Giorni dalla firma tra Italcementi ed i Comuni

NON HANNO FIRMATO I SINDACI DI : Paderno d'Adda e Solza . HANNO FIRMATO : Calusco d'Adda, Cornate d'Adda, Imbersago, Medolago, Parco Adda Nord, Robbiate, Verderio Inferiore, Verderio Superiore, Villa d'Adda, Dopo più di 1.000 giorni dalla firma ,il 4 Maggio 2012 non si hanno notizie sulla ferrovia . Solo ombre su questo accordo fantasma , polvere , puzza, inquinamento . http://calusco.blogspot.it/2012/05/comunicato-stampa-tavolo-italcementi.html

Countdown alla ferrovia

il tempo e' finito del collegamento ferroviario nessuna notizia ,Piu' di 1.000 giorni TRE ANNI e nulla di fatto, meditate .

Thursday, January 28, 2010

Smog, il viaggio dal Duomo alla periferia col rilevatore: quattro volte oltre la soglia

Smog, il viaggio dal Duomo alla periferia col rilevatore: quattro volte oltre la soglia

Viaggio con il rilevatore delle polveri sottili: l'aria è irrespirabile anche in metrò e nei parchi.

di Oriana Liso

Quando un furgoncino diretto in centro passa a tre metri dal sensore, sul display compare un inquietante 700. Arriva un autobus della linea 59, un vecchio modello Irisbus, e lampeggia per qualche istante un 500. Accade anche con un’auto d’epoca che sgasa ripartendo dopo un semaforo rosso. Picchi, certo. Ma una giornata con un rilevatore di polveri sottili tra le mani fa capire davvero come una media sia fatta dalla somma di mille momenti. Momenti in cui – come abbiamo visto girando per la città – la macchinetta che misura le polveri sottili rileva concentrazioni di Pm10 quattro, cinque volte oltre i limiti fissati dalla legge. Oltre che dalla resistenza umana.






Premesse necessarie: i dati delle centraline Arpa sono una media della concentrazione di polveri nell’arco di 24 ore (quindi considerando anche la notte), mentre quelli presi dal nostro rilevatore hanno intervalli di riferimento di dieci minuti. Vuol dire che in tempo reale, camminando con la centralina portatile ad altezza d’uomo (quelle dell’Arpa sono a tre metri), abbiamo letto quanto smog stavamo respirando in quel preciso momento. Soltanto in due luoghi abbiamo visto per pochi istanti il valore scendere sotto i 100 microgrammi al metro cubo (comunque il doppio dei limiti) ma per il resto i dati raccolti in una ordinaria giornata di smog sono rimasti sempre alti, con differenze percepibili — ma non determinanti — solo nell’area Ecopass.



Il risveglio della metropoli. In corso Buenos Aires alle nove del mattino si alzano saracinesche, il metrò sputa gente che corre in ufficio, la strada è un nastro di auto, furgoncini, scooter. «I valori attuali di Pm10 non dipendono dal traffico» è il mantra di Palazzo Marino. Sarà: ma leggere che il livello medio di Pm10, camminando verso i bastioni di Porta Venezia, è di 268 microgrammi al metro cubo (sullo schermo i valori sono in milligrammi, quindi compare uno 0,268 che, fino a che non ci si fa l’abitudine, è quasi rassicurante) quando la soglia di attenzione è di 50, spaventa abbastanza. Perché quel 268 non è solo un numero, è puzza che senti nell’aria, è il fastidio di fondo in gola.



Con il misuratore in mano (e con Lorenzo e Mario di Legambiente come accompagnatori — interpreti dei dati) si arriva alla seconda tappa: un mezzo pubblico, il filobus della 91. Anche qui dieci minuti, da via Stradivari a viale Stelvio, che però bastano a far crollare la speranza che viaggiare al chiuso serva a proteggere dallo smog. La media, dentro il bus affollato, è di 216, ma quando le porte si aprono in corrispondenza di via Ferrante Aporti si toccano i 456 microgrammi: nove volte il limite oltre la soglia di attenzione. E l’incredulità diventa rassegnazione in piazzale Maciachini. Mentre attraversiamo la piazza piena di traffico, con il sensore che pompa aria a più non posso, lampeggia un 497 che poi, per fortuna dei nostri polmoni, cala fino a stabilizzarsi su 317.



In metrò, dove l’aria ristagna. Usare i mezzi pubblici, l’imperativo ecologista: anche Mario e Lorenzo lo fanno. E anche loro restano impressionati davanti all’ennesimo dato fuori misura. Seduti sul treno della linea gialla, direzione Duomo, si assiste ancora una volta alla rapida impennata del valore ogni volta che si aprono le porte ed entrano nuovi passeggeri, che guardano incuriositi la macchinetta. La media è di 269 microgrammi che ristagnano in un ambiente che più chiuso non si può.



Nell'area Ecopass. Diciamolo subito. Si respira un’altra aria, in piazza Duomo. Sarà per lo spazio aperto, sarà perché qui arrivano quasi solo taxi, sarà perché siamo al centro della (piccola) area dove si paga per entrare. Da qui, fino a corso di Porta Romana, camminiamo finalmente respirando qualcosa che non supera i 200 microgrammi di Pm10. Sotto la centralina Arpa del Verziere, all’angolo di piazza Beccaria, registriamo il valore più basso della giornata, solo 135 microgrammi, che diventano due in più in un ospedale, che forse dovrebbe dare qualche garanzia migliore di salute, e 145 nel verde dei giardini Montanelli. Seduti sulle seggioline dell’accettazione, nel Pronto soccorso del Policlinico, speriamo che di sera, quando in via Sforza passano meno auto e bus, i valori medi ritornino a un livello accettabile per chi arriva qui con altri problemi. Perché i livelli massimi restano alti (190, al Policlinico).
Le porte della città. Piazza Medaglie d’oro e corso San Gottardo sono punti nevralgici: qui, come in altre strade d’accesso alla città, si riversano ogni mattina le auto non solo dei milanesi, ma anche dei pendolari. E si sente. In Porta Romana, a pochi passi dalle telecamere che segnano l’ingresso in zona Ecopass, tra vialoni che si aprono tra palazzi coperti dallo smog, il picco massimo è di 423, la media di 170. Molto peggio va a chi ogni giorno percorre via Meda e viale Tibaldi: qui, in un incrocio ad alta densità di traffico, all’una meno un quarto il display segna una media di 196 microgrammi (avviso ai fumatori: quando il sensore ne incrocia uno e incamera la scia di fumo, il valore sul display sale vertiginosamente).




A Porta Genova, tra i fumi di scarico di camion e furgoni che vanno a fare consegne in centro e di quanti cercano parcheggio nel piazzale accanto alla stazione, sul display lampeggia un poco incoraggiante 218. Ma dicono che qui si stia meglio che a Berlino, che per Dalla era un po’ triste e troppo grande e per il vicesindaco Riccardo De Corato è molto, molto più inquinata di Milano. «Il problema dello smog accomuna le aree metropolitane — commenta Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia — e Milano, come è noto, non ha una posizione geografica ottimale. Ma soprattutto bisognerebbe guardare all’estero per confrontare gli investimenti nella mobilità sostenibile, i provvedimenti presi per ridurre il problema. E su questo Milano non può paragonarsi alle altre città europee».

(28 gennaio 2010)
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