Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Friday, March 06, 2009

Nanopatologie e bugie nel Paese dei Nani

Nanopatologie e bugie nel Paese dei Nani
Hermes Pittelli






Nel Paese dei nani (il nostro, purtroppo non è una favola) di nanopatologie – e di bugie – si muore.
Questo amaro risveglio alla realtà vi può capitare durante la presentazione di un libro. A caso, Perdas De Fogu di Massimo Carlotto. Credete di trascorrere un paio d’ore piacevoli tra discorsi letterari in compagnia del Re del noir mediterraneo, invece vi allarmate e vi rendete conto che in una libreria qualcuno tenta disperatamente di informarvi su quello che i politicanti, le grandi aziende e la criminalità organizzata ordiscono ai vostri danni per sete di soldi.
Vi accorgete che in quelle due ore si fa politica vera (nell’accezione etimologica del termine), si partecipa ad un flusso di coscienza civile e resistenza sociale per non lasciarsi come sempre fagocitare passivamente dai famigerati ‘poteri forti’, così definiti in modo furbo da chi non vuole far emergere la verità. Ma i mostri che insieme formano il Leviatano incombente su tutti noi hanno nomi e cognomi e sono identificabili. Peccato che i cani da guardia della democrazia siano assopiti o felicemente al guinzaglio dei nuovi padroni della nostre sorte e in definitiva delle nostre vite.

Tanto per fare un esempio, leggo (riesco ancora – beata ingenuità senile – ad allibire) a pagina 25 (sigh!!!) dell’autorevole quotidiano La Repubblica di venerdì 13 febbraio 2009 una notiziola sbattuta in taglio medio laterale tra le brevi: “Viterbo, altro militare morto per possibile contaminazione da uranio impoverito (http://www.nanodiagnostics.it/Caso.aspx?ID=10). Lo denuncia la sorella della vittima. Il militare, originario di Montefiascone, aveva 31 anni ed è deceduto il 10 giugno 2008. La notizia è stata resa pubblica solo ora. Aveva prestato servizio nel poligono di Perdasdefogu in Sardegna”.
Sobbalzo. E, povero me, mi chiedo come mai (ma forse sarò smentito nei prossimi giorni) una notizia del genere finisca tra le brevi, invece di fornire il là per un’inchiesta spietata sull’argomento.


Il romanzo, questo sì inchiesta, di Carlotto è ambientato, pura coincidenza, in Sardegna, attorno al poligono di Salto di Quirra. Zona nella quale una coraggiosa ricercatrice veterinaria

sta conducendo uno studio sugli effetti dell’inquinamento bellico ai danni degli animali.
E dalla fiction (mica tanto), si passa traumaticamente alla realtà. Perché il famigerato poligono esiste realmente ed è il terzo poligono interforze più importante del mondo (composto da due aree distinte: il Poligono "a terra", con sede a Perdasdefogu (NU) e il Poligono "a mare", con sede a Capo San Lorenzo); perché all’interno del perimetro del poligono vengono realizzati esperimenti con razzi, missili e ralative insatallazioni, con materiali d’armamento di lancio e caduta, perché il poligono è una base d’appoggio Nato che avrebbe dovuto essere dismessa (si tratta però di demanio militare) come da promessa ai cittadini, ma che invece continuerà a svolgere indistubata la propria attività (ancora di più adesso, dopo la vittoria del Pdl alle regionali), visto che tra l’altro diventerà anche testa di ponte per eventuali missioni militari (militari, per i più distratti) in Africa sotto l’egida atlantica.
E a proposito di buone notizie, la base Nato di Vicenza sarà raddoppiata, anche qui in barba alla volontà popolare, quella di Aviano continua a custodire soavemente nel proprio ventre testate nucleari e, udite udite, una nuova di zecca sorgerà in Trentino, altra regione (come la Sardegna) a vocazione prevalentemente turistica.
Qualcuno potrebbe commentare “Embé?”. Cosa c’entra tutto questo con la salute dei cittadini, la salvaguardia dell’ambiente e la fortuna delle attività turistiche?


Entrano in gioco le famigerate nanoparticelle e le nanopatologie che danno il titolo a questo accorato sfogo più che articolo.
Entrano in gioco due scienziati di stanza a Modena, Stefano Montanari (direttore scientifico della Nanodiagnostics, autore tra l’altro del volume scientifico ‘Il girone delle polveri sottili’ che ha ispirato Carlotto) e sua moglie Antonietta Gatti (ricercatrice dell'Università di Modena e Reggio Emilia, nonché genitrice della materia), di cui forse l’opinione pubblica non sa nulla perché la politica e la (dis)informazione italiane tentano con accurata opera di cancellarli.
Ad esempio, alle recenti elezioni poltiche, Stefano Montanari era uno dei 15 candidati alla carica di premier, ma sfido chiunque a rammentare se i vari tg o giornali italiani gli abbiano concesso lo spazio garantito dalla Costituzione e dalle leggi.
Dunque, Stefano Montanari e Antonietta Gatti sono i pù autorevoli studiosi ed esperti (cliccate sui link in alto a destra per farvi un’idea precisa del loro fondamentale quanto oscuro lavoro) delle nanoparticelle e delle nanopatologie. Per evitare di propinarvi sciocchezze, cito direttamente loro per la sintetica spiegazione dei concetti: “Per "nanopatologie" s'intendono le malattie provocate da micro e nanoparticelle inorganiche che sono riuscite, per inalazione od ingestione, ad insinuarsi nell’organismo e si sono stabilite in un organo o in un tessuto. Le particelle sono liberate naturalmente in atmosfera dai vulcani attivi, dagl’incendi, dall’erosione delle rocce, dalla sabbia sollevata dal vento, ecc. In genere, le particelle di queste provenienze sono piuttosto grossolane. Spesso più sottili e normalmente assai più numerose, sono le particelle originate dalle attività umane, soprattutto quelle che prevedono l’impiego di processi ad alta temperatura. Tra questi processi, il funzionamento dei motori a scoppio, dei cementifici, delle fonderie e degl’inceneritori.
I concetti fondamentali da ricordare sono:
1. Qualsiasi sorgente ad alta temperatura provoca la formazione di particolato.
2. Più elevata è la temperatura, minore è la dimensione delle particelle prodotte.
3. Più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti.
4. Non esistono meccanismi biologici od artificiali conosciuti capaci di eliminare il particolato una volta che questo sia stato sequestrato da un organo o un tessuto”.


Ora, è facile intuire che chi vive (o tenta di sopravvivere) nei pressi di inceneritori (termovalorizzatori, nell’eufemistica e ipocrita definizione dei politici), cementifici, fonderie, basi militari, ma anche arterie stradali o ferroviarie o aeroporti, non può abbandonarsi a manifestazioni di giubilo. Ma nemmeno il resto della popolazione può sospirare di sollievo. Perché le infide nanoparticelle hanno la sinistra prerogativa, una volta disperse nell'aria, di scendere dall'alto verso il basso e depositarsi sulle coltivazioni, sui terreni, nelle falde acquifere.



Verità scomode abilmente occultate. Politici e la maggior parte dei media italiani sono maestri in quest’opera di obnubilamento delle coscienze e delle menti dei cittadini. Perché lo fanno?
Naturale, perché di solito (sempre) hanno bisogno di coprire con un velo di ipocrisia accettabile un business criminale e gigantesco. Per dirla volgarmente, per coprire un enorme giro di denaro sporco originato da azioni illegali ai danni della salute e del portafoglio delle persone normali, cittadini che devono restare agnostici e passivi.

La globalizzazione si è rivelata la migliore invenzione per la criminalità organizzata, per le mafie mondiali perché ha moltiplicato a dismisura i mercati e le opportunità di guadagno. Il centro del Mediterraneo, tra l'altro, è l'area preferita dai criminali di ogni latitudine per il riciclo del denaro sporco.
Una torta avvelenata (in tutti i sensi) per gli esseri umani onesti e inconsapevoli, ma appetibile e irrinunciabile per le varie cupole e per politici, governi, industrie farmaceutiche e alimentari, grandi aziende che in modo vorace partecipano compiacenti e conniventi a questo demoniaco banchetto.


Altra piccola digressione: sapete perché è scoppiato l’infetto bubbone della ‘monnezza’ in Campania? Non si tratta di un’emergenza improvvisa, ma di un disegno studiato e orchestrato nei minimi particolari. La Campania è stata scelta perché più di altre è la Regione che incarna i vizi italici: la pigrizia, il fatalismo, la furbizia dalla vista e dalle gambe corte, il disinteresse per la cosa e i beni pubblici. In questo quadro è stato facile riversare sul territorio veleni e rifiuti tossici e poi sfruttare la gran cassa mediatica per urlare: “Vedete? Anche voi rischiate la stessa fine se non ci permettete di costruire gli inceneritori!”. Ecco svelato l’inghippo: il colossale affare legato agli appalti della costruzione di nuovi inceneritori su tutto il territorio nazionale. Ma come abbiamo visto gli inceneritori non risolvono affatto il problema dello smaltimento di rifiuti, sono solo degli strumenti altamenti inquinanti, forieri di malattie e morte. Eppure (cliccate sempre in alto a destra sul sito dei comuni virtuosi) un’altra via, efficace, è possibile attraverso la vera raccolta differenziata e il riciclo. Informiaci per agire.


Amaro epilogo: calato un triste sipario su politici e governanti (perché non li cacciamo a pedate? Per loro servirebbero davvero i fogli di via), tra gli imputati spiccano i media, rei di intontirci con il gossip (le tette del Grande Fratello o gli eliminati di X Factor), con i continui Morboselli (servizi morbosi di cronaca nera, conio Carlotto) per evitare di affrontare le vere inchieste di cui dovrebbero occuparsi. La fine è nota, lampante come la Verità. I media sono concentrati nelle mani di pochi editori tutt’altro che puri, editori che allungano i propri arti vogliosi in altri settori (altamente remunerativi) che hanno nulla da spartire con l’informazione. Le riunioni di redazione partono dal presupposto che non si pubblicano notizie potenzialmente scomode o pericolose per il Padrone; altro principio sacro e inviolabile: non si pubblicano e nemmeno si pensano inchieste imbarazzanti sui comportamenti poco virtuosi degli inserzionisti; quelli che pagano l’invadente pubblicità sui giornali e sulle televisioni, quelli che assicurano i reali introiti ai media. Quindi, perché difendere i diritti e gli interessi dello sventurato e squattrinato cittadino/lettore (se alfabetizzato e disposto a leggere, ovvio), quando la ciotola con il cibo è garantita da altre ‘entità’?
Per documentarvi sul laocontico intreccio tra editoria e affarismo vi consiglio l’ottimo e rigoroso libro inchiesta di Giulio Sensi “Informazione, istruzioni per l’uso” (Ed. Altreconomia) di cui trovate uno stralcio che comunque rende bene l’idea sul numero di febbraio di Altreconomia (sito: http://www.altreconomia.it/site/).


Purtroppo viviamo davvero nella Repubblica delle banane, siamo il Paese dei Nani al potere (e non solo per la statura fisica…). Come dice ogni tanto con sarcasmo una donna di Puglia: “Anche come rape, non siete certo delle cime…”.
Il guaio è che sono avvolti nella più bieca furbizia, la tipica maschera che occulta la mancanza di intelligenza e la palese voracità di denaro. Ma ogni cittadino, informandosi e costruendo reti virtuose, li può denudare e inchiodare alle proprie responsabilità. Per immaginare e realizzare concretamente un futuro migliore, un Paese finalmente progredito in senso umano, civile, democratico.
Almeno proviamoci, per non macerarci nel rimorso quando il Tempo sarà scaduto.

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