare le lobby dei rifiuti e del cemento non aiuta né


le buone pratiche né le condizioni ambientali e sanitarie dei territori limitrofi


agli impianti di incenerimento.


La guerra contro l'incenerimento dei rifiuti non è finita. Legambiente decida da


che parte stare.

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