Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Monday, February 01, 2016

Calusco: 500 persone in sala civica per ascoltare medici e esperti su Italcementi

Calusco: 500 persone in sala civica per ascoltare medici e esperti su Italcementi


  
Nei giorni più delicati della trattativa tra i sindaci del meratese e della bergamasca e l'azienda Italcementi per la firma del protocollo d'intesa che dovrebbe poi essere inserito come punto fermo nell'Autorizzazione Integrata Ambientale della Provincia di Bergamo, i comitati sono tornati a far sentire la loro voce e quella di moltissimi cittadini con una assemblea medico-informativa sulle possibili conseguenze sanitarie dell'incenerimento dei rifiuti.
I dottori Edoardo Bai, Marco Caldiroli e Patrizia Gentilini
I temi della tutela della salute pubblica e della salvaguardia ambientale - come dimostrato anche dalla manifestazione del 7 novembre che portò in piazza più di 500 persone per dire no alla trasformazione dell'impianto di Calusco d'Adda in un inceneritore - sono più che mai sentiti, e nella serata di venerdì la navata della chiesa vecchia di Calusco, oggi sala civica, ha faticato a contenere quanti non sono voluti mancare all'incontro promosso da Rete Rifiuti Zero Lombardia, La Nostra Aria di Solza e Aria Pulita Centro Adda. L'evento, d'altra parte, ha visto la partecipazione di esperti sul tema come il dottor Paolo Crosignani, responsabile dell'unità di Epidemiologia Ambientale dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, la dottoressa Patrizia Gentilini, medico oncologo e membro del comitato scientifico ISDE Italia (Associazione Medici per l'Ambiente), il dottor Marco Caldiroli, chimico e vice presidente di Medicina Democratica ed il dottor Edoardo Bai, epidemiologo e membro di ISDE Italia. "Questa è l'ultima tappa di un lungo percorso iniziato nel ottobre del 2014, quando Italcementi fece richiesta alla Provincia di Bergamo di passare da 30mila a 110mila tonnellate di rifiuti bruciati nello stabilimento di Calusco d'Adda. Un percorso che dalle prime interrogazioni nei consigli comunali è arrivato fino al parlamento", ha spiegato, in rappresentanza dei comitati, Marco Benedetti per introdurre la serata.
Da sinistra Attilio Agazzi, Raffaella Zigon, Marco Benedetti, dr. Edoardo Bai, dr. Marco Caldiroli, dr.ssa Patrizia Gentilini, dr. Paolo Crosignani
"C'è stata una mobilitazione meravigliosa da parte del nostro territorio e di un'intera comunità non solo per tutelare la salute e l'ambiente ma anche per far valere il dovere civico e la responsabilità decisionale sul proprio futuro da parte dei cittadini. Ricordo in proposito la raccolta firme che ha visto partecipare più di 10mila persone, un risultato storico contro leggi ingiuste che permettono ai cementifici di inquinare fino a 9 volte più degli inceneritori pubblici senza nessun beneficio per la popolazione". Una posizione quest'ultima condivisa dal primo esperto chiamato a prendere la parola, il dottor Marco Caldiroli: "Partiamo da un dato di fatto - ha chiarito il vice presidente di Medicina Democratica - in qualunque modo vengano bruciati i rifiuti si fa un errore perché si entra in un circolo vizioso che porta all'inquinamento e ad un'economia dello spreco. Attualmente, tuttavia, sono 164mila le tonnellate di rifiuti bruciate ogni anno in Italia nei cementifici, e se venissero concesse le autorizzazioni attualmente richieste si triplicherebbe questa capacità di incenerimento. Non è un caso che negli ultimi 6 mesi molti cementifici si siano interessati alla combustione dei rifiuti o alla possibilità di aumentarne la quantità: nella Gazzetta ufficiale dell'Unione Europea è stata infatti pubblicata una normativa, in vigore da metà gennaio, che impone ai cementifici di adeguarsi alle migliori tecnologie ambientali e di diminuire le emissioni inquinanti. Chi produce cemento ha così approfittato di questo obbligo per sostituire i normali combustibili con i rifiuti, molto più a buon mercato. Già oggi però lo stabilimento di Calusco è vicino al valore richiesto dall'Unione Europea di 450 milligrammi al metro cubo per le emissioni degli ossidi di azoto e non ha quindi motivo di appellarsi alla combustione dei rifiuti quando parla di ridurre l'inquinamento". "Il petcoke che Italcementi utilizza per dare energia ai forni è il peggior derivato dal petrolio reperibile e ci vuol quindi poco per aspettarsi da una sua sostituzione un miglioramento a livello di emissioni", ha continuato il dottor Caldiroli. "La pubblicistica prodotta dai cementifici sta però cercando di far passare un rospo, il Combustibile Solido Secondario, come un principe. In realtà tra i Css rientrano diverse tipologie di rifiuti urbani e speciali, alcuni non trasformabili, e per quanto riguarda gli standard qualitativi per diversi parametri sono addirittura peggiori rispetto ai vecchi Cdr (combustibile da rifiuto) che Italcementi già utilizza nell'impianto di Calusco d'Adda. La tendenza è poi quella di un aumento del fattore di emissione dei metalli sottili in corrispondenza alla quantità di Css utilizzato; ma questi dati non sono monitorati da soggetti terzi e sono gli stessi cementifici che li producono e li rielaborano per sostenere le loro tesi". Il riferimento del dottor Caldiroli è allo studio prodotto da Italcementi e riconosciuto da Arpa Lombardia a sostegno del minore impatto ambientale che deriverebbe dall'utilizzo dei Css.
"Il problema di quello studio è che più si aumenta il combustibile più aumenta la portata dei fumi emessi: non ci si può quindi riferire soltanto alla concentrazione di inquinanti per metro cubo ma anche al flusso giornaliero che varierebbe notevolmente; considerazioni assenti nello studio di impatto ambientale presentato dalla società", ha spiegato ancora il relatore. "Inoltre la tossicità delle sostanze non è tutta uguale. L'azienda spinge tanto sull'abbattimento degli NOx grazie ai Css, ma si è guardata bene dal fare rilevazioni su contaminanti molto più importanti come i metalli pesanti: l'incremento di un milligrammo di mercurio, ad esempio, in termini di tossicità equivale a più di 3 tonnellate di ossidi di azoto. Mettersi a bruciare rifiuti introduce dunque nel processo produttivo del cemento elementi che non hanno niente a che fare con il materiale e che hanno un impatto sul territorio e sul prodotto finito. Le scorie finiscono nel cemento e, quindi, nelle nostre case; ed è per questa ragione che Medicina Democratica si è rivolta al Ministero della Sanità perché anche il cemento prodotto con la combustione dei rifiuti sia sottoposto ad analisi sulla tossicità come qualunque altra sostanza chimica immessa sul mercato europeo". La parola è poi passata alla dottoressa Patrizia Gentilini che ha affrontato il tema dell'incenerimento dei rifiuti in base alle ricadute sulla salute. Partendo dalle analisi condotte nell'area del forlivese, l'oncologo ha poi citato le più recenti ricerche in ambito medico scientifico. "Dati che preoccupano notevolmente noi oncologi sono quelli riguardanti la probabilità di diagnosi di cancro nel corso della vita: un uomo su due, oggi, si ammala di tumore e lo stesso avviene per un terzo delle donne. 30 anni fa i dati erano molto diversi e nella mia carriera professionale ho visto ammalarsi persone sempre più giovani", è stata l'amara considerazione della dottoressa Gentilini. "Nei registri dei tumori italiani, considerando la fascia di età da 0 a 14 anni, per ogni milione di bambini 190 si ammalano di cancro ed è riscontrato un aumento del 2% all'anno dei casi durante l'adolescenza. Sono dati strettamente legati alle polveri sottili e alle diossine, sostanze classificate come certamente cancerogene dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, prodotte dai processi di combustione. Le esposizioni ambientali portano ad una rottura dell'equilibrio metabolico che avviene attraverso il respiro, la pelle, il cibo e l'acqua, condizionando la funzione di organi delicatissimi come il pancreas, il fegato, i polmoni ed il cervello". L'attenzione del medico si è rivolta in particolare ai bambini e alle donne in gravidanza, i soggetti più esposti agli inquinanti: "Con i processi di combustione le sostanze tossiche che si formano passano dalla madre al feto nel momento più delicato nello sviluppo del nascituro. Sostanze estranee si trovano anche nel cordone ombelicale ed il New England Journal of Medicine analizzando il problema dell'incremento dei tumori nei bambini lo ha messo in relazione a queste esposizioni prima e dopo il parto". "Negli studi che come ISDE abbiamo svolto in Emilia Romagna nelle aree interessate dalla presenza degli 8 inceneritori della regione abbiamo rilevato nei soggetti residenti entro 4 km dagli impianti un aumento del 70% dei nati prematuri ed un rischio del 44% in più dell'abortività spontanea", ha continuato la dottoressa Gentilini. "Gli effetti della presenza di particolato e polveri sottili nell'aria non si fermano qui: la letteratura medica recente ne ha infatti evidenziato il legame con possibili gravi problemi durante lo sviluppo cognitivo nell'infanzia". "Per quanto riguarda alcuni inquinanti i limiti di legge sono un compromesso tra le conoscenze scientifiche e gli interessieconomici, e soprattutto non sono pensati su soggetti in via di sviluppo come i neonati", ha detto la dottoressa al termine del suo intervento. "In proposito medici per l'ambiente ha pubblicato documenti molto duri contro le scelte dell'attuale governo che, secondo il nostro parere, non vanno nell'interesse della popolazione". Per tutte queste ragioni i comitati stanno agendo per informare i cittadini sui potenziali rischi per la salute e per evitare che un nuovo flusso di rifiuti sia destinato ad essere bruciato in un'area, la vicina bergamasca, già sottoposta ad un forte stress ambientale.
Matteo Fratangeli
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