Wednesday, May 09, 2007
Una troupe Rai investita da fumi acri e polveri
Il fuori programma durante riprese e servizi a Monselice per
«La vita in diretta»
Il tutto sarà mandato in onda da Cucuzza la prossima settimana
MONSELICE. Se le telecamere potessero far sentire gli odori, il servizio sui cementifici de «La vita in diretta» farebbe sicuramente scalpore.
Perché i famigerati «aromi» acri si sono manifestati proprio durante le riprese della troupe Rai che ha appena concluso una due giorni monselicense.
La prossima settimana, nel corso della trasmissione di Michele Cucuzza, si parlerà della Monselice dei cementifici, una città divisa tra la gratitudine per il fattore occupazionale e l'odio per le accuse di inquinamento.
Nel calderone sono finiti tutti e tre gli stabilimenti della zona: Cementizillo di Este, Italcementi e Cementeria di Monselice.
L'elemento di cronaca è l'inchiesta aperta dal pubblico ministero padovano Emma Ferrero, dopo la segnalazione di una decina di ex lavoratori dell'Italcementi affetti da patologie respiratorie.
La giornalista Angela Caponnetto ha intervistato residenti e membri del comitato che da anni combatte per una migliore qualità dell'aria: il comitato Lasciateci Respirare.
Non poteva mancare Francesco Miazzi: «Abbiamo fatto presente che i cementifici producono 160 tonnellate annue di Pm 10, contro i 150 prodotti dal traffico urbano di Padova e cintura».
Nel corso del servizio sono stati toccati tutti i nodi dolenti connessi ai cementifici: dagli odori acri, alle polveri, al traffico pesante, per finire con l'elettrodotto.
«Finchè eravamo sull'argine vicino alla Cementeria di Monselice per fare le riprese e le interviste, abbiamo sentito tutti i famigerati odori acri - rivela Miazzi - Li ha sentiti anche la giornalista Rai, ed è rimasta sconvolta». Nel corso del servizio è stato interpellato pure Federico Valerio, medico dell'istituto tumori di Genova.
«Pur consapevoli dell'importanza a livello occupazionale dei cementifici, non possiamo non tener conto dei loro effetti sulla salute dei cittadini», conclude Miazzi.
Dopo tutta questa mobilitazione si sono fatti sentire anche le direzioni degli stabilimenti monselicensi. «In questi anni abbiamo compiuto sforzi e investimenti proprio per essere in regola con il rispetto dell'ambiente - ha detto Stefano Gardi, responsabile ecologia dell'Italcementi - vorremmo che questo sforzo ci venisse riconosciuto».
Dello stesso tenore . stato pure il messaggio del direttore dello stabilimento di Monselice, Giovanni Barutta.
Appuntamento alla settimana prossima dunque, dalle 18 alle 18.30, a
Il Mattino Monselice-este
STIAMO RIENTRANDO DALLA CASERMA DEI CARABINIERI DI ISOLA DELLE FEMMINE DOVE CI SIAMO RECATI PER DENUNCIARE LE EMISSIONI DELLA ITALCEMENTI CHE PER TUTTO IL POMERIGGIO DI OGGI HANNO CREATO UNA NEBBIA FITTISSIMA CHE HA INVESTITO OLTRE AL NOSTRO PAESE ANCHE CAPACI ED OLTRE,COME SPESSO ACCADE AI FUMI SI SONO UNITI GLI ODORI ACRI DI UOVA MARCE, NON SAPPIAMO SE DI ZOLFO DI AMONIACA O........... PENSIAMO SIA GIUNTA L'ORA CHE QUALCUNO CERCHI IN QUALCHE MODO DI FERMARE QUESTA SITUAZIONE FONTE DI PREOCCUPAZIONE PER LA NOSTRA SALUTE E QUELLA DEI NOSTRI FIGLI. SIAMO STANCHI DI VEDERE QUESTO CIELO CHE NON SI VEDE! IL SINDACO INTERVENGA VISTO CHE HA I DATI CHE L'ARPA HA PROVVEDUTO A COMUNICARGLI
N.B. SONO DUE MESI CHE ABBIAMO CHIESTO ALLL'ASSESSORATO I DATI SULLE EMISSIONI DELLA ITALCEMENTI NEL MESE DI FEBBRAIO MA LA ITALCEMENTI NON HA ANCORA RISPOSTO.
IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA
MEMORIA SUL CEMENTIFICIO INCENERITORE DI Calusco d'Adda la Pianura Padana resta la zona peggiore d'Europa insieme all'area più industrializzata della Polonia (classifica cui gli inceneritori forniscono un contributo determinante).
Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni
NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI :
Paderno d'Adda e Solza
.
HANNO FIRMATO :
Calusco d'Adda,
Cornate d'Adda,
Imbersago,
Medolago,
Parco Adda Nord,
Robbiate,
Verderio Inferiore,
Verderio Superiore,
Villa d'Adda,
Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia .
Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento .
http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html
Countdown alla ferrovia
il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .
Monday, May 14, 2007
Thursday, May 10, 2007
Giur.Amm. T.a.r.: Aria. Immisisoni in atmosfera (pet-coke)
Giur.Amm. T.a.r.: Aria. Immisisoni in atmosfera (pet-coke)
Postato il Giovedì, 03 maggio @ 05:00:00 CEST di God
TAR Sicilia (PA) Sez. I sent. 1156 del 19 aprile 2007
Aria. Immisisoni in atmosfera (pet-coke)
REPUBBLICA ITALIANA N. Reg.Sent.
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Prima, ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A N. 1667 Reg.Gen.
ANNO 2006
sul ricorso n. 1667/2006, proposto dalla ITALCEMENTI S.p.A., con sede in Bergamo, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso per mandato a margine del ricorso principale e di quello per motivi aggiunti dagli Avv.ti prof. Riccardo Villata, Andreina Degli Esposti, Barbara Savorelli e Giuseppe Mazzarella, presso il cui studio in Palermo, via Caltanissetta n. 1, è elettivamente domiciliata;
CONTRO
- la Presidenza della Regione Siciliana, in persona del Presidente pro-tempore e l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore pro-tempore, rapp.ti e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, domiciliataria;
- la Provincia regionale di Palermo, in persona del Presidente pro-tempore, non costituito in giudizio;
- il Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo, in persona del legale rappresentante pro-tempore, non costituito in giudizio;
PER L’ANNULLAMENTO
quanto al ricorso principale:
- della determinazione n. 482383 del 25 luglio 2006, con la quale l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana ha diffidato la ricorrente dal: a) continuare ad apportare modifiche all’impianto ed al ciclo produttivo in assenza della preventiva comunicazione alle Autorità competenti, b) continuare ad utilizzare il pet-coke come combustibile, così come svolgere attività che diano luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto;
- di ogni altro atto conseguenziale, presupposto e/o comunque connesso, e segnatamente, ove possa occorrere, dei seguenti verbali/relazioni redatti dal Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo: a) verbale prot. 9942393 del 14 ottobre 2005; b) verbale prot. n.9944173 del 12 dicembre 2005; c) verbale prot. 9945311 del 25 gennaio 2006; d) relazione tecnica del 23 maggio 2006;
quanto al ricorso per motivi aggiunti:
- della determinazione assessoriale n. 60837 del 18.09.2006.
Visti il ricorso principale e quello per motivi aggiunti, con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo per l’amm.ne intimata;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;
Designato relatore alla pubblica udienza del 20.03.2007 il Consigliere Avv.to Salvatore Veneziano;
Uditi l'avv.to prof. R. Villata per la soc. ricorrente e l'avv.to dello Stato F. Bucalo per l'Amm.ne intimata;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:
FATTO
Con ricorso notificato i dì 4./7.08.2006, e depositato il successivo 9.08., la società ricorrente espone di gestire da lungo tempo uno stabilimento industriale adibito alla produzione di cemento in Comune di Isola delle Femmine - per il quale è in possesso sin dal 1994 di autorizzazione alle immissioni in atmosfera ex d.p.r.203/1988 ed ha già richiesto il rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale ex DD.Lg.s nn. 372/1999 e 59/2005 – ed impugna gli atti in epigrafe indicati adottati all’esito di alcuni controlli effettuati nello stabilimento, a seguito della segnalazione di presunti episodi di inquinamento atmosferico, e della successiva attività di istruttoria e di verifica dalla quale è comunque emerso il sostanziale rispetto dei limiti di emissioni prescritti ed autorizzati. Deduce le seguenti censure:
1) Violazione dell’art. 15 d.p.r. n. 203/1988.
Ed invero non è mai stata introdotta alcuna modifica nello stabilimento o innovazione nel processo produttivo suscettibile di comunicazione e/o nuova autorizzazione.
2) Violazione degli artt. 15 e 16 d.p.r. n. 203/1988.
Anche l’uso del pet-coke risaliva ad epoca anteriore al rilascio della autorizzazione d.p.r. n. 203/1988, né era necessaria alcuna comunicazione e/o autorizzazione al suo utilizzo neppure a seguito della sopravvenienza del D.P.C.M. 2.01.1995.
3) Violazione del D.Lgs. n. 152/2006.
Il D.Lgs. n. 152/2006 (artt. 267, co. 3, e 269, co. 1) fa salva la disciplina relativa alla A.I.A., e quindi anche la disciplina transitoria prevista in attesa del rilascio del nuovo titolo autorizzativi; prevede comunque che l’adeguamento avvenga secondo un calendario ampiamente dilazionato nel tempo e che la diffida a cessare eventuali irregolarità fissi un adeguato termine.
Con ricorso per motivi aggiunti, notificato i dì 4./5.10.2003 e depositato il successivo 11.10., la società ricorrente impugna la nuova determinazione assessoriale con la quale vengono preannunziati l’adeguamento e la regolarizzazione della autorizzazione per quanto attiene alle difformità rilevate, ad eccezione del rilievo relativo all’uso del pet-coke, per il quale ne viene ribadito il divieto di utilizzazione in attesa del conseguimento della autorizzazione ex art. 269 D.Lgs. n. 152/2006.
Con riferimento a tale specifico, residuo, profilo la società ricorrente reitera sostanzialmente le censure di cui ai precedenti punti sub 2) e 3) e formula domanda di risarcimento danni in relazione al pregiudizio asseritamente subito per effetto della avvenuta sostituzione del carbone al pet-coke nel processo produttivo.
Costituitesi in giudizio le amm.ni reg.li intimate ed acquisita documentazione istruttoria in esecuzione dell’O.C.I. n. 286/2006, con ordinanza n. 1159 del 24.10.2006 è stata respinta l’istanza di sospensione del provvedimento impugnato.
Alla pubblica udienza del 20.03.2007, previo scambio di memorie difensive, i procuratori delle parti hanno insistito nelle rispettive conclusioni e chiesto porsi il ricorso in decisione.
DIRITTO
A. Deve preliminarmente esaminarsi l’eccezione di irricevibilità/inammissibilità dedotta dalla difesa delle amm.ni regionali, in considerazione della asserita risalente conoscenza, da parte del direttore dello stabilimento presente ad una riunione del giugno 2006, dell’intendimento dell’amm.ne di assumere i provvedimenti successivamente formalizzati ed oggi impugnati.
Essa è infondata non potendosi di certo desumere dalla presenza del direttore dello stabilimento al compimento di attività istruttoria – ove pure nel corso della stessa siano effettivamente emerse situazioni di irregolarità - alcuna conoscenza dei provvedimenti amministrativi successivamente adottati all’esito della detta attività tale da farne scaturire un onere di immediata impugnazione ed una preclusione alla successiva impugnativa degli unici due atti a contenuto provvedimentale posti in essere dall’Amm.ne.
B. Sia il ricorso principale - per le censure per le quali residua l’interesse alla decisione dopo la determinazione assessoriale n. 60837 del 18.09.2006 con la quale vengono preannunziati l’adeguamento e la regolarizzazione della autorizzazione per quanto attiene alle difformità rilevate, ad eccezione del rilievo relativo all’uso del pet-coke – che quello per motivi aggiunti sono, però, infondati ed immeritevoli di accoglimento.
B.1. Osserva, infatti, il Collegio che la prospettazione difensiva della società ricorrente – secondo la quale l’uso del pet-coke nello stabilimento di Isola delle Femmine non dovrebbe essere soggetto a nuova autorizzazione ex d.lgs. n. 152/2006 ma, in quanto risalente ad epoca anteriore al rilascio della autorizzazione alle immissioni in atmosfera ex d.p.r. n. 203/1988 (1994) e quindi oggetto della detta autorizzazione, sarebbe invece tutt’ora autorizzato in via transitoria in attesa del rilascio della A.I.A. ex D.Lgs. n. 59/2005 – non può trovare accoglimento.
Deve, infatti, rilevarsi che:
- l’autorizzazione ex d.p.r. n. 203/1988 rilasciata nel 1994 non prevedeva espressamente l’uso del pet-coke, limitandosi (anche per l’assenza a quella data di una specifica tipizzazione ai fini che qui interesano) alla generica indicazione dell’uso di olio combustibile o combustibile solido o una miscela di combustibili solidi;
- successivamente, con D.P.C.M. del 2.10.1995 è stata operata una tipizzazione normativa dei combustibili ai fini di cui allo stesso d.p.r. n. 203/1988 e ne è stato prescritto uno specifico regime d’utilizzazione in funzione della tipologia e della dimensione degli impianti nei quali devono essere utilizzati, delle caratteristiche di composizione degli stessi combustibili (percentuale degli inquinanti presenti) e delle lavorazioni nelle quali erano destinati ad essere utilizzati;
- in particolare, per quanto riguarda il pet-coke, ne è stato consentito l’uso negli impianti di combustione con potenza termica uguale o superiore a 50 MW, se avente un contenuto di zolfo non superiore al 3% in peso e di materie volatili non superiore al 12% in peso (art. 3, co. 2), nonché negli impianti nei quali durante il processo produttivo o di combustione i composti dello zolfo vengono fissati e/o combinati in percentuale non inferiore al 60% con il prodotto che si ottiene, se contenuto di zolfo non superiore al 6% in peso;
- la società ricorrente, successivamente all’adozione di detto D.P.C.M. non ha ritenuto, però, di operare alcuna comunicazione all’amm.ne in ordine all’uso del pet-coke, uso che è stato formalmente dichiarato per la prima volta solo nel 2004, in occasione della richiesta di rilascio della A.I.A. ex DD.Lgs. nn. 372/1999 e 59/2005.
Ritiene il Collegio che non vi sia dubbio che la esatta individuazione del combustibile utilizzato nel ciclo produttivo avrebbe già dovuto costituire oggetto di specifica indicazione in sede di presentazione dell’istanza ex art. 12 d.p.r. n. 203/1988 (“Per gli impianti esistenti deve essere presentata domanda di autorizzazione alla regione o alla provincia autonoma competente entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, corredata da una relazione tecnica contenente la descrizione del ciclo produttivo …”), ai fini dell’adozione da parte dell’amm.ne regionale delle autorizzazioni provvisoria (“La regione, tenuto conto, oltre che dello stato dell'ambiente atmosferico e dei piani di risanamento, anche delle caratteristiche tecniche degli impianti, del tasso di utilizzazione e della durata della vita residua degli impianti, della qualità e quantità delle sostanze inquinanti contenute nelle emissioni, degli oneri economici derivanti dall'applicazione della migliore tecnologia disponibile, autorizza in via provvisoria la continuazione delle emissioni stabilendo le prescrizioni sui tempi e modi di adeguamento”) e definitiva (“L'autorizzazione definitiva è concessa previo accertamento dell'osservanza delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione provvisoria, ovvero nell'ipotesi di cui al comma 3, salve le prescrizioni integrative, previo accertamento della realizzazione del progetto di adeguamento delle emissioni presentato dall'impresa a corredo della domanda di autorizzazione”), di cui al successivo art. 13.
Per altro, la circostanza dell’utilizzazione in via esclusiva del pet-coke diventava ancor più necessaria e “dovuta” – proprio ai fini del rilascio delle autorizzazioni e della fissazione delle prescrizioni adeguate – a seguito dell’emanazione del citato D.P.C.M. del 2.10.1995 con il quale l’uso di tale combustibile era sì autorizzato, ma nella ricorrenza di specifiche condizioni che avrebbero dovuto essere verificate ed assentite dall’amm.ne regionale.
In particolare, rileva il Collegio come l’autorizzazione n. 292/17 del 1994 reca all’art. 2 la indicazione di specifici limiti di emissioni da rispettare in relazione al processo produttivo dichiarato, nonché la prescrizione dell’utilizzo di combustibile con tenore di zolfo non superiore all’ 1% “in considerazione dell’assenza di sistemi di abbattimento per gli Ossidi di zolfo”.
Conclusivamente, il Collegio ritiene che la esatta individuazione del tipo di combustibile in uso assumeva particolare rilevanza in funzione dei limiti di emissioni e delle prescrizioni che dovevano essere fissate in sede di rilascio dell’autorizzazione ex d.p.r. n. 203/1988, ma che essa diventava ancor più necessaria e “dovuta” a seguito dell’emanazione del citato D.P.C.M. del 2.10.1995 con il quale l’uso di tale combustibile era sì autorizzato, per altro nella ricorrenza di specifiche condizioni, ma con astratto riferimento a contenuti di zolfo comunque superiore a quello indicato nella citata autorizzazione n. 292/17 del 1994.
B.2. Né rileva in senso contrario la dedotta circostanza secondo al quale i limiti di emissione fissati con la citata autorizzazione sarebbero sempre stati concretamente rispettati, dal momento che l’utilizzazione di uno specifico combustibile, al posto di altri parimenti autorizzati dal D.P.C.M. del 2.10.1995, avrebbe comunque potuto portare alla fissazione di diversi limiti di emissione e/o alla utilizzazione di diverse metodologie di rilevazione e controllo, rispetto alle previsioni della autorizzazione in concreto rilasciata.
C. Dall’acclarata circostanza che l’utilizzo del pet-coke nello stabilimento di Isola delle Femmine non può essere ritenuto come autorizzato ex d.p.r. n. 203/1988, discende l’impossibilità per la società ricorrente di avvalersi del regime transitorio discendente dall’avvenuta presentazione dell’istanza per il rilascio dell’Autorizzazione Intergrata Ambientale di chi ai DD.Lgs. nn. 372/1999 e 59/2005, presentazione avvenuta in data 27.08.2004 con specifica indicazione dell’uso del pet-coke.
Ed invero, l’art. 17 del D.Lgs. n. 59/2005 prevede che “le disposizioni relative alle autorizzazioni previste dalla vigente normativa in materia di inquinamento atmosferico, idrico e del suolo, si applicano fino a quando il gestore si sia adeguato alle condizioni fissate nell'autorizzazione integrata ambientale …”.
Tale previsione non può infatti essere interpretata nel senso di validare indiscriminatamente e “cristallizzare” le autorizzazioni esistenti ai fini della prosecuzione di attività anche difformi, o comunque non specificatamente previste, da detti titoli; essa, invece, prevede la permanente vigenza del regime autorizzatorio preesistente, ivi compresa la eventuale necessità di adeguamento/aggiornamento delle autorizzazioni esistenti ai cicli produttivi in atto.
Ne consegue che non giova alla ricorrente il rinvio operato dall’art. 269, co. 1, D.Lgs. n. 156/2006 al precedente art. 267, co. 3, ai fini di sottrarsi alla generale prescrizione secondo al quale “per tutti gli impianti che producono emissioni deve essere richiesta una autorizzazione ai sensi della parte quinta del presente decreto” (art. 269, co. 1, D.Lgs. n. 156/2006).
Ed invero, la prescrizione del co. 3 dell’art. 267 D.Lgs. n. 156/2006 (“Resta fermo, per gli impianti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale, quanto previsto dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59; per tali impianti l'autorizzazione integrata ambientale sostituisce l'autorizzazione alle emissioni prevista dal presente titolo”) avrebbe potuto escludere la necessità di richiedere l’autorizzazione in via generale prescritta dal successivo art. 269 solo ove l’utilizzazione del pet-coke fosse stata effettivamente contemplata e compresa nella autorizzazione n. 292/17 del 1994 ex d.p.r. n. 203/1988, i cui effetti sono stati “prorogati” dalla disciplina transitoria applicabile nelle more del rilascio dell’A.I.A..
D. Dalla ritenuta circostanza che l’atto n. 292/17 del 1994 non autorizzava l’uso del pet-coke nello stabilimento di Isola delle Femmine, discende la necessità che la società ricorrente si munisca di apposita autorizzazione ove voglia continuare l’utilizzazione di tale combustibile nelle more del rilascio della chiesta A.I.A..
Né appare fondato il rilievo di illegittimità degli atti impugnati sotto il profilo che l’amm.ne non avrebbe potuto imporre la immediata cessazione dell’uso del pet-coke, dovendosi invece limitare all’assegnazione di un termine entro il quale eliminare l’irregolarità rilevata.
Osserva, infatti, il Collegio che sia l’art. 278, lett a), D.Lgs. n. 156/2006, che l’art. 10, lett. a), d.p.r. n. 203/1988 prevedono la diffida a regolarizzare, con assegnazione di un termine, per le ipotesi di mere irregolarità rispetto all’attività autorizzata, mentre le successive lettere b) prevedono la contestuale sospensione della attività autorizzata per un tempo determinato, ove si manifestino situazioni di pericolo per la salute e/o per l'ambiente.
La fattispecie all’esame ha riguardato sostanzialmente la diffida a sospendere una modalità non autorizzata (utilizzo del pet-coke) di esercizio dell’attività autorizzata (produzione di cemento), rispetto alla quale l’amm.ne regionale risulta avere adottato la soluzione più “utile e proporzionata” al conseguimento del risultato di ricondurre nel più breve tempo possibile l’attività produttiva nell’ambito di quanto autorizzato, senza per altro disporne la immediata sospensione.
Né aveva alcun senso la fissazione di un termine non trattandosi di dover apportare una qualche modifica o innovazione allo stabilimento o al ciclo produttivo, ma semplicemente di cessare dall’uso di un combustibile non autorizzato.
E. Conclusivamente, il ricorso principale deve essere in parte dichiarato improcedibile, relativamente al sopravvenuto preavviso di adeguamento e regolarizzazione della autorizzazione n. 292/17 per quanto attiene alle altre difformità rilevate, ed in parte respinto, unitamente al ricorso per motivi aggiunti, per quanto attiene alla disposta diffida a cessare l’utilizzo del pet-coke.
In considerazione della complessità della controversia e della complessiva condotta delle parti, sussistono giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese del giudizio.
P. Q. M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione prima, dichiara in parte improcedibile, per come precisato in motivazione, ed in parte respinge il ricorso principale; respinge il ricorso per motivi aggiunti.-------------------------
Dispone la compensazione tra le parti delle spese del giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.-------------------------
Così deciso in Palermo, nella Camera di Consiglio del 20 marzo 2007, con l'intervento dei Sigg.ri Magistrati:
Giorgio Giallombardo - Presidente
Salvatore Veneziano - Consigliere Estensore
Roberto Valenti - Referendario
_______________________________ Presidente
_______________________________ Estensore
_______________________________ Segretario
Depositata in Segreteria il __________
Il Segretario
G.M.
Postato il Giovedì, 03 maggio @ 05:00:00 CEST di God
TAR Sicilia (PA) Sez. I sent. 1156 del 19 aprile 2007
Aria. Immisisoni in atmosfera (pet-coke)
REPUBBLICA ITALIANA N. Reg.Sent.
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione Prima, ha pronunciato la seguente
S E N T E N Z A N. 1667 Reg.Gen.
ANNO 2006
sul ricorso n. 1667/2006, proposto dalla ITALCEMENTI S.p.A., con sede in Bergamo, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso per mandato a margine del ricorso principale e di quello per motivi aggiunti dagli Avv.ti prof. Riccardo Villata, Andreina Degli Esposti, Barbara Savorelli e Giuseppe Mazzarella, presso il cui studio in Palermo, via Caltanissetta n. 1, è elettivamente domiciliata;
CONTRO
- la Presidenza della Regione Siciliana, in persona del Presidente pro-tempore e l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana, in persona dell’Assessore pro-tempore, rapp.ti e difesi per legge dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, domiciliataria;
- la Provincia regionale di Palermo, in persona del Presidente pro-tempore, non costituito in giudizio;
- il Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo, in persona del legale rappresentante pro-tempore, non costituito in giudizio;
PER L’ANNULLAMENTO
quanto al ricorso principale:
- della determinazione n. 482383 del 25 luglio 2006, con la quale l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana ha diffidato la ricorrente dal: a) continuare ad apportare modifiche all’impianto ed al ciclo produttivo in assenza della preventiva comunicazione alle Autorità competenti, b) continuare ad utilizzare il pet-coke come combustibile, così come svolgere attività che diano luogo alla produzione di emissioni diffuse di tale composto;
- di ogni altro atto conseguenziale, presupposto e/o comunque connesso, e segnatamente, ove possa occorrere, dei seguenti verbali/relazioni redatti dal Dipartimento ARPA Provinciale di Palermo: a) verbale prot. 9942393 del 14 ottobre 2005; b) verbale prot. n.9944173 del 12 dicembre 2005; c) verbale prot. 9945311 del 25 gennaio 2006; d) relazione tecnica del 23 maggio 2006;
quanto al ricorso per motivi aggiunti:
- della determinazione assessoriale n. 60837 del 18.09.2006.
Visti il ricorso principale e quello per motivi aggiunti, con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio dell'Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo per l’amm.ne intimata;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;
Designato relatore alla pubblica udienza del 20.03.2007 il Consigliere Avv.to Salvatore Veneziano;
Uditi l'avv.to prof. R. Villata per la soc. ricorrente e l'avv.to dello Stato F. Bucalo per l'Amm.ne intimata;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue:
FATTO
Con ricorso notificato i dì 4./7.08.2006, e depositato il successivo 9.08., la società ricorrente espone di gestire da lungo tempo uno stabilimento industriale adibito alla produzione di cemento in Comune di Isola delle Femmine - per il quale è in possesso sin dal 1994 di autorizzazione alle immissioni in atmosfera ex d.p.r.203/1988 ed ha già richiesto il rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale ex DD.Lg.s nn. 372/1999 e 59/2005 – ed impugna gli atti in epigrafe indicati adottati all’esito di alcuni controlli effettuati nello stabilimento, a seguito della segnalazione di presunti episodi di inquinamento atmosferico, e della successiva attività di istruttoria e di verifica dalla quale è comunque emerso il sostanziale rispetto dei limiti di emissioni prescritti ed autorizzati. Deduce le seguenti censure:
1) Violazione dell’art. 15 d.p.r. n. 203/1988.
Ed invero non è mai stata introdotta alcuna modifica nello stabilimento o innovazione nel processo produttivo suscettibile di comunicazione e/o nuova autorizzazione.
2) Violazione degli artt. 15 e 16 d.p.r. n. 203/1988.
Anche l’uso del pet-coke risaliva ad epoca anteriore al rilascio della autorizzazione d.p.r. n. 203/1988, né era necessaria alcuna comunicazione e/o autorizzazione al suo utilizzo neppure a seguito della sopravvenienza del D.P.C.M. 2.01.1995.
3) Violazione del D.Lgs. n. 152/2006.
Il D.Lgs. n. 152/2006 (artt. 267, co. 3, e 269, co. 1) fa salva la disciplina relativa alla A.I.A., e quindi anche la disciplina transitoria prevista in attesa del rilascio del nuovo titolo autorizzativi; prevede comunque che l’adeguamento avvenga secondo un calendario ampiamente dilazionato nel tempo e che la diffida a cessare eventuali irregolarità fissi un adeguato termine.
Con ricorso per motivi aggiunti, notificato i dì 4./5.10.2003 e depositato il successivo 11.10., la società ricorrente impugna la nuova determinazione assessoriale con la quale vengono preannunziati l’adeguamento e la regolarizzazione della autorizzazione per quanto attiene alle difformità rilevate, ad eccezione del rilievo relativo all’uso del pet-coke, per il quale ne viene ribadito il divieto di utilizzazione in attesa del conseguimento della autorizzazione ex art. 269 D.Lgs. n. 152/2006.
Con riferimento a tale specifico, residuo, profilo la società ricorrente reitera sostanzialmente le censure di cui ai precedenti punti sub 2) e 3) e formula domanda di risarcimento danni in relazione al pregiudizio asseritamente subito per effetto della avvenuta sostituzione del carbone al pet-coke nel processo produttivo.
Costituitesi in giudizio le amm.ni reg.li intimate ed acquisita documentazione istruttoria in esecuzione dell’O.C.I. n. 286/2006, con ordinanza n. 1159 del 24.10.2006 è stata respinta l’istanza di sospensione del provvedimento impugnato.
Alla pubblica udienza del 20.03.2007, previo scambio di memorie difensive, i procuratori delle parti hanno insistito nelle rispettive conclusioni e chiesto porsi il ricorso in decisione.
DIRITTO
A. Deve preliminarmente esaminarsi l’eccezione di irricevibilità/inammissibilità dedotta dalla difesa delle amm.ni regionali, in considerazione della asserita risalente conoscenza, da parte del direttore dello stabilimento presente ad una riunione del giugno 2006, dell’intendimento dell’amm.ne di assumere i provvedimenti successivamente formalizzati ed oggi impugnati.
Essa è infondata non potendosi di certo desumere dalla presenza del direttore dello stabilimento al compimento di attività istruttoria – ove pure nel corso della stessa siano effettivamente emerse situazioni di irregolarità - alcuna conoscenza dei provvedimenti amministrativi successivamente adottati all’esito della detta attività tale da farne scaturire un onere di immediata impugnazione ed una preclusione alla successiva impugnativa degli unici due atti a contenuto provvedimentale posti in essere dall’Amm.ne.
B. Sia il ricorso principale - per le censure per le quali residua l’interesse alla decisione dopo la determinazione assessoriale n. 60837 del 18.09.2006 con la quale vengono preannunziati l’adeguamento e la regolarizzazione della autorizzazione per quanto attiene alle difformità rilevate, ad eccezione del rilievo relativo all’uso del pet-coke – che quello per motivi aggiunti sono, però, infondati ed immeritevoli di accoglimento.
B.1. Osserva, infatti, il Collegio che la prospettazione difensiva della società ricorrente – secondo la quale l’uso del pet-coke nello stabilimento di Isola delle Femmine non dovrebbe essere soggetto a nuova autorizzazione ex d.lgs. n. 152/2006 ma, in quanto risalente ad epoca anteriore al rilascio della autorizzazione alle immissioni in atmosfera ex d.p.r. n. 203/1988 (1994) e quindi oggetto della detta autorizzazione, sarebbe invece tutt’ora autorizzato in via transitoria in attesa del rilascio della A.I.A. ex D.Lgs. n. 59/2005 – non può trovare accoglimento.
Deve, infatti, rilevarsi che:
- l’autorizzazione ex d.p.r. n. 203/1988 rilasciata nel 1994 non prevedeva espressamente l’uso del pet-coke, limitandosi (anche per l’assenza a quella data di una specifica tipizzazione ai fini che qui interesano) alla generica indicazione dell’uso di olio combustibile o combustibile solido o una miscela di combustibili solidi;
- successivamente, con D.P.C.M. del 2.10.1995 è stata operata una tipizzazione normativa dei combustibili ai fini di cui allo stesso d.p.r. n. 203/1988 e ne è stato prescritto uno specifico regime d’utilizzazione in funzione della tipologia e della dimensione degli impianti nei quali devono essere utilizzati, delle caratteristiche di composizione degli stessi combustibili (percentuale degli inquinanti presenti) e delle lavorazioni nelle quali erano destinati ad essere utilizzati;
- in particolare, per quanto riguarda il pet-coke, ne è stato consentito l’uso negli impianti di combustione con potenza termica uguale o superiore a 50 MW, se avente un contenuto di zolfo non superiore al 3% in peso e di materie volatili non superiore al 12% in peso (art. 3, co. 2), nonché negli impianti nei quali durante il processo produttivo o di combustione i composti dello zolfo vengono fissati e/o combinati in percentuale non inferiore al 60% con il prodotto che si ottiene, se contenuto di zolfo non superiore al 6% in peso;
- la società ricorrente, successivamente all’adozione di detto D.P.C.M. non ha ritenuto, però, di operare alcuna comunicazione all’amm.ne in ordine all’uso del pet-coke, uso che è stato formalmente dichiarato per la prima volta solo nel 2004, in occasione della richiesta di rilascio della A.I.A. ex DD.Lgs. nn. 372/1999 e 59/2005.
Ritiene il Collegio che non vi sia dubbio che la esatta individuazione del combustibile utilizzato nel ciclo produttivo avrebbe già dovuto costituire oggetto di specifica indicazione in sede di presentazione dell’istanza ex art. 12 d.p.r. n. 203/1988 (“Per gli impianti esistenti deve essere presentata domanda di autorizzazione alla regione o alla provincia autonoma competente entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, corredata da una relazione tecnica contenente la descrizione del ciclo produttivo …”), ai fini dell’adozione da parte dell’amm.ne regionale delle autorizzazioni provvisoria (“La regione, tenuto conto, oltre che dello stato dell'ambiente atmosferico e dei piani di risanamento, anche delle caratteristiche tecniche degli impianti, del tasso di utilizzazione e della durata della vita residua degli impianti, della qualità e quantità delle sostanze inquinanti contenute nelle emissioni, degli oneri economici derivanti dall'applicazione della migliore tecnologia disponibile, autorizza in via provvisoria la continuazione delle emissioni stabilendo le prescrizioni sui tempi e modi di adeguamento”) e definitiva (“L'autorizzazione definitiva è concessa previo accertamento dell'osservanza delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione provvisoria, ovvero nell'ipotesi di cui al comma 3, salve le prescrizioni integrative, previo accertamento della realizzazione del progetto di adeguamento delle emissioni presentato dall'impresa a corredo della domanda di autorizzazione”), di cui al successivo art. 13.
Per altro, la circostanza dell’utilizzazione in via esclusiva del pet-coke diventava ancor più necessaria e “dovuta” – proprio ai fini del rilascio delle autorizzazioni e della fissazione delle prescrizioni adeguate – a seguito dell’emanazione del citato D.P.C.M. del 2.10.1995 con il quale l’uso di tale combustibile era sì autorizzato, ma nella ricorrenza di specifiche condizioni che avrebbero dovuto essere verificate ed assentite dall’amm.ne regionale.
In particolare, rileva il Collegio come l’autorizzazione n. 292/17 del 1994 reca all’art. 2 la indicazione di specifici limiti di emissioni da rispettare in relazione al processo produttivo dichiarato, nonché la prescrizione dell’utilizzo di combustibile con tenore di zolfo non superiore all’ 1% “in considerazione dell’assenza di sistemi di abbattimento per gli Ossidi di zolfo”.
Conclusivamente, il Collegio ritiene che la esatta individuazione del tipo di combustibile in uso assumeva particolare rilevanza in funzione dei limiti di emissioni e delle prescrizioni che dovevano essere fissate in sede di rilascio dell’autorizzazione ex d.p.r. n. 203/1988, ma che essa diventava ancor più necessaria e “dovuta” a seguito dell’emanazione del citato D.P.C.M. del 2.10.1995 con il quale l’uso di tale combustibile era sì autorizzato, per altro nella ricorrenza di specifiche condizioni, ma con astratto riferimento a contenuti di zolfo comunque superiore a quello indicato nella citata autorizzazione n. 292/17 del 1994.
B.2. Né rileva in senso contrario la dedotta circostanza secondo al quale i limiti di emissione fissati con la citata autorizzazione sarebbero sempre stati concretamente rispettati, dal momento che l’utilizzazione di uno specifico combustibile, al posto di altri parimenti autorizzati dal D.P.C.M. del 2.10.1995, avrebbe comunque potuto portare alla fissazione di diversi limiti di emissione e/o alla utilizzazione di diverse metodologie di rilevazione e controllo, rispetto alle previsioni della autorizzazione in concreto rilasciata.
C. Dall’acclarata circostanza che l’utilizzo del pet-coke nello stabilimento di Isola delle Femmine non può essere ritenuto come autorizzato ex d.p.r. n. 203/1988, discende l’impossibilità per la società ricorrente di avvalersi del regime transitorio discendente dall’avvenuta presentazione dell’istanza per il rilascio dell’Autorizzazione Intergrata Ambientale di chi ai DD.Lgs. nn. 372/1999 e 59/2005, presentazione avvenuta in data 27.08.2004 con specifica indicazione dell’uso del pet-coke.
Ed invero, l’art. 17 del D.Lgs. n. 59/2005 prevede che “le disposizioni relative alle autorizzazioni previste dalla vigente normativa in materia di inquinamento atmosferico, idrico e del suolo, si applicano fino a quando il gestore si sia adeguato alle condizioni fissate nell'autorizzazione integrata ambientale …”.
Tale previsione non può infatti essere interpretata nel senso di validare indiscriminatamente e “cristallizzare” le autorizzazioni esistenti ai fini della prosecuzione di attività anche difformi, o comunque non specificatamente previste, da detti titoli; essa, invece, prevede la permanente vigenza del regime autorizzatorio preesistente, ivi compresa la eventuale necessità di adeguamento/aggiornamento delle autorizzazioni esistenti ai cicli produttivi in atto.
Ne consegue che non giova alla ricorrente il rinvio operato dall’art. 269, co. 1, D.Lgs. n. 156/2006 al precedente art. 267, co. 3, ai fini di sottrarsi alla generale prescrizione secondo al quale “per tutti gli impianti che producono emissioni deve essere richiesta una autorizzazione ai sensi della parte quinta del presente decreto” (art. 269, co. 1, D.Lgs. n. 156/2006).
Ed invero, la prescrizione del co. 3 dell’art. 267 D.Lgs. n. 156/2006 (“Resta fermo, per gli impianti sottoposti ad autorizzazione integrata ambientale, quanto previsto dal decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59; per tali impianti l'autorizzazione integrata ambientale sostituisce l'autorizzazione alle emissioni prevista dal presente titolo”) avrebbe potuto escludere la necessità di richiedere l’autorizzazione in via generale prescritta dal successivo art. 269 solo ove l’utilizzazione del pet-coke fosse stata effettivamente contemplata e compresa nella autorizzazione n. 292/17 del 1994 ex d.p.r. n. 203/1988, i cui effetti sono stati “prorogati” dalla disciplina transitoria applicabile nelle more del rilascio dell’A.I.A..
D. Dalla ritenuta circostanza che l’atto n. 292/17 del 1994 non autorizzava l’uso del pet-coke nello stabilimento di Isola delle Femmine, discende la necessità che la società ricorrente si munisca di apposita autorizzazione ove voglia continuare l’utilizzazione di tale combustibile nelle more del rilascio della chiesta A.I.A..
Né appare fondato il rilievo di illegittimità degli atti impugnati sotto il profilo che l’amm.ne non avrebbe potuto imporre la immediata cessazione dell’uso del pet-coke, dovendosi invece limitare all’assegnazione di un termine entro il quale eliminare l’irregolarità rilevata.
Osserva, infatti, il Collegio che sia l’art. 278, lett a), D.Lgs. n. 156/2006, che l’art. 10, lett. a), d.p.r. n. 203/1988 prevedono la diffida a regolarizzare, con assegnazione di un termine, per le ipotesi di mere irregolarità rispetto all’attività autorizzata, mentre le successive lettere b) prevedono la contestuale sospensione della attività autorizzata per un tempo determinato, ove si manifestino situazioni di pericolo per la salute e/o per l'ambiente.
La fattispecie all’esame ha riguardato sostanzialmente la diffida a sospendere una modalità non autorizzata (utilizzo del pet-coke) di esercizio dell’attività autorizzata (produzione di cemento), rispetto alla quale l’amm.ne regionale risulta avere adottato la soluzione più “utile e proporzionata” al conseguimento del risultato di ricondurre nel più breve tempo possibile l’attività produttiva nell’ambito di quanto autorizzato, senza per altro disporne la immediata sospensione.
Né aveva alcun senso la fissazione di un termine non trattandosi di dover apportare una qualche modifica o innovazione allo stabilimento o al ciclo produttivo, ma semplicemente di cessare dall’uso di un combustibile non autorizzato.
E. Conclusivamente, il ricorso principale deve essere in parte dichiarato improcedibile, relativamente al sopravvenuto preavviso di adeguamento e regolarizzazione della autorizzazione n. 292/17 per quanto attiene alle altre difformità rilevate, ed in parte respinto, unitamente al ricorso per motivi aggiunti, per quanto attiene alla disposta diffida a cessare l’utilizzo del pet-coke.
In considerazione della complessità della controversia e della complessiva condotta delle parti, sussistono giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese del giudizio.
P. Q. M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione prima, dichiara in parte improcedibile, per come precisato in motivazione, ed in parte respinge il ricorso principale; respinge il ricorso per motivi aggiunti.-------------------------
Dispone la compensazione tra le parti delle spese del giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità Amministrativa.-------------------------
Così deciso in Palermo, nella Camera di Consiglio del 20 marzo 2007, con l'intervento dei Sigg.ri Magistrati:
Giorgio Giallombardo - Presidente
Salvatore Veneziano - Consigliere Estensore
Roberto Valenti - Referendario
_______________________________ Presidente
_______________________________ Estensore
_______________________________ Segretario
Depositata in Segreteria il __________
Il Segretario
G.M.
Monday, May 07, 2007
È aperta la caccia agli ecomostri lombardi Seconda edizione del concorso nonsolopuntaperotti: denuncia via mms degli edifici
La premiazione a ottobre È aperta la caccia agli ecomostri lombardi Seconda edizione del concorso nonsolopuntaperotti: denuncia via mms degli edifici che rovinano il paesaggio, a Milano e non solo
Torna per il secondo anno Nonsolopuntaperotti, il concorso fotografico che tramite gli mms ha l'obiettivo di snidare gli ecomostri della Lombardia. Dal 3 maggio al 30 settembre si possono mandare gli scatti, fatti rigorosamente con il telefono cellulare, all'indirizzo e-mail dell'associazione che ha preso nome da uno degli ecomostri più celebri d'Italia. A esaminarli in vista della premiazione, a ottobre ( ■ Guarda le foto premiate nel 2006), una giuria che include i fotografi Oliviero Toscani, Uliano Lucas, Maria Mulas e Silvia Tenenti, l'ex assessore alla Cultura Stefano Zecchi, il musicista Fabio Treves, il critico culinario Edoardo Raspelli e politici di entrambi gli schieramenti come il deputato Fabio Poletti (Verdi) e il consigliere regionale Silvia Ferretto (An).
QUALITA' DELLO SVILUPPO - «Preservare la qualità del paesaggio, obiettivo di questo concorso, è presupposto della qualità dello sviluppo, quella che vogliamo per il futuro - ha spiegato il consigliere regionale dei Verdi Marcello Saponaro, che ha ideato l'iniziativa -. Per questo ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, perché lo sviluppo del terzo millennio può essere solo sostenibile». «È la mancanza di cultura del paesaggio - ha spiegato Toscani - che bisogna combattere anche attraverso nonsolopuntaperotti, nella speranza che questo progetto non resti solo».
04 maggio 2007
Torna per il secondo anno Nonsolopuntaperotti, il concorso fotografico che tramite gli mms ha l'obiettivo di snidare gli ecomostri della Lombardia. Dal 3 maggio al 30 settembre si possono mandare gli scatti, fatti rigorosamente con il telefono cellulare, all'indirizzo e-mail dell'associazione che ha preso nome da uno degli ecomostri più celebri d'Italia. A esaminarli in vista della premiazione, a ottobre ( ■ Guarda le foto premiate nel 2006), una giuria che include i fotografi Oliviero Toscani, Uliano Lucas, Maria Mulas e Silvia Tenenti, l'ex assessore alla Cultura Stefano Zecchi, il musicista Fabio Treves, il critico culinario Edoardo Raspelli e politici di entrambi gli schieramenti come il deputato Fabio Poletti (Verdi) e il consigliere regionale Silvia Ferretto (An).
QUALITA' DELLO SVILUPPO - «Preservare la qualità del paesaggio, obiettivo di questo concorso, è presupposto della qualità dello sviluppo, quella che vogliamo per il futuro - ha spiegato il consigliere regionale dei Verdi Marcello Saponaro, che ha ideato l'iniziativa -. Per questo ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, perché lo sviluppo del terzo millennio può essere solo sostenibile». «È la mancanza di cultura del paesaggio - ha spiegato Toscani - che bisogna combattere anche attraverso nonsolopuntaperotti, nella speranza che questo progetto non resti solo».
04 maggio 2007
Italcementi: il libro per i 140 anni
giovedì, 15 marzo 2007
Italcementi: il libro per i 140 anni
di Vercingetorix
copertina-libro-italcementiIn giro per le librerie di Bologna, si capita in quella del Mulino e ci si imbatte in un titolo che non conoscevamo e che non è stato pubblicizzato: “Italcementi. Dalla leadership nazionale all’ iternazionalizzazione” di Vera Zamagni, Società editrice il Mulino, Bologna, Novembre 2006, 25 euro. La prima cosa interessante da notare per chi abita nell’Isola Bergamasca è che in copertina è riprodotta la fotografia del nuovo cementificio di Calusco d’Adda (cosa che si può verificare nella pagina dedicata al nuovo cementificio, qui, sul sito Italcementi, dove c’è la stessa immagine e sono indicate le caratteristiche tecniche dell’impianto dove si dice che le due teleferiche sono già state disattivate).
Il libro è stato realizzato, in collaborazione con Italcementi che ha aperto gli archivi alla ricercatrice curatice del libro a partire dal 2004 anno in cui ricorreva il 140esimo anniversario di fondazione della Ditta, costituitasi inizialmente nel lontano 1864 come “Società Bergamasca per la fabbricazione del Cemento e della Calce Idraulica” a cui segui nel 1878 la "Ditta Fratelli Pesenti fu Antonio" che nel 1906 si fusero nella "Società Italiana dei cementi e delle calci idrauliche" che nel 1927 prenderà l’attuale nome Italcementi.
E’ un libro interessane che ripercorre tutta la storia dell’Italcementi, raccontandone tutte le vicende economiche (Italmobiliare, Lancia, ecc.) attraverso i decenni, di come un’azienda bergamasca sia divenuta un colosso mondiale nel settore del cemento. Nell'introduzione si rimarca una cosa importante, di come nonostante l’evoluzione Italcementi sia rimasta un’azienda familiare, perché a gestirla e possederla è sempre una famiglia, quella dei Pesenti, e perché il rapporto con i dipendenti sia per certi versi familiare, con una forte fidelizzazione; un caso raro in cui i dipendenti restano fedeli all’azienda spesso per tutta la vista, e per intere generazioni, una cosa che ha riscontro solo in alcune realtà giapponesi.
veduta-caluscoCi sono alcune pagine dedicate espressamente alla nostra realtà dell’Isola: il capitolo (da pag. 206) dedicato al cementificio di Calusco d’Adda che è una delle più grandi installazioni del suo genere in Italia. Nato nel 1907 come Società Anonima Cementi Portland e Calci di Calusco, dall’unione di 27 soci tra i quali alcuni grandi proprietari terrieri dell’Isola (tra cui il conte Stanislao Medolago Albani e il cavalier Alfredo Albini). Nel 1920 la società venne ceduta Alla Società Italiana cementi. Nel 1939 con 340mila tonnellate Calusco era già la più grande cementeria dell’Italcementi. Nel 1959 arrivò a produrre 711.000 tonnellate di clinker con 450 addetti, nel 1.225.000 tonnellate di clinker che arrivarono a 1.400.000 tonnellate negli anni '90. C’è il racconto della costruzione della nuova cementeria, dove si dice della costruzione della galleria Calusco - Col Pedrino “con conseguente dismissione delle due teleferiche e con eliminazione del trasporto del calcare a mezzo autotreni” (la seconda delle cose – eliminazione autotreni - è avvenuta, la teleferica è dismessa, ma non sappiamo né se, né come, né quando verrà mai smantellata, vedi in proposito cosa abbiamo scritto qui)
L’atro episodio che riguarda l’Isola (pag. 300) è la costruzione e donazione di un asilo per bambini a Sotto il Monte “per solennizzare l’elezione di un bergamasco al soglio pontificio”. Con tanto di commossa lettera del Papa Giovanni XXIII.
Un libro di cui consigliamo la lettura a Caluschesi (e loro amministratori soprattutto) e non.
Italcementi: il libro per i 140 anni
di Vercingetorix
copertina-libro-italcementiIn giro per le librerie di Bologna, si capita in quella del Mulino e ci si imbatte in un titolo che non conoscevamo e che non è stato pubblicizzato: “Italcementi. Dalla leadership nazionale all’ iternazionalizzazione” di Vera Zamagni, Società editrice il Mulino, Bologna, Novembre 2006, 25 euro. La prima cosa interessante da notare per chi abita nell’Isola Bergamasca è che in copertina è riprodotta la fotografia del nuovo cementificio di Calusco d’Adda (cosa che si può verificare nella pagina dedicata al nuovo cementificio, qui, sul sito Italcementi, dove c’è la stessa immagine e sono indicate le caratteristiche tecniche dell’impianto dove si dice che le due teleferiche sono già state disattivate).
Il libro è stato realizzato, in collaborazione con Italcementi che ha aperto gli archivi alla ricercatrice curatice del libro a partire dal 2004 anno in cui ricorreva il 140esimo anniversario di fondazione della Ditta, costituitasi inizialmente nel lontano 1864 come “Società Bergamasca per la fabbricazione del Cemento e della Calce Idraulica” a cui segui nel 1878 la "Ditta Fratelli Pesenti fu Antonio" che nel 1906 si fusero nella "Società Italiana dei cementi e delle calci idrauliche" che nel 1927 prenderà l’attuale nome Italcementi.
E’ un libro interessane che ripercorre tutta la storia dell’Italcementi, raccontandone tutte le vicende economiche (Italmobiliare, Lancia, ecc.) attraverso i decenni, di come un’azienda bergamasca sia divenuta un colosso mondiale nel settore del cemento. Nell'introduzione si rimarca una cosa importante, di come nonostante l’evoluzione Italcementi sia rimasta un’azienda familiare, perché a gestirla e possederla è sempre una famiglia, quella dei Pesenti, e perché il rapporto con i dipendenti sia per certi versi familiare, con una forte fidelizzazione; un caso raro in cui i dipendenti restano fedeli all’azienda spesso per tutta la vista, e per intere generazioni, una cosa che ha riscontro solo in alcune realtà giapponesi.
veduta-caluscoCi sono alcune pagine dedicate espressamente alla nostra realtà dell’Isola: il capitolo (da pag. 206) dedicato al cementificio di Calusco d’Adda che è una delle più grandi installazioni del suo genere in Italia. Nato nel 1907 come Società Anonima Cementi Portland e Calci di Calusco, dall’unione di 27 soci tra i quali alcuni grandi proprietari terrieri dell’Isola (tra cui il conte Stanislao Medolago Albani e il cavalier Alfredo Albini). Nel 1920 la società venne ceduta Alla Società Italiana cementi. Nel 1939 con 340mila tonnellate Calusco era già la più grande cementeria dell’Italcementi. Nel 1959 arrivò a produrre 711.000 tonnellate di clinker con 450 addetti, nel 1.225.000 tonnellate di clinker che arrivarono a 1.400.000 tonnellate negli anni '90. C’è il racconto della costruzione della nuova cementeria, dove si dice della costruzione della galleria Calusco - Col Pedrino “con conseguente dismissione delle due teleferiche e con eliminazione del trasporto del calcare a mezzo autotreni” (la seconda delle cose – eliminazione autotreni - è avvenuta, la teleferica è dismessa, ma non sappiamo né se, né come, né quando verrà mai smantellata, vedi in proposito cosa abbiamo scritto qui)
L’atro episodio che riguarda l’Isola (pag. 300) è la costruzione e donazione di un asilo per bambini a Sotto il Monte “per solennizzare l’elezione di un bergamasco al soglio pontificio”. Con tanto di commossa lettera del Papa Giovanni XXIII.
Un libro di cui consigliamo la lettura a Caluschesi (e loro amministratori soprattutto) e non.
Sunday, April 22, 2007
Eco di Bergamo, L' Italcementi svela al prefetto il piano sicurezza
Eco di Bergamo,
Italcementi svela al prefetto il piano sicurezza
Italcementi svela al prefetto il piano sicurezza
Saturday, April 21, 2007
TREVISO Scatta l'allarme diossina
Scatta l'allarme diossina
Tre fabbriche in fiamme nel giro di 24 ore e adesso spunta anche l’allarme-diossina. Giorni difficili per la provincia di Treviso. È stata la prefettura, stamani (il 20 aprile), a dare precise disposizioni alla popolazione dopo aver preso atto dei nuovi dati Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto): nei pressi dello stabilimento De Longhi di Treviso, distrutto da un incendio lo scorso 18 aprile, bisogna lavare gli ortaggi, usare guanti e mascherine, evitare l’inalazione di polveri.
Da parte sua, la Cgil del Veneto si dice preoccupata e sconcertata: “Solo qualche giorno fa abbiamo ricordato Luisa Ciampi, operaia della Zanussi di Susegana - uno stabilimento a pochi chilometri di distanza - morta il 16 aprile del 2002 dopo 5 terribili mesi di agonia a seguito di un incendio. Non possiamo accettare che in uno stabilimento che occupa quasi un migliaio di lavoratori e dove sono per altro stoccati prodotti nocivi possa divampare un rogo di dimensioni tali da mettere in allarme la stessa popolazione”.
La diossina è stata rilevata con una concentrazione tra i 220 ed i 270 microgrammi al metro cubo, cioè due o tre volte la quantità emessa da un inceneritore, “in un campionamento fatto nel punto massimo di incendio - ha precisato Loris Tamiato, direttore Arpav di Treviso - e la quantità si è diluita nell'aria. Ma non c’è pericolo per la salute”. Sarà, ma nel frattempo il sindaco ha tenuto chiuse le scuole in via precauzionale e la prefettura, se da una parte ribadisce l’idoneità delle misure adottate ed esclude l'esigenza di provvedimenti ulteriori, dall’altra invita a comportarsi con cautela.
Ad andare in fiamme, come detto, sono stati tre stabilimenti del trevigiano. Oltre alla De Longhi, nella giornata di giovedì 19 aprile il fuoco ha distrutto la Codigomma (una fabbrica di materassi) e la Sat Plast di Cison di Valmarino (che produce materie plastiche). Restano da appurare le cause: l’ipotesi più accreditata è che gli incendi di Treviso e Cordignano si siano sviluppati per ragioni accidentali, trovando facile presa nel materiale custodito. Per la De Longhi, in particolare, si parla di un errore umano nel corso delle opere di manutenzione del tetto, ma questo non esclude del tutto che a far scaturire le fiamme possa essere stato un surriscaldamento dell'impianto elettrico provocato dal guasto di qualche apparecchiatura. Una squadra di vigili del fuoco ha ripreso oggi l’opera di spegnimento degli ultimi focolai e nel frattempo ci si inizia a interrogare sul futuro della fabbrica, posta sotto sequestro per le indagini, e dei suoi 800 dipendenti.
Un comunicato dell'azienda di elettrodomestici rassicura: “Le produzioni della De Longhi riprenderanno nel sito di Mignagola di Carbonera, sempre nel trevigiano, entro fine mese”. L'obiettivo è di trasferire nell'area, a una decina di chilometri dal capoluogo, tutte le produzioni finora realizzate a Treviso, pari a circa il 10 per cento del totale. L'amministratore delegato Fabio De' Longhi ha fatto sapere che la produzione dovrebbe riprendere a pieno regime nel mese di maggio.
Non ci sono state vittime, fortunatamente, ma la Cgil veneta insiste sugli investimenti per la sicurezza: “Come dimostra questo incendio, i danni diretti e quelli collaterali costano sia all'impresa che al territorio assai di più di quelli che comporterebbe un corretto rispetto degli obblighi e degli adempimenti della legge in ordine alla prevenzione”. Il sindacato, infine, invita a riflettere sui rischi industriali: “Gli incendi di questi giorni hanno destato allarme e preoccupazione tra la popolazione interessata e hanno messo in evidenza, oltre a un serio problema relativo alla sicurezza degli impianti, anche quello relativo al rapporto delle aziende con il territorio ed i suoi abitanti”.
Tre fabbriche in fiamme nel giro di 24 ore e adesso spunta anche l’allarme-diossina. Giorni difficili per la provincia di Treviso. È stata la prefettura, stamani (il 20 aprile), a dare precise disposizioni alla popolazione dopo aver preso atto dei nuovi dati Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto): nei pressi dello stabilimento De Longhi di Treviso, distrutto da un incendio lo scorso 18 aprile, bisogna lavare gli ortaggi, usare guanti e mascherine, evitare l’inalazione di polveri.
Da parte sua, la Cgil del Veneto si dice preoccupata e sconcertata: “Solo qualche giorno fa abbiamo ricordato Luisa Ciampi, operaia della Zanussi di Susegana - uno stabilimento a pochi chilometri di distanza - morta il 16 aprile del 2002 dopo 5 terribili mesi di agonia a seguito di un incendio. Non possiamo accettare che in uno stabilimento che occupa quasi un migliaio di lavoratori e dove sono per altro stoccati prodotti nocivi possa divampare un rogo di dimensioni tali da mettere in allarme la stessa popolazione”.
La diossina è stata rilevata con una concentrazione tra i 220 ed i 270 microgrammi al metro cubo, cioè due o tre volte la quantità emessa da un inceneritore, “in un campionamento fatto nel punto massimo di incendio - ha precisato Loris Tamiato, direttore Arpav di Treviso - e la quantità si è diluita nell'aria. Ma non c’è pericolo per la salute”. Sarà, ma nel frattempo il sindaco ha tenuto chiuse le scuole in via precauzionale e la prefettura, se da una parte ribadisce l’idoneità delle misure adottate ed esclude l'esigenza di provvedimenti ulteriori, dall’altra invita a comportarsi con cautela.
Ad andare in fiamme, come detto, sono stati tre stabilimenti del trevigiano. Oltre alla De Longhi, nella giornata di giovedì 19 aprile il fuoco ha distrutto la Codigomma (una fabbrica di materassi) e la Sat Plast di Cison di Valmarino (che produce materie plastiche). Restano da appurare le cause: l’ipotesi più accreditata è che gli incendi di Treviso e Cordignano si siano sviluppati per ragioni accidentali, trovando facile presa nel materiale custodito. Per la De Longhi, in particolare, si parla di un errore umano nel corso delle opere di manutenzione del tetto, ma questo non esclude del tutto che a far scaturire le fiamme possa essere stato un surriscaldamento dell'impianto elettrico provocato dal guasto di qualche apparecchiatura. Una squadra di vigili del fuoco ha ripreso oggi l’opera di spegnimento degli ultimi focolai e nel frattempo ci si inizia a interrogare sul futuro della fabbrica, posta sotto sequestro per le indagini, e dei suoi 800 dipendenti.
Un comunicato dell'azienda di elettrodomestici rassicura: “Le produzioni della De Longhi riprenderanno nel sito di Mignagola di Carbonera, sempre nel trevigiano, entro fine mese”. L'obiettivo è di trasferire nell'area, a una decina di chilometri dal capoluogo, tutte le produzioni finora realizzate a Treviso, pari a circa il 10 per cento del totale. L'amministratore delegato Fabio De' Longhi ha fatto sapere che la produzione dovrebbe riprendere a pieno regime nel mese di maggio.
Non ci sono state vittime, fortunatamente, ma la Cgil veneta insiste sugli investimenti per la sicurezza: “Come dimostra questo incendio, i danni diretti e quelli collaterali costano sia all'impresa che al territorio assai di più di quelli che comporterebbe un corretto rispetto degli obblighi e degli adempimenti della legge in ordine alla prevenzione”. Il sindacato, infine, invita a riflettere sui rischi industriali: “Gli incendi di questi giorni hanno destato allarme e preoccupazione tra la popolazione interessata e hanno messo in evidenza, oltre a un serio problema relativo alla sicurezza degli impianti, anche quello relativo al rapporto delle aziende con il territorio ed i suoi abitanti”.
Incendio De Longhi: diossina 1000-2000 volte oltre soglia
2007-04-20 14:39
Incendio De Longhi: diossina 1000-2000 volte oltre soglia
TREVISO - Le concentrazioni di diossina registrate nel punto più vicino all'incendio della De Longhi, 270 picogrammi per metro cubo, sono state "da 1000 a 2000 volte superiori al limite normale che dev'essere presente nell'aria, cioé 0,1-0,5 picogrammi". Lo afferma Stefano Racanelli, consulente del ministero dell'ambiente per l'episodio di Treviso, che ha analizzato i campioni prelevati dall'Arpav nelle ore subito successive al rogo. "Tuttavia - ha aggiunto Racanelli, che lavora per il consorzio interuniversitario Inca di Venezia - si tratta di quantità riversate dall'incendio in concentrazioni e in tempi tali da non poter dare patologie acute o croniche nelle persone".
Ora, comunque, -secondo gli esperti- i tassi di diossina si sarebbero notevolmente abbassati. Stamane, ha riferito il direttore generale dell'Arpav, Andrea Drago, a 100 mt dalla fabbrica distrutta la concentrazione di diossina si era circa dimezzata, rispetto ai 270 picogrammi della prima notte dopo l'incendio; a 500 metri di distanza il livello si avvicinava a 0,5 picogrammi, cioé quello fisiologico. Nel momento massimo, tuttavia, la diossina riscontrata nel luogo dello stabilimento superava di tre volte il livello di emissione (100 picogrammi per metro cubo d'aria) stabilito per legge per un inceneritore, nel corso delle 24 ore. Esperti del settore, che non hanno voluto essere citati, hanno sottolineato che sarebbe stato necessario evacuare tutti i cittadini dalle case intorno all'impianto, e questo - hanno osservato - "non dopo l'incendio, ma mentre questo era in atto".
Incendio De Longhi: diossina 1000-2000 volte oltre soglia
TREVISO - Le concentrazioni di diossina registrate nel punto più vicino all'incendio della De Longhi, 270 picogrammi per metro cubo, sono state "da 1000 a 2000 volte superiori al limite normale che dev'essere presente nell'aria, cioé 0,1-0,5 picogrammi". Lo afferma Stefano Racanelli, consulente del ministero dell'ambiente per l'episodio di Treviso, che ha analizzato i campioni prelevati dall'Arpav nelle ore subito successive al rogo. "Tuttavia - ha aggiunto Racanelli, che lavora per il consorzio interuniversitario Inca di Venezia - si tratta di quantità riversate dall'incendio in concentrazioni e in tempi tali da non poter dare patologie acute o croniche nelle persone".
Ora, comunque, -secondo gli esperti- i tassi di diossina si sarebbero notevolmente abbassati. Stamane, ha riferito il direttore generale dell'Arpav, Andrea Drago, a 100 mt dalla fabbrica distrutta la concentrazione di diossina si era circa dimezzata, rispetto ai 270 picogrammi della prima notte dopo l'incendio; a 500 metri di distanza il livello si avvicinava a 0,5 picogrammi, cioé quello fisiologico. Nel momento massimo, tuttavia, la diossina riscontrata nel luogo dello stabilimento superava di tre volte il livello di emissione (100 picogrammi per metro cubo d'aria) stabilito per legge per un inceneritore, nel corso delle 24 ore. Esperti del settore, che non hanno voluto essere citati, hanno sottolineato che sarebbe stato necessario evacuare tutti i cittadini dalle case intorno all'impianto, e questo - hanno osservato - "non dopo l'incendio, ma mentre questo era in atto".
Treviso e la diossina che appare e scompare
Treviso e la diossina che appare e scompare
Treviso, 20 aprile 2007
I carabinieri del Noe l'avevano annunciata subito, come prodotto della combustione della plastica, pochi minuti dopo l'Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto) negava la presenza della diossina, ora la Prefettura di Treviso, ha dato precise disposizioni alla popolazione: lavare gli ortaggi, usare i guanti ed evitare di inalare polveri.
La prefettura afferma che "per le aree nelle quali si noti il deposito di ceneri per effetto dell'incendio, si consiglia il lavaggio con acqua abbondante, evitando di sollevare ed inalare polveri e di imbrattare le mani".
Questa decisione della Prefettura arriva dopo aver preso atto dei nuovi dati Arpav che confermano la presenza di diossina alla De Longhi, dove si e' sviluppato l'incendio distruttivo del 18 aprile,
La diossina è stata rilevata con una concentrazione tra i 220 ed i 270 microgrammi al metro cubo, cioè due o tre volte la quantità emessa da un inceneritore.
"Il campionamento è relativo al punto massimo di incendio - ha precisato Loris Tamiato, direttore Arpav di Treviso - e la quantità si è diluita nell'aria. Ma non c'è pericolo per la salute".
Un messaggio tranquillizzante che non convince tutti. "C'è chi ha giocato sulla vita e la salute dei trevigiani. Non e' altrimenti spiegabile la foga con la quale l'Arpav, che dovrebbe tutelare la salute e l'ambiente per conto della Regione, si e' affrettata ad escludere il rischio diossina a seguito dell'incendio alla De Longhi". Lo dichiara il consigliere regionale dei Comunisti Italiani del Veneto, Nicola Atalmi.
Secondo Atalmi: "un normale criterio di precauzione avrebbe dovuto consigliare senz'altro maggiore prudenza, anche alla luce del fatto che il Noe dei Carabinieri aveva invece da subito dichiarato che ci fosse un rischio diossina. Invece dall'Arpav, dal Presidente della Provincia Muraro e dal Prefetto Capocelli sono arrivate rassicurazioni frettolose che si sono verificate del tutto infondate".
Treviso, 20 aprile 2007
I carabinieri del Noe l'avevano annunciata subito, come prodotto della combustione della plastica, pochi minuti dopo l'Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto) negava la presenza della diossina, ora la Prefettura di Treviso, ha dato precise disposizioni alla popolazione: lavare gli ortaggi, usare i guanti ed evitare di inalare polveri.
La prefettura afferma che "per le aree nelle quali si noti il deposito di ceneri per effetto dell'incendio, si consiglia il lavaggio con acqua abbondante, evitando di sollevare ed inalare polveri e di imbrattare le mani".
Questa decisione della Prefettura arriva dopo aver preso atto dei nuovi dati Arpav che confermano la presenza di diossina alla De Longhi, dove si e' sviluppato l'incendio distruttivo del 18 aprile,
La diossina è stata rilevata con una concentrazione tra i 220 ed i 270 microgrammi al metro cubo, cioè due o tre volte la quantità emessa da un inceneritore.
"Il campionamento è relativo al punto massimo di incendio - ha precisato Loris Tamiato, direttore Arpav di Treviso - e la quantità si è diluita nell'aria. Ma non c'è pericolo per la salute".
Un messaggio tranquillizzante che non convince tutti. "C'è chi ha giocato sulla vita e la salute dei trevigiani. Non e' altrimenti spiegabile la foga con la quale l'Arpav, che dovrebbe tutelare la salute e l'ambiente per conto della Regione, si e' affrettata ad escludere il rischio diossina a seguito dell'incendio alla De Longhi". Lo dichiara il consigliere regionale dei Comunisti Italiani del Veneto, Nicola Atalmi.
Secondo Atalmi: "un normale criterio di precauzione avrebbe dovuto consigliare senz'altro maggiore prudenza, anche alla luce del fatto che il Noe dei Carabinieri aveva invece da subito dichiarato che ci fosse un rischio diossina. Invece dall'Arpav, dal Presidente della Provincia Muraro e dal Prefetto Capocelli sono arrivate rassicurazioni frettolose che si sono verificate del tutto infondate".
Monday, April 09, 2007
L'Onu: è emergenza clima, conseguenze rapide e letali
L'Onu: è emergenza clima, conseguenze rapide e letali
Luigina D'Emilio
clima ciminiera film Al Gore INTERNET 220
Siccità, alluvioni, terremoti, tsunami. E quindi: migrazioni di massa, epidemie, cancellazione di specie animali e vegetali. Tutto questo sta già accadendo e arriverà alle sue estreme conseguenze nei prossimi anni ( per salvare il pianeta dal futuro collasso climatico bisogna stabilizzare le emissioni mondiali di gas serra entro il 2020 e dimezzarle entro il 2050) a meno che non ci siano azioni decise da parte dei governi per limitare gli effetti del surriscaldamento del pianeta. Le 1400 pagine del rapporto dei 2500 scienziati dell’organismo intergovernativo dell’Onu Ipcc titolato Cambiamento climatico 2007: impatti, adattamento e vulnerabilità, descrive così le conseguenze dell’effetto serra, dell’inquinamento del pianeta causato dall’uomo, sulle popolazioni e sull’ambiente.
Con un aumento della temperatura media globale tra gli 1,5 e i 2,5 gradi rispetto a quella di questi anni sono già a rischio estinzione circa il 20-30% delle specie vegetali ed animali, scrivono gli scienziati. E con l’ innalzamento della temperatura media globale sarà di 2- 2,5 gradi rispetto al presente ci sarà «un forte aumento degli impatti» con spostamenti geografici di specie, perdite totali di biodiversità, riduzione della produttività agricola e delle risorse idriche in vaste aree. Solo in Australia e Nuova Zelanda le proiezioni climatiche stimano una forte perdita di biodiversità entro il 2020.
«Il problema appartiene al presente e il tempo per intervenire sta finendo» fa sapere da Bruxelles Martin Parry, copresidente del gruppo di lavoro dell'Ipcc. «Il riscaldamento è ormai inevitabile a causa delle emissioni passate, mentre gli sforzi di attenuazione ci metteranno decenni prima di essere efficaci».
Oltre agli effetti fisici per quanto riguarda la desertificazione, le carenze idriche, l'innalzamento degli oceani, il rapporto dell'Ipcc prefigura anche scenari «drammatici» per quanto riguarda la salute soprattutto delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo. A rimetterci per primi, secondo l’Oms, l’organizzazione mondiale per la sanità che ha coordinato il capitolo sulla salute del rapporto Ipcc, le popolazioni dei paesi in via di sviluppo ma non solo. La salute dell'umanità sarà infatti messa a rischio dall'aumento della malnutrizione e dei relativi rischi di malattie infettive e respiratorie, dalle malattie e dagli incidenti causati da eventi climatici estremi, come alluvioni, siccità e ondate di calore, l'aumento delle malattie diarroiche legate al cibo e all'acqua, ma anche dall'impennata della frequenza delle malattie cardiorespiratorie causate da un'alta concentrazione di ozono sulla superficie terrestre e il cambiamento di distribuzione geografica di alcune piante e delle relative malattie.
L'Organizzazione dell'Onu fa quindi appello ai governi del pianeta perché limitino le emissioni di gas serra, ma ammette che in ogni caso una certa dose di cambiamento climatico resta inevitabile perché gli impatti dei cambiamenti climatici, sono già in atto a livello globale e regionale e nel futuro saranno sempre più forti.
Save the Children stima che entro il 2010, a causa dei mutamenti climatici, ci saranno circa 50 milioni di sfollati, gran parte dei quali saranno donne e bambini, mentre la percentuale della popolazione mondiale che rischia di essere contagiata dalla malaria, una delle principali cause di mortalità infantile, salirà dal 45 al 60% nei prossimi cento anni.
Secondo l'associazione che difende i diritti dei bambini attualmente circa 250 milioni di persone all'anno sono colpite dai disastri naturali, ma questo numero è destinato a salire a 350 milioni nel prossimo decennio. Molte delle comunità che maggiormente saranno colpite dagli impatti del clima sono proprio quelle in cui già oggi la salute, la sicurezza e le condizioni di vita dei bambini e delle loro famiglie sono quotidianamente minacciate.
Come gran parte dell'Africa Sub-Sahariana e tutte le zone rurali, dove le popolazioni più povere vivono in abitazioni inadeguate al di sotto degli standard minimi di sicurezza. Nel periodo che va dal 1996 al 2005, il 98% delle calamità naturali è stato influenzato dai cambiamenti climatici e il numero totale di morti da esse causato è aumentato dell'84% rispetto al decennio precedente. L'Asia è stato il continente più funestato: ben due terzi di morti per disastri naturali vivevano in quest'area e la maggior parte di loro erano donne e bambini.
Insomma, rispetto al rapporto precedente (pubblicato dall'Ipcc nel 2001) quello attuale è molto più allarmante e affronta il riscaldamento globale non più come una vaga minaccia per un futuro lontano, ma come un fenomeno che sta già producendo i suoi effetti. Di prospettiva devastante parla Hans Verolme, direttore del programma per il cambiamento climatico dell’organizzazione ambientalista Wwf.: «I delegati hanno discusso a lungo per raggiungere un accordo su ogni parola, perchè sapevano che i loro capi di governo stavano aspettando ansiosamente le conclusioni di questa importante conferenza scientifica. Il senso di urgenza di questo rapporto preparato dai principali scienziati del mondo, ha insistito, ora deve essere abbinato ad una risposta altrettanto urgente da parte dei governi. Non si può sfuggire ai fatti: il riscaldamento globale porterà fame, inondazioni e carenze idriche. Fare nulla, ha sottolineato Verolme, non è un'opzione. Al contrario avrà conseguenze disastrose».
Anche il commissario Ue all'Ambiente Stavros Dimas chiede un ulteriore sostegno all'obiettivo individuato dall'Unione Europea di limitare l'aumento della temperatura globale a due gradi al disopra della temperature pre-industriali. Secondo Dimas il rapporto approvato indica con grande chiarezza gli effetti gravi che il cambiamento climatico avrà su tutti noi. Questo sottolinea nuovamente l'urgenza di raggiungere un accordo globale per ridurre le emissioni di gas serra e l'importanza per tutti noi di adattarci ai cambiamenti che sono già in atto».
Luigina D'Emilio
clima ciminiera film Al Gore INTERNET 220
Siccità, alluvioni, terremoti, tsunami. E quindi: migrazioni di massa, epidemie, cancellazione di specie animali e vegetali. Tutto questo sta già accadendo e arriverà alle sue estreme conseguenze nei prossimi anni ( per salvare il pianeta dal futuro collasso climatico bisogna stabilizzare le emissioni mondiali di gas serra entro il 2020 e dimezzarle entro il 2050) a meno che non ci siano azioni decise da parte dei governi per limitare gli effetti del surriscaldamento del pianeta. Le 1400 pagine del rapporto dei 2500 scienziati dell’organismo intergovernativo dell’Onu Ipcc titolato Cambiamento climatico 2007: impatti, adattamento e vulnerabilità, descrive così le conseguenze dell’effetto serra, dell’inquinamento del pianeta causato dall’uomo, sulle popolazioni e sull’ambiente.
Con un aumento della temperatura media globale tra gli 1,5 e i 2,5 gradi rispetto a quella di questi anni sono già a rischio estinzione circa il 20-30% delle specie vegetali ed animali, scrivono gli scienziati. E con l’ innalzamento della temperatura media globale sarà di 2- 2,5 gradi rispetto al presente ci sarà «un forte aumento degli impatti» con spostamenti geografici di specie, perdite totali di biodiversità, riduzione della produttività agricola e delle risorse idriche in vaste aree. Solo in Australia e Nuova Zelanda le proiezioni climatiche stimano una forte perdita di biodiversità entro il 2020.
«Il problema appartiene al presente e il tempo per intervenire sta finendo» fa sapere da Bruxelles Martin Parry, copresidente del gruppo di lavoro dell'Ipcc. «Il riscaldamento è ormai inevitabile a causa delle emissioni passate, mentre gli sforzi di attenuazione ci metteranno decenni prima di essere efficaci».
Oltre agli effetti fisici per quanto riguarda la desertificazione, le carenze idriche, l'innalzamento degli oceani, il rapporto dell'Ipcc prefigura anche scenari «drammatici» per quanto riguarda la salute soprattutto delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo. A rimetterci per primi, secondo l’Oms, l’organizzazione mondiale per la sanità che ha coordinato il capitolo sulla salute del rapporto Ipcc, le popolazioni dei paesi in via di sviluppo ma non solo. La salute dell'umanità sarà infatti messa a rischio dall'aumento della malnutrizione e dei relativi rischi di malattie infettive e respiratorie, dalle malattie e dagli incidenti causati da eventi climatici estremi, come alluvioni, siccità e ondate di calore, l'aumento delle malattie diarroiche legate al cibo e all'acqua, ma anche dall'impennata della frequenza delle malattie cardiorespiratorie causate da un'alta concentrazione di ozono sulla superficie terrestre e il cambiamento di distribuzione geografica di alcune piante e delle relative malattie.
L'Organizzazione dell'Onu fa quindi appello ai governi del pianeta perché limitino le emissioni di gas serra, ma ammette che in ogni caso una certa dose di cambiamento climatico resta inevitabile perché gli impatti dei cambiamenti climatici, sono già in atto a livello globale e regionale e nel futuro saranno sempre più forti.
Save the Children stima che entro il 2010, a causa dei mutamenti climatici, ci saranno circa 50 milioni di sfollati, gran parte dei quali saranno donne e bambini, mentre la percentuale della popolazione mondiale che rischia di essere contagiata dalla malaria, una delle principali cause di mortalità infantile, salirà dal 45 al 60% nei prossimi cento anni.
Secondo l'associazione che difende i diritti dei bambini attualmente circa 250 milioni di persone all'anno sono colpite dai disastri naturali, ma questo numero è destinato a salire a 350 milioni nel prossimo decennio. Molte delle comunità che maggiormente saranno colpite dagli impatti del clima sono proprio quelle in cui già oggi la salute, la sicurezza e le condizioni di vita dei bambini e delle loro famiglie sono quotidianamente minacciate.
Come gran parte dell'Africa Sub-Sahariana e tutte le zone rurali, dove le popolazioni più povere vivono in abitazioni inadeguate al di sotto degli standard minimi di sicurezza. Nel periodo che va dal 1996 al 2005, il 98% delle calamità naturali è stato influenzato dai cambiamenti climatici e il numero totale di morti da esse causato è aumentato dell'84% rispetto al decennio precedente. L'Asia è stato il continente più funestato: ben due terzi di morti per disastri naturali vivevano in quest'area e la maggior parte di loro erano donne e bambini.
Insomma, rispetto al rapporto precedente (pubblicato dall'Ipcc nel 2001) quello attuale è molto più allarmante e affronta il riscaldamento globale non più come una vaga minaccia per un futuro lontano, ma come un fenomeno che sta già producendo i suoi effetti. Di prospettiva devastante parla Hans Verolme, direttore del programma per il cambiamento climatico dell’organizzazione ambientalista Wwf.: «I delegati hanno discusso a lungo per raggiungere un accordo su ogni parola, perchè sapevano che i loro capi di governo stavano aspettando ansiosamente le conclusioni di questa importante conferenza scientifica. Il senso di urgenza di questo rapporto preparato dai principali scienziati del mondo, ha insistito, ora deve essere abbinato ad una risposta altrettanto urgente da parte dei governi. Non si può sfuggire ai fatti: il riscaldamento globale porterà fame, inondazioni e carenze idriche. Fare nulla, ha sottolineato Verolme, non è un'opzione. Al contrario avrà conseguenze disastrose».
Anche il commissario Ue all'Ambiente Stavros Dimas chiede un ulteriore sostegno all'obiettivo individuato dall'Unione Europea di limitare l'aumento della temperatura globale a due gradi al disopra della temperature pre-industriali. Secondo Dimas il rapporto approvato indica con grande chiarezza gli effetti gravi che il cambiamento climatico avrà su tutti noi. Questo sottolinea nuovamente l'urgenza di raggiungere un accordo globale per ridurre le emissioni di gas serra e l'importanza per tutti noi di adattarci ai cambiamenti che sono già in atto».
Sunday, April 08, 2007
Misurate le nanopolveri dell´inceneritore di Bolzano
Misurate le nanopolveri dell´inceneritore di Bolzano
Presentati in un convegno i dati comparati sulle emissioni delle nanopolveri rilevate con tecnologia tedesca
di Diego Barsotti
LIVORNO. In un convegno che si è svolto lo scorso fine settimana a Bolzano sono stati resi noti i risultati delle analisi eseguite per stabilire con esattezza l’entità delle emissioni prodotte dai camini dell’inceneritore cittadino. Obiettivo degli amministratori verificare gli impatti dell’inceneritore rispetto ad altre fonti, come per esempio il traffico, nonchè la possibilità di un potenziamento dell’impianto, visto che i rifiuti anche nella provincia autonoma di Bolzano continuano ad aumentare e la raccolta differenziata spinta non risolve, da sola, il problema. Fin qui nulla di nuovo. L’aspetto interessante sta invece nel fatto che per la prima volta, almeno in Italia, sono state eseguite misurazioni puntuali delle nanopolveri, le particelle quindi inferiori a 1 micron.
A Giulio Andreucci, dirigente dell’ufficio gestione rifiuti della Provincia autonoma di Bolzano, chiediamo innanzitutto di spiegarci come e da chi vengono effettuate le misurazioni delle nanopolveri, visto che in Italia sembra essere una pratica assai rara.
«MI pare strano. Esistono strumenti normalmente in commercio. Le nostre macchine le abbiamo noleggiate in Germania dalla ditta Grimm. Ma l’istituto scientifico di Leipzig per esempio le ha prodotte in proprio fin dagli anni Novanta e credo che in Finlandia siano state realizzate anche prima. In Italia so per certo che l’università di Bologna misura le nanopolveri, ma non so che macchine abbiano. Tra l’altro credo che l’Unione europea già nelle regolamentazioni previste per gli Euro 5 inserirà anche dei limiti relativi alle nanopolveri».
Che cosa intendete per nanopolveri? Cosa riescono a misurare questi strumenti e come funzionano?
«Allora 1 micron (Pm1) equivale a mille manometri. Esistono macchine in grado di leggere le particelle sotto ai 100 nanometri, cioè Pm0,1 Le nostre in particolare sono macchine con scansione laser che conteggiano le particelle tra i 5,5 e i 350 nanometri, divise su 42 classi di grandezza per canali volumetrici».
Quali sono i risultati delle misurazioni?
«Le misure eseguite sulle emissioni vere e proprie hanno evidenziato tra le 5mila e le 7mila nanoparticelle per centimetro quadrato. Quelle effettuate nel punto stimato di massima ricaduta delle emissioni dell’inceneritore hanno dato valori tra 5mila e 10mila nanoparticelle. In area ambiente, cioè in una zona non antropizzata i valori sono stati sempre intorno alle 5mila unità per centimetro quadrato. Questo perché è bene ricordare che le nanopolveri vengono prodotte anche naturalmente, per esempio attraverso la fotosintesi e per questo a volte sono stati misurati valori altissimi addirittura in mezzo agli oceani. Infine le misurazioni eseguite in prossimità dell’autostrada hanno registrato una presenza tra le 10mila e le 20mila particelle per centimetro. Un calcolo approssimativo che ho fatto io dà come risultato che un’ora di inceneritore produce una quantità di nanopolveri pari a quella prodotta in un’ora da un’auto diesel senza filtro antiparticolato che viaggia in autostrada».
Invece se avesse avuto il filtro Fap?
«Gli esperti hanno calcolato che il filtro riesce ad abbattere di circa mille volte le emissioni di nanopolveri».
Avete dei dati dal punto di vista della salute umana?
«Al seminario abbiamo invitato diversi tossicologi che hanno analizzato qualitativamente le nostre nanopolveri e non essendo un esperto mi rifaccio a quanto da loro è stato spiegato. Sostengono che a Bolzano le nanopolveri abbiano una bassa tossicità o meglio aggressività, che credo sia il termine più corretto. L’aggressività di una nanoparticella si desume da tre fattori: superficie, dimensione e persistenza».
Un’ultima domanda: quanto è costato misurare le nanopolveri?
«La nostra campagna di monitoraggio è durata un mese e mezzo e abbiamo speso complessivamente 15mila euro. Mi sembra invece che il costo per acquistare la macchina si aggiri intorno ai 40mila euro».
Hanno partecipato al convegno: Luigi Minach - Direttore dell`Agenzia per l`Ambiente nonché per il settore Effetti sulla salute Peter Wick (Empa), Otmar Schmid (Gsf), Joachim Heinrich (Gsf), Fabio Barbone (Università di Udine) - Lino Wegher (Medicina dell’ambiente di Bozano) e per il settore Misure e modelli Klaus Schäfer (Forschungszentrum Karlsruhe), Wolfram Birmili (Leibniz Institut), Andrea Ulrich (Empa), Ronny Lorenzo (Empa), Gianluca Antonacci (CISMA), Giulio Angelucci (Ufficio Gestione Rifiuti), Werner Tirler (EcoResearch), Markus Gleis (UBA), Martin Mohr (Empa), Christian Gerthart (Ditta. Grimm)
Presentati in un convegno i dati comparati sulle emissioni delle nanopolveri rilevate con tecnologia tedesca
di Diego Barsotti
LIVORNO. In un convegno che si è svolto lo scorso fine settimana a Bolzano sono stati resi noti i risultati delle analisi eseguite per stabilire con esattezza l’entità delle emissioni prodotte dai camini dell’inceneritore cittadino. Obiettivo degli amministratori verificare gli impatti dell’inceneritore rispetto ad altre fonti, come per esempio il traffico, nonchè la possibilità di un potenziamento dell’impianto, visto che i rifiuti anche nella provincia autonoma di Bolzano continuano ad aumentare e la raccolta differenziata spinta non risolve, da sola, il problema. Fin qui nulla di nuovo. L’aspetto interessante sta invece nel fatto che per la prima volta, almeno in Italia, sono state eseguite misurazioni puntuali delle nanopolveri, le particelle quindi inferiori a 1 micron.
A Giulio Andreucci, dirigente dell’ufficio gestione rifiuti della Provincia autonoma di Bolzano, chiediamo innanzitutto di spiegarci come e da chi vengono effettuate le misurazioni delle nanopolveri, visto che in Italia sembra essere una pratica assai rara.
«MI pare strano. Esistono strumenti normalmente in commercio. Le nostre macchine le abbiamo noleggiate in Germania dalla ditta Grimm. Ma l’istituto scientifico di Leipzig per esempio le ha prodotte in proprio fin dagli anni Novanta e credo che in Finlandia siano state realizzate anche prima. In Italia so per certo che l’università di Bologna misura le nanopolveri, ma non so che macchine abbiano. Tra l’altro credo che l’Unione europea già nelle regolamentazioni previste per gli Euro 5 inserirà anche dei limiti relativi alle nanopolveri».
Che cosa intendete per nanopolveri? Cosa riescono a misurare questi strumenti e come funzionano?
«Allora 1 micron (Pm1) equivale a mille manometri. Esistono macchine in grado di leggere le particelle sotto ai 100 nanometri, cioè Pm0,1 Le nostre in particolare sono macchine con scansione laser che conteggiano le particelle tra i 5,5 e i 350 nanometri, divise su 42 classi di grandezza per canali volumetrici».
Quali sono i risultati delle misurazioni?
«Le misure eseguite sulle emissioni vere e proprie hanno evidenziato tra le 5mila e le 7mila nanoparticelle per centimetro quadrato. Quelle effettuate nel punto stimato di massima ricaduta delle emissioni dell’inceneritore hanno dato valori tra 5mila e 10mila nanoparticelle. In area ambiente, cioè in una zona non antropizzata i valori sono stati sempre intorno alle 5mila unità per centimetro quadrato. Questo perché è bene ricordare che le nanopolveri vengono prodotte anche naturalmente, per esempio attraverso la fotosintesi e per questo a volte sono stati misurati valori altissimi addirittura in mezzo agli oceani. Infine le misurazioni eseguite in prossimità dell’autostrada hanno registrato una presenza tra le 10mila e le 20mila particelle per centimetro. Un calcolo approssimativo che ho fatto io dà come risultato che un’ora di inceneritore produce una quantità di nanopolveri pari a quella prodotta in un’ora da un’auto diesel senza filtro antiparticolato che viaggia in autostrada».
Invece se avesse avuto il filtro Fap?
«Gli esperti hanno calcolato che il filtro riesce ad abbattere di circa mille volte le emissioni di nanopolveri».
Avete dei dati dal punto di vista della salute umana?
«Al seminario abbiamo invitato diversi tossicologi che hanno analizzato qualitativamente le nostre nanopolveri e non essendo un esperto mi rifaccio a quanto da loro è stato spiegato. Sostengono che a Bolzano le nanopolveri abbiano una bassa tossicità o meglio aggressività, che credo sia il termine più corretto. L’aggressività di una nanoparticella si desume da tre fattori: superficie, dimensione e persistenza».
Un’ultima domanda: quanto è costato misurare le nanopolveri?
«La nostra campagna di monitoraggio è durata un mese e mezzo e abbiamo speso complessivamente 15mila euro. Mi sembra invece che il costo per acquistare la macchina si aggiri intorno ai 40mila euro».
Hanno partecipato al convegno: Luigi Minach - Direttore dell`Agenzia per l`Ambiente nonché per il settore Effetti sulla salute Peter Wick (Empa), Otmar Schmid (Gsf), Joachim Heinrich (Gsf), Fabio Barbone (Università di Udine) - Lino Wegher (Medicina dell’ambiente di Bozano) e per il settore Misure e modelli Klaus Schäfer (Forschungszentrum Karlsruhe), Wolfram Birmili (Leibniz Institut), Andrea Ulrich (Empa), Ronny Lorenzo (Empa), Gianluca Antonacci (CISMA), Giulio Angelucci (Ufficio Gestione Rifiuti), Werner Tirler (EcoResearch), Markus Gleis (UBA), Martin Mohr (Empa), Christian Gerthart (Ditta. Grimm)
Wednesday, March 28, 2007
Decessi sospetti tra i lavoratori dell'Italcementi
Comunicato del comitato popolare "Lasciateci respirare"
Monselice.
Decessi sospetti tra i lavoratori dell'Italcementi
24-03-2007
Monselice. Decessi sospetti tra i lavoratori dell'Italcementi La magistratura ha ritenuto probante l'esposto presentato dai rappresentanti del Comitato Popolare "Lasciateci respirare" sui tanti decessi sospetti avvenuti tra i lavoratori dell'Italcementi di Monselice ed ha aperto una inchiesta.
Ampia notizia del fatto è stata data dai giornali locali e dalle televisioni, TG3 reg. e Tele NordEst in particolare. Questo fatto riapre la questione dei rischi che corre l'intera comunità dell'area dei cementifici, l'urgenza di controlli e restrizioni e di una seria indagine epidemiologica. Ma anche di una prospettiva diversa da quella attuale. Vi allego il comunicato del Comitato "Lasciateci respirare" di questi giorni, una mia replica alle accuse arrivate da alcuni rappresentanti sindacali dei cementifici e la proposta di finanziamento da parte delle giunte regionale e provinciale di una indagine epidemiologica.
CEMENTIFICI: I RICATTI, L'INQUINAMENTO, I PERICOLI… LE PROPOSTE
Il Presidente della delegazione Unindustria di Este svolge la sua attività. Cerca cioè di fare gli interessi del suo datore di lavoro. Naturalmente chi esercita una professione la dovrebbe praticare, pur cercando di tutelare le proprie esigenze, in modo corretto e professionale. Non ci sembra sia il caso, questa volta, leggendo quanto riportato nei giornali locali a proposito della questione Cementifici Inquinamento.
·La prima non correttezza consiste nella minaccia velata contenuta nella dichiarazione della sig.ra Gallana: "Un settore con 1500 addetti, il più importante della Bassa, va aiutato a crescere in sintonia con il territorio e non va osteggiato in modo pregiudiziale". Leggasi: "1500 lavoratori sono a rischio per colpa di chi protesta contro l'inquinamento".
·La seconda, che comprende anche la professionalità è l'innovativo suggerimento: "Apriamo un tavolo di concertazione sull'ambiente". Sarebbe stato interessante che la Presidentessa si fosse informata di quanti tavoli sono attualmente aperti avendo il pudore di evitare questa logora manifestazione di disponibilità tanto per gettare un po' di "polvere" (per restare in tema) negli occhi della gente.
·La terza argomentazione è la più significativa perché rappresenta il massimo della demagogia: "Il primo obiettivo - spiega - è di avviare un'effettiva intesa con quanti operano nel territorio a difesa dell'ambiente. Un confronto a cui le imprese non si sono mai sottratte". Il primo obiettivo non è quello AVVIARE un'intesa ma quello di RISOLVERE il problema dell'inquinamento dei cementifici della zona, che è noto da decenni oltre qualsiasi ragionevole dubbio ed è documentato da anni, sia con prove ineccepibili, sia dal semplice buon senso della gente (oltre mille firme raccolte a Monselice per protestare contro il fenomeno definito come"odori acri").
Le contestazioni potrebbero continuare anche sugli altri aspetti delle dichiarazioni riportate, come il confronto cementifici - inceneritori dove la Presidente dimostra di non conoscere chiaramente i termini della questione, ma sarebbe infierire ulteriormente e la qual cosa sinceramente non ci diverte. Come non ci diverte sentire Sindacalisti e assessori utilizzare lo stesso linguaggio dei cementieri, reclamizzando invisibili progressi nel controllo delle emissioni o agitando il ricatto occupazionale come una clava nel difficile dibattito derivato dalla presenza di questi impianti.
Vogliamo ricordare a questi sindacalisti e ai loro sponsor politici, alcuni dati relativi al 2004 e 2005:
Nel Comune di Padova si sono prodotte 150 tonnellate di PM10 e 1600 tonnellate di NOx; Nello stesso periodo nell'area di Monselice - Este si sono prodotte 160 tonnellate di PM10 e 4300 tonnellate di NOx (autodichiarazioni delle 3 cementerie).
Vogliamo ricordare, a chi deve veramente difendere i lavoratori, le indagini in corso relative ai decessi e alle gravi patologie riscontrate tra decine di ex dipendenti delle cementerie.
Infine vogliamo ricordare a tutti, che l'articolo n. 19, comma 3, del Piano Ambientale del parco dei Colli Euganei recita testualmente: "Per quanto concerne le cementerie esistenti ... l'Ente potrà sollecitare la conclusione di accordi di programma con la Regione, con il Ministero dell'Ambiente, i comuni e altri soggetti pubblici competenti, … per il coordinamento delle azioni di contenimento dell'impatto ambientale e paesistico e per concertare, con le aziende stesse, strategie di adeguamento, ed eventuale riconversione e/o rilocalizzazione delle attività e degli impianti…"
Se la Presidente Gallana si rende disponibile all'avvio di questi accordi di programma, se sindacalisti ed esponenti politici sono interessati a far rispettare la normativa, troveranno nel Comitato un interlocutore serio e se permettete, "competente".
Monselice 19/03/07
COMITATO POPOLARE "LASCIATECI RESPIRARE"
www.lasciatecirespirare.it
info@lasciatecirespirare.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Monselice.
Decessi sospetti tra i lavoratori dell'Italcementi
24-03-2007
Monselice. Decessi sospetti tra i lavoratori dell'Italcementi La magistratura ha ritenuto probante l'esposto presentato dai rappresentanti del Comitato Popolare "Lasciateci respirare" sui tanti decessi sospetti avvenuti tra i lavoratori dell'Italcementi di Monselice ed ha aperto una inchiesta.
Ampia notizia del fatto è stata data dai giornali locali e dalle televisioni, TG3 reg. e Tele NordEst in particolare. Questo fatto riapre la questione dei rischi che corre l'intera comunità dell'area dei cementifici, l'urgenza di controlli e restrizioni e di una seria indagine epidemiologica. Ma anche di una prospettiva diversa da quella attuale. Vi allego il comunicato del Comitato "Lasciateci respirare" di questi giorni, una mia replica alle accuse arrivate da alcuni rappresentanti sindacali dei cementifici e la proposta di finanziamento da parte delle giunte regionale e provinciale di una indagine epidemiologica.
CEMENTIFICI: I RICATTI, L'INQUINAMENTO, I PERICOLI… LE PROPOSTE
Il Presidente della delegazione Unindustria di Este svolge la sua attività. Cerca cioè di fare gli interessi del suo datore di lavoro. Naturalmente chi esercita una professione la dovrebbe praticare, pur cercando di tutelare le proprie esigenze, in modo corretto e professionale. Non ci sembra sia il caso, questa volta, leggendo quanto riportato nei giornali locali a proposito della questione Cementifici Inquinamento.
·La prima non correttezza consiste nella minaccia velata contenuta nella dichiarazione della sig.ra Gallana: "Un settore con 1500 addetti, il più importante della Bassa, va aiutato a crescere in sintonia con il territorio e non va osteggiato in modo pregiudiziale". Leggasi: "1500 lavoratori sono a rischio per colpa di chi protesta contro l'inquinamento".
·La seconda, che comprende anche la professionalità è l'innovativo suggerimento: "Apriamo un tavolo di concertazione sull'ambiente". Sarebbe stato interessante che la Presidentessa si fosse informata di quanti tavoli sono attualmente aperti avendo il pudore di evitare questa logora manifestazione di disponibilità tanto per gettare un po' di "polvere" (per restare in tema) negli occhi della gente.
·La terza argomentazione è la più significativa perché rappresenta il massimo della demagogia: "Il primo obiettivo - spiega - è di avviare un'effettiva intesa con quanti operano nel territorio a difesa dell'ambiente. Un confronto a cui le imprese non si sono mai sottratte". Il primo obiettivo non è quello AVVIARE un'intesa ma quello di RISOLVERE il problema dell'inquinamento dei cementifici della zona, che è noto da decenni oltre qualsiasi ragionevole dubbio ed è documentato da anni, sia con prove ineccepibili, sia dal semplice buon senso della gente (oltre mille firme raccolte a Monselice per protestare contro il fenomeno definito come"odori acri").
Le contestazioni potrebbero continuare anche sugli altri aspetti delle dichiarazioni riportate, come il confronto cementifici - inceneritori dove la Presidente dimostra di non conoscere chiaramente i termini della questione, ma sarebbe infierire ulteriormente e la qual cosa sinceramente non ci diverte. Come non ci diverte sentire Sindacalisti e assessori utilizzare lo stesso linguaggio dei cementieri, reclamizzando invisibili progressi nel controllo delle emissioni o agitando il ricatto occupazionale come una clava nel difficile dibattito derivato dalla presenza di questi impianti.
Vogliamo ricordare a questi sindacalisti e ai loro sponsor politici, alcuni dati relativi al 2004 e 2005:
Nel Comune di Padova si sono prodotte 150 tonnellate di PM10 e 1600 tonnellate di NOx; Nello stesso periodo nell'area di Monselice - Este si sono prodotte 160 tonnellate di PM10 e 4300 tonnellate di NOx (autodichiarazioni delle 3 cementerie).
Vogliamo ricordare, a chi deve veramente difendere i lavoratori, le indagini in corso relative ai decessi e alle gravi patologie riscontrate tra decine di ex dipendenti delle cementerie.
Infine vogliamo ricordare a tutti, che l'articolo n. 19, comma 3, del Piano Ambientale del parco dei Colli Euganei recita testualmente: "Per quanto concerne le cementerie esistenti ... l'Ente potrà sollecitare la conclusione di accordi di programma con la Regione, con il Ministero dell'Ambiente, i comuni e altri soggetti pubblici competenti, … per il coordinamento delle azioni di contenimento dell'impatto ambientale e paesistico e per concertare, con le aziende stesse, strategie di adeguamento, ed eventuale riconversione e/o rilocalizzazione delle attività e degli impianti…"
Se la Presidente Gallana si rende disponibile all'avvio di questi accordi di programma, se sindacalisti ed esponenti politici sono interessati a far rispettare la normativa, troveranno nel Comitato un interlocutore serio e se permettete, "competente".
Monselice 19/03/07
COMITATO POPOLARE "LASCIATECI RESPIRARE"
www.lasciatecirespirare.it
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Tuesday, March 13, 2007
Borgo San Dalmazzo - Operazione trasparenza per l'Italcementi
Borgo San Dalmazzo - Operazione trasparenza per l'Italcementi
On line i dati relativi all'inquinamento prodotto
Borgo San Dalmazzo - In linea con le tempistiche previste dal Protocollo per il miglioramento della qualità dell’aria, firmato dal Comune di Borgo San Dalmazzo e la società Italcementi Spa, sono terminati i lavori di installazione del nuovo sistema di controllo delle emissioni inquinanti collegato in continuo con l’Arpa di Cuneo.
Per garantire massima trasparenza di informazione, l’Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo ha deciso di rendere disponibili in rete, all’indirizzo www.comune.borgosandalmazzo.cn.it , i dati relativi alla produzione giornaliera di polveri (PM10), biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOX) della locale Cementeria.
“La qualità dell’aria continua a preoccupare l’opinione pubblica e l’esigenza di poter governare il fenomeno resta tra le priorità dell’Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo – ha dichiarato l’Assessore all’Ambiente Paolo Risso – Con questa iniziativa si vuole aumentare il livello di accessibilità alle informazioni da parte del cittadino, garantendo la possibilità di verificare autonomamente la quantità e qualità delle emissioni inquinanti prodotte e il raggiungimento dei risultati ipotizzati dal protocollo di intesa.
On line i dati relativi all'inquinamento prodotto
Borgo San Dalmazzo - In linea con le tempistiche previste dal Protocollo per il miglioramento della qualità dell’aria, firmato dal Comune di Borgo San Dalmazzo e la società Italcementi Spa, sono terminati i lavori di installazione del nuovo sistema di controllo delle emissioni inquinanti collegato in continuo con l’Arpa di Cuneo.
Per garantire massima trasparenza di informazione, l’Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo ha deciso di rendere disponibili in rete, all’indirizzo www.comune.borgosandalmazzo.cn.it , i dati relativi alla produzione giornaliera di polveri (PM10), biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOX) della locale Cementeria.
“La qualità dell’aria continua a preoccupare l’opinione pubblica e l’esigenza di poter governare il fenomeno resta tra le priorità dell’Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo – ha dichiarato l’Assessore all’Ambiente Paolo Risso – Con questa iniziativa si vuole aumentare il livello di accessibilità alle informazioni da parte del cittadino, garantendo la possibilità di verificare autonomamente la quantità e qualità delle emissioni inquinanti prodotte e il raggiungimento dei risultati ipotizzati dal protocollo di intesa.
«On line» i dati delle emissioni nell'aria dell'Italcementi
«On line» i dati delle emissioni nell'aria dell'Italcementi
sabato 10 marzo 2007 - Cuneo
In linea con le tempistiche previste dal Protocollo per il miglioramento della qualità dell'aria, firmato dal Comune di Borgo San Dalmazzo con la società Italcementi Spa, sono terminati i lavori di installazione del nuovo sistema di controllo delle emissioni inquinanti collegato in continuo con l'Arpa di Cuneo.
Per garantire massima trasparenza di informazione, l'Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo ha deciso di rendere disponibili in rete, all'indirizzo www.comune.borgosandalmazzo.cn.it i dati relativi alla produzione giornaliera di polveri (PM10), biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOX) della locale Cementeria.
«La qualità dell'aria continua a preoccupare l'opinione pubblica e l'esigenza di poter governare il fenomeno resta tra le priorità dell'Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo - ha dichiarato l'Assessore all'Ambiente Paolo Risso. - Con questa iniziativa si vuole aumentare il livello di accessibilità alle informazioni da parte del cittadino, garantendo la possibilità di verificare autonomamente la quantità e qualità delle emissioni inquinanti prodotte e il raggiungimento dei risultati ipotizzati dal protocollo di intesa.
sabato 10 marzo 2007 - Cuneo
In linea con le tempistiche previste dal Protocollo per il miglioramento della qualità dell'aria, firmato dal Comune di Borgo San Dalmazzo con la società Italcementi Spa, sono terminati i lavori di installazione del nuovo sistema di controllo delle emissioni inquinanti collegato in continuo con l'Arpa di Cuneo.
Per garantire massima trasparenza di informazione, l'Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo ha deciso di rendere disponibili in rete, all'indirizzo www.comune.borgosandalmazzo.cn.it i dati relativi alla produzione giornaliera di polveri (PM10), biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOX) della locale Cementeria.
«La qualità dell'aria continua a preoccupare l'opinione pubblica e l'esigenza di poter governare il fenomeno resta tra le priorità dell'Amministrazione Comunale di Borgo San Dalmazzo - ha dichiarato l'Assessore all'Ambiente Paolo Risso. - Con questa iniziativa si vuole aumentare il livello di accessibilità alle informazioni da parte del cittadino, garantendo la possibilità di verificare autonomamente la quantità e qualità delle emissioni inquinanti prodotte e il raggiungimento dei risultati ipotizzati dal protocollo di intesa.
Monday, March 05, 2007
Lettera del Sindaco di Calusco d'Adda Sul Giornale di Merate del 27 febbraio
RICEVIAMO GENTILMENTE DAL Giornale di Merate
Ho letto non senza sorpresa sul Giornale di Merate di martedì 20 febbraio le disinvolte posizioni e le infondate dichiarazioni nei miei confronti da parte della segreteria provinciale della Lega Nord di Lecco riguardo la recente rinuncia di “Italcementi” all’uso dei combustibili da rifiuti industriali nella propria cementeria di Calusco. Evidentemente non riesco ancora ad abituarmi alla logica dei politici per i quali la ricerca e la divulgazione dei fatti reali è un’esigenza trascurabile giacché ciò che conta è anzitutto denigrare l’avversario politico. Dall’articolo emergerebbe che il merito di tale risultato sarebbe fondamentalmente della Lega attraverso i suoi autorevoli rappresentanti nazionali e regionali e le sue iniziative sul territorio. La decisione è stata comunque presa da “Italcementi” con lettera indirizzata all’ente responsabile della pratica amministrativa e dell’autorizzazione finale previa valutazione di impatto ambientale: il Ministero dell’Ambiente. Altri destinatari della lettera sono stati il Ministero per i Beni Culturali, la Regione Lombardia, la Provincia di Bergamo e il Comune di Calusco. In essa si spiegano le ragioni di tale rinuncia consistenti in una sopravvenuta nuova normativa secondo cui anche aziende con limitati volumi stoccati (di tali combustibili) devono sottostare alle prescrizioni della Direttiva Seveso III, propria degli impianti a rischio di incidenti rilevanti. “Italcementi” vi ha pertanto rinunciato per tutti i suoi impianti che incorrono in detta normativa “a causa dell’impatto emotivo che tale situazione determinerebbe sulla territorialità, pur se non commisurato all’entità del progetto”. Indubbiamente su questa decisione avrà anche influito la presa di posizione di alcune forze politiche, ma è fuor di dubbio che quella più importante e decisiva è stata quella del territorio, una pressione iniziata oltre due anni fa dai 15 Comuni dell’area, Calusco in testa. Quando nel dicembre 2004 la ditta presentò ufficialmente e documentalmente un progetto in Comune fu questa Amministrazione a bloccarlo in Consiglio comunale prima, e con atti formali successivi poi, e lo fece non perché la richiesta fosse illegittima, ma perché la riteneva contraria a quello che sarebbe stato il comune sentire della cittadinanza. Dopodiché, in uno spirito di grande trasparenza e partecipazione democratica e conscia che il problema varcava i confini comunali, non avocò presuntuosamente a sé la gestione dello stesso, ma costituì un ampio Comitato politico e tecnico formato dai rappresentanti dei 15 Comuni, dalla Comunità dell’Isola Bergamasca, dalle associazioni ambientaliste, dalle organizzazioni sindacali locali, dalla stessa minoranza del Comune di Calusco: Comitato presieduto e coordinato non dal Comune, ma da Agenda 21. Tale scelta metodologica è stata indicata in diverse occasioni da enti pubblici superiori e dalla stessa Legambiente come modello di comportamento. Da allora e per ben due anni questo organismo, e non il Comune di Calusco o i 4 Comuni del comprensorio robbiatese, prese in mano la situazione e al suo interno maturò collegialmente ogni decisione. Sfido pertanto la Lega a provare quando mai il sindaco di Calusco abbia fatto autonomamente, al di fuori di tale contesto, dichiarazioni “in linea con le posizioni dell’Azienda che i pericoli fossero inesistenti”. Certamente l’atteggiamento con cui ci si rapportò con “Italcementi” fu quello di Agenda 21, basato cioè sul concetto dello “sviluppo sostenibile” che non demonizza ideologicamente la controparte, ma ne ricerca il confronto nella considerazione che solo così si costruisce qualcosa. Questi sono i fatti veri e accaduti, che forse la Lega nemmeno conosce: ma se anche li avesse conosciuti, come avrebbe potuto rinunciare all’occasione di prendersi ogni merito e di attaccare un sindaco di centro-sinistra?
Rinaldo Colleoni
Sindaco di Calusco d’Adda
Ho letto non senza sorpresa sul Giornale di Merate di martedì 20 febbraio le disinvolte posizioni e le infondate dichiarazioni nei miei confronti da parte della segreteria provinciale della Lega Nord di Lecco riguardo la recente rinuncia di “Italcementi” all’uso dei combustibili da rifiuti industriali nella propria cementeria di Calusco. Evidentemente non riesco ancora ad abituarmi alla logica dei politici per i quali la ricerca e la divulgazione dei fatti reali è un’esigenza trascurabile giacché ciò che conta è anzitutto denigrare l’avversario politico. Dall’articolo emergerebbe che il merito di tale risultato sarebbe fondamentalmente della Lega attraverso i suoi autorevoli rappresentanti nazionali e regionali e le sue iniziative sul territorio. La decisione è stata comunque presa da “Italcementi” con lettera indirizzata all’ente responsabile della pratica amministrativa e dell’autorizzazione finale previa valutazione di impatto ambientale: il Ministero dell’Ambiente. Altri destinatari della lettera sono stati il Ministero per i Beni Culturali, la Regione Lombardia, la Provincia di Bergamo e il Comune di Calusco. In essa si spiegano le ragioni di tale rinuncia consistenti in una sopravvenuta nuova normativa secondo cui anche aziende con limitati volumi stoccati (di tali combustibili) devono sottostare alle prescrizioni della Direttiva Seveso III, propria degli impianti a rischio di incidenti rilevanti. “Italcementi” vi ha pertanto rinunciato per tutti i suoi impianti che incorrono in detta normativa “a causa dell’impatto emotivo che tale situazione determinerebbe sulla territorialità, pur se non commisurato all’entità del progetto”. Indubbiamente su questa decisione avrà anche influito la presa di posizione di alcune forze politiche, ma è fuor di dubbio che quella più importante e decisiva è stata quella del territorio, una pressione iniziata oltre due anni fa dai 15 Comuni dell’area, Calusco in testa. Quando nel dicembre 2004 la ditta presentò ufficialmente e documentalmente un progetto in Comune fu questa Amministrazione a bloccarlo in Consiglio comunale prima, e con atti formali successivi poi, e lo fece non perché la richiesta fosse illegittima, ma perché la riteneva contraria a quello che sarebbe stato il comune sentire della cittadinanza. Dopodiché, in uno spirito di grande trasparenza e partecipazione democratica e conscia che il problema varcava i confini comunali, non avocò presuntuosamente a sé la gestione dello stesso, ma costituì un ampio Comitato politico e tecnico formato dai rappresentanti dei 15 Comuni, dalla Comunità dell’Isola Bergamasca, dalle associazioni ambientaliste, dalle organizzazioni sindacali locali, dalla stessa minoranza del Comune di Calusco: Comitato presieduto e coordinato non dal Comune, ma da Agenda 21. Tale scelta metodologica è stata indicata in diverse occasioni da enti pubblici superiori e dalla stessa Legambiente come modello di comportamento. Da allora e per ben due anni questo organismo, e non il Comune di Calusco o i 4 Comuni del comprensorio robbiatese, prese in mano la situazione e al suo interno maturò collegialmente ogni decisione. Sfido pertanto la Lega a provare quando mai il sindaco di Calusco abbia fatto autonomamente, al di fuori di tale contesto, dichiarazioni “in linea con le posizioni dell’Azienda che i pericoli fossero inesistenti”. Certamente l’atteggiamento con cui ci si rapportò con “Italcementi” fu quello di Agenda 21, basato cioè sul concetto dello “sviluppo sostenibile” che non demonizza ideologicamente la controparte, ma ne ricerca il confronto nella considerazione che solo così si costruisce qualcosa. Questi sono i fatti veri e accaduti, che forse la Lega nemmeno conosce: ma se anche li avesse conosciuti, come avrebbe potuto rinunciare all’occasione di prendersi ogni merito e di attaccare un sindaco di centro-sinistra?
Rinaldo Colleoni
Sindaco di Calusco d’Adda
Thursday, March 01, 2007
ATTI DEL CONVEGNO POLVERI ULTRAFINI E NANOPARTICELLE
ATTI DEL CONVEGNO POLVERI ULTRAFINI E NANOPARTICELLE
27/02/2007
Presentato un sistema di sorveglianza ambientale e di valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti in esercizio in regione Emilia-Romagna, che coinvolge gli Assessorati regionali all´Ambiente e alla Sanità e Arpa. Il convegno "Polveri ultrafini e nanoparticelle", organizzato da Regione Emilia-Romagna, dall´Agenzia regionale prevenzione e ambiente (Arpa) e dall´Università di Ferrara, tenutosi il 14 novembre presso l´Ateneo ferrarese, ha fornito un quadro di sintesi sullo stato attuale delle conoscenze e sulle prospettive di ricerca e sviluppo in merito ai diversi aspetti del tema: le fonti di generazione, le modalità di diffusione nell´ambiente, le migliori tecnologie disponibili per ridurne l´emissione, le tecniche disponibili per monitorarle, gli effetti che producono sulla salute. dal sito di ARPA Emilia Romagna.
Fonte: ARPA Emilia Romagna
Incinerator combustion processes and monitoring techniques for application as basis for epidemiological studies
Il monitoraggio ambientale di polveri ultrafini e nanoparticelle
Sistemi per il conteggio e la caratterizzazione di polveri ultrafini e nanoparticelle emesse dai processi di combustione
Best available technology to eliminate ultrafine particle emissions of combustion engines. Report on experience with 12´000 retrofits in Switzerland
Effetti delle polveri ultrafini e delle nanoparticelle a livello cellulare e molecolare 1
Effetti delle polveri ultrafini e delle nanoparticelle a livello cellulare e molecolare 2
Le nanopatologie
Evidenze epidemiologiche degli effetti sanitari derivanti dall´esposizione a polveri ultrafini e nanoparticelle
Organizzazione di un sistema di sorveglianza ambientale e di valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di incenerimento in esercizio in Emilia-Romagna, presentazione del progetto
27/02/2007
Presentato un sistema di sorveglianza ambientale e di valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti in esercizio in regione Emilia-Romagna, che coinvolge gli Assessorati regionali all´Ambiente e alla Sanità e Arpa. Il convegno "Polveri ultrafini e nanoparticelle", organizzato da Regione Emilia-Romagna, dall´Agenzia regionale prevenzione e ambiente (Arpa) e dall´Università di Ferrara, tenutosi il 14 novembre presso l´Ateneo ferrarese, ha fornito un quadro di sintesi sullo stato attuale delle conoscenze e sulle prospettive di ricerca e sviluppo in merito ai diversi aspetti del tema: le fonti di generazione, le modalità di diffusione nell´ambiente, le migliori tecnologie disponibili per ridurne l´emissione, le tecniche disponibili per monitorarle, gli effetti che producono sulla salute. dal sito di ARPA Emilia Romagna.
Fonte: ARPA Emilia Romagna
Incinerator combustion processes and monitoring techniques for application as basis for epidemiological studies
Il monitoraggio ambientale di polveri ultrafini e nanoparticelle
Sistemi per il conteggio e la caratterizzazione di polveri ultrafini e nanoparticelle emesse dai processi di combustione
Best available technology to eliminate ultrafine particle emissions of combustion engines. Report on experience with 12´000 retrofits in Switzerland
Effetti delle polveri ultrafini e delle nanoparticelle a livello cellulare e molecolare 1
Effetti delle polveri ultrafini e delle nanoparticelle a livello cellulare e molecolare 2
Le nanopatologie
Evidenze epidemiologiche degli effetti sanitari derivanti dall´esposizione a polveri ultrafini e nanoparticelle
Organizzazione di un sistema di sorveglianza ambientale e di valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di incenerimento in esercizio in Emilia-Romagna, presentazione del progetto
«Inutile bloccare le auto, se qui funziona la cementeria»
La Provincia di Lecco
«Inutile bloccare le auto, se qui funziona la cementeria»
«Il blocco del traffico? È un provvedimento che da un punto di vista simbolico ha un alto valore di sensibilizzazione, ma che da quello della lotta all'inquinamento rischia di essere estremamente fuorviante». Così l'assessore all'ecologia e consigliere provinciale dei Verdi, Rocco Pugliese, che non nasconde le perplessità rispetto all'iniziativa che domenica scorsa ha costretto migliaia di lecchesi a lasciare la propria auto parcheggiata in garage. Un'iniziativa alla quale l'amministrazione rogenese ha scelto di non aderire, visto che «quello del blocco fatto in questa maniera è sembrato un modo poco serio di affrontare il problema» ha spiegato Pugliese. Nel mirino dell'assessore non solo la durata limitata dei benefici prodotti da questo tipo di misure, ma anche la strategia complessiva con cui il Pirellone sta cercando di limitare l'inquinamento atmosferico. «Anziché costringere la gente a non usare l'auto e imporre alle fasce più deboli l'acquisto di una vettura nuova - ha sottolineato l'assessore all'ambiente -, la Regione dovrebbe intervenire sui carburanti, incentivando più la diffusione dei mezzi a energia pulita e sul trasporto pubblico, investendo in mezzi veloci ed ecologici». Ma non solo. Perché «la credibilità della Regione si gioca anche su altri fronti, come ad esempio quello degli inceneritori, che qui a Rogeno conosciamo bene - ha proseguito Pugliese -. Se si chiede ai cittadini di non usare l'auto e di non accendere i caminetti, è inevitabile che questi si sentano presi in giro di fronte al funzionamento di impianti come quelli della cementeria di Merone, i cui forni continuano a funzionare tranquillamente». Proprio per questo la scelta del Comune rimarrà con tutta probabilità quella di non aderire al blocco del traffico nemmeno nelle prossime occasioni.
«Inutile bloccare le auto, se qui funziona la cementeria»
«Il blocco del traffico? È un provvedimento che da un punto di vista simbolico ha un alto valore di sensibilizzazione, ma che da quello della lotta all'inquinamento rischia di essere estremamente fuorviante». Così l'assessore all'ecologia e consigliere provinciale dei Verdi, Rocco Pugliese, che non nasconde le perplessità rispetto all'iniziativa che domenica scorsa ha costretto migliaia di lecchesi a lasciare la propria auto parcheggiata in garage. Un'iniziativa alla quale l'amministrazione rogenese ha scelto di non aderire, visto che «quello del blocco fatto in questa maniera è sembrato un modo poco serio di affrontare il problema» ha spiegato Pugliese. Nel mirino dell'assessore non solo la durata limitata dei benefici prodotti da questo tipo di misure, ma anche la strategia complessiva con cui il Pirellone sta cercando di limitare l'inquinamento atmosferico. «Anziché costringere la gente a non usare l'auto e imporre alle fasce più deboli l'acquisto di una vettura nuova - ha sottolineato l'assessore all'ambiente -, la Regione dovrebbe intervenire sui carburanti, incentivando più la diffusione dei mezzi a energia pulita e sul trasporto pubblico, investendo in mezzi veloci ed ecologici». Ma non solo. Perché «la credibilità della Regione si gioca anche su altri fronti, come ad esempio quello degli inceneritori, che qui a Rogeno conosciamo bene - ha proseguito Pugliese -. Se si chiede ai cittadini di non usare l'auto e di non accendere i caminetti, è inevitabile che questi si sentano presi in giro di fronte al funzionamento di impianti come quelli della cementeria di Merone, i cui forni continuano a funzionare tranquillamente». Proprio per questo la scelta del Comune rimarrà con tutta probabilità quella di non aderire al blocco del traffico nemmeno nelle prossime occasioni.
Thursday, February 22, 2007
Soddisfazione dei leghisti per il dietro-front di «Italcementi»
CALUSCO
Soddisfazione dei leghisti per il dietro-front di «Italcementi»
Calusco d'Adda. Riceviamo e pubblichiamo di seguito un comunicato con il quale la Lega mostra tutta la sua soddisfazione in merito alla rinuncia di Italcementi di utilizzare rifiuti tossici come combustibili.
Soddisfazione dei leghisti per il dietro-front di «Italcementi»
Calusco d'Adda. Riceviamo e pubblichiamo di seguito un comunicato con il quale la Lega mostra tutta la sua soddisfazione in merito alla rinuncia di Italcementi di utilizzare rifiuti tossici come combustibili.
Tuesday, February 20, 2007
Inceneritori rifiuti solidi e termocombustori soggetti alla "Seveso bis"
Inceneritori rifiuti solidi e termocombustori soggetti alla "Seveso bis"
Con una circolare del 31 gennaio 2007 il Ministero dell'interno ha chiarito che inceneritori di rifiuti solidi, termocombustori e termovalorizzatori devono osservare le disposizioni del Dlgs 344/1999.
In particolare, con l'atto in parola (rubricato con il n. DCPST/A4/RS/400) il Dicastero ha stabilito che i gestori degli impianti citati soggiacciono agli obblighi ex articolo 5, commi 1 e 2 del Dlgs 344/1999 e devono adottare le misure di sicurezza appropriate per prevenire gli incidenti rilevanti e limitarne le relative conseguenze.
Il Dicastero ha altresì specificato che gli impianti in parola in cui sono presenti sostanze in quantità inferiore a quella dell'allegato I al medesimo Dlgs 344/1999, devono inoltre (come chiesto dall'articolo 5, comma 2 del decreto) individuare i rischi di incidente rilevante integrando il documento di valutazione ex Dlgs 626/1994 ed informare, formare ed equipaggiare i lavoratori nel rispetto del Dm Ambiente 16 marzo 1998.
(Vincenzo Dragani)
Con una circolare del 31 gennaio 2007 il Ministero dell'interno ha chiarito che inceneritori di rifiuti solidi, termocombustori e termovalorizzatori devono osservare le disposizioni del Dlgs 344/1999.
In particolare, con l'atto in parola (rubricato con il n. DCPST/A4/RS/400) il Dicastero ha stabilito che i gestori degli impianti citati soggiacciono agli obblighi ex articolo 5, commi 1 e 2 del Dlgs 344/1999 e devono adottare le misure di sicurezza appropriate per prevenire gli incidenti rilevanti e limitarne le relative conseguenze.
Il Dicastero ha altresì specificato che gli impianti in parola in cui sono presenti sostanze in quantità inferiore a quella dell'allegato I al medesimo Dlgs 344/1999, devono inoltre (come chiesto dall'articolo 5, comma 2 del decreto) individuare i rischi di incidente rilevante integrando il documento di valutazione ex Dlgs 626/1994 ed informare, formare ed equipaggiare i lavoratori nel rispetto del Dm Ambiente 16 marzo 1998.
(Vincenzo Dragani)
Friday, February 16, 2007
SODDISFAZIONE DELLA LEGA PER IL «GRAN RIFIUTO» DI ITALCEMENTI
giornale di merate
CALUSCO
Pure l’ex ministro Castelli si è battuto contro i rifiuti tossici usati come combustibile
SODDISFAZIONE DELLA LEGA PER IL «GRAN RIFIUTO» DI ITALCEMENTI
Calusco d'Adda - E' ormai ufficiale la notizia che l'«Italcementi spa» ha rinunciato al progetto di bruciare come combustibili alcuni rifiuti tossici all'interno del proprio impianto di produzione di cemento in paese. A questo proposito Franca Bonanomi, segretaria della Circoscrizione della Lega Nord per l’Isola e la Val San Martino ci ha tenuto a esprimere la grande soddisfazione sua e di tutto il partito per l’atteso rifiuto.
«Ogni promessa è debito: così recita un adagio popolare e così è anche per la Lega Nord, partito popolano per costituzione. Ogni nostro impegno assunto nei confronti dei cittadini è infatti per noi un debito da onorare al meglio. Questa notizia ci ripaga dell'impegno profuso e ci conforta sul fatto che, se si combatte seriamente, in maniera credibile per la gente, i risultati non possono che arrivare. Un nostro risultato che orgogliosamente doniamo ai cittadini di Calusco e dell'Isola bergamasca - ci ha dichiarato la Bonanomi - L'impegno che esponenti di spicco del partito, in primis persino l'ex ministro Roberto Castelli ma anche l'onorevole Stucchi e il consigliere Belotti, assieme ai militanti della Lega Nord di Calusco e della circoscrizione dell’Isola e Val San Martino, si erano assunti era di non mollare la presa circa l'utilizzo di nuovi combustibili nel nuovo impianto della Italcementi. Un impegno che ha visto la Lega prodigarsi già sul finire degli anni Novanta sia in un'opera d'informazione nei confronti della cittadinanza caluschese, sia in un'azione di forte critica attraverso i Consigli comunali e la stampa locale, senza dimenticare l'esposizione di uno striscione di protesta contro lo stesso stabilimento nel giorno dell'inaugurazione. Tutto ciò nell'indifferenza e nel disinteresse - o nascosto interesse - degli esponenti degli altri partiti politici presenti sul territorio. Noi lo avevamo promesso ai cittadini che questo progetto dannoso per la loro salute non sarebbe stato realizzato: e ora che la promessa è stata mantenuta, il nostro orgoglio vola alto».
Anche il presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, si è detto molto felice dell'esito della vicenda.
«Sin da quando ero ministro della Giustizia ho sempre seguito, con viva preoccupazione per la popolazione locale, questo progetto dell’”Italcementi” sia per quanto accadeva sul territorio, sia per quanto concerneva l'iter presso il Ministero dell'Ambiente - ha assicurato Castelli - Era evidente che si trattasse di un progetto pericoloso e rischioso per la salute dei cittadini. Ma fortunatamente sin dall'inizio la Lega Nord ha preso posizione contro questo piano denunciando tale pericolosità in tutte le sedi competenti. E' con grande soddisfazione quindi che ho appreso che l'”Italcementi”, e devo riconoscerlo, con grande senso di responsabilità, ha rinunciato al progetto».
Articolo pubblicato il 13/02/07
CALUSCO
Pure l’ex ministro Castelli si è battuto contro i rifiuti tossici usati come combustibile
SODDISFAZIONE DELLA LEGA PER IL «GRAN RIFIUTO» DI ITALCEMENTI
Calusco d'Adda - E' ormai ufficiale la notizia che l'«Italcementi spa» ha rinunciato al progetto di bruciare come combustibili alcuni rifiuti tossici all'interno del proprio impianto di produzione di cemento in paese. A questo proposito Franca Bonanomi, segretaria della Circoscrizione della Lega Nord per l’Isola e la Val San Martino ci ha tenuto a esprimere la grande soddisfazione sua e di tutto il partito per l’atteso rifiuto.
«Ogni promessa è debito: così recita un adagio popolare e così è anche per la Lega Nord, partito popolano per costituzione. Ogni nostro impegno assunto nei confronti dei cittadini è infatti per noi un debito da onorare al meglio. Questa notizia ci ripaga dell'impegno profuso e ci conforta sul fatto che, se si combatte seriamente, in maniera credibile per la gente, i risultati non possono che arrivare. Un nostro risultato che orgogliosamente doniamo ai cittadini di Calusco e dell'Isola bergamasca - ci ha dichiarato la Bonanomi - L'impegno che esponenti di spicco del partito, in primis persino l'ex ministro Roberto Castelli ma anche l'onorevole Stucchi e il consigliere Belotti, assieme ai militanti della Lega Nord di Calusco e della circoscrizione dell’Isola e Val San Martino, si erano assunti era di non mollare la presa circa l'utilizzo di nuovi combustibili nel nuovo impianto della Italcementi. Un impegno che ha visto la Lega prodigarsi già sul finire degli anni Novanta sia in un'opera d'informazione nei confronti della cittadinanza caluschese, sia in un'azione di forte critica attraverso i Consigli comunali e la stampa locale, senza dimenticare l'esposizione di uno striscione di protesta contro lo stesso stabilimento nel giorno dell'inaugurazione. Tutto ciò nell'indifferenza e nel disinteresse - o nascosto interesse - degli esponenti degli altri partiti politici presenti sul territorio. Noi lo avevamo promesso ai cittadini che questo progetto dannoso per la loro salute non sarebbe stato realizzato: e ora che la promessa è stata mantenuta, il nostro orgoglio vola alto».
Anche il presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, si è detto molto felice dell'esito della vicenda.
«Sin da quando ero ministro della Giustizia ho sempre seguito, con viva preoccupazione per la popolazione locale, questo progetto dell’”Italcementi” sia per quanto accadeva sul territorio, sia per quanto concerneva l'iter presso il Ministero dell'Ambiente - ha assicurato Castelli - Era evidente che si trattasse di un progetto pericoloso e rischioso per la salute dei cittadini. Ma fortunatamente sin dall'inizio la Lega Nord ha preso posizione contro questo piano denunciando tale pericolosità in tutte le sedi competenti. E' con grande soddisfazione quindi che ho appreso che l'”Italcementi”, e devo riconoscerlo, con grande senso di responsabilità, ha rinunciato al progetto».
Articolo pubblicato il 13/02/07
Tuesday, February 13, 2007
PADERNO La notizia accolta con soddisfazione dalle forze politiche L'Italcementi adesso fa meno paura

PADERNO La notizia accolta con soddisfazione dalle forze politiche e dal senatore Roberto Castelli L'Italcementi adesso fa meno paura La ditta di Calusco ha rinunciato al progetto di bruciare combustibili e rifiuti tossici
Le torri dell'azienda Italcementi di Calusco d'Adda: cala la preoccupazione nel Meratese foto Cardini
PADERNO Ormai è diventato ufficiale: l'Italcementi di Calusco d'Adda ha rinunciato al progetto di bruciare combustibili e rifiuti tossici all'interno del proprio impianto di produzione di cemento. Un progetto nato due anni fa e reso noto dopo la presentazione da parte del colosso cementifero di una richiesta di sperimentazione di utilizzo di Ecofluid e Rasf nel loro forno per la produzione di clinker. La notizia aveva subito allarmato le amministrazioni comunali dell'Isola bergamasca ed anche quella di Paderno, la lecchese più direttamente interessata. Assieme ad altre della zona – Robbiate, Merate, i due Verderio, Cornate d'Adda – aveva aderito al comitato di controllo ed aveva seguito tutte le fasi di sviluppo del progetto di utilizzo dei combustibili ricavati da rifiuti tossici. La notizia è stata accolta con soddisfazione dalle forze politiche e non locali, tra cui la Lega Nord, che per bocca della segretaria della circoscrizione Isola e Val San Martino, canta vittoria: «Questa notizia ci ripaga dell'impegno profuso e ci conforta sul fatto che, se si combatte seriamente, in maniera credibile per la gente, i risultati non possono che arrivare. Anche il presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli, si è detto molto soddisfatto dell'esito della vicenda: «Anche da ministro ho sempre seguito, con viva preoccupazione per la popolazione locale, il progetto della Italcementi, sia per quanto accadeva sul territorio sia per quanto concerneva l'iter presso il ministero dell'ambiente. Era evidente che si trattava di un progetto pericoloso e rischioso per la salute dei cittadini. E' con grande soddisfazione quindi che ho appreso che l'Italcementi, con grande senso di responsabilità, ha rinunciato al progetto».
Lorenzo Perego
Monday, February 12, 2007
Molgora: ok al blocco
Molgora: ok al blocco del 25, ma si potevatentare di fare di più
Martedì 6 febbraio si è svolta in Regione Lombardia una riunione tra l’Assessore regionale all’Ambiente Marco Pagnoncelli e gli assessori all’Ambiente delle Province lombarde e delle città capoluogo, nel corso della quale sono stati toccati due temi fondamentali per la definizione di una strategia nella lotta all’inquinamento dell’aria: la nuova zonizzazione del territorio e l’iniziativa del cosiddetto blocco padano della circolazione, che coinvolge ben 5 regioni dell’Italia settentrionale.
Nel corso della consultazione ho posto all’Assessore regionale una serie di quesiti e riflessioni senza avere adeguate risposte: confido che ciò avvenga quanto prima.
La nuova zonizzazione prevista dalla Regione suddivide il territorio provinciale in tre distinte fasce: A1, A2 e C2. La fascia A1 è applicata solamente a 7 Comuni dell’area Meratese a ridosso della Provincia di Milano, la fascia A2 a 47 Comuni di pianura (tra cui Lecco), la fascia C2 ai restanti 36 Comuni del lago e dell’area prealpina, per i quali non si pongono particolari problemi, in quanto le condizioni di ventosità e di altitudine leniscono in maniera significativa i danni delle emissioni.
Per l’area di pianura ho segnalato l’incongruità di una scelta che delimita con A1 un’area di dimensioni ridotte, scelta sostanzialmente generata dai Comuni stessi che, giustamente preoccupati dagli allarmanti livelli di inquinamento da Pm10, hanno insistito per l’introduzione di politiche di riduzione e di tutela della salute dei cittadini. L’insostenibilità di questa scelta è evidente: tra questi Comuni e quelli inseriti in A2 non esistono sostanziali differenze di qualità dell’aria ma, semplicemente, una maggior sensibilità rispetto al problema.
La differenza di fascia non è di poco conto: pur non avendo ancora ricevuto indicazioni precise sulle norme che verranno applicate alle varie aree, è emersa la concreta possibilità che chi si trova in fascia A1 sia soggetto ai blocchi del traffico, che in fascia A2 scatterebbero solamente nei casi più gravi.
Ritengo necessario un ripensamento: per tale ragione da dicembre 2006 chiedo insistentemente all’Assessore Pagnoncelli di avere elementi sufficienti da comunicare ai Sindaci e concordare con loro una linea comune e condivisa.
Assolutamente condivisibile e meritoria l’iniziativa della Regione Lombardia di coinvolgere tutte le Regioni settentrionali nell’iniziativa di blocco del traffico del 25 febbraio. La gravità della situazione e la necessità di rendere consapevoli tutti i Cittadini della necessità di modificare radicalmente i comportamenti richiedono un atto forte e di grande impatto, possibilmente non fine a se stesso.
Marco Molgora
Martedì 6 febbraio si è svolta in Regione Lombardia una riunione tra l’Assessore regionale all’Ambiente Marco Pagnoncelli e gli assessori all’Ambiente delle Province lombarde e delle città capoluogo, nel corso della quale sono stati toccati due temi fondamentali per la definizione di una strategia nella lotta all’inquinamento dell’aria: la nuova zonizzazione del territorio e l’iniziativa del cosiddetto blocco padano della circolazione, che coinvolge ben 5 regioni dell’Italia settentrionale.
Nel corso della consultazione ho posto all’Assessore regionale una serie di quesiti e riflessioni senza avere adeguate risposte: confido che ciò avvenga quanto prima.
La nuova zonizzazione prevista dalla Regione suddivide il territorio provinciale in tre distinte fasce: A1, A2 e C2. La fascia A1 è applicata solamente a 7 Comuni dell’area Meratese a ridosso della Provincia di Milano, la fascia A2 a 47 Comuni di pianura (tra cui Lecco), la fascia C2 ai restanti 36 Comuni del lago e dell’area prealpina, per i quali non si pongono particolari problemi, in quanto le condizioni di ventosità e di altitudine leniscono in maniera significativa i danni delle emissioni.
Per l’area di pianura ho segnalato l’incongruità di una scelta che delimita con A1 un’area di dimensioni ridotte, scelta sostanzialmente generata dai Comuni stessi che, giustamente preoccupati dagli allarmanti livelli di inquinamento da Pm10, hanno insistito per l’introduzione di politiche di riduzione e di tutela della salute dei cittadini. L’insostenibilità di questa scelta è evidente: tra questi Comuni e quelli inseriti in A2 non esistono sostanziali differenze di qualità dell’aria ma, semplicemente, una maggior sensibilità rispetto al problema.
La differenza di fascia non è di poco conto: pur non avendo ancora ricevuto indicazioni precise sulle norme che verranno applicate alle varie aree, è emersa la concreta possibilità che chi si trova in fascia A1 sia soggetto ai blocchi del traffico, che in fascia A2 scatterebbero solamente nei casi più gravi.
Ritengo necessario un ripensamento: per tale ragione da dicembre 2006 chiedo insistentemente all’Assessore Pagnoncelli di avere elementi sufficienti da comunicare ai Sindaci e concordare con loro una linea comune e condivisa.
Assolutamente condivisibile e meritoria l’iniziativa della Regione Lombardia di coinvolgere tutte le Regioni settentrionali nell’iniziativa di blocco del traffico del 25 febbraio. La gravità della situazione e la necessità di rendere consapevoli tutti i Cittadini della necessità di modificare radicalmente i comportamenti richiedono un atto forte e di grande impatto, possibilmente non fine a se stesso.
Marco Molgora
Merate: il 25 la città aderisce al blocco
Merate: il 25 la città aderisce al blocco
totale del traffico. Da inizio anno una
media di 83µg/mc e 32 superamenti.
Merate aderirà al blocco del traffico del 25 febbraio. In linea con quanto deciso dal Pirellone per le zone cosiddette critiche il sindaco Giovanni Battista Albani, pur senza alcun obbligo, ha deciso di allineare la città allo stop dei veicoli a motore visti anche gli elevati livelli di polveri sottili nell’aria che, giornalmente, pongono Merate fra le aree più inquinate di tutta la Lombardia. Al momento non è ancora stato deciso il piano di azione di quel giorno (posti di blocco dei vigili, istituzione di bus navetta,…) ma è certo che dalle 9 alle 18, con l’esclusione forse delle frazioni di Pagnano e Brugarolo, le autovetture non potranno circolare ad esclusione di particolari veicoli. L’eccezione per le due aree meratesi potrebbe attuarsi solamente nel caso in cui i comuni limitrofi decidessero, per l’ennesima volta, di lasciare sola Merate in questa azione, vanificando così ogni sforzo di dare un segnale chiaro e deciso almeno a livello istituzionale. Il prossimo martedì (13 febbraio, ndr) in Villa Confalonieri i sindaci dei comuni aderenti ad Agenda 21 si troveranno con l’assessore Marco Molgora per decidere sulla questione.
Secondo la normativa europea i superamenti del limite consentito di 50 µg/mc non possono eccedere, ogni anno, le 35 volte. A ieri, 8 febbraio, la centralina di Merate aveva già sforato di ben 32 volte il limite consentito e questo a soli 39 giorni da inizio anno. C’è da ritenere, viste anche le sfavorevoli condizioni atmosferiche, che per l’inizio della prossima settimana si sia giunti alla soglia consentita dalla legge. La media si è collocata a 83 µg/mc, ben al di sopra del limite consentito e la concentrazione di particolato sottile, in alcuni giorni, ha sorpassato anche i 100, toccando quota fra fine gennaio e inizio febbraio 127 µg/mc.
Questa condizione a dir poco preoccupante ha riscontri anche sulla salute delle persone. A soffrire maggiormente della cappa asfissiante di smog sulle città sono anzitutto gli asmatici, anziani e bambini ma, più in generale, ognuno di noi è a rischio ogni volta che prende una “boccata d’aria”. Nella pianura padana la vita media è di tre anni inferiore rispetto a quella nazionale e una buona fetta di colpa è da attribuirsi certamente all’inquinamento atmosferico.
totale del traffico. Da inizio anno una
media di 83µg/mc e 32 superamenti.
Merate aderirà al blocco del traffico del 25 febbraio. In linea con quanto deciso dal Pirellone per le zone cosiddette critiche il sindaco Giovanni Battista Albani, pur senza alcun obbligo, ha deciso di allineare la città allo stop dei veicoli a motore visti anche gli elevati livelli di polveri sottili nell’aria che, giornalmente, pongono Merate fra le aree più inquinate di tutta la Lombardia. Al momento non è ancora stato deciso il piano di azione di quel giorno (posti di blocco dei vigili, istituzione di bus navetta,…) ma è certo che dalle 9 alle 18, con l’esclusione forse delle frazioni di Pagnano e Brugarolo, le autovetture non potranno circolare ad esclusione di particolari veicoli. L’eccezione per le due aree meratesi potrebbe attuarsi solamente nel caso in cui i comuni limitrofi decidessero, per l’ennesima volta, di lasciare sola Merate in questa azione, vanificando così ogni sforzo di dare un segnale chiaro e deciso almeno a livello istituzionale. Il prossimo martedì (13 febbraio, ndr) in Villa Confalonieri i sindaci dei comuni aderenti ad Agenda 21 si troveranno con l’assessore Marco Molgora per decidere sulla questione.
Secondo la normativa europea i superamenti del limite consentito di 50 µg/mc non possono eccedere, ogni anno, le 35 volte. A ieri, 8 febbraio, la centralina di Merate aveva già sforato di ben 32 volte il limite consentito e questo a soli 39 giorni da inizio anno. C’è da ritenere, viste anche le sfavorevoli condizioni atmosferiche, che per l’inizio della prossima settimana si sia giunti alla soglia consentita dalla legge. La media si è collocata a 83 µg/mc, ben al di sopra del limite consentito e la concentrazione di particolato sottile, in alcuni giorni, ha sorpassato anche i 100, toccando quota fra fine gennaio e inizio febbraio 127 µg/mc.
Questa condizione a dir poco preoccupante ha riscontri anche sulla salute delle persone. A soffrire maggiormente della cappa asfissiante di smog sulle città sono anzitutto gli asmatici, anziani e bambini ma, più in generale, ognuno di noi è a rischio ogni volta che prende una “boccata d’aria”. Nella pianura padana la vita media è di tre anni inferiore rispetto a quella nazionale e una buona fetta di colpa è da attribuirsi certamente all’inquinamento atmosferico.
Sunday, February 11, 2007
Si allarga il fronte del No all’ampliamento e alla costruzione della NUOVA TORRE della Italcementi a Isola delle Femmine situata all’interno del centr
Si allarga il fronte del No all’ampliamento e alla costruzione della NUOVA TORRE della Italcementi a Isola delle Femmine situata all’interno del centro abitato.
- 9 febbraio 2007
SALE LA PROTESTA PER LA DELOCALIZZAZIONE
DELLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE
DAL CENTRO ABITATO
Italcementi di Isola delle Femmine , torre di 100 metri
Il Comune di Isola: va spostata
Nuovo impianto e polemiche. “Serve ad abbattere le emissioni”
Sindaco e associazioni: “Lontano Dal paese”.
Azienda possibilista
ISOLA DELLE FEMMINE, La nuova torre di cento metri d’altezza che Italcementi vuole costruire nello stabilimento di Isola sta provocando allarme.
Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt’Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.
Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c’è una cava.
Una proposta che, se accolta dall’azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all’ammodernamento del ciclo di produzione. La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall’assessorato al Territorio per rilasciare l’Autorizzazione integrala ambientale (AÌA).
Un via libera per consentire all’industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d’Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano! tecnici dell’Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria.
Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l’impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -.
Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40. Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?”.
Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.
Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Ciò che decidiamo è la delocalizazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».
Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell’ impianto. Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un’interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.
L’azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni. Il progetto di ammodernamento dell’impianto ha un’importante valenza ambientale - dicono dall’azienda -.
Il confronto con i! territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta vantazione, ambientale, tecnica ed economica».
Ora, poichè con la salute della gente non è consentito a nessuno scherzare, tanto più a responsabili delle Pubbliche Istituzioni, il Comitato Isola Pulita, che si è intestato la battaglia contro i danni ambientali, reali e potenziali, di un colosso produttivo quale il cementificio di Isola delle Femmine, inserito tra gli abitati dell’omonino Comune e di quello di Capaci, ritiene che nelle condizioni in essere non sussistono gli elementi minimi di garanzia nello svolgimento del procedimento autorizzatorio. Il Comitato Isola Pulita si attiverà in tutte le sedi che riterrà opportuno, anche in quella giudiziaria, al fine di garantire gli eventuali diritti violati della salute e dell’ambiente a tutela della cittadinanza tutta.
Comitato Cittadino Isola Pulita
www.isolapulita.it
- 9 febbraio 2007
SALE LA PROTESTA PER LA DELOCALIZZAZIONE
DELLA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE
DAL CENTRO ABITATO
Italcementi di Isola delle Femmine , torre di 100 metri
Il Comune di Isola: va spostata
Nuovo impianto e polemiche. “Serve ad abbattere le emissioni”
Sindaco e associazioni: “Lontano Dal paese”.
Azienda possibilista
ISOLA DELLE FEMMINE, La nuova torre di cento metri d’altezza che Italcementi vuole costruire nello stabilimento di Isola sta provocando allarme.
Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt’Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.
Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c’è una cava.
Una proposta che, se accolta dall’azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all’ammodernamento del ciclo di produzione. La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall’assessorato al Territorio per rilasciare l’Autorizzazione integrala ambientale (AÌA).
Un via libera per consentire all’industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d’Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano! tecnici dell’Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria.
Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l’impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -.
Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40. Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?”.
Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.
Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Ciò che decidiamo è la delocalizazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».
Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell’ impianto. Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un’interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.
L’azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni. Il progetto di ammodernamento dell’impianto ha un’importante valenza ambientale - dicono dall’azienda -.
Il confronto con i! territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta vantazione, ambientale, tecnica ed economica».
Ora, poichè con la salute della gente non è consentito a nessuno scherzare, tanto più a responsabili delle Pubbliche Istituzioni, il Comitato Isola Pulita, che si è intestato la battaglia contro i danni ambientali, reali e potenziali, di un colosso produttivo quale il cementificio di Isola delle Femmine, inserito tra gli abitati dell’omonino Comune e di quello di Capaci, ritiene che nelle condizioni in essere non sussistono gli elementi minimi di garanzia nello svolgimento del procedimento autorizzatorio. Il Comitato Isola Pulita si attiverà in tutte le sedi che riterrà opportuno, anche in quella giudiziaria, al fine di garantire gli eventuali diritti violati della salute e dell’ambiente a tutela della cittadinanza tutta.
Comitato Cittadino Isola Pulita
www.isolapulita.it
Thursday, February 08, 2007
Sale la protesta per delocalizzare la Italcementi - Isola delle Femmine – Quella torre di 100 metri fra alberghi e mare
Sale la protesta per delocalizzare la Italcementi
Isola delle Femmine – Quella torre di 100 metri fra alberghi e mare
Un accordo non impossibile: si riconosce la valenza della struttura e l'azienda è possibilista
La nuova torre di cento metri d'altezza che Italcementi vuole costruire nello stabilimento di Isola delle Femmine sta provocando allarme.
Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt'Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.
Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c'è una cava.
Una proposta che, se accolta dall'azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all'ammodernamento del ciclo di produzione. La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall'assessorato al Territorio per rilasciare l'Autorizzazione integrala ambientale (Aia).
Un via libera per consentire all'industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d'Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano tecnici dell'Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria. Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l'impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -. Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40. Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?».
Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.
«Non siamo contro il nuovo impianto se ciò significa un abbattimento delle emissioni - afferma Mario Ajello -. Ciò che decidiamo è la delocalizzazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».
Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell'impianto.
Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un'interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.
L'azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni. Il progetto di ammodernamento dell'impianto ha un'importante valenza ambientale - dicono dall'azienda -. Il confronto con il territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta valutazione, ambientale, tecnica ed economica».
(Fonte Comitato Cittadino Isola Pulita)
(07 Febbraio 2007)
Isola delle Femmine – Quella torre di 100 metri fra alberghi e mare
Un accordo non impossibile: si riconosce la valenza della struttura e l'azienda è possibilista
La nuova torre di cento metri d'altezza che Italcementi vuole costruire nello stabilimento di Isola delle Femmine sta provocando allarme.
Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt'Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre.
Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c'è una cava.
Una proposta che, se accolta dall'azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all'ammodernamento del ciclo di produzione. La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall'assessorato al Territorio per rilasciare l'Autorizzazione integrala ambientale (Aia).
Un via libera per consentire all'industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d'Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano tecnici dell'Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria. Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l'impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -. Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40. Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?».
Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.
«Non siamo contro il nuovo impianto se ciò significa un abbattimento delle emissioni - afferma Mario Ajello -. Ciò che decidiamo è la delocalizzazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».
Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell'impianto.
Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un'interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano.
L'azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni. Il progetto di ammodernamento dell'impianto ha un'importante valenza ambientale - dicono dall'azienda -. Il confronto con il territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta valutazione, ambientale, tecnica ed economica».
(Fonte Comitato Cittadino Isola Pulita)
(07 Febbraio 2007)
Saturday, February 03, 2007
AMBIENTE Reazioni allarmate alla pubblicazione dello studio Ipcc sul riscaldamento globale
AMBIENTE
Reazioni allarmate alla pubblicazione dello studio Ipcc sul riscaldamento globale
Il Wwf: "Serve un piano Marshall che metta l'ambiente al centro di tutto"
Rapporto clima, appello alla politica
"L'Italia volti pagina, è già in ritardo"
Il ministro Pecoraro è d'accordo: "Una svolta ecologista non è rinviabile"
Un'ambientalista cheide interventi contro il riscaldamento globale
ROMA - Da una parte la teoria, con i modelli e le previsioni elaborate dagli scienziati dell'Ipcc. Dall'altro i fatti, con l'annuncio dell'Osservatorio meteorologico di Modena che un nuovo record italiano è stato battuto grazie al gennaio più caldo dal 1960. In mezzo c'è la politica, che dovrebbe indicare un percorso per arginare l'emergenza, ma non lo fa.
"Mentre i cambiamenti climatici corrono come lepri, la politica mondiale si muove come una lumaca: o si accelera o si rischia il disastro", mette in guardia il ministro dell ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, commentando a Parigi i dati del rapporto delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. "Una svolta ecologista per fare fronte ai cambiamenti climatici non è più rinviabile", aggiunge, spiegando che occorre "una sessione parlamentare urgente dedicata alle vicende ambientali, ove proporre riforme verdi su economia, politiche energetiche, dei trasporti, mobilità sostenibile ed efficienza edilizia".
Un'analisi che ricalca quelle di tutte le associazioni ambientaliste, che con la pubblicazione del documento dell'Ipcc hanno potuto finalmente scrollarsi di dosso il marchio di "cassandre" e porsi paradossalmente dalla parte di chi invita alla calma. "Nessun allarmismo - commenta il presidente di Legambiente Roberto Della Seta - ma un giusto allarme: una consapevolezza che taglia corto, una volta per tutte, con chi cerca ancora di negare l'origine prevalentemente antropica del riscaldamento del Pianeta, e richiama invece, con forza, l'uomo alle proprie responsabilità". "Serve uno scatto di reni - aggiunge - che veda il governo, la politica, l'economia, la società unirsi in uno sforzo che non è di destra né di sinistra ma rappresenta, oggi, una forma indispensabile di patriottismo".
La politica italiana, a differenza di quanto accade in molti altri paesi europei, non sembra però ancora consapevole del nuovo scenario. "Per quel che riguarda l'Italia - denuncia Michele Candotti, segretario generale del Wwf Italia - il ritardo accumulato è drammatico, almeno di 15 anni rispetto agli altri paesi europei e anche rispetto ai modesti obiettivi imposti dalla prima fase del Protocollo di Kyoto. Occorre dar vita a un piano straordinario, un piano Marshall per la nuova economia e emissioni zero, che diventi la massima priorità del governo, chiamando tutti i ministeri trasversalmente a fare la loro parte".
Chi invece pare essere più reattivo è il mondo produttivo. La banca d'affari statunitense Lehman Brothers ha scelto la concomitanza con la pubblicazione del rapporto dell'Ipcc per diffondere un suo studio sulle necessità di adeguamento ai cambiamenti climatici da parte della finanza e dell'impresa. E a raccogliere la sfida sembrano essere finalmente anche i sindacati, troppo a lungo bloccati dal ricatto occupazionale. Secondo la Cgil, i modelli di produzione e di consumo devono essere modificati immediatamente. "Lo stato del clima del pianeta è la drammatica constatazione dell'eccesso di priorità date al mercato e all'economia, false libertà che mettono a rischio la convivenza fino alla sopravvivenza non del Pianeta in sé, ma delle specie viventi", segnala Paola Agnello Odica, segretaria confederale Cgil.
In tanta apprensione e tra tanti appelli all'azione, una delle poche voci fuori dal coro è quella del capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volonté. "Il rapporto Ipcc è di una banalità sconvolgente - sostiene l'esponente della Cdl - Non è da Greenpeace, né dai nobili proprietari terrieri che verrà un cambiamento significativo nella responsabilità umana. Ripartire dall'ecologia umana, a 26 anni dalla Centesimus Annus, rimane l'unica via d'uscita. L'Italia vada verso nucleare pulito e rigassificatori. Basta veti rosso-verdi".
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Reazioni allarmate alla pubblicazione dello studio Ipcc sul riscaldamento globale
Il Wwf: "Serve un piano Marshall che metta l'ambiente al centro di tutto"
Rapporto clima, appello alla politica
"L'Italia volti pagina, è già in ritardo"
Il ministro Pecoraro è d'accordo: "Una svolta ecologista non è rinviabile"
Un'ambientalista cheide interventi contro il riscaldamento globale
ROMA - Da una parte la teoria, con i modelli e le previsioni elaborate dagli scienziati dell'Ipcc. Dall'altro i fatti, con l'annuncio dell'Osservatorio meteorologico di Modena che un nuovo record italiano è stato battuto grazie al gennaio più caldo dal 1960. In mezzo c'è la politica, che dovrebbe indicare un percorso per arginare l'emergenza, ma non lo fa.
"Mentre i cambiamenti climatici corrono come lepri, la politica mondiale si muove come una lumaca: o si accelera o si rischia il disastro", mette in guardia il ministro dell ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, commentando a Parigi i dati del rapporto delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. "Una svolta ecologista per fare fronte ai cambiamenti climatici non è più rinviabile", aggiunge, spiegando che occorre "una sessione parlamentare urgente dedicata alle vicende ambientali, ove proporre riforme verdi su economia, politiche energetiche, dei trasporti, mobilità sostenibile ed efficienza edilizia".
Un'analisi che ricalca quelle di tutte le associazioni ambientaliste, che con la pubblicazione del documento dell'Ipcc hanno potuto finalmente scrollarsi di dosso il marchio di "cassandre" e porsi paradossalmente dalla parte di chi invita alla calma. "Nessun allarmismo - commenta il presidente di Legambiente Roberto Della Seta - ma un giusto allarme: una consapevolezza che taglia corto, una volta per tutte, con chi cerca ancora di negare l'origine prevalentemente antropica del riscaldamento del Pianeta, e richiama invece, con forza, l'uomo alle proprie responsabilità". "Serve uno scatto di reni - aggiunge - che veda il governo, la politica, l'economia, la società unirsi in uno sforzo che non è di destra né di sinistra ma rappresenta, oggi, una forma indispensabile di patriottismo".
La politica italiana, a differenza di quanto accade in molti altri paesi europei, non sembra però ancora consapevole del nuovo scenario. "Per quel che riguarda l'Italia - denuncia Michele Candotti, segretario generale del Wwf Italia - il ritardo accumulato è drammatico, almeno di 15 anni rispetto agli altri paesi europei e anche rispetto ai modesti obiettivi imposti dalla prima fase del Protocollo di Kyoto. Occorre dar vita a un piano straordinario, un piano Marshall per la nuova economia e emissioni zero, che diventi la massima priorità del governo, chiamando tutti i ministeri trasversalmente a fare la loro parte".
Chi invece pare essere più reattivo è il mondo produttivo. La banca d'affari statunitense Lehman Brothers ha scelto la concomitanza con la pubblicazione del rapporto dell'Ipcc per diffondere un suo studio sulle necessità di adeguamento ai cambiamenti climatici da parte della finanza e dell'impresa. E a raccogliere la sfida sembrano essere finalmente anche i sindacati, troppo a lungo bloccati dal ricatto occupazionale. Secondo la Cgil, i modelli di produzione e di consumo devono essere modificati immediatamente. "Lo stato del clima del pianeta è la drammatica constatazione dell'eccesso di priorità date al mercato e all'economia, false libertà che mettono a rischio la convivenza fino alla sopravvivenza non del Pianeta in sé, ma delle specie viventi", segnala Paola Agnello Odica, segretaria confederale Cgil.
In tanta apprensione e tra tanti appelli all'azione, una delle poche voci fuori dal coro è quella del capogruppo dell'Udc alla Camera, Luca Volonté. "Il rapporto Ipcc è di una banalità sconvolgente - sostiene l'esponente della Cdl - Non è da Greenpeace, né dai nobili proprietari terrieri che verrà un cambiamento significativo nella responsabilità umana. Ripartire dall'ecologia umana, a 26 anni dalla Centesimus Annus, rimane l'unica via d'uscita. L'Italia vada verso nucleare pulito e rigassificatori. Basta veti rosso-verdi".
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Friday, February 02, 2007
«Disastri del clima, al 95% colpa dell’uomo»
Oggi la presentazione del quarto rapporto Onu «Disastri del clima, al 95% colpa dell’uomo» Accordo tra gli scienziati riuniti a Parigi.
Blackout volontario: città spente per 5 minuti
PARIGI—Ore 19.55: i 336 fari che illuminano la Torre Eiffel vengono spenti intenzionalmente. Per cinque minuti il monumento simbolo della Francia scompare alla vista, mentre in altri edifici e abitazioni si decide di restare al buio per solidarietà. È il segnale che gli scienziati del clima, riuniti nelle capitale francese, indirizzano ai governi della Terra. I comportamenti energetici devono cambiare. I gas serra sviluppati dall’uso degli idrocarburi e da altre attività stanno alterando il clima in maniera irreversibile. Bisogna attivare piani straordinari di efficienza e risparmio, altrimenti perderemo vite umane, città e paesaggi naturali.
ULTIMATUM CLIMATICO — Preceduto da questo simbolico blackout, dopo quattro giorni di riunioni a porte chiuse, il documento di 14 pagine che lancia l’ultimatum climatico è stato finalmente approvato in piena notte. È il più approfondito e completo studio sul clima elaborato finora. «Un equilibrato grido d’allarme», secondo alcuni. «Un documento troppo prudente, che sottostima gli effetti catastrofici delle inondazioni future», secondo altri. Stamani, spetterà al climatologo indiano Rajendra Pachauri, presidente dell’Ipcc (organismo scientifico delle Nazioni Unite), il compito di presentarlo ufficialmente nel corso di una cerimonia presso la sede dell’Unesco. Poi gli scienziati passeranno il testimone ai ministri che si sono dati appuntamento a Parigi nel tentativo di dare vita a un’iniziativa di governance mondiale dell’ambiente.
IL RUOLO DELL’UOMO — La responsabilità dell’uomo nel crescente aumento delle temperature della Terra è l’autentico punto di svolta di questo rapporto Ipcc, il quarto di una serie iniziata nel 1990. Prima d’ora i climatologi dell’Ipcc, pur puntando l’indice accusatore contro l’uomo, gli attribuivano un 60-70% di colpa. Ora si passa al 90-95% . «Che siano i nostri gas serra ad avere innescato il cambiamento climatico è ormai quasi certo. Non ci sono evidenze di altri fattori naturali che concorrano in maniera significativa a questo fenomeno», riferisce il portavoce italiano dell’Ipcc, il climatologo Sergio Castellari.
ALTE CONCENTRAZIONI — Le concentrazioni dell’anidride carbonica (CO2), il principale fra i gas riscaldanti liberati dalle combustioni, hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 650 mila anni (380 parti permilione), con un incremento di oltre il 35% negli ultimi due secoli. Per fortuna sistemi naturali come oceani e foreste riescono ad assorbire la metà di queste emissioni, ma ora le loro capacità di smaltimento si stanno riducendo e, dalla metà del secolo in poi, l’intossicazione dell’atmosfera potrebbe superare il limite di non ritorno( 550-600 parti per milione), oltre il quale il sistema climatico si modificherà in modo irreversibile e distruttivo per la vita sulla Terra.
FEBBRE ALTA —La febbre del pianeta, finora contenuta entro il grado di aumento, arriverà probabilmente a +3 gradi prima della fine del secolo, forse a +4.5, trasmettendosi agli oceani, non solo in superficie, ma anche in profondità, come già oggi indicano alcune misure. Lo scioglimento dei ghiacci e la dilatazione termica stanno già facendo salire il livello delle acque di 2 millimetri l’anno, ma questo valore medio potrebbe aumentare. Di quanto? Su questa valutazione, gli scienziati dell’Ipcc si sono mostrati molto cauti indicando, per la fine del secolo, un aumento del livello dei mari fra 28 e 43 cm.
MARI PIU’ ALTI—Prima ancora che il documento sia stato ufficialmente reso noto, i ricercatori del prestigioso Istituto di ricerche sugli impatti climatici di Potsdam hanno manifestato il loro pieno dissenso. «Le nostre valutazioni, ricavate da misure satellitari, dicono che già oggi il tasso di sollevamento è arrivato a 3mmper anno—ha dichiarato ieri il professor Stephan Rahmstorf, direttore dell’Istituto —. Di conseguenza le nostre proiezioni al 2100 indicano un range di sollevamento fra 50 e 140 cm».
Franco Foresta Martin
02 febbraio 2007
Blackout volontario: città spente per 5 minuti
PARIGI—Ore 19.55: i 336 fari che illuminano la Torre Eiffel vengono spenti intenzionalmente. Per cinque minuti il monumento simbolo della Francia scompare alla vista, mentre in altri edifici e abitazioni si decide di restare al buio per solidarietà. È il segnale che gli scienziati del clima, riuniti nelle capitale francese, indirizzano ai governi della Terra. I comportamenti energetici devono cambiare. I gas serra sviluppati dall’uso degli idrocarburi e da altre attività stanno alterando il clima in maniera irreversibile. Bisogna attivare piani straordinari di efficienza e risparmio, altrimenti perderemo vite umane, città e paesaggi naturali.
ULTIMATUM CLIMATICO — Preceduto da questo simbolico blackout, dopo quattro giorni di riunioni a porte chiuse, il documento di 14 pagine che lancia l’ultimatum climatico è stato finalmente approvato in piena notte. È il più approfondito e completo studio sul clima elaborato finora. «Un equilibrato grido d’allarme», secondo alcuni. «Un documento troppo prudente, che sottostima gli effetti catastrofici delle inondazioni future», secondo altri. Stamani, spetterà al climatologo indiano Rajendra Pachauri, presidente dell’Ipcc (organismo scientifico delle Nazioni Unite), il compito di presentarlo ufficialmente nel corso di una cerimonia presso la sede dell’Unesco. Poi gli scienziati passeranno il testimone ai ministri che si sono dati appuntamento a Parigi nel tentativo di dare vita a un’iniziativa di governance mondiale dell’ambiente.
IL RUOLO DELL’UOMO — La responsabilità dell’uomo nel crescente aumento delle temperature della Terra è l’autentico punto di svolta di questo rapporto Ipcc, il quarto di una serie iniziata nel 1990. Prima d’ora i climatologi dell’Ipcc, pur puntando l’indice accusatore contro l’uomo, gli attribuivano un 60-70% di colpa. Ora si passa al 90-95% . «Che siano i nostri gas serra ad avere innescato il cambiamento climatico è ormai quasi certo. Non ci sono evidenze di altri fattori naturali che concorrano in maniera significativa a questo fenomeno», riferisce il portavoce italiano dell’Ipcc, il climatologo Sergio Castellari.
ALTE CONCENTRAZIONI — Le concentrazioni dell’anidride carbonica (CO2), il principale fra i gas riscaldanti liberati dalle combustioni, hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 650 mila anni (380 parti permilione), con un incremento di oltre il 35% negli ultimi due secoli. Per fortuna sistemi naturali come oceani e foreste riescono ad assorbire la metà di queste emissioni, ma ora le loro capacità di smaltimento si stanno riducendo e, dalla metà del secolo in poi, l’intossicazione dell’atmosfera potrebbe superare il limite di non ritorno( 550-600 parti per milione), oltre il quale il sistema climatico si modificherà in modo irreversibile e distruttivo per la vita sulla Terra.
FEBBRE ALTA —La febbre del pianeta, finora contenuta entro il grado di aumento, arriverà probabilmente a +3 gradi prima della fine del secolo, forse a +4.5, trasmettendosi agli oceani, non solo in superficie, ma anche in profondità, come già oggi indicano alcune misure. Lo scioglimento dei ghiacci e la dilatazione termica stanno già facendo salire il livello delle acque di 2 millimetri l’anno, ma questo valore medio potrebbe aumentare. Di quanto? Su questa valutazione, gli scienziati dell’Ipcc si sono mostrati molto cauti indicando, per la fine del secolo, un aumento del livello dei mari fra 28 e 43 cm.
MARI PIU’ ALTI—Prima ancora che il documento sia stato ufficialmente reso noto, i ricercatori del prestigioso Istituto di ricerche sugli impatti climatici di Potsdam hanno manifestato il loro pieno dissenso. «Le nostre valutazioni, ricavate da misure satellitari, dicono che già oggi il tasso di sollevamento è arrivato a 3mmper anno—ha dichiarato ieri il professor Stephan Rahmstorf, direttore dell’Istituto —. Di conseguenza le nostre proiezioni al 2100 indicano un range di sollevamento fra 50 e 140 cm».
Franco Foresta Martin
02 febbraio 2007
Livello mare salirà di 18-59 cm entro 2100 E' la previsione degli esperti dell'Ipcc riuniti a Parigi. Ma potrebbe andare anche peggio: «Livelli maggio
Livello mare salirà di 18-59 cm entro 2100 E' la previsione degli esperti dell'Ipcc riuniti a Parigi. Ma potrebbe andare anche peggio:
«Livelli maggiori non vanno esclusi»
PARIGI - Il livello del mare crescerà probabilmente tra i 18 e i 59 centimentri entro il 2100 anche se potrebbe andare anche peggio, in conseguenza allo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Antartico. Lo afferma il rapporto pubblicato dagli esperti del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) riuniti a Parigi. Una precedente stima nel 2001 aveva fissato l'innalzamento dei mari tra i 9 e gli 88 centimetri. Il rapporto odierno precisa però che «valori maggiori non possono essere esclusi» e che è impossibile dare una stima più precisa in quanto ancora non si può prevedere con esattezza il comportamento del ghiaccio che ricopre l'Antartico e la Groenlandia.
IL RISCALDAMENTO DURERÀ OLTRE UN MILLENNIO - Il riscaldamento del clima sulla Terra durerà per «oltre un millennio», hanno inoltre affermato gli esperti nel rapporto pubblicato oggi sul cambiamento climatico. La temperatura si innalzerà fra l'1,8 i i 4 gradi entro il 2100. Gli esperti dell'Ipcc ritengono con una probabilità del 90 per cento che il riscaldamento climatico sia dovuto all'emissioni umane di gas serra.
NATI NEL 2007 VIVRANNO IN MONDO PIÙ CALDO - «I bambini nati nel 2007 vivranno in un mondo più caldo», aveva affermato il direttore esecutivo del Programma dell'Onu per l'ambiente (Unep), Achim Steiner, qualche ora prima della diffusione delle previsioni mondiali sul cambiamento climatico. «Globalmente il messaggio è chiaro: se è vero che la prova assoluta non sarà disponibile prima che sia troppo tardi, non vi possono più essere dubbi seri che le emissioni umane di anidride carbonica e di altri gas da effetto serra presentino un rischio reale per il nostro benessere», scrive Steiner in un comunicato. «I bambini nati nel 2007 vivranno in un mondo più caldo, dalla tendenze meteorologiche considerevolmente modificate e dove il livello del mare sarà più elevato», aveva aggiunto il direttore esecutivo dell'Unep.
02 febbraio 2007
«Livelli maggiori non vanno esclusi»
PARIGI - Il livello del mare crescerà probabilmente tra i 18 e i 59 centimentri entro il 2100 anche se potrebbe andare anche peggio, in conseguenza allo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Antartico. Lo afferma il rapporto pubblicato dagli esperti del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) riuniti a Parigi. Una precedente stima nel 2001 aveva fissato l'innalzamento dei mari tra i 9 e gli 88 centimetri. Il rapporto odierno precisa però che «valori maggiori non possono essere esclusi» e che è impossibile dare una stima più precisa in quanto ancora non si può prevedere con esattezza il comportamento del ghiaccio che ricopre l'Antartico e la Groenlandia.
IL RISCALDAMENTO DURERÀ OLTRE UN MILLENNIO - Il riscaldamento del clima sulla Terra durerà per «oltre un millennio», hanno inoltre affermato gli esperti nel rapporto pubblicato oggi sul cambiamento climatico. La temperatura si innalzerà fra l'1,8 i i 4 gradi entro il 2100. Gli esperti dell'Ipcc ritengono con una probabilità del 90 per cento che il riscaldamento climatico sia dovuto all'emissioni umane di gas serra.
NATI NEL 2007 VIVRANNO IN MONDO PIÙ CALDO - «I bambini nati nel 2007 vivranno in un mondo più caldo», aveva affermato il direttore esecutivo del Programma dell'Onu per l'ambiente (Unep), Achim Steiner, qualche ora prima della diffusione delle previsioni mondiali sul cambiamento climatico. «Globalmente il messaggio è chiaro: se è vero che la prova assoluta non sarà disponibile prima che sia troppo tardi, non vi possono più essere dubbi seri che le emissioni umane di anidride carbonica e di altri gas da effetto serra presentino un rischio reale per il nostro benessere», scrive Steiner in un comunicato. «I bambini nati nel 2007 vivranno in un mondo più caldo, dalla tendenze meteorologiche considerevolmente modificate e dove il livello del mare sarà più elevato», aveva aggiunto il direttore esecutivo dell'Unep.
02 febbraio 2007
AMBIENTE Allarme su Science alla vigilia della pubblicazione del nuovo documento dell'Ipcc
AMBIENTE
Allarme su Science alla vigilia della pubblicazione del nuovo documento dell'Ipcc
"La realtà si è rivelata molto peggio delle previsioni contenute in quello del 2001"
Clima, scienziato tedesco rifà i conti
"Il rapporto Onu rischia di essere ottimista"
Secondo Stefan Rahmstorf, gli effetti della CO2 su temperatura e livelli dei mari sono sottostimati
Barriere di sassi a Jakarta per cercare di arginare l'innalzamento del mare
ROMA - Alla vigilia della pubblicazione del Quarto Rapporto sul riscaldamento globale realizzato dall'Ipcc, uno staff di prestigiosi scienziati tedeschi fa le pulci alla penultima fatica dell'organismo delle Nazioni Unite che tiene permanentemente sotto controllo gli andamenti climatici del pianeta, ovvero il Terzo Rapporto datato 2001.
In uno studio pubblicato sulla rivista statunitense Science, Stefan Rahmstorf, climatologo del Potsdam Institute for Climate Impact Research, il grande centro di ricerca tedesco all'avanguardia nella formulazione di modelli climatici, spiega come i dati reali e le osservazioni sul campo raccolte nel corso di questi cinque anni mostrano che le previsioni fatte dall'Ipcc nel 2001 si sono rivelate tutte troppo ottimistiche.
In realtà non si tratta di una vera e propria novità, e lo stesso Quarto Rapporto, secondo quanto indicato dalle dettagliate anticipazioni uscite in questi giorni, prende atto che la situazione è decisamente peggiore di quanto non si fosse pronosticato, anche se nei resoconti si è spesso preferito sottolineare altri due aspetti centrali del documento: l'accordo ormai pressoché unanime sul fatto che il riscaldamento globale è una drammatica realtà e la quasi certezza che a provocarlo siano in larghissima misura l'attività umana con la produzione di gas serra.
I cambiamenti climatici, secondo Rahmstorf e i suoi collaboratori, stanno insomma dando luogo a fenomeni più intensi di quelli che solo cinque anni fa erano stati previsti dagli scienziati, con il concreto rischio che la comunità scientifica abbia nel complesso sottostimato le conseguenze prodotte dalle massicce emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra.
Nel rapporto 2001, lo staff dell'Ipcc aveva previsto che l'aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera avrebbe condotto ad un aumento delle temperature negli anni successivi pari a un minimo di 1,7 fino ad un massimo di 4,2 gradi centigradi. Dalle osservazioni effettuate in questi ultimi cinque anni, i ricercatori tedeschi hanno dimostrato che in realtà la temperatura media del pianeta è aumentata di 0,33 gradi. E questo sarebbe in linea solo con gli scenari peggiori elaborati dall'Ipcc nel 2001.
Inoltre c'è un secondo fenomeno che si sta manifestando con maggiore intensità rispetto alle previsioni: quello relativo al ritmo di crescita dei livelli dei mari, che così come Rahmstorf anche diversi altri studiosi dei Poli ritengono l'Ipcc continui a sottostimare. Secondo i modelli elaborati nel 2001, il livello degli oceani sarebbe dovuto salire di soli due millimetri ogni anno, mentre le osservazioni effettuate dai satelliti mostrano invece un trend di crescita costante pari a 3,3 millimetri all'anno. E non solo. Il tasso di crescita del livello degli oceani negli ultimi venti anni è del 25 per cento più elevato di quello mai registrato negli ultimi 115 anni.
(1 febbraio 2007)
Allarme su Science alla vigilia della pubblicazione del nuovo documento dell'Ipcc
"La realtà si è rivelata molto peggio delle previsioni contenute in quello del 2001"
Clima, scienziato tedesco rifà i conti
"Il rapporto Onu rischia di essere ottimista"
Secondo Stefan Rahmstorf, gli effetti della CO2 su temperatura e livelli dei mari sono sottostimati
Barriere di sassi a Jakarta per cercare di arginare l'innalzamento del mare
ROMA - Alla vigilia della pubblicazione del Quarto Rapporto sul riscaldamento globale realizzato dall'Ipcc, uno staff di prestigiosi scienziati tedeschi fa le pulci alla penultima fatica dell'organismo delle Nazioni Unite che tiene permanentemente sotto controllo gli andamenti climatici del pianeta, ovvero il Terzo Rapporto datato 2001.
In uno studio pubblicato sulla rivista statunitense Science, Stefan Rahmstorf, climatologo del Potsdam Institute for Climate Impact Research, il grande centro di ricerca tedesco all'avanguardia nella formulazione di modelli climatici, spiega come i dati reali e le osservazioni sul campo raccolte nel corso di questi cinque anni mostrano che le previsioni fatte dall'Ipcc nel 2001 si sono rivelate tutte troppo ottimistiche.
In realtà non si tratta di una vera e propria novità, e lo stesso Quarto Rapporto, secondo quanto indicato dalle dettagliate anticipazioni uscite in questi giorni, prende atto che la situazione è decisamente peggiore di quanto non si fosse pronosticato, anche se nei resoconti si è spesso preferito sottolineare altri due aspetti centrali del documento: l'accordo ormai pressoché unanime sul fatto che il riscaldamento globale è una drammatica realtà e la quasi certezza che a provocarlo siano in larghissima misura l'attività umana con la produzione di gas serra.
I cambiamenti climatici, secondo Rahmstorf e i suoi collaboratori, stanno insomma dando luogo a fenomeni più intensi di quelli che solo cinque anni fa erano stati previsti dagli scienziati, con il concreto rischio che la comunità scientifica abbia nel complesso sottostimato le conseguenze prodotte dalle massicce emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra.
Nel rapporto 2001, lo staff dell'Ipcc aveva previsto che l'aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera avrebbe condotto ad un aumento delle temperature negli anni successivi pari a un minimo di 1,7 fino ad un massimo di 4,2 gradi centigradi. Dalle osservazioni effettuate in questi ultimi cinque anni, i ricercatori tedeschi hanno dimostrato che in realtà la temperatura media del pianeta è aumentata di 0,33 gradi. E questo sarebbe in linea solo con gli scenari peggiori elaborati dall'Ipcc nel 2001.
Inoltre c'è un secondo fenomeno che si sta manifestando con maggiore intensità rispetto alle previsioni: quello relativo al ritmo di crescita dei livelli dei mari, che così come Rahmstorf anche diversi altri studiosi dei Poli ritengono l'Ipcc continui a sottostimare. Secondo i modelli elaborati nel 2001, il livello degli oceani sarebbe dovuto salire di soli due millimetri ogni anno, mentre le osservazioni effettuate dai satelliti mostrano invece un trend di crescita costante pari a 3,3 millimetri all'anno. E non solo. Il tasso di crescita del livello degli oceani negli ultimi venti anni è del 25 per cento più elevato di quello mai registrato negli ultimi 115 anni.
(1 febbraio 2007)
AMBIENTE Pubblicata stamane la versione definitiva dello studio dell'Ipcc dell'Onu
AMBIENTE InviaStampaPubblicata stamane la versione definitiva dello studio dell'Ipcc dell'Onu
Secondo le previsioni degli scienziati, il livello dei mari si alzerà tra i 18 e i 59 centimetri
Ambiente, al più tardi entro il 2100
la temperatura crescerà da 1,8 a 4 gradi
Il riscaldamento del clima durerà "per oltre un millennio"
E' dovuto con una probabilità del 90% alle emissioni umane dei gas serra
PARIGI - Entro la fine del secolo in corso, dunque al più tardi nel 2100, la temperatura superficiale della Terra crescerà probabilmente da 1,8 a 4 gradi centigradi. E' la stima definitiva dell'Ipcc, l'Intergovernmental Panel on Climate Change, la più importante commissione di studio delle Nazioni Unite sul surriscaldamento globale, di cui è in corso a Parigi la conferenza. Secondo la commissione, il riscaldamento del clima sulla Terra durerà per "oltre un millennio". Gli esperti dell'Ipcc ritengono con
una probabilità del 90 per cento che il riscaldamento climatico sia dovuto alle emissioni umane di gas serra.
La oscillazioni nelle previsioni dipendono dalle quantità di anidride carbonica, il principale tra i gas-serra, che in concreto saranno immesse nell'atmofera. La stima si riferisce al decennio 2089-2099, messo a confronto con il periodo 1980-1999: si basa sul lavoro, e lo sintetizza, di 2500 ricercatori esperti in diversi settori di rilevanza climatica, e operanti in ogni parte del mondo.
Si tratta della prima revisione in sei anni delle prove scientifiche relative all'effetto-serra e alle sue conseguenze potenzialmente disastrose: l'ultima risaliva infatti al 2001, quando la proiezione fu di un incremento nella temperatura della superficie terrestre nell'ordine di 1,4-5,8 gradi. Ora gli studi sono riusciti a ridurre la forbice, tagliando sia l'estremo positivo che quello negativo. All'epoca si adottò tuttavia un metodo di calcolo parzialmente diverso da quello impiegato ora.
Quanto all'innalzamento del livello dei mari, si valuta che entro la scadenza considerata esso sarà compreso tra 18 e i 59 centimetri: si tratta peraltro di cifre sulle quali non c'è consenso unanime. Una parte degli scienziati le considerano infatti troppo prudenti, dal momento che non tengono conto delle ripercussioni di alcuni eventi recentissimi, come lo scioglimento di vaste estensioni di ghiaccio osservato sia in Antartide sia in Groenlandia.
(2 febbraio 2007) Torna su
Secondo le previsioni degli scienziati, il livello dei mari si alzerà tra i 18 e i 59 centimetri
Ambiente, al più tardi entro il 2100
la temperatura crescerà da 1,8 a 4 gradi
Il riscaldamento del clima durerà "per oltre un millennio"
E' dovuto con una probabilità del 90% alle emissioni umane dei gas serra
PARIGI - Entro la fine del secolo in corso, dunque al più tardi nel 2100, la temperatura superficiale della Terra crescerà probabilmente da 1,8 a 4 gradi centigradi. E' la stima definitiva dell'Ipcc, l'Intergovernmental Panel on Climate Change, la più importante commissione di studio delle Nazioni Unite sul surriscaldamento globale, di cui è in corso a Parigi la conferenza. Secondo la commissione, il riscaldamento del clima sulla Terra durerà per "oltre un millennio". Gli esperti dell'Ipcc ritengono con
una probabilità del 90 per cento che il riscaldamento climatico sia dovuto alle emissioni umane di gas serra.
La oscillazioni nelle previsioni dipendono dalle quantità di anidride carbonica, il principale tra i gas-serra, che in concreto saranno immesse nell'atmofera. La stima si riferisce al decennio 2089-2099, messo a confronto con il periodo 1980-1999: si basa sul lavoro, e lo sintetizza, di 2500 ricercatori esperti in diversi settori di rilevanza climatica, e operanti in ogni parte del mondo.
Si tratta della prima revisione in sei anni delle prove scientifiche relative all'effetto-serra e alle sue conseguenze potenzialmente disastrose: l'ultima risaliva infatti al 2001, quando la proiezione fu di un incremento nella temperatura della superficie terrestre nell'ordine di 1,4-5,8 gradi. Ora gli studi sono riusciti a ridurre la forbice, tagliando sia l'estremo positivo che quello negativo. All'epoca si adottò tuttavia un metodo di calcolo parzialmente diverso da quello impiegato ora.
Quanto all'innalzamento del livello dei mari, si valuta che entro la scadenza considerata esso sarà compreso tra 18 e i 59 centimetri: si tratta peraltro di cifre sulle quali non c'è consenso unanime. Una parte degli scienziati le considerano infatti troppo prudenti, dal momento che non tengono conto delle ripercussioni di alcuni eventi recentissimi, come lo scioglimento di vaste estensioni di ghiaccio osservato sia in Antartide sia in Groenlandia.
(2 febbraio 2007) Torna su
Smog, livelli quasi al triplo del massimo consentito
Smog, livelli quasi al triplo del massimo consentito
E domenica torna il blocco delle auto, solo a Bergamo
Lo smog continua a crescere: i livelli di polveri sottili, già alti durante la giornata di martedì 30 gennaio, sono ulteriormente saliti nella giornata di ieri, mercoledì 31 gennaio. Nell'area critica, a Osio Sotto si è passati per esempio da 88 microgrammi per metro cubo a 116 microgrammi: un valore quasi due volte e mezza il livello massimo consentito dalla normativa, cioè 50 microgrammi. Per Bergamo il dato del 31 gennaio non è disponibile, ma già martedì s'erano raggiunti i 96 microgrammi. A Lallio invece ieri si sono registrati 91 microgrammi.
In provincia il dato peggiore è quello di Filago: 132 microgrammi ieri contro i 103 di martedì. Non va molto meglio a Treviglio, dove da 102 microgrammi di martedì si è passati ai 107 di ieri. Non disponibile invece il dato del 31 gennaio per quanto riguarda Calusco: ma già martedì si era a quota 106 microgrammi per metro cubo.
(01/02/2007)
E domenica torna il blocco delle auto, solo a Bergamo
Lo smog continua a crescere: i livelli di polveri sottili, già alti durante la giornata di martedì 30 gennaio, sono ulteriormente saliti nella giornata di ieri, mercoledì 31 gennaio. Nell'area critica, a Osio Sotto si è passati per esempio da 88 microgrammi per metro cubo a 116 microgrammi: un valore quasi due volte e mezza il livello massimo consentito dalla normativa, cioè 50 microgrammi. Per Bergamo il dato del 31 gennaio non è disponibile, ma già martedì s'erano raggiunti i 96 microgrammi. A Lallio invece ieri si sono registrati 91 microgrammi.
In provincia il dato peggiore è quello di Filago: 132 microgrammi ieri contro i 103 di martedì. Non va molto meglio a Treviglio, dove da 102 microgrammi di martedì si è passati ai 107 di ieri. Non disponibile invece il dato del 31 gennaio per quanto riguarda Calusco: ma già martedì si era a quota 106 microgrammi per metro cubo.
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